NUOVO LIBRO: SBANKITALIA – INTERVISTA DI LUIGI TEDESCHI

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Sbankitalia locandina 

Luigi Tedeschi, esperto di finanza e direttore di Italicum, intervista Marco Della Luna, autore del saggio SBANKITALIA, sulla criminale strategia di firoma del sistema bancario italiano portata avanti dai potentati europei attraverso la partitocrazia italiana e culminata nella vergognosa riforma della Banca d’Italia nello scorso inverno.

1. Gli accordi Ecofin di fine dicembre 2013, che prevedono la devoluzione delle funzioni di vigilanza bancaria alla BCE, il cui intento ufficiale sarebbe quello di rafforzare la capitalizzazione del sistema finanziario, al fine di scongiurare i rischi di default emersi all’indomani della crisi del 2008, in realtà rappresentano un ulteriore rafforzamento del sistema bancario centrale europeo, a danno degli stati e delle banche più deboli. Tra l’altro, verranno sottoposti a stress test i titoli del debito pubblico degli stati. In realtà il coefficiente di rischio del debito pubblico è quasi nullo. I titoli pubblici vengono acquistati e restituiti dalle banche alla scadenza allo stesso valore. Variazioni possono verificarsi solo se i titoli vengano alienati prima della scadenza, ai valori di mercato. Tali stress test di per sé aumentano artificialmente il coefficiente di rischio e quindi tale procedura, potrebbe distogliere gli investitori dall’acquisto dei titoli pubblici dell’area euro, con relativo aggravio degli interessi sul debito degli stati. Le nuove procedure di vigilanza sono particolarmente perniciose per gli stati più deboli, che, con gli evidenti segnali di deflazione manifestatisi recentemente, vedono aggravarsi la loro situazione debitoria, indipendentemente dai ribassi dello spread. Nell’ambito bancario invece, vengono penalizzate specialmente le banche locali (popolari, cooperative ecc.), che esercitano il credito a breve, in quanto sottocapitalizzate ai sensi dei principi di verifica degli stress test. Vengono quindi penalizzati gli istituti che esercitano il credito verso la piccola e media impresa e i privati, in quanto dette banche incontreranno maggiori difficoltà nell’erogare il credito, dovendo effettuare gravosi accantonamenti a fronte delle concessioni dei prestiti. Non è questo accordo una ulteriore fase del processo di dissolvimento della economia reale a favore della economia finanziaria? R.: Certamente. La fase precedente era una fase di capitalismo finanziario, in cui il settore produttivo dell’economia era dominato dalla finanza e dalla sua logica budgetista, con tagli a investimenti, innovazione, impiantistica, formazione, e puntava alla massimizzazione della rendita del capitale. Ora, come spiega Nino Galloni, siamo entrati in una nuova fase, quella del capitalismo ultrafinanziario, in cui la finanza si interessa solo di sé, di congegnare, moltiplicare e collocare titoli prescindenti da qualsivoglia sottostante reale, e di riconfezionarli spacciandoli con nuove forme derivate quando entrano in crisi, e ultimamente di far intervenire, con enormi creazioni di denaro fresco, la banca centrale di emissione per assorbirli quando proprio divengono improponibili (cash for trash, q.e., ltro) e quando bisogna rifinanziare le banche destabilizzate dagli azzardi di chi le maneggia. Tutto questo senza curarsi del finanziamento dell’economia reale e di salvaguardare l’occupazione e il pil. 2. Nel libro, viene qualificato il neoliberismo come falso liberismo. Infatti, non rientra nelle dottrine economiche liberiste e nella visione liberale della società il regime monopolistico delle banche centrali, l’asservimento dei poteri pubblici e delle istituzioni ad enti finanziari privati, la stessa adozione di una moneta unica in aperta violazione delle leggi di mercato. In realtà, a mio avviso stiamo assistendo ad una realizzazione in forma compiuta di quelli che erano i fondamenti ideologici ed economici della società liberale cosmopolita idealizzata nel ‘700. Il liberismo economico e la società capitalistica si basano su un presupposto indiscutibile, intrascendibile, irriformabile: la forma merce. Vale a dire che la società sussiste in quanto tutte le azioni umane, economiche e non, sono suscettibili di valutazione economica. Pertanto, è l’homo hoeconomicus il demiurgo del progresso, poiché, secondo un falso dogma ideologico, esiterebbe una perfetta