Archivio del mese di maggio, 2011
PROPOSTA – PREGO DIFFONDERE:
FARE CONVENZIONE COL GOVERNO LIBICO AFFINCHE’ COSTRUISCA UN CAMPO DI LAVORO FORZATO DOVE SARANNO CONFINATI TUTTI I POLITICI ITALIANI, LA C.D. CASTA, A COLTIVARE IL DESERTO. GLI INVALIDI E QUELLI CHE HANNO RAGGIUNTO L’ETA’ DEL PENSIONAMENTO (66 ANNI)- SARANNO ESONERATI DAL LAVORO. COME CONTRIBUTO AL MANTENIMENTO, LO STATO ITALIANO VERSERA’ EURO 20 A TESTA AL GIORNO, OSSIA 2,92 MILIARDI L’ANNO (LA CASTA E’ STIMATA, DA STELLA E RICCI, IN 400.000 PERSONE). LA COPERTURA DI QUESTA SPESA SARA’ DATA DALLE PENSIONI E DAI PATRIMONI DEGLI INTERESSATI.
“La vita è fatta di mali superflui e di un Bene inevitabile” (per credenti).
“La vita è fatta di beni superflui e di mali inevitabili” (per economisti).
“I mali della vita sono l’interesse che l’essere paga al non essere; solo che il non essere non si presenta mai a riscuotere il capitale” (per filosofi da strapazzo).
TORNA “LE CHIAVI DEL POTERE” Finalmente Koinè Nuove Edizioni ha riedito LE CHIAVI DEL POTERE – come e-book, acquistabile dal sito dell’Editore.
NUOVO LIBRO – FEBBRAIO 2010:
“OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI: l’ingegneria sociale della decrescita infelice” (vedi in questo blog la pagina dell’Errata corrige)
Koiné Nuove Edizioni di Roma, Via della Grande Muraglia 95 – 00144 , presso cui potete prenotare la vostra copia.
La rivoluzione del XXI Secolo è che i popoli sono divenuti superflui e che la loro gestione assomiglia sempre più all’allevamento del bestiame – questo è il Leitmotiv del presente saggio. La tecnologia e la finanza contemporanee, la riorganizzazione del potere politico-finanziario e tecnologico in centri sovrannazionali come nato, Fmi, Bce, onu etc., hanno reso superflui i popoli in quanto masse di produttori, consumatori, risparmiatori, combattenti, elettori legati a un territorio nazionale – gli stessi popoli che, fino a pochi anni fa, erano indispensabili alle singole oligarchie dominanti sui vari territori nazionali per preservare ed espandere il loro potere e le loro rendite. Le conseguenze di tale superfluità sono vaste e radicali, anche in relazione al problema climatico ed ecologico. Esse aprono la via a riforme costituzionali e a operazioni di ingegneria (e chirurgia) sociale senza precedenti, di eccezionale interesse anche pratico per le loro ricadute sulla qualità della vita e sulle prospettive economiche, e che l’autore documenta ed esamina approfonditamente. particolarmente, la recessione economica globale e le pratiche finanziarie e bancarie che la producono sono rivisitate come un possibile strumento, assieme ad altri, per avviare a soluzione i problemi ecologici del pianeta dipendenti dall’esaurimento delle materie prime e dall’inquinamento industriale e civile. Ma anche come uno strumento per agevolare l’instaurazione di una struttura giuridica di governo globale e la sua accettazione, da parte delle nazioni, come unico mezzo per fronteggiare le grandi e incalzanti crisi globali, dal clima alle borse, dalla siccità alla fame. nel superamento dei confini e degli Stati nazionali si nascondono però gravi minacce per la popolazione generale, per i diritti fondamentali e le forme democratiche. in questa ottica e proporzione, appaiono risibili gli spauracchi agitati oggi in italia, dall’una e dall’altra parte, come minacce alla “democrazia”: comunismo, berlusconismo, magistratura politicizzata, magistratura controllata, questione della libertà di stampa, etc.
Pubblicato il: maggio 28th, 2011 under GENERALI.
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RISPOSTA A UN VENDITORE DI SOGNI
Nei miei scritti analizzo la realtà che appare, ossia ragiono sul piano oggettivo, dei fatti. Non mi occupo di valutazioni etiche né di profezie. Sul piano dei fatti, oggi si vede il crollo del presente sistema socio-economico ma non si vede che da questo crollo sorgerà un sistema migliore (migliore poi per chi? per chi lo gestisce, o per i popoli?), né che sorgeranno le opportunità per costruire un sistema migliore. Non si può escludere che ciò avvenga, in linea di mera possibilità, ma non ci sono dati per affermare che avvenga.
Per contro, abbiamo elementi che fanno ritenere altamente improbabile che dal crollo del presente sistema sorga un sistema migliore, cioè più stabile ed equo.
