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MOTHER OF THE FREE

MOTHER OF THE FREE

https://www.youtube.com/watch?v=3AQ-D_OnF-E

“We have fought against the multionationals, we have fought against the merchant banks… and we have done it not just for ourselves, we have done it for the whole Europe” (Nigel Farage sulla vittoria del Brexit, 24 Giugno 2016).

(Abbiamo combattutto contro le multinazionali, abbiamo combattuto contro le merchant banks… e l’abbiamo fatto non solo per noi stessi, l’abbiamo fatto per l’intera Europa)

Decisamente non tutti i popoli sono costituiti da pecore, e adesso l’etichetta “populismo” dovrà essere usata con più cautela. Invece, la parola “libertà” potrà essere usata un poco più liberamente.

L’elettorato britannico ha respinto il fear mongering, l’allarmismo orchestrato, le pressioni di Washington e Wall Street, lo sfruttamento propagandistico dell’assassinio della parlamentare laburista e ancor più le minacce di Junkers, cresciuto in politica come premier complice della grande elusione fiscale delle multinazionali a spese dei contribuenti e delle piccole imprese, quindi degno rappresentante del regime eurocratico, non eletto, non responsabile, e che decide in segreto a porte chiuse sulla testa della gente.

La campagna elettorale per questo referendum ha fatto conoscere e pubblicamente dibattere alcuni grandi temi concordemente nascosti dei mezzi di informazione di massa:

1) il processo di unificazione europea in corso è l’attuazione di un piano imperialistico dell’oligarchia statunitense, elaborato dalla C.I.A., per dominare meglio e più semplicemente l’Europa attraverso un super-stato comunitario centralistico, autocratico, burocratico, non democratico e sganciato dagli interessi della gente europea; questo piano si nasconde dietro un europeismo sentimentale e infantile inculcato da scuola, mass media, e istituzioni;

2) la Banca Centrale Europea è in mano uomini della Goldman Sachs, la quale ha persino posto alcuni di loro a capo dei governi e dei ministeri economici di alcuni paesi;

3) l’Europa è insomma ormai sottomessa all’oligarchia finanziaria statunitense; l’apparato dell’Unione Europea non è riformabile dal suo interno e con la sua burocrazia;

4) infatti L’unione europea e la Banca centrale europea e della moneta europea hanno prodotto risultati fallimentari per gli europei in ambito economico e non solo, senza risolvere i loro problemi; quindi è illogico continuare a pagare per mantenerle;

5) la libertà di movimento di persone e di merci può essere stabilita senza bisogno di un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, semplicemente mediante trattati; il Wto, nel bene e nel male, già assicura, su scala globale, l’apertura dei mercati e basse o nulle tariffe doganali; dunque non serve un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, non serve la rinuncia all’indipendenza e alla democrazia nazionali in favore di un governo europeo non eletto e irresponsabile, non serve la rinuncia al controllo della propria moneta; non servono nemmeno la bandiera e l’Inno alla Gioia-che-non-c’è; o meglio, tutte queste cose servono, ma non agli europei, bensì a chi vuole dominarli;

6) Washington ha scelto e sta usando lo stato più forte dell’Europa occidentale, ossia la Germania, come stato vassallo per sottomettere gli altri stati al suo disegno di accentramento, concedendole come premio di prendersi vantaggi privilegi su questi altri paesi; i Tedeschi, da bravi kapò, stanno eseguendo l’incarico del padrone e incassando i loro trenta denari; la Merkel e il suo governo, ultimamente con l’invito all’immigrazione di massa, seguito dalla chiusura delle frontiere tedesche, deliberatamente causano un enorme danno agli europei, e meritano una nuova Norimberga, alla pari dei criminali di guerra;

7) Washington, anche attraverso i suoi fiduciari nei governi europei, creando focolai di tensione come ha fatto in Ukraina, e piantando basi missilistiche sempre più vicine a Mosca, sta cercando di spingere i paesi comunitari alla conflittualità e alla non collaborazione con la Russia, al malcelato scopo di aumentare le divisioni in Europa e indebolirla.

Tutte queste cose vengono spiegate lucidamente da diversi politologi anche americani, come il professor Paul Craig Roberts, il quale, in diversi scritti e interviste, cita documenti governativi dove si spiega che il piano di unificazione europea dovrà essere portato avanti surrettiziamente, senza che la gente capisca, riforma dopo riforma, Fino a che gli europei si trovino a un punto tale, che non sia praticamente impossibile tornare indietro.

Col Brexit, la Gran Bretagna, per la quarta volta nella sua storia, resiste a piani per sottometterla a un dominio continentale centralizzato. Il primo piano era francese, il secondo era tedesco, così come il terzo. Sicuramente anche questa volta la sua scelta la esporrà a un assedio, a forti pressioni e ritorsioni, che nelle tre precedenti occasioni furono attuate in termini soprattutto di blocco commerciale continentale finalizzato a strangolare economicamente la nazione, e che oggi saranno soprattutto mediatiche, economiche e finanziarie. Nella seconda occasione al blocco commerciale si aggiunse la guerra sottomarina, e nella terza si aggiunsero i bombardamenti aerei.

Da notare che ancora una volta, forse, il corso previsto e programmato della storia è stato modificato, si vedrà se durevolmente oppure no, da un fattore che era sottostimato. Ora vedremo anche se l’esempio britannico susciterà nel resto di Europa un movimento critico, realistico, di presa di coscienza, di comprensione economica e geostrategica e di demistificazione del falso europeismo, che possa sventare il piano imperialista di Washington e Wall Street sul Vecchio Continente e la loro strategia della tensione divide et impera verso la Russia.

Dico “forse”, perché, se guardiamo sotto il pelo dell’acqua, cioè ai movimenti degli hedge funds nelle ultime due settimane, scopriamo che probabilmente avevano previsto il Brexit e programmato di sfruttarlo per attribuirgli la colpa del crollo dei mercati e della distruzione di risparmi che sono incominciati, invero, già durante lo spoglio dei voti. Un crollo orchestrato ai fini di guadagnare mediante una speculazione al ribasso dagli hedge funds statunitensi, che sono gli unici autorizzati a fare speculazioni al ribasso.

Prove di questa interpretazione ci vengono da una segnalazione dell’analista contabile-finanziario Alessandro Govoni, perito di diversi Tribunali e PM, il quale ha segnalato la cosa a numerosi uffici finanziari, nella speranza, temo ingenua, che questi facciano il loro dovere.

Scrive Govoni:

 

«Alle ore 5.35 italiane , gli indici azionari dei venditori allo scoperto stanno impazzendo ,

Si riporta la schermata delle ore 5.35 italiane .

 

 

  Dow 30 Set 2016 17.422,0 17.915,0 18.025,0 17.316,0 -493,0 -2,75% 05:36:38
  S&P 500 Set 2016 2.031,00 2.105,75 2.119,50 2.023,75 -74,75 -3,55% 05:36:38
  Nasdaq Set 2016 4.298,00 4.462,50 4.493,75 4.284,25 -164,50 -3,69% 05:36:38
  Russell 2000 Set 2016 1.106,9 1.169,8 1.178,2 1.105,7 -62,9 -5,38% 05:36:38
  S&P MidCap 400 Set 2016 1.450,35 1.519,05 1.525,55 1.446,10 -68,70 -4,52% 05:36:39
  S&P 500 VIX Lug 2016 23,17 16,48 23,38 16,08 +6,69 +40,59% 05:36:29
  S&P/TSX 60 Set 2016 819,85 819,85 820,75 815,75 +9,10 +1,12% 23/06
  DAX Set 2016 9.574,3 10.404,0 10.471,5 9.438,0 -829,7 -7,97% 05:36:40
  CAC 40 Lug 2016 4.499,8 4.499,8 4.505,5 4.387,5 +123,8 +2,83% 23/06
  FTSE 100 Set 2016 5.820,5 6.364,5 6.402,5 5.785,5 -544,0 -8,55% 05:36:36
  Euro Stoxx 50 Set 2016 3.052,0 3.052,0 3.058,0 2.977,0 +60,0 +2,01% 23/06
  FTSE MIB Set 2016 17.920,00 17.920,00 17.937,50 17.275,00 +495,00 +2,84% 23/06

 

SIGNIFICA che gli hedge fund venditori allo scoperto stanno spostando miliardi di euro per far crollare le borse. Dopo aver rastrellato (preso in prestito) azioni  nei giorni precedenti, ora, ore 5.35 italiane ,  stanno vendendo allo scoperto azioni di ogni tipo (con  la complicità di altri hedge fund che le acquistano  depositando in stanza miliardi di euro in banconote contanti a garanzia obbligatoria dell’operazione , questo acquisto non è registrato nei movimenti di borsa ma si verifica solo un  deposito in stanza del contante  ). Questa “congiunta” operazione di vendita allo scoperto per miliardi di euro sulle azioni di ogni tipo, farà crollare ovviamente la borsa italiana ed altre borse alla loro apertura imminente alle ore 8.00 di oggi. Una volta avvenuto il crollo dei corsi azionari, soprattutto delle banche italiane, gli hedge fund venditori allo scoperto, acquisteranno le azioni ad un prezzo stracciato, realizzando un immenso guadagno, che gli hedge fund complici della iniziale vendita allo scoperto e contestuale acquisto , si spartiranno.

 

Se si nota il VIX ,l’indice al contrario. ossia il cd dell’indice della paura in realtà l’indice della necessità di liquidità del sistema bancario che corrisponde al cash flow degli hedge fund (più gli hedge fund sottraggono liquidita al sistema bancario , con continue vendite allo scoperto che fanno cadere il titolo delle banche , più le riserve di contanti degli hedge fund aumentano ) è schizzato in poche ore , da punti 18 a punti 23 con un incremento alle ore 5.35  del 40,59%.

Quando il VIX arrivò a punti 38 nel Settembre del   2008 , le borse di tutto il mondo crollarono .

 

CI SI CHIEDE se non ci si trovi davanti ad una IPOTIZZZATA COLOSSALE MANIPOLAZIONE: 

 

i giornali mainstrem (probabilmente infiltratati nel capitale azionario dalla stessa decina di  hedge fund attraverso i voti per delega di persone fisiche in realtà studi legali che li rappresentano al voto ) nei giorni precedenti hanno continuato a dipingere la BREXIT come un evento nefasto per il mondo della finanza (composto da una decina di hegde fund + una ventina di banche d’affari-investment bank-,   esecutrici dei loro ordini ). In realtà la finanza, come si nota già da questa fotografia della schermata alle ore 5.35 dell’attività di essi hedge fund venditori allo scoperto, ha solo un vantaggio colossale  da un BREXIT, infatti  stanno per realizzare un guadagno immenso.

 

Alle ore 5.35 i sondaggi , con enorme sorpresa di tutti, indicano che il fronte del BREXIT ossia del leave del lasciare l’UE da parte del Regno Unito sta vincendo al 52%.

E’ strano , estremamente strano , i sondaggi, svolti su un campione talmente vasto della popolazione è raro, se non impossibile che vengano capovolti nei risultati ,  i sondaggi davano ieri  una vittoria del Remain ossia del fronte che voleva una permanenza del Regno Unito nell’ UE,  al 54%.

 

Come mai i risultati si sono invece capovolti? Come è possibile?  

 

In una precedente mail , mentre i giornali maistream , sottolineavano , con ipotizzata studiata arte , gli effetti nefasti dall’uscita del Regno Unito, invece si sottolineava il fatto che , dopo l’avvenuto crollo delle borse , Il REGNO UNITO ( e quindi gli USA , essendo le due economie strettamente collegate , banche , hedge fund e multinazionali dell’una sono anche quelle dell’altra , rappresentando esse il 99% del  loro PIL ) , avrebbe potuto far ripartire immediatamente la sua economia reale , svalutando, uscendo dall’UE,  la sterlina a suo piacimento così rendendo le esportazioni del Regno Unito estremamente competitive .

 

Sembrerebbe quasi che sia già stato tutto pianificato esattamente a partire dal 1 Gennaio 2015. 

Esattamente da quella data inizia infatti  il pompaggio al rialzo ,da parte degli hedge fund (gli unici fondi al mondo autorizzati ad eseguire operazioni allo scoperto),  con acquisti allo scoperto dei titoli azionari sopratutto bancari italiani . 

 

Nel Febbraio del 2015 la Svizzera esce dalla parità con l’euro, franco svizzero libero di essere ora svalutato a piacimento . Barclays inizia a piazzare alla ignara clientela italiana a partire dal marzo 2015 mutui in franchi svizzeri che ora con l’imminente odierno crollo delle borse , potrebbero costare anche un 60% in piu di rimborso del capitale agli ignari mutuatari italiani . 

 

Venerdi 15 Gennaio 2016 gli hedge fund escono dalle banche italiane in modo massiccio , facendosi liquidare i titoli , trovano da venderli in quanto li avevano pompati per un anno con acquisti allo scoperto, attualmente invece gran parte dei titoli bancari italiani sono illiquidi , invendibili .

 

 Con una mail inviata a 80 Procure ed a 30 studi legali si era previsto questo crollo, sbagliando : si era previsto che dal successivo Lunedi 18 gennaio 2016 , i titoli bancari italiani avrebbero perso il 4% in 5 giorni , un 20 % totale. Si aveva sbagliato:  persero dal 40% al 60 % in tre giorni

 

Con una recente mail inviata il 18 Giugno 2016 dal titolo : 

” CONCLUSIONE. 20 GIUGNO 2016: il probabile epilogo contro risparmiatori , banche commerciali e aziende italiani”,

si era previsto l’odierno imminente  crollo .

 Ci si era sbagliati , si era previsto il crollo per il  20 GIUGNO 2016 , calcolando che le opzioni mondiali dei venditori allo scoperto scadevano il 17 Giugno 2016 . La BCE in data 17 Giugno 2016 aveva messo in agenda, guarda caso   in tal giorno , l’approvazione della Garanzia Unica sui Depositi che gli hedge fund hanno presso le banche d’affari esecutrici dei loro ordini, per evitare che gli hedge fund , anche dal calcolato anche evidentemente dalla BCE imminente  crollo delle borse , ritirassero i loro soldi anche dalle banche d’affari, facendo crollare anche quest’ultime..

