DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

Dove porta la legge finanziaria sovranista?

Per i prossimi 25 anni la produttività (efficienza produttiva) italiana è prevista in costante declino; il che implica il passaggio dell’Italia al Terzo Mondo (molto prima di 25 anni), perché l’Italia continuerà a perdere competitività, quindi a dover ridurre i salari e le prestazioni sociali per compensare tale perdita, non potendo lasciar svalutare la sua moneta dato che l’euro blocca l’aggiustamento fisiologico dei cambi. Continueranno il calo della domanda interna, la crescita delle insolvenze, il calo e/o lo scadimento dell’occupazione, la fuga di aziende, capitali e cervelli, il take-over da parte dei capitali stranieri.

Per uscire da questa linea di declino, l’Italia dovrebbe fare investimenti infrastrutturali di lungo termine, cioè almeno ventennali, e idonei a far risalire la produttività: ricerca, tecnologie, ammodernamento, formazione del personale, infrastrutture, sistemazione idrogeologica. Ma per fare tali investimenti si dovrebbe vincere la resistenza e i vincoli europei, che sono stati formulati proprio per mantenere l’Italia (e gli altri paesi poco efficienti) in uno stato di crisi e involuzione controllate permanenti, onde poterne rastrellare fino al fondo le risorse finanziarie, aziendali, professionali per trasferirle in Germania e Francia (questo è il piano della c.d. integrazione europea).

E bisognerebbe vincerli non solo per il prossimo anno né per un anno alla volta né per tre alla volta, bensì per un programma di almeno vent’anni, concordato e accettato con Bruxelles. Con un programma ventennale di investimenti, gli imprenditori privati, potendo contare su lunghi e grossi appalti pubblici, investiranno i loro soldi in attrezzature e assunzioni, facendo partire un grande circolo virtuoso ed espansivo anche di domanda interna.

Il permesso per finanziare un tale piano è alquanto difficile da conseguire, perché gli interessi e il piano europeisti sono nel senso che l’Italia debba continuare il suo declino e la cessione di aziende, capitali, professionisti ai paesi egemoni; e i garanti interni di questo piano europeista – Quirinale, magistrati interventisti (anche nella Corte Costituzionale), apparati ministeriali, mass media – sono già stati mobilitati, e dovranno organizzare qualcosa per fermare l’attuale governo tra qui e le elezioni europee, cioè prima che i partiti sovranisti possano vincere. Per fermare un governo sostenuto dal 62% degli italiani, e con moltissimi osservatori già contro-mobilitati per denunciare ogni tentativo di nuovo golpe ordito sia dall’interno che dall’estero. Una bella partita.

Ma quand’anche si riesca a varare un programma ventennale di investimenti, vuoi attraverso una vittoria sovranista alle imminenti elezioni europee, vuoi attraverso una modificazione negoziata dei trattati, vuoi attraverso l’uscita dall’euro e il recupero della sovranità monetaria che consenta una spesa pubblica mediante un’emissione di debito protetto dalla garanzia di acquisto da parte della banca centrale italiana, resterà da vedere se il sistema-paese Italia sia o non sia capace di fare tali investimenti in modo efficace, ossia tale da aumentare adeguatamente la produttività, anziché ancora una volta all’italiana, peggiorando le cose.

L’esperienza ormai settantennale con investimenti di analogo scopo nel Mezzogiorno è in senso  negativo, così come l’esperienza della ricostruzione dopo i recenti terremoti, nonostante tutte le promesse e garanzie di stretta sorveglianza: gli investimenti sono stati inefficaci perché mal progettati, eseguiti disorganicamente, diretti principalmente da scopi clientelari  e con  metodi criminali.

Anche coloro che promettevano che l'”Europa” e l’euro, con le loro regole, avrebbero risanato il sistema-paese Italia, liberandolo dai suoi vizi storici e rendendolo efficiente attraverso vincoli e pressioni dall’esterno, sono stati smentiti: dapprima, l’introduzione dell’euro, con la possibilità per il settore pubblico di finanziarsi a tassi bassi, ha aumentato la spesa clientelare e parassitaria, quindi l’indebitamento pubblico; con la crisi del 2007-2008, essendo venuti meno gli spazi e i fondi per progetti di crescita e prospettandosi invece un lungo, indefinito declino, politici e amministratori si sono ancor più dedicati alla lotta per spartirsi le decrescenti risorse e alla collaborazione con le operazioni di rastrellamento suddette, senza interesse per l’efficacia della spesa stessa.

