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LE CHIAVI DEL POTERE, 3A EDIZIONE, ESCE IN AGOSTO

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LE CHIAVI DEL POTERE, 3A EDIZIONE, ESCE IN AGOSTO

Uscirà in Agosto in terza edizione, aggiornata e molto ampliata, la terza edizione de LE CHIAVI DEL POTERE (Aurora Boreale, Firenze, pagg. 310, € 22), un saggio di Marco Della Luna, che ora prende una posizione ragionata sui recenti sviluppi socio-economici, sul neoliberismo e, in particolare, sulle teorie di A. Dugin.

Luigi Tedeschi, direttore di Italicum, intervista l’Autore:

 1) Marco, Le Chiavi del Potere già 17 anni fa delineava con precisione, trattando della realtà del potere giudiziario in Italia, quel desolante quadro che oggi emerge dallo scandalo che ha coinvolto la magistratura italiana, e che ha radici istituzionali profonde. L’equilibrio dei poteri istituzionali sancito dalla costituzione è stato da decenni gravemente alterato. Già allora dicevi che l’indipendenza della magistratura si è tramutata in autoreferenza del potere giudiziario. Essa è divenuta un organo autonomo dotato di un autogoverno non soggetto a limiti o controlli esterni. Mani pulite ha determinato per via giudiziaria la fine della prima repubblica. Il potere giudiziario si sostituisce a quello legislativo nella applicazione e nell’interpretazione della legge. Secondo te, la magistratura – più esattamente il potere giudiziario non si configura ormai come potere indipendente dallo stato (analogamente al potere mediatico) e che esercita di fatto la governance dell’Italia, sostituendosi ad esso delegittimando la stessa sovranità interna dello stato?

Ciò che emerge ora da indagini, intercettazioni e scandali, e che Le Chiavi del Potere descriveva già nel 2002 perché tra gli addetti ai lavori erano cose note, in essenza, è che il potere giudiziario è un potere dello Stato gestito non da angeli inviati dal Cielo ma da gruppi di interesse organizzati, nascosti e protetti da un’aura di sacralità e di indiscutibilità, che il sistema ha costruito ad arte attraverso apposita propaganda mediatica, per cercare di darsi una veste di legittimità e moralità. Dalle indagini emergono interessi privati, organizzazioni e manipolazioni segrete, lotte feroci tra fazioni interne, spirito corporativo verso l’esterno. Una mentalità totalmente incurante della legalità. Fini generalmente illeciti, come (oltre alle personali carriere) il controllo degli uffici giudiziari, quindi l’orientamento delle attività e decisioni giudiziarie, per condizionare la politica, insabbiando da una parte politica e colpendo dall’altra parte politica, a torto o ragione, secondo progetti in parte dichiarati, e in parte no. Mi pare che Cossiga dicesse che per governare in Italia bisogna controllare la magistratura. Io aggiungo che non si governa nemmeno senza un accordo con la grande criminalità organizzata, dato il suo potere di orientare il voto; né senza un accordo con la grande finanza, data la dipendenza da essa dello Stato.

2) I minibot, o come preferisci chiamarli tu, gli SCOTT, sono stati irrisi e osteggiati quale forma di emissione monetaria alternativa all’euro. Essi non costituiscono moneta in quanto mezzi di pagamento mediante i quali lo stato può estinguere un proprio debito verso un’impresa compensandolo con credito di natura tributaria. La BCE si è opposta fermamente ai minibot in quanto potrebbero costituire un mezzo per porre fine al monopolio di emissione monetaria ad essa riservato. L’emissione monetaria viene effettuata creando indebitamento progressivo per gli stati. L’idea dei minibot può essere interpretata come un tentativo di riconquista della sovranità statuale perduta? In realtà l’idea dei minibot non nasce dalla necessità di immettere liquidità in una economia afflitta dalla scarsità monetaria e condannata alla deflazione permanente dai poteri finanziari della UE?

I minibot minacciano il monopolio privato della moneta e del credito. Rischiano di far capire che si può fare a meno di sopportare i costi e il potere politico di tale monopolio. In una società, per vivere, tutti i soggetti giuridici -persone fisiche e giuridiche, uomini e aziende- hanno necessità di fare scambi -di scambiare beni e servizi- tra di loro. Nelle società primitive usano il baratto, lo scambio diretto. Nelle società moderne hanno necessità di simboli di valore: la moneta. Quindi devono procurarsi la moneta. La classe bancaria si è costituita come monopolista della produzione della moneta (e ora, coi pagamenti elettronici, anche della sua tenuta e circolazione). Come monopolista di un bene necessario (a domanda rigida), può imporne il “prezzo”, cioè il tasso di interesse alla società, e di fatto ha così indebitato nel tempo la gente, le imprese e gli Stati per un multiplo del prodotto lordo mondiale. Infatti ha impone non solo il “prezzo” della moneta, ma il tipo di moneta, ossia una moneta prestata, appunto una moneta-debito sottoposta a interesse composto, in un meccanismo che matematicamente impedisce l’estinguibilità del debito. Aggiungiamo che la moneta è un mero simbolo non convertibile in oro, quindi a costo di produzione nullo. Il risultato è che la classe globale dei banchieri si impadronisce del reddito e, attraverso l’indebitamento, anche del risparmio e dei beni, a costo zero e senza dare alcun contributo in valore reale alla società. 

I minibot, e ancor più esplicitamente gli Scott (Simboli di Compensazione Tributaria Trasferibili), costituiscono una minaccia a questa posizione di monopolio parassitario perché con essi lo Stato e le imprese riescono a chiudere alcune loro partite di debito-credito senza passare per la moneta bancaria, cioè senza usare la “merce” del monopolista, senza pagargli dazio, e -peggio ancora- facendo tangibilmente percepire agli imprenditori che è possibile regolare i loro rapporti di dare-avere senza prendere a prestito moneta, senza indebitarsi, attraverso una accordo di compensazione. E, ancor più, che lo Stato potrebbe (e razionalmente, nell’interesse collettivo, dovrebbe) sostituirsi alle banche private nella funzione economica di fornire ai soggetti individuali, alle aziende, agli enti pubblici, la moneta, ossia quei simboli necessari per scambiare i beni e i servizi, cioè gli elementi di ricchezza reale – simboli che non sono essi stessi ricchezza reale e non hanno costo di produzione. Ovviamente, se, in una società, tutti disponiamo delle cose da scambiare con le cose che ci servono in possesso di altri, vuol dire che tutti i valori reali sono già esistenti; e per realizzare gli scambi abbiamo bisogno non di ulteriori valori reali da acquisire pagando interessi, ma solo di un sistema di simboli, di pagamenti multilaterale e di simboli monetari privi di costo di produzione; cioè non abbiamo motivo di pagarli col nostro lavoro come se avessero un valore proprio pari al numero che recano stampato. Farci pagare questi simboli è un sopruso, è un’estorsione. Farceli scarseggiare, deprimendo il potenziale produttivo e occupazionale, è un crimine. Servirsi della forza dello Stato per farceli pagare e scarseggiare, implica che lo Stato è ormai facciata e braccio armato del banchiere contro i cittadini.

Naturalmente, la prospettiva che tutto ciò venga capito da c hi usa i minobot, o gli Scott, allarma i monopolisti della moneta, perché insidia il loro reddito da monopolio e anche la loro capacità di regolare l’andamento economico dosandogli la moneta, nonché e soprattutto di condizionare gli Stati sottomettendoli come loro debitori, costretti a obbedire ai monopolisti per farsi finanziare il bilancio.

3) La fine della modernità e l’avvento della post modernità si possono definire come fasi progressive di sviluppo del capitalismo assoluto. L’uomo merce, l’ingegneria sociale, l’avanzata della tecnologia genetica potranno condurre a trasformazioni della stessa antropologia umana. La post modernità si può identificare con la tua definizione di “governance zootecnica”; dell’umanità. La globalizzazione neoliberista comporta infatti la fine degli stati, delle religioni, delle culture identitarie dei popoli. La dissoluzione della dimensione comunitaria dell’uomo è evidenziata dalla fine del “noi” inteso come insieme dei valori identitari costitutivi di una comunità specifica. Viene meno il fondamento stesso della politica delineato da Carl Schmitt nella dialettica “amico – nemico”. Saremo tutti amici, tutti nemici o cos’altro?

Prevarrà sempre la percezione di “nemico” (sia pur con gli adattamenti a un ambiente culturale in cui la percezione della sfera pubblica scema e tende a convertirsi in tribalismo o settarismo), perché l’acquiescenza sociopolitica, da parte di ogni potere costituito, si ottiene innanzitutto grazie alla paura (paura per la sicurezza fisica, per la libertà, per il tenor di vita, per la salute), che ci fa accettare il comando e il sopruso di chi riesce a rassicurarci (più o meno illusoriamente). Odeant dum metuant.

Tu ti chiedi “come saremo”, ossia “come verremo trasformati”; ma chiediti anche quanti saremo, come verrà adattato il numero degli uomini alle nuove esigenze della classe dominante e alle nuove emergenze planetarie, soprattutto ecologiche. E con che mezzi.

4) Il neoliberismo monopolista a base finanziaria rappresenta la fase terminale del fenomeno capitalista. Non ti sembra che la definizione “capitalismo assoluto” sia un non senso? Quanti assoluti si sono avvicendati nella storia, per poi essere sostituiti da altri assoluti che a loro volta sono stati condannati dalla storia alla decadenza e all’oblio? Oggi nel definire il capitalismo come assoluto, si vuole affermare la naturalità, l’intrascendibilità, l’ineluttabilità del fenomeno capitalista, che si identificherebbe perfino con la “fine della storia”. Con gli imperi, le religioni, le ideologia, si sono affermati tanti universalismi legati al proprio tempo storico. L’uomo ha sempre teso ad eternare sé stesso sulla base di principi trascendenti, leggi della storia, teorie scientifiche non confutabili. Non credi dunque che occorra storicizzare anche il capitalismo come un fenomeno sorto da circostanze storiche determinate ma ormai esauritesi e quindi è pervenuto ad una fase di ineluttabile decadenza?

E’ proprio così: il capitalismo finanziario “assoluto” e assolutista, come metodo di controllo e sfruttamento, caratterizzato dal dominio esercitato mediante la finanza, l’indebitamento e il finanziamento, non è affatto la fine della storia, e infatti, come dicevamo, sta già evolvendosi in un sistema di dominio e sfruttamento mediante mezzi tecnologici: una società gestita, horkheimeriana od orwelliana.

L’intrascendibilità politica del capitalismo finanziario dipende o dipendeva dal fatto che esso è il sistema economico capace di distribuire la massima quantità di incentivi (e di deterrenti), ossia di denaro: nessun altro sistema gli si avvicina come capacità di comperare consenso; perciò esso batte ogni altro sistema socioeconomico. Però la tecnologia odierna cambia i presupposti, supera il bisogno di comperare il consenso, il bisogno del consenso stesso, e anzi toglie il bisogno di tenere in esistenza gli stessi popoli. Quindi è ora di rivolgere l’attenzione a un fronte diverso da quello del capitalismo.

D’altronde, tutta la storia è un incessante trasformarsi dei sistemi, degli ordinamenti, degli equilibri, in modi spesso non percepiti dai contemporanei. E, paradossalmente, la storia vede una continua serie di progetti tesi a realizzare ordinamenti definitivi e ottimali. E ciò vale anche per le singole vite umane: agogniamo approdi ed equilibri definitivi, che però risultano sempre transitori…

5) Il neoliberismo ha la sua origine nell’illuminismo e nella religione – ideologia del progresso ascensionale illimitato. Pur definendosi post-ideologico, esso si impone con la sua cultura, le sue oligarchie e, al pari delle religioni misconosciute, la sua intolleranza, oltre a disporre di formidabili apparati repressivi. Ma, al contrario delle religioni e delle ideologie, non prevede l’avvento di paradisi oltre la storia, il tempo e lo spazio, né in cielo né in terra, non prefigura nemmeno, come il credo ideologico, il “migliore dei mondi possibili”. Il neoliberismo non si identifica nella fattualità intrascendibile di un mondo globalizzato statica ed inerte? Il neoliberismo dunque, non si configura come una innaturale stagnazione della storia?

