STORIA, UTOPIA E CONSENSO POLITICO

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 STORIA, UTOPIA E CONSENSO POLITICO

Salva la possibilità che stia astutamente destabilizzando il Paese per creare le condizioni per farlo uscire dall’Euro (ipotesi da me favorita), il Governo “del cambiamento”, col suo dilettantismo sul piano macroeconomico, con i suoi insuccessi in quanto al PIL e con la destabilizzazione critica cui ha spinto i conti pubblici, sembra proprio che sia stato messo su allo scopo di dimostrare al popolo bue che non vi può essere cambiamento, che sottrarsi alle regole dell’Unione Europea, ai suoi vincoli e ai suoi modelli economici, è impossibile e nocivo, che bisogna rassegnarsi, e che i governanti sovranisti-populisti che ardiscono tentarlo attirano il disastro e la punizione sul paese che stupidamente li ha votati. Sembra proprio un governo il cui principale scopo sia quello di convincere la gente che bisogna sottomettersi: learned (taught) helplessness.

Lo scopo è che presto il popolo stesso invochi il ritorno di un tecnico ortodosso salvatore-castigatore, portatore di nuovi sacrifici, alla guida dell’esecutivo, di un Monti, di un Draghi, di un Cottarelli, di qualche altro Fedele della dottrina liberal finanziaria europeista e degli interessi che essa porta avanti.

Da secoli, il consenso politico viene perlopiù raccolto lanciando una proposta di un’ampia riforma più o meno rivoluzionaria, migliorativa e di rapida attuazione: “Votateci: abbiamo la ricetta per risolvere i problemi mediante questa riforma.” Quindi è importantissimo salvaguardare la propensione dell’elettorato e del ceto intellettuale a credere nella possibilità di riforme efficaci (cioè che producano e mantengano nel tempo gli effetti per cui vengono proposte anziché effetti diversi o contrari o solo momentanei). Svuotare, fino a eliminare, l’insegnamento della storia, e infondere nel pensiero corrente l’idea che la storia non conti e conti solo conoscere il presente, produce proprio quel risultato: far sì che, nonostante gli attuali, ripetuti e clamorosi insuccessi delle riforme promesse come benefiche e risolutive,  la gente la gente continui a credere che sia possibile realizzare riforme complessive dell’economia e dell’ordinamento giuridico, cioè riforme secondo il modello proposto dall’alto, che producano benessere, sicurezza, stabilità. Se per contro si guarda concretamente alla storia, si vede che le grandi riforme e rivoluzioni politico-economiche, concepite ed eseguite anche da grandissimi statisti come Silla, Augusto, Diocleziano, Costantino, per citare solo alcuni grandi e lontani (e non scomodare i moderni Lenin, Peron, Chavez, Castro e gli Europeisti), sono praticamente tutte fallite, hanno mancato gli obiettivi, hanno fatto milioni di morti di fame, hanno avuto vita breve, sebbene sulla carta fossero razionali ed efficienti. E hanno prodotto effetti lontani da quelli che dovevano produrre. Inoltre la storia ci mostra che non esiste un ordine politico ed economico che sia durato a lungo: tutti gli equilibri sono dinamici e precari, tutti i grandi sistemi statali e, anche quelli che più di tutti sembrano essere stati stabili nel tempo, se studiati nel loro divenire, appaiono aver avuto continue trasformazioni, anno per anno o lustro per lustro a dispetto di tutti i tentativi di grandi statisti di fare una riforma che producesse un sistema stabile e duraturo. Sono flussi cangianti, non stati ortogonali.

Nonostante queste due chiare evidenze storiche, le genti, persino gli intellettuali (grazie all’impronta illuminista-positivista), restano propense all’utopismo, disposte a credere a qualche leader che proclami: ho la ricetta per una società (un’Europa, un mondo) migliore e stabile. A credere che, come si può ristrutturare una casa, così si possa ristrutturare e pianificare anche una società o un suo settore (soprattutto quello economico), mentre palesemente non è così, perché il corpo sociale non è un edificio inerte e immobile, ma è simile a un organismo vivente estremamente reattivo, complesso e delicato, interagente con altri. E soprattutto vivente di vita endogena, di spontaneità, non sostituibile con un modello calato dall’alto.

In parole semplici: poiché tutti (uomini, aziende, enti pubblici e privati) per vivere devono scambiare beni e servizi, e siccome per farlo necessitano di moneta, chi conquista il monopolio della produzione e dell’assegnazione della moneta con interesse, si impadronisce di tutto il valore scambiato e, attraverso l’indebitamento a interesse composto, anche di quello futuro, quindi pure del potere politico e giudiziario. Se si statalizza la produzione-assegnazione di denaro, allora questo potere finisce nelle mani di chi si impadronisce dello Stato. Gli esseri che hanno bisogno di moneta non escono da questa condizione.

A dire il vero, vi è però una struttura portante, stabile, che rimane da secoli oramai alla base delle società moderne, vincolandone le forme giuridico-politiche, e rendendole simili tra loro nel funzionamento di fondo. La società è fatta di tante persone ciascuna delle quali, esclusi i bambini e gli invalidi, da un lato produce qualcosa di utile dagli altri, e l’altro ha bisogno di cose prodotte dagli altri per vivere. Quindi scambiano. Questa produzione e questo scambio sono l’economia reale. Più beni e servizi vengono prodotti, scambiati, goduti, più la società è ricca. Poiché gli scambi non sono simultanei e non avvengono direttamente tra i soggetti, ma quasi interamente attraverso un mercato, per realizzarli i soggetti necessitano di simboli monetari accettati. In questo contesto, si sono costituiti monopoli di operatori economici (banchieri) che producono semplicemente simboli monetari e li impongono come mezzi obbligati che ciascuno soggetto deve usare per i suddetti scambi, procurandoseli dai monopolisti alle condizioni stabilite da questi, col dare parte della sua produzione a chi gli mette a disposizione questi simboli monetari. In tal modo, potendo imporre le loro condizioni senza resistenza (la società non sa fare a meno dei loro simboli), i monopolisti della produzione-distribuzione dei simboli in parola hanno acquisito il potere di prendersi (indebitando cittadini-imprese-stato, caricandoli di interessi passivi, comperando direttamente o indirettamente i beni dei debitori) quote crescenti del totale della produzione di beni e servizi reali prodotti dalla società in cambio dei simboli, e ancora di più il potere di dosare la disponibilità dei simboli, così da regolare la capacità delle persone di produrre e soddisfare i propri bisogni, cioè di indurre crescita o recessione, tanto che abbiamo una situazione in cui quei monopolisti, sottraendo o negando la disponibilità dei simboli alla gente, producono e mantengono il soffocamento della capacità produttiva col rendere impossibili molti scambi e pagamenti (investimenti, assunzioni). Lo scopo è chiaramente la concentrazione nelle loro mani del reddito e della ricchezza, l’acquisizione del dominio politico sui popoli e il mantenere alta la domanda dei loro simboli, quindi alta la propensione a piegarsi ad ogni condizione per ottenerne. Questo è l’essenza del sistema economico-politico nelle società moderne, che scambiano usando il denaro.

Per perfezionare, legalizzare e far credere come naturale e giusto tale dominio, bisogna realizzare molte riforme, spesso impopolari; e per realizzarle è necessario far credere la gente nel riformismo, anzi in un riformismo che vada in una certa direzione, indicata via via dai “liberi mercati della finanza” attraverso i loro profeti accademici e istituzionali.

23.05.19  Marco Della Luna

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

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POLITICA, CORRUZIONE, GIUSTIZIA

La diffusa credenza popolare che chi conquista un potere pubblico non lo usi a vantaggio proprio e della propria fazione è illogica, seppur umanamente comprensibile. Questa credenza viene regolarmente sfruttata per raccogliere voti con la promessa di debellare la corruzione. È ingenuo o ingannevole deprecare indignati la corruzione (il peculato, l’abuso di potere) commessa dai politici e amministratori di mestiere, perché prendersi a torto o a diritto denaro e altre utilità è al contempo lo scopo e lo strumento del fare politica, assieme alla capacità di camuffare questa e altre realtà e di eliminare i concorrenti. I politici di carriera sono selezionati e formati in base a ciò. Alcuni ingenui si mettono in politica per ideali, ma, non producendo dividendi, finiscono presto, tranne i rari che vengono presi e usati come icone di onestà, foglie di fico.

Non esiste e non può esistere una politica onesta, sincera, che non rubi e non inganni – il che legittima moralmente e legalmente l’evasione fiscale-contributiva e in generale l’arrangiarsi, come legittima difesa o azione in stato di necessità.

Esistono invece -ed è questo che fa la differenza per le sorti di un paese- classi politiche che sanno solo ‘rubare’ e servire lo straniero; e classi politiche che ‘rubano’, ma sono competenti, sanno organizzare e gestire lo sviluppo del paese, come avviene nei BRICS, che combinano alto tasso di crescita ad alto tasso di corruzione. In Italia quello sviluppo è venuto meno, manca da circa 25 anni, appunto perché la sua classe politica è del primo tipo, per ragioni storiche, legate al tradizionale asservimento dell’Italia e di molti stati preunitari a potenze straniere dominanti. Asservimento che continua nell’Unione Europea e che non lascia spazio a statisti veri, a una politica vera, con possibilità di scelte reali, bensì solo a una pseudopolitica di promesse illusorie, servilismo, clientele e ruberie. Combinate col moralismo e il giustizialismo.

Può inoltre bene esistere un servizio giudiziario che colpisce il rubare di certuni e copre quello di certaltri, per dare un certo indirizzo agli affari e al governo e per tutelare il sistema reale di forze e interessi, legittimandolo o nascondendolo. Un servizio giudiziario che da sempre conosceva e lasciava proseguire quel medesimo andazzo di corruttela e che poi, tutto d’un tratto, lo ha tirato fuori come Tangentopoli quando si è trattato -a seguito del Britannia Party del 2 Giugno 1992- di coprire con un polverone di scandali la mille volte più grave svendita allo straniero degli interessi e degli assets nazionali mediante la destabilizzazione finanziaria dell’Italia, a iniziare con l’insider trading valutario da 30.000 miliardi di Lire del Settembre 1992, e continuando col far fuori giudiziariamente tutte le forze politiche popolari tradizionali, ‘ladre’ nel senso sopra indicato ma legate e leali all’interesse nazionale, lasciando in auge solo quella che si era convertita dall’internazionalismo dei lavoratori al sovranazionalismo dei banchieri, ossia al liberismo, e che quindi sarebbe stata collaborativa. Questo era il disegno, riuscito in buona parte. Inasprire le conseguenze per gli indagati, gli accusati e i condannati per corruzione, escludendoli dalla politica, non riduce la corruzione, ma riduce il ruolo degli elettori in favore di quello di alcuni uffici giudiziari, non eletti e non responsabili.

Solo due magistrati, a quanto mi consta, hanno avuto l’ardire di indagare e cercare di perseguire il sistematico e molteplice tradimento degli interessi nazionali in favore di quelli stranieri, la corruzione in affari esteri, ossia quella di cui, guarda caso, non si parla mai.

20.05.19 Marco Della Luna

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IL SACRIFICIO DEMOCRATICO DI SIRI

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IL SACRIFICIO DEMOCRATICO DI SIRI

Gli operatori politici devono tener conto essenzialmente dei loro interessi e della realtà. L’interesse dei capi grillini (le cui mosse in economia sono state molto dannose) è di portare la competizione con la Lega sul piano della moralità politica e della Giustizia per farsi più forti e più belli agli occhi del loro elettorato attuale e potenziale. La realtà di cui tener conto è che l’elettorato, soprattutto quello di riferimento del Movimento 5 Stelle, è sprovveduto ed emotivo, assetato di colpevoli cui imputare un malandare le cui cause vere non può capire. L’operazione ha fatto risalire il Movimento nei sondaggi, e scendere la Lega.

Realisticamente, nell’interesse del suo partito, Siri forse si doveva dimettere subito, proprio per tenere conto dei limiti cognitivi ed emotivi della base popolare, la quale, vivendo mentalmente in un mondo immaginario, non vede le ragioni per cui Siri dovrebbe, al contrario, nell’interesse di tutti e della legalità costituzionale (sempre che non vi siano ragioni ulteriori in senso contrario rispetto a quelle rese note sinora) restare al suo posto.

Le ragioni sono le seguenti.

In primo luogo, Siri, ad oggi non è accusato ma solo indagato, il pubblico ministero non ha ancora esercitato l’azione penale, il giudice delle indagini preliminare non lo ha ancora rinviato a giudizio, e forse verrà addirittura disposta l’archiviazione della sua posizione. Nessun personaggio istituzionale è stato finora rimosso in una tale situazione.

In secondo luogo, anche se fosse già imputato, dovrebbe applicarsi la presunzione di non colpevolezza, perché essa è un principio di civiltà giuridica irrinunciabile.

In terzo luogo e in generale, il sistema giudiziario italiano non è affidabile perché è tra i meno efficienti al mondo, a livello dell’Africa nera.

In quarto luogo, notoriamente il potere giudiziario è in parte politicizzato e non di rado viene strumentalizzato per la lotta partitica soprattutto nell’approssimarsi di elezioni.

In quinto luogo, se si dà al pm (che talora agisce per scopi politici) il potere di causare le dimissioni degli eletti dal popolo, si sovverte il principio democratico, subordinandolo alle decisioni insindacabili di un soggetto che non è nemmeno responsabile delle sue azioni, oltre a non avere mandato elettorale. Ciò è peggio di qualsiasi cosa dal punto di vista costituzionale, è peggio persino dal lasciare in una carica istituzionale un personaggio che sia stato definitivamente condannato: è peggio perché è sovversivo del principio fondamentale della democrazia.

Se l’elettorato grillino capisse questa cosa elementare, se capisse quindi il carattere illegale e la portata profondamente eversiva della rimozione di Siri, si rivolterebbe contro Giggino ed esigerebbe le dimissioni di Conte, che ha deciso e firmato quella rimozione, assumendosene la responsabilità politica.

 

Quanto sopra vale per i processi in generale, mentre per il caso di Siri in particolare dobbiamo considerare i due procedimenti penali che lo interessano.

Il primo è quello in cui ha patteggiato una pena per l’accusa di bancarotta fraudolenta. Il patteggiamento non è una valida ragione perché si dimetta.

Infatti, in primo luogo, il patteggiamento non è un’ammissione o un accertamento di reato.

In secondo luogo, il motivo per cui Siri ha patteggiato potrebbe essere che, di fatto, i processi per bancarotta fraudolenta in Italia spesso vengono gestiti in modo illegale, ossia ti accusano e ti condannano anche in assenza della prova che tu abbia commesso una distrazione patrimoniale o un qualsiasi altro fatto specifico. Oppure, nei casi in cui vi sono più amministratori della impresa fallita, succede che spesso vengono condannati tutti e senza andare a vedere chi abbia fatto che cosa, applicando una sorta di responsabilità oggettiva-collettiva, e spesso in assenza di prove delle responsabilità personali e dei fatti specifici, in totale violazione del principio di personalità della responsabilità penale, dell’onere della prova e della presunzione di non colpevolezza. Può darsi che Siri fosse innocente e abbia patteggiato per evitare di subire cose simili.

L’altro procedimento penale che interessa Siri, quello ancora in fase di indagini preliminari e riguardante supposti rapporti con la criminalità organizzata, ancor meno dovrebbe essere considerato come necessitante le sue dimissioni.

Infatti, in primo luogo, la mafia in Italia è stata portata dentro le istituzioni dagli americani durante l’invasione dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, come ricostruiscono numerosi studi storici, e da allora essa fa parte istituzionalmente dello Stato italiano: ci piaccia o no, lo Stato italiano è uno stato-mafia (come altri). Anzi, da allora le varie mafie, camorre, ndranghete hanno aumentato gradualmente il loro potere economico e politico, il loro controllo sul territorio e su buona parte dei collegi elettorali del meridione, sì che governare senza un accordo con esse (a livello locale come a Roma) è impossibile; e la pretesa che i governi italiani combattano la criminalità organizzata, quella grande e non quella minore, quella che taglieggia i bottegai o spaccia per strada, è assurda oggettivamente anche se creduta popolarmente e vendibile alle masse elettorali. Insomma, dal dopoguerra l’Italia è occupata istituzionalmente dalle mafie, e militarmente dagli USA (133 basi dichiarate).

Ancor più importante: molti studi economici e sociologici evidenziano come, su scala mondiale, la criminalità organizzata è divenuta estremamente potente sul piano politico e addirittura possa soppiantare i governi, girando somme enormi riveniente da traffici illeciti (droga, armi, riciclaggi). Su questa enorme liquidità, che per il 60% circa si ricicla nelle banche statunitensi, si regge la stabilità di interi sistemi bancari del “mondo libero”.

In conclusione, lo scandalizzarsi per (l’ipotesi di) contatti tra qualche personaggio politico o istituzionale e ambienti affaristici della criminalità organizzata, è pura ipocrisia o grave ingenuità.

Peraltro, via via che si fanno istituzionali, le mafie, pur conservando il loro scopo di profitto e controllo politico, modificano i loro metodi e diventano per così dire civili. La mafia burocratica, la mafia ministeriale, la mafia legislativa, la mafia giudiziaria assomiglia ben poco alla mafia dagli stereotipi, alla mafia della coppola e della lupara; è una mafia in doppiopetto, felpata, che spende molto per legittimarsi e uccide moderatamente, che controlla i mass media, che modella l’opinione pubblica e la sua percezione del mondo, che in sostanza si è assimilata alla gestione normale del potere politico e al suo stile usuale (salvo mantenere modalità vetero-mafiose in campi come l’esazione fiscale nostrana).

