MERKEL E SERSE: CONQUISTARE LA GRECIA

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MERKEL E SERSE: CONQUISTARE LA GRECIA

Populisti anti-europei o Anti-imperialisti? Chi vuole cedere sovranità alla UE o alla BCE, in realtà la vuole cedere alla Germania. Non c’è alcuna “Unione”, solo Finzione.

„Erneut zerstört eine deutsche Regierung Europa“, ossia “Nuovamente un governo tedesco distrugge l’Europa”, titolava ieri in prima pagina Handelsblatt, omologo tedesco de Il Sole 24 Ore, nella sua edizione online (il primo fu il governo Bethmann-Hollweg nel 1914-18, il secondo il governo Hitler nel 1938-45, il terzo il governo Merkel, oggi); e mette in bella mostra gli elmi chiodati del II Reich che distrusse l’Europa (e consentì l’egemonia degli USA) scatenando la I Guerra Mondiale, e scatenandola nel modo più sporco: l’invasione del Belgio neutrale, le stragi di civili innocenti, la distruzione gratuita di centri urbani, l’uso massiccio dei gas mortali. Un altro articolo definisce il ministro delle finanze Schäuble “Il seppellitore (Totengräber) dell’Europa”. A intendere: nella vicenda greca, la Germania ha dimostrato che l’Unione Europea non ha una politica propria, è solo una facciata e uno strumento per i suoi interessi egoistici, nazionalistici e imperialistici rispetto agli altri paesi europei. Adesso che tutti lo vedono, l’illusione idealistica e sentimentale dell’unificazione europea, la retorica dei “padri fondatori” e tutte le altre corbellerie, appaiono per quel che sono sempre state: camuffamenti.  Tsipras, il doppiogiochista bifronte, ha tradito sia il mandato elettorale che quello referendario del suo popolo, finendo per imporgli condizioni addirittura più schiaccianti di quelle inizialmente richieste dalla Germania, per fare lo sporco gioco di questa, condannando la Grecia a misure incompatibili col risanamento, perché aumentare le tasse sui redditi e l’iva a un’industria già agonizzante significa voler ammazzare l’economia e peggiorare quindi il rapporto deficit/pil. E licenziamenti massicci con una disoccupazione al 25% sono un suicidio sociale. L’insostenibilità del debito pubblico greco si ripresenterà entro l’anno, aggravata dal calo della produzione e dell’occupazione. Qual è dunque l’obiettivo di Berlino (e quindi del governo fantoccio di Bruxelles)? Disastrare la Grecia per impadronirsi, o far sì che i capitalisti finanziari franco-tedeschi si impadroniscano dei beni pubblici che il traditore Tsipras col suo parlamento di nominati (come quello italiano) metterà nel fondo di garanzia da 50 miliardi. E far man bassa nelle privatizzazioni che Atene sarà forzata ad eseguire col peggiorare programmato della sua crisi debitoria.  La Grecia ha avuto diversi traditori prima di Alexis Tsipras, a cominciare dal famoso Efialte, che insegnò ai persiani di Serse un sentiero segreto attraverso i monti per prendere alle spalle i difensori delle Termopili. I difensori delle Termopili sono sempre giustamente commemorati e celebrati, mentre Efialte è passato come lo sterco dei muli di Serse. Il governo Merkel, venendo allo scoperto come il padrone incontrastato e il vero manovratore delle istituzioni europee, ha distrutto l’Europa, o meglio l’illusione del processo di unificazione europea.

Ormai il re è nudo, cioè tutti vedono che l’apparato detto “Unione Europea” è una macchina di sottomissione in mano al governo e alla finanza germanici, che non ci sono né democrazia né eguaglianza né solidarietà né giustizia né sane ricette economiche né un progetto costruttivo, ma solo il progetto tedesco di indebitare, indebolire e spadroneggiare in un Lebensraum in via di conquista. Razziare gli assets pregiati e far lavorare la gente in condizione di servitù, senza garanzie e senza progetti di vita, solo per pagare interessi su pretesi debiti contratti in cambio di denaro contabile, generato a costo zero da banchieri-usurai. L’opinione pubblica tedesca se ne frega, se la mortalità infantile in Grecia sale del 45%. L’imperialismo genocida tipicamente tedesco riemerge periodicamente per guidare alla vittoria i cancellieri “forti”. I quali sinora hanno poi sempre perso, perché si sono messi contro il mondo.

Il problema è però chi sta dietro Berlino e la sua campagna di conquiste: quale potenza consente alla Germania di spadroneggiare incontrastata e imporre tutto ciò che vuole senza nemmeno negoziare, ma piegando e umiliando chi osa opporsi (ma insieme la costringe a tenersi la Grecia nell’Euro in modo che non passi con Putin)? Necessariamente una potenza che dispone di superiori forze non solo economiche, ma anche militari: gli USA, o meglio la power élite che governa Washington, ai cui disegni globali la Germania, con le sue caratteristiche di efficienza e amoralità, è strumentale. Fu grazie alla I Guerra Mondiale scatenata dalla Germania, alle distruzioni e ai debiti che essa produsse, che gli USA soppiantarono l’Impero britannico e le potenze europee. Fu grazie ai finanziamenti delle banche e della grande industria americana, continuati anche durante la guerra, che Hitler ricostruì e riarmò la Germania; fu grazie alla II Guerra Mondiale, che Wall Street impose al mondo il suo ordine monetario, anche col Piano Marshall e la ricostruzione; le stesse basi eugenetiche e razziste dei genocidi nazisti erano state preparate negli USA (da Stoddard e altri) su basi darwinistiche e poi “passate” ai tedeschi! Analogamente su basi di darwinismo economico è stata elaborata negli USA la fatale teoria neomonetarista, e poi la si è impiantata nella testolina dello Herrenvolk, come programma per l’Europa.

