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Archivio della categoria 'GENERALI'

OLIGARCHIA A MONTECITORIO

MONTE CITORIO 31.01.12

OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI – PRESENTAZIONE

 

1. Ringrazio l’on. Francesco Aracri, il Gruppo Imago, il sen. Maurizio Gasparri per questa presentazione. OPS  è demistificazione radicale della politica, dei suoi argomenti, delle sue istituzioni, parlamenti compresi. Il fatto che politici di professione apprezzino e addirittura presentino in questa sede un libro con tali scomodi contenuti, dimostra che essi hanno apertura mentale e capacità di vedere al di là dei loro stessi ruoli professionali.

 

2. Nel breve tempo a disposizione, parlerò del saggio per sommi capi. Esperienze e riflessioni della professione forense e degli studi universitari di psicologia sociale mi hanno portato a studiare specificamente e approfonditamente i meccanismi di gestione sociale e di ingegneria sociale, in un approccio che integra i loro tre rami tradizionali: il ramo degli strumenti economico-monetario-finanziari, il ramo degli strumenti psicologici e neurofisiologici, il ramo degli strumenti giuridici, legislativi, governativi, giurisdizionali. Ricordo qui miei saggi dedicati: Neuroschiavi, Euroschiavi, La moneta copernicana, Le chiavi del potere.

 

3. Perché oligarchia, e perché popoli superflui? Iniziamo con l’oligarchia. Nella storia dell’umanità tutte le società organizzate sono oligarchiche. Non si trovano casi di democrazia, intesa come pari distribuzione del potere  ultimo e reale tra tutti i cittadini. Le società sono governate, tutte, dal di sopra e, oggi soprattutto, dal di fuori di esse. La recente storia finanziaria e monetaria lo dimostra. Le grandi decisioni, che cambiano la vita dei popoli, sono prese senza i popoli, da vertici autocratici, a porte chiuse, senza trasparenza né partecipazione né accountability, come scriveva negli anni ’40 Charles Wright Mills in Power Elite, portando le prove che gli USA, arsenale della democrazia, non sono affatto democratici, ma retti esattamente in quel modo dai vertici degli apparati finanziario, politico e militare, cui si è ammessi solo per eredità o cooptazione. Il che manifesta come mere illusioni sia il principio di legalità (stato di diritto, costituzionale, rule of law) che lo stesso principio del diritto scritto, essendo le decisioni a porte chiuse prese attraverso consultazioni informali. E a ciò si aggiunge il fatto che è trascurabile la percentuale della popolazione che si informa delle cose economiche e geostrategiche rilevanti. Metà degli italiani non è in grado di capire nemmeno un articolo di giornale di media difficoltà. Legge libri uno su sette, e otto libri su dieci sono di evasione.

 

4. La recente legislazione americana detta di antiterrorismo ha costruito un intero ordinamento giuridico parallelo, in deroga a quello ufficiale e costituzionale, il quale adesso può essere sospeso o disapplicato, dall’oggi al domani, mediante decreti presidenziali, con privazione dei diritti politici, civici e processuali – vedi Guantanamo – e con l’uso delle forze armate sul territorio nazionale e nei confronti dei cittadini. Come diceva già negli anni 30 Jaques Ellul, il popolo non sceglie chi detiene il potere, né come lo usa. Però può essere portato a dare consenso a chi ha il potere e a come lo usa. Questa è la verniciatura democratica delle società dette liberali.

 

5. Perché popoli superflui? Perché i popoli numerosi servivano quando i regimi, le strutture di potere, erano molte, in competizione tra loro, legate a un territorio e alla sua specifica popolazione. Il re di Francia aveva bisogno dei Francesi, di molti francesi, e proprio dei francesi, come contadini, soldati, coloni, contribuenti, consumatori. La rivoluzione di fine secolo è stata la finanziarizzazione e unificazione delle  élites, la smaterializzazione del territorio, sostituito dal cyberspace. Le grandi masse non servono più. Nessun popolo specifico è più necessario: i popoli sono intercambiabili, fungibili, usa e getta. Sono disgregabili con la droga, con l’immigrazione e la decomposizione del tessuto sociale. I popoli numerosi non sono più una risorsa, ma un problema ecologico e non solo. Smaltire l’eccesso di popolazione rispetto al numero di abitanti agevolmente sostenibile per l’ecosistema – eccesso stimato nell’80-90% – è un probabile scopo dell’ingegneria sociale attuale e ventura.

 

6. Molti negano a priori la possibilità dell’ingegneria sociale, della gestione della società e del suo divenire, invocando Karl Popper e il suo saggio La miseria dello storicismo, degli anni ’60. Ma in quel saggio Popper si occupa essenzialmente di confutare le pretese metafisiche di prevedere e dirigere la storia in base a supposte leggi universali ed eterne, come volevano Hegel e Marx con la loro  dialettica. E di confutare le utopie, ossia le proposte di modelli sociali fissi e ideali, del tipo della repubblica perfetta di Platone o del socialismo reale di Marx o degli altri totalitarismi. Popper espressamente dichiara possibile l’ingegneria sociale per prove ed errori, o piecemeal social engineering, ossia l’ingegneria che si porta avanti pezzo per pezzo, facendo interventi quando si nota che la società devia dalla direzione di trasformazione che le si vuole imporre. Interventi mediante colpetti correttivi, appunto gli shock e le crisi di cui parlava Monti nella famosa intervista in cui dice che abbiamo bisogno di crisi, di shock, per indurre i popoli ad accettare le riforme pianificate – pianificate appunto in sede di ingegneria sociale oligarchica, senza trasparenza né partecipazione. Shock economy. Monti, in quella circostanza, si riferiva specificamente alla costruzione di un certo ordinamento europeo, ma questo metodo, che Machiavelli chiamava riformare mediante lo sgomentare, e che oggi si chiama shock and awe doctrine, va bene per far accettare al popolo ogni sorta di imposizioni impopolari, come guerre, tasse, tagli di diritti. In questo senso le crisi sono effettivamente opportunità, anzi strumenti. Per chi le pianifica e le cavalca.

 

7. Bertrand Russel, nel suo saggio L’impatto della scienza sulla società, del 1951, evidenzia come la tecnologia scientifica, iniziando col telegrafo, abbia reso possibile al potere centrale governare e controllare efficacemente grandi imperi, superando il problema delle comunicazioni a distanza, che minava gli imperi dell’antichità, e togliendo autonomia agli organi periferici e agli ambasciatori. In seguito, insurrezioni, rivoluzioni, secessioni sono divenute quasi impossibili contro  governi centrali muniti di carri armati e aereoplani, a meno che siano sostenute da una parte delle forze armate o da governi stranieri – v. Jugoslavia, Libia e altri. Radio, televisione, informatica hanno reso più penetrante il dominio e il monitoraggio del potere centrale sulla popolazione, sulla cultura, sulla scuola, sul pensiero. E il fatto che modernamente la ricerca scientifica e tecnologica richieda quasi sempre grandi impianti e grandi capitali, fa sì che le scoperte scientifiche possano essere prese sotto controllo preventivamente dalle grandi corporations e dai regimi, così che è divenuto sommamente improbabile che l’evoluzione della società sfugga di mano per effetto di scoperte scientifico-tecnologiche impreviste e rivoluzionarie, come invece diceva Popper. Russel nel suo saggio citato anticipava che la scienza avrebbe presto permesso alle élites di produrre una differenziazione biologica tra sé e le classi dominate. Tale differenziazione è oggi attuabile grazie all’ingegneria genetica, ma già gli spartiati, a Sparta, praticavano una differenziazione biologica semplicemente sopprimendo gli esemplari più robusti e più intelligenti delle classi dominate, gli iloti, e sopprimendo per contro alla nascita i propri figli che apparivano difettosi. Qualsiasi power élite tende in qualche modo a cristallizzarsi e a difendersi creando sotto di sé una interruzione della piramide sociale che blocchi la mobilità verticale e la competizione ascendente delle classi subalterne più attive e competenti. Negli ultimi decenni i regimi, e specialmente quello italiano, stano dissolvendo in vari modi le classi intermedie, soprattutto quelle intellettuali, perché più critiche e meno gestibili. Una grande base precaria e proletaria e poco competente è molto più prevedibile e facile da gestire.

 

8. La dominazione e l’ingegneria sociale nel mondo globalizzato sono oggi rese molto più agevoli ed efficienti, nonché incontrastabili, dal fatto che il mondo globalizzato, o almeno l’area del dollaro, dipende da una rete di grandi cartelli monopolisti per le necessità anche primarie: materie prime, energia, trasporti, comunicazioni, ogm, ma soprattutto per la moneta, la liquidità, il credito, che sono nella sovranità di un cartello bancario-finanziario, quello degli azionisti della Fed (banca privata, come Bankitalia), sia in quanto all’emissione e al riassorbimento (distruzione) della moneta e del credito, sia in quanto alla regolazione dei tassi, sia in quanto ai rating di aziende e stati.  Un cartello che usando tali leve impone recessioni, crisi, cambi di politica, cambi di governo, tagli di welfare ma pure di investimenti, etc., come stiamo comodamente osservando. E’ pressoché impossibile per un paese cercare di sottrarsi a questa dipendenza per sviluppare una sua politica autonoma. La sovranità nazionale è impraticabile, nell’area del dollaro.

 

9. Qual è l’obiettivo tendenziale del monopolista? Prendersi tutti gli assets del mercato e tutto il reddito in esso prodotto, in cambio del bene o servizio che eroga. L’ideale del cartello monopolista della moneta e del credito è una società che gli deve più di quanto essa possieda, e che lavora per pagargli interessi su un debito inestinguibile, senza alcuna autonomia. E che sia convinta che ciò sia giusto ed economicamente corretto, in base all’unica scienza economica che conosca come seria, ossia quella elaborata, finanziata e accreditata dal medesimo cartello. La scienza economica dei banchieri, di Chicago, di Monti, dell’arco politico che lo sostiene, ma non solo.

 

  1. Esempi di manipolazione e di imposizione di riforme dall’alto, da parte del cartello bancario, sono oggettivi, numerosi e cospicui: Bretton Woods e WTO (Gatt e Gats), in cui le riforme sono state imposte direttamente dalla grande finanza. E Clearstream-Euroclear,  che possono occultare e spostare nel mondo, legalmente, grandi masse di liquidità. E il recentissimo audit Gao alla Fed, che ha scoperto la creazione occulta e non tassata di 16 trilioni di dollari nei 4 precedenti anni, erogati in silenzio a fini geostrategici. E la dark pool finance, una grande fonte di creazione monetaria interbancaria, non tassata, di cui neanche si parla nella stampa specializzata, ma che esiste e di cui ho documentazione.

 

  1. Vi è nel mondo una piramide o catena alimentare: in cima stanno i banchieri che si producono il denaro a costo zero e senza vincoli di rimborso o limiti di quantità, in  segreto ed esentasse – i banchieri della Fed – e con esso comperano ciò che vogliono nel mondo (signoraggio internazionale). Sotto di loro, a scalare, cioè a salire coi tassi e a scendere con i volumi e i tempi di rimborso, il sistema-paese germanico, le banche italiane, lo Stato italiano, le grandi imprese italiane, le pmi italiane, gli artigiani…. chi paga il denaro il 12,25% o il 6 o il 5 l’anno non può competere con chi lo paga l’1%. Chi stai sotto è mangiato da chi sta sopra.

 

  1. Alla fine, chi vince al casinò della finanza globalizzata?Vince chi può fabbricarsi le fiches gratis da sé e ha i croupiers a libro paga e si fa le regole, donandosi per trattato internazionale irresponsabilità assoluta, immunità diplomatica, segretezza, criptazione, diritto di fare in segreto anche per conto di terzi ogni e qualsiasi operazione monetaria e finanziaria, anche teoricamente il riciclaggio e il finanziamento di terroristi o di guerre o di stati che Washington definisce “canaglia”. A ciò esplicitamente provvedono gli statuti di BIS e BCE. E legittimando pure la pratica dell’aggiotaggio – che per i non oligarchi è un grave delitto, se lo commettono – come pratica non soltanto per lucrare ai danni dell’economia reale, ma per condizionare, ricattare e destabilizzare stati e governi. Intanto, in Italia si provvede a che il cittadino sia monitorabile in ogni movimento bancario e costretto a passare per le banche e ad aprire un conto corrente bancario e a pagare commissioni bancarie anche per le minime cose. In questo si palesa e concretizza la bipolarità oligarchica tra dominanti e dominati.

 

  1. Quanto sopra dovrebbe far riflettere, tra l’altro, sul controsenso di aspettarsi riforme antimonopolistiche e liberalizzatrici da un esponente del cartello monopolista bancario. Se volesse liberalizzare e combattere le rendite monopoliste, parassitarie e usuraie, dovrebbe innanzitutto rivolgersi contro chi l’ha voluto dove oggi si trova. Tale ingenua aspettativa può esistere solo perché la prevalente concezione della politica e dell’ordinamento sociale è rimasta prescientifica e radicata nella parte irrazionale, mitologica e mistificabile della psiche umana. Altra frottola è che il prestito all’1% dalla BCE alle banche italiane, garantito dalla fidejussione dello stato, quindi dalle nostre tasse, vada a vantaggio del credito agli investimenti produttivi o all’acquisto del debito pubblico italiano: in realtà, per la quasi totalità, sta andando, e ancora per mesi andrà, a consentire alle banche gli accantonamenti necessari per gli incagli dei debitori insolventi o morosi, accantonamenti per i quali non avevano denaro, quindi non li facevano. Questa agevolazione creditizia alle banche quindi, paradossalmente, produrrà riduzione del credito e messa in sofferenza di molte imprese, soprattutto piccole e medie. La verità è che il sistema bancario italiano, a causa delle sofferenze sommerse, era sull’orlo del collasso, contrariamente a quanto le solite autorità dichiaravano al popolo. Ma il popolo superfluo non ha bisogno di sapere né di capire.

