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IL GOVERNO LETTA NEL QUADRO GLOBALE

 

IL GOVERNO LETTA NEL QUADRO GLOBALE

 

Il regime in questi giorni alza l’allarme sulla disoccupazione che si impenna, sulla produzione che si affossa, sulle piccole aziende che muoiono in massa. Il Quirinale grida alla crisi angosciante. Evidentemente, il regime sta creando panico sociale per far passare qualche brutto giro di vite fiscale, giustificato con l’esigenza di salvare posti di lavoro, e che invece produrrà effetti contrari, perché recessivi – come tutti i precedenti. Farà una nuova tassa patrimoniale, o una nuova razzia sui conti correnti, magari convertendo i depositi in azioni della banca depositaria, per risanarla a spese dei clienti, e consentirle così di creare nuove bolle, nuove voragini e nuove emergenze coi giochi speculativi in cui le banche oggi impiegano prevalentemente i propri fondi?

In ogni caso, sarà un altro, importante passo avanti nella ristrutturazione sociale in senso oligarchico, tecnocratico e autoritario in atto in Italia e vigorosamente portata avanti, negli ultimi tempi, da esecutori quali Mario Monti, con l’appoggio di quasi tutti i partiti e del Colle; mentre i grossi capitali e i grossi redditi si sono rifugiati off-shore, fuori dal raggio d’azione del fisco, il quale perciò si può rivolgere solo ai patrimoni e ai redditi medi e medio-piccoli, che non si sono delocalizzati. Berlusconi darà il suo endorsement a ulteriori manovre di quel tipo, e così forse guadagnerà un’assoluzione e il mantenimento della eleggibilità, quindi della libertà?

Lo Stato italiano non può fare altro che interventi fiscali, dato che gli altri strumenti macroeconomici li ha ceduti alla BCE e alla UE, cioè de facto alla Germania, la quale, interessatamente, non li vuole usare, se non a proprio vantaggio. Il governo Letta, impotente, chiaramente si regge su due labili colonne: sulla difficoltà di tornare al voto adesso, e sui rinvii di promesse contrapposte (Imu, Iva, detassazione dei redditi da lavoro). Tira a campare in attesa di uno sblocco a livello superiore – BCE, UE, Berlino (elezioni politiche di settembre) – che gli dica che cosa fare, per via gerarchica. E dato che palesemente siamo in un ordinamento internazionale gerarchico multilevel, la nostra situazione ormai strutturale di crisi economico-finanziaria va inquadrata nel sistema di potere globale, forgiato in esito alla II Guerra Mondiale a Teheran, Yalta e Bretton Woods, nonché Montevideo per il WTO. Ma da BCE, UE e Berlino al più verrà un’espansione delle base monetaria di tipo USA, che andrà – come le ultime creazioni di moneta addizionale – al sistema bancario (non alla produzione e al consumo), quindi produrrà un momentaneo sollievo per l’economia reale e la società, anestetizzandola nel mentre che il sistema bancario gonfierà una nuova, grande bolla speculativa, come già ripetutamente avvenuto.

Al livello apicale  abbiamo il cartello monetario-finanziario, monopolista della moneta e del credito, nonché del rating, delle teorie economiche e delle prescrizioni (neoliberismo, rigorismo fiscale), che ha posto due terzi o più del mondo in una posizione di dipendenza e sudditanza, che porta da decenni avanti un progetto elitista di accentramento del potere e della ricchezza, e che dispone della piattaforma politico-militare degli USA – secondo livello – per distruggere chi si oppone, dove necessario. Domani forse sostituiranno gli USA con la Cina. Per ora, non so se e quanto Cina, Russia e Brasile sianmo indipendendenti da esso.

Al terzo livello, in Europa, abbiamo la potenza continentale vassalla, la Germania (con la para-vassalla francese). La Germania, in cambio della collaborazione esecutiva a questo disegno, cioè in cambio del fatto che lo impone ai partners europei più deboli, riceve alcuni vantaggi, ossia la possibilità di sottrarsi in parte alle ricette recessive, e di approfittare del disastro che queste ricette causano ai partners più deboli per sottrarre loro capitali e quote di mercato, e per comperare le loro aziende a prezzi di necessità. Prima di intervenire in aiuto dei partners deboli, o di uscire dall’Euro, o di porgli fine, il capitalismo tedesco aspetta di aver tolto loro, in questi modi, tutto ciò che si può togliere, compresi i migliori tecnici. Ciò vale soprattutto per l’Italia, che, per facilitare quel processo, viene deprivata della liquidità necessaria per investire, lavorare, produrre e pagare i propri debiti, in modo che, per tirare avanti, debba svendere le proprie risorse e cedere sovranità.

Al quarto livello abbiamo la partitocrazia, la burocrazia e i potentati economici specificamente italiani (comprese le mafie); la prima, composta perlopiù di incompetenti, di ladri e di cialtroni professionali, che si vendono molto facilmente. Questi soggetti si occupano di prelevare dalla spesa pubblica e dalle altre riscorse pubbliche, distribuiscono benefici clientelari per sostenersi, si vendono anche allo straniero, non possono rinunciare alla corruzione, agli sprechi, alle creste, perché non sanno fare altro e sono stati selezionati per fare proprio quello – quindi impediranno per sempre al Paese di riprendersi, mentre, controllando i meccanismi elettorali, rendono impossibile sostituirli attraverso il voto. Essi non possono rinunciare, soprattutto, al flusso di circa 100 miliardi che, annualmente, trasferiscono a Roma e al Sud – dedotte le loro intermediazioni – prelevandolo dai lavoratori autonomi e dipendenti di alcune regioni del Nord, i quali costituiscono il quinto livello, il livello più basso della catena alimentare. Tutti gli altri livelli gli mangiano addosso.

Per migliorare la nostra posizione possiamo trasferirci in Germania, passando al terzo livello, o in USA, passando al secondo. O in Brasile, e porci forse fuori da questa catena alimentare. Almeno per qualche tempo.

Il governo Letta dichiara di voler risolvere una situazione, la quale però può essere trattata solo con quegli strumenti monetari macroeconomici, che – giova ripeterlo –  il governo non ha, perché sono stati ceduti alla BCE e alla UE, che, sotto l’egemonia della Germania, non li vogliono usare. Non può nemmeno tagliare sulla parte di spesa pubblica costituita da creste e sprechi (che io stimo in 100 – 150 miliardi l’anno, considerate anche le decine di migliaia di poltrone nelle società partecipate da enti pubblici, che servono solo per rubare), perché è quella di cui vive la politica. Quindi il governo Letta fallirà. Per inconcludenza e per erosione dei gruppi parlamentari da parte del palazzo, per divisioni interne e per scarsa competenza tecnica, sta anche fallendo l’attacco di Grillo-Casaleggio al sistema, il suo populismo pacifico.

Al prossimo, sensibile peggioramento della situazione sociale, che è inevitabile dato il trend,  probabilmente vedremo in azione il populismo non pacifico, le sommosse popolari, che pure falliranno, perché non hanno i mezzi né l’organizzazione per combattere gli interessi istituzionalizzati del sistema come sopra delineato, e perché non esiste nemmeno un nemico fisico che si possa colpire con la violenza. Falliranno, ma con il loro tentativo creeranno le condizioni per una svolta autoritaria e poliziesca, per la criminalizzazione e la repressione del dissenso, e il loro fallimento diffonderà frustrazione, rassegnazione e passività. Quella sarà la vittoria del vero potere sui popoli ridotti a bestiame.

Sarà una vittoria stabile? Questo è il quesito più importante e affascinante, sul piano teoretico. Intanto, però, portate i vostri figli in salvo all’estero.

