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SIMBOLI FASCISTI E DESTINI ITALIANI

Al di là del ridicolo di un Ministero della Difesa che scambia la bandiera della Marina Militare guglielmina per quella del Terzo Reich e colpisce con ignorante ingiustizia il carabiniere che l’aveva esposta nella sua stanza, chi oggi paventa un pericolo neofascista o populista  è uno sciocco, perché la realtà è che il potere politico ed economico sta saldamente nelle mani (armate) di una oligarchia globale tecnocratico-finanziaria che si impone unilateralmente a due terzi del mondo, e ciò rende impossibile non soltanto il ritorno del fascismo o del comunismo per spinta dal basso, ma qualsiasi cambiamento politico strutturale che venga dal basso e dagli umori popolari anziché dall’alto.

E’ finita l’epoca dei movimenti popolari che cambiano qualcosa di importante (se mai vi è stata). Al più, un’ideologia rossa o nera o verde potrebbe essere usata come verniciatura per nuove operazioni di ingegneria sociale calate dall’alto, oppure per agitare le masse additando un capro espiatorio, oppure per giustificare giri di vite sulla libertà di pensiero, stampa, insegnamento, privacy, diretti a corroborare il dominio del pensiero unico e dei suoi falsi clichés.

Appare ormai chiaramente  che le costituzioni reali oggi sono foggiate e trasformate dalle tecnologie finanziarie, informatiche, elettroniche e biologiche ( sempre più rapidamente evolutive) della dominazione top-down sulla società. Non sono fatte dalle ideologie o dalle morali diffuse né da processi democratici.

L’Italia unitaria è stata progettata e realizzata durante il cosiddetto Risorgimento da forze e interessi esterni ad essa (finanza anglo-francese), progettata e costruita come una specie di protettorato al loro servizio e non per essere uno Stato indipendente. Tale essa è rimasta e rimarrà.

Nel corso della sua storia, l’Italia unitaria ha cercato più volte di sollevarsi a una condizione di indipendenza e parità con le altre potenze e di tutelare i propri interessi rispetto ad esse. Tentò dapprima partecipando alla Grande Guerra, ma poi gli USA imposero che rinunciasse a quanto le spettava in base ai trattati con l’Intesa. La seconda volta tentò con Mussolini, conquistando una sorta di impero e alleandosi con Hitler; finì come sappiamo: da quella sconfitta in poi, abbiamo più di cento basi militari USA sul territorio nazionale.

Si provarono a darle almeno una qualche autonomia politica e capacità di difendere i propri interessi dapprima Craxi (ricordate Sigonella e la sua politica medio-orientale?) e poi Berlusconi (ricordate i suoi accordi con la Libia e la sua resistenza alle imposizioni tedesche in materia di bilancio?): entrambi sono stati tolti di mezzo con mezzi giudiziari. Dimenticavo: prima ancora aveva tentato qualcosa di simile Enrico Mattei (ricordate la sua politica petrolifera in concorrenza con i petrolieri angloamericani?), e fu tolto di mezzo con l’esplosivo.

I migliori interpreti del ruolo dell’italia (con la “i” minuscola) nell’ordinamento mondiale sono stati, per contro, gli statisti europeisti come Ciampi e da ultimo soprattutto Giorgio Napolitano con l’operazione Monti, che oggi viene messa alla luce, persino da gente quale Romani Prodi, come colpo di palazzo richiesto dall’estero.

07.12.17 Marco Della Luna

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IMBECILLITA’ ELETT0RALE

IMBECILLITA’ ELETTORALE

Fedele alle sue tradizioni, la partitocrazia, mentre ancora difende gli autori delle frodi bancarie, ha prodotto una legge elettorale che non può dar luogo a una maggioranza uscita dalle urne e che quindi negherà agli elettori la possibilità di scegliersi il governo e persino la maggioranza, per lasciare invece man salva ai gestori dei partiti politici per lottizzare, consociarsi e inciuciare le intese più o meno larghe che fan comodo a loro e ai loro padrini banchieri nazionali ed esteri.

Per evitare queste situazioni, senza dar luogo a un regime autoritario come voleva la riforma Renzi-Bischi, bastava e basterebbe riformare il bicameralismo nel senso di una camera eletta con doppio turno maggioritario che vota la fiducia al governo e le leggi “normali”, e un senato eletto con sistema proporzionale che vota le leggi costituzionali, elettorali, sulla cittadinanza, oltre ad eleggere il capo dello Stato e gli altri organi di garanzia e controllo.

Sempre come al solito, i leaders dei partiti politici chiedono di essere votati, affermando ciascuno di avere la capacità – se vincerà le elezioni – di risolvere i guai del Paese e di rilanciarlo.

Ovviamente, siffatte affermazioni sono vuote millanterie, perché i guai del Paese derivano, in sostanza, da fattori completamente al di fuori della capacità di azione di qualsiasi forza politica (perlomeno nazionale):

-la composizione del paese Italia, fatta di aree funzionalmente troppo diverse per ragioni storiche per legare tra loro, e che infatti non hanno legato se non nelle prassi più disfunzionali, ormai diffusesi a tutte le aree attraverso la burocrazia, la politica e l’emigrazione interna (dopo 150 di unità anni vi sono regioni che funzionano meglio di altre con 1/9 del personale e della spesa);

-la storicamente sempre ribadita sottomissione gerarchica dell’Italia a potenze straniere, che ne abbattono la concorrenzialità e ne prelevano le risorse, e, per far ciò, le impongono indirizzi economici, finanziari, politici e persino colpi di Stato (come quello Napolimonti);

-le dinamiche planetarie produttrici di crescenti diseguaglianze, miserie e oppressioni (processi di concentrazione oligarchica-apolide-irresponsabile di reddito-ricchezza-potere; di globalizzazione distruttiva del rapporto territori-cittadini-potere e parallela sostituzione etnica; privatizzazione delle funzioni e dei poteri statuali nelle mani di organismi sovrannazionali insindacabili, detentori di strumenti tecnologici di tracciamento-condizionamento delle persone al disopra di ogni controbilanciamento giudiziario e democratico):

.Su questi fattori, cioè sulle cose che contano, sull’essenziale, politica e mass media fanno silenzio, salvo insorgere per bollare di marxismo, populismo o razzismo chiunque ardisca menzionarli. Ciò assicura l’innocuità, ossia l’imbecillità, del dibattito elettorale.

12.11.17 Marco Della Luna

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INTERVENTO CONTRO LA LEGGE 119/2017

Ho presentato un atto di intervento in Corte Costituzionale nel ricorso n. 75/2017 promosso dalla Regione Veneto contro la legge di conversione del Decreto Legge Lorenzin. Ecco gli argomenti dell’atto di intervento:

1-VIOLAZIONE DI VARIE NORME COSTITUZIONALI E DI TRATTATI INTERNAZIONALI

Il provvedimento legislativo in questione, e in particolare gli obblighi e oneri vaccinali che esso introduce (la parola “obbligatorie (e)” contenuta nell’art.1, l’art. 3, l’art. 4, l’art. 5), pongono un problema di compatibilità costituzionali

  1. A) in termini di bilanciamento tra la compressione di diritti costituzionali ed equivalenti da una parte, e benefici per altri diritti di pari rango dall’altra parte;
  2. B) in termini generali e fondamentali di natura dello Stato, del suo rapporto con il popolo, di preservazione o rottura del modello democratico-liberale che è ovviamente il fondamento della legittimazione del potere dello Stato sul cittadino secondo la vigente Costituzione e secondo i principi dello Stato di diritto e garanzia.

A-Iniziando col punto A), da un lato abbiamo già visto che non ricorrono i presupposti di necessità e di urgenza, quindi non vi possono essere beni giuridici che sia legittimo tutelare al costo della compressione di altri diritti; dall’altro lato, è palese che l’obbligo-onere vaccinale comprime precisi beni giuridici primari tutelati da plurime norme costituzionali ed equivalenti.

Innanzitutto, citiamo l’art. 13 Cost. “La libertà personale è inviolabile.” Questo fondamentale principio è violato dall’obbligo-onere di sottostare, persino senza un bisogno presente, all’inoculazione di sostanze di cui, per giunta, non si conoscono compiutamente i contenuti (principi attivi, che non sono solo i virus e batteri depotenziati, ma anche sostanze chimiche tossiche quali mercurio, nichel, cadmio e alluminio, e sequenze genomiche umane e animali) e gli effetti (in parte sicuramente lesivi, nell’immediato e a medio e lungo termine, in parte potenzialmente lesivi).

L’art. 1 del DL 73/2017 lede gli artt. 13 e 32 Cost. e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, artt. 1 e 3, anche perché indica soltanto le infezioni contro cui vaccinare, ma non  specifica i preparati industriali da usare,  e non specifica quali sostanze possano essere contenute nei preparati vaccinali, quindi non dà garanzia che non possano venire aggiunte sostanze attive ulteriori, né da garanzia sulla qualità e sugli effetti dei preparati somministrabili: è una norma in bianco. Sostanzialmente, è concepito per fungere come cavallo di Troia con cui immettere nelle persone sostanze non specificate e non delimitate. Si tenga presente che il preparato vaccinale notoriamente contiene molte “cose” diverse, variabili per scelta industriale e per ragioni di risparmio sui costi di produzione, ciascuna con effetti collaterali suoi propri: una parte del virus o batterio contro cui il vaccino è mirato; una proteina attivante associata ad esso, senza la quale il vaccino non induce la produzione dei macrofagi; sali metallici quali conservanti e antiparassitari; parti di DNA umano e animale provenienti da organismi usati per ottenere il materiale batterico; impurità industriali.

Assumere, da parte del governo, la potestà di imporre top-down l’inoculazione di sostanze a contenuto e ad effetti in tutto o in parte sconosciuti alla popolazione, in modo non contingente ma permanente, e prescindendo da una necessità-urgenza, comporta la potestà di agire sulle persone, di condizionarle, dal loro interno e con meccanismi a loro non conoscibili, e questa è la lesione più grave e radicale del diritto di libertà e della dignità – dello schema giuridico della persona e dello Stato democratico, come meglio sin dirà infra. Viola anche l’art. 5 della Convenzione di Oviedo del 1997: “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.”

In connessione è violato l’art. 32 Cost., perché, in assenza di un’esigenza mia o di un’esigenza collettiva concreta, vengo costretto ad accettare qualcosa che innanzitutto non mi è dato conoscere compiutamente che cosa sia e che cosa faccia nella mia persona, e che in ogni caso un certo danno me lo arreca con certezza, in quanto contiene sostanze tossiche e che causano reazioni immunitarie e infiammatorie. E’ leso, per le medesime ragioni, anche l’art. 3 della Carta europea dei Diritti dell’Uomo:

Diritto all’integrità della persona

  1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
  2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge…”

B-Passiamo ora al punto più importante, il punto b), circa la compromissione del modello di stato liberale e democratico.

L’ imposizione della vaccinazione di massa, con la compressione radicale dei diritti fondamentali della persona, anzi, dei diritti di tutte le persone, e dell’abbandono dello stesso concetto liberale di individuo, che essa comporta, sarebbe giustificabile solo in presenza o nell’imminenza di un’epidemia mortale che minacciasse la sopravvivenza collettiva, e solamente per la durata di tale situazione, non certo permanentemente.

L’introduzione dell’obbligo-onere vaccinale nella trasformazione della struttura sociale complessiva in corso nei nostri tempi su scala globale e alcune valutazioni di costituzionalità e di compatibilità coi diritti dell’Uomo. La società globalizzata ha assunto ormai una struttura bipolare: a un estremo stanno gli organismi detentori del potere e autori delle decisioni (FMI, Commissione Europea, Eurogruppo, G7, etc.), che sono opachi, insindacabili, non responsabili; e all’altro estremo sta il resto della società, composto da gente totalmente tracciabile, controllabile, influenzabile, penetrabile. Privata di possibilità di controllo su chi la comanda. Fine della democrazia, sostituita dalla gestione dall’alto, unidirezionale.

L’introduzione per legge della vaccinazione forzata generale e permanente, è un atto con cui la classe dominante si dota della potestà legale e tecnica di entrare nei corpi delle persone e di immettervi sostanze attive senza trasparenza e senza garanzie sui loro effetti, di condizionare le persone anche dal loro interno: viene infranto il paradigma liberale, che vuole l’uomo soggetto sì alla legge e all’autorità dello Stato, però dotato di un confine individuale, sacro, di libertà e di dignità, anche rispetto allo Stato, il quale può agire sulla persona dall’esterno, ma non dall’interno del suo corpo e sul suo sistema nervoso centrale, con strumenti tecnologici manipolatori tecnologici e non trasparenti, in violazione delle norme succitate.

Questi argomenti sono rafforzati e qualificati dal fatto che gli Stati, oggi, sono molto più dipendenti, molto più condizionati, dalle richieste del capitale finanziario (dalle banche e dalle società di rating da cui dipendono strettamente per finanziare i loro bilanci), che dai popoli, dagli elettori; essi rispondono molto più al capitale finanziario (di cui l’industria farmaceutica è una parte importantissima) che agli interessi della gente, alle esigenze della sua salute. Lo Stato, o perlomeno il governo e il parlamento, è sempre meno res publica e sempre più effettore (volente o costretto) di interessi privati sovrannazionali divergenti da quelli pubblici; quindi è esso stesso non di rado in conflitto di interessi con il popolo. Anche in campo sanitario si verifica il fenomeno delle porte girevoli, che ha contribuito alle catastrofi bancarie: si pensi a Sergio Pecorelli, dimessosi dalla presidenza dell’Aifa per legami con la Glaxo; a Ranieri Guerra, direttore Generale della Prevenzione sanitaria, che siede nel consiglio direttivo della Fondazione Glaxo; a Gualtiero Ricciardi, responsabile scientifico nel progetto VITHA finanziato dalla Glaxo. Per queste ragioni, e per la odierna disponibilità di strumenti tecnologici subdoli di manipolazione, è quanto mai necessario salvaguardare intransigentemente e rigidamente le libertà individuali e il confine protettivo e invalicabile tra persona inviolabile del cittadino e potere dello Stato, rispetto al potere costituito e alla sua invadenza; e in questo senso va sussunto e riaffermato l’art. 13 Cost., caducando il provvedimento legislativo impugnato nei suoi articoli afferenti all’obbligo vaccinale. Il Ministro della Salute, informato da AIFA con il rapporto qui all. 2 sui danni anche mortali causati dai vaccini, ha omesso di riferirne alle Camere, in modo che votassero la legge di conversione senza cognizione degli effetti indesiderati e della pericolosità dei vaccini (ed è per questo stato denunciato penalmente). Si riconferma, quindi, una situazione istituzionale generalizzata di non-garanzia e di conflitto di interesse con la nazione, che richiede da parte di codesta ecc.ma Corte una difesa rigida della inviolabilità della persona umana rispetto ai poteri costituiti.

Una sanzione caducatoria espressamente motivata come sopra indicato è vieppiù impellente in considerazione dei seguenti fattori:

-la particolare condizione di debolezza politica dello Stato italiano nei confronti degli interessi finanziari stranieri, dato il suo livello di indebitamento e data la sua posizione di sovranità limitata;

-l’inaffidabilità del parlamento come organo di rappresentanza e garanzia della nazione, in relazione sia al suo essere stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale, dalla quale dipende la maggioranza presente; sia al fatto che i singoli parlamentari non godono di indipendenza e di esenzione da vincoli di mandato, come prescrive la Costituzione, essendo dipendenti dai segretari dei rispettivi partiti per la candidatura, il che li rende condizionabili dai medesimi; rientra nel diritto alla salute e nel rispetto della persona umana, quindi è tutelato dai precitati articoli, anche il rispetto delle naturali modalità di funzionamento fisiologico, soprattutto del funzionamento di un apparato – quello immunitario – che esercita la sua azione per molte vie, in modo costante, su tutto l’organismo, incluso il sistema nervoso centrale; e che ha anche la funzione di eliminare le cellule degeneranti, come quelle tumorali, sicché qualsiasi alterazione artificiale di esso ha carattere non circoscritto bensì sistemico, comporta i rischi più profondi e inaccettabili e in ogni caso urta contro l’art. 3, 1° c., Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, perché lede l’integrità fisiologica della persona;

-la constatata insufficienza del filtro quirinalizio, in quanto il DL in questione è stato firmato dal Capo della Stato pur in violazione del termine per la presentazione alle Camere e in chiara assenza del requisito di necessità ed urgenza;

-la disponibilità di strumenti tecnologici anche non divulgati, di tipo fisico, chimico, biologico, in grado di agire sulla persona umana dal didentro a sua insaputa, modificandola nella sua fisiologia in senso derogante al funzionamento naturale (l’azione immunizzante dei vaccini avviene in modo diverso dall’immunizzazione naturale, ossia per opera della stimolazione del sistema immunitario mediante un costrutto artificiale consistente nella combinazione tra una parte del micro            -organismo patogeno associata a una proteina naturale o artificiale, la quale suscita l’emissione di macrofagi);

-l’appoggio dato dall’apparato amministrativo all’obbligo vaccinale anche mediante la dichiarata intimidazione verso i medici affinché non parlino degli effetti avversi dei vaccini;

-il parere del Comitato di Bioetica, che rileva come l’industria farmaceutica riesca a dirigere e a censurare la ricerca sugli effetti dei farmaci: nella seduta plenaria dell’8 giugno del 2006 ha approvato un documento, che, nella parte dedicata alle “considerazioni finali”, così si esprime:“1) l’industria spesso non fornisce ai medici un’informazione neutrale e completa, ma un’informazione già indirizzata, creata nei propri uffici; 2) i farmaci prodotti sono spesso duplicati di altri farmaci già esistenti; 3) l’industria controlla e indirizza la ricerca attraverso i finanziamenti che elargisce all’Università; 4) l’industria a volte interrompe ricerche non favorevoli o ne impedisce la pubblicazione. In altri casi distorce una ricerca in corso, sostituendo gli obiettivi (end points) primari con obiettivi surrogati; 5) i dati bruti delle sperimentazioni clinico-farmacologiche rimangono spesso nelle mani dell’industria e non vengono mai messi a disposizione dei ricercatori che li hanno prodotti. A questi ultimi i dati vengono forniti soltanto quando sono stati rielaborati dagli uffici statistici delle aziende; 6) l’industria, in quanto “proprietaria dei risultati”, non pubblica i risultati negativi; 7) le riviste scientifiche non pubblicano articoli con dati negativi perché di scarso interesse scientifico o commerciale; 8) l’industria condiziona, attraverso la pubblicità, le maggiori riviste mediche, i cui referees spesso hanno rapporti di dipendenza economica dalle aziende; 9) i medici che redigono le rassegne o le linee-guida sovente non sono davvero indipendenti dalle industrie; 10) anche le pubbliche amministrazioni spesso non sono indipendenti dalle industrie. (http://presidenza.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf)

-il fatto che la quasi totalità della ricerca scientifica è finanziata dall’industria farmaceutica, come pure l’OMS (che, inter alia, aveva decretato la falsa epidemia del 2009, facendo vendere dalla Novartis allo Stato italiano 24 milioni di dosi di vaccino inutile), sicché la ricerca, i ricercatori, le riviste scientifiche dipendono dall’industria farmaceutica;

-l’elevatissimo tasso di trasgressività dell’industria farmaceutica in fatto di corruzione, di falsa informazione, di occultamento di dati; i numerosi e gravi illeciti, anche corruttivi, attribuiti in via definitiva alla Glaxo o GSK (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/26/case-farmaceutiche-e-corruzione-lo-scandalo-planetario-della-glaxo-smith-kline/964564/; https://it.wikipedia.org/wiki/GlaxoSmithKline), comprese sperimentazioni di vaccini su bambini, con numerose vittime – circostanza che da sola giustifica il rifiuto dei prodotti Glaxo in generale;

-la ritrosia dell’AIFA a divulgare gli effetti avversi ufficializzati dei vaccini, effetti alquanto significativi (all.1);

-l’assenza, conseguente da quanto sopra, delle condizioni di neutralità e di indipendenza per la ricerca scientifica e medica;

-il conseguente impedimento materiale generale, opposto dagli interessi lucrativi in azione nel campo vaccinale, all’esercizio del diritto di informare e di essere informati – condizione indispensabile per poter eseguire una valutazione dei danni e dei benefici.

28.09.17  Avv. Marco Della Luna

 

 

 

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ELEZIONI: VINCE IL PARTITO DEI PROCI

ELEZIONI: VINCE IL PARTITO DEI PROCI

Dato che abbiamo tre poli politici – Pd, M5S, Centrodestra – ciascuno vicino al 30%, consegue che, probabilmente, col sistema elettorale attuale (e non vi è impegno di mutarlo), frutto del lavoro della Corte Costituzionale su leggi elettorali incostituzionali, dopo le imminenti elezioni politiche semplicemente non ci potrà essere una maggioranza uscita dalle urne, un governo che sia espressione democratica.

Un governo dovrà però esser formato in ogni caso, perché lo esigono i “mercati”(=lobby bancaria) come condizione per continuare a comperare i buoni del Tesoro, quindi lo si formerà grazie all’intervento dei soliti “responsabili” – forse mediante un’alleanza tra Berlusconi e PD (=lobby bancaria), col sostegno di Mattarella, dell’”Europa” (=lobby bancaria), dell’Eurogruppo (=lobby bancaria), del FMI (=lobby bancaria).

