OLTRE IL MINIMALISMO DI TREMONTI: CHANCES DI SECESSIONE

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OLTRE IL MINIMALISMO DI TREMONTI

 

Le ripetute manovre anti-default del governo in carica hanno carattere recessivo, perché deprimono spesa e consumi e riducono il potere d’acquisto; di aggravio fiscale, perché comportano più tasse, più costi per le famiglie a seguito del taglio dei trasferimenti agli enti pubblici;  e di presa per i fondelli, perché i tanto vantati tagli di 54.000 poltrone pubbliche colpiscono le poltrone che costano poco e niente, mentre rispettano tutte le 25.000 poltrone dei consigli di amministrazione di enti pubblici o misti che costano molto e che rendono molto ai partiti e ai loro amici: sono quelle dove vengono collocati fedeli del partito, privi di competenza tecnica e incaricati di deviare la spesa pubblica, le assunzioni, gli appalti in favore dei partiti. Questa scelta di non sopprimere tali poltrone sostituendo i consigli di amministrazione con amministratori unici, è la riprova che la politica italiana vive di corruzione e che non è possibile che rinunci alla spesa parassitaria. E che per salvare la spesa parassitaria taglia quella buona. Tremonti sarà onesto e competente, saprà ciò che sarebbe bene fare, ma sa anche che nessun apparato partitico glielo permetterà, a meno che sia costretto da un potere esterno al sistema.

Le manovre in parola, inoltre, non hanno carattere strutturale. Non rilanciano investimenti e occupazione. Combinate con l’introduzione del vincolo di pareggio in Costituzione, rischiano di innescare una spirale recessiva. Per giunta, rischiano di non passare, data la forte opposizione innanzitutto popolare, ma anche partitica e persino interna alla maggioranza. Esponenti storici di Forza Italia, come Marcello Pera, annunciano che non voterebbero la fiducia. Lo stesso governo è diviso. Uno spettacolo che rivela ancora una volta che la classe politica italiana non è in grado di risolvere i problemi.

 Chiaramente con queste manovre il governo si propone non di risolvere le causa, ma solo di guadagnare tempo – ma a che scopo? Non ne immagino altri, che questo: tener duro finché altri paesi importanti, soprattutto la Francia, entrino in crisi finanziaria; a quel punto l’Italia potrebbe sedersi a un tavolo di riforma finanziaria europea o globale e avere voce in capitolo. Cosa che non le sarebbe possibile se saltasse prima.

Se questo è lo scopo del governo, o di Tremonti, allora è uno scopo sensato, razionale, seppur minimale. Però per raggiungerlo bisognerebbe fare urgentemente anche altre cose (sempre salvo il discorso di fondo, ossia che sono tutte pezze su toppe se non si elimina la radice del problema, ossia il cartello privato della moneta e del credito). Vediamole:

1-Legalizzare e tassare droghe e prostituzione;

2-Togliere le esenzioni fiscali IVA, IRES, ICI alle attività imprenditoriali e alle proprietà economiche degli enti ecclesiastici (gettito ricavabile: almeno 4 miliardi l’anno); tassare/confiscare la loro manomorta (stimata in circa 1/5 del patrimonio immobiliare italiano); il fatto che non se ne parli nemmeno, e si sia preferito colpire i servizi pubblici, dimostra il potere politico della Chiesa Cattolica e la sua vocazione economica;

3-Togliere le esenzioni fiscali ai redditi da dividendi delle fondazioni bancarie (istituite con la legge Amato (L. 218/90);

4-Sopprimere i consigli di amministrazione degli enti pubblici (sono 25.000 poltrone, quelle che costano di più: quasi tutti personaggi incompetenti messi lì dal partito per “prendere”), sostituendoli con amministratori unici, nominati per competenze tecniche (lo ha proposto anche Di Pietro; ma la scelta di non farlo dimostra che tutti i partiti vivono di queste cose, e che si difendono trasversalmente come cricca);

5-Innalzare a 65 anni l’età pensionabile, per ambo i sessi; porre un tetto modulato alle pensioni di reversibilità, e gradualmente abolirle per il futuro;

6-Istituire un fondo sovrano cui conferire gli asset statali e usarli per emissioni di btp garantiti, quindi a minor tasso, con cui finanziare il riacquisto di quelli a maggior tasso oggi in circolazione;

7-Destinare ½ dei proventi e risparmi da quanto sopra alla riduzione del debito pubblico, e ½ a infrastrutture utili, alla ricerca, alla tutela idrogeologica e artistico-monumentale;

8-Smettere di nascondere il tasso reale di svalutazione dell’Euro (la c.d. inflazione), in modo da consentire azioni per il recupero di potere di acquisto ai percettori di reddito, essendo oramai conclamato che la pretesa di risanare il sistema mediante l’erosione surrettizia dei redditi reali è fallimentare.

