Crisi continua e vanità delle proposte degli economisti.

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Crisi continua e vanità delle proposte

degli economisti.

Per capire come ripartire dopo il collasso

dell’economia globale

 

Testo per la Conferenza di Castelfranco di Sopra – Arezzo – 29.09.15

 

1- Questo convegno o festival si proietta verso quanto resta del terzo millennio. E’ incentrato sul proporre soluzioni e nuovi sistemi. Introducendo i lavori, quindi, voglio parlare in generale del senso del “fare proposte”. Gli economisti, nel corso dei decenni, hanno lanciato molti moniti e molte proposte contro certe riforme, certe scelte, certe omissioni, ma sono rimasti inascoltati. Stranamente inascoltati, parrebbe. Quindi è fondamentale chiedersi che senso abbia formulare moniti e proposte, e perché non funzionino, non vengano recepiti, nemmeno quando la loro fondatezza e opportunità è evidente. Ossia: ci muoviamo in uno scenario di crisi dovuta a errori, in cui le istituzioni cercano soluzioni, oppure in uno scenario di crisi prodotto intenzionalmente? Se consideriamo che questa crisi, ossia le riforme che la hanno indotta e quelle che vengono prese per risolverla, hanno prodotto, su scala mondiale, una redistribuzione accentrante, cioè un enorme spostamento della ricchezza, del reddito, del potere, dei diritti, e anche della forza politica, nel senso di concentrarli nelle mani di una élite togliendone  grandi quantità alle classi medie e medio-basse, le quali invece li avevano acquisiti nei decenni keynesiani precedenti (in Europa, dalla fine della II GM), se consideriamo questo, saremo portati a supporre che si tratti di un’operazione strategica intenzionale, e non di una successione di errori. E allora, di nuovo, che senso ha dare consigli e fare proposte a chi possiede il potere decisionale effettivo, e usandolo ha prodotto questi risultati, che per noi sono crisi e recessione, ma non per lui? Che senso ha rivolgersi ai partiti politici o alle istituzioni politiche?
2- Effetti dell’euro: da parte dei governi si prometteva sviluppo, stabilità, convergenza, comunità riduzione dei debiti pubblici. Queste promesse giustificavano la tassa e i sacrifici per entrare nell’euro. Invece l’euro-sistema ha prodotto declino industriale e salariale, crollo degli investimenti, vantaggi per i più efficienti e svantaggi per i meno efficienti nel blocco dell’aggiustamento fisiologico dei cambi, divergenza crescente tra le economie e gli interessi dei paesi partecipanti. E ricordiamo anche che i bassi tassi per indebitarsi in euro favorirono un forte aumento strutturale della spesa pubblica, perlopiù inutile e parassitaria, nei primi anni del secolo – aumento di spesa che poi, quando i tassi salirono e iniziò la recessione, si tradusse in una palla di piombo al collo. Tutti questi effetti erano stati previsti e predetti negli anni ’70, ’80, ’90, poi sono osservati all’opera. Effetti già osservati due volte in Italia, col blocco saltato negli anni ’80 e quello saltato nel ’92. Effetti previsti e spiegati in tutti i libri di economia internazionale. Quindi necessariamente sono stati voluti. Ma l’Eurosistema è solo un punto di arrivo di un processo iniziato negli anni ’70, e passato per il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia, per la privatizzazione del collocamento del debito pubblico, la quale, anziché portare a un promesso risparmio e risanamento, in pochi anni, dal 1981, raddoppiò, dal 60 al 120%, il rapporto pil/debito.
3- Il Glass Steagall act, cioè la separazione tra banche di credito e risparmio e banche speculative cioè di azzardo. Fu introdotto in America e in Europa dopo la crisi del 1929, poiché si era visto che proprio la banca universale, quella che usa i soldi dei depositanti per scommettere in borsa, con i suoi azzardi speculativi aveva causato la crisi. Nel 1992 Clinton in America e Amato in Italia hanno ripristinato la banca universale, che automaticamente ha riprodotto le bolle immobiliari e mobiliari, con i loro enormi profitti per i super-managers e i grandi finanzieri, e i grandi danno per le classi lavoratrici e risparmiatrici. I governi sono intervenuti per salvare le banche con i soldi dei contribuenti, ma non hanno ripristinato la suddetta separazione, così i banchieri sono ripartiti dopo la crisi del 2008 a fare le cose di prima, con i soldi delle banche centrali, messi generosamente a disposizione a tassi ridicoli. Si noti che la BCE, nel 2008, affermando falsamente che ci fosse troppa liquidità in circolazione, innalzò i tassi fino alla vigilia del collo, per poi buttarli quasi a zero, riconoscendo che c’era scarsità di liquidi. Evidentemente, prima aveva alzato i tassi non per prevenire una bolla, che aveva già lasciato gonfiare, ma per farla scoppiare.
4- Si sapeva che, in un paese in grave recessione e in declino competitivo ventennale, inasprire le tasse, ridurre gli investimenti avrebbe migliorato il bilancio dell’annata e rapporto il momentaneo deficit/pil, ma nel medio termine avrebbe prodotto effetto opposto, cioè l’avvitamento fiscale; eppure lo sia fatto con i risultati che sappiamo. Tutti capivano che è un controsenso togliere la liquidità necessaria per lavorare e produrre a un paese che ha bisogno di lavorare e far pil per pagare i suoi grandi debiti, eppure lo si è fatto. Grossolano errore, oppure manovra intenzionale?

