SBARCARE NEL DOMANI

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Quali possibilità di azione e di profitto ci possono offrire le tendenze in atto e i possibili scenari in cui sfoceranno? Che servizi potremo dare, a chi, e in cambio di che, nel contesto che si sta formando, per quanto tormentato e impoverito esso possa essere? La situazione italiana, e occidentale in generale, è carica di tensioni e squilibri che per ora vengono tamponati, ma che, per il loro sottostante strutturale, non possono scaricarsi in cambiamenti modesti, bensì solo in cambiamenti sostanziali. E i cambiamenti sostanziali, anche se in peggio, cioè nel senso del degrado e del disastro economico, schiudono opportunità di guadagni sostanziali a chi è mentalmente aperto e pronto ad intervenire per occupare le giuste posizioni in tali rivolgimenti danno la possibilità di emergere. Immaginiamo di essere una compagnia d’assalto che si prepara a sbarcare su un’isola sconosciuta, e che la scruta attraverso le foschie del tempo, cercando di indovinarne il profilo e le caratteristiche, le insidie e i tesori nascosti.

Il profilo che ci si para di fronte è complesso, gravido di squilibri, potenzialmente esplosivo. L’Italia ha conti pubblici insostenibili. Il debito pubblico cresce, mentre cala la ricchezza prodotta e l’occupazione reale. I partner dominanti nell’UE – Germania e Francia – esigono riduzione del debito. Si profilano nuove tasse e nuove privatizzazioni, eufemisticamente dette “liberalizzazioni”. Le prime saranno una patrimoniale che colpirà i patrimoni non abbastanza grandi da sottrarsi al fisco. Quindi colpirà il mattone e il risparmio. L’effetto sarà depressivo per i consumi e l’economia. Invoglierà all’esportazione dei capitali e all’emigrazione. Le privatizzazioni, eufemisticamente dette “liberalizzazioni” (libera vole in libero pollaio) si sono sempre tradotte in svendite in favore degli amici e in creazione di nuovi monopoli e cartelli politico-affaristici, perlopiù inefficienti (servizi pubblici), più costosi, quindi in un aumento dei costi e dell’inefficienza del sistema-paese, in un impoverimento della popolazione. L’ideale sarebbe quindi delocalizzarsi adesso, per poi rientrare coi capitali dopo il collasso e comperare a prezzi stracciati. Chi ritarda, sarà doppiamente svantaggiato, perché subirà la patrimoniale e perché si troverà a muoversi assieme a molti altri, probabilmente.

La patrimoniale e le liberalizzazioni, eseguite al fine dichiarato di risanare la finanza pubblica, faranno cassa e porteranno i soldi dei cittadini nelle mani dei capi nazionali e locali di quella stessa partitocrazia che, con la sua incompetenza e con la sua rubacità, ha prodotto il disastro di finanza pubblica che ora pretende di sanare coi nostri soldi. Si tenga presente che la partitocrazia ottiene legittimazione “democratica”, voti, sostegni e potere non per i suoi meriti di buona gestione – meriti che non ha – bensì mediante le clientele e il voto di scambio. I politici più clientelisti sono quelli che pigliavano più preferenze. Quindi peggio va la cosa pubblica che gestisce, più essa ha necessità di usare i soldi dei contribuenti in modo tale da mantenere i consensi clientelari e criminosi anzidetti. Essa si trova costretta, dall’attuale situazione di crisi, a spendere ed amministrare sempre più clientelarmente, cioè sempre peggio, in termini di efficienza collettiva. E’ impossibile che tagli le spese inutili, clientelari, corrotte, perché sono proprio quelle che le portano i principali sostegni e guadagni. Non dimentichiamo che circa ¼ del territorio è controllato dalle varie mafie e che senza il loro supporto anche elettorale nessun governo può avere i numeri nel parlamento nazionale, per non dire dei consigli regionali di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia. E senza gli sprechi della sanità umbra, che spende quanto quella lombarda con una popolazione di 1/10, come potrebbero mantenere i consensi i lucumoni che molto stabilmente governano l’Umbria? Vi sarebbero, ovviamente, altri esempi per Sardegna, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, e non solo. Quindi non può avvenire che si volti pagina, che si tagli la spesa improduttiva, che si eliminino gli sprechi. Per farlo, bisognerebbe eliminare interamente la stessa classe politica che su di essa si regge, nonché i meccanismi di consenso che la esprimono e sostengono. Inoltre, bisognerebbe sostituire questa classe politica con una competente e “sana”, che però non esiste in Italia, anche perché la classe politica esistente si è sempre selezionata nel modo che sappiamo.

