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LE NOZZE DI GOLPE E RECESSIONE

LE NOZZE DI GOLPE E RECESSIONE

Serie tanto ripetute e brutte di perdite sui titoli sia azionari che obbligazionari (e in quasi tutti i comparti dei portafogli dei fondi di  investimento) si erano avute solo nel 1929. Ma oggi, rispetto al 1929, ci sono aggravanti:

-un rallentamento in atto dell’economia su scala globale

-banche in crisi per migliaia di miliardi di perdite su derivati e crediti

-prossima riduzione o fine del quantitative easing sia in Europa che in America

-ripetuti rialzi dei tassi

-un tedesco o simile a capo della BCE al posto di Draghi.

Con quanto sopra si prepara la tempesta perfetta, che -a volerlo- si poteva facilmente prevenire sin dagli interventi statali nella crisi del 2008, ma che l’oligarchia bancaria globalista ha per contro voluto permettere (con la solita strategia del pump-and-dump, ma elevata al cubo), perché grazie ad essa potrà rastrellare tutti gli assets e tutti i residui di autonomia politica dalle nazioni che sta mettendo in ginocchio.

Pare che questo piano sia contrastato da una forza politica incarnata soprattutto negli alti gradi del Pentagono nell’amministrazione Trump, il quale, oltre ad aver imposto alla Fed moderazione nei rialzi dei tassi, nel 2018 ha emesso decreti presidenziali idonei a colpire con sequestri, arresti e corti marziali chi attacca i diritti umani e l’economia, anche dall’estero.

Se la tempesta perfetta non verrà sventata, l’Italia, col suo debito pubblico e la sua inefficienza comparata, e con un tedesco o finlandese a capo della BCE, verrà colpita più duramente di molti paesi che, dal 2008 ad oggi, hanno recuperato fortemente sia nel PIL che nel mercato immobiliare, acquisendo così la capacità di assorbire i colpi dei mercati. L’Italia cadrà in recessione lo spread diverrà insostenibile.

A quel punto, delle due, l’una:

-o uscirà dall’Euro e magari anche dall’UE, recuperando la sovranità monetaria e sperando che i suoi governanti siano tecnicamente capaci di gestire il cambiamento;

-oppure il trinomio BCE-UE-Quirinale farà un nuovo golpe mettendo su un governo alla Monti, si dice con Draghi premier, o con una trojka europeista, che imporrà una nuova stangata fiscale, ovviamente anche patrimoniale, e dovrà reprimere con la forza le inevitabili proteste.

Questo nuovo golpe avrebbe come protagonisti:

-Un presidente della Repubblica nominato da una maggioranza parlamentare frutto di una legge già dichiarata incostituzionale, e scelto da Renzi e soci, cioè dal partito dei banchieri, pensando a tornare al governo senza passare per nuove elezioni. Nel suo passato, di notevole vi è solo la sua importante partecipazione, come vicepremier, a un governo che, in violazione della  Costituzione e senza nemmeno dichiarare la guerra, bombardò i civili serbi su richiesta e per conto di interessi stranieri, al fine – come ha ricordato Diego Fusaro – di fare del Kosovo una grande piattaforma NATO anti-russa.

-E un Draghi, che dapprima, il 02.06.92, partecipò quale direttore generale del Tesoro al famigerato Britannia party, nel quale fu pianificata la destabilizzazione e privatizzazione dell’Italia in favore di capitalisti stranieri (https://www.movisol.org/09news177.htm), e poi si impose sulle perplessità della Sorveglianza di Bankitalia al fine di permettere l’acquisto di Antonveneta da parte di MPS (w.ww.liberoquotidiano.it/news/economia/13278026/monte-paschi-siena-acquisto-antonveneta-documento-incastra-mario-draghi.html), che, fatto appositamente senza previa due diligence, mandò in rovina la banca senese, arricchendo enormemente soggetti la cui identità è ancora ben coperta.

Si avvicina, insomma, il termine ultimo per potersi trasferire con le proprie attività in terre più salubri.

05.01.19 Marco Della Luna

P.S. Come sventare ora la tempesta perfetta? L’ho indicato nei miei precedenti articoli Argomenti contro golpe e declino e Deficit di bilancio e deficit di efficienza, contenenti suggerimenti che il governo non ha ancora voluto o potuto mettere in atto.  Il loro senso è ripreso dal seguente articolo, occasionato dal commissariamento di Carige.

L’asimmetria contabile fascista che rovina banca CARIGE e le altre
– di Marco Saba, 3 gennaio 2019
 http://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.240258.1448039436!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/articolo_648/image.jpg
   L’assurdità è che la creazione di denaro è attualmente esentasse – mentre invece è una vera e propria tassa di per se – e non è segnalata come un afflusso di denaro nel conto dei flussi di cassa della banca. Ma è segnalata come un deflusso quando la banca spende il denaro creato.
Benvenuti nel mondo fantastico della Contabilità Asimmetrica.
  Il mondo della comunicazione ufficiale ha dimenticato di segnalare con la dovuta attenzione l’uscita di una serie di documenti importanti sulla questione della creazione del denaro da parte delle banche e di trarne le dovute conseguenze.
   Documenti pubblicati dalla Banca d’Inghilterra nel 2014, anno in cui sono andato alle assemblee degli azionisti di tre banche – CARIGE, INTESA e UNICREDIT – a segnalare che le banche non avevano contabilizzato correttamente la creazione di denaro, e ulteriori documenti pubblicati anche da studiosi riconosciuti a livello internazionale, come Massimo Costa [2009], Richard Werner [2014], Asgeir Torfason [2014], Steve Keen [2013], Michael Kumhof [2012] Zoltan Jakab [2015], Biagio Bossone [2018] e altri, spingono a rivedere il modello ufficiale che descrive la banca e – quindi – la sua tenuta dei conti: la banca commerciale oggi non è una intermediaria di fondi che vengono prestati alla clientela, ma una creatrice dei fondi stessi che poi impiega, una creatrice di depositi, come conferma anche la Banca d’Italia. 
 
    Ma allora come mai tiene i suoi conti in un modo che non rivela questa creazione di denaro ? Dov’è l’inghippo ?
    Dobbiamo partire dalla prima nota, dal libro giornale e dai flussi di cassa. Quando la banca decide di fare un prestito, registra due scritture: una uscita di cassa e la creazione di un deposito. Si tratta di denaro scritturale, ovvero denario “bancario”. 
 
    La banca bonifica il conto pescando dalla cassa, ma non registra la creazione del denaro scritturale come ingresso di cassa, come afflusso, al momento che ha deciso di crearlo. Se la cassa precedentemente era a zero, per esempio, dopo le scritture la cassa va sotto zero. Una situazione contabilmente assurda, un flusso negativo di cassa, un prestito allo scoperto che – nel caso si trattasse di qualsiasi altra società – ne comporterebbe immediatamente la messa in liquidazione.
    Ma nel caso della banca si consente un fatto assurdo: si consente cioé alla banca di riappropriarsi immediatamente del conto del cliente, appena bonificato, e di utilizzarlo – a posteriori – come giustificativo dell’uscita di cassa precedente ! Le banche hanno creduto di realizzare così il sogno degli scrittori di fantascienza: il viaggio a ritroso nel tempo ! In termini legali, la questione si chiama “NON CAUSA PRO CAUSA”, ovvero: l’accredito del conto del cliente non può giustificare EX POST FACTO la disponibilità di denaro per l’uscita di cassa.
L’asimmetria contabile è il risultato di una disposizione fascista
    Per ridare i colori della legge a questa operazione truffaldina, durante il fascismo venne scritto un articolo nel codice civile che permetteva alla banca di appropriarsi formalmente dei depositi della clientela, l’art.1834 che recita: “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usiSalvo patto contrario, i versamentie i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si è costituito il rapporto.” (Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi, 4 aprile 1942)

Con questo infausto stratagemma il regime fascista, che controllava le banche nazionalizzate che erano proprietarie della Banca d’Italia, intendeva ottenere vari scopi: nascondere al pubblico il fatto che le banche creano denaro e quindi impedire che si potesse giudicare l’arbitrio dell’azione del governo fascista alla luce del fatto che avrebbe potuto creare comunque tutto il denaro che necessitava per perseguire i suoi scopi. Si voleva cioè impedire lo scrutinio democratico ed il sistema bancario faceva parte dell’armamentario degli arcana imperiifascista dove vige la regola: Circolare, circolare, non c’è niente da vedere ! Questo è il segreto del fascismo che i padri costituenti, sotto l’amorevole guida dell’ambasciata statunitense, si guardarono bene dal correggere nella Costituzione democratica !

Quello che avviene quindi, con la creazione di nuovi depositi bancari, è che la banca di fatto – SOSTANZIALMENTE e nella pratica – tiene segregati i nuovi depositi dai depositi preesistenti, ovvero non presta il risparmio o la raccolta – ma FORMALMENTE, contabilmente, fa apparire come se vigesse la non-segregazione dei depositi della clientela per esercitare un arbitrio su di essi. Ovvero, coinvolgendo il pubblico – volente o nolente – nei destini della banca. Lo Stato Fascista non voleva che il pubblico scoprisse il vero segreto bancario perché in questo modo manteneva il controllo su tutto il denaro creato, per l’appunto, IN NERO.

Il rimedio è talmente banale che sfugge agli scribi del Tempio: si tratta semplicemente di registrare in entrata di cassa tutto il denaro che la banca decide di creare – quando effettua degli impieghi – come afflusso di cassa. Il denario bancario infatti è da gran tempo denaro a corso legale ed addirittura super-legale per i pagamenti oltre i 3mila euro che, per legge, non possono essere effettuati col denaro contante materiale che sarebbe considerato “a corso legale”. Se il denaro che la banca crea vale per movimentare in uscita il conto di cassa quando viene impiegato, deve altresì valere per movimentarlo in entrata quando lo si crea.

I casi sono due: o il denaro bancario NON movimenta la cassa, e allora il deposito del cliente deve essere creato fuori dai libri contabili e gestito parimenti (come avviene in una blockchain di criptovaluta), oppure la movimentazione deve avvenire nei due sensi, afflusso e deflusso. Altrimenti si ha una contabilità asimmetrica che non torna, comunque la si rigiri.

    Io propendo per la seconda soluzione che appare la più logica, comunque il risultato non cambia: o ci sono delle perdite registrate che non dovrebbero esserci, oppure appariranno dei profitti che prima erano nascosti (vedi: Bossone – Costa, “The accounting view of money”, Banca Mondiale, 2018).
Il fascismo non c’è più, ma la macchina contabile fascista è ancora lì…

    Bisogna prendere atto che l’articolo del codice fascista è menzognero e che la contabilità bancaria va rettificata di conseguenza attraverso una revisione che, partendo dal Rendiconto finanziario, che terrà conto degli afflussi da creazione, vada a rettificare anche il Conto economico e lo Stato patrimoniale.  

    In attesa dell’aggiornamento del codice civile, tuttavia, nulla vieta di procedere con la revisione contabile, anzi: s’impone, anche perché questa via è fattibile in virtù del disposto dell’art.2423 del codice medesimo, sulla redazione del bilancio, terzo capoverso:

Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo.

    Questo è quanto abbiamo chiesto a CARIGE, dal 2014 e al Tribunale di Genova dal 2016. Lo abbiamo richiesto anche a quasi tutti gli organi della Commissione Europea e alla stessa Banca Centrale Europea sperando che, per evitare l’implosione di questo sistema, non occorraaugurarsi la completa dismissione dell’euro stesso.

Breve bibliografia:
Prof. Massimo Costa, Sulla natura contabile delle “passività monetarie” nei bilanci bancari, ed. RIREA, giugno 2009
http://www.rirea.it/rirea/node/214
Proff. Charles W. Mulford, Eugene E. Comiskey,Cash Flow Reporting by Financial Companies: A Look at the Commercial Banks,   Georgia Tech College of Management, luglio 2009
https://smartech.gatech.edu/handle/1853/29098
Prof. Asgeir B. Torfason,Cash flow accounting in banks – a study of practice, Università di Goteborg, Aprile 2014
https://gupea.ub.gu.se/handle/2077/35272
Prof. Antonino Galloni,Il futuro della banca – Lineamenti di teoria bancaria e finanziaria, ed. Eurilink, Agosto 2014
http://eurilink.it/prodotto/il-futuro-della-banca-lineamenti-di-teoria-bancaria-e-finanziaria-2/
Thomas Mayer, Roman Huber,Vollgeld: Das Geldsystem der Zukunft. Unser Weg aus der Finanzkrise Taschenbuch, Tectum Sachbuch, Agosto 2014
https://www.amazon.de/Vollgeld-Geldsystem-Zukunft-Unser-Finanzkrise/dp/3828833500
Prof. Richard A. Werner,A lost century in economics: Three theories of banking and the conclusive evidence, International Review of Financial Analysis
Volume 46, Luglio 2016, Pagine 361-379
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477
Prof. Dirk J. BEZEMER  –

Towards an ‘accounting view’ on money, banking and the macroeconomy: history, empirics, theory, Cambridge Journal of Economics, Volume 40, Issue 5, pp. 1275-1295, Settembre 2016
https://academic.oup.com/cje/article-abstract/40/5/1275/1987682?redirectedFrom=fulltext
Avv. Marco Della Luna,

MONETA SCRITTURALE: LE ORDINANZE DEL TRIBUNALE, 28 Febbraio 2017
http://marcodellaluna.info/sito/2017/02/28/moneta-scritturale-le-ordinanze-del-tribunale/
Avv. Silvio Orlandi,

Un viaggio attraverso il non mutuo bancario. Analisi critica della questione monetaria,  Sindimedia Edizioni, Maggio 2018
https://www.amazon.it/viaggio-attraverso-bancario-questione-monetaria/dp/883199400X
Proff. Biagio Bossone, Massimo Costa,

The “accounting view” of money: money as equity, The World Bank, Maggio 2018
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/accounting-view-money-money-equity-part-i

Zoltan Jakab e Michael Kumhof, Banks are not intermediaries of loanable funds — facts, theory and evidence”, Staff Working Paper No. 761, Bank of England, ottobre 2018

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SOVRANISTI E SERVILISTI

SOVRANISTI E SERVILISTI

Quello odierno sulla legge di bilancio non è tiro al piccione, ma tiro al tacchino:

La maggioranza del cambiamento  ha partorito una legge finanziaria di conservazione dell’esistente nei suoi tratti peggiori: infatti, concedendo il c.d. reddito di cittadinanza essa incentiva il parassitismo e il lavoro nero, mentre togliendo il credito d’imposta per l’innovazione disincentiva gli investimenti per l’efficienza e la competitività, fattore critico dell’economia italiana; inoltre non ha toccato i capitoli di spesa a spreco mentre non sostiene le assunzioni. Si noti: il reddito di cittadinanza va a sostenere la domanda interna, che non stimola la crescita economica, anche perché i poveri comperano perlopiù prodotti di importazione nei discount. Tagliare i fondi a innovazione e infrastrutture per sovvenzionare chi non lavora è la cosa più folle e suicida che si potesse immaginare. Ma l’elettorato grillino è così: vuole ciò che piace all’Italia che non ci piace. Di majo in pejo, insomma. I grillini vanno bene per fare opposizione, ma al governo sono più nocivi dei servitori dell’eurocrazia.

