UMORE E SPIRITUALITA’

Umore e Spiritualità

 

 

Definizione, contenuto e funzioni della ‘spiritualità’

 

Preliminarmente occorre definire il termine ‘umore’ e il termine ‘spiritualità’.

‘Umore’ è un termine semanticamente articolato, ma sufficientemente stabilizzato nel suo uso psichiatrico, almeno ai nostri fini. Comprende i sentimenti e gli affetti vitali di base, radicati nella sensazione cenestetica di benessere o malessere corporeo, regolati principalmente da neuromodulatori, influenzanti autostima, gioia, sicurezza e alimentanti motivazione, propositività, aspettative, intraprendenza. Il termine ‘umore’ è l’indice riassuntivo di questi fattori.

 ‘Spiritualità’, per contro, è un termine semanticamente assai impreciso e insieme assai evocativo; il che pone un serio problema preliminare, siccome una trattazione scientifica esige che si sia, o ci si renda, consapevoli del significato delle parole che si usano e del loro eventuale grado di indeterminatezza semantica.

Poichè non si sa che cosa sia, nè se esista, lo ‘spirito’ (con tutta la problematica filosofica e ontologica che ciò implica, cominciando dalla bimillenaria questione del dualismo ontologico e della trascendenza[1]), non si può definire la spiritualità in modo diretto. La si può solo porre tra virgolette e descrivere in modo fenomenologico. Fenomenologicamente, la ‘spiritualità’ si presenta come un insieme di costellazioni emotive, rappresentative, comportamentali, fisiologiche caratterizzate da vissuti di trascensione dei limiti del mondo naturale associati a sentimenti di gioia, esaltazione, beatitudine, ma anche di autosvalutazione, angoscia, sensi di colpa.

Il paradigma che viene più o meno estesamente ‘superato’ da tutte le forme di spiritualità, è quello della condizione umana, e può essere esplicitato e, insieme, compendiato nei seguenti termini:

“La realtà e il nostro corpo sono fatti di materia; la coscienza vive sinchè vive il corpo; la morte è la fine di tutto; la coscienza non agisce sulla materia; tutte le cose interagiscono secondo la legge di causa ed effetto e sono soggette a nascita e morte; il divenire è governato da leggi naturali più o meno note, impersonali, amorali, non influenzabili dai nostri desideri; l’uomo abbandonato a sè stesso in un universo che non si cura di lui e della sua vita senza scopo nè senso”[2].

Questo paradigma perlopiù opera tacitamente, come un filtro o stampo dietro la nostra coscienza e la nostra affettività, ed è il sostrato e il presupposto più o meno consaputo di quasi tutte le attività umane (scientifiche, tecnologiche, economiche, politiche, edonistiche, etc.), nonchè, al contempo, della problematica esistenziale, della condizione umana. Esso è frustrante perchè, tra l’altro, implica la mortalità dell’uomo (il cessare di esistere), esclude la possibilità della ‘magia’ (il comando della natura, della materia, attraverso il desiderio, il pensiero, la parola di potenza), non fornisce un senso e un valore complessivo del soggetto e della sua esistenza. Nell’era moderna si è aggiunta la crisi delle certezze, prima religiose e morali, poi anche scientifiche, in cui l’uomo è disorientato dalla presenza di numerosi paradigmi teleologici, interpretativi e valutativi della realtà, tra di loro contraddittori, e tutti in rapido mutamento. Tutto ciò costituisce pertanto un permanente impegno e fattore destabilizzante per l’equilibrio umorale. La spiritualità funge da contrasto a questa azione ‘deprimente’ e svalorizzante del paradigma naturalistico. Basti pensare alle caratteristiche dei paradisi proposti dalle varie religioni, i quali sono connotati dal far salvi i piaceri e le bellezze di questo mondo, depurandoli dagli aspetti sgradevoli (vecchiaia, mortalità, funzioni escretorie, ingiustizia, etc.). Significativamente, il mondo paradisiaco dei devoti del dio Vishnu ha nome Vaikunta, letteralmente traducibile nel francese Sans-Souci.

