VACCINAZIONE FORZATA: CONSIGLI AI SANITARI

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CONSIGLI AI SANITARI

SU COME RESISTERE ALLA VACCINAZIONE FORZATA

Il consiglio di chiedere una moratoria in attesa che si accerti la tossicità o non tossicità di questo o quell’ingrediente ha senso. Però l’Asst o il Datore di lavoro risponderanno: d’accordo, prenditi tutto il tempo che ritieni opportuno, ma intanto non lavori, ti sospendo.

Molto più valido è esigere una moratoria in base al Trattato di Norimberga e alla Convenzione di Oviedo, art. 5, dicendo che la moratoria è dovuta perché la Convenzione di Oviedo impone di rispettare il diritto all’informazione del soggetto, diritto che non è soddisfattibile prima del compimento della sperimentazione (dicembre 2022 per Moderna, dicembre 2023 per Pfizer), mentre la convenzione di Norimberga proibisce di testare sull’uomo farmaci in fase sperimentale, senza libero consenso; quindi minacciare un lavoratore di privarlo del lavoro per indurlo a fare da cavia è un grave crimine, specialmente in Italia, la cui Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica, cioè della stessa legittimità dell’azione politica, anche legislativa. Quindi l’Ordine e il Datore di lavoro sono diffidati a non dar corso alla minaccia.

Però rimane un grave inconveniente: il sanitario è costretto alla posizione difensiva, appare quello che è in torto, che si deve giustificare, che fa l’egoista in quanto antepone il suo diritto-interesse a lavorare non vaccinato all’interesse della salute dei pazienti e del pubblico.

Noi dobbiamo rovesciare questo paradigma, e lo possiamo fare. Dobbiamo contrattaccare accusando le istituzioni, le case farmaceutiche etc., di aver montato col falso dei tamponi PCR, con le false statistiche, con la falsa ‘costruzione’ dei presupposti legali per la fast track dei vaccini, con le false diagnosi e false/tardive terapie che causano la morte di decine di migliaia di pazienti (in presenza di terapie valide, e nascondendo la causa di questo eccidio mediante le cremazioni senza autopsia), etc. etc. – come da mio recente scritto Vaccinopoli (in breve – in questo blog) e dal libro Operazione Corona, etc. Va contestata anche la lesione dell’art. 32 Cost. perché si viene costretti, sotto ricatto lavorativo, a un atto potenzialmente dannoso o letale, in spregio alla recente direttiva del consiglio di Europa.  

Dobbiamo e possiamo dimostrare che è stata una serie di atti criminali preordinata a imporre la vaccinazione nell’interesse delle case farmaceutiche, con contratti segretati anche sui prezzi ed esenzioni dalla responsabilità per danni, e in modo tale che si debba continuare a vaccinare a causa delle mutazioni provocate dai vaccini. Ricordiamo la lunga storia di tangenti tra big pharma e politici. Quindi non è vero che chi non vuole vaccinarsi sia un egoista, è invece vero che un’organizzazione di criminali non si è fermata davanti a nulla pur di arrivare allo scopo del profitto privato, ma fortunatamente è stata scoperta, è stata denunciata e deve essere contrastata.

In quanto ai giudici competenti, cioè a quale giudice rivolgersi per impugnare il provvedimenti di sospensione:

-se si tratta di provvedimento di sospensione disposta dal Datore di lavoro verso il dipendente, il dipendente ricorrerà al giudice del lavoro del tribunale, richiedendo l’annullamento della sanzione previa sua sospensione urgente;

-se si tratta di provvedimento amministrativo di sospensione da parte dell’Asst (non dall’Ordine, che si limita a comunicare all’iscritto l’avvenuta sospensione da parte dell’Asst – v. art. 5 commi 6,7),  è probabilmente  competente il Tribunale ordinario e non il Tar, perché il provvedimento sospensivo incide direttamente sul diritto soggettivo all’esercizio dell’attività professionale, inde per la tutela dello stesso deve sempre essere data la possibilità di adire un giudice e che questo giudice deve essere quello ordinario, giudice generalmente competente in materia di diritti soggettivi, e che ha il potere di disapplicare i provvedimenti amministrativi invalidi. Che sia il Tribunale ordinario o il Tar, si richiederà la fissazione di un’udienza specifica e urgente per la sospensione della sospensione. Prevedibilmente ci vorranno 15-30 giorni per questa udienza.

06.04.21 Avv. Marco Della Luna

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SFIDUCIA NELLO STATO: VALIDE RAGIONI

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Al fondo, il movimento No-vax e il movimento Iononpago (la bolletta) sono espressioni della maturata  sfiducia della gente verso lo Stato. La gente ha visto che lo Stato è gestito da una classe politica e burocratica che sostanzialmente si vende al miglior offerente, solitamente straniero, che la assolda per estrarre dalla popolazione e dal Paese risparmi, reddito, aziende pregiate, mercati interessanti (dopo aver fatto chiudere le imprese nazionali che li occupano), senza alcun riguardo nemmeno  per la salute della gente, riducibile a cavie per grandi esperimenti biologici.

I politici di professione promettono mari e monti agli elettori, durante le campagne elettorali; poi però applicano la loro regola aurea: passata l’elezione, gabbato l’elettore. E si vendono per tradire gli interessi del Paese.

Che le cose funzionano così lo stiamo vedendo molto chiaramente nella vicenda energetica: Per decenni hanno lavorato metodicamente allo scopo di creare le condizioni giuridiche e materiali  necessarie a produrre gli enormi profitti speculativi, finanziari e commerciali, che ora i loro mandanti  stanno realizzando sulla pelle della gente. Hanno bloccato l’estrazione del gas in Italia per rendere l’Italia più dipendente dai fornitori esteri; hanno abbandonato il sistema dei contratti di lungo termine a prezzo fisso con i fornitori per affidare il prezzo agli speculatori sui futures del borsino di Amsterdam; hanno interrotto gli acquisti dalla Russia per passare a forniture che costano almeno il quadruplo dalla Cina e degli Stati Uniti. Per giunta hanno creato una situazione di carenza che fa chiudere le aziende nazionali a vantaggio della concorrenza estera, e da far accettare la moltiplicazione dei prezzi. I buffoni brussellini hanno posto il cap al prezzo del gas russo, quando questo già non arriva più. Tutta la politica energetica italo-europea è stata progettata per sabotare: I pannelli solari che risultano antiecologici oltre che antieconomici, sovvenzionati solo per un business finanziario, comprati in Cina, e che scaricano i costi sulle bollette; Le pale eoliche che sono perfettamente inutili, oltre che costose, perché non danno un apporto costante né prevedibile alla rete. E ora le auto elettriche, altamente antiecologiche, costosissime, malservite, inaffidabili e molto pericolose in caso di incidente o di incendio. l’Unione Europea le impone mandando fuori produzione le auto a motore termico e così annientando 35.000 posti di lavoro in Europa, mentre non esiste nemmeno la capacità di produrre tutta l’energia elettrica necessaria a ricaricare le centinaia di milioni di nuove automobili elettriche che dovrebbero sostituire le attuali, per non parlare delle  colonnine di ricarica. Chi ci guadagna? La Cina e gli altri produttori dei materiali necessari e dei motori elettrici.

Altra prova che non ci si può fidare dello Stato è la storia delle frodi e delle bancarotte bancarie, per le quali le condizioni giuridiche sono state create con la riforma del 1995 (la banca  universale) e nelle quali molti banchieri si sono arricchiti e hanno arricchiti i loro compari e poi lo stato ha coperto tutto, persino i nomi eccellenti  di coloro che avevano ricevuto prestiti enormi senza garanzie e poi non rimborsati. E intanto il risparmiatori sono stati defraudati, i lavoratori bancari hanno perso il posto, le imprese sane hanno perso il credito, i danni sono stati spalmati sul contribuenti. Sono stati assolti gli uomini del crack  del Monte dei Paschi. Così è salva anche l’immagine di Colui che, contro il parere di Bankitalia, consentì loro di comperare la banca Antonveneta a scatola chiusa con un buco di 17 miliardi a beneficio di banchieri spagnoli. Egli addirittura è stato accreditato come salvatore della patria.

Insomma, la gente sente che questo Stato della buropartitocrazia e dei suoi burattinai stranieri è diventato qualcosa da cui essenzialmente bisogna  guardarsi e difendersi, sottraendosi innanzitutto alle sue pretese e cercando di rifarsi con ogni mezzo dei danni che esso, con la frode o con la forza, causa alla popolazione, nel mentre che le taglia i servizi pubblici in quantità e qualità e le aumenta tasse e bollette e controlli, configurandosi sempre più fortemente come Stato estrattivo e di sorveglianza. Come sostanzialmente un’azienda posseduta dal grande capitale apolide, un’azienda che alleva e gestisce la popolazione tosandola, mungendola e macellandola nell’interesse di questo medesimo capitale, il quale, per legittimarsi agli occhi della gente, le fa eleggere ogni tanto un certo numero di figuranti, già ben consapevoli, molto prima di candidarsi, di che cosa poi dovranno fare, di chi li remunererà, di che sorta di giustizia li controllerà.

04.09.22 Marco Della Luna
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L’ECONOMIA DEGLI STATI DA LIQUIDARE

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L’ECONOMIA DEGLI STATI DA LIQUIDARE

Lo Stato sano raccoglie i tributi (prelevando in tutto o in parte il surplus dai cittadini e dalle imprese) e li investe infrastrutture, servizi, forze armate; tali investimenti aumentano la produttività e il prodotto interno, stimolano gli investimenti privati, e di conseguenza aumentano il gettito fiscale e i nuovi investimenti. Questo è il funzionamento virtuoso e progressivamente espansivo dello Stato sano.

Ma in tale funzionamento teorico interferiscono fattori umani inevitabili:

– le classi dominanti che raccolgono i tributi rubano parte di essi per arricchirsi;

– e non si curano molto di investire bene il restante, destinandone parte ad arricchire compari e sostenitori;

-a cascata, tutti i dirigenti che eseguono gli investimenti e le spese pubblici tendono a rubarne una parte;

-inoltre, i componenti delle classi dirigenti si sottraggono alla tassazione usando la loro posizione di potere, e, accorgendosene anche le classi subalterne cercano di evadere il fisco.

Alla fine, la quantità di risorse investita sarà notevolmente inferiore a quella raccolta, cioè tolta alla società civile con le tasse, sicché il circolo virtuoso ed espansivo risulterà molto indebolito o assente o addirittura invertito.

Quando le suddette ruberie, evasioni ed elusioni fiscali, congiunte agli scandali di corruzione e alla scarsa qualità degli investimenti, dei servizi e della amministrazione in generale, producono insuccesso economico e scontento sociale, la classe dominante può usare parte dei tributi raccolti  per comperare direttamente il consenso mediante erogazione di benefici clientelari diretti in sostituzione delle esecuzione di investimenti utili: pensioni fasulle, impieghi fasulli, reddito di cittadinanza. 

Se le entrate tributarie non bastano a finanziare questa campagna di acquisto, le classi dirigenti possono finanziarla ricorrendo all’indebitamento pubblico, e così peggiorando le cose strutturalmente e in prospettiva.

Un’altra fonte di finanziamento aggiuntivo dello Stato, sono la conquista militare, il colonialismo o imperialismo, e il saccheggio o prelievo di tributi dai territori sottomessi e altresì lo sfruttamento dei loro abitanti come schiavi o lavoratori sottopagati.

La Roma antica si finanziò ampiamente in questo modo per tutta la fase di conquista ed espansione, cioè fino a circa al 100 dopo Cristo. La sua era un’economia molto dipendente dallo sfruttamento degli schiavi acquisiti con le guerre di conquista.

Lo Stato antico romano incominciò ad entrare in crisi finanziaria, cioè ad avere difficoltà nel sostenere le spese dell’apparato amministrativo, delle opere pubbliche e dell’esercito, quando finì la fase espansiva, quindi l’afflusso di ricchezze e schiavi dai popoli via via sottomessi, e ancor più quando Roma iniziò a dover pagare i popoli barbarici sui suoi confini affinché non invadessero e razziassero i suoi territori.

Gli storici hanno ricercato la causa per la quale il sistema economico e commerciale dell’Impero Romano non sopravvisse all’Impero stesso e non si evolvette in modo costruttivo e conservativo del suo livello, con le sue meravigliose infrastrutture (strade, ponti, porti, acquedotti, bonifiche), ma crollò quasi completamente comportando la fine dei commerci di lungo raggio, dei grandi mercati, della civiltà urbana, assieme a un drastico calo demografico – crollo da cui l’Europa iniziò a risollevarsi soltanto verso il Trecento. L’hanno ricercata e l’hanno trovata proprio nel fatto che lo Stato Imperiale aveva sviluppato un apparato amministrativo e militare enorme e insostenibile, una nobiltà e un clero parassitari (esentati dalle imposte), mentre la sua economia, basandosi sullo sfruttamento dei popoli sottomessi, sul lavoro schiavistico o servile e sulle rendite del latifondo italico (assai mal coltivato), era intrinsecamente, strutturalmente bloccata, isterilita nella produttività,  e incapace di evolversi; al contempo, l’apparato statale ricorreva a una pressione fiscale soffocante per l’economia produttiva. Pertanto lo Stato imperiale, il suo sistema parassitario e la sua economia strutturata per servirlo. dovevano morire e liberare il campo affinché poi, nel corso di circa otto secoli, ripartendo da livelli bassissimi, un nuovo e vitale sistema economico potesse costituirsi.

