IL SOVRANO E IL PRESIDENTE

IL SOVRANO E IL PRESIDENTE

Perché il Colle non è Italia

L’operato degli ultimi presidenti manifesta che il presidente della repubblica non è un’istituzione italiana, è un organo dell’ordinamento sovranazionale preposto ad assicurare l’obbedienza dei governi italiani agli interessi stranieri egemoni, cioè al vero sovrano. Bisognerebbe rivolgersi a lui come a uno straniero.

I leaders dei partiti vincitori delle elezioni, rappresentanti della maggioranza assoluta dei votanti, vogliono dar vita al governo, ma si trovano di fronte, a mettergli i paletti sul cammino e i bastoni nelle ruote, un presidente che viene dal partito avversario e sconfitto – un presidente scelto anni fa dal leader di quel partito non certo per agevolare i suoi avversari, ed eletto grazie al premio di maggioranza incostituzionale della precedente legge elettorale, premio giudicato incostituzionale dallo stesso attuale presidente, quando era giudice costituzionale. Questi, poi, applicando una logica quantistica (cioè quella affrancata dal principio di non contraddizione), ha appunto accettato di essere eletto presidente su quel presupposto illegittimo. Illegittimo ma sanato, poiché la corte costituzionale aveva stabilito che quella legge elettorale era sì illegittima, ma i suoi effetti restavano legittimi, compreso il premio di maggioranza – ulteriore lezione di logica quantistica – che poi ha veicolato al colle supremo un membro di essa corte.

Conseguentemente, ora abbiamo questa curiosa situazione, grottescamente anti-democratica, in cui i rappresentanti della maggioranza del popolo “sovrano” devono subire volere contrario del presidente scelto dalla controparte politica, nominato da una maggioranza illegittima e non più esistente, il quale si riserva di approvare, se non anche di designare (con operazioni a porte chiuse e su cui intervengono cancellerie straniere contrarie a una politica indipendente dell’Italia), il capo del governo, i ministri, le stesse linee politiche di fondo, imponendo in particolare l’adesione del progetto europeista e alle regole già prescritte dall’eurocrazia – ossia, compiendo una scelta politica autoritaria al fine di vincolare la maggioranza e il governo, contro la maggioranza parlamentare e del Paese, che ha una posizione critica nei confronti di quel progetto e di quelle regole eurocratiche, che vuole rinegoziarle a fondo, alla luce dei loro accertati effetti sfavorevoli soprattutto sull’Italia. Una posizione di priorità per la sovranità popolare rispetto a un’eurocrazia non eletta e non democraticamente responsabile, in cui un solo paese, il paese egemone, ha il potere di iniziativa, e di fatto lo esercita innanzitutto in favore della grande finanza e, secondariamente, per i suoi cittadini. Una volontà che il sovrano straniero non accetta e che contrasta attraverso il Colle – il quale, per l’appunto, non è Italia.

Conseguentemente, il presidente ha ammonito i rappresentati della maggioranza sovranista degli italiani: sbagliate ad essere euroscettici, dovete smetterla. Egli ha parlato dell’Unione Europea, di come questa era partita fattiva e ispiratrice di speranze, di come si è ridotta in quanto a slancio, progetti, consensi, obiettivi, a un regime finanziario disattenta alla sfera sociale e morale. Ha detto che bisogna rilanciare l’Unione Europea perché solo unendoci possiamo superare le sfide del presente e del futuro. Ha evocato il demos europeo, che però non esiste perché non vi è unità di mentalità, di interessi, di òikos, di polis: per fare un demos non basta  l’imposizione, per altro mezzo fallita, di una burocrazia, di un pensiero unico fatto di clichés propagandistici puerili e smentiti continuamente dall’evidenza.

E se l’Unione Europea si è consegnata alla finanza ed è divenuta una centrale di controllo bancario sulle nazioni, di concentrazione del reddito e del potere nelle mani di un’élite finanziaria parassitaria e antisociale, che toglie diritti, lavoro, reddito e sicurezza alla gente, ciò avviene non a cagione di un errore correggibile, bensì per ragioni di interessi e di rapporti di forza reali, per il tornaconto di una classe finanziaria globale detentrice del vero potere, contro il quale non vi è ragione o ideale o ‘dover essere’ che tenga. Quella classe voleva riformare la società e il diritto a proprio vantaggio, e sin dall’inizio questo era il suo piano, il piano che i presidenti italiani devono assecondare.

Così, in quanto all’Unione che – a detta del presidente – dovrebbe consentirci di superare le difficoltà epocali, quello che succede nella realtà è che l’establishment del paese più forte, cioè della Germania, spalleggiato da qualche complice come la Francia, che riceve benefici, scarica i suoi costi del superamento delle difficoltà sui paesi più deboli. Quindi l’Unione consente di affrontare le sfide, ma nel senso che consente al più forte di superarle prendendo le risorse del più debole attraverso governanti collaborazionisti. Certo, sarebbe bello essere uniti e solidali per affrontare le difficoltà, ma le cose non vanno a questo modo, siccome il più forte sempre tende ad approfittare del più debole, e al più debole conviene affrontare le difficoltà da solo: è il minore dei mali.

E’ così che funziona il mondo reale da quando esiste, ogni presidente lo sa perfettamente, ma deve fingere. L’inesistente mondo della solidarietà nei rapporti internazionali e dell’unione che fa la forza è solo una dissimulazione del fatto che gli alti interventi dei presidenti sono atti di obbedienza a interessi di potenze straniere dominanti, come quando uno di essi, violando la costituzione, ci mandò in guerra contro la Libia e a nostro danno, al servizio di interessi soprattutto francesi; o come quando ci impose Monti e le sue politiche a beneficio dei banchieri speculatori franco-tedeschi. Anche la Fornero, madre di una legge infame, per la cui abrogazione ha votato la maggioranza degli italiani, si è arrogata di avvertire la Salvini e di Maio che si possono scordare di abrogarla, riferendosi a un superiore potere al di fuori dei nostri confini.

Da diversi anni vado spiegando (v. Presidente Travicello, dell’11.11.15) che la funzione reale del presidente, nell’ordinamento costituzionale e internazionale reale – ripeto: reale –, è quella di assicurare alle potenze dominanti sull’Italia, paese sconfitto e sottomesso, l’obbedienza del governo e delle istituzioni elettive.

Affinché possa svolgere cotale ruolo, il presidente, nella struttura costituzionale, è posto al riparo della realtà e delle responsabilità politiche, analogamente a come, nelle monarchie, il re è protetto da esse, perché egli è la fonte ultima di legittimazione del potere costituito e degli interessi che esso serve. Solo che nelle vere monarchie il re era protetto nell’interesse del suo paese, mentre nel protettorato Italia il presidente è protetto nell’interesse del sovrano straniero.

Invero, nelle monarchie contemporanee e in molte monarchie passate il re non governa (direttamente), ma nomina un primo ministro, il quale forma il suo gabinetto, e con esso governa, si prende le responsabilità politiche, si espone al confronto con la realtà, con gli insuccessi, col malcontento popolare; e può quindi venir licenziato, sfiduciato, cacciato, anche con biasimo, senza che sia intaccata la figura del monarca. La faccia della corona è sempre salva. Esistono persino norme che puniscono penalmente chi attribuisca al monarca la responsabilità politica di atti del governo. Ciò sebbene il monarca sovente scelga il primo ministro e indirizzi l’azione del governo mediante vari strumenti, a cominciare dai discorsi pubblici, dalla moral suasion, e passando attraverso i servizi segreti e la sua partecipazione al sistema bancario centrale.

Nell’ordinamento repubblicano italiano vi sono residui più o meno forti di questa dualità dello e nello stato, tra istituzioni e poteri protetti, e istituzioni e poteri logorabili. Le istituzioni protette sono principalmente, il Capo dello Stato, i magistrati, il sistema bancario; non più il parlamento (che è composto perlopiù da nominati delle segreterie partitiche, privi di reale e autonomo potere, aventi funzione sostanzialmente di ratificatori e di figuranti). Capo dello Stato e potere giudiziario sono detti “poteri neutri”, anche se palesemente non sono neutri né neutrali. Le istituzioni esposte al logorio, al biasimo, alle responsabilità, all’insuccesso, alla verifica dell’efficacia/inefficacia del loro operato, sono invece quelle politiche: il  parlamento e, soprattutto, il governo. Si osservi che ieri il tribunale di sorveglianza ha riabilitato Berlusconi con un mese di anticipo sulla tabella, così che adesso Silvio può rientrare in parlamento e scompigliare i giochi. Qualche notista ha visto in questa anticipazione un ulteriore intervento politico di un potere protetto e falsamente neutro – quello giudiziario – per boicottare un governo Lega-M5S pericoloso per gli interessi “europei” sull’Italia.

Il Presidente della Repubblica, Capo dello Stato, nell’ordinamento italiano ha ed esercita poteri anche di indirizzo governativo e legislativo, ma non è esposto a logorio, a delegittimazione, a biasimo, al perdere la faccia, anche quando interviene su chi è esposto.

Il presidente non ha mai torto, è sempre saggio. Tutti elogiano le sue affermazioni, manifestando ammirazione e consenso per esse, anche quando sono banali o faziose o false. Chi si oppone e le critica, appare come un estremista. Il presidente non ha un passato rimproverabile, o lo ha ma non se ne deve parlare. I mass media lo rispettano. E’ un potere palesemente temuto, dotato di efficaci e poco regolamentati strumenti per delegittimare e mettere in crisi l’azione sia dei poteri politici che degli organi giudiziari. Strumenti che agiscono sottobanco, senza trasparenza. Strumenti per sostenere o attaccare e per bloccare attacchi e indagini. Dispone di un numeroso personale (oltre 800 persone) e di molto denaro, che può usare senza specificare per che cosa. Tutti, quindi, si guardano dal criticare il Presidente della Repubblica. Al più si può fingere che le sue parole abbiano significati e implicazioni che non hanno, per tirare la sua autorevolezza dalla propria parte, o per fare apparire le sue esternazioni come meno critiche di quello che in realtà intendono essere.

Quella che precede non è, chiaramente, una critica dei presidenti: il loro operato non è libero, ma è conseguenza della posizione subordinata e servile che l’Italia ha e ha sempre avuto, sin dalla sua creazione come stato unitario. Una posizione dalla quale ha ripetutamente e invano tentato di uscire, per elevarsi alla parità con le altre potenze, dapprima mediante le conquiste coloniali, poi mediante la partecipazione alla I Guerra Mondiale, indi alla II Guerra Mondiale. La capitolazione del 1943 la ha ridotta a un livello ancora più subordinato di quello che aveva prima. I successivi tentativi di praticare politiche di interesse nazionale, anche in settori limitati, sono stati stroncati in vario modo: si pensi a Mattei, a Moro, a Craxi, per finire col colpo di stato del 2011.

Posto che un giorno l’Italia, o parte di essa, si liberi dall’egemonia straniera, e che voglia e possa fare qualche riforma in senso democratico, per porre fine alle interferenze sottobanco di poteri non delimitati sulle scelte degli elettori mediante, quel giorno l’istituto del presidente della repubblica andrà sostanzialmente modificato: o ne si fa un capo politico, politicamente responsabile e criticabile, eletto dal popolo – cioè si fa una repubblica presidenziale o semi-presidenziale –; oppure ne si fa un notaio senza poteri politici, ma allora occorre un sistema elettorale che formi direttamente la maggioranza di governo attraverso un ballottaggio per assegnare il premio di maggioranza, e che elegga pure direttamente il primo ministro attraverso il suo abbinamento alla lista; questo primo ministro sarà un cancelliere, con facoltà di nominare e revocare i ministri e di dettare l’indirizzo di governo. Potrebbe anche avere il potere di sciogliere la camera. In ambo i casi, come contrappeso al premio di maggioranza, sarebbe necessaria anche una riforma del bicameralismo, nel senso che sia eletta come sopra una sola camera, avente la funzione di votare la fiducia e le leggi ordinarie; mentre la seconda camera, avente le funzioni di nominare le cariche di garanzia e di votare le leggi costituzionali, elettorali e sulla cittadinanza, sia eletta con metodo proporzionale puro (così da rappresentare le effettive preferenze dell’elettorato) e non possa essere sciolta prima della scadenza naturale.

12.05.18 Marco Della Luna

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KALERGI E LA FINANZA “EBRAICA”

KALERGI E LA FINANZA “EBRAICA”

Riflessioni su

Kalergi – La Prossima Scomparsa degli Europei

di Matteo Simonetti – Nexus Edizioni, 2018

 

Nel suo saggio sul c.d. Piano Kalergi e sui pamphlets del conte Richard Coudenhove Kalergi (Idealismo pratico, Paneuropa), Simonetti fa risaltare bene come quest’autore, che scrive negli anni venti del secolo scorso, argomenta in modo semplicistico e senza alcuna pretesa scientifica nel descrivere e far proprio quello che pare non un piano ideato da lui, ma piuttosto un piano che egli ha creduto di riconoscere come strategia generale di lungo termine negli ambienti cosmopoliti, politici, massonici che frequentava.

Il piano – nella esposizione di Kalergi – ha alcune premesse, estremamente grossolane. Innanzitutto l’umanità occidentale si dividerebbe in due tipi di uomo:

– il tipo cittadino, aperto, elastico, moralmente labile, identitariamente pure labile, incostante, adattabile, manipolabile;

-il tipo rurale, che l’autore definisce chiuso, identitario, conservatore, moralmente rigido, tenace.

L’autore auspica l’eliminazione sia degli stati nazionali che di questo secondo tipo attraverso una trasformazione soprattutto etnica e valoriale, da ottenersi mescolando la razza bianca con le razze africane onde produrre una miscela caffelatte, simile a quella che egli ritiene fosse predominante dell’Antico Egitto, privata di identità etnica, di coscienza storica, di valori, riferimenti e confini nazionali – cioè di oikos, di polis, di civitas -, entro un super stato paneuropeo e domani probabilmente panoccidentale.

