LA TRIMURTI EUROPEISTA E LA FINE DELLA STORIA ITALIANA

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 LA TRIMURTI EUROPEISTA E LA FINE DELLA STORIA ITALIANA

Casini è da sempre europeista e vuole da sempre  Monti candidato a premier. Bersani è europeista e vuole vincere al voto per aprire subito a Monti. Berlusconi, dopo l’ultima istrionica giravolta, è europeista e invita Monti a prender la guida dei moderati. Il pensiero va (pur conscio delle diversità) a quei rei africani che vendevano i loro sudditi ai negrieri europei. E pure ai numerosi uomini forti via via messi su dalla CIA e da Wall Street nei paesi poveri ma ricchi di risorse naturali e mano d’opera a buon mercato, per poter prendersi queste e quelle per quattro soldi.

Tutti i tre big vogliono portare i loro servigi al vincitore ormai certo e padrone destinato d’Italia: il capitalismo franco-tedesco che ieri, tredici dicembre,  con l’unzione del Washington Consensus (FMI + Casa Bianca), ha incoronato Monti successore di Monti. Pochi hanno la libertà e l’onestà intellettuale di spiegare, come il giorno medesimo ha fatto Giulio Tremonti, che oggi l’Italia fa da bancomat alle banche tedesche e francesi. O di un Paul Krugman o di certa stampa britannica, che rinnova la valutazione tecnica che l’Italia, per tornare a crescere, abbisogna di uscire dal sistema di cambi bloccati e vincoli di bilancio detto Euro.

 I tre leaders politici italiani pronamente gareggiano tra loro per ottenere dai poteri veri l’appalto della consegna-svendita di ciò che resta da rastrellare di questo sventurato Paese e salire sul carro dei nuovi padroni. Maroni, col suo partito rimpicciolito, nel migliore dei casi potrebbe di prendersi la Lombardia, e niente più – ma solo se asseconda Berlusconi, cosa oggi assolutamente discreditante, dopo che l’ex premier ha dapprima sostenuto, poi sfiduciato e il giorno dopo ri-fiduciato Monti. L’azione di Grillo e Casaleggio niente potrà contro il grande blocco europeista traversale. Pertanto, il prossimo voto politico consegnerà conclusivamente il Paese ai suoi nuovi padroni esterni appoggiati dai loro servitori interni, i quali manterranno, servendoli, i loro privilegi di casta. Seguirà un lungo tempo di miseria e sfruttamento senza speranza: la “fine della storia”, per la repubblica italiana. Arriva la fine della storia d’Italia. L’Italia verrà “integrata” nel sistema industriale a guida germanica, e nel Belpaese si faranno le lavorazione a basso costo di mano d’opera, a basso valore aggiunto, a bassa tecnologia (escluse poche nicchie), ad alto inquinamento. Il margine di profitto sarà trattenuto oltralpe. Gli italiani saranno lasciati nel debito, a lavorare con bassi salari e pensioni da fame e servizi da terzo mondo, per pagare gli interessi e sostenere il generoso sistema pensionistico nordeuropeo, l’enorme debito implicito nordeuropeo, il credito pubblico alle imprese tedesche. Però saranno orgogliosi di essere accettati dai fratelli europei più virtuosi, finalmente, e potranno dirsi “integrati”, e celebrare i padri dell’Integrazione, nelle persone di Monti, Draghi, Napolitano. I quali non meritano alcun biasimo, perché non vi è scelta, nella realtà: l’Italia deve finire così: necesse est, fata nolentes trahunt, volentes ducunt. I sistemi-paese non vitali vengono smantellati e presi a pezzi dai sistemi-paesi più validi, così come le aziende non vitali vengono smembrate e rilevate dalle concorrenti più vitali, che prendono il buono e lasciano i debiti nella Bad Company. La repubblica italiana ora è una Bad Country.

Questo è un destino inevitabile per un paese mai esistito prima, assemblato 150 anni fa da un disegno di quegli stessi poteri stranieri, un paese fatto di culture e popoli diversi, uniti a forza, senza storia comune, senza cultura di autogoverno – tranne la repubblica di Venezia -, senza senso nazionale, senza fiducia sociale e istituzionale, senza capacità di innovazione e adeguamento all’evoluzione del mondo, bloccato e recessivo in tutto da vent’anni, quindi morto, con le migliori risorse di capitali, imprese e cervelli che in massa sono andate e vanno via, all’estero. Impoverito su tutti i piani e in tutti i settori, tranne che nella criminalità organizzata, e nell’abilità della casta e mantenere la poltrona e le prebende pur nella rovina che essa crea.

