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LA FIDUCIA ARRIVA A SODOMA

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LA FIDUCIA ARRIVA A SODOMA

Huxley, Orwell, Pasolini

In principio era la fiducia, la fiducia nel progresso, nella giustizia, nella democrazia, nella società liberale aperta, nel benessere garantito, nella crescita illimitata. Col benessere venne la società huxleyana, del piacere, del divertimento, del consumismo, della droga popolare, dei diritti inflazionati, del rilassamento, in cui si assopirono la coscienza di classe, la vigilanza razionale, la partecipazione attiva, perché si evitava tutto ciò che non diverte e che responsabilizza, rendendo così superfluo il controllo dell’informazione; finché le masse persero la loro rilevanza economica, quindi al potere di contrattazione (v. il mio Oligarchia per popoli superflui, Aurora Boreale, 2a ed., 2018). E persero, nell’individualismo edonista atomizzante, pure la capacità etica di esserlo. E le loro minoranze leggenti e pensanti persero la capacità psichica di essere un soggetto politico pro-attivo.

Allora, il sogno huxleyano, basato sulle gratificazioni rimbecillenti che creano consenso sociale, ha iniziato a offuscarsi e trasformarsi in incubo orwelliano, basato sulla paura e sulla rabbia che fanno accettare tutto: la trasformazione è iniziata con le grandi angosce lanciate dai media su terrorismo globale, disastri finanziari, crolli economici, sovraindebitamente, crisi climatiche, esaurimento delle risorse, precarietà irreversibile; ed è passata per le grandi privatizzazioni di funzioni pubbliche, le cessioni di sovranità statale, l’imposizione di un pensiero unico, fino ad arrivare alla società tecno-controllata e tecno-macellata (cominciando con la Grecia) da un’oligarchia globale che sta dietro le varie Angela, Ursula, Christine, Hillary ed Emmanuel[le], tirando le fila. Un’oligarchia che mostra esattamente i tratti psicologici e comportamentali, fino al nichilismo autodistruttivo, incarnato dai signori della villa nel film Salò, o le centoventi giornate di Sodoma, ultima opera di Pierpaolo Pasolini. In essa, il geniale poeta e regista non descriveva le gesta trascorse di alcuni perversi gerarchi fascisti (gesta invero mai avvenute), ma ci preavvertiva del tipo di sistema politico a cui eravamo portati e in cui adesso siamo arrivati.

Gli studi sociologici e psicologici hanno ben analizzato il progressivo scadimento delle facoltà psichiche prodotto dalla fase huxleyana anche sulla minoranza leggente-pensante (ossia su quel 3 o 4% della società che si informa e riflette sul ‘mondo’ studiando e discutendo la saggistica, anziché recepire passivamente quel che passano i mass media), cioè su quell’aliquota del corpo sociale che genera i mutamenti culturali. Marshall McLuhan giustamente osservava “il mezzo è il messaggio”, ossia che ciò che il mezzo di comunicazione trasmette è innanzitutto le sue proprie caratteristiche comunicative (e poi il contenuto): così la televisione trasmette innanzitutto il suo modo di comunicare, che è diverso da quello del libro e dell’oratore. Ossia, comunicando in un certo modo, impianta nel ricevente un corrispondente modo di ricevere. Il motto “il mezzo è il messaggio” è però riduttivo: il mezzo è, ancor più profondamente, lo stampo, in cui versa e riconfigura la psiche del ricevente: la psiche del soggetto avvezzo a informarsi e divertirsi via televisione o simile (video, play station) funziona diversamente, sia in quanto alla cognizione che in quanto alla emozione, da quella del soggetto che non lo è; e queste diversità si traducono in diversità del comportamento anche relazionale e politico. Il mezzo, dunque, è, letteralmente, in-formazione, con-formazione, nel senso che non si limita a consegnare un messaggio, ma (ri)forma la psiche, la informa a sé. I modi in cui ciò avviene e gli esiti che ha prodotto, sono descritti dalla ricerca scientifica. Per una esposizione ordinata, rinvio a Neuroschiavi (mio e di Paolo Cioni, Macroedizioni, 4a edizione); a Tecnoschiavi (mio, ed. Arianna, 2019), a Demopatia, di Luigi Di Gregorio (Rubbettino, 2019); e, per gli effetti neurofisiologici del piccolo schermo sullo sviluppo mentale, a The Brain that Changes itself (Norman Doidge, 2008).

Nelle succitate opere troverete spiegazioni analitiche e approfondite, a 360° gradi; qui mi devo limitare a qualche esempio. Per millenni, prima dell’introduzione della scrittura, il sapere e i miti erano tramandati oralmente. Ciò allenava e sviluppava le facoltà mnemoniche da un lato, ma dall’altra impediva l’esegesi dei testi, la verifica dei nessi logici, della coerenza sistemica – tutte cose che richiedono di poter tornare indietro, confrontare diverse pagine, prendere appunti, etc. La Metafisica di Aristotele -osserva Di Gregorio- poteva nascere ed esistere solo come opera scritta, per non parlare del sistema delle norme di un ordinamento giuridico complesso. L’esteso uso della scrittura indusse l’incremento delle facoltà logiche, dello stabilire nessi, del costruire contesti, del formulare critiche, del verificare le prove e le dimostrazioni.

L’avvento della televisione (e poi dei video del web) e la sua massiccia diffusione (a scapito della lettura) come mezzo sia di informazione che di intrattenimento, ha prodotto una situazione in cui il soggetto riceve passivamente, sa del mondo ciò che gli si mostra, e in cui si punta essenzialmente a suscitare emozioni per catturare e mantenere l’attenzione, ricorrendo al sensazionalismo, alla rapida successione, all’estrema semplificazione, ai dibattiti superficiali e contumeliosi; ed evitando ciò che rallenta e rischia di abbassarla, come l’approfondimento, il dibattito serio sul merito, le complessità e le incertezze della realtà, la verifica e la dimostrazione.

Rispetto all’era della lettura, il ricevere passivamente lasciando guidare la propria attenzione ha atrofizzato la capacità di attenzione selettiva, volontaria, autoimposta. E lo spettacolarismo emotigeno ha avvezzato a non usare e non sviluppare la riflessione, il ragionamento, il dubbio critico, la verificazione, la contestualizzazione, il confronto. E il tipo particolare di stimolazione neurofisiologica del monitor ha portato, soprattutto nei fanciulli, a un indebolimento delle facoltà cognitive e mnemoniche, descritto da Doidge. La televisione commerciale ha massimizzato, nella ricerca del profitto pubblicitario via audience, le suddette caratteristiche, e per giunta ha costretto i media stampati ad allinearsi, per mantenere una sufficiente tiratura. Nell’uomo che riceve la ‘realtà’ immediata comodamente cogliendola dallo schermo, col suo contorno emotigeno, si atrofizza l’elaborazione e la concettualizzazione, in favore di un pensiero regressivo, realistico-concreto (in senso piagetiano), mentre i problemi importanti, i nessi causali, i rapporti storici sono comprensibili solo concettualmente, non per immagini. Le immagini emotigene bloccano l’attenzione su ciò che è visualizzabile, e impediscono così di capire il resto. A un livello superiore, si indebolisce la facoltà, esclusiva dell’uomo, di discorrere di se stesso, del proprio pensiero, del proprio dire e rappresentare. Buona parte della minoranza leggente e pensante è finita sotto questi effetti della televisione, assimilando il modo distorto, impoverito e frammentato di percepire il mondo, a cui essa educa; e in tal modo ha perso buona parte del suo potenziale critico-creativo dei modelli socio-culturali. E’ stata politicamente neutralizzata attraverso i suoi canali emotivi.

Detta così, la cosa può sembrare circoscritta al piano teorico, ma il suo impatto sociopolitico è molto pratico, ha cambiato il sistema, ha destrutturato l’opinione pubblica e i comportamenti politici. Ha prodotto il passaggio, nel comportamento d’insieme, dall’uomo-massa di Ortega y Gasset all’uomo-folla di Gustave Le Bon, totalmente emotivo e privo di ragionamento (Di Gregorio, cit., 76 ss.): dalla dissoluzione della sintassi del pensiero alla dissoluzione della sintassi della socialità, dopo decenni di esposizione al mezzo-messaggio psico-riconfiguratore del monitor tv e pc.

Quanto sopra rende semplicemente impossibile l’esistenza di un’opinione pubblica informata e ragionante, quindi di una partecipazione o anche una consapevolezza dal basso rispetto alle policies del potere. E, contrariamente alle ottimistiche previsioni di alcuni, internet non ha affatto prevenuto la disinformazione e il degrado cognitivo di massa. Non ha avuto un effetto ‘democratizzante’ – tutt’altro: fornisce potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e profilazione, oltre a compromettere ulteriormente le funzioni psichiche, tanto che si configura una sindrome di “demenza digitale”, descritta dallo psichiatra Manfred Spitzer in Demenza digitale (Garzanti 2013), assieme a un ‘inconscio informatico’ costituito da tutti i dati e gli algoritmi con cui le persone interagiscono più o meno attivamente nei rapporti con la rete, e attraverso cui viene studiata, prevista è indirizzata nei suoi comportamenti collettivi e individuali dai padroni della rete stessa mediante tecnologie e codici privati, in totale esenzione da qualsiasi responsabilità, rendicontazione e trasparenza. Si può parlare di un radicale anti -Umanesimo reale. Quanto sopra sembra completamente sfuggire all’attenzione di coloro che propongono azioni dal basso, popolari, di contestazione, resistenza o rivoluzione. E’ come, in mancanza di cemento, voler fare il calcestruzzo solo con sabbia e acqua.

In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, più o meno partecipata dal popolo come soggetto (che è già meno di ‘democrazia’, ossia di potere dal basso), non è dovuta soltanto al fatto che la politica privata, ossia il potere effettivo operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico con cui o davanti a cui la si possa fare. Fuori dalle stanze chiuse delle strategie e delle decisioni, restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sul brevissimo termine, sui sondaggi e sull’immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza. Masse popolari e loro leaders politici, ridotti a loro followers dalla necessità di inseguire giorno per giorno i sondaggi dei loro mutevoli sentiments, sono presi, recintati e neutralizzati in un minuetto politicamente sterile e impotente, che li illude di ‘fare’ politica e democrazia, e fa sì che i pianificatori e manovratori procedano pressoché indisturbati, irresponsabili, invisibili.

19.01.20 Marco Della Luna

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SARDINE PER ALLODOLE

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SARDINE PER ALLODOLE: LA LORO FASCINAZIONE SULLA GENTE

Molte e interessanti analisi del fenomeno delle sardine trascurano la sua funzione sociopsicologica fondamentale e portante: la difesa, attuata con mezzi anche aggressivi, di un’illusione gratificante quanto infantile -definibile come la politica del Mulino Bianco- contro chi cerca di smontare quell’illusione per svegliare la gente alla cruda realtà del mondo reale, ai suoi pericoli, alle sue necessità.

Diverse fonti1 hanno evidenziato come il movimento delle Sardine, al contrario di come si dichiara, non è spontaneo ma (similmente alle rivoluzioni colorate di Georgia e Ucraina e alle primavere arabe – tutte costruite dall’alto e dall’estero) concepito, organizzato e gestito proprio in Emilia Romagna per la sua campagna elettorale, dall’area politico-finanziaria della ‘sinistra liberista’, così come i suoi fondatori e capi provengono da aziende e ambienti di quell’area affaristica. Lo scopo è il puntello o la supplenza al declinante PD e in prospettiva la confluenza con esso; e in effetti le Sardine hanno conteso, per qualche tempo, le piazze alla Lega, almeno a livello di immagine mediatica e percepita, espandendo la loro Ombra: come dice Diego Fusaro, l’odio, la censura, lo squadrismo e la violenza verso i critici e gli avversari del sistema e della sua political correctness sono legittimati, anzi incoraggiati, col dire che sono sane reazioni al fascismo populista (anticapitalista) e sovranista (antiglobalista) e in generale a tutti coloro che sono fascisti semplicemente perché non allineati col buonismo-dabbenismo politically correct del pensiero unico2.

La rabbia verbale e talora fisica, antifascista (in assenza di fascismo) e antirazzista (in assenza di razzismo), che dichiarazioni apparentemente solo giocose e bonarie, come quelle dei capi-sardine verso Lega e Fratelli d’Italia, suscitano nella gente, mi pare proprio che sia la reazione irosa contro chi la scuote nel sonno per risvegliarla da un rassicurante sogno irenico mettendole di fronte alla brutta e frustrante realtà conflittuale. E’ la rabbia di chi non sopporta di guardare in faccia ciò di cui essa è fatta: sfruttamento, frodi, sopraffazione, inganni, scontri di interessi, costi, limiti. E’ la realtà delle cose che non si dovrebbe ricordare, ossia del conflitto sociale, della violenta aggressione global-finanziaria ai popoli, della sleale competizione tra Stati. La realtà dei costi, dei fallimenti, dei danni collaterali e delle ruberie delle grandi integrazioni idealizzate e interessate: Europa, immigrati, WTO. Come pure della credenza che la politica possa essere moralizzata dai magistrati o dalle leggi. O che possa esistere una politica democratica in un paese che riceve leggi, regole di bilancio, ordini di cambiare governo, da soggetti esteri, non eletti, non responsabili.

L’elemento essenziale e comunicativamente forte delle Sardine -vedi i loro 6 punti programmatici3– è invero il proclamare fiducia nelle direttive del dabbenismo rassicurante, del politically correct, assieme al rifiuto delle forze politiche che criticano tale fiducia; è il parlare e comportarsi come se fossero possibili, nel mondo reale, come metodo del potere, la solidarietà, i buoni sentimenti, le aspirazioni condivisibili da tutti, ossia che la politica si faccia con garbo, onestà, sincerità, apertura, etc. Che l’immigrazione di massa sia utile e sostenibile, che l’Islam non sia un problema, che l’UE sia amica. Che la pace si ottenga rinunciando ai deterrenti.

Credere che la politica possa essere così, rimuovere la realtà sgradevole e che far politica possa consistere nell’esser buoni anziché nel farsi credere buoni per portare avanti la propria strategia col consenso e col voto popolare, promettendo il contrario di ciò che poi si farà (come han fatto i capi grillini) – questo è il messaggio, la suggestione di gruppo trasmessa o rinforzata dalla moltitudine delle Sardine alla massa del pubblico. Ossia, è l’invito a credere che il mondo sia o possa essere come gradiremmo che fosse, pacifico e corretto – a pensare secondo il principio del piacere (della gradevolezza, della rassicurazione) anziché secondo il principio di realtà. In sostanza, a svincolarsi da essa.

Tali inviti riscuotono sempre successo e seguito presso le masse, specialmente se presentati da una folla (apparentemente forte perché numerosa), che a sua volta viene presentato favorevolmente dai mass media cui le masse sono avvezze a credere. È facile perciò indurle a reagire con rabbia e accuse di fascismo, cioè di male assoluto, a chi le vuole svegliare dalla loro comfort zone. Le Sardine quindi svolgono così un’azione che aiuta il sistema inducendo molta gente a un modo irrealistico, acritico, cognitivamente regressivo cioè infantile, di pensare e interpretare la realtà. Il loro capo, Sartori, è arrivato a legittimare una censura del web4.

Insomma, una funzione, quella delle Sardine, letteralmente definibile come rimbambinente.

14.01.20 Marco Della Luna

1) Diego Fusaro (https://www.youtube.com/watch?v=fIsUQENQEmA) ha fatto ben presente come siano conformi agli interessi e alla ideologia della sinistra filobancaria globale i contenuti del messaggio pubblico politically correct delle Sardine (l’arcobalenico e apartitico antifascismo in assenza di fascismo, anzitutto), come siano atti a distogliere l’attenzione politica da ciò che conta, ossia dalla gravità del momento storico e dalla oggettiva conflittualità di classe tra gli interessi e i diritti dei popoli da una parte e gli interessi e le strategie del capitalismo apolide, dall’altra parte, col suo manganello economico che massacra la gente, e dal quale appunto le Sardine vogliono distogliere l’attenzione popolare, dirigendola sul manganello dei fascisti, che agì nel passato e oggi non agisce più. Le Sardine sono, di fatto, un movimento pro-sistema, e, mentre si cerca di reprimere, censurandola come odio deviante e impedendo che si riconosca come rabbia di classe, la rabbia delle crescenti moltitudini impoverite e precarizzate, vediamo che Sardine e Gattini guerreggiano tra loro lasciando gli Squali della finanza depredare indisturbati i paesi (https://www.youtube.com/watch?v=BiZYcgF9Bt8 ).

2) Erica Kant, dalle pagine di Italicum ( https://www.centroitalicum.com/grilli-sardine-ovvero-levoluzione-polittica-della-sinistra/), ha acutamente notato che l’antipartitismo delle Sardine è semplicemente “l’antipolitica targata PD, perché oggi il capitalismo è onnipervasivo, è di destra, di centro e di sinistra, e perché non volendo vedere altro che se stesso, odia la politica ammenoché si configuri come mera continuazione dell’economia” – dove il PD è appunto il partito che porta avanti questo principio, sotto falsi vestimenti di sinistra.

