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ARSENALE DELLA DEMOCRAZIA E FABBRICA DELLE GUERRE

Arsenale della democrazia e fabbrica delle guerre.

Ormai comunemente si osserva che l’arsenale della democrazia continua a intervenire con le sue guerre, coinvolgendo i suoi alleati subalterni, per buttare giù soggetti politici che esso stesso aveva messo su, armandoli e finanziandoli. Pensiamo ai talebani, a Saddam Hussein, a Osama Bin Laden, ai miliziani dell’Isis.

Queste odierne operazioni in due fasi, costruzione e demolizione, sono la continuazione di ciò che l’arsenale della democrazia aveva fatto col nazismo, sostenendolo finanziariamente persino in tempo di guerra attraverso partecipazioni societarie, e combattendolo nella seconda fase con grande dispendio di mezzi, in larga parte addebitati agli alleati. È stato infatti grazie all’indebitamento abissale degli alleati e poi delle potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale, che l’arsenale della democrazia ha assunto l’egemonia di gran parte del pianeta, facendosi suo fornitore di credito e, con  Bretton Woods, di moneta di riserva.

In Ukraina avviene oggi qualcosa di simile: l’arsenale della democrazia dapprima sostiene una sorta di colpo di stato contro un regime eletto, poi incoraggia una deriva anti-russi a Kiev, usa ogni mezzo per fare della Russia un nemico e una minaccia militari per l’Europa occidentale, imponendoci di adottare contro Mosca sanzioni autolesionistiche per noi, che però ci rendono più dipendenti dall’arsenale della democrazia per le forniture energetiche, quindi arricchiscono l’arsenale della democrazia in termini di profitti ed egemonia; al contempo, annuncia che potrà in futuro contribuire alle spese della Nato in misura ridotta, quindi gli alleati europei dovranno metterci più soldi, ossia dovranno comprare più armamenti dall’arsenale della democrazia, il quale è di gran lunga il principale produttore di armamenti, con una larga quota del pil e dell’occupazione dipendente dalla produzione e… dal consumo di questi articoli; così contribuiranno alla prosperità della sua industria bellica a spese dei propri cittadini contribuenti.

L’arsenale della democrazia ha una necessità oggettiva e strutturale di agire così per rimanere egemone e per assicurare grandi profitti al suo complesso finanziario e industriale militare e salario ai suoi addetti. E per continuare a imporre la sua ultra- inflazionata valuta come valuta internazionale di riserva e pagamenti soprattutto delle materie prime, con cui comperare tutto nel mondo, continuando a stampare carta. Ha necessità di essere fabbrica di guerre, tiranni e terrori. La sua fisiologia richiede una continua domanda di armamenti, quindi continue guerre, tensioni, conflitti nel mondo. I suoi governi assicurano e producono queste condizioni. Nel corso della sua storia, l’arsenale della democrazia è quasi sempre stato impegnato in qualche guerra. Il papa non parla mai di questa causa di guerre e violenza. È una necessità oggettiva, che non ha implicazioni morali. Nessuno va condannato.

Finché resterà l’arsenale della democrazia, avremo guerre senza fine. Dopo, chissà. 23.09.14 Marco Della Luna

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ESAME DI ECONOMIA POLITICA

ESAME DI ECONOMIA POLITICA

Alla luce dei fallimenti sistematici degli ultimi governi rispetto alle loro promesse, ogni premier -e ancor più ogni governatore di banca centrale – dovrebbe pubblicamente svolgere questo compito in classe di economia politica:

Dica il premier con quali misure sia possibile mantenere l’equilibrio finanziario di uno Stato avente le seguenti condizioni:

-rifinanziamento del debito pubblico sui mercati speculativi;

-debito pubblico oltre il 130%  e in costante crescita, da rifinanziare sui mercati speculativi;

-spesa pubblica oltre il 50% del Pil;

-pressione fiscale oltre il 50%;

-disoccupazione oltre il 12%;

-situazione di declino economico pluriennale in accelerazione;

-costo dell’energia e della p.a. superiore ai paesi concorrenti;

-impossibilità di aggiustamento del cambio valutario, bloccato a livelli alti;

-fuga di imprese e capitali.

 

Spieghi il premier: come mai da molti anni lo Stato stringe la cinghia e che da un paio d’anni beneficia di bassi rendimenti sul suo debito pubblico e che per giunta realizza costanti aumenti del gettito tributario, eppure vede il debito pubblico costantemente crescere?

Quali sono le voci di spesa che crescono molto e fanno aumentare questo debito pubblico nonostante tutto il resto? Sono forse le spese assistenziali (accoglienza, vitto, alloggio, sanità, scuola, assegni) per di centinaia di migliaia di immigrati? Sono le spese per le indennità e le mini indennità di disoccupazione, generosamente concesse per mettere una toppa (che può reggere solo nel breve termine) alla scelta di lasciar costantemente aumentare la disoccupazione per effetto della deindustrializzazione e della desertificazione economica, frutto della indiscriminata apertura delle frontiere commerciali nonché del blocco dell’aggiustamento dei cambi?

Spieghi inoltre il premier come in questa situazione si possa rilanciare abolendo l’elettività del senato e dei consigli provinciali, nonché di quel poco che resta dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (già sostanzialmente svuotato da Monti), o con la ventitreesima riforma del processo civile in 23 anni, o togliendo ai magistrati qualche settimana di vacanze.

Spieghi infine il premier come una recessione da calo della domanda interna possa essere risolta diminuendo ulteriormente i redditi disponibili attraverso la riduzione programmatica dei redditi dei lavoratori dipendenti e autonomi.

Al punto in cui siamo arrivati, l’unico modo per fermare il disastro in tempi brevi, far ritornare la fiducia azzerata e le imprese fuggite, e far ripartire l’economia nazionale realmente, affrancandosi dai soldi che dovrebbero arrivare dall’estero dall’estero, sarebbe che lo Stato (con l’Eurozona se ci sta, senza se non ci sta) si mettesse a stampare moneta senza indebitarsi, per far lavorare la gente e le imprese, per fare gli investimenti utili a innescare gli investimenti privati e la domanda interna, nonché per dimezzare la pressione fiscale e contributiva subito. 

Chiunque dica di voler rimettere in corsa il Paese senza fare ciò, non merita alcuna fiducia, ma calci nel sedere, perché o è un bugiardo o è uno stolto.