Previsionalmente, l’Italia pertanto continuerà il suo cammino di declino economico, produttivo, tecnologico, scientifico, didattico, formativo, amministrativo, funzionale, competitivo. La sua economia, costituita perlopiù da nicchie – il design, il lusso, qualche  punta tecnologica, il turismo –  e da settori in competizione coi paesi emergenti, anzi rampanti, continuerà a perdere terreno, via via che questi paesi eroderanno il residuo distacco qualitativo e via via che altri paesi impareranno a imitare le produzioni di nicchia. La classe dirigente non ha mostrato, in vent’anni, alcuna capacità di reazione, recupero, correzione. Il trend oramai è fisso. L’Italia sarà sempre più povera, avrà sempre meno lavoro, sempre meno valore aggiunto. Per sostenere il debito pubblico il risparmio sarà ripetutamente colpito e i servizi tagliati. La grande industria, capace di fare sistema, ricerca, innovazione, è morta o in mani straniere, quasi interamente.  Del resto, nessun popolo, nessuna civiltà, che abbia constatato di essere in via di declino sistemico (India, Egitto, Grecia, Roma, etc.) è mai riuscita a invertire il trend, pur provandoci. Oggi vediamo la politica bloccata in una posizione di stallo, tale che verosimilmente neanche elezioni politiche anticipate porterebbero a una chiara e funzionante maggioranza, capace di vere ed efficaci riforme. Soprattutto, però, la classe politica italiana, in blocco, e in particolare il parlamento (nelle cui fogne altissimo è il tasso di metaboliti della cocaina), non possono rappresentare il popolo – quindi non vi è la legittimazione democratica del potere pubblico, delle istituzioni –  perché i parlamentari rappresentano essenzialmente i segretari dei partiti dai quali vengono nominati, e i loro interessi. Rappresentano la casta che va contro gli interessi della collettività, mandandola in rovina e spendendo per arricchirsi e comprar consensi. Quindi manca alla base  il meccanismo fondamentale di trasmissione dal popolo, dalla società civile, al palazzo, allo Stato.

In quale scenario dobbiamo dunque prepararci a intervenire, a operare, con le nostre varie professionalità? Direi in uno scenario analogo a quello di una grande azienda in crisi di obsolescenza e inefficienza e indebitamento. Arriva la concorrenza, la smembra, rileva i pezzi più interessanti, chiude quelli morti, chiude anche quelli troppo vivi, perché capaci di fare concorrenza; con il resto e coi debiti fa una Bad Company e la scarica sull’Inps o giù di lì. Ai dipendenti, ai sindacati e al governo nazionale pone la scelta Marchionne: “O lavorate alle condizioni che dico io, e io pago le tasse come mi sta bene, oppure chiudo”. L’Italia, cioè, sarà presto gestita da chi avrà in mano i suoi centri economici e i suoi debiti. Sarà gestita da padroni esteri o esterizzati. Da Detroit, Francoforte e Londra. E allora sì che verranno le riforme, anche se non nell’interesse degli Italiani, ovviamente. Allora sì che sarà riformabile, che le sue mille ingessature interne si sbricioleranno, perché chi la comanderà non sarà più una classe politica interna, nazionale, che per conservare la poltrona e per governare ha bisogno dei consensi interni, dei voti popolari, della pace sindacale, del benestare vaticano. Sarà un padrone straniero non più ricattabile, bensì ricattante, perché avrà la forza economica in pugno. Avrà il controllo dei mercati e del credito, del rating del debito pubblico italiano, quindi della stabilità di qualsiasi maggioranza. Rispetto al caso della grande azienda in dissesto c’è in più il fattore del possibile scontro sociale: se le condizioni di vita peggiorano bruscamente ( cambiamenti lenti non sono percepiti dal popolo), potrebbero scoppiare moti insurrezionali. questi, date le caratteristiche della popolazione italiana (frammentazione, diffidenza, codardia) difficilmente saranno coordinati ed efficaci come  quelli tunisini o egiziani.

