TOCCA A VANCE
Con l’impero del dollaro che stava affondando, l’evoluzione naturale e armonica sarebbe stata la formazione di un blocco euro-asiatico tra la Russia, con le sue materie prime, e il resto d’Europa, con la sua capacità industriale, e il conseguente subentro nell’egemonia mondiale di questo nuovo blocco: Heartland.
Al fine di non essere soppiantata nell’egemonia, Washington, per lo meno da Clinton in poi, ha con successo lavorato a impedire la formazione del blocco auro-asiatico, anzi a spezzare i rapporti economici tra Europa e Russia, attaccando quest’ultima mediante una continua espansione della NATO verso Est. Come già è stato autorevolmente affermato, la guerra per procura in Ucraina non è tra gli USA e la Russia, ma tra gli USA e l’Europa quale potenziale partner strategico della Russia. Il proxy-sabotaggio nel Nordstream (un oleodotto sempre osteggiato da Washington) e, ora, l’imposizione di non comperare più gas e altre materie prime dalla Russia, sono episodi di questa guerra interna alla NATO, la quale si inasprisce ora che Trump ha deciso di giocare il tutto per tutto al fine di arrestare il declino e riconquistare la dominance globale già in parte perduta. E gioca pesante, come si è visto.
Washington sa bene che gli imperi vivono finché si espandono perché necessitano delle risorse prelevati dai territori via via conquistati al fine di sostenere le proprie recenti spese di controllo militare. L’affondamento dell’impero del dollaro conseguiva alla fine dell’espansione dei suoi confini – un arresto confermato dalla efficace resistenza russa all’espansione verso est, che ora vede le armate di Mosca avanzare verso ovest e togliere all’Impero del dollaro i ricchi i territori promessi nel Donbass, il cui valore si stima in 34.000 miliardi, cioè pari al debito pubblico USA.
Per invertire il processo di declino, Trump sta rastrellando risorse e denari dovunque possa, senza alcuno scrupolo di rispetto del diritto internazionale. La salvezza dell’Impero è per lui la legge suprema. Egli sta facendo il suo dovere verso gli USA. Al suo posto, anch’io agirei così, seppur non con la sua grossolanità.
Egli dapprima ha spremuto l’Europa, minacciando la cricca di Bruxelles e dicendole che le lascerà le sue poltrone e i suoi privilegi solo a condizione che essa gli permetta, come gli sta permettendo, di saccheggiare l’economia Europea in tutti i modi possibili: con i super dazi ultra asimmetrici, con l’imposizione di 600 miliardi di investimenti, con l’imposizione di comprare il suo gas e di non comprarlo da Mosca, con l’imposizione di comperare le sue armi e di assumersi la responsabilità della guerra Ucraina iniziata per conto e istigazione di Washington, e ormai avviata a una deludente conclusione. Soprattutto, egli pretende che l’Europa resti in conflitto con Mosca, che la provochi e che si lamenti di essere minacciata da essa, mentre egli, per di dietro, con Mosca si accorda per gli interessi e gli affari che contano: sostanzialmente, vuole avere la Russia come partner per gli USA con esclusione dell’Europa, in modo che gli USA possono avvantaggiarsi di materie prime a prezzi tali da sbaragliare la concorrenza produttiva europea. Ursula e compari gli stanno obbedendo. Oltre a quanto sopra, la cricca di Bruxelles sta facendo tutta una serie di politiche distruttive per l’economia Europea, dal Green Deal agli aiuti per Kiev, dalla rinuncia al Gas Russo agli investimenti negli USA, al fine di mettere l’Europa in ginocchio onde consentire da un lato ai grandi capitali di razziare i suoi beni e di indebitarla fin sopra i capelli, e dall’altro lato onde indurla a chiedere prestiti in dollari agli USA per la ricostruzione, così da sostenere la valuta statunitense.
Anche la conquista del petrolio venezuelano e magari presto di altri paesi, ha come scopo di sostenere la domanda di dollari, contro i quali verrà venduto il petrolio, e insieme la bilancia dei pagamenti.