Ciò premesso, la definizione più comprensiva, più aderente alla fenomenologia e, al contempo, più neutra di ‘spiritualità’, ci pare essere così formulabile: “l’insieme degli strumenti e delle esperienze efficaci nell’appagare bisogni esistenziali (senso e valore di sè e dell’esistenza, ansia della mortalità, inquietudine di fondo, anelito di infinità-totalità, etc.) ristabilendo certezze, fiducia, senso del valore di sè, della vita, etc., mediante una più o meno ampia deroga o negazione della condizione umana e del paradigma della realtà generalmente condiviso”.[3]

 

 

La conversione alla spiritualità come processo di disapprendimento e thought reform

 

La spiritualità si attiva e sostiene la psiche attraverso una sovrapposizione o sostituzione del frustrante paradigma naturalistico della realtà con un nuovo paradigma, che rilancia l’umore, le prospettive, la sicurezza, il senso del valore dell’individuo. Le persone che sperimentano questo passaggio -ossia, la conversione religiosa, la scoperta di Dio, il dono della fede- fruiscono generalmente di uno slancio elazionale apportatore di benessere, serenità, senso di unione col Tutto, con Dio, che si configura diversamente a seconda dei contesti culturali e del retroterra della persona, e che è accompagnato, solitamente, da un nuovo progetto di vita e da una capacità di disciplinarsi in funzione di esso.

Nella spiritualità il soggetto entra non per ragionamento logico, bensì dinamicamente, attraverso una sorta di crisi catartica: il soppiantamento di un modo di sentire e concepire, e la sua sostituzione con un modo diverso – sovente anche con un diverso senso di identità. Mutare profondamente il proprio modo di sentirsi, di sentire la vita, concezioni e valori cui si è attaccati, richiede un rivolgimento molto energico. Si tratta, quindi, essenzialmente, di un processo di disapprendimento di un modello di realtà e di apprendimento di uno nuovo che, in misura variabile, talora radicale, contraddice il primo.

Di questo processo sono noti anche molti aspetti e meccanismi fisiologici, compresi quelli che inducono la conversione. Questi meccanismi possono attivarsi in modo endogeno e accidentale (ad es., in malattie, traumi, esperienze di premorte); ma, nel maggior numero di casi, vengono messi in opera volontariamente, su larga scala, da organizzazioni ‘religiose’, allo scopo di condizionare le persone a fini di lucro (erogare donazioni e lavoro gratuito o semigratuito, oppure comperare dall’organizzazione servizi, corsi e oggetti) – come avviene in molti culti organizzati e con molti predicatori televisivi.

Tali organizzazioni hanno in sostanza due lati: uno rivolto agli ‘utenti’, che fornisce loro esperienze spirituali; e uno rivolto ai gestori, che fornisce a questi un profitto. Esistono anche capi spirituali più o meno convinti di ciò che predicano e che, dalla fede e dall’entusiasmo dei loro seguaci derivano, in tutto o in parte, tornaconti diversi dal profitto patrimoniale, come la gratificazione di sentirsi un maestro, un guru, un inviato di Dio, un essere dotato di poteri o virtù superiori, etc.[4] I gruppi guidati da capi di questo tipo sono rari e non grandi, perchè solo un’organizzazione imprenditoriale riesce a gestire molte persone e, soprattutto, a sopravvivere al proprio leader spirituale. Nondimeno, essi sono assai rilevanti dal punto di vista psichiatrico e criminologico, perchè tra essi troviamo soggetti capaci di produrre stragi. E’ questo il caso di David Koresh, il capo spirituale dei Branch Davidians di Waco, il quale non gestiva la sua setta per fini di lucro, ma piuttosto di auto-divinificazione e, insieme, di godimento sessuale (si accoppiava con tutte le donne piacenti della setta, mentre prescriveva la castità agli altri uomini). Il suo profilo psicopatologico rivela un bisogno estremo (comune peraltro a molti capi religiosi) di controllo, di dominio sia delle persone che delle cose. La tattica degli assedianti del ranch di Koresh, guidati dall’FBI, fu quella di stringere sempre più l’assedio, privando Koresh del controllo degli spazi esterni all’edificio in cui era asserragliato coi suoi devoti, al fine di esercitare su di lui una pressione mentale che lo inducesse alla resa. Ma la perdita di controllo, così procuratagli, produsse in lui il senso della disperazione, del tutto-è-perduto – onde la sua scelta di morte. In effetti, mentre entro la comunità dei Branch Davidians egli era un dio onnipotente, una volta preso sarebbe stato declassato a pazzo criminale. I suoi devoti, in preda al fanatismo religioso, convinti dal loro credo di essere gli eletti, chiamati alla tribolazione, e che l’estremo sacrificio -la lotta dell’Agnello contro il carro armato- fosse richiesto dalla Bibbia come via per conquistare il Regno dei Cieli, resistettero, armi in pugno, alle truppe che assediavano il loro ranch, causando una strage, e poi bruciandosi vivi assieme ai propri bambini[5].