E’ da questa condizione che deve cercare di ripartire l’attuale governo. Si tratta di far passare la classe dirigente dalla modalità “saccheggio” alla modalità “ricostruzione”.

Se il sistema-paese Italia ancora una volta risulterà incapace di investire produttivamente le risorse di cui dispone, sarà giustificato il piano Funk, ossia il suddetto piano “europeista” di trasferimento forzato delle medesime risorse da essa ai paesi che le sanno mettere a frutto, come unico piano atto a costruire un’Europa unitaria e ben funzionante, sia pur col sacrificio dei popoli inferiori  in quanto ad efficienza.

Questo ovviamente vale su scala macro, mentre su scala individuale, coen soluzione al problema-Italia, si confermerebbe l’indicazione dell’emigrazione di chiunque abbia capacità e risorse valorizzabili all’estero.

Qualora si arrivi alla rottura con la BCE, raccomando al governo di considerare quanto segue per il nuovo assetto monetario da dare al Paese:

Dato che la sua inefficienza è dovuta a ragioni storiche inveterate e consolidate di clientelismo, nepotismo, parassitismo, inseriti nei meccanismi di consenso politico, e che tali cause sono eliminabili solo nelle fantasie degli imbonitori, dei velleitari e degli utopisti, l’Italia avrebbe bisogno, per vivere al meglio secondo le sue reali possibilità e con i suoi difetti:

-di uscire dall’euro ritornando alla sovranità monetaria;

-di ritornare al libero aggiustamento dei cambi (ossia alla svalutazione competitiva);

-di dotarsi di una banca centrale com’era prima del 1981, che assicuri l’acquisto del debito pubblico e bassi tassi di interesse, così che lo Stato possa immettere soldi (con gli investimenti a deficit) nell’economia reale anziché toglierli (con gli avanzi primari):

infatti l’Italia, come ogni motore vecchio, per funzionare e non grippare ha bisogno di abbondante olio perché ne brucia molto.

30.09.18 Marco Della Luna

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Una risposta a DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

  1. ahfesa scrive:

    Caro avocato e stimati lettori,

    Innanzittutto devo dissentire sul fatto che la proposta legge finanziaria (badate bene solo « proposta ») sia « sovranista ». Al massimo essa contiene dei pasticciatissimi accorgimenti per cercare di dare una parvenza di soddisfazione alle promesse elettorali dei partiti di governo. La strategia é intuibile : tirare a campare fino alle elezioni europee, dove si spera in una vittoria o comunque un sensibile rafforzamento del fronte euroscettico, quindi con la possibilità di ulteriori progressi sulla strada intrapresa. Ma nel merito attuale le proposte dell`esecutivo gialloverde sono compatibili finanziariamente e sostanzialmente con la lettera dei trattatti, con tutte le restrizioni che essi comportano.
    I nostri nuovi capi, per nostra fortuna, hanno compreso più o meno bene quanto segue :
    a) Spontaneamente da Bruxelles/Berlino non arrivano che inganni, restrizioni, punizioni ed esazioni, né mai in futuro sarà diverso.
    b) La soppravvivenza dell`esecutivo e la contemporanea sopravvivenza politica degli attuali capi dipende in primis dalla loro unità
    c) È facile aspettarsi manovre più o meno occulte da parte di Berlino e dei suoi locali rappresentanti tese a delegittimare i membri più autorevoli della compagine governativa e/o ad incepparne il funzionamento tramite azioni giudiziarie, amministrative e varie restrizioni finanziarie e di mercato.
    d) La campagna mediatica disinformativa ed intimidatoria contro il governo sarà sempre più stringente e massiccia, anche per arrivare a seminare discordie ed attriti tra i partners. Fiumi di denaro e prebende sono in arrivo a supporto.
    e) La sola forza rimasta al governo é l`attuale appoggio popolare, che però non dà quattrini, anzi ne esige, ed é molto volubile. Quindi diventa vitale il presentare agli elettori qualcosa di sostanzialmente differente dalle solite punizioni e requisizioni più o meno nascoste operate dai precedenti governi da Monti in poi.
    f) Ai posti elevati della pubblica amministrazione ed anche nel governo stesso permangono personaggi di indubbia fede (e personale convenienza) europeista, che cercheranno in tutti i modi di sabotare ed annacquare i provvedimenti dell`esecutivo.