Questo è lo scenario, questo è l’insieme dei processi trasformativi, sociali ed economici, in cui bisogna sapersi inserire per aver chances di successo. Si profilano esigenze di competenze professionali in grado di gestire il consenso, l’ordine pubblico, la riorganizzazione, di una società che si impoverisce, che viene governata sempre più da poteri esterni, i quali però avranno bisogno di operatori di collegamento italiani, intelligenti e affidabili, capaci di assorbire e gestire gli scontenti, i dissensi, le contraddizioni anche giuridiche. Avranno bisogno di rinnovare la classe dirigente, e di contractors privati per assicurare l’ordine pubblico intorno ai loro affari (come coi pozzi petroliferi irakeni). Avranno bisogno di operatori che accettino di inserirsi in un governo di carattere sostanzialmente (cioè economicamente) coloniale. In questo li potrà aiutare la storiografia, la quale ci mostra che lo stato unitario italiano nasce appunto come uno stato creato in modo coloniale, come la Jugoslavia o il Sudan o l’Iraq, per azione e interessi esterni ad esso, delle grandi potenze del tempo – Gran Bretagna e Francia – che decisero di costituire una media potenza, molto divisa quindi debole e pilotabile, in funzione prevalentemente antigermanica e antipontificia.  

02.02.11

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Avvocato, autore, scrittore
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25 risposte a SBARCARE NEL DOMANI

  1. Riccardo scrive:

    Che dice avvocato, ha letto Anna? Diciamo la verità, solo una donna può scrivere queste cose.
    Solo chi custodisce il ruolo di procreazione biologica può permettersi una simile intelligente variante dell’ottimismo della vita..
    D’accordo, lo so… Il mio animo è con Anna ma, purtroppo, condivido alla lettera gli scenari pessimistici del Della Luna, sto leggendo Euroschiavi ed è difficile non condividere.
    Forse dobbiamo fare un salto morale, quasi un salto di fede laica nelle possibilità umane.
    Certo, bisogna amarlo molto il genere umano, perchè gli uomini presi uno a uno……diceva quel vecchio film.
    Avvocato, mi aiuti a diffondere l’idea che dovremmo eliminare la funzione di sostituto d’imposta, come sta facendo da anni Giorgio Fidenato e il suo movimento libertario.
    Potrebbe essere l’inizio della valanga.
    saluti

  2. Anna scrive:

    @ Marco, admin
    quello che dici è vero, l’oligarchia tende a rigenerarsi (sono parassiti e se non c’è “igiene” e osservazione i parassiti tornano, avete presenti i pidocchi?). Ma siamo noi a permetterlo (per distrazione, per pigrizia, per egoismo) perchè non ci curiamo della pulizia.

    @ Riccardo
    leggerti è stato per me una gioia, mi hai capita perfettamente. Non scoraggiarti mai, non perdere mai la speranza e con te invito chiunque legga a non perdere la speranza, ma cercare soluzioni.
    Il potere, gli oligarchi hanno necessità che ci sentiamo deboli, hanno bisogno che ci sentiamo perdenti e così loro vinceranno.
    Ricordatevi sempre che sono dei poveri pezzenti che sono solo capaci di rubare, sono dei parassiti e noi possiamo trovare l’antiparassitario per sconfiggerli.
    Dopo averli sconfitti il lavoro non sarà finito, sarà solo l’inizio, altrimenti tornano e non bisogna mai accettare nessun favore dai parassiti altrimenti si attaccano e si nutrono di te finché non ti finiscono.

