DISASTRO E DITTATURA

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DISASTRO E DITTATURA

Lo scenario italiano attuale ha due poli emergenti: da un lato abbiamo una situazione economica strutturalmente grave, con tendenze sfavorevoli, non sostenibile soprattutto in quanto a disoccupazione e pensioni; dall’altro lato abbiamo il combinato della riforma costituzionale ed elettorale detta Italicum. Un combinato che concentra tutti i poteri – legislativo, esecutivo e di controllo cioè di garanzia – nelle mani del segretario del partito di maggioranza relativa. Questi, prendendo anche solo in teoria il 25% dei suffragi, si aggiudica il controllo delle camere, del governo, delle commissioni anche di garanzia, della nomina del presidente della Repubblica, di giudici costituzionali e di componenti del CSM. In più, quale segretario del partito, forma le liste elettorali del suo partito, cioè decide chi si candida e con quali chances. Quindi i parlamentari eletti hanno un vincolo di mandato, ma non nei confronti degli elettori, bensì del segretario del partito. Una vera mostruosità giuridico-costituzionale, senza pari nel mondo ritenuto civile. Un ritorno massiccio e deciso a prima della separazione dei poteri statuali, cioè a un modello di Stato di tipo assolutistico, cioè a oltre due secoli fa.

Aggiungiamo che la riforma elettorale non solo dà il premio di maggioranza al partito che prende anche solo il 25% dei suffragi, ma anche, per effetto dell’attribuzione del premio di maggioranza non a una coalizione bensì al singolo partito, risulta congegnata per far sì che ci sia un partito fisso di maggioranza, cioè un partito-Stato – il Partito Democratico (e come altro potrebbe chiamarsi?) – più alcuni piccoli partiti in funzione di alleati mobili e clientelari del partito di maggioranza, più ancora un partito medio-grosso di opposizione perenne.

Insomma, in previsione di una situazione economica e sociale sempre peggiore e tale da generare forti tensioni e forse rotture sociali, viene costituito, con la massima precedenza, un apparato statuale autocratico e bloccato, per garantire alla buro-partitocrazia parassitaria e criminale le sue rendite, le sue poltrone, le sue impunità anche nel disastro nazionale; e insieme per garantire il dominio sul Paese ai grandi interessi finanziari stranieri, con la possibilità di completare l’estrazione o l’acquisizione degli asset nazionali e dei mercati nazionali ancora appetibili attraverso il controllo del suo governo e del suo capo di Stato.

Per fare queste importanti riforme, e per eleggere un adeguato Capo di Stato che funga da raccordo tra la casta nazionale e i superiori potentati europei e americani, cioè un presidente di garanzia per il suddetto assetto, niente di meglio dell’attuale parlamento di nominati, illegittimo perché eletto con legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Aiuta anche la “condizionabilità” giudiziaria, e non solo giudiziaria, del leader del primo o secondo partito di “opposizione”: nove o dieci milioni di voti controllati o neutralizzati così.

La precisa e chiarissima scelta di concentrare i poteri di legislazione, governo e controllo in un’unica persona, toglie ogni dubbio sul progetto dittatoriale: non esiste in Europa, neanche in Russia, qualcosa di simile. Neanche il fascismo la realizzò. La passività e la ignavia via con cui la popolazione italiana accetta tutto ciò, l’assenza di obiezioni e anzi l’incoraggiamento da parte dell’Europa verso tale mostruosità giuridica, confermano che il destino dell’Italia è già stato deciso, che non vi è spazio per un’alternativa, e che quindi l’unica via razionale, per chi può, è l’emigrazione.

