RINCHIUDERE E FAR MORIRE:
LA RISPOSTA DEL SISTEMA E L’OPZIONE RUSSIA
Le violenze e i saccheggi di strada a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni non sono episodi isolati, bensì fenomeni destinati ad aumentare nei prossimi anni. Essi rappresentano la conseguenza automatica e inevitabile del sistema socio-economico su cui si reggono la produzione del potere e del profitto in Occidente — un sistema che da tempo domina e assoggetta la politica stessa, soprattutto in Europa.
1. L’architettura del potere: il sistema monetario estrattivo
L’Occidente vive in un modello monetario di tipo estrattivo. La classe dominante finanziaria adotta lo strumento dell’emissione continua di moneta-debito (moneta creata dal nulla e gravata da interesse) per arricchirsi e, al contempo, depredare la società:
- Generazione di bolle speculative: Emettendo moneta a costo zero, l’élite ne incamera il valore nominale e la impiega per alimentare bolle finanziarie e immobiliari. Quando queste immancabilmente scoppiano, il conto viene presentato ai risparmiatori e ai piccoli investitori che regolarmente rimangono col cerino in mano.
- Sottomissione sistemica: Prestando moneta a interesse, il potere finanziario sottomette Stati, imprese e privati. L’accumulo degli interessi impone a chi riceve il credito la necessità strutturale di richiedere costantemente nuovi prestiti e nuove emissioni, incatenando la società a una dinamica di eterna dipendenza verso i detentori del signoraggio monetario. I nuovi prestiti vengono subordinati all’obbedienza a condizioni imposte.
2. Effetti collaterali: deindustrializzazione, austerity e tagli al welfare
L’immissione illimitata di liquidità produce un duplice effetto nefasto:
- Inflazione e impoverimento: La moneta emessa non fluisce verso investimenti produttivi o infrastrutturali, ma viene diretta verso la speculazione e il saldo dei debiti pregressi, svalutando il potere d’acquisto dei cittadini.
- Smantellamento dello Stato sociale: L’aumento iperbolico del debito pubblico e dei relativi tassi d’interesse costringe gli Stati ad adottare politiche di austerity, tagliando la spesa per sanità, servizi e previdenza. La cura di malati, invalidi e pensionati diventa così un costo insostenibile di fronte ai rigidi vincoli di bilancio. L’ulteriore spesa per il welfare agli immigrati completa l’opera.
3. La gestione della “popolazione ridondante” è il problema del momento
L’avvento dell’automazione avanzata e dell’intelligenza artificiale accelera questo processo: la classe dominante necessita di un numero sempre minore di lavoratori e consumatori per preservare la propria ricchezza e la propria egemonia.
Il risultato è l’espulsione di masse crescenti dal mercato del lavoro, liquidate secondo la logica cinica degli useless eaters (“bocche inutili”): un rifiuto organico. Per gestire e contenere questa sovrappopolazione ridondante, si attuano strategie biopolitiche di contenimento e riduzione della fertilità e della longevità:
- Ingegneria culturale: Diffusione di modelli e stili di vita che scoraggiano la famiglia, la riproduttività e l’impegno civico, intellettuale o politico (gender, tossicodipendenze).
- Politiche sanitarie ed eutanasiche: Dalle direttive per il razionamento delle cure agli anziani, all’ostentata promozione dell’eutanasia per malati cronici e fragili (come già avviene in Canada o Giappone)(e un domani, probabilmente, anche per i disoccupati cronici), ai vaccini pediatrici e per adulti che riducono la fertilità e abbreviano l’attesa di vita.
- Ripristino del servizio militare obbligatorio: E’ visto come un valido modo per rinchiudere e tener sotto controllo i giovani, nonché eventualmente mandarli al fronte a morire.
- Controllo della mobilità: Progetti di restrizione della libertà di spostamento tramite la colpevolizzazione dell’auto privata, la rigidità del modello urbano della “città di 15 minuti” e l’impiego emergenziale di forme di lockdown.
“Rinchiudere e far morire” diventa così il metodo di gestione sociale per le eccedenze demografiche create dal sistema stesso. Le istituzioni politiche, totalmente asservite a questo schema, non possono ovviamente rivoltarsi contro il sistema da cui dipendono e a cui rispondono, perciò non possono offrire risposte effettive, se non di tipo mistificatorio o apertamente repressivo, alla rabbia e alla disperazione delle nuove generazioni, che subiscono una violenza molto superiore a ogni violenza che abbiano la forza di commettere, e vedono davanti a sé un futuro pessimo e senza prospettive di miglioramento, che avrebbe come unica soluzione razionale il suicidio. Non ci può essere dialogo se non fittizio.
4. La necessità del nemico esterno e l’alternativa geopolitica
Per attuare misure strutturalmente ostili alla popolazione senza rischiare l’insurrezione, il sistema necessita della costante fabbricazione di un nemico esterno (la Russia, la Cina, l’Iran) verso cui deviare la frustrazione e la paura delle masse, e la loro aggressività, così che non si diriga verso le vere cause e i veri responsabili che stanno distruggendo il loro futuro, i loro diritti, le loro libertà.
Ma proprio quei Paesi oggi additati come avversari — soprattutto la Russia e la Bielorussia — appaiono in gran parte esenti dalle suddescritte dinamiche speculativo-estrattive-distruttive che affliggono l’Occidente, avendo mantenuto l’economia ancorata alla produzione reale anziché al turbo-capitalismo finanziario e al sistema delle bolle, un po’ come l’Italia delle partecipazioi statali, della Lira, del grande sviluppo. E proprio grazie a ciò riescono a tener testa, nella produzione di armi e munizioni, ai paesi occidentali che sostengono l’Ucraina e che hanno un PIL di decine di volte superiore al loro. E riescono a dare un futuro ai loro giovani. Razionalmente, anche i nostri giovani, disperati perché il loro futuro è stato rubato, potrebbero emigrare in Russia per trovarne uno, e potrebbero anche arruolarsi nell’Armata russa per combattere concretamente il sistema che glielo ha rubato in patria, compresi i suoi servitori politici.
Proprio perché rappresentano un’alternativa sistemica concretamente esistente, Russia e Bielorussia pongono una minaccia socio-politica al sistema occidentale, il quale perciò ne fa il suo bersaglio. La strategia occidentale punta a destabilizzarle attraverso l’espansione geopolitica verso est e la costante pressione militare, costringendole a uno sforzo bellico che sottragga risorse agli investimenti interni e ai consumi per provocarne il collasso economico e del consenso popolare — ossia riproponendo, nei fatti, la medesima dottrina adottata negli anni ’80, con successo, dall’amministrazione Reagan mediante il programma Star Wars contro l’URSS.
Nel frattempo, uno dei più ligi servitori di questa strategia, il ministro Guido Crosetto, coerentemente inquadra le sommosse e i saccheggi di Milano e altre città italiane ed europee come forma di guerra ibrida organizzata, o perlomeno istigata, dal nemico sistemico: l’immancabile Russia di Vladimir Putin.
23.10.26 Marco Della Luna