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Archivio del mese di dicembre, 2011

MONTI, NAPOLITANO E IL TERRIBILE SOSPETTO

 

MONTI, NAPOLITANO E IL TERRIBILE SOSPETTO

Per la prima volta il paese vive intensamente, sempre più intensamente, il  terribile sospetto di essere tradito dal suo governo in carica, col presidente della Repubblica che appoggia gli atti politici del medesimo governo e ne co-assume quindi le responsabilità morali, politiche e giuridiche. Tradito in favore di potentati finanziari privati e predatori, causa e beneficiari dell’attuale dissesto, e degli interessi di una Germania sopraffattrice che strumentalizza le istituzioni europee nel proprio egoistico interesse, sfruttando il fatto di essere il paese più potente, con grossi avanzi commerciali, finanziatore di altri (Francia), quindi in condizione di dirigere il gioco dell’UE a proprio comodo.

Berlusconi poneva platealmente problemi di rapporti con la mafia, di corruzione politica e morale, se non addirittura di perversione o psicopatia, ma non di fare una politica intesa a danneggiare programmaticamente l’Italia per favorire lo straniero. Mai un governo aveva suscitato questo problema come problema centrale, nemmeno il precedente governo di uomini della Goldman-Sachs, che però aveva lavorato per arrivare dove siamo oggi. In realtà tutti i governi hanno applicato le ricette dettate dalle mendaci dottrine neoliberiste e neomonitariste, i dogmi della liberalizzazione finanziaria, della finanziarizzazione dell’economia, e della riduzione della spesa pubblica come mezzo di risanamento – con tutto quanto ne è derivato. Quindi tutti i governi, consapevolmente o no, hanno lavorato in questo senso. Però solo oggi divengono percepibili a vasti strati sia i meccanismi azionati, che le intenzioni e i tornaconti. E solo oggi, in parlamento, in politica, nei mass media, si dà voce al sospetto che sia in atto un vero e proprio tradimento del paese da parte di chi ne ha assunto la guida, anche in relazione alla sua storia concreta, legata a Goldman Sachs, Gruppo Bilderberg e Trilateral Commission, cioè alla cupola mondiale dei poteri finanziari forti.

Del resto, viviamo in un regime basato sulla pluralità dei partiti politici, ossia che a priori accetta che vadano al potere (parlamento, governo, presidenza della repubblica) uomini di partito, ossia di parte, nel senso che rappresentano gli interessi di una parte sociale (grande imprenditoria, pensionati, autonomi, operai, i settentrionali, i meridionali, la chiesa, etc.), e che quindi usino i poteri pubblici per fare, in quanto possibile, gli interessi di quella parte sociale. che li vota e finanzia, anche a spese dell’interesse collettivo. Che c’è di illecito, se va al potere un gruppo che rappresenta interessi di una categoria di banchieri sovrannazionali, e li porta avanti a detrimento dell’interesse collettivo? Non è tradimento.

Di fatto, in una situazione di recessione in atto e dovuta non certo a mancanza di capacità produttiva o di domanda potenziale di lavoro e di consumi, bensì a carenza di liquidità, il governo Monti sta togliendo quel poco di liquidità che ancora restava, così da assicurarsi che la recessione continui e che non se ne esca, e che quindi si crei in breve un’emergenza occupazionale, soprattutto per i giovani, una recessione sicuramente superiore al 2%, un calo delle entrate, un avvitamento fiscale. Monti stesso ha dichiarato che le crisi, le emergenze, sono utili, perché con esse si possono guidare i popoli verso i cambiamenti desiderati.

E così, a quel punto il governo sarà “costretto” a privatizzare e liberalizzare sottocosto per poter pagare stipendi e pensioni, e con questa emergenza potrà semi-regalare i migliori assets nazionali rimasti a quel grande capitale finanziario di cui è emanazione. Il governo dirà, per giustificarsi, che il mancato risanamento, per il quale era stato messo al potere, non è colpa sua, ma dei sindacati e delle lobbies che gli hanno impedito di attuare per intero il suo programma, e che quindi quelle categorie di oppositori dovrebbero essere ora punite con maggiori sacrifici. Alle prevedibili proteste della società civile, è prevedibile come risposta un giro di vita autoritario e poliziesco.