In fondo, l’organizzazione criminale di tipo mafioso altro non è che una forma molto efficiente, e pertanto vincente, di organizzazione e gestione di interesse e potere. Per questo si afferma e dilaga e soppianta altre istituzioni e controlla i cartelli delle materie prime, dell’informazione, e soprattutto del credito, della moneta, del rating. È una realtà pragmatica, che è errato inquadrare e giudicare limitativamente con categorie giuridiche, morali e emotive, per quanto essa possa essere ripugnante emotivamente e moralmente.

 

Nella sua auto-narrazione, il sistema si professa come fondato su precisi principi: la trasparenza e sincerità, la complessiva conformità a etica e legge, la democraticità dell’azione politico-istituzionale. Ma questi principi sono solo la verniciatura della realtà, la quale funziona in modo completamente indipendente da essi. Essi hanno a che fare con la realtà solo nel senso che sbandierarli serve a nasconderla. La violazione delle regole legali e dei principi morali, assieme all’inganno, è funzionale e indispensabile per il profitto e per il potere. Però, nella narrazione per il popolo, il malandare delle cose e le ingiustizie non possono essere attribuiti a questa realtà, perché si disturberebbe il consenso, bensì a capri espiatori (gli ebrei, i comunisti, i fascisti, il nemico di classe, gli infedeli, etc.). Ogni sistema di potere completa la sua propria auto-narrazione aprendo, al proprio interno, uno spazio di dialettica consentita, onde ciascuno possa trovare il colpevole per lui più verosimile per le ingiustizie e per il malandare (il liberismo, il socialismo, l’Europa, gli euroscettici, etc.) e possa aderire a un partito che promette di risolvere i mali sconfiggendo quel colpevole. In questo modo, si produce e mantiene il consenso popolare, detto democrazia.

10.05.19 Marco Della Luna

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I DIOSCURI CI LIBERANO DALL’EURO

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I DIOSCURI CI LIBERANO DALL’EURO

Le mosse di politica economica del presente governo appaiono a molti chiaramente e seriamente dannose e destabilizzanti, direi irresponsabili – ma non lo sono, se hanno lo scopo strategico che suggerirò in fondo a questo articolo. Nel qual caso sarebbero, al contrario, sagge, lungimiranti, meritorie, e ben potremmo acclamare i Dioscuri.

Nella campagna elettorale dell’anno scorso e pure in quella attuale, Salvini e Di Maio hanno impiccato se stessi, e insieme a sé tutta l’Italia, a promesse elettorali demagogiche, incompatibili con la condizione del Paese: reddito di cittadinanza, decreto dignità, quota cento, flat tax – misure fattibili solo in uno Stato poco indebitato e in crescita economica, oppure padrone della propria moneta, come USA e Giappone. Da tali promesse i due non possono smarcarsi prima delle elezioni europee, nonostante che emerga sempre più la loro insostenibilità.

Siccome l’Italia è fortemente indebitata, economicamente bolsa, e deve farsi finanziare da investitori esterni in una moneta che non controlla, l’attuale governo ha dovuto rinviare o ridurre di molto le promesse iniziali, e la parte di esse che ha attuato ha già prodotto effetti sfavorevoli sul piano finanziario (aumento di spread e di rendimenti sul debito pubblico, contrazione del credito, uscita di capitali, sfavore di ampi settori produttivi) e pare avrà effetti negativi pure su quello economico, per giunta in una fase recessiva che li amplificherà, soprattutto se si andrà a sbattere contro il muro delle clausole di salvaguardia, col rialzo dell’Iva che il governo smentisce ma lo ha già iscritto nel DEF.

In un’epoca lunga di concentrazione del reddito e di allargamento della povertà, provvedimenti redistributivi come i sullodati sono in sé moralmente giusti, riscuotono consenso, ma producono reazioni di sistema in senso opposto, che pareggiano o superano i loro effetti benefici e riequilibranti, perché ricadono proprio sui ceti deboli che i provvedimenti predetti volevano aiutare: aumento di spread, rendimenti, deficit, tasse, con contrazione di credito, servizi, investimenti. La lezione della storia, mai imparata dai politici volenterosi ma con attitudini culturali inadeguate al loro ruolo, è che lo sforzarsi di ‘correggere’ pettinando contropelo un sistema dinamico, complesso, che non controlli, che reagisce, e che è molto più grosso di te, risulta nei fatti sempre controproducente, e ti fa fare perdere il carisma.

Il controllo di un sistema economico nazionale è cosa complicata, ma per certo incomincia con quello della moneta e con la liberazione dai meccanismi indebitanti. E l’Italia è in una condizione oggettiva che le impedisce persino di incominciare a farlo. Una condizione che la destina a un costante declino. I principali fattori di tale condizione sono i seguenti:

1-La geopolitica globale, dagli anni ’80, si è finanziarizzata, ha definanziato l’economia produttiva e, come metodo di potere, coltiva l’indebitamento irreversibile dei governi e dei privati, la riduzione dei servizi, dei salari, dei diritti dei lavoratori; quindi non vi sarà un rilancio economico generale.

2-L’Italia non è indipendente bensì sottoposta a interessi stranieri e le sue politiche economiche sono asservite ad essi; essa è oggetto di una programmatica sottrazione di risorse attraverso l’UE. In particolare l’Eurosistema bancario-monetario, bloccando gli aggiustamenti fisiologici dei cambi tra le monete nazionali senza mettere in comune i rispettivi debiti pubblici, le fa perdere capitali, industrie e cervelli in favore dei paesi più efficienti, aggravando il suo debito pubblico; e al contempo fa in modo che essa disponga della metà della liquidità pro capite che hanno Francia e Germania; così in Italia manca il denaro per la domanda interna e per pagare i debiti anche tributari, mentre gli stranieri hanno i soldi per rilevare i suoi assets, che essa deve svendere per procurarsi quella liquidità che le viene artatamente negata.

3-Il sistema-paese italiano è storicamente zavorrato da prassi di ruberie e inefficienze, sprechi, parassitismo che abbassano la sua efficienza, nonché da ampie aree di scarsa o nulla produttività, che vengono in parte mantenute attraverso massicci trasferimenti pubblici – e tutto ciò si traduce in un sovraccarico tributario tale, a carico delle aree produttive, che mina la loro efficienza e spinge capitali, imprenditori e tecnici ad emigrare, portando con sé la clientela e le tecnologie, per fare concorrenza dall’estero.

4-Le suddette zavorre non possono venire eliminate perché esse coincidono con gli interessi immediati di buona parte dell’elettorato e della classe politico-burocratica, che prospera grazie ad esse, e che si è formata attraverso una selezione centrata sullo sfruttamento di tali anomalie e non sullo sviluppo di competenze e capacità utili per il sistema-paese. Una classe che oramai risponde più a banche e interessi stranieri, che alla nazione.

Pertanto, qualsiasi leader politico italiano sa che può fare ben poco per il Paese, essendo stretto tra i vincoli suddetti; però sa anche che il popolo non è consapevole di essi e che non rinuncia mai a sperare; perciò sa che può promettere soluzioni impossibili ed essere creduto e votato per qualche tempo, fino a che non sbatterà contro i medesimi vincoli: così hanno fatto Prodi, Berlusconi, Renzi. Ma i nostri Dioscuri, che fanno?

Uscire o farsi estromettere dall’Euro sarebbe, in linea di principio, opportuno e indispensabile per rilanciare l’economia e l’occupazione, evitando il declino totale e la svendita del Paese; però Lega e Stelle, che in passato propugnavano tale uscita, hanno poi smesso di parlarne, visto che non vi sono le condizioni politiche: la gente comune (che non pensa oltre al domani e niente sa di macroeconomia) non capisce la situazione, teme le conseguenze dell’uscita; al contempo, gli interessi stranieri, coi loro fiduciari interni al Paese, sono forti e controllano i media, con cui fanno propaganda pro Euro e pro UE. E così il governo l’anno scorso lanciò all’UE una iniziale sfida (o pseudo-sfida, perché non metteva in discussione l’Euro né i vincoli di bilancio, ma solo millesimi di PIL), quella del 2,4% di deficit sul PIL, ma presto ha dovuto mettere la coda tra le gambe e ripiegare al 2,04 (che poi salirà al 2,7 per effetto della mancata crescita rispetto alle previsioni ufficiali). Questa ingloriosa operazione è costata ai contribuenti diversi miliardi di interessi aggiuntivi sul debito pubblico, e dovrebbe aver insegnato anche ai poveri di spirito che è meglio non lanciare sfide a chi è molto più forte di te: se non hai la volontà e la forza per liberarti dal padrone, ti conviene obbedire e risparmiarti le legnate.

Ecco forse che l’unica strategia realistica e riuscibile per liberarci dall’Euro, o meglio dal Cimiteuro (come intitolai un mio libro del 2012), è proprio quella consapevolmente o inconsapevolmente avviata dal nostro governo: senza dirlo, attraverso misure indebitanti e destabilizzanti come il c.d. reddito di cittadinanza e la quota cento, si porta nei fatti l’Italia a una situazione di squilibrio finanziario tanto grave che, quando arriverà il momento di fare la legge finanziaria, per evitare una stangata tributaria anche patrimoniale (di nuovo la casa) congiunta a tagli dei servizi, non resterà che uscire dall’Euro, magari “temporaneamente”. Una situazione tale, insomma, che il popolo arrivi a percepire il costo del restare nell’Euro e sia portato a volere l’uscita, e lo manifesti in modo tanto energico che Mattarella non ripeta ciò che il suo predecessore fece nel 2011. Si tratta di far sì che il popolo tema molto più la permanenza nell’Euro, che l’uscita da esso. E’ provato che il timore di una perdita di 100 ha una forza motivazionale molto più potente della prospettiva di un guadagno di 100. Oggi la maggioranza del popolo, pur non valutando positivamente l’Euro e la stessa Unione Europea, non vuole uscirne per il timore di una perdita economica: sceglie il male minore. La politica economica del governo legastellato, con la sua apparente goffaggine, può invertire i rapporti e far sì che l’uscita diventi o appaia al popolo come il male minore, creando così le condizioni di consenso popolare per l’uscita.

Certo, poi si tratterà di gestire il processo di transizione, di negoziare, di difendere il Paese dagli interessi contrari. Si facciano ordunque avanti gli adamantini leaders e gli strateghi economici all’altezza di cotanta impresa!

05.05.19 Marco Della Luna

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TECNOSCHIAVI A TORINO

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Presenterò il mio ultimo saggio

TECNOSCHIAVI

al Salone Internazionale del Libro di Torino

Sabato 11 Maggio 2019 h. 15 – 15:50

Padiglione 2 – Stand M 62

 

 

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LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

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LA FUNZIONE PSICOLOGICA DEL 25 APRILE

Ogni sistema di potere, anche quello detto liberaldemocratico, rappresentando interessi della élite che lo esprime, tende a rendersi definitivo, non delegittimabile, non resistibile nemmeno culturalmente, plasmando e imponendo un pensiero unico più o meno apertamente obbligatorio. Tende, cioè, a farsi autocratico (similmente a come qualsiasi grande attività imprenditoriale tende a farsi monopolio ponendosi sopra il libero mercato). Così è giustificato ad imporre ciò che di volta in volta gli conviene: t.i.n.a., there is no alternative. Cionondimeno, tutti i sistemi di potere, prima o poi, decadono o crollano.

I mezzi per raggiungere e mantenere tale condizione di dominanza variano in ragione dei contesti storici, degli ambienti ideologico-religiosi, e degli strumenti tecnologicamente disponibili nei vari contesti storici; alle volte sono credenze soprannaturali, alle volte sono credenze economiche; alle volte sono rozzi e materiali, alle volte sono sofisticati e microscopici; ma tutto ciò non toglie che i vari regimi tendano all’identico, suddetto obiettivo; né implica che essi siano giudicabili e classificabili in termini etici.

Ciascun regime ufficialmente insegna e sostiene che i mezzi usati dai regimi precedenti o concorrenti fossero abietti e che quei regimi fossero ingiusti e immorali. E di essere sorto per porre fine a quegli abusi. E di usare metodi etici e legittimi.

Celebrazioni come il 25 Aprile hanno la funzione di creare l’illusione che la tendenza al dispotismo e al totalitarismo sia non un tratto generale di ogni sistema di potere in quanto strumento di un interesse elitario, ma circoscritta a determinati regimi, legata a caratteristiche (im)morali dei medesimi; e che quindi possa essere vinta definitivamente abbattendo quei regimi e, dopo, continuando ad attaccare i loro apologeti reali o inventati. Celebrare la Resistenza al regime fascista serve a legittimare il regime italiano attuale, che è almeno altrettanto corrotto, che causa sul piano economico disastri paragonabili a quelli compiuti dal fascismo, e che non usa i suoi grossolani strumenti, ma ne usa altri, oggi resi disponibili dalla tecnologia, e che possono fare danni molto più profondi alla libertà, alla sicurezza e alla salute.

Celebrare la liberazione dall’occupazione nazista copre inoltre il fatto che essa è stata sostituita da un’altra occupazione, che perdura militarmente a tutt’oggi (assieme alla perdita della sovranità nazionale), e che persegue le solite mire di dominio mondiale, anche con l’uso delle guerre.

Siffatte celebrazioni servono quindi ad accreditare come esenti da quella tendenza autocratica i regimi di volta in volta in sella e le forze che in essi si collocano ed operano. Servono a far credere nella democrazia, quindi nella responsabilità del popolo per le scelte prese da altri sopra la sua testa. Servono a identificare-separare i buoni, dagli altri, i malvagi (quindi sono necessariamente divisive, perché ogni identità sociale consiste nel distinguere l’ingroup dall’outgroup). Svolgono insomma funzioni rassicuranti, identificanti, legittimanti, che sono indispensabili per tenere insieme un vasto corpo sociale di persone ordinarie che non sosterrebbero la consapevolezza della realtà.

Credo che il bisogno di celebrazioni quali il 25 Aprile, con le suddette funzioni, sia destinato ad acuirsi, via via che il regime si farà più duro e afflittivo, più simile nei metodi ai regimi che esso definisce “male assoluto”, per le ragioni che seguono, esposte qui in estrema sintesi, e più ampiamente nei miei saggi Tecnoschiavi e Oligarchia per popoli superflui.

Abbiamo da un lato un mondo le cui risorse si stanno rapidamente esaurendo e in cui un crescente inquinamento da parte di una sovrappopolazione crescente sta compromettendo la biosfera in modo irrimediabile.

Abbiamo dall’altro lato un sistema globale centralizzato e finanziarizzato di profitto e potere che, anche grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale, non ha più bisogno di masse di lavoratori, consumatori, combattenti; sicché i popoli sempre più divengono superflui e ininfluenti, quindi passivi.

Con queste premesse, è evidente quale sarà il percorso per il futuro: decrescita infelice, riduzione dei diritti individuali, aumento del controllo manipolatorio sulla ente, riduzione consistente della popolazione mediante gli strumenti biologici già disponibili e legalizzati o legalizzabili.

Per le medesime ragioni è irragionevole pensare che si possa uscire dalla “crisi” con una ripresa generalizzata delle economie, della produzione e dei consumi. L’attuale, interminabile crisi, e il malessere dei popoli sono ciò che meglio asseconda gli interessi di chi possiede il potere reale. Sono il modo attuale di governare e modificare le nazioni.

26.04.19 Marco Della Luna

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LA RELATIVA INEVITABILITÀ DEL MALE

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LA RELATIVA INEVITABILITÀ DEL MALE
E LA PIENEZZA DELL’ESSERE

(Scritto per il primo numero di Perennitas)

Soprattutto a seguito dell’Illuminismo, le genti, educate e incoraggiate a ciò dalla famiglia, dalla scuola, dai media e da quasi ogni altra istituzione sociale, tendono a pensare, a presupporre, che il popolo (il suo benessere, la sua tutela, la legalità, i valori) sia il fine dell’ordinamento sociale, politico, giuridico – sino al punto di convincersi che il popolo sia anche il suo artefice, il contraente attivo del patto sociale e il detentore della sovranità, e che la democrazia esista. Quindi si meravigliano e scandalizzano quando si accorgono di ingiustizie e inefficienze palesi e facilmente rimediabili a danno della collettività, che i manovratori delle istituzioni e della politica però lasciano continuare.
Recentemente, però, le continue, brutali e spesso perniciose imposizioni fatte dall’alto, da élites che decidono a porte chiuse senza riguardo per le genti, mostrando ormai apertamente il volto demoniaco del potere, stanno aprendo gli occhi a molti, e molti si accorgono che l’analisi obiettiva della situazione e delle sue tendenze evolutive inquadrano scenari angoscianti per il futuro imminente – altro che gli orizzonti di illimitato progresso promessi dalle sirene illuministiche e dalle loro massoniche figliolanze: le loro promesse sono state di fatto il portale ideologico che ha portato versoi predetti scenari.
Al contempo, si va risvegliando l’interesse per lo studio e la rievocazione in essere di sistemi comunitari tradizionali, animati da uno spirito organico, finalisticamente inclusivo e non strumentalizzante e mercantile. Vedremo come cotali sistemi non si possano richiamare in essere riavvolgendo meccanicamente la storia, ma richiedano profonde alchimie della realtà e l’emersione ad altra coscienza. E’ a questa impresa che ci spingono, con sempre più forza, gli orrori che crescono nel mondo intorno a noi.