 

PRESENTAZIONE DI “OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI”

Martedì 31.01.12, ore 18 ss., presenterò a Montecitorio, Aula dei Gruppi Parlamentari, Via Campo Marzio 74, ROMA, il mio saggio OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI.

Interverranno il sen. Maurizio Gasparri, l’on.le Francesco Aracri, il dr A. Galloni, il prof. F. Torriero.

Modera il dr G. Moschetti.

Per l’ingresso vi è obbligo di giacca e cravatta e di iscrizione a segreteria@gruppoimago.com

EURO MACHT FREI: PERCHE’ NON E’ TRADIMENTO

EURO MACHT FREI:

PERCHE’ NON E’ TRADIMENTO

Non si è semplicemente gridato alla democrazia sospesa, o interrotta, e al colpo di stato. Media nazionali ed esteri hanno raccolto molti elementi ed indizi che l’impennata dello spread, la deposizione di Berlusconi, la nomina di Monti, l’instaurazione-lampo del suo governo, le manovre annunciate prima agli stranieri che ai cittadini, etc., siano l’esecuzione di un piano internazionale preordinato,verticistico-antidemocratico-occulto, in cui la Germania ha giocato un ruolo chiave, da un lato mettendosi a vendere massicciamente i btp per farne impennare il rendimento, e dall’altro esigendo la sostituzione di governo mediante  un colpo di palazzo. Un’estorsione politica internazionale, insomma. Molti vanno accusando Monti, e talvolta anche Napolitano come suo mentore e spalla, di tradire gli interessi nazionali perché fa una politica recessiva, diretta all’avvitamento fiscale, insostenibile già nel medio termine, e di tutto favore della Germania.  Mi giunge persino voce che qualcuno abbia sporto denunce penali contro Monti e forse anche contro Napolitano, vagheggiando addirittura l’alto tradimento.

Vorrei qui chiarire le ragioni per le quali non ho mai aderito a tali accuse né a tale prospettazione dei fatti, che reputo insieme ingenue e ingiuste, perché non tengono conto dei reali (sia pur non pubblicamente riconoscibili) rapporti di forza internazionali, tra paesi “amici”. E dell’assenza di libertà di scelta. E del ruolo obbligato che il capo dello stato di un paese a sovranità limitata (perché vinto e occupato da 130 basi militari) svolge, nell’ordinamento internazionale, soprattutto in quello militare e finanziario, ossia quello di assicurare che il paese a sovranità limitata ottemperi ai suoi doveri verso paesi e potentati finanziari gerarchicamente sovrastanti. Un ruolo che va svolto per garantire l’unica forma realmente possibile di relativa autonomia e relativo benessere o non malessere. E soprattutto per  preservare la pace, la stabilità in primis rispetto al rischio di  una destabilizzazione interna.

In effetti la Germania è ben contenta che l’Italia resti nell’Euro, che si sveni per raggiungere i parametri che essa stessa le pone come condizione per restare nell’Euro. “Restate nell’Euro, poveri macaroni, e per farlo tagliatevi i redditi, colpitevi il risparmio, svenatevi l’economia reale, andate in recessione, come gli altri popoli inferiori, mentre noi alle nostre imprese diamo credito a basso costo per fare investimenti, espansione, innovazione, occupazione, e prenderci le fette di mercato che le vostre imprese lasciano libere, cessando l’attività per eccesso di tasse, di insoluti, di interessi passivi. La Germania resterà l’unica potenza industriale del continente, controllando anche l’industria francese che essa finanzia col suo attivo commerciale. Bravo Monti, hai fatto fare all’Italia salti davvero mortali, torna presto a Berlino, quando tutto sarà finito ti daremo la Croce di Ferro. Intanto ti diamo un poco di ossigeno per il Fondo Salvastati, ti abbassiamo un poco lo spread, ti esoneriamo dall’obbligo di ridurre del 20% l’anno la quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil, così resti in sella e porti avanti l’opera di risanamento; però in cambio le nostre banche, finanziandosi all’1% presso la BCE, comperano i btp che rendono a noi, e costano a voi, il 5,6, 7 %, così vi dreniamo tutto il reddito che altrimenti potreste usare per risollevare la testa, voi popolo inferiore, negri bianchi! Però tu continua a dire agli italiani che devono diventare come noi, per mettersi a posto.”

La virtuosità di bilancio è appunto questo: pagare ai tedeschi alti interessi salassando l’Italia e, insieme, cedere loro i mercati – cioè il Lebensaraum , lo spazio vitale – deindustrializzandola . Per finanziare questa virtuosità leggermente contraddittoria, non c’è altro mezzo che prendere il risparmio dei cittadini e vendere i beni pubblici. Euro macht frei: la logica dell’Euro è la medesima dei campi di lavoro del Terzo Reich, kapò inclusi: ti fanno lavorare a consumazione, finché c’è qualcosa da spremere, ti tengono a stecchetto, e tu dimagrisci, dimagrisci…

Eh già, proprio questo è il risultato dell’incontro berlinese Monti-Merkel: il Nostro, con la sua manovra, ha tagliato i garretti all’economia italiana, così che la Germania è rassicurata che essa non possa risollevarsi e farle concorrenza o semplicemente recuperare una qualche autonomia strategica. Ottenuto ciò, la Merkel concede  fondi per sostenere il btp, e insieme solleva la mannaia del vincolo di riduzione forzata del debito. In questo modo tiene in vita il governo italiano, evita che la situazione precipiti, ossia che lo spread rimanga troppo alto, insostenibile,  e che Monti debba fare manovre da 40 – 45 miliardi l’anno per ottemperare all’obbligo di riduzione del debito.  La Merkel non ha concesso un aiuto all’Italia, ma ha semplicemente dato ossigeno al governo per consentirgli di portare a termine una politica che, col pretesto del rigore di bilancio, sta deindustrializzando l’Italia e così fa gioco alle mire di Berlino. E presto, per far cassa, dovrà aggredire ulteriormente i risparmi delle categorie non forti. Perché l’Italia in recessione potrà tirare avanti entro l’Euro solo mangiandosi il risparmio con le tasse, e vendendo i beni e le aziende di pubblica proprietà.

 L’aiuto accordato dalla Merkel a Monti è molto interessato: se si fosse andati avanti con lo spread in salita nonostante i tagli e le tasse, e in più con un’ulteriore manovra di 40 – 45 miliardi, in fase già recessiva, il paese si troverebbe, in pochi mesi, sottoposto a tali traumi e a tali minacce, che potrebbe svegliarsi, insorgere ed esigere l’uscita dall’euro prima che sia ultimato il processo di eliminazione dell’industria nazionale, esigere il ritorno alla sovranità monetaria nazionale nel senso di una Banca d’Italia come era prima del 1982, ossia tenuta a comperare il debito pubblico a rendimenti modici e sostenibili, proteggendoci sia dall’aggiotaggio (speculazione ribassista) internazionale, come quello fatto da banche tedesche per scatenare l’impennata dello spread, che dal peso di tassi come quelli che paghiamo adesso. E potrebbe spingersi a pretendere che la banca centrale nazionale fosse pubblica, anziché privata. E poi naturalmente potrebbe fare come gli islandesi, ossia imporre di non pagare i debiti verso gli speculatori stranieri. Islanda e Argentina sono in forte ripresa economica… si parla dell’8% di pil. Al contrario, le nostre imprese stanno chiudendo a raffica, mandano una pioggia denunce di cessazione ai Comuni… dall’Euro usciremo in ogni caso, ma se usciamo adesso, usciamo con una struttura produttiva abbastanza consistente, in grado di ripartire e crescere; mentre se ci sottoponiamo alla chemioterapia di Monti per restare nell’Euro, tireremo avanti ancora per un anno o due, poi ne cadremo fuori senza più un tessuto produttivo decente e vitale.

Ma lo sapete quale sarebbe la rata annuale di pagamento (ammortamento) del debito pubblico di 2.000 miliardi in 20 anni al tasso del 5%? Sarebbe di circa 160 miliardi! E se volessimo ammortizzare solo la metà del debito, sarebbe 130 miliardi. Cercate nel web un sito che faccia il calcolo del piano di ammortamento di un mutuo, e fate la prova. E’ questo che non i media e le istituzioni non dicono MAI: che rimborsare il debito pubblico è impossibile – a meno di una brutale svalutazione dell’Euro. Il debito sovrano dell’eurozona non può essere ridotto, ma solo trasferito su paesi più deboli, che dovranno dar fondo ai loro redditi e ai loro risparmi per pagare non il capitale, ma gli interessi – per far quadrare i conti. Fino ad esaurimento. L’unica via di uscita è il ripudio del debito pubblico (e privato) detenuto dagli speculatori, in quanto ingiusto.  Tutte le pompose storie di virtuosità, di rigore di bilancio, di tasse eque, vanno in pezzi, come frottole, davanti alla verità matematica. E con essa va in pezzi la credibilità delle “Autorità” che le gabellano.

Monti potrebbe fare altro da ciò che sta facendo? Napolitano poteva fare altro? Semplicemente, no. Il vertice della piramide dei poteri aveva già deciso e pianificato: la Fed (vedi audit GAO) aveva già messo a disposizione delle banche che ne sono proprietarie molte migliaia di miliardi di dollari a tasso pressoché nullo e senza scadenza di rimborso, in modo da consentire loro di comperare a costo zero gli asset (anche) europei, (anche) italiani, come confermava che stanno facendo il N.Y. Times del 26.12.11. Ossia, possono comperare a costo zero beni reali, redditizi, come aziende, impianti, immobili, btp, che a noi sono costati lavoro e tasse. E poi ne ricavano un reddito, in parte pagato da noi. Comperano a costo zero, per esempio, i nostri btp che rendono il 7%. Quindi si prendono una parte del nostro reddito nazionale. La Germania domina le istituzioni comunitarie, in cui ab origine la maggioranza assoluta dei funzionari sono tedeschi. Le sue banche sono in grado di mettere in ginocchio e ricattare ogni governo italiano alzandogli i rendimenti e agendo via BCE. Ecco: di fronte a questi evidenti rapporti di forza, del tutto impari e irresistibili, e di fronte a tali volumi di fuoco monetario, a simili piani di potenza e – diciamolo pure – di imperialismo, come si può pensare che un governo o un capo dello stato italiano abbia la possibilità di opporsi, o abbia un’autonomia? Al massimo potrà cercare di ottenere un minimo.  Un paese come la Germania può ottenere qualcosa di più, ossia di collocarsi, nella catena alimentare, due scalini sopra paesi come l’Italia, la Grecia, e uno sopra la stessa Francia. E questo appunto è ciò che succede.

Certo, in teoria Monti poteva tagliare i grandi sprechi della spesa pubblica, i carrozzoni inutili, l’assistenzialismo, le 25.000 poltrone di amministratori di società partecipate, gli sprechi della politica, di grande elusione fiscale, dei 250 cacciabombardieri, delle guerre conto terzi, etc.; poteva destinare una parte del recuperato a ridurre lo stock di debito, e una parte a finanziare la ripresa, lanciando in tal modo un segnale forte e strutturale – ma nella realtà ciò non si può fare perché altrimenti si perde il consenso, il sostegno e il voto di milioni di elettori e della partitocrazia, tutta o quasi.  Potrebbe farlo soltanto un vero dittatore, che non avesse bisogno del consenso o non-dissenso partitico, clericale, mafioso, e che si appoggiasse direttamente al popolo e alle forze armate. Ma questo è impensabile che avvenga. Nella morsa dei due vincoli – quello dei potentati stranieri dominanti, e quello delle caste interne condizionanti – l’Italia e i suoi governanti non hanno scelta né colpa, e il paese, irriformabile, è destinato al marasma e alla liquidazione.

