PROBABILITAV

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LA TASSA IN FONDO AL TUNNEL

La faccenda della tratta ad alta velocità Torino-Lione è un’importante dimostrazione pratica di tecnica politica per la gestione di interessi e consenso lungo l’asse temporale. Inoltre, rilancia la questione: in che misura gli eletti dal popolo possono rappresentare gli interessi diffusi e di lungo termine?

L’Italia ha bisogno urgente di determinate opere infrastrutturali utili – ossia fatte non solo per attuare spesa pubblica, far lavorare le imprese e assumere mano d’opera, ma capaci di aumentare la funzionalità del sistema-paese. Però i manovratori danno la precedenza ai bisogni loro propri. Oggi si discute moltissimo del Tav Torino-Lione, che è un’opera di valore relativamente non grande, e poco delle molte altre e più rilevanti opere infrastrutturali. Forse il polverone del Tav copre manovre di maggior momento. Lo scopriremo… a suo tempo.

Vi è un’alta probabilità che il governo, almeno fino a settembre, non rinunci al Tav e avvierà le operazioni di appalto, a prescindere dalla sua controversa utilità economica e ambientale; e ciò per due principali ragioni, entrambe politicamente valide:

-perché tirarsi indietro ora, oltre a costare in termini di sanzioni, rimborsi e perdite di finanziamenti, sarebbe soprattutto uno strappo politico con l’UE, possibile solo entro un quadro di rottura complessiva, che il governo per ora sta evitando, anche a costo di sostanziali rinunce e sottomissioni a Bruxelles; e la evita a buona ragione, non essendovi palesemente, allo stato, le condizioni politiche ed economiche per affrontarla; però un domani non lontano tali condizioni potrebbero maturare per effetto del serio peggioramento della situazione economica e finanziaria, che potrebbe anche spingere l’Italia fuori dall’Euro; in tali scenari, i lavori per il Tav probabilmente verrebbero abbandonati anche se nel frattempo già avviati;

-perché il Tav Torino-Lione lo vuole una lobby di grandi imprese che già contano di ricavarne grandi guadagni a breve, ed esercitano pressioni su media e politici affinché si faccia; i capi dei partiti non hanno interesse ad opporsi a questi guadagni perché resterebbero sconfitti e perderebbero i benefici economici dell’intermediazione politica; quindi propugnano il Tav, cavalcano la tigre, gli animal spirits del profitto; si oppongono solo i capi del M5S, che ricavano i loro consensi dai No-Tav, quindi hanno interesse a tener duro; tale fermezza, a condizione che al momento giusto sappia flettersi, può aiutare una rinegoziazione delle condizioni finanziarie dell’opera in senso più equo e favorevole all’Italia.

Gli imprenditori interessati al Tav guadagneranno dal Tav in ogni caso, cioè anche se il Tav alla collettività costerà (in termini di tasse per pagarlo) più di quanto renderà e anche se non verrà ultimato, perché guadagneranno sulle commesse; e mentre i guadagni per le imprese sono certi, rapidi e concentrati, i costi per la collettività sono differiti nel tempo e spalmati sull’intera società, quindi meno percepibili, e percepibili solo in ritardo, a cose fatte – come di regola avviene con le grandi decisioni.

La questione nodale e irrisolta, sul piano economico, è questa: il Tav costerà allo Stato, quindi al contribuente, 9 miliardi preventivati e probabilmente 12 o più a consuntivo; ma quanti ne renderà, considerando anche i costi e i benefici ecologici? E quanto renderà al Paese?

Lo studio dei costi e benefici fatto nel 2010, basandosi su certe previsioni sull’andamento dell’economia e dei trasporti, stimava che, entro il 2035, avrebbe reso più della spesa. Dal 2010 ad oggi quelle previsioni sono state smentite dai fatti in senso riduttivo. Quindi è confutata quell’analisi. Del resto, fare previsioni economiche avanti di 25 anni è assurdo: lo si fa per finta, per poter fornire una fittizia giustificazione oggettiva a una decisione presa su altre basi.

Dal controverso studio ultimamente fatto dal prof. Marco Ponti (studio che io ovviamente non ho i mezzi per controllare né in quanto ai dati su cui si basa, né in quanto al metodo che adopera), in essenza, si ricava questo: ai fini economici e ambientali il Tav Torino-Lione non conviene al Paese nel suo insieme, perché la domanda attuale e potenziale per quel transito è molto piccola in rapporto al costo dell’opera, che quindi non si ripagherà mai. Se questo studio è attendibile,  aggiungo io, quei 9 miliardi sarebbe razionale investirli in opere più utili e realizzabili in tempi più brevi, due o tre anni anziché 20, come il potenziamento dei trasporti per i pendolari e il potenziamento dei porti.

Inoltre, secondo lo studio del prof. Ponti, per lo Stato e per il contribuente il Tav comporterà una perdita di 7 miliardi circa, che si tradurranno in tasse, perché costerà almeno 9 miliardi e ne renderà circa 2: la tassa in fondo al tunnel.

Se poi non si realizzerà l’intero asse ferroviario ad alta velocità, a Est e a Ovest di Torino, diciamo dalla Spagna perlomeno fino a Kiev, allora il Tav Torino-Lione sarà sicuramente fallimentare.

Agli imprenditori che guadagneranno sugli appalti o che risparmieranno sui loro costi di trasporto, queste considerazioni non interessano, perché appunto guadagnano in ogni caso, mentre le perdite si scaricheranno nel tempo sullo Stato, quindi sui cittadini. I cittadini sono portatori di un interesse diffuso, quindi debole: sono poco consapevoli, poco organizzati e non guardano avanti 25 anni. Gli imprenditori sono forti, organizzati, consapevoli. agiscono sulla politica e sui media, i quali a loro volta, per interesse economico, agiscono sui cittadini per persuaderli che il Tav è nel loro interesse anche se non lo è. Questo è il funzionamento normale della democrazia, ossia l’uso di agenzie di influenzamento (partiti, sindacati, mass media, chiese) per la produzione del consenso popolare verso ciò che decidono le classi dominanti. Del resto, se il Tav è un’opera inutile e sbagliata, ciò apparirà all’opinione pubblica fra venti e più anni, quando i suoi responsabili e i loro sostenitori non potranno più essere chiamati a risponderne.

E’ valida tecnica politica comperare consensi nel presente trasferendone il costo sul lungo termine.

Vi è un fattore ulteriore, che i media sottacciono, e che pure non tocca gli imprenditori interessati agli appalti: a quanto mi raccontano alcuni conoscenti della Val di Susa, quei monti sono ricchi di amianto. Vi è pure una miniera di amianto, a Berlingero, che è stata chiusa a seguito del diffondersi dei tumori tipici dell’amianto. Secondo molti abitanti della zona, lo scavo della galleria comporterà l’estrazione e la discarica di milioni di metri cubi di rocce ricche di amianto, e la diffusione di grandi quantità di nanoparticolato di amianto nell’atmosfera. I tumori si manifesteranno però dopo parecchi anni, a opera compiuta o quasi.

Per contro, abbiamo tecnici qualificati che rassicurano di aver fatto scavi di controllo e di non aver trovato amianto nel percorso del Tav. Ma i tecnici rassicuravano anche sulle dighe del Vajont e di Stava…

20.03.19 Marco Della Luna

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LOTTA POLITICA E INGEGNERIA SOCIALE

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LOTTA POLITICA E INGEGNERIA SOCIALE

Le innovazioni importanti, le strategie di lungo termine, le grandi operazioni di ingegneria sociale, sono deliberate a porte chiuse dall’oligarchia, in isolamento tecno-burocratico, indi calate sulla popolazione generale sotto il manto di nobili scopi di interesse comune, ma senza che ne sia rivelata la natura, gli effetti e gli obiettivi ultimi. Così è avvenuto, ad esempio, con il processo di integrazione europea, con le cessioni di sovranità, con l’Euro, con le riforme della banca centrale e del sistema bancario.

Mentre in epoche passate, e nei paesi culturalmente tuttora nel passato (come quelli islamici) si ricorre alla mobilitazione ideologica delle masse per fare i rivolgimenti (vedi primavere islamiche), nel vigente sistema di potere liberale e democratico il dibattito politico pubblico è permesso, o perlomeno può aver luogo, solo dopo che tali riforme abbiano raggiunto gli obiettivi per i quali sono state introdotte, in modo che il dibattito pubblico e la politica popolare, la ‘democrazia’, non possa impedire il raggiungimento di tali effetti. Cioè i problemi vengono posti all’opinione pubblica dai mass media e divengono oggetto di dibattito ed eventualmente di lotta politica (popolare) solo quando oramai il gioco è fatto e la lotta politica è innocua, inutile. Le poche volte che la volontà popolare si è attivata per tempo dicendo no a qualche riforma calata dall’altro, come nei referendum per l’integrazione europea, i popoli sono stati fatti rivotare fino ad approvarla. Anche per la Brexit si spinge in tal senso, seppur in modo contrastato, perchè su di essa l’élite britannica è divisa.

La politica popolare, di regola, viene in tal modo attivata su problemi ormai superati. Viene attivata in modo fittizio per dare sfogo. Lotta per chiudere le porte della stalla dopo che i buoi sono stati rubati. Così il dibattito e la lotta politica sulla sovranità e sull’Euro sono stati avviati solo dopo che la sovranità era oramai stata perduta e che l’Euro aveva prodotto i suoi effetti (devastanti per alcuni paesi, e vantaggiosi per i paesi dominanti), sebbene già negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 negli ambienti tecnici si prevedessero benissimo, dato che economisti di vaglia avvertivano che il blocco dei cambi tra le monete europee avrebbe prodotto i risultati che poi ha prodotto. Fino al 2008 l’informazione popolare, la discussione politica, l’opinione pubblica italiana erano in massa per l’Euro e per l’integrazione europea, e l’informazione sui suoi previsti effetti veniva tenuta nascosta al pubblico. Le battaglie populiste-sovraniste contro l’Euro, minacciando di uscirne, si fanno solo adesso che uscirne è praticamente impossibile, come è impossibile per un pesce uscire dalla nassa – infatti chi prospettava di uscirne ha ritirato tale progetto. La popolazione generale, del resto, essendo incompetente e attenta solo all’immediato, non prevede gli effetti delle riforme tecniche, e si accorge di essi soltanto dopo che si sono prodotti, quando li sente sulla propria pelle. Ma anche allora fatica a capirne le cause. Le informazioni sono disponibili, a chi le cerca, ma pochi lo fanno, e soprattutto non avviene il coordinamento, la mobilitazione di massa, se i partiti politici non la organizzano e se, prima ancora, i mass media non mandano alla mente della gente la narrazione che il problema esiste, che è grave, che bisogna mobilitarsi. Ma lo fanno solo a giochi fatti. Lo si è visto ultimamente nella vicenda dell’opposizione ai vaccini obbligatori, in cui il problema era reale, decine di migliaia di persone manifestavano, ma i mass media e i partiti politici non rimandavano alla mente della gente questa realtà. Lo si vede ancora oggi, con le analisi di laboratorio che mostrano come nei preparati vaccinali in realtà non vi sono le sostanze immunizzanti ma vi sono molte sostanze tossiche e contaminanti. I vaccini in sé sono una cosa utile, se fatti bene e usati bene; i preparati industriali imposti ai bambini sembrano falsi vaccini, inefficaci e nocivi. Visto che tali preparati vengono iniettati molte volte in milioni di bambini, questo tema dovrebbe essere oggetto di pubblica informazione e di dibattito politico, ma politica e media lo tengono nel silenzio, perché questa operazione di bioingegneria sociale è ancora in corso e non  deve essere intralciata.

In conformità a quanto sopra spiegato, attualmente non sono oggetto di dibattito politico pubblico, né di copertura mediatica, ma piuttosto di silenziamento o discreditamento e negazionismo beffardo, le informazioni circa principali innovazioni a cui l’oligarchia sta lavorando oggi, e che avranno presto un drammatico impatto sulla vita della popolazione, ossia il controllo sociale e individuale mediante le reti elettroniche e mediante la biocrazia, cioè la gestione e modificazione della gente mediante somministrazione alla popolazione in massa di sostanze chimiche e biologiche negli alimenti, nei farmaci, nei vaccini, nell’ambiente, e anche attraverso la rete 5G (con le sue onde millimetriche che agiscono sulle cellule vivente, i suoi ripetitori ogni cento metri, i suoi ventimila satelliti in orbita): manipolazione biologica proprio come avviene nella zootecnia. Quando gli effetti si saranno consolidati e saranno divenuti irreversibili, si incomincerà a parlarne alla gente.

02.03.19 Marco Della Luna

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MANIFESTO DEGLI SDEBITISTI

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MANIFESTO DEGLI SDEBITISTI

 Per il Movimento Sdebitista, che confida nella sua patrona, la Madonna dei Debitori, ho composto questo manifesto:

I manovratori fanno abbondare la moneta per la grande finanza speculatrice, e la fanno scarseggiare per l’economia reale, gli investimenti, i consumi, la vita della gente – anzi li ingessano nell’indebitamento, innescando una spirale negativa: questa è l’essenza del malandare economico.

Le false dottrine sulla scarsità della moneta (che oggi al contrario, essendo sganciata dall’oro, è solo un simbolo numerario, quindi senza costi né limiti di produzione, ma vincolata solo alla bontà del suo impiego), le ricette di pareggio forzato di bilancio, imposte persino nella recessione, manifestano i loro effetti in Europa: 2,3% di crescita demografica dal 2010 al 2018 nonostante l’immigrazione, contro il 22% del Nord America, del Sud America, il 30% dell’Oceania, il 56% dell’Africa, il 32% dell’Asia. Le predette dottrine della scarsità e della cinghia tirata hanno l’effetto e probabilmente anche lo scopo di causare depressione psichica collettiva, rassegnazione, sfiducia nel futuro, in quanto il denaro scarseggia – ma scarseggia perché lo fanno scarseggiare: in Italia segnatamente è un terzo di quello disponibile pro capite in Olanda, metà di quello disponibile pro capite in Francia, quindi la gente tende al risparmio, a restringersi, nella riproduzione come nei consumi, nell’impegno politico, onde la depressione, il calo della domanda interna, l’invecchiamento della popolazione.

Una reazione a questo deliberato schiacciamento monetario della gente da parte delle élites, è la creazione della moneta scritturale popolare, per pagare i debiti verso le banche e il fisco. Creando moneta scritturale la gente fa esattamente quello che fanno le banche, senza autorizzazione di legge. Le banche la creano e se la mettono in cassa senza contabilizzare questa entrata di cassa della moneta che poi prestano o usano per investimenti e spese. In tal modo creano un matematico squilibrio tra l’ammontare complessivo dei debiti e la liquidità disponibile, che rende i debiti inevitabilmente non pagabili, imprigiona le persone, le ditte, gli stati in un indebitamento maligno ed indefinitamente crescente. Reagire creando moneta scritturale per liberarsi da tale indebitamento è legittima difesa e, insieme, un messaggio chiaro: vi abbiamo sgamati.

Lo Sdebitismo nasce dalla constatazione che qualsiasi iniziativa di politica economica indispensabile per invertire il declino e rilanciare il Paese è resa impossibile a monte da questo sistema monetario e bancario, il quale produce un indebitamento crescente, inestinguibile e paralizzante, che ha svuotato il settore pubblico di ogni capacità di azione e di ogni dignità politica, sottoponendolo al potere irresponsabile della grande Finanza privata internazionale.