§§§

Per capire come funzionano le mercificanti e mercificate società post-tradizionali, basate sui valori di scambio e del capitale, si trasformano con le loro strutture politico-giuridiche nella realtà, vi sono due principi da tener presenti – e se li si tiene presenti, appariranno ovvie e inevitabili molte ‘anomalie’ politiche e amministrative, che altrimenti imprigionano la mente nello sconcerto e nel senso di ingiustizia onnipervadente:
1) Ogni società di questo tipo è gestita da una ristretta oligarchia detentrice di potere, ricchezza, competenza, che tende a prevenire la propria sostituzione e a rendere fisso il proprio dominio; e quando una classe dominante perde il potere, un’altra la sostituisce;
2)Dal punto di vista di ogni siffatta oligarchia, la popolazione è un mezzo, non un fine – è uno strumento da controllare e sfruttare, fino a mercificarla pienamente, ma anche modificare e dimensionare, in base all’evoluzione delle tecniche e delle circostanze; per esercitare questo dominio, si serve di categorie professionali intermedie, fidelizzate mediante la concessione di piccole quote dei privilegi dell’oligarchia, inclusa la facoltà di violare le leggi (questo è il tema del mio saggio Le chiavi del potere, che uscirà in Maggio
nella sua terza edizione-1).

Il fatto che tutte queste società hanno nella storia una struttura oligarchica, con una classe ristretta che controlla e sfrutta entro un rapporto strumentale, con logica essenzialmente aziendale, il resto della popolazione, da un lato conferma che la contrapposizione di classe alto-basso costituisce la struttura fondamentale e insuperabile della società – trascendente, vorrei dire; dall’altro, dimostra che la lotta di classe è, per i suoi fini dichiarati, inevitabilmente improduttiva, perché non cambia (ma riproduce esattamente) quella struttura oligarchica della società, che essa professa di voler abbattere per dare il potere al popolo. La lotta di classe, rivoluzionaria, contro l’ordinamento capitalista è una ruota per criceti, che gira su sé stessa e non si sposta mai dal punto di partenza. Al più, in passato (cioè prima che si costituisse la fortissima oligarchia finanziaria transnazionale), riusciva a sostituire una classe con un’altra nel ruolo dominante.
Le innovazioni importanti, le strategie di lungo termine, le grandi operazioni di ingegneria sociale, sono deliberate a porte chiuse dall’oligarchia, in isolamento tecnoburocratico, indi calate sulla popolazione generale sotto il manto di nobili scopi di interesse comune, ma senza che ne sia rivelata la natura, gli effetti e gli obiettivi ultimi. Così è avvenuto, ad esempio, con il processo di integrazione europea, con le cessioni di sovranità, con l’Euro, con le riforme della banca centrale e del sistema bancario.
Mentre in epoche passate, e nei paesi culturalmente tuttora nel passato (come quelli islamici) si ricorre alla mobilitazione ideologica delle masse per fare i rivolgimenti (vedi primavere islamiche), nel vigente sistema di potere liberale e democratico il dibattito politico pubblico è permesso, o perlomeno può aver luogo, solo dopo che tali riforme abbiano raggiunto gli obiettivi per i quali sono state introdotte, in modo che il dibattito pubblico e la politica popolare, la ‘democrazia’, non possa impedire il raggiungimento di tali effetti. Cioè i problemi vengono posti all’opinione pubblica dai mass media e divengono oggetto di dibattito ed eventualmente di lotta politica (popolare) solo quando
oramai il gioco è fatto e la lotta politica è innocua, inutile. Le poche volte che la volontà popolare si è attivata per tempo dicendo no a qualche riforma calata dall’altro, come nei referendum per l’integrazione europea, i popoli sono stati fatti rivotare fino ad approvarla. Anche per la Brexit si spinge in tal senso, seppur in modo contrastato, perché su di essa l’élite britannica è divisa.

La politica popolare, di regola, viene in tal modo attivata sui problemi quando questi sono ormai superati. Viene attivata in modo fittizio per dare sfogo. Lotta per chiudere le porte della stalla dopo che i buoi sono stati rubati. Così il dibattito e la lotta politica sulla sovranità e sull’Euro sono stati avviati solo dopo che la sovranità era oramai stata perduta e che l’Euro aveva prodotto i suoi effetti (devastanti per alcuni paesi, e vantaggiosi per i paesi dominanti), sebbene già negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 negli ambienti tecnici si prevedessero benissimo, dato che economisti di vaglia avvertivano che il blocco dei cambi
tra le monete europee avrebbe prodotto i risultati che poi ha prodotto. Fino al 2008 l’informazione popolare, la discussione politica, l’opinione pubblica italiana erano in massa per l’Euro e per l’integrazione europea, e informazione sui suoi previsti effetti veniva tenuta nascosta al pubblico. Le battaglie populiste-sovraniste contro l’Euro, minacciando di uscirne, si fanno solo adesso che uscirne è praticamente impossibile, come è impossibile per un pesce uscire dalla nassa – infatti chi prospettava di uscirne ha ritirato
tale progetto. La popolazione generale, del resto, essendo incompetente e attenta solo all’immediato, non prevede gli effetti delle riforme tecniche, e si accorge di essi soltanto dopo che si sono prodotti, quando li sente sulla propria pelle. Ma anche allora fatica a capirne le cause. Le informazioni sono disponibili, a chi le cerca, ma pochi lo fanno, e soprattutto non avviene il coordinamento, la mobilitazione di massa, se i partiti politici non la organizzano e se, prima ancora, i mass media non mandano alla mente della gente la narrazione che il problema esiste, che è grave, che bisogna mobilitarsi. Ma lo fanno solo a giochi fatti. Lo si è visto ultimamente nella vicenda dell’opposizione ai vaccini obbligatori, in cui il problema era reale, decine di migliaia di persone manifestavano, ma i mass media e i partiti politici non rimandavano alla mente della gente questa realtà. Lo si vede ancora oggi, con le analisi di laboratorio che mostrano come nei preparati  vaccinali in realtà non vi sono le sostanze immunizzanti ma vi sono molte sostanze tossiche e contaminanti (i vaccini in sé sono una cosa utile, se fatti bene; i preparati industriali imposti ai bambini sembrano falsi vaccini, inefficaci e nocivi). Dato che tali preparati vengono iniettati molte
volte in milioni di bambini, questo tema dovrebbe essere oggetto di pubblica informazione e di dibattito politico, ma politica e media lo tengono nel silenzio, perché questa operazione di bioingegneria sociale è ancora in corso e non deve essere intralciata.

Qualcosa di analogo avviene con i programmi di manipolazione climatica.
In conformità a quanto sopra spiegato, attualmente non sono oggetto di dibattito politico pubblico, né di copertura mediatica, ma piuttosto di silenziamento o discreditamento e negazionismo beffardo, le informazioni circa principali innovazioni a cui l’oligarchia sta lavorando oggi, e che avranno presto un drammatico impatto sulla vita della popolazione, ossia il controllo sociale e individuale mediante le reti elettroniche e mediante la biocrazia, cioè la gestione e modificazione della gente mediante somministrazione alla popolazione in massa di sostanze chimiche e biologiche negli alimenti, nei farmaci, nei vaccini, nell’ambiente, e anche attraverso la rete 5G (con le sue
onde millimetriche che agiscono sulle cellule vivente, i suoi ripetitori ogni cento metri, i suoi ventimila satelliti in orbita): manipolazione biologica proprio come avviene nella zootecnia. Quando gli effetti si saranno consolidati e saranno divenuti irreversibili, si incomincerà a parlarne alla gente.
L’invariabilità di tale struttura generale bipolare dell’ordinamento sociale suggerisce che forse, per le masse dominate, è preferibile (in termini di benessere psicologico) restare inconsapevoli, credere nell’illusione della democrazia-legittimità, o pensare che l’ineguaglianza sociale sia nell’ordine naturale delle cose, oppure che sia voluta da Dio, oppure ancora conseguenza del karma. La suddetta struttura, nella quale –ripeto- la classe dominante vede e tratta come strumento la popolazione dominata, se tenuta presente, permette di capire come mai il governo e i cosiddetti servizi pubblici, che comunemente ed erroneamente vengono intesi come diretti alla utilità del pubblico ossia della popolazione generale, nella realtà funzionano spesso in modo vistosamente difforme rispetto ai bisogni della popolazione generale e alle leggi, o addirittura contrario ad essi, e paradossale. Perché, ad esempio, lo
Stato autorizzi la produzione e il commercio di alimenti e bevande, soprattutto diretti ai fanciulli, che sono diabetizzanti, obesizzanti, cancerogeni,  eurotossici. Perché in molti luoghi pubblici la polizia permetta lo smercio di droga e non intervenga quando la si chiama per reati in corso. Perché sovente i giudici rimettano prontamente in libertà delinquenti pericolosi, che poi tornano a delinquere. Perché si omettano controlli e manutenzioni di poco costo su opere pubbliche, che poi causano stragi e danni economici
enormi. E perché vengano fatte e ripetute scelte di politica economica palesemente sbagliate e contrarie agli interessi nazionali. Gli interessi dei manovrati non coincidono con quelli dei manovratori.

Consideriamo così l’istruzione, la sanità, la giustizia, la polizia, la difesa, la raccolta delle tasse. Si tratta di servizi introdotti e gestiti dalla classe dominante, nei vari paesi e nelle varie epoche storiche, allo scopo di aumentare l’efficienza del suo strumento, cioè della popolazione generale, come le stalle e il veterinario sono uno strumento per aumentare la redditività del bestiame. La sanità è utile ad avere lavoratori e combattenti più numerosi e più sani anche innalzando la natalità – finché la necessità di grandi masse
di combattenti, lavoratori e consumatori venga meno e si scelga di ridurre la
popolazione o di aumentarne le malattie per vendere più farmaci; la pubblica istruzione a formare sudditi e lavoratori più indottrinati, controllabili e produttivi; le strade, le ferrovie, i porti etc. ad aumentare l’efficienza economica e militare; la previdenza sociale a fidelizzare al sistema le classi subalterne; la giustizia e la polizia a sostenere la percezione di legittimità del potere costituito, tutelandone al contempo i privilegi; il sistema bancario-monetario a concentrare nelle mani della grande finanza il controllo dei redditi, dello sviluppo, del potere politico, permettendo e coprendo (in cooperazione con la giustizia), al contempo, le grandi truffe al risparmio e la pratica dei prestiti usurari e predatori. Così si comprende come naturale che la giustizia non punisca praticamente mai banchieri per le maxi-frodi e per l’usura (che in Italia interessa la grande maggioranza dei prestiti bancari) o per le grandi truffe. Anche la difesa rientra tra i pubblici servizi,  nell’immaginario popolare, come difesa della popolazione da nemici esterni; solo che, di fatto, nel corso della storia, le classi dominanti hanno usato le forze armate quasi sempre al contrario, cioè in danno e a spese delle rispettive popolazioni, facendole pagare, combattere e morire per aumentare la ricchezza e il potere loro proprio. Dalle ricerche storiche e da copiosa documentazione originale -2- , la stessa II GM risulta essere stata non una guerra ‘spontanea’ tra sistemi politici incompatibili, bensì un’operazione decisa e organizzata dalla strategia del capitalismo finanziario: il capitalismo americano finanziò massicciamente il movimento nazionalsocialista, la ricostruzione e l’armamento della Germania hitleriana -3, la sua stessa guerra di conquista e sterminio fino al 1945. General Motors, General
Electric, Standard Oil, Ford costruirono e gestirono, in alcuni casi anche direttamente, impianti industriali strategici e per produzioni belliche del III Reich. Analogamente il Giappone venne rifornito e armato dall’élite capitalistica statunitense affinché potesse iniziare e sostenere la guerra per diversi anni. Soprattutto, in violazione del fittizio embargo disposto da Washington, gli fu data una grande quantità di petrolio americano,
senza del quale non avrebbe potuto iniziare la guerra.
A che fine armare e sostenere la Germania e il Giappone? Al fine immediato di
arricchirsi – le commesse belliche dall’una e dall’altra parte moltiplicarono gli utili delle corporations per tutti gli anni di guerra – e a quello di lungo termine di indebitare in modo e misura irreversibile gli Stati(iniziando dagli USA e dal Regno Unito) verso i banchieri privati, affinché questi potessero arrivare a dettare la politica e a riformare le società, su scala mondiale, a loro vantaggio, scalzando ogni altra forma di potere, verso un villaggio
unico globale fatto di cittadini indebitati e di governi pure indebitati. Le guerre, infatti, comportano un moltiplicarsi delle spese pubbliche, quindi del ricorso al credito, da parte dei governi.
Questo fine, grazie all’operazione Seconda Guerra Mondiale e a molte altre, tra cui l’UE e l’Euro, è stato in gran parte raggiunto. E‘ così che siamo arrivati all’indipendenza dei banchieri centrali dai parlamenti e dai governi, e alla subordinazione della sfera pubblica a mercati controllati da cartelli finanziari e tecnologici, nonché dalla comunità bancaria (questo è il tema dei miei saggi Euroschiavi, Cimiteuro, Traditori al governo -4). Oggi capitalismo apolide e Stati indebitati verso di esso costituiscono un organismo unitario di dominio e sfruttamento. Il nazismo e la II GM mondiale sono stati strumenti
per arrivare a questo obiettivo da parte delle grandi dinastie bancarie che hanno oggi i loro corifei nei vari Juncker, Lagarde, Moskovici, Merkel, Dijsselbloom. Questo piano è stato però recentemente sostituito, siccome il progresso scientifico-tecnologico, l’automazione, l’intelligenza artificiale e la finanziarizzazione globale da un  lato hanno messo a disposizione delle élites dominanti strumenti di dominio più potenti dell’indebitamento e della moneta, ossia strumenti informatici e biofisici di gestione diretta delle masse (la capacità di spiare tutti e ciascuno capillarmente e di entrare nei corpi per modificarli); mentre dall’altro lato hanno reso le masse stesse meno
utili al mantenimento del potere e della ricchezza (e con le masse anche le classi intermedie e i corpi sociali intermedi, che servivano come catena gerarchica e di trasmissione per gestire le masse – infatti le classi medie sono in via di estinzione mediante proletarizzazione); al contempo le masse, coi loro consumi e inquinamenti, sono divenute un drammatico problema ecologico.
Per queste ragioni, il piano di dominio per via finanziaria è stato ammodernato a piano di dominio per via tecnologica, cioè arrivare a gestire le masse con metodi zootecnici – e questo è il tema del mio saggio appena
uscito, Tecnoschiavi -5- , mentre in Oligarchia per popoli superflui -6- ho trattato di come il progresso tecnico-economico congiunto alla globalizzazione ha reso, appunto, superflue le masse per il potere costituito, sicché i cittadini e i lavoratori, compresi gli industriali produttivi,hanno perso potere di contrattazione, diritti e ampie quote del reddito nazionale in favore dei capitalisti finanziari.
Torniamo al servizio pubblico chiamato “sanità”. Corvelva e l’Ordine Nazionale dei Biologi hanno notoriamente accertato in laboratorio, e denunciato all’opinione pubblica(https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/analisi.html), che certi preparati industriali di Big Pharma, pagati con le nostre tasse, spacciati e imposti per legge a milioni di bambini come vaccini, non contengono le sostanze vaccinanti dichiarate bensì una
macromolecola nociva, metalli nocivi e sequenze genetiche, il tutto con effetti
immunodepressivi e neurotossici. L’imposizione di tali falsi vaccini è interpretabile (al di là dell’ovvia logica del profitto commerciale al quale i partiti regolarmente si vendono) come una misura preventiva, un argine che viene eretto per far fronte al gigantesco problema sociale in arrivo: quel 30% dei posti di lavoro che robotizzazione e intelligenza artificiale si prevede che elimineranno da qui al 2030 -7. L’argine a questo problema consiste, forse, nell’assicurarsi, attraverso anche le pseudovaccinazioni tossiche di massa, che le nuove generazioni siano mentalmente e fisicamente incapaci di reazione e di lotta.
Dato che per le oligarchie dominanti la popolazione generale è un mezzo (come il bestiame per l’allevatore) e non un fine (come i figli per i genitori), per capire le decisioni politiche ed economiche, è necessario porsi nel punto vista non della popolazione generale, bensì dell’oligarchia dominante, e tener presente che questa decide, governa e legifera nell’interesse proprio, quindi innanzitutto agisce al fine di consolidare il proprio potere e di estrarre più ricchezza possibile dal corpo sociale che essa gestisce. Negli ultimi decenni si è accreditata e affermata l’idea che i fattori economico.finanziari siano la vera e ultima causa degli eventi, e che la scienza economico-finanziaria sia quella più di tutte in grado di spiegarli, di dettare le riforme e di individuare errori e
rimedi.
Questo convincimento deriva dal fatto che si è capito che, soprattutto nel mondo contemporaneo e globalizzato, la moneta (e non le ideologie e le religioni), è effettivamente il motivatore universale, ossia il fattore che -nella sua forma positiva di profitto, di pagamento, e in quella negativa di indebitamento e downrating- induce la quasi totalità dei comportamenti e delle scelte sia dei singoli che delle organizzazioni (società commerciali, enti pubblici, governi…). Quindi il potere di creare moneta e indebitare sembra poter comandare il corso della storia, e l’analisi, la comprensione e la revisione dei processi finanziari sembrano in grado di spiegare praticamente la totalità del divenire; e sembra pure che nessun valore o risorsa possa prevalere in efficacia o aggirare o sfuggire al controllo della finanza e dei suoi mercati e sostituirsi ad essi nella direzione anche della politica, sicché a guidare le scelte pratiche del potere saranno sempre, ultimamente,
obiettivi economici. (E che quindi i mali e le degradazioni che i processi economico-finanziari infliggono al genere umano siano ineliminabili.)
Ma qui sta un errore di fondo, perché si perdono di vista tre cose essenziali, ossia:
a) La stessa struttura generale delle società -cioè la forma oligarchica, con tutte le sue conseguenze- è superiore alla dimensione economica, non deriva da essa (ma dal fatto che ogni nota organizzazione politica stabile si sostanzia in una distribuzione piramidale e specializzata del potere);
b) La moneta (la ricchezza) è non il fine dei detentori del potere, bensì un mezzo che essi usano: il loro fine ultimo è il dominio di quanto più possibile della realtà, della società, delle sue risorse, del mondo, e il controllo del loro divenire (affinché non sfugga loro di mano, non metta in pericolo la loro posizione dominante). Essendo l’economia-finanza un mezzo per un fine (il potere sui cittadini e sui governi), è ovvio che, quando un mezzo alternativo e più efficiente per assicurare quel fine diviene disponibile, essa viene sostituita con quest‘ultimo, come i cavalli come mezzo di trasporto sono stati sostituiti dai veicoli a motore. E precisamente questo è ciò che sta avvenendo, da quando per il fine della gestione della popolazione sono divenuti disponibili strumenti biofisici e informatici più efficienti di quelli finanziari: strumenti di controllo dei singoli, delle masse, dell’informazione, della stessa atmosfera e del clima, che fino a pochi decenni fa erano immaginabili soltanto nella fantascienza.

