LA META DEL DECLINO ITALIANO

Condividi:

 

 

Da quasi venti anni l’Italia sta costantemente perdendo produttività rispetto anche ai partners comunitari nonché quote del mercato internazionale. Peggiorano la qualità della “giustizia” (156esima per qualità al mondo), dell’insegnamento, della pubblica amministrazione in generale, cala la capacità di ricerca e innovazione e gli investimenti stranieri. Aumentano debito pubblico e tasse. Aumenta la spesa corrente. Aumenta il costo del lavoro per unità di prodotto, che supera quello dei partners europei, sebbene i salari siano più bassi. Peggiorano la bilancia dei pagamenti e l’occupazione. Tutto ciò rende le imprese ancora meno competitive e allontana i capitali stranieri. Non si sono avute inversioni di tendenza. Quindi la direzione stabile è questa: impoverimento, minore reddito, minore capacità di esportare (meno 24% nel 2009), di sostenere il debito interno, di pareggiare la bilancia dei pagamenti, di modernizzare. Dato che ciò va avanti da circa vent’anni senza inversioni di tendenza nonostante le diverse maggioranze politiche avutesi nel periodo e i molti preannunzi di incisive riforme, è chiaro che si tratta di un processo dovuto a fattori strutturali, non contingenti, che non vengono rimossi, e su cui non hanno effetto quelli che sono presentati come interventi di razionalizzazione, di risparmio, di controllo, di manovra sui conti pubblici, di stimolo, quali quelli che si discutono e talora si attuano da parte della dirigenza politica. Infatti ne sono stati fatti molti senza che la tendenza si sia modificata. Neanche dall’entrata nell’Euro. Anzi…

Il recente saggio di Luca Ricolfi, titolato “Il Sacco del Nord”, ci aiuta a capire le cause strutturali di questo declino come tutt’uno con un’altra e ben più inveterata costante italiana: da 60 anni si fanno interventi di spesa e incentivi per sollevare il Mezzogiorno rispetto al Settentrione, senza alcun risultato positivo. Il Mezzogiorno, anziché avvicinarsi, scende sempre più in basso, nonostante che gli interventi e la spesa continuino. L’idea alla base delle politiche meridionaliste era quella di trasferire ricchezza dal Nord al Sud per un limitato periodo di tempo, al fine di finanziare e sostenere lo sviluppo del Sud e mettere il Sud in grado di sostenersi da solo (così ha fatto la Germania col suo Est ex comunista). A quel punto, il Sud non avrebbe più avuto bisogno di aiuti (in circa 20 anni questo piano è stato attuato, ed è sostanzialmente riuscito, dalla Germania per assimilare e perequare la DDR). Per contro, nella realtà, dopo 60 anni di aiuti, il Sud non solo non è in grado di sostenersi da solo, non solo non si è avvicinato al Nord, ma addirittura si è ulteriormente indebolito, ha sempre più bisogno di aiuti, e il divario rispetto al Nord aumenta anche se si mantengono gli aiuti. Al contempo, ancora più forte è divenuta la criminalità organizzata e la sua commistione con la politica. Per erogare i medesimi servizi (ovviamente però di qualità inferiore), per esempio, la Regione Sicilia ha un costo sestuplo della Regione Lombardia.  Il tasso di spreco/ruberia in Sicilia è circa il 55%, in Lombardia circa il 5%. Gli aiuti sono andati complessivamente a rafforzare la locale partitocrazia a forte componente mafiosa e a consentirle di estendere il proprio dominio sul sistema-paese.

Il saggio di Ricolfi conferma quanto scrivevo due anni fa a pag. 34 del mio Basta con questa Italia!, e che da ancor prima si sapeva, ma si teneva sotto il tappeto:

-La classe politica italiana, nel suo complesso, tra una cospicua rendita e mezzi per mantenersi al potere mantenendo il Sud nell’arretratezza, quindi nel bisogno, così da giustificare forti trasferimenti perequativi dalla Lombardia e dal Veneto (e in minor misura da Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche), che usa appunto per arricchirsi e per mantenersi al potere;

