Archivio del mese di maggio, 2010
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“La vita è fatta di mali superflui e di un Bene inevitabile” (per credenti).
“La vita è fatta di beni superflui e di mali inevitabili” (per economisti).
“I mali della vita sono l’interesse che l’essere paga al non essere; solo che il non essere non si presenta mai a riscuotere il capitale” (per filosofi da strapazzo).
TORNA “LE CHIAVI DEL POTERE” Finalmente Koinè Nuove Edizioni ha riedito LE CHIAVI DEL POTERE – come e-book, acquistabile dal sito dell’Editore.
NUOVO LIBRO – FEBBRAIO 2010:
“OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI: l’ingegneria sociale della decrescita infelice” (vedi in questo blog la pagina dell’Errata corrige)
Koiné Nuove Edizioni di Roma, Via della Grande Muraglia 95 – 00144 , presso cui potete prenotare la vostra copia.
La rivoluzione del XXI Secolo è che i popoli sono divenuti superflui e che la loro gestione assomiglia sempre più all’allevamento del bestiame – questo è il Leitmotiv del presente saggio. La tecnologia e la finanza contemporanee, la riorganizzazione del potere politico-finanziario e tecnologico in centri sovrannazionali come nato, Fmi, Bce, onu etc., hanno reso superflui i popoli in quanto masse di produttori, consumatori, risparmiatori, combattenti, elettori legati a un territorio nazionale – gli stessi popoli che, fino a pochi anni fa, erano indispensabili alle singole oligarchie dominanti sui vari territori nazionali per preservare ed espandere il loro potere e le loro rendite. Le conseguenze di tale superfluità sono vaste e radicali, anche in relazione al problema climatico ed ecologico. Esse aprono la via a riforme costituzionali e a operazioni di ingegneria (e chirurgia) sociale senza precedenti, di eccezionale interesse anche pratico per le loro ricadute sulla qualità della vita e sulle prospettive economiche, e che l’autore documenta ed esamina approfonditamente. particolarmente, la recessione economica globale e le pratiche finanziarie e bancarie che la producono sono rivisitate come un possibile strumento, assieme ad altri, per avviare a soluzione i problemi ecologici del pianeta dipendenti dall’esaurimento delle materie prime e dall’inquinamento industriale e civile. Ma anche come uno strumento per agevolare l’instaurazione di una struttura giuridica di governo globale e la sua accettazione, da parte delle nazioni, come unico mezzo per fronteggiare le grandi e incalzanti crisi globali, dal clima alle borse, dalla siccità alla fame. nel superamento dei confini e degli Stati nazionali si nascondono però gravi minacce per la popolazione generale, per i diritti fondamentali e le forme democratiche. in questa ottica e proporzione, appaiono risibili gli spauracchi agitati oggi in italia, dall’una e dall’altra parte, come minacce alla “democrazia”: comunismo, berlusconismo, magistratura politicizzata, magistratura controllata, questione della libertà di stampa, etc.
Pubblicato il: maggio 28th, 2010 under GENERALI.
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Pubblicazioni
LIBRO: “NEUROSCHIAVI“
E’ disponibile in collaborazione con Macrolibrarsi.it , il mio nuovo libro “NeuroSchiavi”
TECNICHE E PSICOPATOLOGIA DELLA MANIPOLAZIONE MENTALE COLLETTIVA E INDIVIDUALE
di Marco Della Luna e Paolo Cioni – Macroedizioni
Pagg. 678 – € 22,50
La società non si autogoverna, ma è gestita – dall’esterno – attraverso strumenti sempre più evoluti. Fin dall’inizio di questo secolo, già colpito da recessione strutturale e da crescente povertà, gli Stati hanno iniziato ad attrezzarsi con strumenti psicologici ed elettronici di controllo e repressione, capaci di gestire un ampio e turbolento malcontento. Il recente progresso tecnologico aumenta sempre più il divario tra il vertice e la base della piramide sociale, dando al primo un ampio spettro di mezzi per un controllo centralizzato dell’opinione pubblica. I governi, soprattutto statunitense e britannico, si attrezzano per inibire e reprimere tecnologicamente il dissenso sociale causato dalla recessione. Si va verso il conformismo imposto e la tecnocrazia.
In uno scenario dove libertà e consapevolezza sono sempre più minacciate, è indispensabile conoscere gli strumenti che le attaccano. Neuroschiavi ha questo scopo. Il libro descrive i meccanismi di condizionamento adoperati nella storia – dal plagio religioso alla propaganda politica, dal marketing e pubblicità fino al controllo elettromagnetico – integrando il piano psicologico con quelli neurofisiologica e sociologico, ponendosi l’esigenza di studiare, comprendere e contrastare l’opera di tali mezzi, a tutela della libertà e del (possibile) benessere proprio e altrui. Un’opera basata su aggiornatissimi progressi scientifici e su conoscenze dirette. Un indispensabile manuale di sopravvivenza e autodifesa in uno scenario di vita sempre più aggressivo e subdolo. Neuroschiavi è un’opera unica per l’ampiezza e l’esaustività delle informazioni che offre sulle tecniche di manipolazione della mente.
LIBRO: “LA MONETA COPERNICANA“
Crisi e maxi-truffe bancarie di Parmalat, Enron, Halliburton, Lehman Brothers etc., diffondono in tutto il mondo insicurezza, recessione, impoverimento. Paradossalmente, proprio nel far ciò, esse palesano la vera natura e la potenzialità rigenerativa della moneta, capace di rilanciare lo sviluppo sano di ricchezza reale ed evitare gli anni bui che altrimenti si prospettano.
