OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI II ED.

 

 Annuncio l’imminente uscita della seconda edizione, ampliata e aggiornata, di

OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI

-l’ingegneria sociale della decrescita infelice-

Autore: Marco Della Luna

Aurora Boreale Editrice – Firenze

Con prefazione del prof. M. Bonavoglia

ISBN: 978-88-98635-XX-X

Ordinabile da ora scrivendo a

[email protected]

La rivoluzione del XXI secolo è che, nel sistema tecnologico globalizzato e  finanziarizzato, i popoli diventano sempre più intercambiabili e  superflui per i nuovi processi di acquisizione di ricchezza e mantenimento del potere. Questa è la causa non detta della continua perdita di diritti sociali, civili, politici, del lavoro, oltre che di reddito, per la popolazione generale a vantaggio delle ristrette élites che prendono le decisioni esautorando o ricattando governi e parlamenti. E’ da questo che viene anche il crescente controllo manipolatorio e il tentativo di risolvere il problema ecologico applicando la biotecnologia alle masse.

Nella crisi economico-monetaria e nella sua conduzione, al posto della democrazia trasparente e responsabile della narrazione ufficiale, è apparsa come potere politico effettivo, decidente, un’oligarchia bancaria irresponsabile, dinastico-familiare (assieme a un retrostante Stato-ombra fatto di apparati governativi più o meno segreti, insidiosi e altrettanto irresponsabili), che ha ripetutamente piegato la volontà dei popoli: un dato di fatto sempre più difficile da negare e da gestire  per istituzioni e mass media, che mette in crisi la legittimità giuridica del potere politico, la quale si basa sulla sua proclamata natura democratica. Se il potere non è democratico, se non ci rappresenta, se fa gli interessi di pochi, perché mai dovremmo obbedirlo e pagargli le tasse, anziché rifiutarlo, soprattutto quando ci affligge con misure ingiuste e illogiche?

Machiavelli deve essere ignorato per credere nella possibilità della legalità, della democrazia, della trasparenza – per credere che la competizione per il potere e la sua gestione, nei rapporti interni come quelli internazionali, si svolgano secondo norme di legge e di etica, e in modo scoperto, senza ricorso a falsi scopi e all’inganno, che, di fatto, sono invece la regola.

Sociologi e politologi sanno e scrivono da secoli su come stanno le cose, ma alla gente (che non legge quei libri) si è sempre raccontato il contrario, per ovvie ragioni. Del resto, in precedenza la gente a lungo ha creduto che i re regnassero per diritto datogli da Dio. Tra governanti e governati vi è una complementarità di bisogni: i primi abbisognano di illudere i secondi per governarli, i secondi hanno bisogno di credere nella giustizia e nel futuro per vivere meglio. Vulgus vult decipi.

Associata a plutocrazia e imperialismo, due caratteristiche tanto dominanti quanto innominabili dell’attuale politica mondiale, la questione dell’oligarchia ultimamente è balzata al centro della discussione per come la gestione delle crisi serve a concentrare la ricchezza nel mondo nelle mani di pochi. 

Ma oligarchia oggi significa molto più che nel secolo scorso, perché oggi i popoli sono divenuti superflui e sacrificabili per il meccanismo del potere e radicalmente manipolabili con la tecnologia. L’ingabbiamento definitivo, zootecnico, della gente nel sistema avviene oggi mediante risorse genetiche, farmacologiche, alimentari, neuroelettriche, oltre che attraverso l’indebitamento e le riforme volute dai mercati e dall’”Europa. “

Lo stesso arricchimento è passato in secondo ordine come obiettivo delle classi dominanti rispetto al fine del controllo sociale e biologico, anche in preparazione della soluzione della crisi ecologico-demografica. Per eseguirlo, la legislazione introduce strumenti giuridici come somministrazioni forzate o nascoste di sostanze chimiche (inclusi i vaccini) dalla composizione e dagli effetti in parte sistemici non dichiarati. Con la manipolazione biologica di massa, l’uomo viene privato di se stesso, quindi della stessa possibilità di liberarsi dal potere.

 

Un libro per comprendere alla radice i cambiamenti in corso e la meta della decrescita infelice che sta procedendo di crisi in crisi. Alla sua prima uscita nel 2010, Oligarchia per popoli superflui parve a molti contenere previsioni azzardate. Oggi una buona parte di esse è storia, purtroppo.

3 Agosto 2018

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LIBERIAMOCI DALL’EUROGENDFOR

LIBERIAMOCI DALL’EUROGENDFOR

prima che la Troika ce la mandi in Italia

Salvini e Di Maio dovrebbero approfittare del periodo di favore di cui godono ancora presso l’opinione pubblica per uscire dal Trattato di Velsen e togliere agli interessi bancari europei mandare le truppe di normalizzazione, ossia l’Eurogendfor, in Italia, in caso di caduta di questo governo.

L’autunno e l’inverno presentano insidie per il governo: il pil cala, lo spread sale, diversi miliardi fuggono all’estero, l’” Europa” esige una manovra da 5 miliardi, la flat tax e il reddito di cittadinanza sono in sospeso, la Germania cerca di scaricare sui paesi sottomessi i 55.000-75.000 miliardi di dollari di titoli tossici nella pancia di Deutsche Bank (per non parlare delle perdite sui derivati e dei passivi delle Landesbanken). Potrebbe implodere l’Eurosistema.

Le forze politiche della sinistra in Italia sono disorganizzate, ma l’apparato del “golpe”, o “regime change” (Berlino, BCE, Quirinale, mass media, magistratura interventista), già collaudato ripetutamente dal 2011 in poi, è ancora tutto pronto e ultimamente dà segni di attivazione coi barconi e con le toghe.

Mattarella (scelto da Renzi), Conte (amico di Mattarella e socio del figlio di Napolitano), la Casellati (fedele di Berlusconi), Fico (Boldrini bis), Tria (allineato) possono formare un fronte europeista istituzionale capace di mandare a casa Lega e Di Maio, di concerto con i potentati finanziari esterni, aiutati da qualche opportuno naufragio di migranti da gettare addosso alla Lega e da un deciso aumento dei tassi sul debito pubblico. I recenti invii di migranti su improbabili barconi hanno chiaramente lo scopo di mettere in difficoltà Salvini e magari occasionare un incidente mortale che consentirebbe di estrometterlo sostituendo la Lega col PD e l’appoggio esterno di Berlusconi.

