RISPOSTE AI CRITICI

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I miei recenti articoli sulle scelte di politica economica europea del Governo tedesco mi hanno attirato molteplici critiche. Vorrei qui replicare, scusandomi con chi si sentirà non menzionato. Qualcuno ha affermato di conoscere i miei scritti e di condividerli complessivamente, tranne che trova i due predetti articoli incoerenti con i principi di libero mercato. A questo qualcuno rispondo che, se avesse letto i miei scritti, avrebbe notato che io nego sia l’esistenza che la possibilità di un libero mercato (come pure della democrazia rappresentativa), ossia di un mercato trasparente e non violentato dall’esterno mediante poteri monopolistici: commodities, servizi primari, informazione, credito e moneta, tecnologie di punta (militari e genetiche), etc., sono tutte oggetto di monopoli cartellistici. Altri mi hanno detto che la causa della stagnazione economica italiana non è la mancanza di disponibilità monetaria, ma la cattiva qualità della classe dirigente. Replico che è nozione economica comune, che la disponibilità monetaria dovrebbe essere tale da consentire il pieno impiego dei mezzi di produzione, mentre chiaramente in Italia e pressoché in tutto l’Occidente la disponibilità monetaria è ben sotto tale livello – e chiunque abbia a che fare con l’economia reale, con la capacità produttiva che si ferma, con i negozi che chiudono o si restringono per mancanza del denaro necessario per pagare prodotti e servizi esistenti, non scriverebbe mai una sciocchezza come quella. E’ peraltro vero, e l’ho più volte scritto, che, quand’anche in Italia si facesse una riforma tale da assicurare un’adeguata disponibilità monetaria, probabilmente non si avrebbe uno sviluppo decente, a causa della pessima qualità della classe dirigente. Altri lettore mi hanno rimproverato di propugnare l’indipendenza della Padania equiparando ingiustamente alla grande borghesia tedesca la stracciona imprenditoria padana. A questi signori eccepisco che la produttività del Nord Est supera quella media tedesca, nonostante il peso del saccheggio che subisce per assistere il Sud e nonostante sia sabotata da una burocrazia paralizzante e perlopiù meridionale. Ad ogni buon conto, io raccomando non di lottare per l’indipendenza della Padania (la quale, se verrà, verrà per altre vie), ma di emigrare. Qualcun altro mi ha rimproverato di colpevolizzare i bravi Tedeschi dei mali che gli ignavi Italiani si infliggono (per scarso spirito civico, o continuando a votare i loro politici marci e inetti). Ha letto male: da un lato, io vado da sempre evidenziando l’inguaribile inefficienza della classe dirigente italiana, mentre dall’altro, nei due predetti articoli, ho detto che il Governo Merkel sta facendo gli interessi della grande borghesia tedesca, meno quelli della popolazione generale germanica, e per far ciò sta strangolando i paesi eurodeboli – ma questa sua linea di contrapposizione di interesse contro un vasto insieme di altri paesi, potrebbe raccogliere, per la terza volta dal 1915, una grande coalizione di forze contro la Germania, e quindi tradursi in un autogol. E, in ogni caso, per quanto responsabili della propria inferiorità, gli Eurodeboli dovrebbero tutelarsi come meglio possono contro l’azione tedesca, in quanto questa è contraria ai loro interessi: right or wrong, my pocket. Peraltro vorrei richiamare quanto esposto in un mio saggio del 2008, Polli da spennare, a dimostrazione che Berlino non compete lealmente, ma molto slealmente, giocando sporco, e che ha dispiegato la sua influenza politica sul governo italiano per indurlo a rinunciare a fare i propri interessi, che erano in contrasto con la strategia di dominazione germanica, e per spingerla a scelte che aggravassero il debito pubblico e . La mia fonte è il diretto interessato, Antonino (Nino) Galloni, discepolo del grande Federico Caffè, e critico prima della politica monetaria (catastrofico “divorzio” di Bankitalia dal Tesoro, conseguente impennata del debito pubblico). Galloni, dirigente generale nonché principale consigliere del Ministero del Bilancio, dopo l’estate del 1989, inizia a lavorare alla Relazione Previsionale e Programmatica per il 1990: con essa intendeva scardinare l’illogica e dannosa impostazione finanziaria della politica economica italiana fino a quel momento. Vengono organizzati convegni e conferenze; un Seminario alla Bocconi cui partecipa, oltre al Ministro Pomicino, anche Mario Monti (molto critico e preoccupato non tanto per le idee di Galloni, peraltro note perché vicine a quelle di Federico Caffè e Paolo Leon, quanto per il credito che egli sembrava acquisire presso alcuni ambienti politici e governativi democristiani, la cosiddetta sinistra sociale di Donat Cattin, la parte contraria a De Mita nella sinistra politica come Granelli e Bodrato e ora, addirittura, la componente andreottiana…); Galloni compare come pericolo nazionale in articoli di prima pagina su Repubblica: ad esempio, quello di Massimo Riva. In poco tempo si scatena una pressione fortissima sul Ministro da parte della Banca Centrale, della Fondazione Agnelli, della Confindustria e, infine, da parte – nientemeno – del cancelliere Helmut Kohl finché il Ministro del Tesoro, Guido Carli, chiede formalmente al collega la estromissione dell’economista non-traditore Galloni. Il Ministro Pomicino chiama il suo Consigliere (Capo della segreteria tecnica del Ministero del Bilancio) e lo informa della situazione. Il governo italiano è sotto schiaffo tedesco e deve cambiare politica, deve rinunciare a risanarsi. Galloni lascia l’amministrazione finanziaria per la seconda volta.