Il neoliberismo propone una sola infinità come ideale: quella della ricchezza numerico-contabile: il culto dei conti, la liturgia della ragioneria, la perfetta razionalità che riduce tutto a valori di scambio pretermettendo gli oggetti dello scambio, i soggetti dello scambio, i fini dello scambio. Ma questa infinità, per quanto stimolante sul piano della prassi, è inappagante per i bisogni più profondi dell’uomo, per la sua psiche, sia perché è un’infinità irrealizzabile, sia perché i numeri sono indicatori di quantità privi di qualità e di personalità, al contrario delle religioni e delle ideologie olistiche, che sono onni-abbraccianti. Il neoliberismo è pertanto carente e inadeguato, e forse, nonostante il suo poderoso apparato di controllo e repressione, finirebbe travolto dall’insorgere dei bisogni metafisici che esso non appaga e disconosce;sennonché esso si sta evolvendo in una forma zootecnica, come dianzi detto, che risolverà il problema dello scontento metafisico manipolando opportunamente l’essere umano, cioè il portatore (per ora) di quei bisogni, che potranno essere gestiti chimicamente, se inizieranno a disturbare i manovratori.

6) Il capitalismo oligarchico monopolista sta attraversando una fase della sua storia in cui si manifesta una evidente eterogenesi dei fini. Il monopolio economico è la negazione della libera economia; la cultura del politically correct, così come la sua invasività mediatica e la sua intolleranza ideologica, limita sempre più i diritti individuali; il primato dell’economia dissolve la democrazia. Anziché un mondo libero, dispensatore di diritti ed eguaglianza, sta affermandosi una “oligarchia estrattiva” e un super stato globale totalitario che ha il suo epicentro negli USA. Ci si chiede dunque quanto il capitalismo potrà sopravvivere alle sue contraddizioni, che produrranno inevitabilmente un dissenso sempre più diffuso.

Gli basta tener duro ancora pochi anni, finché non sarà stato soppiantato dalla gestione zootecnica delle popolazioni, che supererà tutte le carenze e contraddizioni. del capitalismo come strumento di gestione sociale. Quelle che tu nomini come contraddizioni, però, non sono tali, bensì, al contrario, momenti di intrinseca coerenza funzionale del sistema capitalista, che contraddicono soltanto le promesse esterne del sistema stesso, quelle che largisce per legittimarsi .

7) Il recupero di una coscienza critica da parte degli individui è la sola forma di resistenza che si possa opporre al totalitarismo neoliberista. Secondo quanto esposto nel tuo libro, è impossibile una formazione della coscienza critica fin tanto che l’uomo nei suoi comportamenti sia condizionato dal meccanismo degli automatismi psico-sociali – sia che questi ultimi abbiano una radice culturale-tradizionale, sia che derivino dalla pervasività del mondo mediatico.

Anche restando complessivamente ‘automatistiche’, non poche persone sviluppano una qualche coscienza critica, più o meno ampia, profonda, stabile, capace di tradursi in comportamenti difensivi utili. E più o meno condivisa con altri – altri che restano pochi, in ogni caso.

Qualcuno realizza il problema degli automatismi e si mette all’opera per risolverlo, più o meno consapevolmente, metodicamente, efficacemente. E questo è un cammino fortemente differenziante e individuale.

Comunque sia, questi ‘risvegli’ sono circoscritti a singoli o piccoli gruppi, e non hanno traduzione politica, ancor meno movimentistica o rivoluzionaria. Quanto più il metodo è efficace, tanto più è individuale.

8)Secondo me, l’impotenza degli individui e dei popoli a reagire è stata generata dalla rimozione della coscienza storica dell’uomo, che ha profondamente inciso sull’oblio delle culture identitarie. 

No, non hanno mai avuto coscienza storica; i popoli sono sempre stati e sempre saranno impotenti a capire, agire, coordinarsi. Se singoli sono quasi tutti quasi interamente soggetti agli automatismi, le masse e i gruppi lo sono al quadrato, perché molto più inerti, incoesi, inerti e irrazionali, ingabbiati nei loro schemi di comprensione e di intrerazione. Ampie parti del libro sono dedicate a questo tema.

9) L’individualismo assoluto del presente ha distrutto la dimensione storico – sociale dell’uomo e inibito la facoltà dell’uomo di prefigurare possibili trasformazioni di questa realtà storica rinchiusa nella gabbia d’acciaio dell’eterno presente.

Su codesto concordo pienamente. E’ una distruzione portata avanti con molti mezzi e in molte sedi, dall’entertainment ai mass media alla réclame alla scuola, dove sempre meno si insegna la storia e le identità-differenze che questa produce tra popoli e tra classi sociali. Il globalismo finanziario, assoluto e assolutista, vuole persone omogeneizzate, atomizzate, passivizzate, pienamente intercambiabili. Vuole abolire la pluralità culturale, politica, spirituale. E’ una sua esigenza connaturale di monopolizzazione della Weltanschauung.

Per contro, lo studio della storia, l’acquisizione di una prospettiva storica, immunizza contro ogni pensiero unico, contro il suo appiattimento sul presente e contro la sua political correctness, perché sviluppa la consapevolezza delle diverse mentalità e concezioni della realtà, della politica, dei valori che si sono succedute nei secoli, e delle loro trasformazioni, nel tempo e nelle varie regioni del mondo. Quindi della loro relatività. Chi vuole imporre un pensiero unico incapace di pensare diversamente, un’unica dottrina della realtà, taglia o snatura questo tipo di insegnamento nella scuola. Per tutte queste ragioni, esorto allo studio metodico della storia generale, e anche della storia del diritto, dell’economia, della filosofia.

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DALLA RUSSIA COI SERVIZI (DEVIATI)

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DALLA RUSSIA COI SERVIZI (DEVIATI)

Un recente sondaggio dice che il 58% degli italiani ritiene grave la storia dei soldi promessi dai russi alla Lega per la campagna elettorale europea di quest’anno. Ciò dimostra ulteriormente che l’inconsapevolezza è la regina della democrazia come oggi praticata.

Infatti, posto che il problema di questo ipotetico e non avvenuto finanziamento è quello dell’interferenza straniera nella politica italiana, cioè della tutela dell’indipendenza politica italiana, allora ogni non-idiota sa che questa indipendenza non esiste dalla fine della II GM:

a)l’Italia dal 1945 è militarmente occupata dagli USA con oltre 100 basi sottratte al controllo italiano;

b)gli USA hanno allestito, armato e finanziato in Italia la Gladio, un’organizzazione paramilitare illecita con fini di condizionamento politico;

c)la DC e il PCI hanno sempre preso miliardi rispettivamente dagli USA e dall’URSS, dati per condizionare la politica italiana; in particolare l’URSS assicurava al PCI percentuali su determinati commerci;

d)il PCI riceveva questi soldi mentre l’URSS teneva puntati contro l’Italia i missili nucleari;

e)il PCI, in cui allora militava il futuro bipresidente della Repubblica G.N., accettava la guida del PCUS di Stalin;

f)diversi leaders politici italiani hanno sistematicamente svenduto a capitali stranieri i migliori assets nazionali;

g)moltissimi leaders politici e statisti italiani hanno sistematicamente e proditoriamente ceduto agli interessi franco-tedeschi e della grande finanza in fatto di euro, fisco, bilancio, immigrazione; in cambio hanno ricevuto sostegno alle loro carriere;

h)l’Italia ormai riceve da organismi esterni, diretti da interessi stranieri, l’80% della sua legislazione e della sua politica finanziaria;

i)essa è indebitata in una moneta che non controlla e che è controllata ultimamente da banchieri privati; la Banca d’Italia è controllata pure da banchieri prevalentemente stranieri.

j)ciliegina sulla torta: notoriamente, nel 2011, su disposizione di BCE e Berlino, il Palazzo italiano ha eseguito un golpe per sostituire il governo Berlusconi con uno funzionale agli interessi della finanza franco-germanica.

E su tutto questo nessun PM ha mai aperto un fascicolo per corruzione internazionale: andava tutto bene!

Nel confronto con questi fatti, il problema dei soldi russi alla Lega, peraltro mai dati, è insignificante, solo un idiota può considerarlo diversamente; mentre chi ha un minimo di buon senso nota che il problema grave è un altro, ossia che i servizi segreti -sottoposti al premier Conte- abbiano eseguito un anno fa, e tirato fuori proprio ora, le intercettazioni in questione, e che le tirino fuori ora per mettere in difficoltà la Lega in un momento critico per il M5S. Si ventila pure che possa essere stata, invece, la CIA, per colpire il legame Salvini-Russia. In ambo i casi, questa è la vera interferenza, questo è lo scandalo.

14.07.19 Marco Della Luna

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TUTELARE CONFINI E DIGNITÀ DELLA REPUBBLICA

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TUTELARE CONFINI E DIGNITÀ DELLA REPUBBLICA

Una proposta legislativa ragionata

Il Codice Penale tutela prima di ogni altro, nell’ordine di previsione dei reati, partendo con l’art. 241, il bene giuridico della sovranità (integrità, indipendenza, unità) della Repubblica; evidentemente questo bene giuridico è fondamentale.

Questo bene giuridico fondamentale è violato dalle organizzazioni che si dedicano a raccogliere in mare persone le quali, premeditatamente, si pongono in condizioni di emergenza al fine di costringere la Repubblica italiana a farle entrare sul proprio territorio in quanto costretta a ciò da norme internazionali o nazionali.

Il modo palese e dichiarato in cui queste organizzazioni fanno ciò, costituisce, a differenza delle azioni degli immigrati clandestini che agiscono nascostamente, una aperta e pubblica sfida alla sovranità territoriale e al diritto della Repubblica, una esplicita e fattuale negazione del suo controllo dei confini e della sua capacità di attuare le proprie leggi, che viene eseguita con la massima pubblicità allo scopo di dimostrare al mondo l’impotenza della Repubblica a tutelare i propri confini e a imporre il suo diritto, e altresì allo scopo dichiarato di indurre altri a compiere ulteriori atti di questo tipo, in modo di travolgere ogni potere sui confini.

Essendo dirette e idonee a produrre un’imitazione generalizzata, quindi una penetrazione illecita in massa dei confini e del territorio da parte di grandi quantità di stranieri organizzati, tali condotte tendono a produrre effetti simili a quelli di un attacco bellico quanto meno nella perdita del controllo del confine territoriale.

Tali condotte ledono quindi in modo premeditato, organizzato, sistematico beni giuridici fondamentali del popolo, compreso il rispetto internazionale della Repubblica, ed è dunque necessario introdurre norme di legge specifiche che le puniscano severamente e le scoraggino quali crimini molto gravi.

Stante l’urgenza e il pericolo di gravi danni nel ritardo, si ricorrerà al Decreto Legge.

Queste norme devono collocarsi in un istituendo articolo 241 bis del Codice Penale, dato che il 241 tutela i predetti beni giuridici.

L’istituendo articolo comprenderà più norme.

Innanzitutto dovrà punire con la reclusione e con una multa i promotori, i fondatori, i dirigenti, i finanziatori, i partecipanti delle predette organizzazioni, predisponendo una pena minore per i partecipanti e molto maggiore per le altre categorie. La pena detentiva minima per i soggetti rientranti in queste ultime dovrà essere tale da escludere sempre, anche in caso di patteggiamento, la sospensione condizionale della pena.

Qualora l’organizzazione riesca a procurare l’ingresso sul territorio nazionale di uno o più soggetti non legittimati ad entrarvi, la pena sarà raddoppiata.

Alle sanzioni penali si accompagnerà la confisca dei beni utilizzati per la commissione del reato.

