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UCRAINA: LA GUERRA EUROPEA DEGLI IDIOTI PERICOLOSI

 

UCRAINA: LA GUERRA EUROPEA DEGLI IDIOTI PERICOLOSI

Le menti geostrategiche di USA e UE avevano già convincentemente manifestato il loro livello di intelligenza e lungimiranza nelle campagne di pacificazione, stabilizzazione e democratizzazione di Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto. In Siria mesi fa stavano per aiutare gli insorti jihadisti bombardando l’esercito siriano, e ora, costretti dai fatti, aiutano l’esercito siriano bombardando i jihadisti.

Mentre le fabbriche licenziano e chiudono e l’economia comunitaria si contrae perfino in Germania, e mentre si avvicina un freddo inverno, le sullodate menti si lanciano in una campagna di sanzioni, dirette a parole contro la Russia, ma nei fatti contro le imprese, i lavoratori, i consumatori dell’Europa Occidentale. Penso alle ditte che, a seguito delle sanzioni, non possono più esportare verso il più grande paese del nostro continente. Quindi vanno a gambe all’aria. Con le sanzioni in vigore ad oggi e con le contromisure russe, l’Italia rischia 800.000 posti di lavoro e, solo di esportazioni agroalimentari, perde 200 milioni, cioè il 24%.  L’UE perderà circa 5 miliardi.

Qual è il fine degli illuminati strateghi? Indurre Mosca a decurtarci i prodotti energetici per costringerci ad affidarci ai fornitori USA, così da aumentare anche la nostra sudditanza politica verso Washington, e con un passaggio per forti rincari, che si tradurranno in maggiori costi per riscaldarsi, per viaggiare, per fabbricare?

Dopo che la loro geniale e felicissima guerra in Libia (voluta da Londra e Parigi, appoggiata da Washington, e a cui Berlusconi fu spinto a partecipare da Napolitano) ci ha privato di quella preziosa fonte alternativa, in cui avevamo investito molto, è logico che adesso puntino a privarci anche del fornitore russo, per metterci completamente in pugno a quello americano.

Intanto – ripeto – è assodato che queste stupide sanzioni ci stanno facendo perdere punti di pil e guadagnare punti di disoccupazione.

Ma per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi, dalla depressione economica, da chi fa gli affari sulla pelle delle nazioni, da chi si mangia i diritti della gente – per distrarre gli europei dal problema dei conflitti oggettivi e interni di interessi all’UE, tra paesi dominanti (Germania in testa) e paesi subalterni,  si costruiscono conflitti esterni e nemici esterni, meglio se con connotazioni morali e ideologiche. E’ una costante storica.

Non meno balorda è la motivazione delle sanzioni medesime. Le menti strategiche dei nostri leaders, dopo aver inglobato nella NATO e armato contro la Russia diversi paesi dell’area ex-sovietica, anche nel Caucaso e nella zona altaica, fino all’Afghanistan, ora vorrebbero estendere la NATO all’Ucraina, portando i loro missili a poche centinaia di chilometri da Mosca. E’ pensabile che Mosca accetti ciò senza combattere? Che accetti un accerchiamento che le arriva sotto casa? Quanto vogliamo tirare questa corda? Non è meglio, non è più sicuro, magari, creare uno Stato-cuscinetto nel Donbass, libero da armi strategiche? Non è meglio lasciare alla Russia le sue tre provincie storiche ed etniche, piuttosto che rischiare una guerra nucleare, o anche solo un ulteriore tracollo economico?

Infatti, la Russia rivuole semplicemente indietro le sue tre provincie, che da secoli sono abitate in maggioranza da russi, e che Krushev, a tavolino, aveva passato amministrativamente all’Ucraina nel 1953, in un contesto che rendeva pressoché indifferente questo passaggio. E’ chiaro che i recenti rivolgimenti in Ucraina hanno cambiato le carte in tavola, che è emersa e si sta consolidando una forma di nazionalismo ucraino il quale, verso la minoranza russa, va dal non amichevole all’ostile, e che politicamente si estende dal liberismo capitalista al fascismo. Santa Julia Timoshenko, celebrata leader filoeuropea ed eroina della democrazia di Kiev, è stata intercettata mentre diceva di voler eliminare i separatisti russi con le armi nucleari. Dopo questo, e dopo le stragi che sono state consumate, come si può onestamente pensare a una pacifica convivenza della minoranza russa con la maggioranza ucraina entro il medesimo Stato e sotto il medesimo governo?

La divisione umana che si è aperta è incolmabile e insanabile; meglio prenderne atto, e tracciare un confine che metta fine alla guerra e alle carneficine, prima che prenda corpo il fenomeno che già è iniziato, ossia dei volontari stranieri, perlopiù di estrema destra, che vanno a combattere in Ucraina contro i comunisti russi, e che, a differenza dei soldati ucraini, non si fanno scrupolo di sparare anche sui civili, identificandoli come nemico etno-ideologico. Si aggiungono i mercenari e i contractors occidentali, i mercenari delle multinazionali USA che supportano Kiev, assieme a neonazisti svedesi. Combattenti francesi, americani, serbi, polacchi, israeliani, britannici, etc., già versano il loro sangue, perlopiù  per motivi ideali, soprattutto a difesa dei russi. Hanno formato una brigata sotto il nome “United Continent”.

Stanno così risvegliandosi gli odii atavici e tradizionali del Vecchio Continente, complicati, oltre che dalla stupidità dei vari fanatismi, dalla contrapposizione ideologica e dalla valenza di lotta paneuropea contro l’invadente presenza del capitalismo americano.

Una deriva, questa, di cui i cauti media non ci informano, ma che è ovviamente assai pericolosa, che tende a coinvolgere altri paesi e a far evolvere un conflitto etnico locale in qualcosa di incomparabilmente peggiore e che può portare all’uso di armi nucleari in Europa, quindi a conseguenze mortifere o persino peggio che mortifere anche per noi dell’Europa occidentale.

La guerra di Ucraina è già adesso una guerra europea. Assomiglia alla guerra civile spagnola. Ma a differenza di quella, tocca direttamente una superpotenza nucleare.

Perciò ripeto: basta sanzioni idiote contro la Russia, tracciare un confine per separare le opposte forze armate, porre fine alla guerra, lasciare alla Russia ciò che è della Russia, e prendersi pure il resto. Ma senza piazzarci armi strategiche.

01.09.14 Marco Della Luna

 

 

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ISLAM, JIHAD, INTEGRAZIONE

 

ISLAM, JIHAD, INTEGRAZIONE:

FATTORI PSICOLOGICI DI UNA PROBABILE VITTORIA

I fatti, politicamente non sempre corretti, oggi impongono di trattare pubblicamente il problema dei musulmani immigrati, di prima, seconda e terza generazione, all’apparenza perfettamente integrati nelle società occidentali, anzi assimilati, che partono per combattere nel jihad e commettere ogni atrocità, uccidono se capita loro concittadini occidentali. poi rientrano in “patria” per qualche tempo, si riorganizzano, ripartono e tornano a combattere la Guerra Santa. Anche prima di questo jihad del Califfato, avevamo avuto molti casi, anche in Italia, di improvviso viraggio terroristico (o simile) da parte di islamici comportamentalmente integrati.

Come è possibile che si lancino in queste mostruosità, se, a tutti gli effetti pratici, erano perfettamente integrati in un paese come la Francia o il Regno Unito, e addirittura nati là? Se si comportavano secondo i valori di questi paesi? Se avavno legami sociali importanti in essi?

Evidentemente l’integrazione comportamentale, l’inserimento sociale, l’assunzione di ruoli anche pubblici, non sono indicatori affidabili.

Ma se l’integrazione socio-culturale occidentale non esclude la pericolosità, allora questa da che fattori è determinata? Certamente non da un fattore biologico, etno-ereditario, perché i soggetti in questione sono di etnie diverse, da quelle maghrebine a quelle afghane. Evidentemente, il fattore determinante di questo pericolo è proprio la religione islamica, il denominatore comune a tutti questi soggetti. In effetti, come è noto, il Corano contiene comandi espliciti a sterminare senza pietà chi non accetta il Corano stesso (Sura 27, ad esempio), sotto minaccia di punizione divina. A ciò fa riscontro il fatto che la quasi totalità delle uccisioni, soprattutto delle stragi, compiute per motivo religioso, sono di matrice islamica. I mussulmani, uccidono annualmente nel mondo circa 100.000 fedeli di altre religioni a motivo della loro fede non-mussulmana o non sunnita. E lo fanno in modo organizzato e metodico, da Boko Haram all’Isis agli islamici nelle Filippine. Dunque non è vero ciò che molti islamici e filo-islamici sostengono, ossia che è vero che vi sono islamici assassini, ma che si tratta di crimini dipendenti dalle caratteristiche individuali di chi le commette, e non da qualcosa che accomuna gli islamici in quanto tali.

Chiediamoci: perché mai, tra tutte le religioni, solo l’islam combatte e ammazza in modo tanto massiccio e organizzato, facendo vere e proprie guerre di religione e islamizzazione, con eliminazione degli infedeli che non si convertono? Che cosa ha di diverso dalle altre religioni?

Non credo sia solo perché il Corano prescrive di fare ciò e perché l’islam ha una gloriosa storia di guerre di conquista a base religiosa. Ravviso la specificità dell’islam, quel fattore che lo rende religione militante, matrice dei comportamenti aggressivi organizzati (di massa) in questione, in una caratteristica che pure il cristianesimo aveva, quando era analogamente aggressivo, violento e intollerante.

Questa caratteristica è che l’islam dà una risposta semplice al perché le cose vanno male nel mondo, cioè spiega che vanno male non perché tu, fedele, abbia qualche colpa, ma perché ci sono persone che rifiutano l’islam stesso (il Corano, la volontà di Allà); e dà anche una soluzione altrettanto semplice: islamizzare il mondo, convertire tutti, eliminare chi non si converte. Ogni mezzo è lecito. Anzi, se segui questo programma e poche regole di condotta (ortoprassi), puoi fare tutto ciò che ti aggrada, specialmente con gli infedeli, le loro terre, donne, sostanze. Così l’islam canalizza e sfoga l’insoddisfazione, la frustrazione esistenziale e pratica, verso l’esterno, verso i diversi, in forma di aggressività, conquista, coercizione. Ti insegna a colpevolizzare i diversi, e a sentire te giusto e libero da colpa e dubbi anche se uccidi innocenti, e che non hai alcun bisogno di introspezione e autocritica: una cuccagna, un’invenzione psicologicamente vincente e socialmente aggregante. Una base perfetta per l’espansionismo religioso.

Al contrario, il cristianesimo soprattutto moderno, l’induismo, il buddhismo (che però propriamente non è una religione) la canalizzano verso l’interno, la introvertiscono, in quanto ti insegnano a sentire te stesso responsabile della morte, dell’ingiustizia, della sofferenza, attraverso le dottrine del peccato (soprattutto il peccato originale, che ha reso l’uomo mortale), del karma, dell’avidya – vizi che sono imputabili all’uomo, e da cui l’uomo deve emendarsi lavorando su se stesso col pentimento, il ravvedimento, l’espiazione, la mortificazione, la rinuncia, la conversione. Agli altri devi dare amore, anche ai nemici. E a chi ti colpisce devi porgere la guancia. Alla violenza devi rinunciare a priori. Al perdono devi essere sempre pronto.

Questa penso sia la differenza tra la religione militante e le altre, la radice della sua attrattiva e della sua inclinazione alla violenza e alla intolleranza.

Se così è, non esiste un islam moderato: la cultura, la fede islamica è una matrice di determinate tendenze violente e intolleranti per effetto della sua stessa struttura, del tipo di interpretazione e soluzione ai conflitti esistenziali, psichici e sociali che essa trasmette, anche se singoli soggetti formalmente islamici possono restare estranei ad essi per tutta la vita.