 

Si riporta la schermata alle ore 7.13 italiane  : il VIX è già aumentato,  dalle 5.35, di un 54% rispetto al 40% delle ore 5.35. le borse potrebbero crollare oggi anche del 10% ed i titoli bancari italiani dal 15% al 20%.

Già il Ministro Scotti, poi inspiegabilmente destituito dal Governo Amato , si legge  da più parti, scriveva che a seguito di  un  rapporto del  Febbraio 1992   entità finanziarie internazionali potessero destabilizzare la democrazia italiana .

 

Era già in atto da Gennaio 1992 in Italia , la privatizzazione del credito , con la successiva, dal d.lgs. n. 481 del 14 dicembre 1992, creazione elettronica dei prestiti per cui anche le quote capitali , oltre interessi , sarebbero divenute guadagno per le banche italiane , oltretutto eluso al fisco se le banche maggiori (rapidamente ora sappiamo conquistate nel capitale azionario da una decina di hedge fund stranieri (attraverso i voti per delega di interposte persone fisiche, Cardarelli Angelo in Unicredit e Trevisan Giulio  in Intesa , in realtà studi legali ) avessero eseguito, in  corrispondenza di ogni mutuo, per esempio  di 100 milioni di lire,  la scrittura di partita doppia  crediti alla clientela a depositi della clientela per 100 milioni di  lire  , facendo ossia figurale l’importo concesso in prestito di 100 milioni di lire ( e non più erogato dal 1992) ed accreditato con un click elettronico sul conto corrente del mutuatario sempre costretto dal 1992 ad aprire un conto corrente già nell’atto notarile di mutuo, come un deposito di 100 milioni  lire effettuato dal cliente stesso , per cui quando il mutuatario paga le rate del mutuo, le quote interessi sono dichiarate al fisco dalla banca , ma le quote capitali NO , in quanto non trovano più collocazione nel bilancio della banca , annacquate da questa iniziale scrittura di partita doppia , pertanto eluse , confluirebbero attraverso stanze di compensazioni in hedge che poi le utilizzano per scopi speculativi , per far  cadere al momento opportuno titoli azionari, titoli di stato , valute nazionali o addirittura borse .

Siamo quindi forse vittime predestinate di entità finanziarie internazionali?

Ore 7.13 italiane :

Dow 30 Set 2016 17.299,0 17.915,0 18.025,0 17.184,0 -616,0 -3,44% 07:12:17    
  S&P 500 Set 2016 2.010,25 2.105,75 2.119,50 1.999,00 -95,50 -4,54% 07:12:14  
  Nasdaq Set 2016 4.255,25 4.462,50 4.493,75 4.233,75 -207,25 -4,64% 07:12:17  
  Russell 2000 Set 2016 1.094,2 1.169,8 1.178,2 1.081,4 -75,6 -6,46% 07:12:17  
  S&P MidCap 400 Set 2016 1.388,50 1.519,05 1.525,55 1.388,50 -130,55 -8,59% 07:02:55  
  S&P 500 VIX Lug 2016 25,38 16,48 27,65 16,08 +8,90 +54,00% 07:12:14  
  S&P/TSX 60 Set 2016 819,85 819,85 820,75 815,75 +9,10 +1,12% 23/06  
  DAX Set 2016 9.594,2 10.404,0 10.471,5 9.397,2 -809,8 -7,78% 07:12:17  
  CAC 40 Lug 2016 4.499,8 4.499,8 4.505,5 4.387,5 +123,8 +2,83% 23/06  
  FTSE 100 Set 2016 5.781,5 6.364,5 6.402,5 5.721,5 -583,0 -9,16% 07:12:17  
  Euro Stoxx 50 Set 2016 3.052,0 3.052,0 3.058,0 2.977,0 +60,0 +2,01% 23/06  
  FTSE MIB Set 2016 17.920,00 17.920,00 17.937,50 17.275,00 +495,00 +2,84% 23/06  

 

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24.06.16  Marco Della Luna

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BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

Il 15 Giugno, ore 11, nel Park Hotel Laurin di Bolzano il giornalista meranese Thomas Sigmund ha tenuto, assieme all’avv. Biagio Riccio, una conferenza stampa in cui ha esposto i risultati di sue ricerche sui rapporti tra un’importante banca locale e magistrati del locale tribunale, che si occupano di cause in cui è parte la medesima banca. Ha presentato documenti da cui risulta che diversi di questi magistrati, o loro coniugi, sono legati alla detta banca da rapporti più o meno stretti: sono soci, mutuatari, correntisti, consiglieri di amministrazione, formatori retribuiti. Per ora Sigmund non ha indagato i rapporti dei magistrati con le altre banche altoatesine. Né le loro partecipazioni in società collegate a banche.

Alcuni di questi magistrati, per soddisfare un preteso credito di questa banca, nonostante 5 perizie indipendenti che provavano che il credito era “intriso di usura”, hanno recentemente venduto all’asta la casa di Sigmund, senza trasmettere gli atti al PM affinché accertasse e perseguisse il reato di usura che emergeva dagli atti. E senza sospendere l’esecuzione, malgrado gli elementi di delittuosità inficianti il credito della banca. Anzi, hanno scritto che sanno che, in simili casi, l’orientamento prevalente è di sospendere l’esecuzione, ma hanno aggiunto che essi non lo condividono. In questo suo caso personale, e in altri, Sigmund ha denunciato un conflitto di interessi tra i magistrati in questione e le “vittime” della banca in questione.

In un mio breve intervento in coda alla conferenza, ho fatto presente che bisognerebbe accertare se si tratti di casi individuali, oppure di accordi su scala di tribunali locali, oppure ancora se siamo in presenza di un accordo, di un’intesa su scala nazionale, tra lobby dei banchieri e una lobby di magistrati, come gruppo di interesse organizzato. A questo fine, bisognerebbe fare un controllo a tappeto dei rapporti bancari di ogni magistrato (e suoi familiari) e le banche – ovviamente, anche quelle all’estero, compresi i circuiti Euroclear e Clearstream, che sono segreti, quindi adatti a pagare tangenti. E’ abbastanza ovvio che banchieri che commettono abusi in modo sistematico cerchino in modo sistematico di comperarsi la protezione di magistrati.

Ma i tribunali e i pm, come organi di controllo, non sono gli unici a funzionare male quando si tratta di banchieri e di grandi interessi finanziari.

Il 13 Giugno il ministro Calenda ha chiesto le dimissioni del presidente della Consob Giuseppe Vegas perché questi diede a suo tempo disposizione di togliere le indicazioni di rischiosità dai prospetti informativi dei prodotti bancari per investimento e risparmio, disposizione che facilitò i banchieri nel collocare agli ignari risparmiatori prodotti ad alto rischio, che poi divennero carta straccia. L’intervento di Calenda è tardivo e non cambia il fatto che il premier e il ministro Boschi siano figli (e futuri eredi) di due banchieri coinvolti in gravi accusi per irregolarità bancarie, e che il loro governo si regga grazie al supporto di un banchiere gravemente inquisito, a nome Verdini.

In molti scandali e bancarotte di banche  (MPS, Banca Etruria, etc.) è stato denunciato che le istituzioni di controllo, cioè BdI (Banca d’Italia) e Consob, hanno chiuso entrambi gli occhi su vistosi sintomi e segnali indicativi di operazioni irregolari, e non sono intervenute per fermare i managers bancari che stavano saccheggiando le banche da loro amministrate e defraudando i risparmiatori. BdI è posseduta da banchieri privati, italiani ed esteri (anche indirettamente), cioè dagli stessi soggetti che essa dovrebbe controllare e trattenere dal compiere abusi. I dipendenti di BdI hanno moltissimi privilegi e stipendi da favola.

Lo stesso presidente Mattarella è intervenuto contro la proposta di istituire una commissione di inchiesta sulle suddette omissioni di BdI.

Il governo e la sua maggioranza parlamentare hanno recentemente varato il bail-in, che scarica i danni delle frodi dei banchieri sui risparmiatori irresponsabili, mentre i banchieri  responsabili non vengono mai puniti e non perdono i propri guadagni. Ora il medesimo governo si appresta a varare una legge che consentirà ai banchieri di vendere le case dei debitori (spesso vittime di usura) in proprio, in quattro e quattr’otto, senza nemmeno passare per i giudici, più o meno amici che siano.

Insomma, i banchieri sono tutelati a tutti i livelli, in tutti gli abusi e senza alcuna vergogna. Il problema è sistemico e interessa tutte le istituzioni, l’intero stato. L’onnipotente sistema bancario globale, la finanza globale, detta le politiche fiscali e finanziarie, dirige l’azione dei governi, cambia i premiers, tira i fili delle autorità di controllo e garanzia – e perché non anche quelli della giustizia, allora?

E‘ peraltro vero che i crediti deteriorati delle banche italiane sono circa il doppio di quelli dichiarati nei bilanci, e che se lo stato e i giudici impedissero alle banche di aggiustare i loro bilanci, di praticare sistemicamente l’usura e di rifilare titoli spazzatura ai risparmiatori per raccogliere denaro fresco, il sistema bancario salterebbe. Quindi non lo fanno. E‘ il modo non dichiarato in cui il debole Stato italiano può sostenere il traballante sistema bancario. Lo Stato tedesco, per contro, può aiutare le sue banche in crisi in modo scoperto, avendo la forza materiale di imporre i suoi interessi nazionali anche contro le norme europee.

Una repubblica (res publica, cosa del pubblico, del popolo) non è più una repubblica, se, anziché fare gli interessi pubblici, serve interessi di una categoria imprenditoriale, ossia dei banchieri e dei  finanzieri. Uno stato non è più uno stato se subisce una direzione dall’esterno. E‘ un‘agenzia. Questo vale anche per l’UE, naturalmente.

Molte persone percepiscono che non si possono più fidare di questo “stato”, di questa “repubblica” (non mi riferisco solo all’Italia, ovviamente). Da qui comportamenti di massa come l’assenteismo elettorale, le scelte politiche antisistema, il c.d. populismo, il c.d. complottismo, il rifiuto delle vaccinazioni prescritte dalle autorità. Molte persone intuiscono che lo stato è divenuto il front office di interessi privati ed esterni. Che quindi non le rispetta e non le rappresenta. Rappresenta altri soggetti; obbedisce, risponde ad altri soggetti. E ad essi deve rendere i conti.

Questi  soggetti sono i monopolisti della creazione del capitale finanziario, il cartello dei banchieri. Il mondo odierno, anche i Brics, anche la Cina, condivide un unico sistema economico e politico: il capitalismo finanziario. Chi possiede il capitale finanziario, o meglio gli strumenti per produrlo, si prende la parte maggiore, e sempre crescente, del reddito e della ricchezza, togliendola ai lavoratori e ai proprietari delle risorse materiali. Questo sistema si basa sul denaro, o meglio sui valori contabili, finanziari. Non sul capitale materiale, sulla produzione di beni, sull’economia reale, sul lavoro, bensì sulla produzione e sulla quotazione di valori finanziari. I quali vengono creati mediante operazioni, registrazioni, puramente contabili, elettroniche. Chi ha il potere di fare queste operazioni, si impadronisce di tutta la ricchezza, anche se non produce alcuna ricchezza: la toglie agli altri. Questa è l’essenza del sistema. E chi dice che la politica ha il compito e la capacità di regolamentare i mercati e la finanza, o è un bugiardo, o è un babbeo. La finanza si compra i regolatori e i legislatori, o li ricatta col rating o con altri mezzi.

La principale di queste operazioni creative è la creazione di credito, ossia di moneta contabile, che è quella che le banche prestano alla clientela, e che costituisce circa il 92% di tutto ciò che si usa come moneta nel mondo. Solo l‘8% circa è moneta legale, ossia cartamoneta emessa dalle banche centrali.

Orbene, queste operazioni di creazione di moneta contabile, e di altri valori finanziari, sono monopolio del  cartello delle banche, o meglio dei banchieri, di coloro che gestiscono le banche, e sono la fonte del loro potere sulla politica e sulla giustizia.

Al di là e al di sopra del problema dell’usura, quando una banca concede ed eroga un mutuo, lo fa non prendendo banconote dai suoi forzieri, e nemmeno attingendo dalle sue riserve virtuali, ma semplicemente scrivendo l’importo, digitandolo, sul conto corrente di disponibilità, cioè creando dal nulla ciò che presta.

Il che pone due problemi giuridici fondamentali:

a)questa creazione di valori monetari e finanziari non viene contabilizzata come una entrata di cassa, quindi non viene tassata: si realizza una gigantesca evasione fiscale;

b)la creazione monetaria, per legge, è riservata alla BCE; quindi quella che le banche creano nel prestare , e che contabilizzano come „Euro“ o „Dollari“, legalmente, non è e non può essere moneta vera; dunque quello che prestano non è moneta, ma un’altra cosa – qui manca il tempo per approfondire che cosa è realmente: l’ho fatto in altri articoli e nei saggi Cimiteuro, Euroschiavi, Traditori al governo, Sbankitalia, I signori della catastrofe.

Concludo dicendo che, in tribunale, in varie cause, ho sottoposto queste eccezioni a una dozzina di giudici, invitandoli formalmente a prendere posizione su questa falsa moneta e sulle sue conseguenze giuridiche, dato che si tratta appunto di problema di legalità di questa attività di creazione monetaria, che tra l´altro non rientra tra le attività bancarie autorizzate dalla legge; e tutti, dico tutti, hanno eluso il problema, hanno persino evitato di parlarne, benché mettessi davanti a loro le prove di questa prassi illegittima. Mi sembra di essere Galileo Galilei alle prese coi cardinali, quando metteva davanti a loro il telescopio e li invitava a guardarci dentro, per verificare che le sue affermazioni astronomiche erano vere, ma i cardinali, per non mettere in dubbio le false teorie astronomiche della Chiesa, rifiutavano di guardare: rifiutavano per convenienza.

