GENOCIDIO O DERATTIZZAZIONE?
Dal razzismo ontologico alla strategia di Trump
Il razzismo ontologico rappresenta la forma più radicale di discriminazione: non giudica l’altro per ciò che fa o per la cultura che esprime o per la fede che professa, ma per ciò che è nella sua natura profonda. In questo schema, la superiorità o l’inferiorità non sono circostanziali, ma immutabili, iscritte nell’ordine cosmico, nel sangue o nel patrimonio genetico o nella decisione divina.
Nel corso della storia, varie civiltà e culture hanno elaborato forme di antropologia o teologia ontologica per giustificare il proprio dominio.
La pole position spetterebbe di diritto, per ora, al Nazionalsocialismo, con la sua lotta contro gli Ungeziefer – gli esseri immondi di varie “razze”, ebrei in testa – ma andiamo in ordine cronologico.
La matrice teologica e metafisica
In queste visioni, l’inferiorità dell’altro è sancita dalla volontà divina, dal karma o dall’ordine cosmico. Non c’è conversione o assimilazione culturale che possa cancellarla.
La Limpieza de Sangre (Spagna dell’Inquisizione, XV-XVII sec.): È uno dei primi esempi storici di passaggio da una distinzione religiosa a una ontologica. Con i decreti di “purezza di sangue”, non bastava più essere cristiani: chi aveva antenati ebrei o musulmani possedeva una macchia “essenziale” nel sangue che la conversione e il battesimo non potevano lavare via.
La maledizione di Cam (esegesi segregazionista americana): In ambito cristiano protestante (soprattutto nel Sud degli Stati Uniti e nell’ideologia afrikaner dell’Apartheid in Sudafrica), una specifica rilettura del testo della Genesi (la “maledizione di Cam/Canaan”) venne usata per sostenere che le popolazioni di ceppo africano nero fossero ontologicamente destinate da Dio alla servitù perpetua.
Il sistema delle caste, la purezza rituale, gli stranieri (India): Sebbene il sistema dei varna (colori, caste: brahaman, kshatriya, vaisya) nascesse con funzioni sociali e cosmogoniche, la sua strutturazione nei testi codificati (come le Manusmṛti) ha attribuito a ciascun gruppo un livello di purezza o contaminazione ontologica legato al karma. I dalit (fuori casta) venivano considerati sorgente di contaminazione fisica e metafisica per la loro stessa natura corporale. Però tra le caste era possibile una mobilità discendente – ossia un brahamana poteva scendere al livello inferiore di kshatriya (guerriero o amministratore). I non indiani sono mleccha, e sono essi pure esclusi dai livelli di purezza. I brahmana non potevano, senza contaminarsi, lasciare l’India (Bharat) e recarsi in terre straniere. Quindi il razzismo si estendeva a una forma di “terrismo”.
La matrice biologica e pseudo-scientifica
Tra il XIX e il XX secolo, con il declino delle giustificazioni religiose, l’ontologia si è spostata dalla sfera dello spirito a quella della biologia, della craniometria e della genetica.
Il razzismo scientifico occidentale e il nazionalsocialismo: Joseph Arthur de Gobineau e Houston Stewart Chamberlain formularono l’idea che la storia umana fosse guidata dalla “purezza del sangue”. Nel nazismo, la distinzione tra “Ariani” (Übermenschen) e “subumani” (Untermenschen) divenne dogmatica e biologica: l’ebreo o il rom non erano nemici politici, ma agenti di contaminazione biologica dell’organismo statale – quindi andavano eliminati, ed era un’operazione non di genocidio, ma di igiene, di derattizzazione. Si praticava anche la facilitazione dell’aborto, che era proibito alle donne ariane, ma consentito, per esempio, alle polacche, siccome esseri inferiori, da ridurre numericamente per far posto (Lebensraum) al popolo germanico, il popolo dei padroni (das Herrenvolk). Però il regime hitleriano non esibiva al popolo tedesco gli atti e gli impianti di genocidio, gli autori materiali delle eliminazioni, del pari, non solevano farsi fotografare nell’atto omicida – probabilmente perché la dottrina razzista-genocida era recente in Germania e non era stata assimilata dal grosso della popolazione, in buona parte cristiana, la quale pertanto non avrebbe ben digerito ‘certe cose’.