5- Si sapeva che in Italia le imprese e le famiglie si finanziano per spese e investimenti monetizzando come garanzia per le banche e i loro immobili, e si sapeva che il mercato immobiliare innesca sia le riprese economiche che le recessioni; quindi quando il governo Monti, appoggiato da Napolitano e Berlusconi, colpì duramente con nuove tasse i beni immobili facendone crollare il mercato e privando di conseguenza imprese e famiglie della possibilità di usare gli immobili per finanziarsi, voleva rendere la già esistente recessione più profonda e duratura, a vantaggio dei capitali finanziari soprattutto tedeschi che poi hanno comperato sottocosto il meglio disponibile e in svendita nell’Italia impoverita, e a vantaggio dell’industria tedesca che beneficiava di finanziamenti pubblici attraverso apposite istituzioni bancarie sostenute dallo Stato o dai Laender in sfregio al divieto di sussidii pubblici.
6- Quando si introdusse il blocco dei cambi detto euro, si sapeva che avrebbe scaricato la competizione sul ribasso dei salari. Lo si sapeva, quindi non si è voluto.

7- Insider trading della difesa del cambio della lira del 1992: 30.000 miliardi di profitti per gli amici del Palazzo che cambiavano Lire in Marchi a tasso di vantaggio, con 70.000 miliardi di danno per la nazione bruciati in 15 giorni. Difenderemo la lira, non la lasceremo svalutare, dicevano il governo e la Banca d’Italia.

8- Sotto il governo Amato il settore pubblico stipulò derivati sui tassi del tipo: tassi scendono, banca vince. E sono scesi, con perdita per circa 200 miliardi, perché i governatori delle bcn e poi della BCE li hanno spinti in basso. Scrive il dr Alessandro Govoni, in una sua denuncia penale:

Secondo la BIS  di Basilea dei 2360 bilioni di dollari di derivati piazzati nel mondo , il 93% sono derivati sul tasso e ed il 6% sono derivati sulla valuta . I derivati sul tasso piazzati nel territorio dell ‘UE dal 1992 potrebbero essere tutti del tipo banca vince se tasso cala : i vertici finanziari come sopra indicati, poi rivelatisi al soldo delle stesse banche d’affari che hanno piazzato a famiglie ed imprese italiane , ad oltre 900 enti locali italiani ed al Tesoro dello Stato italiano a partire dall’ ottobre del 1992 derivati sul tasso , sono gli stessi che hanno variato il tasso a partire dalla L.82 che ha conferito al Bankitalia spa il potere esclusivo di variare il tasso.

I governatori della neo privatizzata banca centrale nazionale hanno variato i tassi al ribasso dal 15% di settembre 1992 ad oggi in cui il tasso è lo 0,05% , per poi piazzare da ottobre del 1992 derivati sul tasso al Tesoro dello Stato italiano si presume tutti dl tipo banca vince se tasso cala. La vittoria di queste banche d’affari straniere dal 1992 sui derivati sul tasso piazzati al Tesoro italiano se questi fossero tutti del tipo banca vince se tasso cala è stata pertanto automatica, ed è stata consentita dai Governatori di BANKITALIA Spa che dal 1992 hanno variato al ribasso il tasso ufficiale di sconto (TUS) a cui è legato il PRIME RATE ABI .

