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CIRCOLAZIONE FORZOSA PER LA VALUTA BANCARIA
CIRCOLAZIONE FORZOSA PER LA VALUTA BANCARIA:
PRIVATIZZAZIONE FINALE DELLO STATO
Vi è nozione comune e acquisita alla base della moderna concezione dello Stato, ossia l’esistenza di tre poteri: legislativo, amministrativo e giudiziario. Solitamente questi poteri, i loro ambiti e la loro divisione vengono malintesi dai non giuristi, ma nondimeno essi sussistono, sono funzionalmente riconoscibili.
Ma vi è un quarto potere istituzionale (il potere di informazione non è un potere istituzionale), di cui non si fa parola nei libri di diritto e nei dibattiti politici. E’ il potere di monetazione, il potere di indebitare Stato, governo e popolo verso di sé, di creare unilateralmente ricchezza a loro spese. Un cotale potere non poteva che restare nell’inconscio della democrazia, dalla Rivoluzione Francese in poi. E al di sopra di ogni altro potere.
Il denaro, anticamente, era monete d’oro o d’argento, le quali avevano un valore non rappresentativo ma intrinseco, dato dalla quantità del prezioso metallo contenuto nella moneta stessa. In questa forma, il denaro era un bene.
Successivamente, lo Stato impose un valore aggiuntivo a quello intrinseco (ad esempio, la moneta conteneva oro per 50, ma lo Stato imponeva un valore nominale di 100, risparmiando oro), e la differenza tra il valore nominale e quello intrinseco fu chiamata ‘signoraggio’: un ‘guadagno’ che il sovrano si creava unilateralmente col mero battere ed emettere moneta. Era una specie di tassazione anticipata. Il signoraggio induceva, ovviamente, inflazione. Il denaro, in questa forma, resta un bene per una parte del valore, quella dell’oro contenuto nella moneta.
Ancora più tardi, le monete d’oro e d’argento furono rimpiazzate da fedi di deposito aureo. Ossia, i depositari dell’oro –solitamente orefici- emettevano buoni al portatore per determinate quantità di oro, buoni che davano diritto a ritirare ciascuno la quantità d’oro su di esso indicata. Questi buoni erano titoli di proprietà di determinate quantità di oro.
Col passar del tempo, questi proto-banchieri si accorsero che non era necessario mantenere una copertura aurea totale del valore dei buoni emessi, perchè solo una piccola parte dei portatori si presentava a richiedere l’oro corrispondente ai buoni di cui era portatrice. Così prese ad emettere quantità di buoni con un valore nominale complessivamente multiplo di quello della riserva aurea, sicchè questa divenne frazionaria. Ma, con ciò, il buono non è più un buono, una fede di deposito, un titolo di proprietà; bensì è un titolo di credito: il portatore non è proprietario di una quantità di oro depositata presso l’emittente, ma –ben diversamente- ha il diritto di richiedere all’emittente una conversione del buono in oro. La pagabilità del buono dipende quindi dalla solvibilità dell’emittente.
Il successivo passo fu l’introduzione delle banconote convertibili in oro: su di esse stava scritto che, a presentazione della banconota, la Banca Emittente si impegnava a convertirle in oro in favore del portatore, attingendo dalla proprie riserve auree. In questa forma, il denaro è un titolo di credito al portatore, emesso dalla Banca Centrale, e l’oggetto di credito è la dichiarata quantità d’oro (bene fungibile). La copertura aurea restava frazionaria. La convertibilità non era però affatto assicurata, perchè sovente le Banche Emittenti rifiutavano la conversione per ragioni di interesse nazionale (così accadde massicciamente nel 1929).
Nel 1971, l’amministrazione Nixon, per far fronte all’enorme debito pubblico prodotto dalle spese di guerra in Viet Nam, denunciò unilateralmente gli accordi di Bretton Woods e uscì dal gold standard: la Federal Reserve cessò di esser tenuta a convertire i Dollari in oro, e la convertibilità in oro fu abbandonata a livello mondiale (per inciso: questa è la colpa vera, per cui Nixon fu eliminato, non l’affare Watergate, che invece fu la pseudolegittimazione democratica del suo impeachement: rompendo l’ordine monetario mondiale, egli aveva destabilizzato i piani di molte società multinazionali). Da allora, sulle banconote non sta più scritto che la Banca Centrale le pagherà in oro a presentazione. Il denaro divenne un puro legal tender, mera moneta avente corso legale, ossia avente una validità e un valore accettati dallo Stato. Sulle banconote in Dollari statunitensi compare l’affermazione “This note is a legal tender for all debts, public and private”, ossia “Questo biglietto ha corso legale per tutti i debiti pubblici e privati”. Con questo passaggio, la quota di signoraggio sul valore nominale del denaro è divenuta del 100%.
Infine, sulle banconote in Euro non compare, invece, alcuna scritta, alcun impegno o dichiarazione di validità legale della Banca Centrale Europea. Ritorneremo su questo punto.
Orbene, se ci chiediamo: Che cos’è il denaro? la domanda può apparire superflua: che cosa sia il denaro, è ovvio. Lo sanno tutti. Tutti maneggiano i soldi. La domanda è superata dalla prassi, sembra. Ma l’ovvio nasconde una realtà profonda e determinante per la società.
Diversamente da ciò che affermò Aristotele, il denaro non è una misura, nè un’unità di misura, del valore dei beni. Le misure e le unità di misura sono analoghe per natura e contenuto a ciò che misurano. Lo riproducono in una quantità fissa. Il righello riproduce un segmento di linea, ossia di lunghezza. Un misurino riproduce un volume, una quantità di spazio. Un peso per bilancia riproduce, contiene una quantità di peso. Un cronometro produce quantità di tempo. 25 ore sono una quantità di tempo. 25 Euro che cosa sono? Il denaro, invece, non è, non contiene, non produce alcunchè. Non misura alcunchè, perchè non ha alcuna corrispondenza ad alcuna proprietà oggettiva dei beni e dei servizi.
Il denaro non è più una quantità di oro – l’abbiamo già osservato.
Non è nemmeno più una misura di valore aureo, perchè l’Euro, come tutte le principali monete, da Bretton Woods in poi, non è convertibile in oro. Il portatore di una banconota non può presentarsi al suo istituto di emissione e richiedere di cambiarla in oro o in altro bene.
Non è un titolo di credito, una carta-valore, e non lo era anche quando ancora si presentava come un pagherò cambiario, perchè nessuno deve ‘pagarlo’, e perchè una cambiale o un assegno, una volta pagati, perdono valore, mentre la banconota non perde mai valore.
E allora che cos’è?
Molto semplice: è niente, ovvero è un quid arbitrario, un significante senza significato. Anzi, no.
Un importo monetario – ad esempio, € 100 – non è altro che un numero stampato su un biglietto dotato di specifici caratteri di riconoscibilità emesso da un monopolista dell’emissione, il che ne limita l’offerta e ne costituisce la scarsità. Ma ciò equivale a dire che esso è una commodity a sè stante, una fra le molte, le cui proprietà oggettive specifiche sono l’essere accettata come mezzo di pagamento dagli Stati e da altri soggetti, l’essere frazionabile, l’essere omogenea, l’essere fungibile, l’essere conservabile, l’essere portatile e tascabile, l’essere quantificabile a vista, etc. (mentre le proprietà oggettive specifiche del rame, ad es., sono fisiche). E’ una commodity giuridica (diversa dalle commodities fisiche perchè costituita per legge; così come le persone giuridiche sono diverse dalle persone fisiche). Di questa commodity, come di tutti gli altri beni, compreso l’oro, il valore è determinato multifattorialmente –nella logica di domanda e offerta e attraverso la forza dell’economia- dal rapporto di scambio tra essa, le altre commodities del medesimo tipo (le altre divise: tot Yen per un Euro) o di altro tipo (il rame, il petrolio: tot Yen per una tonnellata di rame, tot per un barile di petrolio), gli altri beni non costituenti commodities (un quadro, un’autovettura, una certa casa). Essendo una commodity a limitata disponibilità (essendo, cioè, ‘scarso’, come, per es., il ferro, e a differenza dell’acqua di mare), il denaro ha un valore proprio, intrinseco anche come mera cartamoneta. Un valore, peraltro, variabile e, in astratto, persino azzerabile – proprio come quello di tutti gli altri beni. Propriamente, niente può avere un valore intrinseco, nel senso di assoluto, perchè ogni valore è relativo a una domanda, a un uso.
La vecchia moneta d’oro, come pure quella convertibile, risulta, ora, come avente un valore duplice, perchè è due commodities in una: commodity-moneta e commodity-oro.
E poichè queste due commodities hanno corsi, perlopiù, complementari (essendo l’oro un bene di rifugio quando il denaro si svaluta), l’accoppiamento di quelle due particolari commodities costituisce un binomio avente valore bilanciato e stabilizzante.
La fine della convertibilità aurea comporta non la perdita del valore intrinseco della moneta, ma la perdita di quel bilanciamento intrinseco, di quella proprietà stabilizzante.
Veniamo alla genesi del denaro. Chi lo emette è la Banca Centrale. Essa ne è proprietaria. Ha il diritto esclusivo di emettere moneta.
Indi, lo cede alle altre banche a prestito, contro interesse.
Ma, si noti bene, la Banca Centrale, nel cederlo, non cede qualcosa che abbia un valore (l’abbiamo dianzi visto), nè si impegna a fare o dare alcunchè (non contrae alcuna obbligazione, non è tenuta a convertire il denaro in oro o a garantire che la massa monetaria sia e resterà coperta da un controvalore in oro o altro bene, nè che verrà mantenuta costante); nè trasferisce alcun proprio diritto al cessionario (infatti, il denaro non costituisce un titolo di credito verso terzi, come la cambiale-tratta). Eppure, per questa cessione priva di qualsivoglia valore, essa percepisce un interesse; e un interesse maggiore viene esatto dalle banche non centrali quando prestano il denaro ai clienti.
In essenza, ricevendo denaro, le banche non centrali e tutti gli altri soggetti contraggono un debito, ultimamente verso la Banca Centrale, in cambio di qualcosa che non ha valore. E’ vero che possono rimborsare quel debito usando, di nuovo, il denaro; ma ne devono sempre rendere più di quanto ne hanno ricevuto, a titolo di interesse. E questa quantità aggiunta la devono togliere ad altri.
Il valore del denaro, una volta uscito dalla Banca Centrale, è quindi un valore puramente indotto, ossia basato sull’imposizione legislativa (circolazione forzosa: la legge impone la valuta legale come mezzo non rifiutabile di estinzione delle obbligazioni) e/o sull’aspettativa, nutrita da chi lo accetta in cambio di un bene o di un servizio o di una promessa di rimborso, che esso verrà accettato da altri soggetti, coi quali intende avere rapporti patrimoniali. Ossia, io accetto di essere pagato, per le mie prestazioni professionali, in denaro, perchè mi aspetto che questo denaro verrà accettato dal mio panettiere, dal mio benzinaio etc. Ma questo denaro, che io ricevo e scambio, non è altro che carta stampata con un numero sopra. La mia aspettativa, e quella del panettiere e del benzinaio, inducono, o introducono, il valore. O lo spettro del valore. In questo senso, il valore del denaro non si capisce se non si vede il denaro come oggettivizzazione del tempo, del futuro (anticipazione di ciò che mi aspetto in cambio di esso).
Ciò che avviene quando la Banca Centrale batte moneta, è che essa produce ricchezza per sè stessa senza altra spesa, che il costo di produzione del denaro stesso – ricchezza che viene prelevata, tolta, avocata, dagli altri soggetti, dal popolo.
Questa ricchezza ha diverse componenti.
La prima componente, è il potere di costituire e aumentare autocraticamente, unilateralmente, il proprio potere di acquisto di beni e servizi mediante la produzione di ulteriore moneta (l’emissione, ovviamente, non avviene solo in modo cartaceo, ma anche e soprattutto in modo scritturale, ossia con l’accredito di somme su conti correnti). Essa si traduce nell’indebitamento di tutto il popolo, nel trasferimento di valore dal popolo a coloro che comandano la Banca Centrale, perchè, con l’emissione di nuovo denaro a parità di beni e servizi disponibili nel mercato, questi si procurano potere per acquistare una parte di quei beni e servizi, sottraendo per ciò stesso altrettanto potere di acquisto al resto della popolazione.
La seconda componente, è il potere monetario: aumentando la massa o l’offerta monetaria e modificando il tasso di sconto, è possibile variare il corso delle monete e creare svalutazione, recessione, oppure inflazione, etc. Onde un potere sociodinamico.
La terza componente, è il potere finanziario, che consente alla Banca Centrale di favorire o impedire iniziative politiche (non solo coi finanziamenti elettorali, ma anche con la serrata del capitale, ossia la chiusura dei crediti, che può mettere in ginocchio un Paese, esercitando così coercizione politica) e imprenditoriali (fino a produrre ristrutturazioni del mercato, come si ottiene sostenendo un’impresa specifica che fa dumping per mandare fuori mercato le imprese concorrenti, indi, rimasta sola, diviene monopolista).
Da queste premesse, si capisce che il potere monetario-bancario viene prima, trascende, lo stesso principio del profitto e del mercato, perchè crea e sposta valore e potere senza bisogno di dare in cambio un corrispettivo; e si capisce perchè esso è il vero potere sovrano, dominante su quello politico, che da esso discende – si capisce perchè il mondo, da secoli, è dominato da un’oligarchia bancaria. E perchè questo dato di fatto, sebbene logico e semplice a capirsi, non sia spiegato nelle scuole nè dai partiti politici.
La funzione dello Stato, in questa struttura dinamica, è essenzialmente quella di imporre, o indurre, il valore del denaro (denaro che, altrimenti, sarebbe solo carta stampata) e il monopolio della sua emissione in favore della Banca Centrale.
Ciò viene ottenuto coll’imposizione del corso legale forzoso, ossia coi seguenti mezzi:
a) garantire il monopolio dell’emissione della moneta in favore della Banca Centrale;
b) accettare per ogni pagamento, dovuto allo Stato (tributi, sanzioni etc.) quella medesima moneta, e quella sola;
c) pagare ogni proprio debito (stipendi, pensioni, indennità etc.) solo con quella medesima moneta.
Lo Stato, in questo sistema, si comporta come un generatore di energia in un circuito elettrico: crea una differenza di potenziale tra l’estremità che paga in moneta, e quella che si fa pagare in moneta; inoltre, trasmette al popolo la sensazione che il denaro sia un valore reale; ne consegue l’induzione di un flusso: la circolazione monetaria.
L’Euro si differenzia dalle monete tradizionali perchè, diversamente da queste, non reca alcuna scritta esprimente l’affermazione che sia valuta avente corso legale. E’ questo uno stratagemma giuridico delle istituzioni europee per preparare la giustificazione legale a non accettarlo più, in futuro e alla bisogna, come moneta di estinzione dei debiti pubblici?
La storia del denaro, dalla moneta aurea, attraverso il signoraggio, la convertibilità aurea, Bretton Woods, Nixon, fino all’anonimato dell’Euro, è fondamentalmente la storia dell’affrancarsi e del prevalere del potere monetario rispetto a ogni altro potere.
L’indagine deve quindi dirigersi verso lo studio dell’organizzazione e del comando sulle Banche Centrali dei vari Paesi, e soprattutto sul rapporto di potere tra esse e i rispettivi governi. Ad esempio, la Banca Centrale Europea, come quella Italiana, si governa da sè, è indipendente dal governo nel decidere in fatto di emissione di nuova moneta e nel fissare i tassi di sconto – sostanzialmente, è comandata da grandi banchieri privati, che attraverso essa condizionano le istituzioni. Al contrario, la Bank of England è subordinata al governo britannico, e precisamente al Ministero del Tesoro. E forse è questa la non divulgata ragione, per la quale la classe politica britannica è restia ad aderire all’Euro. Aderire all’Euro significa nongià entrare in una grande famiglia di popoli europei -questo è l’argomento usato per entusiasmare i popoli-, bensì accettare la sovranità diretta di determinati gruppi privati sulla propria finanza, economia, società.
Come abbiamo visto, lo svuotamento del valore della moneta – prima quello intrinseco, poi quello giuridico, fino alla sua riduzione a mero numero stampato su carta filigranata – è avvenuto attraverso diversi passaggi, è stato graduale. Pochi si sono accorti di ciò che avveniva ogni volta. Nessuno, credo, ha rifiutato i Dollari dopo che su di essi è sparita la scritta “pagabile al portatore”. Nessuno si è accorto, che l’Euro ha perso persino la scritta “questa banconota ha corso legale”. Il sistema ha assorbito ogni singolo atto di svuotamento del denaro grazie al fatto che ciascuno di questi atti interveniva in una circolazione già esistente di denaro, dotata di una sua inerzia.
Ultimamente, i governi, e soprattutto i governi-fantoccio che rappresentano direttamente gli interessi bancari e che sono costituiti da uomini delle banche, stanno imponendo, gradualmente, con divieti e limitazioni all’uso della moneta legale (del contante), la circolazione forzosa non della valuta legale (dell’Euro, cioè), ma della valuta scritturale bancaria, del credito bancario (carte di credito, assegni, bonifici, etc.) in sostituzione della valuta legale. Che quindi cessa di essere valuta legale.
La valuta legale a circolazione forzosa è, oramai, quella prodotta direttamente, a costo zero, senza copertura, senza controlli pubblici, dai banchieri privati. Lo stato, che dona ai banchieri la potestà di emettere e di ritirare la valuta legale privata, è oramai loro diretta proprietà.
Pubblicato il: aprile 5th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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IL DISSESTO DELLE BANCHE
Roma, 2 Aprile 2008 – AgenParl – La Bafin (l’istituto di controllo delle banche in Germania) e la Goldman Sachs concordano su una stima delle perdite derivanti dall’attuale crisi finanziaria per cifre comprese fa i 500 ed i 600 miliardi di dollari, in gran parte dovute alle insolvenze sui prestiti “sub-prime” ed alle relative conseguenze sui cosiddetti derivati. Per quanto ci si riferisca a cifre pari a circa un terzo del PIL italiano, tuttavia si tratta solo di ipotesi riguardanti l’immediato presente, cifre che non tengono in nessuna considerazione l’effetto valanga dei derivati stessi entro qualche mese o qualche settimana; quando, negli Stati Uniti, comunque ben prima delle prossime presidenziali, gli hedge funds strangoleranno le banche. E’ vero che in Europa l’esposizione per i sub-prime è stimata solo al 10% del totale, ma, anche qui, gli analisti vogliono farsi sfuggire un particolare non piccolo: se c’è recessione o anche solo insufficiente sviluppo, anche l’area dei debitori in difficoltà tenderà a crescere in maniera esponenziale. In Italia, ad esempio, le banche vantano modestissime sofferenze, semplicemente perché i prestiti difficili sono stati fatti uscire dai bilanci cartolarizzandoli e cedendoli alle società di recupero crediti. Infatti, le banche registrano poche sofferenze, ma le esecuzioni forzate autorizzate dai tribunali sui beni dei debitori sono raddoppiate quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le banche conoscono la situazione e, infatti, si stanno attrezzando, anche con le rinegoziazioni e i “nuovi prodotti” ad affrontare i problemi autorizzando o contrattando periodi di sospensione dei pagamenti. In questo modo non ci sono effetti sullo stato patrimoniale delle banche creditrici. In realtà le banche, quando non ricevono le rate dei mutui e dei prestiti non perdono quasi nulla, semplicemente registrano mancati guadagni. Si sa che il numero dei debitori – famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni locali – che non riuscirà a mantenere gli impegni è destinato ad aumentare; ma le banche temono, come è già successo in USA e Gran Bretagna che i risparmiatori, presi dal panico, si riversino presso gli sportelli per ottenere la restituzione dei depositi. Ora, la liquidità in possesso del sistema bancario è una frazione minima dei valori in gioco, ma le banche non vogliono dire la verità sul proprio funzionamento, vale a dire sulla possibilità di sopportare senza problemi il mancato pagamento delle rate dei mutui e dei prestiti, perché ciò cambierebbe tutte le regole del gioco. Basterebbe impostare i bilanci delle banche in modo più razionale – evitando di confondere i depositi e le passività – per ottenere una informazione trasparente sui costi effettivi che le banche affrontano nell’emettere un prestito. Non dovrebbe meravigliare, pertanto, se, nell’immediato futuro, il sistema bancario elaborerà ulteriori strategie per congelare i debiti più difficili non cartolarizzati o esternalizzati. In questo modo si creerebbe una situazione simile a quella che già esiste per le tasse: i lavoratori regolari a reddito fisso le pagano anche per quelli che le possono evadere. Occorrerebbe, quindi, approfondire l’argomento, per arrivare, finalmente, ad una riduzione generalizzata e non selettiva dell’indebitamento verso le banche che potrebbe restituire capacità di acquisto a tutte le famiglie con effetti positivi per tutto il sistema economico e produttivo. Non ci sono, al momento, altre strade di recupero dei redditi dei cittadini e, infatti, molte delle prospettive lanciate durante questa campagna elettorale, non sono altro che promesse irrealizzabili. Se non si cambierà l’approccio alla politica economica, dopo le elezioni occorreranno nuovi, inutili e gravosi sacrifici a fronte di redditi insufficienti e situazioni sempre meno governabili.
Pubblicato il: aprile 5th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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SE GLI EUROSCHIAVI SI RIBELLANO …
INTERVISTA
Il nuovo saggio economico-politico Marco Della Luna, €uroschiavi (Arianna Macroedizioni, 2005 – 2006), ha fatto centro. Ha venduto migliaia di copie con la prima edizione (mediamente un saggio, in Italia, vende circa 1.500 copie), ed è alla seconda edizione, aggiornata e ampliata. La tesi centrale del libro si può così riassumere: il sistema bancario privato, con la copertura dello Stato, ogni anno attraverso le tasse e altri mezzi defrauda i cittadini di centinaia di miliardi di Euro, ed è questa appunto la prima causa dei nostri mali economici e dell’eccessiva pressione fiscale.