Inoltre, a garanzia della copertura dei costi che lo Stato ha sopportato e dovrà sopportare per la conservazione della nave nonché per il mantenimento, le cure e il trasporto delle persone di cui i colpevoli hanno procurato o facilitato l’ingresso sul territorio della Repubblica, nonché per il risarcimento dei danni che queste possano causare durante la permanenza sul territorio nazionale in virtù del salvataggio, sì aggiungerà, entro l’art. 241 bis, una norma che estenda al rimborso di tali spese la garanzia reale e il privilegio sulla nave, sulle sue pertinenze e sul nolo stabilita dall’art. 552, n. 1, del Codice della Navigazione; la garanzia e il privilegio suddetti prevarranno su ogni altro diritto di credito, anche ipotecario; si potrà aggiungere il diritto-dovere di ritenzione, ossia di trattenere la nave fino al pagamento di tutte le spese suddette. Queste norme di carattere civilistico (privilegio, diritto reale di garanzia, facoltà di ritenzione) opereranno automaticamente, ex lege, senza bisogno di un provvedimento amministrativo che potrebbe sempre essere invalidato da magistrati politicizzati. Le norme, in generale, dovrebbero sempre essere formulate tenendo conto che non pochi magistrati tendono a disapplicarle o a modificarle, quindi bisogna cercare di prevenire tali cose i di renderle più difficili e rischiose.

Ultima considerazione: anche gli immigranti illegittimi veicolati dalle suddette organizzazioni concorrono alla lesione della sovranità territoriale della Repubblica, ma il loro agire è meno grave perché individuale e perché privo dal connotato di sfida e vilipendio del diritto della Repubblica e alla sua legalità; inoltre sottoporli a procedimento penale potrebbe comportare il loro diritto a soggiornare sul territorio nazionale per difendersi nel processo; quindi è pragmaticamente preferibile non perseguirli penalmente, salvo il caso di iterazione del fatto.

10.07.19 Avv. Marco Della Luna

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ATTENTATO ALLA SOVRANITA’ TERRITORIALE

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Ecco una semplice norma da aggiungere al Codice Penale per consentire l’arresto degli scafisti e dei falsi soccorritori come Carola Rackete e la confisca dei loro natanti:

CODICE PENALE, ART. 241 BIS – Attentato alla sovranità territoriale della Repubblica.

Chi partecipa ad attività dirette a raccogliere in mare persone non legittimate ad entrare nel territorio nazionale, che si pongono in situazione di emergenza al fine di essere ammesse sul territorio nazionale in forza di obbligo di legge o di convenzione internazionale, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da € 2.000 ad € 5.000.

Se l’ammissione avviene, la pena è della reclusione da tre a sei anni e della multa da € 5.000 ad € 10.000.

Le pene sono raddoppiate per i promotori, gli organizzatori e i finanziatori.

I mezzi usati per l’attuazione del reato sono confiscati.

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SALUS TELLURIS SUPREMA LEX

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SALUS TELLURIS SUPREMA LEX

Primo: a chi li governa, i popoli servono per produrre ricchezza e di forza politico-militare, sicché l’unificazione globale delle classi dominanti e altri processi che ora passerò a indicare hanno reso i popoli superflui.  I popoli come moltitudine di lavoratori e consumatori sono stati resi superflui dalla finanziarizzazione dell’economia, dall’intelligenza artificiale, dall’automazione. I popoli come moltitudine di combattenti sono stati resi superflui dalla unificazione globale del potere capitalista finanziario ed alla sostituzione delle guerre di conquista tradizionali con guerre finanziarie. I popoli come colonizzatori sono stati resi superflui dal completamento della occupazione delle terre di questo pianeta e dalla mancanza di tecnologie per colonizzare altri pianeti. Sono ancora utili i popoli affamati e minacciati come masse di penetrazione migratoria per frantumare i popoli storicamente consolidati e renderli più passivi e meno capaci di resistere.

Secondo: l’esaurimento delle risorse planetarie e l’insostenibilità dell’attuale processo di inquinamento esigono, per la salvezza della biosfera, la radicale riduzione dei consumi e delle emissioni, cioè della popolazione.

Terzo: esistono le tecnologie per realizzare tale riduzione senza che la popolazione se ne accorga.

La somma di questi tre fattori punta in una direzione chiarissima.

Dal fatto che la popolazione terrestre è divenuta il contempo superflua e insostenibile e che è praticamente possibile ridimensionarla, consegue che con tutta verosimiglianza già si sta lavorando a questo fine e che, invece di proporre metodi per un impossibile rilancio della produzione, possiamo guardarci intorno per individuare come -con che mezzi fisici, chimici, legislativi si realizza quel ridimensionamento. Le analisi che non tengono conto di quanto sopra, hanno poco senso e ancor meno utilità.

E’ verosimile che i metodi adoperati siano di carattere non clamorosi per l’opinione pubblica e non traumatici per la biosfera, quindi non nucleari, ma piuttosto di tipo tossico, sia nel senso della riduzione della fertilità che nel senso della riduzione della vitalità, dell’efficienza biologica, immunitaria e mentale della popolazione, nonché culturale, per conseguire l’effetto complessivo ridurre la sua capacità di opposizione e di coordinamento dal basso. La mente va agli additivi per cibi e bevande (soprattutto per l’infanzia, ricchi di sostanze neurotossiche, diabetizzanti, obesizzanti, cancerogene), ai farmaci, ai vaccini recentemente resi obbligatori in molti paesi senza garanzie di qualità industriale e di non tossicità, ad altre sostanze diffuse nell’ambiente dall’industria, dall’agricoltura, dalle attività militari. Va anche al pensiero unico, instillato dalla scuola elementare alla tomba, il quale costituisce un grande e articolato story telling, che è protetto dalle regole del politically correct e dal gatekeeping, e che copre tutto: dall’economia alla moneta alla difesa alla salute alla politica al mescolamento dei popoli – tutto quello che serve per produrre consenso e compliance popolari verso pratiche e piani elaborati a porte chiuse in isolamento tecnocratico e senza responsabilità politica o giuridica.

Le oligarchie di Cina e forse India, seppur partecipi del sistema globale del capitalismo finanziario, ancora perseguono politiche sviluppiste allo scopo di aumentare la loro percentuale di potenze mondiali, e per farlo aumentano pericolosamente produzione e consumi, cioè anche emissioni inquinanti; e probabilmente sarà questo a far precipitare la situazione ecologico-climatica creando le condizioni di emergenza, attese per attuare provvedimenti drastici contro la volontà delle genti e sbarazzandosi dei diritti, della democrazia e della legalità.

Si configura uno scenario globale che trascende l’analisi economica e la stessa visione marxiana, poiché si sono attivate variabili ulteriori, come la capacità della classe dominante globale non solo di modificare il rapporto economico giuridico e politico con le masse dominate, ma anche di decidere quanta massa (le) serve ancora, dato che da un lato le funzioni della massa umana possono essere svolte da ritrovati tecnologici, e dall’altro lato la massa umana ha un costo crescente e insostenibile.

05.07.19 Marco Della Luna

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EUROLAGER: DOV’E’ L’USCITA?

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EUROLAGER: DOV’E’ L’USCITA?

Il Governo Conte fa bene a piegarsi alle richieste di Bruxelles e ad evitare la procedura di infrazione (che comporterebbe un esproprio delle funzioni politico-economiche in favore degli eurocrati). E’ il male minore. Oggi.

L’Euro ha un effetto tecnico inevitabile: deindustrializzare l’Italia trasferendone le risorse e gli assets migliori a paesi più efficienti e dominanti entro la UE; lo scopo fondativo dell’UE è esattamente questo (non solo nei confronti dell’Italia).

Se l’Italia resta nell’Euro e nell’UE è destinata a una fine certa e miseranda, ma non a un tracollo immediato, perché, mentre è in corso il suo svuotamento, viene mantenuta in vita finanziariamente. La gente non si ribella perché la gente ha paura dei tracolli e dei sacrifici immediati e non pensa al lungo termine (ed è per questo che la si può portare dove si vuole, quindi le si concede la “democrazia”).

Rompere la gabbia dell’Euro e dell’UE sarebbe pertanto un obiettivo da perseguire anche a costo di sacrifici, ma può farlo soltanto un governo unito, guidato da grandi economisti, sostenuto dal consenso popolare. Un governo capace di resistere alle pressioni, ai ricatti e alle ritorsioni dell’UE e al contempo di rimpiazzare l’Euro e di ricollegare l’economia nazionale ai fornitori e clienti esteri di cui necessita, essendo la nostra un’economia di trasformazione molto dipendente dagli scambi internazionali.

Oggi abbiamo, al contrario, un governo disunito, balordo e demagogico in economia, privo di veri statisti soprattutto economici, sostenuto dalla maggioranza di un popolo che però non vuole uscire dall’Euro; e soprattutto è tenuto sotto la spada di Damocle da un Quirinale che è garante della UE, che vieta di nominare ministri dell’economia eurocritici imponendo invece l’europeista Tria, e che -a detta delle male lingue- avrebbe precedenti di golpe su ordine germanico.

Ovviamente, con siffatte premesse, non si può andare allo scontro con gli interessi europeisti, per quanto siano rovinosi per l’Italia. Quindi cerchiamo di archiviare il reddito di cittadinanza, la quota 100, il salario minimo, le chiusure domenicali, lo shock fiscale. Ricordiamo anzi che lo shock fiscale, cioè il taglio delle tasse, fa ripartire la domanda e gli investimenti solo in un quadro di stabilità, di sicurezza, di futuro ragionevolmente buono, di umore diffusamente positivo, mentre oggi il quadro è di instabilità, di debolezza e divisione del governo, di futuro preoccupante e l’umore generale è negativo. Quindi lo shock fiscale non funzionerebbe come non funzionerebbe una distribuzione di denaro alla popolazione, la quale, per tornare a consumare anziché continuare a risparmiare per tempi peggiori, ha bisogno di un outlook favorevole. Infatti oggi sta aumentando la propensione al risparmio perché le aspettative sono giustamente fosche. Lo stesso vale per far tornare gli imprenditori ad investire. Meglio quindi usare le risorse disponibili per fare investimenti pubblici infrastrutturali.

Questo per l’immediato. Ma nel medio-lungo periodo?

In ordine logico, la prima questione è come si proiettano nel medio termine i rapporti tra Italia e UE. L’Italia attuale, a causa anche delle regole finanziarie europee e dell’Euro (oltre che dell’incompetenza economica dei suoi governi), ha una cattiva tendenza in quanto a PIL, rapporto deficit/pil, rapporto debito/pil, andamento della produttività (competitività); l’UE reagisce e continuerà a reagire imponendo misure recessive e proibendo il ricorso a rimedi come i minibot; la combinazione di questi due fattori farà sì che il contrasto tra Italia (italiani) e UE negli anni continuerà ad aggravarsi, a farsi sempre meno gestibile e ricomponibile, fino ad arrivare a uno di diversi possibili esiti:

a) colpo di stato europeista del Quirinale, sottomissione dell’Italia, sua grecizzazione, sua spoliazione totale (se si riuscirà a inibire la protesta popolare e a reprimere le forze che la esprimeranno) e africanizzazione (colonia franco-tedesca);

b)uscita dall’Italia dall’Euro e dell’UE, verso un futuro incerto ma condizionato dall’essere un sistema-paese inefficiente, con una classe politica scadente, e molto dipendente da fornitori e clienti – quindi un futuro tendente al Terzo Mondo;

c)una riforma organica della UE che sostituisca le regole finanziarie errate e infondate con regole aderenti alla realtà, limitando lo strapotere e l’approfittamento franco-tedesco, e consentendo l’introduzione dei minibot/Scott e/o di altre misure per rimonetizzare l’economia reale italiana che oggi ristagna anche per carenza di liquidità e la diffusa insolvenza;

d)l’uscita dall’Euro e dalla UE della Germania e di altri paesi, eventualmente in conseguenza del caso d);

e)lo scioglimento dell’UE.