12.01.12

Marco Della Luna

 

 

 

 

MONTI, MERKEL, ORWELL

 

 

INTERVISTA DI MARTA MORICONE PER “LA DESTRA ITALIANA” – BOZZA 07.01.12 DA AGGIORNARE IN CORSO DI EDIZIONE

1. Partiamo subito dal suo libro. E’ felice autore di “Oligarchie per popoli superflui” della casa editrice Koinè. In che senso superflui? Almeno detengono qualche minimo potere? R. – Che potere vuole che detengano i popoli, dato che gran parte delle decisioni importanti sono prese a porte chiuse, che gran parte della ricerca scientifica, tecnologica e militare si fa in segreto, che la metà della popolazione non è in grado di capire un articolo di giornale di media difficoltà, che sì e no il 7% della gente legge libri, e forse l’1% si documenta in qualche modo sui fatti economici e geostrategici rilevanti? E che dire dell’Italia, che ha un livello culturale particolarmente basso e una scuola particolarmente degradata? Il potere reale è in mano ai grandi cartelli della moneta, del credito, delle materie prime, dell’informazione, della tecnologia. E’ sociologicamente acquisito, oltreché empiricamente evidente, che non esistono e non sono mai esistiti, nelle società strutturate, sistemi di potere governati dal basso, ossia sostanzialmente (e non solo formalmente) democratici. Negli USA, ad esempio, il potere è in mano a quella che la sociologia definisce power élite, formata dai vertici della finanza, della politica e delle forze armate. In essa si entra soltanto per cooptazione. Gli atti e i programmi di questo potere vengono decisi dietro porte chiuse, non pubblicamente, e sovente nemmeno in forma scritta. Tra il luglio 2003 w il luglio 2007 la Fed ha creato liquidità per 16.000 miliardi di dollari senza nemmeno dirlo (Audit GAO 2011). La BCE non rilascia il dato sui prestiti che concede. Nelle elezioni popolari, solo piccole frazioni di potere reale vengono messe in gioco. Le decisioni di politica economica, i grandi indirizzi, le grandi manovre che interessano la vita della gente, sono stabilite segretamente e portate avanti da organismi non elettivi, non responsabili, non trasparenti, come i direttorii delle banche centrali, i vari G2, G7, G8, G20. O i Gatt e Gats, il FMI, il WTO… Ciò premesso, nel corso dell’ultimo centennio è avvenuto un cambiamento fondamentale nel sistema di potere: oggi, il potere non è più suddiviso tra molte oligarchie nazionali e territoriali, ma concentrato in poche organizzazioni globali, monopolistiche di risorse primarie, come la moneta, il credito, le commodities. Non è più legato a territori specifici o popoli specifici, ma è extraterritoriale, smaterializzato, informatizzato, finanziarizzato. Non ha più bisogno di grandi masse di combattenti, agricoltori, operai, coloni, elettori. In questo senso, i popoli sono divenuti superflui, sostituibili, expendable. Anzi, sono un problema ecologico, in termini di inquinamento ed esaurimento delle risorse, ma anche di instabilità, dovuta ai conflitti per il possesso dell’acqua e di altre risorse sempre più scarse.

2. Crisi di liquidità: Lei dichiara che gli interventi montiani significano fare un salasso a una persona che sta morendo di anemia. Afferma che questa sia prodotta in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating etc. Per fare cosa? Quale è il fine?

 R. Effettivamente il sistema-paese sta collassando, economicamente, non per mancanza di fattori di produzione, ma perché gli è stata deliberatamente tolta liquidità attraverso la restrizione dei criteri del credito, la politica riduttiva dei redditi, gli alti tassi di interesse, la pressione degli interessi passivi e delle tasse, che in buona parte pure vanno a pagare il servizio del debito pubblico, e ovviamente i tagli della spesa pubblica. Carenza di liquidità che produce anche carenza di investimenti, quindi di infrastrutturazione e aggiornamenti necessari a mantenere la competitività. Ciò premesso, da più parti si fa notare che la recente manovra del governo va nel senso di aggravare tale situazione di “anemia”, perché drena la poca liquidità residua nel sistema aumentando le tasse, colpendo le pensioni, i consumi, mettendo in fuga i capitali verso l’estero; inoltre colpisce duramente il settore dell’edilizia, che è quello che innesca le fasi di recupero nel ciclo economico, e ha depresso il morale della popolazione e la sua propensione agli acquisti: già a natale abbiamo avuto un crollo. Rispetta invece tutte le rendite parassitarie, i privilegi e gli sprechi di politica e amministrazione, mentre programma grandi acquisti di cacciabombardieri, a vantaggio degli industriali stranieri che li costruiscono. Il recente rifinanziamento delle pericolanti banche italiane, peraltro dovuto più a Draghi che a Monti, non sta apportando credito nell’economia reale, anche perché il governo, nel concedere loro la sua garanzia, non le ha vincolate ad immettere moneta nel sistema. Le misure per il rilancio della fase due appaiono semplicemente derisorie. Insomma, il governo sembra far di tutto per impedire una ripresa economica, limitandosi ad aggiustare i conti sulla carta nel brevissimo termine, ma a spese della possibilità di recupero dell’economia reale, le cui prospettive a 3 anni e oltre sono perciò valutate negativamente dai mercati finanziari (aste 28-29.12.11 e successive), sui quali lo spread del btp rimane altissimo. La storia economica recente ha, del resto, ripetutamente mostrato che le politiche di tagli e tasse, giustificate con l’affermazione di voler risanare i conti, hanno prodotto, nel giro di qualche anno, effetti contrari, con aumento del debito pubblico, recessione, avvitamento fiscale. Così pure sta avvenendo in Grecia, e il FMI ha sostanzialmente ammesso l’errore della ricetta imposta a quel paese. In base a tali osservazioni sorge il legittimo quesito: perché mai Monti fa tutto ciò, dato che non può non sapere che gli effetti di ciò che fa saranno controproducenti, tale da produrre una crisi recessiva, occupazionale, sociale? In che strategia si colloca la sua azione? Persegue forse un fine più ampio, sacrificando ad esso l’economia nazionale, perlomeno nel breve e medio termine? E nell’interesse di chi? Forse dei poteri forti finanziari, di cui Monti nega di essere emissario? In realtà Monti non ha introdotto una variazione di rotta, ma solo un’accelerazione, con in più una tutela specifica per gli interessi delle banche. La sua politica non è una cosa nuova, ma sta semplicemente continuando ciò che i precedenti governi hanno fatto in Italia, e non solo in Italia. Le accuse mosse a Monti e al suo governo di essere emanazioni dei poteri forti che si sono impadroniti, con essi, dello stato, non considerano che Monti, in sostanza, fa quello che han fatto gli altri. Sul piano oggettivo, infatti, la storia italiana, da un trentennio circa, è caratterizzata da un grande ed evidente processo, che avanza su due gambe. La prima è la sistematica cessione (con la giustificazione della riduzione del debito pubblico e della maggiore efficienza della gestione privata) degli assets strategici (grandi mercati, grande industria, industria capace di ricerca e alta formazione, banche strategiche, servizi pubblici con connesse posizioni di monopolio) a potentati finanziari privati, quasi interamente stranieri. La seconda è il trasferimento di poteri politici, delle funzioni sovrane, compresa la sovranità monetaria, comprese le funzioni di bilancio, compresa la politica fiscale), compresi – per finire – i cordoni della borsa, a organismi decisionali tecnocratici, che fanno capo alla BCE e al sistema bancario, quindi sempre ai predetti potentati finanziari privati. La prima gamba viene presentata come processo di liberalizzazione, ma si è risolta sinora in privatizzazioni di posizioni monopolistiche o simili; la seconda come processo di integrazione europea, ovviamente, quegli organismi di europeo hanno solo il nome, essendo essenzialmente “apolidi” e non solidali coi popoli. Giuseppe De Rita, nel suo recentissimo saggio L’eclissi della borghesia, spiega che le privatizzazioni delle industrie di stato sono state controproducenti anche al fine di ridurre il debito pubblico, perché hanno fruttato 147 miliardi che sono stati usati per pagare interessi passivi, e sono costate perdite di posti di lavoro, di centri di ricerca e di formazione sia tecnica che manageriale unici in Italia, quindi un decadimento delle competenze, oltre a un incremento della dipendenza strutturale dal capitale straniero. E’ il modus operandi che seguono le aziende vicine al fallimento, dove si cerca di andare avanti come si può (navigazione a vista cercando di evitare gli scogli, che, nella fattispecie, si identificano con tutte le numerose scadenze del rinnovo dei titoli di stato). Una nuova stagione di tali privatizzazioni, dopo la sospensione durante il periodo berlusconiano, servirebbe solo a completare la riduzione dell’Italia in una condizione di totale asservimento e subordinazione anche culturale e manageriale. Il risultato tendenziale dell’avanzata di queste due gambe, è il superamento dello stato nazionale, la riorganizzazione del sistema di potere reale a livello soprannazionale, tendenzialmente globale, con lo svuotamento dello stato nazionale, sia come organismo politico, sia come sistema-paese, di ogni sua autonomia (monetaria, finanziaria, economica, politica, giuridica), e la sua sottoposizione, quale provincia privata di autonomia e dipendente per tutto, a gestori sovrannazionali. Questi organismi-gestori hanno carattere tecnocratico, autoreferenziale, non trasparente, non “accountable”, non partecipato dal basso, esente da controlli e condizionamenti da parte di organismi rappresentativi della popolazione, non sottoponibili nemmeno al controllo giudiziario. Gli statuti della BCE, della BIS, del MES sono chiarissimi esempi di ciò. Si unificano gli stati, riducendoli a province senza autonomia, e sottoponendoli a un governo centralizzato. Questo processo, che realizza operativamente il primato della finanza speculativa sull’economia reale, e si accompagna all’eliminazione della classe intermedia nonché a una graduale ma profonda attenuazione dei diritti partecipativi, politici e civici, compresi quelli afferenti alla privacy e alla condizione di lavoratori, di contribuenti, di utenti dei pubblici servizi. Il progetto in esame, avviato negli anni ’80, col programma di privatizzazione della sovranità monetaria e di finanziarizzazione dei debiti pubblici, è in fase avanzata di realizzazione. Maastricht, la BCE, Lisbona ne sono state ulteriori tappe importanti. Per far accettare ai vari popoli, sindacati, partiti politici, i vari passaggi, sempre più dolorosi e compressivi, di questa via crucis – la perdita di indipendenza, di diritti, di sicurezze, di reddito, di dignità – sembra che si stia ricorrendo a una serie incalzante e incessante di crisi, shock, allarmi, creati ad hoc, che rendono i popoli stessi più arrendevoli e malleabili, come spiegato da Monti stesso nella famosa intervista alla Luiss, visionabile su youtube http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a , dove afferma che abbiamo bisogno delle crisi per far progredire il processo di integrazione – ovviamente, un progetto generato e deciso dall’alto, non dal basso, democraticamente. Anzi, neanche reso noto al popolo su cui esso si compie. Ecco allora che anche la crisi, l’emergenza, verso cui le politiche lacrime e sangue, tagli e tassi, portano non solo l’Italia ma anche altri paesi, possono avere questa funzione: vincere le resistenze. Questa può essere una spiegazione del perché mai si fanno manovre che avranno, con virtuale certezza, un effetto recessivo sull’economia, e che quindi produrranno crisi, allarme, emergenza. Si tratta di applicazione del metodo shock-and-awe, che trovate analizzato nel saggio mio e di Paolo Cioni sulla manipolazione mentale, Neuroschiavi. La gente non ci pensa, i mass media non lo mettono in evidenza, ma proprio adesso si sta procedendo alla sottrazione ai singoli paesi dei poteri di bilancio, di politica economica, di imposizione tributaria e al loro conferimento ad organismi autocratici, non eletti, non responsabili – quindi con caratteri contrari alla civilizzazione europea, e tipici piuttosto delle autocrazie asiatiche. Organismi che fanno gli interessi dei soggetti più forti, a spese degli altri. Tra questi organismi spicca il MES, o Meccanismo Europeo di Stabilità (controllare per credere il sito: http://consilium.europa.eu/media/1216793/esm%20treaty%20en.pdf), in corso di approvazione dai vari parlamenti, nel totale silenzio dei media – silenzio quanto mai opportuno, perché il MES costa moltissimo: l’Italia dovrà sborsare circa 130 miliardi, che verranno prelevati con prossime manovre, e poi sarà il MES a fare le manovre fiscali, dal prossimo Marzo. Vi è un altro aspetto, concernente quella che ho definito “la prima gamba”: il decreto “Salvitalia”, come ha giustamente detto Piergiorgio Odifreddi il 28.12, intervistato da RaiNews 24 a Cortina Incontra, porterà l’Italia in condizioni di dover vendere o svendere, per far cassa e ottenere aiuti ottemperando a “condizionalità”, il patrimonio pubblico e i servizi pubblici al capitale privato di quella grande finanza – nel che qualcuno potrebbe ravvisare conflitti di interessi del governo dei banchieri, del tipo di quelle che si rimproveravano a Berlusconi in relazione alle sue aziende. Non fraintendetemi, però: che certe privatizzazioni producano disoccupazioni è ovvio, ma bisogna vedere se quelle occupazioni erano domandate dal mercato. In tutti i casi (ATTENZIONE!!!) l’occupazione non è mai nei piani del liberismo, ma è solo un effetto del lasciare operare il mercato. Le critiche al liberismo, in merito alle crisi che ci sono state e che ci saranno ancora, vanno indirizzate meglio. Le crisi sono dovute al malfunzionamento delle Pubbliche Amministrazioni, ma non al mercato. Vedasi il caso subprime e le leggi del credito facile, senza garanzie, voluto dal partito democratico USA, mentre le crisi economiche occidentali dei paesi PIIGS sono dovute alle politiche espansive della spesa pubblica di matrice pseudo-socialista.

3. Ma la classe politica italiana, che può fare, in questo contesto?

R. I partiti politici possono esigere che il governo “tecnico” , in cambio del loro voto che gli dà la necessaria copertura “democratica”, non tocchi le loro clientele, le loro poltrone e prebende (compreso il finanziamento pubblico), che non faccia la spending review e non introduca le best practices, ma che riempia la loro mangiatoia di soldi spremuti con le nuove tasse. La Chiesa può esigere che, in cambio dei voti che controlla, e del controllo delle coscienze che le rimane, il governo non tocchi i suoi privilegi fiscali, l’otto per mille, i sussidii. Le mafie possono esigere che il governo non metta in vendita i 25 miliardi di beni confiscati loro dallo Stato, e che non disturbi troppo i loro traffici con droga, immigrazione e appalti. Berlusconi può esigere che il governo, in cambio del suo sostegno, mantenga i privilegi di Mediaset. I parlamentari nominati possono dirgli: “Noi ti diamo il voto, se tu non tocchi i nostri stipendi di 16.000 Euro al mese anche se la gente protesta.”I banchieri possono semplicemente dire: “Bravo, continua così!”. Insomma, si può realizzare un’alleanza degli interessi delle caste nazionali e di quelli del grande capitale internazionale, a spese del paese.