Tassare i capitali scudati sarebbe incostituzionale e controproducente, perché lo Stato ha già fatto un contratto con i loro detentori: questi hanno pagato in cambio dello scudo; se lo Stato ora si rimangia il contratto, perde gravemente di credibilità per il futuro, e i capitali se ne andranno ancora di più.

Inopportuna è pure l’idea di mettere il tfr in busta paga: il tfr è un finanziamento per le imprese, e togliere liquidità alle imprese in questi tempi di stretta finanziaria sarebbe un suicidio.

Altra cosa da non fare è privatizzare beni e servizi pubblici: le privatizzazioni sono andate complessivamente a danno della gente e a profitto della mafia partitocratica.

 

Quanto sopra può bastare per tirare avanti uno o due anni, ma resta il problema di fondo: il sistema-paese Italia è meno efficiente dei suoi partners europei perché è amministrato e governato molto peggio, perché ha una classe dirigente molto meno capace e molto più “corrotta”, che vive di sulla spesa pubblica, sui trasferimenti, sul clientelismo, e che ha imparato questo metodo di ottenere consenso e restare al potere, e non  ne conosce altro, ed è stata selezionata e continua a selezionare le sue nuove leve in base alla capacità di applicare questo metodo. E’ quindi chiaro perché paghiamo tasse scandinave e abbiamo servizi africani, incluso quello giudiziario; e perché la pubblica amministrazione italiana costa il 30% in più di quella tedesca e rende molto meno; e perché le opere pubbliche costano il 30% in più in Italia rispetto alla Germania: la classe politica dirigente, tutta, trasversalmente, vive di questo, di intercettazione della spesa pubblica e delle altre risorse pubbliche. Ecco perché non taglia i costi e gli sprechi della politica: non può. E’ il ramo su cui siede. la greppia da cui si nutre, la fonte da cui si finanzia. Tutta, in blocco. Sta portando il paese alla rovina, inesorabilmente.

Prassi e mentalità non si possono cambiare o riformare per legge. Quelle italiane si sono formate e consolidate in molti secoli di dominazione straniera, durante la quale si era deresponsabilizzati e ci si adattava arrangiandosi e fregando. E in secoli di una religiosità che, a parole, predicava livelli morali altissimi ma, nei fatti, accettava e praticava livelli morali bassissimi, e compromessi di ogni sorta, educando la gente a tutto ciò, alla rassegnazione e all’ipocrisia sistematica. Nel dopoguerra si è aggiunta la contrapposizione rigida democrazia-comunismo, che ha ingessato la politica e insegnato a turarsi il naso e votare il proprio partito di riferimento anche se marcio. Il risultato è che la c.d. corruzione è ineliminabile, è tutt’uno con la politica, con la produzione del consenso, con la legittimazione. Il Senato della Repubblica si taglia il budget dell’1 – 1,5% e se ne vanta! Il 17 Agosto, alla presentazione dell’epocale manovra anticrisi, intervengono solo 11 senatori! Hanno perduto il contatto con la realtà. Risibile è che la casta italiana faccia ora una campagna di spot televisivi in cui addita gli evasori come parassiti: i parassiti sono loro, è la casta stessa, proprio quella che mette e incassa le tasse, e le spende per i propri interessi, probabilmente molto peggio per la nazione di come gli evasori spendono i soldi che risparmiano dal fisco.

E questa classe dirigente, così come è, con le sue strutture e prassi, è l’espressione della stessa società italiana, della mentalità italiana, non un quid sovrapposto ad essa e che si possa togliere chirurgicamente – vuoi con una chirurgia giudiziaria, vuoi con una chirurgia rivoluzionaria. Non è vero che gli italiani sarebbero meglio rappresentati se i parlamentari non ci fossero: questi parlamentari, sebbene inutili, anzi nettamente nocivi al paese, sono l’espressione della popolazione italiana, delle sue dinamiche, dei suoi meccanismi, della sua mentalità.  Gli Italiani non hanno il coraggio né una sufficiente fiducia e lealtà reciproca per organizzare ed eseguire una rivoluzione, ma anche se facessero una rivoluzione à la Robespierre e tagliassero la letteralmente la testa a tutta la casta (400.000 persone, secondo Stella e Rizzo) eliminando la classe politica e burocratica – parliamo ovviamente per mera ipotesi – non avrebbero risolto il problema perché  non ci sarebbe una classe dirigente alternativa, ma soprattutto la società e la sua mentalità sarebbero quelle di prima. Le caratteristiche sociologiche di una popolazione non le cambi con lo strumento legislativo né con la ghigliottina.

Il predetto differenziale di efficienza sistemica impedisce l’integrazione dell’Italia con i principali partners europei. Impedisce anche, nel lungo termine (e già nel medio termine rende molto oneroso e nocivo) il condividere una moneta forte con questi partners. E questi partners, e gli elettorati dei loro paesi, sanno benissimo quanto sopra. Sanno che non possono accettare un’integrazione con un paese come l’Italia. Vedono ogni giorno in televisione ciò che succede cronicamente quaggiù: a Napoli, con i rifiuti urbani, e a Roma, con altri tipi di rifiuti. Non possono accettare la nostra classe dirigente. Manovrano, infatti, con le pinze, per condizionare, dirigere, ricattare (secondo alcuni) la politica italiana dal di fuori, via Bruxelles, via BCE. Questo fatto, assieme all’impossibilità di essere integrati per le ragioni suddette, dovrebbe dettare una conseguente politica nazionale, che non investa sacrifici per l’integrazione, cioè che non spenda risorse per raggiungere obiettivi che si sa irraggiungibili.