c) Per giunta, l’utilità della stessa popolazione, della società da controllare e gestire, è venuta ampiamente meno, poiché, come si spiegherà sotto, i popoli, dopo essere divenuti superflui come masse di combattenti e di cives, ora sono divenuti superflui anche come massa di lavoratori-consumatori – non hanno più un uso, sono obsoleti – quindi è diminuito lo stesso bisogno di controllarli e di ottenere il loro consenso, la loro collaborazione.
Per queste ragioni, si illudono anche coloro che credono di poter comprendere e risolvere i mali attuali (recessione, disoccupazione, svuotamento della politica, concentrazione della ricchezza e del potere con diffusione della povertà e dell’impotenza,  esaurimento delle risorse planetarie) elaborando e proponendo rimedi e riforme sul piano economico, politico, giuridico. Sbagliano perché non tengono conto di quanto sopra. I loro sforzi sono fallaci e impotenti. Nella ormai esaurita fase storica dell’economia incentrata sulla produzione e sul consumo di beni, e sul profitto come principalmente derivante da tale ciclo, all’uomo e al popolo è stata fatta in modo molto graduale assumere pienamente la forma-merce, ossia è stato reso esclusivamente produttore e consumatore – e non più civis, polites, ancor
meno miles, stratiotes, ossia cittadino in armi per la difesa della patria (oggi i soldati sono professionisti a pagamento, quando non addirittura contractors, ossia mercenari privati), togliendogli ogni reale forza, funzione, indipendenza, dignità sociopolitica e culturale rispetto al capitale; e lo Stato, la polis o respublica, sul finire di questa fase, è stato sostituito dal mercato. Ciò affinché né il singolo, nella forma-civis, né lo Stato, nella forma-respublica, interferissero, disturbandole, con le riforme utili per il capitalismo alla
massimizzazione del profitto attraverso la continua espansione e razionalizzazione quel ciclo di produzione-consumo, in ambito nazionale e internazionale. Questa fase storica dell’economia è stata gradita e accettata dalle miopi masse opportunamente stimolate perché, con la sua espansione dei consumi, nel breve, termine comportava un ampliamento del loro benessere materiale, delle loro gratificazioni.
Dopo aver perfezionato la riduzione del civis a forma-merce e della respublica a forma-mercato, la fase storica dell’economia finanziarizzata oramai vede il grosso dei profitti venire da processi finanziari in cui la componente ‘produzione’ richiede pochissimi addetti e la componente ‘consumo’ è modesta e immateriale (non vi è bisogno di produrre e vendere beni reali, se ci si può arricchire producendo e collocando simboli di valori, e facendo correre dietro di essi sia i privati che le imprese che i governi). Perciò le grandi masse di lavoratori e consumatori non servono più alla produzione di ricchezza
e potenza, come non serve più la crescita dell’economia reale e del benessere della popolazione generale, quindi il suo consenso; e su questo punto, sulla gestione delle quantità di esseri umani che non servono ormai più nemmeno come forma-merce, anche perché soppiantati dall’automazione e dell’intelligenza artificiale, questa fase è già da tempo entrata in un processo di trasformazione globale dell’ordine delle cose. Il famigerato NWO parte dal dato di fatto che la finanziarizzazione dell’economia (assieme alle tecnologie) ha reso superflue le masse e intercambiabili i popoli. E che quindi bisogna trovare una ‘sistemazione’ per loro in un quadro di rapido esaurimento
delle risorse planetarie.

Tirando le somme, l’oligarchia tecnologica, nel suo perseguimento del controllo sul mondo, sta portando a un domani di degrado infernale e ineluttabile della condizione umana, e sembra non esservi al mondo alcuna forza o risorsa capace di sventare questo destino sicuramente peggiore della morte per la quasi totalità della popolazione. Questa impossibilità, questa insuperabilità, è data dalla stessa natura della realtà: se essa è fatta
di materia e spazio, è limitata; perciò quanto di essa domini tu non è controllato da me; ne consegue che il bene, l’obiettivo, per ciascuno, è conquistare e sottomettere quanto più possibile della realtà, del mondo, delle risorse, comprese le altre persone, le quali pure sono risorse. La conseguenza  è inevitabile: il bellum omnium erga omnes, dove un’oligarchia tecnologica globale sottomette gli altri sette miliardi di umani e ne fa ciò che ad essa conviene, iniziando col creare una differenziazione anche biologica tra sé ed
essa, che le assicuri una supremazia obiettiva, come preconizzava Bertrand Russell-8 e come oggi la tecnica consente di fare (enhanced humans, supersoldati). Per non parlare della manipolazione del clima e dell’ambiente in generale.
Questa conseguenza è nella logica delle cose, quindi superiore ad ogni freno
morale, come la logica della competizione di mercato. Le logiche e dinamiche della massimizzazione del dominio sembrano non lasciare spazi razionali per la speranza, e sospingere dentro una sorta di Età Oscura. Ma, di nuovo, le cose stanno altrimenti. Invero, questa logica della massimizzazione del dominio, con la sua linea di sviluppo, è conseguenza della coscienza materialistico-dualistica della realtà, che è quella comune e dominante-9.
Per esso, la realtà è fatta da un lato di molte cose materiali sottoposte a energie e interagenti tra loro secondo rapporti di causa-effetto; dall’altro delle menti dei soggetti; le menti sono influenzate dalle energie fisiche e percepiscono così gli oggetti materiali; la mente di ciascuno comanda in parte il suo corpo materiale; per il resto la mente non agisce sulla materia-energia; le singole menti non agiscono direttamente l’una sull’altra, ma comunicano attraverso i corpi materiali; cose, energie e menti esistono nello spazio e nel
tempo, nel divenire; esse vengono in essere e poi cessano di esistere, cioè entrano ed escono dal nulla.

Posti il dualismo ontologico mente-materia e il dualismo io-non io, l’identificazione di sé e della realtà, con la materia, col quantificabile, col limitato, consegue la lotta per strappare agli altri il dominio di questa limitata materia che è il mondo, di avvantaggiarsi a danno degli altri, di altre persone, di altri paesi, delle generazioni future, dell’ecosistema globale. Altrimenti detto: se la realtà, l’essere, è quantità (materia, spazio, tempo, lavoro, denaro), allora il fine razionale di ogni essere senziente è conquistare per sé quanto più possibile di queste quantità, che sono limitate (disponibili limitatamente), e perciostesso hanno un valore commerciale (ciò che è disponibile illimitatamente, non ha valore commerciale). Anche gli altri esseri umani sono
da sottomettere e dominare, perché anch’essi sono parti del mondo materiale e costituiscono, come le materie prime, una risorsa limitata, sfruttabile come fonte di lavoro e altro (organi per espianto, all’estremo, corrieri della droga, terroristi suicidi). La sopraffazione e lo sfruttamento, entro questo paradigma, sono perfettamente logici. Perseguire il profitto egoistico, entro esso, è l’unica strategia razionale. Non vi sono beni o convenienze sopraordinate. Ancor meno un sovra-mondo, un campo intersoggettivo regolatore e ordinatore.
Perciò non vi può essere soluzione dei problemi e delle ingiustizie sociali e
politiche, se non ci si libera dalle false identificazioni suddette. Risolvere i problemi dell’uomo, del mondo, della società restando entro il paradigma di Mâya è, con certezza logica, impossibile.

Il “mondo”, quale esiste nella coscienza materialistico-dualistica, è, con certezza, non salvabile. Esso e i suoi atroci esiti è conseguenza inevitabile e necessaria di quel dualismo e di quel materialismo. Le ricette del socialismo o dei vari riformatori, così come quelle del cristianesimo, sono tutte impotenti, perché radicate e connaturate a quel paradigma – di cui non sono nemmeno consapevoli, da cui non sanno nemmeno porsi a distanza di osservazione e indubbiamento. Restando su quel piano, non vi può essere soluzione al problema, perché quel piano di coscienza è esso stesso il problema. L’Io
impegnato nella incessante e infinibile conquista o salvazione (che sono equivalenti) del Non-(m)io è perdente proprio perché vive e (presup)pone il Non-(m)io, il dualismo, perché pensa un agone in questi termini, perché si  contra-pone. E’ dunque indispensabile verticalizzare l’azione rispetto a quel piano cognitivo e pratico. I cambiamenti necessari sono estremamente più  profondi da quelli proposti da qualsiasi riforma, conversione religiosa, rivoluzione o ideologia politico-economica. Il dominio perseguito nel mondo della coscienza materialistico-dualistica non è però ultimamente dominio della ricchezza (che, come ricchezza finanziaria, oggi non ha limiti di creazione), delle genti (che sono divenute superflue), dei governi (che sono stati svuotati e soggiogati), ma dominio degli enti come enti, nonché dell’esistere, entro la coscienza che crede (di attuare) la totale manipolabilità dell’ente, del suo essere/nonessere, come prodotto (e mercanzia), entro la cornice della perdita del pensiero dell’eterno, entro la negazione radicale della dimensione immutabile, come spiega il filosofo Emanuele Severino. In certa  teologia si arriva a teorizzare che gli enti, una volta creati daDio, non stiano in essere da sé, ma abbisognino di una continua (cre)azione divina che li mantenga esistenti: questo è il nucleo ontologico della finanziarizzazione, nella quale tutti i beni si smaterializzano, i valori e i diritti perdono esistenza autonoma e abbisognano di essere mantenuti in essere da un’incessante attività dei mercati finanziari e di un supporto elettronico tenuto acceso dalla banca, così come pure la moneta elettronica (dipendente ad existentiam dal supporto elettronico fornito dalla banca) che oggi viene gradualmente
imposta in sostituzione di quella cartacea (che esiste senza bisogno dell’azione della banca) e per altro verso possono essere creati quasi ex nihilo con un click del mouse, senza limiti e costi. E parimenti con un click possono essere posti nel nulla, per decisione unilaterale del potere bancario. Ultimamente, la brama di acquisire, che anima i dominatori, è un tentativo di
dominio per il controllo della morte degli stessi dominatori. L’origine della volontà di dominio alla base dell’avidità economica, come intuì l’economista e teologo gesuita Bernard Lonergan, è nella pulsione a sopravvivere, è il vivere l’essere (l’essere come tale, e di conseguenza anche il proprio esser-ci) 10 come scarso, limitato, non solo nella sua quantità, ma nella sua durata, siccome minacciato dalla tendenza a divenire non-essere, a
morire. La contesa per la conquista e il controllo dell’essere e del mondo che sono sentiti come limitati, mai può esser vittoriosa finché non conquisti l’eternità, non vinca la morte e la paura e la precarietà. E siccome non la può conquistare, perché un essere passibile di divenire non-essere non può esser messo in sicurezza, questa coscienza, assieme al sistema socio-economico che costruisce, è destinata al fallimento e a restare nell’angoscia.
E’ un assetto instabile perché contraddittorio e fallace proprio dentro quegli oligarchi conquistatori che il filosofo Diego Fusaro chiama gli odierni bellatores. Contraddizione e fallacia lo condannano a finire, e condannano l’angoscia dei bellatores a non trovare fine. A che ti giova conquistare il mondo, se già ti sta masticando il tempo? E’ il tempo -radice tem* di temno, taglio, cioè divisione tra prima e dopo (ricorre anche in tem-p-lum, témenos)-
che devi vincere. E non lo vinci fuori da te.

§§§

Dal punto di vista filosofico occidentale, il concetto di realtà proprio della
coscienza materialistico-dualistica sopra descritto, già criticato dagli antichi, è stato pacificamente confutato come illusorio già da pensatori quali David Hume, George Berkeley, Immanuel Kant, Georg W. F. Hegel, Herbert F. Bradley: la nostra coscienza non recepisce un supposto mondo materiale esterno. Non è possibile per la coscienza uscire da sé stessa per percepire o conoscere altro da sé. Il mondo conosciuto è una sua rappresentazione, o costruzione. Affermare l’esistenza una realtà non mentale, extramentale,
anche senza pretendere di descriverla (cioè limitandosi all’an sit, solo come
cosa-in-sé, senza addentrarsi nel quid sit), è perlomeno assai problematico

Teorizzando nella coscienza una sorta di software di intuizioni date a priori (tempo e spazio) e di categorie pure date a priori, comuni a tutti gli uomini, che costruiscono il mondo conosciuto e condiviso (fenomenico) secondo  regole costanti, tali così da produrne la comprensibilità e prevedibilità scientifica secondo le leggi “naturali” – teorizzando un siffatto software, Kant in particolare anticipò la comprensione odierna dei processi percettivi, che spiega come noi non percepiamo le cose come tali, ma i nostri cervelli
elaborano impulsi elettrici innescati dagli organi di senso, e li coordinano in un costrutto sensato, costruendo così la nostra rappresentazione della realtà.
La ormai consolidata confutazione sul piano scientifico e su quello logico-filosofico della coscienza materialistico-dualistica è indispensabile ai fini della
comprensione intellettuale, ma non è sufficiente per uscire da tale coscienza, a passare a un’altra coscienza, a un altro sentire e sentirsi, perché uscirne significa trasformarsi interamente, anche sui piani percettivo, emotivo, motivazionale, nonché dell’identità. Implica la fine della stessa percezione del “mondo” come a noi nota. Alcuni insegnamenti tradizionali affermano che si tratta di trasformarsi, per liberare il proprio sentire e volere dall’illusione, anche a livello viscerale. Che si tratta di ricomporre l’illusorio dualismo tra
mente e materia-11 . O ricomporre ogni dualismo. Le resistenze sono forti e profondamente radicate. Infatti si tratta anche di rilasciare molte identificazioni e molti attaccamenti. Mentre le religioni abramitiche, a fianco delle loro idee di mondo del divino, condividono la coscienza dualistica e materialistica della realtà, lo yoga indovedico, nella sua interezza e varietà, assieme ai buddhismi tibetani, è il metodo, o l’insieme di metodi,
più esplicito e completo per realizzare l’uscita da essa, sciogliendo i nodi, i
condizionamenti, le dinamiche che sostanziano l’illusione. Il percorso verso la meta è lungo, graduale (anche se alcune scuole contemplano la possibilità di una realizzazione istantanea grazie ad esperienze speciali, a folgorazioni), si snoda in molte fasi, classicamente individuate in otto, e comprensive di  esercizi corporali, energetici, mentali, e sopra-mentali. L’esercitare metodicamente e lungamente la visualizzazione congiunta all’intenzione, soprattutto nell’esecuzione del rito, è uno strumento specifico per
modificare la coscienza, uscire dal dualismo mente-materia e per lavorare usando forze e facoltà nostre proprie, altrimenti fuori portata e fuori coscienza. Il punto pratico, è che soltanto questa ascesi (àskesis significa  “esercitazione”) e questo tipo di risorse possono salvare da ciò che il mondo dell’uomo sta diventando. L’obiettivo viene sovente definito come realizzazione della pienezza dell’essere, del Satcitananda–vigraha: lo stato del non dualismo, stato primordiale ed autentico, non soggetto al tempo (e alla morte). Satcitananda deriva da: Sat (essere-verità), Cit (coscienza), Ananda (beatitudine): le tre qualità della pienezza dell’essere, nella quale
tutto è beatitudine, mentre il vivere e viversi disgiunti dal resto, come una parte in opposizione al tutto, è una coscienza infelice e angosciosa. “Sono la natura della coscienza… sono senza dualità, puro nella forma … immutabile, esente da desideri e ira, distaccato … l’eterno, illuminato e puro satcitananda-12“. Pienezza dell’essere significa trovare nell’Essere stesso la compiuta soddisfazione e realizzazione, appagarsi nell’Essere senza bisogno di avere.
La tradizione afferma che chi perviene alla meta, o anche solo si avvicina ad essa,trascende il suddescritto piano problematico e perciostesso ne è affrancato: per lui il malenon esiste. Non si danno altre vie per affrancarsi da quel piano – particolarmente, non esiste un modo di liberarsene per via politica, collettiva, mantenendo il tipo di coscienza  proprio di quel piano. Ovviamente non è questa la sede per descrivere il processo di realizzazione
su accennato, ma qualche citazione è d’uopo, per chiudere nella bellezza della
chiarezza. Mrityu, il dio della morte, in Katha Upanishad II, 6 dichiara: “L’ascensione al mondo superiore non rifulge allo stolto inebriato e reso ottuso dalla cupidigia. Credendo che ci sia soltanto questo mondo, continua a ricadere nel mio potere” [ossia, resta soggetto all’esperienza della morte]. Il che è logico: lo stolto si identifica con la materia, col quantitativo,
si attacca ad essi, persegue il fine di accaparrarsene quanto più possibile – ma il quantitativo, la materia, il dualismo, lo legano e lo riportano, inevitabilmente, alla morte, alla limitatezza, al finire. Al contrario, “Il saggio, illuminatosi nel compimento dello yoga trascendentale (adhyâtmayoga), avendo contemplato nel sé (âtman) il dio nascosto … … lascia il piacere e il dolore” (ibidem, II, 12). Indi, “sceverato il Sé (paramaâtman) dalla
propria individualità empirica, e raggiunta questa intima guida, gioisce poiché ha conseguito la sorgente di ogni beatitudine” (ibidem, II, 13). La realtà per lui è completamente diversa dal paradigma di Mâya, perché essa si palesa a lui come “oltre il giusto e l’ingiusto, oltre il creato e l’increato, oltre passato e futuro” (ibidem, II, 14).