corrispondenza tra l’utilità dell’individuo e il bene comune. Le dottrine economiche liberiste si sono rivelate dogmi ideologici indimostrabili. E’ falso infatti affermare che il libero mercato determina la migliore allocazione delle risorse: la logica della massimizzazione del profitto impedisce spesso lo sviluppo della ricerca scientifica e la crescita economica. La concorrenza non si svolge mai in condizioni paritarie, ma opera una selezione darwiniana tra i concorrenti. Il libero mercato comporta, come esito finale, prima oligopolio e poi il monopolio. Quest’ultimo non genera ricchezza, né profitti subordinati al rischio, ma rendite finanziarie. A mio avviso non esiste liberismo e pseudo liberismo, perché la sua genesi è unitaria e oggi stiamo vivendo la fase terminale di un processo univoco. L’emergere della global class non ci induce a ritenere che sia falsa l’identificazione del liberismo con il progresso, dato che esso conduce ad una stratificazione della società tipica delle epoche premoderne? R.: Concordo. Il libero mercato non esiste, perché non ne esistono le condizioni basilari, come la trasparenza e la neutralità delle istituzioni. Inoltre le risorse più importanti sono detenute da cartelli: moneta, credito, prodotti energetici, materie prime. Anche se esistesse, non è affatto provato che produrrebbe i risultati promessi dalla teoria, ossia la prevenzione/cura delle crisi, la piena occupazione dei fattori, l’ottimale allocazione di risorse e redditi, la massimizzazione della ricchezza prodotta. In ogni caso, la teoria dei mercati efficienti si riferisce – attenzione! – ai mercati dell’economia reale, mentre noi siamo sottoposti a un mercato di economia finanziaria, speculativa, che guadagna sull’ampiezza e frequenza delle variazioni, quindi proprio sulle crisi, prescindendo dalla produzione. I personaggi istituzionali che predicano la conformazione al mercato sono mistificatori e nemici pubblici. Ovviamente tanto questo liberismo dichiarato, quanto lo pseudoliberismo praticato con la socializzazione delle perdite da azzardo o pirateria finanziaria, non porta a un progresso complessivo della società, ma sicuramente apportano vantaggi a coloro che li impongono alla collettività. 3. La problematica legata alla recente rivalutazione del capitale di Bankitalia, con conseguente devoluzione delle azioni rivalutate al patrimonio delle banche / enti privati soci della banca centrale per 7,5 miliardi di euro, è un evento significativo del processo di smantellamento degli stati perpetrato mediante l’appropriazione e l’assoggettamento delle istituzioni politiche degli stati alle holding finanziarie. Le istituzioni politiche avrebbero potuto e dovuto operare diversamente, e le proposte in tal senso mesi fa non mancavano. Si sarebbe dovuto infatti effettuare la rivalutazione delle nostre riserve auree in possesso della Banca d’Italia. Tale misura, date le attuali alte quotazioni dell’oro avrebbe potuto generare nuova liquidità e determinare un decremento del debito pubblico. La tassazione delle plusvalenze avrebbe potuto fornire alla Cassa Depositi e Prestiti le risorse necessarie per acquistare la maggioranza delle azioni di Bankitalia, che sarebbe tornata ad essere banca centrale dello stato. Le banche private, già azioniste, attraverso i profitti ricavati dalla cessione delle partecipazioni in Bankitalia, avrebbero incrementato i loro patrimoni e quindi avrebbero potuto disporre dei capitali necessari per erogare credito alle imprese e contribuire al rilancio della produzione. Tuttavia, tale strategia si rivela irrealizzabile perché non tiene conto del fatto che, essendo Bankitalia una banca centrale privata proprietaria delle riserva auree italiane, questa potrebbe non consentirne la cessione. L’Italia, disponendo di 2.451 tonnellate di riserve auree è al terzo posto nel mondo dopo USA e Germania. La quotazione dell’oro, a fronte della volatilità finanziaria e della crisi economica, si è costantemente incrementata. Tutti i paesi del mondo industriale (la Cina in primis), si affannano a ricostituire le loro riserve auree. In Europa la Germania invece invita l’Italia a cedere le sue ultime industrie strategiche detenute dallo stato, oppure a vendere le proprie riserve auree per risanare il debito pubblico. L’Italia può reagire a tale azione ricattatoria della Germania solo restituendo allo stato la sua banca centrale, già