SISTEMA BANCARIO: FINE DELLO STORY TELLING ISTITUZIONALE

SISTEMA BANCARIO: FINE DELLO STORY TELLING ISTITUZIONALE

CONFERENZA PARLAMENTARE – ROMA 04.11.16

Buon pomeriggio. Vi porto i saluti anche di Marco Saba, che, per ragioni di opportunità legate a iniziative giudiziarie in corso, ha scelto di non partecipare personalmente, ma ha condiviso informazioni utili per la presente relazione. Dati i limiti di tempo, contro la mia abitudine, leggerò una relazione scritta, che troverete sul mio blog www.marcodellaluna.info.

Il sistema monetario-creditizio attuale viene ormai confermato nella sua realtà, che esporrò schematicamente, anche dalle autorità monetarie, da KPMG, da qualche giudice, da accademici. Esso ha caratteri tanto apertamente incostituzionali e illogici, violando soprattutto il principio di eguaglianza e quello di sovranità dello Stato, che, se reso noto, rivela come radicalmente ingiusti e illegittimi gli stessi ordinamenti statuale ed europeo nel loro complesso. Esso esprime il vero sistema di potere politico e di interessi nascosto dietro la facciata delle norme ufficiali, cioè la dominanza di fatto di una specifica classe sul resto della società. Lo conferma la ritirata da questa conferenza di ABI, BdI, Banca Intesa, che avevano promesso di intervenire. Hanno capito che quello che qui diremo segna la fine del loro story telling, che è anche quello dei governi e delle istituzioni europee. E lo fa in base a ciò che essi stessi affermano.

In breve, ecco lo schema del sistema bancario-monetario: Contrariamente all’opinione corrente e allo story telling per il popolo, nella realtà le banche non prestano il denaro che raccolgono, cioè non fanno da intermediarie del credito, bensì creano contabilmente il denaro che prestano e che usano per il trading, chiamandolo euro, dollaro, sterlina. Non vi è alcuna legge che le autorizzi a fare ciò; ed esse non registrano nei flussi di cassa questa creazione monetaria, che è un ricavo, così lo sottraggono alla tassazione. Gli effetti cumulativi di tutto ciò hanno prodotto una crescente destabilizzazione del sistema e il passaggio da un’economia di produzione e consumo a un’economia in cui il grosso guadagno si fa coltivando le bolle finanziarie – con le ovvie ricadute sociali e politiche.

Quando in giudizio si eccepisce che le banche non prestano denaro vero però vogliono indietro denaro vero più interessi, o che prestano denaro creato da loro senza avere il potere di crearlo,  i magistrati, quasi tutti, fingono di non capire o non capiscono proprio quella realtà e la sua contrarietà alle leggi – la loro convenienza è evidente. Qualche giudice ammette la realtà, ma solo perché non si rende conto di quanto illegale essa è. Nel corrente anno sono però sopravvenute novità che rendono sempre più difficoltoso per il potere giudiziario svolgere la sua funzione di mantenere l’opinio legitimitatis, la parvenza di legittimità del sistema, negandone o travisandone le parti inaccettabili per la gente.

Veniamo alla realtà. Nella pagina internet della Banca Centrale Europea intitolata “Cos’è la moneta ?”, si dice che la “moneta “interna”, ossia i depositi bancari”, è “una forma di moneta che viene creata, e può essere annullata, nel settore privato dell’economia.” [1]

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” [2]

In sostanza, come confermato dalla società di revisione KPMG nel rapporto al primo ministro dell’Islanda pubblicato il 5 settembre 2016, a pag. 5: “Quando le banche commerciali effettuano prestiti alla clientela, creano denaro mediante l’emissione di depositi sul conto corrente del cliente. Questo espande il bilancio delle banche, su cui le banche centrali hanno un controllo limitato.” [3]

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano il quale, nell’ordinanza del 6 settembre 2016, afferma che le banche possono creare moneta bancaria in Euro, e lo fanno, perché questo non è proibito da nessuna disposizione. Fino a prima, la tesi dei giudici era che la banca, nel prestare, non crei e non dia denaro al mutuatario, ma gli dia disponibilità giuridica di denaro (salvo poi esigere una restituzione reale). Oggi si ammette che invece crea e dà denaro, da essa creato. Si noti il viraggio di 180°.

Invero, nel nostro sistema, il grosso della creazione di Euro (di Dollari, di Sterline, etc.) viene fatto, oramai apertamente e col benestare delle autorità monetarie, dalle banche commerciali, senza o quasi controllo da parte delle banche centrali (gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona, che assegnano alla BCE il compito di regolare la massa monetaria, sono un bluff). Viene fatto allo scoperto, ossia senza copertura aurea o di moneta legale, mediante semplici scritturazioni contabili, a costo zero. Viene fatto attraverso la creazione di importi sia per eseguire i prestiti (mutui, anticipi, etc.), che per eseguire pagamenti – leggi: per fare acquisti speculativi in proprio, ossia creazione e sfruttamento di bolle speculative.

Quindi un cartello privato detiene ed esercita, in regime di monopolio, la sovranità monetaria condizionando così economia e politica. Eppure – badate! – nessuna norma di legge autorizza le banche commerciali a creare moneta; ancor meno le autorizza a creare l’Euro, cioè la moneta legale; però lo fanno, e farlo è il loro core business: esse sono innanzitutto fabbriche di soldi, e lo sono in base a una potestà che si sono presa di fatto. Bell’esempio di libero mercato, di libera volpe in libero pollaio.

Qualche banca e un giudice hanno scritto: le banche hanno il diritto di creare euro scritturali perché farlo non è esplicitamente proibito né riservato alle banche centrali, e tutto ciò che non è proibito o riservato, è lecito. Benissimo, ma allora, se per creare euro non necessita una legge che autorizzi a farlo, perché non li creano anche gli Stati e le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i servizi, triplicare i tributi, e affondare nei debiti? Per far guadagnare i banchieri a spese dei contribuenti e per aumentare il loro potere politico? E perché non fanno creazione monetaria a quel modo anche le imprese e le famiglie? Perché non creano anch’esse moneta con semplici registrazioni contabili, come fanno le banche, e non la usano per pagarle? E’ moneta creata contabilmente, cioè esattamente identica a quella che le banche hanno prestato loro: ejusdem generis. Non possono rifiutarla, per ovvie ragioni di reciprocità: stipulando il contratto di mutuo in cui il denaro è scritturale, banca e cliente hanno contrattualmente accettato il denaro scritturale come buono e valido nei loro rapporti.

Applicando un metodo e moduli disponibili sul mio sito, molti debitori hanno iniziato a pagare le banche e il fisco in questo modo, con moneta scritturale creata come la creano le banche, per estinguere i debiti e per fermare le esecuzioni. Vedremo che cosa escogiteranno i giudici per dire che questo pagamento non vale. Potranno dire tutto tranne la verità, ossia che le banche lo possono fare e gli altri no, perché le banche hanno la forza di dominare la società, la politica, la giustizia: might is right, la forza è diritto. Non lo possono dire, perchè ammettere che la forza è il diritto implica che i giudici sono una finzione.

Per quanto paradossale e impraticabile nella realtà economica, il diritto di creare moneta scritturale e usarla per i pagamenti a banche e Stato consegue dal sistema suddescritto, cioè fatto che le banche commerciali creano euro, euro accettati dagli Stati e approvati dai giudici, senza bisogno di una legge che le autorizzi a farlo, in base al mero principio che ciò che non è proibito si può fare: allora tutti, non solo le banche, hanno il diritto di creare euro scritturali.

La via d’uscita migliore sarebbe riservare allo Stato la creazione della moneta contabile, e non lasciarla agli operatori finanziari del c.d. mercato, i quali, grazie ad essa, hanno già combinato abbastanza disastri.

Oggi gli Stati accettano questo monopolio privato delle associazioni bancarie private, pagano con la sua moneta, e la richiedono in pagamento dei loro crediti, tasse innanzitutto. Impongono persino di usarla sopra certi importi.

Per giunta, la creazione monetaria suddetta, come quella delle banche centrali, non è dichiarata in bilancio dalle banche, sebbene sia un ricavo (un aumento di potere di acquisto), con conseguente evasione fiscale e creazione di buchi neri monetari; e il fisco fa finta di niente, preferendo torchiare i cittadini e soffocare l’economia. Se quella creazione monetaria fosse dichiarata, risanerebbe le banche salvando azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, dipendenti; porrebbe fine all’instabilità del sistema, consentirebbe massicci investimenti e ripianerebbe i conti pubblici, permettendo un forte taglio delle tasse.

Se si vuole lasciare alle banche la potestà di creare euro scritturali, allora bisogna farlo con una legge esplicita che regoli l’esercizio di questa potestà e la sua tassazione. All’atto della creazione monetaria, ovvero quando i manager della banca decidono un impiego, si dovrebbe registrare un afflusso nel conto dei flussi di cassa, che sono oggetto del Rendiconto Finanziario, per poi trasferire correttamente questa cifra depositandola sul conto del cliente. Oggi, ogni volta che la banca crea denaro, gli amministratori “dimenticano” di accreditare il conto di cassa della banca, onde il bilancio si “espande”, ma senza l’emersione del capitale creato. E, senza la registrazione degli afflussi a cassa derivanti da creazione, il Rendiconto Finanziario delle banche non ha alcun senso, e così di conseguenza il loro Conto Economico. Davvero, la ragioneria bancaria va riscritta.

Questo denaro, pur se invisibile contabilmente, esiste e viene usato; in parte appare sui conti dei clienti senza un’origine o provenienza lecita e dichiarata; onde tutta la massa aggregata del denaro bancario in circolazione non ha una origine certa ed identificabile, violando così anche le norme antiriciclaggio (AML).

Se comprendiamo questo sistema monetario basato sulla creazione quasi incontrollata di moneta scritturale, di moneta simbolica, ex nihilo, allora si dissolveranno i miti, le frottole, dello story telling istituzionale: in primis, il mito della scarsità del denaro, dell’austerità, del pareggio di bilancio; il mito che le banche siano depositarie di un valore che le legittimerebbe a emettere denaro e a pretendere un interesse; il mito che le banche possano divenire insolventi. Il default bancario avviene solo per scelta intenzionale di escludere una banca dal giro: una banca è sempre in grado di rifinanziarsi, se le altre banche del suo circuito accettano la moneta scritturale che essa crea. Quindi la complicità delle istituzioni nella messa in scena delle insolvenze bancarie e l’imposizione di bail-in e bail-out, così come, in generale, la scelta di lasciare la gente senza investimenti, lavoro, reddito e pensioni col pretesto che manchi denaro, è tecnicamente un crimine contro l’umanità, i cui autori sono a Berlino, Brussel, Washington, con qualche complice a Roma: “It is well enough that people of the nation do not understand our banking and monetary system, for if they did, I believe there would be a revolution before tomorrow morning.” Henry Ford. Ma su questo Ford si sbagliava: nessuna rivoluzione ci sarà: i popoli non capiscono e non si organizzano. Il fallimento di Occupy lo ha dimostrato chiaramente.

Da quanto sopra esposto, è chiaro che una riforma del sistema monetario e bancario presuppone un rivolgimento politico generale e può conseguire solo a un rivolgimento nei rapporti di forza materiale tra portatori di interessi confliggenti. Infatti, le riforme del sistema monetario e bancario fatte dalla grande finanza attraverso le istituzioni in ambito globale negli ultimi decenni e che hanno portato all’attuale assetto (finanziarizzazione dell’economia e della società, globalizzazione, concentrazione del controllo e dei networks, etc.), hanno accompagnato l’ascesa al dominio di quella determinata classe, ascesa resa possibile all’evoluzione tecnica degli strumenti di gestione e controllo centralizzati della moneta, del credito, del rating, dell’informazione, dai quali dipendono non solo imprese e privati, ma gli stessi governi, gli emittenti dei c.d. debiti sovrani. Essi quindi incarnano il potere materiale di una precisa classe sull’intera società e sul diritto, e determinano la fine dello stato di diritto.

A produrre le riforme strutturali, costituzionali, è l’evoluzione tecnica degli strumenti di controllo sociale, cioè di potere, ricchezza, conoscenza, non le idee brillanti o il risveglio popolare. Avverto di questo, perché molti ingenuamente pensano, soprattutto tra gli economisti e i giuristi, che, invece, il sistema monetario e bancario possa essere corretto dall’ordinamento vigente e con mezzi interni ad esso, attraverso ricorsi alla giustizia o attivazioni democratiche, lasciando immutata la struttura portante complessiva – come se si trattasse di sostituire un’applicazione difettosa di un computer e non di togliere un privilegio a una classe al potere, che lo detiene e difende con la forza.

Nel secolo scorso, la finanza, l’indebitamento pubblico e privato, gradualmente ha soppiantato le ideologie e le religioni nella funzione di instrumentum regni, di strumento di controllo sociopolitico. Ma la finanza, l’economia, non è tutto, non spiega tutto il divenire storico – è solo una parte dei fattori, anche se oggi molti pensano che effettivamente spieghi e governi tutto. Vi sono già  chiari indizi che il tramonto del dominio della società attraverso la finanza sia vicino, ma questo tramonto avverrà non grazie alla educazione finanziaria della gente o della minoranza che legge, bensì quando sarà pronto uno strumento di controllo sociale più efficiente di quello finanziario, come una combinazione di strumenti tecnologici già ufficialmente preannunciati, quali ingegneria genetica, tracciamento totale della vita di ciascuno, uso massiccio di nanomacchine (smartdust), robotizzazione delle forze armate. Bertrand Russel l’aveva previsto nel 1951, ne L’impatto della scienza sulla società.

Per ora, al Governo italiano, alla Commissione Europea, alla BCE, chiediamo se, come e quando intendano uscire dall’ormai logorato story telling istituzionale circa moneta e banche, per tenere invece conto della realtà sopra descritta e dimostrata, e procedere come indicato, accertando le vere cause della crisi delle banche in difficoltà, risolvendo le crisi bancarie, e tutelando in tal modo, in ossequio alla Costituzione (artt. 35, 41cpv, 47) il risparmio, i posti di lavoro, l’economia nazionale, e insieme evitando l’ingiustificato disastro del bail in e l’ingiustificato spreco del bail out.

Note:

1] https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html

2] https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html

3] https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf

 

ISTRUZIONI PER CREARE EURO SCRITTURALI E USARLI PER PAGARE

BANCHE E TASSE

(OVVIAMENTE, NON VI E’ ALCUNA GARANZIA DI ACCETTAZIONE DA PARTE DEI SUPPOSTI CREDITORI)

Su carta intestata con dati fiscali e data.

CONSIGLIO DI USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA

CONSIGLIO ANCHE DI INVIARE LA PEC PER CONOSCENZA ANCHE ALLA BANCA D’ITALIA

Spett.: (Creditore) ……

Indirizzo:_________________

VIA PEC_____________________________

In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,

 

PREMESSO CHE:

1 – Lo Stato, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG, ammettono e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti,

2- Il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

3- Questa facoltà delle banche non centrali di creare ed emettere euro scritturali (girali) in assenza di qualsiasi norma di legge che conferisca loro questa facoltà, è riconosciuta in base al principio che ciò che non è proibito o riservato, è lecito.

4-In forza del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, il predetto principio si applica a tutti i soggetti; dunque tutti, non solo le banche, possono creare danaro fiduciario denominato in euro (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.

3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.

CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.

Cordiali saluti,

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

Soggetto ___________________________

Partita Iva___________________________

DATI GENERALI

Esercizio giornale 2016
Esercizio bilancio 2016
Data registrazione 11/10/2016
Causale: Pagamento mutui, interessi, spese
Creatore-emittente:_____________________ data: 11/10/2016

Data di ultima modifica:_____________________

Valuta: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100.000
Ricavi da creazione di moneta scritturale 100.000

CONTI

Saldo mutuo banca X 40.000
Commiss., interessi, spese bancarie 60.000
Cassa moneta scritturale 100.000

 

 

 

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MONETA BANCARIA: CHIAMARE IL BLUFF PER FARE SVOLTA

 

MONETA BANCARIA: CHIAMARE IL BLUFF PER FARE SVOLTA

 

Pubblico qui sotto il discorso tenuto ieri da Marco Saba, come azionista, all’assemblea degli azionisti di Mediobanca.

Il sistema monetario-creditizio attuale è confermato nella sua realtà anche dalle autorità monetarie, da KPMG, da qualche giudice, oltre che da accademici.

Esso ha caratteri tanto apertamente incostituzionali e illogici, violando soprattutto il principio di eguaglianza e quello di sovranità dello Stato, che, se reso noto, rivela come radicalmente ingiusto e illegittimo l’ordinamento.

I magistrati, quasi tutti, fingono di non capire o non capiscono proprio – in ogni caso, la loro convenienza è evidente. Qualche giudice ammette la realtà, senza rendersi conto di quanto mostruosamente illegale essa è.

E’ un sistema in cui il grosso della creazione di Euro (di Dollari, di Sterline, etc.) viene fatto, oramai apertamente e col benestare delle autorità monetarie, dalle associazioni private di banchieri privati, senza o quasi controllo da parte delle banche centrali (gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona, che assegnano alla BCE il compito di regolare la massa monetaria, sono un bluff).

Viene fatto allo scoperto, ossia senza copertura aurea o di moneta legale, mediante semplici scritturazioni contabili, a costo zero.

Viene fatto attraverso sia la creazione di importi sia per eseguire i prestiti (mutui, anticipi, etc.) che per eseguire pagamenti – leggi: acquisti speculativi in proprio, ossia creazione e sfruttamento di bolle speculative.

Quindi un cartello privato detiene ed esercita, in regime di monopolio, la sovranità monetaria condizionando così economia e politica.

Nessuna norma di legge autorizza le banche commerciali a creare moneta; ancor meno le autorizza a creare l’Euro, cioè la moneta legale; però lo fanno, e farlo è il loro core business: esse sono innanzitutto fabbriche di soldi.

Qualche banca e un giudice hanno scritto: hanno il diritto di farlo perché non è esplicitamente proibito né riservato alle banche centrali, e tutto ciò che non è proibito o riservato è lecito.

Benissimo, ma allora perché non lo fanno anche gli Stati e le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i servizi, triplicare i tributi, e affondare nei debiti? Per far guadagnare i banchieri a spese dei contribuenti? Per aumentare il loro potere politico?

E perché non  fanno creazione monetaria a quel modo anche le imprese e le famiglie, per rimborsare i debiti alle banche? Perché non creano anch’esse moneta con semplici registrazioni contabili, come fanno le banche, e non la usano per pagarle?

