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LA FIERA DELLE VELLEITA’

La Fiera delle Velleità

Perché non modellare un sistema finanziario e monetario sulle esigenze strutturali del Paese, anziché cercare di rimodellare il Paese per adattarlo a un sistema finanziario e monetario preconcetto?

Fanfare, incensi e fervorini: l’Unione Europea celebra se stessa nella Roma che sappiamo. Emblematico.

L’insuccesso e i danni della costruzione europea calata dall’alto, soprattutto in termini di crescente divergenza delle economie e degli interessi dei vari paesi, erano prevedibili perché sono quelli tipici di tutti i modelli ideali imposti ideologicamente dall’alto alla realtà dell’uomo e della società. Sono quelli tipici di tutti i modelli che vogliono correggere l’esistente per produrre l’uomo nuovo o la nuova società.
Il loro errore di metodo è che partono da un progetto astratto e non considerano la naturale e organica resistenza della società reale o ogni cambiamento comandato. Si chiama utopia.

Quanto sopra vale anche e visibilmente per l’imposizione dall’alto sulla realtà italiana del modello finanziario e monetario detto europeo, con la sua difesa del potere d’acquisto del singolo euro anziché dei redditi e dell’occupazione, con i suoi vincoli ai pubblici e investimenti, con la sua tassazione. Un modello adatto e concepito per sistemi paese molto diversi dall’Italia.

Per contro, un approccio non velleitario ma realistico si dovrebbe basare sull’individuazione oggettiva di quali sono le caratteristiche storiche, costanti e di fatto non modificabili di ciascun sistema paese concreto, e dovrebbe disegnare un sistema finanziario e monetario adatto a queste sue caratteristiche. Se L’Italia ha la gobba, allora è meglio farle una giacca con la forma della gobba, in modo che si possa abbottonare, e non una col di dietro diritto, bella ma che non si chiude e ostacola i movimenti, perché la gobba di un adulto non si può raddrizzare.

Le caratteristiche costanti dell’Italia, dalla sua unificazione in poi, non modificate, anzi consolidate dall’imposizione dall’alto del modello finanziario e monetario europeo, le conosciamo bene, e sono:

Le due velocità, cioè l’arretratezza permanente e rigida del Meridione e la conseguente necessità di un’altra spesa pubblica di sostegno al Meridione per mantenere la coesione del paese – e questo è il costo dell’utopia dell’unità politica italiana; da qui l’esigenza di poter fare spesa pubblica a deficit finanziandola a bassi tassi di interesse ed escludendo la possibilità che i titoli del debito pubblico non siano accettati dalla banca centrale per erogare credito allo Stato, così da garantire i loro detentori che non ci sarà default, e tenere quindi bassi i rendimenti.

Una fortissima propensione, specie al nord, a fare piccola impresa, quindi l’esigenza di assicurarne la disponibilità di credito a tassi moderati e che non erodano il margine operativo aziendale.

Una fortissima propensione al risparmio e in particolare all’investimento immobiliare, con uso degli immobili, sia da parte delle imprese che da parte dei cittadini, per ottenere credito, quindi l’esigenza di tutelare il valore degli immobili e il mercato immobiliare.

Un alto livello di corruzione e illegalità nel settore pubblico, peggiorato dopo le campagne giudiziarie contro la corruzione, congiunto a una scarsa efficienza della spesa pubblica, che viene in grande parte intercettata da una classe politica e burocratica scarsamente competente, e usata per produrre consenso clientelare; ciò richiede vieppiù che la spesa pubblica sia finanziabile a basso tasso di interesse.

Una bassa produttività conseguente da quanto sopra, che richiede periodici ribassi del cambio valutario onde mantenere la competitività e l’occupazione.

L’euro e le regole finanziarie europee sono pertanto direttamente opposte e incompatibili con le suddette esigenze, e lo dimostrano i fatti. Non sono un prezzo da pagare per diventare migliori, perché non fanno diventare migliori. E’ avvenuto il contrario.
E’ ovvio che alcune di queste caratteristiche dell’Italia sono deteriori e sarebbe meglio poterle correggere, ma ciò non è avvenuto in molti decenni e nonostante molti interventi energici e costosissimi, di tutti i tipi. Anzi, il divario è aumentato. Insistendo negli sforzi di cambiare la fisiologia dell’organismo Italia, sia per integrare il Sud col Nord, sia per integrare l’intero Paese con l’Europa efficiente, si è solo peggiorato il suo funzionamento e le condizioni di vita dei suoi abitanti e le prospettive per il suo futuro. L’unità politica italiana è un’utopia molto onerosa da sostenere, e se le aggiungiamo i costi del mantenimento dell’utopia dell’unità politica europea, le due utopie si uniscono in una distopia.

I detentori del potere hanno l’opzione di usare la forza per raddrizzare la “gobba”, cioè spezzare l’organismo sociale esistente e costringere la gente a seguire il nuovo modello. Questa è la via che è stata percorsa, nel secolo scorso, da personaggi storici come Stalin e Ceausescu (in forma estrema e mostruosa, da Pol Pot), che, per riuscire a imporre i loro modelli di società ideale eliminando le caratteristiche consolidate e la mentalità delle popolazioni che governavano, sono ricorsi ai trasferimenti forzati di intere popolazioni, alla distruzione dell’economia di altre popolazioni, alla censura e alla propaganda sistematiche, alla proibizione della religione, e ad altre forme di violenza. Sostanzialmente, nonostante queste potenti misure, non sono riusciti nel loro intento, hanno solo danneggiato e degradato la società, anziché realizzare il loro modello ideale.

Oggi, per imporre i modelli ideali di Europa e di Euro, seguire la suddetta via può tradursi nell’imporre ai popoli “con la gobba”, per fargli perdere le loro abitudini e mentalità indesiderate, una permanente povertà e precarizzazione assieme alla dissoluzione dell’identità storica e nazionale attraverso l’uso mirato dell’informazione e soprattutto mediante l’immigrazione di massa di genti portatrici di culture molto diverse, così da sfibrare il tessuto sociale storico, la volontà di azione politica e la capacità di resistenza dal basso. Ma credo che l’esito sarà solo la degradazione,non rieducazione, esattamente come nei precedenti esperimenti di questo tipo.

4.03.17 Marco Della Luna

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STATO ILLEGITTIMO E ANTISOCIALE

Le fonti ufficiali citate nei precedenti post dimostrano che lo Stato (compresi fisco e “giustizia”) rinuncia a creare denaro in proprio per le spese socialmente necessarie, ma permette ai banchieri di creare, per prestarlo o investirlo direttamente, denaro scritturale dal nulla, senza una legge che li autorizzi, senza imporre loro di dichiarare questa creazione come ricavo, senza tassarla, cioè li lascia evadere circa 540 miliardi l’anno, più dell’attuale gettito fiscale, preferendo spremere i cittadini e lasciarli senza servizi, senza pensione, senza lavoro e senza infrastrutture.

540 miliardi, perché i banchieri ogni anno mediamente creano dal nulla circa 1.000 miliardi di euro, cioè si prendono un potere d’acquisto pari al 61% del pil – senza contare i circa 180 miliardi prodotti pure dal nulla dalla Banca d’Italia, che è di proprietà privata e in cui i privati scelgono il management e decidono la politica. Con quelli, arrivano al 72%.

Inoltre, benché le banche creino il denaro dal nulla, quindi benché per esse sia impossibile restare insolventi (amenoché non  le saboti la banca centrale o l’insieme delle altre banche, per ragioni politiche), lo Stato, complice di banchieri truffatori, finge che molte banche siano rimaste senza soldi per avere il pretesto di aggiungere tasse ai cittadini, con cui copre le bancarotte fatte dai managers scelti dai principali partiti di potere.

Onesti ministri, soprattutto nel 1992 e in anni seguenti, hanno stipulato – e segretato – contratti-scommessa con grandi banche speculatrici, scommettendo decine di miliardi sulla previsione che i tassi sarebbero saliti, mentre i medesimi banchieri (tra i quali era stato cooptato qualche ministro) poco dopo hanno avviato un trend discendente dei tassi, così che stanno guadagnando decine di miliardi a spese dei contribuenti italiani. Questi ministri, stipulando quei derivati, hanno fatto con lo Stato italiano e coi soldi dei contribuenti semplicemente ciò che Mussari ha fatto con MPS e coi suoi depositati stipulando i derivati Alexandria e Santorini.

Ancora una pennellata: lo Stato (come sopra) permette di fatto, quasi sempre, ai banchieri di esigere e incassare tassi sopra la soglia di usura, di spacciare ai risparmiatori prodotti-bidone, di nascondere nei bilanci le perdite sui crediti, di negare prestiti alle imprese sane e produttive per erogarli ad amici maxi-bidonisti che non li rimborseranno; poi sempre lo Stato tiene nascosti i loro nomi.

L’apparato istituzionale Stato-UE è il principale strumento del crimine, e il settore bancario è la centrale dell’eversione anticostituzionale. Hanno affossato il lavoro, quale fondamento della Repubblica e diritto del cittadino. Hanno saccheggiato il risparmio ed eroso i redditi. Hanno condannato milioni e milioni di lavoratori a pensione sotto i 600 euro al mese. E su tutto hanno mentito e ingannato senza limiti la popolazione, e lo fanno ora sempre di più. Lo Stato italiano non ha alcuna legittimazione ad esercitare un potere sulla gente. Non ha diritto di giudicare né di pretendere tasse.

Hanno modificato l’art. 117 della Costituzione per rendere l’Italia supina e senza filtri rispetto alla legislazione europea diretta da Berlino, mentre i tedeschi si sono dotati di filtri per far prevalere il loro interesse nazionale sul legislatore europeo. In tal modo la nostra cricca politocratica ha consentito lo svuotamento dei principi fondamentali della Costituzione italiana, dalla tutela del lavoro a quella del risparmio a quella dell’utilità sociale dell’impresa a quella dell’eguaglianza sostanziale a quella dell’astensione dell’Italia dalle guerre offensive.

Hanno ammazzato l’economia italiana con tasse poste per assicurare a banchieri tedeschi e francesi profitti di rapina su prestiti fraudolenti a Grecia e altri paesi.

Tutto questo è stato costruito, nei decenni, dalla sedicente sinistra (i progressisti), dal centro (i “moderati”), dai falsi europeisti – ovviamente, dalla dirigenza politica, non dalla base sciocca e ingenua che la vota in buona fede.

28.02.17  Marco Della Luna

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MONETA SCRITTURALE: LE ORDINANZE DEL TRIBUNALE

Pubblico, a grande richiesta, le due ordinanze del Tribunale di Bolzano, rese nella medesima causa (omettendo le parti che non sono pertinenti al tema monetario). Nella prima, il Giudice, di fronte alla mia eccezione che il mutuo è nullo perché le banche di credito non possono creare dal nulla l’euro con mezzi contabili, dato che la creazione dell’euro è riservata per trattato al Sistema Europeo delle Banche Centrali, replica, copiando quanto scritto dalla banca a sua difesa, che le banche di credito creano euro scritturali e lo possono fare perché ciò che non è vietato è lecito, e i trattati europei riservano al Sistema Europeo delle Banche Centrali la creazione del solo euro cartaceo, non di quello scritturale.

Allora il mio cliente ha creato euro scritturali così come aveva fatto la banca per prestarglieli, e li ha usati, in base al principio costituzionale dell’eguaglianza (art. 3), per pagare il debito verso la banca, restituendole la stessa cosa che la banca gli aveva prestato.

Visto ciò, il Giudice ha emesso una seconda ordinanza, dicendo che la banca può creare euro scritturali nell’attività di prestito perché la creazione di moneta sarebbe compresa nell’attività di credito, a cui la banca, e solo la banca, è autorizzata.

Questa tesi è palesemente in contrasto con legge bancaria, che autorizza le banche all’intermediazione del denaro, cioè a prestare ciò che raccoglie, non alla sua creazione. Inoltre le banche creano moneta non solo nell’attività di credito, ma anche fuori di essa, come quando investono in proprio.

Ogni sistema giudiziario, in ogni ordinamento, giustifica il sistema di potere e di interessi costituito, le cui regole di fatto, dette o non dette, sono il vero diritto dell’ordinamento: non si può certo pretendere che un giudice si metta contro il meccanismo che comanda il mondo! La giustizia potrà cambiare orientamento, cioè potrà riconoscere la illegittimità e incostituzionalità del sistema monetario e bancario vigente, solo se e quando l’opinione pubblica avrà capito come stanno le cose e continuare a negare l’evidenza sarà divenuto impossibile. Così avvenne anche con Galileo e il suo telescopio: la Chiesa continuò a negare ciò che il telescopio mostrava, anzi continuò a non voler nemmeno guardare nel telescopio e a torturare Galileo per farlo abiurare, finché il telescopio divenne tanto diffuso, che tutti potevano vedere la realtà, sicché per la Chiesa continuare a negarla voleva dire rendersi ridicola e perdere credibilità. Qualche secolo dopo ha persino riabilitato Galileo!

Ai fini pratici, considerato che il sistema bancario italiano (e non solo italiano) è sempre più traballante e che un riassetto dovrà avvenire in tempi brevi,  iniziare un’azione giudiziaria oggi per fare valere l’illegittimità della moneta scritturale delle banche oppure, in alternativa, la legittimità di pagarle con la medesima moneta, significa che, prima che la causa sia decisa, il riassetto sarà quasi certamente avvenuto, e può essere un riassetto che libera la società dal nodo scorsoio della moneta bancaria.

