LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

Ogni sistema di potere, anche quello detto liberaldemocratico, rappresentando interessi della élite che lo esprime, tende a rendersi definitivo, non delegittimabile, non resistibile nemmeno culturalmente, plasmando e imponendo un pensiero unico più o meno apertamente obbligatorio. Tende, cioè, a farsi autocratico (similmente a come qualsiasi grande attività imprenditoriale tende a farsi monopolio ponendosi sopra il libero mercato). Così è giustificato ad imporre ciò che di volta in volta gli conviene: t.i.n.a., there is no alternative. Cionondimeno, tutti i sistemi di potere, prima o poi, decadono o crollano.

I mezzi per raggiungere e mantenere tale condizione di dominanza variano in ragione dei contesti storici, degli ambienti ideologico-religiosi, e degli strumenti tecnologicamente disponibili nei vari contesti storici; alle volte sono credenze soprannaturali, alle volte sono credenze economiche; alle volte sono rozzi e materiali, alle volte sono sofisticati e microscopici; ma tutto ciò non toglie che i vari regimi tendano all’identico, suddetto obiettivo; né implica che essi siano giudicabili e classificabili in termini etici.

Ciascun regime ufficialmente insegna e sostiene che i mezzi usati dai regimi precedenti o concorrenti fossero abietti e che quei regimi fossero ingiusti e immorali. E di essere sorto per porre fine a quegli abusi. E di usare metodi etici e legittimi.

Celebrazioni come il 25 Aprile hanno la funzione di creare l’illusione che la tendenza al dispotismo e al totalitarismo sia non un tratto generale di ogni sistema di potere in quanto strumento di un interesse elitario, ma circoscritta a determinati regimi, legata a caratteristiche (im)morali dei medesimi; e che quindi possa essere vinta definitivamente abbattendo quei regimi e, dopo, continuando ad attaccare i loro apologeti reali o inventati. Celebrare la Resistenza al regime fascista serve a legittimare il regime italiano attuale, che è almeno altrettanto corrotto, che causa sul piano economico disastri paragonabili a quelli compiuti dal fascismo, e che non usa i suoi grossolani strumenti, ma ne usa altri, oggi resi disponibili dalla tecnologia, e che possono fare danni molto più profondi alla libertà, alla sicurezza e alla salute.

Celebrare la liberazione dall’occupazione nazista copre inoltre il fatto che essa è stata sostituita da un’altra occupazione, che perdura militarmente a tutt’oggi (assieme alla perdita della sovranità nazionale), e che persegue le solite mire di dominio mondiale, anche con l’uso delle guerre.

Siffatte celebrazioni servono quindi ad accreditare come esenti da quella tendenza autocratica i regimi di volta in volta in sella e le forze che in essi si collocano ed operano. Servono a far credere nella democrazia, quindi nella responsabilità del popolo per le scelte prese da altri sopra la sua testa. Servono a identificare-separare i buoni, dagli altri, i malvagi (quindi sono necessariamente divisive, perché ogni identità sociale consiste nel distinguere l’ingroup dall’outgroup). Svolgono insomma funzioni rassicuranti, identificanti, legittimanti, che sono indispensabili per tenere insieme un vasto corpo sociale di persone ordinarie che non sosterrebbero la consapevolezza della realtà.

Credo che il bisogno di celebrazioni quali il 25 Aprile, con le suddette funzioni, sia destinato ad acuirsi, via via che il regime si farà più duro e afflittivo, più simile nei metodi ai regimi che esso definisce “male assoluto”, per le ragioni che seguono, esposte qui in estrema sintesi, e più ampiamente nei miei saggi Tecnoschiavi e Oligarchia per popoli superflui.

Abbiamo da un lato un mondo le cui risorse si stanno rapidamente esaurendo e in cui un crescente inquinamento da parte di una sovrappopolazione crescente sta compromettendo la biosfera in modo irrimediabile.

Abbiamo dall’altro lato un sistema globale centralizzato e finanziarizzato di profitto e potere che, anche grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale, non ha più bisogno di masse di lavoratori, consumatori, combattenti; sicché i popoli sempre più divengono superflui e ininfluenti, quindi passivi.

Con queste premesse, è evidente quale sarà il percorso per il futuro: decrescita infelice, riduzione dei diritti individuali, aumento del controllo manipolatorio sulla ente, riduzione consistente della popolazione mediante gli strumenti biologici già disponibili e legalizzati o legalizzabili.