Storicamente, la Germania è uno strumento con cui lo zio Sam prima massacra l’Europa, poi la libera e la sottomette, usando i cattivi Tedeschi come capro espiatorio. Anche in questi giorni, dietro il bailamme della crisi greca, sta ottenendo il voto favorevole del parlamento europeo al TTIP. Già l’Italia, come la Grecia, ha avuto ed ha governi imposti da Berlino, ma guidati da personaggi della banca americana Goldman Sachs, per fare gli interessi stranieri. Governi che hanno massacrato questo Paese, i cui conti reggono oggi solo perché il Q.E. di Draghi li sostiene, abbassando lo spread; ma quando il Q.E. finirà, il debito italiano rischia seriamente una crisi di sostenibilità come quello greco. Oggi Brunetta dice “io e Forza Italia non  cederemo mai la sovranità a Schäuble”, ma fino a due anni fa hanno votato tutto quello che serviva per cederla! Nel 2012 dedicai ai governi imposti da Berlino un breve saggio, Traditori al Governo. Ma già da prima era chiarissimo dove la Germania ci stava spingendo: pubblico qui stralci di miei articoli di quasi 5 anni fa. Ecco, tenete presente che si sapeva dove la Germania ci stava portando, e non si è fatto nulla per impedirlo, anzi i nostri tromboni di Stato lo hanno tenuto nascosto, o addirittura solennemente negato, all’opinione pubblica…   

LA BOLLA EUROPA – 08.09.10 L’Euro veniva presentato agli Italiani come una panacea, una garanzia di aggancio alla prosperità ed efficienza tedesche, ma anche alla rispettabilità del sistema tedesco. Si diceva – per giustificare fortissimi e numerosi prelievi fiscali “allo scopo di entrare nell’Euro” – che, a) entrando nell’Euro, avremmo salvaguardato il nostro potere d’acquisto; e, b) che i paesi forti si sarebbero fatti carico del nostro enorme debito pubblico. Si trattava di fare un modico sacrificio per essere ammessi all’interno del club dell’Euro, e poi la strada sarebbe stata in discesa. Una furbata, un affarone, insomma. Invece è accaduto tutt’altro, e troppi se ne sono accorti: il passaggio all’Euro a) ha tagliato del 40% circa il potere d’acquisto e, b) ci ha lasciato sulle spalle tutto il debito pubblico – perché era falso, era una menzogna, che entrare nell’Euro avrebbe comportato la comunitarizzazione dei singoli debiti pubblici nazionali. Per giunta, ci ha privati della possibilità di ridurre il debito pubblico, in quanto ha peggiorato il rapporto  pil/spesa pubblica, poiché, impedendo la svalutazione competitiva, ha bloccato lo sviluppo economico, ci ha fatto perdere sia quote di mercato estero e costretti a interno, che quote di occupazione. Si osservi come le aspettative popolari circa l’UE e l’Euro fossero sostanzialmente opposte, tra Italia e paesi forti, nel senso che questi ultimi li vedevano come occasione e mezzo per dispiegare ed espandere la propria forza politico-economica, e non certo per farsi assistere o per aiutare altri. L’ultima sveglia è arrivata mesi fa, allorché la Germania ha messo in chiaro e dimostrato coi fatti che non si farà assolutamente carico dei problemi dei paesi deboli, e che i popoli come i Tedeschi, che hanno le qualità giuste e le mettono in pratica – i popoli laboriosi, efficienti, seri, concreti, ligi alle norme – vanno avanti, reggendo il confronto con la globalizzazione, la Cina, l’India, la Turchia. I popoli parolai, inefficienti e assistenzialisti, sono per contro destinati a un rapido impoverimento. Impoverimento che oramai appare avere una causa non tanto contingente e politica, quanto etnico-culturale, radicata nella mentalità sociale, nelle prassi abituali del singolo popolo circa il lavoro, le regole, l’amministrazione. … …

