JIHAD, MOSSAD, AL BANQAIDA: CHI E’ IL MANDANTE?

JIHAD, MOSSAD, AL BANQAIDA: CHI E’ IL MANDANTE?

Circolano tre differenti interpretazioni della ripugnante strage compiuta a Parigi nella sede di Charlie Hebdo il giorno 07.01.15, più o meno in contemporanea con un’altra strage islamica di qualche decina di persone perpetrata a Sanaa:

Strage jihadista: è la tesi ufficiale e mainstream: sono stati fanatici islamici addestrati e organizzati da altri islamici, miranti a eliminare persone che offendevano Allà e il Profeta con le loro vignette. Questa ipotesi ci fa riflettere che, se è vero che il Corano prescrive in molti passi (sura 27, ad esempio) di combattere gli infedeli e sterminarli col jihad senza pietà se non si convertono; se è vero che  Continue reading

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PER LA NASCITA DEL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PER LA NASCITA DEL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Che Presidente nascerà dalla concimaia dei partiti?

Chiunque sia, dovrà avere, come tutti, i carismi obbligati per sedere sul Quislingale:

L’approvazione del Washington Consensus, cioè della grande finanza (ricordo che l’Italia, nel ’43, firmò una resa incondizionata e che da rimane occupata militarmente dagli USA con oltre 100 basi);

L’assenso del feudatario europeo di Washington, cioè della Germania, che domina le istituzioni della Fraternità Europea, e a cui il Quislingale deve garantire la sudditanza dell’Italia; Continue reading

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DISSIDENTI DEM: IL GIOCO DELLE PARTI

I “dissidenti” dell’ala sinistra del PD hanno montato e stanno menando per l’aia, da tempo, rumorosamente, inconcludentemente, una apparente battaglia interna su temi interessanti ma marginali ai fini pratici, ai fini dell’emergenza, temi quali il Jobs Act, che in fondo introduce cambiamenti modesti rispetto a quanto già fatto dai governi precedenti.

I “dissidenti” criticano Renzi sui aspetti limitati e su qualche principio, mentre la critica reale sarebbe quella sui risultati pratici del suo governo e su dove ci sta portando in concreto e a breve. Cioè, sarebbe chiedergli di Continue reading

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LE TASSE AI LADRI E ALLA MAFIA

LE TASSE AI LADRI E ALLA MAFIA

Pagate le tasse senza discutere! Sono per la mafia e per la partitocrazia!

Ormai è sotto gli occhi di tutti: le tasse che paghiamo vanno in mano ai ladri della politica, delle istituzioni, della burocrazia, delle mafie, che le usano soprattutto per arricchirsi, senza curarsi di spenderle bene e utilmente, nell’interesse collettivo. A Roma era così già 50 anni fa. E’ la costante nazionale, il carattere essenziale e immutabile dello Stato italiano. Rubare è lo scopo per cui si fa politica, e il mezzo con cui si fa politica, Continue reading

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DIVARICAZIONE SOCIALE: OLTRE LA DIVISIONE IN CLASSI

DIVARICAZIONE SOCIALE: OLTRE LA DIVISIONE IN CLASSI

La diseguaglianza di capacità, conoscenze, ricchezza e diritti è sempre esistita entro la società umana e la ha sempre strutturata e diretta, ma oggi la vertiginosa avanzata della tecnologia la sta moltiplicando sempre più velocemente e la politica non riesce più a contenerla e gestirla entro limiti etici e forme costituzionali, né a nasconderla sufficientemente. La moltiplicazione incontrollabile delle diseguaglianze di fatto, e il loro inevitabile tradursi in diseguaglianze di diritto, è il fulcro della politica contemporanea e il sottostante delle svariate “crisi” economiche e non, che incessantemente si succedono e sovrappongono. Le crisi economiche sono usate anche per Continue reading

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SCIOPERO SOCIALE E ROVESCIAMENTO DEL MODELLO NEOLIBERISTA

SCIOPERO SOCIALE E ROVESCIAMENTO DEL MODELLO NEOLIBERISTA

I dati economici per l’Italia e le proiezioni degli organi specializzati non lasciano dubbi: la recessione continuerà, le riforme di Renzi faranno cilecca, la situazione a breve si farà pericolosa. Gli interessi costituiti, la casta europeista e austerofila, si attrezzano per fronteggiare una possibile situazione prerivoluzionaria mediante una riforma del parlamento e della legge elettorale che metta tutto nelle mani dei segretari di pochi grandi partiti politici, e in particolare si consolida l’asse neoliberista Renzi-Berlusconi.