Le Sardine sono, come pure Macron, Greta e M5S, un prodotto di sintesi dei laboratori politici del capitalismo globale: i movimenti eterodiretti dal capitale, come le sardine e le altre fattispecie sopra descritte, sono volti a legittimare la violenza cosiddetta “buona”. In questo ossimoro va inquadrata e risiede la ratio della riesumazione e strumentalizzazione dell’antifascismo in assenza di fascismo, strutturato secondo il seguente paradigma: viene creato il mostro fascista, ovvero si trasforma in fascista chiunque non la pensi come prevedono i diktat del pensiero unico propalato dal ministero della verità, aprendosi così la via al lecito utilizzo dei metodi dell’odio e della violenza. La rivoluzione passiva è quella delle folle agitate e spinte alla violenza dai padroni. Smarrite nelle sabbie mobili del pensiero unico, le coscienze sofferenti e manipolate si ribellano scatenando la propria rabbia repressa proprio contro chi cerca di opporsi al regime. Scendono in piazza contro la famiglia, quando non potranno permettersi di averne una, a favore dei porti aperti e dei nuovi negrieri, le Ong, assalgono con sputi e spintoni gli esponenti delle forze populiste, che cercano di difendere i confini e la sovranità dello Stato nazionale, estremo e unico fortilizio della democrazia.”

3) https://www.la7.it/piazzapulita/video/i-6-punti-programmatici-delle-sardine-commentati-da-mattia-santori-19-12-2019-299657

4) Ibidem

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RAGION DI STATO E BUSINESS AS USUAL

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RAGION DI STATO E BUSINESS AS USUAL

E molti si sono immaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti in vero essere. Perché gli è tanto discosto da come si vive a come si doverrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si doverrebbe fare impara più presto la ruina che la preservazione sua.” Niccolò Machiavelli, Il Principe, par. 15.

Non sono affatto antiamericano e spero che questo articolo non induca altri a diventarlo, e che non confermi in tale eresia chi già in essa è lapso.

L’uccisione mirata del magg. gen. Qassem Soleimani a Baghdad e di altri sette persone, compiuta da un drone USA il 2 di Gennaio su ordine del pres. Trump, ha suscitato reazioni discordi. Alcuni la hanno lodata, descrivendo l’ucciso come un pericoloso terrorista islamico che andava proprio fatto fuori; altri la hanno esecrata, come crimine del terrorista internazionale Trump, presidente di una superpotenza essa stessa terroristica e imperialistica. Entrambe le qualificazioni sono formulate con riferimento a parametri etici. L’applicazione di parametri etici ad atti politici è umana e automatica, perché l’uomo comunemente tende a identificare uno Stato come rappresentante della giustizia e guida al bene; e, in un conflitto tra due Stati, è portato a prender partito, ossia a vedere in uno il bene o il giusto o la vittima, con cui simpatizzare; e nell’altro il male o il sopruso o l’aggressore, da criminalizzare; mentre moralmente i due solitamente si equivalgono, e quello che pare vittima magari tratta la sua popolazione assai peggio di quanto lo Stato aggressore tratta la propria, e manda i bambini a correre sui campi minati per aprire alle sue fanterie un passaggio sicuro nella guerra contro l’Iraq, e ai bambini che saltano in aria un volo sicuro al paradiso (ogni riferimento a Iran e USA è accidentale).

Cionondimeno, come sa chi studia politica, il ricorso a parametri etici è improprio, perché l’azione politica (come quella imprenditoriale) è per necessità strumentale e non morale, e il soggetto che vuole il potere politico, come notava Machiavelli, non ha da esser buono, ma da mostrarsi buono (per raccogliere simpatie, consensi, seguito; e per cogliere alla sprovvista gli avversari). Ha da evitare gli errori, non i crimini. Pure gli Stati si fanno credere morali, e in qualche misura incidentalmente agiscono come tali, per apparire legittimi nelle loro policies e pretese verso i cittadini e gli altri paesi. Tutto ciò rientra nella ragion di stato. Anche gli attacchi preventivi: “la difesa dagli attacchi esterni è per Machiavelli una guerra preventiva. Non si combatte contro gli altri Stati perché si è stati offesi, ma perché questi Stati possono offendere. Chi comanda lo Stato deve essere consapevole che la guerra è necessaria per conservare il suo potere e, affinché il suo Stato non sia inghiottito da altri, deve muovere guerra ed eliminare ogni possibile nemico. La guerra diventa così lo stato di equilibrio dell’ordinamento politico.” (Marco Sgarbi, La virtù del principe. Hegel lettore di Machiavelli, in Etica & Politica / Ethics & Politics, XVIII, 2015, 3, pp. 96-115 96 ).

Contro l’evidenza del mondo reale, nel tentativo di comporne le contraddizioni per via metafisica anche sul livello terreno e materiale, Hegel sosteneva che lo Stato incarni il massimo dell’eticità possibile in terra, che sia la vera sede di realizzazione degli uomini, e che ogni suo atto e ordine sia sempre legittimo e da obbedirsi; e infatti tale idea di Stato è stata poi intensamente adoperata dai regimi assolutistici.

Per limitare l’oppressività e l’intrusività dello Stato, oggi moltiplicate dalla tecnologia, gli uomini, riconoscendo la sua non-eticità, possono cercare di partecipare alle sue decisioni, da una parte (cosa sempre più difficile, stante che lo Stato è guidato dai mercati e i decisori procedono in isolamento tecnocratico); e, dall’altra parte, possono arrangiarsi, organizzarsi in corpi intermedi per affermare se stessi e i propri valori contro di esso, analogamente a come i lavoratori dipendenti si organizzano sindacalmente per tutelarsi contro l’oppressione da parte del datore di lavoro, del quale peraltro hanno bisogno per avere un reddito.

Si potrebbe allora dire che lo Stato non solo non è etico, ma anzi è intrinsecamente contro l’etica, perché è uno strumento in mano a pochi, che lo usano per dominare e sfruttare egoisticamente i molti, il popolo, in misure e maniere variabili, come è accaduto in ogni ordinamento. Ma neppure questa affermazione è esatta, perché lo Stato è inevitabile che si formi, è inevitabile (sempre avvenuto nella storia) che sia in mano a pochi, ma è anche indispensabile alla popolazione per ricevere protezione e ordine, quantomeno. E ciò che è inevitabile, che non ha alternative, che è sottratto alla scelta, non può essere giudicato in termini etici.

Anche lo Stato Italiano ha un curriculum scelerum di omicidi e stragi di Stato. Ha bombardato obiettivi civili in Serbia senza nemmeno dichiarare la guerra. Le sue stesse forze dell’ordine hanno organizzato assassinii (vedi il G8 di Genova). Essendo uno Stato vassallo occupato da 130 basi USA, non può permettersi di biasimare la potenza occupante per le sue imprese – la sorte di Craxi lo dimostra. Salvini è stato deriso per aver incensato l’uccisione del gen. Qassem Soleimani, ma la sua dichiarazione adulatoria ha un senso: ingraziarsi la Casa Bianca e legittimarsi presso di essa, ammesso che alla Casa Bianca importi di lui. Al medesimo fine, in passato, anche Berlusconi si profondeva in ridicole piaggerie, raccontando che suo padre lo portava nei cimiteri di guerra a fargli giurare eterno rispetto verso la patria oltreatlantica di quei soldati caduti per “la nostra libertà”.

Gli USA, giovani come sono, quasi mai sono stati in pace e hanno una lunga storia di soprusi, di omicidi e di vio­lazioni dei diritti dell’uomo nonché del diritto internazionale, il quale ultimo si dimostra, ancor più del diritto nazionale, pieghevole nella sua interpretazione ed effettività a seconda dei rapporti di forze in lizza. Nei libri di storia per le scuole non lo si racconta, ma durante la IIª Guerra Mondiale, gli USA hanno violato le convenzioni internazionali in modo non sporadico, ma metodico. Bombarda­vano frequentemente quartieri residenziali e persino scuole (Gorla) e giostre (Grosseto). Eseguivano anche mitragliamenti di civili a volo radente. Me lo hanno confermato testimoni oculari e vittime. Riocordiamo i 300.000 civili circa bruciati vivi con un bombardamento al fosforo su Dresda, bersaglio stra­tegicamente inutile; i circa due milioni di prigionieri tedeschi, dopo la fine della guerra, nei campi di concentramento, prigionieri che gli USA ridefinirono giuridicamente Disarmed Enemy Forces onde esimersi dalla Convenzione di Ginevra del 1929 a tutela dei prigionieri di guerra e darsi così il diritto di ridurre le loro razioni sotto le soglie di sopravvivenza, negando loro anche i ripari contro le intemperie. Naturalmente nessuna di queste azioni fu processata a Norimberga né figura nei libri di storia per le scuole. Vae victis, disse Brenno, gettando la spada sul piatto della bilancia.

Praticavano anche la guerra biologica, lanciando insetti e ragni infestanti per distruggere le colture e affa­mare i civili. Lanciavano mine antiuomo nei campi per mutilare gli agri­coltori, e persino matite esplosive e giocattoli esplosivi per colpire i bambini.

Nel dopoguerra, militarmente occupati mediante oltre cento basi (lo siamo ancora oggi, a 75 anni dalla pace), e legati da un trattato di soggezione politica, militare ed econo­mica, abbiamo voluto o dovuto costruirci l’immagine, il mito, per molti la fede, degli USA come benevoli, umanitari e benvenuti guardiani della democrazia, motivati da valori umanitari etc. etc. Ma gli USA niente hanno in realtà a che fare con tutto ciò: come spiega Allan Bloom nell’introduzione del suo best seller La Chiusura della Mente Americana, la loro po­litica e la loro cultura accademica non sono guidate dall’etica, dagli ideali di giu­stizia, eguaglianza, libertà, democrazia. Essi sono la potenza egemone, custode ed esecutrice di interessi finanziari impersonali, e prettamente amo­rale (non immorale). Quindi la loro condotta è obbligata dalla posizione che occupano nel sistema globale, dal loro deficit commerciale e di bilancio, dal profluvio di Dollari e T-bonds che hanno riversato nel mondo, e che ri­chiede la forza delle armi per essere gestito. La logica e la sostenibilità economico-finanziaria, nella rincorsa competitiva del profitto, preclude assolutamente la libertà morale agli statisti: per sostenere il Dollaro e i T-bonds traballanti, gli USA sempre più abbisognano di conquistare le risorse di qualche paese importante. Per questo non ha senso essere moralmente antiamericani: sarebbe come essere contro le leggi naturali; ha invece senso aspirare a cambiare l’assetto globale. Tuttavia molte delle atrocità commesse da tutti gli Stati, soprattutto contro i civili e i prigionieri, come quelle sopra accennate, non sono utili tecnicamente, bensì manifestazioni di menti psicopatiche al comando.

La lista delle imprese violente degli USA a che nel secondo dopoguerra parla chiaro, in termini di governi rovesciati e di leader assassinati – in quanto si opponevano agli interessi finanziari in pa­rola (sovente si giustificava l’operazione accusandoli di “comunismo”, ma al contempo regimi non meno dittatoriali di quelli comunisti venivano messi su o difesi).

­Per non parlare delle guerre scatenate da Washington creando falsi casus belli, come quella contro la Spagna e come quella contro il Vietnam del Nord; e sorvolando sui molti colpi di Stato orditi da Washington contro governi legittimi, come quello cileno; e risparmiando la menzione delle varie operazioni di false flag, per i leaders politici uccisi dalla CIA, rinviamo alla lunga lista che trovate in Killing Hope: U.S. Military and Cia interventions Since World War II di William Blum. A dire il vero, è una lista alquanto gonfiata e ispirata dall’eresia dell’antiamericanismo; e in certi casi non si trattò di assassinii, ma di uccisioni formalmente legali. Sarebbero però da aggiungere alla lista le extraordinary renditions, eseguite a scopo di tortura e talora anche di omicidio, e ovviamente anche il fosforo bianco sui civili e Guantanamo senza habeas corpus – il tutto contro le leggi internazionali, da cui gli USA si considerano esenti, a torto o a ragione, per li motivi che sotto esporrò.

Alla luce delle recenti guerre contro Iraq, Libia e Afghanistan, che sono state giustificate dai governi con menzogne da essi costruite circa armi di distruzione di massa e legami con gli autori dell’attacco dell’11 Settembre, nonché con interventi umanitari e di aiuto economico, i fatti oggettivi e ripetuti hanno confermato altresì la qualificazione degli USA non come arsenale della democrazia ma, assai diversamente, come piattaforma bellico-finanziaria per la strategia di imperialismo globalizzato delle grandi corporations: le invasioni dell’Iraq e della Libia erano finalizzate a difendere il ruolo del dollaro come moneta obbligatoria per pagare il petrolio (Iraq e Libia volevano scalzare quest’esclusiva), e quella dell’Afghanistan (come pure l’intervento di regime change in Ucraina) ad accerchiare la Russia e a rilanciare la produzione di oppio ed eroina assicurando al sistema bancario USA il riciclaggio dei relativi narcodollari, senza i quali entrerebbe in crisi. L’Italia ha partecipato a tutte quelle campagne belliche, contro i propri interessi e contro la propria costituzione, in quanto paese vassallo e ancora occupato militarmente.

In tanto, l’Europa imbelle e imbecille dei banchieri, unione finanziaria ma non politica, quindi politicamente impotente e buona solo a incravattare i propri membri deboli, sta a guardare passivamente l’azione non solo degli USA, ma della Cina che si espande nell’Africa nera, nonché della Russia che, con la Turchia, si spartisce il Nord Africa.

Nell’ambito di un conflitto geostrategico per l’egemonia, in cui l’azione contro l’Iran fa parte della strategia di accerchiamento e assedio contro la Russia, è semplicemente ovvio che avvengano azioni di attacco e killeraggio dall’una e dall’altra parte, più o meno asimmetricamente. Anche Teheran e Mosca perseguono strategie di potenza comprendenti l’uso della forza: mondiale la prima, regionale la seconda. In particolare, dopo la sconfitta subita nel teatro siriano da parte della Russia alleata di El Assad, gli USA semplicemente ed evidentemente dovevano prendere l’iniziativa su qualche altro fronte della regione mediorientale. E forse c’era anche un’esigenza di Trump di rafforzare la propria immagine e distogliere l’attenzione dal Russia Gate.

La storia della politica è tutta così. Meravigliarsi e scandalizzarsi per la milionesima azione di questa sorta, è naif. Allibire per l’uccisione del gen. Qassem Soleimani e dei suoi sette compagni di viaggio, o per gli innumerevoli altri atti consimili compiuti dal governo USA, è da persone incapaci di guardare in faccia alla realtà e di apprendere dalla storia. In generale -ripeto-, è irrazionale aspettarsi che la natura o l’azione dello Stato incarni o attui principi etici, se non per convenienza dei suoi gestori di turno. Tuttavia è anche ragionevole che la gran parte della gente si aspetti ed “esiga” proprio questo. Quindi, politicamente, è necessario tenere conto di questa inclinazione della mente collettiva.

Ma ora, per alleggerire l’attesa della rappresaglia iraniana, della controrappresaglia americana, e della possibile escalation a seguire, concediamoci un intermezzo farsesco, raccontando quel mito yankee, creduto oggi da quasi metà della popolazione, che consente agli USA, perlomeno davanti alla loro opinione pubblica, di esimersi dall’osservanza del diritto internazionale: il mito fondativo-legittimante dell’American Exceptionalism, che infatti oggi la stampa internazionale richiama, collegandolo al caso Qassem Soleimani. Esso appare risibile all’europeo smaliziato, ma oltre Atlantico ha credito e convince ampie fette del popolo, aiutando l’establishment a governarlo. E l’establishment USA, come descritto in The Power Elite da Charles Wright Mills, è una trinità di grande capitalismo, alta politica, e vertici militari, che insieme decidono a porte chiuse la politica a stelle e strisce.

L’American Exceptionalism è in primo luogo l’idea che gli USA abbiano in esclusiva la missione di trasformare il mondo garantendo “il governo del popolo, per il popolo, da parte del popolo” (esportazione della democrazia). In secondo luogo, è l’idea che abbiano una superiore qualità di giustizia e legittimità (la liquidazione dei pellerossa non conta). In terzo luogo, è il convincimento che siano al disopra, per loro storia e missione, delle altre nazioni e della legge internazionale, quindi esenti e immuni da essa e dalle sue corti di giustizia.

Il mito in esame è palesemente derivato dall’idea veterotestamentaria e monoteista, rectius monolatrista, del ‘popolo eletto’, che ha uno status superiore agli altri e può permettersi ciò che gli altri non possono. Un mito quindi per essenza nazionalistico ed escludente, a differenza di quello imperiale romano, concretamente politeista, multinazionale e includente. Il mito in parola si radicalizzò nel secolo scorso, in appoggio all’ascesa egemonica di Washington, ed è stato affermato, sia pure in forme e perifrasi mutevoli, da molti uomini politici e da tutti i presidenti, quindi esso è chiaramente vivo. Nel 2013 Putin, commentando Obama sulle sue minacce di intervenire unilateralmente in Siria, osservò: “E’ pericolosissimo incoraggiare un popolo a considerarsi come un’eccezione, quale che sia la motivazione”.

05.01.2020 Marco Della Luna

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LA SPADA DI QOG: DITELO A SALVINI E MELONI

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LA SPADA DI QOG

Il Quality of government index (Indice di qualità delle istituzioni), ossia misura della efficienza ed onestà delle istituzioni, è molto studiato in economia e applicato ai fini decisionali.

