LA FIDUCIA ARRIVA A SODOMA

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LA FIDUCIA ARRIVA A SODOMA

Huxley, Orwell, Pasolini

In principio era la fiducia, la fiducia nel progresso, nella giustizia, nella democrazia, nella società liberale aperta, nel benessere garantito, nella crescita illimitata. Col benessere venne la società huxleyana, del piacere, del divertimento, del consumismo, della droga popolare, dei diritti inflazionati, del rilassamento, in cui si assopirono la coscienza di classe, la vigilanza razionale, la partecipazione attiva, perché si evitava tutto ciò che non diverte e che responsabilizza, rendendo così superfluo il controllo dell’informazione; finché le masse persero la loro rilevanza economica, quindi il potere di contrattazione (v. il mio Oligarchia per popoli superflui, Aurora Boreale, 2a ed., 2018). E persero, nell’individualismo edonista atomizzante, pure la capacità etica di esercitarlo. E le loro minoranze leggenti e pensanti persero la capacità psichica di essere un soggetto politico pro-attivo. Crebbe un clero intellettuale prezzolato e organico al sistema.

Allora, il sogno huxleyano, basato sulle gratificazioni rimbecillenti che creano consenso sociale, ha iniziato a offuscarsi e trasformarsi in incubo orwelliano, basato sulla paura e sulla rabbia che fanno accettare tutto: la trasformazione è iniziata con le grandi angosce lanciate dai media su terrorismo globale, disastri finanziari, crolli economici, sovraindebitamente, crisi climatiche, esaurimento delle risorse, precarietà irreversibile; ed è passata per le grandi privatizzazioni di funzioni pubbliche, le cessioni di sovranità statale, l’imposizione di un pensiero unico, fino ad arrivare alla società tecno-controllata e tecno-macellata (cominciando con la Grecia) da un’oligarchia globale che sta dietro le varie Angela, Ursula, Christine, Hillary, Emmanuel[le], tirando le fila. Un’oligarchia che mostra esattamente quei tratti psicologici e comportamentali, fino al nichilismo autodistruttivo, che sono incarnati dai signori della villa nel film Salò, o le centoventi giornate di Sodoma, ultima opera di Pierpaolo Pasolini. In essa, il geniale poeta e regista non descriveva le gesta trascorse di alcuni perversi gerarchi fascisti (gesta invero mai avvenute), ma ci preavvertiva del tipo di sistema politico a cui eravamo portati e in cui adesso siamo arrivati.

Gli studi sociologici e psicologici hanno ben analizzato il progressivo scadimento delle facoltà psichiche prodotto dalla fase huxleyana anche sulla minoranza leggente-pensante (ossia su quel 3 o 4% della società che si informa e riflette sul ‘mondo’ studiando e discutendo la saggistica, anziché recepire passivamente quel che passano i mass media), cioè su quell’aliquota del corpo sociale che genera i mutamenti culturali. Marshall McLuhan giustamente osservava “il mezzo è il messaggio”, ossia che ciò che il mezzo di comunicazione trasmette è innanzitutto le sue proprie caratteristiche comunicative (e poi il contenuto): così la televisione trasmette innanzitutto il suo modo di comunicare, che è diverso da quello del libro e dell’oratore. Ossia, comunicando in un certo modo, impianta nel ricevente un corrispondente modo di ricevere. Il motto “il mezzo è il messaggio” è però riduttivo: il mezzo è, ancor più profondamente, lo stampo, in cui versa e riconfigura la psiche del ricevente: la psiche del soggetto avvezzo a informarsi e divertirsi via televisione o simile (video, play station) funziona diversamente, sia in quanto alla cognizione che in quanto alla emozione, da quella del soggetto che non lo è; e queste diversità si traducono in diversità del comportamento anche relazionale e politico. Il mezzo, dunque, è, letteralmente, in-formazione, con-formazione, nel senso che non si limita a consegnare un messaggio, ma (ri)forma la psiche, la informa a sé. I modi in cui ciò avviene e gli esiti che ha prodotto, sono descritti dalla ricerca scientifica. Per una esposizione ordinata, rinvio a Neuroschiavi (mio e di Paolo Cioni, Macroedizioni, 4a edizione); a Tecnoschiavi (mio, ed. Arianna, 2019), a Demopatia, di Luigi Di Gregorio (Rubbettino, 2019); e, per gli effetti neurofisiologici del piccolo schermo sullo sviluppo mentale, a The Brain that Changes itself (Norman Doidge, 2008).

Nelle succitate opere troverete spiegazioni analitiche e approfondite, a 360° gradi; qui mi devo limitare a qualche esempio. Per millenni, prima dell’introduzione della scrittura, il sapere e i miti erano tramandati oralmente. Ciò allenava e sviluppava le facoltà mnemoniche da un lato, ma dall’altra impediva l’esegesi dei testi, la verifica dei nessi logici, della coerenza sistemica – tutte cose che richiedono di poter tornare indietro, confrontare diverse pagine, prendere appunti, etc. La Metafisica di Aristotele -osserva Di Gregorio- poteva nascere ed esistere solo come opera scritta, per non parlare del sistema delle norme di un ordinamento giuridico complesso. L’esteso uso della scrittura indusse l’incremento delle facoltà logiche, dello stabilire nessi, del costruire contesti, del formulare critiche, del verificare le prove e le dimostrazioni.

L’avvento della televisione (e poi dei video del web) e la sua massiccia diffusione (a scapito della lettura) come mezzo sia di informazione che di intrattenimento, ha prodotto una situazione in cui il soggetto riceve passivamente, sa del mondo ciò che gli si mostra, e in cui si punta essenzialmente a suscitare emozioni per catturare e mantenere l’attenzione, ricorrendo al sensazionalismo, alla rapida successione, all’estrema semplificazione, ai dibattiti superficiali e contumeliosi; ed evitando ciò che rallenta e rischia di abbassarla, come l’approfondimento, il dibattito serio sul merito, le complessità e le incertezze della realtà, la verifica e la dimostrazione.