Oggi, per la prima volta nella storia, in Italia, ricorrono insieme tre condizioni precise: il numero di cittadini che non lavorano ha superato ampiamente il numero di cittadini che lavorano; l’accesso ai consumi opulenti ha raggiunto una larga parte della popolazione; l’economia è entrata in stagnazione e la produttività è ferma da vent’anni, in arretramento rispetto a quella degli altri paesi avanzati. Questi tre fatti, documentabili dati alla mano, a cui va aggiunta una distruttiva pressione fiscale simile a quella del tardo Impero, hanno ispirato Luca Ricolfi nel suo recente saggio La società signorile di massa in cui descrive l’Italia come appunto una società signorile di massa – la descrive sostanzialmente come un sistema socio- economico bloccato, degradato nel suo apparato scolastico e nel corpo docente, incapace di progettare e realizzare una propria evoluzione. Bloccato, aggiungo io, perché il consenso politico, il voto ‘democratico’, in esso si ottiene mediante la difesa e conservazione di posizioni di rendita ormai diffuse, popolarizzate. A causa di questo fattore, a cui si aggiungono altri fattori come la sua posizione di paese vassallo sancita dagli accordi di pace con gli USA a seguito della capitolazione del 3 Settembre 1943 e aggravata entro l’UE, l’inguaribile arretratezza e dipendenza economica del Meridione, la specializzazione della classe dirigente nazionale nel rubare dai trasferimenti di ricchezza dal Nord al Sud che tolgono al Nord le risorse per investimenti e innovazione competitiva, le migliori forze intellettuali e imprenditoriali che emigrano, l’Italia semplicemente non può essere risanata, non ha futuro proprio, è in declino irreversibile e non ha dato segni di ripresa dal 1992. Questo è il razionale per cui l’Italia è stata posta in liquidazione, con Maastricht, l’Euro, la BCE, il Six Compact etc., nel senso che le sue parti valide vengono rilevate da capitali stranieri, con la complicità di politici italiani e comunitari. Tutti i partiti lo sanno, anche quello del “Credo”, anche quello dei Fratelli, quindi recitano e fingono quando promettono il rilancio del Paese: lo fanno per poter partecipare alla sua liquidazione servendo lo straniero e ricevendo il loro giusto tornaconto.

27.08.22  Marco Della Luna

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LA FIAMMA DEL DUCE E DEL CATTIVO PROGRESSO

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CONSERVATORI, PROGRESSISTI E TOTALITARISTI

Roger Scruton, filosofo britannico recentemente scomparso, definiva lo spirito conservatore come quello che è consapevole delle cose buone e funzionanti del sistema sociale storicamente dato, e che vuole preservarle, sia pure non rigidamente ma con riforme e correzioni, da attuarsi senza compromettere gli equilibri e rispettando i tempi fisiologici; per contro, lo spirito progressista, che nasce con l’Illuminismo tradotto e imposto politicamente nella rivoluzione francese, rifiuta organicamente, nel suo complesso, il sistema sociale storicamente dato e lo vuole sostituire d’un tratto con uno nuovo, concepito e progettato razionalmente secondo suoi criteri e obiettivi ideologici, ora laici, ora religiosi.

A questa doppia definizione di Scruton, che mi trova consenziente, aggiungo un elemento di fondamentale importanza, ossia che l’idea progressista di cambiare complessivamente il sistema attraverso un’azione dall’esterno e rapida, cioè sostanzialmente rivoluzionaria, con un sistema diverso, progettato razionalmente o teologicamente, è frutto di una concezione ingegneristica dell’azione politica e ancora più profondamente dell’idea che il corpo sociale sia sostanzialmente una macchina, una costruzione su cui si possa intervenire dall’esterno o dal disopra, con operazioni di ristrutturazione rapida, così come si interviene per esempio su un un edificio, od oggi su un computer, in cui si possono sostituire le schede di hardware, la ventola, i programmi, per farlo funzionare diversamente e meglio. Il computer può essere fermato, spento, e non muore, non reagisce, non si oppone, non soffre quando lo apri e cambi le schede o i programmi. Anche le menti degli uomini sono trattate, da questi ingegneri sociali, come rapidamente ristrutturabili, per creare l’uomo nuovo attraverso l’indottrinamento e la propaganda – idea che sempre accompagna tali progetti -: l’uomo rivoluzionario, comunista, fascista, nazista, maoista, castrista, islamista… 

Al contrario di ciò che suppone la suddetta concezione ingegneristica, la società, essendo qualcosa di vivo e funzionante, che non puoi spegnere o fermare, e che ha esigenze, emozioni e volontà, ed essendo anche infinitamente più complessa e imprevedibile del più complesso dei computers, reagisce resistendo, soffrendo e contrattaccando a un’azione di ristrutturazione, e anche se riesci a eseguire il tuo piano, le reazioni continuano, spesso impreviste, spesso distruttive, e praticamente mai ottieni quello che ti prefiggevi, solitamente il risultato è un grande danno per la collettività, immensa sofferenza, come si è avuto a seguito di tutte le grandi rivoluzioni (laiche e religiose), che hanno avuto un seguito di carestie, terrore, guerre civili ed esterne, declino economico, senza peraltro mai cambiare la struttura piramidale, cioè oligarchica, della società. Senza mai dare il potere reale al popolo (ancor meno a Dio) né produrre benessere e sicurezza per la collettività.

Aggiungo ancora che, per vincere la resistenza e la reazione del corpo sociale alle innovazioni sistemiche che i progressisti, i rivoluzionari vogliono attuare a tappe forzate, questi ultimi devono ricorrere non soltanto all’autoritarismo e alla repressione, ma anche al totalitarismo, ossia all’inculcamento di un pensiero unico ideologico e olistico (nel senso di abbracciante tutti gli aspetti della vita e della realtà), col paraocchi, di supporto alla loro agenda, all’indottrinamento e alla manipolazione mentale. Queste sono misure che inibiscono e bloccano quella spontaneità, la varietà e libertà intellettuale e spirituale, assieme all’imprevedibilità, che insieme sono la matrice del progresso e della creatività culturali. Tutte le grandi fasi di crescita culturale e artistica hanno in comune un buon livello di libertà, varietà e spontaneità, mentre dove si affermano il controllo autoritario e un pensiero unico obbligato con valori imposti e la censura verso valori e idee divergenti, si assiste a un irrigidirsi dogmatico e sterile del pensiero. E l’uomo nuovo? L’uomo nuovo prodotto dall’educazione totalitaria è sempre uno storpio col paraocchi, un mutilato mentale, spesso uno psicopatico.

La storia, col conforto della psicologia sociale, conferma quindi la bontà e il realismo della concezione conservatrice così come rappresentata da Scruton, costituente l’autentico pluralismo e antitotalitarismo (antifascismo, anticomunismo, etc.). Peraltro, soprattutto e sempre più ai nostri giorni, le rapide, forzate e complessive sostituzioni sistemiche non vengono soltanto dall’applicazione ‘progressista’ di modelli ideologici, ma anche dalla forza delle cose, dalle innovazioni tecnologiche che cambiamo i modi di vivere e di produrre, quindi anche le strutture socio-politiche e i mores, con una velocità e una violenza che non rispettano i tempi fisiologici, quindi traumatizzano il corpo sociale.

Il totalitarismo, il pensiero unico obbligato mediante silenziamento, oscuramento, emarginazione, delegittimazione, criminalizzazione dei diversamente pensanti e parlanti (ad esempio rispetto alla dottrina liberista o genderista), assieme al superfinanziamento e alla canonizzazione culturale del pensiero allineato, viene vistosamente adoperato anche dall’odierna dirigenza progressista globale, europea, italiana (mentre ipocritamente condanna come male assoluto i totalitarismi precedenti) al fine di inculcare rapidamente un modello sociale, culturale, economico rivoluzionario nel senso suddetto, che sradichi quello in cui siamo cresciuti, basato su cose fasciste come la famiglia, la maternità, la paternità, la patria, il passato, le tradizioni. Un nuovo modello che io definisco zootecnico perché applica alla gestione delle masse i principi che si applicano alla gestione degli animali di allevamento, e basato essenzialmente sulla concentrazione oligarchica e privata del potere, della conoscenza, del controllo, dei monopoli; e altresì sulla riduzione degli esseri umani a numeri omogenei privi di identità storica, sessuale, etnica e di capacità di resistenza politica e culturale. Individui resi, mediante la tecnologia, completamente trasparenti e tracciabili alle istituzioni che li governano in remoto. Atomi umani completamente amorfi e passivizzati. Il senso complessivo di questa rivoluzione progressista progettata dalle élite globali, detta NWO, è, in essenza, semplificare e perfezionare la loro pratica di gestione della popolazione, anzi sovrappopolazione terrestre, applicando i più avanzati frutti della scienza, mentre “i limiti dello sviluppo” si avvicinano rapidamente ed esigeranno interventi radicali.

Gli araldi e promotori più attivi di questa rivoluzione progettato e calata dall’alto, cioè i progressisti liberal-democratici, sono naturalmente assai enfatici nell’additare al pubblico allarme cose come la fiammella tricolore (rappresentante quella ardente sul sarcofago del Duce a Predappio) che persiste nel simbolo di un partito ancora non ben allineato come loro al vigente progressismo occidentale, ma che presto si adeguerà, se vuole restare al governo.

14.08.22 Marco Della Luna

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CINQUE METODI PER SALVARE IL MONDO

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CINQUE METODI PER SALVARE IL MONDO

Pensatori di tutte le epoche si sono ingegnati per formulare un metodo idoneo a risolvere i guai del mondo e dell’uomo.

A parte  da coloro che confidano in un intervento divino, e da coloro che ritengono che le cose stiano andando bene così oppure al contrario che il mondo sia inevitabilmente spacciato, i metodi di salvazione del mondo si distinguono in base al grado in cui mettono in discussione la realtà del mondo stesso che vogliono salvare.

A un primo livello, stanno i metodi moderati, riformisti, che ritengono che i mali e le crisi siano risolvibili mediante aggiustamenti dell’esistente, correzioni e regolamentazione dei processi in corso. Essi falliscono perché, essendo ogni società oligarchica, gli oligarchi che fanno le riforme le fanno del proprio interesse, che di regola comprende lo sfruttamento della popolazione generale.

A un secondo livello, troviamo i metodi rivoluzionari, come quello marxista, secondo cui per salvare la società bisogna rovesciare la sua struttura oligarchica, ossia i rapporti di forza tra lavoratori e capitalisti. L’applicazione dei metodi di questo tipo fallisce sempre perché si riproducono i rapporti oligarchici di sopraffazione e oppressione, non più attraverso l’economia ma attraverso la gerarchia politica, in quanto al padrone del capitale si sostituisce il padrone dello Stato.

A un terzo livello stanno i metodi che obiettano che le rivoluzioni hanno sempre prodotto disastri e che i problemi collettivi non si risolvono se non si evolvono le coscienze dei singoli, sviluppando una consapevolezza ecologica, di insieme e di valori trascendenti l’egoismo individualista. Ma il grado di evoluzione delle coscienze individuali non si traduce in un’evoluzione corrispondente dei comportamenti aggregati, come ben sapevano gli antichi Romani: senatores boni viri, senatus mala bestia.

A un quarto livello stanno i metodi che, preso atto di quanto sopra rilevato, osservano che quindi, per salvare il mondo, bisogna bonificare anche la mente e il subconscio collettivi. Ma come?

A un quinto livello stanno i metodi che osservano che la radice dei mali sociali sta nel fatto che il mondo, la realtà, è sentita e pensata come un bene limitato, dunque l’interesse di ciascuno è conquistarne quanto più possibile togliendolo agli altri, e questo scatena automaticamente conflitti competitivi, anche perché gli altri uomini stessi sono parte del mondo da conquistare e sottomettere e controllare; quindi la logica di questo paradigma di realtà porta alla competizione per manipolare, sottomettere e dominare le altre persone, riducendole a cose, a commodity. Ne consegue che la soluzione dei mali del mondo presuppone che si lavori per non vivere più la realtà come un qualcosa di materiale e limitato, e che non si concepisca più se stessi come bisognosi di conquistare una realtà esterna e limitata. Presuppone cioè una messa in discussione totale della realtà propria e del mondo, mentre gli altri metodi tendono a conservare tale paradigma di realtà – interamente il primo, e gli altri a calare.

Sostanzialmente, questo quinto metodo è in consonanza col buddhismo, che fa presente che il mondo quale lo stiamo vivendo, il samsara, è come tale non salvabile, sicché la via consiste nel trascenderlo, lasciando andare tutto ciò che non può che andare.

Questa è una verità che pochi hanno la forza mentale di guardare in faccia.

06.08.22

Marco Della Luna

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PROGRAMMA ELETTORALE DEL PARTITO CHE NON C’E’ PER ELEZIONI CHE NON CONTANO

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PROGRAMMA ELETTORALE DEL PARTITO CHE NON C’E’ PER ELEZIONI CHE NON CONTANO

Prioritario e preliminare:

restituire la libertà e la privacy ai cittadini abolendo e proibendo ogni forma, pubblica o privata, di credito sociale, di tracciamento e profilamento di opinioni, di pagamenti, spostamenti, acquisti, transazioni e depositi bancari, nei confronti delle persone fisiche non esercenti attività di impresa. Altresì abolire e proibire ogni forma di violazione della sovranità biologica delle persone fisiche e ogni restrizione all’uso della valuta legale.

Primo: istituire una commissione strategica che valuti permanentemente la convenienza di obbedire all’Unione Europea rispetto al disobbedire ed uscirne, elaborando e aggiornando piani per questa seconda opzione. Definire che i principi fondamentali della Costituzione prevalgono sempre sulle norme internazionali e che è possibile solo una limitazione della sovranità nazionale a parità di condizioni e non la sua cessione. Non partecipare ad iniziative di pressione politico-strategica verso altri paesi, che possano esporre la Repubblica ad attacchi nucleari.

