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LIBERIAMOCI DALL’EUROGENDFOR

LIBERIAMOCI DALL’EUROGENDFOR

prima che la Troika ce la mandi in Italia

Salvini e Di Maio dovrebbero approfittare del periodo di favore di cui godono ancora presso l’opinione pubblica per uscire dal Trattato di Velsen e togliere agli interessi bancari europei mandare le truppe di normalizzazione, ossia l’Eurogendfor, in Italia, in caso di caduta di questo governo.

L’autunno e l’inverno presentano insidie per il governo: il pil cala, lo spread sale, diversi miliardi fuggono all’estero, l’” Europa” esige una manovra da 5 miliardi, la flat tax e il reddito di cittadinanza sono in sospeso, la Germania cerca di scaricare sui paesi sottomessi i 55.000-75.000 miliardi di dollari di titoli tossici nella pancia di Deutsche Bank (per non parlare delle perdite sui derivati e dei passivi delle Landesbanken). Potrebbe implodere l’Eurosistema.

Le forze politiche della sinistra in Italia sono disorganizzate, ma l’apparato del “golpe”, o “regime change” (Berlino, BCE, Quirinale, mass media, magistratura interventista), già collaudato ripetutamente dal 2011 in poi, è ancora tutto pronto e ultimamente dà segni di attivazione coi barconi e con le toghe.

Mattarella (scelto da Renzi), Conte (amico di Mattarella e socio del figlio di Napolitano), la Casellati (fedele di Berlusconi), Fico (Boldrini bis), Tria (allineato) possono formare un fronte europeista istituzionale capace di mandare a casa Lega e Di Maio, di concerto con i potentati finanziari esterni, aiutati da qualche opportuno naufragio di migranti da gettare addosso alla Lega e da un deciso aumento dei tassi sul debito pubblico. I recenti invii di migranti su improbabili barconi hanno chiaramente lo scopo di mettere in difficoltà Salvini e magari occasionare un incidente mortale che consentirebbe di estrometterlo sostituendo la Lega col PD e l’appoggio esterno di Berlusconi.

Nella crisi finanziaria scatterebbe un intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità, col fondo salva stati e probabile arrivo della troika, come in Grecia, a completare il saccheggio dell’Italia, aiutando la Germania a gestire i suoi guai finanziari suddetti.  Vi sarebbe opposizione politica e popolare, e allora interverrebbe la polizia militare di crisi, la European Gendarmery Force (Eurogendfor, EGF), istituita dal Trattato di Velsen nel 2010. Una polizia militare internazionale praticamente irresponsabile, avente la sua principale sede nella caserma Chinotto di Vicenza.

Raccomando quindi che il governo, e soprattutto il Ministro degli interni, per non vederci nuovamente occupati da militari stranieri, operino per tirar fuori l’Italia dal Trattato di Velsen e per convertire ad altro uso la caserma Chinotto. Raccomando che vengono date direttive ai questori, quali comandanti locali di tutte le forze dell’ordine (non però dell’Eurogendfor!), di prevenire e controbattere eventuali azioni di forze straniere (ricordate l’incursione della Gendarmerie francese in Italia? Saggiava il terreno). In questo dovrebbero essere affiancate dalle forze armate, previe opportune consegne da impartire ad esse.

13.07.18 Marco Della Luna

-Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007

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DIGNITA’ E VELLEITA’

DIGNITA’ E VELLEITA’

Come salvare le riforme economico-fiscali del governo

Il Decreto Dignità, incontestabile come affermazione morale, incontra lo sfavore del mondo imprenditoriale e può avere effetti controproducenti sull’occupazione perché fa aumentare il costo del lavoro e i vincoli per gli investitori (ossia, per i capitalisti). Anche il reddito di cittadinanza, già ridotto da tempo a sussidio di disoccupazione, e assieme ad esso la flat tax, già spezzata in due aliquote, sembrano rinviati a quei soliti tempi migliori che non si sa quando arriveranno.  Così i rivoluzionari progetti economici del nuovo governo minacciano di svaporare contro i vincoli della realtà esterna, e di tradursi in delusione e scontento. Quei progetti sono stati lanciati nella campagna elettorale senza fare i conti con l’oste, e ora possono diventare un boomerang.

Vi è una via per evitare questo flop. Il primo passo è far capire alla gente che ciò impedisce la realizzazione di quei progetti, come pure di un ancora più importante piano di investimenti infrastrutturali per il rilancio della produttività e dell’occupazione, sono gli stessi principi imposti come cardini dell’attuale sistema economico-finanziario globale (prima ancora che europeardo). E’ a tali principi che devono essere rivolte, pertanto, la pubblica attenzione, la critica scientifica, la denuncia sociale ed etica, e l’azione politica riformatrice.

Primo principio: la funzione, che è politica e sovrana, quindi pubblica, di creare la moneta, cioè il capitale finanziario, è esercitata da soggetti privati, come pure quella di collocarla e di stabilire rating, tassi etc., e ciò viene fatto secondo la loro privata convenienza di profitto, senza responsabilità verso l’interesse generale.

Secondo principio: i capitali e le merci e le imprese si spostano più o meno liberamente intorno al mondo, perlopiù senza barriere daziarie o di contingentamento; questo pone i lavoratori dei paesi occidentali in concorrenza con quelli di paesi che applicano condizioni di sfruttamento radicale dei lavoratori anche in fatto di previdenza e di antiinfortunistica; contemporaneamente, l’immigrazione di massa li pone altresì in concorrenza con una mano d’opera pronta a svendersi nel loro stesso paese.

Terza caratteristica: i paesi dell’area del dollaro e in ogni caso l’Italia sono sottoposti a un modello economico finanziarizzato, basato a) sulla  rincorsa dell’attivo primario del bilancio pubblico, che si scarica sui contribuenti, sui servizi pubblici, sugli investimenti; b)sulla rincorsa dell’attivo della bilancia commerciale (sulla competizione nelle esportazioni),  e insieme sulla difesa di un alto rapporto di cambio; e le due cose si scaricano sui salari, imponendone la riduzione per mantenere la competitività in ambito internazionale, con conseguente depressione della domanda interna; inoltre, realizzare avanzi primari significa che lo Stato toglie dall’economia più denaro di quanto ne immette, ossia che abbassa il livello di liquidità, quindi di solvibilità.

Con queste premesse, è ovvio che non si possano fare i provvedimenti fiscali e gli investimenti necessari e utili, nel medio termine, per la crescita, perché i vincoli di bilancio e il rating (condizioni di finanziabilità dei governi, fissate sul brevissimo termine) non lo permettono.

Ovvio è altresì che il capitale finanziario e gli imprenditori validi si dirigano verso verso le imprese e paesi in cui la loro rimunerazione è maggiore perché sono i più efficienti nella produzione, oppure perché consentono uno sfruttamento più radicale dei lavoratori e la libera esternalizzazione sulla società e sull’ambiente delle componenti nocive del processo produttivo (infortuni, inquinamento…); sicché, se per legge lo Stato, in nome della dignità e della stabilità del lavoro, introduce vincoli o tutele che rendano meno interessante per il capitale investire in quelle industrie e in quel paese, il capitale defluirà da quelle Industrie da quel paese lasciando disoccupazione.

Perciò se si vuole tutelare effettivamente sia la dignità del lavoro che i livelli occupazionali, che l’ambiente, è indispensabile cambiare i tre suddetti principi, incominciando con il recupero da parte degli Stati della sovranità monetaria per assicurare loro il rifornimento di moneta (la capacità di pagare sempre il proprio debito e di finanziare il proprio bilancio facendo gli investimenti necessari alla crescita e di pagare il debito pubblico), sottraendoli al ricatto monetario dei banchieri speculatori privati internazionali e ai golpi mediante spread.

Bisognerà inoltre creare barriere protezionistiche contro la concorrenza sleale in modo che i lavoratori del proprio paese non si trovano esposti alla concorrenza di lavoratori sottoposti a condizioni schiavistiche in paesi in cui il capitale riesce a scaricare completamente sulla popolazione generale e sull’ambiente le proprie esternalità.

In terzo luogo, bisognerà cambiare il modello generale dell’economia sopra descritto, mirato sui surplus commerciali, anche perché la rincorsa di tale surplus è in se stessa illogica dato che la somma dei saldi delle bilance commerciali è ovviamente zero.

 

Come primo passo per recuperare la sovranità monetaria, e ridare liquidità al sistema (qualora non si arrivi direttamente alla fine dell’Eurosistema o a una sua radicale e benefica riforma, suggerisco al governo l’introduzione di un mezzo monetario nazionale interno, una sorta di seconda moneta (ma non denominata come moneta), emesso magari da una rete di banche appositamente costituite, che lo creano prestandolo (come avviene con le normali banche di credito) ma lo accreditano non su un conto proprio, bensì su un conto dello Stato, e poi lo prendono a prestito dallo Stato a modico interesse per prestarlo ai clienti applicando un interesse maggiore.

Quella sopra da me delineata è una campagna innanzitutto culturale, di informazione e comunicazione generale – e nella capacità di comunicazione abbiamo due eccellenze: una in Salvini e un’altra, in generale, nelle Stelle. In secondo luogo, deve diventare una campagna europea e possibilmente non solo europea,  e a questo fine ben si presta l’iniziativa salviniana della Lega delle Leghe. Se non si riesce a informare-comunicare all’opinione pubblica e a internazionalizzare questa campagna, i suddetti progetti economici verranno soffocati e resi velleitari dalle stesse dimensioni della dottrina economica mainstream – e Mattarella, con Tria, traghetterà l’Italia attraverso una brevissima stagione “populista” per consegnarci  nelle mani di Macron-Rothschild, di Soros e della Merkel o di chi per lei.

06.07.18 Marco Della Luna

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CONTRO L’ASSE FRANCO-TEDESCO

CONTRO L’ASSE FRANCO-TEDESCO

Nella recente riunione del Consiglio dei Ministri europeo sulla immigrazione, Conte si è fatto infinocchiare da Macron e soci accettando e firmando un testo che contiene solo enunciazioni di principio senza concrete conseguenze giuridicamente vincolanti: un pugno di mosche: resta il trattato di Dublino e Italia, Grecia e Spagna dovrebbero ricevere e tenersi tutti i migranti. Aver firmato un siffatto accordo è grave, perché Conte è un avvocato e la prima cosa che un avvocato deve saper fare è capire le reali implicazioni giuridiche di ciò che firma.

Peggio ancora, dopo essere stato così infinocchiato, Conte ha gridato di soddisfazione cantando vittoria. E questo pure è grave, perché denota qualcosa di strano nella sua personalità. 

In conclusione Giuseppe Conte, è apparso inadeguato al ruolo e si è reso ridicolo sulla scena internazionale.

In ogni caso, il suo canto di esultanza non è stato bevuto dai colleghi di governo e sappiamo che Salvini sta già organizzando un contro vertice con l’Austria, la Baviera e i paesi di Visegrad. Salvini tiene conto della realtà, ossia e che il duopolio franco tedesco è in conflitto di interessi oggettivo con l’Italia e altri paesi, che è un duopolio molto forte, che pertanto bisogna combatterlo stringendo alleanze con altre potenze affini all’Italia per interessi.

La lezioncina ufficiale dice che l’unificazione europea fu concepita come metodo per prevenire nuove guerre tra Francia e Germania mettendo in comune le loro risorse di carbone e acciaio nella CECA (nucleo originario da cui derivarono MEC, CEE, UE) in modo che, essendo legate l’una all’altra in queste materie prime essenziali per la guerra, non potessero più combattersi.

Questa è la lezione di facciata, ma dietro di esso c’è molto di più, c’è una strategia di dominio sull’Europa. La Germania, dapprima nella guerra franco-prussiana del  1870, poi nella prima guerra mondiale e infine nella Seconda Guerra Mondiale, era risultata il paese di gran lunga più efficiente di tutto il continente, surclassando di gran lunga Francia, Gran Bretagna, Austria-Ungheria e Russia sia sul piano industriale che sul piano tecnologico che sul piano strategico. Però aveva perso due guerre e, col nazismo, aveva meritato la taccia di paese colpevole, sicché non poteva più essere una potenza militare né condurre azioni belliche. La Francia era il suo perfetto complemento: nelle tre suddette guerre, si era rivelata un sistema paese molto inferiore per efficienza, però aveva “vinto” (sulle spalle dello Zio Sam) le ultime due ed era dalla parte dei Giusti, dei creditori democratici, con seggio permanentemente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, quindi aveva il diritto morale essere una potenza nucleare e fare le guerre.

Il duopolio franco tedesco viene messo insieme per dominare attraverso di esso l’Europa o perlomeno l’Europa continentale, sfruttando i due Paesi, ciascuno a modo suo, gli altri paesi comunitari.  La Germania sfrutta altri paesi comunitari, e soprattutto l’Italia, scaricando su di loro il costo della moneta unica, la quale avvantaggia le esportazioni tedesche ostacolando quelle italiane e inducendo la deindustrializzazione dell’Italia. La Francia invece sfrutta l’Italia e altri paesi in quanto scarica su di essi le ondate migratorie che essa in grande parte produce attraverso le sue politiche neocolonialiste e guerresche nell’Africa occidentale e in Libia (paese cui ha fatto guerra usando l’Italia per prendersi il petrolio e le infrastrutture che l’Italia si era già assicurata pacificamente). Politiche tese all’accaparramento le risorse naturali e monetarie di quei paesi.

Sostanzialmente, Francia e Germania scaricano sul l’Italia le esternalità dei loro sistemi-paese, cioè del colonialismo militare la prima, dell’imperialismo commerciale e finanziario la seconda (vedi l’articolo di Novi appeso qui sotto). Poi, approfittando dell’indebolimento finanziario e politico dell’Italia, entrambe queste potenze si spartiscono le migliori aziende italiane rilevando le a prezzo vile, compresa la Banca d’Italia, che è stata in buona parte comperata da capitalisti francesi e tedeschi grazie alla sua recente riforma privatizzante. Ecco il perché dell’asse Parigi-Berlino: getrennt marschieren, zusammen schlagen (motto degli U-Boote) (marciar separati, colpire insieme): manovra a tenaglia.