Ma vi è di più: da questo libro-bomba, il 25 Aprile scorso è sorta un’associazione, il Comitato di Liberazione Monetaria (www.colimo.org), che sta raccogliendo migliaia di aderenti e che si prefigge nientemeno che una radicale riforma monetaria con un risparmio per la collettività di circa 90 miliardi di Euro l’anno e di far pagare le tasse alle banche. E’ così, avv. Della Luna?
Sì. Il governo potrebbe, se solo volesse, invece che rimettere le mani nelle tasche dei lavoratori, immediatamente, risparmiare circa 90 miliardi di Euro l’anno. Il che significa tagliare le tasse, non tagliare i servizi, fare infrastrutture, ricerca, innovazione. Ma questo è solo l’inizio. Lo Stato può e deve recuperare migliaia di miliardi di Euro dalla Banca d’Italia e dai suoi azionisti privati. Praticamente tutto il debito pubblico, che è di circa € 1.500 miliardi.
E perché il governo non lo fa?
Beh, è guidato da uomini del sistema bancario…. Il governo precedente aveva iniziato a farlo con la nazionalizzazione della Banca d’Italia.
Una cosa per volta, per favore… da dove vogliamo cominciare?
Dal disavanzo di bilancio, o deficit, dello Stato. E’ il problema più impellente, secondo il governo, la BCE e la Commissione Europea. Il deficit di bilancio si ha quando le uscite sperano le entrate. Lo Stato spende più di quanto incassa. Quest’anno, il deficit è del 4% circa.
Lo Stato finora ha colmato questo deficit comprando denaro dalla banca centrale di emissione, la Banca d’Italia (che ora è inserita nel Sistema Europeo delle Banche Centrali) e pagandolo con titoli del debito pubblico gravati di interesse (a carico dello Stato, ovviamente). Anno dopo anno, questa emissione di titoli del debito pubblico per comperare denaro da Bankitalia ha prodotto un debito pubblico pari al 106 % del p.i.l. Ossia, l’enorme indebitamento pubblico dell’Italia nasce così: un anno il 3, un anno 5, un anno l’8%… tutti si sono sommati, e ora abbiamo un indebitamento del 106%. La media europea è il 60%. La BCE, le società di rating, la Commissione Europea ci ‘impongono’ di ridurre il deficit entro il 3% e il debito al 60%. Da qui tasse a non finire che hanno ammazzato l’economia (grazie anche alla globalizzazione), quindi hanno depresso il p.i.l., quindi hanno peggiorato il rapporto deficit/p.i.l., e via così, in una spirale di autodistruzione.
Fin qua tutto è chiaro. E voi che cosa proponete?
Per cominciare, che lo Stato smetta di pagare il denaro alla Banca d’Italia al valore facciale. Che smetta, per es., di darle un bot da 100 Euro più gli interessi per una banconota da 100 Euro che a Bankitalia costa 0,3 centesimi a produrla. Che gliela paghi 0,4 centesimi o che se la stampi in proprio – come stampava i biglietti di 500 Lire e come conia in proprio gli spiccioli. Automaticamente il disavanzo sparirebbe.
Ma ciò non causerebbe inflazione, anzi, svalutazione della moneta?
No, perché la quantità di moneta circolante non aumenterebbe. Diminuirebbe solo l’indebitamento pubblico. Quindi diminuirebbero le tasse. E, siccome le tasse sono costi che si scaricano sul prezzo dei prodotti e dei servizi, il potere d’acquisto della moneta sarebbe protetto, anche qualora la minor pressione fiscale aumentasse la domanda di beni e servizi – una domanda che oggi è molto debole, e che andrebbe sostenuta per rilanciare l’economia, come tutti gli economisti dicono. Perché, vedete, noi non abbiamo una tendenza inflazionistica, che consiste in una situazione in cui la domanda cresce più dell’offerta di beni e servizi, quindi il denaro perde valore. Noi abbiamo una situazione opposta, in cui la domanda ristagna o si abbassa perché la pressione fiscale e tariffale fa salire i costi dei beni e dei servizi e produce così sfiducia nella gente e perdita del potere di acquisto. In altre parole, l’economia soffre di scarsità di denaro, non di eccesso. Ogni commerciante ve lo può confermare!
Ma Bankitalia garantisce il valore delle banconote, le copre con oro, le cambia in oro se mi presento a un suo sportello… quindi è giusto che lo Stato, noi, gliele paghiamo.
Quella è la menzogna che si fa credere alla gente e agli imprenditori, per coprire i traffici incostituzionali con cui si derubano i lavoratori, i risparmiatori, i pensionati, i contribuenti. Bankitalia non copre e non garantisce affatto le sue banconote. Né lo fa la BCE o la Federal Reserve Bank Corporation col Dollaro. E non le converte in oro. Si limita a stamparle, a stampare pezzi di carta, e a farseli pagare dallo Stato, ossia da noi, dai contribuenti, mille volte quel che le costa stamparle, in modo che guadagna enormemente a nostre spese, senza produrre alcunché, sottraendo quindi alla gente potere d’acquisto. Ci si chiede dov’è andato il potere d’acquisto che abbiamo perso nel passaggio all’Euro. Ebbene, è andato nelle tasche dei soci delle banche che emettono l’Euro.
Mi scusi, ma se non è la banca di emissione a garantire il valore della moneta, chi lo garantisce?
Era vero fino agli anni ’20 del secolo scorso. La copertura aurea non serve e non si usa da decenni. Oramai tutti sanno che il valore della moneta è dato dalla produzione e scambio dei beni e dei servizi – dalla forza dell’economia. Dal lavoro, ultimamente, e dal consumo. Ossia, il valore della moneta, dell’Euro per esempio, dipende dal lavoro e dal consumo della gente, del popolo che lo usa. Ecco perché è ingiustificato che lo Stato paghi il valore della moneta alla Banca d’Italia, che la emette. Bankitalia si limita a stampare la carta, le banconote. Il valore glielo diamo noi. Però, attraverso lo Stato e le tasse, i proprietari di Bankitalia ci costringono a pagarlo a loro.
Però la Banca d’Italia è dello Stato, quindi i suoi profitti rimangono allo Stato, o no?
No. In violazione dell’art. 3 proprio statuto, Bankitalia è proprietà di banche private e assicurazioni private al 95%; solo il 5% è dell’Inps. In testa le Assicurazioni Generali col 44%. I profitti dovrebbero essere ‘girati’ quasi interamente allo Stato, ma non risultano come attivo in bilancio perché vengono pareggiati mediante l’iscrizione al passivo il valore della moneta circolante (ciò vale anche per la BCE), come se la banca emittente fosse tenuta a cambiare la moneta in oro a richiesta del portatore, ma ciò non è più, dal 1929 circa. Quindi i profitti non vengono girati allo Stato.
E dove finiscono?
Il presidente del Comitato di Liberazione Monetaria, ing. Argo Fedrigo, ha ripetutamente mostrato in televisione una dichiarazione di una banca delle Cayman Islands che indicava di tenere presso di sé due conti segreti della Banca d’Italia. Fedrigo sostiene che quello sia uno dei canali di esportazione dei suoi profitti. Ha esortato la Magistratura a indagare e si emesso a disposizione. Ma esistono molti canali per far sparire e riapparire i soldi intorno al mondo: le indagini su Clearstream ed Euroclear avevano iniziato a farli ‘emergere’. Tra parentesi: i soldi della mafia, del narcotraffico, dei mercanti d’armi, delle tangenti, etc., non circolano certo per le banche normali. Esistono servizi appositi in paradisi bancari esenti da ogni indagine. Quando i governanti ci raccontano che certe norme sulla trasparenza bancaria sono necessarie per combattere il riciclaggio del denaro sporco della mafia, mentono – sanno benissimo che non è là che si ricicla il grande denaro sporco. Lo scopo di quelle norme è quello di spiare il patrimonio del cittadino per spolparlo meglio in favore …
… dei proprietari di Bankitalia?
Indovinato! Lei ha vinto una verifica fiscale premio sui suoi conti correnti. Se pubblica questo articolo, poi, ne avrà altre. Congratulazioni. Ancora un punto: è illegale che Bankitalia sia di proprietà privata, perché l’art. 3 del suo Statuto stabilisce che essa deve essere di proprietà pubblica almeno al 51% e che le sue quote possono essere cedute solo a enti pubblici. Ebbene, quando l’Iri ha privatizzato le tre banche di interesse nazionale, proprietarie di quote di Bankitalia (Bnl, Comit e Crit), ha lasciato che queste quote finissero in mano di privati. Anzi, ultimamente la Bnl è stata comperata da Paris Bas, una banca francese – la quale, come prima mossa, ha chiuso la direzione centrale della Bnl a Roma. Ora comanda Parigi.
Chi era presidente dell’Iri al tempo di quelle privatizzazioni?
Romano Prodi.
Quindi non c’è da sperare che il Governo Prodi cerchi di porre rimedio a quegli ‘errori’, che cerchi di recuperare la sovranità monetaria, tutte quelle centinaia di miliardi, che nazionalizzi Bankitalia…
Matematicamente impossibile. Infatti, ha immediatamente arrestato il processo di nazionalizzazione avviato con la riforma fatta dal governo precedente e ha fatto molte altre cose per le banche e contro la gente, contro i lavoratori, soprattutto. Il Governo Prodi, in effetti, è un governo di alti esponenti delle banche d’affari internazionali, della Goldman-Sachs in particolare. Vuole che scenda nei dettagli biografici dei vari personaggi?
Meglio di no, oggi ho già vinto un’ispezione fiscale, non mi va di prendermi anche una querela. La probabilità di essere processati aumenta in proporzione al quadrato dell’avvicinamento alle verità scomode e nascoste, al nucleo del sistema.
Senta, le verità che le ho detto finora sono solo il 10%, in termini di denaro…. c’è una verità che vale il restante 90%, e che Le garantisco che può scrivere senza rischio di querela. Parola di avvocato. La vuole o non la vuole?
Spari.
Solo il 10% circa del denaro circolante è costituito da banconote (in gergo, M 0). Il restante 90% di ciò che si usa per tenere in banca, per comprare, vendere, pagare, è costituito da denaro o moneta ‘scritturale’, ossia da conti correnti, assegni circolari, lettere di credito, carte di credito, bonifici e simili, creati dalle banche attraverso, appunto, scritture contabili, e senza copertura in denaro, se non minima. Le banche creano questo ‘denaro’ virtuale praticamente dal nulla, a costo zero per loro, sfruttando le garanzie apportate dal cliente, ma se lo mettono nel patrimonio loro, e poi lo prestano ad interesse!
Per esempio, se Lei chiede un mutuo di centomila Euro in banca per ristrutturare la Sua casa, la banca le prende la casa in garanzia, poi le apre due conti: un conto attivo con la disponibilità di € 100.000, e un conto passivo su cui segna 100.000 più gli interessi e le spese, ma non le dà contanti, non sostiene alcuna spesa né corre alcun rischio. Si limita a fare accrediti elettronici. Le dà assegni per € 100.000 con cui Lei paga l’impresa e la Bucalossi. Poi Lei pagherà gli interessi e rimborserà il capitale col denaro frutto del Suo lavoro, supponiamo in tutto € 130.000. In questo modo, la banca ha aumentato il proprio patrimonio di € 130.000 senza darLe altro che impulsi elettronici e pezzi di carta. Si è presa il Suo lavoro. Lei ha lavorato per la banca. Anni.
Ma quegli assegni circolari per € 100.000, la banca li ha emessi…. e li dovrà pagare a un’altra banca… quindi il suo utile non è 100.000, ma 30.000.
No, perché le banche tra loro compensano gli assegni. Non vi è alcun passaggio di denaro. A loro non costa nulla creare impulsi elettronici… Guardi, consideri le banche come un sistema, come un insieme: una banca Le dà assegni circolari per € 100.000, Lei li spende e questi assegni vanno a finire su conti correnti di altre banche, ossia ritornano nel sistema bancario, che quindi, nel suo complesso, non tira fuori nulla. Poi Lei, pagando gli interessi e rimborsando il capitale, immette nel sistema bancario 130.000 Euro, che costituiscono il valore del suo lavoro. E di questo valore le banche si impossessano. E siccome non producono alcun bene, il loro aumento di ricchezza, ossia di potere di acquisto, si traduce in una pari perdita di potere di acquisto da parte dei cittadini e dei lavoratori. I banchieri costituiscono l’economia parassitaria, che ha conquistato politicamente il monopolio della creazione del denaro (sia vero che virtuale) e ne approfitta per trasferire nel proprio patrimonio la ricchezza creata dall’economia produttiva.
E tirando le somme, che cosa abbiamo?
Ricordando le parole scritte nel 1828 dal presidente Andrew Jackson, se la gente, soprattutto i disoccupati e quelli che hanno i beni all’asta, sapesse il marcio della realtà, farebbe una rivoluzione alla francese entro un giorno e per molti uomini politici la salvezza sarebbe solo nella fuga, oppure in un’altra esaltante vittoria al pallone come quella che ha recentemente unificato gli Italiani, come ha detto ultimamente un altro presidente, Giorgio Napolitano. Abbiamo che il potere di creare il denaro, sia contante che scritturale, ossia la sovranità monetaria, in Italia, è esercitato da banchieri privati nel proprio interesse e a spese del lavoro, mentre l’art. 1 della Costituzione stabilisce che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sul lavoro, non sul parassitismo e sull’appropriazione della ricchezza prodotta dai lavoratori. Uno Stato che finge di lottare contro l’evasione fiscale, mentre attua il sistematico saccheggio dei lavoratori e dei risparmiatori in favore della finanza privata, producendo recessione, povertà, disoccupazione e precarietà, è uno Stato radicalmente contrario ai principi fondamentali della Costituzione italiana. Contrario quanto lo poteva essere lo Stato fascista.
Ah, ecco, ci siamo, il Fascismo… appunto la vostra associazione ha un nome che ricorda il Comitato di Liberazione Nazionale. Ma, per finire, che cosa proponete?
Proponiamo, innanzitutto, che si attui la Costituzione. Che si esegua una seria revisione dei conti della Banca d’Italia e dei suoi azionisti, per fare emergere i loro effettivi redditi derivanti dalla creazione e vendita della moneta, Che la sovranità monetaria sia esercitata dal popolo attraverso lo Stato, il quale solo potrà emettere il denaro ufficiale, e lo creerà senza indebitare sé stesso o altri soggetti. Le enormi somme così risparmiate e le somme che si recupereranno facendosi restituire dai finanzieri privati i loro illeciti guadagni, andranno a finanziare le infrastrutture, la ricerca, il welfare e la riduzione della pressione fiscale.
A chi vi rivolgete?
Innanzitutto a chi produce, ai lavoratori, dipendenti e autonomi. Ai pensionati e pensionandi. Ai giovani e ai disoccupati. Agli studiosi e ai politici. E particolarmente alla Chiesa, per invitarla ad approfondire queste problematiche e a pronunciarsi attraverso il suo Magistero, contro l’usura e lo sfruttamento del lavoro altrui, sulla scia delle encicliche Vix pervenit e Quadragesimo anno. Ho messo a punto, e sto sottoponendole, un documento riassuntivo sui temi di etica cattolica della moneta e del credito. Vi sono stati rilevanti segnali di interesse e di volontà di agire. Vedremo.
C’è un appuntamento con la gente?
Il 7 Ottobre, al Congresso Nazionale di Fiera di Primiero.
Pubblicato il: aprile 4th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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SIGNORAGGIO, BANCHE CENTRALI, POTERE
SIGNORAGGIO, RISERVA FRAZIONARIA,
BANCHE CENTRALI DI EMISSIONE
Il signoraggio è la rendita che il soggetto che crea moneta realizza dal creare moneta, ed è pari al valore dei beni e dei servizi che egli ottiene in cambio della moneta che ha emesso, detratti i costi di produzione della moneta medesima.
La moneta metallica reca o recava l’indicazione della quantità di metallo pregiato contenuta in essa. Il valore di scambio è dato, appunto, dalla quantità di questo metallo. Per emettere moneta è quindi fondamentale il dominio delle miniere. I re si interessano di conquistare i distretti minerari auriferi e argentiferi.
Col tempo, già in epoca romana, vediamo che gli Stati incominciano a emettere monete metalliche il cui valore nominale, ossia quello indicato su di esse, supera il valore del metallo in esse contenuto. Ad esempio, in un primo tempo abbiamo una moneta contenente venti grammi d’oro, denominata come Dieci Soldi. Poi lo Stato, per risparmiare oro, conia una moneta identica, con l’indicazione di valore ‘Dieci Soldi’, ma contenente solo dieci grammi d’oro. Lo Stato usa tuttavia questa moneta per pagare i suoi debiti (la mercede di operai e soldati, per esempio) contandola e facendola accettare come Dieci Soldi, almeno finché non si svaluta. In questo modo, guadagna il 50% del valore nominale – nel senso che risparmia il 50% del costo d’oro nel pagare i propri debiti. Pagare un debito pari a venti grammi d’oro gli costa solo dieci grammi d’oro. Questa differenza tra costo di produzione del denaro e valore nominale del denaro dicesi ‘signoraggio’. Oggi che il denaro non è più coperto da oro e ha quindi un costo di emissione trascurabile, il ‘signore’ che lo emette – ossia, le banche centrali – realizza un signoraggio pari quasi al 100% del valore stampato sul denaro stesso, senza mettere in esso alcun valore reale. In tal modo, realizza un ricavo pari all’importo del denaro emesso, però, con un falso economico, non riporta questo ricavo in bilancio nel conto dei profitti e delle perdite, così non dichiara questo utile e non lo deve rimettere allo stato né vi paga sopra le tasse.
D’altronde, il valore, ossia il potere di acquisto del denaro (la domanda di esso) non è conferito dalla copertura aurea né da chi lo crea (stampa), ma dal mercato che domanda quel denaro. Così come il valore dei un biglietti di un concerto venduti a 20 Euro l’uno non è conferito dal tipografo che stampa su ciascuno di essi la scritta “Euro 20” ma dagli organizzatori, dal compositore, dagli strumentisti, dal direttore.
Se io sono il sovrano di una nazione, e per legge riservo a me il diritto esclusivo di emettere moneta, tutti avranno bisogno, ossia dovranno domandare e accettare la moneta da me emessa, perché la moneta è indispensabile a un’economia di scambi. Perciò io potrò usare la moneta che emetto per pagare tutte le mie spese (forniture, stipendi, investimenti, costruzioni; acquisti di terreni e aziende, etc.), per concedere prestiti a interesse e per arricchirmi – insomma, per comperare i beni e i servizi presenti sul mercato e prodotti da altri, anche se io non produco alcun valore.
Se il costo che sostengo per produrre questa moneta è praticamente nullo, come nel caso che io emetta cartamoneta (banconote), posso impadronirmi dell’economia nazionale senza fatica e senza rischio, comperando beni, aziende, terreni, lavoro, etc., in cambio di carta stampata. I banchieri contemporanei si trovano in questa situazione.
Altrimenti detto: il denaro è uno strumento assolutamente indispensabile all’economia di scambio, alla vita quotidiana, e ha però un costo di produzione quasi nullo, puramente tipografico; il valore gli è conferito dalla domanda di denaro stesso, che a sua volta viene dalla vivacità dell’economia, degli investimenti, della produzione, degli scambi; perciò il popolo, e per esso lo stato sovrano, dovrebbe emetterlo in proprio a costo nullo (come fa oggi con le monete metalliche, e come faceva l’Italia coi biglietti di stato di £ 500, e come fecero Lincoln, Garfield e Kennedy coi Dollari, finché non furono ammazzati) anziché prenderlo in prestito a interesse, come invece fa, producendo il debito pubblico. Ma proprio perché il denaro è un bene indispensabile, il sovrano toglie al popolo, ossia allo stato, il potere di emetterlo e lo usurpa per sé in via esclusiva, in modo di poter imporre a tutti quelli che hanno bisogno di denaro, compreso il popolo sovrano (lo stato) e le imprese (che danno al denaro il suo valore) un prezzo, appunto il signoraggio -un prezzo per giunta enorme e ingiustificato, pari al valore nominale del denaro stesso – a proprio egoistico e antisociale vantaggio. Così si mette in condizione di poter comperare, a costo zero per sé, il lavoro, le imprese e i prodotti degli altri. Il sovrano, il titolare del potere, è colui (i banchieri privati) che si è impadronito di questo potere monopolistico, togliendolo ai veri produttori di ricchezza e sovrapponendosi a governi e parlamenti, come fa con la BCE in base al Trattato di Maastricht. La lotta per conquistare e mantenere questo potere è l’essenza strutturale e profonda, conosciuta a pochissimi, della politica e dell’economia. L’establishment si regge sul fatto che essa è ignota e invisibile a quasi tutti.
La riserva frazionaria è la pratica per cui a)le banche emettevano banconote per un valore non pari al valore delle riserve auree di copertura, ma multiplo di esso; b) le banche erogano credito per un valore non pari alle loro riserve di banconote e titoli di stato, ma multiplo di esso (moltiplicatore bancario, che va fino a 60 volte con gli accordi di Basilea II). Entrambe queste forme di riserva frazionaria producono signoraggio per le banche.
Le origini di queste pratiche sono antiche. In epoca tardo-medioevale, si diffuse la pratica di depositare l’oro e l’argento in custodia presso gli orefici, anziché portarli su di sé. Gli orefici rilasciavano fedi di deposito, attestanti che Tizio aveva depositato presso l’orefice Caio una certa quantità di oro. Tizio, quando doveva eseguire un pagamento, supponiamo, di una data quantità di lana, consegnava al venditore, come pagamento, fedi di deposito per un valore pari al prezzo della lana. Il venditore della lana diveniva, con ciò, portatore della fede di deposito e, con ciò stesso, proprietario dell’oro ad essa corrispondente, e poteva o ritirare l’oro presso l’orefice, oppure, a sua volta, dare la fede di deposito in pagamento di qualche bene o debito o servizio. La fede di deposito è il titolo di proprietà della cosa depositata. Precisamente, è un titolo di proprietà al portatore, ossia conferisce la proprietà al suo possessore, chiunque sia.