Se è così, per un paese occidentale tenere sul proprio territorio comunità islamiche comporta automaticamente certe inevitabili conseguenze, un crescente terrorismo e un crescente rischio di jihad in casa, mentre il principio politicamente corretto di “integrazione” semplicemente non può funzionare, come in effetti non funziona.

Se è così è, bisogna anche calcolare che cosa succederà in proiezione futura sul piano demografico, data la molto più alta prolificità degli islamici: ricorderete che il premio Nobel per la Pace Yasser Arafat diceva: noi vi conquisteremo con gli uteri delle nostre donne, sono quelli le nostre armi. La sorte di paesi che, nella storia, hanno ricevuto una significativa immigrazione islamica sarà di grande ausilio.

Se è così come penso, infine, operazioni quali Mare Nostrum, in cui entra di tutto, sono un atto distruttivo e forse mortale per il Paese, anche se fruttano profitti a molte organizzazioni legate ai partiti e alla Chiesa che prendono soldi pubblici per l’assistenza; e anche se donano braccia a buon mercato, spesso in nero, a un’economia in difficoltà per il costo del lavoro; e anche se forniscono mano d’opera per spaccio, prostituzione e altro alla criminalità organizzata, da cui dipende buona parte del consenso politico, anche parlamentare.

Non è un caso che l’Italia sia diventata “campione del mondo di accoglienza”, per dirla con le parole del nostro ministro degli Interni. Sappiamo che molti paesi petroliferi islamici finanziano, con le loro immense risorse, il jihad del Califfato e di altre organizzazioni mussulmane in una strategia di espansionismo islamico. E’ logico quindi che offrano finanziamenti anche alle forze politiche e mediatiche che possono aiutare, mediante politiche di  apertura delle frontiere, l’estensione in Europa di questo espansionismo. L’Italia si presta molto a questo approccio, perché la sua classe politica è tradizionalmente molto corruttibile e la sua popolazione è altrettanto suggestionabile da slogan etici. 24.08.14 Marco Della Luna

 

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PREMIER FINTO TONTO: IL SALTO NEL BUIO

 

UN PREMIER FINTO TONTO: IL SALTO NEL BUIO

Dopo aver scritto l’articolo Renzi parla inglese, abbiamo visionato, non senza imbarazzo, disagio e vergogna, questi video: https://www.youtube.com/watch?v=G-jH8jX—OI, https://www.youtube.com/watch?v=0fcg2mGGsX8 , https://www.youtube.com/watch?v=4blKB1_Cc54 e in cui il premier parla il suo inglese maccheronico e inverecondamente inventato nientemeno che con il segretario di Stato americano Kerry (che lo guarda strabiliato e divertito) e con una giornalista britannica (che pure mostra divertimento e stupore). In queste due circostanze, Renzi trasmette veramente l’impressione dell’incoscienza-irresponsabilità patologica, che non si rende nemmeno conto dei propri limiti, e dà quindi seriamente da pensare. Fare il matto, il guascone, il facilone, col pubblico italiano può servire a costruire un’immagine simpatica, con cui l’uomo comune possa identificarsi, nel senso che avevamo già spiegato.

Il secondo video sopra linkato mostra che, in passato, Renzi parlava l’inglese molto meglio di ora. Quindi adesso sta recitando, fa il finto tonto. Ma perché mai ostentare crassa ignoranza e incoscienza della propria inadeguatezza col segretario di Stato americano in una conferenza stampa, per giunta? Perché discreditare il governo, la sua politica, l’immagine dell’Italia (quel che ne resta)? Che senso ha?  Oppure, se credete che Renzi non reciti, ma abbia effettivamente un problema psicopatologico in uno dei due sensi ipotizzati nel nostro precedente articolo, la domanda diventa: a che scopo mettere un simile squilibrato a fare quelle figure nella sua veste di presidente del Consiglio dei Ministri italiano in sede internazionale, col governo statunitense e davanti ha un pubblico mondiale? A che scopo far apparire che l’Italia sia guidata da un incosciente?

Crediamo che la risposta ad ambedue le domande possa essere nei seguenti termini. L’Italia si è venuta a trovare in una situazione socioeconomica instabile ed è davanti a un bivio ineludibile che imporrà l’assunzione di qualche decisione “grossa” già in autunno, al momento della legge di bilancio, o poco dopo. Dovranno esser presi provvedimenti duri, impopolari, incostituzionali, quindi li si fa prendere a un (finto) tonto, a una testa di legno, per poi subito sostituirlo, lavarsi pilatescamente le mani e dichiararsi non responsabili di ciò che ha fatto, e poter così continuare a governare. E rubare. E tradire la nazione.

Che Renzi e il suo governo di ragazzotti e ragazzotte siano un team assolutamente incapace di affrontare la “crisi” (incluso Padoan) e di immagine (escluso Padoan), messo su per tirare avanti e fare qualche riforma in senso autocratico – un governo per prendere tempo, un materiale di consumo a rapida usura – è ormai evidente anche ai meno svegli tra quelli che lo hanno votato. Come ultimamente dimostra con dati inoppugnabili questo recentissimo articolo di Pritchard sul Telegraph,

 http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/1032571/Italys-Renzi-must-bring-back-the-lira-to-end-depression.html1, 

per molti elementi del suo assetto economico l’Italia non è messa male, ha un buon potenziale di ripresa. I fattori contrari sono soprattutto l’euro e la cosiddetta
austerità, ossia il modello socioeconomico europeo, che da molti anni incessantemente causano recessione, disoccupazione, continuo aumento del debito pubblico, senza prospettiva di miglioramento. Il quotidiano britannico evidenzia come sempre, negli scorsi quarant’anni, quando la Lira è stata fissata come cambio al Marco tedesco, il risultato è stato la recessione, e questo per ben tre volte. Quindi anche i cretini ormai capiscono che fissare il cambio della Lira al Marco è un suicidio; idem affermare che l’euro è irreversibile. I tre governi Napolitano hanno tutti confermato che l’Euro è irreversibile e promesso la pelle dell’orso, ossia un allentamento del principio di austerità da parte di
chi in Europa comanda, cioè Berlino. Nei primi tempi di Renzi si faceva credere in una alleanza con Francia, Spagna, Portogallo, Grecia per imporre una diversa linea finanziaria a Berlino, di sviluppo anziché rigore, ma questa alleanza si è dissolta prima di nascere.

Intanto la disoccupazione, la recessione e il fabbisogno di cassa peggiorano. Soprattutto con una deflazione persistente, il contribuente non è in grado di risanare le finanze pubbliche e il sistema bancario. A questo punto, qualcosa necessariamente sta per succedere, qualcosa di serio. La situazione è insostenibile, l’equilibrio è sul punto di rompersi.

Noi riteniamo che si stia costruendo l’immagine di Renzi premier incosciente per fargli compiere un qualche passo che può essere perdonato e digerito (dentro o fuori il Paese) solo se lo si fa fare appunto a un premier “pazzo”, che si prenda la responsabilità del suo atto e poi si tolga di mezzo. Che cosa si potrebbe far fare al premier “pazzo” così costruito?

Se si vuole aiutare il Paese, gli si potrebbe far decidere l’uscita dell’Italia dal sistema dell’Euro e della BCE, il ritorno alla Lira e al controllo del governo sulla banca centrale nazionale, più il controllo sui movimenti di capitali per evitare facili acquisti sottocosto delle migliori risorse del paese, e la conversione in Lire dei debiti denominati in Euro. Renzi potrebbe denunciare la violazione sistematica e ultradecennale da parte della Banca centrale europea e della Germania, quindi anche della Commissione europea, dei trattati europei che prescrivono di bilanciare gli attivi esuberanti delle bilance dei pagamenti, di puntare a un’inflazione monetaria intorno al 2%, di presentare bilanci e conti pubblici chiari e veritieri. Il FMI da tempo invita Berlino a fare pubblici investimenti (entro il tetto del 3%) per dare ossigeno ai partners, ma Berlino rifiuta, va contro gli interessi comunitari e contro l’integrazione: non vuole integrazione, ma colonizzazione. Queste sarebbero le scelte nel interesse del Paese.

Contrariamente, al servizio degli interessi stranieri, Renzi potrebbe chiamare in Italia la Troika, ossia sottomettere il Paese al governo e comando di Banca centrale europea, Commissione europea, Fondo monetario internazionale, condannando la popolazione al massacro sociale già sofferto dalla Grecia, e aggravato dal fatto che in Italia la Troika si aggiungerebbe alla partitocrazia che la fa venire, quindi dovrebbe assicurare innanzitutto le rendite parassitarie di questa. Oppure Renzi potrebbe fare una tassa patrimoniale con prelievo dai conti correnti, per tirare avanti ancora qualche tempo, al prezzo di aggravare la recessione e il crollo della domanda interna. Il ricavato di quest’operazione verrebbe probabilmente spartito tra le forze politiche complici. Entrambe le mosse possono essere abbinate a una ristrutturazione del debito pubblico, cioè a un default controllato, e ad ulteriori cessioni di assets strategici agli stranieri, come la recente cessione di 1/3 della Cassa Depositi e Prestiti ai cinesi. Possono anche essere abbinate a una legge che, a garanzia dei nuovi prestiti della BCE allo Stato, iscriva un’ipoteca forzata sugli immobili degli italiani. Dopo aver fatto simili colpi di mano ai danni della nazione, Renzi (che ultimamente ha detto che è già iniziata anche la sua rottamazione) verrebbe sostituito con un personaggio dall’immagine paterna e bonaria di curato di campagna come il Mortadella, che, con un nuovo ministro dell’economia (si mormora Lucrezia Reichlin), lavorerebbe alla riconciliazione sociale, negoziando con i padroni stranieri una onorevole sottomissione all’italiana.

La terza ipotesi, la più difficile a realizzarsi, è che, di fronte al fallimento conclamato del modello monetario e finanziario dell’Eurozona (cambi fissi, austerità, ciascuno per sè, Berlino al di sopra delle regole), si decida una federalizzazione dell’UE sul modello  USA, debiti pubblici inclusi, e con prescrizione statutaria alla BCE di perseguire non la stabilità del potere d’acquisto dell’unità monetaria (cioè l’interesse dei creditori finanziari) ma la piena occupazione dei fattori produttivi (cioè l’interesse collettivo). Ma l’opposizione a questa svolta oggi appare invincibile.

19.08.14 Marco Della Luna e Paolo Cioni

 

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LETTERA APERTA A PETER GOMEZ SU BAGNAI E SCACCIAVILLANI

LETTERA APERTA A PETER GOMEZ SU BAGNAI E SCACCIAVILLANI

Valoroso Direttore,

 

ho letto sulla vostra edizione elettronica di ieri l’interessante intervista parallela ai due brillanti economisti, e Scacciavillani e Bagnai. Essenzialmente, il primo auspica che, seguendo le esortazioni dei Draghi, l’Italia ceda sovranità all’unione europea per farsi fare quelle necessarie riforme strutturali che la partitocrazia impedisce di fare e senza di cui l’Italia non può risollevarsi. Il secondo  dice che, al contrario, per risollevarsi, l’Italia dovrebbe uscire dall’euro e liberarsi dai condizionamenti europei, perché l’euro danneggia l’export e l’Unione Europea è pilotata dalla Germania, la quale ha interessi in competizione e contrasto con quelli italiani in campo economico. 

Purtroppo, hanno ragione e torto ambedue: è vero che l’Europa dell’euro sono usati dalla Germania a proprio vantaggio danno dall’Italia, ma è altrettanto vero che la partitocrazia italiana impedisce le riforme necessarie, fa riforme dannose, è incompetente e ladra, e si è impadronita delle istituzioni. 

Quindi in realtà dovremmo liberarci sia dell’euro e dell’Unione Europea da un lato, sia, dal lato interno, della casta; ma ciò è palesemente impossibile, perché richiederebbe uno scontro con gli interessi consolidati europei e al contempo una guerra civile contro la casta che controlla anche polizia e forze armate.

