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VIGILIA DI REFERENDUM

UOMO SOLO AL COMANDO = CONTROLLANDO UNA SOLA PERSONA, SI DIRIGE TUTTO LO STATO

Nei voti italiani prevalgono i  no, ma la relativa vicinanza del sì rende possibile vincere il referendum spostando – ed è possibile – poche centinaia di migliaia di voti dall’estero.  Già sono state segnalate operazioni in tal senso. I voti dall’estero sono 1.600.000, cioè circa il 7,5% del totale; se coi brogli si sposta il 25% di questi voti più l’1,5% dei voti italiani, si riesce a recuperare quasi il 3% sul no, quindi il sì può vincere se prende anche solo il 47 – 47,3% di voti reali contro il 53 – 52,7% del no.

Sarebbe il coronamento di un iter iniziato e condotto all’insegna dell’illegalità:

-Non è una revisione, che sarebbe consentito dall’articolo 138, ma una trasformazione profonda della Costituzione stessa, che non è consentita e che dovrebbe farsi mediante un’assemblea  costituente.

-Il disegno di legge è stato portato avanti nelle due camere mediante ripetute violazioni del regolamento in un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale perché viola il diritto dei cittadini alla rappresentanza.

-Il quesito referendario è stato formulato in modo propagandistico e non per singole norme ma cumulativamente.
-Il governo ha fatto campagna elettorale in proprio occupando un’enorme quantità di spazi sia in Italia che all’estero e violando sistematicamente la par condicio.

-Ha persino usato mancette elettorali.

-Interessi forti stranieri si sono ingeriti e hanno sostenuto la campagna del sì anche con intimidazioni finanziarie.

A prescindere dal merito, tecnicamente, la riforma Boschi contiene numerosi errori, contraddizzioni, incertezze, e probabilmente non riuscirebbe a funzionare bene, rendendo così necessaria un’ulteriore riforma – che, arrivando in una temperie economico-finanziaria sensibilmente aggravata, sarà ancora più dispotica.

Molti si stupiscono dei gravi e molti errori giuridici che il ddl Boschi contiene. Come spiegarseli? Come spiegarsi che non sono stati corretti in parlamento? La spiegazione più probabile è che essa è stata redatta rapidamente e autoritativamente da qualche sede bancaria, come il famoso papello della BCE che preparò la caduta di Berlusconi e fu poi eseguito dai tre govarni Napolitano, e poi passata a Renzi e alla bella ministra-testimonial sorridente per la doverosa e obbediente attuazione, senza margini di modificabilità.

Il merito della riforma è tale, come ho descritto in precedenti articoli, da abbattere lo Stato di diritto, democratico, costituzionale, in quanto:

-sopprime la divisione dei poteri (il premier nomina chi lo deve controllare!), la rappresentatività del parlamento rispetto al voto popolare (camera di nominati al 75%, senato di nominati al 100%, premio di maggioranza assoluta a una maggioranza relativa anche del solo 25%).

-Non c’è più una camera che rappresenti realmente e proporzionalmente il voto popolare e non c’è più possibilità di un reale dibattito né di una alternanza entro le istituzioni, data la precostituzione di una maggioranza parlamentare automatica e scontata in mano al segretario del partito di maggioranza relativa. Non che premier.

Questa riforma, se realizzata, eliminerebbe quindi, secondo i canoni di legittimità dell’Occidente, la legittimità dello Stato e del potere politico in esso costituito.

Quali le reazioni possibili?

-Emigrare, oppure

-Aspettare che arrivi qualcosa di peggio, ed emigrare allora.

-Passare al disconoscimento e alla disobbedienza civile.

-Votare, se e quando concesso, un partito che abbia la forza e il programma di abolire questa riforma mediante una riforma legittima della Costituzione.

Considerati la natura e gli intendimenti della Riforma Boschi, proporsi di sedersi al tavolo con loro dopo il referendum è assurdo, oppure complice.

02.12.16  Marco Della Luna

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NO ALLA STRATEGIA RENZI

NO ALLA STRATEGIA RENZI

Il piano era di creare euforia e consenso legati alle riforme di Renzi per trasformare l’Italia in un paese governabile marionettando un solo uomo, cioè il segretario del partito di maggioranza relativa; per costituzionalizzare la subordinazione di Roma a Berlino e Parigi; e per completare il trasferimento-svendita a grandi banche straniere del controllo delle banche italiane, soprattutto di Banca d’Italia, dei loro assets positivi, e di altre aziende strategiche.

L’euforia e il consenso dovevano venire da una costellazione favorevole di fattori esterni all’Italia, dei cui effetti positivi su economia e occupazione si sarebbe però gloriato Renzi: bassi tassi, bassi prezzi del petrolio, basso corso dell’Euro, BCE che compera tutta la nuova emissione italiana di debito pubblico.

Ma, nonostante questo straordinario insieme di fattori propizi, l’economia italiana non si è riavviata – segno questo che è il sistema Italia è alla frutta. Il deficit e il debito pubblici sono peggiorati, come pure la produttività e la competitività rispetto agli altri paesi OCSE; e aumenta l’emigrazione di capitali e cervelli. A parte gli effetti provvisori e già scemati della costosa decontribuzione, il jobs act ha ridotto i diritti del lavoro e non ha aumentato strutturalmente gli impieghi. Le promesse di superare l’austerity merkeliana ed europea si sono dissolte o sono rinviate sine die di fronte al nein di chi comanda in Europa.

Inevitabilmente, malgrado le mancette degli 80 euro, l‘euforia si è sgonfiata e consensi per Renzi sono fortemente scesi dal 40% iniziale dovuto al marketing e all’effetto novità. I sondaggi danno stabilmente il “No” tra il 55 e il 53,5%. Salvo un loro errore clamoroso, il piano è fallito, anche perché Renzi e la Boschi si sono legati personalmente a questa riforma. Una riforma scellerata (nel senso latino del termine), che mira ad abolire lo stato di diritto, la rappresentanza democratica, la possibilità di opposizione e alternanza interna al sistema giuridico, e insieme, come dicevo, a costituzionalizzare, col nuovo art. 117, l’obbedienza dell’Italia a Berlino e Parigi via UE, dietro la simulata polemica con la Commissione europea e il governo Merkel. La dimostrazione delle mie affermazioni sulla riforma costituzionale si trova sul mio blog www.marcodellaluna.info nei miei articoli ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO http://marcodellaluna.info/sito/2016/11/11/art-117-italia-sottomessa-a-berlino/ e LA PSEUDO- COSTITUZIONE RENZIANA http://marcodellaluna.info/sito/2016/06/04/3124/

Al governo e ai potentati che esso serve non resta che puntare su brogli massicci per vincere il referendum e insieme prepararsi a guidare gli sviluppi, in caso che perdano, mediante i soliti strumenti delle premi e dei ricatti finanziari e giudiziari. Per contrastare tale azione, sarà utilissimo far sapere all’opinione pubblica che, come ampiamente documentato dal dr Alessandro Govoni, la principale occupazione dei governanti italiani, perlomeno da Andreatta in poi, è stata quella di trasferire, senza che l’opinione pubblica capisse che cosa facevano, il risparmio, le risorse finanziarie, le migliori aziende, le imprese strategiche, tra cui soprattutto la Banca d’Italia, a multinazionali finanziarie straniere, in cambio di carriera assicurata in patria, in Europa, o nelle grandi banche saccheggiatrici che essi hanno servito, secondo il noto schema delle “porte girevoli”. Questo è il regime predica tanto su corruzione ed evasione, e presenta il supergarante Cantone. Il governo Monti, solo per citarne uno, ha raccolto 57 miliardi di tasse in più dagli italiani, affondando il settore immobiliare ed esasperando così la recessione, per dare aiuti alle decotte banche greche e non solo, con cui pagassero alle banche franco-tedesche i loro illeciti profitti ottenuti con prestiti predatori precedentemente concessi. Fu un enorme aiuto di stato a banche private, imposto dall’”Europa”; però ora l’”Europa” non consente al governo italiano di aiutare le proprie banche in crisi: devono essere spolpate da JP Morgan e soci, il cui uomo di fiducia, Morelli, è già stato messo da Renzi a capo di MPS.

Questi governi sopravvivono solo perché e finché la BCE continua ad assicurare artificialmente l’acquisto dei loro titoli pubblici, quindi perché e finché fanno ciò che chiede loro da BCE. La BCE li tiene in vita in questo modo per evitare che collassino mentre procede il programma di espianto e trasferimento all’estero delle risorse italiane: capitali, cervelli, aziende, mercati…

27.11.16 Marco Della Luna

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IMMIGRAZIONE E MILITARIZZAZIONE

IMMIGRAZIONE E MILITARIZZAZIONE

Il sindaco PD di Milano (come pure altri) richiede l’invio dell’esercito per controllare la città, in cui la criminalità immigrata ha addirittura costituito zone franche criminali. Una statistica della Confcommercio registra + 0,4% di crimini per ogni + 1% di immigrati.

Il governo PD a parole dice che vuole contenere l’immigrazione, ma nella realtà manda la marina militare a prendere i migranti non solo in mare aperto ma anche sotto le coste africane: alcuni video mostravano le motovedette libiche che li riportavano a riva e le nostre navi che arrivavano e glieli toglievano per importarli in Italia.

Quindi la politica delle porte aperte serve non solo ad alimentare il business di profugopoli (organizzazioni rosse e clericali), il mercato del lavoro nero/sottopagato, la manovalanza per spaccio, crimine e prostituzione (attività di sostegno per la partitocrazia): serve anche e soprattutto per disgregare la società, creare un clima di paura, giustificare la militarizzazione del territorio. E’ questo il piano dell’establishment e del governo Renzi. E che sia un piano lo riprova la contraddizione tra il dire che si vuole limitare l’afflusso e l’andarli a prendere in Africa.

Militarizzazione che presto servirà (appoggiata e guidata dall’Eurogendfor?) a reprimere la protesta popolare (anche per gli insuccessi economici), a imporre requisizioni prefettizie di immobili (ultima quella di Ficarolo – RO) e la collocazione forzata di migranti.

Intanto la meningite continua a uccidere in Toscana e altrove: è di un ceppo nigeriano, il ceppo C, con stagionalità e caratteristiche diverse e più aggressive di quella europea – almeno finché anch’essa non sarà integrata. Il vaccino costa € 120 a dose. Effetti collaterali? Si vedrà nel tempo…

23.11.16 Marco Della Luna

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ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO

ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO

La Riforma costituzionale viola l’art. 11 della Costituzione perché subordina l’Italia a Francia e Germania.

Le recenti vicende legate ai terremoti e alla ricostruzione, in cui l’UE vieta all’Italia di aumentare la propria spesa a deficit di pochi decimi di punto per ricostruire in sicurezza, così come la linea generale dell’UE di non consentire di escludere dal conto del deficit le spese per investimenti produttivi, nonostante la recessione e la tragica disoccupazione, dimostrano che l’UE porta avanti una linea in conflitto di interessi con l’Italia.

L’Italia deve quindi dotarsi di filtri che consentano di tutelare i propri superiori interessi nazionali, così come li hanno Francia e Germania, le quali, grazie a tali filtri, non subiscono direttamente e passivamente le imposizioni della UE e difendono i propri interessi.

Deve farlo sia per avere qualche strumento di negoziato con l’UE, sia perché lo esige l’art. 11 Cost. in relazione a questa grave diseguaglianza, nel rapporto con la UE, tra Italia da una parte, e Francia e Germania dall’altra: l’Italia è subordinata gerarchicamente, la Francia e la Germania no.

Questa condizione di diseguaglianza conferisce così a Francia e Germania, attraverso la UE, una posizione di superiorità rispetto all’Italia, che consente alla Francia di superare tranquillamente la soglia comunitaria per il deficit di bilancio pubblico, e alla Germania di non reinvestire il surplus commerciale, causando così recessione negli altri paesi.

Ma la condizione di disparità tra l’Italia e gli altri paesi viola l’art. 11 Cost., il quale prescrive che l’Italia possa accettare limitazioni di sovranità solo a condizione di parità con gli altri stati.

Quindi l’art. 117 Cost. della riforma costituzionale (art. 31 ddl Boschi), è in contrasto con l’art. 11 (e con altri) della Costituzione, perché l’art. 117 Renzi-Boschi stabilisce che il legislatore italiano sia direttamente e gerarchicamente sottoposto ai “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario”, mentre Francia e Germania non lo sono; e l’art. 11, essendo tra i Principi Fondamentali della Costituzione, prevale sull’art. 117, che pertanto è incostituzionale e costituisce un attentato alla sovranità della Repubblica.

Renzi finge di polemizzare con l’UE per difendere gli interessi italiani e correggere gli errori della linea economica comunitaria, ma in realtà sta lavorando in senso opposto!

Ho pensato a un ricorso “costituzionale” inedito e pionieristico per opporsi a questo attentato. Appendo il testo qui sotto, ovviamente senza alcuna garanzia per chi volesse cimentarsi. Ma esso sicuramente fornisce validi argomenti giuridici, politici, economici e… morali per votare NO al referendum del 4 Dicembre.

11.11.16 Marco Della Luna

 

TRIBUNALE DI ROMA

RICORSO IN MATERIA ELETTORALE

CON ISTANZA DI SOSPENSIONE URGENTE

DEL REFERENDUM COSTITUZIONALE

INDETTO PER IL 04.12.16

I sottoscritti cittadini italiani__________________, rappresentati e difesi dall’avv._____________, domiciliatario, con pec e domicilio eletto___________________, fax____________________, avente studio in__________________e partita iva_______________________;

PREMESSO CHE

 

1- OGGETTO DEL RICORSO

 

Il presente ricorso concerne alcuni articoli del Disegno di legge 12/04/2016, G.U. 15/04/2016, contenente la riforma costituzionale (ddl Boschi) e il dpr 27.09.16 che indice il referendum sul detto ddl.

Il presente ricorso non riguarda le modalità del referendum ma il merito giuridico-costituzionale della riforma, i diritti (e non gli interessi legittimi) politici dei cittadini, tutela dello Stato di diritto e della Repubblica Italiana; quindi la giurisdizione è quella del giudice ordinario e non del giudice amministrativo.

Il formale decreto del Presidente della Repubblica di indizione del «referendum popolare confermativo» è stato emesso il 27 settembre 2016 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 227 del 28 settembre 2016.

