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DECOSTRUZIONE PARLAMENTARE

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DECOSTRUZIONE PARLAMENTARE

La decostruzione parlamentare è un processo in atto e inevitabile. Alquanti partiti lo cavalcano.

I parlamenti sono marginali in un mondo in cui il capitale finanziario apolide, concentrato in mani private, ha conquistato il potere di dettare i modelli di sviluppo e di regolare e riformare lo Stato e le istituzioni anziché essere regolato da essi. Principi costituzionali quali la sovranità popolare e il lavoro come fondamento della repubblica, contrastanti col capitalismo finanziario, sono materialmente inattuabili e narrativamente derisi come sovranismo e populismo; i partiti che si dice li incarnino in realtà restano dentro il modello del finanz-capitalismo, non lo criticano, anzi neanche ne parlano, lo accettano tacitamente come la realtà, l’unica realtà.

Essendo la politica arte del possibile, in effetti, per l’azione politica, non ha senso pratico parlare di qualcosa che nessuno ha la forza di contrastare. Ha senso invece mirare al fattibile entro i limiti posti dai rapporti di forza fattuali, quali che siano le norme costituzionali sulla carta, senza menzionare i limiti all’elettorato, perché un politico che menziona i limiti della realtà, limiti cui deve sottostare, perde eo ipso di carisma.

Ciò premesso, l’enfasi sul taglio dei parlamentari,se sia giusto o sbagliato, e sulla riforma elettorale, se farla maggioritaria o proporzionale, ha molto senso sul piano della logica costituzionale, ma poco peso sul piano pratico, per due ragioni:

-perché al parlamento italiano rimangono da prendere solo decisioni secondarie, perlopiù spartitorie, da quando quelle importanti (a cominciare dal modello generale di Stato, ossia quello liberista-capitalista) sono prese da organismi extranazionali, indipendenti dall’elettorato, i quali anche producono il grosso della legislazione;

-perché, nella cultura e prassi consolidate, i parlamentari, tanto, agiscono come rappresentanti non del popolo ma degli interessi loro propri e di chi li fa eleggere, ossia di segreterie di partito e sponsors economici.

Sul piano della logica costituzionale, invece, il taglio dei parlamentari sarebbe di per sé indifferente, se non fosse presentato come un taglio di spese per poltronisti, perché insegnare al popolo che i suoi rappresentanti sono parassiti poltronisti implica insegnargli che votare è tempo perso: questo insegnamento concorre al processo generale di decostruzione del parlamento ed è contrario alla costituzione vigente, basata com’è sul principio della democrazia rappresentativa, e sul principio che la politica regola l’economia e non viceversa. E’ un insegnamento commissionato dalla grande finanza ai suoi portatori d’acqua, agli operai analfabeti nella vigna del signor Banchiere, che è il vero parassita delle nazioni, che promuove l’insegnamento che i parassiti siano invece i parlamentari, celando così il parassitismo proprio.

Sempre sul piano della logica costituzionale, è evidente che la Costituzione italiana ammette soltanto una legge elettorale proporzionale, per la semplice ragione che il parlamento ha funzioni non soltanto di votare la fiducia al governo e le leggi ordinarie, ma anche di garanzia, ossia di eleggere gli organi di garanzia (capo dello Stato, membri della Consulta, del CSM, delle commissioni di controllo, etc.) e di votare le regole fondamentali, come le leggi e le riforme costituzionali, la stessa legge elettorale, le leggi sulla cittadinanza, i trattati in cui si dispone della sovranità nazionale. La stessa prescrizione costituzionale di maggioranze qualificate per l’elezione del capo dello Stato e per le riforme costituzionali perderebbe senso, se il 60% dei parlamentari andasse a chi rappresenta solo il 40% dei votanti. Avendo il parlamento queste funzioni di garanzia, è costituzionale solo una legge elettorale proporzionale.

Ma proprio questa distinzione tra funzioni ordinarie e funzioni di garanzia indica la soluzione al dilemma di come avere insieme governabilità e rappresentanza, ossia di come avere maggioranze parlamentari più chiare e stabili, e insieme un parlamento capace di svolgere le funzioni di garanzia:

basta assegnare a una camera, eletta con un sistema maggioritario, le funzioni ordinarie; e all’altra camera, eletta con sistema proporzionale, le funzioni di garanzia.

Avremo così una Camera della governabilità e un Senato delle garanzie.

La prima camera potrà essere sciolta anticipatamente dal capo del governo, salvo che sia votata una fiducia costruttiva; la seconda camera invece si scioglierà soltanto alla sua scadenza.

Ulteriormente, per aumentare la stabilità e la coesione dei governi, scoraggiando i ricatti, è bene che il capo del governo sia un cancelliere che nomina e revoca i ministri, i viceministri e i sottosegretari.

12.10.19 Marco Della Luna

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CATECHISMO POLITICO COMPLETO

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Catechismo Politico Completo

Eccovi, grazie al contributo di stimati lettori, un catechismo abbastanza completo delle verità di ripetizione per l’italiano d’oggi.

Esistono verità di ragione, verità di fede, e verità di ripetizione. Quelle di ripetizione, che sono non tutte false, si costruiscono mediante la ripetizione incessante e pervasiva da parte di mass media e istituzioni. In parte, queste verità sono enunciate esplicitamente, in parte implicitamente o indirettamente, ma non per questo meno persuasivamente.

Dopo migliaia di ripetizioni, e grazie al fatto che i mass media bloccano tutti i messaggi che le mettono in dubbio, queste verità, indipendentemente dalla loro dimostrazione o confutazione oggettiva, vengono assimilate e sentite dall’opinione pubblica come fatti oggettivi e ovvi, anziché valutazioni, ideologie o propaganda. Perciò condividendo tutti queste certezze avremo un linguaggio e una mappa di realtà universali, potremo capirci gli uni gli altri, saremo concordi tra noi e con chi ci governa e per il nostro bene ci trasmette queste certezze.

Imparate dunque per bene il catechismo, insegnatelo con fierezza ai vostri bambini e alle risorse che arrivano da lontano:

  1. L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità appartiene al popolo.
  2. La legge è uguale per tutti.
  3. I parlamentari rappresentano gli interessi del popolo.
  4. La magistratura è la parte sana di un paese con un generale problema di corruzione.
  5. Le sentenze non si discutono ma si rispettano (anche se per legge devono essere motivate in modo da poter essere controllate ed eventualmente impugnate).
  6. I sindacalisti tutelano i lavoratori.
  7. La democrazia è realizzabile e realizzata, e rende legittimi i regimi in cui viviamo.
  8. La trasparenza politica è realizzabile e realizzata e le intenzioni dichiarate dai governi sono sincere; chi dice che la politica sia basata sull’intrigo, sull’imbroglio e sul complotto, è un complottista e va isolato ed oscurato.
  9. L’eguaglianza è realizzabile e realizzata.
  10. La ricerca scientifica e l’insegnamento sono liberi.
  11. Abbiamo bisogno di immigrati africani per migliorare il nostro pool genetico.
  12. Abbiamo bisogno di immigrati islamici per ampliare i nostri orizzonti culturali.
  13. Tutti gli immigrati possono essere integrati, quale che sia la loro mentalità di provenienza.
  14. Francia e Germania sono paesi amici.
  15. Le guerre italiane contro la Serbia, l’Iraq e la Libia sono conformi all’art. 11 della Costituzione.
  16. Mattarella è stato eletto Capo dello Stato da una maggioranza parlamentare costituzionalmente legittima.
  17. Gli stati occidentali e democratici sono sovrani e indipendenti.
  18. I politici che si intascano i soldi dei contribuenti hanno il compito di mettere in galera gli evasori fiscali per il bene dei contribuenti.
  19. Il fisco non ricorre sistematicamente a falsi ed estorsioni per farsi pagare somme non dovute.
  20. L’abbattimento dei confini nazionali promuove i diritti naturali degli uomini.
  21. Gli USA hanno con l’Italia un rapporto di alleanza e amicizia e non di occupazione militare.
  22. I mercati sono per loro natura efficienti (cioè ottimizzano la distribuzione delle risorse e prevengono o correggono le crisi), quindi devono guidare la politica.
  23. La politica non deve interferire con i banchieri centrali e con i mercati.
  24. La moneta ha costi di produzione corrispondenti al suo valore; riceve il valore da chi la produce, che perciò ha diritto di esigere un interesse quando la presta e di decidere a chi prestarla e di non pagare tasse sulla sua creazione.
  25. Anche per lo Stato, la disponibilità di moneta è limitata oggettivamente, quindi per spenderla bisogna prima risparmiarla o prelevarla fiscalmente.
  26. La forbice dei tassi è la primaria fonte di profitto delle banche.
  27. Le autorità di controllo costituite sono indipendenti e non condizionate dagli interessi economici; tutelano la legalità e il bene collettivo.
  28. La democrazia si può esportare militarmente; chi la esporta, lo fa per il bene del paese in cui la esporta, non per prendersi i suoi beni.
  29. Tutte le culture e le civiltà hanno pari valore; nessuna è superiore o inferiore a un’altra.
  30. Mettere missili a ridosso del confine russo non minaccia la pace ma la tutela.
  31. La Chiesa non usa i soldi dell’8 per mille per tacitare le vittime degli abusi sessuali dei prelati.
  32. L’Inno alla Gioia esprime il progetto europeista.
  33. Gli Alleati non hanno portato la mafia al potere nelle istituzioni dell’Italia liberata.
  34. I mercati delle materie prime, dell’energia e dell’informazione non sono controllati da cartelli ma sono liberi e trasparenti.
  35. L’euro ha salvato l’Italia dalla crisi del 2008.
  36. Non si deve parlare della Politica Agricola Comune e dei suoi effetti.
  37. Il clima sta alterandosi rovinosamente e irreversibilmente per effetto delle emissioni umane e non di fattori naturali; nella storia, infatti, non si sono mai avuti mutamenti climatici simili o maggiori di quelli odierni.
  38. Le scie chimiche non esistono e non esiste un segreto militare su di esse.
  39. La globalizzazione è benefica e inevitabile, tutela i diritti degli uomini.
  40. Siamo collettivamente responsabili per il colonialismo nel Terzo Mondo, anche se non l’abbiamo voluto né goduto.
  41. Accogliere l’immigrazione di massa è utile o doveroso o inevitabile.
  42. Sono Stati canaglia quelli che Washington stabilisce che lo siano.
  43. Saddam Hussein aveva molte armi di distruzione di massa e aveva cooperato all’attacco di Al Quaeda alle Torri Gemelle.
  44. La finanza dello Stato funziona come quella dei privati e delle imprese, coi medesimi limiti e poteri.
  45. L’UE ha prodotto 65 anni di pace.
  46. Non possiamo più andare sulla Luna perché è andata smarrita la tecnologica che avevamo realizzato per farlo.
  47. I vaccini sono innocui ed efficaci; l’effetto gregge è realtà; l’Aifa non opera in conflitto di interessi.
  48. I cittadini non hanno diritto né bisogno di controllare il contenuto e gli effetti dei vaccini obbligatori attraverso laboratori indipendenti.
  49. Le multinazionali farmaceutiche non pagano i politici per far vendere i loro prodotti; lo hanno fatto solo nel passato.
  50. Importare cereali al glifosato non nuoce alla salute pubblica.
  51. I genitori non sono quelli che hanno fatto il bambino, ma quelli che lo hanno allevato.
  52. L’espianto degli organi avviene dopo che il cuore ha smesso di battere.
  53. Gli ulivi pugliesi sono malati e devono essere abbattuti tutti.
  54. La politica deve cedere il passo alla scienza.
  55. Orban è un dittatore e minaccia la democrazia.
  56. Non costituiscono minacce per la sovranità dell’Italia la sua dipendenza da soggetti esterni per il finanziamento, le interferenze di Francia e Germania sulla sua politica e sulla composizione dei suoi governi, l’occupazione militare di 130 basi statunitensi; costituisce invece grave minaccia una trattativa commerciale di un esponente della Lega con il governo russo.
  57. Il diritto costituzionale ad armarsi è causa delle frequenti sparatorie negli USA.
  58. Benedetto XVI si dimise perché era vecchio e stanco.
  59. Lo scopo perseguito dalle ONG è salvare le vite.
  60. USA e UE esportano la democrazia nei paesi del Terzo Mondo e li aiutano, assieme alla Banca Mondiale, con generosi prestiti disinteressati.
  61. L’Unione Europea non funziona al meglio perché non è stata ancora realizzata fino in fondo: ci vuole più Europa.
  62. Il terrorismo islamico nelle città occidentali non esiste: sono solo cani sciolti, disadattati o pazzi (e anche distratti perché lasciano sempre in giro i documenti).
  63. Le Primavere arabe e quella ucraina sono state un movimento popolare spontaneo.
  64. Gheddafi era un bieco dittatore e in Libia senza di lui ora si sta molto meglio.
  65. Arabia Saudita e Turchia sono amici dell’Occidente (“Con amici così, chi ha bisogno di nemici?” dice un proverbio inglese).
  66. Il meticciato arricchisce le nazioni e i popoli, creando nuovi stili di vita.
  67. L’Islam è una religione di pace.
  68. Le tre religioni monoteiste hanno lo stesso Dio in comune.
  69. La censura non esiste, i media ufficiali scremano dalle notizie le fake news per proteggere, educare ed alfabetizzare il popolo non sempre competente, per il suo bene e per la pace sociale e internazionale.
  70. I mass media svolgono un’opera di informazione e di critica indipendente al servizio del pubblico, non di indottrinamento e propaganda al servizio dei loro finanziatori e inserzionisti.
  71. La Storia va riscritta e insegnata in modo politicamente corretto e neutro per evitare discriminazioni e razzismi.
  72. L’uso del denaro contante favorisce l’evasione fiscale.
  73. Il denaro riscosso con le tasse viene speso in modo valido, onesto e trasparente.
  74. Le tasse vanno pagate indipendentemente da come vengono spese dai politici.
  75. Le droghe leggere sono innocue.
  76. Il sesso (gender) non è un carattere biologico ma si sceglie in età adulta.
  77. Studiare i libri non serve, c’è tutto su internet.
  78. Dio-Patria-Famiglia è una triade obsoleta, maschilista, autoritaria.
  79. La vecchiaia non esiste, siamo tutti ‘ragazzi’ a tempo indeterminato.
  80. La Commissione Europea è massima espressione di democrazia, sviluppatasi seguendo le libere indicazioni dei governi degli stati membri, operanti sul piano della assoluta parità.
  81. L`UE non dà ordini agli stati membri ma soltanto utili consigli; non interviene né nella formazione del consenso, né nel merito delle scelte esecutive e/o legislative degli stati membri
  82. L’accoglienza dei migranti è doverosa e ciascuno stato dell’UE deve farsene carico, ma solo in base alle disposizioni vigenti; dette norme possono essere modificate solo su base volontaria ed unanime degli stati membri.
  83. Lo stato di ordinaria crisi e povertà crescente di alcuni stati membri non dipende dalle regole imposte dall’UE, ma, esattamente al contrario, dalla mancata puntuale applicazione dei buoni consigli che la Commissione sollecita.
  84. In Italia, come dice il prof. Conte, l’evasione fiscale è il problema cruciale.
  85. La correttezza dei bilanci delle banche, quindi delle loro dichiarazioni dei redditi, è scontata e non va discussa.
  86. La legge non deve essere eguale per tutti, ma le multinazionali hanno una giurisdizione speciale nel WTO, che tratta il loro diritto al profitto come superiore ad ogni altro diritto.
  87. Un sistema che incrocia tutti i data base -sanità, fisco, banca, etc.- dei cittadini non minaccia la libertà e la privacy dei cittadini né conferisce un potere unilaterale a chi ha in mano quel sistema.
  88. Finora abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi e adesso dobbiamo fare rinunce (anche se dal 1969 la produttività del lavoro, grazie alla tecnologia, è aumentata di 15 volte).
  89. Il mercato prevale sui diritti dei lavoratori (anche se la Repubblica è fondata sul lavoro), la sovranità nazionale non è un principio fondamentale e in ogni caso il popolo non può rivendicarla (anche se la Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo).
  90. E’ complottista chi vede complotti nella politica (anche se la politica si fa con i complotti).

    05.09.19 Marco Della Luna
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LA SENTENZA DI SILENO

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LA SENTENZA DI SILENO

La Corte Costituzionale, supplendo alla solita inerzia del legislatore incurante dei cittadini e della morale, ha formulato, in materia di eutanasia, una decisione ponderata ed equilibrata, che da un lato esclude la punibilità di chi aiuta a liberarsi un malato di malattia fisica, tormentosa e insanabile; ma dall’altro lato pone un insieme di precise e restrittive condizioni, da verificarsi caso per caso con una procedura seria, in modo che non si possa ricorrere al suicidio assistito senza ponderazione e sorveglianza indipendente, magari in un momento di sconforto, oppure sotto pressione interessata di eredi impazienti. Una sentenza di compromesso, che tiene conto della realtà, insomma, ma pure della sensibilità etica ed emotiva.

Eppure questa sentenza, come tutti i pronunciamenti e le argomentazioni sulle condizioni a cui l’eutanasia può considerarsi legittima, risveglia un insopprimibile disagio – non solo e non tanto perché suggerisce che, sinistramente, lo Stato, stretto da vincoli finanziari, possa presto arrivare a decidere di eliminare, con la giustificazione della misericordia, coloro che risultano essere “bocche inutili” (nutzlose Fresser, useless eaters, come li chiamavano rispettivamente Hitler e Kissinger) – non solo per questa ragione, ma anche per un motivo più profondo:

Inquieta la idea stessa di mettersi a valutare se la vita, o una data vita, sia più conveniente o meno conveniente della morte. Inquieta cioè l’idea, in sé razionale, di chiedersi se, dato il mio stato di salute, mi convenga continuare a vivere oppure uccidermi o farmi uccidere. Disturba, insomma, l’idea che la vita non sia sempre desiderabile in sé stessa, come tale, ma che la sua preferibilità alla morte dipenda dalla sua qualità.

Infatti, se si apre la mente a questa idea, a questa valutazione, non si sa dove si arriverà. Anzi, vi dico io dove si arriverà; si arriverà a udire il suono della risposta del satiro immortale Sileno, che, forzato da re Mida a rivelare quale sia la cosa più desiderabile per l’uomo, sentenziò: “Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te sarebbe assai meglio non udire? Il meglio è per te assolutamente irrealizzabile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto”. La vita umana, tirate le somme, è sempre peggiore della morte: questo vuol dire Sileno. Sempre, e non solo quando ti tormenta una malattia incurabile, perché le sue sofferenze, nel complesso, superano sempre le gioie, nell’arco dell’esistenza. Perciò la vita umana non ha senso. Una saggezza, questa, superficiale e fasulla, ma devastante e letale per le nazioni occidentali. culturalmente e spiritualmente svuotate e traviate dall’insegnamento e dall’esempio del clero cristiano, soprattutto di quello moderno.

In molti già sapevamo che i cristiani, e in particolare i cattolici, coi loro vescovi in testa, sono in realtà atei materialisti e nichilisti; ma ora le loro scomposte reazioni alla sentenza costituzionale di ieri sul suicidio assistito hanno reso questa paradossale realtà manifesta anche agli increduli. Esponenti dell’episcopato, quindi autorevoli rappresentanti della Chiesa Romana, hanno esecrato questa sentenza come mostruosa, foriera di una cultura di morte, contraria al cristianesimo perché -attenzione: questo è l’argomento cardine- essa tratta la vita, e insegna a trattarla, come se appartenesse all’uomo, mentre essa è stata creata da Dio, dunque a Dio appartiene, e solo Dio può disporne.

Questo argomento è interessante per due aspetti.

Il primo: a tenerlo per buono, si deve riconosce che, siccome Dio ha creato la vita non solo dell’uomo, ma anche di ogni altro essere vivente, l’uomo non ha il diritto di uccidere gli animali né le piante.

Il secondo: questo argomento identifica la vita con la vita corporale, e, per il principio qui dicit de uno negat de altero (chi afferma qualcosa di una di due cose, la nega con riferimento all’altra), implicitamente lancia questo messaggio: l’unica vita che Dio ha creato è la vita corporale – l’uomo non sopravvive alla morte del suo corpo. E questo messaggio è quello che sempre ritroviamo quando questi prelati del nichilismo materialista parlano di vita e di morte, vuoi che si tratti di eutanasia, o di aborto, o di pena capitale: la morte del corpo, la fine della vita del corpo, secondo loro, è male assoluto e irrimediabile per chi viene privato di essa (per alcuni di loro, non è lecito toglierla nemmeno per legittima difesa o in una guerra difensiva). Ma può essere tale soltanto se assumiamo che la vita materiale sia l’unica vita, e che non esista una vita spirituale, un’anima immortale.