Il governo sovranista era partito con proclami di sfida e di menefrego verso l’UE e lo spread; ma, dopo i mancati aiuti di Trump e Putin, dopo le prime minacce di procedura di infrazione e le prime impennate dello spread, si è arreso, non avendo la forza né le condizioni politiche per resistere. Ha proprio capitolato, tanto da lasciare alla Commissione di scrivere i tratti fondamentali della legge di bilancio, che poi ha presentato in parlamento blindata dalla fiducia senza passare per la commissione. Ossia ha imposto al parlamento italiano di approvare senza discuterla una legge scritta all’estero da Moscovici e Dombrovskis. Esattamente l’inverso del sovranismo: questo governo si è fatto servilista, strumento dell’affermazione della sovranità straniera sull’Italia, della Commissione junckeriana sul parlamento italiano. E il Quirinale si è confermato garante di tale obbedienza.

Inoltre il governo ha accettato di imporre all’Italia un rialzo a 23 e 29 miliardi delle clausole di salvaguardia per il ’20 e il ’21, che porterebbero l’iva al 26%, per giunta in un periodo di recessione, congiunta alla prossima fine del quantitative easing, la quale rende insieme più probabile che le dette clausole scattino, e più devastante in senso depressivo il loro effetto: una follia.

Insomma, questi supposti sovranisti sono incompetenti, velleitari e immaturi, non sanno valutare le conseguenze delle loro azioni e sembrano proprio andare avanti senza alcuna strategia, ma solo con scelte tattiche, alla giornata, guardando ai sondaggi e improvvisando.

Agli ingenerosi cacciatori di tacchini che così sparano sul governo, io replico sommessamente: questa è una legge razionale, perché è una legge attendista, mirante a conservare i consensi in funzione delle prossime elezioni europee, con le quali si vuole rovesciare il rapporto di forza entro l’UE in favore di una politica economica espansiva e di tutela delle democrazie nazionali. Stanti gli sfavorevoli rapporti di forza attuali, è stata una scelta obbligata, anche se comprende concessioni alla demagogia a spese del sistema-paese.

Ammetto che altre cose però non sono razionali nelle scelte del governo.

Non razionale e inutilmente dannosa (per 3 miliardi, si stima) è stata la scelta di partire con dichiarazioni bellicose di stampo sovranista, per poi doversi piegare agli ordini delle istituzioni europee. Se non hai i mezzi per fare la guerra o non hai la volontà politica di farla, perché mai l’hai dichiarata?.

Non razionale, inoltre, appare l’aver rialzato le clausole di salvaguardia, appunto perché l’attuale tendenza recessiva italiana e generale, combinata con la fine del quantitative easing, aumenta assai il rischio che esse scattino e che poi, scattando, mandino in rovina il Paese.

Io però immagino ben tre possibili giustificazioni razionali di tale scelta apparentemente suicida:

a)Di Maio e Salvini scommettono che i sovranisti vinceranno le elezioni europee di Maggio 2019, che riformeranno le regole comunitarie, e che ciò risolverà i problemi di osservanza dei vincoli finanziari europei;

b)oppure auspicano il tanto peggio, tanto meglio, ossia che le clausole scattino, che l’iva schizzi al 26%, che si prospetti il baratro del crollo economico, e che ciò crei le condizioni per uscire dall’Euro e, forse, dalla stessa Unione Europea (oggi ancora il 70% degli italiani vuole restare dentro);

c)oppure ancora prevedono che, nel 2020, quando quelle clausole potranno scattare, al governo saranno non più loro, ma altri partiti, i quali quindi dovranno farsi carico della patata bollente (assieme agli italiani).

L’ipotesi a) è inverosimile: è molto probabile che i sovranisti non ottengano la maggioranza assoluta e che nell’Europarlamento si formi una maggioranza di popolari, liberali, socialisti; ma anche se i sovranisti ottenessero la maggioranza, non coopererebbero tra loro perché sono nazionalisti, e ciascun gruppo nazionale farebbe gli interessi del proprio paese; e già sappiamo che i paesi di Višegrád hanno un orientamento diverso da quello di Lega e Stelle; e che i sovranisti austriaci come quelli francesi hanno interessi contrastanti con l’Italia, quindi non ci sarà un fronte sovranista europeo.

L’ipotesi b) è problematica: è difficile prevedere che cosa avverrà in caso di tracollo economico; ma, stante la disunione, la remissività e la codardia tipiche degli italiani, è probabile ne approfitteranno i potentati finanziari stranieri, e che manderanno una supertroika a prendersi tutto il prendibile, comprando politici e istituzioni.

L’ipotesi c) è concretamente possibile: basta che questo governo non metta ministri competenti e capaci di rapportarsi con la realtà al posto di velleitari e improvvisati improvvisatori, basta che continui a procedere in modo dilettantesco, a far danni, a rimangiarsi promesse, e che l’economia continui a peggiorare. La popolazione generale non vede i nodi prima che arrivino al pettine: per ora, non presta attenzione e non capisce le implicazioni delle clausole di salvaguardia e delle altre scelte economicamente sbagliate, fatte a scopo elettorale. Ma se un domani alla gente arriveranno sul muso le conseguenze di tali scelte, qualcuno rischia di battere in sputtanamento lo stesso Matteo Renzi. 

21.12.18 Marco Della Luna

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SCIOPERO LITURGICO CONTRO SALVINI

SCIOPERO LITURGICO CONTRO SALVINI

Don Paolo Farinella, parroco di S. Torpede in Genova, ha preannunciato che chiuderà la sua chiesa per questo Natale e non celebrerà l’eucarestia come protesta contro il DL Sicurezza di Matteo Salvini, siccome ritiene che ogni immigrante sia Gesù che fugge dalla persecuzione di Erode, quindi respingere gli immigranti sia respingere Gesù.

Coacervo di discutibili sciocchezze, prodotto “di punta” dei non-preti di oggi”, commenta un sacerdote padovano.

Io commento così:

Don Farinella innanzitutto viola i suoi doveri sacerdotali. I sacerdoti “sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del nuovo testamento” (Lumen gentium, n. 28). Celebrare la liturgia è la ragion d’essere del sacerdozio e privare dell’eucarestia i fedeli è sempre illecito, non vi sono giustificazioni. La cura delle anime dei propri parrocchiani e la loro salvazione viene prima di tutto.

In secondo luogo, lo Stato è laico e non può basare le proprie decisioni sul Vangelo o sul Corano o sui Veda.

In terzo luogo, la storia evangelica della fuga in Egitto tratta di una persona sola, non di una migrazione di massa come quella odierna (peraltro non dovuta a persecuzioni, se non minimamente); quindi non vi è analogia tra quella storia e il problema migratorio attuale.

In quarto luogo, la complessiva storia di Gesù-Yoshua narrata nei Vangeli è storicamente del tutto indimostrata (miracoli e resurrezione compresi), mentre è stato accertato che l’80% dei discorsi che i Vangeli attribuiscono a Gesù è posticcio come pure ampie parti dei Vangeli, che sono stati scritti da persone che non avevano conosciuto Gesù-Yoshua (tranne forse Giovanni). Perciò i Vangeli non sono un testo attendibile, da cui si possa ricavare qualsiasi precetto, ma sono mera materia di fede.

In quinto luogo, la Bibbia è piena di storie di Dio che esorta il suo popolo a guerre e genocidi per difendere la sua terra da altri popoli (vedi Giosuè e Gideone, per esempio), e Gesù-Yoshua, suo figlio, non ha sconfessato il Padre su questo punto.

In sesto luogo, la storia oggettiva della Chiesa Romana è ricca di guerre ora istigate, ora combattute direttamente; di persecuzioni e stragi; di benedizioni di armi, di conquiste, di riduzione in schiavitù di molte genti; di partecipazione al grande business che oggi è all’origine della migrazione di massa; quindi questa chiesa non ha titoli morali per giudicare.

In settimo luogo, le organizzazioni legate alla Chiesa Cattolica hanno lucrato fortemente sul business degli immigrati, e il Papa, anche per rendersi popolare nel terzo mondo, ha appoggiato l’immigrazionismo; se ora Salvini toglie loro questa fonte di reddito, allora lo sciopero liturgico si comprende come sciopero economico sotto mentite spoglie.

16.12.18 Marco Della Luna

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NATALE SULL’ABISSO

NATALE SULL’ABISSO

Profezie sull’incipiente Recessione

Inverno 2018: è incominciata una flessione globale dell’economia in un quadro pericolosissimo, e non solo per i 2,2 milioni di miliardi di titoli potenzialmente tossici in giro per il mondo, 33 volte il prodotto mondiale (Il Sole-24Ore del 06.12.18), ma soprattutto per l’attuale struttura sociopolitica del genere umano nel suo complesso:

-Da un lato, la popolazione generale avrebbe l’interesse a rilanciare l’economia e uscire dalla recessione, ma ma non sa come e nel mondo globalizzato e finanziarizzato il suo peso sociale è divenuto pressoché nullo, come pure la sua forza di contrattazione col potere; essa non ha più alcuna capacità politica di farsi valere, e del resto le istituzioni politiche sono sottomesse ai potentati finanziari apatridi. I leaders ‘populisti’ vengono sistematicamente stoppati o piegati. Per giunta, il popolo non ha le basi per capire le dinamiche economico-monetarie e fondamentalmente beve lo story-telling ufficiale; anche le contestazioni dei movimenti sè-credenti antisistema restano all’interno del sistema, che non capiscono, prendendosela soltanto con aspetti marginali di esso.

-Dall’altro lato, abbiamo una global class che detiene il potere politico reale e  possiede gli strumenti per rilanciare facilmente la crescita economica ma non ha alcun interesse a farlo, anzi essa ha l’interesse opposto, essendosi oramai accaparrata le ricchezze e le fonti di reddito primarie del pianeta e avendo oramai indebitato verso di sé in modo indissolubile gli Stati stessi – gli emissari di questi interessi sono i vari Macron, Junker, Merkel, Moscovici, Draghi.  Essa oggi si concentra piuttosto sul rafforzamento del suo controllo della società e sui relativi strumenti tecnologici, mediatici e legislativi. 

Per queste ragioni, l’incipiente recessione ha un potenziale distruttivo abissale, senza precedenti per la società e, prima che essa sia finita, potremmo ritrovarci a vivere in condizioni molto diverse dalle attuali, e non solo economicamente: questa recessione potrebbe essere portata avanti e usata, in congiunzione con la montante crisi del cambiamento climatico, per risolvere il problema ecologico e demografico.

Questa volta la recessione è cominciata in modo graduale, ma diverrebbe un crollo ingovernabile e dagli effetti imprevedibili qualora esploda, per cominciare, la bomba dei circa 6.700 (si stima) miliardi di junk bonds e crediti irrecuperabili nei bilanci delle banche dell’Eurozona, soprattutto di quelle francesi e tedesche, e principalmente nella Deutsche Bank. Fino ad ora le crisi sono state governate e ammortizzate, e le rotture di sistema sono sempre state evitate, mediante gigantesche creazioni e iniezioni di denaro (palesi o sottobanco) da parte delle banche centrali. Potenza della sovranità monetaria, elasticità del capitalismo finanziario. Ma non si può dar per certo che lo facciano anche questa volta.

Buon Natale.

08.12.18 Marco Della Luna

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MONOTEISMO, MONOMANIA, UTOPIA

MONOTEISMO, MONOMANIA, UTOPIA

Note a margine di Ipazia di Alessandria e l’enigma di S. Caterina, di Nicola Bizzi (Aurora Boreale, 2018)

Tutti i monoteismi religiosi, come i totalitarismi ideologici, storicamente sono stati processi rivoluzionari, intolleranti, illiberali, che, mediante violenze, persecuzioni e propaganda, hanno cercato di cancellare, la cultura, i valori, i mores delle civiltà in cui prendevano il potere.

