Benvenuti!

In questo sito trovate:

* Articoli generali
* Proposte tecniche per rilanciare società ed economia
* Articoli di economia politica
* Articoli in materia sociopsicologica
* Presentazioni di miei libri
* Informazioni su conferenze, presentazioni, convegni, interventi radiotelevisivi
* Links
* Errata corrige di miei libri

Posted in GENERALI | 16 Comments

SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

SIGNORAGGIO SECONDARIO:

PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

Il 6 settembre di quest’anno è stato un giorno di svolta per l’emersione del signoraggio secondario.

Fino all’inizio di questo mese, ogni volta che in qualche causa contro le banche e in difesa dei loro clienti mutuatari eccepivo che il contratto di mutuo era nullo per violazione di legge poiché gli euro prestati dalla banca erano anche stati creati, dal nulla e con mezzi contabili, dalla banca stessa, in violazione dell’art. 128 del Trattato di Lisbona (che riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la facoltà di creare euro) e dell’art. 10 del Testo Unico Bancario (che non dispone che le banche possano creare moneta), i vari giudici o fingevano che non avessi posto l’eccezione e non decidevano su di essa; oppure affermavano che era infondata perché le banche prestano il denaro della raccolta (cosa notoriamente non vera, anche perché il “denaro della raccolta” arriva alla banca sotto forma di bonifici e assegni, cioè come denaro creato da qualche altra banca; oppure la respingevano scrivendo che la banca eroga il prestito mettendo a disposizione del cliente la somma non materialmente, ma giuridicamente, ossia come saldo attivo di un conto di disponibilità o mediante assegno circolare o in altro modo equivalente (questa è la tesi consolidata della Corte di Cassazione).

Il 6 settembre, sollecitata dalla stessa banca contro cui mi opponevo (in una esecuzione immobiliare che stava portando via al mio cliente e alla sua famiglia, in un colpo solo, casa e bottega – e finora non vi è riuscita) il giudice dell’esecuzione ha finalmente riconosciuto la verità: la banca crea denaro. Ma andiamo con ordine.

In un altro procedimento, in cui, rappresentando Marco Saba e una società inglese, cerco di far emergere l’attivo reddituale derivato a una primaria banca dalla predetta attività di creazione monetaria, e a tal fine sto facendo presente al giudice come alcune recentissime dichiarazioni della BCE confermano che le banche (non centrali di emissione) creano moneta nell’atto e con l’atto di erogare prestiti (o di eseguire pagamenti), generandola ex nihilo con operazioni contabili.

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.”

Quanto sopra è stato ultimamente confemato da KPMG, che scrive: “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui I depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande I bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

Oramai dunque questa realtà, ossia ciò che in Euroschiavi ho denominato “signoraggio secondario”, è ammessa ufficialmente a vari livelli (solo i governi continuano a nasconderla), è nota a tutti coloro che si occupano di finanza, e sarebbe ora che fisco e potere giudiziario ne prendessero atto. Negarla definendola una fantasia, come talora fanno le banche e i giudici, non è più sostenibile di quanto fosse sostenibile la negazione delle teorie di Galileo dopo che tutti gli interessati avevano guardato nel telescopio e sapevano come stanno le cose.

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … … La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”)”.

Il giudice di quella causa ha dichiarato che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ordinanza 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Riconoscendo che la banca crea moneta, quel giudice ha riconosciuto, in fondo, ciò che era già notorio tra chi si occupa di banche e moneta; ma l’importante è che, grazie a lui (e alla banca che gli ha dato il la), finalmente la giurisprudenza incomincia a recepire questa realtà – un risultato notevole, considerando che la mentalità dei magistrati è molto conservatrice e restia a revisioni di fondo della realtà, soprattutto quando toccano interessi costituiti nelle istituzioni.

Riservandomi al finale dell’articolo una critica a questa statuizione, qui faccio presente che la banca eroga sì, in un (logicamente) secondo momento, il denaro (deposito) creato, ma che in cambio introita un pari credito capitale verso il prestatario. La fase che interessa noi non è quella dell’erogazione – nella quale viene contabilizzata sia l’uscita del prestito che l’introito del credito – ma quella (logicamente) anteriore, della creazione del denaro che verrà prestato e della sua non contabilizzata immissione in cassa – cioè del fatto che la banca prima crea i 100 euro (+ 100), poi presta 100 (-100) ricevendo in cambio il credito di 100 (+100), quindi il saldo dell’operazione è + 100 (profitto) se si contabilizza la creazione e immissione in cassa (passaggio per cassa, mentre è 0 se si omette di contabilizzarla, con ovvie conseguenze sul conto economico e sullo stato patrimoniale (espansione).

Ossia, essendo stato ampiamente provato che le banche creano l’oggetto del prestito in un momento funzionalmente anteriore all’erogazione, e che ciò si traduce in un accrescimento dell’attivo, esse evidentemente hanno il dovere di dichiarare l’entrata in cassa (il passaggio per cassa) di questa creazione monetaria, di questa espansione del bilancio, con tutte le conseguenze di bilancio e sui redditi; ma per ora non lo fanno, dando luogo da un lato a difficoltà o crisi per la banca e i suoi azionisti e stakeholders nonché per il fisco e l’economia, e dall’altro lato a profitti extracontabili per l’importo della creazione monetaria, i quali, restando extracontabili, restano nella disponibilità dei gestori della banca per operazioni che essi intendono fare nei loro interessi particolari.

L’emersione delle ridette componenti positive dell’attività bancaria salverebbe l’Italia stessa dal pericolo che la minaccia in relazione alle note e meno note angustie causate dalle perdite bancarie e porrebbe fine allo scempio dei bail in e bail out, perfettamente ingiustificato, inutile, quindi illegittimo, in considerazione della facoltà delle banche di creare la propria liquidità.

Poiché ciò che la banca crea nel prestare è definito e ritenuto moneta dalla BCE, poiché è accettato dallo Stato e dagli enti pubblici in pagamento di tributi, sanzioni e altro; poiché è utilizzato da tali soggetti per i loro pagamenti; per tutte queste ragioni e altre che si potrebbero aggiungere, la moneta creata dalla banca col metodo in questione, sebbene contabile, è moneta reale, anzi, essendo il suo uso addirittura imposto dalla legge per pagamenti sopra un determinato ammontare, essa è divenuta moneta legale, anche se non è l’euro, per le ragioni che esporrò in seguito.

Riprendiamo ora in chiave critica le affermazioni del giudice di Bolzano: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Queste argomentazioni sono errate perché in evidente contrasto con il dettato degli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona nonché con l’art. 41 della Costituzione. La loro erroneità, purtuttavia, non toglie il fatto che la moneta bancaria è moneta e ha ormai corso legale, e che quindi la sua creazione espande gli attivi di bilanci costituendo un ricavo, con tutto ciò che ne consegue.

Vediamo le norme che confutano l’errore del giudice:

Art. 127: “1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119….”

Articolo 128 “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…. “

Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “

Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito, come ha affermato il G.E. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.

E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi  non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC. Infatti, giuridicamente, ciò che le banche contabilmente creano nell’erogare prestiti (e pagamenti) è non euro, bensì promesse di euro (saldi di conti correnti, assegni, depositi a vista, titoli di pagamento a vista), promesse di valuta legale, cioè di banconote e conio. Promesse che, come tali, possono essere accettate fiduciariamente, ma perdono valore se la banca emittente diviene insolvente – cosa che non potrebbe avvenire col denaro vero. E che non siano euro “veri” è dimostrato dall’esistenza del sistema Target (coinvolgente il SEBC) per i pagamenti inter-statali, mentre i pagamenti da banca a banca del medesimo stato sono diretti.

Quando una banca italiana eroga un prestito denominandolo in euro è esattamente come quando ne eroga uno -poniamo- in Yen: non è che consegni al prestatario gli Yen veri, la valuta legale nipponica, dopo averla acquisita effettivamente. Essa gli eroga un prestito che dello Yen ha solo la denominazione (e il tasso di interesse). Eroga simboli dotati di potere d’acquisto (come i simboli acquisiscano il potere d’acquisto è molto importante, l’ho spiegato altrove, e presto ritornerò sul punto).

La tesi che l’assenza di divieto di emissione di euro contabili nel Trattato di Lisbona e nel TUB implicherebbe la facoltà di crearla, è altresì insostenibile alla luce della considerazione che, se questa tesi fosse vera, cioè l’applicazione del principio “tutto ciò che non è espressamente proibito, è lecito fare”, allora tutti, non solo le banche, potrebbero creare denaro contabile fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo. Del resto, riservare il privilegio di creare moneta alle banche cozzerebbe contro il principio di eguaglianza.

In quanto all’art. 10 TUB, si deve applicarlo secondo il principio “qui dicit de uno negat de altero”; quindi esso elenca le operazioni che la banca può compiere in modo tassativo; sarebbe assurdo che il core business dell’attività bancaria nel mondo reale – cioè la creazione monetaria come sopra descritta – non fosse nemmeno menzionata, però implicitamente ammessa, dalla legge bancaria.

In quanto, infine, all’affermazione della banca, che il Codice Civile non conosca solo la moneta legale della banca centrale (ma anche quella scritturale), essa è semplicemente falsa: il CC non parla di moneta scritturale o creata dalle banche di credito.

Tirando le somme:

Abbiamo un sistema monetario in cui la quasi totalità della moneta è creata con metodo puramente scritturale, dal nulla, senza copertura, dal settore bancario privato, che non ne contabilizza l’entrata in cassa, e in tal modo elude la tassazione, e insieme  crea disponibilità extracontabili peggiorando al contempo il conto economico delle banche (sono le banche che vanno in default, non i banchieri, i quali si arricchiscono sempre).

Per omissione intenzionale o dovuta a incompetenza, le leggi e i trattati non menzionano  questa creazione monetaria e non la sottopongono alla regolazione da parte di alcuna autorità pubblica, nemmeno della banca centrale, la quale invece regola la creazione della cartamoneta da parte propria, e delle monetine da parte del governo.

La moneta scritturale così creata si presenta come saldo attivo di conti di disponibilità, bonifici, assegni circolari, tutti denominati in valuta legale (non necessariamente quella del paese in cui si trova la banca), ossia ha la natura giuridica di un insieme di promesse di pagamento, cioè di consegna di date quantità di moneta legale (cartamoneta della banca centrale), che la banca emittente però non possiede se non in minima parte.

La moneta scritturale suddetta ha quindi natura giuridica di obbligazione di pagamento, ed è soggetta a rischio emittente (ossia perde valore se la banca emittente fallisce); in questo si differenzia qualitativamente dalla moneta legale consistente nella cartamoneta emessa dalle banche centrali. Essa pure però ha acquisito la qualità di moneta legale poiché lo Stato, il settore pubblico, la richiede, la accetta e la impone come mezzo di pagamento, proibendo l’uso di moneta legale della banca centrale (cartamoneta) per pagamenti sopra un dato importo.

La moneta scritturale, diversamente dall’euro cartaceo, è nazionale, nel senso che può essere scambiata (mediante bonifici e compensazione) direttamente solo tra le banche appartenenti al circuito nazionale (l’ABI per l’Italia), mentre, per scambi interstatali anche entro l’eurozona, i trasferimenti possono avvenire soltanto attraverso la mediazione delle banche centrali (sistema Target 2).

Le banche contabilizzano, forniscono e fatturano questa loro moneta scritturale senza distinguerla dalla moneta legale della banca centrale, ossia denominandola come se fosse tale moneta, mentre non lo è; e chi riceve la moneta scritturale non è consapevole della differenza. Si è creato e coltivato un equivoco tra le due monete, che ostacola la percezione della loro diversità giuridico-economica e tende a far sì che la moneta scritturale di creazione bancaria privata sostituisca interamente quella legale delle banche centrali, anche grazie alle sue forme virtuali e di plastica.

Resta da chiarire che la moneta di creazione scritturale deve la sua piena accettazione come moneta da parte del mercato, nonostante la sua natura giuridica di promessa con connesso rischio emittente, sia al fatto che lo Stato la richiede e la usa appunto esso stesso come moneta, che al fatto che le banche aderenti ai vari sistemi bancari nazionali, nel comune interesse, si riconoscono e accreditano tale moneta trattandola come moneta legale. Gli utenti delle banche, cioè la società generale, considerano moneta tutto ciò che le banche considerano moneta, senza porsi problemi e senza percepire differenze. E il gioco è fatto.

25.09.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | Leave a comment

SCOPPIA LA BOLLA DEI CONFIDI:

SCOPPIA LA BOLLA DEI CONFIDI:

si sapeva, ma le autorità di sorveglianze, al solito, non sono intervenute

EUROFIDI, il più grosso dei confidi, o consorzi di garanzia collettiva, è insolvente, è in liquidazione, i suoi soci finanziatori – primo dei quali è la Regione Piemonte, e gli altri sono banche – non lo sostengono più, dopo che in recenti anni passati era stato usato per elargire garanzie a soggetti già imprenditorialmente alla frutta. Tutti coloro che hanno ricevuto le garanzie di Eurofidi – banche, finanziarie, fornitori e datori di controgaranzie– prenderanno una stangata.

Ma, come Eurofidi, molti altri confidi sono già insolventi da anni o prossimi a divenirlo. Il loro default presto si scaricherà sul sistema bancario e produttivo, e anche sugli organismi pubblici di controgaranzia, quindi sui contribuenti. Le conseguenze possono essere vaste e catastrofiche.

A gonfiare la bolla dei confidi, spingendo alla concessione di garanzie e prestiti senza controlli sulla solvibilità delle imprese, al fine di suscitare una ripresa (effimera e drogata) dell’economia a fini demagogici, è stato il governo Renzi-Padoan, come spiegai nel mio articolo L’USURA OCCULTA DELLE GARANZIE DI STATO, del 5 Maggio 2015, che qui sotto riproduco.

In quell’articolo denunciavo anche i provvedimenti normativi del governo e preannunciavo le conseguenze. Seguendo le direttive renziste, le banche si sono esposte scriteriatamente e per grossi importi, accettando semplicemente le garanzie prestate dai confidi, senza verificare la solidità dei medesimi né dei loro clienti. Vi sono state disposizioni specifiche ed espresse delle direzioni bancarie agli uffici deputati a queste operazioni: “non state a controllare i bilanci delle imprese, se il confidi approva, approviamo anche noi”; “non badate se il confidi applica tassi usurai e il cliente li accetta per disperazione”, “concedete prestiti anche alle imprese nuove”, “chiudete un occhio su precedenti sfavorevoli”…

Era tutto programmato, voluto, accettato. L’avevo detto, spiegato, preannunciato. Nessuno è intervenuto, ma ancora può farlo la Banca d’Italia.

18.09.16 Marco Della Luna

 

L’USURA OCCULTA DELLE GARANZIE DI STATO

Il Fondo di Garanzia, i Confidi e le commissioni d’oro.

Può un governo  legalizzare frodi e usura, può trasferire dalle banche ai risparmiatori e crediti deteriorati verso le imprese in difficoltà, consentendo l’applicazione di tassi e commissioni da strozzini? 

Le imprese in difficoltà, anche strutturali, dovute a inefficienza, sovrindebitamento o ad altra causa, non riescono a finanziarsi sul mercato in modo normale. Oggi, notoriamente, vi sono innumerevoli piccole e medie imprese in queste condizioni, non più vitali, avviate al fallimento o comunque alla chiusura. Dall’altra parte, le banche sono gravate da molti crediti deteriorati, incagliati, in sofferenza, verso queste imprese. Buona parte dei crediti deteriorati, che superano i 360 miliardi e sono in costante aumento, non sono ancora dichiarati nei bilanci delle banche, perché farlo avrebbe gravi conseguenze sul rating e sulla capacità operativa delle banche medesime.

La legge 662 del 1996, art. 2, comma 100, lettera a), ha istituito il fondo centrale di garanzia, a carico dello Stato, a beneficio delle piccole e medie imprese, per agevolarle nell’ottenimento di credito bancario mediante il rilascio di garanzie dello Stato in favore delle banche, in modo che queste accettino di prestare i soldi a tali imprese sebbene in difficoltà, sapendo che, se queste non pagheranno, pagherà lo Stato. La garanzia pubblica può essere diretta, cioè a beneficio della banca; oppure indiretta, a beneficio di un consorzio di garanzia privato, come i noti confidi e organismi di garanzia regionale; questi enti a loro volta garantiscono la barca erogatrice del prestito. Nel primo caso, ossia la garanzia diretta, lo Stato garantisce fino al 90% dell’operazione finanziaria, mentre nel secondo caso controgarantisce fino al 90% della garanzia. Ciascun organismo di garanzia può garantire finanziamenti fino a 25-30 volte i propri depositi liquidi in banca (ma chi controlla il valore effettivo di tali depositi e il rispetto della soglia di 30 volte?), quindi il Fondo di Garanzia statale è molto esposto e, in caso di insolvenza diffusa dei soggetti garantiti o controgarantiti, sarebbe necessario rifinanziarlo, eventualmente con una tassa straordinaria.

Orbene, state a sentire che cosa ha fatto il governo Renzi a favore dei banchieri e a spese dei conti pubblici.

Il Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha emanato il decreto numero 176 del 2014, che, fra le altre cose, dispone un alleggerimento, cioè un allargamento dei criteri per la concessione di garanzie e contro garanzie in favore delle suddette imprese. Sostanzialmente, adesso lo Stato presta garanzia anche per quelle che prima erano giudicate troppo malandate per essere garantite – praticamente, si espone (cioè espone i contribuenti) anche verso le aziende già moribonde.

La garanzia viene prestata quasi gratuitamente: ossia lo Stato, è a dire noi, rischia, senza ricevere in cambio alcunché. Quando si tratta di micro finanziamenti fino a € 35.000, il fondo pubblico di garanzia non può eseguire alcuna valutazione di merito di credito, e deve lasciare che a farla siano le banche che esso garantirà, anche se dette banche sono palesemente in conflitto di interesse con il fondo pubblico, come apparirà evidente nel proseguimento. In più, non può chiedere alcun compenso per la garanzia che presta.

In concreto, avendo sotto gli occhi alcuni casi specifici, vedo che il taeg applicato a questi prestiti e circa il 9,30%, le commissioni trattenute dalla banca erogante sono circa l’1,25%, le commissioni prelevate dall’organismo di garanzia controgarantito dallo Stato sono del 13% circa; Sicché, considerato il moltiplicatore suddetto di 30, un consorzio fidi può incassare di commissioni fino al 390% della sua liquidità depositata! E’ un caso che questi organismi possano essere costituiti anche dalle banche stesse?

Con i tassi e le commissioni suddette, un prestito quinquennale di € 500.000 nominali, come quello che ho sotto gli occhi mentre scrivo, si riduce a 443.250 dopo le commissioni della banca, e a 384.541,45 dopo le commissioni del consorzio di garanzia privato. Ma allora è chiaro che, allora, il tasso del 9,30 % annuo è un’illusione, perché non considera anche le commissioni del consorzio di garanzia privato e non è calcolato sulla somma effettivamente prestata; altrimenti, temo che la soglia dell’usura sarebbe facilmente superata. Ma in ogni caso, dal punto di vista monetario, non è usura far pagare alle imprese il 12% di interesse e commissioni (art. 644 CP) quando la BCE presta praticamente a tasso zero alle banche? e quando le imprese tedesche lo pagano il 2%?

È chiaro insomma qual è il risultato di tutto ciò:

Primo: lo Stato offre alle banche una garanzia diretta o indiretta con cui le banche possono chiudere le loro disposizioni attuali con clienti in difficoltà e trasferirle sullo Stato stesso, cioè sui contribuenti. Cioè le banche erogano il prestito garantito dallo Stato ai loro clienti-debitori, in modo che questi estinguano i debiti preesistenti verso la banca, che non sono garantiti dallo Stato. In tal modo, le perdite sui crediti deteriorati è trasferita dalle banche ai contribuenti: una generosa regalia del governo ai banchieri.

Secondo: lo Stato consente, sempre a carico dei contribuenti, a enti di garanzia privati, che in teoria non hanno fine di lucro, di incassare laute provvigioni dalle tasche di imprese in difficoltà che chiedono la loro garanzia. Ma allora perché lo Stato, attraverso le sue banche, non eroga direttamente le garanzie facendosele pagare ad una commissione ragionevole, diciamo il 5%, anziché addossare sui contribuenti tutto il rischio e lasciare agli organismi di garanzia privata e alle banche tutti i profitti? O perché non eroga direttamente i prestiti attraverso le proprie banche, invece di lasciare che siano le banche private a incassare gli interessi trasferendo il rischio allo Stato?  Bisognerebbe controllare che uomini politici o partiti politici hanno interessenze nei predetti organismi di garanzia, oltre che nelle banche beneficiarie delle predette regalie. E se questi organismi paghino le tasse sugli utili che realizzano.

Terzo: i titolari delle imprese in difficoltà, spesso già spacciate, che si vedono offrire soldi a tassi usurari o comunque molto elevati, sapendo di non poter sostenere quei tassi, sono indotti a farsi prestare i soldi e a tenerseli, così almeno falliscono con qualcosa in tasca per il futuro. O anche li usano per chiudere le posizioni che hanno garantito personalmente, così salvano la casa ipotecata. Lo possono fare, perché non è previsto alcun vincolo/controllo di impiego delle somme ottenute a prestito con le suddette garanzie. Pensate a quell’imprenditore, già in difficoltà finanziarie, che ha ricevuto € 384.500 effettivi e deve pagarne 500.000 oltre agli interessi del 9,30% su 500.000. Non vi pare tutto assurdo? Che senso ha prestare soldi a tassi superiori a strozzo a un imprenditore che ha già l’acqua alla gola, se non aiutare le banche e lucrare interessi e commissioni ai danni dello Stato?

