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Archivio del mese di maggio, 2012

MIE PROSSIME CONFERENZE

01.06 Larderello, Centro civico, h. 17

04.06 Firenze, Hotel Mediterraneo, h. 21

06.06 Venezia, Palazzo Malcanton-marcorà, Facoltà di Filosofia, h. 15

10.06 Rovigo, Sala della Gran Guardia, P.zza V. Emanuele n°1.

11.06 Cesena, h. 21, sito da decidersi.

22.06, h. 17, GENOVA, Via S. Zita 2

17.07 h. 20:30 Marina di Ravenna, Viale Italia 301.

RISCHIO EURO E SOPRAVVIVENZA:

RISCHIO EURO E SOPRAVVIVENZA:

E’ ORA DI FARE SCORTE

Quando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e  salvaguardare l’apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili.

La crisi globale è in corso da 4 anni ed è sistemica, non congiunturale. Sta spostando redditi, capitali e opportunità lontano da noi. Non sappiamo a che assetti porterà, né quando.

Il paese, in declino comparativo da 20 anni e in recessione persistente, è caduto nell’avvitamento fiscale, con una pressione sull’emerso oltre il 70% (quindi insostenibile), senza prospettive di ripresa endogena, ma solo, nel DEF, previsioni fondate su un ipotetico traino estero.

L’orizzonte estero però vede un cedimento dello slancio cinese e preannunci di una “perfetta tempesta” monetaria con cinque anni di recessione a seguito dell’attesa crisi da insostenibilità dell’indebitamento.

In ambito europeo, l’UE e la BCE a guida tedesca non cedono sulle ricette recessive di austerità, conformi agli interessi del solo capitalismo tedesco, mentre la Grecia probabilmente uscirà dall’Euro, ed è pure probabile che nel tempo la seguano altri PIIGS, per ragioni di insostenibilità strutturale della loro posizione, ossia per effetto sia dell’avvitamento fiscale nel fiscal compact, che dei disavanzi commerciali accumulati verso Berlino, che della crescente competitività, rispetto alle economie periferiche, dell’economia tedesca, la quale attrae da esse capitali, imprenditori e professionisti qualificati dalla periferia europea (questo fatto era noto e prevedibile, perché già aveva creato la crisi monetaria del 1964 e quella del 1992, quindi i padri dell’Euro sapevano di questo effetto). La perdita comparativa di produttività e vitalità dell’imprenditoria italiana deriva anche dal fatto che i regolamenti europei in materia amministrativa, infortunistica, igienica, ecologica e creditizia sono pensati per la grande e media impresa, tipica dell’Europa centrale e settentrionale, e soffocano le piccole e piccolissime imprese, costituenti il 95% dell’industria italiana.

Questo squilibrio ha un feedback positivo, ossia alimenta e amplifica  se stesso (sposta risorse dai paesi periferici alla Germania, e con quelle risorse le Germania aumenta continuamente la propria superiorità rispetto ai partners periferici, accrescendo così il trasferimento di risorse a proprio vantaggio e le strettezze finanziarie, l’impoverimento e la destabilizzazione sociale di questi. L’effetto distorcente dell’Euro sulle bilance dei pagamenti è irriducibile dalla politica e dalle chiacchiere e dagli idealismi. Quindi non vi è via di uscita entro il sistema, che non ammette svalutazioni o altri correttivi. Il sistema dovrà rompersi, prima o poi – ad es., allorché i paesi periferici saranno tanto impoveriti da non poter più assorbire l’export tedesco. Più tardi si rompe, più forte sarà la Germania al tavolo delle trattative per un nuovo sistema, e più deboli saranno gli altri.

 

Possiamo plaudere alla vittoria del più forte e all’eliminazione dei più deboli, nella logica darwiniana della selezione del migliore. Ma, se invece vogliamo sopravvivere, in tale quadro, la assoluta priorità, per ogni governo PIIGS, non è rincorrere lo spread o il pareggio del bilancio, ma attrezzarsi per soddisfare i bisogni primari, materiali (cibo, riscaldamento, trasporti), della popolazione, nel medio termine – ossia prendere misure idonee ad assicurare la sopravvivenza del proprio paese nel verosimile scenario di un dissesto monetario, finanziario e commerciale internazionale. E cercare di mettere in crisi il competitore.

Già nel 2008 gli scambi internazionali, dai quali dipendiamo per materie prime e altro, crollarono del 40% in pochi mesi. Ciò insegna che bisogna attrezzarsi per resistere a una situazione di questo tipo, ma molto più grave. Si tratta di perseguire l’autosufficienza o autonomia nel possibile e nell’essenziale, almeno per la prevedibile durata della crisi. Questa non è, ovviamente, una scelta ideologica di autarchia, ma un’esigenza pratica. Peraltro, si è già abbastanza palesata l’inefficienza e pericolosità di un’organizzazione mondiale dei commerci e della finanza come l’attuale, e la preferibilità di un sistema basato sullo scambio delle eccedenze, con produzioni e consumi, per quanto razionalmente possibile, locali, se non proprio a chilometri zero. In un tale sistema si potrebbe controllare la qualità presso il produttore, si risparmierebbero inquinamento e carburanti per i trasporti, si scoraggerebbe la concorrenza basata sullo sfruttamento di lavoro e ambiente.

 

Le misure da prendersi (alcune anche a livello regionale o subregionale, specie in caso di inerzia del governo centrale) sono ovvie; è augurabile che siano adottate preventivamente, ossia prima di  ulteriori dissanguamenti, prima di un collasso del paese, prima di una uscita passiva dall’Euro; ma è ben possibile che si arrivi a prendere misure di questo tipo per effetto proprio di tali eventi. Ecco le misure che raccomando:

-costituire scorte di oro quale mezzo di pagamento internazionale, nazionalizzando quelle della Banca d’Italia;

-costituire scorte strategiche di ciò che il paese non produce da sé (cibo, materie prime, combustibili e carburanti, pezzi di ricambio, farmaci, etc.);

-efficientare e ampliare la produzione di generi alimentari, rimettendo a coltura terreni dismessi e convertendo a produzioni per alimentazione umana e biocarburanti i terreni coltivati a foraggio (in termini di rendimento nutritivo, il cibo vegetale assorbe 1/9 di quello carnaceo);

-dotarsi della capacità strategica di produrre e ibridare sementi, diserbanti e fertilizzanti senza dipendere da fornitori stranieri;

-dotarsi di capacità strategica di produrre, se necessario in violazione dei brevetti internazionali, le sostanze chimiche e gli apparati tecnologici utili al paese, incluse le apparecchiature elettroniche, informatiche, telematiche e il relativo software;

-ridotarsi di autosufficienza monetaria interna, con una banca centrale a direzione pubblica e interamente nazionale, che assicuri l’acquisto del debito pubblico, e vincoli di portafoglio per le banche di credito; nella situazione attuale, solo un folle o un sabotatore si affiderebbe ai “mercati” o ad istituzioni esterne, etero-guidate e non solidali, per le proprie esigenze monetarie interne e per l’assorbimento del proprio debito pubblico;

-tenersi adattabili alle diverse possibili soluzioni per i rapporti monetari internazionali: unità di conto non monetaria, o valuta internazionale diversa da quella interna, oppure sistema di cambi fissi o variabili – a seconda di come gireranno le cose in ambito globale;

-allestire un sistema di credito e risparmio separato dalle attività speculative e idoneo ad assicurare finanziamento alle attività produttive;

-istituire controlli dei flussi di capitali e di merci (dazi, contingenti), nonché degli acquisti stranieri in ambito domestico (restrizioni agli acquisti di aziende e di immobili);

-abrogare o correggere i regolamenti europei inadatti al tessuto imprenditoriale italiano; assicurare un credito a condizioni confacenti ad esso, in deroga agli accordi di Basilea;

-uscire dall’Euro e dall’UE;

-stabilire un pieno controllo dei confini e dei movimenti in ingresso e in uscita.

 

La precedenza va data agli investimenti per l’autosufficienza, per la realizzazione di impianti industriali e agricoli e per le tecnologie necessarie, nonché alle infrastrutture più utili.  Un tale piano di investimenti andrebbe studiato come piano di rilancio economico dei paesi interessati, ossia non solo come piano di difesa nazionale, ma pure come un’opportunità di uscita dalla recessione con adozione di un modello di sviluppo più sicuro e sostenibile.

 

Incauto è non provvedere in tal senso, dato lo scenario interno e internazionale. Pazzerello è destinare le poche risorse disponibili non a questi investimenti, ma a rincorrere obiettivi contabili imposti da potentati finanziari assolutamente non solidali ma opportunisti, o a interventi a pioggia di tipo demagogico, vetero-democristiano, come quello varato dal governo Monti l’11.05.12. Pazzerello, perché significa lasciare la gente esposta, pur potendosi evitarlo, al rischio di crollo delle condizioni di vita, se non di inedia e assideramento, e lasciare il paese al rischio di un take over per fame. Ma ormai è chiaro che, per qualcuno, lo scopo è proprio questo: con la crisi economica creare la rivolta sociale, con la rivolta sociale giustificare la repressione; poi arriverà il capitale finanziario tedesco vestito da UE a salvarci in cambio di un total surrender del paese periferico a un  MES guidato da Berlino.

 

Intanto, irrazionalmente, si continua a puntare tutte le risorse su modelli che presuppongono solidarietà, coordinamento e tenuta nei rapporti monetari e politici internazionali, e ciò proprio mentre questi presupposti falliscono, uno dopo l’altro, o appare che non erano mai esistiti nella realtà, ma solo nella propaganda europearda e mondialista.

In generale, si seguita a non tener conto dell’esperienza, della storia: tutte le promesse di integrazione o armonizzazione monetaria ed economica sono rimaste inavverate, dalla PAC e dallo SME in poi, anzi hanno aumentato gli squilibri. Pensare che dalle istituzioni europee, espressione di conflitti di esigenze tra diversi modelli socioeconomici, venga aiuto, solidarietà e risoluzione dei problemi, è irrazionale e contrario ai dati storici e all’evidenza del presente.

Anche le promesse di riduzione e riqualificazione delle spese pubbliche sono rimaste irrealizzate, come le promesse di maggiore democrazia e partecipazione alle scelte di fondo, di benefici e stabilità che dovevano automaticamente scaturire dall’apertura dei mercati. Le assicurazioni di uscita dalla crisi, di uscita dalla recessione, di istituzioni capaci di prevenire nuove crisi (Financial Stability Board), sono risultate vane. Il sistema risulta inabile a utilizzare i dati empirici e la logica per riformarsi, correggersi, razionalizzarsi. E’ altamente entropico, salvo intendere che l’andamento in questione sia voluto, nel senso che la scena politica ed economica è dominata non da un regolatore né da leggi equilibranti, ma da attori-profittatori che mettono a profitto le ricorrenti sbandate del sistema e i suoi crescenti scompensi.