In realtà, le cose stanno ancora peggio, poiché la partitocrazia italiana si è alleata con gli interessi amanti italiani nella Unione Europea, come dimostra il fatto che Monti sia stato imposto da Berlino e ha fatto manovre contro l’Italia e in favore della Germania.

Pertanto, l’unica via d’uscita è quella tradizionale: valigia, passaporto, emigrazione. 

Cordiali saluti.

Marco Della Luna 18.08.14

 

 

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SITO MARCODELLALUNA.INFO OSCURATO

 

SITO MARCODELLALUNA.INFO OSCURATO

Dopo che avevo pubblicato una serie di articoli sul renzismo e le sue riforme, ieri 14.08.14, nella mattinata, questo sito www.marcodellaluna,info, è stato attaccato massicciamente assieme al sito del webmaster, ed è stato reso inaccessibile, da hackers principalmente operanti attraverso indirizzi cinesi, turchi e statunitensi.

Ora è stato ripristinato in modalità provvisoria e parziale. Non so quanto a lungo reggerà e se potrò munirmi di un nuovo sito. La strategia di consenso che sostiene il regime richiede questi bavagli e altri, soprattutto in questa particolare e delicatissima fase di soluzione di tutti i problemi nazionali ed europei, e di costruzione di un sistema costituzionale veramente democratico, garantista, includente, rappresentativo, e partecipativo, mediante opportune riforme che tutto il popolo invoca e tutte l’Europa prescrive.

Il patto di stabilità e crescita ha effettivamente portato stabilità e crescita. L’immigrazione ha portato i lavoratori disperatamente richiesti dalle imprese in continua espansione e bisognose di assumere stranieri, dato che tutti gli italiani erano già assunti. La produzione non riesce a tener dietro alla possente ascesa della domanda interna, resa possibile dagli sgravi fiscali, dalla piena occupazione raggiunta, dal contagioso ottimismo del giovane Leader, il quale, per calmierare le tensioni inflazionistiche, dovrà fare tagli e prelievi di circa 20 miliardi in autunno – taglie prelievi che però non avranno alcun effetto negativo sul boom economico in essere, anche perché, esattamente come promesso, gli immigrati, coi loro versamenti contributivi, congiuntamente ai crescenti versamenti dovuti alla piena e stabile occupazione, hanno inoltre portato l’Inps e il servizio sanitario nazionale in forte attivo, senza determinare alcun aumento della microcriminalità. Le pensioni hanno potuto quindi essere aumentate. e i ticket sanitari aboliti.

Parallelamente, l’austerità ha portato al risanamento dei conti e all’azzeramento del debito pubblico, quindi al drastico taglio delle tasse, che consente alle imprese italiane di ampliare le quote di mercato estero. Tutte le promesse dell’Euro sono state mantenute. I vincoli di convergenza e stabilità hanno effettivamente portato a una maggiore convergenza e solidarietà nell’Unione Europea. L’economia europea è in forte progresso, come mostrano i recentissimi dati del pil italiani, tedeschi e francesi, Tutte le riforme volute dall’Europa e dai mercati, assieme all’Euro, hanno contribuito a questo risultato. La ricetta era giusta.

La Germania ha sempre rispettato il Trattato di Maastricht aumentando i suoi investimenti pubblici e innalzando salari e pensioni, onde ridurre gli eccessivi avanzi commerciali. La BCE ha pure rispettato il suo mandato, mantenendo l’inflazione tendenziale al 2% così da sostenere la crescita evitando la deflazione. Inoltre, ha sempre assicurato che il sistema bancario italiano erogasse adeguati volumi di credito alle imprese italiane, e a tassi competitivi con quelli pagati dalle imprese tedesche.

Ecco perché Napolitano, Merkel, Renzi, Monti sono in perfetta buona fede nell’insistere per continuare con ancor più vigore questa linea di riforme: esse chiaramente ci stanno facendo molto bene, anzi ce lo hanno già fatto, e I risultati sono davanti agli occhi di tutti: solo un criminale in mala fede potrebbe negarlo. Ecco perché dobbiamo continuare a credere nella teoria economica neomonetarista che ha ispirato tutte queste riforme e guidato la mano dei nostri autorevoli leaders riformatori, sempre leali verso la Patria e al giuramento di fedeltà prestato verso di essa, e sempre legittimati dal mantenimento delle loro promesse e dal costante rispetto dei valori e delle procedure della Costituzione – tutti, da Ciampi e Andreatta a Renzi e Napolitano. Buon Ferragosto a tutti, ma innanzitutto a loro!

15.08.14 Marco Della Luna

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RENZI TIRA DIRITTO: IL FASCINO DELL’IRRAZIONALE

RENZI TIRA DIRITTO Napolimonti, Napoliletta, Napolirenzi… sotto il terzo Governo Napolitano consecutivo, sempre non eletto, l’Italia tira diritto sulla sua rotta di recessione, indebitamento, disoccupazione, deindustrializzazione, cessione di aziende strategiche a stranieri (cinesi, da ultimo) e cessione di sovranità in favore dei potentati finanziari stranieri che da un quarantennio dettano le (intenzionalmente) erronee ricette monetarie, bancarie, fiscali, daziarie. Queste – ormai è innegabile – hanno prodotto la carenza di liquidità per investimenti pubblici e privati, che è la causa più profonda e insieme più diretta del disastro economico in corso. Causa anche dell’insostenibile indebitamento pubblico. Le riforme renziste non hanno utilità per l’economia, alcune perché di ambito non-economico (istituzioni, elezioni), e tutte per via dei diversi anni necessari a metterle in opera (riforma della p.a., della “giustizia”). La p.a. e la “giustizia” sono state riformate già molte volte, sempre senza successo: infatti, con le leggi non si cambiano abitudini e mentalità, né si genera una prassi di legalità in una cultura di potere cui essa è estranea. Lo scopo-effetto delle riforme elettorale e costituzionale renziste, come spiegato in precedenti articoli, è quello di blindare la partitocrazia, sia assicurandole sfruttamento delle risorse pubbliche e private, sia sottraendola maggiormente alla scelta popolare e al controllo giudiziario, sia eliminando di diritto e in pratica il controllo di un’opposizione parlamentare. Per questo, per suo tornaconto, tutta la partitocrazia le vota. Le riforme del lavoro, come l’esperienza oramai ha dimostrato, addirittura, hanno caratteri controproducenti, perché colpiscono sia la qualificazione-professionalità dei lavoratori, che la loro capacità di spese, quindi la domanda interna. Il loro scopo-effetto primario è quello di aumentare il divario di diritto, di dignità e di forza, oltre che di reddito e sicurezza, tra management e capitale da una parte e prestatori d’opera dall’altra parte, che vengono livellati al basso. Si aumenta, insomma, divario di classe, la diseguaglianza sociale, per dirla chiaramente, alla faccia dell’art. 3 della Costituzione, principio fondamentale di legittimità del potere pubblico. Ma questa è solo l’ultima di una lunga serie di riforme della prima parte della Costituzione che “ci chiede il mercato” o “ci chiede l’Europa”, e che la partitocrazia ha fatto surrettiziamente, per le vie brevi, senza passare per la procedura di revisione costituzionale. La popolazione generale ha sotto gli occhi tutto questo insieme di riforme che stravolge pesantemente la Costituzione e i rapporti di classe, ma non lo afferra, non si interessa. Lascia fare. Anzi, come dimostrano i sondaggi, non conosce nemmeno che cosa si stia facendo con i fondamenti stessi della democrazia parlamentare. I mass media oscurano le voci critiche, l’opposizione reale. Queste sono relegate a trasmissioni di approfondimento. Tutto, sotto Renzi, sta trasmettendo la percezione di un clima di consenso intorno al programma di riforme, di certezza della loro bontà, utilità, fattibilità. Mentre fioccano dati economici pessimi, Renzi si presenta al grande raduno degli scout e parla alle migliaia di giovani ordinati in uniforme, impartendo loro le sue solite certezze decisioniste che superano i banali dati e problemi tecnici, di cui la gente è stanca. “Faremo le nostre riforme, nessuno può fermarci, chi fa opposizione è un frenatore, sciacallo, gufo, difensore di privilegi di casta.” Il tempo del dialogo e del confronto è finito. Se già il leader sa che cosa va fatto, a che serve discutere? A che serve il pluralismo? A che serve l’opposizione? A perder tempo? Renzie knows best! L’amato papa Francesco gli dà un notevole contributo di legittimazione morale, rivolgendosi alle migliaia di scout con un intervento telefonico di sostegno alla fiducia e all’innalzamento dell’età pensionabile. Il consenso è palpabile quanto corale e coreograficamente visibile. L’atmosfera è molto mussoliniana, ma ciò non disturba le moltitudini né i giornalisti che hanno il compito di trasmetterla a tutta la Nazione. Gli italiani si sono nuovamente rivolti al tipo di leader, di carisma, di certezze, di scenografie, di semplicismi e muscolarità volitiva, che sembrava finito col Ventennio. Il popolo, così come manca di memoria storica, manca pure di conoscenza analitica e razionale della situazione problematica e dei suoi meccanismi – esso ne ha una sensazione complessiva. E non elabora una soluzione oggettiva e razionale, ma si attacca a un leader che dia una sensazione di saper riportare benessere e sicurezza. La tecnica politica sta quindi nel costruire questa sensazione. Una volta che ci si sia riusciti, attraverso quel leader si può fare tutto, perché la gente non sta a controllare che cosa faccia in concreto, a che serva, e a chi. Non considera la scadente realtà umana del leader, fatta di slealtà (Enrico stai sereno), incompetenza (in economia e in inglese), inesperienza (da sindaco a primo ministro), e soprattutto di inaffidabilità oggettiva (promesse di una riforma al mese, promessa di flessibilità europea ottenuta, e altro). Intanto, la BCE parla, e afferma che l’Italia sta restando indietro rispetto agli altri paesi comunitari perché non ha fatto le riforme che andavano fatte, e che quindi ora dovrebbe cedere sovranità all’UE (ossia alla trojka, composta dalla Commissione, non eletta, dal direttorio della BCE, ancor meno eletto, e al FMI) per farsele fare da fuori dei propri confini e delle proprie residue istituzioni elettive. Ma la BCE non dice che l’UE e la Germania in particolare hanno sempre violato gli obblighi di convergenza economica in fatto di accumulo illegittimo di surplus commerciali e che hanno sempre tollerato o praticato falsi contabili, e che queste violazioni hanno danneggiato soprattutto l’economia italiana, la quale, assieme a quella tedesca, è l’altra economia a vocazione manifatturiera dell’UE. Dal fatto che non dica questo e non richiami all’osservanza delle regole violate dalla Germania, ma biasimi solo l’Italia, è evidente che la BCE è al servizio degli interessi del capitalismo tedesco contro gli interessi italiani, in un disegno che dèstina l’Italia a fare da paese operaio a basso reddito nel ciclo produttivo della grande Germania, e a tal fine lo dèstina anche a cedere sovranità per divenire una colonia tedesca, attraverso l’interfaccia-foglia di fico UE-BCE. Renzi si è dichiarato pienamente d’accordo con la BCE, e anch’egli ha omesso di parlare delle violazioni tedesche e comunitarie del patto di convergenza, e dei loro imbrogli contabili. Perciò quando poi ha aggiunto che le riforme per l’Italia non si faranno oltre confine, ma le farà lui, non lascia dubbi che le farà – se ci riuscirà – per interessi stranieri. La principale causa della recessione italiana è il liquidity/credit crunch, ossia la privazione di liquidità nell’economia reale – cioè di soldi per infrastrutture necessarie, investimenti produttivi, assunzioni, pagamento dei debiti. Se – ripeto: se si vuole invertire la tendenza recessiva, la riforma necessaria da fare è la riforma monetaria e bancaria. Cioè semplicemente rovesciare il sistema costruito dalle riforme degli ultimi 40 anni. 12.08.14 Marco Della Luna

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COSTITUZIONE 2014 BIS

 

TESTO MIGLIORATO AL 12.08.14

Questo nuovo testo, che tiene conto di diversi consigli ricevuti, ha i seguenti scopi:

1)      Esplicitare e rafforzare quei principi sociali di tutela del lavoro, dell’occupazione, dell’economia reale, della crescita, degli interessi collettivi rispetto agli interessi e alle tendenze del capitalismo finanziario parassitario, monopolizzante, deflattivistico – quello che attualmente guida la politica e le riforme, dalla metà degli anni ’70 ad oggi;

2)     Blindare la sovranità nazionale contro tradimenti in favore di interessi stranieri;

3)Far capire quindi a che cosa mira la politica delle riforme iniziata alla fine degli anni ’70 e portata ultimamente avanti da Renzi e la sua inconciliabilità coi principi fondamentali della Costituzione del 1948;

4)      Proporre utili innovazioni funzionali della Costituzione, come il superamento del bicameralismo simmetrico in funzione di un bicameralismo differenziato;

5) Sottrarre il Paese alla strategia di deprivazione monetaria con cui esso viene costretto a svendere le proprie risorse migliori e strategiche e a sottoporsi a interessi privati non nazionali.

