ABANO – CONFERENZA 04.11.22 – HOTEL ALEXANDER PALACE

LA CRISI E’ VOLUTA?

Non si poteva trovare un momento più opportuno per un convegno come sugli errori intenzionali che creano crisi. In verità non sono errori, appunto perché sono intenzionali, ma manovre di ingegneria sociale finalizzate essenzialmente a due obiettivi: primo, estrarre ricchezza della società e concentrarla nelle mani dei decisori e di coloro che questi rappresentano, cioè principalmente la grande finanza globale; secondo, creare le condizioni di allarme e sgomento pubblico (cioè incapacità di capire e reagire) per far passare riforme che assicurino un miglior controllo e sfruttamento della popolazione. Riforme presentate come soluzione alla crisi esistente e prevenzione di crisi future, ma che tali non sono e che, dopo aver operato più o meno lungo sottotraccia, affiorano producendo nuove crisi e consentendo così la prosecuzione della strategia degli ingegneri sociali.

Questa strategia, come ho spiegato nel mio libro Oligarchia per Popoli superflui, del 2010, sta realizzando, passo dopo passo, oltre a una progressiva concentrazione della ricchezza con pari diffusione della povertà, nel lungo termine una gestione zootecnica della società, sostanzialmente quanto preconizzava negli anni 30 il sociologo tedesco Max Horckheimer. Cosa ora resa possibile dalla tecnologia.

Esempi di errore intenzionali, operazioni di ingegneria sociale, sono i seguenti.

L’Euro, che, come blocco degli aggiustamenti fisiologici dei cambi delle monete senza condivisione dei debiti pubblici, produce automaticamente indebitamento estero, deindustrializzazione dei paesi meno efficienti (Italia), fuga di aziende, capitali e cervelli da essi verso i paesi più efficienti – come ampiamente previsto e preannunciato da molti economisti.

Il mercato dell’energia, che è stato progettato per agganciare i prezzi al consumo di imprese e famiglie a una borsa finanziaria speculativa, onde consentire al cartello dei providers, che pagano i politici, di guadagnare spropositatamente ai danni della società.

La riforma bancaria del 1995 con abolizione della divisione tra banche di speculazione e banche di credito e risparmio, fatta per consentire ai banchieri di depredare i risparmiatori e scaricare le perdite sulla società con la crisi del 2008.

L’intervento pubblico su tale crisi: fatto coi soldi del contribuente, ma senza reintrodurre la predetta divisione, in modo da consentire la ripetizione dell’operazione suddetta, che sta avvenendo.

 Ci si stupisce di questa realtà, cioè che lo Stato venga usato per ingannare e defraudare la gente, perché emotivamente si resiste a guardare in faccia l’evidenza: no democrazia, no trasmissione dal basso all’alto, speculatori truffatori che guidano la politica, Stato che viene usato per servirsi della gente anziché per servirla. 

È ora di capire che l’ordinamento socio politico non è una grande famiglia ma un’azienda che sfrutta le risorse, anche quelle umane, per arricchire chi la gestisce a spese di coloro che sono gestiti.

È ora di capire che la partecipazione popolare politica al potere non funziona. Gli eletti del popolo si vendono professionalmente.

Contro questa realtà, la stessa rivoluzione sarebbe inutile: storicamente non avvengono cambiamenti, riforme, la rivoluzione dal basso, per effetto del coordinamento popolare. Nemmeno con le rivoluzione, che sempre hanno peggiorato le condizioni di vita dei popoli, oltre a farne morire buona parte, dalla rivoluzione francese a quella iraniana. Le rivoluzioni popolari ottengono solo di cambiare il padrone. La struttura e i rapporti non cambiano.

I cambiamenti nell’organizzazione socio politica avvengono invece per effetto di due principali fattori: cambiamenti geofisici, climatici e innovazioni tecnologiche, come la stampa, la radio, la bomba atomica. Le recenti innovazioni tecnologiche consentono un capillare controllo sociale in tempo reale quindi la riorganizzazione della società come allevamento informatizzato, con un fortissimo aumento del divario tra base e apice della società.

Sempre con uno sguardo alla storia, faccio presente che via via che la tecnica mette a disposizione del potere nuove e più potenti armi di controllo e sfruttamento della popolazione, il potere subito le pone all’opera; e la tecnica ora gli dà la possibilità di realizzare un controllo zootecnico, cioè anche biologico, anche genetico, sulla gente.

Faccio infine presente che, alla fine del secolo scorso, è avvenuta una rivoluzione socio-politica. Mentre Fino alla metà circa del secolo il potere politico era suddiviso territorialmente tra diversi stati e i meccanismi di potere e ricchezza richiedevano alle elite governanti di ciascuno stato di mantenere un rapporto di solidarietà interessata con il territorio e la popolazione di quello stato, nella seconda metà del secolo scorso l’automazione, l’intelligenza artificiale, la globalizzazione dell’economia e del potere politico hanno prodotto una radicale trasformazione, nel senso che oggi ormai il potere si è geograficamente unificato, per lo meno agli apici, e non ha più bisogno di singoli popoli specifici o di grandi masse di lavoratori, consumatori, combattenti, coloni. I popoli sono diventati intercambiabili, sostituibili, quindi superflui come pure i loro rispettivi territoriali. Era pertanto inevitabile che i popoli, particolarmente i lavoratori, perdessero forza di partecipazione e di contrattazione, quindi anche diritti e quote di reddito in favore del capitale finanziario dominante, che produce la cultura e il paradigma interpretativo unico ormai difficilmente contrastabile, perché chi lo contrasta o critica viene emarginato, oscurato, criminalizzato. 

04.11.22 Marco Della Luna

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VACCINAZIONE FORZATA: CONSIGLI AI SANITARI

CONSIGLI AI SANITARI

SU COME RESISTERE ALLA VACCINAZIONE FORZATA

Il consiglio di chiedere una moratoria in attesa che si accerti la tossicità o non tossicità di questo o quell’ingrediente ha senso. Però l’Asst o il Datore di lavoro risponderanno: d’accordo, prenditi tutto il tempo che ritieni opportuno, ma intanto non lavori, ti sospendo.

Molto più valido è esigere una moratoria in base al Trattato di Norimberga e alla Convenzione di Oviedo, art. 5, dicendo che la moratoria è dovuta perché la Convenzione di Oviedo impone di rispettare il diritto all’informazione del soggetto, diritto che non è soddisfattibile prima del compimento della sperimentazione (dicembre 2022 per Moderna, dicembre 2023 per Pfizer), mentre la convenzione di Norimberga proibisce di testare sull’uomo farmaci in fase sperimentale, senza libero consenso; quindi minacciare un lavoratore di privarlo del lavoro per indurlo a fare da cavia è un grave crimine, specialmente in Italia, la cui Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica, cioè della stessa legittimità dell’azione politica, anche legislativa. Quindi l’Ordine e il Datore di lavoro sono diffidati a non dar corso alla minaccia.

Però rimane un grave inconveniente: il sanitario è costretto alla posizione difensiva, appare quello che è in torto, che si deve giustificare, che fa l’egoista in quanto antepone il suo diritto-interesse a lavorare non vaccinato all’interesse della salute dei pazienti e del pubblico.

Noi dobbiamo rovesciare questo paradigma, e lo possiamo fare. Dobbiamo contrattaccare accusando le istituzioni, le case farmaceutiche etc., di aver montato col falso dei tamponi PCR, con le false statistiche, con la falsa ‘costruzione’ dei presupposti legali per la fast track dei vaccini, con le false diagnosi e false/tardive terapie che causano la morte di decine di migliaia di pazienti (in presenza di terapie valide, e nascondendo la causa di questo eccidio mediante le cremazioni senza autopsia), etc. etc. – come da mio recente scritto Vaccinopoli (in breve – in questo blog) e dal libro Operazione Corona, etc. Va contestata anche la lesione dell’art. 32 Cost. perché si viene costretti, sotto ricatto lavorativo, a un atto potenzialmente dannoso o letale, in spregio alla recente direttiva del consiglio di Europa.  

Dobbiamo e possiamo dimostrare che è stata una serie di atti criminali preordinata a imporre la vaccinazione nell’interesse delle case farmaceutiche, con contratti segretati anche sui prezzi ed esenzioni dalla responsabilità per danni, e in modo tale che si debba continuare a vaccinare a causa delle mutazioni provocate dai vaccini. Ricordiamo la lunga storia di tangenti tra big pharma e politici. Quindi non è vero che chi non vuole vaccinarsi sia un egoista, è invece vero che un’organizzazione di criminali non si è fermata davanti a nulla pur di arrivare allo scopo del profitto privato, ma fortunatamente è stata scoperta, è stata denunciata e deve essere contrastata.

In quanto ai giudici competenti, cioè a quale giudice rivolgersi per impugnare il provvedimenti di sospensione:

-se si tratta di provvedimento di sospensione disposta dal Datore di lavoro verso il dipendente, il dipendente ricorrerà al giudice del lavoro del tribunale, richiedendo l’annullamento della sanzione previa sua sospensione urgente;

-se si tratta di provvedimento amministrativo di sospensione da parte dell’Asst (non dall’Ordine, che si limita a comunicare all’iscritto l’avvenuta sospensione da parte dell’Asst – v. art. 5 commi 6,7),  è probabilmente  competente il Tribunale ordinario e non il Tar, perché il provvedimento sospensivo incide direttamente sul diritto soggettivo all’esercizio dell’attività professionale, inde per la tutela dello stesso deve sempre essere data la possibilità di adire un giudice e che questo giudice deve essere quello ordinario, giudice generalmente competente in materia di diritti soggettivi, e che ha il potere di disapplicare i provvedimenti amministrativi invalidi. Che sia il Tribunale ordinario o il Tar, si richiederà la fissazione di un’udienza specifica e urgente per la sospensione della sospensione. Prevedibilmente ci vorranno 15-30 giorni per questa udienza.

06.04.21 Avv. Marco Della Luna

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OPERAZIONE MONETARIA SPECIALE

OPERAZIONE MONETARIA SPECIALE

L’Occidente è alle prese con gravi problemi di recessione, inflazione e soprattutto con un debito pubblico e privato enorme, una ancora più gigantesca mole di derivati. Si aggiungono decine di milioni di disoccupati entro pochi anni a seguito dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e dell’automazione.

Auspico che i Brics, Cina e Russia in testa, invece di minacciare guerre nucleari, invece di mandare i loro giovani a morire in battaglia, invece di spendere le loro ricchezze in campagne militari in cui mettono a repentaglio la loro immagine internazionale, lancino un’Operazione Monetaria Speciale, un’operazione di informazione, proposta e buon esempio nell’interesse di tutte le nazioni. Una campagna di verità. E adesso è il momento migliore per farlo, perché l’Occidente incomincia a soffrire di una tremenda crisi finanziaria, debitoria e socio-economica, dovuta ad alcune precise storture del suo sistema monetario e contabile, che conosciamo benissimo siamo in grado di provare, come ho fatto nei miei saggi Euroschiavi, Cimiteuro, Tecnoschiavi, Traditori al governo e altri, tutti disponibili anche informato e-book.

Il principale principale fattore, facile da spiegare e correggere, è contabile: la mancata contabilizzazione nei bilanci delle banche centrali e non centrali dei ricevi da creazione monetaria. I bilanci bancari sono tutti gravemente falsi.

Se verrà adeguatamente spiegata ai popoli e soprattutto ai ceti produttivi, sorgerà un’ondata di indignazione e protesta che creerà le condizioni politiche per una correzione di questa prassi falsificante. Questa operazione di verità e informazione avrà costi molto modesti, rispetto alle guerre.

I paesi Brics potrebbero adottare immediatamente questa correzione e trarne un immediato beneficio, che tutto il mondo vedrà. Il beneficio sarà che nei bilanci apparirà il vero utile delle banche, le quali quindi saranno più forti, potranno erogare più finanziamenti e pagheranno molte più tasse alle casse pubbliche. Inoltre vi sarà un forte beneficio di immagine: i paesi che adotteranno questa linea appariranno paladini della verità, della giustizia, della difesa dei lavoratori e della produzione. Saranno un riferimento contro le continue crisi del capitalismo finanziario speculativo.

In estrema sintesi, ecco le principali storture:

1)Tutta la moneta (eccetto gli spiccioli) viene creata mediante prestiti a chi la richiede, ossia mediante la contrazione di un debito pari al capitale – cosa non necessaria, perché la moneta si può creare ed emettere senza indebitamento.

2)Poiché quel debito produce interessi, anzi interessi composti, la società è costretta a chiedere al sistema bancario ulteriori prestiti per pagare gli interessi sui debiti, i quali così continuano ad aumentare e a produrre sempre più interessi passivi, quindi assorbono nel tempo una quota crescente del prodotto nazionale, e se, a causa di una recessione, la società ha difficoltà a pagare gli interessi e le quote di rimborso del capitale, va in crisi tutto il sistema finanziario e creditizio.

3)La creazione-emissione di moneta mediante prestito genera un pari credito in favore della banca che la emette, che costituisce un ricavo per la banca medesima, ma che la banca non rileva contabilmente come ricavo; conseguentemente a)evade le tasse; b)crea fondi occulti con cui compie operazioni speculative azzardate (bolle); c)rischia il dissesto come banca; d)determina una situazione globale instabile, in cui manca una parte dell’attivo, necessaria per bilanciare il passivo (totale del debito aggregato).

4)I debiti vengono cartolarizzati e rivenduti come assets di investimento.

5)La creazione di tali assets, sia diretti che derivati, a fini speculativi, è stata spinta a livelli irrealistici e insostenibili; a seguito della crisi del 2008, per rinviare lo scoppio di questa bolla, i banchieri centrali hanno creato enormi quantità di moneta (quindi anche di ulteriore debito); ma l’esplosione di questa massa di titoli spazzatura appare imminente.

6)Il potere di rating finanziario è stato sistematicamente usato (a pagamento) per dare credibilità e collocare sul mercato questi titoli spazzatura.

L’espansionismo della NATO verso la Russia è spinto dalla necessità, per il traballante sistema finanziario occidentale, di puntellare l’enorme massa dei suoi titoli derivati con nuove emissioni di moneta – spese e prestiti di armamenti, di guerra, di ricostruzione. Perciò distruggere cento o mille tanks non risolve questo problema: l’attacco della Nato ricomincerà sempre, i patti saranno sempre stracciati. Il problema si risolve con l’Operazione Monetaria Speciale.

Agli amici Ucraini dovrebbe essere spiegato che, avendo un paese semidistrutto, interamente ipotecato o ceduto a capitali stranieri, e che naviga verso i 1.000 miliardi di debito estero, sono condannati ad essere schiavi dei loro creditori per generazioni e generazioni, anche qualora riescano a riprendere la Crimea e il Donbass (al prezzo di centinaia di migliaia di morti e feriti, mentre il loro presidente fa i miliardi e compera le ville in giro per il mondo). Se vogliono essere liberi, hanno bisogno della riforma bancaria sopra suggerita, che consentirebbe loro di ricostruire la loro economia e di ripagare i debiti in tempi ragionevoli.

Per concludere, alcune importanti osservazioni generali:

Finché il mondo userà la moneta creata a debito gravato da interesse composto, il potere politico reale, la sovranità, sarà sempre in mano di coloro che hanno la potestà di fatto di creare e distribuire questa moneta. Le costituzioni e le votazioni saranno solo una copertura.

La sovranità politica basata sul monopolio della moneta debito ha portato a gestire il mondo in un modo distruttivo, insostenibile, perciò verrà probabilmente presto sostituita da un altro strumento di dominio, che eviti il disastro globale. Vedremo presto se questo nuovo strumento sarà un diverso tipo di moneta, non indebitante e legata all’economia reale, oppure una manipolazione biologica che porti la popolazione e i consumi a livelli sostenibili.

06.09.2023  Marco Della Luna

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CREPI BCE!

CREPI BCE!

La BCE è stata impostata, per suo statuto, su alcune precise colonne:

-non dare aiuti agli stati comprando i loro titoli del debito pubblico, 

non farsi condizionare dai governi e non condizionarli, 

-regolare la creazione monetaria, prevenire l’inflazione sopra il 2% annuo.

Ha fatto tutto il contrario, con effetti perniciosi:

– applicando la Financial Stabilty di Mario Draghi e altri, ha creato-moneta debito a go go (Q.E.), debito che ora ci cade addosso; 

– ha comperato circa un terzo dei debiti pubblici, il che costituisce un aiuto agli Stati;

– ha fatto cadere almeno due governi (Papadopoulos, Berlusconi) e ha mandato ad alcuni governi diffide a tenere certe linee di politica economica, pena il non acquisto del loro debito pubblico, il che costituisce ricatto politico; 

– da quando si sono presentate tensioni inflazionistiche dovute non eccesso di domanda ma a carenze di strutture di rifornimento, ha reagito impropriamente impennando i tassi, innescando la recessione e la crisi di insolvenza, e ciononostante non ha fermato l’inflazione. 

Ricordate quando il Financial Times, dipingendolo come un coraggioso innovatore standing tall, esaltava Mario Draghi e il suo whatever it takes, cioè sostenere la bolla dei mercati speculativi creando e immettendo in essi quantità temerarie di moneta senza finanziare l’economia reale? Mario Draghi stava semplicemente applicando la politica dei governi a direzione bancaria che, dopo lo scandalo e il disastro dei mutui subprime e del leveraggio folle, anziché punire i banchieri autori di tali comportamenti e prevenire con opportune riforme il ripetersi di essi, li premiò, scaricò i danni sul contribuente e sui lavoratori, e ricreò, con un enorme e continuata emissione monetaria a tassi zero o negativi, le condizioni per una ripetizione moltiplicata di quelle porcherie distruttive che avevano enormemente arricchito appunto la classe dei banchieri a cui Mario Draghi appartiene e con cui il Financial Times sembra in sintonia. Quella classe, per dirla sempre con Mario Draghi, che comprende le persone in grado di fare le cose, mentre la popolazione generale può solo subirle.

 I medesimi signori non avevano fatto un millesimo di tutto quello per salvare la Grecia da un disastro (causato da altri banchieri) e da un saccheggio che sono costati anche migliaia e migliaia di vite umane. Standing tall! Sì, sui cadaveri degli altri.

Hanno creato il sistema di riciclaggio di debito pubblico, dove dopo il 2008 salvarono le banche a patto che esse comprassero illimitatamente debito pubblico poi usato come collaterale per RePo alla BCE. 

Hanno drenato capitale da investimenti produttivi per finanziare qualsiasi cosa fosse improduttiva e menzognera come titoli di stato, immobiliare speculativo, economia verde. 

Non hanno permesso deficit temporanei per modificare la tassazione in senso piatto. 

Hanno ristretto i parametri di merito di credito, dando a chi già ha, quindi spedendo l’economia in direzione iperciclica, monopolista, od oligopolista nel migliore dei casi. 

Hanno fatto divenire l’euro un asset a sé stante, come un’azione dell’azienda UE, della oniroide narrativa ideologica suprematista europea, e quindi  scarso e deflazionista come l’oro. 