17 settembre 2014 Marco Della Luna

 

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LE MANI SPORCHE DELLE CAMICIE BIANCHE

LE MANI SPORCHE DELLE CAMICIE BIANCHE

L’ultima faccenda giudiziaria degli amministratori emiliani del PD indagati per mangerie (ma gli amministratori di tutti i partiti che contano sono mediamente così, l’abbiamo visto cento volte) ci ricorda una ragione strutturale per la quale non è avvenuto, e non è possibile che avvenga, il recupero economico e funzionale del Paese:

Le imprese e i consumatori, se da un lato soffrono di una (artefatta) deprivazione di liquidità e del blocco degli aggiustamenti del cambio della valuta nazionale, dall’altra parte sono gravati da imposte assurde, necessarie a pagare:

- opere e forniture pubbliche che in Italia costano il triplo o il quadruplo che in Francia o Germania, perché apparati dei partiti e della burocrazia ci mangiano dentro assieme ai loro compari imprenditori  (il fatto che le opere e le forniture pubbliche costano 3,4,5 volte che in altri paesi europei dà la misura di quanto mangiano i partiti e i burocrati – altroché i 60 miliardi all’anno di tangenti, stimati dalla Corte dei Conti!) ;

- centinaia di migliaia di stipendi e rendite improduttive e immeritate, che rendono la pubblica amministrazione molto meno efficiente e molto più costosa, ma che però danno il voto, quindi la legittimazione, ai politici, alla partitocrazia.

In tutto si tratta non di 20, ma almeno di 150 miliardi l’anno.

Nessun potere basato sugli apparati dei partiti potrà tagliare queste cause di declino, perché sarebbe tagliare il ramo su cui siede. E’ ovvio: i partiti si ribellerebbero. Ed è ovvio, dunque, che Renzi inganna sapendo di ingannare quando promette di rilanciare il Paese tagliando gli sprechi e i parassiti. Le uniche spese comprimibili sono quelle che non rendono in questi termini, cioè quelle sane. O quelle fatte nell’interesse dei più deboli e dei sostenitori che non servono più.

Renzi, col suo governo e la sua maggioranza, come ogni premier e ogni maggioranza, dipende dal voto dei partiti, cioè volente o nolente poggia su apparati di spreco e parassitismo, come tutti i premier italiani, quindi fa sostanzialmente le stesse medesime cose. Non ha scelta. Prova ne è che non ha chiuso le provincie come centri di spesa e non ha eliminato le società partecipate che sono state individuate come inutili (anzi, ha liquidato il commissario alla spending review Cottarelli che le voleva chiudere). Non lo ha fatto, perché i centri di spesa e clientela sono fonti di lucro per la partitocrazia e offrono ai politici poltrone ben pagate e da cui si mangia lautamente. Quindi chi li tocca va a casa.

La Germania e il capitalismo europeo certamente non intervengono per cambiare questo stato di cose perché hanno interesse a che le cose continuino così, onde poter continuare a fare ciò che vogliono in Italia, e dell’Italia. E’ possibile però che a breve il disastro occupazionale interno e/o le necessità di maggiore finanziamento della NATO a seguito del graduale disimpegno USA in Europa, apparso nel recentissimo vertice in Galles, costringano a togliere il peraltro arbitrario e irrazionale vincolo del 3% sul pil al deficit pubblico, per fare più spesa pubblica militare. Come è possibile pure che comporti l’uscita dell’Italia dall’Eurosistema, o la ristrutturazione dell’Eurosistema (magari con un Eurosud e un Euronord). Voci autorevoli entro il sistema bancario italiano parlano di gennaio o febbraio 2015 come possibile momento di rottura.

Allora vi chiedo: una crisi e un passaggio di tanta importanza, in cui si dovrà difendere gli interessi nazionali dalla già sperimentata prepotenza tedesca e da una UE strumentalizzata da Berlino, possono legittimamente essere gestiti da un governo e da un premier privi di mandato popolare (succeduti ad altri due pure privi di tale mandato)? Che ora si sostengono solo su voti scroccati con promesse poi subito tradite?  E da un capo di Stato  novantenne, e che si è già ripetutamente dimostrato molto, troppo sensibile alle indicazioni tedesche? Non sarebbe meglio cambiarli al più presto, tutti e due?

10.09.14 Marco Della Luna

 

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IL GOLPE DEI MILLE GIORNI

IL GOLPE DEI MILLE GIORNI

Come Renzi l’inconcludente si auto-legittima a un governo di legislatura.

In una situazione di emergenza nazionale in cui sia indispensabile compiere determinate mosse, è legittimato un governo emergenziale transitorio, privo di mandato popolare, che si insedii per fare immediatamente quelle poche cose necessarie, diciamo in cento giorni, e poi si vada alle elezioni, per passare dalla legittimazione emergenziale a quella democratica, che è quella normale.

Un governo così non è più legittimo, ma commette un colpo di Stato, se non fa quelle cose ma converte il proprio termine da cento giorni a mille giorni oltre quelli che è già stato in carica, cioè se si converte da governo transitorio in governo di legislatura e medio termine, come se avesse avuto il mandato popolare.

Ancor più ciò è vero se quel governo è il terzo governo emergenziale di fila senza mandato popolare.

Aggiungiamo che questo governo emergenziale e non eletto è anche il terzo governo di fila che persegue certe determinate politiche economiche e sotto cui i fondamentali dell’economia stanno peggiorando, assieme alle prospettive economiche.

Aggiungiamo ancora che tutti questi governi sono stati nominati e sostenuti specificamente nelle loro politiche economiche dal medesimo Capo dello Stato, sia pure su indicazioni o direttive straniere; onde qualora anche questo governo dovesse fallire e andarsene, quel medesimo Capo di Stato dovrebbe andarsene insieme ad esso, perdendo la faccia. Perciò è da temersi che farà di tutto per difenderlo nonostante i suoi insuccessi e la sempre più chiara illegittimità politica del suo premier.

Renzi o chi per lui ha impostato la sua politica su due tempi: nel primo tempo, fino alle elezioni europee, l’obiettivo era raccogliere quanto più consenso popolare possibile suscitando aspettative a brevissimo termine; per poi usare, nel secondo tempo, questo consenso così ottenuto come legittimazione per restare a lungo al potere pur avendo tradito quelle aspettative.

