Benvenuti!

In questo sito trovate:

* Articoli generali
* Proposte tecniche per rilanciare società ed economia
* Articoli di economia politica
* Articoli in materia sociopsicologica
* Presentazioni di miei libri
* Informazioni su conferenze, presentazioni, convegni, interventi radiotelevisivi
* Links
* Errata corrige di miei libri

Pubblicato in GENERALI | 16 commenti

MORIRE PER IL DOLLARO

MORIRE PER IL DOLLARO

Tutte le società sono governate da una élite, che sfrutta e controlla il resto del corpo sociale. Ciò che fa della nostra élite anglo-americana un vero e proprio tumore maligno,  è che essa si regge sull’imposizione di una moneta di riserva internazionale, che è al contempo una moneta debito generatrice di un debito sempre crescente e non rimborsabile, quindi uno squilibrio essenziale e ingravescente nel tempo, compensabile solo con un’escalation incessante di depredazione e violenza. Fintanto che il dollaro o qualsiasi altra moneta debito verrà imposto come moneta di riserva e degli scambi internazionali, non vi sarà pace nel mondo.

Auspico che gli USA tornino ad essere una grande potenza produttrice ed esportatrice. Adesso sì sono ridotti a produrre poco ed esportare quasi niente (se non con l’imposizione, come il metano che ci vendono a prezzo quadruplo di quello che pagavamo alla Russia), e ad importare e comprare moltissimo dal mondo “pagando” con una moneta inflazionata e screditata, che devono imporre agli altri paesi con l’intimidazione e con la guerra, spacciandole per protezione della sicurezza internazionale: praticamente imitano l’estorsione e la “protezione” mafiosa, applicandole su scala globale. Ma non si può vivere per sempre di rendita ed estorsione.

In Italia, intanto, ci ritroviamo con una bella bomba finanziaria: in base ai nuovi Patti di stabilità l’Italia deve tagliare 13 miliardi all’anno di spese e contemporaneamente sostenere i costi per la guerra e per la Green transition: 273 miliardi stimati per l’efficientamento energetico della casa entro il 2030: semplicemente, non è possibile, se non facendo ciò che vogliono i falchi europei, ossia mettere le mani direttamente sul risparmio degli italiani. Non avrete più niente e sarete felici. Però l’Asse del Male sono gli altri. Col tempo la guerra mostra a tutti il suo vero volto, ma a pochi i suoi veri beneficiari, perché questi controllano le notizie.

Quando nel secondo dopoguerra l’Europa e il Giappone si legarono economicamente e monetariamente agli Stati Uniti, la cosa aveva un senso, perché questi avevano un’economia fortemente produttiva, trainante e a credito, mentre ora hanno un’economia produttivamente svuotata, fortemente a debito e parassitaria. Perciò oggi Trump minaccia sanzioni contro quei paesi, soprattutto Brics, che osino sostituire il dollaro come moneta di riserva e scambio internazionale, dicendo che sarebbe una sorta di sedizione. Ma la sua minaccia è una ammissione che il dollaro sta traballando, minato dalla profonda deindustrializzazione degli USA e sotto il peso dei 34.000 miliardi di debito pubblico, di cui più di un terzo formatosi dal 2020 in qua; e invero da tempo ormai il dollaro riesce ancora ad imporsi solo attraverso minacce, interventi militari e  colpi di stato contro i governi “sediziosi”, come in passato contro la Libia e l’Iraq.

Proprio perché agonizzante, l’Impero del dollaro è sempre più pericoloso, aggressivo, guerrafondaio, mentre i mezzi con cui le banche centrali gestiscono il disastro del debito insostenibile assomigliano all’accanimento terapeutico su di un malato terminale: alzano i tassi e strangolano Stati, banche commerciali e tutto il settore finanziario. Poi abbassano i tassi, e l’inflazione distrugge il potere d’acquisto delle valute.

Non c’è via d’uscita, ma solo un barcamenarsi alternando somministrazioni di stimoli monetari da una parte e strette sui tassi dall’altra: come dare a un moribondo un cocktail di farmaci per combattere i sintomi prima, poi un altro cocktail contro i loro effetti indesiderati, e dare a credere che il paziente possa guarire.  Analoga funzione pseudo terapeutica, mirante a guadagnar tempo espandendo il credito e l’emissione di titoli, hanno misure come la pandemia, la Green Transition e la crociata contro la Russia.


I gestori di questa manipolazione ci chiamano a pagare, rischiare e combattere per prolungare la vita al loro sistema fallimentare, mentre ci stanno costruendo addosso uno stato di sorveglianza e bio-manipolatore di tipo orwelliano, liberticida e depredante. Fallimentare non solo sul piano economico e monetario, ma anche su quello civile, sociale, culturale: una società in via di impoverimento e disgregazione all’insegna di una crescente ingiustizia. E che non riesce nemmeno a imporsi contro un nemico che è un ventesimo in fatto di PIL e un decimo in fatto di popolazione.

Gli interventi che si fanno su sistemi molto complessi, quale è lo scacchiere mondiale, producono effetti spesso opposti a quelli preannunciati. Così, mentre nuoce gravemente a noi, l’insieme delle sanzioni teoricamente dirette contro la Russia, che doveva tagliare le gambe a quel paese entro pochi mesi, sta invece rafforzando la sua economia perché spinge Mosca ad investire nella propria industria, nel renderla indipendente, e a uscire dal globalismo commerciale, rafforzando al contempo i rapporti con la Cina, l’India e persino la Corea del Nord. Inoltre, la risana psicologicamente dalle manie cretine e alienanti importate dall’Occidente, manie di correre dietro ai brands e alle griffes. La gente si rivolge di più alle cose vere, allo studio  e alla cultura.

Noi invece stiamo spendendo e arrischiando non per difendere non l’Ucraina o Israele, bensì il vacillante signoraggio internazionale del dollaro. È dura essere vassalli del paese detentore della moneta di riserva internazionale, soprattutto da quando questo è sovraindebitato. Non bisogna dimenticare mai che, storicamente, l’Unione Europea è un progetto della CIA così come  Pinochet, Zelenski e le primavere arabe; mentre l’Italia unificata del 1861 fu un progetto della classe bancaria londinese, così come la Jugoslavia del 1918.

Intanto, però, la Russia che tiene testa anche industrialmente all’occidente pur avendo un PIL pari a un ventesimo, confuta del mito del PIL come misuratore della forza economica di una nazione, e raccomanda di usare invece il PPP, PURCHASE POWER PARITY, cioè il potere d’acquisto comparato. Altrimenti si continuerà a scambiare per ricchezza reale il fatturato di improduttivi servizi e scambi finanziari, inutili sia per sfamarsi che per combattere una guerra, e che possono venire imposti al mondo soltanto con la minaccia.

18.05.24 Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

OCCIDENTE: IL NEMICO E GLI ASSASSINI

Nel confronto bellico, la Russia si sta rivelando parte resistente e vitale, anzi resiliente, materialmente come moralmente, di un Occidente nel complesso malato e agonizzante come l’Amfortas di Wolfram von Eschenbach, diviso tra nichilismo e mistificazioni. E’ per questo, che gli avvelenatori dell’Occidente ci scagliano contro di essa in una novella Crociata.

L’Occidente sta agonizzando. I suoi assassini lo avvelenano, in modo pianificato, probabilmente perché esso (USA in testa) è divenuto inefficiente o superato come piattaforma e modello della loro dominazione plutocratica globale. Prima di dire chi siano costoro -quelli per cui si arrabattano le Giorge, le Ursule e i Draghi- dirò come lo stanno facendo. Dopo di ciò, sarà superfluo fare i loro nomi.

Una sentenza esemplare

Prenderò le mosse dalla recentissima sentenza (inappellabile) della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo emessa il 9 Aprile scorso dalla Grand Chambre nella sede di Bruxelles accogliendo il ricorso di Verein Klima-Seniorinnen Schweiz (Associazione elvetica Anziane per il Clima) contro la Svizzera (ricorso nr 53600/20), per ritenuta violazione   degli artt. 8 (rispetto della vita privata e familiare e 6 (accesso a un tribunale nazionale) [1]

Il ricorso, presentato alla Corte EDU dopo la vana adizione dei giudici nazionali svizzeri, richiedeva di accertare la violazione da parte della Svizzera del diritto fondamentale alla salute, previsto all’art. 2 della CEDU, e quello alla vita privata e familiare di cui all’art. 8, che le ricorrenti imputavano alla mancata adozione da parte dello Stato elvetico di provvedimenti legislativi e amministrativi volti a contrastare il cambiamento climatico, che si era impegnato ad assumere aderendo ai trattati internazionali, con la conseguenza di un asserito peggioramento delle loro condizioni di vita dovuto all’anomalo innalzamento delle temperature. Il ricorso domandava altresì la condanna dello stato all’adozione di atti legislativi e amministrativi per evitare l’aumento delle temperatura media globale di oltre 1,5°C, riducendo le emissioni di gas serra. La sentenza, facendo riferimento ad alcuni trattati internazionali tra cui l’Accordo di Parigi, dice che gli stati membri della CEDU devono «raggiungere la neutralità carbonica [cioè la condizione in cui si rimuovono dall’atmosfera tanti gas serra quanti se ne emettono] entro i prossimi tre decenni in linea di principio». Allo stesso tempo non ha indicato misure precise al governo svizzero, proprio perché farlo sarebbe andato oltre le sue competenze. La Corte di Bruxelles ha ritenuto anche la violazione dell’art. 6 della CEDU, che stabilisce il diritto a un equo processo attraverso i giudici nazionali.

Una causa simile è stata intentata pure in Italia da varie associazione e individui italiani hanno chiesto a un giudice civile di condannare lo stato italiano per l’inottemperanza agli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 assunti in sede internazionale ed europea, pregiudicando diritti fondamentali della persona, come quello alla salute, e anche del diritto a conservare le condizioni di vivibilità delle generazioni future. Anche il giudice italiano ha ritenuto di non potersi pronunciare per non violare la discrezionalità spettante al potere politico. Ma ora, proprio a questo riguardo, la sentenza del 9 Aprile cambia lo scenario, affermando che gli Stati sono obbligati a contrastare il mutamento climatico con specifiche azioni, e soprattutto con l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica mediante le misure comprese nella Green Transition, iniziando con la net zero, l’imposizione cioè dell’efficientamento energetico totale degli edifici. Nel mondo, le cause giudiziarie circa il clima sono più che raddoppiate dal 2017 ad oggi.

La sentenza in esame ha inoltre stabilito che i ricorsi di questo tipo possano essere presentati soltanto da organismi esponenziali dei diritti lesi, e non da singole persone fisiche, perché queste dovrebbero provare, nella causa, di essere state direttamente danneggiate dalle omissioni dello Stato in fatto di tutela climatica. La Corte ha stabilito che se, invece, a fare ricorso sono le associazioni o altri enti esponenziali di interessi diffusi, a queste ultime non viene richiesto di dimostrare che i loro membri, o le persone a nome delle quali hanno presentato il ricorso, abbiano lo status di “vittima” ex art. 34 CEDU!

La giurisdizione della menzogna

La sentenza in parola contiene ed applica gran parte degli strumenti di assassinio dell’Occidente. Anticipo che gli organismi internazionali, come la detta Corte, l’ONU, l’OMS, l’UE, la NATO, il FMI, la BCE sono tra i principali esecutori dell’assassinio.

Torniamo alla sentenza. E’ assurda come sentenza, ma è efficiente per distruggere. Essa è un coacervo di falsi presupposti, violazioni del diritto e violazione della logica. Un concentrato di veleni.

Innanzitutto, è evidentemente assurdo (e nessuno lo può credere) affermare che la mancata esecuzione di alcune delle clausole dei trattati in questione, da parte di uno Stato minuscolo come la Svizzera, con una piccola popolazione e una modesta dimensione industriale, possa avere un’influenza percettibile e dannosa sul clima e sulla salute dei suoi abitanti.

In secondo luogo, è palese che la Corte ha condannato la Svizzera senza prova concreta di un qualsiasi effetto nocivo sull’associazione o i suoi membri o altri degli inadempimenti della Svizzera.

In terzo luogo, ha Corte ha recepito le tesi – false e come tali ben dimostrabili – dell’ideologia green, ossia che l’emissione di CO2 abbia un effetto serra e stia innalzando la temperatura globale.

La temperatura media terrestre è sempre stato mutevole, con cicli di diversi secoli, con fasi ascendenti o discendenti di oltre un secolo. Duemila anni fa, come pure nel Medioevo, era più alta di oggi. Considerare solo periodi di decenni è una scelta di disonestà metodologica. L’era industriale è iniziata durante una fase di temperatura ascendente, che statisticamente dovrebbe finire tra qualche decennio. Perciò imputare l’ascesa alle emissioni industriali è arbitrario, anzi è mistificazione.

L’anidride carbonica costituisce oggi 42 parti per milione dell’atmosfera (in passato è stata molto più presente), e di queste 42 parti per milione solo una frazione, forse 16 parti al massimo, può riferirsi all’attività umana. Perciò attribuire a questa variazione i mutamenti climatici è pure una mistificazione.

Inoltre, in base alla Legge di Henry, la quota di un gas sciolta nelle acque e quella presente nell’atmosfera, a parità di pressione e temperatura, sono costanti; se la temperatura sale, la prima cala e la seconda aumenta; quindi l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera è probabilmente dovuto al riscaldamento dei mari, a sua volta dovuto a fattori naturali.

I rimedi a questo falso problema imposti dalla Green Transition sono altrettanto fasulli, per più ragioni.

I paesi occidentali che dovrebbero eseguirla producono circa ¼ delle emissioni globali; ridurre a metà o anche a zero tale quota, evidentemente non cambierebbe molto; ma imporre tale riduzione ai soli paesi “virtuosi”, con i costi industriali che essa comporta, semplicemente indurrebbe molte imprese a delocalizzare la produzione dall’Occidente al resto del mondo, peggiorando da noi il declino e la disoccupazione senza un’apprezzabile riduzione delle emissioni globali. La Corte di Bruxelles, con la sua sentenza condanna la Svizzera, e domani ogni altro paese occidentale, a caricare la sua industria di costi tali, che, se non scaricati sui contribuenti, indurranno la delocalizzazione – deindustrializzazione, a danno dell’Occidente e senza vantaggio per il pianeta. E’ così che ci stanno uccidendo.

L’automozione elettrica è inattuabile perché richiederebbe la triplicazione dell’elettricità prodotta. Il suo evidente scopo è quello di demolire l’industria automobilistica occidentale e soprattutto di limitare gradualmente la libertà di circolazione, in vista anche l’istituzione della famigerata città dei 15 minuti.

Inoltre comporterebbe un aumento, e non un calo, di emissioni carboniche, perché è due volte più energivora della moderna automozione termica, esigendo la costruzione di centrali, la combustione di petrolio, la realizzazione di una capillare rete di distribuzione – senza contare i costi ambientali per l’estrazione delle terre rare per costruire le batterie, le implicazioni del loro smaltimento e soprattutto il fatto che solo il 5% delle emissioni di particolato di un’autovettura viene dalla combustione, mentre il 95% viene dalle frenate e dagli pneumatici; e che le autovetture elettriche, avendo un peso molto superiore, emettono di conseguenza più particolato.

I cappotti termici hanno pure un elevato impatto ambientale di produzione e di smaltimento, e hanno già dato prova di fragilità alla grandine, di propensione al distacco per effetto del differenziale di dilatazione termica, di produzione di sacche di umidità tra sé e i muri, le quali sono fonti di insalubri infiltrazioni e muffe.

Potrei continuare e completare lo smascheramento dell’ideologia che guida la sentenza in esame, parlando della campagna di chiusura delle stalle per via della CO2 nei peti del bestiame e dei disincentivi all’agricoltura per sostituirla con impianti fotovoltaici, mentre il cibo naturale viene sostituito con insetti e carne sintetica prodotta con mRNA, che si sa avere un effetto cancerogeno.

E che dire della intrusiva campagna di vaccinazione di massa con pretesi vaccini mRNA, che ormai sono risultati inefficaci ai fini dell’immunizzazione e altamente nocivi, campagna appoggiata dall’occultamento sistematico dei dati sugli effetti avversi e sull’inefficacia? Non pochi ricercatori prevedono che gran parte dei soggetti effettivamente vaccinati morirà entro 5 o 10 anni dall’inoculazione, con ulteriori, forse fatali ripercussioni per il mercato immobiliare!

Tra le altre  mistificazioni con cui la plutocrazia ci governa, non posso poi non ricordare il darwinismo (biologico e) sociale (lotta e selezione del più forte) e il neomalthusianesimo, due ideologie pseudoscientifiche, già ampiamente confutate, che hanno legittimato e guidato numerose e sistemiche misure finanziarie adottate per soffocare, anzi sabotare l’economia produttiva, citando specificamente (una tra molte) l’abolizione concertata in Occidente della separatezza della banche di credito e risparmio da quelle di azzardo speculativo, che ha portato alla crisi del 2008; il salvataggio delle banche coi soldi pubblici, ma senza ripristinare la separatezza, in modo che il business delle bolle si possa ripetere, come si sta ripetendo. Infatti il mercato finanziario, quello che da tempo viene accettato dalla nostra tecnocratica governance come regolatore ottimale delle scelte di politica economica, genera tanti più profitti per i suoi operatori quanto più ampie e frequenti sono le sue oscillazioni, cioè quanto più forti e frequenti sono le crisi. Quindi le sue “richieste” non sono affatto regolatori ottimali, ma il contrario; ed esse vengono obbedite perché si impongono con la violenza del rating, dello shorting, del definanziamento, nonché mediante le sovvenzioni ai decisori istituzionali. Ricordo che l’idea del mercato come ottimale regolatore, ottimale distributore delle risorse e dei redditi, ottimale preventore e riassorbitore delle crisi, si riferisce non al mercato finanziario, ma a quello produttivo (a condizione che sia trasparente anziché opaco, libero e non mono- od oligopolistico, come invece ampiamente è), il quale, almeno sulla carta, può svolgere quelle funzioni, in quanto esse sono funzionali alla massimizzazione dei profitti. Nel caso del mercato finanziario, che oggi è circa 15 volte più grande, numericamente, di quello produttivo, la massimizzazione dei profitti richiede invece l’opposto.