Come tutti i popoli, anche questo popolo amorfo, questa massa, non avrà, secondo Kalergi, le capacità mentali per governarsi; perciò dovrà essere governata dall’unica razza saggia e capace di reggere il mondo, perché selezionatasi e perfezionatasi attraverso molte prove e difficoltà, che l’hanno resa unita e dotata di una coscienza nazionale collettiva: la razza ebraica, e particolarmente i finanzieri ebrei (già il filosofo Auguste Comte aveva preconizzato una società retta dai banchieri). L’autore sposerà un’ebrea, pur non essendo egli stesso ebreo.

Kalergi si inscrive così nel novero di coloro che vorrebbero rifare gli uomini con lo stampino per uniformarli e conformarli a un progetto socio-antropologico elaborato a tavolino, per standardizzarli. Alcuni ci hanno anche provato con grande impegno: Stalin, Hitler, Pol Pot e altri. I loro sforzi di ingegneria sociale hanno prodotto tutti un forte degrado della civiltà e immense sofferenze, senza generare una nuova umanità, perché – a quanto pare – la coartazione può soltanto peggiorare l’uomo.

Dal nostro osservatorio storico del 2018, rileviamo, assieme a Simonetti, che il piano di eliminazione delle identità etnico-storico-culturali, degli stati nazionali, dei valori e dei riferimenti etici, è stato ormai in buona parte eseguito, all’insegna del mercatismo liberale globalizzante, esportato anche militarmente sotto il nome di democrazia, e che è stato eseguito proprio coi mezzi e dagli attori internazionali previsti dal “Piano Kalergi”, scritto negli anni ’20 del secolo scorso.

Ma ciò (il fatto che questa pianificazione fosse descritta già quasi 100 anni fa) implica – attenzione! – che già all’inizio dello scorso secolo era stato progettato quello che poi, sotto la simulazione di un processo spontaneo, democratico e idealistico, nonché necessitato da leggi economiche, è stato eseguito e viene completato ai nostri giorni. I padri della c.d. Europa Unita non sono quelli dichiarati. Lo scritto di Kalergi, pertanto, è una prova storica illuminante che delegittima e smaschera come non genuini e come miranti a un altro e subdolo scopo, rispetto a quello dichiarato, il c.d. processo di integrazione europea e altri processi trasformativi in atto, dalla finanza alla globalizzazione, all’immigrazionismo, alle riforme della famiglia e della sessualità nell’ideologia del gender e nei suoi prodotti legislativi.

 

In questo valore di prova storica sta la principale utilità politica dell’opera di Simonetti, il quale ricostruisce le vicende storiche afferenti all’attuazione del piano (descritto da) Kalergi, evidenziando alcuni tratti portanti, smascherano la suddetta mistificazione “buonista” e ciò che dietro di essa si nasconde. E’ nel suddetto progetto, non per un’esigenza di pace e fratellanza, che gli stati nazionali e le identità nazionali e storiche europee sono stato abbattuti in favore del super stato burocratico e autocratico dell’Unione Europea.

Altri fondamentali attori del piano Kalergi sono stati l’ONU, la CIA, gli organismi bancari internazionali. Oggi nel mondo il potere effettivo ultimamente è in mano a dinastie familiari finanziarie sovranazionali. Noi tutti conosciamo i nomi di queste famiglie. Sappiamo che portano avanti piani politici multigenerazionali cavalcando i cicli economici e le guerre, mentre la classe politica sottoposta al voto popolare lavora su termini brevi o brevissimi e non ha capacità di pianificazione di lungo termine. ONU, USA, UE, FMI sono loro strumenti.

C’è chi fa notare, spesso con intento di vieta istigazione antisemita, che i nomi di quelle grandi famiglie bancarie sono nomi ebraici, quasi tutti. Ma è ingiusto, stolto e superficiale prendersela con gli ebrei accusandoli di essere i soliti spietati strozzini manipolatori e di ordire un complotto mondiale. Infatti, non solo percentualmente sono pochissimi gli ebrei dediti alla grande finanza sul totale degli ebrei, ma soprattutto sono ebrei proprio i più validi demistificatori, i più implacabili analisti critici di questo regime oligarchico finanziario – filosofi, economisti, sociologi, psicologi, naturalisti -, contro l’oppressione capitalista sull’uomo, e non solo oggi, ma perlomeno dai tempi di Karl Marx, cioè dai tempi in cui il capitalismo finanziario sorgeva come potenza politica dominante!

La realtà statistica e scientifica è che il popolo ebraico, intellettualmente, ha una prominenza generale sugli altri popoli. Basti guardare a quanti Premi Nobel ha raccolto, nella sua esigua consistenza numerica. Esso, o meglio la sua componente ashkenazita – la quale geneticamente non è nemmeno semitica ma caucasica, quindi niente ha a che fare con gli ebrei della Bibbia –  ha un quoziente intellettivo medio di 112 contro il 104 dei bianchi occidentali, il 108 dei gialli orientali, il 90 degli indiani, l’85 dei nordafricani, il 70 circa degli altri africani e di alcuni paesi caraibici, tra cui scende fino al 56. Per la psichiatria, da 70 in giù siamo nella debolezza mentale – e qui un pensiero va all’immigrazione di massa che viene in gran parte dalle aree con la media intorno al 70. Si noti che i tests per il Q.I. sono culture fair, ossia non sono influenzati dal livello di istruzione. E’ vero che i tests che misurano il Q.I. non misurano tutte le molteplici facoltà della psiche, e che probabilmente non rilevano alcune delle più sottili, elevate, creative, mistiche – se vogliamo; però misurano le capacità razionali, che sono le più importanti all’atto pratico, nelle scienze come nell’economia applicata.

È pertanto automatico che gli ebrei primeggino in tutte o quasi le umane attività, compresa la finanza e la politica. Se combinate inoltre la superiore intelligenza con la superiore solidarietà etnica, quindi efficienza, basata su un più forte senso identitario, allora il primato anche economico e politico degli ebrei sarà un risultato automatico, come pure le controreazioni difensive antiebraiche in molti popoli e periodi storici. Più coesione e più social capital (nel senso di R. Putnam, di senso civico interno) consentono agli ebrei non solo maggiore efficienza, ma anche migliore democrazia e giustizia sostanziale entro le loro comunità, e in generale uno stile sociale più cooperativo, più libero dall’individualismo competitivo e dal malthusianesimo che dominano il modello socioeconomico per gli altri popoli. A questi altri popoli, conformemente al Piano Kalergi, viene imposta una massiccia immigrazione di altre culture, così da abbassare il loro social capital e da condannarli al modello competitivo darwinista, diminuendo la capacità di attuare una collaborazione solidale, quindi la loro efficienza.

Aggiungiamo che gli ebrei, a seguito della diaspora, hanno per primi sviluppato una cultura, un networking e una capacità operativa globali e sovranazionali – pensate alla rete bancaria della famiglia Rothschild.

Essi sono, infine, l’unica etnia che abbia guadagnato il diritto di preservarsi dalla commistione con le altre etnie, persino nei nostri tempi di grande mescolamento, senza subire la terribile accusa di razzismo.

Tutto ciò però non implica affatto che il popolo ebraico, o meglio ashkenazita, oppure la comunità finanziaria internazionale, sia capace di governare efficacemente il sistema globale – credo che nessuno abbia le capacità per farlo. Di fatto, la grande finanza che dirige la politica e l’economia, non sta certo brillando in questo còmpito, nonostante i potentissimi strumenti di condizionamento economico, politico e culturale di cui dispone, e l’uso spesso brutale che ne fa. Essa è un’élite scadente, volgare, ossia abile e tecnologica ma, a quel che appare, priva di una visione che vada oltre il basso utilitarismo, lo sfruttamento, la manipolazione, la bramosia di sopraffazione. Soprattutto, è un’élite mossa dagli appetiti medesimi che muovono le masse sprovvedute e degradate che essa unilateralmente e irresponsabilmente gestisce. E non riesce a governare il mondo in un modo bilanciato, anche perché molti mangiano la foglia, non bevono la propaganda e votano in qualche modo contro il mainstream calato dall’alto.

 

In chiusura, faccio presente che tutti coloro che hanno fatto studi e scoperte nel campo della genetica, soprattutto se correlata all’intelligenza e alla delinquenza in relazione alle varie etnie, sono stati perseguitati con accuse morali di diverso tipo, e lo sono stati anche i due scopritori del DNA, Crick e Watson, ossia di quella cosa che lega a un fattore biologico ereditario, almeno per una parte di esse, le capacità e le inclinazioni delle persone, dimostrando con ciò false le tesi morali(stiche) secondo cui tutto è appreso e costruito socialmente, comprese le capacità superiori o inferiori.

La prevalente sensibilità morale, come si è costruita negli ultimi decenni tra cristianesimo, socialismo e politically correct, reagisce con rabbia automatica e rifiuto preconcetto ad ogni evidenza scientifica di caratteristiche biologicamente determinate, e non socio-culturalmente prodotte, negli esseri umani.  Ultimamente questo rifiuto viene espanso e diretto, con forte impegno e investimento anche “europeo”, verso i caratteri biologici sessuali, per “sostituirli” con quelli socio-culturali del “genere”.

30.04.18 Marco Della Luna

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PD-M5S: UN GOVERNO PER IL FMI

PD-M5S: UN GOVERNO PER IL FMI

Il Fondo Monetario Internazionale di Washington, con la sua nota storia di sabotaggi e saccheggi delle economie dei paesi sottomessi attraverso le sue ricette economiche deliberatamente errate, torna ad occuparsi dell’Italia raccomandando di aumentare le tasse sul risparmio, sulla casa, sui consumi per alleggerire quelle sul lavoro. E’ la medesima ricetta che il FMI attraverso il governo Monti impose nel 2011, producendo il crollo del PIL, del mercato immobiliare e dei consumi, in particolare svalutando il patrimonio immobiliare italiano di circa il 30%, ossia di oltre 2000 miliardi di euro.

Più tasse su risparmio, immobili e consumi comportano riduzione della domanda interna e fuga dei risparmi e degli investimenti verso l’estero. Ecco l’obiettivo del Fondo Monetario Internazionale.

Pensateci bene: se grazie alla riduzione delle tasse sui redditi di lavoro vi ritrovate con più reddito disponibile e insieme con un’IVA più alta, con tasse patrimoniali aggiuntive sulla casa e sugli investimenti immobiliari, che cosa fate? Non vi viene certo voglia di aumentare i consumi e gli investimenti di risparmio. Invece vi viene voglia di portare i soldi all’estero.

E se invece il taglio delle tasse sul lavoro vi consente semplicemente di ottenere un impiego sufficiente a mantenervi coi magri salari che oggi vengono concessi, che cosa comprate? Comprate i prodotti che costano poco venduti nei discount, prodotti che vengono dall’estero, quindi i vostri soldi egualmente finiscono all’estero. Come con le rimesse degli immigrati. Tutto contribuisce a decapitalizzare l’Italia.

Tutto questo porta a minor domanda di beni e servizi prodotti in Italia virgola quindi a recessione indotta dal calo della domanda interna e degli investimenti interni.

Al contrario, da sempre, ciò che fa ripartire l’economia, l’occupazione, i consumi, e soprattutto la domanda di beni e servizi prodotti nel paese, è il mercato immobiliare, le costruzioni, l’arredamento, l’impiantistica, la progettazione, etc. Ancora oggi, in Italia, vi è spazio per l’industria edile: abbiamo un grande patrimonio immobiliare da recuperare, ristrutturare, riqualificare. Abbiamo bisogno di grandi opere infrastrutturali per i trasporti marittimi e ancor più di opere idrogeologiche su tutto il territorio nazionale.

L’Italia ha avuto i suoi migliori periodi di espansione quando avveniva proprio questo, l’investimento nel mattone da parte delle famiglie e delle imprese, che poi usavano i beni immobili come garanzia accettata dalle banche per finanziare l’acquisto di beni di consumo e strumentali, l’apertura di nuove aziende, la crescita. Ma le banche accettavano in garanzia i beni immobili quando gli immobili non erano tartassati dal fisco.

È questo il senso malizioso della politica raccomandata dal Fondo Monetario Internazionale in passato come oggi: sabotare l’economia nazionale, impoverire, trasformare radicalmente l’Italia in territorio decapitalizzato e indebitato, passivo serbatoio di manodopera mal pagata (alimentato da scadente immigrazione) e sfruttata a disposizione della grande industria straniera, soprattutto tedesca, che si trattiene tutto il profitto della filiera. Un paese schiavo del debito pubblico e privato, gestito da una classe dirigente ad alta vocazione parassitaria alleata con gli interessi stranieri e che trae il grosso dei suoi consensi dalle regioni e dalle categorie che vivono di trasferimenti a carico delle aree produttive.

Questo è lo spirito del governo servile che si sta cercando di impiantare a Palazzo Chigi con un inciucio M5S-PD. Il M5S ormai, al di là dei suoi programmi, deve la sua forza elettorale a un voto motivato in gran parte da aspettative assistenzialistiche (reddito di cittadinanza, rectius di sussidio a chi risulta disoccupato, trasferimenti meridionalisti), quindi è legato a quelle aspettative; anche il PD deve la sua residua forza a categorie ampiamente improduttive e ai legami col mondo bancario. La  sinergia tra questi due partiti sarà quindi necessariamente nel senso di aumentare la tassazione e i trasferimenti, oltre che di obbedire alle richieste della c.d. Europa e dei c.d. mercati. E di proteggere il passato bancario di molti uomini del PD, come spiegato nel mio precedente articolo.

23.04.18 Marco Della Luna

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MPS: IL SILENZIO VALE UN GOVERNO PD-M5S?

MPS: IL SILENZIO VALE UN GOVERNO PD-M5S?

Il 22 Marzo scorso sulla prima pagina de “La Verità” campeggiava il titolo “E i vertici Mps accantonano i soldi per le buonuscite” di Francesco Bonazzi, circa la delibera del CdA di MPS in cui si destinano 18 milioni per le buonuscite di dirigenti apicali anzichè fargli causa per danni chiedendo il sequestro di tutti i loro averi – nonostante le pessime prestazioni della dirigenza del Monte e alla faccia delle decine di migliaia di posti di lavoro che sta tagliando e dei soldi che trattiene ai dipendenti restanti per finanziare lo scivolo dei colleghi in esubero.