Lo si è visto anche ultimamente, allorché le promesse di interventi economici per investimenti produttivi e redistribuzione del reddito, promesse in base alle quali la Lega Nord e Movimento 5 Stelle avevano ottenuto il mandato elettorale, sono state in buona parte vanificate dai vincoli europei di bilancio in relazione a un debito pubblico ipertrofico perché gonfiato e consistente quasi esclusivamente di interessi capitalizzati. Il reddito di cittadinanza è stato sostituito da un sussidio per la disoccupazione e l’inserimento lavorativo, è stato ridotto come importi a circa un quarto di quanto originariamente promesso. La quota 100 è stata realizzata in modo che sostanzialmente va a beneficio di pochi, mentre la flat tax è praticamente rinviata sine die. Per giunta sono stati cancellati gli incentivi per l’innovazione tecnologica, sono state introdotte clausole di salvaguardia che possono portare l’IVA a livelli di soffocamento economico (23%), e tutto questo si è fatto sul presupposto che il prodotto interno lordo cresca dell’uno e mezzo per cento nel 2019, mentre poi si è visto che cresce molto meno, che  il settore industriale è in picchiata, quindi bisognerà introdurre nuovi tagli o nuovi tributi.

Sostanzialmente quindi non vi è stato il promesso cambiamento, ma un governo che continua, per ora, ad essere prigioniero di regole economiche già dimostratesi fallimentari. Va incoraggiato a liberarsi e a liberarci.

Dall’altra parte abbiamo ormai chiaramente compreso che il sistema monetario e bancario –che governa i governi- si basa sull’inganno e sulla frode, oltre che sulla violazione delle leggi, perché soprattutto le banche private creano il grosso della liquidità dal nulla aumentando i loro patrimoni ma senza registrare la sua creazione come entrata di cassa, quindi evadendo le tasse e contemporaneamente creando utili extracontabili che, essendo sottratti alla liquidità ufficiale, determinano matematicamente uno scompenso tra indebitamento complessivo e liquidità complessiva, scompenso che a sua volta determina le crisi di insolvibilità, la carenza di liquidità, il calo della domanda interna, la recessione senza uscita.

Rendendosi conto di quanto sopra, si comprende automaticamente che non ci può essere soluzione ai problemi economici finanziari e sociali, anzi che non ci può essere una politica che sia tale, se prima non si corregge il sistema monetario e bancario anche nei suoi metodi contabili, e se prima non lo si sottopone per legge al controllo pubblico, dato che ormai tutti abbiamo capito che le funzioni di creare la moneta, di fissare i tassi di interesse, di stabilire chi può essere finanziato e chi no, sono tutte funzioni di carattere pubblico-sovrano-politico che non possono essere affidate a privati, i quali le usano a scopo speculativo e di potere sulla società. La nazionalizzazione della banca centrale di emissione e delle banche strategiche è indispensabile.

Ripetiamo: se prima non si libera la società e le istituzioni dall’indebitamento che ormai è divenuto inestinguibile matematicamente, non ci può essere alcuna scelta politica né alcuna possibilità di soluzione dei problemi quindi non ci può essere nemmeno una scelta tra partiti politici e tra programmi politici: tutto si riduce a una farsa, a promesse irrealizzabili.

Incominciamo col liberare i singoli cittadini e le imprese per poi passare agli enti pubblici.

NON PUO’ ESISTERE UNA DEMOCRAZIA DI DEBITORI NE’ UNA REPUBBLICA SOTTO I BANCHIERI: GLI SDEBITISTI RIPUDIANO QUINDI IL DEBITO IMPOSTO INCOSTITUZIONALMENTE E SURRETTIZIAMENTE AI CITTADINI E ALLA REPUBBLICA.

 

Marco Della Luna

 

www.sdebitalia.org

 

 

Video in sintonia: https://www.youtube.com/watch?v=PDDuXxJzb-w

 

 

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CREARE EURO PER PAGARE GRATIS

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CREARE EURO PER PAGARE GRATIS

Poiché numerosissimi lettori stanno scaricando e condividendo il modulo per pagare gratis creando euro, pubblico una versione aggiornata del medesimo, ma ripetendo che non mi assumo alcuna responsabilità, che chi lo volesse usare lo farebbe a suo rischio e pericolo, e unisco l’avvertimento che non vi è garanzia di accettazione (anzi…) e che qualche banca ha addirittura denunciato il debitore che la aveva pagata usando tale modulo.                            Io non vi vedo alcun illecito penale, ma la “giustizia” di ogni paese serve di regola il potere costituito e i suoi interessi, a torto o a ragione, in cambio della partecipazione a qualche privilegio. Tenete presente che tutte le istituzioni, anche quelle giudiziarie, stanno legittimando la creazione di moneta contabile denominata “euro” da parte delle banche non centrali, in aperta violazione dell’art. 128 TFUE, che riserva la creazione dell’Euro al Sistema Europeo delle Banche Centrali – il che la dice lunga sull’inconsistenza della legalità vantata dal regime. Neanche i cittadini, le imprese, gli enti pubblici potrebbero, secondo questo articolo, creare moneta denominandola “euro”, ma lo possono fare per legittima difesa contro le banche (non centrali), che lo fanno sistematicamente, sotto gli occhi compiacenti delle istituzioni, e per giunta senza dichiarare i profitti da creazione monetaria,e così facendo evadono le tasse creando debito pubblico, recessione e povertà.

Di fatto, però, alcune banche hanno (implicitamente o esplicitamente) accettato il pagamento qui descritto, e anche qualche ente pubblico, anche per imposte. Perché lo fanno? Credo che sia una sorta di prova, per vedere se funziona questo mezzo di pagamento, che è l’unico con cui si possa evitare una crisi generale di insolvenza dei loro “debitori”, cioè la svalutazione in massa dei crediti nei loro bilanci. E credo che molte banche nonché l’Agenzia delle Entrate temano che, se si scontrano in tribunale con queste contestazioni di sistematica illegalità e violazioni fiscali, possa dilagare lo scandalo, e, con lo scandalo, la consapevolezza popolare.

Tuttavia la vera utilità del fatto che migliaia e migliaia di persona continuano a “pagare” con questo tipo di moneta, è un’utilità sociale, consistente nel rendere pubblica la realtà illegittima e insostenibile del sistema monetario basato sulla sovranità monetaria delle banche private di credito che creano pseudo-euro in violazione dei trattati. E nello spingere verso una riforma come quella delineata in fonde a questo articolo. Il tutto come meglio analizzato e argomentato nel mio ultimo saggio, Tecnoschiavi, pubblicato da Arianna Editrice, dal quale sono estratte le pagine che seguono.

16.02.19 Marco Della Luna

 

Spett.le Agenzia delle Entrate – Ufficio di….. / Banca….

In relazione al vostro preteso credito di € ………..di cui alla vostra richiesta di pagamento (o decreto ingiuntivo o precetto) del …. (data), io sottoscritto………CF…….residente in……………………., salvis juribus,

PREMESSO CHE:

1-Lo Stato, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG, ammettono e accettano la prassi con cui le banche di credito creano moneta scritturale denominata e trattata come moneta legale (euro) nell’erogare prestiti e pagamenti (realizzando così un ricavo, seppur non contabilizzato e pertanto sottratto all’imposizione tributaria per circa 240 miliardi l’anno in Italia); recentemente abbiamo avuto anche l’ammissione da parte della Banca d’Italia, in persona di Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza; l’ammis­sione è avvenuta come risposta scritta a un’interrogazione dell’onorevole Alessio Mattia Villarosa, nella Commissione Finanze congiunta Camera-Senato del 17.01.17: vedi il vi­deo all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=WPmObU-V4lk; la prassi della crea­zione di “euro”, allo scoperto, mediante mera registrazione contabile fiat, è verità ufficiale.

2- Nel modo suddetto, le banche di credito (cioè non centrali) creano circa il 90% del money supply; questo vale anche nell’Eurozona, sebbene il TFUE (art. 128, c.1), riservi la creazione dell’euro al Sistema Europeo delle Banche Centrali; secondo i bollettini ufficiali della Banca d’Italia le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi l’anno (Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche” https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a; http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/11277&ramo=CAMERA&leg=17

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2017/05/04/leg.17.bol0812.data20170504.com06.pdf).

3-La BCE definisce la moneta creata contabilmente dalle banche (overnight deposits) non centrali come parte dell’aggregato monetario M1, assieme alle banconote, cioè alla moneta legale: «M1 is the sum of currency in circulation and overnight deposits» https://www.ecb.europa.eu/stats/money_credit_banking/monetary_aggregates/html/index.en.html  E ancora: «Currency in circulation and overnight deposits are the most liquid instruments and form the narrow definition of money, referred to as M1.» https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/mb199901_focus02.en.pdf?88a79e36c79bd7e919d8aa7f2204f7d53.

 

4- Così anche la Banca Mondiale: http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/916: “Issuing legal tender involves transactions whereby money is sold in exchange for other assets … … The proceeds from money sales represent a form of income, specifically a “revenue income.” Issuing legal tender thus generates income to the issuer. Under current accounting practices, this income is (incorrectly) unreported in the income statement of the central bank and instead (incorrectly) set aside under the central bank’s “liabilities.” (Emettere moneta legale implica transazioni in cui la moneta è venduta in cambio di altri cespiti… … I ricavi da vendita di moneta rappresentano una forma di ricavo, specificamente un “ricavo da rendita”. Nelle correnti pratiche contabili, questo ricavo è (scorrettamente) non riportato nella dichiarazione dei redditi della banca centrale e invece è (scorrettamente) messo da parte tra i “debiti” della banca centrale).

Passando alle banche di credito, il blog della Banca Mondiale continua (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/917) riconoscendo che effettivamente le banche di credito creano la moneta che prestano, quindi non hanno bisogno di raccoglierla prima di prestarla. La moneta da loro creata costituisce, una volta ceduta ad altri soggetto, un potenziale debito, nel senso che il titolare di un attivo di conto corrente o di un assegno circolare potrebbe richiedere alla banca di pagarglielo in valuta legale, cioè banconote; ma ciò avviene in misura minima, anche a causa delle restrizioni di legge all’uso della valuta legale, sicché in pratica la valenza debitoria per le banche è trascurabile. Quindi nel bilancio la moneta creata dalle banche di credito dovrebbe essere contabilizzata come rendita, dedotta la quota di cui realisticamente potrebbe essere preteso il pagamento in banconote (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/918).

Anche il sito della Bank of England, il 24.08.18, ha ammesso questa realtà, e che le banche di credito creano i depositi, ossia gli attivi di conto corrente, ossia la moneta, senza bisogno che questa sia in esse depositate da terzi: Banks, money and the zero lower bound – Staff Working Paper No. 752, di Michael Kumhof and Xuan Wang, 24/08/18 (https://www.bankofengland.co.uk/working-paper/2018/banks-money-and-the-zero-lower-bound).

5-Le istituzioni tributarie sono inadempimenti al dovere di accertamento e sottoposizione a tassazione dei redditi da creazione monetaria suddetti, e con tale inadempimento cagionate al Paese a ai singoli cittadini un gravissimo danno; e le banche sono inadempimenti al dovere di formulare bilanci corretti, di esporre i ricavi e redditi da creazione monetaria e di pagare le tasse su essi (le tasse sono dovute anche sui redditi illegittimi).

 

6-Questa facoltà delle banche non centrali di creare ed emettere euro scritturali (girali) in assenza di qualsiasi norma di legge che conferisca loro questa facoltà, e in contrasto con l’art. 128 TFUE, è riconosciuta in base al principio che ciò che non è proibito o riservato, è lecito (Tribunale di Bolzano, ord. 06/09/16 resa nell’ esecuzione forzata rg 216/14).

 

7- Dato che gli Stati, le Banche Centrali, e le altre istituzioni competenti permettono alle banche di credito di creare moneta denominata come euro in assenza di norme di legge che lo autorizzino e in deroga all’art. 128 TFUE, in forza del principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, tutti, non solo le banche, possono cre­are danaro fiduciario denominato in euro (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

 

Tutto ciò premesso,

con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal suddetto Tribunale, cioè al medesimo titolo e al medesimo modo in cui voi avete creato il denaro che mi avete prestato, CREO _________________ euro scrittu­rali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del vostro preteso credito, senza alcun riconoscimento del medesimo e con riserva di contestarlo nell’an e nel quantum, richiedendo ogni spettante rim­borso e risarcimento.

 

Cordiali saluti

Luogo, Data, Firma

 

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

________________CF Residenza:_______________

Esercizio giornale anno…

Data registrazione ……..

Causale: pagamento residuo debito, interessi, spese

Creatore-emittente:………..

Data di ultima modifica: oggi

Valuta scritturale: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100
Ricavi da creazione di moneta scritturale                              100
CONTI
Saldo c.s. 100
Commiss., interessi, spese bancarie a oggi, salva verifica 0
Cassa moneta scritturale                                         0

 

 

 

PER RISOLVERE IL PROBLEMA FINANZIARIO NAZIONALE

 

La realtà sopra esposta fornisce all’Italia un’arma potentissima sconfiggere l’opposizione di Germania, Francia, Commissione Europea così da poter attuare la spesa per investimenti e taglio delle tasse indispensabile per rilanciare il Paese. L’Italia infatti può contestare all’UE e alla BCE e anche alla Corte dei Conti, sollevando uno scandalo generale:

-come falso, arbitrario e scientificamente confutato il paradigma economico-finanziario adottato da UE e BCE e basato sulla scarsità-costosità intrinseche della moneta, quindi sulla necessità di tassare o risparmiare per trovare i soldi con cui fare gli investimenti utili, per non dire dei vincoli di bilancio;

-come falsi i bilanci delle banche di credito (e della stessa BCE e BdI), richiedendo l’accertamento degli utili non dichiarati e il pagamento delle tasse su di essi e usando tali

utili per risanare a costo zero tutte le banche decotte, pagando tutti i loro creditori e facendo una splendida figura.

 

La suddetta realtà consente pertanto (di gettare sul tavolo delle trattative con l’Unione Europea la richiesta):

-di chiarire mediante apposito trattato e, in ogni caso, apposita legge nazionale, la distinzione normativa e contabile tra euro-moneta legale creato dal SEBC e moneta creata dalle banche non centrali sotto la denominazione “euro”;

-di eseguire, attraverso l’Agenzia delle Entrate, verifiche e rettifiche dei bilanci delle banche;

-di denunciare, con forte battage divulgativo, i reati di falso in bilancio, evasione fiscale, riciclaggio;

-di accusare come complici (almeno per via omissiva) di questa colossale evasione fiscale tutte le autorità monetarie soprattutto europee;

-di creare in proprio, attraverso una banca pubblica, l’euro scritturale che creano le altre banche (dato che lo Stato ha ceduto alla BCE la potestà di creare la moneta legale, non la moneta scritturale bancaria).

 

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L’OBSOLESCENZA DEGLI UOMINI-MERCE

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L’OBSOLESCENZA DEGLI UOMINI-MERCE

Questo articolo è in continuazione col tema del precedente, Progresso zootecnico e falsi vaccini, ossia col dato di fatto che per le oligarchie dominanti la popolazione generale è un mezzo (come il bestiame per l’allevatore) e non un fine (come i figli per i genitori), e che tener presente questo fatto è indispensabile per capire l’ordinamento, il funzionamento e il divenire della società.

Conseguentemente, per capire le decisioni politiche ed economiche, è necessario porsi nel punto vista non della popolazione generale, bensì dell’oligarchia dominante, e tener presente che questa decide, governa e legifera nell’interesse proprio, quindi innanzitutto agisce al fine di consolidare il proprio potere e di estrarre più ricchezza possibile dal corpo sociale che essa gestisce.

Negli ultimi decenni si è accreditata e affermata l’idea che i fattori economico-finanziari siano la vera e ultima causa degli eventi, e che la scienza economico-finanziaria sia quella più di tutte in grado di spiegarli, di dettare le riforme e di individuare errori e rimedi.