Questa potenzialità è stata finora tenuta nascosta dallo stesso sistema bancario che ha generato le bolle finanziarie e i grandi crack. Tenuta nascosta col dogma del sistema bancario come fonte obbligata della moneta e come proprietario del suo valore. E col dogma del debito come peccato di nascita della moneta. Tenuta nascosta per mantenere la società e la politica in un rapporto di dipendenza. La moneta non ha affatto bisogno di nascere da un prestito (debito), come avviene anche col Dollaro e con l’Euro; anzi, solo se nasce senza indebitamento è sostenibile – se nasce con indebitamento, automaticamente distrugge sé stessa attraverso il meccanismo dell’interesse composto: ciò che ora sta succedendo. E, succedendo, rende visibile che:
- le grandi truffe finanziarie, il gonfiaggio delle bolle e il loro scoppio, le fasi di recessione, non sono eventi naturali o accidentali, ma un potente strumento di accumulazione di ricchezza;
- la dottrina economica dominante, sostenuta dal sistema bancario (comprese le banche centrali), sposata dai governi, era non solo erronea, ma strumentale al business delle bolle e delle truffe finanziarie;
- banche e agenzie di rating, nell’inerzia di autorità monetarie e di borsa, hanno inondato i mercati e i mass media di informazioni false per favorire quel medesimo business.
Dietro il crollo del castello della carta-straccia finanziaria, appare un secondo castello, altrettanto pericolante: il castello della carta-straccia monetaria, della banca straccia. È questo il vero pericolo, che la politica e i mass media esitano ancora a menzionare: restare senza moneta.Copernico, dimostrando che al centro del sistema solare è il Sole, e non la Terra, rese possibile una corretta comprensione dei fenomeni astronomici, quindi la fisica moderna. Analogamente questo libro, svelando e provando che non è l’Uomo a ruotare intorno al denaro, ma è il denaro (la banca) che ruota intorno al lavoro dell’Uomo e da esso deriva il suo valore, consente alla società, attraverso una moneta libera da debito, di liberarsi dalla dipendenza da un sistema bancocentrico basato su una scarsità artefatta de lle risorse e divenuto oramai sostenibile solo attraverso continue trasfusioni di denaro sottratto ai contribuenti. Oltre a esporre le basi scientifiche di questa rivoluzione, gli Autori formulano un articolato e concreto piano di risanamento e rilancio dell’economia su basi eque, sostenibili e trasparenti.
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Pubblicato il: maggio 28th, 2010 under PUBBLICAZIONI.
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INGANNO, DEPRESSIONE E CORRUZIONE
LA CRISI E’ ALLE SPALLE – NON CI SARANNO NUOVI SACRIFICI – QUALCUNO HA PAGATO IL MIO APPARTAMENTO A MIA INSAPUTA – AL SALARIA SPORT VILLAGE MI CURAVANO L’ERNIA DEL DISCO.
Hanno mentito e mentono ancora. Hanno mentito quando dichiaravano che l’Euro avrebbe protetto il potere d’acquisto, e all’opposto lo ridusse del 40%. Era così sicuro e conveniente – dicevano – che non solo era superflua una consultazione popolare, ma anzi la gente doveva assolutamente pagare tasse aggiuntive per meritare il privilegio di entrare nell’Euro, nella Moneta Unica.
Mentirono sulla quantità di tasse da pagare per entrare nell’Euro: prima erano 5.000 miliardi di Lire, poi 10.000, poi 20.000. A un certo punto ci dissero che finalmente eravamo nell’Euro, nella Moneta Unica. Ma anche qui mentivano, e ora ce ne stiamo accorgendo: l’Euro non è una moneta unica. Affermarlo, è stata una truffa. Esso è una cosa molto diversa: è un insieme di parità fisse di cambio tra le varie monete partecipanti. E’ come il vecchio Sistema Monetario Europeo, saltato nei primi anni ’90, solo che ha introdotto banconote e spiccioli comuni, per corroborare l’illusione che sia una moneta unica. Non è una moneta unica perché l’Euro viene prodotto dalla BCE e “venduto” ai singoli paesi contro titoli del debito pubblico dei singoli paesi. Ogni paese emette e vende i suoi propri titoli. Ogni paese, ogni debito pubblico, ha il suo rating e paga il suo tasso di interesse: più i suoi conti sono affidabili, meno paga. E le differenze possono essere elevate. Inoltre, le agenzie di rating possono giocare, e hanno giocato, a dividere l’Eurozona ribassando artatamente il rating di questo o quel paese finanziariamente in difficoltà. Si può arrivare a una situazione in cui la BCE dichiari che i titoli di un dato paese dell’Eurozona non siano più utilizzabili per acquistare Euro.
Affinché più paesi facciano una moneta unica, comune, è necessario che emettano titoli del debito pubblico comuni, ossia che unifichino i loro rispettivi debiti pubblici. Che paghino un unico tasso di interesse. Il che ovviamente non è avvenuto e non può avvenire: Germania e Francia non unificheranno mai i loro debiti pubblici con quelli di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia. Ecco perchè fu una vera e propria truffa, gli artifici e raggiri: indussero la gente a pagare loro delle tasse in più, a dare loro dei soldi, con la promessa di un vantaggio che non c’era. Ma sono una classe di truffatori professionali.
Quello che è avvenuto e che era prevedibile e inevitabile, e da alcuni è stato voluto, è che costringere sistemi economici poco efficienti a servirsi della medesima moneta dei sistemi economici più efficienti con cui avevano rapporti di concorrenza e/o di scambio commerciale, ha causato il declino e lo smantellamento dei sistemi economici inefficienti, non competitivi: Grecia, Meridione, Portogallo… Tanto più che, al contempo, arrivava l’attacco competitivo nei nuovi paesi comunitari est-europei nonché della Cina, dell’India, del Pakistan, del Marocco… Tra aree economiche aventi livelli di efficienza e di indebitamento molto distanti tra loro, non ci può essere una moneta comune. Ma non può nemmeno sopravvivere una parità comune, senza ammazzare le aree deboli, non competitive. A meno che queste non prendano il potere politico sull’Unione e non sfruttino colonialmente quelle forti. Quindi l’Euro salterà, in un modo o nell’altro.
