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CAPITALISMO ESTINTIVO

CAPITALISMO ESTINTIVO

Il recentemente scomparso filosofo Costanzo Preve affermava (e anch’io lo ho scritto) che il probabile fattore della rottura del presente sistema capitalistico-finanziario arriverà (prima o poi, ma inevitabilmente) in forma di reazione della stessa natura umana (adattabile, ma non infinitamente comprimibile) alle sempre più dure trasformazioni delle condizioni di vita che il detto sistema e i suoi mercati impongono. Trasformazioni che non apportano maggiori investimenti, migliori produzioni, né stabilità con piena e stabile occupazione, né un progresso e superiore civiltà, ma una individualistica lotta quotidiana per la sopravvivenza nella competizione a 360° e nella precarietà, in un eterno presente, amorale e destoricizzato, di crescenti diseguaglianze economiche e giuridiche – praticamente, all’homo homini lupus o al bellum omnium erga omnes di hobbesiana memoria, cioè a una condizione a-sociale, in cui tutto e tutti sono merce compravendibile (ora anche l’ovocita, con l’utero per la vendita di figli già fatti con caratteristiche a richiesta – prezzi fino a $ 140.000). Trasformazioni mal compatibili con i bisogni oggettivi dell’uomo, soprattutto in fatto di stabilità, di sicurezza, di programmabilità esistenziale, di ambiti di non-mercificazione, di non-competitività, di solidarietà. Per non parlare dei diritti politici e del primato della decisione politico-democratica sugl’interessi di breve termine propri del bilancio e dei mercati e della società di mercato. Quindi trasformazioni radicalmente peggiorative.

Preve ed io, nel fare l’anzidetta ottimistica previsione sulla reazione della natura umana a un sistema sbagliato, trascuravamo però un elemento fondamentale, proprio di questa stessa natura umana: il sistema capitalistico-finanziario domina incontrastato il genere umano non perché sia imposto dall’esterno, ma proprio perché esso, grazie alla sua capacità di creare dal nulla a costo zero e senza limiti i mezzi monetari (simboli di ricchezza reale, non ricchezza reale), nonché di distribuirli, è il sistema che, più di ogni altro possibile sistema, è capace di attrarre e comperare consenso e collaborazione; altrimenti detto, che più di ogni altro è in grado di appagare l’avidità (acquisitività) degli uomini (e delle loro organizzazioni: aziende, partiti, chiese, istituzioni). Quindi appare il più democratico di tutti, ancorché sia essenzialmente oligarchico. E può bandire come illiberale, irrazionale ed estremistica qualsiasi posizione che lo contesti nelle fondamenta.

Ossia, questo sistema mette l’uomo in corto circuito con sè stesso e lo brucia, perché per un verso lo attacca e disgrega radicalmente, mentre per l’altro verso irresistibilmente lo seduce, compiacendolo specificamente in quel suo desiderio di ricchezza (appagabile mediante simboli monetari), che è quello che mette insieme e organizza stabilmente la quasi totalità degli uomini, spingendoli a ogni sacrificio (proprio e altrui!) per procurarsi il denaro, il quale è anche il mezzo principale con cui procurarsi altro denaro, cioè con cui le organizzazione lucrative ottengono successo e condizionano la società. In queste caratteristiche funzionali, l’avidità è diversa dagli altri desideri, come quello sessuale o di vendetta o di giustizia o di sapere o di salute. Il singolo, individualmente o in piccoli gruppi, può non essere dominato dalla logica del profitto, ma la società nel suo complesso non può sottrarsi a questa logica, perché è la logica degli scambi e della grande organizzazione (infatti i tentativi di organizzare un’opposizione politica su grande scala si dissolvono tutti, appunto perché l’organizzare stabilmente e su vasta scala è guidato e sorretto dai valori di scambio). E, ogniqualvolta il mercato finanziario fallisce, la soluzione è che ci vuole più mercato e più finanziarizzazione.

Perciò è verosimile che il sistema capitalistico-finanziario prosegua nel trasformare l’uomo e la società, e si faccia sempre più penetrante nella vita, fino a distruggere l’umanità con la collaborazione degli umani stessi – o meglio, che, magari sotto la scientifica guida di una piccola élite, il genere umano, facendo sempre più violenza a sé stesso per soddisfare sempre più la propria sete di guadagno, arrivi ad annientarsi o quasi, risolvendo con ciò il problema ecologico. E’ possibile che la specie umana faccia, insomma, col suo capitalismo finanziario globalizzante, la fine su scala globale che precedenti forme di capitalismo fecero fare agli indigeni nei territori coloniali da occupare e sfruttare: l’estinzione di massa. Eppure questo processo viene proprio dall’interno dell’uomo, dalla sua natura, cioè dall’avidità come costante empirica del volere-agire umano, da come questa ha strutturato i rapporti socio-economici. Le avidità dei singoli, le individuali ricerche della felicità, interagendo tra loro sul piano organizzativo della società, creano condizioni di vita degradanti e distruttive per gli stessi singoli.

L’homo sapiens si sta comportando, col meccanismo finanziario che genera una quantità potenzialmente infinita di ricchezza monetaria, esattamente come il topo di laboratorio con gli elettrodi infissi direttamente nei centri cerebrali del piacere, il quale prende ad azionare freneticamente e incessantemente la leva che gli manda la scarica, trascurando di mangiare e di bere, finché non muore. Quel meccanismo dà non solo piacere, ma anche dipendenza, perché, quando rallenta, le borse e i ratings crollano e si profila la catastrofe: i mercati esigono che la leva sia azionata ancora più intensamente, sempre più intensamente… Pertanto è oggettivamente improbabile che il genere umano arrivi a fermare questo meccanismo, a interrompere il corto circuito che lo sta bruciando.

L’improbabilità che questo sistema, con le sue tendenze, venga cambiato da una forza alternativa, è rafforzata dal fatto che esso ha eliminato praticamente i principali possibili fattori di rivolgimento (la borghesia colta e ascendente, la ricerca scientifica indipendente dal capitale, i giovani dotati sentire sociale e capacità di lotta); e che, in aggiunta, attraverso la globalizzazione, la stretta interdipendenza dei vari paesi, la diffusa presenza di presidii militari statunitensi, nonché attraverso la dissoluzione degli stati parlamentari rappresentativi e indipendenti, esso ha fatto sì che, diversamente dal passato, nessun singolo paese possa decidere di cambiare rotta, ad esempio come fece la Francia con la sua rivoluzione repubblicana in un contesto mondiale monarchico. Ha fatto sì che non possa avvenire che un paese decida di uscire dal modello neoliberista del capitalismo finanziario e che realizzi un diverso modello socioeconomico (ad esempio, impostato sulla sovranità monetaria, sull’economia reale, sullo stato sociale, sulla protezione mediante i dazi, sulla proibizione dei derivati finanziari).

Se  a far ciò prova un paese “avanzato”, viene facilmente boicottato dall’esterno e ricondotto alla ragione e ad accettare un premier banchiere; se prova un paese arretrato, gli viene imposta con le armi la “democrazia” di esportazione.

Però il rischio che una qualche nazione “avanzata” cerchi di ribellarsi, viene eliminato alla radice dal fatto stesso che le nuove generazioni, crescendo in un ambiente di precarietà, competizione e lotta per la sopravvivenza quotidiana, oltreché spesso senza uno stabile nucleo familiare, non stanno facendo quelle esperienze di comunitarietà, che sono la matrice del sentimento e della volontà morali. Quindi crescono perfettamente omologate a un mondo anomico e senza valori diversi da quelli di scambio e di godimento utilitario individuale. E già nel presente stadio di disgregazione della società, con la precarizzazione dei redditi e l’estromissione di ampie fasce di lavoratori, si è ottenuto che la gente sia presa dai problemi di sopravvivenza individuale a breve termine, e non si interessi più ai problemi e ai progetti collettivi di medio e lungo respiro, cioè alla politica (decaduta a scandalismo e tribalismo), quindi di fatto si allinei al sistema vigente e alle riforme che esso esige.

Alcune brevi considerazioni aggiuntive:

1-Sì, il modello di sviluppo neoliberista e globalizzato porta effettivamente a un modo di vivere e di sentire con le caratteristiche sopra indicate, cioè a un mondo assolutamente indesiderabile e degradato, anche a prescindere dalle sue crisi recessive. Ossia non è razionalmente desiderabile. I propugnatori di questo modello, e soprattutto quei personaggi istituzionali che non avvertono di ciò a cui esso porta, o sono poveri sciocchi, o sono in mala fede.

2-Realizzando pessime condizioni di vita, esso spingerà l’uomo a ripensare dalle fondamenta sè stesso, i rapporti sociali e la realtà. Può spingere anche a una scelta di ritiro, di ascesi, di neomonachesimo, analogamente a come spinse al monachesimo il crollo delle condizioni materiali e morali di vita seguito alla caduta dell’impero romano.

3-Togliere stabilità, tutele e fette di salario ai lavoratori dipendenti sta avendo effetti nocivi sulla civiltà e sull’economia (perché ha colpito la domanda interna), ma era inevitabile non solo perché la globalizzazione e i vincoli di bilancio costringono a recuperare competitività tagliando i costi del lavoro, bensì anche perché le facoltà cognitive (attenzione, capacità e/o volontà di capire istruzioni scritte, etc.) , l’impegno e la correttezza della gran parte dei lavoratori dipendenti erano grandemente decaduti per effetto di decenni di diritti senza doveri (anche nella scuola); non escludo che ciò sia stato programmato ed eseguito (con la collaborazione dei sindacalisti) proprio per poter arrivare a schiacciare i lavoratori dipendenti come classe sociale.

4-Parlando di avidità come costante della natura umana, non intendo ovviamente fare un’affermazione ontologica sulla natura umana, ma semplicemente e fattualmente affermare che la ricerca di guadagno è ciò in cui la gran parte delle persone dedica la gran parte delle sue energie e capacità.

5-Poiché qualche lettore ha frainteso, ribadisco che il capitalismo finanziario è incentrato sulla creazione (tendenzialmente infinita, realizzata con metodi contabili-elettronici, sganciata da valori reali) e distribuzione di mezzi monetari, cioè di simboli di ricchezza, non di ricchezza reale (beni e servizi); mentre, molto diversamente (anche ai fini degli investimenti e dell’occupazione) il capitalismo industriale e agricolo era incentrato sulla produzione e vendita di beni e servizi reali – quindi aveva interesse ad aumentare la produzione, i consumi, i percettori di reddito.

07.02.16 Marco Della Luna

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MARIA ELENA BOSCHI: OGGETTIVAMENTE INCOMPATIBILE

 

MARIA ELENA BOSCHI:  OGGETTIVAMENTE INCOMPATIBILE

Uno dei truffati di Banca Etruria sotto la vicepresidenza di Luigi Boschi, esclamava: “No, la bella ministra Boschi può restare al suo posto, perché non è colpevole delle colpe di quel d……. di suo padre; però deve lavorare sedendo su una poltrona rivestita con la sua pelle, per ricordarsi di non seguire il suo esempio!”

A questo truffato io replico, con tutto il rispetto per la sua tragedia umana, che si inganna completamente, e che le cose stanno al rovescio di come egli le ha messe. Stanno cioè così:

Maria Elena ama suo padre Luigi, anche con quello che egli ha fatto a tanta povera gente.

Luigi Boschi, qualora abbia fatto quello che dicesi abbia fatto, lo ha fatto, come i suoi colleghi, per lucro, per guadagnare, per portare a casa dei soldi.

Maria Elena è naturale che, come figlia ed erede legittima di Luigi, riceva una parte di questi guadagni, e quindi abbia un oggettivo interesse a proteggerli, a legittimarli, a consolidarli.

E qui sta l’incompatibilità, il conflitto di interesse, insomma una oggettiva ragione per cui Maria Elena deve lasciare il posto da ministro (e chiunque le voti la fiducia va considerato politicamente corresponsabile): il suo personale interesse e vantaggio patrimoniale come figlia-erede rispetto ai lucri paterni.

Inoltre, l’incompatibilità di Maria Elena sta anche nel fatto che ella deve la sua carriera politica alla posizione e ai successi di suo padre, come osserva un lettore. Ma anche la carriera di Matteo Renzi si deve ai collegamenti del medesimo coll’ambiente bancario e finanziario da cui certe prassi e certe problematiche scaturiscono. Anzi, tutto il PSD-DS-PD deve il suo potere all’alleanza con questi interessi (pensiamo al MPS e al pd Mussari). Quindi dall’incompatibilità particolare di Maria Elena Boschi si arriva all’incompatibilità generale degli uomini del PD con le funzioni di interesse pubblico (e alla loro compatibilità, per contro, con Verdini), perché il PD è partito fiduciario di questa classe bancaria, che ha interessi e prassi in conflitto con quelli della popolazione generale.

Non dimentichiamo che Maria Elena ha dato il suo nome a una riforma costituzionale che fu concepita quando i noti abusi bancari erano già in corso e che, se sarà realizzata, farà sì che il governo possa impedire che vengano portati a conoscenza dell’opinione pubblica, e davanti ai giudici, gli scandali bancari, politici e burocratici, perché essa, in combinazione con la riforma elettorale detta Italicum, concentrerà i poteri dello Stato, anche quelli di controllo (CSM, nomina del Capo dello Stato) nelle mani del premier (che è già dominus del partito di maggioranza, oltretutto), facendone il signore delle istituzioni. Gli scandali Mafia Capitale e quello di Banca Etruria, in quanto così delicati per gli interessi della casta, rischiavano di essere tenuti nascosti, se la Riforma Boschi fosse già stata operativa. Questa riforma è un misfatto immensamente più grave, sul piano giuridico e sociale, di tutto ciò che si imputa al padre della bella ministra.

Ma il dato di fatto generale, quello che conta veramente al di là degli scandali individuali, è che, con le riforme di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi, figli di due banchieri sotto indagine per gravi accuse, la classe bancaria privata e sovranazionale, dopo essersi impossessata della Banca d’Italia, si impossessa delle istituzioni dello stesso Stato, del parlamento, del governo, del CSM, della Corte Costituzionale, emarginando il ruolo dell’elettorato. Il PD si conferma collaterale alla grande finanza.

Ora stiamo a vedere se il governo di cui Maria Elena fa parte farà o non farà partire azioni giudiziarie di risarcimento dei danni contro i dirigenti-truffatori delle banche che ha appena salvate, e contro i colpevoli degli omessi controlli e interventi.

31.01.16  Marco Della Luna

 

 

 

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CRISI, ROTTURA DEL SISTEMA E TRASFORMAZIONE

CRISI, ROTTURA DEL SISTEMA E TRASFORMAZIONE

Testo preparato per la conferenza organizzata dalla casa editrice Nexus e dal prof. A. Pala a Cagliari per il 17.01.16; la mia relazione è stata a braccio e  si è in parte discostata da questo testo.

Ci troviamo in una crisi del sistema, che potrebbe farlo cadere,  o  semplicemente in una ordinaria crisi nel sistema, oppure (peggio ancora) in una crisi progettata e prodotta dal sistema per perfezionarsi e perpetuarsi?

Il genere umano può essere portato ad accettare condizioni di vita tali da farlo regredire a livelli subumani, o da farlo estinguere, in modo che si scongiuri il disastro ecologico?