15.01.15 Marco Della Luna

P.S. Impossibile è giustificare le riforme suddette dicendo che sono indispensabili per assicurare la governance e l’efficacia della politica: come ho spiegato in precedenti articoli, questo obiettivo si può raggiungere con un sistema bicamerale differenziato: una camera della governabilità, eletta con sistema maggioritario e premio di maggioranza, la quale vota i governi e le leggi; e una camera della rappresentanza e delle garanzie, eletta con metodo proporzionale e senza soglie, la quale elegge gli organi di garanzia (presidente della Repubblica, giudici costituzionali, commissioni di sorveglianza) e vota le leggi costituzionali nonché quelle elettorali e concernenti la cittadinanza. Quindi la giustificazione suddetta, in nome della governabilità, è falsa. Ma lo è anche perché la politica nazionale ha ben poco da decidere, essendo guidata da vincoli e dettami esterni, rispetto ai quali ha una funzione perlopiù esecutiva. La realtà è che, in Italia e in altri paesi deboli e arretrati, il capitalismo finanziario globale sta instaurando regimi autoritari al fine di usarli per imporre, rapidamente e senza possibilità di opposizione, leggi e riforme strumentali ai suoi interessi e al suo potere, come il famigerato TTIP, oggi in gestazione.

 

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7 risposte a DISASTRO E DITTATURA

  1. Giovanni V. scrive:

    FACCIAMO UN TEST.

    Hai letto molto sul signoraggio ma non hai ben capito fino in fondo o non credi fino in fondo alla possibilità che le cose siano messe in questi termini catastrofici?
    Facciamo un test, anzi fai un test.

    Il Sistema dichiara che la banca è “Nell’ordinamento italiano l’attività bancaria è definita come l’esercizio congiunto dell’attività di raccolta di risparmio tra il pubblico e dell’attività di concessione del credito (art. 10 del Testo unico bancario, d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 e successive modificazioni e integrazioni). La raccolta del risparmio presso il pubblico è prerogativa delle banche e viene definita come acquisizione di fondi con l’obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi sia sotto altra forma.”

    Se così fosse, ossia raccoglie i soldi delle famiglie e li presta alle imprese, ci sarebbero prestiti per un ammontare massimo pari ai risparmi.

    Non solo: ogni famiglia non avrebbe più risparmio custodito.

    Le cifre dicono che non è così, infatti.

    Il test è questo: vai dalla persona in cui riponi la più smodata fiducia.

    No, non tuo padre né tua madre e non tua moglie o marito.

    Parlavo del tuo direttore di banca.

    Vai dal tuo direttore e chiedigli:

    «Signor direttore (Sire),

    quando le affidai i miei risparmi.. Lei li mise in cassaforte o li prestò a terze persone?

    (A) Se li tiene ora in cassaforte: come campa Lei? E i suoi impiegati?
    (B) Se li ha prestati: com’è che io posso firmare assegni e può farlo anche colui al quale li avete prestati? E in contemporanea, pure!

    Non è che per caso la banca (per la quale lavora) crea dal nulla la moneta che presta?

    Se così fosse è un FALSO che “la banca raccoglie per prestare” ma semplicemente CREA&DISTRUGGE-DISTRUGGE&CREA moneta, dal nulla, a costo zero..
    ..è così, Sire?»

    Ora il signor direttore può solo:
    – Ammiccare (tipico di chi cerca connivenza);
    – Incazzarsi (tipico di chi ha sentito un dito infilarsi in una piaga che credeva sconosciuta agli altri);
    – Imbarazzarsi (tipico dei bambini presi con le mani nella marmellata);
    – Sviare il discorso o mostrarsi sdegnato (tipico atteggiamento snob di chi [si] ritiene unto dal signore e appartenente ad una élite intoccabile)

    Se il discorso avverrà sul WEB probabilmente ti bannerà (se il blog è il suo) e se siete ospiti di un blog di altri e il suo nick è un fake (ad esempio “keynes33” o “aktarus99”) allora ti insulterà e sparirà.

    Provate il vostro direttore. Testatelo (non è un suggerimento violento).

    Stampando soldi sfili all’uomo la Terra, dono di Dio…..