UN’ANGELA PER LA “SOLUZIONE FINALE”?  – 29.11.10   Berlino autorevolmente prescrive alle altre capitali dell’Eurozona di affrontare l’inverno con una dieta ipocalorica. Di conseguenza, in Italia, sull’agenda del che sarà in carica nella prossima primavera, campeggia l’esecuzione di un’imposizione comunitaria (cioè tedesca) ad abbattere fortemente o ad annullare il deficit di bilancio per riportare il debito pubblico al 60% del pil in 5 anni – cosa che si può fare solo tagliando gli investimenti e i servizi pubblici, e alzando le tasse, e che darà pretesto per far cassa svendendo i pezzi migliori del patrimonio pubblico ai soliti amici e parenti. Peccato che, come già provato e riprovato, e come la confraternita dell’Ecofin sa benissimo, questa ricetta provochi contrazione dei consumi e degli investimenti privati, quindi calo del pil e del gettito fiscale e della capacità di avviare il rimborso del debito pubblico. Cioè peggiori la crisi impedendo di uscirne. Tranne che in Germania, unico grande paese europeo che non sia in recessione bensì in forte espansione e che, quindi, abbia non danno, ma vantaggio (salvo quanto si dirà sotto) da una politica di rigore e raffreddamento, e che prevenga l’inflazione, soprattutto finché non sarà completata l’assimilazione perequativa dell’ex DDR, in cui fermentano ancora nostalgie comuniste e neonaziste. Quello che si sta per imporre a tutti i paesi europei è una politica di rigore che è stabilizzante e anticiclica per i paesi con economia in crescita, e depressiva (prociclica) per quelli con economia fiacca. E’ come se, in un gruppo di persone di cui alcune sono sovralimentate e sovrappeso, e le altre, la maggioranza, sottoalimentate come i prigionieri dei campi di concentramento, le prime imponessero alle seconde una drastica dieta dimagrante, chiamandola “virtuosità”. … … Se un paese come l’Italia, con un deficit e un debito pubblico alti, scarse infrastrutture, bassa innovazione, cedente competitività, in una fase di recessione come l’attuale, dovesse abbattere ulteriormente la spesa pubblica, innanzitutto ridurrebbe i redditi e la quantità di liquidi disponibile al mercato, e ciò di per sé indurrebbe più recessione. Non sarebbe una policy virtuosa, ma stolta e suicida. Inoltre, non potendo ridurre se non marginalmente la spesa corrente (costituita perlopiù da interessi passivi, stipendi, pensioni, sanità), dovrebbe fare due cose: azzerare praticamente la spesa per investimenti (ricerca, infrastrutture, innovazione) e aumentare la tassazione. La seconda cosa indurrebbe un calo della domanda interna. La prima cosa, impedendo l’ammodernamento e l’infrastrutturazione, e prevenendo il ritorno dei capitali privati nell’economia reale, produrrebbe con certezza l’effetto di rendere l’economia italiana rapidamente obsoleta e a livello nordafricano, di renderla non più in grado di competere con quelle avanzate e forti, soprattutto con la Germania (ed è appunto ciò che la Merkel vuole). Il conseguente calo del pil in breve  tempo rigenererebbe un alto deficit e l’impossibilità definitiva di ridurre, o forse anche di sostenere, il debito pubblico. Si va verso il default. La ricetta di rigore imposta in sede UE dalla Germania, dietro i suoi falsi scopi dichiarati, ha quindi questo chiarissimo fine: sabotare ed eliminare, imponendo la pseudo-virtuosità, quei paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Francia) le cui economie potrebbero fare concorrenza a quella tedesca. La Germania vuole assicurarsi sviluppo e occupazione eliminando i concorrenti. Inoltre, mettendoli in condizione di non poter sostenere il loro debito pubblico, li forzerà a uscire dall’Euro, oppure creerà sull’Euro tensioni tali, da essere legittimata, o costretta, ad uscirne essa stessa, come già vuole il 65% dei tedeschi. Ma non lo poteva fare al tempo della crisi greca, e nemmeno oggi: prima deve completare l’opera,  tagliare a fondo e per sempre (Endlösung, soluzione finale) le gambe ai concorrenti, in modo tale che non possano ricrescere, perché altrimenti questi potrebbero ancora farle un’efficace concorrenza. Li tiene stretti entro