Intanto i banchieri portano avanti la loro politica e i loro affari. Ricordate quando le banche, la BCE, erogavano prestiti facili e a minimi tassi? E poi, quando famiglie e imprese si furono indebitate, strinsero i cordoni con Basilea I e Basilea II, mandando a rotoli l’economia? Causando una marea di insolvenze e di pignoramenti? E, quando i costi maggiori finanziari prodotti da questa stretta creditizia, cioè monetaria, e le insolvente, pure da essa prodotte, si tradussero in un generale rincaro dei prezzi, gridarono all’inflazione monetaria, e strinsero ancora di più i cordoni della liquidità, e alzarono ripetutamente i tassi, fino a ottenere il crollo dei mercati finanziari e dell’economia reale nel 2008? Vi ricordate che, allora, diciamo a fine luglio, dall’oggi al domani,contraddicendosi spudoratamente, gli stessi “scoprirono” che c’era un drammatico bisogno di liquidità, e buttarono i tassi a zero? E usarono i governi per far rifinanziare banche e simili coi denari pubblici, cioè con pubblico indebitamento, togliendo i soldi all’economia reale e ai redditi e alla spesa pubblica? E avete notato come, con quei rifinanziamenti, le banche hanno imbastito tra loro un frenetico scambio di titoli finanziari per far risalire artificiosamente i mercati, inducendo risparmiatori fondi previdenziali e di investimento a metterci i loro soldi per rifarsi delle perdite del 2007-2008? E come hanno riportato i bonus dei loro CEO a livelli superiori al crollo delle borse?
Adesso la cosa si ripete: nuovo sacco dei redditi e dei risparmi per trasferire ricchezza al sistema bancario, anziché far pagare le banche autrici e beneficiarie di truffe e speculazioni distruttive.
L’inflazione rialza la testa e la BCE assicura che non tollererà che ciò avvenga. Ossia preannuncia e pregiustifica rialzi dei tassi. Ma sa benissimo che, oggi come prima del 2008, non c’è alcuna inflazione monetaria, proprio perché, al contrario di quanto assume (in ovvia mala fede) la BCE, l’economia reale sta morendo di scarsità di denaro disponibile. Quella falsamente presentata come inflazione da eccesso di moneta, in realtà è l’aumento dei costi finanziari (e conseguentemente dei prezzi di beni e servizi) dovuto appunto alla stretta creditizia di Basilea I, II e III , alla pratica sistematica dell’usura da parte delle banche di credito col tacito consenso delle banche centrali, all’aumento dei costi unitari industriali dovuto a diseconomie di scala (a loro volta dovute alla minor produzione e alla concorrenza cinese). Ma anche al fatto che banchieri e governanti hanno dirottato le risorse monetarie dai consumi, dai redditi, dagli investimenti, dalla tutela dei bilanci pubblici al sostegno delle banche e della speculazione finanziaria, demonetizzando l’economia produttiva e indebitando gli Stati a favore di quella speculativa, e diffondendo insolvenze, fallimenti, licenziamenti.
Ora, con le manovre di aggiustamento dei conti, con nuove tasse, con ulteriori tagli dei redditi e della spesa pubblica, e insieme col rialzo dei tassi, è chiaro che i poteri monetari puntano deliberatamente a produrre una depressione economica di prim’ordine e di lunga durata (una manovra che io interpreto, nel mio recente Oligarchia per Popoli Superflui, come finalizzata a salvare la Terra dall’inquinamento industriale e civile, dall’esaurimento delle materie prime, dalla sovrappopolazione). Ci sono precedenti di decisioni di tal tipo calete proprio dall’alto: come provato dal prof. Richard Werner nei suoi saggi The Princes of the Yen e New Paradigm in Macroeconomics, una cosa analoga il sistema bancario internazionale ha già fatto nel 1991 al Giappone, per tagliare le gambe alla sua economia mediante una brusca ed economicamente ingiustificabile stretta monetaria, che bloccò l’espansione industriale e commerciale di quel paese, e ancora oggi lo mantiene nella stagnazione. E così facendo consentì l’ascesa dell’astro cinese, designato a comperare l’incessante emissione di t-bonds balordi degli USA – USA che erano all’inizio di una lunga e costosissima serie di campagne belliche e di un crescente indebitamento interno ed estero, senza possibilità di pagarlo; quindi avevano bisogno di un alleato economicamente gigantesco per sostenerli dal fallimento – un alleato che andava remunerato per questa sua opera. La remunerazione è consistita nel metterlo in condizione di mangiarsi le economie reali e gli spazi di mercato dei vecchi alleati di Washington, dal Giappone all’Italia.
Quale che sia il fine reale della manovra bancaria per mandare l’Occidente in depressione economica, la realtà di tale manovra è tangibile, comprovata. E i politici, i governi, i parlamenti assecondano tale disegno depressivo. Se si volessero realmente opporre, i governi potrebbero facilmente farlo con operazioni sotto copertura nei confronti della grande finanza e delle sue agenzie di rating, analoghe a quelle che conducono nei confronti del terrorismo non finanziario.