    ^_^

  2. roro1984 scrive:

    Posto che la cosa migliore da fare sia emigrare, esistono paesi europei nei quali avrebbe senso andare?

  3. enrico scrive:

    Scusate ma preferisco soffermarmi e invitare anche Voi a Fare ciò , la Passività e l’inedia della Popolazione dinanzi a queste Violenze ha sicuramente radici lontane ,ma gli strumenti del potere hanno gioco forza oggi più che mai,grazie anche alla tecnologia A loro servizio La domanda è, quali idee, artifici ,possiamo mettere in campo se non per vincere ma da contrapporre almeno .Questa è la domanda che dobbiamo porci e stimolare le nostre idee.

  4. ahfesa scrive:

    Oggi é la « giornata dei Cento »

    Difatti il Nostro Grande Ministro di Polizia, l`Angelino-Delfino-Trombato, ha annuciato con piglio napoleonico al popolo bue che ben CENTO sospetti terroristi islamici si trovano sul nostro territorio pronti a farci veder i topi col piviale, che a Milano si dice i « sorci verdi ». Ovvero l`ecatombe dei cento che appunto per calembour in greco si dice ekaton. E naturalmente per mostrare la debordante potenza delle Nostre Agguerrite Tante Polizie, si mobilitano decine di migliaia di uomini (forestali calbri inclusi che son da soli oltre 30 mila), guarniti dai più moderni mezzi, A degno contraltare (per fortuna non ci fanno vedere anche quelli) sono sguinzagliati i nostri portentosi agenti segreti che tante volte hanno dato inconcussa prova del loro valore….ed anche di loro costi.

    Io resto un tantino scettico, perchè non credo che contro questa gente servano le parate militari, sulle orme di quel nostro tale Grande Uomo, che pensava con le sfilate ed i milioni di baionette (e basta) si potesse fregare certi nemici che magari non facevano veder niente, ma al dunque ci arrivavano davvero. ED anche non credo al valore delle perquisizioni a tappeto e dei provvedimenti una-tantum e valore mediatico. Come le retate montiane sui suv e bottegai di Cortina per capirci. Che hanno fregato qualche povero cristo e causato danni commerciali maggiori, ma nei fatti non hanno cambiato niente.

    Invece in tema di guardia di finanza, credo che quella sia certamente un`arma efficacissima proprio per combattere il terrorismo. Per carità mica dico di mandare i finanzieri a far Rambo, bensì soltanto a praticare quello sport che tanto li diverte, ovvero le verifiche a tappeto di bottegai, money trasfer, case da gioco, import-export, stavolta non dei solti poveracci padani, ma di proprietà dei seguaci di Maometto. E se si lavora bene non solo si otterranno risultati sul probelma corrente, ma anche lo stato potrà far un bel po`di quattrini che magari potrebbero tradursi in minori punizioni per i soliti. E probabilmente anche la stessa occhiuta severità si deve adoperare a tappeto anche per i « cooperanti & similia » che pare, lupi camiffati da agnelli, dalla gestione del traffico di indigenti traggano lautissimi proventi (elargiti dal contribuente) e pure qualcosa in più non proprio fiscalmente e penalmente legale.
    E sempre in tema bisognerebbe dir chiaro che se qualcuno –salve le missioni governative ufficiali – volessa andar da quelle parti , DA OGGI IN POI – lo dovrà far a suo rischio e pericolo, riscatti e funerali inclusi, che tra l`altro potrebbero essere con modica spesa assicurati senza trombare il solito contribuente.