Rispetto all’era della lettura, il ricevere passivamente lasciando guidare la propria attenzione ha atrofizzato la capacità di attenzione selettiva, volontaria, autoimposta. E lo spettacolarismo emotigeno ha avvezzato a non usare e non sviluppare la riflessione, il ragionamento, il dubbio critico, la verificazione, la contestualizzazione, il confronto. E il tipo particolare di stimolazione neurofisiologica del monitor ha portato, soprattutto nei fanciulli, a un indebolimento delle facoltà cognitive e mnemoniche, descritto da Doidge. La televisione commerciale ha massimizzato, nella ricerca del profitto pubblicitario via audience, le suddette caratteristiche, e per giunta ha costretto i media stampati ad allinearsi, per mantenere una sufficiente tiratura. Nell’uomo che riceve la ‘realtà’ immediata comodamente cogliendola dallo schermo, col suo contorno emotigeno, si atrofizza l’elaborazione e la concettualizzazione, in favore di un pensiero regressivo, realistico-concreto (in senso piagetiano), mentre i problemi importanti, i nessi causali, i rapporti storici sono comprensibili solo concettualmente, non per immagini. Le immagini emotigene bloccano l’attenzione su ciò che è visualizzabile, e impediscono così di capire il resto. A un livello superiore, si indebolisce la facoltà, esclusiva dell’uomo, di discorrere di se stesso, del proprio pensiero, del proprio dire e rappresentare. Buona parte della minoranza leggente e pensante è finita sotto questi effetti della televisione, assimilando il modo distorto, impoverito e frammentato di percepire il mondo, a cui essa educa; e in tal modo ha perso buona parte del suo potenziale critico-creativo dei modelli socio-culturali. E’ stata politicamente neutralizzata attraverso i suoi canali emotivi.

Detta così, la cosa può sembrare circoscritta al piano teorico, ma il suo impatto sociopolitico è molto pratico, ha cambiato il sistema, ha destrutturato l’opinione pubblica e i comportamenti politici. Ha prodotto il passaggio, nel comportamento d’insieme, dall’uomo-massa di Ortega y Gasset all’uomo-folla di Gustave Le Bon, totalmente emotivo e privo di ragionamento (Di Gregorio, cit., 76 ss.): dalla dissoluzione della sintassi del pensiero alla dissoluzione della sintassi della socialità, dopo decenni di esposizione al mezzo-messaggio psico-riconfiguratore del monitor tv e pc.

Quanto sopra rende semplicemente impossibile l’esistenza di un’opinione pubblica informata e ragionante, quindi di una partecipazione o anche una consapevolezza dal basso rispetto alle policies del potere. E, contrariamente alle ottimistiche previsioni di alcuni, internet non ha affatto prevenuto la disinformazione e il degrado cognitivo di massa. Non ha avuto un effetto ‘democratizzante’ – tutt’altro: fornisce potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e profilazione, oltre a compromettere ulteriormente le funzioni psichiche, tanto che si configura una sindrome di “demenza digitale”, descritta dallo psichiatra Manfred Spitzer in Demenza digitale (Garzanti 2013), assieme a un ‘inconscio informatico’ costituito da tutti i dati e gli algoritmi con cui le persone interagiscono più o meno attivamente nei rapporti con la rete, e attraverso cui viene studiata, prevista è indirizzata nei suoi comportamenti collettivi e individuali dai padroni della rete stessa mediante tecnologie e codici privati, in totale esenzione da qualsiasi responsabilità, rendicontazione e trasparenza. Si può parlare di un radicale anti -Umanesimo reale. Quanto sopra sembra completamente sfuggire all’attenzione di coloro che propongono azioni dal basso, popolari, di contestazione, resistenza o rivoluzione. E’ come, in mancanza di cemento, voler fare il calcestruzzo solo con sabbia e acqua.

In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, più o meno partecipata dal popolo come soggetto (che è già meno di ‘democrazia’, ossia di potere dal basso), non è dovuta soltanto al fatto che la politica privata, ossia il potere effettivo operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico con cui o davanti a cui la si possa fare. Fuori dalle stanze chiuse delle strategie e delle decisioni, restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sul brevissimo termine, sui sondaggi e sull’immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza. Masse popolari e loro leaders politici, ridotti a loro followers dalla necessità di inseguire giorno per giorno i sondaggi dei loro mutevoli sentiments, sono presi, recintati e neutralizzati in un minuetto politicamente sterile e impotente, che li illude di ‘fare’ politica e democrazia, e fa sì che i pianificatori e manovratori procedano pressoché indisturbati, irresponsabili, invisibili.

19.01.20 Marco Della Luna

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3 risposte a LA FIDUCIA ARRIVA A SODOMA

  1. Sibilla Tiburtina scrive:

    Gentile Avvocato e stimati lettori
    come sempre concordo con il signor Ahfesa ed ora a cose fatte si può commentare, dopo che il “popolo bue” ha votato.
    I giornali e le tv allineati come al solito hanno visto e mostrato la mezza parte del bicchiere che più faceva loro comodo: ovvero la “sconfitta” di Salvini (cioé il bicchiere mezzo pieno) e non il fatto che il centrodestra abbia preso il 43% dei voti nella stalingrado rossa (che per loro sarebbe il bicchiere mezzo vuoto). Non parliamo poi delle sardine, altro ‘movimento spontaneo’ creato in vitro come Greta e i gretini.

    In ogni caso pochi dubbi su quel che avverrà: tireranno a campare per eleggere il presidente della Repubblica fra due anni oppure si preparano a fare un ‘rimpasto’ con l’eccellente materiale a disposizione (vasta scelta: Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi) per poi incoronare “salvatore della Patria” Mario Draghi, che equivale a nominare Dracula presidente dell’Avis.