Questi sono tutti dati di fatto, oggettivamente certi. Il resto è chiacchiere e non si è tradotto in fatti, non ha mutato il trend, nonostante le molte promesse e i molti cambiamenti di maggioranze e di leggi elettorali: la riprova che il sistema-paese è finito.

Neanche eliminare fisicamente tutta la casta, quel milione e rotti di politici e alti burocrati, cambierebbe le cose, perché si tratta della mentalità e delle consuetudini della popolazione, del suo rapporto con qualsiasi potere, che è di complicità infedele, opportunismo amorale, particolarismo assoluto. Un paese così, cioè con una popolazione così, fallisce fatalmente come organismo dell’agone globale e può essere solo riforma(tta)to governato dall’esterno, previo take-over dei capitali stranieri. E dallo straniero, in effetti, tutte le sue componenti, tranne quella suddetta, cioè la Repubblica Veneta, sono sempre state governate, storicamente, salvi brevi periodi.

 Ciò che sta compiendosi oggi era prevedibile già diversi anni fa: i meccanismi erano già all’opera, come descrissi in alcuni saggi, a cominciare dalla prima edizione di Euroschiavi, uscita nel 2005:

“Uscire dal Trattato di Maastricht è, a ben vedere, indispensabile per

esercitare una qualche libertà di scelta politica nella gestione del Paese.

Infatti, a causa dei vincoli imposti da quel trattato e dalla cessione della

sovranità monetaria alla BCE e dal fatto che quasi tutte le entrate se

ne vanno in spesa corrente e interessi sul debito pubblico, governo e

parlamento non hanno più strumenti di manovra in fatto di politica

economica, sociale, ecologica, etc.: non possono emettere la propria

moneta ma devono comprarla dalla BCE; non possono agire sul tasso

di sconto, perché questo è fissato dalla BCE; non possono svalutare,

perché il cambio è gestito dalla BCE e vincolato alle altre euro–valute;

non possono spendere a debito per i necessari investimenti produttivi

(ricerca, infrastrutture, istruzione), perché sono vincolati a contenere il

deficit di bilancio e a ridurre il debito pubblico. D’altra parte, non possono

aumentare le tasse, perché hanno già raschiato il fondo (a meno

di sacrificare con un’ulteriore grossa imposta patrimoniale qualche categoria

sociale come i proprietari immobiliari o gli agricoltori).

Privata della possibilità di scelta sul piano che conta, quello economico,

il presupposto di tutte le altre scelte perché senza denaro quasi niente

si può fare, la politica si riduce a diatribe su matrimoni omosessuali, pillole

del giorno dopo e sotto–lottizzazioni di una torta sempre più magra.

Intanto, la produzione cala, la povertà aumenta, i servizi sociali peggiorano,

la domanda e la produzione ristagnano, la competitività va a picco.

L’alternativa è tra continuare la policy avviata nel 1992, mandando in rovina

il Paese in modo che i suoi assets importanti vengano comperati tutti

dal capitale estero (ossia, da soldi virtuali creati gratis e dal nulla a opera

del sistema bancario privato), che poi si metterà al comando; oppure

uscire dall’Euro e recuperare la sovranità monetaria – togliendola ai suoi

illegittimi detentori, la BCE e la Banca d’Italia, e recuperando le vaste risorse

monetarie del signoraggio e bloccando il take–over delle industrie

nazionali da parte di competitori esteri. Il suddetto articolo del Times evidenzia

come tutti gli studi su modelli econometrici mostrano che l’Italia

avrebbe un forte e rapido beneficio dall’uscita dall’Euro.