Perciò io oggi dico: Monti, siccome con ciò che stai facendo sai bene che incontrerai forte opposizione sociale e lobbistica, se non sei sicuro di riuscire a risanare e rilanciare il paese, con tutti i tuoi geniali interventi, dillo ora, poni le condizioni ora, per andare avanti, in modo esplicito e chiaro (e se non le ottieni, dimettiti): domani non sarai credibile. Così chiamerei il suo bluff.

I capi partitici lasciano che il governo proceda con la sua azione, perché il governo riempie di nuove tasse la loro mangiatoia (“Qui sono tutti malviventi” dice l’on.le Razzi), e perché pensano di evitare di assumersi direttamente la cruenta responsabilità delle misure impopolari, e contando così di salvare il rapporto con l’elettorato. Forse non riflettono che perderanno credibilità e legittimazione tanto nel caso che Monti risani e rilanci – perché si dimostrerà che essi sono incapaci mentre i tecnici sono capaci – quanto nel caso, secondo me certo, che metta il paese in ginocchio: in tale caso, infatti, essi avranno la colpa di avergli consentito di rovinare e assoggettare gli Italiani.

Perciò ai politici che lo sostengono, direi: lasciate i vostri partiti, mollate i vostri segretari-padroni, fondate assieme alla Lega Nord, all’IdV (se possibile) e alle forze della (vera) sinistra non rappresentate in parlamento un parlamento popolare non bancario, alternativo. Chi oggi e domani vota Monti, quando il bubbone scoppierà, non potrà far finta di non aver capito ciò che Monti sta facendo oggi, non potrà dire di averlo aiutato in buona fede. Persino un grande leader sindacale ha detto che la manovra Monti la poteva fare anche suo zio, che non sa un tubo di economia: hanno composto un governo di accademici solo per far credere eccellente e scientifica una manovra economica di deliberata recessione. Quindi, al contrario, chi per tempo si sarà dissociato da questo governo, e avrà denunciato la sua policy, quello potrà divenire un beniamino della nazione.

Mantova, 18.12.11  Marco Della Luna

CACCIARE MONTI?

CACCIARE MONTI?

 

Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?

Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i conti nell’anno perché riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti lo riduce dell’1,5% almeno nel 2012), generando così il bisogno di aumento della pressione fiscale per compensare un mancato introito fiscale che rimangia il valore della manovra, quindi lasciando un peggioramento netto. Inoltre, il loro effetto depressivo sul morale e sulla propensione a consumi e investimenti, aggrava la crisi dell’economia reale e stabilizza il trend discendente. Si chiama avvitamento fiscale, ed è una spirale maligna, una spirale recessiva senza via d’uscita. La Grecia ha imboccato tale via con le manovre di risanamento imposte dalla BCE e dall’UE.

I mercati sanno queste cose, prevedono che tali manovre peggioreranno la situazione, quindi sale lo spread e scende la borsa. Intanto, i capitali fuggono all’estero e i dati sul pil vanno così male che se ne sospende l’aggiornamento e la divulgazione. E le aziende chiudono in massa a fine anno.

Monti stesso conosce benissimo questi meccanismi, tanto è vero che, come gli ricordano Giavazzi e Alesina, fino a prima di divenire senatore a vita e premier, raccomandava di evitare simili manovre, cioè esattamente quelle che sta eseguendo ora come premier. 

Paesi che hanno adottato politiche di risparmio fiscale attraverso tagli massicci della spesa pubblica, come l’Italia  fa da molti anni, non solo non hanno migliorato la loro situazione debitoria, ma si sono ritrovati, nel medio termine, con una spesa pubblica maggiore e un crescente indebitamento, a causa degli effetti di tale policy su istruzione, salute, manutenzione, infrastrutture, ordine pubblico, economia reale, morale generale, fisiologia complessiva del sistema-paese.

Allora la domanda diventa: perché e per chi Monti fa cose che sa nocive all’Italia? Perché Napolitano lo ha nominato? Quale dottor Morte glielo ha prescritto come rimedio?

Alla Camera, l’on.le Dal Lago, della Lega Nord, non isolata, l’ha accusato di operare per conto della grande finanza internazionale, colpevole e beneficiaria dell’attuale crisi, nonché Germania. In effetti, Monti, anche con la decisione che lo Stato italiano garantisca i debiti delle banche italiane, sta spremendo questo paese per fargli pagare interessi e debiti vero lo straniero. Interessi e debiti molto discutibili.