l’Euro, valuta forte, per soffocarne la concorrenzialità internazionale, la capacità di esportare, il potenziale manifatturiero, così che affondino nel debito estero. Solo dopo di ciò li lascerà, o li farà, uscire dall’Euro. La politica del governo tedesco mira pertanto a mettere in ginocchio l’Europa, per poi assumerne il dominio, l’egemonia, o – per dirla alla tedesca – la Führerschaft, e a farne il suo Lebensraum, lo spazio vitale, nel quale assorbire l’aliquota di tedeschi disoccupati già ora generata dalla sua politica monetaria “renana” di pareggio di bilancio, niente inflazione, alti tassi, alti investimenti. E in cui smerciare i suoi prodotti a superiore tecnologia, stabilendone il prezzo pressoché unilateralmente (price maker). Berlino vuole restare la sola potenza del Vecchio Continente, col suo contorno di piccoli paesi, satelliti della stirpe germanica e della sua valuta: i Währungsangehörigen. Le sue imposizioni di politica monetaria in sede comunitaria, per violenza e distruttività, sono equivalenti a una campagna militare. Sì, il sogno di conquista è tornato, a Berlino. Angela Merkel, come qualsiasi Bundeskanzler, risponde delle sue azioni solo ai Tedeschi, non agli altri Europei. Impone le sua politica economico-finanziaria a tutta l’Eurozona, però la decide guardando al consenso e all’interesse dei soli Tedeschi. A cui sacrifica l’interesse degli altri popoli. Questo si chiama imperialismo. Imperialismo ostile. Esso, relegando le istituzioni europee, coi vari Van Rompuy e Solana, al ruolo di comparse, di immagini di facciata, senza potere proprio, toglie alle istituzioni europee la capacità di rappresentare i cittadini europei. Quindi delegittima l’Unione dal punto di vista della democrazia: non esiste, infatti, legittimazione democratica senza rappresentanza. Oggi come le altre volte, i piani di supremazia della Germania sono tecnicamente ben architettati, ma sono basati sul principio del conflitto tra i propri interessi nazionali e tutti gli altri popoli e del non ricercare soluzioni  accettabili anche per gli altri paesi; inoltre, non tengono conto delle vastissime forze che il loro stesso successo potrà suscitare e coalizzare, come già due volte è avvenuto nel secolo scorso, contro lo Herrenvolk, il “popolo dei padroni”. Difetto mentali che la politica tedesca non vuole ancora correggere. Continua a cercare il consenso interno intorno a piani che pongono la Germania come nemico rispetto ai paesi vicini. “Ich habe den Krieg nicht gewollt – Io non ho voluto la guerra”, fu la balbettante autodifesa del Kaiser, alla fine del 1918, tre anni dopo che i Francesi li ebbero fermati sulla Marne, al prezzo di molto sangue. Vedremo presto se Sarkozy ha quello stesso sangue, ossia se denuncerà e contrasterà come antieuropeo, antiumanitario ed egemonico il disegno tedesco; oppure se, nel timore di un confronto economico-monetario con Berlino, comprerà, con molte concessioni in termini di appoggio alla loro linea, una pace separata con gli interessi germanici, dimenticando che, una volta sistemati gli altri, toccherebbe ineluttabilmente anche alla Francia. E’ però in atto un trend evolutivo verso un altro scenario. La politica economica del governo Merkel sta sì dando forza e propulsione alle esportazioni tedesche e alla parte di industria che le alimenta (ossia al settore globalizzabile), ma il resto dell’economia tedesca, nel complesso, va male – peggio di quella italiana. Ciò da un lato conferma che la Merkel persegue obiettivi i grande potenza, di egemonia sull’Europa; ma dall’altro lato può indebolire il consenso interno della Merkel – o meglio, può alienarle la fiducia di tutta quella parte della popolazione e delle forze economiche che non traggono vantaggi concreti dall’espansione del settore globalizzato. L’importante è allora che i Tedeschi si accorgano che la politica economica imperialista del loro attuale governo è in realtà contraria ai loro interessi, che li sta impoverendo e, insieme, rinchiudendo in un isolamento internazionale che potrebbe avere risultati disastrosi per loro, e altresì per l’Europa, ancora una volta. … …