E’ moneta esattamente identica a quella che le banche hanno prestato loro: ejusdem generis, ossia moneta creata contabilmente. Non possono rifiutarla, per ovvie ragioni di reciprocità.

Ho iniziato cause per clienti che pagano le banche così, con moneta creata alla maniera delle banche, per estinguere i debiti e per fermare le esecuzioni. Vedremo che cosa si inventeranno i giudici per salvare insieme l’apparenza di legalità e l’illegale monopolio monetario delle banche. Su questo tema rischiano grosso, ossia di screditare se stessi e la loro abbastanza prestigiosa categoria, fondamentale per il sistema.

Gli Stati accettano questo monopolio privato delle associazioni bancarie private, pagano con la sua moneta, e la richiedono in pagamento dei loro crediti, tasse innanzitutto. Impongono persino di usarla sopra certi importi.

Per giunta, la creazione monetaria suddetta, come quella delle banche centrali, non è dichiarata in bilancio sebbene sia un ricavo, con conseguente evasione fiscale e creazione di buchi neri monetari, e il fisco fa finta di niente, preferendo torchiare i cittadini e soffocare l’economia.

Se quella creazione fosse dichiarata, risanerebbe le banche salvando azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, dipendenti; porrebbe fine all’instabilità del sistema, consentirebbe massicci investimenti e ripianerebbe i conti pubblici, permettendo un forte taglio delle tasse.

Stante la pratica di questa creazione, il default bancario avviene solo per scelta intenzionale: una banca è sempre in grado di rifinanziarsi, se le altre banche del suo circuito accettano la moneta scritturale che essa crea.

Quindi la complicità delle istituzioni nella messa in scena delle insolvenze bancarie e l’imposizione di bail-in e bail-out, così come, in generale, la scelta di lasciare la gente senza lavoro, reddito e pensioni col pretesto che mancherebbero i denari, è tecnicamente un crimine contro l’umanità – un crimine di cui sono co-autori gli uomini ai vertici delle istituzioni.

Crimine contro l’umanità è anche permettere la creazione di moneta da parte delle banche perivate per le loro operazioni di trading in proprio, ossia di speculazione, di produzione e sfruttamento delle bolle finanziarie.

Ecco che l’ordinamento politico-giuridico reale del potere, italiano ed europeo, appare come radicalmente illegittimo perché non solo ingiusto e mendace, ma perché anche in contrasto con i propri principi dichiarati quali fondamenti della sua legittimità.

E adesso oramai il bluff viene scoperto, l’insostenibile contraddizione dell’illegittimità e disfunzionalità del sistema viene portata alla luce, nelle assemblee, nei tribunali, in parlamento, nelle associazioni, nel dibattito pubblico – e diviene quindi possibile che, sotto la spinta della recessione e delle violenze economiche e sociali che l’economia delle bolle sta incrementando contro le popolazioni, la finzione, la maschera, divenga insostenibile e resti totalmente discreditata, aprendo la via a una svolta.

Una svolta che potrebbe consistere in una legge, o in un trattato comunitario, che autorizzi a creare Euro contabili le banche private, proibendo tale creazione ai cittadini, alle imprese, allo Stato, alle pubbliche amministrazioni – ma una simile legge o trattato sarebbe contraria al principio di eguaglianza – art. 3 Cost. – e il dibattito su di essa potrebbe fungere da detonatore di una rottura sociale.

Un importante stimolo per aprire gli occhi alla gente può essere proprio il moltiplicarsi di coloro che pagano le banche e il fisco proprio con la moneta creata contabilmente alla maniera delle banche.

29.10.16 Marco Della Luna

 

ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI DI MEDIOBANCA

Via Filodrammatici 3, Milano, 28 ottobre 2016 – h.10.30

Intervento dell’azionista Marco Saba sul primo punto dell’ordine del giorno

“Mi rivolgo ai Sigg.ri Amministratori e, con un saluto esteso, anche a tutti gli Azionisti. Sono l’azionista Marco Saba ed intervengo sul primo punto dell’ODG chiedendo che copia della mia mozione venga trascritta nel verbale dell’assemblea. Anche quest’anno, dal bilancio consolidato, non è possibile sapere quanto danaro è stato creato dal Gruppo Mediobanca durante l’esercizio.

A pag. 21 del verbale dell’assemblea Mediobanca del 28 ottobre 2015, leggo che il dott. Nagel, qui presente, aveva assicurato che nel Gruppo non vi è alcuna creazione di moneta virtuale.

Nella pagina internet della Banca Centrale Europea intitolata “Cos’è la moneta ?”, si dice che la “moneta “interna”, ossia i depositi bancari”, è “una forma di moneta che viene creata, e può essere annullata, nel settore privato dell’economia.” [1]

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE aveva ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” [2]

In sostanza, come confermato dalla società di revisione KPMG nel rapporto al primo ministro dell’Islanda pubblicato il 5 settembre 2016, a pag. 5: “Quando le banche commerciali effettuano prestiti alla clientela, creano denaro mediante l’emissione di depositi sul conto corrente del cliente. Questo espande il bilancio delle banche, su cui le banche centrali hanno un controllo limitato. Il sistema monetario sovrano (sistema ISM) mira a spostare la creazione di moneta dalle banche commerciali allo Stato e alle banche centrali.” [3]

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano che, nell’ordinanza del 6 settembre 2016, afferma che le banche possono creare moneta bancaria in Euro, e lo fanno, perché questo non è proibito da nessuna disposizione.

Chiarito il fatto che anche il Gruppo Mediobanca, come le altre banche, crea moneta, dal momento che crea depositi quando effettua degli impieghi, si pone qui il problema della corretta contabilizzazione di questa creazione. All’atto della creazione monetaria, ovvero quando i manager della banca decidono un impiego, si dovrebbe registrare un influsso nel conto dei flussi di cassa, che sono oggetto del Rendiconto Finanziario, per poi trasferire correttamente questa cifra depositandola sul conto del cliente. Se ogni volta che la banca crea denaro, gli amministratori “dimenticano” di accreditare il conto di cassa della banca, si ha una situazione per cui è vero che il bilancio si “espande”, ma senza l’esistenza di un sottostante (ovvero il capitale creato). Quello che succede è che – senza la registrazione degli influssi di cassa da creazione – il Rendiconto Finanziario del Gruppo Mediobanca non ha alcun senso – e così di conseguenza il suo Conto Economico ed il suo bilancio consolidato.

Se il denaro – creato “in nero”, ovvero senza appropriata contabilizzazione – appare improvvisamente sui conti dei clienti senza un’origine o provenienza lecita e dichiarata, si avrà che tutta la massa aggregata del denaro bancario in circolazione non ha una origine iniziale certa ed identificabile violando così anche le norme antiriciclaggio (AML). Allo stesso tempo, si ha l’effetto che questo denaro, pur se invisibile contabilmente, ha vita propria e non si sa bene dove vada poi a finire. A proposito quindi dello Stato Patrimoniale, nel testo del prof. Antonino Galloni uscito nel 2014, per le edizioni Eurilink, ed intitolato “Il futuro della banca”, a pag. 13 si legge: “Ciò non avrebbe alcun senso (…) se non fosse fondamentale per occultare il reale funzionamento delle banche stesse: solo mettendo al passivo i depositi nello stato patrimoniale si nasconde la voragine di attivo (determinato, nel tempo, da un impressionante margine operativo lordo tra gli impieghi con i loro interessi – da una parte – ed i soli costi di funzionamento con gli interessi sui depositi, dall’altra).”

Cosa vuol dire questo, cari azionisti ? Vuol dire che l’ampliamento dell’attivo dello Stato Patrimoniale viene falsamente pareggiato con i debiti verso clientela che non hanno alcun motivo d’essere, poiché i depositi stessi sono autoliquidanti. Infatti, il danaro che avete sui conti lo potete usare propriamente come il contante a corso legale, ed è proprio contante anche secondo il principio contabile “IAS 7.6”.

In sostanza, come non v’è bisogno di garantire le banconote con monete metalliche, così non v’è bisogno di garantire la “FIAT CURRENCY” (come definita dall’Autorità Bancaria Europea) contenuta nei depositi, con banconote o monetine. Oltre a registrare la creazione di danaro in cassa prima di poterne disporre, quindi, l’amministrazione Mediobanca deve rettificare lo Stato Patrimoniale tenendo segregati i depositi dalla contabilità bancaria, esattamente come lo sono già nella pratica e come lo si fa per il contenuto delle cassette di sicurezza.

Mi stupisce davvero che il revisore PWC non abbia ancora fatto proprie queste ovvie considerazioni. L’effetto finale è che l’amministrazione della banca – omettendo di rappresentare correttamente in bilancio una parte rilevante di asset aziendali e di conseguenza alterando il conto economico – sta nascondendo i veri profitti dell’attività del Gruppo agli azionisti, al pubblico e all’erario, e che le autorità di vigilanza e supervisione o sono ignoranti, o fanno parte del gioco e vanno esautorate.

Il collegio sindacale del Gruppo dovrebbe riflettere seriamente su queste considerazioni.

Per questi validi motivi voterò contro il bilancio presentato e chiedo a tutti gli azionisti, danneggiati e responsabili, di fare altrettanto esigendo, senza indugio, la rettifica del bilancio presentato.

Grazie per l’attenzione.”

Note:

1] https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html

2] https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html

3] https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf

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CREAZIONE DI MONETA SCRITTURALE: COME CONTABILIZZARLA

Questa è una possibile forma di scritturazione della creazione monetaria scritturale, da stampare, firmare e allegare alla pec con cui si esegue il pagamento (vedi articolo “Pagare gratis creando euro”). Ovviamente si tratta di un lavoro sperimentale e ipotetico.

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

Soggetto ___________________________

Partita Iva___________________________

DATI GENERALI

Esercizio giornale 2016
Esercizio bilancio 2016
Data registrazione 11/10/2016
Causale: Pagamento mutui, interessi, spese
Creatore-emittente:_____________________ data: 11/10/2016

Data di ultima modifica:_____________________

Valuta: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100.000
Ricavi da creazione di moneta scritturale 100.000

CONTI

Saldo mutuo banca X 40.000
Commiss., interessi, spese bancarie 60.000
Cassa moneta scritturale 100.000
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SEGUITO A “PAGARE GRATIS CREANDO EURO”

Il mio articolo “Pagare gratis creando euro” ha avuto molto successo e numerosi debitori sembra vogliano mettersi a creare euro scritturali, come fanno le banche, per pagare i loro debiti.

Poiché ho ricevuto diverse richieste di chiarimenti e indicazioni operative, informo tutti coloro che intendono sperimentare la creazione scritturale di euro e il pagamento con essa di propri debiti , che ovviamente i loro creditori dichiareranno di non accettare quella modalità di pagamento, indi procederanno con decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti, istanza di fallimento, a seconda dei casi.

I debitori potranno difendersi in tribunale contestando che quegli euro così creati e quei pagamenti sono validi come quelli creati dalle banche ,in base al principio di eguaglianza sancito dalla costituzione, in base al generale principio di reciprocità, e in base al fatto che nessuna legge prevede o proibisce la creazione euro scritturali, la quale viene praticata tranquillamente dalle banche e accettata addirittura ai governi.

Non mi aspetto che i tribunali accettino questi argomenti perché, aldilà della loro correttezza logica e giuridica, il potere giudiziario non può andare contro il sistema di potere materiale e i suoi interessi.

Però in tal modo si opera di far venire alla luce dell’illegalità e le contraddizioni del sistema e l’inconsistenza della sua giustizia – un sistema in cui le banche possono fare sostanzialmente quello che vogliono e violare i principi fondamentali della costituzione, e arrogarsi il potere esclusivo di creare danaro dal nulla  chiamandolo “euro” come quello della BCE, senza una legge che le autorizzi a fare ciò, semplicemente in base al principio che ciò che non è proibito è lecito, mentre ai cittadini fanno negare questa possibilità: might is right.

E se a creare gli euro scritturali e a usarli per pagare o tentare di pagare saranno decine di migliaia di cittadini, allora si metterà in moto un processo di tipo rivoluzionario, che i giudici non potranno fermare.

11.10.16 Marco Della Luna

P.S. Ovviamente, la cosa illogica e illegittima del vigente sistema è che le banche commerciali private, e solo le banche, abbiano la facoltà-privilegio, accettata da tutte le istituzioni, anche se nessuna legge gliela conferisce, di creare moneta dal nulla, buona anche per pagare le tasse, e denominarla “euro”.  Una facoltà che neanche gli Stati hanno! Una facoltà essenzialmente politica e sovrana.

Altrettanto ovviamente la soluzione non  può essere il riconoscere a tutti la facoltà di creare euro come fanno le banche, ma il riconoscere a tutti questa facoltà è la inevitabile conseguenza logica-giuridica del dire, da parte delle autorità monetarie e di quel giudice di Bolzano, che le banche possono creare euro scritturalmente perché la creazione di tali euro non è proibita e non è riservata alla BCE: come non è proibita alle banche commerciali, così non è proibita a me né a te, che quindi, in quella logica, possiamo emettere euro anche noi. Conseguenza assurda, che dimostra l’assurdità e insostenibilità della tesi secondo cui le banche commerciali abbiano il diritto di emettere euro (scritturali).

 

 

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INTERROGAZIONE SULLE CRISI DELLE BANCHE

INTERROGAZIONE

SULLA REALTA’ DELLE CRISI DI SOLVIBILITA’ DELLE BANCHE

E SU COME RISOLVERLE

ALLA LUCE DELLE NORME E DELLE PRASSI VIGENTI

con richiesta di risposta scritta

Ill.mo Ministro delle Finanze,

PREMESSO CHE

1 – La IAS 7.6 prevede chiaramente che: la cassa è i contanti (monete e banconote) ed i depositi bancari: http://ec.europa.eu/internal_market/accounting/docs/consolidated/ias7_en.pdf

2 – La moneta bancaria è definita fiat currency dall’autorità bancaria europea (EBA), sottintendendo che è a corso legale poiché accettata dalla banca centrale e dall’autorità statale; https://www.eba.europa.eu/documents/10180/657547/EBA-Op-2014-08+Opinion+on+Virtual+Currencies.pdf

3 – La Banca d’Italia riconosce il valore normativo delle opinioni dell’EBA; https://www.bancaditalia.it/statistiche/raccolta-dati/segnalazioni/eba-its/

4 – La moneta bancaria viene creata dal nulla sul momento dalla banca (KPMG, 5 settembre 2016); https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf

5 – Le banche possono creare moneta bancaria in euro perché questo non è proibito da nessuna disposizione (Tribunale di Bolzano, 6 settembre 2016, RG. 2016/14 ESEC.); http://marcodellaluna.info/sito/2016/09/25/signoraggio-secondario-prime-ammissioni-da-banche-e-giustizia/

6 – La BCE in M1 indica monete, banconote e depositi a vista come aggregati indipendenti, quindi nessuna necessità di garantire moneta bancaria elettronica con altra moneta bancaria cartacea, così come quella cartacea non dev’essere garantita da quella metallica (mentre una volta lo si pretendeva…); https://www.ecb.europa.eu/stats/money/aggregates/aggr/html/hist.en.html

7 –Poiché la creazione di nuova moneta rappresenta certamente un influsso, inflow, nella cassa dell’entità che la crea, essa deve apparire innanzitutto nel conto di cassa della banca prima che questa, come proprietaria dichiarata, possa disporne legittimamente e legalmente come fonte dell’impiego. Vedi, ad es. “Lo scopo del rendiconto finanziario è spiegare i motivi che hanno determinato il cambiamento, in meglio o in peggio, della liquidità attraverso l’indicazione delle fonti e degli impieghi di cassa del periodo.” http://www.impresaoggi.com/it2/342-rendiconto_del_cash_flow_bilancio_dimpresa_n_8/

8 – In sostanza, oggi le banche fingono di usare i depositi preesistenti per giustificare la proprietà della moneta che utilizzano, ma nella realtà – anziché intermediari di fondi preesistenti – sono fabbriche di danaro: https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/intermediari/

9 – La contabilità deve riflettere la realtà operativa della banca (art. 2423 codice civile italiano), e non una comoda finzione per ingannare il pubblico e l’erario: http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getArticoloDetailFromResultList.do?id={53CCD9C8-46B8-4C97-9F79-FF68382D6667}&codiceOrdinamento=200242300000000&idAttoNormativo={9E93F1BE-06AE-4F24-8E9D-B838F7E0C2E6}

Secondo recentissime dichiarazioni della BCE e di altre fonti ufficiali nonché di KPMG, le banche di credito creano moneta con l’atto di erogare i prestiti. Ossia, non prestano moneta prelevandola dalla raccolta o dalle riserva, bensì la generano ex nihilo, aumentando con ciò il money supply e realizzando un “allungamento” del proprio bilancio. Nell’ordinanza 06.09.16 dell’esecuzione immobiliare 216/2014 il GE di Bolzano ha osservato che gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona riservano al SEBC l’emissione solo dell’euro cartaceo e metallico, non di quello scritturale creato dalle banche di credito. Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” (“A crucial rationale for bank regulation relates to the fact that when they concede credit, banks create money by creating a corresponding deposit. This activity that is at the centre of our credit-money system, involves a significant liquidity transformation as deposits are much more liquid than credits.” – Qui il testo ufficiale nel sito della BCE: Challenges for the European banking industry Lecture by Vítor Constâncio, Vice-President of the ECB, at the Conference on “European Banking Industry: what’s next?”, organised by the University of Navarra, Madrid, 7 July 2016 https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html)

Tale circostanza è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014; il giudice di quella causa ha ritenuto che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ord. 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”. La banca aveva dichiarato: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … …. La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”).”