Il testo del quesito referendario è: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016? »

 

2- IN QUANTO ALL’ART. 31 DDL BOSCHI

Il testo dell’art. 117 riformato, contenuto nell’art. 31 del succitato ddl, reca:

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea [testo attuale: “dall’ordinamento comunitario”] e dagli obblighi internazionali.”

Come è stato denunciato da molte parti, la porzione sottolineata di questa norma subordina la potestà legislativa della Repubblica e degli organi democraticamente eletti della medesima non più semplicemente a generici vincoli “comunitari”, alle disposizioni e alle norme di un soggetto politico determinato, ossia dell’Unione Europea, già emanate e ad emanarsi da parte di organismi di questo soggetto, organismi non democraticamente eletti, non responsabili verso il popolo italiano, e portatori di interessi divergenti o contrari a quelli del popolo italiano, quali la Commissione Europea, conferendo a tali organismi una superiorità gerarchica sulle assemblee rappresentative della Repubblica. E ciò in tutte le materie e a tutti i fini, non solamente a quelli per i quali l’art. 11 Cost. consente la limitazione della sovranità nazionale solo in quanto necessarie ad assicurare la pace e la giustizia.

Né vale obiettare che lo Stato conserva, nel testo dell’articolo in esame, “la legislazione esclusiva” in una serie di materie: non vale, perché “esclusiva” non significa “libera”: anche se “esclusiva”, tale legislazione soggiace ai vincoli, ossia è condizionabile guidabile ab extrinseco.

Va rimarcato il cambiamento qualitativo rispetto alla dizione dell’attuale art. 117, nel passaggio da “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario” a “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea”: la prima dizione è aperta, non deterministica, non gerarchica, presupponente un consenso; la seconda è il deterministica, gerarchica, unidirezionale – cosa sicuramente inconciliabile col principio di sovranità nazionale e di democrazia, stante che l’art. 31 non pone limiti ai “vincoli”, nemmeno quelli del rispetto delle altre norme costituzionali, aprendo alla Commissione Europea una possibilità non delimitata di ingerenza.

La prima prima eccezione di incostituzionalità dell’art. 31 del disegno di legge Boschi è pertanto incompatibilità con l’art. 11 Cost. nel senso suindicato: incompatibilità con l’art. 1 in fatto di titolarità in capo al popolo italiano della sovranità e di sovranità esterna della Repubblica.

L’art. 11 è sopraordinato all’art. 117 sia perché si trova nella prima parte della carta costituzionale, tra i principi fondamentali; sia perché, dato il suo tenore, la sua funzione è di regolare tutte le possibili limitazioni di sovranità, dettandone le condizioni (“parità con gli altri stati”, “necessarie”) e circoscrivendone nominativamente gli ambiti (pace, giustizia). Quindi, in caso di contrasto tra l’art. 31 anzidetto assieme al dpr 27.09.16 e l’art. 11, l’art. 31 dovranno essere caducati i primi.

 

In secondo luogo, l’art. 31 è altresì potenzialmente incompatibile con tutte le norme precettive della Costituzione, egualmente sovraordinate all’art. 117 sia perché comprese tra i principi fondamentali (artt. 1, 1° c., anche in quanto alla  pre-eminenza del lavoro come fondamento della legittimità del potere politico;  art. 3, 2° c., che è contrastato dalle prescrizioni fiscali europee, al pari dell’art. 4, 1° c.) che i membri della Commissione Europea (non eletti, non responsabili democraticamente) non sono tenuti a rispettare e di fatto non rispettano. Ossia: è contraria all’intera Costituzione una norma di riforma costituzionale che conferisce potere vincolante sulla legislazione nazionale a un organo che non è vincolato dalle norme della medesima Costituzione e che non è democraticamente responsabile verso il popolo italiano, perché una tale norma semplicemente toglie o può togliere, in tutto o in parte, ai cittadini le garanzie e i principi costituzionali. Insomma, l’art. 31 è una norma concepita per eludere i vincoli costituzionali e per aggirare i valori costituzionali, e insieme viola il principio di democrazia sancito dall’art. 1°, 1° comma, Cost.

 

Vi è anche una terza eccezione di incostituzionalità: l’art. 31 in questione è incompatibile con l’art. 11 Cost., laddove questo pone la condizione di parità tra le parti come condizione di legittimità di ogni limitazione della sovranità. Infatti, con tale norma inserita nella propria Costituzione, la Repubblica italiana si ritroverebbe in una condizione di inferiorità giuridica e gerarchica rispetto a quei Paesi, quali soprattutto la Germania e la Francia, i quali non hanno una equivalente norma che subordini gerarchicamente il loro legislatore alla Commissione Europea, ma al contrario hanno norme e sentenze delle loro corti costituzionali che subordinano le direttive europee a principi delle loro rispettive costituzioni. Il risultato di questi elementi e dei rapporti fi forza politico-finanziari è che la Germania, o l’Asse franco-tedesco, può assumere, anzi ha assunto, il controllo della Commissione Europea, e attraverso di essa della legislazione italiana, esercitandolo nel proprio interesse nella competizione di mercato ed economica in generale con l’Italia, con la conseguenza di un processo oramai ventennale di vantaggi per sé e svantaggi per la Repubblica italiana, tradottosi, tra l’altro, in una massiccia campagna di take-over unidirezionale  da parte di imprese tedesche e francesi su aziende strategiche e di punta del nostro Paese, banche e public utilities in primis.

L’art. 31 della riforma appare oggettivamente come studiato per costituzionalizzare la inferiorità già di fatto imposta dell’Italia al duopolio franco-tedesco.

La Costituzione francese enuncia il principio di libertà di scelta dei singoli stati e ha disposizioni-filtro che consentono alla République di non adottare provvedimenti della UE che siano in contrasto con gli interessi nazionali francesi:  articoli 88-1,4,5,6.

Innanzitutto, però, al primo comma del suo preambolo, la Costituzione francese scolpisce il principio di sovranità nazionale: Le peuple français proclame solennellement son attachement aux Droits de l’Homme et aux principes de la souveraineté nationale tels qu’ils ont été définis par la Déclaration de 1789, confirmée et complétée par le préambule de la Constitution de 1946…. 

L’art. 2, ultimo comma, ribadisce il principio dell’autogoverno del popolo francese: “Son [de la République] principe est: gouvernement du peuple, par le peuple et pour le peuple.”

In quanto alla Germania, il suo ordinamento non ha norme analoghe a quelle della Costituzione francese, né norme che la sottopongano a vincoli comunitari, ma da un lato essa ha l’egemonia e l’esclusiva dell’iniziativa politica e legislativa in Europa – cioè dirige la Commissione – e dall’altro lato la sua Corte Costituzionale si pone come filtro e regolatore della normativa dell’UE: il giudice della Corte costituzionale Peter Huber ha affermato il ruolo di ‘scudo della democrazia’ della Corte: questa ha infatti il compito di far valere il diritto e la legge fondamentale. Per questo, non può configurarsi né come euroscettica né come filoeuropea, poiché non deve attuare un’agenda politica. Il giudice sostiene inoltre che si deve tenere in considerazione che la Corte si basa sulla sovranità degli Stati membri: questi sono infatti i padroni dei trattati – l’Ue non è uno stato federale ma poggia sui trattati che gli Stati membri hanno varato. Nelle costituzioni degli Stati membri viene garantita la sovranità dello Stato. Esistono quindi due percorsi non del tutto armonizzabili: il primo dall’alto verso il basso, cioè quello delle istituzioni europee (Commissione europea, Corte di Giustizia europea, etc.); e il secondo dal basso verso l’altro (nell’ottica degli Stati membri) (Il ruolo della Germania in Europa, http://www.iai.it/it/eventi/ruolo-della-germania-europa – Istituto degli Affari Internazionali, 28.07.15). Il giudice Huber dimentica di dire che, all’interno dell’UE, la Germania consente a se stessa di restare sovrana, ma l’Italia non può restare sovrana, bensì deve sottomettersi per sua disposizione costituzionale!

Alla luce di quanto sopra, la riforma che intende apportare l’art. 31 del disegno di legge Boschi all’art. 117 Cost. formalizza e legalizza la riduzione della Repubblica italiana a un ruolo di subalternità giuridica e di asservimento a interessi e volontà esterne al suo popolo, a paesi comunitari che restano sovrani, al punto che essa non potrebbe più considerarsi come corrispondente allo schema giuridico di una repubblica, ma piuttosto a quello di un protettorato. La riforma in parola integrerebbe dunque, se non fosse recentemente stato introdotto l’estremo della violenza, l’ipotesi dell’art. 241 del Codice Penale: Attentato contro l’indipendenza dello Stato, aggravato ai sensi del comma 2.

Sebbene il reato non si configuri, data la riforma suddetta, per mancanza dell’estremo della violenza (estremo introdotto recentemente, palesemente al fine di consentire la dissoluzione dello Stato nazionale democratico e la sua trasformazione in protettorato franco-tedesco o comunitario), il risultato che l’art. 241 CP vuole prevenire, ossia la sottoposizione dello Stato o della Repubblica a potenze straniere, verrebbe realizzato pienamente qualora il referendum dia esito confermativo. Quel requisito di violenza è peraltro esso stesso incostituzionale, perché non ha senso dire che la sottoposizione del Paese allo straniero sia lecita se realizzata senza violenza materiale ma mediante la minaccia dello spread o del non acquisto dei titoli di Stato da parte del sistema bancario.

Orbene, ogni giudice ha giurato fedeltà alla Repubblica (se non l’avesse fatto non sarebbe giudicante legittimo), quindi è tenuto a impedire che questa sia degradata a una condizione di subalternità cessando di essere una repubblica, e riducendo i suoi cittadini a sudditi di potentati stranieri, privati dei diritti e dello status di cittadini di una repubblica indipendente. Perciò il giudicante dovrà impedire assolutamente che ciò avvenga. Salus rei publicae suprema lex.

Si impone, per tutte le suddette ragioni, un vaglio di costituzionalità dell’art. 31 nei sensi sopra indicati, vaglio che potrebbe concludersi, alternativamente, con l’affermazione di incostituzionalità del ridetto articolo in parte qua, oppure con una sentenza additiva ovvero l’enunciazione di una regola interpretativa del suddetto articolo, che faccia salvi i principi, i limiti e le condizioni stabiliti dall’art. 1, 1° c., e dall’art. 11 Cost., stabilendo che:

  1. a) per “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’UE e dagli accordi internazionali” i vincoli già in essere nella loro determinatezza, e non vincoli futuri – cioè che la norma non può intendersi come norma in bianco;
  2. b) che si tratta di vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario come oggi esistente, o a derivare da futuri trattati, non da norme e direttive emanate o emanande da organi di questo ordinamento – cioè che solo i trattati liberamente sottoscritti e ratificati, e non i provvedimenti degli organi dell’U.E., possono vincolare il legislatore italiano;
  3. c) che i vincoli non sono operanti qualora non siano necessari alla pace e alla giustizia e qualora non sussistano le condizioni formali, giuridiche e politiche di parità tra i Paesi interessati;
  4. d) che in ogni caso i vincoli operano in quanto compatibili con le norme costituzionali e sono soggetti al controllo di costituzionalità della Consulta.

 

2- IN QUANTO AGLI ARTT. 55, 57 E ALTRI DEL DDL BOSCHI

Lo Stato costituzionale e di diritto si distingue dallo Stato autocratico (assolutista o dittatoriale) per tre elementi giuridici essenziali:

-la separazione e reciproca autonomia dei tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario o di controllo);

-la rappresentanza popolare (il popolo sceglie i propri rappresentanti);

-la possibilità di un’opposizione effettiva entro il parlamento;

-la legittimazione dell’esecutivo o per investitura popolare diretta oppure per fiducia accordata da un parlamento rappresentativo del popolo.

Senza questi elementi, non si ha nemmeno una costituzione, se non di nome, bensì l’arbitrio del potere, l’autocrazia, la concentrazione dei tre poteri in un’unica mano.

L’effetto strutturale della riforma Renzi-Boschi, combinata con la legge elettorale detta Italicum, è l’abolizione dell’insieme di questi elementi, cioè la rottamazione dello Stato costituzionale, di diritto e democratico. Non si tratta semplicemente di una radicale riforma della Costituzione – che già come tale non sarebbe ammessa dalla Costituzione stessa, perché questa prevede solo la revisione (ossia l’aggiornamento, il ritocco) e non la ristrutturazione (art. 138), per la quale sarebbe necessaria la convocazione di un’assemblea costituente.

Si tratta di molto più: si tratta dell’abolizione dello stesso principio fondante del costituzionalismo e dello Stato di diritto, garantista e rappresentativo. Un’abolizione che, in effetti, hanno realizzato tutti i dittatori, per divenire tali, iniziando – in epoca moderna – con Napoleone. Non puoi fare il dittatore se c’è un potere indipendente da te, che controlla la legittimità del tuo agire. Perciò devi inglobare tale funzione.

La riforma Renzi-Boschi riunisce nelle mani del premier la formazione e guida del governo (potere esecutivo), il controllo della Camera (potere legislativo) e la scelta diretta in parte, indiretta in altra parte, degli organi di garanzia (potere di controllo): capo dello Stato, la maggioranza del CSM, la maggioranza della Corte Costituzionale. Il premier diviene il controllore di se stesso.

Inoltre, il ddl Boschi mira a vanificare l’altro pilastro dello Stato moderno, ossia la rappresentanza del popolo, in quanto il Senato non è più elettivo, e 2/3 dei membri della Camera sono decisi dai segretari dei partiti mediante le liste bloccate, mentre il terzo residuo degli eletti è in parte determinato dal caso.

Ancora – terzo elemento – in un siffatto parlamento, a liste bloccate e con forte premio di maggioranza, controllato dal premier, non può più concretarsi l’opposizione al premier stesso e all’esecutivo. La Camera diventa inutile, perde capacità dialettica, perché il suo voto è scontato, perlomeno quando si tratta di fiducia.