Andiamo infatti verso uno scenario di fallimento delle promesse renziane, di forte peggioramento economico, di dirompenti tensioni sociali, con un parlamento Continue reading

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CAPITALE, RENDITA, RECESSIONE: CRITICA A PIKETTY

CAPITALE, RENDITA, RECESSIONE: CRITICA A PIKETTY

Il processo di evoluzione in senso sempre più oligarchico della società del XXI secolo viene ampiamente documentatamente analizzato e spiegato nelle sue strutture profonde nell’ormai celebre opera dell’economista francese Thomas Piketty, Il Capitale nel XXI secolo, uscita nel 2013E’ un saggio molto ampio e documentato, impossibile da riassumere qui ; qui cercherò di Continue reading

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AUTORITA’ MONETARIE E DISEGUAGLIANZA SOCIALE

AUTORITA’ MONETARIE E DISEGUAGLIANZA SOCIALE

Il finanziamento della spesa pubblica moderna attraverso la tassazione non è compatibile col fatto che il grosso delle ricchezze e del reddito ha ormai natura finanziaria e può perciò facilmente sfuggire alla tassazione mediante spostamenti e occultamenti, sicché il peso fiscale ricade sempre più sui patrimoni-redditi medi e medio-bassi, cioè su quelli non abbastanza grandi da potersi muovere per sopra i confini e collocare in posizioni di esenzione o quasi esenzione fiscale. La conseguenza di ciò è che il divario sociale si fa sempre maggiore, nel senso che Continue reading

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CREAZIONE MONETARIA FUNZIONALE E INFLAZIONE

CREAZIONE MONETARIA FUNZIONALE E INFLAZIONE

Una serenata a Leopolda

Sempre più spesso si parla della possibilità od opportunità di una monetazione funzionale, ossia che lo Stato si metta a creare direttamente, o a far creare dalla banca centrale di emissione (assumendone il governo) tutto il denaro necessario a fare gli investimenti pubblici diretti che producano/inducano occupazione, domanda interna, adeguamento infrastrutturale, innovazione scientifico-tecnologica, assicurando al contempo l’impossibilità del default – cioè per fare quelle cose che Continue reading

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RENZI: NASO LUNGO, COPERTA CORTA La balla degli sgravi fiscali

RENZI: NASO LUNGO, COPERTA CORTA

La balla degli sgravi fiscali

Ieri, 13.10.14, a Bergamo, davanti a un pubblico di Confindustria, Renzi annuncia tagli per 18 miliardi e pari riduzione della pressione fiscale per rilanciare l’economia, vantandosene.

Questo annuncio è incompatibile con l’ultimo DEF e con la Nota di Aggiornamento, in cui il governo formalmente si vincola, anche nei confronti dell’UE, ad aumentare la pressione fiscale fino al 2017, pure se continuerà la recessione; inoltre vi sono clausole di salvaguardia che faranno scattare aumenti dell’IVA, se necessario a garantire Continue reading

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EURO-ANSCHLUSS: IL FANTASMA DI MORGENTHAU

EURO-ANSCHLUSS: IL FANTASMA DI MORGENTHAU

Verso la fine della II Guerra Mondiale gli USA avevano un piano, il Piano Morgenthau (poi non eseguito per ovvie ragioni connesse alla guerra fredda), per eliminare dopo la guerra tutte le industrie tedesche, facendo della Germania un paese puramente agricolo. Il mezzo per ottenere ciò era semplice: imporre alla Germania l’unione monetaria con gli USA, la cui moneta era allora molto forte: il prezzo delle merci tedesche si sarebbe moltiplicato e le aziende avrebbero chiuso, non potendo più esportare, e l’industria yankee avrebbe preso Continue reading

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DOGMI E CENSURE CREANO CONSENSO

DOGMI E CENSURE CREANO CONSENSO

Notoriamente, se un’affermazione, per quanto falsa, viene ripetuta decine di migliaia di volte soprattutto dalla tv, alla fine la gente la sentirà come vera. Sfruttando tale principio, i regimi inculcano così dogmi, insiemi di dogmi, costituenti un senso comune artificiale, utile alla gestione del corpo sociale, a far accettare alla gente come giustificate le operazioni che si compiono sulla sua testa, sulle sue tasche, sulla sua vita, sui suoi diritti. Ma anche sulla società come tale. Un senso comune che produce quindi consenso (legittimazione democratica) e ottemperanza popolare (compliance): democrazia, insomma.

