PEDAGOGIA DELLA CRISI CONTINUA

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PEDAGOGIA DELLA CRISI CONTINUA
La lunga crisi economica, e non solo economica ma anche sociale, costituzionale, morale, culturale, sta letteralmente rieducando i popoli: questa è la riforma delle riforme. Insegna loro una lezione importante e penetrante. L’uomo impara ad interiorizzare una diversa e molto più modesta e docile concezione di se stesso, dei suoi diritti fondamentali, delle sue prospettive esistenziali. Taglia pretese e aspettative. Accetta ciò che viene. Si rassegna.

La crisi prevedibilmente verrà portata avanti, con gli strumenti di destabilizzazione descritti nei miei precedenti articoli (Comunitarismo e Realismo, Questa non è una Crisi Economica), finché questa lezione non sarà stata assimilata e finché la precedente maniera di considerare il mondo, la società, i diritti dell’uomo, non sarà stata dimenticata o perlomeno “sovrascritta” da una nuova coscienza, imperniata sugli elementi seguenti:

Il rating delle agenzie finanziarie e le variabili “necessità” del mercato sono la fonte normativa suprema, superiore ai principi costituzionali e prevalgono su di essi; lo Stato di diritto e garanzia è finito.
Conseguentemente, i diritti di partecipazione democratica e di rappresentanza del cittadino sono condizionati e comprimibili.
Le scelte di politica economica, del lavoro, dei rapporti internazionali discendono da fattori di mercato superiori alla volontà popolare e sono dettate ai popoli dall’alto, da organismi tecnocratici sovranazionali, che non sono responsabili degli effetti di tali scelte e possono mantenerle in vigore quali che siano i loro effetti, mentre esse non sono rifiutabili dai popoli e dai loro rappresentanti.

Se così non fosse, si metterebbe in pericolo il pil, il rating, lo spread. In effetti, gli Stati sono politicamente impotenti e subalterni, essendo indebitati in una moneta che non controllano più essi, ma un cartello bancario, da cui essi dipendono per rifinanziarsi,

Il cittadino è essenzialmente passivo: subisce senza poter reagire, interloquire, negoziare, le tasse, le tariffe, i prezzi imposti dallo Stato, dei monopolisti dei servizi, dell’energia, di molti beni essenziali. Subisce senza poter reagire il tracciamento di tutte le sue azioni, spostamenti, incassi, spese, consumi.
Lo Stato, la pubblica amministrazione, le imprese private monopolistiche che operano in concessione, lo governano e agiscono su di lui da lontano, con mezzi telematici, senza che egli possa interagire con tali soggetti.
Come lavoratore, deve accettare una strutturale mancanza di garanzie e pianificabilità, di stabilità dei rapporti e dei redditi, di continuità occupazionale, di prospettiva di carriera e persino di una pensione sufficiente a vivere.
Come consumatore, deve accettare i prezzi e le tariffe fissate da monopoli multinazionali o da monopoli locali ammanicati con la casta politica.
Deve accettare senza discutere che lo Stato, pur potendo investire e rilanciare l’economia e l’occupazione, scelga piuttosto di lasciare milioni e milioni di persone senza lavoro e nella miseria, nonché senza servizi pubblici decenti, per rispettare i parametri astratti e senza alcuna utilità verificabile, o addirittura dannosi.
Deve accettare che i suoi risparmi, sia in valori finanziari che in beni immobili, siano posti in line e gli vengano gradualmente sottratti con le tasse, le bolle, i bail-in, e che non gli rendano più niente, e che i rendimenti siano solo per i grandissimi capitali, quelli di coloro che comandano la società, e che si muovono in circuiti finanziari off shore dove non si pagano le tasse.
In fatto di ordine pubblico, deve accettare che la sicurezza sia garantita in misura limitata e in modo pressoché occasionale, che molti delitti e traffici criminali si svolgano in modo tollerato, che molti malfattori non vengono perseguiti o vengano subito rilasciati. Deve rinunciare ad essere tranquillo e padrone sul suo territorio. Deve rinunciare ad avere un territorio suo proprio.
Deve inoltre abituarsi a non considerarsi portatore di diritti inalienabili e propri di cittadino, in quanto vede gli immigrati anche clandestini preferiti a lui nei
servizi sanitari, nell’edilizia popolare, nell’assistenza pubblica in generale, e protetti quando commettono abitualmente reati. Deve capire che è lo Stato, dall’alto e insindacabilmente, a dare e togliere diritti, a stabilire chi ha diritti, chi non ne ha, chi ne ha di più, chi ne ha di meno.
Deve accettare come giusti, normali, inevitabili nonché benefici, i flussi di immigrazione massicci che stravolgono la composizione etnica e culturale del suo ambiente sociale.
Deve accettare la fine delle comunità e delle formazioni intermedie, perché tutti gli umani, indistintamente, sono resi per legge e per prassi amministrativa omogenei, equivalenti, monadi solitarie e senza volto davanti allo schermo, al fisco, agli strumenti di monitoraggio e, se necessario, ai droni.
Deve accettare la fine delle identità e dei ruoli naturali: fine della famiglia naturale in favore di quella Fai Da Te, fine della differenziazione tra i sessi in favore della scambiabilità del gender, fine della nazione come comunità storica etico culturale in favore del villaggio globale omogeneizzato, fine delle democrazie parlamentari nazionali sovrane in favore di un senato mondialista, bancario e massonico.
Deve imparare che il suo ruolo è la passività obbediente, che non ci sono alternative; e a rifiutare come populista, infantile, fascista, comunista, retrivo qualsiasi pensiero strutturalmente critico verso questo nuovo ordine di cose.
26.05.15 Marco Della Luna