Presto gli orefici si avvidero che, mediamente, solo un decimo del totale dell’oro depositato presso di essi veniva ritirato. Essi incominciarono, quindi, un’attività creditizia molto lucrativa: se un orefice possedeva dieci chilogrammi d’oro, poteva prestare ai suoi clienti un controvalore non di dieci chilogrammi, ma di cento, lucrando l’interesse su questo controvalore di cento. Precisamente, prestava ‘note di banco’, ossia banconote cartacee (cartamoneta), sui cui era enunciato un valore e l’impegno di convertire la banconota in oro per quel valore.
Anche gli Stati emettevano cartamoneta, o ‘biglietti di Stato’, recanti la promessa di conversione in oro a richiesta. In seguito l’emissione di cartamoneta passò, quasi completamente, dagli Stati alle Banche Centrali, come si spiegherà più avanti. Dal 1944 solo il Dollaro rimase convertibile in oro e fungeva d riserva alle banche centrali del resto del mondo, al posto dell’oro (Bretton Woods). Nel 1971 Nixon abolì la convertibilità del Dollaro in oro, e ora nessuna moneta importante dà il diritto al portatore di esigere che la banca che la emessa la cambi in oro. Il denaro è solo carta o impulsi elettronici.
Le banconote degli Euro non sono convertibili in oro né coperte da oro né recano alcuna scritta del tipo ‘Pagabile a vista al portatore’. Eppure sono domandate, accettate, apprezzate. Perché? Io accetto da un cliente Euro in pagamento delle mie prestazioni professionali perché so che gli Euro che incasso adesso dal cliente saranno accettati, domani, dal benzinaio, dal ristoratore, dal libraio, dall’erario. E questi li accetteranno perché, a loro volta, sanno che anche i loro fornitori, in seguito, li accetteranno in pagamento. Insomma, il valore di una moneta dipende dalla domanda/accettazione di quella medesima moneta in un dato mercato, in rapporto alla disponibilità od offerta di quella moneta. Se tutti potessimo stampare banconote in Euro, l’Euro perderebbe il suo valore o potere di acquisto, perché la sua offerta aumenterebbe enormemente. Nessuno accetterebbe più l’Euro in pagamento del proprio lavoro o dei propri beni: sarebbe più semplice, per lui, stampare Euro in casa.
La banca centrale come istituto di emissione è una banca speciale, a cui lo Stato attribuisce in via esclusiva, togliendolo a sé quindi al popolo, il diritto-potere sovrano di emettere la moneta legale nel paese, e sovente anche altre prerogative. Così sono la Federal Reserve Bank Corporation, la Bank of England, e un tempo erano così la Banca d’Italia e la Bundesbank.
Già in epoca tardo-rinascimentale gli Stati (regni di Spagna, Francia, Inghilterra), per le loro spese di guerra, opere pubbliche, etc., emettevano troppo denaro, troppi biglietti di stato, in rapporto alle ri-serve auree che possedevano e ai loro introiti; perciò essi fecero ripetutamente bancarotta, ossia insolvenza (parziale o totale, temporanea o definitiva, sul capitale, sugli interessi o su ambo) nei confronti dei loro creditori (banchieri toscani, genovesi, poi anche tedeschi e olandesi). Successe allora, dalla fine del XVII secolo in poi, una vera rivoluzione del sistema di potere e della struttura dello Stato, la quale configura lo Stato come oggi noi lo troviamo. Successe, in sostanza, che le aristocrazie regnanti nei vari Paesi europei si allearono con i banchieri creditori di questi Paesi, fondarono banche private in società con loro e trasferirono in queste banche il potere sovrano di emettere denaro – potere che prima veniva esercitato dallo Stato, dal Re. Lo trasferirono a queste banche in via quasi sempre, esclusiva – ossia queste banche divennero monopoliste dell’emissione del denaro e del suo prestito, ciascuna nel suo Stato. La prima a sorgere, sotto la pressione del crescente indebitamento dello Stato per le guerre in corso, fu la Bank of England, nel 1694, sotto Guglielmo III di Orange; essa acquisì le prerogative suddette nel corso di pochi lustri dalla sua fondazione.
L’importanza di questa trasformazione è unica nella storia dell’umanità. Essa è la più grande e, soprattutto, la più stabile di tutte le rivoluzioni. La rivoluzione francese è poca cosa, al confronto con essa. Persino l’URSS aveva una banca centrale gestita privatamente da un finanziere ebreo americano.
Basti pensare che, prima di questa trasformazione, il sovrano che spende soldi per costruirsi una reggia sfarzosa o per fare una guerra con cui allargare i propri dominii, indebita lo Stato, ossia sé stesso, verso le banche; mentre, dopo di essa, è il sovrano stesso, assieme ai suoi soci finanzieri, a fungere da banchiere verso lo Stato, attraverso la sua Banca Centrale, e a prestare soldi allo Stato (al popolo) per fare le medesime cose nell’interesse del sovrano e dei suoi soci. Quindi, grazie a questa rivoluzione, il sovrano, quando fa una guerra per aumentare la propria potenza (e quella della classe dirigente che lo sostiene), non solo fa la guerra senza più indebitare sé stesso, ma grazie ad essa va a credito di capitale e interesse verso lo Stato e i cittadini per le spese di guerra. Ossia, può fare i propri interessi a spese del popolo, eppergiunta guadagnandoci sopra. Guadagna indipendentemente da chi vinca la guerra. Si produce una triangolazione tra oligarchia, Stato e nazione: l’oligarchia, per arricchirsi e consolidare il proprio potere, indebita lo Stato verso di sè onde prelevare al popolo col pretesto del debito pubblico. La spesa pubblica (dalla guerra all’assistenzialismo) e il debito pubblico che da essa origina, diventano un inesauribile affare per il sovrano e i suoi soci. Anche perché il debito pubblico dà il pretesto allo Stato per imporre alte tasse, quindi crea per i governanti opportunità di arricchirsi maneggiando molto denaro dei cittadini, distribuire molto denaro per comperare consensi e clientele, nonché alzare i tassi d’interesse e mandare in rovina per debiti molte imprese e rilevare così per poco le loro aziende e proprietà.
Questo business è l’essenza stessa della politica come praticata da allora ad oggi perlomeno in Occidente. Ovviamente, nessuno ne parla.
In questo modo la classe governante dei vari Paesi si distacca dalla nazione e dissocia i propri interessi e le proprie fortune da quelli della nazione stessa, rendendoli indipendenti e perlopiù contrapposti. I suoi interessi vanno a collocarsi e a muoversi su un piano sovranazionale, al di sopra dei confini territoriali e dei popoli che governa e degli Stati attraverso cui li governa. Gli Stati si riducono a strumenti, attraverso i quali essa fa i propri interessi. L’oligarchia finanziaria di un dato Paese, assumendo e scambiando partecipazioni azionarie nelle banche di altri Paesi, può trovarsi in situazioni in cui il suo interesse economico è addirittura contrario a quello della nazione che governa, e convergente con quello di una nazione ‘nemica’ – proprio come l’interesse economico dell’amministratore delegato della società x, che è concorrente della società y, se egli ha (in proprio o attraverso la moglie) una forte partecipazione nella società y, può essere di mandare in rovina la società x per aumentare i profitti e il valore della società y, o trasferire la produzione e la clientela dalla società x alla società y, se il personale della società x si fa troppo esigente e contestatore. Ciò spiega come la famiglia di un presidente degli Stati Uniti d’America che, col pretesto di inesistenti arsenali di distruzione di massa, lancia guerre contro «i terroristi» può essere alleata in affari con famiglie arabe di cui diversi membri finanziano il terrorismo con i profitti del petrolio. E spiega gli strani affari intercorsi tra capitalismo americano e Germania hitleriana anche durante la Seconda Guerra Mondiale.
La dissociazione degli interessi delle classi dirigenti dei vari Paesi dagli interessi dei rispettivi Paesi ha fatto sì che, da un lato, gli interessi delle classi dirigenti si siano svincolati dai rispettivi territori e tendessero a diventare sovranazionali, globali; e che, dall’altro, sia divenuto necessario per le classi dirigenti mentire, nascondere ai popoli da esse governate questi interessi dissociati e divergenti e i veri scopi dell’azione dei governi – nasconderli costruendo tutta una falsa rappresentazione della realtà, della struttura del potere, degli interessi e degli scopi autentici; e facendo di questa falsa rappresentazione oggetto di propaganda, di indottrinamento, di insegnamento attraverso le scuole e i mass media – in modo che la gente ci creda, si adatti, ne accetti le condizioni, credendo di conoscerle realmente.
D’altronde, col consolidamento del potere sovrano delle banche centrali, il potere politico veniva strutturalmente trasferito dallo Stato al sistema bancario privato, di cui lo Stato diveniva mero esecutore; pertanto diveniva possibile lasciare che il popolo avesse una formale rappresentanza nello Stato – rappresentanza che non avrebbe avuto, infatti, potere reale. Nasce così la democrazia rappresentativa - nascono i parlamenti, la cui funzione primaria, storicamente, è appunto quella di approvare le leggi finanziarie e i bilanci del governo, ossia le leggi che consentono al governo di indebitare la nazione verso la banca centrale, di prelevare tasse ed eseguire spese.
E qui sta l’utilità psicologica del sistema parlamentare rappresentativo per il potere finanziario. Infatti, quando il parlamento eletto dal popolo in propria rappresentanza approva le leggi finanziarie che autorizzano il governo a contrarre debito pubblico e ad esigere tasse per pagarne capitale e interessi, il popolo, l’elettorato, è indotto a credere che la cosa sia fatta nel proprio interesse dai suoi propri rappresentanti, e sente quindi come legittima, in linea di principio, l’imposizione delle tasse per pagare il debito pubblico, non rendendosi conto che si tratta di una mera truffa ai suoi danni e a vantaggio di un’oligarchia che non appare nel suo ruolo reale e non manifesta i suoi veri interessi e scopi e profitti. La funzione del cosiddetto diritto di voto non è di consentire al popolo di scegliere che lo governerà, ma di farlo sentire vincolato alle scelte del potere, responsabile di esse, tenuto ad accettarle come legittime e fatte nell’interesse collettivo. Il voto politico è quindi, nella realtà, l’inverso di quello per cui viene gabellato: non diritto, ma catena psicologica, l’accettazione di un meccanismo di indebitamento.
Le battaglie tra gli opposti schieramenti politici sono sostanzialmente una messa in scena tra concorrenti che gareggiano (quando non si mettono d’accordo) tra loro nel portare consenso popolare e obbedienza al potere vero e ai suoi interessi, i quali non si manifestano, in cambio della possibilità di arricchirsi rubacchiando qua e là e raccogliendo tangenti varie. Giustamente si parla, quindi, di teatrino della politica.
Per quanto riguarda il problema della guerra e della pace, vogliamo far notare che, grazie alla rivoluzione monetaria sopra descritta, i proprietari delle Banche Centrali – famiglie reali, governanti e finanzieri – possono arricchirsi, in particolare, attraverso ogni guerra, anche se lo Stato di cui sono cittadini o regnanti la perde. Infatti, si arricchiscono attraverso l’indebitamento del loro Stato e del popolo del loro Stato nei confronti delle loro banche. Poiché, inoltre, il capitale finanziario non ha una patria, è nomade, ‘footloose’ (per esso i Paesi so-no commodities, materie prime – esso si trasferisce sempre nei luoghi dove ha più convenienza a stare), e poiché può collegarsi e concentrarsi in modo indipendente dal territorio e dai confini nazionali, esso si è ben presto internazionalizzato: le banche centrali dei vari Paesi hanno come azionisti-proprietari banche private anche straniere, e che, a loro volta, sono proprietà di azionisti di diversi Paesi.
La comunità dei grandi finanzieri non ha caratteri nazionali, è al disopra dei confini politici e dei conflitti bellici. Per essa, gli uni e gli altri costituiscono, di volta in volta, opportunità o limitazioni ad attività affaristiche.
Non è improbabile la situazione che un Paese X sia in guerra con un Paese Y, e che le banche centrali di entrambi i Paesi siano controllate dai medesimi azionisti internazionali, che hanno suscitato la guerra stessa per aumentare le proprie ricchezze a spese dei popoli di X e di Y, nonché il loro potere finanziario e politico su di essi. Naturalmente questi due popoli, che tra loro non si conoscono, saranno spinti ad odiarsi dalle rispettive propagande e a credere di combattere, ciascuno, per la giustizia, per la libertà, per la democrazia, etc.
In tempo di guerra, gli Stati contraggono fortissimi prestiti presso le banche, e la gente accetta ciò perché la necessità di difendersi viene prima di tutto. Ma la gente non sa quanto questo indebitamento costi, e non solo in termini di interessi passivi. Inoltre, il trasferimento del potere e del tornaconto economico-politici dal rapporto col territorio (con la nazione, col popolo) al piano sovra-territoriale del dominio monetario, della proprietà delle banche e dei titoli del debito pubblico, consente – specialmente da quando la finanza internazionale è stata telematizzata e il denaro nonché gli altri valori mobiliari si spostano intorno al mondo con un semplice click del mouse – la centralizzazione del potere effettivo nelle mani di una ristretta cerchia di soggetti.
Marco Della Luna
Pubblicato il: aprile 4th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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L’ISOLA DELLA SALVEZZA
L’ISOLA DELLA SALVEZZA
come le banche che si prendono ogni ricchezza
in cambio di miseria
Di Louis Even
Tratto da www.prolognet.qc.calciydelmonev.htm
l. SUPERSTITI Di UN NAUFRAGIO
Un’esplosione aveva fatto affondare una nave. Ognuno cercava di salvarsi come poteva. Cinque uomini si trovarono accalcati su una zattera trasportati dalle onde verso il loro destino; non è dato conoscere la sorte degli altri uomini della nave affondata.
l loro occhi scrutano ininterrottamente l’orizzonte. Una nave li potrà avvistare? La loro zattera li potrà condurre verso la salvezza?
All’improvviso un naufrago lancia un grido: “terra! terra! Là, nella direzione dove le onde ci stanno trasportando!”
E poiché la sagoma che si andava delineando si era rivelata essere proprio la terra, i naufraghi ballarono con gioia sulla zattera.
Erano cinque, cinque canadesi.
C’era Frank, un carpentiere, grande ed energico; lui per primo gridò, “terra!”.
C’era Paul, un coltivatore; potete vederlo inginocchiato con la mano destra sul tavolato e l’altra che afferra l’albero della zattera.
C’era Jim, un allevatore; è quello con i pantaloni a strisce, inginocchiato, rivolto verso la terra.
C’era Harry, un agricoltore, piccolo, un po’ robusto, seduto su una cassa salvata dal naufragio.
Ed infine Tom, un tecnico minerario; è il naufrago che si trova in piedi con la mano sulla spalla del carpentiere.
2. UN’ISOLA PROVVIDENZIALE
Per i nostri cinque uomini, mettere piede sulla terra era come ritornare alla vita, dalla tomba. Si trattava di una piccola isola, lontana dalla civiltà.
Una volta asciugati e scaldati il loro primo impulso fu di esplorarla.
Un’indagine rapida fu sufficiente per sollevare il loro spirito. L’isola non era una roccia sterile. Veramente erano gli unici uomini su di essa al momento. Ma giudicando dalle greggi degli animali semi domestici che incontrarono, là dovevano esserci stati altri uomini in passato. Jim, l’allevatore, era sicuro che avrebbe potuto addomesticarli completamente e metterli al loro servizio.
Paul rilevò che il terreno dell’isola, per la maggior parte, era abbastanza adatto alla coltivazione.
Harry scoprì alcuni alberi da frutto che, se lavorati correttamente, potevano dare buoni raccolti.
Erano presenti grandi quantità di legname con molti tipi di legno. Frank, senza troppa difficoltà, avrebbe potuto costruire le case per la piccola Comunità.
Così Tom, il tecnico minerario, trovò nelle formazioni rocciose dell’isola i segni di ricchi giacimenti minerari, con i quali, grazie alla sua ingegnosità ed iniziativa, avrebbe potuto ottenere i metalli per costruire gli attrezzi da lavoro.
Così ciascuno poteva servire la collettività con il suo speciale talento. Tutti furono d’accordo a denominare quella terra “Isola della Salvezza”. Tutti ringraziarono la Provvidenza per la felice conclusione della loro avventura, che avrebbe potuto concludersi anche in maniera molto tragica.
3. VERA ABBONDANZA
Qui vediamo gli uomini al lavoro.
Il carpéntiere costruisce le case e fa la mobilia. Inizialmente trovano il loro alimento dalla vegetazione spontanea. Ma presto i campi saranno lavorati e seminati ed il coltivatore avrà abbondanti raccolti.
Stagione dopo stagione questa isola, l’isola della Salvezza, con il lavoro dei cinque uomini, divenne ricchissima di ogni bene necessario alla vita.
La ricchezza non era quella relativa all’oro o alle banconote di carta, ma di un valore essenziale; una ricchezza di alimenti, vestiti, abitazioni, spiritualità; di tutte quelle cose necessarie per soddisfare le vere esigenze umane.
Ognuno curava anche i sui affari. Lo scambio delle rispettive eccedenze consentì a tutti di beneficiare di tutti i prodotti dei lavoro della piccola comunità, senza far mancare nulla ad alcuno.
La vita non era proprio articolata e complessa come potevano desiderare che fosse; difettavano di molte delle cose a cui erano abituati nella “civiltà”. Ma non potevano certo lamentarsi di come si erano organizzati e di ciò che avevano trovato. Prima di partire avevano saputo della grave depressione economica che aveva colpito il Canada, dove c’erano le persone con le pance vuote e parallelamente i grandi magazzini tracimavano di alimenti che solo pochi fortunati potevano acquistare.
Almeno, sull’isola della Salvezza, non erano costretti a vedere i prodotti alimentari andare in putrefazione. Le tasse erano sconosciute qui; non vivevano nel timore costante dell’arrivo dell’esattore.
Lavorarono duro ma almeno potevano godersi il frutto dei loro lavoro.
Così svilupparono l’isola, ringraziando il Buon Dio e sperando sempre nella riunione con le loro famiglie, in possesso di vita e di salute, i due doni più grandi.
4. UN SERIO INCONVENIENTE
I nostri uomini si riunivano spesso per trattare i loro affari.
Nel sistema economico semplice che si era sviluppato, una cosa stava cominciando ad infastidirli maggiormente; non avevano nessuna forma di denaro. Il baratto, lo scambio diretto di merci per le merci, aveva relativi svantaggi. I prodotti da scambiare non erano sempre attuali o freschi quando si contrattava. Per esempio, il legno trasportato al coltivatore nell’inverno non poteva essere da lui pagato con le patate finché, sei mesi più tardi, non maturava il raccolto.
A volte un uomo poteva avere un prodotto di grande valore che non poteva essere però compensato dai prodotti degli altri uomini in quel momento.
Tutto queste complicazioni crearono difficoltà nella vita della comunità. Con un sistema monetario ognuno avrebbe potuto vendere i propri prodotti agli altri per dei soldi. Con questi soldi avrebbe potuto acquistare dagli altri le cose che desiderava, quando le desiderava e quando erano disponibili.
Tutti erano d’accordo che un sistema monetario effettivamente sarebbe stato molto conveniente. Ma nessun di loro sapeva introdurre un tal sistema. Sapevano produrre la ricchezza alimentare e le merci; ma come produrre i soldi? Questa ricchezza era qualcosa di troppo distante dalle loro mentalità. Erano ignari dell’origine dei soldi e, pur avendone bisogno, non sapevano produrli. Certamente molti uomini di cultura sarebbero stati nella stessa situazione; tutti i nostri governi erano in quello stato durante i dieci anni antecedenti la seconda guerra mondiale. L’unica cosa che tutti i paesi difettavano, dal 1929 al 1939, erano i soldi e quasi tutti i governi non hanno saputo risolvere il problema.
Solo Hitler lo risolse, nazionalizzando la banca centrale, conquistando nel contempo il cuore dei tedeschi, reduci da quasi 20 anni di miseria ed umiliazione.
5. L‘ARRIVO DI UN NUOVO NAUFRAGO
Una sera, quando i nostri ragazzi erano seduti sulla spiaggia a discutere per la centesima volta dei loro problema monetario, videro avvicinandosi una piccola barca a remi con un solo uomo.
Seppero che era un superstite di un naufragio. Il suo nome era Oliver.
Erano contenti di avere un nuovo compagno; gli fecero vedere tutta l’isola, gli diedero il meglio dei loro prodotti e l’ospitalità.
Gli dissero: “anche se siamo dispersi e tagliati fuori dal resto del mondo, non possiamo lamentarci troppo. La terra e la foresta sono buone con noi. Difettiamo solo di una cosa ‑pensiamo ‑ i soldi. Essi ci renderebbero più agevoli gli scambi dei nostri prodotti”.
“Bene, potete ringraziare la Provvidenza,” rispose Oliver, “perché sono un banchiere ed in poco tempo potrò realizzarvi un vero sistema monetario. Così avrete tutto ciò che le popolazioni civili hanno”.
“Un banchiere!… Un BANCHIERE!…” Un angelo che scende dal cielo non avrebbe potuto ispirare più reverenza e rispetto nei nostri uomini. Dopotutto, anche noi, che costituiamo la civiltà, non siamo abituati ad inchinarci al cospetto dei banchieri, di quegli uomini che controllano la linfa della finanza?
6. DIO DELLA CIVILTA
“Sig. Oliver, come nostro banchiere, la vostra unica occupazione su questa isola sarà di occuparsi dei nostri soldi; nessun lavoro manuale.”
“Corne ogni altro banchiere, per soddisfare le vostre esigenze, effettuerò la mia operazione di forgiatura della prosperità della Comunità.”
“Sig. Oliver, costruiremo per lei una casa lussuosa, in armonia con la vostra dignità di banchiere. Nel frattempo vi alloggerete nel fabbricato che usiamo per le attività comunitarie”.
“Soddisferò i vostri desideri, amici miei. Ma in primo luogo, scaricare la barca. C’è della carta ed un torchio tipografico, completo di inchiostro; c’è inoltre un piccolo barilotto che vi esorto a trattare con la più grande cura”.
Scaricarono tutto. Il piccolo barilotto destò l’intensa curiosità nei nostri uomini.