L’economia UE non ha visto infrastrutture né imprenditoria diffusa, ma solo il sogno di essere vicini alla magica fontana del denaro che compra tutto dal mondo senza fare nulla, vendendo appunto azioni del sogno europeo. Ma, a quel punto, conviene ridurre la popolazione, perché quanta meno è la gente con cui si spartisce, tanto più si è ricchi, quindi va bene promuovere trattamenti sanitari controproducenti e relazioni amorose sterili, e cani invece di bambini; fino all’oblio, quando il mondo non accetta più l’azione di un delirio folle e suicida. 

Ricordiamo che la cosiddetta unità europea è un progetto non europeo, ma statunitense, spinto e finanziato dalla CIA, finalizzato a prevenire una integrazione economica con l’URSS. Con la guerra Ucraina, ha annientato l’Unione Europea sul piano politico e l’ha distaccata dalla Russia. Quindi ora Washington non ha più bisogno dell’UE. Perciò ha tagliato le gambe alla Germania sabotando il Nordstream, e le sega ora alla Francia destabilizzando il suo impero coloniale africano e demolendo la sua immagine morale. Ha tagliato le gambe anche all’Euro, facendo crollare la sua quota di uso nel commercio internazionale a beneficio del Dollaro.

06.09.23 Marco Della Luna

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IL PREZZO DI ADAMO

IL PREZZO DI ADAMO

(quando si parla di mercificazione degli uomini…)

E Javeh vide che tutto quanto aveva creato

era buono e aveva un valore, e disse ad Adamo:

«Da’ un nome a tutte le cose»;

 e poi disse al mercato:

«Da’ un prezzo anche ad Adamo.

E il prezzo prevarrà sul nome

perché su di esso lucrerete l’interesse.»

E così fu.



L’ideale per il potere capitalistico finanziario è non una società, ma una massa babelica di debitori-competitori, in cui ciascuno lotta per pagare al capitale finanziario le proprie scadenze debitorie sottraendo risorse al prossimo e senza mai poter estinguere il proprio debito capitale.


L’ideologia genocida nazista e quella liberista di mercato derivano ambedue dalla teoria darwinista, scientificamente confutata, della selezione automatica del migliore attraverso la competizione. Il nazismo nacque infatti come darwinismo etnico e sociale in ambito anglosassone: Galton, Spencer, Stoddard…

Iniquità e ingiustizia generano le tensioni e i potenziali che tengono unita e attiva la società; le leggi e i tribunali servono a regolare queste dinamiche preservando l’ingiustizia e l’iniquità.

L’oligarchia finanziaria, tra gli anni ‘20 e gli anni ‘80 del secolo scorso, ha distribuito quote di ricchezza nazionale in forma di reddito, welfare e servizi pubblici, alle classi popolari al fine di dissolvere in esse, attraverso il consumismo edonista, la coscienza di classe e la capacità combattiva, nonché di indebitare strutturalmente verso di sé il settore pubblico e il settore privato. Negli anni ‘90 del secolo scorso, avendo raggiunto questi due scopi, ha iniziato a riprendersi quella ricchezza tagliando welfare, servizi e salari, e assoldando i leaders di sinistra per la loro copertura politica e morale. È così che quei signori sono divenuti liberali convinti.



Dalla sequenza di crisi economiche e sociali pianificate non si può uscire, se non a tratti e illusoriamente, perché il potere monetario e creditizio è centralizzato, privatizzato, e da esso dipende ogni attività politica e che comunque richieda grosse somme. Puoi votare come vuoi, niente cambia. Bisognerebbe che fosse schiacciata la testa del serpente.

Molti commentatori dichiarano che fu un errore introdurre una moneta unica, l’Euro, senza dietro un potere politico unitario, come c’è negli Stati Uniti. Fu invece intenzionale: il potere politico unitario c’era già ed era nelle mani dei banchieri centrali, i quali però non volevano apparire, così da potere agire più liberamente ed evitare il rischio di dover pagare il fio. Perciò strutturarono l’Euro in modo da produrre gli effetti socioeconomici (devastanti) di medio lungo termine da loro desiderati, ma senza metterci la faccia, senza assumersi le responsabilità politiche, e facendo apparire che tutto fosse opera del mercato e dei politici, mentre era la loro strategia. La più comoda, e insieme perniciosa, forma di governo non è la tirannia, perché il tiranno si assume la responsabilità politica davanti a tutti sicché  deve moderarsi nel nuocere onde prevenire le rivolte, ma è questa autocrazia occulta, che fa ciò che vuole a spese dei popoli nascondendosi dietro governi e parlamenti burattini, remunerati per prendersi la responsabilità sue – salvo imporre qualcuno di loro (Papademos, Monti, Draghi) quando i burattini non ce la fanno più oppure alzano la testa.



Per trenta anni il mondo anglo-americano, e in parte anche noi, ci siamo deindustrializzati lavorando con la testa dentro un computer i cui componenti essenziali sono fabbricati a Taiwan e costruendo un’economia di carta, perché convinti di poter con essa comperare all’infinito materie prime e prodotti dal resto del mondo. Siccome la pacchia del comprare con carta finisce oggi, quando il resto del mondo incomincia a rifiutarla, dobbiamo rimetterci a produrre le cose, sennonché nel frattempo abbiamo perso le professionalità, le artigianalità necessarie e persino la capacità di insegnarle con valide scuole tecniche, che abbiamo smantellato.

In questo quadro, la contrapposizione di interessi tra l’Unione Europea e i paesi che la comandano da una parte, rispetto all’Italia dall’altra, ha operato e opera in tutti i campi, cominciando con la politica agricola comune che ha distrutto l’agricoltura italiana, e continuando con le regole di bilancio, l’euro, l’immigrazione, le politiche energetiche, le sanzioni alla Russia. Se facciamo un consuntivo della partecipazione dall’Italia all’Unione Europea, il risultato è così rovinoso che la scelta di proseguire appare un tradimento oppure il frutto di un ricatto innominabile. L’Unione Europea è stata costruita come strumento di sopraffazione da parte di Francia e Germania, mentre veniva fatta accettare a noi attraverso una narrazione di solidarietà, cioè l’esatto opposto della realtà. Tutta la classe politica, compresi i presidenti della Repubblica, è corresponsabile. Ci hanno ingannati per cinquanta anni. Tutto l’europeismo è costruito sull’ipocrisia di nascondere la contrapposizione oggettiva di interessi tra paesi dominanti e paesi secondari dentro l’Unione Europea.

Al contrasto con l’UE, si aggiunge il contrasto di interessi con gli USA.
Mediante le sanzioni contro la Russia e il sabotaggio del gasdotto Nordstream, Washington ha contenuto il calo della domanda di dollari per il commercio internazionale a spese della domanda di euro, che è calata nello scorso luglio da circa il 38 a circa il 23%. L’Euro sta perdendo la sua funzione di moneta internazionale, quindi c’è speranza che tolga il disturbo. Al contempo, sempre con le sanzioni, Washington obbliga gli europei a comprare il suo gas a prezzi multipli di quelli che pagava per quello russo. Ne risulta un vantaggio sui costi per le imprese americane e una fuga di capitali e imprese dall’Europa agli USA.

La politica estera, a braccetto con la guerra e l’esportazione della democrazia, gira sempre intorno all’imposizione monetaria e al signoraggio monetario internazionale (costringere i fornitori stranieri a dare beni in cambio di carta, sotto minaccia di interventi militari finanziati con i proventi di tale costrizione): i due fattori che hanno mosso la politica atlantica del secondo dopoguerra.

01.09.23 Marco Della Luna

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QUALE RIFORMA SCOLASTICA?

Premetto l’ovvia osservazione, che un soggetto qualsiasi, e un soggetto politico in particolare, fa le cose in base ai propri interessi e ai mezzi di cui dispone, avendo riguardo al suo orizzonte temporale.

Ciò premesso, e premessa  un’adeguata analisi delle difficoltà e carenze della scuola italiana, le forze politiche al governo ora in Italia non hanno l’interesse né i mezzi per realizzare una riforma capace di risollevare e rilanciare la scuola nel suo complesso. E ciò per le seguenti ragioni:

Prima: non sappiamo che cosa insegnare ai fini di un futuro lavoro, nel senso che non è possibile sapere oggi quali saranno le competenze professionali che l’economia richiederà da qui a quando gli attuali studenti saranno pronti per accedere al mondo del lavoro; sappiamo soltanto che l’intelligenza artificiale eliminerà molti posti di lavoro dei livelli bassi e medi di formazione professionale, sicché in ogni caso avremo bisogno molti di meno lavoratori dotati di competenze di quei livelli, rispetto ad oggi – il che in un certo senso ci libera del problema di dare una valida formazione, mentre nel corso degli anni genererà un crescente problema, non scolastico, di gestione degli inoccupabili.

Seconda: anche qualora una riforma scolastica avesse successo, quindi desse un tornaconto politico, ciò si realizzerebbe tra 20 o 30 anni, perciò ben oltre l’orizzonte operativo di un qualsiasi partito o uomo politico.

Terza: manca il materiale umano, perché complessivamente, la qualità, la competenza e la motivazione del corpo docente è bassa, in gran parte gli insegnanti si sono formati in una scuola già degradata, sono abituati a un regime burocratizzato, di scarso impegno e scarsa remunerazione.

Quarta: una riforma comprensiva ed efficace richiederebbe in ogni caso interventi selettivi e impositivi contrari al gradimento del corpo docente e delle sue organizzazioni sindacali; quindi il governo si metterebbe contro un elevato numero di soggetti.

Quinta: vi è un contesto di fattori ambientali contrari a una efficacie riforma, qual è la generale poca considerazione di cui godono la cultura e la scuola, la prevalenza nei fanciulli di interessi distrattivi di tipo ludico e edonistico, il diffuso e consolidato sentimento di un diritto alla promozione e della illegittimità della selezione meritocratica.

Sesta: bisognerebbe comprendere le cause e risolvere il problema dell’ormai protratto declino dell’indice di Flynn, il quale, se continuerà, imporrà scelte drastiche e oggi neppure nominabili all’opinione pubblica.

Va anche considerato che molte famiglie stanno organizzando scuole private o domestiche per sottrarre la prole all’educazione gender e alle imposizioni vaccinali, manifestando così una profonda sfiducia nelle istituzioni politiche e in alcuni loro indirizzi di fondo – sfiducia che si evolve in comportamenti organizzati e in strutture permanenti.

Va infine considerato che il problema scolastico si pone diversamente per le classi agiate, dato che queste possono permettersi scuole private qualificate e qualificanti.

In conclusione, il governo e le forze socio economiche che rappresenta non hanno interesse né possibilità di intraprendere una valida riforma generale della scuola pubblica. 

Ciò che realisticamente potrebbe fare al presente è:

Primo, mettersi a studiare scientificamente il problema dell’indice di Flynn, avvalendosi delle moderne tecnologie di neuro-imaging e neuro-feedback (QEEG, ERP, SPECT), che potrebbero essere in grado di trattarlo efficacemente, sia individuandone le cause (che andranno rimosse) che in via riabilitativa (neuro-feedback).

Secondo, e in connessione col punto soprastante, allestire un centro di formazione per docenti di eccellenza a cui affidare, in forma di scuola sperimentale, la formazione di alunni dotati, presentando la cosa all’opinione pubblica come un progetto di ricerca per sviluppare scientificamente strumenti didattici che rendano gli allievi della scuola pubblica in grado di competere nel mondo lavorativo dell’intelligenza artificiale.

16.08.2023 Marco Della Luna

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IL FATTORE ECONOMICO NELLA SOCIETA’

 
In sociologia, tradizionalmente si controverte se tutti i fatti sociali, o il divenire sociale nel suo complesso, possano essere spiegati col fattore economico, come sostiene il marxismo, oppure siano determinanti anche altri fattori.

Operano invero anche altri fattori, come la religione, la sete di potere, il sesso, la filantropia eccetera. Ma, su tutti, quello economico è prevalente perché solo la ricerca di guadagno mette d’accordo praticamente tutti ed è in grado di coordinare molte persone in modo stabile e complesso; e solo il denaro è frazionabile, trasferibile, conservabile, numerabile, quantificabile. Solo per esso quasi tutti sono pronti a fare o a dare qualsiasi cosa. Una grande organizzazione, come una multinazionale o un governo, mossa dalla avidità, dalla ricerca del profitto, passa sopra tutti gli altri fattori socialmente rilevanti, arriva a sacrificare milioni di vite. Quindi, quand’anche l’avidità fosse derivabile dalla pulsione sessuale come vorrebbe Freud, il fattore economico conserverebbe la sua specificità funzionale, anzi funzionamentale, e resterebbe predominante su tutti.

La fame di denaro non solo aggrega in organizzazioni stabili ed estesissimi i soggetti sociali, ma, essendo queste grandi organizzazioni impersonali, le anestetizza contro l’empatia umana e ogni valore alternativo e contrastante con quello del profitto, compresi quelli ecologici. Cioè le astrae dagli altri fattori socialmente attivi, che eserciterebbero un effetto moderatore.
Le altre passioni umane non possono fare altrettanto in fatto di aggregazione e di anestesia. La passione erotica può dar luogo all’aggregazione di un gruppo di stupro o di orgia, che è piccolo e dura pochissimo. La passione filantropica dà luogo a un volontariato che diventa forte e potente solo se e quando si trasforma in azienda sostanzialmente mirante al profitto o finanziata da imprese miranti al profitto. La passione religiosa può aggregare molte persone anche in una guerra come quelle di conquista islamica nel medioevo, ma nella storia i casi di questo tipo sono rari e in ogni caso anche le guerre religiose dipendono dal fattore denaro sia per i loro costi che per i loro scopi e rendimenti, mentre la ricerca del profitto non dipende da fattori diversi da se stessa e dal denaro.

Nel secondo dopoguerra, la prevalenza del denaro sugli altri fattori sociali si è moltiplicata a dismisura per effetto della centralizzazione del controllo finanziario attraverso l’instaurazione di un controllo centralizzato della creazione monetaria, della allocazione del credito e del rating. La Banca dei Regolamenti Internazionali, la Fed, la BCE, l’IMF, la WB coprano quasi tutto il mondo. Il potere finanziario centralizzato oggi condiziona o prende direttamente le scelte politiche, e dispone di una sua industria culturale che produce mode, morali, desideri, la percezione condivisa della realtà, le nuove ideologie cerca diritti dell’uomo e religione, nonché le “verità” scientifiche che le sono funzionali. Praticamente, ha un ampio controllo di quasi tutti gli altri fattori sociali, ridotti alla quasi impotenza e in ogni caso alla incapacità di esercitare una funzione moderatrice e riequilibratrice sistemica. Hanno parimenti perso prestigio e influenza su tutti i piani. Lo squilibrio unilaterale del sistema che ne risulta è vistoso e irrimediabile dall’interno del sistema stesso.

Se poi andiamo a guardare dentro questo fattore prevalente, vedremo che il valore guida non è semplicemente il profitto, bensì il profitto contabile, speculativo-improduttivo, e di breve o brevissimo termine. Esso imprime all’economia e alla società un’ottica miope, un’ottica dell’uovo oggi e niente gallina domani, cioè che scoraggia l’investimento impegnativo, contrasta il bisogno fisiologico umano di pianificazione e stabilità, e scarica sul futuro i costi del tempo presente.

06.08.23 Marco Della Luna

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STRATEGIA E COLLASSO

STRATEGIA E COLLASSO

Parleremo di un fattore strategico che spiega in profondità le crisi e le risposte alle crisi che stiamo vivendo da qualche decennio, e che fa capire quali altri crisi e risposte ci aspettino, e in che senso venga guidato il flusso storico.

Un principio strategico ha visibilmente ispirato, negli ultimi anni, strette creditizie, crisi di borsa, manovre inflative e progetti pandemici dell’élite finanziaria globale, nello sforzo di salvaguardare il privilegio dei privilegi: arricchirsi creando moneta a costo zero e conservare il valore degli assets così acquisiti, senza al contempo scatenare un’iperinflazione o una recessione tali da scuotere le basi sociali dell’ordinamento che hanno costruito e governano. Il privilegio dei grandi banchieri: creare moneta mediante mere registrazioni contabili, ed emetterla usandola per fare acquisti o prestiti a interesse, o manipolazione delle scelte politiche dei governi. Il tutto senza nemmeno dichiarare il profitto così realizzato, e senza pagare quindi le tasse su di esso. E senza che ciò venga a conoscenza dell’opinione pubblica. Ovviamente, ciò che essi tutelano è la stabilità della loro posizione di potere e privilegio, non il progresso, la stabilità, lo sviluppo economico generale.

Per arricchirsi non basta ovviamente creare moneta: bisogna che vi sia una domanda di questa moneta da parte del mercato – bisogna, cioè, che vi siano soggetti disposti a darti qualcosa in cambio di essa. E bisogna che la domanda assorba tutta la moneta che vuoi creare ed emettere, altrimenti la sua offerta supera la domanda ed essa si svaluta.

La continuità della domanda di moneta è assicurata, in primo luogo, dal fatto stesso che la moneta viene emessa come prestito ad interesse composto, sicché tutta la massa monetaria genera interessi passivi, che si capitalizzano, e vanno pagati con moneta ulteriore a quella già emessa, sicché la società continuerà a domandare nuovi prestiti per pagare gli interessi in scadenza.

In secondo luogo, la domanda è alimentata dalla crescita dell’economia, che comporta la domanda di moneta aggiuntiva per gli investimenti e per il pagamento delle crescenti transazioni e dei tributi. I pagamenti internazionali, nel dopoguerra, si sono fatti prevalentemente in dollari, soprattutto quelli per il petrolio e la droga, e questo ha consentito agli USA di comperare gratis, stampando carta. Washington ha condotto pertanto alquante guerre, dirette o per procura, finalizzate a impedire che il petrolio venisse venduto contro altra valuta o contro oro (Iraq, Libia), e a sostenere il narcotraffico (Afghanistan). Ora questo loro privilegio si sta rapidamente riducendo, anche in conseguenza dello scontro sull’Ucraina.

Ma la difesa di questo potere del dollaro, del signoraggio monetario internazionale della Fed, è il principale motore della storia del dopoguerra. Senza averlo presente, si capisce poco di ciò che è avvenuto e sta avvenendo; proprio per questo se ne parla il meno possibile. E’ una specie di conoscenza riservata.

A crescere fino a farsi circa quindici volte più grande dell’economia reale, è stata, però, negli ultimi decenni, soprattutto l’economia finanziaria, improduttiva, assieme al debito pubblico e privato, i cui pagamenti in conto capitale e interesse sono sempre più gravosi e incerti, e una crisi di insolvenza generalizzata travolgerebbe la ricchezza finanziaria accumulata dall’élite, e probabilmente anche le strutture sociopolitiche attraverso cui essa comanda. Pertanto, al fine di prevenire una crisi di solvibilità, essa ha provveduto ad aumentare la massa monetaria con prestiti a tassi quasi nulli attraverso il Quantitative Easing, e ancora prima mediante emissioni occulte di trilioni e trilioni da parte delle banche centrali, come quella scoperta dall’unico, parziale auditing della Fed condotto nel 2016 dal senatore Bernard Sanders.