Il capitalismo finanziario digitalizzato e globalizzato tende a smaterializzare ogni bene, merce, servizio, anche gli esseri umani, traducendoli in valori finanziari, cioè in simboli, in numeri, e a metterli online per moltiplicare il profitto contabile che esso per sua natura persegue, ignorando tutto il resto. Siamo oggetto del cambiamento, non soggetti.

Il Cambiamento consisterà nell’essere tradotti in bits, bites e figures? Che altre trasformazioni ci saranno imposte per renderci idonei a questa traduzione? E che ragion d’essere resterà alla nostra vita biologica, dopo che questa smaterializzazione sarà state eseguita?

La logica impellente della massimizzazione del profitto non ammette (accetta solo provvisoriamente e tatticamente) limiti qualsivoglia (nemmeno morali) alla mercificazione di ogni cosa ed essere esistente o esistibile (futures), non ammette diritti inalienabili (che non possano essere alienati e venduti), non ammette quindi una natura umana (giuridica, genomica) data e intangibile, un uomo portatore di diritti incondizionati, perché di ciò che è incondizionato non si può fare trading, e ciò di cui non si può far trading non può generare profitto.

Perciò sono illogiche le posizioni, come quella della Chiesa (la quale è infatti anche, se non soprattutto, un’azienda di investimenti finanziari), che vorrebbero correggere il capitalismo finanziario per renderlo solidale e rispettoso dei diritti dell’uomo e della società, nonché dell’ambiente – cioè che vorrebbero che esso accettasse limitazioni al proprio imperativo categorico, ossia principio di massimizzazione del profitto contabile.

Premetto un breve testo dell’amico Paolo Coni, psichiatra e coautore di Neuroschiavi. Questo testo descrive il cambiamento che effettivamente sta avvenendo, soprattutto nell’uomo e nella società.

“Sono un grave paranoico e sto da anni pensando di mettere su un piano per assoggettare tutta la popolazione mondiale ai miei voleri. Il mio progetto consiste nel seguente decalogo:
1) Drogare la popolazione con sostanze d’abuso e farmaci;
2) Diminuire il QI generale favorendo programmi d’intrattenimento di massa demenziali, “divertendo” attraverso la solleticazione di impulsi primordiali
3) Distruggere ogni riferimento a tradizioni, cultura e religione, sbandierando, per prevenire obiezioni, che mi sto occupando di favorire la “cultura” della popolazione
4) Distruggere la scuola riempiendola di contenuti “alternativi” che confondono sugli obiettivi da raggiungere e fare screening psicologico-psichiatrici nelle scuole per individuare bambini disturbati da “normalizzare”
5) Rendere insicura la popolazione facendola invadere da masse informi e incontrollate, non integrabili
6) Fare proclami di integrazione e di accoglienza impossibili da gestire e, mentre la popolazione si sente invasa e impaurita, farla sentire ancora più insicura sbandierando l’apertura dei confini indiscriminata
7) Nel contempo, dopo aver fatto assaporare un periodo di benessere economico teso alla spesa incontrollata, con il denaro che ha sostituito i precedenti valori, provocare una “crisi” economica senza fine dove la popolazione fa fatica a tirare avanti e non ha più valori sostitutivi al denaro, che viene a mancare. Mostrare in parallelo gente viziata e ricchissima che guadagna stipendi da mille e una notte per tirare due pedate o cantare una canzoncina, o occuparsi del nostro bene pubblico
8) Distruggere quel che resta della famiglia, logorata da anni di leggi contrarie ad incentivarla e da un’ideologia del godimento che l’ha minata culturalmente, rendendola un optional arcobalenato 
9) Introdurre norme sempre più restrittive della libertà di pensiero, in nome della “democrazia”
10) Distruggere l’identità di genere fino dalle scuole, confondendo le idee su quelle che sono le basi della personalità individuale.”

Uno psicologo formatore professionista – non è Antonio Pala – mi spiegava che, nei corsi, nei seminari, non devi prospettare ai clienti un problema, se non hai anche la soluzione per questo problema da dar loro. Se enunci e analizzi il problema senza dare la soluzione, ti fai percepire come non padrone della situazione, non rassicurante, non valido, e perdi i clienti. Quindi, se c’è un problema di cui manca una soluzione, o non parli del problema, o inventi una soluzione bella, desiderabile, confortante e almeno astrattamente possibile, per quanto irrealistica, o non “falsificabile” – ad esempio, una soluzione “spirituale”. Devi sempre farti sentire come capace di controllare la situazione, come fonte di sicurezza; così i tuoi clienti avranno un bisogno permanente delle tue prestazioni per stare bene, per vincere, temporaneamente, la paura e la frustrazione.

Oggi siffatte soluzioni irrazionali o non verificabili trovano vasto favore nel pubblico, perché, di fronte a problemi molto grandi, gravi e minacciosi, da cui ci si sente sovrastati, si tende ad accettare soluzioni e speranze irrazionali, inverificabili, o anche magico-religiose.

Io non sono un formatore professionista, non è questa la mia fonte di reddito, quindi posso permettermi di parlare francamente senza inventare soluzioni che non ho.

Parlerò innanzitutto di alcune tipiche illusioni a cui vedo che molti tendono quando si confrontano con l’attuale situazione e con le sue fosche prospettive. Quando l’uomo si sente insoddisfatto, in pericolo e sfiduciato, anche delle proprie capacità di analisi razionale, tende a rivolgersi all’irrazionale, al pensiero consolatorio, per un aiuto o una speranza o una profezia, per poter pensare e progettare il proprio domani. E tende ad assumere un atteggiamento psicologicamente regressivo, infantile.

La prima illusione è che vi siano sistemi stabili, per loro natura durevoli se non permanenti, simili alle macchine, la cui condizione normale è funzionare uniformemente, e che a un certo punto vengono rotti da un qualche fattore sopravvenuto. Questa illusione suppone che vi siano, quindi, contrapposizioni tra sistemi, crisi, trasformazioni. In realtà non è così, è tutto un continuo divenire. Come meglio dirò in seguito, non vi sono, nella storia, sistemi stabili, perché in tutti i sistemi esistiti ed esistenti ci sono sempre processi trasformativi in corso, che magari non appaiono a tutti nella loro natura, causa, effetti, finché non assumono manifestazioni riconoscibili a tutti e si traducono in qualche evento materiale stravolgente, come una guerra che sostituisce un ordinamento formale con un altro ordinamento formale, una monarchia con una repubblica, per esempio. Lo Stato repubblicano italiano oggi si chiama ancora Stato italiano e ha la medesima bandiera anche se, rispetto a quando fu fondato, è divenuto una cosa qualitativamente diversa, avendo ceduto a enti non nazionali la sovranità monetaria, di bilancio, legislativa, e avendo così perduto quella sovranità e indipendenza senza cui uno Stato non è più tale, quindi avendo addirittura cessato, giuridicamente e politicamente, di essere uno Stato.

Per le predette ragioni, avrebbe più corretto rovesciare il discorso e dire che vi è un divenire di continua trasformazione a tutti i livelli, e che, in questo processo, si formano, ai livelli superficiali, immagini che rimangono riconoscibili per una certa durata temporale.

La seconda illusione è che “noi” facciamo le trasformazioni, il cambiamento. Soprattutto trasformazioni intenzionali, organiche, olistiche (in senso popperiano), ossia sostituzioni di un sistema vecchio con un nuovo sistema, come si sostituisce la scheda madre guasta di un computer con una nuova e più evoluta. Le trasformazioni, i cambiamenti, avvengono sì per effetto dell’interazione di azioni umane e di processi naturali (ad. es., i cambiamenti climatici che desertificarono il prima lussureggiante Nordafrica seimila anni fa), ma gli effetti, gli esiti dell’interazione delle azioni dei vari soggetti, generalmente, nel medio e lungo termine, non corrispondono affatto alle intenzioni né alle previsioni degli autori delle azioni. La storia non è una successione di decisioni o azioni di maggioranze. Il discorso “noi siamo il 999 per mille, voi siete l’l”, fatto ultimamente da Occupy, non ha funzionato, naturalmente. Anche su questo tornerò più ampiamente. Qui aggiungo qualche osservazione: negli ultimi tempi, la storia, intesa come analisi dei meccanismi del divenire e ricerca delle sue leggi o del suo senso, pare aver perso molta della sua capacità previsionale, cioè della capacità di indicare la direzione del divenire, di districarsi e di scegliere nel mare magnum delle possibili e alternative svolte dietro il prossimo angolo. Insomma, la storia ultimamente mostra sempre più il carattere aperto e non predeterminabile della vicenda del mondo.

Ciò si deve al fallimento, avvenuto alla prova dei fatti, dei due grandi paradigmi organici di interpretazione della storia, ossia di quello marxista (con la sua previsione di fine del capitalismo e di rivoluzione) e di quello liberal-capitalista (con la sua previsione di crescita costante del benessere e della libertà). Il terzo grande paradigma, quello cristiano, e in generale quello religioso, non viene mai smentito perché può sempre rinviare il momento della verifica finale. Pertanto le interpretazioni e le rassicurazioni religiose e magico-religiose tendono ad occupare lo spazio perduto dalle altre interpretazioni e rassicurazioni, quelle empirico-razionali.

Ma ultimamente, proprio grazie all’analisi della presente crisi, si sta diffondendo la consapevolezza di un nuovo modello esplicativo e previsionale, che è quello che presento nei miei scritti, soprattutto in Oligarchia per popoli superflui, in Neuroschiavi, in Cimiteuro: ossia il modello definibile come tecno-gestionale che chiamo “demotecnia” in analogia a “zootecnia”: un’élite sovranazionale dominante, detenendo il potere politico ed economico, e disponendo di una tecnologia idonea, ha assunto e conduce la gestione dall’alto e dal di fuori della popolazione terrestre in forme e con rapporti analoghi a quelli della zootecnica, grazie appunto al divario incommensurabile di conoscenze e di mezzi tecnologici a disposizione, simile a quello che divide l’allevatore dagli animali allevati, e alla sua capacità di pianificare e agire sottotraccia per raggiungere obiettivi di lungo termini, soprattutto in fatto di modificazione della società e della cultura. La presente crisi economica, come meglio dirò in seguito, è indotta volontariamente allo scopo di implementare questo sistema di gestione. E’ un’operazione di ingegneria sociale che mira non tanto al profitto quanto al controllo. Un siffatto sistema di dominazione è molto forte ma, come dirò, non per questo è assolutamente stabile o permanente.

La terza illusione è quella della giustizia, ossia di un potere giudiziario che abbia la forza e l’interesse per far valere o ristabilire la legalità e i diritti. Non c’è. Penso gli ingenui benintenzionati che studiano complesse e coraggiose denunce contro le illegalità del sistema e le presentano a qualche Procura della Repubblica, con alte aspettative. Regolarmente, queste iniziative finiscono nulla, ossia nelle sabbie giudiziarie. A prescindere dal fatto, ovvio, che i magistrati hanno poteri di intervenire su casi e responsabilità singole e non sistemiche, e dal fatto, pure ovvio, che non hanno un potere materiale nemmeno lontanamente paragonabile a quello degli interessi costituiti in potere statuale, essi in amplissima maggioranza sono fidelizzati al sistema degli interessi, che percepiamo come ingiusto, mediante la concessione di privilegi e prerogative. La loro funzione è piuttosto quella di mediare tra l’ordinamento reale del potere e dei suoi interessi, da una parte, e la legalità di facciata dall’altro, cercando di tener nascosto il primo e di preservare l’apparenza di legalità agli occhi della popolazione generale.

La quarta illusione è quella della magia delle parole, delle formule magico-giuridico, che, nella mente di chi ci crede, sarebbero capaci di alterare la realtà delle forze in campo, della potenza materiale, mentre è vero l’inverso, ossia che il diritto viene creato e plasmato dagli interessi e dai loro rapporti di forza materiale. Il diritto inizia dal rispetto del fatto, e non viceversa. In questa illusione si trovano coloro che pensano di poter ottenere trasformazioni pratiche del mondo (cioè rinunce ai soprusi che i potenti compiono per il loro tornaconto) usando formule, più o meno elaborate, altisonanti o astruse, invocanti la sovranità o l’indipendenza o la rivendicazione di particolari grafie dei nomi, etc.

Sebbene sia una forma di pensiero magico, ossia di un pensiero convinto che certe parole e concetti abbiano in sè il potere di modificare direttamente la realtà, questa però è pure un’illusione didatticamente benefica, perché avvia alla consapevolezza del problema fondamentale della teoria del diritto, e della filosofia politica, ossia il problema se e come il diritto e il potere di diritto si differenzi dal fatto e dalla potenza di fatto, materiale. E se e come e a quali condizioni lo Stato possa avere pretese di sovranità sugli uomini diverse da quelle basate sulla sua forza materiale di minaccia e coercizione. E quali siano i limiti della legittima azione del potere politico sugli esseri umani e sui loro diritti. I limiti delo legislatore positivo e il problema dell’esistenza di un diritto naturale.

Questa è una importantissima tematica, oggetto di studi e di elaborazione da quasi 25 secoli. Mi auguro che chi si interessa alla sovranità etc. cerchi di informarsi su questa materia, onde non trovarsi a prendere lucciole per lanterne e altri facili abbagli, rendendosi ridicolo, quando può dire, invece, cose sensate.

Eccoci alla quinta illusione, l’illusione ingegneristica, ossia quella dei tecnici e degli studiosi, soprattutto economisti, che hanno analizzato bene la situazione e hanno capito che cosa non va, che cosa non si deve fare, che cosa si deve invece fare, e si aspettano che sia i potenti che la parte pensante del popolo capisca le loro ragioni, quindi metta in atto i loro consigli. E insistono a propalarli in scritti, convegni, interventi pubblici, tentativi di entrare in qualche partito. Ma ciò che si aspettano non avviene – e la recente storia economica è piena di ottimi moniti e consigli (circa l’euro o la banca universale o la globalizzazione) rimasti puntualmente disattesi – ; e ciò perché A) i loro consigli mirano al bene comune e non a quello di chi ha il potere di decidere; B) il popolo ha la testa altrove, non si interessa, non capisce, se capisce poi dimentica, e in ogni caso non si organizza e non agisce e si appaga di contentini non strutturali che il potere elargisce al momento opportuno; C) i grandi sistemi supercomplessi non possono essere riparati ingegneristicamente come le macchine, non solo perché troppo complessi per essere capiti organicamente, ma anche perché contengono chi li vuole riparare e reagiscono alla sua azione.

Vi sono anche illusioni a base economica, soprattutto quella dei mercati liberi ed efficienti (ossia che prevengono o guariscono rapidamente le crisi economiche), illusione smascherata dai fatti oggi sotto gli occhi di tutti.

Vi è anche l’illusione opposta, quella statalista, ossia che l’intervento pubblico possa correggere il mercato agendo su di esso; questa illusione è dissolta dall’osservazione che anche lo Stato, persino lo Stato comunista, viene privatizzato, ossia che organizzazioni private si impadroniscono di esso (il Partito, la Mafia, il cartello bancario).