Questa vicenda, che riporto da fonte diretta nel mio Polli dal Spennare (2008), nel capitolo “Storia di un tentativo”, dimostra anche ai più scettici che il sistema-paese Germania è più efficiente del sistema paese-Italia non solo perché ha una popolazione che fa sistema, fa organico, è più seria; ma anche perché usa la sua forza per impedire all’Italia di migliorare la propria condizione ed efficienza. Del resto, il 09.12.10 a Radio Radicale Giuliano Amato ha osservato che le recenti dichiarazioni di Angela Merkel, che escludevano sia l’ampliamento del fondo di sostegno all’Euro, sia l’emissione di Eurobond, sia interventi tedeschi a sostegno di paesi dell’Eurozona in difficoltà, è di fatto un’istigazione ai mercati a speculare contro i debiti pubblici irlandese, portoghese, greco, spagnolo, italiano. E’ un atto ostile, di sabotaggio, perdipiù compiuto in una fase particolarmente critica. Amato ha anche rammentato ai distratti che la Costituzione tedesca, diversamente da quella italiana e da altre, ha una clausola che riserva alla valutazione della Corte Costituzionale le norme contenute nei trattati, sicché può esimersi dall’osservanza di accordi internazionali che ne ledano gli interessi. Io aggiungo che la Costituzione francese non consente la limitazione della sovranità nazionale, come invece consente quella italiana. Insomma, e col proposito di fare una sistematica indagine di diritto comparato su questo punto, l’Italia, rispetto ai due altri maggiori paesi dell’Eurozona, è in una posizione inerme, prona, pronta a subire – quindi asimmetrica, e non di parità: il che dovrebbe escludere, però, la limitazione della sovranità, perché il prefato art. 11 esige che questa limitazione avvenga solo a condizioni di parità. Purtroppo nessuno lo dice, e l’Italia subisce la sopraffazione dei partners più forti, che la vogliono (da sempre) debole e dipendente, attraverso la facciata, nobile e idealizzata, delle Istituzioni Europee. Amato ha anche rilevato che gli Italiani dovrebbero pure cambiare la loro classe politica inefficiente, per risollevarsi e mettersi in una posizione di maggiore competitività con i partners europei e non. Giusto – solo che i partners predetti fanno in modo di appoggiare i decision-makers italiani che fanno gli interessi dei medesimi partners più di quelli italiani, e fanno togliere di mezzo quelli che difendono gli interessi italiani. Ricorderà, Giuliano Amato, i 70.000 miliardi buttati al vento (o all’insider trading) nel 1992 per ritardare di due settimane la oramai certa svalutazione della Lira. Ebbene, quell’operazione si tradusse in un affarone per il capitale straniero che poi fece man bassa di assets pregiati italiani a prezzi svalutati. E’ la famosa storia del Britannia Party.