    Cultura, senso civico, partecipazione permanente. Dobbiamo cambiare deformare la forma che ci hanno dato.

  3. Riccardo scrive:

    Certo che è così. Lo so benissimo purtroppo.
    La trilaterale è il nostro vero governo ma ci sono cose che il grande pubblico non è in grado di assimilare. Non perchè non sia in grado di farlo ma perchè, in realtà, non vuole.
    La gente vuole continuare ad andare nella propria filiale bancaria di paese e vedere il direttore che sorride e dice che va tutto bene, vuole vedere il riepilogo dei goal in tv, per poi divertirsi in pizzeria con gli amici.
    Come si fa a non condividere le analisi del Marco….
    ma le persone come Anna hanno qualcosa che mi affascina moltissimo, hanno una visione prospettica della vita, una specie di ottimismo inevitabile che fa parte della sfera femminile. La tecnologia ha una tale velocità da spiazzare temporaneamente le oligarchie mondiali( guardiamo cosa succede nel nordafrica), anche se organizzatissime e scientificamente pianificate le think tanks della finanza mondiale temono l’ira del mansueto, o almeno mi piace pensarlo.
    La persona più ricca che io conosca è un settantenne di nome Mario, è così ricco che può permettersi di avere un frigo solo per conservarci le esche vive e tutte le mattine va a pescare nel grande Po.
    Cho lo sa che non sia più felice lui del presidente della BCE.
    ciao

  4. Eliseo Malorgio scrive:

    Gentile sig. Riccardo,
    In un interessante libro “Rivoluzioni e guerre”, di Antonella Randazzo, insegnante di filosofia, mi sembra all’universitá di Pavia, l’autrice, studiosa di storia e dei retroscena della storia ufficiale (che viene insegnata nelle scuole), viene a dire che le rivoluzioni, cominciando da quelle nate dall’illuminismo, istituirono sistemi solo apparentemente diversi dal precedente.
    Le rivoluzioni comuniste, dice la Randazzo, furono dirette da persone al servizio dell’oligarchia. Dopo le rivoluzioni si insediano nuovi governi in difesa del vecchio sistema.
    Le due guerre mondiali del secolo passato sarebbero in realtà un’azione contro rivoluzionaria, di repressione delle idee anarchiche la cui diffusione non piace a chi detiene il potere reale.
    “I rivoluzionari devono affrontare la malvagità e il despotismo di un’oligarchia che li disprezza ed é disposta ad uccidere per rimanere al potere.
    Il gruppo dominante, oggi, deve nascondersi e collocare in scena: governi, parlamenti, magistrature e mezzi di comunicazione addomesticati, finanziati, per poter continuare ad esercitare il suo opprimente totalitarismo, camuffato da democrazia.
    Sono argomenti trattati anche dall’ Avv. Della Luna nei suoi incantevoli articoli di economia politica e emissione monetaria.
    Ma il Suo commento, Sig Riccardo, denota una purezza di cuore e una nobiltà di intenzioni che merita il maggior rispetto.
    Cordialità e saluti.
    Eliseo

  5. Riccardo scrive:

    Ammetto che quando prende lo sconforto e poi leggi le parole di Anna, ti viene voglia di lottare.
    Ammetto anche che l’Avv. ha purtroppo ragione, ma bastano alcune centinaia di migliaia di Anne per ribaltare la situazione.
    Amici, non sottovalutate la potenza della gente.
    Quando il popolo si muove, non è arrestabile, anche se rincretinito dal panem et circensem, anche se rimbambito dalla tv, quando si incavola non si ferma più.
    Perciò, razionalmente convengo con le tesi del nostro avv. ma con il cuore sto con Anna e le mando un saluto.