Morire di aiuti. I fallimenti delle politiche per il Sud (Ibl 2019) di Antonio Accetturo e Guido De Blasio due economisti meridionali,  dimostra che l’effetto degli aiuti per la coesione territoriale, ossia dei vantaggi fiscali e degli investimenti di sostegno per le aree sottosviluppate, dipende dalla quality of government (Qog) di queste aree. Gli aiuti al mezzogiorno d’Italia sono risultati controproducenti perché la Qog del Meridione è pessima, a livelli di terzo mondo. Il risultato è nessuna crescita per il Meridione, distorsione  e peggioramento della sua economia, rafforzamento della sua classe dirigente corrotta è incapace (mafia), rafforzamento delle aspettative assistenzialistiche e parassitarie della popolazione e dell’imprenditoria meridionali, definanziamento e supertassazione dell’economia delle regioni settentrionali a cui vengono tolte le risorse per trasferirle al Meridione (vedi Il Sacco del Nord, di Luca Ricolfi) – peraltro buona parte di queste risorse non resta al sud, che quindi viene strumentalizzato come pretesto. Alla luce della loro analisi, i due autori raccomandano di interrompere gli aiuti al Meridione. Sono però consapevoli che oramai per prendere voti al sud necessari a governare in Italia, i partiti politici dovranno invece continuare con questi aiuti doppiamente dannosi. La prospettiva è quindi che la politica italiana continui come in passato peggiorando ulteriormente la situazione nazionale.

 L’indice quality of government ha ovviamente un’applicazione più ampia, in ambito europeo.

 In Italia due sole province, Trento e Bolzano, hanno una quality of government vicina alla media Europea, mentre il nord è pari alle peggiori regioni della Spagna e sia il centro che il sud sono a livello della peggiore Europa orientale e, rispettivamente, dell’Africa (vedi la mappa dell’Università di Goeteborg: https://qog.pol.gu.se/data/visualization-tools/eqi-map ) : ciò rende impossibile che i paesi nel nord Europa vogliano o accettino una unione politica o anche di debito pubblico con l’Italia. Quindi scordiamoci che questo sia il progetto, quali che siano i proclami,

È praticamente impossibile migliorare la quality of government di un paese o di una regione avente una classe e una prassi di governo storicamente consolidate: bisognerebbe eliminare in blocco l’attuale classe dirigente politica, amministrativa e burocratica, e sostituirla con una nuova classe, efficiente ed onesta. E queste sono due cose impossibili: la prima perché richiederebbe un’azione di purga staliniana; la seconda perché non è disponibile una tale classe dirigente competente e onesta. Inoltre, in Italia, i sistemi di produzione del consenso politico sono legati, dal basso in alto, alle consolidate prassi criminali della classe dirigente attuale, quindi li legittimano, anche col voto.  Pertanto l’Italia continuerà ad essere governata in modo incompetente e disonesto. Ciò si riflette nella previsione che almeno per i prossimi 25 anni l’efficienza comparata del sistema Italia, ossia la produttività nazionale, continuerà a scendere nel confronto con i paesi OCSE.

 I decisori europei, conseguentemente, non possono razionalmente pensare di risanare e rilanciare l’Italia. Non possono pensare di cambiare o migliorare la sua classe dirigente per rendere più efficienti gli investimenti.

L’unica strategia fattibile mira a sostituire la classe dirigente italiana con un management non italiano, rilevando le principali Industrie e infrastrutture nazionali italiane, e a questo possono arrivare, anzi sono già arrivati, ponendo e mantenendo l’Italia in una crisi permanente di liquidità, che costringe i privati, le imprese e anche la mano pubblica a vendere a prezzi vantaggiosi quelle industrie e infrastrutture a capitali stranieri finanziati e appoggiati dai governi stranieri e dal sistema bancario europeo.

A a questo punto molte cose si possono spiegare:

Si comprende perché mai l’Italia, nonostante le sue difficoltà, continua a dare all’Unione Europea molti più soldi di quelli che riceve indietro da essa.

Si comprende perché mai l’Unione Europea introduce continuamente norme di ogni tipo che danneggiano e fanno chiudere le piccole attività imprenditoriali costituenti il 90% delle imprese italiane facendo spazio per le grandi imprese che sono tipiche dei paesi egemoni dell’Unione Europea.

Si comprende perché il sistema bancario mette a disposizione degli italiani circa metà della liquidità pro capite che mette a disposizione dei cittadini dei paesi egemoni, sabotando la domanda interna, gli investimenti, l’occupazione, e incentivando le insolvenze. Si comprende altresì perché il Mes: togliere liquidità all’Italia trasferendola ai banchieri delle potenze egemoni.

Si comprende anche perché in Italia si fa concentrare una grande quantità di immigrazione di bassissima qualità lavorativa per abbattere i salari, mentre la scuola italiana continua ad essere buona in quanto alla fascia dell’obbligo, ma in quanto alle medie superiori e all’università è ultima: essa deve formare lavoratori di bassa qualificazione, camerieri, operai e impiegati esecutivi al servizio del management straniero che si impossessa del paese, grazie anche ai suoi complici nel parlamento e nelle altre istituzioni.

In base a ciò, le rispettive convenienze sono le seguenti:

-Per l’Italia nel suo insieme, uscire dall’euro e dall’Unione Europea dotandosi di una moneta propria a controllo statale; però manca una classe politica in grado di compiere e gestire una simile opzione, e manca l’indipendenza nazionale per farlo.

Per il Nord Italia e soprattutto per il Nord Est e la Lombardia, staccarsi dall’Italia. Ma non vi è una forza politica per farlo: anche la Lega ha abbandonato l’indipendenza della Padania.

Per il Sud Italia, andare per conto suo dotandosi di una sua moneta -ma le mafie al potere non lo faranno mai.

Per i singoli italiani, se hanno capacità o altre risorse, emigrare. E lo fanno.

04.01.20 Marco Della Luna

P.S. Qualcuno, visti anche i criteri opinabili e soggettivi con cui viene calcolato il Quog, e viste le sistemiche manipolazioni dottrinali condotte dagli interessi finanziari in materia di politiche economiche e comunicazione al popolo, ritiene che si tratti appunto di un falso indice creato per legittimare le solite policies predatorie. Credo non mancherà di esprimersi in proposito.

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COME NASCE IL MIGLIOR MONDO POSSIBILE

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COME NASCE IL MIGLIOR MONDO POSSIBILE

Il principio crematistico e il principio edonistico, ossia (principio della massimizzazione del) profitto affaristico (senza pensiero per le conseguenze) e (principio della massimizzazione del) piacere individuale (senza pensiero per le conseguenze), unendosi in giuste nozze, hanno dato i natali alla moderna democrazia liberale di mercato. Essi sono i due principi generatori, regolatori e normativi del mondo contemporaneo, il migliore possibile, il più libero e razionale, il più conforme ai diritti inalienabili dell’Uomo.

Esplicitando: nel mondo contemporaneo vale per natura come legittimo, doveroso, incontestabile, e va accettato, obbedito, tradotto in leggi, trattati e sentenze, tutto ciò che:

a) toglie al capitalismo privato i limiti alla sua capacità di aumentare il suo profitto – inteso in senso contabile, di bilancio, di breve periodo; quindi vanno rimossi o aggirati gli ostacoli costituzionali, politici, sociali, culturali che si oppongono a ciò, come pure lo Stato, in quando garante di valori e beni collettivi e del controllo della politica sul business globale;

b) toglie al singolo, inteso come fruitore-consumatore, i limiti alla sua possibilità di aumentare il piacere – inteso in senso di godimento individualistico; quindi si procede alla demolizione delle figure di autorità, dei codici dei doveri, del senso del limite e del vincolo (etico come pure biologico – onde l’ideologia gender), dell’educazione all’autodisciplina e al governo delle pulsioni, che destrutturano gli esseri umani rendendoli simili a una materia prima, quindi più plasmabili alle esigenze del business: l’individuo dissoluto per il mercato assoluto.

Il combinato effetto dei due suddetti principi produce aggregazioni sovranazionali private di ricchezza e potere sempre più estese e forti tecnologicamente, economicamente e politicamente, soprastanti a moltitudini di persone sempre più isolate, controllate, impotenti economicamente e politicamente. In mezzo, istituzioni pubbliche controllate dalla grande finanza globale.

Forte del possesso degli strumenti legislativi e di quelli culturali, oltre che di quelli economici, il capitalismo finanziario ormai liberamente spadroneggia, sfruttandole e deprivandole, su masse atomizzate, passivizzate, rammollite e schiave delle proprie pulsioni e dipendenze, quindi incapaci di capire, resistere, organizzarsi, difendersi collettivamente – anche perché private sia della coscienza di classe che dello Stato nazionale rappresentativo sovrano, dotato di strumenti di intervento sui processi macroeconomici. Masse predisposte ad assorbire una narrazione del mondo irenica (cioè inconsapevole dei conflitti), da lotofagi, assieme al pensiero unico e unificante secondo cui questo ordine del mondo sarebbe l’unico praticamente e razionalmente possibile, quindi giusto e immodificabile, anzi da difendere contro chiunque lo contesti, proprio come nel platonico mito della caverna.

25.12.2019 Marco Della Luna

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CONTRO LE SEGNALAZIONI ABUSIVE IN CENTRALE RISCHI

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-proposta di legge-

PREAMBOLO

Oggi sedici milioni di italiani sono totalmente o parzialmente esclusi dal credito e dai servizi bancari, necessari per la vita quotidiana dei cittadini e dei lavoratori autonomi, perché oggetto di segnalazione, da parte di banche e di società finanziarie, nonché da parte di erogatori di pubblici servizi per bollette non pagate, in CR (Centrale Rischi di Banca d’Italia), CRIF, e altre centrali private di segnalazione.

Queste segnalazioni vengono recepite dalla dette centrali su semplice richiesta della banca o società finanziaria, senza alcuna verifica di legittimità o veridicità da parte della Centrale o di un magistrato.

Le norme per ottenere le cancellazioni e le rettifiche sono complicate e volutamente poco chiare; i tempi sono lunghi, soprattutto se si deve passare attraverso il giudice; ciò comporta un grave danno soprattutto per le imprese, che per anni, restano, spesso ingiustamente, escluse dal credito (onde non possono scontare le fatture, devono pagare per contanti, rivolgersi ad usurai, etc.) nonché al discredito commerciale; il risarcimento di tali danni è pressoché impedito dalla difficoltà di provarne la misura, il che incentiva gli abusi.

Quanto sopra dà alle banche e alle società finanziarie un forte potere di ricatto e di estorsione.

A tale situazione, lesiva di un diritto funzionalmente fondamentale dell’uomo e del lavoro nel mondo attuale, si intende ovviare con la presente proposta.

ARTICOLO 1 Diritto di preavviso e di opposizione.

Prima di eseguire una qualsiasi segnalazione relativa alla solvibilità in una qualsiasi centrale informativa pubblica o privata, ogni soggetto pubblico o privato, ogni banca o altro intermediario del credito deve darne completo e motivato preavviso al soggetto che intende segnalare.

Entro dieci giorni lavorativi dalla notificazione del preavviso, il soggetto interessato può proporre motivata opposizione ad apposito e istituendo Garante per l’accesso ai servizi bancari.

Entro ulteriori 30 giorni lavorativi il Garante, acquisita la replica del soggetto segnalante e la controreplica del soggetto segnalato, nonché sentite le parti in contraddittorio qualora il soggetto segnalato ne faccia richiesta nella sua controreplica o prima, decide se la segnalazione possa eseguirsi, o nel testo del segnalante oppure in un testo rettificato dal Garante stesso.

A ognuna delle suddette centrali è vietato eseguire qualsiasi segnalazione senza aver prima ricevuto la prova dell’avvenuta notificazione di cui al primo comma dal soggetto segnalante e la dichiarazione di non interposta opposizione da parte del Garante.

ARTICOLO 2 Rimedio giurisdizionale.

Contro la decisione del Garante e contro segnalazioni eseguite da una Centrale in violazione dell’ultimo comma dell’art. 1, ambo le parti possono presentare reclamo al Tribunale territorialmente competente per il segnalato.

Il Tribunale deciderà mediante ordinanza con rito camerale, fissando la prima udienza entro 30 giorni lavorativi.

L’ordinanza avrà efficacia esecutiva immediata nei confronti del segnalante, del segnalato e della Centrale.

Il reclamo non sospende l’esecutività della decisione del Garante.

Il procedimento non è soggetto a sospensione estiva dei termini.

L’ordinanza che decide sul reclamo è impugnabile avanti al Tribunale collegiale.

La decisione sull’impugnazione è ricorribile per cassazione.

ARTICOLO 3 Modificazioni e cancellazioni delle segnalazioni

Il soggetto segnalante e al soggetto segnalato possono adire direttamente il Tribunale come al precedente articolo anche per richiedere, qualora ne ricorrano i presupposti, modificazioni e cancellazioni delle segnalazioni dopo che queste sono state eseguite.

ARTICOLO 4 Norma di transizione.

Fino all’entrata in funzione del Garante di cui all’art. 1, le sue funzioni saranno svolte dal Garante della Privacy.

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CONFERENZA 19/12/19

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Il 19/12/19 , ore 20:30

a Desenzano d. G., Sala Vinessa, Palazzo Todeschini (davanti al porticciolo vecchio), col gentile patrocinio dell’Amministrazione Comunale,

assieme al prof. Massimiliano Bonavoglia, docente di filosofia del diritto e geostrategia,

terrò una conferenza aperta a tutti sul tema

LA MONETA DELLE BANCHE: SEGRETI SVELATI E DIFESE DEL CITTADINO

Tratteremo il problema della sovranità monetaria e degli aspetti nascosti e illegittimi dell’attività bancaria, nonché dell’indebitamento pubblico e privato, delle sue conseguenze sul risparmio, sul lavoro, sull’avvenire, sui pericoli per lo stato di diritto.

Avanzeremo consigli e proposte per la difesa del cittadino e per il recupero di risorse.

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“CIMITEURO” ED EUROPEISTI DI MES

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“CIMITEURO” ED EUROPEISTI DI MES

La vicenda Conte-Tria-Gualtieri-Mes ha messo a nudo gli europeisti del mondo reale e il loro disegno, contrario agli interessi nazionali e servile a quello dei banchieri tedeschi, con le loro decine di migliaia di miliardi di titoli spazzatura nei loro bilanci e il progetto di usare i risparmi italiani per salvarle. Gli eurocrati tedeschi hanno formulato segretamente e trasmesso il relativo ordine a Conte, Tria e Gualtieri, i quali lo hanno ricevuto silenziosamente a porte chiuse, malgrado il voto contrario del parlamento, e senza informare gli italiani: servitori fidati e discreti degli interessi egemoni del capitalismo apatride. Gli sforzi dei nostri politicanti per costringerci a rinunciare al contante e a tenere in banca tutti i nostri risparmi sono chiaramente finalizzati a renderli disponibili per il suddetto scopo internazionale.

E Mattarella, che per il MEF vietò Sapelli perché euroscettico e impose Tria, è anch’egli europeista? Mattarella, che si è sempre dichiarato contro il sovranismo e l’euroscetticismo, come si è dichiara ora, su questo punto? Non poteva non sapere che l’europeismo reale (non quello ideale) consiste proprio nel disegno di trasferire le risorse dai paesi deboli alla Franco-Germania. E non poteva non sapere che anche il MES serve a questo fine. Non poteva non saperlo, poiché lo sapevo anch’io, quando governanti ricattati o traditori lo adottarono per l’Italia. Lo sapevo perfettamente, e lo scrissi a chiare lettere nel mio saggio Cimit€uro, comparso nel Novembre del 2012, da cui seguono alcune citazioni, evidenzianti che il MES era concepito per scaricare sugli italiani le perdite delle banche tedesche:

Siamo al punto che l’equilibrio finanziario dell’Italia, della Spagna e di altri Paesi si regge sulle iniziative di un direttorio non eletto della BCE e dalla loro disponibilità a comperare o no buoni del tesoro – quindi ad agire in base alla loro discrezione e non in base a norme di legge precise, certe, trasparenti che impongano loro d’impedire il tracollo finanziario delle nazioni, alla faccia del principio di legalità e di certezza del diritto, oltre che di rappresentanza popolare. Inoltre, quel direttorio è espressione proprio del mondo della finanza e delle banche private che generano le crisi e che sono artefici e beneficiarie sia dell’attività speculativa che dei salvataggi con denari pubblici. Pare, insomma, che si voglia tenere i Paesi eurodeboli in un meccanismo che aggrava i loro problemi e svuota le loro economie reali, ma al contempo li mantiene artificialmente in vita con una fleboclisi monetaria, aumentando la loro dipendenza da organismi autocratici giuridicamente irresponsabili e di tipo bancario, come la BCE e il nascente MES, Meccanismo Europeo di Stabilità. Da simili fatti traspare un disegno superiore, oligarchico, dirigistico, che non viene dichiarato, ma viene portato avanti senza interesse per le condizioni di vita delle nazioni, bensì con interesse centrato sul piano finanziario: espressione del fatto che, per l’odierna strutturazione del potere reale, l’economia della produzione e dei consumi, e quindi gli stessi popoli, che di quell’economia costituiscono gli attori, sono divenuti superflui…” (pag. 17).

Una delle dipendenze più efficaci come guinzaglio, in questo senso, è quella dall’erogazione continua di nuovo credito agli Stati per il servizio dei loro debiti. Debiti che, finché verranno concepiti e trattati entro la falsa concezione monetaria che questo libro confuta, restano e resteranno inestinguibili – inestinguibili nel complesso, perché uno Stato strutturalmente creditore (per effetto dell’Euro) più forte degli altri, come la Germania, può liberarsi dei suoi mettendo Stati più deboli, strutturalmente debitori (per effetto dell’Euro), come l’Italia, a lavorare per pagarli in un Lager monetario chiamato Eurosistema o MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), di cui essa ha la guida, e dove a questi Stati deboli si tolgono, quando entrano nel Lager, anche i gioielli, gli assets pregiati, per assicurare il pagamento dei titoli pubblici a rischio detenuti dalle banche tedesche. Perché i suddetti debiti sono inestinguibili? È un dato matematico. Vediamo il caso dell’Italia, che ha un debito pubblico di 2000 miliardi. Elaboriamo il piano di ammortamento di capitale e interesse a un ottimistico 4% annuo in 20 anni e rate semestrali. Avremo, in Euro:

Importo della rata = 73.111.500.000 a semestre

Numero di rate = 40

Totale rate = 2.924.459.820

Interessi = 924.459.820.000

Dovremmo quindi pagare ogni anno 146 miliardi e rotti – circa un undicesimo del pil attuale – esborso ovviamente insostenibile. Senza contare che il debito pubblico reale, considerando anche il debito previdenziale, è molto più di 2000.”

