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“CIMITEURO” ED EUROPEISTI DI MES

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“CIMITEURO” ED EUROPEISTI DI MES

La vicenda Conte-Tria-Gualtieri-Mes ha messo a nudo gli europeisti del mondo reale e il loro disegno, contrario agli interessi nazionali e servile a quello dei banchieri tedeschi, con le loro decine di migliaia di miliardi di titoli spazzatura nei loro bilanci e il progetto di usare i risparmi italiani per salvarle. Gli eurocrati tedeschi hanno formulato segretamente e trasmesso il relativo ordine a Conte, Tria e Gualtieri, i quali lo hanno ricevuto silenziosamente a porte chiuse, malgrado il voto contrario del parlamento, e senza informare gli italiani: servitori fidati e discreti degli interessi egemoni del capitalismo apatride. Gli sforzi dei nostri politicanti per costringerci a rinunciare al contante e a tenere in banca tutti i nostri risparmi sono chiaramente finalizzati a renderli disponibili per il suddetto scopo internazionale.

E Mattarella, che per il MEF vietò Sapelli perché euroscettico e impose Tria, è anch’egli europeista? Mattarella, che si è sempre dichiarato contro il sovranismo e l’euroscetticismo, come si è dichiara ora, su questo punto? Non poteva non sapere che l’europeismo reale (non quello ideale) consiste proprio nel disegno di trasferire le risorse dai paesi deboli alla Franco-Germania. E non poteva non sapere che anche il MES serve a questo fine. Non poteva non saperlo, poiché lo sapevo anch’io, quando governanti ricattati o traditori lo adottarono per l’Italia. Lo sapevo perfettamente, e lo scrissi a chiare lettere nel mio saggio Cimit€uro, comparso nel Novembre del 2012, da cui seguono alcune citazioni, evidenzianti che il MES era concepito per scaricare sugli italiani le perdite delle banche tedesche:

Siamo al punto che l’equilibrio finanziario dell’Italia, della Spagna e di altri Paesi si regge sulle iniziative di un direttorio non eletto della BCE e dalla loro disponibilità a comperare o no buoni del tesoro – quindi ad agire in base alla loro discrezione e non in base a norme di legge precise, certe, trasparenti che impongano loro d’impedire il tracollo finanziario delle nazioni, alla faccia del principio di legalità e di certezza del diritto, oltre che di rappresentanza popolare. Inoltre, quel direttorio è espressione proprio del mondo della finanza e delle banche private che generano le crisi e che sono artefici e beneficiarie sia dell’attività speculativa che dei salvataggi con denari pubblici. Pare, insomma, che si voglia tenere i Paesi eurodeboli in un meccanismo che aggrava i loro problemi e svuota le loro economie reali, ma al contempo li mantiene artificialmente in vita con una fleboclisi monetaria, aumentando la loro dipendenza da organismi autocratici giuridicamente irresponsabili e di tipo bancario, come la BCE e il nascente MES, Meccanismo Europeo di Stabilità. Da simili fatti traspare un disegno superiore, oligarchico, dirigistico, che non viene dichiarato, ma viene portato avanti senza interesse per le condizioni di vita delle nazioni, bensì con interesse centrato sul piano finanziario: espressione del fatto che, per l’odierna strutturazione del potere reale, l’economia della produzione e dei consumi, e quindi gli stessi popoli, che di quell’economia costituiscono gli attori, sono divenuti superflui…” (pag. 17).

Una delle dipendenze più efficaci come guinzaglio, in questo senso, è quella dall’erogazione continua di nuovo credito agli Stati per il servizio dei loro debiti. Debiti che, finché verranno concepiti e trattati entro la falsa concezione monetaria che questo libro confuta, restano e resteranno inestinguibili – inestinguibili nel complesso, perché uno Stato strutturalmente creditore (per effetto dell’Euro) più forte degli altri, come la Germania, può liberarsi dei suoi mettendo Stati più deboli, strutturalmente debitori (per effetto dell’Euro), come l’Italia, a lavorare per pagarli in un Lager monetario chiamato Eurosistema o MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), di cui essa ha la guida, e dove a questi Stati deboli si tolgono, quando entrano nel Lager, anche i gioielli, gli assets pregiati, per assicurare il pagamento dei titoli pubblici a rischio detenuti dalle banche tedesche. Perché i suddetti debiti sono inestinguibili? È un dato matematico. Vediamo il caso dell’Italia, che ha un debito pubblico di 2000 miliardi. Elaboriamo il piano di ammortamento di capitale e interesse a un ottimistico 4% annuo in 20 anni e rate semestrali. Avremo, in Euro:

Importo della rata = 73.111.500.000 a semestre

Numero di rate = 40

Totale rate = 2.924.459.820

Interessi = 924.459.820.000

Dovremmo quindi pagare ogni anno 146 miliardi e rotti – circa un undicesimo del pil attuale – esborso ovviamente insostenibile. Senza contare che il debito pubblico reale, considerando anche il debito previdenziale, è molto più di 2000.”

(Pagg. 58, 59).

IL MES E L’EUROLAGER

Se la Tav è un tema specifico, l’ESM-MES (European Stability Mechanism – Meccanismo Europeo di Stabilità) è invece un fatto sistemico, un vero sistema di Euro-Lager politico-finanziario. Di concezione germanica, te lo portano in casa, e ti ci chiudono dentro. Al suo interno, gli italiani e gli altri popoli periferici sono avviati a un destino di lavoro a basso salario e bassi diritti, pensioni minime e percepite molto avanti negli anni, consumatori di prodotti di bassa gamma, destinatari delle fabbriche meno gradite (modello Seveso?), alunni di scuole di livello africano, addetti alla produzione di beni prevalentemente di basso e medio-basso livello tecnologico e competitivo, impegnati a pagare il loro debito pubblico alle banche dei Paesi dominanti, sotto la direzione di poteri forti e interessati (capitale straniero e organismi tecnocratici sovrannazionali), che a loro volta si appoggiano, per legittimarsi “democraticamente” e per scaricare le responsabilità sociali, politiche e morali, a un ceto politico consociativo italiano, il quale non offre in realtà alcuna scelta agli elettori, alcuna alternativa, alcuna possibilità di cambiamento, e che viene pilotato dall’alto in cambio del mantenimento dei suoi privilegi, che esso rischierebbe di perdere se non avesse la copertura dell’“Europa” e venisse a un confronto sociale diretto con un popolo ormai esasperato.

In realtà, si tratta di un processo già preconizzato come inevitabile da Paul Krugman nel 1991, allorché parlò di meridionalizzazione e desertificazione industriale dei Paesi periferici europei in favore dell’area germanica: un processo, già allora osservabile sotto lo SME, il Sistema Monetario Europeo (cambi fissi tra le monete europee), ma ancora precedentemente osservato nel 1964 (la prima, grande crisi della Lira, dovuta all’aumento dei costi comparati di produzione1 e all’accumularsi di debiti verso partners più forti) e oggi in piena corsa, di attrazione dei capitali, delle competenze, della produzione da parte di quel le aree, perlopiù tedesche, dove il capitale e le competenze rendono di più, e dove realizzano surplus commerciali che consentono, da un lato, di aumentare il gap di efficienza sistemica, con un continuo calo del costo comparato del lavoro tra Germania e PIIGS (feedback amplificante, anziché correttivo, del mercato), nonché il gap per costo degli interessi, sui quali la Germania, a scapito dei suoi partners, risparmia ogni anno 40-50 miliardi rispetto a prima della crisi2 (quindi ha interesse a mantenere la situazione) a spese degli eurodeboli; e dall’altro lato consentono di fare shopping di assets nei Paesi periferici – shopping ulteriormente favorito, se questi Paesi finiranno per svalutare, uscendo dall’Euro. Inoltre l’Euro, per la Germania, ha comportato una svalutazione monetaria, con conseguente guadagno di competitività soprattutto nelle esportazioni intracomunitarie e rispetto ai partners come l’Italia, per i quali l’Euro ha invece comportato una rivalutazione monetaria. … … Con tali premesse, era ed è inevitabile che la Germania si “mangiasse” l’economia italiana (e di altri Paesi), che aumentasse i propri posti di lavoro “togliendoli” all’Italia (e ad altri Paesi), e che assumesse la guida degli organismi comunitari e della BCE, e li dirigesse nell’interesse suo proprio.

Leaders italiani hanno operato e stanno operando a questo processo di riforma del sistema-Europa, processo infrastrutturale rispetto a quello sovrastrutturale della riforma giuridica che dissolve gli stati nazionali.

Per tenere insieme monetariamente i Paesi dell’Euro, bisognerebbe bilanciare le suddette tendenze con un meccanismo vincolante la Germania a trasferire quei risparmi e quote di quel surplus a investimenti strutturali e perequativi nei Paesi eurodeboli. Ma che governo o sindacato o partito politico propugna un siffatto correttivo? (pagg. 158,159).

E quale Presidente della Repubblica, che dovrebbe rappresentare l’unità nazionale dell’Italia e non la sua obbedienza al Diktat banco-germanico? Il Presidente Mattarella vuole graziosamente essere il primo?

01.12.19 Marco Della Luna

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LOTTA ALL’ODIO E SCHIAVITU’ PER DEBITI

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LOTTA ALL’ODIO E SCHIAVITU’ PER DEBITI

Le persistenti campagne istituzionali e mediatiche contro l’espressione di idee e sentimenti di odio, razzismo, nazismo, fascismo, stanno producendo effetti contrari a quelli dichiarati, cioè stimolano e confermano nella gente proprio quelle idee e quei sentimenti. La gente sembra percepire che si tratta montature strumentali ed esagerazioni isteriche adoperate dalla casta e dai suoi ‘intellettuali’ per non parlare dei mali veri e presenti, di cui essa è responsabile: disoccupazione, impoverimento, continua perdita di efficienza, di prospettive, e i continui fallimenti di governanti incapaci e falsi.

La causa dei mali socio-economici italiani suddetti sta in alcuni precisi fattori di moneta e mercato, che di seguito indicherò.

A un primo livello, di cui un poco si parla, l’Italia è inserita in un sistema in cui essa:

-partendo da condizioni di svantaggio in quanto a debito pubblico e liquidità di sistema,

-deve competere con paesi più efficienti di essa

-con un cambio monetario bloccato rispetto ad essi (cioè senza poter lasciar svalutare la propria moneta per recuperare competitività)

-subendo un mercato commerciale libero (cioè senza potersi difendere con barriere doganali, senza poter limitare l’uscita di capitali, senza poter dare aiuti di stato alle proprie industrie, e senza potersi opporre al loro take over da parte straniera)

-sottostando al potere legislativo, fiscale e politico di un’Unione Europea diretta proprio dai paesi competitori controinteressati (che adattano le regole ai propri interessi)

-e senza nemmeno il meccanismo federale della condivisione del debito pubblico con redistribuzione dei surplus verso le aree in difficoltà (come avviene negli USA).

Ovvio che, in queste condizioni, l’Italia non ha speranze di risanarsi e risollevarsi: è matematicamente spacciata, chiunque sia al governo, e la gente starà sempre peggio, sarà sempre più povera, più tassata, più privata di servizi, più esclusa dalle decisioni, più gestita da investitori e decisori stranieri.

A un livello più profondo e globale, di cui non si parla nei mass media, la causa dei mali economici è sempre nel sistema monetario, ma in un senso ulteriore:

Per scambiare i beni e i servizi che producono, i soggetti economici (persone, aziende, enti pubblici) sono costretti a servirsi, prendendola a prestito contro interesse, di moneta, moneta che è prodotta (a costo zero) in regime di monopolio da un cartello bancario in mano a poche persone.

Dato che tutta la moneta è immessa nel mercato come prestito (debito) soggetto a interesse composto, costantemente deve essere presa a prestito ulteriore moneta. Questo rende i produttori di ricchezza reale, nell’insieme, quindi anche la società nel suo complesso e lo stato stesso, sempre più indebitati verso i produttori di moneta, sia in termini di capitale che in termini di interessi, finché il debito capitale espropria tutto il risparmio e gli interessi espropriano tutto il reddito, e si finisce a lavorare come schiavi per pagare gli interessi su un debito inestinguibile.

L’obiettivo del capitalismo o liberismo, cioè del modello dominante e adottato dalla UE, è la generale schiavitù per debito, e ci siamo vicini. Chi protesterà indicando i responsabili di ciò, sarà deferito per hate speech.

(Questo esito viene accelerato dai banchieri con le note manovre di pump and dump, cioè di allargamento-restringimento del credito, organizzati ad arte: le bolle di mercato.)

Ovviamente, la posizione di monopolio sopra descritta è tutt’uno con una posizione di potere politico soprastante a quello dei governi e dei parlamenti (e di potere culturale soprastante a quello dell’accademia), perché uno stato che, per funzionare (per finanziarsi), dipende da una moneta che non controlla e che gli deve essere prestata da speculatori internazionali privati, riceve la politica economica ed estera da questi medesimi speculatori come condizionalità. Non ha alcuna autonomia decisionale sostanziale. Questo tipo di stato non fa le privatizzazioni: è già esso stesso privatizzato. Esso essenzialmente non è al servizio dei cittadini e non li può rappresentare, bensì è al servizio dei suoi finanziatori, che lo usano come schermo e capro espiatorio per deresponsabilizzarsi dei mali che essi causano alle popolazioni nel perseguire i propri interessi e disegni globali.

Per queste ragioni, chiaramente, il modello socioeconomico in atto è imposto senza alternative. Il sovranismo, il populismo, il socialismo, la dottrina sociale della Chiesa, come ogni critica del suddescritto modello di potere monetario sulla politica, possono aver successo sul piano teorico, ma non hanno alcuna possibilità di affermarsi su quello politico e concreto, perché per farlo dovrebbero battere e abbattere, su scala perlomeno continentale, un sistema immensamente potente di interessi contrari. Consci di ciò, Salvini e di Maio, che erano partiti da posizioni incompatibili con alcuni aspetti, peraltro secondari, del sistema, avvicinandosi al potere si sono ravveduti e allineati ideologicamente ad esso, dichiarandosi per l’Euro, per l’Unione Europea e per la sua dottrina economica.

Un siffatto sistema di dominio potrà cadere solo per effetto di una rottura interna, oppure di una catastrofe globale climatica o geofisica o biologica o bellica. Ma la sua naturale evoluzione, che ho descritto in Tecnoschiavi, va verso la tecnocrazia assoluta, zootecnica.

17.11.2019 Marco Della Luna

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SANTA COMMISSIONE O SANTA INQUISIZIONE?

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SANTA COMMISSIONE O SANTA INQUISIZIONE?

(per la difesa della Fede nella Narrazione )

          Questo scritto è un appello alla sen. Segre, al suo coraggio, alla sua lucidità.

  Una delle più gravi violazioni in atto dei principi fondamentali della Costituzione e della stessa civiltà occidentale è la limitazione ai diritti di informazione, di insegnamento e di ricerca scientifica voluta dal pensiero unico e dai suoi beneficiari:

            -la pubblica informazione è in mano a cinque grandi agenzie mondiali, controllate da capitali privati, dedite al filtraggio delle notizie, delle analisi e al consolidamento di un pensiero unico liberista-mercatista-globalista; ad esse quasi tutti i giornalisti e i mass media si attengono, anche quelli pubblici;

            -i docenti, anche quelli universitari, persino quelli di filosofia, ricevono dalla politica direttive ideologiche afferenti al pensiero unico, cui devono attenersi per conservare il posto, far carriera, aver visibilità;

            -la ricerca scientifica, con la stampa scientifica, è in gran parte finanziata e controllata da capitali privati che contrattualmente si riservano la proprietà dei risultati e il diritto di decidere che cosa divulgare e che cosa no; in tal modo il capitale orienta la scienza, il suo insegnamento, la sua applicazione, dall’economia alla medicina;

            -ai medici in Italia è stato perfino vietato, sotto pena di radiazione, di esercitare il diritto di informazione dei pazienti sugli effetti dei vaccini obbligatori;

            -FaceBook esercita arbitrariamente il potere di oscurare i suoi utenti non allineati col pensiero unico (lo ha fatto anche a me, per un mese, durante la campagna elettorale europea);

            -imperversa la pratica del grievance-mongering, o vittimismo di mestiere, consistente nell’attaccare, isolare, licenziare, oscurare persone che hanno espresso le proprie idee o preferenze nel rispetto della legge, e che strumentalmente il vittimista accusa di averlo offeso nella sua sensibilità religiosa o etnica o razziale o sessuale.

            Tutto ciò costituisce un’aggressione organica, sistemica, strategica. alla stessa esistenza di una società basata sulle predette libertà, ed esigeva l’urgente costituzione di una Commissione parlamentare per la tutela delle medesime libertà. Invece, hanno fatto la Commissione Segre per il controllo discrezionale della comunicazione via internet (con possibilità di censura, punizione e oscuramento), onde limitare ulteriormente la libertà di informazione e di pensiero, col pretesto della lotta a un estremismo politico e a un razzismo o suprematismo o sessismo che, sì, esistono e sono talvolta lesivi di beni giuridici riconosciuti, ma sono già puniti dalle leggi italiane e che non hanno, né possono avere in questa fase storica, la forza materiale per minacciare la società.

L’istituzione della Commissione va vista e studiata insieme con altre due ‘riforme’:

-il tracciamento di ogni pagamento e versamento (con la costrizione a passare per una banca ad ogni transazione);

-l’imposizione di vaccinazioni di massa senza trasparenza sugli effetti reali dei prodotti inoculati (con l’Ema che vuole inserire dal 2022 le certificazioni vaccinali nei passaporti come condizione di validità).

Le tre suddette riforme vanno comprese come strumenti fondamentali e integrati dell’attuale fase evolutiva del controllo sociale, basata essenzialmente:

-sulla manipolazione e modificazione diretta degli uomini, anche biologica e genetica, via farmaci, vaccini, alimenti, etc.;

-sul loro monitoraggio costante e capillare nelle idee, negli spostamenti, nel denaro;

-sulla possibilità di escluderli unilateralmente, con un click, dalle reti (comunicazioni, servizi, accesso al proprio denaro in banca).

Lo statuto della Commissione Segre (andatevelo a leggere: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/347775.pdf ) è formulato in termini vaghi, indeterminati, ampiamente soggettivi e discrezionali, non limitati all’istigazione all’odio (…intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche), in modo che essa possa censurare, impedire e reprimere non solo e non tanto le istigazioni all’odio, ma la divulgazione di informazioni e analisi oggettive che possano, per le loro implicazioni, suscitare indignazione morale, “odio” nella Neolingua politically correct. Infatti, è facile equivocare tra indignazione e odio, accusare colui di diffondere odio colui che in realtà diffonde informazioni e commenti su inganni, soprusi, illegalità, tradimenti politici, maxi-truffe bancarie coperte dalle istituzioni, soprattutto in relazione al nuovo ordine globale e totalizzante, il quale delegittima come eresia ogni alternativa a sé stesso. L’ordine del capitalismo finanziario e del mercato (non libero, ma) manipolato, con tutti gli effetti sulla vita delle persone e delle società, è un ordine onnipervasivo, egemonizza l’intrattenimento, la cultura e la stessa contro-coltura (vedi il fenomeno Greta).