Consideriamo la storia oggettiva delle varie religioni monoteiste (o enoteiste o monolatriche1): atonismo (il culto solare di Amenhotep IV alias Ekhnaton), giudaismo, mazdeismo, cristianesimo, islamismo.

Se guardiamo in particolare a ciò che esse hanno fatto ogniqualvolta hanno scalato e preso il potere, troviamo che ciascuna di esse non solo crede, monomaniacalmente, di essere l’unica detentrice della verità, ma anche ha cercato di realizzare un nuovo uomo, una nuova società, un nuovo ordinamento giuridico. Esse quindi, tutte, hanno proceduto cancellando (demonizzando, perseguitando, travisando) il preesistente, e imponendo un pensiero e una verità unica, un unico modo di esperienza spirituale, con la promessa che questo nuovo modello risolverà presto tutti i mali, le ingiustizie e porterà la felicità e libertà, perché ovviamente esse sanno qual è il vero Bene e che esso vale per tutti, sicché chiunque lo rifiuti ha torto.

Ovviamente, per realizzare il loro progetto, cioè il nuovo uomo e il nuovo ordine, devono eliminare rapidamente il vecchio, le resistenze, con la violenza, che sempre è risultata indispensabile, perché il “vecchio”, il tradizionale, è storicamente consolidato nell’animo della gente, nella sua sensibilità, e nei mores come “fisiologia” del funzionamento culturale, sociale, politico, economico, spirituale. Il libro di Nicola Bizzi ampiamente descrive la resistenza della società tradizionale alla imposizione del cristianesimo e delle sue gerarchie.

Tutto questo le suddette religioni hanno in comune con le ideologie politiche totalitarie: fascismo, nazismo, comunismo, maoismo. Infatti sono tutte species di quella fallacia illuministica, costruttivistica, che con Karl Popper possiamo chiamare ‘utopismo’, ingegneria sociale ‘olistica’2: ossia, appunto, del convincimento che, in base a una nuova teoria o scoperta o rivelazione, sia possibile e doveroso ristrutturare l’uomo e la società come si ristruttura una casa: basta un buon progetto, molta buona volontà, la giusta forza e fermezza, e tutto funzionerà per il meglio: si realizzerà un ordine perfetto che durerà fino alla fine dei tempi. Invece, ogni tentativo di fare cose simili manca la meta prefissa e causa immense sofferenze, immense stragi e persecuzioni, immensi danni civili e materiali, prima di cadere o di trasformarsi in qualcos’altro. Infatti un corpo sociale non è una casa, non è un corpo inerte che si possa modificare a piacimento, ma un corpo vivente, e vivente secondo un ordine, una fisiologia, sviluppatisi lentamente nel corso della sua storia, cioè di secoli.

Mentre le religiosità politeistiche esprimono e sostengono questi equilibri organici e assettati, rispettosi perlopiù delle varie componenti etniche, culturali, cultuali, censuarie del corpo sociale -sono quindi religiosità mature, includenti-, al contrario, le religioni monoteiste sorgono tutte, storicamente, come progetti monomaniacali, rivoluzionari, escludenti, olistici e utopistici nel predetto senso, aggravati dal fatto di essere prescritti da un dio (o da una ‘scienza’ sentita come verbo divino, come è il caso del mercatismo), quindi dall’essere indiscutibili; e inevitabilmente generano violenza, così come le ideologie totalitarie, non solo perché devono eliminare la religione già esistente per sostituire ad essa il loro modello, ma anche perché promettono la soluzione rapida dei problemi esistenziali – la morte, il senso della vita, la giustizia, etc.3 – e, ovviamente, non riescono a mantenere queste promesse (recentemente si è visto il fallimento pratico del governo dei Fratelli Musulmani in Egitto); onde suscitano frustrazione nei devoti, e questa frustrazione, non potendo esse riconoscere il loro fallimento, deve essere scaricata all’esterno, affinché non crei lacerazione interna o dubbi – deve essere scaricata, cioè, su un capro espiatorio, che può essere interno (gli eretici) oppure esterno (gli infedeli, chi non si converte alla nuova religione): tutti questi capri espiatori vanno uccisi per volere di Dio.

L’islamismo è permanentemente in questa fase militante, uccidendo per motivi religiosi mediamente 100.000 infedeli all’anno nel mondo. Il giudaismo, che in origine si impone con la massima violenza però solo verso i membri del popolo eletto, oggi è in armi e in guerra per difendersi, e sa difendersi. Il mazdeismo, che gli inizi della sua carriera politica era molto impegnato con le armi, si è quasi estinto. Il cristianesimo, dopo aver fatto tali cose per secoli – come descrive il libro di Nicola Bizzi – e nei modi più feroci, in seguito, assai di recente, si è “civilizzato” e ha smesso dapprima di farle, poi di legittimarle, e ora le subisce per mano islamica mentre si dichiara una religione di amore, tolleranza, mitezza, perdono, tacendo e facendo tacere sue gesta storiche, sistematicamente perpetrate per 17 secoli abbondanti.

Nel cristianesimo moderno, civilizzato, secolarizzato, non più politicamente al potere, e ridimensionato dalla critica epistemologica, storica, filologica, la frustrazione per il non avverarsi della promessa e attesa soluzione divina dei mali esistenziali, è stemperata dallo stesso stemperarsi, assieme al senso del divino, dell’aspettativa di quella soluzione; e quel che resta di essa, si scarica perlopiù in via introversa: il credente viene educato ad imputare a sé stesso la causa del malandare delle cose, causa che è il peccato, anziché prendersela cogli altri. Quindi è ora facile per questa religione far dimenticare, presso le masse non istruite, il suo prevalente passato – 17 secoli su 20; ma libri come quello di Bizzi la riportano alla sua realtà.

14.11.2018 Marco Della Luna

1L’islamismo è propriamente monoteista, perché afferma l’esistenza di un unico essere di natura divina, onnipotente, onnisciente, eterno, creatore di tutti gli altri esseri. Le altre religioni non sono monoteiste. L’atonismo era monolatrico, ossia tributava culto a un unico dio, pur ammettendo l’esistenza di altri dei. Il mazdeismo crede in due dei: Ahura Mazda, il Bene; e Arei Manyu, il Male, nessuno dei due creato dall’altro; ovviamente adora solo il primo; è quindi una monolatria. Anche il giudaismo riconosce una pluralità di elohim (parola di origine ignota, che noi traduciamo come “dei”), di cui Jahvè è uno (gli altri sono Milkom, Kamosh, Baal Peor, El Elion); inoltre questi elohim vengono descritti come esseri tangibili, materiali, simili agli dei greci e romani; e nella cultura ebraica antica non esistono nemmeno i concetti di ente immateriale, di eternità, di onnipotenza, di creazione dal nulla – concetti tipicamente greci. Quindi anche il giudaismo è una monolotria politeristica. Il cristianesimo parte come monoteismo, mai in seguito, col Concilio di Nicea, viene ad affermare esplicitamente l’unità della sostanza divina e la pluralità (trinità) delle persone di dio. Poi, nei secoli, assorbe – soprattutto nella sua confessione cattolica – il vissuto devozionale della pluralità dell’esperienza e della manifestazione divina attraverso la creazione di un esercito di figure intermedie, dagli angeli ai santi alla Madre divina.

2‘Olismo’, dal geco ‘holos’ (intero), nel senso popperiano intende ogni progetto di cambiare l’ordinamento, la società, nel loro insieme e simultaneamente per adeguarli a un modello corrispondente al Bene rivelato, anziché correggerne via via i maggiori difetti.

3I primi cristiani, come scrivono nel Nuovo Testamento, si aspettano il ritorno in gloria e potenza del Redentore entro pochi anni, letteralmente prima che l’ultimo dei viventi al tempo di Gesù sia morto. La tempistica viene allungata e infine proiettata su un orizzonte indefinito solo poiché questa predizione non si avverava. Similmente, i Testimoni di Geova predicevano il Giudizio per il 1914, ma poi ovviamente hanno dovuto cambiare le loro pubblicazioni.

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L’ITALIA E IL NEMICO CAROLINGIO

L’ITALIA E IL NEMICO CAROLINGIO

Non si tratta di nazionalismo, ma di legittima difesa dell’economia contro interessi opposti

Mentre scrivo queste righe, si scalda lo scontro sul deficit del bilancio 2019 (2,4% sul PIL) presentato dal governo italiano e la c.d. Europa, con impennate dello spread: Bruxelles, Moskovici, Dombrovskis lo cassano e minacciano una procedura di inflazione.

Oggi gran parte del mondo – USA, Cina, India, Russia… – ha ripreso con successo, più o meno vigorosamente, politiche espansive, di investimenti (a deficit), di riduzione fiscale e di crescita. I loro sistemi bancari fanno credito all’economia reale e non solo a quella finanziaria.

All’opposto, l’Unione Europea, con la BCE, resta stolidamente abbarbicata a un modello finanziario deflativo, incentrato su austerità e competizione nell’esportazione – cioè, non potendosi abbassare il corso dell’Euro, per recuperare competitività nell’export i paesi non dominanti abbassano salari. Di conseguenza, l’area comunitaria, e soprattutto l’Eurozona, è in coda ai paesi OCSE in quanto ad andamento economico. L’Italia è in coda a questa coda, per le ragioni che ora vedremo. Il sullodato modello finanziario deflativo non è frutto di masochismo, né incompetenza economica, né di ostinazione su dogmi smentiti dai fatti: esso è funzionale agli interessi del capitalismo tedesco e francese, e a ricaduta agli interessi degli elettorati tedesco e francese. Esso infatti, assieme all’Euro, serve al rastrellamento delle risorse dei paesi deboli e all’assunzione definitiva di un ruolo egemonico sull’Europa occidentale, da parte dell’Asse carolingio Berlino-Parigi. Il meccanismo è molto semplice, spiegato in tutti i testi di economia internazionale:

Se hai un paese (l’Italia, per esempio) con una produttività minore, ossia con costi di produzione maggiori, rispetto a un altro (la Germania, sempre per esempio), avrai che i consumatori del primo paese avranno interesse, perché risparmieranno, a comperare i prodotti del secondo paese – quindi il primo paese si indebiterà progressivamente verso il secondo; e gli imprenditori del primo paese avranno interesse a trasferirsi nel secondo paese, perché là i loro investimenti renderanno di più – quindi il primo paese perderà liquidità verso il secondo; e i migliori lavoratori del primo paese avranno interesse a emigrare nel secondo, perché avranno paghe e servizi migliori – quindi il primo paese perderà le sue migliori risorse umane a vantaggio del secondo. In conseguenza, il primo paese perderà i mezzi per fare investimenti necessari ad efficientarsi e ad aumentare la propria produttività, mentre il secondo paese ne avrà in abbondanza, e aumenterà il suo vantaggio competitivo sul primo.

Fortunatamente per il primo paese e per gli equilibri internazionali, i flussi di denaro suddetti dal primo paese al secondo, facendo aumentare l’offerta della moneta del primo paese e la domanda del secondo, producono una svalutazione della prima e una avvalutazione della seconda; ne consegue che i prodotti del primo paese costeranno meno rispetto a quelli del secondo, e viceversa; onde si ristabilirà un bilanciamento.

Se però introduci il blocco dei cambi, come si è fatto con l’Euro (e prima con altri due sistemi, lo SME e l’ECU, dimostratisi rovinosi), questo fisiologico aggiustamento e riequilibrio non potrà più avvenire, e le risorse del primo paese si travaseranno nel secondo paese, il quale potrà comperare per prezzi di realizzo i migliori assets (o ‘cespiti’, in lingua italiana) del primo paese, sfruttando la sua condizione di indebitamento, e finendo per impadronirsi di esso. Il primo paese potrà ritardare questo esito tagliando duramente i salari onde recuperare parzialmente la competitività (che non può più recuperare lasciando svalutare la moneta e investendo in innovazione) e realizzare così saldi attivi di bilancia commerciale; ma perderà gradualmente efficienza e resterà indietro – ed è questo che sta avvenendo all’Italia sotto la regia della BCE e dell’UE.

Il processo di travaso può essere accelerato e forzato introducendo vincoli di bilancio che costringano il primo paese a realizzare permanentemente attivi primari del bilancio pubblico (ossia lo Stato preleva più soldi con le tasse dal sistema, di quanto gliene restituisca con la spesa pubblica): ciò determinerà insolvenze per carenza sistemica e crescente di liquidità, calo della domanda, interna, degli investimenti. Questo è lo scopo delle regole di finanza europee.