Nel 2019 il sistema monetario finanziario mondiale era arrivato al limite, come spiega Andrea Cecchi nel suo capitolo Tutto è collegato: il virus giusto al momento giusto nel nostro saggio Operazione Corona (Aurora Boreale Editrice, 2020). Dal 2008 in poi, i monopolisti della produzione di denaro, in primis la Banca dei Regolamenti Internazionali e la Fed, avevano trattato e risolto, beninteso provvisoriamente e indebitando le generazioni future, ogni nuova crisi mediante la massiccia creazione e immissione di moneta. Nel 2008-2009 avevano messo moneta pubblica per risolvere la crisi di liquidità, mantenendo però la struttura incoerente del sistema bancario a beneficio degli speculatori, in modo che potessero bissare abusi e profitti. Successivamente, avevano calmierato i tassi di interesse con nuova immissione di liquidità. Poi, con altre emissioni di liquidità, avevano sostenuto i debiti pubblici, comperando direttamente o indirettamente enormi masse di titoli di stato. In analogo modo avevano anche risolto la crisi dei mutui traballanti.

Così il debito aggregato mondiale aveva raggiunto il milione e duecentomila miliardi di dollari. Ma tutta questa massa monetaria aggiuntiva, generata con pari contrazione ossia appioppamento di debito, era andata quasi interamente nei mercati speculativi e anche la parte finita all’economia reale andava producendo sempre meno output positivo, cioè si arenava in una saturazione del mercato. Inoltre il cavallo non beveva quasi più, nel senso che le imprese idonee a ricevere credito non lo richiedevano perché non vedevano dove investire fruttuosamente; mentre quelle senza merito di credito potevano essere finanziate solamente accettando che fosse a fondo perduto. Le banche resesi insolventi in operazioni di alto azzardo erano state risanate col bail out, ossia con i soldi del contribuente, ma non riformate con la reintroduzione del Glass Steagall Act per tenere separate le banche di credito da quelle di azzardo finanziario.

La titanica immissione di nuova moneta, oltre a produrre un gigantesco debito aggregato e gravante sulle generazioni future, aveva favorito la crescita della popolazione e lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali e limitate del pianeta. La curva della crescita della popolazione è storicamente parallela a quella della crescita del debito e del consumo dell’ambiente. Però se il credito, ossia la massa monetaria e debitoria, può crescere all’infinito, le risorse del pianeta sono limitate, cosicché inevitabilmente si arriva allo scontro, e in mezzo sta l’eccesso di popolazione.

Simultaneamente, procedeva e accelerava la concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di poche persone con ampia diffusione della povertà o precarietà, anche grazie al fatto che alle agenzie di rating, opportunamente pagate, certificavano falsamente la tripla A a titoli spazzatura. Si era creata una situazione esplosiva per affetto della bolla azionaria, del sotto prezzo delle commodities, dei tassi innaturalmente azzerati o negativi, della crisi valutaria dei paesi emergenti, della bolla demografica, della crisi ecologica e climatica, della tensioni belliche, dell’aumento del costo dei beni della vita con calo del potere d’acquisto dei redditi e dei risparmi, dell’aumento della disoccupazione e del disagio sociale, della bolla dei derivati speculativi ascesa a valori incalcolabili anche e soprattutto perché non visibili. Era atteso a breve un aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico che avrebbe svalutato i relativi titoli e prodotto quindi un margin call nel settore dei Repo soprattutto interbancari, il quale a sua volta avrebbe innescato il pan e panic selling, cioè una corsa alla svendita di tutti gli assets, con un automatico crollo dei mercati mobiliare e immobiliare dalle conseguenze incalcolabili ma apocalittiche.

Nel giugno del 2019 il mercato dei Repo, quindi la creazione della liquidità interbancaria, stava già entrando in crisi. Nel settembre del 2019 la Banca dei Regolamenti Internazionali, cioè la banca centrale delle banche centrali, lanciò l’allarme di imminente esplosione del sistema. Il 18 ottobre del 2019 a New York si tenne l’Event 201 in cui i potenti della Terra studiarono una simulazione della crisi in questione e misero a punto, come prevenzione, un piano per salvare capra e cavoli, ossia per continuare e ampliare l’immissione di nuova moneta onde evitare l’imminente crisi di insolvenza generale, e insieme per congelare l’economia, ossia gli investimenti, i commerci, la circolazione monetaria, così da evitare pure di accendere una forte inflazione. Questa operazione iniziava col lancio della pandemia poi nota come Covid-19, che avrebbe appunto da un lato consentito l’iniezione attraverso le banche centrali delle nuove ondate monetarie, e dall’altro lato consentito di bloccare le persone e le merci con il lockdown e le quarantene, scongiurando così l’inflazione, e al contempo tenendo la gente a bada e persuadendola che tutto era dovuto a cause naturali, incolpevoli.

Il 20 gennaio 2020 i medesimi partecipanti si riunirono a New York e ricevettero il palinsesto su come procedere anche in campo sanitario e di public relation. I successivi fatti ci sono abbastanza noti. In Italia si fece molto per amplificare il contagio, aumentare i morti, travisarne le cause.

Ad ogni modo, il sistema bancario ombra, il settore Repo, è stato salvato e con esso i fondi di investimento che sostengono le pensioni. La gente è stata tenuta in casa. L’economia ha avuto una contrazione, poi ha iniziato a riprendersi, ma già nel 2022 è stata colpita da un rincaro dell’energia, delle materie prime e dei trasporti, che la farà flettere. 

Se l’Impero del Dollaro avesse potuto continuare ad espandersi, allora la sua espansione avrebbe risolto il problema, prendendo risorse dai popoli e dalle terre conquistate, come ha fatto finora e come faceva l’Impero Romano – l’ultimo tentativo, in corso, è sull’Ucraina; ma alcuni paesi colonizzati già si ribellano  e, soprattutto, oramai l’espansione dollariana si scontra col blocco commerciale dei Brics, che si evolve in blocco monetario. E con la loro forza militare. Perciò, come a suo tempo il basso Impero Romano, il basso Impero del Dollaro deve prendere risorse da coloro che già sono suoi sudditi, togliendole alla popolazione generale, e iniziando dai paesi periferici, come l’Italia. Lo fa mediante un mix (diversamente modulato da paese a paese) di pressione fiscale, stretta creditizia, restrizione del commercio, degli spostamenti, dei trasporti, innalzamento dei dazi e delle sanzioni, forti rialzi del tasso di interesse, aumento della mortalità (malattie e vaccini) e calo delle nascite. Washington, creando un vantaggio in termini di minore tassazione e minori costi dell’energia, attrae investimenti e imprese dall’Europa.

Come dicevamo, hanno incominciato  col Covid e con le conseguenti restrizioni agli scambi commerciali, ai trasporti di merci e persone, con le quarantene e chiusure di frontiere, col lockdown, col greenpass etc. Questo insieme di cose ha causato una strozzatura delle forniture, quindi un rialzo dei prezzi non inflativo (cioè non derivato da eccesso di liquidità e di domanda sull’offerta), ma che è stato presentato all’opinione pubblica come inflativo per giustificare una serie di aumenti dei tassi di interesse finalizzata a ri-congelare l’economia, come nel 2020 – infatti gli indici preannunciano un forte calo per l’autunno prossimo. Inoltre, Washington, che gode di autosufficienza – anzi di surplus energetico – ha imposto all’Europa occidentale tagli alle importazioni di prodotti energetici russi a buon mercato, e la loro sostituzione col molto più costoso gas americano, così da aumentare la domanda di dollari per pagarlo, oltre a realizzare un profitto, a rendere l’industria europea meno competitiva, e ad incentivarla a trasferire la sua produzione in America.

La produzione di nuova moneta, oltre che a sostenere il debito pubblico e privato nonché i livelli di borsa, viene canalizzata in impieghi inutili ai fini della crescita reale e della produzione di beni e servizi utili e prezzi migliori – impieghi come la falsa green transition e l’eguagliamento di gender (14 miliardi nel nostro PNRR).

Nella strategia rientrano anche le imposizioni della green transition, peraltro inutile perché non tocca i principali inquinatori, ossia Cina e India. Rientra la sostituzione dei bianchi autoctoni, che costano molto, con immigrati semischiavi: i latinos negli USA, gli africani in Europa.

Ora, avendo il T-bond perso la tripla A ed essendoci avvisaglie di una nuova crisi Repo, vi sono condizioni per una nuova operazione analoga alla recente pandemia.

Morale: alla luce del presente conflitto militare, commerciale e finanziario con i paesi Brics, e delle loro iniziative in fatto di una nuova valuta internazionale, non resta che sperare che il sistema monetario sopra descritto, basato sulla moneta debito e sull’illimitato indebitamento del mondo, crolli, travolgendo i suoi manovratori e beneficiari, che sono poche grandi famiglie dinastiche ai vertici delle banche centrali e della BIS. E che sia sostituito da un sistema monetario diverso, basato su una moneta generata senza indebitamento e in modo contabilmente trasparente. Altrimenti, per una via o per l’altra, si tornerà sempre daccapo.

Ma anche qualora questa sostituzione avvenga, e si realizzi nel modo più efficace e benigno, resterà l’esigenza oggettiva di trovare una soluzione al sovraccarico demografico e all’esaurimento delle risorse planetarie. E resterà il fatto che, per effetto della finanziarizzazione dell’economia, della centralizzazione del potere reale, e dell’avvento dell’intelligenza artificiale, le masse sono divenute superflue, oltre che ecologicamente insostenibili. Quindi, se non interverrà un fattore qualitativamente innovativo, in un modo o nell’altro il tristo percorso riprenderà.

06.08.23 Marco Della Luna

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SCUOLA E SOPRAVVIVENZA

SCUOLA E SOPRAVVIVENZA

Nel nostro sistema socio economico che, con l’introduzione delle intelligenze artificiali, sta eliminando circa l’80% dei posti di lavoro (persino i cronisti! e di recente Google, Amazon, Meta, Microsoft ed altre abbiano licenziato il 5-6% dei propri ingegneri per sostituirli con programmi di Intelligenza Artificiale), affannosamente ci si chiede che tipo di formazione scolastica dare oggi ai giovani: come possiamo metterli in grado di rendersi utili a cotale sistema, come agganciarsi alla mutevole domanda di competenze e professionalità?

In questa domanda, in questa impostazione, vi è un errore di fondo.

Data la rapidità con cui il sistema si evolve, con cui rende obsolete le competenze oggi note, e con cui sopprime sempre più posti di lavoro umani rimpiazzandoli con i ritrovati tecnologici, semplicemente è impossibile prevedere che cosa esso richiederà da oggi a cinque o dieci anni e nel successivo corso della vita lavorativa degli odierni studenti. E’ impossibile adeguare la scuola, aggiornarla. Con certezza sappiamo soltanto che, in ogni caso, quel sistema richiederà sempre meno lavoratori umani, e che per gli umani ci saranno sempre meno impieghi, quindi sempre più inutilità, esuberi, espulsioni e conseguentemente sempre più bisogno di redditi di cittadinanza o simili. Esso continuerà ovviamente ad aver bisogno di un certo numero di supertecnici, superprofessionisti e scienziati, ma questi resteranno pochi, un’élite intellettuale e intellettiva – pochi punti percentuali. E il resto? Come gestire una disoccupazione o pseudo occupazione del 70% o più? Come dare cibo, casa e servizi a queste masse di superflui in arrivo?

Se consideriamo tutto ciò, ci apparirà evidente che è inutile scervellarsi per prevedere che cosa insegnare oggi ai diplomandi e laureandi del 2029 o 2034 per renderli utili al sistema da qui a dieci o vent’anni. Più esattamente, ci apparirà evidente che un sistema con queste caratteristiche, semplicemente, è ostile, distruttivo,  incompatibile con le esigenze umane, appunto perché non consente agli esseri umani di programmarsi la vita nei loro tempi di studio, formazione, famiglia e lavoro. Non si cura del male che fa alla popolazione.

Ci apparirà, pertanto, evidente che ciò di cui i giovani abbisognano oggi, non è di adeguarsi ai futuri, inconoscibili e mutevoli bisogni del sistema, bensì di apprendere a fare a meno di questo sistema che ormai fa a meno di loro, a boicottarlo e combatterlo se necessario,  a sfuggire e difendersi da esso. Di imparare a produrre o procurarsi in proprio il necessario, dal cibo agli indumenti ai farmaci alla moneta ai mezzi di difesa, materiali e anche psicologici, perché la pressione di un sistema socioeconomico che già li fa, e sempre più li farà,.sentire inutili, superflui, già sta esercitando, e non solo su di loro, effetti patogeni, depressivi, anomicizzanti.

Questo comportamento, questa evoluzione del sistema, conseguono automaticamente dall’economicismo contabile che intrinsecamente e impersonalmente lo guida, ossia dal fatto che, a guidare le sue scelte, sono algoritmi miranti al profitto contabile, numerico, il quale non può vedere altri valori che quelli numerici del denaro e delle statistiche, quelli cioè iscrivibili a bilancio. Esso ovviamente innanzitutto taglia i costi (quindi rimpiazza i lavoratori con l’I.A.). Esso persegue pertanto obiettivi utili solo ai manovratori del grande capitale e divergenti o incuranti delle conseguenze per la collettività. Inoltre, oggi non ha più il fattore moderante del bisogno di aumentare i redditi dei cittadini  affinché comperino i suoi prodotti, perché va a cercarsi i mercati di sfogo in tutto il mondo,  e ancor più perché oggi, grazie appunto al sostanziale monopolio in cui opera gran parte dell’economia (l’industria è controllata da pochi, enormi gruppi di capitate) e alle esigenze ecologiche (reali o strumentali), sta ristrutturando la società per ridurre i consumi e spostarli su beni a basso impatto ambientale e basso assorbimento di materie prime, ossia sui farmaci – obiettivo raggiungibile rendendo la popolazione rigidamente  bisognosa di cure, ad es. vaccinazioni continue e insieme patogene e immunodepressive. Sostanzialmente, il capitalismo in passato si procurava introiti, consensi e legittimazione popolare mettendo a disposizione delle famiglie dei lavoratori grandi quantità di beni di consumo abbordabili; oggi, al contrario, abbisogna di sbarazzarsi di gran parte dei lavoratori umani divenuti inutili, e al contempo si accinge ad abbattere i consumi di materie prime ed energia per rispettare lo “sviluppo sostenibile”.

Non si pensi che il sistema suddetto possa essere corretto da parte della politica con richiami e riforme: al contrario, esso stesso remunera i decisori politici e condiziona l’azione di governi e parlamenti, dato che questi, e tutte le istituzioni pubbliche, come dimostra il prof. Colin Crouch in Postdemocrazia, sono ormai sganciati dal popolo, e sono invece al guinzaglio della grande finanza privata, la quale li sorregge o affonda manovrando il rating e l’acquisto o svendita dei titoli del debito pubblico. Infatti, l’azione politica è sempre apertamente a suo favore e a tutela dei suoi interessi, come prova, tra le altre cose, la continua, progressiva concentrazione della ricchezza con pari diffusione della povertà durante gli ultimi decenni, dovuta anche alle politiche bancarie e al trattamento tributario di assoluto e ingiustificato favore per le grandi corporations.

Come esposi già nel 2010 in Oligarchia per popoli superflui,  i popoli, ci piaccia o no, sono diventati superflui (quindi ininfluenti) nel sistema; ed essere superflui sotto un regime oligarchico-plutocratico globale, oggettivamente, non lascia speranze che quel regime si trasformi per corrispondere ai bisogni della gente. Lo Stato si disinteressa al bene collettivo proprio come il grande capitale che lo manovra, anche perché, come spiegavo nel citato saggio, è venuta meno la solidarietà verticale tra oligarchie territoriali, popoli e territori: per l’oligarchia globalizzata e de territorializzata, ogni popolo è sostituibile e spendibile. Dunque, la gente dovrebbe puntare esplicitamente a difendersi da tale sistema per sopravvivere nel migliore dei modi che le circostanze via via permetteranno, non già ad adattarsi alle sue richieste.

Se un siffatto sistema consentisse alla scuola di riformarsi nell’interesse reale dei giovani, le materie obbligatorie di insegnamento di una scuola adeguata ai tempi, oltre a quelle umanistiche per sviluppare e articolare la psiche, dovrebbero pertanto essere:

1)Autoproduzione alimentare

2)Igiene alimentare, ambientale, mentale

3)Prevenzione e cura delle malattie, pronto soccorso, erboristeria

4)Tecniche di sopravvivenza

5)Elettronica, informatica e hackeraggio

6)Chimica

7)Elementi pratici di diritto

8)Matematica, statistica, calcolo delle probabilità

9)Propaganda e manipolazione mentale.

10)Elementi di sociologia ed economia

11) Coscienza di classe e lotta di classe

12) Autodifesa

13) Attenzione

14) Una branca artigianale a scelta.

Circa la voce “Attenzione” chiarisco: la dipendenza dei giovani odierni, nello studio come nell’entertainment e nella socializzazione, dai monitors e dall’informatica, li abitua a che la loro attenzione venga guidata e sta sensibilmente riducendo la loro padronanza della propria facoltà attentiva, ossia di dirigerla e fissarla dove serve. Tale padronanza va recuperata per recuperare la libertà.

Ciò premesso, la scuola “adeguata ai tempi” potrà avviare i giovani ad auto-occuparsi in comunità di autoconsumo, stanziabili anche in poderi agricoli dismessi (ve ne sono in abbondanza), e che tra loro scambieranno le eccedenze, anche servendosi di un sistema monetario o di compensazione ad hoc. Idealmente, esse potranno formare una rete che sarebbe la Respublica delle persone in alternativa allo Stato ormai controllato dal grande capitale. E proprio per questo è probabile che queste comunità verrebbero molto osteggiate e infiltrate di sabotatori. 

Pochi giovani e pochi genitori saranno pronti a capire e ad accettare quanto sopra – preferiranno andare con la corrente, che li farà sentire più omologati e protetti. Se vogliamo una scuola di questo tipo, dobbiamo pensare a organizzarla fuori dallo Stato, perché è prevedibile che le richieste del sistema spingeranno la scuola pubblica in senso opposto, ossia a formare generazioni sempre meno autonome, critiche e consapevoli, e sempre più passive, resilienti, dipendenti, appiattite, favorendo lo svilupparsi di quelle caratteristiche auto-inibenti della psiche, che, paradossalmente, sono ricercate e premiate dalle grandi organizzazioni pubbliche e private, come descrive il prof. Mats Alvesson nelle sue ricerche sui vantaggi funzionali della stupidità, e come si riscontrano effettivamente nelle verifiche del profitto scolastico e delle variazioni intergenerazionali dell’intelligenza.