18.03.19 Marco Della Luna

1-Aurora Boreale editrice, III edizione
2- Per una rassegna organica, vedasi Marco Pizzuti, Biografia non autorizzata della II Guerra Mondiale, Mondadori 2018, cap. IV
3-La letteratura in materia è vastissima – vedasi https://www.globalresearch.ca/americanbanks-
funded-the-nazis/31983
4- Arianna Editrice
5-Arianna Editrice
6-Aurora Boreale Editrice
7–https://www.key4biz.it/industria-4-0-ue-teme-effetto-disoccupazione-tecnologica-a-rischioautomazione-
oltre-il-40-dei-lavori/227664/
8-L’impatto della scienza sulla società, 1951; vedi anche in tale senso Yuval Harari, Homo Deus, 2017.
9 -Del realismo dualista-materialista mi sono ampiamente occupato nel mio saggio Il Codice di Mâya (Nexus, II edizione). Per esso, la realtà è fatta da un lato di molte cose materiali sottoposte a energie e interagenti tra loro secondo rapporti di causa-effetto; dall’altro delle menti dei soggetti; le menti sono influenzate dalle energie fisiche e percepiscono così gli oggetti materiali; la mente di ciascuno comanda in parte il suo corpo materiale; per il resto la mente non agisce sulla materia-energia; le singole menti non agiscono direttamente l’una sull’altra, ma comunicano attraverso i corpi materiali; cose,
energie e menti esistono nello spazio e nel tempo, nel divenire; esse vengono in essere e poi cessano di esistere, cioè entrano ed escono dal nulla.

10-Non entro qui nella questione, peraltro fondamentale, se tutto ciò che esiste sia (siamo) un unico ente, oppure sia, come lo sente il sentire comune, una moltitudine di enti separati tra loro (e magari passibili di sorti separate).
11-Un dualismo, questo, che la stessa scienza sperimentale, sia fisica che psicologica, ha in parte superato, in parte messo in crisi.
12-Tejobindu Upanishad, 3.1-3.12 – passim.

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NON E’ TEMPO DI RESURREZIONE

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NON E’ TEMPO DI RESURREZIONE

A che tipo di opera è propizia l’epoca che stiamo vivendo? Alla rigenerazione della civiltà, alla risurrezione dei valori, alla rifondazione politica del bene comune?

E’ su questa possibile rifondazione politico-sociale che ruota l’attuale dibattito delle promesse al pubblico. Ma non è possibile che si realizzi un sistema politico che si interessi primariamente del bene della società nel suo complesso anziché dell’élite dominante. E non è mai avvenuto. Vediamone sommariamente le ragioni.

Nel mondo reale, la democrazia in generale non funziona perché le persone sono troppo diverse tra di loro per tipo di coscienza e perché le cose su cui decidere sono troppo complicate e si collocano in uno scenario troppo articolato per la comprensione di chi non sia specialista. E la quasi totalità della popolazione è priva di una formazione anche lontanamente idonea, priva della voglia e della capacità di studio e comprensione. Non decide razionalmente e competentemente, ma di pancia, non ha memoria storica, non ha coerenza nel tempo, fondamentalmente vuole essere illuso, rassicurato, lusingato.

In particolare la democrazia diretta non funziona perché il governare non consiste in poche semplici scelte tra sì e no, tra loro isolate, bensì in un continuum di scelte entro una strategia che tenga conto dello scenario, scelte concatenate l’una con l’altra in un modo sensato. Inoltre, lo scegliere fra un si e un no è divisivo,suscita contrapposizione: una volta fatto il referendum e scelto il sì o il no, alla parte sconfitta della popolazione non resta che rassegnarsi oppure sabotare l’esecuzione dell’esito della votazione. Come si vede nel caso Brexit, lo scegliere tra due opzioni spesso non è sufficiente per eseguire quella opzione che vincerà. Dopo il sì o il no, occorrono ulteriori scelte e accordi con soggetti stranieri e la democrazia diretta non può applicarsi ai negoziati internazionali, e nemmeno quella parlamentare, a dire il vero. Inoltre, l’attività internazionale richiede negoziati segreti, trattati segreti, diplomazia segreta, preparativi segreti sia in ambito monetario che in ambito bellico, e la segretezza non è conciliabile con la democrazia diretta, nella quale tutte le opzioni e tutti i fattori dovrebbero poter stare sul tavolo in vista a tutti gli elettori.

La democrazia indiretta rappresentativa,  invece, non funziona perché gli eletti non rappresentano di fatto gli elettori ma costituiscono e consolidano nel tempo una classe interpartitica separata da essi, che fa i propri interessi. Si chiama partitocrazia, consociativismo, eccetera. Non può funzionare perché la rappresentanza effettiva del popolo richiederebbe una legge elettorale proporzionale, la quale però rende praticamente impossibile la stabilità e coerenza dell’azione di governo, e una adeguata velocità decisionale. Ancora: il membro  una classe politica eletta tende ad agire in un’ottica di pochi anni, quelli del mandato in corso e del successivo se va bene – essenzialmente, tende ad essere rieletto  in quella carica o in qualche altra carica, sicché  agisce per il proprio interesse particolare e  in un’ottica miope, irresponsabile. E ciò è incompatibile col bene comune, che richiede un’ottica  di lungo termine.

In conclusione, di fatto il potere politico economico e tecnologico nonché conoscitivo si concentra sempre nelle mani di pochi, i quali lo usano innanzitutto nell’interesse proprio, mentre vedono e trattano il resto della popolazione come un loro strumento di potere e arricchimento; e la gestiscono in modo manipolativo e coercitivo. Insomma,  non esiste la possibilità di realizzare un ordinamento socio politico che miri veramente all’interesse di tutti anziché all’interesse dei pochi che comandano. L’idea democratica si palesa un ritrovato delle oligarchie per deresponsabilizzarsi rispetto al loro esercizio del potere, col trasferirne simulatamente la responsabilità ai suoi soggetti passivi, ai governati, attraverso il pretesto della volontà popolare che si concreterebbe nel voto.

Meglio quindi non lasciarsi coinvolgere dai sogni di cambiamento, democratizzazione e di governo per il bene comune. Sono illusioni che per un verso sprecano tempo e forze, e per l’altro verso spesso portano ad esiti nefasti. E diremo il perché, prima di passare a definire che obiettivi sia consono perseguire in questa specifica epoca.

Da un lato è ovvio che la lotta di classe del popolo oppresso e governato contro gli oppressori non può sortire un effetto di giustizia sociale, non può cambiare qualitativamente il sistema. Dall’altro lato, le classi dominate hanno beneficio nel restare nell’ignoranza e nell’illusione, inconsapevoli della intrinseca e ineliminabile ingiustizia del sistema, illudendosi che esso sia giusto e morale, vuoi perché espressione della volontà divina, vuoi perché prodotto di una apparente democrazia che lo legittima attraverso una supposta volontà popolare, vuoi ancora perché imposto dalle leggi di mercato, da necessità oggettive sulle quali non si può non concordare altrimenti si è classificati come pazzi o estremisti. Da qui la imposizione di un pensiero unico e di un’unica concezione della realtà, naturalmente falsa, nella quale l’attività politica non è inevitabilmente basata su inganno, ricatto, tradimento, corruzione, abuso, delitto, e sulla dabbenaggine delle masse, come invece Niccolò Machiavelli ha per primo descritto.

I sistemi migliori per assicurare una tale conciliante illusione sono quelli religiosi che comprendono tutto l’insieme della vita, cioè quelli che danno una giustificazione e/o una mascheratura a tutto ciò che può creare disagio e inquietudine: l’ingiustizia socio-economica, l’angoscia della morte, il problema del senso della vita, dell’origine delle cose, del bene e del male… Essi producono anche un’autoregolazione comportamentale interiorizzata della popolazione. Funzionano bene finché non vengono messi in crisi dalla critica razionale scientifica, o dall’arrivo di sistemi diversi che li relativizzano, come avviene nel multiculturalismo, il quale infatti li mette in crisi di efficacia, con conseguente dilagare di anomia, insicurezze, devianze.

Una delle cose che hanno arrecato ai popoli le più grandi sofferenze, è l’idea illuminista che l’organismo sociale si possa correggere, riformare e migliorare come si fa con le macchine, e che questo organismo e lo stesso essere umano siano sostanzialmente macchine. Se io, studiando un orologio, scopro come farlo funzionare meglio, posso aprirlo e modificarlo. Con le singole persone e ancor più con la società, ciò non si può fare, perché esse hanno un inerzia sistemico-funzionale che lo impedisce. Innanzitutto sono enormemente più complesse di qualsiasi orologio, sì che se spingi in un senso l’effetto finale può essere che vanno nel senso opposto (così, se imponi un blocco dei prezzi, facilmente produrrai il nascere di un mercato nero con prezzi moltiplicati; e se perseguiti un’idea oppure una religione, facilmente otterrai di renderla più attraente e popolare). In secondo luogo, le persone e le società sono vive, e se intervieni di forza sul loro funzionamento rischi di ucciderle, di spegnerne la voglia di produrre e riprodursi, ossia rischi di far morire la persona oppure di precipitare la società nel caos, nel disastro economico.

Gli illuministi e i massoni di ieri e di oggi insistono proprio nel fare questo, ossia nello sforzarsi di imporre al corpo sociale una nuova fisiologia, un nuovo modello di funzionamento, una riforma calata dall’alto: l’uomo nuovo, la società nuova, razionali e giusti. I risultati sono sempre stati sofferenza, disordine, impoverimento, guerre, soprattutto per le masse che di volta in volta hanno creduto nelle grandi riforme e hanno combattuto per esse.  Karl Marx, il più intelligente tra i teorizzatori rivoluzionari, aveva invero preconizzato una rivoluzione spontanea, non imposta con la forza ma destinata a scaturire dai fatti, che avrebbe portato al nuovo ordine socialista.

Per superare le suddette difficoltà, i rivoluzionari e i grandi riformatori tutt’ora ricorrono ad alcuni strumenti quali il totalitarismo culturale,  l’imposizione di pensieri unici, la censura, la distruzione delle reti sociali e civili esistenti nonché delle identità storicamente formatesi e delle tradizioni che possono opporsi o intralciare la divisata riforma; perciò essi sovente separano, deportano sterminano o distruggono le strutture intermedie:  vedi Stalin, Bokassa, Amin Dada, Ceausescu. Così oggi abbiamo da un lato il pensiero unico politically correct, e dall’altra il mescolamento culturale ed etnico forzato assieme alla graduale abolizione dei confini e degli stati nazionali.

Inoltre, questi grandi riformatori si ritrovano regolarmente a fronteggiare un problema: i loro modelli perfetti non producono i meravigliosi effetti promessi, ma fanno danni. Per gestire questo problema, non potendo ammettere che il modello è sbagliato, reagiscono in due modi tipici:

a)spiegano che il modello non produce gli effetti promessi perché non è stato attuato abbastanza intensamente e radicalmente: se lo stalinismo non funziona ancora, è perché ci vuole più stalinismo, e se l’europeismo (l’euro, l’austerità, il mercato) non sta dando i risultati promessi e sta anzi producendo danni, ciò avviene perché ci vuole più europeismo (più euro, più austerità, più mercato) e più repressione delle voci critiche (fake news);

b)danno la colpa dell’insuccesso a un nemico interno, cioè inventano capri espiatori: i controrivoluzionari, gli eretici,  gli infiltrati, i revisionisti, gli ebrei, gli euroscettici, i sovranisti, i populisti, i complottisti, e naturalmente i fascisti in assenza di fascismo.

L’innovazione tecnologica e commerciale impone una incessante trasformazione dei modi di vivere e delle capacità lavorative della gente, anche dei lavoratori non più giovani, congiunta agli effetti dell’immigrazione di massa: una trasformazione sempre più veloce, non assimilabile quindi dalle persone e dalle comunità; e ciò determina tensioni e lacerazioni costanti, un vivere in forzatura, l’annientamento dell’autoregolamentazione morale della società. È tutto un vivere in emergenza e sulla corda soprattutto del debito, del mercato, del rating.  Anche il 3% come limite del deficit, privo di una base scientifica, fa parte di questo sistema di crisi cronicizzata, mantenuta come strumento di governo, di riforma costante e coatta, di logoramento della capacità di resistenza e reazione del popolo. Sempre più incompatibile con i bisogni e i limiti fisiologici dell’uomo, il rispetto dei quali dovrebbe essere il  primo tra i Diritti dell’Uomo ad essere riconosciuto, mentre neppure viene menzionato,

Dalla società solida si è passati a quella liquida e ora a quella gassosa. Ma l’uomo è un essere sociale, ossia il singolo ha bisogno di stare in rete valoriale e relazionale interattiva stabile, affidabile, anche per crescere, svilupparsi e vivere. Per avere scambi emotivi senza dei quali va incontro a degenerazione patologica. Questa evoluzione forzata che è in corso, propulsa dalle domande del capitalismo finanziario e dalle esigenze di gestire le destabilizzazioni che esso produce, sta quindi distruggendo le basi, i presupposti della formazione e dell’esistenza stessa delle persone, senza dare alcuno sbocco positivo o propositivo.

Se oggi la tecnica mette a disposizione strumenti di manipolazione estrema sulla popolazione, quali la manipolazione  genetica e il sabotaggio biologico della popolazione scomoda, usare quegli diviene prassi. Gli oligarchi sfruttatori-oppressori-manipolatori odierni, alfieri dei diritti dell’Uomo, ai fini del rispetto reale dell’Uomo e del bene comune, non sono diversi da quelli del passato, nazisti o stalinisti. E non sono giudicabili secondo categorie morali, perché queste sono applicabili solo entro modelli astratti dalla realtà, non alla reale competizione per il potere e la ricchezza.

A che tipo di opera è propizia questa nostra buia epoca, senza luce visibile in fondo al tunnel? Questa è la domanda fondamentale per la prassi. Viviamo una fase storica chiaramente,  essenzialmente e inesorabilmente di distruzione, dissoluzione– tanto nel pubblico quanto nel privato: parlando in simboli, è il tempo del dio Shiva, tempo di pralaya, di putredo, di fimbulvetr, quindi di rinuncia, di distacco. Non tempo di fondare, non di costruire, non di lottare, non di conquistare, non di ritracciare il solco di Romolo. In una tale fase, è irrazionale nonché contro natura mettersi a progettare e a lottare per conservare o restaurare. Chi lo fa, è come uno che semini sotto il sole di luglio o che si sforzi di cantare gregoriano su un karaoke rap a duecento decibel.

E’ invece razionale approfittare del carattere e del dinamismo dissolvente di questa nostra epoca per liberarsi in modo attivo e consapevole da ogni attaccamento al mondo e alle sue lusinghe,  dalle identificazioni illusorie con la pseudo realtà, sia esterna che interna. E’ una fase in cui, captando consciamente la forza negativa operante,  abbiamo l’opportunità di liberarci in senso radicale, ossia non semplicemente da restrizioni ed oppressioni pratiche e circoscritte, ma dagli attaccamenti tutti e dall’illusione come tale, quella che ho descritto nell’articolo La relativa inevitabilità del male (già pubblicato da Perennitas, n.1).

Pasqua 2019         Marco Della Luna

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REALIZZATO IL REDDITO UNIVERSALE DAI MONEY ANGELS

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Mentre questo governo Legastellare vacilla su come conciliare i costi del reddito di cittadinanza e di Quota 100 + flat tax con l’evitamento del rincaro dell’IVA, i Money Angels, basandosi sulla conoscenza monetaria che io ed altri abbiamo ampiamente esposto negli ultimi tre lustri, hanno realizzato un circuito monetario globale che offre un reddito universale a chiunque lo chieda, senza oneri per lo Stato né per il glamour di Matteo e Giggino. Un reddito che viene versato in moneta che è scritturale esattamente come quella che crea il circuito delle banche non-centrali, e che lo Stato usa tranquillamente, anzi impone di usare sopra certi importi.