 

I meccanismi di conversione sopra accennati non sono affatto esclusivi nè tipici della conversione religiosa. Essi sono, al contrario, i medesimi che, in generale, operano i mutamenti di mentalità, convincimenti, abitudini e sensibilità pure in ambiti diversi dalla religione. Sono stati studiati nelle loro applicazioni propagandistiche e pubblicitarie, ma anche di condizionamento aziendale e militare, sotto i nomi di thought reform, belief coercion, indottrinamento, condizionamento e lavaggio del cervello. Vengono impiegati per creare dipendenza, fedeltà e acriticità verso l’organizzazione che li somministra (stato, partito, esercito, azienda), nonché, negli interrogatori polizieschi, per vincere la resistenza e indurre la confessione e la delazione. Si deve tener presente, infatti, che chi organizza queste ‘conversioni’ o thought reforms, non ha, se non strumentalmente, il fine di risolvere i problemi esistenziali e di umore degli adepti; ha bensì il fine di ricavare da quest’ultimi un’utilità per sè stesso (donazioni, lavoro gratuito o semigratuito, acquisto di prodotti e servizi, disponibilità a combattere, sostegno politico, compliance; in casi estremi, anche atti terroristici, come fa Hamas, per esempio). 

I meccanismi fisiologici implicati sono comuni a tutti i processi di thought reform[6][7] e di creazione di nuove identità. Le basi di questi meccanismi sono essenzialmente emotive e fisiologiche e sono state studiate scientificamente e sperimentalmente nel secolo scorso soprattutto nell’ambito del condizionamento classico, dell’ipnosi e del condizionamento operante, più recentemente nella pnl, anche se i loro principi venivano applicati, più o meno consapevolmente, molto tempo prima – o, più probabilmente, dalla preistoria, entro le società tribali, nei riti di passaggio o iniziatici, la cui funzione era quella, appunto, di ristrutturare la persona e l’identità al momento del passaggio dalla fanciullezza alla società degli adulti, che richiedeva l’assunzione di una nuova personalità.

Il supporto e la condivisione del nuovo credo da parte dell’ambiente sociale, sono importanti per il mantenimento nel tempo della conversione, come pure la riproposizione di stimoli associati all’induzione della conversione (musiche, cerimonie, divise, liturgie, etc.).

L’uso delle tecniche di manipolazione mentale e di conversione, di fatto ha importanti effetti patogeni, individuali e collettivi, su un numero rilevante di soggetti; esso è quindi di primario interesse psichiatrico nonché giuridico.

La psichiatria si avvale, peraltro, essa stessa di simili tecniche, coinvolgendo talora lo spirituale, nella cura di diversi disturbi, soprattutto sindrome posttraumatica da stress, depressione, etilismo e tossicodipendenza.

 

 

Modi di induzione dei vissuti e degli stati spirituali

 

     I modi di induzione degli stati e delle esperienze spirituali possono venir classificati sotto diversi aspetti.

 

     Rispetto alla volontà:

Volontari e involontari, dal punto di vista del soggetto che sperimenta i vissuti in parola:

– intenzionali del soggetto, quando il soggetto li attua consapevolmente al fine di ottenere un risultato di tipo psichico-spirituale;

– intenzionali di terzi, quando sono imposti al soggetto da terzi (con la forza, con la suggestione, mediante sostanze, ipnosi, elettrostimolazione encefalica, etc.),

– non intenzionali, quando sono opera del soggetto o di terzi ma senza intenzione di indurre stati od esperienze spirituali (carcerazione, deprivazioni di cibo e sonno);

– accidentali (disastri, malattie), o di circostanze volute da terzi o dal soggetto ma con altri fini (carcerazione, deprivazioni);

– stati di premorte (near death experiences – NDE).

 

     Rispetto ai soggetti implicati:

Solitari (ritiro sciamanico, eremiti) e di gruppo (riti di passaggio, cerimonie, ascesi comunitaria).

 

     Rispetto alla forza:

Rilassanti, o morbidi (meditazione, musiche, ipnosi) e tarassici, o violenti (come l’esperienza che converte Saul sulla via di Damasco, o le iniziazioni traumatizzanti); e

 

     Rispetto al mezzo:

Chimici, mediante somministrazione di sostanze come la ketamina o droghe psichedeliche o di insulina;

Suggestivi, mediante somministrazioni di immagini, simboli, narrazioni, sermoni, capaci di evocare il ‘mode’ spirituale e il mood dell’elazione;

Relazionali, mediante la partecipazione ad attività di gruppo, la creazione di spirito e di identità di corpo

Fisiologici, mediante somministrazione di opportuni stimoli che agiscono sul SNC in molteplici modi (suoni ritmici, luci), danze o piroette (come i dervisci) o mediante tecniche di rilassamento e meditazione (pranayama, un metodo di respirazione yoga) (vi sono tecnici specializzati nell’allestimento di chiese efficaci nell’indurre conversioni e donazioni).

