SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

SIGNORAGGIO SECONDARIO:

PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

Il 6 settembre di quest’anno è stato un giorno di svolta per l’emersione del signoraggio secondario.

Fino all’inizio di questo mese, ogni volta che in qualche causa contro le banche e in difesa dei loro clienti mutuatari eccepivo che il contratto di mutuo era nullo per violazione di legge poiché gli euro prestati dalla banca erano anche stati creati, dal nulla e con mezzi contabili, dalla banca stessa, in violazione dell’art. 128 del Trattato di Lisbona (che riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la facoltà di creare euro) e dell’art. 10 del Testo Unico Bancario (che non dispone che le banche possano creare moneta), i vari giudici o fingevano che non avessi posto l’eccezione e non decidevano su di essa; oppure affermavano che era infondata perché le banche prestano il denaro della raccolta (cosa notoriamente non vera, anche perché il “denaro della raccolta” arriva alla banca sotto forma di bonifici e assegni, cioè come denaro creato da qualche altra banca; oppure la respingevano scrivendo che la banca eroga il prestito mettendo a disposizione del cliente la somma non materialmente, ma giuridicamente, ossia come saldo attivo di un conto di disponibilità o mediante assegno circolare o in altro modo equivalente (questa è la tesi consolidata della Corte di Cassazione).

Il 6 settembre, sollecitata dalla stessa banca contro cui mi opponevo (in una esecuzione immobiliare che stava portando via al mio cliente e alla sua famiglia, in un colpo solo, casa e bottega – e finora non vi è riuscita) il giudice dell’esecuzione ha finalmente riconosciuto la verità: la banca crea denaro. Ma andiamo con ordine.

In un altro procedimento, in cui, rappresentando Marco Saba e una società inglese, cerco di far emergere l’attivo reddituale derivato a una primaria banca dalla predetta attività di creazione monetaria, e a tal fine sto facendo presente al giudice come alcune recentissime dichiarazioni della BCE confermano che le banche (non centrali di emissione) creano moneta nell’atto e con l’atto di erogare prestiti (o di eseguire pagamenti), generandola ex nihilo con operazioni contabili.

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.”

Quanto sopra è stato ultimamente confemato da KPMG, che scrive: “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui I depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande I bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

Oramai dunque questa realtà, ossia ciò che in Euroschiavi ho denominato “signoraggio secondario”, è ammessa ufficialmente a vari livelli (solo i governi continuano a nasconderla), è nota a tutti coloro che si occupano di finanza, e sarebbe ora che fisco e potere giudiziario ne prendessero atto. Negarla definendola una fantasia, come talora fanno le banche e i giudici, non è più sostenibile di quanto fosse sostenibile la negazione delle teorie di Galileo dopo che tutti gli interessati avevano guardato nel telescopio e sapevano come stanno le cose.

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … … La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”)”.

Il giudice di quella causa ha dichiarato che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ordinanza 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Riconoscendo che la banca crea moneta, quel giudice ha riconosciuto, in fondo, ciò che era già notorio tra chi si occupa di banche e moneta; ma l’importante è che, grazie a lui (e alla banca che gli ha dato il la), finalmente la giurisprudenza incomincia a recepire questa realtà – un risultato notevole, considerando che la mentalità dei magistrati è molto conservatrice e restia a revisioni di fondo della realtà, soprattutto quando toccano interessi costituiti nelle istituzioni.

Riservandomi al finale dell’articolo una critica a questa statuizione, qui faccio presente che la banca eroga sì, in un (logicamente) secondo momento, il denaro (deposito) creato, ma che in cambio introita un pari credito capitale verso il prestatario. La fase che interessa noi non è quella dell’erogazione – nella quale viene contabilizzata sia l’uscita del prestito che l’introito del credito – ma quella (logicamente) anteriore, della creazione del denaro che verrà prestato e della sua non contabilizzata immissione in cassa – cioè del fatto che la banca prima crea i 100 euro (+ 100), poi presta 100 (-100) ricevendo in cambio il credito di 100 (+100), quindi il saldo dell’operazione è + 100 (profitto) se si contabilizza la creazione e immissione in cassa (passaggio per cassa, mentre è 0 se si omette di contabilizzarla, con ovvie conseguenze sul conto economico e sullo stato patrimoniale (espansione).

Ossia, essendo stato ampiamente provato che le banche creano l’oggetto del prestito in un momento funzionalmente anteriore all’erogazione, e che ciò si traduce in un accrescimento dell’attivo, esse evidentemente hanno il dovere di dichiarare l’entrata in cassa (il passaggio per cassa) di questa creazione monetaria, di questa espansione del bilancio, con tutte le conseguenze di bilancio e sui redditi; ma per ora non lo fanno, dando luogo da un lato a difficoltà o crisi per la banca e i suoi azionisti e stakeholders nonché per il fisco e l’economia, e dall’altro lato a profitti extracontabili per l’importo della creazione monetaria, i quali, restando extracontabili, restano nella disponibilità dei gestori della banca per operazioni che essi intendono fare nei loro interessi particolari.

L’emersione delle ridette componenti positive dell’attività bancaria salverebbe l’Italia stessa dal pericolo che la minaccia in relazione alle note e meno note angustie causate dalle perdite bancarie e porrebbe fine allo scempio dei bail in e bail out, perfettamente ingiustificato, inutile, quindi illegittimo, in considerazione della facoltà delle banche di creare la propria liquidità.

Poiché ciò che la banca crea nel prestare è definito e ritenuto moneta dalla BCE, poiché è accettato dallo Stato e dagli enti pubblici in pagamento di tributi, sanzioni e altro; poiché è utilizzato da tali soggetti per i loro pagamenti; per tutte queste ragioni e altre che si potrebbero aggiungere, la moneta creata dalla banca col metodo in questione, sebbene contabile, è moneta reale, anzi, essendo il suo uso addirittura imposto dalla legge per pagamenti sopra un determinato ammontare, essa è divenuta moneta legale, anche se non è l’euro, per le ragioni che esporrò in seguito.