L’Euro è concepito sul modello del Franco Coloniale Francese, o CFA, oggi Franc Communauté Financière Africaine (valuta comune di 14 (o 15) stati africani e 155 milioni di persone), con cui la Francia si è presa la sovranità monetaria di buona parte del Continente Nero, una parte ricca di petrolio, e la esercita -si badi bene- attraverso il suo governo, non avendola ceduta alla BCE né alla Banca di Francia. La Francia, che impose il Franco Coloniale nel 1945 e tuttora lo emette, lo rende convertibile in Euro al cambio fisso di 1:1, ma i paesi della Comunità devono lasciare in deposito il 65% delle loro riserve valutarie in un conto di transazione della Banque de France a Parigi, cioè devono lasciare alla Francia il 65% di ciò che incassano dalle loro esportazioni, anche se così facendo devono lasciar morire di fame la loro popolazione e rinunciare agli investimenti per lo sviluppo. Le politiche delle due banche di emissione del Franco Coloniale sono decise insieme a rappresentanti francesi, formalmente in modo paritario, sostanzialmente dalla sola Parigi, che, attraverso il controllo della moneta e delle riserve (oltreché attraverso le sue forze armate), mantiene il suo potere coloniale senza però le responsabilità del rapporto coloniale dichiarato. La guerra contro la Libia aveva tra i suoi scopi quello di fermare l’iniziativa di Gheddafi per una moneta africana garantita con oro e che avrebbe spodestato il Franco Coloniale. Il Franco coloniale non permette ai paesi africani della Comunità di fare una libera politica di interesse nazionale, e li relega a serbatoio di materie e manovalanza, dato che, come già detto, devono lasciare alla Francia il 65% del loro attivo commerciale, quindi non possono investire per il loro sviluppo e devono pertanto svendere le loro risorse per tirare avanti. L’aggancio prima al Franco francese, ora all’Euro, tiene alto il corso del Franco Coloniale, quindi deprime le esportazioni, scoraggia gli investimenti mentre incentiva le importazioni (come avviene per l’Italia). Per giunta, la libera circolazione e la convertibilità in Euro del Franco Coloniale favorisce l’esportazione di capitali da questi sfortunati paesi: i leaders africani (sostenuti e pagati per servire il Paese esagonale) vanno a Parigi con le valigie piene di franchi coloniali che scambiano contro franchi o in dollari, e le banche centrali africane sono obbligate a riscattare questi CFA che i leaders hanno lasciato in Francia e che la Francia non vuole tenere. E devono farlo attingendo dal 65% dell’attivo commerciale che devono lasciare in Francia. Non vi è da stupirsi se tutto ciò induce milioni di africani di questa Comunità ad andarsene. Sono migranti economici, profughi non della guerra ma del colonialismo finanziario francese (e di quello cinese, e del land grabbing delle multinazionali…) – un colonialismo simile a quello che viene applicato all’Italia1.

L’Euro sta portando l’Italia in Africa, assieme alla Grecia e ad altri. La Francia non è una potenza democratica, umanitaria, amica: è una potenza coloniale, durissima, pericolosissima, fortemente nazionalista, che vive sullo sfruttamento scientifico, sistematico e sanguinoso dei più deboli che riesce a tener sotto di sé – così come generalmente avviene nei rapporti tra Stati, che la gente comune immagina e vuole simili ai rapporti tra le persone, ossia guidati dai sentimenti e dalla morale, ma che nella realtà sono guidati dall’interesse e regolati dai rapporti di forza. L’elettorato francese trae benefici dal suddetto sfruttamento, quindi si trova in obiettivo contrasto di interessi con i paesi sfruttati della Comunità Africana, e con quelli della Comunità Europea. Inoltre complessivamente , proprio come i tedeschi, disprezza gli italiani, che considera traditori nella II GM. Certo, la Francia non prende dall’Italia materie prime: prende aziende, mercati, infrastrutture. E non ci illudano gli abbracci tra Matteo Salvini e Marine Le Pen: questo conflitto non si può conciliare all’insegna del comune sovranismo tra Front National da una parte e sovranisti italiani dall’altra, perché è un conflitto non ideologico ma di interessi economici pratici. Per superarlo, bisognerebbe realizzare un’alleanza di interessi, offrire alla Francia qualcosa di più vantaggioso in cambio del suo progetto sull’Italia e sugli altri paesi europei deboli – exempli gratia, un’alleanza per far fronte comune contro la concorrenza colonialista cinese in Africa. Altrimenti si avrà come esito o lo schiacciamento finale dell’Italia, oppure la rottura dell’ordinamento UE o quantomeno dell’eurosistema.

Proseguendo nella lettura, si vedrà come il modello “estrattivo” del Franco Coloniale francese si combina col modello del Piano Funk tedesco nella strategia monetaria e finanziaria dell’Euro per la ristrutturazione politico-economica dell’Europa a vantaggio dell’Asse Carolingio franco-tedesco; e si capirà così che cosa era realmente l’idea alla base della costruzione europea, cioè porre fine ai conflitti tra Francia e Germania: era il progetto di allearle in un’impresa di sottomissione e sfruttamento degli altri paesi europei. Per questa ragione l’UE e l’Euro non possono essere corretti in quel loro difetto suddetto, che tanto ci danneggia, perché non è un difetto, bensì la loro ragion d’essere.

Ovviamente, per realizzare cosiffatti travasi neocoloniali è indispensabile acquistare o conquistare la collaborazione dei vertici istituzionali e dei mass media del paese da svuotare, soprattutto quando gli squilibri così generati generano tensioni socialmente laceranti nel paese vittima. E, se un governo si ribella, se cerca di fare investimenti a deficit per lo sviluppo nazionale, viene attaccato e delegittimato dall’esterno e dall’interno, e sostituito col Quisling di turno.

Questa è sostanzialmente la storia dell’Italia e del direttorio franco-tedesco nella Unione Europea, con la Germania in prima fila ad insistere affinché il governo prendesse il risparmio degli italiani per ridurre il debito pubblico – ossia affinché lo consegnasse ai soliti banchieri-predoni franco-tedeschi, come è avvenuto nel ‘salvataggio’ della Grecia nell’anno 2011. Corrispondentemente, abbiamo la seguente asimmetria tra la giurisprudenza della corte costituzionale italiana e la corte costituzionale tedesca: la nostra dice che, salvi (a parole) i principi fondamentali, le norme europee prevalgono sulla nostra costituzione; quella tedesca dice che le norme europee e in generale le cessioni di sovranità agli organismi comunitari sono ammissibili in quanto rispettino l’identità costituzionale tedesca (compreso l’ambito economico).

Abbiamo quindi una giurisprudenza per servi, e una giurisprudenza per padroni (Herrenvolk), in contrasto con l’art. 11 Cost., che prescrive condizioni di parità nella limitazione della sovranità.

L’aspettativa popolare, dominante in passato soprattutto in Italia, che vi sarebbe stata un’integrazione europea ispirata da uno spirito di solidarietà e apportatrice di efficienza, benessere, sicurezza, si è infranta contro l’evidenza dei fatti: le politiche europee, decise sempre più unilateralmente da Germania e Francia, sono state intenzionalmente e ab initio progettate al fine di trasferire risorse economiche e professionali dai paesi periferici alla Germania e, secondariamente, alla Francia – dalla politica agricola comune alla politica monetaria e fiscale.

Sono venute alla luce, soprattutto per merito dell’economista Antonino Galloni (che tentò di contrastarle) le articolate e protratte azioni di boicottaggio, condotte dalla Germania, e soprattutto dal cancelliere Kohl, contro l’Italia, finalizzate a bloccare le riforme utili all’efficienza e alla stabilità del sistema-paese, e a boicottarlo, allo scopo di porlo in condizioni tali da poterne rastrellare le risorse.

Le successive operazioni di Ciampi, Prodi e Monti al servizio di Berlino e Parigi sono state fasi avanzate, di quella strategia, la fase della mietitura; mentre l’operazione Mani Pulite, la farsa di risanamento giudiziario del Paese, servì da copertura alle manovre più proditorie di cessione di assets e di sovranità ai capitali stranieri. Alla luce di tali dati storici, le parole dell’Inno europeo, cioè dell’Inno alla Gioia di Schiller, “seid umschlungen, Millionen” (“state abbracciati, o milioni”), suonano ora irridenti proprio come quelle della scritta “Arbeit macht frei” che dava il benvenuto al Lager di Auschwitz.

Il sistema-paese Italia, entro la struttura europea, ha proseguito sul suo cammino di degenerazione e decadimento economico, civile, tecnologico, culturale, giuridico, politico. La sua cricca dirigente si mantiene sulla poltrona, nonostante il generale male andare del Paese, grazie agli accordi quislinghiani con potentati economici stranieri, ai quali, in cambio di appoggio politico e mediatico, consente di prendersi ampie porzioni della liquidità nazionale, le migliori industrie, i migliori mercati. Indebitarsi ed essere svenduto a pezzi ai creditori-finanziatori è però il destino di ogni paese decadente e che rimane indietro in fatto di efficienza produttiva. L’Unione Europea e l’euro si sono rivelati come gli strumenti per questa operazione di smantellamento e cannibalizzazione dell’Italia (di questa materia mi sono occupato principalmente in Euroschiavi, Cimiteuro, Polli da spennare, Traditori al Governo, Oligarchia per popoli superflui).

Mentre scrivo, da un lato il governo Lega-Stelle preavvisa la cricca di Bruxelles che presto verrà mandata a casa dalla prevedibile vittoria sovranista alle elezioni europee del maggio 2019 (cosa tutt’altro che certa), mentre dall’altro lato la medesima cricca, appoggiata dai mass media, manda minacce e preavvisi di colpi di spread e colpi di Stato, e gli opinionisti discettano sul se, come e quando il golpe sarà eseguito, o perlomeno tentato. Tutti concordano che il ruolo pivotale spetterà al Quirinale, in quanto supremo garante della sottomissione dell’Italia (nella costituzione reale) alle potenze egemoni.

Il dato forte, incombente e ineludibile, è che, per i prossimi 25 anni, la produttività (efficienza produttiva) italiana è prevista in costante declino; il che implica il passaggio dell’Italia al Terzo Mondo (molto prima di 25 anni), perché l’Italia continuerà a perdere competitività, quindi a dover ridurre i salari e le prestazioni sociali per compensare tale perdita, non potendo lasciar svalutare la sua moneta dato che l’euro blocca l’aggiustamento fisiologico dei cambi. Continueranno il calo della domanda interna, la crescita delle insolvenze, il calo e/o lo scadimento dell’occupazione, la fuga di aziende, capitali e cervelli, il take-over da parte dei capitali stranieri.

Per uscire da questa traiettoria di declino, l’Italia dovrebbe innanzitutto (ma non solo) fare investimenti infrastrutturali di lungo termine, cioè almeno ventennali, e idonei a far risalire la produttività: ricerca, tecnologie, ammodernamento, formazione del personale, infrastrutture, sistemazione idrogeologica. Però per fare tali investimenti si dovrebbe vincere la resistenza e i vincoli europei, che sono stati formulati proprio per mantenere l’Italia (e gli altri paesi poco efficienti) in uno stato di crisi e involuzione controllate permanenti, onde poterne rastrellare fino al fondo le risorse finanziarie, aziendali, professionali al fine di trasferirle in Germania e Francia (questo è il piano della c.d. integrazione europea: l‘opinione pubblica pensa e sente i rapporti tra diversi paesi come se fossero rapporti tra individui, cioè in termini di amicizia e inimicizia, solidarietà, invidia, eccetera; e questa sua tendenza e cognitiva viene sfruttata per vendergli una narrazione antropomorfica, ingannevole della politica internazionale ed estera, compresa quella comunitaria). E bisognerebbe vincerli non solo per il prossimo anno né per un anno alla volta né per tre alla volta, bensì per un programma di almeno vent’anni, concordato e accettato con Bruxelles. Con un programma ventennale di investimenti, gli imprenditori privati, potendo contare su lunghi e grossi appalti pubblici, investiranno i loro soldi in attrezzature e assunzioni, facendo partire un grande circolo virtuoso ed espansivo anche di domanda interna.

Il permesso per finanziare un tale piano è alquanto difficile da conseguire, perché gli interessi e il piano europeisti sono nel senso che l’Italia debba continuare il suo declino e la cessione di aziende, capitali, professionisti ai paesi egemoni; e i garanti interni di questo piano europeista – Quirinale, magistrati interventisti (anche nella Corte Costituzionale), apparati ministeriali, mass media – sono già stati mobilitati, e dovranno organizzare qualcosa per fermare l’attuale governo tra qui e le elezioni europee, cioè prima che i partiti sovranisti possano vincere. Per fermare un governo sostenuto da oltre il 60% degli italiani, e con moltissimi osservatori già contro-mobilitati per denunciare ogni tentativo di nuovo golpe ordito sia dall’interno che dall’estero. Una bella partita. Una partita in cui entrano anche gli USA, l’unica potenza che abbia la forza necessaria per cambiare le regole del gioco e alleviare, se non spezzare, il giogo franco-tedesco che grava sull’Italia, e lo fanno, tra l’altro, attraverso una grande banca di investimenti che compera i BTP italiani per sostenerli calmierando i rendimenti. Ovviamente non è un intervento disinteressato, ma ciò non toglie che possa essere molto benefico. D’altronde, all’Italia conviene essere sottomessa direttamente al re, cioè a Washington, piuttosto che ai suoi vassalli, Berlino e Parigi.

Dei predetti garanti dell’europeismo sono possibili due valutazioni alternative: la valutazione moralistica e la valutazione realistica. La lettura moralistica dice: i presidenti della Repubblica e i sullodati magistrati sono traditori della patria e del giuramento di fedeltà ad essa, in combutta con gli stranieri; sicché sono colpevoli di alto tradimento. La lettura realistica (la mia) dice, per contro: l’Italia è collocata, per ragioni storiche di sconfitte militari, in una posizione di sudditanza rispetto ad certe potenze straniere e ai loro interessi (lo dimostra il fatto che, a 73 anni dalla II Guerra Mondiale, è ancora occupata da circa 130 basi militari statunitensi), cioè si trova in posizione subordinata entro la gerarchia degli Stati, e deve obbedire entro un foedus iniquum, per dirla nel latino giuridico. Si sa che, per Italia e Germania, esistono in tal senso protocolli aggiunti al trattato di pace con gli Alleati, il cui contenuto non è pubblico, e che vengono fatti sottoscrivere ai capi del governo. I suoi presidenti della Repubblica e i predetti magistrati sono garanti di questa obbedienza agli interessi stranieri e non fanno altro che impedire che i governi vadano contro tale condizione di sottomissione esponendo il Paese a ritorsioni che sarebbero peggiori della sottomissione stessa. Non hanno quindi alcuna colpa. La soluzione non è fucilarli alla schiena per alto tradimento, ma emigrare verso paesi che non siano in una condizione svantaggiata di sudditanza. Molte tra le persone più intelligenti e qualificate hanno preso questa via.