Secondo: riformare la contabilità bancaria in modo da far affiorare i profitti da creazione di moneta scritturale e portarli a tassazione (circa 220 miliardi all’anno di gettito fiscale aggiuntivo) , onde risanare le banche e le finanze pubbliche nonché generare risorse per investimenti utili.

Terzo: studiare la possibilità di creazione di risorse monetarie addizionali extra Euro quali gli Scott, ossia simboli di compensazione tributaria trasferibili.

Quarto: permettere l’ingresso nel territorio nazionale solo a soggetti legittimati sulla base dell’utilità nazionale, di accordi internazionali ovvero, entro predefiniti contingenti, di qualificabilità effettiva per l’asilo politico, respingendo anche in mare tutti gli altri e non portando sul territorio nazionale coloro che volontariamente e tal fine si mettono in condizioni di essere bisognosi di soccorso. Espellere fisicamente dal territorio nazionale i soggetti ivi illegittimamente presenti.

Quinto: investire prioritariamente nell’assetto idrogeologico, nella ricerca scientifica e tecnologica, nell’istruzione di qualità, nella pubblica igiene, nella produzione di cibo salutare, nelle infrastrutture civili. Investire nella ricerca di tecnologie energetiche verdi  efficienti anziché in impianti verdi inefficienti ed economicamente insostenbili.

Sesto: ridurre la tassazione sugli immobili in modo di far ripartire l’economia e di ridare agli immobili la capacità di fungere da garanzia per ottenere credito bancario.

Settimo: ridurre il cuneo fiscale ed elevare i salari.

Ottavo: ridurre l’apparato burocratico e sopprimere gradualmente gli impieghi improduttivi.

Nono: allestire scuole di riqualificazione professionale gratuita, percorsi di formazione pagati per apprendisti, e abolire il reddito di cittadinanza.

Decimo: elevare le pensioni minime e quelle di invalidità.

Undicesimo: istituire salari differenziati in base al costo della vita delle varie aree del paese.

Dodicesimo: riformare la Costituzione differenziando tra una camera eletta con sistema maggioritario uninominale e deputata a votare la fiducia ai governi e le leggi ordinarie da una parte, e dall’altra parte un senato eletto con sistema proporzionale puro, non soggetto a scioglimento anticipato, deputato ad eleggere il presidente della Repubblica e a votare le leggi costituzionali, le leggi riguardanti il sistema elettorale e la cittadinanza, le riforme della Costituzione, le ratifiche dei trattati internazionali concernenti la sovranità nazionale.

Tredicesimo: separare le carriere dei magistrati giudicanti e dei magistrati inquirenti; rendere effettivi la presunzione di innocenza, la personalità della colpa penale, l’onere di completezza nella contestazione delle accuse, l’onere della prova. Proibire ai magistrati l’accettazione di incarichi professionali da parte di soggetti diversi dallo Stato.

Luglio 2022

Marco Della Luna

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IPOCRISIA E RUSSOFOBIA

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IPOCRISIA E  RUSSOFOBIA

La politica, sia nazionale che internazionale, viene raccontata all’opinione pubblica in modo ingannevole, in termini molto censurati, idealistici e legalistici, che poco hanno a che fare con la realtà di ciò che viene fatto e gli scopi per cui viene fatto.

Coloro che detengono il potere politico (oggi sostanzialmente le élites finanziarie internazionali, le grandi famiglie bancarie) prendono le loro decisioni, comprese le guerre dirette e delegate, non certo per il bene comune, bensì allo scopo di aumentare i propri privilegi, il proprio potere e la propria ricchezza, a spese anche dei propri cittadini. Dalle guerre, come dalle crisi economiche e da quelle pandemiche, infatti, le classi dominanti escono sempre arricchite, e le classi dominate sempre impoverite, anche quelle dei paesi vincitori – si pensi alla I GM. Per loro, il popolo è strumento, materiale di consumo, carne da cannone. E le crisi sono opportunità di profitto, di speculazione; perciò non le evitano ma anzi spesso le provocano. Da ogni crisi bellica, economica e ora pure sanitaria, escono uscite più ricche e più potenti.

Anche se la morale e la legalità non c’entrano con le loro scelte, i decisori politici, ovviamente, controllando i mass media, danno a credere che le loro decisioni siano ispirate da motivi ideali, morali, di giustizia. Dipingono se stessi come tutori del bene, della civiltà, delle libertà, della democrazia, della legalità internazionale. Dipingono il nemico di turno come l’opposto di tali valori. Se dicessero la verità, la gente sarebbe poco disponibile a combattere, a morire, a subire bombardamenti, privazioni e supertassazioni per loro. Non ci sarebbe alcuna gloria. Cito Bertold Brecht:  Quando si tratta di marciare, chi guida la marcia è il nemico. La voce che vi comanda è la voce del vostro nemico, Chi parla di nemico, quello è il nostro nemico, In battaglia, il vostro nemico sta dietro di voi.

L’anzidetto tipo di propaganda è naturalmente in opera anche in favore della partecipazione al conflitto russo-ucraino, rappresentato come una lotta difensiva di un soggetto buono, sovrano, democratico, contro uno cattivo, crudele, imperialista, e non come reazione a un’operazione trentennale espansionistica del capitalismo occidentale, il quale  inoltre si arricchisce con la produzione degli armamenti e la speculazione sulle materie prime e l’inflazione, a danno dei suoi cittadini. Esisterà anche una contrapposta propaganda di Mosca, ma io non la conosco.

La rappresentazione in chiave emotiva e moralistica del conflitto suscita inevitabilmente sentimenti di odio verso la parte additata come cattiva. Sentimenti di odio reciproco si stanno sviluppando, non dal 24 febbraio scorso ma da prima del 2014, tra russi e ucraini. Se tra voi si trova qualche russo e qualche ucraino, raccomando loro di rinunciare a questo odio, nel loro stesso interesse, perché odiarsi tra popoli vicini danneggia entrambi. In Italia, nonostante l’impegno del governo e dei mass media, non si sta diffondendo un odio contro i Russi o la Russia; assistiamo invece a una curiosa polarizzazione tra coloro che hanno preso a odiare Putin come un tiranno sanguinario, e coloro che lo considerano un eroe o un santo votato a sconfiggere il nuovo ordine mondiale, cioè l’ordine dei cattivi padroni del mondo. Io non giudico Putin perché per giudicarlo bisognerebbe conoscere i suoi piani, e io non li conosco.

I popoli hanno sempre interesse ad evitare la guerra; ma è difficile per loro opporsi ai guerrafondai, perché essi decidono le guerre e altre crisi (finanziarie, commerciali, migratorie, ora anche pandemiche) per un proprio tornaconto, e hanno il potere di avviarle e di giustificarle, controllando i mass media. Ciò che i popoli possono fare, allora, è respingere il loro story telling mistificante e ipocrita, e non lasciarsi manipolare dalla loro campagna di istigazione all’odio verso altri popoli e di demonizzazione dei loro leaders. Il recente vertice Nato in Spagna si è concluso con la dichiarazione di impegno a difendere gli interessi e le libertà occidentali, ossia del capitalismo occidentale, in tutto il mondo. Ha cioè proclamato che useranno la forza militare a questo fine in modo sistematico, non solo contro la Russia. Bene, noi possiamo rispondere dicendo: vi abbiamo sgamati; quindi, caro Biden, cara Ursula, caro Stoltenberg, caro Di Maio, riprenditi il tuo story telling e mettitelo là, dove volevi metterlo a noi.

Passo ora ad analizzare brevemente la mistificazione della propaganda atlantista sul conflitto in Ucraina.

Primo: essa fa una censura della storia, in quanto presenta questo conflitto come iniziato il 24.02.22 e  non come episodio di una competizione per il potere globale, che continua sin dalla guerra fredda.  E si tace dei fatti del 2014, in modo che non si veda e non si capisca la continuità e concatenazione degli eventi, che iniziano, almeno nel dopo-URSS, con persecuzioni ed eccidii di russi residenti in Ucraina, soprattutto nel Donbass e a Odessa. Ricordo la ex premier Juljia Timoshenko che incitava a bruciare con armi atomiche tutti i russi.

In secondo luogo, la propaganda vuole spiegare il conflitto in termini di violazione di norme etiche e giuridiche, di buoni e di cattivi, mentre in politica ognuno si sforza di farsi percepire come rispettoso della legge e della morale, ma nessuno in politica si lega le mani col reale rispetto della legge e della morale. Se lo facesse, la sua capacità di azione e di competizione sarebbe ridotta ed egli verrebbe rapidamente sopraffatto dai concorrenti. Lo diceva già Niccolò Machiavelli oltre 500 anni or sono. E in effetti anche le potenze occidentali, USA in testa, hanno sempre e regolarmente violato le norme legali e morali per perseguire la loro politica di potenza e profitto economico. Pensate solo all’Iraq: per mettere mano sul suo petrolio, costruirono false prove di armi di distruzione di massa, di legami con Al Quaida, con l’attacco alle Torri Gemelle. Dopo l’invasione, si scoprì che le prove erano false, ma il petrolio iraqeno è rimasto sotto controllo USA, come pure il business della ricostruzione. Mission accomplished. E pensate anche ad altre guerre illegittime, condotte a fini di potere geostrategico, contro Serbia, Afghanistan, Libia. Insomma, nessuno è legittimato a giudicare gli altri, perché il più sano ha la rogna. La politica internazionale si fa così.

In terzo luogo, la presentazione mediatica della crisi ucraina si basa sull’assunto che l’Ucraina sia un paese indipendente e sovrano. Non lo è, come non lo è l’Italia, che, 75 anni dopo la fine della II GM, è ancora occupata da oltre 100 basi USA e in politica estera obbedisce ciecamente agli USA, partecipando a guerre di aggressione, del tutto incostituzionali, come quelle contro Serbia, Libia, Iraq, anche contro il proprio interesse, come avviene con le stesse, attuali sanzioni antirusse, che nuociono molto più all’Italia che alla Russia.  L’Ucraina è un paese vassallo, o satellite, degli USA. E Zelensky non è un eroe della libertà, è un personaggio costruito da Washington, e arricchito da Washington. Ma in realtà neanche gli USA sono indipendenti e sovrani, perché i fili della politica li tirano oggi coloro che tirano quelli della moneta, del credito e del rating, ossia la grande finanza, le grandi famiglie dinastiche bancarie, nel senso che i governi e i parlamenti devono seguire le loro direttive, fare le loro riforme, altrimenti quelle tagliano il rating e non comperano i titoli del debito pubblico, sicché i bilanci saltano. Ne consegue che gli stati oggi rappresentano la grande finanza,  non i popoli.

In quarto luogo, la presentazione mediatica della crisi ucraina si basa sull’assunto che esistano paesi democratici, come noi e l’Ucraina, e paesi non democratici, come la Russia. In realtà la democrazia, ossia il governo dal basso, non esiste, tutti i paesi sono dominati da oligarchie detentrici delle ricchezze, del potere, delle tecnologie, dei mass media, anche se alcuni regimi sono più permissivi e meno brutali, e altri più autoritari e violenti. Nel mondo reale, per ‘democrazia’ si intende che il popolo viene portato ad accettare ciò che viene deciso dai governanti, spesso a porte chiuse, da soggetti non eletti e non responsabili né politicamente né giuridicamente, come dichiaratamente avviene nella UE e nella BCE. In quanto all’Ucraina, il regime di Zelenski, già prima del 24 febbraio, aveva sciolto diversi partiti di opposizione e limitato sostanzialmente la libertà di stampa, quindi si connotava come autoritario e illiberale più o meno come viene descritto quello di Putin.

La russofobia verrà sempre più intensamente coltivata da una strategia che mira a neutralizzare come competitor globale la Russia per organizzare un mondo unipolare, che non sarà, anzi già non è, un mondo con i caratteri storici dell’Occidente, ossia libertà e dignità dell’individuo, stato di diritto, pluralismo, garanzie, partecipazione. Si sta già strutturando come un mondo orwelliano, transumano, di azzeramento dei predetti caratteri europei, di controllo e manipolazione tecnocratica delle persone ridotte a cose. L’implementazione dello stato orwelliano è guidata dalla Cina, con la sua sorveglianza biometrica e il suo sistema di punteggio sociale di obbedienza. E col commercio di organi espiantati ai detenuti. L’UE segue a ruota, con la sua identità digitale, l’abolizione del contante, il tracciamento di tutto e tutti, il controllo sulle informazioni. Questo è il futuro che ci preparano i nostri leaders sedicenti democratici. Questo ìè il vero pericolo.

Vedo una caratteristica comune ai popoli russo e ucraino. Una caratteristica che li unisce, e che si oppone profondamente alla politica orwelliana di riduzione delle persone a cose senza individualità e senza storia. Una caratteristica radicata nella religiosità di una buona parte di loro. Un mio amico, Mario Marchisio, di Torino, poeta e teologo, circa 10 anni fa era deluso dallo svuotamento spirituale e dottrinale della chiesa cattolica e dalla sua deviazione morale. Lo indirizzai alla chiesa russo- ortodossa di Torino, dove avevo un’amica. Là Mario mi ha riferito di aver trovato ciò di cui era alla ricerca: un percorso di purificazione ed elevazione, vita comunitaria,  ricca dottrina, e soprattutto il senso della comunione e partecipazione attiva con l’Assoluto, con Dio, e della sua presenza indefettibile, liberatrice e dignificante in ogni uomo. Questo tipo di coscienza, che oggi l’Occidente materialistico vuole spegnere, è incompatibile col progetto transumanista, di totale manipolazione dell’uomo. E l’uomo che vive se stesso come unito all’Assoluto, non è piegabile a quel progetto.