La seconda questione è a quale sbocco, di quelli sopra indicati, oggi convenga all’Italia puntare.

Per prevenire lo sbocco a), occorre cercare un forte alleato esterno: USA e/o Eurasia, e cercare di riformare l’istituto della Presidenza della Repubblica per limitare i suoi poteri di ingerenza; se possibile, eleggere al Colle un personaggio non di parte euro-bancaria non appena possibile (Mattarella potrebbe essere costretto a dimettersi dallo scandalo della Magistratura, dato che per ben cinque anni è stato presidente del CSM, quindi conosceva bene e non denunciava ciò che ora, costretto dalle rivelazioni pubbliche, denuncia con enfatica prosopopea).

In quanto allo sbocco b), dato che la struttura e gli effetti tecnici pianificati di Euro ed UE sono di sottomettere e spogliare l’Italia, bisogna uscire. Sennonché per uscire bisogna avere, come già detto, un governo coeso, con ministri competenti, indipendente dal Quirinale, in grado di sostenere lo scontro contemporaneo con questo, con la UE e con la BCE. E di gestire la fase di transizione verso un nuovo assetto, risolvendo problemi quali: con che valuta pagare le materie prime, come convertire la produzione industriale oggi integrata nella UE, come difendersi dalle ritorsioni. Dato che queste condizioni allo stato mancano, non bisogna cercare di uscire ora, né andare ora allo scontro, che probabilmente finirebbe con un nuovo golpe.

In quanto allo sbocco c), è il più desiderabile da ogni punto di vista, ma è anche assai difficile, perché l’attuale assetto euro-comunitario è conforme ai piani e agli interessi dei potentati bancari che controllano l’UE. Vale la pena, in ogni caso, di tentare, anche perché il tentativo può portare allo sbocco d) o e), preferibili a quelli a) e b). Per tentare, bisogna guadagnare qualche mese, in cui 1) sostituire Mattarella e dotarsi di un governo coeso e competente con un idoneo ministro dell’economia; 2) revocare i provvedimenti costosi e improduttivi in termini di PIL, emettendo invece provvedimenti sani e intelligenti (in modo che Bruxelles non possa imputare il malandare dell’economia italiana a misure economiche sbagliate e demagogiche); 3)smascherare e criticare a fondo le falsità, le aberrazioni le iniquità e i conflitti di interesse nell’UE, nella BCE, nei rapporti tra grande finanza e governi, insistendo fino a ottenere la messa in comune del debito pubblico, l’approvazione degli eurobot e dei minibot, rectius Scott, il livellamento dell’extra-surplus commerciale tedesco, l’eguaglianza di tutti i paesi comunitari rispetto alle regole comuni.

Quelle falsità, iniquità, aberrazioni, incompatibilità di interessi sono tanto gravi e strutturali e oscene, che una campagna di informazione e denuncia ben fatta potrebbe avere effetti delegittimanti e devastanti per eurocrati ed eurobanchieri, perciò costituirebbe uno strumento forte per negoziare l’uscita dall’Eurolager nel senso c), d) o e).

28.06.19 Marco Della Luna

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W SCOTT, STRUMENTO DI COMPENSAZIONE TRIBUTARIA TRASFERIBILE

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W SCOTT:

STRUMENTO DI COMPENSAZIONE TRIBUTARIA TRASFERIBILE

L’idea è buona, ma il nome scelto -minibot- la condanna ad abortire. Ad abortire per lingua di Mario Draghi, il quale abilmente ha osservato: il minibot o è debito, e allora aumenta l’indebitamento; oppure è moneta, e allora viola l’art. 128 del TFUE, che riserva l’emissione dell’Euro alla BCE, e non si può fare. Tertium non datur.

E invece tertium datur: basta correggere il nome. “Bot”, “Buono Ordinario del Tesoro”, implica un’appostazione passiva, un aumento del debito, quindi non va bene. Ma il minibot, in realtà, non aumenta il debito, quindi non è un *bot. Non aumenta il debito perché serve ad estinguere un pari debito già esistente – quindi patrimonialmente è un’operazione neutra, anzi attiva. Cioè lo Stato, o una qualsiasi Pubblica Amministrazione, lo dà a un suo creditore, il quale poi lo usa per pagare le tasse, cioè un debito che già ha. Il risultato della transazione è che Stato (la P.A.) azzera il suo debito verso il suo fornitore e poi il suo credito tributario, e gli rimane in mano questo titolo, mentre il suo fornitore, dando allo Stato il medesimo titolo, ha azzerato sia il suo credito verso lo Stato (la P.A.) che il suo debito tributario verso lo Stato (la P.A.). La denominazione giuridicamente corretta di questo titolo è quindi Scott: Strumento di Compensazione Tributaria Trasferibile.

Lo Scott, come abbiamo visto, non compromette l’equilibrio di bilancio pubblico, non aumenta l’indebitamento.

D’altronde, pur essendo denominato in Euro, pur essendo esigibile a vista, e pur essendo al portatore, non è Euro, non è moneta legale, perché, a differenza della moneta legale Euro,

a)la sua accettazione è libera (ossia può essere rifiutato come mezzo di pagamento – mentre la moneta legale è quelle di cui lo Stato impone l’accettazione);

b)ha una copertura, ossia il credito tributario dello Stato, il credito del suo emittente;

c)il suo potere di estinguere il credito tributario presuppone in chi lo presenta la titolarità sia di un credito (per forniture) che di un debito (tributario) verso lo Stato.

Quindi lo Scott non è in contrasto con l’art. 128 TFUE, con buona pace di Draghi.

Sebbene non sia moneta, lo Scott può risolvere molti problemi dovuti alla scarsità di moneta disponibile all’economia reale – scarsità dovuta a sua volta alla scelta della BCE (Draghi) di creare moneta per darla a tasso zero o quasi (quantitative easing) non ai governi ma alle banche, le quali non la immettono nell’economia reale, ma la usano per comprare titoli del debito pubblico, che poi depositano nella BCE – un bel caso di conflitto di interesse di quest’ultima e di Draghi con la loro funzione di interesse pubblico e non di parte privata.

L’imprenditore Alfa che riceve dallo Stato, in estinzione di un suo credito, Scott per 10.000 euro (poniamo) e decide di non usarlo per compensare un suo debito erariale (magari perché non ne ha), può usarlo per comperare una nuova macchina per il suo stabilimento da un fornitore. La nuova macchina aumenta la produzione e il reddito, e fa assumere un operaio specializzato in più, che col suo salario aumenta la domanda interna. Il venditore della macchina, con quanto ha incassato da Alfa, paga l’ingegnere che ha progettato la macchina, il quale a sua volta paga un impianto fotovoltaico per la sua casa. E via così. L’immissione di un mezzo di pagamento del valore di x, e di costo zero per lo Stato emittente, rende possibile una serie di transazioni che aumentano la produzione e il godimento di beni e servizi, cioè aumenta la ricchezza reale della collettività (l’inverso avviene quando una quantità di denaro viene sottratta: tutta una serie di transazioni non può avvenire, e il PIL cala, e peggiora il suo rapporto col deficit e col debito). Questo mezzo di pagamento -si noti- fa tutto ciò senza produrre interessi passivi, ossia senza indebitare chi lo usa verso banche o altro soggetto. Al contrario, se l’imprenditore Alfa avesse preso a prestito la somma di 10.000 da una banca, dovrebbe pagare un interesse semestralmente composto, poniamo, del 2% annuo; ossia dopo 12 mesi avrebbe un debito di interesse di 202. E’ per questo che Draghi, la BCE, la comunità bancaria, l’Eurogruppo che è sua longa manus assieme alla Commissione, si oppongono ai minibot: perderebbero il lucro degli interessi, e -peggio ancora- perderebbero il monopolio della moneta, che dà loro immenso potere sui cittadini, sulle aziende, sugli Stati. Perderebbero il potere di lasciare i paesi a corto di moneta, di tenerli sulla corda.

Si noti che essi esercitano il loro monopolio monetario non tanto attraverso la BCE, quanto attraverso le banche non centrali, perché queste, grazie alla compiacenza della BCE e dei ministri dell’economia che sono appunto scelti e imposti dalla comunità bancaria, creano ed emettono moneta denominata “Euro” in violazione palese dell’art. 128 TFUE, e lo fanno in misura di circa 10 volte quella legittimamente creata dalla BCE, senza metterla a bilancio, in violazione delle norme contabili e in frode al fisco.

16.06.19 Marco Della Luna

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FINE DI MAGISTRATURA EXTRATERRESTRE

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FINE DI MAGISTRATURA EXTRATERRESTRE

Sorpresa: la magistratura non è extraterrestre. Le scoperte e gli scandali del CSM-ANM stanno semplicemente mostrando all’opinione pubblica l’ovvio, ossia, che il potere giudiziario (con le prerogative e l’autogoverno della magistratura) viene esercitato in modo terrestre. Cioè viene talvolta, e soprattutto ai suoi vertici, adoperato come tutti gli altri poteri: in modo occulto, illegittimo, associato, per fare interessi di parte non dichiarati (individuali o di gruppo), inclusa la smodata sete di potere di alcuni, incluso lo scambio di servizi con fazioni politiche, anzi con una particolare parte politica: il c.d. collateralismo.

Queste scoperte e questi scandali, insomma, svolgono un’operazione di demitizzazione della Giustizia terrena, togliendole l’iniziale maiuscola, e riportando la percezione della figura del magistrato a quella di uomo normale, che si comporta normalmente. Soprattutto quando si tratta di quelli che vogliono comandare sugli altri loro colleghi. Le scoperte e gli scandali tolgono, a chi può sostenerne psicologicamente la perdita, un mito di cui il sistema di potere si è ampiamente servito per rilegittimarsi, per eliminare personaggi e partiti scomodi, e soprattutto per coprire il piano generale di cessione degli interessi nazionali a potentati esteri (1992, Britannia Party, Mani Pulite). E’ per quell’uso speciale, che fu creato il mito della Giustizia Extraterrestre e che divampò il giustizialismo tra gente che non rifletteva sul fatto che fino al giorno prima la medesima Giustizia aveva lasciato procedere pressoché indisturbato l’andazzo della corruzione, che era noto a tutti coloro che si occupavano di pubbliche amministrazioni; quindi se si era decisa a intervenire, non era certo per virtù sua. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi – anche se gli eroi vi sono stati e vanno onorati.

Gli ingenui veri e finti oggi proclamano che bisogna erigere un muro per separare la magistratura dalla politica. Ma moltissimi magistrati, specie quelli più attivi nel loro sindacato ANM, sono politicizzati da sempre e non rinunceranno mai a far politica da magistrati: il fatto stesso che l’ANM è composta di correnti, cioè di fazioni, che portano avanti non teorie filosofiche, ma interessi e idee politiche diverse, dimostra che i magistrati (italiani) sono così. Assieme al fatto che molti magistrati hanno sempre dichiarato di avere idee e obiettivi politici e di volersi coordinare tra loro per realizzarli. Sono dati storici e inveterati. Realtà che non si azzerano per legge. L’attività giudiziaria, perlomeno in Italia, sarà sempre esercitata con condizionamenti politici – l’importante è saperlo e poterlo dire. L’idea del muro è invece, palesemente, una sciocchezza.

Il migliore controbilanciamento allo strabordare in politica e agli altri abusi del potere giudiziario, forse anzi l’unico possibile, è proprio la demistificazione di quel potere, la diffusione pubblica della conoscenza, il fatto che l’opinione pubblica e i mass media lo percepiscano nella sua realtà umana, e non più come una garanzia angelica di legittimità o di correzione del sistema, dato che non lo è, essendo interno al sistema, alla sua cultura di potere, e non un quid qualitativamente indipendente da esso.

