L’ABI E LE RISORSE NASCOSTE DEL BANKING:

Condividi:

L’ABI E LE RISORSE NASCOSTE DEL BANKING:

Dedicato ai bancari e ai loro sindacalisti, che lottano contro il degrado del contratto di lavoro

Si è aperta una non rosea stagione di trattative sindacali. ABI ha disdetto il contratto nazionale di lavoro dei bancari adducendo esigenze di innovazione nei servizi e risparmio sul personale, a seguito di un calo degli utili in uno scenario generalmente depresso e di deterioramento dei crediti. Quindi, o meno salario, o meno occupazione. Ma questo principio si può e si deve concretamente rovesciare, perché la torta è… più larga di quanto si è abituati a pensare, e di quanto vorrebbe far intendere il documento denominato Posizione ABI sui temi principali del rinnovo contrattuale,  “Perimetro contrattuale” e  trattamento economico.

Col presente articolo intendo fornire conoscenze che cambiano strutturalmente e in positivo le premesse delle trattative, rivelando risorse scientificamente accertate e insite nel banking, da diffondere tra i colleghi bancari e adoperare energicamente nel negoziato, siccome esse sono utili per ripensare tutta la situazione, e la loro attuale propagazione fa prevedere l’imminente richiesta di una profonda rettifica del modo di redigere il bilancio bancario, particolarmente in fatto di utili.

Non bisogna lasciarsi ingabbiare nella vulgata ABI della realtà aziendale (e con “vulgata” non mi riferisco al solo documento succitato, ma al complesso della dottrina economico-finanziaria che essa ha sposato), dal suo piano di psicologia aziendale applicato… a voi, lavoratori dipendenti.

Questa vulgata è formulata per impedire di parlare e persino di pensare su molti aspetti della realtà e per imporre una formulazione dei problemi in una chiave tale da pre-determinare, come esito, lo schiacciamento dei diritti e delle prospettive professionali, che è l’obiettivo datoriale. Un obiettivo che può essere raggiunto combinando due cose che gli ultimi governi (non eletti) hanno donato ai datori di lavoro: il diritto di cambiare le mansioni ai dipendenti (fungibilità) e il diritto di licenziare (quindi di porre i dipendenti sotto la minaccia di demansionamento e licenziamento). E’ prevedibile – proprio perché la controparte datoriale già si è preparata nel 2014 sia con una massiccia campagna di schede di valutazione negative, sia lamentando un problema di professionalità del personale bancario – che fra qualche tempo partirà un’ondata strumentale di spostamenti mansionali arbitrari, diretta a far apparire professionalmente inidonei anche coloro che sono invece idonei alle mansioni in cui sono stati formati e collocati, ma non nelle nuove mansioni (ad esempio, il funzionario addetto alla qualità del credito che viene ri-mansionato agestore affluent, o viceversa), allo scopo di creare il presupposto per licenziare. Sarà così possibile sbarazzarsi del personale ritenuto in eccesso o troppo costoso, e passare a una massiccia esternalizzazione attraverso società controllate che riservano al personale un trattamento di stretto risparmio – perché questo è il modello generale: comprimere i diritti salariali, previdenziali etc. dei dipendenti per migliorare i bilanci in funzione del mercato finanziario, ignorando quello macroeconomico, nel quale già si vede che questa politica del lavoro produce collasso dei redditi, della domanda aggregata, quindi dei ricavi e della solvibilità: una spirale recessiva.

Questo dovrebbe essere sempre tenuto e fatto presente: soprattutto se applicata per singole aziende, senza una visione aggregata, la logica del libero mercato finanziario produce disastri sul piano economico, cioè della produzione, dell’occupazione, dei redditi, perché è una logica di breve termine, di bilancio, che persegue ciecamente la compressione dei costi e trascura gli effetti distruttivi di lungo termine, sull’economia reale (tanto più che la finanza speculativa guadagna proprio sulle oscillazioni, sugli shock, non sulla stabilità, quindi non è da seguire). ABI non ha il diritto di agire con questa logica,  siccome è  un’associazione di imprese che esistono perché lo Stato ha dato loro la licenza bancaria ed esercitano in via esclusiva una funzione eminentemente pubblica, in virtù di una pubblica licenza bancaria, cioè la creazione e regolazione del credito l’economia nazionale, per la quale la finanza è un mezzo, non il fine; quindi ABI ha il dovere di agire con un’ottica nazionale, di lungo termine, con riguardo all’economia reale. Che non è quella del bilancio e della finanza.