Sul piano dei fatti e della storia dei fatti, si sono avuti più volte crolli dei sistemi economico-finanziari – crolli dovuti a loro squilibri interni. Dopo ogni crollo, dopo la connessa distruzione di ricchezze (o meglio, di crediti e di corrispondenti debiti), dopo le connesse guerre, è sempre sorto un nuovo sistema più squilibrato, più iniquo del precedente (per un’ottima rassegna analitica, vedi Fine della Finanza, di Amato, ed. Guerini), basato su un rilancio potenziato dello sfruttamento della moneta-debito, che ha avuto una fase iniziale di espansione, ma ha poi portato a una nuova crisi, più distruttiva della precedente.
Sempre sul piano dei fatti e della storia dei fatti, da un punto di vista socio-economico, dobbiamo prendere atto che mai, nelle società complesse, si sono realizzati sistemi equi, giusti, e che non fossero sistemi di sfruttamento dei molti da parte di minoranze (oligarchie o classi privilegiate).
Vi è poi il fatto che oggi siamo 7 miliardi e che dipendiamo dal funzionamento del presente sistema per cibo, acqua, energia, riscaldamento, farmaci. In caso di vero crollo funzionale del sistema, di crollo dell’economia reale, della produzione, dei servizi, buona parte dei 7 miliardi mancherà del cibo quotidiano, del riscaldamento, dei farmaci, dell’acqua potabile. Vi sarebbero carestie, morie, conseguenti epidemie, guerre. Molti non sopravvivrebbero per vedere un nuovo sistema, migliore o peggiore che possa essere.
Per queste ragioni obiettive, è arbitrario e infondato affermare che, dal crollo del presente sistema, stia per nascerne uno migliore e buono, o che stiano per nascere le opportunità per crearlo. Chi dice di “vedere” ciò, chiama “vedere” ciò che, in realtà, è “immaginare” o “fantasticare” – wishful thinking. Può essere un visionario, un illuso, che si consola della dura realtà ricorrendo al sogno; oppure un ”prete”, un professionista che intercetta il bisogno popolare di negare l’evidenza sgradevole e di sostituirla con una fede rassicurante, con una promessa di un prossimo “paradiso”. E in cambio chiede, di solito, adesione e sostegno alla sua fede, al suo progetto. Chiede di essere accettato e seguito come leader.
Ora c’è qualcuno di quelli che “vedono” l’arrivo del nuovo e buon sistema (qualcuno esperto di finanza, avendo un passato di promotore finanziario) il quale, particolarmente in relazione al mio recente articolo Durissimo Domani, mi ha accusato di essere ottuso, mentalmente ingabbiato, attaccato al vecchio sistema, spaventato, “incapace di vedere come il crollo di esso sorgeranno nuove forme di aggregazione e soprattutto una nuova visione del mondo”, da cui probabilmente riusciremo a far nascere “un nuovo sistema basato sulla collaborazione reciproca, sulla distribuzione equa delle risorse dove ognuno fa la sua parte e riceve in proporzione, sull’armonia fra natura e esseri umani”; e a questo scopo “dovremo aiutarci a spiccare un volo in libertà”, da cui vedremo tutto il positivo.
Dopo quanto ho premesso, non ho bisogno di commentare le qualità di veggente di questo signore, la sua attendibilità come promotore di un nuovo ordine, finalmente equo ed armonioso, in cui finirà lo sfruttamento del popolo. Né ho bisogno di replicare ai severi giudizi che egli, dall’alto della sua veggenza, formula sulle mie limitate capacità di “vedere” ciò che gli occhi della fede mostrano con tanta chiarezza a lui e ai suoi seguaci. Vorrei soltanto puntualizzare che a lui si allunga di molto il collodiano naso, laddove egli afferma che io sarei attaccato al presente sistema e che vivrei la sua fine come la fine di tutto, con angoscia, incapace di vedere oltre. Egli infatti sa benissimo che ho dato un certo contributo attivo a demolire il presente sistema, colpendo alla base gli inganni su cui essi si basa e si fa accettare: l’ho fatto con libri che hanno venduto decine di migliaia di copie, con articoli, con interventi televisivi. Sa inoltre, perché ne abbiamo parlato e perché ha letto certi miei libri (Il Codice di Maya, La Moneta Copernicana) che io mi compiaccio di questo crollo e che ho proposte per il superamento dei problemi in questione, sia pur di natura diversa dalle sue – ma non è che gli faccia concorrenza.