 

 

Le fasi e gli strumenti della conversione

 

     E’ necessario premettere una breve esposizione delle scoperte di Ivan Petrovic Pavlov in fatto di disapprendimento degli habits e dei condizionamenti, e di riprogrammazione. I riflessi incondizionati sono quelli innati, come il ritrarsi da una fonte di dolore, o il chiudere gli occhi se abbagliati, o il salivare quando si mangia. I riflessi condizionati sono quelli appresi per associazione (tra uno stimolo elicitante il riflesso incondizionato -la vista del cibo- e un altro stimolo -il campanello), vuoi casualmente, vuoi per volontà di terzi, vuoi per volontà propria (imparando a guidare, per esempio).[8] Pavlov è noto per aver condizionato un gran numero di cani ad emettere risposte a stimoli vari – ad es., faceva suonare un campanello prima di dare il cibo al cane, e il cane apprendeva (veniva condizionato) a salivare al solo udire il campanello, senza bisogno di mostrargli il cibo. Orbene, Pavlov eseguì molti esperimenti sulle risposte comportamentali di cani, precedentemente condizionati ad emettere determinate risposte a determinati stimoli, sottoponendoli a varie intensità di stress, procurato mediante somministrazione di scariche elettriche, o di stimoli ambigui, o ritardando l’erogazione del cibo dopo la somministrazione dello stimolo ad esso associato. Oltre una certa soglia di stress (variabile a seconda dell’animale), le risposte condizionate e gli habits risultavano modificati. L’intero funzionamento del cervello veniva inibito, come ad opera di un meccanismo di autoprotezione contro il sovraccarico di stimoli. Pavlov denominò questo fenomeno ‘inibizione transmarginale’ del sistema nervoso centrale e lo interpretò come un’autoprotezione dal sovraccarico di stimolazione..

Gli esperimenti mostrarono tre livelli o fasi di inibizione transmarginale, distinti dal normale stato di veglia: fase equivalente (in cui il soggetto risponde con pari intensità a stimoli di diversa intensità); fase paradossale (in cui viene protettivamente inibita la risposta agli stimoli forti, perchè eccessivi, ma non a quelli deboli, quindi il soggetto non risponde o quasi agli stimoli forti, ma solo a quelli deboli) e fase ultraparadossale (in cui il soggetto inverte i modelli di comportamento e i condizionamenti già acquisiti e, in casi estremi, li perde del tutto[9]). Quest’ultima fase vede un esteso disapprendimento, probabilmente prodotto da estese disconnessioni sinaptiche ad opera del rilascio di neuromodulatori quali l’ossitocina. Come risultò anche a Pavlov dai suoi esperimenti, dopo il cedimento, il cane  sovente rimane in uno stato ipnoide ed è in ogni caso più facile da riaddestrarsi, da ricondizionarsi.

La ricerca sull’uomo condotta successivamente da tre psichiatri, Joost Meerloo, William Sargant, Robert. J. Lifton, ha riscontrato negli essere umani la medesima tipologia di risposta e i medesimi processi descritti da Pavlov nei cani. Ad es., nella fase ultraparadossale da stress da combattimento, il fante salta fuori dalla trincea e si mette a correre verso il fuoco nemico (inversione della risposta allo stimolo della minaccia). Il soggetto indotto, mediante opportuno stress, alla fase ultraparadossale, proprio perchè perde i vecchi condizionamenti e habits, può essere non semplicemente suggestionato o condizionato, ma ‘riprogammato’ nel modo più efficiente. Il che è ciò che molte organizzazioni religiose, politiche, aziendali e militari fanno, con tecniche sempre più sofisticate, allo scopo rendere quanto possibile obbedienti, omogenei e fedeli, quindi utili, i propri adepti, membri, agenti, soldati, staccandoli dai precedenti legami e riferimenti. La riprogammazione, o conversione spirituale, agisce principalmente attraverso un energico sollevamento del tono dell’umore in relazione alle tematiche esistenziali e a una prospettata realtà soprannaturale; quest’ultimo tratto la differenzia dalle altre forme di conversione.

Joost Meerloo, nel suo celebre libro The Rape of the Mind, studiò questi processi nell’uomo, soprattutto nei soldati alleati impegnati nella campagna di Normandia e nella manipolazione mentale da parte dei regimi totalitari e della Santa Inquisizione. William Sargant approfondì questi studi in Battle for the Mind. Robert Jay Lifton studiò il plagio mentale, da lui definito da lui thought reform, sui prigionieri americani e alleati della guerra di Corea, dopo la loro restituzione da parte della Cina comunista.