Questa realtà è stata ultimamente confermata da KPMG  ( Rapporto KPMG sulla creazione di denaro mediante il prestito, presentata al primo ministro dell’Islanda il 5 settembre 2016: https://home.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf), che scrive, a pag. 13 dell’allegato 14: “The predominant source of money under the current monetary system is bank lending, where deposits are created in the process of lending. Money creation under the current monetary system, i.e. through commercial bank lending, therefore expands the banks’ balance sheets and raises the indebtedness of households and businesses.”, ossia “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui i depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande i bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

CONSIDERATO CHE, PERTANTO,

Nel vigente sistema monetario le banche di credito creano ex nihilo, con mere operazioni contabili, senza attingere a fondi in bilancio, le provviste (depositi) con cui eseguono le erogazioni di prestiti e i pagamenti, e ciò, come sopra dimostrato, è conosciuto, ammesso e accettato dalle competenti autorità, governi inclusi;

La possibilità per le banche di creare denaro in tale modo si basa sul fatto che le banche, reciprocamente, si riconoscono e accreditano identicamente alla moneta legale la moneta così creata e trasferita mediante bonifici, assegni o altro;

Questa moneta scritturale è, giuridicamente, uno strumento di debito, ossia una promessa di pagamento, emessa dalla banca pagante (o trasferente a qualsivoglia titolo) nei confronti della banca (o di altro soggetto) destinatario; quindi la moneta scritturale creditizia consiste in una rete di reciproche promesse di pagamento accettate, per convenzione, come moneta finale, estintiva del debito;

La possibilità di una banca di eseguire pagamenti è quindi unicamente condizionata al fatto che le altre banche e la banca centrale rispettino la convenzione di accettazione e accettino tali pagamenti; altrimenti detto, la solvibilità di una banca non dipende dal suo patrimonio, bensì dipende unicamente dal fatto che le altre banche, compresa la banca centrale, in ossequio alla convenzione suddetta, continuino ad accettare i suoi pagamenti eseguiti con la moneta creata scritturalmente; fintantoché esse adempiono la convenzione, ogni banca è in grado di far fronte alle proprie obbligazioni creando denaro scritturale e accreditandolo ai propri creditori;

La condizione di solvibilità o insolvibilità di una banca è pertanto qualitativamente dissimile a quella di un soggetto non bancario, dipendendo essenzialmente dalla volontà delle altre banche; per conseguenza, le crisi finanziarie di una banca vanno studiate e risolte diversamente, ossia ristabilendo con strumenti coercitivi e repressivi l’accettazione dei pagamenti della banca in crisi da parte delle altre banche in adempimento della ridetta convenzione;

TUTTO CIO’ CONSIDERATO,

si chiede se, come e quando il Governo intenda tenere conto della realtà sopra descritta e dimostrata, e procedere come indicato, accertando le vere cause della crisi delle banche in difficoltà, risolvendo le crisi bancarie, e tutelando in tal modo, in ossequio alla Costituzione (artt. 35, 41cpv, 47) il risparmio, i posti di lavoro, l’economia nazionale, evitando l’ingiustificato disastro del bail in e l’ingiustificato spreco del bail out.

09.10.16 Marco Della Luna

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PAGARE GRATIS CREANDO EURO

 

PAGARE GRATIS CREANDO EURO

I governi e le autorità monetarie, come pure i tribunali, accettano come un dato di fatto legittimo che le banche commerciali creano euro con mezzi contabili, cioè semplicemente mediante digitazioni elettroniche, per eseguire pagamenti e prestiti, anche se nessuna norma dà loro questo potere.

In effetti, il Trattato di Lisbona, artt. 127 e 128, riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la creazione delle sole banconote-euro, non dell’euro scritturale-elettronico – o così sembra, come ha stabilito recentemente un giudice in una causa mia, di cui ho parlato alcuni articoli fa.

Da quanto sopra consegue, secondo il principio che ciò che non è vietato è consentito, che tutti possono creare euro scritturale, perché a nessuno è vietato.

In base a questo ragionamento, voi potete creare euro, con idonee registrazioni contabili, e inviarli mediante pec ai vostri creditori, soprattutto alle banche, in pagamento dei vostri debiti.

Marco Saba per primo, ieri, ha formulato e diffuso una lettera di pagamento, che io ho modificato per renderla legalmente corretta, e di cui segue il testo.

Il sistema di potere, basato sulla creazione privata di moneta da parte dei banchieri e sostenuto dai governi (sotto ricatto dei banchieri) e delle c.d. Autorità Monetarie (gestite dai banchieri stessi), non riesce più a nascondere le proprie contraddizioni logico-giuridiche, e appare sempre più assurdo nelle sue conseguenze, come è sempre più distruttivo nella sua azione.

09.10.16  Marco Della Luna

Su carta intestata con dati fiscali e data.

CONSIGLIO DI USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA

CONSIGLIO ANCHE DI INVIARE LA PEC PER CONOSCENZA ANCHE ALLA BANCA D’ITALIA

Spett.: (Creditore) ……

Indirizzo:_________________

VIA PEC_____________________________

In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,


1 – Tenuto conto che
i governi, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG dichiarano e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti, nonché del fatto che il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”. e che – per il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione – tutti, non solo le banche, possono creare denaro elettronico fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.

3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.

CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.

Cordiali saluti,

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IL REGNO DEL CIGNO NERO

Il regno del Cigno Nero


Il cigno nero, la crisi ( ossia recessione-stagnazione più disoccupazione e disinvestimenti, migrazione, instabilità, incertezza di prospettive) permane, compie otto anni e non si intravede alcuna uscita da essa.

Da un lato, permane perché è la conseguenza del nuovo tipo di economia, cioè dell’economia finanziaria che opera ormai apertamente attraverso la costruzione e lo svuotamento delle bolle, come strumento di aumento e di concentrazione del reddito e del potere, anche politico, nelle mani di chi la gestisce. Dall’altro lato, permane perché è uno strumento di riforma della società, della legge, dell’uomo, nel senso che consente a chi la gestisce di ridurre a chi la subisce, sostanzialmente col suo consenso, i diritti di lavoratore, di risparmiatore, di utente dei servizi pubblici, di partecipazione politica: di cittadino, in una parola. Quindi essa dissolve anche la polis cioè lo Stato nazionale, l’organizzazione del demos, nella globalizzazione e nella migrazione di massa.

Consente insomma di sottomettere e controllare, eliminando gradualmente il diritto anche alla privacy, alla quasi totalità della popolazione che non detiene il potere.

Essa gradualmente demolisce i processi di partecipazione, decisione, controllo che salgono dal basso per via elettorale, e lo fa soprattutto togliendo rappresentatività e facoltà ai parlamenti in favore di governi e di organismi tecnici; però al contempo pretende il consenso della base alle sue decisioni e alle sue riforme, ma non lo recepisce per come esso spontaneamente si forma, bensì lo produce come le serve agendo dall’alto, guidando l’informazione, ripetendo incessantemente dogmi spesso falsi finché vengono percepiti come realtà scontata, fissando l’agenda dei temi di cui parlare e i limiti entro cui farlo, de legittimando a priori le posizioni diverse con etichette quali euroscettico, razzista, islamofobo, omofobo, populista. E talora sanziona anche penalmente l’espressione critica o alternativa.

Per contro, elargisce sovvenzioni, appoggio, massima visibilità mediatica e autorevolezza istituzionale alle idee guida per il nuovo ordine sociale che sta formando.


La crisi non è in realtà crisi, ma struttura; e permane perché è utile, ed è l’elemento portante del nuovo ordinamento globale.
In questa logica comprendiamo il senso profondo, strutturale, dell’aumento verticale dei poveri e bisognosi, degli esclusi dal reddito dalle rendite, dal welfare,  dalle garanzie. Cioè dal lavoro, dalla pensione, dalla pubblica assistenza come diritti. Sottolineo: come diritti, diritti stabili, non come concessioni volta per volta.
Quando si rileva che in Italia gli indigenti, nell’arco di cinque anni,sono passati da 1 milione e mezzo a 4 milioni, quando si rileva che si stanno formando masse di milioni di immigrati, esodati, disoccupati, e quando si rileva che si preparano milioni di futuri pensionati che non avranno una rendita pensionistica sufficiente a vivere – quando si rileva tutto questo, si dovrebbe capire il volto della società che stanno costruendo, aiutandosi molto anche con l’ideale tedesco di austerità elevato a metodo inflessibile di governo: un corpo sociale saldamente nelle mani dell’oligarchia dominante, anche grazie al fatto che gran parte di esso sarà costituita da masse miste di indigenti, di impoveriti, di disoccupati, di immigrati, di pensionati, che sopravvivono grazie a interventi caritatevoli ed emergenziali del governo e di agenzie ampiamente finanziate dal governo, come Caritas, chiesa e sindacati, cioè alti prelati e alti sindacalisti, Molto lautamente remunerati, essi già svolgono un importante ruolo di direzione, consolazione e collegamento in questo schema sociale. La mancanza di reddito e servizi sicuri, quindi la dipendenza da interventi anno per anno, bilancio dopo bilancio, da parte del governo, rende gradualmente queste masse sempre più passive, remissive, politicamente inattive.


Il cigno nero non è volato via, ha costruito il suo trono per restare. Effettivamente, il reddito di cittadinanza, al quale in linea di principio sono contrario per varie ragioni anche pedagogiche, sarebbe il miglior antidoto a questa strategia di ingegneria sociale. Ma non potrà mai funzionare se prima non si sarà capito che il denaro oggi è un mero simbolo a costo zero di produzione, e che dunque l‘unico ma decisivo vincolo alla politica di spesa è l’efficacia produttiva della spesa, mentre gli attuali dogmi di austerità e pareggio di bilancio sono un mero inganno genocida e liberticida.

08.08.16 Marco Della Luna

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SALTA INTERFIDICOM

SALTA INTERFIDICOM

Dopo Eurofidi, con i suoi 260 dipendenti, salta anche Interfidicom, e ne salteranno altri. L’assemblea straordinaria di Interifidcom tenutasi il 14 luglio scorso ha deliberato lo scioglimento della società per impossibilità di perseguire l’oggetto sociale cagionata (a quanto afferma il management, con toni di accusa) dalle mancate risposte di Bankitalia alle domande di iscrizione del confidi ai sensi dell’art. 155 TUB.

Sotto gli occhi delle benemerite autorità monetarie, hanno operato con leva ufficiale 20, reale probabilmente molto superiore, e controgarantendosi presso Mediocredito Centrale, il quale dovrà sostenere buona parte della bolla che sta scoppiando.

Curioso è che questi consorzi di garanzia chiedono alle imprese che vogliono garantirsi attraverso di essi, di diventare socie versando una somma mediamente pari a un ventesimo dell’importo che il consorzio è richiesto di garantire. Il che significa, data la leva 20, che i consorzi non garantiscono ricorrendo a mezzi propri ma con lo stesso capitale che raccoglie come quote associative. Trasformano un versamento di 10.000 euro in una fidejussione di 200.000 semplicemente con la quota associativa!

Abbiamo così l’assurdo di questi consorzi, i quali concedono garanzie per 20 e più volte quel che hanno in tasca. E’ come se un impiegato o un operaio depositasse in banca 1.000 euro e la banca gli aprisse un fido di 20.000.

Ricordiamo che sono imprese che operano come prestatori di garanzia con licenza rilasciata dalla Banca d’Italia e sono soggetti alla sua vigilanza. Bisognerebbe perciò che ci chiedessimo con che criteri di buona e prudente economia abbiamo autorizzato questa operatività, e come abbiamo vigilato sull’esecuzione e i progressi della medesima operatività.

E bisognerebbe fare un’indagine preventiva per sapere quanto questa bolla scaricherà, in termini di perdite, sul Mediocredito Centrale, cioè sul contribuente. E anche chi ci ha guadagnato.
Renzi forse, incoraggiando le garanzie facili, voleva costruire una spinta di ripresa economica, ma l’effetto sarà opposto.

27-09-16 Marco Della Luna

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SIGNORAGGIO SECONDARIO: PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

SIGNORAGGIO SECONDARIO:

PRIME AMMISSIONI DA BANCHE E GIUSTIZIA

Il 6 settembre di quest’anno è stato un giorno di svolta per l’emersione del signoraggio secondario.

Fino all’inizio di questo mese, ogni volta che in qualche causa contro le banche e in difesa dei loro clienti mutuatari eccepivo che il contratto di mutuo era nullo per violazione di legge poiché gli euro prestati dalla banca erano anche stati creati, dal nulla e con mezzi contabili, dalla banca stessa, in violazione dell’art. 128 del Trattato di Lisbona (che riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la facoltà di creare euro) e dell’art. 10 del Testo Unico Bancario (che non dispone che le banche possano creare moneta), i vari giudici o fingevano che non avessi posto l’eccezione e non decidevano su di essa; oppure affermavano che era infondata perché le banche prestano il denaro della raccolta (cosa notoriamente non vera, anche perché il “denaro della raccolta” arriva alla banca sotto forma di bonifici e assegni, cioè come denaro creato da qualche altra banca; oppure la respingevano scrivendo che la banca eroga il prestito mettendo a disposizione del cliente la somma non materialmente, ma giuridicamente, ossia come saldo attivo di un conto di disponibilità o mediante assegno circolare o in altro modo equivalente (questa è la tesi consolidata della Corte di Cassazione).

Il 6 settembre, sollecitata dalla stessa banca contro cui mi opponevo (in una esecuzione immobiliare che stava portando via al mio cliente e alla sua famiglia, in un colpo solo, casa e bottega – e finora non vi è riuscita) il giudice dell’esecuzione ha finalmente riconosciuto la verità: la banca crea denaro. Ma andiamo con ordine.

In un altro procedimento, in cui, rappresentando Marco Saba e una società inglese, cerco di far emergere l’attivo reddituale derivato a una primaria banca dalla predetta attività di creazione monetaria, e a tal fine sto facendo presente al giudice come alcune recentissime dichiarazioni della BCE confermano che le banche (non centrali di emissione) creano moneta nell’atto e con l’atto di erogare prestiti (o di eseguire pagamenti), generandola ex nihilo con operazioni contabili.

Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.”

Quanto sopra è stato ultimamente confemato da KPMG, che scrive: “La predominante fonte di moneta nel presente Sistema monetario è il prestito bancario, in cui I depositi sono create nel processo del prestare. La creazione monetaria nel presente sistema monetario, perciò, espande I bilanci delle banche e accresce l’indebitamento di famiglie e imprese.”

Oramai dunque questa realtà, ossia ciò che in Euroschiavi ho denominato “signoraggio secondario”, è ammessa ufficialmente a vari livelli (solo i governi continuano a nasconderla), è nota a tutti coloro che si occupano di finanza, e sarebbe ora che fisco e potere giudiziario ne prendessero atto. Negarla definendola una fantasia, come talora fanno le banche e i giudici, non è più sostenibile di quanto fosse sostenibile la negazione delle teorie di Galileo dopo che tutti gli interessati avevano guardato nel telescopio e sapevano come stanno le cose.

La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano: “Il Trattato di Maastricht non riserva alla BCE la creazione di moneta, ma testualmente l’emissione di banconote ed il conio di monete. Il codice civile non conosce affatto soltanto la moneta legale (se fosse così, in base alla normativa antiriciclaggio, oggi sarebbe vietato qualsiasi affare che prevedesse il pagamento di un prezzo pari o superiore ad euro 3.000; simili limiti sono peraltro in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione Europea). … … La “creazione di moneta” da parte delle banche commerciali, l’esistenza di “moneta scritturale”, il fenomeno della “riserva frazionaria” sono caratteristiche assolutamente lecite del nostro sistema economico e monetario ed espressione della libertà contrattuale. Se una banca eroga un mutuo ad un cliente, si ha un semplice fenomeno di espansione dello stato patrimoniale (“Bilanzverlängerung”)”.

Il giudice di quella causa ha dichiarato che questa prassi sia effettiva e legittima, scrivendo, nell’ordinanza 06/07/16:  “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Riconoscendo che la banca crea moneta, quel giudice ha riconosciuto, in fondo, ciò che era già notorio tra chi si occupa di banche e moneta; ma l’importante è che, grazie a lui (e alla banca che gli ha dato il la), finalmente la giurisprudenza incomincia a recepire questa realtà – un risultato notevole, considerando che la mentalità dei magistrati è molto conservatrice e restia a revisioni di fondo della realtà, soprattutto quando toccano interessi costituiti nelle istituzioni.

Riservandomi al finale dell’articolo una critica a questa statuizione, qui faccio presente che la banca eroga sì, in un (logicamente) secondo momento, il denaro (deposito) creato, ma che in cambio introita un pari credito capitale verso il prestatario. La fase che interessa noi non è quella dell’erogazione – nella quale viene contabilizzata sia l’uscita del prestito che l’introito del credito – ma quella (logicamente) anteriore, della creazione del denaro che verrà prestato e della sua non contabilizzata immissione in cassa – cioè del fatto che la banca prima crea i 100 euro (+ 100), poi presta 100 (-100) ricevendo in cambio il credito di 100 (+100), quindi il saldo dell’operazione è + 100 (profitto) se si contabilizza la creazione e immissione in cassa (passaggio per cassa, mentre è 0 se si omette di contabilizzarla, con ovvie conseguenze sul conto economico e sullo stato patrimoniale (espansione).

Ossia, essendo stato ampiamente provato che le banche creano l’oggetto del prestito in un momento funzionalmente anteriore all’erogazione, e che ciò si traduce in un accrescimento dell’attivo, esse evidentemente hanno il dovere di dichiarare l’entrata in cassa (il passaggio per cassa) di questa creazione monetaria, di questa espansione del bilancio, con tutte le conseguenze di bilancio e sui redditi; ma per ora non lo fanno, dando luogo da un lato a difficoltà o crisi per la banca e i suoi azionisti e stakeholders nonché per il fisco e l’economia, e dall’altro lato a profitti extracontabili per l’importo della creazione monetaria, i quali, restando extracontabili, restano nella disponibilità dei gestori della banca per operazioni che essi intendono fare nei loro interessi particolari.

L’emersione delle ridette componenti positive dell’attività bancaria salverebbe l’Italia stessa dal pericolo che la minaccia in relazione alle note e meno note angustie causate dalle perdite bancarie e porrebbe fine allo scempio dei bail in e bail out, perfettamente ingiustificato, inutile, quindi illegittimo, in considerazione della facoltà delle banche di creare la propria liquidità.

Poiché ciò che la banca crea nel prestare è definito e ritenuto moneta dalla BCE, poiché è accettato dallo Stato e dagli enti pubblici in pagamento di tributi, sanzioni e altro; poiché è utilizzato da tali soggetti per i loro pagamenti; per tutte queste ragioni e altre che si potrebbero aggiungere, la moneta creata dalla banca col metodo in questione, sebbene contabile, è moneta reale, anzi, essendo il suo uso addirittura imposto dalla legge per pagamenti sopra un determinato ammontare, essa è divenuta moneta legale, anche se non è l’euro, per le ragioni che esporrò in seguito.

Riprendiamo ora in chiave critica le affermazioni del giudice di Bolzano: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.