Nella crisi finanziaria scatterebbe un intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità, col fondo salva stati e probabile arrivo della troika, come in Grecia, a completare il saccheggio dell’Italia, aiutando la Germania a gestire i suoi guai finanziari suddetti.  Vi sarebbe opposizione politica e popolare, e allora interverrebbe la polizia militare di crisi, la European Gendarmery Force (Eurogendfor, EGF), istituita dal Trattato di Velsen nel 2010. Una polizia militare internazionale praticamente irresponsabile, avente la sua principale sede nella caserma Chinotto di Vicenza.

Raccomando quindi che il governo, e soprattutto il Ministro degli interni, per non vederci nuovamente occupati da militari stranieri, operino per tirar fuori l’Italia dal Trattato di Velsen e per convertire ad altro uso la caserma Chinotto. Raccomando che vengono date direttive ai questori, quali comandanti locali di tutte le forze dell’ordine (non però dell’Eurogendfor!), di prevenire e controbattere eventuali azioni di forze straniere (ricordate l’incursione della Gendarmerie francese in Italia? Saggiava il terreno). In questo dovrebbero essere affiancate dalle forze armate, previe opportune consegne da impartire ad esse.

13.07.18 Marco Della Luna

-Trattato di Velsen del 18 ottobre 2007

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DIGNITA’ E VELLEITA’

DIGNITA’ E VELLEITA’

Come salvare le riforme economico-fiscali del governo

Il Decreto Dignità, incontestabile come affermazione morale, incontra lo sfavore del mondo imprenditoriale e può avere effetti controproducenti sull’occupazione perché fa aumentare il costo del lavoro e i vincoli per gli investitori (ossia, per i capitalisti). Anche il reddito di cittadinanza, già ridotto da tempo a sussidio di disoccupazione, e assieme ad esso la flat tax, già spezzata in due aliquote, sembrano rinviati a quei soliti tempi migliori che non si sa quando arriveranno.  Così i rivoluzionari progetti economici del nuovo governo minacciano di svaporare contro i vincoli della realtà esterna, e di tradursi in delusione e scontento. Quei progetti sono stati lanciati nella campagna elettorale senza fare i conti con l’oste, e ora possono diventare un boomerang.

Vi è una via per evitare questo flop. Il primo passo è far capire alla gente che ciò impedisce la realizzazione di quei progetti, come pure di un ancora più importante piano di investimenti infrastrutturali per il rilancio della produttività e dell’occupazione, sono gli stessi principi imposti come cardini dell’attuale sistema economico-finanziario globale (prima ancora che europeardo). E’ a tali principi che devono essere rivolte, pertanto, la pubblica attenzione, la critica scientifica, la denuncia sociale ed etica, e l’azione politica riformatrice.

Primo principio: la funzione, che è politica e sovrana, quindi pubblica, di creare la moneta, cioè il capitale finanziario, è esercitata da soggetti privati, come pure quella di collocarla e di stabilire rating, tassi etc., e ciò viene fatto secondo la loro privata convenienza di profitto, senza responsabilità verso l’interesse generale.

Secondo principio: i capitali e le merci e le imprese si spostano più o meno liberamente intorno al mondo, perlopiù senza barriere daziarie o di contingentamento; questo pone i lavoratori dei paesi occidentali in concorrenza con quelli di paesi che applicano condizioni di sfruttamento radicale dei lavoratori anche in fatto di previdenza e di antiinfortunistica; contemporaneamente, l’immigrazione di massa li pone altresì in concorrenza con una mano d’opera pronta a svendersi nel loro stesso paese.

Terza caratteristica: i paesi dell’area del dollaro e in ogni caso l’Italia sono sottoposti a un modello economico finanziarizzato, basato a) sulla  rincorsa dell’attivo primario del bilancio pubblico, che si scarica sui contribuenti, sui servizi pubblici, sugli investimenti; b)sulla rincorsa dell’attivo della bilancia commerciale (sulla competizione nelle esportazioni),  e insieme sulla difesa di un alto rapporto di cambio; e le due cose si scaricano sui salari, imponendone la riduzione per mantenere la competitività in ambito internazionale, con conseguente depressione della domanda interna; inoltre, realizzare avanzi primari significa che lo Stato toglie dall’economia più denaro di quanto ne immette, ossia che abbassa il livello di liquidità, quindi di solvibilità.

Con queste premesse, è ovvio che non si possano fare i provvedimenti fiscali e gli investimenti necessari e utili, nel medio termine, per la crescita, perché i vincoli di bilancio e il rating (condizioni di finanziabilità dei governi, fissate sul brevissimo termine) non lo permettono.

Ovvio è altresì che il capitale finanziario e gli imprenditori validi si dirigano verso verso le imprese e paesi in cui la loro rimunerazione è maggiore perché sono i più efficienti nella produzione, oppure perché consentono uno sfruttamento più radicale dei lavoratori e la libera esternalizzazione sulla società e sull’ambiente delle componenti nocive del processo produttivo (infortuni, inquinamento…); sicché, se per legge lo Stato, in nome della dignità e della stabilità del lavoro, introduce vincoli o tutele che rendano meno interessante per il capitale investire in quelle industrie e in quel paese, il capitale defluirà da quelle Industrie da quel paese lasciando disoccupazione.

Perciò se si vuole tutelare effettivamente sia la dignità del lavoro che i livelli occupazionali, che l’ambiente, è indispensabile cambiare i tre suddetti principi, incominciando con il recupero da parte degli Stati della sovranità monetaria per assicurare loro il rifornimento di moneta (la capacità di pagare sempre il proprio debito e di finanziare il proprio bilancio facendo gli investimenti necessari alla crescita e di pagare il debito pubblico), sottraendoli al ricatto monetario dei banchieri speculatori privati internazionali e ai golpi mediante spread.

Bisognerà inoltre creare barriere protezionistiche contro la concorrenza sleale in modo che i lavoratori del proprio paese non si trovano esposti alla concorrenza di lavoratori sottoposti a condizioni schiavistiche in paesi in cui il capitale riesce a scaricare completamente sulla popolazione generale e sull’ambiente le proprie esternalità.

In terzo luogo, bisognerà cambiare il modello generale dell’economia sopra descritto, mirato sui surplus commerciali, anche perché la rincorsa di tale surplus è in se stessa illogica dato che la somma dei saldi delle bilance commerciali è ovviamente zero.