BERLINO DECRETA: SHOAH PER GLI EURODEBOLI  – 07.12.10   Tremonti e Juncker, appoggiati dal commissario finlandese Rehn, e riprendendo un suggerimento di Mario Monti, hanno messo allo scoperto le mire biecamente nazionaliste ed anti-europee di Berlino. L’altroieri, proponendo l’emissione da parte dell’UE di Eurobond, ossia di un debito pubblico comune per rinforzare l’Euro e concretare il progetto di unificazione finanziaria europea, trasformando l’Euro in moneta unica (anziché insieme di parità fisse quale ancora oggi è), hanno messo Berlino alle strette: sì o no. E Berlino ha detto chiaramente “no”.  Anche al rafforzamento del fondo di difesa dell’Euro. Gli Eurobond consentirebbero di finanziare il debito pubblico dei paesi dell’Eurozona a costi (tassi) inferiori degli attuali, quindi proteggerebbero l’Euro sui mercati internazionali e farebbero risparmiare i governi; consentirebbero più investimenti infrastrutturali e produttivi, quindi aiuterebbero a uscire dalla crisi e a recuperare produttività e competitività. Intanto, il mito del pareggio di bilancio ed epurazione dell’inflazione, come regola base dell’economia, viene oramai demistificato non solo oltreoceano, ma anche in Europa. Però l’interesse nazionalistico di Berlino è diverso: la Germania è già fuori dalla crisi (almeno nel comparto export) col suo + 3,6% di pil; già paga pochissimo, meno di tutti gli altri, sul proprio debito pubblico; già ha i mezzi per i suoi investimenti interni; e gli altri paesi europei è meglio che vadano a fondo, strangolati dal rigore di bilancio, dal debito pubblico, dalla concorrenza cinese, indiana, turca, e dalle virtuosità germaniche. Quando saranno al default, dovranno uscire dall’Euro. Oppure sarà la Germania a uscirne, come  da tempo vuole la maggioranza dei Tedeschi. Dicendo no all’Eurobond, la Merkel ha gettato la maschera: i suoi intenti sono ostili e conflittuali. L’Euro, alla Germania, serve solo per sottomettere gli altri europei. E allora chiediamoci: conviene restare in un’UE e sotto una BCE cui cediamo la sovranità economica, se quell’Europa e quella BCE sono dominate da una Germania che ha deciso di farci (economicamente) fuori? Ovviamente, no. Se dobbiamo prepararci a un imminente lotta contro la Germania per la sopravvivenza economica, bisogna toglierle le armi che le abbiamo indirettamente dato, e svegliarsi dall’europeismo idealizzante e cieco alla realtà. Il conflitto entro la UE tra area germanica e area franco-mediterranea è un conflitto inevitabile, perché deriva direttamente dalle diverse mentalità e dai diversi comportamenti collettivi di queste due aree. Diversità che le rende disomogenee, con livelli diversi di efficienza, e perciò non amalgamabili tra loro, come l’acqua con l’olio, o il cerio coll’alluminio. L’Euro si salva se l’Europa si unisce economicamente e politicamente, ma le unioni politiche funzionano solo tra popoli con comportamenti politico-economici compatibili. Il progetto di unificazione europeo fallisce a causa di questa diversità, così come per analoga diversità fallisce il progetto di unificazione italiana. La Germania rifiuta di fare verso gli Eurodeboli ciò che il Lombardo-Veneto è costretto a fare verso il Meridione – Rampini docuit. I Tedeschi non vogliono fare la fine dei Padani. Popoli diversi per efficienza economica stanno meglio separati e senza monete comuni o cambi fissi tra le loro monete. I confini nazionali proteggono i popoli meno competitivi dando loro il tempo di adeguarsi agli altri, prima che questi li schiaccino. Se invece li si tiene legati insieme, si creano conflitti e sopraffazioni. I lavoratori tedeschi, per superare la crisi, hanno accettato con disciplina di rinunciare a una settimana di ferie e a fare un supplemento di orario non pagato – comportamenti impensabili in Italia, come in area germanica sono impensabili storie come quelle dei rifiuti napoletani e del clientelismo italiano. In area germanica, nel complesso, c’è un livello di rispetto delle regole e di fiducia reciproca, tra cittadini, imprese e istituzioni, molto più alto che nell’Europa mediterranea, quindi c’è un livello di efficienza superiore, e di sprechi inferiore. E’ un organismo socio-economico che prevale sugli altri nella competizione darwiniana. L’area germanica può quindi permettersi una strettezza nella spesa pubblica, che per gli Eurodeboli implica impossibilità di uscire dalla crisi per carenza di fondi per investimenti infrastrutturali. Non può permettersi di farsi carico di compensare le inefficienze relative degli altri popoli, anche perché così facendo le incentiverebbe – esattamente come avviene nel caso dell’unificazione italiana o come avveniva nella cessata Jugoslavia. Ma poi per quale motivo dovrebbe aiutarli, quando ha interesse a soggiogarli e a neutralizzarli come concorrenti sul mercato globale, e a farne un mercato passivo per i propri prodotti? L’odierno “nazionalismo tedesco” punta sul disprezzo della svalutazione della moneta legale (Euro), sull’inflazione “importata” (visto che quella interna è sotto controllo ed accettata dai cittadini / contribuenti), e sul ritorno ad una correlazione quasi perfetta tra la ricchezza creata nel periodo ed il tenore di vita dei cittadini. All’opinione pubblica tedesca ciò può essere fatto vivere e accettare come un ritorno del nazionalismo idealistico; ma, sul piano politico-economico, esso è l’antico “mercantilismo”, che fu un precursore della rivoluzione agricola e poi industriale inglese. … … Berlino giustamente paventa che, ad allora [2013], i debiti pubblici degli Eurodeboli salgano molto, e di doversi far carico anche di questo incremento. Ed è proprio perché il piano tedesco per la Shoah degli Eurodeboli deriva da un’esigenza di tutela di interessi economici, razionali, e non da fattori irrazionali (orgoglio nazionale, egoismo, scarsa fratellanza e cose simili), che bisogna difendersi agendo prontamente sul piano oggettivo, anziché invocare principi morali di fratellanza ed europeismo – quelli sotto il cui miraggio propagandistico è stata costruita questa situazione. L’ottimo Corradino Mineo, due giorni fa, su Rainews 24, ha ripreso e fatti propri i contenuti del mio precedente articolo, Un’Angela per la soluzione finale?, sottolineando come la Germania stia tornando al medesimo nazionalismo ostile ed egoista che, nel XX Secolo, la spinse a due guerre disastrose per sé e per l’Europa. Oggi le guerre non si combattono più con bombe, carri armati e fanterie, ma con la finanza. L’Euro e i vincoli finanziari di Maastricht danno alla Germania la possibilità di eliminare o sottomettere (sceglierà al momento giusto) le economie concorrenti. E lo sta facendo, metodicamente, sistematicamente, legalmente. Costringendo gli Eurodeboli a tagli di bilancio e a strette fiscali sul risparmio,  cercherà di evitare di far scoppiare i titoli degli Eurodeboli che le banche tedesche hanno in pancia. La sua ideologia di non violenza, ostentata per qualche decennio, era solo un adattamento provvisorio alle circostanze. Il suo nuovo mito di superiorità è la purezza di bilancio e l’epurazione dell’inflazione. L’Eurozona è il suo K-Lager monetario dove ci sta affamando tutti. I vincoli di bilancio sono il suo filo spinato. L’Eurtotower è la torretta delle guardie. Le sanzioni per chi sfora, sono le frustate per gli internati che osano evadere. Corrono voci che Sarkozy sia ebreo. Ed è sicuramente vero, perché, di fronte a certo germanesimo, siamo ebrei tutti.