~ uroSchiavi e i segreti del Signoraggio ~

162”

 

Nel 2007, nell’introduzione alla seconda edizione di Euroschiavi, scrivevo:

la finanza internazionale ha preso atto che: 1) l’Italia, come sistema-paese, ha urgente bisogno di riformarsi e ammodernarsi per sopravvivere; 2) non può farlo dal proprio interno perché in Italia la produzione del consenso politico è basata proprio sulla protezione di privilegi e abusi disfunzionali, sicché qualsiasi maggioranza, per riformare, dovrebbe tagliare

il ramo su cui è seduta. Conseguentemente essa, ora, attraverso i suoi uomini posti nella stanza dei bottoni, sta procedendo al trasferimento del potere decisionale per l’Italia dall’interno del paese all’estero, in modo che possa essere riformato dall’estero, prescindendo dal consenso interno, soprattutto di quello della base.”

In Basta Italia, pubblicato nel marzo 2008, potete leggere:

“Se facciamo un bilancio consuntivo dell’unificazione d’Italia a circa

140 anni dal suo completamento, dobbiamo portare i libri nel Tribunale

della Storia per chiedere la dichiarazione di fallimento.Perché, secondo tutti i parametri, lo Stato “Italia” è un fallimento senza

prospettive.

È un fallimento in fatto di funzionalità e competitività internazionali

– continua a perdere posizioni, a impoverirsi.

È un fallimento come capacità di innovarsi e ammodernarsi, nonostante

ne abbia un bisogno estremo: è il più rigido tra i Paesi occidentali.

È un fallimento come produttività: è ultimo tra i Paesi occidentali.

È un fallimento di fatto di produzione: dal 1992 è divenuto l’ultimo

dei Paesi europei, con uno sviluppo di meno di metà della media.

È un fallimento come natalità: è ultimo tra i Paesi occidentali.

È un fallimento come pubblica amministrazione: è ultimo fra i Paesi

occidentali come efficacia e primo per costi.

È un fallimento come capacità di attrarre investimenti: è ultimo fra

i Paesi occidentali.

È un fallimento come lavoro: ha il tasso più alto di assenteismo, di

scioperi, di malattie, e ciò gonfia il costo del lavoro.

È un fallimento come capacità di attirare e trattenere il risparmio:

nel primo anno del Governo Prodi bis, 120 euromiliardi si sono rifugiati

in Svizzera.

È un fallimento in fatto di sviluppo economico: il suo prodotto interno

lordo, e ancora più il suo prodotto interno netto, marciano a tassi

frazionali rispetto alle economie forti.

È un fallimento in fatto di finanza pubblica: infatti, l’indebitamento

dello Stato è enorme, continua a crescere, e nessun governo lo ri-

~ Consuntivo dello stato “Italia” ~

37

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duce, mentre esso inghiotte sempre più risorse per il pagamento degli

interessi passivi.

È un fallimento in fatto di indipendenza – nel senso che ha sempre

più padroni stranieri, come meglio diremo, non tanto a Washington,

quanto a Francoforte, Londra, Parigi.

È un fallimento in quanto a capacità di ricerca scientifica e tecnologica:

è ultimo d’Europa, dopo la Grecia.

È un fallimento in fatto di pubblica istruzione: le scuole italiane sono

le meno efficaci nel preparare al lavoro.

È un fallimento come politica salariale: ha i salari più bassi dell’Unione

Europea e vorrebbe abbassarli ulteriormente per competere con

Paesi come la Cina nella manifattura a bassa tecnologia.

È un fallimento in quanto a debito pubblico e pressione fiscale – ovviamente

– che salgono in parallelo, alimentandosi a vicenda, come

qualcuno inizia a capire.

È un fallimento in fatto di integrazione economica, in quanto aumenta

il divario tra regioni sviluppate e regioni non sviluppate, regioni

che mantengono e regioni che sono mantenute.

È un fallimento in quanto a welfare, perché il governo ha organizzato

il fallimento del sistema pensionistico nel giro di pochi anni, così

che scoppino disordini sociali, che la sinistra cavalcherà per prendere

il potere e saccheggiare gli italiani con una nuova tassa patrimoniale.

È un fallimento in quanto alla giurisdizione, perché il sistema giudiziario

italiano è inefficiente e corrotto, alimenta la criminalità e allontana

gli investimenti stranieri, e viene costantemente condannato

dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

È un fallimento in quanto a infrastrutture, che sono state neglette,

anche come manutenzione, per decenni.