Queste argomentazioni sono errate perché in evidente contrasto con il dettato degli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona nonché con l’art. 41 della Costituzione. La loro erroneità, purtuttavia, non toglie il fatto che la moneta bancaria è moneta e ha ormai corso legale, e che quindi la sua creazione espande gli attivi di bilanci costituendo un ricavo, con tutto ciò che ne consegue.

Vediamo le norme che confutano l’errore del giudice:

Art. 127: “1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119….”

Articolo 128 “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…. “

Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “

Orbene, dato che il grosso, circa il 90%, del money supply (M1) è creato dalle banche mediante l’erogazione di prestiti e pagamenti, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito, come ha affermato il G.E. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.

E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi  non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC. Infatti, giuridicamente, ciò che le banche contabilmente creano nell’erogare prestiti (e pagamenti) è non euro, bensì promesse di euro (saldi di conti correnti, assegni, depositi a vista, titoli di pagamento a vista), promesse di valuta legale, cioè di banconote e conio. Promesse che, come tali, possono essere accettate fiduciariamente, ma perdono valore se la banca emittente diviene insolvente – cosa che non potrebbe avvenire col denaro vero. E che non siano euro “veri” è dimostrato dall’esistenza del sistema Target (coinvolgente il SEBC) per i pagamenti inter-statali, mentre i pagamenti da banca a banca del medesimo stato sono diretti.

Quando una banca italiana eroga un prestito denominandolo in euro è esattamente come quando ne eroga uno -poniamo- in Yen: non è che consegni al prestatario gli Yen veri, la valuta legale nipponica, dopo averla acquisita effettivamente. Essa gli eroga un prestito che dello Yen ha solo la denominazione (e il tasso di interesse). Eroga simboli dotati di potere d’acquisto (come i simboli acquisiscano il potere d’acquisto è molto importante, l’ho spiegato altrove, e presto ritornerò sul punto).

La tesi che l’assenza di divieto di emissione di euro contabili nel Trattato di Lisbona e nel TUB implicherebbe la facoltà di crearla, è altresì insostenibile alla luce della considerazione che, se questa tesi fosse vera, cioè l’applicazione del principio “tutto ciò che non è espressamente proibito, è lecito fare”, allora tutti, non solo le banche, potrebbero creare denaro contabile fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo. Del resto, riservare il privilegio di creare moneta alle banche cozzerebbe contro il principio di eguaglianza.

In quanto all’art. 10 TUB, si deve applicarlo secondo il principio “qui dicit de uno negat de altero”; quindi esso elenca le operazioni che la banca può compiere in modo tassativo; sarebbe assurdo che il core business dell’attività bancaria nel mondo reale – cioè la creazione monetaria come sopra descritta – non fosse nemmeno menzionata, però implicitamente ammessa, dalla legge bancaria.

In quanto, infine, all’affermazione della banca, che il Codice Civile non conosca solo la moneta legale della banca centrale (ma anche quella scritturale), essa è semplicemente falsa: il CC non parla di moneta scritturale o creata dalle banche di credito.

Tirando le somme:

Abbiamo un sistema monetario in cui la quasi totalità della moneta è creata con metodo puramente scritturale, dal nulla, senza copertura, dal settore bancario privato, che non ne contabilizza l’entrata in cassa, e in tal modo elude la tassazione, e insieme  crea disponibilità extracontabili peggiorando al contempo il conto economico delle banche (sono le banche che vanno in default, non i banchieri, i quali si arricchiscono sempre).

Per omissione intenzionale o dovuta a incompetenza, le leggi e i trattati non menzionano  questa creazione monetaria e non la sottopongono alla regolazione da parte di alcuna autorità pubblica, nemmeno della banca centrale, la quale invece regola la creazione della cartamoneta da parte propria, e delle monetine da parte del governo.

La moneta scritturale così creata si presenta come saldo attivo di conti di disponibilità, bonifici, assegni circolari, tutti denominati in valuta legale (non necessariamente quella del paese in cui si trova la banca), ossia ha la natura giuridica di un insieme di promesse di pagamento, cioè di consegna di date quantità di moneta legale (cartamoneta della banca centrale), che la banca emittente però non possiede se non in minima parte.

La moneta scritturale suddetta ha quindi natura giuridica di obbligazione di pagamento, ed è soggetta a rischio emittente (ossia perde valore se la banca emittente fallisce); in questo si differenzia qualitativamente dalla moneta legale consistente nella cartamoneta emessa dalle banche centrali. Essa pure però ha acquisito la qualità di moneta legale poiché lo Stato, il settore pubblico, la richiede, la accetta e la impone come mezzo di pagamento, proibendo l’uso di moneta legale della banca centrale (cartamoneta) per pagamenti sopra un dato importo.

La moneta scritturale, diversamente dall’euro cartaceo, è nazionale, nel senso che può essere scambiata (mediante bonifici e compensazione) direttamente solo tra le banche appartenenti al circuito nazionale (l’ABI per l’Italia), mentre, per scambi interstatali anche entro l’eurozona, i trasferimenti possono avvenire soltanto attraverso la mediazione delle banche centrali (sistema Target 2).

Le banche contabilizzano, forniscono e fatturano questa loro moneta scritturale senza distinguerla dalla moneta legale della banca centrale, ossia denominandola come se fosse tale moneta, mentre non lo è; e chi riceve la moneta scritturale non è consapevole della differenza. Si è creato e coltivato un equivoco tra le due monete, che ostacola la percezione della loro diversità giuridico-economica e tende a far sì che la moneta scritturale di creazione bancaria privata sostituisca interamente quella legale delle banche centrali, anche grazie alle sue forme virtuali e di plastica.

Resta da chiarire che la moneta di creazione scritturale deve la sua piena accettazione come moneta da parte del mercato, nonostante la sua natura giuridica di promessa con connesso rischio emittente, sia al fatto che lo Stato la richiede e la usa appunto esso stesso come moneta, che al fatto che le banche aderenti ai vari sistemi bancari nazionali, nel comune interesse, si riconoscono e accreditano tale moneta trattandola come moneta legale. Gli utenti delle banche, cioè la società generale, considerano moneta tutto ciò che le banche considerano moneta, senza porsi problemi e senza percepire differenze. E il gioco è fatto.

25.09.16 Marco Della Luna

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SCOPPIA LA BOLLA DEI CONFIDI:

SCOPPIA LA BOLLA DEI CONFIDI:

si sapeva, ma le autorità di sorveglianze, al solito, non sono intervenute

EUROFIDI, il più grosso dei confidi, o consorzi di garanzia collettiva, è insolvente, è in liquidazione, i suoi soci finanziatori – primo dei quali è la Regione Piemonte, e gli altri sono banche – non lo sostengono più, dopo che in recenti anni passati era stato usato per elargire garanzie a soggetti già imprenditorialmente alla frutta. Tutti coloro che hanno ricevuto le garanzie di Eurofidi – banche, finanziarie, fornitori e datori di controgaranzie– prenderanno una stangata.

Ma, come Eurofidi, molti altri confidi sono già insolventi da anni o prossimi a divenirlo. Il loro default presto si scaricherà sul sistema bancario e produttivo, e anche sugli organismi pubblici di controgaranzia, quindi sui contribuenti. Le conseguenze possono essere vaste e catastrofiche.

A gonfiare la bolla dei confidi, spingendo alla concessione di garanzie e prestiti senza controlli sulla solvibilità delle imprese, al fine di suscitare una ripresa (effimera e drogata) dell’economia a fini demagogici, è stato il governo Renzi-Padoan, come spiegai nel mio articolo L’USURA OCCULTA DELLE GARANZIE DI STATO, del 5 Maggio 2015, che qui sotto riproduco.

In quell’articolo denunciavo anche i provvedimenti normativi del governo e preannunciavo le conseguenze. Seguendo le direttive renziste, le banche si sono esposte scriteriatamente e per grossi importi, accettando semplicemente le garanzie prestate dai confidi, senza verificare la solidità dei medesimi né dei loro clienti. Vi sono state disposizioni specifiche ed espresse delle direzioni bancarie agli uffici deputati a queste operazioni: “non state a controllare i bilanci delle imprese, se il confidi approva, approviamo anche noi”; “non badate se il confidi applica tassi usurai e il cliente li accetta per disperazione”, “concedete prestiti anche alle imprese nuove”, “chiudete un occhio su precedenti sfavorevoli”…

Era tutto programmato, voluto, accettato. L’avevo detto, spiegato, preannunciato. Nessuno è intervenuto, ma ancora può farlo la Banca d’Italia.

18.09.16 Marco Della Luna

 

L’USURA OCCULTA DELLE GARANZIE DI STATO

Il Fondo di Garanzia, i Confidi e le commissioni d’oro.

Può un governo  legalizzare frodi e usura, può trasferire dalle banche ai risparmiatori e crediti deteriorati verso le imprese in difficoltà, consentendo l’applicazione di tassi e commissioni da strozzini? 

Le imprese in difficoltà, anche strutturali, dovute a inefficienza, sovrindebitamento o ad altra causa, non riescono a finanziarsi sul mercato in modo normale. Oggi, notoriamente, vi sono innumerevoli piccole e medie imprese in queste condizioni, non più vitali, avviate al fallimento o comunque alla chiusura. Dall’altra parte, le banche sono gravate da molti crediti deteriorati, incagliati, in sofferenza, verso queste imprese. Buona parte dei crediti deteriorati, che superano i 360 miliardi e sono in costante aumento, non sono ancora dichiarati nei bilanci delle banche, perché farlo avrebbe gravi conseguenze sul rating e sulla capacità operativa delle banche medesime.

La legge 662 del 1996, art. 2, comma 100, lettera a), ha istituito il fondo centrale di garanzia, a carico dello Stato, a beneficio delle piccole e medie imprese, per agevolarle nell’ottenimento di credito bancario mediante il rilascio di garanzie dello Stato in favore delle banche, in modo che queste accettino di prestare i soldi a tali imprese sebbene in difficoltà, sapendo che, se queste non pagheranno, pagherà lo Stato. La garanzia pubblica può essere diretta, cioè a beneficio della banca; oppure indiretta, a beneficio di un consorzio di garanzia privato, come i noti confidi e organismi di garanzia regionale; questi enti a loro volta garantiscono la barca erogatrice del prestito. Nel primo caso, ossia la garanzia diretta, lo Stato garantisce fino al 90% dell’operazione finanziaria, mentre nel secondo caso controgarantisce fino al 90% della garanzia. Ciascun organismo di garanzia può garantire finanziamenti fino a 25-30 volte i propri depositi liquidi in banca (ma chi controlla il valore effettivo di tali depositi e il rispetto della soglia di 30 volte?), quindi il Fondo di Garanzia statale è molto esposto e, in caso di insolvenza diffusa dei soggetti garantiti o controgarantiti, sarebbe necessario rifinanziarlo, eventualmente con una tassa straordinaria.

Orbene, state a sentire che cosa ha fatto il governo Renzi a favore dei banchieri e a spese dei conti pubblici.

Il Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha emanato il decreto numero 176 del 2014, che, fra le altre cose, dispone un alleggerimento, cioè un allargamento dei criteri per la concessione di garanzie e contro garanzie in favore delle suddette imprese. Sostanzialmente, adesso lo Stato presta garanzia anche per quelle che prima erano giudicate troppo malandate per essere garantite – praticamente, si espone (cioè espone i contribuenti) anche verso le aziende già moribonde.

La garanzia viene prestata quasi gratuitamente: ossia lo Stato, è a dire noi, rischia, senza ricevere in cambio alcunché. Quando si tratta di micro finanziamenti fino a € 35.000, il fondo pubblico di garanzia non può eseguire alcuna valutazione di merito di credito, e deve lasciare che a farla siano le banche che esso garantirà, anche se dette banche sono palesemente in conflitto di interesse con il fondo pubblico, come apparirà evidente nel proseguimento. In più, non può chiedere alcun compenso per la garanzia che presta.

In concreto, avendo sotto gli occhi alcuni casi specifici, vedo che il taeg applicato a questi prestiti e circa il 9,30%, le commissioni trattenute dalla banca erogante sono circa l’1,25%, le commissioni prelevate dall’organismo di garanzia controgarantito dallo Stato sono del 13% circa; Sicché, considerato il moltiplicatore suddetto di 30, un consorzio fidi può incassare di commissioni fino al 390% della sua liquidità depositata! E’ un caso che questi organismi possano essere costituiti anche dalle banche stesse?

Con i tassi e le commissioni suddette, un prestito quinquennale di € 500.000 nominali, come quello che ho sotto gli occhi mentre scrivo, si riduce a 443.250 dopo le commissioni della banca, e a 384.541,45 dopo le commissioni del consorzio di garanzia privato. Ma allora è chiaro che, allora, il tasso del 9,30 % annuo è un’illusione, perché non considera anche le commissioni del consorzio di garanzia privato e non è calcolato sulla somma effettivamente prestata; altrimenti, temo che la soglia dell’usura sarebbe facilmente superata. Ma in ogni caso, dal punto di vista monetario, non è usura far pagare alle imprese il 12% di interesse e commissioni (art. 644 CP) quando la BCE presta praticamente a tasso zero alle banche? e quando le imprese tedesche lo pagano il 2%?

È chiaro insomma qual è il risultato di tutto ciò:

Primo: lo Stato offre alle banche una garanzia diretta o indiretta con cui le banche possono chiudere le loro disposizioni attuali con clienti in difficoltà e trasferirle sullo Stato stesso, cioè sui contribuenti. Cioè le banche erogano il prestito garantito dallo Stato ai loro clienti-debitori, in modo che questi estinguano i debiti preesistenti verso la banca, che non sono garantiti dallo Stato. In tal modo, le perdite sui crediti deteriorati è trasferita dalle banche ai contribuenti: una generosa regalia del governo ai banchieri.

Secondo: lo Stato consente, sempre a carico dei contribuenti, a enti di garanzia privati, che in teoria non hanno fine di lucro, di incassare laute provvigioni dalle tasche di imprese in difficoltà che chiedono la loro garanzia. Ma allora perché lo Stato, attraverso le sue banche, non eroga direttamente le garanzie facendosele pagare ad una commissione ragionevole, diciamo il 5%, anziché addossare sui contribuenti tutto il rischio e lasciare agli organismi di garanzia privata e alle banche tutti i profitti? O perché non eroga direttamente i prestiti attraverso le proprie banche, invece di lasciare che siano le banche private a incassare gli interessi trasferendo il rischio allo Stato?  Bisognerebbe controllare che uomini politici o partiti politici hanno interessenze nei predetti organismi di garanzia, oltre che nelle banche beneficiarie delle predette regalie. E se questi organismi paghino le tasse sugli utili che realizzano.

Terzo: i titolari delle imprese in difficoltà, spesso già spacciate, che si vedono offrire soldi a tassi usurari o comunque molto elevati, sapendo di non poter sostenere quei tassi, sono indotti a farsi prestare i soldi e a tenerseli, così almeno falliscono con qualcosa in tasca per il futuro. O anche li usano per chiudere le posizioni che hanno garantito personalmente, così salvano la casa ipotecata. Lo possono fare, perché non è previsto alcun vincolo/controllo di impiego delle somme ottenute a prestito con le suddette garanzie. Pensate a quell’imprenditore, già in difficoltà finanziarie, che ha ricevuto € 384.500 effettivi e deve pagarne 500.000 oltre agli interessi del 9,30% su 500.000. Non vi pare tutto assurdo? Che senso ha prestare soldi a tassi superiori a strozzo a un imprenditore che ha già l’acqua alla gola, se non aiutare le banche e lucrare interessi e commissioni ai danni dello Stato?

In questa fase iniziale, per effetto del suddetto decreto del 2014, stiamo avendo un’ondata di concessioni di crediti nel modo suddetto a imprese non sane, non vitali.  Licenziamenti e chiusure di attività sono rinviati, e questo contribuisce a nascondere il malandare economico, a beneficio dell’immagine del governo. Ma nel giro di pochi anni gran parte di queste imprese chiuderà o fallirà, e le garanzie e controgaranzie dello Stato saranno escusse dalle banche. E allora si dovrà fare una manovra fiscale per chiudere il buco.

Già ora diversi consorzi di garanzia non rispondono più alle lettere degli avvocati che li interpellano per imprenditori da loro garantiti e divenuti insolventi. E ricordate che il moltiplicatore di queste garanzie è 25-30, e che attualmente nessuno sembra che controlli il rispetto di questo tetto. Quindi, dopo una puntata iniziale di apparente miglioramento per imprese e banche, il cui assorbimento patrimoniale sarà ridotto per grazia  delle ricevute garanzie (quindi le banche potranno, anzi già possono, prestare di più). avverrà che le imprese garantite incominceranno a saltare, e la bomba, se non disinnescata per tempo, potrebbe produrre danni di dimensioni notevoli.

Sarebbe pertanto ora che si accendessero le luci su questa realtà semi-nascosta, che si riformasse questo tipo di intervento pubblico, che venisse istituito un centro di monitoraggio dell’andamento delle imprese che hanno ricevuto le garanzie in questione e del rispetto dei tetti di garanzia, e che la Corte dei Conti, Bankitalia, le competenti commissioni parlamentari, Codacons, Adiconsum, Adusbef, Federcontribuenti e altre associazioni si dessero da fare per prevenire un disastro finanziario annunciato.

Le autorità finanziarie europee si sono accorte di come il governo Renzi vuole usare Cassa Depositi e Prestiti in questo modo politico e rovinoso,  e considerano la possibilità di classificare la Banca Depositi e Prestiti non più come una banca di proprietà statale ma indipendente ed esterna al bilancio dello Stato, bensì come interna ad esso; con la conseguenza che i suoi debiti, ossia l’ammontare dei depositi presso di essa, andrebbero ad accrescere l’importo del debito del settore pubblico italiano.

05.05.15  Marco Della Luna

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SERGIO E GOLIA Perché i leaders italiani servono gli stranieri?

SERGIO E GOLIA

Perché i leaders italiani servono gli stranieri a spese degli italiani

L’ambasciatore USA si pronuncia per il sì nel referendum costituzionale (italiano). Molte voci protestano contro questa ingerenza negli affari interni (italiani).

Il Capo dello Stato (italiano) reagisce affermando che la decisione nel referendum spetta al popolo (italiano), cui è demandata (da chi?) la sovranità.

Chiaramente questa risposta è incongrua: l’ingerenza USA non era diretta alla libertà di voto dei cittadini, ma all’indipendenza dello Stato (in quanto dichiarava che oltre Atlantico si preferisce che l’Italia abbia una costituzione di un certo tipo).