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12 risposte a MERKEL E SERSE: CONQUISTARE LA GRECIA

  1. enrico scrive:

    In questi giorni si sta parlando che vogliono tassare anche l’aria dei Condizionatori è così abbiamo un nuovo argomento di discussione .Con la nuova legge sulle verifiche periodiche degli impianti di Riescaldamento entrata in vigore a Novembre 2014 che prevede ii nuovo libretto impianto è già previsto anche la verifica dei condizionatori per cui il costo è aumentato e di conseguenza anche l’IVA , quindi in realtà già paghiamo una tassa .Parliamo quindi di ulteriore tassa .Cosa dice il Dott Della Luna?

  2. Pingback: DELLA LUNA: GERMANIA CRIMINALE, UTILE IDIOTA DELLO ZIO SAM | StopEuro.org

  3. giusavvo scrive:

    Della Luna condivido la sostanza dell’analisi, non mi convince però, la tesi che a “manovrare” sia la Germania.
    Del resto se “(…) storicamente, la Germania è uno strumento con cui lo zio Sam prima massacra l’Europa (…)”, dubito che l’attuale situazione sia dovuta alla sola finanza alemanna.
    Io mi sento di ritenere che il tutto, è frutto di un accordo a livello di finanza internazionale (occidentale).

    • admin scrive:

      A GIUSAVVO: Sì, appunto, un accordo come dice Lei, imperniato sulla Fed e con la Germania come strumento vassallo in Europa.

  4. ahfesa scrive:

    @enrico

    Perdoni io ho detto una cosa diversa.
    Difatti mi sono limitato ad affermare che certe ideologie e dottrine sono deleterie e vanno combattute, mai giustificate o misconosciute, non già per eroismo e moralismo, ma solo per autoconservazione ed evitare che prendano piede ed infestino i comuni cittadini.
    Il nazismo (o il socialismo reale) sono parte di queste nefaste dottrine.
    L`erigere stabilimenti atti al genocidio su scala industriale e scientifica, tra l`altro con crudeli e demenziali liturgie, é parimenti criminale e sempre nazismo e socialismo reale si sono purtroppo distinti in queste iniziative.
    E qui termina il mio dire.

    Che poi altri, sia parte lesa, o diversa, usino dei danni causati a loro in via reale o immaginaria dai nazisti (o da Stalin p.e.) per ottenere favori e vantaggi é cosa diversa su cui io non ho preso posizione.
    Ma attenzione che se i nazisti ( o Stalin se preferisce) non sono certamente i soli criminali dell`umanità ed anzi ne esistono altri altrettanto cattivi e magari tuttora in attività, ciò non serve minimamemnte a giustificarli o a far passare per scusabili i loro crimini.
    Per capirci se gli USA in Vietnam usavano i defoglianti cancerogeni ed il napaln spesso e volentieri su civili e nei villaggi sospetti impiegavano ordinariamente metodi che avrebbero fatto scoppiare di gioia gentiluomini come Heydrich, ciò non serve minimamente a gabellare Auschwitz come cosa in fondo normale, perchè appunto altri, magari su scala più ridotta e meno apparente facevano nella sostanza altrettanto. Criminali sono e restano gli uni e gli altri.
    E neppure si sposta di un millimetro la sostanza se alcuni criminali vengono acciuffati e puniti ed altri no in forza di convenienze politiche o semplice imposizione del potente di turno. Il delitto resta eguale ed é da condannare.
    E stia tranquillo che tutti i furfanti ed i tiranni prima o poi cadono e pagano il loro conto all`umanità. E questo non lo dico io ma lo insegna la storia.
    Difatti anche se scritta dal vincitore essa é nel tempo impaziale, perchè appunto normalmente accade che il “vincitore” di oggi sia poi lo sconfitto di domani.

  5. enrico scrive:

    Al Sig.Ahfesa : Mi sento di dissentire con la Sua Visione dei fatti che poi è la narrazione storica dei Vincitori . E vero che avrebbero dovuto pagare molte più persone ,ma molte di queste dovevano essere americani.Col termine Negazionismo già si da un giudizio prevenuto facendo il gioco di loschi individui che ci hanno marciato sopra sull’olocausto.Le consiglio di approfondire questo tema .Revisionare le Verità storiche non significa sminuirne gli Orrori ,ma attribuire le giuste responsabilità e smascherare Delinquenti che approfittano della buona fede delle persone.Non credo che il prof Finchelstein fosse un Nazista ne tanto meno i Tre Rabbini centenari che si rivolsero alla Merkel per intervenire in occasione dei giorni della memoria ,proprio offesi dalla strumentalizzazione che veniva fatta.Condanna Si per tutte le forme di Nazismo e per tutti gli Olocausti ma No Ripeto alla Strumentalizzazione.

  6. ahfesa scrive:

    @giusavvo (da precedente ma é attuale anche qui)

    Mi corre l`obbligo di fare alcune precisazioni principalmente per il moderatore e gli altri lettori
    a) Io non sono « neutro » rigurado al nazismo ed idologie assimilate, ma sono fortemente contrario e compatibilmente con le mie capacità e mezzi pronto a far tutto per contrastarle e difendermi.
    b) Le brutalità criminali della Germania nazista (e degli altri paesi consimili, quali p.e. la Russia di Stalin) NON sono « luoghi comuni » ma fatti storici da tenere sempre presenti come severo monito.
    c) Indipendentemente dalle disquisizioni dei « giuristi » (che con tutto il rispetto non di rado gabellano per verità chiacchiere astruse, salvo poi il rimangiarsele quando non siano più loro convenienti o sgradite al potente di turno) a Normberga si sono condannati fior di criminali pericolossimi. E se difetto sostanziale c`é stato consiste nel non averne condannati abbastanza, magari anche di altri colori, e di aver permesso che parecchi sotto varie forme e ad altissimo livello continuassero a nuocere impuniti o con condanne ridicole.
    d) A me basta aver visto di persona Auschwitz e quindi rifiuto il parimenti criminale negazionismo che pretende di misconoscere ed addirittura giustificare gli orrori evidenti di ideologie autocratiche, teocratiche dogmatiche e demenziali, quindi non solo la dottrina nazista.
    e) E sono fermissimo nel mio dire poichè giudico anche pericolosissimo « esser neutrali » se non peggio davanti a simili idee e persone. E ciò per la semplice ragione che personaggi come Hitler & Comapari o Stalin, o Khomeini, o il « califfo » dell`isis se si vuole, benchè evidentemente mentalmente disturbati e sociopatici, sono arrivati a governare nazioni importanti (addirittura facendosi (quasi) democraticamente eleggere come Hitler) proprio perchè moltissimi comuni cittadini che avrebbero potuto facilmente farli rinchiudere dall`autorità costituita, o condannarli all`oblio, « per neutralità » o per ignoranza o per convenienza, li hanno invece lasciati fare, aiutati ed addirittura considerati come normali uomini di stato, negando ogni evidenza e buon senso. Cosa che per altro é di perfetta attualità anche oggi e sempre più frequentemente in tutte le classi sociali dove si gabellano per « democratici » istituti predatori e dittatoriali. Vedi Grecia alla faccia del referendum.
    f) Dissento radicalmente per semplice esperienza di vita dallo specioso concetto di accettare qualunque affermazione mi paia giusta indipendentemente da chi l`abbia proferita, senza anche guardare attentamente le opere del soggetto stesso. E ciò per la banale ragione che le chiacchiere non pagano i fornitori. Volete un esempio : ascoltate un discorso di un politico, mica Cavour, anche lo Scilipoti va benissimo. Ebbene non ci troverete niente di sbagliato e tutto (a parole appunto) sarà perfetto e realizzabile. Ma l`elettore se non vuole essere cornificato prima di votare o mettersi a fare (a proprie spese ovviamente) dovrà ricordarsi di chi sia il personaggio ed allora temo dovrebbe veder le cose diversamente.
    g) Infine io non ho bisogno di citare leggi penali e far complicati discorsi da carta bollata per giustificare il mio dire.

