Benvenuti!

In questo sito trovate:

* Articoli generali
* Proposte tecniche per rilanciare società ed economia
* Articoli di economia politica
* Articoli in materia sociopsicologica
* Presentazioni di miei libri
* Informazioni su conferenze, presentazioni, convegni, interventi radiotelevisivi
* Links
* Errata corrige di miei libri

Posted in GENERALI | 16 Comments

CITTADINI CONTRO ISTITUZIONI: CAUSE DI RISARCIMENTO A RAFFICA

CITTADINI CONTRO ISTITUZIONI: CAUSE DI RISARCIMENTO A RAFFICA

Nel mirino magistrati, ufficiali giudiziari, ministri, e perfino la Merkel: contestata la sovranità degli Stati

E’ partita in Germania (ma anche dal Sud Tirolo) un’ondata di azioni legali risarcitorie promosse da cittadini, contro pubblici funzionari, magistrati, statisti, persino contro la cancelliera Merkel e il presidente Gauk, per milioni e milioni di dollari. Le ragioni sono vari tipi di sopruso che i cittadini ritengono di aver subito, in violazione dei diritti dell’Uomo e delle leggi nazionali e internazionali. Ne danno ampia notizia testate come Der Spiegel, Huffington Post e altre:

http://www.huffingtonpost.de/2016/07/13/reichsbuerger-bedrohen-merkel-und-gauck_n_10960130.html.;

Ecco l’iter:

1)Il cittadino comunica e registra il suo diritto risarcitorio assieme al fondamento di questo diritto (cioè alla descrizione del torto subito), nel registro statunitense dei debiti UCC (Uniform Commerce Code), seguendo le sue regole, e dando alla controparte un termine per opporsi replicando (il Ministero della “giustizia” tedesco ha dichiarato di aver già ottenuto, per la Merkel e per Gauk, la cancellazione delle registrazioni dei debiti);

2)Se la controparte non si oppone, la registrazione del debito è considerata come definitiva e il cittadino cita la controparte davanti alla Corte di Giustizia di Malta, ritenuta avere competenza in questa materia, richiedendo l’accertamento del torto subito e del diritto al risarcimento, nonché la conseguente condanna;

3)Il cittadino cede il credito risarcitorio a una società finanziaria che cura il recupero del credito avviando un procedimento esecutivo (pignoramento) contro la controparte, e paga il cittadino.

Qualcosa di simile è stato avviato anche da miei clienti contro avvocati, magistrati, ufficiali giudiziari che hanno avuto un ruolo in procedimenti esecutivi promossi da banche in base a contratti usurari, ma adendo la Corte di Kuala Lumpur, quella che ha messo sotto processo Bush e Blair per i crimini contro l’umanità commessi simulando prove di armi di distruzione di massa etc. per giustificare l’invasione dell’Iraq. In effetti, molti sono i magistrati che, per esempio, pur in presenza di usura bancaria matematicamente dimostrata, ingiustificatamente mandano avanti il pignoramento e le aste nell’interesse della banca usuraia. E non indagano il reato di usura. Il che significa che o hanno paura ad andare contro l’interesse dei banchieri (quantunque illecito); oppure hanno un accordo con le banche, individuale o collettivo, in base al quale ricevono vantaggi in cambio di copertura dell’usura. In ambedue le ipotesi, il cittadino percepisce che non può più fidarsi delle istituzioni nazionali e cerca tutele alternative, esterne allo Stato.

In diversi casi, le iniziative contro i soprusi hanno bloccato, più o meno permanentemente, l’azione ritenuta illegittima, nel senso che i pubblici ufficiali citati in giudizio hanno desistito dalle loro azioni contro i cittadini che si sono attivati con la suddetta procedura. Corre voce, ma ancora non ho potuto verificare, che un certo giudice svizzero, condannato dalla Corte maltese, abbia già subito il pignoramento della propria casa. In ogni caso, già il fatto di sentirsi richiedere milioni di dollari di risarcimento per azioni od omissioni che spesso sono effettivamente illegittime, basta a mettere in ansia questi signori.

Va ancora precisato che i cittadini tedeschi che hanno avviato queste pratiche si definiscono “Reichsbürger”, cioè “cittadini del Reich” – intendendo non il Terzo Reich, quello di Hitler, ma il Secondo Reich, quello fondato nel 1871, e che giuridicamente non è mai stato sciolto, nemmeno dalla costituzione della Repubblica Federale Tedesca dopo la II GM – Repubblica di cui i Reichsbürger negano la legittimità giuridica e la natura di Stato, essendo essa, secondo loro, un’entità esogena, una sorta di agenzia, o azienda, costituita dalle potenze occupanti per gestire la Germania. Sarebbe quindi ancora in vigore, secondo il diritto internazionale, la Costituzione di Weimar – una costituzione particolarmente democratica e garantista. Il Reich, così riattivato dai Reichsbürger, sta emettendo suoi documenti, come passaporti e patenti di guida, e stranamente questi documenti, almeno talvolta, vengono accettati dalle autorità della Repubblica Federale di Germania.

Per ora non sono in grado di valutare pienamente il fondamento giuridico di tutto quanto sopra esposto, né delle azioni giudiziarie cui ho accennato (mi chiedo soprattutto come possano essere recepite ed eseguite dalle autorità tedesche le decisioni di Malta o della Malaisia) , ma faccio notare un dato significativo: tutte queste azioni contro l’apparato statuale e contro i suoi funzionari, politici e magistrati, così come le azioni di rifiuto delle vaccinazioni prescritte dalle autorità e le azioni di contestazione della stessa sovranità degli Stati, così come anche l’astensionismo elettorale, sono la conseguenza del fatto che gli Stati hanno delegittimato sé stessi e hanno tradito i loro popoli col cedere la propria sovranità e iniziativa politica ed economica ad organismi autoreferenziali, perlopiù privati in quanto a interessi e gestione, anche se in parte aventi formale veste pubblica – come le banche centrali compresa la BCE, il FMI, il WTO, la Commissione UE – o addirittura, impersonalmente, ai “mercati (finanziari)”. E queste cessioni di sovranità non hanno portato maggiore ricchezza e stabilità, come esse promettevano per farsi accettare, ma al contrario, continue crisi e spietata insicurezza, assieme a maggiore sorveglianza e minore libertà. Hanno portato ricchezza solo ai padroni della finanza.

Per conseguenza, ormai, i cittadini diffusamente sfiduciano le istituzioni (e le istituzioni sfiduciate dal popolo possono conservare il potere materiale, ma hanno perso l’autorevolezza), e gli apparati statuali e le organizzazioni sovra-nazionali vengono ormai percepiti come apparati, anzi aziende, al servizio di interessi elitari privati, esterni e avversi a quelli dei popoli, interessi che controllano gli Stati stessi. Gli Stati di oggi, o ciò che ne rimane, sono agenzie che rispondono alla grande finanza e non ai popoli, non rappresentano più la gente, gli interessi del popolo, quindi non hanno più legittimazione politica né giuridica, tantomeno morale.  

Gli Stati sono divenuti aziende private perché non dipendono più dalla volontà dei cittadini, bensì dipendono da finanzieri privati internazionali per la sopravvivenza finanziaria. Questi finanzieri, disponendo di diversi strumenti di ricatto irresistibili, dettano regole a cui “non c’è alternativa”, cioè regole contro cui la volontà dei cittadini non ha forza. Cambiano anche i governi eletti. La politica sono loro, i popoli sono esclusi.

Questo spiega il fatto che migliaia di cittadini stanno spedendo ai loro governi dichiarazioni (spesso tecnicamente pasticciate e illogiche) in cui disconoscono la sovranità dello “Stato (azienda)”, rivendicano la propria sovranità, si dichiarano indipendenti.

Sul piano teorico-razionale, essendo venuto meno lo Stato come res-publica, ossia cosa pubblica, si è aperto uno spazio politico e costituzionale in cui i cittadini possono mettersi insieme e fondare, dichiarandolo, una repubblica degli uomini e delle comunità in sostituzione degli ex-Stati ormai privatizzati, e indipendente da questi. Perché avere una res publica, costituirsi in un vero Stato, in cui essere partecipe e attivo, è un diritto fondamentale dell’Uomo, che oggi è negato, e che l’Uomo può riprendersi, disconoscendo gli ex-Stati e rifiutando loro ogni obbedienza e collaborazione, trattandoli come aziende private del capitalismo finanziario privato, quali essi sono.

Dunque, altro che “complottismo”, altro che “populismo”, come etichettano questo fenomeno i media convenzionali, nella loro usuale ottusità sociologica, che fa il paio con quella dei politici e dei magistrati tedeschi che invocano il varo di norme penali per reprimere le iniziative sopra descritte. Se il potere reagisce alla sfiducia che sale del basso con nuove mistificazioni e con misure di repressione, non potrà che aggiungere legna sotto la caldaia già in pressione.

19.07.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged , , , | 4 Comments

PAPA FRANCESCO E ALTRI NEMICI PUBBLICI

Papa Francesco e altri nemici pubblici

Dopo le recenti e frequenti stragi islamiche, molti intellettuali e opinionisti hanno ritrovato la libertà di parola, di dire pane al pane. Senza temere di essere emarginati. Ad esempio, dire che non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici.

Pochi giorni fa Giampaolo Pansa ha giustamente osservato che la paura diffusa del terrorismo consente di introdurre uno stretto sistema di controllo sulla gente, cioè di realizzare lo Stato di polizia. Viene quindi da pensare che la scelta politica di consentire un’immigrazione indiscriminata sia diretta a creare le condizioni per realizzare uno stato di polizia o di sorveglianza utile alla casta per restare al potere anche in un clima di degrado economico e di tensioni sociali dovuto alla sua inefficienza e corruzione.

Questo non è l’unico vantaggio della politica dell’accoglienza a porte aperte che il governo Renzi mantiene, apparentemente senza una logica, anche dopo che Francia e Austria hanno bloccato l’uscita dall’Italia degli immigrati, e gli altri paesi comunitari si sono rifiutati di ricevere le loro quote di ricollocamenti, facendo sì che si accumulino nel nostro paese. Gli altri vantaggi sono: i lauti profitti per tutta la galassia di ONLUS e organizzazioni cattoliche e di sinistra, la disponibilità di lavoratori sottocosto e in nero, la disponibilità di manodopera per attività criminali e prostituzione. Raccomando, in subjecta materia, il saggio Profugopoli di Mario Giordano.

La giustificazione umanitaria all’accoglienza  non regge, anche perché non si tratta di qualche milione di persone che vogliono venire qui, ma di decine e decine di milioni, che non calano mai di numero, ma all’opposto aumentano, dato il ritmo riproduttivo di quei popoli: si pensi che l’Iraq, ad esempio, aveva, nel 1991, 18 milioni di abitanti, e oggi, nonostante due guerre e il micidiale embargo anche sui farmaci imposto dagli USA, ne ha 37! E l’Africa ha triplicato la sua popolazione in 40 anni circa. La fabbrica dei migranti sforna dunque a ritmo crescente. E’ una questione di numeri. Aprire le porte significa farsi travolgere e sommergere. L’unica strada è consentire un’immigrazione utile e qualificata come fa l’Australia.
Nella realtà, dietro la politica dell’accoglienza e i suoi utili portatori d’acqua sentimentali, abbiamo una convergenza di interessi tra affarismo partitico, affarismo parareligioso, affarismo mafioso, imprenditoria che deve risparmiare sui salari per non uscire dal mercato (si chiama, oggi “virtuosità”).

Oltre a questi interessi politico-affaristici l’immigrazione massiccia e rapida sta servendo anche, in un piano di ingegneria sociale di lungo termine, a dissolvere le identità  e solidarietà storico-nazionali nonché la distinzione tra cittadini e non cittadini, onde trasformare i popoli in una massa amorfa, indistinta. È inoltre noto che l’osservanza delle regole da parte di una popolazione, più ancora che dalle leggi ufficiali calate dall’alto, dipende dall’autoregolazione della gente, dall’interiorizzazione di norme e valori. Ma affinché questa interiorizzazione avvenga bisogna che ci sia condivisione culturale di norme, valori, identità, concezioni. Questa condivisione matura solo spontaneamente e in tempi lenti, storici (nell’Italia unitaria, così come nell’Unione Europea, non è maturata). E in essa la religione ha storicamente giocato un ruolo fondamentale. L’introduzione rapida e naturale di grandi masse di immigrati di altre culture, quasi sempre diversissime per sensibilità e valori (islamici in testa), fa sì che l’interiorizzazione condivisa non avvenga, anzi che si dissolva, e produce quindi anomia sociale, anomia morale, diffusi comportamenti devianti, inefficienza sistemica, cioè una Babele. E anche questa situazione di anomia, che sempre più vediamo intorno a noi, compromettendo il funzionamento dell’organismo sociale, la fede pubblica, la sicurezza pubblica, contribuisce a creare i presupposti per uno stato di polizia che “finalmente” imponga un ordine forzato dall’alto.

Papa Francesco incoraggia. legittima e fomenta l’immigrazione a porte aperte per farsi bello e ottenere consensi e adesioni per sé e la sua Chiesa in Africa e in alcune zone dell’Asia, cioè in quelle aree dove la sua Chiesa può ancor espandere il suo gregge e raccogliere vocazioni, mentre in Europa ormai definitivamente sta perdendo mercato. Il Papa si presenta agli africani e a popoli in condizioni simili come colui che, assieme alla sua Chiesa, garantisce a loro la possibilità di immigrare in Europa e di essere qui accolti e assistiti. Un salvatore. Quindi sta facendo marketing per la sua azienda a spese nostre. I suoi interessi si saldano con quelli, poco evangelici, sopra nominati. Amen.
18.07.16 Marco Della Luna
P.S. Capto e riferisco, senza commenti, la bizzarra ipotesi che Ratzinger sia stato così inopinatamente e stranamente sostituito in corsa perché non era disponibile a mettersi a capo “morale” della politica di immigrazione a porte aperte, mentre questa politica era già stata decisa, soprattutto perché l’Italia, continuando ad accogliere i migranti e a farli transitare verso il resto dell’Unione Europea, si sarebbe resa utile alle strategie terroristiche di infiltrazione, quindi sarebbe stata risparmiata, come è stata risparmiata fino ad ora. Invece adesso che, per le ragioni suddette, non può più fare il paese di transito, l’Italia non è più utile in quel senso; ecco che ora quindi si deve attendere qualche attentato.