espropriata a seguito della dissennata privatizzazione del sistema bancario. La rivalutazione del capitale di Bankitalia, visibilmente incostituzionale e fraudolenta, si inserisce nel processo di privatizzazione dell’economia, delle istituzioni statuali, dei rapporti sociali, proprio della società globalizzata. Ma come mai a questa liberalizzazione globale, non fa riscontro uno stato minimo, prossimo alla sua utopica scomparsa, ma un super – stato oligarchico che abroga di fatto gli ordinamenti democratici? R.: Nessuno prova più a riorganizzare uno Stato italiano, o una legalità costituzionale, perché oramai è provato e chiaro a tutti che l’Italia non funziona, non è vitale. L’unica cosa da fare è saccheggiare quanto rimane di buono in termini di risorse, aziende, mercati, nel sistema-paese, mentre si tira avanti consumando col fisco il risparmio, ad esaurimento. Ed è appunto questo che sta facendo la buro-partitocrazia come per conto della grande finanza straniera. L’Italia non funziona perché è un assemblaggio di nazioni e aree economiche e culturali molto diverse tra loro e che tra loro non hanno mai legato, anzi le differenze e le disfunzioni sono state amplificate dalle politiche di convergenza (trasferimenti e spesa assistenziale). 4. Hai ben illustrato nel libro la genesi, l’evoluzione storica e delineato i possibili sviluppi del capitalismo finanziario oggi dominante. La trasformazione epocale del capitalismo produttivo in capitalismo finanziario ebbe luogo negli anni ’70. In quegli anni, questa evoluzione avvenne sul presupposto che l’economia produttiva evidenziava scarsa crescita e decremento dei profitti, paventandosi una saturazione dei mercati. Il liberismo, oltre a fondarsi su equilibri di mercato astratti e mai verificabili nella realtà, non conosce il naturale principio della saturazione dei bisogni e dei consumi. Il liberismo presuppone illimitato sviluppo della produzione e del consumo. Occorre tuttavia rilevare che il capitalismo ha potuto nascere e svilupparsi sulla base di ordinamenti statuali in cui fino a pochi decenni fa sono sopravvissuti valori comunitari che gli hanno fornito una base etica, che gli hanno assicurato la necessaria coesione sociale, che hanno consentito di rimediare agli squilibri economici mediante misure di redistribuzione del reddito, che, attraverso lo stato sociale hanno garantito in misura sostanziale un equilibrio tra le classi sociali. Il liberismo finanziario inauguratosi con la Thatcher e Regan, ha potuto sussistere se e nella misura in cui gli stati hanno fatto fronte alle crisi da esso stesso generate, con relativo danno dei contribuenti. Oggi gli stati sono stati spogliati in larga misura della loro sovranità politica, il debito assorbe le loro risorse, le finanze pubbliche sono in molti paesi prossime al default, i popoli sono divenuti masse deprivate, oltre che dei loro diritti fondamentali, anche del lavoro stabile e della sicurezza sociale, possono generare un malcontento difficilmente controllabile. Un capitalismo finanziario cui manchi il sostegno degli stati e non riesca a realizzare un livello di produzione e consumo che possa assicurarne lo sviluppo è prossimo alla fine? O forse sussiste ancora perché ad esso mancano avversari politici adeguati? R.: Riesce a persistere proprio separandosi dall’umanità reale, dal piano dei bisogni e dei consumi, facendosi autoreferenziale e autosostentandosi attraverso la strumentalizzazione delle banche centrali e del fisco degli stati: decine di migliaia di miliardi di dollari prodotti per sostenere il mercato dei titoli derivati, in un mondo caratterizzato dalla presenza di una ricchezza contabilizzata ma irreale, consistente in milioni di miliardi di tali titoli. Per quando folle, il capitalismo ultrafinanziario non può avere consistenti avversarsi politici, perché, essendo capace di produrre moneta spendibile più di ogni altro sistema economico, può comperarsi il consenso di ogni organizzazione; inoltre, avendo la capacità di indebitare e destabilizzare finanziariamente ogni governo che gli si opponga, vince col ricatto ogni resistenza istituzionale. E’ probabile che stia marciando verso la sua fine, perché instaura un ambiente morale, sociale, giuridico incompatibile con la sana vita dell’essere umano. Ma è anche vero che l’essere umano può competere degnamente coi topi nell’adattarsi alle condizioni di vita più grame.