PRINCIPI FONDAMENTALI

Preambolo

I principi fondamentali non possono essere modificati, derogati, sospesi o limitati da alcuna revisione costituzionale, da alcuna norma interna, da alcun trattato internazionale.

Ognuno può richiedere al giudice ordinario la disapplicazione delle norme che ritenga contrarie a uno o più principi fondamentali.

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sui principi di questa Costituzione e sui diritti dell’Uomo. 

La sovranità appartiene ai cittadini, che la esercitano nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Lo Stato tutela e persegue l’interesse della collettività nazionale; i cittadini italiani e quelli ad essi parificati, a condizione di reciprocità, hanno la priorità sugli altri nella concessione di servizi e benefici pubblici.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e  richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale sia ai singoli, sia alle formazioni sociali, sia a tutti gli enti pubblici e privati, anche imprenditoriali.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Le persone giuridiche private in quanto alla proprietà alla gestione o allo statuto, anche se affidatarie di servizi pubblici, non possono avere posizione sopraordinata rispetto al cittadino né poteri su di lui né privilegi di alcuna sorta nei rapporti con lui; ciò vale sia per il diritto sostanziale che per quello processuale.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Non ha diritto a remunerazione la creazione, la cessione o il prestito di capitale monetario fiduciario o ad accettazione imposta dalla legge.

La sovranità popolare comprende la sovranità monetaria e di determinazione della politica economica; essa persegue il fine primario della piena occupazione e dello sviluppo, secondo criteri di efficienza, merito, tutela degli interessi collettivi e dei redditi reali. 

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria

scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o

spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7

 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge e hanno diritto di organizzarsi

secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le

relative rappresentanze.

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e

Tutela il paesaggio, l’ecosistema, l’equilibrio idrogeologico e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

Salvo quanto stabilito dalla Costituzione e dalle Leggi Costituzionali, l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale

generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle

norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero i cui diritti di libertà e sicurezza siano violati nel suo paese, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizionie nelle quantità di beneficiari stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11

L’Italia difende la sua sovranità territoriale e dei propri confini quali patrimonio inalienabile dei cittadini.

Ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, salvi i principi fondamentali della Costituzione compresa la sovranità popolare nazionale, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

PARTE PRIMA. DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

Titolo I. Rapporti civili

Art. 13

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione

personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto

motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge,

l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono

essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li

convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi

di ogni effetto.

E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a

restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 14

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 15

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di

comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 16

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del

territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per

motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da

ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Art. 17

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che

possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità

Art. 18

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini

che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche

indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi

forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

La circostanza che un dato comportamento, anche se consistente in semplici dichiarazioni verbali o scritte, costituisca una pratica religiosa, non lo esime dalla punibilità penale, civile e amministrativa, se costituente illecito, né può costituire una attenuante ai fini penali.

Art. 20

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od

istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di

speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di

attività.

Art. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo

scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria

nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o

nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo

intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i

mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre

manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti

adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 22

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della

cittadinanza, del nome.

Art. 23

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in

base alla legge.

Art. 24

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti

dalla legge.

Art. 26

L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia

espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. (*)

Art. 27

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e

devono tendere, in quanto possibile e salva la priorità della tutela sociale, alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte. (*)

Art. 28

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente

responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in

violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli

enti pubblici.

Titolo II. Rapporti etico-sociali

Art. 29

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30

E’ dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro

La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale,

compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità e l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a

tale scopo.

Art. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali

per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza

oneri per lo Stato.

Non possono essere adibite su minorenni tecniche di insegnamento che sfruttino effetti ipnotici o condizionanti, che limitino la libertà emotiva e cognitiva.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la

parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento

scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

E’ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi

ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi

più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle

famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Titolo III. Rapporti economici

Art. 35

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione e l’aggiornamento professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad

affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può

Art. 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni

che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire

l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e

al bambino una speciale e adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi,

a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha

diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle

loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia,

disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o

integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Art. 39

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione

presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un

ordinamento interno a base democratica e che sia controllabile l’effettiva applicazione di questa.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati

unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro

con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il

contratto si riferisce.

In caso di scioglimento di partiti politici, sindacati e società di beneficienza, i loro patrimoni sono affidati in gestione a un commissario liquidatore nominato da apposita sezione della Corte dei Conti. L’eventuale ricavato netto dalla liquidazione sarà incamerato dall’erario.

Art. 40

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno

alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad

enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i

modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione

sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo

indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire,

mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a

comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese,

che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di

monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di

mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce

l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il

carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le

esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a

collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina,

coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla

proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei

grandi complessi produttivi del Paese.

Titolo IV. Rapporti politici

Art. 48

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore

età e che risiedono nel territorio della Repubblica.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini

residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una

circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati

seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati

dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di

sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Art. 49

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con

metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Art. 50

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere

provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e

alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla

legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari

opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare

ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo

necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo

adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei

diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della

Art. 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art. 54

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la

Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con

disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

PARTE SECONDA. ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

Titolo I. Il Parlamento

Sezione I. Le Camere

Art. 55

Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli

casi stabiliti dalla Costituzione.

Art. 56

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di trecento.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno

compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per trecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Una legge costituzionale regola le elezioni in modo da favorire la formazione di una maggioranza parlamentare.

Art. 57

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.

Il numero dei senatori elettivi è di trecento oltre i membri a vita.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a tre; le regioni Valle d’Aosta, Trentino, Alto Adige ne hanno uno ciascuna.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta

dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 58

I senatori sono eletti a suffragio universale, proporzionale e diretto,senza soglie di sbarramento e senza premi di maggioranza, dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentesimo anno.

Art. 59

E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica, a condizione che non sia stato messo in stato di accusa o, che se messo in stato di accusa, sia stato assolto nel merito.

Art. 60

La Camera dei deputati è eletta per quattro anni. Il Senato della Repubblica è eletto per sei anni .

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge  emanata dalla Camera interessata e soltanto in caso di guerra.

Art. 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle

precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Art. 62

Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di

Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.

Art. 63

Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Art. 64

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art. 65

La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di

deputato o di senatore.

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Art. 66

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Art. 67

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle

opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza. (*)

Art. 69

I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.

Sezione II. La formazione delle leggi

Art. 70

La funzione legislativa è esercitata dalle due Camere. La Camera dei Deputati è competente in via esclusiva per la legislazione ordinaria. Il Senato è competente per la legislazione in materia di cittadinanza e giurisdizione nonché per le leggi costituzionali e per le revisioni della Costituzione.

Art. 71

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere per le competenze della Camera di sua appartenenza, ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Art. 72

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Art. 73

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese

dall’approvazione.

Se una Camera, a maggioranza assoluta dei propri componenti, dichiara l’urgenza di una legge da essa emanata, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Art. 74

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alla Camera interessata chiedere una nuova deliberazione.

Se essa approva nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Il Senato, a maggioranza dei tre quinti dei componenti, può porre il veto sulle leggi emanate dalla Camera entro trenta giorni dall’approvazione.

Se la Camera approva nuovamente la legge con la maggioranza dei due terzi dei deputati, essa deve essere promulgata.

Art. 75

E’ indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

E’ ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Art. 76

L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non per le sole leggi di competenza della Camera e con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Art. 77

Il Governo non può, senza delegazione della Camera, emanare decreti che

abbiano valore di legge ordinaria nelle materie di competenza di questa.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera che, anche se sciolta, è appositamente convocata e si riunisce entro cinque giorni .

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. La Camera può tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Art. 78

Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri

Art. 79

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella  votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro

In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi

successivamente alla presentazione del disegno di legge. (*)

Art. 80

Il Senato autorizza con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

Art. 81 Sovranità monetaria e assicurazione della liquidità necessaria al Paese

La Camera approva ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati

dal Governo.

Per il fabbisogno del settore pubblico e del settore privato della Repubblica, lo Stato emette direttamente moneta legale in forma cartacea o metallica, senza contrarre debito e senza emissione di titoli di debito.

Lo Stato non riconosce altra moneta legale che questa.

L’emissione avviene attraverso un apposito istituto nazionale, detto Istituto per la Moneta e il Credito, nei tempi e nelle quantità stabilite da una apposita commissione bicamerale paritetica permanente presieduta dal Ministro del Tesoro, il cui voto vale doppio in caso di parità.

L’offerta monetaria primaria e i pubblici investimenti dovranno essere regolati e orientati all’incremento della produzione utile di beni e servizi secondo criteri di efficienza della spesa in funzione del risultato produttivo. Dovranno tendere alla piena occupazione e all’attivazione del potenziale produttivo nazionale, avendo riguardo alla tutela del potere d’acquisto reale dei redditi e del risparmio, alla moderazione delle spinte inflazionistiche, nonché alla sostenibilità ecologica al perseguimento del costante ammodernamento scientifico e tecnologico.

Il predetto istituto, sotto la direzione della predetta commissione bicamerale, vigila e regola l’attività bancaria e creditizia, assicurando l’adeguata disponibilità di mezzi monetari nel Paese e l’accesso al credito a condizioni eque e sostenibili da parte dei soggetti economici, nonché contrastando la formazione di monopoli e cartelli. A tali fini, possono essere istituite banche di credito di capitale pubblico e di diritto pubblico.

I soggetti abilitati all’esercizio del credito e alla raccolta del risparmio non possono esercitare in proprio, nemmeno attraverso altre imprese o attraverso persone fisiche o giuridiche, attività di speculazione finanziaria o di arbitraggio o trading.

I depositi bancari, salva diversa pattuizione, avranno la natura giuridica di depositi regolari.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

Art. 82

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta

procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della autorità giudiziaria.

Titolo II. Il Presidente della Repubblica

Art. 83

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Senato.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio

regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a

maggioranza di due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Art. 84

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

Art. 85

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente del Senato

convoca in seduta comune il Senato e i delegati regionali, per eleggere il

nuovo Presidente della Repubblica.

Se manca meno di tre mesi alla cessazione del Senato, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione del novello Senato. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Art. 86

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se il Senato è sciolto o manca meno di tre mesi alla sua cessazione.

Art. 87

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione della Camera competente.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa

costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

 

Art. 88

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i Presidenti delle Camere, sciogliere la Camera dei Deputati.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. (*)

Art. 89

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Art. 90

Il Presidente della Repubblica è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio

delle sue funzioni, in caso di violazione delle leggi, della Costituzione o della lealtà alla Repubblica.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a

maggioranza assoluta dei suoi membri.