(Pagg. 58, 59).

IL MES E L’EUROLAGER

Se la Tav è un tema specifico, l’ESM-MES (European Stability Mechanism – Meccanismo Europeo di Stabilità) è invece un fatto sistemico, un vero sistema di Euro-Lager politico-finanziario. Di concezione germanica, te lo portano in casa, e ti ci chiudono dentro. Al suo interno, gli italiani e gli altri popoli periferici sono avviati a un destino di lavoro a basso salario e bassi diritti, pensioni minime e percepite molto avanti negli anni, consumatori di prodotti di bassa gamma, destinatari delle fabbriche meno gradite (modello Seveso?), alunni di scuole di livello africano, addetti alla produzione di beni prevalentemente di basso e medio-basso livello tecnologico e competitivo, impegnati a pagare il loro debito pubblico alle banche dei Paesi dominanti, sotto la direzione di poteri forti e interessati (capitale straniero e organismi tecnocratici sovrannazionali), che a loro volta si appoggiano, per legittimarsi “democraticamente” e per scaricare le responsabilità sociali, politiche e morali, a un ceto politico consociativo italiano, il quale non offre in realtà alcuna scelta agli elettori, alcuna alternativa, alcuna possibilità di cambiamento, e che viene pilotato dall’alto in cambio del mantenimento dei suoi privilegi, che esso rischierebbe di perdere se non avesse la copertura dell’“Europa” e venisse a un confronto sociale diretto con un popolo ormai esasperato.

In realtà, si tratta di un processo già preconizzato come inevitabile da Paul Krugman nel 1991, allorché parlò di meridionalizzazione e desertificazione industriale dei Paesi periferici europei in favore dell’area germanica: un processo, già allora osservabile sotto lo SME, il Sistema Monetario Europeo (cambi fissi tra le monete europee), ma ancora precedentemente osservato nel 1964 (la prima, grande crisi della Lira, dovuta all’aumento dei costi comparati di produzione1 e all’accumularsi di debiti verso partners più forti) e oggi in piena corsa, di attrazione dei capitali, delle competenze, della produzione da parte di quel le aree, perlopiù tedesche, dove il capitale e le competenze rendono di più, e dove realizzano surplus commerciali che consentono, da un lato, di aumentare il gap di efficienza sistemica, con un continuo calo del costo comparato del lavoro tra Germania e PIIGS (feedback amplificante, anziché correttivo, del mercato), nonché il gap per costo degli interessi, sui quali la Germania, a scapito dei suoi partners, risparmia ogni anno 40-50 miliardi rispetto a prima della crisi2 (quindi ha interesse a mantenere la situazione) a spese degli eurodeboli; e dall’altro lato consentono di fare shopping di assets nei Paesi periferici – shopping ulteriormente favorito, se questi Paesi finiranno per svalutare, uscendo dall’Euro. Inoltre l’Euro, per la Germania, ha comportato una svalutazione monetaria, con conseguente guadagno di competitività soprattutto nelle esportazioni intracomunitarie e rispetto ai partners come l’Italia, per i quali l’Euro ha invece comportato una rivalutazione monetaria. … … Con tali premesse, era ed è inevitabile che la Germania si “mangiasse” l’economia italiana (e di altri Paesi), che aumentasse i propri posti di lavoro “togliendoli” all’Italia (e ad altri Paesi), e che assumesse la guida degli organismi comunitari e della BCE, e li dirigesse nell’interesse suo proprio.

Leaders italiani hanno operato e stanno operando a questo processo di riforma del sistema-Europa, processo infrastrutturale rispetto a quello sovrastrutturale della riforma giuridica che dissolve gli stati nazionali.

Per tenere insieme monetariamente i Paesi dell’Euro, bisognerebbe bilanciare le suddette tendenze con un meccanismo vincolante la Germania a trasferire quei risparmi e quote di quel surplus a investimenti strutturali e perequativi nei Paesi eurodeboli. Ma che governo o sindacato o partito politico propugna un siffatto correttivo? (pagg. 158,159).

E quale Presidente della Repubblica, che dovrebbe rappresentare l’unità nazionale dell’Italia e non la sua obbedienza al Diktat banco-germanico? Il Presidente Mattarella vuole graziosamente essere il primo?

01.12.19 Marco Della Luna

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LOTTA ALL’ODIO E SCHIAVITU’ PER DEBITI

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LOTTA ALL’ODIO E SCHIAVITU’ PER DEBITI

Le persistenti campagne istituzionali e mediatiche contro l’espressione di idee e sentimenti di odio, razzismo, nazismo, fascismo, stanno producendo effetti contrari a quelli dichiarati, cioè stimolano e confermano nella gente proprio quelle idee e quei sentimenti. La gente sembra percepire che si tratta montature strumentali ed esagerazioni isteriche adoperate dalla casta e dai suoi ‘intellettuali’ per non parlare dei mali veri e presenti, di cui essa è responsabile: disoccupazione, impoverimento, continua perdita di efficienza, di prospettive, e i continui fallimenti di governanti incapaci e falsi.

La causa dei mali socio-economici italiani suddetti sta in alcuni precisi fattori di moneta e mercato, che di seguito indicherò.

A un primo livello, di cui un poco si parla, l’Italia è inserita in un sistema in cui essa:

-partendo da condizioni di svantaggio in quanto a debito pubblico e liquidità di sistema,

-deve competere con paesi più efficienti di essa

-con un cambio monetario bloccato rispetto ad essi (cioè senza poter lasciar svalutare la propria moneta per recuperare competitività)

-subendo un mercato commerciale libero (cioè senza potersi difendere con barriere doganali, senza poter limitare l’uscita di capitali, senza poter dare aiuti di stato alle proprie industrie, e senza potersi opporre al loro take over da parte straniera)

-sottostando al potere legislativo, fiscale e politico di un’Unione Europea diretta proprio dai paesi competitori controinteressati (che adattano le regole ai propri interessi)

-e senza nemmeno il meccanismo federale della condivisione del debito pubblico con redistribuzione dei surplus verso le aree in difficoltà (come avviene negli USA).

Ovvio che, in queste condizioni, l’Italia non ha speranze di risanarsi e risollevarsi: è matematicamente spacciata, chiunque sia al governo, e la gente starà sempre peggio, sarà sempre più povera, più tassata, più privata di servizi, più esclusa dalle decisioni, più gestita da investitori e decisori stranieri.

A un livello più profondo e globale, di cui non si parla nei mass media, la causa dei mali economici è sempre nel sistema monetario, ma in un senso ulteriore:

Per scambiare i beni e i servizi che producono, i soggetti economici (persone, aziende, enti pubblici) sono costretti a servirsi, prendendola a prestito contro interesse, di moneta, moneta che è prodotta (a costo zero) in regime di monopolio da un cartello bancario in mano a poche persone.

Dato che tutta la moneta è immessa nel mercato come prestito (debito) soggetto a interesse composto, costantemente deve essere presa a prestito ulteriore moneta. Questo rende i produttori di ricchezza reale, nell’insieme, quindi anche la società nel suo complesso e lo stato stesso, sempre più indebitati verso i produttori di moneta, sia in termini di capitale che in termini di interessi, finché il debito capitale espropria tutto il risparmio e gli interessi espropriano tutto il reddito, e si finisce a lavorare come schiavi per pagare gli interessi su un debito inestinguibile.

L’obiettivo del capitalismo o liberismo, cioè del modello dominante e adottato dalla UE, è la generale schiavitù per debito, e ci siamo vicini. Chi protesterà indicando i responsabili di ciò, sarà deferito per hate speech.

(Questo esito viene accelerato dai banchieri con le note manovre di pump and dump, cioè di allargamento-restringimento del credito, organizzati ad arte: le bolle di mercato.)

Ovviamente, la posizione di monopolio sopra descritta è tutt’uno con una posizione di potere politico soprastante a quello dei governi e dei parlamenti (e di potere culturale soprastante a quello dell’accademia), perché uno stato che, per funzionare (per finanziarsi), dipende da una moneta che non controlla e che gli deve essere prestata da speculatori internazionali privati, riceve la politica economica ed estera da questi medesimi speculatori come condizionalità. Non ha alcuna autonomia decisionale sostanziale. Questo tipo di stato non fa le privatizzazioni: è già esso stesso privatizzato. Esso essenzialmente non è al servizio dei cittadini e non li può rappresentare, bensì è al servizio dei suoi finanziatori, che lo usano come schermo e capro espiatorio per deresponsabilizzarsi dei mali che essi causano alle popolazioni nel perseguire i propri interessi e disegni globali.

Per queste ragioni, chiaramente, il modello socioeconomico in atto è imposto senza alternative. Il sovranismo, il populismo, il socialismo, la dottrina sociale della Chiesa, come ogni critica del suddescritto modello di potere monetario sulla politica, possono aver successo sul piano teorico, ma non hanno alcuna possibilità di affermarsi su quello politico e concreto, perché per farlo dovrebbero battere e abbattere, su scala perlomeno continentale, un sistema immensamente potente di interessi contrari. Consci di ciò, Salvini e di Maio, che erano partiti da posizioni incompatibili con alcuni aspetti, peraltro secondari, del sistema, avvicinandosi al potere si sono ravveduti e allineati ideologicamente ad esso, dichiarandosi per l’Euro, per l’Unione Europea e per la sua dottrina economica.

Un siffatto sistema di dominio potrà cadere solo per effetto di una rottura interna, oppure di una catastrofe globale climatica o geofisica o biologica o bellica. Ma la sua naturale evoluzione, che ho descritto in Tecnoschiavi, va verso la tecnocrazia assoluta, zootecnica.

17.11.2019 Marco Della Luna

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SANTA COMMISSIONE O SANTA INQUISIZIONE?

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SANTA COMMISSIONE O SANTA INQUISIZIONE?

(per la difesa della Fede nella Narrazione )

          Questo scritto è un appello alla sen. Segre, al suo coraggio, alla sua lucidità.

  Una delle più gravi violazioni in atto dei principi fondamentali della Costituzione e della stessa civiltà occidentale è la limitazione ai diritti di informazione, di insegnamento e di ricerca scientifica voluta dal pensiero unico e dai suoi beneficiari:

            -la pubblica informazione è in mano a cinque grandi agenzie mondiali, controllate da capitali privati, dedite al filtraggio delle notizie, delle analisi e al consolidamento di un pensiero unico liberista-mercatista-globalista; ad esse quasi tutti i giornalisti e i mass media si attengono, anche quelli pubblici;

            -i docenti, anche quelli universitari, persino quelli di filosofia, ricevono dalla politica direttive ideologiche afferenti al pensiero unico, cui devono attenersi per conservare il posto, far carriera, aver visibilità;

            -la ricerca scientifica, con la stampa scientifica, è in gran parte finanziata e controllata da capitali privati che contrattualmente si riservano la proprietà dei risultati e il diritto di decidere che cosa divulgare e che cosa no; in tal modo il capitale orienta la scienza, il suo insegnamento, la sua applicazione, dall’economia alla medicina;

            -ai medici in Italia è stato perfino vietato, sotto pena di radiazione, di esercitare il diritto di informazione dei pazienti sugli effetti dei vaccini obbligatori;

            -FaceBook esercita arbitrariamente il potere di oscurare i suoi utenti non allineati col pensiero unico (lo ha fatto anche a me, per un mese, durante la campagna elettorale europea);

            -imperversa la pratica del grievance-mongering, o vittimismo di mestiere, consistente nell’attaccare, isolare, licenziare, oscurare persone che hanno espresso le proprie idee o preferenze nel rispetto della legge, e che strumentalmente il vittimista accusa di averlo offeso nella sua sensibilità religiosa o etnica o razziale o sessuale.

            Tutto ciò costituisce un’aggressione organica, sistemica, strategica. alla stessa esistenza di una società basata sulle predette libertà, ed esigeva l’urgente costituzione di una Commissione parlamentare per la tutela delle medesime libertà. Invece, hanno fatto la Commissione Segre per il controllo discrezionale della comunicazione via internet (con possibilità di censura, punizione e oscuramento), onde limitare ulteriormente la libertà di informazione e di pensiero, col pretesto della lotta a un estremismo politico e a un razzismo o suprematismo o sessismo che, sì, esistono e sono talvolta lesivi di beni giuridici riconosciuti, ma sono già puniti dalle leggi italiane e che non hanno, né possono avere in questa fase storica, la forza materiale per minacciare la società.

L’istituzione della Commissione va vista e studiata insieme con altre due ‘riforme’:

-il tracciamento di ogni pagamento e versamento (con la costrizione a passare per una banca ad ogni transazione);

-l’imposizione di vaccinazioni di massa senza trasparenza sugli effetti reali dei prodotti inoculati (con l’Ema che vuole inserire dal 2022 le certificazioni vaccinali nei passaporti come condizione di validità).

Le tre suddette riforme vanno comprese come strumenti fondamentali e integrati dell’attuale fase evolutiva del controllo sociale, basata essenzialmente:

-sulla manipolazione e modificazione diretta degli uomini, anche biologica e genetica, via farmaci, vaccini, alimenti, etc.;

-sul loro monitoraggio costante e capillare nelle idee, negli spostamenti, nel denaro;

-sulla possibilità di escluderli unilateralmente, con un click, dalle reti (comunicazioni, servizi, accesso al proprio denaro in banca).

Lo statuto della Commissione Segre (andatevelo a leggere: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/347775.pdf ) è formulato in termini vaghi, indeterminati, ampiamente soggettivi e discrezionali, non limitati all’istigazione all’odio (…intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche), in modo che essa possa censurare, impedire e reprimere non solo e non tanto le istigazioni all’odio, ma la divulgazione di informazioni e analisi oggettive che possano, per le loro implicazioni, suscitare indignazione morale, “odio” nella Neolingua politically correct. Infatti, è facile equivocare tra indignazione e odio, accusare colui di diffondere odio colui che in realtà diffonde informazioni e commenti su inganni, soprusi, illegalità, tradimenti politici, maxi-truffe bancarie coperte dalle istituzioni, soprattutto in relazione al nuovo ordine globale e totalizzante, il quale delegittima come eresia ogni alternativa a sé stesso. L’ordine del capitalismo finanziario e del mercato (non libero, ma) manipolato, con tutti gli effetti sulla vita delle persone e delle società, è un ordine onnipervasivo, egemonizza l’intrattenimento, la cultura e la stessa contro-coltura (vedi il fenomeno Greta).

Il totalitarismo capitalista non è funzionalmente diverso da altri totalitarismi, a quelli verso cui, per il pensiero unico, è lecito esprimere odio, come quello autore dello sterminio di milioni soggetti appartenenti a categorie-bersaglio, tra cui innanzitutto gli Ebrei, compresi i familiari della sen. Segre – la quale suppongo non abbia percepito per tempo i fini liberticidi a cui è stata strumentalizzata, ma ora può ben rimediare brillantemente. Gli Ebrei, ricorrenti vittime della persecuzione contro la libertà culturale, sono pure storici paladini, nonché simbolo, della medesima!

La Commissione Segre, nata da un testo della Boldrini e che dovrebbe chiamarsi commissione Boldrini ed è stata ridenominata ‘Segre’ solo per inibire le critiche, ha uno statuto che, con la sua vaghezza, la predispone

-a prevenire e contrastare lo svilupparsi una coscienza dei gravissimi, attuali conflitti di classe e tra nazioni, e a tutelara così la falsa narrazione irenica (deconflittualizzata) del mainstream;

– a oscurare l’informazione sugli effetti perniciosi e, per l’appunto, ‘odiosi’ del liberal-globalismo, scoraggiando la critica sistemica ad esso;

-a contrastare il dissenso e il suo organizzarsi in opposizione politica e sociale, ossia a difendere il pensiero unico liberale, il consenso ad esso, ai suoi esecutori politici, economici e culturali, e alle loro riforme;

 -a colpire ogni richiamo politico allo Stato nazionale, alla sua sovranità sulla moneta, sui confini, sulle scelte di modello socioeconomico, e alla responsabilità democratica verso il bene dei propri cittadini come funzione e dovere di tale Stato (tutte cose che l’ordine finanz-capitalistico è vigorosamente impegnato a smantellare e screditare, perché ostacolano l’ottimizzazione del mondo alle sue dinamiche anche demografiche).

Molte notizie, in materia di economia, finanza, banche, immigrazione, potranno essere censurate perché idonee a suscitare indignazione sociale, che verrà ridefinita “odio” allo scopo predetto. Del resto, già gli antichi sentenziavano: veritas odium parit.

 Se lo scopo della Santa Commissione fosse onesto e non liberticida, se fosse diverso da quello che ho testé descritto, il suo statuto da un lato sarebbe stato garantista, cioè preciso e oggettivo nel definire, con riferimento al Codice Penale, le espressioni da colpire; e, dall’altro lato, avrebbe compreso la tutela dì diritti -questi sì costituzionalmente fondati- di opinione, informazione, ricerca e insegnamento, mediante l’individuazione e il contrasto a tutte quelle lesioni alla libertà di parola che ho menzionato in apertura.

Senatrice Segre, affido a Lei l’iniziativa di questa alta difesa della Libertà!