Così abbiamo avuto, nel primo tempo: a)la promessa di una grande riforma al mese – poi irrealizzata; b)la promessa di cambiare le regole dell’UE soprattutto in punto di vincoli di bilancio – poi tradita con la piena adesione al rigore merkeliano e alla linea di Monti; c)l’attrazione di voti con la mancia degli 80 euro, che ora si scopre finanziata con prelievi da altre parti; d)la promessa di estensione a tutti di questa mancia, che ora Renzi ammette irrealizzabile; e)la promessa di rottamare i vecchi e di adottare le primarie come metodo per le elezioni degli enti territoriali – nettamente tradita con le nomine e conferme di uomini di apparato, senza primarie, ma con logica “ripartitoria”, soprattutto in Toscana; f)l’immagine vincente di attivismo, forza, sicurezza di sé, velocità – che ora si scoprono come modi per svolazzare intorno ai problemi, dando l’impressione di averli in pugno tutti ma senza affrontarne e trattarne realmente alcuno: l’unica possibilità per un inetto; g)la promessa di dimettersi se non avesse mantenuto le suddette promesse.

Tutte queste ingannevoli promesse hanno nondimeno prodotto un raccolto di voti europei per il PD, grazie a cui oggi Renzi può dire: è andata come è andata, i tempi si allungano, ma comunque io ho avuto il 41% dei consensi, quindi sono legittimato a governare; passiamo al passo dopo passo, ci prendiamo (ulteriori) mille giorni da oggi, realizzeremo il programma, giudicateci dopo.

E questo si chiama barare. Quanti voti avresti preso, Renzi, se la gente avesse saputo che avresti tradito tutte le promesse in base alle quali ti votava? E poi: i voti per il parlamento europeo, coma fai a convertirli in voti politici nazionali? E anche: che maggioranza avresti ora e avresti avuto ieri in Senato, se Berlusconi non avesse il guinzaglio elettrico dei suoi processi e dell’affidamento in prova al servizio sociale, se cioè fosse politicamente libero? E’ grazie a questi fattori a dir poco anomali, a dir poco incostituzionali, che resti ancora sulla poltrona e che sei riuscito a mettere le mani sulla Costituzione, cincischiando con riforme sterili, mentre l’economia si sfascia sempre di più. 04.09.14 Marco Della Luna    

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UCRAINA: LA GUERRA EUROPEA DEGLI IDIOTI PERICOLOSI

 

UCRAINA: LA GUERRA EUROPEA DEGLI IDIOTI PERICOLOSI

Le menti geostrategiche di USA e UE avevano già convincentemente manifestato il loro livello di intelligenza e lungimiranza nelle campagne di pacificazione, stabilizzazione e democratizzazione di Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto. In Siria mesi fa stavano per aiutare gli insorti jihadisti bombardando l’esercito siriano, e ora, costretti dai fatti, aiutano l’esercito siriano bombardando i jihadisti.

Mentre le fabbriche licenziano e chiudono e l’economia comunitaria si contrae perfino in Germania, e mentre si avvicina un freddo inverno, le sullodate menti si lanciano in una campagna di sanzioni, dirette a parole contro la Russia, ma nei fatti contro le imprese, i lavoratori, i consumatori dell’Europa Occidentale. Penso alle ditte che, a seguito delle sanzioni, non possono più esportare verso il più grande paese del nostro continente. Quindi vanno a gambe all’aria. Con le sanzioni in vigore ad oggi e con le contromisure russe, l’Italia rischia 800.000 posti di lavoro e, solo di esportazioni agroalimentari, perde 200 milioni, cioè il 24%.  L’UE perderà circa 5 miliardi.

Qual è il fine degli illuminati strateghi? Indurre Mosca a decurtarci i prodotti energetici per costringerci ad affidarci ai fornitori USA, così da aumentare anche la nostra sudditanza politica verso Washington, e con un passaggio per forti rincari, che si tradurranno in maggiori costi per riscaldarsi, per viaggiare, per fabbricare?

Dopo che la loro geniale e felicissima guerra in Libia (voluta da Londra e Parigi, appoggiata da Washington, e a cui Berlusconi fu spinto a partecipare da Napolitano) ci ha privato di quella preziosa fonte alternativa, in cui avevamo investito molto, è logico che adesso puntino a privarci anche del fornitore russo, per metterci completamente in pugno a quello americano.

Intanto – ripeto – è assodato che queste stupide sanzioni ci stanno facendo perdere punti di pil e guadagnare punti di disoccupazione.

Ma per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi, dalla depressione economica, da chi fa gli affari sulla pelle delle nazioni, da chi si mangia i diritti della gente – per distrarre gli europei dal problema dei conflitti oggettivi e interni di interessi all’UE, tra paesi dominanti (Germania in testa) e paesi subalterni,  si costruiscono conflitti esterni e nemici esterni, meglio se con connotazioni morali e ideologiche. E’ una costante storica.

Non meno balorda è la motivazione delle sanzioni medesime. Le menti strategiche dei nostri leaders, dopo aver inglobato nella NATO e armato contro la Russia diversi paesi dell’area ex-sovietica, anche nel Caucaso e nella zona altaica, fino all’Afghanistan, ora vorrebbero estendere la NATO all’Ucraina, portando i loro missili a poche centinaia di chilometri da Mosca. E’ pensabile che Mosca accetti ciò senza combattere? Che accetti un accerchiamento che le arriva sotto casa? Quanto vogliamo tirare questa corda? Non è meglio, non è più sicuro, magari, creare uno Stato-cuscinetto nel Donbass, libero da armi strategiche? Non è meglio lasciare alla Russia le sue tre provincie storiche ed etniche, piuttosto che rischiare una guerra nucleare, o anche solo un ulteriore tracollo economico?

Infatti, la Russia rivuole semplicemente indietro le sue tre provincie, che da secoli sono abitate in maggioranza da russi, e che Krushev, a tavolino, aveva passato amministrativamente all’Ucraina nel 1953, in un contesto che rendeva pressoché indifferente questo passaggio. E’ chiaro che i recenti rivolgimenti in Ucraina hanno cambiato le carte in tavola, che è emersa e si sta consolidando una forma di nazionalismo ucraino il quale, verso la minoranza russa, va dal non amichevole all’ostile, e che politicamente si estende dal liberismo capitalista al fascismo. Santa Julia Timoshenko, celebrata leader filoeuropea ed eroina della democrazia di Kiev, è stata intercettata mentre diceva di voler eliminare i separatisti russi con le armi nucleari. Dopo questo, e dopo le stragi che sono state consumate, come si può onestamente pensare a una pacifica convivenza della minoranza russa con la maggioranza ucraina entro il medesimo Stato e sotto il medesimo governo?