In questa fase iniziale, per effetto del suddetto decreto del 2014, stiamo avendo un’ondata di concessioni di crediti nel modo suddetto a imprese non sane, non vitali.  Licenziamenti e chiusure di attività sono rinviati, e questo contribuisce a nascondere il malandare economico, a beneficio dell’immagine del governo. Ma nel giro di pochi anni gran parte di queste imprese chiuderà o fallirà, e le garanzie e controgaranzie dello Stato saranno escusse dalle banche. E allora si dovrà fare una manovra fiscale per chiudere il buco.

Già ora diversi consorzi di garanzia non rispondono più alle lettere degli avvocati che li interpellano per imprenditori da loro garantiti e divenuti insolventi. E ricordate che il moltiplicatore di queste garanzie è 25-30, e che attualmente nessuno sembra che controlli il rispetto di questo tetto. Quindi, dopo una puntata iniziale di apparente miglioramento per imprese e banche, il cui assorbimento patrimoniale sarà ridotto per grazia  delle ricevute garanzie (quindi le banche potranno, anzi già possono, prestare di più). avverrà che le imprese garantite incominceranno a saltare, e la bomba, se non disinnescata per tempo, potrebbe produrre danni di dimensioni notevoli.

Sarebbe pertanto ora che si accendessero le luci su questa realtà semi-nascosta, che si riformasse questo tipo di intervento pubblico, che venisse istituito un centro di monitoraggio dell’andamento delle imprese che hanno ricevuto le garanzie in questione e del rispetto dei tetti di garanzia, e che la Corte dei Conti, Bankitalia, le competenti commissioni parlamentari, Codacons, Adiconsum, Adusbef, Federcontribuenti e altre associazioni si dessero da fare per prevenire un disastro finanziario annunciato.

Le autorità finanziarie europee si sono accorte di come il governo Renzi vuole usare Cassa Depositi e Prestiti in questo modo politico e rovinoso,  e considerano la possibilità di classificare la Banca Depositi e Prestiti non più come una banca di proprietà statale ma indipendente ed esterna al bilancio dello Stato, bensì come interna ad esso; con la conseguenza che i suoi debiti, ossia l’ammontare dei depositi presso di essa, andrebbero ad accrescere l’importo del debito del settore pubblico italiano.

05.05.15  Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged , , , | 1 Comment

SERGIO E GOLIA Perché i leaders italiani servono gli stranieri?

SERGIO E GOLIA

Perché i leaders italiani servono gli stranieri a spese degli italiani

L’ambasciatore USA si pronuncia per il sì nel referendum costituzionale (italiano). Molte voci protestano contro questa ingerenza negli affari interni (italiani).

Il Capo dello Stato (italiano) reagisce affermando che la decisione nel referendum spetta al popolo (italiano), cui è demandata (da chi?) la sovranità.

Chiaramente questa risposta è incongrua: l’ingerenza USA non era diretta alla libertà di voto dei cittadini, ma all’indipendenza dello Stato (in quanto dichiarava che oltre Atlantico si preferisce che l’Italia abbia una costituzione di un certo tipo).

Quindi Mattarella avrebbe dovuto replicare “L’Italia deciderà indipendentemente, perché è un paese sovrano.”

Ma non poteva esprimersi così senza rendersi ridicolo, perché palesemente l’Italia non è indipendente né sovrana (specialmente rispetto agli USA). Sergio non è Davide, quindi ha risposto al gigante americano in modo apparentemente forte e dignitoso, ma sostanzialmente elusivo.

Il 16 settembre la Merkel e Hollande, al vertice europeo di Bratislava, avevano stabilito tra loro di fare la conferenza stampa finale senza Renzi, per chiarire che l’Unione la dirigono loro. uno dei tre grandi paesi europei rimasti nell’UE, veniva lasciata fuori da Francia e Germania. Immaginate l’effetto distruttivo per l’immagine di Renzi in campagna referendaria!

Ma il piazzista fiorentino ha salvato la faccia (sui media italiani, perché quelli stranieri se ne sono fregati), facendo dichiarazioni dure e insoddisfatte sulla loro gestione dell’Unione, così che sembrasse che non ci andava per sua scelta e per sfidarli, e non perché lo avevano lasciato fuori siccome l’Italia non ha peso in Europa.

Abile mossa propagandistica ed elettorale, ma solo pro forma – parole, parole, parole -, perché Renzi è il terzo premier messo su da un presidente già stalinista a piegare l’Italia agli interessi della Germania: è lì per questo e non può far altro che questo. Infatti insiste che “ci vuole più Europa”, dopo che si è constatato che, in realtà,

OGNI CESSIONE DI SOVRANITÀ’ ALL'”EUROPA” E’ UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ’ ALLA GERMANIA, QUINDI “PIÙ EUROPA” = “PIÙ GERMANIA E MENO ITALIA”.

Oggi si è aperta la camera ardente di Carlo Azeglio Ciampi, uno degli uomini che più hanno danneggiato l’Italia a vantaggio della Germania, e che i mass media per il popolo bue celebrano come presidente di tutti gli italiani, difensore della Patria, padre dell’Europa Unita e dell’Euro.

Pervenuto alla guida della Banca d’Italia con una carriera di sindacalista interno e facendo lievitare gli stipendi dei suoi colleghi fino a livelli divini, egli ha:

-fatto raddoppiare in pochi anni il debito pubblico e moltiplicato il suo rendimento a vcantaggio soprattutto della speculazione finanziaria ( ciò fece nel 1981, in collaborazione con Andreatta, rendendo indipendente Bankitalia dal Tesoro, impedendole di acquistare i titoli di stato invenduti e togliendo i vincoli di portafoglio alle banche);

-bruciato 70.000 miliardi di Lire consentendo agli “amici” un insider trading stimato in 30.000 miliardi a spese del Paese (lo fece nel 1992, dopo il famoso Britannia Party in cui fu programmata la destabilizzazione e privatizzazione dell’Italia, quando, come governatore di Bankitalia, con Amato a Palazzo Chigi, sapendo che inevitabilmente la Lira si sarebbe svalutata del 25-30%, come poi avvenne, usò i soldi pubblici per cambiare in valute pregiate le Lire di chi voleva sbarazzarsi delle Lire al cambio ancora buono);

-demolito la grande industria nazionale attraverso le privatizzazioni sottoprezzo, negli anni ’90, a vantaggio dei capitali stranieri, con privatizzazione anche delle quote di Bankitalia possedute dalle tre banche del Tesoro, le quali pure furono privatizzate);

-portato l’Italia in recessione strutturale e deindustrializzazione irreversibile nonché alla piena sottomissione economico-politica alla Germania (lo fece portandola nell’Euro, cioè in un sistema di blocco degli aggiustamenti dei cambi, quando sapeva benissimo gli effetti devastanti che ciò comporta per l’economia;

-ridotto il sistema bancario italiano (riformandolo come richiedeva l’”Europa”) nella condizione attuale, consegnandolo a fondazioni di nomina partitocratica e di funzionamento clientelare che hanno mangiato tutto il mangiabile, tanto che ora si regge solo perché gli lasciano praticare l’usura sui clienti e nascondere dai bilanci le reali perdite sui crediti, e i pezzi migliori se li stanno già mangiando i finanzieri dei paesi amici.

Perché i governanti italiani sistematicamente vendono gli interessi italiani agli interessi stranieri?

La ragione ha radici, credo, nella storia: lo Stato unitario italiano nasce proprio come Stato servitore di Gran Bretagna e Francia, poiché viene costituito per loro volontà, finanziamento e intervento, e conquistando gli altri Stati preunitari, senza adesione popolare e con plebisciti truccati. La sua destinazione servile è nella sua stessa formazione. Da quando è sorto, ha cercato  – con avventure coloniali balorde, e con balorde partecipazioni a due guerre mondiali – di essere ammesso nel novero delle Potenze, ma non è stato mai ammesso.

Inoltre, esclusi i Veneti e i Tirolesi, tutte le genti dell’attuale Italia sono sempre state governate da stranieri. Perciò si è consolidata una forma mentis politica italiana: governante = straniero: comportarsi da dominatore straniero è un must per chi comanda in Italia; e chi va al potere, anche se non vi è messo da potenze straniere, si sente, perciostesso, elevato al rango di uno straniero, e si comporta di conseguenza, senza vincoli di lealtà, pronto a servire gli stranieri (oggi soprattutto alla Goldman Sachs, dove spesso si è formato), per farsi omologare come uno di loro, e per conservare la poltrona e far carriera e avere buona stampa e incarichi ultrapagati quando lascia la carica pubblica. Vede e tratta l’Italia come merce di scambio per questa sua ascensione ad altiora.

Infatti Ciampi e tutti gli altri che hanno fatto carriera piegando gli interessi nazionali in favore degli stranieri, non hanno mai pagato per i danni arrecati, anzi hanno fatto una strepitosa carriera e lauti guadagni. E quando muoiono sono celebrati ed esaltati.

E gli italiani, che sono spettatori di tutte queste cose, realisticamente sentono come stranieri, come non solidali, coloro che li governano, e le stesse istituzioni. Quindi si comportano con diffidenza e spesso difensivamente contro di esse. Per sopravvivere, evadono imposte quantificate per far bottino e senza riguardo per la loro sopravvivenza. Onde la sfiducia civile, l’estorsione e l’evasione fiscale. Ciò abbassa la produttività del sistema-paese e gli impedisce di riprendersi, di adattarsi alle mutate condizioni. L’Italia muore.

Un sistema del genere, che si morde la coda, non si può riformare dall’interno, e chi lo riforma dall’esterno in realtà lo sta solo smantellando per cannibalizzarlo e colonizzarlo.

L’unico modo di uscirne è l’emigrazione, grazie a cui si stanno infatti salvando i migliori ingegni non criminali di questo mal nato e mal assortito Paese.

17.09.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 1 Comment

RIFORME PROIBITE: I VETI DI WASHINGTON E BERLINO

RIFORME PROIBITE: I VETI DI WASHINGTON E BERLINO

Il problema della “sovranità limitata”

Un ristretto numero di grandi famiglie bancarie, cioè l’establishment angloamericano e poc’altro, detiene nel mondo il potere economico, quindi politico e militare; il suo consenso è indispensabile per ogni significativa riforma in ogni paese dell’area del dollaro. Impone spesso, nel proprio interesse, riforme contrarie all’interesse collettivo, come l’abolizione del Glass Steagal Act, e le mantiene anche dopo che si è manifestata la loro nocività.

Il suo sistema di potere, come tutti, col tempo, entrerà in crisi e si modificherà per effetto di fattori vari (tecnologici, ambientali, culturali,contraddizioni interne); ma le azioni volontarie, intenzionali non hanno efficacia rispetto ad esso (vedi il flop di Occupy), mentre le elezioni e i plebisciti mettono in gioco frazioni marginali e geograficamente limitate di questo potere, frazioni assolutamente insufficienti a mutare gli equilibri, soprattutto su scala globale; mentre spesso suscitano aspettative elevate e sproporzionate nelle popolazioni. Così come i partiti politici antisistema o rivoluzionari o semplicemente innovatori.

A questa realtà non ci siamo ancora aggiornati: siamo inclini ancora oggi a pensare che i policy-makers, i decision-makers, siano tuttora gli Stati, i governi, i parlamenti – ma non lo sono più da molto tempo: essi sono controllati da chi li finanzia, detiene il loro debito, gli fa il rating. Siamo portati a pensare e a promettere: “prendiamo la maggioranza assoluta e aggiustiamo le cose per il Paese” – ma non è così che le cose funzionano: i vincoli e i poteri esterni sono ampiamente preponderanti e dettano ciò che puoi e ciò che devi fare, e se non ottemperi ti fanno cadere, mobilitando mass media e giustizia.

(Naturalmente vi sono anche vincoli interni, come appare evidente nel caso del concentrico boicottaggio alla sindaca Raggi, in quanto minaccia i pingui redditi illeciti di un certo, consolidato sistema di gestione di Roma. Anche per cambiare le cose in una città non basta avere la maggioranza in consiglio comunale e le competenze tecniche: bisogna fare i conti con interessi consolidati appoggiati da ampi settori istituzionali, mediatici e “religiosi”.)

Tecnicamente e obiettivamente parlando, i metodi per risanare il sistema bancario italiano e per rilanciare l’economia con idonei finanziamenti di ampio respiro, sono disponibili e descritti in articoli e saggi miei e di altri studiosi. Ma, per introdurre e attuare riforme importanti, bisogna fare i conti con l’oste – una cosa di cui alla gente non si parla mai…

Chi avanza proposte di riforma di qualche rilevanza, soprattutto in ambiti economico-finanziari, geostrategici, scientifico-tecnologico (soprattutto energetici),  dovrebbe preliminarmente verificare se il predetto consenso vi è o non vi è – il c.d. Washington consensus (e Berlin consensus), esponente degli interessi di quell’establishment finanziario-militare-politico che già Dwight Eisenhower indicava come incompatibile con la democrazia e che ancora prima Charles Wright Mills denominò “power elite”.

Sono cose di cui non si parla mai, perché si fanno i conti senza l’oste e perché discuterne è sgradevole, scabroso; ma chi avanza tali progetti in Italia, in particolare e in aggiunta, dovrebbe verificare preliminarmente quali siano gli spazi di manovra consentiti all’Italia dai vincoli esterni, e in primo luogo dai trattati di pace e relativi protocolli anche riservati, seguiti alla fine della II GM, e configuranti per l’Italia una sovranità limitata in subordinazione agli USA. Tengasi anche presente che, come recentemente emerso, ogni cancelliere tedesco, prima di assumere il suo ufficio, deve sottoscrivere la Kanzlerakte, ossia un impegno di obbedienza alla Casa Bianca; e che un protocollo riservato del trattato di pace con gli USA attribuisce a questi la Medienhoheit, ossia la sovranità sui mass media tedeschi.

Vi possono essere, e abbiamo concrete evidenze che vi siano, obblighi verso gli USA che impongono all’Italia di restare inefficiente in determinati settori e di subire, nascondendolo all’opinione pubblica, prelievi di ricchezza e di altri assets da parte degli USA o di loro soggetti imprenditoriali. Prelievi che si traducono in tasse e tagli.

Ad esempio, negli anni ’90 i governanti italiani – costretti o corrotti – hanno stipulato con primarie banche statunitensi contratti derivati IRS del tipo “banca vince se tassi calano” quando già era determinato che sarebbero calati; quindi l’Italia, il contribuente italiano, sta pagando centinaia di miliardi di perdite su questi contratti, e questi pagamenti chiaramente costituiscono la corresponsione di un tributo alla potenza vincitrice da parte del paese sconfitto e sottomesso. In appendice spiegherò in dettaglio queste porcate dei nostri politicanti sempre legittimati a farne di nuove, anche grazie all’”Europa”.

Altri esempi, altre manifestazioni di vincoli di subordinazione agli USA, sono l’acquisto dei costosissimi e difettosi F35 e la partecipazione anti-costituzionale a guerre di aggressione in Iraq, Afghanistan, Libia, contrarie agli interessi italiani, soprattutto l’ultima, ma enormemente utili, profittevoli, ai magnati del petrolio e degli armamenti d’oltre Atlantico. E non dimentichiamo che Enrico Mattei fu ucciso mentre, come presidente dell’ENI, disturbava il cartello petrolifero angloamericano.

L’indurre destabilizzazioni finanziarie, civili e politiche nei vari paesi della loro zona di influenza, a scopo di sottometterli e sfruttarne le risorse, è una prassi costante delle multinazionali americane, come ben illustrato e documentato da uno dei principali esecutori di questa, John Perkins, nel saggio Confessions of an Economic Hit Man, e in altri scritti e conferenze. In termini di morale comune, e anche nei termini morali applicati dagli USA agli altri paesi, gli USA, o meglio il loro establishment,  è uno stato-canaglia, anzi di gran lunga il massimo stato-canaglia del pianeta. Però la sua forza imperiale e il suo controllo dell’informazione gli consente di non apparire tale, in superficie.

Anche rispetto alla Germania risultano sussistere vincoli di subordinazione per l’Italia: il subire la sistematica violazione delle regole fiscali europee, il subire lo shopping delle sue aziende migliori, l’aver subito passivamente l’attacco ai btp per imporre il regime change nel 2011 con la leva dello spread, l’aver rinunciato a una vantaggiosa riforma su pressione di Kohl, come ho raccontato nel capitolo Storia di un tentativo del mio saggio Polli da spennare (Nexus 2008), riportato in appendice.

Ecco, questa è la doverosa premessa: i metodi di risoluzione del problema sono disponibili, ma bisogna prima verificare che all’Italia sia permesso di risolvere questi problemi e di uscire dalla crisi con questi metodi – verificare cioè che la crisi, anzi la recessione-stagnazione, assieme all’inefficienza nazionale, non sia voluta e imposta dall’estero, dai paesi amici e alleati, per fini abbastanza chiari di approfittamento e competizione. Dal 1981 in  poi, e particolarmente dal 2011 in poi, i governi italiani hanno inanellato una serie di operazioni a danno dell’Italia e a vantaggio di altri paesi e del settore bancario internazionale. Quindi l’ipotesi che vi siano vincoli e obblighi esteri di quel tipo è più che giustificata.

Quindi invito i lettori che sono in condizioni di farlo, a ricercare e pubblicare i protocolli riservati annessi ai trattati di pace e relativi al piano Marshall, per far emergere al dibattito pubblico quel genere di patti.

Se risulterà che ci sono e che non permettono le progettate riforme, allora è inutile insistere nel portarle avanti, mentre è utile concentrarsi sul montare una vasta campagna globale di informazione su quei vincoli, sulla loro dannosità, sulla loro iniquità, al fine di contestare la loro validità e compatibilità coi diritti dell’uomo e coi principi democratici, e al fine di suscitare una reazione di scandalo e discreditamento mondiale degli USA come potenza globale e della Germania come potenza continentale, che faccia, se possibile – ripeto: se possibile-, saltare quei medesimi vincoli di subordinazione, cioè che costringa questi due paesi a rinunciare ad essi per poter mantenere una certa autorevolezza e legittimazione ai loro ruoli di potenza egemone con funzione di policing globale.

11.09.16 Marco Della Luna

 

APPENDICI

 

A-STORIA DI UN TENTATIVO

Un economista che ho frequentemente citato e che apprezzo particolarmente,

e tanto più quanto più lo conosco, anche sul piano umano, è

Antonino (Nino) Galloni, ex direttore generale del Ministero del Lavoro.

Con lui, fonte inesauribile di conoscenza anche dei meccanismi della

finanza pubblica, ho la fortuna di cooperare nell’impresa di elaborare

un piano di salvezza per questo paese in cui abbiamo avuto la ventura

di nascere.

Col suo aiuto, ho potuto ricostruire gli anni letali per l’indebitamento

dello stato italiano e per il sabotaggio dei tentativi di correggere la

traiettoria distruttiva della finanza pubblica. E come i poteri forti sono

intervenuti, attivamente, per impedire la soluzione che egli aveva avviata.

Questi poteri volevano la crisi finanziaria del paese. Erano i poteri

della grande finanza, quella che si arricchisce inducendo le recessioni

economiche per poter rastrellare ricchezze sotto costo.