Aprirsi agli scambi internazionali anziché chiudersi protezionisticamente è   indispensabile per evitare fossilizzazioni e per stimolare l’innovazione e l’efficienza; ma non è  detto che ciò sia vero in tutte le circostanze, in tutti i modi e in tutti i tempi. Questo è un tempo in cui entra più caos e nocumento che stimoli e innovazioni costruttive. E non potrebbe essere diversamente, in un tempo in cui i mercati sono dominati da una speculazione finanziaria di brevissimo termine.

16.05.12 Marco Della Luna

 

PARTITOCRAZIA, TASSE, SPENDING REVIEW, RIVOLUZIONE

PARTITOCRAZIA, TASSE, SPENDING REVIEW, RIVOLUZIONE

“NOI CONTINUEREMO A MANGIARE SULLA SPESA PUBBLICA, PERCIO’ VOI DOVETE PAGARE SEMPRE PIU’ TASSE, ANCHE OLTRE IL LIVELLO ATTUALE (CA. 70% SULL’EMERSO, 50% SUL TOTALE)”.

 Questo è il messaggio che la politica lancia al popolo con la beffarda spending review di 2,2 miliardi su circa 300 tra spesa per acquisti di beni e servizi e spesa per opere pubbliche – una spesa che è gonfiata grosso modo del 50%, ossia della quale politici e burocrati mangiano circa la metà. Che il gonfiaggio sia di quest’ordine lo dimostrano molti elementi: dalla pratica di moltiplicare il corrispettivo degli appalti in corso d’opera, a quella di moltiplicare il costo delle forniture ospedaliere di molte volte da Milano a Palermo). La politica non rinuncia a rubare e a sprecare perché quello è il suo guadagno e la sua fonte di mezzi per comprare consensi. Perciò parla di pagare le tasse come di un dovere assoluto, metafisico, indipendentemente dall’uso che la politica ne fa:

 “DOVETE PAGARE LE TASSE ANCHE SE NOI LE USIAMO MALISSIMO E SE LE RUBIAMO”.

Se si andasse a sindacare come le spendono, altroché pagargli le tasse, li si toglierebbe in blocco dalle spese. Anche con l’evasione, gli italiani pagano molte più tasse di quanto servirebbero se la partitocrazia non ruibasse e sperperasse. Il problema non è l’evasione, sono le creste e gli sprechi.

Lo Stato è l’azienda della partitocrazia, che attraverso di esso realizza i suoi profitti. Dal punto di vista dei politici, il conto dei profitti e delle perdite di questa loro azienda si presenta così:

A-                   RICAVI

Tributi

Sanzioni pecuniarie

Proventi da cessione di beni e servizi pubblici

 [altri]

+ TOTALE RICAVI

B-                    COSTI PUBBLICI

Oneri finanziari

Costi legittimi: investimenti, spese sociali, spese nell’interesse del paese – per il personale, per acquisti di beni e servizi, per appalti

[altri]

C-                    COSTI POLITICI

Costi illegittimi: spese clientelari per comperare i consensi – investimenti, spese sociali, spese nell’interesse del paese – per il personale, per acquisti di beni e servizi, per appalti

 

 A – B – C = UTILE INTASCABILE DAI POLITICI

+ Finanziamento pubblico dei partiti e dei loro organi di stampa

+ Proventi da corruzione

+ Regalie lecite

-              Sopravvenienze giudiziarie (parcelle legali, pene pecuniarie, risarcimenti passivi)

TOTALE PROFITTI DEI POLITICI ____________

E’ chiaro, dunque, che i partiti hanno interesse ad aumentare continuamente le tasse e le multe, mentre hanno interesse a diminuire la spesa utile per il paese, onde avere più soldi per comperare i consensi e più soldi da intascarsi personalmente. Il rischio di una condanna penale, per il politico, è semplicemente il rischio di impresa, il suo rischio professionale. E i soldi spesi bene, per lui, non sono quelli che producono servizi e infrastrutture utili, ma quelli che vanno nelle sue tasche.

Come naturale, i partiti avversari si uniscono tra di loro nella difesa del loro reddito e potere. Niente è servito a cambiare le cose: non le riforme elettorali, non i cambi di maggioranza, non le indagini giudiziarie, non i partiti di protesta.

Ovviamente, questo sistema non dà alcuna rappresentanza ai cittadini. Quindi lo Stato che abbiamo, con le sue regole, le sue tasse, il suo esattore Equitalia è completamente illegittimo rispetto ai principi costituzionali.

Al contempo, lo spreco di circa 150 miliardi l’anno solo per i due capitoli di spesa suddetti impedisce di fare investimenti e di ridurre il debito pubblico, che esso stesso ha generato. La partitocrazia non rinuncerà mai a rubare, e neppure si lascia sostituire, quindi il paese è condannato.

La soluzione, in astratto, sarebbe una rivoluzione popolare violenta, alla francese, che eliminasse fisicamente la partitocrazia assieme a tutti i suoi ausiliari, e creasse le condizioni sia per la democrazia che per la legalità e per lo sviluppo. Un terzo della popolazione dichiara di sperare nella rivoluzione.

La rivoluzione però non è possibile a causa dei caratteri della società italiana: mancano la fiducia sociale e la lealtà sociale necessarie per fare una rivoluzione, per costituire un movimento rivoluzionario. Per non parlare della mancanza di coraggio fisico e dell’inclinazione al servilismo infedele – altri due tipici tratti nazionali. E anche perché il ceto politico italiano è espressione della mentalità della popolazione generale. Ribadisco conseguentemente il mio consiglio: emigrare coi soldi verso paesi più efficienti.

Quindi, anche considerando i rapporti col contesto europeo e mondiale, l’Italia continuerà il suo declino più o meno rapido e più o meno sussultorio, e che i capitali stranieri potranno rilevarne i pezzi utili con gli avanzi commerciali accumulati, approfittando della crisi finanziaria irreversibile del paese.

La linea sostanziale della governance italiana, da molto tempo, è pertanto quella di cavalcare questo processo e predisporne l’esito, nell’interesse del capitale straniero (soprattutto tedesco) che deve fare questo take-over dell’Italia, coniugando i suoi interessi con le forze reali italiane: partitocrazia, burocrazia, finanza, mafie.

Oggettivamente, sono gli interessi stranieri e quelli di queste forze a venire tutelati e promossi dalle scelte politiche, soprattutto degli ultimi anni: agevolazioni alle acquisizioni di aziende e servizi strategici da parte di capitali stranieri, aumento dei soldi per spesa partitocratica e burocratica (incluse le pensioni d’oro), politiche creditizie che soffocano la piccola imprenditoria italiana normale facendo largo a quella straniera e a quella mafiosa e alla grande distribuzione perlopiù straniera. Questi sono solo alcuni esempi generici, ovviamente.

Nel breve termine, queste politiche “europee” dei governi italiani vanno a dissolvere il risparmio (con tasse, tariffe, inflazione), il reddito e la piccola impresa nazionale, concentrando il denaro nelle mani di banchieri, assicuratori, mafie, così che questi soggetti potranno partecipare, assieme ai capitali stranieri, al take over del paese dopo il suo ormai non lontano collasso terminale. Già circa decine di migliaia di miliardi italiani stanno all’estero, pronti a comperare quando ci saranno le svendite per disperazione.

Ecco spiegata la logica, perfettamente realistica, di politiche economiche altrimenti assurde e inspiegabili, portate tenacemente avanti, dal centro destra come dal centro sinistra, anche dopo il loro fallimento rispetto ai loro scopi dichiarati.

Nella fase finale della “tonnara”, è da attendersi che il governo allora in carica, in linea con alcune previsioni di Paul Krugman, bloccherà il trasferimento del denaro all’estero e limiterà la possibilità di prelevare dai depositi bancari in Italia – questo per facilitare la razzia di assets italiani da parte dei capitali stranieri e delle suddette categorie italiane beneficiarie della politica economica in corso.

15.05.12                     Marco Della Luna

 

LETTERA APERTA AL PM DI SIENA CHE INDAGA SU MPS

LETTERA APERTA AL PM DI SIENA CHE INDAGA SU MPS

Innanzitutto, le mie felicitazioni: avete intrapreso un’indagine coraggiosa e che può essere non solo giusta, ma benefica, può salvare risparmi, stipendi, pensioni, posti di lavoro, il benessere di una provincia.

Disponendo di fonti qualificate, già dal giugno 2011 pubblico sul mio website www.marcodellaluna.info  e altrove articoli sul Monte, sollecitando indagini mirate sull’operato dei vertici di MPS. Il primo si intitola Ora si salvi MPS. Ve li allego per vostra comodità.

Premesso che le ipotesi di reato su cui indagate si realizzano con manipolazioni contabili ricostruibili con “chiavi” specifiche, scrivo la presente per  dirvi di badare che le Vostre indagini non  vengano strumentalizzate per affondare ulteriormente (buttare verso lo zero assoluto)  il valore del titolo onde rilevare il Monte “a gratis” e per darvi  qualche idea e traccia spero utile a questi fini, scusandomi se suggerisco qualcosa che già state facendo, e raccomandando i seguenti accertamenti tecnici, consigliati da stakeholders dell’antica banca:

 

1.Controllare se vi fossero, nel patrimonio di Antonveneta al momento dell’acquisizione da parte di MPS, contenziosi sommersi, ossia  crediti in sofferenza o AD  incaglio oggettivo (secondo i parametri dettati da Banca d’Italia)  ma contabilmente non evidenziati come tali (non posti all’incaglio o in sofferenza), che ne diminuissero il valore; ALLO SCOPO, SAREBBE UTILE CONFRONTARE LE SOFFERENZE RILEVATE DA JP MORGAN NELLA SUA STIMA CON QUELLE, PUR SEMPRE PARZIALI, EMERSE A TUTT’OGGI 

2.Controllare se e da quando, nelle varie gestioni, vi siano contenziosi sommersi in MPS;)  Si tenga presente che mettere un  credito all’incaglio o in sofferenza ha un costo per la banca, in termini di accantonamento, dal 35 al 55% dell’importo del credito, e che quindi una banca in difficoltà può non avere i fondi per compiere questi peraltro doverosi adempimenti; ne risulterebbe un bilancio “insincero”;

3.Controllare se, in considerazione di quanto precede e di quanto segue, MPS abbia “barato” nell’autosomministrazione degli stress tests della BCE, per occultare le proprie criticità;

4.Controllare se vi siano colpe di amministratori, sindaci, organi della Fondazione, di Bankitalia, di Consob, in relazione a mancati controlli e/o interventi sulle omesse contabilizzazioni di incagli e sofferenze, che dovevano farsi in violazione della relativa normativa di Bankitalia;