A che scopo, allora, presentarmi in una luce così negativa e falsa? A che scopo dipingermi mendacemente come un ottuso sostenitore del vecchio sistema, che trema di paura per la fine di questo, e non ha il coraggio di uscirne? Probabilmente per “farsi bello”, come si suol dire – er mejo, er più, er solo – per accreditare una certa immagine “ieratica” di se stesso, che da sempre egli coltiva. Per rinforzare la credibilità della sua proposta o promozione o buona novella, basata su elementi in buona parte indimostrati, irrazionali. E per coprire l’evidenza che ciò che egli rifila come realtà, come cose che “si vedono”, non è reale. Volete la prova della sua inattendibilità? Considerate semplicemente l’assenza totale di elementi controllabili, nel suo scritto, e la massiccia presenza di immagini evocative, di lusinghe accattivanti, suggestioni e rassicurazioni che egli adopera: il bruco che muore e voi che rinascete come farfalle, per “aiutare e aiutarci a spiccare il volo in quel mondo e sperimentare il volo libero senza pareti e confini in un nuovo mondo completamente da scoprire”. E’ un messaggio pubblicitario. E dove c’è pubblicità, c’è un venditore. Caveat emptor!
Pubblicato il: maggio 26th, 2011 under GENERALI.
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DURISSIMO DOMANI
DURISSIMO DOMANI
Il futuro di medio termine sarà, con ragionevole certezza, durissimo, e per quasi tutti orribile. E’ tempo di iniziare a pensare alla morte in termini positivi e a come vivere al meglio quanto può restare da vivere decentemente.
Le grandi tendenze evolutive globali, ben al di sopra della capacità di intervento della politica, sono ormai complessivamente chiarissime:
Spostamento di crescenti quote di reddito a)dai produttori di ricchezza (economia reale, imprenditori, tecnici, operai, agricoltori) ai finanzieri-banchieri (economia speculativa); b) dagli operatori in regime di libero mercato ai cartelli monopolisti e monopsonisti che condizionano il mercato da sopra di esso; c) dai piccoli operatori (lavoratori, imprese locali) agli operatori globali (multinazionali, grande distribuzione), che impongono il prezzo sia ai fornitori che ai clienti finali; d) in generale, dal complesso della popolazione a una ristretta élite non tassabile (grazie a: regole contabili Iasp, che consentono di non dichiarare gli utili da creazione di liquidità; canali Euroclear, Clearstream, BIS, BCE, Cayman Islands, Panama, per la movimentazione e l’uso degli utili non dichiarati), e sulla quale non si può quindi agire per una redistribuzione del reddito;
Rafforzamento globale dei monopoli e dei monopsoni (produzione di moneta e credito, energia, materie prime, tecnologia, informazione);
Progressivo annullamento delle classi (inter)medie, anche mediante interventi fiscali degli stati in crisi finanziaria (che colpiscono dove possono, cioè il risparmiatore e il lavoratore che ha patrimonio e reddito ma non è abbastanza grosso e forte da sottrarsi al fisco coi mezzi indicati sopra); classi intermedie non più necessarie come cinghie di trasmissione top-down, sostituite dall’informatica e dai mass media;
Progressiva, drastica riduzione delle pensioni, dei servizi sociali e dei pubblici investimenti;
Proletarizzazione e precarizzazione generalizzata delle categorie lavoratrici anche autonome e imprenditoriali;
Delegittimazione della protesta sociale nella nuova visione tipo Marchionne, in cui tutti siamo imprenditori e capitalisti, avendo ciascuno perlomeno le proprie capacità come capitale, sicché è assurdo (folle, antisociale, illegittimo) pensare la politica in termini di conflitto sociale tra lavoratori e capitalisti, e chi soccombe non soccombe alla prevaricazione ma ha un problema da curare, mentre l’unica policy legittima è quella della concorrenza-collaborazione di ognuno nel libero mercato (che però libero non è, essendo manipolato dall’esterno dai monopoli-monopsoni, che, disponendo anche degli strumenti legislativi e governativi, alterano a loro vantaggio i rapporti valore; quindi quella logica è ingannevole);
Tendenziale riduzione del cittadino a puro price-taker senza capacità di contrattazione sia come consumatore che come lavoratore che come fruitore di pubblici servizi;
Capitalismo assoluto, radicale assimilazione del lavoratore alla macchina, con tendenziale abolizione delle tutele sindacali e riduzione dei redditi dei lavoratori al minimo vitale perché, con la globalizzazione (dell’economia, della finanza, del potere), non vi sono più, a differenza che nella II Rivoluzione Industriale, strutture sovrane di potere politico legate a popoli e territori, che, perlomeno per loro bisogno di mantenere il consenso sociale ed elettorale, possano imporre salari più alti; e anche perché il business a cui fare tale imposizione non è più manifatturiero e territorialmente legato (alla fabbrica, alla miniera), ma è finanziario e globalizzato, extraterritoriale (footloose capital), e detta dall’esterno alla politica e al sindacato le sue condizioni (Fiat-Chrysler), potendo liberamente sia trasferirsi nel mondo, che colpire finanziariamente i governi non compiacenti;