Se tu sei, come in verità sei, un’anima immateriale e immortale, creata da Dio, da lui amata e garantita di ricevere la Sua Giustizia, è impossibile che l’uccisione da parte di altri del tuo corpo materiale possa costituire un male irrimediabile, nel tuo destino di sempiternità, cioè che Dio consenta che il fatto ingiusto altrui peggiori la tua condizione nell’aldilà. Piuttosto dovremmo temere ciò che ci corrompe nella nostra spiritualità, ciò che ci può allontanare da Dio, ciò che ci può indurre in perdizione, cioè nella vera ‘morte’, quella spirituale.

Invece questi prelati cristiani coi loro seguaci, questi becchini dello spirito, sono ossessionati dalla morte corporale e quasi non parlano della morte spirituale. Forse perché parlare di morte spirituale, di corruzione dell’anima, di peccato che ci guasta la vita sempiterna, è impopolare, in una società guidata dalla cultura dei desideri e dei piaceri. Forse perché questi prelati stessi sono materialisti ed edonisti, attaccati alle cose, alla carne, al denaro, al potere, al sesso, in modo abnorme e, molto spesso, anormale; quindi hanno motivo di temere la morte corporale per due ragioni: perché essa porrà fine ai loro piaceri ed attaccamenti materialistici, e perché presenterà loro il conto di una vita dedicata ad essi. Quanta cupidigia, quanta omosessualità, quanta pedofilia! E non solo oggi: lungo tutta la storia del clero.

La coscienza tende ad acquisire le proprietà e a condividere le sorti di ciò cui si attacca col desiderio e col pensiero fisso; per modo che, se si attacca ai beni e ai piaceri materiali, tenderà a condividere la loro sorte caduca; mentre, se, contemplando vita e mondo sub specie aeternitatis, si attacca al divino e al divino offre ogni suo azione, allora divino sarà il suo traguardo.

Perciò ai membri del predetto clero non conviene proprio pensare alla vita spirituale, dato che si sono chiusi ad essa per darsi ad altro, e perché in essa si aspettano di raccogliere la grama messe di ciò che vanno seminando nell’unica vita di cui si curano. Conviene loro piuttosto pensare al nulla, come destino post mortem, ovvero reprimere l’idea stessa della sopravvivenza al corpo: per gli impenitenti consapevoli di esser tali, il nichilismo è dopotutto l’unica salvezza dal pensiero di un castigo senza fine, quindi lo abbracciano e, più che possono, lo diffondono nelle loro greggi, affinché sia da tutti condiviso. Perdonatemi se ho predicato molto in una sola volta, ma la mia pastoralità doveva levare la sua voce contro le sirene di Sileno.

27.09.19 Marco Della Luna

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VERITA’ PER RIPETIZIONE

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Ecco una lista di fondamentali verità che sono vere perché costantemente ripetute da mass media e istituzioni, indipendentemente dalla loro dimostrazione o confutazione oggettiva. Esse vengono così sempre più sentite come fatti oggettivi e scontati anziché opinioni o valutazioni o propaganda.

  1. La democrazia è realizzabile e realizzata, e rende legittimi i regimi in cui viviamo.
  2. La trasparenza politica è realizzabile e realizzata.
  3. L’ eguaglianza è realizzabile e realizzata.
  4. Gli stati occidentali e democratici sono sovrani.
  5. I mercati sono per loro natura efficienti (cioè ottimizzano la distribuzione delle risorse e prevengono o correggono le crisi), quindi devono guidare la politica.
  6. La politica non deve interferire con i banchieri centrali e con i mercati.
  7. La moneta ha costi di produzione; riceve il valore da chi la produce, che perciò ha diritto di esigere un interesse.
  8. La disponibilità di moneta è limitata oggettivamente, quindi per spenderla bisogna prima risparmiarla o prelevarla fiscalmente.
  9. Le autorità di controllo costituite sono indipendenti e non condizionate dagli interessi economici; tutelano la legalità e il bene collettivo.
  10. Tutte le culture e le civiltà hanno pari valore; nessuna è superiore o inferiore a un’altra.
  11. Il clima sta alterandosi rovinosamente e irreversibilmente per effetto delle emissioni umane e non di fattori naturali; nella storia non si sono mai avuti mutamenti climatici simili o maggiori di quelli odierni.
  12. La globalizzazione è benefica e inevitabile, tutela i diritti degli uomini.
  13. Accogliere l’immigrazione di massa è utile o doveroso o inevitabile.
  14. Washington stabilisce quali stati sono canaglia e quali no.
  15. Saddam Hussein aveva molte armi di distruzione di massa e aveva cooperato all’attacco di Al Quaeda alle Torri Gemelle.

Gradisco suggerimenti di ulteriori verità di questo tipo: sto cercando di farne una mappa.

24.09.19 Marco Della Luna

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FISIOLOGIA POLITICA CONTEMPORANEA

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FISIOLOGIA POLITICA CONTEMPORANEA

Chi tira i fila della borsa, tira i fili dei governi, dei parlamenti, dei tribunali, dei mass media e della ricerca scientifica.

Il controllo bancario sugli stati si è perfezionato col trasferimento-concentrazione di questo potere (la sovranità monetaria, il cartello del credito e del rating) in enti come BCE, BRI, FMI, che sono completamente irresponsabili delle loro azioni, stanno sopra gli stati e fuori dal controllo politico, amministrativo e giudiziario e persino godono del diritto di criptazione.

Sempre più decisamente, quindi, i grandi piani politici di riforme strategiche e di lungo termine sono elaborati e decisi da tali enti a porte chiuse e non sono modificabili dalla politica pubblica, né conoscibili al pubblico se non ex post, dai loro effetti non preannunciati (vedi il caso dell’Euro, ad esempio).

Sempre più chiaramente la ‘democrazia’ si riduce al produrre e apportare (usando la propaganda, la paura, la censura, l’inganno) consenso popolare alle decisioni che dall’alto vengono via via comunicate e implementate per realizzare i suddetti piani. La gente non decide e neppure sa dove andrà la nave e che cosa va a fare. I partiti politici millantano di avere la capacità decisionali che non hanno.

Per cambiare la rotta o il capitano, contro il volere del cartello bancario globalitario, un paese dovrebbe essere internamente unito, avere la sovranità della propria moneta, una sostanziale autosufficienza energetica e nelle materie prime, un’industria e una capacità tecnologiche avanzate, una potente forza militare con capacità di interdizione nucleare. Pochissimi paesi al mondo soddisfano tali requisiti. Certo non l’Italia.

L’attività primaria, il core business, dei partiti politici è di raccogliere e apportare a quelle decisioni il consenso e l’obbedienza dei vari settori della popolazione; i partiti (assieme ad altri soggetti operanti politicamente, come sindacati e chiese) sono aziende di produzione e fornitura di consenso e obbedienza; essi competono tra di loro in questo servizio verso il sistema di interessi e poteri costituiti; in cambio di tale servizio ricevono legittimazione e sostegno per governare e prendersi benefici economici per i loro dirigenti e sostenitori a spese delle nazioni.

In questo servizio essi si alternano frequentemente, perché quelli al governo finiscono sempre per deludere e creare dissenso, e ciò è inevitabile perché non servono gli interessi nazionali e sono sempre in mala fede; quando si bruciano, nuovi partiti o nuovo coalizioni sono già pronti e prendono il loro posto; questa alternanza sembra democrazia, ma non lo è.

Per movimenti politici non disposti a collaborare in quanto sopra, movimenti che vogliono cambiare o persino discutere la rotta o il capitano, la via per il governo è preclusa.

Questa fisiologia è stata resa evidente dalle vicende degli ultimi anni in Italia.

Fase 1: Bruciatisi Monti e Letta, il bilderberghino filobancario osservante Renzi andò al governo ma mancò alle sue promesse di dare peso all’Italia in Europa e cadde miseramente nel tentativo di riformare lo Stato in senso autocratico, superando la divisione dei poteri; prese poi sonore batoste elettorali, e uscì provvisoriamente dal palcoscenico.

Fase 2: Allora è stato rimpiazzato con un governo fatto di Lega e M5S, quest’ultimo creato per raccogliere in un primo tempo il dissenso sistemico e poi neutralizzarlo, al servizio del potere costituito (lo si capiva poiché Grillo, prima di fondarlo, abbandonò la questione monetaria con cui si era lanciato in politica, allineandosi agli interessi forti). Questi due partiti, inizialmente a parole euroscettici e pronti a togliere l’Italia dall’Euro in caso di rifiuto di mutamento del modello economico-finanziario dell’UE, per andare al governo si sono allineati sull’Euro e sull’Europa, rinunciando a quasi tutto il loro messaggio antisistema e accettando un premier gesuitico.

Fase 3: Dopo la crisi di governo aperta da Salvini, i proprietari del M5S, sapendo che se si andasse al voto perderebbero quasi tutti i parlamentari, si rimangiano ogni giuramento di mai mettersi coll’abominevole PD (che definivano partito piovra, criminale, rovina d’Italia) e, tradendo i loro ingenui elettori, fanno il governo attuale; cosa analoga in fatto di contraddizione e incoerenza fa il PD; i capi dei due partiti così monetizzano il consenso popolare già raccolto, governando insieme per lottizzarsi le poltrone e qualche centinaio di enti e aziende di stato, e per fregare gli Italiani che vorrebbero andare al voto e liberarsi di loro – nel che è evidente il conflitto funzionale di interessi tra rappresentati e sedicenti rappresentanti.

Fase 4: Renzi, professionista del rinnegare ogni impegno come nel rottamare gli altri riciclando sé stesso, caricato dal Bilderberg nella riunione del 30 Maggio ’19, dapprima fa nascere il governo PD-M5S, poi si stacca coi suoi dal PD e, pur restando nel governo attuale, si prepara a formare un nuovo centro per una maggioranza di un governo futuro, che succeda al presente quando questo si sarà bruciato, vuoi per divisioni interne, vuoi per una finanziaria impopolare, vuoi per ulteriori fallimenti nella gestione della recessione, dell’immigrazione e del rapporto con l’asse francotedesco.

Renzi, Zingaretti, Grillo, Di Maio, Di Battista non sono ciarlatani incoerenti e traditori – non lo sono perché la ciarlataneria, l’incoerenza, la menzogna, il tradimento, il sodomizzare i propri seguaci ed attivisti, sono il metodo, la tecnica, della politica di mestiere; e perché coloro che credono in politicanti come loro sono necessariamente babbei, dunque è naturale e necessario per tali politici trattarli come tali, col basso machiavellismo.

In una cosa sono tutti coerenti, i mestieranti della politica e della burocrazia: bisogna proteggere e mantenere in funzione, eleggendo ogni sette anni l’uomo giusto e insabbiando rapidamente gli scandali nella ‘giustizia’, quel macchinario, fatto di Quirinale, magistratura politica, media mainstream, finanza europea, che assicura che al governo, comunque gli Italiani votino, tornino sempre i fedeli servitori degli interessi bancari e francotedeschi.

19.09.19 Marco Della Luna

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ATTACCO ALL’UNICAVERNISMO

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ATTACCO ALL’UNICAVERNISMO

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Vocem

Con Vox Italiae abbiamo, da ieri, un soggetto politico che fa ciò che i partiti supposti essere antisistema non hanno fatto, ossia porre esplicitamente e con centralità il problema dell’intero sistema capitalistico finanziario globalista, liberista e mercatista (cioè del sistema entro cui ci troviamo), come causa automatica e inemendabile di sofferenza, rovina e ingiustizia per tutta la popolazione, eccettuata l’élite finanziaria dominante. Un soggetto che si propone di sostituirlo in blocco, attraverso la riattivazione in senso sociale dello stato nazionale, sovrano della sua moneta e della sua politica economica, in linea coi principi fondamentali della Costituzione, artt. 1, 3, 36, 41. Smascherare il falso story telling del liberismo globale e dimostrare la sua perniciosità, è ovviamente il primo passo, cui bisogna far seguire la formulazione di un progetto alternativo, che sia non solo ‘bello’, ma anche capace di funzionare, e che prima ancora sia realizzabile.

La profonda e mordente analisi di Diego Fusaro, durante i lavori di fondazione di Vox Populi, contro il dominante ordine del finanz-capitalismo, si apre con l’immagine delle dimensione sovrastrutturale di quest’ordine come unica caverna platonica rimasta (dopo la chiusura di quella marxista nel 1989): una caverna che, proprio perché unica (da qui ho coniato il vocabolo ‘unicavernismo’), è vieppiù difficilmente riconoscibile come caverna e ancor più scambiabile per unica realtà possibile, senza alternative: la visione amata e inculcata dall’industria culturale è appunto quella dell’assenza di alternative funzionali all’ordine attuale, della necessità di sacrificargli tutto e altresì di condividerlo tutti per essere legittimati a fare, rectius fingere, attività politica, senza essere bollati di estremismo, antisemitismo etc. Così è stato chiuso lo spazio per pensare alternativo, quindi per l’esistenza di una destra diversa dalla sinistra, non essendoci più diritto ad una diversità di modelli.

Vox Italiae è un soggetto politico che nasce appunto come riapertura di questa possibilità di differenziazione e alternativa, ovviamente al sistema del capitalismo assoluto e alla filosofia del nichilismo relativista ad esso connaturata. Riapre ricordando che, senza stato nazionale sovrano, non vi è possibilità di democrazia né di politiche nell’interesse del popolo, ossia keynesiane, ma solo nell’interesse degli speculatori apatridi globalisti, che sono appunto gli sponsors della demolizione culturale, politica e normativa degli stati nazionali e della delocalizzazione forzata dei popoli.

Vox Italiae riapre quindi quella contestazione e contropropositività di sistema che il PCI-PDS di Occhetto e Veltroni, scoprendosi (interessatamente) liberale e schierandosi con l’ideologica dei marcati finanziari contro gli interessi e i diritti dei lavoratori, aveva chiuso anche sul piano del pensiero – sul piano della prassi forse non era mai stata aperta, in quanto il PCI sin dal ’48 circa si era accomodato nel consociativismo spartitorio, gestendo e ammaestrando per conto di questo il dissenso socialista, che pure alimentava e cavalcava, grazie alla dabbenaggine popolare.

Ma quale alternativa è realizzabile in concreto? Chi ha la forza e l’interesse di realizzarla? Non saprei.

I cambiamenti strutturali, nella storia, li fanno processi oggettivi (economici, demografici, climatici, culturali, tecnologici…), spesso lentissimi, che sfuggono alla comprensione o alla gestione dei sistemi di potere, finché sbilanciano e rompono gli assetti. Contrariamente alla fede democratica, a farli non sono mai le masse mediante azioni consapevoli e coordinate da loro stesse, vuoi con mezzi pacifici, vuoi con mezzi violenti. Può piacerci l’idea di una Voce del popolo, ma il popolo, quasi tutto, non ha cognizione, ama e difende la sua caverna e le chiede conferme e conforto, non pone attenzione ai grandi temi e alle grandi alternative, si fissa sul particulare e sul breve termine, dimentica, non sa coordinarsi, non ha strumenti. Allora, che cosa è fattibile?

I cambiamenti strutturali sono stimolati dalle operazioni-verità, che rompono i paradigmi sovrastrutturali su cui poggia un sistema di potere e consenso, come fece quella di Keplero, Copernico e Galileo. Qualcosa di simile è fattibile anche oggi: si può tentare un’operazione-verità destabilizzante per l’oligarchia finanziaria incominciando con il disvelamento del suo motore, ossia del potere monetario (monopolistico, irresponsabile, privato), quello di cui Grillo parlava molto prima di omologarsi al mercatismo ed avviare la sua ascesa politica, e di cui trattano molti miei saggi da Euroschiavi a Tecnoschiavi). Coinvolgendo su questi temi le masse grazie anche alla loro sofferenza economica destinata ad aggravarsi, possiamo rendere utile la forza popolare: il popolo non sa fare una rivoluzione che non sia illusoria, guidata dall’alto e contro i suoi propri interessi, però può aiutare un’operazione-verità conferendole visibilità e udibilità anche nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole, nei sindacati. Può sostenerla anche con l’auditel.

Più arduo è formulare un’alternativa al sistema attuale, che sia non solo bella ma anche fattibile. Il capitalismo finanziario sta dominando perché è il sistema che, di gran lunga, è quello in grado di produrre più danaro, cioè comperare più consenso e collaborazione (anche da parte delle istituzioni, dei media, della ‘scienza’); come superarlo? Io non lo so. Per giunta, è un sistema praticamente mondiale, quindi come si può non solo vincerlo e sostituirlo, ma anche semplicemente contrastarlo, in un singolo paese, senza essere schiacciati dal suo restante impero?

Ancora più arduo è progettare una via di uscita dall’oligarchismo, cioè dalla vera bipolarità sociale, quella tra dominanti e dominati, tra padroni e servi. L’oligarchismo, a differenza del capitalismo finanziario, è una costante storica di ogni società organizzata (o meglio, è tutt’uno con lo stesso costituirsi di una società con ruoli differenziati). Esso non è superabile; nella lotta per il potere prevalgono i metodi e i competitori più efficienti, cioè più machiavellici, e ciò produce conculcamento dei dominati. Come ovviare? Neanche questo so.

Movimenti come Vox Italiae dovranno fare i conti non soltanto con gli ostacoli sopra indicati, ma pure con la formula della realtà odierna, che non è semplicemente “oligarchia capitalista rampante che spreme i popoli per massimizzare il profitto”, non è la formula marxiana o gramsciana, bensì è quella della società huxleyana, zootecnica:

Oligarchia (globale, munita di tecnologie biogenetiche, informatiche, etc.) x Classi dominate (divise, soppiantate dalla finanziarizzazione, dall’automazione, dall’intelligenza artificiale) x Esaurimento delle risorse x Catastrofe ecologica = Drastico Taglio (dei consumi, delle emissioni, cioè) della popolazione.

Abbiamo un’idea alternativa a questo, una che -ripeto- non sia solo bella ma anche realizzabile? L’unica possibilità di uscire da ciò, e insieme di vincere il nichilismo relativista, è una rivoluzione verticale e non orizzontale, cioè una rivoluzione che esca per la verticale, confutandolo come illusorio, dal paradigma di realtà da cui nasce il capitalismo: il paradigma dualista del mondo costituito da materia contrapposta al pensiero (coscienza) e limitata, quindi da conquistare togliendola agli altri e strumentalizzando gli altri.

Ma per uscire verticalmente è indispensabile riconoscere che la caverna della narrazione global-capitalistica non è l’unica caverna da cui liberarsi, perché essa è contenuta in un’altra caverna, appunto quella del predetto paradigma.

15.09.19 Marco Della Luna

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LE ISTITUZIONI DEL PROTETTORATO ITALIA

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LE ISTITUZIONI DEL PROTETTORATO ITALIA

Finalmente anche all’opinione pubblica è arrivato il problema della condizione internazionale dell’Italia come paese dominato da altri paesi -Francia e Germania- che sono in grado di imporre, anche con l’aiuto della UE e della BCE che stringono o allargano la borsa all’Italia secondo le convenienze di Parigi e Berlino, politiche e governi contro l’interesse e la volontà nazionale. Da diversi anni vado spiegando (v. Presidente Travicello, dell’11.11.15) che la funzione reale del Presidente, nell’ordinamento costituzionale e internazionale reale – ripeto: reale -, è quella di assicurare alle potenze dominanti sull’Italia, paese sconfitto e sottomesso, l’obbedienza del governo e delle istituzioni elettive. Affinché possa svolgere cotale ruolo contrario al bene della nazione, il Presidente, nella struttura costituzionale, è posto al riparo della realtà e delle responsabilità politiche. Grazie a ciò può metter su governi che sa benissimo non avere il consenso del popolo, bensì quello di potentati stranieri portatori di interessi contrapposti a quelli italiani e ammantati di falso europeismo.

Sia pure con differenziazioni tra loro, i sociologi della scuola italiana (Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca, Robert Michels) ravvisano una costante, ossia una legge empirica, nella strutturazione sociale: ogni società è dominata da una élite od oligarchia e non si governa da sé. Essi considerano quindi irrealistica e irrealizzabile la c.d. divisione dei poteri. Ciò essi affermano per ragioni tali, da escludere che mai una società possa essere strutturata diversamente, come invece sostengono sia il marxismo che il liberismo.