Il totalitarismo capitalista non è funzionalmente diverso da altri totalitarismi, a quelli verso cui, per il pensiero unico, è lecito esprimere odio, come quello autore dello sterminio di milioni soggetti appartenenti a categorie-bersaglio, tra cui innanzitutto gli Ebrei, compresi i familiari della sen. Segre – la quale suppongo non abbia percepito per tempo i fini liberticidi a cui è stata strumentalizzata, ma ora può ben rimediare brillantemente. Gli Ebrei, ricorrenti vittime della persecuzione contro la libertà culturale, sono pure storici paladini, nonché simbolo, della medesima!

La Commissione Segre, nata da un testo della Boldrini e che dovrebbe chiamarsi commissione Boldrini ed è stata ridenominata ‘Segre’ solo per inibire le critiche, ha uno statuto che, con la sua vaghezza, la predispone

-a prevenire e contrastare lo svilupparsi una coscienza dei gravissimi, attuali conflitti di classe e tra nazioni, e a tutelara così la falsa narrazione irenica (deconflittualizzata) del mainstream;

– a oscurare l’informazione sugli effetti perniciosi e, per l’appunto, ‘odiosi’ del liberal-globalismo, scoraggiando la critica sistemica ad esso;

-a contrastare il dissenso e il suo organizzarsi in opposizione politica e sociale, ossia a difendere il pensiero unico liberale, il consenso ad esso, ai suoi esecutori politici, economici e culturali, e alle loro riforme;

 -a colpire ogni richiamo politico allo Stato nazionale, alla sua sovranità sulla moneta, sui confini, sulle scelte di modello socioeconomico, e alla responsabilità democratica verso il bene dei propri cittadini come funzione e dovere di tale Stato (tutte cose che l’ordine finanz-capitalistico è vigorosamente impegnato a smantellare e screditare, perché ostacolano l’ottimizzazione del mondo alle sue dinamiche anche demografiche).

Molte notizie, in materia di economia, finanza, banche, immigrazione, potranno essere censurate perché idonee a suscitare indignazione sociale, che verrà ridefinita “odio” allo scopo predetto. Del resto, già gli antichi sentenziavano: veritas odium parit.

 Se lo scopo della Santa Commissione fosse onesto e non liberticida, se fosse diverso da quello che ho testé descritto, il suo statuto da un lato sarebbe stato garantista, cioè preciso e oggettivo nel definire, con riferimento al Codice Penale, le espressioni da colpire; e, dall’altro lato, avrebbe compreso la tutela dì diritti -questi sì costituzionalmente fondati- di opinione, informazione, ricerca e insegnamento, mediante l’individuazione e il contrasto a tutte quelle lesioni alla libertà di parola che ho menzionato in apertura.

Senatrice Segre, affido a Lei l’iniziativa di questa alta difesa della Libertà!

04.11.19 Marco Della Luna

Caro avvocato e stimati lettori,

Gli argomenti dei due articoli precedenti sono a mio avviso connessi per cui propongo un`unica risposta. Premetto che non entro nel merito della dotta disamina dell`avvocato sulla natura e sulla possibile esistenza di “rivoluzionari” poiché non mi sento sufficientemente preparato. Dunque mi devo limitare ad empiriche osservazioni tratte da esperienza di vita.

Come detto molte volte io penso che I nostri supremi reggitori, oltre che occulti e sovente privi di cariche istituzionali, siano anche molto capaci, dotati di mezzi larghissimi e serviti dai migliori esperti di ogni settore. Inoltre non accettando limitazioni ai loro desideri, non esitano ad avvalersi di ogni mezzo legale, illegale o persino fisicamente cruento per arrivare al loro scopo.

D`altra parte la loro oppressione diventa ogni giorno più palese, pesante, iniqua e chiaramente contro I più ovvi interessi dei normali sudditi. Dunque nonostante la manipolazione mediatica, la disinformazione dilagante, la fede  e la morale pubblica snaturate, sempre più gente anche solo per comune buon senso comincia a capire che la strada gabellata come facile via per la felicità porta invece ad un oscuro medioevo e ad una generale regressione dei livelli di benessere e dei connessi diritti. Oramai anche un cretino analfabeta capisce che ad ogni autunno (ed a volte anche a primavera) arriva un ulteriore giro fiscale restrittivo per coprire debiti che non solo sono palesemente insolvibili, ma anche in costante aumento nonostante I continui aumenti di contribuzione. In soldoni si è scoperta la pietra filosofale alla rovescia: più si paga per estinguere I debiti più per magia questi aumentano invece di decrescere. È dunque evidente il mental gap generale.

Ora é certo che il popolo sia bue e pure di memoria corta ed addomesticata, ma solo pochi sono disposti ad accettare passivamente l`autosacrificio e pure per prospettive inesistenti, o normalmente disattese o del tutto fasulle. Quindi I sudditi, benché viziati da ignoranza, incultura, visioni distorte dei propri veri interessi, cominciano a mormorare ed a ribellarsi. Noialtri ci siamo sorbiti il duce labbrone per 20 anni senza fiatare. Anzi abbiamo pure furbastramente profittato delle sue briciole e pure battendo le mani all`impero di cartapesta ed irridendo I pochissimi veri oppositori. Ma poi nella primavera del 1943 il disastro é diventato evidente e persino chi fino ad un istante prima immergeva il grugno nella ducesca greppia (re sciaboletta), ha cominciato ad aver grossi dubbi che poi davanti all`evidenza son diventati certezza e persino grande paura. Certo il popolo bue non poteva pretendere di uscirne senza grave incomodo essendo stato colpevolmente acquiescente, ma alla fine, magari anche in modo scomposto e disonorevole si é mosso ed un po`di pulizia é stata fatta.

Adesso siamo in una fase in cui molti stanno capendo, sia pure con diversissimi desideri ed ancor più discordi propositi, che l`attuale regime sta diventando totalitario e predatorio, come pure anche alcuni capi e capetti cominciano a perdere l`albagia e ad essere segnati a dito. Vedi la crescita di consenso dei movimenti euroscettici e la sempre più palese scollatura tra mondo politico ortodosso e vita reale dei senza potere.

Chiaramente vengono messi in atto I correttivi oramai sperimentati, quali colpi di stato di palazzo, forzature costituzionali, creazione di movimenti di consenso artificiali e disinformanti (l`ondata verde, il terrorismo climatico ed ambientale, l`imbonimento dei giovani), la sig.ra Gruber/Bilderberg, la palese addomesticatura del potere giurisdizionale partendo dai gradi elevati, per finire al solito bombardamento mediatico su fascisti rinati, sovranisti ignoranti e pedofili, femminicidi, antisemiti, omofobi ecc. E ad euristico perfezionamento si arriva all`accoglienza indiscriminata (ma solo in Italia ovviamente) delle “risorse” che ci pagheranno la pensione.

Ma tutti questi temi, se non accompagnati da concrete regalie e vantaggi agli interessati o da forza fisica cogente sugli indifferenti, non fanno più presa sui sudditi. Dunque si ricorre agli antichi buoni sistemi, quali la censura e l`intimidazione fisica diretta del suddito colpito stavolta singolarmente, in modo sia solo davanti a tutta la forza coattiva del sistema. Cioè arrivare mediante il complicato (e costosissimo) capestro informatico-fiscale al nirvana dell`inquisitore tassatorio: ovvero il poter convocare chiunque quasi a suo proprio piacere (ed interesse)  e porgli come prima e fondamentale domanda se il contribuente inquisito sa perchè é stato convocato. E se risponde di sì ammette di fatto senza appello il suo torto, se di no é chiaramente ancor peggio in difetto perchè dolosamente occulta l`evasione che il solerte funzionario ha già inferito ed informaticamente provato. E come il Sant`Uffizio ebbe I suoi santi canonizzati, benchè inclini alla piromania, così la degna amministrazione avrà I suoi eroi e delatori premiati e promossi.

Identicamente se qualcuno in modo pubblicamente rilevante esterna idee meno che ortodosse ecco la commissione con poteri giurisdizionali, senza contraddittorio, che prontamente tacita ed al caso punisce il disturbatore. E se lo stesso avesse la forma di leader politico é aperta la strada alla messa fuori legge del suo movimento. Vedi il Salvini fatto cappone, ma con gli attributi in ricrescita.

O senza far paragoni fuori posto il sottoscritto che scrive il presente perchè lo leggono in dieci, ma se lo leggessero in solo in ventimila temo che qualcuno molto cattivo e convincente mi farebbe visita.

Oramai anche uno stupido ha capito che il programma imposto da Berlino ai Quisling giallorossi non é tanto quello di dare la solita spremuta ai soliti sudditi senza potere, per tamponare I soliti conti intamponabili, bensì porre solide basi per una definitiva tacitazione delle voci di dissenso ed impedire legalmente che qualcuno non gradito arrivi ad avere una reale base di consenso elettorale.

Ma per fortuna il diavolo ci sta mettendo la coda. Difatti I capi designati si stanno rivelando persino peggio di quanto già si sapeva, degenerando nel discredito e nella più totale confusione. Secondariamente come si vede la gente sta, sia pure lentamente, prendendo silentemente coscienza della sua reale situazione e chi può credo stia già nel suo piccolo prendendo qualche precauzione a cominciare dall`assoluta sfiducia in ogni atto governativo e dalla resistenza passiva.

Certo alla redenzione ostano due impedimenti oggi dirimenti e persistenti:

  1. I mezzi economici e coercitivi a disposizione dei capi sono enormi rispetto agli strumenti di difesa dei singoli o dei gruppi di opposizione
  2. Se pure per subitaneo miracolo il Bisconte si dissolvesse nel nulla, si andasse a votare e pure vincesse il Salvini con il 70% dei voti, temo poco cambierebbe. Difatti o il verdecornuto monocolore per mantenere prebende e regalie (non si sa mai) si appecorona a Berlino noi siamo come adesso cornuti ed anche mazziati. Se invece si ribella, ma restando nelle regole dei trattati I ruspanti leghisti son rifatti capponi in tre mesi. Infine se invece il “Capitano” suona la tromba della ribellione ed esce dai trattati gli occorrerebbe uno sponsor di peso (che oggi non c`é) per non far la fine di Carlo Alberto a Novara.

Ma se non altro pure senza “rivoluzionari” dichiarati la gente sta finalmente cominciando a capire che in casa nostra comandano gli stranieri come 150 anni fa e questi sono nostri nemici e falsi fratelli di un globalizzazione predatoria.

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CLASSE RIVOLUZIONARIA CERCASI!

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CLASSE RIVOLUZIONARIA CERCASI!

Dateci una classe rivoluzionaria prima che sia troppo tardi!“: il grido di dolore sale da genti di tutto il globo, afflitte dai vari effetti antisociali e antiumani del nuovo ordine liberale: precarizzazione, neocolonialismo, recessione, impoverimento, megatruffe, sostituzioni etniche, guerre per le risorse: il sangue spiccia da cento piaghe e le lacrime scorrono in mille rivoli attraverso il Villaggio Globale. Ma la classe rivoluzionaria ancora non si vede –ossia quella classe sociale capace, per consapevolezza, intelligenza e dotazione, di rovesciare il malo modello socio-economico in essere (oppressivo, sfruttatore, funzionale all’interesse di pochi, e contrario al bene comune), per sostituirlo con uno buono (giusto e conforme al bene comune, ossia agli interessi diffusi anziché a quelli elitari). Questa classe rivoluzionaria fa proprio come l’araba fenice: che ci sia ciascuno dice, dove sia nessuno sa.

O meglio, alcuni annunciavano di averla individuata, ma poi la storia li ha confutati.

Il vecchio Marx, avendo ravvisato la borghesia come classe rivoluzionaria che pose fine all’ordine medioevale, dichiarava che la classe rivoluzionaria moderna, atta a rovesciare il capitalismo, fosse il proletariato operaio; ma in nessun paese il proletariato operaio ha mai fatto una rivoluzione, poiché nei paesi dove era sviluppato, il proletariato operaio fu reso consumista e così fidelizzato al modello capitalistico; mentre le rivoluzioni sedicenti socialiste (sovietica, maoista e castrista) si fecero nei paesi dove esso non era sviluppato, e quelle rivoluzioni furono opera di gruppi di intellettuali che si impadronirono delle masse -masse perlopiù agricole, analfabete, inconsapevoli- per usarle e tiranneggiarle e costruire ordinamenti liberticidi in cui il possesso dei mezzi di produzione da parte dei capitalisti a scapito del popolo era sostituito dal diretto possesso del popolo da parte dei suoi sedicenti liberatori.

Altri pensatori hanno individuato la classe rivoluzionaria odierna negli intellettuali. Ma che vi siano intellettuali alla guida e all’origine delle rivoluzioni, da quella francese in poi, quale che sia il colore della rivoluzione, comprese le rivoluzioni indotte dalle scoperte scientifiche e tecnologiche – è scontato: per fare le cose complesse ci vogliono persone intellettualmente dotate.

Altri infine, i più scollati dalla realtà, hanno annunciato che la classe rivoluzionaria dei nostri tempi sarebbe quella delle masse di migranti spiantati e precari, mentre, all’opposto, tali persone sono le meno consapevoli, le meno dotate di coscienza di classe e di capacità di organizzarsi, le più cedevoli. Esse sono bensì le più utili a chi vuole frammentare i corpi sociali e destabilizzare il residuo ordine e la residua funzionalità degli apparati pubblici (scuola, assistenza, sanità, finanza). Cioè sono le più utili alla classe dominante globale e al suo modello, alla sua ingegneria sociale, che abbisogna di eliminare gli ostacoli all’adattamento della società ai bisogni dei mercati manipolati. D’altronde, quello di destabilizzare e scardinare per conto di altri è appunto il ruolo rivoluzionario che, di fatto, le masse hanno sempre svolto nella storia: sono state usate da élites ascendenti per abbattere oligarchie senescenti, e poi per sostenere i costi della transizione. I fatti danno costantemente ragione al motto di Talleyrand: il popolo è come certe medicine, che vanno agitate prima dell’uso. Il suo ruolo non è mai attivo e consapevole, anche se il suo generoso impeto nasce proprio dall’illusione di esserlo.

Il sentimento rivoluzionario, nelle varie occasioni storiche, sorge dal sentire l’ordine socioeconomico in essere come ingiusto, oppressivo, rovinoso. Ma il sentimento non è, di per sé, consapevolezza, non è cognizione del perché esso sia tale, né di come esso funzioni, non è competenza. Tranne pochi intellettuali esperti, la gente sente e si arrabbia, ma non sa, quindi si costruisce interpretazioni basate su ciò che crede in base a ciò che riceve, perlopiù dall’industria culturale del sistema– rappresentazioni irrealistiche, però con forte potere esplicativo e forte carica motivazionale, che possono venire sfruttate per ottenere consenso e collaborazione popolari.

La gente comune, particolarmente, è incapace di vedere la forma complessiva del modello socioeconomico disfunzionale: di esso coglie soltanto alcuni degli aspetti, alcuni degli effetti, quindi è possibile, per i politici di mestiere, captarne politicamente il consenso promettendole la rivoluzione ma circoscrivendone l’oggetto a quei pochi aspetti ed effetti, senza mettere in discussione, anzi senza nemmeno mettere in luce, il modello complessivo, quindi senza porsi in urto, anzi rendendosi utili, ai padroni ed artefici di quel medesimo modello.

Così i politici di mestiere, proponendosi come (apparenti)antisistema (oggi, apparenti sovranisti), riescono ad apparire carismaticamente rivoluzionari (o riformatori radicali, trasformatori del sistema) al popolo, che quindi li vota; e contemporaneamente si fanno accreditare come garanti del sistema dai beneficiari del sistema stesso, che quindi li tollerano o li appoggiano e sovvenzionano affinché inertizzino la protesta dal basso e la riconducano di fatto entro il sistema.

E in tal modo fanno carriera, possono comparire in televisione, ottenere maggioranze elettorali, andare al governo: vedi Syriza, Podemos e il M5S, che, con proclami fiammeggianti hanno alimentato, nella fase iniziale, una grande aspettativa rivoluzionaria e una grande carica carismatica, e successivamente si sono allineati, si sono fatti garanti dell’ordine esistente, per andare al governo. Il gruppo Casaleggio mise su Beppe Grillo e il Movimento in questo senso programmatico: dapprima promesse rivoluzionarie includenti i temi strutturali veri del monopolio monetario, poi silenziamento di questi temi e scivolamento verso una pratica omologazione con l’approdo al governo, soprattutto nel Conte bis, a braccetto col PD: da antisistema sono divenuti filosistema, cioè si sono rovesciati, anche se pochi lo hanno colto. Anche Mussolini e Hitler iniziarono in modo antisistemico, rispondendo a una sofferenza popolare arrabbiata, derivante ultimamente dalle dinamiche del capitalismo finanziario, per poi allearsi col capitalismo globale già allora operante, ed essere da questo sostenuti persino durante la guerra– il tutto senza tematizzare quelle dinamiche, ma mantenendo la facciata rivoluzionaria e travestendo quella realtà in forme mitologizzanti di razza, fato, impero.  

Queste tecniche politiche non sono da biasimare, perché i politici minori, cioè quelli che si muovono sulla scena pubblica, che abbisognano dei voti della gente, non possono oggettivamente fare altro, dato che l’aliquota di potere messa in gioco nella politica accessibile al popolo è minima, e serve a scopo illusorio, conservativo-confermativo; mentre il potere politico vero è esercitato a porte chiuse da persone che non devono certo concentrarsi sul brevissimo termine e sui confini nazionali, cioè sull’inseguire la rielezione ogni pochi anni in un ristretto ambito nazionale, ma possono fare e portare avanti programmi di lungo e lunghissimo termine e di ampiezza continentale o globale.

Oggi la causa diretta delle sofferenze popolari è il modello del capitalismo finanziario estrattivo, cioè che usa il monopolio della creazione monetaria per estrarre ricchezza, reddito e diritti civili e politici dalla popolazione mediante l’indebitamento pubblico e privato, la demonetizzazione dell’economia, le bolle speculative, la precarizzazione, la disgregazione sociopolitica; e lo può fare perché e solo perché ha la capacità di creare mezzi monetari dal nulla e a costo nullo, che usa per estrarre la ricchezza prodotta dalla società generale. E’ esso che detta l’agenda politica, delle riforme, delle regole di bilancio, le guerre di esportazione della democrazia liberale e di peace-keeping.