Quindi Mattarella avrebbe dovuto replicare “L’Italia deciderà indipendentemente, perché è un paese sovrano.”

Ma non poteva esprimersi così senza rendersi ridicolo, perché palesemente l’Italia non è indipendente né sovrana (specialmente rispetto agli USA). Sergio non è Davide, quindi ha risposto al gigante americano in modo apparentemente forte e dignitoso, ma sostanzialmente elusivo.

Il 16 settembre la Merkel e Hollande, al vertice europeo di Bratislava, avevano stabilito tra loro di fare la conferenza stampa finale senza Renzi, per chiarire che l’Unione la dirigono loro. uno dei tre grandi paesi europei rimasti nell’UE, veniva lasciata fuori da Francia e Germania. Immaginate l’effetto distruttivo per l’immagine di Renzi in campagna referendaria!

Ma il piazzista fiorentino ha salvato la faccia (sui media italiani, perché quelli stranieri se ne sono fregati), facendo dichiarazioni dure e insoddisfatte sulla loro gestione dell’Unione, così che sembrasse che non ci andava per sua scelta e per sfidarli, e non perché lo avevano lasciato fuori siccome l’Italia non ha peso in Europa.

Abile mossa propagandistica ed elettorale, ma solo pro forma – parole, parole, parole -, perché Renzi è il terzo premier messo su da un presidente già stalinista a piegare l’Italia agli interessi della Germania: è lì per questo e non può far altro che questo. Infatti insiste che “ci vuole più Europa”, dopo che si è constatato che, in realtà,

OGNI CESSIONE DI SOVRANITÀ’ ALL'”EUROPA” E’ UNA CESSIONE DI SOVRANITÀ’ ALLA GERMANIA, QUINDI “PIÙ EUROPA” = “PIÙ GERMANIA E MENO ITALIA”.

Oggi si è aperta la camera ardente di Carlo Azeglio Ciampi, uno degli uomini che più hanno danneggiato l’Italia a vantaggio della Germania, e che i mass media per il popolo bue celebrano come presidente di tutti gli italiani, difensore della Patria, padre dell’Europa Unita e dell’Euro.

Pervenuto alla guida della Banca d’Italia con una carriera di sindacalista interno e facendo lievitare gli stipendi dei suoi colleghi fino a livelli divini, egli ha:

-fatto raddoppiare in pochi anni il debito pubblico e moltiplicato il suo rendimento a vcantaggio soprattutto della speculazione finanziaria ( ciò fece nel 1981, in collaborazione con Andreatta, rendendo indipendente Bankitalia dal Tesoro, impedendole di acquistare i titoli di stato invenduti e togliendo i vincoli di portafoglio alle banche);

-bruciato 70.000 miliardi di Lire consentendo agli “amici” un insider trading stimato in 30.000 miliardi a spese del Paese (lo fece nel 1992, dopo il famoso Britannia Party in cui fu programmata la destabilizzazione e privatizzazione dell’Italia, quando, come governatore di Bankitalia, con Amato a Palazzo Chigi, sapendo che inevitabilmente la Lira si sarebbe svalutata del 25-30%, come poi avvenne, usò i soldi pubblici per cambiare in valute pregiate le Lire di chi voleva sbarazzarsi delle Lire al cambio ancora buono);

-demolito la grande industria nazionale attraverso le privatizzazioni sottoprezzo, negli anni ’90, a vantaggio dei capitali stranieri, con privatizzazione anche delle quote di Bankitalia possedute dalle tre banche del Tesoro, le quali pure furono privatizzate);

-portato l’Italia in recessione strutturale e deindustrializzazione irreversibile nonché alla piena sottomissione economico-politica alla Germania (lo fece portandola nell’Euro, cioè in un sistema di blocco degli aggiustamenti dei cambi, quando sapeva benissimo gli effetti devastanti che ciò comporta per l’economia;

-ridotto il sistema bancario italiano (riformandolo come richiedeva l’”Europa”) nella condizione attuale, consegnandolo a fondazioni di nomina partitocratica e di funzionamento clientelare che hanno mangiato tutto il mangiabile, tanto che ora si regge solo perché gli lasciano praticare l’usura sui clienti e nascondere dai bilanci le reali perdite sui crediti, e i pezzi migliori se li stanno già mangiando i finanzieri dei paesi amici.

Perché i governanti italiani sistematicamente vendono gli interessi italiani agli interessi stranieri?

La ragione ha radici, credo, nella storia: lo Stato unitario italiano nasce proprio come Stato servitore di Gran Bretagna e Francia, poiché viene costituito per loro volontà, finanziamento e intervento, e conquistando gli altri Stati preunitari, senza adesione popolare e con plebisciti truccati. La sua destinazione servile è nella sua stessa formazione. Da quando è sorto, ha cercato  – con avventure coloniali balorde, e con balorde partecipazioni a due guerre mondiali – di essere ammesso nel novero delle Potenze, ma non è stato mai ammesso.

Inoltre, esclusi i Veneti e i Tirolesi, tutte le genti dell’attuale Italia sono sempre state governate da stranieri. Perciò si è consolidata una forma mentis politica italiana: governante = straniero: comportarsi da dominatore straniero è un must per chi comanda in Italia; e chi va al potere, anche se non vi è messo da potenze straniere, si sente, perciostesso, elevato al rango di uno straniero, e si comporta di conseguenza, senza vincoli di lealtà, pronto a servire gli stranieri (oggi soprattutto alla Goldman Sachs, dove spesso si è formato), per farsi omologare come uno di loro, e per conservare la poltrona e far carriera e avere buona stampa e incarichi ultrapagati quando lascia la carica pubblica. Vede e tratta l’Italia come merce di scambio per questa sua ascensione ad altiora.

Infatti Ciampi e tutti gli altri che hanno fatto carriera piegando gli interessi nazionali in favore degli stranieri, non hanno mai pagato per i danni arrecati, anzi hanno fatto una strepitosa carriera e lauti guadagni. E quando muoiono sono celebrati ed esaltati.

E gli italiani, che sono spettatori di tutte queste cose, realisticamente sentono come stranieri, come non solidali, coloro che li governano, e le stesse istituzioni. Quindi si comportano con diffidenza e spesso difensivamente contro di esse. Per sopravvivere, evadono imposte quantificate per far bottino e senza riguardo per la loro sopravvivenza. Onde la sfiducia civile, l’estorsione e l’evasione fiscale. Ciò abbassa la produttività del sistema-paese e gli impedisce di riprendersi, di adattarsi alle mutate condizioni. L’Italia muore.

Un sistema del genere, che si morde la coda, non si può riformare dall’interno, e chi lo riforma dall’esterno in realtà lo sta solo smantellando per cannibalizzarlo e colonizzarlo.

L’unico modo di uscirne è l’emigrazione, grazie a cui si stanno infatti salvando i migliori ingegni non criminali di questo mal nato e mal assortito Paese.

17.09.16 Marco Della Luna

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RIFORME PROIBITE: I VETI DI WASHINGTON E BERLINO

RIFORME PROIBITE: I VETI DI WASHINGTON E BERLINO

Il problema della “sovranità limitata”

Un ristretto numero di grandi famiglie bancarie, cioè l’establishment angloamericano e poc’altro, detiene nel mondo il potere economico, quindi politico e militare; il suo consenso è indispensabile per ogni significativa riforma in ogni paese dell’area del dollaro. Impone spesso, nel proprio interesse, riforme contrarie all’interesse collettivo, come l’abolizione del Glass Steagal Act, e le mantiene anche dopo che si è manifestata la loro nocività.

Il suo sistema di potere, come tutti, col tempo, entrerà in crisi e si modificherà per effetto di fattori vari (tecnologici, ambientali, culturali,contraddizioni interne); ma le azioni volontarie, intenzionali non hanno efficacia rispetto ad esso (vedi il flop di Occupy), mentre le elezioni e i plebisciti mettono in gioco frazioni marginali e geograficamente limitate di questo potere, frazioni assolutamente insufficienti a mutare gli equilibri, soprattutto su scala globale; mentre spesso suscitano aspettative elevate e sproporzionate nelle popolazioni. Così come i partiti politici antisistema o rivoluzionari o semplicemente innovatori.

A questa realtà non ci siamo ancora aggiornati: siamo inclini ancora oggi a pensare che i policy-makers, i decision-makers, siano tuttora gli Stati, i governi, i parlamenti – ma non lo sono più da molto tempo: essi sono controllati da chi li finanzia, detiene il loro debito, gli fa il rating. Siamo portati a pensare e a promettere: “prendiamo la maggioranza assoluta e aggiustiamo le cose per il Paese” – ma non è così che le cose funzionano: i vincoli e i poteri esterni sono ampiamente preponderanti e dettano ciò che puoi e ciò che devi fare, e se non ottemperi ti fanno cadere, mobilitando mass media e giustizia.

(Naturalmente vi sono anche vincoli interni, come appare evidente nel caso del concentrico boicottaggio alla sindaca Raggi, in quanto minaccia i pingui redditi illeciti di un certo, consolidato sistema di gestione di Roma. Anche per cambiare le cose in una città non basta avere la maggioranza in consiglio comunale e le competenze tecniche: bisogna fare i conti con interessi consolidati appoggiati da ampi settori istituzionali, mediatici e “religiosi”.)

Tecnicamente e obiettivamente parlando, i metodi per risanare il sistema bancario italiano e per rilanciare l’economia con idonei finanziamenti di ampio respiro, sono disponibili e descritti in articoli e saggi miei e di altri studiosi. Ma, per introdurre e attuare riforme importanti, bisogna fare i conti con l’oste – una cosa di cui alla gente non si parla mai…

Chi avanza proposte di riforma di qualche rilevanza, soprattutto in ambiti economico-finanziari, geostrategici, scientifico-tecnologico (soprattutto energetici),  dovrebbe preliminarmente verificare se il predetto consenso vi è o non vi è – il c.d. Washington consensus (e Berlin consensus), esponente degli interessi di quell’establishment finanziario-militare-politico che già Dwight Eisenhower indicava come incompatibile con la democrazia e che ancora prima Charles Wright Mills denominò “power elite”.

Sono cose di cui non si parla mai, perché si fanno i conti senza l’oste e perché discuterne è sgradevole, scabroso; ma chi avanza tali progetti in Italia, in particolare e in aggiunta, dovrebbe verificare preliminarmente quali siano gli spazi di manovra consentiti all’Italia dai vincoli esterni, e in primo luogo dai trattati di pace e relativi protocolli anche riservati, seguiti alla fine della II GM, e configuranti per l’Italia una sovranità limitata in subordinazione agli USA. Tengasi anche presente che, come recentemente emerso, ogni cancelliere tedesco, prima di assumere il suo ufficio, deve sottoscrivere la Kanzlerakte, ossia un impegno di obbedienza alla Casa Bianca; e che un protocollo riservato del trattato di pace con gli USA attribuisce a questi la Medienhoheit, ossia la sovranità sui mass media tedeschi.

Vi possono essere, e abbiamo concrete evidenze che vi siano, obblighi verso gli USA che impongono all’Italia di restare inefficiente in determinati settori e di subire, nascondendolo all’opinione pubblica, prelievi di ricchezza e di altri assets da parte degli USA o di loro soggetti imprenditoriali. Prelievi che si traducono in tasse e tagli.

Ad esempio, negli anni ’90 i governanti italiani – costretti o corrotti – hanno stipulato con primarie banche statunitensi contratti derivati IRS del tipo “banca vince se tassi calano” quando già era determinato che sarebbero calati; quindi l’Italia, il contribuente italiano, sta pagando centinaia di miliardi di perdite su questi contratti, e questi pagamenti chiaramente costituiscono la corresponsione di un tributo alla potenza vincitrice da parte del paese sconfitto e sottomesso. In appendice spiegherò in dettaglio queste porcate dei nostri politicanti sempre legittimati a farne di nuove, anche grazie all’”Europa”.

Altri esempi, altre manifestazioni di vincoli di subordinazione agli USA, sono l’acquisto dei costosissimi e difettosi F35 e la partecipazione anti-costituzionale a guerre di aggressione in Iraq, Afghanistan, Libia, contrarie agli interessi italiani, soprattutto l’ultima, ma enormemente utili, profittevoli, ai magnati del petrolio e degli armamenti d’oltre Atlantico. E non dimentichiamo che Enrico Mattei fu ucciso mentre, come presidente dell’ENI, disturbava il cartello petrolifero angloamericano.

L’indurre destabilizzazioni finanziarie, civili e politiche nei vari paesi della loro zona di influenza, a scopo di sottometterli e sfruttarne le risorse, è una prassi costante delle multinazionali americane, come ben illustrato e documentato da uno dei principali esecutori di questa, John Perkins, nel saggio Confessions of an Economic Hit Man, e in altri scritti e conferenze. In termini di morale comune, e anche nei termini morali applicati dagli USA agli altri paesi, gli USA, o meglio il loro establishment,  è uno stato-canaglia, anzi di gran lunga il massimo stato-canaglia del pianeta. Però la sua forza imperiale e il suo controllo dell’informazione gli consente di non apparire tale, in superficie.

Anche rispetto alla Germania risultano sussistere vincoli di subordinazione per l’Italia: il subire la sistematica violazione delle regole fiscali europee, il subire lo shopping delle sue aziende migliori, l’aver subito passivamente l’attacco ai btp per imporre il regime change nel 2011 con la leva dello spread, l’aver rinunciato a una vantaggiosa riforma su pressione di Kohl, come ho raccontato nel capitolo Storia di un tentativo del mio saggio Polli da spennare (Nexus 2008), riportato in appendice.

Ecco, questa è la doverosa premessa: i metodi di risoluzione del problema sono disponibili, ma bisogna prima verificare che all’Italia sia permesso di risolvere questi problemi e di uscire dalla crisi con questi metodi – verificare cioè che la crisi, anzi la recessione-stagnazione, assieme all’inefficienza nazionale, non sia voluta e imposta dall’estero, dai paesi amici e alleati, per fini abbastanza chiari di approfittamento e competizione. Dal 1981 in  poi, e particolarmente dal 2011 in poi, i governi italiani hanno inanellato una serie di operazioni a danno dell’Italia e a vantaggio di altri paesi e del settore bancario internazionale. Quindi l’ipotesi che vi siano vincoli e obblighi esteri di quel tipo è più che giustificata.

Quindi invito i lettori che sono in condizioni di farlo, a ricercare e pubblicare i protocolli riservati annessi ai trattati di pace e relativi al piano Marshall, per far emergere al dibattito pubblico quel genere di patti.

Se risulterà che ci sono e che non permettono le progettate riforme, allora è inutile insistere nel portarle avanti, mentre è utile concentrarsi sul montare una vasta campagna globale di informazione su quei vincoli, sulla loro dannosità, sulla loro iniquità, al fine di contestare la loro validità e compatibilità coi diritti dell’uomo e coi principi democratici, e al fine di suscitare una reazione di scandalo e discreditamento mondiale degli USA come potenza globale e della Germania come potenza continentale, che faccia, se possibile – ripeto: se possibile-, saltare quei medesimi vincoli di subordinazione, cioè che costringa questi due paesi a rinunciare ad essi per poter mantenere una certa autorevolezza e legittimazione ai loro ruoli di potenza egemone con funzione di policing globale.

11.09.16 Marco Della Luna

 

APPENDICI

 

A-STORIA DI UN TENTATIVO

Un economista che ho frequentemente citato e che apprezzo particolarmente,

e tanto più quanto più lo conosco, anche sul piano umano, è

Antonino (Nino) Galloni, ex direttore generale del Ministero del Lavoro.

Con lui, fonte inesauribile di conoscenza anche dei meccanismi della

finanza pubblica, ho la fortuna di cooperare nell’impresa di elaborare

un piano di salvezza per questo paese in cui abbiamo avuto la ventura

di nascere.

Col suo aiuto, ho potuto ricostruire gli anni letali per l’indebitamento

dello stato italiano e per il sabotaggio dei tentativi di correggere la

traiettoria distruttiva della finanza pubblica. E come i poteri forti sono

intervenuti, attivamente, per impedire la soluzione che egli aveva avviata.

Questi poteri volevano la crisi finanziaria del paese. Erano i poteri

della grande finanza, quella che si arricchisce inducendo le recessioni

economiche per poter rastrellare ricchezze sotto costo.