Le rivoluzioni non portano mai al potere il popolo, anche se di esso si servono, promettendogli di fare il suo interesse e di rappresentarlo; ma sostituiscono (c.d. circolazione delle élites) una élite obsoleta con una élite emergente, più efficiente (ad es., la borghesia produttiva sostituì l’aristocrazia parassitaria attraverso la rivoluzione francese; e le rivoluzioni socialiste hanno portato a nuove oligarchie) e/o sostituiscono una facciata screditata del regime con una nuova e moralmente credibile, capace di recuperare consenso.

Così Mani Pulite per qualche tempo, attraverso una c.d. rivoluzione giudiziaria, facendo credere a un reale processo di risanamento, ha ridato credibilità (quindi legittimazione a pretendere le tasse e i sacrifici per entrare nell’euro e svendere il paese al capitale straniero) allo Stato italiano, ribattezzato come “Seconda Repubblica”).

Vi è in ogni caso un bipolarismo, in ogni società organizzata, tra élites (quella in carica e quella che le contende il potere) e popolazione generale. Modernamente l’élite in carica è la comunità bancaria, rispetto alla società produttiva, e questa è la vera e irriducibile contrapposizione di classe – non quella, cui ancora molti sono disposti a credere, tra operai e industriali, dipendenti e datori di lavoro, categorie entrambe produttive e non parassitarie. Senza discostarmi da Pareto, ma ad integrazione del suo concetto, osservo che negli ultimi tre secoli circa, in occidente, non si è mai avuta una sostituzione di questa élite, ma solo la sostituzione di livelli inferiori ad essa, di caste intermedie, come l’aristocrazia francese o russa ai tempi della rivoluzione. Il ricambio non interessa, per fare qualche nome, i Rothschild o i Rockefeller o i Windsor. La vera élite si preserva scaricando le tensioni, i conflitti, le responsabilità sui rappresentanti politici, e restando defilata. L’alternanza “democratica” di maggioranze politiche attraverso il voto popolare, è una formalizzazione, un’istituzionalizzazione di questo principio: le caste sub-elitarie sono sostituibili (anche se poi si riciclano o ritornano) attraverso anche il voto popolare o le rivoluzioni o le campagne giudiziarie come Mani Pulite. Esse fungono da ammortizzatori politici, da “bronzine” o valvole di sfogo a protezione della vera élite, ma pure da schermatura per i veri detentori del potere, che non si espongono mai, non arrischiano in prima persona, non “ci mettono la faccia” e ovviamente non si sottopongono al voto popolare, né i tribunali osano sottoporli a giudizio.

Le ragioni del successo, in termini di stabilità nel potere, dell’élite bancaria, stanno essenzialmente nel fatto che chi ha il potere (monopolistico) di creare il denaro (e anche su questo torneremo), ha eo ipso il potere di creare il motivatore universale: il denaro ha infatti la proprietà di “comperare i comportamenti” di collaborazione della gente, compresi i politici, i legislatori, i mass media; ossia col denaro si può ottenere quasi tutto da quasi tutti, tutto ciò che serve a restare al potere e ad esercitarlo; perciò si ha una automatica e inevitabile coincidenza tra vertici del potere e vertici del sistema monetario.

Insomma, nella realtà sono non le élites, o la élite, bensì le sub-élites, a ruotare, a circolare, via via che una si logora e un’altra si crea o una vecchia si ripara e riabilita. In tal modo esse schermano e proteggono le élites vere e proprie.

Nell’ordinamento di molti stati, contemporanei e non, si ha qualcosa di analogo: una parte del regime si espone, si mette in gioco, si logora, e viene quindi sostituita; mentre un’altra parte del medesimo potere costituito si scherma dietro di essa e si mantiene fissa.

Ad esempio, nelle monarchie contemporanee e in molte monarchie passate il re non governa (direttamente), ma nomina un primo ministro, il quale forma il suo gabinetto, e con esso governa, si prende le responsabilità politiche, si espone al confronto con la realtà, con gli insuccessi, col malcontento popolare; e può quindi venir licenziato, sfiduciato, cacciato, anche con biasimo, senza che sia intaccata la figura del monarca. La corona è sempre salva. Esistono persino norme che puniscono penalmente chi attribuisca al monarca la responsabilità politica di atti del governo. Ciò sebbene il monarca sovente scelga il primo ministro e indirizzi l’azione del governo mediante vari strumenti, a cominciare dai discorsi pubblici, dalla moral suasion, e passando attraverso i servizi segreti e la sua partecipazione al sistema bancario centrale. La ragione di questa tutela è ovvia: il re, la corona, la dinastia costituisce la radice della legittimazione del potere dello stato sui cittadini, quindi non ci si può permettere che sia esposta al fallimento, alla delegittimazione, altrimenti quel potere, il principio stesso della sua legalità, potrebbe andare in crisi.

Nell’ordinamento italiano repubblicano vi sono residui più o meno forti di questa dualità dello e nello stato, tra istituzioni e poteri fissi, e istituzioni e poteri mobili, logorabili. Le istituzioni protette sono principalmente, il Capo dello Stato, i magistrati, il sistema bancario [ora incluso nella BCE]; non più il parlamento (che è composto perlopiù da nominati delle segreterie partitiche, privi di reale e autonomo potere, aventi funzione sostanzialmente di ratificatori e di figuranti). Capo dello Stato e potere giudiziario sono detti “poteri neutri”,a-politici, a-partitici, anche se palesemente non sono neutri né neutrali. Le istituzioni esposte al logorio, al biasimo, alle responsabilità, all’insuccesso, alla verifica dell’efficacia/inefficacia del loro operato, sono invece quelle politiche: il  parlamento e, soprattutto, il governo.

Il Presidente della Repubblica, Capo dello Stato, nell’ordinamento italiano ha ed esercita poteri anche di indirizzo governativo e legislativo, ma non è esposto a logorio, a delegittimazione, a biasimo, anche quando interviene su chi è esposto. Fino al 2006, esisteva l’ art. 279 del Codice Penale, che puniva la “Lesa prerogativa della irresponsabilità del Presidente della Repubblica.”: Chiunque pubblicamente, fa risalire al Presidente della Repubblica il biasimo o la responsabilità degli atti del Governo, è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1.032. Una norma che si spiega con la necessità di mantenere al riparo da fatti delegittimanti il Capo dello Stato, in quanto questi, oltre a rappresentare l’unità della nazione, ha una funzione di garanzia di continuità della legittimazione, soprattutto in quanto nomina il capo del governo e guida le crisi parlamentari e lo scioglimento delle camere.

Il Presidente della Repubblica non ha mai torto, è sempre saggio. Tutti elogiano le sue affermazioni, manifestando ammirazione e consenso per esse, anche quando sono banali o di parte. [Se fa cose discutibili, come Mattarella che, presiedento il CSM per oltre 4 anni, non ha mai obiettato al metodo criminale con cui si è scoperto che era gestito]. Chi si oppone e le critica, appare come un estremista, un isolato. Il Presidente non ha un passato rimproverabile, o lo ha ma non se ne deve parlare. I mass media lo rispettano. E’ un potere palesemente temuto, dotato di efficaci e poco regolamentati strumenti per delegittimare e mettere in crisi l’azione sia dei poteri politici che degli organi giudiziari. Strumenti per sostenere o attaccare e per bloccare attacchi e indagini. Dispone di un numeroso personale (oltre 800 persone) e di molto denaro, che usa senza specificare per che cosa. Tutti, quindi, si guardano dal criticare il Presidente della Repubblica. Al più si può fingere che le sue parole abbiano significati e implicazioni che non hanno, per tirare la sua autorevolezza dalla propria parte, o per fare apparire le sue esternazioni come meno critiche di quello che in realtà intendono essere.

I magistrati e la magistratura godono di analoghe prerogative. I magistrati sono pressoché esenti dalla responsabilità civile per propri errori, abusi, negligenze, soprattutto quando si accaniscono contro qualcuno o chiudono un occhio per qualcun altro. Il CSM non li condanna praticamente mai, nemmeno di fronte a colpe palesi e scandalose. I loro stipendi sono agganciati a quelli dei parlamentari e hanno meccanismi di galleggiamento che li fanno costantemente lievitare. La loro carriera è pressoché automatica. Costituiscono un potere politico molto forte, sebbene non previsto dalla Costituzione. Molto forte è anche la gerarchia interne: la magistratura sarà indipendente, ma i singoli magistrati dipendono molto dai loro poteri interni di categoria o corporazione.  Magistrati che hanno compiuto gravissimi abusi, rovinando la vita di persone innocenti, hanno fatto egualmente carriera (v. il caso Tortora). Godono di altissimo prestigio, come categoria vengono identificati con la giustizia tout court, e talora la loro funzione, ossia la giurisdizione, viene addirittura chiamata “la giustizia”, e molti si aspettano da tale “giustizia” niente di meno che il risanamento morale e legale del paese. Ciò sebbene, oggettivamente, il servizio giudiziario italiano sia pessimo, a livello di Africa nera, e tale da allontanare molti investimenti, stranieri e nazionali [e sebbene emergano sprazzi di realtà, come il metodo delinquenziale con cui è stato gestito il CSM, o quello, alquanto diffuso, con cui si gestiscono business come quello di Bibbiano sulla pelle dei bambini]. In un sistema-paese in cui la politica e i grandi affari si fanno perlopiù con mezzi e fini penalmente illeciti, trasversalmente, il potere giudiziario ha essenzialmente la funzione di regolare tali pratiche e di decidere chi può farle e fino a che punto, non di tutelare il cittadino e la legalità. Che, in effetti, statisticamente, non sono tutelati.

Più forti sono le prerogative del potere monetario, o bancario. Così forti, che non se ne parla quasi mai, anche se sono bene enunciate e codificate. Il governatore della Banca d’Italia (banca di proprietà privata al 95%) era, fino a poco tempo fa, nominato a vita. Le banche italiane godono del fatto di essere socie della Banca d’Italia, la quale ha la funzione di controllo disciplinare su di esse, ed esercita tale funzione in modo segreto, non trasparente – nel che sta una palese ingiustizia, un’incompatibilità tra la posizione di controllato e la funzione di controllore. Assai più intense sono le prerogative della BCE e della BIS (Bank of International Settlements – una sorta di banca centrale delle banche centrali): queste hanno una sorta di immunità diplomatica, un’esenzione da ogni controllo politico, democratico e persino giudiziario; l’esenzione da ogni responsabilità per le loro azioni (ricordiamo che esse decidono le politiche monetaria, quindi le scelte di fondo dell’economia politica). Inoltre hanno il diritto alla segretezza e alla criptazione delle loro discussioni e comunicazione. E ancora hanno licenza di compiere qualsiasi operazione finanziaria, anche per conto terzi – ossia di eseguire operazioni come investimenti, vendite, trasferimenti, pagamenti, per sé o per terzi, che sarebbero proibiti agli altri soggetti (pensiamo all’aggiotaggio, al narcotraffico, al commercio di armi, alla corruzione, al finanziamento di forze politiche e militari). Il potere  di BCE e BIS è sovrano perché esercita la sovranità monetaria da un lato, e dall’altro è sottratto, nella sua direzione della politica degli stati come pure nel suo affarismo finanziario, sia al controllo del potere politico che al sindacato di quello giudiziario. Analoghe prerogative ha il WTO, magister della globalizzazione.

Ebbene, i poteri bancari, la BCE soprattutto, e la Fed, hanno compiuto, anche in tempi recenti, scelte disastrose di politica monetaria e di tolleranza verso la finanza predatrice. Queste scelte hanno gonfiato bolle e prodotto rarefazione monetaria e crolli di borsa, distruzione di risparmi, di redditi, di posti di lavoro. La BCE ha continuato ad alzare il costo del denaro, e la BIS ad innalzare i requisiti per il credito, col pretesto dell’inflazione, sino all’estate del 2008, sino a far precipitare le borse e poi le economie per carenza di liquidità (liquidity crunch, credit crunch). Di tutto ciò ha fatto senza apparirne responsabili. Responsabili sono apparsi, invece, i governi e i parlamenti, sebbene oramai privati degli strumenti di base della politica economica in favore del sistema bancario. Il biasimo per gli effetti delle strategie speculative e di indirizzo economico, assieme all’onere di gestire le conseguenze di tali effetti, ricade sui governi, sui parlamenti, sulla politica, ossia su organi rappresentativi del popolo elettore. Popolo che quindi si trova in una condizione di passività e impotenza, oltre che di strutturale precarietà e incertezza, in quanto ai diritti di lavoratore, di risparmiatore, di consumatore, di malato, di pensionato, di studente. Mentre i suddetti poteri fissi, sovrani, procedono nell’opera di svuotamento dei diritti politici, sociali e civili, di svalorizzazione e precarizzazione non solo del lavoro, a favore del capitale e del monopolio (che sottraggono quote crescenti di reddito al lavoro e al risparmio), ma dello stesso essere umano: precarizzazione antropologica e giuridica.

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LA MARGINALE IMPORTANZA DELLA POLITICA VISIBILE

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LA MARGINALE IMPORTANZA DELLA POLITICA VISIBILE

Mentre gli animi si infuocano sulle manovre politiche in corso per il nuovo governo, definito da alcuni “dei cialtroni voltagabbana al servizio dello straniero”, voglio gettare una secchiata d’acqua fredda su quelle fiamme, col far presente che, rispetto alla politica alta e segreta, che pianifica e decide a porte chiuse tacendo gli obiettivi che persegue, tutta quest’altra politica bassa, palese, narrata e recitata al grande pubblico, consiste solo di ricadute, di conseguenze e di atti esecutivi della politica vera, con minimi margini di libertà.

I temi di cui la politica palese parla all’opinione pubblica, quelli di cui si occupano i politici bassi, visibili, sono aspetti superficiali e di scarsa rilevanza, privi di valore strutturale, non comprendono le cause dei processi generali in corso, che del resto stanno ben oltre la capacità di azione della politica palese. I politici bassi, dediti a tatticismi, spartizioni e obiettivi ristretti, presentano queste loro mosse come se fossero fondamentali e decisive, così come i loro programmi elettorali e i loro provvedimenti esecutivi o legislativi, ma non lo sono. Ultimamente, quale nuovo cavallo di battaglia, hanno introdotto nel dibattito pubblico l’importante tema, ben noto da oltre un secolo in sociologia, della struttura oligarchica della società, ossia del bipolarismo popolo-élite in luogo del bipolarismo destra-sinistra; ma lo hanno presentato in modo illusorio, come cioè se tale struttura fosse un’anomalia correggibile, e non una costante universale ineluttabile, connaturata all’organizzarsi stesso della società.

La politica palese, per il pubblico, come pure i media mainstream, nel suo teatrino dibatte di millesimi in più o in meno che si possono fare di deficit sul PIL; controverte su dove prendere e dove ricollocare altri millesimi sul PIL tra sanità, pensioni, investimenti, sgravi o aggravi fiscali per lavoratori o imprese o proprietà immobiliari; discute anche di gestione della pressione migratoria, di diritti civili consolatori come l’eutanasia, la droga, il matrimonio e l’adozione da parte di coppie omosessuali, l’affitto di utero e la fecondazione eterologa. Non parla dei processi generali che generano i problemi.

Se si va a un livello immediatamente più profondo di fattori strutturali, si capisce quanto quel dibattito politico per il grande pubblico sia secondario e, nella sua pretesa di importanza, illusorio. Al livello più profondo di quello di cui dibatte la politica palese nelle sedi istituzionali, ma ancora superficiale, si trovano fattori strutturalmente molto più potenti, come gli effetti recessivi e deindustrializzanti dell’euro, effetti visibili a tutti, e dei quali i partiti nostrani, erroneamente ritenuti sovranisti, populisti e antisistema, parlavano prima di andare al governo contemplando la possibilità di uscire dall’euro, mentre subito dopo hanno dichiarato fedeltà ad esso senza condizioni, rivelandosi con ciò non sovranisti né populisti, ma sottomessi ai gestori dell’UE: quando si hanno incarichi istituzionali, certi principi e certi dati di realtà bisogna rinnegarli. Così è avvenuto con Syriza in Grecia e Podemos in Spagna: si sono omologati.

Sovranisti, per ora, sono invece lo UKIP e il Brexit Party, che enunciano chiaramente: nessuno meglio può governare il nostro Paese, che il suo stesso popolo attraverso un sistema democratico parlamentare nazionale; il Paese deve avere la sovranità dei propri confini, della propria legislazione, della propria giurisdizione, dei propri rapporti anche economici con gli altri; nel 1974 entrammo in una CEE che era solo un’unione doganale, ma che poi è divenuta politica, e che ora, come UE, è in mano ad autocrati non eletti e non responsabili, prevalentemente tedeschi. Avete mai udito un leader ‘sovranista’ nostrano proclamare, come Nigel Farage, “we want our country back”?

Ma anche questo livello, come dicevo, è superficiale e non va alle cause profonde. Parla delle cose che da un lato rientrano negli schemi cognitivi della popolazione generale, cioè delle cose che la gente comune può capire, può accettare come verosimili in base alla sua esperienza diretta e alla narrazione generale di realtà che ha assimilato, e che dall’altro non disturbano i veri interessi in gioco, manovratori dell’industria culturale che produce e adatta i predetti schemi e narrazioni. Entro questi limiti da essa posti, è ammesso fare gli antisistemici. Se appena esci da essi, il linguaggio prodotto dall’industria culturale ti marchia come “estremista”, “complottista”, ti isola, ti delegittima. E allora, se ambisci a governare, ritorni nel recinto: “ci teniamo l’euro, restiamo in Europa, accettiamo la legge della finanza e dei mercati”.

A un livello più profondo, leggermente più serio quindi mai o quasi mai proposto al pubblico dalla politica, si trovano tematiche quali la intenzionale, dolosa pianificazione dell’uso dell’euro e dei suoi effetti nocivi per alcuni paesi a vantaggio della Germania, e l’analisi della stessa costruzione europeista come concepita (dalla politica alta che decide a porte chiuse) per questo fine. Si trovano pure fatti come l’imperialismo e il neocolonialismo cinese, francese, statunitense, con il land grabbing e la rimozione dei popoli locali, come causa della marea migratoria dall’Africa verso l’Europa, della quale noi dovremmo farci carico a vantaggio dei suddetti paesi ‘amici’. Si trovano inoltre temi e quali la pratica inestinguibilità del debito pubblico di quasi tutti i paesi, Italia inclusa; la tendenza nazionale italiana, dopo 27 anni di declino, ad almeno altri 25 anni alla perdita di efficienza comparata; la sostituzione etnica (afro-islamizzazione) congiunta alla fuga di cervelli, capitali e imprese; gli ingravescenti effetti di una coesione nazionale mantenuta e mantenibile solo spogliando Veneto e Lombardia del loro reddito (quindi della capacità di investimento e innovazione) per integrare il reddito di una Roma e di un Meridione storicamente dimostratisi incapaci di crescere nonostante gli aiuti. Da qui il tema di valutare lo scioglimento dell’Italia in alternativa a un percorso diretto alla rovina. Tutte cose di cui nelle istituzioni, almeno di fronte all’opinione pubblica, non si dibatte.

A una maggior profondità, quindi a una maggior lontananza dalla notiziabilità popolare e dalla pubblica dibattibilità politica nelle istituzioni, mentre è un tema essenziale per impostare il discorso politico in modo sensato, si trova il problema dei rapporti gerarchici tra le potenze (stati ma anche potentati bancario-finanziari), il problema delle sovranità limitate. Si trova in particolare la questione pratica di se e quanta libertà di autodeterminazione politica resti all’Italia dopo la resa incondizionata all’arsenale del capitalismo nel 1943, in relazione alla perdurante occupazione militare USA con 130 basi circa in tempo di pace, in relazione alla costrizione dell’Italia a partecipare (a sue spese e contro i propri interessi) all’illegale guerra contro prima contro la Serbia e poi contro la Libia; e in relazione all’appartenenza all’UE e all’Eurosistema, ambedue a guida franco-tedesca, e che fanno gli interessi del grande capitale franco-tedesco, con capacità di coartare sino al golpe la politica interna italiana, come fecero nel 2011 con l’impennata politicamente decisa dello spread, e come hanno bissato nel vittorioso contrasto al governo gialloverde (mediante la stretta dei vincoli finanziari, la minaccia di nuova impennata dello spread, la promessa di allentamento dei vincoli per l’europeista Conte bis).