Il circuito monetario-bancario creato dai Money Angels serve a dimostrare che un governo economicamente consapevole e indipendente da interessi esterni potrebbe facilmente dotare il Paese di un circuito monetario senza debito e liberarlo dall’usura che sta subendo, sia in quanto ai cittadini e le imprese, sia in quanto al debito pubblico. Ricordo che tutto l’attuale debito pubblico è dovuto a interessi che lo Stato, quindi i contribuenti, pagano per prendere a prestito una moneta simbolica che ha valore solo perché i governi glielo conferiscono.

Anche i servizi offerti dai Money Angels sono quelli delle banche ordinarie – solo che le commissioni sono di 1,0 cent per operazione… Ecco la presentazione:

REALIZZATO IL REDDITO UNIVERSALE

Caro Cittadino,

questa è la presentazione di un servizio monetario alternativo a quello delle banche tradizionali, che è gestito da un gruppo internazionale di esperti informatico-economici e ha i seguenti principali vantaggi rispetto alle banche tradizionali:

1-crea moneta (palesemente, non nascostamente) e la distribuisce a tutti gli aderenti come reddito mensile pari a € 1.000 o CHF 1.100 o $ 1.200 accreditandoli in automatico in un wallet elettronico scaricabile come sotto spiegato;

2-questo danaro potrà essere speso nel circuito di tutti gli aderenti per l’acquisto di beni o servizi; gli aderenti stanno crescendo esponenzialmente in tutto il mondo; possono aderire tutti, anche nullatenenti, protestati, pignorati;

3-la creazione del suddetto danaro avviene con un sistema blockchain dedicato, che certifica e regola la quantità di danaro creata sicché sono esclusi gli abusi;

4-le commissioni sono solo di 1,0 cent. per ogni operazione e le operazioni vengono completate nel giro di pochi secondi;

5-il danaro viene creato e distribuito agli aderenti a costo zero (ed è fisiologico che sia così perché l’economia reale soffre di carestia di moneta, ossia il denaro attualmente circolante è di gran lunga insufficiente rispetto alla quantità di beni e servizi disponibili nonché al potenziale produttivo, sicché l’economia non riesce a vendere o a pagare i suoi prodotti, quindi disinveste, licenzia, delocalizza, va in recessione); la soluzione è quindi immettere denaro nel sistema, non toglierlo, come invece viene fatto attraverso le tasse e i tagli della spesa pubblica; si noti che il sistema bancario europeo crea e mette a disposizione per gli italiani circa 50.000 euro pro capite contro 80.000 degli spagnoli, 100.000 di francesi e tedeschi, 140.000 per gli olandesi, e 22.000 per i greci; in questo modo assicura che Grecia, Portogallo e Italia restino in perenne crisi di insolvenza, e siano così costrette a svendere i loro assets ai paesi forti – Francia, Germania e altri: 

https://www.youtube.com/watch?v=B1ZoW_JUMLU&list=PLIhjteiMgLE5hnSzLacFHZPm9cqyrmaBp&index=33

https://www.youtube.com/watch?v=B1ZoW_JUMLU&list=PLIhjteiMgLE5hnSzLacFHZPm9cqyrmaBp&index=33

6-il nostro danaro è esente da interessi attivi e passivi (in questo modo non solo non crea debiti da interessi passivi, ma invoglia chi lo riceve a spenderlo subito, stimolando la domanda interna);

7-questo reddito è infatti mirato a ridare alla gente capacità di spesa e di consumo, quindi di ripartire economicamente sia come individui e famiglie, sia come corpo sociale, liberandosi dalla carestia monetaria creata ad arte dal cartello bancario privato attraverso il ricatto del rating sui governi indebitati verso di esso;

8-infine, il nostro servizio ha un valore educativo, perché usarlo e capirlo fa capire come funziona la moneta e la sua creazione.

Per ricevere anche tu il Reddito Universale, qui di seguito trovi le istruzioni; più sotto, il razionale giuridico-scientifico.

Istruzioni per ricevere il Reddito Universale:

Dove andare per aprire il borsellino:

www.equacoin.cash

Dove inserire il proprio address per ricevere il reddito universale e il premio di cento euro per ogni nuovo borsellino fatto aprire:

https://t.me/universalincomenow

Dove ricevere aiuto: 

https://t.me/EquaCoin_Wallet_Help

Zona mercato:

https://t.me/equazone

Razionale per cui è stato creato questo sistema:

Legalmente: la emissione di moneta elettronica CONTRO FONDI preesistenti è regolata dalla legge (moneta elettronica).

Per contro, la creazione ex novo di moneta scritturale (FREE TENDER), ossia senza fondi preesistenti, e che costituisce circa il 90% della liquidità circolante, non è regolamentata perché ufficialmente non è prevista.

In realtà le banche di credito, mediante semplici scritturazioni contabili interne non garantite da alcun valore, creano depositi in nero perché non li iscrivono come afflusso di cassa alla creazione, e poi li usano o per prestarli contro interessi composti a governi, imprese e cittadini; oppure per fare investimenti, o per pagare le proprie spese.

Che cosa succede quando la banca crea un deposito ?

http://centralerischibanche.blogspot.com/2018/11/cosa-succede-quando-la-banca-crea-un.html

Esempio UNICREDIT:

https://centralerischibanche.blogspot.com/2018/12/creazione-di-denaro-e-riflusso-in.html

Il riflusso bancario generato nei vari paesi quindi transita offshore, finisce nei fondi d’investimento che lo fanno rientrare nei vari paesi acquistando le privatizzazioni o altri assets messi in svendita da governi, imprese e cittadini sovraindebitati, così che contemporaneamente riciclano il denaro sottratto alla tassazione e spolpano le nazioni del frutto del loro lavoro e del loro risparmio.

I funzionari e i dirigenti di banca ignorano completamente questi meccanismi, come ha dimostrato il prof. Torfason: Cash Flow Accounting in Banks— A study of practice, Ásgeir B. Torfason, University of Gothenburg, 2014
https://gupea.ub.gu.se/handle/2077/35272

Secondo la Banca d’Italia, le banche italiane creano (clandestinamente) mille miliardi l’anno. Qui le tabelle dal 1980: https://view.publitas.com/p222-14223/leg-17-bol0812-data20170504-com06/page/3

Sempre secondo Bankitalia, non si pagano tasse su questo denaro creato a nero perché sennò aumenterebbero i costi per i correntisti…. qui:

https://view.publitas.com/p222-14223/risposta-banca-ditalia-a-on-villarosa-e-mail/page/3  ovviamente questa giustificazione è puerile e sciocca, prima che fasulla.

Nel sistema attuale il reddito monetario non viene redistribuito al “popolo sovrano” né reso allo Stato, e questo produce automaticamente e inevitabilmente il dissesto delle finanze pubbliche e il sovraindebitamento della nazione. Quello che noi vi diamo è uno strumento per rimediare a questa situazione.

Le banche non centrali di ogni circuito nazionale creano ciascuna depositi, ossia attivi di conto corrente, mediante semplici scritturazioni, denominandoli in Euro o altre monete legali, anche se non si tratta di moneta legale, perché la moneta legale è solo quella creata dalle banche centrali; poi però, in base ai loro accordi privati, si riconoscono reciprocamente queste scritture contabili (bonifici, assegni, garanzie etc.) come se fossero moneta legale.

Il nostro circuito, che è internazionale, fa la medesima cosa: crea danaro come le banche suddette mediante scritturazioni contabili certificate, denominandolo come moneta legale, e permette ai suoi correntisti di eseguire trasferimenti come le altre banche; però, a differenza delle banche suddette, offre il denaro gratis ai cittadini e anche allo Stato e alle pubbliche amministrazioni, e per ogni operazione chiede solo 1,0 cent di commissioni.

Quindi, www.equacoin.cash!

PERCHE’ STIAMO OFFRENDO QUESTO SERVIZIO

Non abbiamo fini di lucro, ma di sopravvivenza! Il motivo che ci spinge a questa iniziativa è semplicemente di mantenere il mondo vivibile, anche nel nostro interesse. Infatti la globalizzazione finanziaria e il cartello bancario privato, che con le loro logiche di sfruttamento, di profitto speculativo e con le distorsioni che impongono all’economia reale e alla vita della popolazione, stanno compromettendo ogni sicurezza, ogni moralità, ogni progetto di vita sociale e familiare, la salute del pianeta – infatti i loro responsabili già pensano a scenari prossimi catastrofici e a una loro sopravvivenza su Marte, sulla Luna o in città sotterranee blindate. Noi vogliamo, invece, riparare ciò che essi distruggono, e che la Terra resti abitabile per noi, per voi, per le generazioni future.

The Money Angels

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EVOLUZIONE E PARAOCCHI

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EVOLUZIONE E PARAOCCHI

Sono in corso precise e profonde trasformazioni strutturali dell’ordinamento sociale, su scala mondiale, che la comunicazione politica per le masse non menziona o menziona solo velatamente, senza mai parlare di come esse hanno ristretto il ruolo della politica per il pubblico rispetto a quella a porte chiuse. Ne menziono qui alcune particolarmente chiare e rilevanti, per poi descrivere i principali fattori che ostacolano il loro pubblico riconoscimento. In compenso, recenti vicende legate alla crisi economica e alla globalizzazione hanno fatto capire all’opinione pubblica che le nazioni sono governate da una oligarchia e non dalle istituzioni ufficiali, sì che non esiste la democrazia e vi è un essenziale conflitto di classe tra governanti e governati indipendente dalla ideologia adottata dai primi.

La prima e più nota delle trasformazioni globale in corso, è sul piano ‘orizzontale’, è la globalizzazione-centralizzazione dei mercati e del potere anche politico e giudiziario, con il conseguente svuotamento-soppiantamento degli Stati nazionali e delle rappresentanze e lealtà nazionali.

La seconda è sul piano ‘verticale’, è il trasferimento  del potere effettivo da soggetti pubblici, visibili e in qualche modo responsabili (politicamente, giudiziariamente), a soggetti privati, non esposti, non responsabili (non eletti, non sindacabili giudiziariamente), che studiano e prendono dietro porte chiuse le grandi decisioni e dirigono i governi da sopra di essi – l’Unione Europea è un ottimo esempio di ciò.

La terza, è che i popoli diventano superflui e ininfluenti perché l’economia finanziarizzata non ha più bisogno, per produrre ricchezza e mantenere il potere costituito, di produrre e vendere grandi quantità di beni reali né eserciti di massa, quindi i cittadini, come lavoratori-consumatori-combattenti hanno perso utilità per il sistema, e con essa rilevanza politica; da qui il diffondersi della povertà e la perdita di diritti dei lavoratori.

La quarta, è la capacità tecnologica, che i manovratori del potere stanno sempre più acquisendo,  di monitorare e influenzare anche biologicamente i singoli e la società, e persino le condizioni metereologiche, con mezzi praticamente irresistibili.

 

Veniamo ora ai paraocchi, cioè ai principali fattori che, assieme alle armi di distrazione di massa (telerimbecillimento etc.), impediscono all’opinione pubblica di capire come funzionano e come si stanno evolvendo la società e l’ordinamento giuridico, e che così li rendono psicologicamente accettabili alla massa. Infatti la gente non sopporta di sentirsi impotente entro un sistema ingiusto, illegittimo e sopraffattore, quindi accetta ogni aiuto per costruirsi l’illusione di vivere in un sistema complessivamente legittimo, visibile e ben intenzionato.

In primo luogo, si tende tuttora a pensare che i processi decisionali e le intenzioni dei soggetti istituzionali, politici ed economici siano quelli dichiarati anziché altri, nascosti e dissimulati – anche se da Machiavelli in poi la politologia insegna che le cose stanno proprio così.

In secondo luogo, si tende a pensare che l’uomo e la collettività e il loro bene siano il fine dell’azione dello Stato, mentre al contrario i detentori del potere ‘tengono’ la collettività come un loro strumento, similmente a come l’allevatore tiene il bestiame; e gli Stati, al loro interno e nei rapporti internazionali, agiscono non secondo i principi legali ed etici con cui si legittimano, bensì cercando sopraffazione e sfruttamento.

In terzo luogo, si tende a pensare che il potere reale coincida col potere ufficialmente visibile e pubblico, istituzionale, controllabile politicamente e giudiziariamente, anziché essere detenuto da soggetti autoreferenziali. non responsabili e scarsamente visibili.

In quarto luogo, si tende a pensare che la legalità sia complessivamente osservata soprattutto dai poteri pubblici e delle istituzioni, e difesa dalla giustizia – mentre non è affatto così, anzi prevalgono le pratiche e le decisioni illegali, e il potere giudiziario strutturalmente si occupa  non di difendere la legalità ma di mascherare, legittimare, preservare i rapporti di forza, privilegio e interesse reali, indipendentemente dalla loro illegalità, mantenendo un’apparenza di legittimità agli occhi della massa. Bisognerebbe sempre tenere a mente che rispettare le regole, per chi detiene il potere, è un costo, mentre esimersi da esse è un guadagno.

In quinto luogo, si tende a credere, in conformità al catechismo neoliberale dei mass media e delle istituzioni, che il mercato libero esista, che sia efficiente, e che tenda alla crescita economica, mentre al contrario il mercato non è libero ma controllato da cartelli; non è efficiente, perché non tende ad aumentare la produzione di beni della vita né a prevenire o curare le crisi, ma a produrne in continuazione, per speculare e condizionare i governi grazie ad esse; ed, essendo un mercato dominato dalla finanza, non tende a produrre più ricchezza reale.

In sesto luogo, nelle recessione  e stagnazione economica si tende a non vedere che esse sono tali solo per la popolazione generale, mentre per l’élite dominante, cioè per i manovratori che le producono, esse comportano un grande incremento di ricchezza e potere rispetto alla società complessiva. E’ quindi assurdo aspettarsi che i manovratori pongano fine alla crisi, o consentano ai governi di farlo – è assurdo, ma naturalmente i capi politici non possono dirlo.

 

I detentori apicali del potere, i pianificatori-manovratori di lungo termine, da qualche decennio si stanno servendo delle dinamiche del capitalismo finanziario che distrugge insieme le sicurezze private e le strutture pubbliche rappresentative dei popoli, nonché della sua capacità di condizionare i comportamenti collettivi e individuali, allo scopo di preparare e attivare gli strumenti per la riduzione della popolazione, dei consumi e delle emissioni: riduzione che pare indispensabile per salvare il pianeta.

In queste ottiche, lo sviluppo economico è stato fermato e avviato alla sua inversione dal cartello mondiale privato della moneta e del credito attraverso la creazione orchestrata di una carestia monetaria nell’economia reale (a vantaggio di quella speculativa),  giustificata con false teorie economiche, e che moltiplica le ricchezze della classe globale dominante diffondendo la povertà nella popolazione generale.

Analogamente, la dinamica (animal spirits) del profitto capitalistico e monopolistico viene sfruttata per creare, attraverso la privatizzazione della produzione e del commercio delle risorse alimentari (terreni, sementi, chimica) nelle mani di un cartello globale, i presupposti per una carenza alimentare generale nel terzo mondo.

Questa condizione orchestrata di carestia alimentare globale, combinata con la carestia monetaria, in una prima fase opera una progressiva estrazione di ricchezza e reddito dalle nazioni (cittadini, imprese, settore pubblico); e, in una seconda fase, prepara la soluzione del problema eco-demografico, appoggiata da farmaci contaminati e contaminanti alimentari nonché ambientali che abbassano le difese immunitarie e la fertilità, minano il sistema nervoso, e innalzano la morbilità soprattutto degenerativa nella popolazione generale.

Il nemico della biosfera, dell’ambiente, ultimamente sono i sette miliardi di sovrappopolazione, coi loro consumi e le loro emissioni – e quella sopra sembra essere la cura che è stata pianificata.

Vorrei ricordare quanto sopra a coloro che credono ancora che si possa rilanciare la natalità e lo sviluppo economico.

29.03.19 Marco Della Luna

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PROBABILITAV

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PROBABILITAV:

LA TASSA IN FONDO AL TUNNEL

La faccenda della tratta ad alta velocità Torino-Lione è un’importante dimostrazione pratica di tecnica politica per la gestione di interessi e consenso lungo l’asse temporale. Inoltre, rilancia la questione: in che misura gli eletti dal popolo possono rappresentare gli interessi diffusi e di lungo termine?

L’Italia ha bisogno urgente di determinate opere infrastrutturali utili – ossia fatte non solo per attuare spesa pubblica, far lavorare le imprese e assumere mano d’opera, ma capaci di aumentare la funzionalità del sistema-paese. Però i manovratori danno la precedenza ai bisogni loro propri. Oggi si discute moltissimo del Tav Torino-Lione, che è un’opera di valore relativamente non grande, e poco delle molte altre e più rilevanti opere infrastrutturali. Forse il polverone del Tav copre manovre di maggior momento. Lo scopriremo… a suo tempo.

Vi è un’alta probabilità che il governo, almeno fino a settembre, non rinunci al Tav e avvierà le operazioni di appalto, a prescindere dalla sua controversa utilità economica e ambientale; e ciò per due principali ragioni, entrambe politicamente valide:

-perché tirarsi indietro ora, oltre a costare in termini di sanzioni, rimborsi e perdite di finanziamenti, sarebbe soprattutto uno strappo politico con l’UE, possibile solo entro un quadro di rottura complessiva, che il governo per ora sta evitando, anche a costo di sostanziali rinunce e sottomissioni a Bruxelles; e la evita a buona ragione, non essendovi palesemente, allo stato, le condizioni politiche ed economiche per affrontarla; però un domani non lontano tali condizioni potrebbero maturare per effetto del serio peggioramento della situazione economica e finanziaria, che potrebbe anche spingere l’Italia fuori dall’Euro; in tali scenari, i lavori per il Tav probabilmente verrebbero abbandonati anche se nel frattempo già avviati;

-perché il Tav Torino-Lione lo vuole una lobby di grandi imprese che già contano di ricavarne grandi guadagni a breve, ed esercitano pressioni su media e politici affinché si faccia; i capi dei partiti non hanno interesse ad opporsi a questi guadagni perché resterebbero sconfitti e perderebbero i benefici economici dell’intermediazione politica; quindi propugnano il Tav, cavalcano la tigre, gli animal spirits del profitto; si oppongono solo i capi del M5S, che ricavano i loro consensi dai No-Tav, quindi hanno interesse a tener duro; tale fermezza, a condizione che al momento giusto sappia flettersi, può aiutare una rinegoziazione delle condizioni finanziarie dell’opera in senso più equo e favorevole all’Italia.