“Questo barilotto,” annunciò Oliver, “contiene il tesoro di tutti i sogni. E’ pieno… d’ORO!’,
Pieno d’oro! I cinque uomini impazzirono dì gioia. Il dio della civiltà era arrivato sull’Isola della Salvezza! Il dio giallo, sempre nascosto, tuttavia terribile per chi non ce l’ha; la sua presenza o assenza o il minimo capriccio potrebbe decidere il destino stesso di tutte le nazioni civilizzate!
“Oro! Sig. Oliver, siete veramente un grande banchiere!”
“Oh, augusta maestà! Oh, onorevole Oliver! Alto sacerdote del grande dio oro! Accettate il nostro umile omaggio e ricevete i nostri giuramenti di fedeltà!”
“Sì, miei amici, ho oro abbastanza per un continente. Ma l’oro non è fatto per la circolazione. L’oro deve essere nascosto. L’oro è l’anima dei soldi veri e l’anima è sempre invisibile. Ma vi spiegherò tutto quando riceverete il vostro primo finanziamento.”
7. LA SEPOLTURA SEGRETA
Prima che ognuno andasse nella sua dimora per la notte, Oliver rivolse loro un’ultima domanda.
Quanti soldi vi servono per cominciare ad effettuare agevolmente i vostri commerci?
Si guardarono l’un l’altro; poi rivolsero lo sguardo rispettosamente il banchiere. Dopo un po’ di calcoli e con il competente consiglio del finanziere, decisero che $200 ciascuno potevano bastare.
Gli uomini si separarono scambiando entusiastiche osservazioni. Nonostante l’ora tarda spesero la maggior parte della notte con le eccitate fantasticherie dell’oro e della ricchezza. Giunse mattina prima che si addormentassero.
Oliver, invece, non sprecò un momento. L’affaticamento si sarebbe presto dimenticato grazie alle entrate del suo lavoro di banchiere. Dalla prima luce dell’alba scavò un pozzo in cui rotolò il barilotto. Lo riempì e mimetizzò, trapiantando un piccolo arbusto come riferimento. L’oro era stato nascosto adeguatamente!
Allora mise in funzione la sua piccola pressa per stampare mille biglietti della taglia di $1. Guardando le nuove banconote pulite uscire dalla sua pressa, il banchiere naufrago pensò fra sé:
Quanto è semplice fare i soldi. Tutto il loro valore viene dai prodotti che permetteranno di acquistare. Senza prodotti queste banconote sarebbero senza valore. I miei cinque ingenui clienti non lo realizzeranno mai. Realmente pensano che questi nuovi soldi derivino il loro valore dall’oro! La loro stessa ignoranza mi renderà il loro padrone.”
E, come giunse là, i cinque uomini si trovarono da Oliver a parlare del funzionamento del sistema monetario.
9. UN PROBLEMA NELL’ARITMETICA
E così le banconote de sig. Oliver entrarono in circolazione sull’isola. I commerci, semplificati dai soldi, raddoppiarono. Tutti erano felici. Il danaro era veramente il sangue dell’organismo economico!
Ed il banchiere era sempre accolto con rispetto e con sicuri ringraziamenti. Ma ora, vediamoli …
Perché Tom, il tecnico minerario, seduto al tavolo, guarda così pensosamente e calcola così attivamente con carta e matita? Perché Tom, come gli altri, ha firmato un accordo per rimborsare Oliver, in un anno, di $200 più gli interessi $16. Ma Tom ha soltanto alcuni dollari nella sua tasca e la data del pagamento è vicina.
Pensa a lungo al suo problema personale, ma senza successo; non trova una soluzione. Infine ha affrontato lo stesso problema dal punto di vista della piccola Comunità nell’insieme.
“Prendendo in considerazione tutto sull’isola, nel suo insieme, siamo in grado di onorare i nostri obblighi? Oliver ha emesso un totale di $1000. Sta chiedendoci di ridargli $1080. Ma anche se gli portassimo tutte le banconote presenti sull’isola, ancora saremmo mancanti di $80. Nessuno ha emesso gli $80 supplementari. Abbiamo tantissimi prodotti, ma non abbiamo altre banconote da un dollaro. Così Oliver potrà assumere la direzione dell’intera isola poiché tutti gli abitanti insieme non potranno restituirgli l’importo totale dei capitale e degli interessi.
“Anche se alcuni, senza alcun pensiero per gli altri, potessero onorare l’impegno, gli altri non potrebbero farlo. E prima o poi tutti cadranno nell’insolvenza. Il banchiere avrà comunque tutto. E’ indispensabile effettuare subito una riunione e decidere che fare a questo proposito.”
Tom con le sue banconote in mano, non ebbe difficoltà nel dimostrare la situazione. Tutti erano d’accordo nel credere che il banchiere si sarebbe reso disponibile per risolvere il problema. Decisero di chiedere una riunione a Oliver.
10. IL BENEVOLO BANCHIERE
Oliver indovinò subito che cosa passava nelle loro menti e mostrò la sua parte migliore. Ascoltò attentamente Frank che spiegava impetuosamente il problema che assillava il gruppo.
“Come potremo pagarvi $1080 quando ci sono soltanto $1000 sull’intera isola?”
“La differenza sono gli interessi, amici miei. Non avete aumentato la vostra produzione?”
“Sicuro, ma gli $80 relativi agli interessi nessuno li ha. E sono i soldi che state chiedendo, non i nostri prodotti. Siete l’unico che può fare i soldi. Avete stampato soltanto $1000 ma ne chiedete $1080. Ciò è impossibile!”
“Ora ascoltatemi, amici. I banchieri, per il bene supremo della Comunità, si adattano sempre alle esigenze dei tempi. Vi chiederò soltanto gli interessi. Soltanto $80. Continuerete a tenere il capitale.”
“Siate benedetto, sig. Oliver! Ci state annullando i $200 ciascuno che vi dobbiamo?”
“Oh no! Sono spiacente; un banchiere non annulla mai un debito. Mi dovete ancora tutti i soldi che avete preso in prestito. Ma mi pagherete, ogni anno, soltanto gli interessi. Se mi rimborserete puntualmente ogni anno degli interessi non vi solleciterò la restituzione del capitale. Forse potrà succedere che alcuni non potranno rimborsare neppure gli interessi a causa dell’andamento degli affari fra voi. Bene, bisogna che vi organizziate come una nazione, realizzando un sistema dei contributi, che chiameremo tasse. Coloro che avranno più soldi saranno tassati più; i poveri pagheranno di meno. Farete un sistema di soccorso sociale. Assicuratevi che complessivamente possiate pagare gli interessi che mi dovete ed io sarò soddisfatto. E la vostra piccola nazione prospererà.”
Così i nostri ragazzi se ne sono andati, piuttosto tranquillizzati, ma ancora con qualche dubbio.
1 l. OLIVER ESULTA
Oliver è solo. Riflette profondamente. l suoi pensieri funzionano così:
“Gli affari vanno bene. Questi ragazzi sono bravi operai, ma stupidi. La loro ignoranza e la loro ingenuità sono la mia forza. Chiedono soldi e do foro le catene della schiavitù. Mi danno le orchidee ed alleggerisco legalmente le loro tasche.”
“Potrebbero ribellarsi e gettarmi in mare!? Ma non credo! Ho le loro firme. Sono gente onesta; sono lavoratori! Sono stati messi in questo mondo per servire i finanzieri.”
“Oh grande Mammona! Ritengo che il vostro genio delle operazioni bancarie scorra attraverso la mia persona! Oh, illustre maestro! quanta ragione avevate quando avete detto: “datemi il controllo dei soldi della nazione e non mi importerà di chi emana le leggi.” Sono il padrone dell’isola della Salvezza perché controllo i soldi dell’intera isola.”
“La mia anima è assetata di fanatismo ed ambizione. Potrei governare l’universo. Perché io, Oliver, sono capitato qui? Il mio posto era il mondo. Oh! se soltanto potessi andarmene da questa isola! So che potrei governare il mondo intero senza nessuno al di sopra di me! Il mio piacere supremo sarebbe quello di inculcare la mia filosofia nelle menti di coloro che governano la società: banchieri, industriali, politici, militari, insegnanti, giornalisti; tutti sarebbero miei servi. Le masse sono soddisfatte di vivere in schiavitù, quando chi comanda appartiene al partito politico da loro votato.”
12. COSTO DELLA VITA INSOPPORTABILE
Nel frattempo le cose andavano di peggio in peggio sull’isola della Salvezza. La produzione era elevata, ma gli scambi commerciali erano al minimo. Oliver raccoglieva regolarmente i suoi interessi. Gli altri dovevano pensare a risparmiare i soldi per pagare le rate degli interessi. Quindi, i soldi cominciarono a coagularsi piuttosto che a circolare liberamente. Comparve il fenomeno della rarefazione monetaria.
Coloro che pagavano la maggior parte nelle tasse protestavano contro coloro che pagavano di meno. Aumentavano i prezzi delle loro merci per compensare quelle perdite. I poveri, che pagavano meno tasse, deploravano l’alto costo della vita e compravano di meno. Il banchiere faceva moniti contro il rischio dell’inflazione e raccomandava di avere fiducia. Il morale era basso. La gioia di vivere non c’era più. Nessuno si impegnava più con passione al proprio lavoro. Perché avrebbe dovuto? I prodotti erano venduti a bassissimo costo. Quando si riusciva ad effettuare una vendita, si dovevano pagare le tasse a Oliver. Le cose andavano proprio così, come oggi. Era una crisi reale. Ed accusavano l’un l’altro di tenere i prezzi troppo alti oppure di non consumare più abbastanza.
Un giorno, Harry, seduto nel suo frutteto, pensò attentamente alla situazione nella quale si trovavano. Infine arrivò alla conclusione che questo “progresso”, introdotto dal sistema monetario dei banchiere, aveva rovinato tutto sull’isola. Certamente ognuno di loro cinque aveva i suoi difetti; ma il sistema di Oliver sembrava proprio che fosse stato progettato per mettere in evidenza le parti peggiori della natura umana.
Harry decise di condividere le sue riflessioni con suoi amici per unirsi nell’azione. Cominciò con Jim, che non fu duro da convincere. “Non sono un genio”, egli disse, “ma da troppo tempo stiamo soffrendo a causa dei sistema monetario di questo banchiere.”
Uno per uno giunsero alla stessa conclusione e si decisero di andare da Oliver per un altro chiarimento.
13. TRATTATIVA CON UN IRREMOVIBILE
Una vera tempesta scoppiò nelle orecchie dei banchiere.
“Sull’isola i soldi sono limitati, collega, inoltre ce li portate via in continuazione! Li paghiamo ed ancora li paghiamo, ma ancora vi dobbiamo tanto quanto all’inizio. Lavoriamo solo per lei, ma ugualmente non siamo a posto! Abbiamo la terra la più fine possibile, ma siamo più poveri di prima del giorno del vostro arrivo. Debiti! Debiti! Abbiamo debiti fino al collo!”
“Oh! ragazzi, siate ragionevoli! I vostri affari stanno crescendo ed è grazie a me. Un buon sistema bancario è il bene migliore del paese. Ma per funzionare al meglio dovete avere fiducia nel banchiere. Venite da me come da un padre… avete bisogno di più soldi? Molto bene. Il mio barilotto d’oro è sufficiente per molte migliaia di dollari in più. Vedete, è sufficiente che ipotechiate altre vostre proprietà e saranno disponibili altri mille dollari.”
“Così il nostro debito andrebbe a $2000! Dovremmo pagare il doppio di interessi pagare e così per il resto delle nostre vite!”
“Ma le vostra proprietà, grazie al sistema monetario, aumenteranno presto di valore ed io potrò prestarvi ancora più soldi. E non pagherete mai nulla in più degli interessi e dei capitale residuo. E potrete trasferire il debito di un anno all’anno successivo.”
“Ed aumenteranno le tasse di anno in anno?”
“Ovviamente. Ma anche i vostri redditi aumenteranno ogni anno.”
“Così dunque, più il paese si sviluppa a causa del nostro lavoro, più il debito pubblico aumenta!”
“Naturalmente! Proprio come nel vostro Canada, o in qualunque altra parte del mondo civilizzato. Il grado di civilizzazione del paese è misurato sempre dall’ammontare del debito nei confronti dei banchieri; niente debiti, niente progresso”.
14. IL LUPO DIVORA GLI AGNELLI
“Questo è un sistema monetario sano, sig. Oliver?”
“Signori, tutti i soldi veri sono basati sull’oro e vengono immessi sul mercato attraverso i debiti. Il debito pubblico è una buona cosa. Mantiene gli uomini in competizione fra loro per aumentare la loro ricchezza. Sottomette i governi alla saggezza suprema ed ultima, quella che è incarnata dai banchieri. Come banchiere, sono la torcia della civiltà e del progresso qui sulla vostra piccola isola. Detterò la vostra politica e regolerò il vostro livello di vita.”
“Sig. Oliver, siamo gente semplice e non conosciamo bene il sistema monetario, ma non desideriamo quel genere di civiltà qui. Non prenderemo in prestito un altro centesimo da voi. Soldi veri o non veri, non faremo più nessun tipo di nuova transazione con voi.”
“Signori, sono profondamente rammaricato per questa vostra decisione, assai sconsiderata. Ma se questa è la vostra decisione, ricordatevi che ho le vostre firme. Quindi vi chiedo tutto il rimborso immediato: capitale ed interessi.”
“Questo non è impossibile, Signore. Anche se vi dessimo tutti i soldi presenti sull’isola ancora non saremmo sdebitati con voi.”
“Non è un mio problema. Avete o non avete firmato? Sì? Molto bene. In virtù della santità dei contratti stipulati prendo possesso delle vostre proprietà ipotecate al momento della consegna del denaro. Se non intenderete adempiere ai vostri obblighi nei confronti dell’autorità suprema dei soldi allora obbedirete con la forza. Continuerete a sfruttare l’isola, ma nel mio interesse e secondo la mia volontà. Ora, uscire! Avrete domani le mie nuove disposizioni.”
15. CONTROLLO DELLA STAMPA
Oliver sapeva che chiunque ha il controllo dei soldi della nazione, controlla la nazione. Ma sa anche che per avere il controllo completo era necessario mantenere la gente in una condizione di informazione fuorviante e di distrazione dai veri problemi.
Oliver aveva colto le convinzioni politiche dei cinque isolani; due erano conservatori e tre erano democratici; molte cose erano cambiate nelle loro conversazioni serali, particolarmente dopo essere caduti in schiavitù. Fra conservatori e democratici c’era attrito costante.
Occasionalmente, Harry, il più neutro dei cinque, considerando che tutti avevano gli stessi bisogni ed aspirazioni, aveva suggerito la loro unione per esercitare la pressione sull’autorità. Una tal unione, Oliver non la poteva tollerare; avrebbe comportato la conclusione dei suo dominio. Nessun dittatore, finanziario o altro, potrebbe esistere se la gente fosse unita ed informata correttamente.
Di conseguenza, Oliver si impegnò a fomentare, quanto più possibile, la disputa politica fra loro mettendo gli uni contro gli altri.
Il banchiere mise la sua pressa al lavoro e fu editore di due giornali settimanali, “il sole” per i democratici e Ia stella” per i conservatori.
La linea editoriale de “il sole” era: “se non siete più liberi, la colpa è dei conservatori che provocano l’inflazione tenendo troppo alti i prezzi”.
Quella de “Ia stella” era: “Ia condizione rovinosa dei commercio e del debito pubblico è dovuta ai democratici traditori che effettuano baratti al di fuori della rete commerciale ufficiale”.
Le due fazioni litigavano fra loro ferocemente, dimenticando che il responsabile vero delle loro disgrazie, colui che aveva forgiato le loro catene, era il padrone dei soldi, il banchiere Oliver.
16. UN PREZIOSO RELITTO GALLEGGIANTE
Un giorno, Tom, il tecnico minerario, su una piccola spiaggia nascosta dall’erba, alta ad un’estremità dell’isola, trovò una lancia di salvataggio; era in buone condizioni ed il suo carico, costituito da una cassa di legno, era intatto.
Aprì la cassa; conteneva dei documenti. Fra di essi c’era un libro dal titolo: “il primo anno di accreditamento sociale”; il primo volume di una pubblicazione di accreditamento sociale dal Canada.
Curioso, Tom si è seduto ed ha cominciato a leggere la documentazione. Il suo interesse si è acceso; la sua faccia si è illuminata.
“Questo è giusto!” gridò ad alta voce. “questo è qualcosa che avremmo dovuto sapere molto tempo fa.”
I soldi ottengono il loro valore, non dall’oro, ma dai prodotti che quei soldi consentono di acquistare.
“Semplicemente i soldi dovrebbero essere uno strumento della contabilità, degli accreditamenti che passano da un conto ad un altro secondo gli acquisti e le vendite. Il totale dei soldi deve essere pari alla somma dei prodotti presenti sul mercato.“
“Ogni volta che aumenta la produzione deve aumentare in maniera corrispondente l’ammontare dei soldi. La proprietà dei soldi di nuova emissione deve essere della collettività, perché è della collettività il merito di aver aumentato la produttività. Il progresso è contrassegnato, non dall’aumento nel debito pubblico, ma dall’emissione di un dividendo uguale a ciascun membro della società… Accreditamento Sociale… ; Reddito di cittadinanza…”
Tom non riusciva più a contenersi. Si alzò con il libro in mano e si avviò velocemente dai suoi quattro amici per comunicargli la nuova scoperta.
17. SOLDI ‑ CONTABILITA SEMPLICE
Così Tom divenne l’insegnante. Insegnò agli altri quanto aveva imparato da quella pubblicazione sull’accreditamento sociale trasmessa da Dio.
“Questo”, egli disse, “è ciò che potevamo fare senza aspettare un banchiere ed il suo barile di oro o senza sottoscrivere alcun debito.”
“Apro un conto in nome di ciascuno di voi. Nella colonna destra metto gli accreditamenti; in quella di sinistra metto i debiti che vanno sottratti dal vostro conto.
Ciascuno desidera cominciare con $200? Molto bene. Scriviamo $200 all’accreditamento di ciascuno. Ciascuno immediatamente ha $200.
Frank compra alcune merci da Paul per $10. Deduco $10 da Frank e gli rimangono $190. Aggiungo $10 a Paul ed ora egli ha $210.
” Paul vende a Jim merci per un ammontare di $8. Deduco da Jim $8 e gliene rimangono $192. Paul ora ha $218. “
Paul compra il legno da Frank per $15. Deduco $15 da Paul che va a $203. Aggiungo $15 al conto di Frank e va di nuovo a $205. “
E così continuiamo; da un conto ad un altro allo stesso modo delle banconote di carta che vanno da una tasca ad un’altra. “
“Se qualcuno ha bisogno dei soldi per espandere la produzione, emettiamo l’importo necessario come proprietà della collettività; una volta che ha venduto i suoi prodotti rimborsa la somma al fondo monetario di accreditamento. Lo stesso per i lavori pubblici; nuove emissioni di danaro di proprietà della collettività. “
“Analogamente, ogni conto è aumentato periodicamente proporzionalmente alla ricchezza della collettività, affinché tutti possano trarre beneficio dal progresso reale della società. Questo è il dividendo nazionale. In questo modo i soldi si trasformano in uno strumento di servizio. Così come i beni invecchiano, anche i soldi devono lentamente perdere di valore in modo che non siano mai presenti troppi soldi a fronte di pochi beni (inflazione), e soprattutto per impedire eccessivi accumuli di potere”
18. LA DISPERAZIONE DEL BANCHIERE
Oliver capì tutto. I membri di questa piccola Comunità si sono trasformati da debitori in creditori sociali. Il giorno seguente, Oliver, il banchiere, ricevette una lettera firmata dai cinque:
“Egregio Signore, senza nessun motivo ci avete immersi nel debito e ci avete sfruttati. Non avremo più bisogno di operare con il vostro sistema dei soldi. D’ora in poi avremo tutti i soldi a noi necessari senza bisogno di oro, di debiti o tasse. Stiamo stabilendo, immediatamente, il sistema di accreditamento sociale sull’isola. Il dividendo nazionale sostituirà il debito pubblico. “
“Se insistete sul rimborso, possiamo restituirvi tutti i soldi che ci avete dato. Ma non un centesimo in più. Inoltre la moneta che vi restituiremo sarà quella che intendiamo noi, che esiste, e non la vostra che non esiste in quanto è troppo rarefatta. Non potete porre nessun ostacolo alla vera legge, presente, grazie a Dio, nel cuore degli uomini di buona volontà.”
Oliver precipitò nella disperazione. Il suo impero stava sbriciolandosi. I suoi sogni si frantumarono. Che cosa avrebbe potuto fare? Le discussioni sarebbero state inutili. I cinque ora erano creditori sociali: i soldi e l’accreditamento ora non erano più a loro sconosciuti così come non lo erano a Oliver.
“Oh!”, disse Oliver, “questi uomini hanno scoperto l’accreditamento sociale. La loro dottrina si spargerà molto più rapidamente della mia. Dovrei elemosinare il loro perdono? divento uno di loro? lo, un finanziere e un banchiere? Mai! Piuttosto, proverò ad andarmene da questa maledetta isola!”
19. LA FRODE SMASCHERATA
Per proteggersi da tutti i futuri eventuali reclami di Oliver, i nostri cinque uomini decisero di farsi firmare dal banchiere un documento che attestasse la restituzione di tutto ciò che possedeva quando arrivò sull’isola.
Si dovette redarre un inventario; la barca, i remi, la piccola pressa ed il famoso barilotto di oro.
Olíver dovette inevitabilmente rivelare dove aveva nascosto l’oro. I nostri ragazzi lo dissotterrarono con meno rispetto del giorno in cui lo scaricarono dalla barca. L’accreditamento sociale gli aveva insegnato a disprezzare l’oro.
Il tecnico minerario, mentre stava sollevando il barilotto, lo trovò sorprendentemente leggero per essere pieno d’oro. “Se il barilotto fosse pieno d’oro, ” disse agli altri, “doveva essere molto più pesante. “
L’impetuoso Frank non perse un momento; un colpo dell’ascia ed il contenuto del barilotto fu esposto alla loro vista.
Oro? Non era oro, né poco né molto! Solo rocce, normali rocce senza valore! I nostri uomini non potevano essere più sorpresi.