Nel corso degli anni ‘80 – riferisce Galloni – sono state praticate le

scelte di politica economica e monetaria che hanno poi determinato gli

esiti propri del decennio successivo e dell’attuale:

  1. nel 1982, si è proceduto all’eliminazione dei “vincoli di portafoglio”

delle banche che, imponendo a queste ultime l’acquisto dei titoli

del debito pubblico a bassissimo tasso di interesse, consentivano allo

Stato di approvvigionarsi di moneta senza stamparla ex novo e senza

far crescere in modo esponenziale il debito stesso, come accadrà in seguito

(per la cronaca, le banche – potendo utilizzare tali titoli, che devono

acquisire coattivamente, nelle loro riserve obbligatorie – ne trovano

un beneficio perché, diversamente, sarebbero state costrette a congelare

somme corrispondenti di denaro vero);

  1. nel 1983, il cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia costrinse

lo Stato ad approvvigionarsi di moneta per finanziare i propri disavanzi

ricorrendo direttamente al “mercato” (ai singoli risparmiatori ed

alle banche come soggetti privati e, comunque, al tempo, già in corso di

completa privatizzazione);

  1. a partire dal 1984 inizia l’espletamento di aste pubbliche – a cui

partecipavano solo le grandi banche – allo scopo di vendere (a tassi crescenti

di interesse) i titoli del debito pubblico per finanziare i disavanzi

con un sistema (le cosiddette aste marginali) che consentiva di applicare

a tutta l’emissione il prezzo più elevato dell’ultima, al limite piccola,

tranche di titoli che le banche stesse esitavano fino all’ultimo ad acquistare,

proprio allo scopo di far schizzare verso l’alto i rendimenti dati

dai tassi di interesse;

  1. nel febbraio-marzo del 1985, il rendimento dei titoli del debito

pubblico italiano superava il costo del denaro per i migliori clienti (allora

si chiamava MLR, mininum lending rate) sicché, una bella mattina,

un illustre personaggio – ad esempio Gianni Agnelli presidente della

Fiat – poteva richiedere un prestito di 5.000 miliardi di lire alla propria

banca al 13,5% e comperare titoli di Stato che rendevano il 16,5% e,

quindi, guadagnare in una mezzoretta il 3% di 5000 miliardi, vale a dire

150 miliardi (per una fatalità del destino proprio quella mattina in cui

l’economista Nino Galloni denunciava su Repubblica la pericolosità di

una situazione del genere, il presidente della Fiat entrò nella sua banca

per compiere la citata operazione… quella strana coincidenza incuriosì

molto le autorità di polizia del tempo che cominciarono a controllare

più da vicino il citato economista, peraltro figlio di uno dei più noti

esponenti della Democrazia Cristiana al potere in quegli anni);

  1. nello stesso 1985, incominciarono ad affluire nella pubblica amministrazione italiana (Ministero del Tesoro e Ministero del Bilancio dove Galloni era funzionario di ruolo) esperti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale col compito di scalzare i

dirigenti dell’amministrazione stessa dalla redazione dei più importanti

documenti di politica economica del Paese (tra cui la “Relazione Previsionale

e Programmatica” che era l’antenato dell’attuale Documento di

Programmazione Economica e Finanziaria);

  1. nel frattempo si era organizzato un certo dissenso verso le scelte

di politica economica e monetaria che stavano espropriando del tutto

la sovranità dello Stato, dando un’importanza decisiva alle grandi banche

di interesse nazionale (in via di privatizzazione spinta), mettendo

in crisi l’economia produttiva e l’occupazione con gli alti tassi di interesse,

bloccando gli investimenti pubblici in infrastrutture e ricerca,

riaprendo la forbice tra un Sud in ritardo e un Nord industrialmente più

avanti (oltre al professor Federico Caffè ed al suo allievo Paolo Leon si

potevano annoverare tra i critici alcuni politici come il leader di Forze

Nuove, Carlo Donat Cattin, ed il sottosegretario al Tesoro, Carlo Fracanzani,

che chiamerà a collaborare con sé l’economista Galloni il quale,

nel frattempo, aveva lasciato il Ministero del Bilancio per profondi

dissidi con i suoi Ministri ed aveva prodotto un documento in cui prevedeva,

nel giro di 4 o 5 anni, il raddoppio del debito pubblico e della

disoccupazione giovanile in Italia; anche nel PCI vi era una frangia di

ben preparati economisti che facevano capo al CESPE (il servizio studi

del partito) e che avrebbero dovuto dar seguito ad alcune iniziative

promosse – contro le scelte di politica economica e monetaria – dalla

sinistra DC, di cui era stato incaricato proprio Nino Galloni e che avevano

trovato una certa eco nei seminari da lui coordinati per la rivista

Itinerari – ad essi avevano preso parte i futuri nomi noti della politica e

dell’economia come Giulio Tremonti, Mario Draghi e Giuliano Amato

– e sulla rivista di Carlo Donat Cattin, Terza Fase; ma una perentoria

pressione dell’allora Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio

Ciampi, sul segretario del PCI Enrico Berlinguer sconsigliò quest’ultimo

partito dall’impegnarsi troppo nella battaglia, visto che tutti i figli

della nomenklatura di quel partito si stavano preparando alle future responsabilità nei servizi e centri studi delle banche; Galloni si era fatto

anche notare come consulente di Mario Schimberni che gli aveva chiesto

se fosse stata praticabile una politica monetaria diversa da quella

voluta dai vertici della Banca Centrale di allora: e Galloni non solo aveva

mostrato tale possibilità – suscitando le ire dei citati vertici – ma aveva,

nella stessa sede, messo in guardia dall’abbandonare acriticamente

i fondi pensione ai facili rendimenti delle obbligazioni come se non si

trattasse di fenomeni ciclici, ricorrenti, caratterizzati da continui boom

e cadute (The Economist, Sviluppo dei mercati dei capitali. La sfida dei

fondi pensione, special report 1986);

  1. nella seconda parte degli anni ‘80, l’Italia fece parte dello SME

(sistema monetario europeo) che, grazie ai cambi fissi, poteva consentire

agli Stati più forti – come la Germania prima dell’unificazione – di

rafforzarsi non rivalutando il cambio e, quindi, riducendo i tassi di interesse,

con ciò rafforzando la propria produttività e l’occupazione; e,

agli Stati deboli – come ad esempio l’Italia – di indebolirsi ulteriormente

non potendo svalutare il cambio e, quindi, trovandosi costretti a far

crescere i tassi di interesse per attirare investimenti finanziari dall’estero,

così limitando la produzione e l’occupazione (era questa la critica di

Caffè, Leon e Galloni).

Non ci sarà quindi da stupirsi se, qualche anno dopo, lo SME imploderà

rovinosamente e l’economia internazionale rivedrà i propri meccanismi,

abbandonando gli alti tassi di interesse (rendimenti obbligazioni)

e tuffandosi nelle borse.

Ma torniamo al 1989, quando le previsioni dell’economista Galloni

trovano un tragico riscontro e una parte della stampa si muove a suo

favore: un articolo a firma Norma Rangeri (Il Manifesto) viene raccolto

da vari altri titoli e “questo oscuro funzionario che aveva previsto le

disastrose dinamiche del debito e della disoccupazione giovanile e che,

per questo, si era dovuto allontanare dall’amministrazione…” riceve

una qualche solidarietà da una classe dirigente dove ancora qualcuno

spera di poter difendere gli interessi nazionali.

Insomma, l’Italia, nella gerarchia internazionale, è sottoposta agli interessi americani innanzitutto, e poi a quelli tedeschi.

Nel 1989 Giulio Andreotti, incaricato di formare il nuovo governo,

scrive al giovane economista e gli propone di mettersi a disposizione

del suo braccio destro, incaricato di studiare una revisione di quelle

strategie di politica economica e monetaria che stavano portando il Paese

alla rovina, Paolo Cirino Pomicino.

Lo stesso Galloni consiglia a quest’ultimo di accettare l’incarico di

Ministro del Bilancio e ne diviene il principale consigliere.

Dopo l’estate del 1989, quindi, Galloni inizia a lavorare alla Relazione

Previsionale e Programmatica per il 1990: con essa intendeva

scardinare l’illogica e dannosa impostazione finanziaria della politica

economica italiana fino a quel momento. Vengono organizzati convegni

e conferenze; un Seminario alla Bocconi cui partecipa, oltre al Ministro

Pomicino, anche Mario Monti (molto critico e preoccupato non tanto

per le idee di Galloni, peraltro note perché vicine a quelle di Federico

Caffè e Paolo Leon, quanto per il credito che egli sembrava acquisire

presso alcuni ambienti politici e governativi democristiani, la cosiddetta

sinistra sociale di Donat Cattin, la parte contraria a De Mita nella sinistra

politica come Granelli e Bodrato e ora, addirittura, la componente

andreottiana…); Galloni compare come pericolo nazionale in articoli di

prima pagina su Repubblica: ad esempio, quello di Massimo Riva.

In poco tempo si scatena una pressione fortissima sul Ministro da parte

della Banca Centrale, della Fondazione Agnelli, della Confindustria

e, infine, da parte – nientemeno – del cancelliere Helmut Kohl finché

il Ministro del Tesoro, Guido Carli, chiede formalmente al collega la

estromissione dell’economista non-traditore Galloni. Il Ministro Pomicino

chiama il suo Consigliere (Capo della segreteria tecnica del Ministero

del Bilancio) e, con molta onestà, lo informa della situazione.

Galloni lascia l’amministrazione finanziaria per la seconda volta, col

grado di dirigente generale, e viene chiamato da Carlo Donat Cattin

(Ministro del Lavoro in quello stesso Governo Andreotti) a ricoprire

l’incarico di direttore dell’Osservatorio sul Mercato del lavoro. Ormai

è il 1990 e i giochi sono fatti. Caffè è scomparso, Galloni costretto a ripiegare, l’Italia colonizzata, il PCI un lontano ricordo, la DC pronta al prossimo suicidio, le grandi

banche privatizzate e la stessa Banca d’Italia non più pubblica, padrone

del campo.

Continua? Certo, continua. La saga della frode finanziaria endogena della politica

italiana sta continuando. L’ultimo grido è quello delle obbligazioni-truffa

comperate da diversi enti pubblici italiani, perlopiù comuni, i cui

sindaci, necessariamente, o sono incompetenti, o sono stati corrotti.

 

B – Sui contratti finanziari stipulati da autorità italiane per far guadagnare i banchieri USA e tedeschi a nostre spese, il nostro esperto finanziario dr Alessandro Govoni ha denunciato quanto segue alla magistratura inquirente italiana:

Il Tesoro dello Stato italiano , 900 enti locali italiani e numerose imprese pubbliche italiane hanno contratto derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala e stanno perdendo centinaia di miliardi di euro dal 1992 , 

 

Si sono trovati a pagare oltre a interessi mediamente del 7%/8%  sul prestito sottostante, anche un differenziale sui derivati di altrettanti 7%/8% ogni anno dal 1992, , in  piu hanno già  pagato decine di miliardi di euro di  penali di estinzione anticipata (mark to market)  per uscire anzitempo dai contratti derivati. Tutti questi soldi sono stati incassati da 21 banche d’affari straniere,  che continueranno ad incassare sia i flussi periodici futuri del derivato ad ogni scadenza  di rata del sottostante prestito fino al 2030 ,   che le penali di estinzione anticipata nel caso Tesoro , enti locali ed imprese pubbliche decidessero di uscire anzitempo dai contratti derivati .

 

 

Se però l’Italia uscisse dall’euro, non sarebbe più sottoposta alla regole della Banca Centrale Europea (BCE) il cui scopo,  stabilito dallo Statuto BCE stesso,   è quello di mantenere il tasso d’inflazione sotto il 2% .

 

Se l’Italia uscisse dall’euro, Il tasso d’inflazione per l’italia non sarebbe più calcolato dall ‘EUROSTAT (l’ ufficio statistiche della BCE) che fino ad ora in modo artificioso lo ha calmierato al ribasso,  variando annualmente il peso dei beni energetici all ‘interno del paniere di spesa delle famiglie e azzerando già tre volte le basi Istat.

 

Uscendo l’Italia dall’euro , il tasso d’inflazione non sarà più vincolato ai calcoli artificiosi dell’Eurostat e sarà pertanto libero di attestarsi sui suoi valori reali , tra il 4% ed il 5% annuo .

E’ necessario allora conoscere come le entità monetarie costruiscono i  tassi in Europa dal 1992.

.

Il tasso d’inflazione più uno spread del  50% determina il TUR: se il tasso d’inflazione è il 4% , il TUR è il 6% . Prima , dal 1992 al 1998,  il tasso d’inflazione più lo spread del 50% determinava il tasso ufficiale di sconto (TUS) . TUS e TUR sono la stessa cosa , il TUS ha cambiato solo nome dal 1998 in TUR.  

 

IL TUS era il tasso a cui la banca centrale nazionale (Banca d’Italia ) ha  prestato dal 1992 al 1998 i soldi alle altre banche.

Il TUR è il tasso al quale la BCE dal 1998 presta i soldi alle banche area euro .

 

Il TUR più uno spread determina l’Euribor che è il tasso al quale le banche commerciali si prestano i soldi tra di loro .

 

L’Euribor più uno spread determina il tasso nominale che è il tasso a cui le banche commerciali prestano i soldi a famiglie , imprese, enti locali italiani..

 

Il tasso nominale è il tasso a cui le banche hanno piazzato derivati sul tasso  alla ignara clientela italiana (al Tesoro dello Stato italiano , ai 900 enti locali italiani,  a 100 mila tra  imprese pubbliche e private italiane)  . 

 

Non dimentichiamo che dal 1992 , precisamente dal 7 Febbraio 1992 (legge n. 82) , il tasso ufficiale di sconto (TUR) è variato in Italia dal Governatore di Bankitalia   che lo ha variato di sua mano e di sua autonoma iniziativa  sempre al ribasso portandolo dal 15% di settembre 1992 allo 0,05% di oggi . Sappiamo ora da maggio 2014 che gli azionisti occulti di Bankitalia spa sono una decina di hedge fund anglo americani e caucasici che controllano matematicamente al voto Bankitalia Spa (265 voti su 529) si presume sin dal 1992.

Le 21 banche d’affari straniere risultano partecipate con quote diverse sempre dalla stessa decina di hedge fund speculatori anglo- americani e caucasici di cui sopra..

 

Uscendo l’italia dall’euro,  il tasso sui derivati, non essendo il tasso d’inflazione più ancorato all’obbligo statutario della BCE di mantenerlo NOMINALMENTE (artificiosamente )  sotto il 2%,  inizierà pertanto a crescere,  portando lo Stato italiano a vincere in tutti i centinaia di miliardi di euro di  derivati sul tasso con clausola banca vince se tasso cala.

Il tasso nominale dei derivati si attesterà subito tra il 9%  ed il 10%  : le 21 banche d’affari straniere inizierebbero subito a perdere in quanto nei contratti derivati  è fissato un CAP  solitamente del  4% ossia un tasso oltre il quale  le 21 banche d’affari straniere inizierebbero a pagare lo Stato italiano risultando esse ora perdenti .

Lo Stato italiano,  una volta uscito all ‘euro,  inizierebbe pertanto ad incassare dalle 21 banche d’affari straniere un differenziale di tasso del (10% meno 4% = 6%) del 6% su circa 400 miliardi di euro di nozionale, ossia lo Stato italiano inizierebbe ad incassare dalle 21 banche d’affari straniere (400 miliardi per il 6% ) 24 miliardi di euro  all’anno fino al 2030 , piu le penali di estinzione anticipata se le 21 banche d’affari straniere volessero loro a questo punto uscire anzitempo dai contratti derivati , penali (mark to market) che le 21 banche d’affari dovrebbero pagare allo Stato italiano per uscire anzitempo dai contratti derivati e quantificabili  ad oggi in non meno di aggiuntivi 200 miliardi di euro .

 

L’altra ragione per cui è vitale per l’Italia uscire dall’euro è la stessa che ha spinto il Regno Unito ad uscire dalla parità con l’euro .

Ciò che i giornali mainstream  non dicono è che il Regno Unito ha avuto un enorme beneficio con la BREXIT : la sterlina si sta rapidamente svalutando e le 100 società multinazionali con sede a Londra  quotate all’indice di Londra “FTSE 100”  stanno esportando sempre più . Esse rappresentano la quasi totalità del PIL del Regno Unito.

 

L’effetto sarebbe identico per l’Italia, che adottando la lira potrebbe immediatamente svalutarla rispetto all’euro e così verrebbe dato un enorme slancio alle esportazioni italiane .

 

 

Il terzo motivo è che uscendo dall’euro le quote capitali incassate dalle banche dei mutui creati in Italia con un click elettronico dal 1992, potrebbero essere tassate dallo Stato italiano in capo agli hedge fund azionisti occulti delle maggiori banche italiane . Essendo circa 1700 miliardi di euro i mutui creati con click elettronico in Italia dal 1992, lo Stato italiano potrebbe tassare la decina di hedge fund anglo- americani e caucasici, azionisti occulti delle maggiori banche italiane,  del 32% tra IRES ed Irap ossia lo Stato Italiano potrebbe tassare questi hedge fund che ora con vendite allo scoperto si stanno mangiando le banche italiane stesse,  potrebbe tassarli  per 1700 miliardi di euro per il 32% , potrebbe, uscendo dall’euro ,  far pagare loro tasse per circa 400 miliardi di euro .

 

Non saranno questi i motivi per cui Stati Uniti  e Regno Unito stanno spingendo perche gli Stati dell’area euro sottoscrivano il TTIP, forse per sottrarre alla Magistratura italiana, con la conseguente creazione di Tribunali internazionali privati, la competenza in procedure civili e penali in tema di derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala ed in tema di ipotizzata  elusione fiscale delle quote capitali insita quest’ultima nella illegittima creazione elettronica dei mutui,  perpetrata in Italia dal 1992?

 

Non saranno forse questi i motivi per cui per nessun motivo al mondo Stati Uniti , Regno Unito e Germania vorrebbero che l’Italia uscisse dall’euro?

Non dimentichiamo che gran parte dei derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala li hanno piazzati  in Italia Deutsche Bank, Morgan Stanley , Merryl Linch,   Barclays  ….. che quindi se l’Italia uscisse dall’euro,  inizierebbero a perdere centinaia di miliardi di euro .

 

Ma se dovesse accadere , se dovesse accadere  che l’Italia uscisse dall’euro,  queste banche d’affari troverebbero il modo per estinguere i contratti derivati per non pagare alcunchè allo Stato italiano.  La Magistratura italiana allora potrebbe intervenire per obbligare le banche d’affari straniere a mantenere in vita i contratti visto che ora sarebbe lo Stato italiano, usciti dall’euro,  che inizierebbe a guadagnare .

 

Sarebbe forse questo il motivo per cui Stati Uniti , Regno Unito e Germania premono che il TTIP venga approvato : per togliere alla Magistratura italiana ogni competenza in tema di derivati.

 

Procure come quella di Trani , di Milano, …. che stanno indagando in tema di derivati sono sempre piu scomode e potrebbero risultarlo ancora di più se l’Italia  uscisse dall’euro .

 

 

Dal materiare reperito sul web in tema di indagini condotte dalla Procura ,  secondo l’Audizione  della commissario dott.ssa Scozzese nel 2015 e secondo la relazione alla Camera nel 2014 del Commissario Straordinario dr Varazzani, si rileva  che nel 2002  inspiegabilmente il  Comune di Roma ha chiuso dei contratti derivati “buoni” , derivati in cui ossia il Comune di Roma già stava guadagnando  ed avrebbe continuato a guadagnare  anche in futuro dal differenziale fisso- variabile,  essendo derivati del tipo “banca perde se tasso cala” . Il tasso ufficiale di sconto (denominato anche  tasso di rifinanziamento -tasso a cui la banca centrale presta i soldi alle banche commerciali-tasso a cui i derivati sono legati ) ha continuato a scendere dal 2001 ,  dal 4,75% ad oggi che è lo 0,05%.

Poiché l’Euribor è dato dal tasso di rifinanziamento più il 50% , oggi il Comune di Roma vincerebbe circa il 7,5% se avesse mantenuto in vita quei contratti derivati cd  buoni  che gli avrebbero permesso  anzi di guadagnare circa un 2% rispetto al tasso del 5,345% che paga sul BOND da 1,4 miliardi di euro emesso nel 2003.

Inspiegabilmente il Comune di Roma estingue nel 2002 questi derivati cd buoni per stipulare  nel 2003 n. 9 derivati di senso opposto  ossia con clausola- killer banca vince se tasso cala.

Inspiegabilmente ma non troppo inspiegabilmente,  se non si sapesse a seguito di rilievi eseguiti nel Maggio del 2014 (gia posti all’attenzione di alcune Procure ) che il tasso è manipolato a comando  dagli azionisti  occulti di Bankitalia Spa che sono gli stessi identici soggetti che hanno piazzato i derivati al Comune di Roma ed ad altri 900 enti locali italiani ed al Tesoro dello Stato. Azionisti occulti che sono interposte persone fisiche in realtà studi legali (Cardarelli Angelo in Unicredit e Trevisan Giulio in Intesa ) che rappresentano 1991 banche straniere in realtà concentrate in una decina di hedge fund anglo-americani e caucasici (vanguard , state street, northern trust, blackrock, black stone , fidelity , jp Morgan, Bnp paribas,..).

 

La perdita subita dal Comune di Roma nel periodo 2003-2007 sui 9  derivati del tipo banca vince se tasso cala è stata devastante sia in termine di flussi pagati dal Comune nel periodo 2003-2007 che di mark to market pagati dal Comune di Roma per uscire anzi tempo dai contratti derivati .

 

Nel 2003 i nove contratti derivati prevedono un up-front complessivo di 1,4 miliardi di euro ossia il Comune riceve subito complessivamente 1,4 mld di euro con cui estingue mutui preesistenti  per altrettanti 1,4 mld di euro . Per restituire questo prestito iniziale complessivo,  il Comune è costretto ad emettere nel 2003 un bond da 1,4 mld  a tasso fisso con scadenza nel 2033 poi allungato nella scadenza fino al 2048. I nove contratti derivati sono andati ad estinguere  con l’up front mutui a tasso fisso , per cui tutte e nove i contratti derivati sono nulli in quanto prevedono tutti una clausola di trasformazione del tasso da fisso e variabile , sono nulli in quanto il tasso del sottostante (i mutui )  era già fisso, non necessitava pertanto contrarre derivati . E ‘ noto che lo scopo del derivato deve essere soltanto quello di trasformare un tasso variabile in  tasso  fisso  per avere certezza di costo , ma se il tasso è gia fisso ovviamente non bisogna trasformarlo in variabile perche altrimenti si espone il Comune ad un alea che è impedita sia dallo statuto comunale che dalla normativa.

 

La giurisprudenza è univoca nell’aver statuito che il contratto derivato sia nullo se il sottostante mutuo è già a tasso fisso ed il contratto derivato prevede invece una clausola che trasforma il tasso fisso del sottostante mutuo in variabile , creando un alea che all’ente locale è impedita sia dallo Statuto comunale che dalla normativa  che prevede che il Comune possa stipulare contratti che controllano il debito e non che lo sottopongano ad un alea data da un tasso trasformato in tasso variabile  ed ad un alea data dal pagamento ad una certa data futura anche di un  mark to market che è un sorta di penale di estinzione anticipata derivante dall’attualizzazione dei flussi futuri .