La divisione umana che si è aperta è incolmabile e insanabile; meglio prenderne atto, e tracciare un confine che metta fine alla guerra e alle carneficine, prima che prenda corpo il fenomeno che già è iniziato, ossia dei volontari stranieri, perlopiù di estrema destra, che vanno a combattere in Ucraina contro i comunisti russi, e che, a differenza dei soldati ucraini, non si fanno scrupolo di sparare anche sui civili, identificandoli come nemico etno-ideologico. Si aggiungono i mercenari e i contractors occidentali, i mercenari delle multinazionali USA che supportano Kiev, assieme a neonazisti svedesi. Combattenti francesi, americani, serbi, polacchi, israeliani, britannici, etc., già versano il loro sangue, perlopiù  per motivi ideali, soprattutto a difesa dei russi. Hanno formato una brigata sotto il nome “United Continent”.

Stanno così risvegliandosi gli odii atavici e tradizionali del Vecchio Continente, complicati, oltre che dalla stupidità dei vari fanatismi, dalla contrapposizione ideologica e dalla valenza di lotta paneuropea contro l’invadente presenza del capitalismo americano.

Una deriva, questa, di cui i cauti media non ci informano, ma che è ovviamente assai pericolosa, che tende a coinvolgere altri paesi e a far evolvere un conflitto etnico locale in qualcosa di incomparabilmente peggiore e che può portare all’uso di armi nucleari in Europa, quindi a conseguenze mortifere o persino peggio che mortifere anche per noi dell’Europa occidentale.

La guerra di Ucraina è già adesso una guerra europea. Assomiglia alla guerra civile spagnola. Ma a differenza di quella, tocca direttamente una superpotenza nucleare.

Perciò ripeto: basta sanzioni idiote contro la Russia, tracciare un confine per separare le opposte forze armate, porre fine alla guerra, lasciare alla Russia ciò che è della Russia, e prendersi pure il resto. Ma senza piazzarci armi strategiche.

01.09.14 Marco Della Luna

 

 

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ISLAM, JIHAD, INTEGRAZIONE

 

ISLAM, JIHAD, INTEGRAZIONE:

FATTORI PSICOLOGICI DI UNA PROBABILE VITTORIA

I fatti, politicamente non sempre corretti, oggi impongono di trattare pubblicamente il problema dei musulmani immigrati, di prima, seconda e terza generazione, all’apparenza perfettamente integrati nelle società occidentali, anzi assimilati, che partono per combattere nel jihad e commettere ogni atrocità, uccidono se capita loro concittadini occidentali. poi rientrano in “patria” per qualche tempo, si riorganizzano, ripartono e tornano a combattere la Guerra Santa. Anche prima di questo jihad del Califfato, avevamo avuto molti casi, anche in Italia, di improvviso viraggio terroristico (o simile) da parte di islamici comportamentalmente integrati.

Come è possibile che si lancino in queste mostruosità, se, a tutti gli effetti pratici, erano perfettamente integrati in un paese come la Francia o il Regno Unito, e addirittura nati là? Se si comportavano secondo i valori di questi paesi? Se avavno legami sociali importanti in essi?

Evidentemente l’integrazione comportamentale, l’inserimento sociale, l’assunzione di ruoli anche pubblici, non sono indicatori affidabili.

Ma se l’integrazione socio-culturale occidentale non esclude la pericolosità, allora questa da che fattori è determinata? Certamente non da un fattore biologico, etno-ereditario, perché i soggetti in questione sono di etnie diverse, da quelle maghrebine a quelle afghane. Evidentemente, il fattore determinante di questo pericolo è proprio la religione islamica, il denominatore comune a tutti questi soggetti. In effetti, come è noto, il Corano contiene comandi espliciti a sterminare senza pietà chi non accetta il Corano stesso (Sura 27, ad esempio), sotto minaccia di punizione divina. A ciò fa riscontro il fatto che la quasi totalità delle uccisioni, soprattutto delle stragi, compiute per motivo religioso, sono di matrice islamica. I mussulmani, uccidono annualmente nel mondo circa 100.000 fedeli di altre religioni a motivo della loro fede non-mussulmana o non sunnita. E lo fanno in modo organizzato e metodico, da Boko Haram all’Isis agli islamici nelle Filippine. Dunque non è vero ciò che molti islamici e filo-islamici sostengono, ossia che è vero che vi sono islamici assassini, ma che si tratta di crimini dipendenti dalle caratteristiche individuali di chi le commette, e non da qualcosa che accomuna gli islamici in quanto tali.

Chiediamoci: perché mai, tra tutte le religioni, solo l’islam combatte e ammazza in modo tanto massiccio e organizzato, facendo vere e proprie guerre di religione e islamizzazione, con eliminazione degli infedeli che non si convertono? Che cosa ha di diverso dalle altre religioni?

Non credo sia solo perché il Corano prescrive di fare ciò e perché l’islam ha una gloriosa storia di guerre di conquista a base religiosa. Ravviso la specificità dell’islam, quel fattore che lo rende religione militante, matrice dei comportamenti aggressivi organizzati (di massa) in questione, in una caratteristica che pure il cristianesimo aveva, quando era analogamente aggressivo, violento e intollerante.

Questa caratteristica è che l’islam dà una risposta semplice al perché le cose vanno male nel mondo, cioè spiega che vanno male non perché tu, fedele, abbia qualche colpa, ma perché ci sono persone che rifiutano l’islam stesso (il Corano, la volontà di Allà); e dà anche una soluzione altrettanto semplice: islamizzare il mondo, convertire tutti, eliminare chi non si converte. Ogni mezzo è lecito. Anzi, se segui questo programma e poche regole di condotta (ortoprassi), puoi fare tutto ciò che ti aggrada, specialmente con gli infedeli, le loro terre, donne, sostanze. Così l’islam canalizza e sfoga l’insoddisfazione, la frustrazione esistenziale e pratica, verso l’esterno, verso i diversi, in forma di aggressività, conquista, coercizione. Ti insegna a colpevolizzare i diversi, e a sentire te giusto e libero da colpa e dubbi anche se uccidi innocenti, e che non hai alcun bisogno di introspezione e autocritica: una cuccagna, un’invenzione psicologicamente vincente e socialmente aggregante. Una base perfetta per l’espansionismo religioso.