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5 risposte a NUOVO LIBRO: SBANKITALIA – INTERVISTA DI LUIGI TEDESCHI

  1. ahfesa scrive:

    Caro avvocato,

    E carissimi e rarefatti lettori (sempre che ce ne siano ancora) il Popolo Sovrano (e magari ancora di più bue) ha parlato. Renzi e l`Europa hanno stravinto, il Grillo é disfatto e Berlusconi, ingalerato (ed ancor più ingalerando nel prossimo futuro) ridotto ad un nullatenente della politica. E magari anche ad un nullatenente e basta tra un po`di tempo. Curiosamente se la passano bene proprio quelli che le urne hanno punito di più, ovvero gli Angelini, che pur avendo ottenuto un risultato spaventoso, hanno poi di fatto (i capi ovviamente) salvato prebende e regalie. Almeno fino a quando Re Giorgio non si accorgerà che la volontà popolare va ascoltata (soprattutto quando dice cose molto piacevoli) ed indirà nuove elezioni che incoroneranno il Novello Magnifico, spedendo alla discarica gli Angelini con il loro ex mentore, che magari sarà già o in comodo esilio bananas, o in meno comoda villeggiatura. Dignitosa invece la prestazione della Lega, che fino alla prossima scarica di paghette e processi, si avvia ad essere (magro affare, ma meglio che niente) la sola opposizione vera presente in parlamento. Opposizione e basta beninteso, perchè oramai non conta più nulla. Ed i Montiani. Europeisti per eccellenza ? Nessun problema, benchè asfaltati dalle urne (anche per la semplice ragione che l`ambiziossimo Renzi mica può permettersi un altezzoso Monti) avranno lucrose prebende ed importanti cariche nel Nuovo Ordine. E tanto il capestro fiscale da loro ben congegnato resta in vigore. Quanto al popolo bue, passata la festa gustando salamelle e eurovino (a polverine) pagato da lui stesso come caviale e champagne, si accorgerà che i conti non tornano, come sempre, e l`Europa chiede nuove mungiture e punizioni sui soliti, per garantire un sempre più lontano e nebuloso futuro di eurocuccagna. Ovvero cuccagna subito per i capi tedeschi e loro inservienti, cuccagna futura per tutti gli altri. Ma per adesso cinghia, silenzio umile e deferente e votare giusto. Invece per i copiosi extracomunitari, spece se abusivi ed indigenti é un buon giorno, perchè il corroborato governo, non più trattenuto da fronde interne, corrisponderà loro adeguate prebende e favori, sempre a spese del popolo bue. E ciò non per convinzione, ma in ossequio alle cogenti disposizioni europee. Quanto alla sbandierata possibilità di « cambiare l`Europa » o di picchiar pugni sul tavolo, senza la cassa in mano, con un oceano di debiti, e con sempre più stringenti vincoli legislativi, ognuno vede come andrà a finire.

    Ma così é ed appunto il popolo ha parlato. Restano però dei piccoli dettagli. Prima cosa, non é vero che il PD abbia il 41% dei voti, ma solo la metà e ciò perchè appunto metà del corpo elettorale é stato a casa. E ciò molto dice sull` euroentusiamo del popolo bue. Poi verissimo che si faranno le « riforme » che permetteranno al predetto 20-30% (ottimista) dei reali consensi di governare per autocrazia, ma i problemi restano ed anzi l`obbedienza germanica li aggrava ogni giorno. Ed é infine curioso notare una similitudine storica. Difatti negli anni 30 tutti i popoli europei, anche andando contro alla cogente volontà dei loro governanti, hanno cercato di manifestare la loro opposizione a governi dittatoriali di ogni colore, ed alla loro egemonia imperialsta, come a governanti acquiescenti agli stessi. Fino a dover giungere a dover prendere le armi per difendere quello che i loro capi precendenti non erano stati capaci di salvaguardare piegandosi ai dittatori. Curiosamente sempre dittatori di matrice teutonica, sia pure con personaggi ed attitudini molto meno presentabili.
    Unica eccezione i popoli spagnolo ed italiano. Il primo ha fatto una guerra civile che ha consegnato il paese a Franco per 45 anni. Da noi invece l`adesione al fascismo, nonostante tutti vedessero come fosse un regime di cartapesta, é sostanzialmente aumentata, dando universale e vero consenso alla demenziale guerra coloniale etiopica, con il successivo « Impero » da burla che difatti in meno di 5 anni si é disciolto al sole. Come pure né la monarchia, che ancora aveva mezzi e prestigio, né le classi dirigenti, non parliamo del popolo bue che si credeva retto da chi « aveva sempre ragione », hanno frapposto la minima obbiezione alla rovinosa entrata in guerra del paese a fianco dei tedeschi. Anzi ci hanno creduto fino a quando, disingannati, hanno dovuto ricorrere ad un ancora più rovinoso disonore, per cavarsi dalla situazione senza uscita. Ed a pagare é sempre stato il popolo bue. Non vorrei che il Novello Magnifico, credendosi – come l`antesignano delle romagne – un padreterno – ci mettesse sulla stessa strada.