Ed è stata consentita dai Governatori della Banca Centrale Europea che dal 1998 hanno variato al ribasso il tasso ufficiale di rifinanziamento (TUR) a cui è legato il tasso EURIBOR .

Il Tesoro italiano si stima che abbia pagato a queste banche d’affari straniere una perdita tra i 10 ed i 15 miliardi di euro per anno dal 1992 quale differenziale tra fisso e variabile sui derivati sul tasso del tipo banca vince se tasso cala . Lo scenario di tassi preordinato al ribasso lo hanno creato proprio loro i governatori centrali, prima dal 1992 al 1998 dai Governatori di Bankitalia Spa, poi dal 1998 dai Governatori della Banca Centrale Europea :

Il fatto strano è che mentre la Procura di New York cita le esemplari Sentenze dei Tribunali italiani sui derivati sul tasso e sulla valuta (Cassazione n. 43347/2009,….) per comminare 21  multe alle banche d’affari che hanno mal agito sul territorio USA, indebitando gli enti locali statunitensi sempre pare con derivati sul tasso del tipo banca vince se tasso cala dal 1992 , la banca d’affari straniera (Dexia-Crediop ) che ha piazzato il maggior numero di derivati ai comuni italiani sia difesa dall’ex Ministro di grazia e giustizia e dal figlio dell’ex presidente della repubblica, tant’è che alcuni comuni italiani , visto il calibro dei difensori schierati da codeste banche d’affari straniere , hanno preferito rinunciare a far valere i propri diritti .

9- Altri esempi di “errori intenzionali” sono: effetti contrari alle promesse di globalizzazione e integrazione, frottola del multiculturalismo, frottola delle armi di sterminio di massa e legami con Al Qaeda, inventati per giustificare la conquista del petrolio iracheno e per impedire che venisse venduto contro valuta diversa dal dollaro. O il falso incidente del Golfo del Tonkino per giustificare l’intervento diretto di terra degli USA in Vietnam. I popoli si governano così, con l’inganno, in democrazia (e non solo in democrazia).

Risultato globale: I giochi sono fatti in favore di chi crea moneta dal nulla e con essa raccoglie il prodotto del lavoro degli altri, facendo loro per giunta la morale sulla virtuosità. Quanto sopra ha prodotto un mondo bipolare: strutturale concentrazione del reddito, della conoscenza, della ricerca, del potere politico e militare in favore del capitale finanziario; una società dell’economia reale produttrice di tutta la ricchezza ma strutturalmente indebitata ed Elite che produce i simboli della ricchezza che non produce, appropriandosi di essa attraverso il monopolio della produzione dei simboli e del loro rating. Strutturalmente, essa è creditrice e percettrice di interessi nonché maestra di virtuosità politico economica verso tutti i governi e i popoli. Questa élite realizza la sua architettura socio-economica e costituzionale attraverso una strategia di lungo termine, aggiustabile, fatta di molte mosse successive, eseguite nel corso dei decenni e su scala globale. Le persone comuni e anche gli operatori economici e politici, concentrati come sono sui problemi particolari e immediati, non vedono gli effetti generali e di lungo termine delle singole mosse, né colgono il loro effetto di insieme. Nell’immediato, invero, ciascuna mossa non produce effetti riconoscibili, oppure produce, nell’immediato, effetti favorevoli. Gli effetti reali si concretizzano in seguito, quando oramai ci si è legati e non si può più tornare indietro. Pensate all’introduzione dell’euro, o della indipendenza delle banche centrali.