Al contrario, il cristianesimo soprattutto moderno, l’induismo, il buddhismo (che però propriamente non è una religione) la canalizzano verso l’interno, la introvertiscono, in quanto ti insegnano a sentire te stesso responsabile della morte, dell’ingiustizia, della sofferenza, attraverso le dottrine del peccato (soprattutto il peccato originale, che ha reso l’uomo mortale), del karma, dell’avidya – vizi che sono imputabili all’uomo, e da cui l’uomo deve emendarsi lavorando su se stesso col pentimento, il ravvedimento, l’espiazione, la mortificazione, la rinuncia, la conversione. Agli altri devi dare amore, anche ai nemici. E a chi ti colpisce devi porgere la guancia. Alla violenza devi rinunciare a priori. Al perdono devi essere sempre pronto.

Questa penso sia la differenza tra la religione militante e le altre, la radice della sua attrattiva e della sua inclinazione alla violenza e alla intolleranza.

Se così è, non esiste un islam moderato: la cultura, la fede islamica è una matrice di determinate tendenze violente e intolleranti per effetto della sua stessa struttura, del tipo di interpretazione e soluzione ai conflitti esistenziali, psichici e sociali che essa trasmette, anche se singoli soggetti formalmente islamici possono restare estranei ad essi per tutta la vita.

Se è così, per un paese occidentale tenere sul proprio territorio comunità islamiche comporta automaticamente certe inevitabili conseguenze, un crescente terrorismo e un crescente rischio di jihad in casa, mentre il principio politicamente corretto di “integrazione” semplicemente non può funzionare, come in effetti non funziona.

Se è così è, bisogna anche calcolare che cosa succederà in proiezione futura sul piano demografico, data la molto più alta prolificità degli islamici: ricorderete che il premio Nobel per la Pace Yasser Arafat diceva: noi vi conquisteremo con gli uteri delle nostre donne, sono quelli le nostre armi. La sorte di paesi che, nella storia, hanno ricevuto una significativa immigrazione islamica sarà di grande ausilio.

Se è così come penso, infine, operazioni quali Mare Nostrum, in cui entra di tutto, sono un atto distruttivo e forse mortale per il Paese, anche se fruttano profitti a molte organizzazioni legate ai partiti e alla Chiesa che prendono soldi pubblici per l’assistenza; e anche se donano braccia a buon mercato, spesso in nero, a un’economia in difficoltà per il costo del lavoro; e anche se forniscono mano d’opera per spaccio, prostituzione e altro alla criminalità organizzata, da cui dipende buona parte del consenso politico, anche parlamentare.

Non è un caso che l’Italia sia diventata “campione del mondo di accoglienza”, per dirla con le parole del nostro ministro degli Interni. Sappiamo che molti paesi petroliferi islamici finanziano, con le loro immense risorse, il jihad del Califfato e di altre organizzazioni mussulmane in una strategia di espansionismo islamico. E’ logico quindi che offrano finanziamenti anche alle forze politiche e mediatiche che possono aiutare, mediante politiche di  apertura delle frontiere, l’estensione in Europa di questo espansionismo. L’Italia si presta molto a questo approccio, perché la sua classe politica è tradizionalmente molto corruttibile e la sua popolazione è altrettanto suggestionabile da slogan etici. 24.08.14 Marco Della Luna

 

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PREMIER FINTO TONTO: IL SALTO NEL BUIO

 

UN PREMIER FINTO TONTO: IL SALTO NEL BUIO

Dopo aver scritto l’articolo Renzi parla inglese, abbiamo visionato, non senza imbarazzo, disagio e vergogna, questi video: https://www.youtube.com/watch?v=G-jH8jX—OI, https://www.youtube.com/watch?v=0fcg2mGGsX8 , https://www.youtube.com/watch?v=4blKB1_Cc54 e in cui il premier parla il suo inglese maccheronico e inverecondamente inventato nientemeno che con il segretario di Stato americano Kerry (che lo guarda strabiliato e divertito) e con una giornalista britannica (che pure mostra divertimento e stupore). In queste due circostanze, Renzi trasmette veramente l’impressione dell’incoscienza-irresponsabilità patologica, che non si rende nemmeno conto dei propri limiti, e dà quindi seriamente da pensare. Fare il matto, il guascone, il facilone, col pubblico italiano può servire a costruire un’immagine simpatica, con cui l’uomo comune possa identificarsi, nel senso che avevamo già spiegato.

Il secondo video sopra linkato mostra che, in passato, Renzi parlava l’inglese molto meglio di ora. Quindi adesso sta recitando, fa il finto tonto. Ma perché mai ostentare crassa ignoranza e incoscienza della propria inadeguatezza col segretario di Stato americano in una conferenza stampa, per giunta? Perché discreditare il governo, la sua politica, l’immagine dell’Italia (quel che ne resta)? Che senso ha?  Oppure, se credete che Renzi non reciti, ma abbia effettivamente un problema psicopatologico in uno dei due sensi ipotizzati nel nostro precedente articolo, la domanda diventa: a che scopo mettere un simile squilibrato a fare quelle figure nella sua veste di presidente del Consiglio dei Ministri italiano in sede internazionale, col governo statunitense e davanti ha un pubblico mondiale? A che scopo far apparire che l’Italia sia guidata da un incosciente?

Crediamo che la risposta ad ambedue le domande possa essere nei seguenti termini. L’Italia si è venuta a trovare in una situazione socioeconomica instabile ed è davanti a un bivio ineludibile che imporrà l’assunzione di qualche decisione “grossa” già in autunno, al momento della legge di bilancio, o poco dopo. Dovranno esser presi provvedimenti duri, impopolari, incostituzionali, quindi li si fa prendere a un (finto) tonto, a una testa di legno, per poi subito sostituirlo, lavarsi pilatescamente le mani e dichiararsi non responsabili di ciò che ha fatto, e poter così continuare a governare. E rubare. E tradire la nazione.

