I TEATRINANTI DEL MALINTESO SOCIOPOLITICO

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I TEATRINANTI DEL MALINTESO SOCIOPOLITICO

Al fondo della evidente sterilità del pubblico dibattito sociopolitico vi è un malinteso che si compone solamente, appunto, rendendo quel dibattito un esercizio inerte di inganni e autoinganni.

Verso l’attività politica interna e internazionale, istituzionale, economica, la sensibilità della gente ha richieste di trasparenza, correttezza, legalità, rispetto, moralità di fondo, e di una giustizia che operi gratis et amore legis.

Per contro, l’attività politica, istituzionale, economica, è una competizione in cui, per non perdere, è indispensabile ricorrere alla segretezza, alla scorrettezza, alla slealtà, all’inganno, al ricatto, alla violenza, alla violazione delle regole, alla strumentalizzazione del potere giudiziario.

La sensibilità popolare continua, pertanto, a richiedere alla politica, alle istituzioni (compresa quella giudiziaria), all’economia, ciò che esse per loro natura non possono dare, fare, essere. Tra le varie pretese, continua ad avanzare quella che la competizione politica e la competizione economica si facciano senza commettere reati, cioè rispettando le norme, mentre il vantaggio competitivo viene in gran parte proprio dalla superiore capacità di sottrarsi alle norme rispetto ai concorrenti, e ancor più, specie nell’attuale società di mercato, dalla capacità di comperare o altrimenti condizionare il legislatore e il governo al fine di ottenere scelte fatte a proprio vantaggio, nonché i tribunali al fine di ottenere una giustizia di favore per sé, e repressiva verso i competitori, come ampiamente spiego nel mio Le chiavi del potere (Aurora Boreale, 2019).

La composizione di questa oggettiva divergenza tra le esigenze della sensibilità etica da una parte e le regole della realtà dall’altra, avviene in quanto, da un lato, il potere costituito, le istituzioni, l’economia, controllando i mass media, riescono a dare di se stessi un’immagine più o meno accettabile e che nasconde il peggio della realtà, le cause vere dei mali, offrendo spiegazioni ingannevoli, capri espiatori, nemici esterni e prospettive di giustizia e miglioramento; mentre, dall’altro lato, la sensibilità della gente mal sopporta la consapevolezza della sgradevole realtà suddetta, quindi è predisposta ad accogliere quell’immagine rassicurante, a credere nelle spiegazioni fornite, a prendersela con i capri espiatori e i falsi nemici, a sperare nella giustizia e nei miglioramenti.

Così avviene che il dibattito per l’opinione pubblica continua a cibarsi di scemenze quali sono le campagne di moralizzazione della politica e dell’economia mediante provvedimenti come la legge Severino, lo Spazzacorrotti, il blocco della prescrizione, e via blaterando. Continua, perché la maggioranza della gente non apprende da tutte le numerose e multiformi esperienze che ci hanno mostrato che non si vince se non si viola le regole, se non si ruba per alimentare le clientele, e se non si serve ai poteri forti fuori dello Stato, che altrimenti ti abbattono a colpi di rating, di spread, di Colle, di mass media, di avvisi di garanzia. E che vogliono papparsi fino in fondo quel che si può togliere all’Italia.