 

Come primo passo per recuperare la sovranità monetaria, e ridare liquidità al sistema (qualora non si arrivi direttamente alla fine dell’Eurosistema o a una sua radicale e benefica riforma, suggerisco al governo l’introduzione di un mezzo monetario nazionale interno, una sorta di seconda moneta (ma non denominata come moneta), emesso magari da una rete di banche appositamente costituite, che lo creano prestandolo (come avviene con le normali banche di credito) ma lo accreditano non su un conto proprio, bensì su un conto dello Stato, e poi lo prendono a prestito dallo Stato a modico interesse per prestarlo ai clienti applicando un interesse maggiore.

Quella sopra da me delineata è una campagna innanzitutto culturale, di informazione e comunicazione generale – e nella capacità di comunicazione abbiamo due eccellenze: una in Salvini e un’altra, in generale, nelle Stelle. In secondo luogo, deve diventare una campagna europea e possibilmente non solo europea,  e a questo fine ben si presta l’iniziativa salviniana della Lega delle Leghe. Se non si riesce a informare-comunicare all’opinione pubblica e a internazionalizzare questa campagna, i suddetti progetti economici verranno soffocati e resi velleitari dalle stesse dimensioni della dottrina economica mainstream – e Mattarella, con Tria, traghetterà l’Italia attraverso una brevissima stagione “populista” per consegnarci  nelle mani di Macron-Rothschild, di Soros e della Merkel o di chi per lei.

06.07.18 Marco Della Luna

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CONTRO L’ASSE FRANCO-TEDESCO

CONTRO L’ASSE FRANCO-TEDESCO

Nella recente riunione del Consiglio dei Ministri europeo sulla immigrazione, Conte si è fatto infinocchiare da Macron e soci accettando e firmando un testo che contiene solo enunciazioni di principio senza concrete conseguenze giuridicamente vincolanti: un pugno di mosche: resta il trattato di Dublino e Italia, Grecia e Spagna dovrebbero ricevere e tenersi tutti i migranti. Aver firmato un siffatto accordo è grave, perché Conte è un avvocato e la prima cosa che un avvocato deve saper fare è capire le reali implicazioni giuridiche di ciò che firma.

Peggio ancora, dopo essere stato così infinocchiato, Conte ha gridato di soddisfazione cantando vittoria. E questo pure è grave, perché denota qualcosa di strano nella sua personalità. 

In conclusione Giuseppe Conte, è apparso inadeguato al ruolo e si è reso ridicolo sulla scena internazionale.

In ogni caso, il suo canto di esultanza non è stato bevuto dai colleghi di governo e sappiamo che Salvini sta già organizzando un contro vertice con l’Austria, la Baviera e i paesi di Visegrad. Salvini tiene conto della realtà, ossia e che il duopolio franco tedesco è in conflitto di interessi oggettivo con l’Italia e altri paesi, che è un duopolio molto forte, che pertanto bisogna combatterlo stringendo alleanze con altre potenze affini all’Italia per interessi.

La lezioncina ufficiale dice che l’unificazione europea fu concepita come metodo per prevenire nuove guerre tra Francia e Germania mettendo in comune le loro risorse di carbone e acciaio nella CECA (nucleo originario da cui derivarono MEC, CEE, UE) in modo che, essendo legate l’una all’altra in queste materie prime essenziali per la guerra, non potessero più combattersi.

Questa è la lezione di facciata, ma dietro di esso c’è molto di più, c’è una strategia di dominio sull’Europa. La Germania, dapprima nella guerra franco-prussiana del  1870, poi nella prima guerra mondiale e infine nella Seconda Guerra Mondiale, era risultata il paese di gran lunga più efficiente di tutto il continente, surclassando di gran lunga Francia, Gran Bretagna, Austria-Ungheria e Russia sia sul piano industriale che sul piano tecnologico che sul piano strategico. Però aveva perso due guerre e, col nazismo, aveva meritato la taccia di paese colpevole, sicché non poteva più essere una potenza militare né condurre azioni belliche. La Francia era il suo perfetto complemento: nelle tre suddette guerre, si era rivelata un sistema paese molto inferiore per efficienza, però aveva “vinto” (sulle spalle dello Zio Sam) le ultime due ed era dalla parte dei Giusti, dei creditori democratici, con seggio permanentemente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, quindi aveva il diritto morale essere una potenza nucleare e fare le guerre.

Il duopolio franco tedesco viene messo insieme per dominare attraverso di esso l’Europa o perlomeno l’Europa continentale, sfruttando i due Paesi, ciascuno a modo suo, gli altri paesi comunitari.  La Germania sfrutta altri paesi comunitari, e soprattutto l’Italia, scaricando su di loro il costo della moneta unica, la quale avvantaggia le esportazioni tedesche ostacolando quelle italiane e inducendo la deindustrializzazione dell’Italia. La Francia invece sfrutta l’Italia e altri paesi in quanto scarica su di essi le ondate migratorie che essa in grande parte produce attraverso le sue politiche neocolonialiste e guerresche nell’Africa occidentale e in Libia (paese cui ha fatto guerra usando l’Italia per prendersi il petrolio e le infrastrutture che l’Italia si era già assicurata pacificamente). Politiche tese all’accaparramento le risorse naturali e monetarie di quei paesi.

Sostanzialmente, Francia e Germania scaricano sul l’Italia le esternalità dei loro sistemi-paese, cioè del colonialismo militare la prima, dell’imperialismo commerciale e finanziario la seconda (vedi l’articolo di Novi appeso qui sotto). Poi, approfittando dell’indebolimento finanziario e politico dell’Italia, entrambe queste potenze si spartiscono le migliori aziende italiane rilevando le a prezzo vile, compresa la Banca d’Italia, che è stata in buona parte comperata da capitalisti francesi e tedeschi grazie alla sua recente riforma privatizzante. Ecco il perché dell’asse Parigi-Berlino: getrennt marschieren, zusammen schlagen (motto degli U-Boote) (marciar separati, colpire insieme): manovra a tenaglia.

Francia e Germania insieme, attraverso UE ed Euro, hanno addentato l’Italia e la stanno mangiando, non senza complicità interne italiane; perciò ci vorrà una vera guerra per cercar di strappare il boccone dalle loro fauci. E questo non è un compito per damerini, frilletti, mediatori di curia, anche se la politica non può che essere l’arte del possibile, e deve considerare che vi sono vincoli, ostacoli, dogmi pro-euro e pro-UE ancora ben protetti, personaggi come Conte, Mattarella, Fico e Tria in posizioni chiave, e che le occasioni vanno costruite col tempo.

