GOLPE BIANCO E MANDATO TRIONFALE

GOLPE BIANCO E MANDATO TRIONFALE

IL GOLPE BIANCO PER SPARTIRSI IL PAESE (articolo scritto per Punto Zero) E’ un segno di notevole cambiamento il fatto che oggi pubblicamente si accusi, senza finire sotto processo, il presidente Napolitano di essere un golpista, e che tranquillamente si parli nei Tg di impeachement e denunce per alto tradimento e attentato alla Costituzione. Fino a poco fa era impensabile un tale livello di delegittimazione contro una figura che appariva addirittura sacrale, intangibile. Ma non ha commesso alcun golpe, perché non è possibile commettere un golpe contro una costituzione che non è mai stata posta in vigore, sostanzialmente, ed è stata solo usata come copertura per un sistema di potere radicalmente diverso. Ciò che Napolitano sta facendo è cercare di mettere insieme una costituzione transitoria per gestire questa fase di declino e disgregazione del Paese… Adesso che ha ricevuto dagli italiani il mandato legittimante, Renzi potrà formalizzare costituzionalmente l’autocrazia, con la collaborazione di un Berlusconi teleguidato mediante le sue disavventure giudiziarie. Il mandato lo ha avuto da italiani tipici, senza dignità e senza matematica,  a cui non importa della svolta autocratica né del fatto che il governo toglie in maggiori tasse e in minori servizi un multiplo della mancia di 80 euro al mese, né importa della sua impotenza sul piano economico e occupazionale.

 