In ogni caso, bisogna anche fare un’opera di divulgazione-ufficializzazione dei trattati e dei protocolli riservati che vincolano e sottomettono l’Italia a comandi e interessi stranieri, altrimenti ogni ragionamento politico ed economico rimane minato dalla grande incognita costituita da tali obblighi, e di importanti atti politici contrari agli interessi nazionali rimarrà sempre il dubbio se siano stati compiuti per costrizione, per tradimento o per incompetenza.

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EUROQUESTIONARIO

Posto che la gestione fatta dall’ordinamento europeo, dalla politica agricola a quella economica, finanziaria, monetaria e migratoria è stata pessima e lesiva dei nostri interessi, con vantaggio di altri;

Posto che questo organismo europeo ha già perpetrato colpi di stato, di cui uno anche in Italia, sempre a nostro danno;

Ciò posto, e se concordate sulla premessa, scegliete una delle seguenti opzioni:

1)Bisogna restare sotto quell’organismo europeo per evitare le punizioni in caso di tentativo di fuga.

2)Bisogna restare sotto di esso perché esso ci fa meno danno di quanto ce ne faremmo noi stessi se fossimo liberi da esso.

3)Bisogna restare sotto di esso cercando di riformarlo, perché riformarlo è possibile.

4)Bisogna cercare di abbatterlo da dentro, perché non è riformabile, perché se cercassimo di uscire ci farebbe molto danno per punirci, e perché una volta recuperata l’indipendenza ci faremmo meno danni di quanto ce ne farebbe esso.

05.10.18 Marco Della Luna

 

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DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

Dove porta la legge finanziaria sovranista?

Per i prossimi 25 anni la produttività (efficienza produttiva) italiana è prevista in costante declino; il che implica il passaggio dell’Italia al Terzo Mondo (molto prima di 25 anni), perché l’Italia continuerà a perdere competitività, quindi a dover ridurre i salari e le prestazioni sociali per compensare tale perdita, non potendo lasciar svalutare la sua moneta dato che l’euro blocca l’aggiustamento fisiologico dei cambi. Continueranno il calo della domanda interna, la crescita delle insolvenze, il calo e/o lo scadimento dell’occupazione, la fuga di aziende, capitali e cervelli, il take-over da parte dei capitali stranieri.

Per uscire da questa linea di declino, l’Italia dovrebbe fare investimenti infrastrutturali di lungo termine, cioè almeno ventennali, e idonei a far risalire la produttività: ricerca, tecnologie, ammodernamento, formazione del personale, infrastrutture, sistemazione idrogeologica. Ma per fare tali investimenti si dovrebbe vincere la resistenza e i vincoli europei, che sono stati formulati proprio per mantenere l’Italia (e gli altri paesi poco efficienti) in uno stato di crisi e involuzione controllate permanenti, onde poterne rastrellare fino al fondo le risorse finanziarie, aziendali, professionali per trasferirle in Germania e Francia (questo è il piano della c.d. integrazione europea).

E bisognerebbe vincerli non solo per il prossimo anno né per un anno alla volta né per tre alla volta, bensì per un programma di almeno vent’anni, concordato e accettato con Bruxelles. Con un programma ventennale di investimenti, gli imprenditori privati, potendo contare su lunghi e grossi appalti pubblici, investiranno i loro soldi in attrezzature e assunzioni, facendo partire un grande circolo virtuoso ed espansivo anche di domanda interna.

Il permesso per finanziare un tale piano è alquanto difficile da conseguire, perché gli interessi e il piano europeisti sono nel senso che l’Italia debba continuare il suo declino e la cessione di aziende, capitali, professionisti ai paesi egemoni; e i garanti interni di questo piano europeista – Quirinale, magistrati interventisti (anche nella Corte Costituzionale), apparati ministeriali, mass media – sono già stati mobilitati, e dovranno organizzare qualcosa per fermare l’attuale governo tra qui e le elezioni europee, cioè prima che i partiti sovranisti possano vincere. Per fermare un governo sostenuto dal 62% degli italiani, e con moltissimi osservatori già contro-mobilitati per denunciare ogni tentativo di nuovo golpe ordito sia dall’interno che dall’estero. Una bella partita.

Ma quand’anche si riesca a varare un programma ventennale di investimenti, vuoi attraverso una vittoria sovranista alle imminenti elezioni europee, vuoi attraverso una modificazione negoziata dei trattati, vuoi attraverso l’uscita dall’euro e il recupero della sovranità monetaria che consenta una spesa pubblica mediante un’emissione di debito protetto dalla garanzia di acquisto da parte della banca centrale italiana, resterà da vedere se il sistema-paese Italia sia o non sia capace di fare tali investimenti in modo efficace, ossia tale da aumentare adeguatamente la produttività, anziché ancora una volta all’italiana, peggiorando le cose.

L’esperienza ormai settantennale con investimenti di analogo scopo nel Mezzogiorno è in senso  negativo, così come l’esperienza della ricostruzione dopo i recenti terremoti, nonostante tutte le promesse e garanzie di stretta sorveglianza: gli investimenti sono stati inefficaci perché mal progettati, eseguiti disorganicamente, diretti principalmente da scopi clientelari  e con  metodi criminali.

Anche coloro che promettevano che l'”Europa” e l’euro, con le loro regole, avrebbero risanato il sistema-paese Italia, liberandolo dai suoi vizi storici e rendendolo efficiente attraverso vincoli e pressioni dall’esterno, sono stati smentiti: dapprima, l’introduzione dell’euro, con la possibilità per il settore pubblico di finanziarsi a tassi bassi, ha aumentato la spesa clientelare e parassitaria, quindi l’indebitamento pubblico; con la crisi del 2007-2008, essendo venuti meno gli spazi e i fondi per progetti di crescita e prospettandosi invece un lungo, indefinito declino, politici e amministratori si sono ancor più dedicati alla lotta per spartirsi le decrescenti risorse e alla collaborazione con le operazioni di rastrellamento suddette, senza interesse per l’efficacia della spesa stessa.

E’ da questa condizione che deve cercare di ripartire l’attuale governo. Si tratta di far passare la classe dirigente dalla modalità “saccheggio” alla modalità “ricostruzione”.

Se il sistema-paese Italia ancora una volta risulterà incapace di investire produttivamente le risorse di cui dispone, sarà giustificato il piano Funk, ossia il suddetto piano “europeista” di trasferimento forzato delle medesime risorse da essa ai paesi che le sanno mettere a frutto, come unico piano atto a costruire un’Europa unitaria e ben funzionante, sia pur col sacrificio dei popoli inferiori  in quanto ad efficienza.

Questo ovviamente vale su scala macro, mentre su scala individuale, coen soluzione al problema-Italia, si confermerebbe l’indicazione dell’emigrazione di chiunque abbia capacità e risorse valorizzabili all’estero.

Qualora si arrivi alla rottura con la BCE, raccomando al governo di considerare quanto segue per il nuovo assetto monetario da dare al Paese:

Dato che la sua inefficienza è dovuta a ragioni storiche inveterate e consolidate di clientelismo, nepotismo, parassitismo, inseriti nei meccanismi di consenso politico, e che tali cause sono eliminabili solo nelle fantasie degli imbonitori, dei velleitari e degli utopisti, l’Italia avrebbe bisogno, per vivere al meglio secondo le sue reali possibilità e con i suoi difetti:

-di uscire dall’euro ritornando alla sovranità monetaria;

-di ritornare al libero aggiustamento dei cambi (ossia alla svalutazione competitiva);

-di dotarsi di una banca centrale com’era prima del 1981, che assicuri l’acquisto del debito pubblico e bassi tassi di interesse, così che lo Stato possa immettere soldi (con gli investimenti a deficit) nell’economia reale anziché toglierli (con gli avanzi primari):

infatti l’Italia, come ogni motore vecchio, per funzionare e non grippare ha bisogno di abbondante olio perché ne brucia molto.

30.09.18 Marco Della Luna

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ARGOMENTI CONTRO GOLPE E DECLINO

ARGOMENTI CONTRO GOLPE E DECLINO

Come denunciato da Paolo Savona, i vincoli europei e l’euro stanno attuando l’idea, già contenuta nel famoso piano Funk, di trasferire alla Germania – cioè al sistema-paese apparentemente più efficiente – le risorse industriali, finanziarie, professionali, quindi anche ogni potere politico, rastrellandole dai meno efficienti paesi periferici, Italia innanzitutto. Così le risorse rastrellate e concentrate nel sistema-paese più efficiente produrranno di più. Ma nell’interesse di chi?

 

Come dimostra il declino della ripresina dell’anno scorso e come prevedono le proiezioni in fatto di produttività comparata (che mostrano che l’Italia continuerà a perdere competitività rispetto ai paesi OCSE), l’Italia è economicamente e demograficamente spacciata (diventerà un pezzo di Terzo Mondo colonizzato dal Nord Europa) se non si mette a fare massicci investimenti (soprattutto tecnologici e infrastrutturali) mediante spesa pubblica di lungo termine, e se al contempo non rilancia la domanda interna – cose inattuabili sotto la prima premessa.

Ma se il governo prospetta investimenti a deficit e riduzione delle tasse, il sistema europeo reagisce con le minacce, lo spread e il golpe, per il quale dispone di forti appoggi interni, e di diversi precedenti. Il Quirinale appoggia il disegno europeista e delegittima politicamente ogni resistenza nell’interesse nazionale da parte di questo governo – o perlomeno cerca di delegittimarla.

 

Ciò premesso, segnalo che recentissimi papers dei siti della World Bank e della Bank of England (vedi sotto) facendo seguito ad altri papers accademici e istituzionali nel medesimo senso, hanno spiegato e confermato con assoluta certezza e completa documentazione (cose che io vengo scrivendo dal 2005, ossia) che:

 

 

Contrariamente al modello insegnato e creduto, secondo cui le banche di credito sarebbero intermediarie del credito, cioè riceverebbero i depositi dai risparmiatori e poi li presterebbero ai loro clienti mutuatari, e banche di credito in realtà creano i depositi (cioè i fondi, la moneta) mediante lo stesso atto di prestarla o spenderla, ossia mediante la digitazione dell’importo numerico sul conto di disponibilità del cliente.

Ai fini della spesa per investimenti, quanto sopra dimostra la falsità e dannosità del paradigma della scarsità monetaria, del rigore di bilancio, dell’austerità, del dover prima risparmiare (accumulando, o togliendo da spese e investimenti) per poter poi fare investimenti utili. Per fare spesa produttiva lo Stato può quindi sempre creare moneta (in proprio, oppure attraverso banche pubbliche, che sono consentite dai trattati europei).

 

Nel modo suddetto, le banche di credito (cioè non centrali) creano circa il 90% del money supply; questo vale anche nell’Eurozona, sebbene il TFUE (art. 128, c.1), riservi la creazione dell’euro al Sistema Europeo delle Banche Centrali; secondo i bollettini ufficiali della Banca d’Italia le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi l’anno (Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche” https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a; http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/11277&ramo=CAMERA&leg=17

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2017/05/04/leg.17.bol0812.data20170504.com06.pdf).

 

Questa creazione monetaria comporta un pari importo di profitti e un pari aumento dell’attivo patrimoniale delle banche che la fanno.

Questi profitti non vengono esposti nei bilanci e nelle dichiarazioni dei redditi.

 

La prassi sopra descritta comporta, oltre al generale rovesciamento delle teorie monetarie e finanziarie:

a)un’evasione fiscale di almeno 200 miliardi l’anno in Italia;

b)la costituzione di fondi neri (extrabilancio) per circa 1.000 miliardi l’anno a disposizione dei gestori effettivi delle banche italiane (i quali in buona parte sono società estere);

c)la possibilità con tali fondi di operare in senso speculativo, corruttivo, estorsivo, etc.;

d)la sottrazione alle banche di utili che preverrebbero ogni crisi bancaria.

(Quanto sopra vale anche, mutatis mutandis, per le banche centrali, compresa la BCE).

 

Segnalo di aver intrapreso una causa civile avanti al Tribunale di Genova in cui richiedo l’accertamento della realizzazione degli utili fuori bilancio nel senso suddetto; la causa (n, 2035/2018 RG) è in fase istruttoria.

 

La realtà sopra esposta, già col recupero fiscale sui redditi occulti delle banche, consentirebbe al Governo innanzitutto di giustificare e attuare la spesa per investimenti e taglio delle tasse indispensabile per rilanciare il Paese; e in particolare di contestare e denunciare, in tutte le sedi utili:

-come falso e confutato il paradigma economico-finanziario adottato da UE e BCE, basato sul falso presupposto della scarsità e costosità oggettive della moneta, e della necessità di accumularla tagliando e risparmiando prima di poter investire;

– come obiettivamente falsi i bilanci delle banche di credito (e della stessa BCE e BdI), richiedendo l’accertamento degli utili non dichiarati e il pagamento delle tasse su di essi e usando tali utili per risanare a costo zero tutte le banche decotte, pagando tutti i loro creditori e facendo una splendida figura.