E’ il trionfo dei proci, che saccheggiano Itaca e il palazzo di Odisseo approfittando della sua assenza e tramando affinché non torni più sul trono – è la cuccagna della partitocrazia italiana, di questi partiti consistenti in coalizioni di comitati di affari per il saccheggio delle risorse pubbliche: con due leggi elettorali incostituzionali di fila, con un parlamento eletto incostituzionalmente, che garantiscono che il popolo non possa scegliere chi governa, la partitocrazia si ritrova in una situazione che neutralizza gli elettori e lascia pertanto le segreterie partitocratiche (=coordinamenti dei comitati di affari) padrone di negoziare tra loro stesse le più opportune e redditizie lottizzazioni, sopra la testa della gente, creando governi servili agli interessi non-italiani dominanti in Europa e in generale in occidente – interessi a cui continuerà ad appoggiarsi per sostegno e legittimazione con cui portare avanti le sue pratiche ladresche e di svendita degli interessi nazionali.

10.09.17 Marco Della Luna

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VACCINI INCOSTITUZIONALI: LA PAROLA ALLA CORTE

Per conto di Aggregazione Veneta, ente associativo istituito ex art. 3 Legge Reg. 28/2016, in persona del dr Loris Palmerini, ho inviato alla Corte Costituzionale il seguente atto di intervento nella causa costituzionale promossa dalla Regione Veneto contro il Decreto Legge Lorenzin. Non è certo che la Corte ammetta l’atto di intervento dell’Aggregazione, anche se in passato lo ha fatto in un caso analogo.

Avv. Marco Della Luna

Via Carlo Poma 20 – 46100 Mantova

 

 

ALLA CORTE COSTITUZIONALE

ROMA

GIUDIZIO N. 2017/51

INTESO ALLA DICHIARAZIONE DI INCOSTITUZIONLITA’

DEL DL N. 73/2017, INTERO TESTO, E IN PARTICOLARE DEGLI ARTT. 1,3,4,5,7.

ATTO DI INTERVENTO AD ADJUVANDUM

DI AGGREGAZIONE VENETA E PALMERINI LORIS

A SOSTEGNO DELLA RICORRENTE REGIONE VENETO

CONTRO IL RESISTENTE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

L’associazione non riconosciuta “Aggregazione Veneta – Aggregazione delle associazioni maggiormente rappresentative degli enti ed associazioni di tutela della identità, cultura e lingua venete” – avente sede in Rubano, Via Rossi 69 (PD) – Tel. 3471416187 – email: [email protected] sito: www.veneta.link – PEC: [email protected], CF PLMLRS68L29G224L,

-quale organizzazione esponenziale della nazione veneta in persona di Palmerini Loris, suo legale rappresentante come da allegato statuto, nato a Padova il 29.07.68, res. in Rubano, Via Marconi 1, che allega atto costitutivo, nomina e delega;

-nonché Palmerini Loris, sopra generalizzato, in proprio;

INTERVENGONO E SI COSTITUISCONO

Nell’epigrafato procedimento, ambedue col proc. avv.  Marco Della Luna, abilitato al patrocinio avanti alle Corti superiori, avente studio in Mantova, Via Poma 20, CF DLLMRC58B12E897Q, pec e domicilio telematico [email protected], fax 0376220508, e, visto il ricorso introduttivo,

-ritenuto, la prima, di essere legittimata al presente intervento perché soggetto esponenziale degli interessi collettivi del popolo veneto – minoranza etnica riconosciuta con Legge Regionale n. 28/2016 e dall’art. 2 dello Statuto Regionale del Veneto – quindi, per inclusione, anche degli interessi per la salute di tutti e particolarmente dei fanciulli; e il secondo perché padre esercente la responsabilità parentale sul piccolo non vaccinato Palmerini ::::::::::::::::::., dunque destinatario del DL de quo;

 

CHIEDONO

l’accoglimento del ricorso con spese rifuse per i seguenti

 

MOTIVI

 

1-VIOLAZIONE DELL’ART. 77 COST.: TARDIVA PRESENTAZIONE DEL DECRETO LEGGE ALLE CAMERE PER LA CONVERSIONE. Il DL in questione è stato presentato oltre il termine prescritto dall’art. 77, ossia il giorno dopo la sua emanazione, quindi non è validamente emanato oppure è immediatamente decaduto.

2-VIOLAZIONE DELL’ART. 77 COST: CIRCA L’ASSENZA DEI REQUISITI COSTITUZIONALI DI NECESSITA’ E DI URGENZA – MANIFESTA IRRAGIONEVOLEZZA

A ragione la parte ricorrente rileva l’assenza dei requisiti di necessità ed urgenza, posti dall’art. 77 Cost. come condizione per la legittimità costituzionale del ricorso alla forma legislativa del decreto legge, quale deroga alla forma legislativa propria, ossia alla legge votata dal parlamento.

Codesta ecc.ma Corte ha ripetutamente dichiarato che tale vizio, se manifesto e oggettivo, è idoneo a determinare la caducazione del decreto legge anche dopo l’emanazione della legge di conversione del medesimo – la quale, nella fattispecie, modifica profondamente il testo normativo del DL.

Nella fattispecie, il ridetto vizio è presente nel modo più manifesto e idoneo che si possa immaginare: lo stesso presidente del Consiglio dei Ministri e la stessa OMS hanno dichiarato che in Italia non esiste un pericolo di epidemia – il che è del resto notorio ed evidente a tutti, sicché il decreto legge in questione non solo è, ma anche appare a tutta la popolazione come incostituzionale e illegittimo, una aperta sfida del governo al dettato costituzionale e un elemento di manifesta irragionevolezza, laddove insinceramente dichiara “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività’ dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale; “ E proprio perché tutti lo vedono come tale, o perlomeno come tale lo vedono i milioni di cittadini che si interessano al tema, è vieppiù necessario che Codesta Corte sanzioni la sua illegittimità, onde difendere la fiducia della popolazione nello Stato di diritto e nella legittimità delle istituzioni, fiducia scossa dal fatto stesso che il cado del governo prima dichiara che, come è palese, non vi è alcuna emergenza epidemiologica, e poi dichiara il contrario per giustificare il ricorso alla decretazione.

Si fa presente che la falsa supposizione di necessità ed urgenza è addirittura paradossale e oltraggiosa in relazione all’obbligo vaccinale contro il tetano, malattia che non può diffondersi epidemicamente e che non è trasmessa dagli esseri umani. Questa osservazione conferma che il Governo ha apertamente calpestato i requisiti costituzionali per il ricorso allo strumento del DL.

Alla mancanza dei requisiti di necessità ed urgenza non supplisce certamente la successiva dicitura: “Ritenuto altresì necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale e degli obiettivi comuni fissati nell’area geografica europea;” – non supplisce non solo perché non è pertinente al requisito, non solo perché è generica, ma anche perché essa non è nemmeno astrattamente idonea a implicare la necessità ed urgenza.

Ma da quanto sopra scaturisce una considerazione ancora più penetrante e grave: dato che il governo, ossia i partiti politici che lo esprimono, è ricorso al decreto legge non per motivi di necessità e di urgenza sanitarie dichiarate, è chiaro che lo ha fatto per motivi diversi e non dichiarati, cioè tenuti nascosti, e che possono ipotizzarsi nell’ambito non rassicurante dei motivi per i quali abitualmente i partiti compiono le loro scelte, soprattutto in relazione al fatto che l’obbligo vaccinale si collega a un contratto di fornitura esso pure negoziato e stipulato in deroga la principio della concorrenza-trasparenza, ossia una trattativa privata e segreta con un unico fornitore – un fornitore che, peraltro, è noto per numerose e gravi trasgressioni, per le quali ha pagato miliardi di euro di sanzioni, e che è ritenuto abituale nel ricorrere a condizionamenti illeciti. Ricordiamo anche che il contratto di fornitura del vaccino H1N1, risultato poi inutile, fu stipulato con analoga trattativa privata e segreta, e che la Corte dei Conti ha rilevato in esso uno squilibrio irragionevole e leonino in favore dell’industria fornitrice Novartis. Come risultato complessivo, abbiamo un contratto commerciale di elevato valore governo-Glaxo, segretato in deroga al principio generale di trasparenza, frutto di una trattativa privata in deroga al principio generale di concorrenza, collegato a un atto legislativo emesso in deroga (illegittima) al principio generale di competenza legislativa del parlamento, deroga giustificata con la falsa affermazione della presenza di necessità ed urgenza.

In realtà una ragione di necessità ed urgenza, anche se non sanitarie, per concludere un contratto con la Glaxo appoggiandolo col DL 73/2017 potrebbe ravvisarsi nella tutela dei posti di lavoro, cioè nel prevenire che la Glaxo chiudesse il suo impianto di Siena licenziando numerosi dipendenti (Fonte: http://nuvola.corriere.it/…/siena-127-esuberi-per-gsk-novar…http://www.informasalus.it/…/vaccino-malaria-sperimentazion…).  Ma, dopo solo 4 mesi dal piano licenziamenti, nell’Aprile 2016 la Glaxo cambia repentinamente strategia industriale e non solo non licenzia più, ma decide di investire in Toscana http://www.sanita24.ilsole24ore.com/…/vaccini-e-farmaci). Il mese dopo il Consiglio dei Ministri approva il decreto Lorenzin.

Da tutto quanto sopra consegue un’ulteriore ragione di incostituzionalità del decreto legge in esame: esso comprime diritti costituzionali (alla libertà e alla salute – vedremo meglio presto in dettaglio) in assenza del necessario presupposto della tutela di un bene giuridico superiore o perlomeno paritetico da un pericolo reale. Confidiamo che l’ecc.ma Corte non voglia coram populo lasciar passare un atto legislativo che comprime tali diritti per un motivo tenuto nascosto dal governo e in blatante assenza dei requisiti di necessità e di urgenza.

Ridetto in maniera positiva: salvo quanto si aggiungerà nel prosieguo, per essere costituzionalmente legittimo, un obbligo legale di vaccinazione di massa dovrebbe a)basarsi su uno stato concreto e presente di pericolo grave per la salute pubblica; b)essere limitato alla durata di tale stato, e concernere solamente la malattia o le malattie in atto; c)predeterminare i componenti chimici e biologici del preparato da somministrare, scelti tra quelli già testati e disponendo totale trasparenza e conoscibilità; d)stabilire pieno diritto di indennizzo per gli effetti avversi e la piena responsabilità civile e penale per chi fornisce e per chi testa il preparato.

 

3-VIOLAZIONE DI VARIE NORME COSTITUZIONALI E DI TRATTATI INTERNAZIONALI

Il DL in questione, e in particolare gli obblighi e oneri vaccinali che esso introduce (la parola “obbligatorie (e)” contenuta nell’art.1, l’art. 3, l’art. 4, l’art. 5), pongono un problema di compatibilità costituzionali

  1. A) in termini di bilanciamento tra la compressione di diritti costituzionali ed equivalenti da una parte, e benefici per altri diritti di pari rango dall’altra parte;
  2. B) in termini generali e fondamentali di natura dello Stato, del suo rapporto con il popolo, di preservazione o rottura del modello democratico-liberale che è ovviamente il fondamento della legittimazione del potere dello Stato sul cittadino secondo la vigente Costituzione e secondo i principi dello Stato di diritto e garanzia.

A-Iniziando col punto A), da un lato abbiamo già visto che non ricorrono i presupposti di necessità e di urgenza, quindi non vi possono essere beni giuridici che sia legittimo tutelare al costo della compressione di altri diritti; dall’altro lato, è palese che l’obbligo-onere vaccinale comprime precisi beni giuridici primari tutelati da plurime norme costituzionali ed equivalenti.

Innanzitutto, citiamo l’art. 13 Cost. “La libertà personale è inviolabile.” Questo fondamentale principio è violato dall’obbligo-onere di sottostare, persino senza un bisogno presente, all’inoculazione di sostanze di cui, per giunta, non si conoscono compiutamente i contenuti (principi attivi, che non sono solo i microbioti depotenziati, ma anche sostanze chimiche tossiche quali mercurio, nichel, cadmio e alluminio, e sequenze genomiche umane e animali) e gli effetti (in parte sicuramente lesivi, nell’immediato e a medio e lungo termine, in parte potenzialmente lesivi).

L’art. 1 del DL 73/2017 lede gli artt. 13 e 32 Cost. e la  Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, artt. 1 e 3, anche perché indica soltanto le infezioni contro cui vaccinare, ma non  specifica i preparati industriali da usare,  e non specifica quali sostanze possano essere contenute nei preparati vaccinali, quindi non dà garanzia che non possano venire aggiunte sostanze attive ulteriori, né da garanzia sulla qualità e sugli effetti dei preparati somministrabili. Sostanzialmente, è concepito per fungere come cavallo di Troia con cui immettere nelle persone sostanze non specificate e non delimitate. Si tenga presente che il preparato vaccinale notoriamente contiene molte “cose” diverse, variabili per scelta industriale e per ragioni di risparmio sui costi di produzione, ciascuna con effetti collaterali suoi propri: una parte del microbiota contro cui il vaccino è mirato; una proteina attivante associata ad esso, senza la quale il vaccino non induce la produzione dei macrofagi; sali metallici quali conservanti e antiparassitari; parti di DNA umano e animale provenienti da organismi usati per ottenere il materiale batterico; impurità industriali.

Assumere, da parte del governo, la potestà di imporre top-down l’inoculazione di sostanze a contenuto e ad effetti in tutto o in parte sconosciuti alla popolazione, in modo non contingente ma permanente, e prescindendo da una necessità-urgenza, comporta la potestà di agire sulle persone, di condizionarle, dal loro interno e con meccanismi a loro non conoscibili, e questa è la lesione più grave e radicale del diritto di libertà e della dignità – dello schema giuridico della persona e dello Stato democratico, come meglio sin dirà infra. Viola anche l’art. 5 della Convenzione di Oviedo del 1997: “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso.”

In connessione è violato l’art. 32 Cost., perché, in assenza di un’esigenza mia o di un’esigenza collettiva concreta, vengo costretto ad accettare qualcosa che innanzitutto non mi è dato conoscere compiutamente che cosa sia e che cosa faccia nella mia persona, e che in ogni caso un certo danno me lo arreca con certezza, in quanto contiene sostanze tossiche e che causano reazioni immunitarie e infiammatorie. E’ leso, per le medesime ragioni, anche l’art. 3 della Carta europea dei Diritti dell’Uomo:

Diritto all’integrità della persona

  1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
  2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge…”

 
B-Passiamo ora al punto più importante, il punto b), circa la compromissione del modello di stato liberale e democratico.

L’ imposizione della vaccinazione di massa, con la compressione radicale dei diritti fondamentali della persona, anzi, dei diritti di tutte le persone, e dell’abbandono dello stesso concetto liberale di individuo, che essa comporta, sarebbe giustificabile solo in presenza o nell’imminenza di un’epidemia mortale che minacciasse la sopravvivenza collettiva, e solamente per la durata di tale situazione, non certo permanentemente.

L’introduzione dell’obbligo-onere vaccinale nella trasformazione della struttura sociale complessiva in corso nei nostri tempi su scala globale e alcune valutazioni di costituzionalità e di compatibilità coi diritti dell’Uomo. La società globalizzata ha assunto ormai una struttura bipolare: a un estremo stanno gli organismi detentori del potere e autori delle decisioni (FMI, Commissione Europea, Eurogruppo, G7, etc.), che sono opachi, insindacabili, non responsabili; e all’altro estremo sta il resto della società, composto da gente totalmente tracciabile, controllabile, influenzabile, penetrabile. Privata di possibilità di controllo su chi la comanda. Fine della democrazia, sostituita dalla gestione dall’alto, unidirezionale.

L’introduzione per legge della vaccinazione forzata generale e permanente, è un atto con cui la classe dominante si dota della potestà legale e tecnica di entrare nei corpi delle persone e di immettervi sostanze attive senza trasparenza e senza garanzie sui loro effetti, di condizionare le persone anche dal loro interno: viene infranto il paradigma liberale, che vuole l’uomo soggetto sì alla legge e all’autorità dello Stato, però dotato di un confine individuale, sacro, di libertà e di dignità, anche rispetto allo Stato, il quale può agire sulla persona dall’esterno, ma non dall’interno del suo corpo e sul suo sistema nervoso centrale, con strumenti tecnologici manipolatori tecnologici e non trasparenti, in violazione delle norme succitate.

Questi argomenti sono rafforzati e qualificati dal fatto che gli Stati, oggi, sono molto più dipendenti, molto più condizionati, dalle richieste del capitale finanziario (dalle banche e dalle società di rating da cui dipendono strettamente per finanziare i loro bilanci), che dai popoli, dagli elettori; essi rispondono molto più al capitale finanziario (di cui l’industria farmaceutica è una parte importantissima) che agli interessi della gente, alle esigenze della sua salute. Lo Stato, o perlomeno il governo e il parlamento, è sempre meno res publica e sempre più effettore (volente o costretto) di interessi privati sovrannazionali divergenti da quelli pubblici; quindi è esso stesso non di rado in conflitto di interessi con il popolo. Anche in campo sanitario si verifica il fenomeno delle porte girevoli, che ha contribuito alle catastrofi bancarie: si pensi a Sergio Pecorelli, dimessosi dalla presidenza dell’Aifa per legami con la Glaxo; a Ranieri Guerra, direttore Generale della Prevenzione sanitaria, che siede nel consiglio direttivo della Fondazione Glaxo; a Gualtiero Ricciardi, responsabile scientifico nel progetto VITHA finanziato dalla Glaxo. Per queste ragioni, e per la odierna disponibilità di strumenti tecnologici subdoli di manipolazione, è quanto mai necessario salvaguardare intransigentemente e rigidamente le libertà individuali e il confine protettivo e invalicabile tra persona inviolabile del cittadino e potere dello Stato, rispetto al potere costituito e alla sua invadenza; e in questo senso va sussunto e riaffermato l’art. 13 Cost., caducando il decreto impugnato nei suoi articoli afferenti all’obbligo vaccinale. Il Ministro della Salute, informato da AIFA con il rapporto qui all. 2 sui danni anche mortali causati dai vaccini, ha omesso di riferirne alle Camere, in modo che votassero la legge di conversione senza cognizione degli effetti indesiderati e della pericolosità dei vaccini (ed è per questo stato denunciato penalmente). Si riconferma, quindi, una situazione istituzionale generalizzata di non-garanzia e di conflitto di interesse con la nazione, che richiede da parte di codesta ecc.ma Corte una difesa rigida della inviolabilità della persona umana rispetto ai poteri costituiti.

Una sanzione caducatoria espressamente motivata come sopra indicato è vieppiù impellente in considerazione dei seguenti fattori:

-la particolare condizione di debolezza politica dello Stato italiano nei confronti degli interessi finanziari stranieri, dato il suo livello di indebitamento e data la sua posizione di sovranità limitata;

-l’inaffidabilità del parlamento come organo di rappresentanza e garanzia della nazione, in relazione sia al suo essere stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale, dalla quale dipende la maggioranza presente; sia al fatto che i singoli parlamentari non godono di indipendenza e di esenzione da vincoli di mandato, come prescrive la Costituzione, essendo dipendenti dai segretari dei rispettivi partiti per la candidatura, il che li rende condizionabili dai medesimi; rientra nel diritto alla salute e nel rispetto della persona umana, quindi è tutelato dai precitati articoli, anche il rispetto delle naturali modalità di funzionamento fisiologico, soprattutto del funzionamento di un apparato – quello immunitario – che esercita la sua azione per molte vie, in modo costante, su tutto l’organismo, incluso il sistema nervoso centrale; e che ha anche la funzione di eliminare le cellule degeneranti, come quelle tumorali, sicché qualsiasi alterazione artificiale di esso ha carattere non circoscritto bensì sistemico, comporta i rischi più profondi e inaccettabili e in ogni caso urta contro l’art. 3, 1° c., Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, perché lede l’integrità fisiologica della persona;

-la constatata insufficienza del filtro quirinalizio, in quanto il DL in questione è stato firmato dal Capo della Stato pur in violazione del termine per la presentazione alle Camere e in chiara assenza del requisito di necessità ed urgenza;

-la disponibilità di strumenti tecnologici anche non divulgati, di tipo fisico, chimico, biologico, in grado di agire sulla persona umana dal didentro a sua insaputa, modificandola nella sua fisiologia in senso derogante al funzionamento naturale (l’azione immunizzante dei vaccini avviene in modo diverso dall’immunizzazione naturale, ossia per opera della stimolazione del sistema immunitario mediante un costrutto artificiale consistente nella combinazione tra una parte del microbiota patogeno associata a una proteina naturale o artificiale, la quale suscita l’emissione di macrofagi);

-l’appoggio dato dall’apparato amministrativo all’obbligo vaccinale anche mediante la dichiarata intimidazione verso i medici affinché non parlino degli effetti avversi dei vaccini;

-il parere del Comitato di Bioetica, che rileva come l’industria farmaceutica riesca a dirigere e a censurare la ricerca sugli effetti dei farmaci: nella seduta plenaria dell’8 giugno del 2006 ha approvato un documento, che, nella parte dedicata alle “considerazioni finali”, così si esprime:“1) l’industria spesso non fornisce ai medici un’informazione neutrale e completa, ma un’informazione già indirizzata, creata nei propri uffici; 2) i farmaci prodotti sono spesso duplicati di altri farmaci già esistenti; 3) l’industria controlla e indirizza la ricerca attraverso i finanziamenti che elargisce all’Università; 4) l’industria a volte interrompe ricerche non favorevoli o ne impedisce la pubblicazione. In altri casi distorce una ricerca in corso, sostituendo gli obiettivi (end points) primari con obiettivi surrogati; 5) i dati bruti delle sperimentazioni clinico-farmacologiche rimangono spesso nelle mani dell’industria e non vengono mai messi a disposizione dei ricercatori che li hanno prodotti. A questi ultimi i dati vengono forniti soltanto quando sono stati rielaborati dagli uffici statistici delle aziende; 6) l’industria, in quanto “proprietaria dei risultati”, non pubblica i risultati negativi; 7) le riviste scientifiche non pubblicano articoli con dati negativi perché di scarso interesse scientifico o commerciale; 8) l’industria condiziona, attraverso la pubblicità, le maggiori riviste mediche, i cui referees spesso hanno rapporti di dipendenza economica dalle aziende; 9) i medici che redigono le rassegne o le linee-guida sovente non sono davvero indipendenti dalle industrie; 10) anche le pubbliche amministrazioni spesso non sono indipendenti dalle industrie. (http://presidenza.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf)

-il fatto che la quasi totalità della ricerca scientifica è finanziata dall’industria farmaceutica, come pure l’OMS (che, inter alia, aveva decretato la falsa epidemia del 2009, facendo vendere dalla Novartis allo Stato italiano 24 milioni di dosi di vaccino inutile), sicché la ricerca, i ricercatori, le riviste scientifiche dipendono dall’industria farmaceutica;

-l’elevatissimo tasso di trasgressività dell’industria farmaceutica in fatto di corruzione, di falsa informazione, di occultamento di dati; i numerosi e gravi illeciti, anche corruttivi, attribuiti in via definitiva alla Glaxo o GSK (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/26/case-farmaceutiche-e-corruzione-lo-scandalo-planetario-della-glaxo-smith-kline/964564/https://it.wikipedia.org/wiki/GlaxoSmithKline), comprese sperimentazioni di vaccini su bambini, con numerose vittime – circostanza che da sola giustifica il rifiuto dei prodotti Glaxo in generale;

-la ritrosia dell’AIFA a divulgare gli effetti avversi ufficializzati dei vaccini, effetti alquanto significativi (all.1);

-l’assenza, conseguente da quanto sopra, delle condizioni di neutralità e di indipendenza per la ricerca scientifica e medica;

-il conseguente impedimento materiale generale, opposto dagli interessi lucrativi in azione nel campo vaccinale, all’esercizio del diritto di informare e di essere informati – condizione indispensabile per poter eseguire una valutazione dei danni e dei benefici.

