MONOTEISMO, MONOMANIA, UTOPIA

MONOTEISMO, MONOMANIA, UTOPIA

Note a margine di Ipazia di Alessandria e l’enigma di S. Caterina, di Nicola Bizzi (Aurora Boreale, 2018)

Tutti i monoteismi religiosi, come i totalitarismi ideologici, storicamente sono stati processi rivoluzionari, intolleranti, illiberali, che, mediante violenze, persecuzioni e propaganda, hanno cercato di cancellare, la cultura, i valori, i mores delle civiltà in cui prendevano il potere.

Consideriamo la storia oggettiva delle varie religioni monoteiste (o enoteiste o monolatriche1): atonismo (il culto solare di Amenhotep IV alias Ekhnaton), giudaismo, mazdeismo, cristianesimo, islamismo.

Se guardiamo in particolare a ciò che esse hanno fatto ogniqualvolta hanno scalato e preso il potere, troviamo che ciascuna di esse non solo crede, monomaniacalmente, di essere l’unica detentrice della verità, ma anche ha cercato di realizzare un nuovo uomo, una nuova società, un nuovo ordinamento giuridico. Esse quindi, tutte, hanno proceduto cancellando (demonizzando, perseguitando, travisando) il preesistente, e imponendo un pensiero e una verità unica, un unico modo di esperienza spirituale, con la promessa che questo nuovo modello risolverà presto tutti i mali, le ingiustizie e porterà la felicità e libertà, perché ovviamente esse sanno qual è il vero Bene e che esso vale per tutti, sicché chiunque lo rifiuti ha torto.

Ovviamente, per realizzare il loro progetto, cioè il nuovo uomo e il nuovo ordine, devono eliminare rapidamente il vecchio, le resistenze, con la violenza, che sempre è risultata indispensabile, perché il “vecchio”, il tradizionale, è storicamente consolidato nell’animo della gente, nella sua sensibilità, e nei mores come “fisiologia” del funzionamento culturale, sociale, politico, economico, spirituale. Il libro di Nicola Bizzi ampiamente descrive la resistenza della società tradizionale alla imposizione del cristianesimo e delle sue gerarchie.

Tutto questo le suddette religioni hanno in comune con le ideologie politiche totalitarie: fascismo, nazismo, comunismo, maoismo. Infatti sono tutte species di quella fallacia illuministica, costruttivistica, che con Karl Popper possiamo chiamare ‘utopismo’, ingegneria sociale ‘olistica’2: ossia, appunto, del convincimento che, in base a una nuova teoria o scoperta o rivelazione, sia possibile e doveroso ristrutturare l’uomo e la società come si ristruttura una casa: basta un buon progetto, molta buona volontà, la giusta forza e fermezza, e tutto funzionerà per il meglio: si realizzerà un ordine perfetto che durerà fino alla fine dei tempi. Invece, ogni tentativo di fare cose simili manca la meta prefissa e causa immense sofferenze, immense stragi e persecuzioni, immensi danni civili e materiali, prima di cadere o di trasformarsi in qualcos’altro. Infatti un corpo sociale non è una casa, non è un corpo inerte che si possa modificare a piacimento, ma un corpo vivente, e vivente secondo un ordine, una fisiologia, sviluppatisi lentamente nel corso della sua storia, cioè di secoli.

Mentre le religiosità politeistiche esprimono e sostengono questi equilibri organici e assettati, rispettosi perlopiù delle varie componenti etniche, culturali, cultuali, censuarie del corpo sociale -sono quindi religiosità mature, includenti-, al contrario, le religioni monoteiste sorgono tutte, storicamente, come progetti monomaniacali, rivoluzionari, escludenti, olistici e utopistici nel predetto senso, aggravati dal fatto di essere prescritti da un dio (o da una ‘scienza’ sentita come verbo divino, come è il caso del mercatismo), quindi dall’essere indiscutibili; e inevitabilmente generano violenza, così come le ideologie totalitarie, non solo perché devono eliminare la religione già esistente per sostituire ad essa il loro modello, ma anche perché promettono la soluzione rapida dei problemi esistenziali – la morte, il senso della vita, la giustizia, etc.3 – e, ovviamente, non riescono a mantenere queste promesse (recentemente si è visto il fallimento pratico del governo dei Fratelli Musulmani in Egitto); onde suscitano frustrazione nei devoti, e questa frustrazione, non potendo esse riconoscere il loro fallimento, deve essere scaricata all’esterno, affinché non crei lacerazione interna o dubbi – deve essere scaricata, cioè, su un capro espiatorio, che può essere interno (gli eretici) oppure esterno (gli infedeli, chi non si converte alla nuova religione): tutti questi capri espiatori vanno uccisi per volere di Dio.

