FRODE E USURA: NORMALITA’ BANCARIA

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FRODE E USURA: NORMALITA’ BANCARIA

Il problema dei banchieri che mangiano  i depositi e gli investimenti dei clienti viene presentato dai mass-media in modo deliberatamente fuorviante, cioè come circoscritto a casi anomali e isolati di cattivo esercizio dell’attività bancaria e di insufficiente sorveglianza da parte degli organi di controllo, mentre al contrario da sempre la frode e l’usura e le falsità in bilancio (come pure i c.d. prestiti predatori e quelli fatti a società di amici, che non li rimborseranno),  sono tra le più costanti ed efficienti fonti di reddito dei banchieri; e il sistema bancario italiano, nonostante i suoi circa 300 miliardi di crediti deteriorati e non dichiarati in bilancio, galleggia ancora solo perché le pratica usualmente nella complessiva tolleranza delle autorità di controllo, compresa quella giudiziaria (e che altro potrebbero fare, le autorità di controllo?). Tali pratiche sono la regola del business bancario perché rendono moltissimo, non sono affatto una deviazione. Lo conferma il fatto che i dipendenti delle banche in default riferiscono di essere stati sistematicamente indotti dai loro superiori a smerciare ai risparmiatori titoli bidone, sotto minacce varie. La lista delle banche decotte si sta allungando rapidamente, e continuerà ad allungarsi. Probabilmente il fenomeno verrà pilotato per sopprimere banche locali e territoriali, in favore di quelle più ampie, quindi più centralisticamente controllabili.

La classe finanziaria, da quando esiste (cioè dalla prima Guerra Punica) ad oggi, si è sempre industriata per creare nuovi strumenti giuridici, finanziari, e recentemente anche tecnologici, con cui incrementare (e possibilmente legalizzare) le frodi e l’usura verso i propri clienti, il fisco, le pubbliche amministrazioni. Lo ha fatto pagando la politica e gli organi di controllo, e stringendo alleanze di potere. Nei secoli. Pensiamo solo a come i banchieri, anche i più grossi, in tempi recenti hanno fregato gli enti pubblici con i contratti derivati costruiti da esperti per buggerare contraenti. I governanti del tempo lo sapevano, ma non intervennero, se non con un decreto ambiguo, che permetteva la continuazione delle frodi.

In particolare, negli ultimi decenni, attraverso un metodico lavoro di lobbying sulla classe politica, tra le altre cose utili a questi scopi ha ottenuto dal legislatore, negli anni ’90, il ripristino della banca universale, cioè l’abolizione della separazione tra banche di credito e risparmio e banche di investimento finanziario, nonché, dagli anni ’80 fino all’ultima riforma renziana, la privatizzazione graduale della gestione del finanziamento del debito pubblico e della Banca Centrale di emissione (vedi il golpe monetario del 16.12.06 e la riforma-regalo del DL 133/2013, che ho analizzato rispettivamente nei saggi Euroschiavi e Sbankitalia).

Con la prima delle due riforme, i banchieri si sono fatti autorizzare a usare, con leve temerarie, i soldi dei depositanti per compiere azzardate speculazioni in vere proprie truffe sui mercati finanziari regolati e non, mandando spesso le banche a gambe all’aria dopo averne estratto l’attivo patrimoniale ed esserselo intascato, distribuendone parte come bonus ai gestori criminali. Con la seconda riforma, si sono fatti controllori di se stessi – quindi è da sciocchi meravigliarsi se le banche centrali, da loro controllate, anziché impedire questi abusi, li nascondono e li agevolano. Aggiungiamo che, direttamente e indirettamente, la Banca d’Italia è ora partecipata maggioritariamente da finanzieri stranieri. Ovviamente, questo esito non poteva non essere previsto e voluto. I banchieri sono i padroni che pagano più di tutti.