In Italia e in altri paesi ci stupiamo che la classe dirigente politica e burocratica rubi, o mangi, o arraffi, e che lo faccia in modo non accidentale, non isolato, ma sistemico. Ma che altro potrebbe fare, se non questo, una classe dirigente che, nel sistema effettivo dei poteri, è sottoposta al potere finanziario, che è il braccio esecutivo e la maschera sporca di quegli interessi, e che su loro mandato saccheggia e boicotta i popoli che sulla carta dovrebbe rappresentare e amministrare? E’ inevitabile che arraffi queol che può in proprio, oltre a saccheggiare per essi. Non ha lo spazio per fare politica, nemmeno per fare piani di politica economica. Può solo eseguire, e rubacchiare mentre lo fa. Ecco perchè, quando ai leaders politici si chiede che programmi di medio e lungo termine abbiano, essi non sanno rispondere.
In Italia, con la tangentopoli bis, stanno sviando l’opinione pubblica dal male grande (il sistema di sfruttamento da parte dell’oligarchia bancaria) al male piccolo ma più accettabile all’opinione pubblica (la c.d. corruzione dei politici e dei grand commis), la quale quindi viene condizionata a vedere il problema come di una classe dirigente diffusamente disonesta: un problema da risolvere con indagini e sanzioni e più richiami a valori etici.
I popoli, le masse, non sono, proprio perché numerosi, in grado di imparare, di capire, di evitare. Agiscono secondo emozioni, abitudini, imitazione. Altrimenti non sarebbero caduti nella trappola dei prestiti facili né in quella della crisi alle spalle. E non sono nemmeno in grado di coordinarsi, altrimenti avremmo già avuto una rivoluzione violenta negli USA come in Grecia, in Italia etc., contro questi parlamenti e questi governi che depredano le loro popolazioni su mandato dei banchieri, mentendo e ingannando sistematicamente in materia economica. Ma queste rivoluzioni sarebbero del tutto inutili, perché non vi è alternativa, nei nostri tempi, al governare i popoli attraverso lo strumento monetario e bancario, e agli strumenti più specificamente manipolatori. Quindi, se non scoppia la rivoluzione, non perdiamo nulla, tranne il truculento e inverosimile spettacolo del popolo che sfoga la sua indignazione sulle piazze, facendo in pezzi ministri, onorevoli e senatori, boiardi di Stato e tutti gli altri da cui crede di essere stato ridotto in miseria.
17.05.10 Marco Della Luna, Consulente di Liberi Industriali Associati
Pubblicato il: maggio 17th, 2010 under GENERALI.
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NOSTALGIA AUREA
La presente crisi delle valute, la scoperta che il loro sottostante o collaterale – ossia il debito pubblico – è illusorio perché non può essere pagato, da quello americano a quello italiano, greco, giapponese, spagnolo, britannico etc. – resuscita un senso di nostalgica fiducia, non privo di argomenti razionali, verso la copertura aurea delle monete, abbandonata sostanzialmente dal 1929, e definitivamente dal 1971. Dapprima abbiamo avuto la crisi della scoperta che i titoli finanziari erano cartaccia, perché poggianti su sottostanti irreali o finti. Poi abbiamo avuto al crisi della scoperta che i debiti “sovrani” sono perlopiù impossibili da rimborsare. Ora entriamo nella crisi della scoperta che, siccome i titoli del debito sovrano sono ciò con cui si compera il denaro, anche il denaro poggia sul nulla. Quindi pare urgente ritornare all’oro, come base e garanzia del valore delle monete.
Ma, se guardiamo le cose e soprattutto l’homo sapiens, in prospettiva storica, ossia ponendo attenzione al mutare dei suoi giudizi e comportamenti , e della stessa sua percezione della realtà del mondo in funzione del mutare dei suoi stati emotivi, ci è ben presente la sua irriducibile circolarità o pendolarità.
E allora, scetticamente, ci verrà da commentare come segue.
Oggi, sull’onda della sfiducia nella fiat currency, supponiamo si ritorni alla moneta convertibile in oro;
domani, quando la gente/i mercati avranno dimenticato/saranno usciti dallo stato emotivo odierno, sull’onda dell’euforia della prossima ripresa, di oblia lo’esperienza di ieri e, dicendo che il vincolo aureo limita la massa monetaria, si tornerà alla fiat currency;
oppure si sospenderà il diritto a convertire in oro;
oppure si confischerà l’oro ai cittadini (già avvenuto anche questo);
oppure si faranno sparire le riserve auree;
oppure si fingerà che aumentino, per emettere ulteriore fiat currency, in violazione del rapporto di copertura.
Siccome la gente e i mercati non si curano di ciò che non li sta emozionando nel presente, non “sentiranno” la violazione del rapporto di copertura, preoccupati da altro.
Ciò che fa valere la moneta convertibile in oro, dopo il momento iniziale, non è loro e la reale convertibilità in oro , ma il credere che l’oro vi sia,e poi il fatto che gli altri credano che gli altri credano che l’oro vi sia,e dopo ancora la tranquillità e l’abitudine ad accettare la moneta “convertibile” (sulla carta) come moneta buona. L’origine di questa tranquillità nell’accettarla, ossia la copertura-convertibilità iniziale, sarà dimenticata. E l’oro monetario sarà un fantasma.
Perciò è opportuno comperare oro fisico. In segreto.
Ai mercati e i loro interpreti, miopi come sempre, era bastato un anno di recuperi (peraltro molto dubbi, se guardiamo ai voluti effettivi) per ritrovare il sentiment dell’ebete serenità e fiducia nei meccanismi e nei tecnici della stabilizzazione. E nella falsa dottrina economica delle istituzioni, BCE in testa. Ora sanguinino.
Pubblicato il: maggio 16th, 2010 under GENERALI.