Il premier, pur non essendo eletto direttamente, cioè pur non avendo investitura popolare diretta, si ritrova a disporre di una maggioranza precostituita grazie al premio di maggioranza, che altera la volontà popolare. Quindi non è un sistema parlamentare, in cui il premier non ha bisogno di investitura democratica personale però deve costituirsi la maggioranza tra i rappresentanti del popolo; né un sistema presidenziale, in cui il capo dell’esecutivo è eletto dal popolo e non si regge sulla fiducia delle camere.

 

Con una norma che introduce la supremazia del governo sulle regioni, e precisamente col nuovo art. 117, anche il bilanciamento “federale” da parte delle autonomie regionali viene eliminato. Questa norma ricalca la riforma costituzionale compiuta da Hitler nel 1933, poco dopo l’ascesa al potere, e nota come Gleichschaltung (“coordinamento”, “allineamento”). Hitler aveva riunito in sé il controllo del parlamento e del governo centrali, ma non controllava i parlamenti e i governi dei Laender federali, che spesso si opponevano alla sua politica. Quindi varò una riforma che li sottometteva alle decisioni dello Stato centrale, così da realizzare la Gleichschaltung, ossia l’allineamento. In questo modo la concentrazione dei poteri dello Stato nelle mani del capo dell’esecutivo e del partito dominante si completa; democrazia e pluralismo sono eliminati.

 

E’ insomma completamente eliminata la struttura giuridico-costituzionale dello Stato moderno, di diritto, rappresentativo, democratico, garantista, dotato di checks and balances. La Camera diventa un organo ripetitivo del governo, il suo ventriloquo, senza autonomia, quindi praticamente inutile ai fini democratici. Così come il Senato. Quindi non siamo nemmeno nell’ambito del concetto di revisione, riforma o anche di rovesciamento o anche di abolizione funzionale della Costituzione del 1948: siamo all’abolizione della stessa costituzionalità come modernamente intesa, sicché si configura anche un conflitto con l’art. 138 Cost..

 

Tutto ciò premesso,

i ricorrenti cittadini italiani, non intendendo rinunciare in alcun caso al diritto di vivere come cittadini democraticamente partecipi di una repubblica democratica e di diritto e garanzie, ma essendo determinati a difendere tale repubblica con tutti i mezzi necessari, e non riconoscendo la legittimità della sua eversione, comunque e da chiunque operata,

 

CHIEDONO

In via d’urgenza, sospendere le operazioni per il referendum costituzionale in premesse;

Per il merito, rimettere gli atti alla Corte Costituzionale per la decisione sulla questione di incompatibilità

a)dell’art. 31 del ddl Boschi del 12/04/2016, G.U. 15/04/2016 unitamente al dpr 26.09.16, con l’art. 1, 1° comma, Cost., che stabilisce che l’Italia è (e resti) una repubblica democratica; con l’art. 11 Cost., che subordina la limitazione di sovranità della Repubblica alla indispensabilità ai fini di giustizia e di pace nonché alla condizione di parità tra gli stati, nella parte in cui l’art. 31 predetto sottopone la potestà legislativa nazionale ai vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli accordi internazionali, senza limitazioni, condizioni e riserve, né garanzie di rispetto delle altre norme costituzionali e in particolare senza formulare la condizione che anche gli altri stati membri adottino una norma eguale che stabilisca la condizione di parità prescritta dall’art. 11; con gli artt. 1, 1° c., in quanto alla  pre-eminenza del lavoro come fondamento della legittimità del potere politico;  con l’art. art. 3, 2° c., che, assieme all’art. 4, 1°c., prescrive un’azione positiva per la perequazione sociale alla quale si oppongono le prescrizioni fiscali della UE, sicché si pone la necessità costituzionale di istituire un filtro che subordini il recepimento delle prescrizioni comunitarie al rispetto degli articoli costituzionali anzidetti, dovendosi dare la prevalenza a questi ultimi in caso di contrasto, pena la lesione delle condizioni di legittimità del potere statuale stesso dello Stato italiano, ossia della sua sovranità interna, per tradimento di principi fondamentali;

 

b)degli artt. 55, 57 del ridetto ddl unitamente al ridetto dpr, con gli artt. 1, 1° comma, Cost., che stabilisce che l’Italia è (e resti) una repubblica democratica nelle parti in cui i predetti articoli dispongono:

– che non vi sia più alcuna camera che rappresenti il voto dei cittadini nelle effettive quote in cui essi votano, e insieme non dispongono che il voto debba essere diretto né che i rappresentanti parlamentari siano scelti dai cittadini elettori circoscrizione per circoscrizione – la congiunzione di questi  fattori rende infatti il parlamento non rappresentativo del popolo sovrano, quindi non legittimato per contrarietà al concetto di “repubblica democratica”, soprattutto in materie coinvolgenti la sovranità interna ed esterna nonché i diritti costituzionali e la deliberazione dello stato di guerra (artt. 80, 17 e 19 ddl Boschi); solo una camera di rappresentanti eletti proporzionalmente e direttamente dal popolo può ratificare norme incidenti sull’indipendenza nazionale e apportanti limitazioni di sovranità;

-nelle parti in cui essi, concentrando nelle mani del capo dell’esecutivo il potere esecutivo, quello legislativo (attraverso il premio di maggioranza nell’unica camera che accorda e revoca  la fiducia) e gran parte di quello di controllo (attraverso il potere pratico di nomina del Capo dello Stato grazie al premio di maggioranza, della maggioranza dei membri del CSM e dei membri della Corte Costituzionale, nonché dei vertici di vari organismi di garanzia), sopprimono i caratteri essenziali, stabiliti dall’art. 1 Cost., dello Stato di diritto, repubblicano e democratico, quali sono la divisione dei poteri, la dialettica e la possibilità di opposizione entro la Camera che accorda e revoca la fiducia, sovvertendo così la Costituzione dei fondamenti ultimi e privando i cittadini dello status che questa riconosce loro;

c)di tutti i succitati articoli e del succitato dpr rispetto all’art. 138 Cost., in quanto essi non costituiscono una revisione ma una sovversione della Costituzione o meglio l’abrogazione della costituzionalità dello Stato.

Dichiarano la causa di valore indeterminabile.

Roma, addì 03.11.2016

Avv._______________________

 

 

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SISTEMA BANCARIO: FINE DELLO STORY TELLING ISTITUZIONALE

SISTEMA BANCARIO: FINE DELLO STORY TELLING ISTITUZIONALE

CONFERENZA PARLAMENTARE – ROMA 04.11.16

Buon pomeriggio. Vi porto i saluti anche di Marco Saba, che, per ragioni di opportunità legate a iniziative giudiziarie in corso, ha scelto di non partecipare personalmente, ma ha condiviso informazioni utili per la presente relazione. Dati i limiti di tempo, contro la mia abitudine, leggerò una relazione scritta, che troverete sul mio blog www.marcodellaluna.info.

Il sistema monetario-creditizio attuale viene ormai confermato nella sua realtà, che esporrò schematicamente, anche dalle autorità monetarie, da KPMG, da qualche giudice, da accademici. Esso ha caratteri tanto apertamente incostituzionali e illogici, violando soprattutto il principio di eguaglianza e quello di sovranità dello Stato, che, se reso noto, rivela come radicalmente ingiusti e illegittimi gli stessi ordinamenti statuale ed europeo nel loro complesso. Esso esprime il vero sistema di potere politico e di interessi nascosto dietro la facciata delle norme ufficiali, cioè la dominanza di fatto di una specifica classe sul resto della società. Lo conferma la ritirata da questa conferenza di ABI, BdI, Banca Intesa, che avevano promesso di intervenire. Hanno capito che quello che qui diremo segna la fine del loro story telling, che è anche quello dei governi e delle istituzioni europee. E lo fa in base a ciò che essi stessi affermano.

In breve, ecco lo schema del sistema bancario-monetario: Contrariamente all’opinione corrente e allo story telling per il popolo, nella realtà le banche non prestano il denaro che raccolgono, cioè non fanno da intermediarie del credito, bensì creano contabilmente il denaro che prestano e che usano per il trading, chiamandolo euro, dollaro, sterlina. Non vi è alcuna legge che le autorizzi a fare ciò; ed esse non registrano nei flussi di cassa questa creazione monetaria, che è un ricavo, così lo sottraggono alla tassazione. Gli effetti cumulativi di tutto ciò hanno prodotto una crescente destabilizzazione del sistema e il passaggio da un’economia di produzione e consumo a un’economia in cui il grosso guadagno si fa coltivando le bolle finanziarie – con le ovvie ricadute sociali e politiche.

Quando in giudizio si eccepisce che le banche non prestano denaro vero però vogliono indietro denaro vero più interessi, o che prestano denaro creato da loro senza avere il potere di crearlo,  i magistrati, quasi tutti, fingono di non capire o non capiscono proprio quella realtà e la sua contrarietà alle leggi – la loro convenienza è evidente. Qualche giudice ammette la realtà, ma solo perché non si rende conto di quanto illegale essa è. Nel corrente anno sono però sopravvenute novità che rendono sempre più difficoltoso per il potere giudiziario svolgere la sua funzione di mantenere l’opinio legitimitatis, la parvenza di legittimità del sistema, negandone o travisandone le parti inaccettabili per la gente.

Veniamo alla realtà. Nella pagina internet della Banca Centrale Europea intitolata “Cos’è la moneta ?”, si dice che la “moneta “interna”, ossia i depositi bancari”, è “una forma di moneta che viene creata, e può essere annullata, nel settore privato dell’economia.” [1]

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” [2]

In sostanza, come confermato dalla società di revisione KPMG nel rapporto al primo ministro dell’Islanda pubblicato il 5 settembre 2016, a pag. 5: “Quando le banche commerciali effettuano prestiti alla clientela, creano denaro mediante l’emissione di depositi sul conto corrente del cliente. Questo espande il bilancio delle banche, su cui le banche centrali hanno un controllo limitato.” [3]

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano il quale, nell’ordinanza del 6 settembre 2016, afferma che le banche possono creare moneta bancaria in Euro, e lo fanno, perché questo non è proibito da nessuna disposizione. Fino a prima, la tesi dei giudici era che la banca, nel prestare, non crei e non dia denaro al mutuatario, ma gli dia disponibilità giuridica di denaro (salvo poi esigere una restituzione reale). Oggi si ammette che invece crea e dà denaro, da essa creato. Si noti il viraggio di 180°.

Invero, nel nostro sistema, il grosso della creazione di Euro (di Dollari, di Sterline, etc.) viene fatto, oramai apertamente e col benestare delle autorità monetarie, dalle banche commerciali, senza o quasi controllo da parte delle banche centrali (gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona, che assegnano alla BCE il compito di regolare la massa monetaria, sono un bluff). Viene fatto allo scoperto, ossia senza copertura aurea o di moneta legale, mediante semplici scritturazioni contabili, a costo zero. Viene fatto attraverso la creazione di importi sia per eseguire i prestiti (mutui, anticipi, etc.), che per eseguire pagamenti – leggi: per fare acquisti speculativi in proprio, ossia creazione e sfruttamento di bolle speculative.

Quindi un cartello privato detiene ed esercita, in regime di monopolio, la sovranità monetaria condizionando così economia e politica. Eppure – badate! – nessuna norma di legge autorizza le banche commerciali a creare moneta; ancor meno le autorizza a creare l’Euro, cioè la moneta legale; però lo fanno, e farlo è il loro core business: esse sono innanzitutto fabbriche di soldi, e lo sono in base a una potestà che si sono presa di fatto. Bell’esempio di libero mercato, di libera volpe in libero pollaio.

Qualche banca e un giudice hanno scritto: le banche hanno il diritto di creare euro scritturali perché farlo non è esplicitamente proibito né riservato alle banche centrali, e tutto ciò che non è proibito o riservato, è lecito. Benissimo, ma allora, se per creare euro non necessita una legge che autorizzi a farlo, perché non li creano anche gli Stati e le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i servizi, triplicare i tributi, e affondare nei debiti? Per far guadagnare i banchieri a spese dei contribuenti e per aumentare il loro potere politico? E perché non fanno creazione monetaria a quel modo anche le imprese e le famiglie? Perché non creano anch’esse moneta con semplici registrazioni contabili, come fanno le banche, e non la usano per pagarle? E’ moneta creata contabilmente, cioè esattamente identica a quella che le banche hanno prestato loro: ejusdem generis. Non possono rifiutarla, per ovvie ragioni di reciprocità: stipulando il contratto di mutuo in cui il denaro è scritturale, banca e cliente hanno contrattualmente accettato il denaro scritturale come buono e valido nei loro rapporti.

Applicando un metodo e moduli disponibili sul mio sito, molti debitori hanno iniziato a pagare le banche e il fisco in questo modo, con moneta scritturale creata come la creano le banche, per estinguere i debiti e per fermare le esecuzioni. Vedremo che cosa escogiteranno i giudici per dire che questo pagamento non vale. Potranno dire tutto tranne la verità, ossia che le banche lo possono fare e gli altri no, perché le banche hanno la forza di dominare la società, la politica, la giustizia: might is right, la forza è diritto. Non lo possono dire, perchè ammettere che la forza è il diritto implica che i giudici sono una finzione.

Per quanto paradossale e impraticabile nella realtà economica, il diritto di creare moneta scritturale e usarla per i pagamenti a banche e Stato consegue dal sistema suddescritto, cioè fatto che le banche commerciali creano euro, euro accettati dagli Stati e approvati dai giudici, senza bisogno di una legge che le autorizzi a farlo, in base al mero principio che ciò che non è proibito si può fare: allora tutti, non solo le banche, hanno il diritto di creare euro scritturali.

La via d’uscita migliore sarebbe riservare allo Stato la creazione della moneta contabile, e non lasciarla agli operatori finanziari del c.d. mercato, i quali, grazie ad essa, hanno già combinato abbastanza disastri.

Oggi gli Stati accettano questo monopolio privato delle associazioni bancarie private, pagano con la sua moneta, e la richiedono in pagamento dei loro crediti, tasse innanzitutto. Impongono persino di usarla sopra certi importi.

Per giunta, la creazione monetaria suddetta, come quella delle banche centrali, non è dichiarata in bilancio dalle banche, sebbene sia un ricavo (un aumento di potere di acquisto), con conseguente evasione fiscale e creazione di buchi neri monetari; e il fisco fa finta di niente, preferendo torchiare i cittadini e soffocare l’economia. Se quella creazione monetaria fosse dichiarata, risanerebbe le banche salvando azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, dipendenti; porrebbe fine all’instabilità del sistema, consentirebbe massicci investimenti e ripianerebbe i conti pubblici, permettendo un forte taglio delle tasse.