La vicenda politica italiana dell’ultimo decennio si impernia sull’alleanza tra la casta nazionale e la grande finanza apolide (tedesca, francese, statunitense); alleanza per spartirsi il risparmio, i redditi, i mercati e le aziende di questo Paese, e metterlo sotto il governo del capitale bancario. In virtù di questa alleanza, la grande finanza, via Brussel e BCE, ha dato e dà alla casta legittimazione politica e morale nonché sostegno economico in termini prima di credito a bassi tassi (fase 1 dell’Euro), con cui la casta ha ampliato strutturalmente la spesa pubblica corrente clientelare; poi (fase 2 dell’Euro), usando la BCE per comperare massicciamente bonds italiani onde tenere artificiosamente bassi i loro rendimenti (a dispetto dei pessimi indicatori economici), sostiene le politiche dei governi Monti, Letta e Renzi, in quanto politiche strumentali ai suoi interessi. Un collasso finanziario dello Stato (sullo spread) o delle banche (sulle sofferenze) era da evitare, perché esso, spingendo l’Italia fuori dall’Eurosistema, avrebbe arrestato il processo di spartizione delle risorse dello sfortunato Paese. Ovviamente questo piano richiede l’effettuazione di profonde deroghe, violazioni e alterazioni della prassi e della stessa carta costituzionale – cioè di una serie di colpi di Stato e di rivoluzioni, giustificati dalle emergenze e dal “ce lo chiede l’Europa”. Dirò poi perché non si tratta di colpi di Stato, di eversione della Costituzione, né di un piano criminale.   Le emergenze sono state – oramai lo sappiamo – decise, pianificate, fabbricate, iniziando con la destabilizzazione dell’ultimo governo Berlusconi nel 2011. Berlusconi, in sede comunitaria, aveva insistito per l’accettazione di alcuni punti contrari agli interessi tedeschi (ossia: conteggiare ai fini del rapporto pil/deficit pubblico anche il pil sommerso; conteggiare ai fini del rapporto patrimonio nazionale/debito pubblico anche il patrimonio netto dei privati). Come reazione, le grandi banche tedesche (presumibilmente d’intesa con la Bundesbank e col governo) posero massicciamente in vendita grandi quantità di bonds italiani, facendone schizzare in su i rendimenti (spread) nonostante che gli indicatori economico-finanziari italiani fossero molto migliori di oggi; B. fu sostituito, come programmato, con l’eurocrate Monti (privo di meriti, se non negativi come co-architetto dell’eurosistema), che lanciò un piano di demolizione dell’economia nazionale e di spremitura fiscale degli italiani per assicurare ai banchieri francesi e tedeschi i loro iniqui incassi sui prestiti che in mala fede avevano erogato a Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Ne seguì un tracollo economico e occupazionale, una costante ascesa del debito pubblico nonché una campagna di svendite al capitale straniero – tendenze che sono continuate con Letta (pure privo di meriti, tolta la fedeltà cieca all’Euro) e continuano con Renzi (statista di immagine), appoggiate dagli acquisti della BCE. L’artificiosa calma finanziaria creata da questo sostegno consente al governi Renzi di procedere a riforme in senso autoritario e autocratico.   Oggi abbiamo un parlamento di nominati (dai segretari dei partiti), retto da una maggioranza artificiosa e incostituzionale (sistema maggioritario bocciato dalla Consulta), non rappresentativa del popolo. Questo parlamento dapprima ha ri-eletto un Capo dello Stato in violazione della Costituzione (che, come anche risulta dai lavori dell’Assemblea Costituente, non prevede un secondo mandato, mentre le Costituzioni che lo prevedono stabiliscono anche che non vi possa essere più di una rielezione di seguito, dal che è chiaro che la nostra Costituzione non consente il secondo mandato), un Capo di Stato che aveva sostituito con un burocrate un premier avente investitura popolare. Ora siffatto parlamento, nel silenzio-assenso del predetto Capo dello Stato, dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittime le liste bloccate e il meccanismo maggioritario, perché antidemocratici, sta riformando la Costituzione. Non potrebbe farlo, perché l’art. 136 Cost. Stabilisce che le sentenze della Consulta siano immediatamente efficaci, anzi efficaci retroattivamente (i parlamentari eletti col maggioritario dovrebbero decadere), ma questa volta pare si sia fatta eccezione… Dietro una rassicurante facciata di attivismo, giovanilismo, idealismo, Renzi sta procedendo a una radicale riforma costituzionale ed elettorale, per rendere il parlamento ancora più maggioritario, ancora meno rappresentativo della volontà popolare, quindi ancora più strumento privato del segretario del partito dominante, che tale potrà diventare anche con un 30% dei voti più l’aiuto di qualche lista civetta. Sono le garanzie fondamentali della Costituzione, quelle che Renzi demolisce, aiutata da un Berlusconi filo-comandabile attraverso le sue vicende giudiziarie e i suoi interessi aziendali (opposizione ricattabile). Il premier potrà così, scegliendo persone a lui gradite, nominare il nuovo Capo dello Stato, i giudici costituzionali (5 direttamente e 5 indirettamente, su 15), i componenti laici del CSM, le autorità di controllo e garanzia. Avrà il controllo anche delle istituzioni di garanzia, dei poteri “neutri”, di quelle che dovrebbero appunto essere imparziali, per controllare lui e il suo governo e gli atti della sua (artificiosa) maggioranza. Una dittatura con pretese di costituzionalità, di legalità, di democrazia. Ma è una dittatura da quattro soldi, perché è la dittatura di una buro-partitocrazia ladra su un paese la cui sovranità monetaria, legislativa, fiscale è già stata trasferita ad organismi esterni, non italiani, non democraticamente responsabili, e in ampia parte esenti anche dalla sindacabilità dei tribunali. Questo trasferimento di sovranità, assieme all’eversione dei principi fondamentali della Costituzione (mi riferisco soprattutto all’eversione dell’art. 1, del lavoro come fondamento della Repubblica, sostituito con la finanza), è stato compiuto attraverso una serie di trattati internazionali, usando il grimaldello della falsa interpretazione dell’art. 11 della Costituzione, articolo che consente limitazioni (e non cessioni) della sovranità, sul piano di parità (e non di subordinazione), in quanto necessarie per la pace e la giustizia tra le nazioni (e non per scopi finanziari). Usando lo strumento dei trattati, senza consultare il popolo, e senza passare per le procedure di revisione della Costituzione (art. 138 Cost.), la Costituzione è stata stravolta nella sua stessa prima parte, nei principi fondamentali, iniziando con quello della sovranità popolare e dell’indipendenza. E questo percorso è iniziato non con l’Euro, ma già nel 1981, colla sostanziale privatizzazione della Banca d’Italia, tra il plauso generale dei giornalisti, degli economisti e dei politici, equamente divisi tra imbecilli e imbonitori. Adesso l’Italia è uno Stato fondato sul mercato e la sovranità, cioè il potere di prendere le decisioni politiche, sicuramente non appartiene al popolo, ma nemmeno a soggetti nazionali, prevalendo i condizionamenti sovra-nazionali.   