SALUS TELLURIS SUPREMA LEX

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SALUS TELLURIS SUPREMA LEX

Primo: a chi li governa, i popoli servono per produrre ricchezza e di forza politico-militare, sicché l’unificazione globale delle classi dominanti e altri processi che ora passerò a indicare hanno reso i popoli superflui.  I popoli come moltitudine di lavoratori e consumatori sono stati resi superflui dalla finanziarizzazione dell’economia, dall’intelligenza artificiale, dall’automazione. I popoli come moltitudine di combattenti sono stati resi superflui dalla unificazione globale del potere capitalista finanziario ed alla sostituzione delle guerre di conquista tradizionali con guerre finanziarie. I popoli come colonizzatori sono stati resi superflui dal completamento della occupazione delle terre di questo pianeta e dalla mancanza di tecnologie per colonizzare altri pianeti. Sono ancora utili i popoli affamati e minacciati come masse di penetrazione migratoria per frantumare i popoli storicamente consolidati e renderli più passivi e meno capaci di resistere.

Secondo: l’esaurimento delle risorse planetarie e l’insostenibilità dell’attuale processo di inquinamento esigono, per la salvezza della biosfera, la radicale riduzione dei consumi e delle emissioni, cioè della popolazione.

Terzo: esistono le tecnologie per realizzare tale riduzione senza che la popolazione se ne accorga.

La somma di questi tre fattori punta in una direzione chiarissima.

Dal fatto che la popolazione terrestre è divenuta il contempo superflua e insostenibile e che è praticamente possibile ridimensionarla, consegue che con tutta verosimiglianza già si sta lavorando a questo fine e che, invece di proporre metodi per un impossibile rilancio della produzione, possiamo guardarci intorno per individuare come -con che mezzi fisici, chimici, legislativi si realizza quel ridimensionamento. Le analisi che non tengono conto di quanto sopra, hanno poco senso e ancor meno utilità.

E’ verosimile che i metodi adoperati siano di carattere non clamorosi per l’opinione pubblica e non traumatici per la biosfera, quindi non nucleari, ma piuttosto di tipo tossico, sia nel senso della riduzione della fertilità che nel senso della riduzione della vitalità, dell’efficienza biologica, immunitaria e mentale della popolazione, nonché culturale, per conseguire l’effetto complessivo ridurre la sua capacità di opposizione e di coordinamento dal basso. La mente va agli additivi per cibi e bevande (soprattutto per l’infanzia, ricchi di sostanze neurotossiche, diabetizzanti, obesizzanti, cancerogene), ai farmaci, ai vaccini recentemente resi obbligatori in molti paesi senza garanzie di qualità industriale e di non tossicità, ad altre sostanze diffuse nell’ambiente dall’industria, dall’agricoltura, dalle attività militari. Va anche al pensiero unico, instillato dalla scuola elementare alla tomba, il quale costituisce un grande e articolato story telling, che è protetto dalle regole del politically correct e dal gatekeeping, e che copre tutto: dall’economia alla moneta alla difesa alla salute alla politica al mescolamento dei popoli – tutto quello che serve per produrre consenso e compliance popolari verso pratiche e piani elaborati a porte chiuse in isolamento tecnocratico e senza responsabilità politica o giuridica.

Le oligarchie di Cina e forse India, seppur partecipi del sistema globale del capitalismo finanziario, ancora perseguono politiche sviluppiste allo scopo di aumentare la loro percentuale di potenze mondiali, e per farlo aumentano pericolosamente produzione e consumi, cioè anche emissioni inquinanti; e probabilmente sarà questo a far precipitare la situazione ecologico-climatica creando le condizioni di emergenza, attese per attuare provvedimenti drastici contro la volontà delle genti e sbarazzandosi dei diritti, della democrazia e della legalità.

Si configura uno scenario globale che trascende l’analisi economica e la stessa visione marxiana, poiché si sono attivate variabili ulteriori, come la capacità della classe dominante globale non solo di modificare il rapporto economico giuridico e politico con le masse dominate, ma anche di decidere quanta massa (le) serve ancora, dato che da un lato le funzioni della massa umana possono essere svolte da ritrovati tecnologici, e dall’altro lato la massa umana ha un costo crescente e insostenibile.

05.07.19 Marco Della Luna

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EUROLAGER: DOV’E’ L’USCITA?

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EUROLAGER: DOV’E’ L’USCITA?

Il Governo Conte fa bene a piegarsi alle richieste di Bruxelles e ad evitare la procedura di infrazione (che comporterebbe un esproprio delle funzioni politico-economiche in favore degli eurocrati). E’ il male minore. Oggi.

L’Euro ha un effetto tecnico inevitabile: deindustrializzare l’Italia trasferendone le risorse e gli assets migliori a paesi più efficienti e dominanti entro la UE; lo scopo fondativo dell’UE è esattamente questo (non solo nei confronti dell’Italia).

Se l’Italia resta nell’Euro e nell’UE è destinata a una fine certa e miseranda, ma non a un tracollo immediato, perché, mentre è in corso il suo svuotamento, viene mantenuta in vita finanziariamente. La gente non si ribella perché la gente ha paura dei tracolli e dei sacrifici immediati e non pensa al lungo termine (ed è per questo che la si può portare dove si vuole, quindi le si concede la “democrazia”).

Rompere la gabbia dell’Euro e dell’UE sarebbe pertanto un obiettivo da perseguire anche a costo di sacrifici, ma può farlo soltanto un governo unito, guidato da grandi economisti, sostenuto dal consenso popolare. Un governo capace di resistere alle pressioni, ai ricatti e alle ritorsioni dell’UE e al contempo di rimpiazzare l’Euro e di ricollegare l’economia nazionale ai fornitori e clienti esteri di cui necessita, essendo la nostra un’economia di trasformazione molto dipendente dagli scambi internazionali.

Oggi abbiamo, al contrario, un governo disunito, balordo e demagogico in economia, privo di veri statisti soprattutto economici, sostenuto dalla maggioranza di un popolo che però non vuole uscire dall’Euro; e soprattutto è tenuto sotto la spada di Damocle da un Quirinale che è garante della UE, che vieta di nominare ministri dell’economia eurocritici imponendo invece l’europeista Tria, e che -a detta delle male lingue- avrebbe precedenti di golpe su ordine germanico.

Ovviamente, con siffatte premesse, non si può andare allo scontro con gli interessi europeisti, per quanto siano rovinosi per l’Italia. Quindi cerchiamo di archiviare il reddito di cittadinanza, la quota 100, il salario minimo, le chiusure domenicali, lo shock fiscale. Ricordiamo anzi che lo shock fiscale, cioè il taglio delle tasse, fa ripartire la domanda e gli investimenti solo in un quadro di stabilità, di sicurezza, di futuro ragionevolmente buono, di umore diffusamente positivo, mentre oggi il quadro è di instabilità, di debolezza e divisione del governo, di futuro preoccupante e l’umore generale è negativo. Quindi lo shock fiscale non funzionerebbe come non funzionerebbe una distribuzione di denaro alla popolazione, la quale, per tornare a consumare anziché continuare a risparmiare per tempi peggiori, ha bisogno di un outlook favorevole. Infatti oggi sta aumentando la propensione al risparmio perché le aspettative sono giustamente fosche. Lo stesso vale per far tornare gli imprenditori ad investire. Meglio quindi usare le risorse disponibili per fare investimenti pubblici infrastrutturali.

Questo per l’immediato. Ma nel medio-lungo periodo?

In ordine logico, la prima questione è come si proiettano nel medio termine i rapporti tra Italia e UE. L’Italia attuale, a causa anche delle regole finanziarie europee e dell’Euro (oltre che dell’incompetenza economica dei suoi governi), ha una cattiva tendenza in quanto a PIL, rapporto deficit/pil, rapporto debito/pil, andamento della produttività (competitività); l’UE reagisce e continuerà a reagire imponendo misure recessive e proibendo il ricorso a rimedi come i minibot; la combinazione di questi due fattori farà sì che il contrasto tra Italia (italiani) e UE negli anni continuerà ad aggravarsi, a farsi sempre meno gestibile e ricomponibile, fino ad arrivare a uno di diversi possibili esiti:

a) colpo di stato europeista del Quirinale, sottomissione dell’Italia, sua grecizzazione, sua spoliazione totale (se si riuscirà a inibire la protesta popolare e a reprimere le forze che la esprimeranno) e africanizzazione (colonia franco-tedesca);

b)uscita dall’Italia dall’Euro e dell’UE, verso un futuro incerto ma condizionato dall’essere un sistema-paese inefficiente, con una classe politica scadente, e molto dipendente da fornitori e clienti – quindi un futuro tendente al Terzo Mondo;

c)una riforma organica della UE che sostituisca le regole finanziarie errate e infondate con regole aderenti alla realtà, limitando lo strapotere e l’approfittamento franco-tedesco, e consentendo l’introduzione dei minibot/Scott e/o di altre misure per rimonetizzare l’economia reale italiana che oggi ristagna anche per carenza di liquidità e la diffusa insolvenza;

d)l’uscita dall’Euro e dalla UE della Germania e di altri paesi, eventualmente in conseguenza del caso d);

e)lo scioglimento dell’UE.

La seconda questione è a quale sbocco, di quelli sopra indicati, oggi convenga all’Italia puntare.

Per prevenire lo sbocco a), occorre cercare un forte alleato esterno: USA e/o Eurasia, e cercare di riformare l’istituto della Presidenza della Repubblica per limitare i suoi poteri di ingerenza; se possibile, eleggere al Colle un personaggio non di parte euro-bancaria non appena possibile (Mattarella potrebbe essere costretto a dimettersi dallo scandalo della Magistratura, dato che per ben cinque anni è stato presidente del CSM, quindi conosceva bene e non denunciava ciò che ora, costretto dalle rivelazioni pubbliche, denuncia con enfatica prosopopea).

In quanto allo sbocco b), dato che la struttura e gli effetti tecnici pianificati di Euro ed UE sono di sottomettere e spogliare l’Italia, bisogna uscire. Sennonché per uscire bisogna avere, come già detto, un governo coeso, con ministri competenti, indipendente dal Quirinale, in grado di sostenere lo scontro contemporaneo con questo, con la UE e con la BCE. E di gestire la fase di transizione verso un nuovo assetto, risolvendo problemi quali: con che valuta pagare le materie prime, come convertire la produzione industriale oggi integrata nella UE, come difendersi dalle ritorsioni. Dato che queste condizioni allo stato mancano, non bisogna cercare di uscire ora, né andare ora allo scontro, che probabilmente finirebbe con un nuovo golpe.

In quanto allo sbocco c), è il più desiderabile da ogni punto di vista, ma è anche assai difficile, perché l’attuale assetto euro-comunitario è conforme ai piani e agli interessi dei potentati bancari che controllano l’UE. Vale la pena, in ogni caso, di tentare, anche perché il tentativo può portare allo sbocco d) o e), preferibili a quelli a) e b). Per tentare, bisogna guadagnare qualche mese, in cui 1) sostituire Mattarella e dotarsi di un governo coeso e competente con un idoneo ministro dell’economia; 2) revocare i provvedimenti costosi e improduttivi in termini di PIL, emettendo invece provvedimenti sani e intelligenti (in modo che Bruxelles non possa imputare il malandare dell’economia italiana a misure economiche sbagliate e demagogiche); 3)smascherare e criticare a fondo le falsità, le aberrazioni le iniquità e i conflitti di interesse nell’UE, nella BCE, nei rapporti tra grande finanza e governi, insistendo fino a ottenere la messa in comune del debito pubblico, l’approvazione degli eurobot e dei minibot, rectius Scott, il livellamento dell’extra-surplus commerciale tedesco, l’eguaglianza di tutti i paesi comunitari rispetto alle regole comuni.

Quelle falsità, iniquità, aberrazioni, incompatibilità di interessi sono tanto gravi e strutturali e oscene, che una campagna di informazione e denuncia ben fatta potrebbe avere effetti delegittimanti e devastanti per eurocrati ed eurobanchieri, perciò costituirebbe uno strumento forte per negoziare l’uscita dall’Eurolager nel senso c), d) o e).

28.06.19 Marco Della Luna

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W SCOTT, STRUMENTO DI COMPENSAZIONE TRIBUTARIA TRASFERIBILE

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W SCOTT:

STRUMENTO DI COMPENSAZIONE TRIBUTARIA TRASFERIBILE

L’idea è buona, ma il nome scelto -minibot- la condanna ad abortire. Ad abortire per lingua di Mario Draghi, il quale abilmente ha osservato: il minibot o è debito, e allora aumenta l’indebitamento; oppure è moneta, e allora viola l’art. 128 del TFUE, che riserva l’emissione dell’Euro alla BCE, e non si può fare. Tertium non datur.

E invece tertium datur: basta correggere il nome. “Bot”, “Buono Ordinario del Tesoro”, implica un’appostazione passiva, un aumento del debito, quindi non va bene. Ma il minibot, in realtà, non aumenta il debito, quindi non è un *bot. Non aumenta il debito perché serve ad estinguere un pari debito già esistente – quindi patrimonialmente è un’operazione neutra, anzi attiva. Cioè lo Stato, o una qualsiasi Pubblica Amministrazione, lo dà a un suo creditore, il quale poi lo usa per pagare le tasse, cioè un debito che già ha. Il risultato della transazione è che Stato (la P.A.) azzera il suo debito verso il suo fornitore e poi il suo credito tributario, e gli rimane in mano questo titolo, mentre il suo fornitore, dando allo Stato il medesimo titolo, ha azzerato sia il suo credito verso lo Stato (la P.A.) che il suo debito tributario verso lo Stato (la P.A.). La denominazione giuridicamente corretta di questo titolo è quindi Scott: Strumento di Compensazione Tributaria Trasferibile.

Lo Scott, come abbiamo visto, non compromette l’equilibrio di bilancio pubblico, non aumenta l’indebitamento.

D’altronde, pur essendo denominato in Euro, pur essendo esigibile a vista, e pur essendo al portatore, non è Euro, non è moneta legale, perché, a differenza della moneta legale Euro,

a)la sua accettazione è libera (ossia può essere rifiutato come mezzo di pagamento – mentre la moneta legale è quelle di cui lo Stato impone l’accettazione);

b)ha una copertura, ossia il credito tributario dello Stato, il credito del suo emittente;

c)il suo potere di estinguere il credito tributario presuppone in chi lo presenta la titolarità sia di un credito (per forniture) che di un debito (tributario) verso lo Stato.

Quindi lo Scott non è in contrasto con l’art. 128 TFUE, con buona pace di Draghi.

Sebbene non sia moneta, lo Scott può risolvere molti problemi dovuti alla scarsità di moneta disponibile all’economia reale – scarsità dovuta a sua volta alla scelta della BCE (Draghi) di creare moneta per darla a tasso zero o quasi (quantitative easing) non ai governi ma alle banche, le quali non la immettono nell’economia reale, ma la usano per comprare titoli del debito pubblico, che poi depositano nella BCE – un bel caso di conflitto di interesse di quest’ultima e di Draghi con la loro funzione di interesse pubblico e non di parte privata.