Per rompere lo schema e uscire da questa gabbia concettuale, da questa prospettiva falsata ad hoc dalla controparte, non è necessario ricorrere allo sciopero. Vi sono altri mezzi, molto meno conflittuali e molto più adeguati ai tempi e al progresso dell’informazione. Mezzi che, a differenza dello sciopero, non comportano costi e sacrifici per i lavoratori, ma piuttosto a un lavoro di networking, di p.r. e, prima ancora, di apertura dei propri orizzonti culturali.

Innanzitutto, visto che la controparte ABI lamenta scarsa professionalità, bisogna replicarle che “certe” banche da tempo non erogano più corsi e richiederle l’organizzazione di opportuni corsi, corsi certificati onde il datore di lavoro non possa disconoscerli, ricordandole che per questo la banca riceve fondi europei. Se non lo farà, smentirà se stessa. E sarà più facile per i licenziati impugnare vittoriosamente il licenziamento davanti ai giudici del lavoro. Anzi, si può studiare la possibilità di una class action per ottenere dal giudice l’ordine di provvedere alla formazione, o in subordine risarcire i danni conseguenti alla mancata formazione. Insomma, c’è spazio per mettere le mani avanti. Già una simile class action è stata avviata contro la Regione Sicilia.

Ma in questo articolo vi voglio indicare e documentare anche un altro mezzo, credo ancora più potente.

Un responsabile dell’ufficio fidi e mutui di una nota banca, nel 2007, dopo aver letto la prima edizione del mio saggio Euroschiavi, mi scrisse: «… un giorno, aprendo un fido su un c/c, mi sono chiesto: Ma ‘sti soldi, da dove cavolo vengono? È possibile che vengano creati solo battendo una serie di tasti sul PC?” Poi hanno cominciato ad arrivare le informazioni, quasi mi stessero aspettando…».

Già, da dove provengono i soldi che la banca presta?

In proposito vi sono da tempo tre teorie:

La teoria ufficiale, recepita dal linguaggio delle leggi: la banca è un’intermediaria finanziaria, cioè presta i soldi della raccolta: tanto raccoglie, tanto può prestare. Da un lato riceve depositi, e dall’altro lato li presta, applicando una forbice di interessi, e guadagnando su questa e sulle commissioni; quindi, se presta 100, in bilancio deve registrare un calo di cassa di 100, e un incremento di 100 dei crediti. Ovviamente, ogni mancato rimborso dei prestiti concessi è una pari perdita. La quantità di liquidità, il money supply, è generata interamente dalla banca centrale di emissione e non dipende dalla quantità di credito erogato dalle banche.

La teoria per gli “istruiti”, insegnata a ragioneria e all’università, è quella della riserva frazionale: la singola banca può prestare un multiplo delle sue riserve, cioè può creare moneta creditizia o scritturale o contabile per un multiplo delle sue riserve – diciamo dieci volte – emettendo bonifici, lettere di credito, assegni etc. E siccome questi mezzi di pagamento possono essere depositati in altre banche (o su altro conto della medesima banca), andando così ad aumentare le loro riserve, essi mettono queste altre banche in condizioni di emettere ulteriore moneta contabile. L’effetto complessivo è di una moltiplicazione reciproca da parte del sistema bancario, in virtù della quale, se la banca centrale opera un incremento iniziale di 100 di moneta legale, con un moltiplicatore di 10 abbiamo un aumento di liquidità totale, nel sistema, di 9.900. La banca, quindi, non è un semplice intermediario finanziario, e l’uso di questa definizione, anche da parte dei testi di legge, è ingannevole. L’attività creditizia delle banche, comportando la creazione di mezzi monetari privati accettati anche dal settore pubblico (con l’assegno circolare della banca voi potete pagare le tasse o il prezzo di un terreno all’asta del tribunale), è in contrasto con la legge, ossia col Testo Unico Bancario, che concede alle banche licenza di intermediare (raccogliere e prestare) il risparmio ma non di creare moneta, e col Trattato di Maastricht, che, all’art. 105, riserva la creazione monetaria, sotto forma di banconote, al Sistema Europeo delle Banche Centrali. In ogni caso, poiché la banca, secondo questa teoria, intacca frazionalmente le sue riserve per erogare il prestito, necessariamente ad ogni erogazione le sue riserve in bilancio devono ridursi in proporzione al rapporto frazionario.