È un fallimento in quanto alla sanità: spesa fuori controllo e 6.000

morti l’anno per infezioni contratte in ospedale.

È un fallimento in quanto a ordine pubblico, dato che un terzo circa

del territorio resta in mano alla criminalità organizzata, e gli stessi

partiti politici riproducono i modelli di potere e consenso della mafia.

~ Basta con questa Italia! ~

38

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È un fallimento in quanto a rappresentatività e democrazia, dato

che la classe dirigente palesemente non rappresenta gli interessi della

collettività, ma quelli propri e corporativi, così come fanno i capi politici,

sindacali e i parlamentari.

È un fallimento in quanto a legalità e legittimità, perché la corruzione

e la deviazione dei poteri sono ambientali e strutturali e su di esse si

poggia il potere costituito anche per produrre il consenso dal basso.

È un fallimento in quanto a difesa idrogeologica, dato che non è in

grado di eseguire una prevenzione che costerebbe una frazione di quanto

costa rimediare ai disastri idrogeologici dopo che sono avvenuti.

È un fallimento in quanto a capacità difensive militari, siccome non

ha forze armate efficienti e non fa i necessari aggiornamenti dei sistemi

d’arma.

È un fallimento in quanto a capacità decisionale, in quanto nessun

governo riesce ad eseguire riforme strategiche e tutto si blocca.

È un fallimento in quanto a rinnovo della classe dirigente: dalla politica

all’università, abbiamo la gente più vecchia del mondo.

È un fallimento in quanto alla capacità di organizzarsi, in quanto la fiducia

e il rispetto verso le regole organizzative sono pressoché inesistenti.

È un fallimento senza speranza, perchè non c’è una classe politica

all’altezza del ruolo, dotata di competenze che vadano oltre il galleggiare

e il saccheggiare. Mancano gli uomini capaci. Non c’è nessuno

che possa portare il Paese fuori dalla rovina.

È un fallimento complessivo e definitivo, in quanto tutte queste cose

si sanno ma a nessuna di esse si è rimediato o iniziato a rimediare,

nemmeno con la “Seconda Repubblica”, nemmeno con l’“alternanza”.

Si è peggiorato, invece, in modo pilotato e voluto, per poter preparare

l’opinione pubblica alla privatizzazione di tutte le funzioni pubbliche,

a vantaggio di monopolisti privati che le rilevano in società con

politici, sindacalisti e pubblici amministratori, e le gestiscono in regime

monopolistico con sovrapprezzi monopolistici, quindi nessun incentivo

all’efficienza e massima possibilità di sfruttare il cittadino.

Pensate alle tariffe per i rifiuti, ai pedaggi per le autostrade.

~ Consuntivo dello stato “Italia” ~

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Ricercatori, scienziati, manager, imprenditori, professionisti, se ne sono

già andati o se ne stanno andando.

Restano i meno capaci, restano i sentimentalisti irrazionali che stupidamente

associano l’idea dell’emigrazione alla povertà e al fallimento

– e si dimenano o sguazzano in questo sistema, come pesci in

una pozzanghera economica che si sta prosciugando al sole della globalizzazione,

mentre oltre confine abbonda l’acqua fresca e profonda.

Un organismo che non riesce a reagire a processi degenerativi interni, è

un organismo morente.

L’Italia non ha capacità di reazione organiche, d’insieme. È come

un vasto corpo in fin di vita e ampiamente necrotizzato, in cui bande

di larve carnarie riescono ancora a ingrassarsi. Nel senso che alcuni

gruppi, alcune cordate di potere, riescono ad assicurarsi fette di potere

e sacchi di soldi attraverso la conquista di posizioni di rendita monopolistica

e attraverso il saccheggio fiscale dei risparmiatori e dei

produttori di ricchezza che ancora non se ne sono andati. In ciò, sostanzialmente,

consiste l’attività dei partiti politici italiani. Altroché alternanza!

Questi sono gli elementi, in base ai quali dobbiamo valutare le prospettive

dell’Italia, e decidere se sia meglio restare o emigrare.

È questo il Paese a cui volete affidare il vostro futuro, il vostro lavoro,

i vostri investimenti?

E i vostri figli, li affidate a questo Paese? Se li amate, come potete

farlo? E come potete farli, se non ne avete ancora? Farli nascere sotto

un debito di 25.000 Euro a testa, in peggioramento? Tenerli qua quando

potreste portarli in salvo?”