Francia e Germania insieme, attraverso UE ed Euro, hanno addentato l’Italia e la stanno mangiando, non senza complicità interne italiane; perciò ci vorrà una vera guerra per cercar di strappare il boccone dalle loro fauci. E questo non è un compito per damerini, frilletti, mediatori di curia, anche se la politica non può che essere l’arte del possibile, e deve considerare che vi sono vincoli, ostacoli, dogmi pro-euro e pro-UE ancora ben protetti, personaggi come Conte, Mattarella, Fico e Tria in posizioni chiave, e che le occasioni vanno costruite col tempo.

Salvini ha perfettamente ragione quando dice che non si fida di Parigi e di Berlino: non puoi fidarti di chi ha un interesse opposto al tuo e ti sta saccheggiando. Per iniziare bene questo cimento, è innanzitutto indispensabile dire agli italiani e al mondo, ufficialmente, cioè come governo e non solo come partiti politici, che le cose stanno come ho spiegato sopra e che quindi si tratta non di ragionare con alcuni amici su interessi comuni, ma di sconfiggere avversari portatori di interessi opposti e che già si sono abituati a fare questi loro interessi a nostre spese, perciò, se non gli si prospetta credibili minacce, compresa l’opzione di far saltare l’euro e l’Unione Europea, non rinunceranno a quello che considerano un diritto acquisito e che anche il loro elettorato considera tale.

01.07.18 Marco Della Luna

Emmidio Novi “DIETRO LE ONG I SERVIZI SEGRETI FRANCESI E TEDESCHI

Dietro le ONG che traghettavano i migranti ci sono i servizi segreti francesi e tedeschi. Gli americani avrebbero le prove. E Trump ha inviato a Roma a fine giugno John Bolton, il suo uomo fidato. Il duro consigliere alla sicurezza nazionale. Bolton dopo aver fatto tappa a Roma per incontrare Salvini è volato a Mosca per preparare il vertice del 20 luglio tra Putin e Trump. Per i giornalisti italiani il fatto che il più stretto collaboratore del presidente americano sia venuto in Italia per incontrare il solo ministro degli Interni è stata una notizia ininfluente. Come senza significato è stato l’avviso che agli amici francesi e tedeschi ha inviato a Salvini con una frase più che significativa: “le navi straniere finanziate in maniera occulta da potenze straniere in Italia non toccheranno più terra”. Più chiaro di così il ministro degli interni non poteva essere. L’odio di Macron con Salvini si spiega anche con il legame di stretta collaborazione che la Casa Bianca sta sviluppando con il leader leghista. Bolton a Roma ha informato Salvini sul ruolo dei servizi francesi e tedeschi. Soprattutto di quelli francesi che oltre a organizzare le provocazioni delle ONG stanno anche dietro il governo fantoccio di Tobruk del generale Khalifa Haftar che si oppone al governo di Tripoli di Fayez El Serraj, governo riconosciuto dall’Onu, vicino all’Italia e appoggiato dalle agguerrite milizie di Misurata. Haftar è appoggiato dalla Francia. Le sue truppe sono inquadrate dalle forze speciali francesi. Gli americani contro di lui hanno lasciato campo libero alla guerriglia jihadista che a gennaio ha eliminato con un attentato a Bengasi  gli uomini forti del suo esercito. Bolton ha confidato a Salvini che i droni americani di base a Sigonella sostengono la nostra presenza in Libia con quotidiane missioni armate contro gli avversari delle milizie di Misurata. La intransigenza di Salvini sulla messa al bando delle ONG si spiega anche sulla base di queste informazioni. Non a caso la chiusura dei porti italiani alla nave di Medicines sans frontieres mando’ in bestia Macron che si esibì col suo partito in ingiurie e interdetti contro  l’Italia. Quelli che in Italia si sbracciano a favore dei mercenari delle ONG in realtà lavorano a favore dei servizi francesi e tedeschi in azione per destabilizzare l’Italia. Che tra di loro ci sia anche un presidente grillino della Camera la dice lunga sulle ramificazioni che il partito francotedesco può ancora vantare nel nostro Paese.”

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CHIAREZZA PER VINCERE IN EUROPA

CHIAREZZA PER VINCERE IN EUROPA

Ci sono alcune cose che bisogna che il Governo metta in luce davanti all’opinione pubblica italiana ed europea, se vuole vincere in Europa.

In un precedente articolo ho amichevolmente raccomandato al Governo di affrettarsi a smascherare e screditare l’Unione Europea e i suoi corifei spiegando alla gente quali interessi servono, prima che siano questi a screditare e delegittimare il Governo.
Successivamente ho consigliato di puntare non a uscire dall’euro e dall’UE (perché troppo costoso e incerto), ma a farli saltare ambedue sulle loro caratteristiche inique e arbitrarie, collaborando a ciò con altri governi affini. E mi sembra che parte del Governo sia su questa rotta.

Oggi mi sento di aggiungere un ulteriore consiglio strategico: occorre spiegare chiaramente e ad alta voce che l’Italia (come Belgio, Jugoslavia, Cipro, Libano, Iraq) è un paese progettato e assemblato, a suo tempo, dall’Impero britannico mettendo insieme popoli e territori disomogenei allo scopo di avere uno Stato, incapace di una politica di interesse nazionale, manipolabile dalle potenze egemoni: un paese concepito per essere servo.
Spiegare ad alta voce anche che storicamente diversi leaders italiani hanno cercato di portare il paese fuori da questa condizione servile per porlo a pari dignità con le altre potenze europee, ma sono tutti stati sconfitti con vari metodi, non esclusi quello giudiziario e la diffamazione mediatica.
Spiegare ancora, con molti esempi concreti, che l’europeismo, l’Unione Europea a guida tedesco-francese, e anche l’euro naturalmente, e le politiche fiscali e sull’immigrazione, sono stati concepiti e vengono difesi per sfruttare questa condizione servile dell’Italia.

Spiegare infine che la battaglia adesso è una battaglia di dignità, eguaglianza e riscatto, la battaglia contro i paesi egemoni e interessati a mantenere questa condizione di inferiorità e sfruttamento dell’Italia per il proprio tornaconto, Germania e Francia innanzitutto, con la Commissione Europea e l’Eurogruppo al loro servizio.
Spiegare che quando ci si scontra sul l’immigrazione, sulla moneta, sui vincoli di bilancio, si tratta di lotta per liberarsi da una condizione di inferiorità contro un padrone abituato ad essere tale e a comperarsi complici e collaborazionisti a Roma.

Infine, nel dialogo pubblico con Merkel, Macron e soci, a muso duro (e Salvini è perfetto per farlo), bisogna accusarli entrambi pubblicamente, delegittimandolì così moralmente, di voler mantenere l’Italia in una condizione di sottomissione e sfruttamento. E direi loro ad alta voce, davanti a tutte le tv: “Forse riuscirete anche questa volta a ricacciarci in basso, ma per la prima volta l’ipocrisia e l’immoralità di ciò che fate sono state rese di dominio pubblico, a rodere per sempre la vostra credibilità e legittimazione.”

Gli avversari da combattere sono potenti, ma è facile indebolirli e delegittimarli politicamente proprio perché è facile sputtanarli sul piano morale divulgando ciò che fanno in ambito economico.

22.06.18 Marco Della Luna

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DECRETO LEGGE CONTRO L’IMMIGRAZIONE ILLEGITTIMA

Quanto sotto consentirebbe immediatamente e senza costi di togliere dalla circolazione le navi usate per il trasporto di immigranti illegittimi e di coprire sostanzialmente i costi dell’accoglienza.

La peculiarità della mia proposta consiste nel non introdurre principi nuovi, ma nell’estendere una norma già esistente e accettata – l’art. 552 Codice Navale – per sottoporre a “pegno” le navi negriere e trattenerle in porto, applicando il diritto di ritenzione – quello stesso diritto che consente al carrozziere di trattenere l’automobile che ha riparato finché non sia stato pagato.

Gli esperti ministeriali sapranno sicuramente correggere e migliorare la mia formulazione. L’importante è che il Governo decida di adottarlo.

PROPOSTA DI

DECRETO LEGGE PER IL CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGITTIMA

Il Presidente della Repubblica,

Visti gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione;

Considerata la gravità del problema dell’immigrazione di massa di persone non legittimate ad entrare e soggiornare sul territorio nazionale, considerati i costi e gli altri inconvenienti comportati da questa immigrazione, considerata la prevedibile continuità della pressione migratoria e dei traffici illeciti che la sfruttano e la favoreggiano;

Considerato il ruolo strumentale delle navi, soprattutto battenti bandiera straniera, che apportano gli immigrati sul territorio nazionale;

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza   di   emanare disposizioni per porre freno al fenomeno, togliendo le navi usate per il traffico di migranti illegittimi dalla disponibilità per questo uso e assicurando, al contempo, la copertura dei costi per l’accoglienza;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del ______________2018;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro degli interni, di concerto con il Ministro della giustizia, con il Ministro della difesa, con il Ministro dei trasporti e con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente decreto-legge:

Articolo Unico:

Dopo l’art. 552, nel Codice della Navigazione è inserito il seguente articolo:

 552 bis – Privilegio speciale e diritto di ritenzione dello Stato

Lo Stato e le pubbliche amministrazioni hanno il privilegio speciale e il diritto di ritenzione sulle navi e i loro accessori che sono state impiegate per portare nelle acque territoriali o sul territorio nazionale persone che non hanno diritto all’ingresso nel paese ovvero che l’Italia deve ricevere in esecuzione di obblighi di legge e di norme internazionali.

Il privilegio si colloca alla pari dell’art. 552 n. 1 del Codice Navale.

Il privilegio e il diritto di ritenzione sono a copertura dei futuri costi di ricezione, alloggio, mantenimento, cura, custodia e di ogni altro connessi all’arrivo delle suddette persone, nonché dei risarcimenti per i danni che le medesime siano per arrecare, e si presumono pari a € 100.000 a persona.

Rispondono dei detti costi solidalmente il proprietario, i titolari dei diritti di godimento, l’armatore, il possessore di fatto, il comandante della nave.

Il privilegio speciale e il diritto di ritenzione si applicano in conseguenza al fatto stesso dell’apporto nelle acque territoriali o sul territorio nazionale.

Si applicano alle navi e alle altre imbarcazioni anche qualora per il trasporto delle persone dalle navi al territorio nazionale siano stati usati altri natanti.

Al privilegio speciale e al diritto di ritenzione non sono opponibili diritti di terzi che siano stati costituiti dopo l’entrata in vigore del presente decreto.

Il diritto di ritenzione è esercitato in via preventiva da parte della capitaneria del porto in cui sia attraccata la nave o natanti da essa provenienti, ovvero dal comandante della nave militare o della guardia costiera che intercetti la nave.

14.06.18 Avv. Marco Della Luna

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MODERATI E MITRAGLIATI

MODERATI E MITRAGLIATI

Il governo Salvini-Di Maio rischia di essere mitragliato se resta a metà del guado.

Gli interessi economici che stanno dietro UE ed BCE già si muovono per denigrare, delegittimare e sgambettare il nuovo governo, nato dalla resistenza al loro potere e alle loro pratiche. Cercheranno di coglierlo in fallo, di tendergli agguati, di dividerlo comprandone parti, e di farlo cadere, così da procedere a completare la sottrazione dell’autonomia politica e delle risorse economiche delle nazioni, iniziando con quelle più vulnerabili e incravattabili, come l’Italia.

Perciò questo governo può vincere la partita solo se attaccherà per primo – se, cioè, dopo la fase di insediamento, metterà a nudo e delegittimerà quegli stessi interessi, screditando moralmente i loro portavoce, prima di essere screditato e fatto fuori da essi, rovesciando il loro tavolo. Quindi deve smettere di fare l’europeista benpensante, sostituire i corpi estranei al suo interno, e cantar chiara la verità a quella gente che dovrà sostenere il contrattacco dei “mercati” (della BCE, dell’Eurogruppo, del rating…).

Dovrà anche lavorare – assieme agli altri governi “populisti” e agli USA – non a riformare un ordinamento eurocratico (UE, Euro) che non è riformabile perché è nato proprio per quello che sta facendo, e neppure a prepararsi per uscire da esso unilateralmente – cosa che sarebbe devastante – ma invece a farlo crollare, così da liberarsene tutti, per ritrovare la libertà politica, il diritto dei cittadini a un voto effettivo, e usarla per costruire un’Europa diversa (se possibile), cioè per le nazioni e non per gli usurai e per gli autocrati irresponsabili.

E bisogna che il governo si ritiri dal Trattato di Velsen, per prevenire che, in caso di caduta del governo e di sommosse popolari più o meno spontanee, ci arrivi la polizia militare antisommossa Eurogendfor a reprimere e a instaurare la dittatura degli usurai stranieri.

 

Se Lega e Stelle indugeranno invece a metà del guado senza spiegare chiaramente ciò che è l’Unione Europea, che interessi serve e che scopo ha, fingendo che essa sia rinegoziabile e riformabile, che possa diventare “democratica” anziché autocratica, allora quei medesimi interessi li faranno fuori con attacchi mediatici, giudiziari e finanziari – come hanno fatto fuori tutti coloro che cercarono di portare avanti una politica di interesse nazionale italiano: Mattei, Moro, Craxi.

La loro chance – ripeto – sta nel delegittimare prima di essere delegittimate e poi rottamate. Se continueranno a lungo a fare i moderati per farsi accettare, sono fritti. O attaccano l’UE e l’Euro, e fanno la storia; oppure si allineano per le poltrone.