Rinvio, per tale campo, all’intervista resa da Giorgio Matteucci, (autore de “Il libro nero della scuola”, Arianna Editrice 2022) a Luigi Tedeschi per Italicum (https://www.centroitalicum.com/il-libro-nero-della-scuola/), dove si riferisce che, su spinta e incentivi della politica nazionale ed europea, nonché di privati come Bill Gates, la didattica informatica è ormai entrata massicciamente nella scuola, e sta permeandola nonché espellendo gradualmente da essa sia le materie umanistiche formative della personalità che i libri, per sostituire questi ultimi con la cultura omogeneizzata e a-critica, tecnicista, dispensata da Hi Tech (cioè da capitalisti privati che si sostituiscono allo Stato nella formulazione dell’istruzione). In parallelo, “le rilevazioni Ocse-Pisa mostrano che negli ultimissimi anni vi è stato un drammatico calo delle prestazioni nella comprensione del testo …. Gli stessi libri di testo scolastici ed universitari, lì dove ancora si usano, sono semplificati, ridotti in dimensione e infarciti di immagini o rimandi a contenuti multimediali. I Dirigenti Scolastici istigano gli insegnati delle proprie scuole a marginalizzare l’uso dei libri, in favore dei nuovi strumenti digitali generosamente finanziati dalle istituzioni nazionali e comunitarie. La Fondazione Gates, il principale finanziatore della scuola pubblica e privata degli Stati Uniti negli ultimi vent’anni, auspica apertamente “l’obsolescenza dei libri”. La transizione dai libri agli strumenti informatici è sospinta dal noto e potente effetto dopaminergico (cioè che dà piacere, rinforzi positivi) di questi ultimi (mentre al contrario studiare un libro richiede sforzo). Al contempo, la scrittura manuale viene soppiantata da quella digitale, e ne risulta un mancato sviluppo-integrazione di circuiti neurali cognitivi e sensomotori. Viviamo “l’incombente totalitarismo tecnocratico imposto alla istruzione… conforme al progetto di pianificazione economica globale teorizzata dal Grande Reset di Davos”, cioè acriticamente neo-liberista.

In parallelo alla informatizzazione privatistica della scuola formalmente pubblica, è stato rilevata l’inversione dell’indice di Flynn, che aveva registrato, fino a dieci anni fa, una crescita media del Q.I. del 3% di generazione in generazione: ora il Q.I. sta calando ancor più rapidamente. La stupidità funzionale desiderata dalle corporations, secondo gli studi di Alvesson e altri, ossia il rimbecillimento artificiale delle nuove generazioni di potenziali lavoratori, si sta inverando.

23,07.2023 Marco Della Luna (avvocato, docente di psicologia politica)

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DISARMONIA E AUTODISTRUZIONE

DISARMONIA E AUTODISTRUZIONE

Per legge cosmica, ciò che è violento e disarmonico genera i fattori della propria distruzione: la hybris ottenebra con la hate chi la perpetra, ed evoca la sua nemesis. La creazione insanamente illimitata di ricchezza contabile-finanziaria sganciata dalla vita reale – ma che con le sue convulse dinamiche condiziona e strapazza la vita reale, l’economia reale, il lavoro, la produzione, i risparmi, le tasse – costituisce una hybris di prima grandezza. Che chiama pari rovina. Sinora, questo insano processo è riuscito a riprendersi, dopo ogni sua crisi, mediante un rilancio, cioè innalzando la posta, creando più ricchezza monetaria nominale avulsa dalla realtà (vedi il Quantitative Easing usato per finanziare la speculazione finanziaria anziché l’economia reale, nonostante la lezione del 2008) e bloccando intorno allo zero i tassi per oltre 10 anni: ulteriore hybris.

La dismorfofilia (il gusto per la bruttezza), l’anomia e l’acosmia che invadono l’arte e la musica contemporanee, come pure i costumi amorosi e familiari, manifestano a mio avviso questa deriva verso il giusto auto-annientamento; e vanno in parallelo col crescendo degli errori commessi dai padroni dei mercati e dei governi nell’Impero del Dollaro: basti pensare all’effetto inverso delle sanzioni alla Russia, che hanno colpito le economie occidentali e dato slancio e concretezza al già avviato processo di dedollarizzazione del mondo. Ossia, oggi più che mai per effetto delle dette sanzioni, la power élite statunitense sta perdendo il magico potere di pagare e comperare ogni cosa nel mondo – dalle materie prime al sostegno politico, dalle guerre agli eserciti – mediante la creazione di Dollari a costo zero. Un potere sinora esercitato grazie al fatto che gli scambi commerciali (soprattutto di petrolio e materie prime) si possono o si potevano fare solo in Dollari, pena l’attacco militare e l’imposizione della democrazia, come avvenuto alla Libia e all’Iraq.

Su questa signoria monetaria si è sempre sostenuta, perlomeno dalla fine del Gold-Dollar Exchange Standard (1971), l’egemonia USA; e la difesa culturale, politica e bellica di tale signoria è stata il fulcro della storia  contemporanea, compreso il continuo espansionismo della NATO verso i confini russi, che ha suscitato la reazione di Mosca e la campagna ucraina in corso. Il fulcro che dovrebbe essere al centro dello studio, dell’analisi e della valutazione storiografica, ma che viene quasi sempre sottaciuto, perché imbarazzante.

Siamo in una fase che acutamente John McMurtry chiama, titolando così un suo libro, The Cancer Stage of Capitalism, nella quale la competizione per il profitto non si dirige più verso la conquista di mezzi per acquisire cose utili alla vita e insieme per la selezione di migliori forme di produzione, ma si rivolge contro le condizioni pratiche della vita stessa, fino a sfociare  nella manipolazione biologica dell’uomo a fini commerciali e di controllo sociale.

Guardando più da vicino, ma sommariamente, la hybris monetaria, osserviamo che, nel mondo contemporaneo, le decisioni economiche vengono prese confrontando opzioni alternative alla luce di previsioni probabilistiche. Confronti e previsioni si fanno comparando valori numerici esprimenti valori economici, indici statistici, rapporti, etc. I valori economici perlopiù non sono valori di fruizione, di beni reali per la vita reale. Non sono nemmeno valori di scambio, che già costituirebbero un’astrazione. Sono indici di valori di scambio e loro derivati, quadratici e cubici, con valori nominali di oltre 20 volte multipli dei valori di scambio, i quali a loro volta sono generalmente ben superiori ai valori effettivi di fruizione. In conclusione, abbiamo una piramide rovesciata sempre più alta e larga, quindi a crescente rischio statico. Essa si basa su valori speculativi (cioè alimentati dall’attesa di un guadagno dalla variazione in più o in meno delle quotazioni), mobiliari e immobiliari, i quali si sostengono sull’aspettativa di crescita, cioè di rincaro, costante nel tempo a venire: l’aspettativa che genera il c.d. “toro”: io investo in certi titoli o certi immobili, onerandomi del prezzo e degli interessi passivi, perché prevedo che le loro quotazioni continueranno ad ascendere; siccome la generalità degli investitori farà come me, l’attesa salita avverrà: ecco il boom, il gonfiaggio della bolla. Qualora l’aspettativa si inverta, mi affretterò a vendere o svendere, e siccome anche gli altri lo faranno, avremo il dump, l’orso,  lo scoppio della bolla, che talvolta ha portato a bruciare anche l’80% della capitalizzazione di borsa.

La stabilità della suddetta piramide capovolta dipende dalla stabilità, reale e percepita, valori dei titoli, quotati e no; e questa a sua volta dipende dalla capacità dei debitori (pubblici e privati) di pagare i debiti sottostanti; e questa capacità a di pagare a sua volta dipende dal reddito dei debitori e dalla liquidità nel sistema.

Quindi, eventi come la recessione, le strette monetarie (rincaro dei tassi, liquidity crunch), i grandi fallimenti, la previsione che tali eventi avvengano, possono innescare il tracollo della piramide, con conseguenze imprevedibili ma sconvolgenti. Conseguentemente i mass media e anche la stampa specializzata spesso nascondono o distorcono la realtà per puntellare i mercati tutelando il sentiment, le aspettative positive o non negative. E inventano falsi teoremi “scientifici” per giustificare scelte di politica economica e monetaria che avvantaggiano le fgrandi concentrazioni di capitale finanziario a danno dell’economia generale e produttiva.

Orbene, nell’attuale scenario economico si configura una costellazione di fattori (alcuni novelli, altri già da tempo presenti) che potrebbe scatenare un tracollo della piramide verso la fine dell’anno. Vediamoli in apicibus:

  1. Il debito pubblico e privato del mondo, dall’inizio della pandemia, ha raggiunto i 305 trilioni, quasi il triplo del prodotto lordo mondiale, ed è sempre meno sostenibile, anche a causa di quanto segue.
  • Da mesi le principali banche centrali attuano crescenti rialzi dei tassi restringendo così la liquidità, con l’effetto di deprimere il reddito e il gettito fiscale, ridurre l’accesso al credito e tagliare la capacità di pagare di debiti, mentre l’economia non aveva ancora recuperato i livelli pre-covid. Ed entro l’anno la BCE dovrà rimborsare una notevole mole di titoli e la Fed dovrà acquistare T-bonds in grande quantità per far fronte al maggior indebitamento del governo federale. Nel complesso, avremo un pesante taglio della liquidità che potrebbe far precipitare la crisi di solvibilità già in atto.
  • Gli indici previsionali dell’andamento dell’economia reale sono in forte calo sia in Europa che in America. Quindi avremo calo dell’occupazione, del gettito fiscale, della solvibilità.
  • Nella borsa USA si è gonfiata una bolla ad alto rischio: Wall Street on Parade del 6 Luglio presagisce uno scoppio come nel 2000. L’indice è salito molto e continua a crescere, ma quasi solo per effetto dell’abnorme crescita dei sette titoli principali (tra il 120 e il 180% dal 1° Gennaio), del tutto ingiustificata dalla redditività aziendale e in parte dovuta al buy back, ossia al fatto che la corporation compera le sue stesse azioni per farne salire artificialmente il prezzo. Insomma: ci sono ingredienti esplosivi che ricordano la bolla dei titoli informatici nel 2000. Qualora una di queste società (Apple, Meta, Tesla…) salti, può scoppiare la bolla.
  • Il governo della Cina si è armato per destabilizzare il Dollaro e i T-bonds anche senza aspettare un siffatto evento, o perlomeno per esercitare un ricatto geostrategico su Washington: da anni non usa più il suo enorme avanzo commerciale per comperare T-bonds da tenere nelle riserve ufficiali presso la sua banca centrale, ma lo accumula come riserve ombra depositate in banche commerciali da esso controllate; l’ammontare è stimato  in  3 trilioni di USD  (Il Sole 24 Ore del 5/72023).

Abbiamo visto da dove potrebbe iniziare la catastrofe; ma da dove potrebbe invece iniziare la soluzione, o prevenzione?

         E’ molto semplice, e altrettanto rivoluzionario: si sarebbe già a buon punto se si correggesse l’attuale, illegittima, prassi di contabilizzazione applicata dai banchieri, per renderla conforme al Codice Civile e alle regole internazionali. Prestate attenzione: premesso che, nei nostri tempi, circa il 90% della liquidità è creato dalle banche non centrali con l’atto di erogare i prestiti (ossia le banche, quando prestano denaro, non lo prendono da proprie riserve ma lo creano contabilmente dal nulla con l’atto di scriverne l’importo sul conto di disponibilità del cliente); e premesso che in tal modo la banca, quando crea e presta denaro, “allunga” il proprio bilancio, cioè aumenta il proprio attivo patrimoniale, realizzando quindi un reddito (da creazione monetaria) – ciò premesso, i gestori della banca dovrebbero contabilizzare in bilancio questo reddito come utile, ma omettono di farlo; il che produce il seguenti effetti:

a)non pagano le tasse su tale reddito da creazione monetaria (la quale, in base ai bollettini semestrali della Banca d’Italia, ammonta in Italia mediamente a 1.000 miliardi l’anno – quindi risparmiano 500 miliardi di IRPEG circa a danno dello Stato e del contribuente);

b)creano per sé pari disponibilità di fondi extrabilancio, con cui compiere operazioni a loro discrezione, attraverso banche site nei paradisi fiscali come la Cayman Islands (presidiate dalla US Navy!);

c)indeboliscono patrimonialmente la banca (se il reddito da creazione monetaria fosse contabilizzato, non si sarebbero avuti i fallimenti bancari, da Lehman Brothers in poi);

d)a livello macroeconomico, facendo sparire una grande componente di attivo, creano un buco nero debitorio mondiale.

Se dunque si rettificasse e mettesse a norma la contabilizzazione degli utili delle banche, si avrebbe per converso il risanamento del debito pubblico, il risanamento delle banche in crisi, il calo delle tasse, ampie disponibilità di fondi per investimenti pubblici e privati, l’eliminazione del buco nero e la stabilizzazione della piramide finanziaria. Ma una tale operazione di rettifica minaccerebbe la stabilità dell’altra piramide, ossia della piramide del potere e del privilegio, che ancora ampiamente si basa e si regge sul privilegio occulto del reddito monetario non dichiarato. Abbiamo però un illustre precedente di applicazione del metodo sopra auspicato: quello delle AM Lire, che l’AMG (Allied Military Government), ossia il governo alleato in Italia, iniziò a creare ed emettere nel 1944, e che l’AFA (Allied Financial Authority) contabilizzava come “receipts”, ossia incassi, nel bilancio di esercizio. A quel tempo, nel bilancio della Banca d’Italia, le AM Lire erano registrate correttamente, ossia tra le attività. Questa prassi corretta fu invertita nel 1952 sotto la presidenza dell’economista Luigi Einaudi, con Alcide De Gasperi premier che dichiarava di non intendersi di economia. Sono probabilmente questi due personaggi i padri del debito pubblico italiano e dello Stato estrattivo, o traslativo, cioè strutturato per togliere ai poveri e dare ai ricchi, ma in modo tale che o non si veda, oppure appaia naturale e giusto.

09.07.23 Marco Della Luna

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INTERVISTA SU “GREGGE E POTERE”

LUIGI TEDESCHI DI ITALICUM INTERVISTA MARCO DELLA LUNA SUL SUO ULTIMO LIBRO:

 “GREGGE E POTERE: IL LIBRETTO ROSSO DELLE PECORE NERE”

  1. Un libro di aforismi. Perché? Attraverso l’aforisma forse hai voluto dettare massime di orientamento politico – culturale di resistenza all’invasività totalizzante della post modernità? Oppure hai voluto elaborare una forma di catechismo rivoluzionario richiamandoti a Mao Zedong? Tale idea di un catechismo prescrittivo non ti sembra del tutto obsoleta, dato che lo stesso Bergoglio del catechismo sembra ormai farne volentieri a meno in questa Chiesa liquida e omologata all’incedere della post modernità?

R.: Una raccolta di aforismi è il modo più adeguato di rappresentare la caleidoscopica varietà dell’esperienza, mettendo tra loro in vicinanza, quindi in una rete di relazioni, i suoi elementi. In questo piccolo libro sono concentrati spunti per una dozzina di saggi diversi, dall’economia alla sociologia, dalla storia alla psicologia, dal diritto alla guerra. Attraverso una mitragliata di aforismi, ho innanzitutto inteso frantumare la capsula del catechismo mainstream, del pensiero unico e automatizzato, la cupola dogmatica dei condizionamenti etico-culturali. Gregge e Potere distrugge, non costruisce. Distrugge e libera. E non certo proponendo un massimario di pensiero politico. Dalla raccolta di aforismi del sommo Eraclito in poi, l’effetto attivante e liberante per la mente di questo genere letterario opera fornendo una grande quantità e varietà di stimoli, di spunti, di provocazioni critiche, sparati in rapida successione, su molti e disparati temi nodali, contro i nodi delle reti che vengono calate sulle nostre teste. Il pensiero, dagli aforismi, viene sorpreso, irritato e slanciato in tutte le direzioni. Viene sgranchito, disanchilosato, disancorato dalle abitudini. E’ un lavoro di stretching cognitivo. Ginnastica. Gli aforismi sono lo strumento ideale a questo fine, più della lettura di un saggio con lunghe elaborazioni sistematiche, che esigono un’attenzione fissa per lungo tempo. Invece, un aforisma si legge in dieci secondi, massimo un minuto, e uno tira l’altro, come i salatini. 

  • Codesto libro ha come sottotitolo “Il libretto rosso delle pecore nere”. La pecora nera è una immagine evocativa dello spirito ribellista di colui che rifiuta l’ordine costituito. In passato la pecora nera suscitava fascino, si è sempre identificata col ribelle solitario, col poeta maledetto, con l’anarchico individualista. Oggi sembra invece che siano le masse giovanili della cultura alternativa ad essere divenute militanti delle ideologie della classe dominante quali la transizione green, l’Lgbtq, il gender, il woke, il politically correct, l’animalismo etc…. Ed il loro nemico irriducibile invece è divenuta la residua “pecora nera” ribelle. Quali le cause di questo capovolgimento di prospettiva?

R.: Esatto, oggi la classe tecno-finanziaria dominante ultimamente ha omologato, ha irretito le nuove generazioni nella mappa di verità e valori e paure che le torna utile per pilotarle meglio e prevenire ribellioni e resistenze. Ha precanalizzato le ribellioni in modo che producano un effetto di sostegno al sistema e di delegittimazione o criminalizzazione del dissenso vero. D’altronde, la classe dominante statunitense aveva già fatto negli anni ’20 del secolo scorso una simile operazione, inculcando nelle masse lavoratrici i valori del consumismo, in modo da immunizzarle contro la consapevolezza del conflitto oggettivo di classe. Intendeva così prevenire una loro ribellione in senso anticapitalistico e socialista, sulla suggestione della rivoluzione sovietica. E vi è riuscita. Oggi, la ribellione vera inizia nel farsi pecora nera.

  • Ricorre spesso negli aforismi il tema della fine della civiltà. In effetti l’Occidente sembra pervaso da un impulso di autodistruzione del proprio patrimonio storico – culturale, della propria economia, delle proprie istituzioni. Tutto ciò ci induce a pensare che non siamo coinvolti in un processo di transizione in cui ad una civiltà decadente ne subentri un’altra sorgente, ma nella fine della civiltà stessa. L’Occidente non può succedere a se stesso. Non ti sembra che tale prospettiva sia peculiare della evidente decomposizione della civiltà occidentale, i cui destini da tempo non si identificano più con quelli del mondo? Con l’emergere del mondo multipolare, non si stanno affermando nuovi soggetti geopolitici non certo decadenti, ma animati dalla volontà di riscatto dal dominio occidentale? L’avanzata minacciosa dei paesi del Brics, potrebbe suscitare una rinascita della civiltà occidentale? Ho seri dubbi in proposito.

R.: Condivido i tuoi dubbi. Ma non esiste una civiltà Brics: entro il gruppo dei Brics, unito soprattutto da fattori monetari e interessi commerciali, abbiamo il gigantesco formicaio autoritario e orwelliano cinese accanto alla grande e libertaria varietà indiana nella sua multimillenaria e ininterrotta tradizione spirituale politeista; abbiamo l’anima cristiano-neoplatonica russa, l’esotismo variegato del Brasile, etc. Però io intendo un’altra cosa, quando annuncio la fine della civiltà: intendo che la tecnologia consente oggi a qualsiasi classe dominante di esercitare sui singoli governati un controllo e un condizionamento capillari e irresistibili, una manipolazione biologica e genomica radicalmente riduttiva, e ciò cancella l’individualità, la libertà e la privacy, che sono i presupposti non della sola civiltà occidentale, ma anche di quelle orientali. Questo è il mondo unipolare in via di consolidamento e completamento. Unipolarità orwelliana. Niente mondo multipolare. La power élite occidentale sta trascinandoci nel formicaio cinese.