E’ divenuto manifesto, ma non se ne parla in parlamento, il fatto che un paese che non controlla la propria moneta è diretto politicamente da chi gliela fornisce, cioè dai banchieri. Si è constatata la capacità di UE, BCE, agenzie di rating di prescrivere coercitivamente (con la minaccia di impedire il finanziamento del debito pubblico) all’Italia e ad altri paesi deboli politiche e riforme socio-economiche favorevoli al grande capitale finanziario di tipo liberista, recessivo, sperequante, in contrasto con l’art. 3 della Costituzione e altri.

Tale capacità pone il tema della illusorietà dei principi fondamentali della Costituzione nazionale alla luce del reale ordinamento e funzionamento gerarchico internazionale, che, attraverso i vincoli esterni dei trattati europei, azzera il suo carattere sociale e keynesiano per mettere il Paese al servizio del capitalismo finanziario apolide: niente governo del popolo (democrazia, art. 1, 1° comma) ma dei capitali; niente sovranità nazionale (art. 1, 2° comma); niente primato del lavoro; niente perseguimento dell’eguaglianza sostanziale (art. 3); niente equa e dignitosa retribuzione n(art. 36); niente subordinazione dell’impresa privata all’interesse collettivo (art. 41) ; niente intervento pubblico keynesiano per uscire dalla depressione e dalla disoccupazione; quindi mancano i presupposti per la legittimazione del potere politico delle istituzioni. Queste sono le tematiche della post-democrazia ampiamente analizzate e illuminate da audaci giuristi come Luciano Barra Caracciolo, da valenti sociologi come Luciano Gallino, e da illuminanti filosofi come Costanzo Preve e Diego Fusaro, al quale ultimo, con la sua martellante presenza mediatica e con i suoi scritti divulgativi, è riuscita l’unica impresa rivoluzionaria del dopoguerra, ossia sfondare la muraglia di censura culturale (costruita dalla falsa sinistra) portando davanti al naso del grande pubblico la spiegazione cristallina del processo globale generale entro il quale viene inscenata la politica bassa, per il grande pubblico – ossia di che cosa è e che cosa fa il sistema liberal-finanziario, di come entro di esso non è possibile realizzare politiche diverse da quelle che esso comanda, nonché dell’ipocrisia delle forze presentate e presentantisi come di sinistra o progressiste, cioè in Italia soprattutto del PD, le quali in realtà siano traditrici del socialismo (che è essenzialmente difesa dei lavoratori contro lo sfruttamento dei capitalisti finanziari) al servizio dell’élite bancaria: forze impegnate a passare e a far accettare ai loro sprovveduti elettorati i desiderata antisociali di tale élite in un processo di generale dissoluzione dei legami sociali e culturali e per produrre una massa globale, amorfa, di abitatori ignavi, passivi e numeriformi della Terra.

Queste tematiche ci sospingono a livelli ancora più profondi nella ricerca delle cause vere e possibilmente ultime delle vicende socio-economiche, cause che ho affrontato dapprima (Euroschiavi, Cimiteuro, Traditori al governo, Sbankitalia, I signori della catastrofe) in ambito monetario con lo studio del vigente monopolio privato e irresponsabile della creazione dei mezzi monetari, della loro distribuzione, della fissazione del loro ‘costo’ (tasso di interesse), etc.; nonché degli effetti di tale monopolio sulla politica e sulla società, soprattutto in relazione:

a) al fatto che la moneta imposta è una moneta indebitante, che dà luogo a un indebitamento pubblico e privato che, per ragioni matematiche, non può essere estinto e continua a crescere, anche perché il reddito da creazione monetaria non viene contabilizzato e sfugge così alla tassazione;

b) alla conseguenza che tale tipo di moneta, nel lungo termine, grazie all’indebitamento inarrestabile, sta portando tutto e tutti, come debitori insolventi, nel dominio dei monopolisti monetari, azzerando la dimensione pubblica della politica e dello stato;

c) ai falsi dogmi con cui i detti monopolisti nascondono o legittimano il predetto processo, innanzitutto quello della scarsità e costosità della moneta.

Portare tali temi nel pubblico dibattito non è fattibile perché la gente comune (intenta al suo particolare in ottica di breve termine) non li capirebbe, ma soprattutto perché renderebbero manifesta l’impotenza della politica bassa, palese, e dello stesso stato; e altresì perché darebbero luogo a discussioni disturbanti la fede popolare (e il consenso) verso la falsa narrazione economica che legittima tutte le scelte di fondo finalizzate agli interessi dell’oligarchia che le formula a suo beneficio. E il non porli nel pubblico dibattito rende questo dibattito sterile, avulso dalla realtà, quindi non pericoloso per il potere costituito.

I predetti fattori causativi, di genere monetario, pur costituendo verosimilmente il fondo economico delle cause che stiamo ricercando, rinviano a ulteriori e più radicali processi di tipo sociologico (che ho trattato in Oligarchia per popoli superflui), ossia al fatto che le masse, i popoli, come strumenti di produzione di potere e ricchezza per le oligarchie, ormai sono divenuti superflui (quindi impotenti poiché privi di potere negoziale, ma anche ridondanti, eliminabili) per effetto della concentrazione globale del potere e della smaterializzazione-automazione dei processi produttivi e bellici. E ora la possibilità tecnologica (esplorata nel mio ultimo saggio, Tecnoschiavi) di gestirli in modo zootecnico, ossia non più semplicemente attraverso leve economiche e psicologiche (quelle esposte in Neuroschiavi), ma entrando nei loro corpi, nel loro dna, e modificandoli biologicamente e geneticamente, soprattutto attraverso una manipolazione attuata per via legislativa (somministrazione forzata a generazioni di bambini di sostanze dagli effetti non chiari e non garantiti), avvia la decostruzione ontologica dell’essere umano, della specie homo, e la sua completa riduzione a strumento, merce, cosa illimitatamente formattabile, disponibile, fungibile.

In Tecnoschiavi cerco anche di lumeggiare il fondo ultimo da cui derivano i suindicati processi storici, ravvisandolo nella stessa concezione, o meglio nello stesso vissuto (erroneo, illusorio) che l’uomo ha della realtà, dell’essere, del rapporto tra pensiero e mondo; e indico quello che ritengo l’unica possibile via o fonte di liberazione.

06.09.19 Marco Della Luna

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UN GOVERNO CONTRO ITALIANI E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

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UN GOVERNO CONTRO GLI ITALIANI E LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Da Yalta a Biarritz la mano del padrone: Trump, Macron e Merkel vogliono il Conte bis e Mattarella lo incarica in sfregio alla volontà degli Italiani, che vogliono votare. La maggioranza del popolo assiste impotente al turpe gioco della partitocrazia: due partiti che si erano presentati fino a ieri dichiarandosi tra loro incompatibili, ora, dopo essere stati sconfitti molte volte nelle ultime elezioni (politiche, amministrative, europee), con l’approvazione del Quirinale si conciuciano allo scopo palese di tenersi il potere e di togliere alla gente la possibilità di essere rappresentata; e si vogliono appoggiare non al consenso degli italiani, che non hanno, ma al sostegno interessato di Francia e Germania via UE e BCE, di cui sono fiduciari. In questo modo è stato fatto, contro la maggioranza degli italiani e con la dichiarata pretesa di imporre una “svolta” al Paese, un governo, che è costituzionalmente illegittimo e illegale, secondo l’ordinamento costituzionale, per le seguenti ragioni:

1- Il ruolo del Presidente della Repubblica, nella fase di consultazioni, è quello di verificare se il candidato premier abbia una maggioranza parlamentare e se questa corrisponda sostanzialmente alla maggioranza degli elettori, affinché non vi sia contrasto tra popolo e governo (1); Mattarella ha tradito questo suo compito poiché ha incaricato Conte pur sapendo benissimo che quasi il 70% degli Italiani vuole votare e non vuole questo governo PD-5S, e sapendo anche quanto segue.

2-I parlamentari grillini e pidini hanno violato la funzione del parlamento di rappresentare il popolo, perché la maggioranza del popolo vuol votare ed essi si sono associati per impedirlo, cioè per impedire che la maggioranza sia rappresentata, quindi per impedire la rappresentatività della democrazia, sapendo che il 67% vuole andare a votare e che, se si andasse al voto, perderebbero;

3- La ragione per la quale tolgono al popolo questo diritto e vogliono governarlo, è proprio la loro consapevolezza di non rappresentarlo: ossia lo fanno con dolo;

4- Quindi lo fanno nell’interesse proprio, privato, di parte, cioè per mantenere le poltrone e per nominare loro uomini alla guida di 500 grandi aziende pubbliche;

5- Mirano a scegliere, pur non rappresentando il Paese, il nuovo Capo dello Stato, ossia l’organo che dovrebbe rappresentare il Paese, in modo da assicurarsi la sua copertura;

6-Essi mirano a continuare la loro già avviata opera di svendita degli interessi e della sovranità nazionale in favore di interessi e potenze straniere, controllanti l’Unione Europea, e imponenti direttive di finanza pubblica recessivi e in contrasto coi principi di tutela del lavoro e perequazione sociale sanciti dagli artt. 1, 3, 36 della Costituzione;

7-Mattarella sa bene che i due partiti del nuovo governo non solo hanno contro la grande maggioranza del Paese, ma sono anche internamente assai divisi e stanno perdendo parte delle loro basi elettorali;

8- Mattarella stesso è stato eletto solo grazie a un premio di maggioranza incostituzionale, ossia con un vizio di rappresentatività democratica dell’allora parlamento, ed è rimasto in carica solo per un’esigenza estrinseca di continuità istituzionale, ma con ridotta legittimazione sostanziale; pertanto, nel momento in cui ira nomina un governo che sa esser privo di rappresentatività popolare, Mattarella si stacca intenzionalmente e completamente dal principio della rappresentanza popolare, la quale è la fonte della legittimità del potere politico-istituzionale, anche del suo;

9- Mattarella aveva già omesso di tener conto della ratio della legge elettorale col non dare, dopo le elezioni politiche del 2018, l’incarico di formare il governo a Salvini, a cui spettava perché la legge elettorale è con premio di maggioranza alla coalizione, la maggioranza era andata alla coalizione di centro-destra, e Salvini era il segretario del più votato tra i partiti di questa coalizione. Mattarella doveva incaricare Salvini; se Salvini avesse trovato una maggioranza in aula, avrebbe presieduto il governo; se non l’avesse trovata, Mattarella avrebbe dovuto sciogliere le camere ed andare a nuove elezioni. Invece, ha fatto nascere una maggioranza intrinsecamente incoerente, interferendo anche illegittimamente sulla scelta dei ministri, con l’effetto di portare a una situazione che ora consente al suo partito, il PD, di tornare al potere e all’asse franco-tedesco di dominare il Paese senza resistenze interne.

Mattarella può permettersi di compiere tutte le suddette forzature perché tanto non ne dovrà mai rispondere ad alcuno.

Ma tutto quanto precede è superato dal fatto che a Biarritz Trump, Macron e Merkel, in rappresentanza delle Tre Potenze (coi rispettivi interessi) che dominano sull’Italia, hanno approvato se non prescritto il Conte bis, o Conte 2.0. È alla loro volontà e alla loro fiducia che il Presidente della Repubblica Italiana deve guardare, non al popolo italiano e ai suoi interessi, non alla Costituzione interna del Paese. Si conferma che il Presidente della Repubblica è un organo dell’ordinamento sovranazionale, avente il compito di assicurare l’obbedienza dell’Italia, e che l’ordinamento sovranazionale è quello che conta, mentre la Costituzione nazionale è solo un proforma. Mattarella ha attuato e rispettato la legalità che conta, quella superiore. Il suo operato è, insomma, legittimo per motivi superiori alla legge nazionale.

I proprietari del MoVimento 5 Stelle hanno operato la conversione da movimento anti-sistema a partito spartitorio pro sistema, apportando al sistema i voti del loro ingenuo elettorato, così come ai tempi di Veltroni il Partito Comunista poi PDS operò la conversione da anticapitalista a pro bancario, e fu pertanto posto alla guida politica del Paese e incaricato di sceglierne i Capi di Stato in modo che questi potessero fare ritornare il PD al governo anche senza consenso popolare quando avrebbe perso le elezioni.

La Lega a sua volta ha perso per strada quasi tutta la sua carica anti-sistema e, come giustamente osserva Diego Fusaro, si è avvicinata all’altro volto del capitalismo liberista, quello dell’area di Forza Italia. Ora quindi, se vuole, la dirigenza della Lega può fare opposizione autentica, dura, dalle piazze, mobilitando le forze produttive tradite; oppure può fare un’opposizione europeisticamente e liberalisticamente corretta, sapendo che così potrà ritornare al governo in una coalizione di centro-destra, verde-bluette (2), quando l’altro braccio del neoliberismo, cioè quello giallo-fucsia (3), sarà stanco o screditato, e si realizzerà così un’alternanza simulante la democrazia. I governanti italiani di volta in volta al potere, collaborazionisti con gli interessi stranieri, potranno partecipare al saccheggio del paese assieme ai loro patrons.

Si conferma quindi la posizione asservita dell’Italia, la sua impotenza ad affrancarsi dalla dominazione e dallo sfruttamento stranieri, e si conferma quindi la validità del mio consiglio di sempre: emigrare come unica via d’uscita da un percorso di costante peggioramento e degrado.

(1) Costantino MORTATIIstituzioni di Diritto Pubblico, Cedam 1958, Pagg. 369-370.

(2) Così lo chiama Diego Fusaro, evidenziando l’inautenticità della sua pretesa alternatività,

(3) Così lo chiama Diego Fusaro per evidenziare che il PD non è una forza di sinistra, cioè tutelante lavoratori e popolo in generale contro gli interessi del capitalismo, ma fa esattamente l’inverso, con la copertura di provvedimenti marginali per i ceti più disagiati.

28.08.19 Marco Della Luna

ri e popolo in generale contro gli interessi del capitalismo, ma fa esattamente l’inverso, con la copertura di provvedimenti marginali per i ceti più disagiati.

28.08.19 Marco Della Luna

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IL SOVRANISMO DELLA SERVA ITALIA

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IL SOVRANISMO DELLA SERVA ITALIA

Nell’800 l’Italia unitaria è nata serva al servizio di potenze dominanti, per loro volere e intervento. Con le guerre coloniali e con l’inopportuna partecipazione alla I GM ha cercato invano di affrancarsi e di parificarsi a Francia, Germania, Regno Unito. Poi ci ha provato Mussolini. Poi, nel secondo dopoguerra, in diversi modi, grandi personaggi hanno tentato di difendere gli interessi nazionali dal predominio e dall’ingerenza degli interessi stranieri: Mattei, Moro, Craxi, Berlusconi; i primi due stati neutralizzati da criminali, il terzo dalla giustizia, il quarto di nuovo dalla giustizia in collaborazione con lo spread (Draghi-Merkel). Gli spavaldi economisti che prospetta(va)no una facile e vantaggiosa uscita dell’Italia dall’Euro per sottrarsi al rigorismo recessivo, forse non tenevano presente la realtà storica.

E’stato provato che l’Italia è inserita, da poteri tecno-finanziari esterni ad essa e contrari ai suoi interessi, in un certo programma europeo o atlantico, che comprende il suo spolpamento e la cessione dei suoi assets a controllo straniero. L’euro e le sue regole sono uno strumento essenziale a questo fine (vedi i miei Euroschiavi, Tecnoschiavi, Cimiteuro, Traditori al Governo, Oligarchia per popoli superflui). L’Italia neanche se unita e neanche se guidata da autentici statisti -quali oggi non esistono né in Italia né altrove in Occidente- potrebbe battere il liberal-capitalismo finanziario imperante, e affrancarsi da tale programma: gli strumenti finanziari, monetari, mediatici e giudiziari in mano agli interessi dominanti sono troppo forti; prima bisognerebbe che il loro apparato di potenza fosse abbattuto da un rivolgimento perlomeno continentale. Soprattutto sotto leaders modesti come Salvini, Di Maio, Renzi, con certezza non si raggiunge la libertà. I tentativi di affrancamento, come quello, vago e timido, del governo gialloverde, non possono che fallire e ricadere in danno agli italiani.

Dai tempi dell’occupazione longobarda, e poi franca, normanna, francese, spagnola, austriaca, la gran parte dei politici italiani aspira a collaborare coi padroni stranieri aiutandoli a sfruttare l’Italia, perché aiutandoli si eleva verso di essi e sopra i comuni italiani. E’ un tratto culturale storicamente consolidato. In Italia, fare il Quisling non è un titolo di demerito, ma all’opposto di nobiltà; questo va ricordato a coloro che hanno dato del Quisling al Quirinale: non è un vilipendio, è un encomio.

Da tutto quanto sopra consegue che agli italiani conviene un governo non ribelle agli interessi stranieri, specificamente franco-tedeschi, piuttosto che uno ribellista ma impotente, che attira ritorsioni su di loro. Un governo sottomesso ma dialogante, che attenui la violenza del processo di spolpamento, espropriazione ed invasione afroislamica, e lo diluisca nel tempo, dando modo alla popolazione generale di vivere decentemente qualche anno in più, e alla parte più valida di essa di emigrare e trasferire aziende e patrimonio all’estero.

Agli intellettuali antisistema non conviene farsi partito politico, sia perché non vi è spazio per l’azione politica, sia perché verrebbero attaccatati dai magistrati politici e dall’apparato mediatico.

L’azione antisistema, di critica e controproposta al regime tecnofinanziario, sebbene impossibile sul piano governativo, potrebbe invece parallelamente continuare sul piano culturale e informativo: la critica intelligente e competente potrebbe costituire un’associazione internazionale di ricerca scientifica socio-economica, geostrategica e storica, meglio se con sede all’estero (fuori della portata della giustizia nostrana), indipendente da ogni ente pubblico e dal capitale privato, avente lo scopo di mettere in luce la verità, gli inganni e i meccanismi monetari-finanziari che essi nascondono.

§§§§§

Ora qualche nota sulla crisi di governo in atto.

Salvini l’ha aperta in un momento scelto razionalmente, forse non il migliore, ma verosimilmente l’ultimo possibile (non voglio pensare l’abbia aperta confidando nelle assicurazioni di Zingaretti, che non si sarebbe alleato coi grillini ma avrebbe spinto per le elezioni: se Salvini si fosse fidato di tali dichiarazioni, ignorerebbe l’abc della politica, ossia che menzogna e dissimulazione sono parte essenziale del metodo politico). Poi l’ha gestita male, con tentennamenti, incertezze, contraddizioni, e scarse analisi economico-giuridiche. Al Senato non si è difeso efficacemente dalle stroncature di Conte: ha replicato usando argomenti deboli mentre ne aveva a disposizione di ben più forti; non ha ribattuto sul piano giuridico-costituzionale; è apparso in pallone, impacciato, patetico nei suoi appelli alla Madonna e nel suo offrirsi come bersaglio. La sua difesa è stata fatta molto meglio dalla sen. Bernini di Forza Italia, che ha smascherato l’ipocrisia e le contraddizioni di Conte. Salvini è un buon comunicatore, ha un buon fiuto, non è stupido, è ben sopra la media dei politici nostrani, ma adesso tutti hanno potuto vedere che non ha la saldezza né la preparazione culturale dello statista. E’ o è stato un leader carismatico, e i leaders carismatici perdono il carisma allorché appaiono perdenti. Però Salvini può ancora rinquartarsi e recuperare, specialmente se la Lega va all’opposizione e fa opposizione dura e aggressiva nelle piazze, o anche se ricuce con il partito della Casaleggio & Associati, perlomeno al fine di proteggersi dagli attacchi giudiziari stando al governo. Però in ogni caso dovrebbe colmare le sue lacune in diritto costituzionale ed economia internazionale.

Ad ogni modo, la carica sovranista e antisistema dei capi grillini e leghisti era da tempo andata scemando e riducendosi a poche banalità pressoché inoffensive e a denunce sterili.

Ben diversamente, Grillo era partito, prima che fosse fondato il M5S, da una vera critica antisistema, che metteva in luce il fattore centrale del potere e dell’iniquità, che spoglia della loro sovranità i popoli: la privatizzazione della sovranità monetaria, il monopolio privato della produzione e allocazione della moneta e del credito. Poi, divenendo capo di una formazione partitica assieme alla Casaleggio e Associati, aveva smesso di parlare di queste cose, troppo autenticamente disturbanti per il sistema, e ciò era giustificato, ad usum imbecillium, asserendo che si tratterebbe di cose che la gente non capisce. Era passato alla dottrina del vaffa, più alla portata della classe cui si rivolgeva, e ben tollerabile per il sistema.