28.02.17 Marco Della Luna

PRIMA ORDINANZA:

Tribunale Ordinario di Bolzano – Bozen

2014 – 216

IL GIUDICE DELL’ESECUZIONE

a scioglimento della riserva che precede, in ordine all’opposizione presentata da

________________con l’avv. Della Luna

nei confronti di

Banca Popolare dell’Alto Adige con l’avv. Dietmar Wild

[OMISSIS]

quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo

dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta

attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso,

come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale

sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è

richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo,

ritenuto, per quanto esposto, che non sussistano gravi motivi per sospendere il

processo esecutivo;

RESPINGE

l’istanza di sospensione

[OMISSIS]

Così deciso in Bolzano, 06/09/2016

Il giudice dell’esecuzione

dott. Werner Mussner

SECONDA ORDINANZA:

 

Tribunale Ordinario di Bolzano – Bozen

2014 – 216

IL GIUDICE DELL’ESECUZIONE

a scioglimento della riserva che precede, in ordine all’opposizione presentata da

____________________ con l’avv. Marco Dalla Luna

nei confronti di

Banca Popolare dell’Alto Adige con l’avv. Dietmar Wild

[OMISSIS]

considerato, infine, che in ordine al capitale erogato vi è in entrambi casi il contratto di mutuo agli atti, per cui la datio è provata essendo documentata con atto pubblico, per cui il capitale residuo richiesto dalla banca non sembra contestabile, mentre i controcrediti come vantati sono assai incerti nell’an e nel quantum,

[OMISSIS]

considerato, infine, che in ordine alla creazione di moneta, questa ovviamente si crea in quanto le banche non abbisognano dei soldi che imprestano; la creazione, peraltro, della moneta avviene sempre quando si è di fronte ad un debito di valuta che produce interessi, di modo che il rapporto debito/credito dopo un anno non è più pari alla somma imprestata, ma pari alla somma imprestata più gli interessi, e quindi già con tale piccola quanto semplice operazione si crea denaro, che è sempre una cosa virtuale,

considerato che l’art 10 TUB stabilisce che le banche esercitano la funzione bancaria, e di conseguenza, sono autorizzate a stipulare l’attività di credito, e non è previsto che per ogni finanziamento concesso ci siano dei depositi equivalenti, quindi l’attività bancaria risulta essere ancorata nel diritto positivo, come anche la creazione monetaria virtuale,

ritenuto, per quanto esposto, che non sussistano gravi motivi per sospendere il processo esecutivo;

RESPINGE

l’istanza di sospensione e

FISSA

termine perentorio al 15.1.2017 per l’introduzione del giudizio di merito, secondo le modalità previste in ragione della materia e del rito, previa iscrizione a ruolo della causa, a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui all’articolo 163-bis c.p.c. (o altri se previsti) ridotti della metà

[OMISSIS]

Così deciso in Bolzano, 30/11/2016

Il giudice dell’esecuzione

dott. Werner Mussner

Firmato Da: MU

 

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IL SIGNORAGGIO DELLA DOPAMINA

IL SIGNORAGGIO DELLA DOPAMINA

Nei miei vari articoli e pubblici discorsi sulla moneta creata scritturalmente dalle banche per prestarla a interesse, e sulla possibilità per i debitori delle banche di crearla al medesimo modo per restituirla alle banche, ho sempre avuto cura di avvertire che questa possibilità è la conseguenza logico-giuridica delle premesse, ma che le banche ovviamente non avrebbero accettato un tale pagamento, perché accettandolo rinuncerebbero al loro privilegio sulla società. Ho aggiunto che il cittadino può reagire a questo rifiuto adendo la “giustizia” e chiedendo al tribunale di dichiarare o che le banche non hanno il diritto di creare moneta (e allora il prestito è nullo e il debito pure), oppure che tutti hanno questo diritto, quindi il pagamento con euro fai-da-te è valido. Ho precisato che la moneta fai-da-te non è una soluzione per i singoli casi, né per il sistema economico, perché non può funzionare un’economia in cui ognuno crea moneta ad libitum. Essa è essenzialmente un atto politico, un mezzo per gettar luce su questa incostituzionale realtà nascosta all’opinione pubblica, e per far esplodere la contraddizione politica, giuridica e morale di uno Stato che lascia ai banchieri questo privilegio sulla società, privilegio che consente loro di dominarla anche politicamente.

Nonostante queste spiegazioni, continuano a rivolgersi a me persone che vogliono che io le aiuti a liberarsi dai loro debiti verso le banche o verso l’erario pagandoli con l’euro scritturale fai-da-te. Esse mi hanno letto o ascoltato, e hanno capito che io affermassi che si poteva fare esattamente questo. Quando le interrogo, mi accorgo che, semplicemente, non hanno registrato i miei suddetti avvertimenti. Quando ripeto loro che le banche, per ragioni di interesse, non accetteranno mai che i clienti facciano ciò che esse fanno, quindi insisteranno per essere pagate a torto o a ragione, queste persone si stupiscono e si rattristano, protestano, lamentano che avevano capito diversamente (inoltre manifestano di non aver colto la valenza eminentemente politica dell’iniziativa, percependo solo l’utilità per se stessi).

Come è possibile che persone capaci di capire il linguaggio scritto e parlato non colgano elementi essenziali, espressi in modo chiarissimo, del messaggio oggettivo, e diano a questo un senso diverso, alterato in senso gratificante per loro, senza accorgersi delle ovvie e assurde conseguenze sull’economia di una moneta fai-da-te? Come è possibile che, nella lettura di scritti a contenuto economico-giuridico, l’immaginazione giochi un tale ruolo, stravolgendo il testo? Qui passiamo dal “credo quia absurdum est” al “credo quia absurdus sum”!

Similmente, negli ultimi anni ho osservato il fenomeno, ancora più sorprendente, di numerose persone, di cui alcune istruite e intellettivamente dotate, che si sono buttate a capofitto nel credere in strumenti giuridici ancora più assurdi e ridicoli, proposti da maestri dell’OPPT e di altre teorie di sovranità individuale1, affidandosi a tali strumenti, sotto la guida di questi maestri o in proprio, per risolvere problemi con banche e fisco. Queste persone – rectius, questi “esseri umani”, spediscono ai loro creditori e ai giudici lunghe lettere fantastiche, aspettandosi di bloccare processi penali, pignoramenti ed aste, e ritrovandosi poi con una condanna penale, o con la casa venduta. E alcuni persino con un procedimento di inabilitazione o con l’amministratore di sostegno, perché i magistrati, leggendo le loro folli lettere, pensano che non siano mentalmente in grado di gestirsi.

Altre persone hanno trasferito i loro beni, per salvarli dai creditori, all’associazione creata da un Tizio per tutelarli – un Tizio che vendeva patenti diplomatiche garantenti la “piena immunità” diplomatica nonché poteri di comando sulla polizia. Adesso quelle persone si ritrovano, come prevedibile, senza i loro beni e senza alcuna immunità.

Molti pagano discrete somme per ricevere “lezioni” e “insegnamenti segreti” di questo tipo, per comperare dai “docenti” inchiostri “legalizzanti” fatti col pigmento di una speciale farfalla della Guiana, e pergamene, timbri e penne dotati di uno speciale potere giuridico. Firmano terribili giuramenti di segretezza su tutto ciò che viene loro insegnato nelle riunioni e nelle conferenze.

Ho conosciuto anche diversi maestri e fornitori di tutte queste cose, e mi sono tutti parsi in buona fede, convintissimi di ciò che predicavano. Qualcuno sono riuscito a farlo ragionare e capire che la sua fede era illogica e giuridicamente falsa; il suo umore si fletteva, però qualche giorno dopo tornava alla carica con una nuova costruzione teorica che rilanciava le bislacche promesse di prima con rinnovato ottimismo e vigore.

Una spiegazione di questi comportamenti tanto lontani dall’idea dell’uomo come essere complessivamente ragionevole, quindi responsabile, viene fornita dalla recente ricerca scientifica sperimentale e strumentale, che ha dimostrato2 come, a decidere la percezione e la valutazione della realtà, ciò che va creduto e ciò che non va creduto, ciò che ha senso e ciò che non ha senso, non è la percezione oggettiva e il raziocinio cosciente, ma l’emozione subconscia, guidata dalle impressioni e dalla gregarietà: sperimentalmente si è accertato che l’emozione subconscia forma convincimenti sociali e politici che fungano da distintivi di appartenenza di gruppo, ed è così che nascono le fedi e i “valori”.

Il ragionamento cosciente non partecipa alla formazione di questi convincimenti; esso viene attivato solo successivamente, per giustificarli, per rendere plausibili le decisioni già prese dall’emotività, per difenderle, per persuadere gli altri, per attaccare le opinioni contrastanti. Esso funziona come un ufficio stampa che lavora per giustificare qualsiasi posizione sia presa dal primo ministro, ingannando e disinformando quando serve. Funziona come un avvocato che mira alla vittoria di parte, non come uno scienziato che mira alla verità oggettiva. Da qui la sua inconscia distorsione confermazionista, ossia l’inclinazione a lavorare per confermare, innanzitutto a se stesso, i convincimenti generati dalla mente emotivo-intuitiva, focalizzandosi sugli elementi a favore di essi e ignorando quelli contrari, e interpretando i dati in modo forzato. Da qui la sua difficoltà a rinunciare a una sua tesi confutata dall’evidenza. Da qui anche l’avversione o l’odio, l’aggressività verso chi porta questa evidenza contraria. Da qui infine la facilità con cui i manipolatori dell’opinione popolare hanno sempre potuto suscitare ostilità e repressione, in materie emotivamente rilevanti come la politica, la storia, la religione, contro i revisionisti, cioè contro coloro che presentano nuovi dati di fatto che mettono in crisi i convincimenti su cui si basa l’ordinamento sociopolitico, mentre in ambito scientifico e anche storico il metodo di lavoro consiste proprio nel revisionismo, ossia nel cercare nuovi dati che falsifichino la teoria presente e portino a una più corretta comprensione della realtà.

Ma che cosa dà tanta forza ai convincimenti, ai credi, alle fedi, ai valori? Che cosa dà loro tanta resistenza alle evidenze contrarie? Che cosa blocca il raziocinio degli uomini e li spinge, non di rado, al fanatismo, agli atti più assurdi e distruttivi? Queste domande hanno trovato risposta su un piano neurofisiologico3: con appositi strumenti di monitoraggio del funzionamento cerebrale, si è visto che, quando il soggetto è posto davanti a un problema morale o politico che mette in crisi i suoi convincimenti, non si attiva mai il centro del ragionamento, ossia la corteccia dorso-laterale prefrontale, bensì si attivano centri delle emozioni negative.

Si è anche accertato che le conferme (mediante somministrazione di approvazione sociale o dati allineati) stimolano i centri cerebrali della gratificazione, i quali dispensano piacere al soggetto mediante il rilascio di dopamina; mentre per contro le sconferme stimolano i centri della punizione, che procurano il rilascio di altri neuromediatori con effetto opposto. La dopamina è quella sostanza che viene anche secreta per effetto dell’eroina e di altre droghe, le quali proprio per questo danno dipendenza.

Credere, e farsi rafforzare la fede dal gruppo dei credenti, dà dipendenza, assuefazione. Assicura il ricorrente rilascio del neuromediatore del benessere. Agisce come il condizionamento operante mediante rinforzi (positivi e negativi, carote e bastonate), addestrando la psiche, e in particolare le funzioni “superiori”, logico-cognitive, a non pensare criticamente onde evitare la punizione biochimica, a lavorare per confermare e per difendere, onde ricevere il premio dopaminico. E per condividere col gruppo in un rapporto identitario, combattendo le evidenze contrarie. Questi continui rinforzi e disincentivi, carote e bastonate, formano la mentalità chiusa, rigida, gregaria di molti credenti e partigiani politici o religiosi. Perciò chi si avvicina a loro o al loro gregge portando un messaggio divergente o informazioni confutanti, indipendentemente dalla validità dei suoi argomenti, è uno che fa star male, e deve essere combattuto o convertito. Le religioni hanno grande e costante successo perché sono sistemi integrati di credenze che coprono tutti i bisogni della psiche e creano comunità e azione di gruppo – il culto e altro – che conferma la veridicità della fede.

In quanto sopra esposto sta, almeno in buona parte (mi riservo di ritornare su questa materia) la spiegazione dell’irragionevolezza e della cecità all’evidenza dei soggetti di cui parlavo all’inizio in fatto di moneta scritturale, di sovranità individuale, di OPPT etc.: arriva un “maestro” che annuncia certe cose nuove, rivoluzionarie ma intuibilmente assurde come soluzioni (e se anche ammonisce che non funzionano come soluzioni pratiche, la loro mente non lo registra), lanciando un’immagine di salvezza; il cervello la riceve, la premia con una scarica di dopamina che incoraggia a crederci, e gli umani immaginano e vivono tutte queste cose come panacee, come rimedi risolutivi, semplici, quasi gratuiti, a un gravissimo problema che li affligge, che minaccia di privarli della casa e del lavoro. Il credere-agire in gruppo rafforza la certezza, previene il dubbio, esclude l’esame di realtà. Solitamente vi è un capo carismatico a cui è associato questo effetto, e allora si sviluppa la dipendenza psicologica dal capo. Alla fine gli umani si sentono bene, seppur per effetto di un’illusione. Se riesci a fare ragionare qualcuno di loro così che capisca che è un’illusione, lo privi del piacere dato dal cervello, gli fai ritornare l’angoscia, e il suo ragionamento si rimette in moto per sfornare nuovi argomenti con cui poter tornare a credere e a ricevere il premio biochimico.