La terza teoria è che la banca – ogni banca, individualmente – crei direttamente i mezzi monetari che presta, semplicemente aprendo un conto di disponibilità intestato al cliente e scrivendoci sopra l’importo che intende prestare, senza attingere dalla cassa e senza usare o intaccare le riserve. Quindi crea moneta creditizia al 100% ex nihilo e la presta. O più esattamente la crea con l’atto del metterla a disposizione o prestarla. Il prestato (il messo a disposizione) non preesiste al prestare (al mettere a disposizione). L’incompatibilità col Tub (che consente alle banche solo l’intermediazione) e con Maastricht (che riserva la monetazione alla BCE sotto forma di banconote) è totale. Questa è la teoria che esponevo in Euroschiavi e che indusse il vostro collega del settore fidi e mutui a scrivermi quelle poche ma significative righe di commento e conferma. Leggendo il mio libro, aveva capito che cosa realmente faceva quando erogava, ossia aveva capito che creava liquidità, e che questa capacità di creare mezzi monetari è la vera peculiarità della banca, conferita di fatto (anche se non di diritto) dalla licenza bancaria, e che rende il prestare della banca qualitativamente diverso dal prestare di qualsiasi altro soggetto, perché qualsiasi altro soggetto presta solo denaro che si è procurato in precedenza in cambio di qualcosa (oppure con una rapina, un furto, una frode…); sicché, se non recupera quanto ha prestato, soffre una perdita vera e propria, mentre la banca no, quindi può sopportare molto bene le perdite sui crediti e non ha bisogno di scaricarle sul trattamento salariale dei dipendenti o sui livelli occupazionali, né sui depositi dei clienti (bail in). Questo privilegio ha, come presto vedremo, ulteriori conseguenze su come dovrebbero essere formulati i bilanci in fatto di ricavi e sull’imponibile fiscale effettivo. Ma in generale tutta la faccenda delle della sorveglianza, crisi bancarie e dei rimedi ad esse, va riconsiderata.

Orbene, che le cose stiano come spiega questa terza teoria è stato dimostrato scientificamente dal prof. Richard Werner dell’Università di Southampton mediante un esperimento, che è stato filmato da una troupe televisiva. Su International Review of Financial Analysis – 36 (2014), Werner ha pubblicato un paper su questo esperimento1, col titolo Can banks individually create money out of nothing? – The theories and the empirical evidence (Possono le banche creare denaro dal nulla? Teorie e prove empiriche).

L’esperimento è stato molto semplice: previo accordo con la Raiffeisenbank Wildenberg, una banca cooperativa della Bassa Baviera inserita in una rete di molte banche cooperative servite da un unico sistema contabile elettronico, il 07/08/13 Werner personalmente si fece erogare un mutuo di 200.000 Euro. Prima e dopo l’erogazione, e di nuovo il giorno dopo, egli si fece stampare il bilancio (balance sheet, situazione contabile) della banca per confrontare il suo stato (le singole voci contabili) prima e dopo l’erogazione del mutuo. Dal confronto tra le due situazioni, risultò che la banca aveva aumentato i propri crediti di 200.000 (a fronte della registrazione di una pari uscita), mentre non vi era stata alcuna variazione in meno vuoi delle riserve, come avverrebbe se fosse corrispondente alla realtà la teoria della riserva frazionaria, vuoi di alcun altro conto o fondo, e specificamente della voce “cassa”, come avverrebbe se fosse corrispondente alla realtà la teoria della banca come intermediaria. La banca aveva movimentato solo il nuovo conto.

Quindi la banca aveva effettivamente aumentato il proprio attivo patrimoniale a costo zero proprio con l’atto del prestare. In effetti, aveva creato un conto di disponibilità in favore del mutuatario Werner e vi aveva digitato dentro un importo, accreditandosi al contempo la medesima somma. Sarebbe interessante controllare se, quando il prestito viene rimborsato, le varie banche cancellano o non cancellano questa posta attiva.