E la predominanza anche culturale del mercato finanziario e della sua logica, da un lato ha sospinto la deindustrializzazione dell’Occidente, in alleanza con l’ideologica Green, e dall’altro sta riportando la concentrazione elitaria della ricchezza e la diffusione della povertà verso rapporti che si credevano, ingenuamente, superati per sempre dalle “conquiste” del secondo dopoguerra in Italia, e del primo in USA. E i titolari dei partiti sedicenti di sinistra, sponsorizzati da personaggi come Soros, hanno abbracciato questo liberismo finanziario anche più dei loro colleghi sedicenti di destra, e si dedicano alle campagne per i diritti sostitutivi (lgbtqx), l’accoglienza, l’integrazione, l’antifascismo. Silenzio invece sulle iniquità socioeconomiche. E da quando la propaganda atlantica soffia per la guerra, hanno persino smesso di recitare il pacifismo. Nessuno forza politica si oppone perché l’intelligenza artificiale, combinata con l’intercettazione globale delle comunicazioni (Five Eyes) e i droni killer, conferisce alla plutocrazia di Rothschild & C. la capacità di individuare e reprimere ogni resistenza organizzata.

La morale della Tecnocrazia

In tutti gli esempi sopra citati, come in quelli che seguono, vediamo la politica compiere scelte politiche discrezionali, pretendendo che siano invece scelte tecnico-scientifiche necessitate da circostanze obiettive (TINA, there is no alternative): ma la scienza e la tecnica su cui esse poggiano sono, in realtà, pilotate con opportune sovvenzioni e prescrizioni, acciocché si pronuncino come conveniente. Da varie fonti anche accademiche perviene notizia della nuova epistemologia applicata, o nuova metodica di verifica: allo studente laureando, allo specializzando, al ricercatore viene oramai sovente prescritto quale debba essere il risultato della sua ricerca-verifica scientifica prima che la faccia, che cosa debba scrivere nell’abstract e nelle conclusioni.

E poi vi è il grande capitolo della demolizione culturale, morale e demografica della società occidentale, con l’ideologia gender e la cancel culture tradotte in cervellotiche norme di legge, coercizioni, punizioni, epurazioni, persino all’interno dell’accademia. La ridicolizzazione dei valori tradizionali e la criminalizzazione dei ruoli genitoriali e della famiglia, come istituzione maschilista-fascista e matrice delle malattie mentali, le quali al contempo però vengono negate come tali e ricondotte al relativismo pluralista. La generosa distribuzione di diritti civili e dell’uomo a copertura della sottrazione di quelli del lavoro, della crescente iniquità economica e politica, del deterioramento delle prospettive di vita, di welfare e di occupazione, nell’incalzare dell’intelligenza artificiale che si prevede stia per eliminare qualche decina di milioni di posti di lavoro in Occidente. L’immigrazione sostitutiva, sospinta e sovvenzionata dal grande capitale apolide e predatorio che spadroneggia in Africa e altrove. Le masse immigrate aventi altissimo tasso di violenza e delinquenza, che occupano ed espropriano dai cittadini porzioni crescenti del territorio nazionale, urbano e non, favoreggiate in ciò dalle istituzioni in cambio della manodopera sottocosto che esse offrono al capitalismo anche per ribassare i salari dei lavoratori nazionali. Il pensiero unico obbligato, il canone del politically correct, che proibiscono di parlare di tutto ciò ed emarginano e oscurano chi viola il tabù, quando addirittura non lo sanzionano penalmente. La sorveglianza sulle attività e persino sui discorsi dei cittadini si spinge sempre più avanti, con le reti di monitoraggio e ascolto (vedi il recente caso di Trento, su cui è intervenuto il garante della Privacy), che ancora sono però niente in confronto a ciò che potranno essere col 5G, ossia col cosiddetto internet delle cose (e delle persone).

Il declino economico e il degrado civile dell’Occidente vengono accelerati dalla crisi occupazionale apportata dalla delocalizzazione, dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, con prospettiva di distruzione di decine di milione di impieghi, e di creazione di solo un nuovo impiego su sei eliminati. La crisi sociale e di scollamento tra popolazione generale e stato (istituzioni, tecnocrazia governante) si aggrava per la compiuta estinzione di una rappresentanza sindacale e partitica della classe lavoratrice, stante che oramai tutti i sindacati e i partiti di peso sono allineati con il modello imperante del capitalismo finanziario. Ma il rimedio al possibile civil unrest è già pronto: è la moneta digitale delle banche centrali, che permetterà il controllo totale dei wallets (ex conti correnti), il prelievo diretto delle tasse e delle sanzioni, il blocco dei pagamenti in entrata e in uscita, l’applicazione di interessi negativi, la limitazione della possibilità di spendere per aree geografiche, settori merceologici, periodi di tempo. In cambio, potrà esser concesso un reddito di cittadinanza o sottomissione agli indigenti, mentre l’Autorità nazionale od europea potrà immediatamente colpire il wallet dei riottosi, degli indisciplinati. Sarà arduo persino opporsi politicamente ad esso, o anche rifiutare un trattamento sanitario prescritto dall’OMS o dallo Stato, senza essere esposti a sanzioni monetarie. L’agonizzante Occidente sarà ben legato al suo letto di morte, in modo che non si agiti nella fase terminale. Fuorché i Diritti dell’Uomo, non avremo nulla e saremo felici, e l’Asse del Male sono gli altri, Mosca, Teheran.

La Santa Crociata

Però dobbiamo meritarci il diritto alla suddescritta felicità nella nullatenenza difendendo a spada tratta i plutocratiche che ce lo stanno ammannendo, ossia aderendo al riarmo massiccio e alla Nuova Guerra Fredda, Potenzialmente Calda, alla Crociata contro questo Asse del Male, nella quale, a nostre spese e senza alcun vantaggio, ci esponiamo a un attacco o contrattacco nucleare. Noi europei abbiamo iniziato a compiere questo atlantico dovere suicida applicando le severe sanzioni alla Russia, che dovevano piegarla in poche settimane, e che la hanno invece rafforzata economicamente e industrialmente, tanto che, sui campi di battaglia, le sue fabbriche di armi prevalgono su quelle della NATO, mentre la sua economia ascende a un + 3,2%, –  molto più delle nostre. Quelle sanzioni, però, sono state volute da Washington non tanto contro la Russia, quanto contro di noi e in favore degli USA, che grazie ad esse a) moltiplicano i profitti vendendo a noi europei a prezzo moltiplicato il gas che ci vendeva la Russia; b) inducono industrie europee a rilocalizzarsi in America per beneficiare dei minori costi dell’energia; c) sostengono la domanda di dollari e spingono fuori mercato, per costi eccessivi di produzione, ampi settori dell’economia europea; d) soprattutto, impediscono una integrazione economica Europa-Russia, la quale minerebbe l’egemonia USA sull’Occidente. Ma con tali misure Washington, se pur fa i propri interessi nazionali di breve termine, nel medio periodo accelera ulteriormente il declino dell’Occidente nel suo insieme.

Sottoposto a un cosiffatto trattamento assassino, come potrebbe l’Occidente non star morendo, materialmente e moralmente? Come potrebbero gli Occidentali fare come in passato progetti di lungo termine, di famiglia, di procreazione, investimento? Come potrebbe rivivere l’ottimismo della prassi, anziché lasciarsi scivolare nella sedazione-evasione terminale offerta loro in molteplici forme, dall’entertainment, alle mistificazioni con cui vengono guidati,alle tante droghe più o meno legittimate?

Intanto, dietro pretesti morali presentati in modo sempre più stupido e smascherabile, la nostra élite sta costruendo, a ritmi accelerati, una nuova cortina di ferro a Est, dietro cui rinchiuderci mentre prosegue su di noi il trattamento orwelliano che sta già portando avanti da troppo tempo. Insomma, che cosa ci rimane dei valori dell’Occidente? Che cosa ci rimane, oggi e ancor più in prospettiva, in termini di libertà? Di privacy? Di stato di diritto? Di rappresentanza democratica? Di sicurezza e buon governo? Ce ne rimane meno, ormai con certezza, di quanto ne abbiano i Russi. E allora, per chi e per che cosa dovremmo pagare, rischiare, combattere, quando chi ci attacca, il nemico, è proprio chi ci chiede di pagare, rischiare e combattere ai suoi ordini, e al contempo ci ha sabotati in tutto, dall’economia alla sicurezza? Appropriate quanto mai suonano ora le parole di B. Brecht:

“Al momento di marciare/ molti non sanno/che alla loro testa marcia il nemico./ La voce che li comanda/ è la voce del loro nemico./ E chi parla del nemico, è lui stesso il nemico.”

La Terza Roma chiarisca

Per il capitalismo finanziario dominante sull’Occidente, la Russia è sempre più un nemico tanto ideologico quanto pratico, perché resiste (sia in forza delle sue caratteristiche religiose, morali, socio-culturali, che in forza delle sue grandi risorse interne) alla penetrazione e alla merci-cartolarizzazione totale che corrispondono ai bisogni del capitalismo stesso, e che hanno spinto, dal 1992 in poi, in un novello Drang nach Osten, l’avanzata della NATO, mediante progressive e inesorabili annessioni, verso i suoi confini, nell’intento di assorbirla, assieme alle sue immense risorse, che aspettano solo di essere cartolarizzate! L’Ucraina è già stata divorata, prendendole tutti i migliori assets e indebitandola per l’eternità con i prestiti e l’assistenza militare. Sarà per sempre schiava degli usurai che proclamano di volerla liberare – altro che indipendenza! La Crociata, come la Green Transition con le sue misure costosissime e fallimentari, è innanzitutto un mezzo per generare una grande domanda di crediti, di liquidità, di emissione monetaria, indispensabili per puntellare la ciclopica e pericolante bolla finanziaria la cui implosione minaccia l’Impero del Dollaro.

Ma per le genti dell’Occidente, per l’Occidente vittima della sua élite dominante la Russia non è affatto un nemico. Anzi, soltanto qualora la nostra élite sia sonoramente sconfitta dalla Russia, tanto militarmente quanto economicamente, e crollino così le sue ideologie e le sue strutture di potere (NATO, FED, BCE, UE etc.), l’Occidente avrebbe una chance di salvarsi, di recuperare, anche perché anche la Russia (lo voglia o no) fa sostanzialmente parte dell’Occidente, di cui condivide le radici greche, romane, e molte successive vicende culturali. Sì, la Russia odierna è una nazione occidentale (non è la Cina, né l’India, né l’Indonesia), ed è forte e vitale (sebbene in parte contaminata dagli stessi veleni che minano il nostro Occidente), come dimostra la sua brillante performance economica, industriale e militare contro l’Alleanza del Dollaro, a dispetto della disparità di popolazione e ricchezza nominale. Oggi, più che in passato, Mosca rappresenta la Terza Roma, la possibile ripartenza dell’Occidente – ancor più dopo che dalla Russia, grazie alle sullodate sanzioni, si sono ritirati i brands occidentali, penetranti armi di corruzione morale e di distrazione di massa. Per noi, dunque, essa è un’estrema risorsa, da assimilare, da emulare, non certo da temere o combattere o respingere: è portatrice del plasma iperimmune che potrebbe guarirci dalla malattia di Amfortas, il nichilismo, che ci sta decomponendo, quale conseguenza ultima dell’ideologia e della dinamica liberale: in un mondo che riconosce solo valori di scambio, non stanno valori di scopo; e dove non vi sono scopi, morte e vita non si distinguono. E’ vero che la Russia rivaleggia con noi nella dispiratà della distribuzione della ricchezza, e che, nel settore dell’informazione e nel settore della politica, il regime moscovita non tollera l’espressione del dissenso tanto quanto il nostro, ma da un lato ciò è inevitabile in un paese che da molti anni è sotto assedio, e dall’altro lato anche il nostro regime non scherza in fatto di censura, di pensiero unico obbligato e di informatori alternativi che muoiono stranamente, giornalisti o scienziati che siano. La società russa è caratterizzata da forti diseguaglianze economiche – come la nostra.

E anche in fatto di democrazia, non siamo messi meglio di chi vive sotto un regime piuttosto autoritario, ma che perlomeno è un regime politico, mentre noi viviamo sotto un regime plutocratico di banchieri e bancarottieri, non meno autoritario di quello russo. Banchieri che ora vorrebbero farci combattere per rafforzare il loro potere.

Aprire le porte alla Russia, allora? Oppure è l’ultima illusione? E’ un’illusione, se anche la Russia e i suoi alleati adottano, come in passato sembrava volessero fare, la CBDC, la digitalizzazione, la Green Transition, il programma orwelliano sposato dalla nostra oligarchia, su modello di quella cinese. E qualora stiano agendo d’intesa con Washington per ripristinare un sistema globale bipolare rigido, finalizzato a un più efficiente controllo sociale. Quindi, presidente Putin, forniteci presto un chiarimento convincente, perché, se non vi è speranza nel mondo sublunare, vogliamo saperlo ora, per regolarci alternativamente.

25.4.2024 Marco Della Luna


[1] file:///C:/Users/Marco/Downloads/Arr%C3%AAt%20Verein%20KlimaSeniorinnen%20Schweiz%20et%20autres%20c.%20Suisse%20-%20Violations%20de%20la%20Convention,%20faute%20de%20mise%20en%20%C5%93uvre%20de%20mesures%20suffisantes%20pour%20lutter%20contre%20le%20changement%20climatique.pdf

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

DEBITO FATALE

E’ una lezione fondamentale e trascurata. L’esame oggettivo della storia, di come i governanti decidono le guerre, di come le conducono, ci mostra che essi non hanno alcun riguardo per le vite dei loro “cittadini” governati, e che la loro mentalità e la sensibilità sono molto lontane da quelle che noi immaginiamo e da quelle che presuppongono le costituzioni, cioè sono fredde e indifferenti alla vita e morte di milioni di persone, e ancora più alla loro dignità, alla loro salute, al loro lavoro. Già questa basilare osservazione confuta l’idea che la democrazia sia possibile. La fiducia nelle istituzioni è una tragica illusione dell’idea democratica e di stato di diritto. L’OMS come la NATO: in tempi di guerra come in tempi di pandemia, per il potere politico siamo sempre carne da cannone.

Senza risalire all’antichità, guardando dalle guerre napoleoniche ad oggi, le grandi famiglie bancarie mondiali, Rothschild in testa, tra loro legate per via matrimoniale, e che oggi possiedono (anche) i mass media e l’industria farmaceutica, con successo portano avanti una strategia politica che consiste nel fomentare le guerre, finanziare tutte le parti belligeranti per la conduzione della guerra e poi per la ricostruzione, così da indebitarle fino al collo con le loro banche e assumerne il comando politico, nascosto dalla democrazia formale e di facciata. Anche adesso lo stanno facendo. Le guerre non originano da inimicizie tra i popoli, bensì da calcoli di interesse finanziario, i quali vengono coperti suscitando le inimicizie mediante una propaganda mirata e pagata. In particolare, fintanto che il dollaro o qualsiasi altra moneta debito verrà imposta come moneta di riserva e degli scambi internazionali, non vi sarà pace nel mondo.

Questo potere politico delle stirpi bancarie, a livello internazionale come a livello nazionale, è  stato costruito attraverso l’indebitamento dei popoli e dei governi e della loro dipendenza da chi crea e fornisce loro il denaro per tirare avanti: la comunità dei grandi banchieri. Sono un indebitamento e una dipendenza costruiti metodicamente nei secoli da poche famiglie dinastiche, burattinaie di statisti grandi e piccoli. Vuoi individuare chi comanda effettivamente sulle nazioni? Guarda chi agisce senza rispondere delle sue azioni, chi detta la morale, chi si è arricchito durante le crisi economiche e soprattutto durante le guerre, quando la generalità si impoverisce e sprofonda nel debito. Guarda anche chi paga aliquote fiscali ridottissime. Ma soprattutto guarda chi esercita la potestà di creare denaro senza copertura, denaro che lo stato accetta, prende a prestito e impone per il pagamento delle tasse: quello è il sovrano politico, nascosto dietro governi e parlamenti.  

Per effetto del metodo di potere testé descritto, avviene che abbiamo democrazia e progresso civile durante tutto il periodo in cui la comunità bancaria esegue l’operazione di indebitamento senza uscita dello stato verso di sé, e deve tenere la gente calma e contenta, generando occupazione, benessere e consenso. Una volta che l’indebitamento è ben sviluppato, la democrazia lascia il passo alle ferree richieste del mercato e il progresso lascia il passo alle necessità di sacrifici. E siccome, matematicamente, non ci si può liberare da un debito con interessi pagandolo nella stessa moneta con cui lo si è contratto, si finisce per pagare col taglio dei salari, dei servizi, dei risparmi, la svendita degli assets pubblici e privati.