L’imprenditore Alfa che riceve dallo Stato, in estinzione di un suo credito, Scott per 10.000 euro (poniamo) e decide di non usarlo per compensare un suo debito erariale (magari perché non ne ha), può usarlo per comperare una nuova macchina per il suo stabilimento da un fornitore. La nuova macchina aumenta la produzione e il reddito, e fa assumere un operaio specializzato in più, che col suo salario aumenta la domanda interna. Il venditore della macchina, con quanto ha incassato da Alfa, paga l’ingegnere che ha progettato la macchina, il quale a sua volta paga un impianto fotovoltaico per la sua casa. E via così. L’immissione di un mezzo di pagamento del valore di x, e di costo zero per lo Stato emittente, rende possibile una serie di transazioni che aumentano la produzione e il godimento di beni e servizi, cioè aumenta la ricchezza reale della collettività (l’inverso avviene quando una quantità di denaro viene sottratta: tutta una serie di transazioni non può avvenire, e il PIL cala, e peggiora il suo rapporto col deficit e col debito). Questo mezzo di pagamento -si noti- fa tutto ciò senza produrre interessi passivi, ossia senza indebitare chi lo usa verso banche o altro soggetto. Al contrario, se l’imprenditore Alfa avesse preso a prestito la somma di 10.000 da una banca, dovrebbe pagare un interesse semestralmente composto, poniamo, del 2% annuo; ossia dopo 12 mesi avrebbe un debito di interesse di 202. E’ per questo che Draghi, la BCE, la comunità bancaria, l’Eurogruppo che è sua longa manus assieme alla Commissione, si oppongono ai minibot: perderebbero il lucro degli interessi, e -peggio ancora- perderebbero il monopolio della moneta, che dà loro immenso potere sui cittadini, sulle aziende, sugli Stati. Perderebbero il potere di lasciare i paesi a corto di moneta, di tenerli sulla corda.

Si noti che essi esercitano il loro monopolio monetario non tanto attraverso la BCE, quanto attraverso le banche non centrali, perché queste, grazie alla compiacenza della BCE e dei ministri dell’economia che sono appunto scelti e imposti dalla comunità bancaria, creano ed emettono moneta denominata “Euro” in violazione palese dell’art. 128 TFUE, e lo fanno in misura di circa 10 volte quella legittimamente creata dalla BCE, senza metterla a bilancio, in violazione delle norme contabili e in frode al fisco.

16.06.19 Marco Della Luna

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FINE DI MAGISTRATURA EXTRATERRESTRE

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FINE DI MAGISTRATURA EXTRATERRESTRE

Sorpresa: la magistratura non è extraterrestre. Le scoperte e gli scandali del CSM-ANM stanno semplicemente mostrando all’opinione pubblica l’ovvio, ossia, che il potere giudiziario (con le prerogative e l’autogoverno della magistratura) viene esercitato in modo terrestre. Cioè viene talvolta, e soprattutto ai suoi vertici, adoperato come tutti gli altri poteri: in modo occulto, illegittimo, associato, per fare interessi di parte non dichiarati (individuali o di gruppo), inclusa la smodata sete di potere di alcuni, incluso lo scambio di servizi con fazioni politiche, anzi con una particolare parte politica: il c.d. collateralismo.

Queste scoperte e questi scandali, insomma, svolgono un’operazione di demitizzazione della Giustizia terrena, togliendole l’iniziale maiuscola, e riportando la percezione della figura del magistrato a quella di uomo normale, che si comporta normalmente. Soprattutto quando si tratta di quelli che vogliono comandare sugli altri loro colleghi. Le scoperte e gli scandali tolgono, a chi può sostenerne psicologicamente la perdita, un mito di cui il sistema di potere si è ampiamente servito per rilegittimarsi, per eliminare personaggi e partiti scomodi, e soprattutto per coprire il piano generale di cessione degli interessi nazionali a potentati esteri (1992, Britannia Party, Mani Pulite). E’ per quell’uso speciale, che fu creato il mito della Giustizia Extraterrestre e che divampò il giustizialismo tra gente che non rifletteva sul fatto che fino al giorno prima la medesima Giustizia aveva lasciato procedere pressoché indisturbato l’andazzo della corruzione, che era noto a tutti coloro che si occupavano di pubbliche amministrazioni; quindi se si era decisa a intervenire, non era certo per virtù sua. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi – anche se gli eroi vi sono stati e vanno onorati.

Gli ingenui veri e finti oggi proclamano che bisogna erigere un muro per separare la magistratura dalla politica. Ma moltissimi magistrati, specie quelli più attivi nel loro sindacato ANM, sono politicizzati da sempre e non rinunceranno mai a far politica da magistrati: il fatto stesso che l’ANM è composta di correnti, cioè di fazioni, che portano avanti non teorie filosofiche, ma interessi e idee politiche diverse, dimostra che i magistrati (italiani) sono così. Assieme al fatto che molti magistrati hanno sempre dichiarato di avere idee e obiettivi politici e di volersi coordinare tra loro per realizzarli. Sono dati storici e inveterati. Realtà che non si azzerano per legge. L’attività giudiziaria, perlomeno in Italia, sarà sempre esercitata con condizionamenti politici – l’importante è saperlo e poterlo dire. L’idea del muro è invece, palesemente, una sciocchezza.

Il migliore controbilanciamento allo strabordare in politica e agli altri abusi del potere giudiziario, forse anzi l’unico possibile, è proprio la demistificazione di quel potere, la diffusione pubblica della conoscenza, il fatto che l’opinione pubblica e i mass media lo percepiscano nella sua realtà umana, e non più come una garanzia angelica di legittimità o di correzione del sistema, dato che non lo è, essendo interno al sistema, alla sua cultura di potere, e non un quid qualitativamente indipendente da esso.

Una volta tolta quest’aura mitica, questa funzione psicologica abnorme che ha favorito e spesso ispirato gli abusi, fino a vere e proprie campagne giudiziarie decennali di interdizione contro certi politici scomodi, gli abusi del potere giudiziario saranno ben più riconoscibili al pubblico, più rischiosi per chi li compie, meno efficaci per la lotta politica, anzi potranno andare a vantaggio di chi li subisce. Insomma, saranno sensibilmente scoraggiati. Di fronte all’arresto o all’incriminazione di un uomo politico scomodo, non si reagirà più unicamente e automaticamente presumendo che questi sia colpevole, ma discutendo anche delle possibilità alternative, compreso il killeraggio giudiziario.

Utile a prevenire abusi politico-strumentali del potere giudiziario, nonché i processi portati avanti senza disturbarsi a ricercare le prove, sarebbe invece, oltre alla separazione delle carriere, e a un controllo-revisione dell’esame di concorso a magistrato, una limitata riforma del Codice di Procedura Penale, che suggerivo nel mio Le Chiavi del Potere (2003), pagg. 228 ss.; in sintesi:

1. Trasformare il principio di presunzione di non colpevolezza in presunzione di innocenza.

2. Stabilire esplicitamente che, quando l’accusa si basa su prove indirette, il giudice debba assolvere ogniqualvolta una versione dei fatti che escluda la commissione del reato o la colpevolezza sia compatibile con i fatti provati direttamente .

3. Stabilire esplicitamente l’assoluta nullità dei provvedimenti cautelari, dei decreti di citazione a giudizio, delle ordinanze di rinvio a giudizio, delle sentenze di condanna che non enuncino specificamente e concretamente gli atti di cui è accusato l’imputato (se singolo) o ciascuno degli imputati singolarmente (se è contestato il concorso nel reato).

4. Stabilire esplicitamente l’inammissibilità, a pena di nullità, delle presunzioni di grado secondo e superiore.

I PM sarebbero così incentivati a concentrarsi sui reati reali e sull’onesta e doverosa (seppur faticosa e noiosa) ricerca della prova, anziché affidarsi a congetture, contando che i loro colleghi giudicanti poi, per spirito di corpo, le accettino come prove, in barba al principio di onere della prova e di presunzione di non colpevolezza. Inoltre, il non potersi più dedicare a processi senza vere prove li indurrebbe a occuparsi maggiormente di crimini molto gravi e in cui le prove sono facilmente acquisibili, come quelli delle bande criminali di spacciatori, estorsori, magnacci che imperversano sul territorio pressoché indisturbate, occupandone intere porzioni, mentre sarebbe spesso facile individuare e arrestare i loro accoliti, e stranamente non lo si fa.

16.06.19 Marco Della Luna

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MOVIMENTO MORTALE PER LEGA E ITALIA

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MOVIMENTO MORTALE PER LEGA E ITALIA

Boriosa vanità, crassa ignoranza, spavalda incompetenza, velleitarismo ideologico, sconsideratezza adolescenziale possono suscitare consenso, ma sempre attraggono rovina.

Sebbene dimezzato da ripetute sconfitte elettorali, il MoVimento 5 Stelle continua a imporre al governo una serie di misure economiche che danneggiano l’economia, scompensano i conti pubblici, alzano lo spread, provocano sanzioni europee e, con la loro demagogica balordaggine, discreditano l’Italia e il suo governo proprio mentre questo dovrebbe difenderci dalle sanzioni e contemporaneamente criticare e far modificare le dannose regole finanziarie europee vigenti. 

Così i proprietari del Movimento stanno preparando il terreno a un nuovo colpo di stato europeista e a un nuovo governo tipo Monti (con premier Draghi o Cottarelli o lo stesso Conte), quindi a una nuova mazzata di tasse e di recessione. A quel punto La lega sarà distrutta nella sua immagine e nella sua leadership. E magari l’ala sinistra del MoVimento potrà sguazzare in un clima di fiscalismo pauperista e pseudo-socialista, alleandosi alla sinistra, mentre Conte progetta una carriera sotto l’ombrello del Quirinale, e con una Lega non più competitiva perché segata.

La spesa pubblica più necessaria e produttiva per il Paese era quella dell’Industria 4.0, ossia dell’innovazione tecnologica, che aveva avviato una piccola ripresa già da sé, e in prospettiva preparava il recupero della gradualmente perduta produttività dell’Industria nazionale, punto cruciale per la ripresa e quindi per il risanamento dei conti pubblici. Ebbene, i proprietari del MoVimento 5 Stelle sono riusciti a imporre nella ultima legge di bilancio di togliere fondi all’ Industria 4.0 per darli al cosiddetto reddito di cittadinanza, un provvedimento demagogico, assistenzialista, che va a beneficio in buona parte di persone che non dovevano ottenerlo e che in generale al lato pratico risulta favorire il parassitismo anche grazie agli esempi di soggetti che lo hanno ottenuto pur avendo redditi e proprietà nascosti. Ma si poteva fare di peggio, e i grillini lo hanno fatto adesso: hanno imposto di togliere altri soldi all’Industria 4.0 per finanziare il provvedimento Salva-comuni, ossia un provvedimento che pone a carico dello Stato il dissesto di numerosi comuni italiani male amministrati storicamente, a cominciare da Roma, dando così l’opportunità agli amministratori inefficienti e corrotti di evitare la dichiarazione di dissesto e le connesse ispezioni della Corte dei Conti, con le conseguenze anche penali per loro stessi.

Il messaggio che i proprietari del MoVimento hanno così dato è chiarissimo: continuate pure a sprecare, ad amministrare male, a fare buchi, tanto poi faremo pagare il Pantalone, cioè il contribuente. Questo è il meridionalismo del MoVimento, mentre il 96% dei comuni lombardi ha chiuso i bilanci in attivo. In conclusione, hanno tolto i soldi da dove erano massimamente benefici per metterli là dove saranno massimamente dannosi.

Aggiungiamo a queste folli operazioni economiche il Decreto Dignità e il Reddito Minimo, dannosi per l’occupazione, e sommiamoli agli effetti della Quota 100, e avremo una finanza pubblica destabilizzata congiunta a un’economia in recessione e a una dimostrazione di incapacità e demagogia davanti agli occhi del mondo intero.

Dopo tali prove di incapacità, il governo non sarà qualificato per obiettare e resistere e controbattere agli attacchi della commissione europea, la quale, come ricordato recentemente da Federico Rampini, ha una storia di doppio standard, ossia di applicazione rigorosa delle regole, anche le più irragionevoli, ai paesi deboli; e di sistematica esenzione da quelle regole dei paesi forti, cioè Francia e Germania. Il confronto con la Commissione Europea e con le errate e arbitrarie regole che essa impone faziosamente si può affrontare solo con un governo di ministri credibili e competenti e che abbia fatto una politica economica scientificamente razionale e moralmente sana, mentre ciò che questo governo ha fatto in economia consentirà alla controparte franco-germanica di screditare e delegittimare ogni sua obiezione e rivendicazione, liquidandola come piagnisteo di chi non sa amministrarsi, rinforzando lo stereotipo negativo dell’Italia , e consentendo alla controparte di respingere ogni giusta critica alle regole finanziarie dell’Unione Europea semplicemente dicendo che le cose in Italia vanno male perché il governo italiano ha sbagliato tutti i provvedimenti economici.

Qualora Salvini e la Lega non smettano subito di inseguire il MoVimento sul piano suicida della demagogia e della velleità (come col condono sul contante);

-qualora non denuncino e non fermino immediatamente l’azione dei capi del MoVimento (meglio se con la persuasione, ma occorrendo anche a costo di una crisi di governo);

-e qualora non disinneschino la mina della procedura di infrazione comunitaria (dato che ancora non vi è il consenso popolare per rompere e uscire),

allora il risultato a breve sarà un’Italia messa in ginocchio dalla cosiddetta Europa, con un probabile colpo di stato per mettere su un altro governo tipo Monti, con ulteriori cessioni di sovranità e con ulteriori tasse, fallimenti e saccheggi dei migliori asset nazionali. Altro che governo del cambiamento! E a quel punto, con che faccia si presenteranno Salvini e la Lega agli elettori quando sarà concesso nuovamente di votare?

13.06.19 Marco Della Luna

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MONOPOLIO MONETARIO E ILLUSIONE POLITICA

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MONOPOLIO MONETARIO E ILLUSIONE POLITICA

L’economia politica, gli insuccessi delle rivoluzioni sociali, la condizione della società sotto la finanza, si possono spiegare in una pagina, liberandosi di complicazioni costruite ad arte per nascondere una realtà di base molto semplice e lineare:

Nella società, ciascuno è produttore e consumatore, domanda e offerta (anche negli investimenti produttivi, dove si richiede denaro oggi promettendo un profitto futuro).

Questi scambi -tutta l’economia di scambio- necessitano di moneta accettata-spendibile per poter esser fatti; se manca moneta, l’economia rallenta.

Ciò posto, chi si impadronisce del monopolio della creazione-distribuzione-prezzatura-accettazione della moneta (che è quasi tutta in forma di credito),

a)aumentando e riducendo la liquidità disponibile alla società, fa crescere e recedere l’economia e crea crisi generali di insolvenza; scegliendo le aree geografiche e i settori economici da spingere e da affossare, specula, arbitra, destabilizza, ricatta;

b)facendo accettare come valore la moneta simbolica che crea a costo zero, e fornendola come prestito a interesse composto, gradualmente si fa creditore di tutto il reddito presente e futuro (il totale del debito diventa sempre più grande della liquidità esistente, il totale degli interessi passivi da pagare tende a superare il reddito mondiale);

c)indebitando indissolubilmente gente, imprese e stato verso di sé, li sottomette;

d)al monopolio della creazione e distribuzione monetaria e creditizia aggiunge, via via che sottomette gli stati, il monopolio dell’acquisto dei titoli del debito pubblico, così abbiamo che solo un pugno di banche ai vertici del monopolio monetario è autorizzata a fare il mercato dei titoli del debito pubblico determinando Quindi il loro rendimento cioè il proprio profitto e mettendosi in condizione di ricattare i governi;

e)se qualcuno o qualcosa (governo? block chain? criptovalute?) minaccia questa sua posizione di monopolio, lo elimina o lo sabota o lo compera: il sistema è blindato; il mondo si trova all’interno questo grande meccanismo finanziario.

Sostanzialmente, il monopolista monetario è un punto di passaggio obbligato per ogni singola transazione, e ogni transazione deve pagarli pedaggio in una moneta che deve prendere a prestito da lui, con interesse.

Attualmente vediamo una grande quantità di transazioni -vendite di beni e di servizi- e una grande quantità di produzioni che non possono avvenire solo perché manca la moneta, i simboli monetari per pagare – mentre la domanda e l’offerta e la capacità produttiva sono interamente presenti. Il monopolista, che non produce alcun valore, blocca la produzione del valore e crea povertà, recessione.