La scritturazione contabile operata nell’erogazione da parte dei funzionari della banca registra :

EUR                                CREDIT                             LIABILITIES                BALANCE

Current account            200,000

Loan                                                                                200,000                      -200,000

Bank Sum Total            200,000                                200,000                       0,00

Cioè i mezzi monetari, l’oggetto del prestito, sono creati semplicemente registrando ex nihilo un debito contro un credito, con un’operazione contabile esclusiva e peculiare delle banche, che nessun altro operatore economico potrebbe compiere, e che nondimeno fa quadrare il bilancio. Ma – osservo io – a quanto ammontano i mezzi monetari così creati? A 200.000, cioè la “somma” prestata, o a 400.000, ossia a quelli prestati al cliente più il credito che la banca ha registrato a proprio avere? Se questo credito è in qualche modo utilizzabile dalla banca come (se fosse) moneta, allora la creazione monetaria totale che si fa nell’erogare un prestito di 200.000 è di 400.000.

Questo esperimento (il quale ha ulteriori aspetti e corollari, che per brevità qui tralascio) conferma la terza teoria sulla origine dei depositi bancari (della liquidità bancaria) confutando le altre due, cioè quella della banca come intermediaria finanziaria, e quella della riserva frazionaria, dato che ambedue ritengono che un prestito possa essere erogato soltanto usando denaro preesistente. D’altronde, per non citare me stesso2, già la Fed e la Bank of England, recentemente, avevano pubblicato papers3 da cui appare che il grosso, circa il 97% della liquidità (M1), consiste in denaro bancario privato (contabile, scritturale, creditizio), e solo il resto in legal tender, ossia moneta legale creata dalle banche centrali di emissione: euro-note. E molti l’avevano capito in occasione della crisi finanziaria del 2008, in quanto si spiegava che la causa del liquidity crunch (restrizione della liquidità) era… il credit crunch (restrizione del credito bancario). Quindi il money supply è creato dal prestito bancario e, dopotutto, Werner ha confermato, col suo esperimento, ciò che già si sapeva e vedeva. I tempi erano maturi. Ancora prima, l’economista Antonino (Nino) Galloni aveva formulato, in termini vicini a questi, un disegno complessivo di come la banca “produce” il credito-liquidità nel saggio Il futuro della banca – Lineamenti di teoria bancaria e finanziaria (Eurilink Roma 2014 –  pp.11-26).

Del resto, il funzionamento e la stessa esistenza di Target2, la piattaforma per pagamenti interbancari nell’Eurozona (e non solo), dimostrano che il denaro sui conti correnti bancari, anche se denominato “euro”, non è l’euro, e non è creato dalla BCE ma dalle banche dei singoli paesi aderenti. Infatti, se fosse l’euro “vero”, l’euro-valuta legale della BCE, per fare un bonifico di 1.000 euro dal mio conto corrente italiano a quello del mio fornitore in Germania, la mia banca opererebbe quando fa un bonifico a un altro conto corrente italiano, a un altro conto corrente ABI, anziché passare per Target2, cioè chiedere alla Banca d’Italia di prestarle 1.000 euro della BCE (e la Banca d’Italia lo fa indebitandosi verso la BCE), con cui viene eseguito l’accredito sul conto corrente tedesco. Infatti, l’euro vero disponibile al privato, ossia la banconota e il conio, è egualmente spendibile e accreditabile sui conti correnti direttamente (senza cioè passare per le banche centrali) in qualsiasi paese dell’Eurozona. Il che dimostra in modo diretto e compiuto, che gli “euro” segnati sui conti correnti italiani non sono veri euro (la valuta legale), non sono emessi dalla BCE, sono diversi anche dagli “euro” segnati sui conti correnti tedeschi (greci, spagnoli, finlandesi…), e non sono l’Euro, la valuta legale del SEBC, di Maastricht, l’unica ammessa e lecita. Sono una moneta privata, creata internamente a ciascun sistema bancario nazionale, e diversa per ogni sistema bancario (cioè per ogni paese). In Italia, sono la moneta dell’ABI. Contabilizzarla al medesimo modo e con la medesima denominazione dell’Euro vero, è scorretto, ingannevole, illecito. E’ un’elusione del Trattato di Maastricht.