“Non dirci che ci hai potuto ingannare in questa maniera!”
“Eravamo così ingenui ed entusiasti da non comprendere la pericolosità dei sistema monetario basato sul debito e non sui beni“.
“Abbiamo ipotecato tutti i nostri averi per degli impegni formalizzati su alcune libbre di rocce? E’ un furto costruito sulle bugie!”
“Per pensare una cosa così perversa bisogna proprio odiare l’umanità! Quel diavolo di un banchiere!”
Furioso, Frank alzò la sua ascia. Ma già il banchiere era scappato nella foresta.
20. ADDIO ALL’ISOLA DELLA SALVEZZA
Dopo l’apertura del barilotto e della rivelazione del suo inganno, nessuno sentì più parlare di Oliver.
Subito dopo, una nave, incrociando fuori della rotta normale di navigazione, notò dei segni di vita sull’isola e gettò l’ancora per mandare una scialuppa a controllare.
Così i nostri 5 uomini hanno saputo che la nave era in viaggio per l’America. Potevano prendere con loro solo le cose essenziali da portare in Canada.
Soprattutto, si assicurarono di prendere la documentazione economica con il libro “il primo anno di accreditamento sociale” che era stato la loro salvezza dalle mani dei finanziere, e che illuminò le loro menti con una luce “divina”.
Tutti e cinque si impegnarono solennemente a diffondere in Canada ed i tutti i luoghi dove fosse presente la civiltà la grande esperienza che avevano vissuto, in modo da non permettere mai più che l’umanità si trovasse schiava dei debito. La vera economia è basata sull’accreditamento sociale.
Purtroppo siamo ancora nella stessa situazione dei 5 uomini sull’ísola, sotto il giogo dei banchiere, con l’aggravante che dal 15 agosto 1971 sappiamo tutti ufficialmente che la riserva aurea non esiste più. Quindi siamo ancora più sprovveduti di loro.
Pubblicato il: aprile 4th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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LE BANCHE CACCIANO IN BRANCO
BOX: COME LA BANCA CREA ‘DENARO’
La banca non è un ‘intermediario del risparmio’, come viene definita correntemente – non è un salvadanaio, da cui tanto denaro può uscire quanto ne è entrato. La banca crea denaro dal nulla. O meglio, crea dal nulla potere di acquisto a costo zero (per sè stessa) Lo crea con operazioni contabili. Quando un cliente, per comperarsi casa, chiede un ‘mutuo’ di 300.000 Euro, ad esempio, la banca prende un bene del cliente come garanzia ipotecaria (oppure riceve un pegno o una fideiussione), e apre un doppio conto: da una parte scrive le somme che mette a disposizione del cliente, dall’altra quelle che gli addebita. Sulla prima colonna scriverà “300.000”, e sull’altra colonna scriverà “300.000”, più gli interessi e le spese. In questo modo la banca ha creato 300.000 Euro dal nulla con un’operazione contabile, aumentando il proprio patrimonio di € 300.000 più gli interessi e le commissioni a costo zero e senza rischio, perché è garantita dal bene ipotecato o collateralizzato. Domanda: su questo aumento netto del proprio patrimonio, su questo capital gain, la banca paga le tasse?
Il denaro così creato non è denaro contante, vero, ma denaro scritturale, dotato di potere di acquisto. Ossia, anche il denaro scritturale è accettato in pagamento, quindi vale come il contante: il cliente potrà usarlo, in questo caso, per pagare il prezzo di un appartamento, facendo eseguire un bonifico dal proprio conto corrente a quello del venditore. Oppure può ottenere dalla banca l’emissione di assegni, che userà per pagare il venditore.
BOX: I FINTI MUTUI
La banca, quanto eroga un ‘mutuo’, o uno sconto o un’anticipazione su fattura o cambiale, dovrebbe dare al cliente denaro vero. Lo stabilisce l’art. 1813 del Codice Civile:
Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità
Orbene, la banca non eroga quasi mai denaro (ossia, denaro contante), ma crea dal nulla, come abbiamo visto, falso denaro scritturale, non coperto da denaro contante, e cede questo al cliente. Ma il denaro scritturale è solo una promessa di denaro reale, non denaro reale. Quindi, questi ‘mutui’, questi ‘sconti’, queste ‘anticipazioni’, a rigor di legge, sono tutti inesistenti, nulli simulati. E gli interessi che si pagano su di esse sono interessi non dovuti. Non avendo ricevuto denaro, ma solo un’apertura di credito, non si dovrebbe pagare interesse né rimborsare il capitale. Si dovrebbe soltanto pagare un compenso per l’apertura di credito.
Si dovrebbe quindi citare in giudizio la banca e chiedere al Tribunale che dichiari che il contratto di mutuo è nullo, che non sono dovuti interessi né il rimborso del capitale; che la banca si sta arricchendo senza giustificato motivo.
Marisa, una donna, una madre, una cittadina come tante, piccola imprenditrice. Ha una casa in campagna, un appartamento in città.
Un giorno, la sua banca le revoca tutti i fidi e le dice che “qualcuno” ha bloccato tutti i suoi beni, del valore di oltre un milione di euro, iscrivendo su essi un’ipoteca. Addirittura, è stata segnalata alla Centrale Rischi Interbancaria. E’ sulla lista nera, sulla lista dei debitori insolventi, a cui non si può far credito, anzi si devono revocare i fidi.
Marisa si rivolge al suo avvocato, e scopre che un’altra banca, dove ha un conto corrente attivo, ha incredibilmente ottenuto dal presidente del tribunale un decreto ingiuntivo di circa centocinquantamila euro contro di lei. Il decreto è immediatamente esecutivo. Se Marisa non paga subito, la banca le manda all’asta la casa. Anzi, ha già ipotecato tutti i suoi beni, benché essi valgano molto, molto più del credito vantato, sei o sette volte tanto.
Il suo avvocato chiede copia del decreto ingiuntivo in tribunale. Chiede di vedere i (falsi) documenti in base ai quali la banca ha ottenuto il decreto. Il cancelliere dice che non può, dice che deve prima notificarlo la banca. Marisa si vede il mondo caderle intorno. Non capisce che cosa stia succedendo, come tutto ciò sia possibile. E’ sotto shock. Non riesce più a lavorare, le banche le intimano i rientri sui fidi, non le scontano più le fatture, deve pagare i suoi fornitori e non riesce a monetizzare i suoi crediti. Le banche l’hanno iscritta alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, l’ente pubblico che dovrebbe vigilare sulle banche private e tutelare i cittadini, e che invece è divenuto proprietà delle stesse banche private grazie alle privatizzazioni. Marisa non può più muovere un euro. Chiede aiuto ai suoi anziani genitori pensionati. Possono fare poco.
Passano giorni e giorni di incubo, poi finalmente arriva la notifica, finalmente il cancelliere del tribunale ci lascia esaminare i documenti. Scopriamo l’arcano: la banca ha ottenuto il decreto grazie a documenti che recano firme di Marisa, firme contraffatte, e contraffatte male. La banca aveva emesso assegni circolari per circa 150.000 euro addebitandoli sul conto di Marisa sulla base di firme false. Ma le firme vengono raccolte dal personale della banca – o no? Scopriamo che il direttore della filiale è stato, nel frattempo, ‘allontanato’. Adesso lavora… per un’altra banca. Settore risparmio.
Ci siamo opposti al decreto ingiuntivo. Ma dovremo aspettare anni, molti anni, prima che arrivi la sentenza definitiva che ci darà ragione, che libererà Marisa dall’ipoteca. Perché la cosiddetta giustizia italiana è lenta. E Marisa non può lavorare, non potrà farlo, perché ha l’ipoteca addosso, i suoi beni sono bloccati, il sistema bancario è unito contro di lei, la gente parla dei suoi beni ‘sequestrati’… Le banche lo sanno.
Marisa deve vivere, tirare avanti, con la sua attività, la sua famiglia, il suo onore. E allora non le resta che cedere alla banca. Vende la sua casa. Paga alla banca oltre centosessantamila Euro, non dovuti – “estorti”, sente lei. La banca incassa. Ha vinto.
Grazie alle leggi e alla ‘giustizia’ italiana, ha vinto contro Marisa, come vince ogni giorno contro molti cittadini, molti piccoli e medi imprenditori, risparmiatori, pensionati, lavoratori…
Da che parte stanno lo Stato, il Governo, i Giudici?
BOX: LO STATO IN MANO ALLE BANCHE PRIVATE
Sempre più indebitato verso il sistema bancario, lo Stato italiano ha ceduto ai banchieri privati la propria sovranità monetaria ed economica, pezzo dopo pezzo:
Ha ceduto loro, attraverso la privatizzazione dell’IRI, sotto la presidenza Prodi, le tre banche dell’IRI (Bnl, Crit, Comit) proprietarie di quote della Banca d’Italia, sicché ora i privati sono proprietari del 94,50% di Banca d’Italia.
Ha ceduto dal Parlamento alla Banca d’Italia, poi alla BCE il potere di fissare il tasso ufficiale di sconto e di decidere se accettare o no i titoli del tesoro come garanzia (collaterali) per la cessione di denaro contante (che era emesso da Banca d’Italia, e ora è emesso dalla BCE).
Ora costringe i cittadini a dipendere dalle banche per ogni servizio e pagamento. In alcuni paesi stranieri, avere un conto corrente e un benestare bancario è necessario per ottenere la partita iva. Praticamente, potere bancario sulla società. Dove è finito l’art. ! della Costituzione, che dice “La sovranità appartiene al popolo”?
La legge ci protegge dalle aggressioni dal rapinatore o dall’assassino che ci attacca con armi materiali. Ma vi sono altri strumenti, immateriali, strumenti legali e giudiziari, con cui è possibile colpire, distruggere e depredare una persona. E’ possibile farlo, perché i codici e la giurisprudenza, forse anche molti giudici, lo consentono. In particolare, consentono alle banche di spremere denaro non dovuto dal cittadino mediante documenti falsi o conteggi falsi e pretese infondate, arbitrarie, costruite ad arte. Come nel caso di Marisa.
BOX: IL DECRETO INGIUNTIVO
Ecco alcune norme del codice di procedura Civile usate nelle operazioni descritte in questo articolo:
Art. 633 CPC Condizioni di ammissibilità del decreto ingiuntivo.
[I]. Su domanda [ 638] di chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili [ 639], o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente [ 637] pronuncia ingiunzione di pagamento [ 658 comma 1] o di consegna se del diritto fatto valere si dà prova scritta [ 634, 635];
… …
Art. 641 Accoglimento della domanda.
[I]. Se esistono le condizioni previste nell’articolo 633, il giudice, con decreto motivato [ 35 att.] da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso, ingiunge all’altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose chieste o invece di queste la somma di cui all’articolo 639 nel termine di quaranta giorni, con l’espresso avvertimento che nello stesso termine può essere fatta opposizione a norma degli articoli seguenti [ 645] e che, in mancanza di opposizione, si procederà a esecuzione forzata.
Art. 642: LA PROVVISORIA ESECUTIVITA’
[I]. Se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione.
[II]. L’esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ma il giudice può imporre al ricorrente una cauzione [ 119; 86 att.].
[III]. In tali casi il giudice può anche autorizzare l’esecuzione senza l’osservanza del termine di cui all’articolo 482
Ecco la norma che non consente di revocare l’esecutività del decreto ingiuntivo prima della sentenza definitiva, anche se si scopre che i documenti della banca sono falsi, come nel caso di Marisa:
Art. 2884 Cancellazione ordinata con sentenza.
[I]. La cancellazione deve essere eseguita dal conservatore, quando è ordinata con sentenza passata in giudicato [ 2909; 324 c.p.c.] o con altro provvedimento definitivo emesso dalle autorità competenti.
Infatti, alla banca basta sottoporre al giudice una richiesta di decreto ingiuntivo (art. 633 ss. Codice di Procedura Civile), che il giudice gliela accoglie emettendo contro il cittadino, senza prima dargli la possibilità di difendersi, un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo (art. 642, 2° Comma del Codice di Procedura Civile), con cui la banca subito iscrive ipoteca giudiziale su tutti i beni del cittadino, anche se di importo dieci volte superiore al credito da essa vantato – e l’esecutività di questo decreto, anche se basato su documenti falsi, rimarrà fino alla fine del processo, fino alla sentenza definitiva, perché manca nel Codice uno strumento per ottenere la revoca dell’esecutorietà del decreto ingiuntivo, Così la ‘giustizia’ dà alla banca un mezzo infallibile per bloccare commercialmente e bancariamente il cittadino o l’impresa, che non potranno più usare i loro beni come garanzie per ottenere prestiti o per venderli, perché sono ipotecati. Poi segnala il cittadino come insolvente, anche quando il cittadino non è affatto insolvente, alla Centrale Rischi Interbancaria della Banca d’Italia, che dovrebbe essere un istituto di diritto pubblico, La Banca d’Italia però ha ceduto l’uso della Centrale Rischi alle banche private, e dichiara di non esercitare alcun controllo su quello che queste segnalano nella Centrale Rischi. Così le banche possono usare questo potere di segnalazione a loro comodo. Quando una banca ti segna nella Centrale Rischi, tutte le altre banche ti bloccano. Non puoi più operare, non puoi più accedere al credito. Se sei un imprenditore, se hai debiti, sei fritto. La banca, se vuole, spalleggiata dalle altre banche, non controllata dalla Banca d’Italia, ti rovina. E lo può fare perché si è presa non solo la gestione della Centrale Rischi della Banca d’Italia, che dovrebbe essere un servizio pubblico, ma anche la proprietà della Banca d’Italia, per il 94,50%. Se poi vieni protestato, anche per sbaglio, scatta la CAI, Centrale di Allarme Interbancaria, anche questa della Banca d’Italia, anche questa ceduta in gestione alle banche private. La banca presso cui sei stato protestato ti segnala alla Centrale di Allarme, ed entro 48 ore nessuna banca italiana onorerà più un tuo assegno, anche se coperto. Ti farà protestare, anche se hai soldi sul conto.
BOX: CRI, CAI, CAPRI, CCIAA
CRI: Centrale Rischi Interbancaria: è un servizio affidato alla Banca d’Italia, che dovrebbe segnalare, nel pubblico interesse, i soggetti a rischio o insolventi, ossia incapaci di far fronte ai propri debiti.
CAI: Centrale Allarme Interbancaria: è un servizio affidato alla Banca d’Italia, che dovrebbe segnalare, nel pubblico interesse, i soggetti protestati.
CAPRI: Centrale Allarme Protesti Revoche Interbancaria: è un’articolazione della CAI, che dovrebbe segnalare, nel pubblico interesse, i soggetti protestati, ai quali sia stata revocata l’autorizzazione ad emettere assegni.
CCIAA: Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura. Pubblica il bollettino dei protesti.
Certamente, il cittadino può rivolgersi al giudice per contestare che i documenti in base ai quali la banca ha ottenuto il decreto ingiuntivo e gli ha iscritto ipoteca legale su tutti i beni sono falsi, che il debito non sussiste, o che è gia stato pagato, o che gli interessi pretesi sono non dovuti, anatocistici; potrà anche chiedere che venga dichiarato che l’assegno protestato non è riferibile a lui. Ma, prima che la sentenza definitiva gli dia ragione, passeranno anni e anni. E le banche lo sanno. Cacciano con la tecnica del banco di lupi. Quando una di loro attacca, tutte le altre agiscono di concerto con essa, mettono il cittadino-preda all’indice (iscrivendolo in CRI, CAI, CAPRI). Non gli fanno più credito, non lo faranno lavorare. Sanno che il cittadino, l’imprenditore, in queste condizioni, non può tener duro, aspettare i tempi della cosiddetta giustizia. Sanno che dovrà venire a un accordo con la banca. Sanno che dovrà piegarsi, pagare ciò che essa vuole, rinunciare al risarcimento che gli spetta. La Banca d’Italia dovrebbe impedire questi abusi, per legge; ma essa è diventata al 94,50% proprietà delle banche private e delle assicurazioni private, quindi…
E i giudici, da che parte stanno? Che cosa fanno? Sono sensibili a questo problema? Cercano di tutelare il diritto dei cittadini a non essere sopraffatti, ricattati, depredati dalle banche private, che, impadronitesi dell’istituzione che dovrebbe vigilare su di loro, ossia di Banca d’Italia e delle Centrali Rischi e della Centrale Allarmi, fanno quello che vogliono? Dalla facilità con cui si continuano a concedere alle banche i decreti ingiuntivi immediatamente esecutivi senza prima sentire i cittadini, non sembra proprio…
Se i giudici non concedessero quei facili decreti ingiuntivi, che minano il diritto di difesa del cittadino sancito dall’art. 24 della Costituzione violando il diritto a un equo e rapido giudizio stabilito dall’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, molti abusi non avverrebbero. E allora, perché i giudici continuano ad agire così?
BOX: COME DIFENDERSI CONTRO GLI ABUSI
Il cittadino ha diversi strumenti per reagire in caso di abuso:
Ricorso ex art. 700 CPC contro le indebite iscrizioni in CAI, CAPRI, CRI, Camera di Commercio. Si chiede al giudice di ordinare la cancellazione o non pubblicazione delle indebite segnalazioni di insolvenza o protesti. Agire nei confronti di: banca interessata, Camera di Commercio, Banca d’Italia, Notaio o Segretario Comunale o Ufficiale Giudiziario, portatore dell’assegno.
Ricorso ex art. 649 CPC: per ottenere la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo – prima, però, bisogna opporsi ad esso.
Art. 649 CPC :
[I]. Il giudice istruttore, su istanza dell’opponente, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto concessa a norma dell’articolo.
Ricorso in base alla legge Pinto.
La persona che ha sofferto danni per la lunghezza eccessiva del processo, può ricorrere alla Corte di Appello per ottenere il risarcimento di questi, a carico del Ministero della Giustizia..
Ricorso in base alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
La persona che ha subito un processo iniquo (unfair trial) può rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, in base all’art. 6 della Convenzione, che stabilisce il diritto fondamentale a un equo processo in tempi ragionevoli. La Convenzione ha valore di legge anche entro l’ordinamento giuridico italiano.
Nel sistema italiano di potere, osserviamo una marcata analogia tra la categoria dei banchieri e la categoria dei magistrati:
Entrambi, banchieri e magistrati, eleggono l’organo di autogoverno di categoria e in esso hanno una partecipazione dominante: le banche, nominano il Governatore della Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea e partecipano la seconda attraverso la prima; i magistrati, nominano tra i propri iscritti 20 dei 30 componenti del Consiglio Superiore della Magistratura.
Entrambe le categorie (alcuni le chiamano “corporazioni”), giudiziaria e bancaria, nominano e controllano così i propri controllori, si fanno regolamenti interni, giudicano i propri iscritti secondo logiche interne, si impermeabilizzano a controlli esterni (ossia degli organi di elezione popolari, volgarmente detti ‘democratici’), così che si possono imporre come interlocutori forti (perchè autonomi) agli organi costituzionali. Soprattutto, entrambe le categorie hanno rivendicato e ottenuto molta indipendenza.
La categoria dei banchieri è però molto più forte di quella dei magistrati, e ciò dovrebbe esser tenuto presente dai magistrati stessi, nel loro proprio interesse, perché le alleanze fatte con chi è molto più potente sono alleanze, alla fine, perdenti.
BOX: DUE RIFORME CONTRO GLI ABUSI:
Innanzitutto, lo stato dovrebbe nazionalizzare la proprietà della Banca d’Italia, togliendola ai privati. Le funzioni e i poteri della Banca d’Italia sia sull’economia che sulla sorveglianza delle banche e sulla tutela del cittadino sono poteri di carattere politico e sovrano, che, in base alla Costituzione repubblicana, art. 1, appartengono unicamente e inalienabilmente al popolo, non a banchieri privati. Così pure il signoraggio, del quale Il Consapevole ha abbondantemente parlato in numeri precedenti, e a cui ho dedicato, assieme ad Antonio Miclavez, il libro €uroschiavi (Ed. Arianna).
Sollecitiamo inoltre una semplice riforma legislativa, che consista nell’aggiunta, al Codice di Procedura Civile, della seguente norma, la quale imporrebbe al giudice, quando risulta che una banca o un altro sedicente creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo in base a documenti falsi (o casi simili), di revocare l’esecutività del decreto immediatamente, senza che la vittima debba aspettare la sentenza definitiva:
Art. 649 bis CPC: Revoca dell’esecutività del decreto.
Qualora, nel corso della causa di opposizione al decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, risulti che i documenti in base ai quali il decreto è stato concesso o è stato dichiarato esecutivo sono inidonei come prova del vantato credito, o che non sussisteva o è cessato il pericolo nel ritardo, il giudice dell’opposizione con ordinanza motivata revoca l’esecutività del decreto.
L’ordinanza di revoca dell’esecutività è soggetta a reclamo al collegio entro dieci giorni dalla sua comunicazione.
Il collegio, qualora ricorrano gravi motivi, sospende l’efficacia dell’ordinanza.
Pubblicato il: aprile 4th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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DOTTRINA MONETARIA PER LA CHIESA CATTOLICA
PROPOSTA PER UN PRONUNCIAMENTO MAGISTRALE DELLA CHIESA IN MATERIA DI MONETA E CREDITO
I tempi e le conoscenze degli strumenti e dei processi economici e finanziari sono maturati, mentre lo stato delle cose nel mondo è sempre più gravemente squilibrato e minacciato da ingiustizie, abusi, depauperamenti, sfruttamenti dell’uomo sull’uomo, istigati dalla cupidigia e dalla sete di potere, e attuati attraverso strumenti finanziari.
Anche se ultimamente e compiutamente il rimedio ai mali della cupidigia si attua soltanto attraverso la santificazione in spirito dell’uomo, il ruolo centrale della moneta e del credito nelle vicende terrene del genere umano non sfugge alla Chiesa, così come la Chiesa stessa già più volte, con le Enciclioche Vix pervenit, Sollecitutdo rei socialis e, soprattutto, Quadragesimo anno, si è pronunciata sull’alternativa fondamentale posta dagli Evangeli agli uomini tutti, laddove essi dichiarano che non si può servire sia Dio che Mammona. Ma quegli insegnamenti, da un lato, non sono stati adeguatamente intesi né adeguatamente seguiti; mentre dall’altro lato l’evoluzione dei tempi e l’urgenza della situazione suggeriscono che sia oramai opportunoi un aggiornamento e un completamento del Magistero.