Riprendiamo ora in chiave critica le affermazioni del giudice di Bolzano: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Queste argomentazioni sono errate perché in evidente contrasto con il dettato degli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona nonché con l’art. 41 della Costituzione. La loro erroneità, purtuttavia, non toglie il fatto che la moneta bancaria è moneta e ha ormai corso legale, e che quindi la sua creazione espande gli attivi di bilanci costituendo un ricavo, con tutto ciò che ne consegue.

Vediamo le norme che confutano l’errore del giudice:

Art. 127: “1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119….”

Articolo 128 “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…. “

Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “

Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito, come ha affermato il G.E. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.

E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi  non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC. Infatti, giuridicamente, ciò che le banche contabilmente creano nell’erogare prestiti (e pagamenti) è non euro, bensì promesse di euro (saldi di conti correnti, assegni, depositi a vista, titoli di pagamento a vista), promesse di valuta legale, cioè di banconote e conio. Promesse che, come tali, possono essere accettate fiduciariamente, ma perdono valore se la banca emittente diviene insolvente – cosa che non potrebbe avvenire col denaro vero. E che non siano euro “veri” è dimostrato dall’esistenza del sistema Target (coinvolgente il SEBC) per i pagamenti inter-statali, mentre i pagamenti da banca a banca del medesimo stato sono diretti.

Quando una banca italiana eroga un prestito denominandolo in euro è esattamente come quando ne eroga uno -poniamo- in Yen: non è che consegni al prestatario gli Yen veri, la valuta legale nipponica, dopo averla acquisita effettivamente. Essa gli eroga un prestito che dello Yen ha solo la denominazione (e il tasso di interesse). Eroga simboli dotati di potere d’acquisto (come i simboli acquisiscano il potere d’acquisto è molto importante, l’ho spiegato altrove, e presto ritornerò sul punto).

La tesi che l’assenza di divieto di emissione di euro contabili nel Trattato di Lisbona e nel TUB implicherebbe la facoltà di crearla, è altresì insostenibile alla luce della considerazione che, se questa tesi fosse vera, cioè l’applicazione del principio “tutto ciò che non è espressamente proibito, è lecito fare”, allora tutti, non solo le banche, potrebbero creare denaro contabile fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo. Del resto, riservare il privilegio di creare moneta alle banche cozzerebbe contro il principio di eguaglianza.

In quanto all’art. 10 TUB, si deve applicarlo secondo il principio “qui dicit de uno negat de altero”; quindi esso elenca le operazioni che la banca può compiere in modo tassativo; sarebbe assurdo che il core business dell’attività bancaria nel mondo reale – cioè la creazione monetaria come sopra descritta – non fosse nemmeno menzionata, però implicitamente ammessa, dalla legge bancaria.

In quanto, infine, all’affermazione della banca, che il Codice Civile non conosca solo la moneta legale della banca centrale (ma anche quella scritturale), essa è semplicemente falsa: il CC non parla di moneta scritturale o creata dalle banche di credito.

Tirando le somme:

Abbiamo un sistema monetario in cui la quasi totalità della moneta è creata con metodo puramente scritturale, dal nulla, senza copertura, dal settore bancario privato, che non ne contabilizza l’entrata in cassa, e in tal modo elude la tassazione, e insieme  crea disponibilità extracontabili peggiorando al contempo il conto economico delle banche (sono le banche che vanno in default, non i banchieri, i quali si arricchiscono sempre).

Per omissione intenzionale o dovuta a incompetenza, le leggi e i trattati non menzionano  questa creazione monetaria e non la sottopongono alla regolazione da parte di alcuna autorità pubblica, nemmeno della banca centrale, la quale invece regola la creazione della cartamoneta da parte propria, e delle monetine da parte del governo.

La moneta scritturale così creata si presenta come saldo attivo di conti di disponibilità, bonifici, assegni circolari, tutti denominati in valuta legale (non necessariamente quella del paese in cui si trova la banca), ossia ha la natura giuridica di un insieme di promesse di pagamento, cioè di consegna di date quantità di moneta legale (cartamoneta della banca centrale), che la banca emittente però non possiede se non in minima parte.

La moneta scritturale suddetta ha quindi natura giuridica di obbligazione di pagamento, ed è soggetta a rischio emittente (ossia perde valore se la banca emittente fallisce); in questo si differenzia qualitativamente dalla moneta legale consistente nella cartamoneta emessa dalle banche centrali. Essa pure però ha acquisito la qualità di moneta legale poiché lo Stato, il settore pubblico, la richiede, la accetta e la impone come mezzo di pagamento, proibendo l’uso di moneta legale della banca centrale (cartamoneta) per pagamenti sopra un dato importo.

La moneta scritturale, diversamente dall’euro cartaceo, è nazionale, nel senso che può essere scambiata (mediante bonifici e compensazione) direttamente solo tra le banche appartenenti al circuito nazionale (l’ABI per l’Italia), mentre, per scambi interstatali anche entro l’eurozona, i trasferimenti possono avvenire soltanto attraverso la mediazione delle banche centrali (sistema Target 2).

Le banche contabilizzano, forniscono e fatturano questa loro moneta scritturale senza distinguerla dalla moneta legale della banca centrale, ossia denominandola come se fosse tale moneta, mentre non lo è; e chi riceve la moneta scritturale non è consapevole della differenza. Si è creato e coltivato un equivoco tra le due monete, che ostacola la percezione della loro diversità giuridico-economica e tende a far sì che la moneta scritturale di creazione bancaria privata sostituisca interamente quella legale delle banche centrali, anche grazie alle sue forme virtuali e di plastica.