Una volta tolta quest’aura mitica, questa funzione psicologica abnorme che ha favorito e spesso ispirato gli abusi, fino a vere e proprie campagne giudiziarie decennali di interdizione contro certi politici scomodi, gli abusi del potere giudiziario saranno ben più riconoscibili al pubblico, più rischiosi per chi li compie, meno efficaci per la lotta politica, anzi potranno andare a vantaggio di chi li subisce. Insomma, saranno sensibilmente scoraggiati. Di fronte all’arresto o all’incriminazione di un uomo politico scomodo, non si reagirà più unicamente e automaticamente presumendo che questi sia colpevole, ma discutendo anche delle possibilità alternative, compreso il killeraggio giudiziario.

Utile a prevenire abusi politico-strumentali del potere giudiziario, nonché i processi portati avanti senza disturbarsi a ricercare le prove, sarebbe invece, oltre alla separazione delle carriere, e a un controllo-revisione dell’esame di concorso a magistrato, una limitata riforma del Codice di Procedura Penale, che suggerivo nel mio Le Chiavi del Potere (2003), pagg. 228 ss.; in sintesi:

1. Trasformare il principio di presunzione di non colpevolezza in presunzione di innocenza.

2. Stabilire esplicitamente che, quando l’accusa si basa su prove indirette, il giudice debba assolvere ogniqualvolta una versione dei fatti che escluda la commissione del reato o la colpevolezza sia compatibile con i fatti provati direttamente .

3. Stabilire esplicitamente l’assoluta nullità dei provvedimenti cautelari, dei decreti di citazione a giudizio, delle ordinanze di rinvio a giudizio, delle sentenze di condanna che non enuncino specificamente e concretamente gli atti di cui è accusato l’imputato (se singolo) o ciascuno degli imputati singolarmente (se è contestato il concorso nel reato).

4. Stabilire esplicitamente l’inammissibilità, a pena di nullità, delle presunzioni di grado secondo e superiore.

I PM sarebbero così incentivati a concentrarsi sui reati reali e sull’onesta e doverosa (seppur faticosa e noiosa) ricerca della prova, anziché affidarsi a congetture, contando che i loro colleghi giudicanti poi, per spirito di corpo, le accettino come prove, in barba al principio di onere della prova e di presunzione di non colpevolezza. Inoltre, il non potersi più dedicare a processi senza vere prove li indurrebbe a occuparsi maggiormente di crimini molto gravi e in cui le prove sono facilmente acquisibili, come quelli delle bande criminali di spacciatori, estorsori, magnacci che imperversano sul territorio pressoché indisturbate, occupandone intere porzioni, mentre sarebbe spesso facile individuare e arrestare i loro accoliti, e stranamente non lo si fa.

16.06.19 Marco Della Luna

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MOVIMENTO MORTALE PER LEGA E ITALIA

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MOVIMENTO MORTALE PER LEGA E ITALIA

Boriosa vanità, crassa ignoranza, spavalda incompetenza, velleitarismo ideologico, sconsideratezza adolescenziale possono suscitare consenso, ma sempre attraggono rovina.

Sebbene dimezzato da ripetute sconfitte elettorali, il MoVimento 5 Stelle continua a imporre al governo una serie di misure economiche che danneggiano l’economia, scompensano i conti pubblici, alzano lo spread, provocano sanzioni europee e, con la loro demagogica balordaggine, discreditano l’Italia e il suo governo proprio mentre questo dovrebbe difenderci dalle sanzioni e contemporaneamente criticare e far modificare le dannose regole finanziarie europee vigenti. 

Così i proprietari del Movimento stanno preparando il terreno a un nuovo colpo di stato europeista e a un nuovo governo tipo Monti (con premier Draghi o Cottarelli o lo stesso Conte), quindi a una nuova mazzata di tasse e di recessione. A quel punto La lega sarà distrutta nella sua immagine e nella sua leadership. E magari l’ala sinistra del MoVimento potrà sguazzare in un clima di fiscalismo pauperista e pseudo-socialista, alleandosi alla sinistra, mentre Conte progetta una carriera sotto l’ombrello del Quirinale, e con una Lega non più competitiva perché segata.

La spesa pubblica più necessaria e produttiva per il Paese era quella dell’Industria 4.0, ossia dell’innovazione tecnologica, che aveva avviato una piccola ripresa già da sé, e in prospettiva preparava il recupero della gradualmente perduta produttività dell’Industria nazionale, punto cruciale per la ripresa e quindi per il risanamento dei conti pubblici. Ebbene, i proprietari del MoVimento 5 Stelle sono riusciti a imporre nella ultima legge di bilancio di togliere fondi all’ Industria 4.0 per darli al cosiddetto reddito di cittadinanza, un provvedimento demagogico, assistenzialista, che va a beneficio in buona parte di persone che non dovevano ottenerlo e che in generale al lato pratico risulta favorire il parassitismo anche grazie agli esempi di soggetti che lo hanno ottenuto pur avendo redditi e proprietà nascosti. Ma si poteva fare di peggio, e i grillini lo hanno fatto adesso: hanno imposto di togliere altri soldi all’Industria 4.0 per finanziare il provvedimento Salva-comuni, ossia un provvedimento che pone a carico dello Stato il dissesto di numerosi comuni italiani male amministrati storicamente, a cominciare da Roma, dando così l’opportunità agli amministratori inefficienti e corrotti di evitare la dichiarazione di dissesto e le connesse ispezioni della Corte dei Conti, con le conseguenze anche penali per loro stessi.

Il messaggio che i proprietari del MoVimento hanno così dato è chiarissimo: continuate pure a sprecare, ad amministrare male, a fare buchi, tanto poi faremo pagare il Pantalone, cioè il contribuente. Questo è il meridionalismo del MoVimento, mentre il 96% dei comuni lombardi ha chiuso i bilanci in attivo. In conclusione, hanno tolto i soldi da dove erano massimamente benefici per metterli là dove saranno massimamente dannosi.

Aggiungiamo a queste folli operazioni economiche il Decreto Dignità e il Reddito Minimo, dannosi per l’occupazione, e sommiamoli agli effetti della Quota 100, e avremo una finanza pubblica destabilizzata congiunta a un’economia in recessione e a una dimostrazione di incapacità e demagogia davanti agli occhi del mondo intero.

Dopo tali prove di incapacità, il governo non sarà qualificato per obiettare e resistere e controbattere agli attacchi della commissione europea, la quale, come ricordato recentemente da Federico Rampini, ha una storia di doppio standard, ossia di applicazione rigorosa delle regole, anche le più irragionevoli, ai paesi deboli; e di sistematica esenzione da quelle regole dei paesi forti, cioè Francia e Germania. Il confronto con la Commissione Europea e con le errate e arbitrarie regole che essa impone faziosamente si può affrontare solo con un governo di ministri credibili e competenti e che abbia fatto una politica economica scientificamente razionale e moralmente sana, mentre ciò che questo governo ha fatto in economia consentirà alla controparte franco-germanica di screditare e delegittimare ogni sua obiezione e rivendicazione, liquidandola come piagnisteo di chi non sa amministrarsi, rinforzando lo stereotipo negativo dell’Italia , e consentendo alla controparte di respingere ogni giusta critica alle regole finanziarie dell’Unione Europea semplicemente dicendo che le cose in Italia vanno male perché il governo italiano ha sbagliato tutti i provvedimenti economici.

Qualora Salvini e la Lega non smettano subito di inseguire il MoVimento sul piano suicida della demagogia e della velleità (come col condono sul contante);

-qualora non denuncino e non fermino immediatamente l’azione dei capi del MoVimento (meglio se con la persuasione, ma occorrendo anche a costo di una crisi di governo);

-e qualora non disinneschino la mina della procedura di infrazione comunitaria (dato che ancora non vi è il consenso popolare per rompere e uscire),

allora il risultato a breve sarà un’Italia messa in ginocchio dalla cosiddetta Europa, con un probabile colpo di stato per mettere su un altro governo tipo Monti, con ulteriori cessioni di sovranità e con ulteriori tasse, fallimenti e saccheggi dei migliori asset nazionali. Altro che governo del cambiamento! E a quel punto, con che faccia si presenteranno Salvini e la Lega agli elettori quando sarà concesso nuovamente di votare?

13.06.19 Marco Della Luna

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MONOPOLIO MONETARIO E ILLUSIONE POLITICA

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MONOPOLIO MONETARIO E ILLUSIONE POLITICA

L’economia politica, gli insuccessi delle rivoluzioni sociali, la condizione della società sotto la finanza, si possono spiegare in una pagina, liberandosi di complicazioni costruite ad arte per nascondere una realtà di base molto semplice e lineare:

Nella società, ciascuno è produttore e consumatore, domanda e offerta (anche negli investimenti produttivi, dove si richiede denaro oggi promettendo un profitto futuro).

Questi scambi -tutta l’economia di scambio- necessitano di moneta accettata-spendibile per poter esser fatti; se manca moneta, l’economia rallenta.

Ciò posto, chi si impadronisce del monopolio della creazione-distribuzione-prezzatura-accettazione della moneta (che è quasi tutta in forma di credito),

a)aumentando e riducendo la liquidità disponibile alla società, fa crescere e recedere l’economia e crea crisi generali di insolvenza; scegliendo le aree geografiche e i settori economici da spingere e da affossare, specula, arbitra, destabilizza, ricatta;

b)facendo accettare come valore la moneta simbolica che crea a costo zero, e fornendola come prestito a interesse composto, gradualmente si fa creditore di tutto il reddito presente e futuro (il totale del debito diventa sempre più grande della liquidità esistente, il totale degli interessi passivi da pagare tende a superare il reddito mondiale);

c)indebitando indissolubilmente gente, imprese e stato verso di sé, li sottomette;

d)al monopolio della creazione e distribuzione monetaria e creditizia aggiunge, via via che sottomette gli stati, il monopolio dell’acquisto dei titoli del debito pubblico, così abbiamo che solo un pugno di banche ai vertici del monopolio monetario è autorizzata a fare il mercato dei titoli del debito pubblico determinando Quindi il loro rendimento cioè il proprio profitto e mettendosi in condizione di ricattare i governi;

e)se qualcuno o qualcosa (governo? block chain? criptovalute?) minaccia questa sua posizione di monopolio, lo elimina o lo sabota o lo compera: il sistema è blindato; il mondo si trova all’interno questo grande meccanismo finanziario.

Sostanzialmente, il monopolista monetario è un punto di passaggio obbligato per ogni singola transazione, e ogni transazione deve pagarli pedaggio in una moneta che deve prendere a prestito da lui, con interesse.

Attualmente vediamo una grande quantità di transazioni -vendite di beni e di servizi- e una grande quantità di produzioni che non possono avvenire solo perché manca la moneta, i simboli monetari per pagare – mentre la domanda e l’offerta e la capacità produttiva sono interamente presenti. Il monopolista, che non produce alcun valore, blocca la produzione del valore e crea povertà, recessione.

L’economia politica, in essenza, è tutta qua. E non si uscirà da questo meccanismo finché si resterà in una società basata sugli scambi economici. Quanto sopra spiega le cause effettive di crescite e recessioni, di bolle e di crolli, di debito pubblico, pressione fiscale, rating, insolvenze generali, liquefazione degli stati, mondialismo, impotenza della politica. Certo, in economia e in politica operano anche altri fattori, ma sono ampiamente subalterni; e, certo, non tutto è pianificato, controllato e determinato centralmente, ma il monopolio monetario dà l’impostazione generale e agisce dove e quando e come occorre.

La forza sta nel monopolio di una risorsa -la moneta- che è indispensabile, che non ha costo né limiti di produzione, che indebita progressivamente la società che la usa verso il monopolista che la distribuisce, e che a quest’ultimo permette di comperare tutto e tutti, anche la censura, il gatekeeping, in modo che del monopolio monetario non si parli proprio, né dei suoi effetti. Da monopolio a monarchia occulta.