Da ultimo rispondo all’amico Nino Galloni, che approva i miei due articoli sulla Merkel, mentre dissente dall’articolo Verde, fame e nucleare, proponendo una visione opposta, ottimista. Scrive:

«Ho letto l’articolo ieri ed avrei, questa volta, alcune chiose da farti: in generale mi sembra che tu utilizzi – in alcune parti del tuo testo – equazioni lineari quando, invece, la realtà ci era sempre sembrata un pochino più complessa! (Vedi il nostro La moneta copernicana, ad esempio)

La scarsità dei metalli è vera finchè non si introducono le nuove tecnologie che li sostituiscono o ne utilizzano quantità decrescenti per unità di prodotto (questa è la vera linea di difesa e valorizzazione dell’ambiente non certo le bufale dei cosiddetti ambientalisti che – hai ragione – da bravi neo-malthusiani propongono o dovrebbero proporre il genocidio di massa: a Napoli e dintorni o in Congo (RDC) ho visto una certa pianificazione di esso; ma il progetto di eliminazione dell’umanità non mi sembra destinato al pieno successo).

Un’impostazione troppo pessimista – irrazionale almeno quanto quella ottimistica – finisce per aumentare i dolori e le difficoltà che, in campo economico e monetario sarebbero risolte dando il pieno sviluppo alle capacità umane ed alle opportunità attualmente disponibili: dall’aumento di offerta di moneta e credito fino al limite del pieno impiego dei fattori alla utilizzazione delle disponibili tecniche sociali e produttive più avanzate. Il problema è politico: cambiare in campo monetario e produttivo comporterebbe spostamenti nei rapporti sociali ed internazionali che i poteri forti temono per definizione; così facendo non condannano solo noi alla rovina, ma anche sè stessi (come diceva Roosevelt).

Ieri stavo a Napoli ed ho potuto assaporare nell’atmosfera di completo sbando di quella città l’inizio di una nuova era con nuovi progetti ecc.

Marco, l’Italia ha bisogno, per riprendersi, di una nuova Caporetto dove – una seconda volta – il popolo faccia tutto il contrario di quello che gli viene ordinato: allora si disse ai soldati di resistere e se l’avessero fatto saremmo rimasti veramente senza esercito e senza difesa, invece la fuga li portò a salvarsi e, quindi, a potersi riorganizzare. Oggi che la classe dirigente, da decenni, sta preparando la nuova Caporetto, possiamo nutrire la speranza di una riorganizzazione non lontana. A proposito di Caporetto, e del cosiddetto CHAOS (su cui sto lavorando!), bisogna considerare gli “imprevedibili” o “imprevisti” piani della VITA che, a volte ci stupiscono… »

Al che io replico:

Spero che tu abbia ragione e io torto e che ci siano, pronti ad entrare in azione, fattori risolutivi, che per ora non conosco. Il rimedio all’esaurimento di materie prime si potrà trovare realmente solo riuscendo a modificare, a costo energetico ragionevole, il numero atomico degli elementi – a cambiare un elemento in un altro – cosa che mi risulta già in parte possibile.
Il problema dell’energia però va oltre questo, così come quello dell’avvelenamento della biosfera: questi non li risolvi proprio, se non abbattendo il carico antropico del pianeta. Gli umani – con eccezione dei popoli decadenti -, finché han da mangiare, fan figli, incuranti di ciò che sarà di loro.