Una volta instaurato questo modello, gli effetti sono inevitabili, anche in termini di trasformazione di lungo periodo della società. Però –ripeto- la popolazione generale non percepisce il modello nel suo complesso, né il suo funzionamento, né il suo essere causa di quegli effetti – bensì percepisce solo alcune delle sue manifestazioni, quelle più superficiali; e alcuni dei suoi effetti, quelli più quotidiani. Non è nemmeno dotata mentalmente per afferrare il modello generale e la sua inevitabile dinamica, se glielo si spiega, né per sostenere emotivamente questa consapevolezza. Perciò a un politico o un attivista non è possibile risvegliare il popolo o una classe rivoluzionaria disvelandogli l’arcano: oltre ad essere colpito dall’alto, non sarebbe capito dal basso, non avrebbe seguito di massa – anche perché che cosa mai potrebbe proporre come programma di azione pratica contro un sistema globale, strapotente, accettato e praticato in tutto il mondo? L’isolamento autarchico? Può invece proporre uno story telling limitato e ovviamente falso a spiegazione del problema generale, con una serie di battaglie e soluzioni fattibili, o come tali percepibili, per alcuni problemi che la gente sente e afferra: immigrazione (bloccarla perché è un’invasione criminogena e dannosa, oppure agevolarla perché aumenta il PIL e colma i vuoti demografici), sussidio di cittadinanza, catene per gli evasori e i corrotti, politiche verdi, politiche per la famiglia, decreti per la dignità del lavoro, e via proponendo. Ovviamente, questi sono solo palliativi del vero problema, ma è tutto quel che si può fare, sul piano politico, della prassi. Sul piano intellettuale, ovviamente, si può invece sviluppare la critica in modo completo e onesto, si possono descrivere e analizzare e confrontare esplicitamente i vari modelli socioeconomici e i loro effetti .

I partiti che problematizzano il modello complessivo come problema rimangono minuscoli – vedi il Partito Comunista di Marco Rizzo, anche perché quel modello, dominando, anzi possedendo e gestendo, l’industria culturale, squalifica tali partiti come estremisti e pericolosi. Per sottrarsi a queste squalificazione e non essere quindi escluso dall’area degli idonei a governare -area perimetrata dai politici del piano superiore-, pure Salvini ha dovuto non solo astenersi dal criticare e dal descrivere il modello in questione, ma persino fare abiura e dichiarare che ci terremo l’Euro e l’Unione Europea. Anche se è chiaro che da Bruxelles sono regolarmente venuti ordini al governo italiano di auto svendita degli interessi nazionali, come oggi conferma lo stesso Romano Prodi. Prima il Capitano era antisistemico, ora è endosistemico, salve possibili e probabili riserve mentali.

Da qualche settimana, grazie alla massiccia opera di rieducazione filosofica e politica svolta da Diego Fusaro, abbiamo un partito – Vox Italiae – che pone in modo centrale, organico, complessivo e non più eludibile il modello capital-finanziario liberista e globalista come oggetto di analisi e di critica e di possibile rifiuto. Rimarrà verosimilmente un minuscolo partito; ma, finché vivrà, svolgerà un’azione di tribuna e di continuo richiamo alla realtà rispetto al dibattito politico. Alcuni tra gli intellettuali posti alla guida di Vox Italiae posseggono le cognizioni del funzionamento del potere monetario, del cartello di moneta e credito, e possono dare voce a queste conoscenze. Sanno che il modello capitalistico finanziario è essenzialmente basato sul monopolio privato della sovranità monetaria, il quale produce automaticamente gli effetti antisociali che vediamo operanti nel mondo, come alcuni di loro denunciano.

Però è meglio rinunciare alla inveterata e illusoria idea, che diffusamente è percepita come realistica, dell’intellettuale indipendente che scopre il segreto iniquo del potere –nella fattispecie, il monopolio privato della creazione della moneta e del credito con il loro uso estrattivo e antisociale- e lo denuncia al popolo, suscitando con ciò una sollevazione di massa guidata dalla consapevolezza e dall’indignazione etica. Ciò non è mai avvenuto. Il popolo non funziona così. L’uomo comune è concentrato sul suo particolare e sul quotidiano. Il popolo è bue e inerte proprio perché popolo. Non si coordina mai per insorgere, per scuotere il giogo. Nella recessione cronica si deprime, si adatta, si sottomette. Ciò è ancor più vero oggi, e più che mai oggi la classe rivoluzionaria è impossibile (salvo quanto dirò in conclusione), per effetto di fattori potentissimi, quali

-la riduzione dell’utilità del lavoro umano, quindi anche del peso politico della gente, per effetto dell’automazione e della finanziarizzazione dell’economia (quello che ho definito il fenomeno dei “popoli superflui”);

-la precarizzazione e la diffusione di alienazioni edonistiche e rimbecillenti nella popolazione generale, che si distacca dalla partecipazione politica, soprattutto i giovani;

-la demolizione o precarizzazione delle strutture e delle relazioni sociali, dalla famiglia su fino allo stato nazionale, che sono la matrice della regolamentazione etica della vita e del sentire etico;

-il mischiamento dei popoli con le migrazioni di massa che discioglie le identità-solidarietà storico-culturali nell’acido della globalizzazione;

-la prevenzione del formarsi di maggioranze con capacità politica anche mediante il frazionamento della società in numerose minoranze artificiose sotto l’egida del nuovo umanesimo dei diritti dell’uomo (minoranze di sesso, di gender, di lingua, di sangue, di religione, di costume etc.);

-e soprattutto la crescente e incolmabile distanza tra gli strumenti tecnologici di controllo e dominio a disposizione della ruling elite globalista, e quelli di autodifesa a disposizione della gente comune.

La classe rivoluzionaria non è certo la piccola imprenditoria, che vive lottando per la sopravvivenza quotidiana, né la grande imprenditoria, che partecipa dei benefici del sistema.

Non è nemmeno quella degli intellettuali, perché quasi tutti quelli che esercitano le professioni intellettuali, compresa la mia, lo fanno come tecnici esecutori integrati; e gli intellettuali accademici sono ancora più allineati da rigidi requisiti di conformismo posti come condizione per avere un posto, avere visibilità, fare carriera; mentre gli intellettuali del giornalismo sono al soldo degli inserzionisti.

Ma a che varrebbe una classe rivoluzionaria? A niente. Infatti il modello capitalistico-finanziario, coi suoi strumenti monetari, non è accidentale né contingente, bensì, assieme al dualismo servo-padrone, è la conseguenza di quella che Robert Michels chiamava “la ferrea legge dell’oligarchia”, ossia del fatto che lo strutturarsi di qualsiasi società genera un’oligarchia, ossia che ogni società è oligarchica, dominata da pochi padroni che comandano e sfruttano molti servi. Agli entusiasti della scoperta del potere del signoraggio monetario, che essi vogliono denunciare per demolirlo e liberare la gente, faccio qui presente che quel potere è espressione e conseguenza, nongià la causa, del dominio dei pochi sui molti, ossia della costante oligarchica delle società. Questa costante strutturale delle società interagisce col fatto che, nel corso delle epoche, vi è un’evoluzione degli strumenti usati per la dominazione; in particolare, negli ultimi decenni si è affermato l’uso degli strumenti finanziari; ma questi ora vengono gradualmente soppiantati da quelli tecnologici (biologici, elettromagnetici, informatici: ne tratto ampiamente nel mio ultimo libro, Tecnoschiavi. Oggi si apprende che nei farmaci possono essere inserite molecole in grado modificare il genoma, e che i primi computers quantistici hanno prestazioni un miliardo di volte superiori a quelle dei computers normali, quindi presto coloro che ne dispongono potranno impadronirsi delle reti superando ogni chiave e password, fino a controllare ogni attività. La classe rivoluzionaria del nostro secolo, votata a scalzare i signori della finanza, si prefigura come un’élite militare di neotecnocrati biologi e informatici.  

Ad ogni modo, è tempo che il focus dell’analisi politica e delle proposte per l’autodifesa popolare si sposti dall’economia a questo nuovo modello di dominazione.

30.10.19 Marco Della Luna

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QUANDO LE TASSE ARRICCHISCONO I LADRI

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QUANDO LE TASSE ARRICCHISCONO I LADRI

Con i soldi del contribuente, spesi a spreco, la casta (partitocrazia-burocrazia) si arricchisce e si compera i voti per restare in poltrona, persino mentre il Paese va a catafascio. Essa governa nell’interesse e su direttive del grande capitale e della grande speculazione apolido-globalisti, esonerandoli dal dichiarare i profitti o dalla normale tassazione mediante apposite norme di favore od omettendo l’applicazione della legge.

La propaganda della partitocrazia, in materia di lotta all’evasione, nasconde dati di realtà che rovescerebbero la sua raccontazione:

a)la lotta ai grandi evasori è impossibile perché i grandi evasori, anzi i grandi imprenditori, si trasferiscono nei paradisi fiscali o si fanno proteggere con leggi apposite proprio dalla partitocrazia; il governo Conte bis chiama “grandi evasori” quelli da 100.000 euro, che in realtà sono piccoli evasori – grandi sono quelli da decine o centinaia di milioni, cioè quelli che sostengono il governo;

b)le tasse e l’Inps sono costi per le imprese; molte di esse riescono a stare sul mercato (a produrre PIL e a pagare i dipendenti) proprio perché riescono a evaderli in parte; se costrette a pagare tutto, escono dal mercato e chiudono, a danno del PIL e dell’occupazione; molte si trasferiscono all’estero;

c)i soldi dell’evasione fiscale e contributiva di piccole aziende e lavoratori autonomi non sono affatto perduti, ma vengono reinvestiti o spesi nell’economia reale italiana, e la sostengono, aumentando la ricchezza prodotta; se finissero nelle mani della buro-partitocrazia, verrebbero complessivamente usati male, per sprechi, spese clientelari, acquisto di voti: vedi gli 80 euro di Renzi (10 miliardi l’anno), il reddito di cittadinanza di Di Maio (7 miliardi l’anno), la copertura della bancarotta di Alitalia, etc.: il fatto che l’attuale governo non abbia tagliato tali sprechi nemmeno nell’attuale situazione, dimostra che la partitocrazia non è legittimata a gestire i soldi dei contribuenti;

d)per far quadrare i conti dello Stato, agli uffici locali di riscossione dell’Agenzia delle Entrate viene fissato un plafond annuo di accertamenti da raggiungere; siccome spesso non lo raggiungono, in autunno si inventano cartelle pazze ed accertamenti fasulli, per raggiungere il plafond; molte cartelle e molti accertamenti vengono impugnati e annullati, ma intanto il bilancio dell’anno è (fittiziamente) in ordine;

d)tale sistematica e piratesca prassi del fisco, congiunta alla norma che consentirà il sequestro del patrimonio di cittadini e imprese sulla base del semplice sospetto (molto discrezionalmente valutato) di evasione, indurrà chi può a mettere i beni e i soldi in salvo all’estero, con un grave danno per l’economia;

e)la costrizione a usare il denaro scritturale bancario anziché il contante, ossia la valuta legale (art. 128 TFUE), costringendo a pagare i servizi delle banche e a lasciare in mano loro il denaro, è un favore ai banchieri, non una misura di lotta all’evasione, che non passa attraverso il contante ma attraverso circuiti come Clearstream e i fondi anonimi statunitensi;

f)Banca d’Italia attesta che le banche italiane creano mediamente 1.000 miliardi di euro l’anno, aumentando con ciò in pari misura i propri patrimoni, senza pagare tasse su tale incremento, quindi eludendo circa 220 miliardi l’anno (su questo tornerò per evidenziare l’ipocrisia dei grillini, e soprattutto di certuni tra loro, su questo capitolo).

Stante la sua struttura bipolare, con un Sud che si sostiene solo grazie a forti prelievi sul reddito del Nord, e una casta che vive mangiando molto su questi prelievi e usandoli clientelarmente, l’Italia ha prosperato e progredito fintantoché ha potuto fare molta spesa pubblica a deficit, con tassi bassi grazie al controllo pubblico su Banca d’Italia, consentendo alla sua valuta di svalutare per mantenere la competitività e ai suoi cittadini di fare tranquillamente abbastanza nero da tener viva la domanda interna. Ci piaccia o non ci piaccia, un paese con le caratteristiche storiche, culturali e strutturali dell’Italia può viver bene solo così. Da quando, con false giustificazioni che nascondono piani di saccheggio, hanno bloccato i cambi, scatenato i tassi, strozzato i pubblici investimenti e represso l’uso del contante e la piccola evasione, il Paese affonda nel debito, nella mancanza di liquidità per la produzione, nella perdita inarrestabile di competitività, nel crollo della domanda interna.

Tornando alle tasse:

-Se il governo vede un’evasione di 120 miliardi l’anno, perché non va a prenderli? Oppure finge di vederla?

-Molta dell’evasione che viene accertata è stata compiuta da imprese ormai defunte, da cui non si potrà ricavare un’euro.

-L’Agenzia delle Entrate, col blocco del turn-over, è stata svuotata del personale necessario per fare accertamenti, quindi si affida sempre più ai metodi informatici e a indicatori presuntivi automatici e che, in un modo o nell’altro, il contribuente non può confutare in tribunale;

-Si va così verso una catastalizzazione dei redditi di lavoro, ossia la fissazione di un tot che i contribuenti delle varie categorie di contribuenti devono pagare per esser lasciate in pace dal fisco (tasse percepite quindi col metodo del pizzo).

Segue un articolo che pubblicai oltre 12 anni fa e che mi pare abbia, nel frattempo, acquisito in attualità:

 L’EVASIONE NUOCE AGLI ONESTI, MA LE TASSE GIOVANO AI LADRI.

RISPOSTA ALLA GUARDIA DI FINANZA

Il Col. Dino Pagliari, Comandante provinciale delle Fiamme Oro, nella sua intervista pubblicata su La Cronaca di Mantova del 6 Luglio, denuncia innanzitutto la natura culturale del problema dell’evasione fiscale: un circolo vizioso di furbizia e sfiducia, tipico della mentalità italiana. In un paese in cui si sa che tutti o quasi, di fatto, violano le regole (evadono le tasse), a cominciare da chi è alla guida delle istituzioni, come mostra il celebre libro La Casta di Stella e Rizzi, è semplicemente logico violarle per non restare svantaggiati e pagare anche per gli altri. Tanto più che, essendo un po’ tutti a violarle, è improbabile essere puniti. Una logica insuperabile. Come sottolinea giustamente il Col. Pagliari, è un circolo vizioso, anzi un vortice vizioso: chi la fa, l’aspetta; ma chi l’aspetta, cerca di farla per primo!

Da queste corrette premesse deriva una prognosi di sfascio irreversibile.

Primo punto: quel circolo vizioso non riguarda solo gli obblighi fiscali, ma tutte le regole, giuridiche e organizzative. Ossia, la popolazione e la Casta che la governa non credono nelle norme in generale, non si aspettano che vengano rispettate, e non le rispettano. Dato che il rispetto delle norme è l’essenza di ogni organizzazione, gli Italiani non riescono a organizzarsi, a costruire un sistema-paese efficiente, perché ciascuno o ciascun gruppetto si fa gli affari suoi e cerca di fregare gli altri approfittando del potere o delle risorse che si ritrova. Mordi e fuggi. Di fatto, il sistema-paese non funziona o funziona molto male. Così, un corpo in cui le singole cellule si mettessero a comportarsi in modo non coordinato, ciascuna a suo talento: sarebbe non un organismo vitale e competitivo, ma un organismo malato di cancro. Gli italiani non riescono a creare forme organizzative complesse ed efficienti, in grado di reggere la concorrenza globale, perché vivono (quasi tutti) secondo quella mentalità e la legge del Menga. Questo significa che il sistema paese Italia è, e sempre più sarà, perdente, in un mondo che richiede sempre più alte forme di organizzazione e specializzazione, organismi con un numero sempre crescente di “cellule” sempre più specializzate. Gli italiani riescono ad organizzarsi efficacemente solo a livello rudimentale, in organismi centrati su scopi elementari e mai di lungo termine: le società commerciali, le corporazioni, le cosche mafiose, i comitati d’affari, i vertici dei partiti politici. Forme equivalenti, in termini biologici, a quelle di vermi composti da poche centinaia di cellule. Si può uscire da questa situazione? Si è mai visto nella storia un popolo, che dopo aver perso la fiducia nelle regole e nei valori, sia riuscito a recuperarla? No.

Secondo punto: premesso che tasse e contributi per i dipendenti costituiscono per le imprese un fattore di costo di produzione (ossia, quanto più l’imprenditore deve pagare di tasse e contributi per produrre, tanto più aumenta il costo che deve sostenere per produrre), per molte imprese evadere il fisco è la condizione oggettiva per restare competitive con la concorrenza (soprattutto di paesi con tasse e contributi minimi), per poter restare sul mercato, per non chiudere, per non licenziare. Se venissero costrette a pagare tutte le tasse e i contributi, dovrebbero o cessare l’attività (e magari trasferirsi all’estero) oppure (potendo) scaricare sui loro prodotti il maggior costo di produzione, aumentando i prezzi. Entrambe le soluzioni sono dannose per la collettività. Quindi è semplicistico, demagogico e illusorio dire che sia desiderabile costringere tutti a pagare le tasse. È uno slogan che non tiene conto delle conseguenze. E che dire di quei milioni di italiani che hanno un primo o secondo lavoro in nero? Se il loro lavoro fosse costretto a emergere, costerebbe di più, quindi probabilmente finirebbe. E per quale ragione logica o etica o economica un giovane lavoratore dovrebbe pagare i contributi pensionistici, dato che, per ben che vada, quando andrà in pensione potrà recuperarne solo la metà, poiché che la Casta, per ragioni clientelari, ha concesso pensioni a milioni di persone che non avevano versato o avevano versato poco, per non dire dei falsi invalidi?

Terzo punto: affermare che la popolazione avrebbe vantaggio se non ci fosse evasione, presuppone che i soldi delle tasse siano usati meglio, per gli interessi della collettività, dallo Stato italiano che dai contribuenti. Ma, per gli interessi della collettività, chi usa meglio i soldi: il piccolo imprenditore che li usa per far andare avanti la sua azienda, per mantenere i posti di lavoro, per competere con la concorrenza cinese, rumena, marocchina; oppure la Casta (lo Stato, la Pubblica Amministrazione)? In mano a chi, dei due, i soldi sono più produttivi? La Casta li usa perlopiù per la spesa corrente dell’apparato amministrativo più costoso e inefficiente d’Europa, per aumentarsi gli stipendi, per le sue auto blu (18 euromiliardi l’anno), etc.: il libro di Stella e Rizzo non lascia dubbi. La piccola e piccolissima imprenditoria e il lavoro autonomo sono, al contrario, la struttura portante dell’economia nazionale e del lavoro reale, quella che finora ha salvato il paese. Perché ha potuto evadere.

Quarto punto: non è vero che se pagassero tutti le tasse, la pressione fiscale scenderebbe. Sarebbe vero, se il fabbisogno dello Stato fosse determinato oggettivamente e onestamente. Ma non è così: esso è in buona parte creato ad arte, per scopi precisi. La Casta tende a prelevare in tasse il massimo possibile, e sempre di più, perché usa i soldi delle tasse per arricchire se stessa e per comperarsi il consenso elettorale; gran parte della spesa pubblica è inutile o sprecata. Le tasse che noi paghiamo, in buona parte, sono usate per fini illegittimi. A cominciare da quei circa 90 miliardi l’anno che lo Stato regala agli azionisti privati (in buona parte stranieri) della Banca d’Italia per quei pezzi di carta stampata che sono le banconote e per i relativi interessi sul debito pubblico. Basterebbe una bella revisione dei bilanci della Banca d’Italia e dello Stato, che riflettesse la realtà economica togliendo di mezzo i criteri contabili fasulli che lo Stato concede alle banche, per raddrizzare finanziariamente le cose.