Questa forza monopolista, e il suo esercizio come strumento di dominazione e sfruttamento dei corpi sociali, sono espressione delle costanti sociopolitiche empiricamente confermate dalla storia, ossia:

-della Costante Oligarchica (ogni società organizzata è comandata da un’oligarchia che detiene il grosso del potere politico, economico, militare, tecnologico, culturale; democrazia, eguaglianza, rule of law, certezza del diritto, sono solo story telling);

-della Costante Strumentale (per l’oligarchia dominante, il corpo sociale è uno strumento, non un fine – come il gregge per il pastore, non come i figli per i genitori; il principio costituzionale francese “gouvernment du peuple, pour le peuple, par le peuple, è esso pure story telling).

Per capire come si va evolvendo il sistema, queste due Costanti vanno considerate assieme alla Variabile Tecnologica (ossia, ciò che varia nel tempo e nei contesti politici sono gli strumenti -dalle armi alla religione alla finanza all’informatica alla genetica- disponibili all’oligarchia per controllare, dominare, usare il corpo sociale.)

Coloro che credono nelle rivoluzioni, nelle riforme radicali e sistemiche, nella lotta di classe, nella giustizia sociale (compresi i miei amici che pensano di riuscirci attraverso una rivelazione-rivoluzione monetaria), rimangono sempre frustrati proprio perché ciò in cui credono è che quelle costanti si possano togliere, ossia che possa esistere una società organizzata non sull’oligarchismo, sul privilegio, sulla diseguaglianza, sull’oppressione.

D’altronde, anche questa diffusa fede illusoria nella possibilità della giustizia sociale è una Costante, nel senso che sopravvive ai suoi sempre nuovi fallimenti; e come tale essa viene sfruttata per il consenso – ossia, promettendo di correggere la struttura oligarchico-strumentale della società, che causa malessere popolare, per instaurare la Giustizia, l’Eguaglianza, la Solidarietà, si può sempre raccogliere consenso e sostegno politici, e usarli per prendere la poltrona a chi ci sta seduto oggi. Yes, we can!

Per raccogliere seguito popolare, viene usata anche un’illusione che è complementare a quella suddetta, ossia la fede nella possibilità di realizzare un ordine sociale razionale e permanente o definitivo (la repubblica di Platone, gli ordinamenti teocratici, il socialismo reale, il Reich millenario, il mercato perfetto come fine liberale della storia). Anche questa è un’illusione, dato che nella storia tutti gli ordinamenti politici sono instabili, passando per continue trasformazioni politiche, costituzionali, economiche, sociali, culturali, etniche, religiose. Però funziona.

2 Giugno 2019 Marco Della Luna

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IL BANCO VINCE LE ELEZIONI EUROPEE

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Il Banco vince le elezioni europee

Il risultato delle elezioni europee ‘migliora’ il quadro politico sia nazionale che continentale, ma solo marginalmente, perché, come sempre, ha vinto il Banco, cioè la Banca, essendo il gioco truccato. Cattolici, liberali, socialisti, nazionalisti e “sovranisti” si sono tenuti tutti all’interno del perimetro del modello, delle regole e dei meccanismi del capitalismo finanziario mondialista e della sua gerarchia di scopi e poteri, senza metterli in discussione, sebbene sappiano benissimo che sono essi il fomite dei mali sociali, economici ed ecologici che hanno promesso di risolvere – mali che hanno prudentemente imputato ad altre cause. Nessuno di essi è antisistema. Hanno recitato entro il teatrino delle divergenze predisposto per loro, entro il range di posizioni (fintamente) critiche autorizzato dal potere reale. Dietro la facciata di apparente alternatività tra le forze politiche in lizza elettorale, questo dato di fondo le accomuna tutte: tutte hanno cooperato nello spiegare al popolo bue i problemi, che lo affliggono, dall’economia all’immigrazione, in termini irrealistici, semplicistici, emotivi – termini fuorvianti, quindi innocui per gli interessi forti. La politica, infatti, è l’arte del possibile, del pragmatismo, che, per raccogliere voti, si fa credere altro.

I problemi economici (recessione, disoccupazione, indebitamento) sono stati presentati alla base come frutto di un’errata o avara posizione della cricca eurocratica, e come se si trattasse di conquistare il diritto a fare più a deficit, e senza prospettare un piano B per il caso che le cose non cambieranno. Non è stata denunciata la monopolizzazione privatistica del potere monetario e finanziario nelle mani di un cartello sovranazionale, il quale ha da decenni deciso una politica globale di restrizione dello sviluppo reale, di finanziarizzazione della società e della politica, di centralizzazione del potere delle proprie mani, di sottomissione delle istituzioni, dei governi, dei parlamenti, attraverso il loro indebitamento programmato e a strozzo che li rende ricattabili e burattinabili, con enormi incrementi nella diseguaglianza, che hanno portato una minuscola élite al controllo della maggioranza del reddito e della ricchezza, e massacrato i diritti dei lavoratori. E poi li chiamano “populisti”. Neppure si è messo in discussione, prospettando un piano B per il caso di rifiuto dei dovuti correttivi, lo statuto e la gestione delle BCE, né la politica bancaria-monetaria europea che assegna all’Italia metà della liquidità pro capite che dà alla Francia e alla Germania, né il sistematicamente mancato rispetto tedesco dei limiti di surplus commerciale.

Il problema dell’immigrazione è stato presentato e travisato in termini di mercanti di esseri umani, di affarismo dell’accoglienza e di abuso da parte degli stessi migranti. Non hanno spiegato, perché non si potevano mettere in urto con Cina, Francia, Belgio e altri paesi, che l’immigrazione sostitutiva di massa, o invasione, è spinta dal fatto che la Cina si sta accaparrandosi le terre africane, e gli occidentali le materie prime; e tutto questo produce le ondate di migranti economici e conflitti che degenerano in croniche guerre e guerriglie locali.

Questi due problemi fondamentali, quello economico e quello migratorio, hanno cause e interessi retrostanti così potenti che non si possono nominare al grande pubblico, né li si può additare come avversari da combattere, ma si additano cause e colpevoli abbordabili. I partiti politici “sovranisti” e “populisti” italiani non hanno nemmeno messo in discussione l’impostazione di fondo dell’Unione Europea che, sin dalla sua progettazione, che, sotto la pelle d’agnello di Ventotene, pianifica e sta attuando la concentrazione del potere e delle risorse del continente nelle sue aree più efficienti, ossia in Germania e parte della Francia e dell’Olanda, a spese degli altri paesi. Nessuno ha descritto gli effetti e la funzione dell’Euro a questo disegno strategico, intenzionale. Nessuno ha promesso che porterà l’Italia fuori dall’Euro, se l’Euro non verrà riformato in modo tale che non abbia più quell’effetto. Nessuno ha fatto un conto oggettivo dei danni e benefici dell’UE (politica agricola, politica fiscale, politica monetaria): sarebbe stato troppo rivelatore! Dove sono allora il sovranismo e il populismo, all’atto pratico?

I partiti creduti sovranisti non sono realmente sovranisti anche perché non hanno messo in luce il problema della posizione appunto subalterna dell’Italia rispetto agli interessi di altri paesi dell’UE, non hanno proposto una soluzione realistica a questa condizione che ci condanna alla sistematica e progressiva spoliazione e deindustrializzazione e africanizzazione. Si sono limitati a dire che avranno più forza nel parlamento europeo, mentre in ogni caso i vari partiti “sovranisti” europei sono e rimangono una minoranza in quel parlamento, e sono divisi tra loro perché portatori di interessi nazionali in buona parte contrapposti. Non è che Lega e Stelle stiano sprecando le opportunità per mettere in luce e in discussione un sistema di potere contrario agli interessi nazionali: stanno semplicemente evitando di scontrarsi con esso per non essere licenziate. Almeno fino ad oggi.

27.05.19 Marco Della Luna

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STORIA, UTOPIA E CONSENSO POLITICO

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 STORIA, UTOPIA E CONSENSO POLITICO

Salva la possibilità che stia astutamente destabilizzando il Paese per creare le condizioni per farlo uscire dall’Euro (ipotesi da me favorita), il Governo “del cambiamento”, col suo dilettantismo sul piano macroeconomico, con i suoi insuccessi in quanto al PIL e con la destabilizzazione critica cui ha spinto i conti pubblici, sembra proprio che sia stato messo su allo scopo di dimostrare al popolo bue che non vi può essere cambiamento, che sottrarsi alle regole dell’Unione Europea, ai suoi vincoli e ai suoi modelli economici, è impossibile e nocivo, che bisogna rassegnarsi, e che i governanti sovranisti-populisti che ardiscono tentarlo attirano il disastro e la punizione sul paese che stupidamente li ha votati. Sembra proprio un governo il cui principale scopo sia quello di convincere la gente che bisogna sottomettersi: learned (taught) helplessness.

Lo scopo è che presto il popolo stesso invochi il ritorno di un tecnico ortodosso salvatore-castigatore, portatore di nuovi sacrifici, alla guida dell’esecutivo, di un Monti, di un Draghi, di un Cottarelli, di qualche altro Fedele della dottrina liberal finanziaria europeista e degli interessi che essa porta avanti.

Da secoli, il consenso politico viene perlopiù raccolto lanciando una proposta di un’ampia riforma più o meno rivoluzionaria, migliorativa e di rapida attuazione: “Votateci: abbiamo la ricetta per risolvere i problemi mediante questa riforma.” Quindi è importantissimo salvaguardare la propensione dell’elettorato e del ceto intellettuale a credere nella possibilità di riforme efficaci (cioè che producano e mantengano nel tempo gli effetti per cui vengono proposte anziché effetti diversi o contrari o solo momentanei). Svuotare, fino a eliminare, l’insegnamento della storia, e infondere nel pensiero corrente l’idea che la storia non conti e conti solo conoscere il presente, produce proprio quel risultato: far sì che, nonostante gli attuali, ripetuti e clamorosi insuccessi delle riforme promesse come benefiche e risolutive,  la gente la gente continui a credere che sia possibile realizzare riforme complessive dell’economia e dell’ordinamento giuridico, cioè riforme secondo il modello proposto dall’alto, che producano benessere, sicurezza, stabilità. Se per contro si guarda concretamente alla storia, si vede che le grandi riforme e rivoluzioni politico-economiche, concepite ed eseguite anche da grandissimi statisti come Silla, Augusto, Diocleziano, Costantino, per citare solo alcuni grandi e lontani (e non scomodare i moderni Lenin, Peron, Chavez, Castro e gli Europeisti), sono praticamente tutte fallite, hanno mancato gli obiettivi, hanno fatto milioni di morti di fame, hanno avuto vita breve, sebbene sulla carta fossero razionali ed efficienti. E hanno prodotto effetti lontani da quelli che dovevano produrre. Inoltre la storia ci mostra che non esiste un ordine politico ed economico che sia durato a lungo: tutti gli equilibri sono dinamici e precari, tutti i grandi sistemi statali e, anche quelli che più di tutti sembrano essere stati stabili nel tempo, se studiati nel loro divenire, appaiono aver avuto continue trasformazioni, anno per anno o lustro per lustro a dispetto di tutti i tentativi di grandi statisti di fare una riforma che producesse un sistema stabile e duraturo. Sono flussi cangianti, non stati ortogonali.

Nonostante queste due chiare evidenze storiche, le genti, persino gli intellettuali (grazie all’impronta illuminista-positivista), restano propense all’utopismo, disposte a credere a qualche leader che proclami: ho la ricetta per una società (un’Europa, un mondo) migliore e stabile. A credere che, come si può ristrutturare una casa, così si possa ristrutturare e pianificare anche una società o un suo settore (soprattutto quello economico), mentre palesemente non è così, perché il corpo sociale non è un edificio inerte e immobile, ma è simile a un organismo vivente estremamente reattivo, complesso e delicato, interagente con altri. E soprattutto vivente di vita endogena, di spontaneità, non sostituibile con un modello calato dall’alto.