    

    

Si possono distinguere, sebbene alle volte si sovrappongano e si ripetano, oppure in parte non vengano attuate, diverse fasi dell’induzione delle esperienze in parola:

1-Decognizione (disattivazione dell’attenzione critica, induzione di modalità regressive e infantili di pensiero), mediante rilassamento o eccitamento emotivo, con abbassamento della vigilanza mentale;

2-Softening up, od ammorbidimento delle convinzioni, dei valori etc. del soggetto;

3-Evocazione di insicurezze, angosce, sensi di colpa profondi;

4-Eccitazione psicofisica / spossamento psicofisico (mediante droghe, farmaci e diete ipoglicemizzanti, vino, funghi, danze, musiche parossistiche, affaticamento, bombardamento con infrasuoni od ultrasuoni ad alta energia o radiofrequenze[10], prediche che durano anche 12 ore  incessantemente, per spezzare senza sosta la catena dei pensieri propri degli ascoltatori; impedimento fisico o morale ad accedere alla toilette – il soggetto si affatica resistendo ad impulsi fisiologici);

5-Cedimento nervoso (inibizione transmarginale ultraparadossale, a seguito della quale le funzioni cognitive vengono ripristinate piuttosto rapidamente, mentre “gli atteggiamenti, i valori e gli obiettivi sociali si dissolvono”[11] e possono quindi venire rimpiazzati con altri e con nuove strutture intenzionali);

6-Induzione dei nuovi valori, modelli, identità, fedeltà, dipendenze;

7-Mantenimento e rafforzamento mediante integrazione gregaria in un gruppo che condivide e attua comportamentalmente il nuovo paradigma (la condivisione di una forte esperienza.emotiva stabilisce legami fortissimi e nuclei identitari, mentre la fiducia indotta dal disapprendimento consente di colmare lacune tra le aree di significato nella psiche dei soggetti [12]).

 

   I vissuti ideativi e fantastici che il soggetto ha in stati mentali alterati, di forte emozione e connotati dall’inibizione o attenuazione dell’attenzione e della percezione del mondo spaziotemporale esterno (stati di decognizione o in stati di inibizione transmarginale) vengono registrati dal cervello come reali, ossia come oggettivi e non soggettivi; e, grazie alla loro intensità, possono prevalere sul paradigma di realtà ordinario e sovrapporgli un nuovo paradigma – appunto, quello spirituale ( o ideologico, se si tratta di condizionamento mentale di carattere politico).

Una volta avvenuto questo soppiantamento, il soggetto avrà una mutata concezione della realtà e potrà aderire, anche cognitivamente oltrechè comportamentalmente, a una nuova teoria o dottrina che si basi su questa nuova concezione, senza trovarla ridicola e assurda. Con tale strategia, sfruttando il fatto che la maggior parte dell’attività psichica è subconscia e predispone quella conscia, anche le persone intelligenti e colte, abituate al pensiero razionale, possono sovente venir suggestionate e circuite, sicchè le si ritrova a militare nei credi più bizzarri.

 

 

Attingendo a nostre dirette esperienze, presentiamo di seguito un esempio abbastanza completo di un trattamento induttivo della ‘spiritualità’.

Si inizia col sottoporre i nuovi arrivati a una procedura di decognizione, ossia di indebolimento delle capacità critiche e dell’attenzione. A questo fine, i possibili nuovi adepti vengono adescati da promotori del culto organizzato mediante un invito a una festa gratuita in un luogo piacevole. Si prospetta un programma accattivante, con intrattenimento, buffet gratuito, trattazione in chiave gratificante di grandi temi esistenziali; si sorvola, invece, su tutti quegli elementi dottrinari e disciplinari del culto, che potrebbero destare sospetto o avversione. Si insiste sull’informalità, sull’amicizia, sui valori dello spirito. Gli invitati vengono ricevuti e intrattenuti da persone simpatiche e sessualmente attraenti che dimostrano simpatia e interesse per loro, ponendo molte domande e dimostrando empatia (love bombing).

Vengono serviti cibi e bevande e, soprattutto, suonate musiche melodiose, rilassanti, ritmiche (con un ritmo intorno a quello del battito cardiaco), idonee -unitamente al clima informale e gaio- a produrre un abbassamento della lucidità critica (passaggio al ritmo alfa). Gli invitati vengono invogliati a confidare i loro problemi e le loro aspirazioni, e ricevono in cambio partecipazione empatica e apprezzamenti assai cordiali. I membri del culto si astengono dal parlare di problemi propri che non siano già risolti; curano così di emanare un senso di sicurezza e competenza, che suscita aspettativa di aiuto negli degli invitati. 