Però quando il telescopio si diffuse tra gli scienziati, e con esso l’evidenza di come stanno le cose, anche i cardinali dovettero accettare la realtà “eretica” per non apparire bugiardi e ridicoli: la Terra gira veramente intorno al Sole. Ma, in fatto di realtà monetaria, per ora il clero giudiziario non si smuove, difende i dogmi della banca. Solo un giudice, ultimamente, ha ammesso che un cosiffatto sistema monetario-creditizio possa essere incostituzionale…

18.06.16 Marco Della Luna

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LA PSEUDO-COSTITUZIONE RENZIANA

LA PSEUDO- COSTITUZIONE RENZIANA

L’essenza della riforma costituzionale Renzi-Boschi è l’abolizione del costituzionalismo stesso e il ritorno a uno Stato autocratico, in quanto essa sostanzialmente sopprime, tutti insieme, in un unico colpo, i tre pilastri del costituzionalismo: la divisione dei poteri, la scelta popolare dei rappresentanti, la possibilità effettiva di un’opposizione. Quindi è qualcosa di più radicale di una riforma anti-democratica e anti-garantista.

La riforma in questione innanzitutto abolisce il principio della separazione dei tre poteri dello Stato -legislativo, esecutivo, giudiziario-, che vengono ampiamente concentrati nelle mani del premier. Essa abolisce quella separazione, che distingue gli Stati di diritto moderni da quelli assolutistici. Questo punto essenziale sta sfuggendo al dibattito in corso: non si tratta semplicemente di una radicale riforma della Costituzione – che già come tale non sarebbe ammessa dalla Costituzione stessa, perché questa prevede solo la revisione (ossia l’aggiornamento, il ritocco) e non la ristrutturazione (art. 138), per la quale sarebbe necessaria la convocazione di un’assemblea costituente. Si tratta di molto più: si tratta dell’abolizione dello stesso principio fondante del costituzionalismo e dello Stato di diritto, garantista e rappresentativo. Un’abolizione che hanno realizzato tutti i dittatori, per divenire tali, iniziando – in epoca moderna – con Napoleone. Non puoi fare il dittatore se c’è un potere indipendente da te, che controlla la legittimità del tuo agire.

La riforma Renzi-Boschi, inoltre, vanifica l’altro pilastro dello Stato moderno, ossia la rappresentanza del popolo, in quanto il Senato non è più elettivo, e 2/3 dei membri della Camera sono decisi dai segretari dei partiti mediante le liste bloccate, mentre il terzo residuo degli eletti è in parte determinato dal caso.

Infine, in un siffatto parlamento, a liste bloccate e con forte premio di maggioranza, controllato dal premier, non può più concretarsi l’opposizione al premier stesso e all’esecutivo; e con tanto è completamente eliminata la struttura giuridico-costituzionale dello Stato moderno, di diritto, rappresentativo, democratico. La Camera diventa un organo ripetitivo del governo, senza autonomia, quindi praticamente inutile ai fini democratici. Così come il Senato.

Quindi non siamo nemmeno nell’ambito del concetto di riforma o anche di rovesciamento della Costituzione, siamo a un’operazione di abolizione funzionale della Costituzione del 1948, anzi della stessa costituzionalità come modernamente intesa. La costituzione Renzi-Boschi è una pseudo-costituzione.

Aggiungiamo che il premier di questo nuovo Stato, controllando il potere legislativo, quello esecutivo e molti organi di controllo, sostanzialmente ha in mano tutti i principali centri di spesa pubblica, di finanziamento pubblico, di informazione pubblica, oltre alla grande stampa amica, ossia  ha in mano le fonti di consenso, di clientela, di sponsorizzazione. Dato che diviene l’unico soggetto che può comperare tutto il consenso che gli serve per annullare l’opposizione politica nel Paese, la sua posizione di potere diventa inattaccabile dal basso, democraticamente, e potrà essere scalzato solo da eventi tanto catastrofici per la nazione, da vanificare quegli strumenti di raccolta di consenso.

 

CONTROPROPOSTA: UNA RIFORMA PER L’EFFICIENZA NELLA RAPPRESENTATIVITA’

 L’esigenza di abbreviare l’iter legislativo e di assicurare stabilità alle maggioranze, tagliando inciuci e ricatti partitici nonché spese eccessive, può essere soddisfatta senza sacrificare rappresentatività popolare e garanzie,riformando la Costituzione come segue:

 -una Camera dei Deputati, di 300 membri, eletta ogni 4 anni (salvo scioglimento anticipato) con sistema “stabilizzante” (maggioritario o meglio con voto trasferibile, secondo il modello australiano), la quale vota la fiducia, le leggi di bilancio, le leggi ordinarie; il premier nomina e revoca i ministri;

 -un Senato della Rappresentanza e delle Garanzie, di 300  membri, eletto con sistema proporzionale puro su base regionale per metà dei suoi membri ogni 3 anni, non soggetto a scioglimento anticipato, competente in via esclusiva  per le revisioni della Costituzione, le leggi costituzionali, le leggi in materia di cittadinanza, elezioni, giustizia, limitazione di sovranità, nonché per le commissioni d’inchiesta, l’impeachment, la revoca delle leggi ordinarie (ovviamente con opportune maggioranze qualificate); elegge il Presidente della Repubblica, un terzo della Consulta e del CSM, gli organi di garanzia e controllo, i vertici della Rai.

 Si è ormai capito, infatti, che leggi come quelle elettorali e quelle che, ratificando trattati internazionali, limitano o trasferiscono la sovranità, sono vere e proprie parti della costituzione di uno Stato.

 Insomma, il Senato, rappresentando fedelmente il corpo elettorale, è giustamente competente per i controlli, le garanzie e le regole del gioco; non essendo soggetto a scioglimento anticipato, non è ricattabile dal premier. Per le altre materie è competente, in via esclusiva, la Camera. Il premier, disponendo di una maggioranza ragionevolmente stabile e certa, e potendo nominare e revocare i ministri, è più libero e meno frenabile nella sua azione.

Ritorniamo alla riforma Renzi-Boschi.

Lo spiega bene il giudice Luciano Barra Caracciolo nel suo recente saggio Euro e (o?) democrazia costituzionale: La convivenza impossibile tra costituzione e trattati europei – Dike Giuridica ed.: già nei decenni scorsi, in nome dell’Europa e dei mercati, profonde trasformazioni costituzionali erano state introdotte surrettiziamente, soprattutto in materia di politica economico-sociale, di moneta, di banche. Tali riforme sono consistite nel togliere gradualmente quote di reddito, diritti e potere da cittadini, lavoratori, utenti, onde trasferirli al capitale finanziario e ad organismi non eletti e non responsabili verso la gente, verso gli elettori: UE, BCE, FMI, WTO. Sono così stati praticamente svuotati, con leggi ordinarie di ratifica dei trattati (europei ma non solo), gli articoli 1, 2, 3 c.2, 36, 38 c. 2, 41 c. 2, 47 e altri della Costituzione attraverso il sistematico abuso dell’art. 11 Cost., che consente solo limitazioni della sovranità, e non cessioni; e le consente solo per scopi di pace e di giustizia, e solo a condizioni di parità. L’art. 11 è stato sistematicamente applicato in modo illegittimo per cedere sovranità anziché limitarla, e al di fuori dei casi predetti.

Queste riforme non hanno affatto apportato i miglioramenti di pil e occupazione che promettevano, nei molti paesi in cui sono state attuate. Il loro scopo era un altro, e riguardava non l’economia, ma il modo di inquadrare e gestire i popoli. La riforma costituzionale Renzi-Boschi è soltanto una tappa, per quanto cruciale, di un lungo percorso di sovvertimento della Costituzione del 1948 e dei suoi principi, verso la realizzazione di un tipo di costituzione, di società e di persona radicalmente diversi. Una nuova concezione del diritto e del potere politico, che si viene realizzando su scala globale, e che comporta il livellamento al basso delle classi intermedie, la precarizzazione delle classi popolari, l’esclusione della sua partecipazione alle scelte politiche, la concentrazione del potere, del reddito, della tecnologia di punta in una classe elitaria globale.

Lo scenario italiano attuale ha due poli emergenti: da un lato abbiamo una situazione economica strutturalmente grave, con tendenze sfavorevoli soprattutto perché la produttività (efficienza) arretra rispetto ai paesi competitori mentre il debito pubblico cresce.  Dall’altro lato, abbiamo il combinato della riforma costituzionale ed elettorale detta Italicum. Un combinato che concentra tutti i poteri – legislativo, esecutivo (spesa pubblica) e di controllo, cioè di garanzia – nelle mani del segretario del partito di maggioranza relativa. Questi, prendendo anche solo in teoria il 22% dei suffragi, può ottenere il controllo delle camere, del governo, delle commissioni anche di garanzia, delle authorities, dei vertici della Rai. Nomina il presidente della Repubblica, di giudici costituzionali e di componenti del CSM (le quote c.d. “laiche”). Cioè il premier nomina gli organi che lo dovrebbero controllare e bilanciare.

In più, quale segretario del partito, forma le liste elettorali bloccate del suo partito, cioè decide chi si candida e con quali chances. Quindi i parlamentari eletti hanno un vincolo di mandato (cosa vietata dalla Costituzione), ma non nei confronti degli elettori, bensì del segretario del partito.

Tutto ciò costituisce un ritorno massiccio e deciso a prima della separazione dei poteri statuali, cioè a un modello di Stato di tipo assolutistico di oltre due secoli fa. Probabilmente ce lo chiedono i mercati, l’Europa, gli investitori.

Già ora il presidente della Repubblica Mattarella è un nominato. Un nominato del Primo Ministro, ratificato da un parlamento di nominati, un parlamento eletto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale una Corte di cui era membro lo stesso Mattarella! Renzi lo ha scelto unilateralmente e ha comunicato il nome della sua scelta all’ultimo momento persino al suo partito. Ovviamente non è possibile che svolga una funzione di controllo e contrappeso rispetto al capo del governo. Il suo unico intervento significativo è stato contro l’istituzione di una commissione di inchiesta a seguito di omissioni di sorveglianza e intervento della Banca d’Italia sulle operazioni fraudolente che hanno mandato in dissesto diverse banche, iniziando da MPS.

Fino a ieri, la divisione dei poteri dello Stato sembrava un principio cardine, scontato oramai e indiscutibile, indispensabile ai fini della legittimità dello Stato, un’acquisizione definitiva e irreversibile della democrazia occidentale; ma evidentemente non era così, almeno in Italia: con le riforme del Senato e della legge elettorale, il nostro premier è riuscito a rovesciare il lavoro di Montesquieu, a ritornare a una struttura statuale come prima della rivoluzione francese.  La tesi fondamentale esposta nel suo celebre trattato Lo spirito delle leggi,pubblicato nel 1748, è che può dirsi libero solo quell’ordinamento in cui nessun governante possa abusare del potere a lui affidato. Per prevenire tale abuso, occorrono contrappesi e controlli, occorre che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a persone od organi differenti, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e debordare in tirannia. La riunione di questi poteri nelle medesime mani, siano esse quelle del popolo o del despota, annullerebbe la libertà perché annullerebbe quella “bilancia dei poteri” che costituisce l’unica salvaguardia o “garanzia” costituzionale in cui risiede la libertà effettiva. “Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”: è partendo da questa considerazione, che Montesquieu elabora la teoria della separazione dei poteri.

Tecnicamente, perciò, Renzi sta ripristinando lo schema ordinamentale dell’ancien régime. Si è fatto controllore di sè stesso. Ricordiamo che l’espansione dei poteri del Duce incontrava la limitazione data dalla presenza del re a capo dello Stato, il quale non era scelto, ovviamente, dal Duce ed era al di sopra del suo raggio d’azione, tanto è vero che il Re lo fece arrestare nel 1943. Il premier che esce dalla riforma renziana non avrà tale limitazione, perché nominerà egli stesso il Capo dello Stato.

Ma dove sono, oggi, i liberali, i democratici, i costituzionalisti, i filosofi, i politici, gli intellettuali, quelli che hanno ampio accesso ai mass media e che fino a ieri si riempivano la bocca di antifascismo, costituzione, resistenza, garanzie? Dove sono i fieri magistrati che dimostravano con la Costituzione sotto il braccio togato? Perché tacciono di fronte alla concentrazione dei poteri in un’unica persona, di fronte all’abolizione dei controlli e dei bilanciamenti? Perché non insorgono come facevano in passato per molto, molto meno? Se non ora, quando, vostro Onore? O sono cambiati gli ordini di scuderia?

Ciò che sta avvenendo, e a cui tanti si sono già allineati, è che, in previsione di una situazione economica e sociale sempre peggiore e tale da generare forti tensioni e forse rotture, viene costituito, con la massima precedenza, un apparato statuale autocratico e bloccato, per garantire alla buro-partitocrazia parassitaria e corrotta le sue rendite, le sue poltrone, le sue impunità anche nel disastro nazionale; e insieme per garantire il dominio sul Paese ai grandi interessi finanziari stranieri, con la possibilità di completare l’estrazione o l’acquisizione degli asset nazionali e dei mercati nazionali ancora appetibili attraverso il controllo del suo governo e del suo capo di Stato. In Italia e in altri paesi deboli e arretrati, il capitalismo finanziario globale sta instaurando regimi autocratici, non condizionati dal basso, al fine di usarli per imporre, rapidamente e senza possibilità di opposizione, leggi e riforme strumentali ai suoi interessi e al suo potere, come il famigerato TTIP, oggi in gestazione. I poteri forti, la cosiddetta Europa del Bilderberg e di altri simili organismi, hanno capito che le inveterate caratteristiche sociologiche italiane non consentono il risanamento morale, la legalità e l’efficienza. Non provano nemmeno a metterci le mani. Si sono convinti che per governare e spremere questo paese ci vuole invece proprio il suo autoctono, tradizionale regime buro-partitocratico, con i suoi poteri collegati. E lo hanno perfezionato, stabilizzato, costituzionalizzato, ponendo tutto nelle mani del segretario del partito forte, controllore di sè stesso internamente, ma controllato da loro esternamente.