Posted in GENERALI | Tagged | 8 Comments

Europeismo e Renzismo: manovra a tenaglia

Nell’articolo La pseudo costituzione renziana spiegavo come l’Italicum e la riforma costituzionale renziana, combinati tra loro, abbattono i tre pilastri del costituzionalismo, ossia la scelta dei rappresentanti da parte del popolo elettore, la separazione e autonomia dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), e la possibilità di una concreta opposizione nel parlamento rispetto all’esecutivo e nelle altre assemblee elettive. Inoltre pone nelle mani del premier il finanziamento, cioè il controllo, dei mass-media e di tutta la spesa pubblica o quasi. La linea editoriale? È che tutto è sotto controllo, sta migliorando, solo che per accorgersene ci vuole più tempo, più riforme, più Europa.

Questa demolizione renzifascista dello Stato costituzionale sostituito con un regime autocratico, fa sinistramente il paio, fa manovra a tenaglia, con la struttura altrettanto autocratica e antidemocratica dell’Unione Europea, che è caratterizzata anch’essa dalla concentrazione dei poteri, anche legislativi, nelle mani di organi non elettivi e non responsabili, essenzialmente autoreferenziali (o meglio, responsabili solo verso la lobby della grande finanza internazionale), cioè il Consiglio dei Ministri e la Commissione, mentre il parlamento europeo è essenzialmente un organo proforma, privo quasi di potere, che ad esempio vota il Presidente della Commissione ma senza sceglierlo, perché gli viene proposto un candidato unico; e che avrebbe il potere di costringere la Commissione al rendiconto, ma non lo esercita mai, sicché la Commissione agisce e spende senza controllo. E rimane l’unico organo dell’Unione col potere di proporre le leggi.

Non parliamo della Banca Centrale Europea, che non solo non è elettiva e non è responsabile, accountable, in senso politico democratico, ma è addirittura sottratta al controllo giudiziario e prende le sue decisioni in regime di segretezza tecnocratica totale. E sono le decisioni più importanti per i paesi sottoposti all’Unione.

L’effetto di questa autocrazia li vediamo da tempo: essa impedisce di prendere atto della realtà e degli errori, poiché nonostante i disastri sul piano economico e sociale, nessuno è chiamato rispondere, nessuno viene rimosso, e la strategia viene riconfermata ad ogni fallimento, ad ogni sopruso del paese egemone: il rimedio è rafforzare e portare avanti la medesima strategia e accettare le regole tedesche. Non si discute. Germania kapò. Soprattutto adesso che il Regno Unito è scappato e che quindi bisogna essere ancora più integrati.

Ciò che ha spinto i britannici a votare per liberarsi dall’Unione Europea, è appunto il fatto, evidentissimo, che l’Unione Europea è antidemocratica e dittatoriale nel suo progetto, nella sua struttura e nella sua evoluzione costituzionale. I pochi altri popoli a cui gli oligarchi europei avevano permesso di votare sul progetto europeo, avevano votato contro il trattato di Lisbona, nei loro referendum; ma il regime eurocratico li ha fatti rivotare, sotto minaccia di disastri economici, finché non si sono sottomessi. Tutto questo i britannici, o perlomeno gli inglesi, con la loro sensibilità politica storicamente maturata, lo percepiscono molto chiaramente come dispotismo inaccettabile mascherato con l’ipocrisia. Vedono che il disegno di integrazione politica, sin dall’inizio, consiste nel togliere ai singoli popoli i diritti politici e la democrazia, per concentrare i poteri in organismi staccati dai popoli, non eletti e irresponsabili. Chiaramente, il gioco non vale la candela.

Ecco dunque che appare la manovra a tenaglia, sull’Italia, tra l’europeismo e il renzifascismo, una manovra chiaramente diretta a istituire innanzitutto e soprattutto in Italia un regime autocratico e totalmente elitario, sotto il pretesto della tecnocrazia necessitata dall’emergenza di salvare l’economia, di salvare le banche svuotate dai banchieri che fanno e disfanno i governi (soprattutto italiani), di salvare il sublime progetto europeo minacciato dei populismi indipendentisti britannico, austriaco,  ungherese, italiano, francese; di salvare l’Ucraina e le repubbliche baltiche dall’espansionismo russo; di salvare e sistemare i sempre crescenti milioni di profughi in arrivo, e chi più ne ha più ne metta.

Tutte le risorse, dai redditi al risparmio all’informazione alla polizia (Eurogendfor) dovranno essere acquisite, coordinate, mobilitate. Tutti i dissensi saranno delegittimati e giustamente privati di spazi di comunicazione. Renzi e chi e dietro di lui, in vista dell’esplosione dell’emergenza banche, e/o dell’emergenza immigrazione, e/o dell’emergenza debito pubblico, vogliono costruire al più presto una struttura statuale, un regime, che garantisca il loro potere e i loro interessi (e nasconda i loto traffici) anche nel disastro nazionale e nella riduzione dell’Italia al ruolo di terreno di conquista e discarica per i paesi euroforti e i loro capitali. Mentre finiscono di raschiare il barile, spennando gli italiani di quanto hanno sinora potuto salvare dagli attacchi della  criminale classe bancaria-politico-burocratica europearda. Ho il sospetto che il prezzo che pagheranno alla Merkel per comprare il permesso di salvare MPS (e tutto l’apparato PCI-PDS-DS-PD che storicamente ha eletto i suoi benemeriti gestori) dalla bancarotta mettendoci soldi pubblici, sia la cessione ai banchieri tedeschi di quote di controllo di primarie banche italiane e della Banca d’Italia.

Godremo però di diritti compensativi, di nuove, invidiabili libertà e progressi: matrimonio omosessuale, cambiamento gratuito di genere, possibilità di comprare ovocellule e spermatozoi e coltivarle in uteri affittati, naturalmente anche di drogarci, ma soprattutto di essere tutti traders on-line, in forex, di giocare tutti in borsa e fuori borsa, di comprare e vendere titoli finanziari di ogni genere, scegliendo almeno questi, e dimenticando I tempi superati e rottamati in cui potevamo scegliere deputati e senatori.

12.07.16  Marco Della Luna

=

Posted on by admin | 2 Comments

SALVARE LE BANCHE SENZA BAIL-IN

SALVARE LE BANCHE SENZA BAIL-IN

Il sistema bancario italiano è in pericolo. I patrimoni delle banche sono stati saccheggiati dalle speculazioni di hedge funds e dalla gestione partitocratico-clientelare-ladresca delle banche stesse, via fondazioni. Cioè è avvenuto grazie a una campagna di riforme del sistema bancario, compresa la banca centrale, voluta dall’UE (strumento del grande capitalismo non-italiano) in combutta con nostri illustri politicanti complici. A questa storia ho dedicato il saggio e-book Sbankitalia.

Fatto sta che oggi sono minacciati, anzi già intaccati, i risparmi e la possibilità di finanziare l’economia reale (la BCE, col suo quantitative easing, elargisce denaro a costo zero, sì, ma selettivamente alla grande finanza speculatrice e predatrice). La stampa estera descrive l’Italia come in bilico su un baratro. Mentre a Bruxelles, madre di ricette economiche rovinose, si mercanteggia e si ricatta per trovare una via d’uscita, viene paventato un effetto a catena con possibile esito letale per la stessa UE – il famoso break up.

Vi è una possibile soluzione che non comporterebbe il sacrificio distruttivo degli interessi collettivi attraverso una catena di bail-in e di azzeramenti del valore di azioni e obbligazione, congiunti a un ulteriore indebitamento pubblico, per finire col capitale straniero che rastrella le banche e le aziende italiane – quelle tali rimaste – col pretesto di salvarle, e si impadronisce completamente del Paese. Al medesimo traguardo si arriva anche indebitando ulteriormente il Paese salvando le banche con soldi pubblici, a debito. Per arrivare a questo, seguendo una via o l’altra, vi è un’alleanza tra la partitocrazia al potere in Italia e l’oligarchia finanziaria apolide (ma saldamente europeista e atlantista).

Questa soluzione consiste nell’adeguare le prassi contabili delle banche per adeguarle alla realtà economico-giuridiche dell’azione delle banche medesime, cioè al fatto che le banche commerciali creano la liquidità nell’erogare prestiti, quindi creano entrate di cassa, che oggi non vengono registrate, col risultato che vi sono fortissimi ricavi extracontabili e che il conto economico risulta molto peggiore di quello che dovrebbe essere, se fosse adeguato alla realtà. Se fosse adeguato alla realtà, le banche si risolleverebbero tutte.

Sempre più numerose pubblicazioni accademiche e persino istituzionali (questa è del FMI: http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2016/03/kumhof.htm ) evidenziano l’opportunità che le banche contabilizzino la creazione di moneta contabile che esse operano con l’atto di erogare prestiti o di eseguire pagamenti, e che presentino, nel bilancio, anche un cash flow statement.

Giustamente si è evidenziato che la banca, se crea moneta contabile (mediante il moltiplicatore monetario, la riserva o altro sistema), dovrebbe registrare l’entrata di questa moneta nella sua cassa, prima di registrare la sua uscita per l’erogazione di un prestito o di un pagamento. E’ lapalissiano.

La moneta contabile bancaria non è una rappresentazione di una moneta “vera” custodita altrove, ma è una massa monetaria che si AGGIUNGE alla moneta “vera” (ossia, legale: banconote) – anzi, costituisce il 92% della massa TOTALE.

Essa ha la natura giuridica di un debito, ossia di una promessa di pagamento della banca stessa (saldo attivo – per il cliente o il ricevente – di un conto corrente); quindi, a differenza della moneta propria, non estingue il rapporto debito-credito, quando viene data, ma lo trasferisce, ne cambia i soggetti. Però è di fatto accettata come se fosse moneta legale, quindi agisce come moneta (perché ha potere di acquisto e pagamento, è riserva di valore, è misura di valore).

 

Poiché la legge riserva la creazione di moneta legale, cioè di Euro, al SEBC, quella creata dalle banche ordinarie è moneta, ma non è moneta legale, anche se denominata come tale e contabilmente trattata come moneta legale, bensì promessa, come dicevo, di moneta legale. E’ una moneta parallela, volontaria. Quindi contabilmente andrebbe innanzitutto introdotta la registrazione differenziata tra moneta legale (€) e moneta bancaria (€V, euro virtuali).

 

Contabilizzare la creazione di valuta legale da parte della banca centrale, e di moneta creditizia da parte delle banche non centrali, pone il seguente primario problema: dato che in partita doppia ad ogni registrazione positiva (accredito) a favore di X deve corrispondere una registrazione negativa (addebito) a carico di Y, a carico di chi si dovrà fare la registrazione negativa? Cioè, da chi proviene il valore della moneta creata? E a che titolo avviene il prelievo?

E, secondo problema: che cosa sarà l’oggetto di questa registrazione?

 

Da molti anni mi pongo questo problema.

In un primo tempo proponevo come soluzione un trattamento contabile analogo a quello dell’acquisto a titolo non derivativo. Ma non è così, perché, nella creazione di moneta creditizia è essenziale il ruolo di altri soggetti (il mutuatario, il recettore della moneta creditizia), i quali, con l’accettazione della moneta bancaria, le conferiscono valore; quindi è un acquisto a titolo derivativo.

La risposta cui sono pervenuto, e che mi appaga, è la seguente: la banca (centrale e non) crea mediante scritturazione un simbolo di valore monetario composto da sigla della valuta legale seguita da un numero, e questo simbolo (che è cartaceo, nel caso della cartamoneta o dell’assegno circolare), al momento dell’erogazione del prestito (o della spendita ad altro titolo, ad es. per comperare qualcosa o per pagare gli stipendi), acquista valore attraverso l’essere accettato come moneta dal mutuatario che se ne riconosce debitore (o dal fornitore – incluso lo Stato o l’intermediario che vende titoli pubblici – o dal dipendente che si dichiarano tacitati del loro credito col ricevere quel simbolo).

Questo valore, questa accettazione, deriva dunque dal mercato, e contabilmente va perciò registrato come “addebito” al mercato (alla società), e il suo oggetto è non “moneta” né “credito”, bensì “potere d’acquisto”.

Il potere d’acquisto è la realtà economico-monetaria fondamentale, che però non viene contabilizzata! Sta alla moneta come il bosone di Higgs sta alla massa.

In sintesi, la banca crea il simbolo monetario e, nell’erogarlo a chi lo accetta, raccoglie potere d’acquisto, il quale, unendosi al simbolo, fa del simbolo moneta bancaria, contabile.

L’oggetto della registrazione va riconosciuto come “potere d’acquisto” (di pagamento).

L’addebito va fatto al mercato, alla società.

Il titolo, quantunque la cosa possa essere moralmente e politicamente dura da accettare – è l’esercizio di una signoria monetaria sulla società, detenuta ed esercitata dai banchieri (centrali e non); quindi è analogo all’imposizione tributaria (diretta): “prelievo indiretto di potere d’acquisto per signoraggio monetario sulla società”.

Quindi, nel conto economico si scriverà:

A)nel caso di creazione di valuta legale o contabile di 100 e di suo uso per acquisto di bonds (o altro)s:

“proventi da signoraggio monetario + 100”

“costo acquisto bond – 100”

“valore bonds acquisiti + 100”

 

B)nel caso di erogazione di un prestito di 100:

“proventi da signoraggio monetario + 100”

“erogazione prestito a mutuatario – 100”

“acquisizione credito verso mutuatario + 100”

 

Va ben chiarito:

a)questa creazione monetaria non è creazione ex nihilo né interna alla banca, perché avviene attraverso l’accettazione da parte di terzi, e soprattutto delle altre banche del sistema, che – reciprocamente e nel reciproco interesse – si accettano, accreditano e validano le rispettive creazioni monetarie come valuta legale;

b)le singole banche hanno la capacità di compiere questa creazione perché i soggetti del mercato dipendono e hanno necessità di servirsi del sistema bancario, quindi ciò che il sistema monetario accetta come moneta (ossia ciò che esso accredita loro se lo versano in una banca) vale come moneta anche per loro, a prescindere dal suo essere o non essere valuta legale, promessa di pagamento coperta o scoperta, etc.; in sostanza, i banchieri possono creare moneta (possono far accettare dal mercato come moneta i loro simboli creati a costo zero) perché sono costituiti in un cartello monopolista non contendibile di un servizio di pubblica e quotidiana necessità; il banchiere centrale è l’arbitro-moderatore di questo cartello, il quale ha il potere di determinare l’insolvenza della  propria clientela –imprese e famiglie –  così da incamerare o vendere i suoi beni reali;

c)il prelevamento di potere d’acquisto da parte della banca dalla società, dal mercato, è simile all’imposizione diretta, ma, a differenza di questa, non va a sottrarre in modo diretto, meccanico, necessario pari quantità di potere d’acquisto alla popolazione, in quanto questo prelevamento si traduca in un aumento della circolazione, nella attivazione di un potere d’acquisto non circolante.