22.05.13 Marco Della Luna

BANCHE: RISTRUTTURAZIONE O DEGENERAZIONE?

Ormai è evidente che le banche italiane, nel complesso, per diverse ragioni, stanno lasciando il settore del prestito all’economia reale, per dedicare i loro fondi al settore speculativo (l’economia reale è in stabile contrazione, richiede meno credito, le sue garanzie immobiliari sono state svalutate dall’IMU, e, causa la depressione, diviene sempre meno solvibile). Si impegnano nella raccolta di risparmio da destinare agli investimenti finanziari loro. Prendono denaro a prestito dalla BCE allo 0,5% e lo usano per comprare btp che rendono il 4% di interesse, pagato dallo Stato con i soldi delle tasse. E ai clienti, alle imprese, alle famiglie prestano, quando prestano, a tassi che superano anche il 10% annuo.

Molte di esse, non tutte, ai risparmiatori rifilano polizze contenenti commissioni implicite (nascoste) per le banche che non sono più del 3,5 come in passato, ma raggiungono l’8,8%. Mentre ve ne sono anche di buone, con un paniere ben differenziato e commissioni eque dello 0,25 – 0,30% l’anno, le direzioni costringono gli impiegati a spingere quelle che rendono alla banca di più e subito. E allora tu investi 100.000 euro e il giorno dopo il tuo investimento vale 91.200, perché il resto lo incamera la banca. Certo, se prima esigi che ti dichiarino se vi sono commissioni implicite, te lo devono dire. Non accontentarti che ti dicano che l’investimento non ha commissioni di ingresso.

Questa rapida ristrutturazione industriale nel senso di restringere il settore credito e di spostarsi nelle attività finanziarie, consente di licenziare molto personale precedentemente addetto ai rapporti diretti con la clientela, e di ridurre gli oneri per il personale rimasto, sia in termini stipendiali (riduzioni o soppressioni di stipendi e premi di produttività, di benefits, di promozioni) che di formazione professionale, che di sicurezza. Il personale non è più il principale asset della banca. E’ sacrificabile.

Infatti, la ristrutturazione industriale comprende anche, in ossequio a una moda di apparire aperti al pubblico, la soppressione di protezioni contro le rapine (porte, inferriate, cancelli, bussole, guardie giurate). Addirittura, in diverse filiali si è fatto in modo che i clienti (quindi anche i rapinatori) possano accedere direttamente ai cassieri, senza che questi debbano aprire una porta di sicurezza. Non vi ingannino le bussole con lettore di impronta digitale: i rapinatori entrano ovviamente a viso scoperto, ed, essendo già tutti schedati per precedenti reati, non hanno remore a farsi prendere l’impronta digitale. In quest’epoca in cui lo stabile deterioramento economico fa crescere i crimini contro il patrimonio, con prospettive di durevole peggioramento, tali scelte appaiono assurde.

La mia ipotesi è che più rapine servano a un’operazione di immagine, ossia a costruire un’immagine mediatica e popolare delle banche come vittime, come oggetto di aggressioni, con i loro cassieri minacciati o uccisi, allo scopo che questa immagine cruenta copra l’immagine delle banche usuraie, speculatrici, imbroglione e, ancor peggio, ormai inutili all’economia reale.

Infine circolano voci – e anche qui prego chi sa di riferirmi – che alcune importanti banche abbiano usato i c.d. Zainetti, cioè i fondi previdenziali e i tfr dei loro dipendenti (almeno 7 miliardi) costituendoli come pegno o come collaterale per ottenere i prestiti di liquidità di cui avevano urgentemente bisogno, mettendo così a rischio le pensioni integrative. Indizi in tal senso possono essere ritardi o sospensioni nelle informative di aggiornamento ai dipendenti sulla valorizzazione dei loro rispettivi fondi, ritardi o rifiuti nell’erogazione di anticipi sui detti fondi, ritardi o rifiuti o divieti di modifica del profilo di rischio del proprio fondo (ad es., passaggio da obbligazionario a bilanciato).

Gli interessati che leggono questo articolo, vogliano eseguire verifiche presso le proprie direzioni e anche per il tramite di qualche sindacalista fidato, con la debita discrezione e senza preconcetti, perché, appunto, solo di voci si tratta.

16.05.13 Marco Della Luna

ALLA RICERCA DELLA LIQUIDITA’ PERDUTA

 

ALLA RICERCA DELLA LIQUIDITA’ PERDUTA

 

Il sistema-paese soffre di arretratezza tecnologica e infrastrutturale, di inefficienza e dispendiosità della macchina amministrativa, di lentezza e corruzione di quella giudiziaria, di costi elevati di una politica e di una burocrazia ampiamente parassitarie, per non parlare dell’influenza istituzionale della criminalità organizzata e, ovviamente, della insostenibile pressione fiscale.

 

Il male di fondo, quello che toglie i mezzi anche per affrontare gli altri mali, e da cui direttamente dipendono insolvenze, fallimenti, licenziamenti, crollo di speranza, investimenti e consumi, è però un altro, ossia la carenza di mezzi monetari, il costo eccessivo (rispetto ai paesi competitori) del denaro, le difficoltà ad ottenere credito. Una carenza crescente, sempre crescente, che, attraverso la deflazione, rende sempre più oneroso, difficile o impossibile, il pagamento degli interessi e dei debiti. E delle imposte. E dei contributi. Non dimenticate che la Corte dei Conti ha rilevato che molti enti pubblici sono morosi di parecchi miliardi di versamenti contributivi all’Inpdap-Inps. Corre voce, probabilmente gonfiata, che questa mina esploderà presto.

 

Immaginiamo una pozza in cui l’acqua stia calando lentamente progressivamente. I pesci rossi, gialli e verdi boccheggiano. Perché cala l’acqua nella pozza? In parte evapora, in parte defluisce seguendo rigagnoli, in parte – la parte maggiore – si raccoglie in una cavità nascosta sotto il fondo dello stagno.

 

I pesci non hanno più lo strumento della creazione di liquido e non possono usarlo per compensare l’acqua che se ne va. Hanno ancora lo strumento fiscale, con cui possono distribuire l’acqua diversamente tra pesci rossi, gialli, verdi – ossia, tra settore pubblico e privato, tra nord e sud – ma non possono trattenerla né rabboccarla. Anzi, le misure fiscali tendono a far aumentare la fuga dei liquidi e scoraggiano gli investimenti stranieri. La gente comune non ha ben chiaro che i soldi che lo Stato prende con imposte e con la lotta all’evasione sono soldi che semplicemente si spostano all’interno della pozza, ma non aumentano la quantità di liquidi disponibile, quindi non alzano il livello dell’acqua nella pozza, ma semmai accelerano il suo deflusso.

 

L’acqua che evapora sono quei capitali – miliardi di Euro – che si spostano all’estero e vengono investiti in modi tali da sottrarsi al fisco nazionale (vedi scandalo Offshore-Leaks: 32.000 miliardi di dollari scoperti sinora, ovviamente in ambito globale). L’acqua che defluisce nei rigagnoli sono i liquidi che vanno all’estero come pagamenti di interessi e capitali (disavanzo commerciale), come rimesse degli immigrati (pensiamo particolarmente ai cinesi), come trasferimenti netti a favore di UE, MES, etc.

 

Su queste perdite di liquidi si può intervenire, ma solo marginalmente e non certo risolutivamente, anche perché per attrarre liquidità dall’estero mediante saldi attivi della bilancia commerciale, turismo e investimenti, dovremmo svalutare rispetto ai partners, ma questa opzione è preclusa dall’Euro, dalla cessone del controllo sui cambi. Il calo del livello dell’acqua continuerà inevitabilmente e mortalmente. Possiamo ritardare il calo, guadagnare qualche mese, ma non fermarlo, non cambiare l’esito, e l’esito è che i pesci moriranno uno dopo l’altro, sempre più velocemente. Lo stanno già facendo.