A un certo punto, compare il leader spirituale. Tutti i discepoli si fanno zitti e si profondono in atti di venerazione. Gli invitati, che sono in minoranza, si sentono (bandwaggon effect) incoraggiati e in dovere di conformarsi – sentono di essere tenuti a un certo comportamento. Quindi poi partecipano anche (oppure si sentono a disagio se non lo fanno – il che è equivalente: già negli invitati sta costituendosi una coscienza morale o ‘super-ego’ di gruppo, regolato dalla figura carismatica) alle preghiere e ai segni liturgici del culto. Il capo carismatico, nel presentarsi, nel gestire e nel sermocinare, cura di esprimere totale sicurezza delle dottrine che espone e dei mezzi spirituali che vanta. In effetti, egli, nell’organizzazione, è l’unico soggetto ‘abilitato’ ad avere un io, una volontà, una capacità di giudizio. Egli non si propone come semplice trend-setter, ma reality-setter: per i convertiti, egli detterà che cosa è reale e che cosa non lo è. Solitamente, il suo eloquio è lento, scandito a ritmi precisi, esclude ogni fretta o tensione, ha un effetto ipnotico o subipnotico su numerosi ascoltatori, che si manifesta anche fisicamente (midriasi).

 

Una volta che il rapport ipnotico o subipnotico e la recettività non-razionale siano stati stabiliti,  si passa alla fase di eccitamento di gruppo, mediante canti e danze parossistici, o sermoni infuocati dati dal capo spirituale. I sermoni possono evocare angosce profonde o profondi sensi di colpa, di solitudine, di impotenza, su cui si può far leva per spingere alla conversione. Ogni forte emozione aumenta la suggestionabilità. E’ questo il momento in cui, preferibilmente, si raccolgono le offerte e le firme, e si inizia a parlare di miracoli e guarigioni: diversi fedeli testimoniano di aver ricevuto grazie e portentose guarigioni. Se raggiunto, lo stato di eccitazione ultraparadossale può effettivamente produrre la liquidazione parziale o totale, stabile o temporanea, di sintomi, perchè in esso si ottiene una generale dissoluzione dei condizionamenti e dei patterns sinaptici corrispondenti e una loro sostituzione con nuovi – quindi è possibile che avvenga una suggestione di guarigione, con effetto più o meno stabile, allorchè il capo carismatico ingiunge al devoto di guarire, o invoca un potere divino di guarirlo. Ovviamente, chi non ha fede, chi non partecipa all’entusiasmo di gruppo, difficilmente beneficerà di una guarigione.

 

Successivamente, gli insegnamenti del capo spirituale vengono commentati – e qui si gioca tutto sull’umore per fare accettare la ‘spiritualità’. Se qualcuno tra gli invitati esprime un’opinione dubbiosa o contrastante rispetto a quella del maestro, i discepoli reagiranno non con aggressività nè con argomenti logici, ma piuttosto aggrottando la fronte e mostrandosi rattristati, non più estroversi e giocosi. Al che, l’invitato in questione teme di aver leso il rapporto così bello con loro, e altresì si sente in colpa di aver causato tristezza a persone tanto buone e amichevoli, e di aver guastato l’atmosfera gioiosa anche agli altri partecipanti. Facilmente, allora, farà marcia indietro, rimettendosi in sintonia con i promotori e recuperando così la gaiezza e la cordialità di prima. In ciò agiscono, chiaramente, sia il condizionamento operante (il comportamento negativo è disappreso attraverso rinforzi negativi) che le dissonanze cognitive (“queste persone sono così buone e simpatiche, mi posso tanto identificare con loro, che forse le loro idee, per quanto mi appaiono bizzarre, sono condivisibili o migliori di quelle della maggior parte della gente ‘materialista’ e gretta che vive nel mondo: guarda infatti come sono felici e come fanno star bene gli altri”).

 

In un secondo tempo, se l’invitato si lega al culto organizzato, ossia diviene dipendente da esso (si affida), si può passare a metodi più vigorosi per dissolvere le sue capacità critiche, le sue vecchie convinzioni e motivazioni, etc. Descriviamone alcuni.

I neofiti vengono privati degli indumenti e di tutti gli effetti personali. Ne riceveranno di nuovi dalla comunità, in cui si devono fondere, rinunciando alla precedente identità. Altri vengono sottoposti a una dieta molto povera e a cicli di saune: col pretesto della disintossicazione, li si indebolisce in modo da renderli più malleabili e indottrinabili. Molti vengono avviati al lavoro gratuito per l’organizzazione, come vendere libri, videocassette o gadgets vari, oppure reclutare nuovi adepti. Periodicamente, si radunano questi lavoratori gratuiti, si confronta le quote di produzione di ciascuno di loro e si acclama chi ha prodotto di più.