Art. 91

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta

giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Titolo III. Il Governo

Sezione I. Il Consiglio dei ministri

Art. 92

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei

ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94

Il Governo deve avere la fiducia della camera dei Deputati..

Essa accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e

votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alla Camera per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario della Camera su una proposta del Governo non importa la decadenza di questo.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri.

Può revocare i ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

Art. 96

Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica.

Sezione II. La Pubblica Amministrazione

Art. 97

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialità dell’amministrazione.

Sono finanziati dallo Stato a norma dell’art. 81 e possono richiedere il corrispettivo dei servizi che erogano e che non siano stati dichiarasti gratuiti dalla legge.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le

attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Art. 98

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III. Gli organi ausiliari

Art. 99

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

E’ organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del

Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato.

Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione

finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce

direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

Titolo IV. La magistratura

Sezione I. Ordinamento giurisdizionale

Art. 101

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I magistrati sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

I giudici speciali in essere, salve le eccezioni stabilite dalla Costituzione, sono sciolti e sostituiti con sezioni specializzate.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo

all’amministrazione della giustizia.

Art. 103

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da

appartenenti alle Forze armate.

Art. 104

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni potere, salvo quanto stabilito dalla Costituzione.

Il Consiglio superiore della magistratura si divide in sue sezioni, una per i magistrati del pubblico ministero e una per i magistrati giudicanti; ciascuna sezione è presieduta dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Ciascuna sezione del Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono

immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti, negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105

Spettano separatamente alle due sezioni del Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati di rispettiva appartenenza.

Art. 106

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere

chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori

ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal

servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Art. 108

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del

pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano

all’amministrazione della giustizia.

Art. 109

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Sezione II. Norme sulla giurisdizione

Art. 111

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; i fatti imputati devono essere contestati in modo preciso, con riferimento al singolo accusato, e in guisa tale da consentire la difesa; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni

dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. L’oggetto del processo penale è la verifica della tesi accusatoria portata contro l’imputato. L’onere della prova grava sull’accusatore e non è assolto finché sussista una spiegazione dei fatti accertati escludente la colpevolezza. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in

contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in

cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 112

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. Qualora ritenga che non sussista reato, o questo sia estinto o non perseguibile, richiede al giudice l’archiviazione dandone notizia alle persone offese, al denunciante, agli indagati, che tutti possono opporsi avanti al giudice.

Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione, inclusi quelli tributari e previdenziali, è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi alle sezioni specializzate degli organi di giurisdizione ordinaria.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

Non sono ammessi giudici speciali, esclusi quelli militari; quelli esistenti decadono e sono sostituiti dalle sezioni speciali degli organi di giurisdizione ordinaria.

TITOLO V

LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI

Art. 114.

La Repubblica è suddivisa in Regioni; ciascuna regione è suddivisa in comuni metropolitani, composti ciascuno da un centro metropolitano e dal suo circondario; e consorzi multicomunali, composti ciascuno da un numero variabile di centri urbani minori. I comuni metropolitani e i consorzi multi comunali saranno istituiti da leggi regionali, avendo riguardo a criteri di funzionalità e omogeneità.

I predetti enti territoriali sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Ciascuno di detti enti, per le rispettive competenze, è autonomo.

Può imporre tributi per come corrispettivo dei servizi che eroga e che non siano dichiarati gratuiti dalla  legge.

Con legge costituzionale è istituito un ente nazionale per il sostegno degli enti che si trovano in dissesto finanziario o nelle condizioni di non poter provvedere alle loro funzioni istituzionali, per ragioni contingenti o strutturali. Il detto ente potrà dare prescrizioni per il risanamento e l’efficientamento degli enti assistiti e può commissariarli in caso di violazione delle prescrizioni o incapacità ad eseguirle.

Il detto ente è amministrato da un consiglio rappresentante tutte le regioni ed è sorvegliato da un organismo ispettivo composto da rappresentanti delle regioni contributrici nette del detto ente.

Roma è la capitale della Repubblica.

Art. 115.

Leggi costituzionali stabiliscono le competenze legislative esclusive dello Stato.

Art. 116.

Sono aboliti gli Statuti speciali regionali e provinciali. Le province autonome di Trento e Bolzano sono trasformate nelle regioni Trentino e Alto Adige rispettivamente. La Regione Trentino-Alto Adige è disciolta.

Art. 117. Abolito

Art. 118.

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarieta’, differenziazione ed adeguatezza.

Gli enti pubblici territoriali sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivita’ di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarieta’.

Art. 119.

Gli enti pubblici territoriali hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

Gli enti pubblici territoriali hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Gli enti pubblici territoriali hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento e manutenzione, con la contestuale definizione di piani di ammortamento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 120. (1)

La Regione non puo’ istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, ne’ adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, ne’ limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo puo’ sostituirsi a organi delle Regioni, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumita’ e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unita’ giuridica o dell’unita’ economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, rescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarieta’ e del rincipio di leale collaborazione.

Art. 121. (1)

Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potesta’ legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Puo’ fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale e’ l’organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne e’ responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

Art. 122. (1)

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonche’ dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

Nessuno puo’ appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, e’ eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

Art. 123. (1)

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.

Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto e’ approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non e’ richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica puo’ promuovere la questione di legittimita’ costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione. Lo statuto e’ sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto al referendum non e’ promulgato se non e’ approvato dalla maggiornaza dei voti validi. (1)

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali. (2)

Art. 124. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 125. (1)

Abrogato (Tar)

Art. 126. (1)

Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresi’ essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto e’ adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale puo’ esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non puo’ essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonche’ la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggiornaza dei componenti il Consiglio.

Art. 127. (1)

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, puo’ promuovere la questione di legittimita’ costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, puo’ promuovere la questione di legittimita’ costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

Art. 128. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 129. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 130. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 131. (1)

Sono costituite le seguenti Regioni:

Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino; Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi-Molise Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

Art. 132.

Si puo’ con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse. (1)

Si puo’, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra. (2)

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, puo’ con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

TITOLO VI

GARANZIE COSTITUZIONALI

Sezione I     La Corte Costituzionale.

Art. 134.

La Corte Costituzionale giudica:

sulle controversie relative alla legittimita’ costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;

sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione. (1)

Art. 135. (1)

La Corte costituzionale e’ composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Senato in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di universita’ in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed e’ rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. (2)

L’ufficio di giudice della Corte e’ incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. (3)

–—————

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimita’ costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte e’ pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinche’, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali. (1)

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilita’ dei giudizi di legittimita’ costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte. (1)

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte. (2)

Contro le decisioni della Corte costituzionale non e’ ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II

Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate dal Senato con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri del Senato o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e’ promulgata, se non e’ approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge e’ stata approvata nella seconda votazione a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

 

 

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COSTITUZIONE 2014: MIA PROPOSTA – CHE NE PENSATE?

TESTO MIGLIORATO AL 07.08.14

Questo testo ha i seguenti scopi:

1)      Esplicitare e rafforzare quei principi sociali di tutela del lavoro, dell’occupazione, dell’economia reale, della crescita, degli interessi collettivi rispetto agli interessi e alle tendenze del capitalismo finanziario parassitario, monopolizzante, deflattivi stico – quello che attualmente guida la politica e le riforme, dalla metà degli anni ’70 ad oggi;

2)      Far capire quindi a che cosa mira la politica delle riforme portata ultimamente avanti da Renzi e la sua inconciliabilità coi principi fondamentali della Costituzione del 1948;

3)      Proporre utili innovazioni funzionali della Costituzione, come il superamento del bicameralismo simmetrico in funzione di un bicameralismo differenziato.

PRINCIPI FONDAMENTALI

Preambolo

I principi fondamentali non possono essere derogati, sospesi o limitati da alcuna revisione costituzionale, da alcuna norma interna, da alcun trattato internazionale.

Ognuno può richiedere al giudice ordinario la disapplicazione delle norme che ritenga contrarie a uno o più principi fondamentali.

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sui principi di questa Costituzione e sui diritti dell’Uomo. 

La sovranità appartiene ai cittadini, che la esercitano nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Lo Stato tutela e persegue l’interesse della collettività nazionale; i cittadini italiani e quelli ad essi parificati, a condizione di reciprocità, hanno la priorità sugli altri nella concessione di servizi e benefici pubblici.

Le industrie e le infrastrutture strategiche di interesse nazionale, comprendenti i trasporti, le telecomunicazioni, gli armamenti e l’energia, sono sottoposte al controllo e alla direzione di un’apposita commissione permanente del Senato, istituita con apposita legge costituzionale.

La proprietà di tali industrie e infrastrutture non può essere straniera; le quote di proprietà straniera al momento dell’entrata in vigore della presente Costituzione sono espropriate e trasferite al Ministero del Tesoro, che provvederà ad indennizzare i loro legittimi titolari.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e  richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale sia ai singoli, sia alle formazioni sociali, sia a tutti gli enti pubblici e privati, anche imprenditoriali.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Le persone giuridiche private in quanto alla proprietà alla gestione o allo statuto, anche se affidatarie di servizi pubblici, non possono avere posizione sopraordinata rispetto al cittadino né poteri su di lui né privilegi di alcuna sorta nei rapporti con lui; ciò vale sia per il diritto sostanziale che per quello processuale.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Non ha diritto a remunerazione la creazione, la cessione o il prestito di capitale monetario fiduciario o ad accettazione imposta dalla legge.

La sovranità popolare comprende la sovranità monetaria e di determinazione della politica economica; essa persegue il fine primario della piena occupazione e dello sviluppo, secondo criteri di efficienza, merito, tutela degli interessi collettivi e dei redditi reali. 

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria

scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o

spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7

 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti,

accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi

secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le

relative rappresentanze.

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e

Tutela il paesaggio, l’ecosistema, l’equilibrio idrogeologico e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

Salvo quanto stabilito dalla Costituzione e dalle Leggi Costituzionali, l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale

generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle

norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero i cui diritti di libertà e sicurezza siano violati nel suo paese, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizionie nelle quantità di beneficiari stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11

L’Italia difende la sua sovranità territoriale e il controllo del propri confini; ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e

come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in

condizioni di parità con gli altri Stati, salvi i principi fondamentali della Costituzione compresa la sovranità popolare nazionale, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre

bande verticali di eguali dimensioni.

PARTE PRIMA. DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

Titolo I. Rapporti civili

Art. 13

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione

personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto

motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge,

l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono

essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li

convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi

di ogni effetto.

E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a

restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 14

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 15

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di

comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 16

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del

territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per

motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da

ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Art. 17

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che

possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità

Art. 18

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini

che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche

indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi

forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

La circostanza che un dato comportamento, anche se consistente in semplici dichiarazioni verbali o scritte, costituisca una pratica religiosa, non lo esime dalla punibilità penale, civile e amministrativa, se costituente illecito, né può costituire una attenuante ai fini penali.

Art. 20

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od

istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di

speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di

attività.

Art. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo

scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria

nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o

nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo

intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i

mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre

manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti

adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 22

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della

cittadinanza, del nome.

Art. 23

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in

base alla legge.

Art. 24

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti

dalla legge.

Art. 26

L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia

espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. (*)

Art. 27

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e

devono tendere, in quanto possibile e salva la priorità della tutela sociale, alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte. (*)

Art. 28

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente

responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in

violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli

enti pubblici.

Titolo II. Rapporti etico-sociali

Art. 29

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30

E’ dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro

La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale,

compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità e l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a

tale scopo.

Art. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali

per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza

oneri per lo Stato.