Scoprire i giochi significa iniziare a spiegare l’opinione pubblica quello a cui L’Europa è servita – ad esempio raccontando, come ha fatto D’Alema, che la Banca Centrale Europea prestava i soldi allo  0,75% ai banchieri francesi e tedeschi i quali a loro volta usavano quel denaro per comprare i titoli del debito pubblico greco che pagavano il 15% di interesse virgola e con rompevano i governanti greci affinché facessero debito pubblico anche per comprare prodotti tedeschi come le navi da guerra, e poi quando la Grecia non ce l’ha più fatta a pagare gli interessi usurari, l’Unione Europea ha imposto all’Italia e ad altri paesi di prestare soldi alla Grecia a un tasso inferiore a quello a cui li prendevano prestito – ma non per aiutare la Grecia ma per far realizzare ai predetti banchieri i loro incassi usurari, anziché arrestarli (modelli analoghi sono stati applicati a Spagna, Portogallo, Irlanda). Questo è quello che ha fatto innanzitutto Monti tassando i beni immobili e facendone crollare il valore di circa un terzo, cioè di circa 2000 miliardi, che sono stati distrutti come patrimonio nazionale; e per far questo egli era stato messo a Palazzo Chigi e nominato senatore a vita.

Bisogna far capire alla gente che l’UE è una costruzione progettata e realizzata dagli usurai per eseguire una usura radicale fino al totale svuotamento dei risparmi e degli assets dei paesi sottomessi. Per questo non è riformabile e non ha senso negoziare per riformarla, se non forse al fine di far emergere più visibilmente la sua non riformabilità.

 

Credo che gli ultimi avvenimenti abbiano predisposto l’opinione pubblica a capire. La vicenda di Mattarella che, sotto pressione comunitaria e della BCE impedì un governo voluto della maggioranza del Paese perché chiaramente euroscettico e includente il professor Savona, ha fatto percepire come, riforma dopo riforma, senza che fosse dichiarato, il Paese è stato portato a una degradata condizione di dipendenza e sottomissione a interessi esterni tale da impedirgli di uscire dalla rotta prestabilita e da vanificare quindi la volontà del suo elettorato.

Il governo Lega 5 Stelle è nato quindi nel compromesso e nella ambiguità, ossia da un lato critico e riformatore verso l’euro e l’UE, e dell’altro lato dichiarando, anche nel discorso di Conte alle Camere, di voler restare in ambedue, imbrigliato da un ministro degli Esteri e uno delle Finanze ossequienti all’europeismo, e senza chiarire il punto fondamentale, ovvero che cosa farà, che contromisure adotterà in concreto, qualora i partners europei egemoni rifiutino di rinegoziare i trattati a cominciare da quelli sull’euro e sui migranti. Se si va a trattative senza prospettare contromisure in caso di indisponibilità della controparte, non si ottiene un fico secco perché non si ha potere di contrattazione.

Lega e Stelle non hanno per il momento spiegato agli italiani che la situazione di sudditanza e squilibrio a danno dell’Italia, che  vogliono cambiare rinegoziando i trattati comunitari, non si è creata per errore o per accidente bensì è stata creata deliberatamente e programmaticamente da precisi interessi secondo un itinerario prestabilito molto tempo fa, sicché cambiare le regole che non vanno bene richiede o richiederebbe di battere quegli interessi, e per batterli bisogna avere una forza maggiore di quella dei portatori di questi interessi. Dov’è questa forza? Può venire solo da un’operazione di smascheramento del progetto eurocratico, che si colleghi a una ribellione concertata col gruppo di Visegrad, con l’Austria, con gli USA, diretta ad abbattere l’UE e l’Euro, sostituendoli con un ordinamento completamente diverso e non in mano a speculatori e nuovi kapò franco-tedeschi. Chiamiamoli “makrò”.

A un livello più profondo e generale, la nuova maggioranza sta lasciando inespressa, non comunicata, non proposta al dibattito pubblico, la dinamica di fondo, in cui si colloca anche l’insieme delle caratteristiche nocive della costruzione comunitaria: essa non ha ancora detto alla gente che, semplicemente, le cose che non vanno bene non sono venute in essere perché le hanno volute i tedeschi oppure una lobby di banchieri internazionali oppure di tecnocrati a Bruxelles, bensì perché esse servono e corrispondono all’interesse del capitale finanziario internazionale che guida i processi di riforma e che, per massimizzare il proprio potere e per conformare il mondo e le società e le loro comprensioni della realtà ai propri interessi, ha bisogno precisamente di questo, ossia di creare una dipendenza unilaterale della politica e delle nazioni e delle singole persone (togliendo loro le scelte politiche e lasciando esistere un simulacro di democrazia solo finché rimane nei binari voluti dal capitale) dal cartello bancario privato che produce e concede moneta e credito. E lo ha creato togliendo agli stati la sovranità monetaria e sottoponendoli alla pressione irresistibile del rating del loro debito pubblico.

08.06.18 Marco Della Luna

PUBBLICO DI SEGUITO LE OSSERVAZIONI CRITICHE DEL SIG. OLTOLINA:

11 Giugno 2018

 

Avvocato Della Luna, buonasera.  Ho letto con molta attenzione il Suo articolo “Moderati e Mitragliati”. Ora mi trovo disorientato e a disagio. Mi ripromettevo di segnalare subito questo articolo ad alcuni esponenti della Lega (Camera e Senato), ma devo soprassedere. Non intendo confonderli, nè fornire loro indicazioni contrastanti.  Mi spiego.

Al rigo 14 leggo:  “Dovrà anche lavorare – assieme agli altri governi “populisti” e agli USA – non a riformare un ordinamento eurocratico ….. “, e verso la conclusione: ” ….. che si colleghi a una ribellione concertata col gruppo Visegrad, con l’Austria, con gli USA, diretta ad abbattere l’UE …. “.

A me risulta che:

—  Negli USA comandano i soci della FED

—  Erogando gli aiuti del Piano Marshall, gli USA hanno realizzato l’Ue e la Commissione a loro fedele

—  “I guai dell’Europa sono i vantaggi degli Stati Uniti”, parole di George Washington, sempre valide

—  Rockefeller e Retinger fondarono (1954) il Bilderberg Group per proseguire gl’interessi degli USA nella creazione di una Unione europea

—  Non è il caso di ipotizzare una Europa diversa che non potrà nascere, spontaneamente, con accordi validi e utili per tutti.  Un agglomerato di Paesi eterogenei è un fallimento in partenza: l’italia (popolazioni eterogenee) insegna

—  Di governi “populisti”, in Europa, per il momento ne vedo due o tre.  Quindi bisognerebbe riuscire a coinvolgere, immediatamente, Partiti e Movimenti “populisti” presenti nei vari Paesi europei, ricordando il principio “L’unione fa la forza”

 

In conclusione: gli USA, che hanno realizzato a loro vantaggio le due perfide e devastanti gabbie a danno degli europei, NON devono assolutamente essere interpellati, nè coinvolti nell’iniziativa che ci dovrebbe liberare e salvare.

Avvocato, ma come può pensare che gli USA collaborino con gli europei “per far crollare l’ordinamento eurocratico”, “per smascherare il progetto eurocratico”, “che si colleghino col gruppo Visegrad e con l’Austria per abbattere l’Ue e l’Euro” ?

Si deve tassativamente escludere che gli USA – cioè i soci della FED – intendano distruggere, abbattere, annullare ciò che hanno pazientemente costruito in tanti anni, per estendere il loro dominio anche sull’Europa.

Lei conosce un Movimento “populista” negli USA ?  In tal caso perchè non lo ha segnalato ?

Riguardo al Suo articolo in oggetto, spero che Lei possa rimuoverlo al più presto dal blog e riproporlo approntando alcune modifiche.  Diversamente io non lo segnalerò a nessuno e nuovi lettori rimarranno sconcertati.

La ringrazio per l’attenzione.    Molto cordialmente.            E. L. Oltolina

Il sig. Oltolina dice cose sensate.  E’ vero che gli USA hanno storicamente interessi contrastanti con quelli dei paesi europei. E’ anche vero che sono non un paese democratico, ma una piattaforma tecnologico-militare usata -come la piattaforma Germania – per la dominance globale di un a global class finanziaria. Ma è anche vero che questa global class non è monolitica, è divisa in fazioni, e le fazioni hanno diversi metodi e, forse, diversi obiettivi, sicché vi è spazio per un’alternanza e per cambi di equilibri, che possono coinvolgere la stessa costruzione eurocratica.

In quanto agli USA, se intervengono, non hanno certo bisogno che li si chiami: lo fanno motu proprio! Si può peraltro cercare di negoziare il come del loro intervento, in modo quantomeno da limitare i danni e da riceverne qualche beneficio. E non dimentichiamo che in Europa abbiamo un paese egemone, la Germania, che ancora oggi si comporta come una tribù in competizione con le altre (diceva bene paolo Savona); e un paese sub-egemone, la Francia, pure assai nocivo per l’Italia. Quindi un intervento d’oltre Atlantico può avere un effetto migliorativo sull’assetto attuale, che è devastante.

Il sig. Oltolina ha anche ragione nel ritenere non fattibile un’unione  federale tra nazioni storicamente molto diverse: tali unioni non funzionano, come dimostra l’Italia, paese assemblato dall’Impero britannico mettendo assieme popoli che non possono amalgamarsi, onde ottenere un paese diviso, debole, incapace di politica di interesse nazionale, quindi pilotabile dall’esterno. Parlando di un ordinamento europeo diverso dall’attuale, penso però non a una federazione, ma a un semplice mercato comune, con iniziative per promuovere ricerca scientifico-tecnologica e collaborazione nel campo scolastico.

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IL CONTE GALLEGGIA SULLA COSTITUZIONE LIQUIDA

IL CONTE GALLEGGIA SULLA COSTITUZIONE LIQUIDA

Contro la maggioranza elettorale italiana è ripartita la macchina del golpe finanziario con lo spread e le indebite pressioni di Berlino, Bruxelles e BCE  transitanti per il Colle anche come veto di nominare al Mef il prof. Paolo Savona, l’eurofilo e bancofilo pentito. Nei prossimi giorni si vedrà se Mattarella respingerà lo straniero o gli aprirà le porte. Se non accetterà Savona e la volontà popolare italiana, allora o metterà su un governo suo proprio, e questo sarà un golpe aperto; oppure scioglierà le camere e si andrà ad elezioni che saranno non solo pro o contro l’egemonia bancaria e tedesca, ma anche pro o contro gli atti del presidente. Egli, la fedeltà o infedeltà alla repubblica della sua condotta istituzionale, diverrebbe oggetto centrale del dibattito elettorale. Perciò è meglio, qualora sciolga le camere, che si dimetta, passando le funzioni al presidente del senato.

In sostanza, i fatti che stiamo osservando negli ultimi anni e, ancor più, nelle ultime settimane, dimostrano che le forze materiali e le volontà extra-giuridiche si affermano, giorno dopo giorno, irresistibilmente sfondando e seppellendo le norme formali e le garanzie – le norme costituzionali e quelle delle leggi ordinarie – senza che vi siano reazioni.

I fatti sono che abbiamo, nella Costituzione, un articolo 1 che riconosce la sovranità al popolo e un articolo 11 che consente limitazioni alla sovranità nazionale solo per ragioni di pace e giustizia nonché a condizione di parità, mentre nella realtà la sovranità legislativa, economica, fiscale e monetaria è stata non limitata, ma incostituzionalmente ceduta all’UE alla BCE etc. per motivi diversi dalla pace e dalla giustizia nonché a condizioni di subordinazione.

I fatti sono che abbiamo un art. 3 della Costituzione che vincola lo Stato a promuovere l’eguaglianza sostanziale tra i cittadini, un art. 36 che tutela il reddito da lavoro, un art. 41 che vincola l’impresa privata al bene pubblico e un art.47 che tutela il risparmio, ma lo Stato, la BCE e l’UE hanno operato esattamente in senso opposto, e continuano a farlo.

I fatti inoltre sono il colpo di stato del 2011, che afferma la sovranità della BCE e della Germania sull’elettorato italiano; sono la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale la legge elettorale ma legittimo il parlamento e la maggioranza parlamentare artefatta generati da quella legge incostituzionale; sono quella maggioranza che elegge presidente della repubblica uno dei giudici costituzionali che avevano dichiarato incostituzionale la legge che la aveva prodotta.

I fatti,  ancora, sono che abbiamo uno statuto della BCE che dispone che BCE, governi nazionali e governo comunitario non possano influenzarsi reciprocamente; ma nella realtà la BCE condiziona e guida le politiche nazionali con la minaccia di non comperare più i titoli del paese disobbediente, cioè di definanziarlo e farlo saltare.

I fatti più recenti sono strutturalmente complessi e configurano uno scenario di decomposizione generale della trama costituzionale nei suoi vertici istituzionali: capo dello stato e capo del governo.

Abbiamo la maggioranza degli elettori che vuole mettere in discussione i trattati europei e l’Euro (gli euroscettici in Italia ormai sono oltre il 70%), e la maggioranza parlamentare vuole fare un governo conforme a questa volontà, ma il predetto presidente della repubblica illegittimamente eletto, in contrasto con la volontà popolare, in violazione del suo dovere di difendere l’indipendenza della repubblica, e in ottemperanza alla volontà dei potentati europei, gli impone di nominare un premier e ministri che siano o perlomeno si dichiarino europeisti promettendo di non contestare i trattati.

Abbiamo una legge elettorale esplicitamente disegnata per produrre coalizioni di partiti, e abbiamo una coalizione che ha ottenuto la maggioranza relativa, ma il presidente della repubblica non ha dato al capo di questa coalizione nemmeno l’incarico esplorativo per formare il governo.