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Avvocato, autore, scrittore
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6 risposte a PEDAGOGIA DELLA CRISI CONTINUA

  1. ahfesa scrive:

    @enrico (mica ce l`ho con lei)

    Le spiego perchè a mio parere il 50% del corpo elettorale é stato a casa ed anche perchè un buon 30% di quello che ha espresso il voto (ovvero il 15% malcontato degli aventi diritto) invece é andato a votare facendo una crocetta sul meno peggio senza badarci. La ragione é sorprendentemente la stessa e lo dimostro.
    A quelli della mia generazione contavano le favole. Quelle fantastiche in casa, quelle serie e scuola. E la maestra non di rado cercava di dare subitanea conferma della bontà del dicorso rimpinguando con qualche ben dato, ma bonario, scapellotto chi era disattento o chi non dico dimostrava scetticismo, ma soltanto esprimeva qualche segno di dubbio. E la morale di tutte le favole fantastiche e serie era sempre quella : chi crede di fare il furbo o il disonesto finisce male, tanto che persino la farina del diavolo va in crusca, chi mente é sempre scoperto e punito, chi é superbo e prepotente trova immancabilmente chi lo mette dovere.
    Certo anche quando io ero bambino esistevano fior di furfanti (la banda Cesaroni di via Osoppo) e fior di ingiustizie (Gronchi e Fanfani non mangiavano certo meno di Renzi), ma quando la cosa diventava palese ed evidente tanto che il comune interesse era compromesso, sia chi era reo, sia chi doveva far rispettare il buon diritto cercavano appunto di inverare per quanto possibile la morale delle favole. Persino il prepotente favorito, il ladro o il corrotto professionista si vergognavano e cercavano di occultare i proventi della loro illegalità.
    Oggi invece nel Nuovo Ordine Europeo (e mica soltanto in Italia sia ben chiaro) si avvera esattamente l`opposto. Io non annoio i pochi e sempre concussi lettori con discorsi retorici, mi limito a citare due fatti odierni, che però non son cose eccezionali, ma oramai ordinarie di tutti i giorni. Tanto che temo non ci si faccia più caso, fin al giorno in cui quelle stesse cose capitano a noi ovviamente.
    Uno l`ho visto di persona, ovvero attraversando oggi Piazza della Scala – già accaldatissimo e stufo dopo l`ennesima infruttuosa discussione con la ragioneria del comune per certe faccende condominiali – mi sono imbattuto in quella pretenziosa famiglia, che dovendo vivere per strada, ha scelto almeno una piazza centrale e quindi ha eretto la sua tenda blu davanti a Palazzo Marino dove é nata la Monaca di Monza e lavora l`avv. Piasapia, sig. Sindaco pro tempore.
