L’AGENDA E IL REFERENDUM
Oggi, mentre il sole sorge alto sul risultato elettorale, ridacchiando con Stalin sotto i baffi, noi astenuti recitiamo il suo mantra prediletto: “non conta chi vota, conta chi conta i voti” – perché i voti italiani non si contano in Italia.
Sempre sotto i baffi, sorridiamo ai complottisti i quali, commentando il pesante esito referendario, insinuano che Giorgia sia stata, attraverso un opportuno “conteggio”, ammonita: “Noi ti abbiamo messo su codesta poltrona, ma se continui a badogliare, a barcamenarti per obbedire da un lato e non alienarti troppo il favore popolare dall’altro, se cerchi insomma di uscire dai ranghi o starvi dentro troppo lasca, finirai come Moro, Craxi e Berlusconi (se non proprio Mattei e Olivetti): abbiamo l’imbarazzo della scelta riguardo al mezzo”.
Tutte fandonie; tuttavia, imbaldanzita dal successo delle urne, Magistratura Politicizzata si scatenerà sul fronte del supporto all’immigrazione libera e nell’assedio al governo, che perciò dipenderà sempre più dal mistico triangolo Washington-Londra-Gerusalemme per non soccombere. Quindi dovrà allinearsi sul percorso tracciato: Agenda 2030, 2050, C40, Direttive di WEF, Schwab, Gates; riduzione della mobilità autonoma e dei voli aerei per tutti i non ricchissimi, prevista proprio dal progetto C40 ma ora aiutata dal “provvidenziale” aumento di costo dei carburanti a seguito del caos bellico in corso; riduzione dei servizi pubblici, dell’uso del contante, della comunicazione del dissenso (declassata a disinformazione per celare un’attitudine censoria degna appunto del ridacchiante dittatore summenzionato, e così via). Còmpito precipuo di giustizia e polizia, specie nel ventre molle d’Europa (Italia), è il mantenere liberi l’immigrazione illegale e la criminalità di strada, onde favorire la disgregazione sociale, l’allarme e il disordine: un caos ingegnerizzato utile per implementare le predette Agende con un occhiuto sorvegliante biometrico-digitale, che verrà invocato come protettore-salvatore dalle masse impaurite.
E che dire del popolo elettore? Il popolo, questo eterno last and least, ha votato. Quelli del Sì, nell’illusione che un sistema palamarico di potere giudiziario, consolidato da generazioni e partiticamente integrato, sia modificabile con una legge. Quelli del No, nell’illusione, pur nobile talvolta negli intenti, che il potere giudiziario sia o possa essere qualitativamente diverso entro il sistema di potere complessivo, quindi possa tutelare la legalità e, chessò, il cittadino stesso, contro le sue soperchierie. Illusione questa ancora più spinta della prima, perché chiude gli occhi su ciò che è emerso dal caso Palamara e consimili, dal caso Forteto ad altri equivalenti, e soprattutto dal caso Mani Pulite, in cui il potere giudiziario è stato usato, beninteso su spinta di potentati esteri, per toglier di mezzo i partiti popolari storici, tranne quello collaborante, ed eseguire il grande trasferimento degli asset nazionali a capitali stranieri.
I giovani, che in massa hanno votato No, possono non ricordare quanto sopra, non ricordare che nei medesimi comitati d’affari sedevano insieme politici e magistrati; però dovrebbero rammentare quanto il potere giudiziario strutturato abbia fatto muro compatto a difesa dell’imposizione di vaccini, su cui tante cose vanno emergendo.
E allora: essendo per statuto quello giudiziario un potere, perché mai dovrebbe essere immune alle logiche intrinseche del potere? Dov’è l’indipendenza della magistratura? A che è servita, o più esattamente: chi se ne è servito? Non sarebbe meglio avere un po’ d’indipendenza dei singoli magistrati dalla magistratura?
25 Marzo 2026
Marco Della Luna e Franzaldo di Paolo