    In cotale evenienza devo riconoscere che la formulazione attuale del DEF é abbastanza vicina al meglio che si sarebbe potuto ottenere, dando però per scontata la sostanziale permanenza nei trattati europei. Quindi non é affatto sovranista, né rivoluzionaria.
    Ovviamente però anche questa marginale deviazione é fortemente invisa a Bruxelles/Berlino. E non certo per l`entità delle cifre (per altro nei parametri legali), che come ho già detto altrove sono pochi spiccioli che economicamente non cambiano la sostanza dei capestri vigenti. Ma – e qui sta il vero problema – rappresentano un pericoloso precedente, poichè anche ad altri pluriconcussi potrebbe venire la stessa idea. Un pochino come il muso duro ed il tentativo reiterato di girare la sedia sotto il sedere della sig.ra May, magari fabbricando un Macron in salsa Worchester. Ai tedeschi non frega niente dei soldi e delle restrizioni che si vogliono ottenere spremendo il Regno Unito per permettergli di andarsene, quanto invece il fatto che a qualcunaltro potrebbe sia pure agli stessi prezzi usurari, venire la stessa tentazione. Ed allora sì che per i crucchi sarebbero forti dolori.
    Quindi come dico da tempo diventa per gli eurocapi utile, se non impotante, mandare a casa i pezzenti gialloverdi e rimettere in sella dei sani, deboli, incapaci e corrotti, yesmen, che facciano girar le cose come ai bei tempi andati e che su semplice richiesta, ben pensionati, al caso cedano il comando ad altri di eguale e sicura fede, illudendo il popolo bue sull`alternanza « democratica ». Da qui lo strangolamento sempre più evidente.
    Infine persino il DEF é una risoluzione sulla carta, ben lungi dal tradursi nell`immediato in fatti reali. E temo che per arrivarci la strada sarà lunga ed impervia. E poichè ahimé di Cavour non ne abbiamo e di Napoleoni III che sgranano ancor meno, io non giudico affatto impossibile una sana retromarcia sul più bello, magari in cambio di qualche spicciolo per i nuovi capi di fresco appecoronamento.
    E l`avvocato ha ragione da vendere nel merito. Difatti per risanare il paese é imprescindibile mandar a casa tedeschi e usurai di Bruxelles, naturalmente con paritetica liberazione dagli eurotrattati capestro, che oramai anche il popolo bue capisce che ci stanno soffocando e riducendo in miseria. Ed a maggior ragione si vede come l`attuale DEF sia solo un timidissimo inizio, che per altro non cambia di una virgola il problema esiziale.

    Ma io credo anche sia necessaria un`altra importantissima cosa, se possibile ancora più dfficile da ottenere rispetto alla già abissalmente distante liberazione dagli eurotrattati capestro. Ne ho ha già accennato in passato, qui mi ripeterò brevemente. Premetto che essendo l`argomento assai delicato io non voglio assolutamente proporre considerazioni di ordine nazionalistico (in senso delterio) razzistico, campanilistico, bensì solamente riferirmi ad una situazione vigente di fatto e che chiunque può facilmente verificare.