I dogmi riguardano soprattutto l’economia,  la legittimazione del potere, l’interpretazione e la valutazione della storia. Chi osa uscire criticamente dal recinto dei dogmi e della dialettica consentita tra i paletti, viene etichettato come antagonista, estremista, antisociale, populista, eccetera, e viene delegittimato culturalmente, emarginato – finché i fatti e le realtà censurate non rompono l’incantesimo del sistema dogmatico.

Facciamo l’inventario, o l’inizio dell’inventario, di questi dogmi nel nostro sistema, sempre più scossi e incrinati dalla pressione  della realtà rimossa, limitandoci a quelli economici:

1)Dogma dei mercati efficienti: i mercati sono tendenzialmente liberi e trasparenti (moneta, credito, materie prime, energia non sono oggetto di monopoli e di cartelli), prevengono o correggono efficientemente le crisi e realizzano l’ottimale distribuzione delle risorse e dei redditi, abbassano i prezzi e le tariffe; puniscono gli Stati inefficienti e spendaccioni mentre premiano quelli efficienti e virtuosi, perciò la regolazione della politica va ultimamente affidata ad essi, non ai parlamenti.

2)Dogma della spesa pubblica: la spesa pubblica è la causa dell’indebitamento pubblico, il quale a sua volta è la causa delle tasse, della recessione e, dell’inefficienza del sistema; l’obiettivo è dunque tagliare la spesa pubblica come tale e affidare i servizi pubblici alla gestione del mercato, cioè alla logica del profitto.

3)Dogma dell’integrazione europea: l’integrazione europea è insieme benefica, possibile e inevitabile; chi si oppone si oppone a una tendenza naturale e storica, va contro la realtà e gli interessi di tutti; l’Europa quindi legittimamente detta le regole a cui tutti devono adeguarsi.

4)Dogma dell’euro moneta unica: l’euro moneta unica produce la convergenza delle economie europee, quindi sostiene l’assimilazione e integrazione tra i paesi europei, favorisce la crescita economica e la loro solidarietà.

5) Dogma della preziosità e della scarsità oggettive della moneta: la moneta non è un simbolo prodotto a costo zero, ma è un bene, una commodity, con un costo di produzione che giustifica il fatto che coloro che la producono (come moneta primaria o creditizia), in cambio di essa, tolgano grandi quote del reddito a chi produce beni e servizi reali.

6) Dogma dell’indipendenza della banca centrale: l’indipendenza della banca centrale dalla politica, dai governi e dai parlamenti non è vero che renda la politica dipendente dai banchieri, bensì assicura al paese un’adeguata disponibilità di liquidità e di credito, previene le bolle speculative e le crisi bancarie.

7) Dogma della riduzione dei salari: se si riducono i salari e i diritti dei lavoratori, se si rende liberi i licenziamenti e impraticabili gli scioperi, allora i costi di produzione calano, l’economia diventa più competitiva, la disoccupazione viene riassorbita, gli investimenti aumentano e diventiamo tutti più ricchi, e non è vero che la domanda interna cali.

8) Dogma dell’immigrazione benefica: l’immigrazione va accolta anche sostenendo grosse spese perché essa è economicamente benefica ed indispensabile per compensare l’invecchiamento e il diradamento della popolazione attiva, quindi per sostenere il sistema previdenziale e per coprire i molti posti di lavoro che gli italiani rifiutano; non è vero che  tolga posti di lavoro agli italiani, che faccia loro concorrenza al ribasso sui salari, che serva come manovalanza alle mafie, che comporti un apprezzabile aumento della criminalità o dei costi sanitari o assistenziali.