    E questo é quanto non avendo né da aggiungere né da togliere una parola.

  7. maurobolognesi scrive:

    Grazie della bella notizia, dott. Della Luna.
    Allora sarà un’autunno “caldo” dal punto di vista delle buone letture.
    Interessante e inedito il saggio sulla Francia.
    Con stima

    Mauro

  8. enrico scrive:

    Condivido in toto quanto detto dal Dott. della Luna , la storia si ripete sempre ,gli Uomini fanno sempre gli stessi errori nonostante gli Americani usano sempre la stessa tecnica criminale ( non sanno nemmeno essere originali con loro fortuna). Ciò mi fa tornare alla mente quando ero piccolo ,avevo un amico fraterno (che ora non è più)che era molto più alto è più grosso di me con il quale per abbatterlo (nella lotta )utilizzavo sempre la stessa tecnica per metterlo a tappeto.un giorno decisi di provare un’altra esperienza temendo che avesse imparato a reagire alla solita mossa , non riuscivo a metterlo a tappeto così dovetti ripiegare sul vecchio sistema ovviamente con successo.Cosi i Tedeschi continueranno a farsi odiare e a prendersi tutte le colpe mentre il Peggiore se la cava sempre e anche con Onore.Leggevo un invito di Barnard , appunto di odio per i tedeschi pur sapendo perfettamente quest’ultimo di che pasta sono gli Americani,così invece di combattere questi fottuti americani ci scagliamo contro il Loro Maggiordomoche certamente non è un santo ma non è il Primo Colpevole (l’origine di tutti i mali del mondo ).

  9. ahfesa scrive:

    Caro avvocato (e stimati lettori)

    Vorrei tanto lei avesse ragione e la sig.ra Merkel fosse come Serse. Difatti il Gran Re dopo aver vinto per dirimente superiorità numerica all`Artemisio e per numero supportato dal tradimento di Efialte di Trachis alle Termopili, si prese poi un carro di legnate prima da Temistocle a Salamina e poi da Pausania a Platea. Tanto che dovette arrotolar le bandiere e far fagotto a casa propria.

    Io sono fondamentalmente d`accordo con il suo dire, salvo alcune distinzioni, che però non infciano il risultato finale.