2 Giugno 2016                  Marco Della Luna

 

 

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DALL’EUROPEISMO AL TTIP: UN PIANO DEGLI USA

DALL’EUROPEISMO AL TTIP: UN PIANO DEGLI USA

Nel Regno Unito, dove vige maggiore libertà di informazione che da noi, il corrente dibattito sul referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Unione Europea ha reso noto all’opinione pubblica ( vedi ad es. http://www.telegraph.co.uk/business/2016/04/27/the-european-union-always-was-a-cia-project-as-brexiteers-discov/ )  il fatto, censurato sul continente europeo, che il progetto dell’unificazione europea è un progetto di Washington varato alla fine degli anni ‘40 per assicurare agli USA il controllo politico finanziario del continente europeo a  scopi geostrategici ed economici[i] e la sua permanenza nell’impero del dollaro, cioè tra i paesi che continuano ad accettare il dollaro anche se super inflazionato e vacillante e a comperare bonds in dollari anche se spazzatura e a partecipare a guerre e sanzioni volute da Washington anche se contrarie agli interessi nazionali. Notoriamente da decenni gli USA sono un paese che vive essenzialmente sulla spalle degli altri, comprando a debito beni, materie prime e servizi, e facendo continue guerre per imporre l’accettazione di questo sistema di pagamento. E fra qualche tempo emergerà anche come gli USA si stanno impegnando per soffocare lo sviluppo e la industrializzazione di fonti alternative e pulite di energia, che soppianterebbero il petrolio, il dollaro come moneta obbligatoria per comprarlo, e le guerre per il petrolio, che sostengono l’elefantiaca industria statunitense degli armamenti.

Il progetto ha visto e vede in azione personaggi presentati come padri dell’Europa ma in realtà pagati e diretti da Washington, innanzi tutti Jean Monet e Robert Schuman. L’idea di unione europea viene inizialmente proposta come comunità del carbone, dell’acciaio e dell’atomo, allo scopo di ingranare tra di loro le economie di Francia e Germania così da prevenire fantomatici futuri conflitti tra esse. Poi quel primo organismo sviluppa una rovinosa politica agricola comune, diventa un’area di libero scambio; poi assume poteri legislativi e di controllo sempre più ampli sugli stati nazionali; poi si fa Schengen, la BCE, l’euro, il trattato di Lisbona che impegna a una crescente integrazione politico-istituzionale, poi il controllo centralizzato dei bilanci e delle banche, e via discorrendo, verso la creazione di un superstato europeo a direzione non democratica, non trasparente e irresponsabile (non accountable), con soppressione delle democrazie nazionali parlamentari in quanto “causa di guerre”.

Il tory Boris Johnson, ex sindaco di Londra, nel suo intervento pro brexit, visibile a https://www.youtube.com/watch?v=r1jvbkf87Tg, spiega che  i due veri padri dell’Unione Europea, Monet e Schumann, intendevano creare un senso di identità-solidarietà europea con un metodo della psicologia comportamentale, applicando un principio che era già stato osservato come efficace in altri contesti, cioè – nella fattispecie europea –  forzando permanentemente e crescentemente i diversi popoli europei a tenere comportamenti simili tra loro attraverso l’imposizione di regolamentazioni comuni, la moneta comune, l’inno comune, la bandiera comune, etc.: imporre un agire comune per far nascere un sentire comune. Decenni dopo, constatiamo che questo metodo ha chiaramente fallito, e ha anzi risvegliato contrapposti nazionalismi, poggianti su oggettive contrapposizioni di interessi soprattutto economici. Risorgono le frontiere, le economie divergono, crescono i movimenti anti-UE.

Ma persino davanti a tali fallimenti, l’oligarchia massonico-finanziaria, liberal-cosmopolita, insiste nel suo programma di unificazione forzata, imponendo crescenti cessioni di sovranità e crescenti sacrifici. Questa evoluzione sta comportando (senza che lo si dica e che si permetta ali popoli di decidere) radicali e surrettizie trasformazioni costituzionali nei vari paesi aderenti, che perdono la loro sovranità a quote crescenti e a vantaggio delle burocrazie centrali, non democratiche e non responsabili, dell’Unione Europea – burocrazie oscenamente strapagate, e tanto corrotte, parassitarie e inefficienti, che da vent’anni l’organismo europeo di revisione dei conti non firma i loro bilanci. L’unica volta che si è fatto un controllo, è scoppiato lo scandalo della Commissione Santer con la commissaria Edith Cresson. Poi hanno deciso che era meglio non controllare più!

Incidentalmente: il potere legislativo, come praticamente ogni potere dell’UE, risiede nella Commissione, non eletta e irresponsabile, che discute e decide in segreto, a porte chiuse, altroché fascismo!

Ogni cessione di sovranità a questa burocrazia viene richiesta come condizione per sviluppo e sicurezza, ma l’Unione Europea è sempre più in crisi e sempre più in fondo alla graduatoria dell’OCSE in fatto di crescita –  stanno meglio solo i paesi che non hanno aderito all’euro. Questo il bilancio dell’unione e della sua moneta. Un bilancio che dovrebbe svegliare anche le menti più torbide e sognatrici.

Solo gli idioti non riconoscono, a questo punto, che il progetto dell’Unione Europea non è mai stato rivolto al progresso e al benessere delle nazioni europei, bensì ad altri fini, a fini di dominazione, di controllo sociale.

Informandoci, anche grazie ad articoli come quello sopra linkato, scopriamo che esso serviva e serve al dominio degli Stati Uniti sull’Europa attraverso un processo col quale il vassallo Germania è stato posto in una condizione di egemonia in Europa soprattutto mediante gli effetti dell’euro e delle politiche fiscali, che hanno prodotto e stanno producendo un forte e crescente indebitamento dei paesi periferici verso la Germania e hanno dato quindi a questa l’iniziativa politica, il controllo delle istituzioni comunitarie e il diritto di veto. La Germania impone, col pretesto di prevenire l’inflazione e di risanare i bilanci dei paesi PIGS, misure recessive, che generano un avvitamento fiscale con conseguenti calo del pil, aumento del debito, accrescimento della sottomissione a Berlino, che diventa sempre più dominante.

Invero l’’euro non è una moneta unica, con un unico debito pubblico sottostante, ma un sistema di cambi fissi tra le precedenti valute, con debiti pubblici divisi, nel quale il regolamento delle transazioni internazionali si fa sostanzialmente mediante il rilascio di promesse di pagamento, cioè mediante indebitamento, delle singole banche centrali nazionali dei paesi a deficit commerciale verso quelli con attivo commerciale. I cambi fissi, impedendo l’aggiustamento fisiologico, cioè di mercato, dei rapporti valutare tra paesi con deficit e paesi con un surplus di bilancia commerciale, determinano un crescente deficit e un crescente indebitamento dei paesi meno efficienti soprattutto verso la Germania, ma anche una fuga di imprese, di capitali, di lavoratori e tecnici qualificati, così che la Germania si ritrova con enormi crediti che usa per comprarsi i pezzi più interessanti dei patrimoni e delle economie dei paesi indebitati – cioè trasforma i propri interessi attivi in beni reali dei paesi sottomessi. E l’Italia si ritrova non solo sempre più indebitata, ma sempre più deindustrializzata e sempre più abbandonata da giovani qualificati. Il crollo dei brevetti italiani è solo l’ultima riconferma di questo processo ultraventennale e strutturale di declino.

Tale era il disegno europeista reale dietro l’europeismo di facciata concepito dai padri nobili per i figli scemi, dai padri che facevano leva su supposti sentimenti di fratellanza e solidarietà tra i popoli degli Stati europei, quando anche gli idioti sanno che, nella politica, soprattutto quella internazionale, le decisioni vengono prese per convenienza e calcolo, alla ricerca del vantaggio e della sopraffazione. Se teniamo presente questa realtà, non avremo alcuna difficoltà a capire per quale ragione tutte le innovazioni europeiste hanno avuto effetti contrari alle promesse. E per quale ragione ad ogni crisi causata da tali effetti, si è risposto che la cura era “più europa”, più cessione di sovranità all’Unione, cioè a Berlino. Chi obietta, è estremista e populista, forse pazzo, quindi i suoi argomenti sono invalidi a priori, senza esame del merito, anzi non è nemmeno legittimato a parlare. Stile Stalin.

La prossima innovazione, già in avanzato stadio di elaborazione, è il famoso TTIP, il trattato transatlantico di libero commercio, negoziato in segreto, senza che nemmeno i parlamentari possono fare copie delle bozze, e possono consultarle solo per due ore, sorvegliati dai Carabinieri, senza poterne trascrivere brani, come recentemente denunciato dal sen. Tremonti.

Perché questa segretezza ultra-dittatoriale? Per coprire gli interessi economici retrostanti e i loro progetti: col TTIP le multinazionali statunitensi potrebbero prendersi larghe fette dei mercati nazionali europei (soprattutto in Italia, ai danni dei milioni di piccole imprese che danno il grosso della ricchezza e dei posti di lavoro, e con vantaggio solo di quelle pochissime imprese, perlopiù grandi, di cui gli USA importano i prodotti. Ossia: il TTIP sarà tutto a vantaggio delle esportazioni americane verso l’Europa e soprattutto verso l’Italia, e a danno dei piccoli produttori europei dai quali dipende il nostro livello di redditi e di occupazione. Le multinazionali americane potrebbero imporre la vendita in Europa senza etichette distintive di loro prodotti OGM e in generale a rischio, potrebbero richiedere risarcimenti agli Stati che ponessero limiti allora affarismo quand’anche detti limiti siano giustificati da esigenze di tutte era della salute pubblica. Col TTIP disporrebbero anche, ciliegina sulla torta, di un tribunale sovranazionale praticamente organizzato da esse stesse, davanti a cui citare gli Stati dalle cui politiche e legislazioni si ritenessero danneggiate, per farli condannare a risarcire i danni da mancato profitto, e far pagare il risarcimento ai contribuenti. Anche quanto resta di libera ricerca e informazione medico-scientifica sarebbe tolto, perché contrario agli interessi del profitto. Molti economisti e giornalisti e politici in carriera, ipocritamente, dichiarano che il TTIP va bene, a condizione che la politica regolamenti l’affarismo. Ma ciò è proprio quel che il TTIP proibisce. E anche se non lo proibisse, la potenza di questo affarismo già controlla la politica.

Se il TTIP passerà, e credo che passerà perché non vi sono in campo dinamiche capaci di contrastarlo, sarà la totale eliminazione, da parte del grande capitale finanziario, di ogni limite e di ogni valore che si opponga ai suoi calcoli e alle sue speculazioni, cioè la fine pratica dell’esistenza del principio politico e del principio legalitario, oltre che dei diritti dell’uomo. Rimarranno solo quelli degli investitori, come li chiama il TTIP, ossia del capitale finanziario. Sarà una riforma non semplicemente dell’economia, ma della società e dello stesso concetto di uomo, il quale sarà ridotto e considerato esclusivamente come componente dei processi finanziari.

Il dominio USA sull’Europa attraverso il processo di unificazione europea sotto il vassallo germanico serve ultimamente a questo.

24.05.16 Marco Della Luna

 

[i] The Schuman Declaration that set the tone of Franco-German reconciliation – and would lead by stages to the European Community – was cooked up by the US Secretary of State Dean Acheson at a meeting in Foggy Bottom. “It all began in Washington,” said Robert Schuman’s chief of staff.

 

It was the Truman administration that browbeat the French to reach a modus vivendi with Germany in the early post-War years, even threatening to cut off US Marshall aid at a furious meeting with recalcitrant French leaders they resisted in September 1950.

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HITLER E RENZI: ANALOGIE DI METODO

Hitler e Renzi: analogie di metodo

Nota: questo appunto, serio e faceto insieme, intende descrivere oggettive analogie di metodo politico-giuridico nella scalata al potere compiuta dai due statisti e non affermare qualsivoglia equivalenza dei loro meriti o demeriti, né assimilar tra loro le rispettive personalità.

Hitler nel 1933 e Renzi nel 2016 stanno ambedue giocandosi il tutto per tutto per scalare il controllo dello Stato e per mutarne radicalmente la costituzione vigente, ma nel rispetto formale delle sue norme, ossia per rivoltarli dall’interno, servendosi dei poteri dello Stato, anziché attaccandoli materialmente dall’esterno.

Entrambi riconoscono che l’ostacolo principale al loro progetto è la separazione dei poteri dello Stato assieme all’esistenza di organi di controllo indipendenti, e puntano a eliminarlo unendo in sè il potere esecutivo, quello legislativo, quello di nomina degli organi di controllo.

Entrambi vengono terzi e ultimi di una serie di premier (il primo dopo Von Papen e Von Schleicher, il secondo dopo Monti e Letta) che sono “premier del Presidente” (rispettivamente, del vecchio presidente Von Hindenburg e del vecchio presidente Napolitano), dove “premier del Presidente” significa “capo del governo scelto e sostenuto dal capo dello Stato” che gli firma i decreti legge anche al di fuori dei presupposti costituzionali per la loro emissione e che assicura loro il voto del parlamento (forzando i partiti a collaborare e minacciando i parlamentari di scioglierlo se gli vota la sfiducia, così da far loro perdere seggio e vitalizio).

E qui segnalo una differenza tra Hitler e Renzi: Von Hindenburg era stato eletto dal popolo a maggioranza assoluta, mentre Napolitano da una maggioranza parlamentare frutto di una legge poi dichiarata incostituzionale, cioè del Porcellum, che è la medesima maggioranza con cui Renzi ha fatto votare la sua costituzione. Quindi il percorso di Renzi verso il potere è meno democraticamente legittimato e meno formalmente “legalitario” di quello di Hitler.

Torniamo alle analogie:

Entrambi epurarono l’ala sociale del loro partito (rappresentate rispettivamente, diciamo, da Strasser e da Fassina) per assicurarsi l’appoggio e le sovvenzioni del grande capitale.