All. 1a,b: Statuto di Aggregazione Veneta e delega all’intervento

All.2:Rapporto AIFA al PM di Torino sugli effetti avversi dei vaccini

Roma, 01.08.17

Loris Palmerini, in proprio e per Aggregazione Veneta

Avv. Marco Della Luna

 

 

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VACCINI: DIFESE LEGALI

                                               VACCINI: DIFESE LEGALI

una guida provvisoria

(ricavato da una conferenza tenuta a Brescia il 24.07.17)

PREMESSA GENERALE

Come introduzione, un breve inquadramento del fenomeno dell’obbligo vaccinale nella trasformazione della struttura sociale complessiva in corso nei nostri tempi su scala globale e alcune valutazioni di costituzionalità e di compatibilità coi diritti dell’Uomo.

Il capitalismo finanziario sfrenato alla guida della società produce sempre più squilibri, lacerazioni, conflitti, migrazioni sia entro le nazioni, che tra di esse, al punto che i normali strumenti legali ed economici per controllare la società e assicurarne la governabilità come richiedono i mercati, non basta più. Conseguentemente, dal controllo esterno della gente i poteri forti passano a a controllare le persone dal loro interno, penetrando il corpo e la psiche con strumenti di condizionamento biochimici e fisici, comprese le onde elettromagnetiche. Assieme ai vaccini si possono inoculare diverse cose: microchip, nanomacchine, proteine a vario tipo di azione, materiale genetico, metalli pesanti e altro.

La società globalizzata ha assunto ormai una struttura bipolare: a un estremo stanno gli organismi detentori del potere e autori delle decisioni (FMI, Commissione Europea, Eurogruppo, G7, etc.), che sono opachi, insindacabili, non responsabili; e all’altro estremo sta il resto della società, composto da gente totalmente tracciabile, controllabile, influenzabile, penetrabile. Privata di possibilità di controllo su chi la comanda. Fine della democrazia, sostituita dalla gestione dall’alto.

L’introduzione per legge della vaccinazione forzata è un atto con cui la classe dominante si dota della potestà legale e tecnica di entrare nei corpi delle persone e di immettervi sostanze attive senza trasparenza e senza garanzie sui loro effetti, di condizionare le persone anche dal loro interno: viene spezzato il paradigma liberale, che vuole l’uomo soggetto sì alla legge e all’autorità dello Stato, però dotato di un confine individuale, sacro, di libertà e di dignità, anche rispetto allo Stato, il quale può agire sulla persona dall’esterno, ma non dall’interno del suo corpo e sul suo sistema nervoso centrale, con strumenti tecnologici manipolatori tecnologici e non trasparenti, in violazione dell’art. 13 della Costituzione: 

La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge .

E dell’art. 3 della Carta europea dei Diritti dell’Uomo:

“Diritto all’integrità della persona
1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:
— il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge,
— il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle
persone,
— il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro,
— il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.”

Sono anche violati gli artt. 6 e 7: 

Art. 6: Diritto alla libertà e alla sicurezza
Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

Articolo 7
Rispetto della vita privata e della vita familiare
Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle  sue comunicazioni.

In base alle suddette norme, nel confronto tra i valori giuridici in gioco, l’imposizione della vaccinazione di massa, con la compressione radicale dei diritti fondamentali della persona, anzi, dei diritti di tutte le persone, e dell’abbandono dello stesso concetto liberale di individuo, che essa comporta, sarebbe giustificabile solo in presenza o nell’imminenza di un’epidemia mortale che minacciasse la sopravvivenza collettiva, e solamente per la durata di tale situazione, non certo permanentemente.

Ma una tale epidemia non sussiste, nemmeno come pericolo concreto: la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, lo stesso Gentiloni, lo dichiarano. I danni attuali delle 10 malattie oggetto dell’obbligo vaccinale sono inferiori a quelli che causerebbero i vaccini con i loro effetti avversi, e i vaccini peraltro danno una protezione incerta e temporanea; quindi, anche considerando solo il bilancio sul piano della salute, e tralasciando la lesione dei principi civili e politici di libertà e dignità comportati dalla vaccinazione coatta, i danni sarebbero maggiori dei benefici. Del resto, in caso di tale epidemia, non si dovrebbero vaccinare solo i fanciulli, ma tutta la popolazione, ovviamente. E in questa situazione di non-necessità la maggioranza di un parlamento (eletto con una legge elettorale che la Consulta ha dichiarato incostituzionale) vota la legge in questione. Quindi abbiamo la prova provata che la vaccinazione obbligatoria del Governo Gentiloni è un abuso, un’offesa ai diritti fondamentali dell’uomo. Né si potrebbe dire che la compressione dei diritti di tutti è giustificata dal salvare da morte qualcuno, perché (oltre al fatto che anche i vaccini hanno talora effetti mortali o invalidanti) sarebbe come dire che per salvare dall’omicidio qualcuno la polizia possa intercettare le comunicazioni di tutti: pagheremmo la prevenzione di qualche omicidio con l’imposizione di uno stato di polizia.

Vi è un ulteriore elemento, che, come gli altri qui esposti, non è stato esaminato dalla Corte Costituzionale quando ha individuato le condizioni di legittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale: il diritto essenziale a conoscere che cosa realmente viene iniettato e che effetti ha: perché non si tratta soltanto del vaccino, ossia del microbiota depotenziato, ma di sostanze chimiche coadiuvanti, conservanti, battericide che hanno un loro proprio effetto sull’organismo; nonché di componenti genomiche di feti abortiti e animali, usati per la produzione del vaccino. Questo diritto è fondamentale, e se non è garantito non è legittima la coercizione vaccinale, perché se non si sa che cosa ci iniettano e che effetti abbia, non si può confrontare il danno col beneficio., cioè non si può fare il bilanciamento tra i due beni giuridici in gioco.

Questo attentato ai diritti fondamentali dell’Uomo, questo disegno di renderlo legalmente penetrabile e manipolabile dal suo interno con strumenti tecnologici, di annullare la libertà e la dignità della persona, è la prima e più profonda ragione giuridica e politica per opporsi, anche davanti ai giudici, alla vaccinazione obbligatoria di massa, voluta e votata da quasi tutte le forze politiche, considerando anche che un domani il trattamento biochimico di massa, se si lascia passare il principio che sia lecito, potrà essere esteso agli adulti e a sostanze diverse dai vaccini.

In generale, bisogna opporsi, sempre a salvaguardia di quei diritti fondamentali, ad ogni forma di penetrazione condizionante della persona, anche con mezzi biochimici diversi dai vaccini, come le sostanze attive che possono essere diffuse nell’aria, nell’acqua, nei cibi. Tale opposizione è a tutela sia del diritto alla salute, che dei diritti di libertà e dignità dei singoli rispetto all’apparato statuale, ma è ancor prima un’opposizione alla tirannia tecnocratica.

Gli argomenti sopra svolti sono rafforzati e qualificati dal fatto che gli Stati, oggi, sono molto più dipendenti, molto più condizionati, dalle richieste del capitale finanziario (dalle banche e dalle società di rating da cui dipendono strettamente per finanziare i loro bilanci), che dai popoli, dagli elettori; essi rispondono molto più al capitale finanziario (di cui l’industria farmaceutica è una parte importantissima) che agli interessi della gente, alle esigenze della sua salute. Lo Stato è sempre meno pubblico e sempre più esponenziale di interessi privati divergenti da quelli pubblici. Per questa ragione, e per la odierna disponibilità di strumenti tecnologici subdoli di manipolazione, è quanto mai necessario salvaguardare intransigentemente e rigidamente le libertà individuali e il confine protettivo tra cittadino e potere dello Stato, la inviolabilità della sua persona, rispetto al potere costituito e alla sua invadenza.

IL RUOLO DELL’AVVOCATO

In questa relazione, oltre a punti di diritto, che rientrano nella mia competenza, presento anche argomenti medici e scientifici, che non sono in grado di controllare e giudicare se non nella loro formale logicità. Però il mio compito professionale non è di verificare se le vostre convinzioni siano esatte, se gli argomenti scientifici a loro sostegno siano fondati, ma di usare questi argomenti per ottenere dal giudice e dall’Asl che sia fatta chiarezza su che cosa vogliono inoculare e sui suoi effetti, che i vostri bambini siano sottratti alla vaccinazione forzata, che voi non dobbiate pagare multe per il rifiuto a vaccinarli, e che, se si producono danni, siano accertate le colpe e pagati i risarcimenti.

La critica giuridica, politica, scientifica dei vaccini in circolazione e delle politiche vaccinali del governo non è un rifiuto dei vaccini come tali, e non deve portare ad esso: sarebbe un passo indietro verso l’oscurantismo. Io sono possibilista verso i vaccini, ma solo se saranno realizzate le condizioni del progetto di legge che presto esporrò: condizioni di sicurezza, trasparenza, correttezza giuridica.

IL PROBLEMA DELLA SCIENTIFICITA’ COME METODO

Fatta queste premesse, voglio sottolineare che è fondamentale non cedere alle tendenze antiscientifiche, metafisiche o new age, e invece attenersi al metodo razionale-scientifico della controllabilità aperta del merito delle affermazioni, esigendo il rispetto di tale metodo anche da parte delle istituzioni, proprio perché la verificabilità aperta e misurabile propria del metodo scientifico è la miglior difesa contro il sopruso e l’invasività del potere.

Innanzitutto, il metodo scientifico si basa sul controllo sperimentale oggettivo e misurabile. Ma mentre è possibile sperimentare i farmaci curativi, non è praticamente possibile sperimentare i vaccini, e di fatto essi non vengono sperimentati, o meglio vengono messi alla prova direttamente quando vanno in commercio.

Mi spiego: allorché si sperimenta un farmaco curativo, si prendono due gruppi omogenei di soggetti e li si tratta così: un gruppo con il farmaco da sperimentare, e l’altro gruppo con il placebo, vale a dire con una sostanza che ha tutta l’apparenza del medicinale ma che è priva del principio attivo. Poi si confrontano i risultati ottenuti nei due gruppi. Se il gruppo trattato col farmaco ha un beneficio rilevante rispetto all’altro, calcolato secondo apposite formule, allora ha superato il test. Nel medesimo modo si verifica se un farmaco ha effetti collaterali indesiderati.

Quando, invece di un farmaco curativo, si sperimenta un vaccino, la situazione si complica parecchio. Non si dispone di soggetti già ammalati, ma di soggetti che hanno un certo grado di probabilità di ammalarsi. Quindi, non è dato sapere se quel soggetto si ammalerà né se, in caso si ammalasse, quando evento si manifesterà. È necessario, allora, che, per ridurre quel margine di incertezza, l’esperimento sia condotto non solo su un numero molto grande di persone, ma per tempi molto lunghi. Ma quasi sempre il vaccino non viene sperimentato affatto, appunto perché sperimentarlo richiede troppi anni e troppa spesa. Nei casi in cui qualche prova sia condotta, si parla di pochissimi soggetti osservati per qualche giorno; e, come è ovvio, da situazioni simili non si può ottenere alcuna indicazione sicura. La campagna di vaccinazione coatta è in realtà una campagna di sperimentazione coatta.

MOTIVI SCIENTIFICI E CRIMINOLOGICI PER OPPORSI

In applicazione di quanto sopra, rileviamo e possiamo contestare in tribunale una lunga serie di argomenti, di cui segue una selezione, ma molti altri si trovano nei siti specializzati. Quelli che seguono mi sono parsi semplici e chiari, anche se, ovviamente, non sono in grado di verificarli a fondo. Nel redigere gli atti giudiziari ed extragiudiziali bisognerà documentare le fonti e i fondamenti dei vari argomenti.

L’efficacia per la riduzione delle malattie infettive e contagiose, in molti casi almeno, non è statisticamente provata, anzi è smentita: la curva del calo di incidenza della malattia non è significativamente influenzata dall’introduzione dei vaccini. Cioè si vede la curva discendente procedere in modo sostanzialmente uniforme dall’inizio dei rilevamenti, ossia dal 1890 circa, fino ad oggi, senza crolli in corrispondenza dell’introduzione dei vaccini, come dovremmo invece avere se fossero i vaccini la causa del calo della frequenza della malattia. In realtà, i vaccini paiono contribuire a questo calo in misura molto minore rispetto al contributo del miglioramento dell’alimentazione, dell’igiene, etc.

In applicazione della razionalità scientifica, dovremo anche eccepire che non ha senso somministrare un vaccino a 6 mesi di vita, quando il sistema immunitario non è ancora formato. Non ha senso vaccinare i bambini di 6 mesi che non hanno ancora sviluppato il sistema immunitario, il quale si completa a 2 anni circa, oppure ha senso se l’effetto che si vuole ottenere non è immunizzare ma compromettere la formazione del sistema immunitario, in modo da avere una generazione di soggetti deboli e sempre bisognosi di farmaci, cioè sempre fedeli consumatori, per il guadagno delle case farmaceutiche.

Nessuno dei 10 vaccini obbligatori è stato sperimentato; perciò è corretto dire che ci rifiutiamo di prestare i nostri figli come cavie. Il governo dice che l’efficacia e la non tossicità dei vaccini sarebbero certificate dalla scienza, ma ciò non è vero, proprio perché mancano le sperimentazioni, e le voci di scienziati e di agenzie scientifiche (come l’OMS) che sostengono i vaccini, sono voci finanziate dall’industria farmaceutica.

Occorre anche far presente che vi è un’ampia soppressione degli studi che evidenziano gli effetti avversi dei vaccini, che vi è una campagna di intimidazione soprattutto verso i medici che ne parlano, mentre quelli che vaccinano molto ricevono premi in denaro; far presente che i mass media tendono a silenziare le campagne e le voci della protesta, e che quindi il clima generale è di privazione del diritto di informare e di essere informati, il che legittima il rifiuto di vaccinarsi.

E’ evidente che molte malattie che erano sparite e che sono ricomparse, nonché altre malattie esotiche che prima non avevamo, sono apportate dagli immigrati, i quali vengono ammessi in Italia senza alcun vero filtro sanitario. Una mia conoscente addetta alle schermografie mi dice che ogni settimana trova una decina di africani portatori di tubercolosi. Quindi forse una buona parte della necessità di vaccinazione di massa specificamente in Italia, paese di accoglienza, è causata dall’arrivo e dalla accoglienza di questi milioni di immigranti.

In Europa, solo 3 paesi contro 15 hanno l’obbligo vaccinale, peraltro molto limitato. Perché l’Italia deve avere l’obbligo per 12 o 10 vaccini? Forse perché è destinata a prendersi e tenersi quasi tutti i migranti da paesi a rischio? Italia lasciata sola, quindi obbligo vaccinale. Occorrerebbe introdurre la quarantena.

Altre valide ragioni di sospetto e che pongono esigenze precauzionali di rifiutare i vaccini di Stato, eventualmente dichiarando di volerne comperare di migliori e più sicuri a proprie spese, sono il grande numero di partite di vaccino ritirate perché difettose; circostanze come quelle contestate dalla Corte dei Conti in relazione a contratti di appalto pubblico per la fornitura di vaccini. Per il contratto del vaccino contro l’influenza H1N1, stipulato dal governo con Novartis, la Corte dei Conti ha rilevato che esso praticamente esenta Novartis da ogni responsabilità per danni e persino per ritardi nella consegna, assicurandole per contro in ogni caso il profitto.

Non vi sono, a quanto mi consta, evidenze dell’effetto gregge, anzi tale effetto è poco concepibile dato che l’effetto immunizzante dei vaccini dura cinque o sette anni; semmai l’effetto gregge si ha quando una popolazione è immunizzata naturalmente e permanentemente grazie al superamento della malattia. La teoria dell’immunità di gregge è originariamente derivata da osservazioni su popolazioni divenute immuni naturalmente, per superamento della malattia. La soglia del 95% è arbitraria, o immaginaria. Nel caso di popolazioni vaccinate, quella teoria ha più smentite che conferme: intere popolazioni vaccinate hanno contratto la malattia. Epidemie si sono verificate entro popolazioni totalmente o quasi vaccinate mentre popolazioni in cui la copertura vaccinale è anche notevolmente inferiore al limite preteso, non presentono problemi di sorta.

Notoriamente, in molti casi, i vaccini hanno indotto anche in numerose persone la malattia che dovevano prevenire. Vi sono agenzie pubbliche per segnalare e risarcire questi casi.

I vaccini, per la loro attivazione, conservazione e protezione da microbi, richiedono l’aggiunta di sostanze tossiche per l’uomo, soprattutto neurotossiche, come composti di alluminio e mercurio. Poiché è tecnicamente impossibile allontanare il composto dal prodotto finito, contrariamente a quanto viene spesso sostenuto da chi, con ogni evidenza, non ha nozioni di tecnica farmaceutica, tutti i vaccini contengono mercurio.

Queste sostanze sono tossiche anche perché sono corpi estranei e come tali sono percepite e trattate dall’organismo. Ciò innesca le note reazioni consistenti nell’instaurazione di una forma infiammatoria potenzialmente cancerogena nel lungo periodo.

Il crimine, la corruzione, il falso, le frodi, persino le stragi (nei paesi poveri) sono abituali, anzi professionali, nel business farmaceutico, e nei politici che trattano con esso.

Inoltre, in fatto di moralità dell’industria farmaceutica, sono noti casi di società USA che usavano sudamericani e indios come cavie oppure che li sterminarono con pretesti di curarli con farmaci o di vaccinarli:

Did US scientists kill Amazon Indians with vaccine? – The Lancet

www.thelancet.com/pdfs/…/PIIS0140-6736(05)73850-2.pdf – Traduci questa pagina

di M McCarthy – ‎2000 – ‎Citato da 2 – ‎Articoli correlati

Amazon may have worsened a measles epidemic in the 1960s by administering a live-virus vaccine to. “immune-depressed” Indians causing hundreds of .

Ulteriore, serio elemento di sospetto contro i vaccini è che molti influenti personaggi auspicano la loro imposizione come strumento di riduzione della popolazione. Bill Gates, come altri, si ripromette di ridurre di 9 milioni all’anno i bambini grazie ai vaccini (effetti sterilizzanti o peggio): https://archive.org/details/WipeOutHumans-BillGates-VaccinesArebestWayToDepopulatePlanet

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il mercato dei vaccini ammontava all’incirca a 5 miliardi di dollari americani nel 2000 e, passato a 24 miliardi nel 2013, si prevede possa (debba!) arrivare a 100 miliardi nel 2025! Incentivare le vaccinazioni è un traguardo di mercato dell’industria o uno specifico obiettivo delle politiche di salute pubblica? La risposta è in un documento ufficiale del Parlamento Britannico, che risale al 2004: “L’influenza dell’industria farmaceutica”. Esso evidenzia la divergenza di interessi tra popolo e business farmaceutico, l’inadeguatezza dei controlli pubblici, la forte influenza dell’affarismo. Ciò trova conferma nel libro di Peter Gøtzsche, dal titolo “Medicine letali e crimine organizzato. Come le aziende farmaceutiche hanno corrotto il sistema sanitario”. Le case farmaceutiche sono delinquenti abituali: le statistiche lo mostrano.