Noi uomini siamo portati a pensare che sia possibile risolvere un problema, una crisi, un’ingiustizia, attraverso un’azione collettiva delle persone interessate e consapevoli. Se scopriamo quello che ci sembra essere la causa di un grave male che affligge la società (questa causa potrebbe essere il signoraggio o un certo uso delle onde elettromagnetiche o i vaccini o le registrazioni anagrafiche, tanto per fare qualche esempio), siamo portati a pensare che, diffondendo la consapevolezza di questa nostra scoperta fondamentale, susciteremo una reazione collettiva e coordinata dei nostri simili che potrà risolvere il problema dal basso, con un’azione di massa, magari rivoluzionaria. Solo che tale reazione collettiva e coordinata, nel mondo reale, non vuole partire: il grosso della popolazione non si interessa, se si interessa non capisce, se capisce presto dimentica, se non dimentica comunque non si coordina e non agisce. Questa è l’umanità reale, con i suoi reali comportamenti. Mi obietterete che però, di fatto, l’umanità è capace di fare rivoluzioni. Lo ha dimostrato. Avete ragione.

L’attuale situazione della società è veramente molto grave e con pessime prospettive, soprattutto perché la cosiddetta crisi economica appare ormai chiaramente come uno strumento volontariamente attivato e mantenuto per concentrare il reddito e la ricchezza, ma anche il potere politico, nelle mani di pochi grandi finanzieri che si deresponsabilizzano celandosi dietro istituzioni politiche ufficiali che essi hanno svuotato di potere effettivo; e al contempo per far accettare alla gente di avere meno diritti, meno libertà, meno dignità, meno benessere, e di essere governata da lontano e da soggetti irresponsabili. Insomma è una crisi indotta a scopi di ingegneria sociale. Appare altrettanto chiaro che, pertanto, non è possibile risolverla per le vie interne dell’ordinamento giuridico nazionale o internazionale, cioè ad esempio attraverso le elezioni e i parla menti, dato che esse sono interamente controllate dall’oligarchia al potere su scala globale. Quindi solo un’azione rivoluzionaria dal basso, una rivoluzione popolare, parrebbe idonea a risolvere il problema. Lo conferma il fatto che sono rimasti e rimangono completamente inascoltati, anche di fronte all’avverarsi delle loro previsioni, gli autorevoli economisti che, dagli anni ’70 ad oggi, hanno preavvertito le istituzioni dei disastri che sarebbero stati causati dalle riforme monetarie e bancarie in cantiere, perché hanno proposto e stanno proponendo rimedi razionali. Sono rimasti inascoltati perché parlavano dal punto di vista dell’interesse collettivo, non di quello dell’élite decidente. Molto semplice. Ed eccoci ritornati all’opzione rivoluzionaria. Ma questa opzione deve fare i conti con i dati della realtà storica seguenti.

Pensiamo alle grandi rivoluzioni popolari: quella francese, quella sovietica, quella cinese, quella nazista, quella khomeinista in Persia.

Tutte sono avvenute a furor di popolo, il popolo si aspettava di risolvere i suoi problemi, ma le cose sono andate diversamente, nel senso che il popolo ha subito un forte peggioramento della sua situazione. In Francia, dopo la rivoluzione, vi fu un ventennio di stragi, con il periodo del Terrore, poi delle guerre contro le coalizioni monarchiche, poi delle guerre napoleoniche, e intere generazioni di giovani furono annientate sui campi di battaglia. Alla fine, in Francia ritornò la monarchia – non è buffo? – e per giunta la Francia si ritrovò subalterna alla Regno Unito, cioè perse la sua indipendenza politica. Certo, la rivoluzione francese pose fine al feudalesimo e mise al potere il capitalismo. Negli altri esempi citati, sappiamo tutti che cosa avvenne a quelle nazioni dalle loro rivoluzioni popolari in termini di guerre, distruzioni, dittature, arretratezza.

Alle volte, in periodi di acuta crisi, nei quali era evidente una qualche particolare causa della crisi, gli interessi collettivi hanno ottenuto riforme a loro tutela contro gli interessi delle classi sfruttatrice dominanti. Cito come esempi le riforme dei Gracchi nella Roma antica e il Glass Steagall Act a seguito della crisi del ’29, entrambe tese a porre freno al saccheggio della società da parte della classe finanziaria. Ma poi, in tutti i casi di questo tipo, le classi dominanti, attraverso una pianificazione politica di medio e lungo termine, con azione di lobbying e corruzione, approfittando della cronica distrazione del popolo, hanno sempre recuperato le posizioni perdute e hanno portato avanti i loro interessi contro la popolazione subalterna. Ciò avvenne al tempo dei Gracchi, ed è avvenuto anche ultimamente, con l’abolizione del Glass Steagall Act nel 1999 e tutta una serie di riforme del diritto finanziario e bancario, che hanno permesso le megafrodi bancarie con cui i banchieri hanno realizzato e stanno realizzando enormi profitti a danno della collettività anche oggi e praticamente senza mai pagare il fio. Gli interessi concentrati e consapevoli vincono su sempre su quelli diffusi, nel medio e lungo periodo. Di solito però già anche nel breve periodo.

La via rivoluzionaria, nel mondo odierno, è peraltro impraticabile, sia perché l’oligarchia al potere a un enorme vantaggio tecnologico e militare su qualsiasi movimento popolare, disponendo non solo di argomenti ma anche di strumenti di monitoraggio e intervento capillari nella vita di ciascuno, il sogno di tutti i dittatori della storia; sia perché è un mondo interdipendente, perciò, quand’anche un paese insorgesse e se liberasse dai suoi oppressori finanziari e politici, verrebbe bloccato e messo in ginocchio nel giro di pochi giorni. Pensiamo inoltre che l’Italia è un paese e militarmente occupato dagli Stati Uniti con oltre 130 basi militari. E che dipende da forniture esterne per sopravvivere, innanzitutto dal petrolio, che si paga in dollari.

Siamo insomma condannati a restare stabilmente in questa situazione e in questo trend peggiorativo, che ci porta verso abissi di insicurezza, di privazione di diritti e libertà, di invasione delle nostre vite da parte di un potere tecnologico incontenibile, entro un regime alla Orwell?

Con ragionevole sicurezza, in base all’osservazione dei fatti storici, a questa domanda si può rispondere di no, poiché la storia ci mostra che i sistemi di potere, regni, imperi e repubbliche, così come le costituzioni e le condizioni giuridiche ed economiche, non sono mai stati stabili, non sono mai durati a lungo, soprattutto da quando l’umanità si è messa a commerciare e ha sviluppato varie tecnologie. Cioè da più di 25 secoli. Anche gli imperi apparentemente più solidi, più forti, più invincibili, sono crollati, si sono frantumati, perlomeno a causa di processi disorganizzati ivi interni. Senza bisogno di rivoluzioni popolari. Se esaminate per esempio la storia di Roma, dall’epoca monarchica a quella repubblicana a quella del principato e a quella del dominatus, cioè da Diocleziano in poi, vedrete che gli assetti costituzionali, economici, organizzativi, demografici, si trasformano incessantemente, e che le cose più costanti sono proprio i meccanismi che alimentano squilibri: la lenta demolizione dell’agricoltura e della popolazione in Italia, il trasferimento della ricchezza e del potere dall’aristocrazia terriera senatoriale alla classe finanziaria equestre, il travaso di oro da occidente a oriente (causato dal passivo della bilancia commerciale). .

Insomma, i grandi cambiamenti avvengono, sono sempre avvenuti, nella storia. Sono avvenuti non solo per effetto di azioni volontarie (collettive o individuali), ma pure e soprattutto per il concorso di forze e di processi molteplici, impersonali, perlopiù incompresi o fraintesi, perlopiù irresistibili, e solitamente con esiti diversi da quelli previsti, progettati, desiderati. Fattori di tipo climatico, economico, demografico o tecnico-scientifico. Pensate all’inaridimento delle fertili pianure nordafricane, al declino demografico della Grecia antica, al declino tecnologico dell’Impero romano, alla divaricazione economica operata dall’introduzione dell’Euro tra i paesi che lo usano.

Altra illusione abituale: l’uomo pensa che le cose continueranno ad andare in futuro nel modo in cui sono andate in passato, e mira sempre a raggiungere qualche assetto definitivo e sicuro, nel privato come nel pubblico: l’amore per sempre, il matrimonio indissolubile, il posto fisso, i diritti umani inalienabili, un’organizzazione statale perenne, definitiva, perfetta, come la repubblica progettata da Platone. O almeno destinata a durare 1000 anni, come il Reich vagheggiato da Hitler. Ma, al contrario, tutti gli assetti prodotti dall’uomo sono impermanenti, caduchi,  transeunti, provvisori. Come l’uomo stesso. Tutto scorre, giustamente osserva Eraclito. Non riusciamo a stabilizzare un tubo. Il grande Cesare Ottaviano Augusto aveva capito i difetti strutturali del possente sistema-paese che governava, e cercò di correggerli, ma non vi riuscì, e come lui non vi riuscirono molti, a Roma e altrove.

I grandi cambiamenti, le trasformazioni sistemiche, avvengono, ma solitamente sono molto diversi dai progetti di coloro che li causano: il divenire storico sfugge dal controllo e dalla pianificazione. Pensate per esempio alla I Guerra Mondiale: ognuna delle potenze che vi parteciparono aveva i suoi piani, le sue previsioni, le sue intenzioni, e tutte furono smentite dallo svilupparsi dei fatti. La guerra stessa assunse caratteri che nessuno aveva immaginato. Il suo esito fu… di innescare fascismo, nazismo e una II GM.

Invero, nessuno è mai riuscito a governare la storia, né a prevederla. Tanto meno ci sono riuscite le rivoluzioni popolari, le quali hanno bensì dato colpi e prodotto effetti, ma non gli effetti voluti e progettati, bensì gli altri e impreveduti – almeno per esse. Il comportamento collettivo è sempre miope e ottuso. I popoli non riescono a evitare fallimenti prevedibili. Anche l’attuale tecnocrazia globalizzata, come sistema di potere, è destinata a deteriorarsi, e a cadere, magari proprio perché primo poi le sfuggirà di mano la stessa tecnologia, che si sviluppa e moltiplica le sue capacità in modo praticamente è miracoloso – come Skynet della serie Terminator. Oppure forse cadrà per la sua contrarietà ai bisogni oggettivi, fisiologici, degli esseri umani: essa, guidata com’è dalla logica del bilancio, del rendimento annuale o comunque di brevissimo termine, sta forzando l’uomo e la comunità ad adattarsi a vivere secondo questo brevissimo termine, accettando la precarietà, la discontinuità, l’instabilità come caratteri di fondo dell’esistenza, e rinunciando alla sicurezza, alla progettabilità di lungo termine, alla stabilità, che sono esigenze oggettivamente insite nell’essere umano. E’ una violenza radicale e protratta, implementata attraverso il controllo delle istituzioni. Se scoppiamo, allora potremo dire davvero di essere noi il cambiamento. Oppure ancora è una catastrofe geofisica, climatica, ecologica, il fattore che sta per rimescolare le carte. La popolazione generale, anche buona parte di quelli con istruzione superiore, è consapevole del suo malessere, dell’insicurezza oggettiva in cui sempre più vive, di alcune malefatte compiute da certi potenti; ha una consapevolezza aneddotica, episodica, spesso personificata, dei mali del sistema; ma non è consapevole delle cause strutturali e non manifeste. Non saprebbe dove intervenire, anche potendo.

Quindi, mi direte, tu stai dicendo che non c’è niente da fare, per uscire dall’attuale situazione, perché non abbiamo la capacità di correggerla, e del resto essa prima o poi finirà da sé.

In effetti, più o meno è così. Più o meno, perché razionalmente e realisticamente ci sono alcune cose da fare, anche per cercare di fare in modo che l’uscita dall’attuale condizione sia verso una condizione non peggiore, magari migliore. Innanzitutto, bisogna fare cose per mettersi al riparo, per difendersi, a livello privato, personale. L’azione politica è pressoché inutile o controproducente, come dimostrano i casi di quei movimenti e di quei partiti che, dopo avere iniziato con grande promesse di rottura, o si sono spenti, oppure si sono omologati al sistema che dovevano abbattere, come in Grecia e in Spagna. Anche tra i grilli nostrani molti danno segni di volersi alleare col Partito Democratico per stabilizzarsi nel potere e nei suoi vantaggi. L’azione collettiva raramente parte e ancora più raramente è efficace, ma l’azione individuale o su scala di piccoli gruppi è fattibile, sul fronte della tutela della salute, del patrimonio, della libertà, considerando sempre anche l’opzione dell’emigrazione verso paesi che consentono una migliore tutela di questi valori. Certamente, di fronte a un drastico e rapido peggioramento della condizione di vita e del livello di dignità, a breve potrebbe anche porsi fortemente l’opzione del suicidio, del suicidio stoico, cioè dell’uomo che rifiuta di vivere privato della libertà e della dignità: pensiamo a Lucio Anneo Seneca che si suicida per non soggiacere agli arbitri e ai capricci di Nerone. Ma non preoccupatevi: pochissimi seguiranno Seneca, in ogni caso, perché gli uomini si adattano facilmente a una vita di pecore schiave, o di topi che sopravvivono arrangiandosi negli angoli bui.

Che cosa resta da fare, in positivo, dopo tanti “non podemos”? Proprio grazie a ciò che dicevo all’inizio, ossia alla indeterminatezza e libertà del divenire storico, alla sua apertura, non può mai venir meno la possibilità di entrare in modo rilevante in questo divenire. Poche verità storiche sono certe e comprovate come la potenza esercitata dalle idee nei millenni: Platone, Aristotele, Gesù, Galileo, Marx, Freud, Einstein, e Fra’ Luca Pacioli, l’inventore della partita doppia – solo per fare qualche nome – sono più che mai attuali e attivi, sono potentissimi… La Rivoluzione francese mancò gli obiettivi pratici di breve e medio termine, ma nel lunghissimo termine essa è – si può ben dire – ancora in svolgimento… nei cambiamento nel pensiero, nella coscienza collettiva, nelle dinamiche sociali… nell’aver creato una cosa che cosa prima assente, in Europa, dai tempi di Atene, ossia il pubblico dibattito politico. Assieme all’amico psichiatra Paolo Cioni, col saggio Neuroschiavi, ho cercato di dare un contributo mirato all’analisi e al contrasto ai mezzi di rimbecillimento e irreggimentazione di massa che tanta parte hanno nella governance sociale, nella compressione della libertà mentale e critica che è l’anima di quel dibattito. E in altri saggi, in solitaria oppure in cooperazione con qualche amico, ho diretto i riflettori su quello strumento di dominazione e sfruttamento sociale che è il potere monetario vestito nelle banche private, e sui suoi meccanismi occultati dalle prassi contabili oggi applicate, e la cui comprensione da qualche anno si viene ora diffondendo. La sua comprensione a livello perlomeno di classi imprenditoriali e intellettuali sarebbe un presupposto per un possibile rivolgimento strutturale della società, per una possibile fine del regime parassitario imposto dal capitalismo finanziario attraverso proprio quelle prassi contabili false, le quali sono alla base del fatto che esso è divenuto un perfetto strumento di dominio sociale: uno strumento che, da un lato, rende la società e l’economia e le istituzioni sempre più dipendenti da sé stesso e sempre più forzatamente obbedienti ai suoi dettami, perché sotto permanente ricatto di fatali conseguenze; e che, dall’altro lato, attraverso l’uso di moneta-debito progressivamente indebitante, sottrae alla società una quota sempre crescente di reddito, pubblico e privato, sotto forma di interessi, di bail out (saccheggio dell’erario) e bail in (saccheggio dei risparmi o investimenti finanziari). E’ una prigionia estorsiva sistemica, in via di perfezionamento, rispetto a cui le truffette del tipo Banca Popolare dell’Etruria sono soltanto incidenti dovuti all’avidità di banchieri locali, incidenti da coprire subito in qualche modo al fine di poter proseguire col perfezionamento del sistema, col piano di lungo periodo.