La Chiesa esercita dunque la sua missione apostolica, inerente al suo Magistero, di esprimersi in modo chiaro e completo, onde consentire a ogni fedele di compiere quella ineludibile e responsabile scelta che Cristo stesso ha posto all’uomo, tra il servizio di Dio e quello di Mammona. La Chiesa stessa non solo, ovviamente, sceglie il servizio di Cirsto, ma sceglie pure di non prestarsi a celare o a giustificare in alcun modo, inclusa la reticenza, chi sta servendo Mammona, perché ciò equivarrebbe a concorrere in tale servaggio.
Il Servire Mammona è infatti presentato come in antitesi e incompatibilità col servire Dio, perché la logica della cupidigia porta ex se a vedere e trattare i fratelli non come tali, non come fini, ma come puri strumenti di locupletazione, ossia a vederli e a trattarli in modo antitetico a come li ha veduti e trattati il Redentore, che ha offerto Sè stesso per il loro bene, facendo quindi di Sè stesso lo strumento della loro salvazione, e di loro il fine del Suo proprio sacrificio.
Inoltre, il potere del denaro e dei rapporti finanziari di debito e credito è tale, che tende ad estendere sé stesso ed i suoi effetti senza confini, a tutto il mondo e a tutta l’umanità, fino ad ambire, non senza luciferina oltracotanza, al dominio globale di ambedue. Perciò, la potenza malefica di Mammona, della logica della cupidigia, è massima, tra quelle di tutte le seduzioni, per la sua azione sia sul piano sociale e materiale, che su quello spirituale.
La Chiesa esercita altresì la missione di indicare a tutti, per il bene, la pace e la libertà degli stessi uomini, i precetti e i principi scritturali regolanti la materia monetaria e finanziaria, nonché gli strumenti e gli atti di riforma più confacenti all’attuazione dei medesimi precetti e principi, riprovando per contro le pratiche contrarie, vuoi in sé stesse, vuoi per i loro scopi e per i loro effetti, al volere di Dio e alla dignità dell’uomo, ed esortando i loro autori al pentimento, alla desistenza, alla conversione e al risarcimento dei mali con esse cagionati quale presupposto per il perdono, risarcimento da eseguirsi direttamente ai danneggiati quando possibile, e quando non possibile attraverso equivalenti opere di beneficenza.
Il S. Padre ha recentemente ammonito, infine, che l’attuazione sociali dei principi evangelici è componente vitale ed essenziale dell’accettazione degli stessi Evangeli e del Cristo.
Si auspica che a tutti i cristiani cattolici, e particolarmente agli ordinati e ai pastori d’anime, appaia chiaro che la lettura, lo studio, l’approfondimento e l’insegnamento fedele e completo della presente materia è loro importante dovere, al quale non è dato sottrarsi invocando la poca dimestichezza con la materia economica, poiché quanto devesi comprendere può essere reso in forma adeguatamente chiara e semplice dal Magistero della Chiesa, sì da poter raggiungere l’intendimento di ogni persona di normale capacità, e considerando che, nello stesso seno della Chiesa, certamente non manca chi può aiutare il fratello nella comprensione, nel chiarimento, nell’approfondimento di questa materia.
Jahvé, nell’Antico Testamento, rende edotto il Suo popolo, Israele, del formidabile potere politico del prestito e del denaro, di come attraverso l’uso avveduto di esso gli Ebrei possano ottenere, internamente, il benessere di tutti gli appartenenti al popolo eletto, ed esternamente, il dominio sugli altri popoli.
Il Deuteronomio, nei capp. 15; 23; 28, e soprattutto in 15.6, prescrive al popolo di Israele la pratica del prestito feneratizio (mutuo a interesse, prestare denaro a interesse) come uno strumento di dominazione che il popolo eletto deve usare a proprio vantaggio rispetto agli altri popoli («Presterai a interesse a molti popoli, ma da nessuna prenderai a mutuo; dominerai molte nazioni, e nessuna dominerà te. Dt, 15.6»). Jahvé altresì prescrive coerentemente ad Israele una doppia etica: una caritatevole verso i fratelli ebrei, e una orientata al profitto e al potere verso i gentili. Solo ai primi spetterà il diritto della remissione settennale dei debiti, e solo ai secondi si potrà prestare a usura.
Prescrive agli Ebrei di concedere prestito all’ebreo bisognoso e di rimettere il debito ai propri debitori ogni sette anni, se ebrei.
Prescrive di non prestare a interesse (“non fenerabis ad usuram”– usura, sino a tempi recenti, indica qualsiasi tasso di interesse) ai fratelli ebrei, ma solo ai gentili.
Il prestito senza usura e con remissione giubilare settennale verso i fratelli ebrei assicurerà il benessere e la benedizione di Jahvé a Israele.
Apparirà nel proseguimento in che senso il prestare a interesse è uno strumento di dominazione, soprattutto nei tempi moderni.
Già l’Enciclica Quadragesimo anno denunciava i mali e le ingiustizie che pratiche finanziarie inique cagionano ai popoli della Terra. Da allora queste pratiche si sono aggravate ed estese. Il prestito ad interesse, praticato come strumento di dominazione nel senso indicato da Dt 15,6, è divenuto un flagello per l’intero genere umano, e ad esso la Chiesa Apostolica intende porre rimedio.
Comprendiamo norme tanto dure ed etnicamente connotate come dettate dalla situazione specifica ed eccezionale di Israele al tempo di Mosè, di popolo piccolo a rischio di estinzione, errante tra nazioni con le quali i rapporti erano sovente tesi.
Poiché con l’avvento di Gesù Cristo, e segnatamente con la parte conclusiva dell’annuncio evangelico, lo status di ‘fratello’ viene esteso a ogni uomo, giudeo e gentile, è venuta a cadere la giustificazione della doppia etica suddetta, il presupposto per l’applicazione del dettato di Dt 15.6 e di tutte le consimili prescrizioni, e a tutti gli uomini deve essere applicato il trattamento già prescritto, nel Deuteronomio stesso, per i fratelli ebrei, siccome tutti gli uomini di tutti i popoli sono chiamati al figliolanza divina.
E’ caduta quindi la legittimità dell’uso del prestito feneratizio come strumento di dominazione degli altri popoli e acquista primaria importanza il principio di una pratica creditizia rispettosa dell’uomo.
Invero, le Sacre Scritture vanno lette, in fedeltà all’insegnamento della Chiesa, secondo il fine di elevare spiritualmente l’umanità; ma non per questo si devono escludere interpretazioni di carattere pratico, finalizzate al miglioramento della condizione materiale, della condizione sociale, della dignità e libertà dell’uomo, che sono importanti per l’elevazione spirituale del “popolo eletto”, il quale deve riconoscersi, dopo l’opera del Redentore, nell’intero genere umano, oggetto della redenzione.
Ciò premesso, non si può non ravvisare nel seguente passaggio l’invito esplicito e forte del Messia ad allargare le conoscenze del popolo ebraico, anche quelle sociali ed economiche, all’intera umanità (Matteo, Capitolo 5):
«14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucernario perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.»
Va peraltro osservato che il prestito, cui riferiscesi il Deuteronomio, corrisponde all’istituto giuridico del mutuo di denaro o cose mobili.
Al tempo del Deuteronomio, e fino a tempi recenti, il denaro in senso proprio era costituito da monete di metallo pregiato aventi valore di scambio intrinseco. Erano usate anche promesse di pagamento trasferibili, prive di valore intrinseco, che circolavano come denaro, detti mamré e terafim, analoghe alle nostre cambiali e a titoli rappresentativi di merci, come le fedi di deposito. A queste, però, non paiono far riferimento i testi citati, in quanto parlano di prestiti di denaro, di derrate, di cose mobili, nongià di titoli di credito o rappresentativi di beni.
Nei tempi moderni e presenti, ben diversamente da quando si usava moneta coniata in metalli pregiati, il denaro vero e proprio, ossia il contante, è costituito o da cartamoneta, non avente valore di scambio intrinseco. Come denaro circolano e sono accettati anche titoli di credito, quali assegni, lettere di credito, garanzie bancarie, nonché depositi bancari disponibili a vista, etc.; tutti questi strumenti sono detti ‘denaro scritturale’ o creditizio, ma non sono denaro vero, perché costituiscono solo un diritto del loro titolare ad ottenere denaro dalla banca che li ha emessi.
Il denaro in senso proprio, o cartamoneta, è prodotto da banche centrali di emissione, al costo tipografico, le quali non si obbligano, nell’emetterlo, a cambiarlo in oro o altra valuta a richiesta del portatore, come avveniva in passato, e non garantiscono il valore del medesimo denaro con coperture auree o di altra natura.
Esse cedono questo denaro cartaceo in proprietà agli Stati e alle altre banche o a società appositamente autorizzate, in cambio di titoli del debito pubblico emessi dallo Stato, per un ammontare pari al valore nominale della cartamoneta ceduta, oltre all’interesse.
Il fatto che questo denaro abbia valore non dipende dunque in alcun modo dalla banca che lo emette, ma solo dalla fede riposta in esso dagli operatori economici e dalla gente in generale, ossia dal fatto che chi lo riceve in cambio di un bene confidi di trovare, a sua volta, chi lo accetti in cambio di un altro bene o in pagamento di un credito; per tale ragione questo denaro è detto ‘fiduciario’. Il suo valore dipende altresì dal fatto che esistano e vengano prodotti, dalla gente, beni e servizi, che sono appunto comperati e venduti in cambio di denaro, e il cui valore è rappresentato dal denaro. Da ciò consegue, che il valore di questo denaro appartiene alla nazione che in esso crede e che produce i beni e i servizi che con esso si acquistano.
Il denaro creditizio, o scritturale, è invece creato dalle banche commerciali su richiesta dei clienti che chiedono prestito, a costo nullo per le banche. Esso prende la forma di accrediti su conti correnti o documenti cartolari quali assegni, garanzie, lettere di credito, certificati. A tutti questi corrisponde un addebito che la banca opera al cliente.
Anche di questo denaro creditizio o scritturale il valore è dato dalla fede che in esso le gente ripone, e dei beni e servizi che la gente produce e scambia grazie ad esso.
E’ importante notare che il denaro creditizio, giuridicamente, altro non è che un titolo che dà diritto al suo portatore di ottenere, dalla banca che lo ha emesso o accettato, una corrispondente somma di denaro vero e proprio. Il denaro creditizio o scritturale presuppone, quindi, l’esistenza di denaro contante in quantità almeno pari, per poter essere coperto; perché, in quanto il totale del denaro creditizio superasse quello di denaro reale, si avrebbero diritti creditori emessi su denaro inesistente.
Con queste premesse, si deve denunciare una serie di pratiche contrarie alla logica, alle Sacre Scritture, al diritto e alla verità, le quali affliggono le genti del mondo in modo tanto grave, da produrre povertà, insicurezza, guerre, conflitti; e da privare gli uomini, in misura crescenti, della loro naturale libertà, in favore di altri uomini, che abusano delle loro posizioni di maggior potere e di conoscenza di realtà celate o ignote ai popoli.
Queste pratiche sono eseguite da molte persone che non sono consapevoli della loro natura, dei loro effetti e della loro iniquità; ma, una volta comprese nella loro nequizia, devono essere abbandonate da ognuno che voglia associarsi all’amicizia del Redentore, così come sollecitamente la turpe professione di pubblicano fu abbandonata dall’evangelista Matteo alla chiamata del Cristo.
In primo luogo, le banche centrali di emissione, che sovente sono private, vendono la cartamoneta da esse prodotta allo Stato, quindi alla collettività, non al piccolissimo costo di produzione maggiorato di un ragionevole ricavo, ma al prezzo pari al valore nominale stampato sulle banconote, oltre all’interesse; e gli Stati accettano tale iniquo scambio, pagando il prezzo con titoli di debito onerati di interesse e ponendo quindi questa spesa a carico della nazione, la quale è l’unica fonte del valore delle banconote, e la quale essi Stati rappresentano. Ciò costituisce un guadagno illecito e irragionevole per i banchieri, e un danno ingiusto per la nazione e soprattutto per i lavoratori che, con le loro opere, producono il valore del denaro. Dunque è alla nazione, che il valore del denaro cartamoneta appartiene, per sua natura e inalienabilmente, al momento della sua emissione.
Si ritiene perciò graventemente contraria alla Legge del Cristo la condotta sia dei banchieri che lucrano con questo iniquo rapporto, che degli intermediari di tale rapporto, che degli uomini dello Stato che, tradendo il mandato e la fiducia della nazione, facciano il danno di questa per arricchire i banchieri centrali.
Analogamente paiono trasgredire i banchieri centrali di emissione, in quanto non dichiarano od occultano, con artifici contabili, al fine di eludere le leggi, che impongono loro di rimettere tali lucri allo stato, nonché le tasse, questi loro profitti annualmente realizzati e nel corso degli anni accumulati, mediante il predetto illecito mercimonio, simulando nelle loro scritture contabili inveritiere che tali utili non esistano o che siano compensati dalla cartamoneta circolante, la quale non costituisce in verità in alcun modo un debito o una passività per le banche emittenti, poiché non comporta alcuna obbligazione per loro, quindi non può essere trattata come un passivo.
Non diversamente va detto, dipoi, circa coloro che si rendano responsabili dell’emissione a debito popolare di cartamoneta non convertibile recante scritte ingannevoli e mendaci, quali “pagabile a vista al portatore”, qualora questa medesima cartamoneta non sia effettivamente convertibile in oro.
In secondo luogo, considerato quanto sopra dicevasi -ossia che il valore della moneta al momento dell’emissione spetta inalienabilmente e per natura alla nazione intera-; e considerato altresì che il potere inerente all’esercizio della creazione della moneta e alla fissazione del tasso dì interesse, quindi all’offerta di moneta, è determinate per la vita collettiva, per gli affari pubblici e per quelli privati, si deve affermare che il potere di emettere moneta e di fissare il tasso di interesse spetta esso pure, per natura e inalienabilmente, alla nazione. Non può essere libera una nazione, che non sia proprietaria della propria moneta e della fonte della propria moneta, così come non possono essere liberi gli uomini che la compongono. Invero, osserviamo nella storia numerosi casi nei quali, al fine di lucrare denaro e posizioni di potere e di mercato, coloro che detengono il potere di regolare l’offerta di denaro hanno deliberatamente fatto scarseggiare il denaro, così da produrre recessione, povertà, conflitti sociali e bellici, di cui si sono avvantaggiati aumentando persino il loro potere sui governi e sui popoli, oltre ad arricchirsi comperando a vil prezzo, con denaro da loro stessi creato, i beni e le aziende di coloro che hanno essi stessi sospinto all’insolvenza.
Commette quindi un grave torto chi di tale potere si appropri e faccia di esso esercizio, come pure chi concorra con lui in tali fatti, in special modo se lo faccia usando il potere affidatogli dalla nazione o fomentando guerre.
In terzo luogo, è prassi corrente delle banche e di coloro che esercitano il credito, di non prestare, ossia dare a mutuo, denaro; bensì concedere un credito, sottoforma di scritturazione contabile o emissione di titolo di credito, e di farsi pagare l’interesse sull’importo nominale di tale strumento, chiamandolo falsamente ‘mutuo’, nonché di esigere il pagamento di una somma pari all’ammontare nominale di tale strumento di credito.
Tale prassi costituisce un negozio giuridico diverso dal mutuo e dagli altri contratti di credito, quali lo sconto e l’anticipazione bancaria, in quanto tutti questi contratti richiedono, per realizzarsi, la reale consegna di denaro o di cose mobili. Orbene, lo strumento di credito, sia esso assegno, lettera di credito, accredito su conto corrente, non costituisce denaro, ma solo un diritto ad ottenere denaro dalla banca che lo emette. Dunque esso non è idoneo a costituire un mutuo, uno sconto o un’anticipazione, non attuando reale consegna di reale denaro. Ciò è vero anche secondo la legge italiana (art. 1813 ss. CC e le leggi di molti altre nazioni).
Inoltre, il finto denaro creditizio viene creato ad opera della banca dal nulla, senza alcuna spesa per la banca, e sul presupposto della richiesta del cliente che domanda un prestito. Da ciò consegue che tali negozi giuridici non rientrano tra le forme di credito ritenute lecite dalla Scrittura e dall’Enciclica Vix Pervenit, che esse costituiscono usura illecita, che l’interesse è preteso senza la dazione di un capitale, sicché essi producono un lucro irragionevole e ingiusto a favore delle banche.
Infine, chi opera la creazione di tale forma di denaro apparente, aumenta il proprio potere d’acquisto sui beni esistenti, senza produrre un corrispondente e giustificante aumento dei beni medisimi, ma prendendosi arbitrariamente il potere di acquisirli; pertanto, il suo agire ha la sostanza, l’animo e l’effetto del furto.
Contravviene alla Legge del Cristo pertanto assai gravemente chi pratica simili forme di credito, indipendentemente dal tasso di interesse preteso; questo tasso di interesse, peraltro, è sempre infinito nella realtà poiché il tasso di interesse è dato dal rapporto tra interesse e capitale, e laddove nessun capitale sia effettivamente dato in prestito, ma siano solo operati accrediti, il capitale è nullo, e qualsiasi numero diviso per zero dà come quoziente l’infinito. Egli pertanto, senza nulla dare, sottrae al prossimo il valore del suo lavoro e dei suoi beni mediante l’inganno e abusando della sua posizione di supposto erogatore di credito.
Contravviene pure chi, nel far quanto sopra, non solo si approfitta dell’ignoranza del prossimo, ma si avvale di parole ingannevoli, per trarre o confermare nell’inganno il prossimo, ossia di parole che suggeriscano che denaro venga effettivamente dato, e che debba essere restituito; e ancora più gravemente agisce chi faccia firmare al richiedente il prestito una falsa dichiarazione di quietanza, in cui il richiedente dichiari di aver ricevuto la somma.
Tutti questi contratti devono ritenersi nulli e illeciti. Può essere riconosciuto solamente un equo compenso per l’uso effettivo del credito scritturale.
In terzo luogo, siccome è noto che nel mondo, a cagione del fatto che le banche possono assumere impegni creditizi multipli rispetto ai loro effettivi averi, il denaro vero, ossia il contante, costituisce solo circa la decima parte dell’ammontare di ciò che viene usato, speso e accettato come denaro, essendo gli ulteriori nove decimi costituiti da finto denaro scritturale, che viene correntemente accettato come equivalente del contante verso il quale esso costituisce un credito, ovvero uno jus ad rem, per questa ragione medesima il finto denaro creditizio o scritturale è ingannevole e fraudolento, dato che alla promessa di pagare denaro contante, che esso rappresenta, corrisponde contante solo per la nona parte circa, onde la promessa è promessa di ciò che non esiste. Questo stato di cose si va aggravando a cagione delle recenti e ampliative norme adottate dal sistema bancario internazionale in fatto di moltiplicatore bancario e di definizione del capitale proprio delle banche; sicché le banche sono oggettivamente capaci di garantire in denaro solo una minima frazione dei loro impegni, e ciò produce una abnorme instabilità e pericolosità del sistema finanziario ed economico mondiale, e una minaccia per tutti gli uomini.
Chiunque abbia concorso o concorra ad alimentare un tale stato di cose, che è intrinsecamente fraudolento e produce squilibri, insolvenze e ingiustizie, viola la volontà del Redentore; come la viola colui che, pur potendo e dovendo per officio ricoperto, operare per rimediare a questo stato di cose, non opera in tale senso. Ambedue portano, davanti a Dio e all’uomo, la responsabilità di ciò che discende dalle loro azioni ed omissioni su tutto il genere umano.
In quarto luogo, osserviamo che la prassi di emettere il denaro con addebito, come pure quella di concedere credito ad usura creandolo dal nulla, nei modi che sopra abbiamo descritto, generano entrambe un debito infinito, che attanaglia le nazioni, massime le più povere, e i singoli uomini, privandoli della libertà, della pace, della gioia di vivere, dei frutti del loro lavoro, a vantaggio dei banchieri e degli usurai. Infatti, dalla circostanza che il denaro contante viene emesso contro il rilascio di titoli di debito gravati da interesse, discende che, in ogni momento, l’ammontare del denaro esistente è necessariamente inferiore all’ammontare del debito esistente verso la banca emittente del denaro, siccome tale debito consiste del capitale, ossia del denaro esistente, oltre all’interesse maturato. Questo debito nasce quindi come inestinguibile per sua propria natura, e costituisce dunque una perversione e un abominio.
Analogamente devesi dire circa il credito concesso a interesse mediante la creazione dal nulla e a costo zero del cosiddetto denaro scritturale.
La necessità di ripagare alle banche il credito alla scadenza, al fine di non perdere la possibilità di accedere al credito, congiunta al fatto che il denaro o credito disponibile è sempre inferiore al debito, porta quindi di necessità i debitori, siano essi gli Stati o i singoli, a cercare di sottrarsi reciprocamente il denaro necessario a far fronte alle scadenze del debito, quindi a dedicare la propria vita alla ricerca del denaro necessario a far fronte all’iniquo debito, e persino a ricorrere alla violenza o all’inganno, talvolta alla stessa guerra, come tutti possono osservare. Tutto ciò produce condizioni di vita in cui è più difficile per l’uomo non solo godere della libertà, della dignità, dell’amore e della gioia che già in terra gli spettano e in cui deve rispecchiarsi la grazia del Creatore, ma persino orientarsi verso il cammino di salvazione, coltivare il proprio spirito e dedicarsi al rapporto con Dio; mentre è maggiore la tentazione di ricorrere a comportamenti contrari all’Evangelo. Chiunque concorra al prodursi di siffatte condizioni di vita, mediti quindi sulle incommensurabili responsabilità che si assume davanti a Dio
Non di rado, attraverso il pagamento di interessi, i debitori -singoli cittadini, società, Stati- finiscono per pagare ai supposti creditori non una, ma più volte il valore di prestiti che, in realtà, non sono mai stati erogati, se non simulatamente.