Con queste premesse, viene da sé che anche la “giustizia” non punisca praticamente mai i banchieri delinquenti. E che anzi la politica si impegni per togliere alla popolazione l’uso della moneta cartacea, emessa dalla banca centrale, per imporle l’uso di quella elettronica, che è creata a costo zero dai banchieri privati e che questi possono azzerare semplicemente con un click del mouse. Se pensiamo a quanto inaffidabile  (e in conflitto di interessi con la gente) si è dimostrata la classe dei banchieri, la scelta di affidarle addirittura la creazione e il mantenimento in esistenza della moneta – bene pubblico essenziale – manifesta concretamente quanto è servile e criminale la c.d. casta politica. Se non lo fosse, tutelerebbe i depositanti in un modo semplicissimo: farebbe una legge in base alla quale i soldi depositati in banca, salvo diverso accordo, rimangano di proprietà del depositante, e non divengono di proprietà della banca (come avviene oggi): in tal modo, quand’anche la banca fallisca, i depositi sarebbero al sicuro. E farebbe una seconda legge per  ripristinare la legge Glass-Steagall e per nazionalizzare la banca centrale e magari anche le banche di importanza strategica. Invece questi politicanti complici hanno costruito un sistema in cui la gente comune e gli imprenditori, devono depositare il denaro in banche che da un lato non remunerano i depositi (né le obbligazioni) con ragionevoli tassi di interesse, e dall’altro li possono arrischiare in operazioni pericolose o addirittura sottrarli (per esempio, mediante acquisizioni fraudolente, come quella multimiliardaria della Banca Antonveneta, fino a perderli, senza mai pagare il fio.

Quando oggi si parla all’opinione pubblica del problema della sicurezza bancaria e della necessità di riforme, tutte la questione viene appiattita sul presente, sui fatti ultimamente occorsi, e presentata in modo cronachistico, aneddotico. Dalla narrazione viene rigorosamente tenuta fuori la suddetta realtà strutturale, la prospettiva storica dei rapporti tra banchieri, frodi, politica, legislazione, e gli ultimi episodi, dal disastro-scandalo del Monte dei Paschi di Siena, vengono presentati come novità, incidenti, azioni individuali, anziché come episodi di una vicenda che va avanti da secoli, e in cui il potere finanziario ottiene sempre la meglio, cioè riesce a continuare il suo business, perché lavora con metodo, perseveranza e orizzonti di lungo periodo. Eppure sono molti decenni che avvengono bancarotte bancarie e che ogni volta i tromboni istituzionali promettono che è stata l’ultima volta. In effetti, la gente comune preferisce e capisce meglio le narrazioni giornalistiche  in chiave aneddotica e morale, emotiva, dove ci sono colpevoli individuali con cui prendersela, che le complesse e lunghe analisi economiche, strutturali, che spiegano le cose in termini di fattori impersonali.

Alle volte, dopo crisi di particolare gravità socio economica, avvengono reazioni politiche che lanciano riforme per tutelare gli interessi dell’economia reale, dei lavoratori, dei risparmiatori, contro quelli della rapace classe bancaria. Così fu, nella Roma antica, con certe riforme dei Gracchi e, in tempi recenti, con la legislazione del tipo Glass-Stegall, la quale, a seguito della crisi del ’29, nella metà degli anni ’30, impose in molti paesi la separazione tra banche di credito e risparmio e banche di investimento finanziario.

Ma dopo simili riforme, ogni volta, nel medio-lungo periodo, attraverso il suo metodico lavoro di condizionamento e di corruzione, la classe bancaria (che, a differenza del popolo, è organizzata, attenta e consapevole, nonché lungimirante), regolarmente aspetta che le acque si siano calmate, che l’attenzione della gente si sia diretta altrove, e recupera le posizioni perdute neutralizzando le riforme che ne limitano la libertà di azione e profitto, e avanza verso nuove conquiste di potere e sfruttamento sulla società. 

Proprio quest’ultima, interminabile crisi economica, con i suoi banchieri super-truffatori che diventano ministri e capi di governo per gestire i disastri da loro stessi creati, e addirittura dettano le regole della sana economia, è l’apoteosi di quanto sopra, e ha trasferito ampie quote del reddito nazionale dai lavoratori e produttori di ricchezza reale ai capitalisti finanziari improduttivi, impadronendosi anche di ulteriori quote di potere politico.