Tuttavia, ancora nei due anni precedenti le elezioni politiche del 2018, alcuni esponenti grillini, segnatamente Villarosa (attuale sottosegretario alle finanze), Pesco e Sibilia, si erano interessati e avevano approfondito con impegno la materia monetaria e bancaria, richiedendo e ricevendo la collaborazione mia e di altri studiosi di questo campo, organizzando eventi pubblici e promettendo iniziative concrete una volta al governo. Ma, al contrario, una volta accomodatisi sulle poltrone governative, i predetti non solo non hanno preso alcuna concreta e visibile iniziativa, ma hanno addirittura rifiutato ulteriori contatti con noi. Evidentemente avevano ricevuto ordini di scuderia e calcolato la loro convenienza. Si sono allineati al sistema, con tutto il Movimento, il quale si è rivelato e confermato uno strumento per raccogliere il dissenso antisistema e poi neutralizzarlo, anzi portarlo al sistema convertendolo in consenso ad esso, a braccetto col partito dei finanzieri detto PD, e con la risibile mascheratura di contentini demagogici, rumorosi e dannosi come il c.d. reddito di cittadinanza, il salario minimo, una riforma giacobina e incompetente del processo penale. E dopo hanno votato Ursula von der Leyen, falco finanziario germano-rigorista, gettando completamente la maschera: servono interessi opposti a quelli dichiarati. Ancor prima, Movimento e Lega erano entrambi passati da posizioni critiche verso l’Euro, spavaldamente contemplanti la possibilità di uscirne senza danno (Borghi, Bagnai) in caso di rifiuto di opportune e strutturali riforme dell’apparato europeo, a posizioni di definitiva accettazione dell’Euro e di arrendevolezza a Bruxelles. Ma ciò non è bastato ad evitare l’isolamento e la marginalizzazione dell’Italia in sede europea, né a ottenere più margini di spesa pubblica.

Insomma, come governo antisistema il governo gialloverde era fallito prima di cadere, o più precisamente prima di nascere. Non abbiamo perso molto. Anzi, abbiamo guadagnato in chiarezza.

22.08.19 Marco Della Luna

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RIFONDAZIONE PRASSISTA

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RIFONDAZIONE PRASSISTA

nell’impero del tecnocapitalismo

Riflessioni ‘orientali’ su La notte del mondo di Diego Fusaro (Utet, 2019, pag. 574, € 19)

I

La notte del mondo, saggio profondo e di grande portata,ha come tema il problema della prassi nel confronto tra Marx e Heidegger, ovvero se e che cosa sia possibile fare per liberare l’uomo dal sistema tecnofinanziario che lo ha degradato e svuotato. Il saggio di Fusaro è una lettura intonata a questo tempo della miserevole fine del “governo del cambiamento”, la quale sembra la riprova dell’impotenza dell’azione popolare contro l’impianto tecnocapitalista, mondialista, elitista, governato dalla logica dei danari quali simboli ed essenza dei valori di scambio, che oscurano ogni altro valore e progetto: la notte del mondo.

Non intendo qui offrire una ulteriore recensione del libro – altri hanno provveduto (https://sollevazione.blogspot.com/2019/05/fusaro-e-la-notte-del-mondo-di-eos.html?m=1) – ma alcune osservazioni, prima ‘occidentali’ poi ‘orientali’, sui suoi temi; concludendo con una proposta costruttiva.

Nella lettura del saggio, ho riflettuto su come gli occidentali sono persuasi e impregnati a fondo di due fedi, lusinghiere quanto false:

-che l’uomo, individualmente, sia consapevole dei propri processi percettivi, valutativi, motivazionali, decisionali, comunicativi; che la sua personalità sia costante nel tempo e unitaria; che sia razionale e libero se non manipolato o coartato dall’esterno;

-che la storia sia fatta dalle azioni volontarie e intenzionali degli uomini, e che quindi sia possibile progettare cambiamenti ed eseguirli mediante azioni di massa organizzate.

Della prima fede e della sua confutazione empirico-scientifica mi sono occupato nel saggio Neuroschiavi, in cui Paolo Cioni ed io dimostriamo che, se non si attiva consapevolmente e sapendo come farlo, l’uomo, come singolo, non è nemmeno un in-dividuo, bensì un dividuo, cioè un qualcosa di diviso, incoerente, privo di identità unitaria e costante, predisposto alla manipolazione, ampiamente inconsapevole, irrazionale, tendente all’inconsapevolezza e al dormiveglia cognitivo acritico.

Sulla seconda fede devo fare qui qualche osservazione ispirata dal saggio di Fusaro.

In esso si ricorda che Marx, applicando il metodo dialettico hegeliano al mondo concreto -cioè del realismo materialistico feuerbachiano e in generale del senso comune- riteneva essere gli uomini autori della storia, e in particolare la classe proletaria destinata a farsi autrice della rivoluzione che avrebbe raddrizzato il mondo rovesciando il capitalismo, coi suoi effetti alienanti e schiavizzanti sia per i proletari che per i capitalisti stessi. Marx, a dire il vero, restò ambiguo sul punto se questo raddrizzamento sarebbe avvenuto automaticamente, necessariamente, per la forza delle cose che fanno agire gli uomini, oppure per programmatica azione politica rivoluzionaria dei proletari uniti; però i marxisti sposarono questa seconda possibilità nei loro tentativi rivoluzionari, i quali hanno avuto gli esiti che sappiamo, cioè il dar vita a oligarchie di partito repressive e talvolta sanguinarie e genocide – quindi hanno palesemente mancato l’obiettivo dichiarato.

In seguito, i banchieri di tutto il mondo (non i proletari) si sono uniti, e gli stati di quel tipo sono stati assorbiti nel tecnocapitalismo, anche se ancora oggi qualche loro esponente annuncia il suo fallimento e professa di volerlo vincere e sostituire. Il tecnocapitalismo mercatista, come detto supra, si è accreditato come ordine socioeconomico naturale, quindi ottimale, imperfetto ma inemendabile e intrascendibile, non legittimamente contestabile, definitivo, conclusivo della storia.

Il saggio illustra anche la posizione di Heidegger, il quale, soprattutto nella sua seconda fase (dopo la ‘svolta’), ritiene che la storia sia la storia non (del fare) dell’uomo, ma (del manifestarsi) dell’Essere, il quale invia a ‘puntate’ il destino, cioè le ere della storia, non però come sequenza di fasi portata avanti da una dialettica logica e deducibile-prevedibile razionalmente, bensì senza un ordine comprensibile. Ora ci troviamo nell’era della tecnica, che tutto e tutti strumentalizza e oggettivizza nella logica dei valori di scambio; e che domina il genere umano rinchiudendolo in un Gestell di frenesia produttiva fine a sé stessa, una gabbia d’acciaio (per dirla con Max Weber) che l’uomo, ridotto a commodity (Bestand) del sistema produttivo, non può abbattere. Può solo, impotente e contemplativo, distaccarsi dalla sua seduzione, rifiutarla, aspettare un nuovo invio destinale (eine Schichtung) da parte dell’Essere, che cambi la situazione; e può anche anticipare (forse propiziare) l’avvento della nuova era, misticamente, con l’ispirazione poetica, particolarmente con quella di Friedrich Hölderlin e di Stefan George; mentre non può attuare un’azione politica collettiva di redenzione, perché nell’associarsi, nel Mit-sein, cade in una situazione deteriore e inautentica; né sarebbe risolutiva, quand’anche fattibile, una rivoluzione, perché, essendo questa una forma del facere, della manipolazione degli enti, che è l’anima del tecnocapitalismo, non potrebbe che riprodurre il suo carattere e la sua azione; e questo vale per ogni possibile prassi.

Quindi la prassi è impotente o, peggio, inidonea.

Ovvio che Heidegger, per siffatte idee molto più che per i suoi pochi anni da nazista, sia oltremodo inviso a tutti gli umanisti e i progressisti aspiranti attivisti, credenti delle due fedi sopra indicate.

In quanto all’invio destinale dell’Essere come unico fattore che possa porre fine all’era del tecnocapitalismo, osservo che sì, l’Essere, essendo la totalità, trascende e vanifica ogni tentativo di imbrigliarlo e prevederlo, di dominare o fermare la storia, come ho detto nella terza parte di Tecnoschiavi (Arianna, 2019); d’altronde, non mi pare necessario scomodare il destino, l’Essere e l’ontologia per darsi conto del crollo e della sostituzione dei vari sistemi politici succedutisi nella storia, perché possiamo riconoscerne le cause economiche, epidemiche, demografiche, militari, climatiche. Ciò vale anche per il tecnocapitalismo: già da anni si vede, e io ho descritto nel saggio Tecnoschiavi, come il sistema tecnocapitalista, che sta diventando sempre più operativamente instabile e difficile da governare, sia in via di sostituzione con un sistema di dominazione zootecnica e biologica sulle masse (già preconizzata da Heidegger: https://www.youtube.com/watch?v=MtATDlUSIxI ), sistema che abbastanza chiaramente comprende la loro radicale riduzione quantitativa in chiave ecologica.

In quanto al dubbio se una rivoluzione che rovesci il sistema ingiusto sia fattibile, incominciamo col dire che basta guardare alla realtà empirica di tutte le epoche, e si vede che tutte le società organizzate sono dominate da un’oligarchia sfruttatrice, accaparratrice e repressiva, seppure in molteplici forme e gradi; che nessuna azione politica o rivoluzionaria di massa ha mai sostanzialmente migliorato le condizioni delle masse, ma spesso le ha peggiorate, limitandosi a sostituire i componenti dell’oligarchia; che gli apparenti progressi sociali in termini di diritti dei lavoratori e dei cittadini e di distribuzione del reddito vengono facilmente e regolarmente riassorbiti dall’ingegneria sociale dell’oligarchia – come sta facendo attualmente il tecnocapitalismo finanziario, che, indebitandole e ricattandole, ha assunto il controllo delle stesse istituzioni politiche apicali, cui detta, interpretandole, le richieste dei mercati, come condizioni ricattatorie per non lasciarle senza soldi (prima ovviamente ha privato gli stati deboli della sovranità sulla loro moneta). Si vede pure che la logica finanziaria dominante fa sì che i grandi soggetti decisori pubblici e privati formino le decisioni in base a calcoli dei soli valori che entrano in bilancio, ossia quelli monetari.

E basta guardare a quel che sono le masse oggi, per capire che esse non sarebbero mai in grado di tentare e nemmeno di concepire una rivoluzione: guardare a come passano il tempo libero, alle loro aspirazioni, al loro livello culturale e a quello morale, alla loro capacità di pensare criticamente e diversamente, di organizzarsi, di fidarsi mutuamente, di assumere e assolvere responsabilità e di sostenere sacrifici e rinunce, di combattere dando e sfidando la morte; basta guardare a quanto si sforzano per migliorarsi, per migliorare la società; basta guardare all’andamento della qualità dell’insegnamento e dei discenti, e delle nuove generazioni in generale. E ciò mentre il divario in termini di competenze e strumentazioni tecnico-militari tra oligarchie e masse popolari si è dilatato a dismisura a favore delle prime, rendendo materialmente impossibile una resistenza efficace, per non parlare di rivoluzione o di democrazia. Faccio infine presente che, nel mondo odierno, una rivoluzione non avrebbe un bersaglio materiale da attaccare, una Bastiglia, un Palazzo d’Inverno, perché il potere si è dematerializzato assieme ai suoi strumenti e ai suoi tesori.

Qualche anima bella afferma che, oggi, non si possa più parlare di massa, perché la popolazione è divenuta molto varia, composita, diversificata. Al contrario, mai come oggi, epoca del pensiero unico, è adeguato parlare di massa, perché mai come oggi la gente è stata tanto massificata, standardizzata e resa orientabile nei desideri, nelle paure, nei bisogni, nelle informazioni, nella visione della realtà, nella dipendenza per i bisogni primari (banking, trasporti, informazioni, informatica, comunicazioni, sanità) da reti sempre più globalizzate e privatizzate e insindacabili nella loro gestione e nei loro tariffari; e al contempo sempre più allontanate dalla partecipazione alle decisioni politiche e della stessa possibilità di formare maggioranze politiche, grazie all’azione frammentante del multiculturalismo, dell’immigrazione di massa, delle tutele esasperate e strumentali di artefatti ‘diritti delle minoranze’ – il tutto studiato per dissolvere le identità storiche territoriali e impedire il formarsi, come dicevo, di maggioranze che possano decidere politicamente contro la volontà della grande finanza e la sua logica, le quali, con uno scambio radicale di ruoli, hanno abbassato l’uomo a oggetto subalterno, elevando il mercato a soggetto unico e normatore, dato che esso manifesta le leggi naturali dell’economia, dalle quali deriva la legislazione degli uomini.

Aggiungiamo che il tecnocapitalismo finanziario, tra tutti i sistemi di potere politico, è imbattibile, perché è quello che, più di ogni altro, è in grado di comperare i comportamenti individuali e collettivi, i consensi, essendo quello in grado di creare e distribuire il massimo numero di incentivi e disincentivi economici, ossia di pagare chi lo asseconda e di colpire col definanziamento, col downrating, col blacklisting, con lo shorting chi gli resiste.

Anche queste considerazioni pratiche e terra terra confermano la proposta della prassi che formulerò nella seconda parte di questo scritto, come unica proposta realistica e razionale.

E veniamo alla contestata authorship della storia: la fa l’uomo o l’Essere? O il caso? O il caos? Molto si è scritto su tale quesito.

La storia del mondo è fatta dal mondo stesso quale sistema supercomplesso, comprendente fattori di diversi generi: mutamenti climatici, eventi geofisici come le glaciazioni e i terremoti, astronomici come le meteoriti, biologici come le speciazioni, le mutazioni, le epidemie; e, naturalmente, anche il caso (the chance) e i comportamenti umani. Già questo consente di affermare che l’uomo concorre alla produzione della storia, e che non ne è l’unico fattore.

Però, quando parliamo di azioni umane, dobbiamo distinguere tra azioni di massa e azioni individuali. L’azione programmatica del singolo o di pochi singoli è di solito abbastanza semplice e lineare: se voglio fare l’avvocato e sono normalmente intelligente e perseverante, mi iscrivo a legge, studio, passo gli esami, mi laureo, faccio due anni di pratica, passo l’esame di stato e inizio a esercitare. Se mi accorgo che legge non fa per me, posso passare a un’altra facoltà. Se mi accorgo che non sono tagliato per fare l’avvocato, posso tentare il concorso di magistratura o notariato, oppure cercare impiego nel settore pubblico o privato.

L’azione programmatica di migliaia o milioni di persone, come si ha nei movimenti politici, è molto meno facile, meno lineare, meno controllabile, meno correggibile e adeguabile alle mutate circostanze, e drammaticamente soggetta a portare ad esiti impreveduti, diversi o contrari rispetto all’intendimento iniziale, anche perché sempre operano fattori che spesso non vengono nemmeno percepiti o riconosciuti, se non ha distanza di tempo.

Ma, nel determinare lo svolgersi della storia, assai più importanti sono le azioni di massa, le azioni aggregate, non programmatiche, come i comportamenti dei consumatori, dei risparmiatori, degli investitori, di tutta l’economia, delle sue espansioni e contrazioni, qua e là nel mondo. Tale agire è sì un agire ‘umano’, ma non è proprio ciò che si intende con ‘agire umano’, ossia ordinato, finalizzato, consapevole; bensì è caotico. Non è l’agire di un soggetto: è una sommatoria di miliardi di piccoli atti di altrettanti umani, della quale la risultante è imprevedibile e sempre mutevole: Louis Althusser definiva la storia un processo senza soggetto.

Sennonché queste azioni di massa, questi comportamenti, oggi sono fortemente pilotati attraverso mirate campagne di informazione o disinformazione via web e mass media. Così controllati e irregimentati, i soggetti di quei comportamenti sono ridotti a oggetti, a cose. Coloro che riescono a pilotarli, in quanto e per quanto ci riescono, possono vantarsi di fare la storia, e in questo senso si può dire che la storia, o pezzi di essa (ad es., il progetto di integrazione europea), siano un prodotto dell’uomo in quanto alcuni uomini privilegiati ne sono artefici consapevoli e intenzionali. Ma in ogni caso gli uomini delle masse sono solo ‘cose’ attraverso cui gli eventi avvengono, il divenire storico si attua, vuoi casualmente e spontaneamente, vuoi diretto dai suddetti manipolatori.

Un singolo può restare soggetto e padroneggiare le cose, o alcune cose, e persino resistere alla tecnocrazia, fintantoché rimane al di fuori delle reti intersoggettive; ma quando porta (o lascia che si porti) il suo pensare, sentire ed agire all’ammasso dell’azienda, del partito, della chiesa, dell’organizzazione, del sindacato, dell’armata, del mercato, spesso persino della famiglia, allora, trovandosi in una rete intersoggettiva sottoposta a quel controllo manipolatorio dall’esterno, diventa egli stesso cosa.

Ancora, un singolo, o un piccolo gruppo di singoli, che disponga di eccezionale capacità, può compiere, consapevolmente e programmaticamente, azioni che cagioneranno svolte importanti nel corso della storia, da lui o loro più o meno previste e volute nel medio e lungo termine: può, ad esempio, introdurre una religione di successo come l’Islam; o realizzare una scoperta scientifica o un’invenzione tecnologica di grande impatto, come la bomba atomica; oppure scatenare una guerra nucleare. Ma, a loro volta, tali atti sono riconducibili unicamente alle persone che li compiono, oppure a un contesto di condizionamenti e suggestioni intersoggettivi che hanno agito su di essa, al di fuori del controllo consapevole delle medesime?

II

E veniamo ora al gabbione tecnocapitalistico, al futuro prossimo che ci minaccia, e al problema della prassi. Incomincio con un’osservazione generale:

I progetti per la prassi, per il miglioramento della realtà, del ‘mondo’, non si sono aggiornati alle acquisizioni di Kant e dell’idealismo circa la realtà stessa (rapporto tra essere e pensiero), rimanendo basati sul realismo ingenuo; perciò erano e sono destinati al fallimento. Occorre eseguire quell’aggiornamento ideando una prassi conseguente: una via non ancora tentata dall’Occidente, ma in Oriente operativamente articolata da millenni, per uscire dall’impotenza rispetto alle condizioni presenti.

Il pensiero antico e premoderno, così come la tecnica e il senso comune odierno, dà per scontato che vi sia un mondo materiale al di fuori e indipendente dal pensiero e che il pensiero lo percepisca più o meno fedelmente: è la posizione, la concezione, detta ‘realismo ingenuo’ – ingenuo perché appunto dà per scontati, non problematizza, il mondo materiale esterno e la sua percezione da parte del pensiero.

Il pensiero filosofico moderno, da Cartesio in poi, invece, li problematizza, ossia si occupa centralmente del rapporto tra il pensiero (mente, coscienza, conoscenza, io) e la realtà esterna ad esso (mondo, materia, non io): se, come e in che limiti il primo possa conoscere la seconda, e come i due possano influenzarsi mutuamente.

Gli esiti principali di questa riflessione sono quelli di Kant e dell’idealismo, culminato con Hegel, e, più recentemente, con H.F. Bradley, il quale, in Appearance and Reality, dimostra logicamente e analiticamente l’impossibilità logica che il mondo sia come lo viviamo comunemente.

Secondo Kant, una realtà esterna alla mente -la cosa in sé, il noumeno- esiste, ma di essa niente è conoscibile; essa agisce sulla sfera della mente; alcuni apparati della mente, interni ad essa -le intuizioni a priori, le categorie, l’io trascendentale-, sotto l’effetto di questa azione o impressione noumenica attraverso i sensi, costruiscono tutto il mondo fenomenico che noi conosciamo, e che è quindi non esterno alla mente, ma una rappresentazione che essa (inconsciamente) si fa; a questa rappresentazione i predetti apparati danno caratteristiche e leggi costanti e uniformi, che la rendono ordinata, coerente e prevedibile nel suo divenire mediante giudizi sintetici a priori: le scienze naturali.

Secondo Hegel, invece, una realtà esterna al pensiero non esiste affatto; il pensiero-Spirito è l’essere stesso, è universale, non atto personale dei singoli soggetti, i quali ne sono parte(cipi). Esso è tutta la realtà, è completo, sussume come propria esperienza il rapporto del pensiero con il mondo naturale illusoriamente esterno, e si sviluppa o auto-crea configurandosi nel mondo e nella sua storia per effetto di un suo proprio dinamismo dialettico necessario, secondo il noto modulo: tesi – antitesi (contraddizione, momento dialettico) – sintesi (esito concreto).