 

La mossa del Comune di trasformare il tasso fisso in tasso variabile sarebbe stata comprensibile se il Comune pagando sui mutui un tasso fisso del 5,3% e sperando in una diminuzione futura dei tassi , avesse voluto usufruire di un eventuale ribasso dei tassi  e pertanto avesse deciso per usufruire di questo ipotetico ribasso futuro dei tassi , di trasformare il tasso fisso del mutuo  in tasso variabile . E la scelta del Comune di Roma in effetti si sarebbe dimostrata vincente se  i contratti derivati dal comune sottoscritti  non contenessero una clausola cd killer  che impedisce al Comune di vincere in caso di ribasso dei tassi , clausola killer banca vince che tasso cala che invece fa vincere la banca e pertanto contestualmente fa perdere il Comune che si trova oggi a  pagare  ad ogni scadenza rata dei mutuo oltre alla quota interessi del mutuo al tasso fisso del 5,3% anche un differenziale tasso fisso-variabile  del 5,2% (essendo il TUR oggi anno 2016 lo 0,05% )  per un totale che paga oggi il Comune del 10,5%

 

Il CIty Manager se avesse  voluto fare gli interessi del Comune di Roma avrebbe dovuto semplicemente nel 2003 estinguere i mutui a tasso fisso del  5,3% e contrarre NUOVI MUTUI a tasso variabile . Oggi il Comune di Roma si troverebbe  a pagare un tasso variabile inferiore al’1% e nessuna penale di estinzione anticipata che oggi il Comune deve invece pagare in aggiunta o ha gia pagato in aggiunta per uscire anzitempo dai contratti derivati .

Ma non è finita . Il Comune fa di più. Il bond avrebbe dovuto essere rimborsato a scadenza nel 2048 ed il Comune avrebbe dovuto al massimo pagare gli interessi dal 2003 al 2048. Invece il Comune fa di piu, anche sul bond contrae quattro derivati sul tasso con clausola killer  del tipo banca vince se tasso cala . Anche questi quattro derivati sono nulli in quanto essi prevedono la trasformazione del tasso fisso del BOND  sottostante in tasso variabile , ma il tasso del sottostante ( il bond ) è già fisso , non c’era bisogno di trasformarlo in variabile .

 

Anche i quattro derivati  sui  bond hanno pertanto generato una perdita aggiuntiva in termini di flussi negativi pagati dal Comune di Roma dal 2003   e mark to market pagato per uscire nel 2011  dai contratti derivati sul bond, perdita che si è aggiunta agli interessi al tasso fisso pagati sul bond .

 

Ma non è finita qui . Il Comune nel piano di rimborso  del BOND che avrebbe dovuto prevedere il pagamento di quote di interesse periodiche ed il rimborso del capitale in unica scadenza nel 2048 , decide di restituire anche delle quote capitali periodiche che pero confluiscono in un fondo di proprietà della banca,  soldi del Comune quindi che  la banca investe , così sottoponendo il Comune di Roma ad un’altra alea , ossia che i denari  del fondo siano mal investiti dalla banca , col rischio pertanto che nel 2048 il capitale accumulatosi nel fondo non sia sufficiente per restituire i 1,4 miliardi di quota capitale del bond  nel 2048.

Tutta l’operazione in derivati contratta dal Comune di Roma appare estremamente truffaldina ed ha provocato un grave dissesto alla casse di Roma ad esclusivo vantaggio delle banche straniere che hanno confezionato queste trappole infernali,  dove il Comune di Roma ha avuto dal 2003 zero possibilità di vincere nella scommessa insita nei 13 derivati sottoscritti

 

In allegato copia del derivato sul bond da 1,4 miliardi di euro , da cui,  è auto-evidente  e lo sarebbe anche per un alunno delle scuole elementari essendo  i segni di inferiore (< ) e superiore( >) già parte del suo bagaglio conoscitivo ,   come  il  Comune di Roma paghi e pertanto abbia pagato sempre sul derivato, sia quando ossia il tasso è inferiore ed è stato inferiore al tasso definito top side (C. di Roma paga  se Euribor   < top side) , sia quando è superiore  o uguale al tasso top side ((C. di Roma paga se Euribor  > = top side)  , ossia il Comune di Roma con questo contratto derivato era destinato già alla stipula a pagare sempre ,  nel 100 % dei casi, ZERO possibilità già alla stipula di vincere la scommessa insita nel contratto derivato , vedendosi pertanto Il Comune di Roma addebitare  sul proprio conto corrente oltre agli interessi sul bond,  anche i flussi sul derivato.,  oltre che Il Comune vedersi addebitare sul proprio  conto corrente i mark to market pagati quando il Comune è uscito anzitempo  dai  quattro contratti derivati stipulati sui bond .

.

Nell’ audizione della d.ssa Scozzese si rileva che nel periodo 2010-2015 alla voce “Debito finanziario  per quote interessi” sono iscritti 32 miliardi  (31,94 mld ) di euro, con una media di circa 5,5 miliardi di euro di interessi addebitati al Comune di Roma per anno  dal 2010 al 2015 . Si presume che in questa voce sia compresa anche la perdita subita dal Comune di Roma in derivati. Non sono compresi i mark to market che il Comune deve pagare sui due contratti derivati rimasti ancora aperti e che se fosse uscito dai codesti contratti nel 2015 sarebbero ammontati a 32 milioni di euro che il Comune avrebbe ossia dovuto pagare alla banca , in aggiunta a quanto già pagato in termini di flussi periodici ed in termini di commissioni all’advisor ossia alla banca stessa che ha confezionato il derivato .

 

Nell’audizione  della d.ssa Scozzese non viene fatta menzione alcuna degli interessi addebitati al Comune di Roma nel periodo dal 2003 al 2009. periodo in cui i derivati hanno prodotto le maggiori perdite. Un mistero anche per il commissario in tutta evidenza (allegato).

 

Nella Relazione e nell’audizione non viene effettuata menzione alcuna sulla “bontà” dei derivati sottoscritti dal Comune di Roma, sul grado di loro convenienza economica per il Comune di Roma del tipo dal presente scritto espressa , nessun giudizio di adeguatezza di tali strumenti alle esigenze statutarie del Comune, nessun giudizio sul rispetto della normativa degli enti locali (TUEL), nessun  giudizio sul rispetto  della Legge Tremonti del 2001 .

 

La L. Tremonti n. 448/2001  imponeva la stipula al massimo di swap con rimborso unico alla scadenza che è uno schema tipico dei derivati in valuta ( finanziamenti piazzati all’ignara clientela in marchi tedeschi nel 1992, in yen giapponesi nel 2008, in franchi svizzeri nel 2015 , ossia finanziamenti nella nuova moneta rifugio destinata ad apprezzarsi e pertanto ad arrecare un danno grave al mutuatario nel successivo swap nella valuta  nel giorno del rimborso unico a scadenza) e non  dei derivati sul tasso (IRS)  che invece prevedono uno swap ad ogni variazione periodica di tasso .

 

Il Comune di Roma ha contratto dal  2001 solo IRS (Interest Rate Swap) ossia solo derivati sul tasso contravvenendo al disposto della L. Tremonti ( L. 448 del 2001 co. 1 e 2 : “Gli enti di cui al comma 1 possono emettere titoli obbligazionari e contrarre mutui con rimborso del capitale in unica soluzione alla scadenza, previa costituzione, al momento dell’emissione o dell’accensione, di un fondo di ammortamento del debito, o previa conclusione di  swap per l’ammortamento del debito …”.). Lo swap deve essere aderente al sottostante (titoli obbligazionari e mutucon rimborso del capitale in unica soluzione alla scadenza) , anche lo swap avrebbe ossia dovuto pertanto prevedere,  secondo il disposto della  L. Tremonti,  un rimborso unico alla scadenza , lo schema contrattuale tipico quindi dei derivati in valuta o non degli IRS , diversamente il contratto derivato è nullo.

 

Per la relazione il Commissario Straordinario ha percepito una parcella di 11 milioni di euro,  pagata dal Comune .

Così denuncia Govoni. E poi ci dicono che la colpa del malandare italiano è degli evasori fiscali…

Posted in GENERALI | Tagged | 3 Comments

VENTOTENE: SOGNO FEDERALE, IMPERIALISMO REALE

VENTOTENE. SOGNO FEDERALE, IMPERIALISMO REALE

È ed era del tutto irrazionale pensare che gli Stati Uniti permettano che l’Europa si unifichi e diventi così un loro concorrente globale. Gli USA, a seguito della seconda guerra mondiale, mantengono tuttora una massiccia presenza militare di controllo in Germania Italia, Belgio, Olanda e la mantengono a titolo di occupazione e controllo, non certo per difesa contro un Patto di Varsavia che non c’è più, anche se ora gli USA si sforzano di spingere l’Europa al conflitto con la Russia lavorando sull’Ucraina.

È invece razionale e confermato dai fatti che gli Stati Uniti usano la loro posizione di potenza occupante proprio per assicurarsi che quell’unificazione non avvenga.

Per gli USA, l’assetto conveniente dell’Europa non è federale, come quello sognato a Ventotene, ma un assetto in cui la principale potenza continentale, la Germania, saldamente controllata da Washington, saldamente antisolidale verso gli altri europei, domina politicamente ed economicamente questi ultimi, impone politiche restrittive e recessive che impediscano la loro crescita economica, difende una moneta con cambio alto sul Dollaro che limiti la concorrenzialità europea, ed alimenta la disunione e le divergenze e contrapposizioni nel Vecchio Continente, per impedire che si unisca. E uomini di Goldman Sachs  che controllano la BCE e, attraverso di esse, la banche centrali nazionali.

Tutto ciò semplicemente il loro interesse. Essi hanno realizzato, in effetti, una situazione in cui l’unificazione è stata resa definitivamente impossibile da due fattori:

-L’inclusione dell’Unione Europea di paesi troppo eterogenei come la Grecia, la Romania e la Bulgaria (e premevano per includere persino la Turchia!), per consentire un’integrazione economica e politica;

-L’euro e i suoi vincoli finanziari, che hanno trasferito il potere decisionale dai paesi debitori (condannati alla recessione-deindustrializzazione), e dalle istituzioni comunitarie, pressoché impotenti (perché prive di forza propria), alla potenza creditrice, cioè alla Germania.

Quest’ultima ora da un lato è il paese più direttamente e tecnicamente controllato da Washington, anche attraverso il giuramento di fedeltà agli USA che ogni cancelliere tedesco presta prima di assumere l’incarico (la Kanzlerakte, introdotta con trattato segreto il 21.05.49 valido fino al 2099); dall’altro lato, si comporta nei confronti dei paesi più deboli, con la sua storicamente costante, aggressiva prepotenza, saccheggiandone le risorse finanziarie e industriali, soprattutto attraverso i prestiti predatori, appoggiata spesso dalla Francia, come ha fatto clamorosamente con Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia. E arrivando persino a cambiare i governi di alcuni di questi paesi per mettere loro fiduciari che assicurino i profitti criminali dei loro banchieri d’assalto.

„Erneut zerstört eine deutsche Regierung Europa“, ossia “Nuovamente un governo tedesco distrugge l’Europa”, titola il 13.07.15 in prima pagina Handelsblatt, omologo tedesco de Il Sole 24 Ore, nella sua edizione online (il primo fu il governo Bethmann-Hollweg nel 1914-18, il secondo il governo Hitler nel 1938-45, il terzo il governo Merkel, oggi); e mette in bella mostra gli elmi chiodati del II Reich che distrusse l’Europa (e consentì l’egemonia degli USA) scatenando la I Guerra Mondiale, e scatenandola nel modo più sporco: l’invasione del Belgio neutrale, le stragi di civili innocenti, la distruzione gratuita di centri urbani, l’uso massiccio dei gas mortali. Un altro articolo definisce il ministro delle finanze Schäuble “Il seppellitore (Totengräber) dell’Europa”. A intendere: nella vicenda greca, la Germania ha dimostrato che l’Unione Europea non ha una politica propria, è solo una facciata e uno strumento per i suoi interessi egoistici, nazionalistici e imperialistici rispetto agli altri paesi europei. Adesso che tutti lo vedono, l’illusione idealistica e sentimentale dell’unificazione europea, la retorica dei “padri fondatori” e tutte le altre corbellerie, appaiono per quel che sono sempre state: camuffamenti di una strategia di dominazione.

La Germania di oggi è dunque rimasta, psicologicamente e politicamente, la Germania di Bismarck e delle due guerre mondiali, la Germania del supremazismo, della politica di potenza e minaccia, che si sente circondata da vicini minacciosi quindi costretta ad attaccare, sottomettere e sfruttare i suoi vicini per la propria sicurezza, oggi anche finanziaria, usando anche le istituzioni comunitarie. E con una tale Germania, che non è cambiata, in queste sue caratteristiche, dopo tutto ciò che ha passato, e che probabilmente non cambierà mai, così come con questo dominio statunitense, è a priori impossibile realizzare un’Europa unita, un’unione che sia qualcosa di diverso da uno strumento di dominio e sfruttamento di Berlino sugli altri.

Quindi meglio restare indipendenti, come ha scelto il Regno Unito, ciascuno a custodire i propri interessi in modo trasparente, facendo liberi accordi con gli altri paesi, possibilmente su un piano di parità. Tanto, una guerra tra paesi europei è comunque impossibile dati i rapporti di forza, le interdipendenze economiche e finanziarie, la presenza di potenze nucleari, il controllo USA. Non serve l’UE, per assicurare la pace.

Alla luce dei precedenti storici e del fatto che i rapporti politici internazionali sono guidati dagli interessi particolari, concorrenziali e dai rapporti di forza e non da sentimenti, solidarietà e ideali, il Manifesto di Ventotene, col suo progetto federalista europeo, era già quando nacque un progetto irrealistico e infantile; la sua ingenuità è comprensibile e scusabile date le condizioni psicologiche dei suoi autori, che li potevano portare a scambiare il desiderabile con il realizzabile, a perdere il senso dell’utopia.

Non è comprensibile né scusabile, per contro, anzi è atto di radicale disonestà culturale, l’insistere oggi su quel progetto come se fosse un progetto realistico e realizzabile, soprattutto realizzabile partendo dalla struttura istituzionale dell’unione europea, che non solo è corrotta, antidemocratica, burocraticamente demenziale e fallimentare in tutte le sue iniziative principali, dalla PAC in poi, ma per giunta è stata soppiantata ed espropriata da Berlino, che la ha ridotta a foglia di fico dal suo imperialismo continentale.

Insistere in questi termini per l'”unificazione federalista europea” anziché denunciare e contrastare questa “Unione”, i suoi “progressi”, il suo “metodo comunitario”, assieme a questa politica di potenza tedesca, e agli effetti del loro combinato, è un agire per peggiorare le cose, un agire in mala fede, quindi una precisa colpa politica e morale.

31.08.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged , | 4 Comments

ELITES E MIGRAZIONE: FALSA MORALE, VERI INTERESSI

ELITES E MIGRAZIONE: FALSA MORALE, VERI INTERESSI

I poteri (interessi) forti, attraverso i media da loro gestiti, giustificano l’immigrazione di massa come rimedio alla denatalità dei paesi occidentali.

La giustificazione non regge perché quelli sono i medesimi poteri (interessi) forti che hanno indotto la denatalità (soprattutto) attraverso la loro politica monetaria deflazionistica e recessiva la quale, assieme al modello sociale ad essa collegato, al contrario delle sue promesse di sviluppo e stabilità, ha tolto lavoro e prospettive per il futuro, nonché partecipazione democratica.

Sono i medesimi poteri (interessi) forti che mantengono quella politica nonostante i suoi effetti, e che con essa si sono arricchiti e potenziati politicamente.

Sono i medesimi poteri (interessi) forti che inducono i flussi migratori fomentando o conducendo direttamente guerre in Africa e Asia, per i loro interessi petroliferi, minerari, militari e per vendere armi, e praticandovi il land grabbing.

E che permettono ai comitati d’affari italiani, in veste politica o religiosa, di speculare e rubare sul traffico dell’accoglienza, coperti dal Papa e dai mass media moraleggianti; e che permettono al padronato di giocare al ribasso sui salari grazie alla mano d’opera immigrata.

Un traffico che distrae grosse risorse economiche altrimenti spendibili per sostenere l’occupazione e gli investimenti, quindi la natalità; e che inoltre comporta problemi di criminalità, di sicurezza del territorio e di malattie importate.

Noi facciamo pochi figli e poca domanda interna perché già abbiamo scarso reddito e scarsi servizi e scarsa sicurezza, e quei poteri (interessi) forti ci tolgono altri soldi e altri servizi e altra sicurezza per offrire il mantenimento (per giunta gratuito, senza lavorare) a chiunque arrivi: un invito potentissimo ad accorrere in massa, rivolto a un bacino di centinaia di milioni di poveri, e che mette in moto un flusso inesauribile, che richiederà risorse inesauribili, ossia esaurirà presto quelle disponibili.

Il cerchio si chiude: con la recessione e la disoccupazione si produce la denatalità che giustifica l’accoglienza, la quale sostiene la denatalità; al contempo, con l’imperialismo e l’interventismo nei paesi poveri si alimentano i flussi migratori, scaricandone i costi sui paesi occidentali, in cui le condizioni di cita e le prospettive per il futuro si deteriorano al punto che essi risultano attraenti solo per i migranti economici che vengono da aree molto peggiori, mentre per noi davvero aver figli diviene sempre meno sostenibile e desiderabile. Così sta avvenendo la sostituzione etnica: fuori noi, dentro loro. Ci estinguono con la sindrome del panda: i panda, quando si trovano in cattività, in un ambiente cioè che non sentono più come il loro, smettono di riprodursi.

I soliti preti e mass media dicono che noi occidentali dobbiamo accettare l’immigrazione di massa da quei paesi per espiare il fatto che, in passato, li abbiamo colonizzati e sfruttati. Ma chi decise la colonizzazione e la usò per arricchirsi erano nongià i popoli (occidentali), bensì proprio quelle medesime élites che oggi stanno praticando l’imperialismo verso quei paesi a spese (anche) dei popoli occidentali, e che posseggono i media e  gestiscono l’informazione, cioè la propaganda, a loro profitto.

15.08.16  Marco Della Luna

 

Posted in GENERALI | Tagged | 2 Comments

RICOSTITUIRE LA REPUBBLICA RIFIUTANDO LO STATO-AZIENDA PRIVATIZZATO

Ricostituire la repubblica rifiutando lo Stato-azienda privatizzato

Dopo circa settant’anni, si sono avverate le cupe predizioni del prof. Carl Schmitt:  l‘industria finanziaria sposta 15 volte più ricchezza dell’economia reale, il finanziere sostituisce lo statista come decisore politico, sostituisce la politica con il suo business, sostituisce la volontà delle nazioni con la sua propria volontà, sostituisce il diritto costituzionale e pubblico con i suoi regolamenti privati internazionali, sostituisce i parlamenti con i suoi centri di regolamentazione, sostituisce le monete nazionali e i tribunali dello Stato con la sua moneta e con i suoi tribunali, scavalca gli eserciti nazionali con i suoi eserciti privati di contractors. Lascia in essere gli Stati come suoi debitori obbedienti nonché come esecutori e cinghie di trasmissione delle sue decisioni nei confronti dei popoli, per rimescolarli, riformattarli, toglier loro progressivamente risorse, sicurezza, privacy, capacità politica, facendone una massa passiva senza identità, condizionata a pensare, agire e reagire secondo clichés. E questo programma di ingegneria sociale in parte è già realizzato.

Che fare dunque con questi Stati?

Si tratta ormai di chiamare un bluff, in fin dei conti. Il re è nudo, ora occorre dirglielo non individualmente, ma come collettività politica organizzata, cioè come repubblica dei cittadini: il vero Stato.

Sul piano giuridico costituzionale, ci si può opporre, disconoscendoli, a tutti gli attuali sedicenti governi, ordinamenti statuali, comunitari, sovranazionali , semplicemente in base al fatto che non sono più stati e non sono più pubblici avendo perduto tali caratteri a seguito della loro sottomissione al (dipendenza dal) capitalismo finanziario privato apolide che esige continui trasferimenti a sé stesso di diritti, ricchezza, potere, diritti, a spese dei popoli e del pubblico – vedi da ultimo il TTIP.
Costituirsi in uno Stato-Repubblica indipendente e sovrana, regolata dalle leggi che essa stessa si dà, e retta dal principio di legalità e di certezza del diritto, partecipare consapevolmente alla sua vita e alle sue decisioni, essere rappresentati in essa dai propri eletti effettivamente scelti: tutti questi sono fondamentali diritti degli uomini. E tutti questi diritti sono impediti dalla attuale forma di Stato-Repubblica, poiché essa vede lo stato sottoposto e subordinato alle esigenze e ai comandi della comunità bancaria globale da cui esso dipende per finanziarsi, quindi per funzionare e vivere.

La rinuncia alla produzione e regolazione pubblica della moneta, l’imposizione della autonomia o meglio sovranità dei banchieri centrali rispetto agli organismi rappresentativi e anche al potere giudiziario, l’impero del rating ricattatorio fatto da banchieri privati e del conseguente spread dei rendimenti del debito pubblico, hanno comportato in breve tempo l’indebitamento inestinguibile e la conseguente privatizzazione dello Stato e delle sue funzioni. Se il banchiere centrale è indipendente dallo Stato, allora automaticamente lo Stato è dipendente dal banchiere centrale. Esso di fatto riceve ed esegue una politica dettata dall’esterno di esso, da interessi politici ed economici organizzati. La legislazione europea, che sostituisce quelle nazionali, è un processo burocratico gestito dalle lobbies finanziarie e commerciali assieme ai funzionari comunitari nelle loro stanze chiuse di Bruxelles. Dietro la supposta competenza e tecnocrazia comunitarie (peraltro fallimentari alle prova pratiche, dalla politica agricola comune all’euro all’immigrazione), dietro il “c’è lo chiede l’Europa”, spesso sta semplicemente l‘interesse economico di una lobby e la corruzione di qualche alto burocrate che scrive il regolamento o la direttiva. Poi la Commissione impone agli Stati di obbedire a queste norme sotto minaccia delle famose sanzioni.