Tuttavia i problemi e le dinamiche finanziarie e monetarie ci stanno inesorabilmente e impersonalmente trasportando ben oltre questi punti.

Il 15.08.11 Bossi, parlando alla festa leghista di Alzàno (Bg), ha affermato un dato ovvio per la scienza economica, seppur inaccettabile per gli interessi oggi prevalenti e per la “morale” che esprimono, ossia ha affermato che il Norditalia può probabilmente funzionare con una moneta forte come l’Euro e con i vincoli di bilancio di BCE e Commissione Europea, mentre il Suditialia non può farcela. E ciò perché il Norditalia ha un livello di produttività e competitività analogo a quello dei paesi euro forti, quindi può reggere la loro concorrenza senza aver bisogno di svalutare. Al contrario, il Suditalia, da sempre (quindi oramai stabilmente) ha un livello di produttività e di competitività molto inferiore, quindi per esportare e per attrarre capitali ha bisogno di disporre di una valuta a cambio più basso, altrimenti la sua economia si atrofizza e deve essere sempre più mantenuto. D’altronde, Germania e Francia non sono disposte a mantenere il Suditalia (oggi hanno espressamente rifiutato di emettere l’eurobond, ossia il debito comune europeo per finanziare la spesa italiana, greca, portoghese, spagnola, irlandese), e un Norditalia frenato dai debiti, dalle tasse, dai prelievi che subisce per Sud e Roma, non ce la fa più a mantenerlo.

Quindi l’Italia, se rimane tutta unita e nell’Euro, finisce male nel suo insieme. A questo punto l’interesse comune di Norditalia e Suditalia è di separarsi – senza malinconie: i confini resteranno aperti e quando la diversità di tendenze, mentalità, abitudini, prassi, cultura è forte, dividersi costituisce una vittoria, una liberazione, un guadagno. Il Norditalia è già commercialmente inserito nell’area centroeuropea e, data la sua forza economica, i suoi t-bonds sarebbero assai appetiti, tanto più che, liberatosi dalla zavorra e dalle influenza sfavorevoli del Sud e di Roma, godrebbe di un brillante sviluppo. Il Suditalia, a sua volta, liberatosi dal cappo della moneta forte, ritornando a una Lira svalutata del 40% circa sull’euro, recupererebbe competitività e mercati, attrarrebbe turismo e capitali, e godrebbe pur’esso di un brillante sviluppo. E non potendo più contare sul contributo del Nord per rimediare alle proprie disfunzioni, cioè dovendo fare i conti con esse, avrebbe finalmente una forte motivazione a risolverle, anziché, come ha ora, ad amplificarle. Perciò sarebbe finalmente indotto a uscire dallo stato di degrado e inefficienza in cui versa praticamente dalla sua conquista da parte dei Savoia. La classe politica non potrà più vivere sull’intercettazione dei trasferimenti dal Nord al Sud, quindi sarà essa pure costretta a cambiare, a imparare un mestiere reale. Il Suditalia potrà anche intraprendere un’azione legale contro la Casa Savoia per ottenere il risarcimento delle rapine subite durante e dopo l’annessione.

Per effetto di quanto sopra, al Nord e al Sud potrà avvenire quella trasformazione della politica e dell’amministrazione, quella liquidazione della casta parassitaria, che non si possono fare per legge o per sentenza, ma che sono prodotte dai mutamenti del piano strutturale profondo.

In Germania diverse voci si levano in tal senso, auspicando la separazione di Norditalia e Suditalia (o Padania e Bordello, come insolentemente le ha definite The Economist). Esse rilevano, oltre a quanto sopra, che il Norditalia non accetterebbe l’umiliazione e il danno dell’espulsione dall’Euro o della relegazione in una 2a Classe, un Euro B, svalutato del 40%.

Del resto, passare a un Euro di serie B restando però sotto gestione di EBC, assieme a Grecia e Portogallo: a quel punto, converrebbe all’Italia il ritorno alla Lira e il recupero della sovranità monetaria. Il Norditalia avrebbe enormi danni economici se dovesse seguire il Sud in un Euro B o fuori dall’Euro. Quindi ha necessità separarsi dal Sud per salvare la sua economia. Se e quando si muoverà in tal senso, non sarebbe accettato che Roma gli mandasse contro l’esercito, perché l’economia internazionale non accetta la violenza delle armi contro aree economicamente importanti e interdipendenti.