Questo convincimento deriva dal fatto che si è capito che, soprattutto nel mondo contemporaneo e globalizzato, la moneta (e non le ideologie e le religioni), è effettivamente il motivatore universale, ossia il fattore che -nella sua forma positiva di profitto, di pagamento, e in quella negativa di indebitamento e downrating- induce la quasi totalità dei comportamenti e delle scelte sia dei singoli che delle organizzazioni (società commerciali, enti pubblici, governi…). Quindi il potere di creare moneta e indebitare sembra poter comandare il corso della storia, e l’analisi, la comprensione e la previsione dei processi finanziari sembrano in grado di spiegare praticamente la totalità del divenire; e sembra pure che nessun valore o risorsa possa prevalere in efficacia o aggirare o sfuggire al controllo della finanza e dei suoi mercati e sostituirsi ad essi nella direzione anche della politica, sicché a guidare le scelte pratiche del potere saranno sempre, ultimamente, obiettivi economici.

Ma qui sta un errore di fondo, perché si perdono di vista tre cose essenziali, ossia:

a) La stessa struttura generale delle società -cioè la forma oligarchica, con tutte le sue conseguenze- è superiore alla dimensione economica, non deriva da essa (ma dal fatto che ogni nota organizzazione politica stabile si sostanzia in una distribuzione piramidale e specializzata del potere);

b) La moneta (la ricchezza) è non il fine dei detentori del potere, bensì un mezzo che essi usano: il loro fine ultimo è il dominio di quanto più possibile della realtà, della società, delle sue risorse, del mondo, e il controllo del loro divenire (affinché non sfugga loro di mano, non metta in pericolo la loro posizione dominante). Essendo l’economia-finanza un mezzo per un fine (il potere sui cittadini e sui governi), è ovvio che, quando un mezzo alternativo e più efficiente per assicurare quel fine diviene disponibile, essa viene sostituita con quest‘ultimo, come i cavalli come mezzo di trasporto sono stati sostituiti dai veicoli a motore. E precisamente questo è ciò che sta avvenendo, da quando per il fine della gestione della popolazione sono divenuti disponibili strumenti biofisici e informatici più efficienti di quelli finanziari: strumenti di controllo dei singoli, delle masse, dell’informazione, della stessa atmosfera e del clima, che fino a pochi decenni fa erano immaginabili soltanto nella fantascienza.

c) Per giunta, l’utilità della stessa popolazione, della società da controllare e gestire, è venuta ampiamente meno, poiché, come si spiegherà sotto, i popoli, dopo essere divenuti superflui come masse di combattenti e di cives, ora sono divenuti superflui anche come massa di lavoratori-consumatori – non hanno più un uso, sono obsoleti – quindi è diminuito lo stesso bisogno di controllarli e di ottenere il loro consenso, la loro collaborazione.

Per queste ragioni, si illudono anche coloro che credono di poter comprendere e risolvere i mali attuali (recessione, disoccupazione, svuotamento della politica, concentrazione della ricchezza e del potere con diffusione della povertà e dell’impotenza, esaurimento delle risorse planetarie) elaborando e proponendo rimedi e riforme sul piano economico, politico, giuridico. Sbagliano perché non tengono conto di quanto sopra. I loro sforzi sono fallaci e impotenti.

Nella ormai esaurita fase storica dell’economia incentrata sulla produzione e sul consumo di beni e sul profitto come principalmente derivante da tale ciclo, all’uomo e al popolo è stata fatta in modo molto graduale assumere pienamente la forma-merce, ossia diventare pienamente produttore e consumatore (e non più civis, polites), togliendogli ogni reale forza, funzione, indipendenza, dignità sociopolitica e culturale rispetto al capitale; e lo Stato, la polis o respublica, sul finire di questa fase, è stato sostituito dal mercato. Ciò affinché né il singolo, nella forma-civis, né lo Stato, nella forma-respublica, interferissero, disturbandole, con le riforme utili per il capitalismo alla massimizzazione del profitto attraverso la continua espansione e razionalizzazione quel ciclo di produzione-consumo, in ambito nazionale e internazionale. Questa fase storica dell’economia è stata gradita e accettata dalle miopi masse opportunamente stimolate perché, con la sua espansione dei consumi, nel breve, termine comportava un ampliamento del loro benessere materiale, delle loro gratificazioni.

Dopo aver perfezionato la riduzione del civis a forma-merce e della respublica a forma-mercato, la fase storica dell’economia finanziarizzata oramai vede il grosso dei profitti venire da processi finanziari in cui la componente ‘produzione’ richiede pochissimi addetti e la componente ‘consumo’ è modesta e immateriale (non vi è bisogno di produrre e vendere beni reali, se ci si può arricchire producendo e collocando simboli di valori, e facendo correre dietro di essi sia i privati che le imprese che i governi). Perciò le grandi masse di lavoratori e consumatori non servono più alla produzione di ricchezza e potenza, come non serve più la crescita dell’economia reale e del benessere della popolazione generale, quindi il suo consenso; e su questo punto, sulla gestione delle quantità di esseri umani che non servono ormai più nemmeno come forma-merce, anche perché soppiantati dall’automazione e dell’intelligenza artificiale, questa fase è già da tempo entrata in un processo di trasformazione globale dell’ordine delle cose.

Il famigerato NWO parte dal dato di fatto che la finanziarizzazione dell’economia (assieme alle tecnologie) ha reso superflue le masse e intercambiabili i popoli. E che quindi bisogna trovare una ‘sistemazione’ per loro in un quadro di rapido esaurimento delle risorse planetarie.

10.02.19 Marco Della Luna

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PROGRESSO ZOOTECNICO E FALSI VACCINI

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PROGRESSO ZOOTECNICO E FALSI VACCINI

Per capire come funziona e come si trasforma la società e la politica, vi sono due principi da tener presenti – e se li si tiene presenti, appariranno ovvie e inevitabili molte ‘anomalie’ politiche e amministrative, che altrimenti imprigionano la mente nello sconcerto nel senso di ingiustizia:

1)Ogni società è gestita da una ristretta oligarchia detentrice di potere, ricchezza, competenza, che tende a prevenire la propria sostituzione e a rendere fisso il proprio dominio; e quando una classe dominante perde il potere, un’altra la sostituisce;

2)Dal punto di vista di ogni oligarchia, la popolazione è un mezzo, non un fine – è uno strumento da controllare e sfruttare, ma anche modificare e dimensionare, in base all’evoluzione delle tecniche e delle circostanze; per esercitare questo dominio, si serve di categorie professionali intermedie, fidelizzate mediante la concessione di piccole quote dei privilegi dell’oligarchia, inclusa la facoltà di violare le leggi (questo è il tema del mio saggio Le chiavi del potere, che uscirà in febbraio nella sua terza edizione1).

Le masse, educate e incoraggiate a ciò dalla famiglia, dalla scuola e da quasi ogni altra istituzione sociale, tendono a pensare, a presupporre, che, all’inverso, il popolo (il suo benessere, la sua tutela, la legalità, i valori) sia il fine dell’ordinamento sociale, politico, giuridico – sino al punto di convincersi che il popolo sia il contraente attivo del patto sociale e il detentore della sovranità, e che la democrazia esista. Quindi si scandalizzano quando si accorgono di ingiustizie e inefficienze palesi e facilmente rimediabili a danno della collettività, che i manovratori delle istituzioni e della politica però lasciano continuare.

Il fatto che tutte le società hanno nella storia una struttura oligarchica, con una classe ristretta che controlla e sfrutta in un rapporto strumentale il resto della popolazione, da un lato conferma che la contrapposizione di classe alto-basso costituisce la struttura fondamentale e insuperabile della società – trascendente, vorrei dire; dall’altro, dimostra che la lotta di classe è, per i suoi fini dichiarati, inevitabilmente improduttiva, perché non cambia (ma riproduce esattamente) quella struttura oligarchica della società, che essa professa di voler abbattere per dare il potere al popolo. La lotta di classe, rivoluzionaria, è una ruota per criceti, che gira su sè stessa e non si sposta mai dal punto di partenza. Al più, in passato (cioè prima che si costituisse la fortissima oligarchia finanziaria transnazionale), riusciva a sostituire una classe con un’altra nel ruolo dominante.

La fissità di tale struttura generale bipolare dell’ordinamento sociale suggerisce che forse, per le masse dominate, è preferibile (in termini di benessere psicologico) restare inconsapevoli, credere nell’illusione della democrazia-legittimità, o pensare che l’ineguaglianza sociale sia nell’ordine naturale delle cose, oppure che sia voluta da Dio, oppure ancora conseguenza del karma.

La suddetta struttura, nella quale –ripeto- la classe dominante vede e tratta come strumento la popolazione dominata, se tenuta presente, permette di capire come mai il governo e i cosiddetti servizi pubblici, che comunemente ed erroneamente vengono intesi come diretti alla utilità del pubblico ossia della popolazione generale, nella realtà funzionano spesso in modo vistosamente difforme rispetto ai bisogni della popolazione generale e alle leggi, o addirittura contrario ad essi, e paradossale. Perché, ad esempio, lo Stato autorizzi la produzione e il commercio di alimenti e bevande, soprattutto diretti ai fanciulli, che sono diabetizzanti, obesizzanti, cancerogeni, neurotossici. Perché in molto luoghi pubblici la polizia permetta lo smercio di droga e non intervenga quando la si chiama per reati in corso. Perché sovente i giudici rimettano prontamente in libertà delinquenti pericolosi, che poi tornano a delinquere. Perché si omettano controlli e manutenzioni di poco costo su opere pubbliche, che poi causano stragi e danni economici enormi. E perché vengono fatte e ripetute scelte di politica economica palesemente sbagliate e contrarie agli interessi nazionali. Gli interessi dei manovrati non coincidono con quelli dei manovratori.

Consideriamo così l’istruzione, la sanità, la giustizia, la polizia, la difesa, la raccolta delle tasse. Si tratta di servizi introdotti e gestiti dalla classe dominante, nei vari paesi e nelle varie epoche storiche, allo scopo di aumentare l’efficienza del suo strumento, cioè della popolazione generale, come le stalle e il veterinario sono uno strumento per aumentare la redditività del bestiame. La sanità è utile ad avere lavoratori e combattenti più numerosi e più sani anche innalzando la natalità – finché la necessità di grandi masse di combattenti, lavoratori e consumatori venga meno e si scelga di ridurre la popolazione o di aumentarne le malattie per vendere più farmaci; la pubblica istruzione a formare sudditi e lavoratori più indottrinati, controllabili e produttivi; le strade, le ferrovie, i porti etc. ad aumentare l’efficienza economica e militare; la previdenza sociale a fidelizzare al sistema le classi subalterne; la giustizia e la polizia a sostenere la percezione di legittimità del potere costituito, tutelandone al contempo i privilegi; il sistema bancario-monetario a concentrare nelle mani della grande finanza il controllo dei redditi, dello sviluppo, del potere politico, permettendo e coprendo (in cooperazione con la giustizia), al contempo, le grandi truffe al risparmio e la pratica dei prestiti usurari e predatori. Così si comprende come naturale che la giustizia non punisca praticamente mai banchieri le maxi-frodi e per l’usura (che in Italia interessa la grande maggioranza dei prestiti bancaria) o per le grandi truffe.

Anche la difesa rientra tra i pubblici servizi, nell’immaginario popolare, come difesa della popolazione da nemici esterni; solo che, di fatto, nel corso della storia, le classi dominanti hanno usato le forze armate quasi sempre al contrario, cioè in danno e a spese delle rispettive popolazioni, facendole pagare, combattere e morire per aumentare la ricchezza e il potere loro proprio. Dalle ricerche storiche e da copiosa documentazione originale2, la stessa II GM risulta essere stata non una guerra ‘spontanea’ tra sistemi politici incompatibili, bensì un’operazione decisa e organizzata dalla strategia del capitalismo finanziario: il capitalismo americano finanziò massicciamente il movimento nazionalsocialista, la ricostruzione e l’armamento della Germania hitleriana3, la sua stessa guerra di conquista e sterminio fino al 1945. General Motors, General Electric, Standard Oil, Ford costruirono e gestirono, in alcuni casi anche direttamente, impianti industriali strategici e per produzioni belliche del III Reich. Analogamente il Giappone venne rifornito e armato dall’élite capitalistica statunitense affinché potesse iniziare e sostenere la guerra per diversi anni. Soprattutto, in violazione del fittizio embargo disposto da Washington, gli fu data una grande quantità di petrolio americano, senza del quale non avrebbe potuto iniziare la guerra.

A che fine armare e sostenere la Germania e il Giappone? Al fine immediato di arricchirsi – le commesse belliche dall’una e dall’altra parte moltiplicarono gli utili delle corporations per tutti gli anni di guerra – e a quello di lungo termine di indebitare in modo e misura irreversibile gli Stati (iniziando dagli USA e dal Regno Unito) verso i banchieri privati, affinché questi potessero arrivare a dettare la politica e a riformare le società, su scala mondiale, a loro vantaggio, scalzando ogni altra forma di potere, verso un villaggio unico globale fatto di cittadini indebitati e di governi pure indebitati. Le guerre, infatti, comportano un moltiplicarsi delle spese pubbliche, quindi del ricorso al credito, da parte dei governi.

Questo fine, grazie all’operazione Seconda Guerra Mondiale e a molte altre, tra cui l’UE e l’Euro, è stato in gran parte raggiunto. E‘ così che siamo arrivati all’indipendenza dei banchieri centrali dai parlamenti e dai governi, e alla subordinazione della sfera pubblica a mercati controllati da cartelli finanziari e tecnologici, nonché dalla comunità bancaria (questo è il tema dei miei saggi Euroschiavi, Cimiteuro, Traditori al governo4). Oggi capitalismo apolide e Stati indebitati verso di esso costituiscono un organismo unitario di dominio e sfruttamento. Il nazismo e la II GM mondiale sono stati strumenti per arrivare a questo obiettivo da parte delle grandi dinastie bancarie che hanno oggi i loro corifei nei vari Juncker, Lagarde, Moskovici, Merkel, Dijsselbloom.

Questo piano è stato però recentemente sostituito, siccome il progresso scientifico-tecnologico, l’automazione, l’intelligenza artificiale e la finanziarizzazione globale da un lato hanno messo a disposizione delle élites dominanti strumenti di dominio più potenti dell’indebitamento e della moneta, ossia strumenti informatici e biofisici di gestione diretta delle masse (la capacità di spiare tutti e ciascuno capillarmente e di entrare nei corpi per modificarli); mentre dall’altro lato hanno reso le masse stesse meno utili al mantenimento del potere e della ricchezza; al contempo le masse, coi loro consumi e inquinamenti, sono divenute un drammatico problema ecologico.

Per queste ragioni, il piano di dominio per via finanziaria è stato ammodernato a piano di dominio per via tecnologica, cioè arrivare a gestire le masse con metodi zootecnici – e questo è il tema del mio saggio appena uscito, Tecnoschiavi5, mentre in Oligarchia per popoli superflui6 ho trattato di come il progresso tecnico-economico congiunto alla globalizzazione ha reso, appunto, superflue le masse per il potere costituito, sicché i cittadini e i lavoratori, compresi gli industriali produttivi, hanno perso potere di contrattazione, diritti e ampie quote del reddito nazionale in favore dei capitalisti finanziari.