Sapete qual è la vera riforma costituzionale, già attuata? Eccola. La filiera della normazione, delle regole che, come tali, “sono sempre da rispettare”, è divenuta: lobby privata che richiede le norme > organismo sovranazionale burocratico che le emette (UE, Wto, Fmi etc.) > governo nazionale che le fa recepire al parlamento nazionale e poi le esegue, altrimenti il paese viene sanzionato. Le riforme elettorale e costituzionale renziane servono a eliminare il residuo filtro di una possibile opposizione parlamentare nella fase di recepimento, facendo più automatico questo iter normativo che rende la volontà e l’interesse dei cittadini ininfluenti e impotenti rispetto a quegli interessi e a quei dettami. E’ questo che Renzi intende come snellimento del processo legislativo e che dice che viene apprezzato dall’Unione Europea. Sono riforme che mirano a perfezionare la privatizzazione del potere legislativo. E a renderlo così fluido, automatico, scontato, che la gente non si accorga nemmeno che le leggi vengono fatte e imposte in quel modo assolutamente antidemocratico, o più esattamente completamente assolutistico.

Il diritto commerciale internazionale emesso da organismi esterni agli Stati e indipendenti, nominati dalle multinazionali, si sostituisce al diritto internazionale pubblico e penetra anche negli ordinamenti giuridici nazionali come legge a cui i giudici sono sottoposti. Il modello di sviluppo e di gestione dell’economia e della società è ormai dettato da organismi finanziari internazionali o sovranazionali del tutto autoreferenziali, del tutto opachi e insindacabili, che decidono a porte chiuse, con diritto stabilito dai trattati alla segretezza e alla irresponsabilità per le loro procedure e decisioni e le conseguenze di queste ultime: vedi statuti della Banca dei Regolamenti Internazionali e della Banca Centrale Europea. Vedi FMI, vedi WTO, vedi Banca mondiale. Queste istituzioni operano esclusivamente al servizio degli interessi privati di un’élite finanziaria globale a cui continuano a procurare nuova liquidità gratuita allo scopo di sostenere le sue attività speculative, e mi riferisco al quantitative rating e ad altre simili manovre; mentre non ne procurano per il salvataggio dei risparmiatori vittime delle frodi compiute dagli stessi banchieri né per i finanziamenti di attività produttive e di infrastrutture sicuramente utili e tali da remunerare rapidamente gli investimenti oltre che da assorbire ampie quote di disoccupazione.

Le strutture costituzionali degli ordinamenti pubblici (rectius: ex pubblici) sono già state adeguate a queste gerarchie e a queste esigenze secondo il principio di ridurre verso lo zero la partecipazione, la scelta, la comprensibilità, la possibilità di opposizione dal basso in favore di organi decisori autocratici, opachi, incontrollabili, irresponsabili,  non eletti (tranne il parlamento proforma di Strasburgo) come già sono gli organi apicali dell’Unione Europea che, in nome della tecnocrazia competente e del progresso che essa doveva portare e non ha apportato, hanno sottratto democrazia e indipendenza alle nazioni aderenti; e come saranno quelli dello stato italiano in caso di approvazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi nel combinato con la loro nuova legge elettorale (su questo tema, vedasi miei precedenti articoli).

Il mito dell’unificazione europea da un lato, e la successione di crisi economiche dall’altro lato, hanno molto aiutato la realizzazione di questo nuovo ordine mondiale. Non ha quindi molto senso cercare di convincere i suoi grandi decisori a introdurre misure per prevenire o risolvere le crisi stesse.

Un simile Stato, privatizzato e direttamente dipendente da interessi e poteri privati, escludente la partecipazione il controllo popolari, privo di sovranità propria, semplicemente non è più “Stato ” perché non ha più le caratteristiche proprie ed essenziali dello Stato, ossia la sovranità rispetto appunto agli interessi privati, i quali – scusate se mi ripeto – gli dettano le regole e le leggi che deve emettere e imporre alla popolazione, facendone uno strumento impotente e con funzione di capro espiatorio dei disastri delle ideologie economiche che gli si fa implementare e imporre alla gente. Tantomeno è una Repubblica, perché dipende dal privato e non dal pubblico, perché si cura della cosa privata e non della cosa pubblica, perché è occupato da soggetti e interessi privati e non dal pubblico. Che cos’è allora questo Stato? È un’azienda, un’agenzia privatizzata, un front office con servizio esattoriale, al servizio del vero signore, del vero sovrano, che è è esterno ad esso.

Ma i cittadini non sono tenuti ad accettare un ordinamento che rende superflua e irrilevante la loro volontà e il loro benessere al fine delle decisioni dell’ordinamento stesso. Nessun uomo è tenuto ad accettare un potere che non lo considera soggetto ma oggetto, o che dipende da un potere forte che lo considera oggetto, come cosa. E se non è Stato, non è Repubblica, non rispetta i requisiti fondamentali di rappresentanza e di rule of law, se non rispetta i diritti dell’uomo enunciati all’inizio, allora l’uomo, la gente, non solo non è più legalmente tenuta ad obbedirlo, anzi a riconoscerlo, bensì può e deve costituirsi in uno Stato-Repubblica che sia veramente tale escludendo con apposite norme della sua costituzione la dipendenza dal capitale e dai suoi gestori, vietando e rendendo giuridicamente nullo prima che nasca qualsiasi sistema di mercato della finanza per la finanza (soprattutto i derivati speculativi, le vendite allo scoperto, i credit default swaps), cioè adottando esattamente l’opposto del principio market friendly oggi adottato dal potere costituito. Se non lo fa, il business della finanza per la finanza parte come processo impersonale e oggettivamente irresistibile che si sostituisce con le sue esigenze alla politica e alla volontà prima pubblica, poi individuale. Se non lo fa, l’uomo perde la propria condizione umana. Perciò la repubblica, per vivere, ha necessità di costituirsi intorno a questo-principio cardine: niente finanza per la finanza, niente finanza autonoma. I suoi contratti devono essere nulli per legge e i loro autori e gestori incarcerati. Gli altri principi-cardine sono la rappresentatività (i cittadini scelgono i propri rappresentanti laddove non decidono direttamente), la legalità (i poteri della repubblica agiscono secondo la costituzione e le leggi), la divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), che si bilanciano e controllano reciprocamente.

Ecco dunque che il fondamento ultimo, giuridico, costituzionale, di diritto-dell’uomo, di ogni azione di disconoscimento e di rigetto di ciò che ancora oggi si presenta come Stato, Repubblica, Unione Europea, eccetera, sta nel dirgli: “Tu sedicente istituzione, con le tue pretese nei miei confronti, non sei una Stato, non sei un organismo pubblico, in realtà sei un’agenzia privata al servizio di privati, e per questo io non sono legalmente sottoposto a te, alle tue decisioni, pretese, regole, tasse incluse. Anzi, io, noi, ci siamo già costituiti in una comunità Stato Repubblica: noi, the people, ci riconosciamo in essa, e in essa esercitiamo i nostri diritti inalienabili, non in te che ce li hai tolti. Quindi vaffa falso governo, vaffa ministero, vaffa fisco, vaffa gendarmi in uniforme, vaffa Commissione Europea: siete solo impostori. Conservate per ora di fatto una certa forza materiale, quindi in parte dobbiamo provvisoriamente subirvi, ma un potere è legittimo solo se serve gli esseri umani, e voi servite il capitalismo finanziario e perseguite lo scopo di annullare l’essere umano nella sua essenza di essere che governa se stesso e di “animale politico”.”
Si potrebbe rivolgersi alla magistratura con ricorsi secondo il seguente schema:

“Tribunale di…/ Commissione tributaria provinciale di…
Ricorso per l’annullamento del seguente atto:…

Il signor Pinco Pallino… rappresentato difeso dall’avvocato X Y del foro di…
Premesso quanto segue:


Il ricorrente ha ricevuto la notifica dell’allegato provvedimento amministrativo/accertamento tributario/cartella esattoriale/ordinanza prefettizia con cui si pretende da lui quanto segue:…

Tale provvedimento presuppone, per avere validità, di essere emesso da un ente pubblico Che sia effettivamente tale e che faccia parte dello Stato, e precisamente di uno Stato che sia realmente tale, dotato delle caratteristiche giuridiche essenziali di uno Stato.
L’ente che lo hai emesso non può qualificarsi pubblico perché l’apparente stato italiano di cui esso fa parte in realtà non è uno Stato, mancando dei requisiti essenziali per essere tale, quale la sovranità, postulati anche dalla Costituzione italiana, quali l‘indipendenza, la sovranità popolare, l’essere pubblico anziché privato. Invero, l’apparente stato italiano è in realtà un’agenzia o azienda al servizio e agli ordini di imprenditori finanziari privati, come di seguito si dimostra; pertanto, esso è in oggettivo conflitto di interesse con il popolo:…


Mancando la qualità di Stato, manca la sovranità nei confronti dei soggetti privati, ossia il potere pubblico di emettere provvedimenti dotati di autorità e supremazia nei confronti degli esseri umani.

Il ricorrente chiede pertanto la dichiarazione di nullità ed inefficacia dell’impugnato provvedimento, condannando chi lo ha emesso al risarcimento dei danni che da esso e dalla sua esecuzione siano derivati o deriveranno nonché alla restituzione delle somme che il ricorrente abbia pagato o pagherà a causa di esso…”
Naturalmente siffatti ricorsi sono contraddittori perché presuppongono che il ricorrente riconosca l’autorità del giudice a cui si rivolge, e il giudice è un organo dello pseudo-Stato italiano che il ricorrente disconosce. Però si può provare a uscire da questa contraddizione logica dichiarando nel ricorso che ci si rivolge al giudice in quanto fondato sulla costituzione italiana, che è contraria alla privatizzazione dello Stato e della politica e sul giuramento di fedeltà ad essa che egli ha prestato.
Inizialmente i giudici, tutti o quasi, valutata la loro convenienza e il rischio, faranno orecchio da mercante a ricorsi di questo tipo, ma poi col tempo la riflessione, con la diffusione della consapevolezza, si apriranno spazi per pronunce che ammettano la realtà che è sotto gli occhi di tutti.

Il processo di sottomissione antidemocratica dall’alto andrà avanti avvalendosi anche delle tecnologie informatiche, nanotecnologiche, farmaco-genetiche e biometriche di ultima generazione per il controllo sociale e anche delle singole persone. Intravedo un possibile, fosco scenario nel prossimo futuro, in cui, per difendersi dalla penetrazione del sistema anche nella vita privata, sarà necessario o rinunciare lucidamente e asceticamente al mondo, oppure combattere e difendersi con ogni mezzo disponibile. Forse sorgeranno gruppi partigiani di uomini liberi che difendono o riconquistano il territorio fisico e soprattutto quello politico da un invasore privato che glielo ha sottratto, che non li riconosce e non li vede come soggetti bensì solo come componenti mobili e senza proprio valore del ciclo moltiplicativo del capitale finanziario. Uomini che perlomeno esercitano, nel combattere, i loro fondamentali diritti.

La loro lotta sarebbe non ideologica né religioso-fanatica (questo partigiano è dissimile, in ciò, dal partigiano di Carl Schmitt). Sarebbe intellettuale, morale, condotta con strumenti psicologici, giuridici, economici, informatici, mediatici e tecnologici in generale, incluso lo hacker-sabotaggio, incluse la disobbedienza civile e fiscale, la resistenza passiva, le varie forme di armi. Una lotta probabilmente divisa tra un’ala militare e un’ala non fisicamente violenta, di tipo gandhiano. Una lotta asimmetrica, guerrigliera, senza regole e senza esclusione di colpi, simile a quella dei popoli che già nella storia si sono difesi contro occupanti esterni e i governi fantoccio messi su da questi: spagnoli contro gli occupanti napoleonici, italiani e jugoslavi contro gli occupanti tedeschi, vietnamiti contro gli occupanti francesi e poi americani. Una lotta tra uomini liberi e impero tecnocratico finanziario. La sua intuizione ha ispirato le distopie futuribili delle famose serie MatrixTerminator. In esse, morire combattendo è l’unico modo per vivere liberi.

01.08.16 Marco Della Luna

 


Posted in GENERALI | Tagged , | 7 Comments

CITTADINI CONTRO ISTITUZIONI: CAUSE DI RISARCIMENTO A RAFFICA

CITTADINI CONTRO ISTITUZIONI: CAUSE DI RISARCIMENTO A RAFFICA

Nel mirino magistrati, ufficiali giudiziari, ministri, e perfino la Merkel: contestata la sovranità degli Stati

E’ partita in Germania (ma anche dal Sud Tirolo) un’ondata di azioni legali risarcitorie promosse da cittadini, contro pubblici funzionari, magistrati, statisti, persino contro la cancelliera Merkel e il presidente Gauk, per milioni e milioni di dollari. Le ragioni sono vari tipi di sopruso che i cittadini ritengono di aver subito, in violazione dei diritti dell’Uomo e delle leggi nazionali e internazionali. Ne danno ampia notizia testate come Der Spiegel, Huffington Post e altre:

http://www.huffingtonpost.de/2016/07/13/reichsbuerger-bedrohen-merkel-und-gauck_n_10960130.html.;

Ecco l’iter:

1)Il cittadino comunica e registra il suo diritto risarcitorio assieme al fondamento di questo diritto (cioè alla descrizione del torto subito), nel registro statunitense dei debiti UCC (Uniform Commerce Code), seguendo le sue regole, e dando alla controparte un termine per opporsi replicando (il Ministero della “giustizia” tedesco ha dichiarato di aver già ottenuto, per la Merkel e per Gauk, la cancellazione delle registrazioni dei debiti);

2)Se la controparte non si oppone, la registrazione del debito è considerata come definitiva e il cittadino cita la controparte davanti alla Corte di Giustizia di Malta, ritenuta avere competenza in questa materia, richiedendo l’accertamento del torto subito e del diritto al risarcimento, nonché la conseguente condanna;

3)Il cittadino cede il credito risarcitorio a una società finanziaria che cura il recupero del credito avviando un procedimento esecutivo (pignoramento) contro la controparte, e paga il cittadino.

Qualcosa di simile è stato avviato anche da miei clienti contro avvocati, magistrati, ufficiali giudiziari che hanno avuto un ruolo in procedimenti esecutivi promossi da banche in base a contratti usurari, ma adendo la Corte di Kuala Lumpur, quella che ha messo sotto processo Bush e Blair per i crimini contro l’umanità commessi simulando prove di armi di distruzione di massa etc. per giustificare l’invasione dell’Iraq. In effetti, molti sono i magistrati che, per esempio, pur in presenza di usura bancaria matematicamente dimostrata, ingiustificatamente mandano avanti il pignoramento e le aste nell’interesse della banca usuraia. E non indagano il reato di usura. Il che significa che o hanno paura ad andare contro l’interesse dei banchieri (quantunque illecito); oppure hanno un accordo con le banche, individuale o collettivo, in base al quale ricevono vantaggi in cambio di copertura dell’usura. In ambedue le ipotesi, il cittadino percepisce che non può più fidarsi delle istituzioni nazionali e cerca tutele alternative, esterne allo Stato.

In diversi casi, le iniziative contro i soprusi hanno bloccato, più o meno permanentemente, l’azione ritenuta illegittima, nel senso che i pubblici ufficiali citati in giudizio hanno desistito dalle loro azioni contro i cittadini che si sono attivati con la suddetta procedura. Corre voce, ma ancora non ho potuto verificare, che un certo giudice svizzero, condannato dalla Corte maltese, abbia già subito il pignoramento della propria casa. In ogni caso, già il fatto di sentirsi richiedere milioni di dollari di risarcimento per azioni od omissioni che spesso sono effettivamente illegittime, basta a mettere in ansia questi signori.

Va ancora precisato che i cittadini tedeschi che hanno avviato queste pratiche si definiscono “Reichsbürger”, cioè “cittadini del Reich” – intendendo non il Terzo Reich, quello di Hitler, ma il Secondo Reich, quello fondato nel 1871, e che giuridicamente non è mai stato sciolto, nemmeno dalla costituzione della Repubblica Federale Tedesca dopo la II GM – Repubblica di cui i Reichsbürger negano la legittimità giuridica e la natura di Stato, essendo essa, secondo loro, un’entità esogena, una sorta di agenzia, o azienda, costituita dalle potenze occupanti per gestire la Germania. Sarebbe quindi ancora in vigore, secondo il diritto internazionale, la Costituzione di Weimar – una costituzione particolarmente democratica e garantista. Il Reich, così riattivato dai Reichsbürger, sta emettendo suoi documenti, come passaporti e patenti di guida, e stranamente questi documenti, almeno talvolta, vengono accettati dalle autorità della Repubblica Federale di Germania.

Per ora non sono in grado di valutare pienamente il fondamento giuridico di tutto quanto sopra esposto, né delle azioni giudiziarie cui ho accennato (mi chiedo soprattutto come possano essere recepite ed eseguite dalle autorità tedesche le decisioni di Malta o della Malaisia) , ma faccio notare un dato significativo: tutte queste azioni contro l’apparato statuale e contro i suoi funzionari, politici e magistrati, così come le azioni di rifiuto delle vaccinazioni prescritte dalle autorità e le azioni di contestazione della stessa sovranità degli Stati, così come anche l’astensionismo elettorale, sono la conseguenza del fatto che gli Stati hanno delegittimato sé stessi e hanno tradito i loro popoli col cedere la propria sovranità e iniziativa politica ed economica ad organismi autoreferenziali, perlopiù privati in quanto a interessi e gestione, anche se in parte aventi formale veste pubblica – come le banche centrali compresa la BCE, il FMI, il WTO, la Commissione UE – o addirittura, impersonalmente, ai “mercati (finanziari)”. E queste cessioni di sovranità non hanno portato maggiore ricchezza e stabilità, come esse promettevano per farsi accettare, ma al contrario, continue crisi e spietata insicurezza, assieme a maggiore sorveglianza e minore libertà. Hanno portato ricchezza solo ai padroni della finanza.

Per conseguenza, ormai, i cittadini diffusamente sfiduciano le istituzioni (e le istituzioni sfiduciate dal popolo possono conservare il potere materiale, ma hanno perso l’autorevolezza), e gli apparati statuali e le organizzazioni sovra-nazionali vengono ormai percepiti come apparati, anzi aziende, al servizio di interessi elitari privati, esterni e avversi a quelli dei popoli, interessi che controllano gli Stati stessi. Gli Stati di oggi, o ciò che ne rimane, sono agenzie che rispondono alla grande finanza e non ai popoli, non rappresentano più la gente, gli interessi del popolo, quindi non hanno più legittimazione politica né giuridica, tantomeno morale.  

Gli Stati sono divenuti aziende private perché non dipendono più dalla volontà dei cittadini, bensì dipendono da finanzieri privati internazionali per la sopravvivenza finanziaria. Questi finanzieri, disponendo di diversi strumenti di ricatto irresistibili, dettano regole a cui “non c’è alternativa”, cioè regole contro cui la volontà dei cittadini non ha forza. Cambiano anche i governi eletti. La politica sono loro, i popoli sono esclusi.

Questo spiega il fatto che migliaia di cittadini stanno spedendo ai loro governi dichiarazioni (spesso tecnicamente pasticciate e illogiche) in cui disconoscono la sovranità dello “Stato (azienda)”, rivendicano la propria sovranità, si dichiarano indipendenti.

Sul piano teorico-razionale, essendo venuto meno lo Stato come res-publica, ossia cosa pubblica, si è aperto uno spazio politico e costituzionale in cui i cittadini possono mettersi insieme e fondare, dichiarandolo, una repubblica degli uomini e delle comunità in sostituzione degli ex-Stati ormai privatizzati, e indipendente da questi. Perché avere una res publica, costituirsi in un vero Stato, in cui essere partecipe e attivo, è un diritto fondamentale dell’Uomo, che oggi è negato, e che l’Uomo può riprendersi, disconoscendo gli ex-Stati e rifiutando loro ogni obbedienza e collaborazione, trattandoli come aziende private del capitalismo finanziario privato, quali essi sono.

Dunque, altro che “complottismo”, altro che “populismo”, come etichettano questo fenomeno i media convenzionali, nella loro usuale ottusità sociologica, che fa il paio con quella dei politici e dei magistrati tedeschi che invocano il varo di norme penali per reprimere le iniziative sopra descritte. Se il potere reagisce alla sfiducia che sale del basso con nuove mistificazioni e con misure di repressione, non potrà che aggiungere legna sotto la caldaia già in pressione.

19.07.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged , , , | 4 Comments

PAPA FRANCESCO E ALTRI NEMICI PUBBLICI

Papa Francesco e altri nemici pubblici

Dopo le recenti e frequenti stragi islamiche, molti intellettuali e opinionisti hanno ritrovato la libertà di parola, di dire pane al pane. Senza temere di essere emarginati. Ad esempio, dire che non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici.

Pochi giorni fa Giampaolo Pansa ha giustamente osservato che la paura diffusa del terrorismo consente di introdurre uno stretto sistema di controllo sulla gente, cioè di realizzare lo Stato di polizia. Viene quindi da pensare che la scelta politica di consentire un’immigrazione indiscriminata sia diretta a creare le condizioni per realizzare uno stato di polizia o di sorveglianza utile alla casta per restare al potere anche in un clima di degrado economico e di tensioni sociali dovuto alla sua inefficienza e corruzione.