    Da diversi giorni aspetto però un articolo dell’Avvocato sul Coronavirus, perché avendo letto il suo “Oligarchia per Popoli Superflui” vedo purtroppo avverarsi al sua terribile previsione.
    Ovvero che secondo i principi della zootecnia, dato che un popolo numeroso non serve più per dominare il mondo, lo si può anche ridurre di numero con metodi diciamo così naturali: una bella epidemia, ad esempio…. Detto, fatto.
    Certo, la diceria che il Coronavirus sia stato creato in laboratorio e sia ‘sfuggito’ di mano è stata bollata come fake new – e pertanto è probabilmente vera. Se poi si considera che – ma guarda un po’ il caso! – nella città centro della nuova peste c’era un laboratorio chimico biologico dove lavoravano anche i francesi, viene qualche altro dubbio: tutti sappiamo quanto i francesi abbiano sempre a cuore il bene di tutti noi! (vedi Libia e Gheddafi).

    Intanto stanno montando il terrore della nuova peste 5G fra la gente, come la panna montata: complici i telegiornali ed talk show in tv, Bergoglio, e adesso anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha dichiarato l’emergenza globale.
    I passeggeri che scenderanno dalle navi da crociera provenienti dalla Cina verranno monitorati, controllati ed esaminati, e dovranno essere ‘tracciabili’. Gli africani che sbarcano con le navi ONG (e in Africa vi sono milioni di cinesi) invece no: non sia mai che si violi la loro privacy, anzi passiamo direttamente allo ius soli.

    Seguendo la fosca previsione dell’Avvocato, vi faccio notare che con il Coronavirus stanno prendendo un intero stormo di piccioni con una fava.
    1 – Col terrore dell’epidemia mettono in crisi la Cina, che stava diventando commercialmente e finanziariamente troppo potente.

    2 – Col terrore dell’epidemia tanto per cambiare fanno la fortuna dell’industria farmaceutica che – guada un po’ come sono stati previdenti!! – sta già approntando i vaccini.

    3 – Col terrore dell’epidemia il popolo bue correrà in massa a vaccinarsi, e nessuno si chiederà cosa ci possa essere nei vaccini.

    4 – Questo fa parte della strategia shock and awe, cioè della sistematica creazione di ‘crisi’ che minano la ‘crescita’ e rendono la gente disponibile ad accettare qualsiasi soluzione. Cosa teorizzata da Jean Monnet, uno dei padri fondatori di quell’Europa Unita che attivamente persegue l’annientamento dell’Italia e di tutti gli stati nazionali in generale, il quale ha detto: «La gente accetta i cambiamenti solo quando si trova in uno stato di necessità, e la riconosce soltanto in una situazione di crisi».

    5 – il terrore dell’epidemia questa è un’arma di distruzione di massa, e la prima sperimentazione si fa in Cina dove grazie al regime nessuno fiata, nessuno si fa domande, (e, si perdoni il cinismo, se anche muore qualche milionata di persone nessuno si preoccupa, sono già tanti…)

    6 – il terrore dell’epidemia è un’arma di distrAzione di massa, perché così il popolo bue, terrorizzato per una nuova peste 5G non avrà tempo né voglia di pensare a quel che stanno facendo alle sue spalle nel frattempo.
    Ovvero la definitiva spoliazione dell’Italia. Qualche ossicino è rimasto ancora, e gli avvoltoi sono tanti.

    Se l’Avvocato lo consente, accludo qui sotto il link al leggendario discorso pronunciato da Mario Draghi durante l’altrettanto leggendario “Britannia Party” del 1992 (sempre negato: fino a poco tempo fa chi ne parlava era considerato complottista), durante il quale furono poste le basi per la depredazione e la distruzione economica e sociale dell’Italia (allora sesta potenza mondiale).

    Basta leggere alcune delle frasi iniziali pronunciate da Draghi:
    «un’ampia privatizzazione è una grande – direi straordinaria – decisione politica, che scuote le fondamenta dell’ordine socio-economico, riscrive confini tra pubblico e privato che non sono stati messi in discussione per quasi cinquant’anni, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico in cui i sussidi alle famiglie e alle imprese hanno ancora un ruolo importante».

    «Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit. Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri, ma può ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito. Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non può essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento».
    (Si è visto…)

    Leggete il discorso di Draghi qui sotto: è una vera e propria road map di quel che è accaduto negli ultimi decenni, grazie all’attiva collaborazione di una serie di grandi Salvatori della Patria come Carli, Ciampi, Amato, Prodi, Monti, Letta, Renzi e – dulcis in fundo – Conte.
    Adesso possono dire “missione compiuta” e grazie al governo “dal forte sostegno popolare” (trionfalmente riconfermato in Emilia) verranno appunto spolpate le ultime ossa….

    Link al discorso integrale di Mario Draghi al tempo Direttore Generale del Tesorolla Conferenza sulle Privatizzazioni tenutasi sullo yacht Britannia il 2 giugno del 1992.
    http://appelloalpopolo.it/?p=55624