 

Diversamente dai pesci della pozza USA e della pozza del Sol Levante, noi non possiamo creare acqua per ristabilire il livello vitale, poiché anche questo potere l’abbiamo trasferito alla BCE, la quale, per statuto, non può fare interventi di questo tipo, che invece fanno la Fed con Obama e la BoJ con Shinzo Abe. La BCE e altri istituti internazionali ed esteri intervengono abbassando i tassi e dando denaro fresco alle banche e al settore finanziario, però questa liquidità non arriva, sostanzialmente alla pozza, ai pesci, all’economia reale – rimane dei circuiti finanziari, in impieghi che non pagano tasse nel Paese, perché le banche usano quei soldi non per prestiti all’economia reale, ma per chiudere buchi di bilancio (contenzioso sommerso) e per investimenti speculativi, più redditizi e sicuri in un’epoca di depressione con outlook sfavorevole. Anche i tassi rimangono alti e handicappanti nella competizione internazionale.

 

In conclusione, le possibilità di intervento sono scarse, marginali e nessuna è idonea a risanare la situazione e a rilanciare l’economia. Il dibattito attuale è quindi improduttivo.

 

Rimane l’acqua nascosta nella caverna sotto il fondo dello stagno. E la falla attraverso cui quell’acqua è finita nella caverna. E’ una falla causata da principi contabili errati, cioè non corrispondenti alla realtà economica, in materia monetaria e creditizia. Il concetto è estremamente semplice – così semplice, da risultare sfuggente, ma è oggettivo e verificabile. Si tratta di riuscire a riflettere sull’ovvio. Se si chiude la falla, migliorano drasticamente i bilanci delle banche commerciali, sia come conto economico, sia come stato patrimoniale; inoltre la erogazione dei crediti diventa molto più leggera patrimonialmente. Do per scontato che tutti sia noto che il sistema bancario opera attraverso un moltiplicatore, che gli consente di prestare un multiplo della raccolta – le banche non sono soltanto intermediari del credito, non si limitano a prestare la raccolta applicando una forbice sui tassi, ma creano liquidità – ecco perché il credit crunch è anche un liquidity crunch.

 

La falla consiste nel mancato rilevamento contabile, in conto di ricavo della banca, di una realtà economica oggettiva e fondamentale, ossia dell’acquisizione di potere d’acquisto (valore) da parte dei mezzi monetari – denaro primario e denaro creditizio, come assegni circolari, bonifici, lettere di credito, saldi attivi di conti correnti. I mezzi monetari non hanno un valore intrinseco non essendo fatti di metalli pregiati, né sono convertibili in metalli pregiati. Il loro valore, cioè il potere d’acquisto, non è prodotto dalla banca, ovviamente, la quale non produce beni reali; esso deriva dalla loro accettazione da parte del mercato, dal fatto che il mercato è disponibile a dare beni o servizi reali in cambio di essi, sebbene essi non siano beni reali. Essi quindi, nel momento in cui la banca li emette sotto forma di erogazione di credito o di acquisto diretto di titoli finanziari, assorbono o ricevono dall’esterno il valore, il potere di acquisto, e cessano di essere meri pezzi di carta o impulsi elettronici per divenire moneta. La banca preleva dal mercato, dalla generalità dei soggetti, un potere d’acquisto che essa non crea, e lo presta a un soggetto determinato, percependo da questo soggetto un interesse.

 

Orbene, questa trasformazione, questa acquisizione di valore, è un fatto economico reale, esattamente un ricavo della banca che emette la moneta primaria o quella creditizia. Un ricavo che, con i principi contabili vigenti, non viene contabilizzato. Conseguentemente abbiamo che la banca, quando eroga 100, dovrebbe, nel conto economico, registrare, a scalare:

 

ricavo da acquisizione di potere d’acquisto: + 100

 

costo da erogazione di potere d’acquisto: – 100

 

ricavo da acquisizione di credito: + 100

 

SALDO OPERAZIONE: + 100

 

Sotto gli attuali principi contabili, la prima registrazione non avviene, quindi il ricavo di 100 “sparisce” nella caverna sotterranea, non viene tassato, non si traduce in attivo patrimoniale, in possibilità di credito. Le sorti di questi ricavi non contabilizzati dovrebbero essere indagati. Probabilmente prendono la via di paradisi fiscali, dove riaffiorano, carsicamente, e sono impiegabili in operazioni speculative o in vantaggiosi investimenti reali.

 

Con questo concludo, ritenendo di aver perlomeno indicato in linee generali dove bisogna metter mano, se non si vuole sprofondare domani o fra una settimana nel buco nero dell’indebitamento. E di aver anche dimostrato la sostanziale impotenza, o il valore meramente dilatorio, delle altre opzioni sul tavolo. Da politici che non hanno le leve macroeconomiche non ha senso aspettarsi soluzioni.

 

Un’ultima osservazione: nel mondo l’aggregato del debito soggetto a interesse è di almeno 2 milioni di miliardi di Dollari, e l’aggregato degli interessi da pagare sicuramente supera i 100.000 miliardi, mentre il prodotto lordo globale arriva a 74.000 miliardi. Il servizio del debito esistente viene quindi pagato contraendo nuovo debito. Il mondo è un grande schema Ponzi, e non vedo altre vie che la riforma contabile suddetta, per prevenire che questo schema Ponzi scoppi in un global meltdown.

 

11.05.13 Marco Della Luna mdlcons@tin.it

 

 

 

ENRICO LETTA E IL GOVERNO BILDERMERKEL

 Enrico Letta e il governo Bildermerkel:

tanto rumore per il solito  governo commissariale

 Si dà grande risalto mediatico al fatto che PD e PDL si mettano insieme nel governo, per nascondere il fatto veramente importante, ossia che lo fanno per portare avanti decisioni che sono prese da altri e da fuori dai confini italiani, e che sono imposte, e che vengono mantenute sebbene si dimostrino rovinose. La contraddizione, lo scontro di interessi, non è tra PD e PDL, ma tra chi impone quelle decisioni e la gente che ne subisce gli effetti.

 Il potere politico è nelle mani di chi ha le leve macroeconomiche, soprattutto di decidere quanta moneta mettere in circolazione, a chi darla, a che tassi, a che condizioni, e di decidere se e quanto lo Stato possa investire, anche a deficit, per indurre l’attivazione dei fattori di produzione, l’occupazione, la crescita. E decidere sulla regolazione dei cambi valutari, regolamentare le importazioni di beni, servizi e capitali. Uno Stato che non detenga questo potere, può tirare un po’ in su o un po’ in giù la coperta, e poc’altro. Cioè può spostare un po’ di soldi da un capitolo all’altro della spesa pubblica, può spostare un po’ di peso fiscale da una categoria a un’altra di soggetti, può riconoscere i matrimoni omosessuali e le coppie di fatto, ma non può intervenire sulla recessione strutturale.

 I paesi dell’Eurozona hanno devoluto questi poteri, interamente, ad organismi esterni. Alla BCE in quanto alla moneta, imponendo insieme vincoli rigidissimi di pareggio di bilancio. Inoltre, la BCE notoriamente ha il fine prioritario di proteggere il potere d’acquisto dell’Euro senza curarsi della recessione, e non può comprare titoli pubblici dai governi, cioè non può finanziarli direttamente, diversamente da altre banche centrali, come la Fed. Essa, programmaticamente, non può intervenire per invertire una recessione strutturale, né per riequilibrare le disponibilità monetarie e creditizie nei vari paesi dell’Eurozona; e invero non lo fa, lascia andare avanti le cose. Al più, lancia allarmi e interviene comprando titoli, sui mercati secondari, di quei paesi che sono a rischio di lasciare il tavolo dell’Euro per default.