L’economia politica, in essenza, è tutta qua. E non si uscirà da questo meccanismo finché si resterà in una società basata sugli scambi economici. Quanto sopra spiega le cause effettive di crescite e recessioni, di bolle e di crolli, di debito pubblico, pressione fiscale, rating, insolvenze generali, liquefazione degli stati, mondialismo, impotenza della politica. Certo, in economia e in politica operano anche altri fattori, ma sono ampiamente subalterni; e, certo, non tutto è pianificato, controllato e determinato centralmente, ma il monopolio monetario dà l’impostazione generale e agisce dove e quando e come occorre.

La forza sta nel monopolio di una risorsa -la moneta- che è indispensabile, che non ha costo né limiti di produzione, che indebita progressivamente la società che la usa verso il monopolista che la distribuisce, e che a quest’ultimo permette di comperare tutto e tutti, anche la censura, il gatekeeping, in modo che del monopolio monetario non si parli proprio, né dei suoi effetti. Da monopolio a monarchia occulta.

Questa forza monopolista, e il suo esercizio come strumento di dominazione e sfruttamento dei corpi sociali, sono espressione delle costanti sociopolitiche empiricamente confermate dalla storia, ossia:

-della Costante Oligarchica (ogni società organizzata è comandata da un’oligarchia che detiene il grosso del potere politico, economico, militare, tecnologico, culturale; democrazia, eguaglianza, rule of law, certezza del diritto, sono solo story telling);

-della Costante Strumentale (per l’oligarchia dominante, il corpo sociale è uno strumento, non un fine – come il gregge per il pastore, non come i figli per i genitori; il principio costituzionale francese “gouvernment du peuple, pour le peuple, par le peuple, è esso pure story telling).

Per capire come si va evolvendo il sistema, queste due Costanti vanno considerate assieme alla Variabile Tecnologica (ossia, ciò che varia nel tempo e nei contesti politici sono gli strumenti -dalle armi alla religione alla finanza all’informatica alla genetica- disponibili all’oligarchia per controllare, dominare, usare il corpo sociale.)

Coloro che credono nelle rivoluzioni, nelle riforme radicali e sistemiche, nella lotta di classe, nella giustizia sociale (compresi i miei amici che pensano di riuscirci attraverso una rivelazione-rivoluzione monetaria), rimangono sempre frustrati proprio perché ciò in cui credono è che quelle costanti si possano togliere, ossia che possa esistere una società organizzata non sull’oligarchismo, sul privilegio, sulla diseguaglianza, sull’oppressione.

D’altronde, anche questa diffusa fede illusoria nella possibilità della giustizia sociale è una Costante, nel senso che sopravvive ai suoi sempre nuovi fallimenti; e come tale essa viene sfruttata per il consenso – ossia, promettendo di correggere la struttura oligarchico-strumentale della società, che causa malessere popolare, per instaurare la Giustizia, l’Eguaglianza, la Solidarietà, si può sempre raccogliere consenso e sostegno politici, e usarli per prendere la poltrona a chi ci sta seduto oggi. Yes, we can!

Per raccogliere seguito popolare, viene usata anche un’illusione che è complementare a quella suddetta, ossia la fede nella possibilità di realizzare un ordine sociale razionale e permanente o definitivo (la repubblica di Platone, gli ordinamenti teocratici, il socialismo reale, il Reich millenario, il mercato perfetto come fine liberale della storia). Anche questa è un’illusione, dato che nella storia tutti gli ordinamenti politici sono instabili, passando per continue trasformazioni politiche, costituzionali, economiche, sociali, culturali, etniche, religiose. Però funziona.

2 Giugno 2019 Marco Della Luna

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IL BANCO VINCE LE ELEZIONI EUROPEE

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Il Banco vince le elezioni europee

Il risultato delle elezioni europee ‘migliora’ il quadro politico sia nazionale che continentale, ma solo marginalmente, perché, come sempre, ha vinto il Banco, cioè la Banca, essendo il gioco truccato. Cattolici, liberali, socialisti, nazionalisti e “sovranisti” si sono tenuti tutti all’interno del perimetro del modello, delle regole e dei meccanismi del capitalismo finanziario mondialista e della sua gerarchia di scopi e poteri, senza metterli in discussione, sebbene sappiano benissimo che sono essi il fomite dei mali sociali, economici ed ecologici che hanno promesso di risolvere – mali che hanno prudentemente imputato ad altre cause. Nessuno di essi è antisistema. Hanno recitato entro il teatrino delle divergenze predisposto per loro, entro il range di posizioni (fintamente) critiche autorizzato dal potere reale. Dietro la facciata di apparente alternatività tra le forze politiche in lizza elettorale, questo dato di fondo le accomuna tutte: tutte hanno cooperato nello spiegare al popolo bue i problemi, che lo affliggono, dall’economia all’immigrazione, in termini irrealistici, semplicistici, emotivi – termini fuorvianti, quindi innocui per gli interessi forti. La politica, infatti, è l’arte del possibile, del pragmatismo, che, per raccogliere voti, si fa credere altro.

I problemi economici (recessione, disoccupazione, indebitamento) sono stati presentati alla base come frutto di un’errata o avara posizione della cricca eurocratica, e come se si trattasse di conquistare il diritto a fare più a deficit, e senza prospettare un piano B per il caso che le cose non cambieranno. Non è stata denunciata la monopolizzazione privatistica del potere monetario e finanziario nelle mani di un cartello sovranazionale, il quale ha da decenni deciso una politica globale di restrizione dello sviluppo reale, di finanziarizzazione della società e della politica, di centralizzazione del potere delle proprie mani, di sottomissione delle istituzioni, dei governi, dei parlamenti, attraverso il loro indebitamento programmato e a strozzo che li rende ricattabili e burattinabili, con enormi incrementi nella diseguaglianza, che hanno portato una minuscola élite al controllo della maggioranza del reddito e della ricchezza, e massacrato i diritti dei lavoratori. E poi li chiamano “populisti”. Neppure si è messo in discussione, prospettando un piano B per il caso di rifiuto dei dovuti correttivi, lo statuto e la gestione delle BCE, né la politica bancaria-monetaria europea che assegna all’Italia metà della liquidità pro capite che dà alla Francia e alla Germania, né il sistematicamente mancato rispetto tedesco dei limiti di surplus commerciale.

Il problema dell’immigrazione è stato presentato e travisato in termini di mercanti di esseri umani, di affarismo dell’accoglienza e di abuso da parte degli stessi migranti. Non hanno spiegato, perché non si potevano mettere in urto con Cina, Francia, Belgio e altri paesi, che l’immigrazione sostitutiva di massa, o invasione, è spinta dal fatto che la Cina si sta accaparrandosi le terre africane, e gli occidentali le materie prime; e tutto questo produce le ondate di migranti economici e conflitti che degenerano in croniche guerre e guerriglie locali.

Questi due problemi fondamentali, quello economico e quello migratorio, hanno cause e interessi retrostanti così potenti che non si possono nominare al grande pubblico, né li si può additare come avversari da combattere, ma si additano cause e colpevoli abbordabili. I partiti politici “sovranisti” e “populisti” italiani non hanno nemmeno messo in discussione l’impostazione di fondo dell’Unione Europea che, sin dalla sua progettazione, che, sotto la pelle d’agnello di Ventotene, pianifica e sta attuando la concentrazione del potere e delle risorse del continente nelle sue aree più efficienti, ossia in Germania e parte della Francia e dell’Olanda, a spese degli altri paesi. Nessuno ha descritto gli effetti e la funzione dell’Euro a questo disegno strategico, intenzionale. Nessuno ha promesso che porterà l’Italia fuori dall’Euro, se l’Euro non verrà riformato in modo tale che non abbia più quell’effetto. Nessuno ha fatto un conto oggettivo dei danni e benefici dell’UE (politica agricola, politica fiscale, politica monetaria): sarebbe stato troppo rivelatore! Dove sono allora il sovranismo e il populismo, all’atto pratico?

I partiti creduti sovranisti non sono realmente sovranisti anche perché non hanno messo in luce il problema della posizione appunto subalterna dell’Italia rispetto agli interessi di altri paesi dell’UE, non hanno proposto una soluzione realistica a questa condizione che ci condanna alla sistematica e progressiva spoliazione e deindustrializzazione e africanizzazione. Si sono limitati a dire che avranno più forza nel parlamento europeo, mentre in ogni caso i vari partiti “sovranisti” europei sono e rimangono una minoranza in quel parlamento, e sono divisi tra loro perché portatori di interessi nazionali in buona parte contrapposti. Non è che Lega e Stelle stiano sprecando le opportunità per mettere in luce e in discussione un sistema di potere contrario agli interessi nazionali: stanno semplicemente evitando di scontrarsi con esso per non essere licenziate. Almeno fino ad oggi.

27.05.19 Marco Della Luna

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STORIA, UTOPIA E CONSENSO POLITICO

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 STORIA, UTOPIA E CONSENSO POLITICO

Salva la possibilità che stia astutamente destabilizzando il Paese per creare le condizioni per farlo uscire dall’Euro (ipotesi da me favorita), il Governo “del cambiamento”, col suo dilettantismo sul piano macroeconomico, con i suoi insuccessi in quanto al PIL e con la destabilizzazione critica cui ha spinto i conti pubblici, sembra proprio che sia stato messo su allo scopo di dimostrare al popolo bue che non vi può essere cambiamento, che sottrarsi alle regole dell’Unione Europea, ai suoi vincoli e ai suoi modelli economici, è impossibile e nocivo, che bisogna rassegnarsi, e che i governanti sovranisti-populisti che ardiscono tentarlo attirano il disastro e la punizione sul paese che stupidamente li ha votati. Sembra proprio un governo il cui principale scopo sia quello di convincere la gente che bisogna sottomettersi: learned (taught) helplessness.

Lo scopo è che presto il popolo stesso invochi il ritorno di un tecnico ortodosso salvatore-castigatore, portatore di nuovi sacrifici, alla guida dell’esecutivo, di un Monti, di un Draghi, di un Cottarelli, di qualche altro Fedele della dottrina liberal finanziaria europeista e degli interessi che essa porta avanti.

Da secoli, il consenso politico viene perlopiù raccolto lanciando una proposta di un’ampia riforma più o meno rivoluzionaria, migliorativa e di rapida attuazione: “Votateci: abbiamo la ricetta per risolvere i problemi mediante questa riforma.” Quindi è importantissimo salvaguardare la propensione dell’elettorato e del ceto intellettuale a credere nella possibilità di riforme efficaci (cioè che producano e mantengano nel tempo gli effetti per cui vengono proposte anziché effetti diversi o contrari o solo momentanei). Svuotare, fino a eliminare, l’insegnamento della storia, e infondere nel pensiero corrente l’idea che la storia non conti e conti solo conoscere il presente, produce proprio quel risultato: far sì che, nonostante gli attuali, ripetuti e clamorosi insuccessi delle riforme promesse come benefiche e risolutive,  la gente la gente continui a credere che sia possibile realizzare riforme complessive dell’economia e dell’ordinamento giuridico, cioè riforme secondo il modello proposto dall’alto, che producano benessere, sicurezza, stabilità. Se per contro si guarda concretamente alla storia, si vede che le grandi riforme e rivoluzioni politico-economiche, concepite ed eseguite anche da grandissimi statisti come Silla, Augusto, Diocleziano, Costantino, per citare solo alcuni grandi e lontani (e non scomodare i moderni Lenin, Peron, Chavez, Castro e gli Europeisti), sono praticamente tutte fallite, hanno mancato gli obiettivi, hanno fatto milioni di morti di fame, hanno avuto vita breve, sebbene sulla carta fossero razionali ed efficienti. E hanno prodotto effetti lontani da quelli che dovevano produrre. Inoltre la storia ci mostra che non esiste un ordine politico ed economico che sia durato a lungo: tutti gli equilibri sono dinamici e precari, tutti i grandi sistemi statali e, anche quelli che più di tutti sembrano essere stati stabili nel tempo, se studiati nel loro divenire, appaiono aver avuto continue trasformazioni, anno per anno o lustro per lustro a dispetto di tutti i tentativi di grandi statisti di fare una riforma che producesse un sistema stabile e duraturo. Sono flussi cangianti, non stati ortogonali.

Nonostante queste due chiare evidenze storiche, le genti, persino gli intellettuali (grazie all’impronta illuminista-positivista), restano propense all’utopismo, disposte a credere a qualche leader che proclami: ho la ricetta per una società (un’Europa, un mondo) migliore e stabile. A credere che, come si può ristrutturare una casa, così si possa ristrutturare e pianificare anche una società o un suo settore (soprattutto quello economico), mentre palesemente non è così, perché il corpo sociale non è un edificio inerte e immobile, ma è simile a un organismo vivente estremamente reattivo, complesso e delicato, interagente con altri. E soprattutto vivente di vita endogena, di spontaneità, non sostituibile con un modello calato dall’alto.

In parole semplici: poiché tutti (uomini, aziende, enti pubblici e privati) per vivere devono scambiare beni e servizi, e siccome per farlo necessitano di moneta, chi conquista il monopolio della produzione e dell’assegnazione della moneta con interesse, si impadronisce di tutto il valore scambiato e, attraverso l’indebitamento a interesse composto, anche di quello futuro, quindi pure del potere politico e giudiziario. Se si statalizza la produzione-assegnazione di denaro, allora questo potere finisce nelle mani di chi si impadronisce dello Stato. Gli esseri che hanno bisogno di moneta non escono da questa condizione.

A dire il vero, vi è però una struttura portante, stabile, che rimane da secoli oramai alla base delle società moderne, vincolandone le forme giuridico-politiche, e rendendole simili tra loro nel funzionamento di fondo. La società è fatta di tante persone ciascuna delle quali, esclusi i bambini e gli invalidi, da un lato produce qualcosa di utile dagli altri, e l’altro ha bisogno di cose prodotte dagli altri per vivere. Quindi scambiano. Questa produzione e questo scambio sono l’economia reale. Più beni e servizi vengono prodotti, scambiati, goduti, più la società è ricca. Poiché gli scambi non sono simultanei e non avvengono direttamente tra i soggetti, ma quasi interamente attraverso un mercato, per realizzarli i soggetti necessitano di simboli monetari accettati. In questo contesto, si sono costituiti monopoli di operatori economici (banchieri) che producono semplicemente simboli monetari e li impongono come mezzi obbligati che ciascuno soggetto deve usare per i suddetti scambi, procurandoseli dai monopolisti alle condizioni stabilite da questi, col dare parte della sua produzione a chi gli mette a disposizione questi simboli monetari. In tal modo, potendo imporre le loro condizioni senza resistenza (la società non sa fare a meno dei loro simboli), i monopolisti della produzione-distribuzione dei simboli in parola hanno acquisito il potere di prendersi (indebitando cittadini-imprese-stato, caricandoli di interessi passivi, comperando direttamente o indirettamente i beni dei debitori) quote crescenti del totale della produzione di beni e servizi reali prodotti dalla società in cambio dei simboli, e ancora di più il potere di dosare la disponibilità dei simboli, così da regolare la capacità delle persone di produrre e soddisfare i propri bisogni, cioè di indurre crescita o recessione, tanto che abbiamo una situazione in cui quei monopolisti, sottraendo o negando la disponibilità dei simboli alla gente, producono e mantengono il soffocamento della capacità produttiva col rendere impossibili molti scambi e pagamenti (investimenti, assunzioni). Lo scopo è chiaramente la concentrazione nelle loro mani del reddito e della ricchezza, l’acquisizione del dominio politico sui popoli e il mantenere alta la domanda dei loro simboli, quindi alta la propensione a piegarsi ad ogni condizione per ottenerne. Questo è l’essenza del sistema economico-politico nelle società moderne, che scambiano usando il denaro.

Per perfezionare, legalizzare e far credere come naturale e giusto tale dominio, bisogna realizzare molte riforme, spesso impopolari; e per realizzarle è necessario far credere la gente nel riformismo, anzi in un riformismo che vada in una certa direzione, indicata via via dai “liberi mercati della finanza” attraverso i loro profeti accademici e istituzionali.