Salvini ha perfettamente ragione quando dice che non si fida di Parigi e di Berlino: non puoi fidarti di chi ha un interesse opposto al tuo e ti sta saccheggiando. Per iniziare bene questo cimento, è innanzitutto indispensabile dire agli italiani e al mondo, ufficialmente, cioè come governo e non solo come partiti politici, che le cose stanno come ho spiegato sopra e che quindi si tratta non di ragionare con alcuni amici su interessi comuni, ma di sconfiggere avversari portatori di interessi opposti e che già si sono abituati a fare questi loro interessi a nostre spese, perciò, se non gli si prospetta credibili minacce, compresa l’opzione di far saltare l’euro e l’Unione Europea, non rinunceranno a quello che considerano un diritto acquisito e che anche il loro elettorato considera tale.

01.07.18 Marco Della Luna

Emmidio Novi “DIETRO LE ONG I SERVIZI SEGRETI FRANCESI E TEDESCHI

Dietro le ONG che traghettavano i migranti ci sono i servizi segreti francesi e tedeschi. Gli americani avrebbero le prove. E Trump ha inviato a Roma a fine giugno John Bolton, il suo uomo fidato. Il duro consigliere alla sicurezza nazionale. Bolton dopo aver fatto tappa a Roma per incontrare Salvini è volato a Mosca per preparare il vertice del 20 luglio tra Putin e Trump. Per i giornalisti italiani il fatto che il più stretto collaboratore del presidente americano sia venuto in Italia per incontrare il solo ministro degli Interni è stata una notizia ininfluente. Come senza significato è stato l’avviso che agli amici francesi e tedeschi ha inviato a Salvini con una frase più che significativa: “le navi straniere finanziate in maniera occulta da potenze straniere in Italia non toccheranno più terra”. Più chiaro di così il ministro degli interni non poteva essere. L’odio di Macron con Salvini si spiega anche con il legame di stretta collaborazione che la Casa Bianca sta sviluppando con il leader leghista. Bolton a Roma ha informato Salvini sul ruolo dei servizi francesi e tedeschi. Soprattutto di quelli francesi che oltre a organizzare le provocazioni delle ONG stanno anche dietro il governo fantoccio di Tobruk del generale Khalifa Haftar che si oppone al governo di Tripoli di Fayez El Serraj, governo riconosciuto dall’Onu, vicino all’Italia e appoggiato dalle agguerrite milizie di Misurata. Haftar è appoggiato dalla Francia. Le sue truppe sono inquadrate dalle forze speciali francesi. Gli americani contro di lui hanno lasciato campo libero alla guerriglia jihadista che a gennaio ha eliminato con un attentato a Bengasi  gli uomini forti del suo esercito. Bolton ha confidato a Salvini che i droni americani di base a Sigonella sostengono la nostra presenza in Libia con quotidiane missioni armate contro gli avversari delle milizie di Misurata. La intransigenza di Salvini sulla messa al bando delle ONG si spiega anche sulla base di queste informazioni. Non a caso la chiusura dei porti italiani alla nave di Medicines sans frontieres mando’ in bestia Macron che si esibì col suo partito in ingiurie e interdetti contro  l’Italia. Quelli che in Italia si sbracciano a favore dei mercenari delle ONG in realtà lavorano a favore dei servizi francesi e tedeschi in azione per destabilizzare l’Italia. Che tra di loro ci sia anche un presidente grillino della Camera la dice lunga sulle ramificazioni che il partito francotedesco può ancora vantare nel nostro Paese.”

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CHIAREZZA PER VINCERE IN EUROPA

CHIAREZZA PER VINCERE IN EUROPA

Ci sono alcune cose che bisogna che il Governo metta in luce davanti all’opinione pubblica italiana ed europea, se vuole vincere in Europa.

In un precedente articolo ho amichevolmente raccomandato al Governo di affrettarsi a smascherare e screditare l’Unione Europea e i suoi corifei spiegando alla gente quali interessi servono, prima che siano questi a screditare e delegittimare il Governo.
Successivamente ho consigliato di puntare non a uscire dall’euro e dall’UE (perché troppo costoso e incerto), ma a farli saltare ambedue sulle loro caratteristiche inique e arbitrarie, collaborando a ciò con altri governi affini. E mi sembra che parte del Governo sia su questa rotta.

Oggi mi sento di aggiungere un ulteriore consiglio strategico: occorre spiegare chiaramente e ad alta voce che l’Italia (come Belgio, Jugoslavia, Cipro, Libano, Iraq) è un paese progettato e assemblato, a suo tempo, dall’Impero britannico mettendo insieme popoli e territori disomogenei allo scopo di avere uno Stato, incapace di una politica di interesse nazionale, manipolabile dalle potenze egemoni: un paese concepito per essere servo.
Spiegare ad alta voce anche che storicamente diversi leaders italiani hanno cercato di portare il paese fuori da questa condizione servile per porlo a pari dignità con le altre potenze europee, ma sono tutti stati sconfitti con vari metodi, non esclusi quello giudiziario e la diffamazione mediatica.
Spiegare ancora, con molti esempi concreti, che l’europeismo, l’Unione Europea a guida tedesco-francese, e anche l’euro naturalmente, e le politiche fiscali e sull’immigrazione, sono stati concepiti e vengono difesi per sfruttare questa condizione servile dell’Italia.

Spiegare infine che la battaglia adesso è una battaglia di dignità, eguaglianza e riscatto, la battaglia contro i paesi egemoni e interessati a mantenere questa condizione di inferiorità e sfruttamento dell’Italia per il proprio tornaconto, Germania e Francia innanzitutto, con la Commissione Europea e l’Eurogruppo al loro servizio.
Spiegare che quando ci si scontra sul l’immigrazione, sulla moneta, sui vincoli di bilancio, si tratta di lotta per liberarsi da una condizione di inferiorità contro un padrone abituato ad essere tale e a comperarsi complici e collaborazionisti a Roma.

Infine, nel dialogo pubblico con Merkel, Macron e soci, a muso duro (e Salvini è perfetto per farlo), bisogna accusarli entrambi pubblicamente, delegittimandolì così moralmente, di voler mantenere l’Italia in una condizione di sottomissione e sfruttamento. E direi loro ad alta voce, davanti a tutte le tv: “Forse riuscirete anche questa volta a ricacciarci in basso, ma per la prima volta l’ipocrisia e l’immoralità di ciò che fate sono state rese di dominio pubblico, a rodere per sempre la vostra credibilità e legittimazione.”