Tuttavia nego che, in tutto questo, e soprattutto nelle operazioni Napolimonti, Napoliletta, Napolirenzi e Napolibis, si possa seriamente parlare di golpe, di eversione della Costituzione, perché sostanzialmente la Costituzione scritta non era mai stata attuata nelle sue parti determinanti, e perché la Repubblica italiana non era mai stata indipendente, bensì occupata militarmente da oltre cento basi militari statunitensi. Essa è nata sottomessa ed è vissuta secondo leggi diverse da quelle nominali. Nego anche che la strategia di liquidazione dell’Italia e di sua sottomissione a potentati stranieri sia moralmente o politicamente censurabile. Lo nego, perché l’Italia era ed è spacciata, ossia era già in un processo degenerativo senza possibilità di arresto o di recupero, a causa della sua stessa struttura o composizione, a causa di come è fatta, ossia di un fattore non separabile da essa, che sotto espliciterò. E a causa della sua classe dirigente, la buro-partitocrazia. Gli apparati dei partiti politici sono apparati dediti strutturalmente al saccheggio della spesa pubblica, come appare da tutte le inchieste giudiziarie. Non si tratta di mele marce, ma del sistema, dell’ambiente. Non vi è una alternativa politica diversa, anche perché la maggior parte della popolazione si è adattata, accetta il rapporto clientelare, di complicità, coll’uomo politico. Non è possibile che l’Italia sia amministrata non dico bene, ma almeno in modo non ladresco. I partiti si reggono sulla spartizione del bottino.   Il fattore di fallimentarità intrinseca dell’Italia vede suoi effetti vengono amplificati ed accelerati dall’Euro, che non è una moneta comune, ma una parità fissa tra le monete preesistenti, mentre i debiti pubblici dei singoli Stati restano separati e separatamente attaccabili, anche perché la banca centrale BCE, diversamente da quella di USA, Giappone, Regno Unito, etc., non li garantisce contro il default, né garantisce le loro banche contro il default. Per tale ragione, il debito pubblico dei paesi dell’Euro paga mediamente tassi di interesse più elevati di quello dei predetti Paesi, anche se ha un miglior rapporto col pil.   L’Eurosistema, come ogni sistema di blocco dei cambi, è inevitabilmente dannoso e non può essere corretto. Non si tratta di fare unioni fiscali, bancarie o politiche. Quando due o più paesi hanno rapporti di scambio commerciale, se uno dei due importa più di quanto esporta (perché ha costi della produzione superiori dell’altro, sicché è conveniente per i suoi abitanti importare dall’altro paese anziché comperare i prodotti interni), la sua moneta sarà più offerta (per pagare le importazioni) che domandata (per comperare le sue esportazioni), quindi tenderà a svalutarsi; svalutandosi, renderà più convenienti le esportazioni e meno le importazioni. Questo è il meccanismo naturale, di mercato, di correzione degli squilibri commerciali internazionali. Se blocco il cambio tra le due monete, la correzione non avviene, il paese che ha costi di produzione superiori continua a importare e a indebitarsi, la sua industria si atrofizza e in parte emigra, i suoi capitali pure. La disoccupazione si impenna. Il reddito cade. Lo sfortunato paese non riesce quindi più a sostenere gli oneri del debito interno e del debito estero. Deve svendersi. Il paese più efficiente, avendo accumulato crediti, compera i pezzi migliori, banche incluse, e assume il dominio anche politico del paese indebitato. Detta le regole. Questo è il percorso pianificato, e già ben avanzato, dell’unificazione europea. Lo strumento principale è l’Euro: una pompa che trasferisce risorse dai paesi eurodeboli e debitori ai paesi euroforti. Il paese che va a credito e compera, è la Germania, che prima dell’Euro aveva un debito estero di oltre 300 miliardi, e ora ha un credito estero di circa 1.800, e nella UE detiene l’iniziativa politica e il potere di veto. Ogni unione monetaria tra aree geografiche con diversi livelli di produttività (di costo per unità di prodotto) ha funzionato male e ha fatto degenerare i paesi coinvolti, perché (esclusi gli USA, che scaricano i costi sul resto del mondo attraverso il dollaro), per tenere insieme le sue parti tendenzialmente divergenti, deve trasferire costantemente reddito dalle aree più produttive a quelle meno produttive, col risultato di: -supertassare le prime, togliendo fondi per investimento e innovazione, nonché inducendo capitali, imprese e cervelli ad emigrare, sicché queste aree nel tempo si impoveriscono e non riescono più a sussidiare le aree meno produttive; -incentivare e rinforzare, anziché correggere, le caratteristiche disfunzionali delle aree meno produttive (sprechi, mafie, corruzione, parassitismo, clientelismo, immobilismo) e favorire la trasmissione di queste caratteristiche alle aree più produttive attraverso l’emigrazione interna (in Italia, soprattutto attraverso il pubblico impiego, occupato prevalentemente da meridionali, che trasferiscono la loro mentalità e le loro prassi alle parti più efficienti del paese, con effetti degenerativi); -questi meccanismi sono noti da molti decenni e i guai che ora constatiamo sulla nostra pelle a causa del blocco dei cambi erano stati preveduti da prestigiosi economisti già negli anni ’70, ’80 e ’90; ma erano anche stati già provati come effetto dei precedenti tentativi di blocco dei cambi (serpente monetario europeo e sistema monetario europeo), entrambi falliti per le suddette ragioni; -l’esperienza dell’Italia conferma tutto ciò: lo Stato ha speso per sollevare il Sud ai livelli del Nord, dal 1960 ad oggi, circa 300 miliardi di Euro tolti con le tasse al Nord, ottenendo il risultato di peggiorare le cose al Sud e di soffocare, o mettere in fuga verso l’estero, l’imprenditoria del Nord; -dunque chi ha voluto l’Euro lo ha imposto in perfetta mala fede, con dolo; -perciò erronea e controproducente è la soluzione “ci vuole più Europa”, “ci vogliono gli Stati Uniti d’Europa”, ossia la soluzione proposta dai nekeynesiani per l’Europa, nel senso di istituire un bilancio federale europeo che metta in comune i debiti pubblici, ripiani i deficit e finanzi il pareggiamento delle aree meno efficienti a quelle più efficienti e/o per eseguire in esse investimenti per l’occupazione: la spesa pubblica che viene fatta attraverso le strutture, il ceto politico e il corpo sociale delle aree meno efficienti, sarà distorta e meno efficiente; inoltre già in sé lo spendere a scopo di collante è uno spendere distorto; meglio la soluzione della moneta di conto comune tra monete nazionali e bilanci nazionali, con centrale di compensazione multilaterale e tassazione dei surplus commerciali, del tipo raccomandato da Keynes ai tempi di Bretton Woods. La soluzione federale, il bilancio unitario di tipo italiano, in cui due regioni – il Veneto e la Lombardia – vengono fiscalmente saccheggiate per concorrere al mantenimento, pardon per sostenere il reddito, di certe regioni del Sud, non sarà mai accettata dai paesi europei efficienti, perché ovviamente non vogliono fare, nell’unificazione europea, la fine che veneti e lombardi hanno fatto nell’unificazione italiana; e anche perché la soluzione federale tra aree non omogenee produce un livellamento al basso, un degrado civile, un impoverimento globale che porta all’instabilità quando lo Stato centrale non è più in grado di “comprare” il consenso o perlomeno la quiete mediante l’assistenzialismo, e si mette a consumare con le tasse e con le privatizzazioni il risparmio e le risorse. Procede ad esaurimento delle riserve, cioè consumando con le tasse il risparmio (ricchezza mobiliare e immobiliare), dopo aver prelevato fiscalmente tutto il reddito prelevabile della popolazione governata. Queste sono le cause strutturali, essenziali, congenite nella sua composizione, che condannano l’Italia alla rovina e che legittimano quindi i suoi commissari liquidatori.