Quinto punto: la Casta aumenta quanto può la pressione fiscale, indipendentemente dai bisogni oggettivi, anche perché quanto più toglie alla gente e alle imprese, tanto più rende la gente e le imprese dipendenti dalla redistribuzione (incentivi, sussidi, assistenza, etc.), cioè dalla benevolenza della Casta stessa. Quindi rende l’una e le altre più obbedienti e sottomesse a sé stessa. Meno capaci di ribellarsi. La Casta riesce a mantenersi al potere nonostante sia tanto palesemente e notoriamente inefficiente e corrotta, proprio perché ha grandi quantità di soldi dei contribuenti da usare per comperarsi voti e supporti anche mediatici. Grazie a questi soldi, quindi, riesce a vanificare i meccanismi (teorici) della democrazia rappresentativa e a restare fissa al potere. È questa l’implicazione principale del libro di Stella e Rizzi: la Casta è il fallimento della democrazia rappresentativa perché legifera e governa in rappresentanza dei suoi propri interessi e a spese del popolo, anziché legiferare e governare per il popolo elettore.

Sesto punto: se la Casta che impone e raccoglie le tasse non rappresenta il popolo e non è possibile sostituirla perché essa si compera i sostegni grazie ai soldi delle tasse di cui dispone e alle leggi elettorali che essa vota a proprio beneficio, allora, in base al principio fondamentale “niente rappresentanza, niente tassazione”, le tasse sono illegittime. Anzi, poiché la Casta ha vanificato il principio della rappresentanza democratica, che è alla base della legittimazione del potere politico, in Italia il potere politico stesso, in base ai principi della nostra Costituzione, è delegittimato.

Si potrebbe continuare, ma è ora di trarre le conclusioni: i mezzi elettorali e i mezzi giudiziari hanno fallito, la Casta rimane dov’è, a rubare e distruggere risorse prodotte dal lavoro dei cittadini. I Francesi avevano una Casta, nota come Ancien Régime, la quale, come la nostra, divorava e distruggeva risorse, gonfiando il debito pubblico e opprimendo la nazione. L’aveva portata alla bancarotta, allo sfascio, all’inefficienza. E i Francesi se la sono tolta dalle spese con la Rivoluzione. Sono insorti, e il colonnello delle guardie regie, al momento giusto, alle Tuileries, non ha fatto sparare sul popolo, ma contro il Palazzo delle tasse e dei debiti. Però gli Italiani non sono i Francesi. Non ne hanno il coraggio, il senso di dignità, di libertà. Non hanno la fiducia nelle regole e la capacità di organizzarsi, necessarie per mettere insieme una rivoluzione. Non sono nemmeno una nazione unica. L’unica via d’uscita da questa situazione, che sia a loro disposizione, e che del resto stanno tornando a praticare, è l’emigrazione verso sistemi-paese più efficienti e più sani.

Non stupiamoci che, in questa fase di declino, la “grande” politica della Casta consista, a parte dalla tassazione, nel privatizzare monopoli di servizi e beni pubblici essenziali (per estorcerci con le tariffe monopolistiche quanto non ci sottraggono col fisco), e nel privatizzare e vendere al capitale straniero le imprese e i mercati strategici (chimica, cantieristica, grande distribuzione, autostrade…). E grandi pezzi della Banca d’Italia. Non stupiamoci che l’azienda Italia segua le sorti delle grandi aziende in crisi che non riescono a risanarsi da sé, e che vengono quindi rilevate, a pezzi, dalla concorrenza.

Non perdiamo tempo a stupirci o in altre cose inutili Perché gli ultimi ad andarsene saranno quelli che alloggeranno peggio. Già 120 miliardi di Euro sono scappati dall’Italia, nel primo anno del Governo Prodi.

Mantova, 12 Luglio 2007             Marco Della Luna

COMMENTO DI AHFESA:

Caro avvocato e stimati lettori,

La disamina rappresentata é evidente, tanto evidente che appunto si rispecchia anche in uno scritto di 12 anni fa. Infatti i problemi sono sempre quelli, salvo l`essersi a dismisura acuiti nel tempo, generando effetti sempre più perversi :

  1. perchè un sistema fiscale funzioni in un paese ad elevata concentrazione del reddito (pochi ricchi che hanno tanto e tanti poveri che hanno poco) é indispensabile che l`imposizione sia diretta e progressiva, sul patrimonio (tutto indistintamente e non solo gli immobili e per aliquote non confiscatorie e con ampia soglia di esenzione) e sul reddito. Esattamente il contrario di quanto ci « consigliano » i padroni di Bruxelles i quali vogliono tassare a testatico per far cassa subito, colpendo non la ricchezza prodotta veramente, ma quella « inferita » magari anche con assurdi metodi informatici, i quali somoglierebbero al « pizzo » se non fosse che i mafiosi sono più intelligenti e non ammazzano (economicamente) i loro « clienti » con stime assurdamente esose.
  2. L`amministrazione fiscale deve rispettare lo stato di diritto, avendo ogni mezzo di indagine, ma assumendo l`onere della prova. Il contribuente ha diritto alla sua riservatezza, la quale può essere violata solo dietro provvedimento dell`autorità giudiziaria che accerti la reale sussistenza dei sospetti.  L`amministrazione risponde pecuniariamente nel caso persegua chi viene poi trovato innocente. L`evasione fiscale, di ogni tipo e valore, é un delitto che con varie pene deve essere di competenza della comune giustizia penale come negli USA. A parità di reddito ci deve essere parità di tassazione. La tassazione é come dovrebbe essere la legge, cioé eguale per tutti. Le uniche eccezioni devono dipendere da gravi, motivate, temporanee, situazioni personali del contribuente.
  3. Il contribuente deve poter portare in detrazione ogni suo costo giustificato, come il fisco può tassare ogni suo ricavo. Non devono esistere « giochi delle tre carte » dove per avere entrate surrettizie il fisco complica procedure, emette norme contraddittorie, ricorre a accertamenti pretestuosi. Le norme tributarie, essendo materia penale, non possono aver valore retrottivo. Le dichiarazioni devono essere semplici, potendo anche il fisco compiere accertamenti induttivi, ma eventualmente in contraddittorio con il contribuente. La tassazione complessiva non può essere in nessun caso ed anche per singoli titpi di reddito confiscatoria. (es la tassazione sul riscaldamento e l`energia, gravate di esorbitanti accise su cui poi si si applicano addizionali ed IVA, cioé le tasse sulle tasse)

Mi rendo conto che questi semplici principi, per altro propri di quei paesi noti per l`elevata compliance fiscale, sono da noi attuali come la letterina a Babbo Natale a Rovaniemi. Dunque si creano spontanei comportamenti da parte dei comuni contribuenti per la difesa di sopravvivenza.

  1. occultare quando possibile i propri averi ed entrate. Vedi il ricorso al contante proprio però appunto degli « evasori di sopravvivenza », ricorrendo i grandi evasori a sistemi di fatto paralegali o addirittura pienamente legali come i « ruling »
  2. cercare di usare ogni mezzo, possibilmente semilegale o anche illegale, per inceppare la macchina del fisco
  3. Ricorrere alla falsificazione ed alla corruzione
  4. Esportando in vari e strani modi i propri averi verso giurisdizioni fiscalmente privilegiati (pratica oggi per molto pochi dotti di opportune entrature)
  5. Il funzionario del fisco considera il contribuente una pecora da tosare, il contribuente considera l`amministrazione come un orco predatore.
  6. La comliance fiscale é funzione del buon uso del denaro pubblico ed il contribuente si sente moralmente leggittimato ad evadere se questo é palesemente ed arrogantemente sprecato.

Particolarmente odiata é la pratica del fisco di promuovere accertamenti palesemente fasulli, tipo il chiedere (con esorbitanti aumenti) due volte quanto già incassato. Difatti queste porcherie legalizzate colpiscono normalmente i più deboli, molte volte obbligandoli a pagare quanto non devono, ed inoltre senza dare ristoro per i costi di difesa, di molto aumentati anche dall`inversione dell`onere della prova. Ed in più (beffa nella beffa) i costi della difesa per il privato contribuente non solo non sono rifusi, ma anche sono fiscalmente indeducibili. Quindi il contribuente trovato innocente paga anche le tasse su quanto ha dovuto spendere per dimostrare di essere innocente.

Ma io penso che l`argomento dirimente che causa questa situazione sia l`inversione di un fondamentale principio di normale amministrazione. Difatti ognuno, ricco o povero che sia, dimensiona le proprie spese alle proprie entrate. Da noi invece vige la regola inversa : lo stato spende (una volta per i vizi dei vari furfanti che per 30 anni ci hanno governato col nostro consenso, vedi Craxi, Berlusconi, Prodi e similia, oggi per soddisfare le sempre più esose pretese dei padroni e padrini tedeschi di Bruxelles) e poi decide come reperire le risorse, con l`avvertenza che non può andare a debito e quindi deve necessariamente pescare nelle tasche dei sudditi. Quindi come quel datore di lavoro che vuole la Ferrari (o deve pagare gli usurai) e non producendo in via naturale la sua azienda il reddito necessario, si procura entrate tagliando il salario ai dipendenti, non pagando i fornitori contestando le fatture, aumentando i prezzi e fronte di merce sempre più scadente. E tale imprenditore si ritiene autorizzato a questi sistemi essendo monopolista e magari avendo i « persuasori ».

Come dico spesso questo modo di procedere é condannato all`estinzione, spero non violenta. Difatti le periodiche campagne di « lotta all`evasione » e provvedimenti capestro collegati, non fanno altro che creare ulteriori costi burocratici ed amministrativi, non toccano i grandi evasori e generano un`ulteriore caduta dei consumi e delle sempre più bastonate piccole e medie attività che son poi quelle che oramai tengono vivo il paese. Conseguenza sovente a prezzo di dure punizioni sui comuni cittadini, lo stato stesso poi incassa poco di più rispetto e prima ed a volte anche meno.

I risultati delle recenti elezioni in Umbria sono convinto non faranno ravvedere i nostri capi né a Roma né a Berlino, anzi i titoli dei media non populisti, passato il momentaneo scoramento, hanno ripristinato il corifeo su manette, lotta al contante, tasse, mercati, Europa ed amenità connesse, come se niente fosse successo. Anzi qualcuno si bea che i « populisti » non hanno sfondato essendo solo al 48% e pure in una regione secondaria, agricola ed « a bassa istruzione » con solo 700 mila abitanti. Eh sì perchè il Bisconte si regge sul « voto » della fantasmagorica Rousseau dove gli « entusiasti » erano 70 mila…  Difatti il capo si ispira a Modugno. Non so mica quanto questo piacerà alla Cancelleria….

Personalmente consiglio il prof. Gualtieri di ricordare quanto conosce benissimo essendo storico e non economista. Difatti giorni fa, qualcuno eccepì che aumentare la cedolare del 25% (da 10 a 12,5 cioé un quarto) sugli affitti agevolati significava punire i proprietari di immobili modesti, già per altro locati a canoni ridotti. Il professore replicò che lui non aveva aumentato niente, anzi aveva « ridotto » (ecco il lessico). Ovvero era previsto nei programmi fiscali del governo Gentiloni di portare nel tempo la cedolare dal 10 al 15%. Lui l`aveva dunque R I D O T T A al 12, 5 dunque non aveva certamente punito nessuno. Come dire che ti tiro due sberloni e tu mi devi ringraziare perchè io non ti ho picchiato poichè dovevo dartene quattro.

La spudorata arroganza del professore dovrebbe ricordargli la simile risposta che (si dice) diede Maria Antonietta, quando suggerì alle donne di Parigi di mangiare brioches se non avevano pane.

Tutti sanno come finì Maria Antonietta ed il suo povero consorte che non le insegnò per tempo a tener a freno la lingua.

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DECOSTRUZIONE PARLAMENTARE

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DECOSTRUZIONE PARLAMENTARE

La decostruzione parlamentare è un processo in atto e inevitabile. Alquanti partiti lo cavalcano.

I parlamenti sono marginali in un mondo in cui il capitale finanziario apolide, concentrato in mani private, ha conquistato il potere di dettare i modelli di sviluppo e di regolare e riformare lo Stato e le istituzioni anziché essere regolato da essi. Principi costituzionali quali la sovranità popolare e il lavoro come fondamento della repubblica, contrastanti col capitalismo finanziario, sono materialmente inattuabili e narrativamente derisi come sovranismo e populismo; i partiti che si dice li incarnino in realtà restano dentro il modello del finanz-capitalismo, non lo criticano, anzi neanche ne parlano, lo accettano tacitamente come la realtà, l’unica realtà.

Essendo la politica arte del possibile, in effetti, per l’azione politica, non ha senso pratico parlare di qualcosa che nessuno ha la forza di contrastare. Ha senso invece mirare al fattibile entro i limiti posti dai rapporti di forza fattuali, quali che siano le norme costituzionali sulla carta, senza menzionare i limiti all’elettorato, perché un politico che menziona i limiti della realtà, limiti cui deve sottostare, perde eo ipso di carisma.

Ciò premesso, l’enfasi sul taglio dei parlamentari,se sia giusto o sbagliato, e sulla riforma elettorale, se farla maggioritaria o proporzionale, ha molto senso sul piano della logica costituzionale, ma poco peso sul piano pratico, per due ragioni:

-perché al parlamento italiano rimangono da prendere solo decisioni secondarie, perlopiù spartitorie, da quando quelle importanti (a cominciare dal modello generale di Stato, ossia quello liberista-capitalista) sono prese da organismi extranazionali, indipendenti dall’elettorato, i quali anche producono il grosso della legislazione;

-perché, nella cultura e prassi consolidate, i parlamentari, tanto, agiscono come rappresentanti non del popolo ma degli interessi loro propri e di chi li fa eleggere, ossia di segreterie di partito e sponsors economici.

Sul piano della logica costituzionale, invece, il taglio dei parlamentari sarebbe di per sé indifferente, se non fosse presentato come un taglio di spese per poltronisti, perché insegnare al popolo che i suoi rappresentanti sono parassiti poltronisti implica insegnargli che votare è tempo perso: questo insegnamento concorre al processo generale di decostruzione del parlamento ed è contrario alla costituzione vigente, basata com’è sul principio della democrazia rappresentativa, e sul principio che la politica regola l’economia e non viceversa. E’ un insegnamento commissionato dalla grande finanza ai suoi portatori d’acqua, agli operai analfabeti nella vigna del signor Banchiere, che è il vero parassita delle nazioni, che promuove l’insegnamento che i parassiti siano invece i parlamentari, celando così il parassitismo proprio.

Sempre sul piano della logica costituzionale, è evidente che la Costituzione italiana ammette soltanto una legge elettorale proporzionale, per la semplice ragione che il parlamento ha funzioni non soltanto di votare la fiducia al governo e le leggi ordinarie, ma anche di garanzia, ossia di eleggere gli organi di garanzia (capo dello Stato, membri della Consulta, del CSM, delle commissioni di controllo, etc.) e di votare le regole fondamentali, come le leggi e le riforme costituzionali, la stessa legge elettorale, le leggi sulla cittadinanza, i trattati in cui si dispone della sovranità nazionale. La stessa prescrizione costituzionale di maggioranze qualificate per l’elezione del capo dello Stato e per le riforme costituzionali perderebbe senso, se il 60% dei parlamentari andasse a chi rappresenta solo il 40% dei votanti. Avendo il parlamento queste funzioni di garanzia, è costituzionale solo una legge elettorale proporzionale.

Ma proprio questa distinzione tra funzioni ordinarie e funzioni di garanzia indica la soluzione al dilemma di come avere insieme governabilità e rappresentanza, ossia di come avere maggioranze parlamentari più chiare e stabili, e insieme un parlamento capace di svolgere le funzioni di garanzia:

basta assegnare a una camera, eletta con un sistema maggioritario, le funzioni ordinarie; e all’altra camera, eletta con sistema proporzionale, le funzioni di garanzia.

Avremo così una Camera della governabilità e un Senato delle garanzie.

La prima camera potrà essere sciolta anticipatamente dal capo del governo, salvo che sia votata una fiducia costruttiva; la seconda camera invece si scioglierà soltanto alla sua scadenza.

Ulteriormente, per aumentare la stabilità e la coesione dei governi, scoraggiando i ricatti, è bene che il capo del governo sia un cancelliere che nomina e revoca i ministri, i viceministri e i sottosegretari.

12.10.19 Marco Della Luna

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CATECHISMO POLITICO COMPLETO

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Catechismo Politico Completo

Eccovi, grazie al contributo di stimati lettori, un catechismo abbastanza completo delle verità di ripetizione per l’italiano d’oggi.

Esistono verità di ragione, verità di fede, e verità di ripetizione. Quelle di ripetizione, che sono non tutte false, si costruiscono mediante la ripetizione incessante e pervasiva da parte di mass media e istituzioni. In parte, queste verità sono enunciate esplicitamente, in parte implicitamente o indirettamente, ma non per questo meno persuasivamente.

Dopo migliaia di ripetizioni, e grazie al fatto che i mass media bloccano tutti i messaggi che le mettono in dubbio, queste verità, indipendentemente dalla loro dimostrazione o confutazione oggettiva, vengono assimilate e sentite dall’opinione pubblica come fatti oggettivi e ovvi, anziché valutazioni, ideologie o propaganda. Perciò condividendo tutti queste certezze avremo un linguaggio e una mappa di realtà universali, potremo capirci gli uni gli altri, saremo concordi tra noi e con chi ci governa e per il nostro bene ci trasmette queste certezze.