Bonazzi interpreta questa delibera nei seguenti termini, lineari e logici: il CdA di MPS, vista la débacle elettorale di quella sinistra che fa da braccio politico del discutibile ceto bancario italiano e franco-tedesco, prevedendo quindi l’avvento di un governo senza PD che indagherà nella mala gestione e silurerà i dirigenti colpevoli, ha preparato un cospicuo fondo di buonuscita per quei medesimi dirigenti – i quali sono in parte membri del CdA, quindi co-autori di quella delibera.

 

Fin qua Bonazzi. Ma qual è la possibile funzione pratica di una siffatta delibera? Del remunerare quei dipendenti immeritevoli?

Forse essa vuole assicurare a quei dirigenti la remunerazione per ciò che hanno fatto: le loro scelte, rovinose per il Monte, hanno però algebricamente avvantaggiato altri soggetti. Forse essa vuole coprirli di soldi nel timore che parlino al pubblico di questi soggetti. E delle sofferenze che causarono la crisi del Monte, ovviamente ignorate dalla Commissione d’Inchiesta (come ho spiegato in un precedente articolo: http://marcodellaluna.info/sito/2018/01/20/il-monte-degli-inganni/) – sofferenze anteriori e di altri clienti, rispetto a quelle emerse successivamente e messe sulla lista dei 100 grandi crediti deteriorati, fintamente secretata e prontamente trapelata ai mass media. Sofferenze assai molto più compromettenti per la partitocrazia.

La delibera in questione sarà sottoposta all’assemblea dei soci dopodomani, 12 Aprile, e qualcuno è arcisicuro che sarà approvata, perché – scrive Marco Sbarra (I Capitan Schettino del Monte si preparano ad abbandonare il Titanic che affonda? – “Il Cittadino” online del 23.03.18) “è impensabile che sia stata messa a punto senza l’approvazione preventiva del socio di maggioranza, cioè dell’esimio professor Padoan.” E aggiunge, causticamente: “Il premio in azioni non viene ancorato ai risultati raggiunti, ma viene garantito in caso di dimissioni o “defenestrazioni”.”

In un primo tempo, i beati destinatari dei 18 milioni erano o parevano essere l’AD di MPS Marco Morelli (principale autore della delibera stessa), l’AD di MPS Capital Service Giampiero Bergami, l’AD di Widiba S.p.A. Andrea Cardamone e altri dirigenti apicali.

Il Monte sta franando da sei anni, e la frana ha fatto sparire credo ormai 5 aumenti di capitale e gli oltre 3 miliardi messici dai governi a guida PD; il valore di borsa continua a calare. La perdita del 2017 è di 3,5 miliardi. E i governi a guida PD hanno buttato i soldi dei contribuenti in quella banca da decenni a guida PD, ma non hanno fatto quello che era ovvio e doveroso che facessero, ossia indagare e scacciare il pernicioso management che aveva portato la banca in rovina, dall’acquisizione dell’Antonveneta in poi. Perché?

Dopo una serie di articoli scandalizzati come quelli sopra citati, il CdA ha cercato di mettere una foglia di fico alla sullodata delibera: ha dichiarato che i beneficiari non sono solo quei cinque sunnominati vertici, ma ben 250 dirigenti.

Tuttavia a questo punto la cosa appare ancor più torbida, per due ragioni:

  • La prima: se si si spalma su 250 dirigenti i 18 milioni, si ha una media di €72.000 a testa, che sarebbe assurdamente poca, rispetto alle buonuscite multimilionarie elargite durante tutta la crisi del Monte ai responsabili della gestione;
  • La seconda: perché la buonuscita si dà quando il rapporto di lavoro finisce, non quando continua – quindi dire che i destinatari sono 250 dirigenti, è come dire che c’è in progetto che tutti questi si dimettano o vengano licenziati, il che è ancora più assurdo.

Quindi il chiarimento dato dal CdA non è credibile.

 

Presto vedremo se l’assemblea di MPS avrà il candore di approvare la delibera dei 18 milioni e soprattutto come voterà l’azionista leader, ossia Padoan.

Poi vedremo se Luigi Di Maio, col Movimento 5 Stelle, porterà avanti i negoziati con questo PD per la formazione di una maggioranza, o l’acquisizione del suo appoggio esterno – accordi che necessariamente implicherebbero un patto di salvacondotto e silenzio sul recente passato bancario.

Attento, Gigetto: non lasciarti traviare, perché sei sotto i nostri riflettori.

10.04.18 Marco Della Luna

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IL CANTIERE DEL PENSIERO UNICO

IL CANTIERE DEL PENSIERO UNICO

Uno dei più cospicui fenomeni del nostro tempo è il gigantesco e industrioso cantiere del pensiero unico globalizzato – con i suoi committenti, architetti, sacerdoti guardiani – che serve a rendere prevedibili e direzionabili i comportamenti sociali nel mondo super-accelerato e conflittuale in cui viviamo.

Il capitalismo finanziario globale, manovrando l’industria culturale (entertainment compreso), che esso in buona parte possiede, ha creato un’ortodossia, un pensiero obbligato, mainstream, scientifically correct, che, a prescindere dall’esame del merito degli argomenti, delegittima, isola o criminalizza – cioè praticamente scomunica, espelle dalla società conformata –  non solo il pensiero divergente dall’ortodossia, ma la stessa libera indagine scientifica, economica e storiografica, al riguardo di alcune cose fondamentali per indirizzare secondo i suoi piani il corso della trasformazione della società. Queste cose sono: certe vicende storiche, certi aspetti dell’economia, i crimini di guerra commessi dagli USA, l’integrazione europea, l’euro, l’immigrazione, l’islam, le diversità etniche, l’identità sessuale; e, da ultimo, le asserite efficacia e innocuità dei vaccini obbligatori. A questi dogmi ufficiali si aggiungono le verità nascoste-negate, come è stata a lungo quella  delle foibe, e come ancora sono quelle dell’uso di armi proibite contro i civili italiani da parte degli Alleati (compresi i giocattoli e le penne esplosivi per mutilare e accecare i bambini).

Su queste cose sono state costruiti protected beliefs, credenze protette, nel senso che il dissenso rispetto all’ortodossia, e la stessa libera indagine scientifica e storica di quelle credenze, sono sanzionati con la delegittimazione morale, il boicottaggio della carriera, la discriminazione amministrativa, l’esclusione dei media, dall’insegnamento, dall’editoria, quando non anche da conseguenze penali punto. I dati di fatto in contrasto con l’ortodossia vengono taciuti all’opinione pubblica, soprattutto nei campi chiave per l’orientamento del pensiero e della sensibilità collettivi, della concezione generale della realtà, del consenso politico, della legislazione e della giurisdizione.

Inoltre, la ricerca scientifica è condizionata, limitata e incanalata attraverso il controllo finanziario della stampa specialistica, delle università, della ricerca, dell’editoria.

Si è così ottenuto una sostanziale limitazione della libertà di ricerca, di insegnamento, di informazione pubblica, che previene grande parte del possibile dissenso.

L’imposizione di un’ortodossia è incompatibile con la scienza, perché la scienza procede proprio per continua revisione, verificazione, falsificazione, ed è incompatibile con l’indiscutibilità. L’ortodossia serve a proteggere dal controllo scientifico le credenze che sostengono posizioni di privilegio e sfruttamento. Il sistema oggi dominante, cioè il capitalismo finanziario, ha la sua ortodossia e i suoi guardiani.

Le posizioni politiche che mettono in luce e contestano il trend di progressivo trasferimento dei redditi e della ricchezza dai lavoratori alla finanza improduttiva sono tutte etichettate, dalla grande comunicazione, come populiste-estremiste, se non peggio, mentre sono definiti di sinistra partiti, come il PD in Italia, difendono la concentrazione dei redditi e del potere politico nelle mani dei grandi banchieri, quando non sono addirittura diretti da figli di banchieri molto discutibili o addirittura incriminati.

L’uomo non è una grande risorsa per i suoi ideali di giustizia, verità, libertà: pur di non guardare in faccia la realtà e non doversi addossare responsabilità, la maggior parte della gente adotta credenze assurde, rinuncia alla libertà, arriva a pagare, a stordirsi, a compiere cose degradanti, a rinunciare alla libertà. Coloro che vorrebbero suscitare un movimento rivoluzionario e moralizzatore attraverso la diffusione della conoscenza di decisivi aspetti della realtà, sono illusi, essi stessi rifuggono da guardare in faccia altri aspetti decisivi della realtà, ossia le predette caratteristiche dell’uomo.

I cleri di molte civiltà si arricchivano e acquisivano potere politico facendo credere al popolo che, per far sì che gli dèi mandassero la pioggia e proteggessero dalle pestilenze e dalle carestie, bisognasse fare grandi donazioni in sacrificio ai templi e obbedire ai grandi sacerdoti. Oggi, la credenza istituzionalizzata, cioè la religione, della scarsità della moneta e della indispensabilità per gli Stati di indebitarsi per finanziarsi, svolge una funzione analoga.

Bene spiega Diego Fusaro, col suo breve saggio Pensare Altrimenti, che il capitalismo finanziario, per realizzare se stesso, ossia il proprio sistema di profitto, in modo ottimale, ha necessità di farsi pensiero totalitario, unico, quindi di eliminare ogni identità umana differenziale e ogni valore diverso da quelli di scambio, così come ogni vincolo morale, comunitario, etnico, culturale, spirituale e ogni concezione alternativa dell’uomo e dell’ordinamento esistente, perché ostacolerebbero la onnimercificazione e la immediatezza del business, che vuole che ogni qualità sia riducibile a quantità, e che tutto e tutti siano costantemente disponibili on line per le operazioni di mercato (e di sorveglianza), in un processo di omogeneizzazione e riduzione del qualitativo al quantitativo che ammette solo i flussi di scambio, non i soggetti che se li scambiano; e che ha un effetto ultimamente entropizzante e mortifero, cioè nullificante (illumina l’accostamento che Fusaro fa di questo processo all’avanzare del Nulla che divora il fantastico mondo del famoso film La Storia Infinita).

Per compiere tale eliminazione, ha pianificatamente portato avanti, soprattutto nei c.d. gloriosi 30 anni della grande crescita e redistribuzione economica apparentemente democratica, la demolizione della consapevolezza di classe attraverso il consumismo: col quale le classi subalterne hanno assimilato i valori di quelle dominanti e si sono moralmente neutralizzate nonché politicamente castrate.

Al contempo, ha portato avanti la demolizione, relativizzazione, inversione dei valori e delle istituzioni tradizionali assieme a un complesso processo di censura e tabuizzazione del dissenso, del pensiero diverso (circa le cose che contano, soprattutto degli scopi dell’esistenza), delle stesse parole che servono per esprimere la critica al capitalismo finanziario. Imperialismo, colonialismo, plutocrazia, conflitto servi-padroni, sono vocaboli fondamentali per rappresentarsi le operazioni e le realtà del nostro mondo (un mondo in cui le guerre di conquista per il petrolio e altre risorse, soprattutto statunitensi e francesi, e per l’imposizione del dollaro come moneta obbligata degli scambi di materie prime, vengono legittimate come esportazione della democrazia, lotta al terrorismo e tutela dei diritti dell’uomo). Parole necessarie anche per concepire e comunicare un dissenso dal modello che le esprime – per esempio, per dire: “Codesta non è esportazione umanitaria della democrazia, è esportazione della plutocrazia al fine di prendersi il petrolio”. Quindi quelle parole sono state tolte dalla comunicazione per l’opinione pubblica, e sostituite con altre parole opportunamente scelte. E’ un’operazione analoga a quella della neolingua (newspeak) orwelliana in 1984: invertire il significato delle parole, restringere il lessico per ridurre i concetti e le idee e produrre così il consenso al sistema.

A questi strumenti di gestione del pensiero si aggiungono i lanci mirati di milioni e milioni di mails, tweets e altri messaggi per condurre campagne di criminalizzazione, di allarmismo, di ottimismo dirette a manipolare la mente e il comportamento collettivi, in ambito politico, finanziario etc. Con quest’arma ci si può liberare di intellettuali dissenzienti e delle loro idee o rivelazioni, come pure  di concorrenti commerciali e politici, creando l’apparenza che la società stessa, democraticamente, li condanni o ne diffidi, mentre si tratta dell’attacco di un singolo soggetto, moltiplicato per milioni mediante strumenti tecnologici. Richiamiamo qui anche la ormai quasi completa e condizionante dipendenza della stessa ricerca scientifica – che non è scientifica se non è libera – dal finanziamento del capitalismo privato e del settore militare. Le conseguenze di tale dipendenza sono note e terribili nei campi sanitario ed alimentare.

Con l’ideologia gender, introdotta sin dal 1996 anche attraverso l’Unione Europea, persino dati di fatto biologici, come la dualità dei sessi, vengono negati e tabuizzati in quanto dati di natura, immodificabili, e convertiti in convenzioni-costruzioni volontarie, ossia in prodotti, così da creare il mercato dei trattamenti per sviluppare un gender o l’altro o ambo o nessuno (mi riferisco sia a trattamenti ormonali per sospendere la sessuazione nei fanciulli rinviandola a quando potranno scegliere se diventare maschi o femmine, sia ai condizionamenti psicologici per indurre identificazioni e prassi di “gender” divergenti dall’appartenenza sessuale biologica).

La “destra del capitale” (come la chiama Fusaro), dalla sua posizione di infrastruttura (in senso marxiano), si serve di una censoria “sinistra del costume” (ottusa o mercenaria) che è stata allocata negli spazi e gli organi “culturali” (sovrastruttura) per oscurare, delegittimare, criminalizzare e attaccare, talvolta persino con la violenza fisica, i critici strutturali del modello capitalista suddetto, vantandosi antifascista ma di fatto esercitando, in modo tipicamente fascista, o più esattamente totalitario-autoritario-violento,  la proscrizione e repressione dei critici del sistema, senza confronto nel merito ma semplicemente mediante accuse di immoralità, estremismo, populismo o irrazionalismo, nonché di fake news. Ma questo metodo non sempre funziona: le votazioni politiche del 4 Marzo 2018 hanno dimostrato che larga parte dell’elettorato ha rigettato la propaganda istituzionale pro-immigrazione e pro-eurocrazia.