 Il suddetto insieme di scelte presuppone una precisa decisione, ossia che, da un lato, il settore pubblico non sia in grado di usare le leve macroeconomiche (investimenti produttivi e infrastrutturali) per indurre crescita e piena occupazione, nonché di prevenire o risolvere le recessioni; e che, dall’altro lato, i mercati, lasciati sa se stessi, siano in grado di raggiungere quegli obiettivi, e per giunta, assieme ai vincoli di bilancio e al controllo monetario (fissazione dei tassi, soprattutto) da parte della BCE, siano in grado di operare anche la convergenza tra i vari sistemi economici dei paesi dell’Eurozona, senza bisogno di un budget federale e di un governo federale che intervengano per redistribuire le risorse finanziarie che, per varie ragioni, si concentrino in modo squilibrato e squilibrante in certi paesi, sguarnendo altri paesi. 

Si noti che questa fondamentale ed epocale decisione è stata presa senza proporne i termini all’opinione pubblica, senza coinvolgimento democratico,e viene realizzata attraverso una lunga, pluridecennale serie di trattati, leggi e riforme, i cui effetti non vengono spiegati se non falsamente, rimangono latenti per alcuni anni, in modo che la gente si abitui, e poi esplodono quando è troppo tardi per tornare indietro. Questa medesima decisione non viene mai posta nel dibattito pubblico, a cui si offre, invece, il dilemma se ci si possa alleare con Berlusconi oppure no.

 La predetta decisione si traduce nell’adozione di una concezione generale di come di fatto l’economia funziona e di come la si possa guidare, e dovrebbe essere oggetto di revisione, ossia di controllo empirico della sua correttezza. Cioè si dovrebbe controllare se produca i risultati predetti e desiderati, oppure no; nel secondo caso, andrebbe revocata siccome confutata dai fatti – così come avviene con qualsiasi teoria applicata alla realtà, con qualsiasi diagnosi, con qualsiasi ricetta.

Orbene, noi abbiamo che i fatti la confutano – la presente crisi recessiva, col suo perdurare, la confuta, assieme al crescente divario tra i paesi dell’Euro – però essa viene mantenuta; quindi questa decisione di mantenerla nonostante si dimostri errata e dannosa, va interpretata. Le ipotesi interpretative che mi vengono in mente sono che essa produca risultati diversi da quelli promessi, anzi contrari ad essi, ma sia conforme agli interessi di coloro che la mantengono, che hanno la forza di imporla. Interessi in termini di profitto (aumento dei redditi, concentrazione della ricchezza nelle loro mani) e/o in termini di ristrutturazione sociale e politica (concentrazione del potere nelle loro mani, in un modello sociale ove il vertice della piramide detiene un potere non contendibile e non sindacabile, mentre una minoranza di tecnici e funzionari gode di vari gradi di benessere e privilegio, e il grosso della popolazione è povero sia di denaro che di diritti e politici e civili, e sta sostanzialmente e passivamente a disposizione “del mercato”, privo di qualsiasi strumento per influenzare l’andamento della storia). Per meglio portare avanti questo piano, si fa in modo che esso dia un vantaggio concreto, per un certo tempo, ai paesi più forti (Germania in testa), permettendo loro di risucchiare capitali, aziende e tecnici dai paesi più deboli, abbattendo la loro competitività industriale. Così i paesi più forti stanno al gioco. Il vecchio divide et impera funziona sempre.

 Complotto? No, applicazione alla società dello schema gestionale della zootecnia, stabile e sicuro. E, nei circoli che hanno preso quella decisione, che hanno formulato quell’insieme di scelte che producono questo insieme di effetti (Aspen, Trilateral, Bilderberg, etc.), troviamo, almeno dal 1995, anche Enrico Letta, che quindi è parte e origine di quei mali che, al popolo, si racconta che dovrebbe risolvere attraverso la tormentosa unione con Berlusconi combinata dalla saggezza di Napolitano nello spirito del patriottismo, rinegoziando anche il patto di Maastricht con i poteri forti. Si potrebbe immaginare una balla più grossa?

 In ogni caso, Stati ed istituzioni politiche elettive, c.d. democratiche, conservano, nei paesi dell’Eurozona diversi dal paese creditore egemone, poteri marginali; quindi sono giuridicamente declassate ad autonomie locali, tanto più che la maggioranza dei provvedimenti legislativi adottati in tali paesi è in realtà un recepimento di norme decise dall’Unione Europea.

Marginali sono anche le scelte di politica interna, sicché è risibile presentare come importante la scelta di fare un governo con Berlusconi. Cambia ben poco. I governi Berlusconi, esattamente come quelli Prodi e D’Alema, hanno seguito la linea dettata da Berlino e Bruxelles, e il modello economico prescritto da Washington. Il governo Letta farà la medesima cosa, anche perché Enrico Letta, come pure suo zio Gianni, è uomo della finanza internazionale, esecutore dei suoi piani “europeisti”, difensore dei suoi dogmi, come ha messo nero su bianco nel suo libro Euroi sì: morire per Maastricht. Abbiamo quindi la prova scritta dei suoi obiettivi.

 Ma enfatizzare l’inciucio PD-PDL o la novità del governissimo è risibile anche perché l’inciucio destra-sinistra, DC-PCI, è in atto dalla fine degli anni ’40, col ben noto sistema di spartizione dei territori, delle poltrone, della spesa pubblica, dei ruoli morali e politici – sistema in cui, di fatti, il PCI votava oltre l’80% delle leggi di spesa. Il governissimo è sempre stato il vero sistema di gestione del Paese.

 La novità è semmai che i due maggiori partiti si accordano per mettere insieme la faccia nella gestione di un periodo pessimo, che genera scontento crescente nella base, e in cui si adotteranno provvedimenti ancora più impopolari. Il fatto di metterci la faccia insieme consentirà loro di fare porcate ancora più grosse di quelle passate, perché nessuno dei partiti della coalizione dovrà temere che altri partiti si avvantaggino delle misure impopolari e recessive che esso approverà, per conto di terzi. Porcate e, temo, violenze, perché la recessione continua e continuerà a peggiorare, e bisognerà ricorrere alla violenza e all’intimidazione per mantenere la gente nell’obbedienza al sistema, lasciandole come unica via di sfogo l’emigrazione, oltre al suicidio.

 Il fattore di instabilità di un simile governo marionetta di coalizione non è nella fittizia e recitata contrapposizione morale e ideologica o programmatica delle forze che lo compongono, bensì nella reale contrapposizione tra gli interessi della casta nazionale e dei suoi burattinai stranieri, che questo governo porta avanti, e quelli della popolazione generale. E questa contrapposizione reale continuerà a generare e a gonfiare forze rappresentative della protesta dei delusi e degli oppressi di ieri e di oggi, anche se questa volta si riesce a integrare la Lega e a inertizzare provvisoriamente Grillo.

 L’opportunità che governi come gli ultimi due offrono e sempre più offriranno, è che con essi non si riesce più ad evitare che l’opinione pubblica percepisca e discuta il dato di fatto centrale, ossia che i governi italiani sono tutti e inevitabilmente governi Bildermerkel commissariali e che i loro programmi effettivi sono imposti da burattinai stranieri per gli interessi loro e a danno di un Paese e di un elettorato ormai svuotati di ogni autonomia, ridotti a colonia, e i cui riti elettorali e parlamentari non hanno alcun effetto o utilità.