 

L’idea di registrare il circolante monetario (sia la valuta legale della banca centrale, sia la moneta contabile bancario) come analogo al capitale sociale (equity), recentemente avanzata da alcuni, è un’assurdità sia giuridica che contabile, perché

a)la creazione di moneta è l’oggetto dell’attività economica della banca, quindi mettere la moneta creata dalla banca a capitale sociale sarebbe come mettere le automobili a capitale sociale della società che le fabbrica;

b)all’opposto del capitale sociale, in nessun modo il circolante (sia valuta legale, che moneta contabile) costituisce un debito della banca (centrale o non) verso i soci; la moneta bancaria è giuridicamente una promessa di pagamento di moneta legale al portatore; la valuta legale non è giuridicamente e patrimonialmente un debito in alcun senso;

c)il capitale sociale può essere aumentato o ridotto solo mediante apposita deliberazione assembleare, diversamente dalla creazione monetaria;

d)l’aumento di capitale sociale di una società per azioni può avvenire solo mediante emissione di azioni, diversamente dalla creazione monetaria;

e)essendo il capitale sociale una voce dello stato patrimoniale,  resterebbe da trovare un modo per registrare la creazione (o distruzione) di moneta nel conto economico.

08.07.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 3 Comments

ALLAH E’ GRANDE, IL JIHAD E’ INVINCIBILE

Allah è grande, il jihad è invincibile, gli infedeli porgono la gola alla spada del Profeta come capretti colpevoli, spinti dai loro vizi e guidati dai loro capi politici e religiosi, che abbiamo comperato come prostitute figlie di prostitute.

(Sura dell’Accoglienza, 1-2)

Posted in GENERALI | Tagged , , , , , , , , , , , | 1 Comment

MOTHER OF THE FREE

MOTHER OF THE FREE

https://www.youtube.com/watch?v=3AQ-D_OnF-E

“We have fought against the multionationals, we have fought against the merchant banks… and we have done it not just for ourselves, we have done it for the whole Europe” (Nigel Farage sulla vittoria del Brexit, 24 Giugno 2016).

(Abbiamo combattutto contro le multinazionali, abbiamo combattuto contro le merchant banks… e l’abbiamo fatto non solo per noi stessi, l’abbiamo fatto per l’intera Europa)

Decisamente non tutti i popoli sono costituiti da pecore, e adesso l’etichetta “populismo” dovrà essere usata con più cautela. Invece, la parola “libertà” potrà essere usata un poco più liberamente.

L’elettorato britannico ha respinto il fear mongering, l’allarmismo orchestrato, le pressioni di Washington e Wall Street, lo sfruttamento propagandistico dell’assassinio della parlamentare laburista e ancor più le minacce di Junkers, cresciuto in politica come premier complice della grande elusione fiscale delle multinazionali a spese dei contribuenti e delle piccole imprese, quindi degno rappresentante del regime eurocratico, non eletto, non responsabile, e che decide in segreto a porte chiuse sulla testa della gente.

La campagna elettorale per questo referendum ha fatto conoscere e pubblicamente dibattere alcuni grandi temi concordemente nascosti dei mezzi di informazione di massa:

1) il processo di unificazione europea in corso è l’attuazione di un piano imperialistico dell’oligarchia statunitense, elaborato dalla C.I.A., per dominare meglio e più semplicemente l’Europa attraverso un super-stato comunitario centralistico, autocratico, burocratico, non democratico e sganciato dagli interessi della gente europea; questo piano si nasconde dietro un europeismo sentimentale e infantile inculcato da scuola, mass media, e istituzioni;

2) la Banca Centrale Europea è in mano uomini della Goldman Sachs, la quale ha persino posto alcuni di loro a capo dei governi e dei ministeri economici di alcuni paesi;

3) l’Europa è insomma ormai sottomessa all’oligarchia finanziaria statunitense; l’apparato dell’Unione Europea non è riformabile dal suo interno e con la sua burocrazia;

4) infatti L’unione europea e la Banca centrale europea e della moneta europea hanno prodotto risultati fallimentari per gli europei in ambito economico e non solo, senza risolvere i loro problemi; quindi è illogico continuare a pagare per mantenerle;

5) la libertà di movimento di persone e di merci può essere stabilita senza bisogno di un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, semplicemente mediante trattati; il Wto, nel bene e nel male, già assicura, su scala globale, l’apertura dei mercati e basse o nulle tariffe doganali; dunque non serve un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, non serve la rinuncia all’indipendenza e alla democrazia nazionali in favore di un governo europeo non eletto e irresponsabile, non serve la rinuncia al controllo della propria moneta; non servono nemmeno la bandiera e l’Inno alla Gioia-che-non-c’è; o meglio, tutte queste cose servono, ma non agli europei, bensì a chi vuole dominarli;

6) Washington ha scelto e sta usando lo stato più forte dell’Europa occidentale, ossia la Germania, come stato vassallo per sottomettere gli altri stati al suo disegno di accentramento, concedendole come premio di prendersi vantaggi privilegi su questi altri paesi; i Tedeschi, da bravi kapò, stanno eseguendo l’incarico del padrone e incassando i loro trenta denari; la Merkel e il suo governo, ultimamente con l’invito all’immigrazione di massa, seguito dalla chiusura delle frontiere tedesche, deliberatamente causano un enorme danno agli europei, e meritano una nuova Norimberga, alla pari dei criminali di guerra;

7) Washington, anche attraverso i suoi fiduciari nei governi europei, creando focolai di tensione come ha fatto in Ukraina, e piantando basi missilistiche sempre più vicine a Mosca, sta cercando di spingere i paesi comunitari alla conflittualità e alla non collaborazione con la Russia, al malcelato scopo di aumentare le divisioni in Europa e indebolirla.

Tutte queste cose vengono spiegate lucidamente da diversi politologi anche americani, come il professor Paul Craig Roberts, il quale, in diversi scritti e interviste, cita documenti governativi dove si spiega che il piano di unificazione europea dovrà essere portato avanti surrettiziamente, senza che la gente capisca, riforma dopo riforma, Fino a che gli europei si trovino a un punto tale, che non sia praticamente impossibile tornare indietro.

Col Brexit, la Gran Bretagna, per la quarta volta nella sua storia, resiste a piani per sottometterla a un dominio continentale centralizzato. Il primo piano era francese, il secondo era tedesco, così come il terzo. Sicuramente anche questa volta la sua scelta la esporrà a un assedio, a forti pressioni e ritorsioni, che nelle tre precedenti occasioni furono attuate in termini soprattutto di blocco commerciale continentale finalizzato a strangolare economicamente la nazione, e che oggi saranno soprattutto mediatiche, economiche e finanziarie. Nella seconda occasione al blocco commerciale si aggiunse la guerra sottomarina, e nella terza si aggiunsero i bombardamenti aerei.

Da notare che ancora una volta, forse, il corso previsto e programmato della storia è stato modificato, si vedrà se durevolmente oppure no, da un fattore che era sottostimato. Ora vedremo anche se l’esempio britannico susciterà nel resto di Europa un movimento critico, realistico, di presa di coscienza, di comprensione economica e geostrategica e di demistificazione del falso europeismo, che possa sventare il piano imperialista di Washington e Wall Street sul Vecchio Continente e la loro strategia della tensione divide et impera verso la Russia.

Dico “forse”, perché, se guardiamo sotto il pelo dell’acqua, cioè ai movimenti degli hedge funds nelle ultime due settimane, scopriamo che probabilmente avevano previsto il Brexit e programmato di sfruttarlo per attribuirgli la colpa del crollo dei mercati e della distruzione di risparmi che sono incominciati, invero, già durante lo spoglio dei voti. Un crollo orchestrato ai fini di guadagnare mediante una speculazione al ribasso dagli hedge funds statunitensi, che sono gli unici autorizzati a fare speculazioni al ribasso.

Prove di questa interpretazione ci vengono da una segnalazione dell’analista contabile-finanziario Alessandro Govoni, perito di diversi Tribunali e PM, il quale ha segnalato la cosa a numerosi uffici finanziari, nella speranza, temo ingenua, che questi facciano il loro dovere.

Scrive Govoni:

 

«Alle ore 5.35 italiane , gli indici azionari dei venditori allo scoperto stanno impazzendo ,

Si riporta la schermata delle ore 5.35 italiane .

 

 

  Dow 30 Set 2016 17.422,0 17.915,0 18.025,0 17.316,0 -493,0 -2,75% 05:36:38
  S&P 500 Set 2016 2.031,00 2.105,75 2.119,50 2.023,75 -74,75 -3,55% 05:36:38
  Nasdaq Set 2016 4.298,00 4.462,50 4.493,75 4.284,25 -164,50 -3,69% 05:36:38
  Russell 2000 Set 2016 1.106,9 1.169,8 1.178,2 1.105,7 -62,9 -5,38% 05:36:38
  S&P MidCap 400 Set 2016 1.450,35 1.519,05 1.525,55 1.446,10 -68,70 -4,52% 05:36:39
  S&P 500 VIX Lug 2016 23,17 16,48 23,38 16,08 +6,69 +40,59% 05:36:29
  S&P/TSX 60 Set 2016 819,85 819,85 820,75 815,75 +9,10 +1,12% 23/06
  DAX Set 2016 9.574,3 10.404,0 10.471,5 9.438,0 -829,7 -7,97% 05:36:40
  CAC 40 Lug 2016 4.499,8 4.499,8 4.505,5 4.387,5 +123,8 +2,83% 23/06
  FTSE 100 Set 2016 5.820,5 6.364,5 6.402,5 5.785,5 -544,0 -8,55% 05:36:36
  Euro Stoxx 50 Set 2016 3.052,0 3.052,0 3.058,0 2.977,0 +60,0 +2,01% 23/06
  FTSE MIB Set 2016 17.920,00 17.920,00 17.937,50 17.275,00 +495,00 +2,84% 23/06

 

SIGNIFICA che gli hedge fund venditori allo scoperto stanno spostando miliardi di euro per far crollare le borse. Dopo aver rastrellato (preso in prestito) azioni  nei giorni precedenti, ora, ore 5.35 italiane ,  stanno vendendo allo scoperto azioni di ogni tipo (con  la complicità di altri hedge fund che le acquistano  depositando in stanza miliardi di euro in banconote contanti a garanzia obbligatoria dell’operazione , questo acquisto non è registrato nei movimenti di borsa ma si verifica solo un  deposito in stanza del contante  ). Questa “congiunta” operazione di vendita allo scoperto per miliardi di euro sulle azioni di ogni tipo, farà crollare ovviamente la borsa italiana ed altre borse alla loro apertura imminente alle ore 8.00 di oggi. Una volta avvenuto il crollo dei corsi azionari, soprattutto delle banche italiane, gli hedge fund venditori allo scoperto, acquisteranno le azioni ad un prezzo stracciato, realizzando un immenso guadagno, che gli hedge fund complici della iniziale vendita allo scoperto e contestuale acquisto , si spartiranno.

 

Se si nota il VIX ,l’indice al contrario. ossia il cd dell’indice della paura in realtà l’indice della necessità di liquidità del sistema bancario che corrisponde al cash flow degli hedge fund (più gli hedge fund sottraggono liquidita al sistema bancario , con continue vendite allo scoperto che fanno cadere il titolo delle banche , più le riserve di contanti degli hedge fund aumentano ) è schizzato in poche ore , da punti 18 a punti 23 con un incremento alle ore 5.35  del 40,59%.

Quando il VIX arrivò a punti 38 nel Settembre del   2008 , le borse di tutto il mondo crollarono .

 

CI SI CHIEDE se non ci si trovi davanti ad una IPOTIZZZATA COLOSSALE MANIPOLAZIONE: 

 

i giornali mainstrem (probabilmente infiltratati nel capitale azionario dalla stessa decina di  hedge fund attraverso i voti per delega di persone fisiche in realtà studi legali che li rappresentano al voto ) nei giorni precedenti hanno continuato a dipingere la BREXIT come un evento nefasto per il mondo della finanza (composto da una decina di hegde fund + una ventina di banche d’affari-investment bank-,   esecutrici dei loro ordini ). In realtà la finanza, come si nota già da questa fotografia della schermata alle ore 5.35 dell’attività di essi hedge fund venditori allo scoperto, ha solo un vantaggio colossale  da un BREXIT, infatti  stanno per realizzare un guadagno immenso.

 

Alle ore 5.35 i sondaggi , con enorme sorpresa di tutti, indicano che il fronte del BREXIT ossia del leave del lasciare l’UE da parte del Regno Unito sta vincendo al 52%.

E’ strano , estremamente strano , i sondaggi, svolti su un campione talmente vasto della popolazione è raro, se non impossibile che vengano capovolti nei risultati ,  i sondaggi davano ieri  una vittoria del Remain ossia del fronte che voleva una permanenza del Regno Unito nell’ UE,  al 54%.

 

Come mai i risultati si sono invece capovolti? Come è possibile?  

 

In una precedente mail , mentre i giornali maistream , sottolineavano , con ipotizzata studiata arte , gli effetti nefasti dall’uscita del Regno Unito, invece si sottolineava il fatto che , dopo l’avvenuto crollo delle borse , Il REGNO UNITO ( e quindi gli USA , essendo le due economie strettamente collegate , banche , hedge fund e multinazionali dell’una sono anche quelle dell’altra , rappresentando esse il 99% del  loro PIL ) , avrebbe potuto far ripartire immediatamente la sua economia reale , svalutando, uscendo dall’UE,  la sterlina a suo piacimento così rendendo le esportazioni del Regno Unito estremamente competitive .

 

Sembrerebbe quasi che sia già stato tutto pianificato esattamente a partire dal 1 Gennaio 2015. 

Esattamente da quella data inizia infatti  il pompaggio al rialzo ,da parte degli hedge fund (gli unici fondi al mondo autorizzati ad eseguire operazioni allo scoperto),  con acquisti allo scoperto dei titoli azionari sopratutto bancari italiani . 