    Discorso di Mario Draghi, al tempo Direttore Generale del Tesoro, alla Conferenza sulle Privatizzazioni tenutasi sullo yacht Britannia il 2 giugno 1992.
    “Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità.
    Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico.
    DURANTE gli ultimi quindici mesi, molto è stato detto sulla privatizzazione dell’economia italiana. Alcuni progressi sono stati fatti, nel promuovere la vendita di alcune banche possedute dallo Stato ad altre istituzioni cripto-pubbliche, e per questo la maggior parte del merito va a Guido Carli, Ministro del Tesoro. Ma, per quanto riguarda le vendite reali delle maggiori aziende pubbliche al settore privato, è stato fatto poco.
    Non deve sorprendere, perché un’ampia privatizzazione è una grande – direi straordinaria – decisione politica, che scuote le fondamenta dell’ordine socio-economico, riscrive confini tra pubblico e privato che non sono stati messi in discussione per quasi cinquant’anni, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico in cui i sussidi alle famiglie e alle imprese hanno ancora un ruolo importante. In altre parole, la decisione sulla privatizzazione è un’importante decisione politica che va oltre le decisioni sui singoli enti da privatizzare. Pertanto, può essere presa solo da un esecutivo che ha ricevuto un mandato preciso e stabile.
    Altri oratori parleranno dello stato dell’arte in quest’area: dove siamo ora da un punto di vista normativo, e quali possono essere i prossimi passaggi.
    Una breve panoramica della visione del Tesoro sui principali effetti delle privatizzazioni può aiutare a comunicare la nostra strategia nei prossimi mesi.
    PRIMO: privatizzazioni e bilancio.
    La privatizzazione è stata originariamente introdotta come un modo per ridurre il deficit di bilancio. Più tardi abbiamo compreso, e l’abbiamo scritto nel nostro ultimo rapporto quadrimestrale, che la privatizzazione non può essere vista come sostituto del consolidamento fiscale, esattamente come una vendita di asset per un’impresa privata non può essere vista come un modo per ridurre le perdite annuali. Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit.
    Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri, ma può ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito. Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non può essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento. (Questo fatto, nella visione del Tesoro, ha alcune implicazioni che vedremo in un secondo momento).
    Le conseguenze politiche di questa visione sono due.
    Dal punto di vista della finanza pubblica, il consolidamento fiscale da mettere a bilancio per l’anno 1993 e i successivi non dovrebbe includere direttamente nessun ricavo dalle privatizzazioni.
    Nel contempo, dovremmo avviare un piano di riduzione del debito con gli incassi dalle privatizzazioni. Ciò implicherà più enfasi del Tesoro sulle implicazioni economiche complessive delle privatizzazioni e sull’obiettivo ultimo di ricostruire gli incentivi per il settore privato.
    SECONDO: privatizzazioni e mercati finanziari.
    La privatizzazione implica un cambiamento nella composizione della ricchezza finanziaria privata dal debito pubblico alle azioni. L’effetto di riduzione del debito pubblico può implicare una discesa dei tassi di interesse. Ma l’impatto sui mercati finanziari può essere molto più importante, quando vediamo che la quantità di ricchezza privata in forma di azioni è piccola in relazione alla ricchezza privata totale e che con le privatizzazioni può aumentare in modo significativo. In altre parole, i mercati finanziari italiani sono piccoli perché sono istituzionalmente piccoli, ma anche perché – forse in modo connesso – gli investitori italiani vogliono che siano piccoli. Le privatizzazioni porteranno molte nuove azioni in questi mercati.
    L’implicazione politica è che dovremmo vedere le privatizzazioni come un’opportunità per approvare leggi e generare cambiamenti istituzionali per potenziare l’efficienza e le dimensioni dei nostri mercati finanziari.
    TERZO: privatizzazioni e crescita.
    (In molti casi) vediamo le privatizzazioni come uno strumento per aumentare la crescita. Nella maggior parte dei casi la privatizzazione porterà a un aumento della produttività, con una gestione migliore o più indipendente, e a una struttura più competitiva del mercato. La privatizzazione quindi potrebbe parzialmente compensare i possibili – ma non certi – effetti di breve termine di contrazione fiscale necessaria per un bilancio più equilibrato. In alcuni casi, per trarre beneficio dai vantaggi di un aumento della concorrenza derivante dalla privatizzazione, potrebbe essere necessaria un’ampia deregolamentazione. Questo processo, se da una parte diminuisce le inefficienze e le rendite delle imprese pubbliche, dall’altra parte indebolisce la capacità del governo di perseguire alcuni obiettivi non di mercato, come la riduzione della disoccupazione e la promozione dello sviluppo regionale.
    Tuttavia, consideriamo questo processo – privatizzazione accompagnata da deregolamentazione – inevitabile perché innescato dall’aumento dell’integrazione europea. L’Italia può promuoverlo da sé, oppure essere obbligata dalla legislazione europea. Noi preferiamo la prima strada.
    Le implicazioni di policy sono che:
    a) un grande rilievo verrà dato all’analisi della struttura industriale che emergerà dopo le privatizzazioni, e soprattutto a capire se assicurino prezzi più bassi e una migliore qualità dei servizi prodotti;
    b) nei casi rilevanti la deregolamentazione dovrà accompagnare la decisione di privatizzare, e un’attenzione speciale sarà data ai requisiti delle norme comunitarie;
    c) dovranno essere trovati mezzi alternativi per perseguire obiettivi non di mercato, quando saranno considerati essenziali.
    QUARTO: privatizzazioni e depoliticizzazione.
    Un ultimo aspetto attraente della privatizzazione è che è percepita come uno strumento per limitare l’interferenza politica nella gestione quotidiana delle aziende pubbliche. Questo è certamente vero e sbarazzarsi di questo fenomeno è un obiettivo lodevole. Tuttavia, dobbiamo essere certi che dopo le privatizzazioni non affronteremo lo stesso problema, col proprietario privato che interferisce nella gestione ordinaria dell’impresa. Qui l’implicazione politica immediata è l’esigenza di accompagnare la privatizzazione con una legislazione in grado di proteggere gli azionisti di minoranza e di tracciare linee chiare di separazione tra gli azionisti di controllo e il management, tra decisioni societarie ordinarie e straordinarie.
    A COSA dobbiamo fare attenzione, per valutare la forza del mandato politico di un governo che voglia veramente privatizzare?
    Primo, occorre una chiara decisione politica su quello che deve essere considerato un settore strategico. Non importa quanto questo concetto possa essere sfuggente, è comunque il prerequisito per muoversi senza incertezze.
    Secondo, visto che non c’è una Thatcher alle viste in Italia, dobbiamo considerare un insieme di disposizioni sui possibili effetti delle privatizzazioni sulla disoccupazione (se essa dovesse aumentare come effetto della ricerca dell’efficienza), sulla possibile concentrazione di mercato, e sulla discriminazione dei prezzi (quest’ultima in particolare per la privatizzazione delle utility).
    Terzo, occorre superare i problemi normativi. Un esempio importante: le banche, che secondo la legislazione antitrust (l. 287/91) non possono essere acquisite da imprese industriali, ma solo da altre banche, da istituzioni finanziarie non bancarie (Sim, fondi pensione, fondi comuni di investimento, imprese finanziarie), da compagnie assicurative e da individui che non siano imprenditori professionisti. In pratica, siccome in Italia non ci sono virtualmente grandi banche private, gli unici possibili acquirenti tra gli investitori domestici sono le assicurazioni o i singoli individui. Una limitazione molto stringente.
    In ordine logico, non necessariamente temporale, tutti questi passaggi dovrebbero avvenire prima del collocamento. In quel momento, affronteremo la sfida più importante: considerando che una vasta parte delle azioni sarà offerta, almeno inizialmente, agli investitori domestici, come facciamo spazio per questi asset nei loro portafogli? Qui giunge in tutta la sua importanza la necessità che le privatizzazioni siano a complemento di un piano credibile di riduzione del deficit, soprattutto per ridurre la creazione di debito pubblico.
    Solo se abbiamo successo nel compito di ridurre “continuamente e sostanziosamente” il nostro rapporto tra debito e Pil, come richiesto dal Trattato di Maastricht, troveremo spazio nei portafogli degli investitori. Allo stesso tempo, l’assorbimento di queste nuove azioni può essere accelerato dall’aumento dell’efficienza del nostro mercato azionario e dall’allargamento dello spettro degli intermediari finanziari. Qui il pensiero va subito alla creazione di fondi pensione ma, di nuovo, i fondi pensione sono alimentati dal risparmio privato che da ultimo deve essere accompagnato dal sistema di sicurezza sociale nazionale verso i fondi pensione. Ma un ammanco dei contributi di sicurezza sociale allo schema nazionale implicherebbe di per sé un deficit più elevato. Questo ci porta a una conclusione di policy sui fondi pensione: possono essere creati su una base veramente ampia solo se il sistema nazionale di sicurezza sociale è riformato nella direzione di un sistema meglio finanziato o più equilibrato rispetto a quello odierno.
    Questa presentazione non era fatta per rispondere alla domanda su quanto possa essere veloce il processo di privatizzazioni – non è il momento giusto per affrontare il tema. L’obiettivo era fornirvi una lista delle cose da considerare per valutare la solidità del processo. La conclusione generale è che la privatizzazione è una delle poche riforme nella vita di un paese che ha assolutamente bisogno del contesto macroeconomico giusto per avere successo. Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che – ne siamo certi – sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo.
    LASCIATEMI concludere spiegando, nella visione del Tesoro, la principale ragione tecnica – possono esserci altre ragioni, legate alla visione personale dell’oratore, che vi risparmio – per cui questo processo decollerà.
    La ragione è questa: i mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi, dal loro buon funzionamento come principale strada per riportare la crescita. Poiché le privatizzazioni sono così cruciali nello sforzo riformatore del Paese, i mercati le vedono come il test di credibilità del nostro sforzo di consolidamento fiscale. E i mercati sono pronti a ricompensare l’Italia, come hanno fatto in altre occasioni, per l’azione in questa direzione. I benefici indiretti delle privatizzazioni, in termini di accresciuta credibilità delle nostre politiche, sono secondo noi così significativi da giocare un ruolo fondamentale nel ridurre in modo considerevole il costo dell’aggiustamento fiscale che ci attende nei prossimi cinque anni.”