    Quello che mi ha mandato in bestia però non é stato il normalissimo fatto che qualcuno nella civilissima e ricchissima Nuova Europa debba vivere per strada, certamente per sua colpa e demerito essendosi alienato l`eurocuccagna, ma altre due cose . Primo la signora diceva ai passanti che voleva viver lì per non occupare ingiustamente una casa ed metter per strada magari un povero anziano. Secondo il solito vigile di (****) che perfettamente ligio al dovere specialemnte con poveri non protetti e con i deboli ha subitamente elevato contravvenzione per occupazione abusiva del suolo pubblico ed affissione non autorizzata. Roba salata da Equitalia e tribunale, non scherzo ho visto il verbale.
    L`altra notizia di normale follia l`ho appresa dalla televisione di stato. Ovvero nei giorni scorsi una degna parente di quei gentiluomini che hanno trasformato un quartiere di Roma nel circuito di Indianapolis e che per modestia sono dovuti fuggire per sottrarsi ai meritati applausi del pubblico e ricevere il giusto premio (tanto che mi dicono che qualcuno, tra il pubblico ovviamente, é persino morto per il troppo divertimento), ha esternato con fare didascalico e protervo, una volta acciuffati gli eroici piloti ed aiutanti, che gli stessi sarebbero stati immediatamente sortiti di guardina, con scuse e prebende e che poi a suo tempo anche l`eventuale pena sarebbe stata mite e benevola. Benché le favole contino che i bugiardi ed i superbi devono esser puniti , pare che la signora invece abbia avuto il premio del successo ed i simpatici giovanotti siano appunto tutti liberi e felici o lo saranno tra poco. Ma anche qui quello che indigna non é il fatto in sè già capitato moltissime volte, ma la motivazione : il piccolo farabutto che guidava (senza patente ed assicurazione) P O V E R I N O ha confuso il pedale del freno con quello dell`acceleratore e quindi mica ha nessuna colpa. Anzi bisognerebbe dargli un premio perchè si é anche (dice lui) spaventato.

    E naturalmente il popolo bue invece di ribellarsi e magari anche sfogare la sua giusta ira, non verso gli zingari che a mio avviso fanno bene a comportarsi così ed io farei anche peggio nei loro panni, ma verso quel coso che qualcuno (magari pure per raccomandazione) ha fatto giudice e che si é bevuto o peggio ha dovuto bersi cotale barbarità. Volevo vedere se sotto le ruote del piccolo farabutto ci fosse finito al posto di una domestica filippina il figlio del dr. Renzi o di qualche altro papavero !

    Quindi é evidente perchè il 50% degli elettori non ha votato ed un altro 15% ha votato come per far la schedina del totocalcio : per la D I S P E R A Z I O N E !

    Difatti le merde (scusate) che ci governano permettendo queste cose non solo commettono una palese ingiustizia, e va bene passi pure, ma anche ben peggio privandoci persino delle favole, che sono le uniche cose che ci danno la speranza in un futuro migliore, senza la quale purtroppo diventa, sotto qualsiasi regime, molto diffcile ed inutile vivere.