Se teniamo presente questa realtà storica, le odierne promesse del governo di fare una riforma del settore del credito nell’interesse dei risparmiatori e a tutela dei loro diritti, appaiono essere pura ipocrisia, l’ennesima frottola da piazzista di provincia – anche senza bisogno di ripercorrere la storia del suo partito politico, e dei suoi alleati cattolici, in relazione alle riforme fatte in materia bancaria dagli anni ’80 ad oggi, tutte meticolosamente studiate per consentire ai banchieri lucrosi abusi di ogni sorta a spese della società civile e produttiva. Le fortune dei politicanti derivati dal vecchio PCI sono dovute proprio alla loro alleanza strutturale col capitalismo finanziario, con la sua capacità di pagare-comprare-remunerare-finanziare i suoi servitori più di ogni altro gruppo organizzato, e coi suoi interessi contrapposti al resto della società. Contrapposti, perché per il capitalismo finanziario le crisi economiche e le guerre sono storicamente le migliori opportunità di profitti ed affermazione.

In conclusione, è ovvio rilevare come, anche alla prova dei fatti,  il dogma dell’indipendenza dei banchieri centrali dai poteri pubblici come condizione per una sana finanza, tanto caro agli europeisti, fa acqua da tutte le parti. Non solo perché quei banchieri centrali, di fatto, stanno dando migliaia di miliardi gratis ai banchieri per operazioni finanziarie mentre non fanno arrivare liquidità all’economia reale, ma anche perché in realtà questo dogma è servito a rendere le banche centrali indipendenti dei controlli pubblici, però (guardacaso!) dipendenti e possedute dai banchieri privati, in modo che questi possono fare quello che vogliono anche con risparmio dei cittadini, controllando l’organo che dovrebbe controllarli, e continuando a presentare bilanci aggiustati ad arte per nascondere le perdite.

24.12.15 Marco Della Luna

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6 risposte a FRODE E USURA: NORMALITA’ BANCARIA

  1. ahfesa scrive:

    Dimenticavo. Il Nostro Grande Presidente ha fatto un bel discorso. Molto sobrio e forbito. Ed anche prevedibilissimo perchè tutti sanno che gli evasori fiscali sono la causa unica di ogni male terreno, sempre e dovunque. Tanto più che il “nuovo” Governo ad ogni secondo abbassa le tasse e le tariffe, come le autostrade p.e.. Giustissimo.
    Però il Notabile Siciliano che tutti ci rappresenta così degnamente si é scordato di alcune cosette: che il sig. Girone é stufo di stare in vacanza in India e vorrebbe tornare a casa sua, mentre il suo collega Latorre teme di ammalarsi davvero a furia di dover fare il malato “militare” per non andare anche lui in vacanza perpetua in India.
    L`altra piccola dimenticanza sono i risparmiatori truffati dai loro rispettabilissimi banchieri, che avranno sicuramente passato un ottimo Capodanno, ma sicuramente meno ottimo di quello dei predetti banchieri furbastri, ricchi ed impuniti. O forse li ha dimenticati apposta (i risparmiatori ovviamente) perchè essendo tutti noi privati cittadini appunto colpevoli fino a prova contraria di evasione fiscale, magari quei risparmi erano stati sottratti all`erario e quindi da buon cattolico il Grande presidente sa bene che la farina del diavolo va in crusca.

    Beato il Nostro Grande Presidente ed i Rispettabili Signori che lo hanno eletto che possono ignorare queste faccende a cuor contento e senza vergogna!

    Io invece benchè non eletto come il Renzi, e solo privato cittadino provo tanta vergogna da andar a nascondermi sottoterra se dovessi incontrare quella gente.

    Ancora Buon Anno (si fà per dire)

  2. enrico scrive:

    E pensare che non molto tempo fa le Mafie erano ritenute solo quella siciliana ,la drangheta e la Camorra ,Oggi gli Italioti hanno capito che esiste molto di peggio.Buon Anno a Tutti tranne a quei zozzoni che ci governano .

  3. ahfesa scrive:

    Caro avvocato e stimati lettori,

    Per concludere euristicamente questo favoloso anno che purtroppo ci lascia, pur carico di fantasmagoriche promesse per quello successivo, vi propongo una modesta riflessione tratta dalla storia patria ed ispirata alle ultime esternazioni del Nostro Grande Leader, il quale pur di impiombare il popolo bue di farneticanti illusioni, sembra sacrifichi pure (solo in parte) le sue meritate esotiche vacanze.