 

Nel Febbraio del 2015 la Svizzera esce dalla parità con l’euro, franco svizzero libero di essere ora svalutato a piacimento . Barclays inizia a piazzare alla ignara clientela italiana a partire dal marzo 2015 mutui in franchi svizzeri che ora con l’imminente odierno crollo delle borse , potrebbero costare anche un 60% in piu di rimborso del capitale agli ignari mutuatari italiani . 

 

Venerdi 15 Gennaio 2016 gli hedge fund escono dalle banche italiane in modo massiccio , facendosi liquidare i titoli , trovano da venderli in quanto li avevano pompati per un anno con acquisti allo scoperto, attualmente invece gran parte dei titoli bancari italiani sono illiquidi , invendibili .

 

 Con una mail inviata a 80 Procure ed a 30 studi legali si era previsto questo crollo, sbagliando : si era previsto che dal successivo Lunedi 18 gennaio 2016 , i titoli bancari italiani avrebbero perso il 4% in 5 giorni , un 20 % totale. Si aveva sbagliato:  persero dal 40% al 60 % in tre giorni

 

Con una recente mail inviata il 18 Giugno 2016 dal titolo : 

” CONCLUSIONE. 20 GIUGNO 2016: il probabile epilogo contro risparmiatori , banche commerciali e aziende italiani”,

si era previsto l’odierno imminente  crollo .

 Ci si era sbagliati , si era previsto il crollo per il  20 GIUGNO 2016 , calcolando che le opzioni mondiali dei venditori allo scoperto scadevano il 17 Giugno 2016 . La BCE in data 17 Giugno 2016 aveva messo in agenda, guarda caso   in tal giorno , l’approvazione della Garanzia Unica sui Depositi che gli hedge fund hanno presso le banche d’affari esecutrici dei loro ordini, per evitare che gli hedge fund , anche dal calcolato anche evidentemente dalla BCE imminente  crollo delle borse , ritirassero i loro soldi anche dalle banche d’affari, facendo crollare anche quest’ultime..

 

Si riporta la schermata alle ore 7.13 italiane  : il VIX è già aumentato,  dalle 5.35, di un 54% rispetto al 40% delle ore 5.35. le borse potrebbero crollare oggi anche del 10% ed i titoli bancari italiani dal 15% al 20%.

Già il Ministro Scotti, poi inspiegabilmente destituito dal Governo Amato , si legge  da più parti, scriveva che a seguito di  un  rapporto del  Febbraio 1992   entità finanziarie internazionali potessero destabilizzare la democrazia italiana .

 

Era già in atto da Gennaio 1992 in Italia , la privatizzazione del credito , con la successiva, dal d.lgs. n. 481 del 14 dicembre 1992, creazione elettronica dei prestiti per cui anche le quote capitali , oltre interessi , sarebbero divenute guadagno per le banche italiane , oltretutto eluso al fisco se le banche maggiori (rapidamente ora sappiamo conquistate nel capitale azionario da una decina di hedge fund stranieri (attraverso i voti per delega di interposte persone fisiche, Cardarelli Angelo in Unicredit e Trevisan Giulio  in Intesa , in realtà studi legali ) avessero eseguito, in  corrispondenza di ogni mutuo, per esempio  di 100 milioni di lire,  la scrittura di partita doppia  crediti alla clientela a depositi della clientela per 100 milioni di  lire  , facendo ossia figurale l’importo concesso in prestito di 100 milioni di lire ( e non più erogato dal 1992) ed accreditato con un click elettronico sul conto corrente del mutuatario sempre costretto dal 1992 ad aprire un conto corrente già nell’atto notarile di mutuo, come un deposito di 100 milioni  lire effettuato dal cliente stesso , per cui quando il mutuatario paga le rate del mutuo, le quote interessi sono dichiarate al fisco dalla banca , ma le quote capitali NO , in quanto non trovano più collocazione nel bilancio della banca , annacquate da questa iniziale scrittura di partita doppia , pertanto eluse , confluirebbero attraverso stanze di compensazioni in hedge che poi le utilizzano per scopi speculativi , per far  cadere al momento opportuno titoli azionari, titoli di stato , valute nazionali o addirittura borse .

Siamo quindi forse vittime predestinate di entità finanziarie internazionali?

Ore 7.13 italiane :

Dow 30 Set 2016 17.299,0 17.915,0 18.025,0 17.184,0 -616,0 -3,44% 07:12:17    
  S&P 500 Set 2016 2.010,25 2.105,75 2.119,50 1.999,00 -95,50 -4,54% 07:12:14  
  Nasdaq Set 2016 4.255,25 4.462,50 4.493,75 4.233,75 -207,25 -4,64% 07:12:17  
  Russell 2000 Set 2016 1.094,2 1.169,8 1.178,2 1.081,4 -75,6 -6,46% 07:12:17  
  S&P MidCap 400 Set 2016 1.388,50 1.519,05 1.525,55 1.388,50 -130,55 -8,59% 07:02:55  
  S&P 500 VIX Lug 2016 25,38 16,48 27,65 16,08 +8,90 +54,00% 07:12:14  
  S&P/TSX 60 Set 2016 819,85 819,85 820,75 815,75 +9,10 +1,12% 23/06  
  DAX Set 2016 9.594,2 10.404,0 10.471,5 9.397,2 -809,8 -7,78% 07:12:17  
  CAC 40 Lug 2016 4.499,8 4.499,8 4.505,5 4.387,5 +123,8 +2,83% 23/06  
  FTSE 100 Set 2016 5.781,5 6.364,5 6.402,5 5.721,5 -583,0 -9,16% 07:12:17  
  Euro Stoxx 50 Set 2016 3.052,0 3.052,0 3.058,0 2.977,0 +60,0 +2,01% 23/06  
  FTSE MIB Set 2016 17.920,00 17.920,00 17.937,50 17.275,00 +495,00 +2,84% 23/06  

 

»

 

 

24.06.16  Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 3 Comments

BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

Il 15 Giugno, ore 11, nel Park Hotel Laurin di Bolzano il giornalista meranese Thomas Sigmund ha tenuto, assieme all’avv. Biagio Riccio, una conferenza stampa in cui ha esposto i risultati di sue ricerche sui rapporti tra un’importante banca locale e magistrati del locale tribunale, che si occupano di cause in cui è parte la medesima banca. Ha presentato documenti da cui risulta che diversi di questi magistrati, o loro coniugi, sono legati alla detta banca da rapporti più o meno stretti: sono soci, mutuatari, correntisti, consiglieri di amministrazione, formatori retribuiti. Per ora Sigmund non ha indagato i rapporti dei magistrati con le altre banche altoatesine. Né le loro partecipazioni in società collegate a banche.

Alcuni di questi magistrati, per soddisfare un preteso credito di questa banca, nonostante 5 perizie indipendenti che provavano che il credito era “intriso di usura”, hanno recentemente venduto all’asta la casa di Sigmund, senza trasmettere gli atti al PM affinché accertasse e perseguisse il reato di usura che emergeva dagli atti. E senza sospendere l’esecuzione, malgrado gli elementi di delittuosità inficianti il credito della banca. Anzi, hanno scritto che sanno che, in simili casi, l’orientamento prevalente è di sospendere l’esecuzione, ma hanno aggiunto che essi non lo condividono. In questo suo caso personale, e in altri, Sigmund ha denunciato un conflitto di interessi tra i magistrati in questione e le “vittime” della banca in questione.

In un mio breve intervento in coda alla conferenza, ho fatto presente che bisognerebbe accertare se si tratti di casi individuali, oppure di accordi su scala di tribunali locali, oppure ancora se siamo in presenza di un accordo, di un’intesa su scala nazionale, tra lobby dei banchieri e una lobby di magistrati, come gruppo di interesse organizzato. A questo fine, bisognerebbe fare un controllo a tappeto dei rapporti bancari di ogni magistrato (e suoi familiari) e le banche – ovviamente, anche quelle all’estero, compresi i circuiti Euroclear e Clearstream, che sono segreti, quindi adatti a pagare tangenti. E’ abbastanza ovvio che banchieri che commettono abusi in modo sistematico cerchino in modo sistematico di comperarsi la protezione di magistrati.

Ma i tribunali e i pm, come organi di controllo, non sono gli unici a funzionare male quando si tratta di banchieri e di grandi interessi finanziari.

Il 13 Giugno il ministro Calenda ha chiesto le dimissioni del presidente della Consob Giuseppe Vegas perché questi diede a suo tempo disposizione di togliere le indicazioni di rischiosità dai prospetti informativi dei prodotti bancari per investimento e risparmio, disposizione che facilitò i banchieri nel collocare agli ignari risparmiatori prodotti ad alto rischio, che poi divennero carta straccia. L’intervento di Calenda è tardivo e non cambia il fatto che il premier e il ministro Boschi siano figli (e futuri eredi) di due banchieri coinvolti in gravi accusi per irregolarità bancarie, e che il loro governo si regga grazie al supporto di un banchiere gravemente inquisito, a nome Verdini.

In molti scandali e bancarotte di banche  (MPS, Banca Etruria, etc.) è stato denunciato che le istituzioni di controllo, cioè BdI (Banca d’Italia) e Consob, hanno chiuso entrambi gli occhi su vistosi sintomi e segnali indicativi di operazioni irregolari, e non sono intervenute per fermare i managers bancari che stavano saccheggiando le banche da loro amministrate e defraudando i risparmiatori. BdI è posseduta da banchieri privati, italiani ed esteri (anche indirettamente), cioè dagli stessi soggetti che essa dovrebbe controllare e trattenere dal compiere abusi. I dipendenti di BdI hanno moltissimi privilegi e stipendi da favola.

Lo stesso presidente Mattarella è intervenuto contro la proposta di istituire una commissione di inchiesta sulle suddette omissioni di BdI.

Il governo e la sua maggioranza parlamentare hanno recentemente varato il bail-in, che scarica i danni delle frodi dei banchieri sui risparmiatori irresponsabili, mentre i banchieri  responsabili non vengono mai puniti e non perdono i propri guadagni. Ora il medesimo governo si appresta a varare una legge che consentirà ai banchieri di vendere le case dei debitori (spesso vittime di usura) in proprio, in quattro e quattr’otto, senza nemmeno passare per i giudici, più o meno amici che siano.

Insomma, i banchieri sono tutelati a tutti i livelli, in tutti gli abusi e senza alcuna vergogna. Il problema è sistemico e interessa tutte le istituzioni, l’intero stato. L’onnipotente sistema bancario globale, la finanza globale, detta le politiche fiscali e finanziarie, dirige l’azione dei governi, cambia i premiers, tira i fili delle autorità di controllo e garanzia – e perché non anche quelli della giustizia, allora?

E‘ peraltro vero che i crediti deteriorati delle banche italiane sono circa il doppio di quelli dichiarati nei bilanci, e che se lo stato e i giudici impedissero alle banche di aggiustare i loro bilanci, di praticare sistemicamente l’usura e di rifilare titoli spazzatura ai risparmiatori per raccogliere denaro fresco, il sistema bancario salterebbe. Quindi non lo fanno. E‘ il modo non dichiarato in cui il debole Stato italiano può sostenere il traballante sistema bancario. Lo Stato tedesco, per contro, può aiutare le sue banche in crisi in modo scoperto, avendo la forza materiale di imporre i suoi interessi nazionali anche contro le norme europee.

Una repubblica (res publica, cosa del pubblico, del popolo) non è più una repubblica, se, anziché fare gli interessi pubblici, serve interessi di una categoria imprenditoriale, ossia dei banchieri e dei  finanzieri. Uno stato non è più uno stato se subisce una direzione dall’esterno. E‘ un‘agenzia. Questo vale anche per l’UE, naturalmente.

Molte persone percepiscono che non si possono più fidare di questo “stato”, di questa “repubblica” (non mi riferisco solo all’Italia, ovviamente). Da qui comportamenti di massa come l’assenteismo elettorale, le scelte politiche antisistema, il c.d. populismo, il c.d. complottismo, il rifiuto delle vaccinazioni prescritte dalle autorità. Molte persone intuiscono che lo stato è divenuto il front office di interessi privati ed esterni. Che quindi non le rispetta e non le rappresenta. Rappresenta altri soggetti; obbedisce, risponde ad altri soggetti. E ad essi deve rendere i conti.

Questi  soggetti sono i monopolisti della creazione del capitale finanziario, il cartello dei banchieri. Il mondo odierno, anche i Brics, anche la Cina, condivide un unico sistema economico e politico: il capitalismo finanziario. Chi possiede il capitale finanziario, o meglio gli strumenti per produrlo, si prende la parte maggiore, e sempre crescente, del reddito e della ricchezza, togliendola ai lavoratori e ai proprietari delle risorse materiali. Questo sistema si basa sul denaro, o meglio sui valori contabili, finanziari. Non sul capitale materiale, sulla produzione di beni, sull’economia reale, sul lavoro, bensì sulla produzione e sulla quotazione di valori finanziari. I quali vengono creati mediante operazioni, registrazioni, puramente contabili, elettroniche. Chi ha il potere di fare queste operazioni, si impadronisce di tutta la ricchezza, anche se non produce alcuna ricchezza: la toglie agli altri. Questa è l’essenza del sistema. E chi dice che la politica ha il compito e la capacità di regolamentare i mercati e la finanza, o è un bugiardo, o è un babbeo. La finanza si compra i regolatori e i legislatori, o li ricatta col rating o con altri mezzi.

La principale di queste operazioni creative è la creazione di credito, ossia di moneta contabile, che è quella che le banche prestano alla clientela, e che costituisce circa il 92% di tutto ciò che si usa come moneta nel mondo. Solo l‘8% circa è moneta legale, ossia cartamoneta emessa dalle banche centrali.

Orbene, queste operazioni di creazione di moneta contabile, e di altri valori finanziari, sono monopolio del  cartello delle banche, o meglio dei banchieri, di coloro che gestiscono le banche, e sono la fonte del loro potere sulla politica e sulla giustizia.

Al di là e al di sopra del problema dell’usura, quando una banca concede ed eroga un mutuo, lo fa non prendendo banconote dai suoi forzieri, e nemmeno attingendo dalle sue riserve virtuali, ma semplicemente scrivendo l’importo, digitandolo, sul conto corrente di disponibilità, cioè creando dal nulla ciò che presta.