Alla luce di queste considerazioni, evoco qui Fabrizio Fratus, che, nel suo sagace pezzo odierno La politica è un po’ come Diletta Leotta: bella ma finta (https://iltalebano.com/2020/02/13/lezione-di-realismo-politico/#prettyPhoto/0/) dice cose non solo condivisibili, ma anche molto utili; solo che non parla propriamente della politica, bensì del teatrino e dei teatrinanti dietro cui sta e agisce la politica vera, quella che decide le cose grandi e non si lascia discutere in piazza né in tribunale. Fratus parla di un oramai incessante, camaleontico, proteiforme “adattarsi [nonché] rimodellarsi all’occorrenza” dei partiti politici. Questo modo di procedere, che non si cura della coerenza, è chiamato realismo politico, però non sempre paga. M5S, PD e Lega si sono esibiti in ripetute giravolte e contraddizioni totali. Il primo, quando ha visto che da solo non poteva fare un governo, è passato dal rifiuto aprioristico di ogni alleanza, al governo con la Lega; poi, per restare al governo, è passato dal rifiuto assoluto di accordi col PD a un abbraccio col PD; e in generale da posizioni anti-sistema a posizioni intra-sistema per conservare la poltrona. Risultato: crollo dei consensi, perché il suo elettorato disapprova le contraddizioni e le confusioni. Similmente, il Partito Democratico, “che negli ultimi 14 anni è stato al governo per ben 11,5 anni”, per riprendersi il potere e per tema di una vittoria salviniana, si è inciuciato col M5S, mentre prima, a testa alta, stava ai suoi antipodi. Salvini -spiega Fratus- sa che neppure con la Lega al 55% potrebbe governare, perché i mercati lo affonderebbero; perciò si è rimangiato tutto su UE ed EURO, dicendo che dobbiamo tenerceli perché utili all’Italia; ed è anche virato verso il centro politico, si è dato alla ricerca assidua del Washington consensus; e, peggio di tutto -aggiungo io- ha invocato Draghi a Palazzo Chigi: sembra quasi che voglia proporsi al posto del PD come partito di servizio del turbocapitalismo finanziario dei prima vituperati eurocrati e banchieri predoni.

Ingenuo allora meravigliarsi di un abboccamento Salvini-Renzi: i due già hanno in comune frequentazioni verdiniane e il progetto di abbattere Conte. Il disegno politico dei due Mattei, secondo Fratus, è di sostituire il Bisconte con un governo tecnico Lega-FI-IV fino ad eleggere un nuovo presidente della Repubblica -lo correggo: presidente del Protettorato-; poi andare al voto col proporzionale, e formare un governo Lega-FI-IV con un Giorgetti a capo. Ma Fratus ritiene probabile che a uscir vincitore sarà invece Giorgia Meloni, siccome è l’”unica che da anni e piano piano stia realmente costruendo un progetto politico valido e coerente, mentre Matteo Salvini non è considerato autorevole e soprattutto non ha appoggi all’estero.  Giorgia Meloni è in forte crescita, è più stimata di Salvini, è donna e ha ottimi rapporti con i conservatori americani ed europei. Soprattutto non è percepita come un pericolo.”

In realtà nessuno dei predetti concorrenti andrà al potere. Il potere -cioè quello che decide e impone per es. l’euro, certi modelli finanziari e socioeconomici, la liquidazione degli Stati nazionali, le migrazioni di massa, etc.- non è alla loro portata, ed essi devono addirittura astenersi dal criticare a fondo le sue scelte, se vogliono entrar nell’area di governo e infilare le dita nel vaso delle caramelle (solo chi non aspira a far ciò può essere e restare liberamente critico verso il sistema e i suoi interessi). Il potere vero non si mette certamente in gioco nel voto popolare. Lo si vede anche dalla facilità con cui tiene il PD al governo e al Colle praticamente sempre, anche col solo 20%, e anche se il PD apertamente inchioda il Paese alla recessione per favorire la campagna di acquisti da parte dei capitali stranieri.