Gli imprenditori interessati al Tav guadagneranno dal Tav in ogni caso, cioè anche se il Tav alla collettività costerà (in termini di tasse per pagarlo) più di quanto renderà e anche se non verrà ultimato, perché guadagneranno sulle commesse; e mentre i guadagni per le imprese sono certi, rapidi e concentrati, i costi per la collettività sono differiti nel tempo e spalmati sull’intera società, quindi meno percepibili, e percepibili solo in ritardo, a cose fatte – come di regola avviene con le grandi decisioni.

La questione nodale e irrisolta, sul piano economico, è questa: il Tav costerà allo Stato, quindi al contribuente, 9 miliardi preventivati e probabilmente 12 o più a consuntivo; ma quanti ne renderà, considerando anche i costi e i benefici ecologici? E quanto renderà al Paese?

Lo studio dei costi e benefici fatto nel 2010, basandosi su certe previsioni sull’andamento dell’economia e dei trasporti, stimava che, entro il 2035, avrebbe reso più della spesa. Dal 2010 ad oggi quelle previsioni sono state smentite dai fatti in senso riduttivo. Quindi è confutata quell’analisi. Del resto, fare previsioni economiche avanti di 25 anni è assurdo: lo si fa per finta, per poter fornire una fittizia giustificazione oggettiva a una decisione presa su altre basi.

Dal controverso studio ultimamente fatto dal prof. Marco Ponti (studio che io ovviamente non ho i mezzi per controllare né in quanto ai dati su cui si basa, né in quanto al metodo che adopera), in essenza, si ricava questo: ai fini economici e ambientali il Tav Torino-Lione non conviene al Paese nel suo insieme, perché la domanda attuale e potenziale per quel transito è molto piccola in rapporto al costo dell’opera, che quindi non si ripagherà mai. Se questo studio è attendibile,  aggiungo io, quei 9 miliardi sarebbe razionale investirli in opere più utili e realizzabili in tempi più brevi, due o tre anni anziché 20, come il potenziamento dei trasporti per i pendolari e il potenziamento dei porti.

Inoltre, secondo lo studio del prof. Ponti, per lo Stato e per il contribuente il Tav comporterà una perdita di 7 miliardi circa, che si tradurranno in tasse, perché costerà almeno 9 miliardi e ne renderà circa 2: la tassa in fondo al tunnel.

Se poi non si realizzerà l’intero asse ferroviario ad alta velocità, a Est e a Ovest di Torino, diciamo dalla Spagna perlomeno fino a Kiev, allora il Tav Torino-Lione sarà sicuramente fallimentare.

Agli imprenditori che guadagneranno sugli appalti o che risparmieranno sui loro costi di trasporto, queste considerazioni non interessano, perché appunto guadagnano in ogni caso, mentre le perdite si scaricheranno nel tempo sullo Stato, quindi sui cittadini. I cittadini sono portatori di un interesse diffuso, quindi debole: sono poco consapevoli, poco organizzati e non guardano avanti 25 anni. Gli imprenditori sono forti, organizzati, consapevoli. agiscono sulla politica e sui media, i quali a loro volta, per interesse economico, agiscono sui cittadini per persuaderli che il Tav è nel loro interesse anche se non lo è. Questo è il funzionamento normale della democrazia, ossia l’uso di agenzie di influenzamento (partiti, sindacati, mass media, chiese) per la produzione del consenso popolare verso ciò che decidono le classi dominanti. Del resto, se il Tav è un’opera inutile e sbagliata, ciò apparirà all’opinione pubblica fra venti e più anni, quando i suoi responsabili e i loro sostenitori non potranno più essere chiamati a risponderne.

E’ valida tecnica politica comperare consensi nel presente trasferendone il costo sul lungo termine.

Vi è un fattore ulteriore, che i media sottacciono, e che pure non tocca gli imprenditori interessati agli appalti: a quanto mi raccontano alcuni conoscenti della Val di Susa, quei monti sono ricchi di amianto. Vi è pure una miniera di amianto, a Berlingero, che è stata chiusa a seguito del diffondersi dei tumori tipici dell’amianto. Secondo molti abitanti della zona, lo scavo della galleria comporterà l’estrazione e la discarica di milioni di metri cubi di rocce ricche di amianto, e la diffusione di grandi quantità di nanoparticolato di amianto nell’atmosfera. I tumori si manifesteranno però dopo parecchi anni, a opera compiuta o quasi.

Per contro, abbiamo tecnici qualificati che rassicurano di aver fatto scavi di controllo e di non aver trovato amianto nel percorso del Tav. Ma i tecnici rassicuravano anche sulle dighe del Vajont e di Stava…

20.03.19 Marco Della Luna

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LOTTA POLITICA E INGEGNERIA SOCIALE

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LOTTA POLITICA E INGEGNERIA SOCIALE

Le innovazioni importanti, le strategie di lungo termine, le grandi operazioni di ingegneria sociale, sono deliberate a porte chiuse dall’oligarchia, in isolamento tecno-burocratico, indi calate sulla popolazione generale sotto il manto di nobili scopi di interesse comune, ma senza che ne sia rivelata la natura, gli effetti e gli obiettivi ultimi. Così è avvenuto, ad esempio, con il processo di integrazione europea, con le cessioni di sovranità, con l’Euro, con le riforme della banca centrale e del sistema bancario.

Mentre in epoche passate, e nei paesi culturalmente tuttora nel passato (come quelli islamici) si ricorre alla mobilitazione ideologica delle masse per fare i rivolgimenti (vedi primavere islamiche), nel vigente sistema di potere liberale e democratico il dibattito politico pubblico è permesso, o perlomeno può aver luogo, solo dopo che tali riforme abbiano raggiunto gli obiettivi per i quali sono state introdotte, in modo che il dibattito pubblico e la politica popolare, la ‘democrazia’, non possa impedire il raggiungimento di tali effetti. Cioè i problemi vengono posti all’opinione pubblica dai mass media e divengono oggetto di dibattito ed eventualmente di lotta politica (popolare) solo quando oramai il gioco è fatto e la lotta politica è innocua, inutile. Le poche volte che la volontà popolare si è attivata per tempo dicendo no a qualche riforma calata dall’altro, come nei referendum per l’integrazione europea, i popoli sono stati fatti rivotare fino ad approvarla. Anche per la Brexit si spinge in tal senso, seppur in modo contrastato, perchè su di essa l’élite britannica è divisa.

La politica popolare, di regola, viene in tal modo attivata su problemi ormai superati. Viene attivata in modo fittizio per dare sfogo. Lotta per chiudere le porte della stalla dopo che i buoi sono stati rubati. Così il dibattito e la lotta politica sulla sovranità e sull’Euro sono stati avviati solo dopo che la sovranità era oramai stata perduta e che l’Euro aveva prodotto i suoi effetti (devastanti per alcuni paesi, e vantaggiosi per i paesi dominanti), sebbene già negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 negli ambienti tecnici si prevedessero benissimo, dato che economisti di vaglia avvertivano che il blocco dei cambi tra le monete europee avrebbe prodotto i risultati che poi ha prodotto. Fino al 2008 l’informazione popolare, la discussione politica, l’opinione pubblica italiana erano in massa per l’Euro e per l’integrazione europea, e l’informazione sui suoi previsti effetti veniva tenuta nascosta al pubblico. Le battaglie populiste-sovraniste contro l’Euro, minacciando di uscirne, si fanno solo adesso che uscirne è praticamente impossibile, come è impossibile per un pesce uscire dalla nassa – infatti chi prospettava di uscirne ha ritirato tale progetto. La popolazione generale, del resto, essendo incompetente e attenta solo all’immediato, non prevede gli effetti delle riforme tecniche, e si accorge di essi soltanto dopo che si sono prodotti, quando li sente sulla propria pelle. Ma anche allora fatica a capirne le cause. Le informazioni sono disponibili, a chi le cerca, ma pochi lo fanno, e soprattutto non avviene il coordinamento, la mobilitazione di massa, se i partiti politici non la organizzano e se, prima ancora, i mass media non mandano alla mente della gente la narrazione che il problema esiste, che è grave, che bisogna mobilitarsi. Ma lo fanno solo a giochi fatti. Lo si è visto ultimamente nella vicenda dell’opposizione ai vaccini obbligatori, in cui il problema era reale, decine di migliaia di persone manifestavano, ma i mass media e i partiti politici non rimandavano alla mente della gente questa realtà. Lo si vede ancora oggi, con le analisi di laboratorio che mostrano come nei preparati vaccinali in realtà non vi sono le sostanze immunizzanti ma vi sono molte sostanze tossiche e contaminanti. I vaccini in sé sono una cosa utile, se fatti bene e usati bene; i preparati industriali imposti ai bambini sembrano falsi vaccini, inefficaci e nocivi. Visto che tali preparati vengono iniettati molte volte in milioni di bambini, questo tema dovrebbe essere oggetto di pubblica informazione e di dibattito politico, ma politica e media lo tengono nel silenzio, perché questa operazione di bioingegneria sociale è ancora in corso e non  deve essere intralciata.

In conformità a quanto sopra spiegato, attualmente non sono oggetto di dibattito politico pubblico, né di copertura mediatica, ma piuttosto di silenziamento o discreditamento e negazionismo beffardo, le informazioni circa principali innovazioni a cui l’oligarchia sta lavorando oggi, e che avranno presto un drammatico impatto sulla vita della popolazione, ossia il controllo sociale e individuale mediante le reti elettroniche e mediante la biocrazia, cioè la gestione e modificazione della gente mediante somministrazione alla popolazione in massa di sostanze chimiche e biologiche negli alimenti, nei farmaci, nei vaccini, nell’ambiente, e anche attraverso la rete 5G (con le sue onde millimetriche che agiscono sulle cellule vivente, i suoi ripetitori ogni cento metri, i suoi ventimila satelliti in orbita): manipolazione biologica proprio come avviene nella zootecnia. Quando gli effetti si saranno consolidati e saranno divenuti irreversibili, si incomincerà a parlarne alla gente.

02.03.19 Marco Della Luna

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MANIFESTO DEGLI SDEBITISTI

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MANIFESTO DEGLI SDEBITISTI

 Per il Movimento Sdebitista, che confida nella sua patrona, la Madonna dei Debitori, ho composto questo manifesto:

I manovratori fanno abbondare la moneta per la grande finanza speculatrice, e la fanno scarseggiare per l’economia reale, gli investimenti, i consumi, la vita della gente – anzi li ingessano nell’indebitamento, innescando una spirale negativa: questa è l’essenza del malandare economico.

Le false dottrine sulla scarsità della moneta (che oggi al contrario, essendo sganciata dall’oro, è solo un simbolo numerario, quindi senza costi né limiti di produzione, ma vincolata solo alla bontà del suo impiego), le ricette di pareggio forzato di bilancio, imposte persino nella recessione, manifestano i loro effetti in Europa: 2,3% di crescita demografica dal 2010 al 2018 nonostante l’immigrazione, contro il 22% del Nord America, del Sud America, il 30% dell’Oceania, il 56% dell’Africa, il 32% dell’Asia. Le predette dottrine della scarsità e della cinghia tirata hanno l’effetto e probabilmente anche lo scopo di causare depressione psichica collettiva, rassegnazione, sfiducia nel futuro, in quanto il denaro scarseggia – ma scarseggia perché lo fanno scarseggiare: in Italia segnatamente è un terzo di quello disponibile pro capite in Olanda, metà di quello disponibile pro capite in Francia, quindi la gente tende al risparmio, a restringersi, nella riproduzione come nei consumi, nell’impegno politico, onde la depressione, il calo della domanda interna, l’invecchiamento della popolazione.

Una reazione a questo deliberato schiacciamento monetario della gente da parte delle élites, è la creazione della moneta scritturale popolare, per pagare i debiti verso le banche e il fisco. Creando moneta scritturale la gente fa esattamente quello che fanno le banche, senza autorizzazione di legge. Le banche la creano e se la mettono in cassa senza contabilizzare questa entrata di cassa della moneta che poi prestano o usano per investimenti e spese. In tal modo creano un matematico squilibrio tra l’ammontare complessivo dei debiti e la liquidità disponibile, che rende i debiti inevitabilmente non pagabili, imprigiona le persone, le ditte, gli stati in un indebitamento maligno ed indefinitamente crescente. Reagire creando moneta scritturale per liberarsi da tale indebitamento è legittima difesa e, insieme, un messaggio chiaro: vi abbiamo sgamati.

Lo Sdebitismo nasce dalla constatazione che qualsiasi iniziativa di politica economica indispensabile per invertire il declino e rilanciare il Paese è resa impossibile a monte da questo sistema monetario e bancario, il quale produce un indebitamento crescente, inestinguibile e paralizzante, che ha svuotato il settore pubblico di ogni capacità di azione e di ogni dignità politica, sottoponendolo al potere irresponsabile della grande Finanza privata internazionale.

Lo si è visto anche ultimamente, allorché le promesse di interventi economici per investimenti produttivi e redistribuzione del reddito, promesse in base alle quali la Lega Nord e Movimento 5 Stelle avevano ottenuto il mandato elettorale, sono state in buona parte vanificate dai vincoli europei di bilancio in relazione a un debito pubblico ipertrofico perché gonfiato e consistente quasi esclusivamente di interessi capitalizzati. Il reddito di cittadinanza è stato sostituito da un sussidio per la disoccupazione e l’inserimento lavorativo, è stato ridotto come importi a circa un quarto di quanto originariamente promesso. La quota 100 è stata realizzata in modo che sostanzialmente va a beneficio di pochi, mentre la flat tax è praticamente rinviata sine die. Per giunta sono stati cancellati gli incentivi per l’innovazione tecnologica, sono state introdotte clausole di salvaguardia che possono portare l’IVA a livelli di soffocamento economico (23%), e tutto questo si è fatto sul presupposto che il prodotto interno lordo cresca dell’uno e mezzo per cento nel 2019, mentre poi si è visto che cresce molto meno, che  il settore industriale è in picchiata, quindi bisognerà introdurre nuovi tagli o nuovi tributi.

Sostanzialmente quindi non vi è stato il promesso cambiamento, ma un governo che continua, per ora, ad essere prigioniero di regole economiche già dimostratesi fallimentari. Va incoraggiato a liberarsi e a liberarci.

Dall’altra parte abbiamo ormai chiaramente compreso che il sistema monetario e bancario –che governa i governi- si basa sull’inganno e sulla frode, oltre che sulla violazione delle leggi, perché soprattutto le banche private creano il grosso della liquidità dal nulla aumentando i loro patrimoni ma senza registrare la sua creazione come entrata di cassa, quindi evadendo le tasse e contemporaneamente creando utili extracontabili che, essendo sottratti alla liquidità ufficiale, determinano matematicamente uno scompenso tra indebitamento complessivo e liquidità complessiva, scompenso che a sua volta determina le crisi di insolvibilità, la carenza di liquidità, il calo della domanda interna, la recessione senza uscita.

Rendendosi conto di quanto sopra, si comprende automaticamente che non ci può essere soluzione ai problemi economici finanziari e sociali, anzi che non ci può essere una politica che sia tale, se prima non si corregge il sistema monetario e bancario anche nei suoi metodi contabili, e se prima non lo si sottopone per legge al controllo pubblico, dato che ormai tutti abbiamo capito che le funzioni di creare la moneta, di fissare i tassi di interesse, di stabilire chi può essere finanziato e chi no, sono tutte funzioni di carattere pubblico-sovrano-politico che non possono essere affidate a privati, i quali le usano a scopo speculativo e di potere sulla società. La nazionalizzazione della banca centrale di emissione e delle banche strategiche è indispensabile.

Ripetiamo: se prima non si libera la società e le istituzioni dall’indebitamento che ormai è divenuto inestinguibile matematicamente, non ci può essere alcuna scelta politica né alcuna possibilità di soluzione dei problemi quindi non ci può essere nemmeno una scelta tra partiti politici e tra programmi politici: tutto si riduce a una farsa, a promesse irrealizzabili.

Incominciamo col liberare i singoli cittadini e le imprese per poi passare agli enti pubblici.

NON PUO’ ESISTERE UNA DEMOCRAZIA DI DEBITORI NE’ UNA REPUBBLICA SOTTO I BANCHIERI: GLI SDEBITISTI RIPUDIANO QUINDI IL DEBITO IMPOSTO INCOSTITUZIONALMENTE E SURRETTIZIAMENTE AI CITTADINI E ALLA REPUBBLICA.