5.Controllare se, nei precedenti, veloci passaggi di proprietà di Antonveneta, insieme con l’occultamento di sofferenze, si configuri una manovra per gonfiare illusoriamente il valore del titolo onde creare una artata giustificazione al pagare Antonveneta un multiplo (9 contro 2) di quanto effettivamente valeva, a illecito beneficio di terzi da individuarsi, mandando in dissesto il Monte; ANDREBBERO, a tal fine, RICOSTRUITE LE TRANSAZIONI, E LORO SUCCESSIVE DIRAMAZIONI,  ESEGUITE COI PROVENTI DEL PAGAMENTO DELL’ANTONVENETA

6.Controllare se vi siano state, e da parte di chi, operazioni speculative al ribasso – vendite short allo scoperto ANCHE TRAMITE  DERIVATI –  sui titoli  MPS e  Antonveneta, lanciate in previsione dell’imminente crollo delle quotazioni di entrambi i titoli;

7.Controllare se, in caso positivo, per tali operazioni siano state usate le entrate realizzate con la vendita delle azioni di Antonveneta a MPS (finanziare una speculazione contro MPS coi soldi frodati a MPS sarebbe davvero da Guinness dei primati);

8.Controllare se MPS abbia regolarmente contabilizzato e non distratto per fini impropri i fondi previdenziali volontari, c.d. zainetti, dei dipendenti, anche in relazione al fatto che, dal 2011, gli aggiornamenti delle posizioni vengono comunicati ai dipendenti con mesi di ritardo, così come le richieste di anticipi sul montante giacciono a lungo inevase; si tenga presente che MPS è l’unica banca a gestire in proprio (con  patente conflitto di interessi) i fondi previdenziali dei propri dipendenti;

9.Controllare se esistano clienti mutuatari o affidati, riconducibili a medesimi settori di appartenenza, e affidati singolarmente, ma non collegati “a rischio unico” – omissione questa volta a far figurare l’esposizione della banca verso di loro come meno rischiosa;

10.Controllare se MPS tenga nell’attivo di bilancio crediti che in realtà ha già ceduto a terzi (società finanziarie, società-veicolo di cartolarizzazione di mutui  e di recupero crediti), controllati e non;

11.                   Controllare se il grosso dei bad credits, derivante da mutui e altri crediti risalenti al 2007-2009    (periodo di particolare interesse), sia riconducibile all’influenza di qualche specifico socio finanziatore del Monte o a suoi collegati, beneficiari diretti o indiretti dei mutui medesimi; e se sia ravvisabile l’azione di grappolate di funzionari  e dirigenti compiacenti, che poi hanno fatto brillante carriera, sospinti dagli elevati volumi di credito da loro erogati (volumi facilmente quantificabili anno per anno); a tal fine vogliate richiedere al CDA l’elenco dei soggetti censiti con rapporto FO (fornitore) in essere o estinto, onde poter meglio individuare mediatori creditizi eventualmente riconducibili a soggetti interni ed esterni o prestanomi, e relative liste dei mutui intermediati; con tale indagine si evidenzieranno anche i consulenti esterni alla banca, i cui costi molto onerosi andrebbero incrociati con le relative fatture);

12.                   Controllare se vi siano rapporti significativi tra certi ingressi di soci di capitali, certi rapporti politici di tali soci, certi top managers, certe operazioni di credito azzardate;

 13.                   Controllare se il CDA abbia o non abbia comperato i cap, cioè le coperture,  per i mutui a tasso variabile, onde proteggere la banca da variazioni al rialzo dei tassi (prodotto “mutuo variabile con cap”, non più in offerta);

14.                   Controllare perché la Fondazione non è intervenuta a porre freno a operazioni rovinose e palesemente incongrue, come l’acquisto di Antonveneta senza previa due diligence (omissione certamente non dovuta a svista), e perché non sia intervenuta in via disciplinare e correttiva;

15.                   Controllare se sia legittimo e conforme ai fini statutari di beneficenza l’operato della Fondazione anche in relazione all’uso del suo patrimonio e all’affidamento a una discussa banca d’affari americana del collocamento delle azioni MPS da essa già possedute;

16.                   Controllare se vi siano colpe degli organi preposti alla sorveglianza sulla Fondazione, in relazione alla eventuale opportunità di commissariarla;

17.                   Controllare quali siano i veri motivi della scelta di Fabrizio Viola come direttore generale, in considerazione dei negativissimi risultati della sua gestione di Biper Banca (era già bruciato e solo un bruciato poteva accettare di legarsi a una banca ormai pure bruciata o predestinata a una brutta fine?); si noti che Viola, non appena nominato, disse di non sapere se MPS avesse ancora le condizioni per esercitare il credito; e una tale dichiarazione o è frutto di un amore incondizionato della verità, oppure mira a deprezzare la banca;

18.                   Controllare  non solo le operazioni sui conti in essere dei soggetti indasgati , ma anche quelle sui rapporti cessati, che sovente riconducono ad operazioni spot di una certa valenza;

19.                   Controllare in generale tutti i passaggi e incassi di denari, e i loro tramiti e termini; visto che è tutto tracciabile, tracciate tutto; se il Santander ha incassato una plusvalenza dalla vendita di Antonveneta, dovrà documentare dove è finita: se è rimasta entro di esso, è un conto; se, con giri strani, o ad esempio via Cayman Islands, è finito altrove, allora è chiaro che c’è un terzo beneficiario;

20.                   Eseguire i sequestri conservativi dei beni e dei valori dei verosimili colpevoli di reati che abbiano arrecato danni;

21.                   Chiedere l’assistenza anonima di qualche dipendente funzionario, ad integrazione di quanto i vertici di banca e fondazione vorranno fornire,   per superare le difficoltà tecnicistiche negli accertamenti, e per sapere quali armadi aprire (naturalmente ci vorrà personale formatosi nell’una banca e nell’altra);

22.                   Tener presente come, non solo nella malgestione dell’azienda per fini esterni ad essa, ma anche nel rapporto col personale, recentemente riformato in senso assai peggiorativo, e in quello con la clientela, cui si offrono prodotti per investimento sempre più aleatori e a sempre maggiore upfront per la banca, o contratti con clausole comportanti che il cliente cede alla banca la proprietà dei titoli in cui investe (così che, sovente senza capirlo – perché i moduli parlano di un “prestito” – si assume il rischio-banca in caso di default di questa con un premio di rischio del solo 0,1% l’anno),   si concreta  una policy del mordi-e-fuggi, basata sul breve o brevissimo termine. 

Allegati: 1)modulo per “prestito” di titoli; 2) n. 2 articoli miei.

14.05.12

Avv. Marco Della Luna

 

 

, lì

DOCUMENTO DI SINTESI

Documento di sintesi redatto ai sensi della Delibera CICR 4 marzo 2003 e delle “Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti” della Banca d’Italia del 29 luglio 2009 e successive modificazioni

Condizioni economiche
Il servizio prevede il riconoscimento al Cliente di un compenso, calcolato secondo la seguente formula:

ctv x gg x t / 360

dove:
- “ctv” è il controvalore dato dalla quantità dello strumento finanziario prestato moltiplicato per il suo valore di mercato;
- “gg” sono i giorni effettivi di durata del prestito;
- “t” è il tasso di prestito espresso su base annuale in termini percentuali indicato tempo per tempo nel Foglio Informativo disponibile presso tutte le Filiali della Banca e nella sezione “Trasparenza” del sito internet della Banca ( www.mps.it ).

Tale tasso non sarà comunque inferiore a 0,01% su base annua.

Spese per comunicazioni:
- Spese di produzione rendicontazione (1) : 0,00 euro

- Spese di spedizione: secondo la tabella delle tariffe negoziate dalla Banca con i principali operatori del mercato, pubblicata sul sito internet della medesima (
) e disponibile anche presso le filiali della Banca. Sono esenti in caso di invio per canale telematico

Clausole contrattuali praticate al cliente

Art. 1 – Modalità di esecuzione del mandato
1.1 La Banca ha piena discrezionalità ed autonomia, nell’ambito degli strumenti finanziari per i quali il Cliente ha manifestato la propria volontà di renderli disponibili per il servizio in oggetto, di effettuare le singole operazioni di prestito di strumenti finanziari
1.2 La Banca può compiere pertanto tutti gli atti relativi alle operazioni in discorso ed ha piena facoltà, in ogni caso, di valutare se procedere o meno alla conclusione di dette operazioni, di scegliere la controparte contrattuale nonché di decidere la specie e/o i quantitativi degli strumenti finanziari da utilizzare.
1.3 La Banca garantisce al Cliente il buon fine delle singole operazioni di prestito di strumenti finanziari concluse in attuazione del presente contratto.
1.4 Il Cliente prende atto della circostanza che per il prestito degli strumenti finanziari non esiste un mercato regolamentato, quindi le operazioni contemplate nel presente mandato saranno eseguite fuori mercato.

1.1 La Banca ha piena discrezionalità ed autonomia, nell’ambito degli strumenti finanziari per i quali il Cliente ha manifestato la propria volontà di renderli disponibili per il servizio in oggetto, di effettuare le singole operazioni di prestito di strumenti finanziari 1.2 La Banca può compiere pertanto tutti gli atti relativi alle operazioni in discorso ed ha piena facoltà, in ogni caso, di valutare se procedere o meno alla conclusione di dette operazioni, di scegliere la controparte contrattuale nonché di decidere la specie e/o i quantitativi degli strumenti finanziari da utilizzare. 1.3 La Banca garantisce al Cliente il buon fine delle singole operazioni di prestito di strumenti finanziari concluse in attuazione del presente contratto. 1.4 Il Cliente prende atto della circostanza che per il prestito degli strumenti finanziari non esiste un mercato regolamentato, quindi le operazioni contemplate nel presente mandato saranno eseguite fuori mercato.

Art. 2 – Oggetto e durata dei singoli prestiti
2.1 Ogni operazione di prestito potrà avere durata di uno o più giorni lavorativi .
2.2 Ogni operazione di prestito sarà effettuata sulla Giacenza degli strumenti finanziari senza necessità di ratifica alcuna da parte del Cliente.
2.3 La Banca potrà anche prendere in prestito strumenti finanziari che abbiano deliberato lo stacco di cedole o il pagamento di dividendi.
2.4 La Banca non potrà prendere a prestito strumenti finanziari la cui cessione comporti l’obbligo di segnalare a Consob variazioni nelle partecipazioni rilevanti riferite a tali strumenti finanziari.

(1) Includono forfettariamente anche le spese di produzione degli altri documenti e per le altre informazioni: ad esempio, documento di sintesi e contabili; tali spese potranno subire variazioni in relazione al costo effettivamente sostenuto dalla Banca in conformità a quanto previsto dall’art. 127-bis T.U.B. Sono esenti in caso di invio per canale telematico di informazioni e comunicazioni previste ai sensi di legge.