Prima della rivoluzione del 1789, i popolani francesi, sfruttati dai signori feudali, avevano fatto jacqueries, ossia assalti ai depositi di granaglie dei castelli sotto la spinta della fame – cioè avevano attaccato la sola superficie del problema. Questo equivale ai nostri movimentisti, agli indignados, a quelli che oggi manifestano contro i banchieri che li hanno fregati e chiedono rimborsi da parte dello Stato e carcere ai furbetti del credito e le dimissioni della bella ministra Boschi. Niente di risolutivo. Il salto di qualità che dalle jacqueries (le quali lasciano il tempo che trovano) portò alla vera rivoluzione, (che cambia invece il tempo), sia pur nel senso che abbiamo visto, avvenne allorquando, nell’agosto del 1789, alla guida del popolino, si misero intellettuali che sapevano dove mettere le mani, e allora gli insorti penetrarono nei castelli non per rubare la farina, ma per aprire i forzieri e distruggere gli atti di proprietà dei fondi terrieri in essi custoditi, facendo così crollare il sistema latifondista.

L’equivalente di questa operazione, oggi, potrebbe essere – dico: potrebbe – il pubblico smascheramento dei sistematici falsi in bilancio con cui i banchieri privati creano la quasi totalità dei mezzi monetari circolanti senza pagare su tale creazione alcuna tassa e senza assumersi le responsabilità politiche e sociali dell’esercizio di un tale primario potere pubblico, e la conseguente nazionalizzazione del sistema monetario-creditizio con la liberazione della società dalla moneta indebitante ora in uso. Ma ciò non credo possa partire dall’Italia, la quale non ha alcuna tradizione o predisposizione rivoluzionaria.

D’altronde, il vigente sistema di potere e pensiero, cioè il capitalismo finanziario, ha neutralizzato le tre principali matrici storiche del cambiamento:

-la ricerca scientifica, perché la controlla finanziandola e impadronendosi delle sue più rilevanti scoperte e innovazioni mediante il segreto militare e commerciale;

-le classi medie, perché le ha ampiamente dissolte livellandole a una condizione proletaria e precaria di aspettative declinanti e di allarmi ricorsivi;

-i giovani, perché ha costruito un modello educativo, scolastico e sociale basato sulla gratificazione, la mancanza di disciplina, l’individualismo atomista, centrato sull’edonismo e sui bisogni primari, sulla lotta con la precarietà del lavoro, che li ha resi generalmente fragili, privi di un razionale progetto alternativo per la comunità, destoricizzati e depoliticizzati, quindi inidonei a promuovere una rivoluzione.

12.01.16 Marco Della Luna

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BANCHE E SANGUE: “QUESTA E’ L’ITALIA CHE RIPARTE”

BANCHE E SANGUE:

QUESTA E’ L’ITALIA CHE RIPARTE”

I risparmi degli italiani, mobiliari e immobiliari, già stimati in 8.000 miliardi,  da tempo attraggono l’interesse di finanzieri e politici, che già ne hanno preso una  discreta parte tra truffe bancarie ed estorsioni tributarie, come ben sanno soprattutto i molti imprenditori che devono chiedere prestiti per pagare le tasse su redditi non realizzati.

Mercoledì 20  ho ascoltato per quasi un’ora il giornalista economico di Radio 24, il quale si meravigliava del fatto che continuano le vendite massicce di azioni delle banche italiane sebbene i loro  circa 300 miliardi di crediti  deteriorati siano coperti per oltre il 90% da accantonamenti e garanzie. Oggi i titoli bancari hanno recuperato, ma di ben poco rispetto alle perdite accumulate recentemente. MPS oggi passa da 0,50 a 0,73 – + 0,43%-, ma otto giorni fa era a 1 e otto mesi fa era 9,45!

Quest’anima candida di giornalista economico par non sapere ciò che sanno tutti gli operatori (quindi crederà a Draghi che oggi sostiene che le banche italiane siano solide).

Non sa, innanzitutto, che i crediti deteriorati sono molti di più di quelli dichiarati in bilancio, perché quasi tutte le banche  hanno molte sofferenze sommerse, cioè che non dichiarano perché non hanno i soldi per fare  I relativi accantonamenti. 

Non sa, inoltre, che molti crediti divenuti inesigibili figurano invece a bilancio come a rischio ordinario solo perché il loro ammortamento, cioè la scadenza delle rate, è stato sospeso dalle banche stesse in accordo con i clienti morosi, nel reciproco interesse. 

Non sa che molti crediti, apparentemente coperti da idonee garanzie, in realtà sono scoperti, perché le garanzie sono state  sopravvalutate ad arte al fine di concedere crediti a compari e a clientele politiche  che età inteso che non gli avrebbero rimborsati. O che sono beni sopravvalutati per consentire agli amici-venditori di venderli per un prezzo moltiplicato a compratori fasulli.

Non sa che le garanzie immobiliari acquisita dalle banche a collaterale dei crediti erogati si sono fortemente svalutate e sono divenute pressoché invendibili, fonte più di spese che di recuperi, a causa della quasi morte del settore immobiliare fortemente voluta con la politica fiscale dal governo Monti, sicché le banche, pur avendo sulla carta la possibilità di recuperare i loro crediti vendendo gli immobili ipotecati a copertura, in realtà incasserebbero troppo tardi perché il realizzo possa aiutare a superare la crisi odierna.

Non sa che il sistema bancario italiano non crolla solo perché continua

– a ricevere aiuti (credito gratuito) dalla BCE;

– ad avere la possibilità di realizzare profitti illeciti, ossia solo perché le varie autorità competenti non gli impediscono di continuare;

-ad applicare commissioni illegittime, interessi usurari, anatocismo;

-nonché a collocare titoli-spazzatura o sopravvalutati;

-e, come già detto, a non dichiarare in bilancio tutte le perdite sui crediti.

Tutte queste cose, al contrario, le sa la Banca Centrale Europea, che a giorni manderà i suoi ispettori nelle banche italiane, e si sa già che cosa quindi questi signori troveranno. Ecco il perché delle turbo-vendite massicce anche allo scoperto dei titoli delle banche italiane. Si sa che l’ispezione, se non solo minacciata ma anche rigidamente eseguita (e qui c’è spazio per mediazione politica e il buon senso, ovviamente) potrà portare a un disastro di tutto il sistema bancario e a conseguenze radicali per l’intero Paese. Più dell’arrivo  della Troika, di nuove tasse di emergenza per finanziare la bad bank, di un bail in generalizzato, di una legge che ipotechi forzatamente i beni immobili degli italiani a garanzia di qualche prestito di salvataggio  da parte del FMI.

E siccome una qualche situazione esplosiva molto probabilmente si realizzerà prima che sia stato instaurato il nuovo, schiacciante sistema di dominio autocratico del premier, cioè la riforma costituzionale  ed elettorale del governo Renzi, è abbastanza possibile che il Paese si ribelli.  Soprattutto se verrà divulgata la notizia (vedi il sottostante articolo dr Govoni) che gli stessi fondi di investimento e altri investitori istituzionali che stanno conducendo la campagna di svendita  dei titoli delle banche italiane, sono quelli che partecipano la Banca d’Italia, le agenzie di rating, e la stessa BCE, la quale adesso manda le ispezioni.

È molto pericoloso che la gente apprenda chi e come le sta portando via il risparmio e la casa e il posto di lavoro e, al contempo, la libertà.

21.01.16 Marco Della Luna

COMMENTO DI ALESSANDRO GOVONI:

Venerdì 15/1/2016 fondi e trust stranieri sono usciti dal capitale delle nostre banche (“bruciati 830 miliardi di euro di capitalizzazione” hanno titolato i giornali) facendosi rimborsare  le azioni.

 Se le sono fatte pagare bene Venerdì 15/1/2016, perchè il prezzo era ancora alto in quanto  lo avevano pompato nei mesi precedenti  loro stessi fondi e trust stranieri con acquisti allo scoperto .

Il 1 gennaio 2016 la BCE ha fatto entrare in vigore il bail-in : ossia le perdite delle banche dovranno essere pagate in questo ordine: dagli azionisti , dagli obbligazionisti e dai correntisti con più di 100 mila euro sul conto .

 
 Si è scoperto di recente che la BCE è partecipata, tramite interposte banche centrali nazionali , da fondi e trust stranieri, che detengono la maggioranza azionaria delle stesse banche centrali nazionali. 
 
La manovra del c.d. bail-in è ora quindi finalmente chiara : è stato pianificata da almeno 6 mesi per far pagare le perdite delle nostre banche  soltanto ai piccoli azionisti, essendo i grandi azionisti (fondi e trust stranieri) già usciti dal capitale delle nostre banche venerdi 15/1/2016. 
Fondi e trust stranieri erano perfettamente consapevoli che gli immobili che erano stati posti in garanzia per concedere i prestiti hanno in gran parte un valore di mercato irrisorio (milioni di euro di prestito garantiti da un orto di 20 mq o da un campo di margherite ) in quanto i prestiti politici creati con un click elettronico li hanno concessi proprio loro fondi e trust stranieri,  attraverso le banche che partecipano, a politici , amici di politici e compagnia bella , per gestire il consenso dei governanti al servizio di loro stessi fund e trust stranieri .
 
Gli unici immobili posti in garanzia  con un valore pari al valore di mercato sono quelli dei prestiti concessi a famiglie , imprese  ed enti locali , ma costituiscono una minoranza degli asset in pancia alle nostre banche , pertanto la messa all’asta di questi immobili è certo che non potrà mai coprire crediti in sofferenza in Italia  per 200 miliardi  di euro , in aumento di 2 miliardi al mese in quanto imprese, famiglie italiane ed enti locali sono ormai stremati e non riescono più  a pagare i prestiti . 
 
L’aumento dei crediti in sofferenza mese dopo mese , al di là di tanto ottimistici quanto inveritieri proclami governativi di ripresa , sono l’unico vero termometro della crisi.  
 
I crediti incagliati, secondo l’ ABI sono 350 miliardi di euro , 150 miliardi  di essi passeranno presto in sofferenza , raggiungendo il limite per cui le banche, tutte le banche italiane andrebbero in fallimento : le loro azioni arriveranno, come quotazione,  prossime allo zero (le azioni di MPS e Carige sono giunte,  con cali del 10% al giorno da Lunedi, ad una quotazione poco più di mezzo euro).
 
Fondi e trust stranieri potrebbero avere due enormi vantaggi da un eventuale dichiarazione di fallimento delle nostre banche : 
 
1)quello di comprare le azioni delle nostre banche e relativi asset  a meno di un euro per azione dal fallimento. 
 
2)L’altro grande vantaggio che fondi e trust stranieri avrebbero da un eventuale quanto inevitabile dichiarazione di fallimento di alcune nostre banche, si spera non tutte,  è il fatto che tutti i contenziosi banca e cliente , attualmente oltre n. 1 milione di contenziosi , verrebbero sospesi col risultato che famiglie, imprese, enti locali italiani , 
vessati  da questi stessi fund e trust stranieri in 20 anni  di bankismo privato dal 1992 con costi del credito abnormi oltre soglia, anatocismo con l’ammortamento alla francese nel 95% dei  mutui e nel 100% dei leasing , anatocismo con la capitalizzazione composta trimestrale nel 100% dei conti correnti , centinaia di miliardi di euro di perdite loro causate dalle banche d’affari di proprietà di codesti fondi e trust stranieri da derivati sul tasso e sulla valuta e da altri strumenti truffaldini,
non troveranno mai più ristoro e grandi fund e trust stranieri l’avranno ancora una volta fatta franca in Italia .
IN TUTTO questo la latitanza dei nostri organi di vigilanza che fingono di non sapere  cosa sia successo Venerdi 15 Gennaio 2016 quando codesti grandi fondi e trust stranieri  hanno ritirato miliardi dalle nostre banche facendosi rimborsare le azioni quando le quotazioni delle azioni Venerdi 15/1/2016 era ancora alte in quanto loro stessi fund e trust stranieri le avevano pompate in alto nei mesi precedenti con acquisti allo scoperto.
Un velo di tristezza su Bankitalia spa che si è scoperto di recente essere, dal 1992,  di proprietà e controllata al voto da questi fondi e trust stranieri , attraverso interposte banche (Unicredit, Intesa, Carisbo , Carige e BNL),  banche in cui questi fund e trust stranieri detengono, attraverso interposti delegati al voto persone fisiche in realtà studi legali italiani , oltre il 70% del capitale azionario.
Un velo di tristezza sulla CONSOB che ha sospeso le vendite allo scoperto Lunedi 18/1 e Martedi 19/1   a metà mattinata quando queste erano già avvenute e molti titoli bancari avevano già perso oltre il 10%. Le vendite allo scoperto in alcuni Stati (Belgio,Islanda,Svezia, Norvegia . …) sono state proibite da tempo,  in altri Stati sovrani non sanno nemmeno cosa siano (India , Venezuela, ….. )
Un velo di tristezza verso quei milioni di piccoli azionisti italiani che perderanno tutti i loro risparmi , operai che avevano investito la loro liquidazione, pensionati , impiegati statali e pubblici che avevano investito i risparmi di una vita . Davvero , davvero peccato .
Complementi invece alla BCE,  tutto come previsto e pianificato.
Ci si scusa per l’errore: Sabato 17 Gennaio si era previsto con una mail inviata ad una ventina di studi legali, quattro Procure ed a sette Procuratori ed alla Guardia di Finanza un  crollo dei titoli bancari italiani a partire da  Lunedi 18 Gennaio del 4 % al giorno per 4 giorni (20% di calo) .
Ci si era sbagliati : hanno perso dal  40% al 60% in tre giorni.  
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“MISSION ACCOMPLISHED, LORD ROTHSCHILD!”

 

“Fondi e trust stranieri hanno deciso di comprarsi ( tra qualche mese)  il resto delle nostre banche e i loro immobili posti a garanzia dagli italiani, per quattro soldi…”

 

“MISSION ACCOMPLISHED, LORD ROTHSCHILD!”

Dopo gli ultimi crolli in borsa, sulle rovine fumanti del Sistema bancario italiano, riempito di sofferenze, decotto, e grazie a ciò oramai interamente svenduto alla grande finanza imperialista, che ormai possiede al 95% anche la Banca d’Italia, ora Renzi può raccogliere il frutto dell’azione dei suoi predecessori filobancari dai tempi di Veltroni (seppur non da Veltroni personalmente) in poi, e annunciare al suo patron americano il fatidico “Mission accomplished!” Con un grazie sonoro a tutto l’ampio mercenariato pseudo-intellettuale della sinistra (oggi liberal e filoamericano), nei media, nelle scuole, nella “giustizia”, nonché ai babbei della sua base elettorale, senza la cui fede non sarebbe stato possibile consegnare il Paese interamente e dal suo interno agli interessi privati stranieri, né omogeneizzarlo alla loro cultura e ai loro valori, strumentalmente congegnati, dissolvendone l’identità storica.