In parole semplici: poiché tutti (uomini, aziende, enti pubblici e privati) per vivere devono scambiare beni e servizi, e siccome per farlo necessitano di moneta, chi conquista il monopolio della produzione e dell’assegnazione della moneta con interesse, si impadronisce di tutto il valore scambiato e, attraverso l’indebitamento a interesse composto, anche di quello futuro, quindi pure del potere politico e giudiziario. Se si statalizza la produzione-assegnazione di denaro, allora questo potere finisce nelle mani di chi si impadronisce dello Stato. Gli esseri che hanno bisogno di moneta non escono da questa condizione.

A dire il vero, vi è però una struttura portante, stabile, che rimane da secoli oramai alla base delle società moderne, vincolandone le forme giuridico-politiche, e rendendole simili tra loro nel funzionamento di fondo. La società è fatta di tante persone ciascuna delle quali, esclusi i bambini e gli invalidi, da un lato produce qualcosa di utile dagli altri, e l’altro ha bisogno di cose prodotte dagli altri per vivere. Quindi scambiano. Questa produzione e questo scambio sono l’economia reale. Più beni e servizi vengono prodotti, scambiati, goduti, più la società è ricca. Poiché gli scambi non sono simultanei e non avvengono direttamente tra i soggetti, ma quasi interamente attraverso un mercato, per realizzarli i soggetti necessitano di simboli monetari accettati. In questo contesto, si sono costituiti monopoli di operatori economici (banchieri) che producono semplicemente simboli monetari e li impongono come mezzi obbligati che ciascuno soggetto deve usare per i suddetti scambi, procurandoseli dai monopolisti alle condizioni stabilite da questi, col dare parte della sua produzione a chi gli mette a disposizione questi simboli monetari. In tal modo, potendo imporre le loro condizioni senza resistenza (la società non sa fare a meno dei loro simboli), i monopolisti della produzione-distribuzione dei simboli in parola hanno acquisito il potere di prendersi (indebitando cittadini-imprese-stato, caricandoli di interessi passivi, comperando direttamente o indirettamente i beni dei debitori) quote crescenti del totale della produzione di beni e servizi reali prodotti dalla società in cambio dei simboli, e ancora di più il potere di dosare la disponibilità dei simboli, così da regolare la capacità delle persone di produrre e soddisfare i propri bisogni, cioè di indurre crescita o recessione, tanto che abbiamo una situazione in cui quei monopolisti, sottraendo o negando la disponibilità dei simboli alla gente, producono e mantengono il soffocamento della capacità produttiva col rendere impossibili molti scambi e pagamenti (investimenti, assunzioni). Lo scopo è chiaramente la concentrazione nelle loro mani del reddito e della ricchezza, l’acquisizione del dominio politico sui popoli e il mantenere alta la domanda dei loro simboli, quindi alta la propensione a piegarsi ad ogni condizione per ottenerne. Questo è l’essenza del sistema economico-politico nelle società moderne, che scambiano usando il denaro.

Per perfezionare, legalizzare e far credere come naturale e giusto tale dominio, bisogna realizzare molte riforme, spesso impopolari; e per realizzarle è necessario far credere la gente nel riformismo, anzi in un riformismo che vada in una certa direzione, indicata via via dai “liberi mercati della finanza” attraverso i loro profeti accademici e istituzionali.

23.05.19  Marco Della Luna

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

La diffusa credenza popolare che chi conquista un potere pubblico non lo usi a vantaggio proprio e della propria fazione è illogica, seppur umanamente comprensibile. Questa credenza viene regolarmente sfruttata per raccogliere voti con la promessa di debellare la corruzione. È ingenuo o ingannevole deprecare indignati la corruzione (il peculato, l’abuso di potere) commessa dai politici e amministratori di mestiere, perché prendersi a torto o a diritto denaro e altre utilità è al contempo lo scopo e lo strumento del fare politica, assieme alla capacità di camuffare questa e altre realtà e di eliminare i concorrenti. I politici di carriera sono selezionati e formati in base a ciò. Alcuni ingenui si mettono in politica per ideali, ma, non producendo dividendi, finiscono presto, tranne i rari che vengono presi e usati come icone di onestà, foglie di fico.

Non esiste e non può esistere una politica onesta, sincera, che non rubi e non inganni – il che legittima moralmente e legalmente l’evasione fiscale-contributiva e in generale l’arrangiarsi, come legittima difesa o azione in stato di necessità.

Esistono invece -ed è questo che fa la differenza per le sorti di un paese- classi politiche che sanno solo ‘rubare’ e servire lo straniero; e classi politiche che ‘rubano’, ma sono competenti, sanno organizzare e gestire lo sviluppo del paese, come avviene nei BRICS, che combinano alto tasso di crescita ad alto tasso di corruzione. In Italia quello sviluppo è venuto meno, manca da circa 25 anni, appunto perché la sua classe politica è del primo tipo, per ragioni storiche, legate al tradizionale asservimento dell’Italia e di molti stati preunitari a potenze straniere dominanti. Asservimento che continua nell’Unione Europea e che non lascia spazio a statisti veri, a una politica vera, con possibilità di scelte reali, bensì solo a una pseudopolitica di promesse illusorie, servilismo, clientele e ruberie. Combinate col moralismo e il giustizialismo.

Può inoltre bene esistere un servizio giudiziario che colpisce il rubare di certuni e copre quello di certaltri, per dare un certo indirizzo agli affari e al governo e per tutelare il sistema reale di forze e interessi, legittimandolo o nascondendolo. Un servizio giudiziario che da sempre conosceva e lasciava proseguire quel medesimo andazzo di corruttela e che poi, tutto d’un tratto, lo ha tirato fuori come Tangentopoli quando si è trattato -a seguito del Britannia Party del 2 Giugno 1992- di coprire con un polverone di scandali la mille volte più grave svendita allo straniero degli interessi e degli assets nazionali mediante la destabilizzazione finanziaria dell’Italia, a iniziare con l’insider trading valutario da 30.000 miliardi di Lire del Settembre 1992, e continuando col far fuori giudiziariamente tutte le forze politiche popolari tradizionali, ‘ladre’ nel senso sopra indicato ma legate e leali all’interesse nazionale, lasciando in auge solo quella che si era convertita dall’internazionalismo dei lavoratori al sovranazionalismo dei banchieri, ossia al liberismo, e che quindi sarebbe stata collaborativa. Questo era il disegno, riuscito in buona parte. Inasprire le conseguenze per gli indagati, gli accusati e i condannati per corruzione, escludendoli dalla politica, non riduce la corruzione, ma riduce il ruolo degli elettori in favore di quello di alcuni uffici giudiziari, non eletti e non responsabili.

Solo due magistrati, a quanto mi consta, hanno avuto l’ardire di indagare e cercare di perseguire il sistematico e molteplice tradimento degli interessi nazionali in favore di quelli stranieri, la corruzione in affari esteri, ossia quella di cui, guarda caso, non si parla mai.

20.05.19 Marco Della Luna

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IL SACRIFICIO DEMOCRATICO DI SIRI

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IL SACRIFICIO DEMOCRATICO DI SIRI

Gli operatori politici devono tener conto essenzialmente dei loro interessi e della realtà. L’interesse dei capi grillini (le cui mosse in economia sono state molto dannose) è di portare la competizione con la Lega sul piano della moralità politica e della Giustizia per farsi più forti e più belli agli occhi del loro elettorato attuale e potenziale. La realtà di cui tener conto è che l’elettorato, soprattutto quello di riferimento del Movimento 5 Stelle, è sprovveduto ed emotivo, assetato di colpevoli cui imputare un malandare le cui cause vere non può capire. L’operazione ha fatto risalire il Movimento nei sondaggi, e scendere la Lega.

Realisticamente, nell’interesse del suo partito, Siri forse si doveva dimettere subito, proprio per tenere conto dei limiti cognitivi ed emotivi della base popolare, la quale, vivendo mentalmente in un mondo immaginario, non vede le ragioni per cui Siri dovrebbe, al contrario, nell’interesse di tutti e della legalità costituzionale (sempre che non vi siano ragioni ulteriori in senso contrario rispetto a quelle rese note sinora) restare al suo posto.

Le ragioni sono le seguenti.

In primo luogo, Siri, ad oggi non è accusato ma solo indagato, il pubblico ministero non ha ancora esercitato l’azione penale, il giudice delle indagini preliminare non lo ha ancora rinviato a giudizio, e forse verrà addirittura disposta l’archiviazione della sua posizione. Nessun personaggio istituzionale è stato finora rimosso in una tale situazione.

In secondo luogo, anche se fosse già imputato, dovrebbe applicarsi la presunzione di non colpevolezza, perché essa è un principio di civiltà giuridica irrinunciabile.

In terzo luogo e in generale, il sistema giudiziario italiano non è affidabile perché è tra i meno efficienti al mondo, a livello dell’Africa nera.

In quarto luogo, notoriamente il potere giudiziario è in parte politicizzato e non di rado viene strumentalizzato per la lotta partitica soprattutto nell’approssimarsi di elezioni.

In quinto luogo, se si dà al pm (che talora agisce per scopi politici) il potere di causare le dimissioni degli eletti dal popolo, si sovverte il principio democratico, subordinandolo alle decisioni insindacabili di un soggetto che non è nemmeno responsabile delle sue azioni, oltre a non avere mandato elettorale. Ciò è peggio di qualsiasi cosa dal punto di vista costituzionale, è peggio persino dal lasciare in una carica istituzionale un personaggio che sia stato definitivamente condannato: è peggio perché è sovversivo del principio fondamentale della democrazia.

Se l’elettorato grillino capisse questa cosa elementare, se capisse quindi il carattere illegale e la portata profondamente eversiva della rimozione di Siri, si rivolterebbe contro Giggino ed esigerebbe le dimissioni di Conte, che ha deciso e firmato quella rimozione, assumendosene la responsabilità politica.

 

Quanto sopra vale per i processi in generale, mentre per il caso di Siri in particolare dobbiamo considerare i due procedimenti penali che lo interessano.

Il primo è quello in cui ha patteggiato una pena per l’accusa di bancarotta fraudolenta. Il patteggiamento non è una valida ragione perché si dimetta.

Infatti, in primo luogo, il patteggiamento non è un’ammissione o un accertamento di reato.

In secondo luogo, il motivo per cui Siri ha patteggiato potrebbe essere che, di fatto, i processi per bancarotta fraudolenta in Italia spesso vengono gestiti in modo illegale, ossia ti accusano e ti condannano anche in assenza della prova che tu abbia commesso una distrazione patrimoniale o un qualsiasi altro fatto specifico. Oppure, nei casi in cui vi sono più amministratori della impresa fallita, succede che spesso vengono condannati tutti e senza andare a vedere chi abbia fatto che cosa, applicando una sorta di responsabilità oggettiva-collettiva, e spesso in assenza di prove delle responsabilità personali e dei fatti specifici, in totale violazione del principio di personalità della responsabilità penale, dell’onere della prova e della presunzione di non colpevolezza. Può darsi che Siri fosse innocente e abbia patteggiato per evitare di subire cose simili.

L’altro procedimento penale che interessa Siri, quello ancora in fase di indagini preliminari e riguardante supposti rapporti con la criminalità organizzata, ancor meno dovrebbe essere considerato come necessitante le sue dimissioni.

Infatti, in primo luogo, la mafia in Italia è stata portata dentro le istituzioni dagli americani durante l’invasione dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, come ricostruiscono numerosi studi storici, e da allora essa fa parte istituzionalmente dello Stato italiano: ci piaccia o no, lo Stato italiano è uno stato-mafia (come altri). Anzi, da allora le varie mafie, camorre, ndranghete hanno aumentato gradualmente il loro potere economico e politico, il loro controllo sul territorio e su buona parte dei collegi elettorali del meridione, sì che governare senza un accordo con esse (a livello locale come a Roma) è impossibile; e la pretesa che i governi italiani combattano la criminalità organizzata, quella grande e non quella minore, quella che taglieggia i bottegai o spaccia per strada, è assurda oggettivamente anche se creduta popolarmente e vendibile alle masse elettorali. Insomma, dal dopoguerra l’Italia è occupata istituzionalmente dalle mafie, e militarmente dagli USA (133 basi dichiarate).