Abbiamo un partito di maggioranza relativa, principale componente della maggioranza, che, contrariamente all’art. 67 Cost., non concepisce i propri parlamentari come parlamentari – cioè rappresentanti dell’intero popolo, dotati di discrezionalità politica per le varie scelte – bensì come delegati, mandatari, che sono tenuti ad eseguire una volontà predefinita degli attivisti del partito, come volta per volta raccolta e dichiarata da una piattaforma informatica privata, soggetta peraltro al placet di un garante supremo non eletto.

Abbiamo che questo medesimo partito, che si definisce non-partito e sanziona con pesanti multe i suoi eletti che non stiano nei ranghi, è legato e forse sottoposto a società commerciali (Piattaforma Rouseeau, Casaleggio e partners) di cui non è chiaro chi le controlli e da dove, anche se è abbastanza evidente che la testa era negli USA; tutto ciò può essere un bene, piuttosto che un male, ma è anomalo e misterioso.

Abbiamo i due partiti di maggioranza che fanno approvare dalle loro basi il patto di governo, impropriamente denominato “contratto”, prima di presentarlo al presidente e al parlamento e prima di designare il capo del governo.

Abbiamo un capo del governo tecnico, non eletto, privo di qualificazioni e di standing politico, scelto dai partiti di maggioranza in un compromesso col Quirinale, e che chiaramente è egli stesso un delegato, un mandatario tenuto ad eseguire il “contratto” deciso da altri, in rottura dell’art. 95 Cost., che stabilisce che il capo del governo dovrebbe dirigere l’azione del governo e la sua politica generale.

Il quadro generale vede quindi una costituzione liquefatta, completamente demolita dai rapporti delle forze materiali e degli interessi – con gli interessi e le forze esterni all’Italia che partecipano e si impongono attraverso il capo dello stato italiano. L’osservanza della costituzione, almeno nei principi, dovrebbe essere il fondamento della legittimazione del potere statuale; ma quel potere li viola sistematicamente. Si sta dando, e ci sta imponendo, un’altra costituzione. E la sta formalizzando con norme prodotte ad hoc.

Adesso tutto questo sta diventando chiaro e tangibile a tutti. Tutti hanno l’opportunità di percepire che la Costituzione repubblicana è defunta, che non garantisce, che non fa argine ai poteri di fatto, interni ed esterni, e che l’Italia è un protettorato di interessi esterni. D’ora in poi sarà acquisizione popolare che il sistema reale non è quello formale, che il Rubicone viene continuamente attraversato. Un’era è finita, l’era dell’illusione che le parole scritte sulla carta abbiano potere rispetto ai poteri materiali. Il dibattito politico futuro sarà diverso, sarà più vicino alla realtà.

Veniamo al prof. G. Conte. E’ oramai assodato che egli ha arricchito il suo curriculum vitae et studiorum con attività non svolte. Presumo che Conte non sia convinto di aver fatto le cose che ha scritto nel suo curriculum senza averle fatte (se fosse convinto di averle fatte, allora il problema Conte sarebbe diverso). Perché lo ha fatto, sapendo che prima o poi sarebbe stato tutto scoperto? Forse perché si sentiva protetto e che chi doveva controllare chiudeva un occhio. Il guaio sarebbe se si scoprisse che l’abbia fatto per ottenere incarichi accademici supplendo alla scarsità delle sue pubblicazioni – cioè che abbia ottenuto cattedre e altri incarichi pubblici  mediante la frode. Tali scoperte lo discrediterebbero completamente all’estero (in Italia queste cose sono accettate, sono in continuità con la tradizione). Ma, se è vero ciò che scrivano i giornali sulle sua amicizie in Vaticano, con la famiglia Boschi, coi figli di Napolitano e di Mattarella (come lui giovani professori in Toscana), allora Conte è blindatissimo, ed è altamente improbabile che chiunque fosse al corrente di simili cose le faccia trapelare. Anche considerando che l’università italiana è tradizionalmente nepotista (vedi: Parentopoli. Quando l’università è affare di famiglia – di Luca Nino, Marsilio 2009), ed anche per questo è poco qualificata, poco qualificante e screditata nel mondo, con poche eccezioni.

Nello scenario delineato nei soprastanti paragrafi, è marginale che il capo del governo designato abbia millantato attività accademiche e professionali non svolte – attività per dipiù non qualificanti per il suo ruolo specifico, trattandosi di attività di diritto civile. E’ marginale perché, nello standard e nel sentire politici tradizionali italiani le millanterie e la coerenza hanno scarso peso. Marginale, ma indicativo che quest’uomo è in continuità col passato, col costume nazionale, quindi non completamente credibile per presiedere il “governo di cambiamento”. Peraltro, se il compito assegnatogli non è di fare il capo del governo realmente, ma di eseguire un mandato limitato anche nel tempo, oltre che definito da Salvini e di Maio, quella sua continuità cogli inveterati costumi nazionali non è importante.

 

Da ultimo, qualche considerazione generale sul diritto come scienza.

Il diritto si eleva alla dignità di scienza quando va oltre l’analisi delle norme (del loro significato individuale e sistemico, delle loro contraddizioni, etc.) e si mette a osservare i fatti e le loro correlazioni, ossia come i sistemi socio-politico-economici e i soggetti (uomini, persone giuridiche pubbliche e private, istituzioni, Stati, organismi sovra-statuali), sia individualmente che aggregatamente, si comportano e come modificano il loro comportamento, particolarmente rispetto alle norme già esistenti e a quelle che via via vengono introdotte. Invero, la società e le istituzioni operano in modo sistematicamente diverso da come la Costituzione e le leggi prescrivono che si comportino; e spesso le modificazioni dei comportamenti suddetti, prodotte dall’introduzione di una norma, sono diverse o contrarie all’intento di quella norma, o mens legislatoris.

Il diritto diventa scienza, insomma, quando si mette a osservare e misurare le interazioni tra le due variabili in azione: le variabili “norme di diritto” e le variabili “comportamenti di fatto” (ad esempio: come l’introduzione di un determinato divieto od obbligo modifica il comportamento dei soggetti interessati), per estrapolare le costanti di queste interazioni, le correlazioni tra le varie modificazione delle norme e le varie modificazioni dei comportamenti – costanti che sono le norme di fatto (empiriche, scientifiche), cioè reali.

26.05.18 Marco Della Luna

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ERAVAMO SOVRANISTI

ERAVAMO SOVRANISTI

Scelgono Conte e la sovranità europea: voltafaccia totale?

In nome degli interessi nazionali e del bene sociale, gli italiani hanno votato le forze sovraniste Lega e M5S per opporsi all’europeismo bancario guidato dalla grande finanza internazionale devastatrice e golpista (vedi Grecia): Rothschild, Rockefeller, Soros etc. Il nascente governo Lega – 5 Stelle doveva realizzare questa opposizione, ma inizia facendo esattamente il contrario:

– sceglie come proprio capo il prof. Giuseppe Conte, un personaggio oscuro, tanto oscuro che la sua pagina in Wikipedia è sparita subito dopo la sua designazione, formato e impiegato in università controllate proprio da quei personaggi della finanza globale (Yale, Girton College, Luiss), nonché amico dei Boschi nonché – pare- di Verdini;

-firma un Contratto di Governo che, oltre e a non menzionare affatto la difesa dello stato nazionale parlamentare democratico, adotta, al suo art. 29, il principio della subordinazione dell’Italia all’Unione Europea e della cessione a questa della sovranità nazionale: “l’Italia chiederà la piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona” (i quali appunto implicano la costituzione di un superstato europeo senza dare a questo un carattere democratico, ma conservandone la natura autocratica);

“Chiederà” [cioè, si limiterà a chiedere e non avrà un piano B di contromisure per il caso che la richiesta sia respinta, come tutte le analoghe richieste sono state respinte sinora; e chi non ha contromisure pronte, non vedrà mai accettate le proprie richieste] :

“di affermare l’identità europea sulla scena internazionale che sia sganciata dall’immagine della supremazia di uno o più Stati-membri [cioè Germania, Germania + Francia]” (il che vuol dire che non si opporrà all’egemonia tedesca entro l’Unione, ma solo al fatto che essa appaia all’esterno dell’Unione);

-“ di rafforzare come stabilito una “stretta cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni” (il che vuol dire più potere dei giudici non-italiani di intervenire in Italia e, soprattutto, più potere dell’Eurogendfor di operare in Italia per schiacciare eventuali proteste di popolo);

-di rafforzare i poteri del Parlamento europeo, unico organo elettivo, rispetto agli organi comunitari non elettivi (obiettivo irrealistico: bisognerebbe rovesciare l’impianto verticistico-burocratico dato all’UE sin dall’origine, sempre confermato, e che è il suo scopo);

– di “vagliare le competenze dell’UE riportando agli Stati quelle che non possono essere efficientemente gestite a livello di Unione e rafforzando al contempo l’incisività e la capacità decisionale dell’UE sul suo ambito di intervento” (cioè ancora più potere all’eurocrazia e alla Germania nelle materie più importanti).

L’art. 29 del Contratto di Governo chiude in bellezza: “ritornare all’impostazione delle origini in cui gli Stati europei erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà” (solo che nessuno di questi nobili sentimenti era all’origine del progetto europeista, come la ricerca storica ha dimostrato, bensì un puro calcolo di dominio finanziario e ingegneria sociale).

In questo spirito, il nascente governo “ritiene necessario rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, procedura per gli equilibri macroeconomici eccessivi, etc.) attualmente asimmetrico, basato sul predominio del mercato rispetto alla più vasta dimensione economica e sociale.” Peccato che questo predominio del mercato, o meglio di chi lo controlla e manovra, sia dovuto a forze e interessi molto potenti, che la coalizione Lega-Stelle neppure nomina, quindi non si immagina come possa modificare la struttura europea da esse costruita.

Se un siffatto governo verrà varato, buona parte dell’elettorato dei due partiti si sentirà delusa e tradita da questo apparente voltafaccia e da quanto potrà seguirne. Si chiederà come mai Di Maio ha tirato fuori Conte e perché mai Salvini lo ha accettato. Si chiederà se la promessa tutela degli interessi nazionali fosse solo una finta per raccogliere voti. Io credo che i due partiti in questione reagiranno con qualche mossa concreta e sonora, sapendo che altrimenti perderebbero completamente il carisma e gran parte dei voti. Forse quello che ho descritto sopra è il frutto della politica come arte del possibile, cioè di un negoziato già concluso con i potentati finanziari egemoni; o forse è solo un pro-forma, un nascondimento dei veri progetti  giallo-verdi, che riemergeranno dopo il voto di fiducia e che rimangono sovranisti e comprendenti opzioni di rottura e di uscita dall’euro, in caso di mancato accordo in sede UE.

Ma il significato profondo di questo apparente voltafaccia europeista dei due movimenti “sovranisti” mi pare essere la conferma dell’esistenza di vincoli gerarchici internazionali– quelli cui accennavo nel precedente articolo – imposti proprio da quei potentati finanziari cui i “sovranisti” promettono o promettevano di opporsi. Tali vincoli prevalgono sul voto popolare e chiunque ottenga la maggioranza “democratica” poi sarà costretto ad allinearsi o a raggiungere un compromesso con gli interessi che essi tutelano. Vedi Tsipras. L’elettorato non può decidere il premier, né il presidente della repubblica, né le scelte politiche e strategiche. Tali decisioni sono (state) prese fuori dall’Italia.

22.05.18 Marco Della Luna

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IL SOVRANO E IL PRESIDENTE

IL SOVRANO E IL PRESIDENTE

Perché il Colle non è Italia

L’operato degli ultimi presidenti manifesta che il presidente della repubblica non è un’istituzione italiana, è un organo dell’ordinamento sovranazionale preposto ad assicurare l’obbedienza dei governi italiani agli interessi stranieri egemoni, cioè al vero sovrano. Bisognerebbe rivolgersi a lui come a uno straniero.

I leaders dei partiti vincitori delle elezioni, rappresentanti della maggioranza assoluta dei votanti, vogliono dar vita al governo, ma si trovano di fronte, a mettergli i paletti sul cammino e i bastoni nelle ruote, un presidente che viene dal partito avversario e sconfitto – un presidente scelto anni fa dal leader di quel partito non certo per agevolare i suoi avversari, ed eletto grazie al premio di maggioranza incostituzionale della precedente legge elettorale, premio giudicato incostituzionale dallo stesso attuale presidente, quando era giudice costituzionale. Questi, poi, applicando una logica quantistica (cioè quella affrancata dal principio di non contraddizione), ha appunto accettato di essere eletto presidente su quel presupposto illegittimo. Illegittimo ma sanato, poiché la corte costituzionale aveva stabilito che quella legge elettorale era sì illegittima, ma i suoi effetti restavano legittimi, compreso il premio di maggioranza – ulteriore lezione di logica quantistica – che poi ha veicolato al colle supremo un membro di essa corte.

Conseguentemente, ora abbiamo questa curiosa situazione, grottescamente anti-democratica, in cui i rappresentanti della maggioranza del popolo “sovrano” devono subire volere contrario del presidente scelto dalla controparte politica, nominato da una maggioranza illegittima e non più esistente, il quale si riserva di approvare, se non anche di designare (con operazioni a porte chiuse e su cui intervengono cancellerie straniere contrarie a una politica indipendente dell’Italia), il capo del governo, i ministri, le stesse linee politiche di fondo, imponendo in particolare l’adesione del progetto europeista e alle regole già prescritte dall’eurocrazia – ossia, compiendo una scelta politica autoritaria al fine di vincolare la maggioranza e il governo, contro la maggioranza parlamentare e del Paese, che ha una posizione critica nei confronti di quel progetto e di quelle regole eurocratiche, che vuole rinegoziarle a fondo, alla luce dei loro accertati effetti sfavorevoli soprattutto sull’Italia. Una posizione di priorità per la sovranità popolare rispetto a un’eurocrazia non eletta e non democraticamente responsabile, in cui un solo paese, il paese egemone, ha il potere di iniziativa, e di fatto lo esercita innanzitutto in favore della grande finanza e, secondariamente, per i suoi cittadini. Una volontà che il sovrano straniero non accetta e che contrasta attraverso il Colle – il quale, per l’appunto, non è Italia.