Il take-over delle non molte banche italiane tuttora italiane è annunciato da Wall Street Italia nell’articolo attaccato qui sotto. Renzi è così sul punto di portare a compimento la lunga road map di riforme bancarie e finanziarie commissionata alla sinistra italiana, da Andreatta in poi, che, iniziata nel 1981 col rendere la Banca d’Italia indipendente da governo e parlamento, e col privatizzare il finanziamento del debito pubblico, ha rapidamente raddoppiato il medesimo, creando ad arte una situazione di cronica emergenza, sulla cui onda la sinistra (spesso con l’appoggio dei filoamericani del centro) ha poi eseguito le successive riforme, sopra tutte l’abolizione del Glass Steagall Act (omologo italiano), l’autorizzazione della creazione bancaria di moneta elettronica per i prestiti,  l’autorizzazione al massiccio uso truffaldino dei derivati finanziari, l’ingresso nel Sistema Europeo delle Banche Centrali, la riforma della Banca d’Italia nel 2006, la sua definitiva privatizzazione-esterizzazione nel 2014, l’adesione agli accordi privati di Basilea I, II, III, che erano studiati per lasciare senza credito le imprese italiane in favore delle grandi imprese nordeuropee, l’introduzione del fiscal compact e del bail-in, e la sistematica negligenza dei controlli sul deterioramento dei crediti delle banche (sofferenze arrivate a oltre 300 miliardi) e sulla concessione di prestiti compiacenti agli amici e ai raccomandati – che poi non pagano.

Era tutto preordinato a due obiettivi:

-sul lato esterno, per consegnare il sistema bancario italiano, compresa la Banca d’Italia, quindi il potere economico-politico sul Paese, ai finanzieri stranieri, trasformando l’Italia in una loro dipendenza, quale è ora, e le sue istituzioni in altrettante marionette, senza alcuna libertà di scelta politica;

-sul lato interno, per consentire ai finanzieri nazionali e ai loro affiliati politici di mantenere i loro privilegi e continuare a saccheggiare il risparmio e i beni reali degli Italiani senza mai pagare il fio.

La riforma della Costituzione della legge elettorale che Renzi sta completando, è il perfezionamento di questo disegno, in quanto consentirà ai suoi mandanti della grande finanza di governare un paese immiserito e lacerato, vanificando ogni possibile opposizione, pilotando un unico uomo che controlla partito, parlamento, Quirinale, CSM, commissioni di controllo. E al contempo consentirà alla partitocrazia di impedire alla parte non allineata della magistratura e dei mass media di scoprire e far conoscere i traffici criminali della medesima partitocrazia: casi quali Mafia Capitale e Banca Etruria non potranno più venire alla luce, dopo la conferma referendiaria della riforma costituzionale – conferma comperata da Renzi con la riforma della riscossione del canone Rai, che porterà ai dirigenti Rai circa 300 milioni in più, così da fidelizzarli al PD e da renderli leali sostenitori della sua linea.

I fatti stanno confermando, insomma, che la politica italiana si regge ormai strutturalmente sull’alleanza tra la partitocrazia interna e le lobby finanziarie esterne, alleanza per spartirsi le risorse del Paese.

19.01.16 Marco Della Luna

articolo da Wall Street Italia 

Banche italiane sotto attacco, bagno di sangue su Mps: -15%

18 gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Bagno di sangue sui titoli bancari italiani, ormai sotto attacco dall’inizio del 2016. Mps sorvegliato speciale: le quotazioni della banca senese crollano oltre -16%, vengono sospese per eccesso di ribasso e aggiornano il minimo storico, scivolando fino a quota 0,75 euro.

La banca in Borsa vale solo 2,2 miliardi di euro, al di sotto dei tre miliardi dell’aumento di capitale lanciato lo scorso anno.

Ma nella sessione odierna, vengono congelati al ribasso anche altri titoli bancari scambiati sul listino benchmark Ftse Mib di Borsa Italiana: il panic selling non risparmia le banche popolari, che entrano anch’esse in asta di volatilità.

Numeri da bollettino di guerra, che portano l’indice di settore delle banche italiane a estendere le perdite del 2016 a oltre -16%. E per i broker non sarebbe finita. L’indice settoriale ha ceduto fino al -5% nella sessione di oggi, contro il -2% circa del sottoindice che monitora la performance dei titoli bancari europei.

Stando a quanto riporta un articolo di Reuters, aumenta il nervosismo degli investitori su come gli istituti riusciranno a far fronte a un contesto caratterizzato da bassi tassi di interesse – ostacolo alla loro redditività – e alla montagna di 200 miliardi di euro di crediti deteriorati che è improbabile verrà rimborsata dai debitori.

JP Morgan lo ha detto chiaramente: i titoli delle banche italiane devono essere evitati, in quanto i bassi tassi di interesse metteranno sotto pressione i ricavi più che nei casi di altre banche di altri paesi. La divisione di ricerca della banca Usa favorisce le banche spagnole, anche perchè a suo avviso i titoli vengono scambiati a premio rispetto alla possibilità di operazioni di M&A, che sarebbero state invece già in parte scontate dal settore bancario italiano.

I motivi del crollo

Gli interrogativi e i dubbi prendono di mira soprattutto il titolo Mps, che ha disperatamente bisogno di un partner con cui avviare una operazione di fusione, di una sorta di banca salvatrice che possa garantire la sua sopravvivenza. Ma il cavaliere bianco non si vede all’orizzonte.

La banca è uscita indebolita dagli ultimi aumenti di capitale e gli investitori hanno paura che se come sembra resterà fuori dal risiko del settore delle popolari subirà gravi conseguenze. Il progetto per la creazione di una bad bank in cui parcheggiare i crediti deteriorati, inoltre, è ancora in alto mare.

L’attenzione è sempre di più su una fusione tra BPM e BP. Pop Milano è anche nelle mire di Ubi Banca. E certo, in tutto questo, non si può dimenticare l’effetto che il decreto salva banche ha avuto sulla fiducia dei correntisti verso gli istituti italiani.

Secondo Affari & Finanza di Repubblica, gli advisor Ubs e Citi in sei mesi non sono riusciti a catalizzare l’interesse concreto di un partner. Versando in una condizione di intrinseca fragilità, Mps finisce così nel vortice del panic selling, con le vendite degli speculatori che si auto alimentano.

Le azioni Monte dei Paschi di Siena hanno azzerato nell’ultimo mese il 20% del proprio valore, cedendo ben il -50% negli ultimi 6 mesi.

 

Commenta il dr Alessandro Govoni, consulente (tra l’altro) di alcuni dei pochi magistrati che capiscono e contrastano le manovre politico-finanziarie di colonizzazione dell’Italia:

 

ore 8.15 di ieri lunedi 18/1, gli italiani vanno al lavoro tranquilli…hanno appena letto dai sottotitoli che compaiono su tg com 24 e su rainew  che piazza affari ed addirittura  i titoli bancari, (poi crollati  a partire dalle 9.30, in un ora , del 16% -si era scritto sabato che sarebbero crollati del 3/4 % per  3/4 giorni , ci si era sbagliati sono crollati in un giorno solo-) , sono in aumento.

Ma cosa trasmettono Rainews e tgcom 24? Trasmettono coi sottotitoli notizie Ansa.

Ma chi è l’Ansa ? Dal libro Colonia Italia  edizione chiarelettere appena pubblicato si legge che da un file  desecretato nel 2015 forse per errore da un archivio periferico di Stato del Regno Unito, l’ ANSA è controllata dalla Reuters, la  Reuters è l’agenzia di stampa della Corona inglese . quindi a noi giungono notizie filtrate o dettate dalla Corona inglese..

Ma cosa è successo ieri Lunedi 18 gennaio 2016?

Sabato 16/1 scadevano a livello mondiale le opzioni . Cosa hanno fatto allora i fondi e trust stranieri?

Mesi prima avevano pompato la borsa,  come ?

Si spiega  la tecnica con parole semplici ,  come il sito di Borsa Italiana , di Bankitalia spa,  wikipedia , della Consob o  la Treccani (presidente della treccani è  stato fino al 2014 giuliano amato),    mai vi spiegherebbero

Come avevano fatto fondi e trust stranieri a pompare la borsa italiana mesi prima ? acquistando titoli allo scoperto ossia acquistandoli senza in realtà comprarli,  titoli il cui valore nominale supponiamo era  100 euro per azione , li hanno comprati per esempio  a 80 euro quando la loro quotazione era bassa , ma questi in sostanza ordinativi di acquisto hanno l’effetto che in gergo è detto pump , di pompare verso l’alto la quotazione reale dei titoli. A scadenza dell’opzione , appunto Sabato 16 Gennaio 2016  fondi e trust stranieri hanno venduto , sempre senza possedere i titoli , incassando 120 euro perchè nel frattempo i loro ordinativi precedenti avevano fatto aumentare la quotazione reale dei titoli .

Ma cosa hanno fondi e trust stranieri il giorno prima della scadenza dell’opzione del 16/1/2016? Il giorno prima , venerdi 15 Gennaio 2016 quando i telegiornali hanno trasmesso la notizia “bruciati 830 miliardi di dollari ” fondi e trust stranieri hanno venduto per davvero tutti i titoli bancari che avevano nel portafoglio , sono riusciti  a vendere perche la borsa era ancora alta in quanto l’avevano pompata loro in modo artificioso con l’operazione descritta prima di acquisto allo scoperto.

Ma possibile che questi movimenti allo scoperto che possono avvenire anche a borsa chiusa e che si possono seguire in tempo reale sul sito  it.investing.com/indices/future  i nostri organi di vigilanza non li abbiano visti e non abbiano pensato bene di chiudere Piazza Affari  lunedi 18/1/2016 come hanno fatto gli americani?

Non pensate che certe feste (marthin luther king day) non cadano e quindi certe chiusure della borsa USA non cadano apposta .

Piazza Affari è gestita da Borsa Italiana, Borsa italiana è di proprietà della London Stock Exchange di Londra , la stessa che controlla Wall Strett e la borsa di Londra, di proprietà tutte degli stessi fondi e trust anglo -americani ed arabi.

Questi fautori del libero mercato , hanno creato in sostanza un mercato che non è affatto libero.

 

Se Piazza Affari fosse rimasta chiusa ieri  Lunedi 18 gennaio 2016,  vedendo tutti i movimenti che stavano per compiersi e che si erano compiuti tra Sabato e Domenica fuori borsa sulle opzioni ,  non sarebbe stato permesso lo scempio che è accaduto ieri sulle nostre banche .

Ma da quale parte stanno i nostri vigilanti?

fondi e trust stranieri vogliono proprio comprare le nostre banche ed immobili connessi dal fallimento delle stesse a meno di 1 euro per azione ? Si spera che lo stato italiano, intendendo per Stato italiano esclusivamente la Magistratura ed i cittadini, non lo permettano e che sia lo Stato italiano ossia il Tesoro, come è avvenuto nell’Ottobre del  2008 negli Stati Uniti e nel Regno Unito,  a comprasi le azioni a 1 euro per azione dal probabile fallimento di alcune, speriamo non tutte, nostre  banche.

Il Tesoro del Regno Unito comprò,anzi sequestrò,  nell’ottobre del 2008, le quote di The Royal Bank of Scotland, prima banca del Regno Unito e quinta banca al mondo , nazionalizzò una cinquantina di banche e di assicurazioni fallite , il Tesoro degli Stati Uniti ha nazionalizzato sempre nell’ottobre del 2008,   AIG la piu grande compagnia di assicurazione  al mondo, nazionalizzando in sostanza la raccolta del risparmio, ha nazionalizzato Fanny e  Mac, leader dei mutui ipotecari  , ha lasciato fallire Lehman , quarta banca d’affari degli Usa, per poi pretendere dagli acquirenti dal fallimento, anche di Bear stars , terza banca d’affari , una partecipazione agli utili .

La Magistratura statunitense non ha mai smesso di comminare multe da ottobre 2008 a questi banchieri privati: 13 miliardi di dollari a Jp Morgan, 17 a bank of America che non è la banca dell’america, ma una banca privata, 7 miliardi a Deutsche Bank, e l’altro giorno a Goldman Sachs 5 miliardi di dollari di multa, attenzione sono solo un paio di Procure statunitensi che stanno procedendo per conto di alcuni Stati confederati, immaginiamoci quando arriveranno anche gli altri .  I legislatori statunitensi ed inglesi hanno promulgato nel 2012 e nel 2011 rispettivamente la Volker Rule e la Vickers Reform che ripristina la separazione tra banche di prestito e banche speculative e che inibisce in sostanza questa ignobile creazione elettronica dei prestiti cd politici, a politici e compagnia bella, raccomandati, clienterali, milioni , miliardi di euro con a garanzia solo un campo di margherite od un orto di 20 mq, mentre a famiglie,  imprese ed enti locali italiani che ne hanno veramente bisogno, garanzie impossibili e tassi usurai , derivati truffaldini  e quant’altro.

Dietro le nostre banche con maggioranze azionarie schiaccianti attraverso delegati persone fisiche abbiamo visto, ci sono sempre loro, fondi e trust stranieri,  che incassano dagli italiani i proventi dei tassi usurai , delle perdite su derivati , che incassano le rate dei prestiti divenute, anche le quote capitali, oltretutto eluse al fisco,  tutto guadagno per loro in Italia  dal 1992 per effetto del d.lgs n. 481 del 14 dicembre 1992 , rischiando il banchiere, di suo,  dal 1992 in italia  solo l’8% del prestito concesso alla clientela…

 

 

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DOMENICA 17 H. 16:30 CIRCA PARLO A CAGLIARI (SINNAI) – TEATRO CIVICO

DOMENICA 17 H. 16:30 CIRCA PARLO A CAGLIARI (SINNAI) – TEATRO CIVICO

tema:

Crisi, Rottura del Sistema e Trasformazione

CHANGE:

SIAMO NOI IL CAMBIAMENTO CHE STIAMO ASPETTANDO?

H. 08:45 – 20:00

CONFERENZA ORGANIZZATA DA NEXUS EDIZIONI

Altri conferenzieri: Tom Bosco, Nino Galloni, Lorenzo de Curtis, Antonio Pala, G.A. Deligia, M.R. Randaccio, Fabio Piselli

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TV: GIOVEDI 14 H. 06-09 SONO SUL CANALE 53 (CANALE ITALIA)

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FRODI BANCARIE E RIFORME DELLA SINISTRA: BANCA D’ITALIA AGLI STRANIERI

FRODI BANCARIE E RIFORME DELLA “SINISTRA”:

BANCA D’ITALIA AGLI STRANIERI

Nel mio precedente articolo, ho evidenziato come la classe dei banchieri, o meglio dei capitalisti finanziari (improduttivi) è portatrice di un interesse economico confliggente con quello dei lavoratori e dei risparmiatori (cioè dei produttori di ricchezza reale), e come essa storicamente ha sempre lavorato per arricchirsi mediante frodi e usura a loro danno, nonché per ottenere dalla politica la legittimazione di tali attività e lo scarico su contribuenti, risparmiatori e lavoratori dei danni da esse cagionati (ciò non solo in Italia: v. Mario Margiocco, Il disastro americano, in in Nuova Storia Contemporanea, maggio-giugno 2015).