 

Poiché non è possibile una maggioranza politica senza il voto delle

categorie parassite, non è possibile risolvere il problema della spesa

pubblica e dell’inefficienza della pubblica amministrazione. Quindi

l’Italia sarebbe destinata alla rovina.

Invece, l’Italia non è destinata alla rovina, perché il problema della

spesa pubblica e dell’inefficienza del sistema-paese si può risolvere –

si può risolvere dall’esterno dell’Italia. Ossia, trasferendo i centri di

potere monetari, finanziari, economici, quindi politici, a potentati

stranieri, che imporranno le antipopolari e antiparassitarie riforme

dall’esterno dell’Italia, perciò senza bisogno di basarsi sul consenso

elettorale degli italiani. Certo, faranno riforme nell’interesse loro proprio,

non degli italiani.

Quindi l’Italia non è destinata alla rovina, ma al colonialismo. Allo

sfruttamento coloniale. Dall’assassinio di Enrico Mattei, passando per

quello dell’avv. Ambrosoli, i politicanti italiani si sono mossi, col sostegno

finanziario e – credo – anche sotto minaccia dei potentati stranieri, in questa

direzione: svendere banche, industrie, mercati etc. a potentati stranieri.

Bettino Craxi cercò di opporsi, a modo suo – appoggiandosi a meccanismi

clientelari nazionali. Il suo tentativo di opposizione fu liquidato attraverso

una gigantesca operazione giudiziaria, nota come Mani Pulite,

che eliminò tutti i partiti popolari italiani (DC e PSI in testa), aprendo la

via a una dilagante campagna di colonizzazione dell’Italia da parte della

finanza straniera e sovranazionale, soprattutto con Dini, Ciampi, Prodi –

campagna culminata con Maastricht, la BCE, l’Euro, lo smantellamento

dell’industria chimica, dell’industria cantieristica, dell’industria elettronica

nazionali in favore di quelle estere, la scellerata svendita alla concorrenza

straniera della Nuova Pignone – azienda leader mondiale e in forte

attivo: un misfatto economico senza precedenti. Con la cessione della sovranità

monetaria alla BCE. E della proprietà della Banca d’Italia ai finan-

157

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zieri privati, anche stranieri. E dei principali mercati, come la grande distribuzione

e l’automobile, a concorrenti stranieri. In sostanza, con la cessione

di ogni autonomia e la totale sottoposizione alla dipendenza da centri

di poteri privati stranieri.

I soggetti che stanno attuando tale programma, per attuarlo più

agevolmente e per meglio mimetizzare i propri scopi effettivi, hanno

assunto i colori politici della sinistra e si sono dati una vernice di socialità

o socialismo. In Italia non vi è una vera sinistra, se non di frangia,

né un vero centrosinistra. Vi sono operatori politico-economici

che si fingono di sinistra, che hanno assunto simboli e ideologie della

sinistra, che compiono isolati atti politici che paiono di sinistra in

quanto colpiscono i ceti medi. Ma non sono affatto di sinistra. L’abito

non fa il monaco. La loro vera natura è palesata dai frutti della loro politica

– declino, privatizzazione e colonizzazione – e da chi li raccoglie

– finanzieri e grandi capitalisti, soprattutto stranieri.

~ Basta con questa Italia! ~

158

 

 

14.12.12 Marco Della Luna

 

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9 risposte a LA TRIMURTI EUROPEISTA E LA FINE DELLA STORIA ITALIANA

  1. Pingback: La Trimurti europeista e la fine della storia italiana | Critica Scientifica - di Enzo Pennetta

  2. Georgejefferson scrive:

    Caro il nostro condottiero della Luna,ti aspettiamo a candidarti in politica,cosi mostrerai a tutti il tuo coraggio oltre le parole.

    È un fallimento in fatto di funzionalità e competitività internazionali – continua a perdere posizioni, a impoverirsi.

    E’ UN FALLIMENTO PIANIFICATO DATO DALLE DECISIONI ESTERE DI TOGLIERE TUTTE LE SOVRANITA’

    È un fallimento come capacità di innovarsi e ammodernarsi, nonostante ne abbia un bisogno estremo: è il più rigido tra i Paesi occidentali.