Non possono essere adibite su minorenni tecniche di insegnamento che sfruttino effetti ipnotici o condizionanti, che limitino la libertà emotiva e cognitiva.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la

parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento

scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

E’ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi

ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi

più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle

famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Titolo III. Rapporti economici

Art. 35

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione e l’aggiornamento professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad

affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può

Art. 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni

che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire

l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e

al bambino una speciale e adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi,

a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha

diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle

loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia,

disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o

integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Art. 39

L’organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione

presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

E’ condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un

ordinamento interno a base democratica e che sia controllabile l’effettiva applicazione di questa.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati

unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro

con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il

contratto si riferisce.

In caso di scioglimento di partiti politici, sindacati e società di beneficienza, i loro patrimoni sono affidati in gestione a un commissario liquidatore nominato da apposita sezione della Corte dei Conti. L’eventuale ricavato netto dalla liquidazione sarà incamerato dall’erario.

Art. 40

Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno

alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad

enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i

modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione

sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo

indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire,

mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a

comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese,

che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di

monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di

mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce

l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il

carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le

esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a

collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina,

coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla

proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei

grandi complessi produttivi del Paese.

Titolo IV. Rapporti politici

Art. 48

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore

età e che risiedono nel territorio della Repubblica.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini

residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una

circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati

seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati

dalla legge. (*)

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di

sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Art. 49

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con

metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Art. 50

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere

provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e

alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla

legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari

opportunità tra donne e uomini. (*)

La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare

ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo

necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo

adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei

diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della

Art. 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art. 54

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la

Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con

disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

PARTE SECONDA. ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

Titolo I. Il Parlamento

Sezione I. Le Camere

Art. 55

Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli

casi stabiliti dalla Costituzione.

Art. 56

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di trecento.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno

compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per trecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Una legge costituzionale regola le elezioni in modo da favorire la formazione di una maggioranza parlamentare.

Art. 57

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.

Il numero dei senatori elettivi è di trecento oltre i membri a vita.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a tre; la Valle d’Aosta ne ha uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati

alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente

comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta

dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 58

I senatori sono eletti a suffragio universale, proporzionale e diretto,senza soglie di sbarramento e senza premi di maggioranza, dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentesimoanno.

20

Art. 59

E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della

Art. 60

La Camera dei deputati è eletta per quattro anni. Il Senato della Repubblica è eletto per sei anni .

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Art. 61

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle

precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle

Art. 62

Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di

Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.

Art. 63

Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Art. 64

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art. 65

La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di

deputato o di senatore.

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Art. 66

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Art. 67

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle

opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza. (*)

Art. 69

I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.

Sezione II. La formazione delle leggi

Art. 70

La funzione legislativa è esercitata dalle due Camere. La Camera dei Deputati è competente in via esclusiva per la legislazione ordinaria. Il Senato è competente per la legislazione in materia di cittadinanza e giurisdizione nonché per le leggi costituzionali e per le revisioni della Costituzione.

Art. 71

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere per le competenze della Camera di sua appartenenza, ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Art. 72

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Art. 73

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese

dall’approvazione.

Se una Camera, a maggioranza assoluta dei propri componenti, dichiara l’urgenza di una legge da essa emanata, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Art. 74

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alla Camera interessata chiedere una nuova deliberazione.

Se essa approva nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Il Senato, a maggioranza dei tre quinti dei componenti, può porre il veto sulle leggi emanate dalla Camera entro trenta giorni dall’approvazione.

Se la Camera approva nuovamente la legge con la maggioranza dei due terzi dei deputati, essa deve essere promulgata.

Art. 75

E’ indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

E’ ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Art. 76

L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non per le sole leggi di competenza della Camera e con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Art. 77

Il Governo non può, senza delegazione della Camera, emanare decreti che

abbiano valore di legge ordinaria nelle materie di competenza di questa.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera che, anche se sciolta, è appositamente convocata e si riunisce entro cinque giorni .

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. La Camera può tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Art. 78

Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri

Art. 79

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella  votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro

In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi

successivamente alla presentazione del disegno di legge. (*)

Art. 80

Il Senato autorizza con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

Art. 81 Sovranità monetaria e assicurazione della liquidità necessaria al Paese

La Camera approva ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati

dal Governo.

Per il fabbisogno della Repubblica, lo Stato emette direttamente moneta legale in forma cartacea o metallica, senza contrarre debito e senza emissione di titoli di debito.

Lo Stato non riconosce altra moneta legale che questa.

L’emissione avviene attraverso un apposito istituto nazionale, detto Istituto per la Moneta e il Credito, nei tempi e nelle quantità stabilite da una apposita commissione bicamerale paritetica permanente presieduta dal Ministro del Tesoro, il cui voto vale doppio in caso di parità.

L’offerta monetaria primaria e i pubblici investimenti dovranno essere regolati e orientati all’incremento della produzione utile di beni e servizi secondo criteri di efficienza della spesa in funzione del risultato produttivo. Dovranno tendere alla piena occupazione e all’attivazione del potenziale produttivo nazionale, avendo riguardo alla tutela del potere d’acquisto reale dei redditi e del risparmio, alla moderazione delle spinte inflazionistiche, nonché alla sostenibilità ecologica al perseguimento del costante ammodernamento scientifico e tecnologico.

Il predetto istituto, sotto la direzione della predetta commissione bicamerale, vigila e regola l’attività bancaria e creditizia, assicurando l’adeguata disponibilità di mezzi monetari nel Paese e l’accesso al credito a condizioni eque e sostenibili da parte dei soggetti economici, nonché contrastando la formazione di monopoli e cartelli. A tali fini, possono essere istituite banche di credito di capitale pubblico e di diritto pubblico.

I soggetti abilitati all’esercizio del credito e alla raccolta del risparmio non possono esercitare in proprio, nemmeno attraverso altre imprese o attraverso persone fisiche o giuridiche, attività di speculazione finanziaria o di arbitraggio o trading.

I depositi bancari, salva diversa pattuizione, avranno la natura giuridica di depositi regolari.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

Art. 82

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta

procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della autorità giudiziaria.

Titolo II. Il Presidente della Repubblica

Art. 83

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Senato.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio

regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a

maggioranza di due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Art. 84

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

Art. 85

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente del Senato

convoca in seduta comune il Senato e i delegati regionali, per eleggere il

nuovo Presidente della Repubblica.

Se manca meno di tre mesi alla cessazione del Senato, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione del novello Senato. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Art. 86

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se il Senato è sciolto o manca meno di tre mesi alla sua cessazione.

Art. 87

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione della Camera competente.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa

costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

 

Art. 88

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i Presidenti delle Camere, sciogliere la Camera dei Deputati.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura. (*)

Art. 89

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Art. 90

Il Presidente della Repubblica è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio

delle sue funzioni, in caso di violazione delle leggi, della Costituzione o della lealtà alla Repubblica.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a

maggioranza assoluta dei suoi membri.

Art. 91

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta

giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Titolo III. Il Governo

Sezione I. Il Consiglio dei ministri

Art. 92

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei

ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94

Il Governo deve avere la fiducia della camera dei Deputati..

Essa accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e

votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alla Camera per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario della Camera su una proposta del Governo non importa la decadenza di questo.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Art. 95

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l’attività dei ministri.

Può revocare i ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

Art. 96

Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica.

Sezione II. La Pubblica Amministrazione

Art. 97

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le

attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Art. 98

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III. Gli organi ausiliari

Art. 99

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

E’ organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

Art. 100

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del

Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato.

Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione

finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce

direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

Titolo IV. La magistratura

Sezione I. Ordinamento giurisdizionale

Art. 101

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I magistrati sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

I giudici speciali in essere, salve le eccezioni stabilite dalla Costituzione, sono sciolti e sostituiti con sezioni specializzate.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo

all’amministrazione della giustizia.

Art. 103

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da

appartenenti alle Forze armate.

Art. 104

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni potere, salvo quanto stabilito dalla Costituzione.

Il Consiglio superiore della magistratura si divide in sue sezioni, una per i magistrati del pubblico ministero e una per i magistrati giudicanti; ciascuna sezione è presieduta dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Ciascuna sezione del Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono

immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti, negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105

Spettano separatamentealle due sezioni del Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati di rispettiva appartenenza.

Art. 106

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere

chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori

ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal

servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Art. 108

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del

pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano

all’amministrazione della giustizia.

Art. 109

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Sezione II. Norme sulla giurisdizione

Art. 111

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; i fatti imputati devono essere contestati in modo preciso, con riferimento al singolo accusato, e in guisa tale da consentire la difesa; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni

dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. L’oggetto del processo penale è la verifica della tesi accusatoria portata contro l’imputato. L’onere della prova grava sull’accusatore e non è assolto finché sussista una spiegazione dei fatti accertati escludente la colpevolezza. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in

contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in

cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 112

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. Qualora ritenga che non sussista reato, o questo sia estinto o non perseguibile, richiede al giudice l’archiviazione dandone notizia alle persone offese, al denunciante, agli indagati, che tutti possono opporsi avanti al giudice.

Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione, inclusi quelli tributari e previdenziali, è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi alle sezioni specializzate degli organi di giurisdizione ordinaria.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

Non sono ammessi giudici speciali, esclusi quelli militari; quelli esistenti decadono e sono sostituiti dalle sezioni speciali degli organi di giurisdizione ordinaria.

TITOLO V

LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI

Art. 114. (1)

La Repubblica è suddivisa in Regioni; ciascuna regione è suddivisa in comuni metropolitani, composti ciascuno da un centro metropolitano e dal suo circondario; e consorzi multicomunali, composti ciascuno da un numero variabile di centri urbani minori. I comuni metropolitani e i consorzi multi comunali saranno istituiti da leggi regionali, avendo riguardo a criteri di funzionalità e omogeneità.

I predetti enti territoriali sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Ciascuno di detti enti, per le rispettive competenze, è fiscalmente autonomo e autosufficiente.

Ciascuno di essi concorre alle spese nazionali per una quota non superiore a un quarto del proprio prodotto interno.

Con legge costituzionale è istituito un ente nazionale per il sostegno degli enti che, per ragioni contingenti o emergenziali nonché per gli interventi di soluzione di difficoltà strutturali. Il detto ente potrà dare prescrizioni per il risanamento e l’efficientamento degli enti assistiti e può commissariarli in caso di violazione delle prescrizioni o incapacità ad eseguirle.

Il detto ente è amministrato da un consiglio rappresentante tutte le regioni ed è sorvegliato da un organismo ispettivo composto da rappresentanti delle regioni contributrici nette del detto ente.

Roma e’ la capitale della Repubblica.

Art. 115. (1)

Leggi costituzionali stabiliscono le competenze legislative esclusive dello Stato.

Art. 116. (1)

Sono aboliti gli Statuti speciali regionali e provinciali. Le province autonome di Trento e Bolzano sono trasformate nelle regioni Trentino e Alto Adige rispettivamente. La Regione Trentino-Alto Adige è disciolta.

Art. 117. (1)

Art. 118 (1).

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarieta’, differenziazione ed adeguatezza.

Gli enti pubblici territoriali sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivita’ di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarieta’.

Art. 119. (1)

Gli enti pubblici territoriali hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea (2).

Gli enti pubblici territoriali hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Gli enti pubblici territoriali hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento e manutenzione, con la contestuale definizione di piani di ammortamento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Art. 120. (1)

La Regione non puo’ istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, ne’ adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, ne’ limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo puo’ sostituirsi a organi delle Regioni, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumita’ e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unita’ giuridica o dell’unita’ economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, rescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarieta’ e del rincipio di leale collaborazione.

Art. 121. (1)

Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potesta’ legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Puo’ fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale e’ l’organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne e’ responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

Art. 122. (1)

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilita’ e di incompatibilita’ del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonche’ dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

Nessuno puo’ appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, e’ eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.