  2. ahfesa scrive:

    Caro avvocato e stimati (sconfitti) lettori,

    Il 9 maggio 1936 Mussolini, dal suo balcone ed in divisa da caporale, annunciava “al mondo” che “la pace era ristabilita” e che “sui colli fatali dopo 15 secoli era ritornato l`Impero”. Ovvero Re Sciaboletta diventava imperatore, novello Augusto, ed il popolo bue vendicava l`onta nazionale di Adua. Quindi anche se I nostri storici se ne scordano, tutti davvero diventavano fascisti quasi convinti, riducendosi I veri oppositori del regime a sparuti gruppi di detenuti e di precari fuoriusciti. Non solo, persino il bieco Tringali Casanova si premise di allargare le maglie del suo tribunale speciale, graziando confinati e soffrendo carenza di inquisiti. Dal 1936 al 1940 tutti erano contenti del regime, tanto da ignorare gli spaventosi errori del duce e consegnarsi ai soliti tedeschi, credendo di aver trovato la fortuna senza fatica e grazie alle furbate dell`impettito Labbrone.
    Ma anche in quel maggio di gloria, nel mezzo delle adunanze trionfali, persino al popolo bue non potevano sfuggire alcuni inquietanti interrogativi. Primo tra tutti il “premio della vittoria” o “l`impero” altro non era che un colossale scatolone di sassi che anche I più ingordi colonialisti avevano rifiutato. Era (ed é) il paese più povero del mondo ed anche uno scemo capiva che per « colonizzare » e trarre ricchezza da quel disastro ci sarebbero voluti miliardi di allora ed il lavoro di generazioni. Soldi e risorse che non solo non c`erano, ma anzi il paese, già stremato dalla crisi del 1933, era stato ulteriormente spremuto per pagare la conquista. Tanto che le macellerie erano aperte tre giorni a settimana, i generi di prima necessità di fatto razionati ed il tenore di vita nettamente al ribasso. Però si era vendicato Adua e si vantavano milioni di baionette (e basta) vittoriose e tanto bastava. Ed invece no, per la semplice ragione che diventva evidente che la « potenza » del regime era eguale alla solidità degli archi trionfali di cartone che ordinariamente solerti e furbastri gerarchi elevavano ad ogni visita del duce. Ciò per la semplice ragione che per sconfiggere il medioevale e poverissimo esercito del Negus, ci era voluta tutta la forza del Regio Esercito, con mezzi moderni (procurati con debiti enormi) e non bastando neppure quelli, si era dovuto ricorrere al bombardamento aereo con gas asfissianti di civili e truppe cammellate armate di scimitarre e residuati bellici di fortuna. E poi arrivato Badoglio ed Addis Abeba, il furbastro maresciallo, memore della figuraccia scampata a Caporetto, aveva fatto sorprendentemente carte false per cedere la « conquista » scappando a casa il più in fretta possibile, perchè sapeva che l`Impero finiva ai confini della capitale restando la quasi totalità del territorio in mano ai feudatari del Negus. I quali erano ben lungi dal cedere al duce ed al Re Sciaboletta, anzi meditavano dura vendetta. Quindi come l`arco di trionfo di cartapesta poteva esser demolito dalla spinta di un bimbo, così non era diffcile capire che il regime si sarebbe infranto al primo serio e vero confronto. Cosa puntualmente successa con grave danno del popolo bue che aveva ai tempi osannato il Labbrone e peggio l`imbianchino « suo prossimo padrone » come diceva Trilussa.