Imparate dunque per bene il catechismo, insegnatelo con fierezza ai vostri bambini e alle risorse che arrivano da lontano:

  1. L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità appartiene al popolo.
  2. La legge è uguale per tutti.
  3. I parlamentari rappresentano gli interessi del popolo.
  4. La magistratura è la parte sana di un paese con un generale problema di corruzione.
  5. Le sentenze non si discutono ma si rispettano (anche se per legge devono essere motivate in modo da poter essere controllate ed eventualmente impugnate).
  6. I sindacalisti tutelano i lavoratori.
  7. La democrazia è realizzabile e realizzata, e rende legittimi i regimi in cui viviamo.
  8. La trasparenza politica è realizzabile e realizzata e le intenzioni dichiarate dai governi sono sincere; chi dice che la politica sia basata sull’intrigo, sull’imbroglio e sul complotto, è un complottista e va isolato ed oscurato.
  9. L’eguaglianza è realizzabile e realizzata.
  10. La ricerca scientifica e l’insegnamento sono liberi.
  11. Abbiamo bisogno di immigrati africani per migliorare il nostro pool genetico.
  12. Abbiamo bisogno di immigrati islamici per ampliare i nostri orizzonti culturali.
  13. Tutti gli immigrati possono essere integrati, quale che sia la loro mentalità di provenienza.
  14. Francia e Germania sono paesi amici.
  15. Le guerre italiane contro la Serbia, l’Iraq e la Libia sono conformi all’art. 11 della Costituzione.
  16. Mattarella è stato eletto Capo dello Stato da una maggioranza parlamentare costituzionalmente legittima.
  17. Gli stati occidentali e democratici sono sovrani e indipendenti.
  18. I politici che si intascano i soldi dei contribuenti hanno il compito di mettere in galera gli evasori fiscali per il bene dei contribuenti.
  19. Il fisco non ricorre sistematicamente a falsi ed estorsioni per farsi pagare somme non dovute.
  20. L’abbattimento dei confini nazionali promuove i diritti naturali degli uomini.
  21. Gli USA hanno con l’Italia un rapporto di alleanza e amicizia e non di occupazione militare.
  22. I mercati sono per loro natura efficienti (cioè ottimizzano la distribuzione delle risorse e prevengono o correggono le crisi), quindi devono guidare la politica.
  23. La politica non deve interferire con i banchieri centrali e con i mercati.
  24. La moneta ha costi di produzione corrispondenti al suo valore; riceve il valore da chi la produce, che perciò ha diritto di esigere un interesse quando la presta e di decidere a chi prestarla e di non pagare tasse sulla sua creazione.
  25. Anche per lo Stato, la disponibilità di moneta è limitata oggettivamente, quindi per spenderla bisogna prima risparmiarla o prelevarla fiscalmente.
  26. La forbice dei tassi è la primaria fonte di profitto delle banche.
  27. Le autorità di controllo costituite sono indipendenti e non condizionate dagli interessi economici; tutelano la legalità e il bene collettivo.
  28. La democrazia si può esportare militarmente; chi la esporta, lo fa per il bene del paese in cui la esporta, non per prendersi i suoi beni.
  29. Tutte le culture e le civiltà hanno pari valore; nessuna è superiore o inferiore a un’altra.
  30. Mettere missili a ridosso del confine russo non minaccia la pace ma la tutela.
  31. La Chiesa non usa i soldi dell’8 per mille per tacitare le vittime degli abusi sessuali dei prelati.
  32. L’Inno alla Gioia esprime il progetto europeista.
  33. Gli Alleati non hanno portato la mafia al potere nelle istituzioni dell’Italia liberata.
  34. I mercati delle materie prime, dell’energia e dell’informazione non sono controllati da cartelli ma sono liberi e trasparenti.
  35. L’euro ha salvato l’Italia dalla crisi del 2008.
  36. Non si deve parlare della Politica Agricola Comune e dei suoi effetti.
  37. Il clima sta alterandosi rovinosamente e irreversibilmente per effetto delle emissioni umane e non di fattori naturali; nella storia, infatti, non si sono mai avuti mutamenti climatici simili o maggiori di quelli odierni.
  38. Le scie chimiche non esistono e non esiste un segreto militare su di esse.
  39. La globalizzazione è benefica e inevitabile, tutela i diritti degli uomini.
  40. Siamo collettivamente responsabili per il colonialismo nel Terzo Mondo, anche se non l’abbiamo voluto né goduto.
  41. Accogliere l’immigrazione di massa è utile o doveroso o inevitabile.
  42. Sono Stati canaglia quelli che Washington stabilisce che lo siano.
  43. Saddam Hussein aveva molte armi di distruzione di massa e aveva cooperato all’attacco di Al Quaeda alle Torri Gemelle.
  44. La finanza dello Stato funziona come quella dei privati e delle imprese, coi medesimi limiti e poteri.
  45. L’UE ha prodotto 65 anni di pace.
  46. Non possiamo più andare sulla Luna perché è andata smarrita la tecnologica che avevamo realizzato per farlo.
  47. I vaccini sono innocui ed efficaci; l’effetto gregge è realtà; l’Aifa non opera in conflitto di interessi.
  48. I cittadini non hanno diritto né bisogno di controllare il contenuto e gli effetti dei vaccini obbligatori attraverso laboratori indipendenti.
  49. Le multinazionali farmaceutiche non pagano i politici per far vendere i loro prodotti; lo hanno fatto solo nel passato.
  50. Importare cereali al glifosato non nuoce alla salute pubblica.
  51. I genitori non sono quelli che hanno fatto il bambino, ma quelli che lo hanno allevato.
  52. L’espianto degli organi avviene dopo che il cuore ha smesso di battere.
  53. Gli ulivi pugliesi sono malati e devono essere abbattuti tutti.
  54. La politica deve cedere il passo alla scienza.
  55. Orban è un dittatore e minaccia la democrazia.
  56. Non costituiscono minacce per la sovranità dell’Italia la sua dipendenza da soggetti esterni per il finanziamento, le interferenze di Francia e Germania sulla sua politica e sulla composizione dei suoi governi, l’occupazione militare di 130 basi statunitensi; costituisce invece grave minaccia una trattativa commerciale di un esponente della Lega con il governo russo.
  57. Il diritto costituzionale ad armarsi è causa delle frequenti sparatorie negli USA.
  58. Benedetto XVI si dimise perché era vecchio e stanco.
  59. Lo scopo perseguito dalle ONG è salvare le vite.
  60. USA e UE esportano la democrazia nei paesi del Terzo Mondo e li aiutano, assieme alla Banca Mondiale, con generosi prestiti disinteressati.
  61. L’Unione Europea non funziona al meglio perché non è stata ancora realizzata fino in fondo: ci vuole più Europa.
  62. Il terrorismo islamico nelle città occidentali non esiste: sono solo cani sciolti, disadattati o pazzi (e anche distratti perché lasciano sempre in giro i documenti).
  63. Le Primavere arabe e quella ucraina sono state un movimento popolare spontaneo.
  64. Gheddafi era un bieco dittatore e in Libia senza di lui ora si sta molto meglio.
  65. Arabia Saudita e Turchia sono amici dell’Occidente (“Con amici così, chi ha bisogno di nemici?” dice un proverbio inglese).
  66. Il meticciato arricchisce le nazioni e i popoli, creando nuovi stili di vita.
  67. L’Islam è una religione di pace.
  68. Le tre religioni monoteiste hanno lo stesso Dio in comune.
  69. La censura non esiste, i media ufficiali scremano dalle notizie le fake news per proteggere, educare ed alfabetizzare il popolo non sempre competente, per il suo bene e per la pace sociale e internazionale.
  70. I mass media svolgono un’opera di informazione e di critica indipendente al servizio del pubblico, non di indottrinamento e propaganda al servizio dei loro finanziatori e inserzionisti.
  71. La Storia va riscritta e insegnata in modo politicamente corretto e neutro per evitare discriminazioni e razzismi.
  72. L’uso del denaro contante favorisce l’evasione fiscale.
  73. Il denaro riscosso con le tasse viene speso in modo valido, onesto e trasparente.
  74. Le tasse vanno pagate indipendentemente da come vengono spese dai politici.
  75. Le droghe leggere sono innocue.
  76. Il sesso (gender) non è un carattere biologico ma si sceglie in età adulta.
  77. Studiare i libri non serve, c’è tutto su internet.
  78. Dio-Patria-Famiglia è una triade obsoleta, maschilista, autoritaria.
  79. La vecchiaia non esiste, siamo tutti ‘ragazzi’ a tempo indeterminato.
  80. La Commissione Europea è massima espressione di democrazia, sviluppatasi seguendo le libere indicazioni dei governi degli stati membri, operanti sul piano della assoluta parità.
  81. L`UE non dà ordini agli stati membri ma soltanto utili consigli; non interviene né nella formazione del consenso, né nel merito delle scelte esecutive e/o legislative degli stati membri
  82. L’accoglienza dei migranti è doverosa e ciascuno stato dell’UE deve farsene carico, ma solo in base alle disposizioni vigenti; dette norme possono essere modificate solo su base volontaria ed unanime degli stati membri.
  83. Lo stato di ordinaria crisi e povertà crescente di alcuni stati membri non dipende dalle regole imposte dall’UE, ma, esattamente al contrario, dalla mancata puntuale applicazione dei buoni consigli che la Commissione sollecita.
  84. In Italia, come dice il prof. Conte, l’evasione fiscale è il problema cruciale.
  85. La correttezza dei bilanci delle banche, quindi delle loro dichiarazioni dei redditi, è scontata e non va discussa.
  86. La legge non deve essere eguale per tutti, ma le multinazionali hanno una giurisdizione speciale nel WTO, che tratta il loro diritto al profitto come superiore ad ogni altro diritto.
  87. Un sistema che incrocia tutti i data base -sanità, fisco, banca, etc.- dei cittadini non minaccia la libertà e la privacy dei cittadini né conferisce un potere unilaterale a chi ha in mano quel sistema.
  88. Finora abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi e adesso dobbiamo fare rinunce (anche se dal 1969 la produttività del lavoro, grazie alla tecnologia, è aumentata di 15 volte).
  89. Il mercato prevale sui diritti dei lavoratori (anche se la Repubblica è fondata sul lavoro), la sovranità nazionale non è un principio fondamentale e in ogni caso il popolo non può rivendicarla (anche se la Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo).
  90. E’ complottista chi vede complotti nella politica (anche se la politica si fa con i complotti).

    05.09.19 Marco Della Luna
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LA SENTENZA DI SILENO

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LA SENTENZA DI SILENO

La Corte Costituzionale, supplendo alla solita inerzia del legislatore incurante dei cittadini e della morale, ha formulato, in materia di eutanasia, una decisione ponderata ed equilibrata, che da un lato esclude la punibilità di chi aiuta a liberarsi un malato di malattia fisica, tormentosa e insanabile; ma dall’altro lato pone un insieme di precise e restrittive condizioni, da verificarsi caso per caso con una procedura seria, in modo che non si possa ricorrere al suicidio assistito senza ponderazione e sorveglianza indipendente, magari in un momento di sconforto, oppure sotto pressione interessata di eredi impazienti. Una sentenza di compromesso, che tiene conto della realtà, insomma, ma pure della sensibilità etica ed emotiva.

Eppure questa sentenza, come tutti i pronunciamenti e le argomentazioni sulle condizioni a cui l’eutanasia può considerarsi legittima, risveglia un insopprimibile disagio – non solo e non tanto perché suggerisce che, sinistramente, lo Stato, stretto da vincoli finanziari, possa presto arrivare a decidere di eliminare, con la giustificazione della misericordia, coloro che risultano essere “bocche inutili” (nutzlose Fresser, useless eaters, come li chiamavano rispettivamente Hitler e Kissinger) – non solo per questa ragione, ma anche per un motivo più profondo:

Inquieta la idea stessa di mettersi a valutare se la vita, o una data vita, sia più conveniente o meno conveniente della morte. Inquieta cioè l’idea, in sé razionale, di chiedersi se, dato il mio stato di salute, mi convenga continuare a vivere oppure uccidermi o farmi uccidere. Disturba, insomma, l’idea che la vita non sia sempre desiderabile in sé stessa, come tale, ma che la sua preferibilità alla morte dipenda dalla sua qualità.

Infatti, se si apre la mente a questa idea, a questa valutazione, non si sa dove si arriverà. Anzi, vi dico io dove si arriverà; si arriverà a udire il suono della risposta del satiro immortale Sileno, che, forzato da re Mida a rivelare quale sia la cosa più desiderabile per l’uomo, sentenziò: “Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te sarebbe assai meglio non udire? Il meglio è per te assolutamente irrealizzabile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto”. La vita umana, tirate le somme, è sempre peggiore della morte: questo vuol dire Sileno. Sempre, e non solo quando ti tormenta una malattia incurabile, perché le sue sofferenze, nel complesso, superano sempre le gioie, nell’arco dell’esistenza. Perciò la vita umana non ha senso. Una saggezza, questa, superficiale e fasulla, ma devastante e letale per le nazioni occidentali. culturalmente e spiritualmente svuotate e traviate dall’insegnamento e dall’esempio del clero cristiano, soprattutto di quello moderno.

In molti già sapevamo che i cristiani, e in particolare i cattolici, coi loro vescovi in testa, sono in realtà atei materialisti e nichilisti; ma ora le loro scomposte reazioni alla sentenza costituzionale di ieri sul suicidio assistito hanno reso questa paradossale realtà manifesta anche agli increduli. Esponenti dell’episcopato, quindi autorevoli rappresentanti della Chiesa Romana, hanno esecrato questa sentenza come mostruosa, foriera di una cultura di morte, contraria al cristianesimo perché -attenzione: questo è l’argomento cardine- essa tratta la vita, e insegna a trattarla, come se appartenesse all’uomo, mentre essa è stata creata da Dio, dunque a Dio appartiene, e solo Dio può disporne.

Questo argomento è interessante per due aspetti.

Il primo: a tenerlo per buono, si deve riconosce che, siccome Dio ha creato la vita non solo dell’uomo, ma anche di ogni altro essere vivente, l’uomo non ha il diritto di uccidere gli animali né le piante.

Il secondo: questo argomento identifica la vita con la vita corporale, e, per il principio qui dicit de uno negat de altero (chi afferma qualcosa di una di due cose, la nega con riferimento all’altra), implicitamente lancia questo messaggio: l’unica vita che Dio ha creato è la vita corporale – l’uomo non sopravvive alla morte del suo corpo. E questo messaggio è quello che sempre ritroviamo quando questi prelati del nichilismo materialista parlano di vita e di morte, vuoi che si tratti di eutanasia, o di aborto, o di pena capitale: la morte del corpo, la fine della vita del corpo, secondo loro, è male assoluto e irrimediabile per chi viene privato di essa (per alcuni di loro, non è lecito toglierla nemmeno per legittima difesa o in una guerra difensiva). Ma può essere tale soltanto se assumiamo che la vita materiale sia l’unica vita, e che non esista una vita spirituale, un’anima immortale.

Se tu sei, come in verità sei, un’anima immateriale e immortale, creata da Dio, da lui amata e garantita di ricevere la Sua Giustizia, è impossibile che l’uccisione da parte di altri del tuo corpo materiale possa costituire un male irrimediabile, nel tuo destino di sempiternità, cioè che Dio consenta che il fatto ingiusto altrui peggiori la tua condizione nell’aldilà. Piuttosto dovremmo temere ciò che ci corrompe nella nostra spiritualità, ciò che ci può allontanare da Dio, ciò che ci può indurre in perdizione, cioè nella vera ‘morte’, quella spirituale.

Invece questi prelati cristiani coi loro seguaci, questi becchini dello spirito, sono ossessionati dalla morte corporale e quasi non parlano della morte spirituale. Forse perché parlare di morte spirituale, di corruzione dell’anima, di peccato che ci guasta la vita sempiterna, è impopolare, in una società guidata dalla cultura dei desideri e dei piaceri. Forse perché questi prelati stessi sono materialisti ed edonisti, attaccati alle cose, alla carne, al denaro, al potere, al sesso, in modo abnorme e, molto spesso, anormale; quindi hanno motivo di temere la morte corporale per due ragioni: perché essa porrà fine ai loro piaceri ed attaccamenti materialistici, e perché presenterà loro il conto di una vita dedicata ad essi. Quanta cupidigia, quanta omosessualità, quanta pedofilia! E non solo oggi: lungo tutta la storia del clero.

La coscienza tende ad acquisire le proprietà e a condividere le sorti di ciò cui si attacca col desiderio e col pensiero fisso; per modo che, se si attacca ai beni e ai piaceri materiali, tenderà a condividere la loro sorte caduca; mentre, se, contemplando vita e mondo sub specie aeternitatis, si attacca al divino e al divino offre ogni suo azione, allora divino sarà il suo traguardo.

Perciò ai membri del predetto clero non conviene proprio pensare alla vita spirituale, dato che si sono chiusi ad essa per darsi ad altro, e perché in essa si aspettano di raccogliere la grama messe di ciò che vanno seminando nell’unica vita di cui si curano. Conviene loro piuttosto pensare al nulla, come destino post mortem, ovvero reprimere l’idea stessa della sopravvivenza al corpo: per gli impenitenti consapevoli di esser tali, il nichilismo è dopotutto l’unica salvezza dal pensiero di un castigo senza fine, quindi lo abbracciano e, più che possono, lo diffondono nelle loro greggi, affinché sia da tutti condiviso. Perdonatemi se ho predicato molto in una sola volta, ma la mia pastoralità doveva levare la sua voce contro le sirene di Sileno.

27.09.19 Marco Della Luna

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VERITA’ PER RIPETIZIONE

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Ecco una lista di fondamentali verità che sono vere perché costantemente ripetute da mass media e istituzioni, indipendentemente dalla loro dimostrazione o confutazione oggettiva. Esse vengono così sempre più sentite come fatti oggettivi e scontati anziché opinioni o valutazioni o propaganda.

  1. La democrazia è realizzabile e realizzata, e rende legittimi i regimi in cui viviamo.
  2. La trasparenza politica è realizzabile e realizzata.
  3. L’ eguaglianza è realizzabile e realizzata.
  4. Gli stati occidentali e democratici sono sovrani.
  5. I mercati sono per loro natura efficienti (cioè ottimizzano la distribuzione delle risorse e prevengono o correggono le crisi), quindi devono guidare la politica.
  6. La politica non deve interferire con i banchieri centrali e con i mercati.
  7. La moneta ha costi di produzione; riceve il valore da chi la produce, che perciò ha diritto di esigere un interesse.
  8. La disponibilità di moneta è limitata oggettivamente, quindi per spenderla bisogna prima risparmiarla o prelevarla fiscalmente.
  9. Le autorità di controllo costituite sono indipendenti e non condizionate dagli interessi economici; tutelano la legalità e il bene collettivo.
  10. Tutte le culture e le civiltà hanno pari valore; nessuna è superiore o inferiore a un’altra.
  11. Il clima sta alterandosi rovinosamente e irreversibilmente per effetto delle emissioni umane e non di fattori naturali; nella storia non si sono mai avuti mutamenti climatici simili o maggiori di quelli odierni.
  12. La globalizzazione è benefica e inevitabile, tutela i diritti degli uomini.
  13. Accogliere l’immigrazione di massa è utile o doveroso o inevitabile.
  14. Washington stabilisce quali stati sono canaglia e quali no.
  15. Saddam Hussein aveva molte armi di distruzione di massa e aveva cooperato all’attacco di Al Quaeda alle Torri Gemelle.

Gradisco suggerimenti di ulteriori verità di questo tipo: sto cercando di farne una mappa.

24.09.19 Marco Della Luna

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FISIOLOGIA POLITICA CONTEMPORANEA

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FISIOLOGIA POLITICA CONTEMPORANEA

Chi tira i fila della borsa, tira i fili dei governi, dei parlamenti, dei tribunali, dei mass media e della ricerca scientifica.

Il controllo bancario sugli stati si è perfezionato col trasferimento-concentrazione di questo potere (la sovranità monetaria, il cartello del credito e del rating) in enti come BCE, BRI, FMI, che sono completamente irresponsabili delle loro azioni, stanno sopra gli stati e fuori dal controllo politico, amministrativo e giudiziario e persino godono del diritto di criptazione.

Sempre più decisamente, quindi, i grandi piani politici di riforme strategiche e di lungo termine sono elaborati e decisi da tali enti a porte chiuse e non sono modificabili dalla politica pubblica, né conoscibili al pubblico se non ex post, dai loro effetti non preannunciati (vedi il caso dell’Euro, ad esempio).

Sempre più chiaramente la ‘democrazia’ si riduce al produrre e apportare (usando la propaganda, la paura, la censura, l’inganno) consenso popolare alle decisioni che dall’alto vengono via via comunicate e implementate per realizzare i suddetti piani. La gente non decide e neppure sa dove andrà la nave e che cosa va a fare. I partiti politici millantano di avere la capacità decisionali che non hanno.