    • admin scrive:

      A Riccardo: sì, quando si è mosso, il popolo non è sinora mai stato arrestabile (oggi forse la tecnologia consentirebbe di farlo). ma arrestare il popolo non serve: la struttura oligarchica della società non cambia mai.

  6. Anna scrive:

    Quello che resta da fare è solo la fuga? Per me, ad esempio, sarebbe impossibile sia economicamente che per i legami familiari e di amicizia che ho qui. Ma ammesso che sia possibile, per pochi fortunati, scappare, siamo certi che i padroni del mondo non si sveglieranno dopodomani mattina e decideranno di far crollare, non so, l’Australia o scatenare un’epidemia in Costa Rica?
    Ho appena letto un articolo dove si parla di un evento significativo di questi giorni, una sorta di “annessione” del Canada agli Usa, compiuto senza informare i cittadini.

    Tutto sommato i padroni del mondo sono 4 pezzenti, ladri, scaltri e manipolatori, ma sono pochi. Io penso che con le risorse che abbiamo in questo frangente potremmo fare qualcosa (e se servisse anche solo a creargli qualche noia sarebbe una grande soddisfazione questo passaggio in terra), ma il tempo stringe e prima o poi, entro breve faranno in modo di toglierci internet, faranno chiudere le case editrici indipendenti, faranno chiudere i siti, se non li fermiamo.
    Diffondere la conoscenza, farlo con calma, a piccoli passi anche con le persone che rifiutano (perchè conoscere questa realtà è doloroso e dopo 8 ore di lavoro le persone ignare vogliono distrarsi)

  7. Simone scrive:

    Panama e Costa Rica….

  8. anna scrive:

    Caro Marco e cari altri, allora non capisco cosa si consiglia di fare con questo articolo. Potete fare qualche esempio?
    Se conoscere la verità non ci porta a nessuna soluzione allora tanto vale ignorare. Se conoscere la verità ci porta a dover diventare consapevolmente complici di questa schifezza allora meglio ignorare.
    Emigrare? dove? la situazione è più o meno identica ovunque e a scalare faranno una strage ovunque. Scappare non serve.

    • admin scrive:

      Cara Anna, consiglio di riparare in paesi con risorse per lo sviluppo. Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Canada. Ma molto, nella scelta, dipende da fattori personali: patrimonio, competenze, età, gusti anche climatici.

  9. Simone scrive:

    La “produzione” vera si sposta altrove. Qui rimane un immenso capitale distribuito (più o meno…) tra la popolazione.
    Quale sarà il compito di politici, finanza, banche, e imprese connesse da qui a 10 anni? Fotterci quell’immenso capitale e reinvestirlo altrove. Nientaltro!
    Noi dovremo solo sgobbare e morire. O come suggerisce Della Luna, emigrare.
    Cosa che sto progettando molto seriamente.

  10. Riccardo scrive:

    Una volta un camionista serbo, laureato in economia, mi disse che il coperchio italiano non sarebbe saltato di lì a breve perche abbiamo ancora troppo denaro.
    Non aveva tutti i torti, il risparmio delle famiglie è nove volte il debito pubblico, peraltro molto discutibile nella sua composizione come il nostro avv. ben sa…
    Il nostro evidente declino e le nostre previsioni (sempre molto azzeccate del Della Luna) devono tener conto di questa variabile non piccola, il nostro immenso capitale diffuso, che è poi quello che ha tenuto credibili le nostre amate banche e gestibili i nostri disastrati conti, ovvero che tre quarti del debito lo dobbiamo a noi stessi.
    Mi sa che per il resto il relatore abbia comletamente ragione, e provo un pò di tenerezza per gli interventi che lo attaccano, perchè sento che, in fondo, sanno che ha ragione.
    Sto seriamente pensando di trasferire attività e casa in canton ticino.
    Vedremo.