Art. 3 – Operazioni concluse dalla Banca con se stessa
3.1 La Banca è altresì fin d’ora autorizzata, ai sensi dell’art. 1395 cod. civ., a concludere le operazioni di prestito di strumenti finanziari oggetto del presente mandato anche con se stessa, oltre che con soggetti terzi.
3.2 Qualora la Banca concluda con se stessa un’operazione di prestito assume la veste di Mutuatario, rimanendo comunque ferma la garanzia del buon fine dell’operazione di cui al precedente art. 1.3.

Art. 4 – Restituzione di strumenti finanziari equivalenti e Recall
4.1 La Banca si impegna a restituire al Cliente, a conclusione di ciascuna operazione di prestito, strumenti finanziari della stessa specie e quantità di quelli presi a prestito, unitamente ai diritti accessori eventualmente realizzati sui medesimi durante il periodo di durata del prestito.
4.2 La Banca riconosce espressamente il diritto di Recall del Cliente, che potrà essere esercitato, per ogni singola operazione di prestito, su tutti o parte degli strumenti finanziari mediante comunicazione da parte del cliente di ordine di vendita o di trasferimento ad altro Istituto bancario degli strumenti finanziari oppure mediante recesso o risoluzione dal presente contratto.

Art.5 – Durata e recesso
5.1 Il presente mandato è a tempo indeterminato e il Cliente può recedervi in qualunque momento; la Banca potrà esercitare analoga facoltà anche ai sensi dell’art. 1727 cod. civ. dando un preavviso di almeno 30 giorni.

Mandato generale per la conclusione di operazioni di prestito di strumenti finanziari

Sezione I – Premesse

Premesso che:

- la Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. , di seguito denominata Banca, nell’ambito della propria normale attività, intende offrire ai propri Clienti il servizio di prestito di strumenti finanziari (di seguito, il “Servizio” );
- per lo svolgimento del Servizio, la Banca utilizza gli strumenti finanziari di proprietà del Cliente depositati/contabilizzati presso la Banca;
- le parti, con la sottoscrizione del presente mandato intendono stabilire la disciplina di carattere generale per l’esecuzione delle singole operazioni di prestito di strumenti finanziari.
- I rischi del Servizio sono da porre in relazione al trasferimento di proprietà degli strumenti finanziari dal Cliente al Mutuatario fermo restando che la Banca garantisce comunque il buon fine dell’operazione. Ne consegue pertanto che l’unico rischio di credito per il Cliente è l’ipotesi di inadempimento della Banca.
- L’adesione al Servizio non comporta una maggiore esposizione del Cliente al rischio di mercato inerente il valore degli strumenti finanziari prestati, essendo esplicitamente prevista la possibilità per il Cliente di disporre in ogni momento dei propri strumenti finanziari, anche vendendoli.

Sezione II – Conferimento dell’incarico

Art. 1 – Contenuto
1.1 Le premesse formano parte integrante e sostanziale del presente mandato.
1.2 Il Cliente conferisce alla Banca mandato a stipulare, in nome proprio e per conto di esso Cliente, contratti di prestito di strumenti finanziari, utilizzando i propri strumenti finanziari nei limiti della Giacenza, come in prosieguo definita.

Art. 2 – Definizioni e disposizioni preliminari
2.1 Nel presente mandato si intende per:
- Conferma di Prestito: la conferma della conclusione dell’operazione di prestito in un prospetto contenente la specie e la quantità di strumenti finanziari presi a prestito, la data di decorrenza e di scadenza del prestito, il tasso di prestito e la remunerazione spettante al Cliente. La Banca invierà le Conferme di Prestito in forma cumulativa tramite la rendicontazione con periodicità trimestrale di cui al successivo articolo 4.2. Le informazioni in merito ai prestiti ed alle condizioni applicate potranno comunque essere richieste dal Cliente anche giornalmente presso la propria filiale;
- Giacenza: la massa degli strumenti finanziari di proprietà del Cliente depositati/contabilizzati a credito presso la Banca al momento del prelievo di cui all’ art. 3.1;
- Giorno lavorativo: ogni giorno in cui è possibile effettuare l’operazione ed il relativo regolamento;
- Mutuante o Mandante: il Cliente;
- Mutuatario: il prenditore degli strumenti finanziari (la Banca o, a seconda del caso, altro soggetto terzo);
- Recall: il diritto riconosciuto al Cliente di chiedere alla Banca, in ogni momento, la restituzione, in tutto o in parte, degli strumenti finanziari oggetto del prestito.

Sezione III – Disciplina contrattuale delle singole operazioni di prestito di strumenti finanziari

Art. 3 – Modalità di esecuzione del mandato
3.1 La Banca ha piena discrezionalità ed autonomia, nell’ambito della Giacenza, di effettuare le singole operazioni di prestito di strumenti finanziari e conseguentemente essa può liberamente operare senza necessità di acquisire, volta per volta, il preventivo assenso del Cliente e senza alcun obbligo di dar corso a specifiche richieste del Cliente medesimo in merito a termini e modalità di esecuzione di dette operazioni.
3.2 La Banca può compiere pertanto tutti gli atti relativi alle operazioni in discorso ed ha piena facoltà, in ogni caso, di valutare se procedere o meno alla conclusione di dette operazioni, di scegliere la controparte contrattuale nonché di decidere la specie e/o i quantitativi degli strumenti finanziari da utilizzare.
3.3 La Banca garantisce al Cliente il buon fine delle singole operazioni di prestito di strumenti finanziari concluse in attuazione del presente contratto, ponendo anche a garanzia titoli o altri strumenti finanziari. Tali garanzie permarranno anche quando la Banca non riveste la qualifica di Mutuatario, essendo questo rappresentato dal terzo soggetto prenditore degli strumenti finanziari. A tal fine viene acceso un deposito, presso una società del Gruppo MPS, a tutela e garanzia delle operazioni di prestito concluse, denominato “MPSCS/prestito titoli clientela/BMPS” nel quale confluiscono, in forma cumulativa, contante e/o strumenti finanziari per un ammontare pari al controvalore totale degli strumenti finanziari oggetto di operazioni di prestito in essere. Tale deposito, intangibile per finalità ulteriori rispetto a quelle di tutela e garanzia delle operazioni di prestito concluse, verrà alimentato da una società del Gruppo MPS tramite il deposito di contante e/o strumenti finanziari. La medesima avrà cura di garantire la capienza del conto/deposito secondo quanto sopra riportato, con riferimento alla totalità dei prestiti in essere ed alla generalità dei mandati conferiti. Resta comunque inteso che il diritto di voto, gli eventuali proventi degli strumenti finanziari depositati a tutela delle operazioni di prestito titoli, nonché gli altri diritti accessori e gli obblighi su detti strumenti finanziari spetteranno alla società del Gruppo MPS presso cui viene acceso il deposito a tutela dell’operatività.

3.4 Il Cliente prende atto della circostanza che per il prestito titoli non esiste un mercato regolamentato, quindi le operazioni contemplate nel presente mandato saranno eseguite fuori mercato.

Art. 4 – Oggetto e durata dei singoli prestiti
4.1 Ogni operazione di prestito potrà avere durata di uno o più giorni lavorativi .
4.2 Ogni operazione di prestito effettuata sulla Giacenza non necessiterà di ratifica alcuna da parte del Cliente. In caso di operatività di prestito titoli la Banca, con periodicità trimestrale, rende disponibili al Cliente il dettaglio dei benefici maturati dal Cliente e delle operazioni effettuate.
4.3 La Banca potrà anche prendere in prestito strumenti finanziari che abbiano deliberato lo stacco di cedole o il pagamento di dividendi. In tali ipotesi, la Banca effettuerà a favore del Cliente un pagamento sostitutivo del dividendo al netto della ritenuta di cui alla normativa fiscale tempo per tempo vigente.
4.4 La Banca non potrà prendere a prestito strumenti finanziari la cui cessione comporti l’obbligo di segnalare a Consob variazioni nelle partecipazioni rilevanti riferite a tali strumenti finanziari.

Art. 5 – Consegna degli strumenti finanziari
5.1 Il Cliente autorizza la Banca a procedere al trasferimento dei propri strumenti finanziari al Mutuatario a far tempo dalla data di decorrenza che sarà indicata nella Conferma di Prestito.
5.2 Il Cliente autorizza la Banca a compiere ogni formalità necessaria per il suddetto trasferimento.

Art. 6 – Effetti del prestito. Distribuzione dei proventi e diritti inerenti agli strumenti finanziari
6.1 Per effetto di ciascuna operazione di prestito, gli strumenti finanziari oggetto della transazione passeranno in proprietà del Mutuatario, ai sensi dell’articolo 1814 cod. civ.
6.2 Il diritto di voto, i proventi degli strumenti finanziari dati in prestito nonché gli altri diritti accessori e gli obblighi sugli strumenti finanziari spettano, per l’intera durata del prestito, al Mutuatario.
6.3 Le somme corrispondenti agli eventuali proventi realizzati sugli strumenti finanziari saranno riconosciute dalla Banca al Cliente, secondo le modalità stabilite dalle società emittenti gli strumenti finanziari in oggetto, al netto delle ritenute di cui all’art. 4.3, con accredito sul conto corrente n.
intestato al Cliente e dallo stesso indicato.
6.4 Nel caso in cui gli strumenti finanziari oggetto delle singole operazioni di prestito attribuiscano il diritto di ottenere quantità aggiuntive di strumenti finanziari della medesima tipologia di quelli oggetto del prestito ovvero di altra tipologia e/o altri valori e tali strumenti finanziari e/o valori vengano consegnati al Mutuatario nel corso della durata del prestito, la Banca si impegna, anche per conto del Mutuatario, a consegnare al Cliente al termine del periodo di durata del prestito anche le predette quantità aggiuntive di strumenti finanziari e/o valori ricevuti dal Mutuatario.

Art. 7 – Remunerazione
7.1 Per ciascuna operazione di prestito conclusa, al Cliente spetta un compenso calcolato secondo la seguente formula:

ctv x gg x t / 360

- “ctv” è il controvalore dato dalla quantità dello strumento finanziario prestato moltiplicato per il suo valore di mercato;
- “gg” sono i giorni effettivi di durata del prestito;

- “t” è il tasso di prestito espresso su base annuale in termini percentuali indicato tempo per tempo nel Foglio Informativo disponibile presso tutte le Filiali della Banca e nella sezione “Trasparenza” del sito internet della Banca (
).
Tale tasso non sarà comunque inferiore a 0,01% su base annua.
7.2 La Banca effettuerà la ritenuta nella misura prevista dalla normativa in materia fiscale tempo per tempo vigente, in qualità di sostituto d’imposta sulla remunerazione corrisposta al Cliente.
7.3 Tale remunerazione sarà corrisposta alla scadenza di ogni mese solare sulla base delle operazioni di prestito effettuate nel periodo secondo le condizioni per tempo comunicate nelle Conferme di Prestito.
7.4 Resta fermo che le somme riconosciute ai sensi dei precedenti articoli 4.3 e 6.3 non costituiscono remunerazione.
7.5 Per ogni operazione di prestito conclusa dalla Banca in esecuzione del presente mandato non verrà addebitata al cliente alcuna commissione né spesa, ad eccezione delle eventuali spese di spedizione per la rendicontazione di cui al precedente art. 4.2.
Il Cliente prende atto della circostanza che, a fronte del prestito degli strumenti finanziari, non riceverà dalla Banca alcuna garanzia ulteriore rispetto a quella del buon fine delle operazioni di prestito di cui all’art. 3.3.