-Nell’intercettazione delle risorse pubbliche è particolarmente attiva la criminalità organizzata, la quale è dominante in un numero tale di collegi elettorali, che nessuna maggioranza parlamentare o locale può reggersi, se non cxxxxxxxx con essa;

-La raccolta del consenso e delle sponsorizzazioni avviene estesamente attraverso spartizione illeciti di privilegi (voti clientelari, voti di scambio, corruzione), sicché i meccanismi di legittimazione democratica sono in opposizione con la legalità (ci si legittima violando la legge);

-La funzione giurisdizionale non costituisce un ostacolo, perché ricoperta di privilegi, ampiamente cointeressata, e qualitativamente al livello dell’Africa Nera (156a al mondo per qualità, quindi impensabile come possibile risanatrice del sistema);

-Nessun potere giudiziario, del resto, avrebbe efficaci strumenti di fronte a un’illegalità sistemica (i giudici possono tutelare la legalità solo se l’illegalità è l’eccezione, non se è la regola, il metodo generalmente praticato, cioè la vera legge; e leggi ufficiali dello Stato italiano sono lontanissime dalle leggi reali del sistema di potere italiano, incluso il potere giudiziario. Doppia legalità;

-In ogni caso, ciò che i giudici tutelano è sempre la legge, l’ordinamento reale del sistema di potere, che coincida o non con la legge ufficiale; lo tutelano applicandolo nei fatti seppur rivestito di forme accettabili, di legittimità ufficiale; questa operazione di rivestimento, ai magistrati italiani, riesce sempre meno bene;

-La competizione per il potere tra i partiti politici è vinta da quei soggetti che riescono a raccogliere e distribuire più risorse (spesa pubblica, privatizzazione, creazione di mono/oligopoli, appalti) per remunerare i loro sostenitori, grandi e piccoli (la solidarietà non funziona perché chi maneggia i soldi della solidarietà li usa per sé, per il suo clan, per i suoi sostenitori e li adopera per restare al potere).

 

Questo meccanismo si è venuto rafforzando e stabilizzando attraverso anche la campagna Mani Pulite. La sua stabilità è dovuta a precisi fattori:

-E’ semplice e facile da mandare avanti (idiot-safe, Idioten-sicher, a prova di idiota): non richiede competenze e capacità di governo e direzione (bastano capacità delinquenziali); può quindi essere gestito e fatto rendere anche da una classe dirigente impreparata, e selezionata in base a qualità antisociali, quale è quella italiana;

-Nel breve-medio termine è in grado di garantire rendite e privilegi che continuano anche mentre produce il declino dell’intero sistema-paese e lo avvia alla povertà nel lungo termine (ma si sa che, mentre i profitti di un meccanismo continuano nel presente, la prevedibilità di un disastro nel lungo termine non modifica i comportamenti degli operatori);

-Non sono disponibili meccanismi alternativi, virtuosi, redditizi e al contempo gestibili da una classe dirigente come la nostra;

-La classe politica del Sud dipende, per mantenere potere e rendite, dalla possibilità di scaricare sul Nord i costi delle inefficienze, delle disfunzioni, delle distrazioni che essa produce (se il Sud non potesse operare questo scarico, dovrebbe fare i conti con se stesso e le proprie distorsioni, e sarebbe costretto a cambiare per sopravvivere);

-Ampie fasce della popolazione e dell’imprenditoria meridionale sono state assuefatte a vivere di assistenza pubblica e non ne percepiscono più il carattere abnorme, ma lo considerano come un diritto naturale, un indennizzo per altri svantaggi territoriali, di cui soffrono;

-In quest’ottica, che esclude la possibilità pratica un risanamento o una correzione del sistema-paese, gli operatori politici non possono razionalmente porsi obiettivi di lungo termine e di efficienza del sistema; l’unico obiettivo razionale per loro è arraffare il più possibile dalla nave che sta affondando, e trasferirlo al sicuro; ed è in questa logica che, come constatiamo quotidianamente, stanno sempre più operando. Pertanto, non può avvenire che la politica italiana progetti o tenti di correggere il sistema. Al contrario, più esso si deteriora, più la classe politica sarà motivata ad agire con logiche di breve termine e per far cassa. Quindi, nei prossimi tempi, avremo sicuramente un peggioramento della gestione del paese. Grandi ricorsi a norme in deroga per lanciare grandi opere inutili ma redditizie nel breve, grandi appalti pubblici a società di amici, grandi saccheggi del territorio, sono inevitabili e già in corso.