Art. 123. (1)

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.

Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto e’ approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non e’ richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica puo’ promuovere la questione di legittimita’ costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione. Lo statuto e’ sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto al referendum non e’ promulgato se non e’ approvato dalla maggiornaza dei voti validi. (1)

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali. (2)

Art. 124. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 125. (1)

Abrogato (Tar)

Art. 126. (1)

Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresi’ essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto e’ adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale puo’ esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non puo’ essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonche’ la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggiornaza dei componenti il Consiglio.

Art. 127. (1)

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, puo’ promuovere la questione di legittimita’ costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, puo’ promuovere la questione di legittimita’ costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

Art. 128. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 129. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 130. (1)

[Articolo abrogato dall'articolo 9 della Legge 18 ottobre 2001, n. 3.]

Art. 131. (1)

Sono costituite le seguenti Regioni:

Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino; Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi-Molise Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

Art. 132.

Si puo’ con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse. (1)

Si puo’, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra. (2)

Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, puo’ con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

TITOLO VI

GARANZIE COSTITUZIONALISezione ILa Corte Costituzionale.Art. 134.

La Corte Costituzionale giudica:

sulle controversie relative alla legittimita’ costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;

sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione. (1)

Art. 135. (1)

La Corte costituzionale e’ composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Senato in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di universita’ in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed e’ rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. (2)

L’ufficio di giudice della Corte e’ incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. (3)

–—————

Art. 136.

Quando la Corte dichiara l’illegittimita’ costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte e’ pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinche’, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali. (1)

Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilita’ dei giudizi di legittimita’ costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte. (1)

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte. (2)

Contro le decisioni della Corte costituzionale non e’ ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II

Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate dal Senato con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri del Senato o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e’ promulgata, se non e’ approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge e’ stata approvata nella seconda votazione a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

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RENZI PARLA INGLESE: NOTE PSICOLOGICHE

RENZI PARLA INGLESE: NOTE PSICOLOGICHE

 Il fenomeno “Matteo Renzi” ha comportamenti di notevole rilevanza per lo psicologo e lo psichiatra, anche se non necessariamente di rilevanza clinica.

Partiamo del suo ormai famoso discorso in “inglese” di 30′ a braccio a Venezia, vedi https://www.youtube.com/watch?v=XH0CSzdHwg0 , davanti a un pubblico internazionale. Diversi siti lo hanno ripreso e rilanciato perché ridicolo nella sua goffaggine e inadeguatezza, col suo inglese inventato sul momento e pronunciato in toscano. Un sito https://www.youtube.com/watch?v=kPKEidF5oP8

riporta il giudizio di una istituto per la lingua inglese che, dopo avere ascoltato qualche minuto di Renzi che parla, lo ha classificato, ai fini dell’insegnamento, nella classe dei principianti.

Visionare fino in fondo questa sua prestazione pubblica ci ha creato disagio e imbarazzo. Non potevamo credere che un premier, soprattutto nella posizione di presidenza dell’UE, si esponesse in un tale modo, coinvolgendo il Paese che rappresenta. Una persona normale è portata a pensare che mai si esibirebbe in quel modo, a meno che fosse un buffone e lo facesse per suscitare ilarità, ma questo non era il caso. Renzi non fa il buffone. Non cerca di far ridere. Fa sul serio.

Rileviamo altri comportamenti di questo tipo: le promesse di una riforma ogni mese, non mantenuta; l’assicurazione di aver ottenuto dalla Merkel e dall’Europa flessibilità per gli investimenti, prontamente smentita dagli interessati; la promessa del rilancio della domanda interna grazie agli 80 euro al mese, non avveratasi; certi provvedimenti sulle pensioni, che si è dovuto rimangiare perché non ci sono i soldi; le ufficiali rassicurazioni sul pil a + 0,8%, smentite dai fatti;  la promessa di conti pubblici sotto controllo, smentita dall’impennata di aumento dell’indebitamento durante il suo governo – per non dire della sua celebre rassicurazione a Letta: “Enrico stai sereno!”

E allora (avvertendo che non si possono fare diagnosi in questo modo, né noi intendiamo farne, limitandoci ad ipotesi astratte, astratte soprattutto dalla persona concreta, che non ci permettiamo di giudicare per ciò che non conosciamo) a che condizioni psico(pato)logiche possono corrispondere questi comportamenti di Renzi?

A nessuna, presumiamo, perché Renzi agisce come politico professionista, cioè fa quello che fa seguendo un marketing studiato appositamente (e ricordiamo che egli viene dal marketing, che è un tecnico pubblicitario), secondo cui egli deve farsi percepire – forse per stupire e sembrare una vera novità e svolta nel vistoso contrasto con gli ascetici, supertecnici e professorali Monti e Letta, che tanto hanno deluso – come spontaneo, simpatico, accattivante, guascone, spaccone, ignorantello, sfacciatello, provinciale, bullo, spiccio, rock – che col suo decisionismo politico passa sopra al pessimismo dei tecnici.

Quindi, il fatto che egli impersoni un personaggio con questi tratti, e che abbia successo facendolo, dice molto più sulla mentalità di chi gli dà fiducia, che sulla sua. Dice che quel profilo viene percepito come quello adeguato a dare speranza e sicurezza in questo momento, che è quello che milioni di elettori vedono come la risposta adeguata alla “crisi” e che lo sentono in sintonia con se stessi. E infondo Renzi sta impersonando uno stereotipo nazionale.

Certo, per fare il politico in questo modo, come per fare l’attore, bisogna avere una personalità particolare, non comune, non inibita da un certo senso della “dignità”.

 Se Renzi non fosse, come politico, un professionista dell’apparire, cioè se parlassimo di una persona con un ruolo sociale normale e che si comporta spontaneamente, ci sarebbero due ipotesi di tipo psicologico, tra loro alternative, per spiegare il suo suddescritto comportamento:

1) soggetto appartenente allo spettro bipolare, ovvero a un temperamento ipertimico (grandi energie, grandi idee, sopravvalutazione delle proprie capacità e mezzi, con pari incoscienza dei propri limiti e cecità ai propri insuccessi: il soggetto non si accorge di promettere ciò che non può mantenere, di intraprendere cose di cui non è capace, di fare brutte figure e di apparire ridicolo), che, come ben conosciuto dagli esperti nel settore, è sempre suscettibile di un “upgrade” in forme di rilievo clinico, quali gli episodi di eccitamento maniacale, o brusche cadute depressive, spesso fugaci e occulte (se non a se stesso), quando la macchina sempre su di giri non regge momentaneamente ai colpi della realtà.

2) soggetto con un disturbo paranoico (che le moderne classificazioni psichiatriche, v. DSM-5, tendono sempre più ad ignorare), cioè una struttura mentale in cui il soggetto ha una percezione grandiosa ed irrealistica di se stesso, della propria missione, un po’ come Don Chisciotte, e come il cavaliere della Mancha è esposto al rischio di uno scontro improvviso e psicologicamente insostenibile con la realtà, e al conseguente crollo dell’umore (Don Chisciotte arriva a morte in questo modo, quando appunto rinsavisce); Uno come Renzi,se la nostra ipotesi generale gli si potesse attagliare,  rischierebbe questo esito se, come non è improbabile, la sua azione fallisse, sia in quanto alla sua politica economica, che in quanto alla sua campagna di riforme. Non dimentichiamo, d’altra parte, che un trait d’union tra le due condizioni ipotizzate esiste, in quanto gli psichiatri classici parlavano della paranoia come di una “mania fredda”, ovverosia una condizione cronica che colpisce in particolare il pensiero, senza manifestazioni eclatanti sul piano motorio-comportamentale. 

In entrambi i casi, le manifestazioni patologiche palesi, quelle che farebbero percepire il personaggio come un malato di mente, distruggendone il carisma popolare, sarebbero facilmente prevenibili e mascherabili con opportuni trattamenti farmacologici.

Le due ipotesi hanno in comune una coloritura narcisistica del soggetto, una tendenza all’esaltazione di sè che copre e cerca di ipercompensare un fondo di umore depresso e di insicurezza del proprio valore.

Una caratteristica che deve impressionare è un confronto con i tipi che posseggono queste “qualità”. Sono carismatici, riescono a “invalvolare” la testa altrui con le loro grandiosità e guasconerie, facendo quello che una persona “normale” non farebbe mai. Se ad es. noi conoscessimo l’inglese come lo conosce questo premier, non ci butteremmo mai in pasto allo scherno. Ma in un certo senso l’ammiriamo perché lo fa: cioè si espone credendo di essere simpatico come Benigni per la consegna degli Oscar. Il duro studio, il sudore che ci vogliono per conseguire certe abilità non lo riguardano. Purtroppo le caratteristiche che possiede sono proprie di molti politici nazionali, anzi dell’immagine che i politici italiani si sono meritata all’estero. E la brutta figura non la fa lui in particolare, ma ce la fa fare a tutti: italiani poco seri e buffoneschi.

In quanto però Renzi è un politico professionista, quindi un professionista dell’apparire, anziché alle ipotesi psicologiche (o psicopatologiche), pensiamo a quella del marketing, ossia che egli si esponga alle figuracce e faccia le cose che fa in esecuzione di un programma di comunicazione persuasiva. Io (Marco della Luna) ricordo, per averlo conosciuto personalmente, il grande Mike Buongiorno: era una persona molto manageriale, lucidissima e intelligente, che faceva gaffes per apparire più umano e più alla mano, per presentare un’immagine quindi più penetrante delle persone semplici che costituivano il grosso della sua audience.

 Oggettivamente, Renzi era fino a ieri un politico locale, di modesta cultura e levatura, non certo dotato della stoffa e della competenza dello statista, come confermano i suoi ripetuti insuccessi europei rispetto alle promesse e rassicurazioni. Perciò la sua folgorante e verticale carriera si spiega presumibilmente non in virtù dei mezzi suoi propri, ma nel senso che è stato scelto per le sue doti, costruito con abile marketing, e spinto in alto a svolgere un compito, o un pezzo di un compito già iniziato dai suoi predecessori, che tanto rapidamente si sono bruciati.

01.08.14 Marco Della Luna e  Paolo Cioni (psichiatra)

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RIFORME E ALTO TRADIMENTO

RIFORME E ALTO TRADIMENTO

In tutta l’Europa occidentale, con le riforme iniziate alla fine degli anni 70, il modello di sviluppo economico e giuridico favorevole al lavoro e alla crescita, di stampo keynesiano, è stato sostituito con un modello neomonetarista, diretto al trasferimento di redditi, ricchezza, diritti e potere politico dalla popolazione generale e dalle classi produttive alla élite finanziaria apolide, subordinando a questo fine antisociale e incompatibile coi principi costituzionali. Questo disegno, già ampiamente realizzato dall’UE e dalla politica italiana, è la radicale eversione del fondamento di legittimità dello Stato sancito dall’art. 1 e dall’art. 3 della Costituzione, laddove questo fonda la Repubblica sul “lavoro”, sulla democraticità, sull’eguaglianza giuridica e sostanziale (a tacere di molti altri principi basilari e inalterabili della Costituzione italiana e non solo di quella italiana). Quindi, come ampiamente documenta il magistrato Luciano Barra Caracciolo nel suo recente saggio Euro e (o?) democrazia costituzionale, l’insieme delle riforme e dei trattati introdotti in esecuzione di questo piano è radicalmente anticostituzionale e – aggiungo io – penalmente illecito siccome attentato contro la Costituzione commesso con mezzi violenti consistenti nel cagionare rischi di default pubblico e nel diffondere disoccupazione, allarme e grave sofferenza sociale.