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FOTOVOLTAICO AL VERDE
Il business del fotovoltaico è un grossissimo bidone pronto a scoppiare:
-rende solo perché, e finché è, sovvenzionato dalla spesa pubblica (quindi sempre a rischio tagli);
-è un business quindi solo in senso finanziario (trasferimento fiscale dai contribuenti agli investitori);
-non è “verde” perché ecologicamente è passivo (inquina più di quanto faccia risparmiare di inquinamento);
-si basa su piani di 20-25 anni, mentre né in economia né (ancor più) in tecnologia è possibile fare previsioni di questa lunghezza; domani stesso può uscire una tecnologia che soppianta quella attuale abbattendo i costi del 50% o del 90%;
-creare un posto di lavoro in questo settore costa 5 volte crearlo nell’industria “normale”;
-i pannelli fotovoltaici sono di produzione in gran parte non italiana, quindi buona parte della spesa va a beneficio dell’estero.
Però se uno è capace di fare l’investimento e scontare in banca il contratto ventennale di cessione della corrente al gestore monopsonista, incassa i soldi sui ricavi attesi (ma che non ci saranno) e può infischiarsi di quello che seguirà: saranno gli altri a rimetterci, i risparmiatori che avranno acquistato le obbligazioni “verdi” cartolarizzate delle banche finanziatrici dell’operazione speculativa-predatoria.
Guadagnare o non guadagnare dipende, in fondo, dalla forza che uno ha rispetto alla banca, ossia da che percentuale di corrispettivo contrattuale riesce a scontare e a che tasso. Se non ha forza contrattuale con la banca, tutto il profitto (cioè i soldi dei contribuenti messi dallo Stato a disposizione di questo balordo business) se li prende la banca.
Mantova, 16.05.10
Marco Della Luna, Consulente di Liberi imprenditori associati
Pubblicato il: maggio 16th, 2010 under GENERALI.
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NUOVE TASSE, O NUOVA MONETA?
Le analisi sono oramai ampiamente e trasversalmente concordi, da destra a mezza sinistra, da Confindustria ai sindacalisti non ideologici, dagli economisti nazionali a quelli stranieri.
Luca Ricolfi, nel suo recentissimo saggio Il Sacco del Nord (Guerini e Ass. Editore) ha fornito la riprova matematica.
Il sistema paese perde colpi e competitività da venti anni; è ripresa l’emigrazione – non quella dei poveri, ma quella dei più validi, delle imprese, dei capitali e delle tecnologie.
Non dà segni di correzione o di recupero o di reali riforme, nonostante l’alternarsi delle maggioranze di governo.
Deficit e debito pubblici peggiorano, assieme al disavanzo del commercio estero.
Il Sud continua a peggiorare, nonostante sessant’anni di trasferimenti dal Nord per centinaia di miliardi di Euro (ora viaggiamo sui 90 miliardi l’anno).
Questi aiuti sono andati e vanno prevalentemente al clientelismo elettorale e al profitto di comitati d’affari politico-mafiosi; perciò rinforzano parassitismo e il potere delle criminalità organizzata sulla spesa pubblica, sui consigli comunali, provinciali, regionali e sul parlamento e le sue maggioranze.
Quindi la politica dei trasferimenti perequativi è stata ed è controproducente.
L’intermediazione politica, ossia l’intercettazione e l’approfittamento di quell’enorme e costante flusso di trasferimenti, è da sessant’anni il pascolo, il core business della nostra classe politica e di molta imprenditoria collegata, le quali quindi non hanno imparato a fare altro, e in effetti niente fanno per cambiare questo sistema, ma si sforzano di preservarlo e alimentarlo, perché esso è la loro rendita assicurata, finché dura. E’ la rendita che le pone al di sopra e al riparo dei problemi economici del paese, e consente loro di rilassarsi e combattere lo stress al Salaria Sport Village e di consolarsi comprando, a 1/3 del prezzo di mercato, superattici con vista sul Colosseo – nel quale gli schiavi si ammazzano tra di loro e con le belve importate dall’Africa.
Dobbiamo renderci conto di tale realtà: la nostra classe politica, mentalmente e culturalmente, non sa e non è in grado di fare altro che questo. Non risolverà mai i problemi reali, chiunque votiamo. Non se ne andrà mai, nonostante insuccessi e scandali. Si ricicla in perpetuo. Fino ad esaurimento delle risorse del paese.
Quando le avranno esaurite, l’Italia verrà commissariata da istituzioni sovrannazionali, cioè diverrà un governatorato della finanza internazionale (FMI-BCE) come la Grecia. Sarà governata dall’esterno. Già l’11.05.10 l’Ecofin ha discusso di strumenti di controllo preventivo (non più successivo) dei bilanci dei paesi deboli e di sanzioni automatiche come la sotrazione dei fondi perequativi europei.
Questo sistema di potere e consenso, sottraendo al Nord, e soprattutto a Lombardi e Veneti, gran parte del reddito che esso produce, gli ha impedito e gli impedisce di fare gli investimenti necessari a mantenere la competitività sul mercato internazionale, grazie a cui sinora ha potuto produrre abbastanza reddito da sostenere il Sud. Sinora.
Il Sud non è in grado di mantenersi: non è competitivo, produce poco, il suo pil (calcolato sulla spesa) è sostenuto dai soldi che riceve dal Nord, quindi in realtà il suo prodotto è molto meno di quello apparente come pil. Il suo tasso di inefficienza e spreco è misurato da Ricolfi intorno al 50%, contro il 7% circa del Nord. Un posto letto in ospedale a Palermo costa alla spesa pubblica cinque volte più che a Milano, perché ci mangiano in molti.