Conseguentemente, il presidente ha ammonito i rappresentati della maggioranza sovranista degli italiani: sbagliate ad essere euroscettici, dovete smetterla. Egli ha parlato dell’Unione Europea, di come questa era partita fattiva e ispiratrice di speranze, di come si è ridotta in quanto a slancio, progetti, consensi, obiettivi, a un regime finanziario disattenta alla sfera sociale e morale. Ha detto che bisogna rilanciare l’Unione Europea perché solo unendoci possiamo superare le sfide del presente e del futuro. Ha evocato il demos europeo, che però non esiste perché non vi è unità di mentalità, di interessi, di òikos, di polis: per fare un demos non basta  l’imposizione, per altro mezzo fallita, di una burocrazia, di un pensiero unico fatto di clichés propagandistici puerili e smentiti continuamente dall’evidenza.

E se l’Unione Europea si è consegnata alla finanza ed è divenuta una centrale di controllo bancario sulle nazioni, di concentrazione del reddito e del potere nelle mani di un’élite finanziaria parassitaria e antisociale, che toglie diritti, lavoro, reddito e sicurezza alla gente, ciò avviene non a cagione di un errore correggibile, bensì per ragioni di interessi e di rapporti di forza reali, per il tornaconto di una classe finanziaria globale detentrice del vero potere, contro il quale non vi è ragione o ideale o ‘dover essere’ che tenga. Quella classe voleva riformare la società e il diritto a proprio vantaggio, e sin dall’inizio questo era il suo piano, il piano che i presidenti italiani devono assecondare.

Così, in quanto all’Unione che – a detta del presidente – dovrebbe consentirci di superare le difficoltà epocali, quello che succede nella realtà è che l’establishment del paese più forte, cioè della Germania, spalleggiato da qualche complice come la Francia, che riceve benefici, scarica i suoi costi del superamento delle difficoltà sui paesi più deboli. Quindi l’Unione consente di affrontare le sfide, ma nel senso che consente al più forte di superarle prendendo le risorse del più debole attraverso governanti collaborazionisti. Certo, sarebbe bello essere uniti e solidali per affrontare le difficoltà, ma le cose non vanno a questo modo, siccome il più forte sempre tende ad approfittare del più debole, e al più debole conviene affrontare le difficoltà da solo: è il minore dei mali.

E’ così che funziona il mondo reale da quando esiste, ogni presidente lo sa perfettamente, ma deve fingere. L’inesistente mondo della solidarietà nei rapporti internazionali e dell’unione che fa la forza è solo una dissimulazione del fatto che gli alti interventi dei presidenti sono atti di obbedienza a interessi di potenze straniere dominanti, come quando uno di essi, violando la costituzione, ci mandò in guerra contro la Libia e a nostro danno, al servizio di interessi soprattutto francesi; o come quando ci impose Monti e le sue politiche a beneficio dei banchieri speculatori franco-tedeschi. Anche la Fornero, madre di una legge infame, per la cui abrogazione ha votato la maggioranza degli italiani, si è arrogata di avvertire la Salvini e di Maio che si possono scordare di abrogarla, riferendosi a un superiore potere al di fuori dei nostri confini.

Da diversi anni vado spiegando (v. Presidente Travicello, dell’11.11.15) che la funzione reale del presidente, nell’ordinamento costituzionale e internazionale reale – ripeto: reale –, è quella di assicurare alle potenze dominanti sull’Italia, paese sconfitto e sottomesso, l’obbedienza del governo e delle istituzioni elettive.

Affinché possa svolgere cotale ruolo, il presidente, nella struttura costituzionale, è posto al riparo della realtà e delle responsabilità politiche, analogamente a come, nelle monarchie, il re è protetto da esse, perché egli è la fonte ultima di legittimazione del potere costituito e degli interessi che esso serve. Solo che nelle vere monarchie il re era protetto nell’interesse del suo paese, mentre nel protettorato Italia il presidente è protetto nell’interesse del sovrano straniero.

Invero, nelle monarchie contemporanee e in molte monarchie passate il re non governa (direttamente), ma nomina un primo ministro, il quale forma il suo gabinetto, e con esso governa, si prende le responsabilità politiche, si espone al confronto con la realtà, con gli insuccessi, col malcontento popolare; e può quindi venir licenziato, sfiduciato, cacciato, anche con biasimo, senza che sia intaccata la figura del monarca. La faccia della corona è sempre salva. Esistono persino norme che puniscono penalmente chi attribuisca al monarca la responsabilità politica di atti del governo. Ciò sebbene il monarca sovente scelga il primo ministro e indirizzi l’azione del governo mediante vari strumenti, a cominciare dai discorsi pubblici, dalla moral suasion, e passando attraverso i servizi segreti e la sua partecipazione al sistema bancario centrale.

Nell’ordinamento repubblicano italiano vi sono residui più o meno forti di questa dualità dello e nello stato, tra istituzioni e poteri protetti, e istituzioni e poteri logorabili. Le istituzioni protette sono principalmente, il Capo dello Stato, i magistrati, il sistema bancario; non più il parlamento (che è composto perlopiù da nominati delle segreterie partitiche, privi di reale e autonomo potere, aventi funzione sostanzialmente di ratificatori e di figuranti). Capo dello Stato e potere giudiziario sono detti “poteri neutri”, anche se palesemente non sono neutri né neutrali. Le istituzioni esposte al logorio, al biasimo, alle responsabilità, all’insuccesso, alla verifica dell’efficacia/inefficacia del loro operato, sono invece quelle politiche: il  parlamento e, soprattutto, il governo. Si osservi che ieri il tribunale di sorveglianza ha riabilitato Berlusconi con un mese di anticipo sulla tabella, così che adesso Silvio può rientrare in parlamento e scompigliare i giochi. Qualche notista ha visto in questa anticipazione un ulteriore intervento politico di un potere protetto e falsamente neutro – quello giudiziario – per boicottare un governo Lega-M5S pericoloso per gli interessi “europei” sull’Italia.

Il Presidente della Repubblica, Capo dello Stato, nell’ordinamento italiano ha ed esercita poteri anche di indirizzo governativo e legislativo, ma non è esposto a logorio, a delegittimazione, a biasimo, al perdere la faccia, anche quando interviene su chi è esposto.

Il presidente non ha mai torto, è sempre saggio. Tutti elogiano le sue affermazioni, manifestando ammirazione e consenso per esse, anche quando sono banali o faziose o false. Chi si oppone e le critica, appare come un estremista. Il presidente non ha un passato rimproverabile, o lo ha ma non se ne deve parlare. I mass media lo rispettano. E’ un potere palesemente temuto, dotato di efficaci e poco regolamentati strumenti per delegittimare e mettere in crisi l’azione sia dei poteri politici che degli organi giudiziari. Strumenti che agiscono sottobanco, senza trasparenza. Strumenti per sostenere o attaccare e per bloccare attacchi e indagini. Dispone di un numeroso personale (oltre 800 persone) e di molto denaro, che può usare senza specificare per che cosa. Tutti, quindi, si guardano dal criticare il Presidente della Repubblica. Al più si può fingere che le sue parole abbiano significati e implicazioni che non hanno, per tirare la sua autorevolezza dalla propria parte, o per fare apparire le sue esternazioni come meno critiche di quello che in realtà intendono essere.

Quella che precede non è, chiaramente, una critica dei presidenti: il loro operato non è libero, ma è conseguenza della posizione subordinata e servile che l’Italia ha e ha sempre avuto, sin dalla sua creazione come stato unitario. Una posizione dalla quale ha ripetutamente e invano tentato di uscire, per elevarsi alla parità con le altre potenze, dapprima mediante le conquiste coloniali, poi mediante la partecipazione alla I Guerra Mondiale, indi alla II Guerra Mondiale. La capitolazione del 1943 la ha ridotta a un livello ancora più subordinato di quello che aveva prima. I successivi tentativi di praticare politiche di interesse nazionale, anche in settori limitati, sono stati stroncati in vario modo: si pensi a Mattei, a Moro, a Craxi, per finire col colpo di stato del 2011.

Posto che un giorno l’Italia, o parte di essa, si liberi dall’egemonia straniera, e che voglia e possa fare qualche riforma in senso democratico, per porre fine alle interferenze sottobanco di poteri non delimitati sulle scelte degli elettori mediante, quel giorno l’istituto del presidente della repubblica andrà sostanzialmente modificato: o ne si fa un capo politico, politicamente responsabile e criticabile, eletto dal popolo – cioè si fa una repubblica presidenziale o semi-presidenziale –; oppure ne si fa un notaio senza poteri politici, ma allora occorre un sistema elettorale che formi direttamente la maggioranza di governo attraverso un ballottaggio per assegnare il premio di maggioranza, e che elegga pure direttamente il primo ministro attraverso il suo abbinamento alla lista; questo primo ministro sarà un cancelliere, con facoltà di nominare e revocare i ministri e di dettare l’indirizzo di governo. Potrebbe anche avere il potere di sciogliere la camera. In ambo i casi, come contrappeso al premio di maggioranza, sarebbe necessaria anche una riforma del bicameralismo, nel senso che sia eletta come sopra una sola camera, avente la funzione di votare la fiducia e le leggi ordinarie; mentre la seconda camera, avente le funzioni di nominare le cariche di garanzia e di votare le leggi costituzionali, elettorali e sulla cittadinanza, sia eletta con metodo proporzionale puro (così da rappresentare le effettive preferenze dell’elettorato) e non possa essere sciolta prima della scadenza naturale.

12.05.18 Marco Della Luna

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KALERGI E LA FINANZA “EBRAICA”

KALERGI E LA FINANZA “EBRAICA”

Riflessioni su

Kalergi – La Prossima Scomparsa degli Europei

di Matteo Simonetti – Nexus Edizioni, 2018

 

Nel suo saggio sul c.d. Piano Kalergi e sui pamphlets del conte Richard Coudenhove Kalergi (Idealismo pratico, Paneuropa), Simonetti fa risaltare bene come quest’autore, che scrive negli anni venti del secolo scorso, argomenta in modo semplicistico e senza alcuna pretesa scientifica nel descrivere e far proprio quello che pare non un piano ideato da lui, ma piuttosto un piano che egli ha creduto di riconoscere come strategia generale di lungo termine negli ambienti cosmopoliti, politici, massonici che frequentava.

Il piano – nella esposizione di Kalergi – ha alcune premesse, estremamente grossolane. Innanzitutto l’umanità occidentale si dividerebbe in due tipi di uomo:

– il tipo cittadino, aperto, elastico, moralmente labile, identitariamente pure labile, incostante, adattabile, manipolabile;

-il tipo rurale, che l’autore definisce chiuso, identitario, conservatore, moralmente rigido, tenace.

L’autore auspica l’eliminazione sia degli stati nazionali che di questo secondo tipo attraverso una trasformazione soprattutto etnica e valoriale, da ottenersi mescolando la razza bianca con le razze africane onde produrre una miscela caffelatte, simile a quella che egli ritiene fosse predominante dell’Antico Egitto, privata di identità etnica, di coscienza storica, di valori, riferimenti e confini nazionali – cioè di oikos, di polis, di civitas -, entro un super stato paneuropeo e domani probabilmente panoccidentale.

Come tutti i popoli, anche questo popolo amorfo, questa massa, non avrà, secondo Kalergi, le capacità mentali per governarsi; perciò dovrà essere governata dall’unica razza saggia e capace di reggere il mondo, perché selezionatasi e perfezionatasi attraverso molte prove e difficoltà, che l’hanno resa unita e dotata di una coscienza nazionale collettiva: la razza ebraica, e particolarmente i finanzieri ebrei (già il filosofo Auguste Comte aveva preconizzato una società retta dai banchieri). L’autore sposerà un’ebrea, pur non essendo egli stesso ebreo.

Kalergi si inscrive così nel novero di coloro che vorrebbero rifare gli uomini con lo stampino per uniformarli e conformarli a un progetto socio-antropologico elaborato a tavolino, per standardizzarli. Alcuni ci hanno anche provato con grande impegno: Stalin, Hitler, Pol Pot e altri. I loro sforzi di ingegneria sociale hanno prodotto tutti un forte degrado della civiltà e immense sofferenze, senza generare una nuova umanità, perché – a quanto pare – la coartazione può soltanto peggiorare l’uomo.

Dal nostro osservatorio storico del 2018, rileviamo, assieme a Simonetti, che il piano di eliminazione delle identità etnico-storico-culturali, degli stati nazionali, dei valori e dei riferimenti etici, è stato ormai in buona parte eseguito, all’insegna del mercatismo liberale globalizzante, esportato anche militarmente sotto il nome di democrazia, e che è stato eseguito proprio coi mezzi e dagli attori internazionali previsti dal “Piano Kalergi”, scritto negli anni ’20 del secolo scorso.

Ma ciò (il fatto che questa pianificazione fosse descritta già quasi 100 anni fa) implica – attenzione! – che già all’inizio dello scorso secolo era stato progettato quello che poi, sotto la simulazione di un processo spontaneo, democratico e idealistico, nonché necessitato da leggi economiche, è stato eseguito e viene completato ai nostri giorni. I padri della c.d. Europa Unita non sono quelli dichiarati. Lo scritto di Kalergi, pertanto, è una prova storica illuminante che delegittima e smaschera come non genuini e come miranti a un altro e subdolo scopo, rispetto a quello dichiarato, il c.d. processo di integrazione europea e altri processi trasformativi in atto, dalla finanza alla globalizzazione, all’immigrazionismo, alle riforme della famiglia e della sessualità nell’ideologia del gender e nei suoi prodotti legislativi.