04.11.19 Marco Della Luna

Caro avvocato e stimati lettori,

Gli argomenti dei due articoli precedenti sono a mio avviso connessi per cui propongo un`unica risposta. Premetto che non entro nel merito della dotta disamina dell`avvocato sulla natura e sulla possibile esistenza di “rivoluzionari” poiché non mi sento sufficientemente preparato. Dunque mi devo limitare ad empiriche osservazioni tratte da esperienza di vita.

Come detto molte volte io penso che I nostri supremi reggitori, oltre che occulti e sovente privi di cariche istituzionali, siano anche molto capaci, dotati di mezzi larghissimi e serviti dai migliori esperti di ogni settore. Inoltre non accettando limitazioni ai loro desideri, non esitano ad avvalersi di ogni mezzo legale, illegale o persino fisicamente cruento per arrivare al loro scopo.

D`altra parte la loro oppressione diventa ogni giorno più palese, pesante, iniqua e chiaramente contro I più ovvi interessi dei normali sudditi. Dunque nonostante la manipolazione mediatica, la disinformazione dilagante, la fede  e la morale pubblica snaturate, sempre più gente anche solo per comune buon senso comincia a capire che la strada gabellata come facile via per la felicità porta invece ad un oscuro medioevo e ad una generale regressione dei livelli di benessere e dei connessi diritti. Oramai anche un cretino analfabeta capisce che ad ogni autunno (ed a volte anche a primavera) arriva un ulteriore giro fiscale restrittivo per coprire debiti che non solo sono palesemente insolvibili, ma anche in costante aumento nonostante I continui aumenti di contribuzione. In soldoni si è scoperta la pietra filosofale alla rovescia: più si paga per estinguere I debiti più per magia questi aumentano invece di decrescere. È dunque evidente il mental gap generale.

Ora é certo che il popolo sia bue e pure di memoria corta ed addomesticata, ma solo pochi sono disposti ad accettare passivamente l`autosacrificio e pure per prospettive inesistenti, o normalmente disattese o del tutto fasulle. Quindi I sudditi, benché viziati da ignoranza, incultura, visioni distorte dei propri veri interessi, cominciano a mormorare ed a ribellarsi. Noialtri ci siamo sorbiti il duce labbrone per 20 anni senza fiatare. Anzi abbiamo pure furbastramente profittato delle sue briciole e pure battendo le mani all`impero di cartapesta ed irridendo I pochissimi veri oppositori. Ma poi nella primavera del 1943 il disastro é diventato evidente e persino chi fino ad un istante prima immergeva il grugno nella ducesca greppia (re sciaboletta), ha cominciato ad aver grossi dubbi che poi davanti all`evidenza son diventati certezza e persino grande paura. Certo il popolo bue non poteva pretendere di uscirne senza grave incomodo essendo stato colpevolmente acquiescente, ma alla fine, magari anche in modo scomposto e disonorevole si é mosso ed un po`di pulizia é stata fatta.

Adesso siamo in una fase in cui molti stanno capendo, sia pure con diversissimi desideri ed ancor più discordi propositi, che l`attuale regime sta diventando totalitario e predatorio, come pure anche alcuni capi e capetti cominciano a perdere l`albagia e ad essere segnati a dito. Vedi la crescita di consenso dei movimenti euroscettici e la sempre più palese scollatura tra mondo politico ortodosso e vita reale dei senza potere.

Chiaramente vengono messi in atto I correttivi oramai sperimentati, quali colpi di stato di palazzo, forzature costituzionali, creazione di movimenti di consenso artificiali e disinformanti (l`ondata verde, il terrorismo climatico ed ambientale, l`imbonimento dei giovani), la sig.ra Gruber/Bilderberg, la palese addomesticatura del potere giurisdizionale partendo dai gradi elevati, per finire al solito bombardamento mediatico su fascisti rinati, sovranisti ignoranti e pedofili, femminicidi, antisemiti, omofobi ecc. E ad euristico perfezionamento si arriva all`accoglienza indiscriminata (ma solo in Italia ovviamente) delle “risorse” che ci pagheranno la pensione.

Ma tutti questi temi, se non accompagnati da concrete regalie e vantaggi agli interessati o da forza fisica cogente sugli indifferenti, non fanno più presa sui sudditi. Dunque si ricorre agli antichi buoni sistemi, quali la censura e l`intimidazione fisica diretta del suddito colpito stavolta singolarmente, in modo sia solo davanti a tutta la forza coattiva del sistema. Cioè arrivare mediante il complicato (e costosissimo) capestro informatico-fiscale al nirvana dell`inquisitore tassatorio: ovvero il poter convocare chiunque quasi a suo proprio piacere (ed interesse)  e porgli come prima e fondamentale domanda se il contribuente inquisito sa perchè é stato convocato. E se risponde di sì ammette di fatto senza appello il suo torto, se di no é chiaramente ancor peggio in difetto perchè dolosamente occulta l`evasione che il solerte funzionario ha già inferito ed informaticamente provato. E come il Sant`Uffizio ebbe I suoi santi canonizzati, benchè inclini alla piromania, così la degna amministrazione avrà I suoi eroi e delatori premiati e promossi.

Identicamente se qualcuno in modo pubblicamente rilevante esterna idee meno che ortodosse ecco la commissione con poteri giurisdizionali, senza contraddittorio, che prontamente tacita ed al caso punisce il disturbatore. E se lo stesso avesse la forma di leader politico é aperta la strada alla messa fuori legge del suo movimento. Vedi il Salvini fatto cappone, ma con gli attributi in ricrescita.

O senza far paragoni fuori posto il sottoscritto che scrive il presente perchè lo leggono in dieci, ma se lo leggessero in solo in ventimila temo che qualcuno molto cattivo e convincente mi farebbe visita.

Oramai anche uno stupido ha capito che il programma imposto da Berlino ai Quisling giallorossi non é tanto quello di dare la solita spremuta ai soliti sudditi senza potere, per tamponare I soliti conti intamponabili, bensì porre solide basi per una definitiva tacitazione delle voci di dissenso ed impedire legalmente che qualcuno non gradito arrivi ad avere una reale base di consenso elettorale.

Ma per fortuna il diavolo ci sta mettendo la coda. Difatti I capi designati si stanno rivelando persino peggio di quanto già si sapeva, degenerando nel discredito e nella più totale confusione. Secondariamente come si vede la gente sta, sia pure lentamente, prendendo silentemente coscienza della sua reale situazione e chi può credo stia già nel suo piccolo prendendo qualche precauzione a cominciare dall`assoluta sfiducia in ogni atto governativo e dalla resistenza passiva.

Certo alla redenzione ostano due impedimenti oggi dirimenti e persistenti:

  1. I mezzi economici e coercitivi a disposizione dei capi sono enormi rispetto agli strumenti di difesa dei singoli o dei gruppi di opposizione
  2. Se pure per subitaneo miracolo il Bisconte si dissolvesse nel nulla, si andasse a votare e pure vincesse il Salvini con il 70% dei voti, temo poco cambierebbe. Difatti o il verdecornuto monocolore per mantenere prebende e regalie (non si sa mai) si appecorona a Berlino noi siamo come adesso cornuti ed anche mazziati. Se invece si ribella, ma restando nelle regole dei trattati I ruspanti leghisti son rifatti capponi in tre mesi. Infine se invece il “Capitano” suona la tromba della ribellione ed esce dai trattati gli occorrerebbe uno sponsor di peso (che oggi non c`é) per non far la fine di Carlo Alberto a Novara.

Ma se non altro pure senza “rivoluzionari” dichiarati la gente sta finalmente cominciando a capire che in casa nostra comandano gli stranieri come 150 anni fa e questi sono nostri nemici e falsi fratelli di un globalizzazione predatoria.

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CLASSE RIVOLUZIONARIA CERCASI!

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CLASSE RIVOLUZIONARIA CERCASI!

Dateci una classe rivoluzionaria prima che sia troppo tardi!“: il grido di dolore sale da genti di tutto il globo, afflitte dai vari effetti antisociali e antiumani del nuovo ordine liberale: precarizzazione, neocolonialismo, recessione, impoverimento, megatruffe, sostituzioni etniche, guerre per le risorse: il sangue spiccia da cento piaghe e le lacrime scorrono in mille rivoli attraverso il Villaggio Globale. Ma la classe rivoluzionaria ancora non si vede –ossia quella classe sociale capace, per consapevolezza, intelligenza e dotazione, di rovesciare il malo modello socio-economico in essere (oppressivo, sfruttatore, funzionale all’interesse di pochi, e contrario al bene comune), per sostituirlo con uno buono (giusto e conforme al bene comune, ossia agli interessi diffusi anziché a quelli elitari). Questa classe rivoluzionaria fa proprio come l’araba fenice: che ci sia ciascuno dice, dove sia nessuno sa.

O meglio, alcuni annunciavano di averla individuata, ma poi la storia li ha confutati.

Il vecchio Marx, avendo ravvisato la borghesia come classe rivoluzionaria che pose fine all’ordine medioevale, dichiarava che la classe rivoluzionaria moderna, atta a rovesciare il capitalismo, fosse il proletariato operaio; ma in nessun paese il proletariato operaio ha mai fatto una rivoluzione, poiché nei paesi dove era sviluppato, il proletariato operaio fu reso consumista e così fidelizzato al modello capitalistico; mentre le rivoluzioni sedicenti socialiste (sovietica, maoista e castrista) si fecero nei paesi dove esso non era sviluppato, e quelle rivoluzioni furono opera di gruppi di intellettuali che si impadronirono delle masse -masse perlopiù agricole, analfabete, inconsapevoli- per usarle e tiranneggiarle e costruire ordinamenti liberticidi in cui il possesso dei mezzi di produzione da parte dei capitalisti a scapito del popolo era sostituito dal diretto possesso del popolo da parte dei suoi sedicenti liberatori.

Altri pensatori hanno individuato la classe rivoluzionaria odierna negli intellettuali. Ma che vi siano intellettuali alla guida e all’origine delle rivoluzioni, da quella francese in poi, quale che sia il colore della rivoluzione, comprese le rivoluzioni indotte dalle scoperte scientifiche e tecnologiche – è scontato: per fare le cose complesse ci vogliono persone intellettualmente dotate.

Altri infine, i più scollati dalla realtà, hanno annunciato che la classe rivoluzionaria dei nostri tempi sarebbe quella delle masse di migranti spiantati e precari, mentre, all’opposto, tali persone sono le meno consapevoli, le meno dotate di coscienza di classe e di capacità di organizzarsi, le più cedevoli. Esse sono bensì le più utili a chi vuole frammentare i corpi sociali e destabilizzare il residuo ordine e la residua funzionalità degli apparati pubblici (scuola, assistenza, sanità, finanza). Cioè sono le più utili alla classe dominante globale e al suo modello, alla sua ingegneria sociale, che abbisogna di eliminare gli ostacoli all’adattamento della società ai bisogni dei mercati manipolati. D’altronde, quello di destabilizzare e scardinare per conto di altri è appunto il ruolo rivoluzionario che, di fatto, le masse hanno sempre svolto nella storia: sono state usate da élites ascendenti per abbattere oligarchie senescenti, e poi per sostenere i costi della transizione. I fatti danno costantemente ragione al motto di Talleyrand: il popolo è come certe medicine, che vanno agitate prima dell’uso. Il suo ruolo non è mai attivo e consapevole, anche se il suo generoso impeto nasce proprio dall’illusione di esserlo.

Il sentimento rivoluzionario, nelle varie occasioni storiche, sorge dal sentire l’ordine socioeconomico in essere come ingiusto, oppressivo, rovinoso. Ma il sentimento non è, di per sé, consapevolezza, non è cognizione del perché esso sia tale, né di come esso funzioni, non è competenza. Tranne pochi intellettuali esperti, la gente sente e si arrabbia, ma non sa, quindi si costruisce interpretazioni basate su ciò che crede in base a ciò che riceve, perlopiù dall’industria culturale del sistema– rappresentazioni irrealistiche, però con forte potere esplicativo e forte carica motivazionale, che possono venire sfruttate per ottenere consenso e collaborazione popolari.

La gente comune, particolarmente, è incapace di vedere la forma complessiva del modello socioeconomico disfunzionale: di esso coglie soltanto alcuni degli aspetti, alcuni degli effetti, quindi è possibile, per i politici di mestiere, captarne politicamente il consenso promettendole la rivoluzione ma circoscrivendone l’oggetto a quei pochi aspetti ed effetti, senza mettere in discussione, anzi senza nemmeno mettere in luce, il modello complessivo, quindi senza porsi in urto, anzi rendendosi utili, ai padroni ed artefici di quel medesimo modello.

Così i politici di mestiere, proponendosi come (apparenti)antisistema (oggi, apparenti sovranisti), riescono ad apparire carismaticamente rivoluzionari (o riformatori radicali, trasformatori del sistema) al popolo, che quindi li vota; e contemporaneamente si fanno accreditare come garanti del sistema dai beneficiari del sistema stesso, che quindi li tollerano o li appoggiano e sovvenzionano affinché inertizzino la protesta dal basso e la riconducano di fatto entro il sistema.

E in tal modo fanno carriera, possono comparire in televisione, ottenere maggioranze elettorali, andare al governo: vedi Syriza, Podemos e il M5S, che, con proclami fiammeggianti hanno alimentato, nella fase iniziale, una grande aspettativa rivoluzionaria e una grande carica carismatica, e successivamente si sono allineati, si sono fatti garanti dell’ordine esistente, per andare al governo. Il gruppo Casaleggio mise su Beppe Grillo e il Movimento in questo senso programmatico: dapprima promesse rivoluzionarie includenti i temi strutturali veri del monopolio monetario, poi silenziamento di questi temi e scivolamento verso una pratica omologazione con l’approdo al governo, soprattutto nel Conte bis, a braccetto col PD: da antisistema sono divenuti filosistema, cioè si sono rovesciati, anche se pochi lo hanno colto. Anche Mussolini e Hitler iniziarono in modo antisistemico, rispondendo a una sofferenza popolare arrabbiata, derivante ultimamente dalle dinamiche del capitalismo finanziario, per poi allearsi col capitalismo globale già allora operante, ed essere da questo sostenuti persino durante la guerra– il tutto senza tematizzare quelle dinamiche, ma mantenendo la facciata rivoluzionaria e travestendo quella realtà in forme mitologizzanti di razza, fato, impero.  

Queste tecniche politiche non sono da biasimare, perché i politici minori, cioè quelli che si muovono sulla scena pubblica, che abbisognano dei voti della gente, non possono oggettivamente fare altro, dato che l’aliquota di potere messa in gioco nella politica accessibile al popolo è minima, e serve a scopo illusorio, conservativo-confermativo; mentre il potere politico vero è esercitato a porte chiuse da persone che non devono certo concentrarsi sul brevissimo termine e sui confini nazionali, cioè sull’inseguire la rielezione ogni pochi anni in un ristretto ambito nazionale, ma possono fare e portare avanti programmi di lungo e lunghissimo termine e di ampiezza continentale o globale.

Oggi la causa diretta delle sofferenze popolari è il modello del capitalismo finanziario estrattivo, cioè che usa il monopolio della creazione monetaria per estrarre ricchezza, reddito e diritti civili e politici dalla popolazione mediante l’indebitamento pubblico e privato, la demonetizzazione dell’economia, le bolle speculative, la precarizzazione, la disgregazione sociopolitica; e lo può fare perché e solo perché ha la capacità di creare mezzi monetari dal nulla e a costo nullo, che usa per estrarre la ricchezza prodotta dalla società generale. E’ esso che detta l’agenda politica, delle riforme, delle regole di bilancio, le guerre di esportazione della democrazia liberale e di peace-keeping.

Una volta instaurato questo modello, gli effetti sono inevitabili, anche in termini di trasformazione di lungo periodo della società. Però –ripeto- la popolazione generale non percepisce il modello nel suo complesso, né il suo funzionamento, né il suo essere causa di quegli effetti – bensì percepisce solo alcune delle sue manifestazioni, quelle più superficiali; e alcuni dei suoi effetti, quelli più quotidiani. Non è nemmeno dotata mentalmente per afferrare il modello generale e la sua inevitabile dinamica, se glielo si spiega, né per sostenere emotivamente questa consapevolezza. Perciò a un politico o un attivista non è possibile risvegliare il popolo o una classe rivoluzionaria disvelandogli l’arcano: oltre ad essere colpito dall’alto, non sarebbe capito dal basso, non avrebbe seguito di massa – anche perché che cosa mai potrebbe proporre come programma di azione pratica contro un sistema globale, strapotente, accettato e praticato in tutto il mondo? L’isolamento autarchico? Può invece proporre uno story telling limitato e ovviamente falso a spiegazione del problema generale, con una serie di battaglie e soluzioni fattibili, o come tali percepibili, per alcuni problemi che la gente sente e afferra: immigrazione (bloccarla perché è un’invasione criminogena e dannosa, oppure agevolarla perché aumenta il PIL e colma i vuoti demografici), sussidio di cittadinanza, catene per gli evasori e i corrotti, politiche verdi, politiche per la famiglia, decreti per la dignità del lavoro, e via proponendo. Ovviamente, questi sono solo palliativi del vero problema, ma è tutto quel che si può fare, sul piano politico, della prassi. Sul piano intellettuale, ovviamente, si può invece sviluppare la critica in modo completo e onesto, si possono descrivere e analizzare e confrontare esplicitamente i vari modelli socioeconomici e i loro effetti .