Torniamo al servizio pubblico chiamato “sanità”. Corvelva e l’Ordine Nazionale dei Biologi hanno notoriamente accertato in laboratorio, e denunciato all’opinione pubblica (https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/analisi.html), che certi preparati industriali di Big Pharma, pagati con le nostre tasse, spacciati e imposti per legge a milioni di bambini come vaccini, non contengono le sostanze vaccinanti dichiarate bensì una macromolecola nociva, metalli nocivi e sequenze genetiche, il tutto con effetti immunodepressivi e neurotossici. L’imposizione di tali falsi vaccini è interpretabile (al di là dell’ovvia logica del profitto commerciale al quale i partiti regolarmente si vendono) come una misura preventiva, un argine che viene eretto per far fronte al gigantesco problema sociale in arrivo: quel 30% dei posti di lavoro che robotizzazione e intelligenza artificiale si prevede che elimineranno da qui al 20307. L’argine a questo problema consiste, forse, nell’assicurarsi, attraverso le pseudo-vaccinazioni tossiche di massa, che le nuove generazioni siano mentalmente e fisicamente incapaci di reazione e di lotta.     26.01.19 Marco Della Luna

1Aurora Boreale editrice, Firenze.

2-Per una rassegna organica, vedasi Marco Pizzuti, Biografia non autorizzata della II Guerra Mondiale, Mondadori 2018, cap. IV

3-La letteratura in materia è vastissima – vedasi https://www.globalresearch.ca/american-banks-funded-the-nazis/31983

4 – Arianna Editrice, Casalecchio di Reno

5– Arianna Editrice

6– Aurora Boreale Editrice, II edizione

7-https://www.key4biz.it/industria-4-0-ue-teme-effetto-disoccupazione-tecnologica-a-rischio-automazione-oltre-il-40-dei-lavori/227664/

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LE NOZZE DI GOLPE E RECESSIONE

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LE NOZZE DI GOLPE E RECESSIONE

Serie tanto ripetute e brutte di perdite sui titoli sia azionari che obbligazionari (e in quasi tutti i comparti dei portafogli dei fondi di  investimento) si erano avute solo nel 1929. Ma oggi, rispetto al 1929, ci sono aggravanti:

-un rallentamento in atto dell’economia su scala globale

-banche in crisi per migliaia di miliardi di perdite su derivati e crediti

-prossima riduzione o fine del quantitative easing sia in Europa che in America

-ripetuti rialzi dei tassi

-un tedesco o simile a capo della BCE al posto di Draghi.

Con quanto sopra si prepara la tempesta perfetta, che -a volerlo- si poteva facilmente prevenire sin dagli interventi statali nella crisi del 2008, ma che l’oligarchia bancaria globalista ha per contro voluto permettere (con la solita strategia del pump-and-dump, ma elevata al cubo), perché grazie ad essa potrà rastrellare tutti gli assets e tutti i residui di autonomia politica dalle nazioni che sta mettendo in ginocchio.

Pare che questo piano sia contrastato da una forza politica incarnata soprattutto negli alti gradi del Pentagono nell’amministrazione Trump, il quale, oltre ad aver imposto alla Fed moderazione nei rialzi dei tassi, nel 2018 ha emesso decreti presidenziali idonei a colpire con sequestri, arresti e corti marziali chi attacca i diritti umani e l’economia, anche dall’estero.

Se la tempesta perfetta non verrà sventata, l’Italia, col suo debito pubblico e la sua inefficienza comparata, e con un tedesco o finlandese a capo della BCE, verrà colpita più duramente di molti paesi che, dal 2008 ad oggi, hanno recuperato fortemente sia nel PIL che nel mercato immobiliare, acquisendo così la capacità di assorbire i colpi dei mercati. L’Italia cadrà in recessione lo spread diverrà insostenibile.

A quel punto, delle due, l’una:

-o uscirà dall’Euro e magari anche dall’UE, recuperando la sovranità monetaria e sperando che i suoi governanti siano tecnicamente capaci di gestire il cambiamento;

-oppure il trinomio BCE-UE-Quirinale farà un nuovo golpe mettendo su un governo alla Monti, si dice con Draghi premier, o con una trojka europeista, che imporrà una nuova stangata fiscale, ovviamente anche patrimoniale, e dovrà reprimere con la forza le inevitabili proteste.

Questo nuovo golpe avrebbe come protagonisti:

-Un presidente della Repubblica nominato da una maggioranza parlamentare frutto di una legge già dichiarata incostituzionale, e scelto da Renzi e soci, cioè dal partito dei banchieri, pensando a tornare al governo senza passare per nuove elezioni. Nel suo passato, di notevole vi è solo la sua importante partecipazione, come vicepremier, a un governo che, in violazione della  Costituzione e senza nemmeno dichiarare la guerra, bombardò i civili serbi su richiesta e per conto di interessi stranieri, al fine – come ha ricordato Diego Fusaro – di fare del Kosovo una grande piattaforma NATO anti-russa.

-E un Draghi, che dapprima, il 02.06.92, partecipò quale direttore generale del Tesoro al famigerato Britannia party, nel quale fu pianificata la destabilizzazione e privatizzazione dell’Italia in favore di capitalisti stranieri (https://www.movisol.org/09news177.htm), e poi si impose sulle perplessità della Sorveglianza di Bankitalia al fine di permettere l’acquisto di Antonveneta da parte di MPS (w.ww.liberoquotidiano.it/news/economia/13278026/monte-paschi-siena-acquisto-antonveneta-documento-incastra-mario-draghi.html), che, fatto appositamente senza previa due diligence, mandò in rovina la banca senese, arricchendo enormemente soggetti la cui identità è ancora ben coperta.

Si avvicina, insomma, il termine ultimo per potersi trasferire con le proprie attività in terre più salubri.

05.01.19 Marco Della Luna

P.S. Come sventare ora la tempesta perfetta? L’ho indicato nei miei precedenti articoli Argomenti contro golpe e declino e Deficit di bilancio e deficit di efficienza, contenenti suggerimenti che il governo non ha ancora voluto o potuto mettere in atto.  Il loro senso è ripreso dal seguente articolo, occasionato dal commissariamento di Carige.

L’asimmetria contabile fascista che rovina banca CARIGE e le altre
– di Marco Saba, 3 gennaio 2019
 http://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.240258.1448039436!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/articolo_648/image.jpg
   L’assurdità è che la creazione di denaro è attualmente esentasse – mentre invece è una vera e propria tassa di per se – e non è segnalata come un afflusso di denaro nel conto dei flussi di cassa della banca. Ma è segnalata come un deflusso quando la banca spende il denaro creato.
Benvenuti nel mondo fantastico della Contabilità Asimmetrica.
  Il mondo della comunicazione ufficiale ha dimenticato di segnalare con la dovuta attenzione l’uscita di una serie di documenti importanti sulla questione della creazione del denaro da parte delle banche e di trarne le dovute conseguenze.
   Documenti pubblicati dalla Banca d’Inghilterra nel 2014, anno in cui sono andato alle assemblee degli azionisti di tre banche – CARIGE, INTESA e UNICREDIT – a segnalare che le banche non avevano contabilizzato correttamente la creazione di denaro, e ulteriori documenti pubblicati anche da studiosi riconosciuti a livello internazionale, come Massimo Costa [2009], Richard Werner [2014], Asgeir Torfason [2014], Steve Keen [2013], Michael Kumhof [2012] Zoltan Jakab [2015], Biagio Bossone [2018] e altri, spingono a rivedere il modello ufficiale che descrive la banca e – quindi – la sua tenuta dei conti: la banca commerciale oggi non è una intermediaria di fondi che vengono prestati alla clientela, ma una creatrice dei fondi stessi che poi impiega, una creatrice di depositi, come conferma anche la Banca d’Italia. 
 
    Ma allora come mai tiene i suoi conti in un modo che non rivela questa creazione di denaro ? Dov’è l’inghippo ?
    Dobbiamo partire dalla prima nota, dal libro giornale e dai flussi di cassa. Quando la banca decide di fare un prestito, registra due scritture: una uscita di cassa e la creazione di un deposito. Si tratta di denaro scritturale, ovvero denario “bancario”. 
 
    La banca bonifica il conto pescando dalla cassa, ma non registra la creazione del denaro scritturale come ingresso di cassa, come afflusso, al momento che ha deciso di crearlo. Se la cassa precedentemente era a zero, per esempio, dopo le scritture la cassa va sotto zero. Una situazione contabilmente assurda, un flusso negativo di cassa, un prestito allo scoperto che – nel caso si trattasse di qualsiasi altra società – ne comporterebbe immediatamente la messa in liquidazione.
    Ma nel caso della banca si consente un fatto assurdo: si consente cioé alla banca di riappropriarsi immediatamente del conto del cliente, appena bonificato, e di utilizzarlo – a posteriori – come giustificativo dell’uscita di cassa precedente ! Le banche hanno creduto di realizzare così il sogno degli scrittori di fantascienza: il viaggio a ritroso nel tempo ! In termini legali, la questione si chiama “NON CAUSA PRO CAUSA”, ovvero: l’accredito del conto del cliente non può giustificare EX POST FACTO la disponibilità di denaro per l’uscita di cassa.
L’asimmetria contabile è il risultato di una disposizione fascista
    Per ridare i colori della legge a questa operazione truffaldina, durante il fascismo venne scritto un articolo nel codice civile che permetteva alla banca di appropriarsi formalmente dei depositi della clientela, l’art.1834 che recita: “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usiSalvo patto contrario, i versamentie i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si è costituito il rapporto.” (Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi, 4 aprile 1942)

Con questo infausto stratagemma il regime fascista, che controllava le banche nazionalizzate che erano proprietarie della Banca d’Italia, intendeva ottenere vari scopi: nascondere al pubblico il fatto che le banche creano denaro e quindi impedire che si potesse giudicare l’arbitrio dell’azione del governo fascista alla luce del fatto che avrebbe potuto creare comunque tutto il denaro che necessitava per perseguire i suoi scopi. Si voleva cioè impedire lo scrutinio democratico ed il sistema bancario faceva parte dell’armamentario degli arcana imperiifascista dove vige la regola: Circolare, circolare, non c’è niente da vedere ! Questo è il segreto del fascismo che i padri costituenti, sotto l’amorevole guida dell’ambasciata statunitense, si guardarono bene dal correggere nella Costituzione democratica !

Quello che avviene quindi, con la creazione di nuovi depositi bancari, è che la banca di fatto – SOSTANZIALMENTE e nella pratica – tiene segregati i nuovi depositi dai depositi preesistenti, ovvero non presta il risparmio o la raccolta – ma FORMALMENTE, contabilmente, fa apparire come se vigesse la non-segregazione dei depositi della clientela per esercitare un arbitrio su di essi. Ovvero, coinvolgendo il pubblico – volente o nolente – nei destini della banca. Lo Stato Fascista non voleva che il pubblico scoprisse il vero segreto bancario perché in questo modo manteneva il controllo su tutto il denaro creato, per l’appunto, IN NERO.

Il rimedio è talmente banale che sfugge agli scribi del Tempio: si tratta semplicemente di registrare in entrata di cassa tutto il denaro che la banca decide di creare – quando effettua degli impieghi – come afflusso di cassa. Il denario bancario infatti è da gran tempo denaro a corso legale ed addirittura super-legale per i pagamenti oltre i 3mila euro che, per legge, non possono essere effettuati col denaro contante materiale che sarebbe considerato “a corso legale”. Se il denaro che la banca crea vale per movimentare in uscita il conto di cassa quando viene impiegato, deve altresì valere per movimentarlo in entrata quando lo si crea.

I casi sono due: o il denaro bancario NON movimenta la cassa, e allora il deposito del cliente deve essere creato fuori dai libri contabili e gestito parimenti (come avviene in una blockchain di criptovaluta), oppure la movimentazione deve avvenire nei due sensi, afflusso e deflusso. Altrimenti si ha una contabilità asimmetrica che non torna, comunque la si rigiri.

    Io propendo per la seconda soluzione che appare la più logica, comunque il risultato non cambia: o ci sono delle perdite registrate che non dovrebbero esserci, oppure appariranno dei profitti che prima erano nascosti (vedi: Bossone – Costa, “The accounting view of money”, Banca Mondiale, 2018).
Il fascismo non c’è più, ma la macchina contabile fascista è ancora lì…

    Bisogna prendere atto che l’articolo del codice fascista è menzognero e che la contabilità bancaria va rettificata di conseguenza attraverso una revisione che, partendo dal Rendiconto finanziario, che terrà conto degli afflussi da creazione, vada a rettificare anche il Conto economico e lo Stato patrimoniale.  

    In attesa dell’aggiornamento del codice civile, tuttavia, nulla vieta di procedere con la revisione contabile, anzi: s’impone, anche perché questa via è fattibile in virtù del disposto dell’art.2423 del codice medesimo, sulla redazione del bilancio, terzo capoverso:

Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo.

    Questo è quanto abbiamo chiesto a CARIGE, dal 2014 e al Tribunale di Genova dal 2016. Lo abbiamo richiesto anche a quasi tutti gli organi della Commissione Europea e alla stessa Banca Centrale Europea sperando che, per evitare l’implosione di questo sistema, non occorraaugurarsi la completa dismissione dell’euro stesso.

Breve bibliografia:
Prof. Massimo Costa, Sulla natura contabile delle “passività monetarie” nei bilanci bancari, ed. RIREA, giugno 2009
http://www.rirea.it/rirea/node/214
Proff. Charles W. Mulford, Eugene E. Comiskey,Cash Flow Reporting by Financial Companies: A Look at the Commercial Banks,   Georgia Tech College of Management, luglio 2009
https://smartech.gatech.edu/handle/1853/29098
Prof. Asgeir B. Torfason,Cash flow accounting in banks – a study of practice, Università di Goteborg, Aprile 2014
https://gupea.ub.gu.se/handle/2077/35272
Prof. Antonino Galloni,Il futuro della banca – Lineamenti di teoria bancaria e finanziaria, ed. Eurilink, Agosto 2014
http://eurilink.it/prodotto/il-futuro-della-banca-lineamenti-di-teoria-bancaria-e-finanziaria-2/
Thomas Mayer, Roman Huber,Vollgeld: Das Geldsystem der Zukunft. Unser Weg aus der Finanzkrise Taschenbuch, Tectum Sachbuch, Agosto 2014
https://www.amazon.de/Vollgeld-Geldsystem-Zukunft-Unser-Finanzkrise/dp/3828833500
Prof. Richard A. Werner,A lost century in economics: Three theories of banking and the conclusive evidence, International Review of Financial Analysis
Volume 46, Luglio 2016, Pagine 361-379
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477
Prof. Dirk J. BEZEMER  –

Towards an ‘accounting view’ on money, banking and the macroeconomy: history, empirics, theory, Cambridge Journal of Economics, Volume 40, Issue 5, pp. 1275-1295, Settembre 2016
https://academic.oup.com/cje/article-abstract/40/5/1275/1987682?redirectedFrom=fulltext
Avv. Marco Della Luna,

MONETA SCRITTURALE: LE ORDINANZE DEL TRIBUNALE, 28 Febbraio 2017
http://marcodellaluna.info/sito/2017/02/28/moneta-scritturale-le-ordinanze-del-tribunale/
Avv. Silvio Orlandi,

Un viaggio attraverso il non mutuo bancario. Analisi critica della questione monetaria,  Sindimedia Edizioni, Maggio 2018
https://www.amazon.it/viaggio-attraverso-bancario-questione-monetaria/dp/883199400X
Proff. Biagio Bossone, Massimo Costa,

The “accounting view” of money: money as equity, The World Bank, Maggio 2018
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/accounting-view-money-money-equity-part-i

Zoltan Jakab e Michael Kumhof, Banks are not intermediaries of loanable funds — facts, theory and evidence”, Staff Working Paper No. 761, Bank of England, ottobre 2018

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SOVRANISTI E SERVILISTI

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SOVRANISTI E SERVILISTI

Quello odierno sulla legge di bilancio non è tiro al piccione, ma tiro al tacchino:

La maggioranza del cambiamento  ha partorito una legge finanziaria di conservazione dell’esistente nei suoi tratti peggiori: infatti, concedendo il c.d. reddito di cittadinanza essa incentiva il parassitismo e il lavoro nero, mentre togliendo il credito d’imposta per l’innovazione disincentiva gli investimenti per l’efficienza e la competitività, fattore critico dell’economia italiana; inoltre non ha toccato i capitoli di spesa a spreco mentre non sostiene le assunzioni. Si noti: il reddito di cittadinanza va a sostenere la domanda interna, che non stimola la crescita economica, anche perché i poveri comperano perlopiù prodotti di importazione nei discount. Tagliare i fondi a innovazione e infrastrutture per sovvenzionare chi non lavora è la cosa più folle e suicida che si potesse immaginare. Ma l’elettorato grillino è così: vuole ciò che piace all’Italia che non ci piace. Di majo in pejo, insomma. I grillini vanno bene per fare opposizione, ma al governo sono più nocivi dei servitori dell’eurocrazia.