Aggiungono che Il Suditalia, dopo la separazione, farebbe default – io raccomando, invece, un lungo piano di ammortamento del suo vecchio debito pubblico in Euro. Osservo anche che, in un Suditalia indipendente, le Mafie non potrebbero più nascondersi dietro lo Stato, e non potrebbero evitare di assumersi la responsabilità di far politica e di gestire la cosa pubblica, in quanto fanno l’uno e l’altro. Perciò dovranno farsi carico di responsabilità e compiti sociali, non limitarsi a gestire il business criminale. Cambieranno la loro natura. Ma starà alla fine alla popolazione del Suditalia accettare o non accettare e trasformare certe strutture di potere.

Per l’intanto, che sta per succedere? Che i decreti anti-default, pesantissimi, iniqui e recessivi, rischiano di essere stravolti, di non passare, o di passare tramite un voto di fiducia molto deleterio e rivelativo. E che poi – come rilevano in Germania – a Roma arriveranno gli ispettori della BCE, a controllare i conti e l’applicazione delle norme anti-default. In Germania non pochi si aspettano che gli ispettori troveranno molto da ridire, e che Bossi, tradizionalmente euroscettico, spera appunto che sia questa l’occasione buona per (far) dare allo Stato unitario italiano la spallata decisiva: il fallimento, la non attuazione o l’insuccesso dei sacrifici anti-default. Prima quindi li appoggia e sostiene le richieste della BCE in tal senso. Poi aspetta che facciano cilecca, e che si imponga la scelta tra esser cacciati tutti fuori dall’Euro e verso l’Africa, oppure separarsi e lasciar uscire solo il Suditalia con Roma. Questo è il sottostante del suo plauso alle grida di “secessione!” e delle sue affermazioni “per l’Italia è arrivata la fine” e “preparatevi”.

Non avverrà che la BCE, la Francia, la Germania o chi altro intervengano per salvare l’Italia dal default come hanno fatto per la Grecia: un tale intervento non è possibile, perché il debito pubblico italiano è enormemente maggiore di quello greco, superiore del 50% della somma di quelli portoghese, spagnolo e irlandese. E poi, riflettiamo un attimo: dopo ciò che stanno vedendo da anni sulla gestione dei rifiuti napoletani (e non solo napoletani), oltre che sulle storie di mafia, di mala giustizia, di malapolitica, ovviamente Tedeschi, Francesi, Olandesi etc., mai e poi mai accetteranno – e in effetti rifiutano di farlo – la via dell’eurobond caldeggiata da Tremonti: non accetteranno mai di condividere il debito pubblico con l’Italia, perché questa esprime un sistema e una fauna di potere politico e burocratico inefficiente, distruttiva, criminale. Quindi non ci sarà mai un’integrazione politica europea includente l’intera Italia. Probabilmente, ma con garanzie serie, potranno però accettare un’integrazione politica limitata al Norditalia, più forse la Toscana, le Marche, l’Umbria.

         18.08.11 Marco Della Luna

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21 risposte a OLTRE IL MINIMALISMO DI TREMONTI: CHANCES DI SECESSIONE

  1. Sig. Staurt scrive:

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  2. LordBB scrive:

    @ Simone

    ….giustissimo quello che scrivi, concordo con te!
    LordBB

  3. Simone scrive:

    Da sempre sostanzialmente d’accordo sul contenuto dei suoi articoli, mi trovo in assoluto disaccordo con la “semplicità” con cui liquida le pensioni di reversibilità. Non si può mettere sullo stesso piano la moglie brasiliana 25enne di qualche palazzinaro od onorevole defunto, ed una famiglia in cui figli minorenni devono sopravvivere alla morte prematura dei genitori (caso personale, genitori con oltre 25 anni di contributi!!). Che vadano regolamentate meglio, d’accordissimo, ma lei scrive proprio completa eliminazione, frase da comizio degna di un politicante di pseudodestra (mi scusi la franchezza). Qualsiasi servizio diventa dannoso se abusato, ma ci si deve concentrare sull’abuso e magari, a differenza dei nostri politicanti,analizzare e ragionare sui dettagli, fare distinzioni tra la brasiliana e la moglie 75enne vedova e senza reddito, tra gli extracomunitari arrivati l’altroieri e gli italiani, e gli stranieri che qui lavorano e si fanno il mazzo da 15 anni. Saluti.

    • admin scrive:

      A SIMONE E LORDBB: Se leggerete più attentamente ciò che ho scritto sulle pensioni di reversibilità, troverete che non è come avete inteso, ossia che io vorrei toglierle subito e a tutti. Vorrei non darle a chi si è sposato solo per averle, e poi, nel tempo, sostituire la reversibilità, ossia le pensioni derivate, con pensioni proprie, in considerazione del fatto che i costumi sono cambiati nel senso che molti matrimoni sono di breve durata o fasulli, e che vi sono, per contro, molte unioni reali e stabili senza matrimonio – ossia molti matrimoni non meriterebbero la reversibilità, mentre molti non-matrimoni la meriterebbero. Meglio quindi che ciascuno abbia la sua propria pensione.