Per cambiare la rotta o il capitano, contro il volere del cartello bancario globalitario, un paese dovrebbe essere internamente unito, avere la sovranità della propria moneta, una sostanziale autosufficienza energetica e nelle materie prime, un’industria e una capacità tecnologiche avanzate, una potente forza militare con capacità di interdizione nucleare. Pochissimi paesi al mondo soddisfano tali requisiti. Certo non l’Italia.

L’attività primaria, il core business, dei partiti politici è di raccogliere e apportare a quelle decisioni il consenso e l’obbedienza dei vari settori della popolazione; i partiti (assieme ad altri soggetti operanti politicamente, come sindacati e chiese) sono aziende di produzione e fornitura di consenso e obbedienza; essi competono tra di loro in questo servizio verso il sistema di interessi e poteri costituiti; in cambio di tale servizio ricevono legittimazione e sostegno per governare e prendersi benefici economici per i loro dirigenti e sostenitori a spese delle nazioni.

In questo servizio essi si alternano frequentemente, perché quelli al governo finiscono sempre per deludere e creare dissenso, e ciò è inevitabile perché non servono gli interessi nazionali e sono sempre in mala fede; quando si bruciano, nuovi partiti o nuovo coalizioni sono già pronti e prendono il loro posto; questa alternanza sembra democrazia, ma non lo è.

Per movimenti politici non disposti a collaborare in quanto sopra, movimenti che vogliono cambiare o persino discutere la rotta o il capitano, la via per il governo è preclusa.

Questa fisiologia è stata resa evidente dalle vicende degli ultimi anni in Italia.

Fase 1: Bruciatisi Monti e Letta, il bilderberghino filobancario osservante Renzi andò al governo ma mancò alle sue promesse di dare peso all’Italia in Europa e cadde miseramente nel tentativo di riformare lo Stato in senso autocratico, superando la divisione dei poteri; prese poi sonore batoste elettorali, e uscì provvisoriamente dal palcoscenico.

Fase 2: Allora è stato rimpiazzato con un governo fatto di Lega e M5S, quest’ultimo creato per raccogliere in un primo tempo il dissenso sistemico e poi neutralizzarlo, al servizio del potere costituito (lo si capiva poiché Grillo, prima di fondarlo, abbandonò la questione monetaria con cui si era lanciato in politica, allineandosi agli interessi forti). Questi due partiti, inizialmente a parole euroscettici e pronti a togliere l’Italia dall’Euro in caso di rifiuto di mutamento del modello economico-finanziario dell’UE, per andare al governo si sono allineati sull’Euro e sull’Europa, rinunciando a quasi tutto il loro messaggio antisistema e accettando un premier gesuitico.

Fase 3: Dopo la crisi di governo aperta da Salvini, i proprietari del M5S, sapendo che se si andasse al voto perderebbero quasi tutti i parlamentari, si rimangiano ogni giuramento di mai mettersi coll’abominevole PD (che definivano partito piovra, criminale, rovina d’Italia) e, tradendo i loro ingenui elettori, fanno il governo attuale; cosa analoga in fatto di contraddizione e incoerenza fa il PD; i capi dei due partiti così monetizzano il consenso popolare già raccolto, governando insieme per lottizzarsi le poltrone e qualche centinaio di enti e aziende di stato, e per fregare gli Italiani che vorrebbero andare al voto e liberarsi di loro – nel che è evidente il conflitto funzionale di interessi tra rappresentati e sedicenti rappresentanti.

Fase 4: Renzi, professionista del rinnegare ogni impegno come nel rottamare gli altri riciclando sé stesso, caricato dal Bilderberg nella riunione del 30 Maggio ’19, dapprima fa nascere il governo PD-M5S, poi si stacca coi suoi dal PD e, pur restando nel governo attuale, si prepara a formare un nuovo centro per una maggioranza di un governo futuro, che succeda al presente quando questo si sarà bruciato, vuoi per divisioni interne, vuoi per una finanziaria impopolare, vuoi per ulteriori fallimenti nella gestione della recessione, dell’immigrazione e del rapporto con l’asse francotedesco.

Renzi, Zingaretti, Grillo, Di Maio, Di Battista non sono ciarlatani incoerenti e traditori – non lo sono perché la ciarlataneria, l’incoerenza, la menzogna, il tradimento, il sodomizzare i propri seguaci ed attivisti, sono il metodo, la tecnica, della politica di mestiere; e perché coloro che credono in politicanti come loro sono necessariamente babbei, dunque è naturale e necessario per tali politici trattarli come tali, col basso machiavellismo.

In una cosa sono tutti coerenti, i mestieranti della politica e della burocrazia: bisogna proteggere e mantenere in funzione, eleggendo ogni sette anni l’uomo giusto e insabbiando rapidamente gli scandali nella ‘giustizia’, quel macchinario, fatto di Quirinale, magistratura politica, media mainstream, finanza europea, che assicura che al governo, comunque gli Italiani votino, tornino sempre i fedeli servitori degli interessi bancari e francotedeschi.

19.09.19 Marco Della Luna

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ATTACCO ALL’UNICAVERNISMO

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ATTACCO ALL’UNICAVERNISMO

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Vocem

Con Vox Italiae abbiamo, da ieri, un soggetto politico che fa ciò che i partiti supposti essere antisistema non hanno fatto, ossia porre esplicitamente e con centralità il problema dell’intero sistema capitalistico finanziario globalista, liberista e mercatista (cioè del sistema entro cui ci troviamo), come causa automatica e inemendabile di sofferenza, rovina e ingiustizia per tutta la popolazione, eccettuata l’élite finanziaria dominante. Un soggetto che si propone di sostituirlo in blocco, attraverso la riattivazione in senso sociale dello stato nazionale, sovrano della sua moneta e della sua politica economica, in linea coi principi fondamentali della Costituzione, artt. 1, 3, 36, 41. Smascherare il falso story telling del liberismo globale e dimostrare la sua perniciosità, è ovviamente il primo passo, cui bisogna far seguire la formulazione di un progetto alternativo, che sia non solo ‘bello’, ma anche capace di funzionare, e che prima ancora sia realizzabile.

La profonda e mordente analisi di Diego Fusaro, durante i lavori di fondazione di Vox Populi, contro il dominante ordine del finanz-capitalismo, si apre con l’immagine delle dimensione sovrastrutturale di quest’ordine come unica caverna platonica rimasta (dopo la chiusura di quella marxista nel 1989): una caverna che, proprio perché unica (da qui ho coniato il vocabolo ‘unicavernismo’), è vieppiù difficilmente riconoscibile come caverna e ancor più scambiabile per unica realtà possibile, senza alternative: la visione amata e inculcata dall’industria culturale è appunto quella dell’assenza di alternative funzionali all’ordine attuale, della necessità di sacrificargli tutto e altresì di condividerlo tutti per essere legittimati a fare, rectius fingere, attività politica, senza essere bollati di estremismo, antisemitismo etc. Così è stato chiuso lo spazio per pensare alternativo, quindi per l’esistenza di una destra diversa dalla sinistra, non essendoci più diritto ad una diversità di modelli.

Vox Italiae è un soggetto politico che nasce appunto come riapertura di questa possibilità di differenziazione e alternativa, ovviamente al sistema del capitalismo assoluto e alla filosofia del nichilismo relativista ad esso connaturata. Riapre ricordando che, senza stato nazionale sovrano, non vi è possibilità di democrazia né di politiche nell’interesse del popolo, ossia keynesiane, ma solo nell’interesse degli speculatori apatridi globalisti, che sono appunto gli sponsors della demolizione culturale, politica e normativa degli stati nazionali e della delocalizzazione forzata dei popoli.

Vox Italiae riapre quindi quella contestazione e contropropositività di sistema che il PCI-PDS di Occhetto e Veltroni, scoprendosi (interessatamente) liberale e schierandosi con l’ideologica dei marcati finanziari contro gli interessi e i diritti dei lavoratori, aveva chiuso anche sul piano del pensiero – sul piano della prassi forse non era mai stata aperta, in quanto il PCI sin dal ’48 circa si era accomodato nel consociativismo spartitorio, gestendo e ammaestrando per conto di questo il dissenso socialista, che pure alimentava e cavalcava, grazie alla dabbenaggine popolare.

Ma quale alternativa è realizzabile in concreto? Chi ha la forza e l’interesse di realizzarla? Non saprei.

I cambiamenti strutturali, nella storia, li fanno processi oggettivi (economici, demografici, climatici, culturali, tecnologici…), spesso lentissimi, che sfuggono alla comprensione o alla gestione dei sistemi di potere, finché sbilanciano e rompono gli assetti. Contrariamente alla fede democratica, a farli non sono mai le masse mediante azioni consapevoli e coordinate da loro stesse, vuoi con mezzi pacifici, vuoi con mezzi violenti. Può piacerci l’idea di una Voce del popolo, ma il popolo, quasi tutto, non ha cognizione, ama e difende la sua caverna e le chiede conferme e conforto, non pone attenzione ai grandi temi e alle grandi alternative, si fissa sul particulare e sul breve termine, dimentica, non sa coordinarsi, non ha strumenti. Allora, che cosa è fattibile?

I cambiamenti strutturali sono stimolati dalle operazioni-verità, che rompono i paradigmi sovrastrutturali su cui poggia un sistema di potere e consenso, come fece quella di Keplero, Copernico e Galileo. Qualcosa di simile è fattibile anche oggi: si può tentare un’operazione-verità destabilizzante per l’oligarchia finanziaria incominciando con il disvelamento del suo motore, ossia del potere monetario (monopolistico, irresponsabile, privato), quello di cui Grillo parlava molto prima di omologarsi al mercatismo ed avviare la sua ascesa politica, e di cui trattano molti miei saggi da Euroschiavi a Tecnoschiavi). Coinvolgendo su questi temi le masse grazie anche alla loro sofferenza economica destinata ad aggravarsi, possiamo rendere utile la forza popolare: il popolo non sa fare una rivoluzione che non sia illusoria, guidata dall’alto e contro i suoi propri interessi, però può aiutare un’operazione-verità conferendole visibilità e udibilità anche nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole, nei sindacati. Può sostenerla anche con l’auditel.

Più arduo è formulare un’alternativa al sistema attuale, che sia non solo bella ma anche fattibile. Il capitalismo finanziario sta dominando perché è il sistema che, di gran lunga, è quello in grado di produrre più danaro, cioè comperare più consenso e collaborazione (anche da parte delle istituzioni, dei media, della ‘scienza’); come superarlo? Io non lo so. Per giunta, è un sistema praticamente mondiale, quindi come si può non solo vincerlo e sostituirlo, ma anche semplicemente contrastarlo, in un singolo paese, senza essere schiacciati dal suo restante impero?

Ancora più arduo è progettare una via di uscita dall’oligarchismo, cioè dalla vera bipolarità sociale, quella tra dominanti e dominati, tra padroni e servi. L’oligarchismo, a differenza del capitalismo finanziario, è una costante storica di ogni società organizzata (o meglio, è tutt’uno con lo stesso costituirsi di una società con ruoli differenziati). Esso non è superabile; nella lotta per il potere prevalgono i metodi e i competitori più efficienti, cioè più machiavellici, e ciò produce conculcamento dei dominati. Come ovviare? Neanche questo so.

Movimenti come Vox Italiae dovranno fare i conti non soltanto con gli ostacoli sopra indicati, ma pure con la formula della realtà odierna, che non è semplicemente “oligarchia capitalista rampante che spreme i popoli per massimizzare il profitto”, non è la formula marxiana o gramsciana, bensì è quella della società huxleyana, zootecnica:

Oligarchia (globale, munita di tecnologie biogenetiche, informatiche, etc.) x Classi dominate (divise, soppiantate dalla finanziarizzazione, dall’automazione, dall’intelligenza artificiale) x Esaurimento delle risorse x Catastrofe ecologica = Drastico Taglio (dei consumi, delle emissioni, cioè) della popolazione.

Abbiamo un’idea alternativa a questo, una che -ripeto- non sia solo bella ma anche realizzabile? L’unica possibilità di uscire da ciò, e insieme di vincere il nichilismo relativista, è una rivoluzione verticale e non orizzontale, cioè una rivoluzione che esca per la verticale, confutandolo come illusorio, dal paradigma di realtà da cui nasce il capitalismo: il paradigma dualista del mondo costituito da materia contrapposta al pensiero (coscienza) e limitata, quindi da conquistare togliendola agli altri e strumentalizzando gli altri.

Ma per uscire verticalmente è indispensabile riconoscere che la caverna della narrazione global-capitalistica non è l’unica caverna da cui liberarsi, perché essa è contenuta in un’altra caverna, appunto quella del predetto paradigma.

15.09.19 Marco Della Luna

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LE ISTITUZIONI DEL PROTETTORATO ITALIA

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LE ISTITUZIONI DEL PROTETTORATO ITALIA

Finalmente anche all’opinione pubblica è arrivato il problema della condizione internazionale dell’Italia come paese dominato da altri paesi -Francia e Germania- che sono in grado di imporre, anche con l’aiuto della UE e della BCE che stringono o allargano la borsa all’Italia secondo le convenienze di Parigi e Berlino, politiche e governi contro l’interesse e la volontà nazionale. Da diversi anni vado spiegando (v. Presidente Travicello, dell’11.11.15) che la funzione reale del Presidente, nell’ordinamento costituzionale e internazionale reale – ripeto: reale -, è quella di assicurare alle potenze dominanti sull’Italia, paese sconfitto e sottomesso, l’obbedienza del governo e delle istituzioni elettive. Affinché possa svolgere cotale ruolo contrario al bene della nazione, il Presidente, nella struttura costituzionale, è posto al riparo della realtà e delle responsabilità politiche. Grazie a ciò può metter su governi che sa benissimo non avere il consenso del popolo, bensì quello di potentati stranieri portatori di interessi contrapposti a quelli italiani e ammantati di falso europeismo.

Sia pure con differenziazioni tra loro, i sociologi della scuola italiana (Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca, Robert Michels) ravvisano una costante, ossia una legge empirica, nella strutturazione sociale: ogni società è dominata da una élite od oligarchia e non si governa da sé. Essi considerano quindi irrealistica e irrealizzabile la c.d. divisione dei poteri. Ciò essi affermano per ragioni tali, da escludere che mai una società possa essere strutturata diversamente, come invece sostengono sia il marxismo che il liberismo.

Le rivoluzioni non portano mai al potere il popolo, anche se di esso si servono, promettendogli di fare il suo interesse e di rappresentarlo; ma sostituiscono (c.d. circolazione delle élites) una élite obsoleta con una élite emergente, più efficiente (ad es., la borghesia produttiva sostituì l’aristocrazia parassitaria attraverso la rivoluzione francese; e le rivoluzioni socialiste hanno portato a nuove oligarchie) e/o sostituiscono una facciata screditata del regime con una nuova e moralmente credibile, capace di recuperare consenso.

Così Mani Pulite per qualche tempo, attraverso una c.d. rivoluzione giudiziaria, facendo credere a un reale processo di risanamento, ha ridato credibilità (quindi legittimazione a pretendere le tasse e i sacrifici per entrare nell’euro e svendere il paese al capitale straniero) allo Stato italiano, ribattezzato come “Seconda Repubblica”).

Vi è in ogni caso un bipolarismo, in ogni società organizzata, tra élites (quella in carica e quella che le contende il potere) e popolazione generale. Modernamente l’élite in carica è la comunità bancaria, rispetto alla società produttiva, e questa è la vera e irriducibile contrapposizione di classe – non quella, cui ancora molti sono disposti a credere, tra operai e industriali, dipendenti e datori di lavoro, categorie entrambe produttive e non parassitarie. Senza discostarmi da Pareto, ma ad integrazione del suo concetto, osservo che negli ultimi tre secoli circa, in occidente, non si è mai avuta una sostituzione di questa élite, ma solo la sostituzione di livelli inferiori ad essa, di caste intermedie, come l’aristocrazia francese o russa ai tempi della rivoluzione. Il ricambio non interessa, per fare qualche nome, i Rothschild o i Rockefeller o i Windsor. La vera élite si preserva scaricando le tensioni, i conflitti, le responsabilità sui rappresentanti politici, e restando defilata. L’alternanza “democratica” di maggioranze politiche attraverso il voto popolare, è una formalizzazione, un’istituzionalizzazione di questo principio: le caste sub-elitarie sono sostituibili (anche se poi si riciclano o ritornano) attraverso anche il voto popolare o le rivoluzioni o le campagne giudiziarie come Mani Pulite. Esse fungono da ammortizzatori politici, da “bronzine” o valvole di sfogo a protezione della vera élite, ma pure da schermatura per i veri detentori del potere, che non si espongono mai, non arrischiano in prima persona, non “ci mettono la faccia” e ovviamente non si sottopongono al voto popolare, né i tribunali osano sottoporli a giudizio.

Le ragioni del successo, in termini di stabilità nel potere, dell’élite bancaria, stanno essenzialmente nel fatto che chi ha il potere (monopolistico) di creare il denaro (e anche su questo torneremo), ha eo ipso il potere di creare il motivatore universale: il denaro ha infatti la proprietà di “comperare i comportamenti” di collaborazione della gente, compresi i politici, i legislatori, i mass media; ossia col denaro si può ottenere quasi tutto da quasi tutti, tutto ciò che serve a restare al potere e ad esercitarlo; perciò si ha una automatica e inevitabile coincidenza tra vertici del potere e vertici del sistema monetario.

Insomma, nella realtà sono non le élites, o la élite, bensì le sub-élites, a ruotare, a circolare, via via che una si logora e un’altra si crea o una vecchia si ripara e riabilita. In tal modo esse schermano e proteggono le élites vere e proprie.

Nell’ordinamento di molti stati, contemporanei e non, si ha qualcosa di analogo: una parte del regime si espone, si mette in gioco, si logora, e viene quindi sostituita; mentre un’altra parte del medesimo potere costituito si scherma dietro di essa e si mantiene fissa.

Ad esempio, nelle monarchie contemporanee e in molte monarchie passate il re non governa (direttamente), ma nomina un primo ministro, il quale forma il suo gabinetto, e con esso governa, si prende le responsabilità politiche, si espone al confronto con la realtà, con gli insuccessi, col malcontento popolare; e può quindi venir licenziato, sfiduciato, cacciato, anche con biasimo, senza che sia intaccata la figura del monarca. La corona è sempre salva. Esistono persino norme che puniscono penalmente chi attribuisca al monarca la responsabilità politica di atti del governo. Ciò sebbene il monarca sovente scelga il primo ministro e indirizzi l’azione del governo mediante vari strumenti, a cominciare dai discorsi pubblici, dalla moral suasion, e passando attraverso i servizi segreti e la sua partecipazione al sistema bancario centrale. La ragione di questa tutela è ovvia: il re, la corona, la dinastia costituisce la radice della legittimazione del potere dello stato sui cittadini, quindi non ci si può permettere che sia esposta al fallimento, alla delegittimazione, altrimenti quel potere, il principio stesso della sua legalità, potrebbe andare in crisi.