Il che pone due problemi giuridici fondamentali:

a)questa creazione di valori monetari e finanziari non viene contabilizzata come una entrata di cassa, quindi non viene tassata: si realizza una gigantesca evasione fiscale;

b)la creazione monetaria, per legge, è riservata alla BCE; quindi quella che le banche creano nel prestare , e che contabilizzano come „Euro“ o „Dollari“, legalmente, non è e non può essere moneta vera; dunque quello che prestano non è moneta, ma un’altra cosa – qui manca il tempo per approfondire che cosa è realmente: l’ho fatto in altri articoli e nei saggi Cimiteuro, Euroschiavi, Traditori al governo, Sbankitalia, I signori della catastrofe.

Concludo dicendo che, in tribunale, in varie cause, ho sottoposto queste eccezioni a una dozzina di giudici, invitandoli formalmente a prendere posizione su questa falsa moneta e sulle sue conseguenze giuridiche, dato che si tratta appunto di problema di legalità di questa attività di creazione monetaria, che tra l´altro non rientra tra le attività bancarie autorizzate dalla legge; e tutti, dico tutti, hanno eluso il problema, hanno persino evitato di parlarne, benché mettessi davanti a loro le prove di questa prassi illegittima. Mi sembra di essere Galileo Galilei alle prese coi cardinali, quando metteva davanti a loro il telescopio e li invitava a guardarci dentro, per verificare che le sue affermazioni astronomiche erano vere, ma i cardinali, per non mettere in dubbio le false teorie astronomiche della Chiesa, rifiutavano di guardare: rifiutavano per convenienza.

Però quando il telescopio si diffuse tra gli scienziati, e con esso l’evidenza di come stanno le cose, anche i cardinali dovettero accettare la realtà “eretica” per non apparire bugiardi e ridicoli: la Terra gira veramente intorno al Sole. Ma, in fatto di realtà monetaria, per ora il clero giudiziario non si smuove, difende i dogmi della banca. Solo un giudice, ultimamente, ha ammesso che un cosiffatto sistema monetario-creditizio possa essere incostituzionale…

18.06.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | Commenti disabilitati su BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

LA PSEUDO-COSTITUZIONE RENZIANA

LA PSEUDO- COSTITUZIONE RENZIANA

L’essenza della riforma costituzionale Renzi-Boschi è l’abolizione del costituzionalismo stesso e il ritorno a uno Stato autocratico, in quanto essa sostanzialmente sopprime, tutti insieme, in un unico colpo, i tre pilastri del costituzionalismo: la divisione dei poteri, la scelta popolare dei rappresentanti, la possibilità effettiva di un’opposizione. Quindi è qualcosa di più radicale di una riforma anti-democratica e anti-garantista.

Lo Stato costituzionale e di diritto si distingue dallo Stato autocratico (assolutista o dittatoriale) per tre elementi giuridici essenziali:

-la separazione e reciproca autonomia dei tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario o di controllo);

-la rappresentanza popolare (il popolo sceglie i propri rappresentanti);

-la possibilità di un’opposizione effettiva in parlamento e nel paese;

a questi tre elementi si aggiunge la necessità di una certa indipendenza dei mezzi di informazione.

Senza questi elementi, non si ha nemmeno una costituzione, se non di nome, bensì l’arbitrio del potere.

L’effetto strutturale della riforma Renzi-Boschi, combinata con la legge elettorale renziana detta Italicum, è l’abolizione dell’insieme di questi elementi, cioè la rottamazione dello Stato costituzionale. Questo punto essenziale sta sfuggendo al dibattito in corso: non si tratta semplicemente di una radicale riforma della Costituzione – che già come tale non sarebbe ammessa dalla Costituzione stessa, perché questa prevede solo la revisione (ossia l’aggiornamento, il ritocco) e non la ristrutturazione (art. 138), per la quale sarebbe necessaria la convocazione di un’assemblea costituente. Si tratta di molto più: si tratta dell’abolizione dello stesso principio fondante del costituzionalismo e dello Stato di diritto, garantista e rappresentativo. Un’abolizione che hanno realizzato tutti i dittatori, per divenire tali, iniziando – in epoca moderna – con Napoleone. Non puoi fare il dittatore se c’è un potere indipendente da te, che controlla la legittimità del tuo agire.

La riforma Renzi-Boschi riunisce nelle mani del premier la formazione e guida del governo (potere esecutivo), il controllo della Camera (potere legislativo) e la scelta degli organi di garanzia (potere di controllo). Inoltre, vanifica l’altro pilastro dello Stato moderno, ossia la rappresentanza del popolo, in quanto il Senato non è più elettivo, e 2/3 dei membri della Camera sono decisi dai segretari dei partiti mediante le liste bloccate, mentre il terzo residuo degli eletti è in parte determinato dal caso. Ancora – terzo elemento – in un siffatto parlamento, a liste bloccate e con forte premio di maggioranza, controllato dal premier, non può più concretarsi l’opposizione al premier stesso e all’esecutivo.

Con una norma che introduce la supremazia del governo sulle regioni, e precisamente col nuovo art. 117, anche il bilanciamento “federale” da parte delle autonomie regionali viene eliminato. Questa norma ricalca la riforma costituzionale compiuta da Hitler nel 1933, poco dopo l’ascesa al potere, e nota come Gleichschaltung (“coordinamento”). Hitler aveva riunito in sé il controllo del parlamento e del governo centrali, ma non controllava i parlamenti e i governi dei Laender federali, che spesso si opponevano alla sua politica. Quindi varò una riforma che li sottometteva alle decisioni dello Stato centrale, così da realizzare la Gleichschaltung, ossia l’allineamento. In questo modo la concentrazione dei poteri dello Stato nelle mani del capo dell’esecutivo e del partito dominante si completa; democrazia e pluralismo sono eliminati.

E’ insomma completamente eliminata la struttura giuridico-costituzionale dello Stato moderno, di diritto, rappresentativo, democratico. La Camera diventa un organo ripetitivo del governo, senza autonomia, quindi praticamente inutile ai fini democratici. Così come il Senato. Quindi, ribadisco, non siamo nemmeno nell’ambito del concetto di riforma o anche di rovesciamento o anche di abolizione funzionale della Costituzione del 1948: siamo all’abolizione della stessa costituzionalità come modernamente intesa.

Sul piano economico, aggiungiamo che il premier di questo nuovo Stato, controllando il potere legislativo, quello esecutivo e molti organi di controllo, sostanzialmente ha in mano tutti i principali centri di spesa pubblica, di finanziamento pubblico, di informazione pubblica, ossia le fonti di consenso, di clientela, di sponsorizzazione. Dato che diviene l’unico soggetto che può comperare tutto il consenso che gli serve, senza competizione, per resistere all’opposizione politica nel Paese, la sua posizione politica diventa inattaccabile dal basso, democraticamente, tranne che in caso di eventi tanto catastrofici per la nazione, da vanificare quegli strumenti di raccolta di consenso.

 

L’esigenza di abbreviare l’iter legislativo e di assicurare stabilità alle maggioranze, tagliando inciuci e ricatti partitici nonché spese eccessive, può essere soddisfatta senza sacrificare rappresentatività popolare e garanzie, riformando la Costituzione come segue:

una Camera dei Deputati, di 300 membri, eletta ogni 4 anni (salvo scioglimento anticipato) con sistema “stabilizzante” (maggioritario o meglio con voto trasferibile, secondo il modello australiano), la quale vota la fiducia, le leggi di bilancio, le leggi ordinarie; il premier nomina e revoca i ministri;

un Senato della Rappresentanza e delle Garanzie, di 300  membri, eletto con sistema proporzionale puro su base regionale per metà dei suoi membri ogni 3 anni, non soggetto a scioglimento anticipato, competente in via esclusiva  per le revisioni della Costituzione, le leggi costituzionali, le leggi in materia di cittadinanza, elezioni, giustizia, limitazione di sovranità, nonché per le commissioni d’inchiesta, l’impeachment, la revoca delle leggi ordinarie (ovviamente con opportune maggioranze qualificate); elegge il Presidente della Repubblica, un terzo della Consulta e del CSM, gli organi di garanzia e controllo, i vertici della Rai.

Si è ormai capito, infatti, che leggi come quelle elettorali e quelle che, ratificando trattati internazionali, limitano o trasferiscono la sovranità, sono vere e proprie parti della costituzione di uno Stato. Insomma, il Senato, rappresentando fedelmente il corpo elettorale, è giustamente competente per i controlli, le garanzie e le regole del gioco; non essendo soggetto a scioglimento anticipato, non è ricattabile dal premier. Per le altre materie è competente, in via esclusiva, la Camera. Il premier, disponendo di una maggioranza ragionevolmente stabile e certa, e potendo nominare e revocare i ministri, è più libero e meno frenabile nella sua azione.

Peraltro (e lo spiega bene il giudice Luciano Barra Caracciolo nel suo recente saggio Euro e (o?) democrazia costituzionale: La convivenza impossibile tra costituzione e trattati europei, Dike Giuridica ed.), già nei decenni scorsi, in nome dell’Europa e dei mercati, profonde trasformazioni costituzionali erano state introdotte surrettiziamente, soprattutto in materia di politica economico-sociale, di moneta, di banche. Tali riforme sono consistite nel togliere gradualmente quote di reddito, diritti e potere da cittadini, lavoratori, utenti, onde trasferirli al capitale finanziario e ad organismi non eletti e non responsabili verso la gente, verso gli elettori: UE, BCE, FMI, WTO. Sono così stati praticamente svuotati, con leggi ordinarie di ratifica dei trattati (europei ma non solo), gli articoli 1, 2, 3 c.2, 36, 38 c. 2, 41 c. 2, 47 e altri della Costituzione attraverso il sistematico abuso dell’art. 11 Cost., che consente solo limitazioni della sovranità, e non cessioni; e le consente solo per scopi di pace e di giustizia, e solo a condizioni di parità. L’art. 11 è stato sistematicamente applicato in modo illegittimo per cedere sovranità anziché limitarla, e al di fuori dei casi predetti.

Queste riforme non hanno affatto apportato i miglioramenti di Pil e occupazione che promettevano, nei molti paesi in cui sono state attuate. Il loro scopo era un altro, e riguardava non l’economia, ma il modo di inquadrare e gestire i popoli. La riforma costituzionale Renzi-Boschi è soltanto una tappa, per quanto cruciale, di un lungo percorso di sovvertimento della Costituzione del 1948 e dei suoi principi, verso la realizzazione di un tipo di costituzione, di società e di persona radicalmente diversi. Una nuova concezione del diritto e del potere politico, che si viene realizzando su scala globale, e che comporta il livellamento al basso delle classi intermedie, la precarizzazione delle classi popolari, l’esclusione della sua partecipazione alle scelte politiche, la concentrazione del potere, del reddito, della tecnologia di punta in una classe elitaria globale. Lo scenario italiano attuale ha due poli emergenti: da un lato abbiamo una situazione economica strutturalmente grave, con tendenze sfavorevoli soprattutto perché la produttività (efficienza) arretra rispetto ai paesi competitori, mentre il debito pubblico cresce. Dall’altro lato, abbiamo il combinato della riforma costituzionale ed elettorale detta Italicum. Un combinato che concentra tutti i poteri – legislativo, esecutivo (spesa pubblica) e di controllo, cioè di garanzia – nelle mani del segretario del partito di maggioranza relativa. Questi, prendendo anche solo in teoria il 22% dei suffragi, può ottenere il controllo delle camere, del governo, delle commissioni anche di garanzia, delle authorities, dei vertici della Rai. Nomina il presidente della Repubblica, i giudici costituzionali e i componenti del CSM (le quote c.d. “laiche”). Cioè il premier nomina gli organi che dovrebbero controllare e controbilanciare il premier stesso. In più, quale segretario del partito, forma le liste elettorali bloccate del suo partito, cioè decide chi si candida e con quali chance. Quindi i parlamentari eletti hanno un vincolo di mandato (cosa vietata dalla Costituzione), ma non nei confronti degli elettori, bensì del segretario del partito. Tutto ciò costituisce un ritorno massiccio e deciso a prima della separazione dei poteri statuali, cioè a un modello di Stato di tipo assolutistico di oltre due secoli fa. Probabilmente ce lo chiedono i mercati, l’Europa, gli investitori. Già ora il presidente della Repubblica Mattarella è un nominato. Un nominato del Primo Ministro, ratificato da un parlamento di nominati, un parlamento eletto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale da una Corte di cui era membro lo stesso Mattarella! Renzi lo ha scelto unilateralmente e ha comunicato il nome della sua scelta all’ultimo momento persino al suo partito. Ovviamente non è possibile che un siffatto presidente svolga una funzione di controllo e contrappeso rispetto al capo del governo.