  2. ahfesa scrive:

    @enrico

    Bertold Brecht si poneva spesso la domanda se fosse un crimine peggiore il rapinare una banca o il fondarne legalmente una nuova. Interessante dilemma che ha dato luogo a molte e divertenti teorie. Ma l`autore non era così incline all`utopia marxista come sembrava e difatti nella famosissima Die Dreigröschenoper, non a caso ambientata non in Germania bensì nella Londra vittoriana, faceva dire al suo personaggio principale – Mackie Messer – che la cosa più stupida che potesse fare un oppresso era quella di contrastare apertamente l`oppressore nei sui suoi vizi e privilegi, specie quelli più ingiusti, a meno di non avere, contemporaneamente, la forza fisica del numero, il favore della legge e la protezione di altri nuovi potenti. Un piccolo esempio ricorrente di questa attitudine é dato dalle punizioni immediate e severissime che incontra un conducente, ovviamente comune cittadino senza potere, che a Milano – non debitamente autorizzato – osasse utilizzare la corsia preferenziale riservata – in teoria – ai mezzi di polizia e soccorso, in pratica comoda, ostentata, ed esclusiva scorciatoia per i mezzi dei capi e loro cari protetti. Persino lo zingaro nullatenente viene immediatamente acciuffato con relativo sequestro dell`auto e ritiro della patente. E state sicuri che poi il riaverla indietro sarà cosa molto difficile e costosa. E la ragione é evidente, poichè nella mentalità di capi odiati, disonesti ed incapaci, il privilegio sfrontato é gelosamente custodito come forma di gratificazione autogiustificatoria e di punizione intimidatoria e continua verso i sudditi.

    E conseguente é il comportamento di chi é addetto alla materiale attuazione delle prescrizioni dei capi verso i senza potere. Difatti soprattutto chi ha l`incarico istituzionale dell`intervento fisico coattivo, realizza benissimo di trovarsi in una posizione difficile se deve rappresentare ed imporre decisioni palesemente ingiuste. Difatti egli teme persino il piccolo delinquente che non ha nulla da perdere, perchè comprende di non avere nessuna protezione e ristoro dai superiori qualora subisse in proprio dei danni. Come pure teme il farabutto palese ma sconosciuto, perchè potrebbe godere di protezioni. E quindi, avendo la necessità psicologica e pratica di affermare la propria fettina anche piccolissima di potere, diventa lui stesso vessatorio e spietato con il debole, l`onesto, il povero, insomma chi deve subire perchè nella realtà non ha nessuna tutela. Ed i più intraprendenti non di rado trovano collusioni con chi pratica illegalità, sia a scopo di guadagno, sia per quieto vivere e personale difesa. Naturalmente il tutto a spese dei soliti senza potere che vengono doppiamente concussi.
    Se poi l`intervento é appunto da attuare contro chi senza le cautele dell`intramontabile Mackie Messer si ribella apertamente ad un potente costituito, allora oltre al facile uso della forza entra anche il servilismo, nella speranza di trarre personale vantaggio mostrando rapidità, durezza ed efficienza nel punire il colpevole.

    Quanto ai sigg. Giornalisti non penso né di offendere alcuno, né di rivelar segreti dicendo che chiunque inizi cotale professione – non per filantropia ma, per guadagno, anche necessario, e magari anche per ambizione di carriera – sappia benissimo da subito che é cosa molto redditizia prender davanti al popolo bue dei lettori la parte del debole verso il potente. MA a condizione che vi siano altri potenti (possibilmente di più) che siano disposti a pagare ed a proteggere chi l`impavido difensore. Ne é preclaro esempio la quasi unanime posizione dei media a favore degli immigrati, ovviamente in causa dei proficui e copiosi rivoli che ristorano i validi autori e gli ancor più sgamati loro editori. Ma se cessassero i medesimi, state sicuri che si assisterebbe a soprprendenti cambi di attitudine, molto simili a quelli di certuni quando il Soviet dichiarò bancarotta. E tal comportamento é anche inverato quando qualcuno degli « indigenti, diseredati, migranti, brutalizzati » vuoi per stupidità, vuoi per ignoranza si permette di compiere azioni sgradite o in danno di qualche potente. Ed allora di colpo diventa un criminale da braccare e punire severamente. Vedasi « i nigri bestia » della civilissima Rosarno, pronatmente legnati e silenziosamente trasferiti in luoghi dove avrebbero potuto subito comprendere chi comandava e chi obbediva.