23.05.19  Marco Della Luna

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

La diffusa credenza popolare che chi conquista un potere pubblico non lo usi a vantaggio proprio e della propria fazione è illogica, seppur umanamente comprensibile. Questa credenza viene regolarmente sfruttata per raccogliere voti con la promessa di debellare la corruzione. È ingenuo o ingannevole deprecare indignati la corruzione (il peculato, l’abuso di potere) commessa dai politici e amministratori di mestiere, perché prendersi a torto o a diritto denaro e altre utilità è al contempo lo scopo e lo strumento del fare politica, assieme alla capacità di camuffare questa e altre realtà e di eliminare i concorrenti. I politici di carriera sono selezionati e formati in base a ciò. Alcuni ingenui si mettono in politica per ideali, ma, non producendo dividendi, finiscono presto, tranne i rari che vengono presi e usati come icone di onestà, foglie di fico.

Non esiste e non può esistere una politica onesta, sincera, che non rubi e non inganni – il che legittima moralmente e legalmente l’evasione fiscale-contributiva e in generale l’arrangiarsi, come legittima difesa o azione in stato di necessità.

Esistono invece -ed è questo che fa la differenza per le sorti di un paese- classi politiche che sanno solo ‘rubare’ e servire lo straniero; e classi politiche che ‘rubano’, ma sono competenti, sanno organizzare e gestire lo sviluppo del paese, come avviene nei BRICS, che combinano alto tasso di crescita ad alto tasso di corruzione. In Italia quello sviluppo è venuto meno, manca da circa 25 anni, appunto perché la sua classe politica è del primo tipo, per ragioni storiche, legate al tradizionale asservimento dell’Italia e di molti stati preunitari a potenze straniere dominanti. Asservimento che continua nell’Unione Europea e che non lascia spazio a statisti veri, a una politica vera, con possibilità di scelte reali, bensì solo a una pseudopolitica di promesse illusorie, servilismo, clientele e ruberie. Combinate col moralismo e il giustizialismo.

Può inoltre bene esistere un servizio giudiziario che colpisce il rubare di certuni e copre quello di certaltri, per dare un certo indirizzo agli affari e al governo e per tutelare il sistema reale di forze e interessi, legittimandolo o nascondendolo. Un servizio giudiziario che da sempre conosceva e lasciava proseguire quel medesimo andazzo di corruttela e che poi, tutto d’un tratto, lo ha tirato fuori come Tangentopoli quando si è trattato -a seguito del Britannia Party del 2 Giugno 1992- di coprire con un polverone di scandali la mille volte più grave svendita allo straniero degli interessi e degli assets nazionali mediante la destabilizzazione finanziaria dell’Italia, a iniziare con l’insider trading valutario da 30.000 miliardi di Lire del Settembre 1992, e continuando col far fuori giudiziariamente tutte le forze politiche popolari tradizionali, ‘ladre’ nel senso sopra indicato ma legate e leali all’interesse nazionale, lasciando in auge solo quella che si era convertita dall’internazionalismo dei lavoratori al sovranazionalismo dei banchieri, ossia al liberismo, e che quindi sarebbe stata collaborativa. Questo era il disegno, riuscito in buona parte. Inasprire le conseguenze per gli indagati, gli accusati e i condannati per corruzione, escludendoli dalla politica, non riduce la corruzione, ma riduce il ruolo degli elettori in favore di quello di alcuni uffici giudiziari, non eletti e non responsabili.

Solo due magistrati, a quanto mi consta, hanno avuto l’ardire di indagare e cercare di perseguire il sistematico e molteplice tradimento degli interessi nazionali in favore di quelli stranieri, la corruzione in affari esteri, ossia quella di cui, guarda caso, non si parla mai.

20.05.19 Marco Della Luna

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IL SACRIFICIO DEMOCRATICO DI SIRI

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IL SACRIFICIO DEMOCRATICO DI SIRI

Gli operatori politici devono tener conto essenzialmente dei loro interessi e della realtà. L’interesse dei capi grillini (le cui mosse in economia sono state molto dannose) è di portare la competizione con la Lega sul piano della moralità politica e della Giustizia per farsi più forti e più belli agli occhi del loro elettorato attuale e potenziale. La realtà di cui tener conto è che l’elettorato, soprattutto quello di riferimento del Movimento 5 Stelle, è sprovveduto ed emotivo, assetato di colpevoli cui imputare un malandare le cui cause vere non può capire. L’operazione ha fatto risalire il Movimento nei sondaggi, e scendere la Lega.

Realisticamente, nell’interesse del suo partito, Siri forse si doveva dimettere subito, proprio per tenere conto dei limiti cognitivi ed emotivi della base popolare, la quale, vivendo mentalmente in un mondo immaginario, non vede le ragioni per cui Siri dovrebbe, al contrario, nell’interesse di tutti e della legalità costituzionale (sempre che non vi siano ragioni ulteriori in senso contrario rispetto a quelle rese note sinora) restare al suo posto.

Le ragioni sono le seguenti.

In primo luogo, Siri, ad oggi non è accusato ma solo indagato, il pubblico ministero non ha ancora esercitato l’azione penale, il giudice delle indagini preliminare non lo ha ancora rinviato a giudizio, e forse verrà addirittura disposta l’archiviazione della sua posizione. Nessun personaggio istituzionale è stato finora rimosso in una tale situazione.

In secondo luogo, anche se fosse già imputato, dovrebbe applicarsi la presunzione di non colpevolezza, perché essa è un principio di civiltà giuridica irrinunciabile.

In terzo luogo e in generale, il sistema giudiziario italiano non è affidabile perché è tra i meno efficienti al mondo, a livello dell’Africa nera.

In quarto luogo, notoriamente il potere giudiziario è in parte politicizzato e non di rado viene strumentalizzato per la lotta partitica soprattutto nell’approssimarsi di elezioni.

In quinto luogo, se si dà al pm (che talora agisce per scopi politici) il potere di causare le dimissioni degli eletti dal popolo, si sovverte il principio democratico, subordinandolo alle decisioni insindacabili di un soggetto che non è nemmeno responsabile delle sue azioni, oltre a non avere mandato elettorale. Ciò è peggio di qualsiasi cosa dal punto di vista costituzionale, è peggio persino dal lasciare in una carica istituzionale un personaggio che sia stato definitivamente condannato: è peggio perché è sovversivo del principio fondamentale della democrazia.

Se l’elettorato grillino capisse questa cosa elementare, se capisse quindi il carattere illegale e la portata profondamente eversiva della rimozione di Siri, si rivolterebbe contro Giggino ed esigerebbe le dimissioni di Conte, che ha deciso e firmato quella rimozione, assumendosene la responsabilità politica.

 

Quanto sopra vale per i processi in generale, mentre per il caso di Siri in particolare dobbiamo considerare i due procedimenti penali che lo interessano.

Il primo è quello in cui ha patteggiato una pena per l’accusa di bancarotta fraudolenta. Il patteggiamento non è una valida ragione perché si dimetta.

Infatti, in primo luogo, il patteggiamento non è un’ammissione o un accertamento di reato.

In secondo luogo, il motivo per cui Siri ha patteggiato potrebbe essere che, di fatto, i processi per bancarotta fraudolenta in Italia spesso vengono gestiti in modo illegale, ossia ti accusano e ti condannano anche in assenza della prova che tu abbia commesso una distrazione patrimoniale o un qualsiasi altro fatto specifico. Oppure, nei casi in cui vi sono più amministratori della impresa fallita, succede che spesso vengono condannati tutti e senza andare a vedere chi abbia fatto che cosa, applicando una sorta di responsabilità oggettiva-collettiva, e spesso in assenza di prove delle responsabilità personali e dei fatti specifici, in totale violazione del principio di personalità della responsabilità penale, dell’onere della prova e della presunzione di non colpevolezza. Può darsi che Siri fosse innocente e abbia patteggiato per evitare di subire cose simili.

L’altro procedimento penale che interessa Siri, quello ancora in fase di indagini preliminari e riguardante supposti rapporti con la criminalità organizzata, ancor meno dovrebbe essere considerato come necessitante le sue dimissioni.

Infatti, in primo luogo, la mafia in Italia è stata portata dentro le istituzioni dagli americani durante l’invasione dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, come ricostruiscono numerosi studi storici, e da allora essa fa parte istituzionalmente dello Stato italiano: ci piaccia o no, lo Stato italiano è uno stato-mafia (come altri). Anzi, da allora le varie mafie, camorre, ndranghete hanno aumentato gradualmente il loro potere economico e politico, il loro controllo sul territorio e su buona parte dei collegi elettorali del meridione, sì che governare senza un accordo con esse (a livello locale come a Roma) è impossibile; e la pretesa che i governi italiani combattano la criminalità organizzata, quella grande e non quella minore, quella che taglieggia i bottegai o spaccia per strada, è assurda oggettivamente anche se creduta popolarmente e vendibile alle masse elettorali. Insomma, dal dopoguerra l’Italia è occupata istituzionalmente dalle mafie, e militarmente dagli USA (133 basi dichiarate).

Ancor più importante: molti studi economici e sociologici evidenziano come, su scala mondiale, la criminalità organizzata è divenuta estremamente potente sul piano politico e addirittura possa soppiantare i governi, girando somme enormi riveniente da traffici illeciti (droga, armi, riciclaggi). Su questa enorme liquidità, che per il 60% circa si ricicla nelle banche statunitensi, si regge la stabilità di interi sistemi bancari del “mondo libero”.

In conclusione, lo scandalizzarsi per (l’ipotesi di) contatti tra qualche personaggio politico o istituzionale e ambienti affaristici della criminalità organizzata, è pura ipocrisia o grave ingenuità.

Peraltro, via via che si fanno istituzionali, le mafie, pur conservando il loro scopo di profitto e controllo politico, modificano i loro metodi e diventano per così dire civili. La mafia burocratica, la mafia ministeriale, la mafia legislativa, la mafia giudiziaria assomiglia ben poco alla mafia dagli stereotipi, alla mafia della coppola e della lupara; è una mafia in doppiopetto, felpata, che spende molto per legittimarsi e uccide moderatamente, che controlla i mass media, che modella l’opinione pubblica e la sua percezione del mondo, che in sostanza si è assimilata alla gestione normale del potere politico e al suo stile usuale (salvo mantenere modalità vetero-mafiose in campi come l’esazione fiscale nostrana).

In fondo, l’organizzazione criminale di tipo mafioso altro non è che una forma molto efficiente, e pertanto vincente, di organizzazione e gestione di interesse e potere. Per questo si afferma e dilaga e soppianta altre istituzioni e controlla i cartelli delle materie prime, dell’informazione, e soprattutto del credito, della moneta, del rating. È una realtà pragmatica, che è errato inquadrare e giudicare limitativamente con categorie giuridiche, morali e emotive, per quanto essa possa essere ripugnante emotivamente e moralmente.

 

Nella sua auto-narrazione, il sistema si professa come fondato su precisi principi: la trasparenza e sincerità, la complessiva conformità a etica e legge, la democraticità dell’azione politico-istituzionale. Ma questi principi sono solo la verniciatura della realtà, la quale funziona in modo completamente indipendente da essi. Essi hanno a che fare con la realtà solo nel senso che sbandierarli serve a nasconderla. La violazione delle regole legali e dei principi morali, assieme all’inganno, è funzionale e indispensabile per il profitto e per il potere. Però, nella narrazione per il popolo, il malandare delle cose e le ingiustizie non possono essere attribuiti a questa realtà, perché si disturberebbe il consenso, bensì a capri espiatori (gli ebrei, i comunisti, i fascisti, il nemico di classe, gli infedeli, etc.). Ogni sistema di potere completa la sua propria auto-narrazione aprendo, al proprio interno, uno spazio di dialettica consentita, onde ciascuno possa trovare il colpevole per lui più verosimile per le ingiustizie e per il malandare (il liberismo, il socialismo, l’Europa, gli euroscettici, etc.) e possa aderire a un partito che promette di risolvere i mali sconfiggendo quel colpevole. In questo modo, si produce e mantiene il consenso popolare, detto democrazia.

10.05.19 Marco Della Luna

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I DIOSCURI CI LIBERANO DALL’EURO

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I DIOSCURI CI LIBERANO DALL’EURO

Le mosse di politica economica del presente governo appaiono a molti chiaramente e seriamente dannose e destabilizzanti, direi irresponsabili – ma non lo sono, se hanno lo scopo strategico che suggerirò in fondo a questo articolo. Nel qual caso sarebbero, al contrario, sagge, lungimiranti, meritorie, e ben potremmo acclamare i Dioscuri.

Nella campagna elettorale dell’anno scorso e pure in quella attuale, Salvini e Di Maio hanno impiccato se stessi, e insieme a sé tutta l’Italia, a promesse elettorali demagogiche, incompatibili con la condizione del Paese: reddito di cittadinanza, decreto dignità, quota cento, flat tax – misure fattibili solo in uno Stato poco indebitato e in crescita economica, oppure padrone della propria moneta, come USA e Giappone. Da tali promesse i due non possono smarcarsi prima delle elezioni europee, nonostante che emerga sempre più la loro insostenibilità.

Siccome l’Italia è fortemente indebitata, economicamente bolsa, e deve farsi finanziare da investitori esterni in una moneta che non controlla, l’attuale governo ha dovuto rinviare o ridurre di molto le promesse iniziali, e la parte di esse che ha attuato ha già prodotto effetti sfavorevoli sul piano finanziario (aumento di spread e di rendimenti sul debito pubblico, contrazione del credito, uscita di capitali, sfavore di ampi settori produttivi) e pare avrà effetti negativi pure su quello economico, per giunta in una fase recessiva che li amplificherà, soprattutto se si andrà a sbattere contro il muro delle clausole di salvaguardia, col rialzo dell’Iva che il governo smentisce ma lo ha già iscritto nel DEF.

In un’epoca lunga di concentrazione del reddito e di allargamento della povertà, provvedimenti redistributivi come i sullodati sono in sé moralmente giusti, riscuotono consenso, ma producono reazioni di sistema in senso opposto, che pareggiano o superano i loro effetti benefici e riequilibranti, perché ricadono proprio sui ceti deboli che i provvedimenti predetti volevano aiutare: aumento di spread, rendimenti, deficit, tasse, con contrazione di credito, servizi, investimenti. La lezione della storia, mai imparata dai politici volenterosi ma con attitudini culturali inadeguate al loro ruolo, è che lo sforzarsi di ‘correggere’ pettinando contropelo un sistema dinamico, complesso, che non controlli, che reagisce, e che è molto più grosso di te, risulta nei fatti sempre controproducente, e ti fa fare perdere il carisma.

Il controllo di un sistema economico nazionale è cosa complicata, ma per certo incomincia con quello della moneta e con la liberazione dai meccanismi indebitanti. E l’Italia è in una condizione oggettiva che le impedisce persino di incominciare a farlo. Una condizione che la destina a un costante declino. I principali fattori di tale condizione sono i seguenti:

1-La geopolitica globale, dagli anni ’80, si è finanziarizzata, ha definanziato l’economia produttiva e, come metodo di potere, coltiva l’indebitamento irreversibile dei governi e dei privati, la riduzione dei servizi, dei salari, dei diritti dei lavoratori; quindi non vi sarà un rilancio economico generale.

2-L’Italia non è indipendente bensì sottoposta a interessi stranieri e le sue politiche economiche sono asservite ad essi; essa è oggetto di una programmatica sottrazione di risorse attraverso l’UE. In particolare l’Eurosistema bancario-monetario, bloccando gli aggiustamenti fisiologici dei cambi tra le monete nazionali senza mettere in comune i rispettivi debiti pubblici, le fa perdere capitali, industrie e cervelli in favore dei paesi più efficienti, aggravando il suo debito pubblico; e al contempo fa in modo che essa disponga della metà della liquidità pro capite che hanno Francia e Germania; così in Italia manca il denaro per la domanda interna e per pagare i debiti anche tributari, mentre gli stranieri hanno i soldi per rilevare i suoi assets, che essa deve svendere per procurarsi quella liquidità che le viene artatamente negata.