Per contro, le masse di umani oggi sono superflue per il potere, anzi nocive, destabilizzanti, inquinanti.Pertanto, in base ai dati a me noti, ti confermo la previsione di eliminazione, più o meno guidata, nei prossimi 10-20 anni, dell’eccesso di carico antropico rispetto alla quantità sostentabile in modo ecocompatibile. Sbagli a definire ciò un male: per morire, si deve morire ad ogni modo; meglio prima che la vita peggiori (anche solo per l’invecchiamento); il mezzo miliardo che rimarrà su una Terra liberata e risanata godrà di un’esistenza invidiabile – ma solo se il cambiamento sarà eseguito in modo “pulito”.

Non può sussistere analogia con Caporetto. E’ vero che la fuga di massa, contraria agli ordini degli Alti Comandi responsabili della disfatta, preservò allora le forze per la difesa e il contrattacco; ma quello non fu un comportamento consapevole, pianificato e coordinato di una collettività, bensì la somma delle reazioni automatiche, biologiche, istintive dei singoli interessati, i quali, vedendo un pericolo ben riconoscibile venire da una direzione ben riconoscibile e identica per tutti, presero tutti a fuggire nella direzione opposta a quella: comportamento meccanico, pre-codificato istintualmente (reazione di fuga). Quello in cui speri tu sarebbe invece un comportamento consapevole e coordinato di milioni di persone a tutela di un loro interesse diffuso. Un tale comportamento non si può avverare, perché a)pochissimi si rendono conto di che cosa sia il pericolo oggi e da che “direzione” venga; b)ancora meno concepiscono come fuggirne; c)se anche fossero in contatto tra di loro, dovrebbero coordinarsi, d)se anche si coordinassero, pochi come sono, non avrebbero peso. Il comportamento emergenziale è sempre meccanico, soprattutto su scala collettiva. L’alternativa è tra una fine del topo agitata e una fine del topo sedata. Ciò che le persone consapevoli e industriose potrebbero fare, invece, è evitare quanto evitabile del danno, anche dandosi una mano tra loro. Questo è ciò che io propongo: soluzioni limitate, private, centrate sulla riduzione della sofferenza, non sulla soluzione di problemi mondiali, che è di fatto, allo stato, e per quanto so, semplicememnte impossibile.

16.12.10

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8 risposte a RISPOSTE AI CRITICI

  1. Brumik scrive:

    Concordo con Riccardo che il debito pubblico ha una componente “artefatta” che io farei risalire all’ormai cronico malvezzo di creare liquidità, tramite nuove emissioni di titoli, per pagare gli interessi su quelli già in circolazione. Dunque, soldi fasulli “stampati” per onorare altri soldi fasulli in un ciclo infinito che ha come conseguenza l’inarrestabile inflazione e l’incessante trasferimento di ricchezza dalla società produttiva verso i detentori dei titoli. Italiani o esteri che siano. L’altra componente del debito pubblico, anch’essa frutto del perverso comportamento dei governi, è ancor più deleteria perché viene usata allo scopo di alimentare quell’infinita marea di burocrati che consuma enormi risorse senza produrre alcun bene o servizio utile. Sono quattrini estorti all’economia fertile del paese tramite la rapina della tassazione e disseminati in modo mafioso per alimentare l’adeguato apporto di voti all’intera classe politica.