  2. ahfesa scrive:

    Caro sig. Giovanni,

    Temo lei non consideri alcuni semplici fatti.

    Premessa. I nostri capi hanno aderito all`euro non perchè convinti che fosse il bene dell`Italia, ma per furbizia e malafede. Difatti I sottoscrittori furono volponi del calibro di De Michelis, Prodi, Ciampi, ben supportati da Craxi, Monti ed anche Berlusconi. Quindi gente sgamata e coi denti aguzzi. Il succo dell`illusione era che aggregandosi “alla pari” al club dei “ricchi” (magari con quei trucchi contabili che adesso a noi contribuenti fanno pagare ad usura) si sarebbe fatto pagare agli incauti e danarosi nordeuropei tutte le nostre inefficienze pregresse, salvando poltrone e prebende dei predetti nostri capi furbastri ed in più assicurandosi una vacca perenne da mungere a piacere per continuare a far I ricchi a tempo indefinito coi soldi degli altri. Peccato che cotale sicumera non fosse supportata da deterrenti nucleari, scudi spaziali, demografie miliardarie, risorse naturali relativamente illimitate. Esattamente come fanno USA e Cina che in forza di ciò dettano legge ai propri sudditi. Noi invece avevamo solo chiacchiere frodi e furfanti camuffati da statisti. Così I tedeschi con l`appoggio USA ci hanno inchiodato al capestro, trasformandoci da mungitori in munti. E ben ci sta perché la cosa non era poi così difficile da immaginare.
    Ora ammesso e non concesso che ci fosse possible liberarci dall`eurocapesto I benefici per noi senza potere sono evidenti. Tanto evidenti che I sostenitori dell`eurocuccagna hanno gelosa cura di occultarli per continuare a spremere I soliti schiavi.
    Difatti nessuno parla di “ripudio” del debito pubblico, ma come le ho già detto la sovranità monetaria permette di gestire il suo servizio secondo gli interessi dell`emittente, ovvero del popolo italiano e non degli eurobanchieri o equivalenti carpet-baggers usa. Tanto interessati che curiosamente offrono cariche lucrosissime ai nostri ex ministri dopo che ci hanno spremuti a loro favore. Ed essendo noi in grado di pagare con la nostra sovrana moneta, non possiamo certo “stamparla” come lo Zimbabwe, ma possiamo negoziare. E ben sicuri di essere attentamente ascoltati, perchè il nostro fallimento punitivo avrebbe conseguenze spaventose sui nostri prepotenti creditori, che, non dimentichiamolo mai, sono ricchi solo di carta straccia che spacciano come cosa di valore in base a leggi sempre di carta che son sempre loro a fare. Ed anche la mia domestica che non ha finito la scuola dell`obbligo ha capito subito e benissimo che Berlusconi é stato fatto fuori come un qualsiasi governante bananas quando non ubbidisce più e potrebbe creare grossi problemi ai suoi ex padroni, magari anche facendo gli interessi suoi oltre che dei suoi concittadini. E questo mica per difendere Berlusconi che é e resta un furfante.
    E neppure nessuno deve credere che l`uscita dall`euro sia il ristabilimento della cuccagna consociativa che in 30 anni ci ha rovinato. Nossignore vorrà sempre dire sacrifici e certa regressione del tenore di vita. Ma a far I sacrifici saremo tutti (almeno con umana approssimazione) non potendo più I nostri capi appoggiarsi alla baionette straniere per comandare. E quanto risparmieremo o spenderemo sarà a nostro beneficio esclusivo, non carpito mediante brutali capstri politico-finaziari da esosi creditori stranieri. La colossale menzogna che ci gabellano I tecnocrati lobbisti di Bruxelles, Berlino e Washington é che il loro interesse (camuffato da quello dell`UE) sia anche il nostro. NON È VERO. E difatti va per noi contribuenti sempre peggio, tanto che adesso per far quadrare I sempre più sbilenchi e bancarottieri conti si deve ricorrere al computo delle marchette fatte in nero e gestite da criminali organizzati.
    Ma leviamoci le fette di mortadella dagli occhi per piacere! Son talmente farabutti che credono loro stessi alle loro balle e le sparano oramai troppo grosse.
    Infine guardi che il dr. Passera E R A un banchiere. Ora temo, risparmi a parte, conti meno di noialtri. Tanto che oramai confonde I programmi elettorali con le barzellette obsolete.