L’uomo è dotato di ragione e consapevolezza, che però sono al servizio inconsapevole di funzioni arcaiche, irrazionali o pre-razionali4, anche in persone molto intelligenti; quindi l’uomo è complessivamente irrazionale, come singolo e come società. Egli e il suo pensiero sono soggetti al signoraggio della dopamina dispensata dal cervello, così come l’economia e i governi sono soggetti al signoraggio del denaro dispensato dal sistema bancario (sicché è irrealistico credere che si possa liberarlo dal signoraggio monetario se non lo si libera prima dal signoraggio dopaminico).

Acquisire consapevolezza di questa realtà psicofisiologica è il primo passo per uscire dal condizionamento sopra descritto, per imparare a usare il ragionamento e la percezione al fine di ricercare la verità e controllare i convincimenti, affrancandosi dalla distorsione confermazionista. Per non pensare e non comportarsi più in modo meccanico e gregario.

Ma quei condizionamenti, quel conformismo, quella guida neurochimica dei giudizi, del pensiero, dell’azione e della socialità, svolgono una funzione adattativa utile per il gruppo, forse indispensabile per il suo successo. Forse è meglio per tutti se solo pochi si liberano da essi. Infatti, essi creano nel gruppo un’identità condivisa, valori condivisi, obiettivi condivisi, quindi anche coordinamento dell’azione dei molti, la quale è condizione del successo nelle iniziative politiche e militari. E pensate ai comportamenti altruistici, al sacrificio di sé, all’amor patrio. Milioni di persone che credono in una fede obiettivamente scientificamente indimostrata, irrazionale, irrealistica – l’islam o il comunismo, per esempio, con i loro improbabili paradisi finali – hanno conquistato imperi e cambiato il corso storico del mondo. E così forse può avvenire che, se moltitudini di persone crederanno, illudendosi, di potersi liberare dei debiti creando l’euro fai-da-te e se si metteranno a crearlo, a fare cause su cause, a lanciare campagne di lotta e protesta, a incatenarsi ai palazzi del potere, mobilitando i milioni e milioni di persone immiserite ed esasperate per effetto dell’attuale, illegittimo e antisociale sistema monetario e bancario – se tutto questo avverrà, può benissimo darsi che l’illusione si faccia realtà. La fede smuove le montagne, figlioli miei. Offrite dunque la vostra preghiera e il vostro digiuno: otterrete miracoli!

26.02.17 Marco Della Luna

1In queste teorie si trovano enunciazioni, fatte in termini ingenui e incompetenti, di autentici problemi di teoria del diritto ancora aperti, e denunce di ingiustizie e illegittimità reali; ma ciò non le rende strumenti idonei a risolvere problemi pratici, cioè a cambiare la realtà, perché questa dipende non dalla teoria, ma da rapporti di forza e di interesse, e se tu contesti la sovranità del potere costituito, il potere costituito o ti ignora oppure, se riesci a disturbarlo, ti schiaccia con la forza materiale: might is right.

2Vedi: J. Haidt, The Righteous Mind, 2012, pag. 76-80, dove sono riportati i risultati di numerose ricerche con la relativa bibliografia, soprattutto quelli di Drew Westen, studioso della propaganda e della manipolazione mentale collettiva

3Haidt, cit., pagg. 76-77.

4I centri cerebrali del ragionamento si trovano in aree sviluppatesi da ultime nel corso dell’evoluzione, e secondo Haidt -ibidem- sono stati sviluppati come strumenti “consultivi” dei centri decisionali preesistenti, pre-logici, basati su emozione e intuizione. Essi hanno una posizione gerarchica subordinata, poteri limitati, influenza variabile. Però l’uomo può laviorare per cambiare questi rapporti.

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EURO SCRITTURALI: MONETA NOSTRA

Pubblico un testo aggiornato per la creazione di euro scritturali e il pagamento con essi dei debiti verso banche e Stato, avvertendo che quasi certamente non sarà accettato dai destinatari, i quali proteggono il loro privilegio bancario di creare moneta dal nulla e di dominare con esso l’economia e la politica, anche se esso non è sancito dalla legge. Possono contare sull’appoggio di buona parte delle istituzioni, anche di quelle giudiziarie.

Avverto che questo tipo di moneta, cioè “moneta nostra”, non è idoneo a sostenere un’economia funzionante, perché nessuna economia può funzionare con una moneta che ciascuno può produrre ad libitum. Quello che questo tipo di moneta può fare è destare le menti alla comprensione di quanto il sistema è incostituzionale e contrario ai diritti dell’uomo, ai principi fondamentali di eguaglianza e democrazia, quindi di quanto è delegittimato chi lo difende. Questa moneta può quindi far esplodere politicamente, giudiziariamente e fiscalmente il conflitto dell’ingiustizia e del sopruso.

Sì, anche fiscalmente, perché le banche – come recentemente ha ammesso la stessa Banca d’Italia in persona del capo della Vigilanza – sono esonerate, di fatto perché non vi è norma che lo consenta – dal pagare le tasse sulla moneta che creano. Si tratta di circa 540 miliardi l’anno nella sola Italia!

Avverto anche che corre voce di un imminente denuncia penale da parte di banchieri contro chi usa questo tipo di moneta, minacciando l’esclusività del loro privilegio. Questi banchieri sceglieranno una piazza fidata per presentare la denuncia.

16.02.17 Marco Della Luna

CARTA INTESTATA

Spett.le          BANCA           VIA PEC_____________

e p.c.

Banca d’Italia

Pec: [email protected]

VIA PEC

In relazione al vostro preteso credito:_____________________________di € 100,00

Io sottoscritto:_____________________

PREMESSO CHE:

1 – Lo Stato, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG, ammettono e accettano la prassi con cui le banche di credito, creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti (realizzando così un ricavo, seppur non contabilizzato e pertanto sottratto all’imposizione tributaria per circa 540 miliardi l’anno in Italia); recentemente abbiamo avuto anche l’ammissione da parte della Banca d’Italia, in persona di Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza; l’ammissione è avvenuta come risposta scritta a un’interrogazione dell’on.le Alessio Mattia Villarosa, nella Commissione Finanze congiunta Camera-Senato, del 17.01.17 – vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=WPmObU-V4lk; la prassi della creazione di “euro”, allo scoperto, mediante mera registrazione contabile fiat, è verità ufficiale.

2- Il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

3- Questa facoltà delle banche non centrali di creare ed emettere euro scritturali (girali) in assenza di qualsiasi norma di legge che conferisca loro questa facoltà, è riconosciuta in base al principio che ciò che non è proibito o riservato, è lecito.

4-In forza del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, il predetto principio si applica a tutti i soggetti; dunque tutti, non solo le banche, possono creare danaro fiduciario denominato in euro (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

Tutto ciò premesso,

Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, cioè al medesimo titolo e al medesimo modo in cui voi avete creato il denaro che mi avete prestato, CREO 100,00 euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso.

CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.

Cordiali saluti,

______________

 

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

 

________________CF Residenza:_______________

Esercizio giornale 2017
Esercizio bilancio 2017
Data registrazione ——–2017
Causale: Pagamento residuo debito, interessi, spese
Creatore-emittente:

Data di ultima modifica: oggi

Valuta scritturale: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100
Ricavi da creazione di moneta scritturale 100
CONTI
Saldo c.s. 100
Commiss., interessi, spese bancarie ad oggi, salva verifica 0
Cassa moneta scritturale 100
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LA BANCA E LA GRAZIA

LA BANCA E LA GRAZIA

Fermento e speranza agitano il web, innumeri vittime di usure bancarie e di magistrati che non le fermano nonostante denunce e opposizioni fondate su prove evidenti, ora sollevano gli occhi al Cielo, respirano e ringraziano Moneta Nostra.

Tutto ciò a seguito della divulgazione della lettera del Credito Cooperativo Romagnolo, diretta a un mio cliente che aveva rimborsato il prestito di € 30.000 spedendole via pec altrettanti euro scritturali da lui generati contabilmente, cioè esattamente come fanno le banche, secondo il metodo spiegato nel mio post Pagare gratis creando eurohttp://marcodellaluna.info/sito/wp-admin/post.php?post=3308&action=edit ) e in altri successivi.

Che cosa comunica la detta banca? Tre righe:

“Importo accordato € 30.000

Importo liquidato € 30.000

Debito residuo € 0”

Il senso comune interpreta queste laconiche espressioni come segue:

“Importo accordato da noi a voi € 30.000

Importo liquidato da noi a voi € 30.000

Debito residuo da voi a noi € 0”.

Mi aspetto che, per contro, la banca preciserà che l’interpretazione corretta sia:

“Importo accordato da noi a voi € 30.000

Importo liquidato da noi a voi € 30.000

Debito residuo da noi a voi € 0”.

Cioè mi aspetto che la banca dia il seguente significato alle tre righe in esame: “Noi vi abbiamo accordato un prestito di € 30.000, vi abbiamo dato € 30.000, quindi vi dobbiamo ancora dare € 0.”

E mi aspetto che, a riprova di questa interpretazione, faccia notare che, in fondo alla lettera, nella riga dedicata ai movimenti, figura solo il pagamento di una rata dell’ammortamento, e non del totale.

Ma l’interpretazione che conta, quella storicamente “vera”, è quella che scaturirà dai fatti, dalle res gestae, dallo scontro tra le opposte forze materiali e, forse, spirituali.

04.02.17 Marco Della Luna

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JUNCKER, RENZI E IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il governo Gentirenzi e il Partito Democratico progettano, per la imminente campagna elettorale, di attribuirsi il merito dell’introduzione del reddito di cittadinanza, soffiandolo al M5S.
Il programma è che il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker venga a Roma, probabilmente il 25 marzo, per i festeggiamenti del cinquantenario dell’Unione Europea, e quivi annunci che l’Europa prescrive che i governi elargiscano un reddito universale di base, di importo sufficiente per una vita dignitosa, a tutti i cittadini. La notizia di questo annuncio è stata lanciata da Reuters all’estero alcuni giorni fa, ma in Italia pare nessuno voglia diffonderla – tanto per dire quanto sono liberi i nostri giornalisti.

Renzi si vanterà di aver ottenuto tale successo in linea con il suo bonus di 80 euro mensili. Ne farà il suo cavallo di battaglia per le elezioni.

Due quesiti essenziali:

Primo: come finanziare questo reddito, dato che concedere 1000 € al mese a tutti i cittadini italiani costerebbe circa 600 miliardi l’anno, un terzo del Pil? anche se si limitasse l’importo del reddito e il numero dei beneficiati, il costo minimo sarebbe sui 150 miliardi. L’unico modo di trovare i fondi sarebbe tassare la creazione monetaria da parte delle banche, la quale va a casa ma non viene registrata come ricavo. Il tassarla non graverebbe sui bilanci delle banche, i quali anzi migliorerebbero, proprio perché si registrerebbero i ricavi, oggi non registrati, da creazione monetaria.

Secondo: che scopo ha questo reddito di cittadinanza? intendo: che scopo vero? Ovviamente non è quello di rilanciare l’economia, dato che, se l’ “Europa” volesse questo, avrebbe già da tempo cambiato il suo modello finanziario, il “Patto di stabilità e sviluppo”, che, da quando è in vigore, ha portato dal 35 al 75% i paesi fuori dai parametri e ha generalizzato la stagnazione – cioè ha prodotto instabilità e blocco dello sviluppo. Quindi è chiaro che l'”Europa” vuole questo: destabilizzazione e impoverimento. Altrimenti avrebbe cambiato modello da tempo.

Credo perciò che lo scopo vero del reddito universale sia quello di far perdere forza agli euro-scettici nelle prossime elezioni – soprattutto in Francia e in Italia – accontentando e tranquillizzando la gente nel breve termine, in modo che si lasci guidare e continui a credere del modello generale dell’Unione Europea. E, e nel medio termine, realizzare, proprio mediante gli squilibri finanziari che produrrà il costo di questo reddito universale, una destabilizzazione profonda, che crei le condizioni emergenziali per una profonda ristrutturazione autoritaria e tecnocratica degli assetti costituzionali.

31.01.17 Marco Della Luna

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BANCAROTTIERI AL GOVERNO

BANCAROTTIERI AL GOVERNO

Il modo più rapido di guadagnare gestendo una banca? Estrarne tutti i soldi comperando cose che non valgono nulla e prestandoli ad amici che non li restituiranno, lasciando il conto da pagare ai contribuenti.

La crisi bancaria italiana in quattro parole? L‘onesta cricca politica, attraverso le fondazioni bancarie, ha messo a gestire le banche i suoi onesti amministratori, che le hanno spolpate facendo prestiti clientelari a soggetti che non li avrebbero rimborsati. La medesima cricca politica, adesso, spende i soldi dei contribuenti per colmare i buchi così creati, per evitare i fallimenti delle banche che essa ha saccheggiato.