  • La narrazione mediatica che pervade il nostro tempo è improntata al mito del progresso, alle incessanti innovazioni tecnologiche che prefigurano il nostro futuro. Occorre però costatare l’immobilismo cinquantennale in cui versa la politica e la società italiana. I temi ricorrenti sono rimasti sempre gli stessi: destra/sinistra, fascismo/antifascismo, conservatorismo/progressismo, gli eterni miti sessantottini, corruzione della politica, clientelismo, inefficienza dello Stato, perpetuo ed innocuo malcontento generale. Da tutto ciò non emerge dunque la realtà di un paese ibernato nella propria dimensione astorica e condannato alla irrilevanza geopolitica? Ma, ti chiedo, non esiste nella psicologia collettiva del popolo italiano una inconscia e/o inconfessabile volontà di preservazione di questo status quo, nella vana speranza di sopravvivere mediante un innato spirito di adattamento, in questo limbo post storico che ci renda immuni dinanzi dalle trasformazioni geopolitiche del nostro tempo?

R.: Nel mio saggio Le chiavi del potere (2002, 2003, 2019), affermavo che, a dispetto di tutte le innovazioni politiche, l’Italia non avrebbe potuto fare altro che continuare a marcirsi addosso. E così è stato. E’ l’immobilismo della società signorile di massa, recentemente analizzata da Luca Ricolfi, e che si macera in clichés culturali stantii e sterili. La politica italiana, a seguito di Yalta e della fine dell’impero sovietico, conta zero, meno ancora di quella dell’Unione Europea, che già conta poco, come si è visto quando la NATO la ha fagocitata nella gestione della vicenda ucraina. I leaders italiani sono personaggi pigliavoti creati volta per volta artificialmente per raccogliere voti mediante promesse politiche antisistema, che si rimangiano subito dopo che sono stati eletti e fare tutti l’unica cosa che sia loro consentito fare: obbedire al padrone straniero e servire il sistema. Prendersi le responsabilità per decisioni di soggetti stranieri. In cambio hanno le poltrone e fanno carriera. Giorgia è solo l’ultimo e vivido esempio di ciò. Storia vecchia, mi dirai, citando la “serva Italia di dolori ostello, non donna di provincia ma bordello”.  Veniamo ora al destra-sinistra, fascismo-antifascismo. E al vessillo più stupido di tutti: il riformismo e il progressismo. Parole che sento declamare da quando ero bambino e che coprono una realtà di immobilisti e renditieri. Sono parole che fanno sempre presa. Sono vuote oramai, ma restano efficaci sulla psiche perché condivise e rinforzate nel corso dei decenni dal continuo, martellante uso, che le ha impiantate nei circuiti cerebrali. Funzionano perché sono semplici, sempre le stesse, sempre riconoscibili, anche se falsanti, forvianti e antistoriche. Sono usatissime dalle istituzioni e dall’industria culturale proprio perché rinforzano nelle masse il distacco dalla realtà e la tendenza ad illudersi, a cercare le cause e le soluzioni dove non sono e non possono essere. Berlusconi era tanto ricco da non aver bisogno di vendersi né di rubare, come fa il grosso dei politici di mestiere, quindi poteva essere indipendente: un’anomalia che quindi doveva essere eliminata giudiziariamente. Pur con tutte le sue pecche, che rendono grottesco il tributo del lutto nazionale e dei funerali di stato, credo che avrebbe fatto grandi cose per l’Italia se non fosse stato piegato, mediante gli attacchi giudiziari e il ricatto sui suoi interessi imprenditoriali, a collaborare con gli spogliatori dell’Italia, soprattutto dal golpe del 2011 in poi. Aveva le capacità e i mezzi per bonificare la palude.

  • Nei tuoi aforismi, anche in chiave tragicomica, si evidenzia un’immagine dell’Italia devastante: paese corrotto, opportunista, geneticamente dedito al servilismo, inefficiente, privo di dignità, senza futuro. Ma i mali dell’Italia non mi sembrano troppo diversi da quelli di questa Europa americanizzata. Anzi, mentre i paesi anglosassoni e scandinavi sono stati consensualmente sradicati della propria identità e totalmente assimilati alla anglosfera americana, l’Italia non esprime ancora una propria peculiare vitalità? Nel suo irriducibile individualismo, il popolo italiano non manifesta anche la sua creatività ed un inconscio  ribellismo anarchico ormai estintosi in Occidente?

R.: L’Italia è un protettorato, tale ridotta a Yalta. Gli italiani si distinguono per l’incapacità di agire collettivamente e per l’abilità nell’agire individualisticamente. E per la codardia: si sono lasciati impaurire dalla campagna governativa di pandemenza e, nella paura, in gran parte si sono allineati acriticamente col sistema. Vedremo se questa esperienza li ha vaccinati contro la prossima campagna di terrore, bellica, ecologica o sanitaria che sia, oppure no. Per il resto, concordo che molti mali dell’Italia sono diffusi in Occidente. E sì, i  diversi popoli italiani conservano la fiamma di una loro originalità, individualità e resistenza. Ma questo è vero anche per gli Statunitensi. Anche tra loro, e lo dico per esperienza diretta e aggiornata, sobbolle il ribellismo anarchico. E non manca nemmeno in Germania e in Francia. Magari in forme ingenue, balorde, buffe.

6) La fase pandemica e la guerra hanno accentuato la svolta dirigista – elitaria della società capitalista. La limitazione progressiva delle libertà individuali è ormai conclamata. I social sono divenuti arbitri dell’esercizio della libertà di espressione del pensiero. Allo stesso modo della vaccinazione di massa, non viene inoculata la cultura della post modernità nelle menti di una società che assorbirà gradualmente l’incombente trasformazione antropologica del gender, dell’LGBTQ, il trans umanesimo, l’intelligenza artificiale? La censura, non si è già tramutata paradossalmente in uno strumento di libertà per divenire poi del tutto superflua in una umanità soggetta integralmente ad una governance zootecnica?

Hai detto bene. Aggiungo che limitare e canalizzare la capacità di pensare, prevenire il pensare diversamente, quindi di agire e reagire diversamente, imprevedibilmente, è fattibile e conveniente per la logica della società gestita (Max Horkheimer) e dell’azienda in generale, che deve produrre un rendimento ottimale per il suo padrone, non per i suoi lavoratori. Si sta realizzando al pieno e al peggio la solidarietà organica di Emil Durkheim: la dipendenza dei singoli dal sistema li obbliga ed educa ai comportamenti desiderati dal padrone del sistema – è il condizionamento operante o skinneriano su scala ambientale e permanente, che gradualmente rende superflua la censura, proprio perché questa viene intreriorizzata in guisa di un sistema di auto-restrizioni.

  • Con il Grande Reset ed il Green Reset si verificherà una evoluzione tecnocratica – oligarchica del capitalismo. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale incombono prospettive transumanistiche e distopiche sul destino dell’umanità. L’uomo, da soggetto, viene degradato ad oggetto del progresso scientifico. Mi permetto però di contestare la tua ricorrente affermazione secondo cui i popoli siano diventati superflui. L’umanità diverrà infatti materia prima di sperimentazione scientifica e sociale. L’uomo sarà infatti l’oggetto degli incipienti progetti di ingegneria sociale, politica, scientifica, telematica, genetica, ambientale, agro alimentare, farmacologica etc…

R.: E’ il tema che ho sviluppato in Oligarchia per popoli superflui (2010, 2018) e in Tecnoschiavi (2019). Le grandi masse non servono oramai più al potere costituito, perché esso si è concentrato in pochissimi vertici (prima erano molti e territorialmente separati e vincolati). Vertici i quali, grazie appunto alla concentrazione oltreché all’automazione, non hanno più necessità di grandi numeri di combattenti, di lavoratori, di consumatori, di coloni. Avviene come già avvenne a buoi e cavalli con l’avvento dell’automobile e del trattore: sono precipitati di numero rispetto a prima di quelle innovazioni. In questo senso i popoli sono divenuti intercambiabili e superflui. Da quando questa rivoluzione si è realizzata – intendo, quella rispetto alle masse umane, non a quelle di buoi e cavalli – sono state avviate nel mondo varie pratiche di riduzione della fertilità e della riproduzione. In quanto all’utilità della gente per uso di cavie, non servono grandi quantità di cavie, per gli esperimenti. Tranne che per i vaccini. Perciò si inizia dai vaccini: sono quelli che consumano più cavie. Ma anche per gli esperimenti sui vaccini, pochi milioni basteranno. Quindi non v’è utilità a preservare miliardi di umani. E adesso si sperimentano anche agenti mutageni e traccianti radio, inseriti in vari farmaci. E la stimolazione di cellule specifiche mediante radiofrequenze.  Il quadro è quello della riduzione della gente a una condizione di gestione zootecnica, supercontrollata, e di mobilità ridotta (internet delle cose, auto elettriche, città dei 15 minuti, lockdown, green pass globale, etc.). E di spostamento del reddito disponibile dal consumo di beni e servizi ad alto impatto ambientale (automobili etc.), che non è sostenibile, a beni e servizi di basso impatto ambientale e basso assorbimento di materie prime, cioè farmaci e servizi sanitari (quindi sostenibile). Questa è la meta della green transition: in una prima fase di transizione, preservare l’ecosistema e insieme il PIL (un brusco calo di quest’ultimo farebbe saltare il sistema finanziario globale), fino a ridurre la popolazione a condizione di gestione zootecnica; per poi completare l’opera di de popolamento senza scossoni, dato appunto l’acquisito controllo zootecnico.

  • La dignità della natura umana non sta scomparendo con l’estinzione progressiva dello stesso primordiale culto dei morti? L’uomo non verrà ridotto a mera materia organica in questo processo di letamazione della natura umana? O forse, con lo sviluppo degli OGM l’essere umano diverrà anche organicamente superfluo?    

R.: Sì, con l’estinzione del culto dei morti, certo, e dell’intero senso sacrale, metafisico in generale.  Della categorie delle cosa extra commercium. Per ora sono divenute superflue le grandi quantità di persone, come dicevo. Magari in futuro anche la stessa bioforma umana sarà rimpiazzata. Alla riduzione di tutto a materia e merce e alla passivizzazione totale dell’uomo vi è però un limite insuperabile, noto ai filosofi: l’irriducibilità a oggetto della coscienza (consciousness).

  • Ma la coscienza e l’interiorità dell’uomo non sarà oggetto di colonizzazione e pianificazione sociale? Nella società neoliberale la libertà di coscienza sussiste nella misura in cui quest’ultima divenga coscienza collettiva, laicista, progressista, libertaria, conforme cioè all’atomismo individualista di stampo illuminista. In questa dimensione di “libertà obbligatoria” (per dirla con Gaber), il dissenso è un non – senso? Del resto, nel modello sociale prefigurato dal Grande Reset non si realizza una perfetta simbiosi tra neoliberismo e collettivismo?

Un momento: tu ora ti riferisci a un’altra cosa, cioè alla coscienza morale (conscience, Gewissen); io invece parlavo di coscienza (consciousness, Bewusstsein,  autocoscienza), cioè dell’io trascendentale, per ricordare che essa non può divenire oggetto in alcun modo, nemmeno oggetto di conoscenza, quindi è al di là del dualismo oggetto-soggetto, nel senso evidenziato da Giovanni Gentile, superando il residuo naturalismo di George Berkeley: il pensare non è atto compiuto, ma atto in atto. “Atto che non si può assolutamente trascendere, poiché esso è la nostra stessa soggettività, cioè noi stessi; atto che non si può mai e in nessun modo oggettivare. Il nuovo punto di vista infatti a cui conviene collocarsi è questo dell’attualità dell’Io, per cui non è possibile mai che si concepisca l’Io come oggetto di se medesimo”. La coscienza, in questo senso, non è oggetto, dunque non è attaccabile. La coscienza morale, invece, psicologica, che è tutt’altra cosa, è oggettificabile, manipolabile, colonizzabile nel senso che dici tu. Il dissenso rimane allora realizzabile nella misura in cui è, simultaneamente, distacco e rinuncia al mondo, in senso buddhista.

       15.06.2023

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I VACCINI DELL’OLIGARCHIA

I VACCINI DELL’OLIGARCHIA

Trattai il tema della vaccinazione obbligatoria nel 2010, in Oligarchia per popoli superflui: l’ingegneria sociale della decrescita infelice (seconda edizione nel 2018), particolarmente al Cap. XI, ‘I piccioni di Piazza S. Marco’ (che, quando diventano troppi e inquinano i monumenti, il Comune li diminuisce con la chimica, agendo sulla fertilità o direttamente sulla vita). Premetto che l’argomento di fondo di quel mio saggio, in estrema sintesi, è che i popoli perdono diritti sociali e politici nonché quote di reddito in favore dei grandi capitali perché sono stati resi intercambiabili, superflui o perlomeno ridondanti dall’automazione, dalla finanziarizzazione, dalla concentrazione del potere. E che l’ecologia richiede la riduzione della popolazione. E che intanto alle masse si applica gradualmente una gestione zootecnica di controllo totale e restrizioni delle libertà, compresa quella sanitaria.

Ciò premesso, riporto alcuni brani del detto capitoli, evidenziando con sottolineatura i passaggi più pertinenti. Ripeto: è un libro del 2010, da me scritto nel 2009. Valutate quanto le previsioni si siano avverate. I numeri tra parentesi indicano le note nel libro.

«Logico quindi che, se vi è chi ha il potere di farlo, si metta seriamente a studiare come porre todo modo in sicurezza ecologica la terra, vincendo i due grandi e autodistruttivi espansionismi: quello demografico e quello industriale.

Se alcune persone abitassero su un’isola assieme a un gregge di pecore, allevate per la lana, la carne e il latte; e le pecore si moltiplicassero tanto non solo da superare il fabbisogno di lana, carne e latte, ma da inquinare l’acqua potabile e compromettere la vegetazione e le colture, che cosa farebbero quelle persone?

… …

Bisogna tagliare i consumi di energia e l’inquinamento. Ma far ciò significa abbattere la produzione economica e alimentare in particolare, quindi far morire di fame miliardi di persone. Cioè: non è possibile abbassare il livello dei consumi, tagliando il non indispensabile, per mantenere il livello di produzione alimentare e di servizi-base a un livello idoneo a sfamare 7 miliardi, poi 8, poi 9, poi 10… non è così che funziona la macroeconomia. Il PIL deve crescere costantemente, altrimenti l’economia mondiale non riesce a sostenere il pagamento dei crescenti interessi passivi.

 …

sul debito pubblico e privato, e scoppia la bolla del debito. Se si abbassano solo un poco i consumi, diciamo del 5%, si ha già un crollo economico: disoccupazione, fallimenti, tagli del gettito fiscale, bilanci pubblici che saltano. e chi accetterebbe di rinunciare all’automobile, nel mondo industrializzato? o a far figli, soprattutto dove ce ne sono troppi, ossia nel terzo mondo?… … ecco che l’unico modo praticabile è quello non democratico, bensì autocratico, ossia per imposizione dall’alto degli interventi e criminalizzazione di chi si oppone mediante la qualificazione giuridica di “terrorista” o “insorgente” – deviante e pericolo pubblico, insomma. Imposizione in parte diretta, come quella di un governo autocratico o di campagne militari o di restrizioni a internet; e in parte indiretta, come quella ottenuta attraverso il soffocamento dell’economia produttiva e dei consumi mediante la diffusione di derivati finanziari tossici (distruzione del risparmio), attraverso le strette creditizie che deprimono la produzione e l’occupazione, o di OGM aggressivi per l’ambiente (distruzione dell’autosufficienza alimentare). Per i poteri forti globali si tratta di creare una concatenazione di eventi sufficientemente drastica da salvare l’ecosistema dalla sovrappopolazione e dalla sovraindustrializzazione, evitando però al contempo di scatenare guerre da povertà e carestie, che compromettano l’ecosistema stesso. Questo è il difficile. Qui sta la sfida raccolta dall’ingegneria sociale del ventunesimo secolo. Il sentiero è stretto, molto stretto: bisogna deprimere l’economia, la produzione, i consumi, l’inquinamento, la natalità, senza però, con questo, suscitare tensioni che portino a estesi conflitti militari, essi pure distruttivi per l’ecosistema. La decrescita infelice, per l’appunto.

… …

Bertrand Russell già nel 1951 scriveva: «non pretendo che il controllo delle nascite sia l’unico modo di impedire alla popolazione di aumentare. ve ne sono altri che pare proprio che gli oppositori del controllo delle nascite preferirebbero. La guerra, come ho testé spiegato, è sempre stata deludente a questo scopo, ma forse la guerra batteriologica potrebbe risultare più efficace. Se una morte nera [la pestilenza che uccise 1/3 della popolazione europea tra il 1347 e il 1352, N.d.A.] potesse essere diffusa nel mondo ad ogni generazione, i superstiti potrebbero procreare liberamente senza riempire troppo il mondo. in questo metodo niente offenderebbe le coscienze dei devoti o le ambizioni dei nazionalisti. La faccenda potrebbe essere un relativamente sgradevole – e con ciò? Le persone di altissimo intendimento (really high minded people) sono indifferenti alla felicità, specialmente a quella altrui»…

[Circa i possibili metodi di spopolamento] Le variabili più rilevanti sono:

– se uno o più mezzi di questo tipo sia applicato a noi o ad altri;

– se i mezzi applicati comportino la morte;

– se i mezzi applicati siano indolori oppure comportino sofferenza;

– nel caso che la comportino, quanto questa sia intensa e lunga;

– se comportino la privazione di diritti, libertà, benessere, servizi;

– nel caso positivo, di quali e per quanto tempo;

– in generale, se il processo di aggiustamento quantitativo della popolazione e dell’industria sarà concentrato in un breve tempo o spalmato negli anni o decenni.