A conferma della situazione di degrado in cui versa la ricerca in campo biomedico, a causa delle pesanti interferenze degli interessi economici dell’industria farmaceutica, il Comitato Nazionale per la Bioetica ha approvato nella seduta plenaria dell’8 giugno del 2006 un documento, che, nella parte dedicata alle “considerazioni finali”, così si esprime:

1) l’industria spesso non fornisce ai medici un’informazione neutrale e completa, ma un’informazione già indirizzata, creata nei propri uffici;

2) i farmaci prodotti sono spesso duplicati di altri farmaci già esistenti;

3) l’industria controlla e indirizza la ricerca attraverso i finanziamenti che elargisce all’Università;

4) l’industria a volte interrompe ricerche non favorevoli o ne impedisce la pubblicazione. In altri casi distorce una ricerca in corso, sostituendo gli obiettivi (end points) primari con obiettivi surrogati;

5) i dati bruti delle sperimentazioni clinico-farmacologiche rimangono spesso nelle mani dell’industria e non vengono mai messi a disposizione dei ricercatori che li hanno prodotti. A questi ultimi i dati vengono forniti soltanto quando sono stati rielaborati dagli uffici statistici delle aziende;

6) l’industria, in quanto “proprietaria dei risultati”, non pubblica i risultati negativi;

7) le riviste scientifiche non pubblicano articoli con dati negativi perché di scarso interesse scientifico o commerciale;

8) l’industria condiziona, attraverso la pubblicità, le maggiori riviste mediche, i cui referees spesso hanno rapporti di dipendenza economica dalle aziende;

9) i medici che redigono le rassegne o le linee-guida sovente non sono davvero indipendenti dalle industrie;

10) anche le pubbliche amministrazioni spesso non sono indipendenti dalle industrie.

(http://presidenza.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf)

L’Organizzazione mondiale della sanità certifica che in Italia non è in corso alcuna epidemia e non dilagano pandemie. Secondo Paolo Maddalena, già vicepresidente della Corte Costituzionale, “questo decreto legge è incostituzionale”. Anche il primo ministro uscente Paolo Gentiloni ha ripetuto che “non è in atto alcuna emergenza”. Allora perché si procede contro l’evidenza? Questione di sovranità perduta o bieco affarismo delle solite multinazionali come la Glaxo Smith & Kline? Ma per Mattarella va tutto bene, bisogna vaccinare i bambini, e firma il Decreto Legge che si apre con una menzogna: quella sull’urgente necessità: «Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale… Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica e di assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale; Ritenuto altresì necessario garantire il rispetto degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale… ».

Insomma, anche il campo dell’attività scientifica, oltre a quello dell’attività legislativa, è tanto in inquinato dalla corruzione da parte delle industrie farmaceutiche, che nessuna affermazione in favore dell’industria medesima, da parte della ricerca scientifica, può considerarsi sicura ed esente da condizionamenti.

Attenzione: con un punteggio di 93,11 su 100 l’Italia è prima nella classifica stilata dal Bloomberg Global Health Index. Gli italiani sono i più sani del mondo. Il merito è soprattutto del nostro stile di vita. Ma se noi italiani siamo il popolo più sano del mondo, perché proprio noi dobbiamo essere quelli con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie, mentre in Europa ben 15 nazioni, tra cui la Germania, non hanno alcun obbligo vaccinale?

Il 24 ottobre 2016, Sergio Mattarella ha dichiarato pubblicamente, come riportano La Repubblica ed altri quotidiani: «Sconsiderato chi critica i vaccini. Sono essenziali, bisogna contrastare decisamente quelli che li mettono in discussione». In una democrazia il mettere in discussione è l’elemento fondamentale, e chi la vuole reprimere per legge, o con la forza, intende instaurare di fatto una dittatura. In questo caso, per guadagnare la Glaxo: una dittatura per conto terzi, caro Mattarella. Il mercato dirige la politica e detta i nuovi divieti. Oggi le istituzioni, governi e parlamenti compresi, rispondono al grande capitale finanziario (da cui dipendono rigidamente per il rating e per il collocamento dei loro titoli del debito pubblico) molto più di quanto dipendano dagli elettori, dai popoli, che anzi oramai non hanno più influenza sulle grandi scelte politiche. Per tale oggettiva ragione, confermata da molti episodi di storia recentissima, è irrealistico avere fiducia nelle istituzioni politiche.

RIASSUNTO DELLA CONFERENZA DEL CODACONS SUI DANNI DEI VACCINI “AMMESSI” DALL’AIFA, AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO.

In sostanza AIFA evidenzia, negli anni 2014, 2015, 2016:

– un totale di 21.658 reazioni avverse (8182, 7892, 5584)

– di cui 3.351 solo da esavalente (infanrix hexa) (1857, 992, 702)

– di cui 454 gravi (danni neurologici)

– di cui 5 decessi (neonati prematuri vaccinati a 2 mesi e mezzo/3 con infanrix e prevnar, due dei quali anche rotavirus) due in Piemonte, 1 in Lombardia, 1 in Sicilia, 1 Basilicata.

Dal 2005 al 2015 + 40% aumento di bambini con deficit del neurosviluppo in Italia: l’alluminio contenuto nei vaccini è neurotossico e facendo più vaccini insieme ravvicinati si supera la soglia facilmente (i 5 morti hanno subito vaccini in simultanea).

Per ottenere i dati dall’AIFA il CODACONS ha dovuto fare denuncia ed è partita una inchiesta (per omissioni di atti di ufficio) dalla Procura della Repubblica di Torino.

I dati sono comunque sottostimati (si rifanno solo alle segnalazioni) e c’è da pensare che l’AIFA stia occultando documentazioni in merito alla farmacovigilanza (dichiarazioni on. Zaccagnini)

La ministra Lorenzin è stata denunciata alla Procura della Repubblica in quanto PUR ESSENDO A CONOSCENZA DI QUESTI DATI dal 10 maggio, non li ha resi noti al parlamento, ed ha comunque emesso il decreto il 19 maggio IGNORANDO I DATI di portata di gran lunga superiore al famoso “1 su un milione”.

Le ragioni più forti per opporsi davanti ai giudici all’imposizione dei vaccini sono appunto l’asservimento dell’Italia agli interessi stranieri e l’influenza corruttiva dell’industria, la corruzione strutturale della politica, la soppressione della libertà di critica e informazione, l’intimidazione dei medici. E’ notorio che politici (italiani) si vendono per professione e soprattutto che vendono gli interessi nazionali a quelli stranieri, coi vaccini come con le banche, con l’euro, col fiscal compact, coi migranti… quindi non possono essere mai credibili, quando impongono qualcosa in cui qualcuno guadagna grandi somme. Finché rubano i risparmi in banca è un conto, ma quando per profitto ti entrano nel corpo, è un altro conto. Ogni giudice è tenuto a capirlo e a trarne le conseguenze. Nessuno può essere obbligato a sottoporsi a un trattamento sanitario certamente o potenzialmente dannoso, soprattutto se l’obbligo è frutto dell’intesa tra partitocrazia corrotta e industria corruttrice.

ASPETTI GIURIDICI

Dal punto di vista costituzionale, innanzitutto vi è la già denunciata violazione del concetto liberale di persona, di libertà, di dignità, di libera scelta, di inviolabilità dell’interiore anche corporeo dell’essere umano.

In base all’art. 32 Cost.1 e all’art. 3 CEDU2, nessuno può essere obbligato ad accettare una sostanza che lo danneggia immediatamente e certamente nella salute e, insieme, lo espone a rischi di subire ulteriori danni. Nessuno può essere obbligato a lasciare inoculare a sé o ai suoi bambini un prodotto di cui si sa per certo che contiene alcune sostanze tossiche sicuramente e immediatamente nocive (mercurio, alluminio), di cui si sa che l’effetto tossico sarà moltiplicato dal fatto che ben 6 vaccini verranno somministrati congiuntamente, di cui non si sa bene che grado di efficacia e che durata di efficacia abbia, di cui si sa che può provocare la malattia che dovrebbe prevenire, di cui si sa che contiene DNA di animali e feti abortiti, usati per la produzione. E di cui si sa che il governo ha esonerato il produttore dalla responsabilità per danni.

Inoltre va rilevato il fondato e grave motivo di sospetto nel fatto che il contratto di fornitura tra il governo e la Glaxo è stato stipulato dal governo con una grande industria farmaceutica attraverso trattative private, segrete, e che non è stato messo a disposizione del pubblico per il necessario controllo.

Altro grave motivo di sospetto, giustificante l’obiezione, è il fatto che i medici sono sottoposti ad intimidazione (minaccia di radiazione) da parte dello Stato (anche gli ordini dei medici sono enti pubblici) affinché non esprimano riserve e dubbi sui vaccini, il che li pone in conflitto di interesse coi pazienti, e priva i pazienti del diritto ad un’assistenza medica libera e incondizionata nel fare il bene del paziente. Inoltre i medici vengono premiati se riescono a vaccinare un’alta percentuale dei loro pazienti.

Ulteriore motivo di obiezione è nel fatto che i mass media nascondono all’opinione pubblica i dati sull’inefficacia e sugli effetti indesiderati dei vaccini come le nascondono tutte le manifestazioni popolari contro l’obbligo vaccinale, in un evidente disegno di condizionarla e disinformarla per impedirle di agire sulle scelte politiche.

Rileviamo inoltre che vi sono precedenti di vaccini comperati inutilmente con simili contratti, e che di solito con essi il governo esonera le case farmaceutiche dalla responsabilità per danni alla gente ad opera dei vaccini, o meglio trasferisce questa responsabilità risarcitoria sui contribuenti, e ciò costituisce un vero e proprio incentivo, un via libera all’industria farmaceutica fornitrice, a risparmiare sulla fabbricazione del suo prodotto e a rifilarci vaccini nocivi perché fatti male oppure perché fatti per avere effetti diversi dalla vaccinazione.

In relazione ai rapporti corruttivi tra industria e politica, di cui ho parlato prima, possiamo dire che assolutamente la classe politica non è idonea a decidere per la gente in materia di vaccini, né a negoziare contratti di fornitura sicuri con l’industria. I partiti dipendono dalle tangenti e dallo sfruttamento della spesa pubblica in modo strutturale. Se togli ai partiti di potere le loro reti di comitati di affari, di gestione della spesa pubblica, degli appalti, delle assunzioni, delle sovvenzioni, è come se togliessi il motore da un’automobile.

I contratti per la fornitura pubblica dei vaccini hanno caratteristiche giuridiche tali, come abbiamo visto, che non solo non danno garanzia di innocuità dei vaccini che saranno forniti (soprattutto perché solitamente viene esclusa la responsabilità dell’industria fornitrice), ma che anche fanno presumere, ai fini prudenziali della sicurezza, seppur non ai fini penali, che i politici siano stati indebitamente condizionati dall’industria fornitrice, e che perciò il prodotto sia insicuro.

COME DIFENDERSI

Sul piano legislativo, in primo luogo, propongo di diffondere il seguente progetto di legge per la tutela degli assuntori di farmaci, vaccini e trattamenti sanitari:


Articolo 1 Nessuno può essere obbligato a ricevere somministrazione di farmaci o vaccini che non siano già stati testati e se i risultati dei test non sono pubblicamente disponibili. Nessuno può essere in alcun modo sanzionato o discriminato per il rifiuto a ricevere somministrazione di farmaci o vaccini che non siano già stati testati e se i risultati dei test non sono pubblicamente disponibili. 

Nessuno può essere obbligato a ricevere o ad eseguire trattamenti sanitari di alcun genere, né può essere in alcun modo sanzionato o discriminato per il rifiuto di riceverli o eseguirli, se non per legge, per una necessità presente e dichiarata, e se non sono soddisfatte le seguenti condizioni:

a) La trattativa e il contratto o i contratti per la fornitura del farmaco o vaccino, dal produttore alla struttura somministrante, devono essere trasparenti e accessibili al cittadino. La casa produttrice del presidio sanitario e degli eventuali strumenti per la sua somministrazione e conservazione deve rendere interamente nota la composizione molecolare, la procedura produttiva, i metodi di conservazione del presidio sanitario e degli strumenti per la sua somministrazione, il suo effetto e la sua funzione in relazione alle condizioni della persona, il procedimento eseguito per testare il farmaco o vaccino e i suoi effetti, gli eventuali finanziamenti o altri contributi alla procedura dei test o di corresponsione o promessa di utilità economiche ai soggetti che la hanno eseguita, da parte di chi abbia interesse commerciale o giudiziario nella fornitura del farmaco o vaccino. I predetti soggetti devono fare dichiarazione al pubblico dei predetti finanziamenti, contributi, utilità. Particolarmente in quanto ai vaccini, dovrà essere dichiarato l’ambito di copertura, la durata della copertura, il grado quantitativo di copertura, l’età di possibile somministrazione in relazione allo sviluppo del sistema immunitario, gli eventuali effetti sul funzionamento e sullo sviluppo del sistema immunitario.

b) Lo stato, in persona del Ministro della sanità, deve aver accertato e garantito espressamente e con piena responsabilità quanto al punto precedente. 

c) I cittadini individualmente o attraverso associazioni devono avere la possibilità di verificare quanto al punto a).

d)Il farmaco o vaccino deve essere stato già testato per il tipo di soggetto a cui viene somministrato anche nella combinazione e interazione con altri farmaci o vaccini, anche in relazione all’età dei soggetti.

e)Deve essere assicurata la piena responsabilità civile, penale e amministrativa, anche verso i pazienti, dei produttori, dei distributori e degli enti pubblici che prescrivono il trattamento e che sono tenuti alla farmacosorveglianza per eventuali danni dovuti a difforme o difettosa composizione, sperimentazione, produzione, conservazione e somministrazione dei suddetti presidi.

Articolo 2  –  Ognuno ha libertà di opinione, di ricerca, di parola, di insegnamento in ogni aspetto della materia medica, chirurgica, biologica e non può essere sottoposto a sanzioni di alcun tipo, comprese le sanzioni disciplinari dell’ordine di appartenenza, per lo svolgimento tali attività, qualora non sia provato che abbia in malafede diffuso pubblicamente notizie false e tendenziose che abbiano causato danni alla salute delle persone.

Articolo 3 – Nessuna prescrizione di trattamento sanitario potrà essere eseguita se non previa visita medica presso un’agenzia del sistema sanitario nazionale, la quale se ne assuma la responsabilità congiuntamente al medico o ai medici che la eseguono anche in ordine alla idoneità del paziente a ricevere il trattamento.

Articolo 4 – La violazione dell’articolo 1, comma a) e comma b), è punita con la reclusione da due a cinque anni, con la multa da € 100.000 a 500.000, e con l’interdizione dai pubblici uffici e dalla professione per cinque anni. 

Qualora si accerti che la violazione è avvenuta in presenza di cessioni di utilità in favore di pubblici ufficiali, la pena è da cinque a vent’anni di reclusione, con la multa da € 1 milione a 10 milioni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dalla professione.

Qualora il ministro o il sottosegretario alla sanità siano condannati per il reato di cui al primo comma o al secondo comma, la pena per loro è raddoppiata. 

Chiunque, in violazione dell’articolo due, minacci sanzioni pubbliche o private per inibire l’esercizio dei diritti sanciti nel medesimo articolo, è punito con la reclusione da due a cinque anni, la multa da € 5.000 ad € 20.000 e l’interdizione dai pubblici uffici e dalla professione per la durata della pena detentiva. La pena è raddoppiata  qualora la violazione sia compiuta  al fine di limitare la libertà di un medico nell’esercizio delle sue funzioni, della ricerca e della informazione al pubblico.  

La violazione dell’articolo 3 è punita con la reclusione da due a cinque anni,  con la multa da € 5,000 a € 20.000 e con l’interdizione dai pubblici uffici e dalla professione per la durata della pena detentiva.

Ognuno ha facoltà di pubblicare interamente la sentenza di condanna o assoluzione a sue spese. Le testate prescelte non possono rifiutare la pubblicazione.

Sul piano della difesa in sede amministrativa, extra giudiziale, si sta lavorando a una dichiarazione critica di obiezione, in attesa del varo della legge di conversione con eventuali ulteriori modifiche, e dei regolamenti di attuazione ministeriali.

In attesa che la legge sull’obbligo vaccinale assuma una configurazione definitiva in modo che possiamo elaborare strumenti di obiezione definitivi, è bene aspettare, se possibile, a prendere posizione.

In ogni caso, non firmate dichiarazioni di rifiuto informato alla vaccinazione, perché in realtà non siete informati siccome l’informazione viene nascosta o limitata o distorta. Non dichiarate di essere contrari ai vaccini come tali, ma dichiarate che volete prima essere sicuri che non siano nocivi, che siano efficaci, e che il carattere segreto delle trattative e del contratto stipulato dal governo, con l’esonero di responsabilità per danni ai favore delle case farmaceutiche, fa pensare a un accordo illecito, alla corruzione politica, a forniture scadenti. E che state considerando l’opzione di comperare e vostre spese vaccini fatti meglio, più garantiti, per i vostri figli.

E’ essenziale in ogni caso responsabilizzare per iscritto, ai fini civili, penali e amministrativi, il personale sanitario e amministrativo con cui verrete a contatto, ricordandogli che, per disposto costituzionale, il pubblico funzionario risponde dei danni solidalmente con la pubblica amministrazione.

Occorre tutti insieme, magari attraverso un’organizzazione di consumatori:

  • Affermare il principio: Niente autorità senza responsabilità.

  • Scrivere preventivamente alla ditta produttrice chiedendo garanzie, trasparenza dei metodi produttivi e spiegazioni; siccome questa non le darà, farlo presente all’azienda sanitaria come giustificazione al rifiuto.

  • Chiedere all’Asl previa autorizzazione scritta a filmare la vaccinazione, a ritirare le siringhe, le scatole e i bugiardini a scopo di assicurare le prove per il caso che sorgano effetti avversi.

Sul piano giudiziario, si possono avere diverse situazioni.

Se la scuola vi rifiuta l’iscrizione dei figli perché non li avete fatti vaccinare, potete ricorrere al tribunale richiedendo un provvedimento d’urgenza per l’ammissione.

Se vi verrà notificata un’ordinanza che applica una sanzione amministrativa perché non avete fatto vaccinare i figli, potrete impugnarla davanti all’autorità giudiziaria competente, che sarà indicata nel testo stesso dell’ordinanza.

In ogni caso, potete richiedere al giudice di posporre la vaccinazione a quando il bimbo avrà almeno 48 mesi, cioè a quando avrà un sistema immunitario sviluppato, proprio per far sì che il vaccino sia efficace.

Se il Tribunale dei Minorenni, su segnalazione dei servizi sanitari, vi convocherà prospettando un possibile affidamento dei figli ai servizi sociali affinché vengano vaccinati, dovete costituirvi assistiti da un avvocato e spiegare le ragioni del vostro rifiuto, e sottoporre documentazione scientifica e la giurisprudenza che già dice che l’obiezione vaccinale non è per sé incuria verso la prole.

Se riscontrate danni da vaccinazione, potete richiedere il risarcimento all’Asl, al Ministero e, in solido, alle persone che vi hanno costretti a subire la vaccinazione. La Corte EDU di Strasburgo ha dettato i principi per dimostrare il nesso causale tra vaccino e danno: prossimità temporale, assenza di familiarità, casi analoghi, collegamento plausibile.

Dal punto di vista penale, già diverse denunce sono state sporte contro il ministro della Sanità e altri; è opportuno organizzarsi per presentare ulteriori denunce anche contro gli operatori sanitari e amministrativi che, applicando fedelmente o meno le norme sull’obbligo vaccinale o andando oltre esse, commettono illeciti quali minacce, violenza privata, abuso di atti d’ufficio, lesioni personali.

In caso che veniate denunciati ex art. 650 cp, cioè per disobbedienza all’ordine dell’autorità di eseguire la vaccinazione, ricordare che l’unica fattispecie che potrebbe oggi far scattare un simile provvedimento è quella prevista dall’art. 260 T.U.L.S. cioè se l’ordine di vaccinazione ha funzione di impedire la diffusione di malattie infettive concretamente presenti sul territorio o sul punto di diffondersi.

Infine, bisogna intervenire nel giudizio costituzionale già promosso con ricorso alla Consulta dalla Regione Veneto contro il DL 73/2017 e in quello che sarà promosso contro la legge di conversione del medesimo.

Gli argomenti da usarsi negli atti giudiziari sono sostanzialmente quelli esposti in questa relazione, e che trovate nella letteratura specializzata; ma il succo è che ci troviamo di fronte a un caso in cui concorrono moltissimi elementi, elementi gravi e convergenti, indizianti l’ennesimo abuso della politica incompetente e affarista nonché asservita agli interessi del grande capitale soprattutto anglo-americano. Faremo anche presente che il fatto che l’Italia faccia da apripista mentre gli altri paesi non hanno obblighi vaccinali o li hanno in misura minima, conferma che non vi è alcuna urgenza di vaccinazione di massa in Italia, a meno che questa abbia scopo sperimentale oppure che sia necessitata dal fatto che stiamo accogliendo milioni di immigrati a loro volta provenienti da paesi infestati da malattie qui da noi già debellate o mai esistite. Ma se così è, non bisogna reagire coi vaccini bensì respingendo ed espellendo o quarantenando gli immigranti a rischio.

24.07.17 Avv. Marco Della Luna

1Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita`, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno puo` essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non puo` in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

2Articolo 3 Diritto all’integrità della persona 1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. 2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge, il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone, il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro, il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.

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“OLTRE L’AGONIA” E’ NATO

E’ in distribuzione il mio nuovo saggio

OLTRE L’AGONIA

Come fallirà il dominio tecnocratico dei poteri finanziari


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Con il pretesto di dover assicurare a tutti i costi la governance richiesta dagli stessi mercati che hanno destabilizzato la società, essa crea la giustificazione per controllare la vita sociale attraverso nuovi strumenti elettronici e biologici, che tracciano, violano e manipolano l’uomo fin nella sua integrità neurofisiologica. Questa “società gestita” è il risultato dell’applicazione degli strumenti della psicologia aziendale, potenziati con tecniche di manipolazione neurale e biologica.