Resta da chiarire che la moneta di creazione scritturale deve la sua piena accettazione come moneta da parte del mercato, nonostante la sua natura giuridica di promessa con connesso rischio emittente, sia al fatto che lo Stato la richiede e la usa appunto esso stesso come moneta, che al fatto che le banche aderenti ai vari sistemi bancari nazionali, nel comune interesse, si riconoscono e accreditano tale moneta trattandola come moneta legale. Gli utenti delle banche, cioè la società generale, considerano moneta tutto ciò che le banche considerano moneta, senza porsi problemi e senza percepire differenze. E il gioco è fatto.

25.09.16 Marco Della Luna

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7 Responses to SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

  1. zanellato.lorenzo says:

    REPLICA AD AHFESA NUMERO 2

    Io vedo solo confusione nella testa di qualcuno.
    La banca — se proprio la si vuole vedere in modo medievale — “crea moneta” (NON BM, però), ogni volta che concede credito e questo viene utilizzato. Che a me pare sia uno dei suoi principali mestieri.
    Il credito, a parte storture e patologie, viene chiesto da imprenditori e consumatori, e concesso o meno sulla base di una valutazione del merito di credito di chi lo richiede, delle garanzie che può prestare, nei limiti che la banca ha di concedere credito per vincoli suoi (es. capitale).

    La banca questo registra: nascite, crescite, decrescite e morti (di debiti e crediti).
    Un esempio di credito (verso la banca) è il conto corrente. La banca ha il compito di tenere una contabilità accurata di come ci gira sopra il denaro. Più dinamico di così!
    Anche il notaio si occupa di compravendite (altrimenti, che cazzo fa?). Poi c’è l’Ufficio del Registro, ma anche questo segue le dinamiche dei cambi di proprietà.
    Credo che su questo punto abbia tu confusione in testa, Ahfesa.

    Molto del(l’inutile / futile / aberrante / ) discorso sulla moneta verte sulla “scoperta” che la banca “crea denaro” con il credito, invece di moltiplicare i depositi (la visione del moltiplicatore è quella della banca centrale e della base monetaria, che con la riserva frazionaria sui depositi limita, MA NON PUO’ SPINGERE, la creazione di moneta bancaria).
    Che sia l’una o l’altra delle due visioni, E’ IRRILEVANTE, stante il fatto che il sistema viaggia in partita doppia: non si riesce a utilizzare credito senza fare un deposito (oppure ridurre un altro credito).

    Andrebbe in impiego sull’interbancario (per la banca che dall’altra parte ha concesso un mutuo senza avere provvista — l’hai capita quella della partita doppia?? — oppure, se la tesoreria “non chiude in pari la stanza di compensazione”, in deposito (a tasso ridicolo) presso la banca centrale.

    Premessina:
    devi distinguere moneta, banca e finanza (anche la banca è finanza, ma teniamo le due cose separate). Nel nel sistema ci sono (semplifico):
    – *pagamenti*, dove gira *moneta* (e la banca si occupa anche di questo);
    – *depositi e impieghi*, che è il mestiere della *banca*;
    – *risparmio e investimento*, che è uno dei mestieri della finanza;
    – *finanza straordinaria* (es. quotazioni di borsa);
    – tutto il mondo del *trading*, che è il grosso del lavoro della *finanza*;
    – tutto il mondo della *speculazione*, dei *derivati*, delle *coperture di rischio*, …, che è sempre *finanza*.

    La faccenda dell’offerta di moneta e della quantità di beni reali esistenti nel sistema non è “finanza”.
    E’ un problema monetaristico classico; non sono ferratissimo, ma suona più o meno così: “la moneta che circola per la velocità con cui circola è uguale al totale degli scambi di beni e servizi”.
    Qualche correlazione quindi c’è, fra l`offerta di moneta e la quantità di beni reali esistenti nel sistema, ma in realtà è fra l`offerta di moneta e la quantità di beni reali (e servizi) scambiati: puoi avere pochi beni e farli girare come trottole, oppure tanti e spostarne pochi.
    **Quindi, dimmi cosa vuoi dire, please.** Ahfesa

    Poi dici–
    >>… è … altrettanto vero che il banchiere ordinario non DEBBA MAI POTERE CONTROLLARE a piacere l`offerta di moneta, ovvero crearne (o distruggerne) quanta vuole senza sottostare a precisi vincoli imposti e controllati dal regolatore indipendente
    Ti rispondo…
    Per questo — che funzioni o meno è un altro punto — esiste la riserva frazionaria sui depositi (che, come detto, LIMITA il credito, ma non lo può spingere; come ho anche detto, è l’imprenditore o il consumatore a richiedere credito, dopodiché la banca lo concede o meno; in tempi d crisi il credito è SIA meno richiesto, SIA meno concesso, donde un problema di cumulo fra economia che non gira e moneta che non c’è: ).

    Il problema banale è che NON ESISTE qualcosa come “una operazione incontrollata di creazione di moneta” (banche centrali a parte, ovviamente: il QE è l’unico esempio, perverso, di signoraggio).
    **O mi fate un esempio, o parlate del nulla.** Ahfesa.

  2. zanellato.lorenzo says:

    REPLICA AD AHFESA
    Dubito fortemente che il margine non utilizzato delle aperture di credito sia BM:
    – E’ BN il margine inutilizzato del credito DI UNA BANCA aperto presso LA BANCA CENTRALE (poca cosa, a livello sistema);
    – NON è BM il margine non utilizzato delle aperture di credito DI UN CLIENTE presso UNA BANCA ORDINARIA (una montagna di denaro potenziale).
    http://www.dse.univr.it/…/Occor…/matdid/matdid405727.pdf, fine di pag. 10

    Quindi:
    – E’ giusto “Se la banca [ordinaria] concede un`apertura di credito, aprendo un c/c al cliente a saldo zero e permettendogli di prelevare fino ad un certo importo è ovvio che crei moneta scritturale…”;
    – E’ invece fasullo “…e quindi senza un`operazione di segno opposto (es vincolo a riserva di corrispondenti depositi) crea BM e MC.