Se si vuole lasciare alle banche la potestà di creare euro scritturali, allora bisogna farlo con una legge esplicita che regoli l’esercizio di questa potestà e la sua tassazione. All’atto della creazione monetaria, ovvero quando i manager della banca decidono un impiego, si dovrebbe registrare un afflusso nel conto dei flussi di cassa, che sono oggetto del Rendiconto Finanziario, per poi trasferire correttamente questa cifra depositandola sul conto del cliente. Oggi, ogni volta che la banca crea denaro, gli amministratori “dimenticano” di accreditare il conto di cassa della banca, onde il bilancio si “espande”, ma senza l’emersione del capitale creato. E, senza la registrazione degli afflussi a cassa derivanti da creazione, il Rendiconto Finanziario delle banche non ha alcun senso, e così di conseguenza il loro Conto Economico. Davvero, la ragioneria bancaria va riscritta.

Questo denaro, pur se invisibile contabilmente, esiste e viene usato; in parte appare sui conti dei clienti senza un’origine o provenienza lecita e dichiarata; onde tutta la massa aggregata del denaro bancario in circolazione non ha una origine certa ed identificabile, violando così anche le norme antiriciclaggio (AML).

Se comprendiamo questo sistema monetario basato sulla creazione quasi incontrollata di moneta scritturale, di moneta simbolica, ex nihilo, allora si dissolveranno i miti, le frottole, dello story telling istituzionale: in primis, il mito della scarsità del denaro, dell’austerità, del pareggio di bilancio; il mito che le banche siano depositarie di un valore che le legittimerebbe a emettere denaro e a pretendere un interesse; il mito che le banche possano divenire insolventi. Il default bancario avviene solo per scelta intenzionale di escludere una banca dal giro: una banca è sempre in grado di rifinanziarsi, se le altre banche del suo circuito accettano la moneta scritturale che essa crea. Quindi la complicità delle istituzioni nella messa in scena delle insolvenze bancarie e l’imposizione di bail-in e bail-out, così come, in generale, la scelta di lasciare la gente senza investimenti, lavoro, reddito e pensioni col pretesto che manchi denaro, è tecnicamente un crimine contro l’umanità, i cui autori sono a Berlino, Brussel, Washington, con qualche complice a Roma: “It is well enough that people of the nation do not understand our banking and monetary system, for if they did, I believe there would be a revolution before tomorrow morning.” Henry Ford. Ma su questo Ford si sbagliava: nessuna rivoluzione ci sarà: i popoli non capiscono e non si organizzano. Il fallimento di Occupy lo ha dimostrato chiaramente.

Da quanto sopra esposto, è chiaro che una riforma del sistema monetario e bancario presuppone un rivolgimento politico generale e può conseguire solo a un rivolgimento nei rapporti di forza materiale tra portatori di interessi confliggenti. Infatti, le riforme del sistema monetario e bancario fatte dalla grande finanza attraverso le istituzioni in ambito globale negli ultimi decenni e che hanno portato all’attuale assetto (finanziarizzazione dell’economia e della società, globalizzazione, concentrazione del controllo e dei networks, etc.), hanno accompagnato l’ascesa al dominio di quella determinata classe, ascesa resa possibile all’evoluzione tecnica degli strumenti di gestione e controllo centralizzati della moneta, del credito, del rating, dell’informazione, dai quali dipendono non solo imprese e privati, ma gli stessi governi, gli emittenti dei c.d. debiti sovrani. Essi quindi incarnano il potere materiale di una precisa classe sull’intera società e sul diritto, e determinano la fine dello stato di diritto.

A produrre le riforme strutturali, costituzionali, è l’evoluzione tecnica degli strumenti di controllo sociale, cioè di potere, ricchezza, conoscenza, non le idee brillanti o il risveglio popolare. Avverto di questo, perché molti ingenuamente pensano, soprattutto tra gli economisti e i giuristi, che, invece, il sistema monetario e bancario possa essere corretto dall’ordinamento vigente e con mezzi interni ad esso, attraverso ricorsi alla giustizia o attivazioni democratiche, lasciando immutata la struttura portante complessiva – come se si trattasse di sostituire un’applicazione difettosa di un computer e non di togliere un privilegio a una classe al potere, che lo detiene e difende con la forza.

Nel secolo scorso, la finanza, l’indebitamento pubblico e privato, gradualmente ha soppiantato le ideologie e le religioni nella funzione di instrumentum regni, di strumento di controllo sociopolitico. Ma la finanza, l’economia, non è tutto, non spiega tutto il divenire storico – è solo una parte dei fattori, anche se oggi molti pensano che effettivamente spieghi e governi tutto. Vi sono già  chiari indizi che il tramonto del dominio della società attraverso la finanza sia vicino, ma questo tramonto avverrà non grazie alla educazione finanziaria della gente o della minoranza che legge, bensì quando sarà pronto uno strumento di controllo sociale più efficiente di quello finanziario, come una combinazione di strumenti tecnologici già ufficialmente preannunciati, quali ingegneria genetica, tracciamento totale della vita di ciascuno, uso massiccio di nanomacchine (smartdust), robotizzazione delle forze armate. Bertrand Russel l’aveva previsto nel 1951, ne L’impatto della scienza sulla società.

Per ora, al Governo italiano, alla Commissione Europea, alla BCE, chiediamo se, come e quando intendano uscire dall’ormai logorato story telling istituzionale circa moneta e banche, per tenere invece conto della realtà sopra descritta e dimostrata, e procedere come indicato, accertando le vere cause della crisi delle banche in difficoltà, risolvendo le crisi bancarie, e tutelando in tal modo, in ossequio alla Costituzione (artt. 35, 41cpv, 47) il risparmio, i posti di lavoro, l’economia nazionale, e insieme evitando l’ingiustificato disastro del bail in e l’ingiustificato spreco del bail out.

Note:

1] https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html

2] https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html

3] https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf

 

ISTRUZIONI PER CREARE EURO SCRITTURALI E USARLI PER PAGARE

BANCHE E TASSE

(OVVIAMENTE, NON VI E’ ALCUNA GARANZIA DI ACCETTAZIONE DA PARTE DEI SUPPOSTI CREDITORI)

Su carta intestata con dati fiscali e data.

CONSIGLIO DI USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA

CONSIGLIO ANCHE DI INVIARE LA PEC PER CONOSCENZA ANCHE ALLA BANCA D’ITALIA

Spett.: (Creditore) ……

Indirizzo:_________________

VIA PEC_____________________________

In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,

 

PREMESSO CHE:

1 – Lo Stato, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG, ammettono e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti,

2- Il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

3- Questa facoltà delle banche non centrali di creare ed emettere euro scritturali (girali) in assenza di qualsiasi norma di legge che conferisca loro questa facoltà, è riconosciuta in base al principio che ciò che non è proibito o riservato, è lecito.

4-In forza del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, il predetto principio si applica a tutti i soggetti; dunque tutti, non solo le banche, possono creare danaro fiduciario denominato in euro (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.

3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.

CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.

Cordiali saluti,

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

Soggetto ___________________________

Partita Iva___________________________

DATI GENERALI

Esercizio giornale 2016
Esercizio bilancio 2016
Data registrazione 11/10/2016
Causale: Pagamento mutui, interessi, spese
Creatore-emittente:_____________________ data: 11/10/2016

Data di ultima modifica:_____________________

Valuta: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100.000
Ricavi da creazione di moneta scritturale 100.000

CONTI

Saldo mutuo banca X 40.000
Commiss., interessi, spese bancarie 60.000
Cassa moneta scritturale 100.000

 

 

 

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MONETA BANCARIA: CHIAMARE IL BLUFF PER FARE SVOLTA

 

MONETA BANCARIA: CHIAMARE IL BLUFF PER FARE SVOLTA

 

Pubblico qui sotto il discorso tenuto ieri da Marco Saba, come azionista, all’assemblea degli azionisti di Mediobanca.

Il sistema monetario-creditizio attuale è confermato nella sua realtà anche dalle autorità monetarie, da KPMG, da qualche giudice, oltre che da accademici.

Esso ha caratteri tanto apertamente incostituzionali e illogici, violando soprattutto il principio di eguaglianza e quello di sovranità dello Stato, che, se reso noto, rivela come radicalmente ingiusto e illegittimo l’ordinamento.

I magistrati, quasi tutti, fingono di non capire o non capiscono proprio – in ogni caso, la loro convenienza è evidente. Qualche giudice ammette la realtà, senza rendersi conto di quanto mostruosamente illegale essa è.

E’ un sistema in cui il grosso della creazione di Euro (di Dollari, di Sterline, etc.) viene fatto, oramai apertamente e col benestare delle autorità monetarie, dalle associazioni private di banchieri privati, senza o quasi controllo da parte delle banche centrali (gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona, che assegnano alla BCE il compito di regolare la massa monetaria, sono un bluff).

Viene fatto allo scoperto, ossia senza copertura aurea o di moneta legale, mediante semplici scritturazioni contabili, a costo zero.

Viene fatto attraverso sia la creazione di importi sia per eseguire i prestiti (mutui, anticipi, etc.) che per eseguire pagamenti – leggi: acquisti speculativi in proprio, ossia creazione e sfruttamento di bolle speculative.

Quindi un cartello privato detiene ed esercita, in regime di monopolio, la sovranità monetaria condizionando così economia e politica.

Nessuna norma di legge autorizza le banche commerciali a creare moneta; ancor meno le autorizza a creare l’Euro, cioè la moneta legale; però lo fanno, e farlo è il loro core business: esse sono innanzitutto fabbriche di soldi.

Qualche banca e un giudice hanno scritto: hanno il diritto di farlo perché non è esplicitamente proibito né riservato alle banche centrali, e tutto ciò che non è proibito o riservato è lecito.

Benissimo, ma allora perché non lo fanno anche gli Stati e le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i servizi, triplicare i tributi, e affondare nei debiti? Per far guadagnare i banchieri a spese dei contribuenti? Per aumentare il loro potere politico?

E perché non  fanno creazione monetaria a quel modo anche le imprese e le famiglie, per rimborsare i debiti alle banche? Perché non creano anch’esse moneta con semplici registrazioni contabili, come fanno le banche, e non la usano per pagarle?

E’ moneta esattamente identica a quella che le banche hanno prestato loro: ejusdem generis, ossia moneta creata contabilmente. Non possono rifiutarla, per ovvie ragioni di reciprocità.

Ho iniziato cause per clienti che pagano le banche così, con moneta creata alla maniera delle banche, per estinguere i debiti e per fermare le esecuzioni. Vedremo che cosa si inventeranno i giudici per salvare insieme l’apparenza di legalità e l’illegale monopolio monetario delle banche. Su questo tema rischiano grosso, ossia di screditare se stessi e la loro abbastanza prestigiosa categoria, fondamentale per il sistema.

Gli Stati accettano questo monopolio privato delle associazioni bancarie private, pagano con la sua moneta, e la richiedono in pagamento dei loro crediti, tasse innanzitutto. Impongono persino di usarla sopra certi importi.

Per giunta, la creazione monetaria suddetta, come quella delle banche centrali, non è dichiarata in bilancio sebbene sia un ricavo, con conseguente evasione fiscale e creazione di buchi neri monetari, e il fisco fa finta di niente, preferendo torchiare i cittadini e soffocare l’economia.

Se quella creazione fosse dichiarata, risanerebbe le banche salvando azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, dipendenti; porrebbe fine all’instabilità del sistema, consentirebbe massicci investimenti e ripianerebbe i conti pubblici, permettendo un forte taglio delle tasse.

Stante la pratica di questa creazione, il default bancario avviene solo per scelta intenzionale: una banca è sempre in grado di rifinanziarsi, se le altre banche del suo circuito accettano la moneta scritturale che essa crea.

Quindi la complicità delle istituzioni nella messa in scena delle insolvenze bancarie e l’imposizione di bail-in e bail-out, così come, in generale, la scelta di lasciare la gente senza lavoro, reddito e pensioni col pretesto che mancherebbero i denari, è tecnicamente un crimine contro l’umanità – un crimine di cui sono co-autori gli uomini ai vertici delle istituzioni.

Crimine contro l’umanità è anche permettere la creazione di moneta da parte delle banche perivate per le loro operazioni di trading in proprio, ossia di speculazione, di produzione e sfruttamento delle bolle finanziarie.

Ecco che l’ordinamento politico-giuridico reale del potere, italiano ed europeo, appare come radicalmente illegittimo perché non solo ingiusto e mendace, ma perché anche in contrasto con i propri principi dichiarati quali fondamenti della sua legittimità.

E adesso oramai il bluff viene scoperto, l’insostenibile contraddizione dell’illegittimità e disfunzionalità del sistema viene portata alla luce, nelle assemblee, nei tribunali, in parlamento, nelle associazioni, nel dibattito pubblico – e diviene quindi possibile che, sotto la spinta della recessione e delle violenze economiche e sociali che l’economia delle bolle sta incrementando contro le popolazioni, la finzione, la maschera, divenga insostenibile e resti totalmente discreditata, aprendo la via a una svolta.

Una svolta che potrebbe consistere in una legge, o in un trattato comunitario, che autorizzi a creare Euro contabili le banche private, proibendo tale creazione ai cittadini, alle imprese, allo Stato, alle pubbliche amministrazioni – ma una simile legge o trattato sarebbe contraria al principio di eguaglianza – art. 3 Cost. – e il dibattito su di essa potrebbe fungere da detonatore di una rottura sociale.

Un importante stimolo per aprire gli occhi alla gente può essere proprio il moltiplicarsi di coloro che pagano le banche e il fisco proprio con la moneta creata contabilmente alla maniera delle banche.

29.10.16 Marco Della Luna

 

ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI DI MEDIOBANCA

Via Filodrammatici 3, Milano, 28 ottobre 2016 – h.10.30

Intervento dell’azionista Marco Saba sul primo punto dell’ordine del giorno

“Mi rivolgo ai Sigg.ri Amministratori e, con un saluto esteso, anche a tutti gli Azionisti. Sono l’azionista Marco Saba ed intervengo sul primo punto dell’ODG chiedendo che copia della mia mozione venga trascritta nel verbale dell’assemblea. Anche quest’anno, dal bilancio consolidato, non è possibile sapere quanto danaro è stato creato dal Gruppo Mediobanca durante l’esercizio.