Il capitalismo maturo (ossia, che ha indebitato a puntino la società) non ha più bisogno di mantenere il consenso, il benessere e la fiducia popolari; le spese per mantenerli le scarica come costi inutili e dirotta i fondi cos risparmiati a tasche private. In linea con quanto sopra, oggi l’Ecofin, coi soli voti contrari di Italia e Ungheria, ha approvato l’imposizione della casa a zero emissioni entro il 2050. Costo medio stimato in € 500 al mq. Scopo è favorire l’incetta sottocosto del patrimonio immobiliare da parte della grande speculazione immobiliare e finanziaria, fedelmente rappresentata dai ben pagati eurocrati. E di colpire la casa di proprietà come supporto della famiglia e forma concreta di risparmio e indipendenza.

Proteste popolari? Niente paura! Con la complicità dei politici mercenari, avanza, nella società del capitalismo finanziario assoluto, la moneta digitale delle banche centrali, che permetterà il controllo totale dei wallats (ex conti correnti), il prelievo diretto delle tasse e delle sanzioni, il blocco dei pagamenti in entrata e in uscita, l’applicazione di interessi negativi, la limitazione della possibilità di spendere per aree geografiche, settori merceologici, periodi di tempo. Non sarà più possibile sottrarsi ai trattamenti biologici prescritti dal potere, perchè il potere ti congelerà il wallet. Sarà arduo persino opporsi politicamente ad esso senza essere esposti a sanzioni monetarie. Questo controllo totale della popolazione attraverso le monete digitali delle banche centrali ha lo scopo innanzitutto di soffocare le proteste sociali conseguenti alle decine di milioni di disoccupati che si avranno per effetto dell’intelligenza artificiale. Sarà concesso un reddito di cittadinanza o sopravvivenza, ma a condizione, probabilmente, di assumere farmaci che avviino a soluzione il problema della gente inutile

Poiché lo stesso stato dipende da finanziatori privati per nutrire il proprio bilancio e sostenere il proprio debito, è inevitabile, e sta avvenendo, il take over, la privatizzazione delle funzioni pubbliche (ad esempio la sanità) e dei poteri dello stato da parte del capitale privato e conseguentemente la fine della dimensione pubblica, la quale può rinascere solo dal basso, in forma di gruppi e reti di uomini liberi che sì coalizzino per resistere allo stato privatizzato, difendersi da esso, supplire in forma cooperativa al taglio dei servizi pubblici. Già oggi gli stati hanno proprietari privati, che li dirigono nel loro proprio interesse, senza però prendersi la responsabilità del comando, ma scaricandola in parte sui popoli attraverso la finzione della democrazia, in parte sulle leggi naturali del mercato, mentre naturalmente esercitano il monopolio della verità, della moralità e della legalità sotto il nome di libertà di pensiero e della lotta alla disinformazione.

Tiriamo le somme: se tutte le società sono governate da una élite, che sfrutta il resto del corpo sociale, ciò che fa della nostra élite occidentale un vero e proprio tumore maligno,  è che essa, come dicevamo, si regge sulla moneta debito che genera un debito pubblico e privato sempre crescente e non rimborsabile, e una piramide rovesciata di assets farlocchi. Siamo perciò alle prese con uno squilibrio essenziale e ingravescente del sistema, uno squilibrio oramai compensabile solo mediante un’escalation incessante di depredazione, violenza, guerre. E attraverso la creazione di minacce e nemici esterni, col cui preteso giustificare le spese militari e tenere insieme la società nonostante le privazioni di diritti e le violenze economiche che le vengono inflitte. Oggi questo nemico è la Russia di Putin.

Decisamente, l’uomo e la società sono e funzionano come li hanno descritti Freud e Schopenhauer, non come li hanno immaginati Platone, S. Tommaso, gli utopisti e i padri delle costituzioni democratiche.

13.04.24 Marco Della Luna

 

Pubblicato in GENERALI | 1 commento

ILLUSIONI MULTIPOLARI

Il mondo descritto da Orwell in 1984 è un mondo multipolare, composto da poche grandi potenze in permanente guerra tra di loro, concertata da un livello di “sovragestione”. Questa multipolarità e questa guerra continua servono a imporre e a mantenere in tutte quelle potenze un unico e medesimo modello sociale, cioè lo stato di controllo sociale orwelliano, attraverso la continua mobilitazione (propaganda, restrizioni etc.) richiesta dalle guerre, che non sono guerre “genuine”, bensì sono concordate tra i governanti delle varie potenze, i quali operano di intesa tra loro in guisa da mantenere stabile il controllo.

Può benissimo essere che l’attuale insieme di conflitti, col multipolarismo verso cui si dirige il mondo, e da cui molti si aspettano grandi cose, sia in realtà organizzato per servire proprio a questo scopo: realizzare un tecno-totalitarismo cinese dappertutto, giustificando la sua instaurazione con apposite guerre senza fine, più o meno combattute. Se Orwell potesse parlarci, credo che ci suggerirebbe che già ciò cui assistiamo in questi mesi, ossia gli allarmi, le minacce e i preparativi di guerra, sono orchestrati tra Washington, Mosca, Pekino e Bruxelles, e che i rispettivi leaders stanno concertando tra di loro come realizzare le guerre e il caos già descritti in 1984 come strumento per distruggere il vecchio ordine e arrivare all’ordine mondiale descritto in quel libro. Quindi… trust the plan, if you still can!.

Ma c’è anche un progetto di nuovo ordine globale alternativo a quello orwelliano sopra descritto: è quello definibile Green, già da tempo portato avanti dalle élites finanziarie, articolato in automazione, deindustrializzazione, intossicazione generale con farmaci-cibi-irrorazioni (vedi la recente impennata dei tumori giovanili e dell’extra-mortalità), eliminazione del 90% della popolazione siccome ormai superfluo, società aristocratica servita da uno stuolo di servitori in parte robotici, in parte transumani. Il lancio di un piano di riarmo occidentale da finanziarsi con l’emissione di bonds e la creazione di prestiti, una manovra mirante a puntellare il pericolante sistema bancario, soprattutto statunitense, ad ogni costo. Del resto, a questa élite basteranno poche decine di milioni di persone sia in America  che in Europa.

Prevedo la fine del capitalismo, sia perché esso non riesce più a rilanciarsi e ormai sopravvive mercé continue iniezioni di nuova moneta nonché fagocitando la sua periferia, come tutti gli imperi declinanti, sia perché un potere totalitario fondato sulla tecnologia funziona zootecnicamente, perciò non necessita di capitalismo né di mercato, né di consumatori nel mercato, e ancor meno della loro consenziente e operativa adesione.

Dagli USA nel frattempo mi arrivano curiose voci che interpretano lo strano incidente di Baltimora come un tassello di questo secondo progetto di élite finanziaria. La nave, comandata da un ucraino, notoriamente difettosa nella propulsione a seguito di una precedente collisione, eppure autorizzata a navigare in quelle condizioni, stava uscendo dal porto e procedeva con rotta esatta, ma all’ultimo momento ha deviato e colpito il ponte. Le mie fonti reputano che la nave abbia abbattuto il ponte per i seguenti motivi:

1)Il ponte era vecchio e da sostituire, e la pubblica amministrazione non aveva i soldi per farlo, circa 4 miliardi; adesso la ricostruzione sarà pagata dalle società assicuratrici, le quali si rifaranno spalmando il costo sulla clientela mediante un ritocco dei premi – praticamente, la sostituzione del ponte verrà pagata con un prelievo para-tributario.

2)Gli USA soffrono di una emorragia di moneta, sia perché la loro bilancia commerciale è pesantemente passiva, sia perché molti preferiscono investire fuori dagli USA, dove gli investimenti sono più redditizi. Il porto di Baltimora è un porto prevalentemente di importazione soprattutto di automobili; ponendolo fuori uso per molti mesi si limitano le importazioni e si migliora la bilancia commerciale; le esportazioni verranno invece dirottate sui grandi porti di Virginia e New Jersey, nei quali avranno la priorità sulle merci in entrata.

Fondate o no che siano queste tesi,  il dato di fatto è che gli oligarchi dell’Occidente non riescono più a puntellare il sistema saccheggiando territori di conquista: la Russia non cede l’Ucraina, alcune nazioni africane stanno sloggiando la Francia e accogliendo i russi, le risorse petro-metanifere al largo di Gaza ancora non sono state prese. Parte della spesa pubblica dei paesi EU è sostenuta dalla Francia conferendo al sistema monetario europeo gli introiti monetari che sottrae alle sue ex colonie. Ma ora questo saccheggio è sempre più contrastato.

In conseguenza di quanto sopra, per sostenere il corso del Dollaro e dell’Euro, per tenere alto il loro valore nominale e quello dei propri strumenti finanziari, per evitare una crisi di insolvenza pubblica e privata, per reggere un debito pubblico fuori controllo mediante continue creazioni monetarie moderando però l’inflazione, l’élite sacrifica l’economia reale con alte tasse e alti tassi di interesse, e taglia quei settori produttivi della manifattura e del commercio su cui non ha controllo diretto (ad es., tassa al 3% le multinazionali al 60 le piccole imprese e gli autonomi nazionali, per farli chiudere).

Non bastando nemmeno questo, non bastando cose come l’attacco predatorio alla casa mediante l’imposizione di irragionevoli e costosissimi efficientamenti energetici che costringeranno a svendere ad investitori speculativi internazionali, essa ora ricorre all’economia pianificata di guerra, costruendo il pericolo di un’invasione russa, e con tale economia può permettersi di distogliere risorse al welfare e agli investimenti destinandole alle multinazionali degli armamenti. Tutte misure idonee a depopolare, a scoraggiare il lavoro, l’occupazione, la riproduzione, perché in un mondo commercialmente globalizzato, per mantenere i livelli di occupazione e produzione, il corso delle monete occidentali dovrebbe abbassarsi al livello di quello dello yuan e della rupia.

In passato il nemico era uno stato che attaccava il nostro stato. Oggi il nemico che ci attacca non è uno stato bensì un sistema finanziario squilibrato e autocratico, che controlla i governi e che li usa, anche provocando guerre, al fine di alimentarsi e sostenersi a spese di tutto il resto. È questo il nemico che, all’interno dell’Occidente, attacca la nostra privacy, la nostra libertà, il nostro lavoro, il nostro reddito, i nostri risparmi, la nostra salute – mentre all’esterno dell’Occidente questo medesimo nemico attacca i paesi che non gli si sottomettono, usando come principale strumento la Nato. Se devo dare un volto a questo nemico, è il volto dei Rothschild, Rockefeller, Soros, Fink, Christine Lagarde, e di Ursula von den Lügen.

31.03.24 Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

MANIFESTO EUROPEO 2024

Sotto direzione delle Guide Supreme dell’Atlantismo, per eliminare dal mercato e dalla società i lavoratori autonomi e in generale l’autonomia, sostituendola con la schiavitù e consegnando il paese alle multinazionali apolidi e irresponsabili che la pagano, la classe politica mercenaria applica ai primi una tassazione sino oltre il 60% e alle seconde una tassazione al 3%. Così non ci saranno più i soldi per la sanità e gli altri servizi pubblici e tutto dovrà essere pagato sempre alle multinazionali. Sono già avanti nell’opera, e voi continuate a votarli e ad obbedire alle loro leggi.


Per togliere alla popolazione la casa come forma di indipendenza e di risparmio, l’Unione Europea obbliga a fare spese di efficientamento energetico per circa 500 euro al metro quadro, così che le case si deprezzino e la gente sia costretta a cederle per poco alle multinazionali  sovvenzionatrici di politici europei e nazionali, soprattutto a sinistra, e la sinistrash vota queste direttive europee.


Per distruggere il lavoro come mezzo di sussistenza della gente comune è privarla dell’automobile come strumento di esercizio del diritto di circolazione, hanno inventato la storia della anidride carbonica come causa di un riscaldamento globale. Ma l’anidride carbonica è solo il 4 per mille dell’atmosfera, e quella emessa dall’uomo è solo l’1,3 per mille, e 2000 anni fa le temperature erano più alte di oggi; quindi chiaramente tutta la narrazione Green è falsa e di malafede.

Al contempo, l’Unione Europea, con la carne sintetica e i formaggi ottenuti mediante fermentazione di vegetali, vuole sostituire le vacche, che emettono il pericoloso gas serra metano. Anche gli uomini emettono metano e altre cose dannose, e anch’essi sono sostituibili grazie alla scienza al servizio del potere vero.



Per sabotare la salute delle persone, diminuire la fertilità e costringerle a pagare a vita farmaci costosi che arricchiscono le multinazionali, fabbricano malattie e leggi per costringere ad assumere sostanze tossiche quali pretesi rimedi o prevenzione di queste malattie.



Per coprire tutto quanto ci stanno facendo e per distogliere la nostra attenzione, creano un allarme e una situazione di guerra, dalla quale inoltre lucrano speculatori e fabbricanti d’armi. Dice il vero la poesia di Bertold Brecht quando ci avverte che il nostro vero nemico è colui che ci indica un nemico contro cui marciare.



Per rendere le persone irresistibilmente ricattabili e piegabili ad ogni imposizione e privazione di libertà, l’Unione Europea introduce identità digitale collegandola con i depositi bancari, così che l’accesso ai suoi soldi può essere tolto a chi non obbedisce.


Ovviamente, al WEF Ursula afferma che la priorità tra tutte le battaglie è quella contro le fake news, ossia la controinformazione che smaschera le loro menzogne propagandistiche mettendo in crisi il pensiero unico obbligato, abbracciato dai mass media, intorno al quale si sta costruendo un nuovo totalitarismo.  Ursula ha iniziato a condurre quella battaglia a colpi di direttive europee armando la censura con i ritrovati tecnologici più avanzati nella banalità del male.


27.03.2024

Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

MORIRE DI NATO

L’unico motivo per cui la Russia potrebbe colpirci con missili nucleari è la presenza in Italia di missili nucleari statunitensi puntati contro la Russia. Se scoppierà una guerra tra Washington e Mosca, noi saremo vaporizzati per questa unica ragione. Dunque, lungi dal costituire una protezione, la NATO è l’unica possibile causa della nostra distruzione.

La Russia non ha interesse né mezzi né uomini per invaderci o per sostenere una guerra convenzionale con la NATO, i cui membri hanno un PIL e un bilancio della difesa ventupli di quelli russi. Perciò se scoppiasse una guerra tra la NATO e la Russia, essa sarebbe automaticamente una guerra con i missili nucleari strategici, e noi, con tutte le basi statunitensi che ospitiamo sul nostro territorio, verremmo letteralmente fritti in poche ore, e non ci sarebbe di alcuna utilità che gli USA venissero successivamente in nostro soccorso – e probamente non verrebbero affatto, essendo anch’essi stati colpiti come noi e non avendo alcun interesse a venire, tanto più che dovrebbero attraversare un Oceano Atlantico pattugliato da sommergibili russi. Quindi, di nuovo, a che ci serve la NATO?

Intanto, governanti di Washington, Londra, Parigi Berlino, Stoccolma e Varsavia stanno evocando esplicitamente la guerra con la Russia. Ciò oggettivamente aumenta il rischio di una tale guerra, sebbene lo scopo di tali evocazioni, con tutta probabilità, sia solo quello di far guadagnare gli industriali degli armamenti e costruire un regime di controllo sociale in stato di economia di guerra oltre che di pandemia e di crisi climatica permanenti – con immancabile controllo dell’informazione.

Grazie alle sanzioni ufficialmente dirette contro la Russia, già si è ottenuto di far pagare all’Europa “libera” almeno il quadruplo per il gas, a vantaggio delle compagnie statunitensi che ce lo vendono e che hanno raddoppiato i loro utili a spese delle nostre bollette e della competitività delle nostre industrie, le quali infatti stanno chiudendo per trasferirsi all’estero, dato che oramai l’Europa libera è l’area del mondo dove l’energia costa di più, quindi dove produrre conviene di meno. Ciò anche a causa dei costi della green transition, adottata solo da noi nel mondo, quindi già per questo assurda ed autolesionista. Persino la Porsche trasferisce la sua produzione negli USA, i quali, grazie a questa migrazione di fabbriche e di capitali, stanno reindustrializzandosi a nostro spese oltre che recuperando, a scapito dell’Euro, parte del terreno perduto dal dollaro come moneta degli scambi internazionali.

Questo è il quadro delle alleanze tra noi vassalli e il capitale dominante al di là dell’Atlantico. Ultima nota: ad esortare all’invio di nostri soldati in Ucraina per contrastare l’imperialismo russo è proprio Emmanuel Macron, presidente di un paese che esercita, esso sì, un feroce imperialismo economico e militare sulle sue 14 ex colonie africane, costrette a versare l’85% degli introiti delle loro esportazioni alla Banque de France. Finché non si ribellano.

11.03.24  Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | 2 commenti

BRODO PER BOLLE

BRODO PER BOLLE

Gli Stati Uniti d’America, o più esattamente l’impero del Dollaro di cui essi (per ora) sono la piattaforma tecnologico militare, in quanto impero con forti costi di gestione, hanno bisogno di continuamente espandere il loro dominio cioè l’area in cui e da cui possono finanziarsi imponendo il loro signoraggio monetario internazionale, ossia l’accettazione del dollaro e dei T.bonds, che essi generano a costo zero. La storia del dopoguerra è la storia dell’imposizione, dell’espansione, della difesa e dello sfruttamento del signoraggio del dollaro. Per questa ragione, l’impero del Dollaro si è espanso in vari modi e ambiti, in particolare attraverso la NATO, dapprima facilitando la disgregazione dell’URSS, indi avanzando in territorio europeo verso Est, annettendo molti stati, fino a premere direttamente sulla Russia e la Bielorussia piazzando i suoi missili a ridosso dei loro confini e accerchiandole anche da sud attraverso l’Afghanistan e gli stati dell’Asia centrale, dove va collocando le sue basi militari. L’invasione dell’Ucraina è stata una operazione di arresto di questa espansione, che tendeva dapprima a piegare la Federazione Russa, poi a frammentarla per ricavarne repubbliche piccole e facilmente dominabili col metterle l’una contro l’altra, al fine di sfruttare le loro risorse naturali. Già questo è stato fatto con l’Ucraina e attraverso anche l’emissione di bonds sullo sfruttamento delle sue terre agricole e delle sue aree minerarie nel Donbass, nonché sulla sua futuribile ricostruzione – perché nell’impero del Dollaro l’economia finanziarizzata va avanti creando bolle dopo bolle, che vanno alimentate mediante una continua e massiccia creazione monetaria da offrire alle banche di investimento (Quantitative Easing etc.), e ciò necessita il mantener viva la domanda di credito con qualsiasi mezzo.