In effetti, la priorità della politica di questo governo appare essere quella di rimborsare le banche tedesche e francesi detentrici di debito pubblico italiano. Poi, spremuto lo spremibile, la sua missione sarà compiuta, ovviamente non dovrà curarsi di essere rieletto dagli Italiani, che allora non conteranno più nulla, perché li avrà tanto impoveriti, che questi dovranno cedere tutto ciò che rimarrà loro, anche in termini di diritti, al capitale straniero, in cambio di un filo di credito e di aiuti.

Il recente audit della Fed ha svelato che essa ha emesso liquidità per 16.000 miliardi di Dollari negli ultimi 4 anni prestandoli praticamente senza interesse e senza scadenza a grandi banche speculative, che li usano per comperare i btp italiani (e di altri paesi) e lucrano a costo zero il 6-7% l’anno – ossia noi regaliamo loro il decine e decine di miliardi l’anno. Non è da stupirsi, se un governo bancario agisce in modo di far continuare questo trasferimento di ricchezza, cioè in modo che l’Italia, torchiando i propri cittadini e sbriciolando, svendendo e privatizzando le proprie imprese, onori i propri debiti verso quella finanza internazionale del Bilderberg e della Trilateral, da cui lo stesso Monti viene.

Precisamente, è in corso un processo guidato dalla Fed in cui i grandi banchieri che fanno capo ad essa stanno comprando il mondo attraverso il loro potere di emettere Dollari a migliaia e migliaia di miliardi, in segreto e a costo zero, mentre greci e italiani e altri popoli vengono sottoposti a privazioni, tassazioni e immiserimento per fare manovre di qualche decina di miliardi di Euro, perché Berlino si oppone a che la BCE si comporti da banca centrale di emissione, come la Fed, emettendo Euro come quella emette Dollari – cosa possibile, perché Dollari ed Euro sono fiat money,  e perché USA ed Europa sono pieni di fattori di produzione, che al momento sono inoperosi soltanto perché vi è carenza di liquidità.

Questo è l’assurdo: le banche centrali hanno la possibilità di emettere denaro a costo zero, e la esercitano massicciamente, per molte migliaia di miliardi, ma per darli gratis alle grandi banche affinché facciano speculazioni e crisi sempre più gravi. Crisi, ci insegnano, significa però anche anche opportunità – per chi le scatena, ovviamente. Alla gente invece si dice che il denaro scarseggia, che bisogna stringere i cordoni per evitare l’inflazione, che bisogna fare tagli, pagare più tasse, rinunciare allo stato sociale, andare in pensione verso i 70 anni.

La manovra di risanamento, in tale situazione, sarebbe presto fatta: la BCE emetta denaro vincolato a finanziare le attività produttive e di infrastrutturazione, cioè ad attivare i fattori di produzione (lavoratori inclusi), onde rilanciare la produzione, i consumi e il pil, quindi anche il gettito fiscale. Sacrifici, tagli e tasse, non solo sono inefficaci, ma sono controproducenti, sono l’opposto di ciò che gioverebbe, e bisogna essere in mala fede, o del tutto ciechi, per insistere su di essi. Certo, bisognerebbe, anche, tagliare la spesa improduttiva, parassitaria. E separare l’attività bancaria di credito da quella speculativa. Ma anche su questo i banchieri e i loro governi non ci sentono.

Il governo Monti, dopo la sua presentazione come il governo delle genialità e dell’indipendenza, non ha solo deluso per la pochezza culturale e la distruttività delle sue manovre. Ha anche rivelato, in pochi giorni, di essere retto, in parlamento e fuori di esso, dalla combinazione del peggio, ossia, da una parte, dalla tutela della casta, della partitocrazia, dei privilegi, delle spese parassitarie e clientelari, degli interessi stranieri ed elitari, a danno del popolo italiano. E, dall’altra parte, dalla pratica di spaventare la gente e mantenerla nell’angoscia. Perché non c’era problema quando il debito pubblico era al 115% del pil, e lo spread al 3, mentre al 120%, e 5 di spread, improvvisamente, siamo sul baratro e dobbiamo farci governare dall’eletto della finanza? Ma, come dice lo stesso Monti, abbiamo bisogno delle crisi per rendere i popoli malleabili: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a  

E che dire di qualche suo ministro, scelto tra chi ha fatto perdere gran parte del capitale a qualche grande banca che dirigeva, ed è poi stato liquidato da questa a peso d’oro? Quando una banca perde moltissimo in acquisizioni di altre banche (pagandole a un multiplo del loro vero valore) o in erogazione di crediti (finanziando soggetti che si sa incapaci di rimborsarli), c’è sempre qualcuno che guadagna altrettanto.