I partiti che problematizzano il modello complessivo come problema rimangono minuscoli – vedi il Partito Comunista di Marco Rizzo, anche perché quel modello, dominando, anzi possedendo e gestendo, l’industria culturale, squalifica tali partiti come estremisti e pericolosi. Per sottrarsi a queste squalificazione e non essere quindi escluso dall’area degli idonei a governare -area perimetrata dai politici del piano superiore-, pure Salvini ha dovuto non solo astenersi dal criticare e dal descrivere il modello in questione, ma persino fare abiura e dichiarare che ci terremo l’Euro e l’Unione Europea. Anche se è chiaro che da Bruxelles sono regolarmente venuti ordini al governo italiano di auto svendita degli interessi nazionali, come oggi conferma lo stesso Romano Prodi. Prima il Capitano era antisistemico, ora è endosistemico, salve possibili e probabili riserve mentali.

Da qualche settimana, grazie alla massiccia opera di rieducazione filosofica e politica svolta da Diego Fusaro, abbiamo un partito – Vox Italiae – che pone in modo centrale, organico, complessivo e non più eludibile il modello capital-finanziario liberista e globalista come oggetto di analisi e di critica e di possibile rifiuto. Rimarrà verosimilmente un minuscolo partito; ma, finché vivrà, svolgerà un’azione di tribuna e di continuo richiamo alla realtà rispetto al dibattito politico. Alcuni tra gli intellettuali posti alla guida di Vox Italiae posseggono le cognizioni del funzionamento del potere monetario, del cartello di moneta e credito, e possono dare voce a queste conoscenze. Sanno che il modello capitalistico finanziario è essenzialmente basato sul monopolio privato della sovranità monetaria, il quale produce automaticamente gli effetti antisociali che vediamo operanti nel mondo, come alcuni di loro denunciano.

Però è meglio rinunciare alla inveterata e illusoria idea, che diffusamente è percepita come realistica, dell’intellettuale indipendente che scopre il segreto iniquo del potere –nella fattispecie, il monopolio privato della creazione della moneta e del credito con il loro uso estrattivo e antisociale- e lo denuncia al popolo, suscitando con ciò una sollevazione di massa guidata dalla consapevolezza e dall’indignazione etica. Ciò non è mai avvenuto. Il popolo non funziona così. L’uomo comune è concentrato sul suo particolare e sul quotidiano. Il popolo è bue e inerte proprio perché popolo. Non si coordina mai per insorgere, per scuotere il giogo. Nella recessione cronica si deprime, si adatta, si sottomette. Ciò è ancor più vero oggi, e più che mai oggi la classe rivoluzionaria è impossibile (salvo quanto dirò in conclusione), per effetto di fattori potentissimi, quali

-la riduzione dell’utilità del lavoro umano, quindi anche del peso politico della gente, per effetto dell’automazione e della finanziarizzazione dell’economia (quello che ho definito il fenomeno dei “popoli superflui”);

-la precarizzazione e la diffusione di alienazioni edonistiche e rimbecillenti nella popolazione generale, che si distacca dalla partecipazione politica, soprattutto i giovani;

-la demolizione o precarizzazione delle strutture e delle relazioni sociali, dalla famiglia su fino allo stato nazionale, che sono la matrice della regolamentazione etica della vita e del sentire etico;

-il mischiamento dei popoli con le migrazioni di massa che discioglie le identità-solidarietà storico-culturali nell’acido della globalizzazione;

-la prevenzione del formarsi di maggioranze con capacità politica anche mediante il frazionamento della società in numerose minoranze artificiose sotto l’egida del nuovo umanesimo dei diritti dell’uomo (minoranze di sesso, di gender, di lingua, di sangue, di religione, di costume etc.);

-e soprattutto la crescente e incolmabile distanza tra gli strumenti tecnologici di controllo e dominio a disposizione della ruling elite globalista, e quelli di autodifesa a disposizione della gente comune.

La classe rivoluzionaria non è certo la piccola imprenditoria, che vive lottando per la sopravvivenza quotidiana, né la grande imprenditoria, che partecipa dei benefici del sistema.

Non è nemmeno quella degli intellettuali, perché quasi tutti quelli che esercitano le professioni intellettuali, compresa la mia, lo fanno come tecnici esecutori integrati; e gli intellettuali accademici sono ancora più allineati da rigidi requisiti di conformismo posti come condizione per avere un posto, avere visibilità, fare carriera; mentre gli intellettuali del giornalismo sono al soldo degli inserzionisti.

Ma a che varrebbe una classe rivoluzionaria? A niente. Infatti il modello capitalistico-finanziario, coi suoi strumenti monetari, non è accidentale né contingente, bensì, assieme al dualismo servo-padrone, è la conseguenza di quella che Robert Michels chiamava “la ferrea legge dell’oligarchia”, ossia del fatto che lo strutturarsi di qualsiasi società genera un’oligarchia, ossia che ogni società è oligarchica, dominata da pochi padroni che comandano e sfruttano molti servi. Agli entusiasti della scoperta del potere del signoraggio monetario, che essi vogliono denunciare per demolirlo e liberare la gente, faccio qui presente che quel potere è espressione e conseguenza, nongià la causa, del dominio dei pochi sui molti, ossia della costante oligarchica delle società. Questa costante strutturale delle società interagisce col fatto che, nel corso delle epoche, vi è un’evoluzione degli strumenti usati per la dominazione; in particolare, negli ultimi decenni si è affermato l’uso degli strumenti finanziari; ma questi ora vengono gradualmente soppiantati da quelli tecnologici (biologici, elettromagnetici, informatici: ne tratto ampiamente nel mio ultimo libro, Tecnoschiavi. Oggi si apprende che nei farmaci possono essere inserite molecole in grado modificare il genoma, e che i primi computers quantistici hanno prestazioni un miliardo di volte superiori a quelle dei computers normali, quindi presto coloro che ne dispongono potranno impadronirsi delle reti superando ogni chiave e password, fino a controllare ogni attività. La classe rivoluzionaria del nostro secolo, votata a scalzare i signori della finanza, si prefigura come un’élite militare di neotecnocrati biologi e informatici.  

Ad ogni modo, è tempo che il focus dell’analisi politica e delle proposte per l’autodifesa popolare si sposti dall’economia a questo nuovo modello di dominazione.

30.10.19 Marco Della Luna

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QUANDO LE TASSE ARRICCHISCONO I LADRI

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QUANDO LE TASSE ARRICCHISCONO I LADRI

Con i soldi del contribuente, spesi a spreco, la casta (partitocrazia-burocrazia) si arricchisce e si compera i voti per restare in poltrona, persino mentre il Paese va a catafascio. Essa governa nell’interesse e su direttive del grande capitale e della grande speculazione apolido-globalisti, esonerandoli dal dichiarare i profitti o dalla normale tassazione mediante apposite norme di favore od omettendo l’applicazione della legge.

La propaganda della partitocrazia, in materia di lotta all’evasione, nasconde dati di realtà che rovescerebbero la sua raccontazione:

a)la lotta ai grandi evasori è impossibile perché i grandi evasori, anzi i grandi imprenditori, si trasferiscono nei paradisi fiscali o si fanno proteggere con leggi apposite proprio dalla partitocrazia; il governo Conte bis chiama “grandi evasori” quelli da 100.000 euro, che in realtà sono piccoli evasori – grandi sono quelli da decine o centinaia di milioni, cioè quelli che sostengono il governo;

b)le tasse e l’Inps sono costi per le imprese; molte di esse riescono a stare sul mercato (a produrre PIL e a pagare i dipendenti) proprio perché riescono a evaderli in parte; se costrette a pagare tutto, escono dal mercato e chiudono, a danno del PIL e dell’occupazione; molte si trasferiscono all’estero;

c)i soldi dell’evasione fiscale e contributiva di piccole aziende e lavoratori autonomi non sono affatto perduti, ma vengono reinvestiti o spesi nell’economia reale italiana, e la sostengono, aumentando la ricchezza prodotta; se finissero nelle mani della buro-partitocrazia, verrebbero complessivamente usati male, per sprechi, spese clientelari, acquisto di voti: vedi gli 80 euro di Renzi (10 miliardi l’anno), il reddito di cittadinanza di Di Maio (7 miliardi l’anno), la copertura della bancarotta di Alitalia, etc.: il fatto che l’attuale governo non abbia tagliato tali sprechi nemmeno nell’attuale situazione, dimostra che la partitocrazia non è legittimata a gestire i soldi dei contribuenti;

d)per far quadrare i conti dello Stato, agli uffici locali di riscossione dell’Agenzia delle Entrate viene fissato un plafond annuo di accertamenti da raggiungere; siccome spesso non lo raggiungono, in autunno si inventano cartelle pazze ed accertamenti fasulli, per raggiungere il plafond; molte cartelle e molti accertamenti vengono impugnati e annullati, ma intanto il bilancio dell’anno è (fittiziamente) in ordine;

d)tale sistematica e piratesca prassi del fisco, congiunta alla norma che consentirà il sequestro del patrimonio di cittadini e imprese sulla base del semplice sospetto (molto discrezionalmente valutato) di evasione, indurrà chi può a mettere i beni e i soldi in salvo all’estero, con un grave danno per l’economia;

e)la costrizione a usare il denaro scritturale bancario anziché il contante, ossia la valuta legale (art. 128 TFUE), costringendo a pagare i servizi delle banche e a lasciare in mano loro il denaro, è un favore ai banchieri, non una misura di lotta all’evasione, che non passa attraverso il contante ma attraverso circuiti come Clearstream e i fondi anonimi statunitensi;

f)Banca d’Italia attesta che le banche italiane creano mediamente 1.000 miliardi di euro l’anno, aumentando con ciò in pari misura i propri patrimoni, senza pagare tasse su tale incremento, quindi eludendo circa 220 miliardi l’anno (su questo tornerò per evidenziare l’ipocrisia dei grillini, e soprattutto di certuni tra loro, su questo capitolo).

Stante la sua struttura bipolare, con un Sud che si sostiene solo grazie a forti prelievi sul reddito del Nord, e una casta che vive mangiando molto su questi prelievi e usandoli clientelarmente, l’Italia ha prosperato e progredito fintantoché ha potuto fare molta spesa pubblica a deficit, con tassi bassi grazie al controllo pubblico su Banca d’Italia, consentendo alla sua valuta di svalutare per mantenere la competitività e ai suoi cittadini di fare tranquillamente abbastanza nero da tener viva la domanda interna. Ci piaccia o non ci piaccia, un paese con le caratteristiche storiche, culturali e strutturali dell’Italia può viver bene solo così. Da quando, con false giustificazioni che nascondono piani di saccheggio, hanno bloccato i cambi, scatenato i tassi, strozzato i pubblici investimenti e represso l’uso del contante e la piccola evasione, il Paese affonda nel debito, nella mancanza di liquidità per la produzione, nella perdita inarrestabile di competitività, nel crollo della domanda interna.

Tornando alle tasse:

-Se il governo vede un’evasione di 120 miliardi l’anno, perché non va a prenderli? Oppure finge di vederla?

-Molta dell’evasione che viene accertata è stata compiuta da imprese ormai defunte, da cui non si potrà ricavare un’euro.

-L’Agenzia delle Entrate, col blocco del turn-over, è stata svuotata del personale necessario per fare accertamenti, quindi si affida sempre più ai metodi informatici e a indicatori presuntivi automatici e che, in un modo o nell’altro, il contribuente non può confutare in tribunale;

-Si va così verso una catastalizzazione dei redditi di lavoro, ossia la fissazione di un tot che i contribuenti delle varie categorie di contribuenti devono pagare per esser lasciate in pace dal fisco (tasse percepite quindi col metodo del pizzo).

Segue un articolo che pubblicai oltre 12 anni fa e che mi pare abbia, nel frattempo, acquisito in attualità:

 L’EVASIONE NUOCE AGLI ONESTI, MA LE TASSE GIOVANO AI LADRI.

RISPOSTA ALLA GUARDIA DI FINANZA

Il Col. Dino Pagliari, Comandante provinciale delle Fiamme Oro, nella sua intervista pubblicata su La Cronaca di Mantova del 6 Luglio, denuncia innanzitutto la natura culturale del problema dell’evasione fiscale: un circolo vizioso di furbizia e sfiducia, tipico della mentalità italiana. In un paese in cui si sa che tutti o quasi, di fatto, violano le regole (evadono le tasse), a cominciare da chi è alla guida delle istituzioni, come mostra il celebre libro La Casta di Stella e Rizzi, è semplicemente logico violarle per non restare svantaggiati e pagare anche per gli altri. Tanto più che, essendo un po’ tutti a violarle, è improbabile essere puniti. Una logica insuperabile. Come sottolinea giustamente il Col. Pagliari, è un circolo vizioso, anzi un vortice vizioso: chi la fa, l’aspetta; ma chi l’aspetta, cerca di farla per primo!

Da queste corrette premesse deriva una prognosi di sfascio irreversibile.

Primo punto: quel circolo vizioso non riguarda solo gli obblighi fiscali, ma tutte le regole, giuridiche e organizzative. Ossia, la popolazione e la Casta che la governa non credono nelle norme in generale, non si aspettano che vengano rispettate, e non le rispettano. Dato che il rispetto delle norme è l’essenza di ogni organizzazione, gli Italiani non riescono a organizzarsi, a costruire un sistema-paese efficiente, perché ciascuno o ciascun gruppetto si fa gli affari suoi e cerca di fregare gli altri approfittando del potere o delle risorse che si ritrova. Mordi e fuggi. Di fatto, il sistema-paese non funziona o funziona molto male. Così, un corpo in cui le singole cellule si mettessero a comportarsi in modo non coordinato, ciascuna a suo talento: sarebbe non un organismo vitale e competitivo, ma un organismo malato di cancro. Gli italiani non riescono a creare forme organizzative complesse ed efficienti, in grado di reggere la concorrenza globale, perché vivono (quasi tutti) secondo quella mentalità e la legge del Menga. Questo significa che il sistema paese Italia è, e sempre più sarà, perdente, in un mondo che richiede sempre più alte forme di organizzazione e specializzazione, organismi con un numero sempre crescente di “cellule” sempre più specializzate. Gli italiani riescono ad organizzarsi efficacemente solo a livello rudimentale, in organismi centrati su scopi elementari e mai di lungo termine: le società commerciali, le corporazioni, le cosche mafiose, i comitati d’affari, i vertici dei partiti politici. Forme equivalenti, in termini biologici, a quelle di vermi composti da poche centinaia di cellule. Si può uscire da questa situazione? Si è mai visto nella storia un popolo, che dopo aver perso la fiducia nelle regole e nei valori, sia riuscito a recuperarla? No.

Secondo punto: premesso che tasse e contributi per i dipendenti costituiscono per le imprese un fattore di costo di produzione (ossia, quanto più l’imprenditore deve pagare di tasse e contributi per produrre, tanto più aumenta il costo che deve sostenere per produrre), per molte imprese evadere il fisco è la condizione oggettiva per restare competitive con la concorrenza (soprattutto di paesi con tasse e contributi minimi), per poter restare sul mercato, per non chiudere, per non licenziare. Se venissero costrette a pagare tutte le tasse e i contributi, dovrebbero o cessare l’attività (e magari trasferirsi all’estero) oppure (potendo) scaricare sui loro prodotti il maggior costo di produzione, aumentando i prezzi. Entrambe le soluzioni sono dannose per la collettività. Quindi è semplicistico, demagogico e illusorio dire che sia desiderabile costringere tutti a pagare le tasse. È uno slogan che non tiene conto delle conseguenze. E che dire di quei milioni di italiani che hanno un primo o secondo lavoro in nero? Se il loro lavoro fosse costretto a emergere, costerebbe di più, quindi probabilmente finirebbe. E per quale ragione logica o etica o economica un giovane lavoratore dovrebbe pagare i contributi pensionistici, dato che, per ben che vada, quando andrà in pensione potrà recuperarne solo la metà, poiché che la Casta, per ragioni clientelari, ha concesso pensioni a milioni di persone che non avevano versato o avevano versato poco, per non dire dei falsi invalidi?

Terzo punto: affermare che la popolazione avrebbe vantaggio se non ci fosse evasione, presuppone che i soldi delle tasse siano usati meglio, per gli interessi della collettività, dallo Stato italiano che dai contribuenti. Ma, per gli interessi della collettività, chi usa meglio i soldi: il piccolo imprenditore che li usa per far andare avanti la sua azienda, per mantenere i posti di lavoro, per competere con la concorrenza cinese, rumena, marocchina; oppure la Casta (lo Stato, la Pubblica Amministrazione)? In mano a chi, dei due, i soldi sono più produttivi? La Casta li usa perlopiù per la spesa corrente dell’apparato amministrativo più costoso e inefficiente d’Europa, per aumentarsi gli stipendi, per le sue auto blu (18 euromiliardi l’anno), etc.: il libro di Stella e Rizzo non lascia dubbi. La piccola e piccolissima imprenditoria e il lavoro autonomo sono, al contrario, la struttura portante dell’economia nazionale e del lavoro reale, quella che finora ha salvato il paese. Perché ha potuto evadere.

Quarto punto: non è vero che se pagassero tutti le tasse, la pressione fiscale scenderebbe. Sarebbe vero, se il fabbisogno dello Stato fosse determinato oggettivamente e onestamente. Ma non è così: esso è in buona parte creato ad arte, per scopi precisi. La Casta tende a prelevare in tasse il massimo possibile, e sempre di più, perché usa i soldi delle tasse per arricchire se stessa e per comperarsi il consenso elettorale; gran parte della spesa pubblica è inutile o sprecata. Le tasse che noi paghiamo, in buona parte, sono usate per fini illegittimi. A cominciare da quei circa 90 miliardi l’anno che lo Stato regala agli azionisti privati (in buona parte stranieri) della Banca d’Italia per quei pezzi di carta stampata che sono le banconote e per i relativi interessi sul debito pubblico. Basterebbe una bella revisione dei bilanci della Banca d’Italia e dello Stato, che riflettesse la realtà economica togliendo di mezzo i criteri contabili fasulli che lo Stato concede alle banche, per raddrizzare finanziariamente le cose.