3-Il sistema-paese italiano è storicamente zavorrato da prassi di ruberie e inefficienze, sprechi, parassitismo che abbassano la sua efficienza, nonché da ampie aree di scarsa o nulla produttività, che vengono in parte mantenute attraverso massicci trasferimenti pubblici – e tutto ciò si traduce in un sovraccarico tributario tale, a carico delle aree produttive, che mina la loro efficienza e spinge capitali, imprenditori e tecnici ad emigrare, portando con sé la clientela e le tecnologie, per fare concorrenza dall’estero.

4-Le suddette zavorre non possono venire eliminate perché esse coincidono con gli interessi immediati di buona parte dell’elettorato e della classe politico-burocratica, che prospera grazie ad esse, e che si è formata attraverso una selezione centrata sullo sfruttamento di tali anomalie e non sullo sviluppo di competenze e capacità utili per il sistema-paese. Una classe che oramai risponde più a banche e interessi stranieri, che alla nazione.

Pertanto, qualsiasi leader politico italiano sa che può fare ben poco per il Paese, essendo stretto tra i vincoli suddetti; però sa anche che il popolo non è consapevole di essi e che non rinuncia mai a sperare; perciò sa che può promettere soluzioni impossibili ed essere creduto e votato per qualche tempo, fino a che non sbatterà contro i medesimi vincoli: così hanno fatto Prodi, Berlusconi, Renzi. Ma i nostri Dioscuri, che fanno?

Uscire o farsi estromettere dall’Euro sarebbe, in linea di principio, opportuno e indispensabile per rilanciare l’economia e l’occupazione, evitando il declino totale e la svendita del Paese; però Lega e Stelle, che in passato propugnavano tale uscita, hanno poi smesso di parlarne, visto che non vi sono le condizioni politiche: la gente comune (che non pensa oltre al domani e niente sa di macroeconomia) non capisce la situazione, teme le conseguenze dell’uscita; al contempo, gli interessi stranieri, coi loro fiduciari interni al Paese, sono forti e controllano i media, con cui fanno propaganda pro Euro e pro UE. E così il governo l’anno scorso lanciò all’UE una iniziale sfida (o pseudo-sfida, perché non metteva in discussione l’Euro né i vincoli di bilancio, ma solo millesimi di PIL), quella del 2,4% di deficit sul PIL, ma presto ha dovuto mettere la coda tra le gambe e ripiegare al 2,04 (che poi salirà al 2,7 per effetto della mancata crescita rispetto alle previsioni ufficiali). Questa ingloriosa operazione è costata ai contribuenti diversi miliardi di interessi aggiuntivi sul debito pubblico, e dovrebbe aver insegnato anche ai poveri di spirito che è meglio non lanciare sfide a chi è molto più forte di te: se non hai la volontà e la forza per liberarti dal padrone, ti conviene obbedire e risparmiarti le legnate.

Ecco forse che l’unica strategia realistica e riuscibile per liberarci dall’Euro, o meglio dal Cimiteuro (come intitolai un mio libro del 2012), è proprio quella consapevolmente o inconsapevolmente avviata dal nostro governo: senza dirlo, attraverso misure indebitanti e destabilizzanti come il c.d. reddito di cittadinanza e la quota cento, si porta nei fatti l’Italia a una situazione di squilibrio finanziario tanto grave che, quando arriverà il momento di fare la legge finanziaria, per evitare una stangata tributaria anche patrimoniale (di nuovo la casa) congiunta a tagli dei servizi, non resterà che uscire dall’Euro, magari “temporaneamente”. Una situazione tale, insomma, che il popolo arrivi a percepire il costo del restare nell’Euro e sia portato a volere l’uscita, e lo manifesti in modo tanto energico che Mattarella non ripeta ciò che il suo predecessore fece nel 2011. Si tratta di far sì che il popolo tema molto più la permanenza nell’Euro, che l’uscita da esso. E’ provato che il timore di una perdita di 100 ha una forza motivazionale molto più potente della prospettiva di un guadagno di 100. Oggi la maggioranza del popolo, pur non valutando positivamente l’Euro e la stessa Unione Europea, non vuole uscirne per il timore di una perdita economica: sceglie il male minore. La politica economica del governo legastellato, con la sua apparente goffaggine, può invertire i rapporti e far sì che l’uscita diventi o appaia al popolo come il male minore, creando così le condizioni di consenso popolare per l’uscita.

Certo, poi si tratterà di gestire il processo di transizione, di negoziare, di difendere il Paese dagli interessi contrari. Si facciano ordunque avanti gli adamantini leaders e gli strateghi economici all’altezza di cotanta impresa!

05.05.19 Marco Della Luna

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TECNOSCHIAVI A TORINO

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Presenterò il mio ultimo saggio

TECNOSCHIAVI

al Salone Internazionale del Libro di Torino

Sabato 11 Maggio 2019 h. 15 – 15:50

Padiglione 2 – Stand M 62

 

 

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LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

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LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

Ogni sistema di potere, anche quello detto liberaldemocratico, rappresentando interessi della élite che lo esprime, tende a rendersi definitivo, non delegittimabile, non resistibile nemmeno culturalmente, plasmando e imponendo un pensiero unico più o meno apertamente obbligatorio. Tende, cioè, a farsi autocratico (similmente a come qualsiasi grande attività imprenditoriale tende a farsi monopolio ponendosi sopra il libero mercato). Così è giustificato ad imporre ciò che di volta in volta gli conviene: t.i.n.a., there is no alternative. Cionondimeno, tutti i sistemi di potere, prima o poi, decadono o crollano.

I mezzi per raggiungere e mantenere tale condizione di dominanza variano in ragione dei contesti storici, degli ambienti ideologico-religiosi, e degli strumenti tecnologicamente disponibili nei vari contesti storici; alle volte sono credenze soprannaturali, alle volte sono credenze economiche; alle volte sono rozzi e materiali, alle volte sono sofisticati e microscopici; ma tutto ciò non toglie che i vari regimi tendano all’identico, suddetto obiettivo; né implica che essi siano giudicabili e classificabili in termini etici.

Ciascun regime ufficialmente insegna e sostiene che i mezzi usati dai regimi precedenti o concorrenti fossero abietti e che quei regimi fossero ingiusti e immorali. E di essere sorto per porre fine a quegli abusi. E di usare metodi etici e legittimi.

Celebrazioni come il 25 Aprile hanno la funzione di creare l’illusione che la tendenza al dispotismo e al totalitarismo sia non un tratto generale di ogni sistema di potere in quanto strumento di un interesse elitario, ma circoscritta a determinati regimi, legata a caratteristiche (im)morali dei medesimi; e che quindi possa essere vinta definitivamente abbattendo quei regimi e, dopo, continuando ad attaccare i loro apologeti reali o inventati. Celebrare la Resistenza al regime fascista serve a legittimare il regime italiano attuale, che è almeno altrettanto corrotto, che causa sul piano economico disastri paragonabili a quelli compiuti dal fascismo, e che non usa i suoi grossolani strumenti, ma ne usa altri, oggi resi disponibili dalla tecnologia, e che possono fare danni molto più profondi alla libertà, alla sicurezza e alla salute.

Celebrare la liberazione dall’occupazione nazista copre inoltre il fatto che essa è stata sostituita da un’altra occupazione, che perdura militarmente a tutt’oggi (assieme alla perdita della sovranità nazionale), e che persegue le solite mire di dominio mondiale, anche con l’uso delle guerre.

Siffatte celebrazioni servono quindi ad accreditare come esenti da quella tendenza autocratica i regimi di volta in volta in sella e le forze che in essi si collocano ed operano. Servono a far credere nella democrazia, quindi nella responsabilità del popolo per le scelte prese da altri sopra la sua testa. Servono a identificare-separare i buoni, dagli altri, i malvagi (quindi sono necessariamente divisive, perché ogni identità sociale consiste nel distinguere l’ingroup dall’outgroup). Svolgono insomma funzioni rassicuranti, identificanti, legittimanti, che sono indispensabili per tenere insieme un vasto corpo sociale di persone ordinarie che non sosterrebbero la consapevolezza della realtà.

Credo che il bisogno di celebrazioni quali il 25 Aprile, con le suddette funzioni, sia destinato ad acuirsi, via via che il regime si farà più duro e afflittivo, più simile nei metodi ai regimi che esso definisce “male assoluto”, per le ragioni che seguono, esposte qui in estrema sintesi, e più ampiamente nei miei saggi Tecnoschiavi e Oligarchia per popoli superflui.

Abbiamo da un lato un mondo le cui risorse si stanno rapidamente esaurendo e in cui un crescente inquinamento da parte di una sovrappopolazione crescente sta compromettendo la biosfera in modo irrimediabile.

Abbiamo dall’altro lato un sistema globale centralizzato e finanziarizzato di profitto e potere che, anche grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale, non ha più bisogno di masse di lavoratori, consumatori, combattenti; sicché i popoli sempre più divengono superflui e ininfluenti, quindi passivi.

Con queste premesse, è evidente quale sarà il percorso per il futuro: decrescita infelice, riduzione dei diritti individuali, aumento del controllo manipolatorio sulla ente, riduzione consistente della popolazione mediante gli strumenti biologici già disponibili e legalizzati o legalizzabili.

Per le medesime ragioni è irragionevole pensare che si possa uscire dalla “crisi” con una ripresa generalizzata delle economie, della produzione e dei consumi. L’attuale, interminabile crisi, e il malessere dei popoli sono ciò che meglio asseconda gli interessi di chi possiede il potere reale. Sono il modo attuale di governare e modificare le nazioni.

26.04.19 Marco Della Luna

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LA RELATIVA INEVITABILITÀ DEL MALE

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LA RELATIVA INEVITABILITÀ DEL MALE
E LA PIENEZZA DELL’ESSERE

(Scritto per il primo numero di Perennitas)

Soprattutto a seguito dell’Illuminismo, le genti, educate e incoraggiate a ciò dalla famiglia, dalla scuola, dai media e da quasi ogni altra istituzione sociale, tendono a pensare, a presupporre, che il popolo (il suo benessere, la sua tutela, la legalità, i valori) sia il fine dell’ordinamento sociale, politico, giuridico – sino al punto di convincersi che il popolo sia anche il suo artefice, il contraente attivo del patto sociale e il detentore della sovranità, e che la democrazia esista. Quindi si meravigliano e scandalizzano quando si accorgono di ingiustizie e inefficienze palesi e facilmente rimediabili a danno della collettività, che i manovratori delle istituzioni e della politica però lasciano continuare.
Recentemente, però, le continue, brutali e spesso perniciose imposizioni fatte dall’alto, da élites che decidono a porte chiuse senza riguardo per le genti, mostrando ormai apertamente il volto demoniaco del potere, stanno aprendo gli occhi a molti, e molti si accorgono che l’analisi obiettiva della situazione e delle sue tendenze evolutive inquadrano scenari angoscianti per il futuro imminente – altro che gli orizzonti di illimitato progresso promessi dalle sirene illuministiche e dalle loro massoniche figliolanze: le loro promesse sono state di fatto il portale ideologico che ha portato versoi predetti scenari.
Al contempo, si va risvegliando l’interesse per lo studio e la rievocazione in essere di sistemi comunitari tradizionali, animati da uno spirito organico, finalisticamente inclusivo e non strumentalizzante e mercantile. Vedremo come cotali sistemi non si possano richiamare in essere riavvolgendo meccanicamente la storia, ma richiedano profonde alchimie della realtà e l’emersione ad altra coscienza. E’ a questa impresa che ci spingono, con sempre più forza, gli orrori che crescono nel mondo intorno a noi.

§§§

Per capire come funzionano le mercificanti e mercificate società post-tradizionali, basate sui valori di scambio e del capitale, si trasformano con le loro strutture politico-giuridiche nella realtà, vi sono due principi da tener presenti – e se li si tiene presenti, appariranno ovvie e inevitabili molte ‘anomalie’ politiche e amministrative, che altrimenti imprigionano la mente nello sconcerto e nel senso di ingiustizia onnipervadente:
1) Ogni società di questo tipo è gestita da una ristretta oligarchia detentrice di potere, ricchezza, competenza, che tende a prevenire la propria sostituzione e a rendere fisso il proprio dominio; e quando una classe dominante perde il potere, un’altra la sostituisce;
2)Dal punto di vista di ogni siffatta oligarchia, la popolazione è un mezzo, non un fine – è uno strumento da controllare e sfruttare, fino a mercificarla pienamente, ma anche modificare e dimensionare, in base all’evoluzione delle tecniche e delle circostanze; per esercitare questo dominio, si serve di categorie professionali intermedie, fidelizzate mediante la concessione di piccole quote dei privilegi dell’oligarchia, inclusa la facoltà di violare le leggi (questo è il tema del mio saggio Le chiavi del potere, che uscirà in Maggio
nella sua terza edizione-1).

Il fatto che tutte queste società hanno nella storia una struttura oligarchica, con una classe ristretta che controlla e sfrutta entro un rapporto strumentale, con logica essenzialmente aziendale, il resto della popolazione, da un lato conferma che la contrapposizione di classe alto-basso costituisce la struttura fondamentale e insuperabile della società – trascendente, vorrei dire; dall’altro, dimostra che la lotta di classe è, per i suoi fini dichiarati, inevitabilmente improduttiva, perché non cambia (ma riproduce esattamente) quella struttura oligarchica della società, che essa professa di voler abbattere per dare il potere al popolo. La lotta di classe, rivoluzionaria, contro l’ordinamento capitalista è una ruota per criceti, che gira su sé stessa e non si sposta mai dal punto di partenza. Al più, in passato (cioè prima che si costituisse la fortissima oligarchia finanziaria transnazionale), riusciva a sostituire una classe con un’altra nel ruolo dominante.
Le innovazioni importanti, le strategie di lungo termine, le grandi operazioni di ingegneria sociale, sono deliberate a porte chiuse dall’oligarchia, in isolamento tecnoburocratico, indi calate sulla popolazione generale sotto il manto di nobili scopi di interesse comune, ma senza che ne sia rivelata la natura, gli effetti e gli obiettivi ultimi. Così è avvenuto, ad esempio, con il processo di integrazione europea, con le cessioni di sovranità, con l’Euro, con le riforme della banca centrale e del sistema bancario.
Mentre in epoche passate, e nei paesi culturalmente tuttora nel passato (come quelli islamici) si ricorre alla mobilitazione ideologica delle masse per fare i rivolgimenti (vedi primavere islamiche), nel vigente sistema di potere liberale e democratico il dibattito politico pubblico è permesso, o perlomeno può aver luogo, solo dopo che tali riforme abbiano raggiunto gli obiettivi per i quali sono state introdotte, in modo che il dibattito pubblico e la politica popolare, la ‘democrazia’, non possa impedire il raggiungimento di tali effetti. Cioè i problemi vengono posti all’opinione pubblica dai mass media e divengono oggetto di dibattito ed eventualmente di lotta politica (popolare) solo quando
oramai il gioco è fatto e la lotta politica è innocua, inutile. Le poche volte che la volontà popolare si è attivata per tempo dicendo no a qualche riforma calata dall’altro, come nei referendum per l’integrazione europea, i popoli sono stati fatti rivotare fino ad approvarla. Anche per la Brexit si spinge in tal senso, seppur in modo contrastato, perché su di essa l’élite britannica è divisa.