Hitler divenne premier pugnalando alle spalle Von Schleicher, Renzi pugnalando alle spalle Enrico Letta. Entrambi rassicurarono la vittima prima di colpirla. Hitler fece uccidere Von Schleicher il 30giugno 1934.

Ambedue hanno cercato invano di ottenere la maggioranza assoluta alla elezioni generali, e hanno conseguito il potere sfruttando le divisioni e la miopia dell’insieme delle altre forze politiche.

Ambedue hanno sfiorato il 40% dei suffragi popolari, per poi iniziare a perdere consensi, ma hanno continuato nondimeno la scalata al potere e le rispettive riforme, fino a conseguirle, nonostante il declino della fiducia popolare.

Una volta divenuti premier, entrambi hanno preteso e ottenuto di modificare la costituzione in modo da accentrare nelle proprie mani le fila di tutti i poteri dello Stato, eliminando i controlli indipendenti di garanzia e la possibilità di una reale opposizione parlamentare.

Entrambi hanno usato il governo, il potere esecutivo, per promuovere queste riforme costituzionali.

Entrambi hanno chiamato il popolo a un referendum confermativo del nuovo ordine – Hitler nell’agosto 1934, Renzi nell’ottobre 2016 – presentando il referendum come un plebiscito per legittimare politicamente la propria persona senza sottoporsi ad elezioni generali, e per legare alla propria persona il nuovo ordine costituzionale.

Entrambi hanno fatto riforme che limitano sostanzialmente la partecipazione e la scelta politica popolari in favore delle liste bloccate redatte dal capo del partito.

Inoltre entrambi hanno preteso e ottenuto di sopprimere le autonomie federali, imponendo ai governi e i parlamenti regionali il principio di supremazia del governo centrale.

Ancora, entrambi hanno soppiantato la figura del Presidente, dopo averla usata per scalare il potere: Hitler assorbendone le funzioni alla morte di Von Hindenburg, Renzi, alle dimissioni di Napolitano, scegliendosi in proprio una persona assecondante, senza spicco né autonomia, come poi avverrà automaticamente sotto la sua costituzione,  con effetto analogo a quello ottenuto da Hitler quando riunì alla propria carica di premier quella di Presidente.

Entrambi, prima delle votazioni decisive, si sono assicurati appoggio e visibilità da parte dei principali mezzi di informazione di massa, sostituendo i direttori delle testate con uomini di loro fiducia: Hitler prevalentemente con la forza, Renzi prevalentemente con le sovvenzioni, il canone in bolletta e soprattutto occupando la direzione della Rai.

Entrambi hanno saputo comperare, fino all’ultimo, il sostegno dei cattolici centristi. Hitler li scaricò non appena possibile.

Entrambi, infine e naturalmente, hanno agito per il dominio della Germania sull’Europa.

15.05.16 Marco Della Luna

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MAGISTRATI, INDAGATI, DIMISSIONI

 

MAGISTRATI, INDAGATI, DIMISSIONI

Se fossi il sindaco di Parma o Livorno o Lodi, o un qualsiasi altro amministratore cui si chiede di dimettersi perché indagato, imputato, rinviato a giudizio oppure condannato non definitivamente, risponderei: «I magistrati stessi, quando si ritrovano indagati, imputati o condannati, talvolta si dimettono, ma di solito non si dimettono; quindi perché dovrei dimettermi io, tanto più che, a differenza dei magistrati, ho una legittimazione popolare, e che mi ritengo innocente? La democrazia non lascia ai PM di decidere chi può rappresentare la gente, altrimenti i PM diventano organi politici. »

Personalmente, conosco qualche magistrato che, accusato di un reato piuttosto grave, con prove piuttosto evidenti, si è semplicemente trasferito nella città più vicina, senza che alcuno chiedesse le sue dimissioni, e continua tranquillamente a giudicare o inquisire ed accusare, tra colleghi e avvocati che sanno della sua situazione. La stampa tace. Dov’è il problema? Se lo standard generale di sensibilità nel Paese è questo, va bene così.

Sapendo che nell’apparato pubblico l’illegalità e l’affarismo sono molto diffusi, è pure irrazionale credere che una parte specifica di esso, cioè il settore giudiziario, sia diversa e immune da quelle caratteristiche anziché simile al resto dell’apparato, che possa certificare la moralità delle liste, tanto più che si conoscono molti casi di magistrati autori di gravi illeciti, e che quindi è evidente che la qualità di magistrato non è affatto garanzia di legalità o moralità. Non esiste, nello Stato italiano, un organo credibile nel dare patenti di correttezza. Certo, sapere quanto è corrotto l’apparato pubblico suscita il forte bisogno emotivo di credere in un potere superiore e immune da questi vizi e in grado di colpire la corruzione e risanare il sistema. Questo bisogno alimenta il prestigio popolare della magistratura, con la sua mitologia televisiva da prima serata.

Vengo a un terzo punto, ancora più importante, che devo spiegare, come avvocato e giurista. Si tratta del rapporto tra processo e ricerca della verità. Comunemente si pensa che la verità debba essere accertata dal processo e dai giudici, perché accertarla sarebbe la funzione del giudizio, massimo strumento per questo scopo.

Così non è, come ogni avvocato sa, e per molte ragioni; e non mi riferisco banalmente ai magistrati politicizzati o corrotti, bensì alla natura del processo. Nella ricerca scientifica o storica o sociologica,

a)la verità è ricercata senza limiti formalistici e senza vincoli di scopo, liberamente;

b) qualora non si riesca ad accertare se una tesi sia vera o falsa, si sospende il giudizio e si lascia aperto il dubbio;

c)ogni accertamento può e deve essere rimesso in discussione quando emerga qualche dato di fatto che smentisca l’accertamento già acquisito: le conclusioni della scienza sono sempre provvisorie e aperte.

Questo è il modo di ricercare la verità come tale.

La ricerca della verità, nel processo giudiziario, è invece

a) finalizzata non alla conoscenza ma a chiudere un caso prendendo una decisione;

b) finisce sempre con la presa di una decisione, anche quando non è possibile accertare la fondatezza della tesi in contestazione; ed è

c) sottoposta a forme, limiti, scadenze che spesso portano a risultati molto diversi rispetto alla verità. Il processo deve adattarsi al principio del contraddittorio e al principio dell’onere della prova, che non si applicano all’indagine scientifica.

La sentenza può dichiarare come vera una tesi falsa solo perché un avvocato o il pubblico ministero non chiede per tempo l’audizione del testimone chiave oppure non riesce a produrre in tempo un documento importante o perché non rispetta qualche formalità nell’assunzione di una prova, per esempio di un’analisi chimica o di un’intercettazione telefonica. Avviene che un colpevole non venga nemmeno giudicato o sia prosciolto perché interviene la prescrizione o perché la querela viene rimessa o perché cambia la legge. O che sia assolto per insufficienza di prove, cioè con una sentenza che lo dichiara innocente perché non è stato possibile provare la colpevolezza. O che qualcuno sia indagato e arrestato e magari condannato perché alcuni magistrati vogliono neutralizzarlo per ragioni di politica o di affari, oppure, al contrario, può darsi che gli diano copertura e protezione, sicché neppure viene indagato. La ricerca scientifica e storica o investigativa spesso porta ad accertare, dopo molti anni, l’erroneità di sentenze oramai eseguite in casi che non possono più essere riaperti.

Per queste ragioni, è errato pensare che le sentenze accertino e certifichino la verità dei fatti e delle eventuali colpe in modo autorevole, appagante e definitivo, e che si possano sostituire alla libera indagine. Non è il sigillo dell’autorità statale a rendere certa e indiscutibile un’affermazione dal punto di vista della verità. E’ da stupidi o ignoranti od opportunisti dire: “non so quale sia la verità; aspettiamo che i giudici accertino se i fatti di cui Tizio è accusato o no”, “i giudici accerteranno la verità e noi potremmo e dovremmo attenerci alle loro verifiche come accertamenti definitivi e indiscutibili per decidere se Tizio o Caio sia degno o indegno di fare il sindaco, il ministro, il presidente di un ente pubblico.” Talvolta neppure una condanna o un’assoluzione definitiva risolve i dubbi.

Sarebbe comodo e rassicurante che le cose stessero così, ma così non stanno, e il principio di realtà esige che ci rassegniamo a non avere un metodo automatico per risolvere questi dubbi. Dobbiamo esaminare caso per caso e concretamente la vicenda, e, se non lo possiamo fare, in mancanza di prove evidenti, dobbiamo sospendere il giudizio e tenerci il dubbio. Conclusione questa molto frustrante per il sentire popolare, che invece è avido di giudizi chiari, semplici, forti, definitivi, e possibilmente che producano una scarica emotiva.

Un partito coltivante l’ambizione di rivolgersi all’intelligenza e al realismo del suo elettorato, dovrebbe aver il coraggio di dirgli quanto sopra, e non l’ingenuità di imporsi una regola di dimissioni automatiche in caso di iscrizione nel registro degli indagati – una regola che invita i pm legati al partito e agli interessi avversari ad accusare ad arte i tuoi uomini migliori. Ma un leader, per prevenire la concorrenza interna, può anche volere che i suoi colonnelli più brillanti siano eliminati da un potere esterno.

11.05.16  Marco Della Luna

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GIUDICI E BANCHIERI: MARRA LI SFIDA

GIUDICI E BANCHIERI: MARRA LI SFIDA

[L’avv. Gino Marra  – www.marra.it -, dopo aver invano esortato pubblicamente i magistrati a porre fine alla illegittima creazione di moneta da parte dei banchieri privati, convoca per il 23 Maggio a Roma, Piazzale Clodio, una manifestazione per denunciare questo rifiuto della magistratura di applicare la legge agli interessi forti]

Fa scalpore se un magistrato o un membro del CSM dice che bisogna fermare Renzi e la sua riforma costituzionale. Dovrebbe per contro far scalpore che chiunque abbia giurato fedeltà alla Costituzione, magistrati e militari innanzitutto, non faccia quanto in suo potere per fermarli entrambi, dato che la riforma Renzi stravolge l’impianto della carta fondamentale, abolisce la stessa separazione dei poteri dello Stato concentrandoli nel premier, mentre la Costituzione, art. 138, ammette soltanto revisioni, cioè ritocchi e aggiornamenti, non trasformazioni, tantomeno radicali, e ancor meno se fatte da una maggioranza parlamentare che sussiste solo in forza di una legge maggioritaria già dichiarata essa stessa incostituzionale.

Fermare Renzi è dunque un preciso dovere giuridico di chiunque abbia giurato fedeltà alla Costituzione – un dovere sulla carta, che si traduce, per ora, in ben poco sul piano dell’agito pratico, a conferma del costante dato empirico, ossia che, in tutti gli ordinamenti (non specificamente in Italia) gli organi giudiziari e gli altri “tutori della legge” servono a difendere non la legalità, ma le apparenze di legalità dell’ordinamento reale del potere, cioè la legittimità di facciata, nascondendone le pratiche e gli interessi, che seguono leggi non dichiarate e contrarie a quelle ufficiali. In cambio di questo servizio, la categoria dei magistrati, nei vari ordinamenti, riceve privilegi invidiabili. Ma guai a quelli di loro che non stanno a al gioco. Noto però che alcuni importanti e coraggiosi magistrati stanno pubblicamente denunciando l’illegittimità e lo spirito eversivo della Riforma Renzi-Boschi, e me ne compiaccio.

In effetti, nel complesso, il potere giudiziario in Italia non ha mai colpito alla radice la corruzione e la mafia: ha mirato agli effetti e non alle cause, alle singole manifestazioni ma non alla struttura, anche quando ha agito in modo di eliminare i partiti storici popolari escluso il PCI, e ogni altra volta in cui ha svolto un pesante ruolo politico, suscitando entusiasmo e solidarietà popolari. Mani Pulite non ha risanato nulla, anzi…

Renzi e la Boschi hanno dietro di sè il potere forte, cioè la casta bancaria, che infatti comprende anche i loro padri nonché il Verdini; questa casta, con la suddetta riforma e la nuova legge elettorale, vuole concentrare tutti i poteri dello Stato nella persona del suo fiduciario, così da poter disporre impunemente come vuole del Paese e dei risparmi e i redditi degli Italiani, come abbiamo visto nei recenti disastri di numerose banche, MPS in testa. Berlusconi invece non aveva la classe bancaria dietro di sé, quindi molti più magistrati proclamavano liberamente e senza destare scalpore che egli era un pericolo per la Costituzione e bisognava fermarlo, anche se in realtà non attentava affatto all’impianto costituzionale, al contrario di Renzi oggi.

Vi sono non pochi magistrati che sfidano il potere politico della casta bancaria dichiarando la nullità delle clausole comportanti interessi usurari o indebitamente anatocistici nei contratti finanziari. Però anche in fatto di banche nessun magistrato, che io sappia, è disposto ad andare alla radice dell’illecito, ossia al fatto che l’emissione dell’Euro (valuta legale) è per legge monopolio della BCE, e che, ciononostante, le banche ordinarie creano ex nihilo, cioè mediante semplice scritturazione elettronica, nell’atto di erogare prestiti o eseguire pagamenti, masse monetarie denominandole falsamente “Euro”, e per giunta non le contabilizzano come ricavi e le sottraggono all’imposizione fiscale. Grazie a questa illegale prassi, la classe bancaria si è impadronita della politica e delle istituzioni, e può sovvertire le costituzioni.

Come avvocato, ho formalmente sottoposto questo problema di legalità, e altri connessi, a numerosi magistrati, oramai, e tutti lo hanno eluso, o facendo finta che non l’avessi sollevato, o ricorrendo a pretesti talvolta infantili, o arrampicandosi sugli specchi. E’ come quando Galileo invitava cardinali e teologi a guardare nel telescopio per convincersi che la Terra orbita intorno al Sole e che la Luna è un corpo materiale, ma essi rifiutavano di guardare la realtà perché riconoscerla era contrario ai loro interessi, legati alle false dottrine filosofico-cosmologiche della Chiesa. Rifiutarono finché la diffusione del telescopio e delle cognizioni di astronomia reale resero la loro posizione insostenibile e ridicola, sicché dovettero “convertirsi” per non perdere ogni residua credibilità.