Per avere una visione realistica del mondo, insomma, occorre adottare una prospettiva socio ingegneristica, che include e trascende quella delle scienze economiche. E’ ingenuo, è sciocco fare analisi di modelli economici senza considerare che essi non sono modelli totali, bensì sono inglobati in un più ampio modello-cornice, di dimensione globale. Cioè occorre riconoscere l’inclusione dell’economia in un disegno di ingegneria sociale: che non progetta solo di adattare l’uomo e la società e il diritto all’interesse del capitale finanziario, ma anche e ancor più progetta di ottimizzare la gestibilità del corpo sociale: potere unilaterale, stati come contenitori e agenzie, popoli superflui perché tra loro intercambiabili. In quanto all’Europa, il disegno chiaramente era realizzare un potere centrale di governo in mano al capitalismo tedesco, sotto la facciata di una progressiva e formale devoluzione dei poteri dagli stati nazionali a un’entità centrale, icona di una supposta identità o solidarietà paneuropea. Questa è l’unificazione indica europea: Il potere politico è assunto dalla potenza creditrice, la Germania, che assume l’esclusiva delle iniziative e condiziona le scelte di finanza e moneta comunitarie. Appunto, l’Unione si rivela una maschera. Però probabilmente a unificare l’Europa non sarà la Germania, ma l’Islam, per ragioni matematico-demografiche.

Finale, prima parte. Quelli sopra indicati non sono errori o sviste, sono mosse intenzionali e pianificate per trasformare la società ed aumentare i diritti e i poteri dei capitali finanziari rispetto ai popoli, ai lavoratori, ai risparmiatori, agli elettori. Ma se siamo in presenza di atti e piani intenzionali, che senso ha proporre soluzioni per evitare effetti che sono voluti? E come se le pecore chiedessero l’abolizione della Pasqua perché la Pasqua è un’occasione in cui muoiono molti agnelli.
Finale, seconda parte. Possiamo sperare non tanto di sconfiggere questa strategia, perché gli strateghi sono troppo potenti, quanto che essa fallisca e crolli da sé, per sue carenze e mancanze nella comprensione e gestione della realtà, per le sue contraddizioni interne. In effetti, tutti i sistemi di potere primo poi sono crollati. La super complessità del mondo, il grande numero di variabili, la scarsa predicibilità del divenire, il fallimento di tutti i potenti nel dirigere la storia almeno nel lungo termine, la accelerante e tumultuosa evoluzione scientifica tecnologica, sono tutti fattori impersonali e involontari ma potentissimi, capaci di destabilizzare in breve tempo qualsiasi sistema di potere e di frustrare qualsiasi pianificazione.
Finale, terza parte: nel frattempo, ciascuno può pensare, singolarmente o in gruppo, a quali iniziative adottare Per l’ottimizzazione della sua esistenza in questo scenario. Le opzioni sono molte e soggettive, legate a variabili come l’età, le capacità, i legami familiari, il patrimonio, Le scale dei valori. Sono tutte razionali anche opzioni molto diverse tra loro, indipendenza da queste variabili: c’è chi preferisce far finta di nulla vivere alla giornata, c’è chi preferisce darsi ai piaceri e cavarsi le voglie finché è possibile, c’è chi preferisce lottare, fare l’eroe e il Don Chisciotte, c’è chi preferisce cercare di adattarsi al sistema senza scrupoli morali, c’è chi preferisce seguire la via del distacco dal mondo.

29.09.15 Marco Della Luna

 

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2 risposte a Crisi continua e vanità delle proposte degli economisti.

  1. Giacomo scrive:

    Il link sul testo “superflui perché tra loro intercambiabili” è sbagliato.

  2. enrico scrive:

    Sulla. speranza che il sistema si rompa da Solo non mi trovo d’accordo in quanto se ciò avvenisse sarebbero comunque sempre Loro gli Attori di un nuovo cambiamento.Anche Marx riteneva che il Capitalismo capitolasse da se per mali intrinsechi ,ma ciò non è avvenuto . Credo invece che solo la Presa di Coscienza dei popoli possa cambiare le cose .So bene che l’impresa è ardua ,ma non ci sono altre alternative specie a breve termine .Bisogna costruire dei Movimenti con Obbiettivi a lungo termine ,sarà compito degli Eredi di coglierne il momento opportuno .Per un principio Universale non ci può essere cambiamento se non c’è una Azione .A dimostrazione di quanto detto ,i Cambiamenti che si sono susseguiti sono frutto di progettazione e Azioni condotte su lungo termine sempre e solo dai Soliti Noti.

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