Nell’ordinamento italiano repubblicano vi sono residui più o meno forti di questa dualità dello e nello stato, tra istituzioni e poteri fissi, e istituzioni e poteri mobili, logorabili. Le istituzioni protette sono principalmente, il Capo dello Stato, i magistrati, il sistema bancario [ora incluso nella BCE]; non più il parlamento (che è composto perlopiù da nominati delle segreterie partitiche, privi di reale e autonomo potere, aventi funzione sostanzialmente di ratificatori e di figuranti). Capo dello Stato e potere giudiziario sono detti “poteri neutri”,a-politici, a-partitici, anche se palesemente non sono neutri né neutrali. Le istituzioni esposte al logorio, al biasimo, alle responsabilità, all’insuccesso, alla verifica dell’efficacia/inefficacia del loro operato, sono invece quelle politiche: il  parlamento e, soprattutto, il governo.

Il Presidente della Repubblica, Capo dello Stato, nell’ordinamento italiano ha ed esercita poteri anche di indirizzo governativo e legislativo, ma non è esposto a logorio, a delegittimazione, a biasimo, anche quando interviene su chi è esposto. Fino al 2006, esisteva l’ art. 279 del Codice Penale, che puniva la “Lesa prerogativa della irresponsabilità del Presidente della Repubblica.”: Chiunque pubblicamente, fa risalire al Presidente della Repubblica il biasimo o la responsabilità degli atti del Governo, è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1.032. Una norma che si spiega con la necessità di mantenere al riparo da fatti delegittimanti il Capo dello Stato, in quanto questi, oltre a rappresentare l’unità della nazione, ha una funzione di garanzia di continuità della legittimazione, soprattutto in quanto nomina il capo del governo e guida le crisi parlamentari e lo scioglimento delle camere.

Il Presidente della Repubblica non ha mai torto, è sempre saggio. Tutti elogiano le sue affermazioni, manifestando ammirazione e consenso per esse, anche quando sono banali o di parte. [Se fa cose discutibili, come Mattarella che, presiedento il CSM per oltre 4 anni, non ha mai obiettato al metodo criminale con cui si è scoperto che era gestito]. Chi si oppone e le critica, appare come un estremista, un isolato. Il Presidente non ha un passato rimproverabile, o lo ha ma non se ne deve parlare. I mass media lo rispettano. E’ un potere palesemente temuto, dotato di efficaci e poco regolamentati strumenti per delegittimare e mettere in crisi l’azione sia dei poteri politici che degli organi giudiziari. Strumenti per sostenere o attaccare e per bloccare attacchi e indagini. Dispone di un numeroso personale (oltre 800 persone) e di molto denaro, che usa senza specificare per che cosa. Tutti, quindi, si guardano dal criticare il Presidente della Repubblica. Al più si può fingere che le sue parole abbiano significati e implicazioni che non hanno, per tirare la sua autorevolezza dalla propria parte, o per fare apparire le sue esternazioni come meno critiche di quello che in realtà intendono essere.

I magistrati e la magistratura godono di analoghe prerogative. I magistrati sono pressoché esenti dalla responsabilità civile per propri errori, abusi, negligenze, soprattutto quando si accaniscono contro qualcuno o chiudono un occhio per qualcun altro. Il CSM non li condanna praticamente mai, nemmeno di fronte a colpe palesi e scandalose. I loro stipendi sono agganciati a quelli dei parlamentari e hanno meccanismi di galleggiamento che li fanno costantemente lievitare. La loro carriera è pressoché automatica. Costituiscono un potere politico molto forte, sebbene non previsto dalla Costituzione. Molto forte è anche la gerarchia interne: la magistratura sarà indipendente, ma i singoli magistrati dipendono molto dai loro poteri interni di categoria o corporazione.  Magistrati che hanno compiuto gravissimi abusi, rovinando la vita di persone innocenti, hanno fatto egualmente carriera (v. il caso Tortora). Godono di altissimo prestigio, come categoria vengono identificati con la giustizia tout court, e talora la loro funzione, ossia la giurisdizione, viene addirittura chiamata “la giustizia”, e molti si aspettano da tale “giustizia” niente di meno che il risanamento morale e legale del paese. Ciò sebbene, oggettivamente, il servizio giudiziario italiano sia pessimo, a livello di Africa nera, e tale da allontanare molti investimenti, stranieri e nazionali [e sebbene emergano sprazzi di realtà, come il metodo delinquenziale con cui è stato gestito il CSM, o quello, alquanto diffuso, con cui si gestiscono business come quello di Bibbiano sulla pelle dei bambini]. In un sistema-paese in cui la politica e i grandi affari si fanno perlopiù con mezzi e fini penalmente illeciti, trasversalmente, il potere giudiziario ha essenzialmente la funzione di regolare tali pratiche e di decidere chi può farle e fino a che punto, non di tutelare il cittadino e la legalità. Che, in effetti, statisticamente, non sono tutelati.

Più forti sono le prerogative del potere monetario, o bancario. Così forti, che non se ne parla quasi mai, anche se sono bene enunciate e codificate. Il governatore della Banca d’Italia (banca di proprietà privata al 95%) era, fino a poco tempo fa, nominato a vita. Le banche italiane godono del fatto di essere socie della Banca d’Italia, la quale ha la funzione di controllo disciplinare su di esse, ed esercita tale funzione in modo segreto, non trasparente – nel che sta una palese ingiustizia, un’incompatibilità tra la posizione di controllato e la funzione di controllore. Assai più intense sono le prerogative della BCE e della BIS (Bank of International Settlements – una sorta di banca centrale delle banche centrali): queste hanno una sorta di immunità diplomatica, un’esenzione da ogni controllo politico, democratico e persino giudiziario; l’esenzione da ogni responsabilità per le loro azioni (ricordiamo che esse decidono le politiche monetaria, quindi le scelte di fondo dell’economia politica). Inoltre hanno il diritto alla segretezza e alla criptazione delle loro discussioni e comunicazione. E ancora hanno licenza di compiere qualsiasi operazione finanziaria, anche per conto terzi – ossia di eseguire operazioni come investimenti, vendite, trasferimenti, pagamenti, per sé o per terzi, che sarebbero proibiti agli altri soggetti (pensiamo all’aggiotaggio, al narcotraffico, al commercio di armi, alla corruzione, al finanziamento di forze politiche e militari). Il potere  di BCE e BIS è sovrano perché esercita la sovranità monetaria da un lato, e dall’altro è sottratto, nella sua direzione della politica degli stati come pure nel suo affarismo finanziario, sia al controllo del potere politico che al sindacato di quello giudiziario. Analoghe prerogative ha il WTO, magister della globalizzazione.

Ebbene, i poteri bancari, la BCE soprattutto, e la Fed, hanno compiuto, anche in tempi recenti, scelte disastrose di politica monetaria e di tolleranza verso la finanza predatrice. Queste scelte hanno gonfiato bolle e prodotto rarefazione monetaria e crolli di borsa, distruzione di risparmi, di redditi, di posti di lavoro. La BCE ha continuato ad alzare il costo del denaro, e la BIS ad innalzare i requisiti per il credito, col pretesto dell’inflazione, sino all’estate del 2008, sino a far precipitare le borse e poi le economie per carenza di liquidità (liquidity crunch, credit crunch). Di tutto ciò ha fatto senza apparirne responsabili. Responsabili sono apparsi, invece, i governi e i parlamenti, sebbene oramai privati degli strumenti di base della politica economica in favore del sistema bancario. Il biasimo per gli effetti delle strategie speculative e di indirizzo economico, assieme all’onere di gestire le conseguenze di tali effetti, ricade sui governi, sui parlamenti, sulla politica, ossia su organi rappresentativi del popolo elettore. Popolo che quindi si trova in una condizione di passività e impotenza, oltre che di strutturale precarietà e incertezza, in quanto ai diritti di lavoratore, di risparmiatore, di consumatore, di malato, di pensionato, di studente. Mentre i suddetti poteri fissi, sovrani, procedono nell’opera di svuotamento dei diritti politici, sociali e civili, di svalorizzazione e precarizzazione non solo del lavoro, a favore del capitale e del monopolio (che sottraggono quote crescenti di reddito al lavoro e al risparmio), ma dello stesso essere umano: precarizzazione antropologica e giuridica.

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LA MARGINALE IMPORTANZA DELLA POLITICA VISIBILE

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LA MARGINALE IMPORTANZA DELLA POLITICA VISIBILE

Mentre gli animi si infuocano sulle manovre politiche in corso per il nuovo governo, definito da alcuni “dei cialtroni voltagabbana al servizio dello straniero”, voglio gettare una secchiata d’acqua fredda su quelle fiamme, col far presente che, rispetto alla politica alta e segreta, che pianifica e decide a porte chiuse tacendo gli obiettivi che persegue, tutta quest’altra politica bassa, palese, narrata e recitata al grande pubblico, consiste solo di ricadute, di conseguenze e di atti esecutivi della politica vera, con minimi margini di libertà.

I temi di cui la politica palese parla all’opinione pubblica, quelli di cui si occupano i politici bassi, visibili, sono aspetti superficiali e di scarsa rilevanza, privi di valore strutturale, non comprendono le cause dei processi generali in corso, che del resto stanno ben oltre la capacità di azione della politica palese. I politici bassi, dediti a tatticismi, spartizioni e obiettivi ristretti, presentano queste loro mosse come se fossero fondamentali e decisive, così come i loro programmi elettorali e i loro provvedimenti esecutivi o legislativi, ma non lo sono. Ultimamente, quale nuovo cavallo di battaglia, hanno introdotto nel dibattito pubblico l’importante tema, ben noto da oltre un secolo in sociologia, della struttura oligarchica della società, ossia del bipolarismo popolo-élite in luogo del bipolarismo destra-sinistra; ma lo hanno presentato in modo illusorio, come cioè se tale struttura fosse un’anomalia correggibile, e non una costante universale ineluttabile, connaturata all’organizzarsi stesso della società.

La politica palese, per il pubblico, come pure i media mainstream, nel suo teatrino dibatte di millesimi in più o in meno che si possono fare di deficit sul PIL; controverte su dove prendere e dove ricollocare altri millesimi sul PIL tra sanità, pensioni, investimenti, sgravi o aggravi fiscali per lavoratori o imprese o proprietà immobiliari; discute anche di gestione della pressione migratoria, di diritti civili consolatori come l’eutanasia, la droga, il matrimonio e l’adozione da parte di coppie omosessuali, l’affitto di utero e la fecondazione eterologa. Non parla dei processi generali che generano i problemi.

Se si va a un livello immediatamente più profondo di fattori strutturali, si capisce quanto quel dibattito politico per il grande pubblico sia secondario e, nella sua pretesa di importanza, illusorio. Al livello più profondo di quello di cui dibatte la politica palese nelle sedi istituzionali, ma ancora superficiale, si trovano fattori strutturalmente molto più potenti, come gli effetti recessivi e deindustrializzanti dell’euro, effetti visibili a tutti, e dei quali i partiti nostrani, erroneamente ritenuti sovranisti, populisti e antisistema, parlavano prima di andare al governo contemplando la possibilità di uscire dall’euro, mentre subito dopo hanno dichiarato fedeltà ad esso senza condizioni, rivelandosi con ciò non sovranisti né populisti, ma sottomessi ai gestori dell’UE: quando si hanno incarichi istituzionali, certi principi e certi dati di realtà bisogna rinnegarli. Così è avvenuto con Syriza in Grecia e Podemos in Spagna: si sono omologati.

Sovranisti, per ora, sono invece lo UKIP e il Brexit Party, che enunciano chiaramente: nessuno meglio può governare il nostro Paese, che il suo stesso popolo attraverso un sistema democratico parlamentare nazionale; il Paese deve avere la sovranità dei propri confini, della propria legislazione, della propria giurisdizione, dei propri rapporti anche economici con gli altri; nel 1974 entrammo in una CEE che era solo un’unione doganale, ma che poi è divenuta politica, e che ora, come UE, è in mano ad autocrati non eletti e non responsabili, prevalentemente tedeschi. Avete mai udito un leader ‘sovranista’ nostrano proclamare, come Nigel Farage, “we want our country back”?

Ma anche questo livello, come dicevo, è superficiale e non va alle cause profonde. Parla delle cose che da un lato rientrano negli schemi cognitivi della popolazione generale, cioè delle cose che la gente comune può capire, può accettare come verosimili in base alla sua esperienza diretta e alla narrazione generale di realtà che ha assimilato, e che dall’altro non disturbano i veri interessi in gioco, manovratori dell’industria culturale che produce e adatta i predetti schemi e narrazioni. Entro questi limiti da essa posti, è ammesso fare gli antisistemici. Se appena esci da essi, il linguaggio prodotto dall’industria culturale ti marchia come “estremista”, “complottista”, ti isola, ti delegittima. E allora, se ambisci a governare, ritorni nel recinto: “ci teniamo l’euro, restiamo in Europa, accettiamo la legge della finanza e dei mercati”.

A un livello più profondo, leggermente più serio quindi mai o quasi mai proposto al pubblico dalla politica, si trovano tematiche quali la intenzionale, dolosa pianificazione dell’uso dell’euro e dei suoi effetti nocivi per alcuni paesi a vantaggio della Germania, e l’analisi della stessa costruzione europeista come concepita (dalla politica alta che decide a porte chiuse) per questo fine. Si trovano pure fatti come l’imperialismo e il neocolonialismo cinese, francese, statunitense, con il land grabbing e la rimozione dei popoli locali, come causa della marea migratoria dall’Africa verso l’Europa, della quale noi dovremmo farci carico a vantaggio dei suddetti paesi ‘amici’. Si trovano inoltre temi e quali la pratica inestinguibilità del debito pubblico di quasi tutti i paesi, Italia inclusa; la tendenza nazionale italiana, dopo 27 anni di declino, ad almeno altri 25 anni alla perdita di efficienza comparata; la sostituzione etnica (afro-islamizzazione) congiunta alla fuga di cervelli, capitali e imprese; gli ingravescenti effetti di una coesione nazionale mantenuta e mantenibile solo spogliando Veneto e Lombardia del loro reddito (quindi della capacità di investimento e innovazione) per integrare il reddito di una Roma e di un Meridione storicamente dimostratisi incapaci di crescere nonostante gli aiuti. Da qui il tema di valutare lo scioglimento dell’Italia in alternativa a un percorso diretto alla rovina. Tutte cose di cui nelle istituzioni, almeno di fronte all’opinione pubblica, non si dibatte.

A una maggior profondità, quindi a una maggior lontananza dalla notiziabilità popolare e dalla pubblica dibattibilità politica nelle istituzioni, mentre è un tema essenziale per impostare il discorso politico in modo sensato, si trova il problema dei rapporti gerarchici tra le potenze (stati ma anche potentati bancario-finanziari), il problema delle sovranità limitate. Si trova in particolare la questione pratica di se e quanta libertà di autodeterminazione politica resti all’Italia dopo la resa incondizionata all’arsenale del capitalismo nel 1943, in relazione alla perdurante occupazione militare USA con 130 basi circa in tempo di pace, in relazione alla costrizione dell’Italia a partecipare (a sue spese e contro i propri interessi) all’illegale guerra contro prima contro la Serbia e poi contro la Libia; e in relazione all’appartenenza all’UE e all’Eurosistema, ambedue a guida franco-tedesca, e che fanno gli interessi del grande capitale franco-tedesco, con capacità di coartare sino al golpe la politica interna italiana, come fecero nel 2011 con l’impennata politicamente decisa dello spread, e come hanno bissato nel vittorioso contrasto al governo gialloverde (mediante la stretta dei vincoli finanziari, la minaccia di nuova impennata dello spread, la promessa di allentamento dei vincoli per l’europeista Conte bis).

E’ divenuto manifesto, ma non se ne parla in parlamento, il fatto che un paese che non controlla la propria moneta è diretto politicamente da chi gliela fornisce, cioè dai banchieri. Si è constatata la capacità di UE, BCE, agenzie di rating di prescrivere coercitivamente (con la minaccia di impedire il finanziamento del debito pubblico) all’Italia e ad altri paesi deboli politiche e riforme socio-economiche favorevoli al grande capitale finanziario di tipo liberista, recessivo, sperequante, in contrasto con l’art. 3 della Costituzione e altri.

Tale capacità pone il tema della illusorietà dei principi fondamentali della Costituzione nazionale alla luce del reale ordinamento e funzionamento gerarchico internazionale, che, attraverso i vincoli esterni dei trattati europei, azzera il suo carattere sociale e keynesiano per mettere il Paese al servizio del capitalismo finanziario apolide: niente governo del popolo (democrazia, art. 1, 1° comma) ma dei capitali; niente sovranità nazionale (art. 1, 2° comma); niente primato del lavoro; niente perseguimento dell’eguaglianza sostanziale (art. 3); niente equa e dignitosa retribuzione n(art. 36); niente subordinazione dell’impresa privata all’interesse collettivo (art. 41) ; niente intervento pubblico keynesiano per uscire dalla depressione e dalla disoccupazione; quindi mancano i presupposti per la legittimazione del potere politico delle istituzioni. Queste sono le tematiche della post-democrazia ampiamente analizzate e illuminate da audaci giuristi come Luciano Barra Caracciolo, da valenti sociologi come Luciano Gallino, e da illuminanti filosofi come Costanzo Preve e Diego Fusaro, al quale ultimo, con la sua martellante presenza mediatica e con i suoi scritti divulgativi, è riuscita l’unica impresa rivoluzionaria del dopoguerra, ossia sfondare la muraglia di censura culturale (costruita dalla falsa sinistra) portando davanti al naso del grande pubblico la spiegazione cristallina del processo globale generale entro il quale viene inscenata la politica bassa, per il grande pubblico – ossia di che cosa è e che cosa fa il sistema liberal-finanziario, di come entro di esso non è possibile realizzare politiche diverse da quelle che esso comanda, nonché dell’ipocrisia delle forze presentate e presentantisi come di sinistra o progressiste, cioè in Italia soprattutto del PD, le quali in realtà siano traditrici del socialismo (che è essenzialmente difesa dei lavoratori contro lo sfruttamento dei capitalisti finanziari) al servizio dell’élite bancaria: forze impegnate a passare e a far accettare ai loro sprovveduti elettorati i desiderata antisociali di tale élite in un processo di generale dissoluzione dei legami sociali e culturali e per produrre una massa globale, amorfa, di abitatori ignavi, passivi e numeriformi della Terra.

Queste tematiche ci sospingono a livelli ancora più profondi nella ricerca delle cause vere e possibilmente ultime delle vicende socio-economiche, cause che ho affrontato dapprima (Euroschiavi, Cimiteuro, Traditori al governo, Sbankitalia, I signori della catastrofe) in ambito monetario con lo studio del vigente monopolio privato e irresponsabile della creazione dei mezzi monetari, della loro distribuzione, della fissazione del loro ‘costo’ (tasso di interesse), etc.; nonché degli effetti di tale monopolio sulla politica e sulla società, soprattutto in relazione:

a) al fatto che la moneta imposta è una moneta indebitante, che dà luogo a un indebitamento pubblico e privato che, per ragioni matematiche, non può essere estinto e continua a crescere, anche perché il reddito da creazione monetaria non viene contabilizzato e sfugge così alla tassazione;

b) alla conseguenza che tale tipo di moneta, nel lungo termine, grazie all’indebitamento inarrestabile, sta portando tutto e tutti, come debitori insolventi, nel dominio dei monopolisti monetari, azzerando la dimensione pubblica della politica e dello stato;

c) ai falsi dogmi con cui i detti monopolisti nascondono o legittimano il predetto processo, innanzitutto quello della scarsità e costosità della moneta.