Il governo sovranista era partito con proclami di sfida e di menefrego verso l’UE e lo spread; ma, dopo i mancati aiuti di Trump e Putin, dopo le prime minacce di procedura di infrazione e le prime impennate dello spread, si è arreso, non avendo la forza né le condizioni politiche per resistere. Ha proprio capitolato, tanto da lasciare alla Commissione di scrivere i tratti fondamentali della legge di bilancio, che poi ha presentato in parlamento blindata dalla fiducia senza passare per la commissione. Ossia ha imposto al parlamento italiano di approvare senza discuterla una legge scritta all’estero da Moscovici e Dombrovskis. Esattamente l’inverso del sovranismo: questo governo si è fatto servilista, strumento dell’affermazione della sovranità straniera sull’Italia, della Commissione junckeriana sul parlamento italiano. E il Quirinale si è confermato garante di tale obbedienza.

Inoltre il governo ha accettato di imporre all’Italia un rialzo a 23 e 29 miliardi delle clausole di salvaguardia per il ’20 e il ’21, che porterebbero l’iva al 26%, per giunta in un periodo di recessione, congiunta alla prossima fine del quantitative easing, la quale rende insieme più probabile che le dette clausole scattino, e più devastante in senso depressivo il loro effetto: una follia.

Insomma, questi supposti sovranisti sono incompetenti, velleitari e immaturi, non sanno valutare le conseguenze delle loro azioni e sembrano proprio andare avanti senza alcuna strategia, ma solo con scelte tattiche, alla giornata, guardando ai sondaggi e improvvisando.

Agli ingenerosi cacciatori di tacchini che così sparano sul governo, io replico sommessamente: questa è una legge razionale, perché è una legge attendista, mirante a conservare i consensi in funzione delle prossime elezioni europee, con le quali si vuole rovesciare il rapporto di forza entro l’UE in favore di una politica economica espansiva e di tutela delle democrazie nazionali. Stanti gli sfavorevoli rapporti di forza attuali, è stata una scelta obbligata, anche se comprende concessioni alla demagogia a spese del sistema-paese.

Ammetto che altre cose però non sono razionali nelle scelte del governo.

Non razionale e inutilmente dannosa (per 3 miliardi, si stima) è stata la scelta di partire con dichiarazioni bellicose di stampo sovranista, per poi doversi piegare agli ordini delle istituzioni europee. Se non hai i mezzi per fare la guerra o non hai la volontà politica di farla, perché mai l’hai dichiarata?.

Non razionale, inoltre, appare l’aver rialzato le clausole di salvaguardia, appunto perché l’attuale tendenza recessiva italiana e generale, combinata con la fine del quantitative easing, aumenta assai il rischio che esse scattino e che poi, scattando, mandino in rovina il Paese.

Io però immagino ben tre possibili giustificazioni razionali di tale scelta apparentemente suicida:

a)Di Maio e Salvini scommettono che i sovranisti vinceranno le elezioni europee di Maggio 2019, che riformeranno le regole comunitarie, e che ciò risolverà i problemi di osservanza dei vincoli finanziari europei;

b)oppure auspicano il tanto peggio, tanto meglio, ossia che le clausole scattino, che l’iva schizzi al 26%, che si prospetti il baratro del crollo economico, e che ciò crei le condizioni per uscire dall’Euro e, forse, dalla stessa Unione Europea (oggi ancora il 70% degli italiani vuole restare dentro);

c)oppure ancora prevedono che, nel 2020, quando quelle clausole potranno scattare, al governo saranno non più loro, ma altri partiti, i quali quindi dovranno farsi carico della patata bollente (assieme agli italiani).

L’ipotesi a) è inverosimile: è molto probabile che i sovranisti non ottengano la maggioranza assoluta e che nell’Europarlamento si formi una maggioranza di popolari, liberali, socialisti; ma anche se i sovranisti ottenessero la maggioranza, non coopererebbero tra loro perché sono nazionalisti, e ciascun gruppo nazionale farebbe gli interessi del proprio paese; e già sappiamo che i paesi di Višegrád hanno un orientamento diverso da quello di Lega e Stelle; e che i sovranisti austriaci come quelli francesi hanno interessi contrastanti con l’Italia, quindi non ci sarà un fronte sovranista europeo.

L’ipotesi b) è problematica: è difficile prevedere che cosa avverrà in caso di tracollo economico; ma, stante la disunione, la remissività e la codardia tipiche degli italiani, è probabile ne approfitteranno i potentati finanziari stranieri, e che manderanno una supertroika a prendersi tutto il prendibile, comprando politici e istituzioni.

L’ipotesi c) è concretamente possibile: basta che questo governo non metta ministri competenti e capaci di rapportarsi con la realtà al posto di velleitari e improvvisati improvvisatori, basta che continui a procedere in modo dilettantesco, a far danni, a rimangiarsi promesse, e che l’economia continui a peggiorare. La popolazione generale non vede i nodi prima che arrivino al pettine: per ora, non presta attenzione e non capisce le implicazioni delle clausole di salvaguardia e delle altre scelte economicamente sbagliate, fatte a scopo elettorale. Ma se un domani alla gente arriveranno sul muso le conseguenze di tali scelte, qualcuno rischia di battere in sputtanamento lo stesso Matteo Renzi. 

21.12.18 Marco Della Luna

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SCIOPERO LITURGICO CONTRO SALVINI

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SCIOPERO LITURGICO CONTRO SALVINI

Don Paolo Farinella, parroco di S. Torpede in Genova, ha preannunciato che chiuderà la sua chiesa per questo Natale e non celebrerà l’eucarestia come protesta contro il DL Sicurezza di Matteo Salvini, siccome ritiene che ogni immigrante sia Gesù che fugge dalla persecuzione di Erode, quindi respingere gli immigranti sia respingere Gesù.

Coacervo di discutibili sciocchezze, prodotto “di punta” dei non-preti di oggi”, commenta un sacerdote padovano.

Io commento così:

Don Farinella innanzitutto viola i suoi doveri sacerdotali. I sacerdoti “sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del nuovo testamento” (Lumen gentium, n. 28). Celebrare la liturgia è la ragion d’essere del sacerdozio e privare dell’eucarestia i fedeli è sempre illecito, non vi sono giustificazioni. La cura delle anime dei propri parrocchiani e la loro salvazione viene prima di tutto.

In secondo luogo, lo Stato è laico e non può basare le proprie decisioni sul Vangelo o sul Corano o sui Veda.

In terzo luogo, la storia evangelica della fuga in Egitto tratta di una persona sola, non di una migrazione di massa come quella odierna (peraltro non dovuta a persecuzioni, se non minimamente); quindi non vi è analogia tra quella storia e il problema migratorio attuale.

In quarto luogo, la complessiva storia di Gesù-Yoshua narrata nei Vangeli è storicamente del tutto indimostrata (miracoli e resurrezione compresi), mentre è stato accertato che l’80% dei discorsi che i Vangeli attribuiscono a Gesù è posticcio come pure ampie parti dei Vangeli, che sono stati scritti da persone che non avevano conosciuto Gesù-Yoshua (tranne forse Giovanni). Perciò i Vangeli non sono un testo attendibile, da cui si possa ricavare qualsiasi precetto, ma sono mera materia di fede.

In quinto luogo, la Bibbia è piena di storie di Dio che esorta il suo popolo a guerre e genocidi per difendere la sua terra da altri popoli (vedi Giosuè e Gideone, per esempio), e Gesù-Yoshua, suo figlio, non ha sconfessato il Padre su questo punto.

In sesto luogo, la storia oggettiva della Chiesa Romana è ricca di guerre ora istigate, ora combattute direttamente; di persecuzioni e stragi; di benedizioni di armi, di conquiste, di riduzione in schiavitù di molte genti; di partecipazione al grande business che oggi è all’origine della migrazione di massa; quindi questa chiesa non ha titoli morali per giudicare.

In settimo luogo, le organizzazioni legate alla Chiesa Cattolica hanno lucrato fortemente sul business degli immigrati, e il Papa, anche per rendersi popolare nel terzo mondo, ha appoggiato l’immigrazionismo; se ora Salvini toglie loro questa fonte di reddito, allora lo sciopero liturgico si comprende come sciopero economico sotto mentite spoglie.

16.12.18 Marco Della Luna

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NATALE SULL’ABISSO

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NATALE SULL’ABISSO

Profezie sull’incipiente Recessione

Inverno 2018: è incominciata una flessione globale dell’economia in un quadro pericolosissimo, e non solo per i 2,2 milioni di miliardi di titoli potenzialmente tossici in giro per il mondo, 33 volte il prodotto mondiale (Il Sole-24Ore del 06.12.18), ma soprattutto per l’attuale struttura sociopolitica del genere umano nel suo complesso:

-Da un lato, la popolazione generale avrebbe l’interesse a rilanciare l’economia e uscire dalla recessione, ma ma non sa come e nel mondo globalizzato e finanziarizzato il suo peso sociale è divenuto pressoché nullo, come pure la sua forza di contrattazione col potere; essa non ha più alcuna capacità politica di farsi valere, e del resto le istituzioni politiche sono sottomesse ai potentati finanziari apatridi. I leaders ‘populisti’ vengono sistematicamente stoppati o piegati. Per giunta, il popolo non ha le basi per capire le dinamiche economico-monetarie e fondamentalmente beve lo story-telling ufficiale; anche le contestazioni dei movimenti sè-credenti antisistema restano all’interno del sistema, che non capiscono, prendendosela soltanto con aspetti marginali di esso.

-Dall’altro lato, abbiamo una global class che detiene il potere politico reale e  possiede gli strumenti per rilanciare facilmente la crescita economica ma non ha alcun interesse a farlo, anzi essa ha l’interesse opposto, essendosi oramai accaparrata le ricchezze e le fonti di reddito primarie del pianeta e avendo oramai indebitato verso di sé in modo indissolubile gli Stati stessi – gli emissari di questi interessi sono i vari Macron, Junker, Merkel, Moscovici, Draghi.  Essa oggi si concentra piuttosto sul rafforzamento del suo controllo della società e sui relativi strumenti tecnologici, mediatici e legislativi. 

Per queste ragioni, l’incipiente recessione ha un potenziale distruttivo abissale, senza precedenti per la società e, prima che essa sia finita, potremmo ritrovarci a vivere in condizioni molto diverse dalle attuali, e non solo economicamente: questa recessione potrebbe essere portata avanti e usata, in congiunzione con la montante crisi del cambiamento climatico, per risolvere il problema ecologico e demografico.

Questa volta la recessione è cominciata in modo graduale, ma diverrebbe un crollo ingovernabile e dagli effetti imprevedibili qualora esploda, per cominciare, la bomba dei circa 6.700 (si stima) miliardi di junk bonds e crediti irrecuperabili nei bilanci delle banche dell’Eurozona, soprattutto di quelle francesi e tedesche, e principalmente nella Deutsche Bank. Fino ad ora le crisi sono state governate e ammortizzate, e le rotture di sistema sono sempre state evitate, mediante gigantesche creazioni e iniezioni di denaro (palesi o sottobanco) da parte delle banche centrali. Potenza della sovranità monetaria, elasticità del capitalismo finanziario. Ma non si può dar per certo che lo facciano anche questa volta.

Buon Natale.

08.12.18 Marco Della Luna

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MONOTEISMO, MONOMANIA, UTOPIA

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MONOTEISMO, MONOMANIA, UTOPIA

Note a margine di Ipazia di Alessandria e l’enigma di S. Caterina, di Nicola Bizzi (Aurora Boreale, 2018)

Tutti i monoteismi religiosi, come i totalitarismi ideologici, storicamente sono stati processi rivoluzionari, intolleranti, illiberali, che, mediante violenze, persecuzioni e propaganda, hanno cercato di cancellare, la cultura, i valori, i mores delle civiltà in cui prendevano il potere.

Consideriamo la storia oggettiva delle varie religioni monoteiste (o enoteiste o monolatriche1): atonismo (il culto solare di Amenhotep IV alias Ekhnaton), giudaismo, mazdeismo, cristianesimo, islamismo.

Se guardiamo in particolare a ciò che esse hanno fatto ogniqualvolta hanno scalato e preso il potere, troviamo che ciascuna di esse non solo crede, monomaniacalmente, di essere l’unica detentrice della verità, ma anche ha cercato di realizzare un nuovo uomo, una nuova società, un nuovo ordinamento giuridico. Esse quindi, tutte, hanno proceduto cancellando (demonizzando, perseguitando, travisando) il preesistente, e imponendo un pensiero e una verità unica, un unico modo di esperienza spirituale, con la promessa che questo nuovo modello risolverà presto tutti i mali, le ingiustizie e porterà la felicità e libertà, perché ovviamente esse sanno qual è il vero Bene e che esso vale per tutti, sicché chiunque lo rifiuti ha torto.

Ovviamente, per realizzare il loro progetto, cioè il nuovo uomo e il nuovo ordine, devono eliminare rapidamente il vecchio, le resistenze, con la violenza, che sempre è risultata indispensabile, perché il “vecchio”, il tradizionale, è storicamente consolidato nell’animo della gente, nella sua sensibilità, e nei mores come “fisiologia” del funzionamento culturale, sociale, politico, economico, spirituale. Il libro di Nicola Bizzi ampiamente descrive la resistenza della società tradizionale alla imposizione del cristianesimo e delle sue gerarchie.

Tutto questo le suddette religioni hanno in comune con le ideologie politiche totalitarie: fascismo, nazismo, comunismo, maoismo. Infatti sono tutte species di quella fallacia illuministica, costruttivistica, che con Karl Popper possiamo chiamare ‘utopismo’, ingegneria sociale ‘olistica’2: ossia, appunto, del convincimento che, in base a una nuova teoria o scoperta o rivelazione, sia possibile e doveroso ristrutturare l’uomo e la società come si ristruttura una casa: basta un buon progetto, molta buona volontà, la giusta forza e fermezza, e tutto funzionerà per il meglio: si realizzerà un ordine perfetto che durerà fino alla fine dei tempi. Invece, ogni tentativo di fare cose simili manca la meta prefissa e causa immense sofferenze, immense stragi e persecuzioni, immensi danni civili e materiali, prima di cadere o di trasformarsi in qualcos’altro. Infatti un corpo sociale non è una casa, non è un corpo inerte che si possa modificare a piacimento, ma un corpo vivente, e vivente secondo un ordine, una fisiologia, sviluppatisi lentamente nel corso della sua storia, cioè di secoli.