Che Renzi e il suo governo di ragazzotti e ragazzotte siano un team assolutamente incapace di affrontare la “crisi” (incluso Padoan) e di immagine (escluso Padoan), messo su per tirare avanti e fare qualche riforma in senso autocratico – un governo per prendere tempo, un materiale di consumo a rapida usura – è ormai evidente anche ai meno svegli tra quelli che lo hanno votato. Come ultimamente dimostra con dati inoppugnabili questo recentissimo articolo di Pritchard sul Telegraph,

 http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/1032571/Italys-Renzi-must-bring-back-the-lira-to-end-depression.html1, 

per molti elementi del suo assetto economico l’Italia non è messa male, ha un buon potenziale di ripresa. I fattori contrari sono soprattutto l’euro e la cosiddetta
austerità, ossia il modello socioeconomico europeo, che da molti anni incessantemente causano recessione, disoccupazione, continuo aumento del debito pubblico, senza prospettiva di miglioramento. Il quotidiano britannico evidenzia come sempre, negli scorsi quarant’anni, quando la Lira è stata fissata come cambio al Marco tedesco, il risultato è stato la recessione, e questo per ben tre volte. Quindi anche i cretini ormai capiscono che fissare il cambio della Lira al Marco è un suicidio; idem affermare che l’euro è irreversibile. I tre governi Napolitano hanno tutti confermato che l’Euro è irreversibile e promesso la pelle dell’orso, ossia un allentamento del principio di austerità da parte di
chi in Europa comanda, cioè Berlino. Nei primi tempi di Renzi si faceva credere in una alleanza con Francia, Spagna, Portogallo, Grecia per imporre una diversa linea finanziaria a Berlino, di sviluppo anziché rigore, ma questa alleanza si è dissolta prima di nascere.

Intanto la disoccupazione, la recessione e il fabbisogno di cassa peggiorano. Soprattutto con una deflazione persistente, il contribuente non è in grado di risanare le finanze pubbliche e il sistema bancario. A questo punto, qualcosa necessariamente sta per succedere, qualcosa di serio. La situazione è insostenibile, l’equilibrio è sul punto di rompersi.

Noi riteniamo che si stia costruendo l’immagine di Renzi premier incosciente per fargli compiere un qualche passo che può essere perdonato e digerito (dentro o fuori il Paese) solo se lo si fa fare appunto a un premier “pazzo”, che si prenda la responsabilità del suo atto e poi si tolga di mezzo. Che cosa si potrebbe far fare al premier “pazzo” così costruito?

Se si vuole aiutare il Paese, gli si potrebbe far decidere l’uscita dell’Italia dal sistema dell’Euro e della BCE, il ritorno alla Lira e al controllo del governo sulla banca centrale nazionale, più il controllo sui movimenti di capitali per evitare facili acquisti sottocosto delle migliori risorse del paese, e la conversione in Lire dei debiti denominati in Euro. Renzi potrebbe denunciare la violazione sistematica e ultradecennale da parte della Banca centrale europea e della Germania, quindi anche della Commissione europea, dei trattati europei che prescrivono di bilanciare gli attivi esuberanti delle bilance dei pagamenti, di puntare a un’inflazione monetaria intorno al 2%, di presentare bilanci e conti pubblici chiari e veritieri. Il FMI da tempo invita Berlino a fare pubblici investimenti (entro il tetto del 3%) per dare ossigeno ai partners, ma Berlino rifiuta, va contro gli interessi comunitari e contro l’integrazione: non vuole integrazione, ma colonizzazione. Queste sarebbero le scelte nel interesse del Paese.

Contrariamente, al servizio degli interessi stranieri, Renzi potrebbe chiamare in Italia la Troika, ossia sottomettere il Paese al governo e comando di Banca centrale europea, Commissione europea, Fondo monetario internazionale, condannando la popolazione al massacro sociale già sofferto dalla Grecia, e aggravato dal fatto che in Italia la Troika si aggiungerebbe alla partitocrazia che la fa venire, quindi dovrebbe assicurare innanzitutto le rendite parassitarie di questa. Oppure Renzi potrebbe fare una tassa patrimoniale con prelievo dai conti correnti, per tirare avanti ancora qualche tempo, al prezzo di aggravare la recessione e il crollo della domanda interna. Il ricavato di quest’operazione verrebbe probabilmente spartito tra le forze politiche complici. Entrambe le mosse possono essere abbinate a una ristrutturazione del debito pubblico, cioè a un default controllato, e ad ulteriori cessioni di assets strategici agli stranieri, come la recente cessione di 1/3 della Cassa Depositi e Prestiti ai cinesi. Possono anche essere abbinate a una legge che, a garanzia dei nuovi prestiti della BCE allo Stato, iscriva un’ipoteca forzata sugli immobili degli italiani. Dopo aver fatto simili colpi di mano ai danni della nazione, Renzi (che ultimamente ha detto che è già iniziata anche la sua rottamazione) verrebbe sostituito con un personaggio dall’immagine paterna e bonaria di curato di campagna come il Mortadella, che, con un nuovo ministro dell’economia (si mormora Lucrezia Reichlin), lavorerebbe alla riconciliazione sociale, negoziando con i padroni stranieri una onorevole sottomissione all’italiana.

La terza ipotesi, la più difficile a realizzarsi, è che, di fronte al fallimento conclamato del modello monetario e finanziario dell’Eurozona (cambi fissi, austerità, ciascuno per sè, Berlino al di sopra delle regole), si decida una federalizzazione dell’UE sul modello  USA, debiti pubblici inclusi, e con prescrizione statutaria alla BCE di perseguire non la stabilità del potere d’acquisto dell’unità monetaria (cioè l’interesse dei creditori finanziari) ma la piena occupazione dei fattori produttivi (cioè l’interesse collettivo). Ma l’opposizione a questa svolta oggi appare invincibile.

19.08.14 Marco Della Luna e Paolo Cioni

 

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LETTERA APERTA A PETER GOMEZ SU BAGNAI E SCACCIAVILLANI

LETTERA APERTA A PETER GOMEZ SU BAGNAI E SCACCIAVILLANI

Valoroso Direttore,

 

ho letto sulla vostra edizione elettronica di ieri l’interessante intervista parallela ai due brillanti economisti, e Scacciavillani e Bagnai. Essenzialmente, il primo auspica che, seguendo le esortazioni dei Draghi, l’Italia ceda sovranità all’unione europea per farsi fare quelle necessarie riforme strutturali che la partitocrazia impedisce di fare e senza di cui l’Italia non può risollevarsi. Il secondo  dice che, al contrario, per risollevarsi, l’Italia dovrebbe uscire dall’euro e liberarsi dai condizionamenti europei, perché l’euro danneggia l’export e l’Unione Europea è pilotata dalla Germania, la quale ha interessi in competizione e contrasto con quelli italiani in campo economico. 