La seconda necessità strutturale dell’impero del Dollaro è prevenire una integrazione economica, se non anche politica o strategica, tra l’industria e la tecnologia europee e le risorse minerarie e scientifiche della Russia, integrazione che porterebbe a un blocco continentale dominante nel mondo e sul mondo. E in questo i suoi strateghi sono stati abilissimi. Mediante il conflitto suscitato tra Ucraina e Russia (suscitato fomentando il regime change a Kiev, la persecuzione delle minoranze russe e proibendo prima il rispetto degli accordi di Minsk, indi la firma di quelli di Istanbul) e il coinvolgimento dell’Europa nell’attuale guerra accompagnato dalle massicce sanzioni economiche, ci sono riusciti alla grande. Non solo: costringendo l’Europa ad approvvigionarsi di gas non più dalla Russia a basso costo ma dagli Stati Uniti e da altre fonti ad altissimo costo, hanno fatto salire i costi di produzione in Europa rispetto ai loro, onde ora molti capitali, molte aziende e molti ‘cervelli’ stanno trasferendosi dall’Europa agli Stati Uniti, i quali in tal modo risolvono il problema della reindustrializzazione americana a spese della serva Europa. La condizione di vassallaggio dell’Europa verso gli USA si manifesta in come l’Europa e i suoi governanti entusiasticamente e zelantemente assecondano tale operazione che lascia l’Europa unica zona al mondo a pagare l’energia moltissimo e quindi condannata a un declino economico, alla perdita di quota di mercato internazionale e, in prospettiva, a subire il take over di capitali esterni.

Ora però che la prospettiva di una pronta e tranquilla fruizione economico-finanziaria della neo-annessa Ucraina e del Donbass è sfumata, dato il fallimento della controffensiva di Zelensky, per mantenere viva la creazione di nuova ricchezza finanziaria attraverso l’emissione di nuove covate di bonds, si è dovuto trovare un rimpiazzo, un investimento alternativo – sempre a nostre spese. Così, attraverso la NATO, è stata comandata la preparazione generale dell’Occidente alla guerra contro la Russia e magari anche la Cina e l’Iran, con tutti i necessari, titanici investimenti, per la gioia dell’industria degli armamenti americana, la quale copre il banale timore che tale preparazione aumenti il rischio di uno scontro nucleare. Tutto fa brodo per le bolle, financo i funghi atomici! Però il Cremlino e tutti i Russi hanno visto quali sono e dove sono i centri di potere responsabili delle prefate scelte, quindi sanno dove è giusto ed efficace puntare i loro missili, per il worst case scenario. Amen.

24.02.24 Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

“FARSI LUPI – PER NON MORIRE DA CAVIE”: intervista rilasciata a Luigi Tedeschi per Italicum

D.: Farsi lupi. Il lupo evoca in noi l’anelito alla libertà, è un simbolo vivente che suscita la memoria di culture arcaiche ispirate alla sacralità del rapporto tra l’uomo e la natura. Il lupo è un animale selvaggio non addomesticabile. Intelligente, perché il suo istinto lo induce a temere l’uomo. Occorre invece temere la ferocia dei cani pastori a guardia di un gregge da cui, alla pari di un carcere, non si può evadere. Il lupo inoltre uccide solo le poche pecore necessarie al suo nutrimento, non è una bestia insaziabile come l’homo consumens. Il pastore invece manda democraticamente tutte le pecore al macello: nel governo del gregge, come nella società capitalista, non si realizza una perfetta macelleria sociale egualitaria?

Certamente. Avrei potuto altrettanto bene intitolare questo libro Il branco e il gregge. Il branco ti difende, il gregge si arrende. Si consegna. L’uomo gregario ha appreso a desiderare senza misura – e ciò lo ha reso smisuratamente dipendente dal sistema – e ad esigere l’eguagliamento, almeno come finzione o come programma etico. Eccolo accontentato: tutti siamo eguagliati e impotenti dinnanzi alla Trascendenza contabile, ossia alla infinità del Capitale, o del Debito, il quale è anche più grande: l’essenza del capitalismo finanziario è l’accumulare crediti verso il resto della società, per aver titolo di prenderle tutto. I borghesi vengono espropriati e proletarizzati, poi mercificati non dai comunisti, ma dai grandi capitalisti. Ultimamente, il “democratico” governo tedesco verde-giallo-rosso, manganellatore dei dissidenti, ha fatto passare una legge che dà a Big Pharma accesso diretto a tutti i dati sanitari dei residenti in Germania, così potrà essere più informata e mirata nelle sue attività, mentre quello francese, altrettanto democratico, ne ha fatto passare un’altra che infligge sino a tre anni di galera a chi critica le verità sanitarie e farmaceutiche proclamate dal governo stesso.

D. : Nell’era post – moderna farsi lupi è assai problematico. Oggi il lupo non è temuto, ma amato. E per il lupo l’amore dell’uomo è del tutto innaturale. Il lupo è divenuto una specie protetta, che sopravvive in quanto necessaria all’equilibrio dell’ecosistema e la sua esistenza è quindi compatibile con l’ideologia green, al pari dei movimenti ambientalisti. In questo contesto, non viene meno l’immagine arcana e feroce del lupo, quale elemento di una natura che si sottrae al dominio dell’uomo sul pianeta terra?

Peggio ancora: il verdismo adopera i lupi nati lupi, e anche i cinghiali e i caprioli, come randello per scacciare gli agricoltori dalle montagne. Questi animali danneggiano le colture e le greggi, inducendo la gente di montagna ad andarsene, perché i fondi previsti per indennizzarla non sono disponibili. Anche l’uomo danneggia i lupi: quando l’uomo li frequenta, li contagia impecorandoli. Ma il titolo non si riferisce ai lupi nati lupi, ai lupi naturali, bensì agli uomini che possono farsi lupi, magari lupi mannari, invulnerabili alle armi comuni. Immagina, per esempio, che le obbedienti pecore armate in uniforme – poliziotti e militari – , stanche dei continui malori improvvisi che colpiscono i loro ranghi, si trasformino un bel giorno in tanti lupi mannari assetati di giustizia. Continua pure con l’immaginazione…

D.: Nel mondo contemporaneo sta scomparendo la dimensione del sacro e, in una società del tutto secolarizzata, il cristianesimo è in estinzione. Si evoca pertanto il trionfo del satanismo, quale entità contrapposta alla sacralità. Ma tali idee sono del tutto errate. Infatti, con la morte di Dio, non ha più ragione di essere anche il diavolo, quale rappresentazione del male che si contrappone al bene. Quando muore il diavolo, Dio è già morto da tanto tempo. Hai notato che con gli uomini pii e devoti sono ormai scomparsi anche gli atei bestemmiatori? Una volta scomparso il sacro, quale senso può più avere la dissacrazione? Dall’adeguamento all’oggettività alle condizioni dell’eterno presente della forma merce, non emerge la società dell’indifferentismo morale (non al di là, ma al di sotto del bene e del male), in cui alla morte di Dio fa riscontro anche la morte dell’uomo?

Dissento. Il satanismo (inteso propriamente, non come Ahrimane né come l’uomo che si sostituisce a Dio) è l’ultima forma di sopravvivenza del sacro, o l’ultima forma in cui l’uomo degradato riesce a viverla, e tiene viva la presenza di Dio, sia pure come avversario. Inoltre, col suo Dio trascendente fuori e sopra del mondo e della natura, che invita l’uomo a farsi suo figlio, a raggiungerlo nel Regno dei Cieli, è stato proprio il Cristianesimo, come storicamente si è canonizzato, a chiudere il mondo fuori dal sacro, a desacralizzare la natura, a dicotomizzare l’essere. Il Diavolo, figura panteistica o politeistica, è più fedele alla Terra e alla Natura, alle cose tangibili, in quanto non le desacralizza, anzi, contrariamente alla sua etimologia, ricompone la dicotomia; perciò sopravvive alle forze mondanizzanti che hanno spento Dio, e assicura una sopravvivenza, sia pur larvata, di Dio, quale suo indispensabile antagonista. Nel suo proprio grembo. Anni fa, avevo come clienti due maghi che lavoravano insieme: uno, Tizio, operava con Satana, e l’altro, Caio, con la Trinità. O così dicevano. Erano soci e amiconi. Si divertivano a fare le cose insieme. Caio era rimasto cattolico, mentre Tizio si era rivolto a Satana perché aveva molte difficoltà e il Padreterno non lo aiutava, o non lo aiutava più. Satana invece lo sosteneva, interveniva quanto aveva bisogno. Caio evocava la Trinità sia per fare il bene, che per lanciare maledizioni. Erano sempre di buon umore e giocosi. Perché? Io credo perché vivevano interiormente la magia della rinascente sacralità empirica, panteista o panenteista, del divino ancora immanente e ancora indifferenziato, indiviso tra Bene e Male. La vivevano e la praticavano professionalmente. Come la vita politica, così la pulsione religiosa non tollera vuoti. Se ieri il Monoteo trascendente è morto, oggi scorgo in erba una rinascita della religiosità immanentista e politeista.

D.: Dall’era post – ideologica, venuta meno la dialettica destra / sinistra, è scaturito un sistema oligarchico caratterizzato dalla contrapposizione tra le élites e le masse proletarizzate, a discapito della democrazia. A me sembra invece che questa società sia strutturata su un ossimoro: il totalitarismo democratico. Il potere dei tycoon della finanza e della tecnologia infatti è legittimato da un consenso plebiscitario, fondato sull’egoismo individuale e collettivo planetario, ideologicamente inquadrato nel globalismo neoliberista. I tycoon sono oggetto della venerazione (quali benefattori dell’umanità), dell’adulazione, dell’emulazione, dell’invidia sociale, anziché dell’odio di classe, da parte delle masse impoverite. L’impotenza del dissenso anticapitalista, non è dovuta alla identificazione dell’ideologia del gregge con quella dei pastori (microcosmi e macrocosmi dell’egoismo globale), che fatalmente condurrano il gregge stesso solo alla sua macellazione collettiva ed indistinta?

Non siamo affatto passati dalla dialettica destra/sinistra a una società oligarchica. L’oligarchia c’è ora come c’era anche nei secoli scorsi. Ogni società organizzata è ed è stata oligarchica. La democrazia è una chimera, evocata per imbonire o illudersi. Al più esiste una più o meno rilevante partecipazione decisionale dal basso. Ogni società si è strutturata piramidalmente, con in cima pochi detentori del grosso del potere, della conoscenza, dell’economia; e con strati intermedi di pastori e di cani per gestire la base, il gregge. Ciò che è cambiato sono i modi, le illusioni, con cui le menti del gregge si adattano alla realtà e progettano di mutarla, ossia gli ideo-miti marxista, socialdemocratico, cattolico, sono stati rimpiazzati con efficacia dal culto del tycoon, con l’aspirazione ad assimilarsi a lui, come bene hai detto tu. Questo culto ha affossato l’idea di lotta di classe e guida proprio a una macellazione collettiva e indistinta delle masse, che però oramai sono divenute superflue, useless eaters, un inutile onere per il mondo ed i suoi padroni. Lo preconizzavo nel 2010 con Oligarchia per popoli superflui: la finanziarizzazione dell’economia, l’automazione, l’intelligenza artificiale stanno rendendo superflue le masse di lavoratori, contribuenti, combattenti che erano necessarie per il funzionamento del vecchio sistema, ed è per questo motivo che il popolo sta i-n-e-v-it-a-b-i-l-m-n-t-e perdendo quote di diritti, servizi e reddito in favore delle élites; inoltre, queste masse sono un problema ecologico, e c’è la volontà di risolverlo. L’esito è intuibile.

D.: Questo mondo vive e si alimenta di emergenze. Emergenza sanitaria, climatica, bellica: l’emergenza è divenuta quotidianità. Il capitalismo assoluto può dominare il mondo e le sue élites possono preservare il loro potere nella misura in cui sussistano le emergenze. E queste ultime assumono un significato simbolico – esistenziale per una umanità che ha come finalità ultima la mera sopravvivenza. Il mainstream prefigura quotidianamente un futuro di catastrofi naturali, nucleari, pandemiche. Il potere, per governare il gregge e garantirgli la sua sicurezza carceraria, non ha necessità di evocare continuamente l’immagine traumatica e terrificante (vera o presunta) del lupo?

La successione senza fine di emergenze serve sia allo scopo che ho indicato nella mia precedente risposta, che allo scopo di sostenere il sistema finanziario: si creano le emergenze (reali o mediatiche, economiche o pandemiche) perché con ognuna di esse si crea la domanda di nuovo denaro, cioè di prestiti, e si alimenta le bolle allontanandone lo scoppio. Inoltre, tormentare la gente con crisi dopo crisi la rende sempre più apatica, rassegnata, incapace di agire e reagire, quindi sempre più governabile anche quando si introducono misure impopolari. Questo metodo, oggi chiamato shock and awe, fu delineato dal Machiavelli ne Il Principe, dove egli parla dello sgomento come strumento per questi fini.  Il lupo, sì, viene evocato per facilitare il lavoro dei cani impaurendo il gregge.

D.: Secondo Machiavelli, il principe non è sottoposto a vincoli di carattere etico, però deve mostrarsi ai suoi sudditi retto e morale, deve cioè offrire alle masse una immagine di sé conforme ai principi fondativi della società su cui esercita il proprio potere. Può far uso di tali principi in funzione della ragion di stato. L’etica è dunque un instrumentum regni. Diceva infatti Machiavelli che “Gli stati non si governano con i paternostri”. Occorre tuttavia rilevare che senza i “paternostri” gli stati non potrebbero mai sussistere. E’ solo in virtù dei miti unificanti che si richiamano alla trascendenza che le comunità umane nella storia sono venute alla luce. La crisi della nostra civiltà non ha la sua causa prima nella scomparsa dei valori comunitari trascendenti? Questa società non è condannata alla dissoluzione in quanto il potere dei suoi principi è autoreferente, giustificato cioè dalla mera volontà di potenza delle élites?

Machiavelli più esattamente dice che il principe, ossia colui che compete con altri per conquistare o difendere il potere, al fine di essere competitivo, ha convenienza a non vincolarsi ad alcuna legge etica, altrimenti è come se tenesse le gambe in un sacco partecipando a una corsa in cui gli altri concorrenti le hanno libere. Però ha anche interesse ad apparire etico, buono, per suscitare fiducia e gradimento. E, aggiungo io, a far apparire malvagi e immorali i suoi competitori. Ciò detto, è noto che la condivisione di valori, vedute, sensibilità e credenze di fondo sia importantissima per la coesione e l’efficienza di una società, sicché l’immissione massiccia e rapida di gruppi di migranti portatori di altre mentalità ha un effetto distruttivo. In quanto al potere odierno, che bene tu dici essere autoreferente, credo abbia le capacità tecnocratiche per tenere in pugno la situazione anche se la società si dissolve. Cioè non ha più molto bisogno di miti trascendenti collettivi per legittimarsi e per imporsi agli occhi della popolazione generale, che, come dicevo, ha perso utilità, quindi influenza, e altresì capacità di resistenza, di autodifesa.

D.: Infine una domanda relativa al tuo precedente libro “Gregge e Potere”. Ormai anche il mito della pecora nera è scomparso. Tutte le pecore sono diventate infatti virtualmente ed artificialmente nere. Il sistema omologa e rende funzionale a se stesso il dissenso, generando nei fatti un consenso totalitario. Ci è stata negata perfino la dignità, la naturalità di essere pecore bianche. La nostalgia della coscienza dell’essere se stessi, non potrebbe tramutarsi in un’arma micidiale ed invincibile di contrapposizione al potere del capitalismo assoluto? 

La storia della politica è la storia dell’evoluzione degli strumenti di controllo sociale. In passato prevalevano la religione e la repressione. Nell’Urbe si usavano anche panem et circenses. Poi è venuto in auge il controllo mediante l’ideologia, la propaganda mediatica e il binomio credito-indebitamento (essenza del capitalismo). Il capitalismo assoluto, come sistema di controllo, oggi si evolve verso la forma di assoluto controllo biologico. Poc’anzi ho detto che cosa ha fatto il governo tedesco con i dati sanitari del popolo e queallo fancese col diritto di critica e informazione. Invece, la nostalgia di come si era in passato presuppone, per sorgere, una memoria storica introspettiva, che è una facoltà metacognitiva raramente sviluppata: quasi tutti si vive appiattiti sul presente. Non vedo un’arma invincibile da contrapporre a questo processo. Farsi lupi, meglio se mannari, serve innanzitutto a difendersi, a tener duro, a sopravvivere.  In attesa di un altro fattore risolutivo, che ravviserei piuttosto, se non nell0intervento extraterrestre, o nella Provvidenza,  o nella Gotteschickung heideggeriana, quanto meno nella stessa eccessiva complessità (complessità caotica quindi complessivamente imprevedibile e ingovernabile) del sistema mondo, che gli ahrimanici tecnocrati dei diritti dell’Uomo si propongono di imbrigliare. 