Attenzione: la cricca immette in esse i soldi pubblici senza prima chiudere le falle, in modo di poter continuare a estrarre soldi.

Al contempo, cerca di impedire l’uso del contante in modo che la gente sia costretta a tenere tutti i soldi in banca, cosicché altri onesti amministratori, che essa nominerà, potranno prendersi anche quelli.

Le autorità di controllo non hanno impedito queste pratiche. Anzi, la banca centrale era intervenuta con una diffida per bloccare l’operazione che poi portò alla rovina di MPS, cioè l’acquisto di Antonveneta per 9 miliardi in più di quanto valeva; ma il suo allora governatore, Mario Draghi, male informato, intervenne per sbloccare la ferale acquisizione.

Ora, per effetto di tutto ciò, la situazione dell’Italia è drammatica e pericolosissima, anche se non viene resa nota all’opinione pubblica.

Nella graduatoria di solidità delle banche europee, quelle italiane, anche le più grosse, stanno verso il fondo. MPS è l’ultima.

Il decreto salva-MPS è a rischio di bocciatura perché, secondo le regole “europee”, lo Stato può intervenire con soldi pubblici a salvare un’impresa privata solo se non si prevede che questa avrà ulteriori perdite. E MPS ha altre perdite sui crediti in emersione.

Due giorni fa l’ultima agenzia di rating che manteneva una A al debito pubblico italiano gliela ha tolta, e ciò probabilmente renderà più costoso finanziarsi per il settore pubblico e quello privato, banche comprese.

Il debito pubblico, intanto, continua a salire.

Se salta MPS, salta tutto il sistema bancario, dati i rapporti tra le banche – e allora…

Meglio uscire prima dall’Euro.

15.01.17  Marco Della Luna

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PARTITO DELL’INTERESSE NAZIONALE

E’ Natale – nascerà il partito dell’interesse nazionale?

STATUTO DEL “PARTITO DELL’INTERESSE NAZIONALE”

ARTICOLO 1

Denominazione e sede

Tra i soggetti fondatori:   1- 2- 3-……. è costituita un’Associazione con la denominazione “PARTITO DELL’INTERESSE NAZIONALE”, nel proseguimento “PIN” o “il Partito”. L’Associazione ha, alla data della costituzione, sede in ________________.

ARTICOLO 2

Principi e scopi associativi

  1. La funzione fondamentale e legittimante dello Stato, del potere politico, ciò che lo rende una res publica anziché un’azienda privata al servizio di chi la gestisce da dentro o da fuori, è la tutela e la promozione degli interessi del popolo, soprattutto nel lungo termine e in un progetto di respiro generale. A tal fine è indispensabile che il popolo scelga effettivamente i propri rappresentanti e governanti, e che questi rispondano del loro operato agli elettori e alla legge, non a interessi extra nazionali. I fondatori hanno constatato che l’Italia manca di una classe politica che faccia gli interessi della nazione, e che le istituzioni della Comunità Europea non rappresentano e non tutelano l’interesse di tutte le nazioni aderenti, bensì prevalentemente gli interessi delle nazioni più forti e di gruppi finanziari privati. E’ necessario quindi rimediare e controbilanciare questo indesiderabile assetto di potere e rappresentanza.
  2. In politica interna come internazionale, le scelte, gli accordi, gli scontri, le soluzioni dipendono essenzialmente dai rapporti di forza e di interesse tra le parti che interagiscono; quindi un processo democratico reale presuppone che la popolazione sia informata, in termini realistici anziché idealistici, sugli interessi convergenti o contrastanti delle parti in gioco, nonché dei costi e dei benefici nel breve, medio e lungo termine delle opzioni possibili. Il PIN si adopererà affinché la gente sia informata e possa quindi partecipare e decidere a ragion veduta.
  3. L’esperienza, soprattutto quella all’interno dell’Unione Europea, ha dimostrato che il deviare da questi principi, lo sposare spiegazioni delle scelte in termini idealistici, e l’accettare regolatori e legislatori esterni, non eletti e non responsabili, anche se per alti motivi dichiarati, o in base a principi di tecnocrazia e supposta competenza superiore, portano a inefficienza, irresponsabilità, sopraffazione da parte del più forte, soprattutto nei rapporti internazionali.
  4. Purtroppo, per ragioni storiche, la mentalità e la prassi politica italiane tendono all’asservimento verso interessi e poteri esterni. I governi italiani degli ultimi decenni hanno di fatto rappresentato fortemente gli interessi di poteri forti e paesi stranieri con tendenze egemoniche, quali la Germania e la Francia, a scapito dell’Italia, che è stata impoverita, deindustrializzata, ridotta a condizione di inferiorità soprattutto in ambito comunitario; e questo ha comportato la necessità di rinunce e deroghe a principi fondamentali della Costituzione, quali la tutela dei livelli occupazionali e reddituali, gli investimenti produttivi e infrastrutturali, le provvidenze per malati e invalidi, l’impotenza di fronte alla pressione immigratoria di massa. L’Italia, gli Italiani, hanno quindi oggi la primaria e urgente esigenza di una forza politica in cui unirsi intorno agli interessi comuni, per prendere consapevolezza di essi e di che cosa li insidia.
  5. Il partito dell’interesse nazionale, nel proseguimento PIN o “Partito”, si caratterizza per il perseguire e tutelare l’interesse nazionale italiano mediante attività di ogni sorta: legislativa, governativa, amministrative, giudiziaria, culturale, didattica, scientifica, informativa, sindacale, economica, organizzativa, movimentistica, nel rispetto, a parità di condizioni, dei principi del diritto internazionale e dei principi dei diritti dell’uomo, salvi quelli dei cittadini. Naturalmente, l’interesse di ogni nazione comprende i buoni e collaborativi rapporti con le altre, nonché gli scambi culturali, commerciali, e di altri generi. Gli accordi con queste devono in ogni caso essere compatibili con le caratteristiche, la situazione, i bisogni della nazione.
  6. Il partito è disponibile a valutare progetti di fusione o federazione o confederazione con altre repubbliche, a condizione che questa avvenga su un piano di parità e che possa funzionare senza creare squilibri e impoverimento, e che vi sia compatibilità tra le abitudini e le mentalità dei popoli interessati nonché tra i loro sistemi economici. Gli organi rappresentativi, regolatori, legislativi che nascano dai predetti progetti dovranno essere eletti in elezioni a cui partecipi l’elettorato di ogni paese partecipante, su basi di parità.
  7. Il partito agirà per persuadere altre forze politiche, sindacali e istituzionali a collaborare all’opera di difesa dell’interesse nazionale. Il partito difende e afferma la Repubblica come Stato nazionale, parlamentare, democratico, sovrano, avendo constatato che tale forma è quella che storicamente meglio serve e meno tradisce gli interessi nazionali e i principi etico-politici propri della civiltà occidentale, nelle sue varie componenti e risultanti storico-culturali. Non accetta le ideologie contenenti principi di intolleranza ideologica o comunque contrari ai principi di eguaglianza e libertà.
  8. Esso contrasta ovvero non riconosce, ritenendolo illegittimo e di fatto nocivo, il trasferimento di poteri pubblici ad organismi che non siano democratici, elettivi, rappresentativi e sindacabili. Ciò vale anche per i poteri di regolazione ed emissione monetarie. Si riserva di disconoscere e ripudiare a tutti gli effetti tali atti.
  9. I fondatori constatano che, negli ultimi decenni, l’attività principale dei governi e della politica in generale, in Italia, è stata diretta a sottoporre il paese a interessi e direzione esterni adesso, e a trasferire a potentati esterni le principali aziende e banche italiane, compresa la Banca d’Italia. Tale attività politica è causa primaria della grave situazione in cui versa il paese. Il partito si riserva di disconoscere e ripudiare a tutti gli effetti tali atti ed omissioni, nonché le loro conseguenze, anche in termini di acquisizione di aziende o mercati strategici, siccome compiute nella consapevolezza della loro nocività per gli interessi nazionali.
  10. Pertanto, in tutte le questioni interne, come in quelle internazionali e in quella dell’immigrazione, il partito provvederà a fornire ai cittadini informazione e analisi oggettivamente verificabili sulle divergenze e convergenze di interessi e sui rapporti tra costi e benefici.
  11. In ambito normativo il partito propugna la modifica di norme esistenti, quali gli articoli 11 e 117 della Costituzione, nonché l’introduzione di norme nuove, che, nel loro insieme, impediscano che all’ordinamento italiano e al governo italiano vengano imposte da organismi esterni norme o condotte contrarie agli interessi nazionali italiani, e altresì che impediscano che l’Italia si trovi in posizione di inferiorità di diritto o di fatto nei rapporti con altri paesi od organismi esterni, come attualmente da molto tempo avviene in ambito europeo nei confronti di alcuni paesi e degli stessi organi comunitari, quali la Francia e la Germania. Questi paesi, a differenza dell’Italia, hanno norme e giurisprudenze costituzionali che pongono un vaglio a tutela dell’interesse nazionale sulle direttive e le altre attività dell’Unione Europea.
  12. In generale, l’Italia deve tutelare e promuovere i propri interessi nazionali dato che Francia, Germania, Polonia, Ungheria. Regno Unito e altri paesi europei tutelano e promuovono in modo nazionalista i propri, contro quelli degli altri paesi europei, Italia inclusa.

ORGANIZZAZIONE DEL PARTITO 

ARTICOLO 3

Organi associativi

Sono organi dell’Associazione:

– il Consiglio Direttivo;

– il Presidente;

– Il Comitato di presidenza

– il Tesoriere e i Vice Tesorieri;

– l’Assemblea degli eletti.

Sono chiamati, per unanime volontà dei comparenti, a comporre inizialmente il

Consiglio Direttivo

…..

è nominato Presidente, e ______________ vicepresidente,

ambedue con mandato quinquennale.

Il Presidente può istituire e sciogliere un Consiglio di Presidenza, con funzioni

consultive ed esecutive, sotto la responsabilità diretta del Presidente.

Sono altresì chiamati, per unanime volontà dei comparenti, a svolgere la funzione di

Tesoriere;

e di Vice Tesorieri del Movimento:

– .

Tesoriere e Vice Tesorieri partecipano, senza diritto di voto, ai lavori del Consiglio

Direttivo provvisorio .

ARTICOLO 4

Compiti degli organi associativi

Al Consiglio Direttivo provvisorio, come costituito a norma dell’articolo 3), è

assegnato il compito di redigere lo Statuto definitivo del Movimento e ogni altra regola

associativa, che saranno sottoposti per l’approvazione all’Assemblea.

Il Presidente ha facoltà di nominare uno o più relatori che procederanno ad elaborare e

redigere la proposta di programma politico da sottoporre al Consiglio Direttivo, con

facoltà di ciascun componente dello stesso di proporre emendamenti nel termine che

sarà fissato. La proposta di Statuto risulterà approvata, ove consegua la condivisione

della maggioranza dei componenti del Consiglio Direttivo stesso.

Il Tesoriere e i Vice Tesorieri, nominati con il presente atto, durano in carica 5 anni.

Il Consiglio Direttivo provvisorio provvederà agli adempimenti occorrenti per

procedere alla nomina dei previsti organi statutari, centrali e periferici, oltre che per

ogni altro adempimento che sarà ad esso assegnato in tale sede.

Lo Statuto del Movimento e ogni altra regola associativa e di funzionamento dello

stesso sono redatti in conformità ai principi e alle disposizioni contenute nella legge 6luglio 2012 n.96 in materia (fra altro) di garanzia di trasparenza dei rendiconti e saranno

informati ai principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta

dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti, così come

espressamente prescritto nell’articolo 5) della Legge citata.

ARTICOLO 5

Altri compiti degli organi associativi

Al Consiglio Direttivo provvisorio è assegnato il compito, per unanime volontà dei

qui comparenti fondatori, di procedere alla selezione dei Candidati che saranno

presentati alle consultazioni elettorali per il rinnovo del Parlamento Nazionale, per le

elezione di ogni livello, oltre che in occasione dell’indizione di ogni altra competizione

elettorale destinata ad avere luogo in data anteriore al primo Congresso del Partito.

Il Consiglio Direttivo provvisorio provvede altresì a previamente sollecitare

l’indicazione di possibili candidati da parte di ordini professionali, di associazioni di

cittadini, di imprese e di lavoratori, con lo scopo di formare liste il più possibile

rappresentative della pluralità sociale, e in modo tale da determinare che non meno di

un terzo di coloro che individuerà come possibili candidati provenga dalla

partecipazione diffusa dei cittadini. Provvede a garantire la partecipazione degli elettori

alla composizione delle liste e alla scelta delle cariche monocratiche oggetto delle

elezioni anche attraverso l’indizione di elezioni primarie, qualora il sistema elettorale

non preveda lo strumento delle preferenze o altro sistema che garantisca la libera scelta

dell’elettore.

Al Consiglio Direttivo provvisorio è inoltre assegnato il compito di dar luogo alla

composizione delle liste che saranno presentate nelle consultazioni elettorali di cui

sopra, con l’indicazione specifica di ogni singolo candidato e della relativa posizione

all’interno della lista, procedendovi con voto unanime dei suoi componenti, sentito il

Comitato etico di cui all’articolo 7) e senz’altro attenendosi alle indicazioni di

quest’ultimo ove le stesse siano state espresse all’unanimità anche da esso. Qualora il

Consiglio Direttivo provvisorio non conseguisse unanimità in una delle decisioni da

assumere in relazione a quanto sopra, la medesima è demandata al Comitato di

Presidenza, che assume le decisioni con voto unanime dei componenti.