Tale tecnologia ha dato ai governanti non solo un potere di controllo e intervento su tutti noi prima impensabile, ma anche una nuova struttura del potere stesso, delocalizzata e politicamente irresponsabile, in cui l’automazione e la smaterializzazione degli strumenti di governo e di arricchimento hanno privato le persone del potere di contrattazione e della partecipazione ai processi decisionali, relegandole al margine dei circuiti produttivi e decisionali.

Ha generato un ordine contrario ai bisogni dell’uomo e della biosfera, un ordine cementato da un catechismo ideologico “politicamente corretto” che criminalizza, censura e inibisce chi ne critica i fondamenti.

Siamo piegati dalle crisi incalzanti e dalle loro imposizioni, e così accettiamo che la sopravvivenza del sistema produttivo da cui dipendiamo necessiti di un maggior controllo sociale, di una crescente riduzione delle sicurezze personali, delle relazioni comunitarie e delle libertà. Quando saremo completamente sottomessi, per governarci non sarà più nemmeno necessario concederci i diritti e la dignità basilari.

Il capitalismo finanziario alimenta il falso dogma della scarsità della moneta e sta diventando sempre più una guida politica assoluta.

Oltre a mercificare l’uomo, disgrega e degrada la società in due maniere: le infligge ricorrenti crisi e dissolve le sue basi morali in una logica di competizione individualistica.

Descrivendo questo minaccioso passaggio epocale, in cui l’Uomo sta rischiando tutto, il libro indica la via di uscita dall’incombente dominio tecnocratico nella stessa insondabile e incoercibile complessità del mondo, della psiche, dell’Essere.

Indice


Presentazione

I – Instrumenta regni e ingegneria sociale

  • La rivoluzione
  • Culto del calcolo e declino della civiltà
  • Governare senza miti
  • Forma-merce per l’uomo
  • Troppe mani invisibili
  • Il mondo amministrato
  • Il potere bancario-monetario
  • Banche e mondo
  • Problemi di pianificazione e prevedibilità
  • Verso il governo zootecnico
  • La scacchiera dei popoli
  • Semplificare l’Uomo
  • Motivazioni inumane
  • Alle radici del Male
  • Tecnica e tendenze
  • Costanti umane
  • Utopia e ingegneria
  • Privatizzare la Costituzione

II – Né Stato né repubblica

  • Dopo la fine dello Stato
  • La fisiologia del cigno nero
  • Italia: sovranità limitata e decadenza illimitata
  • Italia e UE
  • La santa inquisizione europeista
  • La criminalità al potere
  • Belpaese, brutta fine
  • I conti con l’oste
  • Integrazioni
  • Capitali negativi

III – L’uomo, il male e il dopo

  • Un errore incolpevole
  • Ragioni per sperare
  • Agire?
  • L’insopprimibile libertà dell’essere
  • Prima idea
  • Seconda idea

Appendici

  1. Sistema bancario: fine dello story telling istituzionale
    Psiche e crisi del riduzionismo materialista

Postfazione filosofica di Luigi Tedeschi

Bibliografia di riferimento

Scheda Tecnica


Editore Arianna Editrice
Data pubblicazione Agosto 2017
Formato Libro – Pag 160 – 15×21 cm
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Dello stesso autore


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VACCINI: PROPOSTA DI LEGGE

Il contratto di appalto per la fornitura dei vaccini obbligatori non è ancora stato reso pubblico, ma se è come gli ultimi, è illegittimo, è un abuso. Il problema di fondo con i vaccini è che i politici (italiani) si vendono per professione e soprattutto che vendono gli interessi nazionali a quelli stranieri, coi vaccini come con le banche, con l’euro, col fiscal compact, coi migranti… quindi non possono essere mai credibili, quando impongono qualcosa in cui qualcuno guadagna grandi somme. Finché rubano i risparmi in banca è un conto, ma quando per profitto ti entrano nel corpo, è un altro conto.

Progetto di legge per la tutela degli assuntori di vaccini e per la libertà professionale dei medici contro la corruzione della politica e gli abusi di Big Pharma:

Articolo 1 Nessuno può essere obbligato a ricevere somministrazione di farmaci o vaccini che non siano già stati testati e se i risultati dei test non sono pubblicamente disponibili. Nessuno può essere in alcun modo sanzionato o discriminato per il rifiuto a ricevere somministrazione di farmaci o vaccini che non siano già stati testati e se i risultati dei test non sono pubblicamente disponibili. 

Nessuno può essere obbligato a ricevere o ad eseguire trattamenti sanitari di alcun genere, né può essere in alcun modo sanzionato o discriminato per il rifiuto di riceverli o eseguirli, se non per legge, per una necessità presente e dichiarata, e se non sono soddisfatte le seguenti condizioni:

a) La trattativa e il contratto o i contratti per la fornitura del farmaco o vaccino, dal produttore alla struttura somministrante, devono essere trasparenti e accessibili al cittadino. La casa produttrice del presidio sanitario e degli eventuali strumenti per la sua somministrazione e conservazione deve rendere interamente nota la composizione molecolare, la procedura produttiva, i metodi di conservazione del presidio sanitario e degli strumenti per la sua somministrazione, il suo effetto e la sua funzione in relazione alle condizioni della persona, il procedimento eseguito per testare il farmaco o vaccino e i suoi effetti, gli eventuali finanziamenti o altri contributi alla procedura dei test o di corresponsione o promessa di utilità economiche ai soggetti che la hanno eseguita, da parte di chi abbia interesse commerciale o giudiziario nella fornitura del farmaco o vaccino. I predetti soggetti devono fare dichiarazione al pubblico dei predetti finanziamenti, contributi, utilità. Particolarmente in quanto ai vaccini, dovrà essere dichiarato l’ambito di copertura, la durata della copertura, il grado quantitativo di copertura, l’età di possibile somministrazione in relazione allo sviluppo del sistema immunitario, gli eventuali effetti sul funzionamento e sullo sviluppo del sistema immunitario.

b) Lo stato, in persona del Ministro della sanità, deve aver accertato e garantito espressamente e con piena responsabilità quanto al punto precedente. 

c) I cittadini individualmente o attraverso associazioni devono avere la possibilità di verificare quanto al punto a).

d)Il farmaco o vaccino deve essere stato già testato per il tipo di soggetto a cui viene somministrato anche nella combinazione e interazione con altri farmaci o vaccini, anche in relazione all’età dei soggetti.

e)Deve essere assicurata la piena responsabilità civile, penale e amministrativa, anche verso i pazienti, dei produttori, dei distributori e degli enti pubblici che prescrivono il trattamento e che sono tenuti alla farmacosorveglianza per eventuali danni dovuti a difforme o difettosa composizione, sperimentazione, produzione, conservazione e somministrazione dei suddetti presidi.

Articolo 2  –  Ognuno ha libertà di opinione, di ricerca, di parola, di insegnamento in ogni aspetto della materia medica, chirurgica, biologica e non può essere sottoposto a sanzioni di alcun tipo, comprese le sanzioni disciplinari dell’ordine di appartenenza, per lo svolgimento tali attività, qualora non sia provato che abbia in malafede diffuso pubblicamente notizie false e tendenziose che abbiano causato danni alla salute delle persone.

Articolo 3 – Nessuna prescrizione di trattamento sanitario potrà essere eseguita se non previa visita medica presso un’agenzia del sistema sanitario nazionale, la quale se ne assuma la responsabilità congiuntamente al medico o ai medici che la eseguono anche in ordine alla idoneità del paziente a ricevere il trattamento.

Articolo 4 – La violazione dell’articolo 1, comma a) e comma b), è punita con la reclusione da due a cinque anni, con la multa da € 100.000 a 500.000, e con l’interdizione dai pubblici uffici e dalla professione per cinque anni. 

Qualora si accerti che la violazione è avvenuta in presenza di cessioni di utilità in favore di pubblici ufficiali, la pena è da cinque a vent’anni di reclusione, con la multa da € 1 milione a 10 milioni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dalla professione.

Qualora il ministro o il sottosegretario alla sanità siano condannati per il reato di cui al primo comma o al secondo comma, la pena per loro è raddoppiata. 

Chiunque, in violazione dell’articolo due, minacci sanzioni pubbliche o private per inibire l’esercizio dei diritti sanciti nel medesimo articolo, è punito con la reclusione da due a cinque anni, la multa da € 5.000 ad € 20.000 e l’interdizione dai pubblici uffici e dalla professione per la durata della pena detentiva. La pena è raddoppiata  qualora la violazione sia compiuta  al fine di limitare la libertà di un medico nell’esercizio delle sue funzioni, della ricerca e della informazione al pubblico.  

La violazione dell’articolo 3 è punita con la reclusione da due a cinque anni,  con la multa da € 5,000 a € 20.000 e con l’interdizione dai pubblici uffici e dalla professione per la durata della pena detentiva.

Ognuno ha facoltà di pubblicare interamente la sentenza di condanna o assoluzione a sue spese. Le testate prescelte non possono rifiutare la pubblicazione.

09.07.17 Marco Della Luna

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BANCHE: MONETA ILLEGALE, CONTRATTI NULLI

BANCHE: MONETA ILLEGALE, CONTRATTI NULLI

Banca d’Italia, con l’Avviso al pubblico del 06.06.17, https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/avvisi-pub/, dichiara: “La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale – ossia dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro – è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE)”. Banca d’Italia ammette che però le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi all’anno di euro scritturali (si veda il Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a.”

 Da quanto sopra dichiarato dalla BdI discende che le banche di credito usurpano una funzione riservata alla BCE. E la BCE lo sa. 

Le conseguenze giuridiche di quanto sopra sono molteplici, e tutte portano a una conseguenza pratica: la banca non può pretendere il rimborso dei suoi “prestiti” né il pagamento degli interessi, perché i contratti sono nulli.

Innanzitutto, usurpando una funzione pubblica riservata dalla legge e dai trattati alla BCE, le banche commettono sistematicamente il reato previsto e punito dall’art. 347 del Codice Penale (Chiunque usurpa una funzione pubblica … … è punito con la reclusione fino a due anni.) e/o il reato previsto e punito dall’art. 453 (È punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da lire un milione a sei milioni 1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori).

La moneta così creata è corpo di reato e va sequestrata, e ogni contratto con la banca, utilizzante questa moneta, è nullo per illiceità dell’oggetto, e la banca non può pretendere in restituzione un quid ejusdem generis di ciò che ha dato, perché si tratta di un genus illecito.

In secondo luogo, se ciò che la banca ha creato e prestato come “euro” non è moneta legale, essa, non avendo mai erogato moneta legale euro, non ha mai eseguito il prestito.

In terzo luogo, la banca ha dato un aliud pro alio. Che si tratti di un quid alii, diverso per essenza, è evidente: la moneta legale è solo quella creata dalla BCE; solo essa non nasce come monetizzazione di un rapporto obbligatorio; solo essa ha la capacità di estinguere i rapporti di credito-debito senza crearne degli altri; solo essa è ontologicamente indipendente dalle sorti (dall’eventuale insolvenza) delle banche; la moneta contabile bancaria è per contro sempre consistente, giuridicamente, in una promessa di pagamento (tale è il saldo attivo di conto corrente o di libretto di risparmio o l’importo dell’assegno circolare) avente ad oggetto una qualsiasi valuta legale a scelta delle parti (Euro, Dollari, Yen, Sterline…); essa quoad existentiam dipende dalla solvibilità della banca depositaria-debitrice., e non è fiat (cioè non è dotata di accettazione imposta d’imperio dallo Stato: il bonifico di una banca insolvente non vale nulla).

In quarto luogo, la banca ha creato contabilmente mezzi monetari non-euro dichiarandoli e contabilizzandoli come euro, come moneta legale, pur sapendo di non avere la facoltà di crearla e di agire contro le leggi e i trattati.

In quinto luogo, ha spacciato per euro ciò che euro non è, al fine di ottenere l’impegno del cliente a rimborsare euro non ricevuti: quindi ha adibito dolo, frode, per ottenere un profitto ingiusto, smerciando un quid intrinsecamente illecito.

Quelli sopra esposti sono argomenti da usare per difendersi dalle banche eccependo la nullità nelle vertenze individuali. Ma sul piano generale, essi fanno emergere la radicale ipocrisia-contraddizione giudica, logica, sociale e morale su cui poggia lo Stato e la sua parvenza di legalità. Non si tratta, evidentemente, di una questione secondaria, né di una questione di mero principio morale, ma della stessa struttura dell’economia, della distribuzione dei redditi e del carico fiscale, del potere politico in un sistema-paese che dipende dalle banche per il finanziamento sia privato che pubblico.

Una recente ordinanza del Tribunale di Savona, nella causa n. 1580/2017, dichiara che sarebbe valido il mutuo erogato da una banca con denaro da essa creato contabilmente come “euro” anche se la banca non ha la facoltà di creare euro, ed è valido perché il mutuatario lo ha comunque utilizzato. Questa ordinanza ha espresso un principio implicante, da un lato, che il denaro bancario è valido anche se falso, purché sia accettato; e, dall’altro lato, che la banca è il disopra della legge (la quale riserva la creazione di denaro alla BCE). Il tribunale ha scritto, infatti: l’eventuale violazione delle disposizioni relative alla creazione di moneta ed alla raccolta del risparmio, in nessun caso potrebbe riverberarsi sulla validità ed efficacia del contratto di finanziamento”: ossia, le banche hanno il diritto di usare, per arricchirsi, anche il denaro da esse creato abusivamente e in violazione delle leggi. Le banche quindi sono al di sopra della legge che vale per il resto della società – quindi la legge non è eguale per tutti.

Per il Tribunale, ai fini del diritto della banca a incassare, è irrilevante se il denaro prestato sia o non sia legittimo e di origine legittima, cioè è irrilevante il problema della sua legalità. Ossia, è irrilevante il dato di diritto; mentre è rilevante il dato di fatto, ossia il fatto che quel denaro sia stato usato, accettato, dai terzi, dal mercato.  Il fatto dell’accettazione del denaro bancario legittima la pretesa bancaria superando la illegittimità della creazione monetaria da parte della banca. Nella fattispecie, la banca aveva dato a mutuo al cliente una somma di denaro da essa scritturalmente creato, e il cliente la aveva usata per pagare un appartamento mediante bonifico sul conto corrente del venditore presso un’altra banca, la quale aveva accettato questo denaro accreditandolo al venditore sul conto corrente di questi. L’accettazione del denaro contabile creato da una banca sta semplicemente nel fatto che le altre banche, nel mutuo interesse, ricevendo quel denaro, lo accreditano. Cioè i banchieri si accettano, si validano, si legittimano l’un l’altro il denaro che ciascuno di loro illecitamente crea sotto la falsa denominazione di moneta legale. E il potere giudiziario recepisce questo dato di fatto illegittimo e lo tutela. Cioè i banchieri si fanno la legge da sé e i giudici la applicano. Per contro – aggiunge l’ordinanza – la moneta scritturale creata dai cittadini non è valida, perché non ha accettazione. Questo il senso dell’ordinanza.

L’ ordinanza in esame è pertanto un’ulteriore prova del fatto che il principio della rule of law (o di legalità) non vale nel mondo reale; che vi è un ordinamento giuridico reale e materiale, non scritto, dato dai rapporti di forza effettiva, al di sopra della Costituzione ufficiale e delle leggi scritte; e che il potere giudiziario tutela questo ordinamento reale e materiale, nongià il diritto ufficiale. Right is might.

Ora resta da vedere ciò che farà la Corte di Cassazione, la quale è però l’organo apicale della giurisdizione, quindi, se confermerà la decisione dei giudici di Savona, se legittimerà l’uso della moneta illegalmente creata dalle banche, tale decisione e la sua palese contrarietà alla legge e alla Costituzione ufficiali sanciranno formalmente che lo Stato-apparato reale è, rispetto ad esse, radicalmente illegittimo.

27.06.17 Marco Della Luna

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GESU’- MAOMETTO: INTESA RAGGIUNTA!

GESU’- MAOMETTO: INTESA RAGGIUNTA!

Forse non sono fatti per capirsi sul piano teologico, cristiani e musulmani, ma  sicuramente sono fatti per intendersi nella vita, perché sono complementari.

Infatti, i cristiani in nome e per amore di Dio accettano di morire per mano dei non credenti senza ribattere,  secondo l’esempio del  loro fondatore Gesù Cristo;  mentre i musulmani in nome e per amore di Dio uccidono i non credenti, secondo l’esempio del  loro fondatore Maometto.

Così ora sono contenti tutti: i cristiani, perché si sacrificano testimoniando così l’amore e la tolleranza; i musulmani, perché ogni anno  uccidono nel mondo decine di migliaia di cristiani testimoniando così la loro fedeltà ai precetti del Libro. I seguaci di Gesù e quelli di Maometto non sono tra loro avversari, sono stati fatti gli uni per gli altri, sono una risorsa gli uni per gli altri, una risorsa inesauribile, e una inesauribile fonte di gloria per Dio!

La vera armonia, la vera intesa tra le religioni, non viene  dalle discussioni teoriche e di principio, ma dalla complementarietà nei fatti, nella prassi, nella quotidianità. E cristiani e musulmani l’hanno ormai raggiunta,  mentre israeliti e musulmani hanno ancora seri problemi da superare, perché la stella di David non ama farsi crocifiggere.

16.06.17 Marco Della Luna

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BANCA D’ITALIA SI CONTRADDICE

 

BANCA D’ITALIA SI CONTRADDICE

Banca d’Italia, con le sue ultime dichiarazioni ufficiali, è incorsa in una contraddizione fatale, da cui emerge la sua posizione di conflitto di interessi rispetto al Paese, al popolo, essendo essa, soprattutto dopo le due recenti riforme in senso privatizzante, posseduta e sostanzialmente controllata da banchieri e finanzieri privati, aventi interessi oggettivi contrastanti con quelli dei lavoratori, dei risparmiatori, della popolazione generale, come hanno manifestato i numerosi scandali bancari. Ecco la contraddizione:

Banca d’Italia enuncia, nel suo Avviso al pubblico 06.06.17 dal titolo “La moneta legale e la moneta scritturale” https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/cultura-finanziaria/informazioni-base/moneta-legale-scritturale/index.html  “La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale – ossia dotata del potere di  estinguere le obbligazioni in denaro – è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE)…” Il testo avvisa i cittadini che essi non possono creare moneta scritturale valida.

Ciò significa che la moneta legale (creata ed) emessa dalla BCE è l’euro in forma di banconota. E nessun altro può emetterla. Quindi la moneta creata-prestata dalle banche come “euro” è moneta illegale, abusiva.

Banca d’Italia sa benissimo che circa l’85% della massa monetaria M1 consiste di moneta scritturale creata non dalla BCE, ma dalle banche di credito mediante il prestito e gli investimenti, e denominata “euro” come la moneta legale creata ed emessa dalla BCE, pur non essendo moneta legale, in base a quanto affermato sopra da Banca d’Italia – lo sa e lo dichiara ufficialmente anche nelle tabelle degli aggregati monetari, dove risulta che le banche di credito creano mediamente 1.000 miliardi l’anno di questa moneta scritturale non legale, spacciandola come “euro”. Sa benissimo che questa moneta creditizia non è rappresentativa di moneta legale e non è coperta da essa. Sa benissimo che è un aggregato a sè. E come mai Banca d’Italia e BCE permettono ciò?

Nella causa 3371/16 RG avanti al Tribunale di Savona, con la memoria 22.04.17, UNICREDIT, principale banca d’Italia e partecipante di Banca d’Italia, afferma: “Il sistema bancario crea moneta tramite la concessione di finanziamenti da parte delle singole banche alle imprese e alle persone: i finanziamenti bancari significano risorse finanziarie disponibili e spendibili da parte di chi li riceve (appunto, imprese e persone).”

Quindi Unicredit ammette di creare e prestare moneta, euro precisamente, in sfida a quanto affermato da Banca d’Italia, ossia che la sola la BCE crea moneta legale capace di estinguere le obbligazioni pecuniarie.

Ma allora perché, nel suddetto comunicato del 06.06.17, Banca d’Italia non se la prende con le banche che creano moneta chiamandola “euro” in violazione della riserva di legge in favore della BCE, e se la prende invece con la creazione di moneta scritturale da parte del cittadino che vuole non arricchirsi ma liberarsi dai supposti debiti verso una banca che gli ha prestato altra moneta scritturale?

Affermo che Bankitalia ha ragione quando dichiara che bisogna farla finita con la moneta scritturale perché è destabilizzante per la società. La moneta scritturale è la principale causa della crisi economica, essendo una moneta pirata, illegale, che nasce e sparisce comodo di soggetti privati, non paga le tasse sulla sua creazione, la sua produzione e la sua revoca non vengono registrate, lascia l’economia senza liquidità, si presta a creare speculazioni e bolle devastanti.

Solo che tutto questo va bene ai banchieri fintanto che sono solo essi a creare a costo zero e ad usare la moneta scritturale, prestandola per farsela rimborsare dalla gente in denaro guadagnato col sudore della fronte, e scaricando i suoi danni sulla società privata di sovranità monetaria, in forma di bolle, di risparmio distrutto (rubato), etc. Se adesso la gente mangia la foglia, non si lascia più defraudare, e si difende da quei danni creando anch’essa moneta scritturale e ripagando le banche con la stessa moneta non legale che esse le hanno prestato, allora la cosa non va più bene alle banche private che possiedono Banca d’Italia, ed ecco l’Avviso al Pubblico.

Insomma, per la comunità bancaria la moneta scritturale va bene solo se i banchieri ne hanno l’esclusiva, il monopolio, e per giunta lo hanno senza una legge che glielo attribuisca ufficialmente, cioè se la gente non sa e non capisce ciò che essi fanno e come guadagnano sulle sue spalle. Solo se essi, così, possono agire come vogliono senza essere chiamati a rispondere. Solo se non pagano le tasse su questa creazione monetaria.