    Adesso arriviamo al 27 gennaio 2020. Il verdecornuto Salvini é stato sconfitto. Il popolo ha parlato e quindi il sovranismo é sepolto e fra poco sarà pericoloso anche il parlarne. Mi vedo già il sorriso lupesco della sig.ra Gruber/Bilderberg. Il Bisconte é salvo e già minaccia i vinti. Inoltre si aprono lucrose prospettive. Prima di tutto la distruzione mediatico-giudiziaria del Salvini, della lega e dei leghisti che insistessero in insani propositi. Difatti ai poveri negri sequestrati si aggiungerà anche quello minacciato al citofono e poi di tutto e di più essendo i giudici molto ben disposti. Poi la nomina sul campo delle « sardine » a novelli pasdaran, guardiani della rivoluzione, pronti ad intimidire scendendo in piazza (ben protetti e coperti da corifeo mediatico e da lucrose prebende) qualsiasi voce difforme dal pensiero unico. Attenzione che le sardine non sono gli sprovveduti grilliti, ma sono dirette da personaggi ben indottrinati, di sicura fede, coordinati, e pronti all`assoluta obbedienza. Inoltre si sta scoprendo che godono di appoggi geopolitici molto solidi e molto oltre i pidini, con l`immissione di soggetti di strana provenienza e legati strettamente ai soliti padroni del vapore tipo Mr Soros, Mr. Obama, Berlino. Come la simpatica sig.na Schlein, italo americana nata in Svizzera, molto benestante, « rivoluzionaria » a spese altrui, e di solidissime idee globaliste, con 21 mila preferenze dal nulla. Tra l`altro anche dotata del dono dell`ubiquità essendo anche eurodeputata specializzata in accoglienza e tassazione, impegnata in moltissimi incarichi internazionali. Segue poi la tacitazione del popolo bue mediante sano terrorismo fiscale, distruzione della privacy e comoda euroburocrazia. Difatti come giustamente diceva don Mariano ne « Il giorno della Civetta » chi soffre gravi problemi economici e di sopravvivenza non importuna i potenti, se non con umili petizioni per discrezionale e servile sussidio, o in mancanza si estingue in silenzio. Poi ad ulteriore cuccagna vi é la eliminazione (magari per fagocitazione) degli scomodi ed oramai buffoneschi grilliti. Difatti come avevo facilmente inferito il PD « ha vinto » ed i grilliti sono sprofondati nella fogna. Quindi i rapporti di forza nel governo dovranno necessariamente cambiare. Però quando i pidini faranno saltare il banco, a differenza del verdecornuto Salvini che finì nello scarico, saranno sempre loro, benché incapaci, discordi e con Renzi di rincorsa, al centro dei giochi (sempre obbedendo ai tedeschi e con la protezione del Notabile). Difatti prima il referendum per ridurre gli yes-man in parlamento, nel frattempo legge elettorale rigidamente proporzionale anche in ossequio al “nuovo” bipolarismo, poi elezioni. Se i grilliti non coopereranno alla loro stessa distruzione ostinandosi a monetizzare il più a lungo possibile, sarà ancor peggio per il popolo bue, poichè avrà i costi ed i danni di un governo a due anime fino alle inevitabili elezioni. Ed anche (cosa temo improbabile) se il Salvini arrivasse al 33% più un altro 10 dei meloniti, a poco gli servirebbe, avendo i pidini facilmente la possibilità di creare una comoda euroammucchiata sugli sperimentati modelli spagnolo-belga-olandese-austriaco, magari anche con l`adesione del decotto Berlusconi per salvare i propri averi, lasciando nella totale irrilevanza politica (come a Bruxelles o in Francia), fosse anche col 45% i « sovranisti » ed i “fascisti”. Dopo non sarebbe azzardatissimo l`inferire che il Notabile Siciliano, adempiuto con « onore » al suo mandato fosse sostituito dall`eurobanchiere (tanto per cambiare) Draghi, persona di ottimo credito, persino ingenuamente ben vista dal popolo bue e di fidatissima e spietata azione (vedi i greci ed i « risorti » portoghesi che stanno così bene da dover come noi rimettere nuove tasse). Quanto al Bisconte non saprei. Vero che é sempre più impresentabile e malvisto, ma é oramai un burattino manovrabile a piacere non avendo più facce da perdere e quindi molto utile almeno nella fase di transizione. Poi naturalmente quando arriverà Draghi sarà certamente sostituito con un sano eurotecnocrate (possibilmente banchiere e/o tassatore anche lui) di certa fede ed obbedienza, come il benemerito dr. Cottarelli di montiane ed assodate capacità.
    Quindi vittoria totale su tutta la linea confermata dall`odierno crollo dello spread che sconta il risultato. L`Europa (i tedeschi) vince ancora !.