Mentre le religiosità politeistiche esprimono e sostengono questi equilibri organici e assettati, rispettosi perlopiù delle varie componenti etniche, culturali, cultuali, censuarie del corpo sociale -sono quindi religiosità mature, includenti-, al contrario, le religioni monoteiste sorgono tutte, storicamente, come progetti monomaniacali, rivoluzionari, escludenti, olistici e utopistici nel predetto senso, aggravati dal fatto di essere prescritti da un dio (o da una ‘scienza’ sentita come verbo divino, come è il caso del mercatismo), quindi dall’essere indiscutibili; e inevitabilmente generano violenza, così come le ideologie totalitarie, non solo perché devono eliminare la religione già esistente per sostituire ad essa il loro modello, ma anche perché promettono la soluzione rapida dei problemi esistenziali – la morte, il senso della vita, la giustizia, etc.3 – e, ovviamente, non riescono a mantenere queste promesse (recentemente si è visto il fallimento pratico del governo dei Fratelli Musulmani in Egitto); onde suscitano frustrazione nei devoti, e questa frustrazione, non potendo esse riconoscere il loro fallimento, deve essere scaricata all’esterno, affinché non crei lacerazione interna o dubbi – deve essere scaricata, cioè, su un capro espiatorio, che può essere interno (gli eretici) oppure esterno (gli infedeli, chi non si converte alla nuova religione): tutti questi capri espiatori vanno uccisi per volere di Dio.

L’islamismo è permanentemente in questa fase militante, uccidendo per motivi religiosi mediamente 100.000 infedeli all’anno nel mondo. Il giudaismo, che in origine si impone con la massima violenza però solo verso i membri del popolo eletto, oggi è in armi e in guerra per difendersi, e sa difendersi. Il mazdeismo, che gli inizi della sua carriera politica era molto impegnato con le armi, si è quasi estinto. Il cristianesimo, dopo aver fatto tali cose per secoli – come descrive il libro di Nicola Bizzi – e nei modi più feroci, in seguito, assai di recente, si è “civilizzato” e ha smesso dapprima di farle, poi di legittimarle, e ora le subisce per mano islamica mentre si dichiara una religione di amore, tolleranza, mitezza, perdono, tacendo e facendo tacere sue gesta storiche, sistematicamente perpetrate per 17 secoli abbondanti.

Nel cristianesimo moderno, civilizzato, secolarizzato, non più politicamente al potere, e ridimensionato dalla critica epistemologica, storica, filologica, la frustrazione per il non avverarsi della promessa e attesa soluzione divina dei mali esistenziali, è stemperata dallo stesso stemperarsi, assieme al senso del divino, dell’aspettativa di quella soluzione; e quel che resta di essa, si scarica perlopiù in via introversa: il credente viene educato ad imputare a sé stesso la causa del malandare delle cose, causa che è il peccato, anziché prendersela cogli altri. Quindi è ora facile per questa religione far dimenticare, presso le masse non istruite, il suo prevalente passato – 17 secoli su 20; ma libri come quello di Bizzi la riportano alla sua realtà.

14.11.2018 Marco Della Luna

1L’islamismo è propriamente monoteista, perché afferma l’esistenza di un unico essere di natura divina, onnipotente, onnisciente, eterno, creatore di tutti gli altri esseri. Le altre religioni non sono monoteiste. L’atonismo era monolatrico, ossia tributava culto a un unico dio, pur ammettendo l’esistenza di altri dei. Il mazdeismo crede in due dei: Ahura Mazda, il Bene; e Arei Manyu, il Male, nessuno dei due creato dall’altro; ovviamente adora solo il primo; è quindi una monolatria. Anche il giudaismo riconosce una pluralità di elohim (parola di origine ignota, che noi traduciamo come “dei”), di cui Jahvè è uno (gli altri sono Milkom, Kamosh, Baal Peor, El Elion); inoltre questi elohim vengono descritti come esseri tangibili, materiali, simili agli dei greci e romani; e nella cultura ebraica antica non esistono nemmeno i concetti di ente immateriale, di eternità, di onnipotenza, di creazione dal nulla – concetti tipicamente greci. Quindi anche il giudaismo è una monolotria politeristica. Il cristianesimo parte come monoteismo, mai in seguito, col Concilio di Nicea, viene ad affermare esplicitamente l’unità della sostanza divina e la pluralità (trinità) delle persone di dio. Poi, nei secoli, assorbe – soprattutto nella sua confessione cattolica – il vissuto devozionale della pluralità dell’esperienza e della manifestazione divina attraverso la creazione di un esercito di figure intermedie, dagli angeli ai santi alla Madre divina.

2‘Olismo’, dal geco ‘holos’ (intero), nel senso popperiano intende ogni progetto di cambiare l’ordinamento, la società, nel loro insieme e simultaneamente per adeguarli a un modello corrispondente al Bene rivelato, anziché correggerne via via i maggiori difetti.

3I primi cristiani, come scrivono nel Nuovo Testamento, si aspettano il ritorno in gloria e potenza del Redentore entro pochi anni, letteralmente prima che l’ultimo dei viventi al tempo di Gesù sia morto. La tempistica viene allungata e infine proiettata su un orizzonte indefinito solo poiché questa predizione non si avverava. Similmente, i Testimoni di Geova predicevano il Giudizio per il 1914, ma poi ovviamente hanno dovuto cambiare le loro pubblicazioni.

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L’ITALIA E IL NEMICO CAROLINGIO

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L’ITALIA E IL NEMICO CAROLINGIO

Non si tratta di nazionalismo, ma di legittima difesa dell’economia contro interessi opposti

Mentre scrivo queste righe, si scalda lo scontro sul deficit del bilancio 2019 (2,4% sul PIL) presentato dal governo italiano e la c.d. Europa, con impennate dello spread: Bruxelles, Moskovici, Dombrovskis lo cassano e minacciano una procedura di inflazione.

Oggi gran parte del mondo – USA, Cina, India, Russia… – ha ripreso con successo, più o meno vigorosamente, politiche espansive, di investimenti (a deficit), di riduzione fiscale e di crescita. I loro sistemi bancari fanno credito all’economia reale e non solo a quella finanziaria.

All’opposto, l’Unione Europea, con la BCE, resta stolidamente abbarbicata a un modello finanziario deflativo, incentrato su austerità e competizione nell’esportazione – cioè, non potendosi abbassare il corso dell’Euro, per recuperare competitività nell’export i paesi non dominanti abbassano salari. Di conseguenza, l’area comunitaria, e soprattutto l’Eurozona, è in coda ai paesi OCSE in quanto ad andamento economico. L’Italia è in coda a questa coda, per le ragioni che ora vedremo. Il sullodato modello finanziario deflativo non è frutto di masochismo, né incompetenza economica, né di ostinazione su dogmi smentiti dai fatti: esso è funzionale agli interessi del capitalismo tedesco e francese, e a ricaduta agli interessi degli elettorati tedesco e francese. Esso infatti, assieme all’Euro, serve al rastrellamento delle risorse dei paesi deboli e all’assunzione definitiva di un ruolo egemonico sull’Europa occidentale, da parte dell’Asse carolingio Berlino-Parigi. Il meccanismo è molto semplice, spiegato in tutti i testi di economia internazionale:

Se hai un paese (l’Italia, per esempio) con una produttività minore, ossia con costi di produzione maggiori, rispetto a un altro (la Germania, sempre per esempio), avrai che i consumatori del primo paese avranno interesse, perché risparmieranno, a comperare i prodotti del secondo paese – quindi il primo paese si indebiterà progressivamente verso il secondo; e gli imprenditori del primo paese avranno interesse a trasferirsi nel secondo paese, perché là i loro investimenti renderanno di più – quindi il primo paese perderà liquidità verso il secondo; e i migliori lavoratori del primo paese avranno interesse a emigrare nel secondo, perché avranno paghe e servizi migliori – quindi il primo paese perderà le sue migliori risorse umane a vantaggio del secondo. In conseguenza, il primo paese perderà i mezzi per fare investimenti necessari ad efficientarsi e ad aumentare la propria produttività, mentre il secondo paese ne avrà in abbondanza, e aumenterà il suo vantaggio competitivo sul primo.

Fortunatamente per il primo paese e per gli equilibri internazionali, i flussi di denaro suddetti dal primo paese al secondo, facendo aumentare l’offerta della moneta del primo paese e la domanda del secondo, producono una svalutazione della prima e una avvalutazione della seconda; ne consegue che i prodotti del primo paese costeranno meno rispetto a quelli del secondo, e viceversa; onde si ristabilirà un bilanciamento.

Se però introduci il blocco dei cambi, come si è fatto con l’Euro (e prima con altri due sistemi, lo SME e l’ECU, dimostratisi rovinosi), questo fisiologico aggiustamento e riequilibrio non potrà più avvenire, e le risorse del primo paese si travaseranno nel secondo paese, il quale potrà comperare per prezzi di realizzo i migliori assets (o ‘cespiti’, in lingua italiana) del primo paese, sfruttando la sua condizione di indebitamento, e finendo per impadronirsi di esso. Il primo paese potrà ritardare questo esito tagliando duramente i salari onde recuperare parzialmente la competitività (che non può più recuperare lasciando svalutare la moneta e investendo in innovazione) e realizzare così saldi attivi di bilancia commerciale; ma perderà gradualmente efficienza e resterà indietro – ed è questo che sta avvenendo all’Italia sotto la regia della BCE e dell’UE.

Il processo di travaso può essere accelerato e forzato introducendo vincoli di bilancio che costringano il primo paese a realizzare permanentemente attivi primari del bilancio pubblico (ossia lo Stato preleva più soldi con le tasse dal sistema, di quanto gliene restituisca con la spesa pubblica): ciò determinerà insolvenze per carenza sistemica e crescente di liquidità, calo della domanda, interna, degli investimenti. Questo è lo scopo delle regole di finanza europee.

L’Euro è concepito sul modello del Franco Coloniale Francese, o CFA, oggi Franc Communauté Financière Africaine (valuta comune di 14 (o 15) stati africani e 155 milioni di persone), con cui la Francia si è presa la sovranità monetaria di buona parte del Continente Nero, una parte ricca di petrolio, e la esercita -si badi bene- attraverso il suo governo, non avendola ceduta alla BCE né alla Banca di Francia. La Francia, che impose il Franco Coloniale nel 1945 e tuttora lo emette, lo rende convertibile in Euro al cambio fisso di 1:1, ma i paesi della Comunità devono lasciare in deposito il 65% delle loro riserve valutarie in un conto di transazione della Banque de France a Parigi, cioè devono lasciare alla Francia il 65% di ciò che incassano dalle loro esportazioni, anche se così facendo devono lasciar morire di fame la loro popolazione e rinunciare agli investimenti per lo sviluppo. Le politiche delle due banche di emissione del Franco Coloniale sono decise insieme a rappresentanti francesi, formalmente in modo paritario, sostanzialmente dalla sola Parigi, che, attraverso il controllo della moneta e delle riserve (oltreché attraverso le sue forze armate), mantiene il suo potere coloniale senza però le responsabilità del rapporto coloniale dichiarato. La guerra contro la Libia aveva tra i suoi scopi quello di fermare l’iniziativa di Gheddafi per una moneta africana garantita con oro e che avrebbe spodestato il Franco Coloniale. Il Franco coloniale non permette ai paesi africani della Comunità di fare una libera politica di interesse nazionale, e li relega a serbatoio di materie e manovalanza, dato che, come già detto, devono lasciare alla Francia il 65% del loro attivo commerciale, quindi non possono investire per il loro sviluppo e devono pertanto svendere le loro risorse per tirare avanti. L’aggancio prima al Franco francese, ora all’Euro, tiene alto il corso del Franco Coloniale, quindi deprime le esportazioni, scoraggia gli investimenti mentre incentiva le importazioni (come avviene per l’Italia). Per giunta, la libera circolazione e la convertibilità in Euro del Franco Coloniale favorisce l’esportazione di capitali da questi sfortunati paesi: i leaders africani (sostenuti e pagati per servire il Paese esagonale) vanno a Parigi con le valigie piene di franchi coloniali che scambiano contro franchi o in dollari, e le banche centrali africane sono obbligate a riscattare questi CFA che i leaders hanno lasciato in Francia e che la Francia non vuole tenere. E devono farlo attingendo dal 65% dell’attivo commerciale che devono lasciare in Francia. Non vi è da stupirsi se tutto ciò induce milioni di africani di questa Comunità ad andarsene. Sono migranti economici, profughi non della guerra ma del colonialismo finanziario francese (e di quello cinese, e del land grabbing delle multinazionali…) – un colonialismo simile a quello che viene applicato all’Italia1.

L’Euro sta portando l’Italia in Africa, assieme alla Grecia e ad altri. La Francia non è una potenza democratica, umanitaria, amica: è una potenza coloniale, durissima, pericolosissima, fortemente nazionalista, che vive sullo sfruttamento scientifico, sistematico e sanguinoso dei più deboli che riesce a tener sotto di sé – così come generalmente avviene nei rapporti tra Stati, che la gente comune immagina e vuole simili ai rapporti tra le persone, ossia guidati dai sentimenti e dalla morale, ma che nella realtà sono guidati dall’interesse e regolati dai rapporti di forza. L’elettorato francese trae benefici dal suddetto sfruttamento, quindi si trova in obiettivo contrasto di interessi con i paesi sfruttati della Comunità Africana, e con quelli della Comunità Europea. Inoltre complessivamente , proprio come i tedeschi, disprezza gli italiani, che considera traditori nella II GM. Certo, la Francia non prende dall’Italia materie prime: prende aziende, mercati, infrastrutture. E non ci illudano gli abbracci tra Matteo Salvini e Marine Le Pen: questo conflitto non si può conciliare all’insegna del comune sovranismo tra Front National da una parte e sovranisti italiani dall’altra, perché è un conflitto non ideologico ma di interessi economici pratici. Per superarlo, bisognerebbe realizzare un’alleanza di interessi, offrire alla Francia qualcosa di più vantaggioso in cambio del suo progetto sull’Italia e sugli altri paesi europei deboli – exempli gratia, un’alleanza per far fronte comune contro la concorrenza colonialista cinese in Africa. Altrimenti si avrà come esito o lo schiacciamento finale dell’Italia, oppure la rottura dell’ordinamento UE o quantomeno dell’eurosistema.

Proseguendo nella lettura, si vedrà come il modello “estrattivo” del Franco Coloniale francese si combina col modello del Piano Funk tedesco nella strategia monetaria e finanziaria dell’Euro per la ristrutturazione politico-economica dell’Europa a vantaggio dell’Asse Carolingio franco-tedesco; e si capirà così che cosa era realmente l’idea alla base della costruzione europea, cioè porre fine ai conflitti tra Francia e Germania: era il progetto di allearle in un’impresa di sottomissione e sfruttamento degli altri paesi europei. Per questa ragione l’UE e l’Euro non possono essere corretti in quel loro difetto suddetto, che tanto ci danneggia, perché non è un difetto, bensì la loro ragion d’essere.

Ovviamente, per realizzare cosiffatti travasi neocoloniali è indispensabile acquistare o conquistare la collaborazione dei vertici istituzionali e dei mass media del paese da svuotare, soprattutto quando gli squilibri così generati generano tensioni socialmente laceranti nel paese vittima. E, se un governo si ribella, se cerca di fare investimenti a deficit per lo sviluppo nazionale, viene attaccato e delegittimato dall’esterno e dall’interno, e sostituito col Quisling di turno.

Questa è sostanzialmente la storia dell’Italia e del direttorio franco-tedesco nella Unione Europea, con la Germania in prima fila ad insistere affinché il governo prendesse il risparmio degli italiani per ridurre il debito pubblico – ossia affinché lo consegnasse ai soliti banchieri-predoni franco-tedeschi, come è avvenuto nel ‘salvataggio’ della Grecia nell’anno 2011. Corrispondentemente, abbiamo la seguente asimmetria tra la giurisprudenza della corte costituzionale italiana e la corte costituzionale tedesca: la nostra dice che, salvi (a parole) i principi fondamentali, le norme europee prevalgono sulla nostra costituzione; quella tedesca dice che le norme europee e in generale le cessioni di sovranità agli organismi comunitari sono ammissibili in quanto rispettino l’identità costituzionale tedesca (compreso l’ambito economico).

