ELOGIO DEL COMUNISMO

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ELOGIO DEL COMUNISMO

quale società naturale dei migliori

Le persone illuminate e sagge, ovviamente pochissime in percentuale, che hanno raggiunto la condizione di contentezza (in inglese contentment e in sanscrito santosha), quelle cioè che vivono sul piano dell’essere e non dell’avere, del divenire e non dell’acquisire, sanno come si vive bene e si usa bene la vita: non hanno bisogno di ricchezza né di competizione né di potere sugli altri. Anzi, queste cose per loro sono un intralcio, una rottura di scatole, una perdita di tempo. Si giovano al contrario della semplicità, della tranquillità, dell’armonia, della condivisione di un ambiente solidale e cooperativo, ossia di ciò che favorisce l’evoluzione interiore della persona. Godono di respirare un’atmosfera  di diffusa amicizia e sicurezza. Lasciano ovviamente in comune le fonti di produzione del necessario. Insomma, la naturale forma di società per loro e tra loro è quella senza classi, senza concorrenza, senza dominazione, senza mercato, ossia propriamente una società comunista. Tra gli Ebrei, che sono notoriamente e nettamente la nazione più intelligente del pianeta, ciò che ho appena scritto lo riscontriamo parzialmente in certe comunità ortodosse (esclusi quindi i sionisti): in esse i rapporti anche commerciali non hanno quasi bisogno di autorità, di istituzioni, di formalismi legali, ma tutto funziona sulla fiducia e sul senso di co-appartenenza, conferendo a queste comunità la massima efficacia.

Però, la quasi totalità del genere umano è composta da persone insoddisfatte di sé e incapaci di dare un senso interno alla propria esistenza. La competizione per avere più lussi e ricchezze degli altri, e per dominarli, per sottrarre loro ciò che posseggono, la loro stessa libertà, è la condizione propria e necessaria delle persone insoddisfatte di sé, quindi alla perpetua ricerca di possessi e vantaggi materiali, di conquiste esterne, di capi e guide laiche e religiose. L’ordinamento sociale di questi esseri, il sistema per governarli, il purgatorio del loro materialismo, è pertanto la società liberale di mercato o pluto-democrazia, la società della divisione e contrapposizione, della competizione e della sopraffazione nell’eterna insoddisfazione, le quali si compiono e continuano sotto le mentite spoglie di libero mercato, democrazia e legalità, e scaricano sull’ambiente le proprie ‘esternalità’, gradualmente e inevitabilmente avvelenandolo ed esaurendolo. Imporre loro un sistema comunista è un tentativo che non solo non riesce mai, ma si traduce in più miseria, tormento e degrado per loro.

Questa società liberal-mercatista distilla e condensa verso il basso una sua essenza tossica, incarnata in una classe dominante che è il concentrato del suddetto spirito di insoddisfazione, sopraffazione e sfruttamento; una classe globale che oggi alcuni chiamano, pittorescamente e complottisticamente, mafia khazaro-bancaria, altri cupola khazaro-gesuita – in pratica, un’élite globale antropologicamente peggiore di coloro che essa domina, fatta di pervertiti psicopatici, tiranni usurai e sadici manipolatori di popoli, indifferente a quanto si degrada, anzi compiaciuta; e che invia i suoi mostri e mostriciattoli a occupare le più alte poltrone delle istituzioni religiose e laiche, dalle quali forgia e dirige le menti e l’etica del suo clero intellettuale, ricevendone di ritorno legittimazione e plauso.

20.03.21 Marco Della Luna

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Avvocato, autore, scrittore
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