E’ inutile, illusorio chiedere a un partito politico di essere una forza critica del sistema, di essere intellettualmente sincero o per fare gli interessi collettivi, cari Borghi e Bagnai: ogni soggetto che aspiri ad entrare nella camera dei bottoni e dei bonbons,  o anche solo ad ottenere consenso popolare e accesso ai mass media, deve da un lato censurarsi e adeguarsi al potere vero; e dall’altro lato adeguarsi alla capacità di comprensione della gente, concentrandosi sul breve termine della rincorsa dei sondaggi e dei processi. Servire al potere costituito consiste, per un partito, innanzitutto, nell’apportargli l’obbedienza popolare. Nel 2002 scrivevo, a questo proposito: “Al fine che le masse che ricevono motivatori illusori e credano in questi motivatori e nella legittimità del sistema, i privilegi economici veri ricevuti dagli associati al potere, e la funzione di tali privilegi, devono essere o nascosti (non notiziati, giudiziariamente coperti) o legittimati mediante un camuffamentoEsistono agenzie che forniscono servizi di legittimazione ideale al potere (anche se esse stesse costituiscono centri di potere), come i partiti, i sindacati, le religioni organizzate e i news media, imbonendo il popolino; esse ricevono in cambio corrispettivi utilitari “ (Le chiavi del potere, 2002-2003-2019, pag. 306) .

Per contro, chi vuole promuovere mutamenti per trasformare a fondo il sistema, deve agire sul piano teoretico, scientifico, filosofico, spirituale.

14.02.2020                         Marco Della Luna

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2 risposte a I TEATRINANTI DEL MALINTESO SOCIOPOLITICO

  1. ahfesa scrive:

    Spigolature semiserie

    Il dr. Sallusti ogni tanto – pur sempre adattando le sue esternazioni agli interessi del datore di lavoro – riesce non di rado a presentare anche affermazioni pienamente condivisibili. Ma recentemente, anche lui temo sia stato – dati i tempi – infettato da un eurovirus, molto presente delle sue assidue frequentazioni del salotto della sig.ra Gruber/Bilderberg. Lo capisco, perchè deve appunto rappresentare l`acquisita obbedienza de suo capo, sottoposto preventivamente a nuovi attacchi giudiziari appunto per levargli da subito certe idee revansciste.

    Orbene leggo nell`editoriale di oggi 21 febbraio che « quelli che escono dall`UE devono fare i camerieri ». Naturalmente l`attacco é diretto ai merdosi britanni che hanno rifiutato l`eurocuccagna, nonstante tutti i tentativi legali o meno per tenerli aggiogati all`eurocarrozzone. Dunque l`incolto Boris testa-di-polenta ha stabilito che anche i privilegiati cittadini UE dal 2021 potranno emigrare in UK solo se dotati di opportune qualifiche, sapendo l`inglese, e con un posto di lavoro retribuito acquisito. Esattamente come fanno gli australiani ed i canadesi che però stranamente non sono considerati altrettanto merdosi.
    Ma tale incivile ed egoista restrizione implica che di colpo i low grade job in UK dovranno per forza essere occupati dai giovani britannici ai quali dunque risulterà preclusa una migliore carriera, che altrimenti avrebbero, se fossero stati ancora legati all`eurocarrozzone, potendo così ancora essere serviti al pub o al ristrorante da noi italiani laureati, ma senza entrature o beni di fortuna.
    Da qui l`assioma che fouri dell`UE si fà solo il camerire o lo scopino.

    Affermazione esilerante, ma che purtroppo temo riuscirà ad imbonire molti di noi. (altrimenti non l`avrebbe pubblicata).

    Ma io che non sono un portento, ma solo un uomo di strada qualsiasi, vedo le cose in modo molto più semplice. Ovvero temo che i britannici si siano stufati di dover accogliere e mantenere indigenti o personaggi furbastri che con espedienti riescono a sfruttare il sistema sanitario e previdenziale sostenuto dai contribuenti veramente residenti e produttivi o pure fanno molto peggio diventando delinquenti o importando le proprie consorterie paramafiose. Da qui come gli affini australiani/canadesi e ovviamente abominevoli trupisti, vogliono solo chi veramente serve e veramente vuole integrarsi. Quanto ai candidati per i low grade job, temo che sia abbastanza visibile anche ad un osservatote esterno, che già sul suolo britannico ce ne sono pure troppi. Anzi il rischio non é che i giovani inglesi debbano rinunciare ad Oxford per fare i lavapiatti, ma che ci siano già troppi immigrati, indigenti, svogliati, furbastri con passaporto UK idoenei alla ramazza rispetto ai posti disponibili.
    Memore della favoletta della Volpe e dell`Uva, gli inglesi mi fanno invidia perchè se anche noi potessimo prenderci solo « le risorse » necessarie, magari anche senza barconi e scafisti, potrebbe anche darsi che i nostri laureati non dabbano emigrare necessariamente. E ciò per la banale ragione che se il posto disponibile fosse pure solo quello di camerire e/o scopino a parità di salario reale (che tenga conto dell`effettivo costo della vita) credo sia meglio servire al ristorante sotto casa propria che far lo stesso a Londra o a Berlino.