La politica popolare, di regola, viene in tal modo attivata sui problemi quando questi sono ormai superati. Viene attivata in modo fittizio per dare sfogo. Lotta per chiudere le porte della stalla dopo che i buoi sono stati rubati. Così il dibattito e la lotta politica sulla sovranità e sull’Euro sono stati avviati solo dopo che la sovranità era oramai stata perduta e che l’Euro aveva prodotto i suoi effetti (devastanti per alcuni paesi, e vantaggiosi per i paesi dominanti), sebbene già negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 negli ambienti tecnici si prevedessero benissimo, dato che economisti di vaglia avvertivano che il blocco dei cambi
tra le monete europee avrebbe prodotto i risultati che poi ha prodotto. Fino al 2008 l’informazione popolare, la discussione politica, l’opinione pubblica italiana erano in massa per l’Euro e per l’integrazione europea, e informazione sui suoi previsti effetti veniva tenuta nascosta al pubblico. Le battaglie populiste-sovraniste contro l’Euro, minacciando di uscirne, si fanno solo adesso che uscirne è praticamente impossibile, come è impossibile per un pesce uscire dalla nassa – infatti chi prospettava di uscirne ha ritirato
tale progetto. La popolazione generale, del resto, essendo incompetente e attenta solo all’immediato, non prevede gli effetti delle riforme tecniche, e si accorge di essi soltanto dopo che si sono prodotti, quando li sente sulla propria pelle. Ma anche allora fatica a capirne le cause. Le informazioni sono disponibili, a chi le cerca, ma pochi lo fanno, e soprattutto non avviene il coordinamento, la mobilitazione di massa, se i partiti politici non la organizzano e se, prima ancora, i mass media non mandano alla mente della gente la narrazione che il problema esiste, che è grave, che bisogna mobilitarsi. Ma lo fanno solo a giochi fatti. Lo si è visto ultimamente nella vicenda dell’opposizione ai vaccini obbligatori, in cui il problema era reale, decine di migliaia di persone manifestavano, ma i mass media e i partiti politici non rimandavano alla mente della gente questa realtà. Lo si vede ancora oggi, con le analisi di laboratorio che mostrano come nei preparati  vaccinali in realtà non vi sono le sostanze immunizzanti ma vi sono molte sostanze tossiche e contaminanti (i vaccini in sé sono una cosa utile, se fatti bene; i preparati industriali imposti ai bambini sembrano falsi vaccini, inefficaci e nocivi). Dato che tali preparati vengono iniettati molte
volte in milioni di bambini, questo tema dovrebbe essere oggetto di pubblica informazione e di dibattito politico, ma politica e media lo tengono nel silenzio, perché questa operazione di bioingegneria sociale è ancora in corso e non deve essere intralciata.

Qualcosa di analogo avviene con i programmi di manipolazione climatica.
In conformità a quanto sopra spiegato, attualmente non sono oggetto di dibattito politico pubblico, né di copertura mediatica, ma piuttosto di silenziamento o discreditamento e negazionismo beffardo, le informazioni circa principali innovazioni a cui l’oligarchia sta lavorando oggi, e che avranno presto un drammatico impatto sulla vita della popolazione, ossia il controllo sociale e individuale mediante le reti elettroniche e mediante la biocrazia, cioè la gestione e modificazione della gente mediante somministrazione alla popolazione in massa di sostanze chimiche e biologiche negli alimenti, nei farmaci, nei vaccini, nell’ambiente, e anche attraverso la rete 5G (con le sue
onde millimetriche che agiscono sulle cellule vivente, i suoi ripetitori ogni cento metri, i suoi ventimila satelliti in orbita): manipolazione biologica proprio come avviene nella zootecnia. Quando gli effetti si saranno consolidati e saranno divenuti irreversibili, si incomincerà a parlarne alla gente.
L’invariabilità di tale struttura generale bipolare dell’ordinamento sociale suggerisce che forse, per le masse dominate, è preferibile (in termini di benessere psicologico) restare inconsapevoli, credere nell’illusione della democrazia-legittimità, o pensare che l’ineguaglianza sociale sia nell’ordine naturale delle cose, oppure che sia voluta da Dio, oppure ancora conseguenza del karma. La suddetta struttura, nella quale –ripeto- la classe dominante vede e tratta come strumento la popolazione dominata, se tenuta presente, permette di capire come mai il governo e i cosiddetti servizi pubblici, che comunemente ed erroneamente vengono intesi come diretti alla utilità del pubblico ossia della popolazione generale, nella realtà funzionano spesso in modo vistosamente difforme rispetto ai bisogni della popolazione generale e alle leggi, o addirittura contrario ad essi, e paradossale. Perché, ad esempio, lo
Stato autorizzi la produzione e il commercio di alimenti e bevande, soprattutto diretti ai fanciulli, che sono diabetizzanti, obesizzanti, cancerogeni,  eurotossici. Perché in molti luoghi pubblici la polizia permetta lo smercio di droga e non intervenga quando la si chiama per reati in corso. Perché sovente i giudici rimettano prontamente in libertà delinquenti pericolosi, che poi tornano a delinquere. Perché si omettano controlli e manutenzioni di poco costo su opere pubbliche, che poi causano stragi e danni economici
enormi. E perché vengano fatte e ripetute scelte di politica economica palesemente sbagliate e contrarie agli interessi nazionali. Gli interessi dei manovrati non coincidono con quelli dei manovratori.

Consideriamo così l’istruzione, la sanità, la giustizia, la polizia, la difesa, la raccolta delle tasse. Si tratta di servizi introdotti e gestiti dalla classe dominante, nei vari paesi e nelle varie epoche storiche, allo scopo di aumentare l’efficienza del suo strumento, cioè della popolazione generale, come le stalle e il veterinario sono uno strumento per aumentare la redditività del bestiame. La sanità è utile ad avere lavoratori e combattenti più numerosi e più sani anche innalzando la natalità – finché la necessità di grandi masse
di combattenti, lavoratori e consumatori venga meno e si scelga di ridurre la
popolazione o di aumentarne le malattie per vendere più farmaci; la pubblica istruzione a formare sudditi e lavoratori più indottrinati, controllabili e produttivi; le strade, le ferrovie, i porti etc. ad aumentare l’efficienza economica e militare; la previdenza sociale a fidelizzare al sistema le classi subalterne; la giustizia e la polizia a sostenere la percezione di legittimità del potere costituito, tutelandone al contempo i privilegi; il sistema bancario-monetario a concentrare nelle mani della grande finanza il controllo dei redditi, dello sviluppo, del potere politico, permettendo e coprendo (in cooperazione con la giustizia), al contempo, le grandi truffe al risparmio e la pratica dei prestiti usurari e predatori. Così si comprende come naturale che la giustizia non punisca praticamente mai banchieri per le maxi-frodi e per l’usura (che in Italia interessa la grande maggioranza dei prestiti bancari) o per le grandi truffe. Anche la difesa rientra tra i pubblici servizi,  nell’immaginario popolare, come difesa della popolazione da nemici esterni; solo che, di fatto, nel corso della storia, le classi dominanti hanno usato le forze armate quasi sempre al contrario, cioè in danno e a spese delle rispettive popolazioni, facendole pagare, combattere e morire per aumentare la ricchezza e il potere loro proprio. Dalle ricerche storiche e da copiosa documentazione originale -2- , la stessa II GM risulta essere stata non una guerra ‘spontanea’ tra sistemi politici incompatibili, bensì un’operazione decisa e organizzata dalla strategia del capitalismo finanziario: il capitalismo americano finanziò massicciamente il movimento nazionalsocialista, la ricostruzione e l’armamento della Germania hitleriana -3, la sua stessa guerra di conquista e sterminio fino al 1945. General Motors, General
Electric, Standard Oil, Ford costruirono e gestirono, in alcuni casi anche direttamente, impianti industriali strategici e per produzioni belliche del III Reich. Analogamente il Giappone venne rifornito e armato dall’élite capitalistica statunitense affinché potesse iniziare e sostenere la guerra per diversi anni. Soprattutto, in violazione del fittizio embargo disposto da Washington, gli fu data una grande quantità di petrolio americano,
senza del quale non avrebbe potuto iniziare la guerra.
A che fine armare e sostenere la Germania e il Giappone? Al fine immediato di
arricchirsi – le commesse belliche dall’una e dall’altra parte moltiplicarono gli utili delle corporations per tutti gli anni di guerra – e a quello di lungo termine di indebitare in modo e misura irreversibile gli Stati(iniziando dagli USA e dal Regno Unito) verso i banchieri privati, affinché questi potessero arrivare a dettare la politica e a riformare le società, su scala mondiale, a loro vantaggio, scalzando ogni altra forma di potere, verso un villaggio
unico globale fatto di cittadini indebitati e di governi pure indebitati. Le guerre, infatti, comportano un moltiplicarsi delle spese pubbliche, quindi del ricorso al credito, da parte dei governi.
Questo fine, grazie all’operazione Seconda Guerra Mondiale e a molte altre, tra cui l’UE e l’Euro, è stato in gran parte raggiunto. E‘ così che siamo arrivati all’indipendenza dei banchieri centrali dai parlamenti e dai governi, e alla subordinazione della sfera pubblica a mercati controllati da cartelli finanziari e tecnologici, nonché dalla comunità bancaria (questo è il tema dei miei saggi Euroschiavi, Cimiteuro, Traditori al governo -4). Oggi capitalismo apolide e Stati indebitati verso di esso costituiscono un organismo unitario di dominio e sfruttamento. Il nazismo e la II GM mondiale sono stati strumenti
per arrivare a questo obiettivo da parte delle grandi dinastie bancarie che hanno oggi i loro corifei nei vari Juncker, Lagarde, Moskovici, Merkel, Dijsselbloom. Questo piano è stato però recentemente sostituito, siccome il progresso scientifico-tecnologico, l’automazione, l’intelligenza artificiale e la finanziarizzazione globale da un  lato hanno messo a disposizione delle élites dominanti strumenti di dominio più potenti dell’indebitamento e della moneta, ossia strumenti informatici e biofisici di gestione diretta delle masse (la capacità di spiare tutti e ciascuno capillarmente e di entrare nei corpi per modificarli); mentre dall’altro lato hanno reso le masse stesse meno
utili al mantenimento del potere e della ricchezza (e con le masse anche le classi intermedie e i corpi sociali intermedi, che servivano come catena gerarchica e di trasmissione per gestire le masse – infatti le classi medie sono in via di estinzione mediante proletarizzazione); al contempo le masse, coi loro consumi e inquinamenti, sono divenute un drammatico problema ecologico.
Per queste ragioni, il piano di dominio per via finanziaria è stato ammodernato a piano di dominio per via tecnologica, cioè arrivare a gestire le masse con metodi zootecnici – e questo è il tema del mio saggio appena
uscito, Tecnoschiavi -5- , mentre in Oligarchia per popoli superflui -6- ho trattato di come il progresso tecnico-economico congiunto alla globalizzazione ha reso, appunto, superflue le masse per il potere costituito, sicché i cittadini e i lavoratori, compresi gli industriali produttivi,hanno perso potere di contrattazione, diritti e ampie quote del reddito nazionale in favore dei capitalisti finanziari.
Torniamo al servizio pubblico chiamato “sanità”. Corvelva e l’Ordine Nazionale dei Biologi hanno notoriamente accertato in laboratorio, e denunciato all’opinione pubblica(https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/analisi.html), che certi preparati industriali di Big Pharma, pagati con le nostre tasse, spacciati e imposti per legge a milioni di bambini come vaccini, non contengono le sostanze vaccinanti dichiarate bensì una
macromolecola nociva, metalli nocivi e sequenze genetiche, il tutto con effetti
immunodepressivi e neurotossici. L’imposizione di tali falsi vaccini è interpretabile (al di là dell’ovvia logica del profitto commerciale al quale i partiti regolarmente si vendono) come una misura preventiva, un argine che viene eretto per far fronte al gigantesco problema sociale in arrivo: quel 30% dei posti di lavoro che robotizzazione e intelligenza artificiale si prevede che elimineranno da qui al 2030 -7. L’argine a questo problema consiste, forse, nell’assicurarsi, attraverso anche le pseudovaccinazioni tossiche di massa, che le nuove generazioni siano mentalmente e fisicamente incapaci di reazione e di lotta.
Dato che per le oligarchie dominanti la popolazione generale è un mezzo (come il bestiame per l’allevatore) e non un fine (come i figli per i genitori), per capire le decisioni politiche ed economiche, è necessario porsi nel punto vista non della popolazione generale, bensì dell’oligarchia dominante, e tener presente che questa decide, governa e legifera nell’interesse proprio, quindi innanzitutto agisce al fine di consolidare il proprio potere e di estrarre più ricchezza possibile dal corpo sociale che essa gestisce. Negli ultimi decenni si è accreditata e affermata l’idea che i fattori economico.finanziari siano la vera e ultima causa degli eventi, e che la scienza economico-finanziaria sia quella più di tutte in grado di spiegarli, di dettare le riforme e di individuare errori e
rimedi.
Questo convincimento deriva dal fatto che si è capito che, soprattutto nel mondo contemporaneo e globalizzato, la moneta (e non le ideologie e le religioni), è effettivamente il motivatore universale, ossia il fattore che -nella sua forma positiva di profitto, di pagamento, e in quella negativa di indebitamento e downrating- induce la quasi totalità dei comportamenti e delle scelte sia dei singoli che delle organizzazioni (società commerciali, enti pubblici, governi…). Quindi il potere di creare moneta e indebitare sembra poter comandare il corso della storia, e l’analisi, la comprensione e la revisione dei processi finanziari sembrano in grado di spiegare praticamente la totalità del divenire; e sembra pure che nessun valore o risorsa possa prevalere in efficacia o aggirare o sfuggire al controllo della finanza e dei suoi mercati e sostituirsi ad essi nella direzione anche della politica, sicché a guidare le scelte pratiche del potere saranno sempre, ultimamente,
obiettivi economici. (E che quindi i mali e le degradazioni che i processi economico-finanziari infliggono al genere umano siano ineliminabili.)
Ma qui sta un errore di fondo, perché si perdono di vista tre cose essenziali, ossia:
a) La stessa struttura generale delle società -cioè la forma oligarchica, con tutte le sue conseguenze- è superiore alla dimensione economica, non deriva da essa (ma dal fatto che ogni nota organizzazione politica stabile si sostanzia in una distribuzione piramidale e specializzata del potere);
b) La moneta (la ricchezza) è non il fine dei detentori del potere, bensì un mezzo che essi usano: il loro fine ultimo è il dominio di quanto più possibile della realtà, della società, delle sue risorse, del mondo, e il controllo del loro divenire (affinché non sfugga loro di mano, non metta in pericolo la loro posizione dominante). Essendo l’economia-finanza un mezzo per un fine (il potere sui cittadini e sui governi), è ovvio che, quando un mezzo alternativo e più efficiente per assicurare quel fine diviene disponibile, essa viene sostituita con quest‘ultimo, come i cavalli come mezzo di trasporto sono stati sostituiti dai veicoli a motore. E precisamente questo è ciò che sta avvenendo, da quando per il fine della gestione della popolazione sono divenuti disponibili strumenti biofisici e informatici più efficienti di quelli finanziari: strumenti di controllo dei singoli, delle masse, dell’informazione, della stessa atmosfera e del clima, che fino a pochi decenni fa erano immaginabili soltanto nella fantascienza.