Fino a ieri, la divisione dei poteri dello Stato sembrava un principio cardine, oramai scontato e indiscutibile, indispensabile ai fini della legittimità dello Stato, un’acquisizione definitiva e irreversibile della democrazia occidentale; ma evidentemente non era così, almeno in Italia: con le riforme del Senato e della legge elettorale, il nostro premier è riuscito a rovesciare il lavoro di Montesquieu, a ritornare a una struttura statuale come prima della rivoluzione francese. La tesi fondamentale esposta nel suo celebre trattato Lo spirito delle leggi, pubblicato nel 1748, è che può dirsi libero solo quell’ordinamento in cui nessun governante possa abusare del potere a lui affidato. Per prevenire tale abuso, occorrono contrappesi e controlli, occorre che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a persone od organi differenti, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e debordare in tirannia. La riunione di questi poteri nelle medesime mani, siano esse quelle del popolo o del despota, annullerebbe la libertà perché annullerebbe quella “bilancia dei poteri” che costituisce l’unica salvaguardia o “garanzia” costituzionale in cui risiede la libertà effettiva. “Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”: è partendo da questa considerazione che Montesquieu elabora la teoria della separazione dei poteri. Tecnicamente, perciò, Renzi sta ripristinando lo schema ordinamentale dell’ancien régime. Si è fatto controllore di sé stesso. Ricordiamo che l’espansione dei poteri del Duce incontrava la limitazione data dalla presenza del re a capo dello Stato, il quale non era scelto, ovviamente, dal Duce ed era al di sopra del suo raggio d’azione, tanto è vero che il Re lo fece arrestare nel 1943. Il premier che esce dalla riforma renziana non avrà tale limitazione, perché nominerà egli stesso il Capo dello Stato. Ma dove sono, oggi, i liberali, i democratici, i costituzionalisti, i filosofi, i politici, gli intellettuali, quelli che hanno ampio accesso ai mass media e che fino a ieri si riempivano la bocca di antifascismo, costituzione, resistenza, garanzie? Dove sono i fieri magistrati che dimostravano con la Costituzione sotto il braccio togato? Perché tacciono di fronte alla concentrazione dei poteri in un’unica persona, di fronte all’abolizione dei controlli e dei bilanciamenti? Perché non insorgono come facevano in passato per molto, molto meno? Se non ora, quando, vostro Onore? O sono cambiati gli ordini di scuderia? Ciò che sta avvenendo, e a cui tanti si sono già allineati, è che, in previsione di una situazione economica e sociale sempre peggiore e tale da generare forti tensioni e forse rotture, viene costituito, con la massima precedenza, un apparato statalista autocratico e bloccato, per garantire alla buro-partitocrazia parassitaria e corrotta le sue rendite, le sue poltrone, le sue impunità anche nel disastro nazionale; e insieme per garantire il dominio sul Paese ai grandi interessi finanziari stranieri, con la possibilità di completare l’estrazione o l’acquisizione degli asset nazionali e dei mercati nazionali ancora appetibili attraverso il controllo del suo governo e del suo capo di Stato. In Italia e in altri paesi deboli e arretrati, il capitalismo finanziario globale sta instaurando regimi autocratici, non condizionati dal basso, al fine di usarli per imporre, rapidamente e senza possibilità di opposizione, leggi e riforme strumentali ai suoi interessi e al suo potere, come il famigerato TTIP, oggi in gestazione. I poteri forti, la cosiddetta Europa del Bilderberg e di altri simili organismi, hanno capito che le inveterate caratteristiche sociologiche italiane non consentono il risanamento morale, la legalità e l’efficienza. Non provano nemmeno a metterci le mani. Si sono convinti che per governare e spremere questo Paese ci vuole invece proprio il suo autoctono, tradizionale regime buro-partitocratico, con i suoi poteri collegati. E lo hanno perfezionato, stabilizzato, costituzionalizzato, ponendo tutto nelle mani del segretario del partito forte, controllore di sé stesso internamente, ma controllato da loro esternamente

2 Giugno 2016                  Marco Della Luna

 

 

Posted in GENERALI | Tagged | 2 Comments

DALL’EUROPEISMO AL TTIP: UN PIANO DEGLI USA

DALL’EUROPEISMO AL TTIP: UN PIANO DEGLI USA

Nel Regno Unito, dove vige maggiore libertà di informazione che da noi, il corrente dibattito sul referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Unione Europea ha reso noto all’opinione pubblica ( vedi ad es. http://www.telegraph.co.uk/business/2016/04/27/the-european-union-always-was-a-cia-project-as-brexiteers-discov/ )  il fatto, censurato sul continente europeo, che il progetto dell’unificazione europea è un progetto di Washington varato alla fine degli anni ‘40 per assicurare agli USA il controllo politico finanziario del continente europeo a  scopi geostrategici ed economici[i] e la sua permanenza nell’impero del dollaro, cioè tra i paesi che continuano ad accettare il dollaro anche se super inflazionato e vacillante e a comperare bonds in dollari anche se spazzatura e a partecipare a guerre e sanzioni volute da Washington anche se contrarie agli interessi nazionali. Notoriamente da decenni gli USA sono un paese che vive essenzialmente sulla spalle degli altri, comprando a debito beni, materie prime e servizi, e facendo continue guerre per imporre l’accettazione di questo sistema di pagamento. E fra qualche tempo emergerà anche come gli USA si stanno impegnando per soffocare lo sviluppo e la industrializzazione di fonti alternative e pulite di energia, che soppianterebbero il petrolio, il dollaro come moneta obbligatoria per comprarlo, e le guerre per il petrolio, che sostengono l’elefantiaca industria statunitense degli armamenti.

Il progetto ha visto e vede in azione personaggi presentati come padri dell’Europa ma in realtà pagati e diretti da Washington, innanzi tutti Jean Monet e Robert Schuman. L’idea di unione europea viene inizialmente proposta come comunità del carbone, dell’acciaio e dell’atomo, allo scopo di ingranare tra di loro le economie di Francia e Germania così da prevenire fantomatici futuri conflitti tra esse. Poi quel primo organismo sviluppa una rovinosa politica agricola comune, diventa un’area di libero scambio; poi assume poteri legislativi e di controllo sempre più ampli sugli stati nazionali; poi si fa Schengen, la BCE, l’euro, il trattato di Lisbona che impegna a una crescente integrazione politico-istituzionale, poi il controllo centralizzato dei bilanci e delle banche, e via discorrendo, verso la creazione di un superstato europeo a direzione non democratica, non trasparente e irresponsabile (non accountable), con soppressione delle democrazie nazionali parlamentari in quanto “causa di guerre”.

Il tory Boris Johnson, ex sindaco di Londra, nel suo intervento pro brexit, visibile a https://www.youtube.com/watch?v=r1jvbkf87Tg, spiega che  i due veri padri dell’Unione Europea, Monet e Schumann, intendevano creare un senso di identità-solidarietà europea con un metodo della psicologia comportamentale, applicando un principio che era già stato osservato come efficace in altri contesti, cioè – nella fattispecie europea –  forzando permanentemente e crescentemente i diversi popoli europei a tenere comportamenti simili tra loro attraverso l’imposizione di regolamentazioni comuni, la moneta comune, l’inno comune, la bandiera comune, etc.: imporre un agire comune per far nascere un sentire comune. Decenni dopo, constatiamo che questo metodo ha chiaramente fallito, e ha anzi risvegliato contrapposti nazionalismi, poggianti su oggettive contrapposizioni di interessi soprattutto economici. Risorgono le frontiere, le economie divergono, crescono i movimenti anti-UE.

Ma persino davanti a tali fallimenti, l’oligarchia massonico-finanziaria, liberal-cosmopolita, insiste nel suo programma di unificazione forzata, imponendo crescenti cessioni di sovranità e crescenti sacrifici. Questa evoluzione sta comportando (senza che lo si dica e che si permetta ali popoli di decidere) radicali e surrettizie trasformazioni costituzionali nei vari paesi aderenti, che perdono la loro sovranità a quote crescenti e a vantaggio delle burocrazie centrali, non democratiche e non responsabili, dell’Unione Europea – burocrazie oscenamente strapagate, e tanto corrotte, parassitarie e inefficienti, che da vent’anni l’organismo europeo di revisione dei conti non firma i loro bilanci. L’unica volta che si è fatto un controllo, è scoppiato lo scandalo della Commissione Santer con la commissaria Edith Cresson. Poi hanno deciso che era meglio non controllare più!

Incidentalmente: il potere legislativo, come praticamente ogni potere dell’UE, risiede nella Commissione, non eletta e irresponsabile, che discute e decide in segreto, a porte chiuse, altroché fascismo!

Ogni cessione di sovranità a questa burocrazia viene richiesta come condizione per sviluppo e sicurezza, ma l’Unione Europea è sempre più in crisi e sempre più in fondo alla graduatoria dell’OCSE in fatto di crescita –  stanno meglio solo i paesi che non hanno aderito all’euro. Questo il bilancio dell’unione e della sua moneta. Un bilancio che dovrebbe svegliare anche le menti più torbide e sognatrici.

Solo gli idioti non riconoscono, a questo punto, che il progetto dell’Unione Europea non è mai stato rivolto al progresso e al benessere delle nazioni europei, bensì ad altri fini, a fini di dominazione, di controllo sociale.

Informandoci, anche grazie ad articoli come quello sopra linkato, scopriamo che esso serviva e serve al dominio degli Stati Uniti sull’Europa attraverso un processo col quale il vassallo Germania è stato posto in una condizione di egemonia in Europa soprattutto mediante gli effetti dell’euro e delle politiche fiscali, che hanno prodotto e stanno producendo un forte e crescente indebitamento dei paesi periferici verso la Germania e hanno dato quindi a questa l’iniziativa politica, il controllo delle istituzioni comunitarie e il diritto di veto. La Germania impone, col pretesto di prevenire l’inflazione e di risanare i bilanci dei paesi PIGS, misure recessive, che generano un avvitamento fiscale con conseguenti calo del pil, aumento del debito, accrescimento della sottomissione a Berlino, che diventa sempre più dominante.

Invero l’’euro non è una moneta unica, con un unico debito pubblico sottostante, ma un sistema di cambi fissi tra le precedenti valute, con debiti pubblici divisi, nel quale il regolamento delle transazioni internazionali si fa sostanzialmente mediante il rilascio di promesse di pagamento, cioè mediante indebitamento, delle singole banche centrali nazionali dei paesi a deficit commerciale verso quelli con attivo commerciale. I cambi fissi, impedendo l’aggiustamento fisiologico, cioè di mercato, dei rapporti valutare tra paesi con deficit e paesi con un surplus di bilancia commerciale, determinano un crescente deficit e un crescente indebitamento dei paesi meno efficienti soprattutto verso la Germania, ma anche una fuga di imprese, di capitali, di lavoratori e tecnici qualificati, così che la Germania si ritrova con enormi crediti che usa per comprarsi i pezzi più interessanti dei patrimoni e delle economie dei paesi indebitati – cioè trasforma i propri interessi attivi in beni reali dei paesi sottomessi. E l’Italia si ritrova non solo sempre più indebitata, ma sempre più deindustrializzata e sempre più abbandonata da giovani qualificati. Il crollo dei brevetti italiani è solo l’ultima riconferma di questo processo ultraventennale e strutturale di declino.

Tale era il disegno europeista reale dietro l’europeismo di facciata concepito dai padri nobili per i figli scemi, dai padri che facevano leva su supposti sentimenti di fratellanza e solidarietà tra i popoli degli Stati europei, quando anche gli idioti sanno che, nella politica, soprattutto quella internazionale, le decisioni vengono prese per convenienza e calcolo, alla ricerca del vantaggio e della sopraffazione. Se teniamo presente questa realtà, non avremo alcuna difficoltà a capire per quale ragione tutte le innovazioni europeiste hanno avuto effetti contrari alle promesse. E per quale ragione ad ogni crisi causata da tali effetti, si è risposto che la cura era “più europa”, più cessione di sovranità all’Unione, cioè a Berlino. Chi obietta, è estremista e populista, forse pazzo, quindi i suoi argomenti sono invalidi a priori, senza esame del merito, anzi non è nemmeno legittimato a parlare. Stile Stalin.

La prossima innovazione, già in avanzato stadio di elaborazione, è il famoso TTIP, il trattato transatlantico di libero commercio, negoziato in segreto, senza che nemmeno i parlamentari possono fare copie delle bozze, e possono consultarle solo per due ore, sorvegliati dai Carabinieri, senza poterne trascrivere brani, come recentemente denunciato dal sen. Tremonti.

Perché questa segretezza ultra-dittatoriale? Per coprire gli interessi economici retrostanti e i loro progetti: col TTIP le multinazionali statunitensi potrebbero prendersi larghe fette dei mercati nazionali europei (soprattutto in Italia, ai danni dei milioni di piccole imprese che danno il grosso della ricchezza e dei posti di lavoro, e con vantaggio solo di quelle pochissime imprese, perlopiù grandi, di cui gli USA importano i prodotti. Ossia: il TTIP sarà tutto a vantaggio delle esportazioni americane verso l’Europa e soprattutto verso l’Italia, e a danno dei piccoli produttori europei dai quali dipende il nostro livello di redditi e di occupazione. Le multinazionali americane potrebbero imporre la vendita in Europa senza etichette distintive di loro prodotti OGM e in generale a rischio, potrebbero richiedere risarcimenti agli Stati che ponessero limiti allora affarismo quand’anche detti limiti siano giustificati da esigenze di tutte era della salute pubblica. Col TTIP disporrebbero anche, ciliegina sulla torta, di un tribunale sovranazionale praticamente organizzato da esse stesse, davanti a cui citare gli Stati dalle cui politiche e legislazioni si ritenessero danneggiate, per farli condannare a risarcire i danni da mancato profitto, e far pagare il risarcimento ai contribuenti. Anche quanto resta di libera ricerca e informazione medico-scientifica sarebbe tolto, perché contrario agli interessi del profitto. Molti economisti e giornalisti e politici in carriera, ipocritamente, dichiarano che il TTIP va bene, a condizione che la politica regolamenti l’affarismo. Ma ciò è proprio quel che il TTIP proibisce. E anche se non lo proibisse, la potenza di questo affarismo già controlla la politica.

Se il TTIP passerà, e credo che passerà perché non vi sono in campo dinamiche capaci di contrastarlo, sarà la totale eliminazione, da parte del grande capitale finanziario, di ogni limite e di ogni valore che si opponga ai suoi calcoli e alle sue speculazioni, cioè la fine pratica dell’esistenza del principio politico e del principio legalitario, oltre che dei diritti dell’uomo. Rimarranno solo quelli degli investitori, come li chiama il TTIP, ossia del capitale finanziario. Sarà una riforma non semplicemente dell’economia, ma della società e dello stesso concetto di uomo, il quale sarà ridotto e considerato esclusivamente come componente dei processi finanziari.

Il dominio USA sull’Europa attraverso il processo di unificazione europea sotto il vassallo germanico serve ultimamente a questo.

24.05.16 Marco Della Luna

 

[i] The Schuman Declaration that set the tone of Franco-German reconciliation – and would lead by stages to the European Community – was cooked up by the US Secretary of State Dean Acheson at a meeting in Foggy Bottom. “It all began in Washington,” said Robert Schuman’s chief of staff.

 

It was the Truman administration that browbeat the French to reach a modus vivendi with Germany in the early post-War years, even threatening to cut off US Marshall aid at a furious meeting with recalcitrant French leaders they resisted in September 1950.

Posted in GENERALI | Tagged , , , , , | 2 Comments

HITLER E RENZI: ANALOGIE DI METODO

Hitler e Renzi: analogie di metodo

Nota: questo appunto, serio e faceto insieme, intende descrivere oggettive analogie di metodo politico-giuridico nella scalata al potere compiuta dai due statisti e non affermare qualsivoglia equivalenza dei loro meriti o demeriti, né assimilar tra loro le rispettive personalità.

Hitler nel 1933 e Renzi nel 2016 stanno ambedue giocandosi il tutto per tutto per scalare il controllo dello Stato e per mutarne radicalmente la costituzione vigente, ma nel rispetto formale delle sue norme, ossia per rivoltarli dall’interno, servendosi dei poteri dello Stato, anziché attaccandoli materialmente dall’esterno.