Quando si vanta delle sue riforme, l’orgogliosa sinistra “democratica” stranamente scorda quelle della Banca d’Italia del dicembre 2006 (Prodi) e del gennaio 2014 (Letta). E fa bene a scordarsene, perché i disastri di MPS di Banca Popolare dell’Etruria, et cetera, successivi al 2006, non sarebbero avvenuti se la Banca d’Italia avesse vigilato sulle frodi e sugli abusi in via di esecuzione da parte del management di quelle banche. E la “sinistra”, con quelle due riforme – riforme peggiorative per gli interessi collettivi, migliorative per quelli della classe finanziaria – aveva donato la Banca d’Italia (il possesso pressoché totale del suo capitale sociale, quindi dei voti assembleari) ai banchieri privati, così rendendo molto improbabile che essi vigilassero su (contro) se stessi (o i propri colleghi) per limitare i loro ingiusti profitti sui risparmi e sugli investimenti dei cittadini.

Scrivevo in Sbankitalia (2014, 2a edizione, pagg. 32 ss)“Secondo lo statuto [attuale di Bankitalia] il potere dei partecipanti riguarda l’approva­zione del bilancio e la nomina del Consiglio Superiore [di Bankitalia]… Il Consiglio Superiore svolge funzio­ni amministrative, e partecipa con ruolo con­sultivo (ma vincolante) al processo di nomina del Governatore, che dirige le attività di vigi­lanza insieme al resto del Direttorio. … La possibilità di conflitti di interesse è ovvia, nei termini suddetti, e comporta l’in­compatibilità dei partecipanti alla posizione di partecipanti-elettori del Consiglio Supe­riore. Pensiamo a tutti i derivati-spazzatura in cui le banche italiane hanno confezionato i loro crediti in sofferenza per sbolognarli a risparmiatori abbindolati da false rassicura­zioni, vere e proprie consulenze in conflit­to di interessi, degli impiegati “promotori finanziari” costretti a ingannarli; e ciò stato possibile anche grazie a carenze ed omissioni della sorveglianza di BdI. Significativo è il fatto che sono state fatte molte riforme dello statuto della BdI, ma mai una per togliere questa contraddizione: evidentemente alle banche private partecipanti fa molto como­do essere giudici di se stesse, e non voglio­no rinunciare a questo aberrante privilegio. Il che dimostra all’atto pratico che i loro interessi sono in contrasto con quelli della generalità, sicché non dovrebbero nemme­no essere autorizzate a partecipare, tanto più che, come si legge nel medesimo pas­saggio, il Consiglio Superiore ha un ruolo vincolante nella nomina del Governatore, che è l’organo a cui competono la vigilan­za e la politica monetaria (ormai integrata nel Sistema Europeo delle Banche Centrali), ossia le funzioni più schiettamente pubblici­stiche e inconciliabili con gli interessi di soci privati. In passato, a mo’ di foglia di fico, le banche avevano delegato stabilmente quasi tutti i poteri al Governatore, col risultato di renderlo inamovibile, come documentato dal grande lavoro e dal grande tempo che è occorso per scacciare Antonio Fazio, a torto o a ragione. Inoltre le quote sono molto concentrate: due sole banche, Banca Intesa e Unicredit, ne detengono più del 50%, il che alimenta il sospetto che possano condi­zionare le scelte di via Nazionale.

Ma la prova più eclatante dell’incompa­tibilità dei partecipanti privati con le finali­tà della BdI come Istituto pubblico, a causa dei loro interessi di parte, divergenti da quelli collettivi, è data dalla relazione riser­vata, qui in appendice, sull’aggiornamento del valore delle quote, fatta evidentemente da un organo centrale della banca ai parte­cipanti, e in cui si istiga a boicottare l’attua­zione di una legge dello Stato – la 262/2005 – in quanto disponente la nazionalizzazione della proprietà della BdI2. In sostanza, sono questi soci, questi imprenditori privati, a farsi e a disfarsi le regole, statutarie e non, e a bloccare la volontà persino del legislato­re. Chissà perché i Radicali non promuovo­no qualche referendum abrogativo contro la riforma privatizzante del 2006…

Banchieri e finanzieri italiani e di tutta l’area occidentale, detentori del pote­re monetario e creditizio, col loro segui­to di economisti in carriera e di istituzioni controllate come l’UE, la BCE, il FMI, si oppongono alla nazionalizzazione delle ban­che centrali di emissione e ad ogni potere pubblico di direzione su di esse, afferman­do che le banche centrali debbano essere indipendenti dalla politica, perché i politici userebbero male il potere monetario, dema­gogicamente. Quindi è meglio che resti in mano ai banchieri e ai finanzieri. Che vedo­no più lontano e che perseguono la stabilità di lungo termine.

Questa tesi, oltre ad essere interessata, è smentita dai fatti, poiché le banche centrali “indipendenti” dalla politica, cioè dai parla­menti e dai governi, come la BdI, la Fed, la BCE, e molte altre, hanno usato il loro pote­re in modo utile a coloro che le gestiscono, ma rovinoso per la collettività. E non hanno perseguito interessi e stabilità di lungo ter­mine, ma interessi di brevissimo termine. Esse sono responsabili per complicità, omer­tà ed omissione delle pratiche bancarie frau­dolente (derivati, cartolarizzazioni, bolle) che hanno prodotto la presente serie di crisi, con tutte le sue devastazioni e sofferenze per l’economia reale e le nazioni, e con tutti gli enormi profitti per i banchieri e i finanzieri. L’assetto della Banca d’Italia – BdI – nel 2013 presentava molti tratti manifestamente inaccettabili dal punto di vista della logica, del conflitto di interessi, della costituziona­lità, del comportamento concreto nel caso MPS-Antonveneta, in cui, giusta o sbagliata, la percezione prevalente, al di là delle giu­stificazioni elargite da Draghi (governatore al tempo dei fatti) e altri, è che essa, come organo di sorveglianza (e così pure il Mini­stro e la Consob) avevano davanti agli occhi tutti gli elementi per accorgersi di ciò che i vertici di MPS stavano facendo (ossia com­perare con anomale e sospette fretta e moda­lità di pagamento congiunte a un’incredibile omissione di controlli contabili (due diligen­ce) una banca che aveva avuto dianzi diversi passaggi di mano più che sospetti con strani rincari.”

04.01.16 Marco Della Luna

P.S. A queste considerazioni va però aggiunta una nuova dimensione: il tornaconto dei finanzieri stranieri, i quali, dopo che dagli ’90, agevolati dall’a violazione della vecchia norma statutaria di Bankitalia, che prescriveva che la maggioranza delle sue quote fossero in mano pubblica, nonché dalla privatizzazione delle tre banche dell’Iri (pure opera della “sinistra”), controllano Bankitalia attraverso partecipazioni indirette, approfittandone per operazioni lucrative a danno degli Italiani, e che ora, grazie alle ultime riforme della sinistra, si sono definitivamente impadroniti della nostra banca centrale. Insomma, si conferma la destinazione dell’Italia a fungere da colonia di sfruttamento per il capitalismo finanziario straniero, che si appoggia a collaborazionisti interni, sia nella politica che nell’alta burocrazia. Denuncia il dr Alessandro Govoni nel seguente comunicato del 31.12.15:

Bankitalia Spa controllata al voto dal 1992 da Jp Morgan , State Street, Vanguard , BlackRock, Northern Trust , BNP Paribas ?

Sono stati analizzati gli azionisti rappresentati al voto da Cardarelli Angelo in Unicredit che è il delegato al voto  di n. 1,8 miliardi di azioni di Unicredit e non di 1,8 milioni di azioni,  come da allegati a comprova. 

Sono 1991 azionisti che lo studio legale di Milano Cardarelli Angelo rappresenta al voto, tutti banche o fondi stranieri , ma concentrati in Jp Morgan , State Street, Vanguard , BlackRock, Northern Trust , BNP Paribas.  Pertanto 1,8 miliardi di di azioni su 3,5 miliardi di azioni di Unicredit sono in mano a queste entità .

Gli stessi hanno la maggioranza azionaria anche in Intesa , Carisbo , Carige e BNL attraverso delegati che apparirebbero nel Verbale di Approvazione del Bilancio persone fisiche in realtà studi legali .  In Intesa il delegato al voto è Trevisan Gilulio, anch’esso uno studio legale di Milano.  

Unicredit,   Intesa , Carsibo , Carige e BNL detengono la maggioranza azionaria di Bankitalia si presume dal 1992, pertanto se assicurazioni Generali ed Inps fossero state rappresentate al voto, dal 1992 ad oggi,   da una tra   Unicredit, Intesa , Carisbo , Carige e BNL (lo Statuto di Bankitalia lo consente) 265 voti su 529 di Bankitalia Spa, quindi la maggioranza di voto in Bankitalia Spa sarebbe detenuta indirettamente da  Jp Morgan , State Street, Vanguard , BlackRock, Northern Trust , BNP Paribas, si presume dal 1992.  

Secondo l’art 47 della Costituzione “la Repubblica controlla il credito”  e NON  banche , fondi e trust stranieri controllano il credito  , potendosi  integrare l’ attentato alla Costituzione dello Stato (notizia di ipotizzato reato)..  

Ma Jp Morgan , State Street, Vanguard , BlackRock, Northern Trust , BNP Paribas   non sono gli stessi azionisti delle agenzie di rating ?  

In aggiunta a quanto sopra  , in Unicredit , altre banche,  i fondi e trust stranieri quali Aabar Luxembourg S.a.r.l., PGFF Luxembourg S.a.r.l, Central Bank of Lybia, Capital Research and Management Company, detengono un altro circa complessivamente  15% (oltre 1 miliardo di azioni) del suo capitale azionario .   L’italianissima Unicredit in realtà pertanto  è per oltre il 70% di proprietà straniera.

Ma perchè banche e fondi stranieri vollero entrare nel capitale delle nostre banche nel 1992,  controllando al contempo Banca d’Italia ? 

Per poter partecipare e godere di tre colossali nuovi business che hanno avuto inizio in Italia  proprio dal 1992 : 

1) dal lato delle quote interessi per poter incassare dalla clientela (famiglie , imprese ed enti locali italiani ) quanto più possibile eludendo le norme sull’usura attraverso la distorsione informativa di Bankitalia sulla formula del tasso da applicare 

2)da lato quote capitali in quanto anch’esse per effetto del d.lgs n. 481 del 14 Dicembre 1992 sono diventate guadagno puro per la banca in Italia avendo da tale data le banche operanti in Italia iniziato  a creare i prestiti elettronicamente con un semplice clik di accredito sul conto corrente del cliente , senza ossia più prendere i soldi prestati dalle proprie riserve di banca.

3)da lato dei contratti derivati sul tasso del tipo banca vince se tasso cala piazzati a famiglie , imprese , enti locali e Tesoro italiani in uno scenario preordinato di tassi al ribasso, pre-ordinato dallo stesso Governatore di Banca d’Italia e della BCE a partire dall’entrata in vigore della L. n. 82 del 7 Febbraio 1992 che ha conferito appunto al Governatore della Banca Centrale il potere esclusivo  di variare di  sua autonoma iniziativa il tasso (ufficiale di sconto)  ed egli lo ha variato sempre al ribasso,  dal 15% di Settembre 1992 ad oggi che è (il TUR) lo 0,05%, cosi’ arrecando centinaia di miliardi di euro di perdite a famiglie, imprese , enti locali e Tesoro italiani (notizia di ipotizzato reato) sui derivati sul tasso del tipo banca vince se tasso cala  da essi contratti , perdite che hanno costituito incassi veri e propri per le banche,  fondi e trust stranieri sopra menzionati compartecipati tra loro in questo immenso business ai danni dei cittadini italiani . 

Il grande business del 1992 non fu pertanto di certo gli appalti, ma la conquista del capitale azionario delle tre banche dell’IRI (Comit, Credito Italiano e Banco Roma , oggi corrispondenti esattamente ad Intesa , Unicredit, Carisbo e Carige) per poi poter godere di questi tre immensi guadagni dal 1992 ai danni dei cittadini italiani .

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FRODE E USURA: NORMALITA’ BANCARIA

FRODE E USURA: NORMALITA’ BANCARIA

Il problema dei banchieri che mangiano  i depositi e gli investimenti dei clienti viene presentato dai mass-media in modo deliberatamente fuorviante, cioè come circoscritto a casi anomali e isolati di cattivo esercizio dell’attività bancaria e di insufficiente sorveglianza da parte degli organi di controllo, mentre al contrario da sempre la frode e l’usura e le falsità in bilancio (come pure i c.d. prestiti predatori e quelli fatti a società di amici, che non li rimborseranno),  sono tra le più costanti ed efficienti fonti di reddito dei banchieri; e il sistema bancario italiano, nonostante i suoi circa 300 miliardi di crediti deteriorati e non dichiarati in bilancio, galleggia ancora solo perché le pratica usualmente nella complessiva tolleranza delle autorità di controllo, compresa quella giudiziaria (e che altro potrebbero fare, le autorità di controllo?). Tali pratiche sono la regola del business bancario perché rendono moltissimo, non sono affatto una deviazione. Lo conferma il fatto che i dipendenti delle banche in default riferiscono di essere stati sistematicamente indotti dai loro superiori a smerciare ai risparmiatori titoli bidone, sotto minacce varie. La lista delle banche decotte si sta allungando rapidamente, e continuerà ad allungarsi. Probabilmente il fenomeno verrà pilotato per sopprimere banche locali e territoriali, in favore di quelle più ampie, quindi più centralisticamente controllabili.

La classe finanziaria, da quando esiste (cioè dalla prima Guerra Punica) ad oggi, si è sempre industriata per creare nuovi strumenti giuridici, finanziari, e recentemente anche tecnologici, con cui incrementare (e possibilmente legalizzare) le frodi e l’usura verso i propri clienti, il fisco, le pubbliche amministrazioni. Lo ha fatto pagando la politica e gli organi di controllo, e stringendo alleanze di potere. Nei secoli. Pensiamo solo a come i banchieri, anche i più grossi, in tempi recenti hanno fregato gli enti pubblici con i contratti derivati costruiti da esperti per buggerare contraenti. I governanti del tempo lo sapevano, ma non intervennero, se non con un decreto ambiguo, che permetteva la continuazione delle frodi.

In particolare, negli ultimi decenni, attraverso un metodico lavoro di lobbying sulla classe politica, tra le altre cose utili a questi scopi ha ottenuto dal legislatore, negli anni ’90, il ripristino della banca universale, cioè l’abolizione della separazione tra banche di credito e risparmio e banche di investimento finanziario, nonché, dagli anni ’80 fino all’ultima riforma renziana, la privatizzazione graduale della gestione del finanziamento del debito pubblico e della Banca Centrale di emissione (vedi il golpe monetario del 16.12.06 e la riforma-regalo del DL 133/2013, che ho analizzato rispettivamente nei saggi Euroschiavi e Sbankitalia).

Con la prima delle due riforme, i banchieri si sono fatti autorizzare a usare, con leve temerarie, i soldi dei depositanti per compiere azzardate speculazioni in vere proprie truffe sui mercati finanziari regolati e non, mandando spesso le banche a gambe all’aria dopo averne estratto l’attivo patrimoniale ed esserselo intascato, distribuendone parte come bonus ai gestori criminali. Con la seconda riforma, si sono fatti controllori di se stessi – quindi è da sciocchi meravigliarsi se le banche centrali, da loro controllate, anziché impedire questi abusi, li nascondono e li agevolano. Aggiungiamo che, direttamente e indirettamente, la Banca d’Italia è ora partecipata maggioritariamente da finanzieri stranieri. Ovviamente, questo esito non poteva non essere previsto e voluto. I banchieri sono i padroni che pagano più di tutti.