I miei saggi demistificano soprattutto i dogmi fondanti del sistema capitalistico, della sua legittimazione giuridica e del consenso ad esso: quello della oggettiva scarsità-costosità della moneta, quello dell’efficienza-esistenza del libero mercato, quello della virtuosità della spesa pubblica e della riduzione dei debiti nazionali – i quali di fatto sono mediamente cresciuti, non calati, per effetto delle regole fiscali comunitarie. Ma siccome queste sono una credenza protetta, non possono essere messe a confronto col loro fallimento di fatto.

La popolazione, in grande maggioranza, tende ad adattarsi cognitivamente, moralmente ed emotivamente allo stato di fatto della realtà, ai rapporti di potere effettive, come pure spiega Fusaro citando Etienne de la Boétie, sostanzialmente perché pensare l’ingiustizia del potere che si subisce rende il subirla più afflittivo e tormentoso, senza apportare vantaggi.

 

Grazie a tutto quanto sopra indicato, l’industria culturale del capitalismo finanziario (analogamente ma assai più efficacemente di ogni altro totalitarismo precedente, teocratico, comunista o fascista che fosse) ha costruito e imposto una sua ortodossia, ha fabbricato un consenso-legittimazione democratico-giuridico (nel che nuovamente si palesa che i principi di democrazia e legalità sono impotenti)  e ha ottenuto che il logos dissenziente (la consapevolezza dell’ingiustizia-illogicità-contradditorietà-infelicità del sistema in atto, e della progettabilità di sistemi diversi) possa costituirsi e circolare solamente tra pochi intellettuali indipendenti, marginali al potere, e non possa estendersi a formare un movimento politico consistente ed efficace.

Del resto, una consapevolezza dissenziente diffusa e un ampio movimento politico di contestazione del sistema capitalistico-finanziario, quand’anche si costituissero, non avrebbero la capacità di produrre altro che qualche attrito, qualche difficoltà in più per quel sistema, cioè non avrebbero la possibilità di cambiarlo con un altro; e ciò sia perché la capacità repressiva del medesimo, col suo apparato mediatico-militare-istituzionale, è immensa; sia perché la quota di potere reale messa in gioco nelle votazioni popolari è minima; sia e soprattutto perché il ridetto sistema, come spiego in vari miei saggi (Oligarchia per popoli superflui, Oltre l’agonia), è di gran lunga più capace che ogni altro sistema di legare a sé le persone, le aziende, i governi, in quanto più di ogni altro sistema produce e distribuisce mezzi monetari, cioè il motivatore universale, quella cosa per ottener la quale quasi tutti fanno quasi tutto; e per giunta produce i mezzi monetari con operazioni contabili che indebitano verso di esso, con interesse composto, le persone, le aziende, i governi (denaro-debito). Così abbiamo che il re è nudo, ma la gente non reagisce.

Quindi, nel finanziare il corpo sociale, cioè nel dargli volta per volta il denaro di cui questo necessita per funzionare, al contempo lo indebita verso di sé, creandogli la necessità di prendere ulteriore denaro a prestito (oppure di alzare il prelievo fiscale) per pagare gli interessi passivi, in un processo di indebitamento crescente (c.d. “debito infinito”), che lo rende crescentemente dipendente dai produttori della moneta, cioè dai vertici del sistema capitalistico-finanziario. E’ un fattore matematico ineliminabile. E questa dipendenza è divenuta non solo economica, nel tempo, ma anche politica, emana le direttive, detta le leggi, ed è il fondamento del potere politico dei Geldgeber (datori di denaro), o più esattamente Geldmacher (produttori di denaro – è questo il core business del settore bancario), sulle nazioni indebitate.

 

Siamo evidentemente in presenza di un piano politico di lungo termine, ovviamente non dichiarato e non proposto al pubblico dibattito né menzionato o menzionabile nei programmi elettorali dei partiti politici. Un piano di indebitamento progressivo a fine di potere politico e di esautorazione delle istituzioni pubbliche. Un piano che si basa sul fatto che gli utenti del credito (cittadini, aziende, amministratori, politici) si accontentano di risolvere il problema finanziario immediato col richiedere e ottenere un nuovo finanziamento, volta dopo volta, e non considerano l’effetto cumulativo macroeconomico del finanziarsi ripetutamente a credito nel lungo e lunghissimo periodo, mentre proprio questo effetto è l’obiettivo del piano di esame. Un piano che viene nascosto, dai suoi stessi esecutori, dietro i precetti della lotta al debito pubblico, dell’avanzo primario e della virtuosità di bilancio – precetti la cui applicazione ha infatti aumentato l’indebitamento pubblico verso la comunità bancaria internazionale, come volevano i loro fautori. Questo indebitamento, su scala mondiale, supera i 260.000 miliardi di dollari e da esso dei principali Paesi del “mondo libero” potrebbe liberarsi realizzando saldi attivi o in generale, se non esce dalla oggettivamente falsa concezione e pratica della moneta imposta dalla classe finanziaria dominante (come spiego in Cimiteuro, Euroschiavi, La moneta copernicana).

 

Insomma, il social control è l’obiettivo di fondo dell’oligarchia finanziaria globale, mentre il profitto monetario è solo uno strumento – del resto, non potrebbe essere un fine, dato che, come spiego altrove (Euroschiavi, Cimiteuro, Oltre l’agonia), la produzione di profitto monetario è una cosa che quell’oligarchia oggi può fare senza limiti oggettivi o vincoli con mezzi elettronico-contabili, mentre il gestire un mondo in preda a squilibri e conflitti crescenti è molto più impegnativo e richiede, appunto, il passaggio in corso dalla società finanziarizzata alla società amministrata zootecnicamente.

 

All’atto pratico, lo spazio di libertà degli uomini è sempre stato proporzionale alla loro capacità mentale e materiale di conquistarselo e difenderlo, ossia di resistere alla tendenza a controllarli e sfruttarli da parte del potere costituito. Ossia, la libertà individuale è un rapporto tra la forza di controllo dall’alto e quella di resistenza ad essa dal basso. Oggi la tecnologia sta moltiplicando la prima rispetto alla seconda in ogni campo, da quello della comunicazione a quello dell’elettronica, della biochimica, della manipolazione genetica per via farmacologica. Gli spazi di libertà vanno ad azzerarsi.

24.03.18 Marco Della Luna

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L’ORACOLO DELLE URNE

L’ORACOLO DELLE URNE

 Il dato fondamentale, confermato da questa tornata elettorale, è che l’Italia è un paese tanto diviso al suo interno, che può essere governato solo dal suo esterno, come un protettorato – e probabilmente gli architetti della City che progettarono e guidarono la costituzione del Regno d’Italia (e che poi assemblarono altri stati-arlecchino come Iraq, Siria, Cipro, Libano, Sudan, Jugoslavia…) avevano proprio questo intendimento: creare un paese le cui divisioni interne consentissero di manipolarlo dall’esterno, e insieme incapace di una politica di interesse nazionale. L’Italia unificata è un artefatto dell’imperialismo britannico.

Non si può nemmeno dire che  si sia realizzata una maggioranza in forma di convergenza antisistema tra M5S e Lega: infatti il primo ha raccolto soprattutto voti di meridionali desiderosi di assistenza pubblica, intervento statale, reddito di cittadinanza a spese del Nord; mentre la seconda ha raccolto soprattutto voti di settentrionali desiderosi di meno tasse, meno stato, meno trasferimenti dal Nord al Sud, e più autonomia (vedi i recenti referendum di Veneto e Lombardia). Qualora il M5S vada al governo (con parte della sinistra – è possibile) dovrà aumentare le tasse patrimoniali e successorie  per finanziare il “reddito di cittadinanza” e altre generosità promesse al suo elettorato – e ciò produrrà una fortissima, forse dirompente tensione con il Nord, e un ulteriore decrescita economica.

Nell’attuale parlamento non si può formare alcuna maggioranza che non sia frutto di un inciucio in beffa alle promesse fatte agli elettori e che non risulti in una coalizione anomala e intrinsecamente instabile. Il Capo dello Stato che dirigerà le operazioni per formare un nuovo governo è egli stesso in contraddizione con se medesimo, perché eletto da un parlamento a sua volta eletto con una legge che egli stesso, come giudice costituzionale, giudicò incostituzionale.

In un corpo elettorale tanto profondamente diviso sia negli interessi pratici che sul piano ideologico, cioè diviso sia perché vi sono grosse masse di elettori con interessi oggettivamente contrapporti (Nord-Sud), sia perché le forze politiche si negano reciprocamente la legittimazione politica e morale (“Berlusconi è un mafioso, il M5S è una setta pericolosa, la Lega e FdI sono razzisti-fascisti, il PD è servo di banchieri delinquenti”, etc.), il premio di maggioranza, anche via ballottaggio, non funzionerebbe come fattore di unificazione, anzi sarebbe pericoloso, perché porterebbe una forza minoritaria (rappresentante il 35-40% dell’elettorato) nonché illegittima agli occhi di almeno metà dell’elettorato, a una posizione di potere autosufficiente  non solo per l’attività di governo e di ordinaria legislazione, fisco compreso, ma anche per cambiare le regole del gioco (legge elettorale, cittadinanza, costituzione) e per fare le nomine degli organi di garanzia (presidenti della Repubblica, delle Camere, delle autorità garanti, etc.). E siccome questa forza maggioritaria dovrebbe gestire periodi duri per la popolazione, avrebbe presto una forte maggioranza popolare contro di sé.

L’unica via di uscita sarebbe una riforma costituzionale che affidasse le funzioni di garanzia e regole comuni a un Senato eletto col metodo proporzionale puro, e le funzioni di legislazione ordinaria e fiducia al governo a una Camera eletta con un premio di maggioranza al ballottaggio, stabilendo che il Senato non possa essere sciolto ma si sciolga solo alla scadenza ogni 5 anni, e che la Camera invece si sciolga ogni 4 anni e possa essere sciolta anticipatamente come avviene ora.

In tal modo, il premio di maggioranza non comporterebbe che il partito o la coalizione che lo ottiene possa cambiare le regole di fondo a sua convenienza e nominarsi alle cariche di garanzia i personaggi che gli fanno comodo per coprire le trame dei suoi interessi.

Ma persino una tale riforma non risolverebbe il difetto fondamentale del Paese: le divisioni e contrapposizioni storiche, consolidate, oggettive, soprattutto tra Nord e Sud.

L’ideale sarebbe quindi cogliere l’opportunità offerta da questo risultato elettorale, con la divisione del Paese in un Sud stellato, in un Nord centroleghista e in un’Etruria (per ora) di centrosinistra, per sciogliere l’artificiosa unificazione delle nazioni italiane nelle tre suddette parti, facendone tre repubbliche indipendenti, corrispondenti ciascuna alle rispettive caratteristiche sia politiche che economiche (Aree Monetarie Ottimali).

Ancora più semplice sarebbe se il M5S e il PD si alleassero per governare: allora basterebbe fare due repubbliche e il confine potrebbe correre sul crinale appenninico, se non lungo il Po.

05.03.18  Marco Della Luna

 

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BCE: AGGUATO AL NUOVO GOVERNO

BCE: AGGUATO AL NUOVO GOVERNO

Il regime bancario europeo, quello che ordì la crisi del debito pubblico italiano nel 2011 per rovesciare il governo e imporre Monti, ha preparato lo strumento per mettere in ginocchio e ai suoi comandi il prossimo governo italiano già dalla sua gestazione, condizionandone la formazione.

Infatti i media (https://marketinsight.it/2018/02/23/banche-commissione-ue-in-arrivo-il-13-marzo-proposta-su-coperture-npl/

https://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN1C90M9-OITTP

https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/11/08/npl-parere-pe-bce-non-ha-competenza_ca9c79ab-828f-4f44-8038-edf2a6936898.html) hanno annunciato che la BCE vuole mandare in vigore da aprile (ma i termini temporali non sono chiari) una nuova normativa sull’ ammortamento dei crediti in sofferenza delle banche. Essa comporterà che i crediti deteriorati dovranno essere interamente ammortizzati, cioè passati a perdite, in non più di 7-8 anni se assistiti da garanzie, in due soli anni se non assistiti da garanzie.

Dato l’alto livello di sofferenze già emerse e che emergeranno nel sistema bancario italiano (soprattutto nel Monte dei Paschi di Siena); e dato che attualmente molte banche da tempo stanno concedendo crediti in modo piuttosto spensierato allo scopo di raggiungere budget elevati, queste nuove regole, in prospettiva, scateneranno una crisi bancaria generale perché molte banche semplicemente non hanno i soldi per coprire le perdite e salteranno. Inoltre quelle regole indurranno le banche a restringere il credito, e ciò strozzerà l’economia. Contro la BCE, che voleva  imporre soli 7 anni per ammortizzare i crediti a sofferenza garantiti, si sono  scagliati  Padoan prima ed ora Bruxelles: hanno ottenuto un anno in più!

Nessun governo reggerebbe a un tale disastro, quindi il prossimo governo italiano dovrà inginocchiarsi ai grandi banchieri per impetrare rinvii dell’applicazione delle nuove regole e aiuti per adeguarsi ad esse nel tempo.

Ma gli aiuti, si sa, sono condizionati all’obbedienza politica, cioè a che il governo faccia le riforme, le cessioni di sovranità e le privatizzazioni che richiedono i sovrani monetari (i banchieri centrali indipendenti e gli interessi che rappresentano). E’ già avvenuto nel 2011 in Italia e in Grecia.

Il prossimo governo pertanto dovrà dimenticare e far dimenticare alla gente tutte le promesse elettorali di farsi sentire in Europa, di sforare il 3%, di varare la flat tax, di fare grandi investimenti, di sostenere i poveri, etc. etc.

I programmi elettorali sono stati bollati come velleitari perché non indicano concretamente le coperture. Ma essi sono velleitari, anzi illusori, soprattutto perché non tengono conto del fatto che l’Italia, come la Grecia, è sottoposta gerarchicamente al comando e al bastone di interessi esterni ad essa, che si stanno prendendo i suoi migliori assets aziendali. Da diversi decenni, soprattutto dal Britannia Party del 1992 e ancor più con l’imposizione della guerra alla Libia (una guerra di aggressione incostituzionale in cui a nostre spese aiutammo la Francia a prendersi il petrolio togliendolo a noi) e con il colpo di stato del 2011, è stata completamente sottomessa a quegli interessi. I suoi vertici istituzionali collaborano con essi.