A pag. 21 del verbale dell’assemblea Mediobanca del 28 ottobre 2015, leggo che il dott. Nagel, qui presente, aveva assicurato che nel Gruppo non vi è alcuna creazione di moneta virtuale.

Nella pagina internet della Banca Centrale Europea intitolata “Cos’è la moneta ?”, si dice che la “moneta “interna”, ossia i depositi bancari”, è “una forma di moneta che viene creata, e può essere annullata, nel settore privato dell’economia.” [1]

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE aveva ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” [2]

In sostanza, come confermato dalla società di revisione KPMG nel rapporto al primo ministro dell’Islanda pubblicato il 5 settembre 2016, a pag. 5: “Quando le banche commerciali effettuano prestiti alla clientela, creano denaro mediante l’emissione di depositi sul conto corrente del cliente. Questo espande il bilancio delle banche, su cui le banche centrali hanno un controllo limitato. Il sistema monetario sovrano (sistema ISM) mira a spostare la creazione di moneta dalle banche commerciali allo Stato e alle banche centrali.” [3]

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano che, nell’ordinanza del 6 settembre 2016, afferma che le banche possono creare moneta bancaria in Euro, e lo fanno, perché questo non è proibito da nessuna disposizione.

Chiarito il fatto che anche il Gruppo Mediobanca, come le altre banche, crea moneta, dal momento che crea depositi quando effettua degli impieghi, si pone qui il problema della corretta contabilizzazione di questa creazione. All’atto della creazione monetaria, ovvero quando i manager della banca decidono un impiego, si dovrebbe registrare un influsso nel conto dei flussi di cassa, che sono oggetto del Rendiconto Finanziario, per poi trasferire correttamente questa cifra depositandola sul conto del cliente. Se ogni volta che la banca crea denaro, gli amministratori “dimenticano” di accreditare il conto di cassa della banca, si ha una situazione per cui è vero che il bilancio si “espande”, ma senza l’esistenza di un sottostante (ovvero il capitale creato). Quello che succede è che – senza la registrazione degli influssi di cassa da creazione – il Rendiconto Finanziario del Gruppo Mediobanca non ha alcun senso – e così di conseguenza il suo Conto Economico ed il suo bilancio consolidato.

Se il denaro – creato “in nero”, ovvero senza appropriata contabilizzazione – appare improvvisamente sui conti dei clienti senza un’origine o provenienza lecita e dichiarata, si avrà che tutta la massa aggregata del denaro bancario in circolazione non ha una origine iniziale certa ed identificabile violando così anche le norme antiriciclaggio (AML). Allo stesso tempo, si ha l’effetto che questo denaro, pur se invisibile contabilmente, ha vita propria e non si sa bene dove vada poi a finire. A proposito quindi dello Stato Patrimoniale, nel testo del prof. Antonino Galloni uscito nel 2014, per le edizioni Eurilink, ed intitolato “Il futuro della banca”, a pag. 13 si legge: “Ciò non avrebbe alcun senso (…) se non fosse fondamentale per occultare il reale funzionamento delle banche stesse: solo mettendo al passivo i depositi nello stato patrimoniale si nasconde la voragine di attivo (determinato, nel tempo, da un impressionante margine operativo lordo tra gli impieghi con i loro interessi – da una parte – ed i soli costi di funzionamento con gli interessi sui depositi, dall’altra).”

Cosa vuol dire questo, cari azionisti ? Vuol dire che l’ampliamento dell’attivo dello Stato Patrimoniale viene falsamente pareggiato con i debiti verso clientela che non hanno alcun motivo d’essere, poiché i depositi stessi sono autoliquidanti. Infatti, il danaro che avete sui conti lo potete usare propriamente come il contante a corso legale, ed è proprio contante anche secondo il principio contabile “IAS 7.6”.

In sostanza, come non v’è bisogno di garantire le banconote con monete metalliche, così non v’è bisogno di garantire la “FIAT CURRENCY” (come definita dall’Autorità Bancaria Europea) contenuta nei depositi, con banconote o monetine. Oltre a registrare la creazione di danaro in cassa prima di poterne disporre, quindi, l’amministrazione Mediobanca deve rettificare lo Stato Patrimoniale tenendo segregati i depositi dalla contabilità bancaria, esattamente come lo sono già nella pratica e come lo si fa per il contenuto delle cassette di sicurezza.

Mi stupisce davvero che il revisore PWC non abbia ancora fatto proprie queste ovvie considerazioni. L’effetto finale è che l’amministrazione della banca – omettendo di rappresentare correttamente in bilancio una parte rilevante di asset aziendali e di conseguenza alterando il conto economico – sta nascondendo i veri profitti dell’attività del Gruppo agli azionisti, al pubblico e all’erario, e che le autorità di vigilanza e supervisione o sono ignoranti, o fanno parte del gioco e vanno esautorate.

Il collegio sindacale del Gruppo dovrebbe riflettere seriamente su queste considerazioni.

Per questi validi motivi voterò contro il bilancio presentato e chiedo a tutti gli azionisti, danneggiati e responsabili, di fare altrettanto esigendo, senza indugio, la rettifica del bilancio presentato.

Grazie per l’attenzione.”

Note:

1] https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html

2] https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html

3] https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf

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CREAZIONE DI MONETA SCRITTURALE: COME CONTABILIZZARLA

Questa è una possibile forma di scritturazione della creazione monetaria scritturale, da stampare, firmare e allegare alla pec con cui si esegue il pagamento (vedi articolo “Pagare gratis creando euro”). Ovviamente si tratta di un lavoro sperimentale e ipotetico.

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

Soggetto ___________________________

Partita Iva___________________________

DATI GENERALI

Esercizio giornale 2016
Esercizio bilancio 2016
Data registrazione 11/10/2016
Causale: Pagamento mutui, interessi, spese
Creatore-emittente:_____________________ data: 11/10/2016

Data di ultima modifica:_____________________

Valuta: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100.000
Ricavi da creazione di moneta scritturale 100.000

CONTI

Saldo mutuo banca X 40.000
Commiss., interessi, spese bancarie 60.000
Cassa moneta scritturale 100.000
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SEGUITO A “PAGARE GRATIS CREANDO EURO”

Il mio articolo “Pagare gratis creando euro” ha avuto molto successo e numerosi debitori sembra vogliano mettersi a creare euro scritturali, come fanno le banche, per pagare i loro debiti.

Poiché ho ricevuto diverse richieste di chiarimenti e indicazioni operative, informo tutti coloro che intendono sperimentare la creazione scritturale di euro e il pagamento con essa di propri debiti , che ovviamente i loro creditori dichiareranno di non accettare quella modalità di pagamento, indi procederanno con decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti, istanza di fallimento, a seconda dei casi.

I debitori potranno difendersi in tribunale contestando che quegli euro così creati e quei pagamenti sono validi come quelli creati dalle banche ,in base al principio di eguaglianza sancito dalla costituzione, in base al generale principio di reciprocità, e in base al fatto che nessuna legge prevede o proibisce la creazione euro scritturali, la quale viene praticata tranquillamente dalle banche e accettata addirittura ai governi.

Non mi aspetto che i tribunali accettino questi argomenti perché, aldilà della loro correttezza logica e giuridica, il potere giudiziario non può andare contro il sistema di potere materiale e i suoi interessi.

Però in tal modo si opera di far venire alla luce dell’illegalità e le contraddizioni del sistema e l’inconsistenza della sua giustizia – un sistema in cui le banche possono fare sostanzialmente quello che vogliono e violare i principi fondamentali della costituzione, e arrogarsi il potere esclusivo di creare danaro dal nulla  chiamandolo “euro” come quello della BCE, senza una legge che le autorizzi a fare ciò, semplicemente in base al principio che ciò che non è proibito è lecito, mentre ai cittadini fanno negare questa possibilità: might is right.

E se a creare gli euro scritturali e a usarli per pagare o tentare di pagare saranno decine di migliaia di cittadini, allora si metterà in moto un processo di tipo rivoluzionario, che i giudici non potranno fermare.

11.10.16 Marco Della Luna

P.S. Ovviamente, la cosa illogica e illegittima del vigente sistema è che le banche commerciali private, e solo le banche, abbiano la facoltà-privilegio, accettata da tutte le istituzioni, anche se nessuna legge gliela conferisce, di creare moneta dal nulla, buona anche per pagare le tasse, e denominarla “euro”.  Una facoltà che neanche gli Stati hanno! Una facoltà essenzialmente politica e sovrana.

Altrettanto ovviamente la soluzione non  può essere il riconoscere a tutti la facoltà di creare euro come fanno le banche, ma il riconoscere a tutti questa facoltà è la inevitabile conseguenza logica-giuridica del dire, da parte delle autorità monetarie e di quel giudice di Bolzano, che le banche possono creare euro scritturalmente perché la creazione di tali euro non è proibita e non è riservata alla BCE: come non è proibita alle banche commerciali, così non è proibita a me né a te, che quindi, in quella logica, possiamo emettere euro anche noi. Conseguenza assurda, che dimostra l’assurdità e insostenibilità della tesi secondo cui le banche commerciali abbiano il diritto di emettere euro (scritturali).

 

 

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INTERROGAZIONE SULLE CRISI DELLE BANCHE

INTERROGAZIONE

SULLA REALTA’ DELLE CRISI DI SOLVIBILITA’ DELLE BANCHE

E SU COME RISOLVERLE

ALLA LUCE DELLE NORME E DELLE PRASSI VIGENTI

con richiesta di risposta scritta

Ill.mo Ministro delle Finanze,

PREMESSO CHE

1 – La IAS 7.6 prevede chiaramente che: la cassa è i contanti (monete e banconote) ed i depositi bancari: http://ec.europa.eu/internal_market/accounting/docs/consolidated/ias7_en.pdf

2 – La moneta bancaria è definita fiat currency dall’autorità bancaria europea (EBA), sottintendendo che è a corso legale poiché accettata dalla banca centrale e dall’autorità statale; https://www.eba.europa.eu/documents/10180/657547/EBA-Op-2014-08+Opinion+on+Virtual+Currencies.pdf

3 – La Banca d’Italia riconosce il valore normativo delle opinioni dell’EBA; https://www.bancaditalia.it/statistiche/raccolta-dati/segnalazioni/eba-its/

4 – La moneta bancaria viene creata dal nulla sul momento dalla banca (KPMG, 5 settembre 2016); https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf

5 – Le banche possono creare moneta bancaria in euro perché questo non è proibito da nessuna disposizione (Tribunale di Bolzano, 6 settembre 2016, RG. 2016/14 ESEC.); http://marcodellaluna.info/sito/2016/09/25/signoraggio-secondario-prime-ammissioni-da-banche-e-giustizia/

6 – La BCE in M1 indica monete, banconote e depositi a vista come aggregati indipendenti, quindi nessuna necessità di garantire moneta bancaria elettronica con altra moneta bancaria cartacea, così come quella cartacea non dev’essere garantita da quella metallica (mentre una volta lo si pretendeva…); https://www.ecb.europa.eu/stats/money/aggregates/aggr/html/hist.en.html

7 –Poiché la creazione di nuova moneta rappresenta certamente un influsso, inflow, nella cassa dell’entità che la crea, essa deve apparire innanzitutto nel conto di cassa della banca prima che questa, come proprietaria dichiarata, possa disporne legittimamente e legalmente come fonte dell’impiego. Vedi, ad es. “Lo scopo del rendiconto finanziario è spiegare i motivi che hanno determinato il cambiamento, in meglio o in peggio, della liquidità attraverso l’indicazione delle fonti e degli impieghi di cassa del periodo.” http://www.impresaoggi.com/it2/342-rendiconto_del_cash_flow_bilancio_dimpresa_n_8/

8 – In sostanza, oggi le banche fingono di usare i depositi preesistenti per giustificare la proprietà della moneta che utilizzano, ma nella realtà – anziché intermediari di fondi preesistenti – sono fabbriche di danaro: https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/intermediari/

9 – La contabilità deve riflettere la realtà operativa della banca (art. 2423 codice civile italiano), e non una comoda finzione per ingannare il pubblico e l’erario: http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getArticoloDetailFromResultList.do?id={53CCD9C8-46B8-4C97-9F79-FF68382D6667}&codiceOrdinamento=200242300000000&idAttoNormativo={9E93F1BE-06AE-4F24-8E9D-B838F7E0C2E6}

Secondo recentissime dichiarazioni della BCE e di altre fonti ufficiali nonché di KPMG, le banche di credito creano moneta con l’atto di erogare i prestiti. Ossia, non prestano moneta prelevandola dalla raccolta o dalle riserva, bensì la generano ex nihilo, aumentando con ciò il money supply e realizzando un “allungamento” del proprio bilancio. Nell’ordinanza 06.09.16 dell’esecuzione immobiliare 216/2014 il GE di Bolzano ha osservato che gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona riservano al SEBC l’emissione solo dell’euro cartaceo e metallico, non di quello scritturale creato dalle banche di credito. Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” (“A crucial rationale for bank regulation relates to the fact that when they concede credit, banks create money by creating a corresponding deposit. This activity that is at the centre of our credit-money system, involves a significant liquidity transformation as deposits are much more liquid than credits.” – Qui il testo ufficiale nel sito della BCE: Challenges for the European banking industry Lecture by Vítor Constâncio, Vice-President of the ECB, at the Conference on “European Banking Industry: what’s next?”, organised by the University of Navarra, Madrid, 7 July 2016 https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html)

Tale circostanza è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014; il giudice di quella causa ha ritenuto che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ord. 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”. La banca aveva dichiarato: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … …. La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”).”