  3. ahfesa scrive:

    Guardi che sarà il clima elettorale ma i commenti spariscono.

  4. ahfesa scrive:

    Caro avvocato,

    Illustri lettori, tra poco anche elettori votandi e sodomizzandi a piacere indipendentemente dalle inclinazioni sessuali, permettetemi un`osservazione tranchant : lo scritto dell`avvocato si riduce ad un esercizio da educanda del primo anno rispetto all`esilerante trovata odierna dei pasciuti arcicapi di Bruxelles. Difatti quando l`ho appresa, ho anch`io da ingenuo pensato ad uno scherzo, oppure ad una trovata dei grilliti o di folkloristici euroscettici. Neppure Renzo Bossi il Pluribocciato, archetipo del populismo becero e fraudolento sarebbe arrivato a tanto. Ed invece é tutto vero, corroborato persino (con un po` vergogna mediatica) dalla Pravda della Berlinguer.
    Ovvero nelle nuove statistiche europee di computo dei fondamentali dell`economia e del PIL, già fasulle e taroccate come una banconota da 125 euri, entreranno anche i proventi di attività illegali e fraudolente, quali prostituzione abusiva, contrabbando incluso quello di umani, commercio di stupefacenti , gioco d`azzardo illegale, usura, riciclaggio, commissioni lobbistiche in nero. Come pure gli armamenti (chimici e batteriologici e naturalmente nucleari inclusi) non sono più considerati costi intermedi, ma « investimenti » come i BOT.
    Ora senza essere Solone, né Salomone, credo che l`equiparare i proventi leciti a quelli seriamente illegali sia quantomeno discutibile dal punto di vista morale e giuridico. Come se le banche legalmente costituite dovessero ufficialmente fare credito ai ricettatori sulla base del loro magazzino di refurtiva. O sulla stessa strada, solo un po`oltre, come ai bei tempi andati del precedente Reich, quando le protesi dentarie dei subumani, dopo il trattamento speciale, con facile intervento necroforico, diventavano regolari e rispettabili riserve valutarie. Tanto che, debitamente trasformate e ripulite, stanno ancora oggi in certi altrettanto rispettabilissimi forzieri.
    Ma turandosi a forza ogni orifizio per sopportare l`insopportabile sorge un primo problema contabile : se già é difficile quantificare correttamente il lecito come si farà con l`illegale ? Si domanderà ai cartelli della droga di dichiarare (in via confidenziale ed esentasse ovviamente e senza né FACTA né OCSE) il giro di affari ed il ricarico ? Oppure si andrà per « induzione « empirica ? Certo che noi siamo ben messi e ci avviamo a ridiventare una potenza mondiale, almeno a numeri. E naturalmente questa proficua lievitazione farà di colpo rientrare in canonici parametri sistemi traballanti ed al limite del collasso. Resta però il piccolo dettaglio che i proventi leciti di solito sono destinati ad altre attività lecite, mentre quelli illegali vanno in maggiornaza a finanziare altre illegalità, che ovviamente non sono a profitto dei contribuenti onesti, anzi li opprimono ancora di più. E giusto in tema fiscale vi sarà una favolosa riduzione della pressione quantitativa percentuale. Ovviamente solo statistica. E ciò per la planare ragione che aumentando il PIL a parità di gettito la percentuale impositiva per aritmetica decresce. Peccato che sempre per definizione il legale paga le tasse, mentre l`illegale no e quindi il contribuente resta cornuto e mazziato come prima. Ma per eurostatistica virtuale paga di meno. E non solo. Se oggi prima del giochetto la pressione sempre fasulla é il 44% (il 70 sugli onesti), poi per la trovata scenderà che so al 30 % o magari meno a seconda della manipolazione « empirica ». E qualcuno, tipo il simpatico Schulz, dirà che se il popolo bue prima sopportava il 44 adesso dal 30 potrebbe benissimo arrivare al 38% e quindi nuove tasse. Ovvio che il fatto che il PIL illegale non paga, sfugge « di diritto » al saggio eurotassatore. E quindi altre legnate per i soliti, che pure dovranno essere eurocontenti.
    Eh sì siamo tornati in pieno ancien régime, quando dovendo nominare (fatto vero citato da Dumas padre) il bibliotecario capo del buon re Luigi XVI, il di lui fratello, conte d`Artois, futuro re Carlo X, raccomandò un suo conoscente analfabeta. E quando il barone di Bretueil, ministro della real casa, che doveva firmare la nomina ebbe ad obbiettare (con deferenza) gli fu risposto che la nomina era un atto di fine politica, obbligando il nominato (forse) ad alfabetizzarsi per poter adempiere al suo incarico. Tutti poi sanno che fine fece il buon re Luigi e suo fratello Carlo. Ahiomamma !! Votate giusto domenica perchè non c`é più ritegno nella vergogna !