    È inutile precisare che tutte le parti in causa, cioè i governi e gli acquirenti dei titoli di stato, sono consapevoli che l’intero ammontare del debito non sarà mai pagato. Però stanno ugualmente al gioco perché l’indebitamento serve ai primi per mantenere il popolo sottomesso col miraggio della ridistribuzione della ricchezza e ai secondi per effettuare investimenti senza correre i rischi e le incertezze del mercato globale. L’unico pericolo sta nel default dello stato debitore… Ed è per questo che i poteri forti spingono i governicchi, i cui titoli sono più remunerativi, a creare dei fondi di garanzia tramite i quali gli stati più autorevoli si impegnano ad evitare il fallimento degli spreconi. Da qui le invettive di questi ultimi se gli altri si rifiutano di partecipare.

    Tutto ciò sta nel fatto perverso che più il debito pubblico è alto (e garantito) e più è remunerativo per tutti, politici e speculatori.

    Meno che per gli onesti.

    Michele Brunati

  2. Riccardo scrive:

    Permettetemi di inserire due righe in questo colto scambio di fioretto.
    L’indebitamento pubblico è in parte artefatto e in parte frutto del reale comportamento degli stati.
    Ma gli interessi passivi sono tutti veri. Quelli li paghiamo fino all’ultimo.
    Se la “Padania” ha la colpa di non essersi ancora separata dal meridione è anche perchè quando la Lega ha cercato, con tutti i suoi limiti culturali, di alzare la voce, la borghesia illuminata è sempre rimasta in salotto per non confondersi con ilo becero separatismo da “festa dell’anatra”.
    Quanto al carico antropico e alla decimazione controllata, suggerisco di ascoltare i commenti delk Prf. Franco Battaglia, climatologo e fisico quantistico, i guai comincieranno molkto prima di una implosione finanziaria o alimentare.
    Arriverà prima il problema energetico con la curva del petrolio, oggi unico pilastro della nostra civiltà.
    Concordo su una cosa, i nostri governanti si incagliano con le frazioni (minimo comune denominatore e non multiplo) figuriamoci con lòe progressioni geometriche. D’altra parte il governatore della banca d’italia Ciampi affermava tranquillamente:” di matematica non so niente….”
    Saluti

  3. Brumik scrive:

    Egregio Della Luna,

    nell’incipit del suo intervento “Risposte ai critici” trovo che la persona da lei citata come “qualcuno” corrisponde verosimilmente al sottoscritto. (Se poi così non fosse, cercherò comunque di risponderle come se lo fosse.)
    Quando ho scritto che lei deve mettersi d’accordo con se stesso non mi riferivo al contenuto dei suoi libri, ma alle argomentazioni contenute nei due articoli precedenti che in alcuni punti vengono a trovarsi in contrasto tra loro. Vorrei precisare inoltre che con il riferimento alla scuola austriaca di economia non intendevo tirare in ballo il libero mercato come lei fa intendere, bensì la condotta onesta e inflessibile che ciascuno stato dovrebbe osservare nella gestione della spesa pubblica. Tale scuola, tra le numerose riflessioni di saggezza, insegna altresì che non ci si deve indebitare più di tanto e per tanto tempo perché così facendo va a finire che ci si trova alla mercé dei creditori. Tutto ciò può apparire di una banalità sconcertante, ma pare proprio che i nostri governanti non la vogliano capire perché, piuttosto che darsi da fare per mettere a posto i conti in modo dignitoso, preferiscono inveire contro la Germania, accusandola di voler istigare i mercati a speculare contro gli “eurodedoli”. (Per inciso le ricordo che il termine “eurodeboli” non mi piace perché fuorviante, preferisco definirli “europezzenti”, data la loro naturale vocazione a godersi la vita coi soldi altrui.)

    Lei riporta che Berlino ha dispiegato la sua influenza politica sul governo italiano per indurlo a rinunciare a fare i propri interessi che sono in contrasto con la strategia di dominazione germanica, e per spingerlo ad aggravare il suo debito pubblico. Questo può essere vero, ed è un’umiliazione che ci meritiamo perché, essendo noi un ammasso di popoli opportunisti e accattoni, non abbiamo nemmeno l’amor proprio e la dignità per affrancarci da questa condizione di sudditanza.