Aree di diversa produttività (e mentalità) abbisognano di bilanci, monete e politiche economiche separate, e di fare ciascuna i conti con le proprie caratteristiche. Questa è la ragione oggettiva per la quale l’Italia (come assemblato di aree eterogenee) e l’Eurozona funzionano male. Funzionando male, per sopravvivere arrivano alla violenza, alla violenza distruttiva di regole finanziarie economicamente assurde e controproducenti, da parte di Roma, con le sue tasse che ammazzano l’economia, e da parte dell’Eurozona, con regole inique, attraverso cui la Germania si difende dal pericolo della solidarietà coi paesi mediterranei, nel mentre che, per via commerciale, li sottomette, li svuota delle loro risorse industriali e finanziarie, attraverso i suoi Reichskommissaren, rinnovando ciò che faceva con i territori occupati durante la II G.M. 10.05.14 Marco Della Luna

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26 risposte a GOLPE BIANCO E MANDATO TRIONFALE

  1. Giorgio scrive:

    L’analisi mi pare originale e nel contempo sintetica e approfondita. Tuttavia mi sfugge il passaggio seguente: [testuale] “-incentivare e
    rinforzare, anziché correggere, le
    caratteristiche disfunzionali delle
    aree meno produttive (sprechi,
    mafie, corruzione, parassitismo,
    clientelismo, immobilismo) e
    favorire la trasmissione di queste
    caratteristiche alle aree più
    produttive attraverso l’emigrazione
    interna…”
    Praticamente darsi la zappa sui piedi da soli. Non capisco. Qualcuno mi illumina ? Perché si sarebbe DOVUTO esportare al Nord il peggio del peggio delle magagne del sud ? Va beh non saperle affrontare, va beh aprofittarne, ma scientemente volerle esportare….mah… veramente mi è incomprensibile. Complimenti per tutto il resto all’autore, per me un articolo importante e veritiero, che aiuta a risolvere molti perché della nostra Italia, e non solo.

    • admin scrive:

      A GIORGIO: E’ semplicemente ciò che è avvenuto. Ed è in linea col principio entropico: il disordine (la minor organizzazione, funzionalità) tende a espandersi sull’ordine.

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  5. Giovanni V. scrive:

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  6. Giovanni V scrive:

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  7. niblin scrive:

    Alla catastrofica situazione delineata da Della Luna mi sembra che non vi sia una risposta calzante e degna, poiché lo scrivente non indica nessun progetto riparatore, ma solo una resa incondizionata. Che popolo siamo! Il suo appello è disatteso dalla totalità degli intellettuali, dei giornalisti ed anche dai partiti avversi al renzismo e al pidismo, quindi non c’è speranza. Il altro tempi si sarebbe ricorsi alle armi o perlomeno, come le brigate rosse a una lotta armata patriotica. E i generali e i colonnelli? Sono inferiori agli egiziani e libici?

    • giusavvo scrive:

      testuale: “(…) come le brigate rosse a una lotta armata patriotica (…)”

      Lotta patriottica?
      Credo che lei abbia saltato qualche passaggio…

    • admin scrive:

      A NIBLIN: Gli alti ufficiali sono perlopiù in pasta.

  8. Giovanni V. scrive:

    Le decisioni della Banca centrale europea serviranno a sostenere la debole ripresa dell’Eurozona, ma sono tutt’altro che risolutive. Manca ancora una vera politica di Quantitative easing: l’acquisto diretto di attività finanziarie sul mercato per immettere liquidità in settori dell’economia diversi dalle banche, come investitori istituzionali e imprese non finanziarie. E manca una forward guidance condizionata: un impegno a mantenere i tassi a zero fino a quando la disoccupazione non sia scesa a determinati livelli, seguendo quanto ha fatto con successo la Fed statunitense.
    Con le nuove regole sulle quote di Banca d’Italia, gli azionisti privati incassano dividendi per 380 milioni di euro contro i 70 milioni degli anni precedenti. Un rendimento superiore al 5 per cento per un investimento a rischio zero, quando i Btp trentennali fruttano il 3,7 per cento. Più soldi alle banche, meno al Tesoro. Non si vede perché allora impegnarsi ad acquistare dalle banche le quote eccedenti il 3 per cento. Con questi rendimenti delle quote non mancheranno certo i compratori.
    Qualche pregio ma molti difetti nel voto di lista per i Cda delle società quotate. Abbiamo un sistema unico al mondo che non rispetta pienamente la volontà dell’assemblea dei soci. Ecco una proposta per modificarlo. Che sarebbe dirompente nelle imprese senza azionista di controllo.

    http://www.lavoce.info/bce-bello-deve-venire

    Il QUANTITATIVE EASING che in US sembra però non funzionare…

    http://mises.org/daily/6773/The-Fed-Wont-Let-the-Economy-Heal

    Che ne pensa Avvocato?

  9. Giovanni V scrive:

    Caro Avvocato,
    nella speranza che sia ancora vivo e vegeto Le volevo chiedere: come giudica la riduzione dei tassi della BCE di Draghi (Goldman Sachs-Bilderberg) allo 0.15%?