… …

Tra i predetti strumenti, ricordiamo:

-recessione economica come tale (facilmente attuabile dal cartello mondiale delle banche, cioè del credito, mediante strette creditizie mirate), che impoverisce i popoli ricchi, e affama quelli già poveri;

-conversione (già in atto) delle colture per uso alimentare a produzione di biocarburanti (i cereali disponibili sul mercato mondiale diminuiranno, anzi stanno già diminuendo, di quantità, e aumentano di prezzo, con conseguenti carestie e morie di poveri);

-accaparramento (già in atto -vedi La Stampa del 3 agosto 2009) dei terreni coltivabili nei paesi del terzo mondo da parte di società finanziarie, multinazionali alimentari, fondi di investimento; sottrazione delle terre agli agricoltori locali;

-influenzamento climatico per diminuire la produzione alimentare nelle aree a eccessiva dinamica demografica;

-diffusione di nanoparticelle tossiche, con effetto sterilizzante, oncogeno e teratogeno (questo fattore di sterminio è già molto attivo e diffuso; le particelle sono di dimensioni inferiori a pm10, quindi non sono contemplate dalla normativa sanitaria e le strutture sanitarie non sono attrezzate e incaricate per controllarle;

… …

– il 7 Luglio 2009 Obama ha nominato a capo della Food and Drug Administration (ente preposto al controllo su cibi e farmaci) Michael R. Taylor, ente delle politiche pubbliche di Monsanto, e già cooperante con la Fondazione Rockefeller e quella di Bill Gates

… …

– debilitazione fisica, immunitaria e generativa (vi sono già precedenti noti)131,132,133 di popolazioni mediante vaccini (134) contenenti sostanze tossiche (135,136) (i membri delle oligarchie e le altre persone da preservare sarebbero esentati); il ministro della salute di Obama, Kathleen Sebelius, nel Luglio 2009 firmò un decreto concedente ai produttori del vaccino contro l’influenza suina totale immunità giudiziaria per possibili danni cagionati dal vaccino, che è tossico perché contiene come adiuvante l’idrossido di alluminio; il governo di Sua Maestà invece garantiva ai produttori del vaccino di rifonderli da ogni possibile condanna a risarcimenti per danni a derivare ai vaccinati (la domanda di brevetto del vaccino, presentata dalla Baxter, afferma: “la tossicità [del vaccino] può dipendere dall’organismo ricevente e variare da nessuna tossicità ad alta tossicità); … …”

– vaccinazioni forzate di massa coi suddetti vaccini, col pretesto di false pandemie decretate dall’OMS o da governi, come potrebbe essere il caso della asserita pandemia di febbre suina (il governo britannico, il 12 Luglio 2009, ha annunciato un piano per vaccinare 20 milioni di suoi cittadini);

– in alternativa all’obbligatorietà delle vaccinazioni (o di altri trattamenti sanitari), discriminazioni amministrative (come la limitazione o la esclusione dell’assistenza sanitaria, o una tassa sanitaria aggiuntiva) a carico di coloro che si rifiutino di riceverle; loro criminalizzazione sociale come colpevoli della diffusione dell’infezione;

– costruzione di apparenza di pandemie cui attribuire la causa di morie collettive causate da altri fattori, volontari o in ogni caso politicamente non accettabili; (138) nonché al fine di frenare l’economia (il 08.09.09 il Fmi annuncia che la pandemia della febbre suina rallenterà la ripresa);

– debilitazione fisica, immunitaria e generativa di popolazioni mediante radioonde emesse da antenne militari, ponti radio, velivoli (139);

,,, …

La Francia ha adottato un piano riservato per la vaccinazione forzata, il cui testo è disponibile nel web (http://www.sante-jeunesse-sports.gouv fr/imG/pdf/circulaire_vaccination_090824.pdf). La versione francese del vaccino Baxter-Novartis conterrebbe (come molti vaccini) lo squalene, una sostanza chimica (c30h50) ritenuta corresponsabile della Sindrome del Golfo e proibita in diversi paesi, tra cui Regno Unito e USA, ma resa legittima da un apposito decreto del regime francese.

… …

chiaramente, persone colpite da tali e tanti disturbi divengono una fonte di profitto inesauribile per le case farmaceutiche, quindi di sostegno del PIL e di limitazione dell’inquinamento industriale, in quanto appunto il PIL sarà sostenuto costringendo la gente a rinunciare a consumi di altri beni inquinanti e ad alto contenuto di materie prime scarse, per spendere molto in cure farmaci costosi perché brevettati, ma la cui produzione consuma poche risorse scarse e inquina poco. La campagna di vaccinazione è anche uno strumento per regolare la fertilità e la popolazione. I vaccini sovente contengono altre sostanze, diverse dal principio attivo, aventi effetti tossici e cumulativi (composti di alluminio e mercurio).

… …

del resto, negli ultimi 8 anni abbiamo avuto 3 influenze falsamente denunciate [dall’OMS] come pericolosissime e usate per far business coi vaccini: Sars, aviare, antrace. L’industria farmaceutica ha esagerato nell’uso di questo spauracchio, l’ha reso inefficace per eccesso di ripetizione.  Dovrebbe cambiare responsabili del marketing. Oppure fare in modo che una significativa percentuale di chi non si vaccina muoia davvero: così recupererebbe la fiducia della gente.”

Da qualche tempo stanno venendo alla luce documenti ufficiali da cui risulta che apparati governativi anche italiani hanno agito per occultare i dati sugli effetti avversi dei vaccini, al fine dichirato di “non uccidere i vaccini”, esplicitamente accettando che uccidessero un certo numero di persone sane, che li ricevevano. Il Ministro della Salute era intervenuto sui PM per prevenire un sequestro di alcune partite. Già si sapeva che i detti vaccini erano stati comperati in grandi quantità dalla UE (in conflitto di interessi e con contratti secretati) e imposti dai governi senza che prima fossero stati testati per l’efficacia e la sicurezza, e che i governi li avevano spacciati per efficaci e sicuri. Zero interesse per la salute pubblica. Il numero di eventi avversi mortali e invalidanti cresce incessantemente. Il numero delle morti improvvise si è impennato. Si apprende che Pfizer ricevette il siero mRNA nientemeno che dal Pentagono. Per questo vi è il segreto militare sul suo effettivo contenuto, ammesso da EMA. Una simile costellazione di fatti (e ne ho omessi alquanti) dovrebbe suscitare un profondo intervento. Invece lo Stato fa finta di niente. Il governo Meloni tace e non prende iniziative. L’UE addirittura si orienta a privilegiare i farmaci con mRNA. La beneamata Magistratura non pare interessarsi. I grandi media sono conniventi.  Purtroppo, i fatti stanno confermando le tesi e le previsioni di Oligarchia per popoli superflui: la riduzione della popolazione a condizione zootecnica, ossia di bestie stabulate, procede indisturbata. Evidentemente questa strategia è stata decisa colà dove si puote, da chi ha potere sui governi, sulla stampa, sulla giustizia. E sulla scienza.

28.04.2023                  Marco Della Luna

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VOLERE DIO

Credere o volere: questo è il dilemma. Nella risposta ad esso troveremo il miracoloso siero che risveglierà Dio dalla sua morte, durata ormai oltre un secolo.

Il potere ha sostenuto Dio, il trascendente, sinché gli è servito per i suoi scopi di dominio e profitto; poi il suo instrumentum regni principale è diventato quello monetario e finanziario, a cui oggi si affianca quello biologico; e la religione cristiana (cattolica e protestante) conseguentemente ha lasciato la trascendenza per farsi ancella e legittimatrice del liberal-capitalismo e della tecnocrazia biologica, sul piano del materialismo e dell’immanenza. Già però dai suoi esordi il Cristianesimo aveva contraffatto le sue Scritture fondative e adottato un’ontologia contraddittoria, e poco dopo si era messo in affari con la politica e la finanza, scendendo a molti compromessi e ibridazioni, non ultime quelle del Card. Spellman e di Mons. Marcinkus, che avevano fatto del Vaticano una centrale di business integrata e dipendente dalla grande e spietata finanza globale. Il suo tramonto, finemente e sapientemente scrutinato da Diego Fusaro in Fine del Cristianesimo, era perciò inevitabile e indifferibile, anzi era già nei fatti e fattacci, anche senza il colpo di ‘grazia’ di J.M. Bergoglio. E invero neppure Fusaro ha una vera cura organica da proporre. Non ci può essere.

Le religioni svolgono cinque principali funzioni. La prima è sociale: tenere unite le persone con valori condivisi e riconoscimento reciproco delle funzioni. La seconda è psicologica: rassicurare l’individuo rispetto ai grandi problemi esistenziali, dalla morte all’ingiustizia di questo mondo. La terza è politica: instrumentum regni, ossia chi governa l’apparato ecclesiale dirige l’opinione pubblica, legittima e delegittima leggi e regnanti. Quando queste tre funzioni assorbono o monopolizzano la vita religiosa, questa va a spegnersi. La quarta è esplicativa: fornire all’uomo pre-scientifico una spiegazione per il mondo e i fatti naturali. In queste quattro funzioni, la religione è stata ampiamente soppiantata da scienza, tecnica, economia e mezzi di distrazione di massa – quindi è morta, coinvolgendo nella morte anche la quinta funzione, quella vivificante, spirituale o teurgica: unire uomo e Dio, finito e infinito, temporaneo ed eterno, parte e Tutto. Funzione, questa, che forse sopravvive nel ratzingeriano “piccolo resto”.

Miti e liturgia (ovviamente, in quanto sentiti) attuano proprio questa funzione unitiva della quinta funzione, questo rapporto: si pensi all’eucaristia, in cui (chiedo venia per le semplificazioni) Dio si incarna e si fa uomo, poi conferisce all’uomo la capacità di consacrare e far transustanziare l’ostia e il vino così da poter incorporare Dio, purgarsi del peccato originale e della condanna alla mortalità, e divenire sacramentalmente suo figlio, in una specie di pasto totemico, in cui deve offrire e consacrare il cibo materiale a Dio affinché questi lo trasmuti nel proprio corpo che egli ha acquisito incarnandosi. L’inno noto come Panis angelicus, opera di S. Tommaso, esprime molto bene ciò, e particolarmente il fatto che un cibo originariamente destinato ai soli angeli viene nunc adattato affinché ne fruiscano gli uomini. Invero, in diverse religioni troviamo l’idea di una energia o forza che, allo stato sorgente divino, sarebbe troppo potente per l’uomo e che quindi deve venire processata e adattata, ad esempio passando attraverso la chioma di Shiva, prima di essere fruita dall’uomo senza folgorarlo – non dissimilmente alla corrente elettrica ad alta tensione, che deve passare per cabine di trasformazione prima di poter entrare nelle case. Ma l’idea di fondo è quella di Dio che si fa uomo, patendo da uomo; e di un uomo che grazie a ciò, se si apre a Lui, a Lui può affiliarsi, può in qualche modo assimilarsi a Lui, partecipando dell’infinità immortale, e beneficiando del fatto che il dio-uomo ha preso su di sé, ed espiato nella morte, il peccato originale (il karma della specie, direbbe l’induista) .

Dio è immateriale, è spirito, pensiero, volontà, e crea gli enti immateriali (angeli e anime) nonché quelli materiali, il mondo. Crea mercé un atto di volizione. Nel pensiero soprattutto orientale, è esplicita la concezione di spirito (brahman, purusha) che emana il mondo, di pensiero e materia come termini reciprocamente convertibili, del mondo come volontà e rappresentazione – beninteso, non volontà e rappresentazione private, individualistiche, cioè non è che il mondo sia come io voglio rappresentarmelo, bensì esso sussiste e muta essendo volontà e rappresentazione di una psiche universale, a cui ognuno partecipa, e può porsi in vari modi rispetto a tale rappresentazione.

Il singolo umano, attraverso l’esercizio, l’ascesi, la purificazione che gli consente di ricevere in sempre maggiori quantità e superiori qualità l’energia di origine divina sintonizzandosi con la mente divina; e altresì attraverso l’acquisizione di un superiore autocontrollo e l’esercizio di devozioni e meditazioni profonde, protratte, intense, molto tecniche, può gradualmente rendersi capace di influire sui vari piani della realtà e della sua propria quotidiana esperienza, sul mondo anche fisico.

Il principio è che il pensiero e la volontà individuale, se addestrati e purificati, attraverso la volontaria rappresentazione, cioè la raffigurazione volontaria di un risultato, possono dirigere energie mentali, eteriche, anche fisiche, che agiscono sui corpi fisici, viventi e persino non viventi, per ottenere il risultato voluto, ad esempio una guarigione. Invocare e rappresentarsi, in queste prassi, (un) Dio, una forma del divino che particolarmente ci inspira e infervora, aiuta assai a dirigere e intensificare quelle energie. Gli induisti parlano di divinità preferita o desiderata, ishta devata: quella forma del Divino che produce il suddetto effetto energizzante, e che viene scelta a seconda del contesto dai vari praticanti. Rappresentarsi Dio come personificazione dell’infinito, del Tutto e dell’eterno in rapporto con noi, e che proprio perché infinito è necessariamente dotato anche della qualità soggettuale di persona, contribuisce fondamentalmente al suddetto fine.

Si tratta pertanto di rappresentarsi Dio e di volere Dio. Dio quindi non come oggetto di un mero credere, perché una cosa non può contemporaneamente essere creduta e saputa, una cosa o la sai o la credi, e se la credi, allora implichi che non la sai, che non ne sei certo, che ne dubiti. E invece per ottenere l’effetto di cui stiamo parlando, devi vivere la certezza. Così il credente cristiano ammette di vivere nella fede e che la fede non è certezza assoluta, la quale si conseguirà solo con la visione beatifica in paradiso attraverso una percezione diretta, un’intuizione intellettuale; ma egli non ammetterà mai che Dio potrebbe tanto bene esistere quanto non esistere, egli non sospende il giudizio sull’esistenza di Dio, perché in realtà la sua posizione psicologica, la sostanza della Fede, è (sia pure nell’ammettere la provvisoria mancanza di certezza assoluta), lo sforzarsi di negare la possibilità che le cose stiano diversamente da come le si crede, il volere che siano in un certo modo. Quindi emerge che l’essenza della Fede, quella di cui basta un granello per smuovere le montagne, è la volontà, il volere che le cose stiano come dice la religione.

Non è un atto della cognizione, ma anche e innanzitutto della volizione. San Tommaso e altri parlano del credere come un tendere verso una delle due possibilità opposte, nel timore che sia vera l’altra. Quindi io voglio Dio, piuttosto che crederlo. Voglio che esista e voglio essere in rapporto con Lui, e che Egli sia in rapporto con me, presente e attivo. Voglio attivare ed energizzare questo rapporto. Penso attivamente il mio rapporto col Tutto infinito eterno, e lo penso come rapporto interpersonale, necessario e amorevole; pensandolo, lo concretizzo, lo potenzio. Non pretendo di essere io ovviamente a creare Dio, io non creo l’assoluto, l’infinito, l’eterno; ma in me, mediante la volizione, creo l’intenzione e la coscienza del rapporto tra l’assoluto e l’infinito da una parte e me stesso dall’altra, lo carico di energia. Creo l’intenzione, se sono cristiano, della communio e della trasformazione, in essa, della materia in corpo di Dio e di me che lo mangio e divengo suo figlio, e in ciò la realtà della fede appare come volontà, volontà operante, prassi in cui io e Dio cooperiamo. Se sono cristiano, penserò Dio come un ente esistente in sé e indipendentemente dal pensiero, una realtà oggettiva, extramentale, così, da occidentale, lo vivrò ancora più reale (anche se tale concezione è errata). Se sono invece buddhista, abituato a pensare idealisticamente la realtà e la mente, concepirò il Dio cui mi rivolgo come un dhyani deva, uno yidam, un Dio intramentale, interno al bardo della meditazione (ma non perciò meno reale), uno strumento rappresentativo della Mente con cui si può meglio progredire.

Ogni parte è in rapporto necessario con l’insieme. Il rapporto della parte, di me, col Tutto, è reale, immanente, ubiquo e indefettibile, ed è un rapporto di azione, in divenire. Non può venir meno, non può morire – può solo avvenire che io me ne scordi. E anche allora è un oblio reversibile, non va chiamato “morte di Dio”. E il Tutto non può (salvo quanto ho precisato nelle conclusioni di Terminus) essere da meno di me, della parte, ossia non può mancare della coscienza, della soggettualità, che a me non manca. Per questa ragione di necessità logica, l’ateismo è in errore. Dio è reale e presentissimo. Non è morto.

L’infinito ed io, con la nostra natura soggettuale, siamo in costante interazione e comunicazione, condivisione. Queste sono indefettibili e reali, perciò il bene, per ognuno, è essere cosciente di esse, pensarle, intenderle, meditarle, volerle in forma ottimale, poscerne ogni possibile illuminazione e benedizione, persino gli interventi sul mondo fisico, anche attraverso la preghiera e  ovviamente la liturgia – e quella cristiana (cattolica e ortodossa) è uno strumento assai evoluto, articolato e potente, con i suoi simboli e i suoi atti teurgici corali.

Nella quinta funzione della religione, collegandomi consapevolmente e con intenzione all’Infinito, focalizzando tale rapporto, la mia facoltà di operare con la volizione e la rappresentazione, col pensiero, su ciò che ordinariamente si chiama “realtà”, fisica e non, sarà assistita, moltiplicata, anzi trasformata nella qualità. Emergerò dall’impotenza deprimente in cui invece discende chi, conformemente alle prevalenti filosofie esplicite ed implicite, si pensa atomo isolato, accidentale e senza connessione con l’Assoluto eterno e con un’escatologia. 

Dio pare morto, ma solamente tra gli “ultimi uomini” di zarathustriana memoria, ossia in coloro nei quali, dai travolgenti successi delle scienze, delle tecniche, dei piaceri materiali, è stata smarrita o eclissata o inibita la coscienza della predetta, incessante relazione. Ma sono state svuotate (e forse è stata una utile purificazione) solo le prime quattro funzioni della religione, quelle intramondane. La quinta, quella propria, anagogica, è rimasta intatta, oscurata ma intatta, in virtù della sua stessa natura: il Tutto non può rientrare nell’oggetto delle scienze naturali e particolari, le quali possono soltanto distrarci da esso; e il rapporto col Tutto non può essere oggetto di alcun mercimonio economico, il quale può soltanto farlo dimenticare, e far calare la notte sul mondo.

Dio rivive quando e dove la coscienza del rapporto col Tutto viene risvegliata su tutti i tre piani indicati da Hegel (nella triade dello Spirito Assoluto) per la sua realizzazione: quello artistico, quello religioso, e quello filosofico, ossia (dico io) quello della facoltà rappresentativa, quello dell’emozione-volizione-relazione interpersonale, quello della consapevolezza razionale dimostrativa. Questi tre componenti sono tutti indispensabili per la concretezza della realizzazione. Mancando il terzo, gli altri due sarebbero velleità, allegoria o mero mito; mancando il secondo, non vi sarebbe la forza né la personalità del rapporto; mancando il primo, non sapremmo configurare ciò che vogliamo che la volizione realizzi dirigendo ad esso le sue energie.

Quale atto è più rivoluzionario e potente contro la notte del mondo, contro il nichilismo, contro il dominio della quantità e della finitezza, contro le loro suggestioni e costrizioni, che il semplice pensare o pronunciare la parola “Dio”, se questa parola risveglia la coscienza del legame col Tutto? Adiutorium nostrum in nomine Dei.

01.04.23 Marco Della Luna

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ERITIS SICUT NIHIL

ERITIS SICUT NIHIL

I malati del Nulla 

Nel capitalismo finanziario assoluto e nella sua cultura possono esistere ed essere riconosciuti unicamente valori di scambio, anzi simboli di valore di scambio, cioè le nozioni contabilizzabili, espresse in numeri riportabili nei bilanci e nei conti di dare e avere, in modo da poter fare confronti, necessariamente quantitativi quindi numerici, tra costi e benefici e redditività differenziale tra le opzioni di investimento: questi infatti sono i metodi con cui i grandi soggetti economici e politici fanno le scelte operative, i business plans, le leggi di bilancio, il sacro rating. La ragioneria si è fatta scienza suprema, la scienza dell’Assoluto, destituendo l’ontologia e la teologia. Un Assoluto per il quale tutto è oggetti, oggetti tra loro separati benché omogeneizzati, mentre il soggetto deve svaporare, perché il soggetto, l’essenza inalienabile quindi non commerciabile, porrebbe un limite alla mercificazione (e ancor più, ovviamente, lo pone un dio trascendente e insieme presente nell’uomo e nel mondo). Quello che tu sei per tua natura, non (te) lo posso vendere. Res extra commercium. Il consumismo, che sostiene il PIL, le borse, quindi tutto il sistema, insegna all’uomo che, per esistere, per significare e dare significato alla vita, necessita di acquisire cose e ricchezze, di comperare identità, sotto forma di griffes, brands e gender, e altresì capacità, sotto forma di apps. Il soggetto in sé è un nulla, è ridotto a mero centro di diritti ad acquistare e di doveri di pagare. Un soggetto che compera identità e capacità, invero, nega se stesso col suo stesso comportamento, per fatti concludenti, e si condiziona così a sentirsi un niente in se stesso. Da qui la malattia del nichilismo.

