POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

La diffusa credenza popolare che chi conquista un potere pubblico non lo usi a vantaggio proprio e della propria fazione è illogica, seppur umanamente comprensibile. Questa credenza viene regolarmente sfruttata per raccogliere voti con la promessa di debellare la corruzione. È ingenuo o ingannevole deprecare indignati la corruzione (il peculato, l’abuso di potere) commessa dai politici e amministratori di mestiere, perché prendersi a torto o a diritto denaro e altre utilità è al contempo lo scopo e lo strumento del fare politica, assieme alla capacità di camuffare questa e altre realtà e di eliminare i concorrenti. I politici di carriera sono selezionati e formati in base a ciò. Alcuni ingenui si mettono in politica per ideali, ma, non producendo dividendi, finiscono presto, tranne i rari che vengono presi e usati come icone di onestà, foglie di fico.

Non esiste e non può esistere una politica onesta, sincera, che non rubi e non inganni – il che legittima moralmente e legalmente l’evasione fiscale-contributiva e in generale l’arrangiarsi, come legittima difesa o azione in stato di necessità.

Esistono invece -ed è questo che fa la differenza per le sorti di un paese- classi politiche che sanno solo ‘rubare’ e servire lo straniero; e classi politiche che ‘rubano’, ma sono competenti, sanno organizzare e gestire lo sviluppo del paese, come avviene nei BRICS, che combinano alto tasso di crescita ad alto tasso di corruzione. In Italia quello sviluppo è venuto meno, manca da circa 25 anni, appunto perché la sua classe politica è del primo tipo, per ragioni storiche, legate al tradizionale asservimento dell’Italia e di molti stati preunitari a potenze straniere dominanti. Asservimento che continua nell’Unione Europea e che non lascia spazio a statisti veri, a una politica vera, con possibilità di scelte reali, bensì solo a una pseudopolitica di promesse illusorie, servilismo, clientele e ruberie. Combinate col moralismo e il giustizialismo.

Può inoltre bene esistere un servizio giudiziario che colpisce il rubare di certuni e copre quello di certaltri, per dare un certo indirizzo agli affari e al governo e per tutelare il sistema reale di forze e interessi, legittimandolo o nascondendolo. Un servizio giudiziario che da sempre conosceva e lasciava proseguire quel medesimo andazzo di corruttela e che poi, tutto d’un tratto, lo ha tirato fuori come Tangentopoli quando si è trattato -a seguito del Britannia Party del 2 Giugno 1992- di coprire con un polverone di scandali la mille volte più grave svendita allo straniero degli interessi e degli assets nazionali mediante la destabilizzazione finanziaria dell’Italia, a iniziare con l’insider trading valutario da 30.000 miliardi di Lire del Settembre 1992, e continuando col far fuori giudiziariamente tutte le forze politiche popolari tradizionali, ‘ladre’ nel senso sopra indicato ma legate e leali all’interesse nazionale, lasciando in auge solo quella che si era convertita dall’internazionalismo dei lavoratori al sovranazionalismo dei banchieri, ossia al liberismo, e che quindi sarebbe stata collaborativa. Questo era il disegno, riuscito in buona parte. Inasprire le conseguenze per gli indagati, gli accusati e i condannati per corruzione, escludendoli dalla politica, non riduce la corruzione, ma riduce il ruolo degli elettori in favore di quello di alcuni uffici giudiziari, non eletti e non responsabili.

Solo due magistrati, a quanto mi consta, hanno avuto l’ardire di indagare e cercare di perseguire il sistematico e molteplice tradimento degli interessi nazionali in favore di quelli stranieri, la corruzione in affari esteri, ossia quella di cui, guarda caso, non si parla mai.

20.05.19 Marco Della Luna

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Avvocato, autore, scrittore
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2 risposte a POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

  1. giusavvo scrive:

    Niente di nuovo sotto questo sole…
    Tesi già nota ed esposta da Gaetano Mosca sul finire del XIX sec. nel suo: “Elementi di Scienza Politica”. Motivo pel quale lo stesso Autore sosteneva l’inutilità del voto.
    Si può solo andare via da questo paese.

  2. ahfesa scrive:

    Caro avvocato ed invisibili ma stimati lettori,

    anche stavolta concordo con quanto rappresentato.

    Mi permetto di aggiugnere solo una mia personale esperienza che potrebbe avere valore propositivo pratico in questi oscuri tempi e magari evitare se non cattivissime scelte almeno marchiani errori.