4. Monti-Napolitano. Lei ci ha visto un asse…

R. Si potrebbe dire, per battuta, che Napolitano collabora a quel piano di superamento dello stato nazionale italiano proprio mentre tanto vigorosamente ne esalta il centocinquantenario della nascita. Ma non dobbiamo vedere le scelte politiche di questo o quel governo o capo di stato come frutto di iniziative di Napolitano od Obama o Berlusconi o Sarkozy o Draghi o, in generale, di persone specifiche. Non vi sono iniziative e responsabilità personali, o di una maggioranza di governo, perché non vi è libertà di scelta politica di fondo, nell’area del Dollaro e del FMI. Né, ancor prima, di modello macroeconomico di riferimento. Oramai la politica economica, quindi la politica tout court, è unificata, dettata dal cartello mondiale monopolista della moneta, e guidata dal medesimo modello mondializzato, quello della grande finanza, del Bilderberg, della Trilateral, della Goldman Sachs. Nella costituzione reale dell’Italia, che non è ovviamente quella formale e dichiarata, ma che regola innanzitutto il ruolo e gli obblighi dell’Italia come paese vinto e tributario, sottomesso al vincitore, quindi a sovranità limitata, con oltre 130 basi americane – in questa costituzione reale, il capo della stato può avere la funzione di assicurare (usando i suoi fortissimi poteri di pressione, legittimazione, delegittimazione) che il governo e il parlamento italiani ottemperino alle richieste della potenza dominante, persino partecipando alle sue guerre, problematicamente rispetto all’art. 11 della Costituzione. La potenza dominante, vincitrice dell’ultima guerra mondiale, è il cartello finanziario angloamericano, quello che ha imposto Bretton Woods, il Gatt, il Gats e molte altre cose, in primis il modello interpretativo generale dell’economia, quello della Scuola di Chicago (non si tratta del liberismo di Smith, Von Hayek, Von Mises). Però il superstato europeo è così radicalmente non-europeo, proprio perché autocratico, simile alle autocrazie orientali di cui l’Europa ha sempre avuto un profondo orrore e disprezzo, che non è nemmeno detto che riesca a imporsi o che resista. La sua minaccia, ormai percepita, può risvegliare proprio quello spirito di lotta per la libertà, tipicamente europeo, che ripetutamente ha vinto contro forze immensamente superiori: lo spirito che ritroviamo nelle Guerre Persiane narrate da Erodoto, nell’impresa di Leonida cantata da Simonide, nella morte di Socrate, Zenone, Seneca, o recentemente in quella di Ian Palak; nella lenta resurrezione del pensiero critico, filosofico, scientifico dai secoli di repressione dogmatica da parte di un’istituzione religiosa pure profondamente asiatica per origini e ordinamento. E ancora nella lotta degli empiristi e dei Lumi contro l’assolutismo, nella rivoluzione francese, nella resistenza liberale ai tre totalitarismi del secolo scorso. Il risveglio di questo spirito coraggioso e libertario sarà vieppiù probabile, se il superstato europeo sarà percepito come un Quarto Reich germanico.

5. Quali le differenze tra Berlusconi e Monti e tra il governo Berlusconi e il governo Monti?

R. Poche, oggettivamente. Prodi, Monti, Tremonti, Berlusconi, Merkel, Sarkozy e molti altri – praticamente tutto il mondo che sta nel sistema del Dollaro, come ho già detto – hanno il medesimo modello macroeconomico di riferimento, neomonetarista, neoliberista, finanzia rizzante: quello della scuola di Chicago. Quindi anche ricette simili (Berlusconi però non ha fatto quasi nulla, essendosi concentrato sulla sua difesa da settori della magistratura). Che non hanno affatto prodotto i vantaggi promessi, ossia l’ottimale distribuzione delle risorse e dei redditi assieme alla prevenzione o al rapido riequilibrio delle crisi, bensì hanno prodotto fortissimi vantaggi per una ristretta élite, impoverimento e insicurezza per gli altri. In quanto alle manovre, come già detto, si sono rivelate recessive, distruttive per le capacità industriali, peggiorative per i conti pubblici, per il rating, per la borsa, e foriere di avvitamento fiscale. Ciò che è cambiato nel passaggio da Berlusconi a Monti e al suo governo di banchieri, è che adesso il cartello bancario sta mettendo la faccia nel governo del paese, ossia assume direttamente, attraverso i suoi uomini, il governo del paese. Così anche in Grecia, col passaggio da Papandreou a Papademos. E che sta accelerando il collasso del paese.

6. Si può pensare di uscire dall’euro? O è meglio resistere?

R. Per restare nell’Euro, da quest’anno siamo tenuti, secondo le norme “europee”, a ridurre lo stock di debito pubblico di 45 miliardi ogni anno – cosa non fattibile, che comporterebbe una recessione mortale. Pensate invece a un’Italia che poteva essere, e a cui si è rinunciato. A un’Italia pre-1983, pre-divorzio tra lo stato e Bankitalia. Libera da Maastricht, con un debito pubblico non finanziarizzato, quindi non ricattabile. Il debito pubblico italiano esplose dopo quel divorzio e proprio per effetto della finanziarizzazione, che ci rende ricattabili sia dai baroni-predoni della finanza internazionale che da modesti politici borniert e bornés, elettoralmente perdenti. Potevamo continuare col mix del successo italiano (compresi deficit vantaggiosamente finanziato da Bankitalia e ampia evasione fiscale che manteneva il frutto del lavoro nel circuito produttivo anziché in quello sterile dello stato), aggiornandolo con più ricerca e innovazione tecnologica. Vi immaginate quante imprese avremmo attirato, di quelle che dall’Europa occidentale sono emigrate a Est e a Sud? E quante imprese italiane sarebbero ancora vive e in Italia? Oggi potremmo entrare nell’eurosistema dettando le condizioni, anziché subirle e finire in una posizione di subordinazione e sfruttamento. Era il vecchio sistema, che consentiva allo stato di farsi propulsore e protagonista dell’economia, quindi permetteva all’Italia di crescere e di vivere bene, pur avendo un meridione e un apparato statale molto inefficienti e costosi. Dopo la finanziarizzazione del debito pubblico, la globalizzazione, le privatizzazioni, i vincoli di bilancio, la cessione della moneta e della sovranità, non è più possibile perseguire lo sviluppo. I settori produttivi non riescono più a sostenere il resto del paese. Si può solo prelevare con le tasse la ricchezza accumulata e usarla per far quadrare i conti ancora per un anno o due, fino ad esaurimento, senza prospettive. Si diceva che i vincoli di bilancio e la moneta unica avrebbero costretto l’Italia ad adeguarsi all’efficienza e alla correttezza europee, ponendo fine agli sprechi e alla corruzione. Così non è stato e non poteva essere, perché il clientelismo, il parassitismo, è una mentalità, un’abitudine sociale inveterata, che non si cambia se non con condizioni favorevoli e nel corso di generazioni oppure attraverso sconvolgimenti radicali. I governi italiani hanno approfittato dei primi anni dell’Euro, in cui si pagavano bassissimi interessi sul debito pubblico e non vi era l’attacco speculativo, non per ridurre lo stock di debito pubblico e fare investimenti, ma per alimentare la spesa clientelare e a spreco, perché è da essa che i partiti traggono consenso, potere e profitti. Dopo questo fallimento, come si può credere che un paese efficiente come la Germania, capace di integrare la DDR, capace di crescere nella crisi mondiale, rispettoso delle regole, accetti di integrarsi con un paese come l’Italia, da quasi vent’anni in declino, retto da una partitocrazia incompetente e corrotta, permanentemente incapace di correggere le proprie storture, di cui un’ampia parte sopravvive grazie a sussidii e non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti solidi urbani? Fare sacrifici per integrarsi con la Germania è assurdo: quell’integrazione non avverrà mai. La Germania punta a neutralizzare l’Italia come concorrente sui mercati internazionali, anche deindustrializzandola, privandola di competenze, e a liberarsi dal debito pubblico italiano. Leggete Sommella a pag. 3 di MF del 3 Gennaio:lo spiega benissimo. Monti è l’uomo che la Merkel ha voluto a questo scopo, dopo che le banche tedesche avevano provocato l’impennata dello spread vendendo massicciamente i btp. Le istituzioni europee sono una trappola tedesca: la Germania ci ha piazzato l’85% dei funzionari, quindi le dirige a propria convenienza, riuscendo persino a far sottacere, scaricandolo sui partners deboli, il suo enorme debito previdenziale che, se conteggiato, la porterebbe in default. Nella spietata piramide del potere finanziario mondiale, Berlino vuole ritagliarsi una posizione intermedia, decente, sulla pelle di paesi come l’Italia. E’ la storia che si ripete: un sistema-popolo non abbastanza forte per  l’egemonia mondiale ma molto più efficiente di quelli che lo circondano, e che si comporta di conseguenza: tenerli sotto e sfruttarli fino ad esaurimento – o finché arriva qualcuno più grosso da fuori, gli dà una lezione e gli toglie il boccone. “Seid umschlungen, Millionen: Arbeit macht frei”, ossia: “Abbracciatevi, o Milioni: il lavoro rende liberi”: le parole dell’Ode alla Gioia di Schiller, che risuonano nell’Inno Europeo, sono una falsa etichetta come quelle scritte sull’ingresso di Auschwitz. Non sente come suonano bene insieme?.

Uscire dai trattati istitutivi dell’eurosistema è giuridicamente possibile, e secondo me è meglio uscire sia da esso che dall’UE, che continuare su questa strada, per diverse ragioni, e non solo per il fatto che i benefici  il prezzo che dobbiamo pagare, per restarci, e sempre più alto, sia in termini economici, sia di perdita di libertà rispetto al sistema bancario e alle sue emanazioni politiche come le c.d. istituzioni europee e i governi commissariali. Sempre più alto, e non si vede limite al suo innalzamento, che sembra prodotto artatamente, per prenderci tutto, emergenza dopo emergenza, senza nulla dare, se non boccate d’aria per proseguire su quel cammino di assoggettamento. Ulteriori ragioni per uscire dall’eurosistema sono che la BCE non è una banca centrale, perché non è autorizzata ad assicurare l’acquisto dei titoli del debito pubblico dei paesi aderenti in modo idoneo a sottrarli all’aggiotaggio dei grandi predoni finanziari. Se avessimo una vera banca centrale, questa potrebbe farlo, come fa la Fed, la banca centrale nipponica, quella britannica. E come  faceva la Banca d’Italia prima del 1981! Lo dice anche Paul Krugman: l’Italia si è assurdamente messa nelle condizioni di un paese del Terzo Mondo, che deve finanziarsi in una moneta straniera. Se la massa monetaria dell’euro deve essere coperta da titoli americani, dollar-backed, allora la BCE è come uno switch-board sottoposto alla Fed, non una banca centrale di emissione al servizio dell’Europa, bensì un qualcosa di imposto imperialisticamente per impedire che gli europei abbiano una banca centrale effettiva propria, in modo che l’euro dipenda dal dollaro e non gli contenda il ruolo di moneta internazionale. Inoltre, l’euro non è una moneta, ma un insieme di cambi fissi, analogo al già fallito SME, tra monete nazionali che sostanzialmente ancora esistono in relazione ai rispettivi e separati debiti sovrani. Aree che hanno livelli di produttività-competitività molto diversi, hanno quindi bisogno di monete diverse, di cambi diversi, per poter esportare, attrarre investimenti e turismo, crescere e infrastrutturarsi, mentre confini nazionali e monetari dovrebbero circoscrivere aree simili per produttività ed efficienza. Altrimenti si ha che le aree più forti approfittano del loro dominio sul comune sistema monetario per usarlo a proprio vantaggio e a danno dei paesi più deboli, come la classe dirigente della Germania fece con lo SME e come sta facendo ora con l’euro, in modo imperialistico e violento, e in minor misura lo fa la Francia. Per esempio: le banche tedesche e francesi prendono denaro al 2% grazie al loro rating, e lo usano per comperare btp italiani che rendono il 6-7%. In questo modo, vampirizzano l’Italia, in quanto da un lato si procurano liquidità per finanziare le loro economie, dall’altro sottraggono liquidità dall’economia italiana, cioè sottraggono i mezzi sia per gli investimenti che per i pagamenti, e spingono in su i tassi dei prestiti bancari. Quale capo della BCE, Mario Draghi si è messo a finanziare, con la BCE, le banche italiane affinché comperino il debito pubblico italiano, togliendo il boccone a quelle francesi e tedesche – che quindi ora rischiano il downgrading, e le economie francese e tedesca avranno meno facilità a finanziarsi. Ma la BCE presta alle banche all’1% il denaro che queste usano per comperare btp al 7%! Perché allora la BCE non compera il btp al 2% alle aste anziché al 7 sul mercato secondario? Per fare gli interessi delle banche private, che lucrano il 5% dalle tasche dei contribuenti? O perché la Fed non permette che, nella sua area, vi sia una banca centrale concorrente? Come che sia, da quanto sopra dovremmo imparare che i nostri vicini europei e i nostri liberatori USA non sono amici, ma perlopiù avversari controinteressati e sfruttatori, e che non c’è nulla di più stupido che trasferire i poteri politici, soprattutto in materia finanziaria, ad organismi dominati da loro, perché li usano per sfruttarci, approfittando del fatto di essere assai più forti. La Fed ha erogato migliaia di miliardi di prestiti a tasso quasi zero e senza limiti di tempo alle banche che la controllano, e che con quei soldi possono fare incetta a costo zero di asset europei, quindi si prendono anche gli interessi sul debito pubblico pagati con le tasse dei contribuenti. La piramide del potere mondiale corrisponde alla scala dei costi di finanziamento. In cima sta chi si finanzia a costo zero, quindi compera a costo zero la ricchezza reale prodotta dagli altri. Verso il fondo sta chi paga il denaro al 7%, come lo stato italiano, Molto meglio stanno i banchieri privati che, con Monti, lo pagano l’1-2%. Se la comunità bancaria si autofinanzia a costo zero o quasi, mentre lo stato deve finanziarsi a un costo molto superiore o multiplo, si finisce automaticamente che la comunità bancaria diviene proprietaria dello stato, dei suoi beni, dei redditi dei suoi cittadini.