Abbiamo quindi una giurisprudenza per servi, e una giurisprudenza per padroni (Herrenvolk), in contrasto con l’art. 11 Cost., che prescrive condizioni di parità nella limitazione della sovranità.

L’aspettativa popolare, dominante in passato soprattutto in Italia, che vi sarebbe stata un’integrazione europea ispirata da uno spirito di solidarietà e apportatrice di efficienza, benessere, sicurezza, si è infranta contro l’evidenza dei fatti: le politiche europee, decise sempre più unilateralmente da Germania e Francia, sono state intenzionalmente e ab initio progettate al fine di trasferire risorse economiche e professionali dai paesi periferici alla Germania e, secondariamente, alla Francia – dalla politica agricola comune alla politica monetaria e fiscale.

Sono venute alla luce, soprattutto per merito dell’economista Antonino Galloni (che tentò di contrastarle) le articolate e protratte azioni di boicottaggio, condotte dalla Germania, e soprattutto dal cancelliere Kohl, contro l’Italia, finalizzate a bloccare le riforme utili all’efficienza e alla stabilità del sistema-paese, e a boicottarlo, allo scopo di porlo in condizioni tali da poterne rastrellare le risorse.

Le successive operazioni di Ciampi, Prodi e Monti al servizio di Berlino e Parigi sono state fasi avanzate, di quella strategia, la fase della mietitura; mentre l’operazione Mani Pulite, la farsa di risanamento giudiziario del Paese, servì da copertura alle manovre più proditorie di cessione di assets e di sovranità ai capitali stranieri. Alla luce di tali dati storici, le parole dell’Inno europeo, cioè dell’Inno alla Gioia di Schiller, “seid umschlungen, Millionen” (“state abbracciati, o milioni”), suonano ora irridenti proprio come quelle della scritta “Arbeit macht frei” che dava il benvenuto al Lager di Auschwitz.

Il sistema-paese Italia, entro la struttura europea, ha proseguito sul suo cammino di degenerazione e decadimento economico, civile, tecnologico, culturale, giuridico, politico. La sua cricca dirigente si mantiene sulla poltrona, nonostante il generale male andare del Paese, grazie agli accordi quislinghiani con potentati economici stranieri, ai quali, in cambio di appoggio politico e mediatico, consente di prendersi ampie porzioni della liquidità nazionale, le migliori industrie, i migliori mercati. Indebitarsi ed essere svenduto a pezzi ai creditori-finanziatori è però il destino di ogni paese decadente e che rimane indietro in fatto di efficienza produttiva. L’Unione Europea e l’euro si sono rivelati come gli strumenti per questa operazione di smantellamento e cannibalizzazione dell’Italia (di questa materia mi sono occupato principalmente in Euroschiavi, Cimiteuro, Polli da spennare, Traditori al Governo, Oligarchia per popoli superflui).

Mentre scrivo, da un lato il governo Lega-Stelle preavvisa la cricca di Bruxelles che presto verrà mandata a casa dalla prevedibile vittoria sovranista alle elezioni europee del maggio 2019 (cosa tutt’altro che certa), mentre dall’altro lato la medesima cricca, appoggiata dai mass media, manda minacce e preavvisi di colpi di spread e colpi di Stato, e gli opinionisti discettano sul se, come e quando il golpe sarà eseguito, o perlomeno tentato. Tutti concordano che il ruolo pivotale spetterà al Quirinale, in quanto supremo garante della sottomissione dell’Italia (nella costituzione reale) alle potenze egemoni.

Il dato forte, incombente e ineludibile, è che, per i prossimi 25 anni, la produttività (efficienza produttiva) italiana è prevista in costante declino; il che implica il passaggio dell’Italia al Terzo Mondo (molto prima di 25 anni), perché l’Italia continuerà a perdere competitività, quindi a dover ridurre i salari e le prestazioni sociali per compensare tale perdita, non potendo lasciar svalutare la sua moneta dato che l’euro blocca l’aggiustamento fisiologico dei cambi. Continueranno il calo della domanda interna, la crescita delle insolvenze, il calo e/o lo scadimento dell’occupazione, la fuga di aziende, capitali e cervelli, il take-over da parte dei capitali stranieri.

Per uscire da questa traiettoria di declino, l’Italia dovrebbe innanzitutto (ma non solo) fare investimenti infrastrutturali di lungo termine, cioè almeno ventennali, e idonei a far risalire la produttività: ricerca, tecnologie, ammodernamento, formazione del personale, infrastrutture, sistemazione idrogeologica. Però per fare tali investimenti si dovrebbe vincere la resistenza e i vincoli europei, che sono stati formulati proprio per mantenere l’Italia (e gli altri paesi poco efficienti) in uno stato di crisi e involuzione controllate permanenti, onde poterne rastrellare fino al fondo le risorse finanziarie, aziendali, professionali al fine di trasferirle in Germania e Francia (questo è il piano della c.d. integrazione europea: l‘opinione pubblica pensa e sente i rapporti tra diversi paesi come se fossero rapporti tra individui, cioè in termini di amicizia e inimicizia, solidarietà, invidia, eccetera; e questa sua tendenza e cognitiva viene sfruttata per vendergli una narrazione antropomorfica, ingannevole della politica internazionale ed estera, compresa quella comunitaria). E bisognerebbe vincerli non solo per il prossimo anno né per un anno alla volta né per tre alla volta, bensì per un programma di almeno vent’anni, concordato e accettato con Bruxelles. Con un programma ventennale di investimenti, gli imprenditori privati, potendo contare su lunghi e grossi appalti pubblici, investiranno i loro soldi in attrezzature e assunzioni, facendo partire un grande circolo virtuoso ed espansivo anche di domanda interna.

Il permesso per finanziare un tale piano è alquanto difficile da conseguire, perché gli interessi e il piano europeisti sono nel senso che l’Italia debba continuare il suo declino e la cessione di aziende, capitali, professionisti ai paesi egemoni; e i garanti interni di questo piano europeista – Quirinale, magistrati interventisti (anche nella Corte Costituzionale), apparati ministeriali, mass media – sono già stati mobilitati, e dovranno organizzare qualcosa per fermare l’attuale governo tra qui e le elezioni europee, cioè prima che i partiti sovranisti possano vincere. Per fermare un governo sostenuto da oltre il 60% degli italiani, e con moltissimi osservatori già contro-mobilitati per denunciare ogni tentativo di nuovo golpe ordito sia dall’interno che dall’estero. Una bella partita. Una partita in cui entrano anche gli USA, l’unica potenza che abbia la forza necessaria per cambiare le regole del gioco e alleviare, se non spezzare, il giogo franco-tedesco che grava sull’Italia, e lo fanno, tra l’altro, attraverso una grande banca di investimenti che compera i BTP italiani per sostenerli calmierando i rendimenti. Ovviamente non è un intervento disinteressato, ma ciò non toglie che possa essere molto benefico. D’altronde, all’Italia conviene essere sottomessa direttamente al re, cioè a Washington, piuttosto che ai suoi vassalli, Berlino e Parigi.

Dei predetti garanti dell’europeismo sono possibili due valutazioni alternative: la valutazione moralistica e la valutazione realistica. La lettura moralistica dice: i presidenti della Repubblica e i sullodati magistrati sono traditori della patria e del giuramento di fedeltà ad essa, in combutta con gli stranieri; sicché sono colpevoli di alto tradimento. La lettura realistica (la mia) dice, per contro: l’Italia è collocata, per ragioni storiche di sconfitte militari, in una posizione di sudditanza rispetto ad certe potenze straniere e ai loro interessi (lo dimostra il fatto che, a 73 anni dalla II Guerra Mondiale, è ancora occupata da circa 130 basi militari statunitensi), cioè si trova in posizione subordinata entro la gerarchia degli Stati, e deve obbedire entro un foedus iniquum, per dirla nel latino giuridico. Si sa che, per Italia e Germania, esistono in tal senso protocolli aggiunti al trattato di pace con gli Alleati, il cui contenuto non è pubblico, e che vengono fatti sottoscrivere ai capi del governo. I suoi presidenti della Repubblica e i predetti magistrati sono garanti di questa obbedienza agli interessi stranieri e non fanno altro che impedire che i governi vadano contro tale condizione di sottomissione esponendo il Paese a ritorsioni che sarebbero peggiori della sottomissione stessa. Non hanno quindi alcuna colpa. La soluzione non è fucilarli alla schiena per alto tradimento, ma emigrare verso paesi che non siano in una condizione svantaggiata di sudditanza. Molte tra le persone più intelligenti e qualificate hanno preso questa via.

In ogni caso, bisogna anche fare un’opera di divulgazione-ufficializzazione dei trattati e dei protocolli riservati che vincolano e sottomettono l’Italia a comandi e interessi stranieri, altrimenti ogni ragionamento politico ed economico rimane minato dalla grande incognita costituita da tali obblighi, e di importanti atti politici contrari agli interessi nazionali rimarrà sempre il dubbio se siano stati compiuti per costrizione, per tradimento o per incompetenza.

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EUROQUESTIONARIO

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Posto che la gestione fatta dall’ordinamento europeo, dalla politica agricola a quella economica, finanziaria, monetaria e migratoria è stata pessima e lesiva dei nostri interessi, con vantaggio di altri;

Posto che questo organismo europeo ha già perpetrato colpi di stato, di cui uno anche in Italia, sempre a nostro danno;

Ciò posto, e se concordate sulla premessa, scegliete una delle seguenti opzioni:

1)Bisogna restare sotto quell’organismo europeo per evitare le punizioni in caso di tentativo di fuga.

2)Bisogna restare sotto di esso perché esso ci fa meno danno di quanto ce ne faremmo noi stessi se fossimo liberi da esso.

3)Bisogna restare sotto di esso cercando di riformarlo, perché riformarlo è possibile.

4)Bisogna cercare di abbatterlo da dentro, perché non è riformabile, perché se cercassimo di uscire ci farebbe molto danno per punirci, e perché una volta recuperata l’indipendenza ci faremmo meno danni di quanto ce ne farebbe esso.

05.10.18 Marco Della Luna

 

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DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

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DEFICIT DI BILANCIO E DEFICIT DI EFFICIENZA

Dove porta la legge finanziaria sovranista?

Per i prossimi 25 anni la produttività (efficienza produttiva) italiana è prevista in costante declino; il che implica il passaggio dell’Italia al Terzo Mondo (molto prima di 25 anni), perché l’Italia continuerà a perdere competitività, quindi a dover ridurre i salari e le prestazioni sociali per compensare tale perdita, non potendo lasciar svalutare la sua moneta dato che l’euro blocca l’aggiustamento fisiologico dei cambi. Continueranno il calo della domanda interna, la crescita delle insolvenze, il calo e/o lo scadimento dell’occupazione, la fuga di aziende, capitali e cervelli, il take-over da parte dei capitali stranieri.

Per uscire da questa linea di declino, l’Italia dovrebbe fare investimenti infrastrutturali di lungo termine, cioè almeno ventennali, e idonei a far risalire la produttività: ricerca, tecnologie, ammodernamento, formazione del personale, infrastrutture, sistemazione idrogeologica. Ma per fare tali investimenti si dovrebbe vincere la resistenza e i vincoli europei, che sono stati formulati proprio per mantenere l’Italia (e gli altri paesi poco efficienti) in uno stato di crisi e involuzione controllate permanenti, onde poterne rastrellare fino al fondo le risorse finanziarie, aziendali, professionali per trasferirle in Germania e Francia (questo è il piano della c.d. integrazione europea).

E bisognerebbe vincerli non solo per il prossimo anno né per un anno alla volta né per tre alla volta, bensì per un programma di almeno vent’anni, concordato e accettato con Bruxelles. Con un programma ventennale di investimenti, gli imprenditori privati, potendo contare su lunghi e grossi appalti pubblici, investiranno i loro soldi in attrezzature e assunzioni, facendo partire un grande circolo virtuoso ed espansivo anche di domanda interna.

Il permesso per finanziare un tale piano è alquanto difficile da conseguire, perché gli interessi e il piano europeisti sono nel senso che l’Italia debba continuare il suo declino e la cessione di aziende, capitali, professionisti ai paesi egemoni; e i garanti interni di questo piano europeista – Quirinale, magistrati interventisti (anche nella Corte Costituzionale), apparati ministeriali, mass media – sono già stati mobilitati, e dovranno organizzare qualcosa per fermare l’attuale governo tra qui e le elezioni europee, cioè prima che i partiti sovranisti possano vincere. Per fermare un governo sostenuto dal 62% degli italiani, e con moltissimi osservatori già contro-mobilitati per denunciare ogni tentativo di nuovo golpe ordito sia dall’interno che dall’estero. Una bella partita.

Ma quand’anche si riesca a varare un programma ventennale di investimenti, vuoi attraverso una vittoria sovranista alle imminenti elezioni europee, vuoi attraverso una modificazione negoziata dei trattati, vuoi attraverso l’uscita dall’euro e il recupero della sovranità monetaria che consenta una spesa pubblica mediante un’emissione di debito protetto dalla garanzia di acquisto da parte della banca centrale italiana, resterà da vedere se il sistema-paese Italia sia o non sia capace di fare tali investimenti in modo efficace, ossia tale da aumentare adeguatamente la produttività, anziché ancora una volta all’italiana, peggiorando le cose.

L’esperienza ormai settantennale con investimenti di analogo scopo nel Mezzogiorno è in senso  negativo, così come l’esperienza della ricostruzione dopo i recenti terremoti, nonostante tutte le promesse e garanzie di stretta sorveglianza: gli investimenti sono stati inefficaci perché mal progettati, eseguiti disorganicamente, diretti principalmente da scopi clientelari  e con  metodi criminali.

Anche coloro che promettevano che l'”Europa” e l’euro, con le loro regole, avrebbero risanato il sistema-paese Italia, liberandolo dai suoi vizi storici e rendendolo efficiente attraverso vincoli e pressioni dall’esterno, sono stati smentiti: dapprima, l’introduzione dell’euro, con la possibilità per il settore pubblico di finanziarsi a tassi bassi, ha aumentato la spesa clientelare e parassitaria, quindi l’indebitamento pubblico; con la crisi del 2007-2008, essendo venuti meno gli spazi e i fondi per progetti di crescita e prospettandosi invece un lungo, indefinito declino, politici e amministratori si sono ancor più dedicati alla lotta per spartirsi le decrescenti risorse e alla collaborazione con le operazioni di rastrellamento suddette, senza interesse per l’efficacia della spesa stessa.

E’ da questa condizione che deve cercare di ripartire l’attuale governo. Si tratta di far passare la classe dirigente dalla modalità “saccheggio” alla modalità “ricostruzione”.

Se il sistema-paese Italia ancora una volta risulterà incapace di investire produttivamente le risorse di cui dispone, sarà giustificato il piano Funk, ossia il suddetto piano “europeista” di trasferimento forzato delle medesime risorse da essa ai paesi che le sanno mettere a frutto, come unico piano atto a costruire un’Europa unitaria e ben funzionante, sia pur col sacrificio dei popoli inferiori  in quanto ad efficienza.

Questo ovviamente vale su scala macro, mentre su scala individuale, coen soluzione al problema-Italia, si confermerebbe l’indicazione dell’emigrazione di chiunque abbia capacità e risorse valorizzabili all’estero.