Scalda il cuore, in tale scenario, leggere scritti di validi, dotti e profondi intellettuali  che denunciano, analizzano e criticano il processo con cui si è arrivati dalla morte di Dio alla dissacrazione del mondo e dell’uomo, e alla loro mercificazione senza residui, col dissolvimento di ogni cornice-garanzia ontologica e valoriale trascendente e divina, e con la conseguente manipolabilità radicale dell’uomo anche in modo biologico e genetico. Se Dio non esiste, dell’uomo puoi fare ciò che è più redditizio, senza vincoli. Eritis sicut nihil. Le regole, i metodi, i criteri valutativi proiettano prepotentemente il nulla nell’animo umano – il nulla di significato intrinseco dell’esistenza, il vuoto di suo valore proprio. Come annuncia Elon Musk, sempre nuovi milioni di lavoratori sentiranno annullarsi il significato delle proprie esistenze, via via che l’intelligenza artificiale li renderà superflui, improduttivi. Per loro il salario di cittadinanza sarà l’accompagnamento alla morte. L’Occidente non è attrezzato mentalmente a metabolizzare siffatte suggestioni annichilanti, e lo vediamo nel diffondersi del degrado psichico e morale. Ad immunizzarlo non bastano ovviamente i non molti pensatori che, in ambito teoretico, hanno trattato “nel merito” e negli effetti il nulla, come Fredegiso da Tours e Martin Heidegger.

Ciò premesso, condiviso e precisato, rilevo che non vi sono, nel panorama a me noto del su accennato pensiero critico, proposte di valide cure per questo male nichilistico.

Si auspica una resistenza dei cultori della tradizionalità, che facciano quadrato intorno ai “resti” di essa. Si auspica uno sblocco del pensiero unico e non dialettico (il TINA, there is no alternative, abitualmente usato per imporre decisioni in base a falsi dogmi economici che mal celano una chiara volontà di oppressione) mediante il ritorno di un pensiero dialettico sia sul piano politico che su quello spirituale. Si auspica il risveglio del senso della trascendenza attraverso la liturgia e il recupero della fede nel divino e nel comunitario (contro l’individualismo nichil-edonistico e vacuo-narcisistico). Si auspica insomma sostanzialmente la rianimazione del passato; ma la storia non torna mai indietro, il sole di ieri non scalda e non illumina più, e soprattutto non possiamo fingere di non vedere che il nichilismo di oggi, sul piano culturale, è figlio o esito diretto della filosofia, della religione e della politica di ieri e di avant’ieri, le quali pertanto non possono sfuggirgli né difendersi da esso.

Innanzitutto, è figlio di una filosofia che nel suo grembo contiene già, da più di venticinque secoli, il germe del nulla che tutto ingoia, Dio incluso, e lo contiene in modo ancor più profondo e fallace di come spiega Emanuele Severino analizzando la storia del pensiero ontologico da Parmenide in poi, per bollarla come segnata già sul nascere, con Melisso, dal travisamento dell’essere (ossia dal pensare che l’esistente possa nascere e morire) e dall’inizio del tramonto degli immortali. Per questo, sul piano teoretico, la vittoria sul nichilismo di necessità passa per una comprensione qualitativamente diversa dell’essere, soprattutto nel suo rapporto col divenire, rispetto a tutta la storia del pensiero occidentale. Di ciò mi sono occupato in Terminus.

Sul piano mentale, certamente, ancora oggi abbiamo soggetti immuni dalla suggestione e dalla penetrazione nichilistica, soggetti che non ne hanno assimilato i presupposti perché non raggiunti o non suggestionabili da essi. Soggetti che possono mantenere viva la fiamma persino nella corrente, infausta temperie. Continua financo la pratica esoterica, vuoi nello yoga orientale vuoi nell’esicasmo cristiano ortodosso, vuoi di altre tradizioni – una pratica che in virtù dell’esperienza diretta alimenta il vissuto del divino o dell’infinito, e un salvifico sentimento dell’essere, un pensiero forte che sorge da un’esperienza non mediata, non mutuata – cioè… non a debito.  Questo è possibile ovviamente non per il corpo sociale e non ai fini e agli effetti politici, ma per pochi, per pochi che, innanzitutto, non hanno assorbito attraverso la società, la gregarietà, le suggestioni di massa i gusti, i bisogni, i paradigmi del pensiero unico edonista, materialista, nichilista. E che, in secondo luogo, si rimboccano le maniche o… le meningi. Gli asceti – dal Greco (àskesis, esercizio) –  si impegnano in un percorso, a un opus metodico, a un faticoso lavoro di autotrasformazione, cioè a un qualcosa a cui la gente si è disabituata e di cui anzi ha smarrito la nozione soprattutto per effetto del culto edonista del desiderio e della mancata coltivazione, anzi la derisione, di tale tipo di lavoro nella cultura contemporanea, compresi in essa il recente cristianesimo cattolico e quello protestantico.

Sul piano culturale e morale, non vi sono dinamiche che possano sottrarre il vecchio ordine di valori borghese, proletario, cristiano, al nulla che avanza, resistendo alla sua avanzata. Questa è generata e sospinta da dinamiche e interessi troppo forti, immensamente troppo forti. In qualche modesta misura, si può fare resistenza, ma senza prospettive, anche perché, ripeto, proprio quell’ordine, e la sua teoria, contengono da sempre il germe del nichilismo, della propria liquidazione. La cultura occidentale non è attrezzata per misurarsi col nulla, per metterlo a frutto. Perciò la vedo inerme e soccombente. Le religioni popolari hanno strumenti per trattare la morte, il male, il peccato, l’ingiustizia, mentre non hanno strumenti per trattare il nulla: una volta che il senso dell’inanità, la perdita di significato dell’esistere abbiano aggirato la loro fede, si ritrovano inerti come la linea Maginot aggirata dalla Wehrmacht.

In realtà, la mossa vincente sarebbe fare esattamente l’opposto del rianimare e propugnare la vecchia religiosità, del difendere il passato – ossia bisognerebbe aprirsi al nulla attivamente, per assimilarlo, metabolizzarlo, navigarlo. Mi riferisco alla comprensione, all’’evocazione’ e all’uso del senso del nulla, del vuoto, come comprensione trascendentale e potere illuminante e liberatorio, che troviamo nel buddhismo tibetano da circa mille anni. Il nulla non va temuto, bensì salutato come l’ambito in cui la mente può meglio cogliere la sua natura propria, fondamentale, trascendentale, e con questo stesso atto si libera. Spero di vedere qualche intellettuale no-mainstream prendere in esame quella comprensione e quella prassi, alla quale ho dedicato Farsi luce.

Sul piano, infine, della prassi socio-politica, mi limito a tracciare il contorno di ciò che ho esposto altrove (Tecnoschiavi, Oligarchia per popoli superflui) con tutta la dovuta ampiezza. Il capitalismo finanziario spinge fuori mercato tutti gli altri sistemi perché più di tutti, anzi illimitatamente, è in grado di generare il denaro e il debito, cioè il motivatore universale, quello per cui quasi tutti fanno o accettano quasi tutto, e a quasi tutto danno il consenso, legittimandolo. Ha preso la guida, attraverso l’indebitamento pubblico e il ricatto del rating, delle istituzioni pubbliche, parlamenti inclusi, trasformandole in suoi front-offices ed organi effettori. Globalizzazione, finanziarizzazione, automazione, intelligenza artificiale hanno reso (e sempre più renderanno) i popoli intercambiabili ed esuberanti per i bisogni dell’apparato di produzione di potere e ricchezza; è per questo, che i popoli, i lavoratori, i cittadini hanno perso la forza di contrattazione sociale che avevano prima, e che di conseguenza perdono sempre più diritti economici e non. E, sentendosi inutili, il significato dell’esistenza. La funzione dello stato e delle istituzioni, nel nostro sistema, non è servire il popolo,  bensì (far sì che una élite possa) servirsi di esso, e ridurlo a una condizione zootecnica di passività, controllo e manipolazione anche biologica (lo abbiamo sperimentato a fondo grazie alla pandemia) – con la differenza, rispetto all’allevamento di animali, che gli uomini vanno anche indottrinati e imboniti; al che provvedono la politica, la scuola e la libera informazione, oggi con l’aiuto della socio-religione bergogliana. La forma aziendale, quella cioè che massimizza controllo, previsione e produzione, viene applicata alla società nel suo complesso, rendendola zootecnica. Non è una novità: i sistemi di potere, nel corso della storia, si servono delle tecnologie che divengono via via disponibili per aumentare la presa e il controllo dei popoli governati, senza alcuna remora etica; sono i mutamenti nelle tecnologie di dominio che innovano le strutture giuridico-politiche; e oggi la tecnica mette a disposizione dei gruppi dominanti strumenti capillari, potentissimi e irresistibili.

Pertanto, il resistere difensivamente, o il cambiare questo sistema dal basso, sono più che mai oltre le capacità e i mezzi della gente. Inoltre, contrariamente a quanto insegna il catechismo liberale e democratico e a quanto i più si lusingano di credere, le svolte della storia mai sono state prodotte da azioni popolari pianificate e coordinate dal basso, bensì quasi sempre da mutamenti fisici (geo-climatici), scoperte geografiche (l’America), invenzioni tecnologiche (dal bronzo al computer) e finanziarie (la cambiale, la cartamoneta), e da processi economici sottotraccia (la demonetizzazione dell’Impero Romano d’Occidente). E i grandi sistemi di potere sono più spesso crollati per logoramento e malfunzionamento endogeni, che per attacchi dall’esterno. Appunto in malfunzionamenti di tal genere si può oggi razionalmente sperare per vedere il fallimento del presente ordine, aggiungendo i voti che l’augurato crollo non trascini dalla padella alle braci di un ordine peggiore, seppur… artificialmente intelligente.

21.3.2023

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SIGNORAGGIO E GREEN TRANSITION

GREEN TRANSITION:

FINANZIARLA COL SIGNORAGGIO MONETARIO PUBBLICO

Questo articolo è dedicato a individuare e spiegare l’unica fonte di liquidità disponibile, che sarebbe in grado di pagare i costi della conversione delle economie a un modello sostenibile senza ricorrere a misure devastanti per la società e i per i diritti civili e politici. E al generoso sforzo ultradecennale dell’avv. Luigi A. Marra per ottenere dalla magistratura italiana un intervento giuridicamente dovuto ma sempre sinora denegato.

E’ controverso quanto delle alterazioni climatiche in atto sia naturale e quanto di origine antropica; ma è evidente che, senza profondi e rapidi mutamenti, una catastrofe per via climatica o di esaurimento delle risorse o di inquinamento è inevitabile e imminente – salvo forse ricorrere a complottistiche azioni di depopolamento rapido.

L’Occidente e l’Unione Europea in particolare stanno imponendo misure molto costose di green transition, dalla fine dei motori termici e delle caldaie di riscaldamento ai cappotti per le case. Centinaia di miliardi solo per l’Italia. Tali misure sono ancora allo stadio della speculazione politico-ideologica, perché non ha senso che ci imponiamo onerose restrizioni mentre il resto del mondo continua come prima, facendoci concorrenza; e anche perché esse materialmente non sono realizzabili, dato che, per alimentare tutte le automobili elettriche e le pompe di calore la produzione di elettricità dovrebbe essere ventuplicata in 12 anni (80 centrali termonucleari nella sola Italia). Ma presto, se non sopravverrà prima la catastrofe, e se Cina, India etc. si lasceranno coinvolgere, sarà giocoforza fare una conversione seria e molto costosa preparata da una adeguata ricerca tecnologica, che questo mondo, indebitato per un multiplo della somma dei PIL, non può sostenere. Se la catastrofe invece sopravverrà, bisognerà poi finanziare la ripartenza, e anche questo richiederà molto denaro.

Orbene, il sistema monetario moderno è compatibile solo con un’economia in continua espansione, perché si basa sulla moneta indebitante: il money supply è generato mediante prestiti (allo stato, ai privati) gravati di interessi composti, che, matematicamente, nel tempo, aumentando il capitale dovuto, ossia la base per gli interessi che via via maturano, richiedono che il sistema crei nuova moneta, sempre a debito, per pagare gli interessi e rimborsare eventualmente il capitale. La moneta emessa a debito crea dunque, macroeconomicamente, una necessità di continua crescita del fatturato come condizione per evitare il default. E’ come un areoplano che, per non precipitare, debba continuamente aumentare la velocità, Ma stiamo arrivando ai limiti dello sviluppo fisicamente sostenibile dal pianeta, quindi il meccanismo entra in crisi. E una guerra mondiale per azzerare la situazione e ripartire non è fattibile. La via di uscita ha da essere altro. Marra la individua nella nazionalizzazione del signoraggio, ora privato.

Ritorno su come viene creato il denaro: tutto il denaro, tranne quello metallico, viene creato (dalle banche centrali e da quelle ordinarie) senza una copertura aurea (o di altro genere), ossia dal nulla e a costo pressoché nullo, e prestato (agli stati e ai soggetti privati) contro interesse. Il denaro legale è costituito dalle banconote delle banche centrali. Il restante denaro è denaro contabile o scritturale, generato in piccola parte dalle banche centrali, e per il 90% circa dalle altre dalle banche, mediante semplice scritturazione contabile (ripeto: senza copertura in oro o altro valore). La Banca d’Italia, nei suoi bollettini, attesta che le banche italiane creano così ogni anno mediamente 1.000 miliardi di euro – che vanno a debito dei prestatari. La moneta contabile o scritturale non preesiste al prestarla, non viene prelevata da una riserva o altra voce di bilancio, bensì (per quanto suoni lontano dal pensiero comune) viene creata con l’atto di prestarla, digited into existence and lent into circulation.

Orbene, mentre le leggi prevedono e regolano la creazione e immissione della moneta legale (banconote), niente dicono della moneta contabile o scritturale, la quale, giuridicamente, sia che si concreti come saldo attivo di conto corrente, che come importo di un assegno circolare o altro, costituisce una promessa di pagamento/ricognizione di debito di moneta legale (banconote) da parte della banca emittente verso il titolare del conto corrente o il legittimo portatore dell’assegno. Solo che l’aggregato di tale moneta è circa il decuplo dell’aggregato della moneta legale esistente, la quale per giunta è quasi interamente detenuta dai cittadini – sicché i depositi bancari e gli assegni circolari sono scoperti al 998 per mille circa – ma non è questo il problema, almeno finché non parte un bank  rush, ossia una corsa al ritiro dei depositi!

Il problema centrale è che la potestà di creazione ed emissione della moneta contabile-scritturale, che è il sangue dell’economia, non è prevista né disciplinata dalle leggi, anche se le leggi bancarie (ad es. TUB art. 10) non autorizzano le banche a creare moneta, ma solo a intermediarla – quindi, in realtà, questa potestà è negata, esclusa dalla legge (con la conseguenza giuridica che tutta l’attività di creazione monetaria in questione è illecita, quindi sono illeciti i contratti di mutuo, etc. etc.). Essa è però detenuta ed esercitata di fatto (e non di diritto), sotto le mentite spoglie di “esercizio del credito”, in regime di cartello, dai titolari di licenza bancaria, ossia dalla comunità bancaria, creando ed emettendo questa moneta contabile, che non può essere la moneta legale “Euro”, col nome abusivo di “Euro”. E’ esercitata privatamente, senza rendere conto all’interesse generale delle sperequazioni, dei danni, degli abusi, stante che le banche centrali, che dovrebbero sorvegliare sull’esercizio del credito, sono controllate dagli stessi titolari delle licenze bancarie, i quali hanno un potere condizionante sulla politica, data anche la loro capacità di dare il rating al debito pubblico.

Ma questa è solo la prima parte del problema. La seconda è che la creazione-emissione di moneta contabile viene fatta, dalle banche, mediante scritturazione diretta degli importi creati-prestati digitandoli sul conto corrente del cliente, cioè senza prima crearla su un proprio conto di cassa registrando la pari entrata di cassa, e poi da questo passarla sul conto del cliente, registrando l’uscita di cassa, a cui corrisponde l’entrata di pari credito verso il cliente nella corrispondente partita contabile. In questo modo le banche evadono il fisco, perché non segnano l’aumento patrimoniale realizzato col creare la moneta prima di prestarla. Segnano soltanto l’uscita di cassa, e l’entrata del credito (gli interessi sono un rateo, e vanno registrati a parte). Ad esempio, se la banca mi presta 100, scrive ‘100’ sul mio conto corrente, poi segna l’uscita di questa somma (‘-100’), e registra ‘100’ a proprio credito come mio debito. Quindi il risultato algebrico è 0: – 100 (uscita di cassa), + 100 (entrata di credito) = 0. Apparentemente non ha guadagnato, non ha avuto incremento patrimoniale, quindi non deve alcuna tassa (le pagherà sugli interessi percepiti). Ma il trucco è presto spiegato: la banca ha omesso di registrare l’ingresso in cassa dei 100. Se lo facesse il saldo algebrico non sarebbe 0, ma + 100. Da dove vengono quei 100? Da nessuna voce del bilancio (come hanno verificato i proff. Richard Werner e Asgeir Torfason): sono stati creati ex nihilo, a costo zero, dunque sono profitto tassabile -appunto, il signoraggio monetario privato- e sottratti alla tassazione sotto gli occhi delle autorità politiche, fiscali, bancarie, monetarie e giudiziarie. A quanto ammonta l’evasione? Applicando l’aliquota del 47% ai 1.000 miliardi così creati annualmente in Italia, ammonta a 470 miliardi, ossia 4.700 miliardi recuperando gli ultimi 10 anni. Dove sono finiti? Ebbene, esistono circuiti di trasferimento monetario segreto, come Clearstream, che, dietro piccolo compenso, consentono di sifonare qualsiasi importo fino alle Cayman Islands, che sono un perfetto paradiso fiscale, da cui si useranno per lanciare operazioni finanziarie di tutti i tipi. Ed esiste la Banca dei Regolamenti Internazionali, ente sovrano a controllo privato, con diritto di segretezza totale e di eseguire segretamente ogni transazione con ogni soggetto.