 

I suddetti risultati della ricerca indipendente mia e di altri sono stati a lungo ignorati o liquidati come fantasiosi; ma, come tutte le verità che vengono tenute nascoste e negate per motivi di interesse, ormai ricevono importanti riconoscimenti da istituzioni anche monetarie come la Banca Mondiale e stanno sfondando il muro dogmatico che nasconde e protegge la realtà del banking. La oggettiva falsità dei bilanci delle banche, a cominciare da quelle centrali, in quanto a creazione monetaria, è riconosciuta persino dal sito della Banca Mondiale: http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/916: “Issuing legal tender involves transactions whereby money is sold in exchange for other assets … … The proceeds from money sales represent a form of income, specifically a “revenue income.” Issuing legal tender thus generates income to the issuer. Under current accounting practices, this income is (incorrectly) unreported in the income statement of the central bank and instead (incorrectly) set aside under the central bank’s “liabilities.” (Emettere moneta legale implica transazioni in cui la moneta è venduta in cambio di altri cespiti… … I ricavi da vendita di moneta rappresentano una forma di ricavo, specificamente un “ricavo da rendita”. Nelle correnti pratiche contabili, questo ricavo è (scorrettamente) non riportato nella dichiarazione dei redditi della banca centrale e invece è (scorrettamente) messo da parte tra i “debiti” della banca centrale).

 

Passando alle banche di credito, il blog della Banca Mondiale continua (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/917) riconoscendo che effettivamente le banche di credito creano la moneta che prestano, quindi non hanno bisogno di raccoglierla prima di prestarla. La moneta da loro creata costituisce, una volta ceduta ad altri soggetto, un potenziale debito, nel senso che il titolare di un attivo di conto corrente o di un assegno circolare potrebbe richiedere alla banca di pagarglielo in valuta legale, cioè banconote; ma ciò avviene in misura minima, anche a causa delle restrizioni di legge all’uso della valuta legale, sicché in pratica la valenza debitoria per le banche è trascurabile. Quindi nel bilancio la moneta creata dalle banche di credito dovrebbe essere contabilizzata come rendita, dedotta la quota di cui realisticamente potrebbe essere preteso il pagamento in banconote (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/918).

 

Anche il sito della Bank of England, il 24.08.18, ha ammesso questa realtà, e che le banche di credito creano i depositi, ossia gli attivi di conto corrente, ossia la moneta, senza bisogno che questa sia in esse depositate da terzi; ne consegue che esse non hanno bisogno di risoluzione mediante bail in e bail out, cioè di essere salvate a spese dei risparmiatori-investitori-correntisti né a spese del contribuente: Banks, money and the zero lower bound – Staff Working Paper No. 752, di Michael Kumhof and Xuan Wang, 24/08/18 (https://www.bankofengland.co.uk/working-paper/2018/banks-money-and-the-zero-lower-bound).

Le banche non intermediano denaro tra risparmiatori e mutuatari, bensì offrono a pagamento l’uso di un loro sistema di pagamenti, un sistema che funziona perché accettato tra le banche, in cui vengono scambiati, come se fossero valuta legale, i saldi attivi dei conti correnti, che altro non sono che promesse di pagamento tra le banche di un sistema bancario.

Nel 2012, in Cimiteuro (pag. 274 s. – e ancor prima in La moneta copernicana, del 2008, a pagg. 110-177; e in Euroschiavi, risalente al 2005, nei capitoli Bilanci falsi per legge Signoraggio primario e signoraggio secondario), avevo detto, con maggiore ampiezza, la medesima cosa: “Torniamo all’operazione in corso tra Tizio e Caio [in cui Tizio compera un capannone da Caio e lo paga con una assegno circolare, ossia con una promessa di pagamento della sua banca]. Caio accetta l’assegno circolare perché sa che lo accetta la sua ban­ca Beta, la quale in effetti lo riceve e ne accredita l’importo a Caio sul suo conto. + 1.000.000. La banca Beta, a sua volta, accetta l’assegno del­la banca Alfa, pur sapendo che esso è scoperto, perché sa che anche la banca Alfa, come tutte le altre banche, accetterà gli assegni della stessa banca Beta, pur sapendoli scoperti. È un gioco di sponda. Le banche, nel loro interesse, convengono tra loro di accettare e usare come dena­ro, nei rapporti tra loro nonché con soggetti non bancari, in un proces­so di validazione circolare della carta scoperta da esse creata.” Siccome i soggetti non bancari hanno un bisogno rigido e assoluto di servirsi delle banche, essi accettano dome denaro, nei loro rapporti, ciò che le banche reciprocamente si riconoscono come denaro. E il gioco è fatto.

20.09.18  Marco Della Luna

Da: La Moneta Copernicana, Nexus 2008, pag. 110 ss.:

Abbiamo già detto che il totale della liquidità, ossia di ciò che viene usato

come denaro, consiste per l’8% circa di denaro legale (banconote e conio),

e per il restante 92% da denaro contabile, detto anche virtuale o quasi denaro

– ossia da promesse di pagamento (assegni circolari, promissory notes,

accrediti di conto corrente, giriconto, fidejussioni, etc.) create dalle banche

e denominate in valuta legale. Ossia, un assegno circolare di 1.000 euro

della Banca Alfa è una promessa della Banca Alfa di pagare 1.000 euro al

legittimo portatore di quell’assegno. Orbene, balza subito agli occhi che

se il totale della liquidità è 100, e se il denaro vero, ossia legale, è solo 8,

mentre il restante 92 consiste di promesse di pagamento di denaro legale, allora quelle promesse di pagamento – il 92% della liquidità esistente, del denaro in senso lato – è scoperto.

Ovvero: il sistema bancario, come aggregato, emette promesse di pagare 92

in moneta legale, ma la moneta legale è solo 8; e di quest’8, solo una piccola

parte (precisamente uno o due centesimi) è denaro di proprietà delle

banche stesse.

Allora, come funziona il sistema bancario? E come funziona il sistema

dei pagamenti? Perché le promesse di pagamento bancarie, costituenti il

92%, vengono correntemente accettate come se fossero valuta legale, anche

se sono scoperte?

 

La risposta è molto semplice, anche se lontana dal pensiero dell’uomo

della strada: le promesse di pagamento bancarie vengono accettate dalla

gente e dai mercati, benché scoperte, non solo e non tanto perché quasi

nessuno sa che sono scoperte, ma soprattutto perché le banche se le accettano

e riconoscono reciprocamente: se Tizio vende a Caio un terreno e riceve in pagamento un assegno circolare di € 1.000.000 dalla banca di Caio (la Banca Alfa) e lo porta alla sua banca (la Banca Beta) quest’ultima gli accredita l’importo dell’assegno sul suo conto corrente.

Ossia: le banche si convalidano reciprocamente gli assegni circolari, i bonifici,

le promissory notes, etc., con un gioco di sponda che è, ovviamente,

nell’interesse delle banche stesse, perché consente loro di emettere tutta

la liquidità (il credito) che vogliono, e di prestarla lucrando l’interesse

ma pure il capitale (presto si capirà meglio quest’affermazione), senza bisogno

di avere una copertura in oro o in valuta legale contante, prescindendo

da essi, e senza nemmeno bisogno di avere garanzie patrimoniali,

se non la plausibilità dei loro crediti verso i clienti.

 

La creazione della moneta-credito è anche indipendente dai depositi dei

clienti presso la banca. La banca non presta il denaro della raccolta – il denaro

depositato presso di essa – quindi non è vincolata a una copertura di depositi

dei clienti, tolta la minima quota di (dubbie) riserve ‘statistiche’ (ossia commisurate a far fronte alla percentuale statistica dei ritiri in contante) presso la banca centrale. Del resto, la gente deposita in banca denaro contante (banconote) solo in piccola parte. Deposita perlopiù assegni e altri strumenti bancari – promesse di pagamento. Per tale ragione, i depositi non possono costituire

una copertura (la copertura deve essere di natura diversa e più pregiata di ciò

che essa copre: l’oro può coprire la valuta legale, e la valuta legale può coprire

la valuta contabile; ma le promesse di pagamento scoperte non possono coprire

altre promesse di pagamento scoperte). Inoltre, anche il denaro contante

che viene depositato in banca, con l’atto di deposito (il versamento sul conto

corrente bancario o sul libretto) diviene di proprietà della banca (deposito

irregolare14 – mentre nel deposito regolare15 la cosa depositata rimane di

proprietà del depositante), ma la banca rimane debitrice verso il cliente della

somma depositata. Quindi, ogni deposito ricevuto costituisce, per la banca,

un debito. E i debiti non si possono prestare, ovviamente. Ne consegue che

il denaro creditizio che le banche “prestano” non deriva e non è coperto dalla

raccolta dei depositi. Diremo presto come esso concretamente ‘nasce’; per

ora, rimarchiamo che quanto testé osservato conferma che esso è accettato

come denaro dal mercato, dalla società, semplicemente perché le banche se lo

accettano tra di loro, lo convalidano come denaro.

Quando la gente comune e gli operatori economici in generale vedono

che il sistema bancario – da cui sempre più dipendono per la vita e l’operatività

quotidiana – nonché lo Stato (il fisco soprattutto) accettano quelle

promesse di pagamento come valide, non possono che accettarle essi stessi.

La massima secondo cui il valore del denaro è dato dalla sua accettazione

da parte della società, è vera, ma va aggiunto che l’accettazione più importante,

l’accettazione-guida, è quella delle banche. Essa induce l’accettazione da

parte del resto del mercato [compreso lo Stato; e così trasforma vuote registrazioni private in moneta come-legale.]

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SEMINARIO FIRENZE 28.09.18

:

Profili di illegalità nei contratti bancari e cause di invalidità negoziali, Firenze 28 settembre 2018.

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COME PREVENIRE UN NUOVO EURO-GOLPE

COME PREVENIRE UN NUOVO EURO-GOLPE

Perché il Quirinale non può contenere il Presidente degli Italiani

Nell’estate del 2018 parecchi editorialisti stanno a congetturare sui possibili modi in cui, probabilmente, per abbattere il governo sovranista e rimetterne su uno europeista e immigrazionista, nel prossimo autunno, in tempo di legge di bilancio, verrà orchestrato un colpo di Stato dai soliti “mercati”, dal duo franco-tedesco, assieme alla BCE, ai “sorosiani”, ai magistrati “progressisti”.

Già i mass media pre-legittimano tale colpo di stato, come lo pre-legittimavano nel 2011, ripetendo a josa il concetto che il pericolo è il sovranismo e l’euroscetticismo, che lo scopo è come vincerli salvando l’integrazione europea, e tacendo completamente sui meccanismi e gli squilibri europei che danneggiano l’Italia a vantaggio di Germania e Francia soprattutto. Si comportano come sicuri che il golpe si farà.

Anche grazie a tali, ricorrenti campagne propagandistiche, l’idea del colpo di Stato degli interessi stranieri col tradimento del Quirinale in loro favore è oramai sentita come qualcosa di rientrante nell’ordine delle cose, di non sorprendente né, in fondo, scandaloso.

In particolare, è chiaro che il Quirinale (la cui cooperazione è indispensabile a un golpe politico, avendo esso la funzione di delegittimare il governo legittimo e legittimare quello illegittimo) è una sorta di rappresentante degli interessi e della volontà delle potenze straniere dominanti sull’Italia; e che la sua forza politica, la sua temibilità e la sua inattaccabilità derivano dal rappresentare esse, non certo dalle caratteristiche personali dei suoi inquilini. Il Quirinale è stato concepito e costruito, nella Costituzione italiana del 1948, al fine di far passare come alto giudizio e indirizzo della più alta Autorità nazionale quelle che invece sono imposizioni di interessi stranieri.

Dico “il Quirinale” e non “il Presidente della Repubblica” perché intendo proprio il Palazzo, come istituzione e ruolo nei rapporti gerarchici tra gli Stati, e non la persona fisica che lo occupa volta dopo volta. L’Italia è uscita dalla 2a Guerra Mondiale non solo sconfitta, ma con una resa incondizionata agli Alleati, e ha così accettato un ruolo subordinato agli interessi dei vincenti, incominciando dalla politica estera, per continuare con quella monetaria e bancaria. Il Quirinale è, costituzionalmente e storicamente, l’organo che ha assicurato la sua obbedienza e il suo allineamento nei molti cambiamenti di governi e maggioranze.

Certo, rispetto al golpe del 2011, la situazione oggi è diversa, per diverse ragioni:

-perché allora la maggioranza degli italiani voleva cacciare Berlusconi e credeva che cacciarlo avrebbe apportato legalità e progresso, mentre l’attuale governo gode del gradimento di un’ampia maggioranza della popolazione, sicché per rovesciarlo servirebbe molta più violenza di quella bastata nel 2011, oppure bisognerebbe dividere la maggioranza;

-perché da allora la gente ha capito qualcosa dall’esperienza dei governi napolitanici;

-perché Berlusconi non aveva gli appoggi di Washington e Mosca, né un piano B per il caso di rottura con l’UE;

-perché rispetto al 2011 l’eurocrazia ha perso credibilità e forza; perché essa teme le vicine elezioni europee e non può permettersi nuovi soprusi.

Come agire per prevenire un nuovo golpe, dopo tali premesse?