Quinto punto: la Casta aumenta quanto può la pressione fiscale, indipendentemente dai bisogni oggettivi, anche perché quanto più toglie alla gente e alle imprese, tanto più rende la gente e le imprese dipendenti dalla redistribuzione (incentivi, sussidi, assistenza, etc.), cioè dalla benevolenza della Casta stessa. Quindi rende l’una e le altre più obbedienti e sottomesse a sé stessa. Meno capaci di ribellarsi. La Casta riesce a mantenersi al potere nonostante sia tanto palesemente e notoriamente inefficiente e corrotta, proprio perché ha grandi quantità di soldi dei contribuenti da usare per comperarsi voti e supporti anche mediatici. Grazie a questi soldi, quindi, riesce a vanificare i meccanismi (teorici) della democrazia rappresentativa e a restare fissa al potere. È questa l’implicazione principale del libro di Stella e Rizzi: la Casta è il fallimento della democrazia rappresentativa perché legifera e governa in rappresentanza dei suoi propri interessi e a spese del popolo, anziché legiferare e governare per il popolo elettore.

Sesto punto: se la Casta che impone e raccoglie le tasse non rappresenta il popolo e non è possibile sostituirla perché essa si compera i sostegni grazie ai soldi delle tasse di cui dispone e alle leggi elettorali che essa vota a proprio beneficio, allora, in base al principio fondamentale “niente rappresentanza, niente tassazione”, le tasse sono illegittime. Anzi, poiché la Casta ha vanificato il principio della rappresentanza democratica, che è alla base della legittimazione del potere politico, in Italia il potere politico stesso, in base ai principi della nostra Costituzione, è delegittimato.

Si potrebbe continuare, ma è ora di trarre le conclusioni: i mezzi elettorali e i mezzi giudiziari hanno fallito, la Casta rimane dov’è, a rubare e distruggere risorse prodotte dal lavoro dei cittadini. I Francesi avevano una Casta, nota come Ancien Régime, la quale, come la nostra, divorava e distruggeva risorse, gonfiando il debito pubblico e opprimendo la nazione. L’aveva portata alla bancarotta, allo sfascio, all’inefficienza. E i Francesi se la sono tolta dalle spese con la Rivoluzione. Sono insorti, e il colonnello delle guardie regie, al momento giusto, alle Tuileries, non ha fatto sparare sul popolo, ma contro il Palazzo delle tasse e dei debiti. Però gli Italiani non sono i Francesi. Non ne hanno il coraggio, il senso di dignità, di libertà. Non hanno la fiducia nelle regole e la capacità di organizzarsi, necessarie per mettere insieme una rivoluzione. Non sono nemmeno una nazione unica. L’unica via d’uscita da questa situazione, che sia a loro disposizione, e che del resto stanno tornando a praticare, è l’emigrazione verso sistemi-paese più efficienti e più sani.

Non stupiamoci che, in questa fase di declino, la “grande” politica della Casta consista, a parte dalla tassazione, nel privatizzare monopoli di servizi e beni pubblici essenziali (per estorcerci con le tariffe monopolistiche quanto non ci sottraggono col fisco), e nel privatizzare e vendere al capitale straniero le imprese e i mercati strategici (chimica, cantieristica, grande distribuzione, autostrade…). E grandi pezzi della Banca d’Italia. Non stupiamoci che l’azienda Italia segua le sorti delle grandi aziende in crisi che non riescono a risanarsi da sé, e che vengono quindi rilevate, a pezzi, dalla concorrenza.

Non perdiamo tempo a stupirci o in altre cose inutili Perché gli ultimi ad andarsene saranno quelli che alloggeranno peggio. Già 120 miliardi di Euro sono scappati dall’Italia, nel primo anno del Governo Prodi.

Mantova, 12 Luglio 2007             Marco Della Luna

COMMENTO DI AHFESA:

Caro avvocato e stimati lettori,

La disamina rappresentata é evidente, tanto evidente che appunto si rispecchia anche in uno scritto di 12 anni fa. Infatti i problemi sono sempre quelli, salvo l`essersi a dismisura acuiti nel tempo, generando effetti sempre più perversi :

  1. perchè un sistema fiscale funzioni in un paese ad elevata concentrazione del reddito (pochi ricchi che hanno tanto e tanti poveri che hanno poco) é indispensabile che l`imposizione sia diretta e progressiva, sul patrimonio (tutto indistintamente e non solo gli immobili e per aliquote non confiscatorie e con ampia soglia di esenzione) e sul reddito. Esattamente il contrario di quanto ci « consigliano » i padroni di Bruxelles i quali vogliono tassare a testatico per far cassa subito, colpendo non la ricchezza prodotta veramente, ma quella « inferita » magari anche con assurdi metodi informatici, i quali somoglierebbero al « pizzo » se non fosse che i mafiosi sono più intelligenti e non ammazzano (economicamente) i loro « clienti » con stime assurdamente esose.
  2. L`amministrazione fiscale deve rispettare lo stato di diritto, avendo ogni mezzo di indagine, ma assumendo l`onere della prova. Il contribuente ha diritto alla sua riservatezza, la quale può essere violata solo dietro provvedimento dell`autorità giudiziaria che accerti la reale sussistenza dei sospetti.  L`amministrazione risponde pecuniariamente nel caso persegua chi viene poi trovato innocente. L`evasione fiscale, di ogni tipo e valore, é un delitto che con varie pene deve essere di competenza della comune giustizia penale come negli USA. A parità di reddito ci deve essere parità di tassazione. La tassazione é come dovrebbe essere la legge, cioé eguale per tutti. Le uniche eccezioni devono dipendere da gravi, motivate, temporanee, situazioni personali del contribuente.
  3. Il contribuente deve poter portare in detrazione ogni suo costo giustificato, come il fisco può tassare ogni suo ricavo. Non devono esistere « giochi delle tre carte » dove per avere entrate surrettizie il fisco complica procedure, emette norme contraddittorie, ricorre a accertamenti pretestuosi. Le norme tributarie, essendo materia penale, non possono aver valore retrottivo. Le dichiarazioni devono essere semplici, potendo anche il fisco compiere accertamenti induttivi, ma eventualmente in contraddittorio con il contribuente. La tassazione complessiva non può essere in nessun caso ed anche per singoli titpi di reddito confiscatoria. (es la tassazione sul riscaldamento e l`energia, gravate di esorbitanti accise su cui poi si si applicano addizionali ed IVA, cioé le tasse sulle tasse)

Mi rendo conto che questi semplici principi, per altro propri di quei paesi noti per l`elevata compliance fiscale, sono da noi attuali come la letterina a Babbo Natale a Rovaniemi. Dunque si creano spontanei comportamenti da parte dei comuni contribuenti per la difesa di sopravvivenza.

  1. occultare quando possibile i propri averi ed entrate. Vedi il ricorso al contante proprio però appunto degli « evasori di sopravvivenza », ricorrendo i grandi evasori a sistemi di fatto paralegali o addirittura pienamente legali come i « ruling »
  2. cercare di usare ogni mezzo, possibilmente semilegale o anche illegale, per inceppare la macchina del fisco
  3. Ricorrere alla falsificazione ed alla corruzione
  4. Esportando in vari e strani modi i propri averi verso giurisdizioni fiscalmente privilegiati (pratica oggi per molto pochi dotti di opportune entrature)
  5. Il funzionario del fisco considera il contribuente una pecora da tosare, il contribuente considera l`amministrazione come un orco predatore.
  6. La comliance fiscale é funzione del buon uso del denaro pubblico ed il contribuente si sente moralmente leggittimato ad evadere se questo é palesemente ed arrogantemente sprecato.

Particolarmente odiata é la pratica del fisco di promuovere accertamenti palesemente fasulli, tipo il chiedere (con esorbitanti aumenti) due volte quanto già incassato. Difatti queste porcherie legalizzate colpiscono normalmente i più deboli, molte volte obbligandoli a pagare quanto non devono, ed inoltre senza dare ristoro per i costi di difesa, di molto aumentati anche dall`inversione dell`onere della prova. Ed in più (beffa nella beffa) i costi della difesa per il privato contribuente non solo non sono rifusi, ma anche sono fiscalmente indeducibili. Quindi il contribuente trovato innocente paga anche le tasse su quanto ha dovuto spendere per dimostrare di essere innocente.

Ma io penso che l`argomento dirimente che causa questa situazione sia l`inversione di un fondamentale principio di normale amministrazione. Difatti ognuno, ricco o povero che sia, dimensiona le proprie spese alle proprie entrate. Da noi invece vige la regola inversa : lo stato spende (una volta per i vizi dei vari furfanti che per 30 anni ci hanno governato col nostro consenso, vedi Craxi, Berlusconi, Prodi e similia, oggi per soddisfare le sempre più esose pretese dei padroni e padrini tedeschi di Bruxelles) e poi decide come reperire le risorse, con l`avvertenza che non può andare a debito e quindi deve necessariamente pescare nelle tasche dei sudditi. Quindi come quel datore di lavoro che vuole la Ferrari (o deve pagare gli usurai) e non producendo in via naturale la sua azienda il reddito necessario, si procura entrate tagliando il salario ai dipendenti, non pagando i fornitori contestando le fatture, aumentando i prezzi e fronte di merce sempre più scadente. E tale imprenditore si ritiene autorizzato a questi sistemi essendo monopolista e magari avendo i « persuasori ».

Come dico spesso questo modo di procedere é condannato all`estinzione, spero non violenta. Difatti le periodiche campagne di « lotta all`evasione » e provvedimenti capestro collegati, non fanno altro che creare ulteriori costi burocratici ed amministrativi, non toccano i grandi evasori e generano un`ulteriore caduta dei consumi e delle sempre più bastonate piccole e medie attività che son poi quelle che oramai tengono vivo il paese. Conseguenza sovente a prezzo di dure punizioni sui comuni cittadini, lo stato stesso poi incassa poco di più rispetto e prima ed a volte anche meno.

I risultati delle recenti elezioni in Umbria sono convinto non faranno ravvedere i nostri capi né a Roma né a Berlino, anzi i titoli dei media non populisti, passato il momentaneo scoramento, hanno ripristinato il corifeo su manette, lotta al contante, tasse, mercati, Europa ed amenità connesse, come se niente fosse successo. Anzi qualcuno si bea che i « populisti » non hanno sfondato essendo solo al 48% e pure in una regione secondaria, agricola ed « a bassa istruzione » con solo 700 mila abitanti. Eh sì perchè il Bisconte si regge sul « voto » della fantasmagorica Rousseau dove gli « entusiasti » erano 70 mila…  Difatti il capo si ispira a Modugno. Non so mica quanto questo piacerà alla Cancelleria….

Personalmente consiglio il prof. Gualtieri di ricordare quanto conosce benissimo essendo storico e non economista. Difatti giorni fa, qualcuno eccepì che aumentare la cedolare del 25% (da 10 a 12,5 cioé un quarto) sugli affitti agevolati significava punire i proprietari di immobili modesti, già per altro locati a canoni ridotti. Il professore replicò che lui non aveva aumentato niente, anzi aveva « ridotto » (ecco il lessico). Ovvero era previsto nei programmi fiscali del governo Gentiloni di portare nel tempo la cedolare dal 10 al 15%. Lui l`aveva dunque R I D O T T A al 12, 5 dunque non aveva certamente punito nessuno. Come dire che ti tiro due sberloni e tu mi devi ringraziare perchè io non ti ho picchiato poichè dovevo dartene quattro.

La spudorata arroganza del professore dovrebbe ricordargli la simile risposta che (si dice) diede Maria Antonietta, quando suggerì alle donne di Parigi di mangiare brioches se non avevano pane.

Tutti sanno come finì Maria Antonietta ed il suo povero consorte che non le insegnò per tempo a tener a freno la lingua.

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DECOSTRUZIONE PARLAMENTARE

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DECOSTRUZIONE PARLAMENTARE

La decostruzione parlamentare è un processo in atto e inevitabile. Alquanti partiti lo cavalcano.

I parlamenti sono marginali in un mondo in cui il capitale finanziario apolide, concentrato in mani private, ha conquistato il potere di dettare i modelli di sviluppo e di regolare e riformare lo Stato e le istituzioni anziché essere regolato da essi. Principi costituzionali quali la sovranità popolare e il lavoro come fondamento della repubblica, contrastanti col capitalismo finanziario, sono materialmente inattuabili e narrativamente derisi come sovranismo e populismo; i partiti che si dice li incarnino in realtà restano dentro il modello del finanz-capitalismo, non lo criticano, anzi neanche ne parlano, lo accettano tacitamente come la realtà, l’unica realtà.

Essendo la politica arte del possibile, in effetti, per l’azione politica, non ha senso pratico parlare di qualcosa che nessuno ha la forza di contrastare. Ha senso invece mirare al fattibile entro i limiti posti dai rapporti di forza fattuali, quali che siano le norme costituzionali sulla carta, senza menzionare i limiti all’elettorato, perché un politico che menziona i limiti della realtà, limiti cui deve sottostare, perde eo ipso di carisma.

Ciò premesso, l’enfasi sul taglio dei parlamentari,se sia giusto o sbagliato, e sulla riforma elettorale, se farla maggioritaria o proporzionale, ha molto senso sul piano della logica costituzionale, ma poco peso sul piano pratico, per due ragioni:

-perché al parlamento italiano rimangono da prendere solo decisioni secondarie, perlopiù spartitorie, da quando quelle importanti (a cominciare dal modello generale di Stato, ossia quello liberista-capitalista) sono prese da organismi extranazionali, indipendenti dall’elettorato, i quali anche producono il grosso della legislazione;

-perché, nella cultura e prassi consolidate, i parlamentari, tanto, agiscono come rappresentanti non del popolo ma degli interessi loro propri e di chi li fa eleggere, ossia di segreterie di partito e sponsors economici.

Sul piano della logica costituzionale, invece, il taglio dei parlamentari sarebbe di per sé indifferente, se non fosse presentato come un taglio di spese per poltronisti, perché insegnare al popolo che i suoi rappresentanti sono parassiti poltronisti implica insegnargli che votare è tempo perso: questo insegnamento concorre al processo generale di decostruzione del parlamento ed è contrario alla costituzione vigente, basata com’è sul principio della democrazia rappresentativa, e sul principio che la politica regola l’economia e non viceversa. E’ un insegnamento commissionato dalla grande finanza ai suoi portatori d’acqua, agli operai analfabeti nella vigna del signor Banchiere, che è il vero parassita delle nazioni, che promuove l’insegnamento che i parassiti siano invece i parlamentari, celando così il parassitismo proprio.

Sempre sul piano della logica costituzionale, è evidente che la Costituzione italiana ammette soltanto una legge elettorale proporzionale, per la semplice ragione che il parlamento ha funzioni non soltanto di votare la fiducia al governo e le leggi ordinarie, ma anche di garanzia, ossia di eleggere gli organi di garanzia (capo dello Stato, membri della Consulta, del CSM, delle commissioni di controllo, etc.) e di votare le regole fondamentali, come le leggi e le riforme costituzionali, la stessa legge elettorale, le leggi sulla cittadinanza, i trattati in cui si dispone della sovranità nazionale. La stessa prescrizione costituzionale di maggioranze qualificate per l’elezione del capo dello Stato e per le riforme costituzionali perderebbe senso, se il 60% dei parlamentari andasse a chi rappresenta solo il 40% dei votanti. Avendo il parlamento queste funzioni di garanzia, è costituzionale solo una legge elettorale proporzionale.

Ma proprio questa distinzione tra funzioni ordinarie e funzioni di garanzia indica la soluzione al dilemma di come avere insieme governabilità e rappresentanza, ossia di come avere maggioranze parlamentari più chiare e stabili, e insieme un parlamento capace di svolgere le funzioni di garanzia:

basta assegnare a una camera, eletta con un sistema maggioritario, le funzioni ordinarie; e all’altra camera, eletta con sistema proporzionale, le funzioni di garanzia.

Avremo così una Camera della governabilità e un Senato delle garanzie.

La prima camera potrà essere sciolta anticipatamente dal capo del governo, salvo che sia votata una fiducia costruttiva; la seconda camera invece si scioglierà soltanto alla sua scadenza.

Ulteriormente, per aumentare la stabilità e la coesione dei governi, scoraggiando i ricatti, è bene che il capo del governo sia un cancelliere che nomina e revoca i ministri, i viceministri e i sottosegretari.

12.10.19 Marco Della Luna

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CATECHISMO POLITICO COMPLETO

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Catechismo Politico Completo

Eccovi, grazie al contributo di stimati lettori, un catechismo abbastanza completo delle verità di ripetizione per l’italiano d’oggi.

Esistono verità di ragione, verità di fede, e verità di ripetizione. Quelle di ripetizione, che sono non tutte false, si costruiscono mediante la ripetizione incessante e pervasiva da parte di mass media e istituzioni. In parte, queste verità sono enunciate esplicitamente, in parte implicitamente o indirettamente, ma non per questo meno persuasivamente.

Dopo migliaia di ripetizioni, e grazie al fatto che i mass media bloccano tutti i messaggi che le mettono in dubbio, queste verità, indipendentemente dalla loro dimostrazione o confutazione oggettiva, vengono assimilate e sentite dall’opinione pubblica come fatti oggettivi e ovvi, anziché valutazioni, ideologie o propaganda. Perciò condividendo tutti queste certezze avremo un linguaggio e una mappa di realtà universali, potremo capirci gli uni gli altri, saremo concordi tra noi e con chi ci governa e per il nostro bene ci trasmette queste certezze.