 

Per tutte le suddette cause, il meccanismo di produzione di potere e rendita per la classe dirigente, e di impoverimento del Paese, ma efficacissimo per i suoi gestori, è continuato nonostante i suoi fallimenti, nonostante la sua nocività e rovinosità, che oramai si manifestano visibilmente e fanno prevedere il peggio. E’ continuato e continua anche oggi, immutato, come i continui scandali dimostrano. L’illegalità, la corruzione, non sono accidenti, errori di percorso, della politica, ma il metodo e lo scopo con cui si fa politica e si va avanti in politica. Si fa politica per intercettare la spesa pubblica; senza le risorse prelevate da questa, non si vince nella competizione per il potere.

Per capire meglio dove questo meccanismo stia portando l’Italia, dobbiamo considerare il fatto che esso sta, come dice Ricolfi, “spoliando” le regioni trainanti, quelle competitive a livello mondiale, ossia (soprattutto) Lombardia e Veneto, per mantenere le regioni più improduttive. “Spoliare” significa non solo “sfruttare”, ma spremere tanto da togliere anche le risorse necessarie per il mantenimento dell’efficienza produttiva, per gli investimenti, le innovazioni, le infrastrutture. Con la conseguenza che anche Lombardia e Veneto da anni oramai perdono colpi (è in corso una moria di imprese, un dilagare delle insolvenze, e le infrastrutture stanno deteriorandosi, strade in testa, per omessa manutenzione), e per tale ragione il sistema-paese arretra sempre più rispetto agli altri paesi comunitari e rispetto a tutto il mondo. Da parte dello Stato italiano, Lombardi e Veneti sono sottoposti a uno sfruttamento coloniale, che per giunta impone loro di divenire, gradualmente, una zona arretrata come il Sud, ma senza più l’assistenza di cui ora il Sud, grazie ai loro soldi, sta godendo. Sicuramente, non tutta la classe politica del Sud è mafiosa. Ma tutta la classe politica del Sud dipende dalla gestione mafiosa delle risorse pubbliche e dall’azione mafiosa in parlamento, per restare al potere e nelle sue posizioni di rendita e di consenso. E ogni maggioranza parlamentare dipende dal voto dei politici meridionali. Lo Stato italiano unitario, in ragione della struttura del suo ordinamento reale, delle sue suddette dipendenze mafiose, è, e non può non essere, uno Stato-mafia, nel senso peggiore del termine, che non è quello delle lupare, ma quello del blocco dello sviluppo, della controllo attraverso la sclerotizzazione, dell’incapacità a fare altro che estorcere denaro a chi produce, del non avere cura del domani. Alla luce di questa dipendenza delle maggioranze dai voti di mafia, appare risibile o ipocrita colo che, dopo il successo della Lega Nord nelle elezioni amministrative di ieri, denunciano il rischio della dipendenza della (presente) maggioranza da una  forza, come la Lega, radicata solo in una parte del territorio nazionale (il Nord – anzi, guarda caso, nelle regioni più depredate). A quei signori sta forse invece bene la ormai pluridecennale dipendenza di ogni possibile maggioranza dai voti di mafia, cioè dell’organizzazione radicata nell’altra parte del territorio?  O più semplicemente paventano che la Lega possa ora intervenire per salvare il Nord dalla spoliazione e rompere così la macchina del potere e del guadagno facili?