Se c’è una cosa chiara, oramai, è che il popolo italiano non si salverà se non insorgerà e non caccerà Monti e il suo governo commissariale di banchieri-liquidatori. Ma non basterà cacciare il governo Monti: bisognerà pensionare anche chi lo ha voluto, nominato e glorificato, ossia Napolitano, il quale da giovane, aderendo al comunismo a guida sovietica, aspirava ad aprire le porte dell’Italia alla dittatura comunista, e ora, da vecchio, ha avuto l’onore di aprirle alla provvidenza finanziaria.

E non basterà: ancora più importante è liberarsi dei parlamentari e dei partiti politici che hanno dato la fiducia a Monti in parlamento: una classe politica che oramai la gente sa avere, nel suo complesso, un’unica competenza: quella del farsi i razzi suoi a spese della società – una classe politica che non può rappresentare né gestire la cosa pubblica, e va eliminata come condizione per potersi aver un’amministrazione funzionale.

Ma anche questo non è sufficiente: se pensiamo a tutto l’insieme di manovre che hanno messo il Monti al potere, al gioco dei ruoli della Commissione Europea, della BCE, della Merkel, alle agenzie di rating – e se pensiamo a come a Papandreou è stato impedito di indire il referendum, a come lo si è sostituito col governo Goldman-Sachs di Papademos (dopo che la stessa Goldman Sachs aveva aiutato, nel proprio interesse, il governo greco a taroccare i propri bilanci, producendo così l’attuale disastrosa crisi) – se pensiamo a tutto ciò, è chiaro che non ne possiamo saltar fuori nemmeno una rivoluzione di tipo francese.

Dovremmo esser capaci di uscire dell’Euro, che non è una moneta unica ma un insieme di cambi fissi come il defunto SME, senza una banca centrale che protegga i vari debiti pubblici dalla predazione speculatrice. Dovremmo uscire dall’Unione Europea, che non è l’Europa, ma uno strumento nelle mani dei forti per spremere i deboli e impedire che facciano concorrenza. Dovremmo uscire dal WTO, che ci deindustrializza inondandoci di merci scadenti. Dovremmo fare come gli islandesi, ripudiare i debiti verso le banche estere, dotarci di una banca centrale di emissione nazionale, e – prevedendo le ritorsioni del sistema finanziario globalista – renderci indipendenti non solo finanziariamente, ma anche in quanto alle materie prime, e soprattutto al petrolio. Dovremmo metterci contro quasi tutto il mondo e renderci autarchici. E tutto ciò sotto il fuoco dei potentati finanziari che andremmo a sfidare.

L’impresa è dunque impossibile, improponibile. L’architettura globale dei poteri reali è troppo vasta, alta e potente, anche militarmente. Una rivoluzione popolare in Italia o in Grecia non basterebbe perché non libererebbe dagli strumenti di dominio finanziario, che sono al di sopra dei confini e dei singoli popoli. La rivoluzione dovrebbe essere mondiale, per riuscire. Quindi è una via impossibile.  L’unica via razionale è vivere la propria vita al meglio e per quanto possibile, sperando che questo “nuovo ordine mondiale” fallisca e crolli per vizi interni, come sono falliti i precedenti tentativi storici di creare nuovi mondi e nuovi uomini, ossia per l’incapacità di comprendere e governare la complessità sia dell’essere umano che del sistema-mondo. Sperare che crolli, e che allora si possa iniziare una nuova partita.

16.12.11

Marco Della Luna

DECRETO MONTI: VOLONTA’ DI DISTRUZIONE E LACRIME DI COCCODRILLO

 

DECRETO MONTI: VOLONTA’ DI DISTRUZIONE E LACRIME DI COCCODRILLO

Indimenticabili, le lacrime di coccodrillo della ministra Fornero che annuncia l’infame blocco dell’adeguamento delle misere pensioni  (adeguamento già più che dimezzato, rispetto alla reale dinamica del caro vita) mentre il governo non tocca la Casta, né i grandi sprechi e gli stipendi parassitari, né gli enti inutili, né le venticinquemila poltrone superflue in quelli partecipati, né i privilegi fiscali delle proprietà ed attività commerciali degli enti “religiosi”, che, oltre a permettere una forte concorrenza sleale soprattutto in campo alberghiero,ci costano 8 miliardi l’anno. Si sa, i voti della Chiesa costano… li paghino i poveri.