    Io credo però che la vera infamia non stia tanto nella nostra sottomissione ai tedeschi, quanto nella recente dichiarazione della Cina che si è detta disposta a venire in soccorso dell’Europa comprando grosse fette di titoli di stato. Forse non tutti sanno che i “mandarini” già ora detengono il 15% dell’italico debito pubblico, il quale ha superato l’incredibile cifra di 1.800 miliardi di euro. Su questa “vergogna” noi cittadini paghiamo 70 miliardi di interessi all’anno; ciò vuol dire che ogni dodici mesi e senza nessuna contropartita, stiamo regalando ai Cinesi più di 10 miliardi di euro.

    Tornando al contenuto del suo articolo, lei riporta alcune affermazioni fatte ai microfoni di Radio Radicale dal redivivo Giuliano Amato, il quale si è messo a criticare la Merkel perché contraria all’ampliamento del fondo di sostegno all’Euro e all’emissione degli Eurobond.
    Ma cosa avrebbe da guadagnare la Germania nel mettere in crisi i partner coi quali condivide la moneta, dunque, benché in parte, anche la sua economia? L’unico rimprovero che si meritano i tedeschi è quello di essere ancora partecipi di questa sbrindellata unione europea. È la stessa reprimenda che si meritano i popoli padani per non essere stati capaci di separare per tempo la loro condizione da quella perennemente deficitaria del meridione.

    Devo constatare con grande meraviglia che al giorno d’oggi c’è ancora qualcuno che come lei, caro Della Luna, ha il coraggio di dare ascolto a quel grigio individuo di Giuliano Amato, artefice della più infame delle scelleratezze compiuta nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, quando ci ha sottratto il 6 per mille dei nostri risparmi depositati in banca. Compiendo quest’ignobile estorsione, quel personaggio (colui che conosce così bene la Costituzione tedesca, tanto da ignorare quella italiana) ha palesemente violato l’art. 53 della “nostra” Costituzione, quello che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

    Colpendo a caso e in modo lineare i nostri conti correnti, non ha rispettato né l’effettiva capacità contributiva dei cittadini, né la progressività della tassazione.
    Mi ricordo che qualche anno fa la Lega Nord ha riportato in Parlamento quel vergognoso episodio perché venisse approvata la restituzione del maltolto. Tutti i partiti, anche quelli che si dichiarano democratici e dalla parte del “popolo sovrano”, le hanno votato contro.

    Per quanto riguarda la diatriba tra lei e Nino Galloni, mi trovo decisamente dalla sua parte. Già nel primo capitolo del vostro libro “La moneta copernicana” Galloni dimostra di non comprendere gli effetti devastanti delle progressioni geometriche, specie quelle applicate ai consumi di una popolazione in continua crescita. Egli sostiene che il progresso tecnologico può far diminuire il fabbisogno delle risorse pregiate (quelle che per prime tenderanno a scarseggiare), sostituendole con altre più abbondanti in natura. Però ignora il fatto che, qualora mai tale rimpiazzo fosse possibile e praticabile, la sola riduzione può solo ritardare la catastrofe, man non evitarla.

    Sono altresì d’accordo con lei quando parla dei gravi pericoli che minacciano la nostra sopravvivenza dovuti all’avvelenamento della biosfera e all’eccessivo “carico antropico” del pianeta. Io credo che la casta dei potenti non sia così stupida come chi va affermando che su questa terra c’è posto per tutti quelli che la provvidenza vorrà collocare, per cui sa perfettamente che con l’attuale crescita demografica non potrà sottrarsi all’invasione nemmeno se nel frattempo si sarà rifugiata sulla più remota isola del Pacifico. Essendo ormai diventati “superflui” (come lei afferma), i popoli non sono più essenziali per i detentori del potere politico-tecnologico, per cui la “decimazione” controllata non potrà essere rimandata ancora per molto.