Discorso tenuto a Bergamo il 16.07.22 

Marci Della Luna

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DELIRIUM SAPIENS

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DELIRIUM SAPIENS

Abbiamo un’alta inflazione perlopiù dovuta alla speculazione e alla ostacolata circolazione delle merci, che sta contribuendo alla concentrazione della ricchezza.

Abbiamo anche una tendenza alla recessione, che ha ridotto di circa la metà le prospettive europee di crescita per quest’anno, ma le avrebbe più che azzerate se non ci fosse la residua spinta della forte crescita dell’anno scorso.

Abbiamo una gigantesca e sempre più instabile piramide rovesciata finanziaria, fatta di debito pubblico e privato, di azioni, di derivati, gonfiata per oltre 10 anni mediante denaro immesso nell’economia speculativa senza riguardo a quella produttiva.

Abbiamo i cicli dell’economia produttiva sconvolti dalla dinamica dell’economia speculativa, che non ha ormai veri e propri cicli ma procede a strappi distruttivi.

In questa situazione, restringere il credito e alzare i tassi quasi certamente non solo aggraverebbe la recessione, con ripercussione di lacerazione sociale, ma renderebbe insostenibile il suddetto giga debito (che si regge sulla capacità dei redditi di pagare gli interessi) e farebbe scoppiare la sua bolla, con conseguenze catastrofiche.

La tradizionale ricetta per uscire da situazioni di recessione congiunta a inflazione prescrive di fare massicci investimenti pubblici infrastrutturali per aumentare la produttività, la produzione, l’occupazione, il reddito. Però questi investimenti dovrebbero essere a debito, quindi sono di dubbia fattibilità per molti paesi, inoltre non è detto che funzionino, e in ogni caso occorrerebbero circa 2 anni per individuare gli interventi, fare i progetti con i confronti tra costi e benefici, affidare gli appalti e avviare i cantieri.

Ricordo che ciò veniva già pragmaticamente ricordato nei mesi precedenti 11 settembre, dopo che erano falliti tutti gli stimoli fiscali alla stagnante economia negli Stati Uniti. E si aggiungeva che l’unico grande investimento pubblico che possa partire rapidamente è la guerra. In effetti l’11 settembre fece partire questo tipo di investimento, da cui partì una nuova bolla immobiliare e finanziaria destinata a scoppiare nel 2008. E così nel 1940 fu la guerra a fare uscire gli USA dal collasso del 1929.

Dal punto di vista delle oligarchie dell’Occidente e pure del resto del globo, una soluzione valida, che potrebbe metterle tutte d’accordo, sarebbe allora quella preconizzata da George Orwell in 1984, ossia stabilizzare una condizione di guerre multiple in giro per il mondo, che legittimi e faccia accettare a tutti i popoli l’adozione di una economia di guerra a tempo indefinito, con una gestione a comando delle risorse con la possibilità di imporre razionamenti, controlli, soppressione del contante, monetazione e finanziamenti decisi in sede politica, assieme a una forte irreggimentazione sociale, un forte controllo dell’informazione, una forte imposizione di un pensiero politico unico con criminalizzazione e discriminazione dei dissenzienti, un sostanziale unanimismo filogovernativo delle forze politiche, come già vistosamente abbiamo ora, in particolare in Italia. Questo assetto consentirebbe di far ‘capire’ e quindi accettare alla gente ciò che le élites vogliono, nonché di prevenire e reprimere la protesta e l’organizzazione della resistenza anche sindacale. Quadro significativamente simile a quello delle guerre incessanti di 1984: sono guerre croniche, tra pochi grandi blocchi che dominano tutto il pianeta, senza un esito risolutivo, che consentono alle élites di potere il controllo di tutte le risorse e di tutte le informazioni e anche di tutti i diritti. Consentono di imbonire e insieme galvanizzare la popolazione con una rappresentazione propagandistica della realtà, una riscrittura aggiustata del passato storico.

Realizzare un simile sistema di controllo sociale ed economico potrebbe permettere di evitare un collasso economico finanziario e quindi anche una crisi di consenso e di obbedienza popolare, cioè evitare la resa dei conti.

Questo nell’immediato, mentre nel breve periodo, in combinazione con la gestione delle pandemie e delle campagne vaccinali, esso potrebbe portare alla soluzione del problema ecologico e dell’esaurimento delle materie prime, mediante la graduale sostituzione dell’attuale economia e di una finanza basate sui consumi ad alto assorbimento di materie prime e di energia con alte emissioni inquinanti, sistema a cui si potrebbe sostituire uno basato sul consumismo di farmaci e vaccini, che hanno un basso impatto ambientale e che quindi darebbero luogo a un consumismo sostenibile, capace di assorbire gran parte del reddito disponibile della grande maggioranza della popolazione, resa (anche mediante la manipolazione mediatica), farmaco-dipendente e vaccino-dipendente, quindi immunodepressa, perennemente impegnata nella difesa della propria salute, distratta dai problemi socio-economici e incapace di ribellione.

In parallelo si sta sviluppando un sistema di società sorvegliata e regolata mediante punteggio sociale ossia di obbedienza, già ampiamente attuato in Cina, dove l’accesso ai servizi e diritti pubblici è condizionato a un comportamento conforme a regole poste dai possessori dello Stato e delle istituzioni, con una forte riduzione della spontaneità, della libertà, quindi della imprevedibilità dell’uomo.

Arrivati a una tale punto, si sarebbe soltanto a un passo dalla soluzione del problema demografico, perché la popolazione sarebbe ormai sotto una gestione di tipo zootecnico.

Credo che questa sia la linea evolutiva più probabile perché più in linea con il tornaconto delle oligarchie dominanti e con le possibilità offerte dalla tecnologia. E insieme la più idonea a risolvere la crisi ecologica che oramai incalza anche attraverso le alterazioni climatiche.

Tale linea evolutiva potrebbe essere spezzata da ben possibili catastrofi climatiche che comportino una forte riduzione della popolazione, oppure da una guerra mondiale nucleare e/o comprendente ampio uso di super virus e super batteri in funzione genocida. Anche di tali patogeni vi è ampia disponibilità.

Insomma, per una via o per l’altra, il ristabilimento di un equilibrio attraverso una massiccia distruzione è inevitabile, a meno che si introduca un fattore soprannaturale.

25.06.22 Marco Della Luna

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GIUSTIZIA RIFORMATA PER LE MULTINAZIONALI

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GIUSTIZIA RIFORMATA PER LE MULTINAZIONALI

I cinque referendum per la riforma della giustizia hanno raccolto un grande consenso dei votanti ma l’indifferenza dell’80% dell’elettorato. La palla  della riforma è tornata ai politici.

Nonostante molte riforme già fatte negli scorsi decenni, ciascuna con grande enfasi, la giustizia italiana rimane da Africa nera a causa dell’inveterata prassi e mentalità del potere in Italia. Il caso Palamara, nei suoi versanti letterario e giudiziario, ha mostrato anche a chi non è del mestiere come la magistratura è caratterizzata da gruppi di controllo massonici, da partecipazione a comitati di affari, da partigianeria politica ed ideologica spesso apertamente dichiarata soprattutto dai magistrati sedicenti democratici, e in ogni caso accettata all’interno della categoria come un dato di fatto stabilizzato. Ovvero la categoria accetta che non si applica il principio della neutralità e terzietà dei magistrati. Ossia che è di parte, che è finta. E Mattarella non ha sciolto il CSM quando doveva farlo per contrastare quel cosiffatto sistema.

Quand’anche la maggioranza dei magistrati non condivida questa mentalità e prassi in modo attivo, in ogni caso la subisce, perché i magistrati corretti, non partigiani e non massoni, proprio per questo non raccolgono e concentrano potere sugli altri magistrati, mentre i magistrati scorretti e massonici, ammanicati con la politica e gli affari, lo raccolgono e lo concentrano, quindi finiscono automaticamente per comandare su quelli ‘sani’, come abbiamo potuto verificare. Nessuna possibile riforma potrebbe migliorare le cose e risanare la giustizia, appunto perché si tratta di una mentalità e di una prassi divenuta habitus generale. La magistratura è irriformabile, proprio come l’Unione Europea.

E allora, una volta posto ed acquisito che non è oggettivamente possibile avere una giustizia più giusta, che tipo di riforma possiamo fare, a che cosa possiamo puntare per soddisfare i requisiti posti dall’Unione Europea per darci i soldi del cosiddetto PNRR?

Ebbene, possiamo riformare puntando non all’impossibile risanamento della giustizia, ma a una sua maggiore efficacia e rapidità nel decidere e chiudere le controversie sul modcello della instant lottery. Ossia, data l’impossibilità di avere una giustizia giusta, possiamo puntare ad avere una giustizia veloce, sbrigativa. E questo è ciò che hanno fatto le riforme dal 2012 in poi, col diminuire le possibilità di controllo sulle sentenze in sede di appello e di cassazione, in modo da consentire più arbitrio e più rapidità ai giudici di merito, di dare più definitività alle sentenze di primo grado, giuste o ingiuste che siano. Nelle ultime riforme, in questo senso, addirittura si consente al giudice civile di merito di procedere come meglio crede, cioè liberandosi dalle pastoie poste delle regole di garanzia processuale anche in fatto di prove. Sempre in questo senso, si parla di abolire l’appello civile. Tutto ciò faciliterà e allargherà il mercato delle sentenze.

Insomma, realisticamente, si punta ad avere una giustizia spiccia, probabilmente ancor più ingiusta, però rapida, con forti penali per chi perde, in modo da scoraggiare il ricorso alla giustizia dei non ricchi, perché chi sa di non avere avvocati e amici idonei, spesso si asterrà, prevedendo di aver già perso e che sarà condannato a somme enormi, anche se ritiene di avere buone ragioni. E’ una giustizia riformata per i grandi capitali, per le multinazionali che devono rilevare i settori economici in cui tasse, crisi e lockdown hanno fatto strage di piccole imprese nazionali, e che perciò faranno grandi investimenti, sicché hanno bisogno di sentirsi sicuri nelle aule di giustizia.

La recentissima assoluzione in massa di tutti gli imputati dello scandalo MPS e dello scandalo banca Etruria è un valido segnale di rassicurazione per i grandi capitali di rapina, una riforma che dimostra che siamo già su questa buona strada. Che sappiamo stare al nostro posto in Europa.

19.06.22 Marco Della Luna

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POTENZE TERRENE

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POTENZE TERRENE

Il mondo odierno è dominato dalla (pare) inarrestabile ascesa della superpotenza cinese, che guida lo sviluppo economico, scientifico, tecnologico, militare, e la globale svolta autocratica e autoritaria di tutti i sistemi di potere del mondo. Non mostra significativi punti deboli o destabilizzanti. È anche un gigante finanziario e manifatturiero. Ha una popolazione enorme, sottomessa, disciplinata, su cui l’oligarchia al potere esercita un penetrante e incontrastato dominio e controllo, nel perseguire l’espansionismo e la supremazia mondiale. E’ il prototipo dello Stato zootecnico totale.

Abbiamo anche una ex superpotenza, smembrata e ristretta, la Russia, con una piccola capacità manifatturiera, un piccolo PIL, forze armate convenzionali non molto convincenti, forze strategiche nucleari di primo ordine ma non mantenibili a lungo data la modestia dell’economia, una popolazione pari a un decimo di quella cinese, un punto di forza nella estensione geografica, un altro nella ricchezza di materie prime, e un terzo nella capacità di sopportazione del suo frugale popolo. La Russia sta giocando le sue ultime carte per non completare la parabola declinante fino a cader vassalla della Cina o di Washington, ma già ora riesce a protrarre la campagna ucraina solo grazie al sostegno cinese. Se riesce a tener duro, potrebbe riuscire a destabilizzare l’Occidente, inducendo una crisi finanziaria, alimentare e migratoria nonché fratture nell’UE.

Abbiamo ancora una superpotenza in declino relativo, gli USA, che mantiene un primato militare e un’egemonia monetaria, ambedue in declino; sarebbe già decaduta, se non servisse come piattaforma tecno-militare alla grande finanza globale, la quale però potrebbe sostituirla con la Cina; intanto ha perduto gran parte della capacità produttiva, sostiene la spesa militare e per i consumi stampando dollari e indebitandosi, soffre un continuo scadimento nel livello di istruzione e disciplina della popolazione soprattutto rispetto alla Cina nonché di lacerazioni sociali insanabili entro il sistema liberista; è indebitata fin sopra la testa, si regge finanziariamente attraverso una politica imperialista spinta, mercé continue guerre dirette e per procura; ora soprattutto tenta di resistere al sorpasso da parte di Pechino portando nella propria zona di controllo i paesi dell’Europa orientale con lo strumento della NATO, nonché coltivando la guerra delegata in Ucraina e la politica delle sanzioni in modo tale da legare al proprio carro l’acefala Europa occidentale assieme alla sua potenza industriale e tecnologica, col renderla dipendente dal suo shale gas (poi magari anche i loro OGM, data la crisi alimentare) e col tagliare i suoi legami commerciali e industriali con la Russia e la Cina. L’assedio, la provocazione e la guerra di logoramento alla Russia erano già pianificati oltreoceano anni fa dal Rand Institute col piano Overstretching and Unbalancing Russia. Ma, anche ammesso che questa manovra vada in porto, non basterà a fermare il sorpasso in atto. Solo una guerra di distruzione su larga scala potrebbe farlo.