Entrambi riconoscono che l’ostacolo principale al loro progetto è la separazione dei poteri dello Stato assieme all’esistenza di organi di controllo indipendenti, e puntano a eliminarlo unendo in sè il potere esecutivo, quello legislativo, quello di nomina degli organi di controllo.

Entrambi vengono terzi e ultimi di una serie di premier (il primo dopo Von Papen e Von Schleicher, il secondo dopo Monti e Letta) che sono “premier del Presidente” (rispettivamente, del vecchio presidente Von Hindenburg e del vecchio presidente Napolitano), dove “premier del Presidente” significa “capo del governo scelto e sostenuto dal capo dello Stato” che gli firma i decreti legge anche al di fuori dei presupposti costituzionali per la loro emissione e che assicura loro il voto del parlamento (forzando i partiti a collaborare e minacciando i parlamentari di scioglierlo se gli vota la sfiducia, così da far loro perdere seggio e vitalizio).

E qui segnalo una differenza tra Hitler e Renzi: Von Hindenburg era stato eletto dal popolo a maggioranza assoluta, mentre Napolitano da una maggioranza parlamentare frutto di una legge poi dichiarata incostituzionale, cioè del Porcellum, che è la medesima maggioranza con cui Renzi ha fatto votare la sua costituzione. Quindi il percorso di Renzi verso il potere è meno democraticamente legittimato e meno formalmente “legalitario” di quello di Hitler.

Torniamo alle analogie:

Entrambi epurarono l’ala sociale del loro partito (rappresentate rispettivamente, diciamo, da Strasser e da Fassina) per assicurarsi l’appoggio e le sovvenzioni del grande capitale.

Hitler divenne premier pugnalando alle spalle Von Schleicher, Renzi pugnalando alle spalle Enrico Letta. Entrambi rassicurarono la vittima prima di colpirla. Hitler fece uccidere Von Schleicher il 30giugno 1934.

Ambedue hanno cercato invano di ottenere la maggioranza assoluta alla elezioni generali, e hanno conseguito il potere sfruttando le divisioni e la miopia dell’insieme delle altre forze politiche.

Ambedue hanno sfiorato il 40% dei suffragi popolari, per poi iniziare a perdere consensi, ma hanno continuato nondimeno la scalata al potere e le rispettive riforme, fino a conseguirle, nonostante il declino della fiducia popolare.

Una volta divenuti premier, entrambi hanno preteso e ottenuto di modificare la costituzione in modo da accentrare nelle proprie mani le fila di tutti i poteri dello Stato, eliminando i controlli indipendenti di garanzia e la possibilità di una reale opposizione parlamentare.

Entrambi hanno usato il governo, il potere esecutivo, per promuovere queste riforme costituzionali.

Entrambi hanno chiamato il popolo a un referendum confermativo del nuovo ordine – Hitler nell’agosto 1934, Renzi nell’ottobre 2016 – presentando il referendum come un plebiscito per legittimare politicamente la propria persona senza sottoporsi ad elezioni generali, e per legare alla propria persona il nuovo ordine costituzionale.

Entrambi hanno fatto riforme che limitano sostanzialmente la partecipazione e la scelta politica popolari in favore delle liste bloccate redatte dal capo del partito.

Inoltre entrambi hanno preteso e ottenuto di sopprimere le autonomie federali, imponendo ai governi e i parlamenti regionali il principio di supremazia del governo centrale.

Ancora, entrambi hanno soppiantato la figura del Presidente, dopo averla usata per scalare il potere: Hitler assorbendone le funzioni alla morte di Von Hindenburg, Renzi, alle dimissioni di Napolitano, scegliendosi in proprio una persona assecondante, senza spicco né autonomia, come poi avverrà automaticamente sotto la sua costituzione,  con effetto analogo a quello ottenuto da Hitler quando riunì alla propria carica di premier quella di Presidente.

Entrambi, prima delle votazioni decisive, si sono assicurati appoggio e visibilità da parte dei principali mezzi di informazione di massa, sostituendo i direttori delle testate con uomini di loro fiducia: Hitler prevalentemente con la forza, Renzi prevalentemente con le sovvenzioni, il canone in bolletta e soprattutto occupando la direzione della Rai.

Entrambi hanno saputo comperare, fino all’ultimo, il sostegno dei cattolici centristi. Hitler li scaricò non appena possibile.

Entrambi, infine e naturalmente, hanno agito per il dominio della Germania sull’Europa.

15.05.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | 2 Comments

MAGISTRATI, INDAGATI, DIMISSIONI

 

MAGISTRATI, INDAGATI, DIMISSIONI

Se fossi il sindaco di Parma o Livorno o Lodi, o un qualsiasi altro amministratore cui si chiede di dimettersi perché indagato, imputato, rinviato a giudizio oppure condannato non definitivamente, risponderei: «I magistrati stessi, quando si ritrovano indagati, imputati o condannati, talvolta si dimettono, ma di solito non si dimettono; quindi perché dovrei dimettermi io, tanto più che, a differenza dei magistrati, ho una legittimazione popolare, e che mi ritengo innocente? La democrazia non lascia ai PM di decidere chi può rappresentare la gente, altrimenti i PM diventano organi politici. »

Personalmente, conosco qualche magistrato che, accusato di un reato piuttosto grave, con prove piuttosto evidenti, si è semplicemente trasferito nella città più vicina, senza che alcuno chiedesse le sue dimissioni, e continua tranquillamente a giudicare o inquisire ed accusare, tra colleghi e avvocati che sanno della sua situazione. La stampa tace. Dov’è il problema? Se lo standard generale di sensibilità nel Paese è questo, va bene così.

Sapendo che nell’apparato pubblico l’illegalità e l’affarismo sono molto diffusi, è pure irrazionale credere che una parte specifica di esso, cioè il settore giudiziario, sia diversa e immune da quelle caratteristiche anziché simile al resto dell’apparato, che possa certificare la moralità delle liste, tanto più che si conoscono molti casi di magistrati autori di gravi illeciti, e che quindi è evidente che la qualità di magistrato non è affatto garanzia di legalità o moralità. Non esiste, nello Stato italiano, un organo credibile nel dare patenti di correttezza. Certo, sapere quanto è corrotto l’apparato pubblico suscita il forte bisogno emotivo di credere in un potere superiore e immune da questi vizi e in grado di colpire la corruzione e risanare il sistema. Questo bisogno alimenta il prestigio popolare della magistratura, con la sua mitologia televisiva da prima serata.

Vengo a un terzo punto, ancora più importante, che devo spiegare, come avvocato e giurista. Si tratta del rapporto tra processo e ricerca della verità. Comunemente si pensa che la verità debba essere accertata dal processo e dai giudici, perché accertarla sarebbe la funzione del giudizio, massimo strumento per questo scopo.

Così non è, come ogni avvocato sa, e per molte ragioni; e non mi riferisco banalmente ai magistrati politicizzati o corrotti, bensì alla natura del processo. Nella ricerca scientifica o storica o sociologica,

a)la verità è ricercata senza limiti formalistici e senza vincoli di scopo, liberamente;

b) qualora non si riesca ad accertare se una tesi sia vera o falsa, si sospende il giudizio e si lascia aperto il dubbio;

c)ogni accertamento può e deve essere rimesso in discussione quando emerga qualche dato di fatto che smentisca l’accertamento già acquisito: le conclusioni della scienza sono sempre provvisorie e aperte.

Questo è il modo di ricercare la verità come tale.

La ricerca della verità, nel processo giudiziario, è invece

a) finalizzata non alla conoscenza ma a chiudere un caso prendendo una decisione;

b) finisce sempre con la presa di una decisione, anche quando non è possibile accertare la fondatezza della tesi in contestazione; ed è

c) sottoposta a forme, limiti, scadenze che spesso portano a risultati molto diversi rispetto alla verità. Il processo deve adattarsi al principio del contraddittorio e al principio dell’onere della prova, che non si applicano all’indagine scientifica.

La sentenza può dichiarare come vera una tesi falsa solo perché un avvocato o il pubblico ministero non chiede per tempo l’audizione del testimone chiave oppure non riesce a produrre in tempo un documento importante o perché non rispetta qualche formalità nell’assunzione di una prova, per esempio di un’analisi chimica o di un’intercettazione telefonica. Avviene che un colpevole non venga nemmeno giudicato o sia prosciolto perché interviene la prescrizione o perché la querela viene rimessa o perché cambia la legge. O che sia assolto per insufficienza di prove, cioè con una sentenza che lo dichiara innocente perché non è stato possibile provare la colpevolezza. O che qualcuno sia indagato e arrestato e magari condannato perché alcuni magistrati vogliono neutralizzarlo per ragioni di politica o di affari, oppure, al contrario, può darsi che gli diano copertura e protezione, sicché neppure viene indagato. La ricerca scientifica e storica o investigativa spesso porta ad accertare, dopo molti anni, l’erroneità di sentenze oramai eseguite in casi che non possono più essere riaperti.

Per queste ragioni, è errato pensare che le sentenze accertino e certifichino la verità dei fatti e delle eventuali colpe in modo autorevole, appagante e definitivo, e che si possano sostituire alla libera indagine. Non è il sigillo dell’autorità statale a rendere certa e indiscutibile un’affermazione dal punto di vista della verità. E’ da stupidi o ignoranti od opportunisti dire: “non so quale sia la verità; aspettiamo che i giudici accertino se i fatti di cui Tizio è accusato o no”, “i giudici accerteranno la verità e noi potremmo e dovremmo attenerci alle loro verifiche come accertamenti definitivi e indiscutibili per decidere se Tizio o Caio sia degno o indegno di fare il sindaco, il ministro, il presidente di un ente pubblico.” Talvolta neppure una condanna o un’assoluzione definitiva risolve i dubbi.

Sarebbe comodo e rassicurante che le cose stessero così, ma così non stanno, e il principio di realtà esige che ci rassegniamo a non avere un metodo automatico per risolvere questi dubbi. Dobbiamo esaminare caso per caso e concretamente la vicenda, e, se non lo possiamo fare, in mancanza di prove evidenti, dobbiamo sospendere il giudizio e tenerci il dubbio. Conclusione questa molto frustrante per il sentire popolare, che invece è avido di giudizi chiari, semplici, forti, definitivi, e possibilmente che producano una scarica emotiva.

Un partito coltivante l’ambizione di rivolgersi all’intelligenza e al realismo del suo elettorato, dovrebbe aver il coraggio di dirgli quanto sopra, e non l’ingenuità di imporsi una regola di dimissioni automatiche in caso di iscrizione nel registro degli indagati – una regola che invita i pm legati al partito e agli interessi avversari ad accusare ad arte i tuoi uomini migliori. Ma un leader, per prevenire la concorrenza interna, può anche volere che i suoi colonnelli più brillanti siano eliminati da un potere esterno.

11.05.16  Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged , | 2 Comments

GIUDICI E BANCHIERI: MARRA LI SFIDA

GIUDICI E BANCHIERI: MARRA LI SFIDA

[L’avv. Gino Marra  – www.marra.it -, dopo aver invano esortato pubblicamente i magistrati a porre fine alla illegittima creazione di moneta da parte dei banchieri privati, convoca per il 23 Maggio a Roma, Piazzale Clodio, una manifestazione per denunciare questo rifiuto della magistratura di applicare la legge agli interessi forti]

Fa scalpore se un magistrato o un membro del CSM dice che bisogna fermare Renzi e la sua riforma costituzionale. Dovrebbe per contro far scalpore che chiunque abbia giurato fedeltà alla Costituzione, magistrati e militari innanzitutto, non faccia quanto in suo potere per fermarli entrambi, dato che la riforma Renzi stravolge l’impianto della carta fondamentale, abolisce la stessa separazione dei poteri dello Stato concentrandoli nel premier, mentre la Costituzione, art. 138, ammette soltanto revisioni, cioè ritocchi e aggiornamenti, non trasformazioni, tantomeno radicali, e ancor meno se fatte da una maggioranza parlamentare che sussiste solo in forza di una legge maggioritaria già dichiarata essa stessa incostituzionale.

Fermare Renzi è dunque un preciso dovere giuridico di chiunque abbia giurato fedeltà alla Costituzione – un dovere sulla carta, che si traduce, per ora, in ben poco sul piano dell’agito pratico, a conferma del costante dato empirico, ossia che, in tutti gli ordinamenti (non specificamente in Italia) gli organi giudiziari e gli altri “tutori della legge” servono a difendere non la legalità, ma le apparenze di legalità dell’ordinamento reale del potere, cioè la legittimità di facciata, nascondendone le pratiche e gli interessi, che seguono leggi non dichiarate e contrarie a quelle ufficiali. In cambio di questo servizio, la categoria dei magistrati, nei vari ordinamenti, riceve privilegi invidiabili. Ma guai a quelli di loro che non stanno a al gioco. Noto però che alcuni importanti e coraggiosi magistrati stanno pubblicamente denunciando l’illegittimità e lo spirito eversivo della Riforma Renzi-Boschi, e me ne compiaccio.

In effetti, nel complesso, il potere giudiziario in Italia non ha mai colpito alla radice la corruzione e la mafia: ha mirato agli effetti e non alle cause, alle singole manifestazioni ma non alla struttura, anche quando ha agito in modo di eliminare i partiti storici popolari escluso il PCI, e ogni altra volta in cui ha svolto un pesante ruolo politico, suscitando entusiasmo e solidarietà popolari. Mani Pulite non ha risanato nulla, anzi…

Renzi e la Boschi hanno dietro di sè il potere forte, cioè la casta bancaria, che infatti comprende anche i loro padri nonché il Verdini; questa casta, con la suddetta riforma e la nuova legge elettorale, vuole concentrare tutti i poteri dello Stato nella persona del suo fiduciario, così da poter disporre impunemente come vuole del Paese e dei risparmi e i redditi degli Italiani, come abbiamo visto nei recenti disastri di numerose banche, MPS in testa. Berlusconi invece non aveva la classe bancaria dietro di sé, quindi molti più magistrati proclamavano liberamente e senza destare scalpore che egli era un pericolo per la Costituzione e bisognava fermarlo, anche se in realtà non attentava affatto all’impianto costituzionale, al contrario di Renzi oggi.