Viola la volontà del Redentore, pertanto, assai gravemente chiunque concorra a queste prassi, diabolicamente insidiose e nocive, soprattutto qualora esse vengano perpetrate con la minaccia o in danno di popoli poveri, o cagionando guerre.
Ma contravviene ad essa anche colui che, pur conoscendo queste cose ed essendo secondo la buona fede tenuto, in ragione della sua professione, a darne informazione o insegnamento in forma pubblica o privata, ometta di farlo o dia un’informazione falsa.
In quinto luogo, osserviamo che il sistema monetario e bancario sinora descritto e, nelle sue distorsioni, condannato, costituisce una forma di monopolio o cartello dell’erogazione di un bene necessario alla vita quotidiana di tutti e all’economia, quale è il denaro e il credito; e che conferisce a chi lo detiene un potere iniquo su chi non lo detiene e lo subisce. E il prezzo sovente preteso ed forzosamente esatto dalle banche in cambio della moneta è un atto di sfruttamento della posizione di monopolista di un servizio che per sua natura appartiene alla nazione, sicché dovrebbe, per sua natura, essere esercitato a spese e debito di questa.
Così come il denaro, anche gli altri beni e servizi necessari alla vita dell’uomo, quali l’acqua, l’aria, l’energia, le vie di trasporto, le comunicazioni, lo smaltimento dei rifiuti, i servizi bancari di pagamento, per loro natura non possono, senza che si incorra in grave peccato, essere sottoposti a diritti e a gestioni che consentano l’applicazione di sovrapprezzi monopolistici o cartellistici, ossia lo sfruttamento dell’uomo; e lo Stato deve anzi curare che ad essi possano avere accesso tutti i cittadini. Infatti la possibilità di applicare sovrapprezzi in forza della posizione monopolistica o cartellistica acquisita, non di rado grazie all’abuso dei potere pubblico e alla corruzione del potere pubblico, non porta soltanto allo sfruttamento dell’uomo, ma anche all’accaparramento nelle mani degli sfruttatori del valore del lavoro prodotto dalla nazione, poiché il lavoratore dipendente e autonomo deve sempre più destinare, del frutto del proprio lavoro, al pagamento dei ingiusti interessi e di ingiusti sovrapprezzi monopolistici. Lo Stato che ciò consenta, concorre, coi beneficiari di tale abuso, nel sottrarre ai lavoratori la loro giusta mercede, e i suoi responsabili peccano gravemente davanti a Dio.
Inoltre, tali posizioni monopolistiche e cartellistiche danno la possibilità fattuale ai loro detentori di esercitare pressioni ingiuste sul prossimo, discriminazioni, ricatti, rivolti al fine di piegarlo alle loro volontà o di privarlo dei suoi naturali diritti, mediante la minaccia, talora attuata, di rifiutare il servizio, di rincararlo, di erogarlo in modo discontinuo.
A tutti coloro che, mediante una o più delle pratiche suddescritte, indebitamente si sono arricchiti o hanno arricchito altri, si auspica che venga ricordado che è loro dovere, anche al fine di poter beneficiare della remissione del peccati, non solo pentirsi, ma anche riparare ai danni cagionati e restituire il mal tolto alle persone e ai popoli che sono stati privati, come ammonito in precedenza.
In conclusione, reputiamo tra i fondamentali doveri dello Stato, della società, di ognuno che su di essi può avere influenza, operare affinché:
Il valore della moneta al momento dell’emissione sia riconosciuto come proprietà inalienabile della nazione.
L’emissione della moneta sia eseguita direttamente dallo Stato, che la segnerà al proprio attivo nei conti pubblici, pubblicando fedelmente e senza ritardo la quantità di essa emessa e quella ritirata. E’ errata, e maliziosamente sostenuta, l’opinione che l’emissione diretta del denaro da parte dello Stato senza contrazione di debito pubblico porti ad eccessiva emissione e a conseguente svalutazione, a causa dell’ingordigia, dell’imperizia e della demagogia dei dirigenti della nazione. Questa convinzione è inequivocabilmente errata perchè non prende in considerazione che, nella realtà osservabile dei fatti, le tendenze anche strutturali alla svalutazione sono cagionate proprio dal ricorso da parte dello Stato all’indebitamento pubblico per comperare moneta dalle banche di emissione. Viceversa, il ricorso all’emissione di nuova moneta/credito, da parte del ministero del tesoro responsabile, può al massimo determinare modiche inflazioni facilmente governabili ed immediatamente rientrabili, come effettivamente avvenuto in molti casi storici, quali quelli dell’Isola di Guernesey, degli Stati Uniti d’America nell’epoca anteriore alla loro costituzione e durante la Guerra di Secessione, della Germania prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Si confida che l’emissione senza indebitamento della moneta da parte dello Stato condurrà in brevissimo tempo alla riduzione del carico tributario verso lo scritturale valore della decima. L’introduzione di questa santa riforma consentirà ad ogni nazione di distribuire equamente le risorse a tutti i cittadini; per conseguenza, la povertà non obbligherà più i cittadini dei paesi poveri ad abbandonare in massa i propri paesi d’origine in cerca di fortuna, e ciò sarà di somma soddisfazione per tutte le genti e attuerà in terra la volontà di pace e benessere del Padre Eterno.
L’emissione della moneta, affinché sia prevenuta la svalutazione della moneta medesima e assicurato il benessere, sia diretta primariamente agli investimenti produttivi e dosata in modo tale da sostenere la realizzazione delle infrastrutture, della ricerca, della innovazione, e di tutto ciò che aumenta la produzione e la produttività di beni e di servizi; si dovranno per contro evitare le spese improduttive che non siano necessarie per l’assistenza alla famiglia, agli anziani, agli infermi, agli inabili, nonché per la difesa della pace e della sicurezza.
In tal modo, sarà anche assicurato il diritto naturale di chi lavora e ha lavorato a godere il frutto del proprio lavoro e la proprietà dei beni con esso acquistati senza subire l’insidia del debito pubblico e della tassazione.
Le banche e gli altri prestatori di moneta prendano il danaro a prestito dallo Stato o da ogni altro proprietario di denaro al tasso con questi concordato, e lucrino sulla differenza tra questo tasso e quelli che esse praticheranno ai loro clienti, nonché sui servizi che ad essi forniranno.
Il credito sia esercitato attraverso la effettiva consegna del denaro emesso dallo Stato, e in condizioni di concorrenza tra i suoi erogatori.
Lo Stato si impegni ad accettare e a far accettare la valuta da esso emessa come mezzo per l’estinzione di ogni debito, pubblico o privato; e stampi tale impegno sulle banconote.
Il cittadino abbia diritto di detenere e di usare, per ogni transazione, il denaro contante, senza dipendere da terzi, quali le banche, per eseguire le transazioni, come avviene quando sia imposto il pagamento a mezzo di banche o di terzi; e non sia mai espropriato del suo denaro come avviene quando gli si ordina di depositarlo presso le banche, perché il deposito presso le banche è un falso deposito, detto irregolare, che trasferisce alla banca la proprietà del denaro, privando di essa il suo possessore, e conferendo alle banche la signoria di privare ad arbitrio il cittadino dell’uso del suo proprio patrimonio, quindi dell’accesso ai beni, ai servizi e all’esercizio di molte libertà e del lavoro.
Lo Stato centrale e le amministrazioni locali o particolari conservino al popolo, sicuri da ogni sfruttamento economico, politico e discriminatorio, la proprietà e l’uso dei beni di interesse collettivo, come l’acqua, i fiumi, i laghi, le coste, e tutti gli altri.
Lo Stato assicuri, anche intervenendo direttamente, l’offerta in libero mercato dei servizi essenziali, in modo di evitare che soggetti privati o stranieri acquisiscano potere sul popolo, sul cittadino o sullo stesso Stato attraverso la conquista di posizioni privilegiate.
Ciò sia anche nel campo della informazione e della conoscenza.
Lo Stato consenta e agevoli la produzione senza fine di lucro, l’uso e la circolazione di monete complementari convenzionali, create da soggetti privati o pubblici, invigilando acciocché le banche e le imprese finanziari consimili non le pervertano a vantaggio proprio e contro il popolo, punendo la loro falsificazione analogamente a quella della moneta ufficiale, riconoscendo che i cittadini e gli enti pubblici hanno il diritto di concordare tra loro la creazione e l’uso di monete non statali, e che tali monete sono utili a monetizzare economie locali o settori economici particolari, nonché a superare momenti di crisi monetaria od economica, evitando o alleviando situazioni di diffusa recessione, disoccupazione, insicurezza e povertà, e a favorire lo sviluppo delle risorse latenti, tanto umane quanto naturali.
Pubblicato il: aprile 4th, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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MONETE ALTERNATIVE E RIFORMA MONETARIA IN ITALIA
Dal 5 al 7 Ottobre scorso si è tenuto a Bromsgrove, vicino a Birmingham, l’XI Convegno per la Riforma Monetaria, organizzato dal Money Reform Party (www.moneyreformparty.org.uk) e da altre formazioni di studiosi e attivisti per la riforma monetaria – ossia, essenzialmente, per passare da un sistema monetario in cui praticamente tutta la liquidità e prodotta dalle banche private mediante la creazione di un debito di pari importo a carico della società, gravato da interesse e a vantaggio delle banche stesse (le quali però non producono in cambio alcuna ricchezza reale), a un sistema in cui lo stato produce la moneta senza debito, e la immette nel sistema direttamente, liberandosi così dall’indebitamento pubblico, riducendo drasticamente quello provato e tagliando il fabbisogno di tributi. Questa riforma è nota anche come “riforma del signoraggio” - espressione introdotta dai proff. J. Robertson e J. Huber nel loro recente saggio-proposta Creating New Money (che una casa editrice coraggiosa e intelligente come Macroedizione potrebbe un giorno tradurre e pubblicare in Italia). Una tale riforma è sentita come sempre più urgente per sventare il collasso della bolla monetaria mondiale, consistente nel fatto che la ricchezza reale esistente al mondo è solo 1/30 circa dei titoli finanziari denominati in denaro. Una bolla insostenibile, destinata –si ritiene- a scoppiare; la crisi dei mutui subprime americani, presentata dai mass media in modo completamente riduttivo, è interpretata, assieme alla crisi di credibilità del Dollaro USA, come avvisaglia dell’esplosione della bolla vera e propria, le cui conseguenze sarebbero imprevedibili, ma sicuramente muterebbero il mondo. Queste anche le conclusioni del convegno di Bromsgrove, al quale sono intervenuti anche studiosi americani, canadesi, australiani.
Al convegno ha partecipato Marco Della Luna, autore di Euroschiavi (Arianna Editrice, 3° Edizione), di Neuroschiavi e di Basta Italia (Arianna, in corso di edizione). Pubblichiamo il testo della sua relazione.
BROMSGROVE, 6-7 OTT., 2007
Monete alternative e progressi della riforma monetaria in Italia
Signori e signore,
lasciate che mi presenti brevemente: Mi chiamo Marco Della Luna, ho una laurea in legge e una in psicologia, di professione sono un avvocato, scrivo anche saggi e articoli, soprattutto sulle tecniche e gli strumenti di dominio, ovvero i mezzi e le pratiche attraverso cui gli uomini dominano gli altri uomini. La scienza che studia questo argomento può essere denominata Cratesiologia, dalla parola greca “Kratesis”, dominio.
Passiamo adesso al nostro argomento. La questione monetaria e del signoraggio sta oggi godendo di una popolarità senza precedenti in Italia. Dopo la pubblicazione della 1° edizione del mio saggio Euroschiavi, che ha riscosso un successo oltre le aspettative con quasi 20.000 copie vendute – siamo adesso alla sua 3° edizione, quasi raddoppiata nelle dimensioni rispetto alla prima – sono stato invitato a parlare in televisione ben 15 volte da reti nazionali e locali e circa 5 volte alla radio, lasciando stare le conferenze, i discorsi, i dibattiti pubblici e privati e gli articoli su poche riviste.
Io e alcuni miei associati siamo quindi stati in grado di raggiungere le masse, circa 500.000 persone, abbiamo stimato. Naturalmente, solo una minoranza di esse avrà capito ciò che abbiano tentato di spiegare e, di conseguenza, lo avrà ricordato. Ciò nonostante sembra essersi creata una massa critica, che ha reso possibile quanto segue.
Attualmente esistono molti gruppi che lavorano sul signoraggio e per una riforma monetaria a diversi livelli. Tre piccoli partiti politici ci sostengono fino a un certo grado: uno dei 3 partiti cristiano-democratici, uno dei tre partiti comunisti, il Partito fascista nazionale, più una parte della Lega nord. Il Vaticano non ci supporta. La Santa sede ha la propria banca di stato, la I.O.R. o Istituto per le Opere religiose, che pratica il signoraggio in modo intenso e sicuro, al riparo da tutti i tipi di indagini, grazie al fatto di essere la banca di un paese sovrano.
In Italia, sta per essere lanciata una grande campagna per l’introduzione di monete complementari da una rete di riforma monetaria, www.arcipelagomoneta.it, soprattutto nella fatidica Toscana, una regione le cui società finanziarie e bancarie in epoca rinascimentale ebbero grande influenza sui destini d’Europa e, in particolare, dell’Inghilterra, dove seminarono molta rovina, praticando saccheggi durante la guerra delle Due Rose e portando la Corona alla bancarotta, ossia al ripudio del loro ingente debito nei confronti delle banche.
Nel Rinascimento, i contabili toscani definirono i principi e gli standard di contabilità, che fino a oggi consentono alle banche di non inserire i profitto del signoraggio nei bilanci di esercizio e di dissimulare il meccanismo della creazione del credito nel nulla, rendendolo così sia non riconoscibili che fiscalmente inesistenti.
Segnatamente, due monete, il Fiorino e Tau, verranno introdotte il prossimo inverno rispettivamente a Firenze e a Lucca. Altre monete, il Cro e il Thyris, verranno emesse in sud Italia e altre ancora al nord.
Due di queste monete sono state già sperimentate e con successo: lo Scec, o sconto che cammina, a Napoli; e l’ Ecoroma ad Acilia, una città vicino a Roma.
Lo Scec in particolare, benché la sua riserva sia ancora molto limitata, si è rivelato utile, aumentando il potere di acquisto delle famiglie e il fatturato di alcuni negozianti e artigiani. Gli Scec sono stati regalati a persone in stato di necessità.
Per “moneta complementare” intendiamo una moneta che non è un sostituto della moneta legale, ma un rimedio alla scarsità della stessa e un aiuto ai produttori, artigiani e bottegai locali, attualmente minacciati, se non addirittura forzati a chiudere, dall’ascesa dei grandi centri commerciali e supermarket, la maggior parte dei quali di proprietà di capitali francesi.
Le principali e generali caratteristiche di queste monete complementari sono le seguenti:
Non sono denaro in senso proprio, ma buoni sconto che possono essere utilizzati un numero illimitato di volte. Ciò ha lo scopo di prevenire attacchi legali, poiché tali buoni imitano i buoni sconto emessi dalle grandi catene di supermercati che la magistratura e il governo non possono permettersi di competere, in quanto costituiscono il secondo maggiore mercato in Italia. Seguiamo la loro scia, per così dire.
Sono convenzionali, cioè si basano su accordi privati sottoscritti da commercianti e consigli comunali, che li hanno accettati per il pagamento di almeno 1/5 dei loro prezzi o tariffe.
Non sono convertibili in moneta legale, quindi non possono diventare uno strumento per accumulare valore.
Vengono creati e distribuiti gratuitamente, senza indebitamenti di qualsiasi tipo. Le condizioni secondo le quali verranno distribuiti, oltre agli altri dettagli, verranno discusse e se possibile definite in una riunione fissata per il 20 di questo mese si è deciso di fare un circuito Scec nazionale, cui si iscriveranno le singole associazioni provinciali che emetteranno uno Scec provinciale; gli Scec avranno su una faccia una grafica nazionale, e sull’altra faccia una nazionale].
Dopo alcuni dibattiti, abbiamo deciso che la moneta complementare deve essere priva di “demurrage” o tasso di interesse negativo – entrambi questi termini essendo mascherature della realtà, ossia che si tratta di una tassa sul denaro, ossia di una forma di signoraggio – e quindi sarebbe incompatibile con i nostri principi di base.
A tal proposito, i difensori del demurrage hanno subito abbandonato la rete di riforma monetaria, sbattendosi dietro la porta e gridando che il signoraggio è una mera illusione.
Ci aspettiamo che la moneta complementare allevii le terribili conseguenza della scarsità di denaro – una scarsità che riteniamo creata intenzionalmente e premeditatamente. Come ha dimostrato il professor Richard Werner della University of Southampton in modo convincente nel suo recente saggio New Paradigm in Macroeconomics, la quantità di liquidità disponibile (money supply), lungi dall’essere regolata dalle leggi del libero mercato, in base al principio del libero mercato, nel mondo reale è regolata dalle strategie politiche attuate dal sistema bancario seguendo il principio della massimizzazione non del profitto, ma del potere in senso assoluto, ossia politico.
In particolare, ci aspettiamo che, oltre ad aumentare il potere di acquisto delle famiglie, le m.c. sosterranno la produzione locale, la vendita al dettaglio locale, le piccole imprese; e che rimarranno nel territorio locale, senza finire oltreoceano nelle mani di mercati remoti e a basso costo, dove si riforniscono le grandi catene di supermercati.
Ma riteniamo assai più importante il valore didattico delle m.c, in quanto esse danno modo alla gente comune di sperimentare di persona e direttamente nelle proprie vite quotidiane i segreti del denaro, altrimenti difficili da imparare e da accettare. Come, per esempio, il fatto che non è necessario che il denaro sia coperto dall’oro o da qualche altra materia prima, per avere un valore. E che non deve nemmeno comportare un indebitamento, ossia che può essere creato e immesso nel mercato senza la creazione di un debito. Per tutti coloro che la fanno, questa scoperta è straordinaria e incredibile. Una scoperta fondamentale. Una scoperta che ridefinisce l’intera concezione dell’economia, della ricchezza – e anche del credito e della politica. Ma anche una scoperta che può suscitare resistenze e sfiducia se non veicolata e sostenuta da un’esperienza pratica in prima persona. Siamo dell’opinione che l’utilizzo della m.c. e la fruizione dei suoi vantaggi, condurranno gradualmente molti a questa intuizione cruciale in un modo molto più semplice ed efficace che non le rivelazioni teoriche o una conferenza, così da conquistare un numero significativo di cittadini alle idee e al movimento della riforma monetaria.
La scorsa domenica, dopo una conferenza che ho tenuto a Milano, un giovane mi si è avvicinato e mi ha detto: «Molte grazie per avermi aperto la mente. Se non fosse per i Suoi libri, vivrei ancora nel mondo delle favole.»
Ritengo che l’apertura delle menti dei nostri simili, uomini e donne, la loro “illuminazione”, il loro risveglio dall’inganno e dalla menzogna nei quali la classe dirigente e i mass media hanno tramato per tenere la maggior parte dell’umanità, sia già in se stesso un pregevole e nobile risultato. Obiettivi e valori esistono e vivono all’interno dell’uomo, non sono principi eterei.
L’accrescimento della consapevolezza, una migliore comprensione dei processi reali del mondo reale, il rifiuto delle illusioni – in una parola, l’allargamento della consapevolezza, sono conquiste memorabili nelle nostre vite, probabilmente le migliori. Il versetto più sacro dei libri sacri Hindu, i Veda, dice “allarghiamo la nostra coscienza” o “possa ampliarsi la nostra intuizione”.
Peraltro, le m.c. non rappresentano un rimedio strutturale ai problemi causati da un sistema di signoraggio privato né a quelli di un sistema monetario basato sull’indebitamento. Aiuteranno le persone a comprendere quale sia il sistema, quanto esso costa alla popolazione in generale e cosa garantisce a molto pochi. Esse non sono in grado di fare molto più questo, credo – proprio come la nazionalizzazione della banca centrale di emissione sarebbe inefficace di per sé, se vengono mantenute le attuali, false regole contabili, e se l’interesse privato e il capitale prendono possesso dello stesso stato.
Riteniamo che la diffusione della conoscenza sul sistema monetario e sul signoraggio sia uno strumento molto più potente delle per generare la domanda di una riforma monetaria, specialmente perché questi argomenti, insieme alla questione sulle tasse, fanno appello agli imprenditori, che ovviamente dispongono di molti più mezzi e sono molto più specializzati rispetto alla popolazione generale.
Consiglio di sollevare l’argomento delle attuali, false regole contabili per le banche – gli I.A.S., o Principi contabili internazionali – e di portarlo all’attenzione degli imprenditori, dei sindacati, delle associazioni di consumatori, degli economisti; che queste persone vengano informate sul fatto che tali principi sono stati architettati dolosamente al fine di far sparire nel nulla i profitti ottenuti con il signoraggio e col meccanismo della creazione del credito, che è praticamente senza costi e senza rischi per le banche. E di dire loro che se tali regole contabili verranno riformati, le banche dovranno pagare le tasse sui loro profitti altrimenti invisibili. E pure, che una delle principali funzioni del contorto Accordo di Basilea II è quella di creare una cortina di fumo per nascondere il fatto che il sistema della riserva frazionaria è finito; e che il credito, la liquidità, adesso viene creata senza la minima copertura in moneta contante o di qualsiasi altra natura.
Francamente, sono certo che il sistema esistente, per quanto cattivo e ingiusto sia, non possa essere riformato senza un cambiamento drastico delle condizioni generali e che, non solo perché i detentori e i beneficiari della sovranità monetaria non la cederanno mai, ma resisteranno con tutti i mezzi, inclusa la forza e la tecnologia per il controllo delle menti, contro qualsiasi serio tentativo di rovesciare il loro ruolo e di privarli dei propri privilegi, ma anche per altri motivi.
Dare alla nazione la sovranità monetaria equivarrebbe all’attuazione della democrazia. E la democrazia non è mai esistita nella storia. Tutte le società sono governate da oligarchie, indipendentemente dalla quella che è la loro forma costituzionale. Nessuno psicologo sociale o politico crede nella possibilità della democrazia, a meno che per questa parola non si intenda la produzione del consenso e della condiscendenza – a meno che non si intenda l’imbonire, il portare le masse ad accettare ciò che decide chi governa. Si pensi alla Guerra in Iraq per esempio, al modo in cui è stata fatta accettare alla popolazione generale attraverso la menzogna e l’alterazione dei fatti.
