TRUMP HA FAME DI EUCRAINA
Dal “G-1” al Direttorio a Tre: Washington, Mosca e Pechino
Grazie alle ultime mosse di Trump, Putin e Xi, la situazione si sta delineando e schiarendo: Washington si coordina con Mosca e Pechino per un mondo a tre grandi potenze. Al contempo si disimpegna dalla difesa dell’Ucraina e dell’Europa (e pare anche della Arabia Saudita), marginalizza l’Unione Europea per trattare con i singoli stati, e verso l’Europa assume un atteggiamento di sfruttamento e ricatto daziari e commerciali. Trattare direttamente con i singoli Stati membri anziché con le istituzioni comunitarie permette a Washington di esercitare un più forte potere contrattuale, imponendo dazi, barriere commerciali e condizioni di favore per l’industria energetica e tecnologica americana (si pensi alla fornitura di GNL a prezzi ben superiori a quelli storicamente pagati dall’Europa per il gas russo, così da alzare i costi di prodizione europei). La mossa di Trump, orientata al pragmatismo muscolare e agli affari (“America First”), privilegia un accordo tra grandi potenze (USA, Cina, Russia) capace di stabilire sfere d’influenza ben delineate. In questo schema, l’Ucraina cessa di essere un perno della sicurezza democratica globale per diventare, assieme all’Europa non russa, una merce di scambio, una “torta” da spartire o da sfruttare per la ricostruzione, confermando la fame geopolitica ed economica degli Stati Uniti nei confronti delle risorse e della posizione strategica di quell’area. Per decenni, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Washington ha perseguito una dottrina di primazia globale (spesso associata al concetto di Pax Americana o di un unico gendarme del mondo). Tuttavia, l’ascesa economica e tecnologica della Cina e la risolutezza strategica della Russia hanno reso questo modello insostenibile a causa dei costi fiscali, militari e industriali.
L’Europa rimane sotto una regia globalista che, mossa dopo mossa (Maastricht-Euro-Sostituzione Etnica-Net Zero-ReArm-guerra), la sta demolendo economicamente e civilmente, nonché esponendo a un rischio bellico, probabilmente al fine di ucrainizzarla e renderla bisognosa di un gigantesco piano Marshall, cioè di richiedere enormi aiuti per la ricostruzione a Washington, così che il dollaro e l’economia americana ricevano un robusto ricostituente, e che il capitalismo angloamericano se ne prenda tutte le risorse, come già fatto con l’Ucraina. Non credo affatto che Trump stia demolendo un supposto deep state anglocentrico dominante sul vecchio continente, credo che stia dirigendo gli eventi a suo profitto.
I governi europei, in testa quelli di Londra, Roma, Parigi e Berlino, collaborano rigidamente al piano di distruzione e asservimento totale dell’Europa, pur avendo contro la grande maggioranza del popolo. Evidentemente, obbediscono e rispondono a un padrone che sta sopra di esso. Forse contano di sospendere le elezioni del 2027 proclamando uno stato di emergenza col pretesto delle sollevazioni popolari da essi stessi causate, oppure della strombazzata aggressività russa.
Continua il loro pervicace e massiccio aiuto al regime di Kiev malgrado questo sia profondamente liberticida e ladro e abbia sabotato il Nord Stream: si stima che la cricca di Z. si intaschi un 70% del valore degli aiuti arrivando a rivendere le nostre armi ad organizzazione terroristiche. Ciò significa circa 70 miliardi all’anno di guadagno per Kiev e le tangenti che deve pagare. La generosità verso Kiev (con i nostri soldi) da parte dei leaders europei può spiegarsi con l’ipotesi che siano costretti, oppure pagati, oppure entrambe le cose.
Tornando a Washington, il progetto generale in via di esecuzione è probabilmente quello di rinuncia al ruolo, sempre meno sostenibile, di egemonia globale, e di realizzazione di un progetto ispirato al Piano Technate, proposto negli anni Quaranta da Howard Scott e finalizzato a far acquisire agli USA i mezzi per essere autosufficienti e invincibili attraverso l’annessione di Groenlandia, Canada, Messico, Centro America, Caraibi, Colombia, Venezuela, Guyane e delle Galapagos. Trump ha infatti avanzato pretese o azioni militari su quasi tutti questi territori. Il Technate sì completa con il superamento della democrazia rappresentativa in favore di una tecnocrazia ingegneristica. Per realizzare questo progetto sarà anche necessario invertire il processo di deindustrializzazione e ricostruire le filiere produttive statunitensi.
Una ulteriore e più fosca possibilità da tener d’occhio, è che le tre grandi potenze stiano pure realizzando una ristrutturazione dei metodi di governance dei popoli in senso orwelliano. Lo stato di permanente incertezza, disordine, confusione, crisi a ripetizione, che gli atti della Casa Bianca stanno alimentando nel mondo, corrisponde sinistramente alla fase di caos mondiale, propedeutica all’instaurazione dell’ordine distopico globale descritto nel romanzo 1984. Mantenere uno stato costante di crisi, disordine, insicurezza e polarizzazione impedisce ai popoli di organizzare una resistenza coerente o di elaborare visioni alternative a lungo termine.
17.10.26 Marco Della Luna