Gli avversari da combattere sono potenti, ma è facile indebolirli e delegittimarli politicamente proprio perché è facile sputtanarli sul piano morale divulgando ciò che fanno in ambito economico.

22.06.18 Marco Della Luna

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DECRETO LEGGE CONTRO L’IMMIGRAZIONE ILLEGITTIMA

Quanto sotto consentirebbe immediatamente e senza costi di togliere dalla circolazione le navi usate per il trasporto di immigranti illegittimi e di coprire sostanzialmente i costi dell’accoglienza.

La peculiarità della mia proposta consiste nel non introdurre principi nuovi, ma nell’estendere una norma già esistente e accettata – l’art. 552 Codice Navale – per sottoporre a “pegno” le navi negriere e trattenerle in porto, applicando il diritto di ritenzione – quello stesso diritto che consente al carrozziere di trattenere l’automobile che ha riparato finché non sia stato pagato.

Gli esperti ministeriali sapranno sicuramente correggere e migliorare la mia formulazione. L’importante è che il Governo decida di adottarlo.

PROPOSTA DI

DECRETO LEGGE PER IL CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGITTIMA

Il Presidente della Repubblica,

Visti gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione;

Considerata la gravità del problema dell’immigrazione di massa di persone non legittimate ad entrare e soggiornare sul territorio nazionale, considerati i costi e gli altri inconvenienti comportati da questa immigrazione, considerata la prevedibile continuità della pressione migratoria e dei traffici illeciti che la sfruttano e la favoreggiano;

Considerato il ruolo strumentale delle navi, soprattutto battenti bandiera straniera, che apportano gli immigrati sul territorio nazionale;

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza   di   emanare disposizioni per porre freno al fenomeno, togliendo le navi usate per il traffico di migranti illegittimi dalla disponibilità per questo uso e assicurando, al contempo, la copertura dei costi per l’accoglienza;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del ______________2018;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro degli interni, di concerto con il Ministro della giustizia, con il Ministro della difesa, con il Ministro dei trasporti e con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente decreto-legge:

Articolo Unico:

Dopo l’art. 552, nel Codice della Navigazione è inserito il seguente articolo:

 552 bis – Privilegio speciale e diritto di ritenzione dello Stato

Lo Stato e le pubbliche amministrazioni hanno il privilegio speciale e il diritto di ritenzione sulle navi e i loro accessori che sono state impiegate per portare nelle acque territoriali o sul territorio nazionale persone che non hanno diritto all’ingresso nel paese ovvero che l’Italia deve ricevere in esecuzione di obblighi di legge e di norme internazionali.

Il privilegio si colloca alla pari dell’art. 552 n. 1 del Codice Navale.

Il privilegio e il diritto di ritenzione sono a copertura dei futuri costi di ricezione, alloggio, mantenimento, cura, custodia e di ogni altro connessi all’arrivo delle suddette persone, nonché dei risarcimenti per i danni che le medesime siano per arrecare, e si presumono pari a € 100.000 a persona.

Rispondono dei detti costi solidalmente il proprietario, i titolari dei diritti di godimento, l’armatore, il possessore di fatto, il comandante della nave.

Il privilegio speciale e il diritto di ritenzione si applicano in conseguenza al fatto stesso dell’apporto nelle acque territoriali o sul territorio nazionale.

Si applicano alle navi e alle altre imbarcazioni anche qualora per il trasporto delle persone dalle navi al territorio nazionale siano stati usati altri natanti.

Al privilegio speciale e al diritto di ritenzione non sono opponibili diritti di terzi che siano stati costituiti dopo l’entrata in vigore del presente decreto.

Il diritto di ritenzione è esercitato in via preventiva da parte della capitaneria del porto in cui sia attraccata la nave o natanti da essa provenienti, ovvero dal comandante della nave militare o della guardia costiera che intercetti la nave.

14.06.18 Avv. Marco Della Luna

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MODERATI E MITRAGLIATI

MODERATI E MITRAGLIATI

Il governo Salvini-Di Maio rischia di essere mitragliato se resta a metà del guado.

Gli interessi economici che stanno dietro UE ed BCE già si muovono per denigrare, delegittimare e sgambettare il nuovo governo, nato dalla resistenza al loro potere e alle loro pratiche. Cercheranno di coglierlo in fallo, di tendergli agguati, di dividerlo comprandone parti, e di farlo cadere, così da procedere a completare la sottrazione dell’autonomia politica e delle risorse economiche delle nazioni, iniziando con quelle più vulnerabili e incravattabili, come l’Italia.

Perciò questo governo può vincere la partita solo se attaccherà per primo – se, cioè, dopo la fase di insediamento, metterà a nudo e delegittimerà quegli stessi interessi, screditando moralmente i loro portavoce, prima di essere screditato e fatto fuori da essi, rovesciando il loro tavolo. Quindi deve smettere di fare l’europeista benpensante, sostituire i corpi estranei al suo interno, e cantar chiara la verità a quella gente che dovrà sostenere il contrattacco dei “mercati” (della BCE, dell’Eurogruppo, del rating…).

Dovrà anche lavorare – assieme agli altri governi “populisti” e agli USA – non a riformare un ordinamento eurocratico (UE, Euro) che non è riformabile perché è nato proprio per quello che sta facendo, e neppure a prepararsi per uscire da esso unilateralmente – cosa che sarebbe devastante – ma invece a farlo crollare, così da liberarsene tutti, per ritrovare la libertà politica, il diritto dei cittadini a un voto effettivo, e usarla per costruire un’Europa diversa (se possibile), cioè per le nazioni e non per gli usurai e per gli autocrati irresponsabili.

E bisogna che il governo si ritiri dal Trattato di Velsen, per prevenire che, in caso di caduta del governo e di sommosse popolari più o meno spontanee, ci arrivi la polizia militare antisommossa Eurogendfor a reprimere e a instaurare la dittatura degli usurai stranieri.

 

Se Lega e Stelle indugeranno invece a metà del guado senza spiegare chiaramente ciò che è l’Unione Europea, che interessi serve e che scopo ha, fingendo che essa sia rinegoziabile e riformabile, che possa diventare “democratica” anziché autocratica, allora quei medesimi interessi li faranno fuori con attacchi mediatici, giudiziari e finanziari – come hanno fatto fuori tutti coloro che cercarono di portare avanti una politica di interesse nazionale italiano: Mattei, Moro, Craxi.

La loro chance – ripeto – sta nel delegittimare prima di essere delegittimate e poi rottamate. Se continueranno a lungo a fare i moderati per farsi accettare, sono fritti. O attaccano l’UE e l’Euro, e fanno la storia; oppure si allineano per le poltrone.