 

In questo valore di prova storica sta la principale utilità politica dell’opera di Simonetti, il quale ricostruisce le vicende storiche afferenti all’attuazione del piano (descritto da) Kalergi, evidenziando alcuni tratti portanti, smascherano la suddetta mistificazione “buonista” e ciò che dietro di essa si nasconde. E’ nel suddetto progetto, non per un’esigenza di pace e fratellanza, che gli stati nazionali e le identità nazionali e storiche europee sono stato abbattuti in favore del super stato burocratico e autocratico dell’Unione Europea.

Altri fondamentali attori del piano Kalergi sono stati l’ONU, la CIA, gli organismi bancari internazionali. Oggi nel mondo il potere effettivo ultimamente è in mano a dinastie familiari finanziarie sovranazionali. Noi tutti conosciamo i nomi di queste famiglie. Sappiamo che portano avanti piani politici multigenerazionali cavalcando i cicli economici e le guerre, mentre la classe politica sottoposta al voto popolare lavora su termini brevi o brevissimi e non ha capacità di pianificazione di lungo termine. ONU, USA, UE, FMI sono loro strumenti.

C’è chi fa notare, spesso con intento di vieta istigazione antisemita, che i nomi di quelle grandi famiglie bancarie sono nomi ebraici, quasi tutti. Ma è ingiusto, stolto e superficiale prendersela con gli ebrei accusandoli di essere i soliti spietati strozzini manipolatori e di ordire un complotto mondiale. Infatti, non solo percentualmente sono pochissimi gli ebrei dediti alla grande finanza sul totale degli ebrei, ma soprattutto sono ebrei proprio i più validi demistificatori, i più implacabili analisti critici di questo regime oligarchico finanziario – filosofi, economisti, sociologi, psicologi, naturalisti -, contro l’oppressione capitalista sull’uomo, e non solo oggi, ma perlomeno dai tempi di Karl Marx, cioè dai tempi in cui il capitalismo finanziario sorgeva come potenza politica dominante!

La realtà statistica e scientifica è che il popolo ebraico, intellettualmente, ha una prominenza generale sugli altri popoli. Basti guardare a quanti Premi Nobel ha raccolto, nella sua esigua consistenza numerica. Esso, o meglio la sua componente ashkenazita – la quale geneticamente non è nemmeno semitica ma caucasica, quindi niente ha a che fare con gli ebrei della Bibbia –  ha un quoziente intellettivo medio di 112 contro il 104 dei bianchi occidentali, il 108 dei gialli orientali, il 90 degli indiani, l’85 dei nordafricani, il 70 circa degli altri africani e di alcuni paesi caraibici, tra cui scende fino al 56. Per la psichiatria, da 70 in giù siamo nella debolezza mentale – e qui un pensiero va all’immigrazione di massa che viene in gran parte dalle aree con la media intorno al 70. Si noti che i tests per il Q.I. sono culture fair, ossia non sono influenzati dal livello di istruzione. E’ vero che i tests che misurano il Q.I. non misurano tutte le molteplici facoltà della psiche, e che probabilmente non rilevano alcune delle più sottili, elevate, creative, mistiche – se vogliamo; però misurano le capacità razionali, che sono le più importanti all’atto pratico, nelle scienze come nell’economia applicata.

È pertanto automatico che gli ebrei primeggino in tutte o quasi le umane attività, compresa la finanza e la politica. Se combinate inoltre la superiore intelligenza con la superiore solidarietà etnica, quindi efficienza, basata su un più forte senso identitario, allora il primato anche economico e politico degli ebrei sarà un risultato automatico, come pure le controreazioni difensive antiebraiche in molti popoli e periodi storici. Più coesione e più social capital (nel senso di R. Putnam, di senso civico interno) consentono agli ebrei non solo maggiore efficienza, ma anche migliore democrazia e giustizia sostanziale entro le loro comunità, e in generale uno stile sociale più cooperativo, più libero dall’individualismo competitivo e dal malthusianesimo che dominano il modello socioeconomico per gli altri popoli. A questi altri popoli, conformemente al Piano Kalergi, viene imposta una massiccia immigrazione di altre culture, così da abbassare il loro social capital e da condannarli al modello competitivo darwinista, diminuendo la capacità di attuare una collaborazione solidale, quindi la loro efficienza.

Aggiungiamo che gli ebrei, a seguito della diaspora, hanno per primi sviluppato una cultura, un networking e una capacità operativa globali e sovranazionali – pensate alla rete bancaria della famiglia Rothschild.

Essi sono, infine, l’unica etnia che abbia guadagnato il diritto di preservarsi dalla commistione con le altre etnie, persino nei nostri tempi di grande mescolamento, senza subire la terribile accusa di razzismo.

Tutto ciò però non implica affatto che il popolo ebraico, o meglio ashkenazita, oppure la comunità finanziaria internazionale, sia capace di governare efficacemente il sistema globale – credo che nessuno abbia le capacità per farlo. Di fatto, la grande finanza che dirige la politica e l’economia, non sta certo brillando in questo còmpito, nonostante i potentissimi strumenti di condizionamento economico, politico e culturale di cui dispone, e l’uso spesso brutale che ne fa. Essa è un’élite scadente, volgare, ossia abile e tecnologica ma, a quel che appare, priva di una visione che vada oltre il basso utilitarismo, lo sfruttamento, la manipolazione, la bramosia di sopraffazione. Soprattutto, è un’élite mossa dagli appetiti medesimi che muovono le masse sprovvedute e degradate che essa unilateralmente e irresponsabilmente gestisce. E non riesce a governare il mondo in un modo bilanciato, anche perché molti mangiano la foglia, non bevono la propaganda e votano in qualche modo contro il mainstream calato dall’alto.

 

In chiusura, faccio presente che tutti coloro che hanno fatto studi e scoperte nel campo della genetica, soprattutto se correlata all’intelligenza e alla delinquenza in relazione alle varie etnie, sono stati perseguitati con accuse morali di diverso tipo, e lo sono stati anche i due scopritori del DNA, Crick e Watson, ossia di quella cosa che lega a un fattore biologico ereditario, almeno per una parte di esse, le capacità e le inclinazioni delle persone, dimostrando con ciò false le tesi morali(stiche) secondo cui tutto è appreso e costruito socialmente, comprese le capacità superiori o inferiori.

La prevalente sensibilità morale, come si è costruita negli ultimi decenni tra cristianesimo, socialismo e politically correct, reagisce con rabbia automatica e rifiuto preconcetto ad ogni evidenza scientifica di caratteristiche biologicamente determinate, e non socio-culturalmente prodotte, negli esseri umani.  Ultimamente questo rifiuto viene espanso e diretto, con forte impegno e investimento anche “europeo”, verso i caratteri biologici sessuali, per “sostituirli” con quelli socio-culturali del “genere”.

30.04.18 Marco Della Luna

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PD-M5S: UN GOVERNO PER IL FMI

PD-M5S: UN GOVERNO PER IL FMI

Il Fondo Monetario Internazionale di Washington, con la sua nota storia di sabotaggi e saccheggi delle economie dei paesi sottomessi attraverso le sue ricette economiche deliberatamente errate, torna ad occuparsi dell’Italia raccomandando di aumentare le tasse sul risparmio, sulla casa, sui consumi per alleggerire quelle sul lavoro. E’ la medesima ricetta che il FMI attraverso il governo Monti impose nel 2011, producendo il crollo del PIL, del mercato immobiliare e dei consumi, in particolare svalutando il patrimonio immobiliare italiano di circa il 30%, ossia di oltre 2000 miliardi di euro.

Più tasse su risparmio, immobili e consumi comportano riduzione della domanda interna e fuga dei risparmi e degli investimenti verso l’estero. Ecco l’obiettivo del Fondo Monetario Internazionale.

Pensateci bene: se grazie alla riduzione delle tasse sui redditi di lavoro vi ritrovate con più reddito disponibile e insieme con un’IVA più alta, con tasse patrimoniali aggiuntive sulla casa e sugli investimenti immobiliari, che cosa fate? Non vi viene certo voglia di aumentare i consumi e gli investimenti di risparmio. Invece vi viene voglia di portare i soldi all’estero.

E se invece il taglio delle tasse sul lavoro vi consente semplicemente di ottenere un impiego sufficiente a mantenervi coi magri salari che oggi vengono concessi, che cosa comprate? Comprate i prodotti che costano poco venduti nei discount, prodotti che vengono dall’estero, quindi i vostri soldi egualmente finiscono all’estero. Come con le rimesse degli immigrati. Tutto contribuisce a decapitalizzare l’Italia.

Tutto questo porta a minor domanda di beni e servizi prodotti in Italia virgola quindi a recessione indotta dal calo della domanda interna e degli investimenti interni.

Al contrario, da sempre, ciò che fa ripartire l’economia, l’occupazione, i consumi, e soprattutto la domanda di beni e servizi prodotti nel paese, è il mercato immobiliare, le costruzioni, l’arredamento, l’impiantistica, la progettazione, etc. Ancora oggi, in Italia, vi è spazio per l’industria edile: abbiamo un grande patrimonio immobiliare da recuperare, ristrutturare, riqualificare. Abbiamo bisogno di grandi opere infrastrutturali per i trasporti marittimi e ancor più di opere idrogeologiche su tutto il territorio nazionale.

L’Italia ha avuto i suoi migliori periodi di espansione quando avveniva proprio questo, l’investimento nel mattone da parte delle famiglie e delle imprese, che poi usavano i beni immobili come garanzia accettata dalle banche per finanziare l’acquisto di beni di consumo e strumentali, l’apertura di nuove aziende, la crescita. Ma le banche accettavano in garanzia i beni immobili quando gli immobili non erano tartassati dal fisco.

È questo il senso malizioso della politica raccomandata dal Fondo Monetario Internazionale in passato come oggi: sabotare l’economia nazionale, impoverire, trasformare radicalmente l’Italia in territorio decapitalizzato e indebitato, passivo serbatoio di manodopera mal pagata (alimentato da scadente immigrazione) e sfruttata a disposizione della grande industria straniera, soprattutto tedesca, che si trattiene tutto il profitto della filiera. Un paese schiavo del debito pubblico e privato, gestito da una classe dirigente ad alta vocazione parassitaria alleata con gli interessi stranieri e che trae il grosso dei suoi consensi dalle regioni e dalle categorie che vivono di trasferimenti a carico delle aree produttive.

Questo è lo spirito del governo servile che si sta cercando di impiantare a Palazzo Chigi con un inciucio M5S-PD. Il M5S ormai, al di là dei suoi programmi, deve la sua forza elettorale a un voto motivato in gran parte da aspettative assistenzialistiche (reddito di cittadinanza, rectius di sussidio a chi risulta disoccupato, trasferimenti meridionalisti), quindi è legato a quelle aspettative; anche il PD deve la sua residua forza a categorie ampiamente improduttive e ai legami col mondo bancario. La  sinergia tra questi due partiti sarà quindi necessariamente nel senso di aumentare la tassazione e i trasferimenti, oltre che di obbedire alle richieste della c.d. Europa e dei c.d. mercati. E di proteggere il passato bancario di molti uomini del PD, come spiegato nel mio precedente articolo.

23.04.18 Marco Della Luna

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MPS: IL SILENZIO VALE UN GOVERNO PD-M5S?

MPS: IL SILENZIO VALE UN GOVERNO PD-M5S?

Il 22 Marzo scorso sulla prima pagina de “La Verità” campeggiava il titolo “E i vertici Mps accantonano i soldi per le buonuscite” di Francesco Bonazzi, circa la delibera del CdA di MPS in cui si destinano 18 milioni per le buonuscite di dirigenti apicali anzichè fargli causa per danni chiedendo il sequestro di tutti i loro averi – nonostante le pessime prestazioni della dirigenza del Monte e alla faccia delle decine di migliaia di posti di lavoro che sta tagliando e dei soldi che trattiene ai dipendenti restanti per finanziare lo scivolo dei colleghi in esubero.

Bonazzi interpreta questa delibera nei seguenti termini, lineari e logici: il CdA di MPS, vista la débacle elettorale di quella sinistra che fa da braccio politico del discutibile ceto bancario italiano e franco-tedesco, prevedendo quindi l’avvento di un governo senza PD che indagherà nella mala gestione e silurerà i dirigenti colpevoli, ha preparato un cospicuo fondo di buonuscita per quei medesimi dirigenti – i quali sono in parte membri del CdA, quindi co-autori di quella delibera.

 

Fin qua Bonazzi. Ma qual è la possibile funzione pratica di una siffatta delibera? Del remunerare quei dipendenti immeritevoli?

Forse essa vuole assicurare a quei dirigenti la remunerazione per ciò che hanno fatto: le loro scelte, rovinose per il Monte, hanno però algebricamente avvantaggiato altri soggetti. Forse essa vuole coprirli di soldi nel timore che parlino al pubblico di questi soggetti. E delle sofferenze che causarono la crisi del Monte, ovviamente ignorate dalla Commissione d’Inchiesta (come ho spiegato in un precedente articolo: http://marcodellaluna.info/sito/2018/01/20/il-monte-degli-inganni/) – sofferenze anteriori e di altri clienti, rispetto a quelle emerse successivamente e messe sulla lista dei 100 grandi crediti deteriorati, fintamente secretata e prontamente trapelata ai mass media. Sofferenze assai molto più compromettenti per la partitocrazia.