La democrazia non può essere applicata nel mondo reale per una varietà di ragioni pratiche. Una di esse è che essa presuppone che tutti o gran parte dei cittadini abbiano una conoscenza adeguata del funzionamento della società, dell’economia, delle questioni riguardo alle quali devono votare; e che non siano né manipolati, né ingenui. Ma in verità, le informazioni più importanti vengono mantenute segrete, vengono nascoste, alla popolazione generale – si pensi alla scienza monetaria: come può esistere la democrazia se solo una parte trascurabile delle persone è consapevole di fatti quali il signoraggio? Sarete anche d’accordo con me sul fatto che sono molto poche le persone che si prendono la briga di documentarsi a sufficienza su quello che c’è da sapere per votare o per dibattere in modo competente. Dall’altro lato, la popolazione generale viene manipolata in massa attraverso i media e tramite mezzi più sottili di indottrinamento e di controllo delle menti.
L’attuale forma di governo, di fatto può essere descritta come un’autocrazia distante, irresponsabile, invisibile, che commette crimini invisibili e che si nasconde dietro a istituzioni formalmente democratiche – le quali sono messe lì a contrarre debiti e prendersi la responsabilità di tutto ciò che va storto. Il vero potere è rivestito dai monopoli e dalle trust aziendali, quale il monopolio bancario della creazione e della distruzione di denaro e credito. O i monopoli delle materie prime o di Internet o di alter tecnologie. Avrete sicuramente sentito parlare del corporate take over, ossia dell’acquisizione, da parte delle multinazionali private, delle funzioni e dei poteri dello stato. Le banche centrali, le commissioni del WTO, IMF, WB, dell’UE e così via, sono enti gestiti privatamente, se non posseduti da privati – di fatto, se non di diritto, irresponsabili. Il potere è loro, i parlamenti vengono soppiantati, oltrepassati, ridotti a un ruolo amministrativo, a fare da ‘gastaldi’ o fattori del vero padrone.
L’intera Terra è come avvolta in una rete di enti finanziari la cui attività può essere paragonata a quella dell’industria mineraria – solo che essi, invece di estrarre minerali dal sottosuolo, estraggono il valore e acquistano il potere dalla società inconsapevole, dai lavoratori, dall’economia produttiva.
Il signoraggio sulla moneta legale e sul credito non rappresentano l’unico mezzo per perpetrare tale estrazione – altre procedure mi sono recentemente state rivelate dagli uomini d’affari che, dopo aver letto Euroschiavi, hanno deciso di discutere questo argomento con me e con certi miei clienti.
In questa struttura di potere oligarchica ed elitaria, la punta della piramide – che si identifica, dal mio punto di vista, con i signori del signoraggio – sta letteralmente distaccandosi, decollando dalla massa, dagli strati inferiori, dal grosso della piramide; e sta riuscendo ad allargare il distacco sempre più, sino a renderlo tanto largo, smantellando la classe media, che la separazione diventerà irreversibile a definitiva. Dobbiamo sempre ricordare che, per noi stessi siamo persone, ma per l’elite al governo, siamo bestiame da allevare, sfruttare e infine liquidare.
Un giorno, questo sistema probabilmente giungerà a una fine – ma non grazie ai nostri sforzi. Piuttosto si deteriorerà o crollerà da sé, a causa delle proprie contraddizioni. Tuttavia tali sforzi non vanno evitati, poiché determinano, come effetti collaterali, una meravigliosa espansione della nostra coscienza.
Molti non vorranno sentire tutto questo, alcuni potrebbero trovarlo paradossale, ma stiamo combattendo una battaglia che potrebbe essere persa prima di iniziare, se la intendiamo in termini di ottenimento effettivo di una riforma monetaria e di libertà dal signoraggio. Ma è anche una battaglia che stiamo vincendo giorno dopo giorno, in termini di “illuminazione” individuale e realizzazione personale.
Concordo con ciò che è stato detto durante la sessione di ieri, che la causa sia lo stesso sistema presente, non gli individui o le scelte individuali. Ciò che non abbiamo ancora analizzato, è perché venga mantenuto nonostante sia autodistruttivo e come possa essere realisticamente cambiato in un sistema giusto, equo ed efficiente. Di conseguenza, dobbiamo rivolgerci alla prasseologia, dal greco “praxis”, azione – la scienza che studia le cause, le leggi naturali che governano il comportamento dei gruppi umani, sia formale che informale, delle società, delle organizzazioni, delle multinazionali, dei corpi politici, ecc.
Quando trattiamo questioni economiche e il signoraggio, ci occupiamo principalmente dei comportamenti più importanti – i comportamenti aggregati – i comportamenti delle aziende, dei sistemi bancari, dei partiti e delle istituzioni politiche, del mercato.
Tali comportamenti, molto più radicalmente dei comportamenti individuali, sono determinati dal denaro e dal perseguimento del profitto patrimoniale, poiché le scelte economiche sono scelte tra allocazioni alternative di risorse; l’allocazione che garantisce il maggior ritorno di utili, attrae i fondi, togliendoli alle altre.
Il confronto è un calcolo quantitativo ed è quindi basato sulla misura, sulla misurabilità dei costi, dei rischi e dei ritorni previsti. Tutto ciò che non è misurabile, che non può essere confrontato, che non può essere scomposto in fattori, non può essere inserito nei conti, nei bilanci di esercizio, nei piani aziendali. È il caso dei valori e dei sentimenti umani, delle bellezze naturali, dell’inquinamento, della solidarietà, della giustizia. Di conseguenza, nessuna di queste cose può influenzare la politica aziendale e perciò la politica delle nostre società commerciali. Per questo motivo, il comportamento e la struttura della società sono determinati dal denaro e non, o solo marginalmente, dai valori umani.
Una volta che l’uomo identifica la realtà con la quantità, con le cose che vengono definite dalla quantità e che sono limitate, come lo spazio, la materia, il tempo, l’energia, il lavoro – una volta che l’uomo fa questo, e l’uomo lo ha fatto, più o meno consapevolmente – allora, di conseguenza, il suo ovvio scopo è di possedere la maggior parte di queste quantità possibile, togliendole agli altri e persino di acquistare potere sugli altri uomini, poiché anche questi rappresentano una quantità. Di conseguenza, il conflitto viene generato automaticamente ed intrinsecamente da questo paradigma della realtà.
Per questa ragione, non ci sarà mai un riforma monetaria come quella che ambiamo a ottenere, senza una riforma precedente dell’uomo e del proprio paradigma della “realtà”, per così dire.
Le religioni possono fare poco al riguardo, perché tutte sostengono che la materia, il tempo, ecc., sono la realtà, o almeno, la parte terrena di essa. Esse fanno parte di questo paradigma. Quello che fanno effettivamente, è impiantare nelle persone altri valori altruistici, contrari all’interesse personale, aggiungendo così colpe, inibizioni e conflitti, invece di liberarle dal conflitto. Ciò di cui ha bisogno l’uomo, è invece una critica razionale e una confutazione del sopraccitato paradigma, nonché di tecniche pratiche per potersi liberare da esso.
Grazie per la vostra attenzione.
Pubblicato il: aprile 2nd, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
Commenti: nessuno
ALTERNATIVE CURRENCIES AND MONEY REFORM IN ITALY
(Bromsgrove, 5-7 Oct., 2007)
Conference,
Let me introduce myself quite briefly: I have a degree in law and one in psychology, and am by profession a solicitor. I also write essays and articles, mainly on the instruments and techniques of domination, that is, the means and practices by which people dominate other people. The science studying this subject can be called Cratesiology, from the Greek ‘Kratesis’, domination.
Coming now to our topic, the question of seigniorage and the issue of money is currently enjoying an unprecedented popularity in Italy. Since the release of the 1st edition of my essay Euroslaves, (which met with success beyond expectation, with almost 20,000 copies sold - we are now at its 3rd edition, almost double the size of the first) I have been invited some 15 times by countrywide and local networks to speak on TV and some 5 times on the radio, not counting public and private lectures, talks, debates and articles in a few magazines.
I was also summoned by the Christian Serbs of Bosnia and Hercegovina, who are now in distress and at risk of being overpowered and subjugated by the Muslim majority, as these are heavily funded and supported by Islamic countries, the U.S.A., Britain and more. I gave interviews to their medias, explaining how the monetary system that was introduced into Bosnia and Hercegovina following the Dayton Agreements is impoverishing them and how they could issue a debt-free currency to support their economy, their national identity, and retain their national resources. They are now fighting for independence.
So, together with some associates of mine, I have been able to reach enormous numbers of people, as many as 500,000, according to our estimates. Of course, only a minority of them will have understood what we endeavoured to explain, and subsequently retained it. All the same, a critical mass seems to have been generated, and this has made possible what follows.
There are now several groups working on seigniorage and for money reform at different levels. Three small political parties support us to some extent: one of the 3 Christian Democratic Parties, one of the Three Communist Parties, and the National Fascist Party (which is no longer totalitarian); plus a part of the Northern League. The Vatican does not support us. The Holy See has its own state bank, the I.O.R. or Institute for Religious Works, practising seigniorage very intensively and safely, sheltered from any kind of investigation, thanks to its being the bank of a sovereign country.
A big campaign for the introduction of complementary currencies is about to be launched in Italy by a money reform network, http://www.arcipelagomoneta.org
especially in Tuscany, a region whose financial and banking enterprises in the Renaissance played a telling role in deciding the fate of Europe, and in particular of England, where they played so much havoc, plundering that country during the Wars of the Roses, and bringing the Crown to bankruptcy - that is, the repudiation of outstanding debt towards the banks.
Tuscan accountants in the Renaissance devised the accounting principles and standards which, right up to the present day, make it possible for banks not to enter their seigniorage proceeds on their balance sheets, and to disguise the machinery which creates credit out of thin air, thus making both items unrecognisable, as well as non existent, as far as the tax inspector is concerned.
Two currencies, notably, the Florin and the Tau, will be introduced this coming winter in Florence and in Lucca respectively. More currencies, the Cro and the Thyris, will be issued in Southern Italy, and still more in the North.
Two such currencies have been tested already with some success: the Scec (pron. “sheck”), or Walking Discount, in Naples; and the Ecoroma in Acilia, a town near Rome.
The Scecs in particular, although there is still only a very limited stock of them, have proved helpful, increasing the purchasing power of families and the turnover of some shopkeepers and craftsmen. Scecs have been gifted to needy people.
By ‘complementary currency’ we mean a currency which is not a substitute for legal tender, but a remedy for its scarcity, and an aid to local producers who are being challenged, if not forced to close down, by the rise of large malls and supermarkets, most of them owned by French capital.
The main general features of these complementary currencies are as follows:
They are not money, strictly speaking, but discount vouchers that can be used an unlimited number of times. This is intended to prevent legal attacks, in that these vouchers imitate the discount vouchers issued by the big mall chains that the judiciary and the government could not afford to defy, as they constitute the second largest market in Italy. We walk in their wake, as it were – we stalk the malls.
The currencies are established by general consent: that is, they are based on private agreements subscribed to by business people and city councils, which all undertake to accept them for the payment of at least 1/5 of their prices or fees.
They are not convertible into legal currency, thus they cannot become a means of storing value.
They are created and distributed freely, without any indebtedness whatsoever.
The conditions under which they will be distributed, as well as other details, will be discussed and possibly set forth in a meeting called for the 20th of this month (October, 2007).
After some debate, we agreed that complementary currencies must be free of demurrage or a negative interest rate - these two terms being both misnomers and eulogisms for a tax on money, that is, a form of seigniorage, and therefore inconsistent with our basic principles.
The advocates of demurrage thereupon stepped out of the money reform network, slamming the door and shouting that seigniorage is sheer delusion.
We expect the complementary currencies to allay the dire consequences of monetary scarcity – a scarcity that we deem to be created intentionally and maliciously. As Professor Richard Werner of the University of Southampton convincingly showed in his recent essay New Paradigm in Macroeconomics, Palgrave-McMillan 2005, the money supply, far from being regulated by the laws of the free market according to the principle of the maximisation of profit, is, in the real world, regulated by political strategies implemented by the banking system, following the principle of the maximisation of sheer power - political power.
In particular, we expect that, besides improving the purchasing power of households, the complementary currencies will sustain local production, local retail, and small businesses; and that they will remain within the locality, instead of being channelled overseas to the remote, cheap-labour markets from which the mall chains get their supplies.
But the most important factor of all, we consider, is the educational value of the complementary currencies, their power to enable ordinary people to experience for themselves, directly, in their daily lives, the secrets of money - secrets which are otherwise difficult to learn and accept: as, for instance, the fact that money does not need to be backed by gold or some other commodity in order to have a value; and that it does not need to be backed by debt either - that it can be created and injected into the market without creating any debt.
All this is a tremendous, mind-blowing discovery for all those who manage to grasp it: an over-arching discovery, one that puts the overall understanding of economics, of wealth - and of credit, of politics, too - into a whole new framework. But it is also one that may arouse reluctance and disbelief, unless it is not only clearly conveyed, but supported by first-hand practical experience. We are of the opinion that handling complementary currencies and deriving benefits from the use of them will, over a period of time, lead many people to a crucial insight into what money actually is; and that this will be achieved far more easily than through theoretical explanations or priming, thus winning a significant number of citizens over to the ideas of money reformers and to the money-reform movement.
Last Sunday, after a lecture I gave in Milan, a youth stepped up to me and said: “Thank you very much for opening my mind. If it weren’t for your books, I would still be living in fairyland.”
I do find that opening of the minds of our fellow men and women, enlightening them, awakening them from the spell under which the lies and fabrications of the establishment and the media contrive to keep most of mankind, is a noble and very valuable achievement in itself. Generally speaking, values and goals do not exist in themselves, nor in the books or scriptures, but as subjective experience of the human beings.
Enhanced awareness, an improved understanding of how things work in the real world, the dispelling of illusions - in short, the enlargement of consciousness, are momentous gains in our lives, possibly the best gains of all. The most hallowed line in the Hindu holy books, the Vedas, says “let us widen our insights” or “let our insights be widened.”
On the other hand, complementary currencies are not a structural remedy for the problems caused by a private seigniorage system, nor for a money regime based on indebtedness. They can lead people to realise how that system works, what it costs the general population and the advantages it brings to a very few. I don’t think they can perform much more than that - just as nationalisation of the central bank of issue can achieve nothing, if the present untruthful accounting standards are maintained, and if private interest and capital take possession of the state itself.
We believe that the dissemination of knowledge regarding the nature of money and seigniorage is a much more powerful means of generating a demand for money reform, notably because these topics, in connection with the tax issue, appeal to entrepreneurs, who obviously have far greater means at their disposal, and who will also be more dedicated than the general population in pursuing the issue.
I would certainly recommend that the question of untruthful accounting standards for banks - the I.A.S., or International Accounting Standards - should be raised and brought to the attention of entrepreneurs, trade unions, consumer unions, and economists; and that these people should be made aware that such standards have been engineered with malicious intent to conceal seigniorage proceeds and the machinery of credit creation out of thin air at virtually no cost or risk to the banks. I would also recommend telling them that if those standards were reformed, the banks would have to pay tax on their profits, which otherwise would remain invisible; and also that one major function of the contorted Basle II Regulations is to create a fog of confusion, to hide the fact that the fractional reserve system has come to an end, and that credit, liquidity, is now created without the least backing in hard currency or any other medium.
To be frank, I am pretty certain that the existing system, however bad and unjust it may be, cannot possibly be reformed unless general conditions change dramatically; not only because those who currently hold and benefit from monetary sovereignty will never hand it over, choosing rather to resist any serious attempt to overthrow their rule and dispossess them of their privileges by any means, including force and mind control technology, but also for other reasons.
Monetary empowerment of the nation would be equal to implementing democracy: and throughout the whole of history, democracy has never existed. All societies are ruled by oligarchies, no matter what picture they present in their formal constitutions. No social or political psychologist believes in the possibility of democracy, unless by this word you mean the manufacturing of consent and compliance: unless you mean a pretence of democracy, leading the masses to accept whatever the rulers decide to do. Take the war on Iraq as an instance, the way it was made acceptable to the general public through lies and forgery.
Democracy cannot be implemented in the real world for a number of practical reasons. One of them is that it presupposes that all or most citizens have an adequate understanding of the functioning of society, economics, the world, the issues they have to vote upon; and that they are not manipulated, not gullible. But then the most relevant information is kept secret, is withheld from the general population. Just think of the science of money! How can democracy exist when only a negligible fraction of the population are aware of things like seigniorage? You will also agree with me, that very few people take the trouble to learn enough about all it’s necessary to know in order to vote or debate competently. On the contrary: the general population is massively manipulated through the media, and by more subtle means of disinformation and mind control.
Today’s de facto polity could be described as a remote, unaccountable, invisible autocracy committing invisible crimes while hiding behind formally democratic institutions - institutions which are left there in order to incur debts and take the blame for all that goes wrong. Real power is vested in corporate monopolies and trusts, such as the banking monopoly of money-and-credit creation and destruction; or the monopolies of commodities or the Internet or other technologies. You will be familiar with the notion of corporate takeover of the State’s functions and powers by private capital. Central banks, the WTO, IMF, WB, the EU Commission and so on are privately managed agencies, if not privately owned - virtually, if not statutorily unaccountable. The power is theirs. Parliaments are supplanted, overridden, reduced to stewardship.
The whole Earth is, as it were, enveloped in a network of financial agencies whose business can be likened to that of the mining industry - only, instead of extracting ore from underground, they extract value, purchasing power, from an unknowing society; from the workers; from the productive economy.
Seigniorage on legal currency and seigniorage on credit (the latter amounting to approximately 50 times the former) are not the only means to carry on that process of extraction – other procedures have recently been disclosed to me by businessmen who, after reading Euroslaves, decided to discuss this topic with me and with certain clients of mine.
In this oligarchic, elitist structure of power, the top of the pyramid – which is identical, in my view, with the lords of seigniorage - is literally taking off from the bulk, the lower layers; and everything possible is being done to increase the gap, till, with the dismantling of the middle classes, it becomes so wide that the separation will be irreversible and final. Remember the pyramid on the U.S. dollars: its top, with the triangle and eye inside it, is featured as taking off from the rest. We should always be mindful that, in our own eyes, we are human beings: but in the eyes of the ruling elite, we are cattle to farm, exploit and eventually dispose of.
That system will probably come to an end, one day - but not through our efforts. It is far too powerful Rather, it will rot away or collapse of its own accord, owing to its inherent contradictions. Nevertheless, such efforts on our part should not be omitted, because, as a side effect, they are bringing about a wonderful expansion of our consciousness.
Many of you will not like to hear this, some of you may find it paradoxical, but we are fighting a battle that could be lost before it begins, if our goal is solely to achieve money reform and liberation from seigniorage. But it is also a battle that we are winning day after day, in terms of individual enlightenment and personal fulfilment.
I agree with what was said during yesterday’s session, that the cause is the current system itself, not individuals and the individual choices they make. What we have not analysed yet, is why that system is maintained, even though it tends towards self-destruction; and how, realistically, it could be changed into a fair, equitable and efficient system. Therefore, we need to resort to Praxeology, from the Greek ‘praxis’, action - the science that studies causes, the natural laws that control the behaviour of human groups, both formal and informal: societies; organisations; corporations; political bodies, etc.
When dealing with economic issues and seigniorage, we are chiefly concerned with the most significant forms of behaviour - the aggregate behaviour - the behaviour of corporations, of banking systems, of political parties and institutions, of markets.
The behaviour of these groups is determined far more radically than individual behaviour by money and the pursuit of financial profit, because economic choices are choices between alternative allocations of resources, and the allocation that guarantees the highest payback wins, and attracts the funds.
The comparison of alternatives is a quantitative calculation and is therefore based on measure, on the measurability of costs, risks and expected paybacks. Anything that is not measurable, cannot be compared, cannot be factored in, cannot be entered into the accounts, the balance sheets, the business plan. Since this is the case with human values and feelings, natural beauty, pollution, fellow-feeling, justice, none of these things can affect corporate policy, and hence the policy of our corporate societies. That is why the behaviour and structure of society, and especially corporate behaviour, are determined by money and not, or only marginally, by human values.
Once people identify reality with quantity, with things that are defined by quantity and are limited, like space, matter, time, energy, labour - once people do that (and this is what people have been doing, whether they are aware of it or not), then, as a consequence, their obvious goal is to possess as much of those quantities as they can, even if it means taking them from others, and even in order to gain power over others, since people, too, can be counted. Hence, conflict is generated automatically and inherently by this paradigm of reality.
Because of that, we shall never achieve the money reform we desire, nor democracy, nor the rule of law, until people themselves, and their paradigm of reality, as it were, have also been reformed.
Religions can do little in this respect, because they all maintain that matter, time, etc., are reality, or at least the worldly part of it. They are inside the present faulty paradigm. What they actually do, is implant in people other, altruistic values, contrary to self interest, thus encouraging guilt, inhibition and conflict, instead of liberating us from conflict. The conflict is shifted inside: from interpersonal, it becomes intrapersonal. What we need is, rather, a rational criticism and refutation of the present paradigm, and practical techniques to set ourselves free. My new book, The Code of Mâya, appearing in November 2007, is dedicated to that goal.
Thanks for your attention.
Pubblicato il: aprile 2nd, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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LA PROPRIETA’ DELLA MONETA AL MOMENTO DELL’EMISSIONE
Tratto dal libro
Euroschiavi e i segreti del signoraggio
di Marco Della Luna e Antonio Miclavez
La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono?
A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale?
Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare ne’ il denaro ne’ gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro?
Si tratta di una questione fondamentale, perche’ dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l’indebitamento dello Stato.
Il fatto che l’esercizio del potere monetario attraverso la Banca Centrale e’ uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non e’ essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto.
Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro. La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e controinteressate.
Pubblicato il: aprile 1st, 2008 under MONETICA ED ECONOMIA POLITICA.
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