    Ma attenzione che potrebbe anche capitare che ad ulteriore e definitiva disgrazia dei senza potere, il tempo delle chicchiere sia davvero finito, arrivandoci la punizione se non divina (quella non si usa più, anzi parlarne é cosa da scomunica) almeno quella della natura. Difatti come alcuni immaginavano il Covid-19 é arrivato da noi in barba alle arroganti promesse del Bisconte e dei Biscontini. Io so solo quello che dicono in televisione, ma già emergono due spaventose falle nell`ostentato sistema : a) il primo infettato grave era già stato all`ospedale di Codogno e naturalmente nessuno si era accorto di nulla provocando la catastrofe. b) il paziente zero é arrivaro dalla Cina, ha superato tutti i controlli, ma era infetto e nessuno se ne é accorto.
    Con questi precedenti non voglio menar gramo, ma come dice la stampa non populista e che non dice fake : « bisogna stare attenti ». Immaginiamoci il paese in quarantena e l`economia già agonizzante del tutto bloccata, magari anche con la ovvia chiusura delle frontiere verso i nostri « alleati » che certamente non vorranno aver parte nelle nostre disgrazie e ci tratteranno come il lazzaretto. Come pure non conterei molto sulla fermezza e lealtà personale dei nostri capi davanti a questo pericolo e non mi meraviglierei se tagliassero la corda sul più bello, come fece Re Sciaboletta l`8 settembre. E se poi le « risorse » che incessantemente arrivano oramai a centinaia ogni giorno, anche loro ci portassero dei regali non so dove andranno a finire quelli che passeranno indenni dalla malattia.

  2. ahfesa scrive:

    Caro avvocato e stimati virtuali lettori,

    Io già dai tempi in cui ero un giovane praticante e regnava la DC immediatamente postbellica, ante compromesso storico, ho chiaramente appreso che per avere successo nella vita, con denari e potere, non serviva certo sforzarsi per essere il migliore nel senso di avere le più alte votazioni, i massimi titoli accademici, accompagnati da onestà e serietà comprovata. Nossignore, vedevo benissimo che la riuscita dipendeva solo da tre fattori : a) la fortuna b) le entrature presso i potenti pro tempore c) essere in grado di costringere il competitore a sottostare ad una serie di pesi e limitazioni dirimenti, avendo però di fatto il privilegio di essere esentato dagli stessi. Semplice esempio : i Britannici diventarono signori dei mari e di conseguenza padroni dei commerci e di un impero, semplicemente perchè riuscirono ad imporre il principio secondo il quale loro erano i soli custodi della legalità, mentre tutti gli altri concorrenti erano pirati.