Questa realtà è stata ultimamente confermata da KPMG  ( Rapporto KPMG sulla creazione di denaro mediante il prestito, presentata al primo ministro dell’Islanda il 5 settembre 2016: https://home.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf), che scrive, a pag. 13 dell’allegato 14: “The predominant source of money under the current monetary system is bank lending, where deposits are created in the process of lending. Money creation under the current monetary system, i.e. through commercial bank lending, therefore expands the banks’ balance sheets and raises the indebtedness of households and businesses.”, ossia “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui i depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande i bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

CONSIDERATO CHE, PERTANTO,

Nel vigente sistema monetario le banche di credito creano ex nihilo, con mere operazioni contabili, senza attingere a fondi in bilancio, le provviste (depositi) con cui eseguono le erogazioni di prestiti e i pagamenti, e ciò, come sopra dimostrato, è conosciuto, ammesso e accettato dalle competenti autorità, governi inclusi;

La possibilità per le banche di creare denaro in tale modo si basa sul fatto che le banche, reciprocamente, si riconoscono e accreditano identicamente alla moneta legale la moneta così creata e trasferita mediante bonifici, assegni o altro;

Questa moneta scritturale è, giuridicamente, uno strumento di debito, ossia una promessa di pagamento, emessa dalla banca pagante (o trasferente a qualsivoglia titolo) nei confronti della banca (o di altro soggetto) destinatario; quindi la moneta scritturale creditizia consiste in una rete di reciproche promesse di pagamento accettate, per convenzione, come moneta finale, estintiva del debito;

La possibilità di una banca di eseguire pagamenti è quindi unicamente condizionata al fatto che le altre banche e la banca centrale rispettino la convenzione di accettazione e accettino tali pagamenti; altrimenti detto, la solvibilità di una banca non dipende dal suo patrimonio, bensì dipende unicamente dal fatto che le altre banche, compresa la banca centrale, in ossequio alla convenzione suddetta, continuino ad accettare i suoi pagamenti eseguiti con la moneta creata scritturalmente; fintantoché esse adempiono la convenzione, ogni banca è in grado di far fronte alle proprie obbligazioni creando denaro scritturale e accreditandolo ai propri creditori;

La condizione di solvibilità o insolvibilità di una banca è pertanto qualitativamente dissimile a quella di un soggetto non bancario, dipendendo essenzialmente dalla volontà delle altre banche; per conseguenza, le crisi finanziarie di una banca vanno studiate e risolte diversamente, ossia ristabilendo con strumenti coercitivi e repressivi l’accettazione dei pagamenti della banca in crisi da parte delle altre banche in adempimento della ridetta convenzione;

TUTTO CIO’ CONSIDERATO,

si chiede se, come e quando il Governo intenda tenere conto della realtà sopra descritta e dimostrata, e procedere come indicato, accertando le vere cause della crisi delle banche in difficoltà, risolvendo le crisi bancarie, e tutelando in tal modo, in ossequio alla Costituzione (artt. 35, 41cpv, 47) il risparmio, i posti di lavoro, l’economia nazionale, evitando l’ingiustificato disastro del bail in e l’ingiustificato spreco del bail out.

09.10.16 Marco Della Luna

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PAGARE GRATIS CREANDO EURO

 

PAGARE GRATIS CREANDO EURO

I governi e le autorità monetarie, come pure i tribunali, accettano come un dato di fatto legittimo che le banche commerciali creano euro con mezzi contabili, cioè semplicemente mediante digitazioni elettroniche, per eseguire pagamenti e prestiti, anche se nessuna norma dà loro questo potere.

In effetti, il Trattato di Lisbona, artt. 127 e 128, riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la creazione delle sole banconote-euro, non dell’euro scritturale-elettronico – o così sembra, come ha stabilito recentemente un giudice in una causa mia, di cui ho parlato alcuni articoli fa.

Da quanto sopra consegue, secondo il principio che ciò che non è vietato è consentito, che tutti possono creare euro scritturale, perché a nessuno è vietato.

In base a questo ragionamento, voi potete creare euro, con idonee registrazioni contabili, e inviarli mediante pec ai vostri creditori, soprattutto alle banche, in pagamento dei vostri debiti.

Marco Saba per primo, ieri, ha formulato e diffuso una lettera di pagamento, che io ho modificato per renderla legalmente corretta, e di cui segue il testo.

Il sistema di potere, basato sulla creazione privata di moneta da parte dei banchieri e sostenuto dai governi (sotto ricatto dei banchieri) e delle c.d. Autorità Monetarie (gestite dai banchieri stessi), non riesce più a nascondere le proprie contraddizioni logico-giuridiche, e appare sempre più assurdo nelle sue conseguenze, come è sempre più distruttivo nella sua azione.

09.10.16  Marco Della Luna

Su carta intestata con dati fiscali e data.

CONSIGLIO DI USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA

CONSIGLIO ANCHE DI INVIARE LA PEC PER CONOSCENZA ANCHE ALLA BANCA D’ITALIA

Spett.: (Creditore) ……

Indirizzo:_________________

VIA PEC_____________________________

In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,


1 – Tenuto conto che
i governi, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG dichiarano e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti, nonché del fatto che il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”. e che – per il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione – tutti, non solo le banche, possono creare denaro elettronico fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.

3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.

CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.

Cordiali saluti,

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IL REGNO DEL CIGNO NERO

Il regno del Cigno Nero


Il cigno nero, la crisi ( ossia recessione-stagnazione più disoccupazione e disinvestimenti, migrazione, instabilità, incertezza di prospettive) permane, compie otto anni e non si intravede alcuna uscita da essa.

Da un lato, permane perché è la conseguenza del nuovo tipo di economia, cioè dell’economia finanziaria che opera ormai apertamente attraverso la costruzione e lo svuotamento delle bolle, come strumento di aumento e di concentrazione del reddito e del potere, anche politico, nelle mani di chi la gestisce. Dall’altro lato, permane perché è uno strumento di riforma della società, della legge, dell’uomo, nel senso che consente a chi la gestisce di ridurre a chi la subisce, sostanzialmente col suo consenso, i diritti di lavoratore, di risparmiatore, di utente dei servizi pubblici, di partecipazione politica: di cittadino, in una parola. Quindi essa dissolve anche la polis cioè lo Stato nazionale, l’organizzazione del demos, nella globalizzazione e nella migrazione di massa.

Consente insomma di sottomettere e controllare, eliminando gradualmente il diritto anche alla privacy, alla quasi totalità della popolazione che non detiene il potere.

Essa gradualmente demolisce i processi di partecipazione, decisione, controllo che salgono dal basso per via elettorale, e lo fa soprattutto togliendo rappresentatività e facoltà ai parlamenti in favore di governi e di organismi tecnici; però al contempo pretende il consenso della base alle sue decisioni e alle sue riforme, ma non lo recepisce per come esso spontaneamente si forma, bensì lo produce come le serve agendo dall’alto, guidando l’informazione, ripetendo incessantemente dogmi spesso falsi finché vengono percepiti come realtà scontata, fissando l’agenda dei temi di cui parlare e i limiti entro cui farlo, de legittimando a priori le posizioni diverse con etichette quali euroscettico, razzista, islamofobo, omofobo, populista. E talora sanziona anche penalmente l’espressione critica o alternativa.

Per contro, elargisce sovvenzioni, appoggio, massima visibilità mediatica e autorevolezza istituzionale alle idee guida per il nuovo ordine sociale che sta formando.


La crisi non è in realtà crisi, ma struttura; e permane perché è utile, ed è l’elemento portante del nuovo ordinamento globale.
In questa logica comprendiamo il senso profondo, strutturale, dell’aumento verticale dei poveri e bisognosi, degli esclusi dal reddito dalle rendite, dal welfare,  dalle garanzie. Cioè dal lavoro, dalla pensione, dalla pubblica assistenza come diritti. Sottolineo: come diritti, diritti stabili, non come concessioni volta per volta.
Quando si rileva che in Italia gli indigenti, nell’arco di cinque anni,sono passati da 1 milione e mezzo a 4 milioni, quando si rileva che si stanno formando masse di milioni di immigrati, esodati, disoccupati, e quando si rileva che si preparano milioni di futuri pensionati che non avranno una rendita pensionistica sufficiente a vivere – quando si rileva tutto questo, si dovrebbe capire il volto della società che stanno costruendo, aiutandosi molto anche con l’ideale tedesco di austerità elevato a metodo inflessibile di governo: un corpo sociale saldamente nelle mani dell’oligarchia dominante, anche grazie al fatto che gran parte di esso sarà costituita da masse miste di indigenti, di impoveriti, di disoccupati, di immigrati, di pensionati, che sopravvivono grazie a interventi caritatevoli ed emergenziali del governo e di agenzie ampiamente finanziate dal governo, come Caritas, chiesa e sindacati, cioè alti prelati e alti sindacalisti, Molto lautamente remunerati, essi già svolgono un importante ruolo di direzione, consolazione e collegamento in questo schema sociale. La mancanza di reddito e servizi sicuri, quindi la dipendenza da interventi anno per anno, bilancio dopo bilancio, da parte del governo, rende gradualmente queste masse sempre più passive, remissive, politicamente inattive.


Il cigno nero non è volato via, ha costruito il suo trono per restare. Effettivamente, il reddito di cittadinanza, al quale in linea di principio sono contrario per varie ragioni anche pedagogiche, sarebbe il miglior antidoto a questa strategia di ingegneria sociale. Ma non potrà mai funzionare se prima non si sarà capito che il denaro oggi è un mero simbolo a costo zero di produzione, e che dunque l‘unico ma decisivo vincolo alla politica di spesa è l’efficacia produttiva della spesa, mentre gli attuali dogmi di austerità e pareggio di bilancio sono un mero inganno genocida e liberticida.

08.08.16 Marco Della Luna

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SALTA INTERFIDICOM

SALTA INTERFIDICOM

Dopo Eurofidi, con i suoi 260 dipendenti, salta anche Interfidicom, e ne salteranno altri. L’assemblea straordinaria di Interifidcom tenutasi il 14 luglio scorso ha deliberato lo scioglimento della società per impossibilità di perseguire l’oggetto sociale cagionata (a quanto afferma il management, con toni di accusa) dalle mancate risposte di Bankitalia alle domande di iscrizione del confidi ai sensi dell’art. 155 TUB.

Sotto gli occhi delle benemerite autorità monetarie, hanno operato con leva ufficiale 20, reale probabilmente molto superiore, e controgarantendosi presso Mediocredito Centrale, il quale dovrà sostenere buona parte della bolla che sta scoppiando.

Curioso è che questi consorzi di garanzia chiedono alle imprese che vogliono garantirsi attraverso di essi, di diventare socie versando una somma mediamente pari a un ventesimo dell’importo che il consorzio è richiesto di garantire. Il che significa, data la leva 20, che i consorzi non garantiscono ricorrendo a mezzi propri ma con lo stesso capitale che raccoglie come quote associative. Trasformano un versamento di 10.000 euro in una fidejussione di 200.000 semplicemente con la quota associativa!

Abbiamo così l’assurdo di questi consorzi, i quali concedono garanzie per 20 e più volte quel che hanno in tasca. E’ come se un impiegato o un operaio depositasse in banca 1.000 euro e la banca gli aprisse un fido di 20.000.

Ricordiamo che sono imprese che operano come prestatori di garanzia con licenza rilasciata dalla Banca d’Italia e sono soggetti alla sua vigilanza. Bisognerebbe perciò che ci chiedessimo con che criteri di buona e prudente economia abbiamo autorizzato questa operatività, e come abbiamo vigilato sull’esecuzione e i progressi della medesima operatività.

E bisognerebbe fare un’indagine preventiva per sapere quanto questa bolla scaricherà, in termini di perdite, sul Mediocredito Centrale, cioè sul contribuente. E anche chi ci ha guadagnato.
Renzi forse, incoraggiando le garanzie facili, voleva costruire una spinta di ripresa economica, ma l’effetto sarà opposto.

27-09-16 Marco Della Luna

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SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

SIGNORAGGIO SECONDARIO:

PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

Il 6 settembre di quest’anno è stato un giorno di svolta per l’emersione del signoraggio secondario.

Fino all’inizio di questo mese, ogni volta che in qualche causa contro le banche e in difesa dei loro clienti mutuatari eccepivo che il contratto di mutuo era nullo per violazione di legge poiché gli euro prestati dalla banca erano anche stati creati, dal nulla e con mezzi contabili, dalla banca stessa, in violazione dell’art. 128 del Trattato di Lisbona (che riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la facoltà di creare euro) e dell’art. 10 del Testo Unico Bancario (che non dispone che le banche possano creare moneta), i vari giudici o fingevano che non avessi posto l’eccezione e non decidevano su di essa; oppure affermavano che era infondata perché le banche prestano il denaro della raccolta (cosa notoriamente non vera, anche perché il “denaro della raccolta” arriva alla banca sotto forma di bonifici e assegni, cioè come denaro creato da qualche altra banca; oppure la respingevano scrivendo che la banca eroga il prestito mettendo a disposizione del cliente la somma non materialmente, ma giuridicamente, ossia come saldo attivo di un conto di disponibilità o mediante assegno circolare o in altro modo equivalente (questa è la tesi consolidata della Corte di Cassazione).

Il 6 settembre, sollecitata dalla stessa banca contro cui mi opponevo (in una esecuzione immobiliare che stava portando via al mio cliente e alla sua famiglia, in un colpo solo, casa e bottega – e finora non vi è riuscita) il giudice dell’esecuzione ha finalmente riconosciuto la verità: la banca crea denaro. Ma andiamo con ordine.

In un altro procedimento, in cui, rappresentando Marco Saba e una società inglese, cerco di far emergere l’attivo reddituale derivato a una primaria banca dalla predetta attività di creazione monetaria, e a tal fine sto facendo presente al giudice come alcune recentissime dichiarazioni della BCE confermano che le banche (non centrali di emissione) creano moneta nell’atto e con l’atto di erogare prestiti (o di eseguire pagamenti), generandola ex nihilo con operazioni contabili.

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.”

Quanto sopra è stato ultimamente confemato da KPMG, che scrive: “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui I depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande I bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

Oramai dunque questa realtà, ossia ciò che in Euroschiavi ho denominato “signoraggio secondario”, è ammessa ufficialmente a vari livelli (solo i governi continuano a nasconderla), è nota a tutti coloro che si occupano di finanza, e sarebbe ora che fisco e potere giudiziario ne prendessero atto. Negarla definendola una fantasia, come talora fanno le banche e i giudici, non è più sostenibile di quanto fosse sostenibile la negazione delle teorie di Galileo dopo che tutti gli interessati avevano guardato nel telescopio e sapevano come stanno le cose.

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … … La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”)”.