 

Del resto, come sta dimostrando il caso della Grecia rispetto all’Euro, aree geografiche con grandi diversità tra di loro in fatto di produttività e competitività non riescono a mantenere una moneta comune, perché le aree a bassa produttività e competitività hanno necessità di svalutare per poter continuare ad esportare e non entrare in recessione, la quale comporta minori entrate quindi crescenti difficoltà nel pagare gli interessi sul debito (pubblico e privato), disoccupazione, fine del welfare, etc. L’Italia, prima dell’Euro, restava competitiva in quanto, ricorrentemente, svalutava la Lira. Oggi non lo può fare. Ma non può nemmeno rendersi più competitiva attraverso investimenti in innovazione infrastrutture, perché il meccanismo del potere nello Stato italiano, come dianzi spiegato, assorbe per altri fini le risorse necessarie e si oppone all’ammodernamento siccome destabilizzante per i privilegi consolidati sul cui consenso di reggono gli equilibri politici. Inoltre, la classe politica italiana non ha la competenza necessaria per un ammodernamento. Quindi l’Italia continua da sessant’anni a sprecare denaro nel Sud a danno nel Nord e del Sud stesso (il quale, potendo scaricare i costi delle proprie disfunzionalità sul Nord, può evitare di fare i conti con esse e a correggerle); e da quasi venti anni continua, stabilmente, a perdere quote di mercato; è pertanto in una recessione strutturale, salvo quanto diremo presto. Attualmente lo Stato toglie al Nord, ogni anno, circa 50,6 miliardi netti, pari a circa il 7% del pil del Nord, se si applica un criterio totalmente solidaristico (ossia, che la spesa pubblica pro capite sia eguale per tutte le regioni); oppure 83,5 miliardi, se si applica un criterio totalmente responsabilistico (ossia, ogni regione spende i suoi redditi). Le cose si fanno ancora più gravi, se si considera che nel Nord ci sono tre regioni passive (Liguria, Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige). I più saccheggiati sono i Veneti con 7,7 miliardi su 4,5 milioni di abitanti.

 

La suddetta assenza di alternative praticabili a questo meccanismo di potere rende pressoché certo che questo processo di impoverimento e arretramento continui (così la pensa anche Luca Ricolfi); e, proseguo io, che continui fino a che non intervenga un crollo strutturale, un evento di rottura, quale potrebbe essere l’espulsione o l’uscita dall’Euro, come proposto dal Cancelliere Merkel per la Grecia. Oppure un piano di “aiuti” finanziari da parte di un costituendo Fondo Monetario Europeo, però condizionati a riforme durissime, al pagamento di onerosi interessi, e alla perdita del diritto di voto in ambito comunitario – sulla linea avanzata dal ministro tedesco delle finanze sig.ra Schäuble, sempre per la Grecia. Questo equivarrebbe a un commissariamento dello Stato greco o italiano da parte della finanza comunitaria e della BCE, che è sostanzialmente privata nella gestione. All’asservimento di (lavoratori e consumatori) Greci e Italiani agli interessi, sovente contrapposti, delle nazioni forti nell’UE. E a un brusco peggioramento delle condizioni di vita, in termini di taglio della spesa pubblica e degli stipendi, nonché di inasprimenti fiscali. O di cessione di beni, risorse, imprese pubbliche a soggetti finanziari privati. In sostanza, sarebbe un’operazione di ulteriore spoliazione, di alienazione del lavoro e del risparmio non più di una regione da parte di uno Stato centrale per conto di una casta, ma di intere popolazioni nazionali da parte di potentati finanziari sovranazionali operanti attraverso organismi comunitari e paracomunitari come la BCE.

 

Quali scelte può razionalmente fare il cittadino che non partecipi di rilevanti benefici dipendenti dal meccanismo di potere italiano? Lottare per cambiare il sistema? E’ irrealistico, irragionevole, perché il sistema va bene così a chi lo ha in mano, e dispone di ampi mezzi, dall’oligopolio mediatico alle forze dell’ordine, per preservarsi. Ingegnarsi per trovare, nella propria attività produttiva, soluzioni volta per volta alle difficoltà commerciali, tributarie, recessive, infrastrutturali? E’ come arrampicarsi sempre più in alto sull’albero di una nave che affonda per rinviare l’inevitabile annegamento. L’unica opzione razionale per chi è ancora abbastanza giovane, come pure per chi ha risorse sufficienti per vivere di rendita (e non vuole ritrovarsele una mattina svalutate da un’uscita dall’Euro o ipertassate per restare nell’Euro), è l’emigrazione verso un paese efficiente, con un trend di sviluppo e innovazione. Esportando i capitali. La scelta è ampia, per fortuna. La fuga di capitali, di imprenditori e di cervelli dall’Italia è già da tempo in atto. Il regime italiano ne ha beneficio, perché la gente capace e scontenta è sempre una minaccia per un regime inefficiente.