In questo contesto di legalità violata, la creazione di moneta scritturale da parte dei cittadini, con cui pagare le banche, diviene legittima come atto di legittima difesa di se stessi e della Costituzione, oltre che in forza dei principi di eguaglianza e solidarietà.

La Banca d’Italia, essendo solo apparentemente un soggetto pubblico ma essendo in realtà posseduta e diretta da un ristrettissimo numero di banchieri e finanzieri privati, mediante il  suddetto avviso al pubblico, comprensibilmente, difende il privilegio occulto dei suoi proprietari privati.

Difende un sistema di potere monetario rispettato dagli organi costituzionali e (sinora) dal potere giudiziario, ma non regolato né riconosciuto dalla legge: un eslege, costituente l’elemento forse più importante della costituzione materiale, non scritta, di questo paese e di altri, perché chi ha il potere di creare e allocare i soldi comanda la politica e l’economia: who pays the fiddler calls the tune.

Ma con tutto il suo potere monetario e politico, la corporazione dei banchieri non può sfuggire all’evidenza della contraddizione e dell’illegalità in cui opera, sulle quali però nessuno interviene, sinora: né il Ministero, le Bankitalia, né Consob, né GdF (lo Stato stesso resta nell’illegalità):

Abbiamo da un lato la Banca d’Italia che dichiara, e dice il vero, che l’unica forma di moneta legale è l’euro creato ed emesso dalla Banca centrale europea, il quale è anche l’unico mezzo di estinzione dell’obbligazione pecuniaria. Abbiamo dall’altro lato le banche di credito che dichiarano di creare offerta monetaria in euro con l’erogazione dei prestiti denominati in euro, e tale creazione mediante erogazione è ammessa come prassi dalla Banca d’Italia e da altre banche centrali nonché da fonti scientifiche e società di revisione che fanno l’auditing delle banche stesse.

Questa è una palese contraddizione del sistema, una contraddizione giuridica: se la moneta contabile creata dalla banca non è moneta legale, non è euro, perché mai  si permette, da parte delle autorità monetarie, contabili, fiscali, giudiziarie, che tale moneta venga spacciata, prestata, investita, contabilizzata con la denominazione “euro”, denominazione falsa e ingannevole?

Perché si permette la creazione di una moneta parallela scritturale privata accanto a quella legale della BCE, e che usa il nome di questa?

Perché lo Stato la usa e la impone come moneta legale, mentre non lo è?

Perché viene trattata contabilmente come moneta legale, mentre non lo è?

Perché la sua creazione, che costituisce un ricavo, non viene come tale contabilizzata e tassata?

Chi ha rinunciato a tassarla, chi ha rinunciato a introitare 240 miliardi l’anno, come ha dichiarato la Banca d’Italia su interrogazione dell’on.le Villarosa alla Commissione Finanze?

Se il Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea riserva alla sola BCE la creazione della banconota euro, e se il testo unico bancario e le altre leggi applicabili neppure parlano di una facoltà delle banche di credito di creare moneta, ancora meno euro, vuoi cartacea vuoi contabile, come si può difendere la prassi delle banche di credito di creare un mezzo monetario puramente contabile denominandolo falsamente come euro?

Se gli standard internazionali contabili IAS prescrivono che un prestito possa essere erogato da una banca solo contro fondi preesistenti al prestito, come mai le autorità monetarie, contabili, giudiziarie tollerano la sistematica prassi delle banche di credito di erogare prestiti sulla base di depositi che vengono creati solo in forza dell’erogazione del prestito stesso e non preesistono ad esso?

Quando una banca di credito italiana eroga un prestito denominato in Yen o altra valuta diversa dall’euro, crea yen o l’altra valuta? Si tratta di valuta legale? Allarga legalmente l’offerta monetaria di quella valuta? La risposta a queste domande è ovviamente no. E quando lo eroga creando qualcosa che denomina euro, crea effettivamente questa valuta? Si tratta di valuta legale? Allarga l’offerta monetaria in euro? La risposta deve essere egualmente no. Infatti la Banca d’Italia ha dichiarato che solo l’euro creato ed emesso dalla BCE è moneta legale idonea ad estinguere i debiti pecuniari.

Quindi quando la banca crea ed emette, prestandoli, importi denominati in euro, come ammette di fare e come la stessa Banca d’Italia ammette che avviene, non si tratta di euro, di moneta legale, e la denominazione euro è falsa, ingannevole, fraudolenta: un aliud pro alio, un quid illegale. Dunque il prestito è nullo e non deve essere rimborsato né può produrre interessi. Le autocertificazioni di saldo in Euro ex articolo 50 TUB sul punto sono quasi tutte false e costituiscono falso ideologico.

La tolleranza verso suddetta prassi bancaria illecita è sistematica e perdurante, da parte di tutti i poteri dello Stato, nonché della BCE; pertanto configura una vera e propria struttura di costituzione materiale dello “Stato profondo”, non dichiarata, anzi sottaciuta, realizzata per favorire i proprietari delle banche a spese degli interessi collettivi, dei principi costituzionali e dei diritti politici dei cittadini, e contraria alla legge e alla Costituzione vigenti nonché ai trattati internazionali.

(P.S. Questo Stato è il medesimo che obbliga a vaccinare i bambini esonerando le case farmaceutiche dalla responsabilità per danni.)

11.06.17  Marco Della Luna

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MONETA SCRITTURALE E BANCA D’ITALIA

MONETA SCRITTURALE E BANCA D’ITALIA

Banca d’Italia (che notoriamente è una società le cui quote sono detenute o controllate quasi interamente da banche private ed hedge funds privati, perlopiù stranieri, che nominano i suoi organi apicali; quindi essa è in conflitto di interessi in quanto controllata dalle banche che essa dovrebbe controllare), ha ultimamente preso posizione su “moneta nostra” col seguente articolo, che viene riprodotto nonché commentato e confutato (in corsivo), paragrafo per paragrafo. Il livello tecnico è modesto, vi sono vistose contraddizioni, ma quest’articolo è un notevole passo avanti in quanto apre il dibattito pubblico sulla moneta scritturale e sul diritto di crearla.

Creazione di moneta scritturale da parte dei cittadini

http://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/avvisi-pub/creazione-moneta-scritturale/index.html

La Banca d’Italia sta ricevendo da parte di alcuni cittadini comunicazioni che attestano l’autonoma creazione di “euro scritturali” e l’utilizzo delle somme così “create” per il presunto pagamento di debiti o per fornire una presunta provvista per successive operazioni di pagamento o per l’emissione di titoli di credito da parte della stessa Banca d’Italia (vaglia cambiari); l’assunzione di queste iniziative, sia pure in numero ancora limitato, unita alla presenza sul web di riferimenti alla teoria economica di cui sono applicazione, rende necessario pubblicare alcune precisazioni al fine di evitare pericolosi equivoci.

Direi piuttosto… il pericolo che la gente mangi la foglia.

La “teoria della creazione autonoma di moneta scritturale”, traendo spunto dalla concezione di proprietà collettiva della moneta,

Mai affermata una proprietà collettiva della moneta – semmai, una titolarità statale e non privata o privatizzata della potestà di creare la moneta legale.

giunge ad affermare la possibilità per ogni singolo cittadino di creare in via autonoma moneta “scritturale” attraverso proprie registrazioni contabili per l’importo corrispondente alla somma dovuta.

Giunge ad affermare che, se le banche private possono creare moneta legale, o accettata come moneta legale dallo Stato, pur senza una legge che le autorizzi a farlo, allora, per automatica conseguenza logica, tutti possono fare altrettanto. Io personalmente aggiungo che le conseguenze di ciò sarebbero assurde e insostenibili; dunque bisogna che tutti, banche in testa, cessino di creare moneta scritturale e che si usi unicamente la moneta legale creata dalle banche centrali.

Alcuni sostenitori di queste idee, attivi sul web, mettono a disposizione specifici moduli da utilizzare per la creazione degli “euro scritturali” e per la comunicazione del presunto pagamento da indirizzare ai soggetti creditori (banche, finanziarie, Fisco, enti pubblici, enti fornitori, ecc.) e, per conoscenza, alla Banca d’Italia. La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale – ossia dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro – è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE),

Vero – più esattamente: dal Sistema Europeo delle Banche Centrali, che comprende anche le banche centrali nazionali, oltre alla BCE, e – in quanto al conio – dai singoli Stati.

Ma proprio perché è vero che solo il Sistema Europeo delle Banche Centrali ha la potestà di emettere moneta legale, cioè l’Euro, perché mai il medesimo Sistema Europeo delle Banche Centrali permette che le banche di credito emettano una moneta scritturale denominandola “Euro”, e prestandola come “Euro”, cioè come se fosse la moneta legale, mentre tale non è? Perché la Banca d’Italia non interviene? Perché non rileva la falsità di tale denominazione? Perché non impedisce alle banche che sorveglia di denominare e smerciare come moneta legale ciò che tale non è? Piuttosto, faccia il suo dovere, prima di dare lezioni agli altri.

E intanto, siccome ciò che le banche ci prestano non è la moneta legale, non è l’Euro, come dichiara Bankitalia, e come sostengo anch’io, insisteremo affinché i giudici dichiarino ciò, e per conseguenza dichiarino che in prestiti denominati in Euro sono nulli perché aliud pro alio, dunque non siamo tenuti a rimborsarli.

in quanto la sua creazione si basa su rigorose procedure che garantiscono la fiducia generale nella moneta e la stabilità del suo valore nel tempo.

No: in quanto gli Stati, mediante trattati, hanno conferito al Sistema Europeo delle Banche Centrali il potere politico sovrano di creare ed emettere moneta legale avente corso forzoso.

Il meccanismo di creazione di moneta scritturale da parte del singolo cittadino intenderebbe replicare la cosiddetta moneta bancaria o scritturale, termine con il quale si indica l’insieme degli strumenti gestiti e organizzati dalle banche e dagli altri soggetti abilitati a prestare servizi di pagamento: assegni, bonifici, addebiti diretti, carte (una spiegazione di cos’è e come si crea la moneta è consultabile sul sito della BCE alla pagina https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html). Si ricorda che la prestazione dei servizi di pagamento, attraverso moneta scritturale, è un’attività consentita per legge esclusivamente ai soggetti abilitati, quali banche, istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento.

E’ falso che vi siano norme di LEGGE conferenti alle banche non centrali la potestà di creare moneta, tanto legale (a circolazione forzosa) quanto fiduciaria; il TUB non parla mai di creazione di moneta. Ma la Banca d’Italia ha appena detto che solo la BCE ha la facoltà di creare moneta legale, cioè Euro!

Tali intermediari sono sottoposti dalla legge alla vigilanza della Banca d’Italia, finalizzata ad assicurarne la sana e prudente gestione, la stabilità complessiva nonché l’osservanza delle norme (art. 5 Testo unico bancario, d. lgs. n. 385 del 1993). Secondo il Testo unico bancario (artt. 131-bis e 131-ter) l’abusiva emissione di moneta elettronica e l’abusiva prestazione di servizi di pagamento costituiscono un reato.

La legge autorizza le banche non alla creazione di moneta (ex nihilo), ma all’emissione, cioè al mettere in circolazione, la moneta elettronica, sulla base di provviste pre-esistenti di moneta vera.

Il Testo unico bancario (art. 146) affida altresì alla Banca d’Italia la funzione di sorvegliare il sistema dei pagamenti avendo riguardo al suo regolare funzionamento, alla sua affidabilità ed efficienza, nonché alla tutela degli utenti dei servizi di pagamento.

La Banca d’Italia avverte pertanto che le iniziative di creazione autonoma di moneta scritturale non hanno alcun fondamento giuridico

E invece lo hanno, se si vuole sostenere che le banche abbiano il diritto di creare moneta dal nulla, in base al principio di eguaglianza.

e invita i cittadini a non utilizzare tali forme di “moneta”, prive di valore legale e del potere di estinguere le obbligazioni in denaro. I soggetti creditori non possono accettare queste forme di “pagamento”, e sono autorizzati ad attivare le tutele previste dall’ordinamento per il caso di inadempimento (avvio di azioni di recupero, applicazione di sanzioni o interessi di mora, ecc.).

Eh già, invece possono continuare a creare, emettere, prestare, investire, contabilizzare la moneta scritturale, che non è moneta legale, non è l’Euro, sotto la falsa denominazione “Euro”! 

Da quanto detto segue che la moneta scritturale creata da soggetti non autorizzati non può nemmeno costituire la provvista per l’effettuazione di operazioni di pagamento da parte dei soggetti abilitati o per l’emissione di titoli di credito quali i vaglia cambiari della Banca d’Italia. Si invitano pertanto i cittadini a considerare attentamente le conseguenze negative

Sembra che incomincino a preoccuparsi…

che la scelta di utilizzare tali forme di “estinzione” dei propri debiti può avere sulla propria situazione economica. La Banca d’Italia – che segue con attenzione il fenomeno – avvisa infine che non darà alcun seguito a qualsivoglia comunicazione di soggetti che presumono di creare e utilizzare moneta scritturale e che valuterà possibili iniziative legali sia quanto a potenziali effetti destabilizzanti nei confronti dell’ordine pubblico economico, sia in termini di tutela della propria posizione.

Qualcuno potrebbe replicare osservando che Bankitalia non è intervenuta a prevenire le maxifrodi bancarie, dai profitti miliardari, che davvero hanno messo in pericolo l’economia, mentre ora minaccia di attaccare giudiziariamente poveri cittadini disperati che creano moneta scritturale per salvare la loro cosa da prestiti spesso usurari. Io preferisco sottolineare che, certo, per fermare il processo di destabilizzazione economico-finanziaria, è necessario proibire completamente e a tutti, banche in primis, e non solo cittadini e imprese, di creare-investire-prestare moneta scritturalmente creata, e imporre invece l’uso esclusivo di quella legale, creata esclusivamente dalle banche centrali, le quali dovranno all’uopo creare una grande quantità di moneta legale per sostituire quella scritturale, che verrà ritirata. Le banche centrali presteranno la moneta legale agli Stati e alle banche, contro interesse.  I loro utili saranno girati agli Stati, salva una percentuale a riserva, o meglio scorta operativa.  Questo sarebbe un sistema monetario sostenibile e legittimo costituzionalmente.

Contemporaneamente le banche centrali dovranno assumere la natura giuridica di enti senza capitale sociale (perché non ha senso che abbiano capitale sociale, non gli serve, dato che esse hanno la facoltà di creare moneta), con a capo un consiglio direttivo rappresentativo del settore pubblico nazionale e dell’impresa privata nazionale, senza possibilità di controllo indiretto da parte di soggetti stranieri.

In tal modo le banche centrali uscirebbero dal conflitto di interessi che oggi le rende inaffidabili e inattendibili, in quanto perlopiù esponenziali non delle nazioni ma di una classe finanziaria apolide, irresponsabile, dedita alle speculazioni spesso distruttive, e a difendere il nascondimento dei propri privilegi parassitari e illegittimi anche con l’intimidazione nei confronti di chi getta luce su di essi.

07.06.17 Marco Della Luna

 

 

 

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ANGELI E VACCINI

ANGELI E VACCINI

Vaccinazione forzata: business o social control?

La scorsa settimana ho conosciuto Angelo, un bambino di sei mesi notevolmente vispo e simpatico. Tre giorni fa ha ricevuto la prima dose di vaccini obbligatori. Da allora ha la febbre e la tosse, incessanti. Il suo  sguardo si è offuscato, ha l’occhietto spento. Non è più vispo e non sorride. Si muove poco e nervosamente. Visibilmente soffre. Si paventa un danno al sistema nervoso centrale. I familiari mi spiegano che i bambini  segnati dagli effetti avversi dei vaccini non sono pochi. Li ha mostrati anche la televisione. Bambini cerebrolesi, rovinati. Che fare affinché il loro sacrificio non sia vano? Affinché la macchina della politica e del profitto consideri anche le ragioni della salute? So che diversi ricercatori indipendenti stanno lavorando, in fase avanzata, a rimedi per proteggere e risanare i bambini dai vaccini di Stato. Spero che arrivino in tempo anche per Angelo, per tutti gli Angeli. E che il potere non riesca a bloccarli.

Una ragione pratica e difficilmente superabile per ribellarsi alla vaccinazione forzata è che, alla luce dei fatti, degli illeciti già accertati nei rapporti tra politica e industria farmaceutica, e delle partite di vaccino ritirate perché tagliate con sostanze tossiche, semplicemente non possiamo fidarci dell’una né dell’altra, soprattutto quando sono in gioco grandi profitti.

La pratica certezza che l’operazione vaccini obbligatori poggi su falsità e nasconda un disegno non dichiarabile all’opinione pubblica, ci viene dal fatto che ai medici, in violazione del fondamentale principio secondo cui il medico deve agire secondo scienza e coscienza, è stato vietato di porre in discussione l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, e che quelli che lo fanno, o che semplicemente esprimono dubbi, vengono radiati dall’Ordine senza valutare il merito delle loro ragioni, mentre certe case farmaceutiche pagano provvigioni (comparaggio) ai medici sui vaccini somministrati, oltre al premio che ricevono se raggiungono prefissate percentuali di vaccinati. Evidentemente vi è un obiettivo, un interesse, da proteggere e da tenere nascosto.

Ma al di là degli indizi e dei precedenti di condizionamento affaristico tra industria farmaceutica e politica, e al di là delle molte evidenze di nocività e di parziale inefficacia dei vaccini, voglio evidenziare un punto molto più importante, determinante per la stessa natura costituzionale dello Stato, per il rapporto tra potere politico e cittadino:

Il principio generale, di vastissima portata politica, che si vuole introdurre col recente decreto legge Lorenzin, è che il potere costituito ha la potestà giuridica di immettere nel corpo della gente sostanze attive, addirittura senza che la gente possa opporsi né accertare indipendentemente di che cosa si tratta, e senza che gli stessi medici possano avvertirla dei pericoli.

Va invece affermato con ogni mezzo il principio giuridico opposto, ossia che ciascun essere umano è padrone del proprio corpo e dei suoi confini, e che niente viene immesso nel suo corpo senza il suo consenso – anche perché le “cose” che si prestano ad essere immesse con un’iniezione, assieme ai vaccini, in base alle nanotecnologie e alle biotecnologie oggi  disponibili, sono veramente di molti tipi, comprendono i microchip e le nanomacchine, possono manipolare l’uomo dal suo interno, e molte di esse sono oggetto di segreto militare o commerciale.

E’ in corso la costruzione, da parte dei poteri forti, di una struttura giuridica, finanziaria, tecnologica, di gestione completa degli uomini, completa come la gestione degli animali di allevamento, in cui il controllo è totale, dal cibo ai vaccini, dalle stimolazioni alle informazioni, dal conto corrente agli acquisti. Ma sommiamo l’imposizione dei vaccini ad altre cose. Alle direttive che limitano o annullano la libertà terapeutica e scientifica dei medici. Alla facoltà per il fisco di entrare direttamente in banca e di prenderti, senza nemmeno passare per il giudice, tutti i soldi, anche quelli che ti sarebbero necessari per pagare la tua difesa in tribunale, in modo da lasciarti impotente. Il tracciamento sistematico di tutti i movimenti delle persone, dei denari, del lavoro, delle comunicazioni anche private. La privatizzazione di tutti servizi essenziali per la popolazione. E in prospettiva la eliminazione del denaro tangibile e la sua sostituzione con denaro puramente contabile che le banche possono fare sparire, lasciandoti a terra. Il divieto di produrre cibo in proprio. Tutto pensato per togliere alle persone qualsiasi margine di autonomia, quindi di possibile resistenza al regime. Questo è il quadro complessivo, la strategia riconoscibile.

L’obbligatorietà dei vaccini evidentemente non è solo business, è anche e soprattutto uno strumento di dominazione sociale. Fanno leggi per poter entrare tanto nel nostro corpo, quanto nel nostro conto corrente e nel nostro computer, per immettere sostanze e per prelevare i risparmi, per renderci completamente trasparenti,  tracciabili, penetrabili; mentre gli organismi che prendono le decisioni per noi e che ci governano vengono resi sempre più opachi, distanti, insindacabili, irresponsabili. E privatizzati. Lo Stato risponde ai mercati, alle società di rating, alle grandi banche, non più ai cittadini elettori. Perciò l’esigenza per la sopravvivenza è opporsi totalmente ad ogni forma di penetrazione tecnocratica – penetrazione che oggi arriva allo stesso genoma. Quale mezzo non sarà lecito?

Faccio notare che siffatta ristrutturazione dell’ordinamento sociale, che riduce l’uomo in condizione zootecnica, viene fatta accettare, dai poteri forti, come indispensabile per assicurare la governabilità di un mondo sconvolto dall’operato di quei medesimi poteri, ossia dalle dinamiche della sua finanza speculativa selvaggia, dall’inquinamento, dall’esaurimento delle risorse, dai mutamenti climatici. E questo è il tema del mio nascente libro OLTRE L’AGONIA – come fallirà il dominio tecnocratico dei poteri finanziari (Arianna Editrice, in corso di stampa). [Inserire l’immagine della copertina, scaricabile dal web].

Come avvocato, sto ricevendo da moltissime persone richieste di intervenire con azioni civili e penali a tutela, di altri bambini, per difenderli dal  destino che ha colpito il piccolo Angelo. Dopo oltre trent’anni di avvocatura, sono alquanto esercitato nella lettura dei fatti, degli indizi e dei comportamenti, soprattutto di quelli illeciti e criminosi, sia in senso affaristico, sia in senso lesivo dei diritti umani di libertà e dignità, come sopra spiegato. E il panorama che mi si apre, allorché mi affaccio su questa problematica, è molto significativo e indiziante.