 

7.In relazione alla decisione di Draghi che ha menzionato ora, ritiene che la situazione potrebbe cambiare, che la BCE potrebbe iniziare ad agire nell’interesse dell’Europa, dell’Italia?

R. Qualche importante segno in tal senso si vede, ma accompagnato da elementi che ne limitano o escludono il significato positivo. Come dicevo, Mario Draghi ha deciso che la BCE finanzi pressoché illimitatamente le banche europee all’1% annuo di interesse; quelle italiane hanno già approfittato per oltre 112 miliardi. Questo prestito, congiunto alla garanzia fornita loro dallo Stato italiano pure all’1% annuo, consentirà loro di acquistare btp in massa, e in tal modo la BCE indirettamente sostiene il deficit pubblico, aggirando il divieto statutario. Il detto prestito, inoltre, faciliterà la ricapitalizzazione delle banche imposta dell’Eba, soprattutto se quest’ultima rimuoverà alcuni inutili limiti da essa posti. Il prestito in parola, però, non farà ritornare le banche italiane ad erogare credito, almeno per un certo tempo – e su questo punto il Monti già manca alle sue promesse di aiuto alla ripresa, mentre il governatore Visco, nell’intervista al Sole del 24.12, appare disconnesso dalla realtà o preda di un raptus consolatorio – perché le banche dovranno usarlo innanzitutto per salvare se stesse, ossia per coprire le proprie sofferenze non dichiarate, i crediti che dichiarano in bilancio dopo averli ceduti, la liquidità che pure dichiarano in bilancio e che però liquidità non è ma solo sconto di portafoglio senza valore. Oggi la gran parte delle banche italiane fallirebbe se non presentasse bilanci sostanzialmente falsi. E infatti ai funzionari prescrive, anche per il 2012, di concentrarsi sulla raccolta e di scordarsi di aprire nuove linee di credito. Finora, infatti, non comperano titoli né erogano prestiti, ma tengono i soldi presi a prestito dalla BCE in conti-deposito presso la BCE stessa, che paga loro lo 0,25% di interesse. Preferiscono perdere, pur di restare liquide, perché temono di non riuscire a far fronte alle scadenze delle loro obbligazioni nel 2012 – alla faccia di coloro che dichiarano che il sistema bancario italiano sarebbe solido. E se le banche concedono crediti, applicano uno spread usurario sul 2% che il denaro ora costa loro grazie all’intervento pubblico, cioè prestano dall’8% in su. Infatti, il governo dei banchieri le rifinanzia senza imporre loro di erogare crediti e di moderare gli interessi, appunto perché è un governo dei banchieri, che fa gli interessi dei banchieri. Faccio presente che il metodo Draghi-Monti di salvataggio del sistema bancario italiano e (forse) del debito sovrano italiano ricalca in essenza quello già con successo applicato dall’Irlanda, con la differenza che alle banche irlandesi non è stato imposto il termine di tre anni per rimborsare il prestito, e che, anche grazie a ciò, Dublino ha evitato il massiccio take over di capitali stranieri (americani) sugli asset strategici nazionali – take over che invece è già in corso da parte delle banche e corporations finanziarie americane ai danni dell’Italia e di altri paesi continentali, per 3.000 miliardi di dollari dichiarati (New York Times del 26.12.11). E quando le banche americane rastrellano asset pregiati e svenduti, i paranoici pensano sempre al fatto che sia Monti che Draghi sono stati e forse ancora sono, essenzialmente, cittadini di quel mondo, molto prima che italiani ed europei. Per le suddette ragioni, il piano Monti non porterà affatto al risanamento delle finanze pubbliche, ma alla svendita forzata degli asset pubblici a capitali stranieri. Qui sta la differenza tra Irlanda e Italia: i governanti irlandesi governano sotto il controllo di un’opinione pubblica attenta e, all’occorrenza, aggressiva, a tutela dell’interesse nazionale. Da quando Ludovico il Moro chiamò i francesi in Italia, gli stranieri sono venuti sovente nel Belpaese, ma non a dare e aiutare, bensì a prendere e sottomettere, con mezzi prima militari, poi sempre più finanziari. E hanno sempre appoggiato i politici italiani che facevano i loro interessi.

8. Destra contro sinistra è una vecchia storia. La nuova politica potremmo pensarla così: mondialisti contro nazionalisti, ultraliberisti contro sociali. E’ d’accordo?

R. Le etichette “destra” e “sinistra” fanno ancora presa sulla mente popolare, quindi si usano nella propaganda. Le etichette si usano perché funzionano, non perché veridiche. Molti oggettivi conflitti tra classi, culture, interessi persistono come in passato, ma è divenuto primario il conflitto di interessi tra, da un lato, l’oligarchia globale, che dispone di strumenti, reti, monopoli globali, e soprattutto dispone del monopolio della moneta e del credito, quindi del potere politico e militare; e, dall’altro lato, la società che produce la ricchezza reale (lavoratori autonomi, dipendenti, imprenditori), le popolazioni nazionali, regionali, locali, che dipendono sempre più da questi strumenti, reti, monopoli, e che quindi sono sempre più dominate, sfruttate, schiacciate, violentate – anche attraverso l’imposizione di emigrare in massa o di accettare immigrazioni di massa tali da alterare la composizione e gli equilibri dei corpi sociali. Il conflitto di classe, oggettivamente, non è tra imprenditore e prestatore d’opera, i quali entrambi sono esposti alla concorrenza e producono ricchezza reale; ma tra essi e il monopolista della moneta e del credito, e lo speculatore finanziario, i quali si prendono ricchezza dalla società senza produrne e darne in cambio, anzi arrecandole molti danni e togliendole libertà e sicurezza. In Italia, i partiti della sinistra c.d. moderata si sono alleati con gli interessi della grande finanza e apportano all’agenda politica di questa il consenso del loro elettorato, in danno di questo stesso. Vi è però anche una sinistra vera, quella di un Paolo Ferrero e di un Marco Ferrando, che cerca di diffondere la consapevolezza del vero conflitto di classe.

9.Ricapitalizzare le banche e pagare il debito pubblico…. Cosa ne pensa?

R. La decapitalizzazione delle banche, l’indebitamento pubblico e il liquidity crunch sono conseguenze automatiche e matematiche del fatto che si contabilizza l’emissione di moneta e di credito con criteri non corrispondenti al tipo di moneta e di credito che si usano oggi, ossia alla fiat currency e alla moneta contabile. Le banche di credito non sono intermediarie del credito, non prestano la raccolta, ma creano la liquidità: il 92% del money supply è credito bancario, emesso prestando sul prestato, mediante il moltiplicatore bancario – e questo fatto è ignorato dai criteri contabili. Come spiego nel saggio Euroschiavi, la creazione dei mezzi monetari (moneta legale e moneta creditizia), oggi, diversamente dal passato, avviene senza costi per gli emittenti, perché senza copertura aurea e senza convertibilità aurea, ma ciononostante, difformemente da questa realtà, la si continua a trattare contabilmente come se il produrla comportasse un costo pari al suo valore nominale. Inoltre le banche centrali continuano a mettere al passivo patrimoniale il circolante, sebbene questo non sia più, in alcun senso economico e giuridico, una passività per esse, perché non è convertibile. Si creano così passività, sia nel conto economico che nello stato patrimoniale, che non hanno ragion d’essere, e che crescono in modo esponenziale, cagionando sempre più frequentemente crisi di sovraindebitamento, decapitalizzazione e rarefazione monetaria. Se contabilizzassimo secondo la realtà economica, le banche – di credito e centrali – “scoprirebbero” di avere molti più utili, lo stato incasserebbe molte più tasse e tutto andrebbe in equilibrio. Ma equilibrio comporterebbe meno crisi, quindi meno opportunità di speculare su di esse, e di usarle per costringere la gente ad accettare le riforme a cui le si vuole guidare.

10. Proviamo ad immaginare di uscire dall’euro, rompere la dittatura della Bce, della speculazione finanziaria, del capitalismo multinazionale e abitare nella nostra casa da liberi. E’ possibile?

R. I poteri forti non lo permetterebbero, perché toglierebbe un essenziale strumento di dominazione e sfruttamento, quindi renderebbe il genere umano meno governabile. Economicamente però funzionerebbe, come ho ampiamente spiegato in Euroschiavi e La Moneta Copernicana. Immaginiamo un modello: ciascuno stato si dota di una moneta propria, che esso, a seconda delle esigenze stabilite da una authority monetaria, emette direttamente, senza contrarre debito pubblico, riducendo drasticamente così il bisogno di tasse, e assicurando che vi sia sempre liquidità sufficiente alla piena attivazione dei fattori produttivi, e che nessuno possa speculare sull’erogazione e sul ritiro di credito e moneta. I singoli stati o le singole regioni producono internamente quanto è razionalmente producibile internamente (merce a chilometri zero, taglio dei costi e dell’inquinamento per trasporto, controllabilità diretta della qualità della produzione da parte dei consumatori). Commerciano tra di loro le eccedenze, usando per i pagamenti internazionali non la moneta interna della potenza egemone, ma un centro di compensazione multilaterale e un’unità di conto come il Bancor, secondo lo schema proposto da Keynes a Bretton Woods.

11. Ci descriva un possibile scenario nazionale, politico ed economico, tra 10 anni, se si continuerà lungo questa strada…

R. Previsioni a dieci anni non sono possibili perché il divenire storico è legato a fattori impredicibili, come le innovazioni tecnologiche, che hanno ripercussioni molto vaste e profonde, come potrebbe averne il raggiungimento dei limiti fisici dello sviluppo (esaurimento delle risorse, squilibri ecologici). Ipotizzando che i fattori non cambino, mi aspetto che l’Italia, tra un decennio, sia una provincia impoverita di uno stato mondiale orwelliano, con qualche autonomia politica di facciata, ma strettamente diretta da organismi sovrannazionali autocratici. Priva o quasi di una classe dirigente e tecnico-scientifica qualificata, è gestita prevalentemente da managers stranieri per capitali stranieri. La gente è incalzata dalle esigenze pratiche quotidiane. partecipa pochissimo alla vita politica. Lavora per le necessità primarie (compresi i servizi pubblici) e per pagare gli interessi sul debito pubblico e privato accumulato dalle precedenti generazioni, e lo trova normale, perché ha introiettato questo compito come scontato, e perché la controinformazione è repressa come crimine di sedizione. Il cittadino-consumatore-lavoratore-contribuente-utente non ha quasi più possibilità di negoziare con le sue controparti: deve accettare salari, tariffe, tasse come gli sono fissati. Il metodo contributivo viene esteso alla sanità pubblica: ti curano fino all’esaurimento dei tuoi versamenti per la salute. Gli strumenti informatici consentono alla classe dirigente parassitaria di conoscere e aggredire capillarmente i redditi e i risparmi dei cittadini col prelievo fiscale.

07.01.12 Marco Della Luna

 

MONTI, NAPOLITANO E IL TERRIBILE SOSPETTO

 

MONTI, NAPOLITANO E IL TERRIBILE SOSPETTO

Per la prima volta il paese vive intensamente, sempre più intensamente, il  terribile sospetto di essere tradito dal suo governo in carica, col presidente della Repubblica che appoggia gli atti politici del medesimo governo e ne co-assume quindi le responsabilità morali, politiche e giuridiche. Tradito in favore di potentati finanziari privati e predatori, causa e beneficiari dell’attuale dissesto, e degli interessi di una Germania sopraffattrice che strumentalizza le istituzioni europee nel proprio egoistico interesse, sfruttando il fatto di essere il paese più potente, con grossi avanzi commerciali, finanziatore di altri (Francia), quindi in condizione di dirigere il gioco dell’UE a proprio comodo.