 

In questo scenario, non si può peraltro escludere, a seguito di un prevedibile tracollo economico, un sollevamento indipendentista delle regioni “spoliate” del Nord, le quali hanno stretto, grazie anche alle competenze delle regioni nei rapporti internazionali, una fitta rete di accordi economici, amministrativi e culturali con le regioni europee confinanti. L’opzione funzionalmente più razionale e benefica per tutti, nel medio termine – la riforma senza di cui nessuno può riformare il paese – sarebbe  separare il Nord dal Sud, come si separò la Cechia dalla Slovacchia, in ragione delle oggettive diversità di bisogni di queste due aree. Nell’interesse di tutti, settentrionali e meridionali, eccettuato solo il ceto politico e parassitario. Il Nord resterebbe nell’Euro e concorrerebbe efficacemente con le altre aree economiche evolute, libero dal saccheggio attuale. Il Sud, comprensivo almeno del Lazio e dell’Umbria, si darebbe una valuta propria, svalutata rispetto all’Euro, quindi ridiverrebbe competitivo col suo turismo e le sue esportazioni. Riceverebbe fondi perequativi sotto la sorveglianza dell’Unione Europea. E sarebbe costretto a fare i conti, dopo un secolo circa, con la sua aberrante e retrograda struttura di potere mafiosa – o eliminandola (improbabile) oppure istituzionalizzandola, cioè mettendola in condizione di rendersi visibile e di doversi assumere responsabilità politiche, senza più poterle scaricare su teste di paglia istituzionali e sulle regioni produttive. Il che la costringerebbe ad evolversi in una forma meno maligna dell’attuale. A imparare a produrre funzionalità, servizi, beni, anziché limitarsi a prendere quelli prodotti da altri. Parimenti, non avrebbe più spazio quella mentalità, ora potente, che percepisce che il guadagno ottenuto con l’inganno o lo scrocco valga il doppio di quello guadagnato lealmente, e che quello guadagnato con l’estorsione valga il quadruplo. In effetti, se consideriamo tutte le predette cause della recessione italiana, dovremo riconoscere che essa non è soltanto una recessione strutturale, bensì una recessione essenziale, connaturale, cioè derivante dalla stessa natura e composizione del paese, dell’Italia unificata.

 

Però l’establishment politico-istituzionale italiano non può che opporsi a soluzioni del suddetto tipo (come pure all’attuazione di un federalismo fiscale che ponesse fine al sistema suddescritto), perché esso si regge e si arricchisce sul sistema presente, sullo sfruttamento del Nord, ma anche perché ha adottato il modello e la cultura meridionali di potere, e perché non ha la competenza, la cultura, per gestire la cosa pubblica diversamente, ossia in un modo tecnicamente valido, e ha costruito una fortissima burocrazia che ha una mentalità aliena dal confronto coi problemi reali. In senso assolutamente contrario ad ogni aspirazione indipendentista, ed evocando la sacralità dell’unità d’Italia per precludere una pericolosa discussione realistica e pragmatica del problema, si è espresso anche recentemente il Presidente Napolitano. Se non è possibile innalzare il Sud al livello del Nord, è invece ben possibile abbassare il Nord al livello del Sud, assimilare il Nord al Sud, e così ricomporre la divisione tra le due aree del Paese: è facilissimo, basta continuare come già si sta facendo da decenni. Questa è l’unica via praticabile. Napolitano ha espressamente ammonito che le regioni avanzate non pensino a soluzioni separate dal Sud. Dato che un’area a bassa efficienza e produttività, come il Sud, non può sostenere la condivisione di una valuta forte con aree ad alta produttività ed efficienza, come il Nord; e dato che in 60 anni di aiuti la produttività e l’efficienza del Sud non si sono pareggiate a quelle del Nord, ma sono calate; e dato infine che il ceto politico italiano non sa fare altro che ciò che sta facendo ora – dato tutto ciò, è chiaro l’unica via praticabile per tenere insieme l’Italia è appunto pareggiare, assimilare il Nord al Sud, spoliando il Nord, come si sta facendo, fino a ridurlo all’arretratezza del Sud, e formare un paese omogeneamente arretrato, come la Grecia. Omogeneo nell’arretratezza, nella povertà, nella disoccupazione, nella non competitività, quindi omogeneo nelle esigenze anche monetarie (ma non solo) e perciò unito, finalmente. In questo senso ha ragione Tremonti quando dice che il modello economico dei Bersani (ma non solo di Bersani, ovviamente) è la Grecia. Come rappresentante dell’unità d’Italia (art. 87 Cost.), nonché come eletto della classe politica italiana, il Presidente della Repubblica italiana ha il dovere giuridico di sostenere, imporre, portare avanti questa opzione.