    E’ UN FALLIMENTO PIANIFICATO DATO DALLE DECISIONI ESTERE DI TOGLIERE TUTTE LE SOVRANITA’

    È un fallimento come produttività: è ultimo tra i Paesi occidentali.

    PORTA LE PROVE E LE CLASSIFICHE E LE FONTI

    È un fallimento di fatto di produzione: dal 1992 è divenuto l’ultimo dei Paesi europei, con uno sviluppo di meno di metà della media.

    E’ UN FALLIMENTO PIANIFICATO DATO DALLE DECISIONI ESTERE DI TOGLIERE TUTTE LE SOVRANITA’

    NONOSTANTE QUESTO:

    di Ambrose Evans Pritchard – L’Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata.
    Il paese è più ricco della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di € di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario nel blocco dei G7. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265pc del PIL, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.
    Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell’indice del Fondo Monetario Internazionale per “sostenibilità del debito a lungo termine” tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi.
    “Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c’è un paese nell’UEM che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l’euro e dal ripristino della competitività, è l’Italia, ovviamente”, ha dichiarato Andrew Roberts di RBS.
    “I numeri sono davanti a noi. Pensiamo che la storia del 2013 non è quella di paesi costretti a lasciare l’UEM, ma di paesi che scelgono di andarsene. ”
    Una studio di “teoria dei giochi” condotto da Bank of America ha concluso che l’Italia avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell’UEM da un’uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica.
    La sua posizione patrimoniale sull’estero è vicina all’equilibrio, in netto contrasto con la Spagna e il Portogallo. Il suo avanzo primario comporta che può lasciare l’UEM in qualsiasi momento lo desideri senza dover affrontare una crisi di finanziamento.
    Un alto tasso di risparmio significa che qualsiasi shock dei tassi di interesse dopo il ritorno alla lira rfluirebbe indietro nell’economia attraverso i maggiori rendimenti agli obbligazionisti italiani – e spesso si dimentica che i tassi di interesse “reali” dell’Italia erano molto più bassi sotto la Banca d’Italia.
    Roma ha in mano delle carte vincenti. Il grande ostacolo è il primo Mario Monti, installato a capo di una squadra di tecnocrati nel Putsch di novembre 2011 dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dalla Banca Centrale Europea – tra gli applausi dei media Europei e della classe politica.

    “È un fallimento come lavoro: ha il tasso più alto di assenteismo, di scioperi, di malattie, e ciò gonfia il costo del lavoro.”

    LE PROVE,LE FONTI(PIU FONTI),LE CLASSIFICHE E LINKS GRAZIE

    “È un fallimento senza speranza, perchè non c’è una classe politica all’altezza del ruolo, dotata di competenze che vadano oltre il galleggiare e il saccheggiare. Mancano gli uomini capaci. Non c’è nessuno che possa portare il Paese fuori dalla rovina.”

    BENE,BRAVO,RINNOVO L’INVITO AL RINNOVATO ANARCO CAPITALISTA DELLA LUNA

    ENTRA IN POLITICA E MOSTRA A TUTTI IL CORAGGIO TUO ALLA MATTEI O MORO O CRAXI

    ATTENDIAMO FIDUCIOSI

    INTANTO PUOI SEMPRE CAMPARE CON LA VENDITA DEL TUO ULTIMO LIBRO

  3. DavidIckeFan scrive:

    Nati per la prigione: «Nessuno è così schiavo come chi crede falsamente di essere libero».

    il complottista può essere un pazzo visionario. Ma è anche vero che l’anticomplottista, essendo uno che critica ciò che non conosce è di conseguenza un cretino perché pensa che la realtà finisca dove lui ha deciso che debba finire

    Ora non si tratta di fallimento, ma bensì di cospirazione è molto chiaro, bisogna solo essere consapevoli!!

    Lo stato orwelliano italiano è l\\\\\\\’esperimento per arrivare al New World Order, a presto solo denaro elettronico e microchip sottocutaneo.