 

Marco Della Luna

 

www.sdebitalia.org

 

 

Video in sintonia: https://www.youtube.com/watch?v=PDDuXxJzb-w

 

 

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CREARE EURO PER PAGARE GRATIS

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CREARE EURO PER PAGARE GRATIS

Poiché numerosissimi lettori stanno scaricando e condividendo il modulo per pagare gratis creando euro, pubblico una versione aggiornata del medesimo, ma ripetendo che non mi assumo alcuna responsabilità, che chi lo volesse usare lo farebbe a suo rischio e pericolo, e unisco l’avvertimento che non vi è garanzia di accettazione (anzi…) e che qualche banca ha addirittura denunciato il debitore che la aveva pagata usando tale modulo.                            Io non vi vedo alcun illecito penale, ma la “giustizia” di ogni paese serve di regola il potere costituito e i suoi interessi, a torto o a ragione, in cambio della partecipazione a qualche privilegio. Tenete presente che tutte le istituzioni, anche quelle giudiziarie, stanno legittimando la creazione di moneta contabile denominata “euro” da parte delle banche non centrali, in aperta violazione dell’art. 128 TFUE, che riserva la creazione dell’Euro al Sistema Europeo delle Banche Centrali – il che la dice lunga sull’inconsistenza della legalità vantata dal regime. Neanche i cittadini, le imprese, gli enti pubblici potrebbero, secondo questo articolo, creare moneta denominandola “euro”, ma lo possono fare per legittima difesa contro le banche (non centrali), che lo fanno sistematicamente, sotto gli occhi compiacenti delle istituzioni, e per giunta senza dichiarare i profitti da creazione monetaria,e così facendo evadono le tasse creando debito pubblico, recessione e povertà.

Di fatto, però, alcune banche hanno (implicitamente o esplicitamente) accettato il pagamento qui descritto, e anche qualche ente pubblico, anche per imposte. Perché lo fanno? Credo che sia una sorta di prova, per vedere se funziona questo mezzo di pagamento, che è l’unico con cui si possa evitare una crisi generale di insolvenza dei loro “debitori”, cioè la svalutazione in massa dei crediti nei loro bilanci. E credo che molte banche nonché l’Agenzia delle Entrate temano che, se si scontrano in tribunale con queste contestazioni di sistematica illegalità e violazioni fiscali, possa dilagare lo scandalo, e, con lo scandalo, la consapevolezza popolare.

Tuttavia la vera utilità del fatto che migliaia e migliaia di persona continuano a “pagare” con questo tipo di moneta, è un’utilità sociale, consistente nel rendere pubblica la realtà illegittima e insostenibile del sistema monetario basato sulla sovranità monetaria delle banche private di credito che creano pseudo-euro in violazione dei trattati. E nello spingere verso una riforma come quella delineata in fonde a questo articolo. Il tutto come meglio analizzato e argomentato nel mio ultimo saggio, Tecnoschiavi, pubblicato da Arianna Editrice, dal quale sono estratte le pagine che seguono.

16.02.19 Marco Della Luna

 

Spett.le Agenzia delle Entrate – Ufficio di….. / Banca….

In relazione al vostro preteso credito di € ………..di cui alla vostra richiesta di pagamento (o decreto ingiuntivo o precetto) del …. (data), io sottoscritto………CF…….residente in……………………., salvis juribus,

PREMESSO CHE:

1-Lo Stato, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG, ammettono e accettano la prassi con cui le banche di credito creano moneta scritturale denominata e trattata come moneta legale (euro) nell’erogare prestiti e pagamenti (realizzando così un ricavo, seppur non contabilizzato e pertanto sottratto all’imposizione tributaria per circa 240 miliardi l’anno in Italia); recentemente abbiamo avuto anche l’ammissione da parte della Banca d’Italia, in persona di Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza; l’ammis­sione è avvenuta come risposta scritta a un’interrogazione dell’onorevole Alessio Mattia Villarosa, nella Commissione Finanze congiunta Camera-Senato del 17.01.17: vedi il vi­deo all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=WPmObU-V4lk; la prassi della crea­zione di “euro”, allo scoperto, mediante mera registrazione contabile fiat, è verità ufficiale.

2- Nel modo suddetto, le banche di credito (cioè non centrali) creano circa il 90% del money supply; questo vale anche nell’Eurozona, sebbene il TFUE (art. 128, c.1), riservi la creazione dell’euro al Sistema Europeo delle Banche Centrali; secondo i bollettini ufficiali della Banca d’Italia le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi l’anno (Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche” https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a; http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/11277&ramo=CAMERA&leg=17

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2017/05/04/leg.17.bol0812.data20170504.com06.pdf).

3-La BCE definisce la moneta creata contabilmente dalle banche (overnight deposits) non centrali come parte dell’aggregato monetario M1, assieme alle banconote, cioè alla moneta legale: «M1 is the sum of currency in circulation and overnight deposits» https://www.ecb.europa.eu/stats/money_credit_banking/monetary_aggregates/html/index.en.html  E ancora: «Currency in circulation and overnight deposits are the most liquid instruments and form the narrow definition of money, referred to as M1.» https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/mb199901_focus02.en.pdf?88a79e36c79bd7e919d8aa7f2204f7d53.

 

4- Così anche la Banca Mondiale: http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/916: “Issuing legal tender involves transactions whereby money is sold in exchange for other assets … … The proceeds from money sales represent a form of income, specifically a “revenue income.” Issuing legal tender thus generates income to the issuer. Under current accounting practices, this income is (incorrectly) unreported in the income statement of the central bank and instead (incorrectly) set aside under the central bank’s “liabilities.” (Emettere moneta legale implica transazioni in cui la moneta è venduta in cambio di altri cespiti… … I ricavi da vendita di moneta rappresentano una forma di ricavo, specificamente un “ricavo da rendita”. Nelle correnti pratiche contabili, questo ricavo è (scorrettamente) non riportato nella dichiarazione dei redditi della banca centrale e invece è (scorrettamente) messo da parte tra i “debiti” della banca centrale).

Passando alle banche di credito, il blog della Banca Mondiale continua (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/917) riconoscendo che effettivamente le banche di credito creano la moneta che prestano, quindi non hanno bisogno di raccoglierla prima di prestarla. La moneta da loro creata costituisce, una volta ceduta ad altri soggetto, un potenziale debito, nel senso che il titolare di un attivo di conto corrente o di un assegno circolare potrebbe richiedere alla banca di pagarglielo in valuta legale, cioè banconote; ma ciò avviene in misura minima, anche a causa delle restrizioni di legge all’uso della valuta legale, sicché in pratica la valenza debitoria per le banche è trascurabile. Quindi nel bilancio la moneta creata dalle banche di credito dovrebbe essere contabilizzata come rendita, dedotta la quota di cui realisticamente potrebbe essere preteso il pagamento in banconote (http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/918).

Anche il sito della Bank of England, il 24.08.18, ha ammesso questa realtà, e che le banche di credito creano i depositi, ossia gli attivi di conto corrente, ossia la moneta, senza bisogno che questa sia in esse depositate da terzi: Banks, money and the zero lower bound – Staff Working Paper No. 752, di Michael Kumhof and Xuan Wang, 24/08/18 (https://www.bankofengland.co.uk/working-paper/2018/banks-money-and-the-zero-lower-bound).

5-Le istituzioni tributarie sono inadempimenti al dovere di accertamento e sottoposizione a tassazione dei redditi da creazione monetaria suddetti, e con tale inadempimento cagionate al Paese a ai singoli cittadini un gravissimo danno; e le banche sono inadempimenti al dovere di formulare bilanci corretti, di esporre i ricavi e redditi da creazione monetaria e di pagare le tasse su essi (le tasse sono dovute anche sui redditi illegittimi).

 

6-Questa facoltà delle banche non centrali di creare ed emettere euro scritturali (girali) in assenza di qualsiasi norma di legge che conferisca loro questa facoltà, e in contrasto con l’art. 128 TFUE, è riconosciuta in base al principio che ciò che non è proibito o riservato, è lecito (Tribunale di Bolzano, ord. 06/09/16 resa nell’ esecuzione forzata rg 216/14).

 

7- Dato che gli Stati, le Banche Centrali, e le altre istituzioni competenti permettono alle banche di credito di creare moneta denominata come euro in assenza di norme di legge che lo autorizzino e in deroga all’art. 128 TFUE, in forza del principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, tutti, non solo le banche, possono cre­are danaro fiduciario denominato in euro (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);

 

Tutto ciò premesso,

con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal suddetto Tribunale, cioè al medesimo titolo e al medesimo modo in cui voi avete creato il denaro che mi avete prestato, CREO _________________ euro scrittu­rali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del vostro preteso credito, senza alcun riconoscimento del medesimo e con riserva di contestarlo nell’an e nel quantum, richiedendo ogni spettante rim­borso e risarcimento.

 

Cordiali saluti

Luogo, Data, Firma

 

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali

________________CF Residenza:_______________

Esercizio giornale anno…

Data registrazione ……..

Causale: pagamento residuo debito, interessi, spese

Creatore-emittente:………..

Data di ultima modifica: oggi

Valuta scritturale: Euro

CONTI
Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale 100
Ricavi da creazione di moneta scritturale                              100
CONTI
Saldo c.s. 100
Commiss., interessi, spese bancarie a oggi, salva verifica 0
Cassa moneta scritturale                                         0

 

 

 

PER RISOLVERE IL PROBLEMA FINANZIARIO NAZIONALE

 

La realtà sopra esposta fornisce all’Italia un’arma potentissima sconfiggere l’opposizione di Germania, Francia, Commissione Europea così da poter attuare la spesa per investimenti e taglio delle tasse indispensabile per rilanciare il Paese. L’Italia infatti può contestare all’UE e alla BCE e anche alla Corte dei Conti, sollevando uno scandalo generale:

-come falso, arbitrario e scientificamente confutato il paradigma economico-finanziario adottato da UE e BCE e basato sulla scarsità-costosità intrinseche della moneta, quindi sulla necessità di tassare o risparmiare per trovare i soldi con cui fare gli investimenti utili, per non dire dei vincoli di bilancio;

-come falsi i bilanci delle banche di credito (e della stessa BCE e BdI), richiedendo l’accertamento degli utili non dichiarati e il pagamento delle tasse su di essi e usando tali

utili per risanare a costo zero tutte le banche decotte, pagando tutti i loro creditori e facendo una splendida figura.

 

La suddetta realtà consente pertanto (di gettare sul tavolo delle trattative con l’Unione Europea la richiesta):

-di chiarire mediante apposito trattato e, in ogni caso, apposita legge nazionale, la distinzione normativa e contabile tra euro-moneta legale creato dal SEBC e moneta creata dalle banche non centrali sotto la denominazione “euro”;

-di eseguire, attraverso l’Agenzia delle Entrate, verifiche e rettifiche dei bilanci delle banche;

-di denunciare, con forte battage divulgativo, i reati di falso in bilancio, evasione fiscale, riciclaggio;

-di accusare come complici (almeno per via omissiva) di questa colossale evasione fiscale tutte le autorità monetarie soprattutto europee;

-di creare in proprio, attraverso una banca pubblica, l’euro scritturale che creano le altre banche (dato che lo Stato ha ceduto alla BCE la potestà di creare la moneta legale, non la moneta scritturale bancaria).

 

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L’OBSOLESCENZA DEGLI UOMINI-MERCE

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L’OBSOLESCENZA DEGLI UOMINI-MERCE

Questo articolo è in continuazione col tema del precedente, Progresso zootecnico e falsi vaccini, ossia col dato di fatto che per le oligarchie dominanti la popolazione generale è un mezzo (come il bestiame per l’allevatore) e non un fine (come i figli per i genitori), e che tener presente questo fatto è indispensabile per capire l’ordinamento, il funzionamento e il divenire della società.

Conseguentemente, per capire le decisioni politiche ed economiche, è necessario porsi nel punto vista non della popolazione generale, bensì dell’oligarchia dominante, e tener presente che questa decide, governa e legifera nell’interesse proprio, quindi innanzitutto agisce al fine di consolidare il proprio potere e di estrarre più ricchezza possibile dal corpo sociale che essa gestisce.

Negli ultimi decenni si è accreditata e affermata l’idea che i fattori economico-finanziari siano la vera e ultima causa degli eventi, e che la scienza economico-finanziaria sia quella più di tutte in grado di spiegarli, di dettare le riforme e di individuare errori e rimedi.

Questo convincimento deriva dal fatto che si è capito che, soprattutto nel mondo contemporaneo e globalizzato, la moneta (e non le ideologie e le religioni), è effettivamente il motivatore universale, ossia il fattore che -nella sua forma positiva di profitto, di pagamento, e in quella negativa di indebitamento e downrating- induce la quasi totalità dei comportamenti e delle scelte sia dei singoli che delle organizzazioni (società commerciali, enti pubblici, governi…). Quindi il potere di creare moneta e indebitare sembra poter comandare il corso della storia, e l’analisi, la comprensione e la previsione dei processi finanziari sembrano in grado di spiegare praticamente la totalità del divenire; e sembra pure che nessun valore o risorsa possa prevalere in efficacia o aggirare o sfuggire al controllo della finanza e dei suoi mercati e sostituirsi ad essi nella direzione anche della politica, sicché a guidare le scelte pratiche del potere saranno sempre, ultimamente, obiettivi economici.

Ma qui sta un errore di fondo, perché si perdono di vista tre cose essenziali, ossia:

a) La stessa struttura generale delle società -cioè la forma oligarchica, con tutte le sue conseguenze- è superiore alla dimensione economica, non deriva da essa (ma dal fatto che ogni nota organizzazione politica stabile si sostanzia in una distribuzione piramidale e specializzata del potere);

b) La moneta (la ricchezza) è non il fine dei detentori del potere, bensì un mezzo che essi usano: il loro fine ultimo è il dominio di quanto più possibile della realtà, della società, delle sue risorse, del mondo, e il controllo del loro divenire (affinché non sfugga loro di mano, non metta in pericolo la loro posizione dominante). Essendo l’economia-finanza un mezzo per un fine (il potere sui cittadini e sui governi), è ovvio che, quando un mezzo alternativo e più efficiente per assicurare quel fine diviene disponibile, essa viene sostituita con quest‘ultimo, come i cavalli come mezzo di trasporto sono stati sostituiti dai veicoli a motore. E precisamente questo è ciò che sta avvenendo, da quando per il fine della gestione della popolazione sono divenuti disponibili strumenti biofisici e informatici più efficienti di quelli finanziari: strumenti di controllo dei singoli, delle masse, dell’informazione, della stessa atmosfera e del clima, che fino a pochi decenni fa erano immaginabili soltanto nella fantascienza.

c) Per giunta, l’utilità della stessa popolazione, della società da controllare e gestire, è venuta ampiamente meno, poiché, come si spiegherà sotto, i popoli, dopo essere divenuti superflui come masse di combattenti e di cives, ora sono divenuti superflui anche come massa di lavoratori-consumatori – non hanno più un uso, sono obsoleti – quindi è diminuito lo stesso bisogno di controllarli e di ottenere il loro consenso, la loro collaborazione.

Per queste ragioni, si illudono anche coloro che credono di poter comprendere e risolvere i mali attuali (recessione, disoccupazione, svuotamento della politica, concentrazione della ricchezza e del potere con diffusione della povertà e dell’impotenza, esaurimento delle risorse planetarie) elaborando e proponendo rimedi e riforme sul piano economico, politico, giuridico. Sbagliano perché non tengono conto di quanto sopra. I loro sforzi sono fallaci e impotenti.

Nella ormai esaurita fase storica dell’economia incentrata sulla produzione e sul consumo di beni e sul profitto come principalmente derivante da tale ciclo, all’uomo e al popolo è stata fatta in modo molto graduale assumere pienamente la forma-merce, ossia diventare pienamente produttore e consumatore (e non più civis, polites), togliendogli ogni reale forza, funzione, indipendenza, dignità sociopolitica e culturale rispetto al capitale; e lo Stato, la polis o respublica, sul finire di questa fase, è stato sostituito dal mercato. Ciò affinché né il singolo, nella forma-civis, né lo Stato, nella forma-respublica, interferissero, disturbandole, con le riforme utili per il capitalismo alla massimizzazione del profitto attraverso la continua espansione e razionalizzazione quel ciclo di produzione-consumo, in ambito nazionale e internazionale. Questa fase storica dell’economia è stata gradita e accettata dalle miopi masse opportunamente stimolate perché, con la sua espansione dei consumi, nel breve, termine comportava un ampliamento del loro benessere materiale, delle loro gratificazioni.

Dopo aver perfezionato la riduzione del civis a forma-merce e della respublica a forma-mercato, la fase storica dell’economia finanziarizzata oramai vede il grosso dei profitti venire da processi finanziari in cui la componente ‘produzione’ richiede pochissimi addetti e la componente ‘consumo’ è modesta e immateriale (non vi è bisogno di produrre e vendere beni reali, se ci si può arricchire producendo e collocando simboli di valori, e facendo correre dietro di essi sia i privati che le imprese che i governi). Perciò le grandi masse di lavoratori e consumatori non servono più alla produzione di ricchezza e potenza, come non serve più la crescita dell’economia reale e del benessere della popolazione generale, quindi il suo consenso; e su questo punto, sulla gestione delle quantità di esseri umani che non servono ormai più nemmeno come forma-merce, anche perché soppiantati dall’automazione e dell’intelligenza artificiale, questa fase è già da tempo entrata in un processo di trasformazione globale dell’ordine delle cose.

Il famigerato NWO parte dal dato di fatto che la finanziarizzazione dell’economia (assieme alle tecnologie) ha reso superflue le masse e intercambiabili i popoli. E che quindi bisogna trovare una ‘sistemazione’ per loro in un quadro di rapido esaurimento delle risorse planetarie.

10.02.19 Marco Della Luna

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