Nel corso degli anni ‘80 – riferisce Galloni – sono state praticate le

scelte di politica economica e monetaria che hanno poi determinato gli

esiti propri del decennio successivo e dell’attuale:

  1. nel 1982, si è proceduto all’eliminazione dei “vincoli di portafoglio”

delle banche che, imponendo a queste ultime l’acquisto dei titoli

del debito pubblico a bassissimo tasso di interesse, consentivano allo

Stato di approvvigionarsi di moneta senza stamparla ex novo e senza

far crescere in modo esponenziale il debito stesso, come accadrà in seguito

(per la cronaca, le banche – potendo utilizzare tali titoli, che devono

acquisire coattivamente, nelle loro riserve obbligatorie – ne trovano

un beneficio perché, diversamente, sarebbero state costrette a congelare

somme corrispondenti di denaro vero);

  1. nel 1983, il cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia costrinse

lo Stato ad approvvigionarsi di moneta per finanziare i propri disavanzi

ricorrendo direttamente al “mercato” (ai singoli risparmiatori ed

alle banche come soggetti privati e, comunque, al tempo, già in corso di

completa privatizzazione);

  1. a partire dal 1984 inizia l’espletamento di aste pubbliche – a cui

partecipavano solo le grandi banche – allo scopo di vendere (a tassi crescenti

di interesse) i titoli del debito pubblico per finanziare i disavanzi

con un sistema (le cosiddette aste marginali) che consentiva di applicare

a tutta l’emissione il prezzo più elevato dell’ultima, al limite piccola,

tranche di titoli che le banche stesse esitavano fino all’ultimo ad acquistare,

proprio allo scopo di far schizzare verso l’alto i rendimenti dati

dai tassi di interesse;

  1. nel febbraio-marzo del 1985, il rendimento dei titoli del debito

pubblico italiano superava il costo del denaro per i migliori clienti (allora

si chiamava MLR, mininum lending rate) sicché, una bella mattina,

un illustre personaggio – ad esempio Gianni Agnelli presidente della

Fiat – poteva richiedere un prestito di 5.000 miliardi di lire alla propria

banca al 13,5% e comperare titoli di Stato che rendevano il 16,5% e,

quindi, guadagnare in una mezzoretta il 3% di 5000 miliardi, vale a dire

150 miliardi (per una fatalità del destino proprio quella mattina in cui

l’economista Nino Galloni denunciava su Repubblica la pericolosità di

una situazione del genere, il presidente della Fiat entrò nella sua banca

per compiere la citata operazione… quella strana coincidenza incuriosì

molto le autorità di polizia del tempo che cominciarono a controllare

più da vicino il citato economista, peraltro figlio di uno dei più noti

esponenti della Democrazia Cristiana al potere in quegli anni);

  1. nello stesso 1985, incominciarono ad affluire nella pubblica amministrazione italiana (Ministero del Tesoro e Ministero del Bilancio dove Galloni era funzionario di ruolo) esperti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale col compito di scalzare i

dirigenti dell’amministrazione stessa dalla redazione dei più importanti

documenti di politica economica del Paese (tra cui la “Relazione Previsionale

e Programmatica” che era l’antenato dell’attuale Documento di

Programmazione Economica e Finanziaria);

  1. nel frattempo si era organizzato un certo dissenso verso le scelte

di politica economica e monetaria che stavano espropriando del tutto

la sovranità dello Stato, dando un’importanza decisiva alle grandi banche

di interesse nazionale (in via di privatizzazione spinta), mettendo

in crisi l’economia produttiva e l’occupazione con gli alti tassi di interesse,

bloccando gli investimenti pubblici in infrastrutture e ricerca,

riaprendo la forbice tra un Sud in ritardo e un Nord industrialmente più

avanti (oltre al professor Federico Caffè ed al suo allievo Paolo Leon si

potevano annoverare tra i critici alcuni politici come il leader di Forze

Nuove, Carlo Donat Cattin, ed il sottosegretario al Tesoro, Carlo Fracanzani,

che chiamerà a collaborare con sé l’economista Galloni il quale,

nel frattempo, aveva lasciato il Ministero del Bilancio per profondi

dissidi con i suoi Ministri ed aveva prodotto un documento in cui prevedeva,

nel giro di 4 o 5 anni, il raddoppio del debito pubblico e della

disoccupazione giovanile in Italia; anche nel PCI vi era una frangia di

ben preparati economisti che facevano capo al CESPE (il servizio studi

del partito) e che avrebbero dovuto dar seguito ad alcune iniziative

promosse – contro le scelte di politica economica e monetaria – dalla

sinistra DC, di cui era stato incaricato proprio Nino Galloni e che avevano

trovato una certa eco nei seminari da lui coordinati per la rivista

Itinerari – ad essi avevano preso parte i futuri nomi noti della politica e

dell’economia come Giulio Tremonti, Mario Draghi e Giuliano Amato

– e sulla rivista di Carlo Donat Cattin, Terza Fase; ma una perentoria

pressione dell’allora Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio

Ciampi, sul segretario del PCI Enrico Berlinguer sconsigliò quest’ultimo

partito dall’impegnarsi troppo nella battaglia, visto che tutti i figli

della nomenklatura di quel partito si stavano preparando alle future responsabilità nei servizi e centri studi delle banche; Galloni si era fatto

anche notare come consulente di Mario Schimberni che gli aveva chiesto

se fosse stata praticabile una politica monetaria diversa da quella

voluta dai vertici della Banca Centrale di allora: e Galloni non solo aveva

mostrato tale possibilità – suscitando le ire dei citati vertici – ma aveva,

nella stessa sede, messo in guardia dall’abbandonare acriticamente

i fondi pensione ai facili rendimenti delle obbligazioni come se non si

trattasse di fenomeni ciclici, ricorrenti, caratterizzati da continui boom

e cadute (The Economist, Sviluppo dei mercati dei capitali. La sfida dei

fondi pensione, special report 1986);

  1. nella seconda parte degli anni ‘80, l’Italia fece parte dello SME

(sistema monetario europeo) che, grazie ai cambi fissi, poteva consentire

agli Stati più forti – come la Germania prima dell’unificazione – di

rafforzarsi non rivalutando il cambio e, quindi, riducendo i tassi di interesse,

con ciò rafforzando la propria produttività e l’occupazione; e,

agli Stati deboli – come ad esempio l’Italia – di indebolirsi ulteriormente

non potendo svalutare il cambio e, quindi, trovandosi costretti a far

crescere i tassi di interesse per attirare investimenti finanziari dall’estero,

così limitando la produzione e l’occupazione (era questa la critica di

Caffè, Leon e Galloni).

Non ci sarà quindi da stupirsi se, qualche anno dopo, lo SME imploderà

rovinosamente e l’economia internazionale rivedrà i propri meccanismi,

abbandonando gli alti tassi di interesse (rendimenti obbligazioni)

e tuffandosi nelle borse.

Ma torniamo al 1989, quando le previsioni dell’economista Galloni

trovano un tragico riscontro e una parte della stampa si muove a suo

favore: un articolo a firma Norma Rangeri (Il Manifesto) viene raccolto

da vari altri titoli e “questo oscuro funzionario che aveva previsto le

disastrose dinamiche del debito e della disoccupazione giovanile e che,

per questo, si era dovuto allontanare dall’amministrazione…” riceve

una qualche solidarietà da una classe dirigente dove ancora qualcuno

spera di poter difendere gli interessi nazionali.

Insomma, l’Italia, nella gerarchia internazionale, è sottoposta agli interessi americani innanzitutto, e poi a quelli tedeschi.

Nel 1989 Giulio Andreotti, incaricato di formare il nuovo governo,

scrive al giovane economista e gli propone di mettersi a disposizione

del suo braccio destro, incaricato di studiare una revisione di quelle

strategie di politica economica e monetaria che stavano portando il Paese

alla rovina, Paolo Cirino Pomicino.

Lo stesso Galloni consiglia a quest’ultimo di accettare l’incarico di

Ministro del Bilancio e ne diviene il principale consigliere.

Dopo l’estate del 1989, quindi, Galloni inizia a lavorare alla Relazione

Previsionale e Programmatica per il 1990: con essa intendeva

scardinare l’illogica e dannosa impostazione finanziaria della politica

economica italiana fino a quel momento. Vengono organizzati convegni

e conferenze; un Seminario alla Bocconi cui partecipa, oltre al Ministro

Pomicino, anche Mario Monti (molto critico e preoccupato non tanto

per le idee di Galloni, peraltro note perché vicine a quelle di Federico

Caffè e Paolo Leon, quanto per il credito che egli sembrava acquisire

presso alcuni ambienti politici e governativi democristiani, la cosiddetta

sinistra sociale di Donat Cattin, la parte contraria a De Mita nella sinistra

politica come Granelli e Bodrato e ora, addirittura, la componente

andreottiana…); Galloni compare come pericolo nazionale in articoli di

prima pagina su Repubblica: ad esempio, quello di Massimo Riva.

In poco tempo si scatena una pressione fortissima sul Ministro da parte

della Banca Centrale, della Fondazione Agnelli, della Confindustria

e, infine, da parte – nientemeno – del cancelliere Helmut Kohl finché

il Ministro del Tesoro, Guido Carli, chiede formalmente al collega la

estromissione dell’economista non-traditore Galloni. Il Ministro Pomicino

chiama il suo Consigliere (Capo della segreteria tecnica del Ministero

del Bilancio) e, con molta onestà, lo informa della situazione.

Galloni lascia l’amministrazione finanziaria per la seconda volta, col

grado di dirigente generale, e viene chiamato da Carlo Donat Cattin

(Ministro del Lavoro in quello stesso Governo Andreotti) a ricoprire

l’incarico di direttore dell’Osservatorio sul Mercato del lavoro. Ormai

è il 1990 e i giochi sono fatti. Caffè è scomparso, Galloni costretto a ripiegare, l’Italia colonizzata, il PCI un lontano ricordo, la DC pronta al prossimo suicidio, le grandi

banche privatizzate e la stessa Banca d’Italia non più pubblica, padrone

del campo.

Continua? Certo, continua. La saga della frode finanziaria endogena della politica

italiana sta continuando. L’ultimo grido è quello delle obbligazioni-truffa

comperate da diversi enti pubblici italiani, perlopiù comuni, i cui

sindaci, necessariamente, o sono incompetenti, o sono stati corrotti.

 

B – Sui contratti finanziari stipulati da autorità italiane per far guadagnare i banchieri USA e tedeschi a nostre spese, il nostro esperto finanziario dr Alessandro Govoni ha denunciato quanto segue alla magistratura inquirente italiana:

Il Tesoro dello Stato italiano , 900 enti locali italiani e numerose imprese pubbliche italiane hanno contratto derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala e stanno perdendo centinaia di miliardi di euro dal 1992 , 

 

Si sono trovati a pagare oltre a interessi mediamente del 7%/8%  sul prestito sottostante, anche un differenziale sui derivati di altrettanti 7%/8% ogni anno dal 1992, , in  piu hanno già  pagato decine di miliardi di euro di  penali di estinzione anticipata (mark to market)  per uscire anzitempo dai contratti derivati. Tutti questi soldi sono stati incassati da 21 banche d’affari straniere,  che continueranno ad incassare sia i flussi periodici futuri del derivato ad ogni scadenza  di rata del sottostante prestito fino al 2030 ,   che le penali di estinzione anticipata nel caso Tesoro , enti locali ed imprese pubbliche decidessero di uscire anzitempo dai contratti derivati .

 

 

Se però l’Italia uscisse dall’euro, non sarebbe più sottoposta alla regole della Banca Centrale Europea (BCE) il cui scopo,  stabilito dallo Statuto BCE stesso,   è quello di mantenere il tasso d’inflazione sotto il 2% .

 

Se l’Italia uscisse dall’euro, Il tasso d’inflazione per l’italia non sarebbe più calcolato dall ‘EUROSTAT (l’ ufficio statistiche della BCE) che fino ad ora in modo artificioso lo ha calmierato al ribasso,  variando annualmente il peso dei beni energetici all ‘interno del paniere di spesa delle famiglie e azzerando già tre volte le basi Istat.

 

Uscendo l’Italia dall’euro , il tasso d’inflazione non sarà più vincolato ai calcoli artificiosi dell’Eurostat e sarà pertanto libero di attestarsi sui suoi valori reali , tra il 4% ed il 5% annuo .

E’ necessario allora conoscere come le entità monetarie costruiscono i  tassi in Europa dal 1992.

.

Il tasso d’inflazione più uno spread del  50% determina il TUR: se il tasso d’inflazione è il 4% , il TUR è il 6% . Prima , dal 1992 al 1998,  il tasso d’inflazione più lo spread del 50% determinava il tasso ufficiale di sconto (TUS) . TUS e TUR sono la stessa cosa , il TUS ha cambiato solo nome dal 1998 in TUR.  

 

IL TUS era il tasso a cui la banca centrale nazionale (Banca d’Italia ) ha  prestato dal 1992 al 1998 i soldi alle altre banche.

Il TUR è il tasso al quale la BCE dal 1998 presta i soldi alle banche area euro .

 

Il TUR più uno spread determina l’Euribor che è il tasso al quale le banche commerciali si prestano i soldi tra di loro .

 

L’Euribor più uno spread determina il tasso nominale che è il tasso a cui le banche commerciali prestano i soldi a famiglie , imprese, enti locali italiani..

 

Il tasso nominale è il tasso a cui le banche hanno piazzato derivati sul tasso  alla ignara clientela italiana (al Tesoro dello Stato italiano , ai 900 enti locali italiani,  a 100 mila tra  imprese pubbliche e private italiane)  . 

 

Non dimentichiamo che dal 1992 , precisamente dal 7 Febbraio 1992 (legge n. 82) , il tasso ufficiale di sconto (TUR) è variato in Italia dal Governatore di Bankitalia   che lo ha variato di sua mano e di sua autonoma iniziativa  sempre al ribasso portandolo dal 15% di settembre 1992 allo 0,05% di oggi . Sappiamo ora da maggio 2014 che gli azionisti occulti di Bankitalia spa sono una decina di hedge fund anglo americani e caucasici che controllano matematicamente al voto Bankitalia Spa (265 voti su 529) si presume sin dal 1992.

Le 21 banche d’affari straniere risultano partecipate con quote diverse sempre dalla stessa decina di hedge fund speculatori anglo- americani e caucasici di cui sopra..

 

Uscendo l’italia dall’euro,  il tasso sui derivati, non essendo il tasso d’inflazione più ancorato all’obbligo statutario della BCE di mantenerlo NOMINALMENTE (artificiosamente )  sotto il 2%,  inizierà pertanto a crescere,  portando lo Stato italiano a vincere in tutti i centinaia di miliardi di euro di  derivati sul tasso con clausola banca vince se tasso cala.

Il tasso nominale dei derivati si attesterà subito tra il 9%  ed il 10%  : le 21 banche d’affari straniere inizierebbero subito a perdere in quanto nei contratti derivati  è fissato un CAP  solitamente del  4% ossia un tasso oltre il quale  le 21 banche d’affari straniere inizierebbero a pagare lo Stato italiano risultando esse ora perdenti .

Lo Stato italiano,  una volta uscito all ‘euro,  inizierebbe pertanto ad incassare dalle 21 banche d’affari straniere un differenziale di tasso del (10% meno 4% = 6%) del 6% su circa 400 miliardi di euro di nozionale, ossia lo Stato italiano inizierebbe ad incassare dalle 21 banche d’affari straniere (400 miliardi per il 6% ) 24 miliardi di euro  all’anno fino al 2030 , piu le penali di estinzione anticipata se le 21 banche d’affari straniere volessero loro a questo punto uscire anzitempo dai contratti derivati , penali (mark to market) che le 21 banche d’affari dovrebbero pagare allo Stato italiano per uscire anzitempo dai contratti derivati e quantificabili  ad oggi in non meno di aggiuntivi 200 miliardi di euro .

 

L’altra ragione per cui è vitale per l’Italia uscire dall’euro è la stessa che ha spinto il Regno Unito ad uscire dalla parità con l’euro .

Ciò che i giornali mainstream  non dicono è che il Regno Unito ha avuto un enorme beneficio con la BREXIT : la sterlina si sta rapidamente svalutando e le 100 società multinazionali con sede a Londra  quotate all’indice di Londra “FTSE 100”  stanno esportando sempre più . Esse rappresentano la quasi totalità del PIL del Regno Unito.

 

L’effetto sarebbe identico per l’Italia, che adottando la lira potrebbe immediatamente svalutarla rispetto all’euro e così verrebbe dato un enorme slancio alle esportazioni italiane .

 

 

Il terzo motivo è che uscendo dall’euro le quote capitali incassate dalle banche dei mutui creati in Italia con un click elettronico dal 1992, potrebbero essere tassate dallo Stato italiano in capo agli hedge fund azionisti occulti delle maggiori banche italiane . Essendo circa 1700 miliardi di euro i mutui creati con click elettronico in Italia dal 1992, lo Stato italiano potrebbe tassare la decina di hedge fund anglo- americani e caucasici, azionisti occulti delle maggiori banche italiane,  del 32% tra IRES ed Irap ossia lo Stato Italiano potrebbe tassare questi hedge fund che ora con vendite allo scoperto si stanno mangiando le banche italiane stesse,  potrebbe tassarli  per 1700 miliardi di euro per il 32% , potrebbe, uscendo dall’euro ,  far pagare loro tasse per circa 400 miliardi di euro .

 

Non saranno questi i motivi per cui Stati Uniti  e Regno Unito stanno spingendo perche gli Stati dell’area euro sottoscrivano il TTIP, forse per sottrarre alla Magistratura italiana, con la conseguente creazione di Tribunali internazionali privati, la competenza in procedure civili e penali in tema di derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala ed in tema di ipotizzata  elusione fiscale delle quote capitali insita quest’ultima nella illegittima creazione elettronica dei mutui,  perpetrata in Italia dal 1992?

 

Non saranno forse questi i motivi per cui per nessun motivo al mondo Stati Uniti , Regno Unito e Germania vorrebbero che l’Italia uscisse dall’euro?

Non dimentichiamo che gran parte dei derivati sul tasso con clausola killer banca vince se tasso cala li hanno piazzati  in Italia Deutsche Bank, Morgan Stanley , Merryl Linch,   Barclays  ….. che quindi se l’Italia uscisse dall’euro,  inizierebbero a perdere centinaia di miliardi di euro .

 

Ma se dovesse accadere , se dovesse accadere  che l’Italia uscisse dall’euro,  queste banche d’affari troverebbero il modo per estinguere i contratti derivati per non pagare alcunchè allo Stato italiano.  La Magistratura italiana allora potrebbe intervenire per obbligare le banche d’affari straniere a mantenere in vita i contratti visto che ora sarebbe lo Stato italiano, usciti dall’euro,  che inizierebbe a guadagnare .

 

Sarebbe forse questo il motivo per cui Stati Uniti , Regno Unito e Germania premono che il TTIP venga approvato : per togliere alla Magistratura italiana ogni competenza in tema di derivati.

 

Procure come quella di Trani , di Milano, …. che stanno indagando in tema di derivati sono sempre piu scomode e potrebbero risultarlo ancora di più se l’Italia  uscisse dall’euro .

 

 

Dal materiare reperito sul web in tema di indagini condotte dalla Procura ,  secondo l’Audizione  della commissario dott.ssa Scozzese nel 2015 e secondo la relazione alla Camera nel 2014 del Commissario Straordinario dr Varazzani, si rileva  che nel 2002  inspiegabilmente il  Comune di Roma ha chiuso dei contratti derivati “buoni” , derivati in cui ossia il Comune di Roma già stava guadagnando  ed avrebbe continuato a guadagnare  anche in futuro dal differenziale fisso- variabile,  essendo derivati del tipo “banca perde se tasso cala” . Il tasso ufficiale di sconto (denominato anche  tasso di rifinanziamento -tasso a cui la banca centrale presta i soldi alle banche commerciali-tasso a cui i derivati sono legati ) ha continuato a scendere dal 2001 ,  dal 4,75% ad oggi che è lo 0,05%.

Poiché l’Euribor è dato dal tasso di rifinanziamento più il 50% , oggi il Comune di Roma vincerebbe circa il 7,5% se avesse mantenuto in vita quei contratti derivati cd  buoni  che gli avrebbero permesso  anzi di guadagnare circa un 2% rispetto al tasso del 5,345% che paga sul BOND da 1,4 miliardi di euro emesso nel 2003.

Inspiegabilmente il Comune di Roma estingue nel 2002 questi derivati cd buoni per stipulare  nel 2003 n. 9 derivati di senso opposto  ossia con clausola- killer banca vince se tasso cala.