    Una banca ordinaria:
    – Crea MC, ma solo se e quando il cliente utilizza il credito concesso;
    – NON ESISTE che possa creare BM (prerogativa della banca centrale).

  3. ahfesa says:

    Caro avvocato ed Erg. Sig. Zanellato,

    Mi permettano alcune opinabilissime e personali osservazioni :

    a) sembra vi sia un po`di confusione sul concetto di BM e MC (o offerta di moneta) Vedasi prec. post.
    b) Non mi pare esatto che la banca (semplificando) sia o debba essere un semplice contabile di debiti e crediti come il notaio. Difatti debiti e crediti esprimono un concetto statico, ma ahimé la gestione finanziaria é successione di eventi dinamici, ovvero i « debiti » devono poter essere estinti ed i « crediti » debbono poter essere utilizzati. In altri termini « Star Treck » non usa più il denaro non perchè esso sia stato legalmente abolito per fatto giuridico, ma soltanto perchè è diventato inutile essendovi un « grande fratello » che procura e provvede insindacabilmente, gratuitamente e continuamente a ciascuno i beni a lui necessari secondo la sua condizione. Situazione questa magari bellissima, ma distante galassie dalla nostra reale situazione.
    c) Non sono giurista e posso errare, ma la creazione di moneta scritturale (o la devoluzione di denaro a deposito) ahimé é il presupposto pratico del contratto di mutuo, poichè esso potrebbe sussistere ma non potrebbe essere adempiuto in mancanza della provvista messa dal prestatore a disposizione del debitore ed a rendere secondo contratto. O all`inverso se la banca prestatrice creasse la provvista senza il mutuo tale denaro resterebbe sempre virtualmente (o persino realmente) nelle sue casse a partita compensata.
    d) Mica vero che le « questioni di finanza » sono situazioni a sé stanti, ma al contrario deve per forza esserci una stretta correlazione tra l`offerta di moneta e la quantità di beni reali esistenti nel sistema. Es se al limite non ci sono beni non serve neppure il denaro, neppure se a base aurea e non forzoso, poichè anche avessi oro con lo stesso non potrei comprare nulla.

    Ma il dire del sig. Zanellato non é mi é inutile e lo ringrazio, poichè mi permette di esplicitare un concetto a completamento della mia esposizione.

    Ovvero, senza entrare in materia giuridica perchè ripeto non é il mio lavoro, é vero che la banca può variare l`offerta di moneta mediante l`emissione scritturale e la moltiplicazione naturale dei depositi, cosa che mi pare economicamente lecita e produttiva (e qui differisco dall`avvocato).
    Ma é anche per evidenti ragioni altrettanto vero che il banchiere ordinario non DEBBA MAI POTERE CONTROLLARE a piacere l`offerta di moneta, ovvero crearne (o distruggerne) quanta vuole senza sottostare a precisi vincoli imposti e controllati dal regolatore indipendente, di cui ho già parlato. E qui concordo con l`avvocato nel ritenere ogni operazione incontrollata di creazione di moneta (in qualunque modo) atto illecito, produttivo di utili cartolari e non reali poichè rappresentati da denaro forzoso, e dannoso.

  4. zanellato.lorenzo says:

    Replica di Alfredo Bregni su facebook per l’Avvocato Marco della Luna : 《
    Beh, come argomenti non ce ne sono molti…

    Io ho smontato il suo discorso pezzo per pezzo, lui non ci ha neanche provato, con il mio.》.
    Io mi chiamo Lorenzo Zanellato e se volete trovarmi sono su facebook, così presento Alfredo Bregni esperto di banche e io smetto di fare da intermediario ( replica a Saba).
    Io mi chiamo Lorenzo Zanellato da Adria e mi piace mettere l’uno contro l’altro perché credo nella conoscenza attraverso la dialettica.
    Io mi ritengo della scuola MMT , nazionalista e stimo molto Marco Della Luna.
    Il mio intento è capire meglio le cose e non di mettere in difficoltà o polemizzare.

  5. zanellato.lorenzo says:

    La banca non “crea denaro”.
    La banca concede credito, registra debiti e crediti, e gli economisti vedono i nuovi depositi (quelli di chi ha venduto la casa a chi ha contratto un mutuo) come nuova moneta.
    E’ giusto. Ma è il sistema di concessione del credito che finisce con il creare moneta.
    CESTINARE UN CONCETTO IMBECILLE E FARE UN PICCOLO PASSO AVANTI RISPETTO AL MEDIOEVO

    Se passassimo dal concetto medievale “X”, del denaro come qualcosa di tangibile — concetto che può portare la gente a correre in banca a prelevare i propri risparmi, e il legislatore a proteggere i depositi fino a un certo importo — a un concetto più moderno “Y”, di semplice registrazione di posizioni di debito e credito, le cose cambierebbero in meglio.
    Anche se una banca dovesse ipoteticamente fallire, le sue registrazioni rimarrebbero valide, senza che nessuno debba correre allo sportello, o qualcun altro proteggere i depositi.

    Quelli che davvero conterebbero sarebbero:
    – I criteri e le regole di concessione del credito, in termini di garanzie e vincoli di capitale;
    – Le regole di investimento in proprio da parte delle banche (o di chiunque altro), sempre in termini di capitale;
    – I sistemi di protezione delle registrazioni bancarie.
    Il tutto perché i depositi possano sia essere riconosciuti sia avere una controparte lato impieghi.