I movimenti più o meno realmente antisistema denunciano di solito solo una parte di questi dogmi, quindi sono inidonei già sul piano teorico.

Carattere comune di questo catechismo propagandistico, è la censura od occultamento dei conflitti di interessi e di bisogni, e ancor più della lotta di classe in atto. Vediamo di fare impostare un inventario anche per le censure:

1)Soprattutto, il conflitto di interesse tra classi sociali, specificamente tra classe globale finanziaria improduttiva parassitaria speculatrice e le classi produttive dell’economia reale, legate ai loro territori, e sempre più private di potere sulle istituzioni nonché di quote di reddito in favore delle rendite finanziarie, attraverso una serie di riforme del sistema finanziario, del diritto del lavoro, delle costituzioni, e attraverso i trattati internazionali come quelli europei e come il WTO, che modificano dall’esterno le costituzioni.

2)Conflitto di interessi tra nord e sud d’Italia, in cui alcune regioni settentrionali patiscono un permanente trasferimento dei loro redditi in favore di alcune regioni meridionali onde tenere unito il sistema paese, ma questo trasferimento sta spegnendo le loro capacità economiche del nord e induce le loro aziende e i loro migliori lavoratori ad emigrare o cessare.

3)Conflitto di bisogni oggettivi tra paesi manifatturieri come Italia e Germania, nel quale la Germania ha interesse a tenere l’Italia entro una moneta comune per togliere all’Italia il vantaggio di una moneta più debole, quindi di una maggiore competitività rispetto alla Germania, così da prendere anche sue quote di mercato.

4)Conflitto di bisogni oggettivi tra paesi creditori, come la Germania, e paesi debitori, come l’Italia: i tedeschi, essendo detentori di crediti sia personali, previdenziali, da investimento, sia anche pubblici, sono interessati a mantenere forte il ricorso della valuta in cui quei crediti sono dedicati denominati, cioè l’euro – da qui l’esigenza di tenere stretti i cordoni della borsa, cioè di far scarseggiare la moneta per tenerne alto il corso; per contro l’Italia e gli italiani, essendo indebitati e avendo i loro investimenti perlopiù in immobili, hanno bisogno di una moneta meno forte.

5)Conflitto di bisogni tra paesi in recessione, che hanno bisogno di politiche monetarie espansive, e paesi in crescita, che hanno bisogno di politiche monetarie restrittive; e tra paesi ad economia manifatturiera-trasformatrice e paesi ad economia basata sui servizi finanziari e il commercio (Regno Unito): tutti conflitti che rendono dannosa l’unione monetaria, o meglio che fanno sì che la politica monetaria faccia gli interessi del paese più forte dentro di essa (Germania) a danno dei paesi meno forti.

6)Conflitto di interesse propriamente di classe tra imprenditori e lavoratori: i primi hanno interesse a togliere ai lavoratori quanto più possibile forza negoziale e capacità di resistenza, di sciopero, oltre che di salario.

7)Conflitto di interesse tra cittadini utenti e monopolisti/oligopolisti di servizi pubblici: questi ultimi hanno interesse a imporre tariffe sempre più alte in cambio di servizi sempre più scarsi, onde massimizzare i loro profitti; da qui la privatizzazione sistematica di tali servizi.

In conclusione, il regime, cioè il vigente sistema di spartizione del reddito tra le varie classi economiche – sistema che vede oggi la classe finanziaria prendersi quasi tutto il reddito disponibile ed erodere, attraverso l’indebitamento pubblico e le tasse, anche il loro risparmio – si regge su un consenso e un’acquiescenza ottenuti tanto mediante l’indottrinamento con dogmi, quanto con il sistematico nascondimento di conflitti di interessi che non devono apparire onde evitare che la gente percepisca il male che le viene fatto.