Ma abbiamo scoperto ben altro, sulla strategia distruttiva del governo dei banchieri: abbiamo la confessione di un intento, di un vero piano anti-sociale di coercizione oligarchica generale sulle nazioni, non solo sugli Italiani. E proprio per bocca del Monti. Vi raccomando molto di visionare l’intervista a questo link, in cui Mario Monti sostiene che “abbiamo bisogno delle crisi” e delle angosce collettive da esse causate, per far accettare ai popoli e alla politica  le riforme che dall’alto si è deciso di imporre – cioè, che il cartello monopolista della moneta e del credito, di cui il Monti è grande esperto e fiduciario, ha deciso di imporre: 

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a  

 Guardate anche la versione completa dell’intervista, che compare dopo quella breve.

E’ la perfetta conferma di quanto esposto nel libro mio e di Paolo Cioni Neuroschiavi, sulla manipolazione mentale collettiva e individuale. Soprattutto in relazione al fatto che le crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, così come le crisi di illiquidità delle economie, vengono prodotte in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating e dell’aggiotaggio. Chi ha bisogno di crisi per le sue riforme, dispone dei mezzi per scatenarle.

 In una situazione di generale illiquidità e di recessione (insolvenza, disinvestimenti, disoccupazione etc.), la manovra di Monti è selettivamente mirata a produrre un aggravamento di questa illiquidità (v. anche gli articoli di P. Krugman sull’esito sistematicamente controproducente di siffatte manovre), quando al contrario il sistema economico ha disperato bisogno di iniezioni di liquidità mirate all’attivazione dei fattori di produzione e del consumo, e di tagli delle spese inutili. Monti fa il salasso a un paziente che agonizza per anemia.

Mentre le misure per lo sviluppo sono semplicemente derisorie e vergognose, mentre si tralscia una riforma fiscale che favorisca la produzione, i tagli alle pensioni e l’aumento dell’Iva colpiscono la domanda interna, assieme al nuovo redditometro che disincentiva gli acquisti di molti articoli non di lusso e di servizi come l’istruzione. Mentre il governo dei banchieri non tocca i grandi patrimoni mobiliari e speculativi, le sue nuove tasse sugli immobili, sul risparmio (aumento del 60% del moltiplicatore dei valori catastali, aumento delle aliquote ici, ici sulla prima casa), tagliano le gambe all’edilizia, che è il settore economico che innesca le riprese generali dell’economia – quando cresce – e pure le recessioni – quando cala. Attualmente questo settore è in gravissima crisi. Il siluro del governo Monti, quindi, previene la ripresa e stabilizza il trend depressivo.  

Anche dal punto di vista quantitativo, sono misure a priori inidonee a risolvere il debito pubblico, perché assommano a 24 miliardi, cioè un 0ttantesimo del debito pubblico. A che servono, quindi? Sono interventi scientificamente mirati a produrre una stabile depressione e un drammatico avvitamento fiscale. Monti agisce mettendo toppe alla finanza pubblica a spese dell’economia reale, che viene sempre più sgretolata. Salva le apparenze a spese della sostanza. Adesso avremo, nel brevissimo termine, un plauso dell’”Europa” e di chi muove le asticelle degli spread – la medesima mano che ha messo lì il Monti in Italia e il Papademos in Grecia, e altri altrove. Ma presto la recessione, la disoccupazione, la moria di imprese, il credit crunch, il declino industriale, le tensioni sociali, si faranno sentire in modo insostenibile. Allora si creeranno le condizioni politiche per usare la mano forte.

Nel parlamento dei nominati, dove si vendono i voti, come si può fare per assicurare la legittimazione parlamentare formale, cioè il voto di fiducia dei partiti, a questo governo dei banchieri mai eletto e a questo leader mai scelto dal popolo, quindi esposto a contestazioni di non-democraticità e non-rappresentatività? Semplice: basta riempire alla partitocrazia la greppia della spesa pubblica coi soldi delle nuove tasse spremute ai cittadini. E rispettare privilegi e prebende dei politici e della Chiesa. 