28.04.13 Marco Della Luna

MORIRE PER MAASTRICHT, CON ENRICO LETTA E L’EUROGENDFOR

 

MORIRE PER MAASTRICHT, CON ENRICO LETTA E L’EUROGENDFOR

IL MATRIMONIO TRA PARTITOCRAZIA E POTERI FORTI PORTERA’ MISERIA E REPRESSIONE VIOLENTA

Obbedienza a Maastricht fino alla morte: parola di Enrico Letta

Rieleggere Napolitano al Colle e puntare decisi a legittimare con una riforma costituzionale il presidenzialismo di fatto, svuotando di poteri e dignità il parlamento in favore della Commissione Europea, della BCE e del Quirinale, serve appunto a questo. E’ stata subito confermata la linea (pseudo)neoliberista e fiscalista, gli uomini del Bilderberg, del FMI e dell’UE sono i primi a congratularsi. 

E Napolitano, col plauso di quasi tutti, incluso Berlusconi, incarica di formare il governissimo “senza alternative” l’on. Enrico Letta, che, come economista e come politico, è assolutamente improponibile per il ruolo di premier, dato ciò che ha fatto, ciò che è stato e ciò che è tuttora. Però si capisce anche perché e per cosa  è stato scelto…

Cresciuto nella scuola economica di Andreatta (autore di quella riforma monetaria che gettò il debito pubblico italiano nelle grinfie della vorace speculazione internazionale, facendolo raddoppiare in rapporto al pil nel giro di pochi anni) nonché di Prodi (autore, con Draghi, della deregulation bancaria del 1999, che ha consentito alle banche di giocare nella bisca dei mercati speculativi coi soldi dei risparmiatori); di Prodi fu anche sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Enrico è inoltre membro di organismi di area Rockefeller ( Aspen Institute, Trilateral Commission), frequentatore del Bilderberg, ossia dei fari illuminanti della finanziarizzazione, della liberalizzazione (o pseudo-liberalizzazione, se consideriamo che la fiscalizzazione dei danni da frode non rientra certo nel liberalismo), della globalizzazione dell’economia e del mondo intero. Coerentemente con questa linea di ingegneria finanziaria e sociale, Enrico Letta, già membro della commissione per l’Euro 1994-1997, ha persino scritto un libro intitolato: “Euro sì. Morire per Maastricht”, Laterza 1997, in cui afferma che vale la pena di morire per l’Euro e Maastricht come nel 1939 valeva la pena di “morire per la Polonia” e che …non c’è un Paese che abbia, come l’Italia, tanto da guadagnare nella costruzione di … una moneta unica….” (2) e…”abbiamo moltissimi imprenditori piccoli e medi che … quando davanti ai loro occhi si spalancherà il grandissimo mercato europeo, sarà come invitarli a una vendemmia in campagna. E’ impossibile che non abbiano successo…il mercato della …moneta unica sarà una buona scuola. Ci troveremo bene… (3) ” (Fonte: Perché hanno messo Enrico Letta? in www.cobraf.com)24.04.2013.

Quindi Letta, come economista e come partecipe delle istituzioni di ambito monetario, o non capiva dove si stava andando – e allora è un pessimo economista – oppure voleva che le cose andassero così - e allora era ed è in palese conflitto di interessi con l’intera nazione. In realtà, egli non solo non aveva avvertito verso che cosa si andava con Maastricht, col blocco dei cambi, coi vincoli di bilancio, con la deregulation bancaria – non solo non aveva lanciato l’allarme, ma ha sempre spinto in quella direzione, e ha professato un’obbedienza rigida, fino alla morte, verso quelle illuminate riforme, anzi pare abbia addirittura contribuito a pianificarle.

Siamo seri: come si fa a non sapere che, se si blocca l’aggiustamento dei cambi tra alcuni paesi imponendo una moneta unica, e li si priva degli strumenti monetari macroeconomici (regolazione del money supply, fissazione dei tassi), inevitabilmente si generano squilibri della bilancia dei pagamenti che crescono fino a determinare lo svuotamento di capitali e industrie e lavoratori qualificati a danno dei paesi meno competitivi e a vantaggio di quelli più competitivi, aumentando irreversibilmente anziché annullare il divario tra gli uni e gli altri, a meno che non si costituisca e si faccia funzionare un governo federale con un bilancio federale che provveda alla redistribuzione dei surplus? e come fa a non sapere che una banca centrale unica, per giunta privata della facoltà di finanziare i singoli Stati, e avente l’unico fine istituzionale di proteggere il potere di acquisto della moneta? Non è credibile che l’enfant prodige Enrico non sapesse queste cose e neppure leggesse quegli economisti normalmente dotati e normalmente liberi che lo preannunciavano. Perciò quando scriveva “morire per Maastricht” non poteva non avere in mente questo esito infausto particolarmente per l’Italia.

Quindi diffidenza radicale verso di lui, non solo come economista, ma anche come statista, come cristiano, come uomo di sinistra. Come uomo tout court.

“Tutto ciò che fa il parlamento è democratico” rassicura Stefano Rodotà, candidato dal M5S, dall’alto delle sue laute e meritate rendite pubbliche, dimenticando di precisare:. “Soprattutto se quel parlamento è un parlamento di nominati, nominati da non più di venti persone delle segreterie/cda dei partiti”.

 

La partitocrazia poteva salvarsi solo garantendo gli interessi dei poteri forti internazionali sull’Italia.

Napolitano già nel 2006 aveva apposto la sua firma accanto a quella del premier Prodi, sulla riforma dello Statuto della Banca d’Italia, riforma reclamata da Draghi per legittimare la piena proprietà privata della stessa Banca d’Italia. Che poi si è mossa o non mossa come abbiamo visto nel caso MPS. Anche quella è stata un’avanzata privatizzazione di un potere pubblico sovrano, quello monetario.

Napolitano, nel novembre del 2011, su richiesta della Merkel e di altri, aveva sostituito Monti a Berlusconi, e poi ha sostenuto vigorosamente tutta la politica finanziaria ed economica di Monti, pur vedendo i disastri che essa cagionava al Paese, nella sua obbedienza alle prescrizioni della Germania.

Napolitano, da ultimo, ha concesso la grazia all’agente della CIA, col Joseph Romano, già condannato, che rapì, su suolo italiano, Abu Omar, per farlo torturare in Egitto – l’ha concessa senza che nemmeno Romano dovesse disturbarsi per richiederla.

Napolitano il 24.04.13 ha dato l’incarico di formare il nuovo governo a Enrico Letta, PD,, economista della scuola di Andreatta e di Prodi (autori, come abbiamo visto, delle riforme più perniciose per il paese, già sottosegretario alla presidenza del consiglio sotto Prodi, dirigente dell’Aspen Institute Italia, frequentatore del Gruppo Bilderberg, membro della Trilateral Commission – tutti organismi di segno neoliberista, legati alla grande finanza apolide, e propugnatori dei progetti illuminati della migliore cultura massonica.

Molti sentivano il bisogno di un presidente della Repubblica che facesse gli interessi del popolo rispetto a quelli del capitalismo privato, e dell’Italia rispetto a quella degli stranieri. Sono stati frustrati.

Ora a Napolitano si conferma, all’interno, la richiesta di farsi da garante della coesione della partitocrazia necessaria alla tutela degli interessi della partitocrazia stessa; e, dall’esterno, di farsi garante della obbedienza dell’Italia alle potenze dominanti, e a una politica economico-finanziaria suicida, che avvantaggia il capitalismo bancario straniero a danno degli italiani.

E’ a questa richiesta che si deve il suo successo e la sua ri-elezione, a questa capacità di duplice e congiunta garanzia, di giunzione tra gli interessi forti esterni e quelli sempre meno forti interni, che gli assicura il sostegno “delle cancellerie che contano”?