    Corroborato da tale intuizione, ho però mio malgrado scoperto che anche per fare il furfante ci vuol parecchia attitudine, e come detto, raccomandazioni e fortuna, virtù queste molto scarse nel sottoscritto, il quale si é così dovuto accontentare di un`esistenza modesta e subalterna. Magari potrà sperare nel compenso ultraterreno non avendo avuto la capacità né l`occasione di far il farabutto nel mondo. Ma ahimé i compensi ultraterreni non hanno quotazione su questa terra, né alleviano dolori, malattie ed oppressione.
    Naturalmente la carriera cleptocratica non é priva di grossi rischi : difatti se si cerca di far « furbate » troppo grosse si rischia di non aver mezzi ed entrature per sostenerle e finire come i sudditti senza potere. Nella competizione si potrebbe trovare un avversario troppo potente che senza remore ci distrugge, non di rado trascinando nella rovina anche le persone a noi care. Infine vivendo per fregare il prossimo, ovviamente non ci si può fidare di nessuno, e dovendo per forza delegare ad altri alcune cose, ci si potrebbe trovare rovinati esattamente dai propri amici per interesse. Non a caso l`Immortale Don Mariano di Sciascia insegnava che vi sono gli uomini (quelli destinati al potere ed al successo se si adeguano alle regole del gioco e ne prendono i rischi) i mezzi uomini (destinati a far da spalla ai primi) gli omuncoli (destinati al lavoro sporco per i precedenti), gli omiciattoli (destinati a cercare inutilmente di cambiare il mondo senza speranza), i mangiamerda ed i quacquaracquà (ovvero il parco buoi vile e piagnucoloso da sfruttare a piacere).
    Quindi l`enunciato secondo il quale il popolo bue vuole ragionevole prosperità, equità e giustizia, mentre i suoi rappresentanti vogliono solo mungerlo a tempo indefinito, non mi sorprende affatto e mi vede concorde. Anzi aggiungo che sovente é lo stesso popolo bue che masochisticamente rifiuta governanti non perfetti, ma almeno accettabili, per prendersi in cambio matricolati delinquenti, solo in causa del miraggio dagli stessi promesso della ricchezza senza sacrificio, del lavoro senza fatica, del godimento senza limite e del piacere senza regole.