La ribellione, o la semplice obiezione alle imposizioni,  abbozzata a tutela dell’interesse nazionale, anche solo parziale, non è tollerata, e viene repressa attraverso la BCE, l’Ecofin, il FMI.

Ma il principale pericolo per la democrazia non è la dominazione dei banchieri speculatori sulla società civile, bensì il populismo, il fascismo, l’euroscetticismo, le politiche economiche dei paesi slavi, che compromettono il prestigio dell’Euro.

Italiani, volete voi un governo che faccia gli interessi del vostro paese per cui pagate le tasse? Allora cambiate paese.

28.02.18 Marco Della Luna

 

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ADDIO ALLA RAZZA

ADDIO ALLA RAZZA

Lo dicono i numeri: la razza bianca si sta estinguendo per denatalità, anche nella sua principale riserva, la Russia (ovviamente si parla di razze umane nello stesso senso in cui si parla di razze feline e canine o equine: il tipo di una razza sfuma in quello delle altre, quindi c’è continuità da una all’altra). Sembra che abbia maturato un certo disincanto verso la vita e fosche aspettative circa il futuro.

All’interno delle estinzione della razza bianca, sta avvenendo una seconda estinzione, forse più grave: l’estinzione della civiltà occidentale, creazione peculiare di una parte della razza bianca (diciamo essenzialmente dell’area greca, italica, franco-germanica e britannica). E’ l’unica civiltà che abbia concepito e in parte realizzato un pensiero scientifico e la consapevolezza dei suoi limiti, una filosofia razionale e critica, le idee di democrazia, di stato di diritto, di eguaglianza, di diritti individuali dell’uomo anche al dissenso. Questa civiltà sta estinguendosi per un generale imbarbarimento edonista e consumista, per il pensiero unico, per il declino dei suoi capisaldi, per l’effetto della globalizzazione, della finanziarizzazione della società e per la pesante immigrazione di massa da aree culturali immensamente distanti da essa e con caratteri generalmente opposti ad essa. Dato che l’empatia è direttamente proporzionale alla somiglianza, la minaccia della catastrofe ecologica, nella prospettiva dell’estinzione della nostra civiltà, ci angoscerà meno, appunto perché non colpirà gente simile a noi.

Di fronte all’incombente estinzione della razza bianca verrebbe da dire, in base al principio della tutela di tutte le razze e specie minacciate di estinzione e delle varietà, che bisogna tutelarla con tutte le misure necessarie, anche contro l’immigrazione.

Io la penso diversamente. In questo mondo che sta diventando una fogna avvelenata senza via d’uscita e che vede il tiranneggiare di una dominazione tecnologico-finanziaria disumana, estinguersi è un privilegio, è una liberazione, è un diritto che rivendichiamo. Lasciare questo mondo guastato all’avanzata di genti che lo accettano, anzi se lo vogliono proprio prendere, nonostante sia ridotto così. De gustibus non est disputandum. Certo, se avete figli, vi sarà dura da mandar giù. Dovremmo però imporre una cosa, anche con la forza: di essere lasciati estinguere in pace e con decoro, senza pressioni e intrusioni violente.

Intanto vediamo che la povera Pamela di Macerata era stata irretita da alcuni nigeriani membri della potente mafia tribale nigeriana che spaccia droga, prostituzione e altro, che opera alla luce del sole e indisturbata nelle nostre città, il che implica che essa dispone di complicità opportunamente comperate negli apparati dello Stato italiano, il medesimo che va a imbarcare i migranti sotto le coste libiche. Anzi, il fatto che più o meno tutte le mafie immigrate, africane e non, ma soprattutto africane, vengono lasciate agire perlopiù impunemente e vengono anche spesso protette censurando le notizie sui mass-media, non solo in Macerata ma generalmente in Italia, fa intendere chiaramente che il loro sbarco, la loro presenza e la loro attività in Italia (cioè il traffico di droga, di prostituzione, di organi) siano materia oggetto di accordi a livello politico nazionale e siano appoggiati dai capi dell’immigrazionismo organizzato, sia imprenditoriali, che politici, che religiosi.

Apprendiamo che il cadavere di Pamela era stato dissezionato con grande perizia tecnica da questi tribali nigeriani e che gli organi rilevanti per i sacrifici umani e per il pasto cannibalico rituale non sono stati ritrovati, anche se poi in qualche modo sono saltati fuori, secondo le fonti ufficiali, forse perché la gente non si inquieti troppo.  Questi riti fanno parte del background culturale di quelle tribù nigeriane, in cui magia nera e affiliazione mafiosa e potere politico sono tutt’uno, e di molte altre tribù ed etnie africane (http://www.affaritaliani.it/cronache/mafia-nigeriana-ecco-come-opera-la-video-inchiesta-524116.html).

Intanto a Macerata si tiene una manifestazione in favore del meticciamento, e l’ONU rende noto il suo piano per la sostituzione del poco prolifico popolo italiani con il massiccio impianto di africani. Ma, dai sondaggi, pare che la popolazione italiana ormai presti poco credito a queste iniziative così politically correct. Sembra che gli italiani, ormai, non siano più felici di meticciarsi anche nella psiche e nei costumi con gli africani, ossia col tribalismo e l’islamismo. Fino a qualche tempo fa erano più ricettivi. Adesso sono divenuti in maggioranza afroscettici, oltreché euroscettici.

Nel lontano 2003 (Le chiavi del potere), scrivevo (ditemi se non sembra che io abbia il dono della preveggenza): « Riprendendo il discorso generale: affinché non si senta libero – libero di controllare l’uso del potere e del denaro pubblico – si fa anche vivere il cittadino nell’insicurezza fisica, attivamente importando criminalità soprattutto da Paesi extracomunitari, e non reprimendola, anzi incoraggiandola quando criminali o facinorosi si impossessano di interi quartieri o spadroneggiano in ampie zone geografiche, sotto gli occhi di tutti, espropriandoci del nostro territorio, mentre le istituzioni non intervengono nemmeno su denuncia dei cittadini. Si vuole che questi ultimi capiscano chiaramente che non sono cittadini, ma qualcosa di meno; e che la legge scritta c’è, ma essi non possono pretendere che chi ha il potere la faccia osservare (ricordiamo: il potere in Italia è sempre inteso come primario). “Voi cittadini pretendete di scegliere chi vi governa? Poveri scemi, ve lo facciamo vedere noi, che è vero il contrario: siamo noi, i vostri governanti, a decidere chi è cittadino e chi non lo è! Altroché democrazia! Noi vi riduciamo a un livello di dignità e diritti inferiori a quelli degli immigrati clandestini, e vi facciamo pagare le tasse per dare loro gratis alloggio e assistenza sanitaria mentre li togliamo a voi! E se avete soldi da buttare, provate pure a rivolgervi alla magistratura: tanto è più progressista di noi!” Così parla il Buonismo. In effetti, il principale problema politico nella globalizzazione, dalla parte del potere, è produrre e governare le masse di consumisti-lavoratori imbecilli richieste dall’economia e dal bisogno di consenso. Il genere umano è ridotto a mera componente del ciclo produttivo del profitto. I popoli che non si prestano più al buon funzionamento del ciclo, anche per scarsa prolificità e troppa criticità- ossia noi – vengono rimpiazzati con invasioni di immigranti e neutralizzati con l’assistenzialismo, la droga, il rimbecillimento televisivo, etc., in modo che non si accorgano e non si oppongano. Eutanasia. Ma chiamiamola ‘buonismo’…

Guardate le nuove generazioni: in larga parte menomate da un’educazione narcisizzante, che non insegna il governo dei propri impulsi quindi non forma all’indipendenza e all’applicazione; instupidite dalla televisione, dalla discoteca, da un uso dilagante di droghe; esistenzialmente fragilissime; istruite da una scuola penosamente inadeguata; giovani pieni di esigenze, schizzinosi, delicati, incapaci di sostenere privazioni e frustrazioni. Devono competere con immigranti che in larga parte sono spinti da fortissima motivazione ad affermarsi, sono disposti a sacrifici e disagi, capaci di rinunce e disciplina, ma anche di violenza – la quale fa spesso parte della loro storia di vita e di adattamento sin dalla nascita. Sono capaci di fare e sopportare cose che i nostri neanche si sognano. E fanno figli, figli, figli a non finire. Se si lascia che questa competizione inizi senza prima perlomeno attrezzarci e addestrarci, e attrezzare e addestrare i nostri figli, possiamo considerarci già sopraffatti, sconfitti e scacciati. Il problema non è la nostra superiorità, ma bensì la nostra inferiorità. Le esigenze del capitale e la ricerca del consenso hanno richiesto la coltivazione di personalità deboli e dipendenti dal consumismo, poco disposti alla rinuncia e al sacrificio. Hanno plasmato così i popoli dell’Occidente. Ma ora popoli così plasmati non rendono più, non vanno più bene. Hanno troppe pretese ecologiche, sindacali, assistenziali; non si riproducono; contestano; non comperano più come prima e la domanda interna langue malgrado i rimborsi fiscali. Vanno rimpiazzati. Dentro gli altri! E così si dice che gli altri entrano nell’interesse nostro, e che, inoltre, è nostro dovere morale accoglierli, mentre mettere in dubbio queste due verità è immorale e fascista…

E l’etologia, confermando la storia, ci avverte che l’uomo, una volta sciolto il suo legame col territorio, perde l’attitudine a difendersi e diventa remissivo, facilmente dominabile. Al cittadino si toglie il territorio sia lasciando imperversare nel suo ambiente la criminalità, che inibendogli la tutela della sua dimora (col punire l’autodifesa contro la criminalità entro le mura domestiche), che insidiandogli i diritti dominicali.»

12.02.18 Marco Della Luna

 

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MONS NAZARENUS

MONS NAZARENUS

Preallarme inciucio sulla miniera bancaria

Se, dopo i dati desolanti e fuori norma di MPS pubblicati questa settimana, la vigilanza della Banca Centrale Europea non attaccherà la banca Senese, forse è perché attaccandola esporrebbe il suo presidente Mario Draghi, il quale, da governatore della Banca d’Italia, impose all’organo di vigilanza di questa, contro l’originario parere del medesimo, di autorizzare Mussari (allora AD di MPS) alla rovinosa acquisizione (senza due diligence) di Antonveneta, atto che avrà reso disinteressatamente felice qualcuno, ma che è stato la causa fondamentale del disastro di quella banca, di molti risparmiatori e lavoratori.

I dati pubblicati ieri dal Monte pongono seri dubbi sulla possibilità di un piano industriale ragionevole e credibile e dall’altro lato confermano l’ipotesi formulata nel mio precedente articolo Il Monte  degli Inganni, ovvero che la recente emissione di una grossa obbligazione subordinata da parte del Monte sia una operazione di raccolta emergenziale di liquidi con cui costituire coperture per le perdite ultimamente affiorate sui crediti onde far fronte al severo esame della vigilanza della Banca Centrale Europea previsto per febbraio. Draghi, ora, data la montante crisi da sofferenze  di MPS e stanti le sue predette responsabilità nella acquisizione di Antonveneta, si trova esposto a ricatti del partito del Quarto Reich nella Banca Centrale Europea, quindi è debole, condizionabile.

Al contempo, la maggioranza di governo a guida pidina ha un forte bisogno che non scoppi proprio adesso una nuova crisi del Monte dei Paschi di Siena affinché non venga alla luce l’azione partitico-clientelare con-causa (assieme alla conclamata manchevolezza degli organi di vigilanza) della crisi della detta banca – azione che, se venisse resa nota all’opinione pubblica, porterebbe a un disastro elettorale per la maggioranza. E vanificherebbe lo sforzo per tenerla coperta fatto dalla commissione parlamentare di inchiesta sulla crisi delle 7 banche.

Che cosa non si fa per tacitare le acque ed acquisire (forse) consensi toscani? Si manda Padoan a Siena e gli si fa proclamare l’ennesima bufala pre-elettorale, ovvero che lo Stato presto uscirà dal Monte: un ottimo affare per le tasche dei cittadini.

Su scala nazionale – dicono i farneticanti della dietrologia più screditata – avviene invece che il modo più rapido per arricchirsi con le banche, consistente nel prendersi direttamente i soldi dei depositanti lasciando le casse vuote a carico dei risparmiatori e dei contribuenti, è stato sdoganato dalla politica dei partiti e delle istituzioni, e viene trasversalmente tutelato come diritto della casta sulla società civile.

Lo confermerebbe – dicono quegli inattendibili malpensanti – il fatto che la reticente relazione della commissione d’inchiesta, che è stata redatta dalla maggioranza di governo e che sottace le gesta bancarie di qualche Boschi, gli atti trasmessi dai PM e altre cose pericolose per il PD, è stata approvata grazie alla provvidenziale assenza di 4 deputati berlusconiani. Una ulteriore indicazione, agli occhi dei paranoici complottisti, che Berlusconi si prepara a un governo di irresponsabilità nazionale e solidarietà partitocratica con Renzi (o Gentiloni/Prodi/Casini/Amato + Boschi) e Associati.

Si noti che ieri, a Radio Radicale, Brunetta, su domanda se entrerebbe mai in un governo col PD, ha risposto “con Renzi mai”, ma non “col PD mai”.