  4. Brumik scrive:

    La seconda parte di questo articolo mi ricorda la lucida impostazione del libro “BASTA ITALIA” dove l’autore, MDL, esprime il meglio di sé, sia per la profondità di analisi del disastroso contesto italico, sia per la soluzione proposta in ordine alla separazione (consensuale o meno) delle due realtà antitetiche del Nord e del Sud della Penisola. Mai ciò fu detto e ribadito con tanta chiarezza e senza alcun timore.

    Sulla prima parte invece, specialmente nei punti in cui si prospettano le cure immediate da apportare alla situazione contingente, non mi sento di esprimere altrettanto consenso. Ed è logico che non ci troviamo d’accordo perché abbiamo come meta due obiettivi totalmente diversi.

    MDL ritiene che sia ancora opportuno l’intervento dello stato nelle vicende private dei cittadini (“legalizzare e tassare droghe e prostituzione”, “innalzare l’età pensionabile a 65 anni”, “inopportuna l’idea di mettere il tfr in busta paga”, “non privatizzare beni e servizi pubblici”, ecc.) mentre io ritengo che lo Stato deve assolutamente essere estromesso dalla vita dei cittadini, per fare in modo che questi siano liberi di organizzarsi l’esistenza come meglio credono senza inutili e dannose interferenze dall’alto.

    Per esempio, perché mai il lavoratore dipendente non debba avere in busta paga lo stipendio “lordo”, cioè senza alcuna trattenuta fiscale o previdenziale? Secondo il mio pensiero ogni cittadino ha il sacrosanto diritto di pianificare il suo futuro in piena libertà e di decidere di andare in pensione quando vuole e con i soldi che ha ritenuto giusto ed opportuno risparmiare per la sua vecchiaia. Punto. Lo stesso dicasi per le sue cure sanitarie e per mille altre situazioni in cui si rende necessaria una certa responsabilità di comportamento.

    Ma questo sistema implica un atteggiamento mentale adulto che i popoli non hanno mai maturato (o potuto maturare) perché già dai tempi di Bismark sono stati considerati come dei bambini irresponsabili e inadatti a gestire il proprio destino. (Se ciò è potuto accadere la colpa è anche e soprattutto dei popoli stessi.)

    I politici di qualsiasi genere e tipo ci sguazzano a meraviglia in questa loro funzione di “baby-sitter sociale” perché così possono raccattare un mare di soldi direttamente “alla fonte” e con questi, dopo aver trattenuto per sé una cospicua percentuale, darsi alle spese più dissennate per foraggiare le lobby che promettono la loro riconferma alle prossime elezioni.

    La prima parte dell’articolo è inficiata da alcune evidenti contraddizioni perché l’A., dopo aver elencato le misure che portano soldi all’erario – dunque ai governanti- afferma che “il sistema-paese Italia è meno efficiente dei suoi partners europei perché è governato molto peggio, perché ha una classe dirigente molto meno capace e molto più ‘corrotta’ che vive di spesa pubblica […]”.

    Allora io non capisco perché, seguendo il suo ragionamento, si debba tassare p.es. la prostituzione per dare i proventi a dei governanti corrotti ed incapaci: quelli che ci impongono “tasse scandinave” per poi offrire “servizi africani”.

    E di questo passo io torno ancora a non capire perché, per superare la crisi attuale (vera o falsa che sia) si voglia di nuovo proporre soluzioni che prevedono ulteriori introiti da consegnare nelle mani di una casta corrotta e sanguisuga che ha indebitato e continua ad indebitare la nazione oltre ogni ragionevole limite.

    — Michele

    P.S.
    Per quanto riguarda l’astronomica cifra raggiunta dall’italico debito pubblico ho preparato alcune similitudini che più di ogni rappresentazione numerica rendono l’idea della sua enormità. Le troverete (anche) su questo blog non appena si tornerà sull’argomento. Dunque a breve.

    • admin scrive:

      A BRUMIK SU “OLTRE IL MINIMALISMO DI TREMONTI” Le sfugge che questo articolo formula raccomandazioni su che cosa fare non in assoluto, in libertà, ma ENTRO CERTI LIMITI, ossia rispettando alcuni vincoli, quali l’esistenza dello stato, un certo ruolo di questo stato, etc. Certo, quei vincoli sono indesiderabili, sarebbe meglio eliminarli, come sarebbe meglio eliminare questa classe politica, etc. etc. Però codesto è utopia. Soprattutto perché la partitocrazia inefficiente e ladra che asfiss8ia il paese è l’espressione del corpo sociale, della sua cultura e mentalità. Per fare le cose per bene, il vinvolo da eliminare sarebberte gli stessi italiani. E lo si elimina molto semplicemente e senza uccidere alcuno: basta emigrare.