Il federalismo fiscale (ossia una riforma in base alla quale ogni regione trattiene il reddito che produce, tranne una quota di solidarietà, e spende nei limiti di quanto produce, tranne una quota di aiuto) lascerebbe senza mangiare quei molti. E siccome quei molti votano, e in generale il Sud è il principale bacino elettorale del PdL è prevedibile che il PdL non attuerà mai il federalismo fiscale, oppure che lo attuerà solo sulla carta, per salvare l’immagine della Lega Nord. Bossi e i suoi lo sanno benissimo. Ma in realtà i capi della Lega e degli altri partiti sanno che sta per avvenire un evento che cambierà lo scenario e porrà fine ai trasferimenti dal Nord al Sud indipendentemente dal federalismo fiscale, il quale quindi rimane a sventolare solo come vessillo, a dare speranze ai settentrionali..
L’evento al quale ci si prepara, direi per la fine di quest’anno o per i primi mesi del prossimo, è che il Nord, economicamente indebolito dai salassi fiscali per sostenere il Sud (la recessione, le insolvenze, i dissesti aziendali sono molto più pesanti di quanto dicono i mass media), non produrrà più abbastanza reddito per continuare a sostenere il Sud. Le recentissime misure Ecofin a rinforzo del patto di stabilità (ossia tagli alla spesa pubblica, manovra da 25 miliardi, nuove tasse), aggraveranno le cose.
E allora?
Allora il giocattolo si rompe. Finiscono i soldi per sostenere il Sud, per alimentare il grande centro di spesa improduttiva che è Roma, e per mantenere le rendite della politica – i 400.000 della casta, secondo Stella e Rizzo. Più l’indotto. Unità nazionale e privilegi della casta sono minacciati seriamente. Il Palazzo cercherà nuovi fondi per assicurare continuità al suo sistema, alla sua linfa vitale. Ed essendo esaurita la disponibilità di reddito, si dovrà attingere al risparmio, colpendolo con una forte tassa patrimoniale. E/o si ricorrerà ai prelevamenti sugli attivi di conto corrente (ricordate Giuliano Amato, nel 1992?). E/o all’imposta sulle successioni, recentemente abolita. Prevedibilmente, saranno esentati i cespiti della Chiesa.
Risparmiatori, correntisti, e soprattutto proprietari immobiliari stiano dunque in campana. Anzi, stiano in campana tutti, perché una mazzata fiscale al settore immobiliare, quindi all’edilizia, avrebbe una ricaduta depressiva su tutta l’economia e sull’occupazione. Su tutti quelli che non hanno i mezzi per accedere ai benefici esclusivi del Salaria Sport Village e della vista sul Colosseo, con gli schiavi e le belve che lottano tra loro per sopravvivere. Un Colosseo che va, oramai, da Trento a Palermo.
E siccome il governo Berlusconi non potrebbe compiere tali saccheggi fiscali senza perdere completamente e irrimediabilmente la faccia col suo elettorato, è probabile che sarà sostituito o si faccia sostituire. Che cada o si lasci cadere a breve, aiutato dagli scandali. Che altri debbano assumersi l’onere di scottarsi le dita con le tensioni sociali per togliere le castagne dal fuoco, di varare le impopolari tassazioni, di trasferire sul popolo i costi delle frodi dell’élite bancaria, come ha deciso l’Ecofin. Quali altri? Un governo di emergenza, con Fini, Casini, Montezemolo, Rutelli, Prodi (Goldman Sachs)… e il sostegno di Napolitano. Si parla di elezioni politiche a Marzo.
Vi sarebbe un’alternativa a una simile operazione, anche se buona solo a rinviare il disastro di qualche anno: introdurre non nuove tasse, ma una nuova moneta. Non alternativa, ma aggiuntiva.
Piccola premessa: l’Euro deprime l’economia del Sud perché gli impedisce di esportare merci e di attrarre turismo. Infatti il Sud ha un basso livello di produttività, come abbiamo visto. Quindi non riesce ad essere competitivo nell’esportazione verso paesi più efficienti, come la Germania, la Francia, gli USA, se usa la medesima moneta di questi, o addirittura una moneta più forte. Se usa, cioè, l’Euro. Per recuperare competitività, ha necessità di svalutare. Di praticare la svalutazione competitiva che ha consentito all’Italia di crescere e restare concorrenziale per decenni, nonostante le sue molte debolezze strutturali. Salvo che la crisi nata in Grecia volga in catastrofe, è però difficile che l’Italia esca dall’Euro, o che il Sud, per uscire dall’Euro, si stacchi dal resto d’Italia.
Ma per dotare il Sud di una moneta che gli consenta di divenire competitivo, di esportare, di rilanciare la sua economia, di rendersi più attraente per turisti e investitori – per ottenere tutto ciò, non è necessario che il Sud esca dall’Euro. Basterebbe, concordando coi partners europei le modifiche d’uopo al Trattato di Maastricht e connessi, ricorrere a una soluzione già collaudata in passato, ad esempio dal Regno Unito per sostenere l’economia della Scozia (che sta alla ricca Inghilterra come il nostro Sud sta al Nord). Si potrebbe, cioè, dotare il Sud di una sua banca di emissione – chiamiamola Banca di Emissione Meridionale, o BEM – che, sotto un severo e diretto controllo europeo, emetta una valuta – chiamiamola Sud Euro, o Seuro – convertibile in Euro, libera di fluttuare (cioè di svalutarsi quanto basta) verso l’Euro, avente circolazione legale e forzosa solo entro il Meridione. L’emissione di tale valuta aumenterebbe la liquidità circolante nel Sud, facilitando pagamenti, investimenti e consumi, e alleggerendo il Nord di una buona parte dell’onere per il sostegno al Sud. La facilitazione delle esportazioni e, insieme, degli investimenti avvierebbe prevedibilmente un circolo virtuoso ed espansivo, destando le risorse dormienti del Meridione e trasformando questo da zavorra in fattore di crescita.