In ogni caso, sia chiaro che non intendo esprimere un giudizio politicamente o moralmente negativo su Napolitano: il ruolo che egli svolge sicuramente non è esaltante, i suoi atti sopra ricordati nemmeno, ma probabilmente l’uno e gli altri non sono una scelta sua, derivano ineluttabilmente dai vincoli gravanti sull’Italia nel contesto e nella gerarchia internazionale. Non è improbabile che Napolitano per primo deplori ciò che è costretto a fare, e che stia cercando di limitare le sofferenze degli italiani nel corso di un processo che non ha avviato e che non può arrestare.

 

Confermata la policy recessiva: quindi aspettiamoci agitazioni popolari e prepariamoci alla violenza di Stato e dell’Unione Europea

La partitocrazia, traballante per la sua delegittimazione e i disastri delle sue scelte, rinuncia a ogni finzione di cambiamento invocato dalla gente, modifica come e quanto serve la costituzione, e si prende qualche mese aggiuntivo ricompattandosi e mummificandosi. Ha un anno e mezzo al massimo, per realizzare due cose:

-o rilegittimarsi attraverso un rilancio dell’economia e dell’efficienza del sistema paese;

-oppure allestire un apparato autocratico di repressione e di intimidazione poliziesche con cui domare l’inevitabile rabbia di popolo, che potrebbe sfociare nella prima rivoluzione italiana (la quale sarebbe anche la prima azione collettiva unificante e fondatrice di una unità nazionale italiana, sinora n on realizzatasi).

Qualcuno pensa che, fra altri sei mesi di peggioramento economico quale stiamo avendo da anni, si potrà governare gli italiani col loro consenso e con le buone, senza ricorrere alla violenza di Stato? Ricordo che in Italia la ragion di Stato è ricorsa alle stragi terroristiche per delegittimare il dissenso radicale su temi socio-economici in altri periodi critici.

Vorrei poter pensare che un governissimo di scopo, o un governo di unità e salvezza nazionali, possa rilanciare l’Italia, forte della straordinaria ampiezza della sua maggioranza; e non posso escludere, onestamente, che sia questo il disegno anche di Napolitano, oltre che dei capi di Pd. Pdl, Scelta Civica. Ma non lo credo proprio.

Purtroppo, però e per ora, la continuazione sulla linea del rigore suicida è stata confermata, il programma dei partiti in campo e quello dei Dieci saggi è risibile in rapporto ai problemi economici, e del resto gli strumenti per una diversa politica finanziaria  mancano, essendo stata ceduta la sovranità non solo monetaria, ma anche fiscale e finanziaria, ed essendo stato eretto a norma costituzionale il dogma monetarista Inoltre, ai partiti manca la competenza tecnica-economica e i loro uomini sono specializzati e selezionati nel senso che sappiamo; infine, le larghe intese sono automaticamente spartitorie.

Gli strumenti per la seconda soluzione, la soluzione repressiva, invece, ci sono tutti, grazie al MES, al Trattato di Lisbona e all’Eurogendfor, che è il corpo di polizia antirivolta europea, approvato da tutto il parlamento il 09.03.10, composto esclusivamente di corpi militari e non civili, sottratto alla normale responsabilità e giurisdizione, e per ora senza limitazioni nei tipi di armi che può usare contro i civili – vedi gas e armi elettromagnetiche e acustiche più o meno subletali.E’ sostanzialmente un corpo di polizia quasi-militare straniero che il Cimin, comitato dei ministri degli interni europei, farà invitare dai governi sul cui territorio vi siano tensioni sociali, specialmente dovute a proteste popolari contro le misure economiche e fiscali imposte a tutela della grande finanza, come già avvenuto in Grecia.

Non è un esercito comune e paritario dei popoli europei, creato per difendersi da possibili attacchi esterni. E’ l’esercito dei banchieri e dei paesi creditori, creato per tener sottomessi i popoli debitori e farli pagare e prendergli i risparmi e i redditi4.

Immaginatevi reparti di polizia militarizzata formati di tedeschi mandati contro una sommossa popolare di italiani disperati e rovinati dalle politiche finanziarie fatte in obbedienza a Berlino e nel suo interesse. Militari tedeschi che vedono gli italiani come gente con poca voglia di lavorare e molta di sprecare, che minaccia il loro benessere e la loro egemonia. Militari tedeschi che sanno che, per ciò che faranno, non saranno soggetti a giudici italiani. Militari tedeschi che sanno che il governo italiano dipende dal sì tedesco per poter continuare a sostenere il proprio debito pubblico. Quanti scrupoli avranno, a tirare il grilletto? E quelli che hanno firmato l’adesione o sottomissione dell’Italia a questa Eurogendfor sono tra coloro che vanno solennemente a commemorare Marzabotto, S. Anna di Stazzema e le fosse Ardeatine…   Da “Morire per Maastricht” a “Uccidere per Maastricht!” L’Italia neorepubblichina fa leggi per legittimare chi la dovrà occupare.

Insomma, sapendo che l’economia italiana non ripartirà, soprattutto con la linea di austerità che è già stata riconfermata, è ovvio che il governo delle larghe intese avrà come asse portante, oltre all’attacco al risparmio, alla residua ricchezza degli italiani, l’organizzazione di un forte apparato autoritario e repressivo, iniziando con un adeguato battage mediatico preparatorio, che lo giustifichi moralmente.

“Il dissenso può essere espresso solo nelle forme della legalità”, continua la rassicurazione di Rodotà, dall’alto dei suoi redditi e della sua autorevolezza di sinistra. Ma che fare se le forme della legalità vengono svuotate e calpestate dal palazzo che difende i suoi interessi contro quelli di un popolo che non rappresenta, anzi tradisce? Emigrare o insorgere, o aspettare che la schifezza marcisca del tutto e cada da sé? I miei lettori sanno che io raccomando l’emigrazione e sono convinto che gli italiani siano incapaci di una ribellione politica – e proprio per questo i politici italiani possono permettersi di fare ciò che fanno. Con i francesi, gli inglesi o gli americani, non si azzarderebbero.

XXV Aprile 2013  Marco Della Luna

1) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
2) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
3) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Morire_per_Maastricht_sacrifici_porteranno_co_0_97060411003.shtml
4)http://www.golemxiv.co.uk/2011/10/foreign-riot-police-now-operating-in-greece/

 

 

 

MPS: SEGNALI DI PROSSIMA SOLUZIONE

SEGNALI DI PROSSIMA SOLUZIONE

Nella scorsa settimana, a quanto si dice, i vertici di MPS hanno diramato due direttive alle filiali operative:

1)ridurre il tasso di favore accordato, per attirarli, (ai nuovi clienti che depositano somme rilevanti) ai clienti che vincolano a tempo i loro depositi presso la banca;prima di promettere ai clienti condizioni premiali, verificare sempre se c siano ancora;

2)evitare per quanto possibile di classificare i crediti deteriorati come in sofferenza (incaglio o contenzioso) – classificazione che impegna liquidità distogliendola da impieghi remunerativi per la banca; cioè, andarci piano prima di ufficializzare contabilmente l’insolvenza dei clienti.

La prima mossa, se riscontrata, può meravigliare, perché oggi, secondo il buon senso, più che mai MPS avrebbe bisogno di offrire tassi elevati per  recuperare almeno parte dei depositi recentemente fuggiti (ritirati da depositanti che temono il possibile default), dato che le indagini penali sui precedenti vertici di MPS procedono minacciosamente e che l’ultimo bilancio, presentato il 28 u.s., evidenzia perdite altissime soprattutto dovute a deterioramento dei crediti (in realtà, sono crediti già deteriorati o nati male, che prima non erano dichiarati tali a bilancio, e ora si fanno gradualmente affiorare, via via che la liquidità disponibile per i conseguenti accantonamenti lo consente).