Scoprire i giochi significa iniziare a spiegare l’opinione pubblica quello a cui L’Europa è servita – ad esempio raccontando, come ha fatto D’Alema, che la Banca Centrale Europea prestava i soldi allo  0,75% ai banchieri francesi e tedeschi i quali a loro volta usavano quel denaro per comprare i titoli del debito pubblico greco che pagavano il 15% di interesse virgola e con rompevano i governanti greci affinché facessero debito pubblico anche per comprare prodotti tedeschi come le navi da guerra, e poi quando la Grecia non ce l’ha più fatta a pagare gli interessi usurari, l’Unione Europea ha imposto all’Italia e ad altri paesi di prestare soldi alla Grecia a un tasso inferiore a quello a cui li prendevano prestito – ma non per aiutare la Grecia ma per far realizzare ai predetti banchieri i loro incassi usurari, anziché arrestarli (modelli analoghi sono stati applicati a Spagna, Portogallo, Irlanda). Questo è quello che ha fatto innanzitutto Monti tassando i beni immobili e facendone crollare il valore di circa un terzo, cioè di circa 2000 miliardi, che sono stati distrutti come patrimonio nazionale; e per far questo egli era stato messo a Palazzo Chigi e nominato senatore a vita.

Bisogna far capire alla gente che l’UE è una costruzione progettata e realizzata dagli usurai per eseguire una usura radicale fino al totale svuotamento dei risparmi e degli assets dei paesi sottomessi. Per questo non è riformabile e non ha senso negoziare per riformarla, se non forse al fine di far emergere più visibilmente la sua non riformabilità.

 

Credo che gli ultimi avvenimenti abbiano predisposto l’opinione pubblica a capire. La vicenda di Mattarella che, sotto pressione comunitaria e della BCE impedì un governo voluto della maggioranza del Paese perché chiaramente euroscettico e includente il professor Savona, ha fatto percepire come, riforma dopo riforma, senza che fosse dichiarato, il Paese è stato portato a una degradata condizione di dipendenza e sottomissione a interessi esterni tale da impedirgli di uscire dalla rotta prestabilita e da vanificare quindi la volontà del suo elettorato.

Il governo Lega 5 Stelle è nato quindi nel compromesso e nella ambiguità, ossia da un lato critico e riformatore verso l’euro e l’UE, e dell’altro lato dichiarando, anche nel discorso di Conte alle Camere, di voler restare in ambedue, imbrigliato da un ministro degli Esteri e uno delle Finanze ossequienti all’europeismo, e senza chiarire il punto fondamentale, ovvero che cosa farà, che contromisure adotterà in concreto, qualora i partners europei egemoni rifiutino di rinegoziare i trattati a cominciare da quelli sull’euro e sui migranti. Se si va a trattative senza prospettare contromisure in caso di indisponibilità della controparte, non si ottiene un fico secco perché non si ha potere di contrattazione.

Lega e Stelle non hanno per il momento spiegato agli italiani che la situazione di sudditanza e squilibrio a danno dell’Italia, che  vogliono cambiare rinegoziando i trattati comunitari, non si è creata per errore o per accidente bensì è stata creata deliberatamente e programmaticamente da precisi interessi secondo un itinerario prestabilito molto tempo fa, sicché cambiare le regole che non vanno bene richiede o richiederebbe di battere quegli interessi, e per batterli bisogna avere una forza maggiore di quella dei portatori di questi interessi. Dov’è questa forza? Può venire solo da un’operazione di smascheramento del progetto eurocratico, che si colleghi a una ribellione concertata col gruppo di Visegrad, con l’Austria, con gli USA, diretta ad abbattere l’UE e l’Euro, sostituendoli con un ordinamento completamente diverso e non in mano a speculatori e nuovi kapò franco-tedeschi. Chiamiamoli “makrò”.

A un livello più profondo e generale, la nuova maggioranza sta lasciando inespressa, non comunicata, non proposta al dibattito pubblico, la dinamica di fondo, in cui si colloca anche l’insieme delle caratteristiche nocive della costruzione comunitaria: essa non ha ancora detto alla gente che, semplicemente, le cose che non vanno bene non sono venute in essere perché le hanno volute i tedeschi oppure una lobby di banchieri internazionali oppure di tecnocrati a Bruxelles, bensì perché esse servono e corrispondono all’interesse del capitale finanziario internazionale che guida i processi di riforma e che, per massimizzare il proprio potere e per conformare il mondo e le società e le loro comprensioni della realtà ai propri interessi, ha bisogno precisamente di questo, ossia di creare una dipendenza unilaterale della politica e delle nazioni e delle singole persone (togliendo loro le scelte politiche e lasciando esistere un simulacro di democrazia solo finché rimane nei binari voluti dal capitale) dal cartello bancario privato che produce e concede moneta e credito. E lo ha creato togliendo agli stati la sovranità monetaria e sottoponendoli alla pressione irresistibile del rating del loro debito pubblico.

08.06.18 Marco Della Luna

PUBBLICO DI SEGUITO LE OSSERVAZIONI CRITICHE DEL SIG. OLTOLINA:

11 Giugno 2018

 

Avvocato Della Luna, buonasera.  Ho letto con molta attenzione il Suo articolo “Moderati e Mitragliati”. Ora mi trovo disorientato e a disagio. Mi ripromettevo di segnalare subito questo articolo ad alcuni esponenti della Lega (Camera e Senato), ma devo soprassedere. Non intendo confonderli, nè fornire loro indicazioni contrastanti.  Mi spiego.

Al rigo 14 leggo:  “Dovrà anche lavorare – assieme agli altri governi “populisti” e agli USA – non a riformare un ordinamento eurocratico ….. “, e verso la conclusione: ” ….. che si colleghi a una ribellione concertata col gruppo Visegrad, con l’Austria, con gli USA, diretta ad abbattere l’UE …. “.