Sul fronte latino americano, Trump ha preannunciato che si riprenderà il canale di Panama e che potrebbe annettersi il Messico; ha attaccato il Venezuela e sta cercando di imporvi un regime a lui servile, e al contempo minaccia di fare altrettanto in Colombia e prefigura di annettersi la Groenlandia attaccando la Danimarca e magari annettere anche il Canada come 51esimo stato dell’Unione. Tutte le giustificazioni legali addotte dalla Casa Bianca per queste operazioni sono grossolanamente infondate, e quelle addotte per l’operazione in Venezuela sono infondate anche in fatto circa l’accusa di narcotraffico. La violazione della carta ONU è aperta e radicale, soprattutto quando dice: “vogliamo la Groenlandia perché ci serve”.
Trump si rende assurdo quando all’ONU dichiara che governerà il Venezuela per trasformarlo, toglierà di mezzo la vicepresidente se non gli obbedirà, ma non è in guerra col Venezuela, anzi vuole per esso un futuro migliore a tal fine vuole gestire il suo petrolio e fare investimenti di molti miliardi. Il che vuol dire creare dollari dal nulla, prestarli al Venezuela, indebitandolo, senza materialmente darglieli ma dandoli alle società statunitensi che andranno a lavorare là, creare così un benessere quindi un consenso di qualche anno; poi, quando scatterà il nodo scorsoio dei rimborsi e degli interessi, prendersi la ricchezza reale di quel paese, cioè il petrolio, in cambio di quei dollari creati dal nulla. Questo procedimento è metodo costante nella storia dei rapporti degli USA con i paesi che essi “liberano e aiutano” (esportazione della democrazia), come descrive un economista che si occupava di queste operazioni per Washington, John Perkins, nel suo libro Confessioni di un sicario economico.
Ribadisco però che non si poteva fare diversamente per tentare di fermare l’affondamento dell’impero. Ma non è affatto detto che il tentativo di Washington riesca. Vi sono gravi e convergenti indizi di inidoneità:
- L’eccessiva grossolanità e la bizzarra sfrontatezza delle giustificazioni che ha accampato in tutte le sedi;
- La mancanza di visione strategica e di previsione delle conseguenze delle sue mosse di forza – mancanza già recentemente dimostrata nel negoziare la presto fallita pace di Gaza e ora confermata dall’evidente confusione nell’organizzare il governo del Venezuela (aveva preannunciato che la vicepresidente era con lui, ma poi si è visto che non è vero; e non sa chi mettere al posto di comando);
- Le continue promesse di risolvere i conflitti, seguite da altrettanti insuccessi (in campagna elettorale garantiva che avrebbe posto fine alla guerra in Ucraina entro 48 ore dal suo insediamento, e anche ultimamente ha ripetutamente annunciato di essere a un passo dalla pace, solo per essere smentito dai fatti) congiunte al suo insistente millantare di aver posto fine a ben otto guerre;
- La sua apparente indifferenza allo sconcerto che genera, soprattutto tra gli “alleati”, quando minaccia di attaccare il Canada e la Danimarca per prendersi il primo come cinquantunesimo Stato dell’Unione e per togliere alla seconda la Groenlandia (già nel suo primo mandato aveva proposto al governo danese di comperarla, ma allora ci si rise sopra, credendo trattarsi di una mera boutade).
- La sua bizzarra idea di modificare la Costituzione per consentirsi un terzo mandato, nonostante l’età avanzata e il non favorevole stato di salute.
- Una lunga collezione di segni di deficit cognitivi dalla sua prima campagna presidenziale in poi, con indizi di declino mentale e neurologico negli ultimi due anni.[i]
Quanto sopra, unito ad altri tratti del suo comportamento, è visto come un serio insieme di indizi di problemi mentali. Si può quindi stimare abbastanza probabile che il suo tentativo di salvare l’Impero a tutti i costi non avrà successo. E si può temere che questo presidente abnormemente instabile e narcisista, piuttosto che riconoscere il fallimento, e prima che lo sostituiscano con Vance e glielo tolgano di mano, prema qualche bottone rosso.