L’ideologia del sangue Yamato (Yamato-minzoku nel Giappone imperialista): Durante il periodo Shōwa e la seconda guerra mondiale, la propaganda statale giapponese sviluppò la teoria della purezza della razza Yamato. Basata sul mito della discendenza divina della linea imperiale, la razza giapponese, discesa dagli stessi dei, veniva considerata ontologicamente superiore agli altri popoli asiatici (cinesi, coreani), destinati ad essere “guidati” come popoli inferiori, ma anche conquistati e in parte sterminati. Noti sono i massacri apertamente perpetrati dai militari nipponici nella guerra contro la Cina, soprattutto a Nanchino, dove, tra il 1937 e il 1938, uccisero circa 300.000 civili e stuprarono circa 50.000 donne. Alcuni di loro gareggiavano pubblicamente nell’uccidere il maggior numero di cinesi. Diversamente dai Tedeschi, i Giapponesi erano già tradizionalmente impregnati di razzismo. Nella seconda guerra mondiale, i giapponesi attuarono la medesima crudeltà razzista verso i prigionieri bianchi.
Dalla cultura alla biologia nel Sinocentrismo (Cina tardo-Qing e primo ‘900): Per secoli, il sinocentrismo (la distinzione Hu-Yi, cinesi vs. barbari) fu prevalentemente culturale: un “barbaro” poteva diventare cinese adottando i riti e la lingua. Tuttavia, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, intellettuali come Zou Rong o Liang Qichao integrarono le teorie razziali europee, trasformando l’identità Han in una categoria biologica fondata sulla “linea di sangue del Cavaliere Giallo” (Huangdi), contrapposta alle altre razze.
Il razzismo ontologico ebraico: Per completare il quadro delle concezioni ontologiche della storia e dell’umanità, il tema del razzismo o dell’essenzialismo ontologico nell’ambito del pensiero ebraico rappresenta un nodo complesso, in cui elementi di teologia, cabala e messianismo si intrecciano con l’idea di distinzione metafisica.
È necessario premettere che l’ebraismo rabbinico classico e le sue correnti maggioritarie hanno tradizionalmente interpretato l’elezione (Am Segullah, “popolo eletto”) in senso funzionale e vocazionale: non una superiorità di natura o di diritti, ma un surplus di doveri rituali e morali (i 613 precetti) rispetto ai soli 7 precetti noachici richiesti ai “gentili” (Goyim). Tuttavia, il matrimonio tra ebrei e gentili è fortemente scoraggiato (al contrario di quello tra le varie razze dei gentili) e, all’interno del corpus teologico e in particolare nella tradizione cabalistica ed esoterica, si sono sviluppate correnti che postulano una vera e propria differenza di natura (ontologica) tra l’anima ebraica e l’anima delle nazioni non ebraiche.
La distinzione delle anime e la tripartizione (Ilici, Psichici, Pneumatici)
Mentre la Torah e il Talmud contengono formulazioni sulla “separazione” del popolo di Israele, è con la Cabala (e in particolare con la codificazione medievale del Zohar) che la differenza tra ebrei e non ebrei assume un carattere cosmico e metafisico.
La natura dell’anima (Neshamah): In diverse formulazioni della Cabala (poi riprese da correnti chassidiche come il movimento Chabad-Lubavitch, in particolare nel testo fondativo Tanya di Rabbi Shneur Zalman di Liadi), si sostiene che l’anima dell’ebreo provenga direttamente da una sfera divina (Atziluth), possedendo una parte della sostanza stessa di Dio (Neshama Elohit).
L’anima delle nazioni: Al contrario, l’anima dei gentili viene descritta come proveniente dalle sfere inferiori o dalle Kliphot (i “gusci” o forze del caos e della materia), contrapposte alle Sephirot (sfere) della creazione. In questa prospettiva, l’essere umano non ebreo possiede un’anima vitale o animale (Nefesh HaBahamit), legata alla dimensione materiale, ma non un pneuma, uno spirito, la scintilla divina. E. come adeguandosi a questa antropologia giudaica, la Chiesa Cristiana Latina, col Concilio di Costantinopoli IV dell’869-870 d.C. (in particolare v. Canone 11), “tolse” il pneuma all’uomo.
L’influsso gnostico e la materia (Ilici): Questa tripartizione ricorda da vicino l’antropologia gnostica antica che suddivideva i tipi umani come segue:
Ilici (legati alla materia/terra): le creature non guidate dalla legge divina né dalla coscienza razionale.
Psichici (legati all’anima): gli uomini dotati di sensibilità ordinaria – i gentili, per il giudaismo.
Pneumatici (legati allo spirito): l’uomo illuminato dalla scintilla divina e, per il giudaismo, destinato a ricongiungersi con la fonte divina.