Vi sono non pochi magistrati che sfidano il potere politico della casta bancaria dichiarando la nullità delle clausole comportanti interessi usurari o indebitamente anatocistici nei contratti finanziari. Però anche in fatto di banche nessun magistrato, che io sappia, è disposto ad andare alla radice dell’illecito, ossia al fatto che l’emissione dell’Euro (valuta legale) è per legge monopolio della BCE, e che, ciononostante, le banche ordinarie creano ex nihilo, cioè mediante semplice scritturazione elettronica, nell’atto di erogare prestiti o eseguire pagamenti, masse monetarie denominandole falsamente “Euro”, e per giunta non le contabilizzano come ricavi e le sottraggono all’imposizione fiscale. Grazie a questa illegale prassi, la classe bancaria si è impadronita della politica e delle istituzioni, e può sovvertire le costituzioni.

Come avvocato, ho formalmente sottoposto questo problema di legalità, e altri connessi, a numerosi magistrati, oramai, e tutti lo hanno eluso, o facendo finta che non l’avessi sollevato, o ricorrendo a pretesti talvolta infantili, o arrampicandosi sugli specchi. E’ come quando Galileo invitava cardinali e teologi a guardare nel telescopio per convincersi che la Terra orbita intorno al Sole e che la Luna è un corpo materiale, ma essi rifiutavano di guardare la realtà perché riconoscerla era contrario ai loro interessi, legati alle false dottrine filosofico-cosmologiche della Chiesa. Rifiutarono finché la diffusione del telescopio e delle cognizioni di astronomia reale resero la loro posizione insostenibile e ridicola, sicché dovettero “convertirsi” per non perdere ogni residua credibilità.

Con gli interessi dei banchieri e la loro prassi di creare denaro, però, i magistrati sono costretti a stare molto più cauti di quanto erano i cardinali al tempo di Galileo, perché i cardinali, l’alto clero, erano il vertice della società e del potere, mentre i nostri magistrati non lo sono: l’alta finanza, attraverso la politica che tiene in pugno, potrebbe molto facilmente schiacciare la loro ribellione e privarli dei loro invidiabili privilegi, se i giudici osassero guardare nel telescopio anziché sostenere, come fanno a tuttora, la frottola ufficiale che i banchieri siano solo intermediari del denaro e non lo creino.

Pertanto, seppur formalmente e giuridicamente fondatissimo, l’appello dell’amico Gino Marra ai magistrati affinché pongano fine alle prassi illecite dei banchieri e addirittura li arrestino, deve fare i conti con rapporti di forza materiale che non permettono ai magistrati di fare il loro teorico dovere, quand’anche ne abbiano voglia e interesse.  La lobby dei magistrati italiani ha sì la forza per contrattare con la partitocrazia nazionale la tutela dei propri interessi, ma non certo di misurarsi col potere della grande finanza, che è un potere globale. E’ ridicolo solo pensarlo. Ma la campagna di Marra è una campagna di diffusione della conoscenza reale, del “telescopio”, che prepara le condizioni una possibile conversione dei magistrati negazionisti…

Tuttavia, se i mass media divulgheranno la conoscenza del suddetto problema, se l’opinione pubblica capirà di che si tratta, se glie ne importerà qualcosa, se scoppierà lo scandalo, se non interverranno subito la Fed, la BCE, il FMI e gli altri manipolatori dei liberi mercati per normalizzare la situazione, se l’effetto morale non sarà solo di aumentare la diffusa rassegnazione e la realistica sfiducia nelle istituzioni – allora Gino Marra festeggerà la sua vittoria.

07.05.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 1 Comment

POLITICA, CORRUZIONE, TASSAZIONE

POLITICA, CORRUZIONE, TASSAZIONE

Quando qualcuno della classe governante o dei suoi media parla alla gente di evasione fiscale, omette di ricordare che le tasse si giustificano in quanto spese per il pubblico interesse. Invece alla gente si parla di tasse come se fossero dovute a prescindere dall’uso effettivo che i governanti ne fanno, solo perché l’apparato statuale le pretende. Ovviamente!

Il comportamento gestionale è guidato, generalmente, dalla ricerca del massimo profitto.

Per l’imprenditore il guadagno, o profitto, è dato dal totale dei ricavi realizzati meno il totale dei costi sostenuti per l’attività aziendale. Perciò razionalmente tende a ridurre i costi e/o ad aumentare i ricavi.

Il gestore della cosa pubblica, dal ministro al sindaco al burocrate, non è diverso da un imprenditore: la sua azienda è il ministero, il comune, l’ente previdenziale, etc. I suoi ricavi sono dati prevalentemente dalle tasse, dalla vendita di beni pubblici, etc. I suoi costi sono dati da ciò che deve spendere per dare al paese servizi e opere pubbliche. Quindi, in generale, tende a tassare quanto più possibile e a tagliare al massimo le spese per la gente. Ovviamente tasserà meno la sua base elettorale e i suoi sponsors imprenditoriali. E non taglierà le spese pubbliche da cui mangia di più e che gli portano più voti.

Corollario: se gli evasori si mettessero a pagare le tasse, la classe dirigente ruberebbe più tasse, sicché non ci sarebbe miglioramento della finanza pubblica, ma solo aumento dei profitti della casta. Lo slogan “pagare meno, pagare tutti” è un inganno.

Le ultime spese che il gestore della cosa pubblica taglierà, sono proprio quelle più inefficienti per il pubblico interesse, quelle dove si ruba di più, perché sono quelle che più di tutte finiscono nelle tasche sue e dei suoi associati, clienti e sostenitori. Quelle con cui compera più consensi clientelari per compensare quelli perduti a causa della sua cattiva gestione. Taglia invece quelle che corrispondono al puro interesse collettivo.  Parimenti vende i beni e le aziende pubblici sottoprezzo, perché più gli ‘acquirenti risparmiano, più lo pagano. Il politico o burocrate che ha più successo è quello che, rubando di più, può comperare più consensi e supporti, oltre a intascare di più.

Se quanto sopra provoca una crisi, la crisi viene sempre gestita dalla classe politica, quindi la crisi è un’opportunità per la politica. Questa è la ragione per cui falliscono le spending reviews.

Appositi circuiti bancari internazionali, anonimi e praticamente inviolabili dalla magistratura, come Euroclear e Clearstream, sono a sua disposizione per occultare e riciclare tutti i profitti.

Il fatto che i governanti italiani, rispetto a quelli tedeschi, fanno costare le stesse opere e servizi pubblici un 33% in più, e che sono opere e servizi di qualità molto inferiore, dimostra che i nostri governanti rubano moltissimo, e che questo rubare moltissimo è il carattere generale della politica e della burocrazia italiane, le quali quindi con certezza non possono gestire bene la cosa pubblica. Sono arrivate a un livello altissimo di sfruttamento del Paese, un livello che il Paese può sostenere solo consumando le sue scorte.

Al contempo, la casta ha preso il controllo dei meccanismi elettorali, così che impedisce di essere sostituita per via elettorale. Le riforme di Renzi – Italicum e nuova costituzione – blindano perfettamente il sistema di dominio perché danno al capo del partito di maggioranza, non democraticamente eletto, la nomina del Capo dello Stato, il controllo sulle camere, sul governo, sugli organi di garanzia, compresa buona parte della Corte Costituzionale e del CSM, su quasi tutta la spesa pubblica (quindi i profitti politico-burocratici e i sussidii ai mass media): il padrone del Paese.

Con questa nuova costituzione, il premier avrebbe potuto agevolmente impedire la divulgazione delle vicende giudiziarie penali che riguardano il babbo suo (Carige), quello della ministra Boschi (Etruria), il compagno della ministra Guidi, il soccorritore del governo Verdini… cioè trattasi di riforma pensata anche per permettere alla partitocrazia di nascondere la sua base affaristica.

Essendo materialmente impossibile sostituire questa casta  per via rivoluzionaria, e non essendo prevedibile un intervento dall’estero per rimuoverla (essa anzi astutamente si mette al servizio degli interessi stranieri), l’alternativa è semplice: andarsene o subire.

Per queste ragioni oggettive e confermate dai fatti, non ha senso l’aspettarsi moralità non simulata dalla politica, dalla pubblica amministrazione, dalla burocrazia – esattamente come non lo ha prescriverla all’imprenditoria privata. Non ha senso l’aspettarsi che dalla casta venga il risanamento dell’apparato.

14.04.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | 2 Comments

BCE INIZIA MONETIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

BCE INIZIA MONETIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Per risolvere il problema del debito pubblico, è stato iniziato da Dublino un esperimento monetario sotto l’egida della BCE: l’Irlanda emette buoni del tesoro a scadenza centennale, al tasso fisso lordo del 2,5%, e la BCE li compera sul mercato primario. Le conferme si trovano nel web.

Dato che calcoli a 100 anni sono al di fuori di qualsiasi ragionevole prevedibilità economica, l’acquisto e la gestione di tali titoli è palesemente pensata per soggetti che non si limitano a cercare di prevedere o indovinare, come è il caso dei risparmiatori, ma che hanno la forza di prendere e imporre decisioni di lungo termine, come è il caso del cartello bancario-monetario BRI-IMF-FED-BCE & C.

Se l’esperimento avrà successo, e se Berlino non avrà la forza di bloccare tutto, lo si potrà estendere a tutti i paesi europei aventi un grave indebitamento pubblico, per rimetterli in grado di eseguire investimenti pubblici in funzione di rilanciare quelli privati, i redditi e l’occupazione.

E forse si potrà applicare anche per la risoluzione delle crisi bancarie da deterioramento dei crediti.

01.04.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 3 Comments

MORIREMO MUSULMANI, SANTITA’?

MORIREMO MUSULMANI, SANTITA’?

A seguito delle recenti stragi in Francia e Belgio, nonché dell’espansione dell’Isis in Medio Oriente e in vari paesi africani, compresa la Libia, anche il mainstream politically correct ha riconosciuto che non siamo alle prese con gesta di fanatici isolati ma con una strategia di espansione islamica diretta anche verso l’Europa. Tematizzare questa realtà, quindi, non è più islamofobia.

La geostrategia islamica agisce con tre strumenti principali:

-penetrazione finanziaria mediante l’acquisto di sostegni politici, di banche, di industrie strategiche, di mass media, pagati coi petrodollari soprattutto dai saudi-salafiti finanziatori del jihad e alleati di Washington; business dell’immigrazione per onlus etc.;

-espansione demografica mediante immigrazione incontrollata e graduale occupazione di spazi territoriali, assistenziali, sanitari, scolastici, con l’appoggio di politici e mass media  lautamente sensibilizzati; acquisizione di cittadinanza;

-intimidazione terroristica, con i jihadisti che entrano, si muovono, si appoggiano e reclutano martiri, mescolandosi tra gli immigrati.

Il primo strumento poteva essere fermato mediante la sovranità monetaria (cioè investendo per l’economia reale produttiva il denaro che ora la BCE sta creando e donando all’economia virtuale improduttiva);

il secondo, mediante respingimento tecnologico (controllo satellitare, respingimenti in mare e ai confini esterni dell’UE) e rifiutando o revocando la cittadinanza (avrete notato che, dopo gli ultimi attentati, non si insiste più per lo jus soli);

il terzo, sventando il secondo, e inoltre stabilendo che i cadaveri dei terroristi vengano mutilati e dati in pasto ai maiali – così non potranno andare nel loro paradiso.

I nostri politici complici e colpevoli non hanno fatto alcuna di queste cose pratiche e possibili, anzi hanno creato norme per impedirle e legarci le mani, mentre insistono sulle menzogne della necessità di investimenti stranieri e dell’inarrestabilità dell’immigrazione di massa.

Sua Santità si fa bello nelle periferie del mondo, dove la Sua chiesa può ancora espandersi, esibendo le porte aperte all’accoglienza in Italia che Egli contribuisce a mantenere. Sacrifica l’Italia per espandersi nel Terzo Mondo.

Entro 20 anni, continuando così, avremo nell’UE il 30% di islamici, quasi tutti giovani e combattivi, mentre noi siamo… La forza numerica moltiplicherà la loro potenza e le loro pretese politiche. L’alternativa allora sarà tra il sottomettersi e morire musulmani (ma sottomettersi al Corano non sarà peggio che sottomettersi alla Borsa) lasciandoli distruggere quanto rimane della civiltà europea, e il combattere una guerra interna all’Europa per liberarsi da loro – una guerra dalla quale, se la vinceremo, nascerà forse davvero l’unità-identità nazionale europea.

L’Italia è stata sinora risparmiata perché i suoi governanti hanno fatto gioco alla strategia islamica offrendola quale terra di sbarco e transito verso il resto d’Europa (come negli anni ’70-’80 era complice dei transiti terroristici palestinesi); se ora Austria e Francia ripristinano i controlli alle sua frontiere, gli immigrati non potranno più proseguire per l’Europa centrale e settentrionale, sicché diviene probabile che venga attaccata.

I fatti dimostrano che la strategia anti-jihadista, soprattutto francese, degli attacchi militari mirati ai centri di comando islamici in Siria, Libia, Mali etc. è inidonea a fermare l’espansionismo islamico. Gli attacchi massicci condotti dalla Russia in Siria sono invece risultati piuttosto efficaci.

La rinuncia agli attacchi mirati però è improponibile perché permetterebbe il dilagare dell’Isis e la sua estensione a buona parte del Medio Oriente e dell’Africa: nascerebbe un impero espansionista dell’Islam guerriero, che prima o poi si doterebbe di armi nucleari.

Una soluzione effettiva si avrebbe soltanto in due modi: o ripristinando in tutta l’area regimi forti, laici e repressivi come quelli che abbiamo da poco abbattuto in Iraq e in Libia; oppure mediante una campagna interna ed esterna di eliminazione materiale dell’Islam come tale, whatever it takes, con molti milioni di morti.

Una tale campagna diverrebbe politicamente proponibile solo in caso di stragi molto, ma molto più gravi delle ultime, magari nucleari, con bombe sporche o col gas Sarin che recentemente i nostri amici guerrieri hanno rubato in buona quantità. Oppure se fanno saltare una diga o avvelenano un acquedotto. Allora il cliché buonista si capovolgerebbe e l’Occidente userebbe la sua immensa forza militare per risolvere il problema. Forse è un evento simile, ciò che si sta aspettando, per poter agire in modo risolutivo. Ma – guardatevi intorno e siate realisti – è l’espansionismo islamico il fattore cardine nel mondo di oggi?

26.03.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 2 Comments