Suggerisco di spiegare alla popolazione il suddescritto ruolo storico e costituzionale del Quirinale, il suo ruolo di garante obbligato di interessi di potenze straniere vincitrici e sopraordinate, spesso in danno agli Italiani. Un ruolo non colpevole proprio perché obbligato, ma che in ogni caso priva il Quirinale della qualità di rappresentante degli Italiani e della autorevolezza, della quasi-sacralità che questa qualità gli conferirebbe. Il Quirinale è piuttosto una controparte dell’Italia.

Già il far entrare questa consapevolezza e questi concetti nella mente e nel dialogo dell’opinione pubblica può indebolire quel potere improprio e nocivo del Quirinale che gli consente di delegittimare i legittimi rappresentanti del popolo, sebbene esso non sia eletto dal popolo ma dalla partitocrazia, e di legittimare la loro illegittima sostituzione; quindi può aiutare la prevenzione di nuovi colpi di palazzo.

Nel tempo, si potrà pensare anche a una riforma nel senso del cancellierato, che dia più potere sul governo al premier, contenendo i poteri politici del Capo dello Stato e il fondo annuo di oltre un miliardo l’anno che egli gestisce – più della Regina Elisabetta; nonché a convertire il palazzo del Quirinale in un museo, trasferendo la sede della presidenza della Repubblica in un luogo dall’aria meno dominante e adatta alle nuove e ridotte competenze.

29.08.18 Marco Della Luna

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ALLARME SPUTTANAMENTO STATISTI

ALLARME SPUTTANAMENTO STATISTI

Attenti, compagni liberali! Allarmi, europeisti e democratici! A noi, magistrati antifascisti! Il crollo del ponte Morandi, col contratto di concessione ad Autostrade per l’Italia secretato (come quelli per i vaccini H1N1), rischia di trascinare con sé il nostro buon nome, perché ha messo in moto indagini sul passato, che vanno a rivangare i collegamenti di certi nostri statisti e grand commis con le privatizzazioni e soprattutto con un’operazione assai più ampia di esse e del contratto amico coi Benetton, un’operazione concordata a bordo del panfilo reale Britannia il 2 Giugno 1992: l’indebolimento pianificato dell’economia italiana per consentire alla finanza straniera, illuminata, liberale, di prendersi sottocosto i pezzi migliori di essa e di eliminarla come concorrente sleale, che allora si aiutava coi sussidi di Stato e con la svalutazione competitiva, ostacolando il grande progetto europeista. E per permettere ai nostri uomini migliori di gestire il Paese con tutti i crismi e gli appoggi.

State all’erta, perché potrebbe persino saltar fuori una pseudo-conferma della tesi complottista, ossia che questa operazione sarebbe stata facilitata e coperta con Mani Pulite, e che Mani Pulite, lungi dal risanare il Paese, aveva il compito di eliminare la sua classe dirigente un po’ ladra ma complessivamente fedele e benefica per l’Italia, per sostituirla con una europeista, compiacente al disegno di svendita dei gioielli nazionali ad interessi stranieri, gli unici culturalmente e moralmente qualificati per gestire l’economia italiana, sottraendola alla corruzione degli italiani stessi.

Per insegnare ai riottosi e gaudenti italiani la sobrietà esistenziale, indispensabile per il progetto di integrazione europea sotto la guida della grande Germania e dei banchieri, bisognava metterli a stecchetto, tenerli per sempre sulla corda. E Mani Pulite indusse, in tal senso, una necessaria contrazione della domanda interna e degli investimenti, che contribuirono all’indebolimento economico, assieme ai 70.000 miliardi di Lire sacrificati nel settembre di quell’anno per rinviare di poche settimane l’ormai certo deprezzamento della Lira (Amato premier, Ciampi governatore della Banca d’Italia). Di questa effusione di denaro dei contribuenti (tutti evasori, quindi non si lamentino) si avvantaggiarono finanzieri illuminati ed europeisti, che cambiarono Lire con Marchi lucrando – si stima – circa 30.000 miliardi. Tutto questo è stato un bene, come sapete, ma può facilmente essere rigirato e fatto percepire come un male. 

Che potrei dire di più? La correttezza morale e politica del nostro agire è testimoniata dagli stessi bambini denutriti dell’Africa, che si sono tolti il cibo di bocca per affidare ad alcuni fra i migliori dei nostri esponenti i soldi dell’Unicef, i fondi originariamente destinati alla loro alimentazione! Mi vengono le lacrime di commozione al solo pensarci.

Ho ricevuto il seguente, insolente rapporto anonimo, ma probabilmente opera del noto sovran-populista Maurizio Blondet o di qualche suo compare. Esso ripercorre e riannoda, con maligna abilità, le fila degli accordi internazionali e nazionali, che dovevano restare nascosti all’opinione pubblica. Lo riproduco con mere correzioni ortografiche, e censurando le espressioni più ingiuriose in esso contenute. Compagni, europeisti, magistrati col cuore democratico, cercate di bloccare indagini e agitatori di questo tipo, prima che sia troppo tardi!

18.08.18 Marco Della Luna

Giornalista d’inchiesta svela importanti retroscena su Autostrade per l’Italia:

Partiamo dall’inizio. Perché una società strategica per gli italiani, con un fatturato annuo di oltre 6 miliardi di euro e introiti certi – che sono aumentati vertiginosamente negli anni com’era prevedibile – è stata ceduta ad imprenditori privati ?

Facciamo un passo indietro: è il 1992; il Cartello finanziario internazionale mette gli occhi e le mani sul nostro Paese con la complicità e la sudditanza di una nuova classe politica imposta dal Cartello stesso. Il suo compito è quello di cedere le banche ed i gioielli di Stato italiani ai potentati finanziari internazionali anche attraverso il filtro di imprenditori nostrani.                       

E’ l’anno della riunione sul Britannia quando il Gotha della finanza internazionale attracca a Civitavecchia con lo yacht della Corona inglese. Sono venuti a ridisegnare il capitalismo in Italia a danno degli italiani, a fare incetta delle nostre migliori aziende e ad arruolare quelli che saranno i loro fedeli servitori al Governo del paese a cui garantiranno incarichi di prestigio: il maggior beneficiario sarà Mario Draghi ma tra i più xxxxxxx [benemeriti sono] Prodi, Andreatta, Ciampi, Amato, D’Alema. I primi 3 erano già entrati a pieno titolo nel Club Bilderberg, nella Commissione Trilaterale ed in altre organizzazioni del capitalismo speculativo anglo/americano che aveva deciso di attaccare e conquistare  il nostro Paese con l’appoggio di xxxxxxxx banche d’affari come la Goldman Sachs che favorirà gli incredibili scatti di carriera dei suoi ex dipendenti:  Prodi e Draghi prima e Mario Monti dopo. 

E’ l’anno in cui in soli 7 giorni cambiano il sistema monetario italiano, che viene sottratto dal controllo del Governo e messo nelle mani della finanza speculativa. Per farlo vengono privatizzati gli istituti di credito e gli enti pubblici compresi quelli azionisti della Banca D’Italia; è l’anno in cui viene impedito al Ministero del Tesoro di concordare con la Banca d’Italia il tasso ufficiale di sconto (costo del denaro alla sua emissione) che viene quindi ceduto a privati. E’ l’anno della firma del Trattato di Maastricht e l’adesione ai vincoli europei. In pratica è l’anno in cui un manipolo di uomini palesemente al servizio del Cartello finanziario internazionale ha ceduto ogni nostra sovranità.

Bisognava passare alle aziende di Stato: l’attacco speculativo di Soros che aveva deprezzato la lira di quasi il 30% permetteva l’acquisto dei nostri gioielli di Stato a prezzi di saldo, e così arrivarono gli avvoltoi. 

La maggior parte delle nostre aziende statali strategiche passò in mano straniera o comunque fu privatizzata. Ma la cosa più eclatante fu che l’IRI (istituto di ricostruzione industriale) che nella pancia alla fine degli anni ’80 aveva circa 1000 società, fiore all’occhiello del nostro Paese, fu smembrato e svenduto con la cxxxxxxxxx del suo Presidente storico Romano Prodi (dal 1982 al 1989 e durante un periodo tra il 1993 ed il 1994), che fu premiato dal Cartello che favorì la sua ascesa alla Presidenza del Consiglio  in Italia e poi alla Commissione Europea. A sostituirlo come Presidente del Consiglio in Italia e a continuare il suo lavoro di smembramento delle aziende di Stato ci penserà Massimo D’Alema, che nel 1999 favorirà la cessione, tra le altre, di Autostrade per l’Italia e Autogrill alla famiglia Benetton, che di fatto hanno, così, assunto il monopolio assoluto nel settore del pedaggio e della ristorazione autostradale. Un’operazione che farà perdere allo Stato italiano miliardi di fatturato ogni anno.

Le carte ci dicono che in quegli anni il Presidente dell’IRI era tale Gian Maria Gros-Pietro.

Lo conoscevate ? Io credo di no. Invece il Cartello finanziario speculativo lo conosceva bene e nel 2001 lo convocò alla riunione del Bilderberg in Svezia, indovinate insieme a chi ? Insieme a Mario Draghi e ad un certo Mario Monti. Entrambi saranno ampiamente ripagati dal Cartello stesso che in futuro riuscì a piazzare Draghi alla Banca d’Italia e poi alla  BCE e Mario Monti dalla Goldman Sachs alla Commissione Europea e poi a capo del Governo (non eletto) in Italia.

 E che cosa ne è stato di Gian Maria Gros Pietro ? qui viene il bello. Qui arriviamo al tema di questo post.

Gian Maria Gros-Pietro, che già nel fatidico 1992 era Presidente della Commissione per le Strategie industriali nelle privatizzazioni del Ministero dell’Industria, nel 1994 diviene membro della Commissione per le Privatizzazioni istituita indovinate da chi ? da Mario Draghi. Ora capite come lavora il Cartello finanziario speculativo per mettere tentacoli ovunque e per far si che ci sia sempre un proprio esponente nei ruoli chiave. Ma non finisce qui. Come abbiamo visto nel 1997 Gros Pietro è Presidente dell’Iri mentre viene organizzata la cessione a prezzi di saldo di Autostrade per l’Italia, che avverrà nel 1999 col passaggio al Gruppo Atlantia s.p.a, controllata da Edizione srl, la holding di famiglia dei Benetton.

Gros-Pietro firma la cessione, la famiglia Benetton gli strizza l’occhio.

Cosa voleva dire metaforicamente quella strizzatina d’occhio ?

Ora immaginate l’inimmaginabile.

Cosa accade nel 2002? Gian Maria Gros-Pietro, dopo aver gestito la privatizzazione dell’Eni, andrà a presiedere per quasi 10 anni indovinate che cosa?… proprio la Atlantia S.p.a, la società alla quale solo tre anni prima, come dipendente pubblico, aveva svenduto la gestione dei servizi autostradali italiani.

Le jeux sont fait.

A questo punto proviamo a leggere i termini del contratto di concessione della rete autostradale. Mi dispiace, cari amici. Non si può. Sono stati coperti da segreto di Stato manco si trattasse di una riservatissima operazione militare. 

Ma com’è stato svolto in questi anni il servizio di manutenzione ordinaria da parte dei concessionari di Autostrade per l’Italia ?

La macabra risposta è descritta nei tragici eventi di Genova e non solo. 

Leggendo quanto emerge dalla relazione annuale (2017) sull’attività del settore autostradale in concessione pubblicata sul sito del Ministero e dei trasporti si evince una crescita esponenziale del fatturato (quasi 7 miliardi) e dei pedaggi. In calo solo gli investimenti (calati addirittura del 20%) e la spesa per manutenzioni in controtendenza, rispetto alla logica che dovrebbe prevedere un aumento dei costi della manutenzione contestualmente all’aumento del traffico. Ma la sicurezza degli automobilisti è stata messa in secondo piano rispetto alla massimizzazione dei profitti già di per se abnormi. 

E com’è andata invece con gli interventi straordinari ad opera dei Ministeri preposti ?

Non c’erano soldi da destinare ad interventi straordinari, seppur richiesti dagli esperti, a causa dei vincoli di bilancio da rispettare e imposti dal pareggio di bilancio. 

Quali vincoli ? Quelli europei. E da chi sono stati imposti questi vincoli? dal Trattato di Maastricht del 1992, da quello di Lisbona del 2007 e dal pareggio di bilancio in costituzione del 2011. E chi li ha voluti ? Indovinate ? Nell’ordine Romano Prodi, Massimo D’Alema, Mario Monti, con l’appoggio esterno di Mario Draghi. Torna la crxxxa al completo. 

Ma non erano quelli che insieme partecipavano alle organizzazioni del Cartello finanziario speculativo che voleva far crollare il nostro Paese ?

Esattamente. Il cerchio si chiude.

Solidarietà alle vittime di Genova. Per il crollo del ponte autostradale.

Solidarietà agli italiani per il crollo annunciato e pianificato del loro Paese. 

(Parte del testo è tratta dal libro/inchiesta La Matrix Europea di Francesco Amodeo.)

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OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI II ED.