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

CHI HA PAURA DELLA PSICOLOGIA POLITICA?

Se scorrete qualche manuale di psicologia politica (PP) per le università, troverete che esso sembra intenzionalmente strutturato proprio per prevenire che lo studente si faccia un’idea di che cosa è la psicologia politica nel mondo reale, nella prassi. Di quali sono i suoi strumenti e i loro presupposti di efficacia. Troverete che in gran parte il manuale consiste nell’esposizione di definizioni, ipotesi, concetti e sottoconcetti escogitati a tavolino e sottoposti a verifiche sperimentali, le quali solitamente danno un esito incerto, o eufemisticamente aperto, oppure non sufficiente a formare un quadro esplicativo – operativo di insieme. L’effetto finale è un senso di vaghezza, incertezza, e inconcludenza.

Resta completamente non detta la PP applicata, del mondo reale, la quale è soprattutto un insieme di ricerche e tecniche psicologiche, messe in opera senza dichiararle, anche perché spesso machiavelliche, inconfessabili, immorali, per gestire la popolazione ottimizzandone il controllo e la resa, similmente a come il proprietario di un’azienda si ingegna per massimizzare il controllo sull’azienda e sulle maestranze, e il loro rendimento. E anche per gestire le relazioni internazionali, guerre comprese. La PP è analoga alla psicologia aziendale. La definirei quindi come scienza (studio) e tecnica (applicazione) del rapporto tra il potere con i suoi scopi, e la psiche sociale con i suoi processi – dove il campo della psiche sociale include le menti non solo della popolazione governata, ma pure dei soggetti esercenti il potere politico e concorrenti per conquistarlo ed espanderlo. E gli scopi includono anche quelli degli oppositori, che mirano a penetrare o sostituire i detentori del potere in carica. E di classi non dominanti che cercano di difendere i propri interessi. Sono compresi anche lo studio e la modificazione della concezione che le persone hanno della società e dello Stato come organismi politici: paradigma dell’azienda, paradigma del gregge, paradigma della famiglia.

E’ comprensibile che ci sia paura o reticenza a insegnare la psicologia politica, perché grande è la differenza tra il governare un popolo in cui molti sentono l’ordinamento sociale e l’autorità come derivati delle bonarie, giuste e altruiste figure autorevoli parentali, che si prendono cura del bene collettivo, e il governare gente che invece li percepisce come un apparato di dominio e sfruttamento in mano a una élite egoista e indifferente al bene collettivo. E che perdipiù conosce i suo strumenti di inganno e manipolazione. E’ quindi ovvio che lo stato e le classi dominanti organizzino un insegnamento della psicologia politica che prevenga una siffatta comprensione del funzionamento sociopolitico. Per la medesima ragione per la quale perseguitano con grande energia giornalisti come Julian Assange, che invece rendo noti all’opinione pubblica i metodi spesso immorali dell’esercizio del potere. Se l’opinione pubblica viene al corrente che il proprio governo, segretamente, usa tali metodi, sarà assai meno propensa a credere agli appelli del medesimo governo a impegnarsi in guerre per l’esportazione della democrazia, per la difesa della libertà di altri popoli, per la lotta al terrorismo, a credere che governanti che fanno sistematicamente certe cose abbiano veramente come fine alti valori morali, anziché il proprio profitto e potere. Nelle scuole pubbliche non si insegna PP “vera” perché essa, dal piano scientifico, avrebbe un effetto destabilizzante per il consenso simile a quello che, dal piano giornalistico, ha l’attività di Assange.

I contenuti delle definizioni scolastiche di PP, e i contenuti dei relativi manuali, incentrati sulle votazioni (percezione e valutazione di politici e di programmi, dei quesiti referendari etc.), si allineano a questa esigenza. Sono basati su un illusorio preconcetto illuministico e democratico della politica, ossia fingono che la politica, i luoghi, modi, scopi e soggetti dell’esercizio del potere, siano quelli stabiliti dalle leggi, siano quelli visibili, trasparenti, pubblici, istituzionali, eticamente controllabili, e che le votazioni popolari siano il fattore più importante della vita politica, della distribuzione del potere, e che siano guidate dalla ragione, mentre nella realtà le decisioni politiche vengono prese a porte chiuse (dai consigli delle banche centrali, da organismi come il WEF, la BRI, il FMI, la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri dell’UE, l’OMS etc.), per scopi e progetti non palesati. Nelle votazioni viene posta in gioco solo una piccola aliquota del potere effettivo, checché pensino gli elettori.  E gli elettori non scelgono razionalmente e cognita causa. Sono ampiamente condizionati dallo story telling e della loro ‘pancia’.

La PP si occupa innanzitutto di come coltivare nell’opinione pubblica un’idea di stato democratico e sovrano, rispondente al popolo, nascondendo, tra l’altro, che i governi e i parlamenti, nella realtà, indebitati come sono, hanno assai poca autonomia, e vengono condizionati quando non addirittura guidati dal sistema bancario che pone determinate scelte politiche come condizioni per il finanziamento del loro bilancio (ricatto del rating, del quantitative easing, etc.). Si pensi alla deposizione bancaria di Berlusconi nel 2011.  Colin Crouch, il noto sociologo britannico, nel suo Postdemocrazia (2010), spiegava come le istituzioni pubbliche rimangano in piedi, formalmente immutate, ma siano state oramai prese sotto il controllo del capitale privato, via lobbies, finanziamenti, porte girevoli. Sostanzialmente, l’apparato statuale risponde a tali poteri, non più al popolo. Però per gestire il popolo si deve ovviamente creare e mantenere un’apparenza ben diversa. Cosa che oggi abbastanza ardua specialmente in considerazione dello spettacolo di non pochi leaders che si sono presentati in campagna elettorale come antisistema, anti-euro, euro-scettici, e poi, una volta andati al governo con i voti antisistema, si sono conformati al sistema (Tsipras, Salvini e Meloni). Sarebbe abbastanza ardua, non fosse che il popolo ha memoria cortissima, e con esso l’incoerenza paga. Nel mio Le chiavi del potere, del 2003-2004-2019, osservavo che la funzione attuale dei partiti politici consiste miseramente nell’apportare consenso, voti popolari, quindi legittimazione, al sistema, ai decisori effettivi (che stanno dietro le quinte, nei consigli delle banche centrali) ed eseguire le loro direttive, farle accettare al popolo in una veste apparentemente democratica e costituzionale, in cambio di vari benefici personali. Raccolgono i voti recitando questa o quella parte e millantando di poter fare questa o quella azione politica, a seconda dell’area di elettorato in cui vogliono pescare.

Come percepisce la popolazione l’insieme di cotale e cotanto mutamento, e come reagisce? Questo è un importante tema di  PP. In un contesto politico in cui chiunque vinca le elezioni è vincolato a un’agenda stabilita altrove, privatamente e non pubblicamente, indagare come i vari tipi di elettori si atteggiano verso i vari tipi di partiti e candidati in questo o quel paese è importante, ma non è centrale, anzi è decisamente marginale. Centrale è capire con che strumenti psicologici e con che risultati i detentori dell’effettivo potere politico possano gestire la parte di mondo su cui comandano. Ricostruire la loro strategia e i loro obiettivi in base a ciò che si può conoscere e osservare.

I processi democratici, la psicologia del voto etc., ossia il grosso della PP insegnata a scuola, sono reali, sono legittimi oggetti di studio, ma sono marginali. Fondamentali invece sono la produzione della compliance (ottemperanza) popolare, la manipolazione, la modificazione dei comportamenti (più consumi, meno consumi, sottomissione, lockdown, vaccinazioni), la propaganda, la destabilizzazione, l’ingegneria sociale, la regolazione della consapevolezza e della emotività – pensiamo ai formidabili aspetti di PP nella gestione della pandemia. Ricordate il potente, suggestivo e falso messaggio di Mario Draghi: “Chi si vaccina, vive; chi non si vaccina, muore o fa morire.” La campagna di gestione della pandemia è stata una grande operazione di PP. Machiavelli aveva capito bene che cos’è la PP: insegnava che il principe ha da parer buono, non da esser buono; e altresì insegnava la dottrina dello sgomento (oggi chiamata shock and awe) come strumento per introdurre riforme o misure impopolari: le iniurie si debbono fare tutte ad uno tratto, i benefizi sono da dispensare nel tempo.

Se non si tratta di queste pratiche, si insegna una psicologia politica utile innanzitutto al potere costituito, perché lascia in ombra la sua realtà e i suoi strumenti e conserva l’ingenuità, l’”innocenza”, degli studenti.

Recentemente abbiamo osservato uno scenario ‘importante’, in cui un’oligarchia economico-politica si riunisce Davos per dettare al mondo l’agenda per salvare la biosfera, risolvere il problema dell’inquinamento e dell’esaurimento delle risorse attraverso la modificazione dei comportamenti di massa, nel senso di ridurre i consumi ecologicamente gravosi ma in modo politicamente gestibile, ossia senza provocare un crollo della domanda, quindi dei mercati, e senza suscitare reazioni di allarme o di forte opposizione – insomma, un’oligarchia che vuole far accettare o gradire cambiamenti che abbassano lo standard di vita della popolazione. Come procederà? Dichiarerà espressamente le sue intenzioni e i mezzi che adopererà? Certo che no. Dovrà produrre una modificazione multifattoriale del contesto generale tale, reale o solo percepita che sia, da creare il consenso, da indurre i comportamenti voluti. E questa è PP reale.

Pensiamo ora a come è stato introdotto l’Euro e ai suoi risultati, innanzitutto la deindustrializzazione e l’indebitamento dei paesi meno efficienti. Si sapeva da prima di progettarlo, simili esperimenti erano stati già fatti, e proprio con questi risultati, in Europa; ma non lo si è detto alla gente. Alla gente si promise “lavoreremo di meno e guadagneremo di più; il debito pubblico italiano sarà in sicurezza; perciò pagate una tassa per entrare nell’Euro”. Gli italiani ci hanno creduto e per i primi anni, come previsto, lo Stato ha avuto più denaro da spendere a tassi modici, quindi si è avuta una certa diffusione di benessere e conseguente consenso; poi sono arrivati i vincoli di bilancio, la deindustrializzazione, le privatizzazioni forzate, la fuga dei capitali, il take over delle grandi imprese nazionali, i ripensamenti. Ma oramai era troppo tardi per tornare indietro, stante l’indebitamento estero accumulato negli anni della pacchia. La tecnica di PP è spesso questa: fare accettare dal popolo determinate riforme presentandole come aventi effetti benefici sottacendo gli effetti nocivi nel medio e lungo termine; quando questi effetti nocivi si fanno sentire, è troppo tardi per tornare indietro. Intanto però chi doveva raccogliere i benefici li ha raccolti. E’ la tecnica della nassa: vi è una parte iniziale, detta “invito” perché è comoda e invitante, e poi quella che trattiene il pesce mediante le punte rivolte all’indentro.

Pensate, in tale contesto, all’importanza del controllo della narrazione, dello story telling sulla “virtuosità di bilancio”… perché se la gente non è convinta che i sacrifici finanziari siano utili per risanare e rilanciare l’economia ammalata per colpa della gente stessa (che viveva al di sopra dei propri mezzi), diverrebbe difficilmente governabile. Pensate all’importanza della PP in uno scenario come quello attuale, in cui l’intelligenza artificiale e l’automazione stanno eliminando decine di milioni di posti di lavoro, così da creare un mare di disoccupati.

Importanti e clamorose applicazioni della PP ricorrono anche per suscitare guerre e consenso alle guerre creando illusori casus belli: vedasi in particolare come il Cancelliere von Bismarck suscitò la guerra franco-prussiana manipolando con l’inganno la stampa francese, o a come il pres. Johnson ottenne il consenso all’intervento contro il Vietnam del Nord simulando un attacco vietnamita a una nave USA nel Golfo del Tonchino e come il pres. Bush ottenne quello per invadere l’Iraq costruendo false prove che Saddam Hussein avesse arsenali di distruzione di massa, che avesse legami con Al Quaida, che avesse responsabilità nell’attacco alle Torri Gemelle. Tutti questi casus belli, nel tempo, si rivelarono mendaci, ma oramai l’effetto volito era stato conseguito.

Un’altra grande e interessante operazione di PP è stata Mani Pulite, che, sotto una artificiosa parvenza di moralizzazione, è servita a cambiare gli assetti politici ed economici del Paese, onde renderlo permeabile alle privatizzazioni e ai capitali stranieri.

La più antica operazione di psicologia politica a noi nota in dettaglio, è quella descritta nel libro dell’Esodo, che forgiò un popolo unitario da tribù divise e lo munì di un mito comune, la Terra Promessa, il quale funziona ancora oggi. Ancora prima di Mosè, dalla valle dell’Indo a quella del Nilo, si praticava un altro tipo di operazione di PP: la teocrasia, ossia la fusione dei pantheon delle diverse regioni del paese, che venivano unificate politicamente: unificare anche le fedi religiose era utile a forgiare una compatta identità nazionale.

Non dico, contuttociò, di non studiare la PP politica del manuale per le scuole pubbliche, ma consiglio di concentrarsi sulla PP ‘pesante’, su quella mediante cui il potere gestisce i popoli per il suo interesse (la “società gestita” di Max Horkheimer, 1934) e in cui la democrazia consiste non nella gente che sceglie chi la governa, ma nei governanti che portano la gente a volere ciò che essi decidono, come insegnava Jaques Ellul.

I suoi primari oggetti e ambiti applicativi sono (oltre ovviamente alla conquista, l’espansione, il consolidamento, il rovesciamento e l’uso del potere) i conflitti (capire e sabotare le strategie nemiche, informazione e controinformazione, campagne di paura e terrore, false flag), i rapporti interetnici, le trasformazioni socioeconomiche e la gestione delle crisi, le riforme (come farle accettare ed eseguire).

I suoi strumenti comprendono, naturalmente, la comunicazione (informazione, disinformazione, propaganda, finestra di Overton, campagne emozionali di odio, speranza, paura, sensi di colpa), la legislazione, la repressione, la discriminazione (emarginazione, oscuramento) le manovre monetarie, di rating, di borsa. Le dichiarazioni di pandemia sono una recente acquisizione, molto potente, come si è visto. Il terrorismo – faccio notare – nasce con la rivoluzione francese (la Terreur) come uno strumento governativo di gestione della società mediante la paura indotta, non già come strumento anti-governativo. E il primo ufficio pubblico per controllare il sentire popolare era il napoleonico Bureau de l’Opinion Publique.

Un’ulteriore e fondamentale componente dello studio della PP è la critica scientifica della psicologia popolare, del concetto che la communis opinio ha dell’uomo e del suo funzionamento individuale e sociale. Sono presupposti ingenui e pericolosamente ottimistici derivanti in buona parte da dogmi cristiani e illuministici. Essi attribuiscono all’uomo consapevolezza (delle proprie percezioni, motivazioni, elaborazioni cognitive), libertà di scelta, razionalità, eguaglianza, continuità e unitarietà mentali; e all’ordinamento sociale i caratteri della società: solidarietà, volontarietà, trasparenza, legalità, progresso, funzionalità al bene comune. Il pensiero corrente, la morale corrente, la teoria politica e giuridica concepiscono e presuppongono l’uomo come libero nelle proprie azioni, consapevole delle proprie percezioni, valutazioni, decisioni, nonché delle influenze che subisce – quindi responsabile.  Gli esperimenti di psicologia sociale hanno smentito sistematicamente questi assunti su uomo e società. Alcuni esperimenti significativi si possono trovare qui https://www.samuelecorona.com/20-esperimenti-psicologici/ e qui: https://it.reoveme.com/8-esperimenti-brillanti-di-psicologia-sociale/

Il quadro scientifico scopre così un uomo altamente manipolabile e ampiamente inconsapevole, e una società conseguentemente assai diversa da quella convenzionalmente creduta, una società piena di caverne oscure. Ed è in queste realtà che la PP si radica ed esplica la sua azione, come assieme al prof. Cioni ho descritto nel mio saggio Neuroschiavi (6° edizione, 2021).

In sintesi, come ho cercato di mostrare concretamente con questi esempi, lo studio e l’insegnamento della PP, se fatto sul serio, dovrebbe consistere nel continuo confronto tra due filoni: quello dello studio sperimentale della psiche collettiva e individuale, e quello delle vicende storiche rilevanti in cui la psicologia è stata applicata a fini politici e militari, e che i manuali “normali” poco o punto menzionano.

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

SCIENZA E POLITICA NELL’ECONOMIA DELLE BOLLE

SCIENZA E POLITICA NELL’ECONOMIA DELLE BOLLE

Se sfogliate i manuali di psicologia politica, vi sembrerà che la politica si concentri nelle strategie comunicative per vincere le votazioni democratiche. Non so se tale impostazione sia più ridicola o più patetica. Nelle votazioni “democratiche” viene posta in gioco una quota marginale del potere decisionale. Sono sostanzialmente apparenza. E l’economia e la politica occidentali vivono ormai sulla moltiplicazione di bolle finanziarie costruite su previsioni azzardate di profitti futuribili. La scienza e la politica, assieme ai mass media e alle strategie comunicative, sono pagate e finanziate per sostenere tali previsioni, sono giocoforza al loro servizio, devono fare il loro gioco, altrimenti il sistema salta per aria. Quindi sono inattendibili: la scienza non può essere libera di ricercare la verità, ma si deve impegnare nel crearne una di comodo; e la politica non può rappresentare la collettività, perché deve servire equilibri finanziari. Questa prospettiva ci apre una visione unificata e organica di come funzionano business, scienza e politica.