Portare tali temi nel pubblico dibattito non è fattibile perché la gente comune (intenta al suo particolare in ottica di breve termine) non li capirebbe, ma soprattutto perché renderebbero manifesta l’impotenza della politica bassa, palese, e dello stesso stato; e altresì perché darebbero luogo a discussioni disturbanti la fede popolare (e il consenso) verso la falsa narrazione economica che legittima tutte le scelte di fondo finalizzate agli interessi dell’oligarchia che le formula a suo beneficio. E il non porli nel pubblico dibattito rende questo dibattito sterile, avulso dalla realtà, quindi non pericoloso per il potere costituito.

I predetti fattori causativi, di genere monetario, pur costituendo verosimilmente il fondo economico delle cause che stiamo ricercando, rinviano a ulteriori e più radicali processi di tipo sociologico (che ho trattato in Oligarchia per popoli superflui), ossia al fatto che le masse, i popoli, come strumenti di produzione di potere e ricchezza per le oligarchie, ormai sono divenuti superflui (quindi impotenti poiché privi di potere negoziale, ma anche ridondanti, eliminabili) per effetto della concentrazione globale del potere e della smaterializzazione-automazione dei processi produttivi e bellici. E ora la possibilità tecnologica (esplorata nel mio ultimo saggio, Tecnoschiavi) di gestirli in modo zootecnico, ossia non più semplicemente attraverso leve economiche e psicologiche (quelle esposte in Neuroschiavi), ma entrando nei loro corpi, nel loro dna, e modificandoli biologicamente e geneticamente, soprattutto attraverso una manipolazione attuata per via legislativa (somministrazione forzata a generazioni di bambini di sostanze dagli effetti non chiari e non garantiti), avvia la decostruzione ontologica dell’essere umano, della specie homo, e la sua completa riduzione a strumento, merce, cosa illimitatamente formattabile, disponibile, fungibile.

In Tecnoschiavi cerco anche di lumeggiare il fondo ultimo da cui derivano i suindicati processi storici, ravvisandolo nella stessa concezione, o meglio nello stesso vissuto (erroneo, illusorio) che l’uomo ha della realtà, dell’essere, del rapporto tra pensiero e mondo; e indico quello che ritengo l’unica possibile via o fonte di liberazione.

06.09.19 Marco Della Luna

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UN GOVERNO CONTRO ITALIANI E DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

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UN GOVERNO CONTRO GLI ITALIANI E LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Da Yalta a Biarritz la mano del padrone: Trump, Macron e Merkel vogliono il Conte bis e Mattarella lo incarica in sfregio alla volontà degli Italiani, che vogliono votare. La maggioranza del popolo assiste impotente al turpe gioco della partitocrazia: due partiti che si erano presentati fino a ieri dichiarandosi tra loro incompatibili, ora, dopo essere stati sconfitti molte volte nelle ultime elezioni (politiche, amministrative, europee), con l’approvazione del Quirinale si conciuciano allo scopo palese di tenersi il potere e di togliere alla gente la possibilità di essere rappresentata; e si vogliono appoggiare non al consenso degli italiani, che non hanno, ma al sostegno interessato di Francia e Germania via UE e BCE, di cui sono fiduciari. In questo modo è stato fatto, contro la maggioranza degli italiani e con la dichiarata pretesa di imporre una “svolta” al Paese, un governo, che è costituzionalmente illegittimo e illegale, secondo l’ordinamento costituzionale, per le seguenti ragioni:

1- Il ruolo del Presidente della Repubblica, nella fase di consultazioni, è quello di verificare se il candidato premier abbia una maggioranza parlamentare e se questa corrisponda sostanzialmente alla maggioranza degli elettori, affinché non vi sia contrasto tra popolo e governo (1); Mattarella ha tradito questo suo compito poiché ha incaricato Conte pur sapendo benissimo che quasi il 70% degli Italiani vuole votare e non vuole questo governo PD-5S, e sapendo anche quanto segue.

2-I parlamentari grillini e pidini hanno violato la funzione del parlamento di rappresentare il popolo, perché la maggioranza del popolo vuol votare ed essi si sono associati per impedirlo, cioè per impedire che la maggioranza sia rappresentata, quindi per impedire la rappresentatività della democrazia, sapendo che il 67% vuole andare a votare e che, se si andasse al voto, perderebbero;

3- La ragione per la quale tolgono al popolo questo diritto e vogliono governarlo, è proprio la loro consapevolezza di non rappresentarlo: ossia lo fanno con dolo;

4- Quindi lo fanno nell’interesse proprio, privato, di parte, cioè per mantenere le poltrone e per nominare loro uomini alla guida di 500 grandi aziende pubbliche;

5- Mirano a scegliere, pur non rappresentando il Paese, il nuovo Capo dello Stato, ossia l’organo che dovrebbe rappresentare il Paese, in modo da assicurarsi la sua copertura;

6-Essi mirano a continuare la loro già avviata opera di svendita degli interessi e della sovranità nazionale in favore di interessi e potenze straniere, controllanti l’Unione Europea, e imponenti direttive di finanza pubblica recessivi e in contrasto coi principi di tutela del lavoro e perequazione sociale sanciti dagli artt. 1, 3, 36 della Costituzione;

7-Mattarella sa bene che i due partiti del nuovo governo non solo hanno contro la grande maggioranza del Paese, ma sono anche internamente assai divisi e stanno perdendo parte delle loro basi elettorali;

8- Mattarella stesso è stato eletto solo grazie a un premio di maggioranza incostituzionale, ossia con un vizio di rappresentatività democratica dell’allora parlamento, ed è rimasto in carica solo per un’esigenza estrinseca di continuità istituzionale, ma con ridotta legittimazione sostanziale; pertanto, nel momento in cui ira nomina un governo che sa esser privo di rappresentatività popolare, Mattarella si stacca intenzionalmente e completamente dal principio della rappresentanza popolare, la quale è la fonte della legittimità del potere politico-istituzionale, anche del suo;

9- Mattarella aveva già omesso di tener conto della ratio della legge elettorale col non dare, dopo le elezioni politiche del 2018, l’incarico di formare il governo a Salvini, a cui spettava perché la legge elettorale è con premio di maggioranza alla coalizione, la maggioranza era andata alla coalizione di centro-destra, e Salvini era il segretario del più votato tra i partiti di questa coalizione. Mattarella doveva incaricare Salvini; se Salvini avesse trovato una maggioranza in aula, avrebbe presieduto il governo; se non l’avesse trovata, Mattarella avrebbe dovuto sciogliere le camere ed andare a nuove elezioni. Invece, ha fatto nascere una maggioranza intrinsecamente incoerente, interferendo anche illegittimamente sulla scelta dei ministri, con l’effetto di portare a una situazione che ora consente al suo partito, il PD, di tornare al potere e all’asse franco-tedesco di dominare il Paese senza resistenze interne.

Mattarella può permettersi di compiere tutte le suddette forzature perché tanto non ne dovrà mai rispondere ad alcuno.

Ma tutto quanto precede è superato dal fatto che a Biarritz Trump, Macron e Merkel, in rappresentanza delle Tre Potenze (coi rispettivi interessi) che dominano sull’Italia, hanno approvato se non prescritto il Conte bis, o Conte 2.0. È alla loro volontà e alla loro fiducia che il Presidente della Repubblica Italiana deve guardare, non al popolo italiano e ai suoi interessi, non alla Costituzione interna del Paese. Si conferma che il Presidente della Repubblica è un organo dell’ordinamento sovranazionale, avente il compito di assicurare l’obbedienza dell’Italia, e che l’ordinamento sovranazionale è quello che conta, mentre la Costituzione nazionale è solo un proforma. Mattarella ha attuato e rispettato la legalità che conta, quella superiore. Il suo operato è, insomma, legittimo per motivi superiori alla legge nazionale.

I proprietari del MoVimento 5 Stelle hanno operato la conversione da movimento anti-sistema a partito spartitorio pro sistema, apportando al sistema i voti del loro ingenuo elettorato, così come ai tempi di Veltroni il Partito Comunista poi PDS operò la conversione da anticapitalista a pro bancario, e fu pertanto posto alla guida politica del Paese e incaricato di sceglierne i Capi di Stato in modo che questi potessero fare ritornare il PD al governo anche senza consenso popolare quando avrebbe perso le elezioni.

La Lega a sua volta ha perso per strada quasi tutta la sua carica anti-sistema e, come giustamente osserva Diego Fusaro, si è avvicinata all’altro volto del capitalismo liberista, quello dell’area di Forza Italia. Ora quindi, se vuole, la dirigenza della Lega può fare opposizione autentica, dura, dalle piazze, mobilitando le forze produttive tradite; oppure può fare un’opposizione europeisticamente e liberalisticamente corretta, sapendo che così potrà ritornare al governo in una coalizione di centro-destra, verde-bluette (2), quando l’altro braccio del neoliberismo, cioè quello giallo-fucsia (3), sarà stanco o screditato, e si realizzerà così un’alternanza simulante la democrazia. I governanti italiani di volta in volta al potere, collaborazionisti con gli interessi stranieri, potranno partecipare al saccheggio del paese assieme ai loro patrons.

Si conferma quindi la posizione asservita dell’Italia, la sua impotenza ad affrancarsi dalla dominazione e dallo sfruttamento stranieri, e si conferma quindi la validità del mio consiglio di sempre: emigrare come unica via d’uscita da un percorso di costante peggioramento e degrado.

(1) Costantino MORTATIIstituzioni di Diritto Pubblico, Cedam 1958, Pagg. 369-370.

(2) Così lo chiama Diego Fusaro, evidenziando l’inautenticità della sua pretesa alternatività,

(3) Così lo chiama Diego Fusaro per evidenziare che il PD non è una forza di sinistra, cioè tutelante lavoratori e popolo in generale contro gli interessi del capitalismo, ma fa esattamente l’inverso, con la copertura di provvedimenti marginali per i ceti più disagiati.

28.08.19 Marco Della Luna

ri e popolo in generale contro gli interessi del capitalismo, ma fa esattamente l’inverso, con la copertura di provvedimenti marginali per i ceti più disagiati.

28.08.19 Marco Della Luna

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IL SOVRANISMO DELLA SERVA ITALIA

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IL SOVRANISMO DELLA SERVA ITALIA

Nell’800 l’Italia unitaria è nata serva al servizio di potenze dominanti, per loro volere e intervento. Con le guerre coloniali e con l’inopportuna partecipazione alla I GM ha cercato invano di affrancarsi e di parificarsi a Francia, Germania, Regno Unito. Poi ci ha provato Mussolini. Poi, nel secondo dopoguerra, in diversi modi, grandi personaggi hanno tentato di difendere gli interessi nazionali dal predominio e dall’ingerenza degli interessi stranieri: Mattei, Moro, Craxi, Berlusconi; i primi due stati neutralizzati da criminali, il terzo dalla giustizia, il quarto di nuovo dalla giustizia in collaborazione con lo spread (Draghi-Merkel). Gli spavaldi economisti che prospetta(va)no una facile e vantaggiosa uscita dell’Italia dall’Euro per sottrarsi al rigorismo recessivo, forse non tenevano presente la realtà storica.

E’stato provato che l’Italia è inserita, da poteri tecno-finanziari esterni ad essa e contrari ai suoi interessi, in un certo programma europeo o atlantico, che comprende il suo spolpamento e la cessione dei suoi assets a controllo straniero. L’euro e le sue regole sono uno strumento essenziale a questo fine (vedi i miei Euroschiavi, Tecnoschiavi, Cimiteuro, Traditori al Governo, Oligarchia per popoli superflui). L’Italia neanche se unita e neanche se guidata da autentici statisti -quali oggi non esistono né in Italia né altrove in Occidente- potrebbe battere il liberal-capitalismo finanziario imperante, e affrancarsi da tale programma: gli strumenti finanziari, monetari, mediatici e giudiziari in mano agli interessi dominanti sono troppo forti; prima bisognerebbe che il loro apparato di potenza fosse abbattuto da un rivolgimento perlomeno continentale. Soprattutto sotto leaders modesti come Salvini, Di Maio, Renzi, con certezza non si raggiunge la libertà. I tentativi di affrancamento, come quello, vago e timido, del governo gialloverde, non possono che fallire e ricadere in danno agli italiani.

Dai tempi dell’occupazione longobarda, e poi franca, normanna, francese, spagnola, austriaca, la gran parte dei politici italiani aspira a collaborare coi padroni stranieri aiutandoli a sfruttare l’Italia, perché aiutandoli si eleva verso di essi e sopra i comuni italiani. E’ un tratto culturale storicamente consolidato. In Italia, fare il Quisling non è un titolo di demerito, ma all’opposto di nobiltà; questo va ricordato a coloro che hanno dato del Quisling al Quirinale: non è un vilipendio, è un encomio.

Da tutto quanto sopra consegue che agli italiani conviene un governo non ribelle agli interessi stranieri, specificamente franco-tedeschi, piuttosto che uno ribellista ma impotente, che attira ritorsioni su di loro. Un governo sottomesso ma dialogante, che attenui la violenza del processo di spolpamento, espropriazione ed invasione afroislamica, e lo diluisca nel tempo, dando modo alla popolazione generale di vivere decentemente qualche anno in più, e alla parte più valida di essa di emigrare e trasferire aziende e patrimonio all’estero.

Agli intellettuali antisistema non conviene farsi partito politico, sia perché non vi è spazio per l’azione politica, sia perché verrebbero attaccatati dai magistrati politici e dall’apparato mediatico.

L’azione antisistema, di critica e controproposta al regime tecnofinanziario, sebbene impossibile sul piano governativo, potrebbe invece parallelamente continuare sul piano culturale e informativo: la critica intelligente e competente potrebbe costituire un’associazione internazionale di ricerca scientifica socio-economica, geostrategica e storica, meglio se con sede all’estero (fuori della portata della giustizia nostrana), indipendente da ogni ente pubblico e dal capitale privato, avente lo scopo di mettere in luce la verità, gli inganni e i meccanismi monetari-finanziari che essi nascondono.

§§§§§

Ora qualche nota sulla crisi di governo in atto.

Salvini l’ha aperta in un momento scelto razionalmente, forse non il migliore, ma verosimilmente l’ultimo possibile (non voglio pensare l’abbia aperta confidando nelle assicurazioni di Zingaretti, che non si sarebbe alleato coi grillini ma avrebbe spinto per le elezioni: se Salvini si fosse fidato di tali dichiarazioni, ignorerebbe l’abc della politica, ossia che menzogna e dissimulazione sono parte essenziale del metodo politico). Poi l’ha gestita male, con tentennamenti, incertezze, contraddizioni, e scarse analisi economico-giuridiche. Al Senato non si è difeso efficacemente dalle stroncature di Conte: ha replicato usando argomenti deboli mentre ne aveva a disposizione di ben più forti; non ha ribattuto sul piano giuridico-costituzionale; è apparso in pallone, impacciato, patetico nei suoi appelli alla Madonna e nel suo offrirsi come bersaglio. La sua difesa è stata fatta molto meglio dalla sen. Bernini di Forza Italia, che ha smascherato l’ipocrisia e le contraddizioni di Conte. Salvini è un buon comunicatore, ha un buon fiuto, non è stupido, è ben sopra la media dei politici nostrani, ma adesso tutti hanno potuto vedere che non ha la saldezza né la preparazione culturale dello statista. E’ o è stato un leader carismatico, e i leaders carismatici perdono il carisma allorché appaiono perdenti. Però Salvini può ancora rinquartarsi e recuperare, specialmente se la Lega va all’opposizione e fa opposizione dura e aggressiva nelle piazze, o anche se ricuce con il partito della Casaleggio & Associati, perlomeno al fine di proteggersi dagli attacchi giudiziari stando al governo. Però in ogni caso dovrebbe colmare le sue lacune in diritto costituzionale ed economia internazionale.

Ad ogni modo, la carica sovranista e antisistema dei capi grillini e leghisti era da tempo andata scemando e riducendosi a poche banalità pressoché inoffensive e a denunce sterili.

Ben diversamente, Grillo era partito, prima che fosse fondato il M5S, da una vera critica antisistema, che metteva in luce il fattore centrale del potere e dell’iniquità, che spoglia della loro sovranità i popoli: la privatizzazione della sovranità monetaria, il monopolio privato della produzione e allocazione della moneta e del credito. Poi, divenendo capo di una formazione partitica assieme alla Casaleggio e Associati, aveva smesso di parlare di queste cose, troppo autenticamente disturbanti per il sistema, e ciò era giustificato, ad usum imbecillium, asserendo che si tratterebbe di cose che la gente non capisce. Era passato alla dottrina del vaffa, più alla portata della classe cui si rivolgeva, e ben tollerabile per il sistema.

Tuttavia, ancora nei due anni precedenti le elezioni politiche del 2018, alcuni esponenti grillini, segnatamente Villarosa (attuale sottosegretario alle finanze), Pesco e Sibilia, si erano interessati e avevano approfondito con impegno la materia monetaria e bancaria, richiedendo e ricevendo la collaborazione mia e di altri studiosi di questo campo, organizzando eventi pubblici e promettendo iniziative concrete una volta al governo. Ma, al contrario, una volta accomodatisi sulle poltrone governative, i predetti non solo non hanno preso alcuna concreta e visibile iniziativa, ma hanno addirittura rifiutato ulteriori contatti con noi. Evidentemente avevano ricevuto ordini di scuderia e calcolato la loro convenienza. Si sono allineati al sistema, con tutto il Movimento, il quale si è rivelato e confermato uno strumento per raccogliere il dissenso antisistema e poi neutralizzarlo, anzi portarlo al sistema convertendolo in consenso ad esso, a braccetto col partito dei finanzieri detto PD, e con la risibile mascheratura di contentini demagogici, rumorosi e dannosi come il c.d. reddito di cittadinanza, il salario minimo, una riforma giacobina e incompetente del processo penale. E dopo hanno votato Ursula von der Leyen, falco finanziario germano-rigorista, gettando completamente la maschera: servono interessi opposti a quelli dichiarati. Ancor prima, Movimento e Lega erano entrambi passati da posizioni critiche verso l’Euro, spavaldamente contemplanti la possibilità di uscirne senza danno (Borghi, Bagnai) in caso di rifiuto di opportune e strutturali riforme dell’apparato europeo, a posizioni di definitiva accettazione dell’Euro e di arrendevolezza a Bruxelles. Ma ciò non è bastato ad evitare l’isolamento e la marginalizzazione dell’Italia in sede europea, né a ottenere più margini di spesa pubblica.

Insomma, come governo antisistema il governo gialloverde era fallito prima di cadere, o più precisamente prima di nascere. Non abbiamo perso molto. Anzi, abbiamo guadagnato in chiarezza.

22.08.19 Marco Della Luna

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