  4. DavidIckeFan scrive:

    Nati per la prigione: «Nessuno è così schiavo come chi crede falsamente di essere libero».

    il complottista può essere un pazzo visionario. Ma è anche vero che l’anticomplottista, essendo uno che critica ciò che non conosce è di conseguenza un cretino perché pensa che la realtà finisca dove lui ha deciso che debba finire

    Ora non si tratta di fallimento, ma bensì di cospirazione è molto chiaro, bisogna solo essere consapevoli!!

    Lo stato orwelliano italiano è l\\\’esperimento per arrivare al New World Order, a presto solo denaro elettronico e microchip sottocutaneo.

  5. DavidIckeFan scrive:

    Nati per la prigione: «Nessuno è così schiavo come chi crede falsamente di essere libero».

    il complottista può essere un pazzo visionario. Ma è anche vero che l’anticomplottista, essendo uno che critica ciò che non conosce è di conseguenza un cretino perché pensa che la realtà finisca dove lui ha deciso che debba finire

    Ora non si tratta di fallimento, ma bensì di cospirazione è molto chiaro, bisogna solo essere consapevoli!!

    Lo stato orwelliano italiano è l\’esperimento per arrivare al New World Order, a presto solo denaro elettronico e microchip sottocutaneo.

  6. DavidIckeFan scrive:

    Nati per la prigione: «Nessuno è così schiavo come chi crede falsamente di essere libero».

    il complottista può essere un pazzo visionario. Ma è anche vero che l’anticomplottista, essendo uno che critica ciò che non conosce è di conseguenza un cretino perché pensa che la realtà finisca dove lui ha deciso che debba finire

    Ora non si tratta di fallimento, ma bensì di cospirazione è molto chiaro, bisogna solo essere consapevoli!!

    Lo stato orwelliano italiano è l’esperimento per arrivare al New World Order, a presto solo denaro elettronico e microchip sottocutaneo.

  7. Giuseppe scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v=ORw7PjmlHhg Solo pretendendo l’attuazione del cambiamento delle nostre risorse x l’energia può darci la risposta risolutiva di tutto questo marciume… Oltre all’energia toroidale descritta in questo documentario in Italia ( paese con tutte le caratteristiche x un’approvvigionamento energetico derivante da Sole, Biomasse, idroelettrico senza la costruzione di dighe , Maree e correnti Marine come progetto megaturbina nello stretto di Messina, Geoenergia visto il potere Termico della Terra e tant’altro puntualmente infossato…Insabbiato x la Mania del Controllo sulle Masse… Questo è quello che ci sta distruggendo anche nella nostra intima essenza alienandoci fino all’autodistruzione… Questa è la Vera Pazzia!!!

  8. Tom scrive:

    Ottimo come sempre. Ma sul paragrafo “È un fallimento in quanto a capacità difensive militari, siccome non ha forze armate efficienti e non fa i necessari aggiornamenti dei sistemi d’arma.”

    Efficienti per cosa dovrebbero essere? Un popolo determinato a restare libero non ha alcun esercito o lo ha minimale, ma ha forze armate efficientissime in caso di bisogno, dalla Svizzera all’Afghanistan. Sugli “aggiornamenti dei sistemi d’arma” e’ tutta carne di porco, dagli F35 in giu’.

  9. MiCHELE scrive:

    Triste ma veritiera realta’ Dottore !!! Nonostante provi a riportare cio’ che scrive cercando di semplificarlo al massimo viene e malapena ascoltato e nella peggiore delle situazioni deriso! Purtroppo coloro a cui parlo hanno in bocca solo la loro sinistra che, come scrive lei sta decimando loro il futuro e che apprezzano solo per avergli tolto le 5 euro di costo di ricarica sui telefoni e la legge Bersani sulle assicurazioni,e dicon pure che ora l’imu non la pagano sulla prima casa o meglio pagan poco; infatti velatamente fan capire che voteranno il pd, perche’ dicon che il banana pensa solo ai suoi processi! Contenti loro !! Nonostante si informino in maniera alternativa e lontano da giornali e tv loro sanno solo solo queste poche frasi che ho prima menzionato non volendo ne’ vedere ne’ capire che ci stanno colonizznado come se fossimo una terra appena scoperta ;e cosa peggiore non comprano un libro da leggere ma secondo loro basta un semplice blog per essere informati e ,se per caso andasse tutto male con la nuova sinistra ,daranno comunque la colpa a Berlusconi !!!!

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