Dalla fine del secolo scorso, dalla bolla del digitale, l’economia mondiale va avanti in modo attuariale, ossia costruendo, una dopo l’altra, grandi bolle finanziarie sulla base di perizie, ovviamente per lo più arbitrarie, attestanti profitti attesi su progetti di investimento. Attraverso la perizia, il valore nominale dell’azione viene moltiplicato per cinquanta, poi l’azione viene usata come garanzia per un prestito di leva venti, e così dal valore uno si arriva al valore mille. Quando le azioni crollano, il mille si sgonfia, diciamo, a venti, e una ricchezza di 980 sparisce. L’ha mangiata l’orso, dicono i giornali e credono i merli. Prendete anche  il PNRR a livello europeo: stanzia grandi somme, moneta creata dal nulla, per finanziare determinati progetti. Questi finanziamenti vengono tradotti in bonds, i quali a loro volta vengono moltiplicati molte volte, probabilmente 20, con una leva finanziaria. 

Oggi siamo arrivati ha un valore nominale complessivo stimato di 300.000 miliardi di dollari di derivati – quadratici, cubici e via discorrendo. Una gigantesca massa di ricchezza nominale e irrealistica, che aspetta di implodere. Le bolle implodono quando i tassi salgono. Le continue iniezioni di denaro da parte delle banche centrali servono a rinviare l’exitus tenendo bassi i tassi e permettendo intanto ulteriori profitti. Come abbiamo ampiamente dimostrato nel saggio Operazione Corona, la pandemia è servita a iniettare nuova liquidità e a rinviare un’implosione ormai imminente – minaccia che si è rifatta viva, tuttavia, di recente.

L’economia attuale è insomma un’economia che lavora sull’anticipazione forzata di valori reali futuri e sulla loro moltiplicazione, cioè sulle bolle. Se quei valori non si realizzano o si afferma l’aspettativa che non si realizzeranno, la bolla scoppia;  e, se è abbastanza grande, i mercati vanno in crisi, e poi va in crisi l’economia reale, produttiva. Perciò la finanza assolda i media, la politica e l’economia affinché sostengano la bolla e le aspettative, cioè la fede nella veridicità delle perizie di stima previsionali e nelle teorie “scientifiche” su cui esse si basano.

Chi progetta le bolle non si cura granché della fondatezza scientifica dei loro presupposti “scientifici” e della realizzabilità pratica dei progetti in cui esse si proiettano, perché è motivato dalla facilità dell’enorme guadagno che può realizzare nel breve termine e non si cura delle conseguenze del medio termine, che ricadranno su altri – di solito, sui risparmiatori. Le perizie di stima sono un pro forma per giustificare l’emissione di liquidità. I media, la scienza e la politica sono poco liberi e poco credibili. La scienza in particolare si è fatta dogmatica. Una scolastica.

Una bolla è stata recentemente costruita in tal modo sugli investimenti nella Green Transition. Ricordo diversi anni fa un dibattito televisivo tra un sostenitore della teoria mainstream del cambiamento climatico causato dall’emissione di anidride carbonica e un critico di tale teoria, che sosteneva che le variazioni di anidride carbonica erano irrilevanti, non dovute all’uomo, e che i cambiamenti climatici sono una costante della storia della terra. A un certo punto Il critico sfoderò un argomento scientifico e fattuale fortissimo. Sembrava che avesse vinto il dibattito, ma il sostenitore della Green Transition gli fece semplicemente presente che era inutile che si affannasse per confutare la teoria in questione, dato che oramai quella teoria era stata sposata a livello politico mondiale, ONU, ed era stata tradotta in un gigantesco piano di investimenti, pertanto non la si poteva più mettere in discussione. Era canonizza. Era dogma,

 Sono passati diversi anni e in effetti, sebbene vi siano voci critiche, la teoria scientifica sottostante alla Green Transition viene mantenuta dal mainstream e dalla politica, e tradotta in investimenti e in misure legislative. Ha generato un’enorme mole di bonds e titoli derivati, di aspettative di profitto. Però queste misure legislative si vengono rivelando in buona parte irrealizzabili per motivi pratici: l’automobile elettrica sta perdendo colpi per varie ragioni, i pannelli fotovoltaici si rivelano problematici e poco redditizi, la campagna di coibentazione termica delle case risulta impraticabile per mancanza di aziende sufficienti per realizzarla e per il distacco e rapido deterioramento dei cappotti. Inoltre, la teoria dell’anidride carbonica è sempre più screditata. Si sta perciò concretando il rischio di uno scoppio della bolla dei titoli green. Sono falliti anche altri investimenti green, dei quali poco o niente si dice all’opinione pubblica, come la costruzione di una fascia verde alberata attraverso il Nord Africa.

Le bolle finanziarie vengono costruite anche sui farmaci, potendo contare su sul fatto che i farmaci spesso producono effetti indesiderati, o desiderati secondo il punto di vista, che a loro volta creano una domanda di ulteriori farmaci. Grazie a ciò, le bolle in ambito farmaceutico sono più forti delle altre. Una bolla finanziaria è stata certamente costruita anche sulla campagna pandemico vaccinale, e sui consumi farmaceutici indotti dagli effetti avversi dei vaccini. Infatti le azioni di Big Pharma sono schizzate in alto, ma i profitti maggiori vengono realizzati sui farmaci per curare gli effetti dei vaccini. La scienza e insieme la politica sono arruolate e finanziate per sostenere la costruzione di queste bolle e per difenderle, nascondendo i dati scomodi, fintanto che è possibile, e assicurando la somministrazione massiccia dei farmaci patogeni. Il nuovo statuto con i nuovi poteri dell’OMS è funzionale alle bolle farmaceutiche. Del resto, l’OMS è finanziata principalmente dalle industrie private beneficiaria delle bolle medesime.

Pure la campagna di Ucraina si presta alla costruzione di una grande bolla sui profitti attesi dalla riconquista del Donbass, ricco di risorse minerarie, e dall’acquisizione dei vastissimi terreni agricoli della povera Ucraina, la quale li ha dovuti cedere per ricevere armamenti e sostegni finanziari. Ecco perché la guerra va avanti ad oltranza, fino all’ultimo ucraino: anche se verrà persa, ogni giorno che essa dura è un giorno in più di profitti per la bolla.

22.01.24  Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

DOPO LA MORTE DEL SETTORE PUBBLICO

 

La res publica. il settore pubblico della società, è morto, morto di privatizzazione, espropriazione, dipendenza finanziaria dal privato e conseguente subalternità ad esso.
Morto sul piano economico-politico e su quello ideale. Morto come soggetto della cura degli interessi collettivi. Morto come potere politi colo rappresentativo e responsabile verso la collettività, Rimane la sua vuota
armatura legale e formale.

Tre gruppi finanziari (Vanguard,Blackrock e State Street) gestiscono 25.000 miliardi l’anno, 1/3 del prodotto lordo globale. Se ne aggiungiamo altri tre dei maggiori, controllano tutte le
banche centrali attraverso numerose società intermediarie che però mandano a
votare nelle assemblee sempre quei pochi delegati. Anche in
Italia, i partecipanti (soci) della Banca Centrale sono rappresentati da 4 o 5 delegati di un unico studio legale milanese. A loro volta, i gruppi finanziari fanno capo a
loro volta a pochissime famiglie, Rothschild e Rockefeller in testa.
Praticamente tutto il settore pubblico è ormai caduto in mano a multinazionali
finanziarie private, anzi a famiglie dinastiche, le quali, attraverso il
finanziamento o definanziamento, e la modulazione del rating, dettano, col ricatto o la corruzione, le politiche degli Stati. Ed è naturale: in un mondo che affonda in un debito pubblico e privato inestinguibile sotto il peso di una massa crescente di ricchezza finanziaria costituita perlopiù da promesse di pagamento fuori della realtà, i soggetti privati che si sono presi il potere di creare moneta automaticamente dettano la legge.

Di fatto, il settore pubblico non esiste più, se non
come facciata e finzione, buona per legittimare gli atti di un potere privato,
assumendosi le responsabilità di questo, facendo da falso bersaglio.  E quasi tutti gli atti di questa politica risultano avere come scopo il trasferimento di
ricchezza, reddito e peso sociale dalla popolazione generale a cerchie
elitarie. Le residue istituzioni pubbliche, persino quelle sanitarie, vengono
trasformate in aziende, mentre si instilla nelle masse il received wisdom
che ogni espressione della volontà o consapevolezza della base, che non sia
allineata alle loro direttive tecnocratiche e autocratiche, sia estremista o
populista o sovranista e comunque irrazionale e immorale. Viene così svuotata
la stessa idea della volontà popolare come fondamento della legittimazione del
potere politico.

Al contempo, il liberalcapitalismo, nei passati decenni di ‘libertà’, ‘ha
costruito nell’opinione pubblica una mentalità e un senso della vita diametralmente antirivoluzionari: un’immunizzazione perfetta contro la ribellione, una precondizione perfetta per liquidare, senza ostacoli, ogni forma di reale rappresentanza democratica e
persino di stato di diritto.

Per mezzo secolo nel secondo dopoguerra, in
condizioni controllate (guerra fredda), è stato condotto un esperimento di progresso economico e civile con distribuzione popolare del reddito, partecipazione dal basso,
miglioramento dei servizi pubblici, libertà di insegnamento e di pubblico
dibattito politico e culturale. Da tempo questo esperimento è però terminato, ma voi
ancora pensate che fossero vostri diritti, e li rivendicate: non volete capire che invece era
un loro esperimento su di voi.

Oggi anche personaggi in vista come il geopolitologo Dario Fabbri ardiscono dire al grande pubblico che l’Italia è un paese vassallo degli USA, e che pertanto non ha libertà di decisioni strategiche in scelte economiche di fondo, politica estera, impegni militari, etc., perché
è Washington che decide. E che questa situazione può finire solo se gli USA
collassano internamente oppure vengono sconfitti e sostituiti nel ruolo di potenza
egemone. Ma io devo rettificare: chi decide, chi ha il potere, non sono gli USA,
non è uno Stato, un soggetto pubblico e pubblicamente responsabile, bensì la
suddetta cerchia privata e pubblicamente irresponsabile di grandi famiglie
bancarie, le quali si servono degli USA come si servono dell’Italia, Esse anzi
sembrano orientate ad esercitare il loro potere globale servendosi sempre meno
degli USA e sempre più dell’ONU (OMS innanzitutto), della NATO, delle banche
centrali e di altri plessi che controllano le reti vitali della moneta,
dell’informazione, del biopotere, della ricerca tecnologica. Probabilmente
stanno realizzando un apparato di poteri in cui sembrerà che non ci sia più un
paese padrone dominante sugli altri, e che viga l’eguaglianza e l’indipendenza
tra i vari stati, e che questi siano coordinati non da un potere soprastante,
tirannico, ma dal libero consenso, dal buon senso, dalla morale, dalla scienza.

Davanti al vuoto di res publica aperto dalla privatizzazione della politica ad opera della tecnocrazia finanziaria, vedremo se e in che forme il corpo sociale saprà rigenerare qualche
forma di res publica, la demosìa, ossia una potestas responsabile (accountable) verso il popolo, stante che il potere finanziario non lo è, essendo privato e trincerato dietro la
giustificazione dei mercati, e offrendo al popolo, come responsabili, i
burattini della politica visibile e “democratica”.

Forse la dimensione pubblica della vita sociale rinascerà partendo da piccole, amicali comunità di difesa contro i poteri finanziari e gli
stati stessi,  l’Onu etc., loro longa manus. E naturalmente contro Bill
Gates, GAVI e l’Organizzazione Mondiale dello Sterminio. Forse la
dimensione pubblica verrà resuscitata anche in forma di sistemi abbaziali di tipo
alto-medievale, dove un nucleo di monaci dava vita e dirigeva una comunità
composta anche, anzi in prevalenza, di laici, dediti alle varie arti e
mestieri. Oppure, paradossalmente, si espanderà a ruoli superiori quella dimensione pubblica propria delle strutture sociali di tipo mafioso tradizionale, di quello stato nello stato, che ha una vocazione autonomistica dallo ‘stato’ ufficiale – quindi una componente di sovranità, congiunta a una forte pratica solidaristica e disciplinare, ma comunque protettiva, verso la propria gente. Se ciò avverrà, impareremo a parlare di essa con meno sicumera.

31.12.2023 Marco Della Luna

 

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

GIUSTIZIA POSTDEMOCRATICA

Di fronte alle prove oggettive e schiaccianti e alla stessa enormità dei danni e dei crimini perpetrati nelle campagne vaccinali, è oramai compatto e consolidato l’atteggiamento negazionista e incurante della magistratura di carriera, del parlamento e del governo Alla luce di tale dato di fatto, nelle iniziative giudiziarie per fare luce e legalità sulla questione vaccinale, ritengo che dobbiamo adottare nuovi temi e nuovi mezzi di azione, per sbloccare la situazione. Con ogni mezzo, dalle conferenze alla televisioni alle manifestazioni alla stampa, e altresì negli atti giudiziari, dobbiamo accendere un pubblico dibattito sulla radice del problema, cioè sulla complicità o connivenza istituzionale con gli interessi delle multinazionali.

Abbiamo tutti i dati documentali per farlo. Dall’ambito accademico, ci aiuta Colin Crouch, il sociologo che, nel suo saggio Postdemocracy (2010), spiega che, data la struttura di poteri , dipendenze e interessi del mondo attuale, le istituzioni pubbliche agiscono per conto del grande capitale e non più in rappresentanza dei popoli e degli elettorati. Per capire la ragione per cui il governo e la magistratura hanno le mani legate anche di fronte alle prove più evidenti e scandalose dei crimini e dei danni dietro la campagna vaccinale, e anzi continuano ad appoggiarla,  si guardi alle partecipazioni in Pfizer e Moderna dei fondi come Blackrock, Vanguard e State Street, che detengono buona parte del debito pubblico italiano e che quindi sono in grado di ricattare lo Stato. Ecco svelato l’arcano! I fondi di investimento straniero restano i primi detentori di Bot e Btp con il 26,5% dei titoli pubblici in circolazione (dal 30,2% del 2021): il totale delle obbligazioni emesse dal Tesoro “in pancia” agli investitori stranieri ammonta a oltre 746 miliardi (dato di maggio scorso), in calo di quasi 60 miliardi rispetto a dicembre 2021 (quando era pari al 30,2% del totale).Tenere uno stato per il debito pubblico è come tenere un cavallo per il morso. Lo Stato appartiene ai proprietari del suo debito, a chi finanzia, cioè, il suo bilancio. Se essi gli danno la direttiva di avvelenarci tutti, lo fa.

Nel caso specifico dell’Italia, si aggiunga la sua condizione di paese satellite degli USA a seguito della resa incondizionata, ossia capitolazione (8 Settembre), di paese ‘ospitante’ oltre 130 basi militari USA a 78 anni dal trattato di pace, e di paese designato nonché vincolato (Renzi, 2014), come Stato, ossia in tutti i suoi poteri, a far da capofila nelle grandi sperimentazioni di vaccinazione obbligatoria a tappeto. Compito che esegue, dal DL Lorenzin in poi, incurante dei danni collaterali alla sua popolazione.

Quanto sopra spiega non solo il comportamento della magistratura di carriera (i giudici onorari, got e gdp, non avendo mire di carriera, hanno giudicato con indipendenza in materia vaccinale), ma anche tutte le sistematiche menzogne e le censure adibite dai governi italiani in questa vicenda, rispetto ai dati scientifici e statistici. Spiega la secretazione dei contratti di fornitura (iniziata nel 2009 col vaccino contro H1N1 e già biasimata dalla Corte dei Conti) stipulati senza trasparenza e senza gara con fornitori noti per la lunga fedina penale.

Possiamo anche denunciare il nuovo modello di consumismo, il consumismo farmaceutico, al quale palesemente le masse vengono sospinte, alternativo ai consumi ad alto assorbimento di risorse naturali e ad alto inquinamento. Il sistema economico necessita di consumi crescenti per funzionare e sostenere il suo crescente debito, sulla cui cartolarizzazione/indicizzazione poggiano i mercati finanziari. Ma il consumismo tradizionale non va più bene, perché è anti-ecologico e perché ha perso spinta; quindi lo si sta sostituendo un consumismo delle medicine (vaccini e cure per gli effetti dei vaccini), la cui produzione è eco-sostenibile e la cui domanda potrà essere mantenuta vivace creando continuamente nuovi allarmi per la salute, reali o mediatici che siano, così da assicurare i necessari profitti per servire il debito e stabilizzare i mercati finanziari.

Finché non si apra un dibattito su questo tema, ossia sulle istituzioni (anche sanitarie e giudiziarie) formalmente pubbliche e democratiche ma che, di fatto, strutturalmente, sono al servizio di interessi privati in contrasto con quelli pubblici, e sul cambio in corso del modello consumistico, si discuterà a vuoto, anche in tribunale. Il toro va afferrato per le corna. La discussione diverrà costruttiva soltanto quando porrà agli occupanti delle istituzioni una minaccia di delegittimazione delle istituzioni stesse, inclusa quella giudiziaria. Quando prenderà esplicitamente e centralmente ad oggetto la radice del problema, ossia, ripeto, il fatto documentato che i poteri dello stato operano al servizio del capitale privato, e che il popolo, la base, deve innanzitutto dichiarare alle istituzioni che ha capito questa realtà e sa che esse non lo rappresentano, sono una sua controparte privata, quindi una forza di fatto e priva di legittimazione. E che si è aperto un grande vuoto laddove c’era una volta lo Stato.