Insomma, sia secondo Kant che secondo Hegel, il mondo fenomenico, la realtà che noi viviamo e in cui crediamo di trovarci ‘dentro’, è una costruzione del pensiero nel pensiero, e non un mondo indipendente da esso e fatto di materia; non vi è un mondo esterno su cui agire, e che dia motivo di agire.

Orbene, questa conclusione è decisiva per concepire, impostare ed eseguire la praxis, intesa come azione di trasformazione migliorativa e correttiva del mondo, però non se ne tiene conto.

Infatti, se il mondo fosse come lo intendono il senso comune odierno e il pensiero pre-kantiano, ossia esterno alla mente e materiale, allora sì la praxis per modificare la realtà necessariamente avrebbe da essere un’azione sulla materia e con strumenti principalmente materiali, atti a incidere su rapporti materiali (politici, economici), à la Marx, à la Lenin o à la Sorel: azione politica, scioperi, dimostrazioni, rivoluzioni, guerre, nella società e nel mondo esistenti fuori del mio pensiero, che rimane atto mio e privato.

Per contro, se aderiamo alla concezione della realtà propria di Kant o quella di Hegel o dell’idealismo in generale, allora la prassi mondano-materiale suddetta, che non accetta il sistema sociopolitico ma accetta il paradigma di realtà che secerne tale sistema, ci apparirà destinata al fallimento (in effetti è sempre fallita), priva di senso come il voler togliere un’ombra grattandola via dal muro, e così pure i tentativi di costituire una socializzazione ‘consapevole’, diretta a rovesciare il sistema. Invece, la nostra analisi del problema e la conseguente praxis, con i suoi strumenti e i suoi obiettivi, saranno concepite ed eseguite come di genere diverso, non (inteso come) materiale (la materia non esiste) né (inteso come) esterno alla ‘mente’ (l’esterno non esiste): saranno attività dello ‘spirito’, su di esso e con mezzi di esso (a dire il vero, gli stessi Kant e gli idealisti non sempre furono coerenti, nelle loro proposte di prassi, con le loro rispettive concezioni suddette della realtà, in quanto scivolavano sovente in ragionamenti consoni al realismo ingenuo; e del resto quasi tutti coloro che hanno capito, insegnano e dichiarano di condividere la posizione kantiana o quella idealista, poi continuano a pensare il mondo come se non le conoscessero; e ciò credo sia dovuto al fatto che tali posizioni sono molto in contrasto con le consolidate abitudini mentali, emozionali e comportamentali, sicché restano aree isolate sulla superficie dell’intelletto: l’azione ripetuta genera e difende con tenacia le concezioni e i valori che essa presuppone, anche se razionalmente ne accerta la falsità).

Colui che fa correttamente l’analisi suddetta, rileverà essenzialmente due cose, due incongruenze, e segnatamente si dirà:

a) “Sul piano razionale, ho capito che non vi è un mondo materiale esterno al pensiero e che la realtà è il pensiero stesso, etc. etc. ; ciononostante, sul piano del vissuto, il vissuto di un mondo materiale esterno permane, con tutti i suoi caratteri di prima (contraddizione tra cognizione e vissuto);”

b)”in questo vissuto, permangono disarmonie, contraddizioni, ingiustizie, sofferenze, angosce che vorrei emendare; ed io stesso vorrei esser migliore, evolvermi, ascendere, superare i miei attuali limiti (contraddizione tra aspirazioni e realtà)”.

Conseguentemente a tale analisi, si tratterà di progettare una prassi di modificazione del vissuto attraverso la modificazione di ciò che lo produce, ossia delle strutture o configurazioni della ‘mente’ (io, spirito, coscienza, volontà), grazie all’azione metodica e mirata di questa su sé medesima, tesa a risolvere le suddette contraddizioni realizzando -poniamo, in termini hegeliani- un’espansione della coscienza, secondo lo schema tesi-antitesi-sintesi, verso un superiore livello di “concretezza”, uscendo dall’”astrattezza” che genera illusione e disarmonie. O di correggere il modo in cui l’io pone il non-io, se adottiamo il paradigma fichtiano. O di fare con la coscienza qualcosa come quando la radio emette suoni confusi e sgradevoli perché è sintonizzata male, e allora la sintonizzi bene, ottenendo un suono limpido e armonioso.

Orbene, questa impostazione della prassi corrisponde esattamente all’impostazione e al metodo dello yoga (soprattutto del raja yoga e del bhakti yoga: esistono altri metodi similari in diverse culture del globo, anche in occidente, ma lo yoga mi pare il più completo e l’unico dotato di una teoria filosofica esplicita), il quale dice che il nostro vissuto di realtà e di noi stessi è illusione, maya; e propone la dissoluzione dell’illusione, l’unificazione del molteplice frammentario e del singolo col Tutto, la soluzione delle disarmonie e il conseguimento della piena realizzazione col superamento dei limiti fisici, dei dualismi io-non io, spirito-materia, attraverso esercizi molto articolati, pratiche di diversi tipi, esposti nella forma ritenuta classica da Patanjali nel suo manuale noto come Yogasutra – che io consiglio nella traduzione commentata con testo sanscrito e istruzioni pratiche del mio amico, recentemente scomparso, Guido Sgaravatti (Uniontrust, 2009).

Alle volte si accusa lo yoga di individualismo, di isolazionismo, di mancanza di valenza sociale. Tali accuse sono di chi ignora come lo yoga dissolve l’ego empirico (quale insieme di false identificazioni) e come sia praticato anche in modo comunitario, nelle confraternite e nelle scuole, a fini intersoggettivi e rivolti anche al beneficio del mondo intero. La stessa diffusione culturale della concezione dell’uomo e della realtà propria dello yoga (di una qualsiasi delle sue scuole) attenua i comportamenti aggressivi, competitivi, predatori e può affrancare l’essere umano e il mondo dal ruolo di risorsa passiva nella disponibilità del tecnocapitalismo, della sua furia di arricchimento contabile e calcolante. Quindi, al contrario di essere individualista, lo yoga è la condizione per una buona socializzazione e per la formazione di gruppi di azione che non si trasformino rapidamente in sterili pollai di soli galli e primedonne, o in sette fatte da un 1 seguito da tanti zeri. Aggiungo ancora che la diffusione della concezione della vita propria dello yoga, portando alla liberazione dal desiderio, quindi alla fine del consumismo, eserciterebbe una potente e concreta azione di riforma socio-economica ed ecologica. Esso, non già il socialismo, è la vera alternativa a un mondo governato dalle bramosie coltivate ed esasperate per sostenere i consumi e la competizione di tutti contro tutti. Il socialismo, al contrario, è identico al capitalismo nella radice, ossia nel tener fermo l’ego desiderante e la materialità del mondo e dell’uomo, la cui automatica conseguenza è la competizione per la sopraffazione e lo sfruttamento.

A rinforzo di questa idea della prassi, faccio notare come, fintantoché la realtà è (illusoriamente) creduta e vissuta come esterna, materiale, limitata, mortale, gli individui vivono e agiscono nell’ansia della condizione umana, della morte e della violenza; e saranno protesi a conquistare, ciascuno egoisticamente per sé, quanta più possibile della supposta realtà, sottraendola agli altri, competendo con loro nel dominio del mondo e delle sue ricchezze, e infine sottomettendoli a sé, quali corpi materiali capaci di lavoro materiale. E fintantoché gli individui vivranno e agiranno così -gregge cavernicolo cosmopolita e omologato, con lo sguardo e le brame rivolti al basso da bravi animali, sentendosi come fardelli di carne-desideri-paure gettati in cotale mondo e destinati a perire- sino ad allora avremo il mondo dell’ingiustizia, dell’oligarchia, della sopraffazione e dello sfruttamento che conosciamo. E i tentativi di dar vita a un movimento popolare per rovesciare il sistema continueranno a generare nuovi sistemi di dominio non migliori.

Dunque, di nuovo, la prassi razionale, che tenga conto delle acquisizioni filosofiche di Kant e degli idealisti, è la prassi di una mente che opera su sé medesima per ampliarsi, per realizzarsi, per liberarsi, per uscire da quella illusione di realtà, dalla maya, per espandere le proprie facoltà, aiutando in ciò anche il prossimo che dimostri interesse. Non è possibile, è contraddittorio, rifiutare e correggere i mali propri del mondo illusorio, mentre si seguita a tenerlo fermocome reale. Coloro che lo pensano, lo vivono e lo accettano come reale, restano nella platonica caverna e non possono che patire i suoi mali e vincoli. Pretendere di risolvere i problemi sociali senza realizzare, o senza perlomeno avviare a realizzazione, quella liberazione vera, ossia lasciando in essere il suddetto vissuto della realtà, è semplicemente un controsenso. E’ un progetto destinato a fallire, e infatti è fallito ogni volta che si è cercato di attuarlo, in quanto si è trasformato in una serie di prassi di dittatura e oppressione. E’ uno sforzo che rafforza, quindi, ciò che vorrebbe togliere, l’impianto di dominazione generatore e perpetuatore dell’ingiustizia sociale.

§§§§§

Non scrivo qui per fare proselitismo in favore dello yoga, che non abbisogna di proseliti perché è un metodo, non una chiesa né una fede, perché non ha dogmi e si basa sulla verificabilità dei risultati della sua prassi, risultati che la scienza ha ampiamente accertato in termini di guarigioni e altre prestazioni inspiegabili nel mondo (che viviamo come) fisico. Scrivo anche e soprattutto per far presente che, se gli esseri umani hanno risorse per vincere la sopraffazione da parte della tecnica, del Gestell heideggeriano, del suo apparato politico, queste risorse possono trovarsi soltanto nell’uscita dall’illusione e nel ricongiungimento alle facoltà illimitate dello ‘spirito’ quale realtà ultima e unica, come dianzi indicato. Quindi il saggio si impegna subito e seriamente in questa prassi, per non finire tecnoschiavo nella notte del mondo.

Il tipo di prassi rifondata, che qui ho indicato, è la risposta, la via di uscita da quell’aporia che è lucidamente analizzata da Diego Fusaro nel suo citato saggio, ossia dalla situazione di impotenza prodotta dal fallimento storico delle prassi politiche di miglioramento sociale, soprattutto di quelle socialiste, ma anche fasciste – prassi che hanno tutte portato a ordinamenti autoritari e oppressivi (se non peggio), per poi soccombere al dominio del tecnocapitalismo finanziario, il quale da un lato incrementa le diseguaglianze e le afflizioni sociali, e dall’altro lato si accredita come ‘naturale’, nel senso di corrispondente alla natura delle cose, quindi miglior forma possibile di organizzazione: imperfetto, ma anche imperfettibile e non trasformabile (fine della storia, capolinea), sicché accettarlo è un dovere e chi non lo accetta è un antisociale estremista.

Questa sconfitta effettuale delle ideologie della giustizia sociale -utopie, dovremmo chiamarle- stimola il sorgere di filosofie dell’aprassia, della rinuncia all’azione, dell’ineluttabilità, del fatalismo contemplativo individualista, come quella di Heidegger, che -spiega Fusaro- a loro volta indirettamente legittimano le pretese di immodificabilità del tecnocapitalismo e propiziano una sorta di nichilismo attraverso il pensiero negativo, il pensiero debole, il relativismo totale, il disincantamento radicale, l’accettazione dell’impotenza.

Per contro, il tipo di prassi che in questo scritto ho proposto per rovesciare quell’impotenza, è riuscibile, disponibile a chiunque lo capisca, direttamente intraprendibile, verificabile, e in qualche misura già collaudato.

16.08.19 Marco Della Luna

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LA MATTEODICEA: BUONE RAGIONI PER ‘FARE’ LA CRISI

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L’analisi delle vicende politiche è analisi della rete e dell’interazione dei rapporti tra forze e interessi internazionali e intranazionali, non di gusti morali dei soggetti decisori. La politica è l’arte del possibile e l’elaborazione delle scelte politiche si basa sulla stima del fattibile alla luce di informazioni incomplete e con molte variabili. Al popolo però si dirà: I have a dream, Yes we can, I care, Change!

L’Italia è un paese militarmente occupato dal 1945 ad opera degli USA con 134 basi; il Pentagono ha vasti mezzi (slush fund) per tenere a libro paga i vertici militari dei paesi sottomessi onde assicurarsi la loro compliance (i militari di professione combattono per chi li paga). Inoltre l’Italia non controlla la propria moneta legale e riceve gran parte della sua legislazione e delle regole per il bilancio da organismi esterni europei, esponenziali di interessi franco-tedeschi. E’ una sorta di protettorato, di fatto e di diritto. Credere che possa fare una politica interna sovrana è come credere che i bambini siano portati dalla cicogna.

Salvini, che ho conosciuto personalmente, non è pazzo né stolto né avventato né privo di consiglieri. Se ora ha deciso di far cadere il governo, presumibilmente ha prima ricevuto assicurazioni precise che le cose andranno in un modo accettabile e non disastroso, ossia non verso un nuovo colpo di stato e un nuovo governo tecnico di saccheggio guidato da un Reichskommissar. Tali assicurazioni (“Matteo, sta’ sereno!”) possono essere venute solamente da Washington, dalla Potenza egemone e militarmente controllante, anche sul Quirinale; esse sono state rese possibili dalla virata atlantista fatta dalla Lega quando Trump lo ha richiesto – virata peraltro senza alternative, stante la soggezione dell’Italia agli USA e al sistema del Dollaro.

È abbastanza verosimile che, negli ultimi tempi, Salvini, soprattutto tramite Giorgetti, abbia negoziato un accordo con Washington e con l’asse franco-tedesco nel senso di togliere dal governo il M5S, siccome forza ritenuta socialistoide,  antiamericana, pasticciona e velleitaria in economia, inidonea a trovare un modus vivendi col sistema dato di potere, essenzialmente finanziario con orientamento non espansivo. Si tratta, insomma, di liberarsi dai grillini e fare un nuovo governo più compatibile col contesto internazionale, che permetta la tranquillità e la stabilità necessarie ai ceti produttivi che sostengono la Lega e -non dimentichiamo- il reddito nazionale. Vedremo presto se quest’ipotesi sarà confermata o no.

Concordo con la valutazione di Diego Fusaro, ossia che dalla combinazione dei programmi di Lega e M5S poteva venire l’innovatività necessaria per un cambiamento contro il sistema dato (un cambiamento non strutturale, però, perché i capi del M5S avevano già da anni silenziato la questione monetaria); ma il sistema dato è una controparte troppo forte per il governo gialloverde e per la stessa Italia,quand’anche fosse unita in quella impresa. Perciò bisogna scendere a compromessi, applicare l’arte del fattibile e la scelta del minore dei mali.

Ad ogni modo, la compagine proprietaria del M5S ha, per ora, esaurito la sua missione inespressa, quella di raccogliere e indirizzare la protesta antisistema di sinistra. Infatti è venuta allo scoperto e ha fatto eleggere Ursula von der Leyen.

10.08.19 Marco Della Luna

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ERETICAMENTE INTERVISTA MARCO DELLA LUNA

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EreticaMente intervista Marco Della Luna

www.ereticamente.net/2019/08/ereticamente-intervista-marco-della-luna.html

Leggere Marco Della Luna aiuta a pensare liberamente; e se per questa testata il libero pensiero è il tema conduttore, allora i nostri lettori possono stare certi che il nostro intervistato è l’intellettuale ideale a cui porgere domande su questioni definite “complottiste” dal mainstream.

Marco Della Luna è un avvocato e ha pubblicato dal 2002 ad oggi innumerevoli saggi e articoli su argomenti in ambito socio-economico e sulla manipolazione psicologica di massa; gli è stato riconosciuto di aver scoperto la sistematica falsità dei bilanci delle banche anche centrali per omessa contabilizzazione dei ricavi da creazione monetaria. Oltre ad Euroschiavi (1^ ediz. 2005) ha scritto opere di successo come Cimiteuro, Neuroschiavi, Tecnoschiavi, e altre.

Abbiamo letto il saggio ‘Oligarchia per popoli superflui’ (sottotitolo molto significativo:L’ingegneria sociale della decrescita infelice), uscito in prima edizione nel 2010, e in seconda (molto ampliata e aggiornata) nel 2018 per i tipi di Aurora Boreale. Di questo saggio ci ha impressionato la critica al mondialismo contro il quale questa Redazione si schiera nella battaglia a difesa dei valori tradizionali. Meme, fake news come nuove armi di influenza sociale, la governance oligarchica italiana tra legalità e guerra, la tirannia della quantità, le emergenze pubbliche nazionali, la liquidazione dello Stato, la sovranità economica e monetaria sono alcuni temi trattati in questo testo e su questi argomenti abbiamo posto le nostre domande.

1.           Avv. Della Luna, intanto la ringraziamo per la sua gentile disponibilità. Qualcosa è cambiato a partire dal 1981: si sono uniti i banchieri di tutto il mondo e non i proletari, al contrario di ciò che preconizzava Karla Marx. Il popolo sembra essere in soggezione per il prevedibile futuro. E’ importante la sua teoria delle quattro epoche basata su questi punti: Oligarchia territoriale, Capitalismo industriale, Capitalismo finanziario, Demotecnica. Ce la sintetizza per piacere?

Risposta: Ecco in breve la sequenza delle epoche:

1-EPOCA DELLE OLIGARCHIE TERRITORIALI, fino al 1850 circa. Vi sono molte oligarchie territoriali in competizione tra loro, perlopiù regni. Necessitano ciascuna di masse per reggersi e competere con le altre: soldati (carne da cannone), lavoratori, coloni, contribuenti; quindi favoriscono la natalità e difendono i confini. È una solidarietà necessitata tra dominanti-governati-territorio. I sovrani si espongono in prima persona: se falliscono o vengono battuti, possono perdere territori, il trono o la vita.

2 – EPOCA DEL CAPITALISMO INDUSTRIALE, dal 1850 circa al 1990 circa. La produzione in massa di beni di consumo, resa possibile dalla tecnica, crea la necessità di diffondere il reddito a strati sempre più ampi della popolazione onde poter vendere i prodotti dell’industria e remunerare il capitale investito, nonché per sviluppare l’industria bellica necessaria per le guerre coloniali e industriali. Si sviluppa l’ingegneria socio-culturale e la tecnologia della propaganda e della produzione del consenso; la democrazia si realizza come la tecnica di portare la popolazione ad approvare o accettare ciò che decide la classe dominante. In seguito, nel XX secolo, nei paesi ricchi viene ideato e inculcato il consumismo per indurre le classi subalterne ad assimilare valori e bisogni artificiali, funzionali al potere, e idonei a impedire il sorgere della coscienza di classe internazionalista e della lotta di classe. Tutto ciò porta a una maggiore distribuzione del reddito alle classi popolari: apparenza di progresso, democrazia e giustizia sociali. Intanto però si costruisce l’indebitamento pubblico e privato, quindi la dipendenza della società dai banchieri, i quali gradualmente subentrano nel potere politico reale. Il capitalismo assume il controllo delle grandi potenze, usandole come piattaforme politico-militari-tecnologiche per sottomettere e gestire le nazioni.

3 – EPOCA DEL CAPITALISMO FINANZIARIO, dal 1990 circa a ieri. I capitalisti finanziari di tutto il mondo si uniscono in un cartello per il dominio anche politico del mondo. È l’epoca del capitalismo finanziario assoluto, della fine delle ideologie e della storia nel liberismo di mercato a-temporale presentato come organizzazione definitivamente e scientificamente razionale della società globale secondo il paradigma darwinistico e malthusiano. Assistiamo a: dematerializzazione della moneta, della ricchezza, degli strumenti di azione e controllo; denazionalizzazione degli ordinamenti giuridici, con lo smantellamento degli Stati nazionali parlamentari indipendenti e democratici, delle coscienze e identità storiche nazionali nell’immigrazione di massa; progressiva omogeneizzazione delle genti e mercificazione di tutto; finanziarizzazione della società: la classe bancaria esautora e dirige lo Stato; i grandi finanzieri puntano, per massimizzare i profitti, non alla massimizzazione della produzione e delle vendite – come faceva il capitalismo industriale dell’economia reale-, bensì alla massimizzazione delle oscillazioni (bolle), le quali consentono i guadagni speculativi: da qui la successione interminabile di crisi economiche; fine della res publica (tutto è nel mercato privato) e della funzione sociale dello Stato. La smaterializzazione delle guerre e dei processi produttivi congiunta alla loro automazione rende superflue le masse e priva i popoli e i lavoratori di importanza e di forza di contrattazione; onde la graduale e crescente eliminazione dei ceti medi, la precarizzazione del lavoro dipendente e autonomo, la perdita di quote di reddito (in favore del capitale finanziario), di diritti sindacali, di capacità di partecipazione ai danni del popolo, associata a policy deflative a tutela delle rendite finanziarie. Viene riassorbita, nel tempo, la distribuzione di reddito in favore delle classi popolari, fatta nel periodo precedente per diffondere il consumismo. 