(Vi sono anche censure di segno pro-sociale, anti-liberista; ad esempio, molti che contestano il trend presente in chiave socialista, dimenticano che il settore pubblico spende in modo inefficiente e molto condizionato dalla criminalità burocratica, partitica, mafiosa e che quindi dargli più soldi da spendere non è la ricetta del successo; dimenticano che gran parte dei pubblici amministratori è fatta di persone tecnicamente incompetenti, o dotate di competenze prettamente giuridiche, cioè avulse dalla realtà, incentrate e limitate sull’applicazione delle norme facendo al contempo i loro interessi; dimenticano che la che la stessa popolazione generale è democraticamente in quanto non è consapevole, non si applica per capire, non ricorda, non si coordina; dimenticano che tra i lavoratori, sotto la guida di un cattivo sindacalismo, si sono consolidate una mentalità e una prassi parassitarie e improduttive, sicché difendere i loro “diritti” ha risvolti e risvolti).

Il complesso di dogmi e nascondimenti è stato costruito, con la collaborazione dei media e dei politici (quasi tutti), come senso comune socio- economico, cioè come una percezione comune, condivisa, della realtà, che consente a una classe globale parassitaria di perfezionare la spoliazione dei diritti e dei redditi delle altre classi, facendola apparire come espressione naturale di leggi impersonali del mercato, non come una guerra di classe. Di questo senso comune fa parte anche la concezione del genere umano come di una competizione assoluta e totale tra individui per la conquista della ricchezza e del potere – perché questa è l’ide(ologi)a del mercatismo: il bellum omnium erga omnes, un individualismo di massa (ciascuno è solo davanti allo schermo, davanti alle tasse, davanti alle banche, davanti ai problemi di salute, vecchiaia, disoccupazione; e soprattutto davanti a un sempre più impersonale e grande datore di lavoro), senza diritti comuni, senza solidarietà e garanzie, dove tutto è merce e prestazione, dove la vita è riconosciuta solo come scambio di valori commerciali, dove tutto è quantificato in debiti e crediti,  dove è proibito agli Stati persino introdurre tutele alla salute pubblica, se queste possono limitare il profitto delle corporations (norme del WTO e del TTIP). Dove il lavoro autonomo, le piccole imprese, i professionisti indipendenti, sono vessati e costretti a cedere il campo o a confluire in grandi aziende, mentre i lavoratori dipendenti sono impossibilitati a conservare i propri diritti, conquistati con dure e lunghe lotte, dalla scelta politica di mantenere il sistema economico, attraverso la pratica dell’austerità (della anemizzazione monetaria), in una condizione di diffusa disoccupazione e precarietà, che, combinata col diritto al libero licenziamento e demansionamento dei lavoratori, priva questi di ogni potere di lotta e contrattazione, rendendo pressoché impraticabile lo sciopero.

Questo modello socio-economico, che viene costruito metodicamente, anche a livello legislativo e costituzionale, nazionale ed europeo, dalle nostre élites, e in Italia ultimamente dalla staffetta dei governi Berlusconi-Monti-Letta-Renzi (sotto la guida dei banchieri centrali e la locale regia di Giorgio I), è marktkonform, conforme e ideale per le esigenze del mercato e del capitale e del profitto; però mi pare non molto compatibile con le esigenze psicofisiologiche dell’essere umano, inteso sia come individuo, che come famiglia, che come comunità sociale – esigenze che comprendono una prospettiva stabile per la progettazione e l’impostazione della vita, per la procreazione e l’educazione della prole; ma anche ambiti di non mercificazione e di non competitività, e la garanzia di una dimensione pubblica sottratta alla logica del profitto finanziario.

Abbiamo generazioni di giovani che, se trovano lavoro, lo trovano a salari non solo bassissimi ma insufficienti (devono farsi in parte mantenere dalle famiglie, cioè il datore di lavoro pone parte del loro salario a carico delle loro famiglie), e a tempo breve, durante il quale devono prestarsi e piegarsi a tutto, a gara spietata tra colleghi (al ribasso), per sperare di essere ri-assunti. E quando iniziano ad invecchiare e non riescono più a tenere il ritmo, sono fuori. E la prospettiva della pensione diventa un miraggio. La scelta renziana di circondarsi di giovani collaboratori e parlamentari paga in forza del predetto meccanismo: questi giovani politici sanno che, se vogliono avere prospettive di conferma e carriera, devono sempre dire sì – a loro non serve una basa culturale e morale propria.