Al Presidente e ai legali rappresentanti del Movimento è assegnato il compito di

procedere a tutto quanto occorrente per la presentazione delle liste dei candidati, ivi

compreso l’assolvimento degli adempimenti formali e di carattere amministrativo

previsti dalle vigenti leggi e di qualsiasi altro stabilito o comunque necessario, con

facoltà di conferire delega a terzi, anche non aderenti al Movimento, per l’esecuzione di

uno o più atti, ove ciò risulti previsto e consentito dalle vigenti disposizioni.

Il Presidente procede a quanto disposto dai commi 1, 2 e 3 che precedono,

strettamente attenendosi anch’esso a quanto previsto all’ultimo capoverso del

precedente articolo 4).

ARTICOLO 6

Adesione all’associazione

La partecipazione al Partito è aperta a tutti coloro che riterranno di riconoscersi nei

suoi valori fondanti, anche come esemplificati all’articolo 2) che precede e che ne

condivideranno i programmi elettorali e di funzionamento di volta in volta elaborati e

condivisi.

Il Consiglio Direttivo provvisorio provvede all’attivazione di un “sito internet”,

contenente ogni utile indicazione per procedere all’adesione al Movimento, parimenti

da esso stabilita. Provvede altresì all’approntamento dei più idonei strumenti di comunicazione, oltre

che all’adesione del PIN ai correnti “social network”, con lo scopo di favorire la

partecipazione diffusa dei cittadini all’attuazione del suo programma politico,

procurando soprattutto che tale partecipazione risulti il più possibile consapevole e

determinata, fondata su dibattito e permanente possibilità di scambio d’opinioni.

ARTICOLO 7

Comitato Etico

E’ costituito, in via transitoria e provvisoria, sino a quando l’Assemblea di cui

all’articolo 4) non avrà approvato il definitivo Statuto, pure comprendente l’indicazione

degli organi di direzione e di funzionamento del Movimento, e le relative modalità di

elezione e di nomina, un Comitato Etico, costituito da tre componenti e presieduto da

quello di essi di maggiore età, cui è affidato il compito di esaminare le candidature

predisposte in forza di quanto previsto dall’articolo 5) che precede, al fine di validarne

la compatibilità con le vigenti leggi, oltre che con l’esigenza del PIN di proporre agli

elettori esclusivamente candidati che, anche sotto il profilo della semplice opportunità,

non possano essere sottoposti a fondate ragioni di censura, prevedendo in particolare

l’esclusione dalle liste per coloro i quali abbiano subito una condanna, anche solo in

primo grado, per reati infamanti.

Analogo vaglio è compiuto dal Comitato Etico, in relazione alla sussistenza e

persistenza delle qualità di cui sopra in capo a coloro i quali aderiscono a qualunque

titolo al Partito, proponendone – se del caso – l’esclusione su cui si pronuncia il

Consiglio Direttivo.

I componenti del Comitato Etico, che rimangono in carica così come previsto per i

componenti del Consiglio Direttivo provvisorio nell’articolo 4) che precede, sono

inizialmente indicati dal Comitato di Presidenza, con decisione unanime dei suoi

componenti, entro quindici giorni dalla stipula del presente atto.

ARTICOLO 8

Organizzazione territoriale

In via provvisoria e sino a che non sarà provveduto, con l’approvazione del definitivo

Statuto del Partito, alla compiuta definizione delle organizzazioni a carattere territoriale

e dei rispettivi sistemi di funzionamento e di rappresentanza, i comparenti stabiliscono

che l’azione politica del Movimento sia promossa e coordinata su base regionale da

Consigli Direttivi Regionali provvisori composti ciascuno da tre membri, alla cui

nomina dà luogo il Comitato di Presidenza, che provvede altresì alla nomina del

relativo coordinatore provvisorio.

I Consigli Direttivi Regionali provvisori svolgeranno azione tesa a favorire la

formazione di aggregazioni di cittadini, anche a carattere spontaneo, che,

riconoscendosi nei valori e nel programma politico del Partito vorranno concorrerne

all’attuazione.

Tali aggregazioni, anche costituite nella forma dei Circoli, potranno formarsi e

costituirsi senza particolari formalità secondo le modalità indicate dal Comitato di

Presidenza.

Il Consiglio Direttivo provvisorio determinerà la facoltà di utilizzo della

denominazione e del simbolo del PIN, che potrà essere tuttavia concessa anche in via

temporanea e provvisoria e comunque in qualunque momento insindacabilmente

revocata.

ARTICOLO 9Patrimonio e funzionamento

L’Associazione non ha fine di lucro e dispone di un patrimonio da cui si attinge per le

spese connesse al proprio funzionamento.

Il patrimonio iniziale è costituito dalle somme e dai beni conferiti dai fondatori, dai

membri del Consiglio Direttivo provvisorio e da coloro che abbiano voluto sostenere il

progetto associativo fin dal suo avviamento.

Il Consiglio Direttivo, all’unanimità, ovvero, in assenza di quest’ultima, il Comitato

di Presidenza, stabilisce le modalità di costituzione o accrescimento del patrimonio.

ARTICOLO 10

Il Simbolo

Costituisce altresì patrimonio comune del PIN il Simbolo dello stesso, che è

rappresentato da:

ARTICOLO 11

Tesorieri e Rappresentanza Legale

La Rappresentanza Legale del PIN, di fronte ai terzi ed in giudizio, compete

congiuntamente a coloro che svolgono la funzione di Tesoriere e di Vice Tesorieri.

Ai soli fini di cui al II comma dell’art.36 C.C., il Partito potrà stare in giudizio nella

persona del Tesoriere e dei Vice Tesorieri con firma tra loro congiunta, salvo delega ad

uno di loro conferita all’unanimità, ai quali, secondo gli accordi dei fondatori, è

conferita – solo a tale limitato fine – la Direzione del Partito.

I medesimi hanno facoltà e, se su indicazione del Presidente, obbligo di assegnare

deleghe, anche a terzi non aderenti al Movimento, per lo svolgimento di singole

operazioni o di gruppi di esse.

Il Presidente o il Comitato di Presidenza può altresì attribuire a uno o più componenti

del Consiglio Direttivo provvisorio, o anche a persone estranee a questo, specifici

compiti o assegnare loro competenze in materie determinate, attribuendo i relativi

occorrenti poteri.

ARTICOLO 12

Rendiconto

Al termine di ciascun anno è redatto a cura del Tesoriere e dei Vice Tesorieri

rendiconto economico dell’esercizio con le modalità previste nell’articolo 8) della legge

2 gennaio 1997, n. 2 come modificato dall’articolo 9) comma 23 della legge 6 luglio

2012 n.96.

Il rendiconto, nel termine dei successivi novanta giorni, sarà sottoposto per la relativa

approvazione, previe verifiche da parte di Società di Revisione, ai sensi dell’articolo 9)

comma 1 della legge 6 luglio 2012 n.96, all’organo che risulterà all’uopo individuato

nello Statuto definitivo.

ARTICOLO 13

Autorizzazioni “una tantum”

I comparenti autorizzano i Legali Rappresentanti a compiere tutte le necessarie

pratiche per il conseguimento dell’eventuale riconoscimento del Movimento da parte epresso le competenti Autorità e ad apportare al presente atto, ivi compresa la parte del

medesimo in cui è stabilito il primo Statuto provvisorio, tutte le variazioni e modifiche

che venissero eventualmente richieste.

ARTICOLO 14

Durata

La durata del Partito è stabilita a tempo indeterminato, per unanime volontà dei

comparenti.

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LE TRE TESTE DELL’IDRA

LE TRE TESTE DELL’IDRA

L’idra della partitocrazia, proprio come quella della leggenda, ha davvero più teste: quando gliene tagli una, in questo caso Renzi (terzo premier scelto di fila da Napolitano per gli elettori), va avanti la seconda, Mattarella, dando tempo di ricrescere alla prima, e difendendo dal voto popolare la terza testa della partitocrazia, ossia l’illegittima maggioranza della camera, frutto di legge incostituzionale.

Per vincere l’idra, bisogna tagliarle via tutte insieme, proprio come fece Eracle con l’idra di Lerna (che aveva ben nove teste),   nella sua seconda fatica. Cioè bisogna (anche se non basta) che la futura maggioranza, se alternativa, induca Mattarella ad abdicare. Con la moral suasion, naturalmente. Per ragioni di merito, ma anche di legittimità, cui sotto accennerò.

Anche Napolitano era una testa dell’idra. Approssimandosi la fine della sua presidenza, mise a Palazzo Chigi una nuova testa, cioè Renzi, che poi a sua volta ha scelto e fatto votare Mattarella. Così L’idra ha sempre almeno due teste attive.

Le teste dell’idra ora stanno lavorando per neutralizzare la volontà popolare espressa col chiaro voto referendario, per ritardare il ritorno alle urne e portare avanti un governo politico replica del precedente, con Boschi (“se vince il no, mi ritiro”), Lotti e tutti i più screditati, per trascinare il Paese verso nuove situazioni e verso la maturazione dei vitalizi dei parlamentari, cioè settembre.

E le due camere hanno votato la fiducia a un governo che si presenta come intenzionato a durare finché avrà la loro fiducia vitaliziesca ed esercitando pieni poteri politici, comne se godesse della fiducia popolare, mentre si è visto il contrario.

Il voto popolare ha costretto Renzi a defilarsi, ma Renzi aveva messo sul Quirinale Mattarella a portare avanti il suo programma e riciclare lui stesso in caso di caduta. Ora infatti Mattarella gli sta dando il tempo di farsi conferire un nuovo mandato con le primarie del suo partito per potersi ripresentare a capo del centro sinistra nelle prossime elezioni politiche, come candidato premier, benché Renzi stedsso abbia, come la Boschi, promesso di ritirarsi dalla vita politica in caso di sconfitta referendaria. Ma è un mentitore professionale.

La cosa più grave è che Mattarella fa tutto ciò senza essere realmente egli stesso legittimato come presidente della Repubblica, perché è stato eletto da una maggioranza parlamentare non corrispondente a una maggioranza elettorale, e frutto di una legge incostituzionale, e ora per giunta sfiduciata direttamente dal popolo. E Mattarella ha mandato tale governo a farsi legittimare da quella medesima maggioranza incostituzionale di un parlamento di nominati dalle segreterie partitiche, e che quindi rappresenta queste stesse, più che gli elettori.

Ecco perchè, se si vuole ridare legittimità e legittimazione allo Stato, bisogna non solo rinnovare le camere con elezioni generali, ma anche sostituire Mattarella con un presidente della Repubblica eletto in modo pienamente legittimante da un parlamento pienamente legittimo – che potrebbe essere, in linea di principio, lo stesso Sergio Mattarella, se da qui ad allora non avrà trasgredito troppo la Costituzione.

Ma da dove vengono la vitalità inesauribile dell’idra e il suo attaccamento al potere? La risposta è nella sua agenda, l’agenda dei governi della partitocrazia degli ultimi infausti decenni: procurare il trasferimento ai capitali forti stranieri delle industrie e delle banche strategiche italiane, spartendosi quanto possibile del resto e liquidando ogni spazio di indipendenza nazionale.

14.12.16 Marco Della Luna

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Le ONG contrabbandano immigrati in Europa?

di sitoaurora

Qualcosa di molto strano accade nel Mediterraneo GefiraSouth FrontPer due mesi, utilizzando marinetraffic.com, abbiamo monitorato i movimenti delle navi di proprietà di un paio di organizzazioni non governative e, utilizzando i dati di data.unhcr.org abbiamo tracciato l’arrivo quotidiano di immigrati africani in Italia. Abbiamo scoperto di essere testimoni di una grande truffa e di un’operazione di traffico illegale di esseri umani. ONG, contrabbandieri e mafia in combutta con l’Unione europea hanno spedito migliaia di clandestini verso l’Europa con il pretesto di salvarli, assistiti dalla guardia costiera italiana che ne coordina le attività. I trafficanti di esseri umani contattano la guardia costiera italiana per ricevere aiuto e raccogliere i loro dubbi carichi. Le navi delle ONG vengono dirette sul “luogo del soccorso”, anche se è ancora in Libia. Le 15 navi che abbiamo osservato sono di proprietà o affittate da ONG viste regolarmente salpare dai porti italiani in direzione sud, fermarsi a poche miglia dalle coste libiche, prendere il carico umano a bordo e naturalmente rientrare per 260 miglia in Italia, anche se il porto di Zarzis, in Tunisia, è solo a 60 miglia di distanza dal punto di salvataggio. Le organizzazioni in questione sono: MOAS (Migrant Offshore Aid Station), Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye e Life Boat. Le vere intenzioni dietro le ONG non sono chiare. Il loro movente può essere il denaro, che non sorprenderebbe se si rivelasse essere così. Possono anche essere politicamente pilotati; le attività dell’organizzazione di Malta, MOAS, che traffica persone in Italia, è la migliore garanzia che i migranti non appaiano sulla rive maltesi. MOAS è gestita da un ufficiale della marina maltese ben noto per maltrattamenti ai rifugiati (1). E’ anche possibile che tali organizzazioni siano gestite da ingenui “buonisti” che non sanno di servire da magnete per le persone provenienti dall’Africa e quindi, volenti o nolenti, causare altri morti, per non parlare delle azioni per destabilizzare l’Europa. Per quanto nobili siano le intenzioni di tali organizzazioni, sono criminali, come la maggior parte dei migranti che non può ricevere asilo, finendo per strada a Roma o Parigi, minando la stabilità in Europa aumentando le tensioni sociali a sfondo razziale. Bruxelles ha creato una legislazione particolare per proteggere i trafficanti di esseri umani dalle accuse. In una sezione dedicata a una risoluzione UE, intitolata Ricerca e salvataggio, il testo afferma che “proprietari privati di navi e organizzazioni non governative che assistono i salvataggi nel Mediterraneo non dovrebbero rischiare punizioni per tale assistenza“. (2) Nei due mesi di osservazione, abbiamo monitorato almeno 39000 africani illegalmente contrabbandati in Italia con il pieno consenso delle autorità italiane ed europee.