Anche Berlusconi col suo PDL ha convenienza ad allinearsi, se non vuole esporre le aziende di famiglia a rischi più che ovvi di ritorsione.

Oggettivamente, dunque, l’obiettivo del governo dei banchieri pare sia produrre, certo non solo in Italia (il governo dei banchieri è globale, e il governo Monti è solo una sua filiale), una grave e durevole depressione, in linea con quanto Monti spiega nel filmato linkato sopra, ossia che bisogna spaventare la gente per renderla malleabile e remissiva alle riforme decise dall’alto: è la shock—and – awe policy, la  shock economy di Naomi Klein.

Diversi sono gli scopi possibili di questa strategia:

-svalutare gli asset per poterne fare incetta a costi stracciati col denaro prodotto da banche centrali e dark pool (il circuito delle grandi banche mondiali che controllano anche la Fed e che ha lasciato recentemente a secco le banche italiane, come strumento di pressione o meglio coercizione politica);

-impadronirsi di tutto il reddito disponibile;

-rendere la popolazione docile e sottomessa;

-piegarla a un nuovo assetto politico, fiscale, sociale, con cessione della gestione del bilancio e del fisco a organismi europei a guida tecno-tedesca (Italia colonia);

-forse, su scala globale, indurre un calo forte, rapido e costante dei consumi, quindi dell’inquinamento e dello sfruttamento della materie prime, per proteggere la biosfera e prevenire un altrimenti imminente tracollo ecologico.

05.12.11  Marco Della Luna

 

 

 

 

QUESTIONARIO MONTI: PROMESSE E REALTA’

QUESTIONARIO MONTI

 PREGO RESTITUIRE CON LE RISPOSTE ALLE DOMANDE

1-Monti è sempre stato sostenitore del modello neoliberista dell’economia, della privatizzazione, della finanziarizzazione, della libertà per le banche; questo modello ha portato a determinati sviluppi, rovinosi e pericolosissimi. Ha dichiarato di essersi ravveduto, dopo le negative esperienze degli ultimi anni, e di aver cambiato il proprio modello economico.

Vero o falso?

2-E’ razionale l’incaricare di risolvere la crisi un economista che si è speso, sia come studioso che come operativo, per il modello neoliberista e per la grande finanza?

Sì/No

3-Monti è stato, come Draghi e Prodi e Papademos e Vincenzo Visco e Gianni Letta, alto funzionario di Goldman Sachs, indicata da molti come principale responsabile e profittatrice delle speculazioni e delle scorrettezze contabili che hanno prodotto l’attuale disastro; è membro del Bilderberg e della Trilateral.

Vero o falso?

4-Monti nega di essere affiliato ai poteri forti.

Mente o non mente?

5-Si può rendere efficiente la spesa pubblica e risanare i conti dello stato senza eliminare il sistema di clientele e di privilegi dei partiti politici?

Sì/No

6-Si può eliminare il sistema di clientele e di privilegi dei partiti politici e al contempo ottenere la loro fiducia in parlamento e il loro dichiarato appoggio a tutti i livelli?

Sì/No

7-Tutti i partiti parlamentari, tranne la Lega, hanno dichiarato di aver fiducia nel governo Monti, senza nemmeno che questi avesse esposto un piano di azione. Lo hanno fatto perché Monti li ha persuasi di avere strumenti idonei a risolvere le difficoltà del paese, diversamente dai suoi predecessori, oppure perché li ha persuasi che riempirà la mangiatoia partitocratica della spesa pubblica con nuove tasse spremute dai cittadini?

Primo/Secondo

8-Questo parlamento, costituito prevalentemente da nominati non scelti dal popolo, e in cui le maggioranze elette cambiano o si reggono sul consenso comperato di parlamentari della minoranza, rappresenta o non rappresenta il popolo, ed è qualificato per legittimare un governo non uscito dalle urne ma nominato dal capo dello stato su pressione di altri stati e dei mercati?

Sì/No

9-La presenza di molti sottosegretari di area dei partiti che sostengono Monti in parlamento, è indice che Monti si sia impegnato a preservare la partitocrazia, o a eliminare il suo sistema di clientele e privilegi?

Primo/Secondo

10-Le prime misure adottate dal governo Monti, ossia le misure per Roma capitale, per l’innalzamento dell’età pensionabile, per il ritardo della pensione di anzianità e per la reintroduzione dell’Ici erano le più urgenti?