02.02.18 Marco Della Luna

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UN GIUDICE AMMETTE: LA MONETA BANCARIA NON E’ MONETA LEGALE

UN GIUDICE AMMETTE:
LA MONETA BANCARIA NON E’ MONETA LEGALE

Un evento giudiziario che segna una svolta nello smascheramento dell’illegittimità di fondo del potere politico-economico dell’élite bancaria:
Finalmente un giudice riconosce che la moneta bancaria non è moneta legale (euro).
Per salvare dalla vendita all’asta, richiesta da una banca, la casa di un mio cliente, ho presentato al giudice dell’esecuzione immobiliare (GE) un’istanza di sospensione, basata anche sulla contestazione di nullità del contratto di mutuo perché la banca in questione, come fanno tutte le banche, aveva prestato, spacciandola per euro (moneta legale), una moneta scritturale privata, da essa stessa creata senza autorizzazione,
Il giudice in questione, di cui non faccio il nome per comprensibili ragioni, non ha sospeso l’esecuzione, ma ha fatto un’ammissione sorprendentemente audace, per un giudice, ossia che effettivamente il denaro creato e prestato dalla banca non è la moneta legale euro, bensì possa essere convertito in essa quando si preleva in contanti. Una tale ammissione mina le basi stesse del sistema di potere politico-economico che domina e sfrutta la società contemporanea.
Scrive il giudice, nella sua ordinanza: «3) Le articolate deduzioni relative alla sostanziale inesistenza di ogni mutuo apparentemente erogato dagli Istituti di credito (perché “la moneta scritturale creata dalla banca di credito non è una moneta perlomeno nei rapporti con parte opponente”, o, in subordine , perché, “quand’anche sia moneta, non è Euro, e la sua cessione e contabilizzazione come se fosse Euro è illecita e determina la nullità o inefficacia del contratto di mutuo per aliud pro alio, inadempimento e altro ancora”) si scontra[no] con la realtà, in cui, accordato il mutuo ed aperto un conto di disponibilità per il cliente, costui “potrà usare il saldo attivo di questo conto trasferendolo in tutto o in parte a soggetti verso cui vuole eseguire pagamenti”, ovvero ritirare la somma presso lo sportello della banca, ricevendo moneta avente corso legale in misura equivalente al saldo di tale conto.»
Queste le parole del giudice, con sottolineatura mia.

Il cliente, insomma, dice il giudice, se ha un attivo sul conto corrente, può o fare bonifici dal conto corrente, oppure ottenere moneta legale mediante prelevamenti, cioè facendosi dare banconote. Cioè può convertire la moneta bancaria in moneta legale, in euro. Il che implica il riconoscimento che l’attivo di conto corrente non è moneta legale.

Così dicendo il giudice ha affermato un dato di realtà fondamentale; poi però non ne ha tratto le necessarie conseguenze giuridiche.
Ricordiamo che l’oggetto della licenza bancaria, ex art. 10 TUB, è l’esercizio e l’intermediazione del credito, non la creazione della moneta, la quale non può considerarsi come implicita nell’esercizio del credito, così come la fabbricazione di automobili non può considerarsi implicita nel noleggio di automobili. La creazione di moneta non rientra nemmeno nell’emissione di moneta elettronica, consentita alle banche di credito e ad altri soggetti soltanto contro copertura in fondi pre-esistenti.
La creazione dell’euro, della moneta legale, è riservata al Sistema Europeo delle Banche Centrali: artt. 127 e 128, 1° c TFUE; art, 10 TUB; artt. 347 e 453 CP, ed è vietata alle banche non centrali – e queste sono norme pubblicistiche, imperative, penalmente sanzionate. Il giudice non le nega – non potrebbe farlo – e non nega che le banche di credito creino moneta contabilmente nel prestarla; però salva l’operato bancario dicendo che vi è una “realtà, in cui, accordato il mutuo ed aperto un conto di disponibilità per il cliente, [il cliente mutuatario] “potrà usare il saldo attivo di questo conto trasferendolo in tutto o in parte a soggetti verso cui vuole eseguire pagamenti”, ovvero ritirare la somma presso lo sportello della banca, ricevendo moneta avente corso legale in misura equivalente al saldo di tale conto.” Con tanto, e soprattutto col dire che il saldo attivo può essere convertito in moneta legale, il GE ha riconosciuto che il saldo attivo, ossia la moneta scritturale bancaria, non è la moneta legale euro (anche se la banca la denomina euro). Però il GE, in primo luogo non rileva che, nel caso in esame (come praticamente in tutti i casi), questa conversione-ritiro in moneta legale non è avvenuta, quindi il suo ragionamento non può applicarsi; in secondo luogo, e soprattutto, egli omette di trarre le necessarie conclusioni giuridiche – pubblicistiche, penalistiche, civilistiche – del predetto riconoscimento. Conseguenze obbligate: la banca ha creato e smerciato come euro-moneta legale ciò che euro-moneta legale non è; quindi:
-non può ritrarre da tale operazione un credito in euro a titolo di mutuo, perché il mutuo dà diritto alla restituzione di un tantundem ejusdem generis (non cuiuslibet generis);
-ha dato un aliud pro alio;
-ha creato moneta falsa oppure usurpato una funzione pubblica (l’elemento soggettivo del reato è da vedere, ma quello oggettivo è innegabile);
-il contratto è nullo per contrarietà a norme imperative e illiceità di oggetto e di causa.
Il GE sostanzialmente vuole salvare la sullodata prassi bancaria dicendo che questa è la realtà – cioè, all’atto pratico, invoca la res facti, l’usanza, come fonte normativa capace di abolire, sostituire o derogare le norme pubblicistiche, persino quelle penali e internazionali. Ovviamente tale ragionamento è insostenibile sul piano del diritto, perché esso nega il diritto come tale, la rule of law.

E’ doveroso però aggiungere una considerazione di ordine costituzionale: legittimare, come fa il giudice dell’esecuzione, e come fanno tutti i giudici che hanno trattato la questione, la prassi delle banche di credito di creare (falsa) moneta (legale) smerciandola come moneta legale, non è neutra rispetto ai principi fondamentali della Costituzione, anzi è incompatibile con essa (quindi è errata e illegittima),  segnatamente con l’art. 1 in quanto al fondamento sul lavoro della Repubblica, con l’art. 3 in quanto al principio di eguaglianza e al dovere di attuare l’eguaglianza sostanziale: se a una classe di soggetti economici, gli imprenditori bancari, si dà licenza di creare moneta dal nulla spacciandola per moneta legale, per giunta senza dichiarare la creazione come ricavo quindi senza pagarci sopra le tasse, allora automaticamente questa classe sociale si impadronirà del potere politico e detterà le politiche economiche nonché guiderà la legislazione e l’azione di governo verso una sempre crescente concentrazione di reddito, patrimonio e potere nelle sue proprie mani, perché tutta la società e lo Stato stesso (che è stato privato del controllo della moneta) hanno necessità di prendere denaro a prestito dalle banche private (acquirenti del debito pubblico), col risultato del totale disempowerment politico dei cittadini e della riduzione della quota-lavoro a favore della quota-capitale finanziario nella distribuzione del reddito nazionale, comportante una crescente diseguaglianza sociale – il che è esattamente lo scenario che stiamo osservando in Italia e altrove nel mondo.

Per chi vuole approfondire, aggiungo il nucleo delle contestazioni tecniche che ho svolto in questa causa contro la creazione di moneta contabile da parte delle banche di credito (diversamente da altri avvocati, metto queste informazioni a disposizione di tutti, gratuitamente, perché ritengo immorale nascondere alla gente risorse che potrebbero liberarla dall’ingiusta oppressione del debito):

«NULLITA’ – ILLICEITA’- INESISTENZA DEI PRETESI MUTUI –Violazione degli artt. 1346, 1418 CC in relazione agli artt. 127 e 128 TFUE, 347, 453, 514-517 CP
Nell’apparente contratto di mutuo le parti convengono che BNL eroga € 80.000, e che il mutuatario immediatamente “riversa” la medesima somma alla banca come pegno infruttifero irregolare.
Il Notaio non dichiara che l’erogazione e il riversamento siano avvenuti in sua presenza.
L’erogazione di 80.000,00 in realtà non è mai avvenuta, se non sulla carta, scritturalmente.
Banca d’Italia, con l’Avviso al pubblico del 06.06.17, https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/avvisi-pub/, dichiara: “La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale – ossia dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro – è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE)”. Banca d’Italia ammette che però le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi all’anno di euro scritturali (si veda il Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a.”
Invero, il TFUE è molto chiaro circa la privativa di emissione di moneta legale euro:
Art. 127: “1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119…”
Articolo 128 “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…. “
Art. 41 Cost.: “L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “
Orbene, il SEBC semplicemente non potrebbe perseguire il suo “obiettivo principale” di mantenere stabili i prezzi (cioè di evitare inflazione e deflazione” se il suo potere di regolare, cioè dosare, la moneta in circolazione fosse limitato alla moneta cartacea e metallica, restando la creazione di una “moneta euro contabile” nella libera facoltà e discrezione delle banche di credito. E non si potrebbe nemmeno fare i controlli e gli interventi imposti dall’art. 41 Cost., commi 1 e 2. Né si può dire che la BCE regoli la creazione di moneta bancaria attraverso l’aggiustamento dei tassi e l’acquisto o vendita di titoli pubblici, anche perché, di fatto, non riesce a farlo, cioè neppure azzerando i tassi e ricorrendo al Quantitative Easing riesce a far ripartire il credito e a invertire la deflazione in corso.
E’ dunque evidentemente necessario che il controllo della BCE si intenda esteso anche alla moneta contabile. E che l’art. 128 sia interpretato, come fa la Banca d’Italia a parole, nel senso che l’unica forma dell’Euro come moneta legale sia quella cartacea o metallica, e non quella contabile, e che quindi non esiste un euro di creazione creditizia, esterna al SEBC.
Le conseguenze giuridiche di quanto sopra sono molteplici, e tutte portano a una conseguenza pratica: la banca non può pretendere il rimborso dei suoi “prestiti” né il pagamento degli interessi, perché i contratti sono nulli.
Innanzitutto, usurpando una funzione pubblica riservata dalla legge e dai trattati alla BCE, le banche commettono sistematicamente il reato previsto e punito dall’art. 347 del Codice Penale (Chiunque usurpa una funzione pubblica … … è punito con la reclusione fino a due anni.) e/o il reato previsto e punito dall’art. 453 (È punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da lire un milione a sei milioni 1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori…).
La moneta così creata è corpo di reato e va sequestrata, e ogni contratto con la banca, utilizzante questa moneta, è nullo per illiceità dell’oggetto, e la banca non può pretendere in restituzione un quid ejusdem generis di ciò che ha dato, perché si tratta di un genus illecito.
In secondo luogo, se ciò che la banca ha creato e prestato come “euro” non è moneta legale, essa, non avendo mai erogato moneta legale euro, non ha mai eseguito il prestito.
In terzo luogo, la banca ha dato un aliud pro alio. Che si tratti di un quid alii, diverso per essenza, è evidente: la moneta legale è solo quella creata dalla BCE; solo essa non nasce come monetizzazione di un rapporto obbligatorio; solo essa ha la capacità di estinguere i rapporti di credito-debito senza crearne degli altri; solo essa è ontologicamente indipendente dalle sorti (dall’eventuale insolvenza) delle banche; la moneta contabile bancaria è per contro sempre consistente, giuridicamente, in una promessa di pagamento (tale è il saldo attivo di conto corrente o di libretto di risparmio o l’importo dell’assegno circolare) avente ad oggetto una qualsiasi valuta legale a scelta delle parti (Euro, Dollari, Yen, Sterline…); essa quoad existentiam dipende dalla solvibilità della banca depositaria-debitrice., e non è fiat (cioè non è dotata di accettazione imposta d’imperio dallo Stato: il bonifico di una banca insolvente non vale nulla); inoltre – e questa è la prova del nove – un bonifico in “euro” da una banca di un paese dell’Eurozona a una banca di un altro paese dell’Eurozona non avviene direttamente – cioè non avviene come tra due banche del medesimo paese – ma avviene attraverso la piattaforma Target 2, ossia attraverso le banche centrali nazionali e la BCE, mediante indebitamento della banca centrale nazionale del paese da cui parte il bonifico verso quella del paese a cui il bonifico è diretto, il che dimostra che l’”euro” contabile delle banche italiane è un’unità di conto avente natura obbligatoria e valida solo entro i confini italiani, e non è l’”euro” contabile delle banche degli altri paesi dell’Eurozona, né l’euro vero (quello cartaceo o metallico), né quello delle riserve presso la BCE.
In quarto luogo, la banca ha creato contabilmente mezzi monetari non-euro dichiarandoli e contabilizzandoli come euro, come moneta legale, pur sapendo di non avere la facoltà di crearla e di agire contro le leggi e i trattati.
In quinto luogo, ha spacciato per euro ciò che euro non è, al fine di ottenere l’impegno del cliente a rimborsare euro non ricevuti: quindi ha adibito dolo, frode, per ottenere un profitto ingiusto, smerciando un quid intrinsecamente illecito.
… …»

28.01.18 Marco Della Luna

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IL MONTE DEGLI INGANNI

IL MONTE DEGLI INGANNI

Come nascondere chi è scappato con i soldi di MPS e ripartire coi bond subordinati 

Una delle varie cose che la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche è tenuta a non rivelare all’opinione pubblica, anzi possibilmente neppure a se stessa, è che la lista dei non performing loans di MPS, quella datata 30 settembre 2017 e che doveva restare segreta (ma solo per finta), non è la lista delle sofferenze che hanno fatto saltare MPS qualche anno fa. E’ la lista delle sofferenze che la faranno saltare di nuovo, se non lo si previene.

I crediti che hanno messo a terra il Monte dei Paschi sono altri, erano stati ceduti o comunque tolti dal bilancio prima del 2017 – come è logico, dato che la crisi scoppiò nel 2012 – e nessuno è andato a cercarli, mentre qualsiasi persona un poco esperta di banca sapeva che le cause del dissesto erano là.

Invece all’opinione pubblica e alla stessa Commissione parlamentare è stata gabellata una lista di di 100 debitori in buona parte classificati “utp” ossia, unlikely to pay, denominazione corrispondente all’incaglio, e per il resto composta di sofferenze più recenti, successive allo scoppio della crisi. Si tratta in tutto di quasi 5 miliardi di npl. Ecco l’elenco: c’è anche scritto chiaramente “utp” e “soff”, ma da quanto si è letto in giro, non si è proprio capito che questi nomi nulla hanno a che vedere con le pregresse mega cartolarizzazioni: questi cento della lista sono clienti tuttora in essere, che daranno problemi in futuro, problemi che si assommeranno a quelli passati: corrieredisiena.corr.it/news/economia/306054/monte-dei-paschi-la-lista-completa-dei-primi-100-debitori-la-somma-sfiora-i-5-miliardi-guarda-la-lista.html

I veri colpevoli, insomma, ancora una volta, vengono tenuti ben nascosti e impuniti dal regime. Il regime politico-mediatico-giudiziario serve anche a questo,

Ribadisco che i crediti della lista pubblicata, e che non sono colpevoli della crisi passata, saranno invece causa di crisi futura per MPS, della prossima crisi. Essi in parte sono andati in sofferenza recentemente e in parte vi andranno in futuro: il loro impatto non si è ancora materializzato nel bilancio, ma lo farà presto, Ma di questa crisi imminente oggi nessuno vuole parlare all’opinione pubblica, ai risparmiatori, ai correntisti.