Art.8 – Operazioni concluse dalla Banca con se stessa
8.1 La Banca è altresì fin d’ora autorizzata, ai sensi dell’art. 1395 cod. civ., a concludere le operazioni di prestito di strumenti finanziari oggetto del presente mandato anche con se stessa oltre che con soggetti terzi.
8.2 Qualora la Banca concluda con se stessa un’operazione di prestito assume la veste di Mutuatario, rimanendo comunque ferma la garanzia del buon fine dell’operazione di cui al precedente art. 3.3.

Art. 9 – Restituzione di strumenti finanziari equivalenti e Recall
9.1 La Banca si impegna a restituire al Cliente, a conclusione di ciascuna operazione di prestito, strumenti finanziari della stessa specie e quantità di quelli presi a prestito, unitamente ai diritti accessori eventualmente maturati sui medesimi durante il periodo di durata del prestito.
9.2 La Banca riconosce espressamente il diritto di Recall del Cliente, che potrà essere esercitato, per ogni singola operazione di prestito, su tutti o parte degli strumenti finanziari mediante comunicazione di ordine di vendita dei titoli, recesso o risoluzione dal presente contratto, ordine di trasferimento dei titoli ad altro Istituto bancario.
Resta inteso che la predetta comunicazione dovrà essere effettuata per iscritto nei modi e con gli effetti della richiesta di disposizione.
9.3 In tal caso la Banca darà esecuzione all’ordine di vendita nei termini ed alle condizioni contenuti nell’ordine medesimo.
9.4 Indisponibilità del titolo per il prestito: il Cliente conviene sin d’ora che non potranno essere prestati i titoli soggetti a qualsiasi tipo di vincolo (a solo carattere esemplificativo e non esaustivo, i titoli sottoposti a sequestro o pignoramento o per i quali sia stata richiesta la partecipazione all’assemblea).

Sezione IV – Disposizioni finali

Art. 10 – Risoluzione
10.1 Il presente incarico e ciascuna operazione di prestito si risolvono, ai sensi dell’articolo 1456 del codice civile, in uno dei seguenti casi:
a) mancata restituzione anche di uno solo degli strumenti finanziari presi a prestito allo scadere di ogni singola operazione di prestito;
b) mancato adempimento di una delle Parti di una delle obbligazioni derivanti dal presente mandato e relative ad ogni singola operazione di prestito.
La risoluzione si verifica di diritto, restando espressamente esclusa la necessità per la parte interessata di effettuare la dichiarazione di cui all’art. 1456, comma 2.
10.2 Il presente mandato si intenderà, inoltre, automaticamente risolto con effetto immediato, qualora:
a) una delle due parti abbia operato cessioni di beni ai creditori ex articolo 1977 cod. civ. o abbia proposto ai creditori altre forme di regolamentazione della propria posizione debitoria, in generale o per una significativa parte dei propri debiti;
b) una delle due parti sia stata sottoposta a fallimento o ad altra procedura concorsuale avente analogo effetto. La parte nei cui confronti si sia verificata una di tali circostanze dovrà darne tempestiva comunicazione alla controparte e fornirle tutte le indicazioni richieste.
10.3 In ogni caso di risoluzione del contratto, tutte le operazioni di prestito in essere si concluderanno automaticamente e la Banca dovrà restituire, per ogni operazione di prestito, gli strumenti finanziari entro il primo giorno di liquidazione successivo alla data di risoluzione, fatto salvo ogni diritto delle parti, ivi compreso il risarcimento degli eventuali danni.

Art. 11 – Durata – Recesso
11.1 Il presente mandato è a tempo indeterminato e il Cliente può recedervi in qualunque momento; la Banca potrà esercitare analoga facoltà anche ai sensi dell’art. 1727 cod. civ. dando un preavviso di almeno 30 giorni.
11.2 Il recesso è efficace dal momento in cui il destinatario ne riceve comunicazione, da effettuarsi mediante lettera raccomandata A.R.
11.3 Il recesso non pregiudica la validità e l’esecuzione delle singole operazioni di prestito già poste in essere, come pure gli obblighi o i diritti delle parti conseguenti a tali operazioni, fatto salvo il diritto di Recall.
11.4 Il recesso dal presente mandato non comporta il recesso da altri servizi di investimento in essere tra il Cliente e la Banca.

Art. 12 – Modifiche al mandato
12.1 Le modifiche al presente mandato o alle singole operazioni di prestito, conseguenti al mutamento di norme di legge o regolamentari, si intendono automaticamente recepite ed efficaci dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni.

Art. 13 – Disposizioni finali
13.1 Per tutto quanto non espressamente disciplinato nel presente mandato valgono le clausole e le disposizioni della documentazione contrattuale sottoscritta tra il Cliente e la Banca con riferimento ai servizi di investimento da quest’ultima prestati (di seguito, il “Contratto” ) di cui il presente costituisce integrazione. In caso di contrasto tra le previsioni del Contratto e quelle del presente mandato, prevarranno queste ultime.

Art. 14 – Legge regolatrice
Il presente mandato è regolato dalla legge italiana.

(firma del cliente) __________________________________

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.p.A.
Filiale di

Ai sensi e per gli effetti degli artt. 1341 e 1342 c.c. il cliente dichiara di aver attentamente esaminato tutte le clausole del presente contratto e di approvare specificamente le seguenti:

Art. 3 – Modalità di esecuzione del mandato;
Art. 4 – Oggetto e durata dei singoli prestiti;
Art. 7 – Remunerazione;
Art. 8 – Operazioni concluse dalla Banca con se stessa;
Art. 9 – Restituzione di strumenti finanziari equivalenti e Recall;
Art. 10 – Risoluzione;
Art. 11 – Durata – Recesso.

(firma del cliente) __________________________________

Strumenti finanziari non disponibili per le operazioni di prestito secondo quanto indicato dal Cliente

Denominazione Strumento finanziario

ISIN

Quantità non disponibile

(firma del cliente) __________________________________

           

Fine modulo

 

STRESS TEST E CONTENZIOSO SOMMERSO: INATTENDIBILITA’ DEI BILANCI BANCARI

La scorsa settimana abbiamo avuto comunicazione che Bankitalia – BCE hanno eseguito lo stress test sulle 5 maggiori banche italiane, e che tutte lo hanno superato. Quanto vale questo risultato e il metodo che lo ha prodotto? Perché i mercati l’hanno bocciato, affondando le azioni bancarie?

Base degli stress test, ossia dei test di solidità delle banche rispetto a possibili shock finanziari, è la consistenza patrimoniale delle banche medesime. Il grosso dell’attivo patrimoniale delle banche è dato, ovviamente, dai crediti verso i clienti e verso gli stati. Quindi il punto di partenza di ogni stress test dovrebbe essere la verifica dell’effettiva sussistenza dei crediti vantati in portafoglio, e del grado di solvibilità dei rispettivi debitori.

Gli stress test sinora condotti, a quanto si capisce, si basano sui dati di bilancio dichiarati dalle banche stesse, e non verificano se essi siano veritieri oppure no: vedi il press release 23.07.11 della BCE. Eppure, molti, recenti e clamorosi episodi di crack finanziari hanno dimostrato che sovente le grandi società (Parmalat, Halliburton, Lehman Brothers), così come fanno le piccole, al fine di ottenere o mantenere crediti o investimenti, dichiarano dati molto migliori di quelli reali. Sappiamo inoltre che tutte le società sono in grado di aggiustare i bilanci, quando serve, e che molte lo fanno (window dressing). Specialmente se il management una corporation sta costruendo una superfrode agli investitori, proprio allora fa bilanci quadratissimi, per attirare gli investimenti! Quindi il prendere per veri i dati  dichiarati dalle banche che si dovrebbe controllare rende gli stress test pressoché inutili, come certificazione di solidità delle banche che lo superano. Se poi si deve controllare se una impresa sia solida oppure no, cioè se si vuole fugare il dubbio che sia pericolante, pretendere di farlo basandosi sui dati che essa stessa dichiara è ridicolo, è un controsenso come chiedere all’oste se il suo vino è buono.

La conseguenza è che l’esito degli stress test non è stato rassicurante. Gli esperti sanno  che chi li esegue non esegue prima un controllo analitico e in proprio soprattutto della qualità e consistenza dei crediti che ciascuna banca ha iscritto nello stato patrimoniale, nonché delle garanzie che essa ha prestato per debiti di altri soggetti (solitamente, società-veicolo da essa controllate) e che sono, o dovrebbero essere, esposte nei conti d’ordine. Ricordiamo che la mancata considerazione di tali fattori di rischio da parte di analisti, società di revisione e autorità finanziarie è stata decisiva per i crack-frodi delle banche americane degli ultimi anni. Vedremo se in Italia si imparerà da quella lezione.

Nella realtà delle nostre banche, in effetti, mi risulta che molti crediti sono stati cartolarizzati, cioè ceduti dalle banche a società terze, ma, allo scopo di simulare una maggiore patrimonializzazione, vengono mantenuti contabilmente nell’attivo patrimoniale col pretesto che le banche partecipano le società cessionarie. Molti altri crediti sono mantenuti in bilancio come esigibili dalle banche, mentre i debitori sono morosi o addirittura insolventi. Traspare un mare di contenzioso sommerso, che le banche, ovviamente nel proprio interesse, non mettono in sofferenza.

Ulteriori fattori di inattendibilità sono i seguenti:

- lo stress test è stato eseguito simulando che i tassi di interesse sul debito pubblico ammontase al 4,8%, quando il giorno dopo era nella realtà arrivato al 5%;
- la legge, dopo la crisi del 2008 ancora oggi autorizza a valutare i titoli in portafoglio all’attivo patrimoniale dei bilanci al valore nominale. E questo ti dice tutto sulla credibilità di tutti i bilanci italiani;
- secondo uno studio condotto per conto dell’Università di Torino, qualora dai bilanci delle maggiori società quotate in borsa si facesse astrazione dalle seguenti voci dell’attivo patrimoniale: immobilizzazioni immateriali (vedi costi correnti capitalizzati per favorire un risultato utile falso), crediti (senza opportune poste rettificative), rimanenze (gonfiate a dismisura per occultare le perdite reali), oltre il 50% delle società quotate o scomparrebbero o almeno verrebbero drasticamente ridimensionate;
- la revisione è tuttora affidata dalle società stesse ai revisori, che vengono retribuiti per le loro prestazioni. Quindi che isano i revisori a denunciare i falsi in bilancio mi sembra assai poco creidbile, visto l’evidente conflitto di interesse.