Le navi utilizzate dalle ONG al largo delle coste libicheLa Phoenix è una delle due navi della MOAS. La nave è regolarmente avvistata nelle acque territoriali della Libia. È registrata in Belize, Sud America. Tuttavia, la nave è di proprietà di maltesi che trasportano gli immigrati in Italia. Sito web: MOASLa Topaz Responder, un vascello di soccorso di 51 metri, ospita 2 lance di soccorso ad alta velocità. La nave è gestita assieme a MSF (e ad Emergency di Gino Strada. NdT). È uno dei tre traghetti che trasportano centinaia di persone alla volta. La nave è registrata nelle Isole Marshall. Sito web: MOAS La Iuventa è registrata nei Paesi Bassi ed è di proprietà della ONG tedesca Jugend Rettet. Sito web: Jugend Rettet.La Golfo Azzurro è utilizzata dall’olandese ‘Boat Refugee Foundation‘. Golfo Azzurro opera sotto la bandiera di Panama. La Fondazione trasporta rifugiati con la nave a un prezzo simbolico. Sito web: Bootvluchteling.La Dignity 1 è registrata a Panama. Crediamo che la nave appartenga a Medici Senza Frontiere. Sito web: MSF. La Bourbon Argos, nave di Medici Senza Frontiere. È una delle tre navi utilizzate per trasportare persone tratte da imbarcazioni più piccole in Italia. La nave è attualmente registrata in Lussemburgo. MSFLa Aquarius è una delle tante navi gestite da Medici Senza Frontiere. È registrata a Gibilterra. Sito web: MSF. La nave di ricerca e soccorso Vos Hestia, noleggiata da Save The Children, come molti vascelli delle ONG. è supervisionata dal sito della Guardia Costiera italiana: Save the Children. L’Astral della Proactiva Open Arms. Abbiamo individuato l’Astral molte volte nelle acque territoriali libiche. La nave è scomparsa regolarmente dal monitoraggio dei siti web AIS. Sito web: Proactiva Open Arms.La Sea-Watch I è di proprietà di un’organizzazione di Berlino che collabora con Watch The Med, rete transnazionale di persone che combattono il regime di frontiera europeo, e chiedono il passaggio libero e sicuro per l’Europa. Sito web: Sea-Watch. La Sea-Watch II è di proprietà di un’organizzazione di Berlino che collabora con Watch The Med, rete transnazionale di persone che combattono il regime di frontiera europeo, e chiedono il passaggio libero e sicuro per l’Europa. Sito web: Sea-Watch.

L’Audur è registrata nei Paesi Bassi. Non sappiamo a chi appartenga.La Sea-Eye è di proprietà della Sea-Eye-eV. Michael Buschheuer di Regensburg, in Germania, un gruppo di familiari e amici che ha fondato l’organizzazione non-profit di soccorso in mare. Sito web: Sea-Eye.

Lo Speedy è un motoscafo di proprietà della Sea-Eye-eV, ma è stato confiscato dal governo libico. Sito web: Sea-Eye. La Minden è una scialuppa di salvataggio di proprietà di un’organizzazione tedesca. La nave è attualmente registrata in Germania. Sito web: Lifeboat.

Altre informazioni: Ad ottobre abbiamo scoperto che quattro ONG raccolgono persone nelle acque territoriali libiche. Abbiamo la prova che questi contrabbandieri comunicano in anticipo le loro azioni alle autorità italiane. Dieci ore prima che gli immigrati lascino la Libia, la guardia costiera italiana dirige le ONG sul luogo di “salvataggio”: il completo resoconto “Colti sul fatto: le ONG gestiscono il traffico di migranti” L’organizzazione MOAS ha stretti legami con il famoso contractor militare degli Stati Uniti Blackwater, con l’esercito degli Stati Uniti e la marina maltese (e ricordo, anche con Emergency di Gino Strada). Resoconto: “Gli statunitensi del MOAS traghettano i migranti in Europa“. Vi è una relazione completa sulle navi coinvolte: “L’Armada delle Ong che opera al largo delle coste della Libia” e come le persone sono incoraggiate a venire in Europa: “La strada della morte per Europa promossa sul web“.

Le ONG pro-immigrazionismo, impiegano materiale militare, come questo drone di fabbricazione tedesca.

Traduzione di Alessandro Lattanzio http://sitoaurora.altervista.org/home.html http://aurorasito.wordpress.com

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VIGILIA DI REFERENDUM

UOMO SOLO AL COMANDO = CONTROLLANDO UNA SOLA PERSONA, SI DIRIGE TUTTO LO STATO

Nei voti italiani prevalgono i  no, ma la relativa vicinanza del sì rende possibile vincere il referendum spostando – ed è possibile – poche centinaia di migliaia di voti dall’estero.  Già sono state segnalate operazioni in tal senso. I voti dall’estero sono 1.600.000, cioè circa il 7,5% del totale; se coi brogli si sposta il 25% di questi voti più l’1,5% dei voti italiani, si riesce a recuperare quasi il 3% sul no, quindi il sì può vincere se prende anche solo il 47 – 47,3% di voti reali contro il 53 – 52,7% del no.

Sarebbe il coronamento di un iter iniziato e condotto all’insegna dell’illegalità:

-Non è una revisione, che sarebbe consentito dall’articolo 138, ma una trasformazione profonda della Costituzione stessa, che non è consentita e che dovrebbe farsi mediante un’assemblea  costituente.

-Il disegno di legge è stato portato avanti nelle due camere mediante ripetute violazioni del regolamento in un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale perché viola il diritto dei cittadini alla rappresentanza.

-Il quesito referendario è stato formulato in modo propagandistico e non per singole norme ma cumulativamente.
-Il governo ha fatto campagna elettorale in proprio occupando un’enorme quantità di spazi sia in Italia che all’estero e violando sistematicamente la par condicio.

-Ha persino usato mancette elettorali.

-Interessi forti stranieri si sono ingeriti e hanno sostenuto la campagna del sì anche con intimidazioni finanziarie.

A prescindere dal merito, tecnicamente, la riforma Boschi contiene numerosi errori, contraddizzioni, incertezze, e probabilmente non riuscirebbe a funzionare bene, rendendo così necessaria un’ulteriore riforma – che, arrivando in una temperie economico-finanziaria sensibilmente aggravata, sarà ancora più dispotica.

Molti si stupiscono dei gravi e molti errori giuridici che il ddl Boschi contiene. Come spiegarseli? Come spiegarsi che non sono stati corretti in parlamento? La spiegazione più probabile è che essa è stata redatta rapidamente e autoritativamente da qualche sede bancaria, come il famoso papello della BCE che preparò la caduta di Berlusconi e fu poi eseguito dai tre govarni Napolitano, e poi passata a Renzi e alla bella ministra-testimonial sorridente per la doverosa e obbediente attuazione, senza margini di modificabilità.

Il merito della riforma è tale, come ho descritto in precedenti articoli, da abbattere lo Stato di diritto, democratico, costituzionale, in quanto:

-sopprime la divisione dei poteri (il premier nomina chi lo deve controllare!), la rappresentatività del parlamento rispetto al voto popolare (camera di nominati al 75%, senato di nominati al 100%, premio di maggioranza assoluta a una maggioranza relativa anche del solo 25%).

-Non c’è più una camera che rappresenti realmente e proporzionalmente il voto popolare e non c’è più possibilità di un reale dibattito né di una alternanza entro le istituzioni, data la precostituzione di una maggioranza parlamentare automatica e scontata in mano al segretario del partito di maggioranza relativa. Non che premier.

Questa riforma, se realizzata, eliminerebbe quindi, secondo i canoni di legittimità dell’Occidente, la legittimità dello Stato e del potere politico in esso costituito.

Quali le reazioni possibili?

-Emigrare, oppure

-Aspettare che arrivi qualcosa di peggio, ed emigrare allora.

-Passare al disconoscimento e alla disobbedienza civile.

-Votare, se e quando concesso, un partito che abbia la forza e il programma di abolire questa riforma mediante una riforma legittima della Costituzione.

Considerati la natura e gli intendimenti della Riforma Boschi, proporsi di sedersi al tavolo con loro dopo il referendum è assurdo, oppure complice.

02.12.16  Marco Della Luna

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NO ALLA STRATEGIA RENZI

NO ALLA STRATEGIA RENZI

Il piano era di creare euforia e consenso legati alle riforme di Renzi per trasformare l’Italia in un paese governabile marionettando un solo uomo, cioè il segretario del partito di maggioranza relativa; per costituzionalizzare la subordinazione di Roma a Berlino e Parigi; e per completare il trasferimento-svendita a grandi banche straniere del controllo delle banche italiane, soprattutto di Banca d’Italia, dei loro assets positivi, e di altre aziende strategiche.

L’euforia e il consenso dovevano venire da una costellazione favorevole di fattori esterni all’Italia, dei cui effetti positivi su economia e occupazione si sarebbe però gloriato Renzi: bassi tassi, bassi prezzi del petrolio, basso corso dell’Euro, BCE che compera tutta la nuova emissione italiana di debito pubblico.

Ma, nonostante questo straordinario insieme di fattori propizi, l’economia italiana non si è riavviata – segno questo che è il sistema Italia è alla frutta. Il deficit e il debito pubblici sono peggiorati, come pure la produttività e la competitività rispetto agli altri paesi OCSE; e aumenta l’emigrazione di capitali e cervelli. A parte gli effetti provvisori e già scemati della costosa decontribuzione, il jobs act ha ridotto i diritti del lavoro e non ha aumentato strutturalmente gli impieghi. Le promesse di superare l’austerity merkeliana ed europea si sono dissolte o sono rinviate sine die di fronte al nein di chi comanda in Europa.

Inevitabilmente, malgrado le mancette degli 80 euro, l‘euforia si è sgonfiata e consensi per Renzi sono fortemente scesi dal 40% iniziale dovuto al marketing e all’effetto novità. I sondaggi danno stabilmente il “No” tra il 55 e il 53,5%. Salvo un loro errore clamoroso, il piano è fallito, anche perché Renzi e la Boschi si sono legati personalmente a questa riforma. Una riforma scellerata (nel senso latino del termine), che mira ad abolire lo stato di diritto, la rappresentanza democratica, la possibilità di opposizione e alternanza interna al sistema giuridico, e insieme, come dicevo, a costituzionalizzare, col nuovo art. 117, l’obbedienza dell’Italia a Berlino e Parigi via UE, dietro la simulata polemica con la Commissione europea e il governo Merkel. La dimostrazione delle mie affermazioni sulla riforma costituzionale si trova sul mio blog www.marcodellaluna.info nei miei articoli ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO http://marcodellaluna.info/sito/2016/11/11/art-117-italia-sottomessa-a-berlino/ e LA PSEUDO- COSTITUZIONE RENZIANA http://marcodellaluna.info/sito/2016/06/04/3124/

Al governo e ai potentati che esso serve non resta che puntare su brogli massicci per vincere il referendum e insieme prepararsi a guidare gli sviluppi, in caso che perdano, mediante i soliti strumenti delle premi e dei ricatti finanziari e giudiziari. Per contrastare tale azione, sarà utilissimo far sapere all’opinione pubblica che, come ampiamente documentato dal dr Alessandro Govoni, la principale occupazione dei governanti italiani, perlomeno da Andreatta in poi, è stata quella di trasferire, senza che l’opinione pubblica capisse che cosa facevano, il risparmio, le risorse finanziarie, le migliori aziende, le imprese strategiche, tra cui soprattutto la Banca d’Italia, a multinazionali finanziarie straniere, in cambio di carriera assicurata in patria, in Europa, o nelle grandi banche saccheggiatrici che essi hanno servito, secondo il noto schema delle “porte girevoli”. Questo è il regime predica tanto su corruzione ed evasione, e presenta il supergarante Cantone. Il governo Monti, solo per citarne uno, ha raccolto 57 miliardi di tasse in più dagli italiani, affondando il settore immobiliare ed esasperando così la recessione, per dare aiuti alle decotte banche greche e non solo, con cui pagassero alle banche franco-tedesche i loro illeciti profitti ottenuti con prestiti predatori precedentemente concessi. Fu un enorme aiuto di stato a banche private, imposto dall’”Europa”; però ora l’”Europa” non consente al governo italiano di aiutare le proprie banche in crisi: devono essere spolpate da JP Morgan e soci, il cui uomo di fiducia, Morelli, è già stato messo da Renzi a capo di MPS.