    Con i migliori auspici.

    Michele Brunati

  4. Roby scrive:

    @ Della Luna scrive

    ” Io propongo gruppi organizzati di sopravvivenza e autosufficienza, piccoli e privati. Ma non ho la competenza tecnica per costituirli.”

    Ci sta gia pensando Buffet e Gates con la sua fondazione (no-profit…)
    Penso che in futuro le istituzioni saranno “manipolate” dalle Fondazioni. Per la cronaca in USA e’ passata un proposta al Senato per dare piena liberta’ alle fondazioni di finanziare i partiti.
    Le Fondazioni hanno la capacita’ finanziaria e “tecnica” per creare il nuovo “medioevo istituzionale”.

    Cordiali saluti,
    Roby

  5. Nikolai Poutintsev scrive:

    Buongiorno Dott. Della Luna, ho letto il suo libro Euroshiavi e mi volevo complimentare con Lei per aver spiegato in maniera comprensibile, anche a persone come me che non hanno mai masticato troppo di economia, un argomento tanto importante e tanto grave. E tanto vero, a dispetto dei critici! Critici che magari agli occhi della collettività hanno una spendibile credibilità, come Marco Travaglio.
    Io, sperando che Lei legga questo commento (ho cercato una Sua mail ma non sono riuscito a trovarla), Le volevo porre un paio di domande direttamente legate agli argomenti trattati nel Suo libro. Il primo è un quesito di storia: in Euroschiavi Lei afferma che il regime nazionalsocialista emetteva moneta direttamente, mentre l’Unione Sovietica aveva una banca centrale d’emissione privata! Beh, si tratta di una notizia esplosiva. In base a quali informazioni Lei riesce ad affermare questo, soprattutto per quanto riguarda l’URSS? Anche perché risulterebbe sconfessato uno dei principi basilari del marxismo-leninismo, cioè la proprietà pubblica del sistema bancario.
    La seconda domanda è la seguente: un’uscita dell’Italia dal trattato di Maastricht, e quindi dall’Eurozona, a quali conseguenze ci porterebbe? Da quali nazioni potrebbe venire accettata una Lira di proprietà nazionale? A mio avviso, che, sia chiaro, non vedo alternative ad una soluzione del genere, saremmo vittime di un boicottaggio imponente da parte dell’apparato economico occidentale, nel suo complesso. I nostri interlocutori resterebbero solo le nazioni non allineate, come Russia, Bielorussia, Medioriente, Latino America. Il che sarebbe anche una positiva ridefinizione della nostra geopolitica.
    Mi auguro di poter sentire da Lei qualche riflessione in merito, e La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione.

  6. Roby scrive:

    …dimenticavo, se ha 1) un progetto politico (non un sogno!) ed 2) un gruppo di persone valide, 3) i soldi arrivano da soli

    1)–>2)–>3)

    W l’Italia
    Roby

  7. Roby scrive:

    Della Luna scrive:
    “Ciò che le persone consapevoli e industriose potrebbero fare, invece, è evitare quanto evitabile del danno, anche dandosi una mano tra loro. Questo è ciò che io propongo: soluzioni limitate, private, centrate sulla riduzione della sofferenza, non sulla soluzione di problemi mondiali, che è di fatto, allo stato, e per quanto so, semplicememnte impossibile.”

    D’accordo al 100%, le suggerisco di entrare in politica.

    Con stima sincera,
    Cordiali saluti Roby

    • admin scrive:

      A ROBY: Grazie dell’attenzione. Un partito politico si fa (per fregare la collettività, ma ufficialmente) per proporre e attuare una soluzione collettiva, di larga scala. La mia analisi esclude la possibilità di una soluzione collettiva e di larga scala. Quindi è incompatibile con la via del partito politico. Io propongo gruppi organizzati di sopravvivenza e autosufficienza, piccoli e privati. Ma non ho la competenza tecnica per costituirli.

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