*

Il grande mutuo (Antonino Galloni, Editori Riuniti, Roma 2007) preannunciava l’imminente esplosione di un’imponente crisi finanziaria e di liquidità dopo l’inizio, anni prima, delle problematicità nell’economia reale. Quasi contemporaneamente, in epoca di grandi promesse europeiste al pubblico, un altro saggio,Basta con questa Italia (Marco Della Luna, Arianna Editrice, 2008), scritto nel 2007, anticipava che l’Italia, come sistema paese, con le sue aziende pubbliche e private meno competitive di quelle straniere, sottocapitalizzate, sotto finanziate, strozzinate, vessate da fisco e pubblica amministrazione, incapaci di significativi avanzamenti tecnologici, sarebbe stata rilevata dal capitale straniero, che la avrebbe riformata e gestita secondo i propri interessi, e certo non secondo quelli degli Italiani.

Esattamente questo sta avvenendo puntualmente e con la collaborazione della politica e delle istituzioni di questo paese nonché dell’Unione europea e della Banca centrale europea, che hanno creato ad arte le condizioni affinché ciò avvenisse. Queste condizioni sono essenzialmente una grave carenza di liquidità, che si pretende di combattere con misura fiscali e budgetarie che invece la aggravano, gettando il Paese nelle mani del capitalismo imperialista appoggiato dalla BCE.

L’eversione costituzionale consiste essenzialmente nel sostituire, con l’inganno e le crisi create ad hoc, il sistema socioeconomico legittimante stabilito nella Costituzione con uno incompatibile con esso perché antidemocratico ed oligarchico. In tutta l’Europa occidentale, con le riforme iniziate alla fine degli anni 70, il modello di sviluppo economico e giuridico democratico, favorevole al lavoro e alla crescita, di stampo keynesiano, è stato sostituito, a colpi di emergenze preordinate, con un modello neomonetarista, diretto al trasferimento di redditi, ricchezza, diritti e potere politico dalla popolazione generale e dalle classi produttive alla élite finanziaria apolide, subordinando a questo fine antisociale e incompatibile coi principi costituzionali, la crescita economica, la quale in effetti è stata quasi arrestata, e trasformando strumentalmente gli ordinamenti giuridici e costituzionali dei paesi interessati. Di questo si è più ampiamente parlato nel precedente articolo dal titolo Dove portano queste riforme.

Per completezza, evidenziamo qui tre circostanze.

La prima: non ostante tutto, le imprese italiane esportano più di quanto il sistema Italia importi – quindi hanno un buon potenziale medio di profitto, sono interessanti, fanno gola.

La seconda: la Germania ha fatto e fa imbrogli di tutti i generi ma ha fatto anche una delle cose giuste fino a due anni fa: investimenti dei privati in innovazione tecnologica che riducono il clup (costo del lavoro per unità di prodotto); ma le imprese tedesche hanno potuto farlo perché disponevano di ciò di cui non dispongono le imprese italiane, ossia di un ceto politico-amministrativo abbastanza non dedito al “mangiare”, abbastanza competente, capace di progettualità di medio-lungo termine. Disponevano anche di un mercato interno con un reddito e una capacità di assorbimento non in contrazione strutturale.

La terza: da due anni la stessa Germania sta contenendo la propria domanda interna ed è in uno squilibrio dovuto a eccesso di avanzo commerciale che corrisponde al disavanzo di altri. E’ vero che a tale avanzo non corrisponde un disavanzo dell’Italia, ma nondimeno quell’avanzo è utilizzabile per comperare, in Italia, servizi in via di privatizzazione. Poi dobbiamo tenere presenti le decisioni di Draghi del 5 giugno scorso, o meglio le sue promesse di intervenire miratamente per sostenere il credito bancario all’economia reale, “nei limiti del mandato della BCE”. Espressioni allusive, indeterminate, ambigue, che prospettano una variabile ad oggi ancora tale.

Il trasferimento a costo tendenzialmente nullo o quasi delle aziende italiane al capitale soprattutto straniero o apolide è avvenuto e sta avvenendo attraverso due primari strumenti.

Innanzitutto l’euro, quale blocco degli aggiustamenti fisiologici dei cambi quindi delle bilance dei pagamenti, che ha l’effetto di rendere meno esportabili le produzioni italiane favorendo invece quelle dell’area del marco, di aumentare l’indebitamento estero dell’Italia, di rendere più difficile ottenere crediti in Italia.

In secondo luogo, la tempistica della riduzione del costo del lavoro quindi del costo di produzione per unità di prodotto: la Germania, aiutandosi slealmente con lo sforamento del limite del 3% del deficit sul Pil (autorizzato dall’Italia), nonché con trucchi contabili e con illeciti aiuti di Stato alle imprese, ha ridotto prima di Italia e altri paesi il suo costo del lavoro per unità di prodotto. Lo ha fatto anche introducendo forme di impiego a 250 e € 450 al mese, dette minijob e midijob.

Avendo ridotto il costo del lavoro per unità di prodotto prima dell’Italia e beneficiando del blocco dei cambi che deprezzava il suo cambio “naturale”, ha potuto esportare verso l’Italia e altri paesi periferici molto più di quanto importava da essi, realizzando così per molti anni forti saldi attivi della bilancia dei pagamenti, ed indebitando quei paesi verso di sé, tanto più che prestava loro soldi per importare i suoi prodotti (caso estremo: la Grecia). Ciò le ha permesso e le permette di rastrellare a basso costo aziende valide o potenzialmente produttive e redditizie di quei paesi per integrarle nei propri cicli produttivi lasciando ad esse, cioè in Italia, le briciole dei margini di utile, e chiudendo o convertendo quelle di esse che siano in contrasto o concorrenza con imprese tedesche. Gli utili di queste aziende a rastrellate vengono trattenuti o deportati in Germania.

L’operazione di rastrellamento si sta estendendo, con la partecipazione della Francia, al settore dei servizi pubblici, il quale, beneficiando di posizioni di monopolio di fatto o di diritto, e rivolgendosi a una domanda rigida, cioè incapace di ridursi significativamente a fronte di incrementi tariffari, è un settore che produce fortissimi utili con caratteristiche di vendite. Utili e rendite che vengono raccolti e che saranno sempre più raccolti dalle tasche dei cittadini e delle imprese italiane per essere deportati in Germania e in Francia. Probabilmente l’asse franco-tedesco per dominare l’UE si basa su accordi di questo tipo.

Al fine di massimizzare l’utile di questa operazione, sia sul settore manifatturiero che su quello dei servizi, questo capitalismo mercantilista e imperialista ha bisogno di fare le cosiddette riforme, le quali in sostanza sono riduzioni dei diritti economici e non economici dei lavoratori anche autonomi, aumento della loro sudditanza al datore di lavoro, aumento dei livelli di precariato e di disoccupazione sotto occupazione in funzione di battere la forza contrattuale dei lavoratori. Analogamente vengono colpiti i piccoli e piccolissimi imprenditori, artigiani, commercianti, che non si prestano al piano di conquista dell’imperialismo mercantile franco tedesco.

Per realizzare pienamente questa operazione di take-over sui servizi pubblici, è necessario farli privatizzare. A questo fine essi vengono, attraverso opportune campagne mediatiche, presentati come inefficienti, corrotti, dispendiosissimi, costosi, parassitari. Non si dice che investire in essi aumenterebbe la loro efficienza in quanto li doterebbe di strumenti oggi mancanti, e avrebbe un sicuro effetto di moltiplicatore del Pil, mentre il togliere loro fondi ha un effetto demoltiplicatore. Come ulteriore strumento per sabotarli, li si sta sovraccaricando di oneri e spese anche attraverso la politica di immigrazione di massa senza limitazioni, che sta ponendo un onere crescente e potenzialmente enorme alla spesa pubblica per l’accoglienza, mantenimento, cure sanitarie, alloggio, ricongiungimenti familiari.

Quando la situazione diverrà esplosiva per i crescenti costi così suscitati da una parte e per la crescente disoccupazione e recessione dall’altra, con ulteriori maggiorazioni delle tasse, la popolazione stessa chiederà la privatizzazione estesa dei servizi sociali ora ancora in mano pubblica. A quel punto, capitali stranieri entreranno e occuperanno queste posizioni di mercato collegate a rendite monopolistiche.

Sottolineo che la Germania e i suoi satelliti riescono a sfruttare questo processo perché hanno eseguito prima dell’Italia e di altri paesi le riforme consistenti nella riduzione del costo del lavoro e dei diritti dei lavoratori, acquisendo grazie ciò, per una mera ragione di anteriorità temporale ovviamente studiata apposta, quei vantaggi commerciali, quegli attivi negli scambi con l’Italia, quei conseguenti crediti verso di essa, che poi spendono ora per rastrellare le imprese e i servizi italiani.

La Banca centrale europea, l’Unione Europea, Maastricht, l’euro, vertici istituzionali, tutti concorrono a questo scopo strategico, spingendo per le riforme che l’Europa ci chiede. Ossia, tutti questi soggetti lavorano per cedere trasferire al capitale straniero le risorse e le aziende del paese e insieme per trasformare i lavoratori italiani in forza lavoro sottopagata e sottomessa dei nuovi padroni finanziari stranieri. In compenso di questa prestazione di tradimento, la nostra casta politica si riserva il ruolo di complice dei capitali stranieri, onde mantenere le sue poltrone e i suoi privilegi.

Intorno a questo progetto, la partitocrazia italiana si è ora saldamente unita in modo trasversale, destra e sinistra, per realizzare di corsa le famose riforme. Riforme che non c’entrano col rilancio economico. L’Italicum è stato concordato tra Renzi e Berlusconi per sopprimere i partiti piccoli e autonomi, non radicati nel controllo della spesa pubblica. Soprattutto la nuova legge elettorale e il nuovo Senato, che hanno la funzione di blindarla contro la protesta, il dissenso, il potenziale voto contrario dei cittadini traditi e derubati dai partiti. Si noti che il Senato viene preposto alla regolazione della spesa pubblica e consegnato agli uomini degli apparati partitici regionali, ossia la parte peggiore, più vorace, della partitocrazia. Potranno mangiare più che mai, spalleggiati e legittimati anche dagli interessi stranieri.

È già in programma anche una riforma della giustizia per mettere a guinzaglio quei giudici che restano fedeli alla Costituzione e alla Repubblica. La voteranno tutti insieme, trasversalmente. Sono già d’accordo. E poi qualcuno avrà diritto alla grazia.

Ribadisco che le promesse di risanamento e rilancio entro il modello economico vigente sono pura menzogna. Per tornare alla crescita e all’occupazione è indispensabile, innanzitutto, spiegare il complotto alla gente, specialmente agli imprenditori e ai lavoratori, uscire dalla struttura sopra descritta, dall’Euro, dall’UE e disfarsi dei personaggi politici e istituzionali che la assecondano.

In parallelo, occorre avviare una revisione del concetto di moneta oggi in uso, la fiat currency, e capire-far capire, con tutte le conseguenze, che essa non è una merce né una materia prima, ma un simbolo, generato col computer e senza costi; non ha quindi senso logico parlare di scarsità o mancanza di mezzi finanziari per gli investimenti necessari e utili alla società, anzi è un crimine eversivo e contro l’umanità fingere che vi sia una tale scarsità o mancanza, e usare questa finzione per impadronirsi di un paese e della sua economia reale, e per deprimere i salari e i livelli occupazionali.

E, ancora più fondamentalmente, occorre capire e far capire che l’illusione che i mezzi monetari siano una merce, che abbiano un valore intrinseco, costino a prodursi, siano oggettivamente limitati, è il principale e indispensabile strumento per far accettare alla società e, soprattutto, ai ceti produttivi il progetto dominante della politica da qualche decennio, ossia il graduale trasferimento-accentramento dei redditi, della ricchezza esistente e dei diritti (civili e politici) dalle mani dei lavoratori (dipendenti e autonomi) alle mani del cartello dei produttori dei mezzi monetari che in cambio non produce e non dà alcuna ricchezza reale alla società.

27.07.14 Marco Della Luna e Antonino Galloni

 

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