Inspiegabilmente ma non troppo inspiegabilmente,  se non si sapesse a seguito di rilievi eseguiti nel Maggio del 2014 (gia posti all’attenzione di alcune Procure ) che il tasso è manipolato a comando  dagli azionisti  occulti di Bankitalia Spa che sono gli stessi identici soggetti che hanno piazzato i derivati al Comune di Roma ed ad altri 900 enti locali italiani ed al Tesoro dello Stato. Azionisti occulti che sono interposte persone fisiche in realtà studi legali (Cardarelli Angelo in Unicredit e Trevisan Giulio in Intesa ) che rappresentano 1991 banche straniere in realtà concentrate in una decina di hedge fund anglo-americani e caucasici (vanguard , state street, northern trust, blackrock, black stone , fidelity , jp Morgan, Bnp paribas,..).

 

La perdita subita dal Comune di Roma nel periodo 2003-2007 sui 9  derivati del tipo banca vince se tasso cala è stata devastante sia in termine di flussi pagati dal Comune nel periodo 2003-2007 che di mark to market pagati dal Comune di Roma per uscire anzi tempo dai contratti derivati .

 

Nel 2003 i nove contratti derivati prevedono un up-front complessivo di 1,4 miliardi di euro ossia il Comune riceve subito complessivamente 1,4 mld di euro con cui estingue mutui preesistenti  per altrettanti 1,4 mld di euro . Per restituire questo prestito iniziale complessivo,  il Comune è costretto ad emettere nel 2003 un bond da 1,4 mld  a tasso fisso con scadenza nel 2033 poi allungato nella scadenza fino al 2048. I nove contratti derivati sono andati ad estinguere  con l’up front mutui a tasso fisso , per cui tutte e nove i contratti derivati sono nulli in quanto prevedono tutti una clausola di trasformazione del tasso da fisso e variabile , sono nulli in quanto il tasso del sottostante (i mutui )  era già fisso, non necessitava pertanto contrarre derivati . E ‘ noto che lo scopo del derivato deve essere soltanto quello di trasformare un tasso variabile in  tasso  fisso  per avere certezza di costo , ma se il tasso è gia fisso ovviamente non bisogna trasformarlo in variabile perche altrimenti si espone il Comune ad un alea che è impedita sia dallo statuto comunale che dalla normativa.

 

La giurisprudenza è univoca nell’aver statuito che il contratto derivato sia nullo se il sottostante mutuo è già a tasso fisso ed il contratto derivato prevede invece una clausola che trasforma il tasso fisso del sottostante mutuo in variabile , creando un alea che all’ente locale è impedita sia dallo Statuto comunale che dalla normativa  che prevede che il Comune possa stipulare contratti che controllano il debito e non che lo sottopongano ad un alea data da un tasso trasformato in tasso variabile  ed ad un alea data dal pagamento ad una certa data futura anche di un  mark to market che è un sorta di penale di estinzione anticipata derivante dall’attualizzazione dei flussi futuri .

 

La mossa del Comune di trasformare il tasso fisso in tasso variabile sarebbe stata comprensibile se il Comune pagando sui mutui un tasso fisso del 5,3% e sperando in una diminuzione futura dei tassi , avesse voluto usufruire di un eventuale ribasso dei tassi  e pertanto avesse deciso per usufruire di questo ipotetico ribasso futuro dei tassi , di trasformare il tasso fisso del mutuo  in tasso variabile . E la scelta del Comune di Roma in effetti si sarebbe dimostrata vincente se  i contratti derivati dal comune sottoscritti  non contenessero una clausola cd killer  che impedisce al Comune di vincere in caso di ribasso dei tassi , clausola killer banca vince che tasso cala che invece fa vincere la banca e pertanto contestualmente fa perdere il Comune che si trova oggi a  pagare  ad ogni scadenza rata dei mutuo oltre alla quota interessi del mutuo al tasso fisso del 5,3% anche un differenziale tasso fisso-variabile  del 5,2% (essendo il TUR oggi anno 2016 lo 0,05% )  per un totale che paga oggi il Comune del 10,5%

 

Il CIty Manager se avesse  voluto fare gli interessi del Comune di Roma avrebbe dovuto semplicemente nel 2003 estinguere i mutui a tasso fisso del  5,3% e contrarre NUOVI MUTUI a tasso variabile . Oggi il Comune di Roma si troverebbe  a pagare un tasso variabile inferiore al’1% e nessuna penale di estinzione anticipata che oggi il Comune deve invece pagare in aggiunta o ha gia pagato in aggiunta per uscire anzitempo dai contratti derivati .

Ma non è finita . Il Comune fa di più. Il bond avrebbe dovuto essere rimborsato a scadenza nel 2048 ed il Comune avrebbe dovuto al massimo pagare gli interessi dal 2003 al 2048. Invece il Comune fa di piu, anche sul bond contrae quattro derivati sul tasso con clausola killer  del tipo banca vince se tasso cala . Anche questi quattro derivati sono nulli in quanto essi prevedono la trasformazione del tasso fisso del BOND  sottostante in tasso variabile , ma il tasso del sottostante ( il bond ) è già fisso , non c’era bisogno di trasformarlo in variabile .

 

Anche i quattro derivati  sui  bond hanno pertanto generato una perdita aggiuntiva in termini di flussi negativi pagati dal Comune di Roma dal 2003   e mark to market pagato per uscire nel 2011  dai contratti derivati sul bond, perdita che si è aggiunta agli interessi al tasso fisso pagati sul bond .

 

Ma non è finita qui . Il Comune nel piano di rimborso  del BOND che avrebbe dovuto prevedere il pagamento di quote di interesse periodiche ed il rimborso del capitale in unica scadenza nel 2048 , decide di restituire anche delle quote capitali periodiche che pero confluiscono in un fondo di proprietà della banca,  soldi del Comune quindi che  la banca investe , così sottoponendo il Comune di Roma ad un’altra alea , ossia che i denari  del fondo siano mal investiti dalla banca , col rischio pertanto che nel 2048 il capitale accumulatosi nel fondo non sia sufficiente per restituire i 1,4 miliardi di quota capitale del bond  nel 2048.

Tutta l’operazione in derivati contratta dal Comune di Roma appare estremamente truffaldina ed ha provocato un grave dissesto alla casse di Roma ad esclusivo vantaggio delle banche straniere che hanno confezionato queste trappole infernali,  dove il Comune di Roma ha avuto dal 2003 zero possibilità di vincere nella scommessa insita nei 13 derivati sottoscritti

 

In allegato copia del derivato sul bond da 1,4 miliardi di euro , da cui,  è auto-evidente  e lo sarebbe anche per un alunno delle scuole elementari essendo  i segni di inferiore (< ) e superiore( >) già parte del suo bagaglio conoscitivo ,   come  il  Comune di Roma paghi e pertanto abbia pagato sempre sul derivato, sia quando ossia il tasso è inferiore ed è stato inferiore al tasso definito top side (C. di Roma paga  se Euribor   < top side) , sia quando è superiore  o uguale al tasso top side ((C. di Roma paga se Euribor  > = top side)  , ossia il Comune di Roma con questo contratto derivato era destinato già alla stipula a pagare sempre ,  nel 100 % dei casi, ZERO possibilità già alla stipula di vincere la scommessa insita nel contratto derivato , vedendosi pertanto Il Comune di Roma addebitare  sul proprio conto corrente oltre agli interessi sul bond,  anche i flussi sul derivato.,  oltre che Il Comune vedersi addebitare sul proprio  conto corrente i mark to market pagati quando il Comune è uscito anzitempo  dai  quattro contratti derivati stipulati sui bond .

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Nell’ audizione della d.ssa Scozzese si rileva che nel periodo 2010-2015 alla voce “Debito finanziario  per quote interessi” sono iscritti 32 miliardi  (31,94 mld ) di euro, con una media di circa 5,5 miliardi di euro di interessi addebitati al Comune di Roma per anno  dal 2010 al 2015 . Si presume che in questa voce sia compresa anche la perdita subita dal Comune di Roma in derivati. Non sono compresi i mark to market che il Comune deve pagare sui due contratti derivati rimasti ancora aperti e che se fosse uscito dai codesti contratti nel 2015 sarebbero ammontati a 32 milioni di euro che il Comune avrebbe ossia dovuto pagare alla banca , in aggiunta a quanto già pagato in termini di flussi periodici ed in termini di commissioni all’advisor ossia alla banca stessa che ha confezionato il derivato .

 

Nell’audizione  della d.ssa Scozzese non viene fatta menzione alcuna degli interessi addebitati al Comune di Roma nel periodo dal 2003 al 2009. periodo in cui i derivati hanno prodotto le maggiori perdite. Un mistero anche per il commissario in tutta evidenza (allegato).

 

Nella Relazione e nell’audizione non viene effettuata menzione alcuna sulla “bontà” dei derivati sottoscritti dal Comune di Roma, sul grado di loro convenienza economica per il Comune di Roma del tipo dal presente scritto espressa , nessun giudizio di adeguatezza di tali strumenti alle esigenze statutarie del Comune, nessun giudizio sul rispetto della normativa degli enti locali (TUEL), nessun  giudizio sul rispetto  della Legge Tremonti del 2001 .

 

La L. Tremonti n. 448/2001  imponeva la stipula al massimo di swap con rimborso unico alla scadenza che è uno schema tipico dei derivati in valuta ( finanziamenti piazzati all’ignara clientela in marchi tedeschi nel 1992, in yen giapponesi nel 2008, in franchi svizzeri nel 2015 , ossia finanziamenti nella nuova moneta rifugio destinata ad apprezzarsi e pertanto ad arrecare un danno grave al mutuatario nel successivo swap nella valuta  nel giorno del rimborso unico a scadenza) e non  dei derivati sul tasso (IRS)  che invece prevedono uno swap ad ogni variazione periodica di tasso .

 

Il Comune di Roma ha contratto dal  2001 solo IRS (Interest Rate Swap) ossia solo derivati sul tasso contravvenendo al disposto della L. Tremonti ( L. 448 del 2001 co. 1 e 2 : “Gli enti di cui al comma 1 possono emettere titoli obbligazionari e contrarre mutui con rimborso del capitale in unica soluzione alla scadenza, previa costituzione, al momento dell’emissione o dell’accensione, di un fondo di ammortamento del debito, o previa conclusione di  swap per l’ammortamento del debito …”.). Lo swap deve essere aderente al sottostante (titoli obbligazionari e mutucon rimborso del capitale in unica soluzione alla scadenza) , anche lo swap avrebbe ossia dovuto pertanto prevedere,  secondo il disposto della  L. Tremonti,  un rimborso unico alla scadenza , lo schema contrattuale tipico quindi dei derivati in valuta o non degli IRS , diversamente il contratto derivato è nullo.

 

Per la relazione il Commissario Straordinario ha percepito una parcella di 11 milioni di euro,  pagata dal Comune .

Così denuncia Govoni. E poi ci dicono che la colpa del malandare italiano è degli evasori fiscali…

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VENTOTENE: SOGNO FEDERALE, IMPERIALISMO REALE

VENTOTENE. SOGNO FEDERALE, IMPERIALISMO REALE

È ed era del tutto irrazionale pensare che gli Stati Uniti permettano che l’Europa si unifichi e diventi così un loro concorrente globale. Gli USA, a seguito della seconda guerra mondiale, mantengono tuttora una massiccia presenza militare di controllo in Germania Italia, Belgio, Olanda e la mantengono a titolo di occupazione e controllo, non certo per difesa contro un Patto di Varsavia che non c’è più, anche se ora gli USA si sforzano di spingere l’Europa al conflitto con la Russia lavorando sull’Ucraina.

È invece razionale e confermato dai fatti che gli Stati Uniti usano la loro posizione di potenza occupante proprio per assicurarsi che quell’unificazione non avvenga.

Per gli USA, l’assetto conveniente dell’Europa non è federale, come quello sognato a Ventotene, ma un assetto in cui la principale potenza continentale, la Germania, saldamente controllata da Washington, saldamente antisolidale verso gli altri europei, domina politicamente ed economicamente questi ultimi, impone politiche restrittive e recessive che impediscano la loro crescita economica, difende una moneta con cambio alto sul Dollaro che limiti la concorrenzialità europea, ed alimenta la disunione e le divergenze e contrapposizioni nel Vecchio Continente, per impedire che si unisca. E uomini di Goldman Sachs  che controllano la BCE e, attraverso di esse, la banche centrali nazionali.

Tutto ciò semplicemente il loro interesse. Essi hanno realizzato, in effetti, una situazione in cui l’unificazione è stata resa definitivamente impossibile da due fattori:

-L’inclusione dell’Unione Europea di paesi troppo eterogenei come la Grecia, la Romania e la Bulgaria (e premevano per includere persino la Turchia!), per consentire un’integrazione economica e politica;

-L’euro e i suoi vincoli finanziari, che hanno trasferito il potere decisionale dai paesi debitori (condannati alla recessione-deindustrializzazione), e dalle istituzioni comunitarie, pressoché impotenti (perché prive di forza propria), alla potenza creditrice, cioè alla Germania.

Quest’ultima ora da un lato è il paese più direttamente e tecnicamente controllato da Washington, anche attraverso il giuramento di fedeltà agli USA che ogni cancelliere tedesco presta prima di assumere l’incarico (la Kanzlerakte, introdotta con trattato segreto il 21.05.49 valido fino al 2099); dall’altro lato, si comporta nei confronti dei paesi più deboli, con la sua storicamente costante, aggressiva prepotenza, saccheggiandone le risorse finanziarie e industriali, soprattutto attraverso i prestiti predatori, appoggiata spesso dalla Francia, come ha fatto clamorosamente con Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia. E arrivando persino a cambiare i governi di alcuni di questi paesi per mettere loro fiduciari che assicurino i profitti criminali dei loro banchieri d’assalto.

„Erneut zerstört eine deutsche Regierung Europa“, ossia “Nuovamente un governo tedesco distrugge l’Europa”, titola il 13.07.15 in prima pagina Handelsblatt, omologo tedesco de Il Sole 24 Ore, nella sua edizione online (il primo fu il governo Bethmann-Hollweg nel 1914-18, il secondo il governo Hitler nel 1938-45, il terzo il governo Merkel, oggi); e mette in bella mostra gli elmi chiodati del II Reich che distrusse l’Europa (e consentì l’egemonia degli USA) scatenando la I Guerra Mondiale, e scatenandola nel modo più sporco: l’invasione del Belgio neutrale, le stragi di civili innocenti, la distruzione gratuita di centri urbani, l’uso massiccio dei gas mortali. Un altro articolo definisce il ministro delle finanze Schäuble “Il seppellitore (Totengräber) dell’Europa”. A intendere: nella vicenda greca, la Germania ha dimostrato che l’Unione Europea non ha una politica propria, è solo una facciata e uno strumento per i suoi interessi egoistici, nazionalistici e imperialistici rispetto agli altri paesi europei. Adesso che tutti lo vedono, l’illusione idealistica e sentimentale dell’unificazione europea, la retorica dei “padri fondatori” e tutte le altre corbellerie, appaiono per quel che sono sempre state: camuffamenti di una strategia di dominazione.

La Germania di oggi è dunque rimasta, psicologicamente e politicamente, la Germania di Bismarck e delle due guerre mondiali, la Germania del supremazismo, della politica di potenza e minaccia, che si sente circondata da vicini minacciosi quindi costretta ad attaccare, sottomettere e sfruttare i suoi vicini per la propria sicurezza, oggi anche finanziaria, usando anche le istituzioni comunitarie. E con una tale Germania, che non è cambiata, in queste sue caratteristiche, dopo tutto ciò che ha passato, e che probabilmente non cambierà mai, così come con questo dominio statunitense, è a priori impossibile realizzare un’Europa unita, un’unione che sia qualcosa di diverso da uno strumento di dominio e sfruttamento di Berlino sugli altri.

Quindi meglio restare indipendenti, come ha scelto il Regno Unito, ciascuno a custodire i propri interessi in modo trasparente, facendo liberi accordi con gli altri paesi, possibilmente su un piano di parità. Tanto, una guerra tra paesi europei è comunque impossibile dati i rapporti di forza, le interdipendenze economiche e finanziarie, la presenza di potenze nucleari, il controllo USA. Non serve l’UE, per assicurare la pace.

Alla luce dei precedenti storici e del fatto che i rapporti politici internazionali sono guidati dagli interessi particolari, concorrenziali e dai rapporti di forza e non da sentimenti, solidarietà e ideali, il Manifesto di Ventotene, col suo progetto federalista europeo, era già quando nacque un progetto irrealistico e infantile; la sua ingenuità è comprensibile e scusabile date le condizioni psicologiche dei suoi autori, che li potevano portare a scambiare il desiderabile con il realizzabile, a perdere il senso dell’utopia.

Non è comprensibile né scusabile, per contro, anzi è atto di radicale disonestà culturale, l’insistere oggi su quel progetto come se fosse un progetto realistico e realizzabile, soprattutto realizzabile partendo dalla struttura istituzionale dell’unione europea, che non solo è corrotta, antidemocratica, burocraticamente demenziale e fallimentare in tutte le sue iniziative principali, dalla PAC in poi, ma per giunta è stata soppiantata ed espropriata da Berlino, che la ha ridotta a foglia di fico dal suo imperialismo continentale.

Insistere in questi termini per l'”unificazione federalista europea” anziché denunciare e contrastare questa “Unione”, i suoi “progressi”, il suo “metodo comunitario”, assieme a questa politica di potenza tedesca, e agli effetti del loro combinato, è un agire per peggiorare le cose, un agire in mala fede, quindi una precisa colpa politica e morale.

31.08.16 Marco Della Luna

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ELITES E MIGRAZIONE: FALSA MORALE, VERI INTERESSI

ELITES E MIGRAZIONE: FALSA MORALE, VERI INTERESSI

I poteri (interessi) forti, attraverso i media da loro gestiti, giustificano l’immigrazione di massa come rimedio alla denatalità dei paesi occidentali.

La giustificazione non regge perché quelli sono i medesimi poteri (interessi) forti che hanno indotto la denatalità (soprattutto) attraverso la loro politica monetaria deflazionistica e recessiva la quale, assieme al modello sociale ad essa collegato, al contrario delle sue promesse di sviluppo e stabilità, ha tolto lavoro e prospettive per il futuro, nonché partecipazione democratica.

Sono i medesimi poteri (interessi) forti che mantengono quella politica nonostante i suoi effetti, e che con essa si sono arricchiti e potenziati politicamente.