c) Per giunta, l’utilità della stessa popolazione, della società da controllare e gestire, è venuta ampiamente meno, poiché, come si spiegherà sotto, i popoli, dopo essere divenuti superflui come masse di combattenti e di cives, ora sono divenuti superflui anche come massa di lavoratori-consumatori – non hanno più un uso, sono obsoleti – quindi è diminuito lo stesso bisogno di controllarli e di ottenere il loro consenso, la loro collaborazione.
Per queste ragioni, si illudono anche coloro che credono di poter comprendere e risolvere i mali attuali (recessione, disoccupazione, svuotamento della politica, concentrazione della ricchezza e del potere con diffusione della povertà e dell’impotenza,  esaurimento delle risorse planetarie) elaborando e proponendo rimedi e riforme sul piano economico, politico, giuridico. Sbagliano perché non tengono conto di quanto sopra. I loro sforzi sono fallaci e impotenti. Nella ormai esaurita fase storica dell’economia incentrata sulla produzione e sul consumo di beni, e sul profitto come principalmente derivante da tale ciclo, all’uomo e al popolo è stata fatta in modo molto graduale assumere pienamente la forma-merce, ossia è stato reso esclusivamente produttore e consumatore – e non più civis, polites, ancor
meno miles, stratiotes, ossia cittadino in armi per la difesa della patria (oggi i soldati sono professionisti a pagamento, quando non addirittura contractors, ossia mercenari privati), togliendogli ogni reale forza, funzione, indipendenza, dignità sociopolitica e culturale rispetto al capitale; e lo Stato, la polis o respublica, sul finire di questa fase, è stato sostituito dal mercato. Ciò affinché né il singolo, nella forma-civis, né lo Stato, nella forma-respublica, interferissero, disturbandole, con le riforme utili per il capitalismo alla
massimizzazione del profitto attraverso la continua espansione e razionalizzazione quel ciclo di produzione-consumo, in ambito nazionale e internazionale. Questa fase storica dell’economia è stata gradita e accettata dalle miopi masse opportunamente stimolate perché, con la sua espansione dei consumi, nel breve, termine comportava un ampliamento del loro benessere materiale, delle loro gratificazioni.
Dopo aver perfezionato la riduzione del civis a forma-merce e della respublica a forma-mercato, la fase storica dell’economia finanziarizzata oramai vede il grosso dei profitti venire da processi finanziari in cui la componente ‘produzione’ richiede pochissimi addetti e la componente ‘consumo’ è modesta e immateriale (non vi è bisogno di produrre e vendere beni reali, se ci si può arricchire producendo e collocando simboli di valori, e facendo correre dietro di essi sia i privati che le imprese che i governi). Perciò le grandi masse di lavoratori e consumatori non servono più alla produzione di ricchezza
e potenza, come non serve più la crescita dell’economia reale e del benessere della popolazione generale, quindi il suo consenso; e su questo punto, sulla gestione delle quantità di esseri umani che non servono ormai più nemmeno come forma-merce, anche perché soppiantati dall’automazione e dell’intelligenza artificiale, questa fase è già da tempo entrata in un processo di trasformazione globale dell’ordine delle cose. Il famigerato NWO parte dal dato di fatto che la finanziarizzazione dell’economia (assieme alle tecnologie) ha reso superflue le masse e intercambiabili i popoli. E che quindi bisogna trovare una ‘sistemazione’ per loro in un quadro di rapido esaurimento
delle risorse planetarie.

Tirando le somme, l’oligarchia tecnologica, nel suo perseguimento del controllo sul mondo, sta portando a un domani di degrado infernale e ineluttabile della condizione umana, e sembra non esservi al mondo alcuna forza o risorsa capace di sventare questo destino sicuramente peggiore della morte per la quasi totalità della popolazione. Questa impossibilità, questa insuperabilità, è data dalla stessa natura della realtà: se essa è fatta
di materia e spazio, è limitata; perciò quanto di essa domini tu non è controllato da me; ne consegue che il bene, l’obiettivo, per ciascuno, è conquistare e sottomettere quanto più possibile della realtà, del mondo, delle risorse, comprese le altre persone, le quali pure sono risorse. La conseguenza  è inevitabile: il bellum omnium erga omnes, dove un’oligarchia tecnologica globale sottomette gli altri sette miliardi di umani e ne fa ciò che ad essa conviene, iniziando col creare una differenziazione anche biologica tra sé ed
essa, che le assicuri una supremazia obiettiva, come preconizzava Bertrand Russell-8 e come oggi la tecnica consente di fare (enhanced humans, supersoldati). Per non parlare della manipolazione del clima e dell’ambiente in generale.
Questa conseguenza è nella logica delle cose, quindi superiore ad ogni freno
morale, come la logica della competizione di mercato. Le logiche e dinamiche della massimizzazione del dominio sembrano non lasciare spazi razionali per la speranza, e sospingere dentro una sorta di Età Oscura. Ma, di nuovo, le cose stanno altrimenti. Invero, questa logica della massimizzazione del dominio, con la sua linea di sviluppo, è conseguenza della coscienza materialistico-dualistica della realtà, che è quella comune e dominante-9.
Per esso, la realtà è fatta da un lato di molte cose materiali sottoposte a energie e interagenti tra loro secondo rapporti di causa-effetto; dall’altro delle menti dei soggetti; le menti sono influenzate dalle energie fisiche e percepiscono così gli oggetti materiali; la mente di ciascuno comanda in parte il suo corpo materiale; per il resto la mente non agisce sulla materia-energia; le singole menti non agiscono direttamente l’una sull’altra, ma comunicano attraverso i corpi materiali; cose, energie e menti esistono nello spazio e nel
tempo, nel divenire; esse vengono in essere e poi cessano di esistere, cioè entrano ed escono dal nulla.

Posti il dualismo ontologico mente-materia e il dualismo io-non io, l’identificazione di sé e della realtà, con la materia, col quantificabile, col limitato, consegue la lotta per strappare agli altri il dominio di questa limitata materia che è il mondo, di avvantaggiarsi a danno degli altri, di altre persone, di altri paesi, delle generazioni future, dell’ecosistema globale. Altrimenti detto: se la realtà, l’essere, è quantità (materia, spazio, tempo, lavoro, denaro), allora il fine razionale di ogni essere senziente è conquistare per sé quanto più possibile di queste quantità, che sono limitate (disponibili limitatamente), e perciostesso hanno un valore commerciale (ciò che è disponibile illimitatamente, non ha valore commerciale). Anche gli altri esseri umani sono
da sottomettere e dominare, perché anch’essi sono parti del mondo materiale e costituiscono, come le materie prime, una risorsa limitata, sfruttabile come fonte di lavoro e altro (organi per espianto, all’estremo, corrieri della droga, terroristi suicidi). La sopraffazione e lo sfruttamento, entro questo paradigma, sono perfettamente logici. Perseguire il profitto egoistico, entro esso, è l’unica strategia razionale. Non vi sono beni o convenienze sopraordinate. Ancor meno un sovra-mondo, un campo intersoggettivo regolatore e ordinatore.
Perciò non vi può essere soluzione dei problemi e delle ingiustizie sociali e
politiche, se non ci si libera dalle false identificazioni suddette. Risolvere i problemi dell’uomo, del mondo, della società restando entro il paradigma di Mâya è, con certezza logica, impossibile.

Il “mondo”, quale esiste nella coscienza materialistico-dualistica, è, con certezza, non salvabile. Esso e i suoi atroci esiti è conseguenza inevitabile e necessaria di quel dualismo e di quel materialismo. Le ricette del socialismo o dei vari riformatori, così come quelle del cristianesimo, sono tutte impotenti, perché radicate e connaturate a quel paradigma – di cui non sono nemmeno consapevoli, da cui non sanno nemmeno porsi a distanza di osservazione e indubbiamento. Restando su quel piano, non vi può essere soluzione al problema, perché quel piano di coscienza è esso stesso il problema. L’Io
impegnato nella incessante e infinibile conquista o salvazione (che sono equivalenti) del Non-(m)io è perdente proprio perché vive e (presup)pone il Non-(m)io, il dualismo, perché pensa un agone in questi termini, perché si  contra-pone. E’ dunque indispensabile verticalizzare l’azione rispetto a quel piano cognitivo e pratico. I cambiamenti necessari sono estremamente più  profondi da quelli proposti da qualsiasi riforma, conversione religiosa, rivoluzione o ideologia politico-economica. Il dominio perseguito nel mondo della coscienza materialistico-dualistica non è però ultimamente dominio della ricchezza (che, come ricchezza finanziaria, oggi non ha limiti di creazione), delle genti (che sono divenute superflue), dei governi (che sono stati svuotati e soggiogati), ma dominio degli enti come enti, nonché dell’esistere, entro la coscienza che crede (di attuare) la totale manipolabilità dell’ente, del suo essere/nonessere, come prodotto (e mercanzia), entro la cornice della perdita del pensiero dell’eterno, entro la negazione radicale della dimensione immutabile, come spiega il filosofo Emanuele Severino. In certa  teologia si arriva a teorizzare che gli enti, una volta creati daDio, non stiano in essere da sé, ma abbisognino di una continua (cre)azione divina che li mantenga esistenti: questo è il nucleo ontologico della finanziarizzazione, nella quale tutti i beni si smaterializzano, i valori e i diritti perdono esistenza autonoma e abbisognano di essere mantenuti in essere da un’incessante attività dei mercati finanziari e di un supporto elettronico tenuto acceso dalla banca, così come pure la moneta elettronica (dipendente ad existentiam dal supporto elettronico fornito dalla banca) che oggi viene gradualmente
imposta in sostituzione di quella cartacea (che esiste senza bisogno dell’azione della banca) e per altro verso possono essere creati quasi ex nihilo con un click del mouse, senza limiti e costi. E parimenti con un click possono essere posti nel nulla, per decisione unilaterale del potere bancario. Ultimamente, la brama di acquisire, che anima i dominatori, è un tentativo di
dominio per il controllo della morte degli stessi dominatori. L’origine della volontà di dominio alla base dell’avidità economica, come intuì l’economista e teologo gesuita Bernard Lonergan, è nella pulsione a sopravvivere, è il vivere l’essere (l’essere come tale, e di conseguenza anche il proprio esser-ci) 10 come scarso, limitato, non solo nella sua quantità, ma nella sua durata, siccome minacciato dalla tendenza a divenire non-essere, a
morire. La contesa per la conquista e il controllo dell’essere e del mondo che sono sentiti come limitati, mai può esser vittoriosa finché non conquisti l’eternità, non vinca la morte e la paura e la precarietà. E siccome non la può conquistare, perché un essere passibile di divenire non-essere non può esser messo in sicurezza, questa coscienza, assieme al sistema socio-economico che costruisce, è destinata al fallimento e a restare nell’angoscia.
E’ un assetto instabile perché contraddittorio e fallace proprio dentro quegli oligarchi conquistatori che il filosofo Diego Fusaro chiama gli odierni bellatores. Contraddizione e fallacia lo condannano a finire, e condannano l’angoscia dei bellatores a non trovare fine. A che ti giova conquistare il mondo, se già ti sta masticando il tempo? E’ il tempo -radice tem* di temno, taglio, cioè divisione tra prima e dopo (ricorre anche in tem-p-lum, témenos)-
che devi vincere. E non lo vinci fuori da te.

§§§

Dal punto di vista filosofico occidentale, il concetto di realtà proprio della
coscienza materialistico-dualistica sopra descritto, già criticato dagli antichi, è stato pacificamente confutato come illusorio già da pensatori quali David Hume, George Berkeley, Immanuel Kant, Georg W. F. Hegel, Herbert F. Bradley: la nostra coscienza non recepisce un supposto mondo materiale esterno. Non è possibile per la coscienza uscire da sé stessa per percepire o conoscere altro da sé. Il mondo conosciuto è una sua rappresentazione, o costruzione. Affermare l’esistenza una realtà non mentale, extramentale,
anche senza pretendere di descriverla (cioè limitandosi all’an sit, solo come
cosa-in-sé, senza addentrarsi nel quid sit), è perlomeno assai problematico

Teorizzando nella coscienza una sorta di software di intuizioni date a priori (tempo e spazio) e di categorie pure date a priori, comuni a tutti gli uomini, che costruiscono il mondo conosciuto e condiviso (fenomenico) secondo  regole costanti, tali così da produrne la comprensibilità e prevedibilità scientifica secondo le leggi “naturali” – teorizzando un siffatto software, Kant in particolare anticipò la comprensione odierna dei processi percettivi, che spiega come noi non percepiamo le cose come tali, ma i nostri cervelli
elaborano impulsi elettrici innescati dagli organi di senso, e li coordinano in un costrutto sensato, costruendo così la nostra rappresentazione della realtà.
La ormai consolidata confutazione sul piano scientifico e su quello logico-filosofico della coscienza materialistico-dualistica è indispensabile ai fini della
comprensione intellettuale, ma non è sufficiente per uscire da tale coscienza, a passare a un’altra coscienza, a un altro sentire e sentirsi, perché uscirne significa trasformarsi interamente, anche sui piani percettivo, emotivo, motivazionale, nonché dell’identità. Implica la fine della stessa percezione del “mondo” come a noi nota. Alcuni insegnamenti tradizionali affermano che si tratta di trasformarsi, per liberare il proprio sentire e volere dall’illusione, anche a livello viscerale. Che si tratta di ricomporre l’illusorio dualismo tra
mente e materia-11 . O ricomporre ogni dualismo. Le resistenze sono forti e profondamente radicate. Infatti si tratta anche di rilasciare molte identificazioni e molti attaccamenti. Mentre le religioni abramitiche, a fianco delle loro idee di mondo del divino, condividono la coscienza dualistica e materialistica della realtà, lo yoga indovedico, nella sua interezza e varietà, assieme ai buddhismi tibetani, è il metodo, o l’insieme di metodi,
più esplicito e completo per realizzare l’uscita da essa, sciogliendo i nodi, i
condizionamenti, le dinamiche che sostanziano l’illusione. Il percorso verso la meta è lungo, graduale (anche se alcune scuole contemplano la possibilità di una realizzazione istantanea grazie ad esperienze speciali, a folgorazioni), si snoda in molte fasi, classicamente individuate in otto, e comprensive di  esercizi corporali, energetici, mentali, e sopra-mentali. L’esercitare metodicamente e lungamente la visualizzazione congiunta all’intenzione, soprattutto nell’esecuzione del rito, è uno strumento specifico per
modificare la coscienza, uscire dal dualismo mente-materia e per lavorare usando forze e facoltà nostre proprie, altrimenti fuori portata e fuori coscienza. Il punto pratico, è che soltanto questa ascesi (àskesis significa  “esercitazione”) e questo tipo di risorse possono salvare da ciò che il mondo dell’uomo sta diventando. L’obiettivo viene sovente definito come realizzazione della pienezza dell’essere, del Satcitananda–vigraha: lo stato del non dualismo, stato primordiale ed autentico, non soggetto al tempo (e alla morte). Satcitananda deriva da: Sat (essere-verità), Cit (coscienza), Ananda (beatitudine): le tre qualità della pienezza dell’essere, nella quale
tutto è beatitudine, mentre il vivere e viversi disgiunti dal resto, come una parte in opposizione al tutto, è una coscienza infelice e angosciosa. “Sono la natura della coscienza… sono senza dualità, puro nella forma … immutabile, esente da desideri e ira, distaccato … l’eterno, illuminato e puro satcitananda-12“. Pienezza dell’essere significa trovare nell’Essere stesso la compiuta soddisfazione e realizzazione, appagarsi nell’Essere senza bisogno di avere.
La tradizione afferma che chi perviene alla meta, o anche solo si avvicina ad essa,trascende il suddescritto piano problematico e perciostesso ne è affrancato: per lui il malenon esiste. Non si danno altre vie per affrancarsi da quel piano – particolarmente, non esiste un modo di liberarsene per via politica, collettiva, mantenendo il tipo di coscienza  proprio di quel piano. Ovviamente non è questa la sede per descrivere il processo di realizzazione
su accennato, ma qualche citazione è d’uopo, per chiudere nella bellezza della
chiarezza. Mrityu, il dio della morte, in Katha Upanishad II, 6 dichiara: “L’ascensione al mondo superiore non rifulge allo stolto inebriato e reso ottuso dalla cupidigia. Credendo che ci sia soltanto questo mondo, continua a ricadere nel mio potere” [ossia, resta soggetto all’esperienza della morte]. Il che è logico: lo stolto si identifica con la materia, col quantitativo,
si attacca ad essi, persegue il fine di accaparrarsene quanto più possibile – ma il quantitativo, la materia, il dualismo, lo legano e lo riportano, inevitabilmente, alla morte, alla limitatezza, al finire. Al contrario, “Il saggio, illuminatosi nel compimento dello yoga trascendentale (adhyâtmayoga), avendo contemplato nel sé (âtman) il dio nascosto … … lascia il piacere e il dolore” (ibidem, II, 12). Indi, “sceverato il Sé (paramaâtman) dalla
propria individualità empirica, e raggiunta questa intima guida, gioisce poiché ha conseguito la sorgente di ogni beatitudine” (ibidem, II, 13). La realtà per lui è completamente diversa dal paradigma di Mâya, perché essa si palesa a lui come “oltre il giusto e l’ingiusto, oltre il creato e l’increato, oltre passato e futuro” (ibidem, II, 14).