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  12. Eliseo Malorgio scrive:

    Gentile sig. Admin,
    ovviamente la soluzione suggerita, (rivoluzione armata), non è nè preferibile nè probabilmente praticabile, visto il carattere degli italiani e visti gli orrori che hanno segnato le rivoluzioni della storia. Le mie esclamazioni, (da non prendersi alla lettera) sono solo una manifestazione di indignazione contro la condotta disonesta delle categorie menzionate, atti che gridano vendetta a Dio e agli uomini.
    L’Avv. Della Luna, in uno dei suoi superbi articoli, si chiedeva:
    Che fare? optare per: emigrazione, rivoluzione o secessione?
    Personalmente scelsi la prima alternativa.
    Cordialità e saluti. Eliseo M.

  13. Eliseo Malorgio scrive:

    I cittadini italiani non sanno ancora che le banche dispongono appena di una frazione minima del denaro che quelli credono di avere in deposito sui loro conti. Se avverrà una corsa agli sportelli, per ritirare i depositi, scopriranno che soltanto due su cento potranno ritirare i loro denari. Per gli altri: – cù cù, i soldi non ci son più! Potranno sempre fare come gli argentini nel 2001: andare in piazza e battere col mestolo sulle casseruole.
    La signora Anna si aspetta un’idea per risolvere questa realtà:
    Gliela do io la risposta:
    Mettere di fronte ad un “comitato de salute pubblica” i banchieri e i loro sottopanza: la classe politica italiana (i segretari di partito) e i magistrati, con i loro bellissimi paludamenti bizantini e le loro belle decorazioni fatte di fiocchetti e di striscie dorate.

    • admin scrive:

      Eliseo, e poi che farà il Comitato di Salute Pubblica? Confisca i loro beni e li condanna a morte?

  14. Robert scrive:

    cara anna non c’è nessun obbligo di aprire una web agency per scrivere articoli disinformativi : c’è gia’ l’informazione ufficiale per quello!

    Quanto ai suggerimenti che dovrebbe dare marco della luna: non ci sono soluzioni semplici ma individuali , lo scetticismo e la dura consapevolezza della realta’ che ci circonda sono solo la premessa per affrontarla ..

  15. anna scrive:

    Incredula, ho riletto e alla delusione si aggiunge immensa tristrezza.

    Marco, quali sarebbero le tue idee? aprire un’azienda che si occupa di dare manganellate ai poveretti? oppure aprire una web agency al soldo di qualche lobby affaristica scrivendo articoli disinformanti?

    non capisco, qualcosa mi sfugge, sarebbe consigliabile suggerire qualche idea per reagire a questo schifo

    • admin scrive:

      Mia buona Anna, non conosco possibili strumenti per intervenire nel senso che vorresti tu e, forse, anch’io. Lo schifo di ciò che pronostico non è maggiore dello schifo che già abbiamo. Alle giuste osservazioni di Robert aggiungo un consiglio: costituire una cooperativa per emigrare in modo organizzato e contrattato con il paese di destinazione.

  16. anna scrive:

    che delusione leggere questo articolo! pensavo di leggere qualche idea e non un quasi suggerimento di diventare complice degli aguzzini. come si può criticare il sistema partitocratico pensando poi di sopravvivere facendone parte.
    ci deve essere un modo per bloccare la catastrofe

  17. risotruce scrive:

    carissimo della luna,le porgo i complimenti per le sempre lucide analisi che ella porta ,che leggo sempre volentieri .
    in questa ultima il mio rammarico si esprime nella costatazione ,che lei dovrà pur riconoscere,che di fronte al disastro e al dolore che lei stesso preannuncia,sia molto meschino pensare a trovare un impiego che possa fruttare denaro,in mezzo alla disperazione degli eventi tragichi ,che abbiamo tutti davanti.
    eppur sa benissimo che la carta delle banche,
    lei mi insegna ,prima o dopo va insesorabilmente al suo vero valore intrinseco (0).
    di fronte a tale scenario disastroso ,riconoscerà,che moralmente è piuttosto mediocre, pensare a trovare nuove attività lucrative,ammesso pure che il nostro sistema attuale riesca a sopravvivere in qualche modo ,cosa che per me ,e per molti analisti di fama internazionale è cosa assai discutibile e improbabile ,perfino a tempi riavvicinati.
    non varrebbe forse la pena di battersi per ideali + alti?

    nati non foste a esser bruti,ma a inseguire virtude e conoscenza,disse qulacuno tempo fa’.