Vi è infine la medio-grande potenza atomica indiana, non in grado di competere direttamente nel grande gioco del potere ma in grado di manovrare e influenzare gli equilibri secondo i suoi disegni. Mantiene una certa forma democratica, un buon rispetto dei diritti e delle libertà della persona, una radicazione culturale e spirituale profonda nel proprio grande passato.

Ovviamente, quando parlo di Cina, Russia, USA e India intendo le loro rispettive oligarchie dominanti, non i rispettivi popoli.

In questo gioco, come in tutti i giochi politici nazionali e internazionali, ciò che conta, ciò che agisce, sono i rapporti di forza e gli interessi reali, non i principi morali e affettivi o ideologici, adoperati invece come strumenti di propaganda e manipolazione. Poco contano anche le norme internazionali, se non come strumenti di consolidamento e legittimazione delle conquiste operate con la forza, perché di fatto, quando serve, le regole vengono regolarmente scavalcate. Neanche conta la democrazia, che nella realtà non esiste, essendo ogni società dominata e guidata dall’alto, soprattutto le società tecnologicamente avanzate. Non esiste nemmeno la sovranità e l’indipendenza dei paesi, perché perlopiù questi sono sottomessi e vassalli all’una o all’altra delle grandi potenze. E in ogni caso tutti gli stati ‘liberi’ dipendono per il loro finanziamento e funzionamento dalla comunità bancaria internazionale, dai suoi circuiti e dal suo rating. Anche la libertà individuale e i diritti civili e politici sono evanescenti, perché se in un paese vengono limitati in un modo più visibile e grossolano, in altri paesi vengono limitati i modi più sottili ma più penetranti, attraverso i mass media, la propaganda, la emarginazione di chi non si allinea col pensiero prescritto.

E’ facile dar da bere al popolo teledipendente narrazioni idealistiche per coprire le motivazioni reali degli interventi di politica estera. Di fronte a due soggetti, individuali o nazionali o etnici che si combattono, l’opinione pubblica infatti è portata a identificarsi con uno dei due che ritiene aggredito, nel giusto, buono, contro l’altro che ritiene aggressore, nel torto, malvagio. A sentire come proprio amico il primo, e nemico il secondo. Ad estendere le supposte qualità morali del capo di ciascuna delle due parti all’intero popolo. Quindi ad accettare sacrifici per sostenere l’una contro l’altra. Salvo accorgersi, nel tempo, di quanto tale aiuto gli costa e di quanto gli speculatori si arricchiscono su di esso.

 Nella realtà, al contrario, le lotte tra soggetti politici si fanno per interessi e prescindono dalle supposte qualità morali degli uni e degli altri. Il regime ucraino non è meno oppressivo, illiberale e autoritario di quello russo. E i regimi occidentali, che cavalcano la pandemia per portare avanti i loro progetti di identità e manipolazione bio-digitali della loro popolazione, con le loro prassi di condizionamento mentale e culturale, con le loro strategie economiche programmaticamente deflattive e depauperanti per la popolazione generale, tendono a qualcosa di peggiore della Russia attuale e di perlomeno di equivalente alla dittatura cinese.

Per concludere degnamente, ricordatevi: di fronte a due litiganti, l’unico atteggiamento razionale è fare il terzo che ne approfitta, evitando però azioni che possano scatenare conflitti pericolosi per se stessi.

02.06.22 Marco Della Luna

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POKER D’ATOMI

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POKER D’ATOMI

Tutta la comunicazione sull’Ucraina è fuorviante perché inculca nell’opinione pubblica un metodo irrealistico e ingannevole di inquadrare il tema, ossia giudicando le mosse geostrategiche secondo categorie di legittimità morale e giuridica, di tutela della sovranità nazionale, della democrazia, delle libertà, mentre le decisioni di politica e strategia internazionale e domestica non vengono prese, ed è infantile pensare che vengano prese o possano venir prese, a tutela della morale o del diritto. Gli USA e i loro satelliti (Italia in testa) non lo fanno, anzi hanno regolarmente infranto il diritto internazionale (Iraq, Libia, Afghanistan). Esse vengono prese in base a calcoli di forze e convenienze, sebbene ovviamente chi le prende le ammanti di moralità e legittimità per ottenere consenso e per delegittimare l’avversario. Lo spiegava già mezzo millennio fa Niccolò Machiavelli dicendo che il principe, cioè il politico che vuole governare, per essere competitivo non deve porsi limiti morali o legali, però deve accreditarsi come buono e legittimo per ottenere appoggi e fiducia.

Per un inquadramento realistico, iniziamo col far presente che oggi abbiamo una superpotenza storicamente e strutturalmente imperialista e bellicista – gli Stati Uniti, più una superpotenza in fieri, altrettanto imperialista – la Cina, più una ex superpotenza, la Russia, dotata di un grande arsenale strategico nucleare e di alcuni settori di superiorità in ambito strategico (missili ipersonici etc.), ma economicamente debole e pertanto impossibilitata a mantenere quella superiorità a lungo. La Russia infatti investe per le forze armate cerca un decimo degli Stati Uniti e un ventesimo del blocco occidentale. Gli Stati Uniti, o meglio l’oligarchia finanziaria angloamericana, domina la Nato, e da decenni la sta espandendo verso i confini della Russia, come sua piattaforma di dominazione globale. Mosca pertanto deve decidere se accettare il proprio declino e in esito la sottomissione, oppure resistere e cercare di cambiare lo scenario rispetto alla tendenza globale presente verso un mondo unipolare centrato su Washington in una dialettica in via di evoluzione con Pechino. 

Deve deciderlo molto alla svelta. E sembra che l’abbia già fatto invadendo l’Ucraina e introducendo nel mondo fattori di crisi soprattutto energetica ed alimentare, dagli esiti imprevedibili e potenzialmente rivoluzionari.

L’interesse della popolazione generale è primariamente evitare una guerra mondiale, soprattutto una guerra nucleare strategica; secondariamente, di evitare crisi economiche e carestie e nuovi stati di emergenza che le oligarchie usano per accentrare il potere e togliere diritti, libertà e denaro alla popolazione generale, oltre che per guadagnare sugli armamenti, la ricostruzione etc.  Infatti stanno coltivando un’escalation nonostante il rischio che la Russia, messa nell’angolo, perso per perso, scateni l’inferno nucleare. Nell’interesse della popolazione generale (non dotata di rifugi anti-atomici), che è in evidente contrasto con quello della sua oligarchia (dotata di rifugi anti-atomici), sono quindi auspicabili due cose, fondamentalmente:

A) Che la Russia, Potenza nucleare strategica in crisi, si senta non minacciata dalla fronte avversario, e a questo scopo è utile che abbia intorno a sé una cintura di paesi neutrali in funzione di cuscinetto, Ucraina compresa, e che la Nato non la circondi:

B) Che l’oligarchia angloamericana, essenzialmente finanziaria, non rimanga unica dominatrice del mondo intero o del mondo occidentale, perché l’esistenza di almeno un sistema diverso e politicamente forte crea una situazione di concorrenza, di critica, di potenziale alternativa, che costringe quella oligarchia a concedere più libertà e giustizia sociale e benessere alle popolazioni che domina, e le impedisce di costituirsi come sistema totalitario e di pensiero unico obbligato alla cinese. Ricorderete che finché esistette nel mondo un’area comunista funzionante e in competizione sul piano ideologico, sociale e politico, il regime capitalista, per reggere la concorrenza, doveva concedere di più alla gente; mentre, da quando la concorrenza comunista è cessata, concede sempre di meno e si evolve verso una autocrazia elitista, diffondendo la povertà e concentrando la ricchezza, l’informazione, la capacità decisionale, e imponendo un pensiero unico molto censurante.

Quanto sopra non toglie ovviamente che l’azione del governo russo contro l’Ucraina possa risultare, come per ora sembra risultare, controproducente e dannosa per la Russia stessa, se non addirittura fallimentare. Quindi progettualmente sbagliata, nonché inutilmente nociva anche per noi. Vedremo.

Un’ultima considerazione in fatto di moralità e legittimità.

l’Italia è un paese a sovranità limitata, ossia inesistente, perché occupata militarmente da oltre 100 basi statunitensi e governata politicamente da decisioni che vengono prese fuori dai suoi confini in sedi atlantiche ed europee. Usa una moneta emessa e controllata da altri, e altri dettano le condizioni della sostenibilità del suo debito pubblico. Si distingue anche per una scarsa libertà di informazione e per una giustizia da quarto mondo. E’ in declino costante da 30 anni. Il suo governo, sulla questione Ucraina, esegue passivamente le direttive di Washington, e in generale amministra e addirittura legifera senza quasi controllo del parlamento, un parlamento popolato di mercenari obbedienti che non rappresentano gli interessi e la volontà del Popolo ma servono quelli delle segreterie che li mettono in lista. La Costituzione viene ampiamente ignorata. L’Ucraina era ed è qualcosa di simile, stato vassallo degli USA,

Tutta la comunicazione sull’Ucraina è fuorviante perché inculca nell’opinione pubblica un metodo irrealistico e ingannevole di inquadrare il tema, ossia giudicando le mosse geostrategiche secondo categorie di legittimità morale e giuridica, di tutela della sovranità nazionale, della democrazia, delle libertà, mentre nel mondo reale le decisioni di politica e strategia internazionale e domestica non vengono prese (ed è infantile pensare che vengano prese o possano venir prese) a tutela della morale o del diritto. Gli USA e i loro satelliti (Italia in testa) non lo fanno, anzi hanno regolarmente infranto il diritto internazionale (Iraq, Libia, Afghanistan) quando conveniva a fini di potenza e profitto. Quelle decisioni vengono prese in base a calcoli di forze e convenienze, sebbene ovviamente chi le prende le ammanti di moralità e legittimità per ottenere consenso e per delegittimare l’avversario. Lo spiegava già mezzo millennio fa Niccolò Machiavelli dicendo che il principe, cioè il politico che vuole governare, per essere competitivo non deve porsi limiti morali o legali, però deve accreditarsi come buono e legittimo per ottenere appoggi e fiducia.

Per un inquadramento realistico, iniziamo col far presente che oggi abbiamo una superpotenza storicamente e strutturalmente imperialista e bellicista – gli Stati Uniti, più una superpotenza in fieri, altrettanto imperialista – la Cina, più una ex superpotenza, la Russia, dotata di un grande arsenale strategico nucleare e di alcuni settori di superiorità in ambito strategico (missili ipersonici etc.), ma economicamente debole e pertanto impossibilitata a mantenere quella superiorità a lungo. La Russia infatti investe per le forze armate cerca un decimo degli Stati Uniti e un ventesimo del blocco occidentale. Gli Stati Uniti, o meglio l’oligarchia finanziaria angloamericana, domina la Nato, e da decenni la sta espandendo verso i confini della Russia, come sua piattaforma di dominazione globale. Mosca pertanto deve decidere se accettare il proprio declino e in esito la sottomissione, oppure resistere e cercare di cambiare lo scenario rispetto alla tendenza globale presente verso un mondo unipolare centrato su Washington in una dialettica in via di evoluzione con Pechino. 

Deve deciderlo molto alla svelta. E sembra che l’abbia già fatto invadendo l’Ucraina e introducendo nel mondo fattori di crisi soprattutto energetica ed alimentare, dagli esiti imprevedibili e potenzialmente rivoluzionari.

L’interesse della popolazione generale è primariamente evitare una guerra mondiale, soprattutto una guerra nucleare strategica; secondariamente, di evitare crisi economiche e carestie e nuovi stati di emergenza che le oligarchie usano per accentrare il potere e togliere diritti, libertà e denaro alla popolazione generale, oltre che per guadagnare sugli armamenti, la ricostruzione etc.  Infatti stanno coltivando un’escalation nonostante il rischio che la Russia, messa nell’angolo, perso per perso, scateni l’inferno nucleare. Nell’interesse della popolazione generale (non dotata di rifugi anti-atomici), che è in evidente contrasto con quello della sua oligarchia (dotata di rifugi anti-atomici), sono quindi auspicabili due cose, fondamentalmente:

A) Che la Russia, Potenza nucleare strategica in crisi, si senta non minacciata dal fronte avversario, e a questo scopo è utile che abbia intorno a sé una cintura di paesi neutrali in funzione di cuscinetto, Ucraina compresa, e che la Nato non la circondi;

B) Che l’oligarchia angloamericana, essenzialmente finanziaria, non rimanga unica dominatrice del mondo intero o del mondo occidentale, perché l’esistenza di almeno un sistema diverso e politicamente forte crea una situazione di concorrenza, di critica, di pluralismo, di potenziale alternativa, che costringe quella oligarchia a concedere più libertà e giustizia sociale e benessere alle popolazioni che domina, e le impedisce di costituirsi come sistema totalitario e di pensiero unico obbligato alla cinese. Ricorderete che finché esistette nel mondo un’area comunista funzionante e in competizione sul piano ideologico, sociale e politico, il regime capitalista, per reggere la concorrenza, doveva concedere di più alla gente; mentre, da quando la concorrenza comunista è cessata, concede sempre di meno e si evolve verso una autocrazia elitista, diffondendo la povertà e concentrando la ricchezza, l’informazione, la capacità decisionale, e imponendo un pensiero unico molto censurante.

Quanto sopra non toglie ovviamente che l’azione del governo russo contro l’Ucraina possa risultare, come per ora sembra risultare, controproducente e dannosa per la Russia stessa, se non addirittura fallimentare. Quindi progettualmente sbagliata, nonché inutilmente nociva anche per noi. Vedremo.

