LIBERARE DALL’ODIO
Una proposta per risolvere alle radici il conflitto arabo-palestinese
Islamici e Israeliani mi paiono prigionieri di una spirale ascendente di ostilità che li danneggia entrambi, e danneggia pure noi. Minaccia addirittura di scatenare la Terza Guerra Mondiale!
Infatti, la fede / psicologia israelita, il mito costitutivo del popolo ebraico, sente e proclama che gli Ebrei sono il popolo eletto da Geova, superiore agli altri, avversato dagli altri, quindi deve difendersi proattivamente, finché non arriverà la guerra generale della fine dei tempi.
Questa grande guerra sarà vinta per intervento del Messia e di Geova, che renderà vana la superiorità numerica dei nemici (voi sentite oggi i loro predicatori promettere la rovina e la sottomissione di tutte le potenze della terra, anche di quelle amiche), e li annienterà una volta per tutte; sopravviveranno solo quei gentili, che si saranno schierati con Israele, ma diventeranno servi degli Ebrei, omologati al loro sistema, nel regno di Geova, che durerà mille anni.
Il forse-genocidio di Gaza (secondo me non tale), la ripulitura etnica della Cisgiordania, l’occupazione e lo spopolamento del Libano meridionale, etc. sono avvisaglie del venturo Grande Israele.
Questa mentalità ha sempre agito, da millenni, ma se ne parla adesso, poiché è caduto l’incanto etico che copriva e legittimava tutto ciò che dicevano e facevano. Essa è molto creduta e vissuta dai “fratelli maggiori”, e si traduce in atti politici e militari. Chiaramente, si è formata nel corso di una lunghissima e tremenda storia di lotte tribali-nomadiche, di deportazioni, di persecuzioni, di distruzioni, di diaspora, e ha il potere psicologico di dare un senso a tutta la vicenda di quel popolo, una identità e coesione interna, una percezione del proprio superiore valore, uno stimolo ad affermarsi e migliorarsi, una prospettiva meravigliosa per il futuro. Ma ha l’inconveniente di attirare effettivamente le ostilità degli altri popoli, che si vedono aggrediti – soprattutto di quelli circonvicini, ovviamente, i quali sono islamici, cioè cultori di una fede militante e aggressiva; ma anche dei popoli non arabi e non islamici, popoli che si sentono minacciati e disprezzati. Anche noi, se ci sentiremo minacciati o ricattati o infiltrati (dai servizi segreti), potremmo un giorno divenire ostili.
Insomma, il materiale esplosivo non manca, né mancano gli inneschi! Che bisogna fare, allora, per agire secondo morale?
Ovviamente e innanzitutto, bisogna scongiurare l’avverarsi dell’escatologia promessa al popolo eletto e per cui esso maggioritariamente opera, perché una guerra mondiale oggi sarebbe il Male Assoluto, il male nucleare, e perché si concluderebbe, realisticamente, col definitivo annientamento del popolo in questione. Non ne saranno molto felici, non ci benediranno per questo, ma dobbiamo impedire che si realizzi la loro promessa escatologica. Dio ci perdoni. E’ anche per il loro bene. Gli rammenteremo che il carteggio Pike-Mazzini preordina una Terza Guerra Mondiale in cui arabi ed ebrei si elimineranno reciprocamente.
Inoltre, dobbiamo liberare gli Israeliti (e i loro vicini) dalla suddetta spirale di sospetto, violenza e odio. Ma come?
Non certo eliminandoli dal mondo, come voleva Adolf Hitler – cosa che sarebbe sommamente svantaggiosa, perché comporterebbe la perdita dell’eccellenza intellettuale della specie umana; e sarebbe altresì impossibile, dato che essi sono dappertutto e in posizioni elitarie sia nella finanza che nella cultura.
Alcuni dicono che, sul piano psicologico, si potrebbe ‘analizzare’ freudianamente e liquidare così il loro complesso teologico-persecutorio – ma la vedo dura assai: il ‘paziente’ non ha coscienza di malattia, non accetterebbe un’alleanza terapeutica, e opporrebbe una accanita resistenza, arrivando forse ad ammazzare il dottore – altro che transfert terapeutico! Neanche una qualche tremenda delusione bellica potrebbe aiutare a ottenere disponibilità, perché ogni smacco rafforza il suo mito nazionale, come pure ogni successo. Del resto, anche la psicanalisi è congegnata così: ogni apparente insuccesso va interpretato come resistenza, quindi come conferma della teoria.
Sul piano teurgico, c’è chi pensa a una demolizione dell’egregore Geova, con vari mezzi, dall’esorcismo alla chiamata in campo di altri dei. Io non mi intendo di queste cose, e le lascio a chi le sa fare. Non mi azzardo ad entrare nel merito tecnico. Se volete, potete documentarvi per conto vostro – ovviamente, non attraverso Grok.
Sul piano spirituale, c’è chi pensa di liberarli dalla suddetta spirale (il complesso di essere sotto attacco quindi costretti ad attaccare, quindi attaccati per reazione), liberarli cioè dalla trappola dell’odio, semplicemente applicando la regola secondo cui il Male può essere rimediato solo dal Bene, quindi bisogna procedere inondandoli di amore, benedizioni e preghiere – rivolti sia a loro che ai loro nemici – fino a creare intorno a loro un campo di amore incondizionato, a trasmutare l’aggressività in carità, e ad aprire i loro cuori all’empatia, al desiderio di fratellanza, alla misericordia, alla comprensione. Questa mi sembra una via più realistica e fattibile.
Sul piano politico, invece, come sempre quando ci si trova di fronte a una polarizzazione, cioè a due gruppi che si combattono e si demonizzano mutuamente, si deve, come metodo, presumere che i due gruppi siano diretti e istigati da un terzo soggetto, manipolatore e beneficiario del conflitto: bisognerà quindi inquadrare quel soggetto e smascherarlo davanti all’opinione pubblica, e attaccarlo politicamente, e magari anche con azioni giudiziarie, di polizia o di commandos, fino a neutralizzarlo. Dove cercarlo? Innanzitutto tra coloro che hanno progettato, armato e finanziato la costituzione dello Stato Ebraico in quel modo (conquista violenta nel 1947 e ss.), inevitabilmente destinato a suscitare un conflitto permanente. Ma, ciò facendo, priveremmo un nobile popolo del suo mito che lo tiene eretto e unito da almeno trenta secoli. Non ce ne sarà riconoscente. Ci odierà. Però noi sapremo di avere agito per il Bene.
Ecco, io arrivo fino qua con le mie proposte. Spero che qualcuno ne abbia di migliori. E che tutti perdonino le mie licenze poetiche.
16.06.26
In fede,
Marco Della Luna