A me risulta che:

—  Negli USA comandano i soci della FED

—  Erogando gli aiuti del Piano Marshall, gli USA hanno realizzato l’Ue e la Commissione a loro fedele

—  “I guai dell’Europa sono i vantaggi degli Stati Uniti”, parole di George Washington, sempre valide

—  Rockefeller e Retinger fondarono (1954) il Bilderberg Group per proseguire gl’interessi degli USA nella creazione di una Unione europea

—  Non è il caso di ipotizzare una Europa diversa che non potrà nascere, spontaneamente, con accordi validi e utili per tutti.  Un agglomerato di Paesi eterogenei è un fallimento in partenza: l’italia (popolazioni eterogenee) insegna

—  Di governi “populisti”, in Europa, per il momento ne vedo due o tre.  Quindi bisognerebbe riuscire a coinvolgere, immediatamente, Partiti e Movimenti “populisti” presenti nei vari Paesi europei, ricordando il principio “L’unione fa la forza”

 

In conclusione: gli USA, che hanno realizzato a loro vantaggio le due perfide e devastanti gabbie a danno degli europei, NON devono assolutamente essere interpellati, nè coinvolti nell’iniziativa che ci dovrebbe liberare e salvare.

Avvocato, ma come può pensare che gli USA collaborino con gli europei “per far crollare l’ordinamento eurocratico”, “per smascherare il progetto eurocratico”, “che si colleghino col gruppo Visegrad e con l’Austria per abbattere l’Ue e l’Euro” ?

Si deve tassativamente escludere che gli USA – cioè i soci della FED – intendano distruggere, abbattere, annullare ciò che hanno pazientemente costruito in tanti anni, per estendere il loro dominio anche sull’Europa.

Lei conosce un Movimento “populista” negli USA ?  In tal caso perchè non lo ha segnalato ?

Riguardo al Suo articolo in oggetto, spero che Lei possa rimuoverlo al più presto dal blog e riproporlo approntando alcune modifiche.  Diversamente io non lo segnalerò a nessuno e nuovi lettori rimarranno sconcertati.

La ringrazio per l’attenzione.    Molto cordialmente.            E. L. Oltolina

Il sig. Oltolina dice cose sensate.  E’ vero che gli USA hanno storicamente interessi contrastanti con quelli dei paesi europei. E’ anche vero che sono non un paese democratico, ma una piattaforma tecnologico-militare usata -come la piattaforma Germania – per la dominance globale di un a global class finanziaria. Ma è anche vero che questa global class non è monolitica, è divisa in fazioni, e le fazioni hanno diversi metodi e, forse, diversi obiettivi, sicché vi è spazio per un’alternanza e per cambi di equilibri, che possono coinvolgere la stessa costruzione eurocratica.

In quanto agli USA, se intervengono, non hanno certo bisogno che li si chiami: lo fanno motu proprio! Si può peraltro cercare di negoziare il come del loro intervento, in modo quantomeno da limitare i danni e da riceverne qualche beneficio. E non dimentichiamo che in Europa abbiamo un paese egemone, la Germania, che ancora oggi si comporta come una tribù in competizione con le altre (diceva bene paolo Savona); e un paese sub-egemone, la Francia, pure assai nocivo per l’Italia. Quindi un intervento d’oltre Atlantico può avere un effetto migliorativo sull’assetto attuale, che è devastante.

Il sig. Oltolina ha anche ragione nel ritenere non fattibile un’unione  federale tra nazioni storicamente molto diverse: tali unioni non funzionano, come dimostra l’Italia, paese assemblato dall’Impero britannico mettendo assieme popoli che non possono amalgamarsi, onde ottenere un paese diviso, debole, incapace di politica di interesse nazionale, quindi pilotabile dall’esterno. Parlando di un ordinamento europeo diverso dall’attuale, penso però non a una federazione, ma a un semplice mercato comune, con iniziative per promuovere ricerca scientifico-tecnologica e collaborazione nel campo scolastico.

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IL CONTE GALLEGGIA SULLA COSTITUZIONE LIQUIDA

IL CONTE GALLEGGIA SULLA COSTITUZIONE LIQUIDA

Contro la maggioranza elettorale italiana è ripartita la macchina del golpe finanziario con lo spread e le indebite pressioni di Berlino, Bruxelles e BCE  transitanti per il Colle anche come veto di nominare al Mef il prof. Paolo Savona, l’eurofilo e bancofilo pentito. Nei prossimi giorni si vedrà se Mattarella respingerà lo straniero o gli aprirà le porte. Se non accetterà Savona e la volontà popolare italiana, allora o metterà su un governo suo proprio, e questo sarà un golpe aperto; oppure scioglierà le camere e si andrà ad elezioni che saranno non solo pro o contro l’egemonia bancaria e tedesca, ma anche pro o contro gli atti del presidente. Egli, la fedeltà o infedeltà alla repubblica della sua condotta istituzionale, diverrebbe oggetto centrale del dibattito elettorale. Perciò è meglio, qualora sciolga le camere, che si dimetta, passando le funzioni al presidente del senato.

In sostanza, i fatti che stiamo osservando negli ultimi anni e, ancor più, nelle ultime settimane, dimostrano che le forze materiali e le volontà extra-giuridiche si affermano, giorno dopo giorno, irresistibilmente sfondando e seppellendo le norme formali e le garanzie – le norme costituzionali e quelle delle leggi ordinarie – senza che vi siano reazioni.

I fatti sono che abbiamo, nella Costituzione, un articolo 1 che riconosce la sovranità al popolo e un articolo 11 che consente limitazioni alla sovranità nazionale solo per ragioni di pace e giustizia nonché a condizione di parità, mentre nella realtà la sovranità legislativa, economica, fiscale e monetaria è stata non limitata, ma incostituzionalmente ceduta all’UE alla BCE etc. per motivi diversi dalla pace e dalla giustizia nonché a condizioni di subordinazione.

I fatti sono che abbiamo un art. 3 della Costituzione che vincola lo Stato a promuovere l’eguaglianza sostanziale tra i cittadini, un art. 36 che tutela il reddito da lavoro, un art. 41 che vincola l’impresa privata al bene pubblico e un art.47 che tutela il risparmio, ma lo Stato, la BCE e l’UE hanno operato esattamente in senso opposto, e continuano a farlo.

I fatti inoltre sono il colpo di stato del 2011, che afferma la sovranità della BCE e della Germania sull’elettorato italiano; sono la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale la legge elettorale ma legittimo il parlamento e la maggioranza parlamentare artefatta generati da quella legge incostituzionale; sono quella maggioranza che elegge presidente della repubblica uno dei giudici costituzionali che avevano dichiarato incostituzionale la legge che la aveva prodotta.

I fatti,  ancora, sono che abbiamo uno statuto della BCE che dispone che BCE, governi nazionali e governo comunitario non possano influenzarsi reciprocamente; ma nella realtà la BCE condiziona e guida le politiche nazionali con la minaccia di non comperare più i titoli del paese disobbediente, cioè di definanziarlo e farlo saltare.