Con queste premesse, viene da sé che anche la “giustizia” non punisca praticamente mai i banchieri delinquenti. E che anzi la politica si impegni per togliere alla popolazione l’uso della moneta cartacea, emessa dalla banca centrale, per imporle l’uso di quella elettronica, che è creata a costo zero dai banchieri privati e che questi possono azzerare semplicemente con un click del mouse. Se pensiamo a quanto inaffidabile  (e in conflitto di interessi con la gente) si è dimostrata la classe dei banchieri, la scelta di affidarle addirittura la creazione e il mantenimento in esistenza della moneta – bene pubblico essenziale – manifesta concretamente quanto è servile e criminale la c.d. casta politica. Se non lo fosse, tutelerebbe i depositanti in un modo semplicissimo: farebbe una legge in base alla quale i soldi depositati in banca, salvo diverso accordo, rimangano di proprietà del depositante, e non divengono di proprietà della banca (come avviene oggi): in tal modo, quand’anche la banca fallisca, i depositi sarebbero al sicuro. E farebbe una seconda legge per  ripristinare la legge Glass-Steagall e per nazionalizzare la banca centrale e magari anche le banche di importanza strategica. Invece questi politicanti complici hanno costruito un sistema in cui la gente comune e gli imprenditori, devono depositare il denaro in banche che da un lato non remunerano i depositi (né le obbligazioni) con ragionevoli tassi di interesse, e dall’altro li possono arrischiare in operazioni pericolose o addirittura sottrarli (per esempio, mediante acquisizioni fraudolente, come quella multimiliardaria della Banca Antonveneta, fino a perderli, senza mai pagare il fio.

Quando oggi si parla all’opinione pubblica del problema della sicurezza bancaria e della necessità di riforme, tutte la questione viene appiattita sul presente, sui fatti ultimamente occorsi, e presentata in modo cronachistico, aneddotico. Dalla narrazione viene rigorosamente tenuta fuori la suddetta realtà strutturale, la prospettiva storica dei rapporti tra banchieri, frodi, politica, legislazione, e gli ultimi episodi, dal disastro-scandalo del Monte dei Paschi di Siena, vengono presentati come novità, incidenti, azioni individuali, anziché come episodi di una vicenda che va avanti da secoli, e in cui il potere finanziario ottiene sempre la meglio, cioè riesce a continuare il suo business, perché lavora con metodo, perseveranza e orizzonti di lungo periodo. Eppure sono molti decenni che avvengono bancarotte bancarie e che ogni volta i tromboni istituzionali promettono che è stata l’ultima volta. In effetti, la gente comune preferisce e capisce meglio le narrazioni giornalistiche  in chiave aneddotica e morale, emotiva, dove ci sono colpevoli individuali con cui prendersela, che le complesse e lunghe analisi economiche, strutturali, che spiegano le cose in termini di fattori impersonali.

Alle volte, dopo crisi di particolare gravità socio economica, avvengono reazioni politiche che lanciano riforme per tutelare gli interessi dell’economia reale, dei lavoratori, dei risparmiatori, contro quelli della rapace classe bancaria. Così fu, nella Roma antica, con certe riforme dei Gracchi e, in tempi recenti, con la legislazione del tipo Glass-Stegall, la quale, a seguito della crisi del ’29, nella metà degli anni ’30, impose in molti paesi la separazione tra banche di credito e risparmio e banche di investimento finanziario.

Ma dopo simili riforme, ogni volta, nel medio-lungo periodo, attraverso il suo metodico lavoro di condizionamento e di corruzione, la classe bancaria (che, a differenza del popolo, è organizzata, attenta e consapevole, nonché lungimirante), regolarmente aspetta che le acque si siano calmate, che l’attenzione della gente si sia diretta altrove, e recupera le posizioni perdute neutralizzando le riforme che ne limitano la libertà di azione e profitto, e avanza verso nuove conquiste di potere e sfruttamento sulla società. 

Proprio quest’ultima, interminabile crisi economica, con i suoi banchieri super-truffatori che diventano ministri e capi di governo per gestire i disastri da loro stessi creati, e addirittura dettano le regole della sana economia, è l’apoteosi di quanto sopra, e ha trasferito ampie quote del reddito nazionale dai lavoratori e produttori di ricchezza reale ai capitalisti finanziari improduttivi, impadronendosi anche di ulteriori quote di potere politico.

Se teniamo presente questa realtà storica, le odierne promesse del governo di fare una riforma del settore del credito nell’interesse dei risparmiatori e a tutela dei loro diritti, appaiono essere pura ipocrisia, l’ennesima frottola da piazzista di provincia – anche senza bisogno di ripercorrere la storia del suo partito politico, e dei suoi alleati cattolici, in relazione alle riforme fatte in materia bancaria dagli anni ’80 ad oggi, tutte meticolosamente studiate per consentire ai banchieri lucrosi abusi di ogni sorta a spese della società civile e produttiva. Le fortune dei politicanti derivati dal vecchio PCI sono dovute proprio alla loro alleanza strutturale col capitalismo finanziario, con la sua capacità di pagare-comprare-remunerare-finanziare i suoi servitori più di ogni altro gruppo organizzato, e coi suoi interessi contrapposti al resto della società. Contrapposti, perché per il capitalismo finanziario le crisi economiche e le guerre sono storicamente le migliori opportunità di profitti ed affermazione.

In conclusione, è ovvio rilevare come, anche alla prova dei fatti,  il dogma dell’indipendenza dei banchieri centrali dai poteri pubblici come condizione per una sana finanza, tanto caro agli europeisti, fa acqua da tutte le parti. Non solo perché quei banchieri centrali, di fatto, stanno dando migliaia di miliardi gratis ai banchieri per operazioni finanziarie mentre non fanno arrivare liquidità all’economia reale, ma anche perché in realtà questo dogma è servito a rendere le banche centrali indipendenti dei controlli pubblici, però (guardacaso!) dipendenti e possedute dai banchieri privati, in modo che questi possono fare quello che vogliono anche con risparmio dei cittadini, controllando l’organo che dovrebbe controllarli, e continuando a presentare bilanci aggiustati ad arte per nascondere le perdite.

24.12.15 Marco Della Luna

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LA CONSULTA DEI NOMINATI

La Corte Costituzionale dovrà presto giudicare sulla costituzionalità o incostituzionalità dell’Italicum, la controversa riforma elettorale di Renzi, che, assieme alla riforma costituzionale in corso, abolendo la separazione dei poteri, concentra nelle mani del capo del governo molti poteri dello Stato, anche quelli di garanzia e di sorveglianza sul governo, in aggiunta al dominio sul suo partito e alla facoltà di scegliersi i parlamentari formando le liste. Praticamente, siamo all’autocrazia dichiarata.

In questi giorni Renzi sta mercanteggiando tra i parlamentari per far eleggere tre (o almeno due su tre) giudici costituzionali scelti da lui tra esperti che già si sono dichiarati favorevoli all’Italicum, in modo di assicurarsi che la Corte Costituzionale dichiarerà che l’Italicum è costituzionale. E’ come se uno dei contendenti di un processo si scegliesse come giudici del medesimo processo coloro che promettono di dare ragione a lui. Ma l’ambiente parlamentare è notoriamente un foro di mercanteggiamenti, di scambi, di spartizioni, di lottizzazioni, di consociativismo, e non certo di rappresentanza degli interessi nazionali.

A questo punto, se Renzi riuscirà a fare eleggere  giudici-amici, il futuro e probabile giudizio di costituzionalità in favore della sua legge elettorale sarà un giudizio contrario ai principi fondamentali di diritto e di decenza. Con una Corte Costituzionale composta di giudici nominati dal premier grazie al voto di una maggioranza parlamentare illegittima (perché dovuta a un premio di maggioranza già giudicato incostituzionale dalla stessa Corte) di  un parlamento di nominati,  il giudizio di costituzionalità sull’Italicum sarà non soltanto una memorabile presa per il sedere, ma sarà lo sputtanamento finale delle istituzioni, del quale in effetti si sente fortemente il bisogno, per poter finalmente ricominciare a ragionare da zero, da una bella tabula rasa.

01.12.15  Marco Della Luna

 

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L’ALLEANZA SUICIDA CON ERDOGAN

L’ALLEANZA SUICIDA CON ERDOGAN

La CIA rovesci il neo-sultano prima che sia troppo tardi.

Oggi la stampa europea si interroga sull’alleanza con Ankara entro la NATO e nella possibile coalizione anti-Isil. Da anni la Turchia, sunnita, sta passando soldi e armi ai jihadisti di Isil, pure sunniti, e li lascia transitare sul suo territorio come quelli autori della recente attacco a Parigi.  Si astiene dall’attaccarli realmente, così come pure fanno gli USA – altro ambiguo alleato.

La Turchia,  il cui governo minaccia di rappresaglie coloro che gli richiedono di riconoscere il genocidio degli Armeni (cristiani) e perseguita la minoranza curda (cristiana), è dominata da un uomo solo al comando, il rampante premier islamista Erdogan, che abitualmente incarcera giornalisti e dissidenti, quando non gli fa sparare, e sta trasformando la costituzione  per introdurre elementi di islamismo e per concentrare il potere nelle proprie mani (simile in quest’ultimo punto al nostro Renzi). Inoltre, alimenta il culto megalomane della propria personalità costruendo giganteschi monumenti di se stesso col denaro pubblico. Insomma, un vero aspirante dittatore di cui vergognarsi come alleato, mentre  molti leaders europei, oltre al presidente Obama,  vorrebbero includere questa Turchia nell’Unione Europea. Questa Turchia che ha recentemente dato a un simile leader la maggioranza in parlamento.

Ieri Erdogan, usando F-16 fornitigli dagli USA, ha fatto abbattere un jet russo impegnato nella lotta contro lo Stato islamico terrorista (terrorista ma sunnita, come Erdogan), causando la morte di almeno uno dei piloti. Non è affatto provato che il jet si trovasse nello spazio aereo turco – di certo è caduto in territorio siriano, dove doveva agire (nell’ambito di una operazione russo-siriana diretta a tagliare le linee di rifornimento dalla Turchia all’Isil). Erdogan evidentemente l’ha fatto abbattere per esaltare la propria potenza agli occhi dei turchi sfidando il potente vicino russo, e altresì per ostacolare la lotta  allo Stato islamico sunnita. Lo ha fatto schermandosi dietro l’articolo 5 del trattato della Nato, che impegna ogni Stato membro a entrare in guerra in caso di attacco a un altro Stato membro sul suo territorio. Cioè il premier turco sfida la Russia abbattendo un suo aereo senza giustificazione, perché sa che se la Russia reagisse in modo corrispondente si troverebbe in guerra con la Nato, quindi dovrà trattenersi, e ciò lo farà apparire ancora più potente e vincente alla sua gente.

Noi così ci ritroviamo in una  folle condizione in cui l’alleanza NATO con Ankara, che sostiene o lascia sostenere lo Stato islamico terrorista,  rischia di trascinarci in una terza  guerra mondiale contro la Russia, la quale oggi è l’unica potenza occidentale  a  combattere seriamente e concretamente  l’aggressione  jihadista che minaccia e colpisce l’Europa.

Per contro, i nostri supposti alleati,  con i loro attacchi militari in Irak e in Libia, perseguendo i loro propri interessi economici senza curarsi dei nostri, hanno prodotto la tremenda situazione che oggi ci minaccia e ci perseguita, mettendo tra l’altro in moto l’emigrazione di  massa che ci ritroviamo addosso e di cui essi si rifiutano di spartire i costi economici e sociali.

Speriamo solo che Washington si decida a rovesciare l’ambizioso e pericoloso neo-sultano prima che provochi l’irreparabile.

25.11.15 Marco Della Luna

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ISLAM: SOTTOMISSIONE O GUERRA?

Islam: sottomissione o guerra? 

Gli estremisti religiosi ci pongono davanti a una scelta operativa: sottometterci o distruggerli? Lasciamo che gradualmente, immigrando e moltiplicandosi e minacciando, ci portino alla sottomissione, intanto che aspettiamo che assimilino i nostri valori di tolleranza e pluralismo? Oppure, finché ne abbiamo la possibilità, li distruggiamo con la forza delle armi?  Una scelta critica per un’Europa  uscita  piena di sensi di colpa e di impotenza da due guerre mondiali e una guerra fredda.  Io credo che sia già deciso che ci sottometteremo, e vi spiego il perché.

La cruda oligarchia islamica del petrolio, soprattutto quella saudita, wahabita, dalla penisola arabica finanzia sia la guerra integralista, incluso il jihad dell’Isis e di Boko Haram, che la politica occidentale, soprattutto statunitense: basti pensare  che la famiglia Bin Laden  coi suoi soldi salvò dal fallimento gli affari della famiglia Bush.

Finanzia anche la costruzione e la imposizione di un’ “etica” strumentale alla sua penetrazione in Occidente, etica tra i cui principi sono i seguenti:

1)Se li lasciamo fare e non urtiamo la loro sensibilità, a casa loro e a casa nostra, non ci uccidono. Altrimenti ci uccidono. Quindi dobbiamo lasciarli fare.  Questo principio serve a dar loro il mezzo per fare ed imporci qualsiasi cosa.

2) Bisogna pazientare, accettare, accontentarli: verrà da sé che apprezzeranno e assimileranno  i nostri valori di tolleranza, pluralismo, eguaglianza, democrazia, non violenza. Questo principio ci impegna in un compito impossibile, perché quei valori sono sorti da una storia che abbiamo avuto noi, in Europa, ma non essi e altre culture. E di fatto, statisticamente, l’integrazione non avviene.

3)Siamo noi i responsabili di ciò che avviene, anche del terrorismo, perché abbiamo fatto le crociate, le colonie, l’imperialismo.Dobbiamo prendercela con noi stessi e dialogare. Quelle cose le abbiamo fatte, ma le crociate sono state un tentativo di recuperare terre già cristiane e occupate con la guerra dai musulmani; ed è una oggettiva e storica falsità che esse siano la causa del fatto che gli sceicchi del petrolio mandano avanti questa cosa. Semmai dovremmo rimproverarci di continuare ad arricchirli comprando il loro petrolio anziché usare altre fonti di energia già disponibili. Ma il problema è altrove.

Non dimentichiamo che gli sceicchi hanno a libro paga gran parte dei politici americani ed europei, e che le guerre e il consumo di armi che queste generano creano business per l’industria degli armamenti, che negli USA comanda in politica assieme ai banchieri e ai petrolieri. Quindi finanziare il terrorismo e le varie campagne di guerra contro di esso rende moltissimo al potere effettivo, inoltre sostiene la domanda di dollari, che è la valuta con cui si paga il petrolio e le armi. Da questa convergenza di interessi, che  per profitto sponsorizza sia il terrorismo che le guerre contro di esso, viene una vera e propria campagna di eliminazione della civiltà occidentale, attraverso diversi processi che stanno procedendo speditamente in parallelo tra loro, con l’appoggio zelante anche della Unione Europea:

Sostituzione etnica mediante immigrazione incoraggiato e assistita (e finanziata con risorse sottratte alla spesa sociale)..