18.03.19 Marco Della Luna

1-Aurora Boreale editrice, III edizione
2- Per una rassegna organica, vedasi Marco Pizzuti, Biografia non autorizzata della II Guerra Mondiale, Mondadori 2018, cap. IV
3-La letteratura in materia è vastissima – vedasi https://www.globalresearch.ca/americanbanks-
funded-the-nazis/31983
4- Arianna Editrice
5-Arianna Editrice
6-Aurora Boreale Editrice
7–https://www.key4biz.it/industria-4-0-ue-teme-effetto-disoccupazione-tecnologica-a-rischioautomazione-
oltre-il-40-dei-lavori/227664/
8-L’impatto della scienza sulla società, 1951; vedi anche in tale senso Yuval Harari, Homo Deus, 2017.
9 -Del realismo dualista-materialista mi sono ampiamente occupato nel mio saggio Il Codice di Mâya (Nexus, II edizione). Per esso, la realtà è fatta da un lato di molte cose materiali sottoposte a energie e interagenti tra loro secondo rapporti di causa-effetto; dall’altro delle menti dei soggetti; le menti sono influenzate dalle energie fisiche e percepiscono così gli oggetti materiali; la mente di ciascuno comanda in parte il suo corpo materiale; per il resto la mente non agisce sulla materia-energia; le singole menti non agiscono direttamente l’una sull’altra, ma comunicano attraverso i corpi materiali; cose,
energie e menti esistono nello spazio e nel tempo, nel divenire; esse vengono in essere e poi cessano di esistere, cioè entrano ed escono dal nulla.

10-Non entro qui nella questione, peraltro fondamentale, se tutto ciò che esiste sia (siamo) un unico ente, oppure sia, come lo sente il sentire comune, una moltitudine di enti separati tra loro (e magari passibili di sorti separate).
11-Un dualismo, questo, che la stessa scienza sperimentale, sia fisica che psicologica, ha in parte superato, in parte messo in crisi.
12-Tejobindu Upanishad, 3.1-3.12 – passim.

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NON E’ TEMPO DI RESURREZIONE

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NON E’ TEMPO DI RESURREZIONE

A che tipo di opera è propizia l’epoca che stiamo vivendo? Alla rigenerazione della civiltà, alla risurrezione dei valori, alla rifondazione politica del bene comune?

E’ su questa possibile rifondazione politico-sociale che ruota l’attuale dibattito delle promesse al pubblico. Ma non è possibile che si realizzi un sistema politico che si interessi primariamente del bene della società nel suo complesso anziché dell’élite dominante. E non è mai avvenuto. Vediamone sommariamente le ragioni.

Nel mondo reale, la democrazia in generale non funziona perché le persone sono troppo diverse tra di loro per tipo di coscienza e perché le cose su cui decidere sono troppo complicate e si collocano in uno scenario troppo articolato per la comprensione di chi non sia specialista. E la quasi totalità della popolazione è priva di una formazione anche lontanamente idonea, priva della voglia e della capacità di studio e comprensione. Non decide razionalmente e competentemente, ma di pancia, non ha memoria storica, non ha coerenza nel tempo, fondamentalmente vuole essere illuso, rassicurato, lusingato.

In particolare la democrazia diretta non funziona perché il governare non consiste in poche semplici scelte tra sì e no, tra loro isolate, bensì in un continuum di scelte entro una strategia che tenga conto dello scenario, scelte concatenate l’una con l’altra in un modo sensato. Inoltre, lo scegliere fra un si e un no è divisivo,suscita contrapposizione: una volta fatto il referendum e scelto il sì o il no, alla parte sconfitta della popolazione non resta che rassegnarsi oppure sabotare l’esecuzione dell’esito della votazione. Come si vede nel caso Brexit, lo scegliere tra due opzioni spesso non è sufficiente per eseguire quella opzione che vincerà. Dopo il sì o il no, occorrono ulteriori scelte e accordi con soggetti stranieri e la democrazia diretta non può applicarsi ai negoziati internazionali, e nemmeno quella parlamentare, a dire il vero. Inoltre, l’attività internazionale richiede negoziati segreti, trattati segreti, diplomazia segreta, preparativi segreti sia in ambito monetario che in ambito bellico, e la segretezza non è conciliabile con la democrazia diretta, nella quale tutte le opzioni e tutti i fattori dovrebbero poter stare sul tavolo in vista a tutti gli elettori.

La democrazia indiretta rappresentativa,  invece, non funziona perché gli eletti non rappresentano di fatto gli elettori ma costituiscono e consolidano nel tempo una classe interpartitica separata da essi, che fa i propri interessi. Si chiama partitocrazia, consociativismo, eccetera. Non può funzionare perché la rappresentanza effettiva del popolo richiederebbe una legge elettorale proporzionale, la quale però rende praticamente impossibile la stabilità e coerenza dell’azione di governo, e una adeguata velocità decisionale. Ancora: il membro  una classe politica eletta tende ad agire in un’ottica di pochi anni, quelli del mandato in corso e del successivo se va bene – essenzialmente, tende ad essere rieletto  in quella carica o in qualche altra carica, sicché  agisce per il proprio interesse particolare e  in un’ottica miope, irresponsabile. E ciò è incompatibile col bene comune, che richiede un’ottica  di lungo termine.

In conclusione, di fatto il potere politico economico e tecnologico nonché conoscitivo si concentra sempre nelle mani di pochi, i quali lo usano innanzitutto nell’interesse proprio, mentre vedono e trattano il resto della popolazione come un loro strumento di potere e arricchimento; e la gestiscono in modo manipolativo e coercitivo. Insomma,  non esiste la possibilità di realizzare un ordinamento socio politico che miri veramente all’interesse di tutti anziché all’interesse dei pochi che comandano. L’idea democratica si palesa un ritrovato delle oligarchie per deresponsabilizzarsi rispetto al loro esercizio del potere, col trasferirne simulatamente la responsabilità ai suoi soggetti passivi, ai governati, attraverso il pretesto della volontà popolare che si concreterebbe nel voto.

Meglio quindi non lasciarsi coinvolgere dai sogni di cambiamento, democratizzazione e di governo per il bene comune. Sono illusioni che per un verso sprecano tempo e forze, e per l’altro verso spesso portano ad esiti nefasti. E diremo il perché, prima di passare a definire che obiettivi sia consono perseguire in questa specifica epoca.

Da un lato è ovvio che la lotta di classe del popolo oppresso e governato contro gli oppressori non può sortire un effetto di giustizia sociale, non può cambiare qualitativamente il sistema. Dall’altro lato, le classi dominate hanno beneficio nel restare nell’ignoranza e nell’illusione, inconsapevoli della intrinseca e ineliminabile ingiustizia del sistema, illudendosi che esso sia giusto e morale, vuoi perché espressione della volontà divina, vuoi perché prodotto di una apparente democrazia che lo legittima attraverso una supposta volontà popolare, vuoi ancora perché imposto dalle leggi di mercato, da necessità oggettive sulle quali non si può non concordare altrimenti si è classificati come pazzi o estremisti. Da qui la imposizione di un pensiero unico e di un’unica concezione della realtà, naturalmente falsa, nella quale l’attività politica non è inevitabilmente basata su inganno, ricatto, tradimento, corruzione, abuso, delitto, e sulla dabbenaggine delle masse, come invece Niccolò Machiavelli ha per primo descritto.

I sistemi migliori per assicurare una tale conciliante illusione sono quelli religiosi che comprendono tutto l’insieme della vita, cioè quelli che danno una giustificazione e/o una mascheratura a tutto ciò che può creare disagio e inquietudine: l’ingiustizia socio-economica, l’angoscia della morte, il problema del senso della vita, dell’origine delle cose, del bene e del male… Essi producono anche un’autoregolazione comportamentale interiorizzata della popolazione. Funzionano bene finché non vengono messi in crisi dalla critica razionale scientifica, o dall’arrivo di sistemi diversi che li relativizzano, come avviene nel multiculturalismo, il quale infatti li mette in crisi di efficacia, con conseguente dilagare di anomia, insicurezze, devianze.

Una delle cose che hanno arrecato ai popoli le più grandi sofferenze, è l’idea illuminista che l’organismo sociale si possa correggere, riformare e migliorare come si fa con le macchine, e che questo organismo e lo stesso essere umano siano sostanzialmente macchine. Se io, studiando un orologio, scopro come farlo funzionare meglio, posso aprirlo e modificarlo. Con le singole persone e ancor più con la società, ciò non si può fare, perché esse hanno un inerzia sistemico-funzionale che lo impedisce. Innanzitutto sono enormemente più complesse di qualsiasi orologio, sì che se spingi in un senso l’effetto finale può essere che vanno nel senso opposto (così, se imponi un blocco dei prezzi, facilmente produrrai il nascere di un mercato nero con prezzi moltiplicati; e se perseguiti un’idea oppure una religione, facilmente otterrai di renderla più attraente e popolare). In secondo luogo, le persone e le società sono vive, e se intervieni di forza sul loro funzionamento rischi di ucciderle, di spegnerne la voglia di produrre e riprodursi, ossia rischi di far morire la persona oppure di precipitare la società nel caos, nel disastro economico.

Gli illuministi e i massoni di ieri e di oggi insistono proprio nel fare questo, ossia nello sforzarsi di imporre al corpo sociale una nuova fisiologia, un nuovo modello di funzionamento, una riforma calata dall’alto: l’uomo nuovo, la società nuova, razionali e giusti. I risultati sono sempre stati sofferenza, disordine, impoverimento, guerre, soprattutto per le masse che di volta in volta hanno creduto nelle grandi riforme e hanno combattuto per esse.  Karl Marx, il più intelligente tra i teorizzatori rivoluzionari, aveva invero preconizzato una rivoluzione spontanea, non imposta con la forza ma destinata a scaturire dai fatti, che avrebbe portato al nuovo ordine socialista.

Per superare le suddette difficoltà, i rivoluzionari e i grandi riformatori tutt’ora ricorrono ad alcuni strumenti quali il totalitarismo culturale,  l’imposizione di pensieri unici, la censura, la distruzione delle reti sociali e civili esistenti nonché delle identità storicamente formatesi e delle tradizioni che possono opporsi o intralciare la divisata riforma; perciò essi sovente separano, deportano sterminano o distruggono le strutture intermedie:  vedi Stalin, Bokassa, Amin Dada, Ceausescu. Così oggi abbiamo da un lato il pensiero unico politically correct, e dall’altra il mescolamento culturale ed etnico forzato assieme alla graduale abolizione dei confini e degli stati nazionali.

Inoltre, questi grandi riformatori si ritrovano regolarmente a fronteggiare un problema: i loro modelli perfetti non producono i meravigliosi effetti promessi, ma fanno danni. Per gestire questo problema, non potendo ammettere che il modello è sbagliato, reagiscono in due modi tipici:

a)spiegano che il modello non produce gli effetti promessi perché non è stato attuato abbastanza intensamente e radicalmente: se lo stalinismo non funziona ancora, è perché ci vuole più stalinismo, e se l’europeismo (l’euro, l’austerità, il mercato) non sta dando i risultati promessi e sta anzi producendo danni, ciò avviene perché ci vuole più europeismo (più euro, più austerità, più mercato) e più repressione delle voci critiche (fake news);

b)danno la colpa dell’insuccesso a un nemico interno, cioè inventano capri espiatori: i controrivoluzionari, gli eretici,  gli infiltrati, i revisionisti, gli ebrei, gli euroscettici, i sovranisti, i populisti, i complottisti, e naturalmente i fascisti in assenza di fascismo.

L’innovazione tecnologica e commerciale impone una incessante trasformazione dei modi di vivere e delle capacità lavorative della gente, anche dei lavoratori non più giovani, congiunta agli effetti dell’immigrazione di massa: una trasformazione sempre più veloce, non assimilabile quindi dalle persone e dalle comunità; e ciò determina tensioni e lacerazioni costanti, un vivere in forzatura, l’annientamento dell’autoregolamentazione morale della società. È tutto un vivere in emergenza e sulla corda soprattutto del debito, del mercato, del rating.  Anche il 3% come limite del deficit, privo di una base scientifica, fa parte di questo sistema di crisi cronicizzata, mantenuta come strumento di governo, di riforma costante e coatta, di logoramento della capacità di resistenza e reazione del popolo. Sempre più incompatibile con i bisogni e i limiti fisiologici dell’uomo, il rispetto dei quali dovrebbe essere il  primo tra i Diritti dell’Uomo ad essere riconosciuto, mentre neppure viene menzionato,

Dalla società solida si è passati a quella liquida e ora a quella gassosa. Ma l’uomo è un essere sociale, ossia il singolo ha bisogno di stare in rete valoriale e relazionale interattiva stabile, affidabile, anche per crescere, svilupparsi e vivere. Per avere scambi emotivi senza dei quali va incontro a degenerazione patologica. Questa evoluzione forzata che è in corso, propulsa dalle domande del capitalismo finanziario e dalle esigenze di gestire le destabilizzazioni che esso produce, sta quindi distruggendo le basi, i presupposti della formazione e dell’esistenza stessa delle persone, senza dare alcuno sbocco positivo o propositivo.

Se oggi la tecnica mette a disposizione strumenti di manipolazione estrema sulla popolazione, quali la manipolazione  genetica e il sabotaggio biologico della popolazione scomoda, usare quegli diviene prassi. Gli oligarchi sfruttatori-oppressori-manipolatori odierni, alfieri dei diritti dell’Uomo, ai fini del rispetto reale dell’Uomo e del bene comune, non sono diversi da quelli del passato, nazisti o stalinisti. E non sono giudicabili secondo categorie morali, perché queste sono applicabili solo entro modelli astratti dalla realtà, non alla reale competizione per il potere e la ricchezza.

A che tipo di opera è propizia questa nostra buia epoca, senza luce visibile in fondo al tunnel? Questa è la domanda fondamentale per la prassi. Viviamo una fase storica chiaramente,  essenzialmente e inesorabilmente di distruzione, dissoluzione– tanto nel pubblico quanto nel privato: parlando in simboli, è il tempo del dio Shiva, tempo di pralaya, di putredo, di fimbulvetr, quindi di rinuncia, di distacco. Non tempo di fondare, non di costruire, non di lottare, non di conquistare, non di ritracciare il solco di Romolo. In una tale fase, è irrazionale nonché contro natura mettersi a progettare e a lottare per conservare o restaurare. Chi lo fa, è come uno che semini sotto il sole di luglio o che si sforzi di cantare gregoriano su un karaoke rap a duecento decibel.

E’ invece razionale approfittare del carattere e del dinamismo dissolvente di questa nostra epoca per liberarsi in modo attivo e consapevole da ogni attaccamento al mondo e alle sue lusinghe,  dalle identificazioni illusorie con la pseudo realtà, sia esterna che interna. E’ una fase in cui, captando consciamente la forza negativa operante,  abbiamo l’opportunità di liberarci in senso radicale, ossia non semplicemente da restrizioni ed oppressioni pratiche e circoscritte, ma dagli attaccamenti tutti e dall’illusione come tale, quella che ho descritto nell’articolo La relativa inevitabilità del male (già pubblicato da Perennitas, n.1).

Pasqua 2019         Marco Della Luna

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