  10. ahfesa scrive:

    Come volevasi dimostrare.
    Fino alla scorsa settimana tutto andava bene, anzi benissimo. La ripresa avanzava, il futuro si annunciava roseo, a patto che naturalmente il popolo bue avesse votato giusto. Vota Europa e gusta la cuccagna ! (degli 80 euri e neppure per tutti). Nuovo corso, nuova Europa, e Renzi che con un mare di chiacchiere mette al tappeto la Merkel culona. E Draghi che compa tutto in cambio di euri freschi d`inchiostro, anche la carta igienica usata. Persino i cani si possono legare con la salsiccia data l`imminente abbonadanza.
    Ed invece no. A 7 giorni di distanza dal voto che non ha cambiato nulla (salvo mostrare che la gente é sempre più stufa degli eurocapi a marca tedesca) ecco che tutto cambia e si getta la maschera. E la musica é sempre quella : bisogna pagare, rispettare i paramentri ovviamente con i soliti capestri e nuove tasse e sempre sugli stessi. Ovvero consumi, immobili, tributi locali. Tutte imposte indirette di facile esazione ma che oramai uccidono chi per adesso boccheggia in agonia. E naturalmente la « ripresa » é sparita dalle carte e rinviata al solito lontano e nebuloso futuro. D`altra parte parlare di ripresa in un paese dove si tassano al 70 % non i redditi (che non ci sono più) ma addirittura gli incassi e sul riscaldamento, la luce, il telefono di casa, persino l`acqua, quindi i servizi indispensabili ed irrinunciabili, si pagano imposte che arrivano con cumuli di tasse sulle tasse, al 100% ed oltre del valore venale del consumo reale, é pura follia. Centinaia di esercizi commerciali, artigianali e piccole/medie industrie chiudono ogni giorno, manadando nell`indigenza i titolari ed i dipendenti e le loro famiglie. Invece i grandi ed i monopolisti, anche loro che pure per forza di favori quadrano i conti, chiudono e, forse presentendo la tempesta, emigrano altrove. Non senza aver ben punito i dipendenti con la complicità dello stato e di sindacati fasulli. E in risposta a tutto ciò si parla di inasprimento delle già demenziali tasse sui consumi ? Ci sono migliaia di appartamenti abbandonati, incompiuti, sfitti perchè né i proprietari trovano inquilini solvibili sia pure a prezzi ridotti anche del 50 % rispetto a prima della crisi (con un carico fiscale triplicato) né i prospettivi conduttori sono in grado di concludere locazioni non avendo più un reddito sicuro. Quanto a comprar casa bisogna far il politico o esser loro amici. E questi son sempre di meno anche loro. Ci sono cantieri abbandonati, fabbriche chiuse, dipendenti alla disperazione, ed a fronte di tutto ciò si prospettano nuove tasse sugli immobili, nuovi tributi locali e naturalmente a fronte di niente, andando il ricavato nei soliti buchi neri di Bruxelles, Berlino, Francoforte. Si continua a spendere per palesi follie tipo la TAV (dal punto di vista economico/progettuale ed ambientale) o l`Expò che graverà su generazioni di milananesi. Si contano demenzialità del tipo che il nostro paese di 60 milioni di abitanti (oltre agli stranieri indigenti ed ai delinquenti e mafiosi di ogni colore) dovrebbe vivere di « made in Italiy » di « lusso » di « eatitaly ». Cioé come se si contasse al miliardo ed oltre di cinesi che essi dovrebbero vivere vendendo sete da 1000 euro al metro, statuette di giada fatte a mano o bottigliette dipinte all`interno. O magari mobili in legno di rosa o di sandalo. Anche l`ultimo studente di economia sà che un paese vive di industria manifatturiera di base, di attività che danno lavoro remunerativo e stabile a milioni di persone e non a poche migliaia di superspecializzati o ammanicati da monopoli di legge. Con in più milioni di sottoccupati in lavori parassitari. Poi avendo una forte industria di base si sviluppano terziario e finanza. Non il contrario. Soprattutto poi in un paese che non ha risorse naturali. (salvo una, il turismo che però é ammazzato da tasse, delinquneti e burocrazia)
    Ma quello che é più terrificante é che il nuovo ukase punitivo arriva da gente che dovrebbe essere in carica per l`ordinaria amministrazione, con gli scatoloni del trasloco già sulla scrivania. E questo dice parecchio sulla democrazia europea. Difatti quei signori anche se scaduti imperterriti danno ordini e punizioni, semplicemente perchè son servitori del solito padrone, che sempre li sostiene e li collocherà al proprio servizio in altre lucrose sicumere.
    E la cosa mi fa paura. Monti & Compari usava il sistema Cadorna, ovvero di colui che per mandare i bifolchi all`assalto a petto nudo contro mitragliatrici e cannonate, ricorreva alle decimazioni ed alle corti marziali preventive per evitare che i soldati all`assalto sparassero sui loro ufficiali e non sul nemico.
    E come Cadorna, anche Monti ha fatto Caporetto e come a Caporetto é il popolo italiano che paga il conto. Lui come Cadorna é stato promosso e gode ambita carica e sicumera.
    Adesso abbiamo Padoan, che per precedenti di carriera e convinzioni (di cui non ha mai fatto mistero) é più cattivo e duro di Monti. Tutto previsto quindi. Ed allora passeremo da Caporetto a Salò. Dove si ricorreva ai delinquenti ed ai depravati per trovar militi, mentre per convincere i soldati di leva e stanare i disertori oltre cha al plotone di esecuzione, si arrivava alle rappresaglie economiche e civili sui famigliari. Ma anche Salò ha alla fine dichiarato fallimento, però con un nuovo e più duro conto per il popolo italiano.
    Non vorrei dunque che la « nuova Europa (ma con i soliti capi) per contenere l`onda montante della protesta (per ora empirica e disorganizzata) ricorra alla repressione sempre più dura per restare in auge. E non nascondo che la cosa mi fa paura visti personaggi e le esperienze del passato.