    Se in base al concetto “X” avvengono fenomeni inutili e sciocchi, che con il concetto “Y” spariscono, io dico che il concetto “X” è semplicemente da rivedere.
    Come ci fidiamo del notaio, per affermare che un appartamento è di nostra proprietà — e alla fin fine si tratta solo di pezzi di carta, custoditi nel repertorio del notaio e in conservatoria, che lo attestano — così dovremmo fidarci della banca per veder riconosciuti i nostri crediti e riconoscere i nostri debiti.
    Il denaro rimarrebbe una semplice unità di conto (…e la finiremmo con tante minchiate sul tema).

    Prima di arrivare alla situazione di Star Trek, dove il denaro non esiste più, un piccolo passo avanti rispetto al medioevo, cosa dite, si può fare?

    Per completare il quadro, e risolvere anche la vexata quaestio dei fallimenti bancari, la tanto discussa separazione tra banca commerciale e banca di investimento si potrebbe realizzare contabilmente:
    – Da regole di Basilea, una banca quando concede credito dovrebbe avere garanzie adeguate e comunque capitale sufficiente (8%) a coprire le perdite; quindi, da questo lato, non c’è motivo alcuno per cui possa fallire;
    – Dal lato degli investimenti in proprio, o vengono poste e non vengono applicate regole analoghe / adeguate, oppure le banche possono fallire;
    – Il problema però, per i depositanti, e per il resto dell’economia, non si porrebbe; basterebbe semplicemente dire che i depositi sono coperti dagli impieghi, dalle relative garanzie e dal capitale accantonato (8%) a copertura, e che le perdite lato investimento stanno per fatti loro (al sistema economico la cosa poco interessa, oltretutto: sono problemi di banche e finanza, e se la vedano loro; anche se una banca trascina con sé delle altre, con il principio della separazione contabile tutte le componenti commerciali rimangono a posto).
    Ho letto. Tristezza…

    >>contratto di mutuo nullo per violazione di legge; euro prestati dalla banca creati dal nulla dalla banca stessa; art. 128 del Trattato di Lisbona (che riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la facoltà di creare euro);

    Ragionamento formalistico.
    COntinuando con la forma, la c.d. creazione di moneta non avviene con il mutuo all’acquirente della casa, ma con il deposito del venditore della casa medesima (effettuato diciamo con assegni circolari).
    Ergo, in termini di forma, il mutuo non crea moneta. Consente soltanto di crearne, ad altri. Quindi, non è il contratto di mutuo a essere nullo.
    E neanche il deposito, indistinguibile da altri depositi con assegni circolari.

    >>art. 10 del Testo Unico Bancario (che non dispone che le banche possano creare moneta);

    Immagino si intenda base monetaria, perché le banche da sempre “moltiplicano” i depositi (versione antica dell’attuale “creazione”).

    >>i vari giudici o fingevano che non avessi posto l’eccezione e non decidevano su di essa…

    Giustamente, perché sbagliata.

    >>…oppure affermavano che era infondata perché le banche prestano il denaro della raccolta (cosa notoriamente non vera, anche perché il “denaro della raccolta” arriva alla banca sotto forma di bonifici e assegni, cioè come denaro creato da qualche altra banca; oppure la respingevano scrivendo che la banca eroga il prestito mettendo a disposizione del cliente la somma non materialmente, ma giuridicamente, ossia come saldo attivo di un conto di disponibilità o mediante assegno circolare o in altro modo equivalente (questa è la tesi consolidata della Corte di Cassazione).

    Come la vogliano vedere giuridicamente, è una scelta dei formalisti.
    La sostanza è che la banca registra debiti e crediti, e — concedendo credito — incrementa debiti e crediti, contestualmente e in partita doppia.
    Se qualcuno vuole vedere i nuovi depositi come nuova moneta, certamente sa che si tratta di un aggregato monetario diverso da quello della moneta emessa dalla banca centrale (cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Aggregati_monetari), ergo fuori dai divieti — mia opinione — degli articoli di legge.

    >>Il 6 settembre, sollecitata dalla stessa banca contro cui mi opponevo (in una esecuzione immobiliare che stava portando via al mio cliente e alla sua famiglia, in un colpo solo, casa e bottega – e finora non vi è riuscita) il giudice dell’esecuzione ha finalmente riconosciuto la verità: la banca crea denaro.

    La banca crea moneta bancaria, cosa diversa dalla base monetaria.
    Non a caso, vanno in due aggregati monetari diversi.

    >>In un altro procedimento, in cui, rappresentando Marco Saba e una società inglese, cerco di far emergere l’attivo reddituale derivato a una primaria banca dalla predetta attività di creazione monetaria, e a tal fine sto facendo presente al giudice come alcune recentissime dichiarazioni della BCE confermano che le banche (non centrali di emissione) creano moneta nell’atto e con l’atto di erogare prestiti (o di eseguire pagamenti), generandola ex nihilo con operazioni contabili.

    Vale quanto detto sopra.
    Sono in realtà debiti e crediti, come forma sono due monete diverse (poi, con ambedue ci compri qualcosa; anche con un BOT in scadenza ci compri qualcosa, eppure lo stato non può emettere moneta; però vicino alla scadenza i titoli di stato finiscono in un ulteriore diverso aggregato monetario.

    >>Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente.”

    Ma va?

    >>”Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.”

    E’ quella che altrove viene chiamata “alchimia” (“The End of Alchemy: Money, Banking, and the Future of the Global Economy”, di Mervyn King, ex Governatore della Banca d’Inghilterra).
    C’est la vie.
    Anche la casa che compri con il mutuo non è liquida. Ma nessuno si scandalizza che la moneta liquida compri un bene immobile.
    C’est la vie anche qui.