Con l’attuale normativa europea sono in vigore severe norme per quanto concerne l’indipendenza del revisore

Per fare stress test attendibili, bisognerebbe dunque prima controllare seriamente, con apposite ispezioni della Banca d’Italia, i conti delle banche interessate, togliere dallo stato patrimoniale i crediti convogliati su società veicolo non cedute, togliere quelli inesigibili, ed eseguire gli accantonamenti per quelli da incaglio (accantonamento pari al 35% del credito) e per quelli da contenzioso (accantonamento pari al 50%). Altrimenti i dati patrimoniali del bilancio sono falsi per supposizione di attivi inesistenti e occultamento di passivi esistenti. E ciò, dentro il mondo bancario, è ben noto. Onde la sfiducia verso operazioni di rassicurazione anche se blasonate.

Molte banche, di prassi, a quanto mi si riferisce, in violazione delle disposizioni di Bankitalia, non fanno le suddette quattro operazioni, perché se le facessero la loro patrimonializzazione si ridurrebbe a livelli di default o perlomeno critici per l’operatività. E qui ritorna l’incompatibilità logica di banche e loro controllanti o partecipate, che da un lato dovrebbero essere controllate e disciplinate da Bankitalia, mentre dall’altro lato la controllano come socie. Questo problema si estende alla BCE, partecipata da Bankitalia e co-autrice degli stress test.

 Le società di revisione, che dovrebbero assicurarsi che le banche formulino bilanci veritieri, che rispettino le predette disposizioni e che facciano gli accantonamenti, si rivelano poco attive, se è vero quanto sopra riferito. Per farlo, dovrebbero prendere in mano le singole pratiche, o almeno i tabulati integrali. Ma lo fanno? La Consob, che istituzionalmente ha il dovere di vigilare su di loro, dovrebbe farsi più attenta e penetrante. I controlli devono essere credibili, devono farsi sentire, oppure…

Per fare le cose seriamente, propongo di mandare ispezioni a sorpresa nelle filiali e nelle sedi centrali, richiedendo i tabulati completi dei crediti in essere, con indicazione delle cessioni , per verificare se siano state eseguite o no le debite rettifriche; delle morosità, per verificare se siano stati fatti gli incagli, le segnalazioni e gli accantonamenti prescritti; ma anche per richiedere le pratiche dei debitori ammessi a “benefici” quali dilazioni, sospensioni, differimenti delle rate o degli interessi, onde verificare la condizione patrimoniale e reddituale dei debitori beneficiari, imprese o privati che siano.

Queste sono tutte agevolazioni sponsorizzate dal governo a vantaggio sì dei consumatori-clienti ma anche delle banche, che beneficiano della regolarizzazione figurativa delle posizioni debitorie nel sistema differendo di anni la loro problematicità e ricavandone un’ottima immagine, un’immagine di competenza e coscienziosità e solidità, da spendere anche politicamente.

Infatti molto spesso tali benefici sono mascheramenti di morosità e posizioni insolventi, che andrebbero cancellate dall’attivo patrimoniale o quantomeno controbilanciate con accantonamenti del 35% o del 50% a seconda dei casi. Benefici del tipo “sospensione per 24 mesi dei pagamenti” comportano, per chi è già moroso di massimo 12 rate, che la mora si faccia figurare sanata mentre non lo è, e che altre 12 rate a scadere, che pure non saranno pagate, figureranno pagate. Poiché tali benefici sono stati applicati a milioni di soggetti, se si dovesse sollevare la foglia di fico che essi costituiscono, salterebbe fuori un mare di morosità e inesigibilità di crediti, che pure dovrebbero essere tolti dall’attivo patrimoniale delle banche, o controbilanciati coi predetti accantonamenti. Ma la sospensione finisce, prima o poi, e allora il marcio riaffiora o riaffiorerà. E questa è una mina a scoppio ritardato, che, frazie anche agli incoraggiamenti del governo, ci ritroviamo nella pancia.

Il risultato di tutte queste operazioni di correzione dei bilanci, di riduzione di attivi  fasulli, sarebbe, verosimilmente, il crollo del settore bancario italiano, in quanto illiquido e decotto, gonfio di crdditi inesigibili o ceduti. Se e quanto la cosa emergerà, la capitalizzazione delle banche italiane quotate, già scesa da 222 a 75 miliardi in 4 anni nonostante i cospicui aumenti di capitale, potrebbe scendere alle più oscure profondità. Evitare o rinviare questo esito, è forse l’unica giustificazione del maquillage detto stress test: se  non si maschera lo stato di decozione delle banche, succede il disastro, qualcosa che la politica non saprebbe governare.

Il vecchio carrozziere in pensione, davanti a cui ho letto e corretto il presente articolo, annuisce e conferma: “Sì, ricordo di quando venivano da me gli ispettori della banca centrale a farsi riparare le loro vetture private richiedendomi di fatturare come se avessi riparato automobili delle banche che erano venuti a controllare, su indicazione e precisi accordi con le direzioni di queste. Può immaginare l’attendibilità di quei controlli.”

La via per ristabilire, insieme, la verità economica e l’affidabilità delle banche, esiste, ma è contraria agli interessi dei banchieri, perché espone la natura della loro attività, e qui l’accenno solamente (ampiamente ne ho parlato nei saggi Euroschiavi e La Moneta Copernicana): essa inizia col rilevare che sono omissive le annotazioni di uscita di cassa e di entrata  ( ”accensione” ) di un credito che accompagnano  l’erogazione ( di crediti)  da parte delle banche, perché non riportano che ciò che esce di cassa – il credito, la moneta bancaria – non preesiste all’erogazione, ma è creato dalla banca stessa. mediante l’atto dell’erogazione di credito. Quindi il corrispondente credito con essa generato non è controbilanciato dall’uscita di cassa di denaro o valore preesistente, ma è un ricavo netto, cui si sommeranno i pagamenti di interessi. I risultati di gestione e lo stato patrimoniale dovrebbero essere rivisti di conseguenza. E anche le tasse applicabili alle banche, naturalmente. In tal modo il problema della patrimonialità delle banche sarebbe radicalmente superato, e insieme quello della finanza pubblica. Ma far emergere questi redditi occulti presupporrebbe la rinuncia a usare, come oggi si usa, la moneta e il credito come strumenti per dominare la società e l’economia, anziché per fare il loro bene favorendo loro sviluppo.

20.07.11 Marco Della Luna

ORA SI SALVI M.P.S.

 (N.B.: questo è l’articolo corretto e completo, accidentalmente avevo inserito una versione non definitiva)

Nel settore bancario italiano si moltiplicano i segni di illiquidità. Alcuni primari istituti hanno quasi completamente sospeso le erogazioni di credito. I corsi azionari vanno male o malissimo. Corrono voci che in ottobre o novembre sia probabile un credit crunch tale da precipitare l’economia in una recessione nera e da minacciare i depositi. E’ in corso uno sforzo di ricapitalizzazione. Particolarmente inquietante, per la contraddittorietà esplosiva dei dati, è la situazione di MPS: + 348% dei profitti (dichiarati), ma per contro: sospensione delle erogazioni di mutui, picchiata delle azioni, tagli radicali in tutte le spese, tagli dal 20 all’80% della componente variabile dei premi di produttività per impiegati e quadri dirigenti, ma prima auto-aumento fino a circa del 30% dello stipendio fisso  dei dirigenti centrali (in modo da compensare per sè soli la successiva riduzione del premio variabile), assunzioni di giovani impiegati impreparati a tempo e con salari di fame, un miliardo di debiti verso Esatri per trading elusivo (Sole24Ore del 21.06.11), altissimo tasso di contenzioso con la clientela (contenzioso prevalentemente incorporato con Antonveneta, che fu pagata 9 mld (con un prestito obbligazionario subordinato e con un aumento di capitale quando le quotazioni azionarie erano ben più alte delle attuali) e ne valeva forse la metà. E il peso dell’interrogazione parlamentare sul discutibilissimo collocamento di Casaforte; e il 67,2% di rincaro in un anno del CDS ; e  le facilitazioni proposte ai dipendenti per l’adesione al prossimo aumento di capitale… ma come si fa a chiedere l’adesione di chi hai bistrattato tagliandogli  lo stipendio mentre membri del CDA della Banca vendono i diritti  ( Il Sole 24 Ore 25-06-2011 )?  E voci (non verificabili) di trenta tecnici informatici di Intesa-San Paolo all’opera nella sede centrale senese, mentre la Fondazione MPS, per far cassa e poter così aderire all’aumento di capitale del M.P.S., ha venduto 2,2 mld di azioni privilegiate (che, una volta vendute, per statuto, sono divenute ordinarie, facendo crollare il prezzo in borsa), e ciò  tramite una molto discussa banca speculativa americana accusata di operazioni antisociali su larga scala e di specifiche colpe nel disastro greco, ed a  cui sono state assegnate proprio quelle azioni MPS - ma le fondazioni, ontologicamente aventi scopo benefico, non dovrebbero evitare dipendenze o cointeressenze con…?

Insomma, fatti e dati incoerenti, contraddittori, suggerenti dubbi e sospetti anche su quel + 348%, che, congiunti all’emissione privilegiata, il mercato ha tradotto in un crollo dell’azione MPS ai minimi storici con perdita del 90% sui massimi. Guai se MPS dovesse cedere, se si avviasse un bank rush, o una discesa del rating con una ascesa ulteriore dei tassi di rifinanziamento. Dato il peso strategico di MPS, avremmo un effetto valanga. Un tale rischio va prevenuto dal potere pubblico e semipubblico, anche a costo di un’ispezione e, al limite, di un commissariamento, che però sicuramente non sarà necessario, come non sarà necessario – ma, se lo fosse, il governo dovrebbe intervenire – un sostegno della mano pubblica, anche a spese del contribuente, perché nel suo interesse! E’ prioritario prevenire che, in autunno, in una crisi accentuata di liquidità bancaria che potrebbe partire dagli istituti in parola, il blocco del credito si congiunga a una campagna di rientri dei crediti aperti, in una tenaglia mortale per l’economia di questo già malmesso e demonetizzato paese, soprattutto se non interviene un terzo quantitative easing a differire la crisi.