Pubblicato in GENERALI | 1 commento

FARSI LUPI: PER NON MORIRE DA CAVIE

PRESENTAZIONE DI

FARSI LUPI: PER NON MORIRE DA CAVIE, di Marco Della Luna

Farsi Lupi (ordinabile presso casa editrice AURORA BOREALE, Firenze) fa seguito a Gregge e Potere, per preluminare la via a chi non è appagato dalla condizione di pecora nera, e sente la vocazione a farsi Lupo. Per favorire questa metamorfosi, il libro mostra nuovi e più radicali aspetti della realtà – aspetti oscuri, irritanti o inquietanti, della società, dell’uomo, della politica. Il Lupo caccia di notte e sa usare la forza del branco, le zanne e tutte le circostanze nella lotta esistenziale. In circostanze particolari, diventa addirittura Mannaro.

Ecco le circostanze:

La dinamica del liberal capitalismo tecnocratico non si ferma a mercificare le persone come unità intere, bensì mercifica le loro componenti genetiche, i cromosomi, le loro modificazioni ingegneristiche. La mercificazione entra dentro di te e ti scompone.

Lo Stato serve ai bisogni dei cittadini come la stalla serve ai bisogni dei bovini. Il grande capitale finanziario è sempre più aggressivo, predone e omicida. Lo stato è sempre più dipendente dal grande capitale finanziario e sempre meno da noi. Lo stato è sempre più aggressivo, predone e omicida.
Sopravvivere è sempre più un difendersi contro lo stato.
La difesa perciò inizia dal diffidare del suo story telling.
Anche nelle stalle più linde aleggia un presagio di mattatoio.
L’ideale per il potere capitalistico finanziario è non una società, ma una massa amorfa di debitori in cui ciascuno lotta per pagare al capitale finanziario le proprie scadenze debitorie sottraendo risorse al prossimo e senza mai poter estinguere il proprio debito capitale. Ci siamo vicini.

L’operazione “Pandemenza” è stata la prova generale per ridurci a vivere (e morire) come animali di allevamento rinchiusi nelle stalle – lockdown. La lotta politica è oramai sostituita da una lotta materiale e quotidiana di resistenza contro il potere e le istituzioni controllate dalle multinazionali. Per difendere libertà, dignità, DNA, salute. Per restare umani. Una lotta senza esclusione di colpi, come nella giungla. Resistere richiede di farsi Lupi.

 Questa è un’epoca di popolazioni superflue, disoccupate, lobotomizzate, mantenute con sussidi, nutrite con cibo spazzatura, distratte con droghe, video e altre porcherie, minate nella salute e nel sistema immunitario da farmaci tossici più o meno imposti, con una durata di vita che si accorcia e un Q.I. medio che si abbassa anno dopo anno. Una popolazione indebitata, infantilizzata, precarizzata ma resiliente e consenziente, è l’ideale per una oligarchia di usurai. Col Covid, col clima, con l’Ucraina si è fatto un imponente lavoro di propaganda in questo senso.  Un lavoro che questo libro mira a sgretolare – sgretolare tutte le narrazione del potere, dello Stato, dell’UE, della Nato… dalla green transition all’immigrazione di massa, dall’Ucraina alla Palestina, dall’auto elettrica gli insetti alimentari,

«Il logos proprio della psiche accresce se stesso», diceva Eraclito in uno dei suoi aforismi[1]: la mente per sua propria natura amplia se stessa. E gli aforismi sono una forma letteraria idonea a stimolare, incuriosire, irritare, spingere a ricerche e approfondimenti autonomi, per espandere la mente. Hanno da essere densi, irritanti e penetranti, non già esaustivi, non sistematici. Avviano, non arrivano. Fissano un’intuizione, una riflessione, uno scorcio del mondo o di sé. Guai se lasciassero un senso di compiutezza e fissità, di appagamento: sarebbero non aforismi, ma epitaffi.

Ho scelto la forma della raccolta di aforismi perché, nella sua libera componibilità e ricomponibilità, è l’opposto della struttura vincolante e rigida dell’indottrinamento, del pensiero unico che voglio demolire. Inoltre, una raccolta di aforismi ha una densità di concetti e di semi di riflessione almeno quintupla di un normale saggio. Infatti, essa è fondamentalmente una semina. Riproduce, nella sua ampia e rutilante varietà, la varietà del mondo stesso, frammentaria e irripetibile come l’immagine dentro il caleidoscopio – dell’esperienza stessa, come pluralità di cose senza fine perché viva – cose tra loro vicine, interagenti, ma differenti nel significato, seppure orbitanti intorno a centri di interesse ben riconoscibili, come bene disse Renato Laurenti, parlando del libro di aforismi scritto dal grande Eraclito[2].

Ancora, a differenza di un saggio, in cui ogni idea è fissa, collocata in una successione e in uno schema predefiniti dall’autore, una raccolta di aforismi, oltre a poter esser letta in qualsiasi ordine o anche senza ordine, è vivente, molto simile a una grande scatola di Lego o di Meccano, piena di pezzi scintillanti e multiformi, che ispirano l’inventiva e aspettano solo di essere combinati tra loro in molte possibili forme. O anche simile a un mazzo di Tarocchi, che suggerisce la scoperta di cose misteriose, a seconda di come la sorte li dispone sul tavolo. Insomma: la mente del lettore di aforismi ha modo di assemblare creativamente le varie idee contenute nella raccolta, costruendosi con esse una rappresentazione della realtà o di un tema specifico corrispondente al suo animo, alle sue capacità e alle sue attuali vedute – salvo, quando vuole, ripensare il tutto, smontare e ricomporre i pezzi in un nuovo disegno secondo una nuova comprensione.


[1] DK 115

[2] Eraclito, Laterza, 1974

12.11.2023 Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

DECOSTRUIRE PER PACIFICARE

DECOSTRUIRE PER PACIFICARE

La proposta dei due popoli in due stati indipendenti entro la Palestina appare ormai fuori dalla realtà, sostenibile solo da chi vuole la continuazione del conflitto. Soprattutto dopo gli ultimi eventi, non è razionalmente possibile che israeliani e palestinesi coesistano pacificamente gli uni accanto agli altri: presi entrambi dalla psicopatia dell’assediato, continueranno a combattersi ferocemente finché resteranno a contatto, e nessuno dei due potrà eliminare l’altro, stante che gli israeliani sono appoggiati dagli Stati Uniti e da quasi tutto l’occidente, mentre i palestinesi sono appoggiati in generale dai popoli islamici, numerosi e assai prolifici. L’unico modo per far cessare il loro scontro è separarli geograficamente. Israele ci ha provato adesso, richiedendo all’Egitto di prendersi i palestinesi di Gaza, ma l’Egitto ha rifiutato; e in ogni caso, quand’anche accettasse, la lotta per la riconquista della loro terra, strappata col terrorismo e con le guerre dagli ebrei dal 1947 in poi, proseguirebbe, arricchita da nuove valenze epiche.

Non dimentichiamo infatti, come invece i mass media e i governi vogliono farci dimenticare, che lo stato ebraico ha un problema giuridico irrisolto, ossia il fatto che ha conquistato immediatamente il territorio su cui si trova, togliendolo ai suoi legittimi occupanti palestinesi, ma questi non hanno mai riconosciuto e legittimato la conquista con un trattato di resa. Perciò l’esistenza stessa dello stato ebraico in quel territorio non è propriamente legittima, mentre è legittima la lotta palestinese per scacciarlo. Ricordiamo anche che gli acquisti di terreni palestinesi da parte dei coloni ebraici all’inizio della conquista erano acquisti della proprietà privata, civilistica, non della sovranità territoriale. E ricordiamo pure che l’ONU, con le sue risoluzioni, può riconoscere lo stato ebraico, ma non ha il potere di trasferire la sovranità politica o su un territorio da un popolo all’altro, ancor meno tra popoli che non erano nazioni membri dell’ONU. Questi ultimi, attaccando Israele per eliminarlo, stanno quindi esercitando il diritto di riconquista, o meglio di difesa del loro territorio, contro un soggetto politico che vuole esercitare il diritto di conquista. È vero che i palestinesi, o parte di essi, nel condurre questa legittima guerra difensiva compiono azioni illegittime perché terroristiche, ma è altrettanto vero che gli israeliani compiono anch’essi tali azioni terroristiche. E sono obbligati ad agire con la massima fermezza perché altrimenti verrebbero travolti dai musulmani ostili.

Dato che evidentemente nessuno dei due popoli è disposto a cedere né ha la forza per debellare l’avversario, il loro conflitto non può finire, quindi tutto ciò che altri paesi possono fare è cercare di contenere geograficamente quel conflitto in modo che non si espanda ad altre aree.

L’unico modo per porre fine al conflitto senza rinunciare allo stato ebraico, sarebbe, come già detto, separare geograficamente i due popoli. E, siccome il popolo palestinese ha una continuità etnica, religiosa, politica con i paesi arabi circonvicini, trasferire i palestinesi in un’altra regione del mondo, convenientemente distante, non è fattibile. Non resta pertanto che trasferire lo stato ebraico. All’atto pratico, si tratta di persuadere qualche paese latino-americano in grave difficoltà finanziaria a vendere la sovranità politica su un territorio di circa 50.000 chilometri quadrati, dotato di accesso al mare, acqua dolce, terreni coltivabili. I fondi potrebbero venire da Israele, da un pool di paesi arabi ricchi e di paesi occidentali. 

Ma per poter procedere al trasferimento è prima necessario decostruire il mito su cui lo stato ebraico è stato costituito, decostruirlo nelle sue varie articolazioni, per demotivare e delegittimare chi si oppone al trasferimento.

La prima articolazione è ovviamente quella del mito religioso, della Terra promessa, e si può decostruirlo innanzitutto invocando, assieme a buona parte degli ebrei ortodossi, la prescrizione talmudica, secondo cui il popolo di Israele non deve ritornare nella Terra promessa se non dopo l’avvento del suo messia, e farlo prima, soprattutto costituendo uno Stato, è stata una bestemmia contro il loro Dio – bestemmia che Dio ha manifestamente castigato condannandoli a vivere sotto continua aggressione e minaccia da parte dei popoli circostanti, e attirandosi anche l’avversione dei popoli già amici. In conseguenza, accettare di trasferirsi altrove è un atto di obbedienza al Dio e di rinuncia ad offenderlo, un passo necessario per riconciliarsi con lui.

Il secondo mito fondativo da ricostruire è quello securitario, del quale si faceva forte il movimento sionista per indurre gli ebrei di tutto il mondo a trasferirsi in Palestina, nella Terra promessa, perché con la avrebbero potuto fondare un loro stato ed avere una vita sicura e protetta, liberandosi così dalle persecuzioni e discriminazioni che avevano sofferto per secoli nei vari paesi del mondo. A questo fine si potrà far conoscere non solo agli Ebrei israeliani ma a tutto il mondo la realtà storica, oggettiva: il movimento sionista crebbe e operò sotto la guida principalmente dei banchieri Rothschild per conquistare il controllo del sistema bancario e monetario degli Stati Uniti, quindi della politica statunitense, con mezzi discutibili che stanno venendo alla luce, e solo dopo il raggiungimento di tale obiettivo, cioè dopo il 1913 (contemporanea fondazione della Fed e della Anti-Defamation League), si rivolse verso la Palestina. Il primo stato ebraico è gli USA. La famosa dichiarazione del ministro degli esteri britannico Balfour del 1917, con cui si asseriva che il governo di sua maestà, che poi avrebbe assunto il mandato sulla regione comprendente la Palestina, riconosceva il diritto del popolo ebraico a una sede nazionale in quel paese, fu una sorta di acconto che Londra dovette pagare a una Washington ormai in mano ai sionisti per ottenere la sua entrata in guerra nel primo conflitto mondiale.

Successivamente, il movimento bancario sionista avrebbe potuto usare le sue grandi risorse economiche per comperare la sovranità territoriale su parte della Palestina negoziando con i palestinesi, consensualmente, pacificamente, ma preferì usare quei soldi per armare e sostenere le guerre di conquista dei coloni ebraici che aveva attirato laggiù con la promessa della sicurezza dopo tanti anni di persecuzioni. Ovviamente i banchieri sionisti sapevano che, così facendo, gettavano i presupposti per un conflitto interminabile etnico, politico e religioso: ma era ciò che volevano. Storicamente è ormai chiaro lo scopo di questa operazione e di questa scelta della comunità bancaria che animava il movimento sionista: essa voleva dotarsi di un avamposto militare in permanente stato di allerta bellico, e che svolgesse per suo conto la funzione di gendarme d’area in una zona cruciale in quanto contenente i principali giacimenti petroliferi del mondo, e la fondamentale importanza del petrolio, sia come combustibile che come materia prima per la produzione di plastiche e fertilizzanti, era divenuta evidente grazie alle vicende della seconda Guerra mondiale. Quindi questa comunità bancaria attirava i poveri ebrei sprovveduti da tutto il mondo a conquistare la Palestina, illudendoli che così avrebbero finalmente avuto la sicurezza e la pace, mentre li mandava in una guerra perenne nel suo interesse egoistico. 

Insomma, la costituzione dello stato ebraico in Palestina è stata compiuta contro la religione e contro la sicurezza. Ed è stata una trappola in cui sono cascati gli ebrei meno avveduti. Nel loro conflitto, ebrei e palestinesi sono entrambi soggetti passivi, strumenti di disegni altrui.

Infine va osservato che anche la Shoah viene invocata a sproposito per giustificare la costituzione dello stato ebraico in Palestina, sia perché, come già detto, lo stato ebraico in Palestina non è affatto sicuro e protetto ma anzi in esso gli ebrei vivono perennemente sotto tiro, sia perché la Shoah può dare un credito alle sue vittime nei confronti della Germania, ma non glielo dà certo nei confronti dei Palestinesi, che quindi non sono e non erano tenuti a cedere la loro terra. Inoltre quel credito, per il quale la Germania ha già pagato un grosso risarcimento, non può essere eterno e trasmissibile di generazione in generazione: a distanza di 80 anni, vittime e carnefici sono tutti morti o quasi. 

L’uomo dovrebbe guardarsi dal credere nei crediti morali eterni, perché questi possono essere usati per costituire una posizione di privilegio razzista, di legittimazione a fare agli altri ciò per cui si è divenuti i creditori. I crediti morali eterni favoriscono il ripetersi degli abusi.

Proprio in questi giorni notiamo come il credito morale eterno degli ebrei stia sbiadendo presso l’opinione pubblica mondiale e persino presso i mass media, perché l’uccisione sistematica di molti innocenti, di migliaia di bambini, corrode l’immagine di vittime: se fai certe cose, non sei più credibile come vittima.

La costruzione del mito dello stato ebraico che ha sempre ragione qualsiasi cosa faccia perché è legittimato dal credito olocaustico risulta essere in realtà un mito creato a copertura e beneficio del sionismo bancario anglo-americano, non già nell’interesse degli ebrei e particolarmente degli ebrei stabiliti su in Palestina, che esso invece condanna a vivere male, in uno stato di perenne pericolo e bersagliamento. Serve a legittimare non loro, ma il predominio nel mondo della finanza sionista e le sue operazioni, economiche e militari, per quanto devastanti siano ai danni dei vari popoli. La recente affermazione di Joe Biden, che se lo Stato di Israele non esistesse gli Stati Uniti dovrebbero inventarlo, conferma questa ricostruzione storica. Anche John Kennedy jr ha riconosciuto che, senza il gendarme israeliano in quell’area, i pozzi passerebbero sotto il controllo della Russia e dei suoi amici.

Ovviamente per ora una proposta di trasloco dello stato ebraico non sarà accettata né da Washington né da Gerusalemme, ma potrebbe esserlo in un vicino futuro per effetto di tre fattori: primo, la perdita del credito morale di Israele e la riprovazione dell’opinione pubblica mondiale, unite a una crescente lacerazione socio-politica interna; e ancora, la conseguente perdita della sua capacità di azione come gendarme d’aria, quindi della sua utilità per l’elite bancaria sionista anglo-americana, che anzi potrebbe trovarsi in crescente difficoltà a sostenere il partenariato con lo stato ebraico, sì che a un certo punto potrebbe ritenere conveniente il suo trasloco o semplicemente abbandonarlo alla sua sorte. Un tale rischio indurrebbe i leaders israeliani a optare per una nuova sede geografica, prima di fare la fine del topo.

Per favorire questa maturazione dei tempi, cioè per rendere lo stato israeliano non più idoneo a servire gli scopi per i quali è stato fondato, occorre raggiungere l’opinione pubblica con la conoscenza di quanto sopra, e soprattutto che lo stato ebraico è stato fondato attirando i coloni ebrei in una trappola, in un nuovo, grande Lager, per farli combattere incessantemente come guerrieri schiavi di interessi economici lontani, subendo e commettendo le peggiori atrocità, senza via d’uscita. Ci si può spingere fino a divulgare il dato di fatto che la gran parte dei sedicenti ebrei (soprattutto gli ashkenaziti, cioè quelli che comandano nell’area del dollaro) ebrei non sono, appartenendo a un ceppo europeo, i khazari, convertitosi arbitrariamente all’ebraismo nell’alto medioevo, per ragioni politiche; sicché per loro neanche vale il mito del ritorno alla terra degli avi.

11.11.23  Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento

ISRAELE IN PALESTINA: JUS POTIORIS

ISRAELE IN PALESTINA: LO JUS POTIORIS

Gli ebrei israeliani si attaccano alla Terra promessa come a una carta moschicida, nel senso che si condannano a stare per sempre sotto il tiro di un nemico arabo circostante, che essi non possono debellare. Similmente, i palestinesi si attaccano alla striscia moschicida di Gaza, mentre la lotta arabo palestinese contro lo stato israeliano non ha alcuna speranza, dato che quasi tutte le posizioni di potere negli Stati Uniti e nel sistema bancario occidentale sono detenute da sionisti, perciò Israele è invincibile, a meno che gli stessi Stati Uniti siano piegati e il sistema bancario salti, cosa fino a ieri impensabile, e ancora oggi poco più che pensabile.