Questo non è l’unico vantaggio della politica dell’accoglienza a porte aperte che il governo Renzi mantiene, apparentemente senza una logica, anche dopo che Francia e Austria hanno bloccato l’uscita dall’Italia degli immigrati, e gli altri paesi comunitari si sono rifiutati di ricevere le loro quote di ricollocamenti, facendo sì che si accumulino nel nostro paese. Gli altri vantaggi sono: i lauti profitti per tutta la galassia di ONLUS e organizzazioni cattoliche e di sinistra, la disponibilità di lavoratori sottocosto e in nero, la disponibilità di manodopera per attività criminali e prostituzione. Raccomando, in subjecta materia, il saggio Profugopoli di Mario Giordano.

La giustificazione umanitaria all’accoglienza  non regge, anche perché non si tratta di qualche milione di persone che vogliono venire qui, ma di decine e decine di milioni, che non calano mai di numero, ma all’opposto aumentano, dato il ritmo riproduttivo di quei popoli: si pensi che l’Iraq, ad esempio, aveva, nel 1991, 18 milioni di abitanti, e oggi, nonostante due guerre e il micidiale embargo anche sui farmaci imposto dagli USA, ne ha 37! E l’Africa ha triplicato la sua popolazione in 40 anni circa. La fabbrica dei migranti sforna dunque a ritmo crescente. E’ una questione di numeri. Aprire le porte significa farsi travolgere e sommergere. L’unica strada è consentire un’immigrazione utile e qualificata come fa l’Australia.
Nella realtà, dietro la politica dell’accoglienza e i suoi utili portatori d’acqua sentimentali, abbiamo una convergenza di interessi tra affarismo partitico, affarismo parareligioso, affarismo mafioso, imprenditoria che deve risparmiare sui salari per non uscire dal mercato (si chiama, oggi “virtuosità”).

Oltre a questi interessi politico-affaristici l’immigrazione massiccia e rapida sta servendo anche, in un piano di ingegneria sociale di lungo termine, a dissolvere le identità  e solidarietà storico-nazionali nonché la distinzione tra cittadini e non cittadini, onde trasformare i popoli in una massa amorfa, indistinta. È inoltre noto che l’osservanza delle regole da parte di una popolazione, più ancora che dalle leggi ufficiali calate dall’alto, dipende dall’autoregolazione della gente, dall’interiorizzazione di norme e valori. Ma affinché questa interiorizzazione avvenga bisogna che ci sia condivisione culturale di norme, valori, identità, concezioni. Questa condivisione matura solo spontaneamente e in tempi lenti, storici (nell’Italia unitaria, così come nell’Unione Europea, non è maturata). E in essa la religione ha storicamente giocato un ruolo fondamentale. L’introduzione rapida e naturale di grandi masse di immigrati di altre culture, quasi sempre diversissime per sensibilità e valori (islamici in testa), fa sì che l’interiorizzazione condivisa non avvenga, anzi che si dissolva, e produce quindi anomia sociale, anomia morale, diffusi comportamenti devianti, inefficienza sistemica, cioè una Babele. E anche questa situazione di anomia, che sempre più vediamo intorno a noi, compromettendo il funzionamento dell’organismo sociale, la fede pubblica, la sicurezza pubblica, contribuisce a creare i presupposti per uno stato di polizia che “finalmente” imponga un ordine forzato dall’alto.

Papa Francesco incoraggia. legittima e fomenta l’immigrazione a porte aperte per farsi bello e ottenere consensi e adesioni per sé e la sua Chiesa in Africa e in alcune zone dell’Asia, cioè in quelle aree dove la sua Chiesa può ancor espandere il suo gregge e raccogliere vocazioni, mentre in Europa ormai definitivamente sta perdendo mercato. Il Papa si presenta agli africani e a popoli in condizioni simili come colui che, assieme alla sua Chiesa, garantisce a loro la possibilità di immigrare in Europa e di essere qui accolti e assistiti. Un salvatore. Quindi sta facendo marketing per la sua azienda a spese nostre. I suoi interessi si saldano con quelli, poco evangelici, sopra nominati. Amen.
18.07.16 Marco Della Luna
P.S. Capto e riferisco, senza commenti, la bizzarra ipotesi che Ratzinger sia stato così inopinatamente e stranamente sostituito in corsa perché non era disponibile a mettersi a capo “morale” della politica di immigrazione a porte aperte, mentre questa politica era già stata decisa, soprattutto perché l’Italia, continuando ad accogliere i migranti e a farli transitare verso il resto dell’Unione Europea, si sarebbe resa utile alle strategie terroristiche di infiltrazione, quindi sarebbe stata risparmiata, come è stata risparmiata fino ad ora. Invece adesso che, per le ragioni suddette, non può più fare il paese di transito, l’Italia non è più utile in quel senso; ecco che ora quindi si deve attendere qualche attentato.

Posted in GENERALI | Tagged | 9 Comments

Europeismo e Renzismo: manovra a tenaglia

Nell’articolo La pseudo costituzione renziana spiegavo come l’Italicum e la riforma costituzionale renziana, combinati tra loro, abbattono i tre pilastri del costituzionalismo, ossia la scelta dei rappresentanti da parte del popolo elettore, la separazione e autonomia dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), e la possibilità di una concreta opposizione nel parlamento rispetto all’esecutivo e nelle altre assemblee elettive. Inoltre pone nelle mani del premier il finanziamento, cioè il controllo, dei mass-media e di tutta la spesa pubblica o quasi. La linea editoriale? È che tutto è sotto controllo, sta migliorando, solo che per accorgersene ci vuole più tempo, più riforme, più Europa.

Questa demolizione renzifascista dello Stato costituzionale sostituito con un regime autocratico, fa sinistramente il paio, fa manovra a tenaglia, con la struttura altrettanto autocratica e antidemocratica dell’Unione Europea, che è caratterizzata anch’essa dalla concentrazione dei poteri, anche legislativi, nelle mani di organi non elettivi e non responsabili, essenzialmente autoreferenziali (o meglio, responsabili solo verso la lobby della grande finanza internazionale), cioè il Consiglio dei Ministri e la Commissione, mentre il parlamento europeo è essenzialmente un organo proforma, privo quasi di potere, che ad esempio vota il Presidente della Commissione ma senza sceglierlo, perché gli viene proposto un candidato unico; e che avrebbe il potere di costringere la Commissione al rendiconto, ma non lo esercita mai, sicché la Commissione agisce e spende senza controllo. E rimane l’unico organo dell’Unione col potere di proporre le leggi.

Non parliamo della Banca Centrale Europea, che non solo non è elettiva e non è responsabile, accountable, in senso politico democratico, ma è addirittura sottratta al controllo giudiziario e prende le sue decisioni in regime di segretezza tecnocratica totale. E sono le decisioni più importanti per i paesi sottoposti all’Unione.

L’effetto di questa autocrazia li vediamo da tempo: essa impedisce di prendere atto della realtà e degli errori, poiché nonostante i disastri sul piano economico e sociale, nessuno è chiamato rispondere, nessuno viene rimosso, e la strategia viene riconfermata ad ogni fallimento, ad ogni sopruso del paese egemone: il rimedio è rafforzare e portare avanti la medesima strategia e accettare le regole tedesche. Non si discute. Germania kapò. Soprattutto adesso che il Regno Unito è scappato e che quindi bisogna essere ancora più integrati.

Ciò che ha spinto i britannici a votare per liberarsi dall’Unione Europea, è appunto il fatto, evidentissimo, che l’Unione Europea è antidemocratica e dittatoriale nel suo progetto, nella sua struttura e nella sua evoluzione costituzionale. I pochi altri popoli a cui gli oligarchi europei avevano permesso di votare sul progetto europeo, avevano votato contro il trattato di Lisbona, nei loro referendum; ma il regime eurocratico li ha fatti rivotare, sotto minaccia di disastri economici, finché non si sono sottomessi. Tutto questo i britannici, o perlomeno gli inglesi, con la loro sensibilità politica storicamente maturata, lo percepiscono molto chiaramente come dispotismo inaccettabile mascherato con l’ipocrisia. Vedono che il disegno di integrazione politica, sin dall’inizio, consiste nel togliere ai singoli popoli i diritti politici e la democrazia, per concentrare i poteri in organismi staccati dai popoli, non eletti e irresponsabili. Chiaramente, il gioco non vale la candela.

Ecco dunque che appare la manovra a tenaglia, sull’Italia, tra l’europeismo e il renzifascismo, una manovra chiaramente diretta a istituire innanzitutto e soprattutto in Italia un regime autocratico e totalmente elitario, sotto il pretesto della tecnocrazia necessitata dall’emergenza di salvare l’economia, di salvare le banche svuotate dai banchieri che fanno e disfanno i governi (soprattutto italiani), di salvare il sublime progetto europeo minacciato dei populismi indipendentisti britannico, austriaco,  ungherese, italiano, francese; di salvare l’Ucraina e le repubbliche baltiche dall’espansionismo russo; di salvare e sistemare i sempre crescenti milioni di profughi in arrivo, e chi più ne ha più ne metta.

Tutte le risorse, dai redditi al risparmio all’informazione alla polizia (Eurogendfor) dovranno essere acquisite, coordinate, mobilitate. Tutti i dissensi saranno delegittimati e giustamente privati di spazi di comunicazione. Renzi e chi e dietro di lui, in vista dell’esplosione dell’emergenza banche, e/o dell’emergenza immigrazione, e/o dell’emergenza debito pubblico, vogliono costruire al più presto una struttura statuale, un regime, che garantisca il loro potere e i loro interessi (e nasconda i loto traffici) anche nel disastro nazionale e nella riduzione dell’Italia al ruolo di terreno di conquista e discarica per i paesi euroforti e i loro capitali. Mentre finiscono di raschiare il barile, spennando gli italiani di quanto hanno sinora potuto salvare dagli attacchi della  criminale classe bancaria-politico-burocratica europearda. Ho il sospetto che il prezzo che pagheranno alla Merkel per comprare il permesso di salvare MPS (e tutto l’apparato PCI-PDS-DS-PD che storicamente ha eletto i suoi benemeriti gestori) dalla bancarotta mettendoci soldi pubblici, sia la cessione ai banchieri tedeschi di quote di controllo di primarie banche italiane e della Banca d’Italia.

Godremo però di diritti compensativi, di nuove, invidiabili libertà e progressi: matrimonio omosessuale, cambiamento gratuito di genere, possibilità di comprare ovocellule e spermatozoi e coltivarle in uteri affittati, naturalmente anche di drogarci, ma soprattutto di essere tutti traders on-line, in forex, di giocare tutti in borsa e fuori borsa, di comprare e vendere titoli finanziari di ogni genere, scegliendo almeno questi, e dimenticando I tempi superati e rottamati in cui potevamo scegliere deputati e senatori.

12.07.16  Marco Della Luna

=

Posted on by admin | 2 Comments

SALVARE LE BANCHE SENZA BAIL-IN

SALVARE LE BANCHE SENZA BAIL-IN

Il sistema bancario italiano è in pericolo. I patrimoni delle banche sono stati saccheggiati dalle speculazioni di hedge funds e dalla gestione partitocratico-clientelare-ladresca delle banche stesse, via fondazioni. Cioè è avvenuto grazie a una campagna di riforme del sistema bancario, compresa la banca centrale, voluta dall’UE (strumento del grande capitalismo non-italiano) in combutta con nostri illustri politicanti complici. A questa storia ho dedicato il saggio e-book Sbankitalia.

Fatto sta che oggi sono minacciati, anzi già intaccati, i risparmi e la possibilità di finanziare l’economia reale (la BCE, col suo quantitative easing, elargisce denaro a costo zero, sì, ma selettivamente alla grande finanza speculatrice e predatrice). La stampa estera descrive l’Italia come in bilico su un baratro. Mentre a Bruxelles, madre di ricette economiche rovinose, si mercanteggia e si ricatta per trovare una via d’uscita, viene paventato un effetto a catena con possibile esito letale per la stessa UE – il famoso break up.

Vi è una possibile soluzione che non comporterebbe il sacrificio distruttivo degli interessi collettivi attraverso una catena di bail-in e di azzeramenti del valore di azioni e obbligazione, congiunti a un ulteriore indebitamento pubblico, per finire col capitale straniero che rastrella le banche e le aziende italiane – quelle tali rimaste – col pretesto di salvarle, e si impadronisce completamente del Paese. Al medesimo traguardo si arriva anche indebitando ulteriormente il Paese salvando le banche con soldi pubblici, a debito. Per arrivare a questo, seguendo una via o l’altra, vi è un’alleanza tra la partitocrazia al potere in Italia e l’oligarchia finanziaria apolide (ma saldamente europeista e atlantista).

Questa soluzione consiste nell’adeguare le prassi contabili delle banche per adeguarle alla realtà economico-giuridiche dell’azione delle banche medesime, cioè al fatto che le banche commerciali creano la liquidità nell’erogare prestiti, quindi creano entrate di cassa, che oggi non vengono registrate, col risultato che vi sono fortissimi ricavi extracontabili e che il conto economico risulta molto peggiore di quello che dovrebbe essere, se fosse adeguato alla realtà. Se fosse adeguato alla realtà, le banche si risolleverebbero tutte.

Sempre più numerose pubblicazioni accademiche e persino istituzionali (questa è del FMI: http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2016/03/kumhof.htm ) evidenziano l’opportunità che le banche contabilizzino la creazione di moneta contabile che esse operano con l’atto di erogare prestiti o di eseguire pagamenti, e che presentino, nel bilancio, anche un cash flow statement.

Giustamente si è evidenziato che la banca, se crea moneta contabile (mediante il moltiplicatore monetario, la riserva o altro sistema), dovrebbe registrare l’entrata di questa moneta nella sua cassa, prima di registrare la sua uscita per l’erogazione di un prestito o di un pagamento. E’ lapalissiano.

La moneta contabile bancaria non è una rappresentazione di una moneta “vera” custodita altrove, ma è una massa monetaria che si AGGIUNGE alla moneta “vera” (ossia, legale: banconote) – anzi, costituisce il 92% della massa TOTALE.

Essa ha la natura giuridica di un debito, ossia di una promessa di pagamento della banca stessa (saldo attivo – per il cliente o il ricevente – di un conto corrente); quindi, a differenza della moneta propria, non estingue il rapporto debito-credito, quando viene data, ma lo trasferisce, ne cambia i soggetti. Però è di fatto accettata come se fosse moneta legale, quindi agisce come moneta (perché ha potere di acquisto e pagamento, è riserva di valore, è misura di valore).

 

Poiché la legge riserva la creazione di moneta legale, cioè di Euro, al SEBC, quella creata dalle banche ordinarie è moneta, ma non è moneta legale, anche se denominata come tale e contabilmente trattata come moneta legale, bensì promessa, come dicevo, di moneta legale. E’ una moneta parallela, volontaria. Quindi contabilmente andrebbe innanzitutto introdotta la registrazione differenziata tra moneta legale (€) e moneta bancaria (€V, euro virtuali).

 

Contabilizzare la creazione di valuta legale da parte della banca centrale, e di moneta creditizia da parte delle banche non centrali, pone il seguente primario problema: dato che in partita doppia ad ogni registrazione positiva (accredito) a favore di X deve corrispondere una registrazione negativa (addebito) a carico di Y, a carico di chi si dovrà fare la registrazione negativa? Cioè, da chi proviene il valore della moneta creata? E a che titolo avviene il prelievo?

E, secondo problema: che cosa sarà l’oggetto di questa registrazione?

 

Da molti anni mi pongo questo problema.

In un primo tempo proponevo come soluzione un trattamento contabile analogo a quello dell’acquisto a titolo non derivativo. Ma non è così, perché, nella creazione di moneta creditizia è essenziale il ruolo di altri soggetti (il mutuatario, il recettore della moneta creditizia), i quali, con l’accettazione della moneta bancaria, le conferiscono valore; quindi è un acquisto a titolo derivativo.

La risposta cui sono pervenuto, e che mi appaga, è la seguente: la banca (centrale e non) crea mediante scritturazione un simbolo di valore monetario composto da sigla della valuta legale seguita da un numero, e questo simbolo (che è cartaceo, nel caso della cartamoneta o dell’assegno circolare), al momento dell’erogazione del prestito (o della spendita ad altro titolo, ad es. per comperare qualcosa o per pagare gli stipendi), acquista valore attraverso l’essere accettato come moneta dal mutuatario che se ne riconosce debitore (o dal fornitore – incluso lo Stato o l’intermediario che vende titoli pubblici – o dal dipendente che si dichiarano tacitati del loro credito col ricevere quel simbolo).

Questo valore, questa accettazione, deriva dunque dal mercato, e contabilmente va perciò registrato come “addebito” al mercato (alla società), e il suo oggetto è non “moneta” né “credito”, bensì “potere d’acquisto”.

Il potere d’acquisto è la realtà economico-monetaria fondamentale, che però non viene contabilizzata! Sta alla moneta come il bosone di Higgs sta alla massa.

In sintesi, la banca crea il simbolo monetario e, nell’erogarlo a chi lo accetta, raccoglie potere d’acquisto, il quale, unendosi al simbolo, fa del simbolo moneta bancaria, contabile.

L’oggetto della registrazione va riconosciuto come “potere d’acquisto” (di pagamento).

L’addebito va fatto al mercato, alla società.

Il titolo, quantunque la cosa possa essere moralmente e politicamente dura da accettare – è l’esercizio di una signoria monetaria sulla società, detenuta ed esercitata dai banchieri (centrali e non); quindi è analogo all’imposizione tributaria (diretta): “prelievo indiretto di potere d’acquisto per signoraggio monetario sulla società”.

Quindi, nel conto economico si scriverà:

A)nel caso di creazione di valuta legale o contabile di 100 e di suo uso per acquisto di bonds (o altro)s:

“proventi da signoraggio monetario + 100”

“costo acquisto bond – 100”

“valore bonds acquisiti + 100”

 

B)nel caso di erogazione di un prestito di 100:

“proventi da signoraggio monetario + 100”

“erogazione prestito a mutuatario – 100”

“acquisizione credito verso mutuatario + 100”

 

Va ben chiarito:

a)questa creazione monetaria non è creazione ex nihilo né interna alla banca, perché avviene attraverso l’accettazione da parte di terzi, e soprattutto delle altre banche del sistema, che – reciprocamente e nel reciproco interesse – si accettano, accreditano e validano le rispettive creazioni monetarie come valuta legale;

b)le singole banche hanno la capacità di compiere questa creazione perché i soggetti del mercato dipendono e hanno necessità di servirsi del sistema bancario, quindi ciò che il sistema monetario accetta come moneta (ossia ciò che esso accredita loro se lo versano in una banca) vale come moneta anche per loro, a prescindere dal suo essere o non essere valuta legale, promessa di pagamento coperta o scoperta, etc.; in sostanza, i banchieri possono creare moneta (possono far accettare dal mercato come moneta i loro simboli creati a costo zero) perché sono costituiti in un cartello monopolista non contendibile di un servizio di pubblica e quotidiana necessità; il banchiere centrale è l’arbitro-moderatore di questo cartello, il quale ha il potere di determinare l’insolvenza della  propria clientela –imprese e famiglie –  così da incamerare o vendere i suoi beni reali;

c)il prelevamento di potere d’acquisto da parte della banca dalla società, dal mercato, è simile all’imposizione diretta, ma, a differenza di questa, non va a sottrarre in modo diretto, meccanico, necessario pari quantità di potere d’acquisto alla popolazione, in quanto questo prelevamento si traduca in un aumento della circolazione, nella attivazione di un potere d’acquisto non circolante.

 

L’idea di registrare il circolante monetario (sia la valuta legale della banca centrale, sia la moneta contabile bancario) come analogo al capitale sociale (equity), recentemente avanzata da alcuni, è un’assurdità sia giuridica che contabile, perché

a)la creazione di moneta è l’oggetto dell’attività economica della banca, quindi mettere la moneta creata dalla banca a capitale sociale sarebbe come mettere le automobili a capitale sociale della società che le fabbrica;

b)all’opposto del capitale sociale, in nessun modo il circolante (sia valuta legale, che moneta contabile) costituisce un debito della banca (centrale o non) verso i soci; la moneta bancaria è giuridicamente una promessa di pagamento di moneta legale al portatore; la valuta legale non è giuridicamente e patrimonialmente un debito in alcun senso;

c)il capitale sociale può essere aumentato o ridotto solo mediante apposita deliberazione assembleare, diversamente dalla creazione monetaria;

d)l’aumento di capitale sociale di una società per azioni può avvenire solo mediante emissione di azioni, diversamente dalla creazione monetaria;

e)essendo il capitale sociale una voce dello stato patrimoniale,  resterebbe da trovare un modo per registrare la creazione (o distruzione) di moneta nel conto economico.

08.07.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 3 Comments

ALLAH E’ GRANDE, IL JIHAD E’ INVINCIBILE

Allah è grande, il jihad è invincibile, gli infedeli porgono la gola alla spada del Profeta come capretti colpevoli, spinti dai loro vizi e guidati dai loro capi politici e religiosi, che abbiamo comperato come prostitute figlie di prostitute.