Berlusconi poneva platealmente problemi di rapporti con la mafia, di corruzione politica e morale, se non addirittura di perversione o psicopatia, ma non di fare una politica intesa a danneggiare programmaticamente l’Italia per favorire lo straniero. Mai un governo aveva suscitato questo problema come problema centrale, nemmeno il precedente governo di uomini della Goldman-Sachs, che però aveva lavorato per arrivare dove siamo oggi. In realtà tutti i governi hanno applicato le ricette dettate dalle mendaci dottrine neoliberiste e neomonitariste, i dogmi della liberalizzazione finanziaria, della finanziarizzazione dell’economia, e della riduzione della spesa pubblica come mezzo di risanamento – con tutto quanto ne è derivato. Quindi tutti i governi, consapevolmente o no, hanno lavorato in questo senso. Però solo oggi divengono percepibili a vasti strati sia i meccanismi azionati, che le intenzioni e i tornaconti. E solo oggi, in parlamento, in politica, nei mass media, si dà voce al sospetto che sia in atto un vero e proprio tradimento del paese da parte di chi ne ha assunto la guida, anche in relazione alla sua storia concreta, legata a Goldman Sachs, Gruppo Bilderberg e Trilateral Commission, cioè alla cupola mondiale dei poteri finanziari forti.

Del resto, viviamo in un regime basato sulla pluralità dei partiti politici, ossia che a priori accetta che vadano al potere (parlamento, governo, presidenza della repubblica) uomini di partito, ossia di parte, nel senso che rappresentano gli interessi di una parte sociale (grande imprenditoria, pensionati, autonomi, operai, i settentrionali, i meridionali, la chiesa, etc.), e che quindi usino i poteri pubblici per fare, in quanto possibile, gli interessi di quella parte sociale. che li vota e finanzia, anche a spese dell’interesse collettivo. Che c’è di illecito, se va al potere un gruppo che rappresenta interessi di una categoria di banchieri sovrannazionali, e li porta avanti a detrimento dell’interesse collettivo? Non è tradimento.

Di fatto, in una situazione di recessione in atto e dovuta non certo a mancanza di capacità produttiva o di domanda potenziale di lavoro e di consumi, bensì a carenza di liquidità, il governo Monti sta togliendo quel poco di liquidità che ancora restava, così da assicurarsi che la recessione continui e che non se ne esca, e che quindi si crei in breve un’emergenza occupazionale, soprattutto per i giovani, una recessione sicuramente superiore al 2%, un calo delle entrate, un avvitamento fiscale. Monti stesso ha dichiarato che le crisi, le emergenze, sono utili, perché con esse si possono guidare i popoli verso i cambiamenti desiderati.

E così, a quel punto il governo sarà “costretto” a privatizzare e liberalizzare sottocosto per poter pagare stipendi e pensioni, e con questa emergenza potrà semi-regalare i migliori assets nazionali rimasti a quel grande capitale finanziario di cui è emanazione. Il governo dirà, per giustificarsi, che il mancato risanamento, per il quale era stato messo al potere, non è colpa sua, ma dei sindacati e delle lobbies che gli hanno impedito di attuare per intero il suo programma, e che quindi quelle categorie di oppositori dovrebbero essere ora punite con maggiori sacrifici. Alle prevedibili proteste della società civile, è prevedibile come risposta un giro di vita autoritario e poliziesco.

Perciò io oggi dico: Monti, siccome con ciò che stai facendo sai bene che incontrerai forte opposizione sociale e lobbistica, se non sei sicuro di riuscire a risanare e rilanciare il paese, con tutti i tuoi geniali interventi, dillo ora, poni le condizioni ora, per andare avanti, in modo esplicito e chiaro (e se non le ottieni, dimettiti): domani non sarai credibile. Così chiamerei il suo bluff.

I capi partitici lasciano che il governo proceda con la sua azione, perché il governo riempie di nuove tasse la loro mangiatoia (“Qui sono tutti malviventi” dice l’on.le Razzi), e perché pensano di evitare di assumersi direttamente la cruenta responsabilità delle misure impopolari, e contando così di salvare il rapporto con l’elettorato. Forse non riflettono che perderanno credibilità e legittimazione tanto nel caso che Monti risani e rilanci – perché si dimostrerà che essi sono incapaci mentre i tecnici sono capaci – quanto nel caso, secondo me certo, che metta il paese in ginocchio: in tale caso, infatti, essi avranno la colpa di avergli consentito di rovinare e assoggettare gli Italiani.

Perciò ai politici che lo sostengono, direi: lasciate i vostri partiti, mollate i vostri segretari-padroni, fondate assieme alla Lega Nord, all’IdV (se possibile) e alle forze della (vera) sinistra non rappresentate in parlamento un parlamento popolare non bancario, alternativo. Chi oggi e domani vota Monti, quando il bubbone scoppierà, non potrà far finta di non aver capito ciò che Monti sta facendo oggi, non potrà dire di averlo aiutato in buona fede. Persino un grande leader sindacale ha detto che la manovra Monti la poteva fare anche suo zio, che non sa un tubo di economia: hanno composto un governo di accademici solo per far credere eccellente e scientifica una manovra economica di deliberata recessione. Quindi, al contrario, chi per tempo si sarà dissociato da questo governo, e avrà denunciato la sua policy, quello potrà divenire un beniamino della nazione.

Mantova, 18.12.11  Marco Della Luna

CACCIARE MONTI?

CACCIARE MONTI?

 

Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?

Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i conti nell’anno perché riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti lo riduce dell’1,5% almeno nel 2012), generando così il bisogno di aumento della pressione fiscale per compensare un mancato introito fiscale che rimangia il valore della manovra, quindi lasciando un peggioramento netto. Inoltre, il loro effetto depressivo sul morale e sulla propensione a consumi e investimenti, aggrava la crisi dell’economia reale e stabilizza il trend discendente. Si chiama avvitamento fiscale, ed è una spirale maligna, una spirale recessiva senza via d’uscita. La Grecia ha imboccato tale via con le manovre di risanamento imposte dalla BCE e dall’UE.

I mercati sanno queste cose, prevedono che tali manovre peggioreranno la situazione, quindi sale lo spread e scende la borsa. Intanto, i capitali fuggono all’estero e i dati sul pil vanno così male che se ne sospende l’aggiornamento e la divulgazione. E le aziende chiudono in massa a fine anno.

Monti stesso conosce benissimo questi meccanismi, tanto è vero che, come gli ricordano Giavazzi e Alesina, fino a prima di divenire senatore a vita e premier, raccomandava di evitare simili manovre, cioè esattamente quelle che sta eseguendo ora come premier. 

Paesi che hanno adottato politiche di risparmio fiscale attraverso tagli massicci della spesa pubblica, come l’Italia  fa da molti anni, non solo non hanno migliorato la loro situazione debitoria, ma si sono ritrovati, nel medio termine, con una spesa pubblica maggiore e un crescente indebitamento, a causa degli effetti di tale policy su istruzione, salute, manutenzione, infrastrutture, ordine pubblico, economia reale, morale generale, fisiologia complessiva del sistema-paese.

Allora la domanda diventa: perché e per chi Monti fa cose che sa nocive all’Italia? Perché Napolitano lo ha nominato? Quale dottor Morte glielo ha prescritto come rimedio?

Alla Camera, l’on.le Dal Lago, della Lega Nord, non isolata, l’ha accusato di operare per conto della grande finanza internazionale, colpevole e beneficiaria dell’attuale crisi, nonché Germania. In effetti, Monti, anche con la decisione che lo Stato italiano garantisca i debiti delle banche italiane, sta spremendo questo paese per fargli pagare interessi e debiti vero lo straniero. Interessi e debiti molto discutibili.

In effetti, la priorità della politica di questo governo appare essere quella di rimborsare le banche tedesche e francesi detentrici di debito pubblico italiano. Poi, spremuto lo spremibile, la sua missione sarà compiuta, ovviamente non dovrà curarsi di essere rieletto dagli Italiani, che allora non conteranno più nulla, perché li avrà tanto impoveriti, che questi dovranno cedere tutto ciò che rimarrà loro, anche in termini di diritti, al capitale straniero, in cambio di un filo di credito e di aiuti.

Il recente audit della Fed ha svelato che essa ha emesso liquidità per 16.000 miliardi di Dollari negli ultimi 4 anni prestandoli praticamente senza interesse e senza scadenza a grandi banche speculative, che li usano per comperare i btp italiani (e di altri paesi) e lucrano a costo zero il 6-7% l’anno – ossia noi regaliamo loro il decine e decine di miliardi l’anno. Non è da stupirsi, se un governo bancario agisce in modo di far continuare questo trasferimento di ricchezza, cioè in modo che l’Italia, torchiando i propri cittadini e sbriciolando, svendendo e privatizzando le proprie imprese, onori i propri debiti verso quella finanza internazionale del Bilderberg e della Trilateral, da cui lo stesso Monti viene.

Precisamente, è in corso un processo guidato dalla Fed in cui i grandi banchieri che fanno capo ad essa stanno comprando il mondo attraverso il loro potere di emettere Dollari a migliaia e migliaia di miliardi, in segreto e a costo zero, mentre greci e italiani e altri popoli vengono sottoposti a privazioni, tassazioni e immiserimento per fare manovre di qualche decina di miliardi di Euro, perché Berlino si oppone a che la BCE si comporti da banca centrale di emissione, come la Fed, emettendo Euro come quella emette Dollari – cosa possibile, perché Dollari ed Euro sono fiat money,  e perché USA ed Europa sono pieni di fattori di produzione, che al momento sono inoperosi soltanto perché vi è carenza di liquidità.

Questo è l’assurdo: le banche centrali hanno la possibilità di emettere denaro a costo zero, e la esercitano massicciamente, per molte migliaia di miliardi, ma per darli gratis alle grandi banche affinché facciano speculazioni e crisi sempre più gravi. Crisi, ci insegnano, significa però anche anche opportunità – per chi le scatena, ovviamente. Alla gente invece si dice che il denaro scarseggia, che bisogna stringere i cordoni per evitare l’inflazione, che bisogna fare tagli, pagare più tasse, rinunciare allo stato sociale, andare in pensione verso i 70 anni.

La manovra di risanamento, in tale situazione, sarebbe presto fatta: la BCE emetta denaro vincolato a finanziare le attività produttive e di infrastrutturazione, cioè ad attivare i fattori di produzione (lavoratori inclusi), onde rilanciare la produzione, i consumi e il pil, quindi anche il gettito fiscale. Sacrifici, tagli e tasse, non solo sono inefficaci, ma sono controproducenti, sono l’opposto di ciò che gioverebbe, e bisogna essere in mala fede, o del tutto ciechi, per insistere su di essi. Certo, bisognerebbe, anche, tagliare la spesa improduttiva, parassitaria. E separare l’attività bancaria di credito da quella speculativa. Ma anche su questo i banchieri e i loro governi non ci sentono.

Il governo Monti, dopo la sua presentazione come il governo delle genialità e dell’indipendenza, non ha solo deluso per la pochezza culturale e la distruttività delle sue manovre. Ha anche rivelato, in pochi giorni, di essere retto, in parlamento e fuori di esso, dalla combinazione del peggio, ossia, da una parte, dalla tutela della casta, della partitocrazia, dei privilegi, delle spese parassitarie e clientelari, degli interessi stranieri ed elitari, a danno del popolo italiano. E, dall’altra parte, dalla pratica di spaventare la gente e mantenerla nell’angoscia. Perché non c’era problema quando il debito pubblico era al 115% del pil, e lo spread al 3, mentre al 120%, e 5 di spread, improvvisamente, siamo sul baratro e dobbiamo farci governare dall’eletto della finanza? Ma, come dice lo stesso Monti, abbiamo bisogno delle crisi per rendere i popoli malleabili: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a  

E che dire di qualche suo ministro, scelto tra chi ha fatto perdere gran parte del capitale a qualche grande banca che dirigeva, ed è poi stato liquidato da questa a peso d’oro? Quando una banca perde moltissimo in acquisizioni di altre banche (pagandole a un multiplo del loro vero valore) o in erogazione di crediti (finanziando soggetti che si sa incapaci di rimborsarli), c’è sempre qualcuno che guadagna altrettanto.

Se c’è una cosa chiara, oramai, è che il popolo italiano non si salverà se non insorgerà e non caccerà Monti e il suo governo commissariale di banchieri-liquidatori. Ma non basterà cacciare il governo Monti: bisognerà pensionare anche chi lo ha voluto, nominato e glorificato, ossia Napolitano, il quale da giovane, aderendo al comunismo a guida sovietica, aspirava ad aprire le porte dell’Italia alla dittatura comunista, e ora, da vecchio, ha avuto l’onore di aprirle alla provvidenza finanziaria.

E non basterà: ancora più importante è liberarsi dei parlamentari e dei partiti politici che hanno dato la fiducia a Monti in parlamento: una classe politica che oramai la gente sa avere, nel suo complesso, un’unica competenza: quella del farsi i razzi suoi a spese della società – una classe politica che non può rappresentare né gestire la cosa pubblica, e va eliminata come condizione per potersi aver un’amministrazione funzionale.

Ma anche questo non è sufficiente: se pensiamo a tutto l’insieme di manovre che hanno messo il Monti al potere, al gioco dei ruoli della Commissione Europea, della BCE, della Merkel, alle agenzie di rating – e se pensiamo a come a Papandreou è stato impedito di indire il referendum, a come lo si è sostituito col governo Goldman-Sachs di Papademos (dopo che la stessa Goldman Sachs aveva aiutato, nel proprio interesse, il governo greco a taroccare i propri bilanci, producendo così l’attuale disastrosa crisi) – se pensiamo a tutto ciò, è chiaro che non ne possiamo saltar fuori nemmeno una rivoluzione di tipo francese.