Con gli interessi dei banchieri e la loro prassi di creare denaro, però, i magistrati sono costretti a stare molto più cauti di quanto erano i cardinali al tempo di Galileo, perché i cardinali, l’alto clero, erano il vertice della società e del potere, mentre i nostri magistrati non lo sono: l’alta finanza, attraverso la politica che tiene in pugno, potrebbe molto facilmente schiacciare la loro ribellione e privarli dei loro invidiabili privilegi, se i giudici osassero guardare nel telescopio anziché sostenere, come fanno a tuttora, la frottola ufficiale che i banchieri siano solo intermediari del denaro e non lo creino.

Pertanto, seppur formalmente e giuridicamente fondatissimo, l’appello dell’amico Gino Marra ai magistrati affinché pongano fine alle prassi illecite dei banchieri e addirittura li arrestino, deve fare i conti con rapporti di forza materiale che non permettono ai magistrati di fare il loro teorico dovere, quand’anche ne abbiano voglia e interesse.  La lobby dei magistrati italiani ha sì la forza per contrattare con la partitocrazia nazionale la tutela dei propri interessi, ma non certo di misurarsi col potere della grande finanza, che è un potere globale. E’ ridicolo solo pensarlo. Ma la campagna di Marra è una campagna di diffusione della conoscenza reale, del “telescopio”, che prepara le condizioni una possibile conversione dei magistrati negazionisti…

Tuttavia, se i mass media divulgheranno la conoscenza del suddetto problema, se l’opinione pubblica capirà di che si tratta, se glie ne importerà qualcosa, se scoppierà lo scandalo, se non interverranno subito la Fed, la BCE, il FMI e gli altri manipolatori dei liberi mercati per normalizzare la situazione, se l’effetto morale non sarà solo di aumentare la diffusa rassegnazione e la realistica sfiducia nelle istituzioni – allora Gino Marra festeggerà la sua vittoria.

07.05.16 Marco Della Luna

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POLITICA, CORRUZIONE, TASSAZIONE

POLITICA, CORRUZIONE, TASSAZIONE

Quando qualcuno della classe governante o dei suoi media parla alla gente di evasione fiscale, omette di ricordare che le tasse si giustificano in quanto spese per il pubblico interesse. Invece alla gente si parla di tasse come se fossero dovute a prescindere dall’uso effettivo che i governanti ne fanno, solo perché l’apparato statuale le pretende. Ovviamente!

Il comportamento gestionale è guidato, generalmente, dalla ricerca del massimo profitto.

Per l’imprenditore il guadagno, o profitto, è dato dal totale dei ricavi realizzati meno il totale dei costi sostenuti per l’attività aziendale. Perciò razionalmente tende a ridurre i costi e/o ad aumentare i ricavi.

Il gestore della cosa pubblica, dal ministro al sindaco al burocrate, non è diverso da un imprenditore: la sua azienda è il ministero, il comune, l’ente previdenziale, etc. I suoi ricavi sono dati prevalentemente dalle tasse, dalla vendita di beni pubblici, etc. I suoi costi sono dati da ciò che deve spendere per dare al paese servizi e opere pubbliche. Quindi, in generale, tende a tassare quanto più possibile e a tagliare al massimo le spese per la gente. Ovviamente tasserà meno la sua base elettorale e i suoi sponsors imprenditoriali. E non taglierà le spese pubbliche da cui mangia di più e che gli portano più voti.

Corollario: se gli evasori si mettessero a pagare le tasse, la classe dirigente ruberebbe più tasse, sicché non ci sarebbe miglioramento della finanza pubblica, ma solo aumento dei profitti della casta. Lo slogan “pagare meno, pagare tutti” è un inganno.

Le ultime spese che il gestore della cosa pubblica taglierà, sono proprio quelle più inefficienti per il pubblico interesse, quelle dove si ruba di più, perché sono quelle che più di tutte finiscono nelle tasche sue e dei suoi associati, clienti e sostenitori. Quelle con cui compera più consensi clientelari per compensare quelli perduti a causa della sua cattiva gestione. Taglia invece quelle che corrispondono al puro interesse collettivo.  Parimenti vende i beni e le aziende pubblici sottoprezzo, perché più gli ‘acquirenti risparmiano, più lo pagano. Il politico o burocrate che ha più successo è quello che, rubando di più, può comperare più consensi e supporti, oltre a intascare di più.

Se quanto sopra provoca una crisi, la crisi viene sempre gestita dalla classe politica, quindi la crisi è un’opportunità per la politica. Questa è la ragione per cui falliscono le spending reviews.

Appositi circuiti bancari internazionali, anonimi e praticamente inviolabili dalla magistratura, come Euroclear e Clearstream, sono a sua disposizione per occultare e riciclare tutti i profitti.

Il fatto che i governanti italiani, rispetto a quelli tedeschi, fanno costare le stesse opere e servizi pubblici un 33% in più, e che sono opere e servizi di qualità molto inferiore, dimostra che i nostri governanti rubano moltissimo, e che questo rubare moltissimo è il carattere generale della politica e della burocrazia italiane, le quali quindi con certezza non possono gestire bene la cosa pubblica. Sono arrivate a un livello altissimo di sfruttamento del Paese, un livello che il Paese può sostenere solo consumando le sue scorte.

Al contempo, la casta ha preso il controllo dei meccanismi elettorali, così che impedisce di essere sostituita per via elettorale. Le riforme di Renzi – Italicum e nuova costituzione – blindano perfettamente il sistema di dominio perché danno al capo del partito di maggioranza, non democraticamente eletto, la nomina del Capo dello Stato, il controllo sulle camere, sul governo, sugli organi di garanzia, compresa buona parte della Corte Costituzionale e del CSM, su quasi tutta la spesa pubblica (quindi i profitti politico-burocratici e i sussidii ai mass media): il padrone del Paese.

Con questa nuova costituzione, il premier avrebbe potuto agevolmente impedire la divulgazione delle vicende giudiziarie penali che riguardano il babbo suo (Carige), quello della ministra Boschi (Etruria), il compagno della ministra Guidi, il soccorritore del governo Verdini… cioè trattasi di riforma pensata anche per permettere alla partitocrazia di nascondere la sua base affaristica.

Essendo materialmente impossibile sostituire questa casta  per via rivoluzionaria, e non essendo prevedibile un intervento dall’estero per rimuoverla (essa anzi astutamente si mette al servizio degli interessi stranieri), l’alternativa è semplice: andarsene o subire.

Per queste ragioni oggettive e confermate dai fatti, non ha senso l’aspettarsi moralità non simulata dalla politica, dalla pubblica amministrazione, dalla burocrazia – esattamente come non lo ha prescriverla all’imprenditoria privata. Non ha senso l’aspettarsi che dalla casta venga il risanamento dell’apparato.

14.04.16 Marco Della Luna

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BCE INIZIA MONETIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

BCE INIZIA MONETIZZAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Per risolvere il problema del debito pubblico, è stato iniziato da Dublino un esperimento monetario sotto l’egida della BCE: l’Irlanda emette buoni del tesoro a scadenza centennale, al tasso fisso lordo del 2,5%, e la BCE li compera sul mercato primario. Le conferme si trovano nel web.

Dato che calcoli a 100 anni sono al di fuori di qualsiasi ragionevole prevedibilità economica, l’acquisto e la gestione di tali titoli è palesemente pensata per soggetti che non si limitano a cercare di prevedere o indovinare, come è il caso dei risparmiatori, ma che hanno la forza di prendere e imporre decisioni di lungo termine, come è il caso del cartello bancario-monetario BRI-IMF-FED-BCE & C.

Se l’esperimento avrà successo, e se Berlino non avrà la forza di bloccare tutto, lo si potrà estendere a tutti i paesi europei aventi un grave indebitamento pubblico, per rimetterli in grado di eseguire investimenti pubblici in funzione di rilanciare quelli privati, i redditi e l’occupazione.

E forse si potrà applicare anche per la risoluzione delle crisi bancarie da deterioramento dei crediti.

01.04.16 Marco Della Luna

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MORIREMO MUSULMANI, SANTITA’?

MORIREMO MUSULMANI, SANTITA’?

A seguito delle recenti stragi in Francia e Belgio, nonché dell’espansione dell’Isis in Medio Oriente e in vari paesi africani, compresa la Libia, anche il mainstream politically correct ha riconosciuto che non siamo alle prese con gesta di fanatici isolati ma con una strategia di espansione islamica diretta anche verso l’Europa. Tematizzare questa realtà, quindi, non è più islamofobia.

La geostrategia islamica agisce con tre strumenti principali:

-penetrazione finanziaria mediante l’acquisto di sostegni politici, di banche, di industrie strategiche, di mass media, pagati coi petrodollari soprattutto dai saudi-salafiti finanziatori del jihad e alleati di Washington; business dell’immigrazione per onlus etc.;

-espansione demografica mediante immigrazione incontrollata e graduale occupazione di spazi territoriali, assistenziali, sanitari, scolastici, con l’appoggio di politici e mass media  lautamente sensibilizzati; acquisizione di cittadinanza;

-intimidazione terroristica, con i jihadisti che entrano, si muovono, si appoggiano e reclutano martiri, mescolandosi tra gli immigrati.

Il primo strumento poteva essere fermato mediante la sovranità monetaria (cioè investendo per l’economia reale produttiva il denaro che ora la BCE sta creando e donando all’economia virtuale improduttiva);

il secondo, mediante respingimento tecnologico (controllo satellitare, respingimenti in mare e ai confini esterni dell’UE) e rifiutando o revocando la cittadinanza (avrete notato che, dopo gli ultimi attentati, non si insiste più per lo jus soli);

il terzo, sventando il secondo, e inoltre stabilendo che i cadaveri dei terroristi vengano mutilati e dati in pasto ai maiali – così non potranno andare nel loro paradiso.

I nostri politici complici e colpevoli non hanno fatto alcuna di queste cose pratiche e possibili, anzi hanno creato norme per impedirle e legarci le mani, mentre insistono sulle menzogne della necessità di investimenti stranieri e dell’inarrestabilità dell’immigrazione di massa.

Sua Santità si fa bello nelle periferie del mondo, dove la Sua chiesa può ancora espandersi, esibendo le porte aperte all’accoglienza in Italia che Egli contribuisce a mantenere. Sacrifica l’Italia per espandersi nel Terzo Mondo.

Entro 20 anni, continuando così, avremo nell’UE il 30% di islamici, quasi tutti giovani e combattivi, mentre noi siamo… La forza numerica moltiplicherà la loro potenza e le loro pretese politiche. L’alternativa allora sarà tra il sottomettersi e morire musulmani (ma sottomettersi al Corano non sarà peggio che sottomettersi alla Borsa) lasciandoli distruggere quanto rimane della civiltà europea, e il combattere una guerra interna all’Europa per liberarsi da loro – una guerra dalla quale, se la vinceremo, nascerà forse davvero l’unità-identità nazionale europea.

L’Italia è stata sinora risparmiata perché i suoi governanti hanno fatto gioco alla strategia islamica offrendola quale terra di sbarco e transito verso il resto d’Europa (come negli anni ’70-’80 era complice dei transiti terroristici palestinesi); se ora Austria e Francia ripristinano i controlli alle sua frontiere, gli immigrati non potranno più proseguire per l’Europa centrale e settentrionale, sicché diviene probabile che venga attaccata.

I fatti dimostrano che la strategia anti-jihadista, soprattutto francese, degli attacchi militari mirati ai centri di comando islamici in Siria, Libia, Mali etc. è inidonea a fermare l’espansionismo islamico. Gli attacchi massicci condotti dalla Russia in Siria sono invece risultati piuttosto efficaci.

La rinuncia agli attacchi mirati però è improponibile perché permetterebbe il dilagare dell’Isis e la sua estensione a buona parte del Medio Oriente e dell’Africa: nascerebbe un impero espansionista dell’Islam guerriero, che prima o poi si doterebbe di armi nucleari.

Una soluzione effettiva si avrebbe soltanto in due modi: o ripristinando in tutta l’area regimi forti, laici e repressivi come quelli che abbiamo da poco abbattuto in Iraq e in Libia; oppure mediante una campagna interna ed esterna di eliminazione materiale dell’Islam come tale, whatever it takes, con molti milioni di morti.

Una tale campagna diverrebbe politicamente proponibile solo in caso di stragi molto, ma molto più gravi delle ultime, magari nucleari, con bombe sporche o col gas Sarin che recentemente i nostri amici guerrieri hanno rubato in buona quantità. Oppure se fanno saltare una diga o avvelenano un acquedotto. Allora il cliché buonista si capovolgerebbe e l’Occidente userebbe la sua immensa forza militare per risolvere il problema. Forse è un evento simile, ciò che si sta aspettando, per poter agire in modo risolutivo. Ma – guardatevi intorno e siate realisti – è l’espansionismo islamico il fattore cardine nel mondo di oggi?

26.03.16 Marco Della Luna

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STRAGISTI ISLAMICI, COLPEVOLI EUROPEI

Nessuna sicurezza ci potrà essere, finché resteranno al potere proprio i portatori di quegli interessi

-che hanno messo in moto le migrazioni di massa, col land grabbing e con le loro guerre per accaparrarsi il petrolio del Golfo e della Libia, e l’oppio dell’Afghanistan (accerchiando al contempo la Russia);

-che hanno voluto le porte aperte all’immigrazione incontrollata;

-che ci guadagnano sopra;

-che, attraverso istituzioni asservite, mass media controllati, e un clero affarista, continuano a negare la spiacevole realtà, ossia:

-il fallimento del multiculturalismo (e come può riuscire il multiculturalismo con genti che storicamente non conoscono tolleranza né democrazia né legalità?),

-il fallimento dell’integrazione (e come può riuscire l’integrazione rispetto a gruppi etno-culturali forti e coesi, che vogliono rimanere distinti?),

-la strettissima correlazione statistica tra il 95% del terrorismo nel mondo e una precisa fede religiosa (e si tratta di terrorismo non di singoli, ma di gruppi religiosi collegati internazionalmente).