    Fatte queste premesse io ovviamente non entro nel merito della questione non conoscendola, ma posso facilmente argomentare che comprendo benissimo la situazione di chi – magari con la obbiettiva certezza di aver ragione – si trova ad affrontare costi e punizioni come se di fatto avesse invece torto, ed in più con la perfetta coscienza di non poter trovare mai ristoro.

    E per concludere euristicamente non posso che annotare un`ennesima postuma conferma del grande ingegno del mio idolo il Divo Giulio. Difatti Egli resosi perfettamente conto di aver distrutto il paese con il sistema inaugurato dai suoi 7 governi, lungi dall`avviare come tanti sprovveduti colleghi i propri figli alla politica o a posti privilegiati nella pubblica amministrazione, esattametne al contrario li ha indirizzati già da allora all`estero. Non a caso titola oggi l`autorevole I »l Sole 24 Ore » che un fligliolo del Grande é il manager italiano più pagato all estero, ovviamente Marchionne incluso.

    Invece noi popolo bue, presi dalle nostre miserie da ladri di polli e da servi vili e furbastri, non abbiamo ancora capito la differenza tra la merda ed il cioccolato e per questo abitualmente trangugiamo escrementi gabellati per delizie diversamente gustose. E poichè sfortunatamente non siamo nati scarabei stercorari ciò diventa molto lesivo per il nostro stomaco e la nostra salute. Peggio per noi.

  3. enrico scrive:

    Ormai da tempo non seguo più la televisione ,in verità me ne sono disfatto ,purtroppo mia Moglie continua a guardarla specie le telenovelas .Alcuni giorni fa credo che si parlasse di attentato fatto da una precaria a un magistrato e ho intravisto un branco di poliziotti in assetto come stessero a caccia di Riina o Provenzano .la televisione ovviamente era a favore del magistrato condannando il gesto della precaria.Ora Vi domando se il ricorso di quella Donna avesse avuto un tempo ragionevole definito ,si sarebbe comportata così ,Allora chi è’ per Voi il Criminale Vero ,la Donna o il Magistrato con tutto ‘apparato? Cosa c’entra tutto questo con l’articolo del Dott.Della Luna ? Esso è una testimonianza di ciò che afferma L’Articolo .

  4. Giovanni V. scrive:

    Anche sull’IMMIGRAZIONE c’è un preciso disegno dietro….

    http://www.disinformazione.it/immigrazione_kalergi.htm

  5. Giovanni V. scrive:

    Caro Avvocato,
    una soluzione ci sarebbe a tutto questo….il modello giapponese:

    http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=3291&reply_id=123568859

    Il concetto cruciale da far capire alle masse ignoranti e credulone come gli italiani è che il DEBITO PUBBLICO non è vero debito, come ci vogliono far credere i corrotti mainstream media, la scuola e l’Università, ma una semplice PARTITA DI GIRO tra GOVERNO e BANCA CENTRALE.

    Se quest’ultima fosse PUBBLICA, anziché privata come lo è ora, lo STATO si potrebbe ricomprare da solo i TITOLI del DEBITO PUBBLICO da esso stesso emessi per finanziare la Spesa Pubblica, senza più così indebitarsi con le banche private per pagare loro gli interessi sui bonds obbligazionari emessi.

    E’ tutto qui l’inghippo: basterebbe ridare la SOVRANITA’ MONETARIA ai SINGOLI STATI, con Banche Centrali PUBBLICHE anziché private, e il gioco è fatto.

    In GIAPPONE lo hanno capito da tempo e vi hanno già provveduto:

    Risultato? Inflazione all’1,5% e la disoccupazione al 3,5%.

    Ok, lo stock di DEBITO PUBBLICO in Giappone in % rispetto al PIL è quasi il doppio rispetto a quello Italiano, per cui uno potrebbe dire che alla fine il GIAPPONE è più indebitato di noi.

    WRONG, perché anzitutto oltre il 20% del debito pubblico giapponese è in mano alla Banca Centrale (STATALE) che gira le cedole al governo: ergo non si tratta di vero DEBITO ma di una semplice partita di giro.