Qualora si arrivi alla rottura con la BCE, raccomando al governo di considerare quanto segue per il nuovo assetto monetario da dare al Paese:

Dato che la sua inefficienza è dovuta a ragioni storiche inveterate e consolidate di clientelismo, nepotismo, parassitismo, inseriti nei meccanismi di consenso politico, e che tali cause sono eliminabili solo nelle fantasie degli imbonitori, dei velleitari e degli utopisti, l’Italia avrebbe bisogno, per vivere al meglio secondo le sue reali possibilità e con i suoi difetti:

-di uscire dall’euro ritornando alla sovranità monetaria;

-di ritornare al libero aggiustamento dei cambi (ossia alla svalutazione competitiva);

-di dotarsi di una banca centrale com’era prima del 1981, che assicuri l’acquisto del debito pubblico e bassi tassi di interesse, così che lo Stato possa immettere soldi (con gli investimenti a deficit) nell’economia reale anziché toglierli (con gli avanzi primari):

infatti l’Italia, come ogni motore vecchio, per funzionare e non grippare ha bisogno di abbondante olio perché ne brucia molto.

30.09.18 Marco Della Luna

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ARGOMENTI CONTRO GOLPE E DECLINO

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ARGOMENTI CONTRO GOLPE E DECLINO

Come denunciato da Paolo Savona, i vincoli europei e l’euro stanno attuando l’idea, già contenuta nel famoso piano Funk, di trasferire alla Germania – cioè al sistema-paese apparentemente più efficiente – le risorse industriali, finanziarie, professionali, quindi anche ogni potere politico, rastrellandole dai meno efficienti paesi periferici, Italia innanzitutto. Così le risorse rastrellate e concentrate nel sistema-paese più efficiente produrranno di più. Ma nell’interesse di chi?

 

Come dimostra il declino della ripresina dell’anno scorso e come prevedono le proiezioni in fatto di produttività comparata (che mostrano che l’Italia continuerà a perdere competitività rispetto ai paesi OCSE), l’Italia è economicamente e demograficamente spacciata (diventerà un pezzo di Terzo Mondo colonizzato dal Nord Europa) se non si mette a fare massicci investimenti (soprattutto tecnologici e infrastrutturali) mediante spesa pubblica di lungo termine, e se al contempo non rilancia la domanda interna – cose inattuabili sotto la prima premessa.

Ma se il governo prospetta investimenti a deficit e riduzione delle tasse, il sistema europeo reagisce con le minacce, lo spread e il golpe, per il quale dispone di forti appoggi interni, e di diversi precedenti. Il Quirinale appoggia il disegno europeista e delegittima politicamente ogni resistenza nell’interesse nazionale da parte di questo governo – o perlomeno cerca di delegittimarla.

 

Ciò premesso, segnalo che recentissimi papers dei siti della World Bank e della Bank of England (vedi sotto) facendo seguito ad altri papers accademici e istituzionali nel medesimo senso, hanno spiegato e confermato con assoluta certezza e completa documentazione (cose che io vengo scrivendo dal 2005, ossia) che:

 

 

Contrariamente al modello insegnato e creduto, secondo cui le banche di credito sarebbero intermediarie del credito, cioè riceverebbero i depositi dai risparmiatori e poi li presterebbero ai loro clienti mutuatari, e banche di credito in realtà creano i depositi (cioè i fondi, la moneta) mediante lo stesso atto di prestarla o spenderla, ossia mediante la digitazione dell’importo numerico sul conto di disponibilità del cliente.

Ai fini della spesa per investimenti, quanto sopra dimostra la falsità e dannosità del paradigma della scarsità monetaria, del rigore di bilancio, dell’austerità, del dover prima risparmiare (accumulando, o togliendo da spese e investimenti) per poter poi fare investimenti utili. Per fare spesa produttiva lo Stato può quindi sempre creare moneta (in proprio, oppure attraverso banche pubbliche, che sono consentite dai trattati europei).

 

Nel modo suddetto, le banche di credito (cioè non centrali) creano circa il 90% del money supply; questo vale anche nell’Eurozona, sebbene il TFUE (art. 128, c.1), riservi la creazione dell’euro al Sistema Europeo delle Banche Centrali; secondo i bollettini ufficiali della Banca d’Italia le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi l’anno (Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche” https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a; http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/11277&ramo=CAMERA&leg=17

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2017/05/04/leg.17.bol0812.data20170504.com06.pdf).

 

Questa creazione monetaria comporta un pari importo di profitti e un pari aumento dell’attivo patrimoniale delle banche che la fanno.

Questi profitti non vengono esposti nei bilanci e nelle dichiarazioni dei redditi.

 

La prassi sopra descritta comporta, oltre al generale rovesciamento delle teorie monetarie e finanziarie:

a)un’evasione fiscale di almeno 200 miliardi l’anno in Italia;

b)la costituzione di fondi neri (extrabilancio) per circa 1.000 miliardi l’anno a disposizione dei gestori effettivi delle banche italiane (i quali in buona parte sono società estere);

c)la possibilità con tali fondi di operare in senso speculativo, corruttivo, estorsivo, etc.;

d)la sottrazione alle banche di utili che preverrebbero ogni crisi bancaria.

(Quanto sopra vale anche, mutatis mutandis, per le banche centrali, compresa la BCE).

 

Segnalo di aver intrapreso una causa civile avanti al Tribunale di Genova in cui richiedo l’accertamento della realizzazione degli utili fuori bilancio nel senso suddetto; la causa (n, 2035/2018 RG) è in fase istruttoria.

 

La realtà sopra esposta, già col recupero fiscale sui redditi occulti delle banche, consentirebbe al Governo innanzitutto di giustificare e attuare la spesa per investimenti e taglio delle tasse indispensabile per rilanciare il Paese; e in particolare di contestare e denunciare, in tutte le sedi utili:

-come falso e confutato il paradigma economico-finanziario adottato da UE e BCE, basato sul falso presupposto della scarsità e costosità oggettive della moneta, e della necessità di accumularla tagliando e risparmiando prima di poter investire;

– come obiettivamente falsi i bilanci delle banche di credito (e della stessa BCE e BdI), richiedendo l’accertamento degli utili non dichiarati e il pagamento delle tasse su di essi e usando tali utili per risanare a costo zero tutte le banche decotte, pagando tutti i loro creditori e facendo una splendida figura.

 

I suddetti risultati della ricerca indipendente mia e di altri sono stati a lungo ignorati o liquidati come fantasiosi; ma, come tutte le verità che vengono tenute nascoste e negate per motivi di interesse, ormai ricevono importanti riconoscimenti da istituzioni anche monetarie come la Banca Mondiale e stanno sfondando il muro dogmatico che nasconde e protegge la realtà del banking. La oggettiva falsità dei bilanci delle banche, a cominciare da quelle centrali, in quanto a creazione monetaria, è riconosciuta persino dal sito della Banca Mondiale: http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/916: “Issuing legal tender involves transactions whereby money is sold in exchange for other assets … … The proceeds from money sales represent a form of income, specifically a “revenue income.” Issuing legal tender thus generates income to the issuer. Under current accounting practices, this income is (incorrectly) unreported in the income statement of the central bank and instead (incorrectly) set aside under the central bank’s “liabilities.” (Emettere moneta legale implica transazioni in cui la moneta è venduta in cambio di altri cespiti… … I ricavi da vendita di moneta rappresentano una forma di ricavo, specificamente un “ricavo da rendita”. Nelle correnti pratiche contabili, questo ricavo è (scorrettamente) non riportato nella dichiarazione dei redditi della banca centrale e invece è (scorrettamente) messo da parte tra i “debiti” della banca centrale).

 

Passando alle banche di credito, il blog della Banca Mondiale continua (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/917) riconoscendo che effettivamente le banche di credito creano la moneta che prestano, quindi non hanno bisogno di raccoglierla prima di prestarla. La moneta da loro creata costituisce, una volta ceduta ad altri soggetto, un potenziale debito, nel senso che il titolare di un attivo di conto corrente o di un assegno circolare potrebbe richiedere alla banca di pagarglielo in valuta legale, cioè banconote; ma ciò avviene in misura minima, anche a causa delle restrizioni di legge all’uso della valuta legale, sicché in pratica la valenza debitoria per le banche è trascurabile. Quindi nel bilancio la moneta creata dalle banche di credito dovrebbe essere contabilizzata come rendita, dedotta la quota di cui realisticamente potrebbe essere preteso il pagamento in banconote (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/918).

 

Anche il sito della Bank of England, il 24.08.18, ha ammesso questa realtà, e che le banche di credito creano i depositi, ossia gli attivi di conto corrente, ossia la moneta, senza bisogno che questa sia in esse depositate da terzi; ne consegue che esse non hanno bisogno di risoluzione mediante bail in e bail out, cioè di essere salvate a spese dei risparmiatori-investitori-correntisti né a spese del contribuente: Banks, money and the zero lower bound – Staff Working Paper No. 752, di Michael Kumhof and Xuan Wang, 24/08/18 (https://www.bankofengland.co.uk/working-paper/2018/banks-money-and-the-zero-lower-bound).

Le banche non intermediano denaro tra risparmiatori e mutuatari, bensì offrono a pagamento l’uso di un loro sistema di pagamenti, un sistema che funziona perché accettato tra le banche, in cui vengono scambiati, come se fossero valuta legale, i saldi attivi dei conti correnti, che altro non sono che promesse di pagamento tra le banche di un sistema bancario.

Nel 2012, in Cimiteuro (pag. 274 s. – e ancor prima in La moneta copernicana, del 2008, a pagg. 110-177; e in Euroschiavi, risalente al 2005, nei capitoli Bilanci falsi per legge Signoraggio primario e signoraggio secondario), avevo detto, con maggiore ampiezza, la medesima cosa: “Torniamo all’operazione in corso tra Tizio e Caio [in cui Tizio compera un capannone da Caio e lo paga con una assegno circolare, ossia con una promessa di pagamento della sua banca]. Caio accetta l’assegno circolare perché sa che lo accetta la sua ban­ca Beta, la quale in effetti lo riceve e ne accredita l’importo a Caio sul suo conto. + 1.000.000. La banca Beta, a sua volta, accetta l’assegno del­la banca Alfa, pur sapendo che esso è scoperto, perché sa che anche la banca Alfa, come tutte le altre banche, accetterà gli assegni della stessa banca Beta, pur sapendoli scoperti. È un gioco di sponda. Le banche, nel loro interesse, convengono tra loro di accettare e usare come dena­ro, nei rapporti tra loro nonché con soggetti non bancari, in un proces­so di validazione circolare della carta scoperta da esse creata.” Siccome i soggetti non bancari hanno un bisogno rigido e assoluto di servirsi delle banche, essi accettano dome denaro, nei loro rapporti, ciò che le banche reciprocamente si riconoscono come denaro. E il gioco è fatto.

20.09.18  Marco Della Luna

Da: La Moneta Copernicana, Nexus 2008, pag. 110 ss.:

Abbiamo già detto che il totale della liquidità, ossia di ciò che viene usato

come denaro, consiste per l’8% circa di denaro legale (banconote e conio),

e per il restante 92% da denaro contabile, detto anche virtuale o quasi denaro

– ossia da promesse di pagamento (assegni circolari, promissory notes,

accrediti di conto corrente, giriconto, fidejussioni, etc.) create dalle banche

e denominate in valuta legale. Ossia, un assegno circolare di 1.000 euro

della Banca Alfa è una promessa della Banca Alfa di pagare 1.000 euro al

legittimo portatore di quell’assegno. Orbene, balza subito agli occhi che

se il totale della liquidità è 100, e se il denaro vero, ossia legale, è solo 8,

mentre il restante 92 consiste di promesse di pagamento di denaro legale, allora quelle promesse di pagamento – il 92% della liquidità esistente, del denaro in senso lato – è scoperto.

Ovvero: il sistema bancario, come aggregato, emette promesse di pagare 92

in moneta legale, ma la moneta legale è solo 8; e di quest’8, solo una piccola

parte (precisamente uno o due centesimi) è denaro di proprietà delle

banche stesse.

Allora, come funziona il sistema bancario? E come funziona il sistema

dei pagamenti? Perché le promesse di pagamento bancarie, costituenti il

92%, vengono correntemente accettate come se fossero valuta legale, anche

se sono scoperte?

 

La risposta è molto semplice, anche se lontana dal pensiero dell’uomo

della strada: le promesse di pagamento bancarie vengono accettate dalla

gente e dai mercati, benché scoperte, non solo e non tanto perché quasi

nessuno sa che sono scoperte, ma soprattutto perché le banche se le accettano

e riconoscono reciprocamente: se Tizio vende a Caio un terreno e riceve in pagamento un assegno circolare di € 1.000.000 dalla banca di Caio (la Banca Alfa) e lo porta alla sua banca (la Banca Beta) quest’ultima gli accredita l’importo dell’assegno sul suo conto corrente.

Ossia: le banche si convalidano reciprocamente gli assegni circolari, i bonifici,

le promissory notes, etc., con un gioco di sponda che è, ovviamente,

nell’interesse delle banche stesse, perché consente loro di emettere tutta

la liquidità (il credito) che vogliono, e di prestarla lucrando l’interesse

ma pure il capitale (presto si capirà meglio quest’affermazione), senza bisogno

di avere una copertura in oro o in valuta legale contante, prescindendo

da essi, e senza nemmeno bisogno di avere garanzie patrimoniali,

se non la plausibilità dei loro crediti verso i clienti.

 

La creazione della moneta-credito è anche indipendente dai depositi dei

clienti presso la banca. La banca non presta il denaro della raccolta – il denaro

depositato presso di essa – quindi non è vincolata a una copertura di depositi

dei clienti, tolta la minima quota di (dubbie) riserve ‘statistiche’ (ossia commisurate a far fronte alla percentuale statistica dei ritiri in contante) presso la banca centrale. Del resto, la gente deposita in banca denaro contante (banconote) solo in piccola parte. Deposita perlopiù assegni e altri strumenti bancari – promesse di pagamento. Per tale ragione, i depositi non possono costituire

una copertura (la copertura deve essere di natura diversa e più pregiata di ciò

che essa copre: l’oro può coprire la valuta legale, e la valuta legale può coprire

la valuta contabile; ma le promesse di pagamento scoperte non possono coprire

altre promesse di pagamento scoperte). Inoltre, anche il denaro contante

che viene depositato in banca, con l’atto di deposito (il versamento sul conto

corrente bancario o sul libretto) diviene di proprietà della banca (deposito

irregolare14 – mentre nel deposito regolare15 la cosa depositata rimane di

proprietà del depositante), ma la banca rimane debitrice verso il cliente della

somma depositata. Quindi, ogni deposito ricevuto costituisce, per la banca,

un debito. E i debiti non si possono prestare, ovviamente. Ne consegue che

il denaro creditizio che le banche “prestano” non deriva e non è coperto dalla

raccolta dei depositi. Diremo presto come esso concretamente ‘nasce’; per

ora, rimarchiamo che quanto testé osservato conferma che esso è accettato

come denaro dal mercato, dalla società, semplicemente perché le banche se lo

accettano tra di loro, lo convalidano come denaro.

Quando la gente comune e gli operatori economici in generale vedono

che il sistema bancario – da cui sempre più dipendono per la vita e l’operatività

quotidiana – nonché lo Stato (il fisco soprattutto) accettano quelle

promesse di pagamento come valide, non possono che accettarle essi stessi.

La massima secondo cui il valore del denaro è dato dalla sua accettazione

da parte della società, è vera, ma va aggiunto che l’accettazione più importante,

l’accettazione-guida, è quella delle banche. Essa induce l’accettazione da

parte del resto del mercato [compreso lo Stato; e così trasforma vuote registrazioni private in moneta come-legale.]

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