4 – EPOCA DEMOTECNICA Siamo oramai da qualche anno entrati in un’epoca, a cui è dedicato il mio saggio Tecnoschiavi  (Arianna Editrice, 2019), nella quale scienza e tecnica offrono alla classe dominante la possibilità di monitorare, schedare e condizionare capillarmente e in diretta, intervenendo per legge persino nel corpo della gente, sul piano biologico: informatica, droni, smart dust, cibi, chimica, nanomacchine, denaro informatico obbligatorio. Vi è poi il trans-umanesimo: gli umani potenziati geneticamente e/o con innesti elettronici: manipolazione biogenomica, gestione zootecnica della popolazione. Così diviene oggettivamente possibile la soluzione dei problemi di sovrapopolazione, inquinamento, esaurimento delle risorse – e delle guerre per accaparrarsi le risorse stesse: si tratta di ridurre radicalmente la consistenza e i consumi della popolazione del pianeta mediante vari strumenti di bio-politica che abbassano la salute, l’intelligenza, la fertilità, il desiderio di riprodursi, le difese immunitarie.

2.           Con Oligarchia per Popoli Superflui siamo di fronte ad un’opera completa e a una ricerca dettagliata su come poche élite, poche oligarchie vogliano condizionare le masse e governarle con spirito dittatoriale, anzi usando un suo termine con metodi zootecnici. Insomma obiettivo delle oligarchie mondialiste è sottomettere le istituzioni pubbliche al capitalismo assoluto?

RISPOSTA: Non obiettivo, ma passaggio obbligato nella eliminazione di ogni centro di resistenza alla mercificazione e alla controllabilità di tutto, alla manipolazione illimitata. L’obiettivo è la manipolabilità generale del mondo.

3.           Lei scrive: “I ceti medi sono eliminati e il proletariato, inteso alla Marx come categoria socioeconomica dotata di coscienza di classe, è degradato a un inerte e manipolabile Lumpenproletariat, o plebaglia”, come definita dallo stesso Marx”. Sono questi gli effetti del capitalismo di massa?

RISPOSTA Sono gli effetti del capitalismo finanziario e della sua industria culturale, non del capitalismo di massa, che non è mai esistito. Le masse accumulano debito verso i capitalisti.

4.           Impensabile ai giorni d’oggi che si potesse arrivare ad una così netta diseguaglianza dei redditi di lavoro o alla diseguaglianza della proprietà da capitale. Quest’aspetto è stato approfondito da Thomas Piketty nel suo volume Il Capitale del XXI secolo, dove egli accusa i populisti di favorire l’ingiustizia. Perché il Potere manipola la verità?

RISPOSTA Premetto che Piketty ha solo finto di andare al fondo di quel tema: se l’avesse fatto realmente, avrebbe menzionato il più potente strumento del capitalismo finanziario, ossia il monopolio della creazione-allocazione-prezzatura della moneta, cioè del fissare il tassi di interesse. Lo strumento con cui indebita la società intera (cittadini, imprese, settore pubblico) verso di sé e lo rende dipendente da sé. E’ il monopolio di un potere sovrano da cui la politica dipende rigidamente. Ciò detto, per rispondere alla domanda, aggiungo che il potere manipola la verità, o meglio l’informazione, per produrre consenso o perlomeno acquiescenza da parte della società alle scelte della classe dominate (ad esempio, guerre o tasse o l’integrazione europea), per rendere i comportamenti collettivi prevedibili, e anche per indurre altri comportamenti sociali di cui l’oligarchia ha bisogno.

5.           Da qui l’azione manipolatoria del mainstream, da qui meme e fake news come nuove armi di influenza sociale. Come dice giustamente il Suo editore, Nicola Bizzi, ‘La storia recente è piena di esempi di Meme difettati, messi in circolazione dalle agenzie di intelligence con il fine di plasmare e addomesticare l’opinione pubblica su determinati argomenti per distorglierla da un avvicinamento a corrette forme di informazioni indipendenti.” E’ oggetto di suoi diversi studi…

RISPOSTA La realtà è divenuta estremamente complessa, tecnicamente difficile da comprendere, anche per singoli settori, mentre quasi metà della popolazione è analfabeta funzionale, cioè incapace di comprendere un articolo giornalistico di media difficoltà; quelli capaci di capire qualcosa sono una piccolissima minoranza; eppure tutta la popolazione si fa un’idea complessiva della realtà sociale, politica, economica, internazionale, etc., come se conoscesse e capisse: è un automatismo della mente umana, che non sospende il giudizio su ciò che ignora o non capisce, ma si fa una concezione esplicativa generale della realtà, vi crede e la difende. Quindi la quasi totalità della popolazione vive in ogni caso in una rappresentazione illusoria della realtà. Dato questo, il produrre consenso e governare consiste nel guidare e plasmare quest’illusione, non nel crearla imponendola o sottraendo un’informazione corretta. Vulgus vult decipi. Nei miei studi mi sono concentrato sulla creazione e sull’inculcamento generale (attraverso scuola, media, istituzioni) di concezioni ingannevoli della moneta e della finanza, concezioni che sono alla base del consenso e del funzionamento politico del mondo odierno, e della legittimazione degli atti del potere politico.

6.           L’euro non è una moneta ma il simbolo monetario del blocco del cambio tra le monete dei paesi aderenti. Il blocco favorisce la svalutazione della produzione dei paesi più ricchi a vantaggio di quelli più poveri al fine di un livellamento di una competitività che favorisce il consumatore. Ma così non è, anzi ha spinto l’economia industriale del paese tecnologicamente più avanzato a delocalizzare creando una nuova forma di colonizzazione trasformando l’euro appunto in moneta coloniale come il Franco coloniale per esempio. E’ l’effetto principale della crisi del 2011, l’effetto Draghi/Trichet, i quali hanno chiesto più flessibilità al governo Berlusconi e la guerra alla Libia?

RISPOSTA: L’effetto principale del blocco dei cambi è quello di bloccare un meccanismo fisiologico di mercato, ossia il recupero di competitività da parte dei sistemi-paesi meno efficienti, come l’Italia, attraverso la svalutazione monetaria. A causa di questo blocco, gradualmente, con l’Euro, produrre in Italia è divenuto sempre più svantaggioso; perciò molte imprese e forze-lavoro e risorse finanziarie si sono trasferite e continuano a trasferirsi all’estero. Al contempo, per difendere la competitività, non potendosi svalutare la moneta, in Italia si sono svalutati i salari. Il tutto come anticipato da molti economisti in base a elementari nozioni e ripetute esperienze di economia internazionale. Chi volle l’Euro, se non era un asino, volle questo disastro per l’Italia a vantaggio della Germania. Qui si dovrebbe indagare per possibile corruzione internazionale.

7.           Adesso affrontiamo il tema assai caro a questa redazione e cioè ‘Vaccini e industria farmaceutica’. Lo scienziato è il moderno sacerdote del dogma scientifico la cui verità è  fede e l’organizzazione mondiale della sanità che è l’organo che finanzia la ricerca come recentemente affermato dall’oncologo Dr Mastrangelo manifesta dei dubbi sulla sicurezza dei vaccini, su di un sistema di eventi nocivi legati all’impiego dei vaccini, favorisce un servizio di sorveglianza della sicurezza dei vaccini; come mai allora se alla fine ci dicono che sono innocui, fanno solo bene e si devono assumere tranquillamente?

RISPOSTA I vaccini sono strumenti che, se fatti bene, producono certi effetti benefici con un certo costo e rischio per la salute; bisogna valutare circostanza per circostanza quando i benefici superano i costi e i rischi. Il problema della vaccinazione obbligatoria è che i preparati imposti e spacciati dallo Stato come vaccini sono a)prodotti malissimo dal punto di vista industriale: contaminati, di scarsa efficacia, causa di danni a breve e lungo termine; b)somministrati alla cieca, molti contemporaneamente (cosa accertatamente nociva), spesso senza bisogno o utilità (l’effetto ‘copertura di gregge’ è una bufala); c)il tutto in regime di divieto di informazione per i medici e di esonero di responsabilità per la Casa produttrice, che ha un lunghissimo curriculum di condanne anche penali per corruzione e danni.

8.           Rudolf Steiner nei primi anni del ‘900 già metteva in guardia dalla vaccinazione di massa come sistema di controllo anche animico della popolazione: lei è concorde?

RISPOSTA Posso solo dire questo: è evidente che lo Stato, imponendo scientemente a milioni di bambini, ad intere generazioni, sotto l’etichetta di “vaccini”, questi preparati industriali contaminati, inefficaci, tossici e deleteri, sta perseguendo il fine di indebolire e sabotare biologicamente le nuove generazioni, sia come mezzo di controllo demografico, che per creare più consumo di farmaci a beneficio delle ben paganti multinazionali del farmaco, e inoltre per condurre esperimenti di bio-modificazione. E questo è un esempio pratico di manipolazione zootecnica della popolazione, componente essenziale della quarta fase storica che sopra ho delineato e in cui ormai ci troviamo.

9.           E’ vero che in alcuni vaccini ci sono tracce di feti abortiti e che è possibile una mutazione del DNA in chi li assume?

RISPOSTA Così ho letto da fonti attendibili, ma ovviamente non ho la competenza né i mezzi per verificarlo.

10.         Parafrasando il titolo di un capitolo del suo saggio, il cittadino ci sembra in stato di liquidazione. L’aggettivo liquido è uscito dal linguaggio scientifico per entrare in quello sociologico, sulle piste di Zygmunt Bauman, che ha così spiegato lo spirito dei tempi: modernità liquida, oggi gassosa, ma di un gas che, contro natura, si espande verso il basso. Liquida è la modernità, forse la sua stessa democrazia, dove il popolo non ha alcun potere di scelta, di giudizio, di influenza, di contrattazione persino di scegliersi dove andare in vacanza o quale macchina acquistare perché il tutto ci sembra palesemente condizionato, non le pare?

RISPOSTA La democrazia, intesa come governo dal basso e responsabile vero il basso, e che si prende cura della popolazione generale, non è mai esistita e non può esistere. Ogni società organizzata è oligarchica e la classe dominante gestisce il popolo a proprio utile come meglio può con i mezzi via via disponibili. Questi mezzi oggi consentono di togliere alla popolazione generale quasi ogni scelta, ma senza bisogno di imposizioni, bensì per suggestioni, indottrinamento e limitazioni informative. E, inoltre, di offrire scelte innovative e compensative: cambiare sesso, sposare una persona del proprio sesso, prendere uteri in affitto, etc.

11.         Vi è una frase pronunciata dall’io narrante nell’Aleph, dunque dallo stesso Borges, che esprime più di ogni altra e con anticipo di decenni (l’opera del grande argentino è del 1952) la trappola postmoderna. Ecco già delineato il tema centrale della postmodernità, il labirinto, il disorientamento, la necessità di sensazioni sempre nuove e complesse, ed insieme l’oblio come difesa estrema dinanzi al mistero che riaffiora. Non le pare di vivere come protagonista di una società distopica che si beffa della realtà delle cose?

RISPOSTA Ancora prima di Borges, ciò fu anticipato da Gustave Flaubert in Madame Bovary: oggi viviamo in una società bovaryzzata, in cui Emma Bovary non è un’eccezione bensì la massa; una società che, come Emma Bovary, si distrugge nel rincorrere desideri fasulli, e poi, sul letto di morte, nel ricevere l’estrema unzione, ha o crede di avere un fuggevole contatto col divino.

12. La casa editrice fiorentina Aurora Boreale, di Nicola Bizzi, sta per pubblicare un’altra Sua opera, che sarà disponibile in Agosto. Ce ne può anticipare il titolo e i temi?

Si tratta di Le chiavi del potere: come legittimarsi con l’illegalità e restare per sempre ricchi, innocenti e democratici. È la nuova versione, molto ampliata e aggiornata, di un’opera che scrissi nel 2002. Descrive il ruolo delle illusioni e dello story telling nel funzionamento reale dello stato e della società. Lo story telling di democrazia, stato di diritto, trasparenza, giustizia, magistratura. Dimostra come il potere si legittima e funziona proprio violando le sue leggi ufficiali. Analizza il ruolo che la ‘giustizia’ svolge in questo senso, quindi l’impossibilità che la giustizia rispetti la legge, e la necessità di nascondere ciò che realmente avviene nei tribunali. Dimostra anche che il contratto sociale esiste, ma il popolo è il suo oggetto, non il suo soggetto.

01.08.19

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Pubblicato in GENERALI | Commenti disabilitati su ERETICAMENTE INTERVISTA MARCO DELLA LUNA

IL BUSINESS GIUDIZIARIO SULLA PELLE DEI BAMBINI

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IL BUSINESS GIUDIZIARIO SULLA PELLE DEI BAMBINI

La regola generale del comportamento economico è confermata: dove è possibile realizzare un business, lecito o illecito, anche sui bambini, qualcuno lo realizza, e col profitto così ricavato acquisisce rapporti politici e il controllo anche di coloro che non vorrebbero partecipare agli abusi.

Già nel 2013 il dottor Francesco Morcavallo si era dimesso da giudice del Tribunale dei Minori di Bologna (quello competente per Bibbiano) denunciando traffici che osservava nei tribunali e intorno ad essi, con sistematiche violazione della legge finalizzate ad assecondare il traffico dei bambini da parte dei servizi sociali, e particolarmente la prassi dei tribunali di accettare come oro colato e non mettere mai in discussione le affermazioni (indimostrate e spesso palesemente inverosimili) poste dai servizi sociali a fondamento delle richieste di togliere i bambini alle famiglie per collocarli in strutture a pagamento:  https://www.panorama.it/news/in-giustizia/scandalo-affidi-minori-bologna/ Questo è avvenuto anche nei casi di Bibbiano, proprio con provvedimenti emessi dal Tribunale dei Minori di Bologna, quello segnalato sei anni fa dal giudice Morcavallo!

Fino ad ora, tutti gli scandali della Giustizia minorile, come quello sollevato allora da Morcavallo, sebbene autorevolmente dimostrati e denunciati, sono stati sottaciuti dai mass media; ora però uno è stato fatto scoppiare mediaticamente – chissà perché – forse è una decisione collegata a quella di far scoppiare lo scandalo del Consiglio Superiore della Magistratura.

L’inchiesta-scandalo partita dal Comune di Bibbiano, provincia di Reggio Emilia, porta all’opinione pubblica la conoscenza di un sistema affaristico in cui i servizi sociali costruiscono, con la collaborazione di psicologi e  psichiatri compiacenti, mediante premeditate menzogne, false diagnosi e accuse di abusi e inadeguatezza a carico dei genitori, allo scopo di portare loro via i minori e poterli gestire per profitto, collocandoli in struttura private che li tengono a caro prezzo pagato dai contribuenti o dai genitori stessi (200-400 euro al giorno) e di farli curare pure a pagamento.

La realtà non ancora annunciata dai mass media, è che questo sistema opera in tutta Italia, che fattura circa 2 miliardi all’anno su circa 50.000 fanciulli sottratti, e non solo col collocamento dei minori in strutture private, ma anche con terapie a pagamento imposte senza bisogno e col traffico delle adozioni.

La realtà non ancora annunciata è anche che tutte queste cose vengono disposte, direttamente o indirettamente, dai Tribunali dei Minori, dai Tribunali ordinari in materia di famiglia, dalle procure della Repubblica presso i Tribunali dei Minori; e che quindi il guasto non è da cercare solo nei servizi sociali, nelle onlus, nelle cooperative e tra psicologi e medici, bensì anche negli uffici giudiziari, proprio come segnalava il dr Morcavallo.

La realtà è anche che non pochi giudici onorari che si occupano dei minori hanno cointeressenze con le suddette strutture private in cui i tribunali e i servizi sociali collocano i minori a lauto pagamento. Hanno interessenze sia come direttori sanitari, sia come soci, sia come consulenti a fattura. Inoltre partecipano (anche magistrati togati) alla rete dell’aggiornamento professionale a pagamento, obbligatorio per medici, psicologi, avvocati, assistenti sociali; rete della quale accade che, per esempio, il giudice, il medico e lo psicologo che si occupano del collocamento dei minori e delle adozioni sono ingaggiati e pagati da associazioni o società private che organizzano i corsi di aggiornamento, e questi soggetti privati sono diretti va avvocati che si occupano di minori nei Tribunali per cui lavorano quei giudici, medici e psicologi.

Pertanto, vi è il problema sistematico nazionale di magistrati e loro consulenti, che hanno interessenze economiche nella sottrazione e gestione economica dei minorenni.

Come avvocato mi occupo anche di questi casi e ho visto e appreso cose incredibili e, come il caso di un padre astemio -ripeto: astemio– di tre bambini, che una mattina se li vide asportare per ordine della procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori, poi confermato dal Tribunale Minorile, in base al rapporto mendace dei servizi sociali comunali che lo descrivevano come “dedito all’alcol e violento quando ubriaco”. Per anni combattemmo davanti al Tribunale dei Minori e alla Corte di Appello affinché ascoltassero i numerosi testimoni che avrebbero riferito che il padre era astemio da sempre, nonché per ottenere una perizia che avrebbe accertato che in lui non vi era traccia di alcool. Insistemmo invano: ogni volta i giudici rifiutarono di assumere che avrebbero smascherato le menzogne e il complotto dei servizi sociali, col quale i medesimi, oltre a distruggere la famiglia del pover’uomo, avevano ottenuto di far guadagnare molto denaro alla struttura privata a cui il tribunale affidò i tre bambini. Portavamo ai giudici plichi di analisi di laboratorio per dimostrare che il padre non assumeva alcolici e altri documenti clinici per dimostrare che le botte le aveva prese e non date, ma i giudici non ne tenevano conto. Fecero fare una consulenza tecnica d’ufficio sul padre e anche il consulente si rifiutò di esaminare le prove che il padre era astemio.

Alla fine, provvidenzialmente, mi capitò in mano su un fascicolo riservato del Tribunale e riuscii a fotocopiare documenti piuttosto compromettenti per il Tribunale stesso, con i quali feci reclamo. Solo grazie a ciò ottenni in appello la riabilitazione del padre, ma il danno era ormai fatto.

Questo è un caso tipico in cui i giudici che si occupano di bambini proteggono le attività del personale dei servizi sociali, delle strutture private, e degli psicologi e medici complici. Sicuramente molte volte i giudici non lo fanno con l’intenzione di coprire o consentire attività illecite, ma piuttosto per obbedienza ai superiori e solidarietà istituzionale: adottano la regola di credere sempre e solo ai servizi sociali e di non permettere che le loro affermazioni vengano sottoposte a prove contrarie; così, oltre a tutelare l’autorevolezza della pubblica amministrazione, si semplificano anche il lavoro. I servizi sociali sgravano i giudici del lavoro di accertamento della realtà, e i giudici coprono i servizi sociali con la loro autorità, così nessuno è responsabile, anzi nessuno può essere colto in fallo.

Questo è il focus: i tribunali di regola impediscono ai genitori di portare prove per smentire le false accuse dei servizi sociali.

Appunto per questo motivo la prima misura legislativa da prendere per porre fine al business sulla pelle dei bambini e delle famiglie è quella di imporre ai tribunali di verificare le accuse, e di ammettere le prove richieste dai genitori, cioè testimonianze, documenti, perizie, per verificare o confutare le affermazioni dei servizi sociali e dei loro consulenti.

Come seconda misura legislativa, bisogna proibire che i magistrati e i medici, psicologi e assistenti sociali che si occupano di minori prestino servizi (di consulenza, formazione o altro) pagati da soggetti privati.

Ben venga, naturalmente, anche la commissione di inchiesta invocata da Salvini.