Questi governi sopravvivono solo perché e finché la BCE continua ad assicurare artificialmente l’acquisto dei loro titoli pubblici, quindi perché e finché fanno ciò che chiede loro da BCE. La BCE li tiene in vita in questo modo per evitare che collassino mentre procede il programma di espianto e trasferimento all’estero delle risorse italiane: capitali, cervelli, aziende, mercati…

27.11.16 Marco Della Luna

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IMMIGRAZIONE E MILITARIZZAZIONE

IMMIGRAZIONE E MILITARIZZAZIONE

Il sindaco PD di Milano (come pure altri) richiede l’invio dell’esercito per controllare la città, in cui la criminalità immigrata ha addirittura costituito zone franche criminali. Una statistica della Confcommercio registra + 0,4% di crimini per ogni + 1% di immigrati.

Il governo PD a parole dice che vuole contenere l’immigrazione, ma nella realtà manda la marina militare a prendere i migranti non solo in mare aperto ma anche sotto le coste africane: alcuni video mostravano le motovedette libiche che li riportavano a riva e le nostre navi che arrivavano e glieli toglievano per importarli in Italia.

Quindi la politica delle porte aperte serve non solo ad alimentare il business di profugopoli (organizzazioni rosse e clericali), il mercato del lavoro nero/sottopagato, la manovalanza per spaccio, crimine e prostituzione (attività di sostegno per la partitocrazia): serve anche e soprattutto per disgregare la società, creare un clima di paura, giustificare la militarizzazione del territorio. E’ questo il piano dell’establishment e del governo Renzi. E che sia un piano lo riprova la contraddizione tra il dire che si vuole limitare l’afflusso e l’andarli a prendere in Africa.

Militarizzazione che presto servirà (appoggiata e guidata dall’Eurogendfor?) a reprimere la protesta popolare (anche per gli insuccessi economici), a imporre requisizioni prefettizie di immobili (ultima quella di Ficarolo – RO) e la collocazione forzata di migranti.

Intanto la meningite continua a uccidere in Toscana e altrove: è di un ceppo nigeriano, il ceppo C, con stagionalità e caratteristiche diverse e più aggressive di quella europea – almeno finché anch’essa non sarà integrata. Il vaccino costa € 120 a dose. Effetti collaterali? Si vedrà nel tempo…

23.11.16 Marco Della Luna

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ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO

ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO

La Riforma costituzionale viola l’art. 11 della Costituzione perché subordina l’Italia a Francia e Germania.

Le recenti vicende legate ai terremoti e alla ricostruzione, in cui l’UE vieta all’Italia di aumentare la propria spesa a deficit di pochi decimi di punto per ricostruire in sicurezza, così come la linea generale dell’UE di non consentire di escludere dal conto del deficit le spese per investimenti produttivi, nonostante la recessione e la tragica disoccupazione, dimostrano che l’UE porta avanti una linea in conflitto di interessi con l’Italia.

L’Italia deve quindi dotarsi di filtri che consentano di tutelare i propri superiori interessi nazionali, così come li hanno Francia e Germania, le quali, grazie a tali filtri, non subiscono direttamente e passivamente le imposizioni della UE e difendono i propri interessi.

Deve farlo sia per avere qualche strumento di negoziato con l’UE, sia perché lo esige l’art. 11 Cost. in relazione a questa grave diseguaglianza, nel rapporto con la UE, tra Italia da una parte, e Francia e Germania dall’altra: l’Italia è subordinata gerarchicamente, la Francia e la Germania no.

Questa condizione di diseguaglianza conferisce così a Francia e Germania, attraverso la UE, una posizione di superiorità rispetto all’Italia, che consente alla Francia di superare tranquillamente la soglia comunitaria per il deficit di bilancio pubblico, e alla Germania di non reinvestire il surplus commerciale, causando così recessione negli altri paesi.

Ma la condizione di disparità tra l’Italia e gli altri paesi viola l’art. 11 Cost., il quale prescrive che l’Italia possa accettare limitazioni di sovranità solo a condizione di parità con gli altri stati.

Quindi l’art. 117 Cost. della riforma costituzionale (art. 31 ddl Boschi), è in contrasto con l’art. 11 (e con altri) della Costituzione, perché l’art. 117 Renzi-Boschi stabilisce che il legislatore italiano sia direttamente e gerarchicamente sottoposto ai “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario”, mentre Francia e Germania non lo sono; e l’art. 11, essendo tra i Principi Fondamentali della Costituzione, prevale sull’art. 117, che pertanto è incostituzionale e costituisce un attentato alla sovranità della Repubblica.

Renzi finge di polemizzare con l’UE per difendere gli interessi italiani e correggere gli errori della linea economica comunitaria, ma in realtà sta lavorando in senso opposto!

Ho pensato a un ricorso “costituzionale” inedito e pionieristico per opporsi a questo attentato. Appendo il testo qui sotto, ovviamente senza alcuna garanzia per chi volesse cimentarsi. Ma esso sicuramente fornisce validi argomenti giuridici, politici, economici e… morali per votare NO al referendum del 4 Dicembre.

11.11.16 Marco Della Luna

 

TRIBUNALE DI ROMA

RICORSO IN MATERIA ELETTORALE

CON ISTANZA DI SOSPENSIONE URGENTE

DEL REFERENDUM COSTITUZIONALE

INDETTO PER IL 04.12.16

I sottoscritti cittadini italiani__________________, rappresentati e difesi dall’avv._____________, domiciliatario, con pec e domicilio eletto___________________, fax____________________, avente studio in__________________e partita iva_______________________;

PREMESSO CHE

 

1- OGGETTO DEL RICORSO

 

Il presente ricorso concerne alcuni articoli del Disegno di legge 12/04/2016, G.U. 15/04/2016, contenente la riforma costituzionale (ddl Boschi) e il dpr 27.09.16 che indice il referendum sul detto ddl.

Il presente ricorso non riguarda le modalità del referendum ma il merito giuridico-costituzionale della riforma, i diritti (e non gli interessi legittimi) politici dei cittadini, tutela dello Stato di diritto e della Repubblica Italiana; quindi la giurisdizione è quella del giudice ordinario e non del giudice amministrativo.

Il formale decreto del Presidente della Repubblica di indizione del «referendum popolare confermativo» è stato emesso il 27 settembre 2016 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 227 del 28 settembre 2016.

Il testo del quesito referendario è: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016? »

 

2- IN QUANTO ALL’ART. 31 DDL BOSCHI

Il testo dell’art. 117 riformato, contenuto nell’art. 31 del succitato ddl, reca:

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea [testo attuale: “dall’ordinamento comunitario”] e dagli obblighi internazionali.”

Come è stato denunciato da molte parti, la porzione sottolineata di questa norma subordina la potestà legislativa della Repubblica e degli organi democraticamente eletti della medesima non più semplicemente a generici vincoli “comunitari”, alle disposizioni e alle norme di un soggetto politico determinato, ossia dell’Unione Europea, già emanate e ad emanarsi da parte di organismi di questo soggetto, organismi non democraticamente eletti, non responsabili verso il popolo italiano, e portatori di interessi divergenti o contrari a quelli del popolo italiano, quali la Commissione Europea, conferendo a tali organismi una superiorità gerarchica sulle assemblee rappresentative della Repubblica. E ciò in tutte le materie e a tutti i fini, non solamente a quelli per i quali l’art. 11 Cost. consente la limitazione della sovranità nazionale solo in quanto necessarie ad assicurare la pace e la giustizia.

Né vale obiettare che lo Stato conserva, nel testo dell’articolo in esame, “la legislazione esclusiva” in una serie di materie: non vale, perché “esclusiva” non significa “libera”: anche se “esclusiva”, tale legislazione soggiace ai vincoli, ossia è condizionabile guidabile ab extrinseco.

Va rimarcato il cambiamento qualitativo rispetto alla dizione dell’attuale art. 117, nel passaggio da “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario” a “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea”: la prima dizione è aperta, non deterministica, non gerarchica, presupponente un consenso; la seconda è il deterministica, gerarchica, unidirezionale – cosa sicuramente inconciliabile col principio di sovranità nazionale e di democrazia, stante che l’art. 31 non pone limiti ai “vincoli”, nemmeno quelli del rispetto delle altre norme costituzionali, aprendo alla Commissione Europea una possibilità non delimitata di ingerenza.

La prima prima eccezione di incostituzionalità dell’art. 31 del disegno di legge Boschi è pertanto incompatibilità con l’art. 11 Cost. nel senso suindicato: incompatibilità con l’art. 1 in fatto di titolarità in capo al popolo italiano della sovranità e di sovranità esterna della Repubblica.

L’art. 11 è sopraordinato all’art. 117 sia perché si trova nella prima parte della carta costituzionale, tra i principi fondamentali; sia perché, dato il suo tenore, la sua funzione è di regolare tutte le possibili limitazioni di sovranità, dettandone le condizioni (“parità con gli altri stati”, “necessarie”) e circoscrivendone nominativamente gli ambiti (pace, giustizia). Quindi, in caso di contrasto tra l’art. 31 anzidetto assieme al dpr 27.09.16 e l’art. 11, l’art. 31 dovranno essere caducati i primi.

 

In secondo luogo, l’art. 31 è altresì potenzialmente incompatibile con tutte le norme precettive della Costituzione, egualmente sovraordinate all’art. 117 sia perché comprese tra i principi fondamentali (artt. 1, 1° c., anche in quanto alla  pre-eminenza del lavoro come fondamento della legittimità del potere politico;  art. 3, 2° c., che è contrastato dalle prescrizioni fiscali europee, al pari dell’art. 4, 1° c.) che i membri della Commissione Europea (non eletti, non responsabili democraticamente) non sono tenuti a rispettare e di fatto non rispettano. Ossia: è contraria all’intera Costituzione una norma di riforma costituzionale che conferisce potere vincolante sulla legislazione nazionale a un organo che non è vincolato dalle norme della medesima Costituzione e che non è democraticamente responsabile verso il popolo italiano, perché una tale norma semplicemente toglie o può togliere, in tutto o in parte, ai cittadini le garanzie e i principi costituzionali. Insomma, l’art. 31 è una norma concepita per eludere i vincoli costituzionali e per aggirare i valori costituzionali, e insieme viola il principio di democrazia sancito dall’art. 1°, 1° comma, Cost.

 

Vi è anche una terza eccezione di incostituzionalità: l’art. 31 in questione è incompatibile con l’art. 11 Cost., laddove questo pone la condizione di parità tra le parti come condizione di legittimità di ogni limitazione della sovranità. Infatti, con tale norma inserita nella propria Costituzione, la Repubblica italiana si ritroverebbe in una condizione di inferiorità giuridica e gerarchica rispetto a quei Paesi, quali soprattutto la Germania e la Francia, i quali non hanno una equivalente norma che subordini gerarchicamente il loro legislatore alla Commissione Europea, ma al contrario hanno norme e sentenze delle loro corti costituzionali che subordinano le direttive europee a principi delle loro rispettive costituzioni. Il risultato di questi elementi e dei rapporti fi forza politico-finanziari è che la Germania, o l’Asse franco-tedesco, può assumere, anzi ha assunto, il controllo della Commissione Europea, e attraverso di essa della legislazione italiana, esercitandolo nel proprio interesse nella competizione di mercato ed economica in generale con l’Italia, con la conseguenza di un processo oramai ventennale di vantaggi per sé e svantaggi per la Repubblica italiana, tradottosi, tra l’altro, in una massiccia campagna di take-over unidirezionale  da parte di imprese tedesche e francesi su aziende strategiche e di punta del nostro Paese, banche e public utilities in primis.

L’art. 31 della riforma appare oggettivamente come studiato per costituzionalizzare la inferiorità già di fatto imposta dell’Italia al duopolio franco-tedesco.

La Costituzione francese enuncia il principio di libertà di scelta dei singoli stati e ha disposizioni-filtro che consentono alla République di non adottare provvedimenti della UE che siano in contrasto con gli interessi nazionali francesi:  articoli 88-1,4,5,6.

Innanzitutto, però, al primo comma del suo preambolo, la Costituzione francese scolpisce il principio di sovranità nazionale: Le peuple français proclame solennellement son attachement aux Droits de l’Homme et aux principes de la souveraineté nationale tels qu’ils ont été définis par la Déclaration de 1789, confirmée et complétée par le préambule de la Constitution de 1946…. 

L’art. 2, ultimo comma, ribadisce il principio dell’autogoverno del popolo francese: “Son [de la République] principe est: gouvernement du peuple, par le peuple et pour le peuple.”