 

 Annuncio l’imminente uscita della seconda edizione, ampliata e aggiornata, di

OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI

-l’ingegneria sociale della decrescita infelice-

Autore: Marco Della Luna

Aurora Boreale Editrice – Firenze

Con prefazione del prof. M. Bonavoglia

ISBN: 978-88-98635-XX-X

Ordinabile da ora scrivendo a

[email protected]

La rivoluzione del XXI secolo è che, nel sistema tecnologico globalizzato e  finanziarizzato, i popoli diventano sempre più intercambiabili e  superflui per i nuovi processi di acquisizione di ricchezza e mantenimento del potere. Questa è la causa non detta della continua perdita di diritti sociali, civili, politici, del lavoro, oltre che di reddito, per la popolazione generale a vantaggio delle ristrette élites che prendono le decisioni esautorando o ricattando governi e parlamenti. E’ da questo che viene anche il crescente controllo manipolatorio e il tentativo di risolvere il problema ecologico applicando la biotecnologia alle masse.

Nella crisi economico-monetaria e nella sua conduzione, al posto della democrazia trasparente e responsabile della narrazione ufficiale, è apparsa come potere politico effettivo, decidente, un’oligarchia bancaria irresponsabile, dinastico-familiare (assieme a un retrostante Stato-ombra fatto di apparati governativi più o meno segreti, insidiosi e altrettanto irresponsabili), che ha ripetutamente piegato la volontà dei popoli: un dato di fatto sempre più difficile da negare e da gestire  per istituzioni e mass media, che mette in crisi la legittimità giuridica del potere politico, la quale si basa sulla sua proclamata natura democratica. Se il potere non è democratico, se non ci rappresenta, se fa gli interessi di pochi, perché mai dovremmo obbedirlo e pagargli le tasse, anziché rifiutarlo, soprattutto quando ci affligge con misure ingiuste e illogiche?

Machiavelli deve essere ignorato per credere nella possibilità della legalità, della democrazia, della trasparenza – per credere che la competizione per il potere e la sua gestione, nei rapporti interni come quelli internazionali, si svolgano secondo norme di legge e di etica, e in modo scoperto, senza ricorso a falsi scopi e all’inganno, che, di fatto, sono invece la regola.

Sociologi e politologi sanno e scrivono da secoli su come stanno le cose, ma alla gente (che non legge quei libri) si è sempre raccontato il contrario, per ovvie ragioni. Del resto, in precedenza la gente a lungo ha creduto che i re regnassero per diritto datogli da Dio. Tra governanti e governati vi è una complementarità di bisogni: i primi abbisognano di illudere i secondi per governarli, i secondi hanno bisogno di credere nella giustizia e nel futuro per vivere meglio. Vulgus vult decipi.

Associata a plutocrazia e imperialismo, due caratteristiche tanto dominanti quanto innominabili dell’attuale politica mondiale, la questione dell’oligarchia ultimamente è balzata al centro della discussione per come la gestione delle crisi serve a concentrare la ricchezza nel mondo nelle mani di pochi. 

Ma oligarchia oggi significa molto più che nel secolo scorso, perché oggi i popoli sono divenuti superflui e sacrificabili per il meccanismo del potere e radicalmente manipolabili con la tecnologia. L’ingabbiamento definitivo, zootecnico, della gente nel sistema avviene oggi mediante risorse genetiche, farmacologiche, alimentari, neuroelettriche, oltre che attraverso l’indebitamento e le riforme volute dai mercati e dall’”Europa. “

Lo stesso arricchimento è passato in secondo ordine come obiettivo delle classi dominanti rispetto al fine del controllo sociale e biologico, anche in preparazione della soluzione della crisi ecologico-demografica. Per eseguirlo, la legislazione introduce strumenti giuridici come somministrazioni forzate o nascoste di sostanze chimiche (inclusi i vaccini) dalla composizione e dagli effetti in parte sistemici non dichiarati. Con la manipolazione biologica di massa, l’uomo viene privato di se stesso, quindi della stessa possibilità di liberarsi dal potere.

 

Un libro per comprendere alla radice i cambiamenti in corso e la meta della decrescita infelice che sta procedendo di crisi in crisi. Alla sua prima uscita nel 2010, Oligarchia per popoli superflui parve a molti contenere previsioni azzardate. Oggi una buona parte di esse è storia, purtroppo.

3 Agosto 2018

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LIBERIAMOCI DALL’EUROGENDFOR

LIBERIAMOCI DALL’EUROGENDFOR

prima che la Troika ce la mandi in Italia

Salvini e Di Maio dovrebbero approfittare del periodo di favore di cui godono ancora presso l’opinione pubblica per uscire dal Trattato di Velsen e togliere agli interessi bancari europei mandare le truppe di normalizzazione, ossia l’Eurogendfor, in Italia, in caso di caduta di questo governo.

L’autunno e l’inverno presentano insidie per il governo: il pil cala, lo spread sale, diversi miliardi fuggono all’estero, l’” Europa” esige una manovra da 5 miliardi, la flat tax e il reddito di cittadinanza sono in sospeso, la Germania cerca di scaricare sui paesi sottomessi i 55.000-75.000 miliardi di dollari di titoli tossici nella pancia di Deutsche Bank (per non parlare delle perdite sui derivati e dei passivi delle Landesbanken). Potrebbe implodere l’Eurosistema.

Le forze politiche della sinistra in Italia sono disorganizzate, ma l’apparato del “golpe”, o “regime change” (Berlino, BCE, Quirinale, mass media, magistratura interventista), già collaudato ripetutamente dal 2011 in poi, è ancora tutto pronto e ultimamente dà segni di attivazione coi barconi e con le toghe.

Mattarella (scelto da Renzi), Conte (amico di Mattarella e socio del figlio di Napolitano), la Casellati (fedele di Berlusconi), Fico (Boldrini bis), Tria (allineato) possono formare un fronte europeista istituzionale capace di mandare a casa Lega e Di Maio, di concerto con i potentati finanziari esterni, aiutati da qualche opportuno naufragio di migranti da gettare addosso alla Lega e da un deciso aumento dei tassi sul debito pubblico. I recenti invii di migranti su improbabili barconi hanno chiaramente lo scopo di mettere in difficoltà Salvini e magari occasionare un incidente mortale che consentirebbe di estrometterlo sostituendo la Lega col PD e l’appoggio esterno di Berlusconi.

Nella crisi finanziaria scatterebbe un intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità, col fondo salva stati e probabile arrivo della troika, come in Grecia, a completare il saccheggio dell’Italia, aiutando la Germania a gestire i suoi guai finanziari suddetti.  Vi sarebbe opposizione politica e popolare, e allora interverrebbe la polizia militare di crisi, la European Gendarmery Force (Eurogendfor, EGF), istituita dal Trattato di Velsen nel 2010. Una polizia militare internazionale praticamente irresponsabile, avente la sua principale sede nella caserma Chinotto di Vicenza.

Raccomando quindi che il governo, e soprattutto il Ministro degli interni, per non vederci nuovamente occupati da militari stranieri, operino per tirar fuori l’Italia dal Trattato di Velsen e per convertire ad altro uso la caserma Chinotto. Raccomando che vengono date direttive ai questori, quali comandanti locali di tutte le forze dell’ordine (non però dell’Eurogendfor!), di prevenire e controbattere eventuali azioni di forze straniere (ricordate l’incursione della Gendarmerie francese in Italia? Saggiava il terreno). In questo dovrebbero essere affiancate dalle forze armate, previe opportune consegne da impartire ad esse.

13.07.18 Marco Della Luna

-Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007

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DIGNITA’ E VELLEITA’

DIGNITA’ E VELLEITA’

Come salvare le riforme economico-fiscali del governo

Il Decreto Dignità, incontestabile come affermazione morale, incontra lo sfavore del mondo imprenditoriale e può avere effetti controproducenti sull’occupazione perché fa aumentare il costo del lavoro e i vincoli per gli investitori (ossia, per i capitalisti). Anche il reddito di cittadinanza, già ridotto da tempo a sussidio di disoccupazione, e assieme ad esso la flat tax, già spezzata in due aliquote, sembrano rinviati a quei soliti tempi migliori che non si sa quando arriveranno.  Così i rivoluzionari progetti economici del nuovo governo minacciano di svaporare contro i vincoli della realtà esterna, e di tradursi in delusione e scontento. Quei progetti sono stati lanciati nella campagna elettorale senza fare i conti con l’oste, e ora possono diventare un boomerang.

Vi è una via per evitare questo flop. Il primo passo è far capire alla gente che ciò impedisce la realizzazione di quei progetti, come pure di un ancora più importante piano di investimenti infrastrutturali per il rilancio della produttività e dell’occupazione, sono gli stessi principi imposti come cardini dell’attuale sistema economico-finanziario globale (prima ancora che europeardo). E’ a tali principi che devono essere rivolte, pertanto, la pubblica attenzione, la critica scientifica, la denuncia sociale ed etica, e l’azione politica riformatrice.

Primo principio: la funzione, che è politica e sovrana, quindi pubblica, di creare la moneta, cioè il capitale finanziario, è esercitata da soggetti privati, come pure quella di collocarla e di stabilire rating, tassi etc., e ciò viene fatto secondo la loro privata convenienza di profitto, senza responsabilità verso l’interesse generale.

Secondo principio: i capitali e le merci e le imprese si spostano più o meno liberamente intorno al mondo, perlopiù senza barriere daziarie o di contingentamento; questo pone i lavoratori dei paesi occidentali in concorrenza con quelli di paesi che applicano condizioni di sfruttamento radicale dei lavoratori anche in fatto di previdenza e di antiinfortunistica; contemporaneamente, l’immigrazione di massa li pone altresì in concorrenza con una mano d’opera pronta a svendersi nel loro stesso paese.

Terza caratteristica: i paesi dell’area del dollaro e in ogni caso l’Italia sono sottoposti a un modello economico finanziarizzato, basato a) sulla  rincorsa dell’attivo primario del bilancio pubblico, che si scarica sui contribuenti, sui servizi pubblici, sugli investimenti; b)sulla rincorsa dell’attivo della bilancia commerciale (sulla competizione nelle esportazioni),  e insieme sulla difesa di un alto rapporto di cambio; e le due cose si scaricano sui salari, imponendone la riduzione per mantenere la competitività in ambito internazionale, con conseguente depressione della domanda interna; inoltre, realizzare avanzi primari significa che lo Stato toglie dall’economia più denaro di quanto ne immette, ossia che abbassa il livello di liquidità, quindi di solvibilità.

Con queste premesse, è ovvio che non si possano fare i provvedimenti fiscali e gli investimenti necessari e utili, nel medio termine, per la crescita, perché i vincoli di bilancio e il rating (condizioni di finanziabilità dei governi, fissate sul brevissimo termine) non lo permettono.

Ovvio è altresì che il capitale finanziario e gli imprenditori validi si dirigano verso verso le imprese e paesi in cui la loro rimunerazione è maggiore perché sono i più efficienti nella produzione, oppure perché consentono uno sfruttamento più radicale dei lavoratori e la libera esternalizzazione sulla società e sull’ambiente delle componenti nocive del processo produttivo (infortuni, inquinamento…); sicché, se per legge lo Stato, in nome della dignità e della stabilità del lavoro, introduce vincoli o tutele che rendano meno interessante per il capitale investire in quelle industrie e in quel paese, il capitale defluirà da quelle Industrie da quel paese lasciando disoccupazione.

Perciò se si vuole tutelare effettivamente sia la dignità del lavoro che i livelli occupazionali, che l’ambiente, è indispensabile cambiare i tre suddetti principi, incominciando con il recupero da parte degli Stati della sovranità monetaria per assicurare loro il rifornimento di moneta (la capacità di pagare sempre il proprio debito e di finanziare il proprio bilancio facendo gli investimenti necessari alla crescita e di pagare il debito pubblico), sottraendoli al ricatto monetario dei banchieri speculatori privati internazionali e ai golpi mediante spread.

Bisognerà inoltre creare barriere protezionistiche contro la concorrenza sleale in modo che i lavoratori del proprio paese non si trovano esposti alla concorrenza di lavoratori sottoposti a condizioni schiavistiche in paesi in cui il capitale riesce a scaricare completamente sulla popolazione generale e sull’ambiente le proprie esternalità.

In terzo luogo, bisognerà cambiare il modello generale dell’economia sopra descritto, mirato sui surplus commerciali, anche perché la rincorsa di tale surplus è in se stessa illogica dato che la somma dei saldi delle bilance commerciali è ovviamente zero.

 

Come primo passo per recuperare la sovranità monetaria, e ridare liquidità al sistema (qualora non si arrivi direttamente alla fine dell’Eurosistema o a una sua radicale e benefica riforma, suggerisco al governo l’introduzione di un mezzo monetario nazionale interno, una sorta di seconda moneta (ma non denominata come moneta), emesso magari da una rete di banche appositamente costituite, che lo creano prestandolo (come avviene con le normali banche di credito) ma lo accreditano non su un conto proprio, bensì su un conto dello Stato, e poi lo prendono a prestito dallo Stato a modico interesse per prestarlo ai clienti applicando un interesse maggiore.

Quella sopra da me delineata è una campagna innanzitutto culturale, di informazione e comunicazione generale – e nella capacità di comunicazione abbiamo due eccellenze: una in Salvini e un’altra, in generale, nelle Stelle. In secondo luogo, deve diventare una campagna europea e possibilmente non solo europea,  e a questo fine ben si presta l’iniziativa salviniana della Lega delle Leghe. Se non si riesce a informare-comunicare all’opinione pubblica e a internazionalizzare questa campagna, i suddetti progetti economici verranno soffocati e resi velleitari dalle stesse dimensioni della dottrina economica mainstream – e Mattarella, con Tria, traghetterà l’Italia attraverso una brevissima stagione “populista” per consegnarci  nelle mani di Macron-Rothschild, di Soros e della Merkel o di chi per lei.

06.07.18 Marco Della Luna

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