    Ma oggi ci sono stati altri CENTO protagonisti. Ovvero i partecipanti al charter (magari sempre pagato da quei cornuti dei contribuenti) che ha trasportato ben C E N T O pellegrini ad onorare il Grande Intramontabile Bettino defunto esattamente 15 anni or sono, lasciando cospicuo patrimonio all`estero (chissà se i Craxi faranno la voluntary) e laute reversibilità. E di restituzione del maltolto, che per altro graverebbe sull`asse ereditario, essendo il « galantuomo » morto latitante, ovviamente né allora né oggi manco a parlarne.
    Io non ho i soldi per andare ad « onorare » il Grande, ma se per avventura dovessi passare per la sua tomba saprei bene quale abbondante libagione praticare.

    E che oggi sia una giornata speciale lo si evince dall`eccezionale fatto che concordo in pieno con una odierna affermazione del Altro Grande Brigante di Arcore. Difatti l`altro Uomo della Provvidenza ha oggi scritto in lettera di condoglianze alla « famiglia » che il Grande Bettino fu « precursore dei tempi ».
    Esatto mai si disse cosa più vera : difatti pose – incompreso – le basi più solide della nostra attuale rovina.

  5. ahfesa scrive:

    Caro Avvocato & pluriconcussi lettori,

    Dittatura e disastro sono facce della stessa medaglia, anzi sono sinonimi. Ovvero la dittatura é un disastro che interviene in causa di un disastro di un altro tipo e che poi sfocia in una più grande e definitiva catastrofe. Poi il popolo bue (quelli che restano) pensa di aver imparato e inaugura un periodo di prosperità. Ma poi arrivano i soliti furbetti alla « Eroe di Hammamet » e si ricomnicia. Noi italiani siamo maestri in quest`arte. E pure stiamo superando noi stessi nel farci danno.

    MI spiego. Una volta l`italica plebe, quando non vedeva ristoro (senza rischio, fatica e lavoro ovviamente) ai guai in cui, sempre per cercare di gabbare gli altri e viver di rendita, si era cacciata, reputava somma astuzia il rimettere il comune destino all` »Uomo della provvidenza » come S.S. Pio XI definì il Labbrone poi appeso (dalla stessa plebe a carissimo prezzo disingannata) in Piazzale Loreto. Oggi invece si ritorna indietro di 500 anni, ovvero non avendo più « eroi della civiltà » (come Freud defini sempre lo stesso personaggio) ed anzi accertata la ciarlataneria di quelli che si credono tali, si pensa di esser portenti di acutezza nell`affidare a stranieri la gestione dei nostri intimi affari. Ed anzi, la fretta di vendersi é tale e tanta che neppure si bada lontanamente al fatto che i predetti « nuovi reggitori » abbiano poi in concreto interessi opposti ai nostri. Ma non basta. Difatti ciacuno al suo livello spera anche che i nuovi padroni, avendo bisogno di deferenti ed ossequiosi servitori, sia pure a differente livello di importanza e gratificazione, possano dispensare regalie e sicumere affinché tutti possano campare a sbafo come prima. Ovvero si crede che quello che il nostro, proprio governo non é più in grado nel giusto o nello sbagliato di assiscurare ci possa essere senza meno imbandito dagli stranieri, sempre senza lavoro, rischio e fatica. Sfortunatamente proprio la storia di un recente passato ha duramente smentito (in quel di Salò divenuta capitale) cotale pericolosa teoria.

    Poichè cotale modo di pensare fà oramai premio su ogni altra nostra attitudine civile, non deve sorprendere che ci sia meritato il presente governo e che lo stesso operi come descritto. Anzi, temo che tra breve rimpiangeremo persino l`atttuale « crisi », dovendo poi subire quella « normalizzazione applicativa »e quella « ripresa » che deriverà dall`applicazione puntuale delle leggi che abbiamo voluto infliggerci e che saranno amministrate con durissima puntualità. Ma certamente non con la nostra direzione bensì per mano di una ristrettissima cerchia di collaborazionisti, vili, prepotenti, spietati e rapacissimi. Riedizione per altro di situazioni normali di storie già vissute da altri popoli. Alcuni fortunati come i francesi, per breve tempo, altri per molto di più come al caso i cechi passati dal bastone degli Asburgo alla padella del gentile Heydrich, alla glaciale brace di Giuseppe Baffone, per finire in gloria con Jan Palach che imitava i bonzi. Ma che diceva anche :