Tendenziale divisione rigida della società in una classe oligarchica ristrettissima (power élite, global class) e in un popolino progressivamente omogeneizzato, con ridotte categorie intermedie ed estesa informatizzazione del sistema d monitoraggio e gestione del corpo sociale (tecnologie di controllo sociale sempre più penetranti e incontrastabili); sostanziale chiusura di questa struttura alla mobilità verticale ascendente;
Progressivo indebitamento pubblico e privato delle nazioni; conclamata impossibilità di rimborsare il debito pubblico; privatizzazione-monopolizzazione dei beni pubblici e delle funzioni pubbliche, incluse quelle di polizia e militari (contractors) (corporate takeover) come condizione per ricevere aiuti finanziari (dal FMI, dalla BM, dalla BCE, etc.); le crisi finanziarie degli stati sono usate, e forse anche indotte, per costringere gli stati a vendere assets strategici (es.: Pireo ceduto dalla Grecia decotta a capitale cinese);
Costruzione, mediante legislazione in deroga, di ordinamenti giuridici polizieschi e autocratici (sospensione di garanzie processuali, diritti civili e politici), sottotraccia e paralleli a quelli costituzionali, democratici, garantisti (Patriot Acts), pronti per l’uso quando scoppieranno proteste popolari; fine delle libertà e del garantismo come sino a ieri li abbiamo avuti;
Stati, parlamenti e governi ridotti a ruolo di uomo di paglia, di esecutore poliziesco, e di insolvenza-impotenza finanziaria, data la mancanza di sovranità economica, che è passata a organismi non solidali al territorio e al popolo, autocratici e non democratici, non responsabili, non trasparenti, quali BIS, BCE, FED, BM, FMI, WTO;
Irresistibile forza monetaria della Cina, che, emettendo moneta senza indebitarsi grazie all’esercizio della sovranità monetaria, sta comperando i principali debiti sovrani, miniere, latifondi, assets pregiati, fonti di materie prime, e che da ciò appare come la nuova piattaforma che rimpiazza gli USA come a strumento per governare il mondo in una delicatissima fase in cui c’è da gestire, oltre all’instabilità finanziaria globale, l’esaurimento di risorse fondamentali e la crisi ecologico-demografica (rispetto agli Americani, i Cinesi hanno assai più disciplina e meno inibizioni ad usare la violenza, soprattutto sui non Cinesi)(Cinesi come nuovi gendarmi del mondo).
Non pochi studiosi di macroeconomia, oramai, ravvisano la radice di questi mali nel fatto che il mondo dipende da un cartello di banchieri monopolisti della produzione di quel bene indispensabile che è la liquidità (credito, valuta), i quali lo producono a costo zero (perché senza copertura in valori reali) e lo prestano a interesse composto al resto della società; l’interesse, crescendo nel tempo, sottrae quote crescenti di reddito al resto della società, trasferendole ai predetti monopolisti e producendo una cronica carenza di liquidità, con conseguente stagnazione o recessione economica e crescente indebitamento pubblico e privato, aumento delle tasse, inevitabili defaults, etc.; nonché necessità di ricorrenti scoppi di bolle finanziarie per distruggere l’eccesso di credito e così ridurre il debito e il peso degli interessi passivi a dimensioni sostenibili (la distruzione del credito in eccesso è organizzata dal sistema bancario in modo che il credito da azzerare venga prima coriandolizzato e cartolarizzato in forme appetibili (alti tassi) e rassicuranti (garanzie collaterali, rassicurazioni bancarie), poi rivenduto a risparmiatori e fondi di investimento e previdenziali, nelle cui tasche viene fatto scoppiare). Se, però, i popoli, attraverso stati democratici e realmente sovrani, potessero esercitare la sovranità monetaria, dotandosi del denaro necessario a realizzare il pieno impiego dei mezzi di produzione, lo sviluppo sarebbe assicurato e la povertà vinta.
Ma questa è una visione parziale e ingenua, che non tiene conto del fatto che la Terra è un sistema con risorse limitate e limitate capacità di assorbire inquinamento, e che già da tempo la specie umana ha superato il limite di sostenibilità dei consumi e delle emissioni, mentre gli umani si riproducono sempre più velocemente; sicché raccontare che lo sviluppo generalizzato (attraverso un’adeguata alimentazione monetaria, o in qualsiasi altro modo) sia la soluzione, o semplicemente che sia desiderabile, e che si dovrebbe aiutare i popoli poveri a svilupparsi a casa loro, è raccontare una favola. Forse la più grossa che sia mai stata sognata. Ma si sa: quanto più grosso è il Male, tanto più grossa e folle ha da essere la Favola.
18.05.11 Marco Della Luna
Pubblicato il: maggio 18th, 2011 under GENERALI.
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