Gli adepti di un noto movimento mondiale di ispirazione induista, residenti nelle comunità dei templi. vengono privati di adeguato riposo e adeguata alimentazione:  sveglia alle 03:30 dopo 4-5 ore di sonno, doccia fredda, canti e danza frenetici, parossistici (samkirtana), recitazione del rosario (japamala) (il mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna Hare hare; Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama Hare Hare è recitato 1.728 volte). Il tempo complessivo per la preghiera è di 4-7 ore al giorno, e di 8-10 quello dedicato al lavoro. L’alimentazione è povera. L’espressione di pensiero e giudizio autonomi è fortemente inibita. Lo scopo è assorbire l’insegnamento eterno trasmesso da Krishna attraverso la multimillenaria successione dei maestri. Si è quasi costantemente impegnati in attività di gruppo. Manca il tempo per il recupero delle forze, della concentrazione, dell’identità e, soprattutto, della prospettiva. La danza parossistica, praticata sia dentro che fuori del tempio, è accompagnata da ritmi incalzanti e musiche assordanti.

Secondo alcune evidenze sperimentali, le cantilene (mantra) e la meditazione, se praticate con costanza (da 60 a 90’ al giorno per qualche settimana) producono una stabilizzazione del ritmo alfa del pensiero, con crescente difficoltà a ritornare al beta – il che può dare serenità e un senso di trascendenza, ma diminuisce le capacità cognitive e intellettive, mentre aumenta la suggestionabilità, quindi la dominabilità.

I nuovi condizionamenti (nuova identità, nuove convinzioni, nuovi valori e fedeltà) sono pronti intorno al neofita: la coreografia, le immagini sacre, i comportamenti degli altri, il loro supporto sociale e affettivo, le musiche etc. – tutti stimoli che si associano all’esperienza della conversione e che quindi, in futuro, serviranno a rievocarne l’esperienza per associazione.

Va segnalato che gli adepti di questa setta, residenti nei templi, sono da anni in forte calo, come pure le nuove conversioni; rispetto al boom degli anni ’70 e ’80, il movimento ha perso molto del suo slancio proselitario e delle sue capacità sia di convertire che di mantenere le conversioni. Molti di loro sono entrati in crisi allorchè si sono accorti della loro situazione reale, ossia del fatto che erano entrati nel movimento a tempo pieno lasciando gli studi e il lavoro, avevano lavorato per molti anni gratuitamente per il movimento senza versamenti contributivi, e si ritrovavano in età matura senza professione, senza reddito, senza diritti alla pensione.

 

Come altri ricercatori, frequentando vari gruppi ‘religiosi’, abbiamo regolarmente trovato che gli strumenti per la conversione e il condizionamento non si avvalgono dell’argomentazione logica, che anzi viene scoraggiata o denigrata (se viene usata, viene usata per annoiare ed abbassare l’attenzione critica, come parte del procedimento di decognizione): non si indirizzano alla neocorteccia, bensì al sistema limbico, per suscitare emozioni, affetti, attaccamenti, aspettative. Le facoltà razionali e la stessa consapevolezza vengono aggirate – fatto che non stupisce possa avvenire, dato che notoriamente le funzioni cerebrali operano per la maggior parte inconsciamente, e la coscienza si ‘occupa’ solo di una parte minore degli stessi processi decisionali. Nei famosi esperimenti di Libet, appare che la reazione a uno stimolo può precedere la consapevolezza dello stimolo e della decisione. L’attività cerebrale preparatoria a un’azione precede la consapevolezza dell’azione stessa, e la coscienza fornisce sovente una mera razionalizzazione di atti e convincimenti già maturati inconsciamente[13].

L’eventuale sforzo di resistere alla suggestione aumenterebbe lo stress sul sistema nervoso centrale, quindi la sua suggestionabilità. Per resistere alla manipolazione, sarebbe utile invece abreagire la stimolazione ridendo, parlando abbondantemente e scoordinatamente, ma il setting cerimoniale e solenne della conversione non lo consente: il soggetto può solo ricevere, può solo essere passivo. Si ha una chance di sfuggire alla suggestione impegnando la mente con calcoli matematici (recupero del ritmo beta) o estraniandosi e ponendosi in posizione di mero osservatore.

La pratica cultuale o devozionale comprende moltissimi comportamenti (riti, atti liturgici, osservanze), che assorbono molto del tempo e delle energie dei soggetti, mentre lasciano inattiva la ragione[14]. La fede agita, il mito agito, ripetitivamente, in uno stato di inibizione critica, di bassa lucidità, subipnotico, e di partecipazione emotiva di gruppo, imprimono una traccia, un ‘engramma’, che contiene un vissuto di realtà ‘spirituale’ più forte, quindi prevalente, rispetto a quelle delle esperienze reali del paradigma naturalistico, creando così i presupposti per soppiantare quest’ultimo nell’esperienza soggettiva, fino a risultati radicali, come si vedrà infra trattando del caso paradigmatico dei Branch Davidians[15].