Date la gloriosa antichità, la dimensione, l’importanza di MPS per il sistema-paese, e dato che dubbi e segni di illiquidità attraversano gran parte del sistema bancario nazionale, ma si concentrano sull’istituto toscano, è in favore di esso che bisogna concentrare gli sforzi. Quindi è impellente, è di primario interesse nazionale, che BCE, BDI e CONSOB intervengano, nelle rispettive competenze, per dissipare quei dubbi, per fare le verifiche del caso e, all’esito, dichiarare che quel + 348% è reale, che nell’attivo sono  stati  contabilizzati i crediti  effettivi e non voci di cartolarizzazioni appoggiate a società veicolo non cedute in quanto utilizzabili come garanzia per  emissioni obbligazionarie, che non si è registrato come liquidità gli anticipi sul portafoglio (fatture, ri.ba.) , ossia che la banca non ha fatto e non intende fare creazione di mezzi monetari a livello di filiali; che non sono spostate ad esercizi futuri spese competenti a questo esercizio;  che non esiste contenzioso sommerso (sofferenze non dichiarate) dannoso per il  bilancio. E anche che la scelta dei dirigenti centrali di finanziare gli aumenti dei propri stipendi con tagli a quelli di quadri e impiegati (cui spettava invece un aumento, sempre se è vero il + 348% di utile ) sia una normale scelta di sfruttamento dei subordinati da parte di chi detiene il potere, e non esprima, piuttosto, la valutazione che il gioco stia per saltare e che pertanto convenga raschiare il raschiabile finché è possibile. Durante questo intervento di controllo, per ovvie ragioni, è opportuno che Mussari stia fuori da Bankitalia.

A un livello più profondo, sociologico, le strategie in atto impongono ulteriori elementi di riflessione.

I tagli dei premi di produttività mentre la produttività è aumentata hanno costituito uno shock per il personale bancario, abituato a rapporti non apertamente iniqui e violenti coi propri vertici. Quei tagli tagliano quindi anche il legame di appartenenza, il senso di essere tutti colleghi, di formare un organico. E’ una rottura psicologica. Ora c’è il vertice, che si è nettamente separato dalla base (inclusi in questa i quadri) con un atto, appunto, iniquo, tale da far percepire a livello viscerale, dai dipendenti, che non vi è solidarietà o giustizia a guidare i rapporti, e che essi sono oramai assets impersonali, beni strumentali, nella logica del capitalismo assoluto (Mussari stesso aveva detto che, senza Dio, non vi è etica). I grandi sindacati generalisti, al solito, non si sono opposti, e anche quelli dei bancari hanno fatto poco e concluso zero. La base non si è ribellata. Ha subito. Ora dunque è chiaro e accettato che i rapporti, se devono continuare, continueranno su quella nuova base.

Primarie banche italiane, come lo stesso MPS, hanno in atto una campagna di sostituzione del personale esperto, formato, maturo (incoraggiato ad andarsene mediante scivoli e accompagnamenti) con personale giovanissimo, sottopagato (intorno agli 800 Euro al mese), con contratti brevi senza adeguata formazione, o meglio con formazione sommaria fatta di pochi slogan e tecnicismi da venditore, focalizzata al collocamento dei “prodotti” voluti dai vertici, ossia, innanzitutto, a)contratti con alto upfront per la banca; b)assets tossici di cui la banca vuole liberarsi. Per non perdere il lavoro, il dipendente si sforza di vendere a tutti i costi senza curarsi della onestà del “prodotto” e della sua corrispondenza al profilo del cliente, e viene frequentemente trasferito per evitare che si incontri con i clienti che si sono fidati di lui e che sono rimasti delusi.

Tale campagna procede in parallelo con una campagna di centralizzazione e proceduralizzazione informatiche: oramai i titolari di filiali non decidono più erogazioni di mutui o condizioni di rapporto, in quanto tali richieste di affidamento sono valutate dalla Direzione Generale tramite processo informatico (Pef) elaborato nelle Filiali e qualsiasi condizione in deroga a contratti standard è sottoposta ad un iter di valutazione da parte degli organi esterni competenti in modo da esautorare la figura del Titolare, storicamente strategica nella fidelizzazione della clientela. I funzionari sono così livellati al basso, in linea con quanto detto sopra. E in generale è livellato al basso l’elemento umano, mentre viene elevato quello della rete informatica e delle procedure standardizzate. Quindi, il senso della ristrutturazione sembra essere quello di avere dipendenti di basso costo e bassa competenza, quel poco che sanno tutto rivolto alla vendita, gestiti e coordinati centralmente da una rete informatica mediante programmi  guidati, una sorta d’intelligenza artificiale autonoma operante su input specifici ben predefiniti che sembra proprio andare a sostituire la professionalità, la mente pensante  di funzionari qualificati.

A che pro sostituire il personale qualificato con quello non qualificato? I vantaggi sono plurimi: costa meno, è meno tutelato, è più ricattabile (con minacce di non rinnovo del contratto o di demansionamento o di trasferimento), ha meno scrupoli morali nel vendere i prodotti più lucrativi per la banca, è mentalmente e comportamentalmente standardizzato (replicanti). Gli svantaggi, in termini di qualità e concorrenza del servizio, sono annullati dal fatto che, tra le banche, non c’è competizione, ma coordinamento, cartello, spartizione del mercato. Se peggiorano il servizio tutte o quasi di concerto, nessuna perde in termini concorrenziali, perché la clientela non ha praticamente scelta. E nessuna perde in termini di quota di mercato, per la medesima ragione. Il conflitto di interessi delle banche che sono anche socie della banca centrale, non è soltanto per il fatto che sono al contempo controllate e controllanti, ma anche per il fatto che le banche centrali da loro partecipate tendono a essere usate come strumento di lottizzazione del mercato.

Considerazione finale: se il sistema bancario si sta ristrutturando nel modo sopra descritto, vuole dire che si prepara ad operare in un mercato e in una società molto più grami e degradati di quelli attuali, anche in termini di livello di legalità e di funzione giudiziaria. Avremo una banca fatta di un Olimpo dirigente d’apparenza (l’Olimpo vero è quello degli azionisti di riferimento, che dettano i loro voleri al scd), che dirige telematicamente un’orda amorale, mutevole e aggressiva di venditori esasperati di “prodotti” equivoci, sempre alla corda per farsi rinnovare il contratto a termine. 

28.06.11

 

 

MUSU, BARNARD, CONCORSO ESTERNO: COME DENUNCIARE IL GOLPE BANCARIO?

 

 

MUSU, BARNARD, CONCORSO ESTERNO: COME DENUNCIARE IL GOLPE BANCARIO?

 Circola una recente denuncia penale che sta facendo sognare molte brave persone, ma che rischia di infliggere una grossa delusione. Per una ragione tecnica. Però non disperate, perché resta una possibilità di azione – correggendo il tiro.

Nel 2005, nella prima edizione del mio saggio €uroschiavi, formulai una denuncia penale per crimini di assoggettamento dell’Italia al potere straniero ed eversione della Costituzione mediante la cessione a privati e a potenze esterne (BCE) della sovranità monetaria. Indicavo come autori dei fatti i vertici politici e le autorità monetarie. Ipotizzavo i reati di cui agli art. 241, 283 e 416 bis (associazione mafiosa). Tra l’altro, scrivevo:

«Attentato all’indipendenza dello Stato (art. 241 CP): [I]. Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo.

Questo reato potrebbe essere stato commesso da quei governanti che illegittimamente hanno donato la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE, e sottoponendo così la Repubblica al potere indipendente e sovrano di organismi privati e, il secondo, addirittura esterno alla Repubblica stessa. La denominazione di “istituto di diritto pubblico” applicata recentemente alla Banca d’Italia è ingannevole e non cambia le cose: per quanto le norme statutarie siano formulate dallo Stato, la gestione e la proprietà sono totalmente autoreferenziali e private.

Attentato contro la costituzione dello Stato (art. 283 CP):  [I]. Chiunque commette un fatto diretto a mutare la Costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.

Questo reato potrebbe essere stato commesso da quei governanti che illegittimamente hanno concorso a istituire il sistema di dominio della finanza privata sullo Stato. »

Qualcuno raccolse il mio suggerimento e presentò una denuncia su questo schema. Ma nel 2006 le istituzioni reagirono prontamente, e si misero al sicuro, con una legge che ha sanato il loro operato passato e futuro. Così l’opera di eversione costituzionale e di sottoposizione dell’Italia a poteri esterni è potuta progredire.

Come hanno fatto, tecnicamente? Hanno modificato il Codice Penale introducendo, nelle fattispecie di reato applicabili, il requisito dell’elemento della violenza. Se non si usa violenza, non si realizza il reato di attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato, o alla Costituzione, etc. E quanto, da parte delle istituzioni, si sovverte la Costituzione o si assoggetta lo Stato a poteri esterni, lo si fa con leggi e trattati, non con la violenza. Così coperti, nello stesso anno, 2006, hanno riformato lo Statuto della Banca d’Italia, per legittimarne la completa privatizzazione.

Ecco, ad esempio, il testo dell’art. 241 nella formulazione modificata (sopra ho riprodotto quella originale):

«C.p. art. 241. Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato [c.p. 4] o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.

La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche.»

Recentemente, l’avv. Paola Musu e il giornalista Paolo Barnard, promotore in Italia della Modern Money Theory, hanno reso noto di aver sporto denuncia penale contro i vertici dello Stato per reati contro l’ordine costituzionale e l’indipendenza dello Stato, commessi attraverso la cessione della sovranità monetaria e politica al sistema bancario privato, o perlomeno a guida privata, intorno a cui ruota l’Euro.

I denuncianti individuano i colpevoli “in particolare nelle persone del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, dei ministri in carica, dei membri del Parlamento che hanno votato le succitate misure di svuotamento democratico dello Stato italiano e della nostra Carta Costituzionale, ciascuno nelle persone attualmente e medio tempore in carica in relazione all’arco temporale interessato, nonché tutte le altre persone eventualmente coinvolte.”

I reati che essi ravvisano sono i seguenti:

241 c.p. attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato;

270 c.p. associazioni sovversive;

283 c.p. attentato contro la Costituzione dello Stato;

287 c.p. usurpazione di potere politico;

289 c.p. attentato contro gli organi costituzionali;

294 c.p. attentato contro i diritti politici del cittadino;

304 c.p. cospirazione politica mediante accordo;

305 c.p. cospirazione politica mediante associazione.

 

Musu e Barnard pare non si siano accorti del suddetto “dettaglio”. La loro denuncia espone fatti che erano reati prima di quella legge del 2006, ma ora non lo sono più (tranne i reati riferibili agli artt. 287 e 294, che però non credo siano realizzati).

Quindi la loro denuncia difficilmente avrà il seguito sperato. Però aspettate prima di gettare la spugna.