Nei testi israelitici, derivati dalla suaccennata visione gnostica, il gentile in quanto tale — a prescindere dal suo comportamento individuale — appartiene sul piano essenziale a un ordine di realtà inferiore solo psichico, rispetto all’ebreo, la cui essenza è considerata un “frammento di Dio dall’alto”, quindi è pneumatica. Ovviamente, questa non è la veduta della gnosi, che è di origine ellenistica, e da cui gli ebrei hanno attinto per formulare il loro esoterismo, ossia la kabala.
La missione speciale del Popolo Eletto: il Tikkun Olam
Il concetto di Tikkun Olam (“riparazione del mondo”) nasce nella Cabala lurianica (XVI secolo) con un significato strettamente cosmico.
La rottura dei vasi (Shevirat HaKelim): Secondo l’insegnamento di Isaac Luria, al momento della creazione la luce divina fu riversata in recipienti che non poterono trattenerla e si spezzarono. Le “scintille divine” (Nitzotzot) caddero intrappolate nella materia e nei gusci del male (Kliphot).
Il ruolo di Israele: L’ebreo ha la missione ontologica di adempiere ai precetti della Torah per “riscattare” ed estrarre queste scintille divine nascoste nel mondo materiale, ricomponendo l’unità originaria del cosmo e riportando Dio al Suo trono. In questa visione, le altre nazioni non possiedono gli strumenti teurgici (la Torah) per compiere questa elevazione spirituale, dipendendo quindi dal lavoro cosmico del popolo ebraico.
L’escatologia: sottomissione, redenzione o distruzione dei gentili
Nelle visioni apocalittiche e messianiche radicate in una lettura letterale ed essenzialista dei testi, la fine dei tempi (Acharit HaYamim) comporta una ridefinizione radicale dei rapporti di potere tra Israele e le nazioni.
Sottomissione ed elevazione delle nazioni giuste: Secondo una linea interpretativa profetica e Maimonidea (più universalista), nell’era messianica le nazioni riconosceranno l’unico Dio, abbandoneranno l’idolatria e serviranno da supporto morale e materiale al popolo eletto, affinché questo possa dedicarsi interamente alla conoscenza di Dio. I gentili giusti (Chsidei Umot HaOlam) avranno una parte nel mondo a venire (Olam HaBa), rimanendo comunque distinti e inferiori per statuto spirituale.
Distruzione delle Kliphot (le nazioni malvagie, Gog e Magog, Edom): Nelle visioni esoteriche più radicali e anti-gentili (sviluppatesi spesso come reazione alle persecuzioni, ai pogrom e all’Inquisizione subiti dagli ebrei nei secoli), le nazioni della terra incarnano la manifestazione storica delle Klihot, sono figlie della tenebra. Di conseguenza, la venuta del Messia e il compimento del Tikkun comportano l’annientamento metafisico delle forze del male e la sottomissione o distruzione di quei popoli che rifiutano la sovranità divina. E siccome queste dottrine e questi valori razzisti-genocidi hanno impregnato la mentalità ebraica per molti secoli, e sono pertanto state ben assimilate, diversamente di quanto accedeva col razzismo ariano in Germania, si spiega perché i militari e i coloni armati israeliani, a differenza dalle SS, si facciano filmare nell’atto di compiere “certe cose”, e poi postino i video, vantandosi: sanno che il loro popolo è ben disposto da secoli e secoli, analogamente a come lo era il popolo nipponico al tempo dei massacri compiuti in Cina dai suoi militari. Se io ti sento e ti penso come un essere non solo inferiore ma pure infestante, maligno, non provo remore nell’eliminarti, anzi me ne vanto e godo. Sto facendo pulizia, non genocidio.
Nota di contestualizzazione: Come per le altre tradizioni storiche, queste dottrine essenzialiste rappresentano specifiche correnti teologiche ed esoteriche (particolarmente vive in settori del chassidismo e del messianismo politico-religioso contemporaneo), controbilanciate nella storia dell’ebraismo da correnti universaliste che pongono l’accento sul fatto che ogni essere umano è creato B’Tselem Elohim (“a immagine e somiglianza di Dio”). Da tempo le correnti essenzialiste, messianico-talmudiche, sono quelle al potere.
E in ogni caso le sacre scritture – Antico Testamento, Talmud e scritti kabalistici – ribadiscono, nella loro escatologia, i principi essenzialisti, razzisti e genocidi suddetti, tanto che è corretto dire che le correnti universaliste, non razziste, siano dottrinalmente devianti.