Un’ultima considerazione in fatto di moralità e legittimità.

l’Italia è un paese a sovranità limitata, ossia inesistente, perché occupata militarmente da oltre 100 basi statunitensi e governata politicamente da decisioni che vengono prese fuori dai suoi confini in sedi atlantiche ed europee. Usa una moneta emessa e controllata da altri, e altri dettano le condizioni della sostenibilità del suo debito pubblico. Si distingue anche per una scarsa libertà di informazione e per una giustizia da quarto mondo. E’ in declino costante da 30 anni. Il suo governo, sulla questione Ucraina, esegue passivamente le direttive di Washington, e in generale amministra e addirittura legifera senza quasi controllo del parlamento, un parlamento popolato di mercenari obbedienti che non rappresentano gli interessi e la volontà del Popolo ma servono quelli delle segreterie che li mettono in lista. La Costituzione viene ampiamente ignorata. L’Ucraina era ed è qualcosa di simile, stato vassallo degli USA, però con praticamente un partito unico e poca o nulla libertà di dissenso e informazione, con una forte persecuzione dei dissidenti e della minoranza etnica russa, che la ex premier Timoshenko nel 2014 dichiarò di voler bruciare con bombe atomiche. Il mondo occidentale è inoltre tutto sottoposto a una crescente trasformazione in senso orwelliano, cioè diviene una tecnocrazia controllante attraverso strumenti informatici, con progressiva elisione della libertà e della privacy. Quindi in prospettiva non è migliore della democratura russa.

Questi dati di realtà sull’Italia e sull’Ucraina tolgono dal campo le mistificazioni di valori da difendere e con cui legittimare la semi belligeranza della semi sovrana Italia, e in generale dei paesi occidentali.

5 maggio 2022

Marco Della Luna

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TERMINUS: IL DIO INCONSCIO E LO STATUTO DELL’ESSERE

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TERMINUS

Il Dio inconscio e lo Statuto dell’Essere

[Edizioni Aurora Boreale, Firenze, 2022, pagg. 276, € 18]

Intervista all’Autore (rilasciata a Italicum)

D.: Marco, il titolo e sottotitolo del tuo nuovo saggio sono insieme suggestivi e strani, oserei dire misteriosi. Ce ne puoi chiarire il senso?

R.:  La locuzione direttamente indicativa dell’oggetto del saggio è ‘Lo Statuto dell’Essere’: il saggio è prettamente ontologico e tratta, ovviamente in modo nuovo e credo risolutivo, della Seinsfrage, della questione di che cosa sia l’esistere, che cosa sia la realtà ultimamente, nelle sue varie articolazioni problematiche: rapporto tra gli enti e il tempo, tra i singoli enti e l’esistere, tra i molti e l’unità, tra enti finiti e l’infinito, tra positivo e negativo, essere e non essere. Il titolo sarebbe pertanto potuto essere, semplicemente e nudamente, ‘Lo Statuto dell’Essere’, ossia la deduzione e poi l’esposizione di una struttura organica, logicamente necessaria ed empiricamente evidente, delle proprietà dell’esistere, tale che la negazione di uno qualsiasi dei suoi elementi si ritorca contro se medesima, confutandosi cioè ‘elencticamente’, così come E. Severino intendeva la sua ‘struttura originaria’. L’esposizione, i cui elementi sono cooriginari e simultanei, è formulata come un articolato di proposizioni, proprio come lo statuto di una persona giuridica. Ovviamente, la successione delle parole dello statuto e delle sue proposizioni non va ovviamente intesa come una successività di alcuni elementi logici o esperienziali (compresa l’esperienza della successione nel divenire, o estensione dell’anima) rispetto ad altri, così come la distinzione espositiva-predicativa di tali elementi non va intesa come loro reciproca indipendenza.

D.: La filosofia contemporanea, anzi da Herbart in poi, è praticamente tutta antropocentrica, esistenzialista, o analitica; che senso ha occuparsi ancora di ontologia e metafisica?

R.: Che senso ha, ribatto io, Luigi, chiedersi che senso abbia interrogarsi circa la realtà e l’esistere? E’ semplicemente la questione fondamentale. La studio sin dal liceo, ininterrottamente, cioè da quarantotto anni. Io però mi dissocio, come si suol dire, dalla metafisica comunemente intesa, e mi baso sul dato empirico, sull’evidenza immediata, e insieme sul principio di non contraddizione.

Ancora una parola: abbiamo una buona ragione esistenziale e psicologica per occuparsi di ontologia, considerando che l’umore di fondo di ciascuno, quindi la qualità della sua vita, dipende molto da come ‘sente’ l’essere suo proprio e l’essere in generale, fragili e labili oppure forti e saldi, assai più di quanto dipende dalle vicende della sua esistenza esteriore. E’ a quel sentire ‘ontologico’, che si deve un temperamento sereno oppure ansioso. Ai nostri tempi, pertanto, la coscienza dell’essere è assai importante.

D.: Puoi ritornare sulle principali questioni ontologiche che hai testé indicate e presentarle più ampiamente, ovviamente nei limiti di un’intervista, e rinviando per l’argomentazione al tuo libro?

R.: Innanzitutto il problema se il principio di contraddizione abbia, oltre a un valore logico, ossia come regola del ragionamento corretto, anche una portata onto-logica, ossia se provi che l’essere non può mai divenire non-essere, o nascere dal non essere. A questo problema pervengo a dare una risposta positiva. Gli enti sono eterni.

Ancora più importante è  il problema di che cosa sia l’essere, inteso come esistere, rispetto al divenire. Normalmente, anche da parte di molti filosofi, si intende che i due siano separati, e che gli enti siano ‘immersi’ nel divenire, nel tempo, che li genera, li altera, li annienta. Terminus, in una prospettiva attualistica, dimostra che esistere è tout court divenire, e viceversa. Il divenire non è esterno agli enti, è la loro ‘natura’.

Ma proprio perché esistere è divenire, ciò che non può divenire, ossia il perfetto, l’assoluto, l’immutabile, l’omnitudo realitatis, il Dio dei teologi e filosofi monoteisti, così come lo sphàiron, l’uno-tutto indifferenziato di Parmenide, semplicemente non può esistere: il suo stesso concetto è la negazione pura dell’esistere. Così si risolve il problema logico della acosmia, ossia di conciliare logicamente la coesistenza di un Essere perfetto e creatore con creature limitate (il mondo), che, non essendo entro di esso, quando vengono create si aggiungono ad esso, incrementando l’esistente e limitano ciò che dovrebbe essere, per assunto, illimitato; mentre, se non lo limitano, se non si aggiungono ad esso, allora sono interne e coeterne ad esso, prive di identità propria – vedasi Berkeley, Spinoza e, più sottilmente ma anche più drammaticamente, Bradley.

D.: Da quanto vai dicendo, arguisco che il senso del titolo, Terminus, sia che l’esistere richieda un limite, di un confine, di un terminus: ciò che non ha limiti, ciò che tutto comprende in sé, non può divenire, non esiste. Il dio romano Terminus, tutore dei confini, e la cui stele non si riuscì a spostare nemmeno per costruire il tempio del sommo Giove, rappresenta egregiamente questo principio ontologico necessario. Immagino quindi che tu arrivi alla conclusione che la totalità dell’esistente consista in molti enti limitati e divenienti.

R.: Esatto: molti enti limitati, divenienti, attualisticamente consistenti in esperienza (intesa come Erlebnis), pensiero in atto. E così si dà conto della molteplicità dell’esperienza, dell’esistente, come scaturente da una necessità funzionale interna all’essere stesso, senza bisogno di introdurre, di postulare un fattore ulteriore, col conseguente problema del dualismo ontologico. Ossia la molteplicità non è prodotta dall’azione di un principio altro dalla coscienza o dall’io o dall’essere, come avviene ad esempio in Fichte, in Schelling e in certe dottrine vedantiche, in cui si postula maya come fattore che oscura il brahman creando l’illusione del mondo fenomenico.

Tutte queste concezioni, come pure quelle di un Bontadini e di un Severino, fallacemente concepiscono l’essere come uno stato, come incarnato in enti immersi nel flusso del tempo-divenire, da cui appaiono, vengono trasfigurati, e alla fine fatti sparire.

Al contrario, l’essere non è uno stato ma è un’azione (intransitiva); anzi, l’esistere è proprio il divenire, non eccede il divenire – il divenire della coscienza, dell’esperienza, in un senso attualista rafforzato. Esistere è esperire. Esse est percipi et percipere. Pensare agli enti che resistono e sopravvivono al divenire, proteggendosi da esso, è un assurdo logico, così come pensare a un Ente supremo perfetto ed eterno che salvi dal divenire o che generi gli enti. Gli enti limitati sono gli unici esistibili, e insieme non possono cessare di esistere né di divenire.

D.: Mi suona come l’eterno ritorno di Nietzsche…

R.: Non è analogo, perché anche per Nietzsche il tempo è esterno all’ente. Trovo che più vicino alla mia concezione sia la concezione di esistenza in Eraclito.

D. Come risolvi la difficoltà di definire concettualmente il tempo, quindi il divenire, ossia la relazione tra passato e presente, nel senso che è presente alla coscienza solo ciò che è presente, non ciò che è passato, quindi non può essere presente l’estensione temporale, con la conseguenza che il tempo non può essere percepito? Consideri il tempo come un continuum o come insieme di tempuscoli discreti? Bradley, che tu ampiamente citi, riteneva il concetto di tempo come insuperabilmente contraddittorio, quindi illusorio.

R. Codesto problema, come altri problemi di relazionalità, si risolve osservando che il divenire è tutt’uno con l’esistere, con l’esperire, con la coscienza; dunque è un dato e una necessità primari, un dato di partenza, non scomponibile in più termini entro una relazione. La struttura primaria dell’essere comprende il carattere, l’esperienza, la coscienza del divenire. Di un tratto limitato di divenire. L’extensio animae, per dirla con Agostino.

D.: Ho notato che tratti anche il problema del negativo, del nulla, ossia di come si possa, senza contraddirsi, parlare, cioè porre, il contrario del porre, cioè il negare. Di come si possa parlare del nulla, nominandolo come se fosse un qualcosa. E parlare del negativo e del nulla appare necessario in quanto l’evidenza del divenire e della molteplicità e la stessa enunciazione del principio di non contraddizione richiedono l’affermazione che A sia non-B, essere sia non-non essere, quindi esigono la negazione.

R.: Il discorso sarebbe lungo, movendo dal fondamentale concetto di ‘puro positivo’, di autosufficienza del positivo, formulato da Tarca; ma, per sommi capi, le mie conclusioni sono che il nulla e la negazione non si manifestino e non possano manifestarsi, e che quando noi parliamo di esse non è che le ‘poniamo’ nel senso che conferiamo loro una qualche positività ontologica, ma semplicemente usiamo parole che esprimono impossibilità o irrealtà fattuale – cosa che non genera alcun problema, come non ne genera il parlare della fenice o della manticora. Della negazione il significare esiste e persiste, come affermare l’impossibile, il niente, il fallace: esiste il significare “zero” o “vedovo celibe” o “quadrato circolare”. Basta tener presente che stiamo usando parole, operatori logici, e non ‘creando’ o ‘annientando’ l’essere, e possiamo dire che A è non-B, che ente è non-niente, senza con questo pensare che stiamo affermando o creando l’esistenza del niente, o contaminando con la negatività l’ontologicamente positivo. Sono solo parole.

E su questa linea vado oltre, evidenziando come molta ontologia, molta metafisica, sia generata dall’interazione semantica tra le parole, la sintassi e le locuzioni, cioè sia una speculazione verbale, una fraseosofia, non una deduzione logica od ontologica. E ancora oltre evidenzio come molte dei problemi ontologici e metafisici siano illusori perché generati dagli usi linguistici, idola fori, scambiati per proprietà della realtà. Sono gli usi linguistici, ad esempio, che ci portano ad astrarre il divenire dall’essere, il tempo dal divenire, la coscienza dall’esistere, l’oggetto dal soggetto e dall’azione, etc.; poi inevitabilmente succede che quando cerchiamo di comporre in un quadro coerente queste ‘cose’ che il discorso ha separato, non ci riusciamo.

D.: Il tuo sottotitolo allude al divino con le parole “il Dio inconscio”, e il tuo libro è pieno di immagini di dei. Ma se esistono solo enti limitati, che spazio rimane per il divino?

R.: Rimane l’inconscio. Dio è appunto inconscio perché non può essere in atto una unitaria coscienza, ossia un’esperienza, del Tutto (appunto perché non potrebbe divenire, avere un cangiamento, quindi esistere). Il Dio inconscio si manifesta con molti volti, ossia come politeismo. Ma con questo Tutto, con l’Infinito, siamo tutti, noi enti limitati, in eterna relazione, ed esso dà il senso del nostro esistere, la possibilità del nostro divenire ed esperire. La Comunione con Dio è immanente ed eterna.

16.04.2022

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GLI ORDINI PROFESSIONALI NON HANNO IL ‘POTERE’ DI SOSPENDERE I NON VACCINATI

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GLI ORDINI PROFESSIONALI NON HANNO IL POTERE DI SOSPENDERE I NON VACCINATI

IL TAR TRENTINO FA CHIAREZZA 

 Sentenza nr 62 del 18/03/2022

Il TAR di Trento, con la sentenza nr 62 del 18/03/2022, resa su un ricorso presentato da un medico contro l’accertamento (da parte dell’Azienda Sanitaria provinciale) di inosservanza dell’obbligo vaccinale e di sospensione dall’albo (da parte dell’Ordine dei medici) in esecuzione dell’art. 4 del DL 44/2021 come successivamente modificato, pare aver dato un inquadramento chiarificante e stabile, sia pur non completo, di questa delicata materia, riprendendo e integrando recenti pronunce dei Tar ligure, marchigiano e soprattutto veneto – inquadramento così articolabile:

1-La vaccinazione prescritta costituisce non un obbligo (ossia un dovere incondizionato) bensì un onere (un requisito da soddisfare per poter legittimamente fare qualcosa, nella fattispecie esercitare il lavoro sanitario).