Però bisogna vedere come si pronunceranno la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo  e la Corte dell’Aja di fronte a ricorsi con cui esponenti dei popoli del Nord, basandosi anche sul Trattato di Lisbona, invochino il diritto a restare in un sistema di qualità europea e denuncino, dati econometrici alla mano, di essere popoli, minoranze, oppresse e “spoliate” colonialmente da uno Stato caratterizzato di bassissima legalità (in ambito sia civile che pubblico), determinante presenza criminale nelle istituzioni, forte e stabile tendenza involutiva verso modelli e livelli nordafricani, e altresì da una sistematica violazione della Carta dei Diritti dell’Uomo.

 

Mantova, 01.04.10

Marco Della Luna

Autore di Euroschiavi, Neuroschiavi, La Moneta Copernicana, Basta con questa Italia, Oligarchia per Popoli Superflui, Polli da Spennare.

 

 

 

 

 

Condividi:

Informazioni su admin

Avvocato, autore, scrittore
Questa voce è stata pubblicata in MONETICA ED ECONOMIA POLITICA. Contrassegna il permalink.

8 risposte a LA META DEL DECLINO ITALIANO

  1. michele scrive:

    ho letto per caso questo articolo del signor marco. l’analisi ha almeno delle zone di onestà raramente riscontrabili negli scritti sul tema di persone vicine ad idee leghiste. nella risposta a ciccio l’aritcolista ha scritto che l’annessione del regno delle due sicilie fu voluta soprattutto dall’inghilterra: non so se questo sia completamente vero, resta il fatto che A) il sud fu costretto al’unità con la forza dei cannoni e dei massacri di cittadini B) il fatto che dietro l’annessione ci fsse la city non giustifica il latrocinio banditesco di risorse economiche, lo smantellamento di industrie, la distruzione dell’agricoltura, l’imposizione di dazi e gabelle ingiuste, perpetrati dai piemontesi ai danni dell’ex regno per favorire l’economia del nord. uno scempio che non è durato per qualche anno ma che è andato avanti per decenni, riducendo il mezzogiorno nella zona degradata economicamente e civilmene che è tutt’oggi. l’unità d’italia è un esperimento fallito chiaramente e sono assolutamente favorevole ad un ridisegno geografico del paese. anche se con un pizzico di malizia le faccio notare che questa cosa poteva essere proposta già negli anni 50 e 60, ma allora ai signorotti settentrionali che si stavano arricchendo, anche alle spalle del meridione sfruttato, non conveniva.

  2. Ciccio scrive:

    Da una analisi più attenta e da una “somatizzazione” a lungo meditata non posso nascondere che il testo sia stato scritto con dei buoni propositi e che, pertanto, io sia stato un pò troppo duro nel giudicare di un fiato quanto da Lei scritto.
    Nonostante questo mi permetto di dirLe che: EVIDENTEMENTE, non conosce LA MAFIA perché non La vive. Un’ottima spiegazione l’ha data Giuseppe Fava in una intervista fattagli da Enzo Biagi: http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU Stranamente qualche giorno dopo, lo stesso, moriva!
    Comunque, per i motivi sopra descritti mi permetto le seguenti considerazioni anche perché La ritengo sempre degno di una mia replica (non Le avrei, altrimenti, nemmeno più scritto)