Ma ci sono molte resistenze a livello europeo, rispetto al mettere in dubbio, in qualsiasi modo, la pur traballante unità formale europea che ci ritroviamo: è più facile che si giunga ad uno shock, quale, ad esempio, l’insolvenza – default di un grande paese come … l’Italia. Si guardi il caso della Germania: Angela Merkel ha perso le ultime elezioni anche e forse per questo pasticciaccio della Grecia coi suoi conti pubblici taroccati (con l’aiuto della stessa banca che la inguaiava) per fare la cicala qualche anno in più.
10.05.10 Marco Della Luna, autore di Euroschiavi e Neuroschiavi (Macroedizioni), Oligarchia (Koinè Nuove Edizioni), consulente di Liberi Industriali Associati.
Pubblicato il: maggio 11th, 2010 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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MITI DI LEGITTIMAZIONE
Il potere, costituito o costituendo, nel corso della storia, ha risolto in diversi modi il problema di come legittimarsi, ossia di come apparire ed essere accettato dai governati non come semplice potenza di fatto, come imposizione, ma come autorità che va obbedita, giusta. Cioè per come differenziarsi dal mero fatto, divenendo diritto.
I mezzi, o miti, con cui ha ottenuto questo risultato, storicamente, sono i seguenti:
1)Mito teologico: il sovrano è dio, o figlio di dio, o discendente da dio, o nominato da dio (faraoni; mikado; papa; re occidentali); quindi i suoi atti sono legittimi e i suoi comandi vanno eseguiti. L’illuminismo ha eliminato questo mezzo o mito di legittimazione, smascherandolo come superstizione e impostura. Sottoforma aristocratica di questo mezzo di legittimazione è il principio aristocratico: esistono categorie di persone speciali, superiori alle altre per discendenza; ad esse spetta ereditariamente il potere, la ricchezza, un insieme di privilegi.
2)Mito etico: il potere, lo Stato (Stato etico, hegeliano), è legittimo e va obbedito incondizionatamente perché è la sintesi e l’espressione suprema della nazione o della razza o di un ideale indiscutibile (Stati totalitari nazionalisti, nazifascisti, socialisti). Questo mezzo, o mito, di legittimazione del potere è stato confutato da notori eventi storici e dalla considerazione, precisamente formulata da Karl Popper, che lo Stato (la nazione, la razza) non è una persona, un soggetto, ma solo un concetto artefatto, creato come strumento per determinati scopi pratici. Le uniche persone reali sono quelle in carne e ossa.
3)Mito democratico: il potere, lo Stato, è legittimo e va obbedito dal popolo perché esso è espressione della volontà del popolo stesso, che si governa attraverso i rappresentanti che elegge e che creano le leggi, le quali sono scritte, eguali per tutti e vincolanti per il potere. Anche questo mezzo, o mito, di legittimazione è entrato in crisi, perché l’opinione pubblica si accorge che la realtà del potere non corrisponde affatto ai principi di democrazia, eguaglianza, legalità, trasparenza; che il consenso, anche il più ampio, è producibile dall’alto (propaganda, mass media, gestione della scuola); e che il meccanismo della rappresentanza politica non funziona perché gli eletti si costituiscono in casta e rispondono più agli interessi economici-finanziari superiori e concentrati, che a quelli popolari e diffusi..
4)Mito libero-mercatista: gli atti del potere politico, pubblico, statuale (liberalizzazioni, globalizzazione, privatizzazione etc.), indipendentemente dall’attuazione di un effettivo sistema democratico, vanno accettati e sono legittimi, pur se dolorosi e lesivi degli interessi di categorie sociali anche ampie, o di interi popoli, in quanto sono tecnicamente utili alla collettività, ossia in quanto si conformano al libero mercato, che è il sistema in grado di attuare la più ampia ed equa ricchezza globale attraverso l’ottimale allocazione delle risorse. Il libero mercato si esprime e agisce attraverso organismi, soggetti – il sistema bancario, il WTO, la BCE etc. – che non sono democratici, ma sono legittimi e vanno rispettati e lasciati agire liberamente appunto perché emanazioni del libero mercato, quindi giusti in sé. Questo è il mito liberista: il libero mercato legittima gli atti legislativi ed esecutivi che si conformano ad esso in base a un principio di massimizzazione dell’utilità e dell’efficienza. Anche questo mezzo di legittimazione è entrato in crisi poiché si è visto che il libero mercato non esiste, ma esiste un mercato dominato esternamente da grandi monopolisti (della moneta, del credito, dell’energia, delle materie prime, delle tecnologie, dell’informazione, dei trasporti, etc.), i quali lo distorcono a seconda dei loro interessi, perseguono fini di massimizzazione del profitto e del potere propri, non sono trasparenti, gestiscono i partiti politici, quindi si impadroniscono dei poteri e dei controlli pubblici. Il mercato globale che di fatto abbiamo, nel mondo reale, è sostanzialmente l’opposto del mercato libero, e ha effetti opposti a quello che dovrebbe avere il libero mercato: non genera piena occupazione delle risorse e del lavoro, non genera libera concorrenza, non genera trasparenza e controllabilità dal basso, non genera equilibri, ma il contrario di tutto ciò: risorse, mercati, redditi, informazione, forza lobbistica si concentrano in poche grandi mani che creano situazioni di squilibrio, bisogno, crisi, conflitto, scarsità, disoccupazione, inflazione, immigrazione, emigrazione a seconda delle loro convenienze. E che usano l’opacità del mercato da loro gestito e l’asimmetria conoscitiva come strumento per allestire grandi frodi: Parmalat, Enron, Halliburton, derivati finanziari, fino alle false pandemie per il business dei vaccini. Viene quindi meno anche questo mito di legittimazione del potere, e non se ne vede un altro che possa rimpiazzarlo. Pare che non esistano più miti credibili per giustificare, per fare accettare dal consenso popolare, l’esercizio di un potere pubblico che sempre più scopertamente serve grandi interessi privati con sacrificio di quelli generali.