    Nel XIX secolo ogni nazione rispettabile aveva le sue colonie perchè così si usava e tutti erano contenti, colonizzati inclusi. Noi, recentissimamente passati per altrui merito da colonia a colonizzatori, avevamo dovuto accontentarci e ci avevano (a caro prezzo) affibbiato l`Eritrea, tanto povera e scalognata che ancora oggi che il colonialismo é morto e sepolto gli eritrei benché fedilissimi di Allah ancora defecano nelle nostre fogne (uniche esistenti) ed hanno come principale via di comunicazione lo scassatissimo trenino che noi a nostra cura e spese gli abbiamo fatto e lasciato. E non basta perchè alla faccia degli odiati dominatori stranieri, pare che sempre gli eritrei facciano carte false per gabbare il loro governo e venire a stare da noi.

    Ma tornando ai bei tempi andati pare che il papà di Re Sciaboletta, l`Umberto Baffone, soffrisse assai di aver solo gli eritrei come sudditi oltremare. Ed allora ambiva a ben più ampia e prossima conquista, ovvero l`Impero Abissimo del barbaro Menelik. Per questo coadiuvato dal suo Grande Ministro Crispi premeva i suoi generali ed ammiragli affinchè gli procurassero l`ambita conquista. Ma i nostri affari militari, benchè costosissimi per il popolo bue in denari e sangue, non procedevano. Anzi, sorprendentemente il 1° marzo 1896 ad Adua il generale Baratieri benchè onusto di medaglie (tanto che non riusciva a mettersele tutte in una volta sola) prese una pestata micidiale dal medievale esercito abissino diretto da Ras e Bigerondi che neppure sapevano che cos`era l`accademia militare. E la sconfitta fu davvero durissima perchè a differenza delle altre volte non creparono solo i negracci ascari ed i nostri contadini analfabeti improvvisati conquistatori, ma pure i signori ci rimisero la ghirba e pure malamente. A cominciare dai generali Albertone e Da Bormida e da Ferdinando, figlio del sen. Bocconi padrone de La Rinascente e di tante altre cose. Ma quello che bruciava e rappresentava un`onta nazionale era che il nostro era il primo ed unico esercito moderno (con tanto di cannoni ed armi a ripetizione) che si faceva massacrare da straccioni forniti di archibugi, sciabole e frecce. Insomma un gen. Custer in grande, con in più la differenza che gli yankees fecero poi strage e macello degli indiani (ed anche se ne vantarono con i film), noi invece dovemmo chiedere umilmente la pace e pagare il riscatto dei prigionieri (quelli ricchi ovviamente).

    Ed Adua rimase sul gobbo a due generazioni di italiani fintanto che arrivò il Primo Uomo Della Provvidenza, ovvero il Duce. E nei primi anni `30 a Duce e Fascio mica andavano tanto bene le cose : ovvero già il popolo bue aveva da tempo mangiato la foglia e capito che neppure il manganello, olio di ricino e i fori di cartapesta avrebbero cambiato la cronica miseria nazionale, ma in più ci si era messa la crisi mondiale. Ed allora per evitare guai peggiori niente di meglio che risvegliare l`orgoglio nazionale promettendo di saldare i conti con i brutti e puzzolenti Etiopi. E così vuotando le già asfittiche casse statali, facendo un mare di debiti ed impiobando di sane tasse e requisizioni il popolo bue (in camica nera) si cominciarono a mandare soldati e mezzi in Etiopia. Ma naturalmente la vittoria doveva essere fascista e non sapendo il Duce far il generale ci dovette mandare il De Bono, che già si era distinto come quadrunviro della Marcia Su Roma. Ma iniziata la guerra e presa Adua (perchè gli abissini si erano ritirati) le cose non solo non progredivano, ma c`era il rischio di pigliare altrove un`altra grossa fregatura. E così re Sciaboletta, forse anche per paura di far la fine di papà spedito anzitempo sotto marmo proprio in causa di Adua dal Sig. Bresci, decise di imporre un generale « sul serio » piemontese e di provata fede. E così arrivò Badoglio, persona dvvero in gamba perchè era quello che a Caporetto aveva salvato pelle e spalline (anzi fu pure promosso) proprio perchè aveva capito subito che non era cosa ed era scappato prima dei suoi soldati. E dunque da grande conoscitore delle nostre virtù militari si premurò di farsi dar dal Duce – prima – ed a spese del popolo bue (sempre più spremuto ed intruppato in camicia nera) una massa ridondante di mezzi, armi, carri, aerei e soldati migliori, per non correr rischi e stendere gli straccioni. E così il 5 maggio 1936 arrivò ad Addis Abeba facendo scappare il Negus a gambe levate. L`11 maggio Mussolini proclamò l`Impero « tornato sui colli fatali » E tutti furono contenti perchè Adua era vendicata, ed il popolo era diventato imperiale anche se sempre bue. E la storia dice che in Italia tutti erano fascisti, perfettamente convinti dalle magniloquenti parole del Duce che a quel « miracolo » ne prometteva altri ben più grandi e duraturi. Come per esempio quello di trasformare il desolato e miserrimo scatolone di sassi che era l`Etiopia nel nuovo paradiso terrestre (sempre in camicia nera).