Ancor più importante: molti studi economici e sociologici evidenziano come, su scala mondiale, la criminalità organizzata è divenuta estremamente potente sul piano politico e addirittura possa soppiantare i governi, girando somme enormi riveniente da traffici illeciti (droga, armi, riciclaggi). Su questa enorme liquidità, che per il 60% circa si ricicla nelle banche statunitensi, si regge la stabilità di interi sistemi bancari del “mondo libero”.

In conclusione, lo scandalizzarsi per (l’ipotesi di) contatti tra qualche personaggio politico o istituzionale e ambienti affaristici della criminalità organizzata, è pura ipocrisia o grave ingenuità.

Peraltro, via via che si fanno istituzionali, le mafie, pur conservando il loro scopo di profitto e controllo politico, modificano i loro metodi e diventano per così dire civili. La mafia burocratica, la mafia ministeriale, la mafia legislativa, la mafia giudiziaria assomiglia ben poco alla mafia dagli stereotipi, alla mafia della coppola e della lupara; è una mafia in doppiopetto, felpata, che spende molto per legittimarsi e uccide moderatamente, che controlla i mass media, che modella l’opinione pubblica e la sua percezione del mondo, che in sostanza si è assimilata alla gestione normale del potere politico e al suo stile usuale (salvo mantenere modalità vetero-mafiose in campi come l’esazione fiscale nostrana).

In fondo, l’organizzazione criminale di tipo mafioso altro non è che una forma molto efficiente, e pertanto vincente, di organizzazione e gestione di interesse e potere. Per questo si afferma e dilaga e soppianta altre istituzioni e controlla i cartelli delle materie prime, dell’informazione, e soprattutto del credito, della moneta, del rating. È una realtà pragmatica, che è errato inquadrare e giudicare limitativamente con categorie giuridiche, morali e emotive, per quanto essa possa essere ripugnante emotivamente e moralmente.

 

Nella sua auto-narrazione, il sistema si professa come fondato su precisi principi: la trasparenza e sincerità, la complessiva conformità a etica e legge, la democraticità dell’azione politico-istituzionale. Ma questi principi sono solo la verniciatura della realtà, la quale funziona in modo completamente indipendente da essi. Essi hanno a che fare con la realtà solo nel senso che sbandierarli serve a nasconderla. La violazione delle regole legali e dei principi morali, assieme all’inganno, è funzionale e indispensabile per il profitto e per il potere. Però, nella narrazione per il popolo, il malandare delle cose e le ingiustizie non possono essere attribuiti a questa realtà, perché si disturberebbe il consenso, bensì a capri espiatori (gli ebrei, i comunisti, i fascisti, il nemico di classe, gli infedeli, etc.). Ogni sistema di potere completa la sua propria auto-narrazione aprendo, al proprio interno, uno spazio di dialettica consentita, onde ciascuno possa trovare il colpevole per lui più verosimile per le ingiustizie e per il malandare (il liberismo, il socialismo, l’Europa, gli euroscettici, etc.) e possa aderire a un partito che promette di risolvere i mali sconfiggendo quel colpevole. In questo modo, si produce e mantiene il consenso popolare, detto democrazia.

10.05.19 Marco Della Luna

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I DIOSCURI CI LIBERANO DALL’EURO

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I DIOSCURI CI LIBERANO DALL’EURO

Le mosse di politica economica del presente governo appaiono a molti chiaramente e seriamente dannose e destabilizzanti, direi irresponsabili – ma non lo sono, se hanno lo scopo strategico che suggerirò in fondo a questo articolo. Nel qual caso sarebbero, al contrario, sagge, lungimiranti, meritorie, e ben potremmo acclamare i Dioscuri.

Nella campagna elettorale dell’anno scorso e pure in quella attuale, Salvini e Di Maio hanno impiccato se stessi, e insieme a sé tutta l’Italia, a promesse elettorali demagogiche, incompatibili con la condizione del Paese: reddito di cittadinanza, decreto dignità, quota cento, flat tax – misure fattibili solo in uno Stato poco indebitato e in crescita economica, oppure padrone della propria moneta, come USA e Giappone. Da tali promesse i due non possono smarcarsi prima delle elezioni europee, nonostante che emerga sempre più la loro insostenibilità.

Siccome l’Italia è fortemente indebitata, economicamente bolsa, e deve farsi finanziare da investitori esterni in una moneta che non controlla, l’attuale governo ha dovuto rinviare o ridurre di molto le promesse iniziali, e la parte di esse che ha attuato ha già prodotto effetti sfavorevoli sul piano finanziario (aumento di spread e di rendimenti sul debito pubblico, contrazione del credito, uscita di capitali, sfavore di ampi settori produttivi) e pare avrà effetti negativi pure su quello economico, per giunta in una fase recessiva che li amplificherà, soprattutto se si andrà a sbattere contro il muro delle clausole di salvaguardia, col rialzo dell’Iva che il governo smentisce ma lo ha già iscritto nel DEF.

In un’epoca lunga di concentrazione del reddito e di allargamento della povertà, provvedimenti redistributivi come i sullodati sono in sé moralmente giusti, riscuotono consenso, ma producono reazioni di sistema in senso opposto, che pareggiano o superano i loro effetti benefici e riequilibranti, perché ricadono proprio sui ceti deboli che i provvedimenti predetti volevano aiutare: aumento di spread, rendimenti, deficit, tasse, con contrazione di credito, servizi, investimenti. La lezione della storia, mai imparata dai politici volenterosi ma con attitudini culturali inadeguate al loro ruolo, è che lo sforzarsi di ‘correggere’ pettinando contropelo un sistema dinamico, complesso, che non controlli, che reagisce, e che è molto più grosso di te, risulta nei fatti sempre controproducente, e ti fa fare perdere il carisma.

Il controllo di un sistema economico nazionale è cosa complicata, ma per certo incomincia con quello della moneta e con la liberazione dai meccanismi indebitanti. E l’Italia è in una condizione oggettiva che le impedisce persino di incominciare a farlo. Una condizione che la destina a un costante declino. I principali fattori di tale condizione sono i seguenti:

1-La geopolitica globale, dagli anni ’80, si è finanziarizzata, ha definanziato l’economia produttiva e, come metodo di potere, coltiva l’indebitamento irreversibile dei governi e dei privati, la riduzione dei servizi, dei salari, dei diritti dei lavoratori; quindi non vi sarà un rilancio economico generale.

2-L’Italia non è indipendente bensì sottoposta a interessi stranieri e le sue politiche economiche sono asservite ad essi; essa è oggetto di una programmatica sottrazione di risorse attraverso l’UE. In particolare l’Eurosistema bancario-monetario, bloccando gli aggiustamenti fisiologici dei cambi tra le monete nazionali senza mettere in comune i rispettivi debiti pubblici, le fa perdere capitali, industrie e cervelli in favore dei paesi più efficienti, aggravando il suo debito pubblico; e al contempo fa in modo che essa disponga della metà della liquidità pro capite che hanno Francia e Germania; così in Italia manca il denaro per la domanda interna e per pagare i debiti anche tributari, mentre gli stranieri hanno i soldi per rilevare i suoi assets, che essa deve svendere per procurarsi quella liquidità che le viene artatamente negata.

3-Il sistema-paese italiano è storicamente zavorrato da prassi di ruberie e inefficienze, sprechi, parassitismo che abbassano la sua efficienza, nonché da ampie aree di scarsa o nulla produttività, che vengono in parte mantenute attraverso massicci trasferimenti pubblici – e tutto ciò si traduce in un sovraccarico tributario tale, a carico delle aree produttive, che mina la loro efficienza e spinge capitali, imprenditori e tecnici ad emigrare, portando con sé la clientela e le tecnologie, per fare concorrenza dall’estero.

4-Le suddette zavorre non possono venire eliminate perché esse coincidono con gli interessi immediati di buona parte dell’elettorato e della classe politico-burocratica, che prospera grazie ad esse, e che si è formata attraverso una selezione centrata sullo sfruttamento di tali anomalie e non sullo sviluppo di competenze e capacità utili per il sistema-paese. Una classe che oramai risponde più a banche e interessi stranieri, che alla nazione.

Pertanto, qualsiasi leader politico italiano sa che può fare ben poco per il Paese, essendo stretto tra i vincoli suddetti; però sa anche che il popolo non è consapevole di essi e che non rinuncia mai a sperare; perciò sa che può promettere soluzioni impossibili ed essere creduto e votato per qualche tempo, fino a che non sbatterà contro i medesimi vincoli: così hanno fatto Prodi, Berlusconi, Renzi. Ma i nostri Dioscuri, che fanno?

Uscire o farsi estromettere dall’Euro sarebbe, in linea di principio, opportuno e indispensabile per rilanciare l’economia e l’occupazione, evitando il declino totale e la svendita del Paese; però Lega e Stelle, che in passato propugnavano tale uscita, hanno poi smesso di parlarne, visto che non vi sono le condizioni politiche: la gente comune (che non pensa oltre al domani e niente sa di macroeconomia) non capisce la situazione, teme le conseguenze dell’uscita; al contempo, gli interessi stranieri, coi loro fiduciari interni al Paese, sono forti e controllano i media, con cui fanno propaganda pro Euro e pro UE. E così il governo l’anno scorso lanciò all’UE una iniziale sfida (o pseudo-sfida, perché non metteva in discussione l’Euro né i vincoli di bilancio, ma solo millesimi di PIL), quella del 2,4% di deficit sul PIL, ma presto ha dovuto mettere la coda tra le gambe e ripiegare al 2,04 (che poi salirà al 2,7 per effetto della mancata crescita rispetto alle previsioni ufficiali). Questa ingloriosa operazione è costata ai contribuenti diversi miliardi di interessi aggiuntivi sul debito pubblico, e dovrebbe aver insegnato anche ai poveri di spirito che è meglio non lanciare sfide a chi è molto più forte di te: se non hai la volontà e la forza per liberarti dal padrone, ti conviene obbedire e risparmiarti le legnate.

Ecco forse che l’unica strategia realistica e riuscibile per liberarci dall’Euro, o meglio dal Cimiteuro (come intitolai un mio libro del 2012), è proprio quella consapevolmente o inconsapevolmente avviata dal nostro governo: senza dirlo, attraverso misure indebitanti e destabilizzanti come il c.d. reddito di cittadinanza e la quota cento, si porta nei fatti l’Italia a una situazione di squilibrio finanziario tanto grave che, quando arriverà il momento di fare la legge finanziaria, per evitare una stangata tributaria anche patrimoniale (di nuovo la casa) congiunta a tagli dei servizi, non resterà che uscire dall’Euro, magari “temporaneamente”. Una situazione tale, insomma, che il popolo arrivi a percepire il costo del restare nell’Euro e sia portato a volere l’uscita, e lo manifesti in modo tanto energico che Mattarella non ripeta ciò che il suo predecessore fece nel 2011. Si tratta di far sì che il popolo tema molto più la permanenza nell’Euro, che l’uscita da esso. E’ provato che il timore di una perdita di 100 ha una forza motivazionale molto più potente della prospettiva di un guadagno di 100. Oggi la maggioranza del popolo, pur non valutando positivamente l’Euro e la stessa Unione Europea, non vuole uscirne per il timore di una perdita economica: sceglie il male minore. La politica economica del governo legastellato, con la sua apparente goffaggine, può invertire i rapporti e far sì che l’uscita diventi o appaia al popolo come il male minore, creando così le condizioni di consenso popolare per l’uscita.

Certo, poi si tratterà di gestire il processo di transizione, di negoziare, di difendere il Paese dagli interessi contrari. Si facciano ordunque avanti gli adamantini leaders e gli strateghi economici all’altezza di cotanta impresa!

05.05.19 Marco Della Luna

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