Il giudice di quella causa ha dichiarato che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ordinanza 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Riconoscendo che la banca crea moneta, quel giudice ha riconosciuto, in fondo, ciò che era già notorio tra chi si occupa di banche e moneta; ma l’importante è che, grazie a lui (e alla banca che gli ha dato il la), finalmente la giurisprudenza incomincia a recepire questa realtà – un risultato notevole, considerando che la mentalità dei magistrati è molto conservatrice e restia a revisioni di fondo della realtà, soprattutto quando toccano interessi costituiti nelle istituzioni.

Riservandomi al finale dell’articolo una critica a questa statuizione, qui faccio presente che la banca eroga sì, in un (logicamente) secondo momento, il denaro (deposito) creato, ma che in cambio introita un pari credito capitale verso il prestatario. La fase che interessa noi non è quella dell’erogazione – nella quale viene contabilizzata sia l’uscita del prestito che l’introito del credito – ma quella (logicamente) anteriore, della creazione del denaro che verrà prestato e della sua non contabilizzata immissione in cassa – cioè del fatto che la banca prima crea i 100 euro (+ 100), poi presta 100 (-100) ricevendo in cambio il credito di 100 (+100), quindi il saldo dell’operazione è + 100 (profitto) se si contabilizza la creazione e immissione in cassa (passaggio per cassa, mentre è 0 se si omette di contabilizzarla, con ovvie conseguenze sul conto economico e sullo stato patrimoniale (espansione).

Ossia, essendo stato ampiamente provato che le banche creano l’oggetto del prestito in un momento funzionalmente anteriore all’erogazione, e che ciò si traduce in un accrescimento dell’attivo, esse evidentemente hanno il dovere di dichiarare l’entrata in cassa (il passaggio per cassa) di questa creazione monetaria, di questa espansione del bilancio, con tutte le conseguenze di bilancio e sui redditi; ma per ora non lo fanno, dando luogo da un lato a difficoltà o crisi per la banca e i suoi azionisti e stakeholders nonché per il fisco e l’economia, e dall’altro lato a profitti extracontabili per l’importo della creazione monetaria, i quali, restando extracontabili, restano nella disponibilità dei gestori della banca per operazioni che essi intendono fare nei loro interessi particolari.

L’emersione delle ridette componenti positive dell’attività bancaria salverebbe l’Italia stessa dal pericolo che la minaccia in relazione alle note e meno note angustie causate dalle perdite bancarie e porrebbe fine allo scempio dei bail in e bail out, perfettamente ingiustificato, inutile, quindi illegittimo, in considerazione della facoltà delle banche di creare la propria liquidità.

Poiché ciò che la banca crea nel prestare è definito e ritenuto moneta dalla BCE, poiché è accettato dallo Stato e dagli enti pubblici in pagamento di tributi, sanzioni e altro; poiché è utilizzato da tali soggetti per i loro pagamenti; per tutte queste ragioni e altre che si potrebbero aggiungere, la moneta creata dalla banca col metodo in questione, sebbene contabile, è moneta reale, anzi, essendo il suo uso addirittura imposto dalla legge per pagamenti sopra un determinato ammontare, essa è divenuta moneta legale, anche se non è l’euro, per le ragioni che esporrò in seguito.

Riprendiamo ora in chiave critica le affermazioni del giudice di Bolzano: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Queste argomentazioni sono errate perché in evidente contrasto con il dettato degli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona nonché con l’art. 41 della Costituzione. La loro erroneità, purtuttavia, non toglie il fatto che la moneta bancaria è moneta e ha ormai corso legale, e che quindi la sua creazione espande gli attivi di bilanci costituendo un ricavo, con tutto ciò che ne consegue.

Vediamo le norme che confutano l’errore del giudice:

Art. 127: “1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119….”

Articolo 128 “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…. “

Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “

Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito, come ha affermato il G.E. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.

E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi  non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC. Infatti, giuridicamente, ciò che le banche contabilmente creano nell’erogare prestiti (e pagamenti) è non euro, bensì promesse di euro (saldi di conti correnti, assegni, depositi a vista, titoli di pagamento a vista), promesse di valuta legale, cioè di banconote e conio. Promesse che, come tali, possono essere accettate fiduciariamente, ma perdono valore se la banca emittente diviene insolvente – cosa che non potrebbe avvenire col denaro vero. E che non siano euro “veri” è dimostrato dall’esistenza del sistema Target (coinvolgente il SEBC) per i pagamenti inter-statali, mentre i pagamenti da banca a banca del medesimo stato sono diretti.

Quando una banca italiana eroga un prestito denominandolo in euro è esattamente come quando ne eroga uno -poniamo- in Yen: non è che consegni al prestatario gli Yen veri, la valuta legale nipponica, dopo averla acquisita effettivamente. Essa gli eroga un prestito che dello Yen ha solo la denominazione (e il tasso di interesse). Eroga simboli dotati di potere d’acquisto (come i simboli acquisiscano il potere d’acquisto è molto importante, l’ho spiegato altrove, e presto ritornerò sul punto).

La tesi che l’assenza di divieto di emissione di euro contabili nel Trattato di Lisbona e nel TUB implicherebbe la facoltà di crearla, è altresì insostenibile alla luce della considerazione che, se questa tesi fosse vera, cioè l’applicazione del principio “tutto ciò che non è espressamente proibito, è lecito fare”, allora tutti, non solo le banche, potrebbero creare denaro contabile fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo. Del resto, riservare il privilegio di creare moneta alle banche cozzerebbe contro il principio di eguaglianza.

In quanto all’art. 10 TUB, si deve applicarlo secondo il principio “qui dicit de uno negat de altero”; quindi esso elenca le operazioni che la banca può compiere in modo tassativo; sarebbe assurdo che il core business dell’attività bancaria nel mondo reale – cioè la creazione monetaria come sopra descritta – non fosse nemmeno menzionata, però implicitamente ammessa, dalla legge bancaria.

In quanto, infine, all’affermazione della banca, che il Codice Civile non conosca solo la moneta legale della banca centrale (ma anche quella scritturale), essa è semplicemente falsa: il CC non parla di moneta scritturale o creata dalle banche di credito.

Tirando le somme:

Abbiamo un sistema monetario in cui la quasi totalità della moneta è creata con metodo puramente scritturale, dal nulla, senza copertura, dal settore bancario privato, che non ne contabilizza l’entrata in cassa, e in tal modo elude la tassazione, e insieme  crea disponibilità extracontabili peggiorando al contempo il conto economico delle banche (sono le banche che vanno in default, non i banchieri, i quali si arricchiscono sempre).

Per omissione intenzionale o dovuta a incompetenza, le leggi e i trattati non menzionano  questa creazione monetaria e non la sottopongono alla regolazione da parte di alcuna autorità pubblica, nemmeno della banca centrale, la quale invece regola la creazione della cartamoneta da parte propria, e delle monetine da parte del governo.

La moneta scritturale così creata si presenta come saldo attivo di conti di disponibilità, bonifici, assegni circolari, tutti denominati in valuta legale (non necessariamente quella del paese in cui si trova la banca), ossia ha la natura giuridica di un insieme di promesse di pagamento, cioè di consegna di date quantità di moneta legale (cartamoneta della banca centrale), che la banca emittente però non possiede se non in minima parte.

La moneta scritturale suddetta ha quindi natura giuridica di obbligazione di pagamento, ed è soggetta a rischio emittente (ossia perde valore se la banca emittente fallisce); in questo si differenzia qualitativamente dalla moneta legale consistente nella cartamoneta emessa dalle banche centrali. Essa pure però ha acquisito la qualità di moneta legale poiché lo Stato, il settore pubblico, la richiede, la accetta e la impone come mezzo di pagamento, proibendo l’uso di moneta legale della banca centrale (cartamoneta) per pagamenti sopra un dato importo.

La moneta scritturale, diversamente dall’euro cartaceo, è nazionale, nel senso che può essere scambiata (mediante bonifici e compensazione) direttamente solo tra le banche appartenenti al circuito nazionale (l’ABI per l’Italia), mentre, per scambi interstatali anche entro l’eurozona, i trasferimenti possono avvenire soltanto attraverso la mediazione delle banche centrali (sistema Target 2).

Le banche contabilizzano, forniscono e fatturano questa loro moneta scritturale senza distinguerla dalla moneta legale della banca centrale, ossia denominandola come se fosse tale moneta, mentre non lo è; e chi riceve la moneta scritturale non è consapevole della differenza. Si è creato e coltivato un equivoco tra le due monete, che ostacola la percezione della loro diversità giuridico-economica e tende a far sì che la moneta scritturale di creazione bancaria privata sostituisca interamente quella legale delle banche centrali, anche grazie alle sue forme virtuali e di plastica.

Resta da chiarire che la moneta di creazione scritturale deve la sua piena accettazione come moneta da parte del mercato, nonostante la sua natura giuridica di promessa con connesso rischio emittente, sia al fatto che lo Stato la richiede e la usa appunto esso stesso come moneta, che al fatto che le banche aderenti ai vari sistemi bancari nazionali, nel comune interesse, si riconoscono e accreditano tale moneta trattandola come moneta legale. Gli utenti delle banche, cioè la società generale, considerano moneta tutto ciò che le banche considerano moneta, senza porsi problemi e senza percepire differenze. E il gioco è fatto.

25.09.16 Marco Della Luna

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SCOPPIA LA BOLLA DEI CONFIDI:

SCOPPIA LA BOLLA DEI CONFIDI:

si sapeva, ma le autorità di sorveglianze, al solito, non sono intervenute

EUROFIDI, il più grosso dei confidi, o consorzi di garanzia collettiva, è insolvente, è in liquidazione, i suoi soci finanziatori – primo dei quali è la Regione Piemonte, e gli altri sono banche – non lo sostengono più, dopo che in recenti anni passati era stato usato per elargire garanzie a soggetti già imprenditorialmente alla frutta. Tutti coloro che hanno ricevuto le garanzie di Eurofidi – banche, finanziarie, fornitori e datori di controgaranzie– prenderanno una stangata.

Ma, come Eurofidi, molti altri confidi sono già insolventi da anni o prossimi a divenirlo. Il loro default presto si scaricherà sul sistema bancario e produttivo, e anche sugli organismi pubblici di controgaranzia, quindi sui contribuenti. Le conseguenze possono essere vaste e catastrofiche.

A gonfiare la bolla dei confidi, spingendo alla concessione di garanzie e prestiti senza controlli sulla solvibilità delle imprese, al fine di suscitare una ripresa (effimera e drogata) dell’economia a fini demagogici, è stato il governo Renzi-Padoan, come spiegai nel mio articolo L’USURA OCCULTA DELLE GARANZIE DI STATO, del 5 Maggio 2015, che qui sotto riproduco.

In quell’articolo denunciavo anche i provvedimenti normativi del governo e preannunciavo le conseguenze. Seguendo le direttive renziste, le banche si sono esposte scriteriatamente e per grossi importi, accettando semplicemente le garanzie prestate dai confidi, senza verificare la solidità dei medesimi né dei loro clienti. Vi sono state disposizioni specifiche ed espresse delle direzioni bancarie agli uffici deputati a queste operazioni: “non state a controllare i bilanci delle imprese, se il confidi approva, approviamo anche noi”; “non badate se il confidi applica tassi usurai e il cliente li accetta per disperazione”, “concedete prestiti anche alle imprese nuove”, “chiudete un occhio su precedenti sfavorevoli”…

Era tutto programmato, voluto, accettato. L’avevo detto, spiegato, preannunciato. Nessuno è intervenuto, ma ancora può farlo la Banca d’Italia.

18.09.16 Marco Della Luna

 

L’USURA OCCULTA DELLE GARANZIE DI STATO

Il Fondo di Garanzia, i Confidi e le commissioni d’oro.

Può un governo  legalizzare frodi e usura, può trasferire dalle banche ai risparmiatori e crediti deteriorati verso le imprese in difficoltà, consentendo l’applicazione di tassi e commissioni da strozzini? 

Le imprese in difficoltà, anche strutturali, dovute a inefficienza, sovrindebitamento o ad altra causa, non riescono a finanziarsi sul mercato in modo normale. Oggi, notoriamente, vi sono innumerevoli piccole e medie imprese in queste condizioni, non più vitali, avviate al fallimento o comunque alla chiusura. Dall’altra parte, le banche sono gravate da molti crediti deteriorati, incagliati, in sofferenza, verso queste imprese. Buona parte dei crediti deteriorati, che superano i 360 miliardi e sono in costante aumento, non sono ancora dichiarati nei bilanci delle banche, perché farlo avrebbe gravi conseguenze sul rating e sulla capacità operativa delle banche medesime.

La legge 662 del 1996, art. 2, comma 100, lettera a), ha istituito il fondo centrale di garanzia, a carico dello Stato, a beneficio delle piccole e medie imprese, per agevolarle nell’ottenimento di credito bancario mediante il rilascio di garanzie dello Stato in favore delle banche, in modo che queste accettino di prestare i soldi a tali imprese sebbene in difficoltà, sapendo che, se queste non pagheranno, pagherà lo Stato. La garanzia pubblica può essere diretta, cioè a beneficio della banca; oppure indiretta, a beneficio di un consorzio di garanzia privato, come i noti confidi e organismi di garanzia regionale; questi enti a loro volta garantiscono la barca erogatrice del prestito. Nel primo caso, ossia la garanzia diretta, lo Stato garantisce fino al 90% dell’operazione finanziaria, mentre nel secondo caso controgarantisce fino al 90% della garanzia. Ciascun organismo di garanzia può garantire finanziamenti fino a 25-30 volte i propri depositi liquidi in banca (ma chi controlla il valore effettivo di tali depositi e il rispetto della soglia di 30 volte?), quindi il Fondo di Garanzia statale è molto esposto e, in caso di insolvenza diffusa dei soggetti garantiti o controgarantiti, sarebbe necessario rifinanziarlo, eventualmente con una tassa straordinaria.

Orbene, state a sentire che cosa ha fatto il governo Renzi a favore dei banchieri e a spese dei conti pubblici.

Il Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha emanato il decreto numero 176 del 2014, che, fra le altre cose, dispone un alleggerimento, cioè un allargamento dei criteri per la concessione di garanzie e contro garanzie in favore delle suddette imprese. Sostanzialmente, adesso lo Stato presta garanzia anche per quelle che prima erano giudicate troppo malandate per essere garantite – praticamente, si espone (cioè espone i contribuenti) anche verso le aziende già moribonde.