    Tutti sappiamo che l`unità d`Italia é una favoletta creata da alcune élites nazionali e straniere, per leggittimare dei cambiamenti geopolitici decisi sempre da stranieri, e che avevano gli italiani semplicemente come oggetti di manipolazione e spremitura. Ancora oggi stili di vita, clima, cultura, aspirazioni e costumi, sono diversissimi da nord a sud d`Italia, tanto che sovente neppure ci si capisce verbalmente. A cominciare dal sabaudo Regno d`Italia, che altro non era che l`estensione forzata dell`amministrazione piemontese a tutto il territorio della penisola, per altro realizzata con armi e denari in proponderanza stranieri, ovvvero anglo-francesi. E già il Re Galantuomo era un potentato di second`ordine a sovranità limitata. Tanto che quando i banchieri anglo-francesi misero all`incasso i loro crediti, anche in causa di pericolose germaniche simpatie del Galantuomo, arrivo l`antesignano del prof. Monti, ovvero l`ing Sella con la sua simpatica tassa sul macinato che é la nonna dell`attuale eurocoacervo impositivo a base indiretta che ci opprime. Ed allora il popolo bue non potendo « evadere » si ribellò e si fecero molti più morti che in tutte le guerre risorgimentali messe assieme, e non solo al sud. Non ancora disingannati, perseverando nella spremitura, sia per pagare gli usurai stranieri, sia per inverare esattamente come oggi il mitico « pareggio del bilancio », sia per soddisfare le manie di grandezza coloniali del figlio del Galantuomo, ovvero Umberto il Baffone, si dovettero adoperare i cannoni a mitraglia per tener buona le gente, non potendo più fidarsi dei poliziotti e neppure delle baionette dei coscritti. Ed una volta tanto anche un potente pagò di persona, perchè il Baffone ci rimise la pelle a Monza. Succedutogli il Vittorio detto Sciaboletta, costui un po`per paura di andar per rane, un po`perchè non era del tutto stupido, decise di cambiare sistema radicalmente e si affidò ad un politico navigato, che se appariva ed anche era un furfante, sapeva però benissimo il suo mestiere. A cominciare dal fatto che il sig. Giolitti non si faceva illusioni sui cronici difetti degli italiani, plebei o potenti che fossero, sull`influenza dei poteri forti stranieri ed ecclesiastici e per finire sul fatto che la tanto decantata Unità non era altro che una scomoda e costosissima finzione amministrativa che doveva per necessità esogena geopolitica essere mantenuta. Quindi al posto di voler a tutti costi cambiare (magari anche in bene ed in buona fede) decise di farsi semplicemente carico dell`esistente e di cercare di dirigerlo al meglio. Quindi fece in modo che il nord, in principio a vocazione agricola ricca, si evolvesse verso l`industria manifatturiera, magari trasformando gli aristocratici e/o altoborghesi proprietari terrieri in industriali. Lasciò invece il centro, erede dei governi austro-toscano e pontificio alla sua vocazione mercantile ed agricola di buona sussistenza. Quanto al sud, salvo alcuni provvedimenti di facciata e coinvolgendo certi esponenti meridonali d`élite nella gestione nazionale, si guardò bene dall`andare sostanzialmente contro al secolare ordine tradizionale e clientelare vigente. E per mantenere questa struttura tacitamente negoziò un patto sociale, secondo cui il nord veniva lasciato libero di svilupparsi senza interferenze clientelari, come al sud potevano sussitere tutti i corpi sociali tradizionali, a vantaggio della locale classe dirigente parassitaria.
    In cambio il nord si impegnava a retrocedere al sud una parte della ricchezza acquisita, come i potentati del sud si impegnavano a non installare certi loro affari e dipendenti al nord. Ed il sistema funzionò meravigliosamente conoscendo l`Italia nei 14 anni in cui governò Giolitti un periodo di grande prosperità, eguagliato solo nel primo dopoguerra fino agli anni 60. Persino l`emigrazione era diretta (dai sigg. Florio e dai potentati locali) verso le Americhe o il resto d`Europa. Raramente entro il territorio nazionale.
    Questo meccanismo rimase vigente anche durante il fascismo, poichè anche il prefetto Mori fece un gran lavoro di facciata, senza però modificare la realtà sociale vigente. Dopo la guerra, benchè perduta, i « nuovi » governanti, che erano una parziale riedizione di quelli ante fascismo, con magari pure qualche commistione col nefasto regime, si guardarono bene dal cambiare questo tacito principio. Ma evolvendosi il mondo intervennero fatti nuovi, come per esempio l`avidità della classe industriale del nord e cominciò un lento ma inesorabile fenomeno di migrazione interna incontrollata e conseguentemente l`esportazione al nord delle strutture sociali parassitarie e clientelari, che facilmente attecchirono anche con la forte complicità della classe dirigente locale. Per arrivare ai sigg. Craxi e Berlusconi che hanno istituzionalizzato al nord il sistema clienetelare parassitario meridionale con le nefaste conseguenze che oggi tutti possono vedere. Attenzione io non voglio dire che il sistema di governo meridionale sia cattivo e quello « nordista » buono tipo guerra di secessione, al contrario io affermo che potrebbero essere passabili entrambi, ma ciascuno applicato al posto giusto. Quindi a parte il lilberarsi dall`eurocapestro e ristabilita la sovranità, legislativa, monetaria, fiscale, é necessario anche rimettere in funzione questa tacita separazione sociale ed ammistrativa, altrimenti si ricadrebbe certamente nelle mani di un creditore e poi di un padrone straniero. E quanto dico é estremamente difficile da realizzare perchè importa l`uso di sottilissima diplomazia, accompagnata da grande capacità politica e notevole prestigio personale. Cose queste di cui da lungo tempo la nostra sciagurata penisola difetta.

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