Infatti i mass media per l’opinione pubblica non hanno dato notizia del collocamento di un bond decennale subordinato non callable, ad alto rendimento, riservato agli investitori istituzionali, ed eseguito ai primi di Gennaio 2018 da MPS. Ammontare imprecisato, ma notevole. Domanda 3,6 volte l’offerta.

I media del settore, per contro, il 5 Gennaio scrivevano  che MPS stava preparando un subordinato… e pochi giorni dopo è stato collocato ai soliti amici istituzionali, ovviamente prima della pubblicazione del bilancio ed a prezzi “innaturali”, visto che la “domanda” l’hanno creata loro. 

ll rating assegnato del bond è da spazzatura (Fitch: CCC+, Moody’s: Caa2 – atteso) – ma non sarà un rating strumentale? Vedi: investireoggi.it/obbligazioni/banca-mps-lancera-nuovi-bond-subordinati-10-anni/ e investireoggi.it/obbligazioni/b-mps-concluso-successo-collocamento-bond-subordinato-tier-2/

Nell’articolo di cui sotto ci sarebbe un analista che addirittura auspica una seconda tranche di collocamento del suddetto bond, in modo da aiutare MPS a rispettare i dettami di Basilea (?) e pone il risultato dell’emissione come tavolo di prova per le elezioni (???). toscana24.ilsole24ore.com/art/oggi/2018-01-05/ritenta-carta-subordinati-080941.php?uuid=gSLAdj2uXC


Un cosiffatto collocamento alle malelingue  sembra una raccolta di denaro fatta in fretta e furia per colmare una carenza di liquidità. E può mettersi in relazione con i previsti inasprimenti a Febbraio dei controlli sui crediti deteriorati da parte della Vigilanza della Banca Centrale Europea, dai quali più di una banca italiana ha da temere – ma ancor più hanno da temere risparmiatori e correntisti, perché la BCE fissa per le singole banche
due diverse soglie di capitale: quella “in chiaro”, per il pubblico (afferente al bilancio ufficiale), usata per calcolare i dividendi e i bonus; e quella segreta (afferente al bilancio riservato – o reale, come direbbero gli screditatissimi complottisti), di “capital guidance” del coefficiente Cet 1, per i soli occhi della BCE (Gli esami in banca non finiscono mai, in Il Giornale 10.01.18, pag. 24, fg 1).

20.01.18 Marco Della Luna

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CHAOS PRIMORDIALE E LIBERTA’ DELL’ESSERE

CHAOS PRIMORDIALE E LIBERTA’ DELL’ESSERE

Osservazioni filosofiche su Da Eleusi a Firenze, di Nicola Bizzi

Recentemente la casa editrice Aurora Boreale ha pubblicato un imponente volume di Nicola Bizzi – storico fiorentino esperto di mitologia classica – dedicato alla sinora più completa e profonda esposizione dell’esoterismo (disciplina iniziatica di salvazione) mediterraneo, i cui maestri, circa 3.000 anni or sono, fondarono la scuola e i misteri di Eleusi, i più antichi e importanti della civiltà greco-romana, e a cui si iniziarono grandi pensatori, statisti, imperatori. L’indagine di Bizzi affonda fino alle radici recondite della nostra civiltà e del nostro pensiero – radici sorprendenti, ignote all’insegnamento scolastico.

La tradizione eleusina, demetrico-titanica, per-ariana e pre-olimpica, avente caratteri più pacifici e matriarcali, fu sconfitta su alcuni piani dagli dei olimpici – vedasi la titanomachia esiodea – ma è continuata su altri piani e ha fortemente influito nei millenni, fino ai nostri giorni, sul processo non solo culturale ma anche, soprattutto con la sua sotto-scuola pitagorica, economico e politico.

Gli eleusini furono a lungo perseguitati dai cristiani; la loro scuola, dopo varie devastazioni, nel 392 fu chiusa definitamente dall’imperatore cristiano Teodosio; essi dovettero passare quindi alla clandestinità concentrandosi in Bisanzio e nascondendosi dietro attività e istituzioni culturali. Secoli dopo, minacciati dall’avanzata degli islamici, ripararono in Firenze, da dove furono scaturigine e fucina del Rinascimento, anche nella sua possente dimensione bancaria – il che fornì loro, o a parte di loro inclinante ai numeri e alla finanza, i mezzi per espandere la loro azione nel mondo. Insomma, l’opera di Bizzi ci guida a una significativa e arricchente ristrutturazione della comprensione storica.

Essa al contempo suggerisce una riflessione ancora più importante perché ancora più fondamentale per lo sviluppo della nostra civiltà. Le fonti principali per le origini della scuola eleusina sono la Teogonia di Esiodo, gli Inni Omerici, la tradizione misterica interna alla Scuola stessa: tutte fonti che si pongono a monte del bivio epistemologico della storia del pensiero greco, bivio segnato da Talete nel 600 circa A.C. e poi dagli altri proto-filosofi della scuola ionica. Con Talete, il logos si diparte, si differenzia dal mythos, costituendosi come metodo di conoscenza razionale, che a sua volta si suddividerà in due filoni, quello propriamente filosofico, e quello delle scienze naturali, che sono continuati sino ad oggi, o a ieri, in contrapposizione al pensiero di tipo mitico, il quale non cerca spiegazioni razionali e controllabili.

Esiodo, esponente e bardo del mythos (parola la cui radice esprime lo stringersi, il socchiudersi della bocca, myein in greco), volendo spiegare l’origine delle cose, degli dèi, dell’uomo, dell’ordine del mondo (kosmos), chiede ispirazione alle Muse, ritenendo la cognizione umana inidonea a spiegare il fondo e la fonte degli esseri. All’opposto, Talete, primo philosophos (da intendersi come “pensatore razionale”), cerca e trova, o crede di trovare (come poi faranno gli altri protofilosofi), il principio ultimo (archè) – un principio immanente, non divino – mediante il suo proprio intelletto umano e la sua propria osservazione. Lo individua, risaputamente, nell’acqua.

Esiodo presuppone, per contro, un essere divino, un principio per sua essenza indeterminato, che chiama Chaos – parola avente la radica *cha/gha del latino hisco, hiatus, indicante lo stare aperto; e che, in greco, non significa ciò che intendiamo in italiano, ma significa apertura indeterminata, infinita potenzialità o totipotenza – idea idonea ad esprimere la matrice di tutte le cose.

Con Talete e i successivi pensatori razionali, la via del logos si separa da quella del mythos anche entro la religione, dove produce nella teo-logia, un tentativo di dimostrare razionalmente l’esistenza di dio, la compatibilità della fede con l’esperienza, e la coerenza logica interna degli insegnamenti della fede, nonché di risolvere le sue contraddizioni logiche mediante opportune formulazioni e riformulazioni degli articoli di fede.

La via del logos gradualmente, nei secoli, perviene con Kant alla dimostrazione logica dell’impossibilità a priori di una conoscenza metafisica (trascendente la realtà sensibile), quindi anche di Dio; e addirittura, con la filosofia del secolo scorso fino al c.d. pensiero debole, ad affermare l’impossibilità di una qualsivoglia conoscenza epistemica (certa, definitiva), oggettiva e non soggettiva o relativa.

Al contempo, il pensiero logico, col suo ramo scientifico e particolarmente fisico-quantistico e fisico-relativistico, ha scoperto che i presupposti stessi del conoscere oggettivo, le cose più certe del mondo “reale” – ossia spazio, tempo, causazione, materia – non esistono propriamente, in senso assoluto, oggettivo. Anche l’energia, come concetto, è entrata in crisi, perché l’energia dovrebbe definirsi come ciò che produce mutamenti nella materia; dunque, se la materia non si trova più, nemmeno nelle particelle subatomiche, anche l’energia non può essere definita.

Ecco dunque che il logos, la filosofia e la fisica contemporanee si ritrovano, paradossalmente, come per nemesi, nella condizione di Esiodo che pensa in termini di Chaos, poiché hanno scoperto che non sanno definire le proprietà di fondo, le caratteristiche ultime, indefettibili, dell’essere, della realtà – le quali però certamente non sono spazio, tempo, causazione, materia, energia. E non sanno nemmeno spiegare l’origine delle cose e dell’ordine cosmico, cioè come il complesso ordine naturale e la vastissima varietà degli enti – dalla galassia all’essere umano – possano esser derivati da un livello di ordine zero e complessità zero, quali erano quelli dell’ipotetico big bang, stante il principio universale dell’entropia, ossia che, in qualsiasi sistema chiuso in divenire, il livello di ordine tende a calare, non ad aumentare. Anzi, il logos non sa nemmeno rispondere al quesito più elementare di tutti, alla Seinsfrage di Heidegger: perché ci sono enti, anziché il niente?

Siamo con tanto ritornati, sia pure arricchiti da un bagaglio di conoscenze ed esperienze e capacità critico-metodologiche, alla situazione di coscienza che sa di non sapere quale sia il fondo e l’origine e la natura degli enti, noi compresi. Siamo ritornati alla coscienza chaotica (sempre intendendo Chaos nel senso greco, e non in quello nostrano).

Ma in questo apparente fallimento ravviso un importantissimo aspetto favorevole. Questa coscienza, sul piano pratico, è fonte e ragione di speranza, perché essa, in una fase storica in cui il potere costituito sta evolvendosi in una tecnocrazia onnipervadente che priva gli uomini di libertà e di privacy instaurando un ordinamento orwelliano esteso alla manipolazione genetica, ci rassicura circa la libertà dell’essere rispetto a chi vuole ingabbiare l’essere con, appunto, i mezzi tecnologici. Ci rassicura, che nessun apparato tecnico potrà mai impadronirsi dell’essere e delle sue proprietà, che rimangono Mistero.

Il paradigma materialista dell’esistente, dominato dalla finitezza quantitativa (limitata disponibilità) e dalle proprietà fondamentali del­la spazialità, della temporalità e della causalità – il paradigma presup­posto della motivazione al dominio del mondo, dell’essere ‒ è ormai chiaramente risultato essere illusorio, irreale, alla luce delle scoperte della contemporanea ricerca condotta dalla fisica quantistica e dalla psicologia sperimentale, anche in quanto al dualismo cartesiano “mondo”-psi­che, e altresì circa le proprietà della psiche stessa, e circa le sue risorse, le sue facoltà potenziali, come indicato del celebre paradosso EPR, o Einstein, Podolski e Rosen (ne cito solo uno), che rivelano una dimensione del reale al disopra della spazialità. Come si può escludere logicamente l’ipotesi immaterialista o idealista (in senso filosofico, soprattutto bradleyano) che l’essere semplicemen­te sia pensiero o idea?

Non sappiamo quale sia la funzione del 90% e oltre del nostro DNA, quali facoltà latenti possa dispiegare; non sappiamo come siano ori­ginate le specie viventi, né come sia avvenuto il salto genetico che ha prodotto l’homo sapiens, attraverso un insieme di importanti e rapidis­sime mutazioni migliorative comparse simultaneamente in un’intera popolazione. La spiegazione darwinistica, basata sulla selezione dei portatori di mutazioni accidentali migliorative, non regge,

Non sappiamo nemmeno che cosa realmente siamo noi stessi, per­ché la psiche, col suo insondabile inconscio, ha proprietà e facoltà che essa stenta a immaginare, proprietà e facoltà in parte scoperte e dimostrate sperimentalmente, le quali si attivano soprattutto nelle circostanze di particolare sollecitazione. Insomma, il rapporto della psiche (sia dei singoli che delle colletti­vità) con la realtà (apparentemente) non-psichica è fondamentalmente sconosciuto, ma chiaramente esiste, e altrettanto chiaramente è biuni­voco e non di separazione dualistica di tipo cartesiano, e può farsi assai dinamico.

Lo stesso mondo naturale esistente eccede enormemente, per quantità e proprietà, il mondo conosciuto. Della materia oscura – di cui si sa che esiste perché si rileva l’azione della sua forza gravitaziona­le ma non la si può “vedere” nemmeno strumentalmente – si è scoper­to che fornisce la struttura organizzativa della materia nell’universo, ordinando la distribuzione delle galassie, oltre a fornire il germe da cui nascono le stelle. Essa, e l’energia oscura, sono circa 10 volte maggiori della materia e dell’energia visibili.

Insomma, non è nemmeno pensa­bile un controllo tecnologico complessivo e permanente della realtà, mentre abbondano gli spazi per l’imprevedibile, che vanifica ogni possibile strategia di controllo e padroneggiamento del divenire.

25.12.17 Marco Della Luna

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IL RE E’ NUDO MA NIENTE SUCCEDE

Il re è nudo ma niente succede.

I numerosi scandali e, ultimamente, la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, hanno messo a nudo la realtà della politica e della burocrazia, le sistematiche e trasversali ruberie del regime, la sua strutturale illegalità di funzionamento – e niente succede, la società accetta tutto passivamente.

Così come fa la “Giustizia”, il popolo non reagisce, accetta ingiustizia e illegalità. Sempre più subisce e non agisce. L’esperienza gli ha insegnato che votare e manifestare è improduttivo.  Una ribellione popolare contro il marcio regime è impossibile: il popolo italiano è vecchio e sfiduciato, anche in se stesso, e senza fiducia in se stesso un popolo non organizza una ribellione. E il voto non consente di cambiare, come si dirà.