    a) La questione greca assomiglia alla « primavera di Praga » anche se ovviamente Tsipras é diversissimo da Dubcek. Difatti entrambi volevano – con evidente ragione – un socialismo o un`UE « dal volto umano ». Ma si sono scontrati con la dirimente situazione geopolitica vigente. Ovvero i cechi erano sudditi dell`Unione Sovietica tramite il Patto di Varsavia (che ha mandato i fraterni carri armati), mentre i greci (come noi) sono sudditi dei tedeschi che governano l`Europa occidentale per conto degli USA ed hanno l`euro ed il FMI come obbedienti strumenti coercitivi. Ed oggi come allora nessuno si sente di mutare il vigente ordine costituito, sacrificando quindi il popolo ceco (e dei paesi satelliti sovietici) prima, ed i greci (ed i paesi mediterranei) ora.
    b) È sempre stato evidente (ed ora a maggior ragione) che l`UE é analoga all`Unoine Sovietica. Ovvero si tratta di un mostruoso apparato, retto da una nomenklstura cooptata di burocrati, che sbandiera ideologie di facciata palesemente fasulle o disattese, al solo fine di arricchire limitati centri di interesse e di opprimere e spogliare tutti gli altri sudditi. In cotale sistema salvo i capi ed i loro sodali in decrescente misura, nessun altro ha diritti e garanzie, né economiche, né politiche, né sociali. Semplicemente (almeno per adesso) il KGB é sostituito dalla polizia tributaria e dalla vigilanza finaziaria. Ne consegue che qualunque popolo voglia veramente liberarsi da cotale oppressione debba comportarsi in modo assolutamente difforme da quello dei greci. Ovvero, lungi dal negoziare sostanzialmente con chi non ha il minimo interesse e la minima intenzione di accordare vere concessioni, si deve far carico della scelta manichea tra una effettiva e subitanea attuazione di evidenti modifiche all`attuale costruzione, oppure una decisa ed immediata uscita dal meccanismo. Ogni via di mezzo é impossibile.
    c) Continuo a credere che Tsipras non sia un traditore come Efialte, ma un concusso. Ho già detto altrove il perchè. Un impiegato di Bruxelles mai per nessun motivo sarebbe ricorso a pericolosissime votazioni popolari, soprattutto per doverne disattendere palesemente il risultato immediatamente dopo. Avrebbe obbedito da subito, magari dopo 60 gg di ossequienti negoziati e non dopo 5 mesi, gabellando ai concittadini di far il loro bene assoluto, sostenuto coralmente da stampa e finanza come il prof Monti. Invece io sono convinto – fino a prova contraria – che la fatale domenica sera quando ai potenti é stato chiaro il risultato del referendum e che lo stesso non era manipolabile, sia intervenuto direttamente lo Zio Sam. Difatti il cardine della politica europea di Obama é governare tramite la Germania, ed un repentino affondamento dell`egemonia della stessa mercè l`uscita della Grecia dall`euro, con le ovvie conseguenze a catena, (come se i cecoslovacchi avessero liberamente potuto uscire dal patto di Varsavia) é per lo stesso inaccettabile. Senza parlare delle conseguenze se i greci si fossero rifugiati sotto l`ala protettrice dei russi. Dunque in base ad un preordinato « piano B » qualcuno già presente in loco, ben istruito e dotato di formidabili credenziali, ha avvicinato quella sera il sig. Tsipras e gli ha informalmente presentato quella che a Palermo si chiama « una proposta che non si può rifiutare ». Ovvero quel gentile e conciso discorso che non solo é attinente a decisioni politiche ed economiche, ma é anche immediatamente afferente alla salute fisica dell`interpellato e dei suoi cari. Come i « suicidi » alla Calvi, Gardini, Cagliari per capirci. O più alla greca come i già sperimentati « colonnelli ». Questo spiega perfettamente l`immediata defenestrazione dello scomodissimo Varufakis ed il calamento sorprendente di brache e pelle del sedere, pure strafacendo in atteggiamento ilare e deferente. Ed anche il molto più eroico Dubcek, arrostito Jan Palach, con i carri in piazza S. Venceslao ha di buon grado accettato tutto e di più. Per poi essere collocato in silentissimo domicilio coatto. Pure ringraziando di aver salvato la pelle.
    d) Ma tutto questo ennesimo capestro é alla lunga una fatica di sisifo. Difatti, come si sta accorgendo persino la sig.ra Lagarde (la Morte-che-veste-Vittuon), l`ulteriore carro di legnate ai greci farà incassare un magro bottino ai tedeschi, facendo precipitare il paese in un dissesto definitivo, che poi diventerà insanabile finanziarimante e politicamente, neppure occupando militarmente il paese. Ma l`evento capitale é che l`euroillusione é svanita miseramente ed i tedeschi (e Mr. Obama loro mentore) hanno oramai gettato la maschera. È quindi solo questione di tempo e qualche altro paese, facendo tesoro dell`esperienza greca, stretto dalla crescente fame, recessione senza fine, fiscalità predatoria, e coacervo di assurde punizioni, comincerà a voler chiaramente affrancarsi dalla dominazione, senza negoziazioni fasulle, e diventerà turbolento e costosissimo per tenerlo a freno. Ed allora é fortemente possibile che il successore di Mr. Obama, avvedendosi che il governo dell`Europa tramite i tedeschi é diventato passivo e pericoloso, molli i crucchi al loro solito destino, magari facendosi pure come in passato Grande Paladino della libertà. Cosa già viste, e cose nello svolgimento delle quali noi italiani siamo stati tra gli ultimi della classe a nostro masochistico svantaggio.
    e) A meno che gli errori marchiani dei nostri padroni non producano prima l`effetto di consegnarci (almeno noi del sud Europa) ad un nuovo impero islamico. Ne é forte prodromo lo sciaguratissimo accordo concluso con la teocrazia iraniana. Ovvero per avidità si cerca di ripristinare le relazioni commerciali e finanziarie con gli ayatollah, dimenticando che gli stessi useranno i cospicui proventi di loro spettanza non certo a beneficio del loro popolo, ma per finanziare (come del resto non fanno da sempre mistero) la loro guerra santa totale. Ed in cambio di questa disgrazia certa, ci si culla nell`illusione che gli stessi esaltati teocratici non useranno anche i loro nuovi denari per procurarsi l`arma definitiva, che ovviamente fidando nel paradiso di Allah, non esiteranno ad usare spedendo nell`età della pietra loro stessi e chi sarà così sfortunato da sopravvivere.

  10. maurobolognesi scrive:

    Complimenti per l’articolo che sintetizza pensieri, intuizioni, malumori, ecc che circolano da tempo sulla situazione attuale e reale dell’Unione Europea.
    In effetti, leggendo i suoi articoli di 5 anni fa lei, come al solito, era stato lungimirante.
    Mi perdoni se le ripeto la domanda che le ho rivolto qualche mese fa, è imminente la pubblicazione del suo nuovo libro? Sarà in autunno?
    Mancano libri come i suoi e quelli che ha già pubblicato, pur essendo dei “must have” sono troppo pochi.
    Con stima

    • admin scrive:

      A MAURO: Grazie. Dovrebbe uscire in autunno una antologia di articoli Italia, e un nuovo saggio sulla rivoluzione oligarchico-zootecnica in Francia.

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