  5. Giovanni V. scrive:

    Caro Avvocato!

    Quei pochi (ahimé) che leggono i suoi illuminanti libri in tema di Signoraggio sanno come e perché si è formato il debito Pubblico.

    Ma la domanda è: come uscirne?

    E’ veramente possibile ripudiare un debito pregresso di siffatta dimensione, come si fa in genere quando si cancella un numero su un documento digitale?

    Oppure liberarsene stampando moneta, una volta usciti dall’Euro?

    Qua dicono che non è possibile:

    http://www.lavoce.info/conseguenze-ripudio-debito

    Lei come risponderebbe a tale obiezione?

    Per il resto c’è poco da fidarsi di tutti, GRILLO compreso!

    Dietro Renzi c’è MPS, Bazoli, Profumo etc…

    B è sotto ricatto e ora ha bisogno dell’Europa come il pane anche in vista della sua revisione di condanna presso la Corte di Strasburgo.

    E il finto capopopolo GRILLO dopo un anno di Governo MONTI (ex Goldman Sachs – Bilderberg) disse di non essere contrario ad un Governo tecnico a guida PASSERA, ovvero un altro Governo di gra$$i Banchieri….

    Mentre nell’agosto 2010 disse quanto segue:

    “Una soluzione per guadare la melma in cui siamo immersi è un governo tecnico di durata sufficiente a mettere, per quanto si può, sotto controllo il debito pubblico che sta esplodendo nel silenzio generale, per ridare la scelta del candidato agli elettori, per eliminare i rimborsi elettorali ai partiti, nel rispetto del referendum, e per fare una legge sul conflitto di interessi che elimini alla radice il problema Berlusconi”

    http://www.repubblica.it/politica/2010/08/02/news/beppe_grillo_ci_presentiamo_alle_politiche-6012803/

    MOVIMENTO A 5 STELLE per ridare voce al popolo, eh??

    Signoraggio?? Sovranità Popolare?? Macché!!

    In pratica, Grillo ammise che tale “governo” avrebbe dovuto imporre all’Italia le stesse misure della Grecia. Misure che, nell’Argentina di un decennio fa, portarono ad una crisi politica ed economica devastante.

    Ora, per prendere il massimo numero di voti possibile alle prossime Europee, dice il contrario: c’è da fidarsi di un personaggio del genere? Quanti se ne sono accorti del suo doppio gioco ? Nessuno, nemmeno i suoi avversari politici e mediatici!

    Grillo, in realtà, sa benissimo che le misure da prendere sarebbero antitetiche, in primis la riappropriazione della sovranità monetaria, come spiegava lui stesso nel suo ciclo di spettacoli “Apocalisse morbida”, in cui cercava di far comprendere al pubblico il problema del signoraggio su mandato di Giacinto Auriti.

    Poi, una volta stretta una santa alleanza a base di MILIONI DI EURO con il suo attuale editore massone, non ne ha più parlato: solo un caso, Avv Della Luna?

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