    Inoltre il COSTO del DEBITO PUBBLICO in termini di rendimento da interessi è, attualmente, 10 VOLTE superiore in ITALIA che in GIAPPONE, dove i tassi di interesse sono circa dello 0,45% per titoli a scadenza decennale, contro il 4% dell’Italia.

    Poiché l’inflazione in Giappone è ora appena dell’1.5%, ciò significa che i cittadini giapponesi addirittura ci rimettono a detenere i Bond del loro Governo: in altre parole in Giappone i titoli del debito pubblico NON COSTANO NULLA ALLO STATO GIAPPONESE, poiché rendono appena -0,5% o persino -1%, rispetto al 4% circa di quelli Italiani.

    Dunque è vero che il Giappone ha un maggiore debito pubblico rispetto al nostro, ma in realtà è come se non lo avesse poiché è in buona parte detenuto dallo Stato stesso, tramite la sua Banca Centrale, con un costo in termine reali NULLO (anzi addirittura NEGATIVO, al netto dell’Inflazione), mentre in Italia lo Stato paga in termini reali un 4% e rotti l’anno, mettendo poi il tutto sul conto dei contribuenti in termini di tasse e tagli vari.

    Perché in Japan sì e noi NO?

    Giapponesi Intelligenti, Italiani [email protected]!

    E’ tutta qui la differenza, al di là di Renzie, Berlusconi, Grillo etc…..

    ^_^

  6. ahfesa scrive:

    Caro avvocato ed oppressi ma stimati lettori,

    Quanto lei scrive é esatto fin nei particolari e temo sia il sentimento di molti senza potere. Tuttavia per non dover seriamente considerare ipotesi autosoppressive visto il trisitssimo futuro, introdurrei alcune riflessioni.
    La prima l`ho già dibattuta altre volte e quindi l`accenno soltanto, Ovvero questo perfetto meccanismo di oppressione sovranazionale é costosissimo per la semplice ragione che é basato sul privilegio di pochissimi a spese della totalità dei sudditi costretti a produrre in cambio di miseria e senza futuro. Normale quindi che nonostante I sistemi coercitivi e punitivi anche sofisticatissimi, la massa dei moderni schiavi divenga apatica ed inefficiente, come pure la sempre più diffusa corruzione, indispensabile per perpetuare lo stesso potere, anche a livelli minimi, distrugga sempre maggiori risorse.
    Chi ha visitato I paesi a socialismo reale ha constatato esattamente questa realtà. E dire che quel sistema di governo da noi in patria era considerato (almeno a parole) da quasi metà del corpo elettorale come l`inevitabile gioioso futuro, per altro destinato a durare secoli e diffondersi ovunque. E l`altra metà, salvo rare eccezioni, cercava di adeguasi passivamente e magari di contrabbandarne certi principi persino demenziali, per sopravvivere. Poi l`evidenza é di colpo diventata palese ed il granico sistema si é dissolto nel nulla in pochi mesi. Ma il crollo repentino é stato causato non da ravvedimento ideologico, ma da cogenti necessità economiche, non essendo in quei luoghi più sostenibile l`onerosissimo meccanismo.