2-I compiti assegnati dal DL e dalla legge di sua conversione all’azienda sanitaria provinciale sono meramente accertativi (dell’avvenuta vaccinazione o del valido esonero da essa), analoghi a quelli generalmente assegnati al medico del lavoro, e quelli assegnati agli ordini sono meramente replicativi e informativi (informare gli iscritti e i loro datori di lavoro che sono sospesi),

3-Tali compiti non comprendono l’esercizio di alcun potere discrezionale e autoritativo (cioè del potere di imperio dell’autorità pubblica), quindi sono atti non costituenti provvedimento amministrativo, cioè non riducono il diritto soggettivo di lavorare a mero interesse legittimo.

4-La tutela giudiziaria dei diritti soggettivi spetta al giudice ordinario, ossia al tribunale civile, e non al Tar, che ha giurisdizione (salvo alcuni casi che qui non ricorrono) sui soli interessi legittimi.

5- Il Tar ha anche escluso che la sospensione abbia un carattere sanzionatorio – disciplinare.

6-Ne consegue che, in pratica, il sanitario sospeso dall’ordine deve adire il tribunale civile, non il Tar né (aggiungo io) la Commissione Centrale per le Professioni Sanitarie; e in questa sede potrà sollevare questioni anche, ma non solo, di costituzionalità delle norme di legge e di sussistenza di cause di esonero dell’”obbligo”, rectius onere, vaccinale. Non sussistendo provvedimenti amministrativi, non si potrà (né ovviamente servirebbe) richiedere al giudice ordinario di disapplicare il provvedimento di sospensione (appunto perché la sospensione non è disposta dall’Ordine o da altro organo amministrativo, ma dalla legge direttamente).

7-Conseguentemente il Tar di Trento ha quindi dichiarato la propria mancanza di giurisdizione in favore del Tribunale ordinario – invalidando così la dichiarazione, contenuta negli atti di sospensione, che i medesimi siano impugnabili dinnanzi al Tar. Dovrò pertanto ripresentare la causa davanti aò Tribunale ordinario civile tridentino.

A questo punto resta però da verificare:

a) se la sospensione ex art. 4 del DL 44 sia da intendersi come sospensione dall’abilitazione professionale (comportante che il sospeso non possa compiere alcun atto professionale) oppure dalla facoltà di compiere le attività professionali idonee a trasmettere il contagio (mentre il sospeso può compiere le altre attività);

b) se nella normativa siano in qualche modo  ravvisabili obblighi a vaccinarsi (sia pure non sanzionati da una punizione specificamente prevista), e non solo oneri-requisiti di vaccinazione, dato che effettivamente le norme parlano ora di obbligo, ora di requisito;

c) tutti gli aspetti di compatibilità con la Costituzione e i diritti dell’Uomo riconosciuti dai trattati;

d)se i suddetti principi siano applicabili, e in che misura, alla successiva disciplina mirante a indurre i sanitari alla vaccinazione, e particolarmente al DL 172/2021, che riunisce la competenza per accertamento e sospensione in capo all’ordine;

e) se i suddetti principi siano applicabili, e in che misura, alla sospensione da parte del datore di lavoro del sanitario lavoratore dipendente.

In quanto ai punti a,b,c, osservo:

La sospensione prescritta dal DL 44/2021 riguarda le sole attività potenzialmente contagiose, quindi non è sospensione dell’abilitazione professionale. La sospensione prescritta dal DL 172/2021 definisce la vaccinazione obbligatoria come requisito essenziale per l’esercizio della professione; ne consegue logicamente che essa è una sospensione dall’abilitazione.

L’atto di accertamento-sospensione del DL 172 è definito un atto “dichiarativo”, emesso senza discrezionalità e senza esercizio di potere autoritativo, quindi, esattamente come quella del DL 44 (in cui l’accertamento spettava all’ASL e la comunicazione della sospensione agli ordini), non è un provvedimento amministrativo e non attenua il diritto soggettivo riducendolo a interesse legittimo; conseguentemente anche in questo caso è esclusa la giurisdizione amministrativa per le impugnazioni delle sospensioni.

Resta da stabilire se essa sia del giudice ordinario oppure della Commissione Centrale per le Professioni Sanitarie, come ritiene il Tar di Bolzano con ord. 23/02/2022 in un altro mio ricorso, riconducendo l’atto di sospensione alla tipologia dei provvedimenti attinenti all’iscrizione-cancellazione dall’albo assegnati dalla legge appunto alla CCEPS. Ma tale tesi non tiene conto del fatto che la sospensione de qua è un atto tipologicamente nuovo e non riconducibile al novero dei predetti. La questione merita però approfondimento.

Mantova, 19.03.2022 Avv. Marco Della Luna

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MOSTRO PRESUNTO: VOCI DAL PUTINFERNO

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MOSTRO PRESUNTO: VOCI DAL PUTINFERNO

Dai mass media appare questo: Putin ha violato clamorosamente il diritto internazionale attaccando e dividendo uno stato indipendente riconosciuto dall’ONU, senza legittimo motivo, e si è cacciato in una situazione di isolamento internazionale che danneggia gravemente l’economia russa, mentre le forze armate russe, sebbene molto più potenti sulla carta, vengono efficacemente contrastate da una valorosa resistenza ucraina. Forse i capi di stato Maggiore russi, per adulare Putin, lo avevano illuso che avrebbero conquistato l’Ucraina con una guerra lampo. Forse Putin è uno psicopatico oppure è impazzito oppure è molto malato, come suggerisce la sua faccia apparentemente gonfia di cortisone, e vuole realizzare qualcosa di importante per passare alla Storia. Potrebbe spingersi fino ad attaccare la Finlandia e la Svezia o a scatenare una guerra nucleare, appunto perché è mentalmente squilibrato. Ma in ogni caso non sarà in grado di mantenere l’occupazione di paesi contro la volontà della loro popolazione, quindi ciò che sta facendo o che potrebbe fare è del tutto illogico e conferma l’ipotesi che non sia lucido.

Se però consideriamo che i mass media si sono fatti militanti contro la Russia, che fanno ascoltare solamente una campana, che non danno spazio al governo russo di rappresentare le proprie ragioni e le proprie verità, che la loro campagna di informazione si serve massicciamente di storie emotigene e di invettive, il tutto con modalità proprie di chi si rivolge a un pubblico ignorante e quasi incapace di accedere a fonti informative di altre lingue, quale è complessivamente il popolo italiano rispetto ai tedeschi o francesi o britannici- se consideriamo queste obiettive caratteristiche dei nostri mass media, allora è evidente che stanno manipolando e ingannando, sicché non sono credibili.

Chi ha da sconfiggere un nemico o da vendere un prodotto, ha bisogno di un pubblico che creda, compri, obbedisca. Che creda alle versioni che pongono tutte le ragioni e tutto il bene da una parte, tutti i torti e tutto il male dall’altra. Ti dice: o con me o contro di me. Non tollera e delegittima le posizioni diverse. Non tollera sospensioni di giudizio motivate con la incertezza e l’incompletezza e in affidabilità delle informazioni disponibili. Non sopporta il bisogno di verificare. E non tollera la non valutatività che Max Weber indicava come requisito Lo vediamo pure nella campagna del covid e dei suoi vaccini. Non tollera nemmeno i valori letterari e musicali della entità individuata come malvagia e nemica, quindi colpisce Dostoevskij e Tchaikovsky, sebbene non abbiano collegamenti con la situazione presente. Non si perita di apparire idiota e non se ne peritano nemmeno gli intellettuali lustrascarpe che ostentano fieramente tali intolleranze.

Idiota nel confronto col dato di fatto, storicamente ben consolidato, che le politiche soprattutto internazionali, particolarmente quelle delle grandi potenze, non sono guidate regolate da principi etici o da norme di diritto, ma dalla ragione di stato e dalla lotta per il potere e la sicurezza. Pretendere che siano o possano essere morali e legali è da ingenui. L’aveva spiegato bene Machiavelli cinque secoli fa, e l’abbiamo sempre visto all’opera nelle violenze e interferenze nei confronti di altri Stati da parte dei nostri alleati padroni, innanzitutto degli Stati Uniti, ma anche di Francia e Regno Unito, che hanno fatto cose molto più illecite per il diritto internazionale e per la morale nei confronti di Jugoslavia, Iraq e Libia, per esempio, di ciò che sta facendo Putin con l’Ucraina, e senza che i lustrascarpe intellettuali e giornalistici italiani protestassero un decimo di quello che fanno adesso, mentre l’Italia stessa, contro il proprio interesse e contro la propria Costituzione, partecipava attivamente a quei soprusi, nel suo ruolo ancillare di paese a sovranità limitata occupato da oltre cento basi USA.

Anche la politica della Banca Centrale Europea nei confronti della Grecia, ai tempi di Draghi, fu spietata e causa deliberata addirittura della morte di migliaia di persone per carenze di cure e per stenti, oltre che per suicidio, quando sarebbero bastati 11 miliardi (e la rinuncia a dogmi ecomomici fasulli) per evitare quella tragedia. Ma bisognava tutelare gli interessi predatori dei banchieri tedeschi e francesi. Insomma, per poter avere successo in politica, come diceva Machiavelli, non si ha da essere buoni, bensì da parere buoni; cioè umanità e legalità devono essere simulate, ma non osservate come limiti all’azione interessata. E per apparire buoni e legittimati senza esserlo, basta avere il controllo dei mass media.

Se andiamo a ricercare fonti informative fuori della cretina canea nazionale, troviamo notizie spesso non verificabili ma che ci inducono a riflettere e a sospendere il giudizio.

Voci che chi ha imposto le sanzioni ne approfitta per avvantaggiarsene e arricchirsi a spese nostre.

Voci secondo cui Putin avrebbe approfittato del crollo delle azioni delle società russe che vendono gas, petrolio e altre materie prime, per comperare quelle detenute da occidentali in modo che d’ora in avanti tutti i dividendi restino in Russia.

Voci che dicono che voglia arrestare o rompere il progressivo accerchiamento della Russia da parte della NATO con le sue gambe missilistiche.

Voci secondo cui Putin starebbe usando l’arma dei milioni di profughi di guerra per mettere in crisi e dividere l’Unione Europea.

Voci secondo cui i Russi bombarderebbero edifici residenziali civili e persino gli ospedali, e porrebbero le centrali nucleari conquistate in pericolo di fughe radioattive, per terrorizzare il mondo.

Voci secondo cui la Cina, già nello scorso autunno, sapendo dell’imminente attacco, avrebbe fatto grandi scorte di granaglie, petrolio e gas russi per poi rivenderli a prezzi maggiorati, sicché le famose sanzioni si traducono soltanto in un guadagno per la Cina.

Voci secondo cui gli ucraini avrebbero compiuto, dal 2012 ad oggi, nell’indifferenza dei governi occidentali, massacri di molte migliaia di Russi residenti in Crimea e nel Donbass, e che l’ex premier Julia Timoschenko dichiarava che tutti gli 8 milioni russi cittadini dell’Ucraina dovevano essere bruciati con bombe atomiche.

Voci secondo cui attualmente le forze regolari ucraine sarebbero ridotte a un quarto e a combattere sarebbero principalmente contractors musulmani pagati da Stati Uniti, Francia e Regno Unito, come questi paesi fecero nella guerra di Bosnia.

Voci secondo cui questi contractors costringerebbero a combattere e a non fuggire anche i civili ucraini, sotto minaccia di ucciderli.

Voci secondo cui i medesimi contractors si nasconderebbero anche con armi pesanti tra edifici civili per attirare su di essi il fuoco Russo e farebbero operazione di false flag colpendo obiettivi civili per poi accusare i russi di averlo fatto.

Voci secondo cui la CIA, dopo aver organizzato il colpo di stato che depose il presidente legittimo Yanukovich, avrebbe preso  Zelenskyy quando era un attore comico e lo avrebbe formato in quattro e quattr’otto per fare il politico per conto di essa, e che lo avrebbe riempito di soldi e proprietà immobiliari.

Voci che si chiedono se, imponendo le sanzioni alla Russia e fornendo armi agli ucraini che non hanno ragionevole speranza di vincere,  non facciamo altro che prolungare la guerra e le loro afflizioni, al contempo alimentando la marea dei profughi e l’ondata di rincari che si riversano su di noi, colpendoci economicamente.

Voci che rispondono che fornire armi alla resistenza ucraina ha comunque il valore di logorare il nemico, cioè le forze russe; e altre che replicano che, insomma, la strategia occidentale risulta quindi essere quella di trasformare l’Ucraina in un nuovo Afghanistan, che destabilizzerà la Russia e l’Europa tutta.

Voci secondo cui l’Ucraina ospiterebbe impianti per la produzione di armi nucleari e laboratori per la produzione di armi virali e batteriologiche finanziati e organizzati da Bill Gates e soci.

Voci secondo cui i soldati regolari russi si prenderebbero cura della popolazione civile Ucraina nei territori occupati.

Voci anche di segno contrario circa crimini di guerra perpetrati dall’armata russa.

Voci che da noi ci sia o ci sia stata, non si sa bene quanto, la democrazia e l’informazione indipendente.

Voci secondo cui Macron avrebbe raggiunto un accordo per defilarsi ritirando i suoi contractors, come pure farebbe Boris Johnson, evitando ritorsioni di Mosca.

Voci secondo cui anche gli Stati Uniti non si vogliono impegnare realmente nel conflitto, come pure la Polonia.