Sì/No

11-Colpiscono i grandi patrimoni?

Sì/No

12-Sono riforme strutturali idonee a rilanciare la produzione e i consumi?

Sì/No

13-Sono misure idonee a far sì che il sistema bancario riprenda ad erogare credito?

Sì/No

14-Sono misure di tipo nuovo, o continuazione di politiche già adottate in passato?

Primo/Secondo

15-Sono misure idonee a risolvere i problemi di fondo, o a far cassa per tirare avanti qualche tempo?

Primo/Secondo

16-Se Monti mancherà gli obiettivi per cui è stato messo su dal Quirinale, Monti dovrebbe dimettersi?

Sì/No

17-In caso positivo, con lui dovrebbe andarsene anche Napolitano, dato che si è assunto la responsabilità politica di nominare un premier diverso da quello scelto dagli elettori in forza della vigente legge elettorale?

Sì/No

18-Le esenzioni fiscali per le attività commerciali e le proprietà commerciali degli enti ecclesiastici  costano allo stato tra i 6 e gli 8 miliardi l’anno, e Monti non ha parlato di toglierle, mentre inasprisce le tasse per i contribuenti non privilegiati. Ciò indica che egli dipende ed è condizionato dal voto dei partiti clericali?

Sì/No

19-Visto che il rischio di tracollo dell’Euro è ritenuto elevato da molte banche e molti governi, che si preparano per questo evento, il governo dovrebbe avere un piano B, per il caso che si debba uscire dall’Euro, o che l’Eurozona si spezzi?

Sì/No

 20- La scelta di Monti e di Napolitano di non parlare al popolo di questa possibilità, delle sue eventuali conseguenze, delle contromisure opportune, è rispettosa del popolo e delle regole democratiche?

         Sì/No

21-Il grosso dell’evasione fiscale passa per i pagamenti in contanti oppure attraverso canali bancari internazionali come Euroclear e Clearstream?

Primo/Secondo

22-La proibizione di pagamenti in contante sopra i 300 Euro ha il fine di combattere l’evasione fiscale o di far guadagnare di più le banche attraverso le commissioni sui pagamenti e di mantenere più alta la i depositi, quindi loro liquidità, disincentivando l’uso del contante?

Primo/Secondo

23-E’ questa l’unica misura del governo Monti per sanare la grave situazione di illiquidità e incapacità ad erogare credito in cui versa complessivamente il sistema bancario italiano?

Sì/No

24-Nella grave e minacciosa condizione in cui si trova la gente, è preferibile che la gente affidi denaro al governo, attraverso tasse più alte, sperando che serva a restare nell’Euro e a equilibrare la finanza pubblica, oppure è preferibile che ogni famiglia  trattenga quello che ha per  cercare di far fronte alla crisi come meglio ritiene?

Primo/Secondo

25-La Grecia mesi fa ha già fatto il tipo di manovra che Monti si accinge a fare in Italia; si è risanata, ha rilanciato l’economia, ha stabilizzato la propria posizione nell’Euro?

Sì/No

26-Dagli anni ’90, l’Italia ha fatto manovre di risanamento (tasse e tagli) parecchie volte e per centinaia e centinaia di miliardi; questa manovre hanno prodotto risanamento e rilancio?

Sì/No

27-Dagli anni ’50 l’Italia ha fatto investimenti per migliaia di miliardi per far sviluppare il Meridione; questi investimenti hanno fatto sviluppare il Meridione?

Sì/No

28-La storia, dalla Repubblica di Weimar in poi, mostra che le politiche di risanamento di tipo restrittivo producono non risanamento ma recessione. Lo scopo reale di Monti è quindi la recessione.

Sì/No

29-La storia economica mostra che le fasi di crescita sono avviate dalla ripresa dell’edilizia, e quelle di recessione dal calo dell’edilizia; attualmente l’edilizia è in forte calo e il mercato immobiliare è molto basso e in peggioramento. Ciò premesso, una tassazione (Ici, patrimoniale) sugli immobili favorirà la ripresa o la recessione?

Ripresa/Recessione

30-E’ credibile Monti quando afferma che le misure che intende adottare siano capaci di rilanciare il paese?

Sì/No

31-In conclusione, complessivamente, ritenete che l’azione del governo Monti sia diretta alla ripresa dell’Italia, o alla sua recessione?