Quali scenari si aprono, allora? Probabilmente, scenari in cui il potere sarà gestito più o meno come già lo gestisce ora una banca centrale o il WTO o l’OMS, ossia nel c.d. isolamento tecnocratico, senza dipendere dal consenso popolare, ma basandosi sugli strumenti e sulle risorse prodotti dalla scienza e dalla tecnica:
-capillare monitoraggio e screening della vita, del lavoro, delle operazioni bancarie, dei dati biosanitari della gente;
-compliance (adeguamento) ottenuta mediante la gestione dell’informazione e il potere condizionante di concedere o togliere l’uso del conto corrente bancario, della carta di credito, della carta dei servizi pubblici;
-ingegneria sociale e manipolazione mentale collettiva, i cui moderni mezzi scientifici ho esposto, assieme al prof. Paolo Cioni, nel recente saggio Neuroschiavi (Macroedizioni, 2009);
-shock and awe doctrine (dottrina dello sgomento), ossia ricorso all’emergenza come mezzo per legittimare atti urgenti e pesanti del potere, del governo, e criminalizzare l’opposizione ad essi, onde poterla reprimere derogando ai principi di libertà e alle garanzie processuali, e poter attuare le misure emergenziale con la conseguente spesa pubblica derogando alle procedure di trasparenza, partecipazione e controllo (spesa militare, spese e appalti senza concorso della Protezione Civile italiana).
Quest’ultimo metodo di legittimazione, a differenza di quelli precedentemente menzionati, non si presenta come legittimazione sistematica, strutturale, di un certo sistema socio-politico; e non si basa sul un progetto evolutivo e di medio-lungo termine; ma si presenta come legittimazione di interventi contingenti, di reazione a un’emergenza del momento, reale o costruita.
Gli esempi sono sempre più numerosi: dalla lotta al terrorismo (legislazione di emergenza, restrizione delle libertà e dei diritti, ampio uso delle intercettazioni, guerra all’Iraq, all’Afghanistan); all’acquisto da Big Pharma di centinaia di milioni di vaccini non testati per la profilassi contro supposte epidemie e pandemie; alla lotta contro le crisi economico-finanziarie (tagli a pensioni, stipendi, spesa sociale; assunzione di vincoli finanziari internazionali che trasferiscono la sovranità economica a FMI, BCE e altri organismi esterni). Tali interventi vengono decisi a tambur battente, calandoli dall’alto sull’onda delle notizie e del panico regolata dalle agenzie di rating e dai mass media, con minimo e breve dibattito politico, scarsa trasparenza, scarsa verificabilità, minima informazione o piuttosto ampia disinformazione dell’opinione pubblica, forte enfasi morale e patriottica, forte business indotto per ristrette cerchie economico-finanziarie. Occorre agire con prontezza e risolutezza, quindi non c’è tempo per procedure democratiche, perché è in pericolo la democrazia, la nazione, o la sicurezza, o l’Euro, o la salute. Viene proposta una figura autorevole di salvatore (Bush, l’Oms, la BCE, il FMI, etc.), che incarna i Valori. Finché il business non è lanciato, opporsi, criticare, è immorale, anche se la maggior parte della popolazione è contraria.
A posteriori, è sovente possibile accertare e spiegare all’opinione pubblica che i fatti presupposti da quell’azione di governo erano inesistenti o costruiti dolosamente ad hoc (legame Iraq-Al Qaida, armi irakene di distruzione di massa, pandemie suina, aviare, etc.), e che gli scopi reali di quegli atti erano assai diversi da quelli dichiarati (profitti per banche, industrie petrolifere, belliche, farmaceutiche; introduzione di strumenti legali per la repressione del dissenso e della libera informazione).
Le misure salvaeuro deliberate dall’Ecofin nella notte tra il 9 e il 10 Maggio scorsi costituiscono un paradigma evoluto di questo metodo di legittimazione: sull’onda dell’emergenza e della paura i grandi tecnici decidono di trasferire sui conti pubblici, a debito quindi dei cittadini e dei consumatori, i danni causati dalle speculazioni e dalle frodi finanziarie compiute dai grandi banchieri. Senza però metter mano ai problemi strutturali dell’Euro e delle divergenti economie dell’Eurozona, né sanzionare e impedire gli abusi delle banche Operano un gigantesco trasferimento di reddito dalla popolazione generale a queste ultime, lasciando operare i fattori che generano le crisi. E mettono sotto protettorato finanziario la Grecia oggi, e domani eventualmente altri paesi deboli.
Al contempo preavvisano che siamo come in un videogame, dove, quando hai sconfitto un mostro, poco dopo ne arriva uno ancora più grosso. In tal modo pre-legittimano ulteriori, futuri interventi nel medesimo senso. Emergenza cronica, ricorrente, sempre dietro l’angolo. Il cittadino deve cedere ai potenti della finanza il frutto del proprio lavoro non per volere di Dio, né per l’autorevolezza dello Stato, né per principio democratico, né per razionalità di mercato, ma per paura della Catastrofe da loro stessi predisposta.
10.05.10 – Marco Della Luna
Pubblicato il: maggio 9th, 2010 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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