Ad esempio: in Aggeo 2, 20-23, il profeta si rivolge direttamente a Zorobabele, governatore della Giudea e discendente della casata davidica. Contestualmente all’annuncio del giudizio divino sui poteri mondani, Dio promette il rovesciamento definitivo dei regni pagani che opprimono il popolo ebreo, prefigurando una dinamica di autodistruzione tra i nemici. L’oracolo recita:
«Rovescerò il trono dei regni e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni; rovescerò i carri e i loro aurighi; i cavalli e i loro cavalieri cadranno, ognuno per la spada del proprio fratello [in alcune traduzioni “l’uno per la spada dell’altro”]. In quel giorno — oracolo del Signore degli eserciti — io ti prenderò, o Zorobabele… e ti terrò come un anello da sigillo, perché io ti ho scelto». — Aggeo 2, 22-23
In questo passaggio Dio promette due cose fondamentali:
1-L’autodistruzione e il caos tra i “Gentili” (I nemici): è ciò che sta avvenendo oggi!
La frase “ognuno cadrà per la spada del suo fratello” (o del suo compagno) descrive la dissoluzione interna degli imperi non giudaici.
Il caos provvidenziale: Nella teologia bellica dell’Antico Testamento (che richiama episodi celebri come la vittoria di Gedeone sui Madianiti in Giudici 7, 22 o le profezie di Ezechiele 38, 21), Dio non interviene necessariamente colmando il baratro con le proprie mani, ma instillando il panico, la discordia e la paranoia tra i nemici, portandoli ad annientarsi a vicenda. Così è avvenuto e avviene nelle incessanti guerre tra popoli europei.
2-La caduta delle strutture di potere: I carri, i cavalli e i regni simboleggiano la forza militare ed economica delle nazioni. Il fatto che i fratelli guerrieri si uccidano tra loro segnala l’implosione delle alleanze umane di fronte all’irrompere della sovranità divina.
Oggi: Trump destabilizza le nazioni
Con quanto sopra, diviene forse abbastanza chiaro ciò che sta avvenendo ai nostri giorni, o perlomeno come lo vede l’escatologia sionista. Trump sta operando, oggettivamente, quasi come un messia (ebraico), per inverare tale escatologia, e in particolare lo scombussolamento delle nazioni, in quanto da un lato si sta accaparrando risorse petrolifere e di altre commodities, mentre dall’altro, mediante la guerra in Medio Oriente assieme a Israele, sta destabilizzando l’economia mondiale col privarla di un’importante fonte di energia, fertilizzanti ed elio mediante la chiusura degli stretti. In tal modo pare voglia rendere le altre potenze dipendenti dagli USA, per sottometterle politicamente, costringerle a usare il dollaro, a comperare prodotti USA e a “negoziare” sulle masse di debito pubblico statunitense che esse detengono. E’ una grande strategia per gli USA, tesa a risolvere tutti insieme i loro problemi di debito interno, debito estero, deindustrializzazione e dedollarizzazione – una strategia che però li pone come nemici del resto de mondo – escluso Israele. Infatti, l’escatologia giudaica, abbracciata da ampi settori della popolazione protestante, è funzionale al suddetto piano MAGA; e questo piano è a sua volta funzionale alla detta escatologia e al piano del Grande Israele, in quanto colpisce duramente chi lo ostacola – Iran in testa. E la autolesionistica condotta europea, soprattutto con la scelta di rompere con la Russia e privarsi delle sue materie prime a buon mercato, rendendosi così succube e dipendente da Washington, è perfettamente complementare e obbediente alla suddetta strategia di Trump, così come la guerra russo-ucraina, come tutte le guerre europee, sono funzionali alla profezia di Aggeo, in cui le nazioni gentili si sterminano fra di loro. E, mentre i regni delle genti sprofondano nel fratricidio e nell’anarchia, Dio fa una promessa diametralmente opposta a Zorobabele e, di riflesso, a Israele: l’Anello da Sigillo (Khotam). L’anello da sigillo era il simbolo della delega dell’autorità regia ed esecutiva. In Geremia (22, 24), Dio aveva “sfilato” l’anello dal re Ieconia, decretando l’Esilio e la fine momentanea della dinastia davidica. Con Aggeo, Dio promette di reinserire quell’anello al dito di Zorobabele, ripristinando l’elezione davidica e il patto messianico.
Il legame e con il tema dell’elezione ontologico-teologica è esplicito: in continuità con quanto analizzato in precedenza sull’escatologia ebraica e sulla distinzione tra Israele e le nazioni, la profezia di Aggeo offre un chiaro esempio di asimmetria escatologica: per le nazioni (i “Gentili”), il destino riservato dal giudizio divino è il disordine cosmico, la perdita della sovranità politica e l’autodistruzione bellica (“spada contro fratello”); mentre per l’Eletto (Zorobabele / Israele) il destino è la protezione, la centralità e l’investitura di un’autorità sacra regale, inamovibile.
24.07.27 Marco Della Luna