Ripresa/Recessione

32-Ritenete che, in caso di rottura dell’Euro, le nuove tasse imposte per restare nell’Euro vadano pagate?

Sì/No

33-Ritenete che, in caso di rottura dell’Euro, l’Italia dovrebbe dotarsi di una moneta propria e di una propria banca centrale, controllata dal parlamento nazionale, e tenuta a finanziare la Repubblica a un tasso sostenibile e idoneo a consentire la crescita e l’occupazione?

Sì/No

 

December 1, 2011

Killing the Euro

By PAUL KRUGMAN

Can the euro be saved? Not long ago we were told that the worst possible outcome was a Greek default. Now a much wider disaster seems all too likely.

True, market pressure lifted a bit on Wednesday after central banks made a splashy announcement about expanded credit lines (which will, in fact, make hardly any real difference). But even optimists now see Europe as headed for recession, while pessimists warn that the euro may become the epicenter of another global financial crisis.

How did things go so wrong? The answer you hear all the time is that the euro crisis was caused by fiscal irresponsibility. Turn on your TV and you’re very likely to find some pundit declaring that if America doesn’t slash spending we’ll end up like Greece. Greeeeeece!

But the truth is nearly the opposite. Although Europe’s leaders continue to insist that the problem is too much spending in debtor nations, the real problem is too little spending in Europe as a whole. And their efforts to fix matters by demanding ever harsher austerity have played a major role in making the situation worse.

The story so far: In the years leading up to the 2008 crisis, Europe, like America, had a runaway banking system and a rapid buildup of debt. In Europe’s case, however, much of the lending was across borders, as funds from Germany flowed into southern Europe. This lending was perceived as low risk. Hey, the recipients were all on the euro, so what could go wrong?

For the most part, by the way, this lending went to the private sector, not to governments. Only Greece ran large budget deficits during the good years; Spain actually had a surplus on the eve of the crisis.

Then the bubble burst. Private spending in the debtor nations fell sharply. And the question European leaders should have been asking was how to keep those spending cuts from causing a Europe-wide downturn.

Instead, however, they responded to the inevitable, recession-driven rise in deficits by demanding that all governments — not just those of the debtor nations — slash spending and raise taxes. Warnings that this would deepen the slump were waved away. “The idea that austerity measures could trigger stagnation is incorrect,” declared Jean-Claude Trichet, then the president of the European Central Bank. Why? Because “confidence-inspiring policies will foster and not hamper economic recovery.”

But the confidence fairy was a no-show.

Wait, there’s more. During the years of easy money, wages and prices in southern Europe rose substantially faster than in northern Europe. This divergence now needs to be reversed, either through falling prices in the south or through rising prices in the north. And it matters which: If southern Europe is forced to deflate its way to competitiveness, it will both pay a heavy price in employment and worsen its debt problems. The chances of success would be much greater if the gap were closed via rising prices in the north.

But to close the gap through rising prices in the north, policy makers would have to accept temporarily higher inflation for the euro area as a whole. And they’ve made it clear that they won’t. Last April, in fact, the European Central Bank began raising interest rates, even though it was obvious to most observers that underlying inflation was, if anything, too low.

And it’s probably no coincidence that April was also when the euro crisis entered its new, dire phase. Never mind Greece, whose economy is to Europe roughly as greater Miami is to the United States. At this point, markets have lost faith in the euro as a whole, driving up interest rates even for countries like Austria and Finland, hardly known for profligacy. And it’s not hard to see why. The combination of austerity-for-all and a central bank morbidly obsessed with inflation makes it essentially impossible for indebted countries to escape from their debt trap and is, therefore, a recipe for widespread debt defaults, bank runs and general financial collapse.

I hope, for our sake as well as theirs, that the Europeans will change course before it’s too late. But, to be honest, I don’t believe they will. In fact, what’s much more likely is that we will follow them down the path to ruin.

For in America, as in Europe, the economy is being dragged down by troubled debtors — in our case, mainly homeowners. And here, too, we desperately need expansionary fiscal and monetary policies to support the economy as these debtors struggle back to financial health. Yet, as in Europe, public discourse is dominated by deficit scolds and inflation obsessives.

So the next time you hear someone claiming that if we don’t slash spending we’ll turn into Greece, your answer should be that if we do slash spending while the economy is still in a depression, we’ll turn into Europe. In fact, we’re well on our way.

 

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