DOVE PORTANO QUESTE RIFORME

DOVE PORTANO QUESTE RIFORME Ci sono due linee di riforme “indispensabili per la crescita”. Linee convergenti. Pericolosamente. La prima linea è istituzionale-strutturale e sta producendo: -svuotamento dei poteri e dell’autonomia degli Stati nazionali parlamentari -concentrazione dei poteri politici in organismi sovrannazionali -isolamento tecnocratico degli organismi decidenti -soprattutto, indipendenza e gestione autoreferenziale delle banche centrali e della politica monetaria -riduzione della partecipazione e dell’influenza democratiche sugli organismi decidenti -riduzione della trasparenza, della responsabilità, della controllabilità degli organismi decidenti -riduzione della conoscibilità dei loro obiettivi di medio e lungo termine e degli effetti di medio e lungo termine delle loro decisioni. Queste caratteristiche (votate da quasi tutto il parlamento, perché comportano la blindatura della partitocrazia contro la società civile) sono marcatamente proprie soprattutto dell’UE: quasi tutto il potere, e tutto il potere legislativo, sono in mano ad organismi non elettivi, non responsabili, non trasparenti, burocratici, intergovernativi. L’unico organo elettivo, cioè il parlamento, ha poteri limitati, che preferisce non esercitare (non ha mai costretto la Commissione a un rendiconto), e la sua natura di cagnolino da passeggio è stata evidenziata da come è stato fatto votare il nuovo presidente dell’UE: era ammesso un solo candidato – Juncker – e il voto era segreto. Per giunta, nessun […]

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