Per le medesime ragioni è irragionevole pensare che si possa uscire dalla “crisi” con una ripresa generalizzata delle economie, della produzione e dei consumi. L’attuale, interminabile crisi, e il malessere dei popoli sono ciò che meglio asseconda gli interessi di chi possiede il potere reale. Sono il modo attuale di governare e modificare le nazioni.

26.04.19 Marco Della Luna

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Una risposta a LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

  1. ahfesa scrive:

    Caro avvocato e stimati lettori,

    Io farei due distinzioni. Concordo sul fatto che le celebrazioni del 25 aprile provino a leggiitmare certe azioni « autoritarie » proprie del presente governo, ma a mio avviso servono e sono servite anche ad un altro scopo più sottile ma non meno vitale.
    Difatti non bisogna dimenticare che gli italiani, non volendo in proprio assumersi i rischi e gli oneri di decidere effittivamente del proprio destino, hanno creduto più « furbo » l`affidarsi al « Duce » in quanto superuomo che aveva la preparazione ed il carisma per decidere il meglio per tutti. Esattamente come oggi per supposto interesse o per ignavia, ci si affida rinunciando al controllo, all`élite sovranazionale apolide per le decisioni vitali che ci riguardano.
    E questo comodo sistema é durato più di 20 anni, come temo durerà altrettanto il presente. Ovviamente a moltissimi erano note le debolezze del regime, la crescente e smodata megalomania del capo, il divario sempre più evidente tra obbiettivi dichirati e mezzi reali per conseguirli. Ma nessuno si é ribellato, anzi quando il Duce ci ha « regalato » l`Impero di cartapesta per altro a prezzo esorbitante, e da noi popolo bue pagato in proprio (ancor oggi con le accise sui carburanti), il numero degli entusiasti é diventato quasi totalitario. Poi ovviamente é giunta la prova dei fatti perchè gli altri hanno voluto vedere le nostre carte. Ed allora quanto era evidente ha cominciato a realizzarsi, ma con la differenza che il popolo bue degli entusiasti doveva continuare pagare più duramente in proprio, morendo in una guerra persa e soccombendo alla fame sotto le bombe dei « liberatori ». E quindi il Duce da quello che aveva sempre ragione é di colpo diventato un « puzzone » e quindi ciascuno ad ogni livello, da Re Sciaboletta in giù, si é adoperato furbastramente per far carte false al fine di cambiar bandiera e trasformarsi da sconfitti in vincitori. Ma non solo le « carte false » non hanno ingannato nessuno, ma le abbiamo fatte pure male creando i disastri del 25 luglio e dell`8 settembre. Quindi non solo siamo stati sconfitti, il paese si é trasformato in campo di battaglia tra eserciti stranieri con i disastri consguenti, ma siamo anche riusciti a perdere con grande disonore, facendo gli uni gli utili idioti dei nazisti, gli altri i finti ravveduti servi malfidati degli alleati. Naturalmente i vincitori ci hanno pesato per quello che veramente eravamo e ci hanno punito di conseguenza, sia politicamente che moralmente. Ora il 25 aprile inverando e magnificando « il riscatto tramite la resistenza » ha cercato, ancor prima di leggittimare il governo subentrante, di creare una autogiustificazione alla stragrande maggioranza di noi (i nostri padri intendo) che il fascismo ha vissuto passivamente, magari ne ha anche approfittato punendo qualche concittadino più debole, e poi vistosi perduto, ha cercato di evitarne le conseguenze cambiando bandiera, magari anche solo il 24 aprile. Esempio preclaro é il col. Malgeri ed i suoi eroici finanzieri. Egli prima ha servito fedelmente Re Sciaboletta, poi il Duce, poi Salò (fino al 24 aprile), appunto sequestrando i beni dei renitenti e dei partigiani alla macchia, fermando e consegnando ai tedeschi i poveri cristi che tentavano di passare il confine svizzero, e poi la mattina del 26 aprile si é scoperto « partigiano » ed ha dato l`assalto alla prefettura, dove i supersiti repubblichini non vedevano l`ora di arrendersi ed anche loro cambiar casacca pur di aver salva vita ed averi. E tutto agli « eroici » é andato benissimo, niente domande sul passato e medaglie e premi inclusi, perchè si sa che ogni governo di tutti i colori ha poi bisogno di quelli che spremono per incassare i tributi dal popolo bue.
    Come pure la celebrazione del 25 aprile é indissolubilmente legata alla riuscita eliminazione subitanea di Mussolini e della quasi totalità de suoi gerarchi, assolutamente prima che venissero catturati (o che si consegnassero) agli alleati. L`operazione é gabellata come l`eroico atto di giustizia a favore del popolo bue riscattato. Per alcuni in buona fede o da sempre indubbi avversari del fascismo (comunisti confinati e pochi altri esiliati o carcerati) potrebbe essere giusto. Ma credo che per la maggiorparte dei nuovi potentati in pectore, l`eliminazione immediata e giustificata da fatto di guerra dei vecchi capi diventava molto importante se non vitale per la loro verginità politica. Difatti non é diffcile suppore che se Mussolini ed i suoi gerarchi fossero stati pubblicamente processati in una spece di Norimberga italiana, molto ed ancora molto avrebbero potuto con prove raccontare sulle collusioni e tresche dei « nuovi » capi con il passato regime. A cominciare dal primo capo provvisorio della nuova repubblica, l`Avv. Enrico De Nicola, il quale per tutto il ventennio ha fatto distintamente parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, eletto e rieletto con voti fascisti e naturalmente percependo senza fiatare emulumenti e privilegi.
    Per carità questa viltà non é solo nostra, ma é stata prorpia anche di altri che poi si sono atteggiati a « vincitori ». I nostri vicini francesi ad esempio, che non devono ricordare solo Da Gaulle ed i suoi pochissimi iniziali seguaci, ma anche M.M. Papon, Laval, e « le Maréchal » che ancor oggi da parecchi é considerato un padreterno e non un furbastro che, fosse pure in buona fede, ha svenduto il suo paese ai nazisti sperando di prendere le briciole della loro vittoria.