    Ma gli italiani, benchè rosi da abominevoli vizi e viltà non erano (né sono) tutti stupidi, anzi. E così molti saggiamente, benchè al colmo della vittoria, si ponevano imbarazzanti domande : L`Etiopia era il paese più povero del mondo tanto che nessun altro colonialista lo voleva e quindi come conquista non solo non valeva nulla, ma anzi minacciava pure di essere un grosso debito. Poi mica era veramente conquistata, restando la quasi totalità del territorio in mano ai signori feudali precedenti e mancando i mezzi e gli uomini per una occupazione vera anche se parziale. Né si avevano neppure lontanamente i mezzi per colonizzare davvero l`immenso paese, mentre al contrario si aveva una montagna di debiti da saldare in causa della guerra vinta. Ed infine anche sul piano strettamente militare quale vittoria era se si erano dovuti impiegare aerei, gas asfissianti, mitralgiatrici, carri armati per vincere gente guidata da capi analfabeti, montata su animali da soma ed armata come nel medioevo ?
    Tutte queste evidenti questioni diverranno purtroppo una realtà tragica pochi anni dopo quando il Duce, credendo lui stesso alle sue favole di onnipotenza, andrà a far la guerra a nazioni moderne.

    E qui mi ricollego al Terzo Uomo della Provvidenza (il secondo é Berlusconi). Ora ci vantiamo di una crescita infinitesimale, di una ripresa economica quasi inesistente e dovuta a circostanze esterne eccezionali, non abbiamo capacità in politica estera (vedi i due lagunari al 4 anno di prigionia), non abbiamo sovranità monetaria e fiscale, non abbiamo una nostra politica economica né siamo in grado di realizzarla, il paese é infestato da immigranti predatori e falsi bisognosi, ecc. la mafia clientelare governa l`economia e l`amministrazione della giustizia e tutto questo lo chiamiamo « progresso »

    Mi sbaglierò di certo ma io non lo vedo. Buon 2016, che non sia peggio del 2015, tanto per essere ottimisti come il Renzi.

  4. enrico scrive:

    Al Sig Ahfesa : Complimenti la prima parte e’ davvero simpatica anche se tragicamente Vera.

  5. ahfesa scrive:

    Caro avvocato e stimati lettori,

    Spero abbiate passato un ottimo Natale nell`abbondanza ed adesso vi accingiate a trascorrere il Capodanno in lussuose località esotiche, come suggeriscono le statistiche sbandierate ad ogni telegiornale di ogni colore. E la bravura dei nostri statistici é davvero fenomenale, essendo in grado di dare I risultati delle vendite natalizie ancor prima della vigilia. Però gli addetti alle mense dei poveri ed ai centri assistenziali (per italiani che nuotano nell`oro) invece di chiudere e concedersi un meritato riposo (sempre ai Caraibi) inspiegabilmente pare debbano non solo lavorare, ma anche fare gli straordinari. Ma sarà certamente un nuovo prodigio dell`Epoca Renziana dove molti – certamente per seguire I precetti del Nuovo Papa – fanno I poveri per finta prima di partire per Beverly Hills. Unico vantaggio per I piagnoni che restano é quello di non vedere, almeno in questi giorni, I soliti ghignoni essendo gli stessi convolati ad esotici ristori – a spese dei contribuenti – in paga del bene elargito.