    >>Quanto sopra è stato ultimamente confemato da KPMG, che scrive: “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui i depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande i bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

    La prima frase è vera. La seconda frase è pretestuosa: sono famiglie e imprese che si indebitano, e questo espande l’attivo e il passivo di bilancio delle banche.

    >>Oramai dunque questa realtà, ossia ciò che in Euroschiavi ho denominato “signoraggio secondario”, è ammessa ufficialmente a vari livelli (solo i governi continuano a nasconderla), è nota a tutti coloro che si occupano di finanza, e sarebbe ora che fisco e potere giudiziario ne prendessero atto.

    Il signoraggio primario (reale) è di dimensioni risibili, proprio perché la moneta è soprattutto bancaria.
    Il signoraggio secondario (fasullo) è pura conseguenza (in)diretta della concessione di credito (diretta come origine, indiretta come catena di cause ed effetti). Delle due l’una: o non vogliamo il credito, oppure ci teniamo la c.d. creazione di moneta (questo in termini sostanziali; in termini formali, come detto, si tratta di aggregati monetari diversi). Quello che si può fare è ampliare i vincoli di capitale (al limite, portando il vincolo di capitale al 100%, la banca potrebbe prestare solo soldi suoi. Peccato che i “soldi suoi” sarebbero depositati in banca centrale, e quindi si avrebbe UGUALMENTE la creazione di moneta (infatti, i depositi presso la banca centrale non sono moneta, diversamente da quelli in banca ordinaria, perché non si possono spendere in via diretta). Quindi, la soluzione non c’è. E conseguentemente è futile (nonché imbecille) fare la guerra ai fantasmi.

    >>Negarla definendola una fantasia, come talora fanno le banche e i giudici, non è più sostenibile di quanto fosse sostenibile la negazione delle teorie di Galileo dopo che tutti gli interessati avevano guardato nel telescopio e sapevano come stanno le cose.

    Dopo che hai smesso di negarla, quando capisci che comunque la Terra è piatta, quando vai da Roma a Milano, ci si domanda a che pro si discute.

    >>La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … … La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”)”.
    >>Il giudice di quella causa ha dichiarato che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ordinanza 06/07/16: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso…”

    Giudice saggio.

    >>Riconoscendo che la banca crea moneta, quel giudice ha riconosciuto, in fondo, ciò che era già notorio tra chi si occupa di banche e moneta; ma l’importante è che, grazie a lui (e alla banca che gli ha dato il la), finalmente la giurisprudenza incomincia a recepire questa realtà – un risultato notevole, considerando che la mentalità dei magistrati è molto conservatrice e restia a revisioni di fondo della realtà, soprattutto quando toccano interessi costituiti nelle istituzioni.

    Non c’entrano “interessi costituiti”. C’entra solo un sistema fatto così.
    LE BANCHE REGISTRANO DEBITI E CREDITI. Più debiti fanno più moneta: non avevo denaro per comprare una casa, e ora posso comprarla. Poi, ho dei debiti da ripianare. Non c’è NULLA che non vada (salvo i problemi di incremento dell’instabilità dell’economia causa credito — NON problemi “di moneta” — come delienati qui: http://www.economicprinciples.org/it/).

    >>Riservandomi al finale dell’articolo una critica a questa statuizione, qui faccio presente che la banca eroga sì, in un (logicamente) secondo momento, il denaro (deposito) creato, ma che in cambio introita un pari credito capitale verso il prestatario.

    La partita doppia è così: come visto dalle banche, da un lato il debito, dall’altro il deposito; come visto dal prenditore / prestatario, da un lato il denaro (“nuovo” / che non aveva), dall’altro il debito; ci mancherebbe che non fosse così…

    >>La fase che interessa noi non è quella dell’erogazione – nella quale viene contabilizzata sia l’uscita del prestito che l’introito del credito – ma quella (logicamente) anteriore, della creazione del denaro che verrà prestato e della sua non contabilizzata immissione in cassa – cioè del fatto che la banca prima crea i 100 euro (+ 100), poi presta 100 (-100) ricevendo in cambio il credito di 100 (+100), quindi il saldo dell’operazione è + 100 (profitto) se si contabilizza la creazione e immissione in cassa (passaggio per cassa, mentre è 0 se si omette di contabilizzarla, con ovvie conseguenze sul conto economico e sullo stato patrimoniale (espansione).

    Peccato che questa sia un’immane cazzata.
    I 100 NON sono profitto, ma credito. Vanno a stato patrimoniale, e non a conto economico. E non vanno nemmeno a cassa. A “cassa” ci va solo, e solo temporaneamente, l’assegno circolare depositato dal venditore della casa, finché non viene negoziato in stanza (con il che sparisce anche dalla cassa).
    La contabilità in partita doppia è una cosa seria, non una fregnaccia.
    Il fatto che “la banca prima crea i 100 euro” NON è un fatto. E’ solo un modo DEL TUTTO sbagliato di vedere le cose.
    La banca NON crea un bel nulla, “prima”.
    Il meccanismo è quello su cui tutti sono d’accordo. Qui è solo scioccamente TRAVISATO.

    >>Ossia, essendo stato ampiamente provato che le banche creano l’oggetto del prestito in un momento funzionalmente anteriore all’erogazione…

    Balla spaziale.

    >>…e che ciò si traduce in un accrescimento dell’attivo, …

    L’accrescimento dell’attivo c’è, ma NON per qualcosa di “funzionalmente anteriore all’erogazione”, che NON ESISTE.

    >..esse evidentemente hanno il dovere di dichiarare l’entrata in cassa (il passaggio per cassa) di questa creazione monetaria, di questa espansione del bilancio, con tutte le conseguenze di bilancio e sui redditi;

    Da premesse sbagliate, conseguenza sbagliata: “ex falso quodlibet” (quarto principio — medievale — della logica: http://www.math.unipd.it/…/dispense%20di%20Logica…, pag. 1).
    La parte finale del discorso (non riportata) è quindi insussistente.