L’istituzione di un apparato di potere come il Sistema Europeo delle Banche Centrali o, peggio, come il Meccanismo Europeo di Stabilità, costituisce, sostanzialmente, una eversione radicale delle costituzioni democratiche di molti paesi coinvolti e la loro sottomissione a un potere esterno, autocratico, non democratico. Per il Codice Penale italiano, però, tale attività non integra più i reati suddetti né quello di Alto tradimento (art. 90, 2° comma, della Costituzione, a carico del capo dello Stato). Non integra i detti reati, perché, dal 2006, tutte quelle fattispecie di reato richiedono anche l’elemento della violenza, che è stato introdotto dalla Legge 24/02/2006 n. 85, denominata “Modifiche del Codice Penale in materia di reati di opinione.” In realtà il legislatore non mirava ad aumentare la libertà di opinione, ma a legittimare l’attentato alla libertà e all’indipendenza dello Stato, la sovversione del suo ordinamento, l’eversione dell’ordine democratico, che erano in via di esecuzione.

Riformulando quegli articoli, si  sapeva dove si voleva arrivare: a proibire la rivoluzione ma a legittimare il colpo di Stato, il colpo di palazzo – cioè legittimare la violazione della costituzione da parte del potere costituito. Quindi chi compie una violenza estrema ma usando armi legislative, agisce nel lecito; chi per contro, reagendo contro quella violenza estrema, che subisce sulla propria vita, dignità, libertà, compie una violenza minima, come incendiare cassonetti, ma illecita, quello sì, quello commette reato. Però ha ancora il diritto di suicidarsi. Questo diritto non glielo hanno ancora tolto, né tassato.

Che fare, a questo punto?

Le cose cambierebbero se pm e giudici iniziassero a considerare come violenza, ai fini della ravvisabilità dei predetti reati, anche quella compiuta mediante manipolazioni dei mercati e altri mezzi finanziari, le manovre per far impennare lo spread o crollare i titoli di Stato, e simili. Perciò tecnicamente consiglio a coloro che si dilettano nel presentare simili denunce, di spiegare, nelle loro denunce e memorie aggiuntive, che sussiste l’elemento della violenza, e in che cosa consiste.

Ma c’è qualcosa di ancora più interessante, specialmente in questo periodo di crescente tassazione, di suicidi fiscali, e di riluttanza del potere politico a tagliare la spesa pubblica parassitaria – 60 miliardi solo per tangenti, scrive la Corte dei Conti. Tra sprechi e creste, almeno 70 miliardi se ne vanno ogni anno nelle voci gonfiate di spese per acquisti di beni e servizi.  E almeno altrettanti per appalti pure gonfiati. Dovevano fare la spending review, dovevano applicare i costi standard per porre fine alla moltiplicazione per 5 dei costi da Milano a Palermo, e ora finiscono per concedere, forse, 2,2 miliardi di risparmi, poi forse altri 2. Cioè la politica dice: io faccio buchi nei bilanci perché spreco e rubo, e siccome sprecare e rubare è mio interesse, non smetto di farlo, e i buchi che apro li dovete colmare voi cittadini con le tasse, e se non vi va bene potete suicidarvi.

Però à chiaro che buona parte, gran parte, di quei 140 miliardi di sprechi e ruberie va ad organizzazioni mafiose che manovrano gli appalti e i subappalti assieme alla politica. E allora si può studiare di denunciare per concorso esterno in associazione mafiosa coloro che, come ministri, pubblici amministratori e funzionari di controllo, pur vedendo come molte spese pubbliche sono gonfiate per procurare profitti alla criminalità organizzata, omettono e hanno omesso di impedire tali illeciti, e continuano a mandare avanti quella spesa a spreco e mangerie, e magari ne traggono benefici in termini di voti nelle elezioni.

Ovvio che per redigere una simile denuncia occorre fare un serio lavoro di documentazione contabile.

08.05.12

Marco Della Luna

PREAVVISO DI USCITA DALL’EURO – EURO BREAK UP WARNING

 

PREAVVISO DI USCITA DALL’EURO – EURO BREAK UP WARNING

Il FMI ha ultimamente pubblicato numeri che danno la certezza matematica che l’Italia non può essere risanata e portata nei parametri dell’Eurosistema: è vero che dal 2008 al 2017 sarà leader nell’avanzo primario, ma questo conta ben poco rispetto al fatto che il suo pil, in quel periodo, calerà dell’1,7%, mentre quello USA aumenterà del 20,3, quello francese del 10, quello tedesco dell’8,8, quello cinese del 116. Il rapporto debito/pil italiano peggiora del 13,2%.

Ciò basta a porre l’Italia fuori del circolo dei paesi del Primo Mondo (già nella precedente fase di crescita era rimasta indietro di molti punti dall’Eurozona e dall’America) e ad escludere che possa rispettare il Fiscal Compact (riduzione del 20% all’anno della quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil). Quindi, a breve termine, l’Italia sarà o fuori dall’Euro, oppure governata direttamente dai finanzieri del Meccanismo Europeo di Stabilità, cioè di Berlino, con costi, reazioni sociali, controreazioni repressive, potenzialmente estremi. Anche in Spagna e Grecia le ricette “europee” (cioè quelle dettate dalla Germania a tutela del suo c.d. “modello economico renano”), stanno portando l’economia al disastro. E continuano a venire imposte.

Le richieste di tasse e sacrifici da parte di un governo sono legittime se il governo dimostra che sono necessarie e idonee a un programma realistico e utile al paese. Quelle del governo Monti non sono necessarie, perché il governo dovrebbe prima tagliare spese pubbliche parassitarie e gonfiate, e non lo fa; non sono idonee, perché, conti alla mano, non risolvono la crisi ma paiono aggravarla con l’avvitamento fiscale; inoltre non rientrano in un programma di interesse nazionale, anzi non si capisce nemmeno che fine stia perseguendo il governo, date le grandezze sopra riportate.

I tagli previsti alla spesa pubblica indebita per beni e servizi sono di 4,2 miliardi su un totale di 147, quindi è chiaro che non si liberano risorse per investimenti produttivi né per alleggerimenti fiscali, ma rimane intatto il sistema di produzione di consenso e profitto partitico e mafioso mediante scialo e appalti gonfiati. Item per le opere pubbliche, sistematicamente gonfiate. E per la spesa per un personale elefantiaco e poco efficiente. Tagliare la spesa pubblica parassitaria significherebbe peraltro eliminare quel sistema e i suoi titolari, e ciò è impossibile per un governo che dipenda dai partiti.

Dato quanto sopra, ciò a cui sta lavorando il governo e chi lo appoggia, con tanti tagli e tante tasse, non è, non può essere, un piano di risanamento e rilancio del paese, che essi sanno benissimo essere irrealizzabile; dunque è un piano con un fine diverso.  

Probabilmente è un piano di liquidazione del paese (ossia di raccolta e distribuzione tra potentati esterni ed esterni dei valori in esso presenti: risparmio, proprietà private e pubbliche) e al contempo di sua collocazione, in posizione subalterna, entro una nuova architettura “europea” di poteri reali e formali, con un ampio haircut dei diritti e delle garanzie civili, politici, fiscali, sindacali; e con forte compressione fiscale e bancaria delle piccole imprese italiana, onde far posto nel mercato italiano ad imprese straniere.

Remunerando l’appoggio parlamentare dei partiti politici con la conservazione dei loro privilegi e feudi, si tiene insieme il paese per il tempo necessario a liquidare i suoi assets e a completare  il lavoro di ingegneria sociale. Poi, quando il paese salta, lo si fa cadere in una gabbia appositamente predisposta. Questo mi pare lo scenario più verosimile, anche se spero di sbagliarmi.

Come previsto da Paul Krugman già nel 1991, continua la meridionalizzazione (desertificazione industriale) della periferia europea, ossia continua il processo di concentrazione dei capitali e delle competenze nelle aree, perlopiù tedesche, dove il capitale e le competenze rendono di più, e dove realizzano surplus commerciali che consentono, da un lato, di aumentare il gap di efficienza sistemica, con un continuo calo del costo comparato del lavoro tra Germania e PIIGS (feedback positivo, anziché correttivo, del mercato); e dall’altro lato di fare shopping di assets nei paesi periferici – shopping  ulteriormente favorito, se questi paesi svalutano uscendo dall’euro. Monti e molti altri lavorano a questo processo di riforma del sistema-europa, processo infrastrutturale rispetto a quello sovrastrutturale della riforma giuridica che dissolve gli stati nazionali.

  Per tali ragioni, è strutturalmente prevedibile che l’eurosistema si rompa a breve, e a quel punto è interesse dei PIIGS sciogliersi anche dal Mercato Unico, al fine di poter adottare misure protettive contro il take-over dei capitali tedeschi e altre forme di imperialismo e colonizzazione depredante.

In tale scenario, è ovvio che i cittadini ritengano che le tasse siano non solo eccessive, ma anche contrarie agli interessi della nazione, perché esse vanno a sostenere un’operazione di quel tipo. Se uscire dall’Eurosistema è inevitabile, tanto vale uscire al più presto, prima che il processo di demolizione dell’economia nazionale produca ulteriori danni, e con ancora qualche soldo in tasca. Se ci lasciamo portar via le ultime risorse, dopo saremo in balia del capitale dominante sostanzialmente tedesco, mentre anticipando i tempi potremmo ripartire i danni con i paesi amici. Il popolo e le imprese hanno quindi interesse ad attivarsi per sventare il disegno di liquidazione del paese, rovesciando il tavolo. E a ricordare alla Germania che il Nazismo e la II GM sono conseguenza dell’austerità imposta ad essa stessa per il pagamento dei suoi debiti.  

In termini di senso comune, Monti può essere considerato un nemico dell’Italia perché fa interessi stranieri contro quelli italiani. Però a livello più profondo egli, come pure Napolitano, sta semplicemente assecondando un processo oggettivo, impersonale, probabilmente inevitabile.

Hollande potrebbe allearsi con Berlino concordando di appoggiare la politica economica che Berlino sta imponendo agli altri nel proprio interesse, in cambio di una partecipazione al “bottino” di surplus e di shopping estero che Berlino sta realizzando e realizzerà. Ossia può accordarsi per spartirsi l’Europa con la Germania, inserendo il nord-est della Francia nella grande area industriale centro-europea che assorbe i distretti industriali periferici.

In ogni caso, conviene prepararsi a un cambiamento valutario, quindi alla probabilità che i depositi bancari e gli altri crediti denominati in Euro siano convertiti in Lire o altra valuta, con una forte svalutazione rispetto all’Euro e con una perdita di potere d’acquisto. Contromisure preventive, oltre all’emigrazione, sono a)spostare i depositi in un idoneo paese estero (Svizzera, per esempio); b)convertire i depositi da Euro a valute forti, con scarso debito pubblico; c)investire in valori sganciati dalla valuta italiana.

07.05.12  Marco Della Luna

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