Purtroppo, hanno ragione e torto ambedue: è vero che l’Europa dell’euro sono usati dalla Germania a proprio vantaggio danno dall’Italia, ma è altrettanto vero che la partitocrazia italiana impedisce le riforme necessarie, fa riforme dannose, è incompetente e ladra, e si è impadronita delle istituzioni. 

Quindi in realtà dovremmo liberarci sia dell’euro e dell’Unione Europea da un lato, sia, dal lato interno, della casta; ma ciò è palesemente impossibile, perché richiederebbe uno scontro con gli interessi consolidati europei e al contempo una guerra civile contro la casta che controlla anche polizia e forze armate.

In realtà, le cose stanno ancora peggio, poiché la partitocrazia italiana si è alleata con gli interessi amanti italiani nella Unione Europea, come dimostra il fatto che Monti sia stato imposto da Berlino e ha fatto manovre contro l’Italia e in favore della Germania.

Pertanto, l’unica via d’uscita è quella tradizionale: valigia, passaporto, emigrazione. 

Cordiali saluti.

Marco Della Luna 18.08.14

 

 

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SITO MARCODELLALUNA.INFO OSCURATO

 

SITO MARCODELLALUNA.INFO OSCURATO

Dopo che avevo pubblicato una serie di articoli sul renzismo e le sue riforme, ieri 14.08.14, nella mattinata, questo sito www.marcodellaluna,info, è stato attaccato massicciamente assieme al sito del webmaster, ed è stato reso inaccessibile, da hackers principalmente operanti attraverso indirizzi cinesi, turchi e statunitensi.

Ora è stato ripristinato in modalità provvisoria e parziale. Non so quanto a lungo reggerà e se potrò munirmi di un nuovo sito. La strategia di consenso che sostiene il regime richiede questi bavagli e altri, soprattutto in questa particolare e delicatissima fase di soluzione di tutti i problemi nazionali ed europei, e di costruzione di un sistema costituzionale veramente democratico, garantista, includente, rappresentativo, e partecipativo, mediante opportune riforme che tutto il popolo invoca e tutte l’Europa prescrive.

Il patto di stabilità e crescita ha effettivamente portato stabilità e crescita. L’immigrazione ha portato i lavoratori disperatamente richiesti dalle imprese in continua espansione e bisognose di assumere stranieri, dato che tutti gli italiani erano già assunti. La produzione non riesce a tener dietro alla possente ascesa della domanda interna, resa possibile dagli sgravi fiscali, dalla piena occupazione raggiunta, dal contagioso ottimismo del giovane Leader, il quale, per calmierare le tensioni inflazionistiche, dovrà fare tagli e prelievi di circa 20 miliardi in autunno – taglie prelievi che però non avranno alcun effetto negativo sul boom economico in essere, anche perché, esattamente come promesso, gli immigrati, coi loro versamenti contributivi, congiuntamente ai crescenti versamenti dovuti alla piena e stabile occupazione, hanno inoltre portato l’Inps e il servizio sanitario nazionale in forte attivo, senza determinare alcun aumento della microcriminalità. Le pensioni hanno potuto quindi essere aumentate. e i ticket sanitari aboliti.

Parallelamente, l’austerità ha portato al risanamento dei conti e all’azzeramento del debito pubblico, quindi al drastico taglio delle tasse, che consente alle imprese italiane di ampliare le quote di mercato estero. Tutte le promesse dell’Euro sono state mantenute. I vincoli di convergenza e stabilità hanno effettivamente portato a una maggiore convergenza e solidarietà nell’Unione Europea. L’economia europea è in forte progresso, come mostrano i recentissimi dati del pil italiani, tedeschi e francesi, Tutte le riforme volute dall’Europa e dai mercati, assieme all’Euro, hanno contribuito a questo risultato. La ricetta era giusta.

La Germania ha sempre rispettato il Trattato di Maastricht aumentando i suoi investimenti pubblici e innalzando salari e pensioni, onde ridurre gli eccessivi avanzi commerciali. La BCE ha pure rispettato il suo mandato, mantenendo l’inflazione tendenziale al 2% così da sostenere la crescita evitando la deflazione. Inoltre, ha sempre assicurato che il sistema bancario italiano erogasse adeguati volumi di credito alle imprese italiane, e a tassi competitivi con quelli pagati dalle imprese tedesche.

Ecco perché Napolitano, Merkel, Renzi, Monti sono in perfetta buona fede nell’insistere per continuare con ancor più vigore questa linea di riforme: esse chiaramente ci stanno facendo molto bene, anzi ce lo hanno già fatto, e I risultati sono davanti agli occhi di tutti: solo un criminale in mala fede potrebbe negarlo. Ecco perché dobbiamo continuare a credere nella teoria economica neomonetarista che ha ispirato tutte queste riforme e guidato la mano dei nostri autorevoli leaders riformatori, sempre leali verso la Patria e al giuramento di fedeltà prestato verso di essa, e sempre legittimati dal mantenimento delle loro promesse e dal costante rispetto dei valori e delle procedure della Costituzione – tutti, da Ciampi e Andreatta a Renzi e Napolitano. Buon Ferragosto a tutti, ma innanzitutto a loro!