Tuttavia, la storia mostra che, se si riformano le regole ma si lasciano le persone, le prassi non cambiano. Un mio professore universitario reperì l’equivalente del nostro detto “fatta la legge trovato l’inganno” in ben 72 lingue, incominciando col sumero, su tavolette di argilla di 5.000 anni or sono. L’apparato giudiziario che si occupa di minori comprende una grande quantità di persone -giudici e non giudici- che sono abituati ad avere un reddito dalle attività economiche suddette, lo considerano un loro diritto, sicché troverebbero il modo di aggirare le regole, come le hanno sempre aggirate, ignorandole o interpretandole a modo loro– lo descrive l’ex giudice Morcavallo nell’articolo sopra linkato. Perciò bisognerebbe -lo dico consapevole che è irrealizzabile dati i troppi pingui interessi in gioco- mettere nei ruoli riguardanti i minori gente nuova, sostituendo tutto il personale attuale, magistrati inclusi: sceverare chi ha effettivamente colpe e chi no, sarebbe troppo complicato; inoltre, anche coloro che si sono comportati o hanno cercato di farlo, e sono ovviamente molti, si sono in qualche modo sottomessi alla prassi in questione, quindi hanno acquisito abitudini incompatibili.

Per concludere, faccio presente un problema ulteriore e moralmente più inquietante, perché va al di là dei normali abusi di potere compiuti per profitto.  Mi vengono segnalati non pochi casi, e di qualcuno sono anche testimone diretto, in cui c’era una madre che richiedeva ai magistrati competenti di sentire testimoni su abusi sessuali subiti dalla figlia piccola da parte del padre, e i magistrati rifiutavano od omettevano tacitamente di indagare, di sentire i testimoni e le bambine, di ascoltare le registrazioni.

In un caso, non solo si sono rifiutati di ascoltare i testimoni degli abusi ma, di fronte alla madre che continuava a raccogliere prove e indizi seri degli abusi sessuali, segnalati a lei dalla scuola, e alla stessa bimba che riferiva e disegnava contatti intimi col padre, il tribunale, davanti a me, per bocca del suo presidente, ingiunse alla madre apertis verbis, però senza metterlo a verbale, di smettere di raccogliere queste prove e di ritirare la denuncia perché altrimenti le avrebbero tolto la figlia e l’avrebbero messa in una struttura dichiarandola madre conflittuale, quindi nociva alla figlia e inidonea come madre.

So che spesso cose simili vengono segnalate anche in altri paesi europei. Sembra che esista, nell’Europa occidentale, un ordine di scuderia, una direttiva generale, di chiudere un occhio, di scoraggiare e non prestar fede a denunce per atti sessuali di questo tipo, a condizione che gli abusi avvengono senza violenza o eccessivo turbamento per i minori. Forse è una direttiva finalizzata a creare un clima culturale più accettante nei confronti di certi rapporti tra genitori e figli nell’ambito di una complessiva riforma della moralità e dei costumi della vita familiare e riproduttiva, portata avanti dal Movimento LGBT, e proiettata verso il superamento della famiglia tradizionale, quella composta da genitori di sesso diverso e regolata da determinati tabù sessuali come quello dell’incesto, dopo il già avvenuto superamento dei tabù delle nozze gay, dell’affitto di utero e delle adozioni da parte di coppie omosessuali.

24.07.19 Marco Della Luna

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LE CHIAVI DEL POTERE, 3A EDIZIONE, ESCE IN AGOSTO

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LE CHIAVI DEL POTERE, 3A EDIZIONE, ESCE IN AGOSTO

Uscirà in Agosto in terza edizione, aggiornata e molto ampliata, la terza edizione de LE CHIAVI DEL POTERE (Aurora Boreale, Firenze, pagg. 310, € 22), un saggio di Marco Della Luna, che ora prende una posizione ragionata sui recenti sviluppi socio-economici, sul neoliberismo e, in particolare, sulle teorie di A. Dugin.

Luigi Tedeschi, direttore di Italicum, intervista l’Autore:

 1) Marco, Le Chiavi del Potere già 17 anni fa delineava con precisione, trattando della realtà del potere giudiziario in Italia, quel desolante quadro che oggi emerge dallo scandalo che ha coinvolto la magistratura italiana, e che ha radici istituzionali profonde. L’equilibrio dei poteri istituzionali sancito dalla costituzione è stato da decenni gravemente alterato. Già allora dicevi che l’indipendenza della magistratura si è tramutata in autoreferenza del potere giudiziario. Essa è divenuta un organo autonomo dotato di un autogoverno non soggetto a limiti o controlli esterni. Mani pulite ha determinato per via giudiziaria la fine della prima repubblica. Il potere giudiziario si sostituisce a quello legislativo nella applicazione e nell’interpretazione della legge. Secondo te, la magistratura – più esattamente il potere giudiziario non si configura ormai come potere indipendente dallo stato (analogamente al potere mediatico) e che esercita di fatto la governance dell’Italia, sostituendosi ad esso delegittimando la stessa sovranità interna dello stato?

Ciò che emerge ora da indagini, intercettazioni e scandali, e che Le Chiavi del Potere descriveva già nel 2002 perché tra gli addetti ai lavori erano cose note, in essenza, è che il potere giudiziario è un potere dello Stato gestito non da angeli inviati dal Cielo ma da gruppi di interesse organizzati, nascosti e protetti da un’aura di sacralità e di indiscutibilità, che il sistema ha costruito ad arte attraverso apposita propaganda mediatica, per cercare di darsi una veste di legittimità e moralità. Dalle indagini emergono interessi privati, organizzazioni e manipolazioni segrete, lotte feroci tra fazioni interne, spirito corporativo verso l’esterno. Una mentalità totalmente incurante della legalità. Fini generalmente illeciti, come (oltre alle personali carriere) il controllo degli uffici giudiziari, quindi l’orientamento delle attività e decisioni giudiziarie, per condizionare la politica, insabbiando da una parte politica e colpendo dall’altra parte politica, a torto o ragione, secondo progetti in parte dichiarati, e in parte no. Mi pare che Cossiga dicesse che per governare in Italia bisogna controllare la magistratura. Io aggiungo che non si governa nemmeno senza un accordo con la grande criminalità organizzata, dato il suo potere di orientare il voto; né senza un accordo con la grande finanza, data la dipendenza da essa dello Stato.

2) I minibot, o come preferisci chiamarli tu, gli SCOTT, sono stati irrisi e osteggiati quale forma di emissione monetaria alternativa all’euro. Essi non costituiscono moneta in quanto mezzi di pagamento mediante i quali lo stato può estinguere un proprio debito verso un’impresa compensandolo con credito di natura tributaria. La BCE si è opposta fermamente ai minibot in quanto potrebbero costituire un mezzo per porre fine al monopolio di emissione monetaria ad essa riservato. L’emissione monetaria viene effettuata creando indebitamento progressivo per gli stati. L’idea dei minibot può essere interpretata come un tentativo di riconquista della sovranità statuale perduta? In realtà l’idea dei minibot non nasce dalla necessità di immettere liquidità in una economia afflitta dalla scarsità monetaria e condannata alla deflazione permanente dai poteri finanziari della UE?

I minibot minacciano il monopolio privato della moneta e del credito. Rischiano di far capire che si può fare a meno di sopportare i costi e il potere politico di tale monopolio. In una società, per vivere, tutti i soggetti giuridici -persone fisiche e giuridiche, uomini e aziende- hanno necessità di fare scambi -di scambiare beni e servizi- tra di loro. Nelle società primitive usano il baratto, lo scambio diretto. Nelle società moderne hanno necessità di simboli di valore: la moneta. Quindi devono procurarsi la moneta. La classe bancaria si è costituita come monopolista della produzione della moneta (e ora, coi pagamenti elettronici, anche della sua tenuta e circolazione). Come monopolista di un bene necessario (a domanda rigida), può imporne il “prezzo”, cioè il tasso di interesse alla società, e di fatto ha così indebitato nel tempo la gente, le imprese e gli Stati per un multiplo del prodotto lordo mondiale. Infatti ha impone non solo il “prezzo” della moneta, ma il tipo di moneta, ossia una moneta prestata, appunto una moneta-debito sottoposta a interesse composto, in un meccanismo che matematicamente impedisce l’estinguibilità del debito. Aggiungiamo che la moneta è un mero simbolo non convertibile in oro, quindi a costo di produzione nullo. Il risultato è che la classe globale dei banchieri si impadronisce del reddito e, attraverso l’indebitamento, anche del risparmio e dei beni, a costo zero e senza dare alcun contributo in valore reale alla società. 

I minibot, e ancor più esplicitamente gli Scott (Simboli di Compensazione Tributaria Trasferibili), costituiscono una minaccia a questa posizione di monopolio parassitario perché con essi lo Stato e le imprese riescono a chiudere alcune loro partite di debito-credito senza passare per la moneta bancaria, cioè senza usare la “merce” del monopolista, senza pagargli dazio, e -peggio ancora- facendo tangibilmente percepire agli imprenditori che è possibile regolare i loro rapporti di dare-avere senza prendere a prestito moneta, senza indebitarsi, attraverso una accordo di compensazione. E, ancor più, che lo Stato potrebbe (e razionalmente, nell’interesse collettivo, dovrebbe) sostituirsi alle banche private nella funzione economica di fornire ai soggetti individuali, alle aziende, agli enti pubblici, la moneta, ossia quei simboli necessari per scambiare i beni e i servizi, cioè gli elementi di ricchezza reale – simboli che non sono essi stessi ricchezza reale e non hanno costo di produzione. Ovviamente, se, in una società, tutti disponiamo delle cose da scambiare con le cose che ci servono in possesso di altri, vuol dire che tutti i valori reali sono già esistenti; e per realizzare gli scambi abbiamo bisogno non di ulteriori valori reali da acquisire pagando interessi, ma solo di un sistema di simboli, di pagamenti multilaterale e di simboli monetari privi di costo di produzione; cioè non abbiamo motivo di pagarli col nostro lavoro come se avessero un valore proprio pari al numero che recano stampato. Farci pagare questi simboli è un sopruso, è un’estorsione. Farceli scarseggiare, deprimendo il potenziale produttivo e occupazionale, è un crimine. Servirsi della forza dello Stato per farceli pagare e scarseggiare, implica che lo Stato è ormai facciata e braccio armato del banchiere contro i cittadini.

Naturalmente, la prospettiva che tutto ciò venga capito da c hi usa i minobot, o gli Scott, allarma i monopolisti della moneta, perché insidia il loro reddito da monopolio e anche la loro capacità di regolare l’andamento economico dosandogli la moneta, nonché e soprattutto di condizionare gli Stati sottomettendoli come loro debitori, costretti a obbedire ai monopolisti per farsi finanziare il bilancio.

3) La fine della modernità e l’avvento della post modernità si possono definire come fasi progressive di sviluppo del capitalismo assoluto. L’uomo merce, l’ingegneria sociale, l’avanzata della tecnologia genetica potranno condurre a trasformazioni della stessa antropologia umana. La post modernità si può identificare con la tua definizione di “governance zootecnica”; dell’umanità. La globalizzazione neoliberista comporta infatti la fine degli stati, delle religioni, delle culture identitarie dei popoli. La dissoluzione della dimensione comunitaria dell’uomo è evidenziata dalla fine del “noi” inteso come insieme dei valori identitari costitutivi di una comunità specifica. Viene meno il fondamento stesso della politica delineato da Carl Schmitt nella dialettica “amico – nemico”. Saremo tutti amici, tutti nemici o cos’altro?

Prevarrà sempre la percezione di “nemico” (sia pur con gli adattamenti a un ambiente culturale in cui la percezione della sfera pubblica scema e tende a convertirsi in tribalismo o settarismo), perché l’acquiescenza sociopolitica, da parte di ogni potere costituito, si ottiene innanzitutto grazie alla paura (paura per la sicurezza fisica, per la libertà, per il tenor di vita, per la salute), che ci fa accettare il comando e il sopruso di chi riesce a rassicurarci (più o meno illusoriamente). Odeant dum metuant.

Tu ti chiedi “come saremo”, ossia “come verremo trasformati”; ma chiediti anche quanti saremo, come verrà adattato il numero degli uomini alle nuove esigenze della classe dominante e alle nuove emergenze planetarie, soprattutto ecologiche. E con che mezzi.

4) Il neoliberismo monopolista a base finanziaria rappresenta la fase terminale del fenomeno capitalista. Non ti sembra che la definizione “capitalismo assoluto” sia un non senso? Quanti assoluti si sono avvicendati nella storia, per poi essere sostituiti da altri assoluti che a loro volta sono stati condannati dalla storia alla decadenza e all’oblio? Oggi nel definire il capitalismo come assoluto, si vuole affermare la naturalità, l’intrascendibilità, l’ineluttabilità del fenomeno capitalista, che si identificherebbe perfino con la “fine della storia”. Con gli imperi, le religioni, le ideologia, si sono affermati tanti universalismi legati al proprio tempo storico. L’uomo ha sempre teso ad eternare sé stesso sulla base di principi trascendenti, leggi della storia, teorie scientifiche non confutabili. Non credi dunque che occorra storicizzare anche il capitalismo come un fenomeno sorto da circostanze storiche determinate ma ormai esauritesi e quindi è pervenuto ad una fase di ineluttabile decadenza?

E’ proprio così: il capitalismo finanziario “assoluto” e assolutista, come metodo di controllo e sfruttamento, caratterizzato dal dominio esercitato mediante la finanza, l’indebitamento e il finanziamento, non è affatto la fine della storia, e infatti, come dicevamo, sta già evolvendosi in un sistema di dominio e sfruttamento mediante mezzi tecnologici: una società gestita, horkheimeriana od orwelliana.

L’intrascendibilità politica del capitalismo finanziario dipende o dipendeva dal fatto che esso è il sistema economico capace di distribuire la massima quantità di incentivi (e di deterrenti), ossia di denaro: nessun altro sistema gli si avvicina come capacità di comperare consenso; perciò esso batte ogni altro sistema socioeconomico. Però la tecnologia odierna cambia i presupposti, supera il bisogno di comperare il consenso, il bisogno del consenso stesso, e anzi toglie il bisogno di tenere in esistenza gli stessi popoli. Quindi è ora di rivolgere l’attenzione a un fronte diverso da quello del capitalismo.

D’altronde, tutta la storia è un incessante trasformarsi dei sistemi, degli ordinamenti, degli equilibri, in modi spesso non percepiti dai contemporanei. E, paradossalmente, la storia vede una continua serie di progetti tesi a realizzare ordinamenti definitivi e ottimali. E ciò vale anche per le singole vite umane: agogniamo approdi ed equilibri definitivi, che però risultano sempre transitori…

5) Il neoliberismo ha la sua origine nell’illuminismo e nella religione – ideologia del progresso ascensionale illimitato. Pur definendosi post-ideologico, esso si impone con la sua cultura, le sue oligarchie e, al pari delle religioni misconosciute, la sua intolleranza, oltre a disporre di formidabili apparati repressivi. Ma, al contrario delle religioni e delle ideologie, non prevede l’avvento di paradisi oltre la storia, il tempo e lo spazio, né in cielo né in terra, non prefigura nemmeno, come il credo ideologico, il “migliore dei mondi possibili”. Il neoliberismo non si identifica nella fattualità intrascendibile di un mondo globalizzato statica ed inerte? Il neoliberismo dunque, non si configura come una innaturale stagnazione della storia?

Il neoliberismo propone una sola infinità come ideale: quella della ricchezza numerico-contabile: il culto dei conti, la liturgia della ragioneria, la perfetta razionalità che riduce tutto a valori di scambio pretermettendo gli oggetti dello scambio, i soggetti dello scambio, i fini dello scambio. Ma questa infinità, per quanto stimolante sul piano della prassi, è inappagante per i bisogni più profondi dell’uomo, per la sua psiche, sia perché è un’infinità irrealizzabile, sia perché i numeri sono indicatori di quantità privi di qualità e di personalità, al contrario delle religioni e delle ideologie olistiche, che sono onni-abbraccianti. Il neoliberismo è pertanto carente e inadeguato, e forse, nonostante il suo poderoso apparato di controllo e repressione, finirebbe travolto dall’insorgere dei bisogni metafisici che esso non appaga e disconosce;sennonché esso si sta evolvendo in una forma zootecnica, come dianzi detto, che risolverà il problema dello scontento metafisico manipolando opportunamente l’essere umano, cioè il portatore (per ora) di quei bisogni, che potranno essere gestiti chimicamente, se inizieranno a disturbare i manovratori.

6) Il capitalismo oligarchico monopolista sta attraversando una fase della sua storia in cui si manifesta una evidente eterogenesi dei fini. Il monopolio economico è la negazione della libera economia; la cultura del politically correct, così come la sua invasività mediatica e la sua intolleranza ideologica, limita sempre più i diritti individuali; il primato dell’economia dissolve la democrazia. Anziché un mondo libero, dispensatore di diritti ed eguaglianza, sta affermandosi una “oligarchia estrattiva” e un super stato globale totalitario che ha il suo epicentro negli USA. Ci si chiede dunque quanto il capitalismo potrà sopravvivere alle sue contraddizioni, che produrranno inevitabilmente un dissenso sempre più diffuso.

Gli basta tener duro ancora pochi anni, finché non sarà stato soppiantato dalla gestione zootecnica delle popolazioni, che supererà tutte le carenze e contraddizioni. del capitalismo come strumento di gestione sociale. Quelle che tu nomini come contraddizioni, però, non sono tali, bensì, al contrario, momenti di intrinseca coerenza funzionale del sistema capitalista, che contraddicono soltanto le promesse esterne del sistema stesso, quelle che largisce per legittimarsi .

7) Il recupero di una coscienza critica da parte degli individui è la sola forma di resistenza che si possa opporre al totalitarismo neoliberista. Secondo quanto esposto nel tuo libro, è impossibile una formazione della coscienza critica fin tanto che l’uomo nei suoi comportamenti sia condizionato dal meccanismo degli automatismi psico-sociali – sia che questi ultimi abbiano una radice culturale-tradizionale, sia che derivino dalla pervasività del mondo mediatico.

Anche restando complessivamente ‘automatistiche’, non poche persone sviluppano una qualche coscienza critica, più o meno ampia, profonda, stabile, capace di tradursi in comportamenti difensivi utili. E più o meno condivisa con altri – altri che restano pochi, in ogni caso.

Qualcuno realizza il problema degli automatismi e si mette all’opera per risolverlo, più o meno consapevolmente, metodicamente, efficacemente. E questo è un cammino fortemente differenziante e individuale.

Comunque sia, questi ‘risvegli’ sono circoscritti a singoli o piccoli gruppi, e non hanno traduzione politica, ancor meno movimentistica o rivoluzionaria. Quanto più il metodo è efficace, tanto più è individuale.

8)Secondo me, l’impotenza degli individui e dei popoli a reagire è stata generata dalla rimozione della coscienza storica dell’uomo, che ha profondamente inciso sull’oblio delle culture identitarie. 

No, non hanno mai avuto coscienza storica; i popoli sono sempre stati e sempre saranno impotenti a capire, agire, coordinarsi. Se singoli sono quasi tutti quasi interamente soggetti agli automatismi, le masse e i gruppi lo sono al quadrato, perché molto più inerti, incoesi, inerti e irrazionali, ingabbiati nei loro schemi di comprensione e di intrerazione. Ampie parti del libro sono dedicate a questo tema.

9) L’individualismo assoluto del presente ha distrutto la dimensione storico – sociale dell’uomo e inibito la facoltà dell’uomo di prefigurare possibili trasformazioni di questa realtà storica rinchiusa nella gabbia d’acciaio dell’eterno presente.

Su codesto concordo pienamente. E’ una distruzione portata avanti con molti mezzi e in molte sedi, dall’entertainment ai mass media alla réclame alla scuola, dove sempre meno si insegna la storia e le identità-differenze che questa produce tra popoli e tra classi sociali. Il globalismo finanziario, assoluto e assolutista, vuole persone omogeneizzate, atomizzate, passivizzate, pienamente intercambiabili. Vuole abolire la pluralità culturale, politica, spirituale. E’ una sua esigenza connaturale di monopolizzazione della Weltanschauung.

Per contro, lo studio della storia, l’acquisizione di una prospettiva storica, immunizza contro ogni pensiero unico, contro il suo appiattimento sul presente e contro la sua political correctness, perché sviluppa la consapevolezza delle diverse mentalità e concezioni della realtà, della politica, dei valori che si sono succedute nei secoli, e delle loro trasformazioni, nel tempo e nelle varie regioni del mondo. Quindi della loro relatività. Chi vuole imporre un pensiero unico incapace di pensare diversamente, un’unica dottrina della realtà, taglia o snatura questo tipo di insegnamento nella scuola. Per tutte queste ragioni, esorto allo studio metodico della storia generale, e anche della storia del diritto, dell’economia, della filosofia.

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