In quanto alla Germania, il suo ordinamento non ha norme analoghe a quelle della Costituzione francese, né norme che la sottopongano a vincoli comunitari, ma da un lato essa ha l’egemonia e l’esclusiva dell’iniziativa politica e legislativa in Europa – cioè dirige la Commissione – e dall’altro lato la sua Corte Costituzionale si pone come filtro e regolatore della normativa dell’UE: il giudice della Corte costituzionale Peter Huber ha affermato il ruolo di ‘scudo della democrazia’ della Corte: questa ha infatti il compito di far valere il diritto e la legge fondamentale. Per questo, non può configurarsi né come euroscettica né come filoeuropea, poiché non deve attuare un’agenda politica. Il giudice sostiene inoltre che si deve tenere in considerazione che la Corte si basa sulla sovranità degli Stati membri: questi sono infatti i padroni dei trattati – l’Ue non è uno stato federale ma poggia sui trattati che gli Stati membri hanno varato. Nelle costituzioni degli Stati membri viene garantita la sovranità dello Stato. Esistono quindi due percorsi non del tutto armonizzabili: il primo dall’alto verso il basso, cioè quello delle istituzioni europee (Commissione europea, Corte di Giustizia europea, etc.); e il secondo dal basso verso l’altro (nell’ottica degli Stati membri) (Il ruolo della Germania in Europa, http://www.iai.it/it/eventi/ruolo-della-germania-europa – Istituto degli Affari Internazionali, 28.07.15). Il giudice Huber dimentica di dire che, all’interno dell’UE, la Germania consente a se stessa di restare sovrana, ma l’Italia non può restare sovrana, bensì deve sottomettersi per sua disposizione costituzionale!

Alla luce di quanto sopra, la riforma che intende apportare l’art. 31 del disegno di legge Boschi all’art. 117 Cost. formalizza e legalizza la riduzione della Repubblica italiana a un ruolo di subalternità giuridica e di asservimento a interessi e volontà esterne al suo popolo, a paesi comunitari che restano sovrani, al punto che essa non potrebbe più considerarsi come corrispondente allo schema giuridico di una repubblica, ma piuttosto a quello di un protettorato. La riforma in parola integrerebbe dunque, se non fosse recentemente stato introdotto l’estremo della violenza, l’ipotesi dell’art. 241 del Codice Penale: Attentato contro l’indipendenza dello Stato, aggravato ai sensi del comma 2.

Sebbene il reato non si configuri, data la riforma suddetta, per mancanza dell’estremo della violenza (estremo introdotto recentemente, palesemente al fine di consentire la dissoluzione dello Stato nazionale democratico e la sua trasformazione in protettorato franco-tedesco o comunitario), il risultato che l’art. 241 CP vuole prevenire, ossia la sottoposizione dello Stato o della Repubblica a potenze straniere, verrebbe realizzato pienamente qualora il referendum dia esito confermativo. Quel requisito di violenza è peraltro esso stesso incostituzionale, perché non ha senso dire che la sottoposizione del Paese allo straniero sia lecita se realizzata senza violenza materiale ma mediante la minaccia dello spread o del non acquisto dei titoli di Stato da parte del sistema bancario.

Orbene, ogni giudice ha giurato fedeltà alla Repubblica (se non l’avesse fatto non sarebbe giudicante legittimo), quindi è tenuto a impedire che questa sia degradata a una condizione di subalternità cessando di essere una repubblica, e riducendo i suoi cittadini a sudditi di potentati stranieri, privati dei diritti e dello status di cittadini di una repubblica indipendente. Perciò il giudicante dovrà impedire assolutamente che ciò avvenga. Salus rei publicae suprema lex.

Si impone, per tutte le suddette ragioni, un vaglio di costituzionalità dell’art. 31 nei sensi sopra indicati, vaglio che potrebbe concludersi, alternativamente, con l’affermazione di incostituzionalità del ridetto articolo in parte qua, oppure con una sentenza additiva ovvero l’enunciazione di una regola interpretativa del suddetto articolo, che faccia salvi i principi, i limiti e le condizioni stabiliti dall’art. 1, 1° c., e dall’art. 11 Cost., stabilendo che:

  1. a) per “vincoli derivanti dall’ordinamento dell’UE e dagli accordi internazionali” i vincoli già in essere nella loro determinatezza, e non vincoli futuri – cioè che la norma non può intendersi come norma in bianco;
  2. b) che si tratta di vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario come oggi esistente, o a derivare da futuri trattati, non da norme e direttive emanate o emanande da organi di questo ordinamento – cioè che solo i trattati liberamente sottoscritti e ratificati, e non i provvedimenti degli organi dell’U.E., possono vincolare il legislatore italiano;
  3. c) che i vincoli non sono operanti qualora non siano necessari alla pace e alla giustizia e qualora non sussistano le condizioni formali, giuridiche e politiche di parità tra i Paesi interessati;
  4. d) che in ogni caso i vincoli operano in quanto compatibili con le norme costituzionali e sono soggetti al controllo di costituzionalità della Consulta.

 

2- IN QUANTO AGLI ARTT. 55, 57 E ALTRI DEL DDL BOSCHI

Lo Stato costituzionale e di diritto si distingue dallo Stato autocratico (assolutista o dittatoriale) per tre elementi giuridici essenziali:

-la separazione e reciproca autonomia dei tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario o di controllo);

-la rappresentanza popolare (il popolo sceglie i propri rappresentanti);

-la possibilità di un’opposizione effettiva entro il parlamento;

-la legittimazione dell’esecutivo o per investitura popolare diretta oppure per fiducia accordata da un parlamento rappresentativo del popolo.

Senza questi elementi, non si ha nemmeno una costituzione, se non di nome, bensì l’arbitrio del potere, l’autocrazia, la concentrazione dei tre poteri in un’unica mano.

L’effetto strutturale della riforma Renzi-Boschi, combinata con la legge elettorale detta Italicum, è l’abolizione dell’insieme di questi elementi, cioè la rottamazione dello Stato costituzionale, di diritto e democratico. Non si tratta semplicemente di una radicale riforma della Costituzione – che già come tale non sarebbe ammessa dalla Costituzione stessa, perché questa prevede solo la revisione (ossia l’aggiornamento, il ritocco) e non la ristrutturazione (art. 138), per la quale sarebbe necessaria la convocazione di un’assemblea costituente.

Si tratta di molto più: si tratta dell’abolizione dello stesso principio fondante del costituzionalismo e dello Stato di diritto, garantista e rappresentativo. Un’abolizione che, in effetti, hanno realizzato tutti i dittatori, per divenire tali, iniziando – in epoca moderna – con Napoleone. Non puoi fare il dittatore se c’è un potere indipendente da te, che controlla la legittimità del tuo agire. Perciò devi inglobare tale funzione.

La riforma Renzi-Boschi riunisce nelle mani del premier la formazione e guida del governo (potere esecutivo), il controllo della Camera (potere legislativo) e la scelta diretta in parte, indiretta in altra parte, degli organi di garanzia (potere di controllo): capo dello Stato, la maggioranza del CSM, la maggioranza della Corte Costituzionale. Il premier diviene il controllore di se stesso.

Inoltre, il ddl Boschi mira a vanificare l’altro pilastro dello Stato moderno, ossia la rappresentanza del popolo, in quanto il Senato non è più elettivo, e 2/3 dei membri della Camera sono decisi dai segretari dei partiti mediante le liste bloccate, mentre il terzo residuo degli eletti è in parte determinato dal caso.

Ancora – terzo elemento – in un siffatto parlamento, a liste bloccate e con forte premio di maggioranza, controllato dal premier, non può più concretarsi l’opposizione al premier stesso e all’esecutivo. La Camera diventa inutile, perde capacità dialettica, perché il suo voto è scontato, perlomeno quando si tratta di fiducia.

Il premier, pur non essendo eletto direttamente, cioè pur non avendo investitura popolare diretta, si ritrova a disporre di una maggioranza precostituita grazie al premio di maggioranza, che altera la volontà popolare. Quindi non è un sistema parlamentare, in cui il premier non ha bisogno di investitura democratica personale però deve costituirsi la maggioranza tra i rappresentanti del popolo; né un sistema presidenziale, in cui il capo dell’esecutivo è eletto dal popolo e non si regge sulla fiducia delle camere.

 

Con una norma che introduce la supremazia del governo sulle regioni, e precisamente col nuovo art. 117, anche il bilanciamento “federale” da parte delle autonomie regionali viene eliminato. Questa norma ricalca la riforma costituzionale compiuta da Hitler nel 1933, poco dopo l’ascesa al potere, e nota come Gleichschaltung (“coordinamento”, “allineamento”). Hitler aveva riunito in sé il controllo del parlamento e del governo centrali, ma non controllava i parlamenti e i governi dei Laender federali, che spesso si opponevano alla sua politica. Quindi varò una riforma che li sottometteva alle decisioni dello Stato centrale, così da realizzare la Gleichschaltung, ossia l’allineamento. In questo modo la concentrazione dei poteri dello Stato nelle mani del capo dell’esecutivo e del partito dominante si completa; democrazia e pluralismo sono eliminati.

 

E’ insomma completamente eliminata la struttura giuridico-costituzionale dello Stato moderno, di diritto, rappresentativo, democratico, garantista, dotato di checks and balances. La Camera diventa un organo ripetitivo del governo, il suo ventriloquo, senza autonomia, quindi praticamente inutile ai fini democratici. Così come il Senato. Quindi non siamo nemmeno nell’ambito del concetto di revisione, riforma o anche di rovesciamento o anche di abolizione funzionale della Costituzione del 1948: siamo all’abolizione della stessa costituzionalità come modernamente intesa, sicché si configura anche un conflitto con l’art. 138 Cost..

 

Tutto ciò premesso,

i ricorrenti cittadini italiani, non intendendo rinunciare in alcun caso al diritto di vivere come cittadini democraticamente partecipi di una repubblica democratica e di diritto e garanzie, ma essendo determinati a difendere tale repubblica con tutti i mezzi necessari, e non riconoscendo la legittimità della sua eversione, comunque e da chiunque operata,

 

CHIEDONO

In via d’urgenza, sospendere le operazioni per il referendum costituzionale in premesse;

Per il merito, rimettere gli atti alla Corte Costituzionale per la decisione sulla questione di incompatibilità

a)dell’art. 31 del ddl Boschi del 12/04/2016, G.U. 15/04/2016 unitamente al dpr 26.09.16, con l’art. 1, 1° comma, Cost., che stabilisce che l’Italia è (e resti) una repubblica democratica; con l’art. 11 Cost., che subordina la limitazione di sovranità della Repubblica alla indispensabilità ai fini di giustizia e di pace nonché alla condizione di parità tra gli stati, nella parte in cui l’art. 31 predetto sottopone la potestà legislativa nazionale ai vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli accordi internazionali, senza limitazioni, condizioni e riserve, né garanzie di rispetto delle altre norme costituzionali e in particolare senza formulare la condizione che anche gli altri stati membri adottino una norma eguale che stabilisca la condizione di parità prescritta dall’art. 11; con gli artt. 1, 1° c., in quanto alla  pre-eminenza del lavoro come fondamento della legittimità del potere politico;  con l’art. art. 3, 2° c., che, assieme all’art. 4, 1°c., prescrive un’azione positiva per la perequazione sociale alla quale si oppongono le prescrizioni fiscali della UE, sicché si pone la necessità costituzionale di istituire un filtro che subordini il recepimento delle prescrizioni comunitarie al rispetto degli articoli costituzionali anzidetti, dovendosi dare la prevalenza a questi ultimi in caso di contrasto, pena la lesione delle condizioni di legittimità del potere statuale stesso dello Stato italiano, ossia della sua sovranità interna, per tradimento di principi fondamentali;

 

b)degli artt. 55, 57 del ridetto ddl unitamente al ridetto dpr, con gli artt. 1, 1° comma, Cost., che stabilisce che l’Italia è (e resti) una repubblica democratica nelle parti in cui i predetti articoli dispongono:

– che non vi sia più alcuna camera che rappresenti il voto dei cittadini nelle effettive quote in cui essi votano, e insieme non dispongono che il voto debba essere diretto né che i rappresentanti parlamentari siano scelti dai cittadini elettori circoscrizione per circoscrizione – la congiunzione di questi  fattori rende infatti il parlamento non rappresentativo del popolo sovrano, quindi non legittimato per contrarietà al concetto di “repubblica democratica”, soprattutto in materie coinvolgenti la sovranità interna ed esterna nonché i diritti costituzionali e la deliberazione dello stato di guerra (artt. 80, 17 e 19 ddl Boschi); solo una camera di rappresentanti eletti proporzionalmente e direttamente dal popolo può ratificare norme incidenti sull’indipendenza nazionale e apportanti limitazioni di sovranità;

-nelle parti in cui essi, concentrando nelle mani del capo dell’esecutivo il potere esecutivo, quello legislativo (attraverso il premio di maggioranza nell’unica camera che accorda e revoca  la fiducia) e gran parte di quello di controllo (attraverso il potere pratico di nomina del Capo dello Stato grazie al premio di maggioranza, della maggioranza dei membri del CSM e dei membri della Corte Costituzionale, nonché dei vertici di vari organismi di garanzia), sopprimono i caratteri essenziali, stabiliti dall’art. 1 Cost., dello Stato di diritto, repubblicano e democratico, quali sono la divisione dei poteri, la dialettica e la possibilità di opposizione entro la Camera che accorda e revoca la fiducia, sovvertendo così la Costituzione dei fondamenti ultimi e privando i cittadini dello status che questa riconosce loro;

c)di tutti i succitati articoli e del succitato dpr rispetto all’art. 138 Cost., in quanto essi non costituiscono una revisione ma una sovversione della Costituzione o meglio l’abrogazione della costituzionalità dello Stato.

Dichiarano la causa di valore indeterminabile.

Roma, addì 03.11.2016

Avv._______________________

 

 

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