    * Dal documento si fa distinzione tra due sistemi: politico e criminale. Si evince che il sistema politico si serve del sistema criminale ed in particolare si dice che il sistema politico non può reggersi se fa a meno del sistema criminale. E’ vero invece il contrario! Cioè non può esistere la mafia o la nrangheta senza la MAFIOPOLITICA o meglio ancora senza la BANCAFIOPOLITICA o fors’anche senza la MASSONERIA angloamericana che è la vera padrona della nazione Italia! (o mondo?) Insomma, da noi si dice “U PISCI FETI RA TESTA” (il pesce marcisce e puzza dalla testa). La mafia, la corruzione sono un effetto NON LA CAUSA! Lei cadendo in contraddizione con se stesso non dice che il sistema politico, ed a scendere la corruzione al sud, è sistemico al truffaldinaggio attuato dalle banche e, piuttosto, il suo documento lo ritengo propaganda per la lega che in questo momento banchetta al potere nella Roma Ladrona.
    Se mai si dovesse attuare una divisione “curativa”, a mio parere, si otterrebbe l’esatto contrario rispetto allo scopo prefisato. Come esempio basta dare una occhiata alla gestione della popolazione nel terremoto dell’Aquila. Piuttosto che tenere aggregate le persone del posto, che a lungo andare sarebbero divenute ingestibili (vedi proteste che sono avvenute a prescindere), si è teso a disgregare la popolazione decentrandola ed impedendo che si potesse creare uno scambio di idee ed una protesta comune. Questi saranno i veri motivi che porteranno, forse e se ce ne sarà il tempo, alla secessione.

    Il sitema Italia è ormai, e per chi non l’avesse ancora capito, è come una evacuazione completa che si fa andando in bagno. Non si può separare la pipì dalla cacca. Entrambe fanno puzza! Più semplicemente si deve tirare solo lo sciacquone.

    Verso la catastrofe con ottimismo
    Ciccio

  3. ELISA scrive:

    Per Ciccio.

    Carissimo,
    ma perchè vedi le parole dell’Avv. Marco Della Luna come un’offesa al tuo “popolo”?
    Perchè rimaniamo imperterriti legati alle “guerre tra poveri” che QUALCUNO da decenni ha deciso a tavolino di farci condurre???
    Io non sono del Sud … ma conosco tantissima gente che lo è e sono proprio loro i più indignati!
    Il Sud potrebbe essere la locomotiva italiana e se non lo è stata fino ad oggi è perchè si è stabilito così!
    Il problema qui non sono le parole “giuste e corrette” di Marco … L’UNICO ENORME PROBLEMA DEL SUD E’ COME LIBERARSI DI CHI VI HA RESI SCHIAVI PER UN TOZZO DI PANE … ARRICCHENDOSI ALLE VOSTRE SPALLE … E SE NON E’ SUFFICIENTE IL TOZZO DI PANE SI PASSA ALLE MINACCE …
    Caro Ciccio, la “rivoluzione” doveva e dovrebbe partire da persone come te che sono arrivate a leggere Marco …
    Sono consapevole che non è facile, ma sono altrettanto sicura che avanti così non si può andare ed il rischio che si corre TUTTI è elevatissimo!
    Dobbiamo toglierci dall’ottica del Nord contro il SUD e leggere un suggerimento come quello scritto in questo articolo con criticità e obbiettività massima!
    E se fosse veramente quella la ricetta per far sì che il Sud si scrolli di dosso le sanguisughe? E se fosse il “metodo” per fregarli, una strategia, uno stratagemma? Non mi dire che non vorresti la tua terra finalmente LIBERA!
    Sai quante persone conosco che in passato non sono venute a investire e quindi creare lavoro al Sud perchè al primo viaggio esplorativo gli veniva fatto capire a chiari lettere come funzionava la storia?
    Ti fa piacere questo? Se uno è onesto e non vuole scendere a compromessi lì non ci veniva PUNTO E BASTA!
    E la cosa dovrebbe farti venire un’ulcera! Io, da amante della mia terra, sarei una belva a sapere cose del genere!