La seconda stupisce altrettanto, perché oramai, dopo gli ultimi due bilanci e tutto quello che è trapelato dalle indagini penali, è notorio che MPS ha ancora un vasto contenzioso sommerso, inespresso,  che aumenta anche a causa del deteriorarsi generale del credito data la stretta monetaria e data la depressione economica in corso; quindi continuare pratiche di ”cosmesi” potrebbe essere pericoloso per l’attuale dirigenza, in quanto creerebbe un (ulteriore) elemento di non-discontinuità rispetto alla gestione Mussari e Vigni, anche se la “cosmesi”, cioè il giostrarsi contabilmente per non soccombere alla mole dei bad credits, è indispensabile, quindi non è punibile né rimproverabile (è una necessità creata dall’azione illecita della gestione precedente, non della attuale, che la ha ereditata).

D’altra parte, è anche vero che vertici di MPS sono composti da persone accorte e certamente ben informate, che agiscono in base a informazioni sicure. Se hanno diramato quelle direttive, possiamo ritenere che, finalmente, una soluzione per il Monte sia stata trovata. Ma quale?

La soluzione potrebbe arrivare a breve, appunto, con l’ingresso di nuovo capitale (BNP,  Axa) e/o un con nuovo covert loan da parte di Bankitalia o BCE per rifinanziare la banca senese.

Le due mosse suddette possono suggerire ai malpensanti (per ora, sono solo ipotesi di indagine) che sia stato raggiunto un accordo politico tra PD e PDL, nel senso di una collaborazione di “alta” politica per sistemare le due posizioni critiche:

-quella penale di Berlusconi, con un aggiustamento dei processi e/o la continuazione del silenzio sulla sua ineleggibilità ai sensi dell’art. 10 della Legge 361 del 1957, come titolare di azienda concessionaria pubblica – se fosse dichiarato ineleggibile, probabilmente dovrebbe a breve scegliere tra il carcere e l’esilio;

-quella penale del Monte e di tutti gli esponenti politici di area sinistra che potrebbero essere attinti dalle indagini in corso, mediante una limitazione delle indagini penali e la condanna di solo alcuni dei colpevoli (capri espiatori);

-quella finanziaria del Monte, mediante un accordo per evitare ulteriori ispezioni sulla regolarità delle sue prassi contabili, in modo che possa continuare a operare giostrandosi con la residua mole di bad credits, “dosando e scaglionando la loro ‘emersione, fintanto che non sia divenuto finanziariamente possibile sistemare la cosa con una forte iniezione di liquidità in conto capitale (e fare così bisogna, per salvare questa banca che, pur nelle attuali condizioni, dà lavoro a 30.000 persone e conserva circa 6.000.000 di clienti) .

Quindi – sia ben chiaro , e qui richiamo il mio articolo del 29.06.11, Ora si salvi MPS- non si tratta di commettere o additare illeciti amministrativi o penali, ma di percorrere un sentiero angusto per salvare una banca strategica nazionale e i redditi di decine di migliaia di famiglie, nel mentre che si trova una soluzione di “sostanza”. Io spero che l’attuale management ci riesca, che la Rocca non finisca in mani straniere, e che i magistrati facciano il loro dovere sino in fondo, senza che il Monte sprofondi.

Intanto, le ultime, vigorose  mosse dei magistrati inquirenti (sequestro a Nomura Bank, visita in Bankitalia, sequestro a carico di Vigni, Mussari e Baldassarri) sembrano indicare volontà di portare le indagini fino in fondo e rapidamente, e anche di bloccare i patrimoni di coloro che hanno causato ingiusti danni dal Monte, ai suoi azionisti, dipendenti, clienti. E questo è molto bene. E’ il tipo di segnale che va dato e tradotto in atti concreti.

[HO RIFORMULATO IN PARTE L'ARTICOLO PERCHE' MI SONO RESO CONTO CHE ALCUNI LETTORI FRAINTENDEVANO IL SUO SIGNIFICATO, ATTRIBUENDOGLI UN SENSO - ORRORE - GIUSTIZIALISTA E MORALISTA, ANZICHE' PRAGMATICO E DI TUTELA DEL LAVORO E DELL'ECONOMIA NAZIONALE]

16.04.13 Marco Della Luna

COME PAGARE ORA I DEBITI DELLE P.A. ENTRO I VINCOLI DI BILANCIO

 

 

COME PAGARE ORA I DEBITI  DELLE P.A. ENTRO I VINCOLI DI BILANCIO

Agli imprenditori creditori delle pubbliche amministrazioni suggerisco di dire ai cialtroni politicanti che si possono pagare i debiti commerciali esistenti senza violare i vincoli di bilancio, e senza che lo Stato emetta moneta in proprio, violando il divieto di Maastricht, nei modi che seguono.

Sono modi di pagamento facoltativi – ossia, i creditori che non li accettano, si accodano al piano di pagamento in Euro, secondo le disponibilità di bilancio.

Primo modo: ricorrere alle monete complementari, ossia all’emissione non statale di mezzi monetari a circolazione convenzionale ed emessi senza generazione di ulteriore debito (come invece avviene quando si emette valuta legale contro debito pubblico). Anche il conio, le monetine, è emesso senza indebitamento. Si tratta di far pagare dalle varie p.a. debitrici in una moneta complementare emessa dalle stesse p.a. in consorzio-circuito tra loro e con soggetti economici privati. La moneta sarebbe spendibile entro il circuito su base contrattuale-statutaria, e potrebbe avere, in aggiunta, spontaneamente, una circolazione-accettazione fiduciaria fuori di esso. Lo Stato dovrebbe normare, certificare e legittimare questa moneta. Consiglio consorzi e circuiti non nazionali (il Nord non si fida del Sud) ma regionali o macroregionali. Per tale soluzione, consiglio di richiedere la consulenza di Pierluigi Paoletti dello Scec. Arcipelago SCEC   www.scecservice.org/ 

Lo Scec non è propriamente una moneta, ma un titolo di abbuono circolare e spendibile tra gli aderenti, e non è tassabile. Però per il pagamento dei debiti delle p.a. si potrebbe fare una vera e propria moneta. Il Trattato di Maastricht proibisce agli Stati aderenti di emettere in proprio la valuta legale, cioè avente circolazione forzosa; ma non proibisce ad alcuno, nemmeno agli enti pubblici, di emettere una moneta a circolazione convenzionale, contrattuale. Diverse soluzioni sono possibili, e sono anche state sperimentate, in Italia e ancor più all’estero.

Secondo modo: pagare in btp, come sotto descritto, con  accorgimenti per non sforare, cioè dare in pagamento btp, che non sono moneta ma sono spendibili e monetizzabili; meglio ancora offrire, in aggiunta,e come condizione per ricevere il pagamento in btp, incentivi a usare questi btp in modi funzionali a un progetto macroeconomico di lungo termine, così da innalzare il pil e restare entro il tetto del 3%. A questo medesimo fine, aggiungo una proposta per assicurare credito ai settori produttivi dell’economia, privilegiando investimenti di particolare impatto positivo sulla crescita.