    Seconda distinzione. È vero che il progresso del dopoguerra ha portato ad un aumento esponenziale della popolazione mondiale, come pure l`accresciuta domanda di beni ha aumentato notevolmente la necessità di materieprime e l`inquinamento ambientale.
    È vero che le élites dominanti hanno pensato di risolvere il problema finziarizzando i mercati, bloccando la crescita della popolazione e magari riducendola nei paesi sviluppati, creando artifici per ridurre i consumi delle classi subalterne ed infine sperando che le guerre e le malattie avrebbero pensato a sterminare le popolazioni superflue dei paesi sottosviluppati, utili solo con fonte di materieprime.
    Il tutto realizzato con adeguati supporti tecnici, informatici ed opportuna propaganda e costrizione sociale e politica.

    Ma almeno una cosa non sta funzionando. Difatti per annientare il peso politico e la forza economica delle classi medie (principali consumatrici, contribuenti e sostenitrici dei regimi democratici) si é ricorsi alla massiccia immigrazione dai paesi emergenti. Ma questo espediente se da un lato ha sortito l`effetto distruttivo sugli indigeni, sta cominciando a dilatare nuovamente la popolazione a causa della formidabile natalità degli immigrati. E questa gente non vuole affatto morire di fame come al proprio paese, bensì consumare, riprodursi ancora di più e possibilmente vivere senza lavorare a spese degli autoctoni.
    Grossa complicazione questa di cui persino i musi pesanti di Bruxelles cominciano a prendere coscienza

    Inoltre almeno due paesi « in via di sviluppo » si stanno proponendo come nuove forze dominatrici a livello mondiale : Cina ed India. Ed anche questi stati (dove per altro l`ideale sovranazionale e globalista non esiste a favore di uno stretto nazionalismo imperialista) con popolazioni miliardarie e pure piuttosto turbolente, nonostante il governo autocratico, hanno necessità enorme e crescente di beni e servizi, non potendo con i soli strumneti finanziari virtuali soddisfare i bisogni ancora primari delle loro masse.

    Quindi come altrove disse l`avvocato, temo che i piani formalmente ineccepibli delle attuali élites saranno nel prosieguo del tempo soggetti ad importanti e persino sorprendenti revisioni, che magari potrebbero anche influire sui proponimenti molto sgavorevoli che la stesse hanno su di noi.

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