Dal punto di vista del bilancio, dei ricavi e dell’imponibile, le conseguenze sono facilmente immaginabili: l’importo prestato comporta automaticamente un ricavo di pari importo, quindi, se il bilancio un domani verrà fatto fedelmente, risulteranno maggiori gli utili e maggiore reddito. Sarebbe interessante controllare se, quando il prestito viene rimborsato, le varie banche cancellano o non cancellano questa posta attiva.

E’ significativo che le tre teorie siano esistite fianco a fianco per molti decenni senza mai essere verificate sperimentalmente per accertare quale fosse quella vera. Evidentemente, è un tema molto delicato, sul quale si è preferito mantenere l’oscurità e la disinformazione, senza le quali non si potrebbe continuare a parlare, anche da parte del legislatore, delle banche come “intermediarie finanziarie” senza che la gente anche solo un poco esperta del settore si accorgesse dalla falsità di questa definizione, del contrasto tra le leggi in materia bancaria e ciò che le banche realmente fanno, e degli erronei presupposti tecnici degli interventi sulle crisi bancarie, i cui costi sono stati, nel mondo, scaricati principalmente sui conti pubblici (quindi sui contribuenti) e sui risparmiatori (bail-in), con effetti molto negativi sull’economia reale.

Insomma, gli impatti di quanto sopra sulla macroeconomia sono notevoli, ma a voi, impiegati e funzionari di banca, oggi impegnati in una critica fase di ristrutturazione aziendale e di sfida ai vostri diritti di lavoratori da parte dell’ABI, non sarà certamente sfuggito che il conoscere questi dati di fatto è una potente arma di negoziato, per imporre nelle trattative che si parta da un piano di verità e che si rinunci, da parte datoriale, a presupposti fasulli, di falsa debolezza e di falsa impostazione contabile di comodo, oramai confutati sia dalla ricerca scientifica che da due primarie banche centrali. Oggi potete sbattere la prova della verità sul tavolo delle trattative, ma insieme dovete diffondere la conoscenza di questa verità, per far partire da essa un movimento di opinione e dibattito tra le categorie produttive, trai mezzi di informazione, tra gli economisti e i politici, così da renderla più forte e più efficace nelle vostre mani a tutela della vostra dignità e del vostro futuro. E diffonderla è facile e non costoso: internet, la rete delle conoscenze personali, i sindacalisti, i convegni e le conferenze stampa, Passaparola. Già oggi, attraverso i blog collegati, questo articolo raggiunge decine di migliaia di persone.

08.02.15 Marco Della Luna

1 Gratuitamente scaricabile da:

c.els-cdn.com/S1057521914001070/1-s2.0-S1057521914001070-main.pdf?_tid=077966da-9662-11e4-b087-00000aacb360&acdnat=1420631030_d75cc632b899eb31c147ff9a866e34b2,

2 Ad es. Euroschiavi, Arianna, IV ed., soprattutto il capitolo “L’albero del debito e del credito”

3 Trattasi Money creation in the modern economy, di Michael McLeay, Amar Radia and Ryland Thomas of the Bank’s Monetary Analysis Directorate (www.bankofengland.co.uk/…/2014/qb14q1prereleasemoneycreation.pdf ):
“La creazione monetaria in pratica differisce da alcune concezioni diffuse: le banche non agiscono semplicemente come intermedizri, prestando i depositi affidati loro dai risparmiatori, ne moltiplicano la moneta della banca centrale per creare nuovi prestiti e depositi… … nella realtà, le banche sono le creatrici della moneta costituente i depositi… … l’atto di prestare crea i depositi – l’inverso della sequenza ticipamente descritta nei libri di testo.

.

Condividi:

Informazioni su admin

Avvocato, autore, scrittore
Questa voce è stata pubblicata in GENERALI e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’ABI E LE RISORSE NASCOSTE DEL BANKING:

  1. giusavvo scrive:

    Non riesco a collegarmi al link indicato alla nota 1.
    Chiedo, inoltre, se esiste (e se si, dove è reperibile) una versione in italiano dell’esperimento del prof. Richard Werner.
    Ringrazio

  2. ahfesa scrive:

    Perdoni avvocato non confondiamo la tecnica bancaria con le relazioni industriali.
    Permetta alcune osservazioni.
    Delle 3 « teorie » di cui parla due sono certamente vere e sperimentate, mentre la terza é vera, ma solo accettando una dirimente limitazione.
    Nel tempo in cui vigevano i sistemi monetari a base metallica, era ovvia una stretta correlazione fisica tra depositi ed impieghi ed il banchiere era in principio dapprima un semplice custode e poi un intermediario del traffico di moneta. Ovvero i re e gli abbbienti depositavano i loro averi fatti di monete e suppellettili di metalli preziosi nei templi che furono le prime banche in quanto inviolabili (salvo eccezioni) per ragioni religiose. Ed i sacerdoti non pagavano interessi ma esigevano un lauto compenso per la custodia dei valori. Poi nel tardo medioevo chi dice i Lombardi, chi i Toscani, chi i Fiamminghi inventarono la lettera di cambio. Ovvero un pezzo di carta che rappresentava numerario. Lo scopo originario era semplicemente quello di evitare ai mercanti che si spostavano per l`Europa partecipando alle varie fiere di trasportare con le loro merci anche l`oro fisico, che costituiva un rischio capitale. Poi qualcuno capì che emettendo tanti certificati era impossibile che tutti i depositanti si presentassero a riscuotere contemporaneamente il numerario fisico e quindi cominciarono ad emettere carta per un valore superiore all`oro che avevano fisicamente nei loro forzieri. E per invogliare gli abbienti a depositar denaro invece di chiedere un aggio per la custodia, al contrario pagavano un interesse per loro passivo. Quindi il banchiere diviene intermediario e la correlazione tra depositi ed impieghi era solo in funzione dell`elasticità di cassa : ovvero permettere al banchiere di onorare il flusso ordinario dei prelevamenti, compensato più o meno dai versamenti. E giustamente il banchiere più forte era quello che aveva più debiti, ovvero più depositi. Poi intervenne il corso forzoso in quanto nessun emittente, per varie ragioni era più in grado di mantenere una correlazione tra le riserve aureee e la massa di moneta metallica o cartacea in circolazione. E non vigendo più la limitazione fisica della quantità di metallo a riserva rispetto agli impieghi, a mezzo di leggi di sistema, da noi la Beneduce del 1936, in USA la Glass Steagall, stabilivano alcune regole invalicabili per evitare i crolli sistemici catastrofici che avevano segnato la fine dei sistemi a base metallica convertibile universalmente. Ovvero netta separazione tra il sistema bancario ed il sistema industriale ed assicurativo. Netta separazione tra credito a breve e credito a medio e lungo termine. Precisa correlazione tra raccolta ed impieghi e controllo della base monetaria e quindi della moneta scritturale (quella appunto che non esiste fisicamente ma si crea con una scrittura contabile come il mutuo del professore). È ovvio che in un sistema a corso forzoso un aumento di base monetaria (ovvero l`immisione nel sistema di una quantità di moneta cartacea o di strumenti di credito liberamente convertibili in denaro – e quindi in beni reali – senza costi) provoca un aumento più che proporzionale della complessiva offerta di moneta, ovvero il moltiplicatore, ma questa non é illegalità bensì una conseguenza ecomomica ineluttabile. Non é esatto che sui libri di testo é scritto che sono i depositi ad alimentare gli impieghi. Cio avviene con sistema a base metallica, ma nel corso forzoso tutti sanno che é esattamente il contrario. Appunto per controllare questo meccanismo il banchiere centrale obbligava le aziende di credito ordinarie a limitare la loro attività di intermediazione o depositando obbligatoriamente a riserva presso il banchiere centrale stesso parte dei depositi (oltre alla riserva che il bachiere doveva detenere per l`elasticità fisica di cassa), oppure con il vincolo di portafoglio (comprare certi titoli di solito pubblici) oppure col vincolo di riserva valutaria, ovvero obbligando il banchiere a comprare valute straniere, oppure infine manovrando il tasso di sconto che allora era la base del costo del denaro. Questo meccanismo ha funzionato benissimo fino agli inizi degli anni 90.