I fatti più recenti sono strutturalmente complessi e configurano uno scenario di decomposizione generale della trama costituzionale nei suoi vertici istituzionali: capo dello stato e capo del governo.

Abbiamo la maggioranza degli elettori che vuole mettere in discussione i trattati europei e l’Euro (gli euroscettici in Italia ormai sono oltre il 70%), e la maggioranza parlamentare vuole fare un governo conforme a questa volontà, ma il predetto presidente della repubblica illegittimamente eletto, in contrasto con la volontà popolare, in violazione del suo dovere di difendere l’indipendenza della repubblica, e in ottemperanza alla volontà dei potentati europei, gli impone di nominare un premier e ministri che siano o perlomeno si dichiarino europeisti promettendo di non contestare i trattati.

Abbiamo una legge elettorale esplicitamente disegnata per produrre coalizioni di partiti, e abbiamo una coalizione che ha ottenuto la maggioranza relativa, ma il presidente della repubblica non ha dato al capo di questa coalizione nemmeno l’incarico esplorativo per formare il governo.

Abbiamo un partito di maggioranza relativa, principale componente della maggioranza, che, contrariamente all’art. 67 Cost., non concepisce i propri parlamentari come parlamentari – cioè rappresentanti dell’intero popolo, dotati di discrezionalità politica per le varie scelte – bensì come delegati, mandatari, che sono tenuti ad eseguire una volontà predefinita degli attivisti del partito, come volta per volta raccolta e dichiarata da una piattaforma informatica privata, soggetta peraltro al placet di un garante supremo non eletto.

Abbiamo che questo medesimo partito, che si definisce non-partito e sanziona con pesanti multe i suoi eletti che non stiano nei ranghi, è legato e forse sottoposto a società commerciali (Piattaforma Rouseeau, Casaleggio e partners) di cui non è chiaro chi le controlli e da dove, anche se è abbastanza evidente che la testa era negli USA; tutto ciò può essere un bene, piuttosto che un male, ma è anomalo e misterioso.

Abbiamo i due partiti di maggioranza che fanno approvare dalle loro basi il patto di governo, impropriamente denominato “contratto”, prima di presentarlo al presidente e al parlamento e prima di designare il capo del governo.

Abbiamo un capo del governo tecnico, non eletto, privo di qualificazioni e di standing politico, scelto dai partiti di maggioranza in un compromesso col Quirinale, e che chiaramente è egli stesso un delegato, un mandatario tenuto ad eseguire il “contratto” deciso da altri, in rottura dell’art. 95 Cost., che stabilisce che il capo del governo dovrebbe dirigere l’azione del governo e la sua politica generale.

Il quadro generale vede quindi una costituzione liquefatta, completamente demolita dai rapporti delle forze materiali e degli interessi – con gli interessi e le forze esterni all’Italia che partecipano e si impongono attraverso il capo dello stato italiano. L’osservanza della costituzione, almeno nei principi, dovrebbe essere il fondamento della legittimazione del potere statuale; ma quel potere li viola sistematicamente. Si sta dando, e ci sta imponendo, un’altra costituzione. E la sta formalizzando con norme prodotte ad hoc.

Adesso tutto questo sta diventando chiaro e tangibile a tutti. Tutti hanno l’opportunità di percepire che la Costituzione repubblicana è defunta, che non garantisce, che non fa argine ai poteri di fatto, interni ed esterni, e che l’Italia è un protettorato di interessi esterni. D’ora in poi sarà acquisizione popolare che il sistema reale non è quello formale, che il Rubicone viene continuamente attraversato. Un’era è finita, l’era dell’illusione che le parole scritte sulla carta abbiano potere rispetto ai poteri materiali. Il dibattito politico futuro sarà diverso, sarà più vicino alla realtà.

Veniamo al prof. G. Conte. E’ oramai assodato che egli ha arricchito il suo curriculum vitae et studiorum con attività non svolte. Presumo che Conte non sia convinto di aver fatto le cose che ha scritto nel suo curriculum senza averle fatte (se fosse convinto di averle fatte, allora il problema Conte sarebbe diverso). Perché lo ha fatto, sapendo che prima o poi sarebbe stato tutto scoperto? Forse perché si sentiva protetto e che chi doveva controllare chiudeva un occhio. Il guaio sarebbe se si scoprisse che l’abbia fatto per ottenere incarichi accademici supplendo alla scarsità delle sue pubblicazioni – cioè che abbia ottenuto cattedre e altri incarichi pubblici  mediante la frode. Tali scoperte lo discrediterebbero completamente all’estero (in Italia queste cose sono accettate, sono in continuità con la tradizione). Ma, se è vero ciò che scrivano i giornali sulle sua amicizie in Vaticano, con la famiglia Boschi, coi figli di Napolitano e di Mattarella (come lui giovani professori in Toscana), allora Conte è blindatissimo, ed è altamente improbabile che chiunque fosse al corrente di simili cose le faccia trapelare. Anche considerando che l’università italiana è tradizionalmente nepotista (vedi: Parentopoli. Quando l’università è affare di famiglia – di Luca Nino, Marsilio 2009), ed anche per questo è poco qualificata, poco qualificante e screditata nel mondo, con poche eccezioni.

Nello scenario delineato nei soprastanti paragrafi, è marginale che il capo del governo designato abbia millantato attività accademiche e professionali non svolte – attività per dipiù non qualificanti per il suo ruolo specifico, trattandosi di attività di diritto civile. E’ marginale perché, nello standard e nel sentire politici tradizionali italiani le millanterie e la coerenza hanno scarso peso. Marginale, ma indicativo che quest’uomo è in continuità col passato, col costume nazionale, quindi non completamente credibile per presiedere il “governo di cambiamento”. Peraltro, se il compito assegnatogli non è di fare il capo del governo realmente, ma di eseguire un mandato limitato anche nel tempo, oltre che definito da Salvini e di Maio, quella sua continuità cogli inveterati costumi nazionali non è importante.

 

Da ultimo, qualche considerazione generale sul diritto come scienza.

Il diritto si eleva alla dignità di scienza quando va oltre l’analisi delle norme (del loro significato individuale e sistemico, delle loro contraddizioni, etc.) e si mette a osservare i fatti e le loro correlazioni, ossia come i sistemi socio-politico-economici e i soggetti (uomini, persone giuridiche pubbliche e private, istituzioni, Stati, organismi sovra-statuali), sia individualmente che aggregatamente, si comporta