Continuano a negare, cosicché non si riesca nemmeno a progettare misure efficaci per la sicurezza.

Non vogliono che lo si faccia, chiaramente. Vogliono che la situazione si deteriori per creare, con la paura, un consenso popolare a un surveillance state (europeissimo, naturalmente).

E sono proprio quei personaggi che ipocritamente dichiarano, da sempre, e di nuovo all’indomani della strage di Bruxelles, che combatteranno quel terrorismo fino a sconfiggerlo. Come se non fossero essi i suoi responsabili.

22.03.16                Marco Della Luna

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ITALIA, LIBIA, GUERRA, INTELLIGENCE

ITALIA, LIBIA, GUERRA, INTELLIGENCE

Stupidamente in questi giorni ci chiediamo se, quando e come l’Italia debba andare a combattere in Libia.

Stupidamente, perché, in forza dei trattati di pace con gli USA e del fatto che i banchieri yankee controllano il sistema bancario italiano, sarà Washington (con al più Londra e Parigi) a decidere che cosa farà l’Italia, anche questa volta, come già ha fatto con Kuwait, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Gheddafi. E lo deciderà senza riguardo agli interessi italiani e alla vita degli Italiani.

La storica stabilità della politica estera italiana malgrado la storica mutevolezza dei suoi governi, dipende dal semplice fatto che, a seguito della resa incondizionata agli angloamericani l’8 settembre 1943, sono stati imposti protocolli che stabiliscono che l’Italia obbedisca agli USA in materia di politica estera (e in altre materie, comprese quella finanziaria), al disopra delle norme costituzionali che proibiscono che l’Italia faccia guerre.

Quando personaggi istituzionali italiani e non, preposti alla sicurezza e alla difesa, dicono che si cerca di evitare la guerra e che il problema è in mano all’intelligence, intendono che i servizi segreti militari di paesi Nato, tra cui l’Italia, stanno eseguendo serie di uccisioni mirate di capi “nemici” mediante droni armati, mediante tiratori scelti trasportati con velivoli silenziati o stealth, mediante commandos di Legione Straniera o di corpi simili dei paesi Nato e di Israele. In questi giorni Renzi ha firmato e subito segretato un decreto che estende ai corpi speciali dell’esercito le coperture riservate ai servizi segreti. Il che vuol dire, esplicitamente, che manda le forze armate italiane a uccidere, cioè a fare la guerra, in Libia. Se qualcuno di quei militari sarà catturato dall’Isis, probabilmente sarà torturato e ucciso, oppure scambiato con armi o prigionieri, ma la sua cattura e uccisione (così come lo scambio) sarà tenuta segreta anche ai suoi familiari, non solo alla stampa. Il decreto in questione, essendo in contrasto con l’art. 11 della Costituzione, è illegittimo.

La guerra è già in corso, in segreto, non dibattuta, non dichiarata, non autorizzata dal parlamento, decisa da Washington. E così andava anche con le altre guerre in cui l’Italia ha partecipato: anche i nostri governi mandavano militari sotto copertura a uccidere i capi dei gruppi considerati nemici da Washington. Ma queste pratiche segrete sono da sempre la norma nella politica estera di tutti i paesi. E’ soltanto l’opinione pubblica ignorante, sistematicamente educata dai media a una visione cosmetica della realtà, che si stupisce e scandalizza.

Tornando alla Libia, che si dovrebbe fare per stabilizzarla? Il paese chiamato “Libia” comprende 3 regioni storicamente differenti: Fezzan, Tripolitania, Cirenaica, abitate da molte tribù da secoli in competizione o guerra tra loro. Un paese con una popolazione tribale, senza senso civico e democratico, più abituata a combattere che a lavorare, e con un’enorme ricchezza petrolifera che attira gli appetiti armati di potenze occidentali, le quali ricorrono alla guerra per assicurarsi pozzi e porti, e per toglierli agli altri (all’Eni, in particolare – vedi l’assassinio di Mattei). Come stabilizzare un siffatto paese e un siffatto popolo? E’ ovvio: bisogna che Washington, Londra e Parigi si accordino per spartirsi quelle risorse, che distruggano le forze in campo (usando l’ONU e lo pseudo-governo di Tobruk per deresponsabilizzarsi e dando il comando militare alla serva Italia), che mettano al potere un dittatore armato e finanziato da loro, col duplice incarico di reprimere ogni opposizione o disordine col terrore, e di consentire lo sfruttamento delle risorse petrolifere.

Mutatis mutandis, è quello che stanno realizzando in Italia mediante Renzi e le sue riforme elettorale e costituzionale, che concentrano nel premier i tre poteri dello Stato, limitano la rappresentatività del parlamento e neutralizzano la funzione dell’opposizione.

04.03.16 Marco Della Luna

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RAGION DI STATO: PROIBITO DIFENDERSI

RAGION DI STATO: PROIBITO DIFENDERSI

Molti si stupiscono e si indignano perché spesso i magistrati accusano e condannano cittadini che si sono difesi da ladri e rapinatori. Perché punire chi si difende dai criminali? Perché costringere la gente a subire la delinquenza passivamente? Con forze dell’ordine che spesso non intervengono per convenienza o mancanza di soldi per la benzina, e con tribunali che scarcerano subito i malfattori, col 97% dei crimini che rimangono impuniti, parrebbe logico, al contrario, incoraggiare l’autodifesa, a tutela della società e della legalità.

Però bisogna considerare che gli Italiani subiscono il grosso dei crimini e degli abusi non da parte dei criminali di strada, ma da parte del potere costituito, di un regime che viola sistematicamente i diritti civili, sociali e costituzionali dei cittadini, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati…

Se gli Italiani iniziassero a resistere a questi crimini dell’Autorità, non sarebbe più possibile usarli e sfruttarli, e il potere costituito andrebbe in crisi, l’Italia diverrebbe ingovernabile.

E siccome in ogni regime la funzione del potere giudiziario è proteggere l’apparenza di legalità del potere costituito, quale che questo sia, il potere giudiziario non può fare altro che mettersi ad educare gli Italiani alla sottomissione, alla passività, ad insegnar loro, nei modi più vistosi e clamorosi, che resistere al delitto è il delitto per eccellenza (perché va contro il potere), che difendersi è più pericoloso che subire, che bisogna rassegnarsi e porgere l’altra guancia. Salus rei publicae suprema lex. Amen.

26.02.16  Marco Della Luna

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ITALIA: SUBALTERNITA’ E CORRUZIONE

ITALIA: SUBALTERNITA’ E CORRUZIONE

L’inefficienza e la corruzione del sistema-Italia derivano dalla collocazione subalterna e asservita dell’Italia nella gerarchia delle potenze, quindi non è possibile curarle dall’interno dell’Italia, con mezzi politici o giudiziari o di altro genere. Promesse di questo genere sono pertanto mendaci o sciocche. Il dibattito politico e culturale resta sterile e impotente proprio perché non tematizza questa condizione giuridica internazionale di sudditanza dell’Italia, compresi i trattati e i protocolli riservati che sanciscono questa sua condizione, nonché il rapporto tra tale sua condizione da un lato e la sua decadenza dall’altro.

L’Italia, dall’alto medioevo in poi, non è mai stata indipendente (tolta Venezia e qualche altra città), ma è stata assoggettata a potenze e interessi esterni; questa sua posizione è stata consolidata dai secoli, è divenuta uno dei principi cardine del diritto internazionale; i suoi governanti sono sostanzialmente al servizio di questi interessi e potenze: ottengono e mantengono la poltrona in quanto obbediscono un padrone esterno, e in cambio possono fare i loro comodi all’interno a spese dei cittadini (del resto, lo Stato unitario italiano nasce per interesse e intervento di Londra e Parigi).

Ahi serva Italia! I rari tentativi di ribellione e di difesa di interessi nazionali sono stati repressi con ogni mezzo, compreso l’omicidio (vedi il caso di Enrico Mattei) e il downrating (vedi il caso Berlusconi).

Questa condizione millenaria di asservimento allo straniero, in particolare il fatto che i governanti italiani rispondono a interessi stranieri piuttosto che a interessi nazionali (tolti quelli forti, cioè la Chiesa e le mafie), impedisce il nascere di una coscienza nazionale, di una visione politica di lungo termine e di una classe politica con adeguata competenza: avendo la funzione di trasferire risorse dagli italiani a potentati stranieri, la classe dirigente italiana necessariamente è composta di ladri professionali con mentalità di ladri e compari tra loro. Infatti è connotata, complessivamente, da incapacità, nepotismo, corruzione, abuso, servilismo. Il suo orizzonte operativo è di breve o brevissimo termine. Non si cura di programmare. Vive e ruba alla giornata. Ogni governo fantoccio è un governo di ladri.

La popolazione percepisce queste caratteristiche del potere, e si adegua, ricorrendo all’arrangiarsi, al clientelismo, all’evasione fiscale, etc.

Da qui derivano il basso senso civico e la sfiducia verso le leggi e la loro abituale trasgressione, da parte delle istituzioni prima ancora che dei cittadini. Il pesce puzza dalla testa. La decadenza di un siffatto sistema-paese è geneticamente predeterminata.

Gli esempi di scelte eseguite da governi e presidenti italiani su ordine straniero e contro gli interessi nazionali sono abbondanti e macroscopici. Ne citerò alcuni che mi paiono particolarmente significativi:

-L’adesione a tre successivi sistemi di blocco dei tassi di cambio, di cui l’ultimo si chiama “Euro”, tutti molto dannosi per l’Italia e molto vantaggiosi per i paesi del Nord Europa; i primi due sono già saltati dopo aver cagionato disastri. Tutti ci hanno inflitto deindustrializzazione e indebitamento, apportando per contro sviluppo e attivo commerciale ai paesi forti. Tutti hanno aumentato il divario rispetto a questi paesi, sotto la promessa di ridurlo.

-L’accettazione di scelte europee in materie monetarie, bancarie e fiscali che consentono ai paesi forti di violare le regole a cui invece deve sottostare l’Italia – vedi il sistema bancario tedesco, cui è concesso di usare leve multiple di quelle italiane e di ricevere aiuti di Stato – congiuntamente al fatto che all’economia italiana viene negato l’uso di strumenti finanziari che invece sono disponibile ai paesi forti dell’UE, i quali quindi possono fare shopping e concorrenza sleale nei confronti dell’Italia, lo si sente!

-La partecipazione alla guerra contro la Libia, imposta via Quirinale a Berlusconi poco dopo la conclusione di un trattato di pace vantaggioso per l’Italia, e voluta nell’interesse di Regno Unito e Francia, a danno dall’Italia, che, per effetto della guerra, ha perso quote di risorse petrolifere a favore di quei due Paesi, e inoltre si ritrova l’Isis a soli 80 km e un flusso disastroso di migranti.

-L’imposizione, sempre via Quirinale, come premier di Monti, che ha irrimediabilmente spezzato le gambe all’economia nazionale soprattutto dove competitiva con quella tedesca, e ha trasferito decine di miliardi spremuti dagli italiani mediante tasse folli per assicurare a banchieri tedeschi e francesi i profitti delle loro speculazioni criminali in Spagna e Grecia.

-La demenziale adozione del principio di pareggio di bilancio in periodo di recessione, che automaticamente determina la rarefazione monetaria (perché per realizzare un avanzo primario il governo estrae dal Paese più soldi di quanti ne reimmetta, svuotandolo di liquidità), quindi insolvenze, licenziamenti, morie aziendali e avvitamento recessivo.

-La irragionevole adozione del bail in, cioè del principio che, se una banca va male (di solito perché i suoi gestori hanno mangiato), anziché farla salvare dalla banca centrale a costo zero e punire i colpevoli, le perdite si scaricheranno su azionisti, obbligazionisti e risparmiatori – principio che mina alla base la fiducia nelle banche stesse e le rende tutte più deboli, perché adesso chi vuole investire nel capitale azionario di una banca o nelle sue obbligazioni sa che rischia di più, e richiederà tassi più alti.

Queste cose non sono novità dell’Europa Unita, ma la prosecuzione del trattamento già riservato all’Italia a Versailles nel 1919. Alla conferenza di Versailles, che definiva i nuovi assetti alla fine della Prima Guerra Mondiale spartendo tra i vincitori territori e colonie dei vinti, il premier francese Georges Clemenceau, soffrendo di prostatite e vedendo il premier italiano, Vittorio Emanuele Orlando, piangere spesso e a dirotto, disse: “Ah, magari potessi urinare così copiosamente come Orlando piange!” Perché Orlando piangeva tanto? Perché il governo italiano, nel 1915, aveva deciso di partecipare alla guerra, che sarebbe costata un alto prezzo di morti, feriti e spese, allo scopo, sancito dal Trattato di Londra del medesimo anno, di far salire di grado l’Italia, di farla equiparare alle nazioni di prima classe; ma, al contrario, l’Italia fu trattata male da USA, Gran Bretagna e Francia in termini di dazi per le sue esportazioni, e fu esclusa dalla spartizione delle colonie tedesche e dei territori tolti all’Impero Ottomano, cioè fu esclusa da importanti fonti di materie prime nonché sbocchi per la sua sovrappopolazione, e rimase una paese di seconda classe.

Anzi, divenne un paese di terza classe, perché gli USA, usciti dalla Grande Guerra come grandi creditori dell’Europa, in quel dopoguerra assunsero l’egemonia mondiale, spingendo nella seconda classe le vecchie potenze europee, e in terza il Belapaese. La Seconda Guerra Mondiale, col successivo piano Marshall e con l’europeismo, ha radicalizzato questa scomoda posizione di sub-subalternità di questo paese, che deve piegarsi agli interessi di due livelli di paesi padroni, e restare militarmente occupato dagli USA anche dopo la fine della minaccia “comunista”

All’interno dell’Italia, ancora più sottomessi e sfruttati sono Veneti e Lombardi, che devono cedere buona parte del loro reddito per sostenere il meridione e Roma. Emigrare è quindi la scelta razionale più adatta per chi può farlo.