Secondo l’ortodossia israelitica, per ritornare in Palestina gli israeliti dovevano aspettare l’avvento del loro Messia. Molti non hanno aspettato, e hanno già avuto settantacinque anni di guai. Vivono come in un campo militare sotto costante assedio. Non è una bella vita. L’assetto della Palestina è una perfetta macchina per produrre guerre una dopo l’altra: gli ebrei di Israele assediati dagli arabi musulmani tutto intorno, e i palestinesi di Gaza assediati dagli ebrei di Israele: tutti sono sotto pressione e vivono male e nell’insicurezza, e ciò fomenta continuamente odio e alimenta gli opposti miti religiosi. La Terra Santa si è fatta campo di scontro tra contrapposti fanatismi, o più clinicamente tra contrapporti autismi, militanti e armati. Un tale meccanismo è così perfetto, che pare esser stato congegnato deliberatamente per produrre guerre e tensioni.

Dal 7 Ottobre Israele continua a bombardare Gaza uccidendo anche migliaia di bambini, nel verosimile calcolo di provocare una reazione iraniana che giustifichi una guerra dell’Occidente contro l’Iran, ma gli iraniani non sono stupidi e sono protetti dalla Cina che compera da loro più petrolio che dalla Arabia Saudita. Le bombe israeliane non raggiungono Hamas nelle sue basi sotterranee, mentre rafforzano la causa palestinese nel mondo e la divisione politica nella società israeliana. L’IDS a Gaza deve combattere una guerra sotterranea. I media israeliani, iniziando dal popolare Ha Aretz, ascrivono a Netanyahu e al suo governo precise responsabilità per aver provocato i recenti attacchi di Hamas con i loro frequenti attacchi, poco discriminanti, a Gaza.

Così agendo, ormai Israele sta perdendo simpatie, sta esaurendo i suoi crediti olocaustici, tanto che persino  i nostri giornalisti superconvenzionali lo criticano, e  solo i burattini dei sionisti americani  proclamano ancora sostegno incondizionato al governo Netanyahu e alla sua politica perdente e disperata.

Eppure lo Stato ebraico, al punto in cui si trova (ossia dopo essersi costituito sloggiando con la guerra e senza alcun diritto i palestinesi, e dopo 75 anni di conflitti armati con tutti i vicini), se vuole difendere la propria esistenza nella sua attuale sede territoriale, può fare solo ciò che sta facendo, a oltranza: schiacciare Gaza, tenere a bada i paesi arabi ostili con le armi nucleari proprie e statunitensi, senza mai cedere territorio ai fini di un compromesso, sia perché i compromessi nessuno li ha mai voluti, sia perché il suo territorio è tanto piccolo, che non può cederne nemmeno un lembo, nemmeno quello prescritto dall’ONU, senza compromettere la sua difendibilità militare. Certo, questa strategia difensiva è solo un tirare innanzi finché si può, combattendo ogni tanto una nuova guerra con nuove migliaia di morti, finché gli USA saranno in grado di dare copertura, o finché l’indignata opinione pubblica mondiale non imporrà la cessazione di tale copertura, e finché la stessa popolazione israelita non si spacchi. Non è una grande prospettiva, soprattutto con l’allungarsi della portata dei missili iraniani, che ora sono anche ipersonici. Se io potessi consigliare gli ebrei israeliani, li inviterei ad approfittare della residua forza e simpatia di cui godono, per comperare da qualche Stato sudamericano fallito la sovranità su un idoneo pezzo del suo territorio, e trasferirvi lo Stato ebraico, piuttosto che continuare nell’attuale infelice e cruenta maniera, essendo chiaro che un assetto stabile e pacifico non è realizzabile senza separare geograficamente gli israeliani dagli arabi, e che dei famosi due stati non ha senso nemmeno parlare.

Disonesto, soprattutto da parte dei governi, è dar da credere all’opinione pubblica che si possa porre fine al conflitto in Palestina mediante negoziati, non solo perché quel conflitto è redditizio per i poteri forti, ma anche perché avviene tra due popoli che si contendono il medesimo territorio  con reciproche atrocità durate oramai decenni, si negano reciprocamente il diritto all’esistenza in forma di Stato, si ispirano a due religioni e a due sacre Scritture che incitano l’una a sottomettere o sopprimere gli infedeli in nome di Dio, l’altra a conquistare la Terra promessa sempre in nome di Dio, scacciando o annientando gli altri popoli, come già fatto in passato, almeno secondo la Scrittura stessa. Quindi odio inveterato a tutti i livelli.

L’odio di un popolo per un altro popolo non è la causa delle guerre, bensì lo strumento che chi può attiva e coltiva per indurre i popoli a scannarsi tra loro facendosi guerra, mentre dietro di esso nasconde i propri profitti privati, incolpando l’emotività della massa del massacro delle masse. E così hanno sbattuto la testa del gallo coranico contro la testa del gallo talmudico, poi viceversa; li hanno aizzati a puntino e ora il combattimento è assicurato: già si saltano l’un l’altro alla gola. La furia omicida del governo Netanyahu sta alienando da Israele molta simpatia occidentali e persino quella della televisione italiana, proprio perché nella sua cecità, indiscriminatezza, ferocia, finisce per equivalere nell’immagine a quella del terrorismo islamico. Dall’altro lato, con molti inneggiamenti al jihad e con diverse uccisioni e ferimenti di persone che niente c’entravano, alcuni islamici residenti in Europa hanno iniziato a vendicare le vittime palestinesi dei raid di Netanyahu. Magari oggi o domani ci provano anche con me e con te, dato che la loro convinzione religiosa dice che il musulmano che non può partecipare al jihad principale per distanza geografica, deve ingaggiarlo dove si trova colpendo gli infedeli intorno a lui. A noi paiono idee e azioni assurde, ma nella loro mentalità evidentemente non lo sono e hanno anzi un alto valore morale e religioso. Numerosi islamici residenti tra di noi appoggiano Hamas e il suo terrorismo, quando non lo imitano anche.

Sono queste, le cose che hanno fatto simpatizzare molti occidentali per Israele, nonostante tutto. Non ragioni giuridiche. La paura per popoli con quella mentalità religiosa militante, con quei metodi di lotta, con quella prolificità. Il desiderio di tenerli ben lontani. E non raccontiamoci frottole e non illudiamoci: molti attentatori islamici non sono terroristi infiltrati tra noi, bensì soggetti che prima magari entrano legalmente, si inseriscono socialmente, poi in loro scatta il fattore fanatismo religioso, quando già non sono entrati da fanatici, e uccidono. Molti fanatici sono malati mentali. E quella religione prescrive espressamente la violenza per l’espansione del dominio di Allah. E voi, preferite essere islamofobi o islamorti? Meglio insomma non prendere parti e non simpatizzare con alcuno dei due contendenti. La vittima di prima può diventare il carnefice di dopo. Magari a casa tua.

Quando si parla di diritto dello Stato israeliano all’esistenza e alla difesa, si dà per scontato, o meglio non si problematizza, il necessario presupposto giuridico di tale diritto, ossia che, nel 1947-1948, i coloni ebrei avessero il diritto di costituirlo  prendendo la terra dei popoli indigeni mediante la violenza. Ma non l’avevano. Sul piano del diritto, è questo il problema di fondo, di cui i mass media non vogliono fare menzione. Non l’avevano perché non glielo poteva dare l’Impero Britannico, che aveva solo un mandato internazionale su quei territori, non una sovranità. Certo, si può affermare che Israele abbia acquisito quei territori per diritto di conquista. Il diritto di conquista è riconosciuto dal diritto internazionale. Ma esiste anche il diritto di riconquista da parte dei popoli allora sloggiati con la forza delle armi, e che mai hanno accettato quella conquista. Il loro diritto non viene meno per effetto del riconoscimento internazionale di Israele. Altrettanto indifendibile, sul piano del diritto, è il perdurare dell’occupazione dei territori che Israele doveva sgombrare per disposto della risoluzione dell’ONU del 1967.

In conclusione, noi possiamo dire che, se riconosciamo e sosteniamo il diritto di Israele ad esistere e a difendersi, non lo facciamo per una ragione di diritto, ma perché umanamente preferiamo gli ebrei ai palestinesi, agli arabi e agli islamici in generale (di cui anzi abbiamo paura). Perché sono più civili, colti, raffinati, intelligenti, efficienti, profumati. Più europei, più simili a noi (anche se magari ci sentono un poco inferiori a loro). Jus potioris.

In effetti, se nel tuo quartiere si insedia una comunità ebraica, il valore della tua casa sale, mentre cala se si insediano arabi o africani. Il mercato detta legge. Preferisce i bianchi.

Si credono furbi, gli ebrei israeliani, ma… Dopo la 2a GM, ebrei di tutto il mondo si precipitarono con ingenuo entusiasmo in Palestina, vincendo l’opposizione britannica, e senza considerare che chi li attirava là li attirava, con miti e promesse, a costruire la loro “casa nazionale” in una trappola, su terreno minato e tutto circondato da nemici molto più numerosi di loro e molto più prolifici. Minato appunto perché andavano a conquistare con la forza la terra dei Palestinesi, fratelli in religione dei popoli circonvicini. E chi poteva aver concepito un piano tanto diabolico? Ebbene, se il ricco movimento sionista, guidato da grandi banchieri come i Rothschild, avesse voluto fare le cose per bene, pacificamente, consensualmente, avrebbe prima trattato con i Palestinesi e negoziato l’acquisto della sovranità su un territorio, trattando con loro rappresentanti riconosciuti e democraticamente eletti. Invece usarono i soldi per finanziare e armare la conquista militare, assicurandosi così l’interminabile sequenza delle guerre israelo-palestinesi.

Credo che l’idea dello Stato ebraico in Palestina costituito in modo conflittuale con le popolazioni locali, sia una trovata della élite finanziaria ashkenazita statunitense per relegare gli ebrei non ricchi in un avamposto regionale di controllo sul petrolio locale, un avamposto molto scomodo e pericoloso, mentre essi se ne stavano e  stanno sicuri e padroni in America. E’ in questa logica, che il ministro degli esteri britannico Arthur Balfour indirizzò a Lord Rothschild la sua famosa dichiarazione del 1917. Quella lettera era un acconto sul pagamento, da parte di Londra, dell’intervento USA nella prima Guerra Mondiale. Il movimento sionista aveva dapprima acquisito il controllo finanziario, quindi politico, degli Stati Uniti d’America attraverso la costituzione della Federal Reserve Bank Corporation (1913, anno della costituzione anche della Anti Defamation League); da lì, poscia, si rivolse alla conquista della Palestina, ma per farne un suo utile strumento di controllo strategico soprattutto sul petrolio, non per motivi morali o religiosi né per il bene di chi andava ad occuparla.

Se i sionisti, ossia gli ebrei fautori del ritorno immediato in Palestina, avessero accettato l’originaria proposta britannica di farsi uno stato in Sud America, allora, grazie alle loro superiori capacità, avrebbero  rapidamente egemonizzato quel continente, entrando in conflitto con l’imperialismo USA su di esso e destabilizzando gli equilibri mondiali. Forse era questa la mira di Londra. Invece, la loro collocazione in Palestina, tra popoli e stati ostili e non egemonizzabili, costantemente in pressing, ha contenuto grandemente il loro potenziale e li ha resi dipendenti dall’oligarchia finanziaria USA, quindi suoi ligi collaboratori, anziché competitori. Se, per esempio, si vuole aumentare il profitto sui prodotti petroliferi e sulle armi, lo si può fare agendo da Israele, apertamente o mediante false flag, in modo da alzare la fiamma del conflitto regionale.

In quest’ottica, l’interpretazione “complottistica” dell’attuale conflitto appare sensata, oltre che in parte già confermata da alcune circostanze oggettive.

Sia Biden che Netanyahu avevano urgente bisogno di esso. Biden, visto l’insuccesso in Ucraina, perdeva sicuramente le elezioni; ma se grazie a questa crisi israelo-palestinese, ora riesce a combinare qualcosa di significativo, può ancora vincerle. In quanto a Netanyahu, aveva disperato bisogno di un conflitto esterno per compattare il Paese, che in maggioranza si rivoltava contro il suo governo e la sua riforma intesa a subordinare la Corte Suprema all’esecutivo, oltre a ritenerlo responsabile di numerosi, ingiusti attacchi a Gaza. E anche per tenere a bada, o magari far debellare, l’Iran, che si era dotato di missili capaci di colpire le città israeliane. E infine per sgombrare Gaza e prendersi i vasti giacimenti di gas scoperti al largo delle sue coste.

Sempre da parte dei complottisti, si fa notare che il governo israeliano non poteva non sapere dei 5000 razzi e dei commandos volanti in preparazione a Gaza, anche perché informato dalla CIA; che Netanyahu proibì gli interventi preventivi e poi di soccorrere i kibbutzim  durante l’attacco di Hamas nonostante l’attacco sia durato circa due ore e ci fosse ampiamente il tempo di intervenire; che alcuni filmati di orrori islamici ai danni di inermi ebrei paiono fasulli; e che sembra che lo stesso esercito israeliano abbia tirato missili sui suoi cittadini per gonfiare il casus belli. Si contesta ovviamente altresì che non vi è proporzione tra le centinaia di morti fatti da Hamas e le migliaia di morti fatti da Israele. Più di 10 a 1, finora.

Tornando all’aspetto della legalità, la rappresentazione del conflitto Israelo-palestinese che ci viene data dai mass media è interamente falsa. Non si tratta di una guerra, perché le convenzioni di Ginevra definiscono la guerra come un conflitto armato tra due stati, e la Palestina o Hamas non sono stati. Quindi non si applicano le convenzioni di Ginevra. È pure falso che i palestinesi si distinguano in militari e civili, perché in realtà sono tutti civili abitanti di un territorio occupato. Per essere considerabili come militari, i combattenti dovrebbero portare l’uniforme e le armi apertamente, e non lo fanno. Anche per queste ragioni, non si può esigere che Israele distingua militari da civili. Nelle elezioni del 2006 i palestinesi hanno mandato al potere Hamas, quindi portano la responsabilità politica di ciò che Hamas fa. Dall’altra parte, Israele sta occupando o controllando Gaza illegittimamente, quindi la resistenza palestinese è legittima, finché non viene condotta con mezzi proibiti dallo statuto della Corte penale internazionale, cosa che Hamas fa e che però fa anche il governo israeliano.

Si proclama il diritto di Israele a difendere il proprio territorio – ma allora anche e prima bisogna proclamare il diritto dei palestinesi a difendere il proprio territorio, che i coloni ebrei gli hanno strappato quasi interamente con una serie di guerre, e che i palestinesi vogliono riprendersi, non avendo mai accettato la sconfitta.


          Altra menzogna interessata è che, per essere solidali con il popolo ebraico, o addirittura per non essere antisemiti, dovremmo essere solidali col governo Netanyahu. Quel governo non rappresenta affatto il popolo ebraico, innanzitutto perché ha contro più di metà della popolazione di Israele, e in secondo luogo perché buona parte degli ebrei nel mondo disapprova la costituzione dello stato ebraico in Palestina. Infine, Netanyahu non fa gli interessi di Israele.

Un’altra solenne stupidaggine è l’affermazione del cancelliere Scholz, che, data la Shoah, la Germania avrebbe una eterna obbligazione di sostenere il governo israeliano. Semmai, la avrebbe verso il popolo ebraico, non verso un governo che rappresenta solo una parte di quel popolo. Ma gli odierni tedeschi ed ebrei niente hanno avuto a che fare con la Shoah, quindi non ha senso parlare di obbligazioni. E a suo tempo la Germania pagò un congruo risarcimento. L’obbligazione ad assistere il governo israeliano in ogni circostanza e impresa è stata imposta alla Germania non dall’etica, bensì dagli Stati Uniti col trattato di pace. Ma siccome non si può ammettere questa realtà, la si maschera con la narrazione moralistica e illogica sopra ricordata. Intanto però la Germania ha fatto nel 2011 una nuova Shoah contro i Greci e ora col MES si appresta a farla anche contro gli Italiani, a sostegno delle sue banche piene di titoli tossici USA. Ovvero: in cambio dell’incondizionata obbedienza a Washington, Berlino ha licenza di saccheggiare i paesi eurodeboli e così rimborsarsi. Anticipai questi nuovi olocausti in un mio articolo del 2010 intitolato: Berlino decide: Shoah per gli eurodeboli.(reperibile nel web digitandone il titolo).

In generale, incaponendoci a sovrapporre categorie morali e giuridiche, noi fraintendiamo la realtà, in cui, ben diversamente, la vittoria è la fonte della ragione, il diritto è la sua canonizzazione, e la morale la sua interiorizzazione. Fingere o aspirare a che così non sia, non è nemmeno una posizione etica, perché causa anzi equivoci e danni. Due infatti sono i modi di valutare i conflitti politici e internazionali: Il primo, proprio del pensiero comune, puerile, è quello della morale privata e del diritto civile, che ritiene innanzitutto importante giudicare e si ferma al giudicare, e giudica in termini appunto di morale privata e diritto civile, buono e cattivo, ragione e torto legali. Il secondo, proprio del pensiero oggettivo, adulto, non giudica, ma valuta in termini di rapporti di forze e di interessi, di fattibilità e di non fattibilità di questa o quella soluzione, e rimane non valutativo, secondo il principio weberiano del metodo sociologico. Il primo modo, giudicando e condannando, alimenta i conflitti. Il secondo può, alle volte, terminarli, prevenirli o lenirli.

01.11.2023 Marco Della Luna

Pubblicato in GENERALI | Lascia un commento