I banksters saccheggiano impuniti il risparmio mentre autorità di controllo giudiziarie e amministrative chiudono un occhio o due e non agiscono nemmeno dopo il fatto. Il governo, con dentro parenti e amici dei banchieri, li copre e scarica sulla società civile i danni dei loro abusi. Grillo ruggiva dichiarando che il suo movimento aprirà i palazzi del potere come scatolette di sardine per mettere alla luce del giorno tutte le illegalità, come se ciò potesse suscitare reazioni tali da riformare il sistema. Ma non è così: il sistema continua come prima, e la gente subisce passivamente. E perché stupirsi? La legalità è l’interesse più diffuso, dunque il più disperso, il più debole, quindi il più perdente. E’ un interesse impotente a difendere se stesso. Il popolo è bue perché è popolo, non per altra ragione. Per contro, gli interessi concentrati, dei pochi contro i molti, soprattutto se illeciti e nascosti, sono anche poteri forti, e hanno buon gioco a comprare chi gli serve e a mettere nei posti giusti i loro fiduciari.

Gli esponenti del regime italiano vantano oggi una ripresa economica, sia pur da fanalino di coda, ma non dicono che le previsioni per i prossimi 25 anni mostrano il sistema-paese Italia in costante perdita di produttività-competitività rispetto agli altri paesi comunitari e OCSE, il che comporta che, per competere sui costi di produzione, si dovrà continuare a tagliare i salari reali, i diritti dei lavoratori, le pensioni, gli investimenti, etc., e che in prospettiva l’Italia è spacciata, perché già da 25 anni sta perdendo in produttività comparata, e 50 anni così implicano che il Paese non è più vitale. Spacciata anche perché il governo deve perseguire una politica di saldi primari attivi (cioè togliere con le tasse dalla società più denaro di quanto riversa in essa, nonostante che la società sia in grave carenza di denaro): altro che virtuosità, risanamento, ripresa: tutto deve andare ai banchieri che prestano i soldi, compresa la proprietà delle aziende. Senza investimenti strategici non vi è recupero di produttività, non vi è fine del declino. Ciò accelererà la fuga di capitali, imprenditori, lavoratori qualificati e cervelli.

Questo destino fallimentare è connaturato all’Italia unitaria, a questo Stato voluto e creato dall’estero per servire ed essere sfruttato da potenze straniere – come spiegato nel precedente articolo. Uno Stato sbagliato per composizione, che è stata fatta accozzando nazioni preunitarie troppo diverse tra loro e che perciò non hanno mai legato ma hanno generato una governance parassitaria e incompetente, che sa solo arricchirsi rubando sui trasferimenti dalle aree efficienti a quelle inefficienti e in generale sulle risorse pubbliche e private. Uno Stato vassallo in cui la politica è decisa dall’estero e alla classe politica interna, come unico spazio di azione, rimane la competizione-lottizzazione nel saccheggio del cittadino e della spesa pubblica. Non potendo procurarsi consensi con le buone politiche nell’interesse nazionali, i nostri politicanti se li procurano distribuendo privilegi clientelari. Questo è il modo di produzione della legittimazione elettorale in Italia.

I potentati stranieri dominanti sostengono e legittimano quelle forze politiche e burocratiche italiane che meglio servono i loro interessi a spese degli italiani (fino a mandare eserciti italiani a combattere servilmente guerre americane e francesi contro gli interessi italiani), consentendo loro in cambio di continuare i loro  traffici con piccole banche, appalti truccati, etc.

E’ grazie a siffatti rapporti con la partitocrazia e la burocrazia italiane, che potentati stranieri hanno acquisito il controllo di (quasi) tutte le imprese di punta e strategiche italiane, nonché della Banca d’Italia e del sistema creditizio. E’ così che il governo ha regolarmente sottoscritto, sotto ricatto di rating, contratti finanziari scientemente rovinosi a vantaggio delle controparti dominanti come Morgan Stanley, con perdite per decine di miliardi – vedasi il commento dell’on.le Brunetta all’audizione della d.ssa Cannata in commissione banche, audizione che si è cercato di mettere in ombra col polverone sulle dichiarazioni del presidente di Consob Giuseppe Vegas alla medesima commissione sul caso Etruria-Boschi, tacendo sul ministro e sugli alti dirigenti del Tesoro che sono poi passati a Morgan Stanley.

Un simile Stato, come apparato, non può vivere se non attraverso una corruzione sistemica, quindi intessuta nelle istituzioni anche di controllo (le campagne di lotta contro la corruzione, ovviamente, sono una presa per i fondelli). I suoi partiti politici sono galassie di comitati di affari dediti ad operazioni illecite o quantomeno scorrette. Le rispettive segreterie fanno da organo di coordinamento tra tali comitati, e di ricezione delle richieste di interessi stranieri (talvolta anche nazionali) dominanti. Che forza avrebbero i partiti di potere se non gestissero (clientelarmente) appalti, crediti, assunzioni, licenze? Nessuna. I partiti che si staccano da quelli di potere per perseguire ideali sociali e di giustizia, sistematicamente, si spengono, non sono vitali, sebbene abbiano talora ottime idee e grande onestà, proprio perché non si portano dietro alcuna fetta di spesa pubblica, alcuna risorsa clientelare.

Laddove vi sono seri interessi in gioco, le leggi, anche dagli organi di controllo e giustizia, sono osservate solo marginalmente, soprattutto per mantenere una minima facciata di legittimità agli occhi della gente comune. In realtà, vi è una netta divisione tra chi è soggetto alla legge e chi sta sopra di essa e la usa sugli altri per schiacciarli e spremerli. Il potere pubblico è inteso come proprietà privata, come diritto di passare sopra le regole e di togliere diritti agli altri, cioè di derogare alla legalità.

Adesso, in campagna elettorale, è inevitabile che i partiti millantino, ciascuno, di avere la capacità e la volontà di salvare il Paese e di combattere la corruzione.

Lo afferma quella (pseudo) sinistra che è stata l’esecutore più attivo e fedele degli interessi stranieri, che più ha collaborato nel sottomettere ad essi tutto il Paese, nello spremerlo per arricchire gli squali della finanza predona, nel sabotare l’economia e l’ordine pubblico, nell’imporre un pensiero e un linguaggio unico che impedissero persino di descrivere ciò che essa stava e sta perpetrando.

Poi abbiamo un Berlusconi, proprietario del principale partito del centrodestra, che ha sempre usato i voti di chi gli dava fiducia per sostenere la linea della (pseudo) sinistra e della Germania, persino il rovinoso governo Monti, al fine di difendere i propri interessi aziendali e processuali – un Berlusconi da sempre condizionabile mediante attacchi giudiziari che scattano quando serve.

Abbiamo una Lega con analisi e propositi condivisibili, la quale un tempo era indipendentista e ora non lo è più, almeno nelle dichiarazioni, e si propone come tutrice degli interessi nazionali pan-italiani entro un’UE e un Euro in cui vuole rimanere. Purtroppo, sino ad ora, su scala nazionale, la Lega ha realizzato niente o quasi dei suoi programmi, pur essendo stata a lungo al governo.

Abbiamo ancora un M5S che conta numerosi esponenti validi, coraggiosi e liberamente agenti, ma i cui titolari – quelli che enunciano che “uno vale uno” – non si sa che mete abbiano e che interessi incarnino, quindi che scelte faranno se vinceranno (o se non vinceranno ma si alleeranno); però appaiono significativi legami con gli USA.

Abbiamo infine una nuova, furbesca legge elettorale, che lascia nelle mani delle segreterie (negandole agli elettori) non solo la scelta dei parlamentari, ma anche la decisione sul nuovo governo: una legge tipicamente partitocratica.

No, signori miei, non illudetevi: il processo di disfacimento e la parassitosi maligna interna ed esterna continueranno più saldamente che mai, con la BCE che sosterrà il debito pubblico, differendo il collasso, per consentire di portare a compimento il piano di trasferimento delle risorse del Paese.

Niente cambierà con le prossime elezioni. L’unico cambiamento possibile e concreto lo realizza chi emigra.

17.12.17 Marco Della Luna

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SIMBOLI FASCISTI E DESTINI ITALIANI

SIMBOLI FASCISTI E DESTINI ITALIANI

Al di là del ridicolo di un Ministero della Difesa che scambia la bandiera della Marina Militare guglielmina per quella del Terzo Reich e colpisce con ignorante ingiustizia il carabiniere che l’aveva esposta nella sua stanza, chi oggi paventa un pericolo neofascista o populista  è uno sciocco, perché la realtà è che il potere politico ed economico sta saldamente nelle mani (armate) di una oligarchia globale tecnocratico-finanziaria che si impone unilateralmente a due terzi del mondo, e ciò rende impossibile non soltanto il ritorno del fascismo o del comunismo per spinta dal basso, ma qualsiasi cambiamento politico strutturale che venga dal basso e dagli umori popolari anziché dall’alto.

E’ finita l’epoca dei movimenti popolari che cambiano qualcosa di importante (se mai vi è stata). Al più, un’ideologia rossa o nera o verde potrebbe essere usata come verniciatura per nuove operazioni di ingegneria sociale calate dall’alto, oppure per agitare le masse additando un capro espiatorio, oppure per giustificare giri di vite sulla libertà di pensiero, stampa, insegnamento, privacy, diretti a corroborare il dominio del pensiero unico e dei suoi falsi clichés.

Appare ormai chiaramente  che le costituzioni reali oggi sono foggiate e trasformate dalle tecnologie finanziarie, informatiche, elettroniche e biologiche ( sempre più rapidamente evolutive) della dominazione top-down sulla società. Non sono fatte dalle ideologie o dalle morali diffuse né da processi democratici.

L’Italia unitaria è stata progettata e realizzata durante il cosiddetto Risorgimento da forze e interessi esterni ad essa (finanza anglo-francese), progettata e costruita come una specie di protettorato al loro servizio e non per essere uno Stato indipendente. Tale essa è rimasta e rimarrà.

Nel corso della sua storia, l’Italia unitaria ha cercato più volte di sollevarsi a una condizione di indipendenza e parità con le altre potenze e di tutelare i propri interessi rispetto ad esse. Tentò dapprima partecipando alla Grande Guerra, ma poi gli USA imposero che rinunciasse a quanto le spettava in base ai trattati con l’Intesa. La seconda volta tentò con Mussolini, conquistando una sorta di impero e alleandosi con Hitler; finì come sappiamo: da quella sconfitta in poi, abbiamo più di cento basi militari USA sul territorio nazionale.

Si provarono a darle almeno una qualche autonomia politica e capacità di difendere i propri interessi dapprima Craxi (ricordate Sigonella e la sua politica medio-orientale?) e poi Berlusconi (ricordate i suoi accordi con la Libia e la sua resistenza alle imposizioni tedesche in materia di bilancio?): entrambi sono stati tolti di mezzo con mezzi giudiziari. Dimenticavo: prima ancora aveva tentato qualcosa di simile Enrico Mattei (ricordate la sua politica petrolifera in concorrenza con i petrolieri angloamericani?), e fu tolto di mezzo con l’esplosivo.

I migliori interpreti del ruolo dell’italia (con la “i” minuscola) nell’ordinamento mondiale sono stati, per contro, gli statisti europeisti come Ciampi e da ultimo soprattutto Giorgio Napolitano con l’operazione Monti, che oggi viene messa alla luce, persino da gente quale Romani Prodi, come colpo di palazzo richiesto dall’estero.

07.12.17 Marco Della Luna

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IMBECILLITA’ ELETT0RALE

IMBECILLITA’ ELETTORALE

Fedele alle sue tradizioni, la partitocrazia, mentre ancora difende gli autori delle frodi bancarie, ha prodotto una legge elettorale che non può dar luogo a una maggioranza uscita dalle urne e che quindi negherà agli elettori la possibilità di scegliersi il governo e persino la maggioranza, per lasciare invece man salva ai gestori dei partiti politici per lottizzare, consociarsi e inciuciare le intese più o meno larghe che fan comodo a loro e ai loro padrini banchieri nazionali ed esteri.

Per evitare queste situazioni, senza dar luogo a un regime autoritario come voleva la riforma Renzi-Bischi, bastava e basterebbe riformare il bicameralismo nel senso di una camera eletta con doppio turno maggioritario che vota la fiducia al governo e le leggi “normali”, e un senato eletto con sistema proporzionale che vota le leggi costituzionali, elettorali, sulla cittadinanza, oltre ad eleggere il capo dello Stato e gli altri organi di garanzia e controllo.

Sempre come al solito, i leaders dei partiti politici chiedono di essere votati, affermando ciascuno di avere la capacità – se vincerà le elezioni – di risolvere i guai del Paese e di rilanciarlo.

Ovviamente, siffatte affermazioni sono vuote millanterie, perché i guai del Paese derivano, in sostanza, da fattori completamente al di fuori della capacità di azione di qualsiasi forza politica (perlomeno nazionale):

-la composizione del paese Italia, fatta di aree funzionalmente troppo diverse per ragioni storiche per legare tra loro, e che infatti non hanno legato se non nelle prassi più disfunzionali, ormai diffusesi a tutte le aree attraverso la burocrazia, la politica e l’emigrazione interna (dopo 150 di unità anni vi sono regioni che funzionano meglio di altre con 1/9 del personale e della spesa);

-la storicamente sempre ribadita sottomissione gerarchica dell’Italia a potenze straniere, che ne abbattono la concorrenzialità e ne prelevano le risorse, e, per far ciò, le impongono indirizzi economici, finanziari, politici e persino colpi di Stato (come quello Napolimonti);

-le dinamiche planetarie produttrici di crescenti diseguaglianze, miserie e oppressioni (processi di concentrazione oligarchica-apolide-irresponsabile di reddito-ricchezza-potere; di globalizzazione distruttiva del rapporto territori-cittadini-potere e parallela sostituzione etnica; privatizzazione delle funzioni e dei poteri statuali nelle mani di organismi sovrannazionali insindacabili, detentori di strumenti tecnologici di tracciamento-condizionamento delle persone al disopra di ogni controbilanciamento giudiziario e democratico):

.Su questi fattori, cioè sulle cose che contano, sull’essenziale, politica e mass media fanno silenzio, salvo insorgere per bollare di marxismo, populismo o razzismo chiunque ardisca menzionarli. Ciò assicura l’innocuità, ossia l’imbecillità, del dibattito elettorale.

12.11.17 Marco Della Luna

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