(Sura dell’Accoglienza, 1-2)

Posted in GENERALI | Tagged , , , , , , , , , , , | 1 Comment

MOTHER OF THE FREE

MOTHER OF THE FREE

https://www.youtube.com/watch?v=3AQ-D_OnF-E

“We have fought against the multionationals, we have fought against the merchant banks… and we have done it not just for ourselves, we have done it for the whole Europe” (Nigel Farage sulla vittoria del Brexit, 24 Giugno 2016).

(Abbiamo combattutto contro le multinazionali, abbiamo combattuto contro le merchant banks… e l’abbiamo fatto non solo per noi stessi, l’abbiamo fatto per l’intera Europa)

Decisamente non tutti i popoli sono costituiti da pecore, e adesso l’etichetta “populismo” dovrà essere usata con più cautela. Invece, la parola “libertà” potrà essere usata un poco più liberamente.

L’elettorato britannico ha respinto il fear mongering, l’allarmismo orchestrato, le pressioni di Washington e Wall Street, lo sfruttamento propagandistico dell’assassinio della parlamentare laburista e ancor più le minacce di Junkers, cresciuto in politica come premier complice della grande elusione fiscale delle multinazionali a spese dei contribuenti e delle piccole imprese, quindi degno rappresentante del regime eurocratico, non eletto, non responsabile, e che decide in segreto a porte chiuse sulla testa della gente.

La campagna elettorale per questo referendum ha fatto conoscere e pubblicamente dibattere alcuni grandi temi concordemente nascosti dei mezzi di informazione di massa:

1) il processo di unificazione europea in corso è l’attuazione di un piano imperialistico dell’oligarchia statunitense, elaborato dalla C.I.A., per dominare meglio e più semplicemente l’Europa attraverso un super-stato comunitario centralistico, autocratico, burocratico, non democratico e sganciato dagli interessi della gente europea; questo piano si nasconde dietro un europeismo sentimentale e infantile inculcato da scuola, mass media, e istituzioni;

2) la Banca Centrale Europea è in mano uomini della Goldman Sachs, la quale ha persino posto alcuni di loro a capo dei governi e dei ministeri economici di alcuni paesi;

3) l’Europa è insomma ormai sottomessa all’oligarchia finanziaria statunitense; l’apparato dell’Unione Europea non è riformabile dal suo interno e con la sua burocrazia;

4) infatti L’unione europea e la Banca centrale europea e della moneta europea hanno prodotto risultati fallimentari per gli europei in ambito economico e non solo, senza risolvere i loro problemi; quindi è illogico continuare a pagare per mantenerle;

5) la libertà di movimento di persone e di merci può essere stabilita senza bisogno di un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, semplicemente mediante trattati; il Wto, nel bene e nel male, già assicura, su scala globale, l’apertura dei mercati e basse o nulle tariffe doganali; dunque non serve un apparato costoso e inefficiente come l’Unione Europea, non serve la rinuncia all’indipendenza e alla democrazia nazionali in favore di un governo europeo non eletto e irresponsabile, non serve la rinuncia al controllo della propria moneta; non servono nemmeno la bandiera e l’Inno alla Gioia-che-non-c’è; o meglio, tutte queste cose servono, ma non agli europei, bensì a chi vuole dominarli;

6) Washington ha scelto e sta usando lo stato più forte dell’Europa occidentale, ossia la Germania, come stato vassallo per sottomettere gli altri stati al suo disegno di accentramento, concedendole come premio di prendersi vantaggi privilegi su questi altri paesi; i Tedeschi, da bravi kapò, stanno eseguendo l’incarico del padrone e incassando i loro trenta denari; la Merkel e il suo governo, ultimamente con l’invito all’immigrazione di massa, seguito dalla chiusura delle frontiere tedesche, deliberatamente causano un enorme danno agli europei, e meritano una nuova Norimberga, alla pari dei criminali di guerra;

7) Washington, anche attraverso i suoi fiduciari nei governi europei, creando focolai di tensione come ha fatto in Ukraina, e piantando basi missilistiche sempre più vicine a Mosca, sta cercando di spingere i paesi comunitari alla conflittualità e alla non collaborazione con la Russia, al malcelato scopo di aumentare le divisioni in Europa e indebolirla.

Tutte queste cose vengono spiegate lucidamente da diversi politologi anche americani, come il professor Paul Craig Roberts, il quale, in diversi scritti e interviste, cita documenti governativi dove si spiega che il piano di unificazione europea dovrà essere portato avanti surrettiziamente, senza che la gente capisca, riforma dopo riforma, Fino a che gli europei si trovino a un punto tale, che non sia praticamente impossibile tornare indietro.

Col Brexit, la Gran Bretagna, per la quarta volta nella sua storia, resiste a piani per sottometterla a un dominio continentale centralizzato. Il primo piano era francese, il secondo era tedesco, così come il terzo. Sicuramente anche questa volta la sua scelta la esporrà a un assedio, a forti pressioni e ritorsioni, che nelle tre precedenti occasioni furono attuate in termini soprattutto di blocco commerciale continentale finalizzato a strangolare economicamente la nazione, e che oggi saranno soprattutto mediatiche, economiche e finanziarie. Nella seconda occasione al blocco commerciale si aggiunse la guerra sottomarina, e nella terza si aggiunsero i bombardamenti aerei.

Da notare che ancora una volta, forse, il corso previsto e programmato della storia è stato modificato, si vedrà se durevolmente oppure no, da un fattore che era sottostimato. Ora vedremo anche se l’esempio britannico susciterà nel resto di Europa un movimento critico, realistico, di presa di coscienza, di comprensione economica e geostrategica e di demistificazione del falso europeismo, che possa sventare il piano imperialista di Washington e Wall Street sul Vecchio Continente e la loro strategia della tensione divide et impera verso la Russia.

Dico “forse”, perché, se guardiamo sotto il pelo dell’acqua, cioè ai movimenti degli hedge funds nelle ultime due settimane, scopriamo che probabilmente avevano previsto il Brexit e programmato di sfruttarlo per attribuirgli la colpa del crollo dei mercati e della distruzione di risparmi che sono incominciati, invero, già durante lo spoglio dei voti. Un crollo orchestrato ai fini di guadagnare mediante una speculazione al ribasso dagli hedge funds statunitensi, che sono gli unici autorizzati a fare speculazioni al ribasso.

Prove di questa interpretazione ci vengono da una segnalazione dell’analista contabile-finanziario Alessandro Govoni, perito di diversi Tribunali e PM, il quale ha segnalato la cosa a numerosi uffici finanziari, nella speranza, temo ingenua, che questi facciano il loro dovere.

Scrive Govoni:

 

«Alle ore 5.35 italiane , gli indici azionari dei venditori allo scoperto stanno impazzendo ,

Si riporta la schermata delle ore 5.35 italiane .

 

 

  Dow 30 Set 2016 17.422,0 17.915,0 18.025,0 17.316,0 -493,0 -2,75% 05:36:38
  S&P 500 Set 2016 2.031,00 2.105,75 2.119,50 2.023,75 -74,75 -3,55% 05:36:38
  Nasdaq Set 2016 4.298,00 4.462,50 4.493,75 4.284,25 -164,50 -3,69% 05:36:38
  Russell 2000 Set 2016 1.106,9 1.169,8 1.178,2 1.105,7 -62,9 -5,38% 05:36:38
  S&P MidCap 400 Set 2016 1.450,35 1.519,05 1.525,55 1.446,10 -68,70 -4,52% 05:36:39
  S&P 500 VIX Lug 2016 23,17 16,48 23,38 16,08 +6,69 +40,59% 05:36:29
  S&P/TSX 60 Set 2016 819,85 819,85 820,75 815,75 +9,10 +1,12% 23/06
  DAX Set 2016 9.574,3 10.404,0 10.471,5 9.438,0 -829,7 -7,97% 05:36:40
  CAC 40 Lug 2016 4.499,8 4.499,8 4.505,5 4.387,5 +123,8 +2,83% 23/06
  FTSE 100 Set 2016 5.820,5 6.364,5 6.402,5 5.785,5 -544,0 -8,55% 05:36:36
  Euro Stoxx 50 Set 2016 3.052,0 3.052,0 3.058,0 2.977,0 +60,0 +2,01% 23/06
  FTSE MIB Set 2016 17.920,00 17.920,00 17.937,50 17.275,00 +495,00 +2,84% 23/06

 

SIGNIFICA che gli hedge fund venditori allo scoperto stanno spostando miliardi di euro per far crollare le borse. Dopo aver rastrellato (preso in prestito) azioni  nei giorni precedenti, ora, ore 5.35 italiane ,  stanno vendendo allo scoperto azioni di ogni tipo (con  la complicità di altri hedge fund che le acquistano  depositando in stanza miliardi di euro in banconote contanti a garanzia obbligatoria dell’operazione , questo acquisto non è registrato nei movimenti di borsa ma si verifica solo un  deposito in stanza del contante  ). Questa “congiunta” operazione di vendita allo scoperto per miliardi di euro sulle azioni di ogni tipo, farà crollare ovviamente la borsa italiana ed altre borse alla loro apertura imminente alle ore 8.00 di oggi. Una volta avvenuto il crollo dei corsi azionari, soprattutto delle banche italiane, gli hedge fund venditori allo scoperto, acquisteranno le azioni ad un prezzo stracciato, realizzando un immenso guadagno, che gli hedge fund complici della iniziale vendita allo scoperto e contestuale acquisto , si spartiranno.

 

Se si nota il VIX ,l’indice al contrario. ossia il cd dell’indice della paura in realtà l’indice della necessità di liquidità del sistema bancario che corrisponde al cash flow degli hedge fund (più gli hedge fund sottraggono liquidita al sistema bancario , con continue vendite allo scoperto che fanno cadere il titolo delle banche , più le riserve di contanti degli hedge fund aumentano ) è schizzato in poche ore , da punti 18 a punti 23 con un incremento alle ore 5.35  del 40,59%.

Quando il VIX arrivò a punti 38 nel Settembre del   2008 , le borse di tutto il mondo crollarono .

 

CI SI CHIEDE se non ci si trovi davanti ad una IPOTIZZZATA COLOSSALE MANIPOLAZIONE: 

 

i giornali mainstrem (probabilmente infiltratati nel capitale azionario dalla stessa decina di  hedge fund attraverso i voti per delega di persone fisiche in realtà studi legali che li rappresentano al voto ) nei giorni precedenti hanno continuato a dipingere la BREXIT come un evento nefasto per il mondo della finanza (composto da una decina di hegde fund + una ventina di banche d’affari-investment bank-,   esecutrici dei loro ordini ). In realtà la finanza, come si nota già da questa fotografia della schermata alle ore 5.35 dell’attività di essi hedge fund venditori allo scoperto, ha solo un vantaggio colossale  da un BREXIT, infatti  stanno per realizzare un guadagno immenso.

 

Alle ore 5.35 i sondaggi , con enorme sorpresa di tutti, indicano che il fronte del BREXIT ossia del leave del lasciare l’UE da parte del Regno Unito sta vincendo al 52%.

E’ strano , estremamente strano , i sondaggi, svolti su un campione talmente vasto della popolazione è raro, se non impossibile che vengano capovolti nei risultati ,  i sondaggi davano ieri  una vittoria del Remain ossia del fronte che voleva una permanenza del Regno Unito nell’ UE,  al 54%.

 

Come mai i risultati si sono invece capovolti? Come è possibile?  

 

In una precedente mail , mentre i giornali maistream , sottolineavano , con ipotizzata studiata arte , gli effetti nefasti dall’uscita del Regno Unito, invece si sottolineava il fatto che , dopo l’avvenuto crollo delle borse , Il REGNO UNITO ( e quindi gli USA , essendo le due economie strettamente collegate , banche , hedge fund e multinazionali dell’una sono anche quelle dell’altra , rappresentando esse il 99% del  loro PIL ) , avrebbe potuto far ripartire immediatamente la sua economia reale , svalutando, uscendo dall’UE,  la sterlina a suo piacimento così rendendo le esportazioni del Regno Unito estremamente competitive .

 

Sembrerebbe quasi che sia già stato tutto pianificato esattamente a partire dal 1 Gennaio 2015. 

Esattamente da quella data inizia infatti  il pompaggio al rialzo ,da parte degli hedge fund (gli unici fondi al mondo autorizzati ad eseguire operazioni allo scoperto),  con acquisti allo scoperto dei titoli azionari sopratutto bancari italiani . 

 

Nel Febbraio del 2015 la Svizzera esce dalla parità con l’euro, franco svizzero libero di essere ora svalutato a piacimento . Barclays inizia a piazzare alla ignara clientela italiana a partire dal marzo 2015 mutui in franchi svizzeri che ora con l’imminente odierno crollo delle borse , potrebbero costare anche un 60% in piu di rimborso del capitale agli ignari mutuatari italiani . 

 

Venerdi 15 Gennaio 2016 gli hedge fund escono dalle banche italiane in modo massiccio , facendosi liquidare i titoli , trovano da venderli in quanto li avevano pompati per un anno con acquisti allo scoperto, attualmente invece gran parte dei titoli bancari italiani sono illiquidi , invendibili .

 

 Con una mail inviata a 80 Procure ed a 30 studi legali si era previsto questo crollo, sbagliando : si era previsto che dal successivo Lunedi 18 gennaio 2016 , i titoli bancari italiani avrebbero perso il 4% in 5 giorni , un 20 % totale. Si aveva sbagliato:  persero dal 40% al 60 % in tre giorni

 

Con una recente mail inviata il 18 Giugno 2016 dal titolo : 

” CONCLUSIONE. 20 GIUGNO 2016: il probabile epilogo contro risparmiatori , banche commerciali e aziende italiani”,

si era previsto l’odierno imminente  crollo .

 Ci si era sbagliati , si era previsto il crollo per il  20 GIUGNO 2016 , calcolando che le opzioni mondiali dei venditori allo scoperto scadevano il 17 Giugno 2016 . La BCE in data 17 Giugno 2016 aveva messo in agenda, guarda caso   in tal giorno , l’approvazione della Garanzia Unica sui Depositi che gli hedge fund hanno presso le banche d’affari esecutrici dei loro ordini, per evitare che gli hedge fund , anche dal calcolato anche evidentemente dalla BCE imminente  crollo delle borse , ritirassero i loro soldi anche dalle banche d’affari, facendo crollare anche quest’ultime..

 

Si riporta la schermata alle ore 7.13 italiane  : il VIX è già aumentato,  dalle 5.35, di un 54% rispetto al 40% delle ore 5.35. le borse potrebbero crollare oggi anche del 10% ed i titoli bancari italiani dal 15% al 20%.

Già il Ministro Scotti, poi inspiegabilmente destituito dal Governo Amato , si legge  da più parti, scriveva che a seguito di  un  rapporto del  Febbraio 1992   entità finanziarie internazionali potessero destabilizzare la democrazia italiana .

 

Era già in atto da Gennaio 1992 in Italia , la privatizzazione del credito , con la successiva, dal d.lgs. n. 481 del 14 dicembre 1992, creazione elettronica dei prestiti per cui anche le quote capitali , oltre interessi , sarebbero divenute guadagno per le banche italiane , oltretutto eluso al fisco se le banche maggiori (rapidamente ora sappiamo conquistate nel capitale azionario da una decina di hedge fund stranieri (attraverso i voti per delega di interposte persone fisiche, Cardarelli Angelo in Unicredit e Trevisan Giulio  in Intesa , in realtà studi legali ) avessero eseguito, in  corrispondenza di ogni mutuo, per esempio  di 100 milioni di lire,  la scrittura di partita doppia  crediti alla clientela a depositi della clientela per 100 milioni di  lire  , facendo ossia figurale l’importo concesso in prestito di 100 milioni di lire ( e non più erogato dal 1992) ed accreditato con un click elettronico sul conto corrente del mutuatario sempre costretto dal 1992 ad aprire un conto corrente già nell’atto notarile di mutuo, come un deposito di 100 milioni  lire effettuato dal cliente stesso , per cui quando il mutuatario paga le rate del mutuo, le quote interessi sono dichiarate al fisco dalla banca , ma le quote capitali NO , in quanto non trovano più collocazione nel bilancio della banca , annacquate da questa iniziale scrittura di partita doppia , pertanto eluse , confluirebbero attraverso stanze di compensazioni in hedge che poi le utilizzano per scopi speculativi , per far  cadere al momento opportuno titoli azionari, titoli di stato , valute nazionali o addirittura borse .

Siamo quindi forse vittime predestinate di entità finanziarie internazionali?

Ore 7.13 italiane :

Dow 30 Set 2016 17.299,0 17.915,0 18.025,0 17.184,0 -616,0 -3,44% 07:12:17    
  S&P 500 Set 2016 2.010,25 2.105,75 2.119,50 1.999,00 -95,50 -4,54% 07:12:14  
  Nasdaq Set 2016 4.255,25 4.462,50 4.493,75 4.233,75 -207,25 -4,64% 07:12:17  
  Russell 2000 Set 2016 1.094,2 1.169,8 1.178,2 1.081,4 -75,6 -6,46% 07:12:17  
  S&P MidCap 400 Set 2016 1.388,50 1.519,05 1.525,55 1.388,50 -130,55 -8,59% 07:02:55  
  S&P 500 VIX Lug 2016 25,38 16,48 27,65 16,08 +8,90 +54,00% 07:12:14  
  S&P/TSX 60 Set 2016 819,85 819,85 820,75 815,75 +9,10 +1,12% 23/06  
  DAX Set 2016 9.594,2 10.404,0 10.471,5 9.397,2 -809,8 -7,78% 07:12:17  
  CAC 40 Lug 2016 4.499,8 4.499,8 4.505,5 4.387,5 +123,8 +2,83% 23/06  
  FTSE 100 Set 2016 5.781,5 6.364,5 6.402,5 5.721,5 -583,0 -9,16% 07:12:17  
  Euro Stoxx 50 Set 2016 3.052,0 3.052,0 3.058,0 2.977,0 +60,0 +2,01% 23/06  
  FTSE MIB Set 2016 17.920,00 17.920,00 17.937,50 17.275,00 +495,00 +2,84% 23/06  

 

»

 

 

24.06.16  Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | 3 Comments

BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

Il 15 Giugno, ore 11, nel Park Hotel Laurin di Bolzano il giornalista meranese Thomas Sigmund ha tenuto, assieme all’avv. Biagio Riccio, una conferenza stampa in cui ha esposto i risultati di sue ricerche sui rapporti tra un’importante banca locale e magistrati del locale tribunale, che si occupano di cause in cui è parte la medesima banca. Ha presentato documenti da cui risulta che diversi di questi magistrati, o loro coniugi, sono legati alla detta banca da rapporti più o meno stretti: sono soci, mutuatari, correntisti, consiglieri di amministrazione, formatori retribuiti. Per ora Sigmund non ha indagato i rapporti dei magistrati con le altre banche altoatesine. Né le loro partecipazioni in società collegate a banche.

Alcuni di questi magistrati, per soddisfare un preteso credito di questa banca, nonostante 5 perizie indipendenti che provavano che il credito era “intriso di usura”, hanno recentemente venduto all’asta la casa di Sigmund, senza trasmettere gli atti al PM affinché accertasse e perseguisse il reato di usura che emergeva dagli atti. E senza sospendere l’esecuzione, malgrado gli elementi di delittuosità inficianti il credito della banca. Anzi, hanno scritto che sanno che, in simili casi, l’orientamento prevalente è di sospendere l’esecuzione, ma hanno aggiunto che essi non lo condividono. In questo suo caso personale, e in altri, Sigmund ha denunciato un conflitto di interessi tra i magistrati in questione e le “vittime” della banca in questione.

In un mio breve intervento in coda alla conferenza, ho fatto presente che bisognerebbe accertare se si tratti di casi individuali, oppure di accordi su scala di tribunali locali, oppure ancora se siamo in presenza di un accordo, di un’intesa su scala nazionale, tra lobby dei banchieri e una lobby di magistrati, come gruppo di interesse organizzato. A questo fine, bisognerebbe fare un controllo a tappeto dei rapporti bancari di ogni magistrato (e suoi familiari) e le banche – ovviamente, anche quelle all’estero, compresi i circuiti Euroclear e Clearstream, che sono segreti, quindi adatti a pagare tangenti. E’ abbastanza ovvio che banchieri che commettono abusi in modo sistematico cerchino in modo sistematico di comperarsi la protezione di magistrati.

Ma i tribunali e i pm, come organi di controllo, non sono gli unici a funzionare male quando si tratta di banchieri e di grandi interessi finanziari.

Il 13 Giugno il ministro Calenda ha chiesto le dimissioni del presidente della Consob Giuseppe Vegas perché questi diede a suo tempo disposizione di togliere le indicazioni di rischiosità dai prospetti informativi dei prodotti bancari per investimento e risparmio, disposizione che facilitò i banchieri nel collocare agli ignari risparmiatori prodotti ad alto rischio, che poi divennero carta straccia. L’intervento di Calenda è tardivo e non cambia il fatto che il premier e il ministro Boschi siano figli (e futuri eredi) di due banchieri coinvolti in gravi accusi per irregolarità bancarie, e che il loro governo si regga grazie al supporto di un banchiere gravemente inquisito, a nome Verdini.

In molti scandali e bancarotte di banche  (MPS, Banca Etruria, etc.) è stato denunciato che le istituzioni di controllo, cioè BdI (Banca d’Italia) e Consob, hanno chiuso entrambi gli occhi su vistosi sintomi e segnali indicativi di operazioni irregolari, e non sono intervenute per fermare i managers bancari che stavano saccheggiando le banche da loro amministrate e defraudando i risparmiatori. BdI è posseduta da banchieri privati, italiani ed esteri (anche indirettamente), cioè dagli stessi soggetti che essa dovrebbe controllare e trattenere dal compiere abusi. I dipendenti di BdI hanno moltissimi privilegi e stipendi da favola.