In un siffatto scenario, l’atteggiamento razionale del governo dei paesi satelliti come l’Italia è quello dei più forni, tenendosi aperta la via sia con Washington che con Bruxelles che con Mosca e Pechino: approvare il padrone Trump con moderazione, leccarlo con devozione; restare nel recinto europeo, ma defilati e mandando avanti gli idioti “volonterosi”; sostenere l’Ucraina ma non rompere con la Russia. Star pronti al salto della quaglia. E, per dirla con un termine ormai desueto, badogliare. La parasovranista Giorgia potrebbe barcamenarsi meglio in questo compito, aprendo più dialogo con Mosca e adorando meno Tel Aviv; allora meriterebbe di essere risparmiata, anche quando, da ligia avvocata del Capo, per difenderlo fa ragionamenti giuridici più che ridicoli.
E poi c’è un altro passo da compiere: un passo culturale. Capire che il diritto è reale, ma la sua è una realtà psicologica e non oggettiva, ossia una realtà che esiste in quanto e per quanto viene creduta e ottemperata, in quanto e per quanto vi sia opinione di legittimità. Il diritto, la legge, i trattati, in se stessi sono niente, non hanno un’esistenza indipendente dal pensiero e dal comportamento delle persone, se non come un termine di confronto. Ed è sempre stato così, ciò che adesso sta facendo Trump, gli Stati Uniti lo hanno fatto costantemente nella loro storia, e prima di essi lo faceva l’impero britannico, e altri imperi prima ancora. La regola storica è che il soggetto politico che si afferma e prevale con la forza, crea un nuovo assetto favorevole ai suoi propri interessi, e lo difende anche culturalmente creando una struttura anzi sovrastruttura giuridica, etica, culturale per legittimarlo. Ma ogni qualvolta questa sovrastruttura giuridica gli stia stretta, non si perdita di esimersi da essa e di agire liberamente, salvo poi cercare di travisare e giustificare i fatti per apparire non in contraddizione con la medesima struttura.
Più in generale, Trump sta aiutando il dibattito politico a liberarsi dallo stupido atteggiamento che accomuna la gran parte della popolazione e della comunicazione per le masse: l’atteggiamento che crede a discorsi come quelle di chi dice che stiamo aiutando l’Ucraina perché è un paese ingiustamente aggredito, cioè per ragioni di giustizia e di moralità, mentre in realtà noi le stiamo fornendo armi e sodi per fare guadagnare l’industria degli armamenti e per ampliare il fossato che ci impedisce di rifornirci di energia e materie prime a buon mercato da Mosca, e lo facciamo perché ce lo impongono gli USA attraverso i nostri leaders europei traditori (e non la stiamo nemmeno aiutando, perché non la stiamo portando a una soluzione, ma solo a un protrarre la guerra quindi il massacro dei suoi cittadini).
Voglio dire che la condotta di Trump ci sta spingendo a capire che in politica, e soprattutto in politica internazionale, le cose, specialmente quelle che costano, non si fanno per la moralità o la legalità, ma si fanno per interesse di potenza o di profitto, oppure perché comandati da una potenza dominante. Pertanto tutte le analisi, le prescrizioni, le previsioni fondate su categoria morali e legali sono fallaci e fallimentari, buone solo per intortare la gente, la quale in massa ancora ci crede. E proprio perché moti ancora credono a queste spiegazioni, i nostri politici nazionali e continentali hanno buon gioco e convenienza a continuare a proporla in perfetta malafede.
05.01.25 Marco Della Luna
[i] https://en.wikipedia.org/wiki/Age_and_health_concerns_about_Donald_Trump#:~:text=An%20academic%20consensus%20across%20multiple,and%20sky%2Dhigh%20narcissism%22.