Voci che, a subire le future ritorsioni russe, dopo la fine della campagna militare, sarà principalmente l’Italia, a causa anche delle sanguinose ingiurie preferite dal nostro ministro degli esteri bibitaro, che, definendo pubblicamente Putin “peggiore di un animale”,  è venuto meno al rispetto istituzionale sempre che sempre si pratica in diplomazia (speriamo che Mosca capisca che cos’è e non se la prenda, a causa sua, con noi, ma solo con Draghi e Mattarella).

Voci secondo cui Putin sta rallentando l’avanzata deliberatamente perché sta probabilmente ottenendo attraverso i negoziati, soprattutto grazie all’intermediazione di Israele e Francia, ciò che vuole, ossia La neutralità dell’Ucraina e l’annessione di Donbass e Crimea, che storicamente appartengono alla Russia e hanno una popolazione a maggioranza russa.

Voci secondo cui da tutto ciò la struttura strategica dell’Europa uscirà profondamente diversa anche in relazione all’altra sponda dell’Atlantico.

Voci vere, voci false? So di non conoscere il loro grado di veridicità e di non avere i mezzi necessari per accertarlo. So di non conoscere i veri presupposti e i veri scopi dell’azione di Putin né degli altri attori della geopolitica mondiale, e so che non li hanno nemmeno i mass media che fingono di conoscerli. So che possiamo soltanto fare ipotesi e cercare di verificarle nel tempo. Pertanto sospendo il giudizio, mentre ovviamente auspico che violenze, tormenti e distruzioni finiscano quanto prima.

08/03/2022 Marco Della Luna

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SPERARE NELL’INCONSCIO: l’attualità di C.G. Jung

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SPERARE NELL’INCONSCIO:

L’ATTUALITA’ DI C.G. JUNG:

Il carattere dominante della presente situazione storica rende acutamente attuale il pensiero di Carl Gustav Jung, psichiatra, psicologo e antropologo svizzero (1875-1961), soprattutto in tema di inconscio collettivo e di processi archetipici.

Oggi, e in proiezione futura, la situazione vede il consolidarsi, l’imporsi e l’estendersi, dentro e fuori dell’essere umano, in tutti i settori della vita, della politica, della cultura, nella scienza, nella medicina, dell’economia, partendo da quello della finanza, un sistema tecnocratico e verticistico di potere che appare monolitico, senza brecce e irresistibile nel suo trasformare la società in un’azienda supertecnologica, superrazionale, super controllante, e gli uomini di tutte le etnie e religioni in persone-merce standardizzate, seriali, allineate, appiattite, prive di radici, di inconscio, di spessore storico, di spontaneità e imprevedibilità, a vantaggio della loro governabilità. Le incessanti ondate emergenziali, dai crolli di borsa al terrorismo alle pandemie, apportano legittimazione e consenso a questo progetto sostanzialmente illuminista e massonico, che pare irreversibile anche perché non si vede una forza al mondo capace di opporsi o sostituirsi ad esso efficacemente.

Nel passato storico vi sono invero state epoche di buio, di decadenza civile, culturale, antropologica; ma mai, come invece oggi, si è vista, su scala di industria globale, un’attiva produzione dell’oscuramento e del degrado e del declino umano, attraverso la somministrazione di massa di modelli, svaghi, cibi, droghe e farmaci corrompenti e rimbecillenti, dall’infanzia in poi. Degrado e declino che si riscontrano anche nel calo, scientificamente accertato e misurato, delle capacità cognitive della popolazione generale nelle generazioni che sono cresciute nella massiva esposizione al piccolo schermo: televisione, pc, playstation, cellulari, i quali esercitano persino un effetto negativo sullo sviluppo neurofisiologico, a detrimento delle capacità attentive, mnemoniche, logiche e dialogiche.

Jung, oltre cent’anni fa[i], aveva compreso, dalle sue osservazioni dapprima in alcuni suoi pazienti, poi in ambito sociale e storico, che oltre all’inconscio individuale, ne esiste uno collettivo; e che ricorrentemente la psiche, sia quella individuale che quella collettiva, tende a fissarsi e irrigidirsi unilateralmente su certune o cert’altre modalità o progetti o ideali, il che produce disagio, disfunzioni, talora malattia, sintomi, o anche distruzioni su larga scala, perché ogni irrigidimento, ogni unilateralità che esclude l’alterità e la variazione, è contraria alla vita, soprattutto alla vita psichica, la quale procede come un flusso energetico, un processo strutturante, secondo Jung finalisticamente orientato allo sviluppo, all’individuazione, all’ampliamento e arricchimento della vita cosciente e dei suoi rapporti con l’inconscio, attraverso una graduale integrazione di elementi inconsci in un io che si struttura, crisi dopo crisi, a livelli sempre più ampi, integrando nuovi contenuti attivi: il processo di individuazione.

Ai predetti blocchi, questo flusso, questo processo, che scaturisce dalle profondità dell’inconscio collettivo reagisce, prima o poi, dischiudendo a forza una via nuova, attraverso l’erompere nella vita individuale o sociale di grandi e impreveduti ideali, valori, soprattutto religiosi e politici, dotati di una potente vitalità, di una fortissima presa suggestiva e propositiva. La loro potenza, sia sui singoli che sul corpo sociale, è data dalla loro capacità di dare una risposta psichicamente ed emotivamente funzionante (non parliamo di validità logico-teoretica) ai dubbi, alle angosce, ai conflitti insiti nell’uomo. Angoscia di fronte alla morte, alla mancanza di valore e di scopo della propria esistenza, alla solitudine, alla minaccia del futuro, alla labilità e al fallimento dei valori, all’orrore del vuoto che ci aspetta. Periodicamente, in risposta a tale disagio, e prevenzione dei suoi effetti distruttivi sulla vita, dagli strati o dai nuclei più profondi della psiche emergono nuovi miti e nuove religioni: forme, immagini archetipiche, concezioni cosmiche, che danno una risposta forte, forte emotivamente e progettualmente prima ancora che esplicativamente, cioè come teorie-del-tutto. Metafisiche popolari, le chiamava, riduttivamente, Arthur Schopenhauer, alludendo al fatto che solo pochi sono capaci di metafisica razionale – però, di fatto, anch’egli elabora un’avvincente teoria cosmica e proposta soteriologica di quel tipo, radicata nelle concezioni e nelle prassi indovediche e buddistiche! In effetti, le religioni, i vissuti spirituali, come esperienza e non come dottrina, servono alla crescita sana della persona e del corpo sociale, e a prevenirne l’implosione.

Oggi ci troviamo in una stagnazione globale nel senso anzidetto. Il blocco caratterizzante la presente fase storica è di tipo radicalmente razionalista-illuminista, utilitarista, universalista, relativista, mercificante, destoricizzante, denazionalizzante, deindividualizzante, desacralizzante. Una possibile reazione compensativa da parte dell’inconscio collettivo sarà presumibilmente, pertanto, di segno opposto, energicamente spirituale, radicata nella storia, e insieme fortemente politica. Dovrà avere natura tale da vincere o trascendere una grave difficoltà: ai nostri giorni vi è una sovrabbondanza numerica di miti/religioni/valori compresenti e concorrenti, una loro inflazione numerica che li relativizza e desacralizza (castra); mentre un mito cosmico, una religione, per funzionare in un dato ambito (e oggi l’ambito sui cui dovrebbe agire è perlomeno continentale), deve essere sentita come o unica oppure almeno superiore a tutte le altre. Condizione, questa, che pare irrealizzabile in uno scenario come quello presente, non solo per la compresenza ‘democratica’ di molte ‘religioni’ in concorrenza e per la conseguente relativizzazione e banalizzazione di ciascuna, non solo per la ulteriore concorrenza esercitata contro la religiosità dalla sempre più potente tecnologia e dal pure potente, antireligioso materialismo dei consumi e dei piaceri, ma anche per la convivenza, entro molti paesi soprattutto del ‘primo mondo’, di molti e diversi popoli con disparate mentalità e disparati livelli di evoluzione-involuzione mentale, di talché è ben difficile che un’unica ‘religione’ faccia presa su intere popolazioni.

Che succederà, allora, se l’inconscio collettivo non riuscirà ad esprimere una nuova ‘religione’ che sia efficace per i nostri tempi? A occhio e croce, direi che esso  dovrà aspettare, per poter agire, che lo scenario attuale venga radicalmente mutato da un abissale degrado planetario, magari indotto da qualche evento catastrofico (come una guerra mondiale), cui lo stesso inconscio potrebbe anche spingerci, sentendolo come male minore, onde si ricreino condizioni adatte per la ‘re-ligio’. Oppure, la psiche collettiva dovrà non più limitarsi a ispirare i cuori, ma agire direttamente e in proprio sul mondo; ossia la risposta efficace per sbloccare la situazione dovrà scaturire da un livello ancora più profondo di quello degli archetipi, matrice delle religioni – dal livello che Jung, nelle sue ricerche e teorizzazioni più avanzate e talora tacciate di esoterismo, ravvisa in certi eventi-ponte tra lo psichico e il fisico: le correlazioni non causali (sincronicità) e i fatti detti ‘paranormali’, in cui si esprime la continuità ontologica tra il mentale e il materiale. Fatti che odiernamente molta scienza accademica non ignora né snobba più, né separa dalla ricerca sperimentale: abbiamo fior di ricercatori e di letteratura sperimentale[ii] che li studiano, partendo dall’osservazione che fatti oggettivi, incompatibili con i paradigmi scientifici vigenti non vanno scartati o declassati a curiosità, bensì, al pari di tutti i dati empirici, essere riconosciuti come confutazione e superamento di quei medesimi paradigmi (nella fattispecie, di quelli del naturalismo o realismo dualista). In questa prospettiva, potremo aspettarci di tutto, a cominciare da una grande teofania, come quella preconizzata dai veggenti di Međugorje, seguita da una marea di rinsavimento o impazzimento delle masse.

Ma ovviamente può ben essere che la psiche collettiva sia stata ormai messa fuori gioco dalle contemporanee trasformazioni tecnologiche e antropologiche, che essa abbia esaurito le sue cartucce, che Big Tech, Big Bank e Big Gates l’abbiano schiacciata, e possano pertanto proseguire nell’esecuzione di un’agenda in parte già dichiarata, e che nel 2010 anticipavo nel mio Oligarchia per popoli superflui:

-rendere le masse dipendenti e sorvegliate in tutto e per tutto dal codice QR controllato da istituzioni a loro volta in mano dei grandi finanzieri che finanziano i governi;

-privarle gradualmente del reddito, dei risparmi, delle prospettive di sviluppo e miglioramento e sicurezza, in modo da deprimerle e renderle più docili in tutti i sensi;

-privarle delle difese immunitarie naturali, onde costringerle a spendere il loro reddito disponibile in medicine, che hanno un basso costo energetico e in materie prime, anziché usarlo per consumi ad altro impatto ecologico e ad alto assorbimento di materie prime (sostituendo così un consumismo eco-sostenibile di farmaci a uno eco-insostenibile di automobili etc.): il consumismo alimentato dalla paura della malattia sostituisca quello alimentato dalla brama di lussi e piaceri;

-portarle, crisi dopo crisi, a condizione zootecnica in modo di averne il controllo totale e poterle ridurre quantitativamente, in modo pacifico, a quanto la Terra ne può sostentare o a quanto di esse serve a coloro che detengono il potere.

04.03.22 Marco Della Luna


[i] Jung mosse i primi passi in questo senso nel suo saggio del 1912 Psicologia dell’inconscio (poi: Simboli della trasformazione), per continuare, fino alla sua morte avvenuta nel 1961, con L’uomo in cerca della sua anima, L’io e l’inconscio, Psicologia e alchimia, Aion, Mysterium conjunctionis e la sua autobiografia  Ricordi, sogni e riflessioni, testo che consiglio a chi voglia rapidamente farsi un’idea complessiva della sua opera.

[ii] Vedi per es. The irreducible Mind: Toward a Psychology for the 21st Century di: Grosso, Michael, Kelly, Edward F. Kelly e altri, 2009.

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PSICO-LEGISLAZIONE PANDEMICA

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La politica normativa pandemica è caratterizzata da tre fattori:

a)incertezza, nel senso di lacunosità (non sono previsti alcuni casi ricorrenti) che di ambiguità (obbligo od onere?) che di indeterminatezza (chi fa i controlli? Con che presupposti?);

b)antinomia, nel senso di contrasto con sopraordinate norme europee e costituzionali (in fatto di privacy e di discriminazione, di libera circolazione e di lavoro, ad esempio);

c)mutevolezza (le norme cambiano di frequente e senza coordinamento nelle transizioni).

Per questi oggettivi fattori, è impossibile raggiungere una certezza di non essere nel torto, di non essere punibili; pertanto la gente si sente indifesa e insieme è indotta, precauzionalmente, ad imporre a se stessa (e agli altri) l’interpretazione più rigoristica e repressiva delle norme governative, infliggendosi limitazioni che neanche queste esigono. E’ il meccanismo dell’auto-repressione dello psico-crimine descritto da Orwell in 1984.

Quanto sopra è voluto dal legislatore come metodo di soggiogamento psicologico della popolazione attraverso il regime di incertezza, insicurezza, impossibilità di difendersi perché mentre inizi un ricorso contro una norma, la norma viene cambiata, e perché prima che tu possa ottenere giustizia da un tribunale nazionale o sovranazionale farai in tempo a subire danni e spese. Devi dunque sentirti impotente e consegnarti completamente al potere costituito. Sulla carta, è dovere del Presidente della Repubblica rifiutare la firma di tali leggi.

13.02.22 Marco Della Luna

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