Non entrerò, in questa sede, nel merito delle numerose ragioni scientifiche contro i vaccini, o più esattamente contro questi vaccini, così prodotti, così (non) testati, così (non) garantiti, così somministrati, così tagliati con sostanze nocive. Entrerò nel merito di tutto ciò negli atti giudiziari e con l’assistenza di esperti. Qui chiarisco soltanto che i vaccini hanno avuto grandi meriti nel debellare tremende malattie, ma essi sono consigliabili e benefici se efficaci, se non contaminati, se non dannosi per il sistema immunitario e la salute in generale, se somministrati nel modo giusto e alla giusta età e su basi di bisogno effettivo, ponderando rischi e benefici della singola persona (comprese le controindicazioni soggettive), e chiarendo quanto dura il loro effetto protettivo. Il male è che si sta sfruttando il bisogno che l’uomo ha di vaccinarsi per propinare vaccini tossici, con esenzione di responsabilità per le case produttrici.

Voglio anche aggiungere che è erronea l’impostazione del problema correntemente offerta all’opinione pubblica, ossia che l’obbligo di vaccinazione per iscrivere i fanciulli a scuola, contrapposto al rifiuto di alcuni genitori di vaccinare i loro figli, configurerebbe un conflitto tra il diritto costituzionale alla salute e il diritto costituzionale all’istruzione, dove il primo è superiore al secondo, quindi l’obbligo è costituzionalmente corretto. In realtà il conflitto è tutto nel diritto alla salute, perché chi si oppone alla vaccinazione dei propri figli lo fa proprio per tutelare la loro salute.

Da molte parti, troppe perché si possano considerare sciocche dicerie o vaneggiamenti, si fa presente che c’è una lunga storia, venuta la luce con la condanna, ormai definitiva, del ministro De  Lorenzo, di case farmaceutiche che pagano la politica per collocare i loro  prodotti più o meno utili e più o meno tossici, a danno e spese del contribuente.

La Corte dei Conti, in passato, circa altre campagne di vaccinazione volute dal governo, le ha censurate rilevando che non vi era trasparenza né adeguate garanzie, e che lo Stato, coi soldi dei cittadini, manlevava le Case farmaceutiche fornitrici per ogni risarcimento da danno causato dai loro vaccini ai cittadini stessi. E’ un business perfetto per Big Pharma: lo Stato garantisce le commesse e i pagamenti, e inoltre si assume la responsabilità anche per i prodotti difettosi, scaricandola sui contribuenti. Perciò Big Pharma può disinteressarsi della qualità dei suoi prodotti.

Report, qualche settimana fa, ha mostrato a tutti come vi sono molti bambini danneggiati dai vaccini, come il servizio sanitario nazionale cerca di non riconoscere tali danni, e come le statistiche ufficiali dichiarano solo una frazione di essi. Il fatto che, dopo tali rivelazioni, non smentite, tutti sono stati lasciati al loro posto, indica che le istituzioni sono sistemicamente condizionate dal business farmaceutico e che non sono più attendibili: il cittadino deve diffidare di esse.

Ma a che serve somministrare il vaccino a un bebè addirittura prima che si sia formato il suo sistema immunitario, se non a compromettere la formazione di quest’ultimo? Non sarà che serve a compromettere la formazione del sistema immunitario, allo scopo di produrre persone immunodepresse, che perciò dovranno consumare molti vaccini e farmaci e servizi sanitari, arricchendo così le case farmaceutiche e i politici che fanno le leggi per esse? Mi pare un dubbio più che legittimo.

E, considerato che ogni vaccinazione costituisce uno stress e un rischio per l’organismo, perché mai si è scelto di somministrarne ben sei in un’unica volta a bambini piccolissimi? Forse per scassarli e farne dei malati a vita, come sopra indicato?

E perché tutti i vaccini per umani sono contaminati con nanoparticelle di diversi metalli, che sono cancerogene e mutagene, mentre vi sono vaccini per animali (Feligen) esenti da tale contaminazione (https://www.youtube.com/watch?v=KzeYBwze9bA), e le istituzioni non intervengono? Evidentemente tale contaminazione è voluta anche dalla politica.

E come è possibile che i vaccini contro le influenze d’annata siano già pronti quando le influenze arrivano, dato che per metterli a punto occorrono mesi? Non sarà che i vaccini per l’influenza o i virus dell’influenza sono fasulli, oppure che i virus stessi sono in qualche modo attivati in modo pianificato? Anche questa mi pare una domanda lecita, seppur impertinente nei confronti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che è sovvenzionata dalle case farmaceutiche.

E che dire degli 80 milioni di dosi di vaccino H1N1 utili come l’acqua sporca ma comparate con i soldi degli italiani? E di un vaccino della meningite, prodotto dalla stessa società che pagò 600 milioni di Lire al ministro De Lorenzo (sentenza definitiva), di cui non si sa quanto sia tossico e quanto duri l’efficacia?

E perché i nostri onesti e competenti governanti, se sono tanto preoccupati di tutelare i bambini da malattie esantematica (che la mia generazione “passava” come naturali e anzi benefiche, conseguendo l’immunizzazione naturale e perpetua), non li tutelano anche dalle bibite e dagli alimenti per l’infanzia, che, con i loro grassi, conservanti, coloranti, dolcificanti, li danneggiano molto, ma molto di più, moltiplicando l’incidenza di diabete, obesità, cardiopatie, tra le altre cose? Se lo scopo del potere costituito fosse la salute pubblica, e non di assecondare il business, farebbe esattamente questo.

Una volta tanto, non è l’Europa che ce lo chiede. Perché mai in Italia è necessario imporre ben 12 vaccinazioni, mentre in Europa nessuno Stato lo fa, tranne Grecia, Francia e Spagna, e anche queste ne impongono solo 3, e nessun paese ha avuto alcuna epidemia? Dato che i confini sono aperti tra l’Italia e gli altri paesi europei e non europei, a che serve imporre le vaccinazioni solamente in Italia? Che cos’hanno di tanto diverso gli Italiani?

Si è forse deciso di fare un esperimento biologico su di loro, per vedere come cresce una generazione di bambini sottoposti a quelle sostanze? Se diventano più governabili?

Oppure si è deciso di fare dell’Italia il luogo di collocamento e quarantena degli immigranti prima di farli procedere verso i paesi europei più forti? Cioè di farne, sanitariamente, un’estensione dell’Africa, sicché bisogna rafforzare l’immunizzazione artificiale?

Oppure, più semplicemente, Big Pharma è riuscita a collocare per legge i suoi prodotti vaccinali in Italia perché in Italia è più facile “persuadere” i rappresentanti del popolo?

Un giudice attento e coscienzioso, di fronte a tutti questi indizi gravi e concordanti, e al bene primario della salute dei minori, dovrà pertanto accogliere il ricorso per la sospensione della vaccinazione, escludendo la possibilità di sospendere o limitare la potestà dei genitori che si oppongono alla vaccinazione dei loro figli.

28.05.17 Marco Della Luna

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MONETA NOSTRA, GIUSTIZIA LORO

MONETA NOSTRA, GIUSTIZIA LORO

Stiamo conducendo una campagna culturale e giudiziaria per portare i giudici a riconoscere (o a rifiutarsi di riconoscere) l’incostituzionalità e illegalità dell’attuale sistema monetario, in cui le banche esercitano – senza autorizzazione legale e senza pagarci sopra le tasse – il potere monopolistico di creare denaro dal nulla, e in cui tutti gli altri soggetti, Stato compreso, sono costretti a prenderlo a prestito a interesse composto, subendo così un preordinato processo di indebitamento a strangolo di tutte la società, che la spreme fino a spogliarla dei beni, dei redditi, dei risparmi, della possibilità di fare politica, in favore del capitale finanziario, e attua così esattamente l’opposto di quanto prescritto dalla Costituzione, la quale letteralmente si fonda sul lavoro e sulla realizzazione dell’eguaglianza sociale.

Stiamo spingendo i magistrati a compiere una scelta riconoscibile da tutti: o dichiarano l’illegalità di questo sistema, oppure si schierano con esso, rendendo percepibile a tutti che might is right, cioè la forza fa il diritto, il diritto è la canonizzazione dei rapporti di forza materiale e di interesse economico, mentre la legge e i giudici servono a dare una parvenza di legittimità e di moralità al sistema risultante. In realtà, la legalità, lo stato di diritto, la giustizia, non possono esistere, sono chimere, perché i detentori del potere reale, materiale, dirigono sempre, nel complesso, l’azione del potere giudiziario come di quello legislativo, esecutivo, informativo.

Alcuni rari magistrati hanno già riconosciuto l’illegalità del sistema monetario, però è improbabile che lo facciano in molti, perché farlo significa porsi contro il sistema di potere che governa il mondo, compromettersi la carriera e magari perdere i grandi privilegi che il sistema tributa ai magistrati in cambio della loro funzione. La maggior parte di essi continuerà quindi a escogitare giustificazioni o a eludere il problema.

Espongo qui sotto per estratto una vicenda molto interessante, in cui ho fatto un’opposizione all’esecuzione, chiedendo la sospensione delle aste, come difensore di un professionista che aveva pagato con moneta nostra il debito di sua moglie per un mutuo bancario mandando la relativa pec alla banca mentre questa procedeva a mandare all’asta la casa della donna.

Siamo davanti al Tribunale di Savona. Ecco in sintesi i motivi di opposizione:

 

MOTIVI DI OPPOSIZIONE:

A-NULLITA’ –ILLICEITA’-INESISTENZA DEL PRETESO MUTUO

…  la presente opposizione è stata impostata su tre eccezioni:

a)la moneta scritturale creata dalla banca di credito ed oggetto del preteso prestito non è una moneta perlomeno nei rapporti con parte opponente;

b)in subordine, quand’anche sia moneta, non è Euro, e la sua cessione, denominazione e contabilizzazione come se fosse Euro è illecita e determina la nullità o inefficacia del contratto di mutuo per aliud pro alio, inadempimento e altro ancora;

c)se il giudice non accede ad alcuna di queste due tesi, allora dovrà dichiarare il debito estinto per intervenuto pagamento mediante versamento di moneta scritturale creata da parte opponente al medesimo modo e titolo a cui la creò, per “prestargliela”, la parte bancaria.

Osserviamo che i pretesi mutui sarebbero stati posti in essere come segue: “La somma mutuata… … viene … … versata alla parte mutuataria suddetta mediante accredito sulla partita numero …”.

Osserviamo ancora, ai fini dell’eccezione a), che la somma, negli atti in questione, è denominata come “Euro”. In realtà questa denominazione non corrisponde al vero, poiché la banca non ha erogato euro, bensì promesse di euro, denominandole ingannevolmente come euro, e che queste, essendo una promessa, cioè essendo per essenza un titolo di debito, non possono essere considerate “moneta” (se non nei confronti di chi consapevolmente e deliberatamente dichiari di accettarle quali moneta, come fa ad es. lo Stato), dato che la proprietà della moneta è di estinguere, di far cessare, il debito; tanto meno può costituire Euro, cioè valuta legale.

Per spiegarci meglio: se Tizio deve a Caio 100 e gli dà in pagamento una banconota di 100, il rapporto di debito-credito cessa e non lascia né genera altri rapporti di debito-credito dietro di sé. La banconota è vera moneta. Moneta legale.

Al contrario, se Tizio deve a Caio 100 e in pagamento bonifica 100 dal proprio conto corrente bancario con la banca Alfa (che glieli ha mutuati) a quello di Caio con la banca Beta, realizza la cessione del proprio credito di 100 verso la propria banca Alfa in favore di Caio, e la banca Beta di Caio, accreditando i 100 a Caio, si sostituisce della posizione debitoria alla banca Alfa. Quindi abbiamo il passaggio da uno stato iniziale in cui Tizio è creditore di Alfa per 100 e debitore di Caio per 100, a uno stato finale in cui Tizio niente più deve a Caio (deve 100 ad Alfa) e Caio è creditore di Beta di 100. Ma, appunto, il rapporto di credito-debito iniziale resta, solo che cambiano i suoi soggetti. Per questa ragione la “moneta” scritturale bancaria non è giuridicamente una moneta: in tutta l’operazione suddescritta, non vi è un’entità definibile “moneta”, ma solo operazioni su contratti, consistenti nel cambiare i soggetti attivi e passivi dei contratti medesimi. Ci sono azioni, ci sono relazioni, non enti (e la moneta ha da essere un ente, se è). Però la pratica separa i simboli dalle relazione e li tratta come enti, come danaro, dotati di esistenza indipendente. Ma è un inganno, un errore di diritto, come confondere una cambiale con una banconota.

… …

2-ILLECITA CREAZIONE DI MONETA ELETTRONICA –NULLITA’ DEL CONTRATTO –MANCATA TRADITIO PECUNIAE –VIZIO DI CAUSA JURIS

Aggiungiamo ulteriori ragioni, rispetto a quelle già esposte, che escludono la legittimità della creazione di euro scritturali da parte delle banche diverse dal SEBC.

Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “

Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito, come ha affermato il G.E. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.

E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC. Infatti, giuridicamente, ciò che le banche contabilmente creano nell’erogare prestiti (e pagamenti) è non euro, bensì promesse di euro (saldi di conti correnti, assegni, depositi a vista, titoli di pagamento a vista), promesse di valuta legale, cioè di banconote e conio. Promesse che, come tali, possono essere accettate fiduciariamente, ma perdono valore se la banca emittente diviene insolvente –cosa che non potrebbe avvenire col denaro vero. E che non siano euro “veri” è dimostrato dall’esistenza del sistema Target (coinvolgente il SEBC) per i pagamenti inter-statali, mentre i pagamenti da banca a banca del medesimo stato sono diretti.

… …

Tertium non datur:

-o si riconosce che ciò che le banche di credito danno negli apparenti mutui non è danaro (né analogo o assimilabile al danaro) e che quindi non vi è mutuo;

-oppure si afferma che esso è (considerabile ai fini dell’attuazione del mutuo come) danaro –e allora, per far salvo il mutuo, si va contro al TUB (DLT 385/1993 art. 10, c. 1: “La raccolta di risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito costituiscono l’attività bancaria”) e al Trattato di Lisbona, artt. 127 e 128, che riserva al SEBC la creazione della moneta, e l’art, 41 Cost. –norme che escludono l’applicabilità del principio liberale, secondo cui tutto ciò che non è espressamente proibito è lecito.

Se si opta per la seconda ipotesi, allora si dovrà anche riconoscere che i bilanci delle banche sono falsi, in quanto non espongono i ricavi da creazione monetaria (cioè le banche, non registrano nei loro libri il danaro contabilmente creato prima di usarlo, vuoi per prestarlo, vuoi per pagamenti diretti); e per conseguenza vi è una corrispondente evasione fiscale, che si ripercuote sulle finanze pubbliche e sulla collettività.

… …

… il Trattato di Lisbona riserva alla BCE (rectius: al Sistema Europeo delle Banche Centrali) la creazione di moneta, cioè della moneta legale, o cartamoneta (artt. 127, 128), che è quindi l’unica valuta legale; mentre il T.U. bancario autorizza le banche all’esercizio del credito (ossia al prestito della raccolta, al prestito di denaro già esistente) ma non alla creazione di mezzi monetari (DLT 385/1993 art. 10, c. 1: La raccolta di risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito costituiscono l’attività bancaria).

… …

  • §

Per i sopraesposti motivi, il mio cliente si opponeva all’esecuzione e richiedeva la sua sospensione.

La banca si costituiva resistendo. Ha ammesso di creare euro scritturali, anzi che li crea il sistema bancario, e che ha facoltà di farlo perché lo fa nella regolamentazione apposita. Replicavo che, in realtà, li crea ogni banca singolarmente, col digitarli nel conto di disponibilità aperto al cliente o a se medesima (nel trading in proprio). Poi le altre banche del circuito nazionale e il settore pubblico, nel riceverli ai vari titoli, li accreditano come euro veri, in un gioco di sponda, nel comune interesse. Però non sono euro, come dimostra il fatto che, al fine dei pagamenti verso altri paesi dell’euro-zona, necessitano di essere convertiti in euro veri dalla piattaforma Target 2 contro accrediti-addebiti tra banche centrali nazionali. Sono “euro” circolanti solo entro l’Italia, quindi falsi euro. Le regole e la sorveglianza delle banche centrali riguardano l’erogazione del credito da parte delle banche non centrali, non la creazione di moneta, che è menzionata solo in quanto alle banconote e al conio con riguardo alla sola Banca centrale europea, e non con riguardo alle banche di credito, che sono sempre e solo definite come intermediarie del credito e del denaro, sebbene de facto la loro principale attività lucrativa sia la creazione del denaro. Il popolo viene tenuto volutamente all’oscuro di una realtà inaccettabile. Questa creazione, eseguita fuori bilancio e sottratta al fisco benché costituente ricavo, avviene senza alcuna autorizzazione normativa, come pure l’uso ingannevole della confusiva denominazione “euro”. Perciò delle due l’una: o si riconosce che essa è illecita e che nulli sono i contratti di credito; oppure si dichiara che è lecita, e allora è lecita per tutti, in mancanza di una legge che la riservi alle banche o che anche solo la menzioni, dunque vale il pagamento come fatto dall’opponente, la quale in effetti non ha restituito, ma trattiene, gli euro scritturali inviati da questi.

Il Tribunale ha rigettato la mia istanza si sospensione con una serie di motivi assai interessanti, che vengono qui di seguito partitamente riprodotti in corsivo, ciascuno seguito dalla sua confutazione.

1° MOTIVO

Scrive il Giudice: “L’opponente sostiene che la banca è autorizzata a esercitare il credito esclusivamente utilizzando le riserve monetarie affidatele dal pubblico nell’esercizio della raccolta di risparmio. Così non è: se è vero che la correlazione tra raccolta del risparmio ed esercizio del credito costituisce l’oggetto specifico dell’attività bancaria – e come tale è riservata agli Istituti a ciò espressamente autorizzati e soggetti a specifici controlli nel superiore interesse della tutela del risparmio – ciò non toglie che la banca come qualsivoglia altro operatore finanziario possa esercitare “ogni altra attività finanziaria secondo la disciplina di ciascuna” art. 10 comma 3 TUB; nulla esclude dunque che la banca per l’erogazione di finanziamenti utilizzi provviste non direttamente collegate alla raccolta del risparmio così come qualsiasi altro operatore autorizzato.”

Qui il giudice dell’esecuzione elude il problema della potestà di creare moneta, della quale nessuna “disciplina” di legge parla; e siccome trattasi di un business da circa 1.000 miliardi l’anno, questo non parlarne non può essere accidentale e privo di valenza giuridica. Fatto è che, difformemente delle già citate norme di diritto positivo, le banche, de facto applicano il principio della riserva obbligatoria (la “riserva obbligatoria” esiste ed è una voce di bilancio, la “riserva frazionaria” no), ossia il principio per il quale esse possono prestare un multiplo (in Italia, oggi, fino a 100 volte) del totale della riserva obbligatoria intrattenuta con la banca centrale,  che a sua volta non è di moneta legale e che viene regolata ex-post, mensilmente e sulla media dei depositi.  In tal modo il sistema bancario, prestando, crea mezzi monetari –cosa a cui il citato art. 10 non lo abilita, e che costituisce quindi, in base al diritto positivo, un’attività illegittima, rispetto a cui il giudice, ogni volta che si pronuncia, o dichiara la situazione di illegittimità e sanzionarla, oppure afferma il principio della banca legibus soluta, cioè al di sopra delle leggi. Il sistema di produzione della moneta scritturale bancaria da parte delle banche di credito, ora “banche universali” perché fanno anche “investimento” (ossia speculazioni e manipolazioni dei mercati), si sostanzia nel fatto che, se Tizio riceve un prestito erogato mediante –poniamo- un assegno circolare di 1.000 Euro della banca 1 e lo dà a Caio in estinzione di un debito, e Caio lo deposita sul suo conto corrente presso la banca 2, la banca 2 potrà, in base a questo incremento dei depositi da essa detenuti, prestare cento volte  quanto  depositato, con adeguamento della riserva obbligatoria,  e così via. In tal modo, il sistema creditizio non si limita a intermediare, ma moltiplica il denaro, il money supply – cosa che non gli è consentita dalla legge positive, e su cui quindi il giudice non deve consentire che la banca guadagni. L’essenziale, in tutto ciò, è che la copertura della creazione di denaro scritturale da parte della banca di credito consiste in denaro scritturale creato da altra banca di credito, quindi è una non-copertura, una finzione, un inganno, perché la copertura, per essere tale, deve consistere in qualcosa di più solido di ciò che copre.

Inoltre va considerato che la banca crea questa moneta o pseudo-moneta non solo prestando, non solo by lending it into existence, ma anche investendola, by spending it into existence: quindi la funzione del crearla è indipendente da quella del credito.

Invero, nessuna norma di legge autorizza (o proibisce) la creazione di euro scritturali, né li menziona. Ma Target 2 dimostra che gli euro scritturali delle banche di credito non sono euro veri e che le Alte Parti dei trattati non li hanno considerati tali – e allora che cosa sono? E perché vengono contabilizzati come euro veri? I bilanci sono falsi. La GdF intervenga.

 

2° MOTIVO

Scrive il Giudice: “L’opponente sostiene la nullità del mutuo in quanto la moneta “scritturale” utilizzata dalla banca finanziatrice non sarebbe nei fatti esistente in quanto creata dal nulla e comunque non sarebbe assimilabile alla moneta avente corso legale nello stato. La tesi non può essere condivisa: oggetto del mutuo può essere oltre alla moneta avente corso legale anche qualsiasi altra “cosa fungibile” (art. 1813 cc.), espressione tanto generica che consente di comprendervi “la disponibilità economica” comunque creata purché idonea al fine dichiarato dell’acquisto di un immobile (e come tale prontamente utilizzata dall’odierna mutuataria).”