  11. Giovanni V. scrive:

    X MARCO SABA

    Ottimo commento il tuoi, che dimostra come la nostra Costituzione sia vecchia, oltre che ipocrita.

    Si potrebbe andare oltre l’art 1 e modificare altri articolo come hai fatto tu. Che dici?

    Tutte cose che poteva fare GRILLO, magari anche come semplice provocazione!!

    E invece cosa ha fatto? Ha proposto un referendum contro l’EURO, che
    non si può fare in virtù dell’art 75 della Costituzione!

    Cosa vuol dire essere GATEKEEPERS al soldo dei soliti noti, eh?

  12. ahfesa scrive:

    Caro sig. Giovanni,

    Scusi se magari mi ripeto ma io sono seguace di Don Camillo e di Sciascia. Ovvero non esistono furfanti terroni o padani, ma furfanti e basta, come pure a ciascuno deve andare il suo. Come – per ovvia proprietà transitiva – chi ha avuto a spese di altri suoi pari ciò che non ha guadagnato, deve giustificare l`uso che ha fatto di quanto ricevuto. E se l`ha usato male o l`ha dilapidato o se lo é fatto rubare senza difenderlo, deve rifonderlo col proprio lavoro. Lavoro vero intendo, non sicumere clientelari. Io sono tra coloro che son convinti che la « questione meridionale » semplicemente consista nella spiegazione che P R I M A il popolo meridionale (almeno dal 1946 sovrano con diritti ed oneri relativi) e poi la sua classe dirigente devono dare di che cosa sia accaduto alle miriadi di miliardi in vecchi e nuovi conii, nostrani e stranieri, che ivi sono affluiti (e qui non vi é dubbio) e poi si sono dissolti. Non solo, al posto di creare benessere é rimasto e prosperato clientelismo, violenza, assistenzialismo millantato, strane consorterie tradizionali, e tante altre meraviglie che da parecchio tempo a questa parte vengono anche esportate con pieno successo e disgrazia per gli autoctoni, in altre parti del paese (che si pretende unito) e magari anche all`estero. Veda caro signore io nei suoi panni ricorderei la frase di Kennedy (che curiosamente alcuni dicono sia stato proprio accoppato dalla mafia perchè avrebbe ripudiato i favori promessi in cambio della sua elezione) secondo la quale non bisogna domandarci che cosa lo stato possa far per noi, ma al contrario che cosa noi possiamo fare per lo stato. E ciò mica perchè Kennedy sia un portento straordinario, ma per la planare ed evidente ragione che N O I siamo lo stato. Tanto che se non funziona paghiamo direttamente con il portafoglio ed a volte con la vita e la salute le sue inefficienze.
    Troppo facile piangere secolari miserie per locupletare altri denari e favori. Nel mio servizio militare ho visto due terremoti sul campo : Friuli ed Irpinia. La differenza tra le due disgrazie la sappiamo tutti. Il prof. Cacciari, che é tutto meno che grillita, leghista o populista, ha più volte detto che – testualmente – l`evasione fiscale a « nord del Po » é eguale a quella nordeuropea, almeno per i contribuenti normali. Cosa che d`altra parte é evidente. Ed allora perchè nell`Italia « unita » ci sono due pesi e due misure : col pugno duro, i finanzini ghignanti al nord e mano molto leggera o azioni dimostrative al sud ? Perchè si fanno le retate fiscali (con ampia gogna mediatica per gli « evasori » della birra in nero) in corso Como a Milano, mentre in certi quartieri di certe città (anche la nord) la finanza non si vede mai ? Ma il perchè é ovvio : al nord si paga e se non si paga si può confiscare e far cassa, al sud no. Al nord ci si suicida per la vergogna incolpevole, al sud si piange per mance clientelari. E non faccio differenze etniche perchè tutti sanno che tra i suicidi al nord vi é anche gente di onoratissima origine meridionale. Chi spreme sa benissimo che se si insiste nell`estrorsione di stato al sud si potrebbe esser pagati in un metallo diverso dall`oro, ma altrettanto pesante. Guardi stasera stessa al TG 3 candidamente la sig. Berlinguer ci dice che vi é una nave affondata nel 1943 e piena di tritolo, che da decenni é la polveriera della mafia. E naturalmente tutto é regolare poichè il tritolo é la carta bollata per incassare il pizzo. Al sud ed al nord dove la ditta é la stessa. Io non sono né leghista né minimamente simpatizzante delle demenziali corbellerie dei verdecornuti vecchi e riciclati. Ed a riprova le dico che speculare responsabilità l`ha anche la gente del nord e la sua classe dirigente che a tempo debito non si é ribellata all`importazione della criminalità organizzata e dei sistemi clientelari dal sud, cominciando dal sig. Craxi siculo importato a Milano, credendo pure di poterne profittare e campare senza lavorare. Come certi « imprenditori » « padani » che fanno società con certe consorterie credendo di diventare i primi della classe e poi o si trovano in galera (e da soli senza i soci che sempre se la cavano) oppure al cimitero. O il bel sodalizio tra Berlusconi, Previti, Schifani da Corleone & dall`Utri con chi sta poi dietro. No, come é vera la regola di Don Camillo per i furfanti, vale anche per gli onesti, ed é più che mai indispensabile che le persone oneste e valide del nord, del sud, nere o gialle, o verdi, dimentichino le loro differenze e reciproche recriminazioni per trovare una base comine per combattere chi li opprime in Italia e chi li vende all`estero.