    Ma occorre introdurre anche un`ulteriore severa limitazione. Difatti I nostri capi sono costretti a proclamare sempre più sovente concetti ed a far promesse che oramai ordinariamente vengono disattese. Come si devono affidare alla propaganda sempre più astrusa ed imbonitoria per perpetuare la loro legittimazione elettorale fittizia. Questo causa prima disnteresse, poi sfiducia ed infine paura. E come giustamente diceva Machiavelli l`uomo diviene pericoloso ed infido verso il proprio governo esattamente per la paura. Basta ricordare I regimi nazifascisti degli anni 30. Essi si sono afffermati anche costituzionalmente (salvo un po`di manganelli ed olio di ricino, oggi sostituiti dal fisco e dall`euro) come drastici decisori e risolutori delle inefficienze dei governi a democrazia liberale. E curosamente le promesse erano molto simili a quelle di oggi. Ovvero lavoro sicuro in cambio di obbedienza, supremazia autocratica dei capi, affermazione di imperialismo sovranazionale in cambio della rinuncia ai diritti individuali, standardizzazione legislativa, diversificazione di giurisdizione a seconda del ruolo sociale, salario di sussistenza in cambio della rinuncia ai diritti economici e politici, eliminazione della classe media e delle medie e piccole attività economiche a favore di monopoli privati istituzionalizzati, controllo autocratico dell`offerta di moneta, fine della libera docenza e della riservatezza individuale. Poi, come purtroppo si sta facendo strada anche oggi, si sono aggiunte l`eugenetica, il controllo demografico a fini politici, la distruzione della famiglia tradizionale, l`eutanasia, per arrivare alla soppressione perfettamente legalizzata degli oppositori e poi di tutti gli individui giudicati arbitrariamente inutili e/o non più produttivi. Unica variabile aggiuntiva é la gestione dei flussi migratori, per altro oggi amministrata con criteri imperialistici e coercitivi a sfavore dei governi più deboli.
    È evidente che tutto questo meccanismo sempre più oppressivo generi appunto paura e sfiducia. Ne é indice la disaffezione politica generalizzata, la sempre più diffusa tendenza ad occultare I propri beni e le proprie azioni, l`affermazione di movimenti di radicale opposizione, per adesso controllati da forzature costituzionali, da artifici giudiziari e fiscali, e da aggregazioni politiche conservatrici sempre più acrobatiche. Sorprendentemente questa situazione avantaggia proprio quelli più oppressi ed espropriati, I quali, avvedendosi di non aver più nulla da perdere, cominciano a trasformare il latente ostruzionismo in aperta ribellione. Per ora chi tiene il potere ha ancora la forza cogente per tacitare I recalcitranti, ma la marea del dissenso inevitabilmente continua a progredire sia pure lentamente ed in modo non uniforme. Tanto che alcuni capi in certi paesi (polacchi ed inglesi p.e.) non certo per filantropia, ma per salvare I loro privilegi, cominciano a porre imbarazzanti obbiezioni.
    Certo la gestione dei flussi migratori é uno strumento sempre più importante nelle mani dei nostri autocratici signori. Difatti la paura di esser conquistati dalle masse sempre più numerose che gli stati sudditi devono forzatamente accogliere e mantenere é un forte deterrente a favore di un reale ripristino delle vere libertà civili e politiche alle quali la mia generazione é stata abituata. Ma anche questa é un`arma a doppio taglio e qualcuno degli autocrati sovranazionali se ne sta suo malgrado accorgendo: a furia di lasciar crescere il fenomeno per punire I propri sudditi si rischia di render lo stesso incontrollabile con pesantissime conseguenze, proprio per gli attuali gestori del potere.

    Come la storia insegna l`autocrazia ha in sé stessa un vizio esiziale, ovvero il delirio di onnipotenza che fà perdere il contatto con la realtà. E questo é reso ogni giorno più evidente dalle posture e dai provvedimenti dei nostri capi, sempre più confinati in un loro mondo ideale avulso oramai dalla nostra vita corrente. Ed in tale situazione gli errori anche marchiani oramai son cosa corrente. Ed arriverà il giorno che I danni causati non saranno più sostenibili, neppure spremendo I sudditi in un tritacarne.

    Ma quello che a me pare la causa di disgregazione più forte ed in costante aumento é il misconoscimento di un basilare principio di governo. Ovvero chi comanda (non importa in quale tipo di regime) deve essere come il padre confessore. Difatti per far ravvedere I peccatori e metterli sulla retta via, che é quella decisa ad evidente vantaggio della chiesa, non basta ascoltare il penitente ed assolverlo magari dietro imposizione di pesante carico espiatorio, ma é indispensabile il dargli una speranza concreta e reale di redenzione futura. Altrimenti il peccatore ricadrà nell`errore con conseguente punizione ed il confessore verrà visto non come un portatore di ristoro, ma come un punitore nemico. E ciò con principale svantaggio proprio della chiesa e del confessore.
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