    Corroborato da tanta prosperità vengo al punto e devo dirvi di aver da tempo mutato il mio modo di considerare le divertenti situazioni create da euro & ban
    chieri. Ovvero mi sono avveduto di essere in grave errore ragionando solo in termini di scienza delle finanze, politica economica e monetaria, tecnica bancaria, ordinamento dei mercati, risorse reali ed ottimale gestione delle stesse..
    Difatti il mio sbaglio é così evidente che tutti possono meglio di me vederlo: le “ricette” che ogni giorno con nuove favolose promesse I nostri capi ci gabellano, sono secondo I canoni delle scienze che prima ho citato, almeno controproducenti se non demenziali, tanto che I loro effetti se non fanno altri danni si esuriscono nel nulla. Come pure l`euro e quello che ne consegue non é una “novità” ma semplicemente un sistema di cambi fissi “irreversibile e perpetuo”. Ovvero come quell ristoratore che dopo aver eliminato (non di rado con la lupara) I concorrenti e fatto un cartello con I colleghi rimasti, semplicemente stabilisce un menu unico, obbligatorio e perpetuo indipendentemente dai gusti della clientela e dal tempo e stagioni. Ed é parimenti ovvio che un tale sistema costringa le economie deboli ad una recessione perpetua (prima chiamata “crisi” ed oggi detta “ripresa”) assicurando per contro degli immediati, ma non duraturi, vantaggi econimici ai forti. Ora che I nostri capi siano dei farabutti e noi degli stupidi a non ribellarsi non ci piove, ma che quelli che davvero comandano siano anche loro degli incapaci o dei folli questo non é vero. E quindi essi sono ben consci dell`assurdità economica della loro gestione, e tuttavia vi insistono scientemente, dunque per altre e più dirimenti ragioni che evidentemente non sono economiche.
    Ed difatti oramai é chiaro anche agli ingenui che l`euro é solo uno strumento di potere basato sull`ecumenica idea di metter tutti I beni nazionali, presenti e futuri, in comune – anzi no, nelle mani di uno strano reogolatore non eletto – al fine di raggiungere l`età dell`oro come ci contava il simpatico e ben pensionato Ciampi. Ma (piccolo dettaglio) l`ecumenismo é solo attivo, mentre il passivo (e le aree depresse) quello ciascuno se lo deve tenere e gestire in proprio. Così chi ha debiti deve chiedere al regolatore il permesso di spender I suoi propri soldi (anzi quelli dei contribuenti senza potere) per poterli onorare. E se il regolatore dice no la gente comune va alla fame, perchè I creditori (specie se dei paesi dominanti) vogliono esser egualmente pagati. E se non si riesce arrivano certi “salvataggi” che fanno parere I carri armati di Breznev a Praga davvero un aiuto fraterno. Ma cotale evidenza pare sfugga alla masse che paiono contentissime, o sono raffigurate tali dalla stampa che oramai assomiglia quella sovietica riveduta e corretta. E mica celio, perchè il sig. Draghi capo di quei banchieri di cui dirò in seguito, ci dice papale papale che se la democrazia fosse d`intralcio all`integrazione diventa necessario ripensarne una “di tipo nuovo”. Come volevasi dimostrare.