    Rileggi con calma:

    E sarebbe costretto a fare i conti, dopo un secolo circa, con la sua aberrante e retrograda struttura di potere mafiosa – o eliminandola (improbabile) oppure istituzionalizzandola, cioè mettendola in condizione di rendersi visibile e di doversi assumere responsabilità politiche, senza più poterle scaricare su teste di paglia istituzionali e sulle regioni produttive. Il che la costringerebbe ad evolversi in una forma meno maligna. A imparare a produrre funzionalità, servizi, beni, anziché limitarsi a prendere quelli prodotti da altri.

    Difendere a spada tratta la propria terra è lodevole … ma OGGI dobbiamo aprire gli occhi ed essere critici. Il NORD è in ginocchio e ti assicuro non tutti parlano con la tranquillità con cui ti sto scrivendo oggi!
    La brutalità con cui hai commentato il pezzo di Marco mi fa inoltre capire che se la frittata fosse rovesciata … tu al Nord ed io al Sud … tu saresti tra quelli che si sentono totalmente derubati e saresti piuttosto inc…..o con il Sud, cosa che invece io, nonostante tutto, non sono!
    Siamo sulla stessa barca che affonda, siamo i “poveracci” presi in giro per decenni, siamo i “poveri” che si accontentavano del tozzo di pane senza chiedersi minimamente se era giusto averlo in quel modo.

    Tieni ben a mente questo detto:
    “la guerra si fa con la pancia vuota”
    ed oggi in Europa comincia ad essere un vero problema!

    Buona fortuna
    e Buona Pasqua

  4. Luca scrive:

    Ciccio, non per prendere le parti di Della Luna, perchè usi questo tono? Se non ti garba ciò che dice, vai su altri siti. Soprattutto alla luce che questo sito non rientra nella “top-ten” dei più cliccati.
    E poi mi sembra che i suoi libri non li hai letti tanto bene. E in effetti citi solo Euroschiavi, dato che, al contrario degli altri ( che forse neanche conosci ), ha avuto più eco.

  5. ciccio scrive:

    E’ ESATTAMENTE ANTITETICO CON CIO’ CHE HA SCRITTO SU EUROSCHIAVI PERCHE’: ANCHE SE IL NORD CORRESSE DA SOLO SAREBBE LO STESSO NELLA MERDA O MI SBAGLIO? NO NON MI SBAGLIO! INFATTI ANCHE LA GERMANIA E’ NELLA MERDA. EPPURE L’EURO GLI E’ STATO, QUASI, CUCITO ADDOSSO. DUNQUE SIA MENO OFFENZIVO CON IL SUD E NON ROMPA IL CAZZO! (ANCHE AL SUD COMPRIAMO I LIBRI E NON LI UTILIZZIAMO SOLO PER FERMACARTE E CI COLLEGHIAMO, PENZI UN PO’, ANCHE AD INTERNET). iL PROSSIMO GARIBALDI FICCATEVELO NEL CULO PRIMA DI REINVIARCELO DA QUESTE PARTI. MANDATELO PIUTTOSTO A SAN MARINO O AL VATICANO

    • admin scrive:

      Sì, Ciccio, è vero, il Nord neanche da solo riuscirebbe a salvarsi dal male che accomuna Germani, USA, Giappone… ma da solo si salverebbe da QUESTO MALE e da QUESTO SCHIFO. Garibaldi agì pilotato dalla massoneria della City, non certo da Cavour e da Napoleone III, i quali volevano limitare le conquiste del Regno di Sardegna all’Italia centrale, escluso ovviamente lo Stato Pontificio, che era tutelato dalla Francia. Se leggerà il mio BASTA (con questa) ITALIA (Arianna 2008), vedrà che io difendo il Sud con forti e oggettivi argoimenti storici e culturali, e potrà diffondere quei medesimi argomenti per un autentico meridionalismo!

  6. Luca scrive:

    Buonasera, Avvocato, sono un Suo lettore.
    Le metto il link ad un’ultim’ora del Dipartimento Politiche Comunitarie, dove si scrive che “il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo recante l’attuazione della direttiva 2006/123 relativa ai servizi sul mercato interno.

    Insomma, il solito inchinarsi ad Entità Sovrannazionali.
    Se clicca sul link, basta andare in fondo all’articolo e potrà approfondire la questione tramite i richiami che sono stati messi.

    Qui il link.

    ArrivederLa.

    Luca

Lascia un commento Annulla risposta