La delibera in questione sarà sottoposta all’assemblea dei soci dopodomani, 12 Aprile, e qualcuno è arcisicuro che sarà approvata, perché – scrive Marco Sbarra (I Capitan Schettino del Monte si preparano ad abbandonare il Titanic che affonda? – “Il Cittadino” online del 23.03.18) “è impensabile che sia stata messa a punto senza l’approvazione preventiva del socio di maggioranza, cioè dell’esimio professor Padoan.” E aggiunge, causticamente: “Il premio in azioni non viene ancorato ai risultati raggiunti, ma viene garantito in caso di dimissioni o “defenestrazioni”.”

In un primo tempo, i beati destinatari dei 18 milioni erano o parevano essere l’AD di MPS Marco Morelli (principale autore della delibera stessa), l’AD di MPS Capital Service Giampiero Bergami, l’AD di Widiba S.p.A. Andrea Cardamone e altri dirigenti apicali.

Il Monte sta franando da sei anni, e la frana ha fatto sparire credo ormai 5 aumenti di capitale e gli oltre 3 miliardi messici dai governi a guida PD; il valore di borsa continua a calare. La perdita del 2017 è di 3,5 miliardi. E i governi a guida PD hanno buttato i soldi dei contribuenti in quella banca da decenni a guida PD, ma non hanno fatto quello che era ovvio e doveroso che facessero, ossia indagare e scacciare il pernicioso management che aveva portato la banca in rovina, dall’acquisizione dell’Antonveneta in poi. Perché?

Dopo una serie di articoli scandalizzati come quelli sopra citati, il CdA ha cercato di mettere una foglia di fico alla sullodata delibera: ha dichiarato che i beneficiari non sono solo quei cinque sunnominati vertici, ma ben 250 dirigenti.

Tuttavia a questo punto la cosa appare ancor più torbida, per due ragioni:

  • La prima: se si si spalma su 250 dirigenti i 18 milioni, si ha una media di €72.000 a testa, che sarebbe assurdamente poca, rispetto alle buonuscite multimilionarie elargite durante tutta la crisi del Monte ai responsabili della gestione;
  • La seconda: perché la buonuscita si dà quando il rapporto di lavoro finisce, non quando continua – quindi dire che i destinatari sono 250 dirigenti, è come dire che c’è in progetto che tutti questi si dimettano o vengano licenziati, il che è ancora più assurdo.

Quindi il chiarimento dato dal CdA non è credibile.

 

Presto vedremo se l’assemblea di MPS avrà il candore di approvare la delibera dei 18 milioni e soprattutto come voterà l’azionista leader, ossia Padoan.

Poi vedremo se Luigi Di Maio, col Movimento 5 Stelle, porterà avanti i negoziati con questo PD per la formazione di una maggioranza, o l’acquisizione del suo appoggio esterno – accordi che necessariamente implicherebbero un patto di salvacondotto e silenzio sul recente passato bancario.

Attento, Gigetto: non lasciarti traviare, perché sei sotto i nostri riflettori.

10.04.18 Marco Della Luna

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IL CANTIERE DEL PENSIERO UNICO

IL CANTIERE DEL PENSIERO UNICO

Uno dei più cospicui fenomeni del nostro tempo è il gigantesco e industrioso cantiere del pensiero unico globalizzato – con i suoi committenti, architetti, sacerdoti guardiani – che serve a rendere prevedibili e direzionabili i comportamenti sociali nel mondo super-accelerato e conflittuale in cui viviamo.

Il capitalismo finanziario globale, manovrando l’industria culturale (entertainment compreso), che esso in buona parte possiede, ha creato un’ortodossia, un pensiero obbligato, mainstream, scientifically correct, che, a prescindere dall’esame del merito degli argomenti, delegittima, isola o criminalizza – cioè praticamente scomunica, espelle dalla società conformata –  non solo il pensiero divergente dall’ortodossia, ma la stessa libera indagine scientifica, economica e storiografica, al riguardo di alcune cose fondamentali per indirizzare secondo i suoi piani il corso della trasformazione della società. Queste cose sono: certe vicende storiche, certi aspetti dell’economia, i crimini di guerra commessi dagli USA, l’integrazione europea, l’euro, l’immigrazione, l’islam, le diversità etniche, l’identità sessuale; e, da ultimo, le asserite efficacia e innocuità dei vaccini obbligatori. A questi dogmi ufficiali si aggiungono le verità nascoste-negate, come è stata a lungo quella  delle foibe, e come ancora sono quelle dell’uso di armi proibite contro i civili italiani da parte degli Alleati (compresi i giocattoli e le penne esplosivi per mutilare e accecare i bambini).

Su queste cose sono state costruiti protected beliefs, credenze protette, nel senso che il dissenso rispetto all’ortodossia, e la stessa libera indagine scientifica e storica di quelle credenze, sono sanzionati con la delegittimazione morale, il boicottaggio della carriera, la discriminazione amministrativa, l’esclusione dei media, dall’insegnamento, dall’editoria, quando non anche da conseguenze penali punto. I dati di fatto in contrasto con l’ortodossia vengono taciuti all’opinione pubblica, soprattutto nei campi chiave per l’orientamento del pensiero e della sensibilità collettivi, della concezione generale della realtà, del consenso politico, della legislazione e della giurisdizione.

Inoltre, la ricerca scientifica è condizionata, limitata e incanalata attraverso il controllo finanziario della stampa specialistica, delle università, della ricerca, dell’editoria.

Si è così ottenuto una sostanziale limitazione della libertà di ricerca, di insegnamento, di informazione pubblica, che previene grande parte del possibile dissenso.

L’imposizione di un’ortodossia è incompatibile con la scienza, perché la scienza procede proprio per continua revisione, verificazione, falsificazione, ed è incompatibile con l’indiscutibilità. L’ortodossia serve a proteggere dal controllo scientifico le credenze che sostengono posizioni di privilegio e sfruttamento. Il sistema oggi dominante, cioè il capitalismo finanziario, ha la sua ortodossia e i suoi guardiani.

Le posizioni politiche che mettono in luce e contestano il trend di progressivo trasferimento dei redditi e della ricchezza dai lavoratori alla finanza improduttiva sono tutte etichettate, dalla grande comunicazione, come populiste-estremiste, se non peggio, mentre sono definiti di sinistra partiti, come il PD in Italia, difendono la concentrazione dei redditi e del potere politico nelle mani dei grandi banchieri, quando non sono addirittura diretti da figli di banchieri molto discutibili o addirittura incriminati.

L’uomo non è una grande risorsa per i suoi ideali di giustizia, verità, libertà: pur di non guardare in faccia la realtà e non doversi addossare responsabilità, la maggior parte della gente adotta credenze assurde, rinuncia alla libertà, arriva a pagare, a stordirsi, a compiere cose degradanti, a rinunciare alla libertà. Coloro che vorrebbero suscitare un movimento rivoluzionario e moralizzatore attraverso la diffusione della conoscenza di decisivi aspetti della realtà, sono illusi, essi stessi rifuggono da guardare in faccia altri aspetti decisivi della realtà, ossia le predette caratteristiche dell’uomo.

I cleri di molte civiltà si arricchivano e acquisivano potere politico facendo credere al popolo che, per far sì che gli dèi mandassero la pioggia e proteggessero dalle pestilenze e dalle carestie, bisognasse fare grandi donazioni in sacrificio ai templi e obbedire ai grandi sacerdoti. Oggi, la credenza istituzionalizzata, cioè la religione, della scarsità della moneta e della indispensabilità per gli Stati di indebitarsi per finanziarsi, svolge una funzione analoga.

Bene spiega Diego Fusaro, col suo breve saggio Pensare Altrimenti, che il capitalismo finanziario, per realizzare se stesso, ossia il proprio sistema di profitto, in modo ottimale, ha necessità di farsi pensiero totalitario, unico, quindi di eliminare ogni identità umana differenziale e ogni valore diverso da quelli di scambio, così come ogni vincolo morale, comunitario, etnico, culturale, spirituale e ogni concezione alternativa dell’uomo e dell’ordinamento esistente, perché ostacolerebbero la onnimercificazione e la immediatezza del business, che vuole che ogni qualità sia riducibile a quantità, e che tutto e tutti siano costantemente disponibili on line per le operazioni di mercato (e di sorveglianza), in un processo di omogeneizzazione e riduzione del qualitativo al quantitativo che ammette solo i flussi di scambio, non i soggetti che se li scambiano; e che ha un effetto ultimamente entropizzante e mortifero, cioè nullificante (illumina l’accostamento che Fusaro fa di questo processo all’avanzare del Nulla che divora il fantastico mondo del famoso film La Storia Infinita).

Per compiere tale eliminazione, ha pianificatamente portato avanti, soprattutto nei c.d. gloriosi 30 anni della grande crescita e redistribuzione economica apparentemente democratica, la demolizione della consapevolezza di classe attraverso il consumismo: col quale le classi subalterne hanno assimilato i valori di quelle dominanti e si sono moralmente neutralizzate nonché politicamente castrate.

Al contempo, ha portato avanti la demolizione, relativizzazione, inversione dei valori e delle istituzioni tradizionali assieme a un complesso processo di censura e tabuizzazione del dissenso, del pensiero diverso (circa le cose che contano, soprattutto degli scopi dell’esistenza), delle stesse parole che servono per esprimere la critica al capitalismo finanziario. Imperialismo, colonialismo, plutocrazia, conflitto servi-padroni, sono vocaboli fondamentali per rappresentarsi le operazioni e le realtà del nostro mondo (un mondo in cui le guerre di conquista per il petrolio e altre risorse, soprattutto statunitensi e francesi, e per l’imposizione del dollaro come moneta obbligata degli scambi di materie prime, vengono legittimate come esportazione della democrazia, lotta al terrorismo e tutela dei diritti dell’uomo). Parole necessarie anche per concepire e comunicare un dissenso dal modello che le esprime – per esempio, per dire: “Codesta non è esportazione umanitaria della democrazia, è esportazione della plutocrazia al fine di prendersi il petrolio”. Quindi quelle parole sono state tolte dalla comunicazione per l’opinione pubblica, e sostituite con altre parole opportunamente scelte. E’ un’operazione analoga a quella della neolingua (newspeak) orwelliana in 1984: invertire il significato delle parole, restringere il lessico per ridurre i concetti e le idee e produrre così il consenso al sistema.

A questi strumenti di gestione del pensiero si aggiungono i lanci mirati di milioni e milioni di mails, tweets e altri messaggi per condurre campagne di criminalizzazione, di allarmismo, di ottimismo dirette a manipolare la mente e il comportamento collettivi, in ambito politico, finanziario etc. Con quest’arma ci si può liberare di intellettuali dissenzienti e delle loro idee o rivelazioni, come pure  di concorrenti commerciali e politici, creando l’apparenza che la società stessa, democraticamente, li condanni o ne diffidi, mentre si tratta dell’attacco di un singolo soggetto, moltiplicato per milioni mediante strumenti tecnologici. Richiamiamo qui anche la ormai quasi completa e condizionante dipendenza della stessa ricerca scientifica – che non è scientifica se non è libera – dal finanziamento del capitalismo privato e del settore militare. Le conseguenze di tale dipendenza sono note e terribili nei campi sanitario ed alimentare.

Con l’ideologia gender, introdotta sin dal 1996 anche attraverso l’Unione Europea, persino dati di fatto biologici, come la dualità dei sessi, vengono negati e tabuizzati in quanto dati di natura, immodificabili, e convertiti in convenzioni-costruzioni volontarie, ossia in prodotti, così da creare il mercato dei trattamenti per sviluppare un gender o l’altro o ambo o nessuno (mi riferisco sia a trattamenti ormonali per sospendere la sessuazione nei fanciulli rinviandola a quando potranno scegliere se diventare maschi o femmine, sia ai condizionamenti psicologici per indurre identificazioni e prassi di “gender” divergenti dall’appartenenza sessuale biologica).

La “destra del capitale” (come la chiama Fusaro), dalla sua posizione di infrastruttura (in senso marxiano), si serve di una censoria “sinistra del costume” (ottusa o mercenaria) che è stata allocata negli spazi e gli organi “culturali” (sovrastruttura) per oscurare, delegittimare, criminalizzare e attaccare, talvolta persino con la violenza fisica, i critici strutturali del modello capitalista suddetto, vantandosi antifascista ma di fatto esercitando, in modo tipicamente fascista, o più esattamente totalitario-autoritario-violento,  la proscrizione e repressione dei critici del sistema, senza confronto nel merito ma semplicemente mediante accuse di immoralità, estremismo, populismo o irrazionalismo, nonché di fake news. Ma questo metodo non sempre funziona: le votazioni politiche del 4 Marzo 2018 hanno dimostrato che larga parte dell’elettorato ha rigettato la propaganda istituzionale pro-immigrazione e pro-eurocrazia.

I miei saggi demistificano soprattutto i dogmi fondanti del sistema capitalistico, della sua legittimazione giuridica e del consenso ad esso: quello della oggettiva scarsità-costosità della moneta, quello dell’efficienza-esistenza del libero mercato, quello della virtuosità della spesa pubblica e della riduzione dei debiti nazionali – i quali di fatto sono mediamente cresciuti, non calati, per effetto delle regole fiscali comunitarie. Ma siccome queste sono una credenza protetta, non possono essere messe a confronto col loro fallimento di fatto.

La popolazione, in grande maggioranza, tende ad adattarsi cognitivamente, moralmente ed emotivamente allo stato di fatto della realtà, ai rapporti di potere effettive, come pure spiega Fusaro citando Etienne de la Boétie, sostanzialmente perché pensare l’ingiustizia del potere che si subisce rende il subirla più afflittivo e tormentoso, senza apportare vantaggi.