15.08.14 Marco Della Luna

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RENZI TIRA DIRITTO: IL FASCINO DELL’IRRAZIONALE

RENZI TIRA DIRITTO Napolimonti, Napoliletta, Napolirenzi… sotto il terzo Governo Napolitano consecutivo, sempre non eletto, l’Italia tira diritto sulla sua rotta di recessione, indebitamento, disoccupazione, deindustrializzazione, cessione di aziende strategiche a stranieri (cinesi, da ultimo) e cessione di sovranità in favore dei potentati finanziari stranieri che da un quarantennio dettano le (intenzionalmente) erronee ricette monetarie, bancarie, fiscali, daziarie. Queste – ormai è innegabile – hanno prodotto la carenza di liquidità per investimenti pubblici e privati, che è la causa più profonda e insieme più diretta del disastro economico in corso. Causa anche dell’insostenibile indebitamento pubblico. Le riforme renziste non hanno utilità per l’economia, alcune perché di ambito non-economico (istituzioni, elezioni), e tutte per via dei diversi anni necessari a metterle in opera (riforma della p.a., della “giustizia”). La p.a. e la “giustizia” sono state riformate già molte volte, sempre senza successo: infatti, con le leggi non si cambiano abitudini e mentalità, né si genera una prassi di legalità in una cultura di potere cui essa è estranea. Lo scopo-effetto delle riforme elettorale e costituzionale renziste, come spiegato in precedenti articoli, è quello di blindare la partitocrazia, sia assicurandole sfruttamento delle risorse pubbliche e private, sia sottraendola maggiormente alla scelta popolare e al controllo giudiziario, sia eliminando di diritto e in pratica il controllo di un’opposizione parlamentare. Per questo, per suo tornaconto, tutta la partitocrazia le vota. Le riforme del lavoro, come l’esperienza oramai ha dimostrato, addirittura, hanno caratteri controproducenti, perché colpiscono sia la qualificazione-professionalità dei lavoratori, che la loro capacità di spese, quindi la domanda interna. Il loro scopo-effetto primario è quello di aumentare il divario di diritto, di dignità e di forza, oltre che di reddito e sicurezza, tra management e capitale da una parte e prestatori d’opera dall’altra parte, che vengono livellati al basso. Si aumenta, insomma, divario di classe, la diseguaglianza sociale, per dirla chiaramente, alla faccia dell’art. 3 della Costituzione, principio fondamentale di legittimità del potere pubblico. Ma questa è solo l’ultima di una lunga serie di riforme della prima parte della Costituzione che “ci chiede il mercato” o “ci chiede l’Europa”, e che la partitocrazia ha fatto surrettiziamente, per le vie brevi, senza passare per la procedura di revisione costituzionale. La popolazione generale ha sotto gli occhi tutto questo insieme di riforme che stravolge pesantemente la Costituzione e i rapporti di classe, ma non lo afferra, non si interessa. Lascia fare. Anzi, come dimostrano i sondaggi, non conosce nemmeno che cosa si stia facendo con i fondamenti stessi della democrazia parlamentare. I mass media oscurano le voci critiche, l’opposizione reale. Queste sono relegate a trasmissioni di approfondimento. Tutto, sotto Renzi, sta trasmettendo la percezione di un clima di consenso intorno al programma di riforme, di certezza della loro bontà, utilità, fattibilità. Mentre fioccano dati economici pessimi, Renzi si presenta al grande raduno degli scout e parla alle migliaia di giovani ordinati in uniforme, impartendo loro le sue solite certezze decisioniste che superano i banali dati e problemi tecnici, di cui la gente è stanca. “Faremo le nostre riforme, nessuno può fermarci, chi fa opposizione è un frenatore, sciacallo, gufo, difensore di privilegi di casta.” Il tempo del dialogo e del confronto è finito. Se già il leader sa che cosa va fatto, a che serve discutere? A che serve il pluralismo? A che serve l’opposizione? A perder tempo? Renzie knows best! L’amato papa Francesco gli dà un notevole contributo di legittimazione morale, rivolgendosi alle migliaia di scout con un intervento telefonico di sostegno alla fiducia e all’innalzamento dell’età pensionabile. Il consenso è palpabile quanto corale e coreograficamente visibile. L’atmosfera è molto mussoliniana, ma ciò non disturba le moltitudini né i giornalisti che hanno il compito di trasmetterla a tutta la Nazione. Gli italiani si sono nuovamente rivolti al tipo di leader, di carisma, di certezze, di scenografie, di semplicismi e muscolarità volitiva, che sembrava finito col Ventennio. Il popolo, così come manca di memoria storica, manca pure di conoscenza analitica e razionale della situazione problematica e dei suoi meccanismi – esso ne ha una sensazione complessiva. E non elabora una soluzione oggettiva e razionale, ma si attacca a un leader che dia una sensazione di saper riportare benessere e sicurezza. La tecnica politica sta quindi nel costruire questa sensazione. Una volta che ci si sia riusciti, attraverso quel leader si può fare tutto, perché la gente non sta a controllare che cosa faccia in concreto, a che serva, e a chi. Non considera la scadente realtà umana del leader, fatta di slealtà (Enrico stai sereno), incompetenza (in economia e in inglese), inesperienza (da sindaco a primo ministro), e soprattutto di inaffidabilità oggettiva (promesse di una riforma al mese, promessa di flessibilità europea ottenuta, e altro). Intanto, la BCE parla, e afferma che l’Italia sta restando indietro rispetto agli altri paesi comunitari perché non ha fatto le riforme che andavano fatte, e che quindi ora dovrebbe cedere sovranità all’UE (ossia alla trojka, composta dalla Commissione, non eletta, dal direttorio della BCE, ancor meno eletto, e al FMI) per farsele fare da fuori dei propri confini e delle proprie residue istituzioni elettive. Ma la BCE non dice che l’UE e la Germania in particolare hanno sempre violato gli obblighi di convergenza economica in fatto di accumulo illegittimo di surplus commerciali e che hanno sempre tollerato o praticato falsi contabili, e che queste violazioni hanno danneggiato soprattutto l’economia italiana, la quale, assieme a quella tedesca, è l’altra economia a vocazione manifatturiera dell’UE. Dal fatto che non dica questo e non richiami all’osservanza delle regole violate dalla Germania, ma biasimi solo l’Italia, è evidente che la BCE è al servizio degli interessi del capitalismo tedesco contro gli interessi italiani, in un disegno che dèstina l’Italia a fare da paese operaio a basso reddito nel ciclo produttivo della grande Germania, e a tal fine lo dèstina anche a cedere sovranità per divenire una colonia tedesca, attraverso l’interfaccia-foglia di fico UE-BCE. Renzi si è dichiarato pienamente d’accordo con la BCE, e anch’egli ha omesso di parlare delle violazioni tedesche e comunitarie del patto di convergenza, e dei loro imbrogli contabili. Perciò quando poi ha aggiunto che le riforme per l’Italia non si faranno oltre confine, ma le farà lui, non lascia dubbi che le farà – se ci riuscirà – per interessi stranieri. La principale causa della recessione italiana è il liquidity/credit crunch, ossia la privazione di liquidità nell’economia reale – cioè di soldi per infrastrutture necessarie, investimenti produttivi, assunzioni, pagamento dei debiti. Se – ripeto: se si vuole invertire la tendenza recessiva, la riforma necessaria da fare è la riforma monetaria e bancaria. Cioè semplicemente rovesciare il sistema costruito dalle riforme degli ultimi 40 anni. 12.08.14 Marco Della Luna

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