Imparate dunque per bene il catechismo, insegnatelo con fierezza ai vostri bambini e alle risorse che arrivano da lontano:

  1. L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità appartiene al popolo.
  2. La legge è uguale per tutti.
  3. I parlamentari rappresentano gli interessi del popolo.
  4. La magistratura è la parte sana di un paese con un generale problema di corruzione.
  5. Le sentenze non si discutono ma si rispettano (anche se per legge devono essere motivate in modo da poter essere controllate ed eventualmente impugnate).
  6. I sindacalisti tutelano i lavoratori.
  7. La democrazia è realizzabile e realizzata, e rende legittimi i regimi in cui viviamo.
  8. La trasparenza politica è realizzabile e realizzata e le intenzioni dichiarate dai governi sono sincere; chi dice che la politica sia basata sull’intrigo, sull’imbroglio e sul complotto, è un complottista e va isolato ed oscurato.
  9. L’eguaglianza è realizzabile e realizzata.
  10. La ricerca scientifica e l’insegnamento sono liberi.
  11. Abbiamo bisogno di immigrati africani per migliorare il nostro pool genetico.
  12. Abbiamo bisogno di immigrati islamici per ampliare i nostri orizzonti culturali.
  13. Tutti gli immigrati possono essere integrati, quale che sia la loro mentalità di provenienza.
  14. Francia e Germania sono paesi amici.
  15. Le guerre italiane contro la Serbia, l’Iraq e la Libia sono conformi all’art. 11 della Costituzione.
  16. Mattarella è stato eletto Capo dello Stato da una maggioranza parlamentare costituzionalmente legittima.
  17. Gli stati occidentali e democratici sono sovrani e indipendenti.
  18. I politici che si intascano i soldi dei contribuenti hanno il compito di mettere in galera gli evasori fiscali per il bene dei contribuenti.
  19. Il fisco non ricorre sistematicamente a falsi ed estorsioni per farsi pagare somme non dovute.
  20. L’abbattimento dei confini nazionali promuove i diritti naturali degli uomini.
  21. Gli USA hanno con l’Italia un rapporto di alleanza e amicizia e non di occupazione militare.
  22. I mercati sono per loro natura efficienti (cioè ottimizzano la distribuzione delle risorse e prevengono o correggono le crisi), quindi devono guidare la politica.
  23. La politica non deve interferire con i banchieri centrali e con i mercati.
  24. La moneta ha costi di produzione corrispondenti al suo valore; riceve il valore da chi la produce, che perciò ha diritto di esigere un interesse quando la presta e di decidere a chi prestarla e di non pagare tasse sulla sua creazione.
  25. Anche per lo Stato, la disponibilità di moneta è limitata oggettivamente, quindi per spenderla bisogna prima risparmiarla o prelevarla fiscalmente.
  26. La forbice dei tassi è la primaria fonte di profitto delle banche.
  27. Le autorità di controllo costituite sono indipendenti e non condizionate dagli interessi economici; tutelano la legalità e il bene collettivo.
  28. La democrazia si può esportare militarmente; chi la esporta, lo fa per il bene del paese in cui la esporta, non per prendersi i suoi beni.
  29. Tutte le culture e le civiltà hanno pari valore; nessuna è superiore o inferiore a un’altra.
  30. Mettere missili a ridosso del confine russo non minaccia la pace ma la tutela.
  31. La Chiesa non usa i soldi dell’8 per mille per tacitare le vittime degli abusi sessuali dei prelati.
  32. L’Inno alla Gioia esprime il progetto europeista.
  33. Gli Alleati non hanno portato la mafia al potere nelle istituzioni dell’Italia liberata.
  34. I mercati delle materie prime, dell’energia e dell’informazione non sono controllati da cartelli ma sono liberi e trasparenti.
  35. L’euro ha salvato l’Italia dalla crisi del 2008.
  36. Non si deve parlare della Politica Agricola Comune e dei suoi effetti.
  37. Il clima sta alterandosi rovinosamente e irreversibilmente per effetto delle emissioni umane e non di fattori naturali; nella storia, infatti, non si sono mai avuti mutamenti climatici simili o maggiori di quelli odierni.
  38. Le scie chimiche non esistono e non esiste un segreto militare su di esse.
  39. La globalizzazione è benefica e inevitabile, tutela i diritti degli uomini.
  40. Siamo collettivamente responsabili per il colonialismo nel Terzo Mondo, anche se non l’abbiamo voluto né goduto.
  41. Accogliere l’immigrazione di massa è utile o doveroso o inevitabile.
  42. Sono Stati canaglia quelli che Washington stabilisce che lo siano.
  43. Saddam Hussein aveva molte armi di distruzione di massa e aveva cooperato all’attacco di Al Quaeda alle Torri Gemelle.
  44. La finanza dello Stato funziona come quella dei privati e delle imprese, coi medesimi limiti e poteri.
  45. L’UE ha prodotto 65 anni di pace.
  46. Non possiamo più andare sulla Luna perché è andata smarrita la tecnologica che avevamo realizzato per farlo.
  47. I vaccini sono innocui ed efficaci; l’effetto gregge è realtà; l’Aifa non opera in conflitto di interessi.
  48. I cittadini non hanno diritto né bisogno di controllare il contenuto e gli effetti dei vaccini obbligatori attraverso laboratori indipendenti.
  49. Le multinazionali farmaceutiche non pagano i politici per far vendere i loro prodotti; lo hanno fatto solo nel passato.
  50. Importare cereali al glifosato non nuoce alla salute pubblica.
  51. I genitori non sono quelli che hanno fatto il bambino, ma quelli che lo hanno allevato.
  52. L’espianto degli organi avviene dopo che il cuore ha smesso di battere.
  53. Gli ulivi pugliesi sono malati e devono essere abbattuti tutti.
  54. La politica deve cedere il passo alla scienza.
  55. Orban è un dittatore e minaccia la democrazia.
  56. Non costituiscono minacce per la sovranità dell’Italia la sua dipendenza da soggetti esterni per il finanziamento, le interferenze di Francia e Germania sulla sua politica e sulla composizione dei suoi governi, l’occupazione militare di 130 basi statunitensi; costituisce invece grave minaccia una trattativa commerciale di un esponente della Lega con il governo russo.
  57. Il diritto costituzionale ad armarsi è causa delle frequenti sparatorie negli USA.
  58. Benedetto XVI si dimise perché era vecchio e stanco.
  59. Lo scopo perseguito dalle ONG è salvare le vite.
  60. USA e UE esportano la democrazia nei paesi del Terzo Mondo e li aiutano, assieme alla Banca Mondiale, con generosi prestiti disinteressati.
  61. L’Unione Europea non funziona al meglio perché non è stata ancora realizzata fino in fondo: ci vuole più Europa.
  62. Il terrorismo islamico nelle città occidentali non esiste: sono solo cani sciolti, disadattati o pazzi (e anche distratti perché lasciano sempre in giro i documenti).
  63. Le Primavere arabe e quella ucraina sono state un movimento popolare spontaneo.
  64. Gheddafi era un bieco dittatore e in Libia senza di lui ora si sta molto meglio.
  65. Arabia Saudita e Turchia sono amici dell’Occidente (“Con amici così, chi ha bisogno di nemici?” dice un proverbio inglese).
  66. Il meticciato arricchisce le nazioni e i popoli, creando nuovi stili di vita.
  67. L’Islam è una religione di pace.
  68. Le tre religioni monoteiste hanno lo stesso Dio in comune.
  69. La censura non esiste, i media ufficiali scremano dalle notizie le fake news per proteggere, educare ed alfabetizzare il popolo non sempre competente, per il suo bene e per la pace sociale e internazionale.
  70. I mass media svolgono un’opera di informazione e di critica indipendente al servizio del pubblico, non di indottrinamento e propaganda al servizio dei loro finanziatori e inserzionisti.
  71. La Storia va riscritta e insegnata in modo politicamente corretto e neutro per evitare discriminazioni e razzismi.
  72. L’uso del denaro contante favorisce l’evasione fiscale.
  73. Il denaro riscosso con le tasse viene speso in modo valido, onesto e trasparente.
  74. Le tasse vanno pagate indipendentemente da come vengono spese dai politici.
  75. Le droghe leggere sono innocue.
  76. Il sesso (gender) non è un carattere biologico ma si sceglie in età adulta.
  77. Studiare i libri non serve, c’è tutto su internet.
  78. Dio-Patria-Famiglia è una triade obsoleta, maschilista, autoritaria.
  79. La vecchiaia non esiste, siamo tutti ‘ragazzi’ a tempo indeterminato.
  80. La Commissione Europea è massima espressione di democrazia, sviluppatasi seguendo le libere indicazioni dei governi degli stati membri, operanti sul piano della assoluta parità.
  81. L`UE non dà ordini agli stati membri ma soltanto utili consigli; non interviene né nella formazione del consenso, né nel merito delle scelte esecutive e/o legislative degli stati membri
  82. L’accoglienza dei migranti è doverosa e ciascuno stato dell’UE deve farsene carico, ma solo in base alle disposizioni vigenti; dette norme possono essere modificate solo su base volontaria ed unanime degli stati membri.
  83. Lo stato di ordinaria crisi e povertà crescente di alcuni stati membri non dipende dalle regole imposte dall’UE, ma, esattamente al contrario, dalla mancata puntuale applicazione dei buoni consigli che la Commissione sollecita.
  84. In Italia, come dice il prof. Conte, l’evasione fiscale è il problema cruciale.
  85. La correttezza dei bilanci delle banche, quindi delle loro dichiarazioni dei redditi, è scontata e non va discussa.
  86. La legge non deve essere eguale per tutti, ma le multinazionali hanno una giurisdizione speciale nel WTO, che tratta il loro diritto al profitto come superiore ad ogni altro diritto.
  87. Un sistema che incrocia tutti i data base -sanità, fisco, banca, etc.- dei cittadini non minaccia la libertà e la privacy dei cittadini né conferisce un potere unilaterale a chi ha in mano quel sistema.
  88. Finora abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi e adesso dobbiamo fare rinunce (anche se dal 1969 la produttività del lavoro, grazie alla tecnologia, è aumentata di 15 volte).
  89. Il mercato prevale sui diritti dei lavoratori (anche se la Repubblica è fondata sul lavoro), la sovranità nazionale non è un principio fondamentale e in ogni caso il popolo non può rivendicarla (anche se la Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo).
  90. E’ complottista chi vede complotti nella politica (anche se la politica si fa con i complotti).

    05.09.19 Marco Della Luna
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LA SENTENZA DI SILENO

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LA SENTENZA DI SILENO

La Corte Costituzionale, supplendo alla solita inerzia del legislatore incurante dei cittadini e della morale, ha formulato, in materia di eutanasia, una decisione ponderata ed equilibrata, che da un lato esclude la punibilità di chi aiuta a liberarsi un malato di malattia fisica, tormentosa e insanabile; ma dall’altro lato pone un insieme di precise e restrittive condizioni, da verificarsi caso per caso con una procedura seria, in modo che non si possa ricorrere al suicidio assistito senza ponderazione e sorveglianza indipendente, magari in un momento di sconforto, oppure sotto pressione interessata di eredi impazienti. Una sentenza di compromesso, che tiene conto della realtà, insomma, ma pure della sensibilità etica ed emotiva.

Eppure questa sentenza, come tutti i pronunciamenti e le argomentazioni sulle condizioni a cui l’eutanasia può considerarsi legittima, risveglia un insopprimibile disagio – non solo e non tanto perché suggerisce che, sinistramente, lo Stato, stretto da vincoli finanziari, possa presto arrivare a decidere di eliminare, con la giustificazione della misericordia, coloro che risultano essere “bocche inutili” (nutzlose Fresser, useless eaters, come li chiamavano rispettivamente Hitler e Kissinger) – non solo per questa ragione, ma anche per un motivo più profondo:

Inquieta la idea stessa di mettersi a valutare se la vita, o una data vita, sia più conveniente o meno conveniente della morte. Inquieta cioè l’idea, in sé razionale, di chiedersi se, dato il mio stato di salute, mi convenga continuare a vivere oppure uccidermi o farmi uccidere. Disturba, insomma, l’idea che la vita non sia sempre desiderabile in sé stessa, come tale, ma che la sua preferibilità alla morte dipenda dalla sua qualità.

Infatti, se si apre la mente a questa idea, a questa valutazione, non si sa dove si arriverà. Anzi, vi dico io dove si arriverà; si arriverà a udire il suono della risposta del satiro immortale Sileno, che, forzato da re Mida a rivelare quale sia la cosa più desiderabile per l’uomo, sentenziò: “Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te sarebbe assai meglio non udire? Il meglio è per te assolutamente irrealizzabile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto”. La vita umana, tirate le somme, è sempre peggiore della morte: questo vuol dire Sileno. Sempre, e non solo quando ti tormenta una malattia incurabile, perché le sue sofferenze, nel complesso, superano sempre le gioie, nell’arco dell’esistenza. Perciò la vita umana non ha senso. Una saggezza, questa, superficiale e fasulla, ma devastante e letale per le nazioni occidentali. culturalmente e spiritualmente svuotate e traviate dall’insegnamento e dall’esempio del clero cristiano, soprattutto di quello moderno.

In molti già sapevamo che i cristiani, e in particolare i cattolici, coi loro vescovi in testa, sono in realtà atei materialisti e nichilisti; ma ora le loro scomposte reazioni alla sentenza costituzionale di ieri sul suicidio assistito hanno reso questa paradossale realtà manifesta anche agli increduli. Esponenti dell’episcopato, quindi autorevoli rappresentanti della Chiesa Romana, hanno esecrato questa sentenza come mostruosa, foriera di una cultura di morte, contraria al cristianesimo perché -attenzione: questo è l’argomento cardine- essa tratta la vita, e insegna a trattarla, come se appartenesse all’uomo, mentre essa è stata creata da Dio, dunque a Dio appartiene, e solo Dio può disporne.

Questo argomento è interessante per due aspetti.

Il primo: a tenerlo per buono, si deve riconosce che, siccome Dio ha creato la vita non solo dell’uomo, ma anche di ogni altro essere vivente, l’uomo non ha il diritto di uccidere gli animali né le piante.

Il secondo: questo argomento identifica la vita con la vita corporale, e, per il principio qui dicit de uno negat de altero (chi afferma qualcosa di una di due cose, la nega con riferimento all’altra), implicitamente lancia questo messaggio: l’unica vita che Dio ha creato è la vita corporale – l’uomo non sopravvive alla morte del suo corpo. E questo messaggio è quello che sempre ritroviamo quando questi prelati del nichilismo materialista parlano di vita e di morte, vuoi che si tratti di eutanasia, o di aborto, o di pena capitale: la morte del corpo, la fine della vita del corpo, secondo loro, è male assoluto e irrimediabile per chi viene privato di essa (per alcuni di loro, non è lecito toglierla nemmeno per legittima difesa o in una guerra difensiva). Ma può essere tale soltanto se assumiamo che la vita materiale sia l’unica vita, e che non esista una vita spirituale, un’anima immortale.

Se tu sei, come in verità sei, un’anima immateriale e immortale, creata da Dio, da lui amata e garantita di ricevere la Sua Giustizia, è impossibile che l’uccisione da parte di altri del tuo corpo materiale possa costituire un male irrimediabile, nel tuo destino di sempiternità, cioè che Dio consenta che il fatto ingiusto altrui peggiori la tua condizione nell’aldilà. Piuttosto dovremmo temere ciò che ci corrompe nella nostra spiritualità, ciò che ci può allontanare da Dio, ciò che ci può indurre in perdizione, cioè nella vera ‘morte’, quella spirituale.

Invece questi prelati cristiani coi loro seguaci, questi becchini dello spirito, sono ossessionati dalla morte corporale e quasi non parlano della morte spirituale. Forse perché parlare di morte spirituale, di corruzione dell’anima, di peccato che ci guasta la vita sempiterna, è impopolare, in una società guidata dalla cultura dei desideri e dei piaceri. Forse perché questi prelati stessi sono materialisti ed edonisti, attaccati alle cose, alla carne, al denaro, al potere, al sesso, in modo abnorme e, molto spesso, anormale; quindi hanno motivo di temere la morte corporale per due ragioni: perché essa porrà fine ai loro piaceri ed attaccamenti materialistici, e perché presenterà loro il conto di una vita dedicata ad essi. Quanta cupidigia, quanta omosessualità, quanta pedofilia! E non solo oggi: lungo tutta la storia del clero.

La coscienza tende ad acquisire le proprietà e a condividere le sorti di ciò cui si attacca col desiderio e col pensiero fisso; per modo che, se si attacca ai beni e ai piaceri materiali, tenderà a condividere la loro sorte caduca; mentre, se, contemplando vita e mondo sub specie aeternitatis, si attacca al divino e al divino offre ogni suo azione, allora divino sarà il suo traguardo.

Perciò ai membri del predetto clero non conviene proprio pensare alla vita spirituale, dato che si sono chiusi ad essa per darsi ad altro, e perché in essa si aspettano di raccogliere la grama messe di ciò che vanno seminando nell’unica vita di cui si curano. Conviene loro piuttosto pensare al nulla, come destino post mortem, ovvero reprimere l’idea stessa della sopravvivenza al corpo: per gli impenitenti consapevoli di esser tali, il nichilismo è dopotutto l’unica salvezza dal pensiero di un castigo senza fine, quindi lo abbracciano e, più che possono, lo diffondono nelle loro greggi, affinché sia da tutti condiviso. Perdonatemi se ho predicato molto in una sola volta, ma la mia pastoralità doveva levare la sua voce contro le sirene di Sileno.

27.09.19 Marco Della Luna

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