 

Per quanto esaltante ed entusiasmante possa essere il vissuto della conversione, alla fine di simili addestramenti, non si consegue la liberazione o l’illuminazione o l’auto-realizzazione -solitamente promesse per attirare nuovi adepti- ma la piena dipendenza dell’adepto dall’organizzazione e dal suo capo in quanto alle funzioni che sostengono il tono dell’umore, in quanto alla protezione da angosce, insicurezze e sensi di colpa, nonchè, talora, in quanto al soddisfacimento dei bisogni primari (vitto, alloggio, vestiario).

In effetti, non sempre la conversione allo ‘spirituale’ è accompagnata a emozioni positive: a volta viene indotta attraverso il terrore. E’ questo il caso di molti predicatori religiosi di un filone iniziato dal Christian Revivalism da Jonathan Edwards verso la metà del XVIII secolo nel Massachussets e da John Wesley. Essi avevano imparato a ottenere sottomissione e conversione suscitando negli ascoltatori un fortissimo senso di colpa per i propri peccati e il terrore del castigo divino. Quelle forti emozioni predisponevano il cervello a una riprogrammazione. Il momento del cedimento nervoso era segnato dal fatto che le persone cadevano a terra ed erano preda di attacchi di vario tipo. Peraltro, essendo le nuove suggestioni prettamente negative (“siete peccatori!”, “meritate l’Inferno, le fiamme eterne!”), Edwards e Wesley sentimenti di disperazione, tendenze suicide, sofferenze fisiche. Alcuni ascoltatori, particolarmente suggestionabili, si tolsero la vita, poiché, inizialmente, questi predicatori abusavano della fase 3 del procedimento, come sopra descritta. Ma essi impararono presto a somministrare, dopo aver ottenuto la crisi di conversione, l’Evangelo, o Buona Novella, dell’Amore e del Perdono, prospettando la dannazione come punizione per il solo caso di rifiuto della salvazione conquistata con la fede, di cui ovviamente erano essi i legittimi portatori (creazione di dipendenza)[16]. Il neo-converso può quindi risorgere dalla crisi assimilando la nuova fede di salvezza e facendo un’esperienza di morte-e-rinascita, in linea con quelle tipiche di riti iniziatici di pubertà praticati nelle tribù primitive. In queste, gli adolescenti subiscono vari tipi di trattamenti traumatici (rapimenti, lesioni, circoncisione, spaventi, isolamento, droghe allucinogene), e si dice che questo o quel dio li inghiotte o li uccide; poscia li si libera, gli si dice che sono stati risuscitati, si fa in modo che provino un grande senso di sollievo, e li si introduce nella vita sociale come adulti[17]. Nel passaggio attraverso la morte iniziatica essi hanno, intanto, perso i vecchi attaccamenti abiti mentali (quelli dell’infanzia) e sono stati imprintati con i nuovi, quelli della vita adulta. Una volta che un’esperienza mistica sia stata associata a un dato simbolo, suono, setting, essa potrà essere rievocata e confermata mediante esposizione ad essi (associazione, riflesso condizionato).

 

Nelle nostre ricerche, abbiamo trovato anche culti che non ricorrono agli estremi del parossismo, ma piuttosto alla creazione di un nuovo sistema di vita e all’inserimento totale in una nuova società, ossia la comunità degli adepti, finchè il soggetto si ritrova a vivere in una nuova realtà che lo assorbe completamente. La Soka Gakkai è una setta giapponese, non teista, vagamente buddhista, molto dotata patrimonialmente, politicamente attiva, i cui adepti credono che, recitando ripetitivamente per ore e ore ogni giorno lunghi testi in una lingua che potrebbe essere giapponese arcaico, si possano ottenere “benefici” di ogni genere (guarigioni, amore, successo, ricchezza, etc.) e risolvere ogni problema. Gli adepti, a livello di gruppi di base (5-12 membri), si riuniscono due volte al mese per recitare insieme, leggere un testo dottrinale, e soprattutto per ascoltare uno o due di loro, ogni volta, raccontare i ‘benefici’ ottenuti, asseritamente, mediante la recitazione. Ovviamente, chiunque sia di turno si sente in dovere di far del suo meglio per magnificare i ‘benefici’ e per accreditarli alla sua pratica. Meglio lo fa, più gratifica gli altri membri e più si rende autorevole, ponendosi in sintonia coi valori della setta. Le manifestazioni di approvazione che riscuote così facendo, gratificano e confermano lui stesso, la sua fede, la sua identità come credente, e lo spronano a impegnarsi maggiormente. E’ un meccanismo di rinforzo circolare in cui il segnale si autoamplifica nell’interazione di gruppo. In tal modo si producono sovente esplosioni di entusiasmo e gioia di gruppo in un ‘sentiment’ di onnipot