Mi pare ben possibile che un cosiffatto modello di controllo e sfruttamento sociale, nonostante tutti gli sforzi dei nostri illuminati leaders, si rompa semplicemente per la sua incompatibilità con i bisogni oggettivi dell’uomo – ossia, che la specie umana (nemmeno la sua componente cinese) non riesca a sostenerlo. Purtroppo, forse a causa del Peccato originale, non siamo infinitamente adattabili ai desideri dei banchieri, non siamo cioè perfetti, non partecipiamo alla pura e astratta perfezione dei numeri e delle cifre. La biologia non si lascia ridurre a ragioneria.

Se guardiamo alla storia, vediamo sempre, solo e dappertutto società che non si gestiscono dal loro interno per i loro interessi, ma sono gestite da padroni (oligarchie) esterni, che perseguono il duplice obiettivo di rinforzare il loro dominio sulla società, e di intensificare lo sfruttamento di essa. La migliore metafora di questa realtà, è quella del gregge, del pastore e del padrone  del gregge. Oggi tecnologia e globalizzazione, quindi accentramento planetario degli strumenti di controllo, danno caratteristiche inedite a questo gioco di dominio e controllo, gli consentono di spingersi oltre ogni limite prima concepibile, di sottoporre l’uomo e la società umana a sollecitazioni estreme, a tensioni altissime, perché al contempo gli impediscono di sottrarsi, di sfuggire, di trovare condizioni di vita sane.

I vari sistemi di dominazione, nel corso dei secoli, si sono rotti tutti, prima o poi, per diversi fattori, e in generale a causa della complessità dei sistemi da controllare: prima o poi, da dentro o da fuori, qualche fattore fa saltare il gioco.   Paradossalmente, e oggi più che mai, la più concreta ragione di speranza del genere umano sta proprio in questo,  ossia nel fatto che finora tutti i tentativi umani di soggiogare definitivamente l’umanità sono falliti, si sono rotti. Speriamo quindi nel caos, che vinca ancora e presto, nonostante la tecnologia.

04.10.14 Marco Della Luna

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ARSENALE DELLA DEMOCRAZIA E FABBRICA DELLE GUERRE

Arsenale della democrazia e fabbrica delle guerre.

Ormai comunemente si osserva che l’arsenale della democrazia continua a intervenire con le sue guerre, coinvolgendo i suoi alleati subalterni, per buttare giù soggetti politici che esso stesso aveva messo su, armandoli e finanziandoli. Pensiamo ai talebani, a Saddam Hussein, a Osama Bin Laden, ai miliziani dell’Isis.

Queste odierne operazioni in due fasi, costruzione e demolizione, sono la continuazione di ciò che l’arsenale della democrazia aveva fatto col nazismo, sostenendolo finanziariamente persino in tempo di guerra attraverso partecipazioni societarie, e combattendolo nella seconda fase con grande dispendio di mezzi, in larga parte addebitati agli alleati. È stato infatti grazie all’indebitamento abissale degli alleati e poi delle potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale, che l’arsenale della democrazia ha assunto l’egemonia di gran parte del pianeta, facendosi suo fornitore di credito e, con  Bretton Woods, di moneta di riserva.

In Ukraina avviene oggi qualcosa di simile: l’arsenale della democrazia dapprima sostiene una sorta di colpo di stato contro un regime eletto, poi incoraggia una deriva anti-russi a Kiev, usa ogni mezzo per fare della Russia un nemico e una minaccia militari per l’Europa occidentale, imponendoci di adottare contro Mosca sanzioni autolesionistiche per noi, che però ci rendono più dipendenti dall’arsenale della democrazia per le forniture energetiche, quindi arricchiscono l’arsenale della democrazia in termini di profitti ed egemonia; al contempo, annuncia che potrà in futuro contribuire alle spese della Nato in misura ridotta, quindi gli alleati europei dovranno metterci più soldi, ossia dovranno comprare più armamenti dall’arsenale della democrazia, il quale è di gran lunga il principale produttore di armamenti, con una larga quota del pil e dell’occupazione dipendente dalla produzione e… dal consumo di questi articoli; così contribuiranno alla prosperità della sua industria bellica a spese dei propri cittadini contribuenti.