  5. Roberto Costa scrive:

    @ Peppe 2

    non sono né il Roberto Buffagni che ha postato il 21 agosto 2011 alle 12.49, il quale leggendo attentamente il post, ha usato realmente un tono un po’ polemico verso il Sud Italia, non certo io che ho postato la prima volta il 21 agosto alle 22.17, e non sono nemmeno il roberto che postato il 21 agosto 2011 alle 9.25. Aggiungo il mio cognome cosi’ non mi si confonde più

    PS: cavolo, metà delle persone che postano qui si chiamano Roberto!! La prossima volta mi invento un nickname

  6. Roberto scrive:

    @Peppe

    Gentile Peppe, le faccio notare che primo, non sono assolutamente sprezzante e irrispettoso verso le altre parti d’Italia; secondo, la sua affermazione che l’influenza asburgica sia stata nefasta per la Lombardia mi giunge nuova e cozza veramente con tutte le opinioni degli storici che ho letto a riguardo mentre per Veneto e Piemonte posso anche crederle; terzo, la mia intenzione di emigrare infatti non é certo patriottica dato che il mio patriottismo italiano tende a zero asintoticamente; quarto, avendo lei aggiunto l’ ultima notazione sulla Germania, la informo che il roberto che ha postato il 21 agosto 2011 alle 9.25 non sono io e quindi la notazione sulla volontà tedesca di difendere l’euro fino all’ultimo la deve rivolgere a quel roberto e non a me. La saluto cordialmente.

  7. Peppe scrive:

    Gentile Roberto,quando il suo Nord intratteneva rapporti con la Mitteleuropa 150 anni fa,le cose non andavano per niente bene.Il Veneto era tra le zone più povere d’Europa,e con la più bassa aspettativa di vita della penisola.L’influenza asburgica sulla Lombardia esercitava una cappa opprimente per quell’area.Il regno dei Savoia era politicamente rampante,ma letteralmente con le pezze al culo:indebitato alla morte e per niente avanzato nello sviluppo rispetto al resto d’Europa.Ma non solo d’Europa…Il Regno delle Due Sicilie era molto più ricco e sviluppato.Le suona strano vero?Certo che sì;i testi di storia scolastici descrivono un’altro quadro.Ma lei sa che la storia la scrive chi vince le guerre e prende il potere.I fatti e i dati però emergono sempre col tempo.
    I titoli di Stato dei Borboni erano quotati come quelli inglesi e francesi,mentre quelli piemontesi erano,usando la terminologia attuale,junk(spazzatura).A Napoli le riserve valutarie ammontavano a più di 400 milioni;a Torino erano una ventina scarsa.Napoli era la seconda capitale culturale d’Europa dopo Parigi,e la seconda metropoli dopo Londra.Il Regno delle Due Sicilie aveva il sistema sanitario più avanzato d’Europa,testimoniato dal maggior numero di medici per abitante,e dal più basso indice di mortalità infantile del mondo.
    Potrei andare avanti a lungo ma sarei noioso.
    Questo era per farle capire che se c’è qualcuno che ha da rimpiangere quella che era la situazione di 150 anni fa,non è certo il Nord…Ma questo Della Luna ed altri commentatori attenti e preparati lo sanno.
    Le chiedo semplicemente di essere meno sprezzante e più rispettoso nei confronti di chi ha avuto destini diversi,non certo per sua volontà.
    Infine vorrei farle notare che la sua intenzione di andare nell’est europeo non è propriamente una scelta coraggiosa e “patriottica”…
    Ultima notazione sulla Germania.I tedeschi sono stati quelli che ci hanno guadagnato maggiormente dall’Euro.Questo per via della rigidità monetaria che ha tolto la possibilità,a Stati come l’Italia,di fare le svalutazioni competitive della propria moneta.E questo ci ha letteralmente tolto di mezzo come competitors nelle esportazioni;che guardacaso per la Germania sono aumentate sempre di più dal 2002.Quindi stia sicuro che non permetteranno mai,fin quando ne avranno la forza,di smembrare l’area Euro:perderebbero mercato e supremazia…
    Saluti

  8. Roberto scrive:

    Speriamo che lei abbia ragione e che il norditalia si sganci dal resto di italia per diventare una nazione indipendente all’interno dell’eurozona in modo che il norditalia, specie la lombardia, possa riagganciare legami politici, economici e produttivi con la mitteleruopa e l’europa centrale, legami che oramai mancano da 150 anni. Per quel che mi riguarda, non potendo aspettare un evento del genere che potrebbe mai arrivare, sto per fare le valigie e trasferirmi in un paese dell’est europa. Tanti Saluti Italia.

  9. LordBB scrive:

    Caro avv.,
    lei auspica la secessione, lei sbaglia, secondo me, solo su questo punto perche’ si “dimentica” che esiste l’USA (e la sua sorella UK).

    Per il resto sono d’accordo sulle sue analisi che scrive nei suoi articoli interessanti e ricchi di informazioni,e storia.