    « Poiche i nostri popoli sono sull`orlo della disperazione e della rassegnazione abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo… »

    Da noi si é dato fuoco solo un poveraccio muratore perchè, evasore fiscale, era giustamente perseguitato dal fisco e voleva far il furbo e non pagare. Ma giustamente, morto lui con meritate sofferenze, il fisco imparziale si é rivalso sulla moglie erede delle di lui fortune e sfortune. Per altro inverando quanto indelebilmente scritto nel Levitico : « La colpa dei padri si ripercuoterà sui figli e sui figli dei figli fino alla settima generazione ».

    Quindi non sorprende che il popolo bue corroborato da cotale inflessibile ma giusto governo, ne auspichi la continuazione a tempo indefinito. Ovviamente con la riserva mentale che la giustizia spietata sia rivolta sempre « agli altri ». e mai la si debba sperimentare in proprio.

    Quindi come dico oramai spesso, noiosamente ripetendomi, alla « giustizia » fiscale seguirà quella « politica » e siccome qualcuno potrebbe non esser contento (strano ma vero) si ricorrerà allo spionaggio ed alla delazione, ottimi strumenti dei governi appunto dittatoriali, atti a seminare sfiducia, terrore e discordia tra i sudditi per favorire il tiranno ed i suoi servitori.

    E questo potrebbe far piacere all`italica plebe. Difatti tutti sanno che il principale datore di lavoro del più ricco dei paesi a socialismo reale, la DDR, era la STASI che vantava milioni di persone a libro paga. Tanto che fu un vero disastro nazionale all`est quando la DDR dichiarò bancarotta nel 1990.

    Dunque perchè emigrare, come ce la mena sempre l`avvocato ? Moltissimi di noi potranno trovare un comodo, stabile e ben retribuito impiego nelle molte polizie segrete e non che presto verranno istituite. E quelli scartati o non sufficientemente raccomandati potranno offrirsi come delatori a provvigione. Impego un pochino più pericoloso e meno stabile. Ma anche lucroso poiché tutti abbiamo qualcosa da nascondere e magari se proprio non c`é potrebbe anche essere inventata. Tanto lo stato di diritto non c`é più e la legge non é più eguale per tutti.

    Quindi come ho ampiamente dimostrato un felice avvenire si apre davanti a noi, ancorchè fatto di dittaura e disastro. L`unico problema é che i governi totalitari sono costosissimi e distruggono ricchezza perchè si reggono sulla sopraffazione e sulla corruzione. E dunque la « nuova cuccagna » potrebbe trovare imprevista e repentina fine.

  6. Giovanni V. scrive:

    Cos’è questo golpe? Io so

    di Pier Paolo Pasolini

    Io so.
    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
    Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
    Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
    Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile.
    Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.
    Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
    Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
    A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
    Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
    Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi.
    Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
    Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
    Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
    All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
    Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
    Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
    È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
    Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro.
    Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
    La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l’altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
    Inoltre, concepita così come io l’ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l’opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
    Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch’essi come uomini di potere.
    Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch’essi hanno deferito all’intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l’intellettuale viene meno a questo mandato – puramente morale e ideologico – ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
    Ora, perché neanche gli uomini politici dell’opposizione, se hanno – come probabilmente hanno – prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono – a differenza di quanto farebbe un intellettuale – verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch’essi mettono al corrente di prove e indizi l’intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com’è del resto normale, data l’oggettiva situazione di fatto.
    L’intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
    Lo so bene che non è il caso – in questo particolare momento della storia italiana – di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l’intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che – quando può e come può – l’impotente intellettuale è tenuto a servire.
    Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana.
    E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi “formali” della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
    Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico – non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento – deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
    Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un’altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

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