    Poi è arrivato il sistema Maastricht a riserva frazionale, che é cosa basilarmente differente dalla precedente situazione. Difatti non é più il banchiere centrale che con interventi continui e mirati ad hoc regola l`attività di intermediazione bancaria, ma viene introdotto un sistema « statistico » automatico fatto di « principi contabili sovranazionali ». Ovvero vi sono due entità (molto strane) che regolano il sistema : le agenzie di rating ed i « principi » di Basilea. IL concetto in estrema sintesi é il seguente : a) non esiste più correlazione obbligatoria tra depositi ed impieghi b) la correlazione é tra CAPITALE PROPRIO ed impieghi c) per ogni impiego occorre fare a bilancio un accantonamento a riserva che é appunto una « frazione » dell`impiego stesso computata in funzione del rating. Es se io banca voglio prestare 1000 nel sistema Beneduce dovevo avere depositi per almeno X (iscritti nel mio passivo) e riserve obbligatorie presso il banchiere centrale per almeno Y Quanto fosse il mio capitale proprio non importava e sull`affidibilità decidevo io banchiere vista la centrale dei rischi. Con il nuovo sistema invece per fare il prestito di 1000 devo avere W di capitale proprio (azionisti e/o convertibili) e Z (frazione di 1000 es 1/20) a riserva presso il banchiere centrale o altri luoghi assimilati. L`affidabilità dal cliente é decisa automaticamente dal rating. Inoltre non vi é più separazione tra banche ed altre attività economiche potendo una banca comprare industrie e essere comprata ed anche gestita dalle stesse.

    Ed ecco il pasticcio. Difatti le agenzie di rating sono enti privati, di fatto posseduti da banchieri ed industriali privati. Quindi con la scusa che il rating non ha ufficialmente valore edittale, può essere cambiato a piacere con ovvie conseuenze. E questo spiega in primis perchè il credito alle piccole e medie attività economiche é scomparso : difatti la mancanza di rating o uno molto basso obbligherebbero a frazioni elevatissime di riserva rendendo non solo rischioso ma anche non conveniente l`operazione, anche con tassi usurari.
    Ma la cuccagna é che utilizzando astutamente il meccanismo appunto il banchiere riesce ad emettere moneta scritturale (quindi base monetaria) praticamente a piacere. Un facile esempio : un`emissione obbligazionaria sul mercato (a tagli minimi milionari ed a tasso favoloso) che viene sottoscritta da amici controllati o controllanti e la cassa che si ottiene viene poi investita in titoli pubblici o derivati a rating « di favore ». E se si guadagna bene altrimenti nuova emissione. Stesso gioco per gli aumenti di capitale (non dimentichiamo che il capitale proprio entra nel meccanismo di controllo). Io emetto il solito prestito, gli amici lo sottoscrivono, io presto la cassa che ottengo ad un`altra collegata che poi sottoscrive il mio aumento di capitale. Tutto quadra ma é sempre la stessa carta che gira a fronte di niente. E questo spiega perchè nonostante le spaventose immissioni di liquidità nel sistema bancario i titoli delle banche T U T T E (che nelle situazioni precedenti erano la cassaforte dei risparmiatori) adesso divengono carta igienica che continua a svalutarsi, nonostante il bilancio dell`emittente si dilati a cifre astronomiche.

    Ma come ho detto questo meccanismo ha una severa limitazione che vanifica l`idea dell`avvocato. Infatti nessun banchiere potrebbe mai utilizzare la facoltà che ha di fatto di emettere moneta a piacere per sostenere il salario dei dipendenti e men che meno per finanziare artigiani e pizzicagnoli (lo fa benissimo invece con i massimi dirigenti, ma questi sono del giro e sanno dove metter poi i quattrini che ricevono). E la ragione é semplicissima : tutta la liquidità ridondante NON deve mai arrivare al sistema produttivo e commerciale distributivo, perchè andrebbe a cortocircuitare con l`offerta di beni reali. Ed allora di colpo ci sarebbe troppa moneta e pochi beni rispetto alla domanda surriscaldata e non essendo (almeno nei paesi euro deboli) il sistema produttivo interno in grado di adeguarsi (in quanto distrutto o delocalizzato) partirebbe una inflazione galoppante che prima punirebbe i banchieri stessi, creditori per eccellenza, secondo toglierebbe il monopolio della moneta scarsa, terzo toglierebbe il sostegno cartolare al rigiro del debito pubblico per i vizi dei politici, ed infin questa moneta diventerebbe quello che é in realtà : ovvero carta straccia e nessuno più la vorrebbe. E questo significherebbe che tanti signori che oggi sono i padreterni che con un comunicato stampa di due righe mettono alla disperazione popoli e nazioni un tempo operose, dovrebbero trovarsi un altro ed assai più rischioso e modesto lavoro.

Lascia un commento