    Ed ecco appunto I banchieri. Concordo con l`avvocato, in ogni epoca non sono stati certo degli anacoreti pronti a sacrificarsi per il bene comune (salvo il loro ovviamente). Ma fino alla presente epoca ogni banchiere era vincolato nel suo delirio di onnipotenza da almeno due ostacoli, uno magari aggirabile, ma l`altro insormontabile. E questo spiega perchè nella storia passata nessun banchiere é direttamente diventato autocrate o é stato da solo in grado di dirigerne a piacere altri. Ed I vincoli sono le leggi bancarie (la nostra Beneduce p.e.) e la vigilanza. Certo entità corrompibili, ma con grossi rischi, costi e fastidi, almeno in tempi normali. Tanto che I simpatici Calvi e Sindona che ci hanno provato hanno dovuto essere suicidati. Mentre altri che hanno riposto nella “creatività” il proprio futuro si sono ritrovati in comode e perpetue galere, mica per giustizia, ma solo perchè hanno dissipato I quattrini delle persone sbagliate.Ma il muro insuperabile era la legge economica, fino al recente passato perfettamente ed ineludibilmente vigente, che voleva vi fosse una correlazione incindibile tra offerta di moneta e quantità di beni e servizi esistenti. E non c`era storia, perchè se il banchiere (qualunque) esagerava nel concedere credito e nel creare moneta, senza aver un paritetico aumento dei beni e servizi reali, il potere di acquisto della moneta stessa (che é poi il suo valore ed il motivo per cui é accettata) finiva col precipitare. Come pure se si forzava il meccanismo elargendo credito per creare beni in eccesso gli stessi restavano poi invenduti facendo fallire il debitore ed alla lunga anche il banchiere. Ma anche agendo all`opposto, ovvero rendendo il credito scarso si finiva per provocare il crollo della produzione e dei consumi, con analoghe conseguenze esiziali.

    Ma I nuovi capi sono riusciti (almeno per adesso) ad atrofizzare questa relazione, creando un sistema monetario di monopolio a circuito chiuso (curiosamente come erano le valute dei paesi del paradiso socialista) , con anche valutazione statistica gestibile a piacere degli operatori e del loro diritto al credito. Quindi si può emettere moneta a piacere senza però farla arrivare al sistema dell`economia reale altrimenti il giochetto si dissolve. Ed é chiaro che questa gente sia onnipotente avendo mezzi (fasulli) illimitati per comprare qualsiasi cosa e fare il prezzo di qualsiasi bene. Ed ovviamente premiando amici e punendo nemici. E pure il denaro anche se fisicamente identico non é eguale, potendo il regolatore (o suoi dipendenti) denegare transazioni in tempo reale e trasformare il denaro dei senza potere (o degli oppositori) in carta igienica in modo lagale, inappellabile e senza ristoro.
    Un piccolo esempio: il sig. Draghi per tenere in vita il colossale carrozzone (sempre più traballante e costoso) “stampa” decine di miliardi ogni mese che vanno alle banche e ritornano poi alla BCE o vengono dissipati sui mercati finanziari. Ora in mezzo a questa spaventosa girandola di miliardi, per sistemare il sistema bancario e renderlo almeno contabilmente in regola, basterebbe che la BCE stessa ricapitalizzasse le banche in dissesto, fornendo la propria carta a titolo di capitale. Così si eviterebbero I sorci verdi ai risparmiatori con evidenti vantaggi non solo privati ma anche generali e fiscali.
    Ma la cosa non é neppure pensabile (anzi si va nella direzione opposta) perchè allora il denaro non sarebbe più scarso per I senza potere e poi diventerebbe imperativo ripulire le banche anche dai furbastri per evitare il ripetersi della cuccagna passata. E non solo, sempre per la stessa ragione bisognerebbe ritornare a quei sani precetti di gestione bancaria quali la specializzazione del credito, la correlazione stretta tra fonti ed impieghi, la separazione tra bqnche ed altre attività differenti. Ma così si tornerebbe inevitabilmente a quella buona correlazione tra offerta di moneta e beni reali, che temo sia l`ultima cosa che il sig. Draghi (ed I suoi mentori e sodali) desiderino in questa vita.

  6. enrico scrive:

    Buone Feste a Tutti , qualcuno disse : la differenza tra le Banche e un Rapinatore e’ che uno è legale e l’altro No .Ancora abbiamo in Questo Paese soggetti che condannano le vittime e difendono i carnefici ,non sono solo gli ex PCI oggi al Governo ,ma anche quei Miserabili che hanno un tempo beneficiato di privilegi nelle università ,nei sindacati e magari nelle stesse banche dai Loro Compari (( ops Compagni ),Parassitando per una intera vita ,ma oggi estromessi dalle Spartizioni e ciò proprio non riescono a Digeriree tirano calci su vari Blog.Alcune frange sono proprio nella Sua Regione Dott.Della Luna ,ma credo che li Conosce.

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