Lo stesso presidente Mattarella è intervenuto contro la proposta di istituire una commissione di inchiesta sulle suddette omissioni di BdI.

Il governo e la sua maggioranza parlamentare hanno recentemente varato il bail-in, che scarica i danni delle frodi dei banchieri sui risparmiatori irresponsabili, mentre i banchieri  responsabili non vengono mai puniti e non perdono i propri guadagni. Ora il medesimo governo si appresta a varare una legge che consentirà ai banchieri di vendere le case dei debitori (spesso vittime di usura) in proprio, in quattro e quattr’otto, senza nemmeno passare per i giudici, più o meno amici che siano.

Insomma, i banchieri sono tutelati a tutti i livelli, in tutti gli abusi e senza alcuna vergogna. Il problema è sistemico e interessa tutte le istituzioni, l’intero stato. L’onnipotente sistema bancario globale, la finanza globale, detta le politiche fiscali e finanziarie, dirige l’azione dei governi, cambia i premiers, tira i fili delle autorità di controllo e garanzia – e perché non anche quelli della giustizia, allora?

E‘ peraltro vero che i crediti deteriorati delle banche italiane sono circa il doppio di quelli dichiarati nei bilanci, e che se lo stato e i giudici impedissero alle banche di aggiustare i loro bilanci, di praticare sistemicamente l’usura e di rifilare titoli spazzatura ai risparmiatori per raccogliere denaro fresco, il sistema bancario salterebbe. Quindi non lo fanno. E‘ il modo non dichiarato in cui il debole Stato italiano può sostenere il traballante sistema bancario. Lo Stato tedesco, per contro, può aiutare le sue banche in crisi in modo scoperto, avendo la forza materiale di imporre i suoi interessi nazionali anche contro le norme europee.

Una repubblica (res publica, cosa del pubblico, del popolo) non è più una repubblica, se, anziché fare gli interessi pubblici, serve interessi di una categoria imprenditoriale, ossia dei banchieri e dei  finanzieri. Uno stato non è più uno stato se subisce una direzione dall’esterno. E‘ un‘agenzia. Questo vale anche per l’UE, naturalmente.

Molte persone percepiscono che non si possono più fidare di questo “stato”, di questa “repubblica” (non mi riferisco solo all’Italia, ovviamente). Da qui comportamenti di massa come l’assenteismo elettorale, le scelte politiche antisistema, il c.d. populismo, il c.d. complottismo, il rifiuto delle vaccinazioni prescritte dalle autorità. Molte persone intuiscono che lo stato è divenuto il front office di interessi privati ed esterni. Che quindi non le rispetta e non le rappresenta. Rappresenta altri soggetti; obbedisce, risponde ad altri soggetti. E ad essi deve rendere i conti.

Questi  soggetti sono i monopolisti della creazione del capitale finanziario, il cartello dei banchieri. Il mondo odierno, anche i Brics, anche la Cina, condivide un unico sistema economico e politico: il capitalismo finanziario. Chi possiede il capitale finanziario, o meglio gli strumenti per produrlo, si prende la parte maggiore, e sempre crescente, del reddito e della ricchezza, togliendola ai lavoratori e ai proprietari delle risorse materiali. Questo sistema si basa sul denaro, o meglio sui valori contabili, finanziari. Non sul capitale materiale, sulla produzione di beni, sull’economia reale, sul lavoro, bensì sulla produzione e sulla quotazione di valori finanziari. I quali vengono creati mediante operazioni, registrazioni, puramente contabili, elettroniche. Chi ha il potere di fare queste operazioni, si impadronisce di tutta la ricchezza, anche se non produce alcuna ricchezza: la toglie agli altri. Questa è l’essenza del sistema. E chi dice che la politica ha il compito e la capacità di regolamentare i mercati e la finanza, o è un bugiardo, o è un babbeo. La finanza si compra i regolatori e i legislatori, o li ricatta col rating o con altri mezzi.

La principale di queste operazioni creative è la creazione di credito, ossia di moneta contabile, che è quella che le banche prestano alla clientela, e che costituisce circa il 92% di tutto ciò che si usa come moneta nel mondo. Solo l‘8% circa è moneta legale, ossia cartamoneta emessa dalle banche centrali.

Orbene, queste operazioni di creazione di moneta contabile, e di altri valori finanziari, sono monopolio del  cartello delle banche, o meglio dei banchieri, di coloro che gestiscono le banche, e sono la fonte del loro potere sulla politica e sulla giustizia.

Al di là e al di sopra del problema dell’usura, quando una banca concede ed eroga un mutuo, lo fa non prendendo banconote dai suoi forzieri, e nemmeno attingendo dalle sue riserve virtuali, ma semplicemente scrivendo l’importo, digitandolo, sul conto corrente di disponibilità, cioè creando dal nulla ciò che presta.

Il che pone due problemi giuridici fondamentali:

a)questa creazione di valori monetari e finanziari non viene contabilizzata come una entrata di cassa, quindi non viene tassata: si realizza una gigantesca evasione fiscale;

b)la creazione monetaria, per legge, è riservata alla BCE; quindi quella che le banche creano nel prestare , e che contabilizzano come „Euro“ o „Dollari“, legalmente, non è e non può essere moneta vera; dunque quello che prestano non è moneta, ma un’altra cosa – qui manca il tempo per approfondire che cosa è realmente: l’ho fatto in altri articoli e nei saggi Cimiteuro, Euroschiavi, Traditori al governo, Sbankitalia, I signori della catastrofe.

Concludo dicendo che, in tribunale, in varie cause, ho sottoposto queste eccezioni a una dozzina di giudici, invitandoli formalmente a prendere posizione su questa falsa moneta e sulle sue conseguenze giuridiche, dato che si tratta appunto di problema di legalità di questa attività di creazione monetaria, che tra l´altro non rientra tra le attività bancarie autorizzate dalla legge; e tutti, dico tutti, hanno eluso il problema, hanno persino evitato di parlarne, benché mettessi davanti a loro le prove di questa prassi illegittima. Mi sembra di essere Galileo Galilei alle prese coi cardinali, quando metteva davanti a loro il telescopio e li invitava a guardarci dentro, per verificare che le sue affermazioni astronomiche erano vere, ma i cardinali, per non mettere in dubbio le false teorie astronomiche della Chiesa, rifiutavano di guardare: rifiutavano per convenienza.

Però quando il telescopio si diffuse tra gli scienziati, e con esso l’evidenza di come stanno le cose, anche i cardinali dovettero accettare la realtà “eretica” per non apparire bugiardi e ridicoli: la Terra gira veramente intorno al Sole. Ma, in fatto di realtà monetaria, per ora il clero giudiziario non si smuove, difende i dogmi della banca. Solo un giudice, ultimamente, ha ammesso che un cosiffatto sistema monetario-creditizio possa essere incostituzionale…

18.06.16 Marco Della Luna

Posted in GENERALI | Tagged | Commenti disabilitati su BANCHIERI, USURA E MAGISTRATI

LA PSEUDO-COSTITUZIONE RENZIANA

LA PSEUDO- COSTITUZIONE RENZIANA

L’essenza della riforma costituzionale Renzi-Boschi è l’abolizione del costituzionalismo stesso e il ritorno a uno Stato autocratico, in quanto essa sostanzialmente sopprime, tutti insieme, in un unico colpo, i tre pilastri del costituzionalismo: la divisione dei poteri, la scelta popolare dei rappresentanti, la possibilità effettiva di un’opposizione. Quindi è qualcosa di più radicale di una riforma anti-democratica e anti-garantista.

Lo Stato costituzionale e di diritto si distingue dallo Stato autocratico (assolutista o dittatoriale) per tre elementi giuridici essenziali:

-la separazione e reciproca autonomia dei tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario o di controllo);

-la rappresentanza popolare (il popolo sceglie i propri rappresentanti);

-la possibilità di un’opposizione effettiva in parlamento e nel paese;

a questi tre elementi si aggiunge la necessità di una certa indipendenza dei mezzi di informazione.

Senza questi elementi, non si ha nemmeno una costituzione, se non di nome, bensì l’arbitrio del potere.

L’effetto strutturale della riforma Renzi-Boschi, combinata con la legge elettorale renziana detta Italicum, è l’abolizione dell’insieme di questi elementi, cioè la rottamazione dello Stato costituzionale. Questo punto essenziale sta sfuggendo al dibattito in corso: non si tratta semplicemente di una radicale riforma della Costituzione – che già come tale non sarebbe ammessa dalla Costituzione stessa, perché questa prevede solo la revisione (ossia l’aggiornamento, il ritocco) e non la ristrutturazione (art. 138), per la quale sarebbe necessaria la convocazione di un’assemblea costituente. Si tratta di molto più: si tratta dell’abolizione dello stesso principio fondante del costituzionalismo e dello Stato di diritto, garantista e rappresentativo. Un’abolizione che hanno realizzato tutti i dittatori, per divenire tali, iniziando – in epoca moderna – con Napoleone. Non puoi fare il dittatore se c’è un potere indipendente da te, che controlla la legittimità del tuo agire.

La riforma Renzi-Boschi riunisce nelle mani del premier la formazione e guida del governo (potere esecutivo), il controllo della Camera (potere legislativo) e la scelta degli organi di garanzia (potere di controllo). Inoltre, vanifica l’altro pilastro dello Stato moderno, ossia la rappresentanza del popolo, in quanto il Senato non è più elettivo, e 2/3 dei membri della Camera sono decisi dai segretari dei partiti mediante le liste bloccate, mentre il terzo residuo degli eletti è in parte determinato dal caso. Ancora – terzo elemento – in un siffatto parlamento, a liste bloccate e con forte premio di maggioranza, controllato dal premier, non può più concretarsi l’opposizione al premier stesso e all’esecutivo.

Con una norma che introduce la supremazia del governo sulle regioni, e precisamente col nuovo art. 117, anche il bilanciamento “federale” da parte delle autonomie regionali viene eliminato. Questa norma ricalca la riforma costituzionale compiuta da Hitler nel 1933, poco dopo l’ascesa al potere, e nota come Gleichschaltung (“coordinamento”). Hitler aveva riunito in sé il controllo del parlamento e del governo centrali, ma non controllava i parlamenti e i governi dei Laender federali, che spesso si opponevano alla sua politica. Quindi varò una riforma che li sottometteva alle decisioni dello Stato centrale, così da realizzare la Gleichschaltung, ossia l’allineamento. In questo modo la concentrazione dei poteri dello Stato nelle mani del capo dell’esecutivo e del partito dominante si completa; democrazia e pluralismo sono eliminati.

E’ insomma completamente eliminata la struttura giuridico-costituzionale dello Stato moderno, di diritto, rappresentativo, democratico. La Camera diventa un organo ripetitivo del governo, senza autonomia, quindi praticamente inutile ai fini democratici. Così come il Senato. Quindi, ribadisco, non siamo nemmeno nell’ambito del concetto di riforma o anche di rovesciamento o anche di abolizione funzionale della Costituzione del 1948: siamo all’abolizione della stessa costituzionalità come modernamente intesa.

Sul piano economico, aggiungiamo che il premier di questo nuovo Stato, controllando il potere legislativo, quello esecutivo e molti organi di controllo, sostanzialmente ha in mano tutti i principali centri di spesa pubblica, di finanziamento pubblico, di informazione pubblica, ossia le fonti di consenso, di clientela, di sponsorizzazione. Dato che diviene l’unico soggetto che può comperare tutto il consenso che gli serve, senza competizione, per resistere all’opposizione politica nel Paese, la sua posizione politica diventa inattaccabile dal basso, democraticamente, tranne che in caso di eventi tanto catastrofici per la nazione, da vanificare quegli strumenti di raccolta di consenso.

 

L’esigenza di abbreviare l’iter legislativo e di assicurare stabilità alle maggioranze, tagliando inciuci e ricatti partitici nonché spese eccessive, può essere soddisfatta senza sacrificare rappresentatività popolare e garanzie, riformando la Costituzione come segue:

una Camera dei Deputati, di 300 membri, eletta ogni 4 anni (salvo scioglimento anticipato) con sistema “stabilizzante” (maggioritario o meglio con voto trasferibile, secondo il modello australiano), la quale vota la fiducia, le leggi di bilancio, le leggi ordinarie; il premier nomina e revoca i ministri;

un Senato della Rappresentanza e delle Garanzie, di 300  membri, eletto con sistema proporzionale puro su base regionale per metà dei suoi membri ogni 3 anni, non soggetto a scioglimento anticipato, competente in via esclusiva  per le revisioni della Costituzione, le leggi costituzionali, le leggi in materia di cittadinanza, elezioni, giustizia, limitazione di sovranità, nonché per le commissioni d’inchiesta, l’impeachment, la revoca delle leggi ordinarie (ovviamente con opportune maggioranze qualificate); elegge il Presidente della Repubblica, un terzo della Consulta e del CSM, gli organi di garanzia e controllo, i vertici della Rai.

Si è ormai capito, infatti, che leggi come quelle elettorali e quelle che, ratificando trattati internazionali, limitano o trasferiscono la sovranità, sono vere e proprie parti della costituzione di uno Stato. Insomma, il Senato, rappresentando fedelmente il corpo elettorale, è giustamente competente per i controlli, le garanzie e le regole del gioco; non essendo soggetto a scioglimento anticipato, non è ricattabile dal premier. Per le altre materie è competente, in via esclusiva, la Camera. Il premier, disponendo di una maggioranza ragionevolmente stabile e certa, e potendo nominare e revocare i ministri, è più libero e meno frenabile nella sua azione.

Peraltro (e lo spiega bene il giudice Luciano Barra Caracciolo nel suo recente saggio Euro e (o?) democrazia costituzionale: La convivenza impossibile tra costituzione e trattati europei, Dike Giuridica ed.), già nei decenni scorsi, in nome dell’Europa e dei mercati, profonde trasformazioni costituzionali erano state introdotte surrettiziamente, soprattutto in materia di politica economico-sociale, di moneta, di banche. Tali riforme sono consistite nel togliere gradualmente quote di reddito, diritti e potere da cittadini, lavoratori, utenti, onde trasferirli al capitale finanziario e ad organismi non eletti e non responsabili verso la gente, verso gli elettori: UE, BCE, FMI, WTO. Sono così stati praticamente svuotati, con leggi ordinarie di ratifica dei trattati (europei ma non solo), gli articoli 1, 2, 3 c.2, 36, 38 c. 2, 41 c. 2, 47 e altri della Costituzione attraverso il sistematico abuso dell’art. 11 Cost., che consente solo limitazioni della sovranità, e non cessioni; e le consente solo per scopi di pace e di giustizia, e solo a condizioni di parità. L’art. 11 è stato sistematicamente applicato in modo illegittimo per cedere sovranità anziché limitarla, e al di fuori dei casi predetti.

Queste riforme non hanno affatto apportato i miglioramenti di Pil e occupazione che promettevano, nei molti paesi in cui sono state attuate. Il loro scopo era un altro, e riguardava non l’economia, ma il modo di inquadrare e gestire i popoli. La riforma costituzionale Renzi-Boschi è soltanto una tappa, per quanto cruciale, di un lungo percorso di sovvertimento della Costituzione del 1948 e dei suoi principi, verso la realizzazione di un tipo di costituzione, di società e di persona radicalmente diversi. Una nuova concezione del diritto e del potere politico, che si viene realizzando su scala globale, e che comporta il livellamento al basso delle classi intermedie, la precarizzazione delle classi popolari, l’esclusione della sua partecipazione alle scelte politiche, la concentrazione del potere, del reddito, della tecnologia di punta in una classe elitaria globale. Lo scenario italiano attuale ha due poli emergenti: da un lato abbiamo una situazione economica strutturalmente grave, con tendenze sfavorevoli soprattutto perché la produttività (efficienza) arretra rispetto ai paesi competitori, mentre il debito pubblico cresce. Dall’altro lato, abbiamo il combinato della riforma costituzionale ed elettorale detta Italicum. Un combinato che concentra tutti i poteri – legislativo, esecutivo (spesa pubblica) e di controllo, cioè di garanzia – nelle mani del segretario del partito di maggioranza relativa. Questi, prendendo anche solo in teoria il 22% dei suffragi, può ottenere il controllo delle camere, del governo, delle commissioni anche di garanzia, delle authorities, dei vertici della Rai. Nomina il presidente della Repubblica, i giudici costituzionali e i componenti del CSM (le quote c.d. “laiche”). Cioè il premier nomina gli organi che dovrebbero controllare e controbilanciare il premier stesso. In più, quale segretario del partito, forma le liste elettorali bloccate del suo partito, cioè decide chi si candida e con quali chance. Quindi i parlamentari eletti hanno un vincolo di mandato (cosa vietata dalla Costituzione), ma non nei confronti degli elettori, bensì del segretario del partito. Tutto ciò costituisce un ritorno massiccio e deciso a prima della separazione dei poteri statuali, cioè a un modello di Stato di tipo assolutistico di oltre due secoli fa. Probabilmente ce lo chiedono i mercati, l’Europa, gli investitori. Già ora il presidente della Repubblica Mattarella è un nominato. Un nominato del Primo Ministro, ratificato da un parlamento di nominati, un parlamento eletto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale da una Corte di cui era membro lo stesso Mattarella! Renzi lo ha scelto unilateralmente e ha comunicato il nome della sua scelta all’ultimo momento persino al suo partito. Ovviamente non è possibile che un siffatto presidente svolga una funzione di controllo e contrappeso rispetto al capo del governo.

Fino a ieri, la divisione dei poteri dello Stato sembrava un principio cardine, oramai scontato e indiscutibile, indispensabile ai fini della legittimità dello Stato, un’acquisizione definitiva e irreversibile della democrazia occidentale; ma evidentemente non era così, almeno in Italia: con le riforme del Senato e della legge elettorale, il nostro premier è riuscito a rovesciare il lavoro di Montesquieu, a ritornare a una struttura statuale come prima della rivoluzione francese. La tesi fondamentale esposta nel suo celebre trattato Lo spirito delle leggi, pubblicato nel 1748, è che può dirsi libero solo quell’ordinamento in cui nessun governante possa abusare del potere a lui affidato. Per prevenire tale abuso, occorrono contrappesi e controlli, occorre che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a persone od organi differenti, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e debordare in tirannia. La riunione di questi poteri nelle medesime mani, siano esse quelle del popolo o del despota, annullerebbe la libertà perché annullerebbe quella “bilancia dei poteri” che costituisce l’unica salvaguardia o “garanzia” costituzionale in cui risiede la libertà effettiva. “Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”: è partendo da questa considerazione che Montesquieu elabora la teoria della separazione dei poteri. Tecnicamente, perciò, Renzi sta ripristinando lo schema ordinamentale dell’ancien régime. Si è fatto controllore di sé stesso. Ricordiamo che l’espansione dei poteri del Duce incontrava la limitazione data dalla presenza del re a capo dello Stato, il quale non era scelto, ovviamente, dal Duce ed era al di sopra del suo raggio d’azione, tanto è vero che il Re lo fece arrestare nel 1943. Il premier che esce dalla riforma renziana non avrà tale limitazione, perché nominerà egli stesso il Capo dello Stato. Ma dove sono, oggi, i liberali, i democratici, i costituzionalisti, i filosofi, i politici, gli intellettuali, quelli che hanno ampio accesso ai mass media e che fino a ieri si riempivano la bocca di antifascismo, costituzione, resistenza, garanzie? Dove sono i fieri magistrati che dimostravano con la Costituzione sotto il braccio togato? Perché tacciono di fronte alla concentrazione dei poteri in un’unica persona, di fronte all’abolizione dei controlli e dei bilanciamenti? Perché non insorgono come facevano in passato per molto, molto meno? Se non ora, quando, vostro Onore? O sono cambiati gli ordini di scuderia? Ciò che sta avvenendo, e a cui tanti si sono già allineati, è che, in previsione di una situazione economica e sociale sempre peggiore e tale da generare forti tensioni e forse rotture, viene costituito, con la massima precedenza, un apparato statalista autocratico e bloccato, per garantire alla buro-partitocrazia parassitaria e corrotta le sue rendite, le sue poltrone, le sue impunità anche nel disastro nazionale; e insieme per garantire il dominio sul Paese ai grandi interessi finanziari stranieri, con la possibilità di completare l’estrazione o l’acquisizione degli asset nazionali e dei mercati nazionali ancora appetibili attraverso il controllo del suo governo e del suo capo di Stato. In Italia e in altri paesi deboli e arretrati, il capitalismo finanziario globale sta instaurando regimi autocratici, non condizionati dal basso, al fine di usarli per imporre, rapidamente e senza possibilità di opposizione, leggi e riforme strumentali ai suoi interessi e al suo potere, come il famigerato TTIP, oggi in gestazione. I poteri forti, la cosiddetta Europa del Bilderberg e di altri simili organismi, hanno capito che le inveterate caratteristiche sociologiche italiane non consentono il risanamento morale, la legalità e l’efficienza. Non provano nemmeno a metterci le mani. Si sono convinti che per governare e spremere questo Paese ci vuole invece proprio il suo autoctono, tradizionale regime buro-partitocratico, con i suoi poteri collegati. E lo hanno perfezionato, stabilizzato, costituzionalizzato, ponendo tutto nelle mani del segretario del partito forte, controllore di sé stesso internamente, ma controllato da loro esternamente

2 Giugno 2016                  Marco Della Luna

 

 

Posted in GENERALI | Tagged | 2 Comments