    Ma in questo desolante scenario restano ferme alcune situazioni. Innazitutto lo sforzo prodotto semplicemente per fermare e non certo (almeno al momento) far sparire il Salvini é stato ridondante e sproporzionato al risultato effettivamente conseguito. Esattamente come gli aerei e l`iprite contro le scimitarre.
    Poi nonostante depistaggi e disnformazione il consenso sovranista persiste e si attesta sempre intorno al 40% includendo i meloniti. Certo questo é sufficiente per tener in piedi l`eurocarrozzone, ma diventa sempre più difficile ed impopolare. Poi i pidini ed i loro alleati necessari, a parte le discordie interne, sono pressati dagli usurai di Bruxelles e Berlino e devono sempre di più far cassa ed imporre nuove punizioni a fronte di un paese in ginocchio, sia pure dissimulandole con le più tartufesche ed improbabili ragioni. Conseguente come e peggio dei decotti grilliti devono far promesse ed intraprendere programmi o evidentemente dannosi agli interessi immediati del popolo bue, o destinati in partenza al fallimento. Tutto questo farà crollare i consensi ed obbligherà gli eurocapi ad usare mezzi di costrizione sempre più duri e scoperti, come ad imporre personaggi sempre più improbabli, quali il Bisconte, le signorine superabbienti travestite da proletarie, delatori, burattini & Similia.
    Quindi pur deluso dai risultati immediati, sono sempre fidente nell`esito finale, anche se per giungervi ci vorra molto tempo e molti innocenti dovranno duramente soffrire. E tale sifferenza temo diventerà pluri decennale se il burino (ma molto in gamba) Trump venisse defenestrato a vantaggio di una creatura di Mr. Obama, sempre in attività, ricchissimo e potentissimo.

  3. ahfesa scrive:

    Caro avvocato e stimati lettori,

    Concordo assolutamente con quanto dottamente rappresentato nel post. Come detto altrove io arrivo, molto più modestamente ed empiricamente alle stesse conclusioni, semplicemente osservando la vita reale.

    Difatti, benchè l`ordinario comportamento dei nostri massimi vertici politici sia oramai simile a quello dei guitti falliti di terz`ordine, il popolo bue, lungi dall`andar per strada a prenderli a pernacchie come cominciano a fare i francesi, accetta passivamente non solo le loro opere sciagurate, ma pure le loro tartufesche giornaliere giustificazioni, anche esternate con albagia e propotenza. Ancora l`ordinario modo di sentire e vedere, come l`ordine di importanza dei problemi da trattare, tipico dei nostri dirigenti é oramai palesemente avulso dalle corrispondenti esigenze della gente comune. Difatti i nostri capi discutono (tra di loro) di « derive fasciste » « reati d`odio » « accoglienza » « massimi e planetari sistemi climatici» « integrazione » « accoglienza » « femminicidio », come fossero questioni vitali per ciascuno di noi. Bambine prodigio create artificialmente da esperti di comunicazione diventano di colpo profetesse carismatiche, come Gesù dodicenne davanti a dottori nel tempio. Al contrario i nostri capi « dimenticano » la mancanza di lavoro, il terrorismo fiscale predatorio, l`impoverimento generale, l`insicurezza, la scomparsa dei diritti civili e politici fondamentali del cittadino, le leggi demenziali imposte ed imponende, la colonizzazione straniera del nostro paese, che sono le questioni che veramente agitano ciascuno di noi senza potere. Non parliamo poi delle fuguracce in politica estera, dove temo sia a loro ignoto il primo principio della diplomazia (secondo Bismarck) che curiosamente é analogo ad un vecchio proverbio cremonese : « il bel tacer non fu mai scritto ».
    Ciononostante la gente, soprattutto i giovani, si dolgono petulantemente delle proprie disgrazie, ma accettano tutto passivamente, salvo agitarsi (rigorosamente solo a parole) davanti a qualche rampogna del capopopolo di turno. Esattamente come Sordi impersonava il najone umbertino : pronto a lagnarsi coi commilitoni delle ingiustizie sofferte dai capi e minacciando pronta reazione, ed altrettanto svelto ad appecoronarsi davanti all`ultimo caporalmaggiore come lui analfabeta, ma coi galloni e prepotente. Certo la scomparsa del senso civico collettivo é dovuta all`inquinamento progressivo e totale dei mezzi di informazione e del sistema educativo. E da maestre che non sanno loro stesse la grammatica (benchè laureate cartolarmente) e che considerano la sintassi come cosa da extraterrestri, ben difficilmente si produrranno allievi capaci. Come pure da genitori che pestano gli insegnanti dei loro figlioli se quelli si permettono di corregerli, c`é molto poco di educativo da aspettarsi. E fu proprio l`Eroe di Hammamet, in questi giorni celebrato da alcuni come inascoltato profeta, ad avvelenare le nostre coscienze ed a creare l`attuale classe dirigente. Ovvero gente convinta di poter usare la cosa pubblica al solo fine di arricchirsi e punire i propri avversari, come contemporaneamente di poter promettere ai sudditi la vita senza lavoro e fatica per tutti, in cambio della perpetuazione del loro potere cleptocratico. Conseguenza trentennale é stata la distruzione del nostro sistema economico, e politico e la colonizzazione straniera. Il progresso tecnologico e comunicativo ha amplificato questo processo permettendo la profilazione ed il controllo tecnocratico di massa, nonchè – evento spaventoso – la smaterializzazione del potere, con la contemporanea universalizzazione della sua forza coercitiva. Nel recente passato noi sudditi senza potere eravamo soffocati dalla burocrazia cartolare che credevamo eterna. Ma allora avevamo una carta su cui discutere ed un impiegato con cui arrabbiarci e magari un direttore a cui dirigere il nostro patrono, anche con qualche supporto più edulcorante fatto sempre di carta filigranata e ben colorata. Come vi era il palazzo dei capi davanti al quale manifestare. Come i capi stessi per imbonire e prender voti dovevano fisicamente presentarsi nei sani comizi davanti al popolo bue e le truppe cammellate foraggiate a pastasciutta e vinello di demitiana memoria potevano solo aiutare senza essere dirimenti. Ed infine vi erano varie giurisdizioni, alcune fortunatamente per i senza potere, in competizione tra di loro, e quindi, come diceva Manzoni, il povero oppresso poteva in maniera più o meno legale sparire dalla faccia del locale potente e cercare rifugio presso un`altra giurisdizione più favorevole. Come Renzo che passò l`Adda per capirci.
    Oggi tutto questo é sparito. Non c`é più l`impiegato prepotente ed ignorante, ma vi é una macchina che ineluttabilmente applica una sola procedura senza diritto di rimostranza. Non c`é più il direttore, ma una procedura informatica anonima, non c`é più il palazzo del governo ma un`autorità che si manifesta telematicamente ed inesorabilmente. Infatti il potente é smaterializzato ma ti perseguita ovunque, solo premendo un tastino ti blocca i risparmi, l`accesso al posto di lavoro, la mobilità privata, sa tutto di te e tu nulla di lui, non ha limite di giurisdizione. Ti raggiunge ovunque. Può in tempo reale sapere e denegare ogni tuo atto dispositivo sui tuoi averi. Se vuole ti può imporre senza motivazione, cosa mangiare e cosa no, dove andare e dove no, con chi interagire e con chi no. Ogni esternazione del pensiero deve essere telematica così che l`autore non sappia mai a chi é veramente diretta, e contemporaneamente possa essere conservata in eterno in luoghi ignoti all`autore stesso ed essere a lui rivolta contro se necessario in qualunque tempo e senza diritto di replica né di rimostranza. Ci sono giurisdizioni « protette » ma oramai sono isitituzionalmente riservate solo ai privilegiati e precluse ai senza potere. Se questo processo non viene arrestato noi senza potere arriveremo ad avere per supremo ed onnipresente giudice e sorvegliante una macchina. Ma anche questo terribile e supremo rischio pare sia benignamente ignorato dalla gente. Come ho detto l`unica cosa positiva é che cotale sistema di controllo totale a favore di un`élite apolide invisibile alle masse é costosissimo, antieconomico e per natura brucia più ricchezza di quanta possa produrne. Quindi é condannato alla sua scomparsa, ma in un tempo temo assai lungo e con transizioni traumatiche.