 

Grazie a tutto quanto sopra indicato, l’industria culturale del capitalismo finanziario (analogamente ma assai più efficacemente di ogni altro totalitarismo precedente, teocratico, comunista o fascista che fosse) ha costruito e imposto una sua ortodossia, ha fabbricato un consenso-legittimazione democratico-giuridico (nel che nuovamente si palesa che i principi di democrazia e legalità sono impotenti)  e ha ottenuto che il logos dissenziente (la consapevolezza dell’ingiustizia-illogicità-contradditorietà-infelicità del sistema in atto, e della progettabilità di sistemi diversi) possa costituirsi e circolare solamente tra pochi intellettuali indipendenti, marginali al potere, e non possa estendersi a formare un movimento politico consistente ed efficace.

Del resto, una consapevolezza dissenziente diffusa e un ampio movimento politico di contestazione del sistema capitalistico-finanziario, quand’anche si costituissero, non avrebbero la capacità di produrre altro che qualche attrito, qualche difficoltà in più per quel sistema, cioè non avrebbero la possibilità di cambiarlo con un altro; e ciò sia perché la capacità repressiva del medesimo, col suo apparato mediatico-militare-istituzionale, è immensa; sia perché la quota di potere reale messa in gioco nelle votazioni popolari è minima; sia e soprattutto perché il ridetto sistema, come spiego in vari miei saggi (Oligarchia per popoli superflui, Oltre l’agonia), è di gran lunga più capace che ogni altro sistema di legare a sé le persone, le aziende, i governi, in quanto più di ogni altro sistema produce e distribuisce mezzi monetari, cioè il motivatore universale, quella cosa per ottener la quale quasi tutti fanno quasi tutto; e per giunta produce i mezzi monetari con operazioni contabili che indebitano verso di esso, con interesse composto, le persone, le aziende, i governi (denaro-debito). Così abbiamo che il re è nudo, ma la gente non reagisce.

Quindi, nel finanziare il corpo sociale, cioè nel dargli volta per volta il denaro di cui questo necessita per funzionare, al contempo lo indebita verso di sé, creandogli la necessità di prendere ulteriore denaro a prestito (oppure di alzare il prelievo fiscale) per pagare gli interessi passivi, in un processo di indebitamento crescente (c.d. “debito infinito”), che lo rende crescentemente dipendente dai produttori della moneta, cioè dai vertici del sistema capitalistico-finanziario. E’ un fattore matematico ineliminabile. E questa dipendenza è divenuta non solo economica, nel tempo, ma anche politica, emana le direttive, detta le leggi, ed è il fondamento del potere politico dei Geldgeber (datori di denaro), o più esattamente Geldmacher (produttori di denaro – è questo il core business del settore bancario), sulle nazioni indebitate.

 

Siamo evidentemente in presenza di un piano politico di lungo termine, ovviamente non dichiarato e non proposto al pubblico dibattito né menzionato o menzionabile nei programmi elettorali dei partiti politici. Un piano di indebitamento progressivo a fine di potere politico e di esautorazione delle istituzioni pubbliche. Un piano che si basa sul fatto che gli utenti del credito (cittadini, aziende, amministratori, politici) si accontentano di risolvere il problema finanziario immediato col richiedere e ottenere un nuovo finanziamento, volta dopo volta, e non considerano l’effetto cumulativo macroeconomico del finanziarsi ripetutamente a credito nel lungo e lunghissimo periodo, mentre proprio questo effetto è l’obiettivo del piano di esame. Un piano che viene nascosto, dai suoi stessi esecutori, dietro i precetti della lotta al debito pubblico, dell’avanzo primario e della virtuosità di bilancio – precetti la cui applicazione ha infatti aumentato l’indebitamento pubblico verso la comunità bancaria internazionale, come volevano i loro fautori. Questo indebitamento, su scala mondiale, supera i 260.000 miliardi di dollari e da esso dei principali Paesi del “mondo libero” potrebbe liberarsi realizzando saldi attivi o in generale, se non esce dalla oggettivamente falsa concezione e pratica della moneta imposta dalla classe finanziaria dominante (come spiego in Cimiteuro, Euroschiavi, La moneta copernicana).

 

Insomma, il social control è l’obiettivo di fondo dell’oligarchia finanziaria globale, mentre il profitto monetario è solo uno strumento – del resto, non potrebbe essere un fine, dato che, come spiego altrove (Euroschiavi, Cimiteuro, Oltre l’agonia), la produzione di profitto monetario è una cosa che quell’oligarchia oggi può fare senza limiti oggettivi o vincoli con mezzi elettronico-contabili, mentre il gestire un mondo in preda a squilibri e conflitti crescenti è molto più impegnativo e richiede, appunto, il passaggio in corso dalla società finanziarizzata alla società amministrata zootecnicamente.

 

All’atto pratico, lo spazio di libertà degli uomini è sempre stato proporzionale alla loro capacità mentale e materiale di conquistarselo e difenderlo, ossia di resistere alla tendenza a controllarli e sfruttarli da parte del potere costituito. Ossia, la libertà individuale è un rapporto tra la forza di controllo dall’alto e quella di resistenza ad essa dal basso. Oggi la tecnologia sta moltiplicando la prima rispetto alla seconda in ogni campo, da quello della comunicazione a quello dell’elettronica, della biochimica, della manipolazione genetica per via farmacologica. Gli spazi di libertà vanno ad azzerarsi.

24.03.18 Marco Della Luna

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L’ORACOLO DELLE URNE

L’ORACOLO DELLE URNE

 Il dato fondamentale, confermato da questa tornata elettorale, è che l’Italia è un paese tanto diviso al suo interno, che può essere governato solo dal suo esterno, come un protettorato – e probabilmente gli architetti della City che progettarono e guidarono la costituzione del Regno d’Italia (e che poi assemblarono altri stati-arlecchino come Iraq, Siria, Cipro, Libano, Sudan, Jugoslavia…) avevano proprio questo intendimento: creare un paese le cui divisioni interne consentissero di manipolarlo dall’esterno, e insieme incapace di una politica di interesse nazionale. L’Italia unificata è un artefatto dell’imperialismo britannico.

Non si può nemmeno dire che  si sia realizzata una maggioranza in forma di convergenza antisistema tra M5S e Lega: infatti il primo ha raccolto soprattutto voti di meridionali desiderosi di assistenza pubblica, intervento statale, reddito di cittadinanza a spese del Nord; mentre la seconda ha raccolto soprattutto voti di settentrionali desiderosi di meno tasse, meno stato, meno trasferimenti dal Nord al Sud, e più autonomia (vedi i recenti referendum di Veneto e Lombardia). Qualora il M5S vada al governo (con parte della sinistra – è possibile) dovrà aumentare le tasse patrimoniali e successorie  per finanziare il “reddito di cittadinanza” e altre generosità promesse al suo elettorato – e ciò produrrà una fortissima, forse dirompente tensione con il Nord, e un ulteriore decrescita economica.

Nell’attuale parlamento non si può formare alcuna maggioranza che non sia frutto di un inciucio in beffa alle promesse fatte agli elettori e che non risulti in una coalizione anomala e intrinsecamente instabile. Il Capo dello Stato che dirigerà le operazioni per formare un nuovo governo è egli stesso in contraddizione con se medesimo, perché eletto da un parlamento a sua volta eletto con una legge che egli stesso, come giudice costituzionale, giudicò incostituzionale.

In un corpo elettorale tanto profondamente diviso sia negli interessi pratici che sul piano ideologico, cioè diviso sia perché vi sono grosse masse di elettori con interessi oggettivamente contrapporti (Nord-Sud), sia perché le forze politiche si negano reciprocamente la legittimazione politica e morale (“Berlusconi è un mafioso, il M5S è una setta pericolosa, la Lega e FdI sono razzisti-fascisti, il PD è servo di banchieri delinquenti”, etc.), il premio di maggioranza, anche via ballottaggio, non funzionerebbe come fattore di unificazione, anzi sarebbe pericoloso, perché porterebbe una forza minoritaria (rappresentante il 35-40% dell’elettorato) nonché illegittima agli occhi di almeno metà dell’elettorato, a una posizione di potere autosufficiente  non solo per l’attività di governo e di ordinaria legislazione, fisco compreso, ma anche per cambiare le regole del gioco (legge elettorale, cittadinanza, costituzione) e per fare le nomine degli organi di garanzia (presidenti della Repubblica, delle Camere, delle autorità garanti, etc.). E siccome questa forza maggioritaria dovrebbe gestire periodi duri per la popolazione, avrebbe presto una forte maggioranza popolare contro di sé.

L’unica via di uscita sarebbe una riforma costituzionale che affidasse le funzioni di garanzia e regole comuni a un Senato eletto col metodo proporzionale puro, e le funzioni di legislazione ordinaria e fiducia al governo a una Camera eletta con un premio di maggioranza al ballottaggio, stabilendo che il Senato non possa essere sciolto ma si sciolga solo alla scadenza ogni 5 anni, e che la Camera invece si sciolga ogni 4 anni e possa essere sciolta anticipatamente come avviene ora.

In tal modo, il premio di maggioranza non comporterebbe che il partito o la coalizione che lo ottiene possa cambiare le regole di fondo a sua convenienza e nominarsi alle cariche di garanzia i personaggi che gli fanno comodo per coprire le trame dei suoi interessi.

Ma persino una tale riforma non risolverebbe il difetto fondamentale del Paese: le divisioni e contrapposizioni storiche, consolidate, oggettive, soprattutto tra Nord e Sud.

L’ideale sarebbe quindi cogliere l’opportunità offerta da questo risultato elettorale, con la divisione del Paese in un Sud stellato, in un Nord centroleghista e in un’Etruria (per ora) di centrosinistra, per sciogliere l’artificiosa unificazione delle nazioni italiane nelle tre suddette parti, facendone tre repubbliche indipendenti, corrispondenti ciascuna alle rispettive caratteristiche sia politiche che economiche (Aree Monetarie Ottimali).

Ancora più semplice sarebbe se il M5S e il PD si alleassero per governare: allora basterebbe fare due repubbliche e il confine potrebbe correre sul crinale appenninico, se non lungo il Po.

05.03.18  Marco Della Luna

 

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BCE: AGGUATO AL NUOVO GOVERNO

BCE: AGGUATO AL NUOVO GOVERNO

Il regime bancario europeo, quello che ordì la crisi del debito pubblico italiano nel 2011 per rovesciare il governo e imporre Monti, ha preparato lo strumento per mettere in ginocchio e ai suoi comandi il prossimo governo italiano già dalla sua gestazione, condizionandone la formazione.

Infatti i media (https://marketinsight.it/2018/02/23/banche-commissione-ue-in-arrivo-il-13-marzo-proposta-su-coperture-npl/

https://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN1C90M9-OITTP

https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/11/08/npl-parere-pe-bce-non-ha-competenza_ca9c79ab-828f-4f44-8038-edf2a6936898.html) hanno annunciato che la BCE vuole mandare in vigore da aprile (ma i termini temporali non sono chiari) una nuova normativa sull’ ammortamento dei crediti in sofferenza delle banche. Essa comporterà che i crediti deteriorati dovranno essere interamente ammortizzati, cioè passati a perdite, in non più di 7-8 anni se assistiti da garanzie, in due soli anni se non assistiti da garanzie.

Dato l’alto livello di sofferenze già emerse e che emergeranno nel sistema bancario italiano (soprattutto nel Monte dei Paschi di Siena); e dato che attualmente molte banche da tempo stanno concedendo crediti in modo piuttosto spensierato allo scopo di raggiungere budget elevati, queste nuove regole, in prospettiva, scateneranno una crisi bancaria generale perché molte banche semplicemente non hanno i soldi per coprire le perdite e salteranno. Inoltre quelle regole indurranno le banche a restringere il credito, e ciò strozzerà l’economia. Contro la BCE, che voleva  imporre soli 7 anni per ammortizzare i crediti a sofferenza garantiti, si sono  scagliati  Padoan prima ed ora Bruxelles: hanno ottenuto un anno in più!

Nessun governo reggerebbe a un tale disastro, quindi il prossimo governo italiano dovrà inginocchiarsi ai grandi banchieri per impetrare rinvii dell’applicazione delle nuove regole e aiuti per adeguarsi ad esse nel tempo.

Ma gli aiuti, si sa, sono condizionati all’obbedienza politica, cioè a che il governo faccia le riforme, le cessioni di sovranità e le privatizzazioni che richiedono i sovrani monetari (i banchieri centrali indipendenti e gli interessi che rappresentano). E’ già avvenuto nel 2011 in Italia e in Grecia.

Il prossimo governo pertanto dovrà dimenticare e far dimenticare alla gente tutte le promesse elettorali di farsi sentire in Europa, di sforare il 3%, di varare la flat tax, di fare grandi investimenti, di sostenere i poveri, etc. etc.

I programmi elettorali sono stati bollati come velleitari perché non indicano concretamente le coperture. Ma essi sono velleitari, anzi illusori, soprattutto perché non tengono conto del fatto che l’Italia, come la Grecia, è sottoposta gerarchicamente al comando e al bastone di interessi esterni ad essa, che si stanno prendendo i suoi migliori assets aziendali. Da diversi decenni, soprattutto dal Britannia Party del 1992 e ancor più con l’imposizione della guerra alla Libia (una guerra di aggressione incostituzionale in cui a nostre spese aiutammo la Francia a prendersi il petrolio togliendolo a noi) e con il colpo di stato del 2011, è stata completamente sottomessa a quegli interessi. I suoi vertici istituzionali collaborano con essi.

La ribellione, o la semplice obiezione alle imposizioni,  abbozzata a tutela dell’interesse nazionale, anche solo parziale, non è tollerata, e viene repressa attraverso la BCE, l’Ecofin, il FMI.

Ma il principale pericolo per la democrazia non è la dominazione dei banchieri speculatori sulla società civile, bensì il populismo, il fascismo, l’euroscetticismo, le politiche economiche dei paesi slavi, che compromettono il prestigio dell’Euro.

Italiani, volete voi un governo che faccia gli interessi del vostro paese per cui pagate le tasse? Allora cambiate paese.

28.02.18 Marco Della Luna

 

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