Sono i medesimi poteri (interessi) forti che inducono i flussi migratori fomentando o conducendo direttamente guerre in Africa e Asia, per i loro interessi petroliferi, minerari, militari e per vendere armi, e praticandovi il land grabbing.

E che permettono ai comitati d’affari italiani, in veste politica o religiosa, di speculare e rubare sul traffico dell’accoglienza, coperti dal Papa e dai mass media moraleggianti; e che permettono al padronato di giocare al ribasso sui salari grazie alla mano d’opera immigrata.

Un traffico che distrae grosse risorse economiche altrimenti spendibili per sostenere l’occupazione e gli investimenti, quindi la natalità; e che inoltre comporta problemi di criminalità, di sicurezza del territorio e di malattie importate.

Noi facciamo pochi figli e poca domanda interna perché già abbiamo scarso reddito e scarsi servizi e scarsa sicurezza, e quei poteri (interessi) forti ci tolgono altri soldi e altri servizi e altra sicurezza per offrire il mantenimento (per giunta gratuito, senza lavorare) a chiunque arrivi: un invito potentissimo ad accorrere in massa, rivolto a un bacino di centinaia di milioni di poveri, e che mette in moto un flusso inesauribile, che richiederà risorse inesauribili, ossia esaurirà presto quelle disponibili.

Il cerchio si chiude: con la recessione e la disoccupazione si produce la denatalità che giustifica l’accoglienza, la quale sostiene la denatalità; al contempo, con l’imperialismo e l’interventismo nei paesi poveri si alimentano i flussi migratori, scaricandone i costi sui paesi occidentali, in cui le condizioni di cita e le prospettive per il futuro si deteriorano al punto che essi risultano attraenti solo per i migranti economici che vengono da aree molto peggiori, mentre per noi davvero aver figli diviene sempre meno sostenibile e desiderabile. Così sta avvenendo la sostituzione etnica: fuori noi, dentro loro. Ci estinguono con la sindrome del panda: i panda, quando si trovano in cattività, in un ambiente cioè che non sentono più come il loro, smettono di riprodursi.

I soliti preti e mass media dicono che noi occidentali dobbiamo accettare l’immigrazione di massa da quei paesi per espiare il fatto che, in passato, li abbiamo colonizzati e sfruttati. Ma chi decise la colonizzazione e la usò per arricchirsi erano nongià i popoli (occidentali), bensì proprio quelle medesime élites che oggi stanno praticando l’imperialismo verso quei paesi a spese (anche) dei popoli occidentali, e che posseggono i media e  gestiscono l’informazione, cioè la propaganda, a loro profitto.

15.08.16  Marco Della Luna

 

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RICOSTITUIRE LA REPUBBLICA RIFIUTANDO LO STATO-AZIENDA PRIVATIZZATO

Ricostituire la repubblica rifiutando lo Stato-azienda privatizzato

Dopo circa settant’anni, si sono avverate le cupe predizioni del prof. Carl Schmitt:  l‘industria finanziaria sposta 15 volte più ricchezza dell’economia reale, il finanziere sostituisce lo statista come decisore politico, sostituisce la politica con il suo business, sostituisce la volontà delle nazioni con la sua propria volontà, sostituisce il diritto costituzionale e pubblico con i suoi regolamenti privati internazionali, sostituisce i parlamenti con i suoi centri di regolamentazione, sostituisce le monete nazionali e i tribunali dello Stato con la sua moneta e con i suoi tribunali, scavalca gli eserciti nazionali con i suoi eserciti privati di contractors. Lascia in essere gli Stati come suoi debitori obbedienti nonché come esecutori e cinghie di trasmissione delle sue decisioni nei confronti dei popoli, per rimescolarli, riformattarli, toglier loro progressivamente risorse, sicurezza, privacy, capacità politica, facendone una massa passiva senza identità, condizionata a pensare, agire e reagire secondo clichés. E questo programma di ingegneria sociale in parte è già realizzato.

Che fare dunque con questi Stati?

Si tratta ormai di chiamare un bluff, in fin dei conti. Il re è nudo, ora occorre dirglielo non individualmente, ma come collettività politica organizzata, cioè come repubblica dei cittadini: il vero Stato.

Sul piano giuridico costituzionale, ci si può opporre, disconoscendoli, a tutti gli attuali sedicenti governi, ordinamenti statuali, comunitari, sovranazionali , semplicemente in base al fatto che non sono più stati e non sono più pubblici avendo perduto tali caratteri a seguito della loro sottomissione al (dipendenza dal) capitalismo finanziario privato apolide che esige continui trasferimenti a sé stesso di diritti, ricchezza, potere, diritti, a spese dei popoli e del pubblico – vedi da ultimo il TTIP.
Costituirsi in uno Stato-Repubblica indipendente e sovrana, regolata dalle leggi che essa stessa si dà, e retta dal principio di legalità e di certezza del diritto, partecipare consapevolmente alla sua vita e alle sue decisioni, essere rappresentati in essa dai propri eletti effettivamente scelti: tutti questi sono fondamentali diritti degli uomini. E tutti questi diritti sono impediti dalla attuale forma di Stato-Repubblica, poiché essa vede lo stato sottoposto e subordinato alle esigenze e ai comandi della comunità bancaria globale da cui esso dipende per finanziarsi, quindi per funzionare e vivere.

La rinuncia alla produzione e regolazione pubblica della moneta, l’imposizione della autonomia o meglio sovranità dei banchieri centrali rispetto agli organismi rappresentativi e anche al potere giudiziario, l’impero del rating ricattatorio fatto da banchieri privati e del conseguente spread dei rendimenti del debito pubblico, hanno comportato in breve tempo l’indebitamento inestinguibile e la conseguente privatizzazione dello Stato e delle sue funzioni. Se il banchiere centrale è indipendente dallo Stato, allora automaticamente lo Stato è dipendente dal banchiere centrale. Esso di fatto riceve ed esegue una politica dettata dall’esterno di esso, da interessi politici ed economici organizzati. La legislazione europea, che sostituisce quelle nazionali, è un processo burocratico gestito dalle lobbies finanziarie e commerciali assieme ai funzionari comunitari nelle loro stanze chiuse di Bruxelles. Dietro la supposta competenza e tecnocrazia comunitarie (peraltro fallimentari alle prova pratiche, dalla politica agricola comune all’euro all’immigrazione), dietro il “c’è lo chiede l’Europa”, spesso sta semplicemente l‘interesse economico di una lobby e la corruzione di qualche alto burocrate che scrive il regolamento o la direttiva. Poi la Commissione impone agli Stati di obbedire a queste norme sotto minaccia delle famose sanzioni.

Sapete qual è la vera riforma costituzionale, già attuata? Eccola. La filiera della normazione, delle regole che, come tali, “sono sempre da rispettare”, è divenuta: lobby privata che richiede le norme > organismo sovranazionale burocratico che le emette (UE, Wto, Fmi etc.) > governo nazionale che le fa recepire al parlamento nazionale e poi le esegue, altrimenti il paese viene sanzionato. Le riforme elettorale e costituzionale renziane servono a eliminare il residuo filtro di una possibile opposizione parlamentare nella fase di recepimento, facendo più automatico questo iter normativo che rende la volontà e l’interesse dei cittadini ininfluenti e impotenti rispetto a quegli interessi e a quei dettami. E’ questo che Renzi intende come snellimento del processo legislativo e che dice che viene apprezzato dall’Unione Europea. Sono riforme che mirano a perfezionare la privatizzazione del potere legislativo. E a renderlo così fluido, automatico, scontato, che la gente non si accorga nemmeno che le leggi vengono fatte e imposte in quel modo assolutamente antidemocratico, o più esattamente completamente assolutistico.

Il diritto commerciale internazionale emesso da organismi esterni agli Stati e indipendenti, nominati dalle multinazionali, si sostituisce al diritto internazionale pubblico e penetra anche negli ordinamenti giuridici nazionali come legge a cui i giudici sono sottoposti. Il modello di sviluppo e di gestione dell’economia e della società è ormai dettato da organismi finanziari internazionali o sovranazionali del tutto autoreferenziali, del tutto opachi e insindacabili, che decidono a porte chiuse, con diritto stabilito dai trattati alla segretezza e alla irresponsabilità per le loro procedure e decisioni e le conseguenze di queste ultime: vedi statuti della Banca dei Regolamenti Internazionali e della Banca Centrale Europea. Vedi FMI, vedi WTO, vedi Banca mondiale. Queste istituzioni operano esclusivamente al servizio degli interessi privati di un’élite finanziaria globale a cui continuano a procurare nuova liquidità gratuita allo scopo di sostenere le sue attività speculative, e mi riferisco al quantitative rating e ad altre simili manovre; mentre non ne procurano per il salvataggio dei risparmiatori vittime delle frodi compiute dagli stessi banchieri né per i finanziamenti di attività produttive e di infrastrutture sicuramente utili e tali da remunerare rapidamente gli investimenti oltre che da assorbire ampie quote di disoccupazione.

Le strutture costituzionali degli ordinamenti pubblici (rectius: ex pubblici) sono già state adeguate a queste gerarchie e a queste esigenze secondo il principio di ridurre verso lo zero la partecipazione, la scelta, la comprensibilità, la possibilità di opposizione dal basso in favore di organi decisori autocratici, opachi, incontrollabili, irresponsabili,  non eletti (tranne il parlamento proforma di Strasburgo) come già sono gli organi apicali dell’Unione Europea che, in nome della tecnocrazia competente e del progresso che essa doveva portare e non ha apportato, hanno sottratto democrazia e indipendenza alle nazioni aderenti; e come saranno quelli dello stato italiano in caso di approvazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi nel combinato con la loro nuova legge elettorale (su questo tema, vedasi miei precedenti articoli).

Il mito dell’unificazione europea da un lato, e la successione di crisi economiche dall’altro lato, hanno molto aiutato la realizzazione di questo nuovo ordine mondiale. Non ha quindi molto senso cercare di convincere i suoi grandi decisori a introdurre misure per prevenire o risolvere le crisi stesse.

Un simile Stato, privatizzato e direttamente dipendente da interessi e poteri privati, escludente la partecipazione il controllo popolari, privo di sovranità propria, semplicemente non è più “Stato ” perché non ha più le caratteristiche proprie ed essenziali dello Stato, ossia la sovranità rispetto appunto agli interessi privati, i quali – scusate se mi ripeto – gli dettano le regole e le leggi che deve emettere e imporre alla popolazione, facendone uno strumento impotente e con funzione di capro espiatorio dei disastri delle ideologie economiche che gli si fa implementare e imporre alla gente. Tantomeno è una Repubblica, perché dipende dal privato e non dal pubblico, perché si cura della cosa privata e non della cosa pubblica, perché è occupato da soggetti e interessi privati e non dal pubblico. Che cos’è allora questo Stato? È un’azienda, un’agenzia privatizzata, un front office con servizio esattoriale, al servizio del vero signore, del vero sovrano, che è è esterno ad esso.

Ma i cittadini non sono tenuti ad accettare un ordinamento che rende superflua e irrilevante la loro volontà e il loro benessere al fine delle decisioni dell’ordinamento stesso. Nessun uomo è tenuto ad accettare un potere che non lo considera soggetto ma oggetto, o che dipende da un potere forte che lo considera oggetto, come cosa. E se non è Stato, non è Repubblica, non rispetta i requisiti fondamentali di rappresentanza e di rule of law, se non rispetta i diritti dell’uomo enunciati all’inizio, allora l’uomo, la gente, non solo non è più legalmente tenuta ad obbedirlo, anzi a riconoscerlo, bensì può e deve costituirsi in uno Stato-Repubblica che sia veramente tale escludendo con apposite norme della sua costituzione la dipendenza dal capitale e dai suoi gestori, vietando e rendendo giuridicamente nullo prima che nasca qualsiasi sistema di mercato della finanza per la finanza (soprattutto i derivati speculativi, le vendite allo scoperto, i credit default swaps), cioè adottando esattamente l’opposto del principio market friendly oggi adottato dal potere costituito. Se non lo fa, il business della finanza per la finanza parte come processo impersonale e oggettivamente irresistibile che si sostituisce con le sue esigenze alla politica e alla volontà prima pubblica, poi individuale. Se non lo fa, l’uomo perde la propria condizione umana. Perciò la repubblica, per vivere, ha necessità di costituirsi intorno a questo-principio cardine: niente finanza per la finanza, niente finanza autonoma. I suoi contratti devono essere nulli per legge e i loro autori e gestori incarcerati. Gli altri principi-cardine sono la rappresentatività (i cittadini scelgono i propri rappresentanti laddove non decidono direttamente), la legalità (i poteri della repubblica agiscono secondo la costituzione e le leggi), la divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), che si bilanciano e controllano reciprocamente.

Ecco dunque che il fondamento ultimo, giuridico, costituzionale, di diritto-dell’uomo, di ogni azione di disconoscimento e di rigetto di ciò che ancora oggi si presenta come Stato, Repubblica, Unione Europea, eccetera, sta nel dirgli: “Tu sedicente istituzione, con le tue pretese nei miei confronti, non sei una Stato, non sei un organismo pubblico, in realtà sei un’agenzia privata al servizio di privati, e per questo io non sono legalmente sottoposto a te, alle tue decisioni, pretese, regole, tasse incluse. Anzi, io, noi, ci siamo già costituiti in una comunità Stato Repubblica: noi, the people, ci riconosciamo in essa, e in essa esercitiamo i nostri diritti inalienabili, non in te che ce li hai tolti. Quindi vaffa falso governo, vaffa ministero, vaffa fisco, vaffa gendarmi in uniforme, vaffa Commissione Europea: siete solo impostori. Conservate per ora di fatto una certa forza materiale, quindi in parte dobbiamo provvisoriamente subirvi, ma un potere è legittimo solo se serve gli esseri umani, e voi servite il capitalismo finanziario e perseguite lo scopo di annullare l’essere umano nella sua essenza di essere che governa se stesso e di “animale politico”.”
Si potrebbe rivolgersi alla magistratura con ricorsi secondo il seguente schema:

“Tribunale di…/ Commissione tributaria provinciale di…
Ricorso per l’annullamento del seguente atto:…

Il signor Pinco Pallino… rappresentato difeso dall’avvocato X Y del foro di…
Premesso quanto segue:


Il ricorrente ha ricevuto la notifica dell’allegato provvedimento amministrativo/accertamento tributario/cartella esattoriale/ordinanza prefettizia con cui si pretende da lui quanto segue:…

Tale provvedimento presuppone, per avere validità, di essere emesso da un ente pubblico Che sia effettivamente tale e che faccia parte dello Stato, e precisamente di uno Stato che sia realmente tale, dotato delle caratteristiche giuridiche essenziali di uno Stato.
L’ente che lo hai emesso non può qualificarsi pubblico perché l’apparente stato italiano di cui esso fa parte in realtà non è uno Stato, mancando dei requisiti essenziali per essere tale, quale la sovranità, postulati anche dalla Costituzione italiana, quali l‘indipendenza, la sovranità popolare, l’essere pubblico anziché privato. Invero, l’apparente stato italiano è in realtà un’agenzia o azienda al servizio e agli ordini di imprenditori finanziari privati, come di seguito si dimostra; pertanto, esso è in oggettivo conflitto di interesse con il popolo:…


Mancando la qualità di Stato, manca la sovranità nei confronti dei soggetti privati, ossia il potere pubblico di emettere provvedimenti dotati di autorità e supremazia nei confronti degli esseri umani.

Il ricorrente chiede pertanto la dichiarazione di nullità ed inefficacia dell’impugnato provvedimento, condannando chi lo ha emesso al risarcimento dei danni che da esso e dalla sua esecuzione siano derivati o deriveranno nonché alla restituzione delle somme che il ricorrente abbia pagato o pagherà a causa di esso…”
Naturalmente siffatti ricorsi sono contraddittori perché presuppongono che il ricorrente riconosca l’autorità del giudice a cui si rivolge, e il giudice è un organo dello pseudo-Stato italiano che il ricorrente disconosce. Però si può provare a uscire da questa contraddizione logica dichiarando nel ricorso che ci si rivolge al giudice in quanto fondato sulla costituzione italiana, che è contraria alla privatizzazione dello Stato e della politica e sul giuramento di fedeltà ad essa che egli ha prestato.
Inizialmente i giudici, tutti o quasi, valutata la loro convenienza e il rischio, faranno orecchio da mercante a ricorsi di questo tipo, ma poi col tempo la riflessione, con la diffusione della consapevolezza, si apriranno spazi per pronunce che ammettano la realtà che è sotto gli occhi di tutti.

Il processo di sottomissione antidemocratica dall’alto andrà avanti avvalendosi anche delle tecnologie informatiche, nanotecnologiche, farmaco-genetiche e biometriche di ultima generazione per il controllo sociale e anche delle singole persone. Intravedo un possibile, fosco scenario nel prossimo futuro, in cui, per difendersi dalla penetrazione del sistema anche nella vita privata, sarà necessario o rinunciare lucidamente e asceticamente al mondo, oppure combattere e difendersi con ogni mezzo disponibile. Forse sorgeranno gruppi partigiani di uomini liberi che difendono o riconquistano il territorio fisico e soprattutto quello politico da un invasore privato che glielo ha sottratto, che non li riconosce e non li vede come soggetti bensì solo come componenti mobili e senza proprio valore del ciclo moltiplicativo del capitale finanziario. Uomini che perlomeno esercitano, nel combattere, i loro fondamentali diritti.

La loro lotta sarebbe non ideologica né religioso-fanatica (questo partigiano è dissimile, in ciò, dal partigiano di Carl Schmitt). Sarebbe intellettuale, morale, condotta con strumenti psicologici, giuridici, economici, informatici, mediatici e tecnologici in generale, incluso lo hacker-sabotaggio, incluse la disobbedienza civile e fiscale, la resistenza passiva, le varie forme di armi. Una lotta probabilmente divisa tra un’ala militare e un’ala non fisicamente violenta, di tipo gandhiano. Una lotta asimmetrica, guerrigliera, senza regole e senza esclusione di colpi, simile a quella dei popoli che già nella storia si sono difesi contro occupanti esterni e i governi fantoccio messi su da questi: spagnoli contro gli occupanti napoleonici, italiani e jugoslavi contro gli occupanti tedeschi, vietnamiti contro gli occupanti francesi e poi americani. Una lotta tra uomini liberi e impero tecnocratico finanziario. La sua intuizione ha ispirato le distopie futuribili delle famose serie MatrixTerminator. In esse, morire combattendo è l’unico modo per vivere liberi.

01.08.16 Marco Della Luna

 


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