    Apprezzo molto la sua sintesi ed onesta’ intellettuale.
    Cordiali saluti
    LordBB

  10. LordBB scrive:

    …invece la PA Italiana e’ un vergogna…
    Lord BB

  11. LordBB scrive:

    @Roberto Buffagni

    sono d’accordo con Buaffagni, gli USA non permettono di dividere l’Italia costituzionalmente in 2. L’avv. nelle sue utili e chiare analisi e possibili scenari si dimentica degli americani e delgi inglesi. Della Germania non gli interessa niente. La Germania puo’ dire e pressare l’Italia come vuole, ma la decisione ultima la prendono USA+UK.

    Ora nei prossimi 20 anni gli occhi saranno concentrati sulla Africa e non Cina ed India, ma Africa. Gia’ lgi americano stanno trasferendo forze militari per costituire un confederanzione di stati e moneta unica. E poi trasferire gran parte delgi investimenti asiatici in costruzioni pubbliche in Africa….Quindi il mediterraneo diventera’ una area molto “calda” su tutti i fronti.
    Percio’ il sud Italia sara’ legato al Nord Italia.

    Poi la Lega Nord, ha finito di esistere ha solo i giorni contati, non ha piu” contenuti politici seri, soliti discorsi ed inutili.

    Mi preoccupa la sisnistra italiana che si lascia corrompere con molta facilita’ dai poteri forti. Quelli sono disposti a “svendere” l’Italia come niente…

    Tremonti sta tenendo duro, molto duro e penso, e spero, che anche Draghi gi dara’ una mano. E’ una persona che capisce il potere finanziario, non gli paice Berlusconi, ma rispetta Tremonti.

    Se Draghi e Tremonti faranno squadra, l’Italia ha un speranza, piccola, ma c’e’. Speriamo bene.

    Ora e’ tempo che Confindustria e tutti gli imprenditori italiani, si riuniscono e decidano una strategia univoca. La forza dell’Italia sono i piccoli imprenditori, gli artigiani una classe nobile e di famiglie che lottano, e hanno lottato per costruire le aziende.

    Difendiamo gli imprenditori italiani: cratori di ricchezza e valore. Abbiate rispetto di quelli che continuano a lottare per mantenere in piedi le aziende. Sono questi la vera ricchezza dell’Italia, l’economia che rende onore all’Italia.

    Distinti saluti
    LordBB

  12. Roberto Buffagni scrive:

    E’ forse interessante riflettere su una possibile analogia storica tra lo scenario possibile da lei disegnato, e auspicato, e il processo di unificazione italiana:
    a) come allora il Sud divenne “colonia interna” del Regno d’Italia per il concorso di diverse dinamiche, tra le quali ha importanzza prevalente la disgregazione della classe dirigente meridionale, che si prestò a divenire “borghesia compradora” della classe dirigente unitaria
    b) così potrebbe avvenire oggi nel processo di secessione del Nord dal Sud. Cioè a dire: il Nord potrebbe divenire “colonia interna” del Nordeuropa (Germania), e la sua classe dirigente “borghesia compradora” della classe dirigente UE.

    Segnalo inoltre che la dinamica storica da lei delineata, che sul piano economico mi sembra (per quanto me lo consentono le mie modeste nozioni) ben fondata, va però inserita in un contesto geopolitico che ha importanza prevalente. La secessione italiana non è un fatto che riguarda l’Italia, l’Europa e basta: è un fatto che riguarda anzitutto gli USA.
    Non sono in grado di valutare seriamente la posizione USA rispetto a un’ipotesi secessionistica, ma a prima vista direi proprio che NON gli andrebbe bene, perchè lascerebbe a galleggiare nel Mediterraneo uno Stato apertamente criminale, e aperto quindi alle più diverse avventure. Potrebbero essere interessati all’operazione solo qualora la gestissero in prima persona (il personale disponibile, cioè le mafie, ce l’hanno già, quindi…)

  13. roberto scrive:

    Complimenti per l’analisi molto lucida della situazione, la divisione d’Italia in due sta ormai arrivando velocmente, voluta non tanto dalle popolazioni del nord ma dalle grandi entità economiche detentrici del nostro debito, e da quelle a cui siamo concorrenti a livello industriale che hanno molta paura che a causa del sud il nord italia debba adottare un Neuro svalutato. C’è poi anche come ha detto lei la necessità della Germania di creare un nucleo forte per poter sopravvivere alle destabilizzazioni che seguiranno la fine del predominio statunitense. Mi chiedo solo in una fase del genere come si potrà attuare nella pratica una divisione di tale portata, e più nello specifico come si potranno dividere debito pubblico e impegni pensionistici, tanto per fare un esempio, sempre nell’ottica di far contenti gli sponsor dell’operaaione “chirurgica”.

  14. INVASIONI BORBONICHE scrive:

    Una squallida scopiazzatura delle panzane del PROF. Miglio…tutto qui, niente di nuovo sotto il sole. Quando al Nord inizierete a capire che è proprio il Nord a non volersi staccare dalla Mammella del Sud, forse e dico forse, inizierete ad aprire gli occhi e ad agire di conseguenza, basterebbe rinunciare ai capitali mafiosi da decenni RICICLATI al nord per irrorare la vostra economia , questo si, sarebbe un buon inizio. Padania libera…DAI PADANI.