L’islamismo è permanentemente in questa fase militante, uccidendo per motivi religiosi mediamente 100.000 infedeli all’anno nel mondo. Il giudaismo, che in origine si impone con la massima violenza però solo verso i membri del popolo eletto, oggi è in armi e in guerra per difendersi, e sa difendersi. Il mazdeismo, che gli inizi della sua carriera politica era molto impegnato con le armi, si è quasi estinto. Il cristianesimo, dopo aver fatto tali cose per secoli – come descrive il libro di Nicola Bizzi – e nei modi più feroci, in seguito, assai di recente, si è “civilizzato” e ha smesso dapprima di farle, poi di legittimarle, e ora le subisce per mano islamica mentre si dichiara una religione di amore, tolleranza, mitezza, perdono, tacendo e facendo tacere sue gesta storiche, sistematicamente perpetrate per 17 secoli abbondanti.

Nel cristianesimo moderno, civilizzato, secolarizzato, non più politicamente al potere, e ridimensionato dalla critica epistemologica, storica, filologica, la frustrazione per il non avverarsi della promessa e attesa soluzione divina dei mali esistenziali, è stemperata dallo stesso stemperarsi, assieme al senso del divino, dell’aspettativa di quella soluzione; e quel che resta di essa, si scarica perlopiù in via introversa: il credente viene educato ad imputare a sé stesso la causa del malandare delle cose, causa che è il peccato, anziché prendersela cogli altri. Quindi è ora facile per questa religione far dimenticare, presso le masse non istruite, il suo prevalente passato – 17 secoli su 20; ma libri come quello di Bizzi la riportano alla sua realtà.

14.11.2018 Marco Della Luna

1L’islamismo è propriamente monoteista, perché afferma l’esistenza di un unico essere di natura divina, onnipotente, onnisciente, eterno, creatore di tutti gli altri esseri. Le altre religioni non sono monoteiste. L’atonismo era monolatrico, ossia tributava culto a un unico dio, pur ammettendo l’esistenza di altri dei. Il mazdeismo crede in due dei: Ahura Mazda, il Bene; e Arei Manyu, il Male, nessuno dei due creato dall’altro; ovviamente adora solo il primo; è quindi una monolatria. Anche il giudaismo riconosce una pluralità di elohim (parola di origine ignota, che noi traduciamo come “dei”), di cui Jahvè è uno (gli altri sono Milkom, Kamosh, Baal Peor, El Elion); inoltre questi elohim vengono descritti come esseri tangibili, materiali, simili agli dei greci e romani; e nella cultura ebraica antica non esistono nemmeno i concetti di ente immateriale, di eternità, di onnipotenza, di creazione dal nulla – concetti tipicamente greci. Quindi anche il giudaismo è una monolotria politeristica. Il cristianesimo parte come monoteismo, mai in seguito, col Concilio di Nicea, viene ad affermare esplicitamente l’unità della sostanza divina e la pluralità (trinità) delle persone di dio. Poi, nei secoli, assorbe – soprattutto nella sua confessione cattolica – il vissuto devozionale della pluralità dell’esperienza e della manifestazione divina attraverso la creazione di un esercito di figure intermedie, dagli angeli ai santi alla Madre divina.

2‘Olismo’, dal geco ‘holos’ (intero), nel senso popperiano intende ogni progetto di cambiare l’ordinamento, la società, nel loro insieme e simultaneamente per adeguarli a un modello corrispondente al Bene rivelato, anziché correggerne via via i maggiori difetti.

3I primi cristiani, come scrivono nel Nuovo Testamento, si aspettano il ritorno in gloria e potenza del Redentore entro pochi anni, letteralmente prima che l’ultimo dei viventi al tempo di Gesù sia morto. La tempistica viene allungata e infine proiettata su un orizzonte indefinito solo poiché questa predizione non si avverava. Similmente, i Testimoni di Geova predicevano il Giudizio per il 1914, ma poi ovviamente hanno dovuto cambiare le loro pubblicazioni.

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