    >>L’emersione delle ridette componenti positive dell’attività bancaria salverebbe l’Italia stessa dal pericolo che la minaccia in relazione alle note e meno note angustie causate dalle perdite bancarie…

    FOLLIA PURA.
    >>Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito…

    Siamo ancora alle balle (**a parte il fatto che la moneta bancaria NON E’ “M1″**).
    La banca centrale **LIMITA** la creazione di moneta, a parte i vincoli di capitale, con il meccanismo della riserva frazionaria (fra l’altro, citato sopra).
    QUELLO CHE NON PUO’ FARE è fare l’opposto, ovvero **spingere** la creazione di moneta (come — OVVIAMENTE — non può spingere famiglie e imprese a indebitarsi: se Monti e Fornero hanno ridotto / azzerato la percezione di ricchezza degli italiani su casa e pensioni, la conseguente recessione da riduzione di domanda si cumula con una minore richiesta di credito, sia per consumo sia per investimento, che riducono la massa di moneta bancaria, in una spirale negativa che tutti conoscono.
    Il problema, oggi, non è la creazione di moneta, ma la NON-creazione di moneta (dove poi quello che non c’entra è proprio la moneta, mentre quelli che contano sono la [minor] propensione al consumo e la [minor] richiesta di credito, che danno luogo a minor produzione e PIL in stasi / calo).

    >>…la BCE [non riesce a] regol[are] la creazione di moneta bancaria[:] neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.

    Il problema infatti NON è di moneta, ma di percezione di ricchezza e propensione al consumo stroncati da Monti e Fornero.

    >>Quando una banca italiana eroga un prestito denominandolo in euro è esattamente come quando ne eroga uno -poniamo- in Yen: non è che consegni al prestatario gli Yen veri, la valuta legale nipponica, dopo averla acquisita effettivamente. Essa gli eroga un prestito che dello Yen ha solo la denominazione (e il tasso di interesse).

    Balla anche questa.
    Quando il venditore dell’appartamentino a Tokyo — se uno deve chiedere un mutuo, a Tokyo si compra più una scatola che una casa… — deposita l’assegno in Yen, poi la banca va in stanza di compensazione (in realtà, in qualche struttura internazionale di clearing) e gli Yen dalla banca che ha concesso il credito LI VUOLE. E quindi la banca che ha concesso il credito di quegli YEN si DEVE APPROVVIGIONARE.
    **Non ne sono del tutto certo**, ma una banca italiana “crea Euro” (se proprio la volete vedere così), ma col cavolo che possa “creare Yen”: solo se ha un quota parte del bilancio denominato in Yen, lo può fare.

    >>[Se] “tutto ciò che non è espressamente proibito, è lecito fare”, allora tutti, non solo le banche, potrebbero creare denaro contabile fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo.

    Ed è così!!!!!!!!!
    Ammesso che oggi qualcuno ancora accetti “pagherò” / cambiali, chiunque può “creare Euro”, semplicemente pagando una lavatrice con una cambiale (in questo caso, è il venditore che concede credito all’acquirente, senza alcuna banca di mezzo).
    Se oggi non si fa, una volta si faceva, quindi la tesi sopra indicata è fasulla.
    Dirò di più. Ieri, oggi, domani e sempre esiste una forma REALE di credito, anche se formalmente solo contabile, che è il credito commerciale: ogni volta che un bene o servizio viene pagato a 30 o 60gg, di fatto si tratta di una forma di credito e, anche se non viene creata moneta, è come se lo fosse, perché il cliente / compratore si ritrova in cassa la stessa disponibilità di prima, pur avendo effettuato un acquisto.
    Quindi, SMETTIAMOLA CON LE PANZANE.

    Chiudo qui, per manifesta — e dimostrata — infondatezza del post.
    ( risposta al suo post da parte di Alfredo Bregni all’Avvocato)( se vuole commentare mi farò da intermediario)

    • admin says:

      A ZANELLATO: Complimenti, un capolavoro di contraddizioni! Non perdo tempo a ribattere, mi fido dell’evidenza…

  6. ahfesa says:

    Caro avvocato e miriadi di stimati lettori,

    Non commento l`impianto giuridico e processuale non essendo un professionista del settore.
    Azzardo solo alcune considerazioni empiriche che rispettosamente manifesterei se fossi il cliente. Ovvero in ogni campo é giusto tentare il successo proponendo soluzioni molto innovative e pure fondate, ma temo che nell`attuale situazione, date le evidenti implicazioni, é forse possibile ottenere una sentenza di primo grado favorevole, ma essa sarebbe certamente cassata dalle giurisdizioni superiori. Salvo naturalmente un rivoluzionario cambio di regime e di governo.
    Secondariamente il continuare a proporre un tipo di eccezioni che vengono o ignorate o rigettate dal magistrato crea inevitabilmente una giurisprudenza, sicuramente discutibile (ed anche con validissime e persino evidenti ragioni) ma ahimé avversa. Cosa questa deleteria poichè fornisce ai successivi magistrati giudicanti una comodissima motivazione per evitare persino di prendere in considerazione lo spinoso quesito.