  15. vincent scrive:

    Complimenti, lei è un secondo vittorio emanuele. Ci ha anche scelto la moneta (la lira ovviamente) e anche la futura classe dirigente (la mafia). Ci da anche un gran consiglio: fare causa non al nord che ci ha depredati ma ai savoia che per vivere fanno i guitti. Purtroppo non ci separeremo mai per volere del nord, gli facciamo troppo comodo. La separazione avverrà per volere del sud che piano piano si sta svegliando da sonno e mi creda ci sarà da ridere………………………….Ah , per sua informazione la moneta sarà il Tarì ed il capo dello stato S.A.R. Carlo di Borbone. saluti , Vincent

  16. Paolo scrive:

    Ciao Beppe, in parte hai scritto quello che penso anch’io… tu che ne pensi Marco?

  17. Peppe scrive:

    Ciao Marco,mi permetto di darti del “Tu” per via di quella sorta di confidenza che si genera quando si “legge”spesso una persona.Intanto ti esprimo il mio apprezzamento per il gran lavoro che fai,e l’evidente passione che ci metti.
    Detto questo,come noterai dal nome,sono un meridionale.Tranquillo,non sono qui per vomitare insulti o prendere a morsi il tuo ragionamento sull’ipotesi di secessione “strategica”.
    La situazione del Sud è talmente tanto depressa e compressa,che secessione o no,la sua rinascita non può che avvenire attraverso uno shock politico-economico-sociale.
    Per quanto possa sembrarti strano e paradossale,la condanna alla minorità del meridione è stata determinata dall’unità risorgimentale prima,e da tutte le politiche messe in essere da quel momento in poi:dalla classe dirigente degli italiani del Nord per una parte,e dalla classe dirigente parassitaria degli italiani del Sud per l’altra,in accordo con le necessità di sviluppo che interessavano i primi.
    Sarebbe oltremodo tedioso andare a rivangare la storia delle vicende post-unitarie,quindi mi astengo.Del resto credo che gli osservatori attenti come te ormai conoscano benissimo la versione “reale” della storia italiana del dopo 1861;che come sempre subisce il maquillage ad uso e consumo degli interessi dei vincitori,come sempre è avvenuto ad ogni tempo e latitudine.
    Tornando ad oggi ed alla tua analisi ti dico:sono d’accordo,è forse il tempo di farla la secessione!
    Peggio di così è difficile che possa andare;anche perchè,nonostante il tuo ottimismo,anche la competitività del Nord è ormai compromessa.Ed a prescindere dalle latitudini geografiche dello stivale,è tutto il “sistema” occidentale ad essere al capolinea della Storia.E’ chiaro che abbiamo bisogno di un reset.Hai perfettamente ragione quando dici che non basta cambiare la classe dirigente quando essa è la cartina di tornasole di una forma mentis corrotta e decadente dell’intera nostra società.Per questo forse abbiamo bisogno di un sano collasso.Di quelli che ci costringano a guardarci in faccia e decidere che,o si cambia o si muore.Tutti.
    Abbiamo bisogno di un nuovo,anzi di un VERO Risorgimento:morale(della gente),etico(delle istituzioni rappresentative),di dottrina economica(il capitalismo è allo stato finale della sua evoluzione,ed è iniziata l’involuzione).

    Ultima considerazione.La secessione sarà un bagno di sangue economico-sociale per il Sud nel breve-medio periodo.Ma non credere che per il Nord sarà una svolta ricostituente…tutt’altro.Ricorda che la bilancia commerciale del Nord è sballatissima.Le famiglie meridionali spendono in consumi una settantina di miliardi;di questi una sessantina vanno ad aziende del Nord Italia,ed il resto si divide tra importazioni dall’estero e consumo di prodotti meridionali.Se quest’ultimi nel giro di pochi anni vanno a riprendersi la fetta di quelli del Nord…ci sono i margini per una bella svolta da una parte,ed una grossa perdita dall’altra.E recuperare la competitività nei confronti della Mittel Europa non sarà cosa da poco.
    150 anni fa per riuscire a risollevarsi,ci fu bisogno di invadere,conquistare,saccheggiare e smantellare il Regno delle Due Sicilie.Oggi quella possibilità non c’è più…
    Un abbraccio,
    Peppe

  18. Federica scrive:

    Complimenti per questo suo scritto! Magari fossero vere le sue previsioni in merito alla separazione tra Nord e Sud, soprattutto, per le reali e vere motivazioni da lei citate.
    Mi è piaciuto molto leggere questo e altri suoi articoli.

  19. Riccardo scrive:

    …la pubblica amministrazione italiana costa il 30% in più di quella tedesca e rende molto meno…

    Che la nostra PA renda meno non ci sono dubbi, ma dai dati ISTAT 2009 costa il 9% in più di quella tedesca, non il 30% !!

    fonte: http://www.istat.it/grafici_ra/sostenibilita/spesapa.xls

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