 Tecnicamente, ecco la mia proposta:

 1)Offrire ai creditori delle p.a. il pagamento dei loro crediti in btp, di nuova emissione, quinquennali, a tasso da definire; i btp sono vendibili, quindi subito monetizzabili;

2)Al fine di legare questa emissione di btp al prevedibile aumento del pil da essa innescato, offrire ai medesimi incentivi per indurli a usare questi btp o i proventi della loro vendita in modi funzionali a un progetto macroeconomico di lungo termine; i modi possono essere: a)investimenti produttivi di economia reale; b)aumento del capitale sociale; gli incentivi possono essere diritti di accesso prelazionato al credito produttivo pubblico agevolato di cui sotto; accettazione dei detti btp come garanzia privilegiata da parte della banca di cui al punto 3; l’investimento per accrescere il capitale sociale è pure utile ai fini del punto 3, come in questo specificato;

3)Sempre al fine di aumentare il pil onde non sforare coi suddetti pagamenti, trasformare la Cassa depositi e prestiti in banca pubblica per prestiti all’economia reale, BER, finalizzata a procurare finanziamenti a tassi competitivi per investimenti produttivi; capitalizzarla con prestiti della BCE e con proprie emissioni obbligazionarie al 2% semestrale di interesse, garantite da cespiti pubblici (è bene aver più di una fonte di capitalizzazione e gettare le basi per una totale indipendenza creditizia dall’Europa); BER accetterà come garanzie i btp di cui al punto 2 accordando loro un trattamento di vantaggio in termini di tassi; se la BCE non accordasse il prestito o non accordasse una durata sufficiente o tassi equi, aprire un contenzioso contestando l’inadempimento degli obblighi, posti dal Trattato di Maastricht,  di eseguire politiche di convergenza a livello di economie sostanziali.

3b)la carica di presidente, consigliere, dirigente e advisor di BER è incompatibile con chi sia o sia stato socio, dirigente, consigliere, advisor in banche o assicurazioni private;

3c)premesso che BER è un ente pubblico e non è soggetta agli accordi di Basilea, aventi natura privatistica, lo statuto stabilirà i limiti massimi agli impieghi complessivi in base alla raccolta e agli indici di rischio ponderati dei vari impieghi; entro i detti limiti il Mef fisserà gli obiettivi di erogazione in via anticipata trimestralmente, tenendo conto dell’andamento dell’economia;

4)Erogare con questa BER crediti agevolati a imprese produttive con garanzie che il denaro vada impiegato in modi idonei e resti in Italia; all’uopo la BER potrà richiedere il rilascio di garanzie reali (pegni di quote o azioni della società beneficiaria; modificazioni statutarie; diritto di veto su operazioni; diritto di partecipazione al cda) o destinare il prestito a persone fisiche aventi requisiti di comprovata competenza imprenditoriale, correttezza pregressa, nazionalità e cittadinanza e residenza italiane o comunitaria; il finanziamento deve andare alla continuità di aziende già consolidate intorno a un cittadino italiano o comunitario, onde evitare che l’italiano sia usato come prestanome da operatori extracomunitari;

5)Per attrarre capitali stranieri e scudati, e comunque provenienti dall’estero, onde incrementare la liquidità nel Paese, la BER potrà erogare somme a fondo perduto, per l’acquisto e la ristrutturazione di immobili e aziende, secondo progetti pre-approvati da apposito organo pubblico, e contro il deposito presso la BER senza interessi per almeno 5 anni di pari importo in denaro fresco e libero, proveniente dall’estero da parte del beneficiario; il rimborso sarà condizionato alla regolare esecuzione dell’opera; il deposito presso la Ber sarà vincolato ad investimenti pubblici infrastrutturali di medio e lungo termine, che dovranno costituire il presupposto per invogliare gli imprenditori privati a investire e assumere.

04.04.13  Marco Della Luna

 

 

NAPOLITANO VUOLE ONIDA COME SUCCESSORE? MEGLIO DI PRODI O AMATO

NAPOLITANO VUOLE ONIDA COME SUCCESSORE? MEGLIO DI PRODI O AMATO

Ritengo che Napolitano voglia come suo successore Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale e suo consulente legale contro Ingroia nel caso della registrazione delle sue telefonate con Mancino. Ritengo che Napolitano abbia ideato le commissioni dei saggi appositamente per lui, per dargli visibilità mediatica, per renderlo noto al grande pubblico – come deve essere un candidato al Quirinale.

L’ho intuito il primo aprile, quando ho visto Onida nel talk show della Gruber, su La 7: brillante, dominante, rassicurante, impenetrabile, lanciatissimo…

Onida è estremamente telegenico, argutissimo, coltissimo, autorevole nell’aspetto e nell’eloquio,  gradito o accettabile a quasi tutte le forze politiche, rassicurante per l’establishment. Gli mancava la notorietà, per essere eletto. E ora la sta ricevendo. Questo credo sia la funzione delle commissioni dei “saggi”, la quale, per gli altri versi, appare un flop prevedibile (sia che la si prenda per il fine ufficiale, sia che la si legga come un dar tempo al PD per togliere acquisre deputati grilliani o altro).

Per far bene il presidente della Repubblica, però, occorrono anche doti ulteriori a quelle di immagine, più rare, soprattutto in questa tempesta economica. E che cosa ci sia oltre l’eccellente immagine, il glamour, non è dato sapere: potrebbe essere il bene, il male, il poco…  ricordiamo ciò che abbiamo scoperto dietro l’immagine di Super Mario Monti, anch’egli scelto da Giorgio Napolitano. Sembrava proprio un genio dell’economia. O tale lo avevano fatto apparire.

Certa è una cosa: meglio l’ignoto Onida, anzi meglio qualsiasi ignoto, che i collaudati Prodi o Amato, autori (assieme ad altri) delle riforme finanziarie che più di tutte hanno condotto alla situazione attuale.

03.04.13 Marco Della Luna

 P.S. Povero, saggio Onida, si è bruciato subito e da sè! Rispondendo a una falsa Margherita Hack che lo chiamava al telefono, ha ammesso che la commissione dei saggi è sostanzialmente inutile ai fini dichiarati da Napolitano, e che serve solo a prendere tempo per nominare un nuovo inquilino del Colle. Che ingenuità! E pensare che godeva della fiducia niente di meno che di Re Giorgio e di Re George – George Soros (il grandissimo finanziarie che tanti lutti addusse alla Sterlina e alla Lira nel ’92  con le sue speculazioni ribassiste) della cui fondazione è o è stato rappresentante!

DAVID ROSSI, IL SUICIDA DELLA BANCA IN FIAMME

 ARTICOLO IN VIA DI REVISIONE E AGGIORNAMENTO

UNA RIFORMA ELETTORALE CHE COMBINA RAPPRESENTATIVITA’ E GOVERNABILITA’

 

UNA RIFORMA ELETTORALE CHE COMBINA RAPPRESENTATIVITA’ E GOVERNABILITA’

 

Semplice:

 -per ambo le Camere,

-col primo turno assegnazione di 2/3 dei seggi in modo proporzionale e con bassa soglia di qualificazione (3%);

-qualora un partito o una coalizione abbia raccolto la maggioranza assoluta dei voti, ottiene il restante 1/3 come premio di maggioranza;

-se nessun partito o coalizione raccoglie la maggioranza assoluta, si assegna  il premio di maggioranza mediante un ballottaggio dopo 2 settimane tra i due partiti o coalizioni che hanno raccolto più voti nel primo turno.

 

In tal modo è praticamente assicurato che vi sia una maggioranza in ambo le camere, e, al contempo, che questa maggioranza sia legittimata dalla maggioranza dei votanti.

Si previene che la maggioranza dei seggi vada a una formazione politica il cui programma è contrario alla volontà della maggioranza degli elettori.

Si previene anche che il Presidente della Repubblica e altri organi di garanzia siano eletti da una maggioranza parlamentare non rappresentativa della maggioranza dei votanti, come invece può avvenire con un premio di maggioranza quale l’attuale.  

La riforma suddetta è attuabile mediante legge ordinaria, non costituzionale, quindi si può fare in poche settimane.

 

03.03.13 Marco Della Luna

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