20.02.16 Marco Della Luna

P.S.

L’Italia attuale non è una colonia: non ne ha le caratteristiche giuridiche e funzionali perché nessuna potenza straniera si assume la responsabilità di governarla direttamente né manda coloni. Essa è bensì oggetto di imperialismo, che impone governi fantocci e politiche di suo vantaggio, mantenendola inefficiente come sistema-paese.

Per funzionare, un paese strutturalmente inefficiente come l’Italia (Meridione inguaribilmente arretrato, mentalità parassitaria, burocrazia e partitocrazia marce, livello scientifico e culturale basso, popolazione vecchia) avrebbe bisogno di quello che aveva prima dell’Euro e prima del 1981, ossia di molta liquidità e molti investimenti pubblici a basso costo: è come un motore vecchio che brucia molto olio: bisogna rabboccarlo continuamente, altrimenti grippa.

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CAPITALISMO ESTINTIVO

CAPITALISMO ESTINTIVO

Il recentemente scomparso filosofo Costanzo Preve affermava (e anch’io lo ho scritto) che il probabile fattore della rottura del presente sistema capitalistico-finanziario arriverà (prima o poi, ma inevitabilmente) in forma di reazione della stessa natura umana (adattabile, ma non infinitamente comprimibile) alle sempre più dure trasformazioni delle condizioni di vita che il detto sistema e i suoi mercati impongono. Trasformazioni che non apportano maggiori investimenti, migliori produzioni, né stabilità con piena e stabile occupazione, né un progresso e superiore civiltà, ma una individualistica lotta quotidiana per la sopravvivenza nella competizione a 360° e nella precarietà, in un eterno presente, amorale e destoricizzato, di crescenti diseguaglianze economiche e giuridiche – praticamente, all’homo homini lupus o al bellum omnium erga omnes di hobbesiana memoria, cioè a una condizione a-sociale, in cui tutto e tutti sono merce compravendibile (ora anche l’ovocita, con l’utero per la vendita di figli già fatti con caratteristiche a richiesta – prezzi fino a $ 140.000). L’unico diritto inviolabile è quello del capitale a realizzare profitto  – vedi TTIP – e a tale diritto tutte le costituzioni devono adeguarsi. Tutto ciò che non è mercificabile è un’opportunità di profitto perduta, e chi resiste alla mercificazione è nemico, quindi estremista, pericolo pubblico: minaccia i Mercati. La globalizzazione e mercificazione senza limiti investono sia l’uomo che il territorio: nella loro logica, le persone, come le terre, sono sfruttate finché rendono, poi abbandonate e sostituite.

In fondo, il meccanismo del profitto, quindi del potere, si regge sulla sua capacità di creare e collocare, cioè smerciare, crescenti quantità (milioni di miliardi in controvalore) di “assets”, che sono simboli di ricchezza monetaria, privi di valore proprio, come se fossero ricchezza effettiva, e il cui ammontare è oramai decine di volte superiore, in termini di valore nominale, a quello dei beni reali esistenti. E’ una piramide rovesciata che deve continuare a crescere per non cadere. Quando scricchiola, cioè quando i mercati vacillano, la gente va in panico, perde risparmi e lavoro, così si creano le condizioni per dirle: “se volete uscire dalla crisi, dovete accettare riforme in favore dei mercati: tagli dei diritti dei lavoratori, dei risparmiatori, dei pensionati, dei malati, dei consumatori; aumento del potere della finanza.” La gente accetta o subisce le riforme, e in cambio i banchieri centrali iniettano denaro gratuito nelle banche, per tirar su i mercati, con poche briciole che ricadono nell’economia reale; allora i governi millantano che ci sia una ripresa dovuta alle loro illuminate riforme, e che si deve quindi continuare su questa strada.

Le suindicate trasformazioni sono la diretta, logica, inevitabile e constatabile applicazione del principio del capitalismo finanziario, di un mondo imperniato sul denaro e sulle transazioni contabili-elettroniche. Sono trasformazioni mal compatibili con gli equilibri ecologici e con i bisogni oggettivi dell’uomo, soprattutto in fatto di stabilità, di sicurezza, di programmabilità esistenziale, di ambiti di non-mercificazione, di non-competitività, di solidarietà. Per non parlare dei diritti politici e del primato della decisione politico-democratica sugl’interessi di breve termine propri del bilancio e dei mercati e della società di mercato. Quindi trasformazioni radicalmente peggiorative.

Preve ed io, nel fare l’anzidetta ottimistica previsione sulla reazione della natura umana a un sistema sbagliato, trascuravamo però un elemento fondamentale, proprio di questa stessa natura umana: il sistema capitalistico-finanziario domina incontrastato il genere umano non perché sia imposto dall’esterno, ma proprio perché esso, grazie alla sua capacità di creare dal nulla a costo zero e senza limiti i mezzi monetari (simboli di ricchezza reale, dotati di potere d’acquisto in quanto accettati o imposti per legge, ma non ricchezza reale), nonché di distribuirli, è il sistema che, più di ogni altro possibile sistema, è capace di attrarre e comperare consenso e collaborazione; altrimenti detto, che più di ogni altro è in grado di appagare l’avidità (acquisitività) degli uomini (e delle loro organizzazioni: aziende, partiti, chiese, istituzioni). Quindi appare il più democratico di tutti, ancorché sia essenzialmente oligarchico. E può bandire come illiberale, irrazionale ed estremistica qualsiasi posizione che lo contesti nelle fondamenta.

Ossia, questo sistema mette l’uomo in corto circuito con sè stesso e lo brucia, assieme al suo ecosistema, perché per un verso lo attacca e disgrega radicalmente, mentre per l’altro verso irresistibilmente lo seduce, compiacendolo specificamente in quel suo desiderio di ricchezza (appagabile mediante simboli monetari), che è quello che mette insieme e organizza stabilmente la quasi totalità degli uomini, spingendoli a ogni sacrificio (proprio e altrui!) per procurarsi il denaro, il quale è anche il mezzo principale con cui procurarsi altro denaro, cioè con cui le organizzazione lucrative ottengono successo e condizionano la società. In queste caratteristiche funzionali, l’avidità è diversa dagli altri desideri, come quello sessuale o di vendetta o di giustizia o di sapere o di salute. Il singolo, individualmente o in piccoli gruppi, può non essere dominato dalla logica del profitto, e può capire che la società finisce male se si lascia guidare da questa logica, ma è impossibile che la società nel suo complesso si sottragga a questa logica, perché è la logica degli scambi, della remunerazione, e di ogni grande organizzazione (infatti i tentativi di organizzare un’opposizione politica su grande scala si dissolvono tutti, appunto perché l’organizzare stabilmente e su vasta scala è guidato e sorretto dai valori di scambio). E, ogniqualvolta il mercato finanziario fallisce, la soluzione è che ci vuole più mercato e più finanziarizzazione.

Perciò è verosimile che il sistema capitalistico-finanziario prosegua nel trasformare l’uomo e la società, e si faccia sempre più penetrante nella vita, fino a distruggere l’umanità e il suo ecosistema con la collaborazione degli umani stessi – o meglio, che, magari sotto la scientifica guida di una piccola élite, il genere umano, facendo sempre più violenza a sé stesso per soddisfare sempre più la propria sete di guadagno, arrivi ad annientarsi o quasi, risolvendo con ciò il problema ecologico. E’ possibile che la specie umana faccia, insomma, col suo capitalismo finanziario globalizzante, la fine su scala globale che precedenti forme di capitalismo fecero fare agli indigeni nei territori coloniali da occupare e sfruttare: l’estinzione di massa. Eppure questo processo viene proprio dall’interno dell’uomo, dalla sua natura, cioè dall’avidità come costante empirica del volere-agire umano, da come questa ha strutturato i rapporti socio-economici. Le avidità dei singoli, le individuali ricerche della felicità, interagendo tra loro sul piano organizzativo della società, creano condizioni ambientali di vita degradanti e distruttive per gli stessi singoli su scala globale. Altroché vizi privati che si trasformano in pubblici benefici!

L’homo sapiens si sta comportando, col meccanismo finanziario che genera una quantità potenzialmente infinita di ricchezza monetaria, esattamente come il topo di laboratorio con gli elettrodi infissi direttamente nei centri cerebrali del piacere, il quale prende ad azionare freneticamente e incessantemente la leva che gli manda la scarica, trascurando di mangiare e di bere, finché non muore. Quel meccanismo dà non solo piacere, ma anche dipendenza, perché, quando rallenta, le borse e i ratings crollano e si profila la catastrofe: i mercati esigono che la leva sia azionata ancora più intensamente, sempre più intensamente… Pertanto è oggettivamente improbabile che il genere umano arrivi a fermare questo meccanismo, a interrompere il corto circuito che lo sta bruciando.

L’improbabilità che questo sistema, con le sue tendenze, venga cambiato da una forza alternativa, è rafforzata dal fatto che esso ha eliminato praticamente i principali possibili fattori di rivolgimento (la borghesia colta e ascendente, la ricerca scientifica indipendente dal capitale, i giovani dotati sentire sociale e capacità di lotta); e che, in aggiunta, attraverso la globalizzazione, la stretta interdipendenza dei vari paesi, la diffusa presenza di presidii militari statunitensi, nonché attraverso la dissoluzione degli stati parlamentari rappresentativi e indipendenti, esso ha fatto sì che, diversamente dal passato, nessun singolo paese possa decidere di cambiare rotta, ad esempio come fece la Francia con la sua rivoluzione repubblicana in un contesto mondiale monarchico. Ha fatto sì che non possa avvenire che un paese decida di uscire dal modello neoliberista del capitalismo finanziario e che realizzi un diverso modello socioeconomico (ad esempio, impostato sulla sovranità monetaria, sull’economia reale, sullo stato sociale, sulla protezione mediante i dazi, sulla proibizione dei derivati finanziari).

Se  a far ciò prova un paese “avanzato”, viene facilmente boicottato dall’esterno e ricondotto alla ragione e ad accettare un premier banchiere; se prova un paese arretrato, gli viene imposta con le armi la “democrazia” di esportazione.

Però il rischio che una qualche nazione “avanzata” cerchi di ribellarsi, viene eliminato alla radice dal fatto stesso che le nuove generazioni, crescendo in un ambiente di precarietà, competizione e lotta per la sopravvivenza quotidiana, oltreché spesso senza uno stabile nucleo familiare, non stanno facendo quelle esperienze di comunitarietà, che sono la matrice del sentimento e della volontà morali. Quindi crescono perfettamente omologate a un mondo anomico e senza valori diversi da quelli di scambio e di godimento utilitario individuale. E già nel presente stadio di disgregazione della società, con la precarizzazione dei redditi e l’estromissione di ampie fasce di lavoratori, si è ottenuto che la gente sia presa dai problemi di sopravvivenza individuale a breve termine, e non si interessi più ai problemi e ai progetti collettivi di medio e lungo respiro, cioè alla politica (decaduta in Italia a scandalismo e tribalismo saccheggiatore), quindi di fatto si allinei al sistema vigente e alle riforme che esso esige.

Alcune brevi considerazioni aggiuntive:

1-Sì, il modello di sviluppo neoliberista e globalizzato porta effettivamente a un modo di vivere e di sentire con le caratteristiche sopra indicate, cioè a un mondo assolutamente indesiderabile e degradato, anche a prescindere dalle sue crisi recessive. Ossia non è razionalmente desiderabile. I propugnatori di questo modello, e soprattutto quei personaggi istituzionali che non avvertono la gente di ciò a cui esso porta, o sono poveri sciocchi, o sono opportunisti in mala fede.

2-Realizzando pessime condizioni di vita, esso spingerà l’uomo a ripensare dalle fondamenta sè stesso, i rapporti sociali e la realtà. Può spingere anche a una scelta di ritiro, di ascesi, di neomonachesimo, analogamente a come spinse al monachesimo il crollo delle condizioni materiali e morali di vita seguito alla caduta dell’impero romano. Può spingere molti a staccarsi dal sistema, ad andare off the grid, sviluppando autosufficienza, per sottrarsi al condizionamento sistemico e a una moltiplicazione di dipendenze che destruttura l’uomo e lo annega in un’immanente ansia da impotenza e precarietà, in una sensazione di essere in balìa di un sistema per lui incontrollabile e ostile.

3-Togliere stabilità, tutele e fette di salario ai lavoratori dipendenti sta avendo effetti nocivi sulla civiltà e sull’economia (perché ha colpito la domanda interna), ma era inevitabile non solo perché la globalizzazione e i vincoli di bilancio costringono a recuperare competitività tagliando i costi del lavoro, bensì anche perché le facoltà cognitive (attenzione, capacità e/o volontà di capire istruzioni scritte, etc.), l’impegno e la correttezza della gran parte dei lavoratori dipendenti erano grandemente decaduti per effetto di decenni di diritti senza doveri (anche nella scuola); non escludo che ciò sia stato programmato ed eseguito (con la collaborazione dei sindacalisti) proprio per poter arrivare a schiacciare i lavoratori dipendenti come classe sociale.

4-Parlando di avidità come costante della natura umana, non intendo ovviamente fare un’affermazione ontologica sulla natura umana, ma semplicemente e fattualmente affermare che la ricerca di guadagno è ciò in cui la gran parte delle persone dedica la gran parte delle sue energie e capacità.

5-Poiché qualche lettore ha frainteso, ribadisco che il capitalismo finanziario è incentrato sulla creazione (tendenzialmente infinita, realizzata con metodi contabili-elettronici, sganciata da valori reali) e distribuzione di mezzi monetari, cioè di simboli di ricchezza, non di ricchezza reale (beni e servizi); mentre, molto diversamente (anche ai fini degli investimenti e dell’occupazione) il capitalismo industriale e agricolo era incentrato sulla produzione e vendita di beni e servizi reali – quindi aveva interesse ad aumentare la produzione, i consumi, i percettori di reddito, cioè alla crescita, alla distribuzione di ricchezza reale.

07.02.16 Marco Della Luna

 

 

 

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