    Invece dal punto di vista della tecnica bancaria, materia a me più vicina, credo le cose siano molto più semplici e chiare, anche senza pretese accademiche.
    Facciamo una distinzione. Si chiama medio circolante MC l`insieme dei mezzi di pagamento esistenti in un sistema in un dato istante. Si comprende sia il denaro fisico, che quello scritturale che qualunque strumento che sia accettato comunemente, anche se non obbligatorimente e da tutti, come mezzo di estinzione delle obbligazioni. Si chiama base monetaria BM invece l`insieme degli strumenti che possano essere convertiti in denaro o assimilati a corso legale, da chiunque, liberamente e senza costi. Concetto questo più ristretto non necessariamente materiale. Es. i buoni pasto sono MC ma non BM perchè con gli stessi otttengo una prestazione ma non denaro contante e non sono accettati da tutti. Es il margine non utilizzato delle aperture di credito é BM ma non MC.
    In teoria un`azienda di credito raccoglie denaro dai risparmiatori e lo presta lucrando sulla differenza di remunerazione. Ora se si presta denaro in deposito aumenta il MC (aumentano i depositi perchè chi riceve il denaro in prestito compra qualcosa ed il fornitore lo deposita nella sua banca creando un nuovo deposito a livello di sistema. Ma BM resta la stessa.
    Se invece la banca concede un`apertura di credito, aprendo un c/c al cliente a saldo zero e permettendogli di prelevare fino ad un certo importo é ovvio che crei moneta scritturale e quindi senza un`operazione di segno opposto (es vincolo a riserva di corrispondenti depositi) crea BM e MC. Ovvero aumenta l`offerta di moneta. E ciò accade da sempre in qualinque sistema creditizio dove sia consentito al banchiere prestare più di quello che ha in deposito, a riserva e di mezzi propri.
    Ora in un sistema che funzioni correttamente il banchiere centrale certamente consente queste operazioni che a mio avviso hanno degli effetti positivi sul sistema perchè estendono la possibilità di credito, ma le regolamenta strettamente e ciò per due ovvi motivi : primo evitare che il banchiere conceda troppi crediti e/o crediti rischiosi rispetto alle sue riserve e patrimonio e fallisca rendendo i risparmiatori incapienti. Secondo per evitare di dare eccessiva liquidità al sistema, dove se questa non é accompagnata da una paritetica estensione della capacità produttiva e/o disponibilità di beni e servizi, crea inflazione e pone il livello dei prezzi fuori controllo. Quindi il b.c. impone alle az. di credito ordinarie, delle % di riserve obbligatorie sui depositi, dei vincoli di portafoglio e comunque un rapporto massimo tra depositi crediti e patrimonio (non standard ma decise di volta in volta sia per situazione e sia per banchiere) sia in generale che verso unici obbligati o collegati fra loro. Come pone vincoli alla creazione di nuovi sportelli e stabilisce delle forme tecniche precise ed obbligatorie per le singole operazioni bancarie, proprio per evitare le c.d. banche ombra e le operazioni « over the counter ».

    Il rispetto di queste regole ha certamente posto problemi di innovazione ed espansione, ma ha reso le banche le aziende sicure per eccelenza con indubbi e maggiori vantaggi.

    Oggi invece questo tipo di controllo esiste certamente a livello teorico e normativo, ma é disatteso potendo di fatto il banchiere prestare quanto vuole ed a chi vuole e persino inventarsi lui a piacere le forme tecniche di raccolta, investimento e credito. Purtroppo il tutto senza riguardo per quelle elementari cautele che sono la specializzazione del credito e la correlazione temporale tra i vari tipi di raccolta ed impieghi.
    A ciò si aggiunge un l`endemico problema creato dalla preservazione ad ogni costo della moneta unica, che impone per vari motivi tassi addirittura negativi e crisi economoca permanente, xituazioni che precludono alla benche la loro normale attività tipica, ovvero la roccolta e l`impiego presso attività produttive (necessariamente sane e solvibili). Conseguenza per quadrare (si fà per dire) i bilanci si ricorre ad investimenti « alternativi » altamente speculativi e rischiosi.
    Infine si é pure persa la logica correlazione tra remunerazione dei dirigenti e risultati dell`istituto, arrivando a pagare compensi e regalie milionarie a chi ha fatto fallire di fatto l`istituto.

    E le conseguenze sono macroscopiche, basta guardare l`andamento dei titoli bancari che in un anno hanno più che dimezzato il loro valore. E che naturalmente necessitano di salvataggi miliardari da porre in essere (sempre per le stesse norme demenziali) esclusivamente con il denaro del contribuente, oppure degli stessi truffati senza ristoro. Situazioni queste destinate ad aggravarsi sempre di più e che non possono non portare alla lunga al crollo generale del sistema ed alla comune e totale rovina (salvo dei furbastri ovviamente).

    Dunque la mia opinione tecnica é che le operazioni di creazione di moneta erogando crediti senza aver un corrispettivo diretto nei depositi siano lecite, ma debbano essere stretamente verificate sia dall`erogante, che dal regolatore e mai per nessun motivo qualunque sia la legge vigente, possano eccedere una conveniente percentuale tra depositi/patrimonio/impieghi.

    Ma per concludere azzardo una mia personalissima impressione, altamente empirica e discutibile : con tutto il rispetto per l`ordine giudiziario, vedo assai diffcile che un magistrato ordinario possa compenetrarsi di questa materia senza condizionamenti e magari anche qualche lacuna cognitiva. Anche trovo ancor più difficile che possa serenamente decidere, considerando il fatto che attualmente vengono inaugurati e sostenuti ampiamente dalla giurisprudenza risoluzioni, magari ineccepibili secondo certe interpretazioni dell`ordinamento, ma demenziali dal punto di vista pratico e del comune senso di giustizia, quali ad esempio il dover pagare un risarcimento a chi viene in casa tua per derubarti e farti violenza. Oppure il non rinviare certamente al proprio paese di provenienza chi, dopo essersi introdotto nel nostro territorio con la violenza o con la frode, pure vi si installa per commettere abitualmente crimini o per sfruttare, sempre con frode, il nostro sistema previdenziale in danno di altri meritevoli.

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