L’arsenale della democrazia ha una necessità oggettiva e strutturale di agire così per rimanere egemone e per assicurare grandi profitti al suo complesso finanziario e industriale militare e salario ai suoi addetti. E per continuare a imporre la sua ultra- inflazionata valuta come valuta internazionale di riserva e pagamenti soprattutto delle materie prime, con cui comperare tutto nel mondo, continuando a stampare carta. Ha necessità di essere fabbrica di guerre, tiranni e terrori. La sua fisiologia richiede una continua domanda di armamenti, quindi continue guerre, tensioni, conflitti nel mondo. I suoi governi assicurano e producono queste condizioni. Nel corso della sua storia, l’arsenale della democrazia è quasi sempre stato impegnato in qualche guerra. Il papa non parla mai di questa causa di guerre e violenza. È una necessità oggettiva, che non ha implicazioni morali. Nessuno va condannato.

Finché resterà l’arsenale della democrazia, avremo guerre senza fine. Dopo, chissà. 23.09.14 Marco Della Luna

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ESAME DI ECONOMIA POLITICA

ESAME DI ECONOMIA POLITICA

Alla luce dei fallimenti sistematici degli ultimi governi rispetto alle loro promesse, ogni premier -e ancor più ogni governatore di banca centrale – dovrebbe pubblicamente svolgere questo compito in classe di economia politica:

Dica il premier con quali misure sia possibile mantenere l’equilibrio finanziario di uno Stato avente le seguenti condizioni:

-rifinanziamento del debito pubblico sui mercati speculativi;

-debito pubblico oltre il 130%  e in costante crescita, da rifinanziare sui mercati speculativi;

-spesa pubblica oltre il 50% del Pil;

-pressione fiscale oltre il 50%;

-disoccupazione oltre il 12%;

-situazione di declino economico pluriennale in accelerazione;

-costo dell’energia e della p.a. superiore ai paesi concorrenti;

-impossibilità di aggiustamento del cambio valutario, bloccato a livelli alti;

-fuga di imprese e capitali.

 

Spieghi il premier: come mai da molti anni lo Stato stringe la cinghia e che da un paio d’anni beneficia di bassi rendimenti sul suo debito pubblico e che per giunta realizza costanti aumenti del gettito tributario, eppure vede il debito pubblico costantemente crescere?

Quali sono le voci di spesa che crescono molto e fanno aumentare questo debito pubblico nonostante tutto il resto? Sono forse le spese assistenziali (accoglienza, vitto, alloggio, sanità, scuola, assegni) per di centinaia di migliaia di immigrati? Sono le spese per le indennità e le mini indennità di disoccupazione, generosamente concesse per mettere una toppa (che può reggere solo nel breve termine) alla scelta di lasciar costantemente aumentare la disoccupazione per effetto della deindustrializzazione e della desertificazione economica, frutto della indiscriminata apertura delle frontiere commerciali nonché del blocco dell’aggiustamento dei cambi?

Spieghi inoltre il premier come in questa situazione si possa rilanciare abolendo l’elettività del senato e dei consigli provinciali, nonché di quel poco che resta dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (già sostanzialmente svuotato da Monti), o con la ventitreesima riforma del processo civile in 23 anni, o togliendo ai magistrati qualche settimana di vacanze.

Spieghi infine il premier come una recessione da calo della domanda interna possa essere risolta diminuendo ulteriormente i redditi disponibili attraverso la riduzione programmatica dei redditi dei lavoratori dipendenti e autonomi.

Al punto in cui siamo arrivati, l’unico modo per fermare il disastro in tempi brevi, far ritornare la fiducia azzerata e le imprese fuggite, e far ripartire l’economia nazionale realmente, affrancandosi dai soldi che dovrebbero arrivare dall’estero dall’estero, sarebbe che lo Stato (con l’Eurozona se ci sta, senza se non ci sta) si mettesse a stampare moneta senza indebitarsi, per far lavorare la gente e le imprese, per fare gli investimenti utili a innescare gli investimenti privati e la domanda interna, nonché per dimezzare la pressione fiscale e contributiva subito. 

Chiunque dica di voler rimettere in corsa il Paese senza fare ciò, non merita alcuna fiducia, ma calci nel sedere, perché o è un bugiardo o è uno stolto.