La garanzia viene prestata quasi gratuitamente: ossia lo Stato, è a dire noi, rischia, senza ricevere in cambio alcunché. Quando si tratta di micro finanziamenti fino a € 35.000, il fondo pubblico di garanzia non può eseguire alcuna valutazione di merito di credito, e deve lasciare che a farla siano le banche che esso garantirà, anche se dette banche sono palesemente in conflitto di interesse con il fondo pubblico, come apparirà evidente nel proseguimento. In più, non può chiedere alcun compenso per la garanzia che presta.

In concreto, avendo sotto gli occhi alcuni casi specifici, vedo che il taeg applicato a questi prestiti e circa il 9,30%, le commissioni trattenute dalla banca erogante sono circa l’1,25%, le commissioni prelevate dall’organismo di garanzia controgarantito dallo Stato sono del 13% circa; Sicché, considerato il moltiplicatore suddetto di 30, un consorzio fidi può incassare di commissioni fino al 390% della sua liquidità depositata! E’ un caso che questi organismi possano essere costituiti anche dalle banche stesse?

Con i tassi e le commissioni suddette, un prestito quinquennale di € 500.000 nominali, come quello che ho sotto gli occhi mentre scrivo, si riduce a 443.250 dopo le commissioni della banca, e a 384.541,45 dopo le commissioni del consorzio di garanzia privato. Ma allora è chiaro che, allora, il tasso del 9,30 % annuo è un’illusione, perché non considera anche le commissioni del consorzio di garanzia privato e non è calcolato sulla somma effettivamente prestata; altrimenti, temo che la soglia dell’usura sarebbe facilmente superata. Ma in ogni caso, dal punto di vista monetario, non è usura far pagare alle imprese il 12% di interesse e commissioni (art. 644 CP) quando la BCE presta praticamente a tasso zero alle banche? e quando le imprese tedesche lo pagano il 2%?

È chiaro insomma qual è il risultato di tutto ciò:

Primo: lo Stato offre alle banche una garanzia diretta o indiretta con cui le banche possono chiudere le loro disposizioni attuali con clienti in difficoltà e trasferirle sullo Stato stesso, cioè sui contribuenti. Cioè le banche erogano il prestito garantito dallo Stato ai loro clienti-debitori, in modo che questi estinguano i debiti preesistenti verso la banca, che non sono garantiti dallo Stato. In tal modo, le perdite sui crediti deteriorati è trasferita dalle banche ai contribuenti: una generosa regalia del governo ai banchieri.

Secondo: lo Stato consente, sempre a carico dei contribuenti, a enti di garanzia privati, che in teoria non hanno fine di lucro, di incassare laute provvigioni dalle tasche di imprese in difficoltà che chiedono la loro garanzia. Ma allora perché lo Stato, attraverso le sue banche, non eroga direttamente le garanzie facendosele pagare ad una commissione ragionevole, diciamo il 5%, anziché addossare sui contribuenti tutto il rischio e lasciare agli organismi di garanzia privata e alle banche tutti i profitti? O perché non eroga direttamente i prestiti attraverso le proprie banche, invece di lasciare che siano le banche private a incassare gli interessi trasferendo il rischio allo Stato?  Bisognerebbe controllare che uomini politici o partiti politici hanno interessenze nei predetti organismi di garanzia, oltre che nelle banche beneficiarie delle predette regalie. E se questi organismi paghino le tasse sugli utili che realizzano.

Terzo: i titolari delle imprese in difficoltà, spesso già spacciate, che si vedono offrire soldi a tassi usurari o comunque molto elevati, sapendo di non poter sostenere quei tassi, sono indotti a farsi prestare i soldi e a tenerseli, così almeno falliscono con qualcosa in tasca per il futuro. O anche li usano per chiudere le posizioni che hanno garantito personalmente, così salvano la casa ipotecata. Lo possono fare, perché non è previsto alcun vincolo/controllo di impiego delle somme ottenute a prestito con le suddette garanzie. Pensate a quell’imprenditore, già in difficoltà finanziarie, che ha ricevuto € 384.500 effettivi e deve pagarne 500.000 oltre agli interessi del 9,30% su 500.000. Non vi pare tutto assurdo? Che senso ha prestare soldi a tassi superiori a strozzo a un imprenditore che ha già l’acqua alla gola, se non aiutare le banche e lucrare interessi e commissioni ai danni dello Stato?

In questa fase iniziale, per effetto del suddetto decreto del 2014, stiamo avendo un’ondata di concessioni di crediti nel modo suddetto a imprese non sane, non vitali.  Licenziamenti e chiusure di attività sono rinviati, e questo contribuisce a nascondere il malandare economico, a beneficio dell’immagine del governo. Ma nel giro di pochi anni gran parte di queste imprese chiuderà o fallirà, e le garanzie e controgaranzie dello Stato saranno escusse dalle banche. E allora si dovrà fare una manovra fiscale per chiudere il buco.

Già ora diversi consorzi di garanzia non rispondono più alle lettere degli avvocati che li interpellano per imprenditori da loro garantiti e divenuti insolventi. E ricordate che il moltiplicatore di queste garanzie è 25-30, e che attualmente nessuno sembra che controlli il rispetto di questo tetto. Quindi, dopo una puntata iniziale di apparente miglioramento per imprese e banche, il cui assorbimento patrimoniale sarà ridotto per grazia  delle ricevute garanzie (quindi le banche potranno, anzi già possono, prestare di più). avverrà che le imprese garantite incominceranno a saltare, e la bomba, se non disinnescata per tempo, potrebbe produrre danni di dimensioni notevoli.

Sarebbe pertanto ora che si accendessero le luci su questa realtà semi-nascosta, che si riformasse questo tipo di intervento pubblico, che venisse istituito un centro di monitoraggio dell’andamento delle imprese che hanno ricevuto le garanzie in questione e del rispetto dei tetti di garanzia, e che la Corte dei Conti, Bankitalia, le competenti commissioni parlamentari, Codacons, Adiconsum, Adusbef, Federcontribuenti e altre associazioni si dessero da fare per prevenire un disastro finanziario annunciato.

Le autorità finanziarie europee si sono accorte di come il governo Renzi vuole usare Cassa Depositi e Prestiti in questo modo politico e rovinoso,  e considerano la possibilità di classificare la Banca Depositi e Prestiti non più come una banca di proprietà statale ma indipendente ed esterna al bilancio dello Stato, bensì come interna ad esso; con la conseguenza che i suoi debiti, ossia l’ammontare dei depositi presso di essa, andrebbero ad accrescere l’importo del debito del settore pubblico italiano.

05.05.15  Marco Della Luna

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SERGIO E GOLIA Perché i leaders italiani servono gli stranieri?

SERGIO E GOLIA

Perché i leaders italiani servono gli stranieri a spese degli italiani

L’ambasciatore USA si pronuncia per il sì nel referendum costituzionale (italiano). Molte voci protestano contro questa ingerenza negli affari interni (italiani).

Il Capo dello Stato (italiano) reagisce affermando che la decisione nel referendum spetta al popolo (italiano), cui è demandata (da chi?) la sovranità.

Chiaramente questa risposta è incongrua: l’ingerenza USA non era diretta alla libertà di voto dei cittadini, ma all’indipendenza dello Stato (in quanto dichiarava che oltre Atlantico si preferisce che l’Italia abbia una costituzione di un certo tipo).

Quindi Mattarella avrebbe dovuto replicare “L’Italia deciderà indipendentemente, perché è un paese sovrano.”

Ma non poteva esprimersi così senza rendersi ridicolo, perché palesemente l’Italia non è indipendente né sovrana (specialmente rispetto agli USA). Sergio non è Davide, quindi ha risposto al gigante americano in modo apparentemente forte e dignitoso, ma sostanzialmente elusivo.

Il 16 settembre la Merkel e Hollande, al vertice europeo di Bratislava, avevano stabilito tra loro di fare la conferenza stampa finale senza Renzi, per chiarire che l’Unione la dirigono loro. uno dei tre grandi paesi europei rimasti nell’UE, veniva lasciata fuori da Francia e Germania. Immaginate l’effetto distruttivo per l’immagine di Renzi in campagna referendaria!

Ma il piazzista fiorentino ha salvato la faccia (sui media italiani, perché quelli stranieri se ne sono fregati), facendo dichiarazioni dure e insoddisfatte sulla loro gestione dell’Unione, così che sembrasse che non ci andava per sua scelta e per sfidarli, e non perché lo avevano lasciato fuori siccome l’Italia non ha peso in Europa.

Abile mossa propagandistica ed elettorale, ma solo pro forma – parole, parole, parole -, perché Renzi è il terzo premier messo su da un presidente già stalinista a piegare l’Italia agli interessi della Germania: è lì per questo e non può far altro che questo. Infatti insiste che “ci vuole più Europa”, dopo che si è constatato che, in realtà,

OGNI CESSIONE DI SOVRANITÀ’ ALL'”EUROPA” E’ UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ’ ALLA GERMANIA, QUINDI “PIÙ EUROPA” = “PIÙ GERMANIA E MENO ITALIA”.

Oggi si è aperta la camera ardente di Carlo Azeglio Ciampi, uno degli uomini che più hanno danneggiato l’Italia a vantaggio della Germania, e che i mass media per il popolo bue celebrano come presidente di tutti gli italiani, difensore della Patria, padre dell’Europa Unita e dell’Euro.

Pervenuto alla guida della Banca d’Italia con una carriera di sindacalista interno e facendo lievitare gli stipendi dei suoi colleghi fino a livelli divini, egli ha:

-fatto raddoppiare in pochi anni il debito pubblico e moltiplicato il suo rendimento a vcantaggio soprattutto della speculazione finanziaria ( ciò fece nel 1981, in collaborazione con Andreatta, rendendo indipendente Bankitalia dal Tesoro, impedendole di acquistare i titoli di stato invenduti e togliendo i vincoli di portafoglio alle banche);

-bruciato 70.000 miliardi di Lire consentendo agli “amici” un insider trading stimato in 30.000 miliardi a spese del Paese (lo fece nel 1992, dopo il famoso Britannia Party in cui fu programmata la destabilizzazione e privatizzazione dell’Italia, quando, come governatore di Bankitalia, con Amato a Palazzo Chigi, sapendo che inevitabilmente la Lira si sarebbe svalutata del 25-30%, come poi avvenne, usò i soldi pubblici per cambiare in valute pregiate le Lire di chi voleva sbarazzarsi delle Lire al cambio ancora buono);

-demolito la grande industria nazionale attraverso le privatizzazioni sottoprezzo, negli anni ’90, a vantaggio dei capitali stranieri, con privatizzazione anche delle quote di Bankitalia possedute dalle tre banche del Tesoro, le quali pure furono privatizzate);

-portato l’Italia in recessione strutturale e deindustrializzazione irreversibile nonché alla piena sottomissione economico-politica alla Germania (lo fece portandola nell’Euro, cioè in un sistema di blocco degli aggiustamenti dei cambi, quando sapeva benissimo gli effetti devastanti che ciò comporta per l’economia;

-ridotto il sistema bancario italiano (riformandolo come richiedeva l’”Europa”) nella condizione attuale, consegnandolo a fondazioni di nomina partitocratica e di funzionamento clientelare che hanno mangiato tutto il mangiabile, tanto che ora si regge solo perché gli lasciano praticare l’usura sui clienti e nascondere dai bilanci le reali perdite sui crediti, e i pezzi migliori se li stanno già mangiando i finanzieri dei paesi amici.

Perché i governanti italiani sistematicamente vendono gli interessi italiani agli interessi stranieri?

La ragione ha radici, credo, nella storia: lo Stato unitario italiano nasce proprio come Stato servitore di Gran Bretagna e Francia, poiché viene costituito per loro volontà, finanziamento e intervento, e conquistando gli altri Stati preunitari, senza adesione popolare e con plebisciti truccati. La sua destinazione servile è nella sua stessa formazione. Da quando è sorto, ha cercato  – con avventure coloniali balorde, e con balorde partecipazioni a due guerre mondiali – di essere ammesso nel novero delle Potenze, ma non è stato mai ammesso.

Inoltre, esclusi i Veneti e i Tirolesi, tutte le genti dell’attuale Italia sono sempre state governate da stranieri. Perciò si è consolidata una forma mentis politica italiana: governante = straniero: comportarsi da dominatore straniero è un must per chi comanda in Italia; e chi va al potere, anche se non vi è messo da potenze straniere, si sente, perciostesso, elevato al rango di uno straniero, e si comporta di conseguenza, senza vincoli di lealtà, pronto a servire gli stranieri (oggi soprattutto alla Goldman Sachs, dove spesso si è formato), per farsi omologare come uno di loro, e per conservare la poltrona e far carriera e avere buona stampa e incarichi ultrapagati quando lascia la carica pubblica. Vede e tratta l’Italia come merce di scambio per questa sua ascensione ad altiora.

Infatti Ciampi e tutti gli altri che hanno fatto carriera piegando gli interessi nazionali in favore degli stranieri, non hanno mai pagato per i danni arrecati, anzi hanno fatto una strepitosa carriera e lauti guadagni. E quando muoiono sono celebrati ed esaltati.

E gli italiani, che sono spettatori di tutte queste cose, realisticamente sentono come stranieri, come non solidali, coloro che li governano, e le stesse istituzioni. Quindi si comportano con diffidenza e spesso difensivamente contro di esse. Per sopravvivere, evadono imposte quantificate per far bottino e senza riguardo per la loro sopravvivenza. Onde la sfiducia civile, l’estorsione e l’evasione fiscale. Ciò abbassa la produttività del sistema-paese e gli impedisce di riprendersi, di adattarsi alle mutate condizioni. L’Italia muore.

Un sistema del genere, che si morde la coda, non si può riformare dall’interno, e chi lo riforma dall’esterno in realtà lo sta solo smantellando per cannibalizzarlo e colonizzarlo.

L’unico modo di uscirne è l’emigrazione, grazie a cui si stanno infatti salvando i migliori ingegni non criminali di questo mal nato e mal assortito Paese.

17.09.16 Marco Della Luna

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