Ammesso e non concesso che un mutuo possa avere ad oggetto un quid diverso dalla moneta e da una cosa mobile, un mutuo in cui si dichiara che l’oggetto del mutuo è l’euro, e non un quid diverso dall’euro, è invalido e inadempiuto se la cosa prestata non è l’euro. Si configura un aliud pro alio, se non come una frode (515, 517 CP) nello spacciare come “euro”, ossia la valuta legale avente corso imposto per legge, ciò che “euro” non è (vedi Target 2) ; quindi il contratto è nullo. Il vizio è ben evidente e disvela l’inganno per il mutuatario e per il venditore. Nessuno (solo la banca), sapeva che non veniva erogato euro moneta reale, bensì, creata ex nihilo (e poi vedremo neanche contabilizzata e dichiarata a fini di imposizione fiscale) come una “disponibilità finanziaria”. La banca aveva l’obbligo negoziale di dichiarare alle parti contraenti la provenienza del “denaro”, la sua creazione, la sua vera natura. Nel contratto di mutuo doveva dichiarare che oggetto dello stesso era euro non moneta reale ma mera “disponibilità finanziaria”; a fronte di tale dichiarazione, conosciuta dalle parti, e da queste consapevolmente accettata, poteva formarsi quel consenso (in idem placitum) di cui parla il Giudice nella ordinanza. Il mutuatario doveva sapere cosa veramente riceveva, con cosa pagava il bene, a fronte di cosa rilasciava garanzia ipotecaria e terzi eventuali fideiussioni, ed il venditore doveva sapere bene cosa gli veniva propinato dalla banca. Nel contratto non si nomina euro scritturale, bensì euro tout court. I consensi delle parti sono stati prestati a fronte della dazione di euro e non di euro scritturali o mere disponibilità finanziarie, come ribattezzate dal Giudice. Il Giudice, acquisita la prova della dazione di altra cosa fungibile rispetto all’euro dichiarato, non può che dichiarare la nullità degli atti, anche per il profilo del totale vizio del consenso, carpito alle parti.

La tesi del giudice è confutata, in oltre, dal fatto che lo stato stesso riceve, usa, contabilizza questo quid scritturalmente creato dalle banche e mendacemente denominato come la moneta legale euro, non differenziandolo dalla valuta legale euro. Lo Stato fa da sponda alle banche in questa operazione. Se le cose stessero come afferma il giudice,  cioè se fosse vero che le banche creino questo un quid (che non è moneta ma che egualmente va bene come oggetto di mutuo), allora lo Stato non potrebbe fare ciò che fa, ossia a)accettarlo in pagamento dei tributi; b)imporne l’accettazione come mezzo di pagamento dei propri debiti a soggetti che non accettino espressamente questo quid in pagamento, in luogo della valuta legale; c)imporne l’uso tra terzi privati; d)contabilizzarlo come se fosse quello che il giudice stesso dice che non è, ossia l’euro vero, valuta legale.

 

3° MOTIVO

Scrive il giudice: “L’opponente afferma la nullità del mutuo per la mancanza di effettiva traditio rei. Sul punto è sufficiente ricordare che nel nostro ordinamento esistono disposizioni di legge (art. 1822 cc e art. 39 TUB) nonché interpretazioni giurisprudenziali che riducono la valenza di natura reale del contratto in esame. In particolare secondo l’interpretazione giurisprudenziale univoca la nozione di consegna di cui all’art. 1813 c.c. non coincide con la mera dazione materiale del bene, ma va intesa in senso lato come “dazione in disponibilità giuridica” della cosa (ex multis cfr. Cass., 2 aprile 2007, n. 8120). Sotto questo profilo la “consegna” non deve necessariamente essere “fisica” (o “materiale”), ma può essere “simbolica” (o “spirituale”)”.

Le considerazioni svolte in questa parte si riportano a giurisprudenza nota, ma non applicabile alla presente fattispecie. Lo stesso Giudice ammette che non si è dato euro, ma altra cosa fungibile. Quella giurisprudenza si riferisce invece ad ipotesi totalmente diversa, ossia alla “supplenza” di forme di diverse di traditio rei di euro reali e non scritturali. Occorrerà certo attendere tempo e nuova giurisprudenza di legittimità sul tema. Quelle sentenze sono estranee alla fattispecie. Non vi è stata messa a disposizione giuridica degli euro perché la banca non ha una scorta di euro legali (banconote) in grado di coprire gli strumenti di debito con cui essa farebbe la messa a disposizione giuridica (il denaro scritturale è circa il 90% di M0, quindi 10 non può coprire 90; inoltre, di quel 10%, il 98% è detenuto da soggetti non banche. gli strumenti di pagamento bancari sono coperti tra l’1 e il 2 per 1.000. Inoltre non vi è messa a disposizione giuridica di moneta legale, perché la moneta scritturale non ha natura rappresentativa, ma si aggiunge quantitativamente alla cartamoneta, ovvero forma un aggregato monetario a sé rispetto alla moneta legale (banconote). Ancora, come già detto, non è moneta legale “euro” perché altrimenti non abbisognerebbe di Target 2. Infine non è assimilabile alla moneta vera, all’euro, perché è soggetta a rischio emittente (essendo giuridicamente un’obbligazione, una promessa, a differenza della moneta legale vera), ossia se la banca fa default, le promesse di pagamento da essa emesse, compresi i saldi di conto corrente, perdono valore, a differenza della moneta legale vera.

4° MOTIVO

Scrive il giudice: L’opponente sostiene che ove si acceda alla tesi della legittimità della creazione di moneta scritturale da parte dell’istituto di credito, altrettanto legittima dovrebbe ritenersi la creazione di moneta di eguale natura da parte del mutuatario stesso: entrambi i soggetti, infatti, non sono stati formalmente autorizzati alla creazione ex nihilo di moneta di scambio. Ed anzi l’obbligazione restitutoria non potrebbe avere ad oggetto altro dalla (inesistente) moneta scritturale in quanto bene costituente il tantundem eiusdem generis rispetto a quanto ricevuto. La tesi non può essere condivisa. Essa potrebbe forse avere un senso se la moneta scritturale eventualmente creata dal privato possedesse l’intrinseca idoneità a tradursi in beni concreti di consumo che è propria di quella erogata dalla banca (nel caso di specie utilizzata per l’acquisto di un immobile): così non è, e proprio tale inidoneità esclude in radice che possa parlarsi di tantundem eiusdem generis.”

Nessuna moneta ha “intrinseca” idoneità a tradursi in beni concreti: questa idoneità dipende dall’accettazione, ossia da comportamenti estrinseci, esterni alla moneta, della società, ossia l’accettazione del determinato mezzo monetario, a cui può aggiungersi la legge che imponga d’imperio l’accettazione.  La ragione per la quale il denaro scritturale bancario ha potere d’acquisto mentre l’euro scritturale moneta nostra non lo ha, è che le banche si accettano e accreditano reciprocamente come vero euro il primo e non il secondo, e che la gente, dipendendo rigidamente da ciò che decidono le banche, le segue e accetta come monete e ciò che esse accettano come moneta, e solo quello.

Anche qui la erronea applicazione della norma, la contraddittorietà ed erroneità della motivazione, sono palesi. Se il Giudice ha accertato che il mutuo ha avuto ad oggetto “altra cosa fungibile” rispetto al denaro, il tantundem da restituire non può essere che la stessa cosa (così impone la legge). Se non l’euro scritturale indicato dal mutuatario, certo però non l’euro moneta reale. Chiarito che la erogazione ha avuto ad oggetto altro rispetto al denaro, e che l’azione della banca è invece fondata sulla richiesta di euro moneta reale, il diritto di credito azionato in forza di quel contratto, non esiste. La banca ha dato “altra cosa fungibile” (che ha denominato euro ingannando tutti i contraenti e carpendo anche la buona fede collettiva); quella deve riavere. Il mutuatario ha ritenuto di scorgere nell’euro scritturale il tantundem; il Giudice qualifica il tantundem del debitore diverso da quello creato dalla banca, sulla base di una sua semplice e superficiale illusoria ricostruzione, e lo ritiene non idoneo ad estinguere l’obbligazione. Però è altrettanto vero che proprio quel Giudice riconosce che non è stato mutuato il denaro; dunque denaro non può essere preteso in restituzione. Spetta al Giudice indicare cosa è il tantundem, una volta accertato cosa è stato erogato a mutuo.

Se vogliamo correggere il contratto di mutuo rendendolo non ingannatorio ma trasparente, allora in ogni parte dei contratti nei quali si parla di euro occorre sostituire le parole del Giudice “disponibilità finanziaria”; chiediamo al mutuatario di far prestare fideiussione ad un parente e di concedere ipoteca (garanzia reale); poi chiediamo al venditore di avere, in pagamento del bene reale, non moneta reale ma “disponibilità finanziaria”. Infine, nel contratto di mutuo dobbiamo stabilire un piano di ammortamento nel quale si creano rate di “disponibilità finanziaria”, che ripristinano nel mutuante le sue capacità di mutuare “disponibilità finanziaria”. E’ verosimile che, se il venditore avesse saputo ciò, quel contratto mai si sarebbe stipulato. Ma nella ricostruzione del Giudice si è stipulato quel contratto (con le c.d. disponibilità finanziarie come corrispettivo): un contratto immaginario, che esiste solo nella sua evidentemente infondata rielaborazione.

Seppur in modo non diretto, il Giudice a quo riconosce la creazione del denaro dal nulla da parte delle banche, e, nel caso specifico, di quella banca, attribuendo a tale operazione addirittura un valore quasi meritorio: la banca, creando moneta, adempirebbe una funzione sociale, mentre una pari creazione da parte di altri (privati), non avrebbe la stessa validità – in violazione dell’art. 3 Cost.

… …

ILLEGITTIMITA’ GENERALE DEL SISTEMA CREDITZIO

Nei suoi ragionamenti, il Tribunale di Savona si avvicina significativamente alla comprensione del vero fatto economico sottostante: la banca, creando gli pseudo-euro scritturali, raccoglie dalla società, Stato compreso, POTERE DI ACQUISTO = ACCETTAZIONE; ed è appunto il potere d’acquisto così raccolto l’oggetto reale degli prestiti / impieghi che essa poi realizza. L’euro scritturale creato dai privati non raccoglie potere d’acquisto = accettazione, quindi è impotente. I flussi del potere di acquisto sono anche il grande assente nella contabilità. Essi sono il sottostante ultimo dei flussi finanziari – stanno alla moneta come il bosone di Higgs sta ai barioni, dando loro la massa.

Ma vediamo perché l’euro scritturale creato dai banchieri raccoglie potere d’acquisto, mentre non lo raccoglie quello creato dai privati. La moneta scritturale bancaria raccoglie potere d’acquisto in quanto le banche, ossia la corporazione dei monopolisti legali del credito (inteso come intermediazione) si riconoscono reciprocamente queste creazioni monetarie scritturali, accreditandosele le une alle altre; e la gente, dipendendo dalle banche, prende per buono tutto ciò che le banche prendono per buono, e solo esso. Quindi il potere delle banche di credito di creare moneta dal nulla espandendo i rispettivi bilanci è una conseguenza mediata della posizione di monopolio legale del credito-intermediazione di cui godono le banche, nonché del fatto che lo Stato non interviene per imporre denominazioni separate (sia nei contratti che nei documenti contabili) per euro vero ed euro scritturali. L’euro scritturale creato dai privati, quello con cui l’esponente ha pagato la procedente, è in se stesso identico a quello che la procedente creò e prestò; la banca e il Giudice dicono che la banca non lo accetta perché non ha valore, e che non ha valore sostanzialmente perché la banca non lo accetta, non lo accredita. Quindi è un arbitrio della banca non accettarlo, non dargli valore. L’euro scritturale suo è identico a quello del deducente.  Dipende solo da essa accettarlo, con beneficio innanzitutto proprio, perché realizza un (supposto) credito. Rifiutarlo è una sua scelta, che non può danneggiare l’esponente. Ma il potere giudiziario deve imporle di accettarlo, per par condicio, per il principio di eguaglianza. [Altrimenti riconosce ai banchieri il potere politico sovrano di decidere ciò che vale come moneta e ciò che non vale come moneta].

Il Giudice non ha considerato che il sistema bancario-monetario come da lui descritto vede le banche di credito sistematicamente omettere la contabilizzazione dei ricavi da creazione monetaria (i quali aumentano la disponibilità di cassa, quindi sono flussi positivi) sottraendo al fisco utili certi e documentali per circa 1.000 miliardi all’anno, quanti la Banca d’Italia ufficialmente dichiara che siano così creati, aggiungendo che si è scelto di non tassarli. E non ha rilevato l’illegittimità generale del fatto che le istituzioni dovrebbero reagire a tale realtà, ciascuna nelle sue competenze, facendo accertamenti dei redditi, recupero di tasse, interessi e sanzioni, aperture di fascicoli per falso in bilancio, evasione fiscale, costituzione di fondi extrabilancio, riciclaggio – e non lo fanno, nonostante sia gravissima la situazione della finanza pubblica, del sistema bancario, del prodotto interno lordo, dell’occupazione lavorativa. E nonostante il molto parlare di evasione come piaga nazionale. E non ha considerato che le istituzioni e i mass media, pur parlando continuamente di problemi e programmi economici, non parlano mai alla popolazione di questo business di ben 1.000 miliardi annui, di questa rinuncia a tassarlo, cioè a percepire 240 miliardi annui in più. Non parlano mai del fatto che lo Stato rinuncia a creare esso stesso la moneta, mentre permette di farlo alle banche private, e di farlo in esenzione fiscale – peraltro non mai stabilita da alcuna legge. Eppure parlare di questo business e di questa rinuncia fiscale è indispensabile per capire la situazione economico-finanziaria e le sue dinamiche. Evidentemente lo Stato non vuole che l’opinione pubblica la capisca – che la capiscano i disoccupati, i torchiati dal fisco, etc. E’ palese una sorta di accordo inter-istituzionale, in ambito di costituzione materiale contraria a quella ufficiale, per assicurare ai banchieri privati questo privilegio incostituzionale, e insieme nasconderlo alla popolazione.

Ma il gioco di sponda tra banche e istituzioni pubbliche è oramai stato scoperto e dimostrato, e la conoscenza di esso dilaga e diviene patrimonio dell’opinione pubblica, e sempre più si diffonderà sull’onda della crisi prodotta proprio da questa combine tra Stato e banche “universali”.

L’ordinanza reclamata, infine, non ha minimamente considerato gli effetti macroeconomici del monopolio suddetto con la conseguente potestà di monetazione, e la loro ricaduta incompatibile coi principi costituzionali di fondamentalità del lavoro, di eguaglianza, di tutela del lavoro e del risparmio, di subordinazione della libertà di impresa al bene collettivo, di obbligo di contribuzione in proporzione al reddito. Perciò si solleva l’eccezione di incostituzionalità di alcune norme, nell’interpretazione datane dal GE; e segnatamente dell’art. 1813 CC e delle norme del TUB quali artt. 10, 11 commi 1 e 2, 106 c. 2 e 114 sexies – (e altre eventuali) in base alle quali i giudici sovente, e in particolare il GE suddetto, legittimano l’attuale prassi di creazione monetaria scritturale da parte delle banche non centrali. Invero, qualora si convenga con la suddetta interpretazione delle citate norme di legge, conseguirebbe che, in base alla legge ordinaria, una categoria di imprese deterrebbe, in esclusiva e implicitamente e in tacita esenzione fiscale, la facoltà di aumentare il proprio potere d’acquisto dal nulla e unilateralmente, senza creare pari ricchezza reale e senza nemmeno pagare le relative tasse, quindi realizzando un’estrazione di reddito ai danni del resto della società e in particolare dei lavoratori, in flagrante violazione del principio di primato del lavoro, di tutela del lavoro, di tutela del risparmio, di subordinazione della libera impresa al bene collettivo.

Soprattutto a seguito dell’ammissione ufficiale della creazione monetaria scritturale da parte delle banche di credito e della sua omessa tassazione, è difficile difendere ulteriormente la pretesa legittimità del sistema monetario e creditizio, perché chi possiede una certa competenza in questa materia la vede con piena chiarezza.

In base a queste considerazioni e alle precedenti critiche alle motivazioni del Tribunale, ho proposto reclamo contro il provvedimento che ha respinto l’istanza di sospensione, consentendo di mandare all’asta la casa della moglie del mio cliente.

Ho anche eccepito l’incostituzionalità degli artt. 1813 CC, 10, 11 commi 1 e 2, 106 c. 2 e 114 del TUB per contrarietà – se intesi come li ha intesi il Giudice dell’Esecuzione nella reclamata ordinanza – agli artt. 1, 3, 36, 41 della Costituzione.

 

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ITALIA: DECLINO INEVITABILE

Italia: declino inevitabile

Nel progettare razionalmente il domani di se stessi, dei propri figli e della propria azienda, è necessario considerare che futuro può oggettivamente avere l’Italia.
I dati ufficiali degli ultimi giorni confermano che l’Italia, in fatto di crescita e produttività (competitività) resta l’ultimo o penultimo dei paesi dell’Unione Europea. L’Unione Europea, e ancor più l’Eurozona a guida tedesca, sono a loro volta in coda per crescita tra i paesi dell’OCSE. L’UE, l’euro e le regole europee hanno avuto effetti tangibili, opposti alle promesse di chi li ha imposti.


Il declino dell’Italia continua incessante dal 1992 se non da prima, ossia da almeno 25 anni. In realtà il deterioramento sistemico profondo iniziò nei primi anni ’80. Niente è valso ad arrestarlo, nonostante le diverse cure applicate da allora ad oggi dai diversi governi alternatisi. L’Italia ha dimostrato di non saper minimamente reagire.
E non poteva essere diversamente, perché le cause di questo declino sono nella stessa composizione dell’Italia.

L’Italia è tenuta insieme dal fatto che lo Stato centrale preleva annualmente circa 100 miliardi dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia-Romagna per sostenere il Sud arretrato e le spese di Roma (mafia capitale).

Questo costante prelevamento da un lato non ha ridotto, anzi ha visto aumentare, da oltre un secolo e mezzo, l’arretratezza e la dipendenza del Sud; dall’altro lato, sta fiscalmente soffocando l’economia delle regioni produttive settentrionali. Ciò avviene in combinazione con l’effetto dell’euro, che, al Nord come al Sud, danneggia le esportazioni impedendo l’aggiustamento dei cambi, e con l’effetto dei vincoli interni di bilancio, determinando la chiusura e la fuga all’estero di aziende capitali, con conseguente moria dei posti di lavoro e necessità di svalutare i salari dei posti che rimangono, il che a sua volta deprime la domanda interna. 

Tra questi due lati c’è il terzo fatto strutturale distruttivo, ossia che la classe politico-burocratica si è specializzata e dedicata principalmente a intercettare quel flusso di 100 miliardi l’anno e la spesa pubblica in generale, mangiandoci sopra, e non sa fare altro.

Per tutto ciò, come spiegavo nel 2008 con il mio saggio Basta Italia (Arianna Editrice), e ancor prima col saggio Le chiavi del potere (Koiné 2003), che l’Italia arresti e inverta il proprio declino è oggettivamente impossibile, qualunque partito vada al governo. Solamente un rivolgimento di fondo, su scala internazionale, del sistema monetario e della contabilità bancaria, come ho altrove descritto, potrebbe cambiare il quadro generale e il destino dell’Italia – ma sarebbe appunto un cambiamento realizzabile solo su scala internazionale.

In Italia è ancora consistente la ricchezza da consumare, sia internamente che cedendola alla Germania quale paese dominante dell’Unione Europea; perciò ci vorranno anni prima del crollo vero e proprio; ma il crollo a livelli africani è inevitabile, stanti i due fattori suddetti, cioè il mantenimento dello Stato unitario e la permanenza nell’euro e sotto l’egemonia tedesca.
Vi sono ulteriori fattori di declino, quali la perdita della capacità formativa della scuola e il degrado del tessuto sociale dovuto soprattutto all’impoverimento generale, alla massiccia invasione di pessima qualità, all’invecchiamento della popolazione.  Ma questi fattori discendono fondamentalmente dalla causa primaria, ossia dalla composizione troppo eterogenea dello Stato unitario, a sua volta dovuta a cause storiche molto risalenti. 

A che dicesse che il Nord Italia o il Nord-est sarebbe troppo piccolo per avere successo, basterebbe ricordare il successo di stati ancora più piccoli, come la Svizzera, l’Austria, l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, l’Irlanda, l’Islanda, la Nuova Zelanda, Israele, Singapore. È vero che l’unione fa la forza, ma la fa se funziona. Sarebbe bello se l’Italia unita e l’Europa unita funzionassero, ma appunto non funzionano. Anzi, funzionano sempre peggio, ossia degenerano, e degenerano tanto più, quanto più ci si accanisce a mantenerle in vita, arricchendo solo alcuni a spese di tutti gli altri.

E questi alcuni, con i soldi di tale arricchimento, controllano l’informazione popolare fino a far apparire non solo erroneo, ma anche immorale e persino giuridicamente illecito porre in questione i loro principi: “ci vogliono più Europa, più euro, più globalizzazione, più liberalizzazione, più immigrazione”. Certo che è immorale: minaccia i loro privilegi e i loro progetti. Ma i dati oggettivi sono disponibili per chi sa controllare.

19.04.17 Marco Della Luna

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