Le banche centrali, a differenza delle altre, creano ed emettono moneta legale in base alle leggi che gli ne danno la potestà, quindi realizzano un signoraggio monetario legittimo; ma da un lato anch’esse omettono di registrare l’entrata in cassa della moneta creata (sottraendo il relativo profitto alla dovuta tassazione e parziale restituzione allo stato) e ingannevolmente registrano come passività il circolante (creando così un’irreale posta passiva nello stato patrimoniale), dall’altro lato sono superflue e parassitarie, perché lo stato potrebbe creare ed emettere in proprio la moneta, anziché prenderla a prestito da soggetti che la creano dal nulla a costo zero e senza darle copertura in oro. Infatti prenderla a prestito comporta scambiarla con titoli del debito pubblico gravati di interesse passivo ed esposti agli attacchi della grande finanza nonché al rating. Se lo stato creasse in proprio la moneta che gli serve, non si avrebbe debito pubblico, ma si avrebbero molte, ovvie conseguenze positive – e in effetti, per evitare che a tali conseguenze positive si accompagnino conseguenze negative, soprattutto la svalutazione monetaria, tale creazione dovrebbe essere ben regolata e gestita in modo che sia diretta all’aumento della produzione di beni e servizi e alla riduzione dei costi, in modo che la maggior quantità di moneta sia bilanciata da una maggior quantità di beni e servizi.

Sommando il gettito dalla tassazione del signoraggio delle banche non centrali col risparmio che lo stato realizzerebbe creandosi in proprio la moneta, avremmo un beneficio di circa 600 miliardi l’anno.

Si tratta somme bastanti a risanare il bilancio pubblico, a risanare le banche apparentemente insolventi, e soprattutto – come da molti anni ormai insiste l’amico avv. Marra –  a finanziare il cambiamento di modello di sviluppo richiesto per risolvere il problema dei limiti ecologici e del cambiamento climatico. Ma si tratta anche di somme, anzi, di un potere, di dimensioni tali, da dominare le istituzioni di quasi ogni stato, e sicuramente dello stato italiano. Marra ed io ci siamo ingegnati, come saggisti e come avvocati, per indurre le istituzioni tributarie, monetarie e giudiziarie ad aprire gli occhi sulla prassi del signoraggio privato, che è ad un tempo molteplicemente illecita, evasiva del fisco, e distruttiva per la società. Invano! Dalle istituzioni tributarie, silenzio totale. Dalla Banca d’Italia, un comunicato indiretto, elusivo e infarcito di contraddizioni e grossolani errori tecnici. E dai tribunali? Quando non hanno semplicemente ignorato il problema, o quando non hanno detto che si tratterebbe di materia non giuridica ma politica o scientifica o filosofica, si sono prodotti in una ricca gamma di risposte elusive, di fraintendimenti e scantonamenti, di aliud pro alio. Abbiamo addirittura fatto convegni su questi slalom concettuali, con tanto di crediti formativi e la partecipazione di qualche magistrato. La conclusione sembrava essere incrollabile: nessun giudice può accettare di porre in discussione la prassi (per quanto illecita e nociva) su cui si regge il potere economico-politico. Nel mondo reale, la primaria funzione di ogni magistratura, in ogni stato, non è tutelare la legge, bensì legittimare il sistema di potere costituito e i suoi interessi, dato anche che riceve da quel sistema prestigio e privilegi. E in un mondo sovraindebitato, chi ha il potere di creare denaro dal nulla si compera tutto e tutti, dalla politica ai mass media.

Tuttavia ultimamente Marra, nella causa 35283/2019 da lui in proprio intentata avanti al tribunale civile di Roma contro Governo italiano, BCE e Banca d’Italia per far accertare l’esistenza del signoraggio monetario delle banche centrali (non di quello delle altre banche) e dichiarare la sua illiceità (con condanna al risarcimento dei danni, e dichiarazione di illegittimità di tutte le tasse, siccome derivanti appunto dal signoraggio che lo stato illegittimamente lascia esercitare alla banca centrale), ha ottenuto la sentenza 284/2023, depositata il 09.01.2023, nella quale, oltre all’ammissione che il signoraggio monetario esiste, ed è il reddito derivante dal creare ed emettere moneta, si legge, al riguardo di esso e dei suoi effetti deleteri (indebitamento pubblico e privato, eccessiva pressione fiscale) «Trattasi di un problema che … appare astrattamente sussistente e dai grandi risvolti sociali.» Il Tribunale ha dunque riconosciuto che il reddito da signoraggio esiste e che è “astrattamente” (?) di grande impatto sulla società. Ha però rilevato che il signoraggio monetario, essendo stato stabilito dal legislatore nella sua discrezionalità politica, non è sindacabile dal giudice. In realtà, il signoraggio non è affatto stato stabilito dal legislatore (che manco ne parla), e sarebbe in ogni caso sindacabile dal giudice per gli aspetti di incostituzionalità delle norme di legge che lo costituiscono: lesione degli artt. 3 – 41 (irragionevolezza, contrarietà all’eguagliamento sostanziale), dell’art. 1 (primato del lavoro sulla rendita finanziaria), dell’art. 36 (diritti del lavoratore), e altri. Spero che Marra sollevi queste eccezioni nel procedimento di appello che ha già avviato, aggiungendo alla contestazione del signoraggio delle banche centrali (o “primario”) quello delle banche non centrali (che chiama “secondario”). Inoltre, Marra fa notare che il legislatore ha sì costituito i sistemi bancari, ma non ha mai nemmeno definito, e ancor meno ha istituito o legalizzato, il signoraggio monetario, come invece argomenta il Tribunale di Roma, con un’evidente confusione, che Marra, nel suo atto di appello, ha indicato come «Argomento fantasioso che trae dalla nota sent. n. 16751/2006 delle SU: sentenza alla quale risale l’invenzione che il signoraggio sia previsto da non si sa poi quale accordo internazionale.»

Una rondine non fa primavera. Ancor meno una mezza rondine. E soprattutto, essendo la struttura del signoraggio monetario una struttura globale, non è possibile cambiarla in un solo paese, ancor meno in un paese satellite come l’Italia. Piuttosto direi che il signoraggio monetario, come strumento di dominio globale, sia in via di affiancamento col signoraggio biologico, iniziato con le sementi ogm terminator, con le quali multinazionali come Monsanto mettono gli agricoltori in condizione di dipendenza rigida da esse per la fornitura sia dei semi che della chimica, senza di cui non possono produrre. Iniziato così anni or sono, oggi continua con farmaci modificanti il DNA e l’RNA dell’uomo, e con cose come la carne sintetica. Credo che stiamo passando da un sistema finanziario basato sulla moneta indebitante e che si regge sull’espansione consumistica di beni e servizi ad alto impatto ambientale (come l’automobile), quindi insostenibile, a uno sempre basato sulla moneta indebitante e sull’espansione consumistica, ma di beni e servizi medico-farmaceutici, a basso impatto ambientale, quindi eco-sostenibile. La popolazione, sempre più immuno-depressa e malata (o che si percepisce malata), spenderà il reddito disponibile per curarsi (con farmaci più o meno efficaci e tossici). Questo sistema agevolerà anche la soluzione del problema ecologico per via demografica, incidendo sulla fertilità e sulla durata media della vita, che già si sono ridotte.

Vedremo intanto come avanzerà l’appello. Mi aspetto che Marra completi il suo spiegamento di contestazioni, intentando presto una nuova causa, in cui faccia valere, sin dal primo grado, assieme alla questione del signoraggio delle banche centrali con tutte le eccezioni di incostituzionalità, anche quella del signoraggio delle banche ordinarie, che è molto più grosso e sfacciato, non avendo nemmeno una copertura legislativa indiretta, e consistendo in un coacervo di  evidenti trasgressioni delle leggi bancarie, di violazioni di regole contabili, di evasione fiscale.

Quasi dimenticavo: esiste anche, ed è importantissimo per gli equilibri geopolitici, il signoraggio monetario internazionale, attuato dagli USA dal ’44 in poi, e soprattutto dal 1971, ossia da quando Nixon liberò il Dollaro dalla convertibilità aurea, così da permettere a Washington di comperare da tutto il mondo a costo zero, semplicemente stampando carta (o digitando numeri) e imponendo la sua accettazione e il suo uso come moneta obbligatoria di riserva e per i pagamenti internazionali, soprattutto delle materie prime. Imposizione attuata mandando ora la CIA, ora le forze armate, in giro per il mondo a eliminare i governi (Indonesia, Cile, Iraq, Libia…) che, tentando di usare altre valute, minacciavano questo dominio del Dollaro, dal quale dipende anche la capacità degli USA di operare globalmente come estrattore (predatore) ‘imperiale’ di ricchezze prodotte da altri e di mantenere il loro enorme apparato militare e alti livelli di consumismo interno anche dopo il trasferimento all’estero di gran parte della loro capacità produttiva.

Da tempo si parla di crisi di questo signoraggio internazionale del Dollaro, di un processo in corso di de-dollarizzazione globale – processo che è il fulcro della proxy war in Ucraina – ma questa è un’altra storia.

22.02.2023 Avv. Marco Della Luna

Nota: a chi desidera approfondire i temi monetari sopra accennati, consiglio i miei saggi Euroschiavi (6° edizione), Cimiteuro, Traditori al governo, Sbankitalia, La moneta copernicana (scritto con Nino Galloni).

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LA FIDUCIA E’ UNA COSA SERIA

La televisione ci avvezza sin da bambini a guardarla in uno stato di rilassamento e di non vigilanza, e a lasciarle il controllo della nostra attenzione, così ci abituiamo a sederci davanti allo schermo in condizione di ricettività acritica e tendiamo ad assorbire come vere le sue storie.

È in corso un cambiamento climatico interamente dovuto all’uomo e non a processi naturali. Le automobili elettriche inquinano meno di quelle a motore termico. I mercati sono i migliori e naturali regolatori dell’economia, prevengono e correggono le crisi, inducono efficienza, occupazione ed equità. Il virus è nato da un pipistrello e da un pangolino, non è prodotto di laboratorio. Andrà tutto bene. Nessuno sarà lasciato indietro. Chi si vaccina non si ammala, chi non si vaccina si ammala e muore. Il vaccino era già stato testato per efficacia e innocuità quando è stato comperato dalla Commissione Europea. Il Pentagono è stato centrato da un aereo che subito si è smaterializzato senza lasciare rottami. Mani Pulite combatteva la corruzione e le privatizzazioni hanno rafforzato la nostra economia. Con l’euro lavoriamo meno, guadagniamo di più, abbiamo tasse più leggere, siamo protetti dall’inflazione. L’integrazione europea affratella i popoli europei. Lo Stato si prende cura dei cittadini, della loro sicurezza, salute, lavoro, risparmi. I parlamentari rappresentano il popolo. Gli Stati Uniti rispettano la legalità internazionale ed esportano la democrazia, al contrario della Russia, che è una dittatura criminale. È costituzionalmente legittimo partecipare alle loro guerre di aggressione. Zelenski è un difensore della libertà e del pluralismo. Possiamo spingere indefinitamente l’escalation senza rischio di una guerra nucleare che ci elimini tutti. È indifferente per un bambino essere allevato da una coppia omosessuale o eterosessuale. L’Iraq era pieno di armi di distruzione di massa e aveva cooperato con Al Qaeda per l’attacco alle Torri Gemelle. Lo Stato per 30 anni non ha arrestato Matteo Messina Denaro perché ignorava dove fosse. Banca d’Italia non ha alcuna responsabilità in alcuno dei molti crack bancari degli ultimi anni. I banchi a rotelle sono serviti a combattere il contagio. Gli immigrati sono risorse che si possono integrare e non aumentano la criminalità né spesa pubblica. Eliminare il contante serve a combattere l’evasione fiscale. L’identità digitale ci rende liberi.

20.01.2023 Marco Della Luna

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EMOZIONI DEL MORIRE

Non è mai troppo presto – perciò continuiamo la nostra breve serie di istruzioni per il trapasso, prendendo in esame l’aspetto emotivo.

Il trapasso è un processo in cui si scatenano, dal nostro interno, fortissime e conturbanti emozioni commiste a vivide apparizioni visive, cenestetiche, e in minor misura uditive e olfattive. Esse tendono a travolgere anche emotivamente il morente. Non a caso la preghiera cristiana per i defunti invoca per essi tranquillità: l’eterno riposo dona a loro Signore, splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace, amen. Molti insegnamenti esoterici per il trapasso trattano la gestione di tale stato emotivo e percettivo. Per padroneggiarlo, bisogna costruire il carattere lavorando, pertanto, principalmente sulla propria emotività e sulla propria capacità attentiva. Questo oggi è molto impopolare e arduo, non solo da fare ma persino da concepire e da accettare, a causa del condizionamento mentale a cui siamo sottoposti sin dalla prima infanzia. E che dobbiamo invertire.

La nostra società basata sul continuo incremento del fatturato, cioè del prodotto interno lordo, necessario per sostenere il pagamento degli interessi sull’enorme mole del sempre crescente debito pubblico e privato, si regge forzatamente sul consumismo, che alimenta il fatturato. Inevitabile quindi che ci troviamo bombardati di stimoli al desiderio di comperare, godere, consumare, spendere. Messaggi pubblicitari come “lasciati emozionare”, che invitano appunto ad aprirsi agli stimoli emotigeni, sono anche propri della informazione e delle intrattenimento per il grande pubblico, tanto nei contenuti verbali, quanto nelle immagini e nei suoni o musiche che li accompagnano.

 Il tutto è incalzante e tende ad assumere e controllare dall’esterno la vita emotiva e motivazionale della popolazione, che quindi viene educata e condizionata a porsi in modo passivo e ricettivo rispetto sia agli stimoli che alle emozioni, a prenderli come dati di realtà indipendenti e rispetto ai quali non ci si mette a reagire, a lavorarci sopra, a prendere distanze prospettiche, perché ciò sarebbe una rinuncia alla pienezza della vita e al diritto alla spontaneità, alla libertà. Tu vivi in quanto ti stai eccitando o stai scaricando l’eccitazione. Se l’eccitazione finisce, è un male e devi prendere qualcosa che te la faccio a tornare o che ne faccia tornare gli effetti, come il buon Viagra.

Parallelamente alla passività verso le emozioni e le loro cause, il sistema ci educa alla passività rispetto all’attenzione, ci spossessa o meglio ci atrofizza la capacità di dirigerla, focalizzarla, sostenerla. Lo fa assuefacendoci ad essere intrattenuti dalla televisione, dai videogiochi e simili strumenti di intrattenimento, e quale, mentre li usiamo o meglio ci facciamo usare da essi, si impossessano della nostra attenzione, la guidano la attaccano a questo o a quello, la collegano alle emozioni, ci somministrano scariche di interesse, di piacere, chimicamente di dopamina, tali che per qualità, intensità e varietà prevalgono su quelle che riceviamo dalla vita reale; il risultato è che, soprattutto nelle ultime generazioni’che sono cresciute davanti a questi piccoli diabolici schermi, non si sviluppa la facoltà di padroneggiare la propria attenzione, e lo vediamo poi a scuola nella incapacità di seguire con attenzione l’insediamento per più di 10/15 minuti consecutivi – incapacità che ormai è un dato acquisito per la didattica, anche in ambito universitario.

A questa perdita di facoltà attentiva è associata anche una perdita della capacità mnemonica e di quella del pensiero logicamente articolato, consequenziale. Vi sono approfondite indagini sperimentali, neuropsicologiche, di questo graduale scadimento cognitivo. Il compito è trasformare la passività in capacità di azione e di padroneggiamento, o mastery.

Già il prendere consapevolezza di quanto sopra è abituarsi ad accorgersi di tutte le occasioni e le forme in cui tale scadimento si produce e si traduce, è un buon inizio di un percorso di ristrutturazione del carattere per coloro che vogliono prepararsi al grande evento. Ma qui, per procedere in modo concreto, devo raccontare un fatto personale.

Io vissi, intorno ai 4 anni un episodio illuminante e molto formativo. I miei genitori mi avevano dato un minuscolo giocattolino che mi piaceva molto e con cui giocavo facendolo galleggiare nel lavandino. Inavvertitamente aprii lo scarico e Il giocattolino cadde giù. Invano tentammo, prima io e poi mia madre, di recuperarlo. Ricordo che mi disperai fino alle lacrime perché vivevo la cosa come una grande perdita, irrimediabile. Poi il tempo passò, venne l’ora di pranzo, poi di un riposino, e alle 15:00 circa mia madre mi portò secco a fare la spesa. Mentre rincasavamo, intorno alle 16, si rivolse a me e mi disse di non disperarmi perché la sera sarebbe tornato mio padre e avrebbe svitato lo scarico del lavandino per recuperare Il giocattolino. Io sul momento rimasi sorpreso perché non sapevo a che cosa collegare questo suo dire. Poi mi sovvenne dell’episodio della mattinata e mi ricordai delle emozioni che avevo provato, così intense e travolgenti, totalizzanti. Mi meravigliai assai nel confronto tra il mio stato attuale, indifferente, e quello di allora, esasperato, accorgendomi che quello stato emotivo, che sembrava solido e permanente mentre lo vivevo, non esisteva più, al punto che me ne ero dimenticato. Mi accorsi insomma che gli stati emotivi sono momentanei anche se tali non paiono, che vanno e vengono, o meglio che si entra e si esce in essi e da essi. Bene, Il passo successivo è chiedersi se e come si possa operare volontariamente questo entrare ed uscire. E abbiamo le risorse per farlo.

In questo campo, gli insegnamenti, anzi le scuole, non si contano, dalla psicologia cognitiva sperimentale indietro indietro fino alla filosofia applicata dei Greci e agli insegnamenti buddhisti e induisti. Qui mi limito a indicare quella che secondo me è l’essenza che accomuna tutti questi insegnamenti, essenza che il buddhismo tibetano esprime con la parola bardo, che significa intervallo, e che noi potremmo assimilare, con riferimento alle marce di un’automobile, al folle. L’intervallo è quello tra due stati mentali, tra il sonno e la veglia o la veglia e il sonno, tra un pensiero e un successivo pensiero, tra il focalizzare l’attenzione sull’esterno e il dirigerla verso l’interno, e via discorrendo. Il pregio del bardo è che esso è un momento di coscienza non concettuale in cui appare la non solidità, intesa come non permanenza e sussistenza indipendenti dalla mente, di tutti i fenomeni, dalle apparenti cose materiali alle emozioni. Cogliere consapevolmente il bardo, nella sua fugacità, esige una certa pratica in cui il lavoro sull’ attenzione, sulla visualizzazione e sulla respirazione, quest’ultima adoperata come regolatore emotivo, svolge un ruolo fondamentale; ma capita di coglierlo anche fuori di una pratica meditativa mirata, allorquando la nostra mente riposa in se stessa, cessa di protendersi verso l’esterno, verso il passato, verso il futuro e resta nella propria identità cristallina. Ciò avviene per esempio in momenti di spossamento o spaesamento, di rilassamento dopo un fortissimo stress, di disperazione totale che ci libera dallo stesso desiderio di esistere. Allora sentiamo la fluidità e inconsistenza del tutto, noi compresi, ed è quella è la porta maestra per uscire dalla turbolenza emotiva.

Perché mai -mi chiederete- oberarsi di tutto questo lavoro, quando si deve morire? Ovviamente, citando col vero titolo del Libro egiziano dei morti, “per uscire alla luce del giorno”.

26.01.2023 Marco Della Luna

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