Dovremmo esser capaci di uscire dell’Euro, che non è una moneta unica ma un insieme di cambi fissi come il defunto SME, senza una banca centrale che protegga i vari debiti pubblici dalla predazione speculatrice. Dovremmo uscire dall’Unione Europea, che non è l’Europa, ma uno strumento nelle mani dei forti per spremere i deboli e impedire che facciano concorrenza. Dovremmo uscire dal WTO, che ci deindustrializza inondandoci di merci scadenti. Dovremmo fare come gli islandesi, ripudiare i debiti verso le banche estere, dotarci di una banca centrale di emissione nazionale, e – prevedendo le ritorsioni del sistema finanziario globalista – renderci indipendenti non solo finanziariamente, ma anche in quanto alle materie prime, e soprattutto al petrolio. Dovremmo metterci contro quasi tutto il mondo e renderci autarchici. E tutto ciò sotto il fuoco dei potentati finanziari che andremmo a sfidare.

L’impresa è dunque impossibile, improponibile. L’architettura globale dei poteri reali è troppo vasta, alta e potente, anche militarmente. Una rivoluzione popolare in Italia o in Grecia non basterebbe perché non libererebbe dagli strumenti di dominio finanziario, che sono al di sopra dei confini e dei singoli popoli. La rivoluzione dovrebbe essere mondiale, per riuscire. Quindi è una via impossibile.  L’unica via razionale è vivere la propria vita al meglio e per quanto possibile, sperando che questo “nuovo ordine mondiale” fallisca e crolli per vizi interni, come sono falliti i precedenti tentativi storici di creare nuovi mondi e nuovi uomini, ossia per l’incapacità di comprendere e governare la complessità sia dell’essere umano che del sistema-mondo. Sperare che crolli, e che allora si possa iniziare una nuova partita.

16.12.11

Marco Della Luna

DECRETO MONTI: VOLONTA’ DI DISTRUZIONE E LACRIME DI COCCODRILLO

 

DECRETO MONTI: VOLONTA’ DI DISTRUZIONE E LACRIME DI COCCODRILLO

Indimenticabili, le lacrime di coccodrillo della ministra Fornero che annuncia l’infame blocco dell’adeguamento delle misere pensioni  (adeguamento già più che dimezzato, rispetto alla reale dinamica del caro vita) mentre il governo non tocca la Casta, né i grandi sprechi e gli stipendi parassitari, né gli enti inutili, né le venticinquemila poltrone superflue in quelli partecipati, né i privilegi fiscali delle proprietà ed attività commerciali degli enti “religiosi”, che, oltre a permettere una forte concorrenza sleale soprattutto in campo alberghiero,ci costano 8 miliardi l’anno. Si sa, i voti della Chiesa costano… li paghino i poveri.

Ma abbiamo scoperto ben altro, sulla strategia distruttiva del governo dei banchieri: abbiamo la confessione di un intento, di un vero piano anti-sociale di coercizione oligarchica generale sulle nazioni, non solo sugli Italiani. E proprio per bocca del Monti. Vi raccomando molto di visionare l’intervista a questo link, in cui Mario Monti sostiene che “abbiamo bisogno delle crisi” e delle angosce collettive da esse causate, per far accettare ai popoli e alla politica  le riforme che dall’alto si è deciso di imporre – cioè, che il cartello monopolista della moneta e del credito, di cui il Monti è grande esperto e fiduciario, ha deciso di imporre: 

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=1b190309063811a  

 Guardate anche la versione completa dell’intervista, che compare dopo quella breve.

E’ la perfetta conferma di quanto esposto nel libro mio e di Paolo Cioni Neuroschiavi, sulla manipolazione mentale collettiva e individuale. Soprattutto in relazione al fatto che le crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona, così come le crisi di illiquidità delle economie, vengono prodotte in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating e dell’aggiotaggio. Chi ha bisogno di crisi per le sue riforme, dispone dei mezzi per scatenarle.

 In una situazione di generale illiquidità e di recessione (insolvenza, disinvestimenti, disoccupazione etc.), la manovra di Monti è selettivamente mirata a produrre un aggravamento di questa illiquidità (v. anche gli articoli di P. Krugman sull’esito sistematicamente controproducente di siffatte manovre), quando al contrario il sistema economico ha disperato bisogno di iniezioni di liquidità mirate all’attivazione dei fattori di produzione e del consumo, e di tagli delle spese inutili. Monti fa il salasso a un paziente che agonizza per anemia.

Mentre le misure per lo sviluppo sono semplicemente derisorie e vergognose, mentre si tralscia una riforma fiscale che favorisca la produzione, i tagli alle pensioni e l’aumento dell’Iva colpiscono la domanda interna, assieme al nuovo redditometro che disincentiva gli acquisti di molti articoli non di lusso e di servizi come l’istruzione. Mentre il governo dei banchieri non tocca i grandi patrimoni mobiliari e speculativi, le sue nuove tasse sugli immobili, sul risparmio (aumento del 60% del moltiplicatore dei valori catastali, aumento delle aliquote ici, ici sulla prima casa), tagliano le gambe all’edilizia, che è il settore economico che innesca le riprese generali dell’economia – quando cresce – e pure le recessioni – quando cala. Attualmente questo settore è in gravissima crisi. Il siluro del governo Monti, quindi, previene la ripresa e stabilizza il trend depressivo.  

Anche dal punto di vista quantitativo, sono misure a priori inidonee a risolvere il debito pubblico, perché assommano a 24 miliardi, cioè un 0ttantesimo del debito pubblico. A che servono, quindi? Sono interventi scientificamente mirati a produrre una stabile depressione e un drammatico avvitamento fiscale. Monti agisce mettendo toppe alla finanza pubblica a spese dell’economia reale, che viene sempre più sgretolata. Salva le apparenze a spese della sostanza. Adesso avremo, nel brevissimo termine, un plauso dell’”Europa” e di chi muove le asticelle degli spread – la medesima mano che ha messo lì il Monti in Italia e il Papademos in Grecia, e altri altrove. Ma presto la recessione, la disoccupazione, la moria di imprese, il credit crunch, il declino industriale, le tensioni sociali, si faranno sentire in modo insostenibile. Allora si creeranno le condizioni politiche per usare la mano forte.

Nel parlamento dei nominati, dove si vendono i voti, come si può fare per assicurare la legittimazione parlamentare formale, cioè il voto di fiducia dei partiti, a questo governo dei banchieri mai eletto e a questo leader mai scelto dal popolo, quindi esposto a contestazioni di non-democraticità e non-rappresentatività? Semplice: basta riempire alla partitocrazia la greppia della spesa pubblica coi soldi delle nuove tasse spremute ai cittadini. E rispettare privilegi e prebende dei politici e della Chiesa. 

Anche Berlusconi col suo PDL ha convenienza ad allinearsi, se non vuole esporre le aziende di famiglia a rischi più che ovvi di ritorsione.

Oggettivamente, dunque, l’obiettivo del governo dei banchieri pare sia produrre, certo non solo in Italia (il governo dei banchieri è globale, e il governo Monti è solo una sua filiale), una grave e durevole depressione, in linea con quanto Monti spiega nel filmato linkato sopra, ossia che bisogna spaventare la gente per renderla malleabile e remissiva alle riforme decise dall’alto: è la shock—and – awe policy, la  shock economy di Naomi Klein.

Diversi sono gli scopi possibili di questa strategia:

-svalutare gli asset per poterne fare incetta a costi stracciati col denaro prodotto da banche centrali e dark pool (il circuito delle grandi banche mondiali che controllano anche la Fed e che ha lasciato recentemente a secco le banche italiane, come strumento di pressione o meglio coercizione politica);

-impadronirsi di tutto il reddito disponibile;

-rendere la popolazione docile e sottomessa;

-piegarla a un nuovo assetto politico, fiscale, sociale, con cessione della gestione del bilancio e del fisco a organismi europei a guida tecno-tedesca (Italia colonia);

-forse, su scala globale, indurre un calo forte, rapido e costante dei consumi, quindi dell’inquinamento e dello sfruttamento della materie prime, per proteggere la biosfera e prevenire un altrimenti imminente tracollo ecologico.

05.12.11  Marco Della Luna

 

 

 

 

QUESTIONARIO MONTI: PROMESSE E REALTA’

QUESTIONARIO MONTI

 PREGO RESTITUIRE CON LE RISPOSTE ALLE DOMANDE

1-Monti è sempre stato sostenitore del modello neoliberista dell’economia, della privatizzazione, della finanziarizzazione, della libertà per le banche; questo modello ha portato a determinati sviluppi, rovinosi e pericolosissimi. Ha dichiarato di essersi ravveduto, dopo le negative esperienze degli ultimi anni, e di aver cambiato il proprio modello economico.

Vero o falso?

2-E’ razionale l’incaricare di risolvere la crisi un economista che si è speso, sia come studioso che come operativo, per il modello neoliberista e per la grande finanza?

Sì/No

3-Monti è stato, come Draghi e Prodi e Papademos e Vincenzo Visco e Gianni Letta, alto funzionario di Goldman Sachs, indicata da molti come principale responsabile e profittatrice delle speculazioni e delle scorrettezze contabili che hanno prodotto l’attuale disastro; è membro del Bilderberg e della Trilateral.

Vero o falso?

4-Monti nega di essere affiliato ai poteri forti.

Mente o non mente?

5-Si può rendere efficiente la spesa pubblica e risanare i conti dello stato senza eliminare il sistema di clientele e di privilegi dei partiti politici?

Sì/No

6-Si può eliminare il sistema di clientele e di privilegi dei partiti politici e al contempo ottenere la loro fiducia in parlamento e il loro dichiarato appoggio a tutti i livelli?

Sì/No

7-Tutti i partiti parlamentari, tranne la Lega, hanno dichiarato di aver fiducia nel governo Monti, senza nemmeno che questi avesse esposto un piano di azione. Lo hanno fatto perché Monti li ha persuasi di avere strumenti idonei a risolvere le difficoltà del paese, diversamente dai suoi predecessori, oppure perché li ha persuasi che riempirà la mangiatoia partitocratica della spesa pubblica con nuove tasse spremute dai cittadini?

Primo/Secondo

8-Questo parlamento, costituito prevalentemente da nominati non scelti dal popolo, e in cui le maggioranze elette cambiano o si reggono sul consenso comperato di parlamentari della minoranza, rappresenta o non rappresenta il popolo, ed è qualificato per legittimare un governo non uscito dalle urne ma nominato dal capo dello stato su pressione di altri stati e dei mercati?

Sì/No

9-La presenza di molti sottosegretari di area dei partiti che sostengono Monti in parlamento, è indice che Monti si sia impegnato a preservare la partitocrazia, o a eliminare il suo sistema di clientele e privilegi?

Primo/Secondo

10-Le prime misure adottate dal governo Monti, ossia le misure per Roma capitale, per l’innalzamento dell’età pensionabile, per il ritardo della pensione di anzianità e per la reintroduzione dell’Ici erano le più urgenti?

Sì/No

11-Colpiscono i grandi patrimoni?

Sì/No

12-Sono riforme strutturali idonee a rilanciare la produzione e i consumi?

Sì/No

13-Sono misure idonee a far sì che il sistema bancario riprenda ad erogare credito?

Sì/No

14-Sono misure di tipo nuovo, o continuazione di politiche già adottate in passato?

Primo/Secondo

15-Sono misure idonee a risolvere i problemi di fondo, o a far cassa per tirare avanti qualche tempo?

Primo/Secondo

16-Se Monti mancherà gli obiettivi per cui è stato messo su dal Quirinale, Monti dovrebbe dimettersi?

Sì/No

17-In caso positivo, con lui dovrebbe andarsene anche Napolitano, dato che si è assunto la responsabilità politica di nominare un premier diverso da quello scelto dagli elettori in forza della vigente legge elettorale?

Sì/No

18-Le esenzioni fiscali per le attività commerciali e le proprietà commerciali degli enti ecclesiastici  costano allo stato tra i 6 e gli 8 miliardi l’anno, e Monti non ha parlato di toglierle, mentre inasprisce le tasse per i contribuenti non privilegiati. Ciò indica che egli dipende ed è condizionato dal voto dei partiti clericali?

Sì/No

19-Visto che il rischio di tracollo dell’Euro è ritenuto elevato da molte banche e molti governi, che si preparano per questo evento, il governo dovrebbe avere un piano B, per il caso che si debba uscire dall’Euro, o che l’Eurozona si spezzi?

Sì/No

 20- La scelta di Monti e di Napolitano di non parlare al popolo di questa possibilità, delle sue eventuali conseguenze, delle contromisure opportune, è rispettosa del popolo e delle regole democratiche?

         Sì/No

21-Il grosso dell’evasione fiscale passa per i pagamenti in contanti oppure attraverso canali bancari internazionali come Euroclear e Clearstream?

Primo/Secondo

22-La proibizione di pagamenti in contante sopra i 300 Euro ha il fine di combattere l’evasione fiscale o di far guadagnare di più le banche attraverso le commissioni sui pagamenti e di mantenere più alta la i depositi, quindi loro liquidità, disincentivando l’uso del contante?

Primo/Secondo

23-E’ questa l’unica misura del governo Monti per sanare la grave situazione di illiquidità e incapacità ad erogare credito in cui versa complessivamente il sistema bancario italiano?