Demolizione della sicurezza fisica quotidiana e sabotaggio dell’ordine pubblico e della sicurezza fisica quotidiana, sempre mediante l’immigrazione di massa. ,

Rimbecillimento della popolazione attraverso il degrado dell’insegnamento scolastico, la diffusione di divertimenti rincretinenti, il rimbecillimento televisivo.

Abbattimento delle forme di partecipazione critica della popolazione   alle decisioni politiche e sua sostituzione con un sistema di emergenza permanente, gestione tecnocratica, distante e irresponsabile.

Privatizzazione dei poteri dello Stato e delle sue funzioni.

Eliminazione delle democrazie parlamentari rappresentative nazionali.

Continua riduzione dei diritti civili e delle garanzie legali dei cittadini ordinari, giustificate con le situazioni emergenziali cronicizzate.

Destabilizzazione socio economica strutturale attraverso la finanziarizzazione dell’economia, l’attacco ai redditi e ai risparmi, l’eliminazione delle classi medie.

Insomma, la crisi è voluta e mantenuta come strumento di ingegneria sociale; e ora, mediante il gigantesco quantitative easing in corso, stanno creando l’esplosivo per una bolla finanziaria e una crisi ancora più grosse di quella del 2008.

Obiettivo probabilmente è ottenere una popolazione amorfa, priva di identità, di dignità e di legami sociali, quindi di capacità di opporsi e resistere al potere e agli interessi costituiti. Una popolazione sottomessa.

Ricordo i principi politici dello Stoicismo: quelli che sono di natura schiavi, si lasciano sottomettere; quelli che non lo sono, combattono per la libertà e la dignità; e, prima di perderle, si suicidano: qui mori didicit, servire dedidicit, scrive Seneca a Lucilio.

15.11.15 Marco Della Luna

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PRESIDENTE TRAVICELLO

Presidente travicello

Da diversi anni vado spiegando che la funzione reale del presidente della Repubblica italiano, nell’ordinamento reale, è quella di assicurare l’obbedienza del governo e del parlamento, cioè delle istituzioni elettive, ai suoi padroni stranieri e ai loro interessi. In questo senso, il presidente Napolitano dapprima impose con la cosiddetta moral suasion a Berlusconi di partecipare alla per noi rovinosa guerra contro la Libia, con la quale aveva appena stretto un trattato di riconciliazione collaborazione, e poco dopo lo sostituì con l’altrettanto rovinoso governo non eletto di Mario Monti, che egli prima  fece senatore a vita. Ossia, il presidente della Repubblica sinora ha assicurato che chiunque il popolo avesse messo al potere con il suo voto elettorale, si sarebbe conformato alle direttive delle potenze dominanti sull’Italia.
Molti ritengono che i suddetti interventi di re Giorgio costituissero colpi di stato, ma si sbagliano, perché per fare un colpo di Stato bisogna che prima ci sia uno stato indipendente, mentre l’Italia, dalla sua capitolazione nel 1943, è un paese a sovranità limitata. Poi ha ceduto anche quella che le rimaneva, cioè anche quella monetaria, legislativa e di bilancio, ad istituzioni dominate da capitali stranieri.
Con le riforme della legge elettorale e della costituzione attuate dal governo Renzi, viene molto ridotto il contenuto del potere di scelta politica da parte del popolo, perché i poteri dello Stato vengono in gran parte riuniti nelle mani del Primo Ministro e il parlamento diviene un parlamento di nominati diretto dal medesimo grazie a un ampio premio di maggioranza, che gli consente persino di trasformare la costituzione.
Quindi adesso è il Primo Ministro, Ovviamente non eletto dal popolo, che assicura l’obbedienza dell’Italia agli interessi stranieri dominanti e alle loro direttive europee e bancarie. Un leone in casa, un cagnolino all’estero. Renzi in effetti ruggisce in Italia ma poi, nel vertici europei, se ne sta tranquillo fuori dalla porta chiusa, con la ciotola vuota, ad aspettare per le decisioni e le direttive: un vero Amministratore Capo della colonia Italia.
A seguito del suddetto spostamento di funzioni e di poteri, il presidente della Repubblica, che ora viene praticamente nominato dal Primo Ministro, può svolgere semplicemente il ruolo notarile, di rappresentanza e supporto moralmente legittimante, a favore del Primo Ministro stesso.
Anche il Primo Ministro britannico ha vasti poteri, è quasi un dittatore temporaneo sul parlamento e sul suo partito, però non nomina e non controlla il capo dello Stato, ovviamente, dato che questi è il re o la regina. Lo stesso Mussolini, a differenza di Hitler, era sottoposto al re, il quakle in effetti, al momento opportuno, lo fece arrestare.
Il Primo Ministro che esce dalle riforme dell’attuale governo non ha questo limite. E così, finito il regno di re Giorgio, inizia la dinastia dei re Travicelli.
11.11.15 Marco Della Luna

 

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SOUVERAENITAET & UNABHAENGIGKEIT

Erklärungen, Selbstbeteuerung, Aberkennung und Anforderungen Ich, Unterfertigter/Unterzeichneter Franz Kaiser, geboren am…….in……., wohnhaft in —————————, Inhaber der von der Gemeinde …………….. ausgestellten Identitätskarte N. ——————- und der vom angeblichen Italienischen Staat zugewiesenen Steuernummer ……………………………,Vorausgeschickt

dass ich allen Betroffenen kundgebe, dass ich von einer heimlichen Gepflogenheit Kenntnis genommen habe, die darin besteht, bei der ersten anagraphischen Eintragung der Neugeborenen, eine parallele Eintragung eines zusätzlichen juristischen Subjektes erfolgt, welches durch eine Variante des echten und korrekt geschriebenen Namens des Neugeborenen bezeichnet wird; sowie auch in der  heimlichen Stiftung und Eintragung bei der SEC eines juristischen Subjektes, nämlich der Corporation Republic of Italy, rechtlich sesshaft in London UK; sowie in finanziellen Geschäften, die mit den obengenannten heimlichen Tätigkeiten verbunden sind;

dass ich solcherart Tätigkeiten und Geschäfte folgendermaßen ablehne und nicht hinnehme;

dies vorausgeschickt,

salvis Juribus und im Bewusstsein, dass ich im Falle einer fälschlichen Aussage, laut Absatz 76 des obenerwähnten Erlasses des Staatshauptes geahndet werden kann; und dass dazu, im Falle dass sich aus einer Kontrolle ergibt, dass irgendein Inhalt meiner Beteuerungen fälschlich ist, verfallen die Vorteile folgender eventuell erlassenen Maßnahme wegen der unwahrhaftigen Erklärung ( Art. 75 D.P.R. 445/2000),

 A) – Zwecks Selbstbegläubigung (Ex Art. 46, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445),

Erkläre und bescheinige

1)   dass ich körperlich lebendig bin;

2)   dass ich von ……und …… geboren wurde

3)   dass ich derzeit in der Gemeinde ……wohnhaft bin;

 B) – Zwecks Selbstbeteuerung laut Art. 47, D.P.R. 28 .12. 2000, n. 445,

 Erkläre

4)   Alleininhaber zu sein, mit vollem Verfügungs- und Nutzungsrecht, der Entität, der juristischen Person (Rechtsperson), der juristischen Fiktion sowie deren Vermögen, Befugnisse und Rechte, die in mehreren Varianten meines Namens vorkommen, einschließlich und nicht ausschließlich mit folgenden Benennungen: Franz Kaiser, Kaiser Franz, FRANZ KAISER, KAISER FRANZ, franz kaiser, kaiser franz und aller dazuzählenden Dokumente, die zur Identifikation beitragen, wie auch meiner Steuernummer __________________ auch mit verkehrter Version und alle dazugehörigen Kodexnummern, die in Form von alphanumerischen Zeichenfolgen, sowie auch in Magnetstreifen   und/oder allerartige möglichen Nutzungskombinationen ganz und/oder in Abschnitte ausgedrückt werden, sowie auch aller Aktiva und nützlichen Bestandteile des Vermögens und aller Arten von Rechten die ihnen zugeschrieben sind.

 Dass  ich beanspruche /fordere:

5)   alle obengenannten Eigentumsgüter, Kredite, Berechtigungen und Anrechte.

Dass ich aberkenne und ablehne:

6)   jedwede Beschränkung, Verpflichtung, Pflicht, Hörigkeit, Anforderung, Verschuldung, Last, vermögensbildend und nicht, welche den obengenannten Entitäten und der juristischen Person ohne meine freie, verständigte/erteilte, ausgedrückte/rechtfertigte, bewusste und schriftliche Einwilligung/Zustimmung zugeschrieben worden sind oder zugeschrieben werden;

Erkläre

7)   dass ich  bis heute keine derlei Einwilligung, ausgedrückt habe.

 C) – Zwecks  Selbstbegläubigung  ex Art 47, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445,

 Erkläre

8)   dass der vorgeblichen Italienische Staat oder Italienische Republik die politische, juristische  Legitimität, sowie auch dessen Souveränität gegenüber den Italienischen Staatsbürgern/Staatsangehörigen und des Territoriums,  sowie den Gütern derselben  und dem Volkseinkommen des Inlandes, ganz und endgültig verloren hat, weil er/sie auf die wesentlichen Eigenschaften des Staates und der Republik verzichtet, und sich einer äußeren, vom italienischen Volk unabhängiger Souveränität und politischer und wirtschaftlicher Führung unterworfen hat und nicht mehr den Interessen des Volkes sondern denen seiner (des Staates) eigenen Gläubiger und internationaler Konkurrenzmächte, öffentlicher sowie privater Art, dient; der italienische Staat bzw die Republik Italien ist somit in einen Interessenkonflikt mit dem italienischen Volk geraten und dabei der staatlichen Legitimität, Hoheit und der öffentliche Macht gegenüber dem Volk verlustig gegangen ist.

Erkläre ebenfalls

9)   dass die Organe des angeblichen Staates oder der Republik und somit der Europaeischen Union und der EZB folglich jeglicher Legitimität und Befugnis entbehrt sind und demzufolge von mir aberkannt und abgelehnt warden;

10)    dass dementgegen jeder Mensch, das Anrecht innehat, der Bürger einer Republik bzw eines unabhängigen, souveränen, demokratischen  Staates zu sein, welche/r Dienstleister der Nation und nicht dritten Akteuren,   angehören und dienen;

11)    dass diesem Anrecht der angebliche italienische Schein-Staat nicht entspricht sondern es verletzt;

12)    insbesondere beteuere ich, dass der vorgebliche Staat oder Italienische Republik die Legitimation verloren hat, Schulden in Namen und auf Lasten des italienischen Volkes aufzunehmen und daher die sogenannte „Staatsverschuldung“ ausschließlich den Menschen entfällt, die sie als falsi Procuratores aufgenommen haben; daher ist jede diesbezügliche Zahlungsanforderung willkürlich und wird zurückgewiesen;

13)    demzufolge erkläre ich, dass ich von dem/der angeblichen italienischen Staat/italienischer Republik, sowie – und zwar aus denselben Gruenden – von der Europaeischen Union und der EZB, von der Bank of International Settlements und den Vereinigten Staaten und der U.S. Securoity and Exchange Commission, sowie vonm jeglicher politischen Koerperschaft, politisch und rechtlich und in allen Gebieten unabhängig bin.

  

Betreffend die Gemeinde ______________, achtungsvoll beantrage ich

14)    die verehrte Stadtverwaltung die Rechtschreibung meines Namens (nämlich gemäß der italienischen Sprachregeln, wobei die Anfangsbuchstaben von Eigennamen und Familiennamen großgeschrieben werden und der Rest klein), einzuhalten und die bereits in sämtlichen Registrierungen/Eintragungen vorhandenen Rechtschreibfehler innerhalb 30 Tage nach Empfang derselben zu verbessern und mir den Namen des für dieses Verfahrens verantwortlichen Beamten mitzuteilen. Ich beantrage dies hinsichtlich der Feststellung, dass die Eigennamen FRANZ KOENIG im Einwohnerregister in Großform vorkommt (vgl. Identitätskare N. „ ___________“).

Ich behalte mich vor, meine Rechte gerichtlich geltend zu machen.

Die vorliegende Äußerung ergibt sich verhältnismäßig der Nummerierung  1), 2), 3), 4), 5), 6), 7), 8), 9), 10), 11), 12) e 13) derselben gemäß der gesetzvertretende Rechtsordnung N. 196/2003, welche die  Übermittlung bzw. die Behandlung der persönlichen Daten ausschließlich für den Zweck dieses Vorgehens zulässt.

Freigestellt von Steuermarken im Sinne des Art. 37  D.P.R. (Verordnung des Präsidenten der Republik) des Gesetzes Nr. 445 vom 28. Dezember 2000.

Ich bin mir sicher,  der öffentlichen Verwaltung zweckdienliche Auskunft bzw. Informationen für die Verfolgung deren Amtsziele als Dienstleisters der Gemeinschaft vermittelt zu haben und darauf verbleibe ich mit freundlichen Grüßen

 

Ort, Datum, Unterzeichnung

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ADATTARSI OPPURE ANDARSENE

Adattarsi oppure andarsene

Milano, Sanremo, Roma, Palermo… rubare, frodare, abusare non sono eccezioni, non sono fatti circoscritti, ma il sistema, la regola, la prassi, la mentalità dell’uso del potere pubblico. Il caso del magistrato che gestiva a fini privati i beni confiscati alla mafia è la ciliegina sulla torta.

Dopo aver preso atto di questa realtà, il quesito pratico-razionale è il seguente: È possibile cambiare una prassi, una mentalità consolidata e generalizzata su scala nazionale, oppure no?

Non mi risulta che sia mai stato realizzato qualcosa del genere. Alcuni feroci dittatori (da Stalin a Pol Pot) hanno massacrato i loro popoli per cambiare la loro mentalità, ma non ci sono riusciti. E chi avrebbe i mezzi, gli interessi, la volontà di farlo, in Italia? Non certo il potere giudiziario, che non ha questa competenza, che interviene su casi singoli, e che è dopotutto una parte del sistema.

Nel nostro Paese, la regola (con le naturali eccezioni)  è che il politico di carriera, l’amministratore di carriera, il burocrate di carriera fanno politica, amministrazione, burocrazia per mangiare, per approfittare, per procurare a se stessi e alla loro fazione (cui devono la poltrona) i mezzi per conseguire e allargare il potere. Chi non lo fa, non fa strada, viene marginalizzato nella competizione.

I partiti politici di potere sono grappoli di comitati d’affari dediti a queste attività. Vivono di queste attività e per queste attività. È impensabile, dunque, che un governo cerchi di cambiare le cose: sarebbe subito sfiduciato dai parlamentari.

Impensabile e anche che è un paese virtuoso cerchi di correggere la mentalità e le abitudini del potere in Italia: piuttosto, ne approfitta per fare i suoi interessi a spese degli italiani acquisendo la complicità dei loro governanti.

Nessun Di Pietro, nessun Grillo, nessun Renzi potranno mai correggere la prassi del potere in Italia. Aspettare un risanamento morale della politica, dell’amministrazione, della burocrazia, aspettare che il Paese sia reso efficiente, è irragionevole. Le opzioni razionali disponibili sono due: adattarsi (arrangiarsi) oppure andarsene.

30.10.15  Marco Della Luna

 

 

 

 

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