  13. Marco Saba scrive:

    Art. 1
    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro necessario per ripagare il debito pubblico.

    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, lasciando ai banchieri privati il potere di emettere moneta per indebitarlo.

  14. Alfio200 scrive:

    Semplicemente splendid0. Grazie, Dott. Della Luna.

    @ giusavvo

    I lavativi ci sono anche tra i francesi, i tedeschi, gli svedesi…

    lei però non può negare che esista una “mentalità meridionale” (di natura genetica o storica è del tutto irrilevante). Fino a quando i meridionali più evoluti (come lei) non accetteranno e affronteranno la questione anziché scandalizzarsi quando qualcuno pone la questione, la “mentalità meridionale” continuerà mantenersi intatta passando di generazione in generazione.

    • giusavvo scrive:

      per Alfio200

      “(…) natura genetica o storica è del tutto irrilevante (…)”:
      sul punto la penso diversamente ritenendo che, usi e costumi di ogni raggruppamento umano siano indissolubilmente legati alla storia dell’agglomerato stesso.
      Diversamente non si spiegherebbe la natura del popolo italiano definito (non a torto) accozzaglia di popoli.

      “(…) lei però non può negare che esista una “mentalità meridionale” (…) anziché scandalizzarsi (…)”:
      infatti né lo nego né mi scandalizzo, il tenore del mio commento è chiaro.
      Ciò che mi delude (atteso lo spessore dell’Autore) è il tono massimalista dell’argomentazione. Chiara espressione di una fallacia di composizione: si si pretende che ciò che è vero per i singoli membri di una classe sia altrettanto vero per la classe considerata nel suo complesso.
      Cordialità

  15. Giovanni scrive:

    Comunque, caro Avvocato, il problema dell’assistenzialismo e del clientelismo non riguarda solo il Sud.

    E’ mai stato in Toscana e a Siena? Se non vota PD non può fare nemmeno lo spazzino…mi creda!

    Per questo che a livello locale 9 volte su 10 vincono sempre i soliti partiti con il PD in testa (si veda il caso emblematico di Siena).

    Al Sud ci sono tre alternative: assistenzialismo (scambio di voto), lavorare in nero (mafia compresa), emigrare al Nord o all’estero.
    La mentalità è quella che è, però se mancano infrastrutture e occorre pagare il pizzo per tenere in piedi una attività, ciò non dipende dai meridionali ma dall’assenza dello Stato…è d’accordo?

    Molti elettori smarriti di centrodestra hanno votato RENZI alle Europee perché è simpatico, ha un bel faccione e ispira fiducia. Nessuno ovviamente si è chiesto chi c’è dietro RENZi e il PD, anche perché se solo il 5% della popolazione legge tutti i giorni un quotidiano non sportivo e di gossip e quasi nessuno usa la rete in modo proficuo, ovvio che poi l’ignoranza e la creduloneria dilagano in ogni strato della popolazione. Non a caso siamo il paese con più maghi e cartomanti per abitanti al mondo: lo sapeva?

    Ma sinceramente non credo che alle politiche il PD prenderà il 40%.

    B è in trappola perché la sua esistenza dipende dalla decisione della Corte di Strasburgo che prevedo sarà negativa nei suoi confronti, visti i pochi amici che ha in Europa.
    Mi chiedevo se sia costituzionale vietargli di criticare i magistrati, pena gli arresti domiciliari: Lei che ne pensa, Avvocato?

    Un risultato però l’ha ottenuto: ossia l’inserimento del sommerso (droga e prostituzione) nel calcolo delo PIL…eppure fu deriso anche in quell’occasione quando lo propose a Merkel & co.

    Io però più che con Napolitano, i partiti e i politici, me la prenderei con gli italiani, da sempre popolo di pecoroni, pronto a saltare sul carro dei vincitori per mera convenienza personale. E d’altronde se abbiamo un 35% di sommerso, non è certo colpa dei politici nominati in Parlamento: è d’accordo Avvocato?

    Per questo ritengo che la equazione PERSONA INNOCENTE = PERSONA CAPACE è stata una stupidaggine che poteva inventare solo GRILLO: personalmente conosco molte persone con fedina penale linda a cui non affiderei nemmeno un euro dei miei miseri risparmi.

  16. ahfesa scrive:

    Caro avvocato

    e spettabili lettori, permettete qualche solita e modesta considerazione.
    Per 70 anni la classe dirigente italiana si é imbestialita per la convinzione di Metternich che voleva l`Italia fosse solo « un`espressione geografica » e non una « nazione » nel senso manzoniano, ovvero « una d`arme, di lingua, d`altare, di memorie, di sangue e di cor ». L`ira é cattiva consigliera per tutti i popoli, ma da noi degenera nella farsa. Difatti nel 1918, debellata con grande macello (dei soliti poveracci) la Duplice Monarchia, V.E. Orlando, su preciso ordine di Re Sciaboletta, che su interessi nazionali, dittatori e furfanti era molto timido e tollerante, mentre su cotali cose inflessibile, impose al fatiscente nuovo governo austriaco la cessione di Palazzo Metternich e di quanto contenva all`Italia, come preda bellica, per stabilirvi la sede dell`ambasciata. Il tutto benchè fosse proprietà privata. Idea megalomane, data la scarsa importanza della sede diplomatica, che ancor oggi grava sul contribuente italico.
    Ma questo aneddoto ci spiega anche la nostra storia « unitaria ». Ovvero anche gli storici più « patriottici » devono a denti stretti riconoscere che la nostra unificazione fu un fatto cartolare, basato sull`illusione e per di più di una minoranza ben lontana dai sentimenti delle masse. E gli artefici furono gli anglo-francesi, per loro interessi imperialistici. E gli stessi vollero apposta un unico governo peninsulare, proprio per evitare la formazione di uno stato forte e florido che comprendesse solo il nord, il quale avrebbe potuto far concorrenza economica ai veri gestori stranieri dei nostri affari. Quindi dal 1860 in poi é stato tutto un susseguirsi di governicchi deboli, corrotti, impotenti. E se oggi il prof. Padonan deve chieder permesso a Berlino per far pipì, già nel 1861 il conte Bastogi doveva domandare ai sigg. Lafitte, Rothschild, Coutts ecc. prima di firmare qualunque carta. Curiosamente anche in quel frangente si era governati dalla « finanza internazionale apolide » (i Rothschild si dicevano « francesi » ma erano (e sono) dovunque, con 100 passaporti) e già agli inizi il popolo bue fu chiamato urgentemente alla cassa a mezzo della nefasta « tassa sul macinato » per il « pareggio del bilancio » copiata (dai Borbone) dall`ing Sella, degno mentore del prof Monti.
    L`unico che (per salvare il labbrone e per propria patologia comportamentale) tentò di dir la sua fu il « cav » (la storia si ripete a volte) B. Mussolini. Ma a parte un po`di olio di ricino e qualche legnata sui soliti senza potere scaricati, non andò oltre allo scatolone di sassi abissino. Poi debordando la megalomania finì in piazzale Loreto a veder il mondo al contrario.
    E quelli che vennero dopo (in gran parte riciclati dal deprecato regime come il prof. Fanfani, che mi insegnò solo economia politica, quella corporativa la insegnava quando portava l`orbace al posto del vangelo) ripresero il solito andazzo. Ed alla fine ci é anche giocato bene per 45 anni, perchè per varie ragioni i nuovi padroni yankee avevano interesse a non farci morir di fame come i franco-britannici. Ma adesso il sig. Obama ci ha venduti ai crucchi e siamo ritornati dalla parte sbagliata del muro.
    Certo in tanto tempo abbiamo molte volte avuto la reale possibilità di emanciparci e guadagnarci un accettabile grado di indipendenza. Ma negli ultimi 30 anni ci siamo affidati ai soliti « uomini della provvidenza » che, come diceva Francesco Martini, ci promettevano la guerra senza morti, la ricchezza senza lavoro, ed il lavoro senza impegno né fatica. E naturalmente per tutti indipendentemente dal merito. Il penultimo imbonitore ci prometteva anche ballerine discinte e disponibili, ma poi anche lui si é fermato davanti ad una prostituta minorenne che il nostri colendissimi parlamentari ritenevano, con espressa votazione, fosse la nipote di un capo di stato straniero, ora deposto. Siamo talmente rovinati, economicamente e moralmente, che l`ultimo istrione, the last but not the least ovviamente, non ha più neppure necessità di turlupinarci con grandi promesse : gli bastano infatti le visite ai bambini (ben ammaestrati prima ovviamente) un mare prorompente di chiacchiere mediatiche, qualche ministra un rosso o in blu, e le mance da servitorame infimo. Magari date anche in moneta fuori corso.
    E per favore mica si doveva appunto aver studiato col prof. Fanfani o col prof. La Malfa (figlio) e neppure col prof. Giarda (quello dell`IMU di Monti) per capire che l`Euro era un capestro e pure sbilenco, per i paesi deboli. Ma bastava guardare la vita della gente comune. Se un povero ed un ricco fanno società alla pari, o il ricco opprime e sfrutta il povero approfittando della propria forza, o il povero riesce ad ingannare il ricco ed a vivere a sbafo. La via di mezzo non esiste.
    E noi italiani con la prospettiva di dover fare i conti con i furbissimi inglesi, i duri scandinavi ed i tedeschi, oltrettutto recentemente uniti, non avremmo dovuto aver dubbi sul nostro destino. E pure sul fatto che i nostri capi vili ed infingardi, ci avrebbero venduto nel tenetativo di salvare loro stessi dalla resa dei conti.
    Ma nessuno si é ribellato quando poteva ed adesso sarà molto dura risalire la china.

  17. giusavvo scrive:

    ok”(…) il pubblico impiego, occupato prevalentemente da meridionali, che trasferiscono la loro mentalità e le loro prassi alle parti più efficienti del paese, con effetti degenerativi) (…)”

    Può argomentare maggiormente? Magari spiegando ai suoi lettori che “al tavolo dei bottoni” c’erano, ci sono stati e ci sono, anche settentrionali come lei.
    Spiegato ciò, poi magari parlerà loro della questione meridionale (a partire dal 1861), degli usi e costumi dei meridionali e del pubblico impiego.

  18. Gentile Dott. Della Luna,
    leggiamo con attenzione ed interesse i suoi articoli, proprio per questo la invitiamo ad aprire anche un account su un productivity tool come twitter.

    cordiali saluti
    buon lavoro

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