Sì/No

24-Nella grave e minacciosa condizione in cui si trova la gente, è preferibile che la gente affidi denaro al governo, attraverso tasse più alte, sperando che serva a restare nell’Euro e a equilibrare la finanza pubblica, oppure è preferibile che ogni famiglia  trattenga quello che ha per  cercare di far fronte alla crisi come meglio ritiene?

Primo/Secondo

25-La Grecia mesi fa ha già fatto il tipo di manovra che Monti si accinge a fare in Italia; si è risanata, ha rilanciato l’economia, ha stabilizzato la propria posizione nell’Euro?

Sì/No

26-Dagli anni ’90, l’Italia ha fatto manovre di risanamento (tasse e tagli) parecchie volte e per centinaia e centinaia di miliardi; questa manovre hanno prodotto risanamento e rilancio?

Sì/No

27-Dagli anni ’50 l’Italia ha fatto investimenti per migliaia di miliardi per far sviluppare il Meridione; questi investimenti hanno fatto sviluppare il Meridione?

Sì/No

28-La storia, dalla Repubblica di Weimar in poi, mostra che le politiche di risanamento di tipo restrittivo producono non risanamento ma recessione. Lo scopo reale di Monti è quindi la recessione.

Sì/No

29-La storia economica mostra che le fasi di crescita sono avviate dalla ripresa dell’edilizia, e quelle di recessione dal calo dell’edilizia; attualmente l’edilizia è in forte calo e il mercato immobiliare è molto basso e in peggioramento. Ciò premesso, una tassazione (Ici, patrimoniale) sugli immobili favorirà la ripresa o la recessione?

Ripresa/Recessione

30-E’ credibile Monti quando afferma che le misure che intende adottare siano capaci di rilanciare il paese?

Sì/No

31-In conclusione, complessivamente, ritenete che l’azione del governo Monti sia diretta alla ripresa dell’Italia, o alla sua recessione?

Ripresa/Recessione

32-Ritenete che, in caso di rottura dell’Euro, le nuove tasse imposte per restare nell’Euro vadano pagate?

Sì/No

33-Ritenete che, in caso di rottura dell’Euro, l’Italia dovrebbe dotarsi di una moneta propria e di una propria banca centrale, controllata dal parlamento nazionale, e tenuta a finanziare la Repubblica a un tasso sostenibile e idoneo a consentire la crescita e l’occupazione?

Sì/No

 

December 1, 2011

Killing the Euro

By PAUL KRUGMAN

Can the euro be saved? Not long ago we were told that the worst possible outcome was a Greek default. Now a much wider disaster seems all too likely.

True, market pressure lifted a bit on Wednesday after central banks made a splashy announcement about expanded credit lines (which will, in fact, make hardly any real difference). But even optimists now see Europe as headed for recession, while pessimists warn that the euro may become the epicenter of another global financial crisis.

How did things go so wrong? The answer you hear all the time is that the euro crisis was caused by fiscal irresponsibility. Turn on your TV and you’re very likely to find some pundit declaring that if America doesn’t slash spending we’ll end up like Greece. Greeeeeece!

But the truth is nearly the opposite. Although Europe’s leaders continue to insist that the problem is too much spending in debtor nations, the real problem is too little spending in Europe as a whole. And their efforts to fix matters by demanding ever harsher austerity have played a major role in making the situation worse.

The story so far: In the years leading up to the 2008 crisis, Europe, like America, had a runaway banking system and a rapid buildup of debt. In Europe’s case, however, much of the lending was across borders, as funds from Germany flowed into southern Europe. This lending was perceived as low risk. Hey, the recipients were all on the euro, so what could go wrong?

For the most part, by the way, this lending went to the private sector, not to governments. Only Greece ran large budget deficits during the good years; Spain actually had a surplus on the eve of the crisis.

Then the bubble burst. Private spending in the debtor nations fell sharply. And the question European leaders should have been asking was how to keep those spending cuts from causing a Europe-wide downturn.

Instead, however, they responded to the inevitable, recession-driven rise in deficits by demanding that all governments — not just those of the debtor nations — slash spending and raise taxes. Warnings that this would deepen the slump were waved away. “The idea that austerity measures could trigger stagnation is incorrect,” declared Jean-Claude Trichet, then the president of the European Central Bank. Why? Because “confidence-inspiring policies will foster and not hamper economic recovery.”

But the confidence fairy was a no-show.

Wait, there’s more. During the years of easy money, wages and prices in southern Europe rose substantially faster than in northern Europe. This divergence now needs to be reversed, either through falling prices in the south or through rising prices in the north. And it matters which: If southern Europe is forced to deflate its way to competitiveness, it will both pay a heavy price in employment and worsen its debt problems. The chances of success would be much greater if the gap were closed via rising prices in the north.

But to close the gap through rising prices in the north, policy makers would have to accept temporarily higher inflation for the euro area as a whole. And they’ve made it clear that they won’t. Last April, in fact, the European Central Bank began raising interest rates, even though it was obvious to most observers that underlying inflation was, if anything, too low.

And it’s probably no coincidence that April was also when the euro crisis entered its new, dire phase. Never mind Greece, whose economy is to Europe roughly as greater Miami is to the United States. At this point, markets have lost faith in the euro as a whole, driving up interest rates even for countries like Austria and Finland, hardly known for profligacy. And it’s not hard to see why. The combination of austerity-for-all and a central bank morbidly obsessed with inflation makes it essentially impossible for indebted countries to escape from their debt trap and is, therefore, a recipe for widespread debt defaults, bank runs and general financial collapse.

I hope, for our sake as well as theirs, that the Europeans will change course before it’s too late. But, to be honest, I don’t believe they will. In fact, what’s much more likely is that we will follow them down the path to ruin.

For in America, as in Europe, the economy is being dragged down by troubled debtors — in our case, mainly homeowners. And here, too, we desperately need expansionary fiscal and monetary policies to support the economy as these debtors struggle back to financial health. Yet, as in Europe, public discourse is dominated by deficit scolds and inflation obsessives.

So the next time you hear someone claiming that if we don’t slash spending we’ll turn into Greece, your answer should be that if we do slash spending while the economy is still in a depression, we’ll turn into Europe. In fact, we’re well on our way.

 

RESPONSI DI MERCATO E APPETITO DI COCCODRILLO

RESPONSI DI MERCATO E APPETITI DI COCCODRILLO

In tempi molto remoti l’esercizio del potere era legittimato dal fatto che il re discendeva da un dio o era lui scelto o unto. Poi gli atti del potere sono stati legittimati dalla volontà popolare, ossia democraticamente. Oggi, gli atti politici sono legittimati o delegittimati dai mercati con le loro reazioni, così come gli atti curativi del medico sono legittimati dalle reazioni dell’organismo del paziente: se la febbre sale, la cura è sbagliata, se scende è giusta, etc. etc. Ossia, si assume che i mercati funzionino secondo leggi naturali e impersonali, e che quindi, nelle varie circostanze, ci sono mosse che sono giuste, e altre che sono sbagliate; e che se si ottiene una risposta positiva dei mercati, è perché si è fatta la mossa giusta, e viceversa. Al contempo, si dice che i mercati sono teatro di terribili speculazioni, che li turbano e ne distorcono l’andamento, causando danni anche catastrofici.

 Noto in tutto ciò una palese contraddizione:

Da un lato, si è accertato che l’andamento dei mercati (finanziari, ossia speculativi e improduttivi), anche e specialmente in fatto di debiti pubblici e monete, non è genuino, ossia non riflette la bontà o non bontà delle economie reali e delle scelte politico-economiche, ma è ampiamente pilotato dalla speculazione, a scopo di profitto (reati di aggiotaggio, insider trading, frode, falsi in bilancio ) nonché di imposizione di linea politica, con l’uso di strumenti tecnologi sofisticati e fuori della portata o della stessa conoscenza dei cittadini. Si vede continuamente che agenzie di rating e speculatori eseguono in forma organizzata attacchi selettivi a questo o quel debito pubblico, a questa o quella moneta. Si ricorda il famoso attacco di George Soros prima alla Sterlina, poi alla Lira, e al grave danno con esso arrecato ai cittadini dei due paesi colpiti.

Dall’altro lato, ciononostante, si continua a guardare ai responsi dei mercati finanziari come indicatori della bontà o non bontà delle mosse politiche, economiche, fiscali e persino dei premier, come se fossero, appunto, indicatori genuini e non manipolati ad arte, idonei a disciplinare, a corregger, a punire o premiare. In realtà, sappiamo che i mercati sono il teatrino delle marionette, manovrate da burattinai dietro le quinte, che spostano le asticelle ora in su, ora in giù. Mi ricordo di aver visitato, in Egitto, il tempio del dio Sobek, un coccodrillo. C’era appunto un grande coccodrillo di pietra, cavo, e la guida spiegava che i sacerdoti di Sobek, nascosti dentro di esso, davano ai credenti responsi e prescrizioni, soprattutto di portare molte donazioni al “dio”. La cavità del simulacro amplificava e distorceva la loro voce, così da farla sembrare sovrumana. Mi sembra che oggi stia avvenendo qualcosa di simile, su scala ben maggiore. Sobek infesta  non solo le rive del Nilo, ma anche quelle del Reno, dopo aver fatto schiudere le uova su quelle dello Hudson.

 Per uscire dalla suddescritta contraddizione, si deve scegliere una o l’altra di due vie:

O si dice che la grande finanza speculatrice ci domina, è padrona del mondo, e non abbiamo la possibilità di resisterle perché si è impadronita delle istituzioni, e specialmente del governo USA, cioè dobbiamo rassegnarci, sottometterci e obbedire ad essa e ai suoi profeti e premier comandati, facendo o accettando imposizioni economiche, fiscali e politiche anche contro il nostro interesse e la nostra libertà e dignità.

Oppure si deve dire che ci sono alcune decine di persone, individuabili, che causano disastri e tiranneggiano mezzo mondo, a scopo di lucro e potere, e allora bisogna mandare la polizia ad arrestarle, bisogna proibire e smantellare i loro strumenti tecnologici e finanziari di trading, e non farsi dettare da loro chi debba essere il premier e quanto i parlamentari lo debbano adulare, perché appunto cose come le impennate ingiustificate dei tassi sul debito sovrano, non sono giustificate dai fondamentali, ma causate da atti criminali di aggiotaggio e terrorismo finanziario. Ossia, sono un problema non di economia, ma di delinquenza finanziaria e informatica. Sono fatti di reato commessi da esseri umani nel loro proprio interesse organizzato. Quindi non ha senso tributare loro obbedienza politica o prelievi fiscali e lacrime e sangue della gente. Bisogna proibire e impedire quelle loro pratiche finanziarie, strappando loro gli strumenti che usano. Questa sarebbe la regolamentazione del mercato. Ciò non toglie, ovviamente, che si debba anche correggere le storture reali dei sistemi economico-finanziari.

E’ come se ci fosse una serie di pandemie, una dopo l’altra, e noi stessimo spendendo un sacco di soldi e facendo un mare di sacrifici per campagne di vaccinazioni e di cure medicinali, e dovessimo cambiare in peggio le nostre abitudini di vita per limitare il diffondersi del contagio, e poi scoprissimo che le pandemie sono causate da agenti delle case farmaceutiche che lucrano sui vaccini e sulle medicine. A quel punto non diremmo più che dobbiamo vaccinarci sempre più massicciamente, che dobbiamo prendere quantità sempre maggiori di farmaci, che dobbiamo evitare i contatti sociali per limitare il contagio, che dobbiamo mettere un professore di farmacologia gradito all’OMS (finanziata dalle case farmaceutiche) a capo del governo, affiancato da un collega pieno di stock options delle medesime case. Faremmo cose molto diverse. Arresteremmo i colpevoli e cercheremmo uno stile di vita veramente salubre e cure vere per malattie vere. Questo faremmo, ovviamente. Amenoché, ovviamente, le case farmaceutiche non si fossero già impadronite dei gangli del potere e dell’informazione.

O l’una cosa, o l’altra, insomma, altrimenti ci si contraddice. Però la psiche ha le sue esigenze e le sue leggi, che sovente impongono le contraddizioni: se devi subire una prepotenza che senti ingiusta e nociva, ma non puoi ribellarti, allora la tua psiche, per diminuire la tua umiliazione e sofferenza morale, te la fa sentire come giusta e utile, ti fa sentire in dovere di sottometterti ringraziando, perché è tutto per il tuo bene.

21.11.11 Marco Della Luna

 

TORINO 18.11.11 – CONFERENZA ANNULLATA

Mi scuso con gli interessati per l’annullamento della mia conferenza organizzata da Per Il Bene Comune per oggi, 18.11.11, in Torino.

Nella tarda mattinata di oggi una lettrice piemontese mi ha avvertito che gli organizzatori avevano scelto come location un centro di cultura arabo-islamica.

Gli organizzatori non mi avevano mai comunicato la location.

Ho quindi comunicato loro, immediatamente, il mio disappunto per la mancata informazione di una scelta così connotata e connotante, e la mia indisponibilità a tenere una conferenza in un centro arabo-islamico, non volendo essere in alcun modo associabile o collocabile in un contesto di quel tipo e ai suoi possibili collegamenti, che non sono in grado di verificare preventivamente.

Ho offerto la mia disponibilità a tenere la conferenza altrove, anche all’aperto, ma è stata declinata.

Per queste ragioni, con mio rammarico, la conferenza non si terrà.