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  19. Robert scrive:

    per alfio : riguardo all’investimento in oro , invece che l’acquisto fisico di oro si potrebbe optare per un ETF indicizzato al prezzo dell’oro , in fondo in genre le azioni e gli ETF non rientrano nelle ‘patrimoniali’ (cosi come le stock options dei super manager…)

  20. Giuseppe da nocera (superiore) scrive:

    Sig. Della Luna,

    Germania e Francia hanno sempre trainato per la dittatura mondialista bancaria…..il problema è questo ed esigo una risposta seria. La Germania e la Francia l’asse franco-tedesco quello che conta in europa gli altri non contano assolutamente niente…….possono spendere nella spesa pubblica quello che vogliono senza rispettare i parametri di Mastricht….invece noi Italia piccola isola(molto lunga e diversa) dobbiamo rispettare i parametri dei conti pubblici…quindi per parlare di parassitismo “meridionale” in Germania le famiglie prendono dallo stato quasi il 60% ad Amburgo 900 euro mensili per non lavorare….invece in Calabria devono pagare per lavorare con il costo del denaro e del lavoro più alto d’Europa. La Francia ha l’economia più statalizzata d’Europa tutto a carico dello Stato. Come per la questione meridionale che sempre ha criticato il nostro “povero” sud in Veneto lo stato ha speso 300 volte di più che in Campania…..in questa regione non si sono costruite strade ponti le cose che servivano ad investire in cose produttive come avevano fatto i Borbone….ad esempio i Borbone avevano previsto che sotto il vesuvio doveva venire una grande area verde e così doveva restare invece il regno sabaudo ha fatto proliferare le costruzioni una città sotto il vesuvio????? Quella doveva essere una area verde per i turisti e basta. La Germania e la Francia può spendere quello che vuole invece l’Italia no deve rispettare i trattati…….loro possono fare quello che vogliono invece noi niente. Queste nazioni che io definerei vili e barbariche rappresentano in pieno delle città come Parigi Francoforte che sono la fortezza dell’aristocrazia del denaro(delle famiglie aristocratiche francesi e tedesche) poi hanno fatto i nazisti i peggiori danni alle popolazioni meridionali. Si credono superiori a tutti, invece non sanno che un giorno la loro civiltà finirà come è finito il regno delle due sicilie magna grecia e tante illustri civiltà.

    Sig. Della Luna il prossimo presidente della Francia sarà l’attuale presidente del Fondo Monetario Internazionale…….stia attento dai francesi.

  21. Alfio200 scrive:

    Suggerirei all’avvocato Della Luna un articolo su come salvare legalmente il proprio patrimonio.

    Per quel che riguarda gli immobili, c’è poco da fare, se non vendere e trasferirsi all’estero, cosa che non tutti possono fare.

    Quanto ai beni mobili (risparmi) prospetterei questa soluzione:

    trasferirli in una banca di un paese UE (Austria?). Si può fare, a patto di dichiararlo, ma il problema è che probabilmente questo non ci salverebbe da una patrimoniale: semplicemente dovremmo trasferire i soldi dell’imposta dalla banca estera all’Italia.

    La soluzione, a mio avviso, sarebbe acquistare oro (non tassabile) e metterlo nella cassetta di sicurezza della banca estera. Certo, c’è sempre il rischio di una discesa del medesimo, ma l’abilità starebbe nel “fiutare” con un certo anticipo la patrimoniale, cambiare la valuta in oro e passata la patrimoniale riconvertire l’oro in moneta.

    Altra soluzione, per i più abbienti: acquistare un immobile all’estero che penso non potrebbe essere tassato.

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