    Però l`applicazione pratica di queste idee merita a mio avviso alcune precisazioni.
    Il Salvini. Vero il ruspante é ondivago, un giorno promette eurosconquassi, l`altro improbabili compromessi. Addirittura vorrebbe il Draghi prima a Chigi e poi al Colle. Come se gli ebrei nel 1948 avessero fatto presidente di Israele Eichmann poichè notoriamente ferratissimo in questioni ebraiche. Io credo che il Nostro sia sì ruspante, ma non idiota e poi si parla di cose lontane e tutte da venire. Come é altrettanto corretto che nelle attuali condizioni geopolitiche qualunque suo successo elettorale (anche al 55%) non gli permetterebbe mai di arrivare nella vera stanza dei bottoni. Difatti o si appecorona agli ordini sostanziali di Berlino (e si autodistrugge politicamente come i grilliti) o se vuol davvero fare e comandare é strangolato dagli eurocapestri. Però io non sarei così certo che Salvini (e soprattutto chi sta dietro a lui ed é pressato da vitali esigenze di sopravvivenza sociale ed economica) pur di arrivare a governare si pieghi alla prima ipotesi con le relative esiziali ed inevitabili conseguenze. Io credo che il verdecornuto ruspante stia cercando uno sponsor geopolitico, che possa almeno esteriormente mutare l`attuale situazione fermando la colonizzazione dei franco-tedeschi. E questo lo sanno anche a Berlino perciò si spinge tramite i pidini/grilliti (anche in maniera pacchiana ed al limite della controprestazione) per la sua eliminazione politica a mezzo concentrico attacco giudiziale, mediatico e successivamente economico e fiscale.
    La Meloni. Che lavori bene e con molta discrezione non c`é dubbio, ma che i poteri forti ed i tedeschi la reputino affidabile io non saprei. Difatti dietro stanno molto ben camuffate e silenti certe cariatidi nostalgiche (i La Russa p.e. che hanno colonizzato Milano ai tempi dell`onesto Formigoni). Anche questi dubito che siano disposti a suicidarsi politicamente (perdendo la loro fettina di potere locale) diventando di colpo europeisti per governare. Io credo (ma posso sbagliare) che semplicemente cerchino di ampliare la loro base di consensi, magari anche a spese dei verdecornuti leghisti, semplicemente per contare di più se e quando questi ultimi arriveranno nella stanza dei bottoni. E difatti la Meloni, molto astutamente dal giallo/verde é stata alla larga.
    Il Renzi. Questo é come Virna Lisi ai tempi del Chlorodont : « Con quella bocca può dire ciò che vuole » nel senso che le può sparare grosse (e poi far retromarcia come avesse detto niente o il contrario) fino a quando avrà dietro Berlino ed i poteri forti. Difatti il viaggio in Pakistan credo sia stato proprio finalizzato a far capire al popolo bue (ed ai consoci ed avversari) che il fantasista toscano non é solo l`erede di Machiavelli per la finezza politica, ma anche nei fatti, ovvero « provvedi sempre di star dalla parte del più forte perchè solo ivi vi é (gloria) e denari » E lo Sboccato vuol far pacchianamente capire che ce li ha. (i denari e non solo gli attributi come i verdecornuti celoduristi). Ma vi é il problema dello « stai sereno ». Ovvero il Renzi si crede davvero un principe rinascimentale e vuol far l`autocrate sia pure per conto dei tedeschi. Per questo ha dovuto far fagotto dal PD non volendo i litigiosissimi ed invidiosi pidini diventare suoi sudditi, come adesso sta scalzando il Bisconte con l`evidente proposito di prenderne il posto. Figurarsi un connubio col Salvini. Anche qui il verdecornuto é grezzo, ma non imbecille. O almeno non saranno tali quelli che lo supportano pagando in prorpio.
    Quindi io credo che gli abboccamenti tra i due siano sì finalizzati alla giubilazione dell`impresentabile Bisconte, ma con seguito un governo Lega-FI-IV più magari Meloni non ci credo. Al contrario il Fantasista una volta scaccolato il Bisconte, avrà sicuramente il modo – mercè il dirimente appoggio del Notabile, dei poteri forti e dei tedeschi – di rimettere in pista un « arco costituzionale » da Leu a FI (per salvare le aziende ed aggiustare i nuovi processi) mandando invece nel cesso politico Salvini e Meloni con buona pace dei loro stracornuti elettori. Forse per arrivare al risultato bisognerà passare da un`elezione a tempo debito e ben preparata da opportuni provvedimenti legislativi e giudiziari, nonchè strettamente pilotata magari dalle sardine a guida Schlein (per ridurre alla realtà la rappresentanza grillita sempre più incompetente, ingombrante e pretenziosa), ma il risultato é già scritto.

    Infine é vero che gli attuali partiti non possono sostanzialmente cambiare il quadro geopolitico ed accontentare gli elettori. È esattamente come fino al 1849 i ceti « progressisti » si affidavano alla nobiltà « illuminata » per giungere a qualche cambiamente del regime Metternich. Ma inevitabilmente andavano a scontrarsi con le baionette della Santa Alleanza. Allora gli idealisti facevano la fine di Carlo Alberto o Santorre di Santarosa, quelli più furbi facevano retromarcia prima, naturalmente facendo spedire in vacanza allo Spielberg i progressisti e facedo spremere ancora di più il popolo bue.

    È giusto la vera opposizione si deve fare sul piano culturale e scientifico, ma non per discettare tra dotti, bensì con la finalità di formare ed educare una nuova classe di « progressisti » da cui si possa trarre alla fine un novello Cavour. Ovvero quella persona di potere che sappia trovare altri potentati che riescano (sempre che sia ancora possibile) a ridarci per padrone lo zio Sam invece dei tedeschi. Esattamente come fece Cavour che ci tolse dalle grinfie degli austrotedeschi per consegnarci ai più miti (ma sempre esigenti) anglofrancesi. Purtroppo per noi il Re Galantuomo si comportò da potentato di second`ordine e per rapacità sconvolse il piano del suo ministro, mentre lo stesso Cavour morì troppo giovane a 51 anni e non riuscì a gestire bene i nuovi problemi.

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