    Adesso sempre in tema di disinformazione permettetemi due parole sull`appuntamento elettorale di domenica.
    Premetto come sapete io non sono sostenitore del ruspante e verdecornuto Salvini, ma neppure dei tedeschi, dell`autocrazia UE e dei giallo/rossi per altro oramai ridotti all`operetta da teatrino di paese. Quindi davanti alla plateale e costosissima disfatta su tutti i fronti dell`accoppiata grilliti/pidini & interessati sodali, logica vorrebbe che gli stessi fossero renzianamente asfaltati dal voto dei senza potere.
    Io me lo auguro di cuore, anche per evidenti interessi di sopravvivenza poichè la permanenza in auge di questi soggetti ancora per anni temo alla fine ci ridurrà ad andar bene, ad un novello Katanga a colonizzazione franco-tedesca, con realtivo reichleiter.
    Ma temo che al mio desiderio (e spero di moltissimi altri) ostino molte difficoltà. Primo tra tutti ahimé il popolo é bue e non sarei affatto sorpreso che si facesse infinocchiare dalle sardine, dalla disinformazione a tambur battente dei « media che non dicono fake » e dal recentissimo « nuovo corso » grillita. Difatti é di oggi che Giggino o`Ripetente, pur degnandosi di restar sempre nostro ministro degli esteri, ci lascia come « guida » politica dei decotti grilliti. Azione da vera nullità a tre giorni da elezioni cruciali ed evidentemente fatta per sfuggire al corifeo di pernacchie in caso di molto probabile sconfitta dei suoi, peggio ancora se accompagnata da corrispondente vittoria dei pidini.
    Sempre in tema di campagna elettorale, non vorrei che poi lo stesso Salvini strafacesse con altrettanto tartufesche iniziative, tipo quella del « digiuno » o altre cretinate mediatiche.
    Infine io non credo che a Berlino/Bruxelles dove non ci sono né stupidi, né gente priva di risorse, vorranno passivamente lasciar vincere in Emilia il vedecornuto col rischio di far capottare il Bisconte e pure in un mare di cacca. Quindi qualche « correzione » e « sorpresa » non posso non metterla in conto. Come quelle certe partite e campionati dell`Inter del Milan e della Juventus ai tempi del duo Moggi/Galliani dove « stranamente » negli eventi decisivi si verificavano – ovviamente con esiti simmetrici – stranissime situazioni, talché sempre gli interisti morattiani andavano a casa colle pive nel sacco anche se un attimo prima erano vincenti per punteggi e vantaggi dirimenti e squadre da serie C o già retrocesse, di colpo facevano punteggi mirabolanti alla Pelé (sempre contro l`Inter), cosicché il duo di furbastri a turno si portava a casa tutti i premi. E naturalmente tutto era regolarissimo, restando agli interisti ed al pluriconcusso Moratti il danno e le beffe.

    E se pure la « correzione » elettorale non dovesse bastare ed il popolo bue votasse davvero « sbagliato » potrebbe anche essere che il Bisconte, avendo oramai non il sedere al posto della faccia, ma la faccia al posto del sedere, semplicemente se ne fregasse e restasse – con il consenso generale degli accoliti – in sella come se niente fosse. Ed infine se pure il Bisconte alla fine dovesse andar per rane, ci sarebbe sempre il Notabile Siciliano, che potrebbe aver già in gestazione un bel « governo tecnico » o « governo del presidente » per tirare a campare e fregare il verdecornuto. Che poi per altro sarebbe sotterrato da quel famoso processo per « sequestro di persona » degno dal clan dei calabresi maestri in quella nobile arte che ci ha resi famosi nel mondo e che credo avrà ispirato altri degni accoliti a cominciare dai distinti cartelli della droga. Inoltre non facciamo conto sul parlamento poichè al di là delle casacche variabili, questi é evidente che vogliono continuare a durare ed a monetizzare fino all`ultimo possibile momento. Vedasi la burla delle « restituzioni » dei 5S. Ed é questa la vera forza di Berlino. Nè é da contare un`influenza dello zio Sam affacendato oggi in ben altre questioni.

    Ed infine se pure il verdecornuto ce la facesse, si rivotasse ed anche vincesse con larga maggioranza, arriverebbe lo spread, il debito e gli eurocapestri a fargli chiudere bottega.

    Ma se Salvini ed alleati vincessero solo le elezioni, comunque andasse poi resterebbe una cosa e non di poco conto : la chiara manifestazione di volontà del popolo bue contro i padroni eurotedeschi. E questo può essere l`inizio di molte cose. Che il Dio dei Ciucchi di assista !

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