    Come sapete io ho vissuto da residente straniero per lavoro (e non da semplice turista) in alcuni di quegli stati baciati dalla fortuna del socialismo reale. Avevo non pochi privilegi, ma nella sostanza ero di fatto soggetto alle stesse restrizioni che gravavano sui normali sudditi : visite imnattese dei giovanotti con occhi di ghiaccio (davvero non scherzo) e mostrine blu incluse. Ovviamente anche per me vigeva l`obbligo dell`osservanza formale del pensiero unico e devo dire che i gerontocrati del Cremlino avevano molta più fantasia dei loro attuali aspiranti emuli di Bruxelles (per fortuna più giovani, ma alcuni non meno dediti al culto di Bacco), riuscendo con opportuni, ben studiati ed anche diverenti sofismi ad edulcorare la pesantezza stantia e bugiarda dei dogmi imposti e della miseria dilagante. Tutti apprendevamo la « verità » dalla Pravda, che appunto « verità » significa. E curiosamente la stessa ed anche alcune delle più allineate pubblicazioni « non fake o non imperialiste/controrivoluzionarie » come si diceva allora, erano lette avidamente anche da quelle persone che io sapevo – per confidenza acquisita con lunga frequentazione – essere assai pericolosamente critiche col regime vigente. Ed anche io finalmente ho appreso la sovieticissima arte di « saper leggere quello che non c`é scritto ».
    Ovvero quando si magnificava l`efficienza ad es. della Aeroflot, voleva dire che era trapelato ai « proletari » che troppi aerei cadevano nelle steppe siberiane. Oppure quando un politico, prima spesso citato e magnificato, di colpo scompariva per più di 15 gg dalla stampa « non fake » voleva dire che era meglio dimenticarsi di averlo conosciuto ed ancor più attentamente evitare ogni citazione sia in senso positivo che negativo del suo dire. O anche quando si esternava la grande produzione di certe merci (mica Rolex, ma scarpe, vestiario invernale di poco prezzo e naturalmente la Vodka) voleva dire di correre in coda per accaparrarsene, perchè di lì a poco sarebbe sparita dal mercato. Naturalmente quello dei « proletari » dittatori e depositari dei mezzi di produzione Per quello dei « vlasti » (equivalente dei nostri eurotecnocrati) c`era ancora disponibilità. Sui temi economici la cosa era poi esilerante. Difatti non mancava mai il trionfante annuncio delle riuscita di un certo « piano quinquennale ». Chissà perchè tutti i piani erano sempre quinquennali, pure quello della riparazione del riscaldamento mio appartamento. Ma tutti sapevano per diretta esperienza che le risultanze erano truccate e sovente per arrivare fisicamente al numero si distruggeva la qualità. Ne sapevano qualcosa i poveri taxisti costretti a giudare macchine sulla carta perfette come Ferrari, ma che a volte non frenanvano. Per fortuna si andava a 30 Km/h e pure davanti ad una Chaika (equivalente della nostra mercedes NCC nera per capi di rango) e con buona pace della milizia, che pure lei se doveva inseguire era messa pure peggio.
    Quindi nonostante la assidua e capillare disinformazione (allora non c`erano i social per far cassa di risonanza, ma si usavano le « assemblee facoltative » o i « comizi spontanei » o i sani altoparlanti che ti scassavano il cervello peggio del rock se ci eri troppo vicino) la gente comune sapeva tutto ed intuiva come e meglio dei capi al Cremlino ed alla Dzerzinskaja. Persino le povere ballerine del Balscioj non riuscivano ad aver privacy, sapendo i « proletari » a quale gerntocrate cercavano (invano) di resuscitare gli appetiti. E c`erano pure le « fake ». ovvero sulla prospettiva Kalinin o sull`Arbat di domenica non era raro trovare nel menu del caffé/ristorante un foglietto dattiloscritto (che si leggeva e gelosamente si lasciava intatto) che spiegava le correnti malefatte di qualche capo in auge e magari anche lo stato di salute di quelli in vacanza nei comodi gulag. E se quei foglietti giravano indisturbati, nonostante gli amici con le mostrine blu, vuol dire che anche quelli stessi avevano grossisimi dubbi sul regime che doveva essere eterno.

    Adesso torniamo a giorni nostri. Ora che l`UE tenda a trasformarsi in una URSS a guida tedesca dove al comunismo si sostituisce come dottrina di facciata un certo strano ed apocrifo neoliberimo, mi pare evidente, data la continua erosione della privacy e dei diritti civili economici e politici dei comuni sudditi, nonchè l`instaurazione di un governo di tecnocrati cooptati che si nominano ed esautorano motu proprio. Quanto all`esistenza del pensiero unico e della manipolazione della realtà, basta guerdare i media correnti.
    Però se impariamo a leggere « quello che non é scritto » non solo vediamo la verità evidente, ma anche magari troviamo qualche mezzo per difenderci o « arrangiarsi » come dice l`avvocato. Esattamente come facevano i sudditi del socialismo reale.

    Vi faccio un piccolo esempio. Stasera lunedi 20 la Gabanelli ci ha presentato un serioso ed articolato discorso (suffragato da cifre ed inferenze) dove si dimostra che la venuta dell`UE é per un credente la seconda cosa mai avvenuta per importanza dopo la discesa terrena di Gesù. Cioé senza quella (l`UE intendo) saremmo ancora colle macerie della guerra e morti di fame.
    Ma la Gabanelli non ci spiega perchè più cediamo sovranità, più paghiamo tasse, più facciamo « riforme » più diventiamo poveri, più accogliamo « risorse » peggio viviamo. E più paghiamo oramai col nostro patrimonio non avendo più la classe media reddito reale, più aumentano i nostri debiti. Debiti sempre detenuti ed esatti dagli stessi soggetti.
    Ma allora vuol dire, leggendo quello che non é scritto, che gli eurocapi hanno disperato bisogno di imbonirci per continuare a fregarci, mentre l`eurocarrozzone fà sempre più acqua da tutte le parti. Esattamente come la compianta URSS paradiso dei lavoratori e della democrazia alla purga.

    Ricordiamocene domenica quando andiamo a votare.

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