17 settembre 2014 Marco Della Luna

 

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LE MANI SPORCHE DELLE CAMICIE BIANCHE

LE MANI SPORCHE DELLE CAMICIE BIANCHE

L’ultima faccenda giudiziaria degli amministratori emiliani del PD indagati per mangerie (ma gli amministratori di tutti i partiti che contano sono mediamente così, l’abbiamo visto cento volte) ci ricorda una ragione strutturale per la quale non è avvenuto, e non è possibile che avvenga, il recupero economico e funzionale del Paese:

Le imprese e i consumatori, se da un lato soffrono di una (artefatta) deprivazione di liquidità e del blocco degli aggiustamenti del cambio della valuta nazionale, dall’altra parte sono gravati da imposte assurde, necessarie a pagare:

– opere e forniture pubbliche che in Italia costano il triplo o il quadruplo che in Francia o Germania, perché apparati dei partiti e della burocrazia ci mangiano dentro assieme ai loro compari imprenditori  (il fatto che le opere e le forniture pubbliche costano 3,4,5 volte che in altri paesi europei dà la misura di quanto mangiano i partiti e i burocrati – altroché i 60 miliardi all’anno di tangenti, stimati dalla Corte dei Conti!) ;

– centinaia di migliaia di stipendi e rendite improduttive e immeritate, che rendono la pubblica amministrazione molto meno efficiente e molto più costosa, ma che però danno il voto, quindi la legittimazione, ai politici, alla partitocrazia.

In tutto si tratta non di 20, ma almeno di 150 miliardi l’anno.

Nessun potere basato sugli apparati dei partiti potrà tagliare queste cause di declino, perché sarebbe tagliare il ramo su cui siede. E’ ovvio: i partiti si ribellerebbero. Ed è ovvio, dunque, che Renzi inganna sapendo di ingannare quando promette di rilanciare il Paese tagliando gli sprechi e i parassiti. Le uniche spese comprimibili sono quelle che non rendono in questi termini, cioè quelle sane. O quelle fatte nell’interesse dei più deboli e dei sostenitori che non servono più.

Renzi, col suo governo e la sua maggioranza, come ogni premier e ogni maggioranza, dipende dal voto dei partiti, cioè volente o nolente poggia su apparati di spreco e parassitismo, come tutti i premier italiani, quindi fa sostanzialmente le stesse medesime cose. Non ha scelta. Prova ne è che non ha chiuso le provincie come centri di spesa e non ha eliminato le società partecipate che sono state individuate come inutili (anzi, ha liquidato il commissario alla spending review Cottarelli che le voleva chiudere). Non lo ha fatto, perché i centri di spesa e clientela sono fonti di lucro per la partitocrazia e offrono ai politici poltrone ben pagate e da cui si mangia lautamente. Quindi chi li tocca va a casa.

La Germania e il capitalismo europeo certamente non intervengono per cambiare questo stato di cose perché hanno interesse a che le cose continuino così, onde poter continuare a fare ciò che vogliono in Italia, e dell’Italia. E’ possibile però che a breve il disastro occupazionale interno e/o le necessità di maggiore finanziamento della NATO a seguito del graduale disimpegno USA in Europa, apparso nel recentissimo vertice in Galles, costringano a togliere il peraltro arbitrario e irrazionale vincolo del 3% sul pil al deficit pubblico, per fare più spesa pubblica militare. Come è possibile pure che comporti l’uscita dell’Italia dall’Eurosistema, o la ristrutturazione dell’Eurosistema (magari con un Eurosud e un Euronord). Voci autorevoli entro il sistema bancario italiano parlano di gennaio o febbraio 2015 come possibile momento di rottura.

Allora vi chiedo: una crisi e un passaggio di tanta importanza, in cui si dovrà difendere gli interessi nazionali dalla già sperimentata prepotenza tedesca e da una UE strumentalizzata da Berlino, possono legittimamente essere gestiti da un governo e da un premier privi di mandato popolare (succeduti ad altri due pure privi di tale mandato)? Che ora si sostengono solo su voti scroccati con promesse poi subito tradite?  E da un capo di Stato  novantenne, e che si è già ripetutamente dimostrato molto, troppo sensibile alle indicazioni tedesche? Non sarebbe meglio cambiarli al più presto, tutti e due?

10.09.14 Marco Della Luna

 

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